Il leader inglese “supplica” Putin di risparmiare il Regno Unito in caso di guerra nucleare

What Does It Mean 26 maggio 2015imagePCHMYEXHIl Ministero della Difesa (MoD) riporta oggi che il Presidente Putin ha ordinato questa mattina una massiccia esercitazione delle Forze aeree e della Difesa aerea della Federazione russa, dopo aver ricevuto una telefonata “incoerente” dal primo ministro inglese David Cameron, che chiedeva scusa per l'”imminente guerra” e supplicava che il suo Paese non subisse ritorsioni nucleari. Nella telefonata di 30 minuti, questo rapporto del MoD afferma che il primo ministro Cameron ha riferito al Presidente Putin la “convinzione” che il Regno Unito sarebbe stato “spinto” nel conflitto dal regime di Obama, le cui “avventure” in Siria e Ucraina sono costate decine di migliaia di vite e continuano a destabilizzare il mondo. Le tensioni si aggravano tra la Federazione e l’occidente, continua il rapporto, dato che la telefonata del primo ministro Cameron arriva nel momento esatto in cui la NATO iniziava le proprie massicce esercitazioni aeree lungo le zone dell’Artico della Federazione, cui il Presidente Putin ha risposto con 12000 militari, 250 velivoli, 700 mezzi militari e l’incremento dei pattugliamenti aerei operativi lungo i confini della NATO.
Altrettanto preoccupante per la Federazione, secondo questo rapporto, le informazioni fornite questa settimana dall’ex-analista dell’intelligence della NSA ed ufficiale del controspionaggio dell’US Navy John Schindle, che ha dichiarato che gli è stato detto da un alto funzionario della NATO, “saremo probabilmente in guerra questa estate, e se siamo fortunati non sarà nucleare“. Tra i sostenitori del regimi di Obama, l’oligarca miliardario George Soros, nota il rapporto, la scorsa settimana allo stesso modo avvertiva che la terza guerra mondiale tra USA, Russia e Cina “non è esagerata“. Oltre a questi e molti altri “avvisi” sulle intenzioni occidentali d’iniziare la guerra mondiale contro la Federazione, gli esperti del MoD in questo rapporto notano la visita improvvisa del segretario di Stato degli USA John Kerry a Sochi, una quindicina di giorni fa, dove chiese una riunione di emergenza con il Presidente Putin, su questioni che comportano ulteriori instabilità nel rapporto tra Russia e USA dovuti ai così tanto epici fallimenti politici del regime di Obama, ed anche il più astuto osservatore può notare che la guerra totale ne sarebbe il risultato inevitabile. Va notato, continua il rapporto, che gravi preoccupazioni emergono in certe fazioni del regime di Obama, che si rendono conto quanto si sia vicino alla guerra mondiale, dopo esser state tradite dai sauditi sulla Siria e dall’Ucraina sulla Russia, la visita lampo del segretario Kerry al Presidente Putin era ritenuta vitale… come meglio descrive il pluripremiato analista geopolitico e consulente internazionale di rischio strategico F. William Engdahl, nel suo articolo Washington si suicida: “In breve, a John Kerry è stato detto d’ingoiare il rospo e volare a Sochi, cappello in mano, per offrire una sorta di Calumet della pace a Putin, dai circoli dominati e dagli oligarchi degli Stati Uniti che hanno realizzato che i loro aggressivi falchi neo-con, come Victoria “fottiti UE” Nuland del dipartimento di Stato o il segretario alla Difesa Ash Carter, favoriscono la creazione di una nuova struttura alternativa mondiale che potrebbe significare la rovina dell’intero sistema del dollaro post-Bretton Woods, dominato da Washington. Oops“.
1094394 Come Ann Pettifor, direttrice Policy Research in Macroeconomics (PRIME) ha già avvertito, il mondo è sul punto di un altro tracollo finanziario, riecheggiando il Guardian di Londra che avverte di un crollo economico globale imminente; secondo questo rapporto, il “vero obiettivo” dell’imminente guerra è l’egemonia mondiale del dollaro… che Federazione e Cina sono determinate a distruggere. Contrariamente alla macchina propagandistica occidentale che illude massicciamente e continuamente i propri cittadini di essere “i migliori e più potenti del mondo”, gli esperti del MoD in questo rapporto affermano il fatto che i Paesi allineati con la Russia controllano circa il 60% del PIL mondiale, hanno più dei due terzi della popolazione e coprono più di tre quarti della superficie terrestre… mentre il debito della Russia si attestava sui 600 miliardi di dollari, al 1° gennaio 2015. L’occidente, dall’altra parte, guidato dagli Stati Uniti che hanno un debito che oscilla verso i 60 trilioni di dollari (il più grande del mondo e più grande di quelli di Europa e Giappone combinati), questo rapporto avverte, ancora, di comprendere facilmente l’avvertimento di Soros sulla terza guerra mondiale e quello dell’ex-ufficiale dell’amministrazione economica di Reagan David Stockman, che sempre una quindicina di giorni fa ha dichiarato cupamente: “Entriamo nella fase terminale del sistema finanziario globale, che collasserà totalmente“. E mentre la leadership cinese oggi ha avvertito il regime di Obama che “la guerra sarà inevitabile” se non pone termine alla sua ingerenza globale, l’alto consigliere di Putin, il Vicepremier Dmitrij Rogozin, similarmente e in modo agghiacciante ha avvertito la NATO che “i carri armati non hanno bisogno di passaporti“, secondo questo rapporto, Federazione e Cina sono ormai unite nel combattere contro le rivoluzioni colorate e le sanzioni economiche occidentali che hanno distrutto molte nazioni e molti popoli. Data l’efficacia di Stati Uniti e alleati nel “diffondere la democrazia” dei loro oligarchi miliardari, i cui falchi neocon sono pronti anche adesso a combattere la Russia fino all’ultimo ucraino, secondo questo rapporto i cittadini dovrebbero essere almeno consapevoli delle loro azioni passate… e come forse meglio afferma il KyivPost: “Gli ultimi tentativi di politica estera muscolare degli USA dovrebbero spaventare tutti i comuni ucraini. Basta guardare all’Iraq. Sadam Husayn era un dittatore brutale, ma dodici anni dopo la liberazione con le truppe statunitensi, l’Iraq è un disastro. Mezzo milione di morti, milioni di sfollati nel Paese e di rifugiati all’estero, frantumazione politica e ascesa del SIIL sono il pesante tributo pagato dagli iracheni, e il conto aumenterà“.
Solo quando la stampa di banconote di USA e UE si fermerà, si fermerà la loro follia.. altrimenti una guerra globale risolverà il problema come fecero Prima e Seconda guerra mondiale…

1092793Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Eccezionalisti contro integrazionisti: la lotta eurasiatica

Andrew Korybko, The Saker 11 maggio 2015Barack Obama, Benjamin NetanyahuTutto il caos scatenato in Eurasia può essere attribuito alla battaglia esistenziale tra eccezionalisti ed integrazionisti, rappresentati rispettivamente dai mondi unipolare e multipolare. Ultimamente molto è stato scritto sul triangolo emergente su interessi difensivi e industriali tra Russia, Cina e Iran, ma non molto è stato pubblicato sull’alleanza aggressiva tra eccezionalismo statunitense, sionismo e wahhabismo, le tre ideologie dedite a dividere le diverse forze multipolari in Eurasia e perpetuare il dominio unipolare. Lo scopo dell’articolo non è affatto demonizzare le identità erroneamente coinvolte in tale associazione di ideologie (occidentali, ebrei, musulmani), ma piuttosto illustrare come le estremizzazioni ad esse associate siano divenute le più destabilizzanti forze in Eurasia, e come l”alleanza blasfema’ tra esse sia divenuta il primo istigatore dei conflitti nel supercontinente.

Le tre eccezioni
Una breve definizione dei tre promotori dell’instabilità:

Eccezionalismo statunitense:
Gli aderenti a tale ideologia hanno la convinzione radicata che la geografia unica e il processo storico del Paese gli conferiscano la leadership con diritto di proselitismo in tutto il mondo (anche militarmente, se necessario) dei loro modelli di governo, economico e sociali.

Sionismo:
I suoi sostenitori affermano che gli ebrei hanno un rapporto speciale con Dio e l’imperativo storico di ricreare il biblico Stato d’Israele, che dà così alla loro leadership il diritto di fare tutto ciò che considerano loro interesse globale.

Wahhabismo:
Convinzione acritica e fervente nella “purezza” di tale ceppo dell’interpretazione islamica che ne incoraggia i praticanti a commettere qualsiasi ferocia e barbarie, ritenuta necessaria a creare lo “Stato Islamico” globale.

Cerbero
Tali tre ideologie hanno somiglianze strutturali chiave che danno essenzialmente un volto distinto allo stesso attore, un moderno Cerbero dall’unica volontà. Ecco i punti in comune più importanti che li legano insieme:

Eccezionalismo:
I seguaci di tali ideologie si identificano come “speciali”, convincendosi di avere diritto a violare le regole stabilite e attuare il doppiopesismo, al fine di plasmare il mondo secondo i loro piani.

Inevitabilità storica:
Ciascuno di tali movimenti ritiene che il suo successo sia inevitabile, e che sia questione di “quando” e non di “se”.

Portata globale:
Di conseguenza, per facilitarne l’inevitabilità storica, partecipano a una strategia globale per salvaguardare i propri interessi e promuovere i propri organismi di base (Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita, rispettivamente).

Antagonismo alla multipolarità:
Per loro stessa natura, alcuna di tali ideologie è compatibile con multipolarismo e pluralismo del pensiero geopolitico, perciò sono sfruttate quale unico Cerbero nel tentativo di fermare e invertire questa tendenza globale.

Rappresentanza:
Non va commesso l’errore di dimenticare che tali movimenti non rappresentano la maggioranza dei loro associati (gli occidentali (europei subordinati quali eccezionalisti di secondo piano sotto la tutela degli USA), ebrei, musulmani), anche se ogni avanguardia ideologica tenta di creare tale illusione per ‘giustificare’ e ‘legittimare’ il controllo della minoranza estremista.

