Erdogan, i curdi e l’inettitudine di Obama e della NATO

Murad Makhmudov, Sawako Uchida e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 21 ottobre 2016showimage-ashxL’inettitudine del presidente Obama non conosce limiti su Siria e politica estera. Eppure, va oltre ogni comprensione che la Turchia della NATO uccida apertamente i curdi in Siria, mentre le forze curde aiutano le truppe irachene e l’amministrazione degli Stati Uniti in Iraq. In effetti, i curdi e gli altri alleati degli USA nel nord della Siria appaiono sacrificabili nel caso della Turchia nella NATO. La NATO, proprio come Obama, distrugge anche la propria reputazione tra gli alleati dell’organizzazione. Dopo tutto, non solo la NATO tollera che la Turchia di Erdogan sia un importante passaggio internazionale per i terroristi settari, ma anche che la democrazia venga gettata dalla finestra. Inoltre, proprio come Obama, la NATO resta nell’ombra mentre la Turchia nel nord della Siria massacra i curdi. Pertanto, mentre i mass-media mostrano il coraggio dei curdi che combattono lo SIIL in Iraq, gli stessi mass media passano sotto silenzio la Turchia che bombarda i curdi nel nord della Siria, mentre combattono sempre lo SIIL. CNN, “La Turchia dice che i suoi aerei da guerra hanno bombardato i combattenti curdi nel nord della Siria, segnando ciò che sarebbe il più grande attacco delle forze turche contro gli alleati curdi degli USA nel Paese dilaniato dalla guerra da quando l’esercito turco ha lanciato un’incursione in Siria, due mesi fa“. Tale agenzia continua, “I bombardamenti sono avvenuti il 19 ottobre sera contro i combattenti curdi che avanzavano contro lo SIIL presso Ifrin, una città a 40 chilometri a nord-ovest di Aleppo, secondo rappresentanti della milizia curda“. Ancora una volta il silenzio mortale di Obama e NATO allarma perché i curdi vengono abbandonati nel nord della Siria pur essendo utilizzati in Iraq. In effetti, è deplorevole che Erdogan possa sfacciatamente deridere gli USA e la NATO tranquillamente e con abbandono morale. I due pesi e le due misure vanno oltre ogni comprensione e ragione. The Independent dice: “In Siria, le Unità di Protezione Popolare (YPG) curde e la coalizione a maggioranza curda delle Forze Democratiche siriane (SDF) sono state tra le forze più efficaci nel limitare l’espansione del movimento islamista SIIL, ricevendo logistica e supporto militare dagli Stati Uniti… Alcuni combattenti delle YPG, così come delle forze peshmerga irachene, attualmente sono all’offensiva per riprendere la città irachena di Mosul“. Nonostante ciò, Obama e NATO fanno il doppio gioco contro i curdi o, più probabilmente, i capi di USA e NATO sono cinici, scadenti e giocati.
Il presidente della Turchia Erdogan che imprigiona i giornalisti insieme a decine di migliaia di persone con accuse inconsistenti, riassume la superficialità della democrazia nella retorica di Obama e della NATO. Dopo tutto, come si può fare la guerra al terrorismo quando “le porte del terrorismo” continuano ad essere attraversate in Turchia? Allo stesso modo, la NATO ha consegnato la Libia allo Stato islamico e ai vari affiliati di al-Qaida, che a sua volta destabilizzano il Mali. Tuttavia, se la NATO può sostenere che uno Stato fallito non fosse la priorità in Libia, cosa chiaramente discutibile date le politiche della stessa in Afghanistan e in Iraq, essa pretende di essere ingenua nella migliore delle ipotesi, o del tutto sconsiderata nella peggiore. Tale scusa discutibile di USA, Francia, Regno Unito e potenze del Golfo nel caso della Libia, va all’aria del tutto con le ratlines che utilizzano per destabilizzare la Siria. Eppure, la Turchia va oltre, divenendo la rotta dei terroristi settari aperta dalle nazioni estere per destabilizzare la Siria. Inoltre, è evidente che la principale preoccupazione della Turchia è contenere i curdi del nord della Siria. In altre parole, mentre la NATO era l’aviazione furtiva di al-Qaida in Libia, e per altre milizie terroristiche e mercenarie, questa volta la Turchia della NATO tollera i terroristi settari, anche dello SIIL, utilizzare una nazione della NATO. Pertanto, anche se tra le varie forze che combattono lo SIIL in Iraq vi sono i curdi, gli stessi, nel nord della Siria, vengono pugnalati alla schiena da Obama e NATO.16102106Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cairo brandisce contro Riyadh “la scelta di Teheran”

I deteriorati rapporti tra Egitto e Arabia Saudita peggiorano
al-Manar 13 ottobre 2016

6-egittoRiyadh ha rimprovero le ultime posizioni di Cairo su Siria e Yemen, che non coincidono. Mentre i leader egiziani rinfacciano alle controparti saudite i tentativi di emarginarli con decisioni prese alla sprovvista, senza permettergli di consultarsi, come richiesto tra alleati, e denigrando i consigli dati a Riyadh. La crisi è ancora più seria da quando i media se ne occupano. Subito, l’ambasciatore saudita ha fatto i bagagli. Si è giunti al culmine quando i sauditi hanno deciso di sospendere l’invio degli idrocarburi agli egiziani. Tra le soluzioni suggerite dal presidente egiziano vi è il ricorso al petrolio iraniano, senza mancare di toccare la suscettibilità saudita contro la Repubblica islamica, promossa a peggior nemico del regno wahhabita. Ma Abdalfatah al-Sisi ha trovato il suggerimento frettoloso, soprattutto quando l’ARAMCO ha rettificato la posizione limitando la sospensione a un solo mese. Nel frattempo, Cairo ha preferito rifornirsi sul mercato mondiale per un miliardo di dollari, ma la crisi sui manufatti non è esclusa. Secondo una fonte diplomatica egiziana, ciò che sciocca Riyadh è che “l’accordo sulla delimitazione delle zone marittime non sia entrato in vigore“. Dovevano cedere le isole Tirana e Sanafir ai sauditi prima che tumulti scoppiassero e l’arbitrato del Consiglio di Stato, la massima giurisdizione egiziana, ne richiedesse l’abrogazione. Sempre secondo il diplomatico egiziano, Riyad è offesa anche “perché non ha avuto il pieno sostegno di Cairo nei suoi piani internazionali, nonostante il sostegno economico dato“. Nell’ultima sessione ordinaria dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il ministro egiziano rifiutava chiaramente che il suo Paese invocasse la caduta del Presidente siriano Bashar al-Assad, credendo ciò dipenda dal popolo siriano.
Il diplomatico, tuttavia, non menziona un altro motivo del gelo improvviso tra le due potenze arabe: la conferenza di Groznij in cui hanno partecipato il capo di al-Azhar Shayq Muhamad al-Tayab e altri religiosi di primo piano egiziani, per ripudiare il wahabismo dal sunnismo. È vero, il wahhabismo, che sostiene una lettura fiscale dell’Islam che ripudia la maggior parte delle altre scuole, sostenendone lo sterminio, si diffonde nel mondo islamico a spese delle scuole sunnite insegnate nella prestigiosa università religiosa di al-Azhar. Inoltre, con la generosa politica degli assegni, l’Arabia Saudita ha radunato sotto il suo controllo gran parte dei Paesi arabi ed islamici volendosi imporre da leader del mondo arabo-islamico. Tali ambizioni egemoniche saudite non mancano d’infastidire alcuni di questi Paesi. Con l’ambasciatore saudita a Cairo che si appresta a lasciare, solo due altri Paesi arabi hanno subito lo stesso atteggiamento saudita: Libano ed Iraq, che criticarono con forza l’interferenza di Riyadh nei loro affari interni. Con l’Egitto, la protesta araba contro i sauditi peserà molto di più.14807f30-332e-450c-97ce-c0df5393f6e1_16x9_788x442

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cosa indica lo schieramento dei sistemi di difesa aerea russi S-300 in Siria

La Russia ha schierato i sistema di difesa aerea S-300V4 Antej-2500 in Siria
Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 07/10/2016s-300vm_armiy-2015_04L’annuncio è arrivato il 4 ottobre dopo che Washington aveva detto di sospendere i colloqui con Mosca per rilanciare l’accordo di cessate il fuoco. É la prima volta che la Russia schiera gli S-300V4 Antej-2500 al di fuori dei confini. Il portavoce del Ministero della Difesa russo Maggiore-Generale Igor Konashenkov affermava che una batteria di sistemi missilistici di difesa aerea S-300 era stata inviata in Siria per proteggere l’impianto russo nel porto siriano di Tartus e le navi della Marina russa al largo delle coste del Mediterraneo. “L’S-300 è un sistema puramente difensivo e non costituisce una minaccia per nessuno”, sottolineava il portavoce. L’Antej-2500 è un nuovo sistema entrato in servizio solo nel 2014. E’ operativo nell’esercito russo. Il sistema è progettato per abbattere missili balistici a breve e medio raggio, missili da crociera, velivoli ad ala fissa, piattaforme volanti ECM, munizioni a guida di precisione e testate di missili balistici. Può fare detonare la testata del missile presa di mira. Le caratteristiche dell’S-300V4: alta potenza di fuoco indipendentemente dalle tattiche degli aerei aggressori, radar a scansione elettronica passiva dall’avanzata elaborazione dei dati, immunità alle contromisure elettroniche e sistema di guida radio-inerziale con aggiornamento in volo e guida radar semi-attiva in fase terminale. Il sistema utilizza due tipi di missili ipersonici dall’elevata resistenza alle contromisure e capacità unica di manovrare in fase terminale sul bersaglio; ingaggia aerei e missili da crociera attacco, ed anche missili balistici a medio-corto raggio, come l’ATACMS dell’US Army (Army Tactical Missile System). Il missile più piccolo può raggiungere obiettivi a 100 km di distanza. Il missile più grande, 40N6, ha una gittata di 400 km e vola alla velocità massima di Mach 7,4. Può contrastare velivoli con o senza equipaggio a tutte le quote. I missili vengono lanciati verticalmente da uno speciale contenitore di lancio di bordo. Operano senza manutenzione per almeno dieci anni. Le testate dei missili contengono 150 kg di esplosivo. Ogni sistema sorveglia 200 obiettivi e ne ingaggia 24 contemporaneamente, alle quote tra 25000 m e 30000 m.
Il radar multicanale di guida dei missili 9S32ME guida due missili dello stesso lanciatore e quattro missili da diversi lanciatori. Il radar è montato sull’unità lanciamissili 9A84ME, dalla copertura di 360° in azimut e 180° in elevazione. Montato in posizione semi-fissa, ha una copertura di 90º in azimuth e 110° in elevazione. Il sistema di difesa aerea missilistico Antej-2500 è inoltre dotato di radar di sorveglianza 9S19ME per monitorare e rilevare bersagli ad alta velocità, come ad esempio testate di missili balistici. Il raggio è di 330 km. Rileva missili balistici a 175 km di distanza. Un radar di osservazione azimutale sorveglia l’area circostante, con compito di primo allarme e acquisizione dati. L’ampio raggio degrada la capacità del nemico di controllare i cieli negli attacchi aerei contro obiettivi a terra e truppe, così come sorveglianza e disturbo fuori area. L’efficiente immunità anti-jamming permette d’ingaggiare bersagli aerei in un ambiente dall’intenso contrasto elettronico e di tiro, in qualsiasi condizione atmosferica, di giorno e di notte. L’Antej-2500 è monato su veicoli fuoristrada. Tutti gli elementi dell’Antej-2500 si basano su speciali telai cingolati, quelli del cannone semovente da 203mm 2S7 Pion dotato di motore turbodiesel V-84 da 840 CV. I veicoli sono inoltre dotati di unità ausiliaria che alimenta tutti i sistemi quando il motore principale è spento. Con i veicoli cingolati, il sistema viaggia su terreni difficili con l’agilità dei moderni carri armati di medie dimensioni, divenendo molto difficile da rintracciare e attaccare. Il sistema è pronto a muoversi con poco preavviso aggravando notevolmente i compiti del nemico per colpirlo preventivamente. L’Antej-2500 utilizza tattiche di camuffamento lancia e muoviti, per evitare di essere colpito. Il processo di caricamento delle munizioni richiede circa 50-60 minuti. Una capacità unica dei veicoli di ricarica è che possono lanciare missili. I dati di lancio vengono acquisiti dal veicolo lanciamissili. Una batteria di Antej-2500 comprende da due a sei lanciatori delle due versioni, veicoli di comando, radar di sorveglianza, radar di sorveglianza di punto, e 6 veicoli ricarica/lanciatori nelle due versioni. Il veicolo di comando ha un equipaggio di 7 effettivi. Sceglie gli obiettivi che dovranno essere attaccati per prima trasmettendone i dati ai veicoli di lancio.
Il sistema ha raggiunto le batterie del sistema di difesa missilistica S-400, e altri sistemi, nella base aerea di Humaymim, nella provincia costiera siriana di Lataqia, creando una zona di difesa aerea su più livelli. Tra le crescenti tensioni russo-statunitensi, il nuovo dispiegamento aumenta notevolmente la difesa aerea multistrato della Siria, pronta a contrastare qualsiasi minaccia possibile, inviando un avvertimento a chiunque abbia piani aggressivi, e come deterrente per impedire i peggiori scenari previsti dal “Piano B” esaminato dagli Stati Uniti. La potenza del sistema nel colpire piccoli bersagli aerei è richiesta in Siria, dopo il recente attacco all’ambasciata russa a Damasco.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.
257621_originalTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA fanno retromarcia sulla Siria dopo l’avvertimento russo

Alexander Mercouris, The Duran 7/10/2016

A seguito dell’avvertimento russo che gli aerei statunitensi sarebbero stati abbattuti, il portavoce della Casa Bianca conferma che il piano degli attacchi aerei degli USA contro la Siria è stato respinto.
12644861A seguito dell’avvertimento che la Russia era pronta ad abbattere aerei e missili degli Stati Uniti che attaccassero la Siria, gli Stati Uniti confermano di aver scartato i piani per un’azione militare contro la Siria. Il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest l’ha confermato ai giornalisti il 6 ottobre 2016. “Il presidente ha discusso alcuni dettagli per cui l’azione militare contro il regime di Assad per cercare di affrontare la situazione in Aleppo probabilmente non avrebbe raggiunto gli obiettivi che molti immaginavano per ridurre le violenze. E’ molto più probabile che avrebbero comportato conseguenze non intenzionali chiaramente non nel nostro interesse nazionale”.
Gli Stati Uniti non ammettono che è stato l’avvertimento russo che li ha dissuasi dagli attacchi aerei e missilistici, e ancora fingono che la possibilità di attacchi militari sia sul tavolo. Secondo Josh Earnest, “Non ho intenzione di rigettare alcuna opzione. Non ho intenzione di essere nella posizione di escludere le opzioni del comandante in capo“. Tuttavia tali parole non gli salvano la faccia.
Gli attacchi alla Siria sarebbero accaduti tempo fa se non fosse stato per la forte opposizione della Russia. Il fatto che l’esercito russo sia ora fisicamente presente in Siria con avanzati missili superficie-aria avvertendo di esser pronto ad abbattere gli aerei statunitensi se la vita del personale russo fosse in pericolo, ha fatto escludere agli USA ogni idea di attacchi militari. Va aggiunto che gli avvertimenti sarebbero stati fatti dai russi agli Stati Uniti in privato, prima di essere resi pubblici. Poiché l’opzione militare non c’è più, gli Stati Uniti sono obbligati a tornare alla diplomazia. Non mi aspetto che ciò cambi, chiunque sia eletto presidente a novembre.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Qasim Sulaymani: l”architetto’ iraniano delle operazioni russe in Siria

Maria Baranova, Gazeta, 5 ottobre 2016 – RBTH

Qasim Sulaymani è un molto influente generale iraniano che ha avuto un ruolo chiave nel convincere il Cremlino a lanciare l’operazione militare in Siria un anno fa. Ma chi è esattamente Sulaymani e fino a che punto arriva la sua influenza?13047902Dopo che gli aerei russi furono dispiegati in Siria permanentemente, nel 2015, iniziando a colpire i gruppi terroristici, Reuters riferì che uno dei principali “architetti” dell’operazione era il generale iraniano Qasim Sulaymani, comandante delle unità speciali della Forza al-Quds della Guardia Rivoluzionaria iraniana. Secondo l’agenzia fu Sulaymani che descrisse lo scenario delle operazioni in Siria alla leadership militare a Mosca delineando le possibilità d’influenzare la situazione. Durante la prima presunta visita nella capitale russa (24-26 luglio 2015), Sulaymani avrebbe incontrato il Presidente Vladimir Putin e il Ministro della Difesa Sergej Shojgu. “Sulaymani mise la mappa della Siria sul tavolo. I russi erano molto allarmati e sapevano che le cose prendevano una brutta piega, con seri pericoli per il regime“, dice l’articolo. “Gli iraniani assicurarono che c’era ancora la possibilità di riprendere l’iniziativa. Al momento Sulaymani ebbe un ruolo garantendo che non tutto era perduto“. Insomma, Sulaymani avrebbe fatto quattro viaggi a Mosca, a fine luglio, inizio agosto e dicembre 2015, e a metà aprile 2016. Una fonte conferma a Gazeta.ru che Sulaymani fu nella capitale russa in diverse occasioni, nell’inverno 2015-2016. “Qasim è attendibile, e i rifornimenti di armi vengono discussi con lui“, diceva la fonte. Sulaymani discusse dell’operazione siriana con i colleghi russi già nel 2013, ma la destabilizzazione dell’Ucraina rallentò le consultazioni per due anni. In risposta alle domande dei giornalisti, l’addetto stampa presidenziale Dmitrij Peskov negò che Putin avesse incontrato Sulaymani, sostenendo che non aveva alcuna informazione se il generale avesse visitato Mosca.

Uomo internazionale del mistero
Il nome di Qasim Sulaymani appare sulla lista nera delle 15 figure militari e politiche iraniane delle Nazioni Unite a cui è vietato lasciare il Paese per i legami nello sviluppo del programma nucleare. Sulaymani e la Forza al-Quds sono anche oggetto di sanzioni unilaterali degli Stati Uniti, che classificano la Forza al-Quds organizzazione che aiuta il terrorismo, e Sulaymani un terrorista. Il generale è noto come l’organizzatore di operazioni di sabotaggio e d’intelligence che ha creato una vasta rete di agenti con il supporto delle comunità sciite nella regione. “Sulaymani è il più potente operativo del Medio Oriente e nessuno ne ha mai sentito parlare“, disse John Maguire, ex-agente della CIA in Iraq, alla rivista New Yorker, nel 2013.

Un militare non professionista
Qasim Sulaymani salì la scala sociale grazie alla rivoluzione islamica del 1979 che rovesciò il regime dello Shah in Iran. Nato in una povera famiglia di contadini nel piccolo villaggio di montagna di Rabor, nella provincia orientale di Kerman, lasciò la scuola dopo cinque anni e fino alla rivoluzione fu un manovale. Il giovane Sulaymani sostenne con forza le idee della rivoluzione. Nei primi giorni aderì al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC), divenuto successivamente un’unità d’élite direttamente dipendente dal leader supremo iraniano Ayatollah Ali Khamenei. L’IRGC ebbe un ruolo chiave nella guerra Iran-Iraq del 1980-1988, e Sulaymani partecipò alla preparazione delle operazioni dell’unità. Fu allora che pose le basi per la futura rete di agenti, contattando i leader dei curdi iracheni e l’organizzazione sciita Badr che combatteva l’allora presidente iracheno Sadam Husayn.

Vincitore di Sadam e Washington
Sulaymani divenne il comandante della Forza al-Quds nel 1998. L’unità coordina e dirige le attività della rete sciita “rivoluzionaria” che si oppone agli alleati degli Stati Uniti nella regione, tra cui Arabia Saudita e Bahrayn. L’unità svolse un ruolo importante nel rovesciamento del regime del dittatore Sadam Husayn in Iraq. Sulaymani personalmente guidò i combattenti iracheni e stabilì i rapporti con la maggioranza dei partiti ed organizzazioni; all’epoca era considerato il vero padrone dell’Iraq. Dopo la caduta del regime di Husayn, Sulaymani già influenzava le maggiori figure politiche dell’Iraq. Col tempo, una rete di alleanze regionale fu formata sotto la guida del generale iraniano.

Sulaymani contro il ‘califfato’
Quando le città irachene, una dopo l’altra, caddero nelle mani dello Stato islamico, la rete di Sulaymani rispose immediatamente. Per l’Iran, la lotta contro lo SIIL divenne una priorità: i terroristi distruggevano i luoghi santi sciiti. Sulaymani prese il comando ed inviò i suoi migliori combattenti a Baghdad. La Forza al-Quds ebbe un ruolo fondamentale nelle principali vittorie delle Forze Armate irachene a Tiqrit, Faluja e Mosul. Quando il “Califfato” terroristico passò in Siria, la Forza al-Quds era pronta. Secondo Debka, fonte israeliana collegata ai servizi di sicurezza del Paese, gli specialisti iraniani supervisionano le operazioni dell’Esercito arabo siriano su molti fronti, coordinando anche le attività di Hezbollah in Libano, i loro alleati e parte dell’opposizione siriana nella lotta contro lo SIIL. L’Iran nega ufficialmente la presenza di combattenti dell’IRGC in Siria. Name Sham, sito arabo-iraniano collegato all’opposizione siriana, citava lo stesso Assad dire in una riunione: “Il Maggiore-Generale Sulaymani ha un posto nel mio cuore. Se avesse concorso contro di me, avrebbe vinto le elezioni. Tanto è amato dal popolo siriano“.

Un soldato fino alla fine?
Con tale autorità, Sulaymani potrebbe facilmente iniziare la lotta per il potere in Iran. Per le presidenziali nel 2017 vi sono già appelli sui social network iraniani per la candidatura di Sulaymani. Tuttavia, a settembre Sulaymani dichiarava di non avere ambizioni politiche e di voler rimanere un soldato fino alla fine dei suoi giorni. E’ chiaro che per ora il suo piano è concludere positivamente le operazioni siriane. E se questo accade, Sulaymani non avrà bisogno di alcuna elezione in Iran.qassem_soleimani_ap_897988161371_bTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora