Il caso dell’adesione della Siria alla SCO

Andrew Korybko (USA) Oriental Review 26 gennaio 2015SCO_Map2La Siria è al centro della battaglia tra gli Stati multipolari Resistenti e Sfidanti (R&S) e il mondo unipolare, e la risoluzione del conflitto avrebbe quindi enormi implicazioni per entrambe le parti. Finora, tuttavia, gli unici Stati R&S che offrono un sostegno sostanziale a Damasco nella guerra al terrore, sono Russia e Iran, mentre gli altri semplicemente fanno dichiarazioni simboliche che, pur favorevoli alla causa, fondamentalmente lasciano l’iniziativa al fronte unipolare. Il mondo multipolare deve capire che tutti i suoi aderenti hanno interesse ad aiutare concretamente il governo democraticamente eletto e por fine alla guerra in Siria, a suo favore, e includerla nella SCO potrebbe facilitare ciò ed essere un passo deciso verso la multipolarità globale. Di seguito sono riportati gli aspetti militari, strategici e legali dell’adesione della Siria nella SCO:

Legali
La Carta della SCO mostra come sia facilmente possibile far aderire la Siria nel raggruppamento, a condizione di una volontà politica decisa in tal senso. Diamo un’occhiata più da vicino:

Articolo 3:
Questa sezione cruciale indica l’azione della SCO nel promuovere pace, sicurezza e fiducia “nella regione”, ma la ‘regione’ non viene mai definita. E’ volutamente astratta, tanto quanto i concetti di ‘Nord Atlantico’ e ‘Europa’ presso le istituzioni unipolari. Ad esempio, circa il 95% della Turchia si trova in Asia, ma è anche membro della NATO e vuole aderire all’Unione europea. Ciò dimostra che alcune regioni possono estendersi ben oltre i confini geografici attesi. Riguardo la SCO, molti presumono che si limiti all’Asia centrale, ma non è vero. Né la Cina né la Russia sono Paesi dell’Asia centrale, con circa un quarto della Russia in Europa. Non solo, ma guardando a partner e osservatori della SCO, vediamo Stati come Turchia e Sri Lanka, Stati di Medio Oriente e Asia meridionale, rispettivamente. Ciò significa che possiamo trarre la conclusione che la ‘regione’ della SCO, per così dire, è l’Eurasia, e che se la Turchia può esserne interlocutore, anche la vicina Siria certamente ha lo stesso diritto.

Articolo 14:
Questa parte importante della Carta afferma che uno Stato od organizzazione internazionale deve essere partner del dialogo od osservatore per cooperare con la SCO. Utilizzando la Turchia come esempio, la Siria può diventare un partner del dialogo, raccogliendo i dividendi attesi dalla SCO. Tale processo, secondo il documento, è “deciso da un accordo speciale con gli Stati membri“. Anche se le specifiche non sono spiegate, l’articolo 16 può essere citato per ulteriori informazioni sul processo e servire da linea guida.

Articolo 16:
Citando la parte più rilevante dell’articolo: “Qualora uno o più Stati membri non siano interessati ad implementare particolari progetti di cooperazione d’interesse per altri Stati membri, la non partecipazione del suddetto aderenti a questi progetti non impedisce l’attuazione della cooperazione degli Stati aderenti interessati e, allo stesso tempo, non impedisce che i sopraddetti Stati di aderire a tali progetti successivamente”. Ciò può essere inteso nel senso che la SCO non deve essere unanime nell’approvazione dei progetti di cooperazione, e che uno Stato dissenziente non può ostacolare gli altri. Pertanto, guardando al quadro giuridico, possiamo vedere che la Siria ha fondamenti giuridici per poter cooperare con la SCO, se essa lo desidera. Perciò, l’Afghanistan, Stato osservatore, ha legalmente diritto al sostegno della SCO, ma la Siria deve ancora definire il suo rapporto ufficiale con l’istituzione multipolare. Come si vede dai tre articoli della Carta della SCO evidenziati, non vi sono ostacoli giuridici ad una collaborazione con la Siria quale partner del dialogo. L’unica cosa che trattiene la proposta sono i vantaggi non adeguatamente articolati finora, da cui le seguenti due sezioni.

Militari
La Siria affronta tutto il peso che il mondo unipolare applica su quello multipolare (salvo la guerra convenzionale aperta), e il secondo deve aiutare pienamente lo Stato alleato per trarne esperienza. Non vuol dire che truppe cinesi e kirghise, per esempio, debbano impegnarsi direttamente nei combattimenti, ma che tutti gli eserciti degli Stati membri della SCO dovrebbero fornire maggiore consulenza e/o addestramento agli omologhi siriani. Dopo tutto, l’organizzazione si è ufficialmente formata per lottare contro i tre mali del terrorismo, separatismo ed estremismo (come indicato nella Carta), e la Siria è in guerra contro tutti questi, al momento, sintetizzata dalla lotta contro il SIIL. Pertanto, il Paese potrebbe essere un campo di addestramento di vitale importanza per l’organizzazione, in quanto prepara ad affrontare l’obiettivo in modo più chiaro e diretto partecipando agli sforzi per la stabilizzazione afghana, e sarebbe anche una preziosa esercitazione complementare nel difendere gli aderenti alla SCO da qualsiasi destabilizzazione futura modellata sullo scenario siriano (cioè l’ibrido rivoluzione colorata/guerra non convenzionale eterodiretta e supportata da terroristi/mercenari).

