L’attacco di Kerry e al-Qaida su Aleppo fallisce

Moon of Alabama 4 agosto 2016

13900078Ai primi di maggio il segretario di Stato degli USA Kerry impose una scadenza per il cambio di regime “volontario” in Siria: “ha detto che “la data prevista per la transizione è il 1° agosto” in Siria o altrimenti il governo di Assad e suoi alleati “chiedono una musica molto diversa”. Nella speranza che “qualcosa accada nei prossimi mesi”, ha detto che la transizione politica non include il Presidente Assad perché, “finché Assad è lì, l’opposizione non avrà intenzione di smettere di combattere”… Kerry ha fatto tali osservazioni dopo l’incontro con l’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria Staffan de Mistura e il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. Hanno convenuto d’istituire un centro di monitoraggio del cessate il fuoco a Ginevra, Svizzera…” Da quella dichiarazione, al-Qaida in Siria e i terroristi filo-USA avevano già rotto il cessate il fuoco annunciato a febbraio dalla Russia e attaccato le posizioni del governo siriano nella zona rurale a sud di Aleppo. I negoziati di maggio tra Russia e Stati Uniti sulla Siria non hanno portato a risultati tangibili. In retrospettiva, la tattica degli Stati Uniti sembra fosse ritardare intenzionalmente. Gli Stati Uniti hanno fatto qualche offerta risibile a Russia e Siria affinché accettino la sconfitta in cambio di attacchi congiunti ad al-Qaida, ma è stata respinta senza complimenti. L’attacco di oggi su Aleppo controllata dal governo, da parte di al-Qaida in Siria (Jabhat al-Nusra alias Fatah al-Sham), è stato lanciato il 1° agosto, con 10000 terroristi, è un attacco di dimensioni senza precedenti. Il 1° agosto è esattamente la stessa data fissata da Kerry come giorno per “una musica molto diversa“. Probabilmente non è un caso. Nonostante le dimensioni enormi della “grande battaglia di Aleppo” e il suo carattere forse decisivo per la guerra, né New York TimesWashington Post ne hanno finora parlato. Gli Stati Uniti avevano a lungo preparato l’escalation e l’estensione della guerra alla Siria. A dicembre e gennaio navi affittare dagli statunitensi avevano trasportato almeno 3000 tonnellate di armi e munizioni dalla Bulgaria a Turchia e Giordania, assieme a centinaia di tonnellate di armi dal Montenegro trasportate via aerea in Arabia Saudita e altri Stati del Golfo. Secondo il famoso sito dell’intelligence militare Janes Defense, le armi bulgare sono finite in Siria, dove l’Esercito arabo siriano ne ha confiscato alcune ad al-Qaida e terroristi filo-USA. Durante il cessate il fuoco e i negoziati con la Russia, Stati Uniti ed alleati continuavano ad armare e sostenere i loro agenti in Siria anche se intimamente coordinati ed integrati con al-Qaida. Gli Stati Uniti non considerano tali gruppi terroristi, non importa con chi si alleino o cosa facciano. Anche quando un gruppo decapita un 12enne malato di fronte alle telecamere, il dipartimento di Stato degli USA continua a sostenerli opinando che “un incidente qua e là non farà necessariamente terroristico un gruppo“. Buono a sapersi …
Il Ministero della Difesa russo ha avvertito ad aprile che grandi quantità di armi e uomini passavano dalla Turchia alla Siria: “Il gruppo terroristico Jabhat al-Nusra (fuorilegge in Russia) in Siria progetta una grande offensiva, con l’obiettivo di tagliare la strada tra Aleppo e Damasco, aveva detto il capo del Primo Direttorato Operativo dello Stato Maggiore Generale russo Sergej Rudskoj,… “Secondo le nostre informazioni, circa 8000 militanti di Jabhat al-Nusra si sono concentrati a sud-ovest di Aleppo, e 1500 militanti si sono riuniti a nord della città”, aveva detto Rudskoj”. Un portavoce di Jabhat al-Nusra affermò che l’attacco ad Aleppo è stato pianificato da “diversi mesi”. Le armi furono fornite da statunitensi e sauditi all’inizio dell’anno e i russi osservarono lo schieramento di forze ad aprile, in preparazione dell’attacco su Aleppo. L’osservazione “sulla musica molto diversa” di Kerry si adatta proprio a ciò. Ma il grande attacco “dalla musica molto diversa” è fallito.aleppositL’attacco iniziava tra 1 e 2 agosto, quando i terroristi (aree verdi) riuscivano a rompere le difese del governo siriano (rosso) al confine sud-occidentale della città di Aleppo. Il piano era sfondare approssimativamente lungo la linea nera. Diversi attacchi con autobombe violarono la linea del fronte siriano. Gli insorti catturavano il grande ed incompiuto complesso di appartamenti 1070 e diverse posizioni collinari. La seconda fase veniva lanciata tentando di prendere la base dell’Accademia dell’Artiglieria a poche centinaia di metri più a est. Ma dopo intensi attacchi aerei siriani e russi e contrattacchi notturni, quasi tutte le posizioni sono tornate nelle mani del governo siriano. Nonostante il fallimento dell’assalto principale, al-Qaida ed alleati lanciavano la terza fase dell’attacco sul quartiere Ramusyah, poche centinaia di metri più a nord. Un errore tattico, dato che gli assalitori non riuscivano a costruire uno Schwerpunkt decisivo. Una tunnel carico di esplosivo distrusse parti di postazioni dell’esercito siriano a Ramusyah, ma la linea difensiva teneva, respingendo l’assalto. Gli altri attacchi condotti da 2-3000 terroristi nelle zone occupate da al-Qaida ed assediate nel nord di Aleppo, fallivano pure. Al-Qaida non è mai riuscita a spezzare l’assedio delle aree orientali e ad isolare le aree occidentali governative e densamente abitate, tagliandone le linee di rifornimento da Damasco. Combattimenti locali continuano ancora sulla prima linea, ma le postazioni del governo appaiono consolidate e la forza attaccante si sta lentamente ritirando. Al-Qaida ed alleati dovevano attaccare dalla provincia di Idlib ad Aleppo su un terreno scoperto sul limite occidentale della città. Qui gli aerei russi e l’artiglieria a lungo raggio vi hanno concentrato il fuoco. Come al solito, in queste situazioni, la maggior parte degli aggressori fu eliminata sulle linee di rifornimento verso il fronte, e non sulla prima linea. Un missile da crociera russo ha anche distrutto un deposito di armi del Jaysh al-Islam, l’alleanza dominata da al-Qaida, a Bab al-Hawa, Idlib, al confine con la Turchia. Diversi convogli carichi di armi in rotta verso Aleppo sono stati distrutti da altri attacchi aerei. Le parti si accusano a vicenda per gli attacchi con il gas contro i civili. I terroristi hanno iniziato, come fanno sempre quando perdono terreno. Questa volta siriani e russi hanno immediatamente risposto con proprie affermazioni. Ora come decidere tra questi scambi di accuse? Tali accuse e relazioni sembrano distrarre da casi più seri.
