La rivoluzione dei raid in Siria, la fine della superiorità USA

John Helmer, 18 aprile 2018

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non intendeva iniziare una rivoluzione. Il Presidente Vladimir Putin ha cercato di persuaderlo a non farlo. Ma il 14 aprile la rivoluzione fu lanciata da aerei da guerra, navi di superficie e un sottomarino statunitensi. Il risultato è che gli Stati Uniti non possono più contare sulla superiorità aerea in una qualsiasi parte del mondo in cui operano le difese aeree sostenute da sistemi di comando e controllo russi. Senza superiorità aerea, gli Stati Uniti non hanno moltiplicatori di forze sul terreno del Pentagono nell’entità necessaria per attaccare; cioè, il rapporto tra uomini e potenza di fuoco che il Pentagono calcola per assicurarsi che i nemici sul terreno siano sconfitti. Questo è rivoluzionario e s’impone immediatamente su ogni fronte della guerra: il confronto russo con la NATO; il fronte Corea-Giappone; lo stretto di Taiwan e il Mar Cinese Meridionale per la Cina; e l’Oceano Indiano per India e Pakistan. I trattati che promettono agli alleati degli Stati Uniti che un attacco contro di essi ne causerà il sostegno militare per la difesa collettiva, Articolo 5 del Trattato Nord Atlantico (NATO), Articolo 4 dell’Australia New Zealand US Treaty (ANZUS), Articolo 3 del Trattato interamericano di assistenza reciproca (Rio) e i trattati di mutua difesa con Giappone, Filippine, Corea del Sud, Taiwan, Pakistan e Israele, sono lettera morta. Così assieme a shock e stupore, era la dottrina di guerra degli USA contro i popoli senza difese allo standard russo. La versione ufficiale del Pentagono dell’attacco del 14 aprile alla Siria, guidato dal tenente-generale del Corpo dei marine Kenneth McKenzie, può essere letta qui. Il video di presentazione di ciò che il portavoce del Pentagono chiamava “Happy Saturday“, con immagini e mappe dei bersagli, può essere visto qui. Il Ministero della Difesa russo ebbe due briefing, il 14 aprile del portavoce dello Stato Maggiore Tenente-Generale Sergej Rudskoj; con testo e immagini qui, e il 16 aprile del portavoce del Ministero della Difesa General-Maggiore Igor Konashenkov. Poiché è in gioco tanto per la futura strategia militare nella valutazione dell’attacco del 14 aprile, e nel coordinamento tra le forze di entrambe le parti, le discrepanze tra i resoconti ufficiali sono molto ampi. Esagerata sui media di tutte le parti, la verità richiederà tempo per chiarirsi. Le differenze principali sono: La Russia dice che c’erano 8 obiettivi, la maggior parte basi aeree siriane. Gli Stati Uniti dicono che erano 3, tutti siti da guerra chimica.
La Russia dice che 103 missili furono sparati da aerei, navi e sottomarini; gli Stati Uniti dicono 85. La differenza sembra essere spiegata da Regno Unito e Francia che avrebbero lanciato 18 o 19 missili aria-terra. La Russia dice che 112 missili terra-aria furono sparati contro i missili in arrivo, Buk, Osa, Strela, Pantsir, Kvadrat, S-125 e S-200, il cui tasso d’intercettazione veniva riportato da Konashenkov. Il tasso complessivo di successi fu del 69%; gli Stati Uniti dicono zero. Fonti militari russe dicono che gli Stati Uniti non hanno usato jamming e soppressione elettronica (ECM) contro i sistemi di difesa aerea siriani; il Pentagono afferma che i velivoli ECM furono schierati sia sul fronte d’attacco orientale (Mediterraneo) e occidentale (Golfo Persico, Mar Rosso). Ciò fu ripetuto dai media israeliani. Fonti russe aggiungono che i sistemi ECM delle navi militari statunitensi impegnate nell’operazione erano troppo lontani dalle difese siriane per essere utili. Se il tasso d’intercettazione fu