Strategici
Ci sono tre principali obiettivi strategici che verrebbero raggiunti se la Siria aderisse alla SCO da partner del dialogo, anche se questo breve elenco non dovrebbe affatto essere considerato esaustivo:

Istituzionalizzazione e multilateralizzazione:
Se la proposta ha successo, il supporto russo alla Siria sarebbe istituzionalizzato nell’ampio quadro multilaterale degli alleati. Ciò creerebbe una contro-coalizione che rispetta la normativa delle Nazioni Unite ed è veramente dedita alla lotta al terrorismo, a differenza della coalizione ‘anti- SIIL’ degli Stati Uniti (correttamente descritta come ‘coalizione del cambio di regime’) e la sua creazione si rivelerebbe strumento effettivo dell’influenza multipolare negli affari mondiali.

Attivo aiuto a un coraggioso e fidato alleato:
La designazione della Siria a partner del dialogo della SCO e il successivo aperto sostegno multilaterale al Paese darebbe agli R&S l’iniziativa nel risolvere il conflitto. Una tale mossa potrebbe mettere i Paesi occidentali e del CCG sulla difensiva strategica, per una volta, costringendoli a un ruolo reazionario e mutando l’agenda delle loro prerogative già date per scontate. L’inversione risultante potrebbe colpire le strategie premeditate degli aggressori e mutare la dinamica della guerra in modo d’aprire la possibilità di un netto prevalere governativo.

Avere una posizione chiara contro l’aggressione unipolare:
L’inclusione della Siria nell’ombrello della SCO sarebbe il riconoscimento che il mondo multipolare ha finalmente compiuto il salto dalla sfida indiretta all’unipolarità con mezzi economici al diretto confronto geopolitico. Dimostrano senza dubbio che le istituzioni multilaterali R&S possono realisticamente difendersi e respingere le controparti unipolari aggressive, mostrando che il multipolarismo non è più una vaga speranza teorica, ma una forza concreta e tangibile nelle relazioni internazionali.

Conclusioni
L’obiettivo dell’articolo è illuminare l’importanza di un’eventuale adesione della Siria nelle strutture della SCO e l’utilità che ciò avrebbe per il movimento globale multipolare. Come è stato sottolineato nella prima sezione, non ci sono impedimenti legali, come la Carta dell’organizzazione evidenzia chiaramente, una tale mossa è possibile e potrebbe attuarsi rapidamente, se c’è la volontà politica. Se ciò avverrà, la SCO e gli Stati R&S associati trarrebbero inestimabile beneficio dalle lezioni militari apprese aiutando l’Esercito arabo siriano nella lotta all’avanguardia della destabilizzazione e distruzione dell’unipolarismo, dato che gli Stati aderenti sono i possibili prossimi obiettivi di tali meccanismi, una volta perfezionati nel teatro siriano. Altrettanto importante, nel frattempo, sono i vantaggi strategici che si avrebbero con l’aiuto della SCO alla Siria, dato che tali misure dimostrerebbero vividamente che gli Stati R&S possono difatti reagire all’unipolarismo. Con gli immensi benefici della suggerita associazione della Siria con la SCO, qui descritti, ora è il momento per l’organizzazione di adottare un passo coraggioso trasformando questa visione in realtà opponendosi definitivamente al mondo unipolare. 1794689Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Israele fra isteria e nuovo ruolo nella guerra contro la Siria

Nasser Kandil al-Bina, 8 dicembre 2014
Traduzione dall’arabo di Mouna Alno-Nakhal per Global Research

BzdB3oeIcAEvcx0Il 7 dicembre, i commentatori sui “raid israeliani” vicino Damasco erano divisi in due gruppi. Da un lato coloro che cercano di capire cosa potesse nascondere e se fosse l’inizio di una nuova fase, dopo un periodo di calma, di tale aggressione. Dall’altra, coloro preoccupati se la Siria avrebbe risposto e come. Due domande che meritano analisi e riflessioni, evitando esagerazioni e demonizzazioni. Inutile soffermarsi a discutere del valore militare di tali incursioni. L’operazione è “nulla” dato che la rete della difesa aerea siriana non ha risposto e gli obiettivi colpiti erano vecchi impianti vuoti e facilmente sostituibili. Tuttavia, le ragioni politiche meritano spiegazioni, questi raid sono inseparabili da quattro osservazioni strettamente connesse:
La prima osservazione riguarda ciò che accade in Israele, dove la discordia nel governo è giunta alla dissoluzione della Knesset provocando le elezioni anticipate [1] in un contesto in cui la classe politica continua ad essere impantanata, che decida per la guerra o la pace; così le elezioni non cambieranno la situazione, se non creando ulteriori divisioni politiche. Infatti, la decisione in favore della pace portò al potere Yitzhak Rabin con una larga maggioranza, ma il suo assassinio la sventò. Gli accordi di Oslo lanciarono Ariel Sharon e Benjamin Netanyahu e il loro fallimento nelle guerre contro il Libano portò Ehud Barak con lo slogan del “ritiro in un anno”. Ma il ritorno di Sharon con lo scoppio dell’Intifada palestinese abbatté la possibilità della ritirata, che avrebbe limitato i danni. Sharon non è riuscito a schiacciare la rivolta palestinese. E dal ritiro da Gaza nel 2005 e dal fallimento della guerra del luglio 2006 (contro il Libano), Israele non riesce a formare una leadership politica che abbia un chiaro piano adeguato alla attuazione. Qui le incursioni e la minaccia alla sicurezza svolgono diverse funzioni contemporaneamente. Secondo i casi si tratta della falsa promessa di una guerra; dell’immagine eroica offerta da Netanyahu per le prossime elezioni; della presentazione di credenziali agli Stati Uniti per un nuovo ruolo all’ombra della crisi siriana; della preoccupazione davanti lo sviluppo delle relazioni militari tra Russia e Siria, in relazione alla Resistenza in Libano; e secondo il parere degli oppositori di Netanyahu guidati da Avigdor Lieberman, del fallimento elettorale con la guerra, un fatto compiuto imposto alla regione e al mondo che significa: “siamo in difficoltà, vi trascineremo, salvateci!”
La seconda osservazione riguarda le discussioni tra Stati Uniti e Turchia sulla versione di “zona di sicurezza” [2] al confine siriano-turco, divenuta conditio sine qua non per il coinvolgimento del governo Erdogan nella coalizione contro il SIIL, non riuscendo ad imporre la prima esigenza di rovesciare il regime siriano. Il requisito turco (zona cuscinetto da 20 a 40 km in territorio siriano, accoppiata a una no-fly zone) per ammissione del governo degli Stati Uniti, potrebbe portare ad un confronto con la difesa aerea siriana, anche con la resistenza libanese e forse anche con le forze regionali e internazionali che sostengono la Siria. Quindi, per evitare la crisi con il governo turco, gli USA in alternativa ridurrebbero la cosiddetta zona di sicurezza a una sottile “striscia di sicurezza” al confine turco, volta ad ospitare unità armate della presunta opposizione siriana “moderata” sostenuta da Washington e Ankara, su cui la Siria dovrebbe chiudere gli occhi per paura del confronto. Una prova statunitense dai risultati negativi; da un lato, a seguito delle dichiarazioni congiunte di Siria e Russia secondo cui gli attacchi aerei della coalizione internazionale di Washington in territorio siriano sono illegali [3]; dall’altra, con l’annuncio del presidente siriano Bashar al-Assad che in sintesi dice che tali attacchi sono “inefficaci”. [4] Un messaggio secondo cui la Siria cesserà di tollerare tali attacchi in caso si continuasse con l’idea di una “striscia di sicurezza” al confine settentrionale. Cosa che l’amministrazione statunitense ha colto pienamente evitando il confronto e portando la sua idea da nord a sud, affidando la missione a Israele “già sponsor di Jabhat al-Nusra [5] [6], organizzazione terroristica con cui ha “cellule operative congiunte“. Il coordinamento tra Israele e Jabhat al-Nusra, evidente con i raid israeliani sul fronte di Qunaytra di marzo [7] e il supporto dell’intelligence israeliano nelle imboscate all’esercito libanese a Balbaq. Pertanto, i raid sulla Siria annunciano l’espansione della missione israeliana dalla zona al confine meridionale della Siria alla periferia di Damasco, per installare una formazione militare protetta da Israele. Pertanto, gli Stati Uniti possono concentrarsi sulla loro guerra contro il SIIL mentre Israele s’impegna a continuare la guerra di logoramento contro la Siria.
La terza osservazione riguarda la geografia delle zone interessate dai raid israeliani del 7 dicembre. al-Dimas, ad ovest di Damasco, nel Qalamun e l’aeroporto di Damasco, dietro Ghuta est e ovest. Due zone in cui è noto che i gruppi armati sono in una situazione disastrosa davanti l’avanzata “pericolosa” dell’Esercito arabo siriano, secondo tali gruppi, Israele, Stati Uniti e Turchia. L’avanzata è ancora più “pericolosa” con l’Esercito arabo siriano che procede sui fronti di Aleppo e Dayr al-Zur, che appare vicino a liberare Dara, Shayq Misqin, Jubar e Duma. Pertanto, i raid israeliani alzerebbero il morale ai gruppi armati, dicendogli che non sono soli, suggerendo che è sempre possibile coprirli dall’aria, aiutandoli a respingere gli attacchi dell’Esercito arabo siriano e anche a colpirne i comandi.
La quarta osservazione è legata alla situazione in Libano, con Israele che cerca d’infiltrarsi, con cautela, dati gli avvertimenti della Resistenza libanese dopo l’ultima operazione nelle fattorie di Shaba nel sud del Libano. [8] Pertanto, tali raid israeliani sulla Siria mirano a rafforzare la prima linea dei gruppi armati ad Arsal (Libano) e Qalamun, bypassando la divisione territoriale tra Siria e Hezbollah, quest’ultima responsabile della dissuasione verso Israele dall’avanzare nelle sue regioni. Nel Qalamun, essendo una regione montuosa in cui si sovrappongono Libano e Siria, una tale pressione sul lato siriano potrebbe alleviare i gruppi armati minacciati di accerchiamento, e che non possono sperare nella salvezza né con il terrore che seminavano, né con le decapitazioni dei soldati libanesi, né con le operazioni di sostegno logistico israeliane; il che spiega tali incursioni, dopo i successi dell’Esercito arabo siriano in coordinamento con Hezbollah contro le posizioni di Jabhat al-Nusra nel Qalamun.
In conclusione, i raid israeliani coincidono con l’inizio di una nuova fase, ma non riflettono un cambio del rapporto di forze. Se vi è un cambio, è a favore di Siria e Resistenza. Detto ciò, non cadranno nella trappola dell’escalation e della risposta diretta e immediata. La vera risposta è la determinazione dell’Esercito arabo siriano e della resistenza a ripulire i fronti a partire da Aleppo, continuando per Ghuta e Qalamun, prima che Israele e Jabhat al-Nusra riescano ad aprire i fronti di Qusaya e Arqub in Libano.

10583782Note:
[1] Deputati israeliani votano lo scioglimento del Parlamento
[2] Siria: 4 domande sulla “zona cuscinetto” voluta dalla Turchia
[3] Siria: Fabius, Lavrov e le bugie dei media francesi
[4] L’intervista completa al presidente siriano Bashar al-Assad di Paris Match
[5] Rapporto delle Nazioni Unite: Rapporto del Segretario Generale sul disimpegno degli osservatori della forza delle Nazioni Unite dal 4 settembre al 19 novembre 2014
[6] La guerra continua d’Israele contro la Siria
[7] Netanyahu: la nuova minaccia da nord-est
[8] L’operazione militare contro Hezbollah dei soldati sionisti nel sud

Nasser Kandil, ex-deputato libanese, direttore di TopNews-Nasser-Kandil e del quotidiano al-Bina.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

South Stream cambia direzione. La Russia non può essere scacciata dal mercato dell’energia

Dmitrij Minin Strategic Culture Foundation 08/12/2014780963215Durante il suo viaggio in Turchia il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato la decisione di rinunciare al gasdotto South Stream in favore di una nuova rotta per la Turchia. Un evento importante ha preceduto la dichiarazione. Israele ha proposto che i Paesi dell’UE investano miliardi di euro per un gasdotto dal suo territorio al continente. Alla conferenza internazionale “Costruire il ponte dell’energia euromediterraneo” conclusosi a Roma a metà novembre, il ministro per l’energia israeliano Silvan Shalom ha descritto un progetto per inviare in Europa il gas prodotto nel Mediterraneo orientale, al vicepresidente della Commissione europea e commissario per l’energia Maros Sefcovic. Shalom ha assicurato Sefcovic che le risorse degli enormi giacimenti di gas off-shore Tamar e Leviathan (240 e 480 miliardi di mc rispettivamente) possono essere indirizzati verso l’Europa attraverso Cipro e Italia ad un “prezzo speciale”. Ha apertamente dichiarato che il progetto può ridurre la dipendenza dell’UE dal gas russo. In poche parole, la domanda interna non basta mentre Israele si barcamena cercando di esportare il suo gas. Il governo israeliano ha deciso di cogliere l’opportunità e sottrarre la tradizionale quota russa del mercato mentre il South Stream incontra difficoltà e le tensioni con la Russia sono alte. Il progetto è un elemento chiave del piano per cambiare il vettore delle forniture di gas dell’Europa da est (direzione latitudinale) a sud (direzione meridionale e mediorientale). Le forniture di gas israeliano dovevano essere seguite da quelle da Qatar e altri Paesi del Golfo Persico. Il 4-5 dicembre Federica Guidi, ministra dello Sviluppo Economico italiana, ha presentato ai suoi colleghi europei il progetto. Il recente accordo raggiunto dal leader russo con il presidente turco Erdogan ad Ankara è un duro colpo a tali piani. In un primo momento Israele ha cercato di raggiungere un’intesa con la Turchia sulla costruzione di un gasdotto sul suo territorio, come via migliore per fornire gas all’Europa al costo più basso.
Gli strateghi occidentali credevano che le forniture di gas dal Qatar potessero aggiungersi dopo una soluzione pacifica (cioè l’avvento al potere di un regime filo-occidentale) in Siria. Il governo turco è stato abbastanza saggio da respingere tali proposte dubbie in favore di opzioni più valide. Israele ha già iniziato ad estrarre il gas in mare aperto ed ha avviato colloqui sul suo trasporto senza aver risolto alcun problema giuridico con i vicini. Palestina, Libano, Siria e Turchia, nella parte che controlla di Cipro, reclamano i giacimenti di gas offshore. La prospettiva che tutti i membri dell’UE approvino l’accordo con Israele sono estremamente desolanti, soprattutto perché molti Stati membri dell’UE riconoscono i diritti dello Stato della Palestina (la Svezia l’ha riconosciuto e la Francia è sulla via). L’approvazione del progetto israeliano sarebbe una violazione fragrante del diritto internazionale e comporterebbe numerose azioni legali. Ankara sostiene di essere il principale sostenitore della Palestina cercando di aumentare la propria influenza nella regione.