L’interazione degli interessi
Il Cerbero è formato da tre diverse facce che sposano una variante apparentemente incompatibile di eccezionalismo, ma in realtà complementari nell’obiettivo a lungo termine di sconfiggere la multipolarità. Hanno standard ipocriti condivisi, l’unica inclusività consentita nella loro visione è la convergenza a eccezionalismo, sionismo e wahhabismo come ultra-esclusivo super-modello unipolare. Sarà poi visto in un’altra sezione come tale disposizione instabile sia una mossa geo-ideologica che potrebbe seriamente ritorcersi contro sionismo e wahabismo, a beneficio geopolitico ultimo degli Stati Uniti (e forse anche di propria mano). Prima di arrivarvi però è necessario fare la cronaca di come la convergenza di interessi tra tali tre ideologie sia avvenuta, in primo luogo, e quale gioco di interessi si crea al centro della loro cooperazione strategica. Mentre può essere possibile documentare esempi precedenti alla seconda guerra mondiale, non fu che nelle sue conseguenze che le relazioni emersero e furono attivate su grande scala regionale nel Medio Oriente, avviando i processi distruttivi acceleratisi oggi. obama-king-salman-saudi-arabiaL’alleanza eccezionalista statunitense-sionista:
Gli Stati Uniti usciti dalla seconda guerra mondiale potevano proiettare l’esercito su tutta l’Eurasia, ma un teatro regionale (a parte il blocco sovietico) pose un problema notevole alla loro penetrazione, il Medio Oriente. Gli Stati Uniti avevano investito interessi geopolitici nell’unità araba frantumata dopo la seconda guerra mondiale (anche per impedire la possibile creazione di un’entità sovranazionale filo-sovietica) e crearono un polo geopolitico per consentirgli d’intervenire indirettamente e permanentemente suddividendo ogni attore regionale; da cui la creazione d’Israele e la formalizzazione della convergenza strategica eccezionalista-sionista. Il valore globale del Medio Oriente per la grande strategia dell’eccezionalismo statunitense verrà spiegata nel paragrafo seguente, ma ciò che è importante capire è che il rafforzarsi dell’eccezionalismo statunitense e il supporto al sionismo furono lo scopo della creazione del partner di prossimità con lo stesso interesse a sovrastare militarmente l’unità araba, esattamente il risultato ultimo delle guerre arabo-israeliane. Dopo che le coalizioni arabe furono sconfitte, la componente militare dell’unità araba fu neutralizzata, la cui importanza non va sottovalutata. Solo attraverso l’unità araba ci potrebbe essere la possibilità di sconfiggere Israele e di conseguenza eliminare il polo permanete degli Stati Uniti nel Medio Oriente, regione geostrategica che collega Europa ed Asia (posizionata per esercitare influenza su entrambe, se correttamente usata). Israele, a differenza di tutti gli altri alleati degli USA, dipende direttamente dagli Stati Uniti per la sua creazione ed esistenza, quindi è molto più affidabile essendo un solido alleato (ideologicamente e politicamente) più di qualsiasi altro Paese. Gli USA hanno bisogno di Israele per la posizione strategica e i servigi militari regionali per mantenere i governi arabi perennemente deboli e divisi, mentre Israele ha bisogno del supporto totale degli Stati Uniti per continuare ad esistere, spiegando così l’intensa profondità del mutuo sostegno. Nonostante la frattura militare dell’unità araba, Israele è incapace di distruggere il legame che unisce gli arabi, quindi un altro componente eccezionalista andava inserito per raggiungere tale obiettivo ed eliminare ogni possibilità che una coalizione araba possa mai minacciare Israele (e per estensione, la principale super-base eurasiatica gli Stati Uniti).

L’arma wahabita:
L’ideologia ufficiale dell’Arabia Saudita, il wahhabismo, fu quindi scelta come ideologia distruttiva necessaria per lacerare l’unità araba e diffondere per generazioni discordie identitarie inconciliabili tra le popolazioni arabe. Ciò pone alle sue vittime un grande dilemma, in cui sono costretti a scegliere se essere pan-arabi secolari sul modello di Nasser o estremisti pan-islamisti come i re sauditi. Mentre Nasser predicava l’importanza della forma repubblicana progressiva del governo, i sauditi hanno rigorosamente sostenuto la monarchia autoritaria, mettendo così le due ideologie del Medio Oriente in contrasto e motivando i wahhabiti a trovare supporto estero per eliminare la minaccia più pressante alla loro esistenza ideologica. Fu con tale imperativo, cioè la sfida che il repubblicanesimo secolare panarabo pose agli estremisti della monarchia autoritaria pan-islamica, che i wahabiti decisero di unirsi all’alleanza eccezionalista-sionista, anch’essa volta a sconfiggere i rivali ideologici dei sauditi. Il virus wahabita è progettato per destabilizzare i governi pan-arabi laici forzando ogni cittadino a riconsiderare la propria identità, quindi teoricamente rendendo la maggior parte dei cittadini vulnerabili al suo fascino, in questi Paesi. Soprattutto non solo il wahhabismo predica la necessità di rovesciare governi secolari, ma comporta anche il taqfirismo militante portando alla guerra settaria. Così, il wahabismo è nella posizione unica di dividere gli arabi, sia dai governi laici che anche da se stessi, presentandosi così come la migliore ideologia settaria al servizio degli interessi dell’alleanza eccezionalista-sionista. Mentre il wahhabismo è noto per l’odio ideologico inflessibile, proprio come le altre due ideologie eccezionaliste, rientra anche nelle principali norme ipocrite, cioè moderazione politica verso Israele e Stati Uniti. Esclude il suggerimento allettante di condurre un’eventuale guerra di religione contro Israele, ma soprattutto non si adopera per realizzarla. Invece concentra sempre tutte le energie per dividere il Medio Oriente in ogni modo possibile (ergo il taqfirismo che completa il wahabismo), il che significa che ogni slogan contro Israele è puramente tale, volto semplicemente a un marketing per reclutare i più ingenui. Allo stesso tempo, alcuni elementi wahabiti tendono a degenerare e lasciare che l’ideologia prevalga sulla ‘praticità’ impostagli dall’estero (voluta o casuale), aprendo “opportunità” o vulnerabilità agli eccezionalisti statunitensi, a seconda dal contesto (da spiegare in una sezione successiva).

Il significato della guerra alla Siria:
Considerando tali aspetti in relazione all’obiettivo strategico dell’alleanza eccezionalista-sionista-wahabita (indicata come Cerbero), la guerra in Siria può giustamente essere descritta come la cruciale lotta di resistenza eurasiatica di oggi. Le tre teste di Cerbero si sono accanite a fare a pezzi questa nazione del Medio Oriente e il suo popolo, poiché la Siria rappresenta l’ultima vestigia del governo pan-arabo laico per le fondamenta ideologiche del partito Baath, facendone il più resistente e reattivo Stato confinante con Israele, di per sé ragione sufficiente per i nemici di Cerbero (da ora in poi Coalizione Erculea, le cui ancore sono Russia, Cina e Iran, dall’eroe greco che sconfisse Cerbero) per sostenerne il governo democraticamente eletto. Se Cerbero riesce a massacrare la Siria, allora si annuncerebbe l’età oscura del Medio Oriente, trasformando l’intera regione in un trampolino di lancio per l’ulteriore destabilizzazione dell’Eurasia e, quindi, colpire direttamente le vulnerabilità geografiche della coalizione erculea.

Concentrazione di contrapposizioni
C’è una ragione per cui gli interessi delle tre teste di Cerbero coincidono in Medio Oriente, non semplicemente perché due delle tre ideologie sono emerse in questa regione. Piuttosto, ci sono maggiori motivazioni geopolitiche per cui Cerbero è così intensamente concentrato sulla zona, dato che proprio come la bestia mitica custodiva le porte dell’inferno nel folklore greco, nella geostrategia eurasiatica si pone davanti al cancello del supercontinente, appositamente posizionato per influenzare Europa, Asia e Africa in caso di necessità. Non per dire che l’Eurasia sia l’inferno, ma sottolineando invece come comunque Cerbero occupi l’accesso, quello mitologico che difendeva, mentre l’equivalente geopolitico è offensivo. Il Cerbero contemporaneo è intento ad utilizzare la sua posizione di trampolino di lancio per ulteriori aggressioni all’Eurasia nel tentativo di distruggere la Coalizione erculeo, e la sua strategia segue i dettami dello stratega inglese Halford Mackinder. Costui, prominente pioniere della geostrategia e geopolitica oltre un secolo fa, attraverso l’opera “La geopolitica del Pivot della storia”, indicava che:
Chi governa l’Europa orientale comanda l’Heartland:
Chi governa l’Heartland comanda l’Isola-Mondo:
Chi governa l’Isola-Mondo comanda il mondo“.
Aveva assolutamente ragione nell’indicare che il comando dell’Heartland, in gran parte identificato con l’Asia centrale contemporanea, sia fondamentale per influenzare l’Eurasia, ma non considerò gli approcci complementari per controllare questa parte cruciale del patrimonio geopolitico. All’epoca sembrava che l’Europa dell’Est fosse l’unico accesso a tale obiettivo, ma sempre di più apparve come il Medio Oriente servisse egualmente, se non di più, nel facilitarne la credenziale di Balcani eurasiatici detonante la reazione a catena della frammentazione demografica. L’innovazione teorica di Brzezinski dell’assioma di Mackinder è che il dominio non deve essere diretto e neanche richiedere una presenza fisica, ma data la capacità innata del centro d’influenzare la periferia, la massicciata destabilizzazione dell’Heartland (attraverso insurrezione terrorista islamica, collasso statuale, crisi umanitarie, o loro combinazione con altri fattori) può espandersi automaticamente verso l’esterno. Nel mondo di oggi, ciò significa che le minacce asimmetriche indirettamente istigate da attori extra-regionali, come Cerbero, possono creare sfide simultanee ai tre membri principali della coalizione erculea, non solo inserendoli in una seria strategia difensiva, ma mettendone in pericolo l’esistenza se scatenate (come volutamente previsto da Cerbero). Nei primi anni del 20° secolo, Mackinder avrebbe pensato ad eserciti nazionali dilaganti nell’Europa orientale per prendere il controllo dell’Heartland, ma nei primi anni del 21° secolo, è più probabile che ciò richieda brigate di terroristi originati o addestrati nelle battaglie in Medio Oriente, che ‘spuntano’ nell’Heartland senza collegamenti diretti con i mandanti statali. Il Medio Oriente è quindi il fulcro dell'(in)stabilità eurasiatico-africana e, quindi, qualsiasi entità che lo controlli può esportare una forza asimmetrica e convenzionale penetrando egualmente il cuore dell’Africa, il cuore dell’Europa (o anche dell’Europa dell’Est) e l’Heartland eurasiatico (la chiave della porta continentale per l’Asia orientale). Tale comprensione geopolitica di potenza e forza di proiezione aggiorna i contributi teorici di Mackinder e Brzezinski e spiega le motivazioni della collera mediorientocentrica di Cerbero. Obama and NetanyahuObiettivi eurasiatici
Cerbero non si limita solo al Medio Oriente, anche se vi si concentra la maggior parte delle sue attività e strategie. Si può realmente identificarne il coinvolgimento in Europa e in Asia, come verrà esplorato in questa sezione.