del 69%, come sostiene la Russia, è stata una delle più grandi vittorie della difesa aerea su attacchi missilistici mai registrata. Se tre bersagli furono distrutti con una precisione del 100%, senza rilascio di sostanze chimiche, vittime e danni collaterali, questo fu il migliore rapporto tra potenza di fuoco e distruzione mai ottenuto dai militari statunitensi. Le incertezze irrisolte, così come le probabilità, si sommano nello stesso modo per gli analisti militari russi. “Uno strano ombrello”, così Ilija Kramnik, analista militare delle Izvestija, intitolava il suo pezzo. Gli Stati Uniti evitavano ogni obiettivo difeso dalla Russia, attaccando obiettivi che non erano difesi da Pantsir ed altri sistemi missilistici consegnati alla Siria nelle ultime settimane. Raggio di rilevamento, velocità di coordinamento ed efficacia del controllo del tiro tra esercito russo e controparti siriane non ebbero tale livello operativo in precedenza. Al Ministero della Difesa, Konashenkov riconosceva che il sistema S-200 aveva lanciato 8 missili senza che colpissero nulla. Questo, spiegano le fonti russe e il Ministero della Difesa, perché l’S-200 era progettato per combattere aerei, non missili. L’S-125 siriano, secondo Konashenkov, ebbe più successo, sparando 13 missili, intercettando 5 bersagli. Ciò fu ottenuto, dicono le fonti russe, perché l’S-125 siriano era stato potenziato da specialisti bielorussi. Gli S-300, che operano in Iran e Cipro, e l’S-400, che protegge le basi aerea e navale russe in Siria, e che la Turchia acquista, possono colpire aerei e missili. Questa è la svolta della difesa siriana contro Israele, se verrà consegnato l’S-300 come il Ministero della Difesa russo ora propone. Igor Korotchenko, direttore della Rivista Difesa Nazionale di Mosca, ritiene che l’esito del 14 aprile sia la conferma dell’efficacia della difesa russa contro le armi più avanzate statunitensi. “Beh, se anche i vecchi sistemi sovietici da difesa aerea in Siria respinsero gli attacchi missilistici contrastando i moderni aerei statunitensi e israeliani, penso che gli ultimi sistemi russi di difesa aerea siano più efficaci. Ma la chiave del successo è l’addestramento degli operatori di questi sistemi. Ora acquisiscono l’esperienza necessaria in Siria“. In breve, è una valutazione russa che gli statunitensi abbiano lanciato un’armata spazzata via dal vento russo. Ma Korotchenko avverte che la lezione che gli statunitensi trarranno sarà la dottrina sorpresa e sciame. Sciame significa moltiplicazione delle forze d’attacco da ogni direzione contemporaneamente in numeri tali da penetrare anche il più denso schermo difensivo. È il contrario di precisione ed intelligenza, come i funzionari statunitensi amano descrivere i loro attacchi. “Naturalmente, se gli Stati Uniti lanciano un numero elevato di missili con la tattica degli sciami, penetreranno il sistema difensivo. Il risultato, direi, sarebbe più efficace, soprattutto se usano anche sistemi di soppressione radioelettronica (ECM). Questa volta in Siria non l’hanno usati, quindi la difesa aerea siriana fu efficace“. Gli analisti russi giudicano che se lo sciame è la probabile tattica statunitense, la sorpresa è contraddetta perché più grande è lo sciame, più è il tempo necessario per prepararlo e più tali preparativi diventano prevedibili. Questo, secondo il Ministero della Difesa e il Presidente Vladimir Putin, è l’interpretazione russa del pre-posizionamento statunitense delle batterie missilistiche in Polonia e Romania, sulle navi della Marina statunitense nel Mar Nero, così come di armamenti negli Stati baltici. Per l’avvertimento di Putin sulla “linea da non oltrepassare”, si legga qui.
Mentre i risultati tattici dell’attacco del 14 aprile continuano a essere dibattuti con nuove prove, l’operazione statunitense ha rimosso l’incertezza strategica della leadership militare russa nel dibattito con Putin. Lo Stato Maggiore è convinto che gli Stati Uniti siano in guerra con la Russia su tutti i fronti e pronti ad attaccare. Di conseguenza, la Russia deve prepararsi a difendersi finché gli Stati Uniti perderanno il vantaggio della sorpresa e dello sciame, perdendo anche le proprie forze. Tale difesa richiede alla dottrina russa la sorpresa sulla linea rossa in modo che, una volta superata, gli Stati Uniti non possano essere sicuri di poter sconfiggere le difese russe, né confidare di poter difendersi dalle più recenti armi russe. La guerra dovuta ad errori di calcolo tra forze statunitensi e russe è quindi molto più vicina. “Spero”, dice Korotchenko, “che le parti decidano di comune accordo su questo conflitto, perché “guerra calda” significherebbe fine dell’umanità. E non la vogliamo“.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La Difesa Aerea siriana respinge l’ultima aggressione israelo-statunitense

Alessandro Lattanzio, 10/02/2018Il 10 febbraio, aerei israeliani attaccavano diverse aree in Siria, ma la difesa aerea siriana abbatteva 2 aviogetti dell’IAF (1 F-16I Sufa e 1 F-15I Baaz), impiegando missili del sistema di difesa aereo S-125 Pechora-2M. I piloti si eiettavano, ma uno decedeva in seguito alle ferite. Gli israeliani avevano tentato di attaccare le postazioni dell’Esercito Arabo Siriano utilizzando 15 missili da crociera, quindi senza avvicinarsi allo spazio aereo siriano, ma la difesa aerea siriana abbatteva 13 dei missili israeliani, e uno dei jet israeliani veniva abbattuto nella regione al-Jalil, nel nord della Palestina, dal tiro di un’unità della difesa aerea siriana presso Qunaytra. Le difese aeree siriane (SyAAD) avevano abbattuto i missili più pericolosi, lasciando andare quelli che non avrebbero causato danni in territorio siriano. L’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv veniva chiuso e le sirene antiaeree suonavano nelle alture del Golan e nella Galilea. Subito dopo gli israeliani, per “rappresaglia”, attaccavano le postazioni dell’EAS nella regione meridionale della Siria, mentre le difese aeree siriane sventavano il nuovo attacco. “Il nemico israeliano all’alba aveva attaccato una postazione militare nella regione centrale, e le difese aeree siriane respingevano l’attacco colpendo più di un aereo”. In seguito gli israeliani attaccavano alcune postazioni nella regione meridionale, che le difese aeree respingevano ancora una volta. In seguito, le autorità israeliane facevano appello alla Russia per contribuire a ridurre le tensioni al confine con la Siria; questo a seguito di un incontro urgente tra il Primo ministro, il ministro della Difesa e altri alti funzionari israeliani. Il disinformatore Magnyer tentava di spacciare la tesi che gli aviogetti israeliani siano stati abbattuti da missili iraniani Shaheen, cercando di giustificare a livello mediatico la propaganda sionista. Ma il sistema di difesa Shaheen è la copia iraniana del sistema statunitense Hawk, ed è quindi incompatibile con la rete dei sistemi di difesa aerea siriana d’impronta sovietica-russa.
Tutto questo avveniva poche ore dopo che l’Esercito arabo siriano spazzava via ogni residua presenza di al-Qaida e Stato Islamico dai governatorati di Hama ed Aleppo, liquidando in poche settimane una sacca di 1100 kmq con 500 terroristi intrappolati dentro. Il Comando Generale dell’Esercito e delle Forze Armate siriane dichiarava lo sradicamento dei terroristi dello SIIL e dei gruppi affiliati nelle aree tra Qanasir, Aleppo, Sinjar e Sinah. Inoltre, la bufala della strage di soldati siriani nel bombardamento statunitense su Tabiyah e Qasham, presso Dayr al-Zur, svanisce con l’ammissione dello stesso Mattis che le forze d’occupazione statunitensi avevano colpito solo 2 carri armati delle milizie tribali governative siriane; probabilmente si trattava di due autoveicoli civili, dato che le autorità siriane riferivano di 40 civili uccisi o feriti. I timori negli USA riguardo a un coinvolgimento in Siria sono sempre più acuti; il senatore degli Stati Uniti Tim Kaine, membro del comitato per le relazioni estere e i servizi armati del Senato, criticava l’attacco degli Stati Uniti, “Anche se sono grato che nessun membro degli Stati Uniti o della coalizione sia stato ferito nell’attacco, sono gravemente preoccupato dall’amministrazione Trump che volutamente s’infila in un grande conflitto, senza il voto del Congresso ed obiettivi chiari“. Mattis stesso mostrava dei dubbi sugli eventi a Dayr al-Zur, definendola “situazione di perplessità“, non potendo dare “alcuna spiegazione sul perché” forze filogovernative avrebbero attaccato una base delle SDF. Come affermano chiaramente le fonti governative siriane, non c’è mai stata alcuna operazione siriana contro il territorio occupato dalle SDF, ma un’operazione di ricognizione contro le infiltrazioni dello SIIL nel governatorato di Dayr al-Zur.