Il progetto del corridoio marittimo di Silvan Shalom sembra avventato. La Turchia considera il piano israeliano con scetticismo (soprattutto dopo averne discusso con Mosca). Esperti israeliani dicono che il gasdotto Israele-Cipro-Grecia-Italia è difficilmente realizzabile e praticabile. I piani prevedono la posa di una conduttura di 1500 km a 3000 metri di profondità al costo stimato di 15 miliardi di dollari. Come dimostrano i fatti, normalmente il costo finale supera di 2-3 volte le spese inizialmente previste. Se attuato, sarebbe il più lungo gasdotto sottomarino al mondo con una capacità limitata di 10 miliardi di metri cubi l’anno, e non potrebbe competere con i 63 miliardi di metri cubi del South Stream. Il progetto è destinato a non essere redditizio. I problemi ecologici, economici e tecnici menzionati dagli europei riguardo il South Stream non scompariranno. Al contrario, diverranno molto più complicati. Infine, la Turchia ha rifiutato di permettere all’oleodotto d’Israele di attraversare il suo territorio e non ha interesse in una rotta sulle sue acque. Ankara può fermare il progetto. L’accordo Putin-Erdogan per la costruzione del gasdotto da 63 miliardi di cubi metri fino al confine greco rende inutile il progetto israeliano. L’accordo Russia – Turchia è anche fattibile perché non vi è alcuna possibilità che il gas del Qatar arrivi in Europa attraverso la Siria. In primo luogo, nonostante tutti i tentativi per rovesciarlo, compreso il sostegno turco alle forze antigovernative in Siria, il regime di Bashar Assad ha dimostrato la sua resistenza. In secondo luogo, se rimosso, c’è scarsa possibilità che le forze fedeli ad Ankara arrivino al potere. Al contrario, vi è la grave probabilità che la Turchia faccia i conti con gli islamisti ostili ad Ankara. Con la prospettiva delle forniture di gas dal Golfo Persico svanita, la Turchia inevitabilmente perderà interesse a cambiare il potere in Siria. È un’altra implicazione dell’accordo Putin-Erdogan. L’Unione europea resta esclusa per i suoi dispetti volti ad ostacolare South Stream, rendendo possibile a Mosca introdurre drastici cambiamenti nella politica dell’esportazione del gas (aggiungendo alle direzioni latitudini e meridiani).
Non vi è alcuna seria alternativa al gas russo in Oriente. Il progetto Nabucco è stato sepolto nel 2013. Le prospettive sul gas per l’Europa dall’Iran non sono altro che parole. Nessuno vuole sostituire la “dipendenza” da Mosca con la “dipendenza” dall’Iran. L’unica fonte di gas per l’Europa, tranne la Russia, è la Trans Adriatic Pipeline o TAP, gasdotto dal Mar Caspio (gas dal giacimento Shah Deniz-2 nelle acque azere del Mar Caspio) alla Grecia e, attraverso Albania e Mar Adriatico, all’Italia e all’Europa occidentale. Con la limitata capacità di 10 miliardi di metri cubi e i piuttosto piccoli giacimenti, non c’è partita con i gasdotti della Russia. Le stime delle riserve del giacimento Shah Deniz-2 sono state abbassate di molto. TAP è più un concorrente del progetto israeliano perché entrambi devono arrivare nel sud d’Italia. L’Italia sarà la prima a ricevere il gas dall’Azerbaijan. I flussi di gas russo e azero potrebbero convergere su un unico punto ottimizzando la spesa. Le tanto chiacchierate forniture di costoso gas di scisto degli Stati Uniti all’Europa sono andate in fumo per i costi elevati. Non c’è alternativa al gas russo in Europa, almeno nel prossimo futuro. L’accordo raggiunto ad Ankara elimina il South Stream? È vero, il progetto nella sua forma precedente è cosa passata. La Russia potrebbe ritornarvi, ma solo alle sue condizioni e al momento giusto per concentrarsi di nuovo sul progetto. Molti esperti ritengono che il corridoio debba arrivare al confine con la Grecia. L’Unione europea ha fatto del suo meglio per ostacolare il South Stream e così ora dovrà assumersene l’onere finanziario. Se Bruxelles vuole ottimizzare la spesa secondo i desideri dei Paesi membri interessati, dovrà far passare il gas nel corridoio precedentemente programmato in Grecia, Macedonia Serbia, Ungheria e Austria. Alcune iniziative sono già state prese per avviare la costruzione. Si può allungare la rotta, ma non richiederà ulteriori spese in caso di costruzione della pipeline sottomarina. L’unico Paese ad esserne escluso sarà la Bulgaria che non ha preso una decisione autonoma e non ha potuto resistere alla pressione nel respingere il South Stream. Con la sua economia in stasi, la Bulgaria subirà molte più perdite: 3 miliardi di euro in investimenti e profitti dai diritti di transito (450 milioni di euro all’anno), che vanno ai vicini rafforzandoli quali rivali regionali dei bulgari. Non è la prima volta che la leadership del Paese, una volta amico della Russia, adotta tali misure. Tra i membri dell’Unione Europea la Bulgaria è la più vulnerabile a un’altra “primavera”, tanto più che tale stagione arriva presto in questo Paese.

south-stream_1_engLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra continua d’Israele contro la Siria

Moon of Alabama, 7 dicembre 2014

syriaattackOggi jet israeliani hanno attaccato alcune posizioni militari siriane vicino Damasco. I dettagli sono ancora ignoti, ma è importante notare che non si tratta di attacchi casuali, ma parte dell’attiva campagna d’Israele contro la Siria, soprattutto attraverso le sue forze “ribelli” ascare. Tre giorni fa il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha ricevuto una relazione della Missione di osservazione delle Nazioni Unite sulle alture del Golan (UNDOF). Il rapporto accusa Israele per la sua stretta collaborazione con i ribelli siriani, del gruppo siriano di al-Qaida Jabhat al-Nusra. Per i lettori di MoA il vasto supporto d’Israele a Jabhat al-Nusra e altri contro l’Esercito arabo siriano, anche con il tiro diretto dell’artiglieria contro le truppe governative siriane, non è una novità. Ma i media main-stream finora non ne avevano mai parlato. Oggi il quotidiano israeliano Haaretz è il primo a scrivere del rapporto delle Nazioni Unite, in toni sommessi e senza i particolari più significativi: “I rapporti degli osservatori dell’ONU nelle alture del Golan negli ultimi 18 mesi, rivelano tipo e portata della cooperazione tra Israele ed esponenti dell’opposizione siriana. … Secondo il rapporto, gli osservatori delle Nazioni Unite hanno dichiarato che delle tende sono stati stese a 300 metri dalle posizioni d’Israele, per circa 70 famiglie di disertori siriani. L’esercito siriano ha inviato una lettera di denuncia all’UNDOF a settembre, sostenendo che tale tendopoli è una base dei “terroristi armati” che attraversano il confine con Israele”. Mentre Haaretz rileva il supporto medico agli insorti feriti in Israele, non rivela che si tratta di centinaia di essi.
Haaretz osserva che il campo dei “rifugiati” è stato istituito vicino al villaggio di al-Ayshah in Siria, a 300 metri dalla posizioni israeliane, ma omette che le Nazioni Unite hanno confermato l’affermazione siriana che si tratta di un campi dei ribelli. UNDOF nota: “UNDOF stima che 60-70 famiglie vivano nei campi. Il 23 settembre, la postazione 80 (dell’UNDOF) osservò individui armati riunirsi nel villaggio di al-Ayshah scaricando armi da un camion. Alcuni individui erano in abiti civili e altri in uniformi mimetiche. Un veicolo con un’arma contraerea era stato osservato in prossimità del luogo di scarico. … Il 27 ottobre, la posizione 80 osservò due soldati dell’IDF ad est della recinzione tecnica, rientrare dalla direzione della linea Alpha, verso la recinzione tecnica. L’UNDOF ha osservato l’IDF aprire il cancello della recinzione tecnica e lasciare che le due persone passassero dalla linea (siriana) Bravo alla linea (israeliana) Alpha. Dopo l’evacuazione del personale dell’UNDOF dalla posizione 85, il 28 agosto, l’UNDOF ha sporadicamente osservato membri armati dell’opposizione interagire con l’IDF attraverso la linea del cessate il fuoco, in prossimità della posizione 85 delle Nazioni Unite”. Gli osservatori dell’UNDOF dovettero ritirarsi da alcune delle posizioni sul lato siriano dopo essere stati attaccati da Jabhat al-Nusra e altri insorti. Ora hanno limitate capacità di osservare i vari scambi tra soldati israeliani e insorti. Questo era probabilmente l’obiettivo dei loro attacchi alle truppe delle Nazioni Unite.
L’attacco di oggi presso Damasco difficilmente cambierà il corso della guerra. Probabilmente è solo una mossa politica del primo ministro israeliano Netanyahu che usa la Siria come un “sacco da boxe” per distrarre dalla sua disgrazia in politica interna. E’ tempo per la Siria e i suoi alleati di dimostrare a Netanyahu ed Israele che ulteriori attacchi avranno conseguenze disastrose.

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Israele sostiene i terroristi in Siria, due raid aerei vicino a Damasco

Samir R. Zughayb, al-Ahad News, 8 dicembre 2014 – Reseau International

Netanyahu-visitAerei da guerra “israeliani” domenica hanno attaccato due postazioni dell’Esercito arabo siriano, nella provincia di Damasco, senza causare vittime. Un portavoce delle forze armate siriane ha annunciato che “due aree protette, a Dimas (nord-ovest) e l’International Airport Damascus“, sono state prese di mira dagli aerei nemici. Il portavoce militare siriano ha detto che tali attacchi sono la prova vivente del sostegno d'”Israele” ai movimenti terroristici in Siria. Tale nuovo intervento israeliano diretto nel conflitto, avviene mentre l’offensiva dei gruppi terroristici attivi nel sud e nella provincia siriana di Qunaytra, confinante con le alture occupate del Golan, comincia a vacillare. Dopo un certo successo, i movimenti estremisti iniziano a perdere terreno per la controffensiva dell’Esercito arabo siriano, che ha liberato la maggior parte della città strategica di Shayq Misqin, occupata dai terroristi a metà novembre. La liberazione della città assicura le linee di rifornimento delle truppe regolari nelle posizioni più a sud, in particolare nella città di Darah e provincia. A Qunaytra la situazione dei gruppi terroristici non è migliore. La stretta striscia di sicurezza lungo il Golan occupato dall’esercito “di Israele” è indifendibile. Secondo fonti informate, l’Esercito arabo siriano ha recentemente introdotto un nuovo tipo di missile a lungo raggio e ad alta precisione che colpisce le posizioni dei terroristi, facendo numerose vittime nei loro ranghi e distruggendo le loro fortificazioni. Queste fonti indicano che l’ingresso in battaglia dell’arma è un messaggio ad “Israele” che supporta i terroristi nei pressi del Golan.

Terroristi in difficoltà a Qunaytra
Nel frattempo, l’aviazione siriana ha ripreso le incursioni e la ricognizione sul Golan, pochi mesi dopo che un missile Patriot “israeliano” aveva abbattuto un caccia siriano. Nello stesso contesto, l’Esercito arabo siriano si prepara a prendere la base di Qan al-Shayq, nodo strategico delle operazioni dei terroristi tra la provincia di Qunaytra e Damasco, e Monte Hermon (Jabal al-Shayq). Non è la prima volta che l’aviazione israeliana è direttamente coinvolta nel sostegno ai gruppi terroristici in difficoltà. L’ultimo attacco aereo israeliano si ebbe a marzo contro posizioni militari nella zona di Qunaytra. Nel maggio 2013, quadroni nemici effettuarono massicci attacchi contro le posizioni della Guardia Repubblicana siriana ed altre unità d’élite a Damasco. Dopo l’attacco, il Presidente Vladimir Putin lanciò un chiaro avvertimento al primo ministro “israeliano” Benjamin Netanyahu, in una intervista telefonica.

