A Dayr al-Zur lo Stato islamico si disintegra

Ziad al-Fadil Syrian Perspective 18/1/2017

hasan-muhamad-muqamatMessaggio dal Maggior-Generale Hasan Muhamad Muqamat, Comandante della 17.ma Divisione e Presidente del Comitato per la Sicurezza dell’Esercito arabo siriano nella Siria orientale:
– La situazione a Dayr al-Zur è sotto controllo e i punti presso cimitero e periferia della città sono stati rafforzati.
– La Guardia dell’aeroporto è pronta ad affrontare ogni attacco dei terroristi con il sostegno della 137.ma Brigata.
– Come abbiamo trionfato nell’aeroporto Quwayiris, trionferemo anche nell’aeroporto di Dayr al-Zur. Resisteremo fino alla vittoria.
– La vittoria è nostra. Operiamo per recuperare i punti infiltrati dai terroristi, il processo è continuo e non c’è paura a Dayr al-Zur.
Il Generale Muqamat dichiarava al corrispondente di al-Manar: “abbiamo assorbito l’attacco multiplo dello SIIL, passando dalla difesa all’attacco e recuperando i punti occupati dallo SIIL. L’aeroporto militare di Dayr al-Zur è sotto il controllo dell’Esercito arabo siriano, impegnato in scontri feroci per riprendere il controllo della centrale elettrica, dopo l’infiltrazione dello “SIIL”; le aree residenziali universitarie e la collina Baruq sono sicure e fortificate dopo le aspre battaglie per respingere l’attacco sferratovi. Le Aeronautiche siriana e russa continueranno a bombardare siti e movimenti del nemico, che ha subito pesanti perdite umane e materiali. Gli elicotteri militari continuano ad atterrare e decollare dalla città e a rifornire l’aeroporto militare… abbiamo avuto i rifornimenti e non siamo preoccupati per la situazione sul terreno a Dayr al-Zur, nonostante il grande attacco e la carenza di risorse, la vittoria è questione di pazienza e tempo”.16142919Il recente attacco su Dayr al-Zur, in particolare alla base aerea, è condotto da una forza composta quasi solo da iracheni e golfini guidati da Abu Ibrahim al-Iraqi, ex-agente delle forze speciali di Sadam Husayn, e da un saudita dal nome di battaglia Abu Shadad al-Jazraui. Questi due hanno il loro bel da fare. I difensori della Guardia Repubblicana dell’Esercito arabo siriano sono veterani in tutti i sensi della parola. Non solo la popolazione circondata nella città è totalmente devota al governo centrale, ma i leader tribali hanno anche chiarito nettamente che i combattenti dei loro ranghi scalpitano per combattere contro le forze nichiliste del wahhabismo. Per dimostrarlo, ieri e oggi, i gruppi di difesa locali hanno attaccato le basi dello SIIL ad al-Mayadin, al-Ashara e al-Bulayl, ad est di Dayr al-Zur, eliminando 9 ratti dello SIIL e bruciato ogni residuo della loro presenza nei villaggi menzionati. Secondo la mia fonte di Damasco, basandosi su testimonianze non verificate, i combattenti tribali avrebbero squartato con coltelli da caccia alcuni ratti dello SIIL catturati.
Oltre 16 autocarri-bomba furono individuati da ricognitori ed osservatori dell’EAS. Tali camion provenivano dall’area di Mosul, la notte del 13 gennaio 2017. Ogni autista dei camion aveva il compito di creare una breccia nelle difese dell’EAS per permettere ad unità specializzate dello SIIL (Inqimasiyn) di penetrare le postazioni dell’Esercito arabo siriano. Questi particolari tipi di ratti sono ex-commando delle forze speciali dell’esercito iracheno e degli Stati arabi del Golfo, intensamente addestrati e ridislocati dalle loro basi a Mosul, Raqqa e Palmyra nel tentativo di contrastare l’arretramento delle forze dello SIIL ad est e ad ovest dell’Eufrate. Il numero di morti fra i ratti è sorprendente. Ora la fine dei combattimenti è al traguardo con la piena vittoria dell’Esercito arabo siriano a portata di mano, dotato di armi e difeso da sciami di bombardieri siriani e russi.
Testimoni della corsa frenetica verso gli ospedali segnalano, in un caso, convogli di ambulanze correre ad al-Buqamal, città al confine tra Siria e Iraq. La maggior parte dei ratti va curata immediatamente, mentre la battaglia si svolge nella città. Oggi i comandanti della Guardia Repubblicana mettono insieme le forze per un contrattacco descritto come “massiccio”. Proprio oggi, lo SIIL cominciava a bruciare pneumatici nel tentativo maldestro di accecare i bombardieri siriani e russi. Evidentemente, le gomme erano per lo più pezzi di ricambio dei veicoli dello SIIL che hanno poche possibilità di salvare se bucano.
Che lo SIIL abbia occupato l’area del cimitero è esattamente una bugia. Non ha neanche ripreso la collina che getta l’ombra sull’area. Mere storie per sollevare il morale al collasso dei ratti. La Caserma della 119.ma Brigata corazzata che confina con la base aerea non è stata occupata e rimane nelle mani dell’EAS. Le uniche aree finite sotto il controllo dell’artiglieria dei ratti demoniaci sono la collina Ingegnere e la caserma Junayd, bloccando temporaneamente la strada per la base aerea. Sono stato informato che vengono prese le misure per rimuovere tale fastidio. Ad oggi, nonostante le bugie dei propagandisti inglesi, sono stati segnalati solo 20 soldati siriani caduti. Il numero di assassini dello SIIL spediti al l’inferno è oltre 1000 dal 13 gennaio, un dato che non può essere trascurato dai capi-ratti dello SIIL, e che li ha spinti ad inviare i rinforzi specializzati nell’area. Inoltre, all’attenzione dei nostri lettori va la menzogna inglese sui 10 soldati siriani giustiziati brutalmente dai selvaggi dello SIIL in modi diversi mentre correvano sui carri armati. In realtà, le persone giustiziate dallo SIIL erano informatori dell’esercito e funzionari del governo. I soldati siriani non si arrendono allo SIIL perché sanno quale sarebbe il loro destino.
SAAF e RVVS anneriscono i cieli sopra quest’area, ora: sul quartiere industriale, Tal Tamin, al-Sala, Cimitero, Tal Baruq. In questi luoghi, i ratti hanno perso 2 carri armati, un blindato e 7 tecniche. Oltre a queste aree, SAAF e RVVS attaccano Huayqa, al-Rushdiya, al-Sinah, al-Baqaliyah, al-Husayniyah e al-Junayna.
Un autista suicida su un camion-bomba carico di TNT e C-4 è stato fermato nel nord-est della base aerea. Le fonti dicono che aveva un sorriso da pazzo mentre guidava l’autoveicolo dritto nell’Ade. A Tal Baruq, l’EAS sventava l’attacco nel nord-ovest della città, eliminando 5 avvoltoi. Lo SIIL starebbe trasferendo i famigliari dalla città, in previsione di un attacco devastante da parte delle forze dell’Esercito arabo siriano. Temendo l’irruzione dei combattenti tribali Shaytat, la cui reputazione per la vendetta è ben nota, i ratti hanno deciso d’inviare la loro infelice prole nelle zone rurali, con centinaia di piccoli ratti urlanti con voce stridula, spuntando veleno sanguinoso e purulento dai finestrini del furgoni che li trasportano verso il destino incerto in cui scarafaggi e scorpioni vivono. Lo SIIL ha elencato centinaia di morti sui propri siti web. Gli unici degni di nota sono Ibrahim Shalash e Hamud al-Nasir.tulsi-gabbardUna storia in continuo sviluppo. La nostra eroina, la congressista Tulsi Gabbard (D-Hawaii), ha appena concluso un incontro a Damasco con molti funzionari. Si attende una dichiarazione al suo ritorno in Patria. Ci occuperemo di questo importante fatto.

Base Aerea di Dayr al-Zur

Base Aerea di Dayr al-Zur

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Assad: “Libereremo ogni pollice della terra siriana”

Bashar al Assad, Global Research, 10 gennaio 2017 – SANAo-assad-syrie-facebook-1728x800_cIl Presidente Bashar al-Assad ha detto che tutto il mondo cambia idea sulla Siria, a tutti i livelli, locale, regionale e internazionale. In una dichiarazione ai media francesi, il Presidente al-Assad ha aggiunto che la nostra missione, secondo la Costituzione e le leggi, è liberare ogni pollice del territorio siriano. Di seguito è riportato il quadro completo della dichiarazione:

Domanda 1: Signor Presidente, ha appena incontrato una delegazione di parlamentari francesi. Pensa che questa visita influenzerà la posizione francese sulla Siria?
Presidente Assad: Questa è una domanda per i francesi. Speriamo che ogni delegazione che venga qui veda la verità su ciò che accade in Siria negli ultimi anni, dall’inizio della guerra sei anni fa, e il problema ora, riguardo la Francia in particolare, è che non ha un’ambasciata, né alcuna relazione con la Siria, quindi è come… possiamo dire, uno Stato cieco. Come si può forgiare una politica nei confronti di una certa regione se non si può vedere, se si è ciechi? Si deve vedere. L’importanza di queste delegazioni è che rappresentano gli occhi degli Stati, ma dipende dallo Stato; vogliono vedere o continuare la politica dello struzzo e non vogliono la verità, perché ora tutti nel mondo cambiano idea sulla Siria, e a tutti i livelli, locale, regionale e internazionale. Finora, l’amministrazione francese non ha cambiato posizione, parla ancora la vecchia lingua scollegata dalla realtà. Ecco perché speriamo ci sia qualcuno che voglia ascoltare queste delegazioni, i fatti. Non parlo di me, parlo della realtà in Siria. Così, abbiamo speranze.

Domanda 2: Signor Presidente, ha detto che Aleppo è una vittoria importante per la Siria, e una svolta importante nella crisi. Cosa prova quando vede le immagini delle centinaia di civili uccisi nei bombardamenti, e la devastazione della città?
Presidente Assad: Naturalmente, è molto doloroso per noi siriani vedere il nostro Paese distrutto e spargimento di sangue, è evidente, è la parte emotiva, ma per me, presidente o funzionario, la domanda del popolo siriano è: che ho intenzione di fare. Non solo il sentimento; la sensazione è evidente, come ho detto. Come ricostruiremo le nostre città.

Domanda 3: Ma il bombardamento di Aleppo est era l’unica soluzione per riprendere la città, con la morte di civili, suoi concittadini?
Presidente Assad: Dipende da che tipo di guerra si vuole. Volete una guerra silenziosa, senza distruzione? Non conosco, nella storia, guerre buone, ogni guerra è un male. Perché? Perché ogni guerra è distruzione, è uccisione, perciò ogni guerra è un male. Non si può dire “questa è una guerra buona”, anche se è per una buona ragione, per difendere il proprio Paese, per un motivo nobile, ma è un male. Ecco perché non è la soluzione, se si ha qualsiasi altra soluzione. Ma la domanda è: come si possono liberare i civili nelle aree occupate dai terroristi? E’ meglio lasciarglieli, sotto la loro supervisione, la loro oppressione, al destino deciso da terroristi che decapitano, uccidono, fanno di tutto, ma senza avere uno Stato? Questo è il ruolo dello Stato, restare a guardare? Bisogna liberarli, e questo è il prezzo a volte, ma alla fine, il popolo viene liberato dai terroristi. Questa è la domanda ora: vanno liberati o no? Se sì, questo è ciò che dobbiamo fare.

Domanda 4: Signor Presidente, il cessate il fuoco è stato firmato il 30 dicembre, perché l’Esercito Arabo Siriano ancora combatte vicino Damasco, nella regione di Wadi Barada?
Presidente Assad: Prima di tutto, il cessate il fuoco è con diverse parti, quindi quando si dice c’è una tregua possibile, è quando ogni parte smette di combattere e sparare, ma non è così in molte zone in Siria, come è stato indicato dal Centro di osservazione russo sul cessate il fuoco. Ci sono violazioni del cessate il fuoco ogni giorno in Siria, anche a Damasco, soprattutto, perché i terroristi occupano la principale sorgente di Damasco, dove più di cinque milioni di civili sono privati dell’acqua nelle ultime tre settimane, e il ruolo dell’Esercito arabo siriano è liberare quella zona, per evitare che i terroristi usino l’acqua per soffocare la capitale. Ecco perché.

Domanda 5: Signor Presidente, lo SIIL non fa parte del cessate il fuoco …
Presidente Assad: No.

Giornalista: Avete intenzione di riprendere Raqqa, e quando?
Presidente Assad: Lasciatemi continuare la seconda parte della prima domanda. La seconda parte del cessate il fuoco non riguarda al-Nusra e SIIL, e l’area che abbiamo liberato di recente, le sorgenti della capitale Damasco, erano occupate da al-Nusra che ha formalmente annunciato che occupa la zona. Quindi, non fa parte del cessate il fuoco. Su al-Raqqa, naturalmente, è nostra missione, secondo la Costituzione e secondo le leggi, dover liberare ogni pollice del territorio siriano. Non c’è alcun dubbio su questo, non c’è da concordare. Ma si tratta di quando e quali sono le nostre priorità, e questo spetta ai militari, riguarda la pianificazione militare, le priorità militari. Ma a livello nazionale, non c’è alcuna priorità; ogni pollice è un pollice siriano, sarà di competenza del governo.

Domanda 6: Colloqui importanti si svolgeranno ad Astana alla fine del mese, con molte parti siriane, tra cui alcuni gruppi d’opposizione, diciamo. Con quali siete pronti a negoziare direttamente, e con quali siete pronti a negoziare per riportare la pace in Siria.
Presidente Assad: Naturalmente, siamo pronti e abbiamo annunciato che la nostra delegazione alla conferenza è pronta a recarvisi quando avranno deciso… quando decideranno l’ora di quella conferenza. Siamo pronti a negoziare su tutto, se si parla di trattative per porre fine al conflitto in Siria o del futuro della Siria, tutto è aperto, non ci sono limiti ai negoziati. Ma chi ci sarà dall’altra parte? Non lo sappiamo ancora. Ci sarà la vera opposizione siriana, e quando dico “vera” significa siriana, non saudita, francese o inglese; dovrebbe essere l’opposizione siriana a discutere questioni siriane. Così, la vitalità o, diciamo, il successo di tale Conferenza dipenderà da ciò.bashar-al-assadDomanda 7: E’ ancora pronto a discutere la posizione di presidente? È stata contestata.
Presidente Assad: Sì, ma la mia posizione è legata alla costituzione, e la costituzione è molto chiara sul meccanismo per eleggere un presidente o sbarazzarsene. Quindi, se vogliono discutere di questo punto, devono discutere della costituzione, e la costituzione non è di proprietà del governo o del presidente o dell’opposizione; dovrebbe esserlo del popolo siriano, quindi è necessario un referendum. Questo è uno dei punti che potrebbero essere discussi alla riunione, naturalmente, ma non si può dire “dobbiamo che il presidente” o “non dobbiamo che il presidente” perché il presidente è legato alle urne. Se non ne hanno bisogno, si va alle urne. Il popolo siriano dovrà eleggere il presidente, non una sua parte.

Domanda 8: E con questo negoziato, quale sarà il destino di combattenti ribelli?
Presidente Assad: Ciò che abbiamo attutato negli ultimi tre anni, volendo seriamente la pace in Siria, il governo ha offerto l’amnistia ad ogni militante che cede le armi, ed ha funzionato, c’è ancora la stessa opzione se si vuole tornare alla normalità, alla vita normale. Questo è il massimo che si può offrire, l’amnistia.

Domanda 9: Signor Presidente, come sa ci saranno le elezioni presidenziali in Francia, ha un favorito, una preferenza per uno dei candidati?
Presidente Assad: No, perché non abbiamo alcun contatto con loro, e non possiamo contare molto sul bilancio e la retorica elettorale, così abbiamo sempre aspettato e visto quale politica adottavano, dopo l’incarico. Ma abbiamo sempre la speranza che la prossima amministrazione o governo o presidente voglia a che fare con la realtà, scollegarsi dalla politica slegata dalla realtà. Questa è la nostra speranza, poter lavorare nell’interesse del popolo francese, in quanto la questione ora, dopo sei anni, è: come cittadino francese, ti senti più sicuro? Non credo che la risposta sia sì. Il problema dell’immigrazione ha reso la situazione nel vostro Paese migliore? Penso che la risposta sia no, in Francia e in Europa. La domanda ora: qual è la ragione? Questa è la discussione che la prossima amministrazione o governo o presidente dovrà affrontare per far fronte alla realtà, non all’immaginazione come è accaduto negli ultimi sei anni.

Domanda 10: Ma uno dei candidati, François Fillon, non ha la stessa posizione dell’attuale; vorrebbe riaprire il dialogo con la Siria. Si aspetta che la sua elezione, se eletto, possa cambiare la posizione della Francia sulla Siria?
Presidente Assad: La sua retorica sui terroristi, o diciamo, la priorità nel combattere i terroristi e non nell’immischiarsi negli affari di altri Paesi, è benvenuta, ma dobbiamo essere cauti, perché ciò che abbiamo imparato in questa regione negli ultimi anni è che molti dicono qualcosa e fanno il contrario. Non dico che Fillon lo farà. Spero di no. Ma dobbiamo aspettare e vedere, perché non c’è alcun contatto. Finora, quello che ha detto, se adottato, sarà un gran bene.

Domanda 11: Apprezza come politico Francois Fillon?
Presidente Assad: non ho avuto alcun contatto con lui o cooperazione, perciò qualsiasi cosa dica ora non sarà molto credibile, ad essere franco.

Domanda 12: C’è un messaggio che desidera inviare alla Francia?
Presidente Assad: Penso che se voglio inviarlo ai politici, dirò la cosa ovvia; si deve lavorare per l’interesse dei cittadini siriani, e negli ultimi sei anni la situazione va nella direzione opposta, perché la politica francese ha danneggiato gli interessi francesi. Così, al popolo francese direi che i media mainstream occidentali hanno fallito. La narrazione è stata sfatato dalla realtà, e se ci sono i media alternativi, va cercata la verità. La verità è la principale vittima degli eventi in Medio Oriente, anche in Siria. Vorrei chiedere a qualsiasi cittadino francese di cercare la realtà, le informazioni autentiche attraverso i media alternativi. Quando cercano queste informazioni, possono essere più efficaci nell’affrontare il proprio governo, o almeno non permettere a certi politici di ricorrere alla menzogna. Questo è ciò che penso sia la cosa più importante negli ultimi sei anni.

