La Siria abbatte due aerei nemici: Israele nel panico

Alessandro Lattanzio, 18/3/2017

S-200

Il 17 marzo, aviogetti da combattimento israeliani avevano “violato lo spazio aereo siriano nelle prime ore del mattino ed attaccato un obiettivo militare vicino Palmyra, con un atto di aggressione a sostegno dello Stato islamico“. Gli aerei dell’IAF attaccavano obiettivi presso Palmyra, da pochi giorni liberata dal V Corpo dell’Esercito arabo siriano, un’unità addestrata dagli istruttori militari russi.
Il raid aereo, che secondo Tel Aviv era destinato contro un convoglio di Hezbollah, avveniva lontano dal confine con il Libano e dall’impianto SSRC presso Damasco, collegato ad Hezbollah. Il Ministero della Difesa siriano dichiarava che la difesa aerea aveva abbattuto un aereo israeliano sulla Palestina e danneggiato un altro. Invece i media israeliani riferirono che il radar Super Green Pine del sistema d’intercettazione antimissile Hetz (Arrow 2) avrebbe rilevato un missile antiaereo strategico S-200 siriano sui quartieri meridionali di Gerusalemme e la valle del Giordano. Se i resti del missile Hetz venivano rinvenuti ad Irbid, nel nord della Giordania, non veniva rinvenuto alcun resto del presunto missile siriano. Se il radar di allerta precoce del sistema Hetz aveva scambiato i frammenti dell’S-200 per un missile balistico, dove erano quindi finiti?
Le Forze di Difesa Israeliane affermarono che gli aerei israeliani avevano preso di mira “diversi obiettivi in Siria”, lontano dal confine tra Israele, Siria e Giordania, e che “diversi missili antiaerei furono lanciati dalla Siria“; una dichiarazione apparentemente anodina, ma in realtà insolita, in quanto è politica delle IDF non pubblicizzare gli attacchi aerei contro la Siria e il Libano. Le IDF riconoscono solo il bombardamento del territorio siriano al confine con Israele. Inoltre, se l’attacco israeliano avveniva a centinaia di chilomentri dal territorio israeliano, perché lanciarono gli intercettori del sistema Hetz su Gerusalemme? Infatti, gli S-200 non rappresentano una minaccia per il territorio d’Israele. Inoltre, il sistema Hetz non è destinato ad intercettare missili antiaerei, non essendo presenti nella banca dati del sistema “che dovrebbe monitorare automaticamente la traiettoria e prevedere il punto d’impatto del missile, prima di lanciare il missile antibalistico”. Il missile S-200 viene spinto da 5 booster, che una volta staccatisi dal corpo centrale del missile, creano 5 bersagli. Non è mai stato svolto, per il sistema Hetz, un test per affrontare una situazione del genere.
Il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate siriane aveva dichiarato che, “aerei da guerra israeliani hanno violato lo spazio aereo siriano alle 2:40 su al-Baraj e si erano diretti ad est, presso Palmyra, per bombardare le installazioni militari siriane. Si annuncia con certezza che i missili del nemico non hanno causato alcun danno sul nostro territorio, non avendo raggiunto i loro obiettivi. Credo che l’aviazione israeliana sia scioccata da velocità, efficienza e accuratezza mostrata dall’Esercito arabo siriano nel proteggere il proprio spazio aereo. Le nostre forze della difesa aerea possono seguire il nemico anche sui cieli giordani e colpirlo in qualsiasi momento sulla Siria“. Il direttore del servizio informazioni dell’Esercito arabo siriano, Colonnello Samir Sulayman, spiegava che la decisione su eventuali nuove azioni dell’Esercito arabo siriano contro gli attacchi israeliani “non possono che essere adottate dal comando militare siriano“. La rapida risposta all’aggressione israeliana, per la prima volta nel conflitto, indica la decisione di Damasco, Teheran e Bayrut di mostrare le proprie capacità militari tutt’altro che degradate anche dopo sei anni di guerra di 4.ta generazione scatenatagli contro dalla NATO. Difatti, Damasco considera Israele stretto alleato dei terroristi in Siria, dato che l’aggressione alla Repubblica Araba Siria avviene sul campo tramite il ramo mediorientale della rete terroristica atlantista StayBehind/Gladio, ovvero Gladio-B. Quindi, Israele, alleato militare della NATO, ovviamente interviene spesso a supporto delle forze terroristiche dell’alleato atlantista. Assad aveva chiarito che a sostenere direttamente i terroristi sono NATO e Israele, “Se si vuole parlare del ruolo europeo in Siria, od occidentale, se guidato dagli statunitensi, l’unico ruolo svolto è sostenere i terroristi. Non supportano alcun processo politico. Ne parlano solo… Israele dall’altro lato sostiene direttamente i terroristi, logisticamente o con incursioni dirette sul nostro esercito”.
