L’esercito iracheno abbatte 2 aerei inglesi che rifornivano il SIIL

Fars News Agency Global Research, 24 febbraio 2015

usa-isis-1L’esercito iracheno avrebbe abbattuto 2 aerei inglesi che trasportavano armi ai terroristi del SIIL nella provincia di al-Anbar, rivela un parlamentare. “Il Comitato di Sicurezza Nazionale e Difesa del Parlamento iracheno ha avuto accesso alle foto degli aerei inglesi schiantatisi mentre trasportavano armi al SIIL“, ha detto il capo del comitato Haqim al-Zamali, secondo il Centro informazioni del Consiglio Supremo islamico iracheno. Ha detto che il parlamento iracheno ha chiesto a Londra spiegazioni al riguardo. Il deputato iracheno inoltre ha svelato che il governo di Baghdad riceve rapporti quotidiani da persone e forze di sicurezza nella provincia di al-Anbar su numerosi aerei della coalizione, a guida USA, che lanciano armi e rifornimenti al SIIL nelle aree che controlla. Il deputato iracheno ha inoltre rilevato la causa di tali aiuti occidentali al gruppo terroristico, spiegando che gli Stati Uniti preferiscono una situazione caotica nella provincia di Anbar, vicino le città di Qarbala e Baghdad, perché non vuole che la crisi del SIIL finisca. Proprio oggi, un alto funzionario della provincia irachena s’è scagliato contro i Paesi occidentali e i loro alleati regionali per il sostegno ai terroristi taqfiri in Iraq, rivelando che armi di Stati Uniti e Israele sono state scoperte nelle zone sgombrate dai terroristi del SIIL. “Abbiamo scoperto armi prodotte negli Stati Uniti, Paesi europei ed Israele nelle aree liberate dal controllo del SIIL, nella regione di al-Baqdad”, il sito al-Ahad citava il responsabile del Consiglio Provinciale di al-Anbar Qalaf Tarmuz, che osservava come armi di fabbricazione europea e israeliana fossero state scoperte nella parte orientale di Ramadi. Al-Zamali aveva rivelato a gennaio che gli aerei della coalizione anti-SIIL avevano lanciato armi e alimentari al SIIL presso le province di Salahudin, al-Anbar e Diyala. Al-Zamali ha sottolineato che la coalizione è la principale causa dell’esistenza del SIIL in Iraq. “Ci sono le prove degli aiuti militari della coalizione guidata dagli USA ai terroristi del SIIL aviolanciati (carichi sganciati)“, aveva detto a FNA a gennaio. Ha osservato che i membri del suo comitato hanno già dimostrato che gli aerei statunitensi avevano sganciato armi avanzate, comprese armi antiaeree, al SIIL, e che aveva istituito una commissione d’inchiesta per indagare sulla questione. “Gli Stati Uniti sganciano armi al SIIL con la scusa di non conoscerne le posizioni e cercano di distorcere la realtà con le loro accuse”. Ha osservato che la commissione aveva raccolto dati e prove fornite da testimoni oculari, tra cui ufficiali dell’esercito iracheno e forze popolari, e disse: “Questi documenti sono stati consegnati alla commissione d’inchiesta… e verranno intraprese le misure necessarie per proteggere lo spazio aereo iracheno“.
Inoltre a gennaio, un altro deputato ribadiva che la coalizione degli Stati Uniti è la principale causa della sopravvivenza del SIIL in Iraq. “La coalizione internazionale è solo un pretesto per proteggere il SIIL aiutando il gruppo terrorista con attrezzature e armi“, aveva detto Juma Diwan, membro del blocco al-Sadr nel parlamento iracheno. Aveva detto che il sostegno della coalizione al SIIL è ormai evidente a tutti, continuando: “La coalizione non ha preso di mira le principali posizioni del SIIL in Iraq“. A fine dicembre, il parlamentare del Comitato di Sicurezza Nazionale e Difesa del Parlamento iracheno aveva rivelato che un aereo statunitense aveva rifornito l’organizzazione terroristica SIIL di armi e munizioni nella provincia di Salahudin. Il deputato Majid al-Gharawi dichiarò che le informazioni disponibili sottolineavano che gli aerei statunitensi rifornivano l’organizzazione SIIL non solo nella provincia di Salahuddin, ma anche in altre province, segnalava Iraq tradelink. Aggiunse che gli Stati Uniti e la coalizione internazionale “non combattono seriamente l’organizzazione SIIL, perché hanno il potere tecnologico per determinare la presenza di uomini armati del SIIL e distruggerli in un mese“. Gharawi aggiunse che “gli Stati Uniti cercano di prolungare la guerra contro il SIIL per avere garanzie dal governo iracheno sul possesso di basi nelle province di Mosul e Anbar“. La commissione sulla sicurezza di Salahudin aveva anche rivelato che “aerei sconosciuti lanciavano armi e munizioni agli uomini armati del SIIL a sudest di Tiqrit“. Anche alla fine di dicembre, un parlamentare iracheno sollevò dubbi sulla serietà della coalizione anti-SIIL guidata dagli Stati Uniti, e disse che il gruppo terrorista riceveva aiuti sganciati da velivoli non identificati. “La coalizione internazionale non è seria sugli attacchi aerei ai terroristi del SIIL e cerca anche di non far combattere le forze popolari (volontari) contro i taqfiri, in modo che il problema con il SIIL rimanga irrisolto nel prossimo futuro“, aveva detto Nahlah al-Hababi a FNA. “I terroristi del SIIL continuano a ricevere aiuti da aerei da aerei non identificati in Iraq e Siria”, aggiunse. Hababi disse che gli accurati attacchi aerei della coalizione vengono lanciati solo in quelle aree in cui sono presenti le forze curde Peshmarga, mentre gli attacchi militari in altre regioni non sono così precisi. A fine dicembre, la coalizione degli Stati Uniti lanciò aiuti ai taqfiri in una zona a nord di Baghdad. Fonti sul campo in Iraq dissero ad al-Manar che gli aerei della coalizione internazionale lanciavano aiuti ai terroristi a Balad, nella provincia di Salahudin, a nord di Baghdad. A ottobre, un comandante iraniano rimproverò gli Stati Uniti per aver lanciato aiuti al SIIL, aggiungendo che quando gli Stati Uniti sostennero che le armi furono erroneamente paracadutate al ISIL, mentivano. “Gli Stati Uniti e la pretesa coalizione anti-SIIL, che hanno lanciato la campagna contro tale gruppo terrorista e criminale, lo riforniscono di armi, cibo e medicine nella regione di Jalula (una città nel governatorato di Diyala, Iraq). Ciò dimostra esplicitamente la falsità delle pretese della coalizione e statunitensi“, disse il Vicecapo di Stato Maggiore delle Forze Armate iraniane Generale di Brigata Masud Jazayeri. Gli Stati Uniti affermarono di aver paracadutato armi e aiuti medici ai combattenti curdi in lotta con il SIIL a Kobani, al confine tra Turchia e nord della Siria. Il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti disse di aver paracadutato 28 carichi di armi e rifornimenti, ma uno di loro non arrivò ai combattenti curdi. I video poi comparsi indicavano che armi paracadutate dagli Stati Uniti erano state prese dai militanti del SIIL. Il comandante iraniano insisteva sul fatto che gli Stati Uniti avevano l’intelligence necessaria sulla presenza del ISIL nella regione e che le loro pretese di avergli erroneamente riforniti erano improbabili quanto false.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia e Iran uniti contro il SIIL in Iraq