14 milioni di dollari per curare i terroristi
E non è tutto. Negli ultimi attacchi terroristici a Qunaytra, i cannoni nemici gli assicurarono lo sbarramento d’artiglieria colpendo direttamente le posizioni dell’Esercito araba siriano, per consentirgli di avanzare sul campo. Non dobbiamo dimenticare le cure mediche ai terroristi feriti, anche del Jabhat al-Nusra alqaidista, curati negli ospedali dell’entità sionista. In tale contesto, il quotidiano “Maariv” riferiva che “Israele” ha speso più di 14 milioni di dollari per curare i terroristi feriti (circa 1200). Le spese sono pagate dai ministeri della Difesa, Finanze e Salute, aggiungeva il giornale. A livello strategico, i raid aerei avvenivano in un momento in cui la Russia inizia la vasta offensiva politico-diplomatica caratterizzata da maggiore sostegno militare all’Esercito arabo siriano, costringendo al dialogo con il governo Damasco gli oppositori non manipolati da occidente, Turchia e Paesi del Golfo.

5304cafc33ecc1b0Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Soldato dell’anno. Il riconoscimento militare Musa ibn Nusayr / Tawfiq al-Juhani

Ziad Fadil Syrian Perspective 16 novembre 2014alalam_635322087941876952_25f_4x3Ora che siamo al quarto anno di guerra contro le Forze del Male, Stati Uniti, NATO, Stato-ghetto sionista, trogloditi arabi e loro tirapiedi, è giunto il momento di riconoscere i brillanti leader militari dell’Esercito Arabo Siriano e dell’Aeronautica Siriana, che hanno dedicato la vita a proteggere la società siriana, le sue istituzioni, il suolo e l’onore della sua Presidenza. Questo premio prende il nome dallo straordinario Generale Musa ibn Nusayr, nato in Siria intorno al 640 d.C. nel Qalamun, vicino Homs (Jabal al-Jalil) e che ebbe il merito di conquistare l’estremo occidente nordafricano. Ibn Nusayr ordinò al leggendario Tariq ibn Ziyad di attraversare le colonne d’Ercole nella prima invasione islamica della Penisola Iberica. Musa poi raggiunse il suo luogotenente berbero e completò la conquista di Spagna/Portogallo. Mentre Tariq diede a Gibilterra il suo nome (Jabal al-Tariq), Musa lo diede a una montagna in Marocco: Jabal Musa.
Questo premio prende anche il nome dal Tenente-Generale Muhammad Tawfiq al-Juhani, noto come il Dominatore dell’esercito sionista nella battaglia del lago Qarun in Libano, durante l’invasione sionista del 1982. Il 9 giugno 1982 il Generale al-Juhani, ex-comandante della 1ª Divisione corazzata siriana, assunse il comando del teatro tra le montagne e la Siria infliggendo gravi colpi agli invasori sionisti, uccidendone centinaia e abbattendone molti bombardieri. Mentre l’EAS perse molti blindati nella battaglia, la splendida apparizione di al-Juhani, comandante nel campo di battaglia, sconvolse i sionisti e li mise in ginocchio. Così molti ebrei stranieri morirono nella battaglia, e il tentativo di ritrovare i corpi si tradusse nell’affare spionistico di Ziyad al-Humsi. Il nome del Generale al-Juhani è iscritto a caratteri d’oro negli annali dell’Esercito arabo siriano. Ecco il primo candidato:
gen-al-freij-visits-army-sites-in-aleppo1. Tenente-Generale Fahd Jasim al-Furayj: Nel luglio 2012, un agente saudita, “arruolato” con promesse di denaro e Paradiso, collocò una bomba al Ministero della Difesa di Damasco. Era un dipendente delle pulizie ritenuto insospettabile. Quando l’incontro iniziò vi erano 4 alti ufficiali della Difesa della Siria: il Tenente-Generale Dawud Abdullah Rajiha (Ministro della Difesa) e primo cristiano ortodosso a tenere questa carica nella storia della Siria moderna; il Tenente-Generale Hisham Yqtiyar; il Tenente-Generale Hasan Turqmani (Consigliere Militare del Presidente); il Tenente-Generale Asif Shawqat, Vicecapo di Stato Maggiore e cognato del Presidente. Quando la bomba esplose, Rajiha, Turqmani e Shawqat furono uccisi all’istante. Yqtiyar morì per le ferite pochi giorni dopo. In Siria, il Capo di Stato Maggiore è un ufficiale in servizio attivo che, quando raggiunge una certa età, diventa Ministro della Difesa se la carica è vacante. Il Capo di Stato Maggiore era il Tenente-Generale al-Furayj. Con stile freddo, deciso e senza soluzione di continuità, caratteristico di chi è istruito nelle scienze, il Dr. Assad nominava al-Furayj alla carica di Rajiha e assegnò un altro candidato alla carica di Capo di Stato Maggiore, Generale Alì Abdullah Ayub. I sauditi previdero il panico a Damasco, ma non ebbero nulla se non una successione flemmatica, snella ed efficiente. Si aspettavano che il nuovo Ministro della Difesa fosse meno aggressivo del predecessore. Non fu affatto così. Infatti, il re dei ratti al-Lush, che si prese la responsabilità dell’assassinio, poi osservò che i nuovi incaricati erano più feroci dei precedenti. Nato a Rahjan, provincia di Hama, il Tenente-Generale al-Furayj è un esperto di guerra corazzata e comandante delle forze speciali nel sud della Siria. Da quando il Generale di al-Furayj ha assunto il nuovo incarico, ha mostrato notevole destrezza, percettività e innovazione. Sapeva fin dall’inizio che l’esercito doveva riorganizzarsi e adattarsi a un nuovo tipo di guerra per sconfiggere la costellazione di terroristi sponsorizzati volta ad abbattere il Presidente del suo Paese. È stato determinante nel convincere il Ministero della Difesa russo che la Siria poteva assorbire nuovi sistemi d’arma e mantenerne riservata la tecnologia. Ha costantemente e con successo mediato le dispute tra i suoi generali dimostrando freddezza e riservatezza, dimostrandosi sempre il campione del coscritto, come duro soldato in trincea privo del lusso della limousine con le guardie di sicurezza. Quando finirà tale guerra, sarà ricordato come un gigante nella storia militare siriana.