Il quotidiano israeliano Haaretz arrivava a scrivere, “Presumibilmente la salva antiaerea siriana è stato un segnale ad Israele che la politica di moderazione verso le incursioni aeree non rimarrà la stessa. I recenti successi del Presidente Bashar Assad, in primo luogo la conquista di Aleppo, hanno apparentemente aumentato la fiducia del dittatore. Israele dovrà decidere se l’esigenza operativa, per contrastare l’invio di armi avanzate ad Hezbollah, giustifichi anche il possibile rischio di abbattere un aviogetto da combattimento israeliano e un conflitto con la Siria. Vi è la domanda interessante se un sistema radar sia stato schierato dal nuovo grande amico d’Israele, la Russia, proprio una settimana dopo che il primo ministro Benjamin Netanyahu era tornato da Mosca, dopo l’ennesima visita al Presidente Vladimir Putin. Si può immaginare che la comunità d’intelligence sarà interessata a sapere se la decisione siriana di rispondere al fuoco sia stata coordinata con i collaboratori e partner di Assad: Russia, Iran e Hezbollah”. Ron Ben-Yishai, esperto militare del quotidiano israeliano Yediot Aharonot, osservava che “missili sono stati utilizzati nella risposta siriana, causando la caduta di uno dei quattro caccia israeliani. Assad sembra avere totale fiducia in sé stesso. Se questa volta ha risposto al raid israeliano è perché ha il sostegno di Putin. E per la prima volta, il regime siriano ha lanciato missili S-200 agli aerei israeliani. L’uso da parte del regime siriano degli S-200 per ritorsione contro Israele, segna un punto di svolta: la presenza russa e iraniana e la vittoria ad Aleppo permettono ad Assad di ricorrere alle armi strategiche contro i nemici e di non avere più paura. Il lancio degli S-200, mentre gli aerei israeliani erano lontani dal territorio siriano, è un avvertimento. Tutto può cambiare nel giro di pochi secondi e un vero e proprio confronto potrebbe avvenire“.
Il delirio di onnipotenza dei sionisti, non li sottrae dal terrore di trovarsi di fronte l’Asse della Resistenza tutt’altro che indebolito, ma in via di rafforzamento e consolidamento; e questo dopo non solo che le varie organizzazioni terroristiche islamo-atlantiste (al-Qaida, Stato islamico/Gladio-B, Esercito libero “siriano”, bande salafite, naqshbandi, di traditori sadamiti, neo-ottomani ed altro pattume) vengono demolite dalle forze armate siriane, irachene, iraniane e della Resistenza, ma anche le organizzazioni terroristico-spionistiche di NATO, Turchia, Israele e petromonarchie associate, con le relative appendici (governo al-Saraj in Libia, Sudan, Eritrea, Giordania), vengono devastate sia sul campo che nell’infosfera, tanto che le alleate multinazionali della disinformazione (CNN, FoxNews, LeMonde, Reuters, ANSA, AFP, AP, ecc.) invocano la repressione dell’informazione, vedendosi costrette a stringere i ranghi con i supporter della loro supposta “libera informazione”, ovvero le intelligence di USA, Regno Unito, Israele e Stati-vassallo della NATO e relative appendici “mondane”, come ONG (quali i Caschi Bianchi o Emergency), massmedia pseudo-indipendenti (un’infinità), organizzazioni filo-taqfirite (come la sinistra italiana, dal sindaco Sala ai centri sociali), financo ad autori, attori, registi, soubrette, boldrine, chiese di finti oppositori al sistema, ed altri spacciatori.
Il 2016 è stata una tale debacle per questa frazione elitaria dell’occidente, che oramai, preda del terrore e agendo come una scimmia armata di pistola, circola sparando a tutto ciò che non si conforma al bel mondo virtuale che si è fabbricato con solerzia fin dal 1989.