Dopo la sconfitta della terza fase dell’attacco, al-Qaida ed alleati abbandonavano il piano originale dell’attacco in sei fasi e si ritiravano. Nella dottrina militare russa, una situazione del genere richiede un contrattacco ad ampio raggio e un controffensiva strategica sul nemico in ritirata. Vedremo un’operazione lampo in cui le truppe di riserva del governo siriano procederanno ad ovest e nord di Aleppo sotto una spessa copertura aerea. Non ci sono piani governativi per liberare le zone ad est di Aleppo, assediate dal governo; possono aspettare e la loro condizione peggiorerà prima che qualsiasi costosa azione segua. Non sono ancora stati confermati i rapporti su ulteriori piani di attacco russi per la prossima fase del conflitto. Insomma la “musica molto diversa” di Kerry ha fallito nel raggiungere l’obiettivo desiderato. Il governo controlla Aleppo che non è stata isolata dal resto delle aree governative a sud. La forza d’attacco, il più grande concentramento di terroristi in questa guerra, ha subito 1000 perdite e la distruzione di grandi quantità di materiale. Una controffensiva ne frantumerebbe i resti.
In un altro focolaio di crisi, i combattenti siriani curdi delle YPG che assediano e conquistano lentamente la città occupata dallo Stato islamico di Manbij, ad est, sono sostenuti dalle forze speciali statunitensi e da intensi attacchi aerei della coalizione USA. Manbij è ora in gran parte distrutta. Gli ex-100000 abitanti sono in gravi difficoltà. 200 civili in fuga sono stati uccisi dagli attacchi aerei statunitensi, ma essendo l’operazione guidata dagli Stati Uniti, alcuna organizzazione umanitaria “occidentale” se n’è lamentata.CpD2NYaWcAAw1ptTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’assalto dei terroristi su Aleppo e il fato della guerra alla Siria

Ziad Fadil, Syrian Perspective 3/8/2016

La campagna dei terroristi per togliere l’assedio è fallita miseramente. Gli idioti anglo-statunitensi si rivelano degli incompetenti. I capi sauditi dei drogati.VIDEO: Syrian Army Troops Smash Al-Nusra Front Terrorists in Hama, IdlibFonti del Partito Baath ci confermano che la terza ondata di attacchi del piano chiamato “Grande battaglia” dai molestatori di bambini appassionati suicidi, è fallito in modo obbrobrioso, smascherando la menzogna pubblica di John Kerry, mentre il suo team della Keystone Cops in Turchia si è collusa col pergolato dell’MI6 per dare al mondo una Waterloo dopo l’altra. Il 1° agosto 2016, lo Stato Maggiore dell’Esercito arabo siriano suonava l’allarme generale dopo aver ricevuto segnalazioni molto precise secondo cui i ratti, principalmente quelli affiliati al feticista di bambini saudita Abdullah al-Muhaysini, pianificavano una grande offensiva per spezzare l’assedio di Aleppo che aveva lasciato migliaia di cannibali, nella parte orientale della grande capitale del nord, alla deriva e senza speranza di soccorsi o aiuti. L’Intelligence siriana intercettava centinaia di contatti dalla Turchia, soprattutto da Incirlik, Reyhanli, Adana e Gaziantep, dove gli imbecilli inglesi, statunitensi e sauditi cercavano di organizzare la logistica dell’operazione. Ciò è molto interessante perché mette gli statunitensi esattamente al fianco di al-Qaida, lo stesso gruppo che ha abbattuto le torri gemelle di New York. L’allarme generale concerneva i dati chiave dell’asse dell’attacco simultaneo su al Ramusyah e scuola al-Hiqmah. L’attacco doveva iniziare con un assalto all’avamposto dell’Esercito arabo siriano presso la scuola, chiaramente per permettere ai ratti di penetrare le linee dell’Esercito per 20 km. I ratti iniziarono l’assalto con il solito “Sturm und Drang“, sistema brevettato e noioso di usare poveri pazzi ritardati dell’Asia centrale cui viene promessa l’eterna beatitudine con le solite torte immaginate dai beduini inetti che passano inesorabilmente da un angolo desolato del deserto saudita a un altro. I suicidi venivano seguiti quasi immediatamente dall’esplosione di un tunnel nei pressi della fabbrica Sadcop. La sincronizzazione mi ha ricordato l’Ed Sullivan Show degli anni ’60, quando artifici da grande circo venivano compiuti miracolosamente sul palco per i frizzi e i lazzi di matrone statunitensi scola whisky Imperial. Gli attentatori suicidi furono tutti vaporizzati prima che potessero raggiungere l’obiettivo e l’esplosione del tunnel è stato un fiasco, uccidendo qualche ratto cui era stato detto di sistemare certi malfunzionamenti del detonatore, risultando nel botto anticipato! Che tristezza, davvero.
Gli attacchi iniziali non furono meglio. Non appena le acque si calmarono dopo il disastro del tunnel, una grande battaglia seguì con l’EAS che utilizzava l’antica tecnica inventata dal grande cananeo e generale punico Annibale, nella battaglia di Canne, dove intere legioni romane furono risucchiate in una sacca di annientamento quasi sterminando l’intero Stato romano. L’EAS è molto ben attrezzato, come i ratti hanno scoperto, e migliaia di razzi dell’artiglieria piovvero sui parassiti che correvano. La mia fonte dice che si prevedevano oltre 70 ratti fulminati in questa battaglia. Ma, come si è scoperto, ne furono eliminati e feriti a centinaia, molti gridando perché il Grande Satana in cui credono li avesse abbandonati. Uno dei margini esilaranti di tale storia è il degrado a cui è giunto il meretricio del ‘media’ del Qatar “al-Jazeera”, riferendo di come i roditori avessero conquistato al-Ramusyah.
Tutti i miei lettori sanno dalla nostra indicazione di come tale evento avrebbe potuto svolgersi. Ad al-Ramusyah, Jaysh al-Fatah ha attaccato su 3 assi: al-Manashir, la fabbrica dei cartoni e Tal Huwayz. Furono fermati, letteralmente seccati in corsa, dalle sortite continue di SAAF e RVVS che sganciavano ogni sorta di bomba esotica sulle caotiche orde che cercavano di sfuggire alle deflagrazioni. L’attacco è stato guidato da Jaysh al-Fatah in combinazione con l’amore segreto preferito dagli USA: al-Qaida (Nusra), Ahrar al-Sham, qataib Fatah al-Sham, qataib Abu Amara, tutti apparsi ai limiti del quartiere al-Amiriya, dell’area di Sadcop e presso al-Ramusyah. Una volta che i camionisti suicidi furono spediti direttamente all’Inferno, e il tunnel era stato fatto esplodere inutilmente, una battaglia molto violenta esplose con carcasse di ratti terroristi svolazzare in aria tra scene di surreale chiaroscuro sullo sfondo dominato da fiamme furiose mentre i loro autoveicoli cedevano al peso di dover trasportare troppa benzina nei serbatoi. I poveri ratti scoprivano che non potevano avanzare da alcuna parte. Quando l’EAS scoprì che non c’erano obiettivi da colpire, cominciò a sparare contro gli edifici del programma abbandonato 1070, dove molti rati si nascosero per evitare le fiamme di questo mondo. Mentre si svolgeva tale trambusto, un altro assalto veniva guidato da Jaysh al-Fatah, haraqat Nuradin al-Zinqi, Faylaq al-Sham, Nusra/al-Qaida e certi gruppi di turcomanni e uiguri. L’attacco si concentrò sulla fabbrica dei cartoni e Manashir Minyan. Ancora una volta, i nostri comandanti sul campo, come quelli di West Point, studiarono ed adottarono le tattiche immortali di Annibale ritirandosi per formare un cerchio aperto, permettendo ai ratti di avanzare ululando come uno sciame di vespe, e quindi sorprenderli con la spiacevole verità di essere circondati e decimati. Centinaia di ratti furono eliminati. L’EAS distrusse 16 pick-up armati con cannoni da 23mm, 1 carro armato e 2 BMP. Gli elicotteri d’attacco della SAAF furono straordinariamente utili tranciando le linee dei ratti come l’elica di una nave. Oggi, alle prime ore, i ratti riuscivano ad avanzare solo su Tal Huwayz, priva di valore tattico. Non contava, in alcun modo, il fatto che gli ultimi ratti ad Aleppo venissero sterminati. In ogni caso, l’EAS liberava la collina eliminandovi 22 ratti, la cui tattica era giocare al gatto col topo. L’EAS utilizzava mortai, artiglieria e lanciarazzi per disperdere i miliziani schierati sul colle spazzandoli via come anatre in un tiro a segno a Coney Island. Mentre scrivo, l’EAS libera al-Amiriya e Tal Mahruqat (la collina delle cisterne di benzina). L’EAS liberava anche al-Sabaqiya a sud, dopo una grande controffensiva.1035392546Canthama, in esclusiva per SyrPer:
Molto è stato promosso dai sostenitori dei terroristi in tale campagna evidente ed a lungo pianificata contro Aleppo. Tale piano è stato ideato dagli stessi Paesi che promuovono, finanziano e aiutano il terrorismo in Siria e nel mondo. Le ragione dell’ossessione per il terrorismo è la seguente.

Preludio e obiettivo principale
– I numerosi cessate il fuoco promossi da USA/NATO/CCG hanno permesso ai terroristi di riorganizzarsi e unificarsi sotto un comando centrale per radunare abbastanza forze e risorse ad Idlib e Aleppo ovest;
– Enormi carichi di armi verso i terroristi passarono dalla Turchia negli ultimi 3-4 mesi, tra cui MANPAD e grandi quantità di TOW;
– L’offensiva dei terroristi a sud-ovest di Aleppo a maggio-giugno, preparò il fianco meridionale per tale attacco, permettendogli il controllo momentaneo di Qan Tuman e Qalsah, oltre ad altri villaggi e siti importanti;
– La continua pressione sulla Russia da Stati Uniti/NATO e verso Siria, Iran ed Hezbollah, per alleggerire i bombardamenti su Idlib e sud-ovest di Aleppo durante l’offensiva dei terroristi a maggio-giugno, in cambio di una soluzione negoziata o del “cessate il fuoco”;
– I Paesi sostenitori dei terroristi, avevano momentaneamente rinunciato al sud della Siria e al fronte di Damasco per concentrarsi sul piano per occupare tutto il nord della Siria.
– La controffensiva a Lataqia dei terroristi, a luglio, per allontanare le truppe siriane da Aleppo.
Il fatto è che ciò fu pianificato da molto tempo in una campagna pienamente e tempestivamente eseguita… non solo per spezzare l’assedio di Aleppo, divenuto lo slogan dei terroristi circondati una settimana prima; ma in realtà i terroristi e il comando del CENTCOM aveva deciso di staccare Aleppo e tutte le province siriane settentrionali dalla Siria, il che significa che tale campagna era volta a strappare la Provincia di Aleppo dalla Siria tagliando tutte le linee di rifornimento verso la città di Aleppo e il nord, come avvenne ad Idlib nel 2015. Ciò sembrerebbe una dichiarazione coraggiosa: ma si dia un’occhiata a ciò che è accaduto sul confine nord della Siria per vedere che molto è stato fatto per attuare tale piano e, in generale, solo Aleppo e le città vicine vi rientravano.

Con il posarsi della polvere, guardando alla radice di ciò col vantaggio dell’oggi, possiamo anche vedere che alcune azioni intraprese dal Comando siriano e dai suoi principali alleati in questa guerra (Russia, Iran e Hezbollah), oltre ad eventi imprevisti, spiegherebbero in parte i risultati limitati visti finora, molto probabilmente infliggendo con questa offensiva una tremenda sconfitta al terrorismo globale e ai suoi principali sobillatori: NATO, GCC, Israele e Turchia. Esempio di come l’EAS ha pianificato i suoi successi ad Aleppo:
– Le rapide operazioni di assedio ad Aleppo, nelle mazrah al-Malah e ad al-Qalidiya, con gli imprevisti risultati dello ‘scacco’ a Bani Zayd e Ashrafiya, infliggendo un’umiliante e rapida sconfitta che ga posto fine ai criminali bombardamenti che terrorizzavano i civili nel centro di Aleppo, oltre a liberare migliaia di soldati da inviare in altri fronti.
– La “polemica” della campagna Tabaqa/Raqqa che ha portato un certo sollievo sulla strada per Qanasir, infine, assieme alla campagna delle SDF su Manbij distraendo lo SIIL dalla città di Aleppo.
– Il “colpo di Stato” in Turchia che ha interrotto momentaneamente il flusso di terroristi e armi creando una situazione di rischio per i terroristi in Siria, vedendovi la possibile riduzione a lungo termine di sostegno e attenzione dal loro ex-alleato e sostenitore Erdoghan.13886969L’offensiva
Oggi è il quarto giorno dell’offensiva terrorista per spezzare l’assedio di Aleppo. Si può dire che ha perso forza, dato che l’attuazione del piano è stato estremamente sconnesso nei giorni passati. I primi risultati furono un po’ incoraggianti per i terroristi e i loro mandanti del CENTCOM, soprattutto dopo l’attacco concentrato su una linea limitata di circa 10-15 km, dove i terroristi gettavano tutto quello che avevano, autobombe, TOW, blindati, attentatori suicidi, mortai, tutti concentrati solo per aprire una strada per Aleppo orientale e soccorrere gli ultimi ratti nella città.
Il piano del CENTCOM:CotDpNaVUAAOngqMappa di @miladvisor

C’era un qualche coordinamento con lo SIIL dato che quest’ultimo lanciava un’autobomba su un checkpoint a Qanasir, ma fu distrutta prima di raggiungere l’obiettivo. Il piano era probabilmente volto ad attirare le truppe dell’EAS verso quella posizione. Da quel momento, non vi è stato alcun attacco dello SIIL. La strada per Qanasir non è mai stata chiusa e il traffico si muove normalmente. Il momento di maggior rischio si ebbe tra il primo e il secondo giorno, tra la fase 1 e 2, quando i terroristi riuscivano ad entrare nel piano edilizio 1070, mentre allo stesso tempo si dirigevano a sud, verso il villaggio e la collina al-Huwayz e il cruciale villaggio al-Mushrifah e le colline circostanti, concedendogli una forte posizione da cui l’artiglieria potesse bombardare la base dell’artiglieria e il complesso industriale di al-Ramusyah. A questo punto, i terroristi erano molto vicini all’obiettivo di creare una via e d’interrompere la strada che da al-Ramusyah rifornisce Aleppo. Subito dopo i terroristi lanciavano la fase 3 che consisteva nel creare un diversivo nel quartiere al-Suqari, nell’assediata Aleppo orientale, per collegarsi con i terroristi che avanzano da Aleppo occidentale.Co2kpFeW8AAxflK.jpg largeMappa di @PetoLucem

Mentre la fase 1, 2 e 3 si dipanavano, le forze siriane ed alleate attuavano le loro controffensive, principalmente dal territorio da loro controllato del distretto industriale e della base dell’artiglieria di al-Ramusyah. Il tentativo di contenere i terroristi da nord e sud, riprendendo il complesso edilizio 1070, e a sud di esso, riprendendo i villaggi al-Amiriya, al-Amara e le colline al-Huwayz, ha avuto finora parziale successo; la controffensiva smorzava l’assalto principale dei terroristi, che assieme agli implacabili bombardamenti aerei di RVVS e SAAF, sia sul fonte che sulle linee logistiche verso il confine con la Turchia, vaporizzavano i sogni statunitensi per continuare la guerra per distruggere la Siria. La battaglia chiave è ora nel villaggio di al-Mushrifa, la cui perdita significherà il completo collasso dell’offensiva dei terroristi e, molto probabilmente, la ritirata totale dei terroristi dal fronte originale, perdendo perfino terreno a vantaggio delle forze siriane. I prossimi giorni decideranno l’esito della battaglia. Troppe risorse e pianificazione sono state investite su tale offensiva. Il rischio è molto elevato per i terroristi e i loro mandanti. In questo momento, per come si svolge, si avrà il fallimento totale, che molto probabilmente indebolirà i terroristi presso Aleppo occidentale e nord-occidentale creando uno scenario caotico e feroce. Alla fine, questa potrà essere la loro operazione “dal passo troppo lungo”.CnjfIJiWEAAKsaFTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Fine dei giochi in Siria: Aleppo e ‘Piano C’

Tim Anderson TeleSur 1 agosto 201613912477La battaglia per Aleppo ha costretto i gruppi di al-Qaida all’ultima disperata resistenza mentre la guerra per procura di Washington contro la Siria passa alla fase finale. La liberazione di Aleppo sarà l’inizio della fine. Le mappe online sono fuorvianti. Anche prima dell’intervento della forza aerea russa nel settembre 2015, il governo siriano controllava l’85 per cento delle aree popolate del Paese. Ma la bonifica di tutta Aleppo è il fattore cruciale del controllo della Siria del nord e delle linee di rifornimento dello SIIL in contrazione ad est. Il grave problema della Siria era il supporto semiufficiale della Turchia agli eserciti jihadisti che attraversano 800 km di frontiera a Nord e l’avanzata protetta da Turchia-Arabia-Qatar dello SIIL da est. Negli ultimi 10 mesi, l’Alleanza siriana è avanzata su entrambi i fronti. Inoltre, dal mese scorso, la Turchia è allo sbando coi suoi problemi. Molti seguono la logica delle forze dominanti ma, per capire la fine dei giochi in questa guerra, la logica della resistenza non è meno importante. La Siria dimostra che i popoli indipendenti unendosi e resistendo possono decidere il risultato. La guerra di Washington contro la Siria è iniziata con gli eserciti dei fantocci settari inviati a rovesciare il governo di Damasco. I media occidentali continuano a parlare di “ribelli moderati”, ma l’evidenza è chiara, Stati Uniti ed alleati hanno sostenuto ogni singolo gruppo armato in Siria, tra cui il gruppo occidentale già noto come Jabhat al-Nusra (ora ridefinitosi “Jabhat Fatah al-Sham” nel vano tentativo di evitare i bombardamenti siriano-russi), e il gruppo orientale SIIL, che condividono lo stesso male, il settarismo.
Nonostante lo spargimento di sangue e la retorica, l’aggressione del Piano A è fallita. Il “Piano B” quindi aveva lo scopo di dividere il Paese utilizzando, in parte, ciò che gli Stati Uniti vedevano come la “carta curda”. Non importa che tale partizione sia contro i termini della risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 2254, che riafferma il “forte impegno a sovranità, indipendenza, unità e integrità territoriale della Repubblica araba siriana” delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti ignorano tali sottigliezze. Tuttavia, il Piano B fallì per la coerenza delle comunità della Siria, il loro sostegno all’Esercito arabo siriano e la forte solidarietà regionale, in particolare da Iran, Russia, Hezbollah e milizia palestinese nazionalista. Anche la milizia curda della Siria si coordina con l’Esercito arabo siriano. Qualunque cosa i curdi della Siria vogliano, se messa ai voti, i siriani non sosterranno la federalizzazione che indebolirebbe il Paese verso i nemici. Col “Piano C” le forze convergerebbero di più. Lo “Stato canaglia” di Washington è un cattivo perdente. Ci sono voluti sette anni affinché Washington si ritirasse dal Vietnam, dopo aver capito di aver perso. Tuttavia la Siria ha un grande diplomatico nel presidente russo, disposto e capace di mascherare la ritirata del Nord America con “dignità”. Il Presidente Putin ha dato al presidente Obama una via d’uscita, nel settembre del 2013, nella bravata sulle false armi chimiche usate da Jabhat al-Nusra e partner. Lo smantellamento delle scorte di armi chimiche della Siria (deterrente contro Israele) impedì un “limitato” attacco missilistico degli Stati Uniti sulla Siria. Possiamo ben vedere un accordo simile in cui Putin saluta da statista Obama che contribuisce a portare la pace in Siria, permettendo a Washington di mettere la Siria “in sordina” come fece con l’Iran l’anno scorso. Naturalmente, sarà una menzogna mostruosa, ma potrebbe porre fine allo spargimento di sangue. Il cambio di regime in Turchia sarebbe certamente di aiuto a un piano del genere. Ma se Erdogan è sopravvissuto all’ammutinamento delle forze armate, la svolta strategica ed economica va contro il ruolo turco in Siria. Mente i suoi eserciti fantoccio perdono, Ankara cerca di riparare i cattivi rapporti con la Russia, mentre peggiora quelli con Washington. Erdogan, a torto o a ragione, accusa gli Stati Uniti del sostegno al tentato golpe. Qualsiasi Piano C, nei pochi mesi che restano all’amministrazione Obama, probabilmente non risolverà la questione delle campagne ideologiche e delle sanzioni economiche degli Stati Uniti contro Siria, Iran ed Hezbollah, gli avversari principali d’Israele. L’esperienza delle precedenti guerre di Washington in America Latina e Vietnam ci dice che gli Stati Uniti cercheranno di mantenere in vita i loro miti, la loro “storia ufficiale”, il più a lungo possibile.
Coo79r0W8AAYFAI Aleppo è la svolta finale di questo conflitto, perché, dopo la liberazione di Homs, Qusayr e Palmyra, la sconfitta distruggerà il morale dei jihadisti e dei loro mandanti. Neanche i fanatici si unirebbero a una causa chiaramente persa. Dallo scorso anno i gruppi settari sono stati costantemente respinti dalla periferia di Damasco. La capitale, con una popolazione di 7-8 milioni di persone, ha subito scarsi attacchi quest’anno. La vita di strada è molto più rilassata. Il cessate il fuoco ha “funzionato” perché i gruppi armati rimanenti (nel Ghuta orientale e a Daraya) sono sostanzialmente indeboliti e circondati. Eppure, mentre Damasco ha riguadagnato una certa sicurezza, una guerra scioccante infuriava ad Aleppo. Come al solito, i media occidentali hanno mentito incessantemente, concentrandosi esclusivamente su quella parte della città occupata dai gruppi di al-Qaida con meno di 200000 persone, tra cui un piccolo esercito di agenti dei servizi segreti di Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Turchia e Israele, e diverse ONG occidentali come i caschi bianchi. Ultimamente, piccoli gruppi di jihadisti si sono arresi, approfittando di una possibile amnistia presidenziale, mentre decine di residenti attraversano i corridoi umanitari controllati dagli eserciti siriano e russo. Quei posti di blocco sono gestiti da unità di commando, come le Forze Tigre del Generale Suhayl al-Hasan, mentre i punti di controllo devono ancora affrontare le autobombe dei jihadisti suicidi come a Palmyra. In genere, non ci sono articoli nei media occidentali sui 1,5 milioni di abitanti nell’area governativa. Ad aprile-maggio decine di persone furono uccise ad Aleppo nelle aree residenziali e negli ospedali più importanti, bombardati dai “ribelli” sostenuti dalla NATO. Furono anche ripresi sparare coi loro “cannoni inferno” dicendo “di dare addosso ai civili”. Nulla di questo è apparso nei media occidentali. Nell’aprile-maggio i caschi bianchi affermavano che attacchi aerei russi e siriani avevano distrutto l'”ospedale al-Quds“, uccidendo l’ultimo pediatra di Aleppo. In realtà, come il Dottor Nabil Antaqi e l’Aleppo Medical Association hanno sottolineato, tale impianto non era per nulla un ospedale ma una clinica di fortuna in un edificio danneggiato nella zona occupata da al-Nusra. In realtà, ci sono decine di pediatri nei principali ospedali pubblici di Aleppo.
Le bande mercenarie spararono centinaia di razzi sulla parte principale di Aleppo, gasarono le zone curde della città e hanno pubblicamente decapitato un ragazzo palestinese, ritenuto una spia dei miliziani palestinesi che combattono a fianco dell’EAS. In genere, la BBC da risalto alle pretese dei jihadisti secondo cui il dodicenne assassinato in pubblico era “un combattente”. Distorcendo i fatti fino alla fine. I media occidentali, ancora sul piede di guerra, spacciano menzogne su “tutta Aleppo” assediata, o che le cliniche da campo di al-Qaida siano i “soli ospedali” di Aleppo. Ad esempio, i media pubblici australiani riferirono: “la città siriana di Aleppo a corto di cibo, mentre le forze del regime circondano città“. In effetti, il 15 per cento della popolazione di Aleppo era assediato dall’Esercito arabo siriano. Allo stesso tempo, la Siria è assediata dalle sanzioni economiche di Stati Uniti, Unione europea e Australia. Tali storie contano meno quando vengono smentite dalle testimonianze immediate dei residenti che lasciano le zone di al-Qaida, lodando l’Esercito arabo siriano e maledendo i “moderati” tagliatori di teste filo-occidentali. I jihadisti filo-occidentali perdono e l’umore del pubblico nella regione s’inasprisce. Il capo dell’opposizione civile siriana Mustafa Qalachi (non alleato ai gruppi armati) dice che la battaglia di Aleppo “è una guerra per spezzare le ossa ai gruppi taqfiriti“. Il governo iracheno, una volta ritenuto un mero fantoccio degli Stati Uniti, ha più volte confermato la stretta collaborazione nella lotta del governo siriano contro i gruppi terroristici. L’alleanza regionale forgiata da questa guerra, Siria, Iran, Russia, Iraq, Hezbollah e milizie nazionaliste palestinesi, avrà un ruolo decisivo nel finale di partita in Siria e nella regione.
579a4661c3618849658b4605Tim Anderson è accademico e scrittore australiano. Senior Lecturer dell’Università di Sydney, indaga, scrive e insegna su sviluppo economico e umano, cooperazione internazionale, autodeterminazione e strategie di sviluppo. Il suo ultimo libro è “Terra e mezzi di sussistenza in Papua Nuova Guinea”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come i terroristi sono stati intrappolati ad Aleppo

Alexander Mercouris, The Duran 30/7/2016

I terroristi in Siria e i loro sostenitori occidentali e arabi, con persistente intransigenza, hanno provocato l’assalto congiunto siriano-iraniano-russo che non avrebbero mai potuto sconfiggere.CocyNy_WYAAK-HC.jpg largeDopo l’accerchiamento dell’Esercito arabo siriano dei terroristi ad Aleppo orientale, prevedibili proteste si sono alzate in occidente accusando il governo siriano e la Russia di far morire di fame Aleppo per sottometterla. Il piano siriano-russo per creare corridoi umanitari della città viene deriso e ci sono sempre più appelli a togliere l’assedio. Come regola generale, i governi e i media occidentali tendono a non fare tali appelli quando gli assedianti sono militari occidentali o alleati dell’occidente. Per esempio non chiedono la fine immediata di bombardamenti e assedio di centri abitati e città in Ucraina orientale da parte dell’esercito ucraino. Né fanno richieste simili nel corso dell’ultimi assedio sostenuto dagli Stati Uniti dei militari iracheni della città irachena di Ramadi occupata dallo SIIL. Va detto che c’è qualche controversia sul numero di persone nella zona controllata dai terroristi ad Aleppo orientale. La maggior parte dei rapporti parla di 300000. Tuttavia Martin Chulov del Guardian, un giornalista solidale coi terroristi, ridimensiona a circa 40000. E’ tuttavia importante non farsi distrarre da domande sui doppi standard o dati precisi per quanto importanti. Senza dubbio vi sono persone nella zona circondata di Aleppo orientale che hanno urgente bisogno di aiuto. Tutto l’umanamente possibile va fatto per aiutarli, e l’operazione militare dovrebbe essere condotta in modo tale da ridurre al minimo le perdite di vite civili. L’esperienza dimostra che tattiche militari adeguate possono renderlo possibile senza compromettere il successo finale dell’operazione militare, e come ho già detto sono sicuro che questo è ciò che sarà fatto. L’attenzione sulle conseguenze umanitarie dell’assedio però distraggono dalla questione di gran lunga più importante del motivo per cui vi è l’assedio di Aleppo orientale. A febbraio Stati Uniti e Russia concordarono un piano di cessate il fuoco confermato da un susseguirsi di risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Tutto ciò chiedeva la cessazione delle ostilità in Siria escludendo noti gruppi terroristici come SIIL e Jabhat al-Nusra, e chiedeva ai ribelli in Siria di dissociarsi e separarsi dai gruppi dichiarati terroristici dalle Nazioni Unite, come Jabhat al-Nusra, e di aderire ai negoziati di Ginevra fra tutte le parti per raggiungere una soluzione politica. Da febbraio questo processo è a un punto morto. I gruppi terroristi presso Aleppo si sono rifiutati di dissociarsi o separarsi da Jabhat al-Nusra, che da parte sua, col sostegno di altri gruppi terroristici, ha sfruttato la cessazione delle ostilità e il ritiro a marzo della forza d’attacco aereo russa per lanciare una serie di controffensive contro l’Esercito arabo siriano presso Aleppo. I negoziati di Ginevra non hanno concluso nulla, con i terroristi e i loro sostenitori occidentali e arabi che continuavano ad insistere sulla rimozione del Presidente Assad come pre-condizione per un accordo di pace.
Dato che né i terroristi né i loro sostenitori occidentali o arabi si sono dimostrati disposti o capaci di attuare gli accordi di febbraio, i siriani e i loro sostenitori russi, iraniani e di Hezbollah riprendevano l’offensiva interrotta a febbraio. Dato che questo è ciò di cui i russi avvertirono se l’accordo di febbraio non veniva onorato, è difficile capire perché ciò sia una sorpresa. L’avvertimento fu ripetuto il 17 marzo 2016 dallo stesso Putin: “Se necessario, ovviamente, la Russia amplierà il suo gruppo nella regione in poche ore nella dimensione necessaria a una situazione specifica utilizzando tutte le opzioni disponibili. Non vorremmo farlo. L’escalation militare non è la nostra prima scelta. Pertanto, dobbiamo ancora contare sul buon senso delle parti, sul rispetto dalle autorità siriane e dall’opposizione del processo di pace“. Proprio come l’offensiva siriana di prima della cessazione delle ostilità di febbraio fu completata perché aveva l’appoggio della forza aerea russa, di Hezbollah e dell’esercito iraniano, così l’offensiva siriano lanciata dopo il fallimento dell’accordo di febbraio, viene egualmente attuata per la stessa ragione, perché ha l’appoggio della forza aerea russa, di Hezbollah e dell’esercito iraniano. Il risultato è che i terroristi ad Aleppo, che avevano linee di rifornimento sicure dalla Turchia al momento della cessazione delle ostilità concordata a febbraio, ora le hanno viste tagliate ritrovandosi circondati e intrappolati. Anche in questo caso, dato cje l’equilibrio delle forze sul terreno era del tutto prevedibile è difficile capire perché qualcuno ne sia sorpreso. La ragione per cui la guerra in Siria va avanti da così tanto tempo, e la ragione per cui i terroristi ad Aleppo sono intrappolati subendo la sconfitta totale, è in ultima analisi la stessa: l’intransigenza totale dell’opposizione siriana e dei suoi sostenitori occidentali e arabi. Anche se negoziati per uscire dalla guerra furono ripetutamente offerti (ad es. Il piano di pace della Lega araba del 2011, il piano di Kofi Annan del 2012 e l’accordo di cessazione delle ostilità di febbraio) gli hanno sempre respinto, invece, insistendo ad avere ciò che non sono mai riusciti a raggiungere sul campo di battaglia: la rimozione del Presidente Assad e la vittoria totale. Se ora invece subiscono la disfatta totale è solo perché il loro rifiuto di moderare le pretese massimaliste anche di un minimo, ve li ha portati. Nella guerra siriana come in tutto il resto, chi gioca al tutto o niente rischia di finire con il non avere niente.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La sospetta coincidenza tra vittoria imminente, corridoio ‘umanitario’ e ospedale bombardato

Luca Baldelli

13102617I media italiani, così silenti quando si tratta di raccontare la storia di una scomoda vittoria, quella dell’eroico Esercito arabo siriano, un autentico Esercito di liberazione, contro i tagliagole foraggiati da occidente e petromonarchie, sono diventati all’improvviso starnazzanti e ipocritamente umanitaristi, in queste ore, parlando di bombe (esecrabili, ovviamente, chiunque sia stato a sganciarle!) sull’ospedale pediatrico della Città di Idlib, sita nella parte nord–occidentale del Paese, punto sanitario strategico gestito dall’organizzazione “Save the Children”. Così, chi per ore e giorni è stato zitto e dormiente sulla liberazione dell’eroica Aleppo dalle orde del Daesh, comunque ribattezzato e imbellettato, in queste ore si è svegliato e ha trovato il suo diversivo inveendo contro i russi e i siriani fedeli ad Assad, marchiati a fuoco dall’orrenda accusa di aver sganciato i micidiali ordigni sull’ospedale, facendo un imprecisato numero di morti e feriti. La solita greuelpropaganda, si alimenta del sangue e dei cadaveri di innocenti per imbastire le sue orrende speculazioni. Non c’interessa, in questa sede, stabilire verdetti di innocenza o colpevolezza per nessuno, dal momento che un episodio simile non può meritare che l’esecrazione. C’interessa, invece, mostrare come alcuni conti decisamente non tornino e come i precedenti non depongano certo a favore di chi sta imbastendo di nuovo, testardamente, la trama della russofobia e della guerra psicologica contro Assad, il Baath e la Siria libera e sovrana. Alcuni punti, di rilevanza strategica, tattica e storico/politica, s’impongono alla riflessione:
Nel momento in cui, per iniziativa dei russi, si stanno stabilendo nelle aree liberate, o in procinto di esserlo, corridoi umanitari per consentire il libero e ordinato flusso di parte della popolazione, risulta pazzesco, controproducente e senza senso sganciare ordigni su strutture sanitarie e su altre infrastrutture civili. La reazione ad una simile demenziale azione, non può che essere la radicalizzazione della situazione sul campo, con nuovi scontri armati in aree dove avanza la pacificazione, formazione di sacche di resistenza e focolai di guerra di posizione casa per casa che diverrebbero assai difficile eliminare per qualsiasi esercito regolare. Una situazione che, vinta la guerra, obbligherebbe l’Esercito regolare siriano a un logoramento di forze non indifferente. Cui prodest ciò? Non certo ad Assad e alla Russia, ma ai loro nemici interni ed esterni, ormai disperati e pronti al tutto per tutto pur di evitare o ritardare la catastrofe finale, il crollo definitivo del loro fronte.
C’è poi un illustre precedente: ai primi di giugno, la solita disinformazione, come l’Osservatorio siriano per i diritti umani in Siria, che attinge solo dalle fonti dei “ribelli” (“al-Nusra”, in particolare) era tornata a suonare la grancassa dei presunti bombardamenti russi sugli ospedali della Siria, in particolare nella zona di Idlib. In quell’occasione, il Maggiore-Generale Igor Konashenkov, portavoce russo, figlio di un popolo che la guerra se la ricorda e l’ha subita sulla propria pelle con 20 milioni di caduti, diversamente da altri, non solo prendeva la parola per smentire in linea generale qualsiasi implicazione russa in episodi simili ma, con rigore e trasparenza sconosciuti ad altre latitudini, negava qualsiasi azione russa nella specifica area di Idlib, mostrando inconfutabili dati di monitoraggio alla stampa. La stessa corrispondente della CNN, Clarissa Ward, era costretta ad ammettere che i russi avevano ragione. A questa ammissione, seguiva la testimonianza, dello stesso segno, di un fotografo dell’AFP presente sul posto. Alla fine, anche i ribelli della zona di Idlib gettavano la maschera, sul loro account twitter. Non vi era stato alcun ospedale colpito. Piuttosto, un missile aveva centrato un palazzo vicino a quell’ospedale, utilizzato come avamposto strategico da al-Nusra. La trappola della provocazione anti-russa, richiudeva la sua tagliolasyria-idlib-hama-homs-map-2012-03-16 sulle mani dei suoi fabbricanti, con grave scorno delle prefiche mediatiche già pronte a stracciarsi capelli e vesti dinanzi alla “crudeltà dei russi”. Altre conferenze stampa dei russi, d’altronde, già nella primavera del 2016, avevano ampiamente chiarito, con dati alla mano, come l’aviazione di Mosca non avesse mai colpito obiettivi civili, ma postazioni del Daesh/SIIL e delle formazioni armate ad esso collegate, provocandone di fatto il collasso operativo e la messa fuori combattimento. Questo, dopo un lungo periodo di bombe occidentali, queste sì perfettamente inutili e volte a colpire e intimidire la popolazione civile, lasciando intatta la forza dello SIIL e dei suoi ammennicoli armati.
Le prossime ore chiariranno il tutto, ma fin da ora la storia dell’ultimo bombardamento puzza di truffa da chilometri e chilometri di distanza, o meglio da molte miglia, per usare l’unità di misura propria di chi queste storie le imbastisce e le manipola, senza alcun rispetto per i morti e per i vivi.

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