I motivi dell’attacco a Dayr al-Zur

Alessandro Lattanzio, 18/9/2016

2014-09-22-airforce-gettyL’US Central Command effettuava un attacco aereo su Dayr al-Zur, in Siria orientale, che secondo l’Esercito arabo siriano aveva permesso ai terroristi dello Stato islamico di assaltare il jabal al-Thardah, la collina che domina la base aerea di Dayr al-Zur; un “attacco grave e palese alla Siria e al suo esercito, prova certa del sostegno degli Stati Uniti a SIIL ed altri gruppi terroristici“, dichiarava il Comando Generale dell’Esercito arano siriano. Il portavoce del Ministero della Difesa russo Maggiore-Generale Igor Konashenkov dichiarava che l’attacco aereo nei pressi dell’aeroporto di Dayr al-Zur era stato effettuato da 2 caccia F-16 e 2 aerei d’attacco al suolo A-10, uccidendo 62 soldati siriani e ferendone altri 100. Ciò avveniva a una settimana dall’entrata in vigore dell’ultimo cessate il fuoco in Siria, concordato da russi e statunitensi. “E’ abbastanza significativo e non casuale che ciò sia accaduto solo due giorni prima che gli accordi russo-statunitensi entrassero in vigore. L’inizio dei lavori del Joint Implementation Group (JIG) era previsto per il 19 settembre. Quindi, se gli Stati Uniti volevano effettuare un attacco efficace su al-Nusra o SIIL a Dayr al-Zur, o altrove, avrebbero dovuto aspettare altri due giorni e coordinarsi con i nostri militari per essere sicuri di colpire le persone giuste. Invece hanno scelto di condurre questa operazione insensata“, dichiarava l’inviato alle Nazioni Unite della Russia, l’Ambasciatore Vitalij Churkin. “Così va concluso che il raid aereo è stato condotto per far deragliare le operazioni del JIG e di fatto impedirne l’attuazione. Può anche darsi che gli Stati Uniti cerchino di nascondere che in realtà non controllano la situazione, permettendo che vada fuori controllo“. Il Presidente russo Vladimir Putin aveva messo in discussione l’impegno degli Stati Uniti al cessate il fuoco, suggerendo che Washington non è disposta a rompere con i “terroristi” che combattono contro la Siria, e si chiedeva il motivo per cui gli Stati Uniti non rendano pubblico l’accordo, “Questo deriva dai problemi degli Stati Uniti ad affrontare la questione siriana, non volendo ancora separare la parte cosiddetta sana dell’opposizione da criminali e terroristi“, dichiarava Putin, “Abbiamo convenuto che Jabhat al-Nusra e altri dello stesso genere vadano separati e vada anche indicato dove siano tali cosiddette “forze sane”. Ma che vediamo oggi? Non vediamo alcuna separazione dei terroristi da tale parte “sana” dell’opposizione; invece vediamo tali terroristi tentare di raggrupparsi, sostituendo etichette e nomi per preservare la forza militare. Questo è ciò che vediamo. A mio parere, ciò nasce dal desiderio di continuare i combattimenti contro il governo legittimo di Bashar Assad. Ma è una via molto pericolosa“, riferendosi a Jabhat Fatah al-Sham, al-Qaida in Siria già noto come Jabhat al-Nusra, il cui capo Abu Muhamad al-Julani aveva condannato l’accordo del cessate il fuoco su al-Jazeera. Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov osservava il “rifiuto di vari gruppi armati criminali di aderire al cessate il fuoco“, e l’obbligo di Washington a “separare l’opposizione moderata dai gruppi terroristici“.
army_logo Il Ministero degli Esteri siriano inviava un messaggio urgente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite “per condannare l’aggressione degli Stati Uniti“. “La comunità internazionale dovrebbe obbligare gli USA a non ripetere mai più tali attacchi, a rispettare la sovranità della Siria, la sua integrità nazionale e territoriale. L’attacco insidioso alle posizioni dell’Esercito arabo siriano sul jabal al-Tharda, nei pressi dell’aeroporto militare della città di Dayr al-Zur, è stato effettuato il 17 settembre alle 17:00. 5 aerei dell’US Air Force hanno preso parte all’attacco durato un’ora. Le forze siriane hanno coraggiosamente difeso questa linea dagli attacchi incessanti dei gruppi armati negli ultimi anni. Tutte le informazioni disponibili indicano che tale aggressione era intenzionale e pianificata dagli Stati Uniti nel quadro della strategia volta a continuare la guerra che i gruppi terroristici conducono contro l’Esercito arabo siriano“. E un ufficiale degli Stati Uniti rivelava che l’attacco era stato concordato con i servizi segreti statunitensi “dopo giorni passati a monitorare i possibili bersagli”. Infatti l’Ambasciatore della Russia alle Nazioni Unite Vitalij Churkin definiva sospetto che gli statunitensi cercassero improvvisamente di “aiutare” l’Esercito arabo siriano a Dayr al-Zur, dove le forze siriane sono l’avanguardia della forza di combattimento contro lo Stato islamico. “E’ assai sospetto che gli Stati Uniti decidessero tale attacco aereo in questo momento particolare. Gli Stati Uniti hanno violato due loro impegni in un momento importante. In primo luogo hanno violato il cessare il fuoco che concordarono con noi a febbraio e che hanno ribadito negli ultimi giorni. In secondo luogo, hanno violato l’impegno verso il governo della Siria, dato al momento dell’avvio delle operazioni aeree nei cieli siriani, promettendo al governo siriano che non avrebbero effettuato attacchi aerei contro le forze del governo. E’ molto strano pensare che sia una coincidenza. Il momento, così come altri aspetti della situazione, indicano la possibilità che si tratti di una provocazione. Se accusano la Russia di tutto, compreso tale attacco aereo, temo che le loro intenzioni saranno molto chiare“. Infatti, il Comando Centrale del Pentagono, affermava che “Non è raro che il Centro delle operazioni aeree della coalizione conferisca con funzionari russi come cortesia professionale ed evitare conflitti tra aerei russi e della coalizione, anche se tale contatto non è richiesto dal memorandum d’intesa Stati Uniti – Russia sulla sicurezza dei voli. La Siria è una situazione complessa con varie forze militari e milizie nelle immediate vicinanze, ma le forze della coalizione non avrebbero intenzionalmente colpito una nota unità militare siriana, secondo i funzionari. La coalizione esaminerà questo attacco e le circostanze per vedere se eventuali lezioni possono essere apprese”. In realtà, i terroristi che occupano parte di Aleppo orientale appartengono a Jabhat al-Nusra e gruppi affini, esclusi dall’accordo Lavrov-Kerry che chiede che i terroristi filo-NATO si separino da Jabhat al-Nusra. Ma ciò equivarrebbe a consegnare Aleppo orientale al governo siriano; perciò gli Stati Uniti hanno effettuato l’attacco aereo su Dayr al-Zur, allineandosi apertamente con lo SIIL, “un prezzo che alcuni a Washington sembrano disposti a pagare”.

Joe Dunford e Hulusi Akar, a Spalato, il 16 settembre 2016

Hulusi Akar e Joe Dunford a Spalato, il 16 settembre 2016

Va notato che il giorno prima dell’aggressione statunitense alle forze siriane, il 16 settembre, il presidente del Joint Chiefs of Staff degli USA, generale dei Marine Corps Joe Dunford, incontrava l’omologo turco generale Hulusi Akar a Spalato, Croazia, prima della conferenza del Comitato militare della NATO, per discutere della lotta allo Stato islamico dell’Iraq e Levante. Dunford si era “fortemente impegnato a uno stretto rapporto militare e strategico degli Stati Uniti con la Turchia“. L’obiettivo della riunione era “far avanzare le discussioni sulla via da seguire nella lotta allo Stato Islamico dell’Iraq e Levante“. Va ricordato che dall’ottobre 2015 il Pentagono schiera12 aerei d’attacco A-10 e 6 caccia F-16 nella base aerea turca di Incirlik. Si trattava di 303 avieri del 122.th Fighter Wing Blacksnakes dell’Air National Guard, che gestivano gli A-10 utilizzati per il supporto aereo ravvicinato delle truppe statunitensi in Iraq. Successivamente, il 122.th Fighter Wing veniva sostituito dal 124.th Fighter Wing dell’Idaho Air National Guard di Gowen Field, sempre dotato degli aerei d’attacco A-10 Thunderbolt II impiegati dalla Incirlik Air Base, in Turchia, nell’ambito dell’operazione Inherent Resolve (Incirlik, pagina rimossa).  Inoltre, il 30 agosto, il 2 e il 18 settembre, un aereo da ricognizione P-8A Poseidon dell’US Navy, decollato da Signonella, volava vicino la base aerea russa di Humaymim e la base logistica russa nel porto di Tartus, per raccogliere informazioni sulle operazioni russe e trasmetterle ai terroristi attivi in Siria.
A sua volta, Viktor Poznikhir, dello Stato Maggiore Generale russo, dichiarava, “Dopo cinque giorni di cessate il fuoco, va notato che solo russi e siriani hanno aderito pienamente ai loro impegni. Di propria iniziativa, la Russia ha prolungato la cessazione delle ostilità di 48 ore, ieri estesa di altre 72 ore. Stati Uniti e cosiddetti gruppi moderati da loro controllati non hanno rispettato un solo impegno assunto nel quadro degli accordi di Ginevra. La priorità degli accordi russo-statunitensi di settembre era la divisione dei territori controllati da Stato islamico e Jabhat al-Nusra da quelli controllati dall’opposizione moderata, come anche la separazione dell”opposizione moderata’ da Jabhat al-Nusra. Tale divisione è essenziale per l’attuazione del cessate il fuoco in Siria perché senza verrebbero legate le mani alle forze governative. Non possono combattere i terroristi senza sapere chi di loro aderisce alla tregua e chi no. Numerosi appelli della Russia agli USA rimangono senza risposta, sollevando dubbi sulla capacità degli Stati Uniti d’influenzare i gruppi dell’opposizione sotto il loro controllo, e la loro volontà di garantire ulteriormente l’attuazione degli accordi di Ginevra. La Russia compie ogni sforzo possibile per impedire alle truppe governative l’uso della forza contro gli attacchi dell’opposizione. Se gli Stati Uniti non attuano le misure necessarie per adempiere agli obblighi derivanti dagli accordi del 9 settembre, la responsabilità del fallimento del cessate il fuoco sarà solo degli USA. Le tensioni aumentano in Siria, in particolare nelle province di Aleppo e Hama, dove gruppi dell’opposizione usano la cessazione delle ostilità per raggruppare le forze, riempire le scorte di munizioni e armi e preparare l’offensiva per catturare nuovi territori. Nelle passate 24 ore, il numero di attacchi è aumentato drasticamente. Le posizioni di truppe governative, milizia popolare e civili sono state colpite 55 volte“.17062016dayrazurRiferimenti
CentCom
FARS
FARS
Inherent Resolve
McClatchy
Military Times
Ministero della Difesa della Siria
RussiaToday
Sputnik
TASS
TASS
The Duran
The Hill

La Russia imporrà una no-fly zone alle forze degli Stati Uniti sulla Siria

John Galt, 17 settembre 2016

Più di un anno fa pubblicai una mappa in cui pensavo la Russia potesse imporre una cosiddetta “No-Fly Zone” sulla Siria per bloccare gli aerei della coalizione filo-USA. Era il 9 settembre 2015:091015_russia_syriamap2jgflaQuella zona non è più rilevante da oggi. La Federazione Russa, nonostante ciò che gli idioti di Washington pensano, non gradisce essere umiliata o ingannata e gli Stati Uniti del presidente Obama e del segretario di Stato John Kerry hanno tradito il Presidente Vladimir Putin per l’ultima volta. Prima un po’ di ragioni sugli eventi attuali e su ciò che accadrà da ora in poi. La notte, secondo al-Masdar, oltre 1000 elementi delle forze d’élite siriane erano arrivati nella regione di Dayr al-Zur: “al-Masdar ha avuto informazioni esclusive sul recente arrivo di oltre 1000 soldati della Guardia repubblicana dell’Esercito arabo siriano nel Governatorato di Dayr al-Zur. Secondo una fonte militare di Damasco, oltre 1000 soldati appena addestrati della 105.ma Brigata della Guardia Repubblicana dell’Esercito araba siriano si sono schierati nel Governatorato di Dayr al-Zur dopo diversi mesi di addestramento a Dayr al-Tyah. Con l’arrivo dei nuovi soldati della 105.ma Brigata, le Forze Armate siriane hanno ricevuto un notevole aiuto nella difese del capoluogo di provincia”. Le forze arrivate hanno respinto l’offensiva dopo che, chiaramente, le agenzie d’intelligence russe avevano avvertito il governo siriano su dove lo SIIL avrebbe cercato di cogliere i punti strategici della regione per cercare di riprendere le posizioni che aveva perso mesi prima. Poi accade ciò, come riportato da RT: “Gli attacchi aerei della coalizione guidata dagli Stati Uniti sulle posizioni dell’Esercito arabo siriano, uccidono 62 soldati. Gli aviogetti della coalizione degli USA hanno bombardato posizioni delle forze governative siriane nei pressi della città orientale di Dayr al-Zur, uccidendo 62 soldati e “aprendo la via” ai terroristi dello Stato islamico, secondo il Comando Generale dell’Esercito arabo siriano. Il bombardamento ha avuto luogo sul jabal al-Thardah, nella regione di Dayr al-Zur, causando vittime e distruzione, riferiva l’agenzia ufficiale siriana SANA. Sessantadue soldati siriani sono stati uccisi e oltre 100 feriti nell’attacco della coalizione degli Stati Uniti, dichiarava il portavoce del Ministero della Difesa russo, Generale Igor Konashenkov, citando informazioni ricevute dal Comando Generale siriano. Il Ministero della Difesa russo ha detto che i velivoli che hanno effettuato i bombardamenti erano entrati nello spazio aereo siriano dall’Iraq. I quattro attacchi sulle posizioni siriane sono stati effettuati da 2 caccia F-16 e 2 aerei d’attacco A-10, aggiungeva. “Se l’attacco aereo è dovuto a coordinate errate degli obiettivi, è una diretta conseguenza dell’ostinata mancanza di volontà degli statunitensi nel coordinarsi con la Russia nelle operazioni contro i gruppi terroristici in Siria”, osservava Konashenkov. Il Ministero della Difesa ha anche confermato un rapporto di SANA secondo cui l’offensiva dello Stato islamico iniziava subito dopo che le posizioni dell’Esercito arabo siriano erano state colpite dall’aria. “Subito dopo l’attacco aereo della coalizione, i terroristi islamici hanno lanciato l’offensiva. Aspri combattimenti con i terroristi sono in corso nella zona dell’aeroporto, dove per lungo tempo gli aiuti umanitari per i civili venivano paracadutati”, ha detto Konashenkov. Il Comando Generale siriano ha definito l’attacco un'”aggressione grave e palese” alle forze siriane, e ha detto che è “la prova definitiva” che gli Stati Uniti e i loro alleati supportano i terroristi dello SIIL. Secondo un comunicato stampa del dipartimento della Difesa statunitense, l’aviazione della coalizione ha effettuato missioni da combattimento a Dayr al-Zur il 17 settembre. “Siamo consapevoli dei rapporti e della conferma da CENTCOM e CJTF (Combined Joint Task Force)”, aveva detto il Pentagono a RT. Il Comando Centrale degli Stati Uniti poi rilasciava una dichiarazione secondo cui non aveva alcuna intenzione di colpire le forze governative siriane presso Dayr al-Zur. “La Siria è una situazione complessa con varie forze militari e milizie nelle immediate vicinanze, ma la coalizione non avrebbe intenzionalmente colpito una nota unità militare siriana”, si legge nella dichiarazione. CENTCOM ha promesso che l’attacco e le relative circostanze saranno riesaminate “per vedere se una lezione si può trarre””.
hasan-m-tarafL’ultima frase dice tutto. Purtroppo ora ci sono rapporti non confermati su più di 80 soldati siriani uccisi e sull’offensiva dello SIIL sulle posizioni in cui l’Esercito arabo siriano è stato colpito forzandolo a ritirarsi dalla regione. L’attacco appare una rappresaglia dei militari statunitensi, dei sauditi e di Obama contro Putin. La risposta del Ministero degli Esteri russo è stata potente richiedendo la riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite su questo tema, dichiarando quanto segue (via ITAR-TASS): “La Russia conclude che gli USA difendono lo SIIL, Ministero degli Esteri. Gli attacchi aerei USA all’Esercito arabo siriano portano alla conclusione che Washington difende lo Stato islamico (organizzazione terroristica vietata in Russia), dichiarava a Rossija 24 la portavoce ufficiale del Ministero degli Esteri russo Marija Zakharova. “Se in precedenza avessimo avuto sospetti che gli USA difendono Jabhat al-Nusra (organizzazione terroristica vietata in Russia) ora, dopo gli attacchi aerei di oggi all’Esercito arabo siriano, arriviamo a una conclusione inquietante, la Casa Bianca difende lo SIIL”, aveva detto Zakharova. “Se è così, allora è questo il motivo per cui gli Stati Uniti non vogliono rendere pubblici gli accordi russo-statunitensi sulla Siria”, continuava. “Chiediamo spiegazioni a Washington, se questa sia una politica deliberata o un errore”, osservava. Secondo il Comando delle forze del governo siriano, 62 militari sono stati uccisi e altri 100 feriti nell’attacco aereo nei pressi della città di Dayr al-Zur. Il portavoce ufficiale del Ministero della Difesa russo Igor Konashenkov aveva dichiarato che il 17 settembre “alle 17:00-05:50 nei pressi dell’aeroporto della città di Dayr al-Zur (Siria), velivoli della ‘coalizione anti-SIIL’ (2 F-16 e 2 A-10) avevano effettuato quattro raid aerei sulle unità governative siriane circondate dai gruppi terroristici dello Stato islamico”, osservava Konashenkov”.
I convenevoli diplomatici e altro che avranno luogo non sono che tempo preso dai russi per accelerare i rinforzi in Siria e Iran. A meno di un annuncio del ritiro delle forze statunitensi dalla Siria e della fine delle operazioni aeree nello spazio aereo siriano, credo che i russi sveleranno il bluff di Obama, umiliandolo nel modo più decisivo: il 18 settembre sera (19 mattina in Siria) il Ministero della Difesa della Federazione Russa dichiarerà la “No-Fly Zone” per gli Stati Uniti sulla Siria consentendo le operazioni solo all’Aeronautica turca nel nord del Paese. Questo significa che non ci saranno più operazioni di droni che permettano agli USA di raccogliere informazioni su al-Qaida (Nusra) in Siria, e neanche sulle forze dello SIIL. Significa anche che se il personale degli Stati Uniti non viene ritirato in questo frangente, la Russia annuncerà che sarà considerato nemico combattente dai governi russo e siriano. La prossima mossa ricadrà sulle spalle di un immaturo ed irrazionale presidente vacillante, dalla politica estera totalmente fallita e dall’ignoranza sul Medio Oriente patetica, anche per gli standard dell’istruzione pubblica degli Stati Uniti. Se il suo ego decide di testare la volontà russa, il mondo potrebbe vedere aerei statunitensi abbattuti dai missili terra-aria S-400 russi o, peggio, da altri aerei russi. Comunque, è su una strada che terrorizzerebbe qualsiasi individuo sano di mente.
Signore e signori, siamo a 72 ore dal possibile inizio di una guerra mondiale. Tutto perché un’anatra zoppa, disprezzata globalmente quale presidente narcisista, si sente ferita mentre i terroristi islamici vengono liquidati da forze che non vedono il mondo attraverso i suoi perversi e terroristici occhi iniettati di sangue.15032016dairazurTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Italia affianca il terrorismo in Libia, contro l’Egitto

Alessandro Lattanzio, 14/9/2016

Roma invia almeno 200 paracadutisti in Libia, a supportare i terroristi taqfiriti di Misurata e Tripoli, contro le forze nazionali e jamahiryane collegate con l’Egitto. Dietro c’è l’istigazione di Washington, che sta perdendo la presa in Siria, Iraq e Yemen. Inoltre, i vertici degli USA sono preda del caos. Infatti, il partito mondialista e guerrafondaio negli Stati Uniti si ritrova in pratica senza candidata presidenziale, essendo Hillary Clinton null’altro che una vecchia derelitta drogata e oramai incapace di reggersi in piedi. A ciò si aggiunge l’allarme suonato dai vecchi teorici e strateghi dell’imperialismo statunitense come Brzezinsky e Kissinger, che avvertono i guerrafondai neocon e i socialimperialisti democratici che è bene decelerare dalla corsa allo scontro con Russia e Cina, una corsa che sta smantellando la rete di alleanze regionali di Washington, oltre a mettere sotto pressione la scassata macchina bellica statunitense. I vecchiacci summenzionati sanno che le condizioni generali degli USA e delle loro forze armate sono tali da non potersi permettere alcun confronto con Mosca e Beijing, e nemmeno con Teheran e Pyongyang. Soprattutto nel quadrante mediorientale, dove l’Arabia Saudita è al collasso, la Turchia nel caos e Israele preda del confronto interno tra filo-russi (Peres, Netanyahu) e partito filo-islamista (Mossad, IDF). In assenza di alleati di peso, Washington viene soccorsa da Roma, e precisamente dalle emerite espressioni del nullismo ideologico, politico e strategico piddino, il contessino Gentiloni Silverj e la gerarchetta fallita del PD genovese Pinotti, al 100% proni agli interessi dei petro-emirati, con i cui contratti prosperano le aziende italiane dominate dal PD (Finmeccanica, Fincantieri, ENI), precedentemente purgate da elementi ostili a tale politica con indagini mirate e fabbricate da una magistratura corrotta fino al midollo e collusa con gli ambienti terroristici atlantisti.53b9c680333749069a79bf61a35ee77d_18Il 5 aprile 2016, l’esercito libico del generale Qalifa Haftar entrava a Matar e a Qashum al-Qayl, 60 chilometri a sud di Sirte, dopo aver eliminato 6 terroristi. I combattimenti erano iniziati il 4 aprile quando lo Stato islamico aveva attaccato una postazione dell’esercito libico ad al-Ruagha, a 160 chilometri a sud di Sirte. Le forze di Haftar avevano riconquistato Bengasi, confinando il Consiglio rivoluzionario della shura, formata da Ansar al-Sharia, Brigata martiri del 17 Febbraio e Dir al-Libyia della Fratellanza musulmana nel quartiere di Ganfuda. L’LNA (Esercito nazionale libico) di Haftar aveva il supporto di Egitto e forze speciali inglesi e francesi, che avevano pianificato le operazioni dell’LNA. A Derna, il Consiglio dei mujahidin della Fratellanza musulmana scacciava lo Stato islamico dalla regione. Il 12 aprile veniva liberato dalla prigione di Zintan Sayf al-Islam Gheddafi e restava “al sicuro in Libia”. Gheddafi è ricercato dalla Corte penale internazionale ed è stato condannato a morte da un tribunale sciariatico di Tripoli nel luglio 2015. Il 18 aprile, il ministro degli Esteri inglese Philip Hammond visitava la base navale di Tripoli per ispezionare le strutture d’attracco per le navi da guerra inglesi in appoggio allo Special Purpose Task Group formato da 150 commando delle forze speciali (SAS) inglesi, presenti nel Mediterraneo a bordo della nave d’assalto anfibia Mounts Bay. In effetti, nel gennaio 2016 il re di Giordania Abdullah affermò che le forze speciali inglesi erano presenti in Libia. A Tobruq venivano sbarcati autoveicoli Toyota Hilux e blindati Panthera T6 prodotti da Minerva Special Purpose Vehicles e Ares Security Vehicles, aziende degli EAU, e dall’azienda egiziana Eagles International Vehicles. Il materiale era diretto alle forze del generale Haftar, che aveva richiesto agli alleati (Egitto, Francia, Giordania ed EAU) l’invio di armi, munizioni e 1050 autoveicoli: 400 blindati leggeri Panthera T6 e 650 pickup Toyota. Ciò in vista dell’offensiva per occupare i terminali petroliferi controllati dalle Guardia petrolifera di Ibrahim Jadran, nuovo alleato di Saraj. Già nel marzo 2015, Haftar ricevette 900 autoveicoli, tra cui blindati leggeri Streit Typhoon, prodotti dal gruppo Streit di Ras al-Qaymah negli Emirati Arabi Uniti, e 32 blindati leggeri Panthera T6. La National Oil Corporation (NOC) libica nel frattempo si era spaccata in due, Western Oil Corporation ed Eastern Oil Corporation. La prima aveva uno stretto rapporto con il concessionario svizzero Glencore, a cui spediva grandi quantità di petrolio a prezzi ridotti. In Cirenaica, i miliziani di Ibrahim Jadhran controllano il grande terminal petrolifero di Mars al-Hariga, dove petrolio di contrabbando finiva alla compagnia francese Total, alla spagnola Repsol, all’italiana Saras e alla cinese Sinopec, che a volte ricorrono a mercenari per tutelare i propri interessi. Va ricordato che l’ex-amministratore delegato dell’ENI ed attuale vicepresidente della banca Rotschild Paolo Scaroni, tra i principali fautori dell’aggressione alla Jamahiriya libica nel 2011, invocava la “fine della finzione della Libia” unita, invitando Roma a una “stabilizzazione parziale” favorendo la nascita di un governo nella sola Tripolitania, che “poi facesse appello a forze straniere che l’aiutino a stare in piedi, credo che potremmo risolvere parte dei nostri problemi… credo che anche un governo nella sola Tripolitania sarebbe molto meglio del caos attuale. Anzi, darebbe l’esempio alle altre aree. Le pulsioni separatiste della Cirenaica sono fisiologiche, quasi endemiche. Cercare di ricostruire artificialmente una unità che non esiste nella percezione della popolazione, mi sembra molto più difficile che trovare soluzioni limitate ma praticabili. Ognuno gestirebbe le sue fonti. La società statale dell’energia ha una sede a Tripoli e una a Bengasi. Ci sono risorse in Cirenaica e in Tripolitania. La comunità internazionale affronterebbe lo Stato Islamico molto meglio se ci fosse un governo in Tripolitania, che sollecitasse e sostenesse l’azione occidentale. Se dobbiamo aspettare che ci sia un governo nazionale, penso che tra qualche anno saremo ancora qui in attesa”. E sul caso Regeni, Scaroni avanzava posizioni arroganti, tipiche dei suoi mandanti anglosassoni, parlando dell’Egitto affermava che “il maggior interesse al gas (del giacimento) di Zohr non è dell’ENI o dell’Italia ma dell’Egitto stesso, che ne ha un bisogno disperato”. Infatti Cairo ricorre a Russia, Cina, Francia, Germania, Corea del Sud e persino alla patria putativa di Scaroni, il Regno Unito, per tutelare e sostenere lo sviluppo economico dell’Egitto. Il 25 aprile, il Consiglio dei mujahidin di Derna vantava l’eliminazione in tre giorni di scontri dei capi dello SIIL Abu Raqan al-Libi, Abu Zubayr al-Jazrawi, Abu Abdarahman al-Tunisi, Abu Sadam al-Tunisi e Abu Ashah al-Sudani, e la cattura di altri 300 membri dello SIIL. Nel frattempo l’Esercito nazionale libico prendeva il controllo di numerosi quartieri di Bengasi.
benghazi-derna-bayda-tobruk-libya-isis-map-november-2014_risultatoIl 1° maggio 2016, unità libiche entravano a Sirte, scontrandosi con lo Stato islamico. L’esercito libico aveva lanciato ampie operazioni militari su Sirte occupata dallo SIIL. Secondo fonti libiche, la maggior parte delle strutture petrolifere della regione erano sotto il controllo dell’esercito, mentre, decine di terroristi di nazionalità tunisina e libica fuggivano da Sirte verso altre città nel sud della Libia. A marzo, Haftar iniziò a far avanzare le truppe su Sirte, occupato dallo Stato islamico da quasi due anni, liberando i villaggi Abu Grayn e Zamzim. Dal febbraio 2014, Haftar aveva tessuto relazioni tra al-Marj e Bengasi per organizzare gli ex-ufficiali in un nuovo esercito basato sui resti dell’esercito della Jamahirya libica e le connessioni tribali, ottenendo il sostegno del governo di Tobruq, che l’aveva nominato Capo di Stato Maggiore dell’Esercito nazionale libico nel marzo 2015. Haftar si era concentrato nella lotta contro Ansar al-Sharia, a Bengasi, dopo che l’organizzazione partecipò all’assassinio dell’ambasciatore degli Stati Uniti l’11 settembre 2012. Nel maggio 2015, Haftar scatenava l’offensiva su Bengasi dopo aver riorganizzato l’esercito (LNA), e nel marzo 2016 entrava in contatto con un gruppo di ex-ufficiali e funzionari politici jamaihiryani in esilio in Egitto, che accettavano di collaborare inviandogli ex-ufficiali specializzati, compresi tecnici dell’aeronautica della Jamahiriya libica, in cambio della libertà di rientrare in Libia senza condizioni, persecuzioni giudiziarie o minacce. Tyab al-Safi, ex-ministro ed aiutante di Gheddafi, era rientrato in Libia sotto la protezione della sua tribù. L’8 maggio 2016, il capo del consiglio presidenziale e primo ministro della Libia, nominato dall’ONU, Fayaz al-Saraj, visitava l’Egitto incontrando il Presidente egiziano al-Sisi, il Ministro degli Esteri egiziano Samah Shuqry e l’ambasciatore dell’Egitto in Libia. Al-Sisi esprimeva fede nell’inevitabilità di una soluzione politica della crisi libica e sostegno dell’Egitto al Consiglio della presidenza libico, sottolineando l’importanza di preservare le istituzioni libiche e consentirgli di controllare il territorio libico ripristinando la sicurezza e combattendo il terrorismo. Al-Sisi aveva anche sottolineato la necessità di togliere l’embargo delle Nazioni Unite sulle armi all’Esercito nazionale libico, affinché svolgesse pienamente le operazioni di sicurezza contro lo SIIL, che ampliava le attività in Libia. Al-Sisi e al-Saraj affermavano anche l’importanza della collaborazione per raggiungere un consenso politico in Libia tramite la rapida approvazione dal Parlamento libico del governo di unità nazionale. Al-Sisi esprimeva sostegno alla Libia, pur affermando che l’Egitto non interveniva militarmente in Libia in quanto “Stato sovrano”.
Il 16 maggio, i ministri degli Esteri di UE, USA e Medio Oriente si incontravano a Vienna sotto la presidenza di Stati Uniti e Italia, per discutere degli aiuti al governo libico nominato dall’ONU e decidendo d’inviare armi al governo di al-Saraj. Il segretario di Stato degli USA John Kerry dichiarava che era imperativo che la comunità internazionale sostenesse il governo di unità di Saraj, e il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni affermava che la comunità internazionale era pronta a rispondere alle richieste del governo Saraj per addestrare e assistere le forze di Tripoli. Sempre a Vienna, USA, Regno Unito ed Italia decidevano di armare le milizie islamiste Fajir al-Libyia e quelle di Misurata, per supportarle contro l’LNA del generale Qalifa Haftar, riconfermato a capo dell’esercito libico dal parlamento di Tabruq. Nella conferenza stampa, Fayaz al-Saraj dichiarava “La Libia è la chiave di volta per l’accesso a Sahel, Maghreb, Vicino Oriente, Mediterraneo ed Europa, e la presenza dello SIIL in Libia è un male per tutti“. Nel frattempo il parlamento di Tobruq chiedeva di occupare i porti petroliferi di Hariga, Zuwaytina, Briga e Ras Lanuf. Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti non riconoscevano il governo di Saraj (GNA), ma quello di Tobruq, per conto del quale la Russia stampava 4 miliardi di dinari, dando a Tobruq una base monetaria. Inoltre, a Zintan, ad ovest di Tripoli, le cui milizie controllavano l’oleogasdotto di Zawiya in cui fluiscono petrolio e gas estratto dai giacimenti gestiti da italiani, norvegesi e spagnoli, le Nazioni Unite inviavano come consulente militare un generale italiano. Ma il generale veniva cacciato dalle milizie locali che giuravano fedeltà ad Haftar. Nel frattempo, la Grecia chiudeva lo spazio aereo agli aerei libici per tre mesi, assieme a Italia e Malta, in vista della “preparazione dell’operazione NATO in Libia, che può essere lanciata nei prossimi giorni”. Intanto le forze speciali inglesi distruggevano 2 autoveicoli dello SIIL presso Misurata. Il comandante libico Muhamad Durat confermava di collaborare con militari inglesi e statunitensi presso Misurata. Il 24 maggio il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg incontrava Matteo Renzi, osservando come la NATO fosse pronta ad intervenire in Libia se il nuovo governo di unità nazionale lo richiedesse. In risposta alle mosse atlantiste, l’ambasciatore russo in Libia Ivan Molotov dichiarava che Mosca avrebbe fornito armi al legittimo governo libico (comprendente il generale Qalifa Haftar), non appena l’embargo sulle armi contro il Paese veniva tolto. Mosca sostiene il processo di unificazione del Paese e la formazione del Governo di Accordo Nazionale, sottolineando però che il GNA non sarà legittimo senza l’approvazione del Parlamento di Tobruq, e il Ministro degli Esteri russo Lavrov avvertiva che se il governo di Tripoli non includeva Haftar e l’Esercito nazionale libico, la Russia si sarebbe opposta alla revoca dell’embargo internazionale sulle armi alla Libia. Nell’ottobre 2015 Haftar affermò che la Russia gli avrebbe promesso aiuto nella lotta al terrorismo e nel rafforzamento dell’Esercito nazionale libico. Infatti, Haftar a Cairo incontrava regolarmente i diplomatici russi. Inoltre, il capo del Parlamento di Tobruq, un alleato di Haftar, inviava un rappresentante a Mosca nel 2015 per aprire nuove relazioni militari con la Russia. Infine, un membro della Commissione della Duma per gli affari internazionali aveva confermato ai giornalisti che Mosca è in stretto contatto con il comandante dell’Esercito nazionale libico.
sidra_0Il 2 giugno veniva costituita la Società di Difesa di Bengasi (BDC), un gruppo islamista collegato ad al-Qaida e volto a “difendere (Bengasi) dai criminali seguaci del vecchio regime“, e che da subito attaccava le unità dell’Esercito nazionale libi9co (LNA) di Qalifa Haftar. “La BDC è l’ultimo tentativo degli attori islamisti in Tripolitania d’indebolire il potere di Haftar in Cirenaica. Il rapporto del BDC con la coalizione islamista, in conflitto con Haftar dal maggio 2014, veniva rivelato dal comunicato fondativo della BDC. Secondo la dichiarazione, “unico riferimento a finanziamento e lotta” del gruppo era il Dar al-Ifta (ufficio della Fatwa), autorità religiosa guidata dallo sceicco Sadiq al-Ghariani, riconosciuto da certuni come Gran Mufti della Libia”. Al-Ghariani è uno dei maggiori nemici di Haftar in quanto sostenitore delle fazioni islamiste che combattono contro l’LNA, e al-Ghariani è uno dei primi sostenitori della BDC, esortando le varie fazioni islamiste ad aderirvi. I capi più importanti della BDC sono Mustafa al-Sharqasi, ex-portavoce dell’aviazione del Congresso islamico generale (GNC), e Ismail al-Salabi, capo della liwa Rafalah al-Sahati di Bengasi. La BDC è strettamente legata al Consiglio rivoluzionario della shura di Bengasi (BRSC), coalizione islamista che comprende Ansar al-Sharia, ovvero al-Qaida in Libia, e diverse altre figure legate ad al-Qaida. Nella dichiarazione di fondazione, la BDC affermava che avrebbe collaborato con il BRSC nella lotta contro l’LNA. I capi del BRSC sono Ahmad al-Tajuri e Faraj Shiqu, capo della Brigata dei Martiri del 17 febbraio. Il 25 giugno al-Qaida chiese ai vari islamisti di aderire al BRSC nella lotta a Bengasi. A tale iniziativa aderivano Hisham al-Ashmawy, l’emiro del gruppo islamista egiziano al-Murabitun, e Abdullah Muhamad al-Muhaysini, il capo di Jabhat al-Nusra in Siria. L’11 giugno le forze di Misurata, alleate al governo di accordo nazionale (GNA) di Fayaz al-Saraj, sostenuto dalle Nazioni Unite, rioccupavano il porto di Sirte, la maggiore base dello Stato islamico in Libia. Sirte è il centro dell’industria petrolifera della Libia, da cui circa l’80% del petrolio libico passa. Lo Stato islamico aveva perso quasi tutto il califfato che si estendeva per 300 km lungo le coste e fino ai giacimenti petroliferi di Sirte. Nel frattempo le milizie della Guardia petrolifera di diverse città e strutture aderivano all’esercito del generale Qalifa Balqasim Haftar. Inoltre, presso la base aerea Banina di Bengasi, controllata dall’Esercito nazionale libico di Haftar, operavano forze speciali inglesi (SAS) e giordane; mentre il traffico e le operazioni aeree della base stessa era gestito da personale inglese, statunitense, francese ed italiano. La liberazione di Sirte avveniva mentre gli Stati Uniti inviavano due gruppi di portaerei nel Mediterraneo e il ministro degli Esteri tedesco affermava che gli sforzi per stabilizzare la Libia necessitavano del coinvolgimento della Russia, “Abbiamo bisogno di una risposta internazionale incisiva e il ruolo della Russia sarà decisivo data storia e ruolo nel Consiglio di sicurezza”, affermava Matteo Renzi dopo i colloqui con il Presidente Vladimir Putin a Mosca, “Senza la Russia è molto più complicato trovare un punto di equilibrio”. Come già osservato, il generale Haftar in effetti aveva visitato Mosca in varie occasioni, rafforzando il ruolo di mediatore di Mosca in Libia. Il 19 giugno le milizie di Misurata e le PFG passate al GNA arrivavano alla periferia di Sirte, assediando la città occupata dallo SIIL. L’80 per cento delle riserve di petrolio del Paese si trovano nella regione di Sirte, mentre le Forze di Difesa di Bengasi (BDF) attaccavano le unità delle PFG ad Aghedabia, danneggiando tre impianti petroliferi. Le BDF erano composte dalle fazioni islamiste sconfitte dall’LNA di Qhalifa Haftar. Nel frattempo, i sauditi arruolavano i capi islamisti a Tripoli e Misurata, indebolendo la posizione del Qatar in Libia; tra i capi comprati da Riyadh vi erano Ibrahim al-Jathran, capo della milizia tribale di Zawiya, e Ismail al-Salabi, capo della Brigata dei martiri e fratello di Ali al-Salabi, capo spirituale dei Fratelli musulmani locali. Un elicottero delle forze speciali francesi che operava in Libia veniva abbattuto con un missile 9K32 Strela-2 ad al-Maqrun, 90 km a sud di Bengasi, eliminando almeno 3 commando delle forze speciali francesi che operavano al fianco delle forze del Generale Qalifa Haftar. Ai primi di luglio 4 ministri originari della Cirenaica (Giustizia, Riconciliazione, Finanze ed Economia) del governo Saraj si dimettevano. Il 2 agosto, un’autobomba uccideva 23 persone a Bengasi, nella zona residenziale di Guwarsha. L’attentato avveniva il giorno dei raid aerei degli Stati Uniti su Sirte.
A metà luglio era iniziata l’operazione Bunyan al-Marsus per occupare Sirte, controllata dallo SIIL. Diversi bombardamenti venivano effettuati dall’artiglieria e da elicotteri Mi-24 delle milizie islamiste di Misurata, supportate da un contingente delle Petroleum Facilities Guards (PFG) di Ibrahim Jadhran, contro le posizioni dello SIIL nel complesso congressuale Ouagadogou, l’ospedale Ibn Sina, l’università e i quartieri Ghiza al-Asqiriya e al-Gharbiyat, occupati da circa 900 terroristi dello Stato islamico. Le forze misuratine occupavano il porto e i quartieri Harawa e Sawawa di Sirte, ma l’offensiva s’impantanava davanti l’ostinata guerriglia urbana dello SIIL, che eliminava 360 miliziani misuratini. E il 1° agosto, velivoli statunitensi intervenivano su richiesta diretta di al-Saraj, appoggiando l’assalto delle forze di Misurata, bombardando le posizioni dello SIIL a Sirte, ed eliminando 1 carro armato e 2 blindati dello SIIL. Al-Saraj aveva detto che tali attacchi avvenivano “in un quadro limitato, entro Sirte e la periferia. Abbiamo chiesto il sostegno della comunità internazionale, in particolare degli Stati Uniti. Ma non vi sarà alcuna presenza straniera sul suolo libico“. Il raid era la terza di una serie di operazioni, come l’operazione Odyssey Resolve, basata sull’impiego di droni, e l’operazione Junction Serpent, basata sull’impiego di Forze Speciali da ricognizione. L’operazione Odyssey Lightning era la fase dei bombardamenti aerei contro i bersagli dello SIIL, utilizzando droni MQ-9 Reaper dell’US Air Force decollati da Sigonella, 2 elicotteri AH-1W Supercobra e 3 convertiplani MV-22B Osprey del VMM-264 Black Knights dei Marines, decollati dalla nave d’assalto anfibio USS WASP al largo delle coste libiche. La Wasp trasportava elementi della Marine Expeditionary Unit 22, dotata di aviogetti V/STOL AV-8B Harrier, elicotteri d’attacco AH-1 Cobra ed elicotteri da trasporto CH-53. L‘USS Wasp era scortata dal cacciatorpediniere lanciamissili USS Carney dotato di missili Tomahawk. Il 4 agosto, altri due attacchi aerei contro lo Stato islamico venivano effettuati dalle forze aeree statunitensi presso Sirte, distruggendo 2 autocarri dei rifornimento dello SIIL. Dal 1° agosto, gli statunitensi avevano effettuato 11 attacchi aerei in Libia, e nel frattempo le truppe misuratine alleate al GNA, il governo di al-Saraj, avanzavano a Sirte dopo avere perso 360 membri e subito più di 1500 feriti. Secondo un documento del COFS (Comando interforze per le Operazioni delle Forze Speciali), dei commando delle forze speciali italiane del 9° Reggimento Col Moschin, del Gruppo Operativo Incursori del Comsubin, del 17° Stormo Incursori dell’Aeronautica Militare e del Gruppo d’Intervento Speciale dei Carabinieri operavano in Libia alle dirette dipendenze del governo italiano. Il 22 agosto, la Camera dei rappresentanti di Tobruq votava contro il riconoscimento del governo unitario libico di al-Saraj.
_55902431_sirte_town_map_624_2 Un mese dopo l’avvio dell’operazione Bunyan al-Marsus delle milizie islamiste di Misurata a Sirte, 250 terroristi del SIIL resistevano nell’area centro-orientale di Sirte, dopo aver perso il Congresso Ouagadogou, l’ospedale Ibn Sina e l’Università. Le forze islamiste di Misurata erano avanzate grazie al supporto aereo statunitense nell’ambito dell’operazione Odyssey Lightning, iniziata il 1° agosto, ma che non impedì che i misuratini perdessero 470 miliziani, 14 carri armati, 12 BMP e un velivolo Aero L-39 abbattuto dallo SIIL il 10 agosto. Odyssey Lightning comprendeva l’impiego di elicotteri AH-1W SuperCobra e di 6 AV-8B Harrier II+ dei Marines, imbarcati sulla portaelicotteri USS Wasp, di stanza nel Golfo della Sirte assieme al cacciatorpediniere USS Carney. Inoltre, intervennero i droni MQ-9 Rraper dell’US Air Force schierati in Giordania e a Sigonella. Entro il 1° settembre erano stati effettuati 108 raid (32 dei SuperCobra e 63 degli Harrier) con cui furono eliminati 3 carri armati, 2 lanciarazzi, 13 autocarri, 25 postazioni, 35 pickup, 5 centri di comando, 2 depositi di armi e 4 pezzi d’artiglieria dello SIIL, successi resi possibili dall’illuminazione dei bersagli da parte dei miliziani misuratini e dalle Forze Speciali statunitensi, inglesi e italiane coordinate da un centro operativo congiunto a nordovest di Sirte. Saraj, nel frattempo, affrontava il rifiuto del suo governo da parte del Parlamento di Tobruq, poiché vedeva nel governo Saraj l’espressione degli interessi del Qatar e dell’Italia, rappresentati dalla presenza sproporzionata della Fratellanza musulmana nel governo di Tripoli. Inoltre, Saraj voleva prendere il controllo degli impianti petroliferi di Sidra, Ras Lanuf e Zuwaytina, dove l’LNA di Haftar e le PFG di Jadhran, vicino a Saraj, si erano scontrati. A Bengasi continuavano i combattimenti nel quartiere di Guwarsha e nei centri di Qunfudah e Quarishah tra LNA e Consiglio rivoluzionario della shura di Bengasi ed Ansar al-Sharia. A Derna, Bengasi, Ganfuda e Aghedabia, ai primi di agosto, 2 MiG-21bis del 1021.mo Stormo e 3 MiG-23BN del 1060.mo Stormo dell’Aeronautica libica bombardavano le posizioni di Ansar al-Sharia con bombe a frammentazione RBK-250-270 PTAB.
L’11 settembre, l’Esercito nazionale libico del generale Qalifa Balqasim Haftar aveva liberato tutti i terminali petroliferi di Zuwayitina, Ras Lanuf, Sidra e Briqa, con l’operazione Qaramah, irritando il governo fantoccio di Saraj e i suoi mandanti della NATO. Subito scattava la propaganda delle forze islamo-atlantiste foraggiate dai media occidentali, accusando l’LNA di aver occupato i terminal petroliferi libici impiegando mercenari ‘sudanesi e ciadiani’, così recuperando le stesse menzogne, utilizzate dalle stesse forze per denigrare il governo della Jamahiriya libica nel 2011, attribuendole l’impiego di ‘mercenari contro la popolazione’ per giustificare l’aggressione e la distruzione della Libia. A tale meschina e squallida disinformazione non poteva non accordarsi cheil ministro degli Esteri di Renzi Paolo Gentiloni Silverj. E difatti, il 12 settembre, il governo italiano decideva d’inviare un ospedale militare da campo, con 60 medici ed infermiere, a Misurata, per curare gli oltre 2000 feriti delle milizie islamiste subiti nei combattimenti di Sirte, oltre a 200 paracadutisti per presidiare la base che ospiterà l’ospedale. Roma sostiene il governo fantoccio della NATO di al-Saraj, alleandosi con le organizzazioni terroristiche islamiste foraggiate da Arabia Saudita e Qatar, tra cui la banda armata del capo di al-Qaida in Libia Abdalhaqim Balhadj, agente della CIA durante la sovversione e la distruzione della Libia, e i fratelli mussulmani di Misurata. Tutto ciò all’indomani dell’acquisizione dei terminal petroliferi da parte dell’Esercito nazionale libico del generale Qalifa Haftar, al fianco del quale si è schierata la Resistenza della Jamahiriya libica, e non con lo Stato islamico come vanno farneticando presunti ‘esperti’ italiani, null’altro che dei pennivendoli al servizio degli Stati sponsor del terrorismo come Quwayt, Qatar e Arabia Saudita con cui Finmeccanica e appunto il governo italiano hanno stipulato lucrosi contratti bellici. Il capo del governo legittimo libico, Abdullah al-Thani, dichiarava che la sua amministrazione “lavorerà affinché i porti petroliferi riprendano il lavoro al più presto possibile, in modo da garantire a tutti i libici una vita dignitosa”. Aguila Salah, portavoce del parlamento di Tobruq, dichiarava che l’LNA era intervenuto su “grande richiesta” delle istituzioni ufficiali della Libia, per acquisire e consegnare i terminali alla National Oil Corporation (NOC). Salah aveva detto che l’LNA aveva “liberato i campi ed i terminali dagli occupanti che ostacolavano le esportazioni“, riferendosi a Ibrahim Jadhran, il capo delle guardie petrolifere (PGF), a sua volta alleato del governo-fantoccio di Saraj e della NATO. La NOC è divisa in due rami rivali, una alleata a Saraj e l’altra all’amministrazione di Tobruq, e questo ramo del NOC dichiarava che avrebbe immediatamente iniziato le esportazioni di greggio dai porti liberati dall’LNA, “I nostri team tecnici già iniziano a valutare ciò che va fatto per rafforzare e riavviare le esportazioni al più presto possibile“, dichiarava Mustafa Sanala, presidente della NOC.d41686adfb7542e897b876dea8e6ae10_18Note
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L’F-16 sionista abbattuto dalla difesa siriana sul Golan

Ziad al-Fadil, Syrian Perspective 13/9/2016

Il Tenente-Generale Fahd Jasim al-Furayj, Ministro della Difesa siriano, nell'ospedale militare di Tishrin.

Il Tenente-Generale Fahd Jasim al-Furayj, Ministro della Difesa siriano, nell’ospedale militare di Tishrin.

Qunaytra: a sud-ovest della capitale provinciale di Qunaytra, tra i villaggi di al-Burayq e Bir al-Ajam, ad ovest di Sasa, la rete della Difesa Aerea Siriana poteva finalmente aprire il fuoco contro i bombardieri dei ratti sionisti. Questa volta, l’aggressore era un F-16 prodotto e fornito dagli USA ed orgoglio dello Stato colono sionista. L’uomo che ha dato l’ordine e preso le coordinate del lancio del missile S-300 contro l’avvoltoio invasore è il Capitano Rayan Dhahar, nipote di mia moglie. Ha confermato il suo ruolo chiamando Layth e fornendo informazioni generiche sull’attacco. Ho ricevuto informazioni a conferma anche dalla moglie di Munzar a Damasco, informando che Munzar era ad al-Baath e aveva visto con i propri occhi il bombardiere sionista abbattuto. Il pilota non fu visto lanciarsi, probabilmente è arrostito sul seggiolino dato che le bombe dell’aereo sono esplose con il missile antiaereo. L’aviogetto è caduto in una zona vicina alle posizioni di al-Qaida e si presume che i terroristi, aperti alleati del sionismo, restituiranno i resti carbonizzati ai loro padroni. I sionisti ora probabilmente studiano attentamente i relitti per trovare qualche parte del pilota nella tipicamente macabra, orribile e raccapricciante pratica sionista di salvare tutte le parti di un corpo. L’Alto Comando siriano ha anche annunciato l’abbattimento del bombardiere e di un drone senza pilota nel Golan occupato. Le Forze Armate siriane sono poste in piena allerta sul fronte occidentale. I sionisti l’hanno negato, indicando alcuna voglia di usare questo fatto come casus belli. L’attacco al bombardiere sionista è avvenuto intorno alla 1:00 del 13 settembre, Damasco. L’aggressore stava sparando su un avamposto dell’Esercito Arabo Siriano mentre i nostri soldati impiegavano l’artiglieria contro i movimenti dei ratti di al-Nusra/al-Qaida. Nel tentativo di sollevare il morale dei parassiti, i terroristi sionisti sono decollati per dimostrasi seri alleati di terroristi e Arabia Saudita.
Salutiamo il Capitano Rayan Dhahar per il suo eroismo nel difendere i cieli siriani e il nostro grande Esercito Arabo Siriano.
14358994 La decisione di far decollare gli F-16 per sostenere i terroristi di al-Qaida, alleati del sionismo, era dovuta agli eventi iniziati l’11 settembre 2016, quando i terroristi effettuarono un feroce attacco nella zona di Tal Hamriya, a sud di Hadhar. Il contrattacco dall’EAS distruggeva un autocarro carico di terroristi di al-Qaida, tutti carbonizzati. Tra i ratti arrostiti vi erano capi sul campo come:
Muhamad Yusuf al-Subayhi (alias Abu Qinwa, noto molestatore di bambini e feticista fecale. Era un capo di al-Qaida)
Ibrahim Umar al-Ahmad (capo della liwa al-Sibatayn, riferimento a due tribù: araba e ebraica)
In questo momento, l’esercito sionista ha inviato degli aiuti sul campo alle rabbiose iene di al-Qaida. Tuttavia, l’attacco è fallito e al-Qaida ha subito perdite molto consistenti in ratti e materiale; tuttavia poté ritirarsi sotto il pesante fuoco dell’artiglieria sionista. I terroristi si sarebbero lamentati di non ricevere aiuti adeguati nella lotta contro l’EAS. Le mie fonti dicono che il principe Muhamad Ibn Salman, Viceprincipe buffone ed architetto del disastro nello Yemen, aveva ricevuto un messaggio urgente da Abu Muthana al-Shami. Contattando i suoi “alleati” dello Stato dell’Apartheid sionista, ne mendicava l’intervento, subito effettuato il 13 settembre 2016. Da quella data, l’EAS ha effettuato un contrattacco eliminando i 3 principali capi sul campo di al-Qaida ed altri 9 capi alleati a Tal Hamriya:
Muhamad Amin Sulayman al-Hariri (tale pappone era il capo di un gruppo ex-ELS (firqat Amud Huran) ora coinvolto nella fantasia chiamata maraqat Qadisiyat al-Janub o battaglia di Qadisiya del Sud, che noia.
Abu Muthana al-Shami (un irsuto suino che comandava tutti i campi di Ahrar al-Sham nel sud, aveva contattato gli scarafaggi sauditi per tentare di aiutare i suoi ratti).
L’Esercito arabo siriano ha resistito sul Golan utilizzando le unità per operazioni speciali di Qutayfa colpendo lo snodo di Abu Hudayj, tra le colline di al-Jarajir nel Qalamun. La zona è controllata dallo SIIL. I commando dell’EAS erano entrati furtivamente in una casa di 2 piani in cui i ratti dormivano, uccidendo l’unica sentinella e collocandovi esplosivi. Quando la casa è andata in fumo, i camerati dei ratti in zona si precipitarono ad estrarre i cadaveri prima che fossero trasformati in pane tostato. Mentre i cameratti si riunivano presso la casa distrutta, i commando inviarono un messaggio riguardante la situazione e l’artiglieria dell’EAS bombardava l’area friggendo altri 11 ratti che, come si è scoperto, erano mercenari di lingua urdu.
A Dayr al-Zur, gli alleati di Obama dello SIIL commettevano un altro macabro atto sgozzando dei patrioti siriani dopo averli appesi a ganci da macellai, come pecore in un grottesco Ayd al-Adha. Erano accusati di spionaggio a favore dei nemici dello Stato islamico, di seguire i movimenti dei terroristi e fotografare i ratti islamisti urinare sul Corano:

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alalam_636093601467773725_25f_4x3Ecco i nomi dei patrioti il cui assassinio è stato trasmesso dalla TV dei terroristi:
1. Ibrahim Ali al-Musa
2. Jumah Jaasim al-Abid
3. Amir Faysal al-Yusuf
4. Ibrahim Taha al-Yusuf
5. Abdurahman Salih al-Ahmad
6. Salih Ahmad al-Abdullah
7. Bashar Ahmad al-Ajil
8. Qasim Qalil Alí al-Sulayman
9. Abdullah Muhamad al-Qalifa
10. Muhamad Ibrahim al-Uzaba
11. Abdulmaliq Hasan al-Uzaba
12. Haydar Muhamad al-Abdullah

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il fattore curdo

Christof Lehmann, New Eastern Outlook 11/09/2016kurdistan_mapPartiti e militanti curdi, e loro alleanze, sono divenuti i fattori principali nei teatri siriano, iracheno e turco. Anche se i curdi sono stati un fattore regionale significativo dalla metà degli anni ’80, il loro ruolo nella regione è diventato importante nel 2015 e sempre di più dal tentato golpe militare in Turchia il 15 luglio 2016. L’articolo tenta di analizzare l’intelligence disponibile per avere una prospettiva su una situazione confusa e avvolta nella disinformazione.

Gli attori principali
Il Partito Democratico del Kurdistan (KDP) nella semi-autonoma regione a maggioranza curda del nord dell’Iraq e i peshmerga. Il Partito dei lavoratori del Kurdistan turco (PKK), comprese le ali politica e militare. Il gruppo scissionista dal PKK dei Falchi della libertà del Kurdistan. Il Partito dell’Unione democratica della Siria (PYD) e l’ala militare YPG e quella femminile YPJ. Le YPG/YPJ costituiscono la maggior parte delle forze che combattono sotto la bandiera delle cosiddette Forze Democratiche siriane (SDF) comprendenti anche combattenti di altri gruppi etnici, tra cui armeni. Il governo del KDP nel nord dell’Iraq, guidato da Masud Barzani, così come i peshmerga, dal rovesciamento del governo iracheno di Sadam Husayin sono sostenuti da Stati Uniti e diversi altri Stati membri di UE e NATO. Il governo regionale del KDP è stato anche uno dei primi beneficiari del contrabbando dello Stato Islamico del petrolio siriano spacciato dal nord dell’Iraq alla Turchia nel 2013-2016. È interessante notare che tale business ha indebolito il governo federale iracheno di Baghdad e il governo siriano di Damasco, ricevendo una spinta significativa dopo che l’Unione europea, nell’aprile 2013, revocò il divieto d’importazione di petrolio siriano dai “territori dei ribelli”. A metà agosto 2016, Masud Barzani osservò che l’indipendenza del Kurdistan era l’unica opzione rimasta. L’Iran, dall’invasione dell’Iraq dello SIIL nel 2013, si avvicinò provvisoriamente all’amministrazione KDP e in qualche misura coordinò i peshmerga e la milizia popolare irachena, addestrata dagli iraniani, nella lotta allo SIIL. Il sostegno statunitense, europeo e turco al KDP ha diversi obiettivi strategici. La destabilizzazione del governo federale dell’Iraq e la divisione dell’Iraq in tre Stati. La strategia della NATO mira a sfidare la Russia e l’influenza russa dal Mediterraneo orientale, lungo il relativamente molle e ricco fianco meridionale della Russia, al Pakistan.
kurdish-population-mapIl Partito dei Lavoratori del Kurdistan della Turchia (PKK) iniziò l’insurrezione armata contro lo Stato turco nel 1984. Cioè, prima della fine della guerra fredda e dell’Unione Sovietica. La lotta del PKK fu lanciata con l’obiettivo di creare uno Stato curdo indipendente. La filosofia politica non è dogmatica o settaria, ma socialista democratica. Il PKK sin dall’inizio fu sostenuto dall’Unione Sovietica e continua a godere della buona volontà della Russia, anche se il supporto non è palese. Come nota storica va ricordato che il SIPRI riferì che la Germania, dopo la riunificazione, offrì blindati e armi pesanti tedesco-orientali alla Turchia, a condizione che venissero usati solo contro il PKK. Logica e strategia dell’alleanza di Mosca con il PKK erano che potesse operare come versione sovietica/russa di ciò che la NATO chiama “Stay Behind“. Il PKK poteva, in altre parole, essere utilizzato per sfidare o contenere la NATO e la Turchia in caso di conflitto. L’ex-capo dell’intelligence militare turca Haki Pekin e altri ultranazionalisti turchi dichiararono all’autore che il PKK è “un agente di Stati Uniti ed Israele” e collabora con il governo dell’AKP e gli Stati Uniti per “balcanizzare” la Turchia. L’autore, tuttavia, non vide alcuna prova che giustificasse tale affermazione. E’ inoltre sempre consigliabile essere consapevoli che “gli ex-capi dell’intelligence” ed altri, hanno spesso un ordine del giorno riservato che decide quali informazioni divulgare e quando. Il generale (in pensione) Pekin e altri ultra-nazionalisti turchi erano fortemente contrari ai colloqui di pace del governo dell’AKP con il PKK, interrotti nel luglio 2015. Un altro pezzo interessante dell’intelligence sono dei documenti che l’autore ha recentemente ricevuto, che dimostrano che il governo federale dell’Iraq ha diverse centinaia di combattenti del PKK a libro paga e che combattono per 1000 dollari USA al mese. Tali documenti appaiono, per quanto l’autore può discernere, autentici ma è difficile ed estremamente costoso verificarli in modo indipendente. La fonte di questi documenti pretende che Baghdad sostenga i combattenti del PKK nel nord dell’Iraq per indebolire l’influenza di Masud Barzani, KDP e peshmerga. Tale politica sarebbe plausibilmente e coerente con gli interessi di Mosca e Teheran, ma è importante distinguere tra intelligence ed analisi.
I Falchi della libertà del Kurdistan è un’organizzazione scissasi dal PKK protesa su piccoli attacchi ed attentati. Le risorse sono molto limitate e conterebbe un massimo di 200 militanti. L’organizzazione è, secondo fonti turche, infiltrata e in parte controllata da intelligence turca e della NATO, utilizzata per screditare PKK e HDP. Attacchi relativamente minori attribuiti a tale organizzazione furono più volte utilizzati come pretesto per le operazioni militari turche nel sud-est della Turchia e nella repressione dei sostenitori della causa curda nella politica turca.

PYD, YPG, YPJ e SDF
Il Partito dell’Unione Democratica della Siria (PYD) risale pure alla metà degli anni ’80. Il PYD e le ali militari YPG ed YPJ sono alleati tradizionali del PKK. PYD e PKK condividono l’approccio non dogmatico al socialismo democratico. Va notato che il governo siriano del partito Baath di Damasco non ha mai “approvato” il PYD, ma il nesso PYD-YPG-YPJ faceva parte della “strategia del contenimento” di Mosca e Damasco verso Turchia e NATO. Va inoltre notato che le relazioni tra PYD e KDP iracheno, nonostante una cooperazione pragmatica occasionale, sono tese come quelle tra PKK e KDP. I rapporti tra il governo del partito Baath a Damasco e il PYD si sono guastati dopo che le YPG/YPJ hanno ricevuto aiuti, consiglieri militari dalle forze speciali e “volontari” dagli Stati Uniti, e il PYD indicava l’obiettivo di costruire uno Stato indipendente nel nord della Siria. La Russia, da parte sua, riconosce YPG/YPJ e Forze Democratiche siriane come tra i combattenti più efficaci contro lo Stato Islamico (SIIL) sul confine turco-siriano. Mosca ha ripetutamente chiesto l’inclusione dei curdi nei colloqui di Ginevra sulla Siria. Il governo dell’AKP turco denuncia PYD e militanti come terroristi alleati del PKK e si oppone con forza alla loro presenza sul confine meridionale della Turchia. Fonti sul terreno nel nord della Siria hanno riferito all’autore, giorni prima dell’invasione turca di Jarablus in Siria, che i combattenti dello SIIL si stavano ritirando. Le informazioni ricevute dopo l’invasione della Turchia con la presenza di unità dell’esercito libero siriano (ELS) indicano che esercito turco ed ELS, difatti, combattono le forze curde piuttosto che lo SIIL.

Nebbia di guerra e diritto
Inutile dire che la situazione dei partiti curdi nella regione è complessa. Opportunismo e realpolitik creano i compagni di letto più strani. Va notato che i curdi sono il maggiore gruppo etnico-nazionale senza Stato. Ci vorrebbe un altro articolo per spiegare la situazione dei curdi e le loro aspirazioni all’indipendenza dal punto di vista del diritto internazionale. In breve, il discorso curdo contrappone il diritto internazionalmente garantito dell’auto-determinazione al principio altrettanto valido del diritto all’integrità territoriale. Semplicemente la Dichiarazione dei principi dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 1970 prevede che entrambi i principi siano ugualmente validi, ma che non vanno attuati se si violano mutuamente. In termini pratici, ciò significa che i curdi dipendono dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (P5) che hanno il mandato, nonché l’obbligo, di risolvere la questione della sovranità e dell’autodeterminazione curde contro l’integrità territoriale di Turchia, Siria, Iraq e Iran. Il problema è che gli attori del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite usano da sempre i curdi come pedine geopolitiche. Detto ciò, chi potrebbe biasimare i partiti curdi per le alleanze opportuniste dettate dalla realpolitik, e per la lotta condotta con tutti i mezzi e “partner” presunti disponibili, per raggiungere un obiettivo strategico di lungo termine.
kurdistan_workers_partyDr. Christof Lehmann è un consulente politico indipendente su conflitto e loro risoluzione. Fondatore e caporedattore di Nsnbc, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora