Perché Washington teme che la Gran Bretagna abbandoni l’UE

Finian Cunningham Strategic Culture Foundation 08/02/2016161861218__762913cIl conto alla rovescia inizia questa settimana sulla questione importante per la Gran Bretagna: uscire dell’Unione europea, il cosiddetto Brexit. Mentre il problema sembra essere principalmente d’interesse nazionale, in agguato v’è la preoccupazione geopolitica cruciale degli Stati Uniti. L’esito del referendum inglese sull’Europa potrebbe gravemente compromettere le ambizioni egemoniche globali di Washington e, in particolare, l’agenda del confronto con la Russia. Il primo ministro inglese David Cameron ha lanciato un’offensiva del fascino diplomatico pochi giorni dopo che il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, rese pubblico il quadro dell’accordo sull’adesione della Gran Bretagna all’UE. Tale accordo provvisorio è il prodotto di mesi di negoziati tra il governo di Londra e l’istituzione dell’UE, volto a dare al Regno Unito più libertà da Bruxelles. Cameron sostiene di aver avuto abbastanza concessioni per sostenere la sovranità inglese, e il capo del governo conservatore ora fa apertamente campagna per la continua adesione all’UE su tale base. Cameron ha bisogno del sostegno di altri capi dell’UE per concludere il pacchetto di riforme che ha negoziato con Tusk. Le prime tappe di questa settimana sono Polonia e Danimarca, dove i governi neo-eletti, euroscettici, sono inclini a simpatizzare per le preoccupazioni inglesi a strappare più libertà nazionali nel blocco. Non è certo se il vertice dei capi dell’UE previsto per il 18-19 febbraio sarà d’accordo con le riforme volute dal premier inglese. Alcuni vedono la Gran Bretagna cercare concessioni per minare il concetto dell’UE di libera circolazione e diritti dei lavoratori. Germania e Francia hanno detto che non sono disposte a mantenere la Gran Bretagna a bordo “a qualsiasi costo”, indicando il limite della tolleranza sulle concessioni agli inglesi. Nel frattempo, molti nel partito conservatore di Cameron sono arrabbiati per non aver assicurato abbastanza la sovranità inglese. C’era ampia costernazione sui media prevalentemente di destra della Gran Bretagna, questa settimana, su un Cameron che vedono “prostrato” agli integrazionisti europei. E fuori dal suo partito Tory, il più nazionalista United Kingdom Independence Party guidato da Nigel Farage biasima come “patetico” l’accordo sulla riforma di Cameron, sostenendo che ha ceduto tutte le promesse precedenti su riforme radicali. L’UKIP ha già conquistato molti elettori tradizionali conservatori e numerosi parlamentari tory disertare per le sue ferventi politiche euroscettiche. C’è la campagna per una rottura decisiva con l’UE. Da più di 40 anni, il partito conservatore inglese si agita sulla questione europea. Da quando la Gran Bretagna aderì al blocco nel 1973, il partito ha sempre minacciato di andare a pezzi sull’adesione all’UE. Non solo Nigel Farage e l’UKIP sostengono la Brexit. Anche alcuni conservatori di rilievo nel gabinetto esecutivo di Cameron spingono ad abbandonare l’Unione europea. Uno di questi gruppi è Conservatori per la Gran Bretagna guidato da Lord Nigel Lawson, ex-Cancelliere dello Scacchiere di Margaret Thatcher negli anni ’80.