Abbaiare, mordere, guaire:
Prima di iniziare, il modello Cerbero in Europa e Asia va concettualmente delineato in modo da attirarvi l’attenzione del lettore. In sostanza, ciascuna delle sue tre teste svolge un ruolo interscambiabile abbaiando (minacciando e spaventando), mordendo (attaccando) e guaendo (promuovendo) per sostenere il proprio interesse comune. Diamo un’occhiata a come funziona.

Europa:
Gli Stati Uniti usano la NATO per controllare il continente, e ringhia ai cuccioli ogni volta che sono restii a seguirne l’esempio in qualunque momento. Gli Stati Uniti abbaiano anche a gran voce sulla cosiddetta “minaccia russa”, senza fornire alcuna prova di ciò che spaventa, in primo luogo. Nel frattempo, l’Arabia Saudita e i suoi zombie wahhabiti sono impiegati nei Balcani e in certi Paesi dell’Europa occidentale per compiere attacchi terroristici strategici volti a mordere sicurezza e stabilizzazione continentali, così spingendo i cuccioli degli Stati Uniti nella NATO ad adottare i ‘suggerimenti’ di Washington per agire sui vari campi. Infine, Israele completa il trio con il lobbying verso il continente e le sue figure politico-sociali fondamentali, per raccogliere il maggior sostegno finanziario, politico e normativo possibile per conto di Cerbero. La minaccia implicita al rifiuto di sostenere Cerbero si tradurrà nell’abbaiare degli USA e nei morsi dei sauditi, il che significa che è meglio nutrire la bocca che guaisce per evitare conseguenze spiacevoli dalle altre due teste.

Asia:
Cerbero ha di recente volto le teste verso Oriente, ma con un discreto successo in un lasso di tempo breve. Gli Stati Uniti abbaiano incessantemente alla Cina da quando Hillary Clinton annunciò il pivot in Asia nel 2011, con l’intento di spaventare i ‘cagnetti’ che li circondano nel contenimento anti-cinese su modello della NATO. Per approfondire l’ingaggio per la sicurezza degli Stati Uniti con ciascuno di tali membri, soprattutto Thailandia e Filippine, gli ascari wahhabiti dell’Arabia Saudita effettuano attacchi terroristici per giustificare l’intensificata presenza e/o supervisione strategica degli Stati Uniti, e tale modello si amplierà con la creazione dello “Stato islamico” globale. Il ruolo d’Israele, in gran parte in sordina, è sproporzionatamente significativo rispetto alle dimensioni, in quanto i suoi guaiti sembrano essere sul punto di avere successo nell’India, spostandola dalla parte di Cerbero. Israele ha relazioni innovative con l’India dall’avvento del governo Modi, sebbene il nuovo Presidente del Consiglio ‘multipolare’ sia riluttante a essere troppo apertamente vicino agli Stati Uniti e, naturalmente, in odio dei sauditi e del loro terrorismo wahhabita (dal sostegno politico del Pakistan). Così, Israele rappresenta la soluzione perfetta per Cerbero di penetrare l’egemone subcontinentale e perseguire interessi comuni ai suoi partner.

Extra: Medio Oriente:
La casa di Cerbero è caratterizzata da un’interazione dinamica in continua evoluzione e da ruoli opachi dipendenti da circostanze specifiche del momento. Ognuna delle teste segue vigorosamente i ruoli disponibili, necessari ad avvicinarsi agli obiettivi condivisi con gli alleati dell’entità. Un esempio potrebbe vedere gli Stati Uniti abbaiare allo “Stato islamico”, mentre gli agenti sauditi provvedono a mordere sul campo giustificando le paure istigate dagli USA, o vedere Israele e i sauditi abbaiare alla ‘minaccia’ di Sadam Husayn mentre gli Stati Uniti implorano una coalizione internazionale prima del morso devastante. Un futuro scenario non troppo improbabile potrebbe vedere Israele abbaiare la presunta non conformità iraniana all’imminente accordo sul nucleare, mentre gli Stati Uniti chiedono al mondo di sostenere la NATO araba da essi eterodiretta per mordere Teheran come punizione.

harita_bGioco geo-ideologico
Come accennato all’inizio dell’articolo, Cerbero ha una base geo-ideologica instabile che potrebbe inaspettatamente incrinarsi lungo le due principali faglie sionista e wahabita. Entrambi sospettano che l’altro possa metterglisi contro un giorno, quindi, desiderano coltivare rapporti privilegiati con il fratello eccezionalista stautnitense che lavora solo a vantaggio strategico di Washington. I sionisti temono due scenari: i terroristi wahabiti divenuti abbastanza forti da disobbedire a Riyadh e avviare la jihad contro Israele al di fuori del controllo di Stati Uniti e Arabia Saudita; o l’Arabia Saudita un giorno tradire Israele ordinando ai suoi ascari terroristi di attaccarlo direttamente per completare l “Stato islamico”. L’Arabia Saudita, d’altra parte, è preoccupata dal piano sionista Yinon ed è pienamente consapevole dei ‘”confini di sangue” della mappa di Ralph Peters e del New York Times, “Come 5 Paesi potrebbero diventare 14”, in cui si prevede l’eventuale smembramento del regno. Sionismo puro e wahhabismo puro non possono coesistere per tali contraddizioni esistenziali, quindi lo scontro sarà inevitabile se Cerbero elimina la Coalizione erculea (la principale forza che li tiene insieme). Se si mettono l’uno contro l’altro prematuramente, prima che la coalizione sia sconfitta, allora sionismo e wahhabismo potranno essere sconfitti separatamente con un contrattacco devastante, portando alla disintegrazione dell’influenza eccezionalista statunitense in Eurasia. Pertanto, la natura del passo può dettarne la caduta fino alle conseguenze, o gli Stati Uniti potranno bilanciarne in qualche modo i rapporti fino ad escludere uno scenario del genere, politica che attualmente seguono. Washington avverte regolarmente che potrebbe propendere per l’uno o l’altro e distruggere il delicato equilibrio che mantiene la pace tra le tre teste. Non è abbastanza serio per farlo, oggi naturalmente, e ogni parte eccezionalista capisce che ha bisogno dell’altra per continuare a sopravvivere fin quando si potrà affrontare la Coalizione erculea, ma la prospettiva di un tale suicida dilemma della sicurezza spaventa Israele e Arabia Saudita al punto di cooperare indiscutibilmente al gioco di Cerbero (per ora, almeno). L’unica alternativa a Cerbero è l’eventuale rimozione della minoranza ideologica eccezionalista da ciascuna entità prigioniera, che vedrebbe gli eccezionalisti estromessi dagli Stati Uniti, i sionisti dalla Palestina, e i wahhabiti dall’Arabia Saudita, avviando il cambiamento nella loro politica ed organizzazione interna. Niente di tutto ciò significa che tali entità affronteranno l’eliminazione geopolitica, trattandosi solo della minoranza eccezionalista e dei loro operatori minacciati esistenzialmente di perdere tutto (vale a dire potere e ‘legittimità’), ma è proprio tale paura che li motiva disperatamente nel suscitare l’aggressivo Cerbero, prolungando indefinitamente la loro egemonia unipolare. Ironia della sorte, solo il loro ‘successo’ teorico nel distruggere la Coalizione erculea aumenta drasticamente la probabilità che siano geopoliticamente eliminati, mentre le contraddizioni ideologiche sopracitate fra sionisti e wahhabiti indicano inevitabilmente che si scontreranno militarmente in un duello all’ultimo sangue, un giorno. Anche nel ‘migliore dei casi’ della vittoria sulla Coalizione erculea e di una pace fredda fragile tra tali due campi incompatibili, non c’è garanzia che gli eccezionalisti staunitensi non facciano pendere l’equilibrio strategico verso un lato o l’altro, ricreando il loro caratteristico caos mediorientale, perfettamente adatto ai loro grandi obiettivi geopolitici.

Conclusioni
Il mutante unipolare Cerbero eccezionalista, sionista e wahabita è la vera ragione della destabilizzazione dell’Eurasia, e solo la Resistenza della Coalizione erculea di Russia, Cina e Iran può pacificarlo. In questo momento il destino dell’Eurasia sembra prefigurarsi nel destino della resistenza della Siria a Cerbero, in quanto il suo successo o fallimento avrà riflessi decisivi su tutto il supercontinente. Se la Siria e il suo popolo riusciranno a respingere l’assalto, allora salvaguarderanno l’Eurasia ad un livello molto più elevato che se non riuscissero, e inoltre volgerebbero il corso contro Cerbero. Tuttavia, se la Siria cadesse, Cerbero non perderebbe tempo a lanciare una rapida e aggressiva guerra lampo asimmetrica sull’Heartland eurasiatico, volta a dividere la Coalizione erculea ed eliminare i campioni del multipolarismo. Va sempre ricordato, però, che occidentali, ebrei o musulmani non hanno colpa di ciò che fa Cerbero, ma le componenti ideologiche più radicali di tali società (non rappresentative della stragrande maggioranza, rendendoli così degli aberranti estremisti), che hanno preso il controllo di Stati chiave usandoli per una guerra di procura globale contro le forze multipolari dell’inclusione e dell’integrazione. La vittoria unipolare di Cerbero non significherebbe la pace, dato che è sicuro che due delle sue tre teste finiranno per cannibalizzarsi e dopo l’eccezionalismo degli USA, indenne dalla lotta fratricida, potrà finire il superstite indebolito e pretendere tutto il bottino globale che si pensava di condividere (davvero impossibile da dividere tra eccezionalisti incompatibili come sionisti e wahhabiti). Stando così le cose, l’unico modo per impedire una simile cupa previsione globale è che la Coalizione erculea riesca a salvare la Siria da Cerbero nella prima campagna pan-continentale aggressiva di quest’ultimo e che l’autodistruzione post-‘vittoria’ fagociti l’intero continente.

obama-salman-meeting-riyadh-03Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La disinformazione di CIA-Soros contro la Russia

Sibel Edmonds BFP 18 ottobre 2013

Ilham e Hejdar Galiev

Ilham e Hejdar Aliev

Il 15 ottobre 2013, Democracy Now! dedicò un’ora del programma intitolato Another U.S. Whistleblower Behind Bars? Investor Jailed After Exposing Corrupt Azerbaijani Oil Deal, che presentava il caso del miliardario statunitense Rick Bourke, che avrebbe denunciato una frode internazionale per controllare le ricchezze petrolifere dell’Azerbaigian. Dal maggio 2013 Rick Bourke è in una prigione federale per aver violato il Foreign Corrupt Practices Act per presunta conoscenza di casi di corruzione avvenuti nel 1998. Gli altri autori della frode in Azerbaijan sono l’ex-capo del gruppo democratico al Senato George Mitchell e istituzioni come Columbia University e AIG. Tuttavia finora nessuno è andato in carcere tranne Bourke. Il caso, come narrato da Democracy Now e pochi altri media negli Stati Uniti, sembra un romanzo di spionaggio e cospirazione di John LeCarré trasformato in un thriller di Hollywood: “Il coinvolgimento di ex-alti funzionari statunitensi e inglesi di CIA e MI6 nel processo Bourke. Politici di alto profilo come il senatore George Mitchell e di infami mega-società come AIG. Testimoni chiave al processo avrebbero indicato agenti dell’intelligence che lavorvaano per il governo degli Stati Uniti. L’aspra competizione tra USA e Russia sugli idrocarburi dell’Azerbaigian; la battaglia per petrolio e gasdotto. Individui loschi come Viktor Kozeny, noto come il Pirata di Praga e che vive alle Bahamas, e un cittadino statunitense di nome Tom Farrell, che vive a San Pietroburgo, in Russia, dove gestisce un bar e si comporta come un agente doppio”. Posso andare avanti, facendo la lista delle caratteristiche del caso da romanzo spionistico che coinvolge numerosi personaggi e colpi di scena, ma che alla fine lascia il lettore confuso non capendo il senso di ciò che è successo veramente. E non lo farò. Se siete uno di quei lettori confusi non siate duri con voi stessi, la storia è fatta per confondere e non ha alcun senso. Non solo, se avete tempo e voglia (spero) leggete la trascrizione del caso, così come presentato da Democracy Now, e per un paio di volte. Assicuratevi di evidenziare i punti sottolineati più volte nella trasmissione. Vi prego di controllare i protagonisti, tra cui gli ospiti e i padroni di casa. Una volta fatto, confrontateli con le mie note. Siete pronti?

Il mio collegamento in Azerbaigian e il mio status segreto privilegiato
In primo luogo, vorrei iniziare spiegando perché trovo questo caso e la sua presentazione di enorme importanza e degno di nota. Chi di voi conosce il mio caso sa del mio lavoro e del mio famigerato status segreto privilegiato nell’FBI, partecipando a operazioni e dossier su Turchia, Azerbaigian e diverse altre nazioni dell’Asia centrale e del Caucaso, tra il 1996 e il 2001. Ero l’unica linguista dell’FBI qualificata a tradurre documenti (audio e scritto) in lingue turcofone. Tali operazioni e dossier particolari furono il motivo principale di ordini contradditori, classificazioni retroattive e ricorso al segreto di Stato nel mio caso. Quindi, sono una delle poche persone intimamente consapevoli ed informate su ciò che accadeva in Azerbaigian dal 1996 al 2001. So per certo che gli operatori erano dietro le quinte, non solo degli Stati Uniti ma anche di Turchia e Azerbaijan, soggetti a tangenti, corruzione, sabotaggio, ricatti e molto altro ancora. Attraverso le comunità diplomatiche azera e turca, l’FBI aveva raccolto migliaia di pagine di trascrizioni e relazioni pertinenti a tali attività. Si può supporre che a causa delle fonti, i singoli operatori sarebbero stati solo turchi, azeri, ecc. Ma si sbaglierebbe. Permettetemi di darvi alcuni esempi: “la Camera di Commercio USA-Azerbaijan: in quegli anni l’organizzazione era diretta da operativi come Richard Perle, Dick Cheney, James Baker, Richard Armitage, Brent Scowcroft e l’ex presidente della Camera Robert Livingston. Si prega di verificare la leadership e gli agenti di tale istituzione qui. Una volta fatto, si prega di consultare le foto nei miei otto anni di status segreto privilegiato qui. L’American-Turkish Council (ATC): Anche in questo caso, si tratta di operatori della stessa cerchia: Brent Scowcroft, Richard Armitage, Douglas Feith, Richard Perle, Robert Livingston, Tom DeLay, Stephen Solarz, e altro ancora. Per saperne di più cliccate qui“. Sono per metà azera, da parte di mio padre. Ero l’unica linguista dell’FBI con le necessarie qualifiche linguistiche per rivedere questi dossier e aiutare gli agenti dell’FBI a riaprire alcune indagini chiuse dalla Casa Bianca tramite il dipartimento di Stato.

AzMapLa storia si dipana
In base a quello che so di prima mano sulle operazioni che si svolsero in Azerbaigian tra il 1996 e il 2001, e sulla base di numerosi documenti e rapporti ufficiali (comprese relazioni investigative delle autorità turche), e di decine di articoli pubblicati negli ultimi quindici anni, posso dire con certezza al cento per cento che le operazioni verso l’ex-presidente Heydar Aliyev e suo figlio Ilham Aliev, compresi tentato assassinio del 1995, aggancio del figlio nei Casino di proprietà turca in Azerbaigian, ricatti e corruzione, stupefacenti e riciclaggio di denaro, e molto altro ancora, furono tutti ideati ed eseguiti dalla CIA e dal dipartimento di Stato qui, negli Stati Uniti, tramite il loro rappresentante regionale, la Repubblica di Turchia. Ho intenzione di spiegarvi il punto e fornirvi i link a documenti e articoli solidi, ma in primo luogo, voglio esaminare la storia presentata da Democracy Now e dai suoi ospiti. Dobbiamo cominciare dalla grande enfasi nella storia, come farebbe ogni analista capace ed esperto nel trovare ad agganciare l’obiettivo. L’ho già fatto più volte attraverso i rapporti confusi e contorti mentre ricercavo i temi e le conclusioni ripresi dai presentatori e dai loro ospiti. Ecco cos’ho trovato dalla trascrizione delle loro parole:
Scott Armstrong: Costui, Hans Bodmer, il testimone chiave contro Bourke, fu anche il direttore operativo non solo di Kozeny, ma di una serie di truffatori internazionali, dell’oligarchia russa e di molti funzionari russi, criminale internazionale di primo ordine. E non si ha la possibilità di esaminare tali questioni se non si ha accesso alle informazioni che normalmente non sono diffuse dal governo o sono sigillate…
Scott Armstrong: Naturalmente, Bourke aveva idea che ciò in realtà andava ben oltre l’Azerbaigian, ben oltre la Repubblica Ceca, coinvolgendo oligarchi, banche, funzionari russi e la terza compagnia petrolifera russa, acquistata e venduta a profitto di Kozeny, nel frattempo…
Scott Armstrong: Un informatore si fa avanti. E’ molto produttivo, consente di avere il bandolo della matassa che cominciamo a dipanare, portando a una serie di operazioni internazionali dalla Cecoslovacchia all’Azerbaigian, al cuore della Russia, nella più grande delle istituzioni. E tutto viene insabbiato per mancanza di interesse del governo degli Stati Uniti, per motivi oscuri. E l’unica persona sacrificata a ciò è l’informatore…
Scott Armstrong: In tal modo, si sa molto di ciò che succede in Russia. Conosce la maggior parte dei ministri del governo russo, del governo Putin. Arriva a conoscere i grandi oligarchi di tale sistema, le persone che possiedono le maggiori compagnie petrolifere ed entità del mondo. Si viene a sapere delle banche russe e degli stranieri che le servono, e di altri funzionari stranieri danneggiati da questo processo. Ha tutte queste informazioni nel suo schedario più efficace. La memoria…
Juan Gonzalez: Michael Tigar, vorrei chiedervi, so che sarebbe fortemente limitato in ciò che può dire in proposito, ha la nostra comprensione, abbiamo parlato con funzionari dell’intelligence inglese che ben conoscono ciò, che l’altro testimone principale contro Bourke, Tom Farrell, fu effettivamente ripreso in un video segreto in Russia mentre cercava di reclutare un diplomatico inglese per l’intelligence russa, e che il diplomatico fu successivamente rimosso e che ciò rientrava nelle informazioni che Sir Richard Dearlove dell’MI6 era disposto a presentare in tribunale, ma che non gli è stato permesso perché avrebbe sollevato la questione: Perché il governo degli Stati Uniti usa contro Rick Bourke, una persona che reclutava spie per l’intelligence russa?…
Giusto. La storia e il modo in cui è stata presentata può essere estremamente confusa, vaga e contorta. Tuttavia, una cosa è stata fatta: accusare ripetutamente la Russia di corruzione e sabotaggio dell’intelligence nel caso. Basta prestare attenzione a come Armstrong ripete la frase oligarchia russa. Si prendano appunti su come le operazioni ufficiali tramite enti governativi e banche siano limitate alla Russia. È interessante notare che la realtà e i fatti accusano entità occidentali. Dal 1995, dall’attentato a Hejdar Aliev pianificato negli Stati Uniti e realizzato da Abdullah Catli, un paramilitare turco sul libro paga della CIA dal 1980, e i principali attori che in Azerbaigian puntano su petrolio e oleodotti. sono agenti degli USA e del loro esercito mercenario chiamato CIA. So che, per destino, gli statunitensi sanno pochissimo del contesto dell’Azerbaigian e altre simili regioni energetiche dell’ex-URSS. Piuttosto che entrare in dettagli complessi, presenterò alcuni fatti documentati relativi alle operazioni degli USA in Azerbaigian, tra cui assassini, corruzione, riciclaggio di denaro e altro. Nei primi due anni dall’elezione di Hejdar Aliev, nel 1993, gli Stati Uniti cercarono più volte, senza successo, di reclutarlo per i piansi sul gasdotto-stan. Vi ricordate il famigerato scandalo della BCCI? Bene, il colpevole principale nello scandalo, Roger Tamar, agente della CIA e degli interessi petroliferi degli Stati Uniti, fu coinvolto in uno di tali tentativi falliti degli Stati Uniti per trascinare l’Azerbaigian nella propria sfera d’influenza: “Nei primi anni ’90, dopo che l’Unione Sovietica allentò la presa sull’Asia centrale, Tamar ideò il gasdotto da 1800 chilometri Baku-Ceyhan (Baku-Tbilisi-Ceyhan), considerato come “uno dei più grandi progetti ingegneristici”, per inviare 1 milione di barili al giorno (160000 mc/g) di petrolio dal Mar Caspio al Mar Mediterraneo e quindi ai mercati mondiali. Tamraz ottenne il supporto per il gasdotto dal presidente turkmeno Nijazov, dal presidente dell’Azerbaigian Hejdar Aliev e dalla prima ministra Tansu Ciller e dalla Botas Company della Turchia. La società di Tamraz negoziò e firmò il primo accordo sul gasdotto con il governo della Turchia. Mettiamola così, le cose non si svolsero senza problemi con Hejdar Aliev, che era ancora leale alla Russia. Quando il business e la corruzione fallirono, gli Stati Uniti e il suo ascaro, la Turchia, passarono al piano B: assassinare Hejdar Aliev e piazzare un nuovo tizio più disponibile. Così ci fu il tentativo di assassinio nel 1995: “Il 13 marzo 1995 un’insurrezione armata volta a rovesciare Aliev fu inscenata dall’unità speciale delle Truppe degli interni (“OMON”) del colonnello Rovshan Javadov. Quattro giorni dopo, il 17 marzo 1995, unità delle forze armate azere circondarono i ribelli nella loro base e uccisero Javadov. Più tardi, il rapporto parlamentare turco del 1996 sullo scandalo Susurluk rivelò alcuni dettagli sul coinvolgimento del governo della prima ministra Tansu Ciller e dell’intelligence turca in tale tentato golpe….” Aggiungiamo qualche dettaglio sull’attentato turco. Il turco inviato in Azerbaigian per condurre l’operazione di assassinio era Abdullah Catli: “Catli fu visto in compagnia di Stefano Delle Chiaie, un neofascista italiano che lavorava per Gladio, dell’organizzazione paramilitare segreta della NATO Stay-behind, mentre “viaggiava in America Latina, e visitava Miami nel settembre 1982”. Poi andò in Francia, dove con l’alias Hasan Kurtoglu… fu condannato a sette anni di reclusione e nel 1988 fu estradato in Svizzera, dov’era ricercato per narcotraffico. Tuttavia, fuggì nel marzo 1990 con l’aiuto di complici misteriosi…” Subito dopo la misteriosa fuga, grazie a un elicottero della NATO, l’uomo sulla lista internazionale dei ricercati di Interpol e diverse polizie, in qualche modo e ancora una volta assai misteriosamente, finì in Inghilterra dove ebbe immediatamente il permesso di soggiorno e visse per un paio di anni. Poi, misteriosamente giunse negli Stati Uniti, e ancor più misteriosamente ebbe la residenza entro una settimana, stabilendosi a Chicago. Nel 1995, per l’operazione di assassinio di Aliev, lasciò Chicago per la Turchia, e dopo un soggiorno di due giorni in Turchia, entrò in Azerbaigian. Con i tentativi di reclutamento falliti e un tentato assassinio divenuto un fiasco che smascherava Gladio, gli Stati Uniti passarono al Piano C: il figlio di Aliev, Ilham Aliev, noto per le sue debolezze come gioco d’azzardo, alcol e prostitute di ogni età. Alla fine del 1995 i mafiosi turchi di Gladio aprirono dei casinò in Azerbaigian. È interessante notare che i proprietari turchi di tali casinò offrirono delle azioni al figlio di Aliev, Ilham. In meno di due anni, gli operativi USA-turchi avevano risucchiato Ilham Aliev: aveva 6 milioni di dollari in debito per gioco, oltre ad altro materiale (come delle scappatelle registrate). Nel 1998-1999 Aliev padre chiuse i casinò, anche se era già troppo tardi: padre e figlio erano stati agganciati e trascinati nel campo occidentale.
Permettetemi di delineare le connessioni tra Intelligence USA e proprietari di casinò della mafia turca in Azerbaigian. Quasi tutti i casinò in Azerbaigian erano di proprietà e gestiti da un famoso mafioso turco di nome Omer Lutfu Topal: “Topal era un affarista turco, profondamente coinvolto nello scandalo Susurluk. Ebbe condanne per traffico di droga, e fu soprannominato il “re dei casino” che furono la sua fortuna, che ammontava a circa 1 miliardo di dollari al momento del suo assassinio. Secondo i giornali belgi, fu arrestato il 20 giugno 1978 nella provincia di Anversa, in Belgio, mentre trasportava 6 chili di eroina. Un passaporto falso gli fu trovato a nome di Sadik Sami Onar, rilasciato dalla Polizia di Gaziantep. Inoltre, fu accusato di narcotraffico verso gli Stati Uniti dal Belgio. Fu imprigionato in Belgio dal 14 giugno 1978 al 23 luglio 1981. Poi fu estradato negli Stati Uniti, per una condanna per traffico di eroina. Fu processato a New York e condannato a cinque anni di carcere...” E’ certo che Topal fosse un membro attivo delle operazioni USA-NATO di Gladio, e il narcotraffico di eroina via Belgio (Ciao NATO!) negli Stati Uniti fu uno dei suoi incarichi ufficiali. In realtà, Topal non passò un giorno in carcere, nonostante le dichiarazioni del dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti. Quindi sì, questi sono gli agenti di Gladio-mafia che occuparono l’Azerbaigian alla fine del 1995. Nel 1997-1998, in Azerbaigian gli Aliev erano nel campo di CIA-NATO-USA, e nel 1997-1998 i russi erano stati espulsi: riciclaggio di denaro, laboratori di eroina e narcotraffico, ricatti, sabotaggio e corruzione sono roba nostra, degli Stati Uniti, sia direttamente o tramite ascari come la Turchia. Si prega di controllare tutti i casi documentati e i rapporti da me ospitati. Ora, torniamo alla sceneggiata narrata da Democracy Now! Vedete un solo riferimento a una di tali entità od operativi incaricati in Azerbaigian? No. Banche turche? Mafia turca? No. Casino turchi? No. Grande corruzione USA-occidentale? No. Le banche di Cipro dove paghiamo Aliev fuori dai confini del suo Paese (Sì, è lì che si corrompono molti di questi capi, nello Stato di Cipro del Nord. Volete dettagli? Rivedete da me tutti questi ordini classificati)? No. Ma cosa troviamo: Russia, mafia russa, funzionari del governo russo, intelligence russa, banche russe, oligarchi russo, ed anche Putin. Com’è interessante?

George Soros

George Soros

Il forte legame tra Armstrong, Tigar & Democracy Now!
Un altro compito d’obbligo per un’approfondita analisi dei piani, è identificare gli attori coinvolti nell’informazione, o in questo caso, nella disinformazione. Ho fatto esattamente questo, trovando un legame tra tutti i partecipanti a tale campagna di disinformazione su Democracy Now! Andiamo:

Scott Armstrong
Permettetemi di presentarvelo tramite la biografia presentata da Amy Goodman: “Scott Armstrong, un ex-giornalista del Washington Post, che ha seguito da vicino il caso. È fondatore ed ex-direttore esecutivo dell’Archivio della Sicurezza Nazionale ed ex-presidente del Government Accountability Project…” Non ho approfondito la sua posizione con uno dei media più malfamati del Paese. Devo? Non penso. Okay, passiamo agli Archivi sulla Sicurezza Nazionale fondati da Armstrong. Per anni e anni, l’attività di Armstrong (Sì, dicono senza scopo di lucro. Che altro!), fu uno dei maggiori destinatari dei finanziamenti di George Soros. Nel 2010, solo in un anno, ricevette 650mila dollari da Soros. Siete con me finora? Bene. Continuiamo: Armstrong fa anche parte del Government Accountability Project (GAP). Ed ecco che GAP è anche uno dei principali destinatari delle somme di Soros, ricevendo generosi finanziamenti da Soros per molti anni. Quello stesso anno il GAP ricevette 600mila dollari da George Soros. Ci sono molti altri legami diretti e intimi tra Armstrong e George Soros, ma passiamo agli altri attori della messinscena.

Amy Goodman

Amy Goodman

Democracy Now!
Veniamo al dunque, utilizzando ben documentate informazioni su Amy Goodman, Juan Gonzalez e radio Democracy Now: “Gravi questioni furono sollevate su come Democracy Now!, avviata da Radio Pacifica e sovvenzionata da Carnegie Corporation, Fondazione Ford, JM Kaplan Funds e altri, improvvisamente sia diventata indipendente e di proprietà di Amy Goodman, senza compensi per la Pacifica. Questo passaggio apparentemente includeva beni preziosi quali marchi, proprietà degli archivi, accesso alle stazioni affiliate e altro ancora. Con un contratto segreto, Amy Goodman inoltre ha ricevuto 1 milione di dollari all’anno per cinque anni dal 2002, secondo il tesoriere di Pacifica Jabari Zakiya, per continuare ciò che era il notiziario di punta del mattino di Pacifica. Ciò più che raddoppiava lo stipendio di Goodman, ufficialmente di 440mila dollari all’anno, di Pacifica Radio. Democracy Now! é finanziata indirettamente da George Soros, e direttamente da Fondazione Ford, Fondazione Glaser e Open Society Institute di Soros...” Tra l’altro, Amy Goodman ha questo in comune con tali persone: “Giornalisti di spicco come quella di ABC Christiane Amanpour e l’ex-direttore del Washington Post, e ora vicepresidente Len Downie, lavorano presso i consigli di enti finanziati da Soros. Ciò nonostante il codice etico delle società afferma: ‘che i giornalisti professionisti evitano i conflitti d’interesse, reali o presunti’...” Tutti sanno che Goodman e la sua Democracy Now! hanno ricevuto milioni di dollari direttamente da Gorge Soros. Naturalmente, non si sa quanto esattamente perché, Democracy Now non è mai disponibile a rispondere a questa domanda, quando posta: “Solo che quando l’ente finanziato da Soros è ascoltato “su oltre 900 stazioni, aprendo la strada alla grande collaborazione dei media comunitari degli Stati Uniti’, non posta i messaggi degli spettatori e le telefonate a ‘Democracy Now!’ non ricevono risposta….

Michael Tigar, con gli occhiali

Michael Tigar (con gli occhiali)

Michael Tigar
Tigar è introdotto da Goodman come celebre avvocato, professore di diritto e autore, in difesa di Rick Bourke. Si potrebbe pensare che come accademico e avvocato sia fuori dal campo di Soros, giusto? Beh, no! Il programma e il lavoro di Tigar sono finanziati, anche se parzialmente, da George Soros. L'”Institute for Policy Studies” finanziato da Soros concede appetitose somme all’avvocato di grido. Tigar è conosciuto, anche dai media mainstream, come uno degli avvocati più teatrali del Paese. Sulla base delle prestazioni e del fatto che è stato assunto da Bourke, direi che dovrebbe essere così! Ora so che c’è una cosa chiamata coincidenza. Conosco il concetto chiamato ‘legge delle coincidenze’, ma dai! Abbiamo quattro partecipanti a tale trasmissione ed ognuno di loro riceve da George Soros denaro e gli è strettamente legato. La chiamereste mera coincidenza? Se lo fate, allora considerate questo: Per anni e anni, George Soros ha finanziato direttamente l’opposizione in… avete indovinato, Azerbaigian! “I miliardi di George Soros compromettono la politica Estera degli Stati Uniti? George Soros è abbastanza ricco da avere una propria politica estera, ma è saggio fargliela avere? Soros ha uno strano modo di fare investimenti e regali, in particolare negli Stati ex-sovietici dell’Europa orientale e dell’Asia centrale, come se si trattasse di politica estera personale… Soros ha anche finanziato i partiti di opposizione in Azerbaigian, Bielorussia, Croazia, Georgia e Macedonia, aiutandoli ad avere potere o preminenza. Tutti questi Paesi una volta erano alleati dei russi. Naturalmente, Soros non lavora da solo… Soros lavora attivamente per sfruttare la sua influenza a sostegno di Samir Sharifov, forse promuovendo un’altra “rivoluzione delle rose”… Funzionari dell’Azerbaigian apertamente si chiedono se Soros sia un freelance o agisca con l’approvazione, tacita o meno, del dipartimento di Stato e della Casa Bianca, a sostegno di Sharifov in Azerbaigian. In realtà, se lo chiedono solo per buona educazione. Pensano di sapere la risposta e che Soros operi per conto di Obama… Se leggete la stampa russa su Soros, si potrebbe pensare che Glenn Beck sia un pallido moderato. Se leggete la stampa russa sulla visita del presidente dell’Azerbaigian Aliev a Soros, a New York, nel 2004…” Devo approfondire il ruolo di Soros e gli obiettivi e giochi sporchi in Azerbaigian e resto dell’Asia centrale e del Caucaso?
E i suoi investimenti nella regione, in particolare quelli direttamente legati dal gasdotto-stan della Azerbaigian? Chi sono i suoi soci? Vediamo se li riconoscete: “Secondo Clark, l’International Crisis Group di Soros vanta “luminari indipendenti” come gli ex-consiglieri per la sicurezza nazionale Zbigniew Brzezinki e Richard Allen, così come il generale Wesley Clark, comandante supremo della NATO in Europa. Il vicepresidente del gruppo è l’ex-deputato Stephen Solarz, una volta descritto come ‘il capo congressista della lobby israeliana a Capitol Hill’ e suo sottoscrittore, insieme a gente come Richard Perle e Paul Wolfowitz… Chi sono i partner commerciali di Soros al Carlyle Group, uno dei più grandi fondi di private equity al mondo, che trae la maggior parte dei profitti dai contratti per la difesa? Sono gli ex-segretario di Stato James Baker e l’ex-segretario alla Difesa Frank Carlucci di George Bush Sr, e “fino a poco prima, anche parenti di Usama bin Ladin”. Soros ha investito più di 100 milioni di dollari nel Carlyle, ci dice Clark”… Non è interessante come le figure più importanti coinvolte in corruzione, tangenti, sabotaggio, ricatti, e perfino assassini in Azerbaigian non siano menzionati, casualmente, da Goodman, González, Tigar, Armstrong o Bourke stesso?! Sì, dico, è molto interessante. Sapendo ciò, nel 1996-2001 gli operatori praticamente evitarono i soggetti non menzionati nella messinscena di Amy Goodman. E, infine, senza mettermi in mostra o oltre, mi considero, in una certa misura, esperta di informatori e denunce. Dopo 12 anni, sono l’unica ad informare sull’organizzazione che ha conosciuto centinaia di informatori del governo, soprattutto dell’intelligence e delle forze dell’ordine, oltre ad avere anni di ricerche e scritti su ciò… Beh, sono una sorta di un esperta, se si può dire. Con questo, lasciate che vi dica una cosa: questo truffatore milionario, Rick Bourke, è tutt’altro che un informatore. L’intera sceneggiata, con tutti i suoi partecipanti, fino agli operatori dei media tradizionali, dimostra che non è altro che una messinscena ai fini di certi oscuri obiettivi perseguiti dalla comunità d’intelligence, e naturalmente dagli affaristi.
Se si vuole veramente sapere cosa tratta questa storia si dovrà aspettare. Aspettatevi di sentire certe notizie sulle ultime tensioni tra Russia e Azerbaigian. O sull’estradizione di una certo agente o uomo d’affari russo richiesta dal governo degli Stati Uniti. O di vedere i prossimi attacchi degli Stati Uniti contro la Russia con l’intenzione di colpire infine anche Putin… Oppure… Intanto, consideratevi ampiamente afflitti dalle mega-operazioni di disinformazione della CIA tramite media spacciati come indipendenti e alternativi!

Wesley Clark

Wesley Clark

Sibel Edmonds è redattrice di Boiling Frogs Post e autrice di Classified Woman: The Sibel Edmonds Story. Nel 2006 vinse il PEN Newman’s Own First Amendment Award per il suo “impegno a preservare la libertà d’informazione negli Stati Uniti in periodo di crescente isolamento internazionale e segretezza governativa“. Edmonds ha un Master in Politiche Pubbliche e Commercio Internazionale presso la George Mason University, e una laurea in Giurisprudenza e Psicologia criminale presso la George Washington University.

Note
Gladio 1 (Intro)
Gladio 2
Gladio 3
Gladio 4
Gladio 5
Zawahiri in Azerbaijan

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La liberazione di Tiqrit, successo strategico dell’Iran

Alessandro Lattanzio, 4/4/2015

Qasim al-Araji (al centro), vicecomandnate dell'organizzazione Badr.

Qasim al-Araji (al centro), vicecomandante dell’organizzazione Badr.

Il 2 aprile 2015, le forze irachene liberavano Tiqrit, capitale della provincia di Salahudin, a 130 chilometri a nord di Baghdad, dall’occupazione dello Stato Islamico dell’Iraq e Levante (SIIL), che datava dal giugno 2014. “Le nostre forze di sicurezza hanno raggiunto il centro di Tiqrit e liberato i quartieri sud e ovest e avanzano controllando tutta la città“, dichiarava il premier iracheno Haydar al-Abadi. Haraqat Nujaba, gruppo sciita iracheno, liberava il quartiere Qasidiyah di Tiqrit. Il ministro della Difesa iracheno Qalid al-Ubaydi affermava “Abbiamo il piacere, con tutto il nostro orgoglio, di annunciare la buona notizia di una magnifica vittoria. Da qui arriveremo da voi, Anbar! Arriveremo da voi a Niniwa, e lo diciamo con piena risoluzione, fiducia e perseveranza”, riferendosi a due province occupare dal SIIL, al-Anbar ad ovest e Niniwa, la cui capitale è Mosul, a nord. “Le forze di sicurezza controllano il 95% della città, ma vi sono ancora sporadici combattimenti“, dichiarava un colonnello; “Ci sono ancora cecchini e molti edifici sono minati” dichiarava a sua volta Qarim al-Nuri dell’organizzazione Badr. Infatti 185 edifici e 900 ordigni esplosivi erano stati bonificati. Il ministro degli Interni Muhamad al-Ghaban riferiva della scoperta di fosse comuni con centinaia di vittime del SIIL. Nel giugno 2014, i taqfiriti attaccarono la vicina base di Speicher, uccidendo centinaia di persone.
CBbbRycUMAEcT8E L’operazione, che coinvolgeva 30000 militari e miliziani iracheni, era iniziata il 2 marzo attaccando da tre lati i 3000 taqfiristi che occupavano Tiqrit, mentre l’aviazione irachena bombardava le loro posizioni. Secondo The Military Times, la liberazione di Tiqrit era stata rallentata dagli 8000 dispositivi esplosivi improvvisati (IED) piazzati presso e nella città, “disseminando le strade principali di mine“. Il SIIL aveva contrastato l’offensiva anche con attentati suicidi. Uno degli attentatori suicidi, che si era fatto esplodere vicino Samara, era il cittadino statunitense Abu Dawud al-Amriqi. Il SIIL aveva anche diffuso diverse immagini che pretendevano che Tiqrit fosse ancora in sue mani, tentando di contrastare le dichiarazioni del governo iracheno, imitando l’operazione di disinformazione attuata dagli islamisti di Jabhat al-Nusra sulla presunta occupazione totale di Idlib, in Siria. Le forze irachene (4000 soldati della 5.ta Divisione dell’esercito iracheno e 25000 miliziani), guidate dal Colonnello Salah al-Ubaydi, comandante delle operazioni speciali del Centro operazioni di Salahudin, comprendevano le milizie sciite Qataib Hezbollah, Asayb al-Haq (Lega dei Giusti), Qataib Imam Ali, Qataib Hezbollah, Qataib Sayad al-Shuhada, Haraqat Nujaba, Saraya Qurasani e la Brigata del Giorno della Promessa di Muqtada al-Sadr; tutti gruppi di punta delle Forze Popolari Mobilitate (PMF) del fronte iracheno anti-SIIL. Nella liberazione di Tiqrit le PMF hanno svolto un ruolo fondamentale, coordinate dal Maggiore-Generale Qasim Sulaymani, comandante dell’unità per le operazioni di sicurezza e antiterrorismo al-Quds delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) dell’Iran. In effetti, l’operazione per la liberazione di Tiqrit è stata elaborata da Hadi al-Amari, a capo dell’organizzazione irachena Badr, oltre che da Qasim Sulaymani. Il Comitato di mobilitazione popolare è guidato da Muhamad Jamal Jafar, ex-comandante dell’organizzazione Badr, consulente di Qasim Sulaymani, comandante operativo della Qataib Imam e comandante della Qataib Hezbollah. Inoltre, la Qataib Sayad al-Shuhada è guidata da Mustafa al-Shaybani, che dal 2005 al 2011 aveva diretto in Iraq ciò che l’US Army chiamava Rete Shaybani; Qataib Imam Ali, guidata da Shabal al-Zaydi, ex-comandante del Jaysh al-Mahdi di Muqtada al-Sadr; Saraya Qurasani è guidata da Ali al-Yasiri ed era consigliata da Hamid Taqavi, ex-generale dell’IRGC ucciso da un cecchino islamista nel dicembre 2014. Ali al-Yasiri aveva detto che Taqavi “era un esperto in guerriglia” e che “la gente lo riteneva un mago“. Infine l’Haraqat Nujaba è guidato da Aqram Abas al-Qabi, comandante militare di Asayb al-Haq. Haraqat Nujaba fu creato nel 2013 per inviare i combattenti di Asayb al-Haq e Qataib Hezbollah in Siria, a sostenere il Baath.
Nell’ambito della Combined Joint Task Force – Operation Inherent Resolve (CJTF-OIR), il 25 marzo l’USAF effettuava 17 attacchi aerei, e il 27 marzo altri 3 attacchi, su Tiqrit. Il primo ministro iracheno Haydar al-Abadi aveva richiesto il supporto aereo degli USA, a fine marzo, per le operazioni su Tiqrit, ma il Pentagono impose la condizione che tali operazioni si svolgessero sotto il pieno controllo del governo iracheno. Il 26 marzo, il comandante del Comando Centrale, Generale Lloyd Austin, disse che le milizie sciite si erano ritirate, “Presupposto del supporto è che il governo iracheno sia a capo dell’operazione; dovevamo sapere esattamente chi ci fosse sul terreno. Le milizie sciite presenti si erano ritirate dalla zona“, e il 30 marzo il segretario alla Difesa degli USA Ashton Carter affermava “Credo che caratteristica fondamentale sia che l’operazione sia sotto il comando e controllo del governo iracheno, ciò è importante perché tutta la nostra strategia è volta a consentire che il governo multi-confessionale dell’Iraq sconfigga il SIIL in Iraq, e che lo sia definitivamente. Ciò è una delle cose che volevamo garantirci prima di condurre i raid aerei nella zona di Tiqrit. Abbiamo capito che le forze che si trovano intorno a Tiqrit sono di diversi tipi, ma coloro che sosteniamo sono al comando del governo iracheno“. Il governo degli Stati Uniti nel 2009 designò Qataib Hezbollah organizzazione terroristica che minacciava la stabilità in Iraq. Nel 2011, l’ambasciatore degli USA in Iraq James Jeffrey accusava le agenzie di sicurezza iraniane di rifornire di armi i gruppi sciiti iracheni. Gli ufficiali statunitensi quindi erano riluttanti a sostenere l’operazione delle milizie filo-iraniane, dato che consiglieri militari iraniani avevano fornito un sostegno significativo all’offensiva avviata il 2 marzo, addestrando le milizie irachene anti-SIIL che hanno avuto un ruolo di primo piano sul campo di battaglia, rappresentando almeno i due terzi della forza combattente irachena a Tiqrit. Il portavoce del Pentagono, colonnello Steve Warren, dichiarava però che “Diverse migliaia di soldati delle forze di sicurezza regolari e delle ruppe delle Forze popolari mobilitate iracheni hanno ripreso l’offensiva su Tiqrit… Si tratta soprattutto di unità delle milizie sciite che non avevamo interesse ad avere sul campo di battaglia, in primo luogo. Queste milizie sciite sono chiaramente collegate o spesso infiltrate dall’Iran, per cui la loro partenza dal campo di battaglia è stata ben accolta”, ma ribadiva che “Non tutte le milizie sciite sono sostenute dagli iraniani. Certamente il Comitato di mobilitazione popolare è finanziato dal governo iracheno, è rappresentato al Centro combinato delle operazioni congiunte, ed è riconosciuto dagli iracheni e dalla coalizione come elemento legittimo delle forze armate irachene. Non tutti, come Hezbollah, hanno stretti legami con l’Iran. Penso che dobbiamo essere assai sfumati nel modo di osservarli perché… sono venuti a difendere il loro Paese“. Infine, per il Generale Martin Dempsey, presidente del Joint Chiefs of Staff, il coinvolgimento dell’Iran era “una cosa positiva” se le milizie sciite collaboravano alla liberazione di Tiqrit. Dempsey stimava che le milizie costituissero oltre i due terzi della forza operativa irachena.

Qasim Sulaymani

Qasim Sulaymani

Il Maggiore-Generale Qasim Sulaymani aveva diretto il sostegno organizzativo iraniano delle forze irachene, frustrando i tentativi statunitensi di dominare totalmente l’Iraq. “Che piaccia a lui (Sulaymani) o meno, agli americani o meno, agli iracheni o meno, Sulaymani è al centro della politica iraniana in Iraq“, affermava un alto funzionario iracheno, “La Forza al-Quds opera su tutti i piani: politici, militari, intelligence, economici, è la politica estera iraniana in Iraq“. Sulaymani, a marzo, avrebbe fermato i combattimenti tra le forze di sicurezza irachene e le milizie di Muqtada al-Sadr a Bassora e, il 28-29 marzo, al valico di frontiera Iran-Iraq di Mariwan avrebbe incontrato personalmente il presidente curdo dell’Iraq Jalal Talabani, che gli chiedeva aiuto. In Iraq, il principale alleato dell’Iran è l’Organizzazione Badr, l’ala paramilitare guidata da Hadi al-Amari del Consiglio Supremo islamico iracheno, primo partito sciita del Paese. Uno dei grandi successi di Sulaymani contro l’influenza degli Stati Uniti in Iraq si ebbe nell’aprile 2006, quando l’Iran profondamente preoccupato per lo stallo sulla scelta del nuovo primo ministro iracheno, durato un anno, riuscì a trovare un compromesso su Nuri al-Maliqi del partito Dawa. I funzionari degli Stati Uniti “ne furono sconvolti, ma ciò risolse il problema, al momento”, dice il vicepresidente iracheno Adil Abdul Mahdi, “Credo che fossero contenti da una parte, ma dispiaciuti dall’altra. Lieti che ci fosse una soluzione allo stallo che avevamo in quel momento, ma naturalmente penso, dispiaciuti perché (Sulaymani) si trovava nella Green Zone“. Gli Stati Uniti tentarono inutilmente di paralizzare le operazioni di Sulaymani in Iraq, ma come afferma Amar al-Haqim, figlio del leader del Consiglio Supremo islamico dell’Iraq, “Quest’uomo è come tutti gli altri uomini, può avere notevole intelligenza, può avere i suoi lati positivi e negativi. Ma non è logico esagerarli al punto di tracciare un quadro surreale. Tutti apprezziamo nei film americani l”eroe’ in grado di fare l’impossibile, dove chiunque muore tranne lui, ma non appena finisce il film torniamo alla realtà, dove solo Dio è onnipotente“. Comunque, l’Iran avrebbe fornito alle milizie sciite irachene fucili anti-materiale da 12,7mm AM.50, lanciagranate Nasir da 40mm, jeep Safir dotate di lanciarazzi multipli da 107mm, cannoni senza rinculo, lanciarazzi da 122mm HM-20 e forse carri armati T-72S dotati di corazza reattiva (ERA) Kontakt-1. Il T-72S è la versione da esportazione modernizzata del carro armato russo T-72. Nel 1991-1993 l’Iran ebbe la licenza di produzione per 1000 T-72S, mentre un centinaio di tali carri armati fu venduto a Tehran nel 1993. I T-72S operativi a Tiqrit erano impiegati dall’esercito iracheno, specificamente dalla 5.ta Divisione controllata da ufficiali aderenti dell’organizzazione Badr. Il Qataib Hezbollah infatti impiega un carro armato M1 Abrams.
4518c3b2406c6f81f31043cb9d02dc66Ai primi di marzo 2015, a Ryadh in Arabia Saudita, il principe Saud al-Faysal, ministro degli esteri saudita, diceva a John Kerry, segretario di Stato degli USA, che “Tiqrit è un ottimo esempio di ciò di cui siamo preoccupati. L’Iran si prende tutto il Paese“, facendo eco alle preoccupazioni israeliane sulla politica mediorientale degli USA e sulla resistenza dell’alleanza dell’Iran formata con Siria baathista, Hezbollah in Libano, Iraq e Ansarullah nello Yemen. “Vediamo l’Iran coinvolto in Siria, Libano, Yemen, Iraq e Dio sa dove ancora“, aveva continuato al-Faysal, “Tutto questo deve finire, se l’Iran vuole essere parte della soluzione della regione e non del problema“, esortando gli Stati Uniti ad inviare truppe contro il SIIL, “Il regno sottolinea la necessità di fornire i mezzi militari necessari per affrontare questa sfida sul campo“. Ma Kerry, insistendo che l’accordo nucleare va distinto dalla questione dell”espansione’ iraniana nella regione, rispose “Anche se c’impegniamo in queste discussioni con l’Iran sul suo programma, non perderemo l’attenzione sulle azioni destabilizzanti dell’Iran in Siria, Libano, Iraq e penisola arabica, Yemen in particolare“.

Qalid al-Ubayd

Qalid al-Ubayd

Riferimenti:
CNS
Derechos
LWJ
LWJ
McClatchy
McClatchy
Moon of Alabama
National Post
PressTV
PressTV
RBTH
Reuters
Reseau International
Spioenkop
Spioenkop
Stripes

Per quanto tempo l’US Navy può sopravvivere in una guerra?

L’US Navy è una forza enorme, ma in gran parte basata sui gruppi portaerei che le armi moderne potrebbero aver reso obsolete
Marc Hopf Russia Insider 1 aprile 2015IRGC-torpedo-hits-replica-US-warshipGli USA si vedono come i sovrani degli oceani del mondo. Dopo tutto il Paese, che spende 10 volte per le proprie forze militari dei prossimi nove Paesi, ha la Marina più grande, e avendo dalla guerra del Vietnam affrontato solo avversari militarmente inferiori, è estremamente sicuro di poter sconfiggere tutto e tutti. Non sorprende che alcuni giovani statunitensi indossino t-shirt con la scritta: “United States Navy: il mare è nostro“. Forse dobbiamo affrontare tali orgoglio e arroganza con una certa comprensione, data la superiorità numerica dell’US Navy. In totale, essa ha10 gruppi di portaerei operativi (e 2 in riserva) mentre la Russia e la Cina ne hanno solo uno ciascuno. Le portaerei sono il grande orgoglio della Marina degli Stati Uniti e sono perfette anche per sottolineare visivamente la pretesa di sovranità sui mari. Sono quindi ben volute dai presidenti degli Stati Uniti, come nei discorsi alla gente per dire che tale nazione unica, ancora una volta, ottiene una vittoria eroica. Un momento emozionante (almeno per gli statunitensi), fu quando George W. Bush atterrò con un jet da combattimento sull’USS Abraham Lincoln (non da pilota) e poi, con le parole “missione compiuta” e “lavoro ben fatto”, proclamò al popolo la fine della guerra in Iraq. Come sappiamo, la distruzione dell’Iraq fu effettuata dagli statunitensi con l’operazione chiamata Iraqi Freedom. Possiamo ancora chiederci cosa avesse a che fare con la libertà, ma è un’altra storia. Oltre all’idoneità ai discorsi impressionanti, le portaerei hanno anche, ovviamente, uno scopo militare. Possono essere considerate dei piccoli aeroporti galleggianti, inviando fino a 100 aerei da combattimento sul teatro operativo. Dato che sono equipaggiate con i migliori armamenti, radar e sistemi di difesa, finora non hanno subito quasi alcuna minaccia, tanto più che in passato l’US Navy le parcheggiava preferibilmente al largo delle coste di Stati desertici indifesi. Ma quale sarebbe la potenza dell’US Navy davanti a una pari? Il titolo dell’articolo implica già la risposta: non così buona, e potrebbe essere che i patriottici fan dell’US Navy nascondino subito le magliette nell’armadio. Già negli anni ’70, l’ammiraglio Rickover, “padre della marina militare nucleare“, dovette rispondere alla domanda del Senato degli Stati Uniti: “Quanto tempo le nostre portaerei sopravviverebbero in una battaglia contro la Marina russa“, la sua risposta disilluse: “Due o tre giorni prima di affondare, forse una settimana se rimangono in porto“. La ragione della durata notevolmente ridotta delle portaerei nella battaglia contro i russi, è la mortale minaccia subacquea: i sottomarini moderni, specialmente quelli russi, sono così potenti e difficili da individuare che possano affondare grandi navi e portaerei in un batter d’occhio. La debolezza della Marina degli Stati Uniti, quindi, è la vulnerabilità quando affronta un nemico che, utilizzando il linguaggio degli statunitensi, domina i mari da sotto la superficie. Naturalmente gli analisti militari statunitensi sono consapevoli di tale debolezza, quindi ci si chiede perché l’US Navy aderisca ancora alla dottrina “più grande è meglio” e continua a contare su una flotta di portaerei e grandi navi da guerra. Il colonnello Douglas McGregor, veterano e autore di quattro libri con dottorato di ricerca e analista militare, risponde: “Strategicamente, non ha senso, ma la costruzione di grandi navi, ovviamente, crea molti di posti di lavoro“.
a_zinchuk_su-24_1600Così la minaccia di sottomarini, siluri e missili antinave russi è ben nota dagli statunitensi, un fatto che il libro di Roger Thompson, Lessons Not Learned: The US Navy Status Quo Culture, lo sottolinea. Un breve estratto: “Come Howard Bloom e Dianne Stella Petryk-Bloom avvertirono nel 2003, russi e cinesi hanno il mortale missile SS-N-22 Sunburn a disposizione. Questo massiccio missile a lungo raggio, dotato di testate nucleari o convenzionali, è estremamente difficile da rilevare e distruggere. Secondo il Jane’s Information Group, può distruggere qualsiasi portaerei degli Stati Uniti. Più precisamente, Timperlake (laureato all’Accademia Navale) e Triplett hanno avvertito che il missile Sunburn è progettato per una cosa: distruggere portaerei e incrociatori classe Aegis. Il missile SS-N-22 sfiora la superficie dell’acqua a due volte e mezzo la velocità del suono, fino a poco prima dell’impatto, quando s’impenna e si dirige sul ponte del bersaglio. La testata nucleare da duecento kilotoni è venti volte più potente delle bombe atomiche sganciate su Hiroshima. L’US Navy non ha alcuna difesa contro questo sistema missilistico. Come l’ex-ammiraglio Eric McVadon dice: “Basta per affondare la 7.ma Flotta degli USA (Pacifico) per due volte”“. Inoltre, correlato al concetto della quasi inevitabile debolezza delle grandi navi da guerra, vi è un altro motivo della vulnerabilità della Marina e delle forze armate degli Stati Uniti in generale: arroganza e sottovalutazione connessa degli avversari. Chiunque sottovaluta il nemico diventa imprudente ed ha pessime carte in caso di attacco a sorpresa. Ciò accadde nel 2000, quando la portaerei USS Kitty Hawk fu sorpresa dai russi. Ecco alcuni stralci dell’articolo di Jon Dougherty, “Russian Navy takes Flyover by Surprise” (World Net Daily): “Un paio di aerei da guerra russi sorvolarono almeno tre volte una portaerei degli Stati Uniti di stanza nel Mar del Giappone, ad ottobre, costituendo una gravissima minaccia, tanto che il Pentagono ammise che potevano facilmente distruggere la nave se avessero avuto intenzioni ostili, dice lo Stato Maggiore della Marina. Secondo le notizie, un Su-24 Fencer dell’aeronautica russa, accompagnato da un Su-27 Flanker, sorvolò incontrastato l’USS Kitty Hawk, il 9 ottobre, mentre si riforniva. Caccia e aereo da ricognizione russi fecero un secondo tentativo di avvicinamento alla portaerei il 9 novembre, una replica, secondo il Pentagono e i testimoni a bordo della nave, erano preparati. Ma fu l’incidente di ottobre ad allarmare. Il portavoce del Pentagono Kenneth Bacon disse in conferenza stampa del 30 novembre, che i caccia russi furono rilevati sul radar con largo anticipo, prima dei loro passaggi ad alta velocità. Ufficiali a bordo della nave, che parlarono dell’incidente, concordavano. Tuttavia, quando il centro informazioni operativo della portaerei avvertì il comandante della nave, capitano. Allen G. Myers, che gli aerei russi si avvicinavano, nessuno dei caccia della portaerei decollò. La nave trasporta 85 aerei, secondo i dati della Marina, ed ha un equipaggio di oltre 5500 membri. Testimoni dissero che Myers ordinò immediatamente il decollo dei caccia in allarme, ma la squadriglia della nave era allo status “Alert-30”, con tempo minimo di decollo di 30 minuti, essendo i piloti “nella stanza operativa” e non ai comandi pronti al decollo. Bacon disse solo che ci “può essere stato un leggero ritardo” nel far decollare gli intercettori, spiegando che, poiché la Kitty Hawk si stava rifornendo, non navigava abbastanza velocemente da far decollare i suoi velivoli. Un ufficiale della nave disse, “40 minuti dopo che il CO (comandante) diede l’allarme”, gli aerei russi “fecero un passaggio a 500 nodi, a 200 metri sopra il torrione” della portaerei. Prima che la Kitty Hawk potesse far partire un solo aereo, i caccia russi effettuarono altri due passaggi. Peggio, secondo testimoni, il primo aereo a decollare fu un EA-6B Prowler, aereo utilizzato per disturbi elettronici di radar e difese aeree del nemico, non un caccia in grado d’intercettare aerei militari. L’EA-6B “affrontò il Flanker proprio sopra la nave” disse un testimone”. Il Flanker incombeva… e urlarono aiuto quando finalmente un F/A-18 Hornet dello squadrone gemello decollò e l’intercettò. Ma era troppo tardi”. Il personale osservò che “l’intero equipaggio guardava in su mentre i russi si facevano beffe del nostro scadente tentativo d’intercettarli”. L’amministrazione Clinton minimizzò l’incidente… La BBC, tuttavia, disse che era evidente dalle foto scattate dagli aviogetti russi che ci fosse “panico a bordo”, quando gli aerei li sorvolarono”.
I nostri lettori statunitensi ora forse sosterranno che questo episodio umiliante accadde 15 anni fa e una cosa del genere non è più possibile oggi. Ma la maggior parte dei lettori di Russia Insider ricorda gli eventi dell’aprile 2014, quando il cacciatorpediniere ultramoderno USS Donald Cook fu paralizzato da un Su-24. Per quei lettori che purtroppo persero la storia, eccola: All’inizio di aprile dello scorso anno gli statunitensi inviarono l’USS Donald Cook nel Mar Nero, con il permesso della Turchia, per protestare contro l’annessione russa della Crimea e per dimostrare la loro forza militare. Il cacciatorpediniere era equipaggiato con il più avanzato sistema di combattimento AEGIS, un sistema d’arma navale per rilevare, seguire e distruggere obiettivi multipli contemporaneamente. Inoltre, l’USS Donald Cook è dotato di quattro grandi radar la cui potenza è paragonabile a quella di diverse stazioni. Per la difesa, trasporta più di 50 missili antiaerei di vario tipo. Secondo la “Convenzione di Montreux”, le navi da guerra che appartengono a Stati esterni al Mar Nero sono autorizzate a rimanervi per non più di 21 giorni. Gli statunitensi, naturalmente, ignorarono la regola e la Russia rispose inviando il Su-24 disarmato, ma equipaggiato con l’ultimo dispositivo da guerra elettronica chiamato Khibinij. Quando il Su-24 si avvicinò al cacciatorpediniere, tutti i sistemi radar, di controllo ed informazioni dell’USS Donald Cook furono improvvisamente paralizzati dal Khibinij. In altre parole, il sistema AEGIS, apparentemente superiore, fu spento come quando si spegne il televisore con il telecomando. Successivamente, il Sukhoj simulò 12 attacchi missilistici a bassa quota sul praticamente cieco e sordo USS Donald Cook, e possiamo immaginare che i due piloti del Su-24 si siano molto divertiti. Purtroppo, in quel momento non c’erano né John McCain né il comandante della NATO Phillip Breedlove a bordo della nave, avrebbero certamente avuto alcune solide impressioni da questa dimostrazione. Dopo l’incidente, l’USS Donald Cook si diresse immediatamente a tutta velocità verso un porto romeno, dove 27 membri dell’equipaggio, scioccati, chiesero la licenza dal servizio. La storia dimostra che gli statunitensi ancora sopravvalutano le loro forze armate e non si rendono conto (o non vogliono ammettere) che la tecnologia militare della Russia è in molti campi superiore, con un vantaggio che non può essere compensato subito. Quindi, finché un singolo aereo russo potrà spegnere tutti gli ultimi sistemi d’allarme e controllo del tiro di una nave da guerra statunitense, semplicemente premendo un tasto, la risposta alla domanda “Quanto l’US Navy può sopravvivere?“, oggi è la stessa dei vecchi tempi della Guerra Fredda.27ZZPTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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