Schieramento dei 5 siti per i missili antiaerei S-200 in Siria.

Fonte:
Defense News
Defense and Strategy
FARS
ParsToday
Russia Insider
Russia Insider
SANA
Sputnik

Gli USA mutano l'”accordo iraniano” in confronto con l’Iran

Tony Cartalucci, New Eastern Outlook 02/03/02017iranIl cosiddetto “accordo iraniano” non è mai stato pensato come punto di partenza per il riavvicinamento tra Washington e Teheran, ma piuttosto come pretesto per un maggiore confronto. L’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump capitalizza sugli sviluppi della guerra persa dai sauditi nello Yemen, così come sul test missilistico iraniano, per ritrarre l’Iran come ingrato verso l’accordo diplomatico che il dimissionato Consigliere della Sicurezza Nazionale dell’amministrazione Michael Flynn suggeriva non dovesse mai esserci stato. L’articolo del Guardian, “L’amministrazione Trump ha ufficialmente avvertito l’Iran, dice Michael Flynn”, afferma: “L’amministrazione Trump ha detto che “ufficialmente invia all’Iran un preavviso” in reazione al test missilistico iraniano e all’attacco a una nave da guerra saudita dei ribelli filo-iraniani Huthi nello Yemen, ma senza dare dettagli su come Washington intende rispondere”. Mentre i commenti di Flynn, prima delle brusche dimissioni, sembravano genuine, contro la posizione ipocrita della presidenza Trump, chi ha seguito i veri autori della politica estera degli USA riconosce la sceneggiatura molto familiare letta da Flynn, scritta non dall’amministrazione Trump, ma dai pensatoi politici aziendal-finanziari non eletti, anni prima che “il presidente Trump” entrasse in carica. Le dimissioni di Flynn avranno scarso peso su tale politica, dato che fu pianificata e attuata sistematicamente anni prima che Donald Trump iniziasse la campagna presidenziale. Il fatto che la posizione di Flynn sull’Iran rifletta quella del resto dell’amministrazione Trump, ne è una prova sufficiente.

L'”offerta superba” della Brookings del 2009
Il documento della Brookings Institution intitolato “La via per la Persia: opzioni per una nuova strategia americana verso l’Iran” (.pdf), delineava esplicitamente il complotto degli USA per il cambio di regime a Teheran, affermando: “…qualsiasi operazione militare contro l’Iran sarà probabilmente molto impopolare nel mondo e richiederà il contesto internazionale giusto, per garantirsi il supporto logistico all’operazione e ridurre al minimo i contraccolpi. Il modo migliore per ridurre al minimo l’obbrobrio internazionale e massimizzarne il supporto (riluttante o occulto) è colpire solo quando vi è la diffusa convinzione che gli iraniani abbiano avuto e respinta una superba offerta, tale che solo un regime deciso ad acquisire nucleare armi ed acquisirle per le ragioni sbagliate rifiuterebbe. In tali circostanze, Stati Uniti (o Israele) potrebbero rappresentare le loro operazioni come dolorose, non rabbiose, e almeno alcuni nella comunità internazionale concluderebbero che gli iraniani “ne sono responsabili”, rifiutando un ottimo affare”. L'”offerta superba” della Brookings fu presentata al pubblico e a Teheran nella forma del cosiddetto Piano comune d’azione globale (JCPOA) o “accordo iraniano”, nel 2015. E mentre Washington tentava di convincere il mondo di aver cercato il riavvicinamento con Teheran, perfino perseguendo tale accordo, versava denaro, armi e anche sostegno militare diretto al tentativo di rovesciare l’alleata dell’Iran, la Siria, altro prerequisito indicato dalla Brookings nel rapporto del 2009 sulla guerra all’Iran. L’accordo, quindi, è in malafede dall’inizio, come il suo tradimento inevitabile quando Washington ritenesse il clima politico e strategico ottimo per ritrarre Teheran come doppiogiochista e giustificare un confronto più ampio, in particolare sulla Siria significativamente indebolita dopo 6 anni di guerra, e un Iran significativamente legato finanziariamente e militarmente al destino della Siria.

Trump contestava l’Arabia Saudita nella campagna elettorale, la difende sul sentiero di guerra
La retorica di Trump durante la campagna elettorale nel 2016 per la presidenza, era pesantemente incentrata sulla lotta al terrorismo, e accusava l’Arabia Saudita. In un messaggio greve su Twitter, Trump annunciò: “Il principe asino @Alwaleed_Talal vuole controllare i nostri politici degli Stati Uniti con i soldi di papà. Non lo farà quando sarò eletto. # Trump2016
Ora, da presidente, la posizione di Trump sull’Arabia Saudita è amichevole, implicando un maggiore confronto con l’Iran accusato di armare e addestrare i combattenti nello Yemen che hanno attaccato una nave da guerra saudita. L’amministrazione Trump e i media in generale non ricordano che l’Arabia Saudita, da anni, impone la guerra totale allo Yemen, in aria, terra e mare, direttamente e attraverso gli ascari terroristici, dal territorio saudita e dalle acque internazionali, nel e sul territorio yemenita, con l’invasione via terra e gli attacchi aerei. La prospettiva che gli Stati Uniti invertano il riavvicinamento diplomatico con l’Iran a causa delle forze yemenite in lotta contro l’aggressione militare dell’Arabia Saudita, di per sé trasgredisce il diritto internazionale e gli interessi del popolo statunitense. Tuttavia, considerando i legami occulti dell’Arabia Saudita con il terrorismo nello Yemen e in tutta la regione, in particolare in Siria e Iraq, tramite al-Qaida, i suoi vari affiliati e il cosiddetto Stato Islamico (SIIL), e nel mondo, gli USA dichiarando l’Arabia Saudita “amica e alleata”, e accusando l’Iran di “comportamento destabilizzante nel Medio Oriente“, chiariscono che o ne permettono la sponsorizzazione saudita del terrorismo, o ne sono direttamente coinvolti. Naturalmente, Flynn, già direttore della Defense Intelligence Agency (DIA), sapeva della nota della DIA del 2012 in cui s’invocava la creazione di un “principato” (stato) “salafita” (islamico) su richiesta non solo delle monarchie del Golfo Persico, ma anche dal membro della NATO Turchia, dall’Europa e dagli stessi Stati Uniti. Così il resto dell’amministrazione Trump. Il memo diceva: “Se la situazione si dipana vi è la possibilità di stabilire un principato salafita dichiarato o meno nella parte orientale della Siria (Hasaqa e Dayr al-Zur), questo è esattamente ciò che le potenze che supportano l’opposizione vogliono, per isolare il regime siriano considerato profondità strategica per l’espansione sciita (Iraq e Iran)”.
Il memo della DIA spiegava poi esattamente chi fossero tali sostenitori “del principato salafita” (e i suoi veri nemici): “Occidente, Paesi del Golfo e Turchia sostengono l’opposizione; mentre Russia, Cina e Iran sostengono il regime”. L’Iran veniva specificamente dichiarato contrario all'”opposizione” che comprendeva il nascente Stato islamico, così come l’organizzazione terroristica Jabhat al-Nusra (ora Jabhat Fatah al-Sham). Esibendosi con un surreale inganno, l’amministrazione Trump tenta di ritrarsi come “combattente antiterrorismo”, mentre si confronta con l’Iran che sul serio lo combatte nella regione. Gli Stati Uniti, difendendo l’Arabia Saudita, ammettono di sponsorizzare il terrorismo regionale. L’ipocrisia del presidente Trump sfida qualsiasi spiegazione a meno che non si riprenda il documento della Brookings Institution, e s’inseriscano gli eventi attuali nel contesto del complotto e della continuità del programma indicato dal documento. I media degli Stati Uniti tentavano di ritrarre l’ipocrisia del presidente Trump sill’Arabia Saudita come conflitto personale e connessa agli interessi delle sue imprese. I media degli Stati Uniti a quanto pare ritengono che il pubblico creda sia solo una coincidenza che l’amministrazione Trump continui la decennale politica estera statunitense e l’ambiguo rapporto con Riyadh che ha trasceso varie presidenze repubblicane e democratiche, tra cui la recentemente scomparsa amministrazione Obama.
Per capire la traiettoria geopolitica degli eventi globali, in particolare sulle relazioni tra Stati Uniti e Iran, osservatori, analisti e pubblico ne gioirebbero leggendo i documenti politici degli USA invece che le divertenti teorie dei media degli Stati Uniti, o i discorsi e le dichiarazioni dell’amministrazione Trump.iran3Tony Cartalucci, ricercatore e scrittore geopolitico di Bangkok, in esclusiva per la rivista on-line “New Eastern Outlook” .

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le operazioni di elisbarco siriane a Dayr al-Zur

Valentin Vasilescu, Algora, 29 gennaio 2017syaaf-mi-17-2Il 9 dicembre 2016, le colonne di autoblindo dello Stato islamico lasciavano Mosul entrando in Siria. I terroristi lanciavano un feroce assalto al presidio dell’Esercito arabo siriano di Palmyra occupandola. Lo SIIL impiegò 4000 terroristi in questa operazione, giunti su pick-up Toyota armati di mitragliatrici, blindati, artiglieria e carri armati. Il 14 gennaio 2017, parte del gruppo dalla zona di Palmyra viaggiò per 100 km ad est per unirsi al gruppo dello Stato islamico che attaccava la città di Dayr al-Zur. In un paio di giorni, i 7000 terroristi riuscirono a spezzare in due le difese dell’Esercito arabo siriano di Dayr al-Zur. La situazione era critica per i difensori e gli aerei russi della base di Humaymim compirono 80-100 missioni al giorno per fermare lo Stato Islamico. Anche così, il quartier generale dell’Esercito arabo siriano decise che fosse necessario integrare il contingente che combatteva l’accerchiamento di Dayr al-Zur. Non fu possibile far atterrare aerei da trasporto siriani nell’aeroporto di Dayr al-Zur, potendo essere vulnerabili a MANPADS (sistema di difesa aerea spalleggiabili) e mitragliatrici dei terroristi, in particolare nel decollo e nell’atterraggio, e mentre rullavano a terra. Quindi si decise d’inviare solo soldati, senza armi e munizioni, con gli elicotteri da trasporto. Il primo gruppo di soldati siriani arrivò il 23 gennaio a Qamishli, nel governatorato di Hasaqah (nel nord-est della Siria) utilizzando 4 aerei da trasporto militari Il-76. L’aeroporto di Qamishli, con la sua pista di 3615×46 metri e i suoi sistemi di navigazione aerea, è protetto dal 154.mo Reggimento dell’Esercito arabo siriano. Un rischio era che il governatorato di Hasaqah è controllato quasi interamente dal braccio armato dell’Unione Democratica curda (YPG), supervisionati da istruttori militari statunitensi. L’aeroporto di Qamishli si trova a 50 km a nord-ovest di Rumaylan, dove sono schierati dal 19 gennaio 2016 3 plotoni (100 uomini) della 101.ma Divisione aeroportata degli Stati Uniti. L’esercito statunitense vi ha costruito una pista lunga 700 metri e una piattaforma utilizzata da elicotteri MH-60 e convertiplani MV-22 utilizzati nella lotta allo SIIL nel governatorato di Raqqa in Siria e nell’assedio di Mosul in Iraq.
942304 La notte del 23/24 gennaio, dall’aeroporto di Qamishli le unità siriane furono trasferite a bordo di 20 elicotteri Mi-8/17 siriani. Altri 2 elicotteri Mi-8/17 furono prelevati dalla riserva per svolgere missioni di ricerca e soccorso, se necessarie. Molti degli elicotteri avevano esperti equipaggi russi e volarono in formazioni di quattro o cinque alla volta, mantenendosi a una distanza di 4 km tra esse. Volando sul territorio occupato dallo Stato islamico, la loro rotta di 250 km evitava le aree controllate dai terroristi, compiendo diversi cambi di rotta per evitare di far comprendere la destinazione finale. Lungo il volo Qamishli-Dayr al-Zur gli elicotteri non utilizzarono le luci di posizione e venivano seguiti dai controllori del traffico aereo militare russo affinché le formazioni non scendessero al di sotto dei 2500 metri di quota. Gli elicotteri Mi-8/17 comparivano anche sugli schermi dei radar dell’Esercito arabo siriano. Si presume che un Il-20M1 ELINT volasse nello spazio aereo della Siria orientale, monitorando le formazioni e altri aerei nella zona. L’Iljushin Il-20M1 è dotato del radar Kvalat-2, che segue mezzi aerei e terrestri fino a 300 km di distanza. Dato che la rotta degli elicotteri Mi-8/17 era attraversata dalle rotte utilizzate dai cacciabombardieri della coalizione anti-SIIL degli Stati Uniti, 2 caccia Su-35 russi fornivano la copertura aerea.
Tra i mezzi utilizzati per proteggere la zona di atterraggio vi furono, ancora una volta, gli aviogetti da supporto ravvicinato russi Su-25. Dispiegati nella zona di servizio su Dayr al-Zur, la loro missione era colpire i terroristi dello Stato islamico che si avvicinavano alla zona di sbarco. Nel caso in cui uno degli elicotteri da trasporto Mi-8 venisse abbattuto o danneggiato, la missione dei bombardieri russi era provvedere alla copertura aerea dei due elicotteri di riserva che avrebbero svolto la missione di ricerca e soccorso. Altre missioni di supporto sulla base aerea di Dayr al-Zur furono svolte dai droni da ricognizione russi che monitoravano l’atterraggio degli elicotteri da alta quota, trasmettendo immagini in diretta, con cui i coordinatori della missione presso la base aerea di Humaymim avevano il quadro completo ed essere così pronti ad intervenire in qualsiasi caso. Gli elicotteri Mi-8/17 scesero rapidamente dai 2500 metri, volando in stretti cerchi sulla base aerea di Dayr al-Zur, coperti dai soldati siriani. Gli equipaggi degli elicotteri avevano visori notturni e la base aerea aveva equipaggiamenti laser russi che tracciavano dei rettangoli per indicare i siti per l’atterraggio agli elicotteri. Il laser era invisibile ai terroristi ma visibile dal cielo agli equipaggi degli elicotteri dotati di visori notturni. Una volta a terra avevano 30-50 secondi per sbarcare le truppe. Il distaccamento trasportato dagli elicotteri Mi-8/17 era composto da circa 500 soldati siriani, in altre parole, un battaglione della 153.ma Brigata della 1.ma Divisione corazzata (senza i carri armati) e due compagnie di Forze speciali (senza armi e munizioni). Le difesa di Dayr al-Zur conta 4000-5000 soldati della 137.ma Brigata meccanizzata (blindati BMP-1, carri armati T-55 cannoni antiaerei semoventi ZSU-23-4 Shilka), della 104.ma Brigata Aeroportata, del 121.mo Reggimento d’artiglieria (cannoni M-46, obici D-30, lanciarazzi multipli BM-21) e i riservisti delle Forze di difesa nazionale. I difensori di Dayr al-Zur hanno il vantaggio di possedere grandi scorte di armi e munizioni. Dayr al-Zur è la sede della 17.ma Divisione meccanizzata formata durante questa guerra per difendere il nord-est della Siria. La 93.ma Brigata corazzata (100 carri armati T-55 e 40 blindati BMP-1) e la 154.ma Brigata delle Forze speciali sono dotate dei mezzi immagazzinati nei depositi di Dayr al-Zur, ma non degli uomini per usarli.
Conseguenza dell’operazione di rinforzo, i soldati siriani eseguivano con successo la controffensiva ripristinando il collegamento tra le due aree nel nord e sud di Dayr al-Zur.3331Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Trump ad al-Sisi: Assad è un uomo coraggioso

al-Diyar, 23/01/2017 – Dimpecw10yy8wgaaeayiFonti vicine alla Presidenza di Cairo hanno fatto sapere che il nuovo presidente degli Stati Uniti, D. Trump, aveva telefonato al Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi e dichiarato il suo sostegno contro il terrorismo, che gli Stati Uniti vogliono combattere contro il terrorismo in Medio Oriente e che Washington è anche pronta a condurre operazioni militari in Iraq e Siria in coordinamento con la Russia. Si dichiarava pienamente d’accordo con la decisione del Congresso che i Fratelli musulmani sono un’organizzazione terroristica. I due leader, nella conversazione telefonica, affrontavano la situazione in Iraq. Donald Trump aveva detto che gli Stati Uniti sostengono con i bombardamento aerei l’esercito iracheno per porre fine al terrorismo nel Paese. Sulla Siria, il presidente degli Stati Uniti diceva all’omologo egiziano che il Presidente siriano Bashar al-Assad è un uomo coraggioso che combatte e resiste al terrorismo, ma le circostanze non gli permettono di avere al momento contatti diretti con lui. Per contro, Trump ha detto che era in contatto con il Presidente russo Vladimir Putin per coordinare l’azione militare in Siria contro il terrorismo di SIIL e organizzazioni collegate. Fonti presidenziali egiziane concludono che Abdalfatah al-Sisi deve contare su Bashar al-Assad, per via di ciò che Trump gli ha detto su Assad, e le parole di Trump sono un buon segnale per Bashar al-Assad.
Fonti presidenziali di Cairo hanno detto che il presidente Trump, quando ha telefonato al Presidente egiziano al-Sisi, gli ha detto che sostiene la lotta al terrorismo e che gli Stati Uniti combatteranno il terrorismo in Medio Oriente. Washington svolgerà anche operazioni militari contro il terrorismo in Iraq e Siria in coordinamento con la Russia. Sostiene la decisione del Congresso secondo cui la Fratellanza musulmana è un’organizzazione terroristica. Quando i due leader hanno parlato della situazione in Iraq, Trump ha detto che gli Stati Uniti sosterranno l’esercito iracheno con bombardamenti aerei per porre fine al terrorismo in Iraq. Sulla Siria, il neo-presidente ha detto al Presidente al-Sisi: il Presidente siriano Bashar al-Assad è un uomo coraggioso che affronta il terrorismo, ma le circostanze non mi permettono d’incontrarlo. Trump aggiungeva: Sarò in contatto con il Presidente russo Vladimir Putin per coordinare l’azione militare in Siria contro il terrorismo, i terroristi e l’organizzazione SIIL. Fonti presidenziali egiziane hanno concluso che il presidente Trump ha detto al Presidente al-Sisi che Assad è coraggioso, affinché al-Sisi trasmettesse le parole del presidente degli USA con un messaggio al Presidente siriano Bashar al-Assad“.

Tulsi Gabbard

Tulsi Gabbard

SyrianPerspective

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I retroscena dei colloqui di Astana

Alessandro Lattanzio, 24/1/20171038241121Ad Astana, il Dr. Bashar al-Jafari guidava la delegazione siriana composta da Arnus Ahmad, Consigliere del Ministro degli Esteri, Riyadh Hadad, ambasciatore a Mosca, Ahmad Qusayri, parlamentare dell’Assemblea del Popolo, Haydar Ali Ahmad, Usama Ali, Amjad Isa, Brigadier-Generale Salim Harba, Brigadier-Generale Adnan Hulwa, Colonnello Samir Buraydi. Secondo un capo di al-Nusra, Salah al-Hamawi, la Turchia sfruttava la conferenza di Astana per poter fermare le operazioni dell’Esercito arabo siriano contro i terroristi a Idlib. “La Turchia ha proposto il cessate il fuoco e i colloqui di Astana ai gruppi terroristici che temono le massicce operazioni militari dell’Esercito arabo siriano a Idlib e conseguente caduta della città“. Al-Hamawi aveva indicato che nel caso di Aleppo, i gruppi terroristici informarono il governo turco di poter controllare la città per due anni e di avere abbastanza armi e munizioni per difendere le loro posizioni, ma dopo la liberazione di Aleppo est, si precipitarono a chiedere alla Turchia di trovare un modo per cooperare con la Russia per poter restare negli ultimi quartieri occupati di Aleppo, un volta compreso che non avevano abbastanza armi e forze per continuare ad occuparli. Quindi ad Astana, “La Turchia vuole bloccare i progressi dell’esercito siriano, ristrutturare i gruppi terroristici e ostacolare gli Stati Uniti aiutando i gruppi curdi ad avvicinarsi alla Russia“. L’analista siriano Salman Hayan dubitava di “ruolo e posizione sospetti della Turchia” nelle trattative ad Astana, “Mentre i ministri degli esteri iraniani e russi sottolineano le loro posizioni chiare sulla lotta al terrorismo, non va dato credito alla sincerità del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, dato che il suo Paese probabilmente adotta passi ingannevoli. Nonostante le contraddizioni esistenti, la più grave è la posizione ingannevole della Turchia, la riunione ad Astana è considerata un passo sulla strada giusta. Ma il governo turco continua ad inviare terroristi, kamikaze e carri armati ad Idlib e in altre regioni della Siria, dimostrando che Erdogan non è serio nel voler interrompere il sostegno al terrorismo, che in realtà tenta di sfruttare”. Un capo dissidente siriano, Mahir Marhaj, affermava “Gli sviluppi sul campo in Siria, le sconfitte dei gruppi armati da parte del governo siriano e le conseguenze del sostegno turco al terrorismo hanno messo l’opinione pubblica mondiale contro la Turchia che non ha alcuna via d’uscita se non collaborare con Iran e Russia, perciò la Turchia ha fatto un’inversione a U nel sostenere i gruppi terroristici in Siria. Ora Ankara vuole trovare una soluzione politica alla crisi in Siria, in modo che non perda la sua fetta di Siria e trovi alleati contro chi sostiene la creazione della regione autonoma curda in Siria”.
L’esperto politico-militare siriano Muhamad Isa al-Shaiq, osservava che “I recenti sviluppi relativi agli attacchi dello SIIL dovrebbero essere considerati pienamente nel quadro degli attacchi degli Stati Uniti alle postazioni dell’Esercito arabo siriano sul Jabal al-Tharda, a sud di Dayr al-Zur, lo scorso settembre, attuati per permettere allo SIIL di prendere il controllo del Jabal al-Tharda, che si affaccia sull’aeroporto militare a sud di Dayr al-Zur“, e ribadiva che gli sforzi dello SIIL per occupare l’aeroporto prima dei colloqui Astana sono una chiara indicazione del tentativo degli Stati Uniti di fare di tutto per far pressione sui colloqui in Kazakhstan. E una fonte vicina alla delegazione siriana ad Astana, indicava che “La Turchia continua a fare ostruzionismo nella riunione, nel tentativo d’inserire interpretazioni e termini che contrastano con il tema principale e l’obiettivo della riunione di Astana, cioè il cessate il fuoco in Siria“. E difatti, il viceprimo ministro turco Numan Kurtulmus dichiarava al quotidiano Sabah che Ankara non avrebbero restituito al-Bab alla Siria.c55e43a996cb42ccb99ca7558fef604f_18Fonti:
FARS
FARS
FARS
FARS
Syrian Perspective