Domanda 13: Signor Presidente, suo padre è stato Presidente permanente della Siria. Ritiene di aver la possibilità di non essere più presidente, un giorno?
Presidente Assad: Sì, dipende da due cose: la prima è la volontà del popolo siriano; chi vuole sia presidente o no. Se voglio essere presidente, mentre il popolo siriano no lo vuole, anche se vinco le elezioni, non ho un forte sostegno, non otterrei nulla, soprattutto in una regione complessa come la Siria. Non si può essere solo eletti presidente, non funziona, è necessario il sostegno popolare. Senza di esso non posso avere successo. Così, in quel momento, non avrà senso essere presidente.
La seconda; se ho la sensazione di voler essere presidente, indicherei me stesso, ma dipende dal primo fattore. Se ritengo che il popolo siriano non mi voglia, naturalmente non lo sarò. Quindi, non si tratta di me, ma soprattutto del popolo siriano; se mi vuole o no. È così che la vedo.

Domanda 14: Ultima domanda; Donald Trump sarà nominato presidente degli Stati Uniti tra due settimane. E’ stato chiaro nel voler migliorare le relazioni con la Russia, una dei suoi principali alleati…
Pesidente Assad: Sì, esattamente.

Giornalista: Ritiene di… aspettarsi che cambi la posizione degli Stati Uniti sulla Siria?
Presidente Assad: Sì, se si vuole parlare in modo realistico, perché il problema siriano non è isolato, non è solo siriano; in realtà è più grande… o diciamo il conflitto siriano è soprattutto regionale e internazionale. La parte più semplice che si può affrontare è quella siriana. La parte regionale e internazionale dipende principalmente dal rapporto tra Stati Uniti e Russia. Ciò che annunciava ieri era molto promettente, se c’è un vero approccio o iniziativa per migliorare la relazione tra Stati Uniti e Russia, influenzerà tutti i problemi del mondo, anche in Siria. Quindi, direi di sì, penso che sia positivo sul conflitto siriano.

Giornalista: Cos’è positivo?
Presidente Assad: mi riferisco alla relazione, al miglioramento del rapporto tra Stati Uniti e Russia che si rifletterà positivamente sul conflitto siriano.

Giornalisti: Grazie mille.15781477Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Siria sul cessate il fuoco di Russia, Iran e Turchia

Walid al-Mualam, Viceprimo Ministro e Ministro degli Esteri e degli Espatriati siriano, intervistato da Rasha Qasar, al-Iqbariya TV, 29/12/2016
Trascrizione di Muna Alno-Naqal per Mondialisation

Testo integrale del colloquio con il Signor Walid al-Mualam, Viceprimo Ministro e Ministro degli Esteri e degli Espatriati siriano, alla TV nazionale siriana.Syria's Foreign Minister Walid al-Moualem speaks during a joint news conference with his Iraqi counterpart Hoshyar Zebari in Baghdad1. Il governo siriano ha annunciato un accordo per la cessazione delle ostilità dal 29 dicembre a mezzanotte. Quanto è diverso dagli accordi precedenti?
L’accordo s’è avuto dopo la vittoria ad Aleppo. Pertanto, esprime soprattutto la fiducia del governo siriano e delle Forze Armate siriane nella vittoria sul terrorismo e, in secondo luogo, che la situazione dopo la liberazione di Aleppo non è la stessa di prima. E’ stato necessario investire su questa vittoria militare. La cessazione delle ostilità è il primo passo del suo sfruttamento dal punto di vista politico.

2. Ministro, vorremmo conoscere i dettagli, dato che gli accordi precedenti hanno subito numerose violazioni.
Quest’accordo ha una grande differenza rispetto ai precedenti accordi nei termini delle garanzie. In primo luogo, abbiamo fiducia nella sicurezza della Russia perché è la nostra partner nella lotta al terrorismo e ci ha assicurato che risponderà a qualsiasi violazione. In secondo luogo, le fazioni che non hanno firmato l’accordo sono considerate “terroriste”. In terzo luogo, ci sarà il controllo sulle violazioni. I russi non permetteranno che questo accordo sia violato alle frontiere o dalle zone invase dai gruppi armati. Naturalmente, questo accordo esclude le organizzazioni SIIL, Jabhat al-Nusra e fazioni collegate e quelle che non l’hanno firmato. Pertanto, i nostri militari continueranno la loro missione. Non fermeremo la lotta. Allo stesso tempo, si tratta della reale possibilità di una soluzione politica della crisi che fermerebbe lo spargimento di sangue in Siria e consoliderebbe il futuro del Paese.

3. Dobbiamo intendere che gli accordi precedenti mancassero di tali garanzie, e da qui la loro violazione?
Sì. Le garanzie erano orali, ma non è così questa volta, dal momento che la cessazione delle ostilità viene dichiarata dal Presidente Putin. E questo è il motivo per cui ci fidiamo.

4. Ma perché l’ha descritto fragile?
Perché lui non si fida di quelle fazioni, a meno che non dimostrino il loro impegno.

5. C’è stato un coordinamento tra Siria e Russia prima dell’annuncio dell’accordo?
Sì, ci sono stati contatti a vari livelli tra il Presidente Putin e il Presidente al-Assad, tra noi e i nostri colleghi russi, in modo che sia stato pianificato congiuntamente per essere accettabile dai siriani.

6. Ministro, la Turchia ha annunciato questo accordo, i siriani si chiedono come sia possibile che partecipi alla soluzione per fermare la guerra contro la Siria mentre è direttamente coinvolta nel finanziamento e sostegno del terrorismo e dei terroristi in Siria?
E anche di più! Io dico che la Turchia è uno Stato nemico e uno Stato che ha invaso parte del territorio siriano. Tenuto conto di tale realtà oggi, la domanda è: da dove vengono tutti questi terroristi? Non hanno attraversato il territorio turco? Non sono stati finanziati, addestrati e armati dalla Turchia? Questo è il motivo per cui abbiamo fiducia nel ruolo della sicurezza russa e iraniana, ma assolutamente no nel ruolo turco. Inoltre, alcuno dei documenti firmati nell’accordo menziona la Turchia.

7. Oggi, l’ambasciata russa a Damasco è stata presa di mira da mortai. E’ un messaggio alla Russia?
Non è la prima volta che l’ambasciata russa subisce tiri indiscriminati. Credo che vada condannato a livello internazionale, l’immunità delle ambasciate vieta tali attacchi.

8. I media hanno parlato di modifiche all’accordo da parte della Siria, ma trascurate dalla Russia. È vero?
E’ normale che qualsiasi documento dia adito a discussioni tra noi e la Russia, prima di raggiungere un accordo sul contenuto. E’ su questa base che abbiamo firmato. Niente, assolutamente niente, ci è stato imposto.

9. E’ vero che il governo siriano ha rifiutato di includere alcune fazioni che ritiene di essere organizzazioni terroristiche, mentre Mosca aveva trascurato di sollecitare le varie parti a rispettare le scadenze?
Tutto quello che so è che sette fazioni hanno firmato l’accordo, le fazioni che vogliono una soluzione politica della crisi.

10. Vuol dire che questo accordo crea un clima favorevole al dialogo?
Senza illudermi, dico che lo Stato siriano offre l’opportunità di rispondere alle aspirazioni del suo popolo per una via d’uscita da questa crisi. È una vera opportunità. Chi vuole agire nell’interesse del popolo siriano dovrebbe cogliere l’opportunità di muoversi verso una soluzione politica in tutta onestà, cuore e mente sono rivolti esclusivamente al futuro della Siria.

11. Ma il governo siriano ha negato la sospensione dei combattimenti in alcune aree, in particolare nel rif di Damasco, secondo alcuni, ostacolando l’accordo.
Tuttavia, l’accordo è stato firmato e annunciato. Come Stato, abbiamo la responsabilità della sicurezza del nostro popolo e quando pensiamo che un pericolo minacci qualunque delle nostre regioni, dobbiamo agire. Anche se tutti celebriamo la liberazione di Aleppo, vi dico francamente che, militarmente parlando, Aleppo al momento non è sicura perché gruppi armati operano sempre vicino ai quartieri occidentali, che subiscono ancora i loro bombardamenti indiscriminati. Non possiamo tollerare una situazione del genere ad Aleppo o a Damasco. Dobbiamo affrontare entrambi i problemi.

12. Ci sono quindi regioni del Paese non interessate da questo accordo?
Sì. Ho detto che le nostre forze armate continueranno la loro missione.

13. SIIL e Jabhat al-Nusra sono stati esclusi dall’accordo, come attuarlo mentre queste organizzazioni terroristiche sono presenti in molte parti del Paese?
Le fazioni che hanno firmato l’accordo se ne devono allontanare e devono annunciarlo, altrimenti ingannerebbero.

14. In questo caso, mi permetta, Signor Ministro, di tornare sul ruolo turco. Vediamo che la Turchia fa il doppio gioco. Un giorno va d’accordo con la Russia, il giorno dopo si rivolge agli Stati Uniti. Come dobbiamo intenderlo, oggi?
Abbiamo informato gli amici russi e iraniani che non abbiamo fiducia nella Turchia, e se, come abbiamo capito, certe necessità del momento hanno portato a cambiarne posizione, non c’interessa. La nostra fiducia è alta verso Russia e Iran. Mentre la Turchia occupa parti del nostro territorio, attacca il nostro popolo in molte regioni, pur continuando ad aprire le frontiere ai terroristi, rimanendo uno Stato nemico della Siria.

15. Ma la Turchia è ora associata a questo accordo?
Non è affar nostro. Non è nostra partner. Non abbiamo dialogato con la Turchia.

16. Lei ha detto che l’accordo s’è avuto dopo le vittorie a Aleppo. Come le vittorie militari si tradurranno politicamente?
Questa è una domanda importante. In effetti, la vittoria ad Aleppo ha portato alla cessazione delle ostilità e ha aperto la strada al dialogo ad Astana. Come ho già detto, chi vuole davvero uscire dalla crisi e rispondere alle aspirazioni del popolo siriano si recherà a Astana, al fine di raggiungere una soluzione senza imporre condizioni che sa inaccettabili.

17. Alcuni credono che la visione russa della soluzione in Siria non sia gradita a Damasco e Teheran. Cosa ne pensa?
In primo luogo, non rivelo un segreto dicendo che solo un’ora prima del colloquio ricevetti una telefonata dal Dr. Jawad Zarif per assicurarmi che l’Iran è al fianco della Siria su ciò che ritiene compatibile. L’Iran quindi partecipa a questo lavoro. Poi succede che i punti di divergenza tra gli Stati sono dovuti a differenze culturali o contingenti. Ma, alla fine, ho detto che non ci sono disaccordi tra Siria, Russia e Iran. Siamo alleati. Siamo nella stessa trincea contro il terrorismo.

18. E che dire di coloro che sostengono che lo Stato siriano non è d’accordo su molti punti di vista russi sulla soluzione in Siria?
Non ho sentito alcuna dichiarazione da Lavrov e Putin che cercasse d’imporre una qualsiasi soluzione al popolo siriano. Al contrario, hanno sempre sostenuto che la soluzione gli appartiene e che esso deve decidere.

19. Tuttavia, alcuni hanno scritto che la riunione tripartita si è tenuta a Mosca per risolvere le divergenze sulla soluzione della crisi siriana?
Molti analisti e Paesi non sopportano l’idea di questo incontro a Mosca tra Russia, Iran e Turchia. Tuttavia, l’incontro ha avuto luogo con il risultato della cessazione delle ostilità e della preparazione di una prossima riunione ad Astana.

20. Ma alla fine della riunione, il ministro degli Esteri turco ha detto che tutte le “milizie” che combattono sul territorio siriano vadano escluse, compresa Hezbollah. Cosa pensa il governo siriano di tale affermazione?
Dico molto francamente al ministro degli Esteri del regime turco che dovrebbe leggere i principi del diritto internazionale. Hezbollah è presente in Siria su richiesta ufficiale del governo legittimo siriano che, secondo il diritto internazionale, è assolutamente diversa dalla presenza di milizie terroristiche giunte da più di cento Paesi attraverso il territorio turco.

21. Ha anche aggiunto che è impossibile che il Presidente Al-Assad resti al potere. Cosa ne pensa?
Pensa che tale affermazione meriti una risposta? Ancora una volta dico francamente che non gli compete. Ora questo argomento è storia.

22. Ma la Turchia è coinvolta nella soluzione?
Non è un tema in discussione. E’ di responsabilità del popolo siriano e di esso solo. Non permetteremo a nessuno d’interferire. Assad è stato eletto Presidente della Repubblica araba siriana, che piaccia o no al ministro degli Esteri turco. Questa è la nostra realtà. Noi lo rispettiamo come rispettiamo la volontà del popolo siriano.

23. Ha poi ripetuto questa affermazione, ma in nome delle fazioni armate che non accetteranno la permanenza del Presidente Assad. Tuttavia, lo Stato siriano si prepara a dialogare con tali fazioni…
Chi non è d’accordo non verrà. Ho detto che il tema del Presidente al-Assad e della Direzione siriana spetta al popolo siriano e non permetteremo che sia discussa in qualsiasi riunione.

24. E’ chiaro. Ma richiede un dialogo senza precondizioni, lo Stato siriano non ha una precondizione da imporre in questo caso?
La sovranità non è un prerequisito ed è parte della sovranità del popolo siriano. Non si presta a discussioni, accordi o compromessi. Non facciamo compromessi quando si tratta della volontà del popolo siriano. Ora ciò è inteso dal mondo. A questo proposito, un aneddoto circola: nella comunità internazionale tutti coloro che hanno chiesto l’impeachment del Presidente Al-Assad hanno perso la carica mentre Assad è rimasto. Forse sarà lo stesso per il signor Oglu.

25. Signore, molte domande hanno bisogno di risposte franche da voi. La minaccia di partizione spaventa ancora i siriani, in particolare dato che il diritto internazionale stabilisce che in caso di cessate il fuoco la linea di contatto tra Stati in guerra può trasformarsi in confini. Cosa ne pensa?
In primo luogo, non è un cessate il fuoco, ma cessazione delle ostilità. In secondo luogo, le linee di contatto sono temporanee, per monitorare la cessazione delle operazioni di combattimento. Scompaiono non appena i combattimenti finiscono.

26. Ha un periodo determinato.
Sì. Non ci sono linee di contatto a tempo indeterminato, salvo che lo Stato subisca la volontà di altri Stati che impongono la partizione. La partizione era l’obiettivo del piano ordito contro la Siria. Ma grazie alla resistenza del nostro popolo e delle nostre Forze Armate, tale piano è ormai abbandonato.

27. Parliamo degli Stati coinvolti nella guerra contro la Siria e che non fanno parte dell’accordo. Come nel caso di Arabia Saudita e Qatar. Perché la Russia ha detto che vi si uniranno presto?
Probabilmente perché Arabia Saudita e Qatar non hanno ancora capito che sono stati sconfitti sulla scena siriana. Quando misureranno la portata della loro sconfitta, prenderanno in considerazione forse l’interesse dei loro popoli e cambieranno posizione.

28. A parte la Russia, sembra che questo accordo si limiti agli Stati regionali. Che dire della Francia, punta di diamante della guerra alla Siria? Del Regno Unito? E degli altri Stati che hanno ospitato e organizzato il Congresso denominato “Amici del popolo siriano”?
Amici tra parentesi! Primo, obiettivamente l’Europa non ha mostrato peso politico proporzionale alla sua notevole dimensione economica, e si accontenta di seguire gli Stati Uniti. Poi i Paesi europei presumibilmente “Amici del popolo siriano” hanno imposto sanzioni economiche che pesano pesantemente sulla sua vita quotidiana. Infine, la liberazione di Aleppo ha rivelato che l’Europa fa parte del complotto, perché le armi sequestrate nei depositi dei quartieri orientali erano di fabbricazione europea. La Gran Bretagna, attraverso il suo ministro degli Esteri, adotta purtroppo posizioni folli sulla situazione siriana. La Francia, a mio parere, fu tra le prime a notare il proprio fallimento, lasciando un popolo insoddisfatto dalla politica Hollande che l’ha portato a ritirarsi dalla prossima campagna presidenziale. Sono uno degli ottimisti che si aspettano un cambiamento radicale nella politica francese.

29. Cosa pensa Washington di questo accordo?
Washington? L’amministrazione Obama o l’amministrazione Trump? Gli Stati Uniti certamente sono immersi nella cospirazione contro di noi e, anche se l’amministrazione Obama sta per finire, Dio ci salvi dai problemi che potremmo ancora ritrovarci entro il 20 gennaio.

30. Non accetterà di essere esclusa dalla soluzione?
Deve starne lontano. Quando il presidente Obama firmò l’invio di armi potenti alle fazioni dell’opposizione in Siria, voleva prolungare la crisi non nell’interesse del popolo statunitense, ma d’Israele. Infatti, solo Israele, con probabilmente Arabia Saudita e Qatar, non vuole che finisca la crisi in Siria.

31. Si sentono commenti e dichiarazioni sulla Siria da sauditi e qatarioti che ora ammettono che furono gli statunitensi a spingerli a farsi coinvolgere in Siria. Possiamo considerarlo un riconoscimento della loro sconfitta?
Ammettere la sconfitta è imposto dalla realtà sul campo. Furono sconfitti e devono trarne gli insegnamenti per se stessi e per coloro che li hanno usati. Oggi vi è la reale possibilità di uscire dalla crisi e come ha già detto il Presidente Assad: non parliamo di vittoria o sconfitta individuale, ma che popolo siriano e Siria devono essere vincitori.

32. Questi cambiamenti che ha sottolineato, li faranno desistere? Così, sentiamo parlare di revisioni significative sui Fratelli musulmani in Egitto…
E’ possibile e dipende dagli interessi del popolo egiziano. I Fratelli musulmani in Egitto e altrove hanno un programma distruttivo. Come nel caso egiziano. Noi, in Siria, continueremo a considerare i Fratelli musulmani un’organizzazione terroristica, come all’inizio degli anni ottanta.

33. Come sono i rapporti egiziano-siriani oggi?
Non sono passati alla normalità.

34. Vedremo un cambiamento di posizioni a livello internazionale?
E’ ancora presto per dirlo, ma scommetto ci sarà un cambiamento positivo.

35. Lo Stato siriano invierà una delegazione ad Astana?
Saremo ad Astana, dato che il nostro principio generale non è adottare la politica della sedia vuota in un qualsiasi forum di dialogo tra siriani.

36. Ci sono prerequisiti a questa partecipazione?
Saremo presenti con mente aperta in linea con i dati della situazione regionale e internazionale.

37. Avete eventuali riserve su ciò che è probabile sia offerto?
Si potrà discutere di tutto tranne che su sovranità nazionale e diritto del popolo siriano a scegliere il proprio governo.

38. Come il governo siriano intende affrontare la questione curda?
Cominciamo con le costanti. Primo: non c’è dubbio che i fratelli curdi sono parte del popolo siriano. Secondo: dicono che hanno aspirazioni nell’unità territoriale della Siria e ritengono che le loro aspirazioni siano legittime. Questo può essere vero. Se ci sono richieste legate alla vita culturale e sociale nel contesto della Repubblica araba siriana, li consideriamo favorevolmente. Ma ora, la priorità è la lotta al terrorismo.