Cameron-Vignetta-ita David Cameron cammina sul filo del rasoio. A fare pressione sul leader inglese è Washington. L’establishment politico statunitense, democratico e repubblicano, vuole inequivocabilmente che la Gran Bretagna rimanga nell’UE. Washington non può esprimere questa posizione con troppa forza, altrimenti potrebbe essere visto come indebita ingerenza negli affari interni inglesi. Tuttavia, gli interessi statunitensi inevitabilmente appaiono nel dibattito. Questa settimana, lo stesso giorno in cui Cameron annunciava il suo pacchetto di riforme, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama avrebbe telefonato al leader inglese per sollecitare una vigorosa campagna per l’adesione all’UE. La Casa Bianca ha detto, Obama “ha riaffermato il costante sostegno degli Stati Uniti a un forte Regno Unito in una forte Unione europea”. In precedenza, Washington ha sparato una straordinaria bordata contro la campagna anti-UE rivelando che, in caso di Brexit, alla Gran Bretagna neo-indipendente non sarà concesso alcun regime speciale commerciale bilaterale. La Casa Bianca di Obama ha detto che fuori dall’adesione all’UE la Gran Bretagna affronterà tariffe commerciali paralizzanti, egualmente a Cina, Brasile e India. Cosa vista come duro colpo al campo pro-indipendenza della Gran Bretagna, che ha sostenuto che gli interessi economici inglesi sarebbero meglio tutelati con l’indipendenza dall’UE. La domanda è: perché Washington è così risoluta sulla Gran Bretagna nell’Unione europea? La risposta è stata in parte rivelata da Lord Lawson, capo dei Conservatori per la Gran Brteagna. In un intervista del mese scorso con la BBC, Lawson ha detto che l’interesse primario degli Stati Uniti “è poter influenzare tutta l’UE avendo il suo più stretto alleato, la Gran Bretagna, nel blocco”. Lawson è stato cauto, ma in realtà ciò che voleva dire è che la Gran Bretagna è un surrogato di Washington nei rapporti col resto d’Europa. Vi sono due questioni strategiche che illustrano il punto. Il primo è il gigantesco patto commerciale che Washington cerca di concludere con l’Unione europea. Il partenariato commerciale e d’investimento transatlantico (TTIP) è visto dare impulso vitale alle esportazioni statunitensi in Europa, la cui popolazione totale è quasi doppia di quella degli Stati Uniti. Per la storicamente stagnante economia degli Stati Uniti sarebbe un accordo molto gradito. Tuttavia, vi è molta resistenza tra i cittadini dell’UE al TTIP, perché visto cedere troppo potere al capitale degli Stati Uniti sui diritti dei lavoratori e le norme alimentari e ambientali europei. La Gran Bretagna di Cameron è una grande fan del TTIP, facendo intenso lobbying sul resto dell’UE a firmare l’accordo. Quindi, se il Regno Unito dovesse uscire dal blocco europeo, c’è il rischio che il TTIP decada. Una grave sconfitta per Washington. In secondo luogo, e ancora più importante, il tanto decantato “rapporto speciale” degli USA con la Gran Bretagna ha garantito a Washington un’influenza alla Svengali sugli Stati europei. Ciò fin dai primi giorni dell’integrazione europea dalla fine della seconda guerra mondiale. La subordinazione inglese agli interessi statunitensi, con governi conservatori e laburisti, ha sempre fatto sì che le politiche dell’UE siano fortemente ponderate fondendosi con le ambizioni geopolitiche di Washington. La politica estera e militare inglese, sempre strettamente allineata a quella degli Stati Uniti, ha effettivamente impresso sull’UE l’identità sinonima dell’alleanza militare guidata dagli statunitensi, la NATO. La Gran Bretagna non è affatto l’unica voce atlantista in Europa, ma si può affermare che senza il surrogato inglese l’influenza di Washington sull’UE sarebbe assai ridotta. Seguendo gli spericolati interventi militari per i cambi di regime di Washington nel mondo, negli ultimi decenni, dall’ex-Jugoslavia ai Balcani, Afghanistan e Iraq, dalla Libia alla Siria e Ucraina. In tali interventi criminali, l’Europa vi è sempre stata coinvolta dal sostegno della Gran Bretagna agli obiettivi di Washington. Sulla Russia è ipotizzabile che il braccio di ferro tra Europa e Mosca non sarebbe così grave se non fosse per la Gran Bretagna, strumentale all’agenda di Washington per imporre sanzioni. È interessante notare che molte voci più sane, in Europa, come il premier dell’Italia Matteo Renzi, il ministro degli Esteri della Germania Frank-Walter Steinmeier e il ministro delle Finanze francese Emmanuel Macron, negli ultimi mesi hanno chiesto un riavvicinamento con la Russia sulla crisi Ucraina. La supposizione ragionevole è che le relazioni tra Europa e Russia sarebbero più compatibili se non fosse per la Gran Bretagna “quinta colonna” di Washington nell’UE. Mentre l’UE ha effettivamente un ruolo sinistro, con Washington, nell’istigare il colpo di Stato in Ucraina nel febbraio 2014, è comunque plausibile che lo scontro pericoloso risultante con Mosca non sarebbe avvenuto nella misura attuale se l’Europa avesse avuto una politica estera più indipendente dagli Stati Uniti. Durante la crisi ucraina, la Gran Bretagna agì da braccio destro di Washington, convincendo gli altri ad adottare una più acuta postura anti-russa, alimentando il processo militare della NATO in Europa e la profonda spaccatura diplomatica con Mosca.
Il referendum in Gran Bretagna sulla Brexit potrebbe aversi minimo a giugno, con il risultato di abbandonare l’UE alla fine del prossimo anno. I sondaggi finora indicano parità, ma l’ultimo indica la campagna per “lasciare l’Europa” con un sostanziale vantaggio di nove punti. Una cosa è certa però. Washington seguirà attentamente il referendum, e altri interventi sono prevedibili dalla Casa Bianca per influenzare l’esercizio democratico a favore dell’adesione della Gran Bretagna nell’UE. Le ambizioni egemoniche di Washington ne dipendono. Per coloro interessati a un’Europa più indipendente, libera dal peso delle macchinazioni geopolitiche di Washington, si potrebbe sostenere che il miglior risultato sarebbe la Gran Bretagna uscire dall’UE. Quindi, lasciate che la barchetta Gran Bretagna salpi verso l’Atlantico sotto l’inno illusorio “Britannia Rules the Waves”. E poi, forse, l’Europa potrà cominciare a vivere rapporti più pacifici con il resto del mondo.brexit-beckons-as-97-of-britons-think-david-cameron-cant-get-a-better-eu-dealTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Vladimir Putin potrebbe ordinare attacchi aerei su Arabia Saudita e Qatar

Qarim Buali,  Algerie PatriotiqueReseau International, 24 novembre 201516Secondo il quotidiano russo Pravda, la Russia non esclude il ricorso all’intervento militare contro entrambi i Paesi accusati d’essere la base dei gruppi islamisti che finanziano. Per Mosca, Arabia Saudita e Qatar sono una minaccia alla sicurezza e solo attacchi fulminei a tali gruppi nei due Stati del Golfo possono fermare l’assalto dello SIIL e altri gruppi terroristici simili. Il giornale russo è consapevole che l’intervento militare della Russia in Siria, in cui sono utilizzate armi strategiche, “è un segnale inviato ai Paesi che sostengono il terrorismo”. Così, l’esercito russo non si limita solo alla Siria e deve espandere le operazioni antiterrorismo in altri Paesi del Medio Oriente. La Russia dovrebbe ampliare la portata della forza aerea che attacca il cuore del terrorismo islamico nei due Paesi principali finanziatori dgli anni ’80. Se alcuna connessione diretta è dimostrata tra i regimi saudita e qatariota con lo SIIL, gli esperti concordano che le istituzioni “indipendenti” in entrambe le ricche monarchie del Golfo contribuiscono, da diversi anni, a rafforzare i gruppi islamici armati in Iraq, Siria e più vicino in Libia e nel Sahel afflitto da una pletora di organizzazioni terroristiche. La Russia pensa, secondo i media di Mosca, di portare la questione al Consiglio di Sicurezza in cui sarebbe necessario il mandato delle Nazioni Unite per effettuare attacchi aerei in Arabia Saudita e Qatar. Un mandato che la Russia sa già che non sarà possibile ottenere, ma tale mossa potrebbe intrappolare gli alleati occidentali dei due Paesi, sul banco degli imputati per gli ultimi attentati terroristici a Parigi che hanno fatto 130 morti. La decisione di effettuare attacchi aerei in Siria interviene, secondo Pravda, dopo l’attentato che ha colpito l’aereo di linea russo sull’Egitto. Mosca intende applicare l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, che considera “diritto naturale” all'”auto-difesa, individuale o collettiva, se un membro delle Nazioni Unite è soggetto ad un attacco armato, finché il Consiglio di Sicurezza adotta le misure necessarie per mantenere pace e sicurezza internazionali“. L’articolo 51 stabilisce inoltre che “le misure adottate dai membri nell’esercizio del diritto alla legittima difesa va tempestivamente comunicato al Consiglio di Sicurezza e non pregiudica autorità e responsabilità che il Consiglio ha (…) nel prendere in qualsiasi momento tale azione se giudicherà necessaria per mantenere o ristabilire pace e sicurezza internazionali”.
Un terzo “nemico” è nel mirino della Russia: la Turchia. Un’estensione della guerra a tale grande Paese, porta d’ingresso dell’Europa occidentale e membro della NATO, significherebbe che la guerra in Siria assumerebbe la forma di un conflitto generalizzato, come previsto a Damasco. Diversi raid sono già stati compiuti vicino al confine turco, e anche oltre nei giorni scorsi. Il mondo non è mai stato così vicino alla terza guerra mondiale dalla crisi dei missili di 53 anni fa.2582098_1000Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin dichiara lo Stato islamico “sull’orlo della sconfitta totale”, avvertendo la NATO

What Does It Mean 23 novembre 20151030533030Un rapporto che fa riflettere del Ministero della Difesa (MoD) indicando che in un discorso ai comandanti della Federazione presso il Centro Nazionale di Controllo della Difesa, sede del governo in caso dia guerra a Mosca, il Presidente Putin abbia dichiarato che le Forze dello Stato islamico operanti nella zona di guerra del Levante sono “sull’orlo della sconfitta totale” e che le nazioni occidentali che sostenevano di combattere tali moderni barbari, ora siano state smascherate per la loro “menzogna totale”. Secondo il rapporto, le forze aerospaziali, che nelle ultime 48 ore hanno distrutto 472 obiettivi terroristici, e negli ultimi 5 giorni hanno spazzato via 1000 autocisterne, in circa 3000 attacchi aerei e missilistici combinati dalle forze russe ai terroristi dal 30 settembre, hanno ridotto lo SIIL ad avere solo 34 basi operative, cifra confermata dall’agenzia stampa irachena al-Naqil. Assieme all’imminente successo nel sconfiggere le forze dello Stato islamico, la presente relazione continua, vi sono i nuovi attacchi aerei ai terroristi da avviare dalla portaerei francese Charles de Gaulle, sotto il controllo delle Forze Aerospaziali della Federazione, su ordine del Presidente Putin, dopo che la Francia ha rotto con la NATO schierandosi con la Russia in questa guerra. Partecipa assieme a Russia e Francia nella lotta al SIIL, la relazione osserva, anche la Cina, il cui portavoce del Ministero degli Esteri, Hong Lei, ha dichiarato: “l’attività su larga scala della Russia è un’importante parte integrante delle azioni antiterrorismo internazionali… La Cina sostiene gli sforzi della Russia nel combattere il terrorismo“. Non solo a parole la Cina sostiene la Russia nel Levante, secondo il rapporto, ma anche con forze militari, circa 3000 marines cinesi che operano in Siria sotto il comando militare della Federazione, mentre gli Stati Uniti inviano la forza d’attacco della portaerei USS Harry S. Truman il cui comandante, capitano Ryan Scholl, avvertiva: “Lo SIIL non è l’unica sfida che attende la flottiglia comprendente l’incrociatore Anzio e i cacciatorpediniere Bulkeley, Gravely e Gonzalez del Carrier Air Wing 7. Russi, cinesi e iraniani sono presenti in Siria, e navi da guerra russe del Mar Nero sono nel Mediterraneo orientale per proteggere gli aerei da combattimento che sostengono il regime di Assad di Siria. In preparazione, l’esercitazione composita delle unità del gruppo d’attacco s’incentra su avversari simili a quelli della Guerra Fredda“. Se gli Stati Uniti guidando la NATO interverranno per proteggere gli alleati dello Stato islamico dalla sconfitta totale, rischiando la terza guerra mondiale con Russia e Cina, la relazione avverte, è la grande domanda senza risposta che ora ha di fronte la Federazione, una domanda resa più complicata dai molti falsi racconti dei funzionari di Washington su Russia e Siria così impegnate nella lotta al terrorismo jihadista sunnita da essere diventate un pericolo e plausibilmente una minaccia per il futuro del pianeta.
E per quanto sia divenuta complicata la propaganda degli Stati Uniti su tale guerra, la relazione nota, fu evidente la scorsa settimana, quando un telegiornale statunitense, PBS, mostrava la falsa notizia dell’US Air Force che bombardava obiettivi dello SIIL Siria, in realtà mostrando solo i video delle Forze aerospaziali russe pubblicati sul sito del MoD. Tale “scherzo di cattivo gusto” perpetrato ai popoli occidentali sulla guerra allo Stato islamico, la presente relazione continua, è stato smascherato ancor più dal Presidente Putin quando ha detto ai comandanti che le prove ormai dimostrano che la Turchia, membro della NATO, riforniva i terroristi di circa 100000 passaporti falsi consentendogli di viaggiare in Europa e in America. Peggio, la relazione afferma, un ex-terrorista dello SIIL ha detto alla rivista statunitense Newsweek che la Turchia permise ai camion dello SIIL di Raqqa di passare il confine della Turchia e di rientrare per attaccare i curdi siriani nella città di Saraqaniyah, nel nord della Siria, a febbraio, e che i terroristi dello SIIL avrebbero viaggiato liberamente in Turchia su convogli di camion, sostando in luoghi sicuri. E documenti trapelati nel settembre 2014 mostrano il principe saudita Bandar bin Sultan inviare armi e finanziamenti allo SIIL attraverso la Turchia, ed un aereo che dalla Germania consegnava clandestinamente armi all’aeroporto Etimesgut in Turchia, suddivise in tre contenitori, due dei quali spediti allo SIIL, continua la presente relazione; il monito lanciato nel dicembre 2014 da Claudia Roth, vicepresidente del parlamento tedesco, che si disse scioccata dalla NATO che permetteva alla Turchia di ospitare campi di addestramento dello SIIL e d’inviare armi ai terroristi islamici attraverso i suoi confini, sostenendo tacitamente lo SIIL ignorandone la vendita di petrolio. Inoltre, la relazione rileva, nella testimonianza al Comitato per i Servizi Armati degli Stati Uniti nel settembre 2014, il Generale Martin Dempsey, allora presidente dell’US Joint Chiefs of Staff, alla domanda del senatore Lindsay Graham se sapeva di “qualche grande alleato arabo che abbraccia lo SIIL“? Il Generale Dempsey rispose: “So che i principali alleati arabi lo finanziano“. Alleati degli Stati Uniti come Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Quwayt in particolare, che negli ultimi quattro anni almeno, hanno convogliato miliardi di dollari soprattutto allo SIIL. L’invio di consistenti forniture di armi da CIA-Golfo-Turchia allo SIIL che distrugge la Siria e pone in essere lo Stato islamico, la relazione rileva, inoltre è documentato dall’analisi dei numeri di serie delle armi da parte del Conflict Armament Research (CAR) del Regno Unito, il cui archivio sul commercio di armi illegale è finanziato dal Ministero degli Esteri svizzero e dall’Unione europea, portando, la scorsa settimana, il professor David Graeber della London School of Economics ad affermare l’ovvio: “Se la Turchia avesse bloccato i territori dello SIIL nello stesso modo di come blocca le regioni curde in Siria… il sanguinario ‘califfato’ sarebbe da tempo crollato, e probabilmente gli attentati di Parigi non sarebbero mai accaduti. E se la Turchia dovesse fare lo stesso oggi, lo SIIL probabilmente crollerebbe nel giro di pochi mesi. Eppure, non un solo capo occidentale ha invitato Erdogan a farlo?” E con la Russia che ha avvertito da tempo che la politica del regime di Obama sostiene lo Stato Islamico, la relazione afferma, nuove prove emergono negli Stati Uniti dimostrando che i loro ufficiali mentono a presidente, Congresso e pubblico statunitense sulla lotta allo SIIL, e la scorsa settimana l’Ispettore Generale del Pentagono, responsabile delle indagini, raccoglieva numerosi messaggi di posta elettronica dai computer del Comando Centrale degli USA, insieme ad altri documenti, nel tentativo di scoprire quanto in profondità arrivi la cospirazione.
Mentre gli Stati Uniti iniziano la farsa dell’indagine sul complotto per immergere il mondo nella guerra totale, la relazione conclude, i fatti veri alla base di tale cospirazione sono insondabili per l’occidente (come avevamo riferito nel rapporto del 14 novembre, sulla Russia che avvertiva che il massacro di venerdì 13 a Parigi era l’innesco massonico alla Terza Guerra Mondiale), ma un altro “tessera del puzzle” sarà presto posta quando l’archivio segreto che elenca i due milioni di iscritti massoni sarà reso pubblico al mondo, mostrando quanto in profondità arrivi tale piaga.120614125453-obama-erdogan-story-topTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gorbaciov agente della CIA

Più di chiunque altro, fu responsabile della maggiore vittoria strategica di Stati Uniti e Regno Unito
Aleksandr Zinoviev 17 novembre 2015 – Russia Insider

RI prosegue la serie di articoli sulla vita e le opere del geniale filosofo russo del dopoguerra, autore e dissidente Aleksandr Zinoviev. Questa volta, il famoso saggio su come l’occidente ha distrutto l’Unione Sovietica è introdotto dalla vedova Olga, presidentessa del Zinoviev Club, su Rossija Segodnija, importante agenzia di stampa russa. Zinoviev diceva spesso che a giudicare dal comportamento di Gorbaciov, non si poteva escludere la possibilità che lavorasse per l’occidente, ma che infine non ha molta importanza, perché quello che fece servì esattamente gli interessi dell’occidente.

2004Introduzione
Cari lettori, avete davanti uno dei sette capitoli del famoso saggio di Zinoviev ‘Come uccidere un elefante con un ago‘, scritto nel 2005, un anno prima della morte. Il materiale si basa sui ricordi di numerosi incontri che Aleksandr Zinoviev ebbe con i rappresentanti della élite politica occidentale responsabili della politica verso l’URSS. L’idea di fondo dei piccoli episodi, tra cui esempi storici, è elementare e limpida come acqua di sorgente: come lavorare sul punto debole del nemico o avversario, a prescindere dagli armamenti, sia letteralmente che metaforicamente. Con chiarezza grafica, come se fosse una lezione, fornisce vari esempi, a cominciare dal suo esempio sulla bussola, e poi utilizzando esempi classici dalla storia, come l’episodio di Francisco Pizarro, conquistatore del Perù, che dimostrò straordinaria vivacità mentale nella trovare il punto debole dell’avversario (gli indiani). Stupito dall’attacco di un manipolo di guerrieri di Pizarro al loro capo, che consideravano un dio invulnerabile e intoccabile, gli indiani capitolarono senza combattere. “Pizarro”, ha scritto Aleksandr Zinoviev, “aveva intuito il punto debole dell’esercito nemico, il suo tallone d’Achille“. In questo saggio scrive come il punto debole dell’Unione Sovietica fosse ai vertici della dirigenza. Zinoviev fu spesso chiamato dissidente, ma non si ritenne mai tale. Era critico del sistema sovietico, ma non suo nemico. Negli ultimi anni spesso ripeteva che, se avesse saputo quale destino terribile attendeva l’URSS, non avrebbe scritto un solo libro o articolo che la criticasse.
Olga Zinovieva

Come uccidere un elefante con un ago
1996 at conference Fui esiliato in occidente nel 1978, quando il corso trentennale della guerra fredda ebbe una svolta radicale. I capi della guerra fredda studiavano la società sovietica fin dall’inizio. La nuova scienza della sovietologia fu sviluppata impiegando migliaia di esperti e coinvolgendo centinaia di centri di ricerca. Al suo interno, un ramo distinto della cremlinologia apparve. In modo pedante studiava la struttura dello Stato sovietico, l’apparato del partito, l’apparato centrale del partito, il Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, il Politburo e i singoli dipendenti dell’apparato governativo. Ma per molto tempo (forse fino alla fine degli anni ’70), l’obiettivo principale era la manipolazione ideologica e psicologica della popolazione, la creazione di masse pro-occidentali di cittadini sovietici che in realtà avrebbero giocato il ruolo di “quinta colonna” dell’occidente (intenzionalmente o meno) lavorando alla disgregazione ideologica e morale della popolazione sovietica (per non parlare di altre operazioni). Così fu creato il movimento dei dissidenti. In breve, il lavoro principale fu svolto attraverso la distruzione della società sovietica “dal basso”. Gli importanti risultati ottenuti divennero i fattori della futura controrivoluzione. Ma non bastava per far collassare la società sovietica. Alla fine degli anni ’70, i capi occidentali della Guerra Fredda capirono che il sistema di governo era la base del comunismo sovietico e l’apparato di partito era il suo nucleo. Dopo aver studiato a fondo l’apparato di partito, la natura delle relazioni tra i suoi membri, loro psicologia e qualifiche, i metodi di selezione e altre caratteristiche, i capi della Guerra Fredda conclusero che la società sovietica poteva essere distrutta solo dall’alto, distruggendone il sistema di governo. Per distruggerlo fu necessario e sufficiente distruggere l’apparato di partito, a partire dal vertice, il Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica. Così puntarono i loro principali sforzi in tale direzione. Trovarono i punti più vulnerabili nella struttura sociale sovietica. Non mi fu difficile notare tale cambiamento, perché ebbi l’opportunità di osservare e studiare la parte occulta della Guerra Fredda. Nel 1979, in una mia conferenza (“Come uccidere un elefante con un ago“), mi fu chiesto quale a mio parere fosse il punto più vulnerabile del sistema sovietico. Risposi: ciò che è considerato il più affidabile, l’apparato del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, e al suo interno, il Comitato Centrale, e all’interno di questi, il Segretario Generale. Tra risate omeriche del pubblico, dissi “se mettete il vostro uomo in quella posizione rovinerà l’apparato di partito, dando così inizio a una reazione a catena con conseguente frattura del sistema di governo e di amministrazione. La conseguenza sarà la dissoluzione della società”. Feci riferimento al precedente di Pizarro.
Il lettore non deve pensare che diedi l’idea agli strateghi della Guerra Fredda. Se ne reseso conto senza di me. Uno degli impiegati dell’intelligence mi disse che presto (cioè le forze occidentali) avrebbero messo il loro uomo sul “trono sovietico”. Al momento non credevo fosse possibile. Parlai ipoteticamente del Segretario Generale come “ago” dell’occidente. Ma gli strateghi occidentali già sapevano che era una proposta realistica. Svilupparono un piano per vincere la guerra: prendere il loro controllo del potere supremo in Unione Sovietica, promuovendo il “loro” uomo a Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, costringerlo a distruggere l’apparato del PCUS, attuando la revisione (“perestroika”) per avviare la reazione a catena e conseguente frantumazione della società sovietica. Tale piano era realistico allora perché la crisi ai vertici del potere sovietico era già evidente, a causa della senescenza del Politburo del Comitato Centrale del PCUS. Presto il “loro” uomo nel ruolo di “ago” occidentale apparve (se non fu “preparato” in anticipo). Certo, il piano funzionò bene. Ciò che distingue tale operazione da guerra fredda è che il metodo per “uccidere l’elefante con un ago” fu applicato a un meno potente, ma comunque potente, avversario, evitando la possibilità che la “guerra fredda” diventasse pericolosa al punto in cui i vantaggi dell’occidente scomparissero, come accaduto nella guerra della Germania contro l’Unione Sovietica nel 1941-1945. Il metodo in questione permise di evitare rischi e perdite, risparmiare tempo e vincere per procura. Il metodo inventato dai deboli per combattere gli avversari più forti fu adottato dalle forze più potenti del pianeta nella loro guerra per il dominio sulla razza umana.

Mikhail Gorbachev,  George H.W. Bush e James Baker a Houston.

Mikhail Gorbaciov, George H.W. Bush e James Baker a Houston.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il leader inglese “supplica” Putin di risparmiare il Regno Unito in caso di guerra nucleare

What Does It Mean 26 maggio 2015imagePCHMYEXHIl Ministero della Difesa (MoD) riporta oggi che il Presidente Putin ha ordinato questa mattina una massiccia esercitazione delle Forze aeree e della Difesa aerea della Federazione russa, dopo aver ricevuto una telefonata “incoerente” dal primo ministro inglese David Cameron, che chiedeva scusa per l'”imminente guerra” e supplicava che il suo Paese non subisse ritorsioni nucleari. Nella telefonata di 30 minuti, questo rapporto del MoD afferma che il primo ministro Cameron ha riferito al Presidente Putin la “convinzione” che il Regno Unito sarebbe stato “spinto” nel conflitto dal regime di Obama, le cui “avventure” in Siria e Ucraina sono costate decine di migliaia di vite e continuano a destabilizzare il mondo. Le tensioni si aggravano tra la Federazione e l’occidente, continua il rapporto, dato che la telefonata del primo ministro Cameron arriva nel momento esatto in cui la NATO iniziava le proprie massicce esercitazioni aeree lungo le zone dell’Artico della Federazione, cui il Presidente Putin ha risposto con 12000 militari, 250 velivoli, 700 mezzi militari e l’incremento dei pattugliamenti aerei operativi lungo i confini della NATO.
Altrettanto preoccupante per la Federazione, secondo questo rapporto, le informazioni fornite questa settimana dall’ex-analista dell’intelligence della NSA ed ufficiale del controspionaggio dell’US Navy John Schindle, che ha dichiarato che gli è stato detto da un alto funzionario della NATO, “saremo probabilmente in guerra questa estate, e se siamo fortunati non sarà nucleare“. Tra i sostenitori del regimi di Obama, l’oligarca miliardario George Soros, nota il rapporto, la scorsa settimana allo stesso modo avvertiva che la terza guerra mondiale tra USA, Russia e Cina “non è esagerata“. Oltre a questi e molti altri “avvisi” sulle intenzioni occidentali d’iniziare la guerra mondiale contro la Federazione, gli esperti del MoD in questo rapporto notano la visita improvvisa del segretario di Stato degli USA John Kerry a Sochi, una quindicina di giorni fa, dove chiese una riunione di emergenza con il Presidente Putin, su questioni che comportano ulteriori instabilità nel rapporto tra Russia e USA dovuti ai così tanto epici fallimenti politici del regime di Obama, ed anche il più astuto osservatore può notare che la guerra totale ne sarebbe il risultato inevitabile. Va notato, continua il rapporto, che gravi preoccupazioni emergono in certe fazioni del regime di Obama, che si rendono conto quanto si sia vicino alla guerra mondiale, dopo esser state tradite dai sauditi sulla Siria e dall’Ucraina sulla Russia, la visita lampo del segretario Kerry al Presidente Putin era ritenuta vitale… come meglio descrive il pluripremiato analista geopolitico e consulente internazionale di rischio strategico F. William Engdahl, nel suo articolo Washington si suicida: “In breve, a John Kerry è stato detto d’ingoiare il rospo e volare a Sochi, cappello in mano, per offrire una sorta di Calumet della pace a Putin, dai circoli dominati e dagli oligarchi degli Stati Uniti che hanno realizzato che i loro aggressivi falchi neo-con, come Victoria “fottiti UE” Nuland del dipartimento di Stato o il segretario alla Difesa Ash Carter, favoriscono la creazione di una nuova struttura alternativa mondiale che potrebbe significare la rovina dell’intero sistema del dollaro post-Bretton Woods, dominato da Washington. Oops“.
1094394 Come Ann Pettifor, direttrice Policy Research in Macroeconomics (PRIME) ha già avvertito, il mondo è sul punto di un altro tracollo finanziario, riecheggiando il Guardian di Londra che avverte di un crollo economico globale imminente; secondo questo rapporto, il “vero obiettivo” dell’imminente guerra è l’egemonia mondiale del dollaro… che Federazione e Cina sono determinate a distruggere. Contrariamente alla macchina propagandistica occidentale che illude massicciamente e continuamente i propri cittadini di essere “i migliori e più potenti del mondo”, gli esperti del MoD in questo rapporto affermano il fatto che i Paesi allineati con la Russia controllano circa il 60% del PIL mondiale, hanno più dei due terzi della popolazione e coprono più di tre quarti della superficie terrestre… mentre il debito della Russia si attestava sui 600 miliardi di dollari, al 1° gennaio 2015. L’occidente, dall’altra parte, guidato dagli Stati Uniti che hanno un debito che oscilla verso i 60 trilioni di dollari (il più grande del mondo e più grande di quelli di Europa e Giappone combinati), questo rapporto avverte, ancora, di comprendere facilmente l’avvertimento di Soros sulla terza guerra mondiale e quello dell’ex-ufficiale dell’amministrazione economica di Reagan David Stockman, che sempre una quindicina di giorni fa ha dichiarato cupamente: “Entriamo nella fase terminale del sistema finanziario globale, che collasserà totalmente“. E mentre la leadership cinese oggi ha avvertito il regime di Obama che “la guerra sarà inevitabile” se non pone termine alla sua ingerenza globale, l’alto consigliere di Putin, il Vicepremier Dmitrij Rogozin, similarmente e in modo agghiacciante ha avvertito la NATO che “i carri armati non hanno bisogno di passaporti“, secondo questo rapporto, Federazione e Cina sono ormai unite nel combattere contro le rivoluzioni colorate e le sanzioni economiche occidentali che hanno distrutto molte nazioni e molti popoli. Data l’efficacia di Stati Uniti e alleati nel “diffondere la democrazia” dei loro oligarchi miliardari, i cui falchi neocon sono pronti anche adesso a combattere la Russia fino all’ultimo ucraino, secondo questo rapporto i cittadini dovrebbero essere almeno consapevoli delle loro azioni passate… e come forse meglio afferma il KyivPost: “Gli ultimi tentativi di politica estera muscolare degli USA dovrebbero spaventare tutti i comuni ucraini. Basta guardare all’Iraq. Sadam Husayn era un dittatore brutale, ma dodici anni dopo la liberazione con le truppe statunitensi, l’Iraq è un disastro. Mezzo milione di morti, milioni di sfollati nel Paese e di rifugiati all’estero, frantumazione politica e ascesa del SIIL sono il pesante tributo pagato dagli iracheni, e il conto aumenterà“.
Solo quando la stampa di banconote di USA e UE si fermerà, si fermerà la loro follia.. altrimenti una guerra globale risolverà il problema come fecero Prima e Seconda guerra mondiale…

1092793Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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