army_12. Tenente-Generale Alì Abdullah Ayub: è l’Omar Bradley siriano. Capo di Stato Maggiore Generale sostituto del Generale al-Furayj dopo che assunse la carica di Ministro della Difesa. Il Generale Ayub è l’apoteosi della volontà di ferro, altamente professionale, gelido freddo soldato che non può essere scosso. In ogni decisione nel spostare questa o quella brigata, è presente. Decide l’invio delle Brigate Tigre a Idlib o a Darah. E’ il mago della tattica che si occupa la vertiginosa serie di unità militari al suo comando, delle loro capacità ed esigenze logistiche. È colui che informa il Generale al-Furayj su carenze di carburante o munizioni. È colui che avverte il comandante dell’Aeronautica, Tenente-Generale Isam Halaq dei necessari servizi. È colui che coordina l’intelligence distribuita ai comandanti sul campo e che in ultima analisi prende le decisioni più difficili, nell’abbandonare o tenere ad ogni costo delle posizioni. Le sue capacità sono più che eccellenti. Molti l’accrediteranno della vittoria dell’Esercito siriano sulle forze delle tenebre ed erigeranno statue alla sua memoria.

general-issam-zahreddine-syrie3. Maggiore-Generale Isam Zhahradin: come molti ufficiali delle forze od operazioni speciali, questo generale, noto come il “druso pazzo”, si porta con spavalderia che trasuda carisma. Come altri paracadutisti, degli Stati Uniti o degli Speznaz, coltiva una personalità da macho che elettrizza i soldati al suo comando. Quando si opera nella 104.ta Brigata della Guardia Repubblicana del Generale Zhahradin, si opera sotto il comando di un equivalente di Patton, Montgomery e Rommel, uomini dalla reputazione di audaci e coraggiosi in combattimento. La sua posizione oggi è solitaria, a Dayr al-Zur. Nonostante la scarsità di materiale a disposizione, a differenza di altre unità nella parte occidentale del Paese, questo ferreo Aiace ha sconfitto i terroristi cannibali di SIIL e al-Nusra. Hanno cercato di ucciderlo l’11 novembre 2013, ma lo ferirono solo alla gamba. Si riprese rapidamente e inflisse colpi paralizzanti strappando ai ratti al-Huwayqa e Muhasan. Oggi, lui e le sue brigate di ranger e paracadutisti hanno strappato il controllo di Huwayat al-Saqr e sono volti a sterminare ogni barbaro ratto straniero del SIIL spedito dalle viscere dell’Asia o dai fetidi vicoli di Londra. Per i ratti è la personificazione della Morte e promessa di un’unica indissolubile Siria.

B00jr7fIUAAawDz4. Colonnello Suhayl al-Hasan “La Tigre”: nato sulle coste della Siria, nelle montagne che hanno generato i leoni che ne costruirono il formidabile esercito, questo altro gatto ha già mostrato coraggio e risoluzione assai più ferina e flessibile, riuscendo ad essere ubiquo in più posti, infiltrando a velocità inaudita i suoi carri armati davanti ai ruggenti camion verso ogni punto in cui il fetore dei bastardi ratti jihadisti può essere annusato, mentre i letali bombardieri che solcano l’aria al suo comando consegnano alle fiamme dell’Inferno coloro che portano nichilismo distruttivo in Siria. La sua velocità è leggendaria, anche se non ha ancora 50 anni la sua fama di brillante tattico è filtrata in ogni buco infestato dalla peste dei ratti wahhabiti che si crogiolano nel fango puzzolente dei loro rituali pagani. Se a nord di Aleppo o ad Homs spezza la schiena della morsa di al-Nusra, le sue truppe scelte annientano il SIIL nel Jabal al-Shair e nei pozzi di petrolio a sud-est, e a Mawraq le sue truppe vittoriose liberano la città, da cui passa un’arteria cruciale, e le sue unità del Direttorato dell’Intelligence dell’Aeronautica eseguono operazioni speciali a Darah, il suo stile metodico e la capacità d’infondere ai suoi uomini il desiderio di devastare il nemico, ne hanno fatto l’ufficiale preferito dal Dottor Assad. Oggi, si dirige di nuovo a sud per un cruciale scontro con al-Nusra a Nawa.
Il vincitore di questo premio sarà annunciato alla fine dell’anno sulla nostra patentata grande via.

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