Va notato che almeno un paio di presunti ‘giornalisti freelence’ in Siria, un presunto corrispondente russo e un noto mercenario statunitense, hanno amplificato e spacciato tale operazione da guerra psicologica e di disinformazione. Il falso corrispondente russo arrivava a dire che nell’azione statunitense erano morti “130 mercenari russi” della compagnia Wagner (!?), mentre il mercenario statunitense, due ore prima dell’attacco statunitense, aveva tweettato che forze siriane stavano per attaccare obiettivi detenuti dalle SDF nella regione, lanciando alle forze militari del proprio Paese un preallarme. Le autorità siriane dovrebbero mostrare estrema attenzione verso coloro che si presentano come amici, solo per poi monitorare con metodi, modalità e scopi poco chiari, le aree del territorio siriano sottoposte a maggior conflitto.

Nel frattempo, un capo di Jabhat al-Nusra, Abu Yaman, e cinque sue guardie del corpo, venivano uccisi presso Jisr al-Shughur, a sud d’Idlib, da disertori della stessa organizzazione terroristica, mentre un elicottero d’attacco turco Agusta/TAI T-129B ATAK veniva abbattuto dalle YPG ad al-Qudah, presso Raju, a nord-ovest d’Ifrin. I due piloti restavano uccisi. Un’unità dell’Esercito arabo siriano respingeva l’attacco del gruppo terroristico Jabhat al-Nusra su Tal Hadada, ad est di Qinsiba, a nord di Lataqia, eliminando l’intero gruppo. Ad est di Damasco, tra Irbin e Harasta, la 4.ta Divisione dell’Esercito arabo siriano liberava diversi edifici, numerose trincee e cinque tunnel occupati dai terroristi dell’Hayat Tahrir al-Sham. Inoltre, un distaccamento delle Forze di Difesa Nazionali (NDF) liquidava 12 terroristi dello SIIL, e ne sequestrava l’autocarro che trasportava missili anticarro AGM-114 Hellfire e dispositivi per il controllo dei missili.
Note
Anàlisis Militares
FNA
Global Security
al-Masdar
Moon of Alabama
Muraselon
Muraselon
Muraselon
Muraselon
RIAFAN
RIAFAN
RIAFAN
RIAFAN
SANA

L’eredità dell’Ottobre Rosso è ancora visibile in Medio Oriente?

Jurij Zinin, New Eastern Outlook, 31.01.2018

Le immagini di una bandiera rossa con falce e martello che sventolava su un edificio nella città siriana di al-Raqqah, roccaforte dello SIIL per un lungo periodo, circolò sui media arabi per tutto gennaio. Questa bandiera fu innalzata dai combattenti della “brigata della libertà” formata da nativi di vari Stati mediorientali ed europei dagli ideali di sinistra. Avrebbero associato la lotta contro lo SIIL con l’incredibile impresa dei soldati sovietici che innalzarono la bandiera rossa sul Reichstag, roccaforte nazista durante la Seconda guerra mondiale. Questi riferimenti affondano le radici nella storia della regione, influenzata dalla Rivoluzione d’Ottobre del 1917. Il centenario di questo evento riuniva chi crede negli ideali di sinistra in Medio Oriente, con vari forum tenutisi in diversi Paesi regionali. Secondo l’iracheno Saqaf al-Jadid, la rivoluzione d’ottobre presentò al mondo un’alternativa all’egemonia capitalista, promuovendo le idee di uguaglianza, giustizia, liberazione sociale e nazionale, riflesse nei primi documenti adottati dall’URSS immediatamente dopo la rivoluzione, tra cui la “Dichiarazione dei diritti dei popoli della Russia” e l’appello “A tutti i lavoratori musulmani di Russia ed Oriente”. I bolscevichi furono abbastanza coraggiosi da declassificare l’accordo Sykes-Picot, apparso a Beirut nel dicembre 1917. Fu preparato segretamente dai governi dell’Intesa (Regno Unito e Francia) alle spalle dei popoli, con lo scopo di dividersi in sfere d’influenza il Medio Oriente e saccheggiarne le risorse. La voce della Russia rivoluzionaria fu ascoltata e compresa nella regione, poiché fino a quel momento agli attori locali fu data la possibilità di cedere al dominio egualmente opprimente degli ottomani o delle potenze europee. Nel dicembre 1920, il Comitato per l’unità araba siriana espresse solidarietà alla Russia sovietica che puntò “alla liberazione dell’Oriente dalla morsa dei tiranni europei”. Dopo la Seconda guerra mondiale, il rispetto che l’URSS godeva nella regione raggiunse massimi inediti, compiendo la dura lotta al fascismo. Gli arabi volsero lo sguardo al nuovo polo di potere, abbastanza audace da sfidare il monopolio di un tempo delle potenze imperialiste. Per decenni Mosca sostenne i giovani Stati che lottavano per la sovranità e per chiudere le basi militari straniere sui loro territori. Tra questi Stati si possono nominare Libia, Egitto e Iraq, usati per contenere l’Unione Sovietica e i suoi alleati. I legami politici appena nati furono rafforzati da un’ampia cooperazione economica sovietico-araba e dall’assistenza militare. In totale, con l’aiuto di Mosca, nella regione furono costruiti 350 grandi impianti industriali, 97 infrastrutture in Egitto e 80 in Siria.