39. Circa le voci che chiedono la creazione di un governo nel nord della Siria?
Io dico ai fratelli curdi, in passato avete puntato su estero e grandi potenze e questo è il motivo per cui la questione curda dura da più di cento anni. Scommettete sulla cittadinanza siriana e troverete la vostra casa, il caldo seno che accoglie tutti i siriani. Siamo un Paese orgoglioso della propria convivenza. Rifiutiamo il settarismo. Siamo un popolo senza distinzione di religione o etnia. Le nostre minoranze sono diverse, ma tutte siriane e orgogliose della diversità religiosa ed etnica.

40. L’inviato speciale per la Siria, Staffan de Mistura, ha accolto la cessazione delle ostilità e ha offerto i suoi servigi…
In realtà, mi aspettavo che il signor de Mistura fosse un mediatore onesto data la sua funzione di rappresentante delle Nazioni Unite. Ma prima e durante la liberazione di Aleppo non fu così. Tutte le sue conferenze stampa, così come quelle del suo assistente, facevano parte della campagna mediatica contro la Siria. Propaganda!

41. Pensa che l’accordo tripartito oggi porti a un accordo internazionale o tra grandi potenze?
E’ troppo presto per dire che questo accordo di cessate il fuoco possa portare ad un accordo internazionale.

42. Potrebbe portare ad un vertice internazionale…
Devo ancora insistere che l’obiettivo di qualsiasi incontro tra siriani è plasmare il futuro del loro Paese senza interferenze straniere, e sottolineo: senza interferenze straniere! Ora che l’accordo è stato concluso, sarebbe normale che le Nazioni Unite l’adottino e che molti Paesi della comunità internazionale l’accolgano, perché è da lì che si passa alla ricostruzione.

43. Anche se gli Stati Uniti restano assenti mentre guidano il sistema internazionale?
Sono assenti oggi. Forse saranno presenti domani. Chi lo sa? Ci sarà un cambiamento nel governo statunitense, un cambiamento…

44. Un cambiamento di politica?
Non necessariamente. In ogni caso, ciò che rimane fondamentale per noi è il dialogo tra siriani, senza interferenze straniere. Troveremo un accordo tra di noi. Chi l’adotterà in futuro, sarà il benvenuto.

45. Siamo alle soglie del nuovo anno. Quali sono le sue previsioni per il 2017?
Comincio augurandovi un felice anno nuovo. Ed essendo ottimista, direi che il prossimo anno porterà i preludi alla soluzione e alla vittoria militare su cui investiamo, noi diplomatici, portando alla soluzione della crisi in Siria.

46. Porterà solo il preludio della soluzione e non la soluzione?
Certamente il preludio…

Grazie, signore
Sono io che vi ringrazio.muallem-siTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Assad: “La sconfitta dei terroristi ad Aleppo è la sconfitta dell’occidente”

Dr. Bashar al-Assad, RussiaToday, 16 dicembre 2016 – MondialisationSyria's President Bashar al-Assad is seen during the filming of an interview with the BBC, in DamascusRT: Signor Presidente, la ringrazio molto per averci incontrato.
Assad: Siete i benvenuti a Damasco.

RT: Cominciano con Aleppo, naturalmente. Aleppo vive ciò che sono forse i più feroci combattimenti dall’inizio della guerra, sei anni fa, qui in Siria. Ma i politici e i media occidentali hanno una visione molto negativa dell’avanzata dell’esercito. Perché? La vedono come una propria sconfitta?
Assad: In realtà, dopo aver fallito a Damasco, perché la storia dei primi tre anni è stata “liberare Damasco dalle mani dello Stato”. Quando fallirono, passarono ad Homs, allora (falliti ad Homs) si concentrarono su Aleppo negli ultimi 3 anni. Per loro era l’ultima carta importante da giocare sul campo di battaglia siriano. Naturalmente, vi sono ancora terroristi in diverse parti della Siria, ma non come Aleppo, la seconda città del Paese, che ha una dimensione politica, militare, economica e anche morale (tutte peculiari) laddove i loro terroristi vengono sconfitti. Così per costoro, la sconfitta dei terroristi è la sconfitta dei loro agenti, per essere chiari. Essendo loro agenti, la sconfitta dei terroristi è la sconfitta di tutti i Paesi che li controllano, che siano regionali od occidentali, come gli Stati Uniti, in primo luogo, o Francia e Regno Unito.

RT: Quindi pensa che la considerino una loro sconfitta, no?
Assad: Esatto, questo è ciò che voglio dire. La sconfitta dei terroristi è la loro sconfitta, perché sono loro il vero esercito in campo. Questi Paesi non intervengono direttamente in Siria: sono intervenuti attraverso queste forze di ascari. Ecco come vediamo le cose, se vogliamo essere realisti, a prescindere dalle dichiarazioni, naturalmente.

RT: Palmira è ora un altro settore difficile, è stata ripresa dallo SIIL. Ma non viene condannato ciò. E’ per lo stesso motivo?
Assad: Esattamente, perché se Palmyra fosse stata presa dal governo, avrebbero espresso timori sul patrimonio storico. Quando Aleppo viene liberata dai terroristi, funzionari e media mainstream occidentali esprimono preoccupazione per i civili. Ma non gli importa quando succede il contrario quando i terroristi uccidono i civili o attaccano Palmyra e distruggono il patrimonio dell’umanità, non solo in Siria. Esattamente, avete ragione. Perché se si considera la tempistica dell’attacco contro Palmyra, vedete che è collegato a ciò che accade ad Aleppo. Questa è la risposta a ciò che accade ad Aleppo, l’avanzata dell’Esercito arabo siriano, volendo minare la vittoria ad Aleppo e contemporaneamente distrarre l’Esercito arabo siriano da Aleppo attirandolo a Palmyra e fermarne l’avanzata. Ma naturalmente non ha funzionato.

RT: Ci sono anche i rapporti sull’assedio di Palmira non solo legato alla battaglia di Aleppo, ma anche a ciò che succede in Iraq. La coalizione guidata dagli Stati Uniti, che comprende quasi 70 Paesi, avrebbe permesso ai terroristi dello SIIL di lasciare Mosul, rafforzandosi in Siria. Pensa che possa essere così?
Assad: Questo è possibile, ma di ciò i politici statunitensi se ne laverebbero le mani (liberandosi) della responsabilità per l’attacco. Sostengono che l’esercito iracheno attaccava Mosul e lo SIIL lasciava Mosul per la Siria, ed ecco tutto. Ma non è questa la spiegazione. Perché? Dato che i terroristi hanno attaccato Palmira con potenza di fuoco e risorse umane di dimensioni inaudite, come lo SIIL non ha mai avuto prima. Hanno attaccato su un ampio fronte, per decine di chilometri, corrispondendo a diverse forze. Lo SIIL poté raggiungere l’obiettivo con il supporto di diversi Stati, non uno, ma molti. Sono arrivati con mitragliatrici, cannoni e altra artiglieria, potendo avanzare nel deserto, e sotto la supervisione dell’alleanza USA che dovrebbe attaccare Raqqa, Dayr al-Zur e Mosul. Ma non è accaduto, chiudendo gli occhi sulle azioni allo SIIL o, e questo è ciò che penso, li hanno spinti fino a Palmyra. Non si tratta di Mosul, non dobbiamo cadere in questa trappola. Si tratta di Raqqa e Dayr al-Zur, a poche centinaia di chilometri; sono arrivati sotto la supervisione dei satelliti e droni e con il sostegno degli Stati Uniti.

RT: Qual è lo stato delle forze dello SIIL oggi?
Assad: La loro forza è pari al sostegno che ricevono da occidente e potenze regionali. In realtà, se considerati isolatamente, non sono forti perché non hanno l’incubatore sociale naturale. In caso contrario, i terroristi non avrebbero abbastanza forza. Il loro vero sostegno (soldi, investimenti petroliferi, supporto delle forze aeree dell’alleanza degli Stati Uniti…) è la sola causa della loro forza, e perciò dico che la loro forza è la somma di quella dei loro sostenitori e supervisori.

RT: Ad Aleppo, abbiamo sentito del permesso ad alcuni di tali terroristi di lasciare liberamente il campo di battaglia. Perché? E’ chiaro che tornerebbero ad Idlib, ad esempio, per avere armi e prepararsi ad ulteriori attacchi, forse cercando di attaccare chi libera Aleppo.
Assad: Esattamente, è giusto e questo accade da diversi anni. Ma dobbiamo considerare sempre i pro e i contro, quando i vantaggi superano le perdite, va fatto. In questo caso, la nostra priorità è preservare l’area dalla distruzione causata dalla guerra, proteggere i civili che vi vivono, dando possibilità ai civili di lasciare la zona dai corridoi umanitari per raggiungere quelle controllate dal governo e dare la possibilità ai terroristi di cambiare idea, unirsi al governo e tornare alla normalità ed essere amnistiati. Se non accade, possono andarsene con le armi, con gli svantaggi che ciò comporta, ma non è la nostra priorità, perché se li si combatte in qualsiasi altra zona al di fuori delle città, si avranno meno distruzione e meno vittime, ecco perché.