Dedefensa, 28 ottobre 2014339487_Rouhani-Iran-RussiaDa un canale di comunicazione complesso arriva la notizia che Russia e Iran hanno creato, presso l’hotel al-Rashid di Baghdad, un centro congiunto per la lotta agli islamisti di SIIL/SI. La notizia, estremamente breve, è data da un’agenzia di Baku, in Azerbaigian (Temkin Jafarov, agenzia Trend, 23 ottobre 2014), rilanciando un’agenzia iraniana. Nonostante la brevità, i dati sono sufficienti per un’informazione credibile e per ritenerla riflettere una situazione significativa. Inoltre, conferma le voci precedenti, da fonti irachene, che evocavano vagamente i termini di una cooperazione operativa tra Iran e Russia. Ecco il dispaccio della Trend riguardante esattamente questo “Comando congiunto” Iran-Russia … “Iran e Russia hanno creato un comando operativo unito per combattere l’organizzazione terroristica in Iraq dello Stato Islamico (SI), ha riferito l’agenzia iraniana Tasnimnews citando una fonte irachena. Secondo quanto riferito, esperti militari iraniani e russi aiutano i comandi iracheni nella lotta contro lo SI. “Oltre 60 esperti militari russi e iraniani hanno creato un quartier generale operativo nell’hotel al-Rashid, nella capitale irachena Baghdad”, dice il rapporto“. Si tratta di una notizia assai significativa, nonostante la brevità, in termini di potenza della comunicazione, per via della situazione che c’illustra. Ciò contrasta con il frastuono della comunicazione, avutosi dall’attacco del SIIL in Iraq nel giugno scorso, sulla possibile cooperazione tra Iran e Stati Uniti che alla fine s’è ridotta ad episodio senza seri contatti strutturali. Così la notizia permette di avanzare alcune osservazioni come ipotesi ampiamente sostantivate…
•Iran e Russia decidono di agire con la massima discrezione, soprattutto quando si tratta dell’eventuale cooperazione, dopo diversi anni in cui i due Paesi, vicini per posizioni e concezioni politiche, si erano allontanati per l’atteggiamento della Russia (mancata consegna dei missili da difesa aerea S-300). La Russia entrava, de facto, nella “comunità internazionale” che richiedeva il cambio nella politica nucleare dell’Iran. La crisi in Ucraina vi ha posto fine: i russi affrontano le sanzioni del blocco BAO e si avvicinano ancora più all’Iran, sia operativamente che intellettualmente (“ci comprendiamo meglio”). In ogni caso, la Russia ha ufficialmente chiarito che ora segue una politica di non-cooperazione con il blocco BAO (17 ottobre 2014).
• Tuttavia, la cooperazione Russia-Iran assume un’andatura puntuale e un tono molto discreto, ben rientrando nelle modalità dei due Paesi. Si tratta, per primo, di determinare l’interesse comune, che Russia e Iran trovano nella lotta contro lo SI; ma una volta stabilito questo interesse comune, la cooperazione diventa rapidamente efficace, efficiente, altamente efficiente… Ciò potrebbe diventare una “partnership strategica” estremamente realistica preservando le rispettive indipendenze di primaria importanza; ad esempio se i due Paesi determinano in un caso operativo o in un altro, che il blocco BAO sia il nemico comune “dichiarato”, e se sia indispensabile reagire in modo netto.
• Questi vari risultati confermano la tesi opposta a quella, diffusa e favorita da Stati Uniti e Arabia Saudita, che l’Iran evolva così rapidamente verso il blocco BAO da potersi inserire in varie infrastrutture come decisivo concorrente della Russia nelle forniture di gas all’Europa. Tale idea era stata decisamente respinta dal ministro degli Esteri iraniano spiegando che, in ogni caso, la questione della creazione di infrastrutture è tale che nulla può essere fatto per diversi anni. Tale semi-smentita tecnica riguardava anche, per l’Iran, la semi-smentita implicita del ruolo prestato, al fianco del blocco BAO, partecipando alla crociata antirussa per isolare e sanzionare la Russia.
• Queste relazioni discrete Iran-Russia, che potrebbero altrettanto tranquillamente materializzarsi con forniture di armi russe, mentre sono già in via d’attuazione con l’accordo di scambio energetico al di fuori dell’area del dollaro, in netto contrasto con le relazioni del blocco BAO con l’Iran. Il maggiore piano degli Stati Uniti, la riconciliazione con l’Iran e la sua “reintegrazione” nella “comunità internazionale” (idem, per la coalizione anti-russa del blocco BAO agli ordini degli Stati Uniti), è ora, come è usuale nel caso degli Stati Uniti, un gran rumore comunicativo seguito da, praticamente, nessun effetto. E’ assai probabile che la stessa cosa valga anche per i grandi e presumibilmente finali colloqui sul nucleare con l’Iran di novembre, che dovrebbero portare a questo grande accordo. Noi crediamo che, come in tutti gli altri casi importanti, la paralisi e l’impotenza del potere di Washington in questo caso, siano il nocciolo della questione. In tale caso, è la pressione anti-iraniana di Israele e AIPAC, con la loro influenza sul Congresso, ad agire; ma ciò è circostanziale e si esercita su una situazione in cui il potere degli Stati Uniti è strutturalmente, senza un’azione esterna necessaria, in stato d’impotenza e paralisi totale, come segnalato.
• …Certo, ci si aspetta che la Russia, senza trionfalismi, come nelle questioni di politica estera in cui la politica russa, per evitare qualsiasi danno che assomigli più o meno a delle interferenze, riduca in modo significativo la collaborazione costruttiva nei negoziati sulla questione nucleare iraniana. I russi propendono sempre più in favore dell’Iran, rafforzando le esigenze sovraniste del Paese contro il blocco BAO e la sua politica invadente. Una volta di più, si converrà che il blocco BAO, fonte di tali molteplici cambi di atteggiamento, segua imperturbabilmente una politica volta a creare il maggior numero possibile di reazioni contrarie. Le sanzioni, soprattutto quando sono volte contro una potenza come la Russia, in questo senso sono estremamente efficaci, auto-distruttive in modo infernale.

Iranian-IntelligenceTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Assemblea NATO Catania: il punto di vista del Vice Presidente dell’Iraq

Flora Bonaccorso, MessinaWeb, 3 ottobre 2014controcopertina-aliSeconda e ultima giornata dei lavori dell’Assemblea NATO a Catania. Tema della sessione mattutina, “Geopolitica della crisi siro-irachena”. Al tavolo dei relatori due personaggi di punta: lo studioso Fawaz A. Gerges, professore di Relazioni internazionali presso London School of Economics, autore di “The New Middle East Protest and Revolution in the Arab World” (Cambridge University Press, 2014); il Vice Presidente del Consiglio dei Rappresentanti dell’Iraq, Aram Muhammed Ali.
Rivolgendosi all’Assemblea, Ali ha sollevato l’interrogativo sul terrorismo. “Il terrorismo – dichiara Ali – riceve sostegno occulto con grandi reti logistiche. Dobbiamo prendere seriamente in considerazione le interferenze internazionali se vogliamo capire come i gruppi terroristici si siano sviluppati negli ultimi anni e riescano ad accedere ad armi sofisticate. La coalizione internazionale sino ad ora è stata vaga. In Iraq c’è una guerra, con grandi regioni in mano ai terroristi che dimostrano di essere in grado di spostarsi anche in altre regioni. Tuttavia, le istituzioni libiche attuali non debbono crollare ma essere rafforzate. L’Iraq ha bisogno di un’ideologia di pace, capace di porre fine alle tendenze settarie. Abbiamo bisogno dell’aiuto internazionale, purché sia costante e preciso, altrimenti rischiamo di prolungare la vita al terrorismo”.
Raccogliamo con piacere e interesse gli interrogativi del blogger del Bollettino d’Informazione Internazionalista “Aurora” e, al termine dei lavori, li rivolgiamo al Vice Presidente Ali.
Domanda: “Come valuta l’intervento della Russia, rispetto all’Occidente in particolare all’Italia, nell’intervento in Iraq?”
Risposta: “Seguiamo con attenzione le posizioni prese all’interno del Consiglio di Sicurezza. Abbiamo bisogno del più ampio appoggio delle nazioni, tra cui anche la Russia. Ogni Paese è libero di prendere le posizioni che vuole, ma deve sapere che la formazione che purtroppo ha preso l’Iraq, come teatro di confronti, è sicuramente una minaccia per tutto il mondo: mi riferisco al Nord Africa, alla Libia, ci sono paure anche da parte della Turchia e della Giordania, per cui bisogna lavorare tutti insieme per contenere questa minaccia. I gruppi terroristici hanno ambizioni espansionistiche che riescono a creare effetti collaterali – ad esempio quello della immigrazione – che avranno ripercussioni anche in Occidente. Per queste ragioni il governo dell’Iraq ha diritto di conoscere i dettagli della campagna militare e di essere rassicurato che questa compagna sia incentrata nella lotta al terrorismo e non soltanto utile a contenere gli effetti collaterali, per primo l’immigrazione”.
Domanda. “Come valuta la posizione della Siria nella lotta comune al terrorismo?”
Risposta: “La Siria vive uno stato di terrorismo, in effetti. La stabilità della Siria incide in quella dell’Iraq e viceversa. E se l’Iraq non conosce stabilità, non potranno conoscerla neppure tutti i paesi dell’area. L’Iraq, territorialmente, si estende in lunghezza nel centro del Medio Oriente: voglio dire che se non ci sarà sicurezza in Iraq, non ci sarà in tutta l’area medio orientale”.

gergesDal discorso del professore Fawaz A. Gerges:
Gli americani stanno provando a salvare Israele da se stesso, nel senso che il governo di destra non lo sta aiutando rispetto alla crisi israelo-palestinese”.
Gli estremisti vogliono uno Stato islamico in Patria, ovvero non sono interessati a califfati in Occidente”.
La povertà da sola non spiega l’estremismo, ci sono altri fattori da considerare”.
Il nodo arabo è un teatro dove gli stati non arabi e le grandi potenze fanno un po’ come gli pare. Tanto accade perché le fondamenta del mondo arabo sono venute meno. Per primo, l’Egitto è molto indebolito dalla crisi interna. Ma non credo che la Turchia sia al centro di una cospirazione”.

Volontà internazionale di contrastare il SIIL: verità o inganno?

Dr. Amin Hoteit al-Thawra, al-Wihda (Siria) 18/08/2014
Articolo tradotto dall’arabo da Mouna Alno-Nakhal per Global Research
10590515In questi ultimi giorni il campo occidentale ha preso due posizioni contro il SIIL, creatore del califfato islamico in Iraq e Siria (CIIS); il primo sono gli attacchi aerei statunitensi nel nord Iraq, vicino al confine del Kurdistan; il secondo la risoluzione del Consiglio di Sicurezza contro SIIL e Jabhat al-Nusra. Qualcuno potrebbe spiegare tali dichiarazioni con il fatto che l’occidente ha finalmente deciso di ammettere la verità e di affrontare seriamente il terrorismo di queste due organizzazioni. E’ così? Rispondiamo che un documento non può essere letto dall’ultima pagina o riga, ma dobbiamo collegare le cose dal passato per capire il presente, prevedere il futuro e ridurre il secondario ai principi fondamentali, per dedurne il vero obiettivo. Pertanto, dobbiamo iniziare da una verità nota a tutti, e che si riduce al fatto che l’apparizione di tali due organizzazioni terroristiche è inseparabile dall’occidente, dai suoi alleati e strumenti regionali, essendo stato oramai chiarito e ampiamente documentato che Turchia, Arabia Saudita e Qatar hanno patrocinato, finanziato e covato entrambe le organizzazioni sperando di distruggere lo Stato siriano, sradicandolo in quanto baluardo dell’Asse della Resistenza come preludio alla distruzione del resto dell’Asse, come vuole il piano statunitense-sionista. Così molte verità emergono, tanto che non sfuggono nemmeno alle persone comuni o a coloro che non vogliono interessarsi minimamente alle questioni politiche e strategiche. D’altro canto, sulla base di prove concrete, è chiaro che l’assalto del SIIL alla Siria, e poi da lì all’Iraq, s’è verificato:
• Nel contesto che possiamo designare come “strategia della stretta” contro l’Asse della resistenza; ricordando la transazione avviata da Bashir Gemayel durante la guerra civile, quando chiese “l’unificazione di tutti i fucili cristiani”, un’operazione che portò alla formazione delle “Forze libanesi” e alla sua elezione, in quanto loro comandante in capo, alla presidenza della Repubblica durante l’invasione israeliana del Libano, nel 1982 [1].
• Nell’ambito dell’attuazione del nuovo piano statunitense per eliminare l’Asse della Resistenza e tagliarne il legami con la resistenza palestinese a Gaza; un piano di cui il SIIL era il responsabile dell’attuazione in Iraq, Siria e Libano, e Israele a Gaza.
Pertanto, anche se qualcuno potrebbe pensare che l’occidente rigetti il comportamento criminale del SIIL e che abbia effettivamente deciso di combatterlo con gli attacchi aerei e la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, riteniamo prudente guardare oltre l’albero che nasconde la foresta e, in questo caso, diffidare delle trappole occidentali. Infatti:

Gli attacchi aerei USA sull’Iraq
Non crediamo assolutamente che gli attacchi aerei sull’Iraq siano volti alla sicurezza e sovranità dell’Iraq o, come sostengono certi politici iracheni che cercano di giustificarsi, con il cosiddetto accordo strategico del “trattato di sicurezza iracheno-statunitense”. Se così fosse, gli Stati Uniti avrebbero colpito quando le autorità irachene formalmente ne chiesero l’aiuto per contrastare l’avanzata del SIIL [2], dopo la messa in scena dell'”invasione di Mosul” [3] del SIIL o, almeno, quando i loro satelliti registrarono l’esecuzione di 1700 persone a Mosul e dintorni, o quando ebbero la conferma del genocidio e dei crimini contro l’umanità commessi dal SIIL contro Yezidi a Sinjar e cristiani o altre minoranze presso Mosul. Ma niente di tutto ciò è avvenuto. Tuttavia, Obama ha chiaramente affermato che “gli Stati Uniti hanno interesse strategico nel fermare l’avanzata del SIIL e di non essere l’aviazione degli sciiti iracheni o di qualsiasi altra fazione” [4]. È alla luce di tale affermazione che dobbiamo interpretare gli attacchi aerei in Iraq. Non diremo che gli Stati Uniti, che hanno creato e nutrito l’organizzazione terroristica al-Qaida e i suoi vari rami, si siano infine rivolti contro la loro creatura. Ma diciamo che vedendosi minacciati da “elementi indisciplinati” del SIIL, hanno lanciato il loro attacco aereo per i loro scopi:
• punendo gli errori e ricordando al SIIL la politiche e i confini terrestri già prefissati
• scaricando le accuse di molti analisti e ricercatori che l’incolpano del terrorismo del SIIL,
• garantendo l’integrità dei confini del Kurdistan iracheno, per continuare a usarlo contro la nostra regione come un pugnale, tra l’indipendenza incompiuta dall’Iraq e l’impossibile recupero di un legame organico con il governo centrale iracheno, da cui il nuovo concetto di “stato di quasi-indipendente”!
Ciò senza dimenticare la possibilità per gli Stati Uniti di creare un precedente su cui poter costruire una giustificare per l’intervento militare in Siria con il pretesto di colpire il SIIL e lasciare che la situazione evolvi nella direzione desiderata, senza incontrare alcun ostacolo ogni trimestre. Questo è, a nostro avviso, la ragione dell’adozione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza ed è ciò che intendiamo dimostrare.

La risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite n° 2170 [5]
Questa risoluzione, il cui disegno è stato presentato al Consiglio di Sicurezza dall’occidente, guidato dalla Gran Bretagna, è importante in quanto si tratta di un punto di vista di principio, ma non risolve il problema. Condanna SIIL, al-Nusra e tutti coloro che li sostengono, invitano a combatterli ed invoca il divieto del loro finanziamento diretto o indiretto, l’invio di armi, ecc., ma uno studio dettagliato e approfondito ci fa pensare alla favola della montagna che ha partorito il topolino! Infatti, nonostante la sua rilevanza giuridica, questa risoluzione è priva di efficacia operativa, di tutto ciò che potrebbe indurre a chiedere conto agli Stati che sostengono e facilitano le operazioni criminali del SIIL, mentre tutti sanno, almeno, del ruolo svolto da Turchia, Arabia Saudita e Qatar, ieri e oggi. A ciò bisogna aggiungere l’irritazione evidente del presidente inglese del Consiglio di Sicurezza per gli interventi dei delegati di Siria [6] e Iraq; irritazione interpretata come rifiuto di permettere d’illuminare le carenze della risoluzione e cosa possa nascondere. Pertanto, e nonostante tutto ciò che è stato detto della risoluzione, pensiamo che l’unica cosa utile sia il riconoscimento unanime dei membri del Consiglio di Sicurezza, della veridicità dell’indicazione della Siria sulla natura terroristica delle due organizzazioni citate. Il che implica che la Siria subisce un attacco terroristico straniero e non una rivoluzione popolare, come alcuni membri del Consiglio di sicurezza continuano ad affermare!
Oltre a ciò, non vediamo nulla nella presente risoluzione che soddisfi o ispiri la seria speranza della volontà occidentale di combattere il terrorismo. A questo proposito, cogliamo l’occasione per porre alcune domande agli ideatori di tale disegno di risoluzione e ai responsabili dell’adozione, come Stati Uniti e Gran Bretagna in particolare:
1. Perché Abu Baqr al-Baghdadi e i suoi 12 più stretti collaboratori non appaiono sulla lista dei terroristi internazionali? Perché non gli hanno congelato i beni? Perché non vengono trascinati davanti alla Corte Penale Internazionale per decisione del Consiglio di Sicurezza? Quest’ultima decisione era compromettente per i funzionari degli Stati Uniti che appaiono nelle foto assieme ad al-Baghdadi e altri?
2. Chi fornisce al SIIL mappe dettagliate dei territori siriani e iracheni? Chi indica al SIIL i punti di forza della struttura difensiva da evitare per poter infiltrarsi in entrambi i Paesi? Chi pianifica le invasioni del SIIL in base a tali informazioni? Le forze che hanno satelliti puntati sulla regione e agenzie d’intelligence internazionali, come Stati Uniti e NATO?
3. La Turchia, membro della NATO, non è forse l’unico Paese attraverso cui passa il petrolio rubato in Siria e Iraq e venduto sul mercato internazionale, in particolare in Europa, consegnando al SIIL tre milioni di dollari al giorno? Perché non si prendono misure drastiche contro la Turchia per fermarla?
4. La Turchia non è ora il punto di transito principale dei terroristi del SIIL diretti in Siria e Iraq? Perché non bandirne porti ed aeroporti? Perché non viene rimproverata?
5. Non è ben chiaro che Qatar, Arabia Saudita e gli altri stati del Golfo finanziano entrambe le organizzazioni terroristiche, avendo giustamente adottato l’ideologia del wahhabismo dell’alleato degli USA? [7].
Molte domande da porre le cui risposte indicano che, se l’occidente in generale e gli USA in particolare, volessero seriamente combattere il terrorismo di SIIL e Jabhat al-Nusra, potrebbero inaridirne le risorse in pochi mesi, senza nemmeno bisogno di alcuna risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO e gli Stati regionali sottoposti, potrebbero farlo se lo volessero. Ma la decisione dovrebbe venire dagli Stati Uniti, ma non verrà perché gli Stati Uniti vedono ancora nel terrorismo e nelle bande armate il loro “esercito segreto” permettendogli di raggiungere quegli obiettivi che un’esercito convenzionale non può raggiungere! Infine, la risoluzione 2170 si spiega con il fatto che l’occidente, avendo la responsabilità fisica e morale dei crimini di SIIL e Jabhat al-Nusra, cerca di discolparsi negandone i delitti, mentre crea un precedente che giustificherebbe gli attacchi aerei degli USA nel territorio siriano con la scusa della guerra contro il SIIL… e questo è ciò che si deve evitare!

mappedNote:
[1] Operazione Pace in Galilea o invasione del Libano 1982: il 6 giugno 1982 le forze israeliane invasero il sud del Libano, apparentemente per fermare gli attacchi dell’OLP lanciati dal Libano…
[2] L’Iraq chiede agli USA d’intervenire contro i jihadisti
[3] Quali sono gli obiettivi della finta invasione dell’Iraq da parte del SIIL?
[4] Obama giura di continuare gli attacchi aerei in Iraq, ‘se necessario’
[5] Risoluzione n° 2170: Il Consiglio di Sicurezza adotta all’unanimità una risoluzione sul divieto di qualsiasi supporto a SIIL e fronte al-Nusra
[6] Video: intervento del Dr. Bashar Jafari, delegato permanente della Siria alle Nazioni Unite, dopo l’adozione della risoluzione 2170
[7] Il “fondamentalismo islamico” sponsorizzato dagli USA: Le radici dell’alleanza USA-wahhabita

Il Dottor Amin Hoteit è analista politico, esperto di strategia militare ede x-generale di brigata  libanese.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il SIIL e il gioco che nessuno può giocare; neo-con in wonderland

Ziad Abu Fadil Syrian Perspective 14/08/2014Terrorists Stealing Control of IraqUn’espressione inglese viene in mente immediatamente quando si pensa alla sconfitta stupefacente di Obama, NATO, Arabia Saudita Turchia e Qatar da parte del popolo siriano: “Cercare di far entrare dal retro ciò che non può passare davanti”. Non ci può essere alcun dubbio che la Mezzaluna sciita ossessiona i traditori neo-con di Washington DC. Dando anche gli europei un brutto caso di dispepsia, che non andrà via con un’indigestione di antibiotici, antiemetici o farmaci. In quest’ultimo caso e nel caso di Qatar/Turchia, è il gas naturale che promette di essere l’idea fissa per i prossimi 25 anni, mentre la Russia trova nuovi mercati in Cina e gli imprenditori del Levante cominciano a flettere i muscoli imbaldanzendo l’Iran e marginalizzando lo Stato colono sionista. In un certo senso, l’occidente reagisce alla profezia sul suo imminente declino; un declino che promette di essere assai doloroso: un forte shock al sistema. La guerra deve continuare: l’Iraq si trova proprio nel mezzo di tutto ciò. L’episodio siriano evolve verso la grande catastrofe politico-militare estera di Obama; quasi umiliante quanto il titanico errore di GW Bush nell’Iraq di Sadam, costato più di un trilione di dollari e la vita 4500 e più soldati statunitensi, senza contare le centinaia di migliaia di iracheni massacrati senza pietà nell’indifferenza da dio greco. L’unica distinzione di una certa rilevanza tra lo sfortunato ladruncolo Bush e il ratto d’appartamento e truffatore di Chicago Obama, è che quest’ultimo ha avuto il buon senso di non sbottare: “Missione compiuta” in Siria. E’ innegabile che la macchina sionista che controlla la politica estera di Stati Uniti, Francia, Germania e Regno Unito punta a confrontarsi con l’uomo della strada. È una battaglia decisiva, e nessun buon senso o comportamento razionale influenzerà la decisione di far dilagare il caos ancora di più, per realizzare i due seguenti obiettivi cruciali per lo Stato dei coloni ebraico-europei nella Palestina Occupata:

1. Dissipare l’influenza iraniana
L’Iran terrorizza la mente sionista. L’Iran sviluppa una base tecnologica che farà concorrenza al sionismo. E’ parte integrante della mentalità ebraica rendersi utile alle maggioranze oppressive tra cui gli ebrei dovevano vivere. Una volta che la loro utilità viene messa in discussione, gli ebrei temono automaticamente il peggio: pogrom, inquisizione, genocidio. E’ imperativo per gli ebrei essere visti dai poteri forti come cruciali per il bene dello Stato. C’è la convinzione che gli ebrei siano intelligenti. Alcuni mattacchioni si sono spinti fino a suggerire che gli ebrei siano di un altro pianeta (anche se non sono più bravi dei giapponesi negli esami d’intelligenza). Gli stessi ebrei favoriscono tale nozione godendo della profezia che si autoavvera e ornandosi del titolo di “popolo eletto” da Dio. Ma per molti secoli gli ebrei in Europa dovettero subire l’onta del tradimento di Caifa, la sua insistenza nel crocifiggere il Figlio di Dio, un’insistenza che inghiottì l’ebraismo in una battaglia per la non-esistenza stessa. Nel mondo musulmano ciò non fa alcuna differenza perché i musulmani non credono che Cristo fu crocifisso. Ma nell’Europa cristiana, dove gli ebrei dovettero attrarre i favori dei re, c’era sempre una tregua labile tra ebrei e plebe cristiana, in debito con loro e alla ricerca di un modo per sottrarsi dagli obblighi. Dovevano essere i migliori musicisti per intrattenere coloro che contano. Dovevano essere i migliori medici per prolungare la vita dei loro oppressori. Dovevano eccellere in matematica per meravigliare gli intellettuali che gli rubavano le idee per fama personale, in cambio della quale avrebbero ricevuto l’approvazione del soggiorno. Attraverso tale processo minaccioso gli ebrei divennero intelligenti e svilupparono un meccanismo per continuare a vivere indottrinando le generazioni alla metodologia della sopravvivenza. Si vede oggi nella loro paura di un Iran risorgente. Si può anche vedere la loro paura di uno Stato palestinese dal vibrante successo economico. In ultima analisi, ovviamente, si tratta di una forma di paranoia.
Il movimento sionista ha cercato di spingere gli Stati Uniti a colpire militarmente l’Iran, con l’argomento che Teheran costruiva l’arma nucleare, per tre volte i loro sforzi fallirono. Ci si potrebbe quindi chiedere: Ziad, se i sionisti controllano la politica Estera statunitense, perché hanno fallito? Come ho già detto, controllano la politica estera… ma non quella militare. Quando Obama fu spinto dallo squilibrato e guerrafondaio John McCain ad attaccare la Siria sulla falsa pista, ormai smascherata, secondo cui il Dr. Assad aveva usato gas Sarin, fu il Pentagono che disse “Niet”, non Kerry. Il presidente degli Stati Maggiori Riuniti degli USA, generale Martin Dempsey, testimoniò apertamente che la Siria non rappresentava alcuna minaccia per gli Stati Uniti e disse ai senatori, in sessione privata, che i russi sarebbero scesi in guerra per questo angolo dell’impero. Disse a Obama che gli Stati Uniti avrebbero perso i bombardieri davanti ai robusti sistemi di difesa aerea della Siria. Il Pentagono tracciò la linea che fermava l’influenza sionista. Al Senato e alla Camera dei rappresentanti, Obama non poté ottenere alcun supporto all’attacco contro la Siria. Il primo obiettivo sionista era Damasco. Vi erano le armi che fluivano nel Sud del Libano, ad Hezbollah, possente forza filo-iraniana che cacciò l’esercito sionista nel 2006. Se la Siria fosse stata distrutta rapidamente, Hezbollah sarebbe diventato oggetto dei capricci della macchina militare sionista e delle scimmie wahabite finanziate dai sauditi e dal Qatar. Come abbiamo già scritto fino alla nausea, tale macchinazione fu attuata dal 2007 dall’ambasciatore statunitense Robert Ford che tira le fila. Sarebbe stata rapida e decisiva. Una questione di mesi. Gli statunitensi contavano sul modello libanese, un esercito fratturato per via settaria. Ma non fecero i conti con il partito Baath. Il piano fallì.

AL-MALAKICosa fare?
2. Il controllo di giacimenti gasiferi e oleodotti: vi sarebbero enormi giacimenti di gas al largo delle coste di Siria, Libano e Cipro. I turchi vogliono accedervi brutalmente. Gli europei, come la Francia, pensano da vecchi colonialisti: controllare Siria e Libano e danneggiare Putin e il suo arrogante monopolio Gazprom. Lo Stato sionista vi sarebbe costretto comunque, dato che gli europei guarderebbero con sospetto lo sfruttamento sionista dei giacimenti di gas al largo delle coste di Gaza, se non a vantaggio dell’Europa. I palestinesi non hanno scelta. Ma la Siria non è caduta. Ora è militarmente più potente di prima. Iran e Russia si sono impegnati a sostenere Assad, un fattore rafforzato dalla massiccia affluenza alle elezioni di luglio in Siria che hanno catapultato il Dr. Assad al terzo mandato con oltre l’80% dei voti. Hezbollah ha dimostrato la sua alleanza con il governo della Siria, aiutandolo in alcune battaglie, soprattutto ad al-Qusayr e Tal Qalaq. Non sembra esserci alcun modo per spezzare la Mezzaluna fatimide dall’Iran a Ras al-Naqura in Libano. Ma i neo-con la pensano diversamente. Come già scritto, i neo-con hanno abbandonato l’idea della Mezzaluna fatimide e ora pensa a una struttura a collana di perle. Il punto debole è il primo ministro iracheno Nuri al-Maliqi. Per gli ideatori della politica estera statunitense e i loro burattinai sionisti, si doveva attuare il piano.

Un nuovo Glasperlenspiel
Jabhat al-Nusra è un flop. Jaysh al-Islam è in ritirata. Jabhat al-Islam muore di fame. L’esercito libero siriano è una barzelletta a Damasco. Prendete tutti i nomignoli più fantasiosi di tutti i gruppi terroristici in franchising, metteteli insieme in un unico piatto e avrete la seguente parabola: zucche ripiene di nulla. Un gioco inventato sul momento, divenuto moda poi svanita nel vecchio sentiero di tutti i giochi da tavolo stupidi, dritto in soffitta, sotto alcune vecchie coperte o qualche foglietto di un gioco trivia. Ma come sbarazzarsi di al-Maliqi? Cos’ha per spingere statunitensi, turchi, sauditi e sionisti ad eliminarlo? La risposta è che esiste. Gli Stati Uniti devono riprendersi dal disastro gigantesco dell’Iraq e del triste record di crimini di guerra e fallimenti in Siria. Per farlo, il gioco deve cambiare. Gli iracheni devono essere convinti che il loro salvatore non sia l’Iran, o le particolari politiche di al-Maliqi, ma gli Stati Uniti. La decisione dell’Iraq di non permettere grandi basi militari statunitensi; di comprare jet Sukhoi dalla Russia; declassare le relazioni diplomatiche al punto che l’esagerata ambasciata statunitense a Baghdad ora sembra una fantasia di WR Hearst; i rapporti stretti di al-Maliqi con il governo siriano, tutto ciò combinato crea una situazione, se volete, che apre le porte a un nuovo piano del Paese delle meraviglie. Tale piano è molto più complicato di quello per spodestare il Dr. Assad. Come ne Das Glasperlenspiel, si tratta di un piano o di un gioco che solo pochi sembrano capire.

rare-bashar-al-assadLa previsione del Dr. Assad e la creazione dello Stato Islamico in Iraq e Siria
Il Dr. Bashar al-Assad ha detto ai Paesi della NATO e ai trogloditi sauditi/wahabiti e del Qatar che scherzando con la Siria fanno oscillare le forze presenti ai limiti delle placche tettoniche regionali.  Aveva mortalmente ragione, prevedendo la diffusione metastatica del terrorismo in altri Paesi arabi all’ombra dell’infelicemente denominata “primavera araba”. Ma come abbiamo già scritto, il piano non riguardava il terrorismo, ma la Mezzaluna fatimide e le risorse naturali. Non importava   che centinaia di migliaia di persone sarebbero dovute morire, così un clown come Guido Westerwelle può abbracciare gli arci-sociopatici inglesi e statunitensi nella necessità di distruggere la Siria e quindi spezzare la Mezzaluna ed Hezbollah (fallendo); e commissionare il gas naturale del Mediterraneo (in attesa) quale preziosa eroina alla fine del tunnel. Ciò che non ha funzionato in Siria è chiaro. Allora, qual è il prossimo punto debole? Chiedere ai cani rabbiosi della cabala neo-con di DC, l'”Iraq!” risponde lo scaltro bianconiglio, un altro neo-con. Mentre leggete questo articolo, ricordate che John Kerry, il bi-polare imbranato/schizofrenico segretario di Stato USA, fa del suo meglio per far dimettere il signor al-Maliqi. Ricordate anche che Hillary Clinton, che fissa la presidenza come una cagna studia il suo padrone gettare un succulento osso nella macchina trituratrice, ne ha già accennato nel suo libro, secondo cui le deboli politiche di Obama hanno creato l’atmosfera appropriata per la proliferazione dei gruppi “islamisti”. Interessante come non menzionasse il fatto che gli alleati degli USA, Arabia Saudita, Qatar, Turchia e lo Stato coloniale sionista, hanno svolto un ruolo attivo nella creazione di tali forze.
Il SIIL non spunta dal nulla. E’ la collaborazione con le forze sadamiste baathiste non è dovuta a somiglianze ideologiche. Di certo, il Baath di Sadam si basava sulla minoranza sunnita che controlla una popolazione a maggioranza sciita. Ma il Baath di Saddam era completamente anti-islamista. Come abbiamo già scritto accuratamente, l’assalto del SIIL su Mosul e il successivo sequestro di armi e munizioni all’esercito iracheno furono compiuti da talpe, ufficiali sadamisti baathisti nelle divisioni presso la città, che ordinarono alle truppe di sbandare e permettere l’invasione. Fu la collusione tra Abu Baqr al-Baghdadi e l’ex-membro del CCR Izat Ibrahim al-Duri che segnò il destino della città e spinse al-Duri nella posizione temporanea di capo del SIIL. (Posizione che ha perso, secondo fonti d’intelligence). In un articolo autorevole dall’Iraq, questo autore ha letto l’indagine secondo cui le cause dei fallimenti dell’esercito iracheno erano ufficiali ex- baathisti che ordinarono alle truppe di gettare le uniformi ed indossare abiti civili per evitare lo sterminio.

Zio Sam lo vuole
Zio Sam non solo vuole l’Iraq, ma ne ha bisogno disperatamente. Ecco ciò che deve fare per arrivarci:
1. Accertarsi che il governo di al-Maliqi appaia fragile, inefficace e flaccido;
2. Gli assassini del SIIL impazziti che uccidono minoranze e sciiti e avanzano rivendicazioni  territoriali, effettivamente respingendo qualsiasi parvenza di governo;
3. Far sembrare distante l’Iran continuando a parlare sui media dell’avanzata dei “taqfiri” mentre non fa nulla. Si vede che gli spettri di Obama sono consapevoli che l’interferenza diretta iraniana agiterebbe una crisi settaria già stressante;
4. Attaccare il SIIL, anche se si tratta di una creazione degli Stati Uniti e un factotum del regime dello psicopatico Erdoghan;
5. Continuare a rafforzare il SIIL, anche se respinto dall’Iraq, verrebbe costretto a trasferirsi in Siria per creare maggiore instabilità contro il Dr. Assad.
Ed ecco quel è la linea di fondo dello Zio Sam:
1. Forzare il nuovo governo iracheno a rivalutare la posizione sulla presenza militare statunitense;
2. Forzare qualsiasi nuovo premier racheno ad accettare batterie di missili antiaerei USA sul suolo iracheno;
3. Forzare qualsiasi nuovo premier iracheno a consentire agli Stati Uniti di sparare agli aerei che riforniscono la Siria;
4. Forzare il premier iracheno a cessare ogni assistenza al governo siriano.
Suona abbastanza malvagio, non è vero? Mentre scrivo, la coalizione sciita irachena ha nominato un  sostituto del signor al-Maliqi, nonostante la qualità fondamentalmente anti-costituzionale del processo indotto dagli statunitensi. Al-Maliqi è molto risoluto sui suoi diritti e non si arrenderà senza combattere. L’Iraq avrà un’altra crisi di governo. Nel frattempo, si noti che gli Stati Uniti hanno un consolato a Irbil, capitale del futuro Stato curdo. Gli Stati Uniti hanno evacuato il consolato dato che l’organizzazione SIIL era troppo vicina e i curdi apparentemente non possono garantirne la sicurezza. Il fatto che gli Stati Uniti non avrebbero mai permesso al SIIL di attaccare il consolato degli Stati Uniti è irrilevante, se si vuole apparire avversari del SIIL. I turchi hanno istituito la sceneggiata degli ostaggi, quando il SIIL attaccò il consolato turco a Mosul. Tutti i diplomatici rientrarono segretamente in Turchia a godersi il sole. Ma gli Stati Uniti sono davvero contrari al SIIL? Il governo degli Stati Uniti non disse nulla del SIIL in Siria, delle persecuzioni di cristiani, sciiti e tribù nell’est. C’è qualcosa che manca? No. Vedete, il piano è continuare la guerra contro la Siria, ma dall’Iraq. E’ la porta sul retro di cui abbiamo appena accennato all’inizio dell’articolo. Ora tutto dovrebbe cominciare ad avere un senso.
Poiché la situazione si evolve, si guardino con attenzione i racconti dei media occidentali. Vedrete che:
1. I peshmergha curdi non affrontano il SIIL
2. L’esercito iracheno addestrato dagli statunitensi non l’affronta proprio
3. L’ascesa delle milizie sciite radicali segna il destino della democrazia in Iraq
4. L’avanzata dello sciismo radicale è giocato dal clero dell’Iran

Bandar è stato davvero licenziato? Ha avuto un crollo? Perché ritorna?
Bandar bin Sultan non può essere licenziato. È il nipote del numero uno, re Abdullah, ed è anche l’unico che conosce le losche trame di Terrorama. Dopo tutto, ne è il principale architetto dal 2002 almeno. È anche il peggiore persianofobo dell’Arabia Saudita per motivi che devono avere a che fare con la sua gelosia per l’intelletto persiano. Quando fu sollevato dal suo incarico di capo dell’Intelligence Generale dello Stato saudita (l’ossimoro più palese del mondo), scomparve negli Stati Uniti e poi riapparve in Marocco, riposatosi presso Marrakesh. Robert Ford, prima delle sue dimissioni, castigò i buffoni del NACOSROF d’Istanbul, quando parlavano di Bandar e della necessità di una maggiore bottino, dicendogli che Bandar non era più in circolazione e che avrebbero dovuto riunirsi per affrontare le sfide essendo un irrilevante gruppo di inutili criminali parassiti, esiliati, malcontenti e ratti d’albergo. Tutti pensavano che fosse finita per Bandar. Nel 2013 il SIIL ampliò le operazioni dall’Iraq, dov’era noto come SII, e in Siria dove si rinominò SIIL. Ciò andò bene ai sauditi fin quando il SIIL iniziò a massacrare i loro preferiti, e di Erdoghan, del Jabhat al-Nusra. I sauditi guardarono con orrore, e così pure Erdoghan, mentre il SIIL cominciò a fare il lavoro dell’esercito siriano eliminando i cattivi. Anche alcuni ingenui siriani pensavano che il Dr. Assad avesse inventato il SIIL, perché era così zelante nel perseguire tutti quei “patrioti” finanziati dai sauditi e supportati dai turchi. Il Dr. Assad deve aver riso crassamente alle continue  celebrazioni del SIIL che tormentava e decapitava il gruppo Nusra, mentre risuonavano le litanie di Ayman al-Zawayhiri che richiamava alla tolleranza, all’unità e all’arbitrato della Shariah. La risata si deve essere sentita per tutta Damasco. La gerarchia saudita non può capire o controllare la nuova anarchia scatenata dal loro nababbo del nichilismo. Bandar è l’unico asino di un Paese in cui regnano gli asini a poter comunicare con l’illustre nuovo califfo Ibrahim Abu Baqr al-Baghdadi e controllarne le azioni, perché Bandar è legato alla CIA. Purtroppo, i sauditi hanno frainteso tutta la situazione. Non è Bandar che ha inventato il SIIL, ma gli Stati Uniti con l’aiuto sionista e turco. I sauditi sono fuori dal giro, e nemmeno lo sanno.

10541043Il Candidato Manciuriano di Samarra
Assomiglia a Laurence Harvey, ma almeno ha un accento iracheno, a differenza di Harvey, emigrato lituano dalla forte cadenza londinese del West Country che giocava a fare l’americano. Il vero nome di Laurence Harvey era Larushka Misha Skikne. Il supposto vero nome di Abu Baqr al-Baghdadi è Ibrahim bin Awad bin Ibrahim bin Ali bin Muhammad al-Badri al-Samiraiy. Data l’opportunità di oziare sotto la custodia della CIA, e quindi di essere discretamente trasferito nella Palestina occupata presso il comando del Mossad che, sotto la supervisione di agenti della CIA, effettuava certi test su di lui, è diventato l’incubo sunnita/sciita: il sunnita che lavora per il Mossad contro gli sciiti per il bene dell’entità sionista. Ma ciò che non si sa è che gli Stati Uniti non hanno mai dato questa scimmia al Mossad. Semplicemente l’hanno trasferito a un Paese amico per raddrizzargli la mente. Tutti i lettori sono invitati a prendere atto delle recenti dichiarazioni di al-Baghdadi sul conflitto palestinese/sionista. Non ha mai criticato il sionismo e non invoca la guerra contro di esso. Non supporta i palestinesi.
Gli Stati Uniti negano di aver avuto al-Baghdadi per 4 anni. Invece, la storia è che fu “arrestato” da febbraio a dicembre 2004. Gli investigatori hanno scoperto che fu in custodia per 4 anni (2005-2009) a Camp Bucca nel sud dell’Iraq. Ma, non ve n’è alcuna traccia presso il Pentagono. Invece, il Pentagono affermò nel dicembre 2004 che non era una minaccia per gli Stati Uniti. Domanda: dov’era nel 2005-2009? Nessuno lo sa. Non in Afghanistan, come alcuni hanno suggerito, perché non se ne parla da nessuna parte, mentre la sua presunta anima gemella ideologica, Abu Musab al-Zarqawi, viene citata frequentemente nei messaggi su internet di salafiti e taqfiri. Nessuno ha mai  spiegato perché sia semplicemente scomparso. Come gli 11 anni della vita di Cristo che non possiamo spiegare. I servizi segreti militari siriani hanno una versione diversa dei fatti: al-Baghdadi fu arrestato nel febbraio 2004 per attività ritenute sospette dalle autorità militari statunitensi. Quando fu testato dagli psichiatri della CIA per le sue “credenze islamiste radicali” nell’ambito di uno studio sul tema, un medico scoprì che al-Baghdadi aveva certi tratti che ne facevano un candidato ideale per la “manipolazione mentale”. Fu estremamente facile ipnotizzarlo, per esempio, e tendeva a legare con qualsiasi persona che gli mostrasse rispetto. Ha dimostrato di avere un forte interesse su ciò che i cristiani pensano dell’Islam. Inoltre non ha mostrato alcuna avversione per gli ebrei. Al-Baghdadi fu rilasciato dalla CIA nel dicembre del 2004, e fu detto che sarebbe stato trasferito negli Stati Uniti per ulteriori indagini. Fu drogato e portato a Tel Aviv, dove si trovò in un ospedale gestito da statunitensi o personale anglofono. Fu sottoposto a 3 anni di massiccio indottrinamento e, si segnala, ad operazioni sub-craniche ignote all’autore. Quando fu rilasciato nel 2009, fu in Iraq e Turchia con la missione di creare un’organizzazione parallela ad al-Qaida per creare la situazione attuale per reinsediare gli USA e i loro alleati in Iraq. L’azione s’è concretizzata quando gli USA uccisero il suo superiore, Abu Umar al-Baghdadi il 18 aprile 2010, in modo che al-Baghdadi salisse nella leadership. Da allora, indossando un orologio Rolex datogli da uno specialista di psy-ops sionista, iniziò la creazione del nuovo movimento il cui scopo è abbattere il governo sciita filo-iraniano e stabilire un cuscinetto tra Iran e Siria. Il piano di ripiego minimo era controllare vaste aree del territorio iracheno per consentire l’impiego dei missili antiaerei per impedire agli aerei iraniani di rifornire la Siria. Il piano non ha funzionato.
All’inizio al-Baghdadi fece quello che doveva fare; collaborò con Bandar e Robert Ford nella creazione della grande organizzazione di al-Qaida in Siria chiamata Jabhat al-Nusra. Si dice che Ford abbia scelto tale nome perché l’intendeva solo come “supporto” al nascente movimento terrorista siriano, che semplicemente non aveva i mezzi o i numeri per sconfiggere l’esercito siriano. Ma poi si scatenò. Anche se indottrinato da CIA e Mossad a limitare l’influenza di al-Qaida, prese una posizione molto più ostile rompendo con Ayman al-Zawaahiri e al-Nusra (che ha creato) e iniziò a sterminarne i membri in tutta la Siria. Perciò alcuni siriani credono che lavori per Dr. Assad, compiendo una svolta di 180 gradi. Può darsi che gli Stati Uniti abbiano ottenuto ciò che volevano in Iraq. Se gli statunitensi possono architettare la caduta di al-Maliqi e sostituirlo con un leader più malleabile, il piano sarebbe uccidere al-Baghdadi per dimostrare che non è mai stato l’uomo degli USA e liberarsi di un agente canaglia la cui programmazione s’è deteriorata. Non è mai stata l’intenzione degli Stati Uniti creare un nuovo califfo… O si?

1229911Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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