Gli scienziati politici arabi osservano che l’URSS si dimostrò un partner fedele dell’Egitto inviandogli ingenti forniture di armi ed attrezzature dopo la devastante guerra del 1967, ripristinando così il potenziale indebolito del suo esercito. Grazie a questo sostegno, molti grandi Paesi del Medio Oriente posero le fondamenta dell’economia moderna di cui dispongono oggi, insieme allo sviluppo delle industrie della Difesa che li mantengono al sicuro. I contatti con Mosca permisero a questi Stati di rafforzare le posizioni sulla scena internazionale, costringendo così l’occidente a fare concessioni. Oggi, numerosi attori regionali affrontano turbolenze provocate dalla cosiddetta “primavera araba”. Ciò che è chiaro per tutti in questa fase è che quando uno Stato viene indebolito subisce il brusco aggravarsi delle contraddizioni interne etniche e settarie. La configurazione geopolitica del Medio Oriente la rende intrinsecamente instabile. Le linee di forza di varie coalizioni, spesso opportunistiche, si scontrano qui con le masse islamiche manipolate per portarle nei conflitti che fanno avanzare l’agenda di qualcun altro. Un esempio lampante è la Siria, dove nel tentativo di far cadere il legittimo governo di Bashar al-Assad, Paesi occidentali, regimi monarchici del Golfo Persico ed islamisti agivano insieme per perseguire i propri obiettivi.
Parlando dell’eredità della Rivoluzione d’Ottobre attraverso il prisma del mondo moderno, numerosi esperti arabi pongono la domanda: gli ideali di sinistra andavano perseguiti anche alla luce delle seguenti violazioni giuridiche, e rimangono adeguati dopo il crollo dell’URSS? Ovviamente, se non fossero così attraenti per molti nel mondo, sarebbero stati dismessi da tempo. Questi ideali, troppo avanzati per i tempi in cui furono espressi, hanno tuttavia preparato il terreno dei cambiamenti sociali nel mondo, portando a un futuro migliore. Secondo i moderni pensatori palestinesi, la Rivoluzione d’Ottobre sfidò i Paesi metropolitani costringendoli ad abbandonare le loro colonie. Nel corso dello scontro e della competizione tra i due sistemi, i lavoratori dei Paesi capitalisti ottennero importanti concessioni e l’introduzione di regolamenti che ne garantivano i diritti sociali. Chi liquida la Rivoluzione d’Ottobre come fatto minore, non potrà mai accettarne l’eredità. Ad esempio, il peggior denigratore dell’URSS e dei suoi valori, Zbigniew Brzezinski, statista e scienziato politico degli Stati Uniti, annunciò in modo temerario in un discorso di quasi due decenni fa: “Ho studiato e capito Marx meglio di molti socialisti… e quindi ho potuto deviarne l’avanzare delle idee per quasi un secolo, non basta?Jurij Zinin, ricercatore presso l’Istituto statale per le Relazioni internazionali di Mosca (MGIMO), in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Disperazione degli Stati Uniti mentre le forze siriane avanzano su Idlib

Tony Cartalucci, LD, 20 gennaio 2018

Taqfiri con curdi

Il governo siriano, col sostegno degli alleati russi, iraniani e libanesi, ha intrapreso una grande operazione militare per riconquistare il governatorato d’Idlib in Siria. Nel frattempo, Stati Uniti ed alleati regionali si affrettano a posizionarsi per garantirsi la spartizione permanente della Siria. Mentre le forze siriane avanzano verso Idlib, si scontrano con le grandi quantità di armi fornite dagli Stati Uniti, tra cui missili anticarro e flotte di blindati come i trasporto truppe corazzati Panthera F9, realizzati congiuntamente da Emirati Arabi ed Ucraina, fabbricati in Turchia. Nonostante il formidabile arsenale fornito ai terroristi, la maggior parte dei quali combattono sotto la bandiera di al-Qaida ed affiliati, Siria ed alleati mantengono la superiorità aerea. Gli Stati Uniti hanno cercato, fallendo, d’imporre ciò che i loro politici definiscono “santuario” o “zona cuscinetto” nel nord della Siria, dove le forze armate statunitensi potrebbero proteggere i terroristi dalle forze aeree siriana e russa. Mentre gli Stati Uniti hanno creato tale zona nella Siria orientale, la cosa più vicina nel nord della Siria è la zona d’occupazione “Euphrates Shield” della Turchia, membro della NATO, e la piccola zona “Idlib Shield” al confine degli ostili militanti curdi. I piani annunciati dagli Stati Uniti per creare una “forza di difesa delle frontiere” di 30000 militanti curdi, armati e finanziati dagli Stati Uniti, sarebbe intenzionalmente volta a concedere alla Turchia il pretesto per ampliare le zone d’occupazione coprendo i terroristi rimasti, scacciati da Idlib. I rapporti secondo cui la Turchia preparava l’offensiva per ampliare l’occupazione ad ovest d’Idlib già circolavano nei media. La BBC, nell’articolo, “Crisi siriana: perché la Turchia è pronta ad attaccare l’enclave curda d’Ifrin“, riferiva: “Canali televisivi turchi hanno diffuso dal confine siriano ad ogni ora sempre più immagini che mostrano il dispiegamento di truppe, carri armati e blindati”. “Il conto alla rovescia è iniziato per l’operazione turca contro Ifrin”, diceva un canale filo-governativo. Il corrispondente osservava che le truppe al confine già puntava su ciò che le autorità definivano obiettivi terroristici in Siria. C’erano anche rapporti sull’artiglieria turca che bombardava l’area”. Va notato che Ifrin si trova nel territorio attualmente occupato dalla Turchia, le cui truppe, se dovessero conquistarla, amplierebbero lo “Scudo dell’Eufrate” di 53 km con l’opportunità di collegarsi con le truppe dello “Scudo d’Idlib”, creando una vasta e unica zona cuscinetto entro cui le forze USA-NATO potrebbero ospitare i terroristi respinti dall’offensiva siriana. A seconda del successo della Turchia, la zona potrebbe essere ulteriormente ampliata, persino includendo Idlib, dando così agli Stati Uniti l’opportunità di presentarla come seconda “capitale” siriana, come nel caso di Bengasi in Libia, durante il cambio di regime avviato dagli Stati Uniti. Resta, tuttavia, il fatto che Idlib è apertamente occupata e amministrata da al-Qaida, rendendo particolarmente discutibile la proposta di farne “capitale dell’opposizione”. Nel frattempo, gli Stati Uniti continuano l’occupazione illegale e non richiesta dal territorio siriano ad est dell’Eufrate. Avendo già giustificato invasione ed occupazione del territorio siriano col pretesto di combattere il cosiddetto “Stato islamico” (SIIL), con la sconfitta dell’organizzazione terroristica, gli Stati Uniti ora affermano di dover rimanere in Siria per “contrastare l’influenza iraniana”.
The Hill in un articolo intitolato “Funzionario indica il ruolo militare degli Stati Uniti in Siria post-SIIL contro l’Iran“, afferma: “Un funzionario del dipartimento di Stato suggeriva che il ruolo delle forze armate statunitensi in Siria nell’Iraq e Siria post-Stato islamico sarà incentrato sulle attività iraniane. David Satterfield, segretario aggiunto per gli affari del Vicino Oriente, rispondeva a una domanda del membro della commissione per le relazioni estere del Senato Chris Murphy (D-Conn). su quale funzione le truppe USA abbiano in Siria oltre a combattere lo SIIL. Come indicato da Satterfield e altri funzionari statunitensi, i militari rimarranno nel Paese dopo la sconfitta del gruppo terroristico”. The Hill continuava: “Satterfield ha poi detto: “Siamo profondamente preoccupati dalle attività dell’Iran, dalla possibilità di migliorarle con la maggiore capacità d’inviare materiale in Siria. E preferirei lasciare la discussione a questo punto“. La politica siriana apparentemente mutevole di Washington non dovrebbe sorprendere. La guerra per procura contro la Siria che gli Stati Uniti intrapresero nel 2011 è sempre volta contro l’Iran. Le abortite “proteste” sostenute dagli Stati Uniti in Iran a fine dicembre 2017 segnavano ciò che è probabilmente il primo di molti tentativi di prendere di mira l’Iran direttamente. L’occupazione statunitense del territorio siriano sarà difficile per Damasco ed alleati contestarla senza essere trascinati nello scontro militare diretto. L’occupazione turca potrebbe essere più facile da confondere, ma se c’è la volontà politica di mantenerla insieme al sostegno degli Stati Uniti, potrà effettivamente portare a un’occupazione tipo Golan, imponendo per i prossimi anni una pressione geopolitica su Damasco. E mentre gli sforzi degli Stati Uniti per distruggere la Siria sono diminuiti, occupano permanentemente il territorio di uno dei più importanti alleati regionali dell’Iran. Come una scheggia sottocutanea che infetta, l’occupazione statunitense potrà essere fonte di grave infezione per la Siria e il resto della regione.
I successi o i fallimenti della Siria e degli alleati, e della Turchia nel nord della Siria, nelle prossime settimane decideranno quanto grande sarà la scheggia una volte che il conflitto entrerà nella fase finale.

Taqfiri senza curdi

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Russia offre agli Stati Uniti un “ramo d’ulivo” turco per Ifrin

Elijah J. MagnierLa Turchia ha lanciato oggi l’operazione militare “Ramo d’Ulivo” contro la regione curda di Ifrin, nel nord-ovest della Siria. Il nome in codice è stato svelato dal Capo di Stato Maggiore turco che ha spiegato che l’operazione mira ad impedire il dilagare delle Unità di protezione popolare e del Partito dell’Unione democratica ai confini della Turchia, una minaccia per la sicurezza nazionale turca. L’atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti dei curdi di Ifrin è piuttosto interessante, perché il generale statunitense Vottel si dichiarava “non preoccupato da ciò che accade nell’enclave curda nel nord-ovest della Siria”, dove Washington usa i curdi per attaccare lo SIIL. Non sorprende che gli Stati Uniti si preoccupino dei propri interessi piuttosto che degli alleati, come è successo nel Kurdistan iracheno quando Irbil dichiarò l’indipendenza; fu prontamente abbandonato dagli Stati Uniti. Ma quali sono i dettagli concordati prima dell’inizio dell’operazione, consentendo alla Turchia di avventurarsi in un’area sotto il controllo russo? E come sono andate le cose, spingendo la Turchia ad avventurarsi in un’area d’influenza russa, con la polizia militare, e dopo la chiara minaccia di Damasco di abbattere qualsiasi aereo turco, con la Russia che rafforzava le posizioni in città il giorno prima dell’inizio dell’operazione turca contro Ifrin? I curdi hanno combattuto sotto il comando delle forze statunitensi contro lo SIIL nel nord della Siria e hanno subito centinaia di morti da Manbaj a Dabaq e persino a Raqqah. Queste forze congiunte statunitensi-curde hanno anche concordato con lo SIIL, dopo la distruzione totale della città da parte dell’aviazione statunitense, il ritiro sicuro di migliaia di terroristi in cambio della loro partenza dalla capitale dello SIIL, consegnandola senza combattere. Lo SIIL inoltre accettava di lasciare i giacimenti ed altri villaggi ad est del fiume Eufrate alle forze curde degli Stati Uniti. L’Esercito arabo siriano cercava di raggiungere i giacimenti petroliferi quando lo SIIL si ritirò, e fu creata una “zona cuscinetto” dagli Stati Uniti ai confini affinché i terroristi limitassero gli attacchi solo agli alleati russi (Esercito arabo siriano ed alleati) e non le forze curde. La dirigenza statunitense dichiarò l’intenzione di rimanere in Siria nonostante la generale sconfitta dello SIIL (anche se una sacca è ancora controllata dal gruppo terroristico nell’area controllata dagli Stati Uniti, a est dell’Eufrate, ai confini tra Siria e Iraq). Il segretario di Stato USA Rex Tillerson affermava che l’obiettivo delle sue forze è limitare l’influenza iraniana, facendo affermazioni contraddittorie su sconfitta o meno dello SIIL in Siria. Tale posizione è abbastanza chiara per la Russia, gli Stati Uniti mirano a sfidare la presenza russa e a rimanere in un Paese sotto la protezione di Mosca. Inoltre la scusa degli Stati Uniti d’occupare parte del nord-est della Siria, secondo la dichiarazione di Tillerson, per “impedire all’Iran di diffondere la propria influenza” non convince perché la presenza dell’Iran in Siria risale al 1982 e la sua influenza è aumentata direttamente a causa dei sei anni di guerra.
La Turchia è sconvolta dalla diffusa presenza curda ai confini e ha chiesto agli Stati Uniti di ritirare le armi date ai curdi. Washington lo promise, ma in seguito la Turchia scoprì che tale promessa non fu rispettata e che i curdi hanno missili anticarro a guida laser e missili antiaerei, una minaccia diretta alle forze turche, siriane e russe. La Turchia ha chiesto che Russia ed Iran, in contatto diretto con Damasco, permettano alle sue truppe di contribuire a porre fine ai piani statunitensi in Siria, indebolendo ulteriormente i curdi. Damasco chiese a Russia e Iran di dare ai curdi la possibilità di prendere le distanze da Washington accettando la presenza dell’Esercito arabo siriano nelle città di Manbij e Ifrin, invece dell’invasione turca. La Turchia, nonostante il radunarsi delle proprie forze ai confini e l’annuncio dell’inizio dell’operazione militare, attese il via libera russo/iraniano. Funzionari russi incontrarono i curdi per evitare la grave intenzione turca e dare una via d’uscita dalla situazione critica inoltrando la proposta di Damasco, respinta da Ifrin, il cui comandante aveva fiducia nel sostegno degli Stati Uniti, apparentemente riluttante o incapace di capire ciò che è successo ai curdi iracheni ad Irbil. Fu raggiunta un’intesa segreta in cui Ankara smette di sostenere al-Qaida ed alleati ad Idlib e non considera più l’operazione dell’Esercito arabo siriano ad est d’Idlib e verso la città una violazione dell’accordo di allentamento raggiunto a Sochi l’anno scorso. D’altra parte, la Russia estrae il suo contingente dalla città e non interferirà con l’operazione “Ramo d’Ulivo” dell’esercito turco. La leadership siriana e i suoi alleati hanno chiesto supporto aereo russo per aprire un corridoio verso le due città circondate di Fuah e Qafriya, assediate da anni. Tuttavia, la leadership russa respinse la richiesta e chiese, con sorpresa di Damasco ed alleati, di essere pazienti, perché l’obiettivo non era solo liberare Fuah e Qafriya, ma anche Idlib. Il Presidente Vladimir Putin è deciso a combattere al-Qaida in Siria per rafforzare la posizione del proprio Paese nel mondo combattendo il terrorismo. Come riportato l’anno scorso, e ora confermato, i curdi di Siria e Iraq, affidandosi agli USA e alle loro vuote promesse, sono i peggiori perdenti in Medio Oriente, grazie alla leadership inesperta degli USA e alla continua incomprensione (e quindi credibilità) degli affari mondiali. L’attuale leadership statunitense sembra affidarsi molto sul potere militare come mezzo per mantenere la propria influenza: apparentemente non possiede quell’abilità, particolarmente importante in Medio Oriente, d’intrecciare alleanze e rafforzare le amicizie. Ciò che succede ora è un duro colpo per gli Stati Uniti da parte dell’alleato turco, membro dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO). La Turchia usa il “ramo d’ulivo” per colpire l’alleato curdo degli USA sotto la cintura, un ulteriore colpo della Russia agli inesperti Stati Uniti, che hanno incautamente deciso di giocare nel cortile siriano di Mosca. Gli USA non hanno alleati in Siria tranne i curdi di Hasaqah e Dayr al-Zur. Ma questi alleati saranno frammentati. Ciò lascerà le forze d’occupazione statunitensi vulnerabili in un ambiente estremamente ostile.Traduzione di Alessandro Lattanzio