RT: Ho la sensazione che li si chiami terroristi, ma allo stesso tempo siano trattano come esseri umani, viene da dire: “Hai la possibilità di tornare alla vita normale”.
Assad: Esattamente. Sono terroristi perché portano armi, uccidono, distruggono, commettono atti di vandalismo, e così via. Questo è naturale, in tutto il mondo chiamiamo questi atti terrorismo. Allo stesso tempo, sono esseri umani che hanno commesso atti di terrorismo. Potrebbero essere altre persone. Si sono uniti ai terroristi per vari motivi, per paura, i soldi, a volte per ragioni ideologiche. Quindi, riuscire a tornare alla vita normale, ad essere cittadini normali, è il nostro compito come governo. Non basta dire, “Combatteremo i terroristi”. La lotta al terrorismo è come un videogioco. Si può distruggere il nemico, ma il gioco genererà e rigenerare altre migliaia di nemici, quindi non è possibile seguire la via statunitense: basta uccidere, uccidere ancora! Non è il nostro obiettivo; questa è la nostra ultima opzione. Se si riesce a cambiare le cose, è una buona opzione. Ed ha funzionato. E’ stato un successo perché molti di questi terroristi, quando cambiano prospettiva, ritornano alla vita normale e alcuni si uniscono all’Esercito arabo siriano, combattono con l’Esercito arabo siriano contro altri terroristi. E’ stato un successo dal nostro punto di vista.

RT: Signor Presidente, ha detto che si vince e si perde. Ritiene di fare abbastanza per ridurre al minimo le vittime civili del conflitto?
Assad: Facciamo del nostro meglio. Il che è abbastanza, è soggettivo, ognuno può vederlo a suo modo. In ultima analisi, ci basta, ciò è quello che si è capaci di fare. La mia capacità come persona, di governo, della Siria, piccolo Paese che affronta una guerra condotta da decine di Paesi, da centinaia di media dominanti e altri mezzi che operano contro di voi. Quindi dipende dalla definizione di “abbastanza” che, come ho detto, è molto soggettiva, ma sono sicuro che facciamo del nostro meglio. Alla fine, niente è abbastanza e le azioni umane sono sempre piene di cose buone, giuste, imperfette o carenti, diciamo, ed è naturale.

RT: I Paesi occidentali hanno ripetutamente invitato Russia e Iran a far pressione su di voi per fermare le violenze, come si suol dire. Recentemente, sei Paesi occidentali, in un messaggio senza precedenti, hanno di nuovo sollecitato Russia e Iran a fare pressione su di voi, chiedendo un cessate il fuoco ad Aleppo.
Assad: Sì.

RT: Lo farà? Chiedono un cessate il fuoco solo quando il vostro esercito avanza.
Assad: Esattamente. E’ sempre importante in politica leggere tra le righe, non fermarsi alla lettera. Ciò che chiedono è irrilevante. La traduzione della loro affermazione è: “Russi per favore, fermate l’avanzata dell’Esercito arabo siriano contro i terroristi”. Questo è il significato della loro dichiarazione, dimenticate il resto, “Siete andati troppo lontano nella vittoria sui terroristi, questo non deve accadere. Dovete dire ai siriani di smetterla. Dobbiamo preservare i terroristi e salvarli”. Qui in breve il senso del loro appello. In secondo luogo, la Russia non ha mai, in questi giorni, durante la guerra, prima della guerra o durante l’Unione Sovietica, la Russia non ha mai cercato d’interferire nelle nostre decisioni. Finora, ogni volta che la Russia aveva opinioni o consigli, non importa come li consideravamo, ha sempre concluso dicendo: “Questo è il vostro Paese, sapete qual è la decisione migliore da prendere. Così vediamo le cose, ma se le vedete in modo diverso, lo sapete meglio di noi, siete voi i siriani”. Sono realisti, rispettano la nostra sovranità e sempre ne hanno difeso la sovranità secondo il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite. Così non è mai successo che ci facessero pressione, e non lo faranno mai. Questo non è il loro modo di fare.

RT: Qual è lo stato attuale dell’Esercito arabo siriano?
Assad: Dobbiamo valutarlo rispetto a due cose: in primo luogo la guerra stessa e quindi alla dimensione della Siria. La Siria non è un grande Paese, quindi non può avere un grande esercito in termini quantitativi. Il sostegno dei nostri alleati è stato molto importante, in particolare da Russia e Iran. Dopo sei anni, o quasi, di guerra, più lunga della prima e della seconda guerra mondiale, è sicuro e chiaro che l’Esercito arabo siriano non sia grande come lo era prima. Ma ciò che abbiamo è la volontà di difendere il nostro Paese. Questa è la cosa più importante. Il nostro esercito ha perso tante vite, abbiamo avuti molti martiri, tanti soldati disabili. Abbiamo subito perdite enormi in mezzi. Dal punto di vista dei numeri, abbiamo perso molto, ma abbiamo ancora la determinazione. E posso dirvi che questa determinazione è molto più alta rispetto a prima della guerra. Ma naturalmente non possiamo ignorare l’appoggio della Russia, dell’Iran, che rendono la nostra determinazione più efficace e pratica.

RT: Il presidente Obama ha recentemente sospeso il divieto di armare i ribelli siriani.
Assad: Sì.

RT: Come potrebbe, a suo parere, riflettersi sul terreno? Questo probabilmente rafforzerà direttamente o indirettamente i terroristi?
Assad: Non siamo sicuri che abbiano tolto l’embargo quando è stato annunciato. Potrebbero averlo tolto già prima, per poi annunciarlo per dare, ad esempio, legittimità politica. Questa è la prima cosa. Il secondo punto è molto importante: le date dell’annuncio e dell’attacco contro Palmira coincidono. C’è un legame diretto tra questi due eventi, e la domanda è: a chi sono inviate queste armi? Nelle cui mani finiranno? Nelle mani di SIIL e al-Nusra, che si coordinano. L’annuncio della revoca dell’embargo è quindi direttamente collegato all’attacco contro Palmira e supporta i terroristi fuori da Aleppo, perché subendo la sconfitta ad Aleppo, Stati Uniti e occidente devono sostenere i loro ascari altrove, perché non hanno alcun interesse a risolvere il conflitto in Siria. Quindi, l’obiettivo fondamentale di tale annuncio è creare altro caos, perché gli Stati Uniti creano il caos per gestirlo, e quando corrono, vogliono usare diversi fattori di tale caos per utilizzare le diverse parti in conflitto, sia interne che estere.

RT: Signor Presidente, si pensa come piccolo Paese in tale vortice causato da Paesi che non hanno alcun interesse a porre fine alla guerra?
Assad: Esattamente. E’ qualcosa che abbiamo sempre pensato, anche prima della guerra, ma ora ancor più, naturalmente, perché i piccoli Paesi si sentono più sicuri quando c’è un equilibrio internazionale. Abbiamo subito ciò che Lei ha citato, dopo il crollo dell’Unione Sovietica, quando c’era l’egemonia degli Stati Uniti, e gli Stati Uniti volevano imporre la propria via e dettare la politica a tutti. Sono i piccoli Paesi a soffrire di più. Quindi lo sentiamo oggi, ma allo stesso tempo c’è più equilibrio oggi con il ruolo della Russia. Ecco perché riteniamo che più la Russia è forte, e non parlo solo della Siria, ma dei piccoli Paesi del mondo, e più la Cina emerge, tanto più ci sentiamo al sicuro. La situazione in cui viviamo è molto dolorosa, a tutti i livelli: umanitario, dei sentimenti, delle perdite, a tutti i livelli. Ma in ultima analisi, la questione non è vincere o perdere; si tratta di vincere o perdere il Paese. Si tratta della minaccia esistenziale alla Siria. Questo non è un governo che cederà a un altro governo o un esercito ad un altro esercito; in ogni caso il Paese o vince o sparisce. Ecco come vediamo le cose. Questo è il motivo per cui non si ha tempo di sentire dolore; non si ha tempo che per combattere, difendersi e fare qualcosa sul campo.

RT: Parliamo del ruolo dei media in questo conflitto.
Assad: Molto bene.

RT: Tutti i belligeranti in questa guerra sono stati accusati di causare vittime civili, ma i media occidentali hanno mantenuto il totale silenzio sulle atrocità commesse dai ribelli. Quale ruolo giocano i media nel conflitto?
Assad: In primo luogo, i media mainstream e i loro colleghi politici soffrono di decenni di corruzione morale. Non hanno morale. Di qualunque cosa parlano, evocano o usano come maschera (diritti umani, civili, bambini…), vi ricorrono solo per la loro agenda politica, per influenzare l’opinione pubblica e spingerla a sostenerne l’azione in tale campo, l’intervento militare o politico. Non hanno quindi alcuna credibilità in proposito. Basta guardare ciò che accade negli Stati Uniti, dove una vera e propria rivolta si verifica contro i media mainstream, perché hanno mentito e continuano a mentire al pubblico. Possiamo dire che il pubblico o le persone in occidente non sanno cosa realmente accade nella nostra regione, ma almeno sanno che i media mainstream e i politici mentono per i propri interessi e scopi. Ecco perché non credo che ai media mainstream si possa ancora credere, perciò lottano per sopravvivere in occidente, anche se hanno ampi esperienze, supporto, soldi e risorse. Ma tuttavia non hanno qualcosa di essenziale per sopravvivere: la credibilità. Non l’hanno, l’hanno persa. Non sono trasparenti, ed è perciò che non sono più credibili. Ecco perché mostrano viltà avendo oggi paura della vostra rete, Russia Today, dove qualsiasi dichiarazione rivelerebbe la verità, perché demistificherebbe le loro manipolazioni. Ecco perché.

RT: Per esempio, l’agenzia Reuters ha citato Amaq, l’organo di propaganda dello SIIL sull’assedio di Palmira.
Assad: Sì.

RT: Pensa che diano legittimità agli estremisti, citandone i media?
Assad: Anche se non le citano, ne adottano la retorica in ogni caso. Ma se si considerano gli aspetti tecnici di come lo SIIL sia nato, fin dall’inizio, attraverso video, notizie, media e relazioni pubbliche, utilizzando tecniche occidentali. Le si guardino bene, sono molto sofisticate. Come può qualcuno assediato, disprezzato in tutto il mondo, attaccato da aerei e che tutto il mondo vuole cacciare da ogni città che occupa, come tale gruppo possa mostrarsi così sofisticato, a meno che sia perfettamente a suo agio e riceva tutto il sostegno possibile? Non è quindi Amaq a sottolinearlo, a mio parere, ma il fatto che l’occidente abbia sposato il punto di vista dei terroristi, direttamente e indirettamente.

RT: Donald Trump assumerà l’incarico di presidente degli Stati Uniti tra poche settimane. Lei ha citato gli USA molte volte oggi. Cosa si aspetta dalla nuova amministrazione degli Stati Uniti?
Assad: La sua retorica durante la campagna è stata positiva sul terrorismo, la nostra priorità ora. Tutto il resto non è prioritario, quindi non baderemo a qualsiasi altra cosa, il resto è per gli statunitensi, per esempio, le questioni interne non mi riguardano. Ma la domanda è se Trump ha la volontà o la capacità di attuare ciò che ha detto. Lei sa che la maggior parte dei media mainstream e delle grandi imprese, le lobby, il Congresso, anche il suo partito gli si sono opposti. Vogliono più egemonia, più conflitto con la Russia, più interferenze in diversi Paesi, rovesciarne i governi, e così via. Dice qualcosa che va nella direzione opposta. Riuscirà a seguire questo corso contro tutti, quando sarà in carica il prossimo mese? Questa è la domanda. Se potesse, penso che il mondo sarà diverso, perché la cosa più importante, come ho già detto, è il rapporto tra Russia e Stati Uniti. Se si ha questo rapporto, la maggior parte delle tensioni nel mondo si placherà. E’ molto importante per noi in Siria, ma non credo che nessuno abbia la risposta. In primo luogo, non è un politico, quindi, non abbiamo alcun riferimento per giudicarlo. In secondo luogo, nessuno può prevedere come andranno le cose nel prossimo mese e oltre.

RT: La situazione umanitaria in Siria è catastrofica e Mogherini, capo della politica estera dell’UE, afferma che l’UE è l’unica entità a fornire aiuti umanitari alla Siria. È vero?
Assad: In realtà, tutti gli aiuti inviati dai Paesi occidentali vanno ai terroristi, per essere perfettamente chiari, franchi e trasparenti. Non badano per nulla alla vita dei siriani. Abbiamo molte città in Siria che restano finora circondate e assediate dai terroristi. Hanno fatto in modo che niente gli arrivi: cibo, acqua, niente, tutte le esigenze basilari della vita. Naturalmente, attaccano quotidianamente con i mortai cercando di uccidere. Che gli ha mandato l’Unione europea? Se si preoccupa delle vite umane, se si parla dell’aspetto umanitario, perché quando parlano degli aspetti o del problema umanitario, non si discrimina. Tutti i siriani sono umani, tutte le persone sono esseri umani. Ma non lo fanno. È il doppio standard, una menzogna che continuano a dirci, diventando una menzogna vile, a cui nessuno crede. Non è vero, ciò che ha affermato è sbagliato.

RT: Alcuni suggeriscono che per la Siria, la soluzione migliore sarebbe la divisione in diverse parti governate da sunniti, sciiti, curdi. Sarebbe possibile?
Assad: È la speranza e il sogno dell’occidente e di certi Paesi della regione, e non è una novità legata dalla guerra. E’ di prima della guerra, e mappe furono stese per tale divisione e disintegrazione. Ma in realtà, se si guarda alle società di oggi, la società siriana è più unitaria di prima della guerra. Questa è la realtà. Non dico questo per incoraggiare nessuno, non mi rivolgo qui all’opinione pubblica siriana in ogni caso, voglio parlare della realtà. A causa delle lezioni della guerra, la società è diventata più realistica e pragmatica, molti siriani hanno capito i pericoli del fanatismo e di ogni forma di estremismo, non solo religioso: politico, sociale, culturale; ciò è pericoloso per la Siria. Solo accettando l’altro, rispettandosi reciprocamente possiamo vivere insieme e avere un Paese. Così, sulla disintegrazione della Siria, ciò non è effettivo nella società, tra le diverse sfumature e strati della società siriana, il tessuto siriano non si può dividere. Non è una semplice mappa da disegnare, voglio dire, anche se si dispone di un Paese in cui le persone si dividono, c’è disgregazione. Guardate l’Iraq, è lo stesso Paese, ma in realtà è disintegrato. Quindi no, non sono preoccupato. I siriani non potranno mai accettarlo. Parlo ora della stragrande maggioranza dei siriani, perché non è nuovo, non è un argomento apparso nelle ultime settimane o mesi. È lo scopo di questa guerra. Così, dopo quasi sei anni posso dire che la maggioranza dei siriani non accetterà mai nulla collegato alla disintegrazione, vivrà come una Siria unita.

RT: Come madre, sento il dolore di tutte le madri siriane. Parlo dei bambini in Siria, cosa gli riserva il futuro?
Assad: Questa è la parte più pericolosa del nostro problema, non solo in Siria, ma quando si parla dell’oscura ideologia wahhabita, perché molti di questi bambini sono diventati giovani negli ultimi dieci anni, o più, unendosi ai terroristi per via ideologica, non per mancanza di denaro o qualsiasi altra cosa, o per speranza, per esempio, provenendo da famiglie mentalmente aperte, istruite, intellettuali. Quindi potete immaginare la forza del terrorismo.

RT: Così, pensa sia accaduto a causa della loro propaganda?
Assad: Esattamente, perché tale ideologia è molto pericolosa e non conosce confini, confini politici, ed Internet ha dato a questi terroristi strumenti rapidi ed economici per promuovere la loro ideologia, potendo infiltrare ogni famiglia in qualsiasi parte del mondo, in Europa, nel vostro Paese, nel mio Paese, ovunque.

RT: E questo è ciò che accade.
Assad: Avete una società laica, abbiamo una società laica, ma questo non ha impedito di essere infiltrata. Avete una contro-ideologia per farlo? Certo. Perché hanno costruito la loro ideologia sull’Islam, è necessario utilizzare la stessa ideologia, il vero Islam, il vero Islam moderato, per contrastare la loro ideologia. Questo è il modo più veloce, diciamo. Se vogliamo parlare a medio e lungo termine, si tratta di quanto far evolvere la società, il modo di pensare e analizzare, perché tale ideologia può funzionare solo quando non è possibile analizzare, non si può pensare correttamente. Così è l’algoritmo della mente, se si dispone di un sistema operativo naturale e sano, facendo un’analogia con i computer, se si dispongono di buoni sistemi operativi nelle mente, che non possono essere infiltrati da un virus. Quindi si tratta di educazione, media e politica, perché a volte quando si ha una causa, una causa nazionale e la gente si dispera, si può spingerla verso l’estremismo, un’influenza nella nostra regione dagli anni ’70, dalla guerra tra arabi e israeliani, e dal fallimento della pace in tutti gli aspetti (fallimento nel riprendersi la terra, concessione di terra e diritti al popolo palestinese) si ha più disperazione, e questo fa il gioco degli estremisti. Questo è dove i wahhabiti trovano terreno fertile per promuovere la loro ideologia.

RT: Signor Presidente, la ringrazio molto per il suo tempo, e auguro pace e prosperità al Vostro Paese al più presto possibile.
Assad: Grazie mille per essere intervenuti.

RT: La situazione era molto difficile, e mi auguro finisca presto. Grazie.
Assad: Grazie mille per essere venuti in Siria. Sono molto felice di accogliervi.13524572Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria-Hezbollah: il radicale cambio operativo dell’Esercito Arabo Siriano

Samir Hasan, Madaniya 9 dicembre 2016
Samir Hasan, ex-capo dell’ala militare del Movimento di Unificazione, esperto militare di gruppi islamici.syria-people-and-armyUn cambiamento radicale dell’operatività
La guerra in Siria ha cambiato radicalmente le operazioni dell’Esercito arabo siriano fondendo le operazioni con Hezbollah, una milizia, portando alla decentralizzazione della catena di comando e a un’ampia autonomia delle unità operative. A causa dell’accerchiamento, talvolta prolungato, ed escluse dal centro di comando, diverse unità siriane si autogestivano senza riferire ai comandi e alcuni capi operativi in ambiente ostile erano più efficienti dei superiori. L’evoluzione qualitativa delle forze governative siriane non è il risultato di esperienze precedenti, ma la combinazione di metodi convenzionali con la guerriglia di Hezbollah. Lo sviluppo delle manovre per evitare ambienti ostili, così come la velocità di esecuzione lontano dai processi burocratici, hanno favorito l’azione delle unità sul campo, inducendo una nuova dinamica nel comando centrale. In altre parole, la base ha spinto al cambiamento operativo nella gerarchia militare

L’esercito, pietra angolare del conflitto
I Paesi occidentali e le altri componenti dell’opposizione hanno puntato sull’implosione dalle forze governative siriane, con conseguente disintegrazione del regime. Diversi Paesi arabi e occidentali hanno agito così, alternando pressione militare e offerte allettanti per incoraggiare le defezioni nell’esercito. Nonostante la defezione di singoli nell’esercito, spesso al comando, le manovre arabe e occidentali fallirono. “L’esercito libero siriano” è al massimo un’accozzaglia. Senza il molteplice supporto estero e il contributo in uomini e materiale, l’ELS non potrebbe mai condurre una sola battaglia. L’obiettivo dei Paesi occidentali e dei loro alleati arabi era scindere dal corpo le formazioni da combattimento migliori, 10000 combattenti, indebolendo l’esercito governativo, preludio alla disintegrazione della regime privandolo di un importante elemento della protezione. Le singole defezioni non influenzarono i vari corpi o la coerenza dell’esercito, non più della fedeltà al regime.

Simbiosi esercito-potere, base del regime
La questione che si pone è perché l’esercito non si è disintegrato nonostante le offerte interessanti. Come spiegarne la fedeltà al potere mentre combatte la seconda guerra interna dal 1982? (l’autore si riferisce alla rivolta di Hama nel 1982 e alla sconfitta dei Fratelli musulmani). Il colpo di Stato militare era la via naturale al potere in Siria nei trent’anni successivi all’indipendenza, nonostante la presenza di civili a capo dello Stato come il presidente Shuqri Quatly o il baathista Nuradin al-Atasi. La stabilizzazione avvenne nel 1970 con l’ascesa al potere del Presidente Hafiz al-Assad che riorganizzò completamente i militari per farne i guardiani dello Stato. Non sorprende che l’Esercito arabo siriano abbia resistito a cinque anni di guerra. Chiunque sia un poco versato sulla complessità della struttura delle forze governative siriane è consapevole che l’esercito è una struttura chiusa e strettamente legata al potere. Ciò spiega la solidità del regime verso l’aggressione. L’esperta istituzione militare sigilla la sicurezza del regime, non solo in questa guerra, ma da mezzo secolo, dall’inizio della Presidenza Assad. La simbiosi potere-militari è una singolarità del sistema politico siriano la cui tempistica non ha eguali negli altri Paesi arabi. La struttura dell’Esercito arabo siriano è una copia del sistema di Paesi socialisti come la Corea democratica, per composizione delle unità da combattimento, mobilitazione psicologica, fedeltà assoluta al comandante che lo simboleggia. L’esercito è costruito secondo una rete di suddivisioni dai compiti ben definiti e legati orizzontalmente e verticalmente al comando centrale, comprese le forze speciali.08-696x470Esercito siriano: 36mo nel mondo e quarto esercito arabo
L’Esercito arabo siriano è il 36mo nel mondo e il 4° degli eserciti arabi dopo Egitto, Algeria e Arabia Saudita, qui grazie all’arsenale non alle capacità sul campo. I grandi centri di comando sono dispiegati nella capitale Damasco, a Sayadat Zaynab e Zabadani, e ad Aleppo. L’Esercito arabo siriano comprende le forze di terra, uno dei quattro rami delle Forze Armate siriane, con 200000 soldati cui vanno aggiunti 280000 riservisti.
La divisione missilistica comprende:
Missili anticarro: AT-3 Sagger, AT-4 Spigot, AT-5 Spandrel, AT-7 Saxhorn, AT-10 Stabber, AT-14 Kornet, Milan.
Missili antiaerei: SA-7 Grail, SA-9 Gaskin, SA-13 Gopher, SA-17 Grizzly, SA-22 Greyhound
Missili superficie-superficie: 30 Scud B/C, 18 SS-21 Scarab, 18 FROG-7, M-600.
Missili da difesa costiera: 1 batteria di Bastion con missili supersonici antinave Jakhont.
Il 30 maggio 2013 l’Esercito arabo siriano riceveva i primi missili antiaerei S-300 russi. La componente aerea siriana comprende aerei da combattimento (MiG-29, MiG-25); d’attacco (Su-24, Su-22) ed elicotteri d’attacco (Mil Mi-24 e Gazelle), e quella navale le fregate Petya II, i pattugliatori lanciamissili classe Osa II, versione migliorata, e classe Komar, armati con i missili SS-N-2 Styx, e gli elicotteri antisom (Kamov Ka-25 Hormone, Kamov Ka-28 Helix-A, Mi-14PL).98439La guardia presidenziale: 4.to Corpo d’Armata, pretoriani del regime
La guardia presidenziale, direttamente dipendente dal Capo dello Stato, si basa sul 4.to Corpo d’Armata di 15000 effettivi, la guardia pretoriana del regime. Sostenuta da unità di artiglieria e corazzate, il 4° Corpo d’Armata è la più potente delle formazioni operative siriane per preparazione, attraverso l’addestramento a tutto campo (terra, anfibio, missilistico), che per efficienza sul campo. Il 4° Corpo d’Armata, così come le divisioni corazzate, è direttamente sottoposto al Capo di Stato, Comandante in Capo dell’esercito. Quindi la presidenza è presente nell’esercito e l’esercito è presente nella presidenza, senza assumere direttamente la direzione del Paese. Questa sovrapposizione è assicurata dalla formazione ideologica dei soldati e dall’adesione all’ideologia del partito Baath. Il soldato siriano è ideologicamente ostile a Israele, nazionalista arabo fedele al regime. L’esercito pubblica quotidianamente un bollettino politico che condensa i principali fatti di attualità e loro interpretazione. Il bollettino viene distribuito a tutte le unità nelle varie province del Paese.

La guerra di logoramento e strategia della resistenza
Nella nuova guerra in Siria, l’esercito ha adottato una posizione difensiva concentrandosi sulla tutela dei siti vitali, contenendo l’assalto dei gruppi armati carichi di denaro, armi e munizioni. Il regime ha optato per una guerra di logoramento e una strategia di resistenza, puntando a lungo termine a spingere l’opposizione alla disperazione e a togliergli ogni speranza di vittoria. L’esercito, come nella maggior parte dei Paesi arabi, è sempre stato un importante fattore di coesione nazionale, eliminando divisioni etniche o religiose, simboleggiando per molti aspetti la spina dorsale dei regimi nazionalisti arabi che lo utilizzano per raggiungere l’unione della popolazione attorno ai valori da essi difesi. L’Esercito arabo siriano era il motore delle guerre arabe contro gli israeliani, spesso intervenendo nei molti conflitti tra Israele e i Paesi arabi. Oggi la Siria subisce una guerra inter-religiosa tra lo Stato nazionale siriano e gruppetti di jihadisti sunniti. Il conflitto ha aumentato il peso dell’esercito nello Stato, con conseguente tutela militare di diversi enti della pubblica amministrazione (funzionari amministrativi, insegnanti, medici) ottenendo la maggior parte delle risorse dell’economia siriana. La Siria spese il 6,2% del PIL per la difesa nel 2004. Nel 2011, le spese militari erano di 2,5 miliardi di dollari. Dall’inizio della guerra in Siria, i dati sul bilancio della difesa non sono noti. Tuttavia, si può stimare che il bilancio sia aumentato per incrementare le capacità dell’esercito che subiva numerosi attacchi dai gruppi armati sunniti.e1f16af8-ffea-447b-890e-2bd5504375f4_16x9_788x442Hezbollah
Sui vari teatri operativi Hezbollah ha affinato la propria strategia optando per un “complesso metodo” nei combattimenti, combinazione di operazioni di guerriglia e di guerra, tra metodi d’attacco dell’esercito regolare con quelli della guerriglia. In Libano, nel terreno favorevole nel sud a maggioranza sciita del Libano, attuava la guerra difensiva di guerriglia contro Israele. In Siria, contro i jihadisti su terreno ostile, attua la guerra frontale in spazi aperto. Il corso della guerra in Siria ha portato Hezbollah a condurre operazioni congiunte con le forze governative siriane in battaglie con carri armati e veicoli blindati, mentre il proprio punto di forza era la fanteria, in combinazione con le unità aeree e missilistiche siriane. Ebbe il lusso, unico negli annali militari, di spezzare il saliente di Yabrud a Damasco, il 15 marzo 2014, il giorno del referendum della Crimea per l’adesione alla Russia, nel terzo anniversario della sommossa in Siria. La formazione sciita ha optato per operazioni con piccole unità mobili, la cui importanza aumenta con lo svilupparsi della battaglia, impegnando grandi formazioni con adeguate attrezzature belliche. Se nel Ghuta, periferia di Damasco, circondata dai terroristi di Ahrar al-Sham, e a Qusayr, Hezbollah incontrò serie difficoltà, con perdite pesanti, vinse sul campo comunque. Sperimentate nella guerriglia, le truppe d’élite riuscivano non solo a sovvertire il corso della guerra in Siria, ma a cambiare radicalmente le regole d’ingaggio nel confronto israelo-libanese.

Epilogo
La guerra asimmetrica ha svolto un ruolo nel destabilizzare il regime. Impegnato nella guerra convenzionale secondo schemi tradizionali, l’Esercito arabo siriano ha avuto difficoltà all’inizio delle ostilità. Hezobllah, impegnandosi a fianco dell’Esercito arabo siriano, ha cambiato il corso della guerra collegando formazioni regolari e irregolari. Hezbollah ha utilizzato il sistema delle ondate successive, avanzando sotto la protezione di un tiro pesante, indebolendo l’avversario. Attuando brillantemente le tattiche antiguerriglia, la sua efficienza ha inflitto gravi perdite al nemico. La comune esperienza di Hezbollah ed Esercito arabo siriano riattivava, attraverso la modernizzazione del concetto di “operatività complessa”, la sintesi tra guerra convenzionale e guerra di guerriglia. Questa innovazione ha aperto ampie possibilità di azione alle forze combinate Hezbollah-Siria. Hezbollah, Esercito Arabo Siriano e forze alleate hanno raccolto un’esperienza unica nelle operazioni combinate, potendo affrontare ogni forma di aggressione. In questo senso, la guerra in Siria ha cambiato radicalmente l’operatività dell’Esercito arabo siriano, con la fusione operativa con Hezbollah e conseguente decentramento della catena di comando, combinati a un’ampia autonomia delle unità.czljoghxaaa0qu8

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora