La disinformazione di CIA-Soros contro la Russia

Sibel Edmonds BFP 18 ottobre 2013

Ilham e Hejdar Galiev

Ilham e Hejdar Aliev

Il 15 ottobre 2013, Democracy Now! dedicò un’ora del programma intitolato Another U.S. Whistleblower Behind Bars? Investor Jailed After Exposing Corrupt Azerbaijani Oil Deal, che presentava il caso del miliardario statunitense Rick Bourke, che avrebbe denunciato una frode internazionale per controllare le ricchezze petrolifere dell’Azerbaigian. Dal maggio 2013 Rick Bourke è in una prigione federale per aver violato il Foreign Corrupt Practices Act per presunta conoscenza di casi di corruzione avvenuti nel 1998. Gli altri autori della frode in Azerbaijan sono l’ex-capo del gruppo democratico al Senato George Mitchell e istituzioni come Columbia University e AIG. Tuttavia finora nessuno è andato in carcere tranne Bourke. Il caso, come narrato da Democracy Now e pochi altri media negli Stati Uniti, sembra un romanzo di spionaggio e cospirazione di John LeCarré trasformato in un thriller di Hollywood: “Il coinvolgimento di ex-alti funzionari statunitensi e inglesi di CIA e MI6 nel processo Bourke. Politici di alto profilo come il senatore George Mitchell e di infami mega-società come AIG. Testimoni chiave al processo avrebbero indicato agenti dell’intelligence che lavorvaano per il governo degli Stati Uniti. L’aspra competizione tra USA e Russia sugli idrocarburi dell’Azerbaigian; la battaglia per petrolio e gasdotto. Individui loschi come Viktor Kozeny, noto come il Pirata di Praga e che vive alle Bahamas, e un cittadino statunitense di nome Tom Farrell, che vive a San Pietroburgo, in Russia, dove gestisce un bar e si comporta come un agente doppio”. Posso andare avanti, facendo la lista delle caratteristiche del caso da romanzo spionistico che coinvolge numerosi personaggi e colpi di scena, ma che alla fine lascia il lettore confuso non capendo il senso di ciò che è successo veramente. E non lo farò. Se siete uno di quei lettori confusi non siate duri con voi stessi, la storia è fatta per confondere e non ha alcun senso. Non solo, se avete tempo e voglia (spero) leggete la trascrizione del caso, così come presentato da Democracy Now, e per un paio di volte. Assicuratevi di evidenziare i punti sottolineati più volte nella trasmissione. Vi prego di controllare i protagonisti, tra cui gli ospiti e i padroni di casa. Una volta fatto, confrontateli con le mie note. Siete pronti?

Il mio collegamento in Azerbaigian e il mio status segreto privilegiato
In primo luogo, vorrei iniziare spiegando perché trovo questo caso e la sua presentazione di enorme importanza e degno di nota. Chi di voi conosce il mio caso sa del mio lavoro e del mio famigerato status segreto privilegiato nell’FBI, partecipando a operazioni e dossier su Turchia, Azerbaigian e diverse altre nazioni dell’Asia centrale e del Caucaso, tra il 1996 e il 2001. Ero l’unica linguista dell’FBI qualificata a tradurre documenti (audio e scritto) in lingue turcofone. Tali operazioni e dossier particolari furono il motivo principale di ordini contradditori, classificazioni retroattive e ricorso al segreto di Stato nel mio caso. Quindi, sono una delle poche persone intimamente consapevoli ed informate su ciò che accadeva in Azerbaigian dal 1996 al 2001. So per certo che gli operatori erano dietro le quinte, non solo degli Stati Uniti ma anche di Turchia e Azerbaijan, soggetti a tangenti, corruzione, sabotaggio, ricatti e molto altro ancora. Attraverso le comunità diplomatiche azera e turca, l’FBI aveva raccolto migliaia di pagine di trascrizioni e relazioni pertinenti a tali attività. Si può supporre che a causa delle fonti, i singoli operatori sarebbero stati solo turchi, azeri, ecc. Ma si sbaglierebbe. Permettetemi di darvi alcuni esempi: “la Camera di Commercio USA-Azerbaijan: in quegli anni l’organizzazione era diretta da operativi come Richard Perle, Dick Cheney, James Baker, Richard Armitage, Brent Scowcroft e l’ex presidente della Camera Robert Livingston. Si prega di verificare la leadership e gli agenti di tale istituzione qui. Una volta fatto, si prega di consultare le foto nei miei otto anni di status segreto privilegiato qui. L’American-Turkish Council (ATC): Anche in questo caso, si tratta di operatori della stessa cerchia: Brent Scowcroft, Richard Armitage, Douglas Feith, Richard Perle, Robert Livingston, Tom DeLay, Stephen Solarz, e altro ancora. Per saperne di più cliccate qui“. Sono per metà azera, da parte di mio padre. Ero l’unica linguista dell’FBI con le necessarie qualifiche linguistiche per rivedere questi dossier e aiutare gli agenti dell’FBI a riaprire alcune indagini chiuse dalla Casa Bianca tramite il dipartimento di Stato.

AzMapLa storia si dipana
In base a quello che so di prima mano sulle operazioni che si svolsero in Azerbaigian tra il 1996 e il 2001, e sulla base di numerosi documenti e rapporti ufficiali (comprese relazioni investigative delle autorità turche), e di decine di articoli pubblicati negli ultimi quindici anni, posso dire con certezza al cento per cento che le operazioni verso l’ex-presidente Heydar Aliyev e suo figlio Ilham Aliev, compresi tentato assassinio del 1995, aggancio del figlio nei Casino di proprietà turca in Azerbaigian, ricatti e corruzione, stupefacenti e riciclaggio di denaro, e molto altro ancora, furono tutti ideati ed eseguiti dalla CIA e dal dipartimento di Stato qui, negli Stati Uniti, tramite il loro rappresentante regionale, la Repubblica di Turchia. Ho intenzione di spiegarvi il punto e fornirvi i link a documenti e articoli solidi, ma in primo luogo, voglio esaminare la storia presentata da Democracy Now e dai suoi ospiti. Dobbiamo cominciare dalla grande enfasi nella storia, come farebbe ogni analista capace ed esperto nel trovare ad agganciare l’obiettivo. L’ho già fatto più volte attraverso i rapporti confusi e contorti mentre ricercavo i temi e le conclusioni ripresi dai presentatori e dai loro ospiti. Ecco cos’ho trovato dalla trascrizione delle loro parole:
Scott Armstrong: Costui, Hans Bodmer, il testimone chiave contro Bourke, fu anche il direttore operativo non solo di Kozeny, ma di una serie di truffatori internazionali, dell’oligarchia russa e di molti funzionari russi, criminale internazionale di primo ordine. E non si ha la possibilità di esaminare tali questioni se non si ha accesso alle informazioni che normalmente non sono diffuse dal governo o sono sigillate…
Scott Armstrong: Naturalmente, Bourke aveva idea che ciò in realtà andava ben oltre l’Azerbaigian, ben oltre la Repubblica Ceca, coinvolgendo oligarchi, banche, funzionari russi e la terza compagnia petrolifera russa, acquistata e venduta a profitto di Kozeny, nel frattempo…
Scott Armstrong: Un informatore si fa avanti. E’ molto produttivo, consente di avere il bandolo della matassa che cominciamo a dipanare, portando a una serie di operazioni internazionali dalla Cecoslovacchia all’Azerbaigian, al cuore della Russia, nella più grande delle istituzioni. E tutto viene insabbiato per mancanza di interesse del governo degli Stati Uniti, per motivi oscuri. E l’unica persona sacrificata a ciò è l’informatore…
Scott Armstrong: In tal modo, si sa molto di ciò che succede in Russia. Conosce la maggior parte dei ministri del governo russo, del governo Putin. Arriva a conoscere i grandi oligarchi di tale sistema, le persone che possiedono le maggiori compagnie petrolifere ed entità del mondo. Si viene a sapere delle banche russe e degli stranieri che le servono, e di altri funzionari stranieri danneggiati da questo processo. Ha tutte queste informazioni nel suo schedario più efficace. La memoria…
Juan Gonzalez: Michael Tigar, vorrei chiedervi, so che sarebbe fortemente limitato in ciò che può dire in proposito, ha la nostra comprensione, abbiamo parlato con funzionari dell’intelligence inglese che ben conoscono ciò, che l’altro testimone principale contro Bourke, Tom Farrell, fu effettivamente ripreso in un video segreto in Russia mentre cercava di reclutare un diplomatico inglese per l’intelligence russa, e che il diplomatico fu successivamente rimosso e che ciò rientrava nelle informazioni che Sir Richard Dearlove dell’MI6 era disposto a presentare in tribunale, ma che non gli è stato permesso perché avrebbe sollevato la questione: Perché il governo degli Stati Uniti usa contro Rick Bourke, una persona che reclutava spie per l’intelligence russa?…
Giusto. La storia e il modo in cui è stata presentata può essere estremamente confusa, vaga e contorta. Tuttavia, una cosa è stata fatta: accusare ripetutamente la Russia di corruzione e sabotaggio dell’intelligence nel caso. Basta prestare attenzione a come Armstrong ripete la frase oligarchia russa. Si prendano appunti su come le operazioni ufficiali tramite enti governativi e banche siano limitate alla Russia. È interessante notare che la realtà e i fatti accusano entità occidentali. Dal 1995, dall’attentato a Hejdar Aliev pianificato negli Stati Uniti e realizzato da Abdullah Catli, un paramilitare turco sul libro paga della CIA dal 1980, e i principali attori che in Azerbaigian puntano su petrolio e oleodotti. sono agenti degli USA e del loro esercito mercenario chiamato CIA. So che, per destino, gli statunitensi sanno pochissimo del contesto dell’Azerbaigian e altre simili regioni energetiche dell’ex-URSS. Piuttosto che entrare in dettagli complessi, presenterò alcuni fatti documentati relativi alle operazioni degli USA in Azerbaigian, tra cui assassini, corruzione, riciclaggio di denaro e altro. Nei primi due anni dall’elezione di Hejdar Aliev, nel 1993, gli Stati Uniti cercarono più volte, senza successo, di reclutarlo per i piansi sul gasdotto-stan. Vi ricordate il famigerato scandalo della BCCI? Bene, il colpevole principale nello scandalo, Roger Tamar, agente della CIA e degli interessi petroliferi degli Stati Uniti, fu coinvolto in uno di tali tentativi falliti degli Stati Uniti per trascinare l’Azerbaigian nella propria sfera d’influenza: “Nei primi anni ’90, dopo che l’Unione Sovietica allentò la presa sull’Asia centrale, Tamar ideò il gasdotto da 1800 chilometri Baku-Ceyhan (Baku-Tbilisi-Ceyhan), considerato come “uno dei più grandi progetti ingegneristici”, per inviare 1 milione di barili al giorno (160000 mc/g) di petrolio dal Mar Caspio al Mar Mediterraneo e quindi ai mercati mondiali. Tamraz ottenne il supporto per il gasdotto dal presidente turkmeno Nijazov, dal presidente dell’Azerbaigian Hejdar Aliev e dalla prima ministra Tansu Ciller e dalla Botas Company della Turchia. La società di Tamraz negoziò e firmò il primo accordo sul gasdotto con il governo della Turchia. Mettiamola così, le cose non si svolsero senza problemi con Hejdar Aliev, che era ancora leale alla Russia. Quando il business e la corruzione fallirono, gli Stati Uniti e il suo ascaro, la Turchia, passarono al piano B: assassinare Hejdar Aliev e piazzare un nuovo tizio più disponibile. Così ci fu il tentativo di assassinio nel 1995: “Il 13 marzo 1995 un’insurrezione armata volta a rovesciare Aliev fu inscenata dall’unità speciale delle Truppe degli interni (“OMON”) del colonnello Rovshan Javadov. Quattro giorni dopo, il 17 marzo 1995, unità delle forze armate azere circondarono i ribelli nella loro base e uccisero Javadov. Più tardi, il rapporto parlamentare turco del 1996 sullo scandalo Susurluk rivelò alcuni dettagli sul coinvolgimento del governo della prima ministra Tansu Ciller e dell’intelligence turca in tale tentato golpe….” Aggiungiamo qualche dettaglio sull’attentato turco. Il turco inviato in Azerbaigian per condurre l’operazione di assassinio era Abdullah Catli: “Catli fu visto in compagnia di Stefano Delle Chiaie, un neofascista italiano che lavorava per Gladio, dell’organizzazione paramilitare segreta della NATO Stay-behind, mentre “viaggiava in America Latina, e visitava Miami nel settembre 1982″. Poi andò in Francia, dove con l’alias Hasan Kurtoglu… fu condannato a sette anni di reclusione e nel 1988 fu estradato in Svizzera, dov’era ricercato per narcotraffico. Tuttavia, fuggì nel marzo 1990 con l’aiuto di complici misteriosi…” Subito dopo la misteriosa fuga, grazie a un elicottero della NATO, l’uomo sulla lista internazionale dei ricercati di Interpol e diverse polizie, in qualche modo e ancora una volta assai misteriosamente, finì in Inghilterra dove ebbe immediatamente il permesso di soggiorno e visse per un paio di anni. Poi, misteriosamente giunse negli Stati Uniti, e ancor più misteriosamente ebbe la residenza entro una settimana, stabilendosi a Chicago. Nel 1995, per l’operazione di assassinio di Aliev, lasciò Chicago per la Turchia, e dopo un soggiorno di due giorni in Turchia, entrò in Azerbaigian. Con i tentativi di reclutamento falliti e un tentato assassinio divenuto un fiasco che smascherava Gladio, gli Stati Uniti passarono al Piano C: il figlio di Aliev, Ilham Aliev, noto per le sue debolezze come gioco d’azzardo, alcol e prostitute di ogni età. Alla fine del 1995 i mafiosi turchi di Gladio aprirono dei casinò in Azerbaigian. È interessante notare che i proprietari turchi di tali casinò offrirono delle azioni al figlio di Aliev, Ilham. In meno di due anni, gli operativi USA-turchi avevano risucchiato Ilham Aliev: aveva 6 milioni di dollari in debito per gioco, oltre ad altro materiale (come delle scappatelle registrate). Nel 1998-1999 Aliev padre chiuse i casinò, anche se era già troppo tardi: padre e figlio erano stati agganciati e trascinati nel campo occidentale.
Permettetemi di delineare le connessioni tra Intelligence USA e proprietari di casinò della mafia turca in Azerbaigian. Quasi tutti i casinò in Azerbaigian erano di proprietà e gestiti da un famoso mafioso turco di nome Omer Lutfu Topal: “Topal era un affarista turco, profondamente coinvolto nello scandalo Susurluk. Ebbe condanne per traffico di droga, e fu soprannominato il “re dei casino” che furono la sua fortuna, che ammontava a circa 1 miliardo di dollari al momento del suo assassinio. Secondo i giornali belgi, fu arrestato il 20 giugno 1978 nella provincia di Anversa, in Belgio, mentre trasportava 6 chili di eroina. Un passaporto falso gli fu trovato a nome di Sadik Sami Onar, rilasciato dalla Polizia di Gaziantep. Inoltre, fu accusato di narcotraffico verso gli Stati Uniti dal Belgio. Fu imprigionato in Belgio dal 14 giugno 1978 al 23 luglio 1981. Poi fu estradato negli Stati Uniti, per una condanna per traffico di eroina. Fu processato a New York e condannato a cinque anni di carcere...” E’ certo che Topal fosse un membro attivo delle operazioni USA-NATO di Gladio, e il narcotraffico di eroina via Belgio (Ciao NATO!) negli Stati Uniti fu uno dei suoi incarichi ufficiali. In realtà, Topal non passò un giorno in carcere, nonostante le dichiarazioni del dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti. Quindi sì, questi sono gli agenti di Gladio-mafia che occuparono l’Azerbaigian alla fine del 1995. Nel 1997-1998, in Azerbaigian gli Aliev erano nel campo di CIA-NATO-USA, e nel 1997-1998 i russi erano stati espulsi: riciclaggio di denaro, laboratori di eroina e narcotraffico, ricatti, sabotaggio e corruzione sono roba nostra, degli Stati Uniti, sia direttamente o tramite ascari come la Turchia. Si prega di controllare tutti i casi documentati e i rapporti da me ospitati. Ora, torniamo alla sceneggiata narrata da Democracy Now! Vedete un solo riferimento a una di tali entità od operativi incaricati in Azerbaigian? No. Banche turche? Mafia turca? No. Casino turchi? No. Grande corruzione USA-occidentale? No. Le banche di Cipro dove paghiamo Aliev fuori dai confini del suo Paese (Sì, è lì che si corrompono molti di questi capi, nello Stato di Cipro del Nord. Volete dettagli? Rivedete da me tutti questi ordini classificati)? No. Ma cosa troviamo: Russia, mafia russa, funzionari del governo russo, intelligence russa, banche russe, oligarchi russo, ed anche Putin. Com’è interessante?

George Soros

George Soros

Il forte legame tra Armstrong, Tigar & Democracy Now!
Un altro compito d’obbligo per un’approfondita analisi dei piani, è identificare gli attori coinvolti nell’informazione, o in questo caso, nella disinformazione. Ho fatto esattamente questo, trovando un legame tra tutti i partecipanti a tale campagna di disinformazione su Democracy Now! Andiamo:

Scott Armstrong
Permettetemi di presentarvelo tramite la biografia presentata da Amy Goodman: “Scott Armstrong, un ex-giornalista del Washington Post, che ha seguito da vicino il caso. È fondatore ed ex-direttore esecutivo dell’Archivio della Sicurezza Nazionale ed ex-presidente del Government Accountability Project…” Non ho approfondito la sua posizione con uno dei media più malfamati del Paese. Devo? Non penso. Okay, passiamo agli Archivi sulla Sicurezza Nazionale fondati da Armstrong. Per anni e anni, l’attività di Armstrong (Sì, dicono senza scopo di lucro. Che altro!), fu uno dei maggiori destinatari dei finanziamenti di George Soros. Nel 2010, solo in un anno, ricevette 650mila dollari da Soros. Siete con me finora? Bene. Continuiamo: Armstrong fa anche parte del Government Accountability Project (GAP). Ed ecco che GAP è anche uno dei principali destinatari delle somme di Soros, ricevendo generosi finanziamenti da Soros per molti anni. Quello stesso anno il GAP ricevette 600mila dollari da George Soros. Ci sono molti altri legami diretti e intimi tra Armstrong e George Soros, ma passiamo agli altri attori della messinscena.

Amy Goodman

Amy Goodman

Democracy Now!
Veniamo al dunque, utilizzando ben documentate informazioni su Amy Goodman, Juan Gonzalez e radio Democracy Now: “Gravi questioni furono sollevate su come Democracy Now!, avviata da Radio Pacifica e sovvenzionata da Carnegie Corporation, Fondazione Ford, JM Kaplan Funds e altri, improvvisamente sia diventata indipendente e di proprietà di Amy Goodman, senza compensi per la Pacifica. Questo passaggio apparentemente includeva beni preziosi quali marchi, proprietà degli archivi, accesso alle stazioni affiliate e altro ancora. Con un contratto segreto, Amy Goodman inoltre ha ricevuto 1 milione di dollari all’anno per cinque anni dal 2002, secondo il tesoriere di Pacifica Jabari Zakiya, per continuare ciò che era il notiziario di punta del mattino di Pacifica. Ciò più che raddoppiava lo stipendio di Goodman, ufficialmente di 440mila dollari all’anno, di Pacifica Radio. Democracy Now! é finanziata indirettamente da George Soros, e direttamente da Fondazione Ford, Fondazione Glaser e Open Society Institute di Soros...” Tra l’altro, Amy Goodman ha questo in comune con tali persone: “Giornalisti di spicco come quella di ABC Christiane Amanpour e l’ex-direttore del Washington Post, e ora vicepresidente Len Downie, lavorano presso i consigli di enti finanziati da Soros. Ciò nonostante il codice etico delle società afferma: ‘che i giornalisti professionisti evitano i conflitti d’interesse, reali o presunti’...” Tutti sanno che Goodman e la sua Democracy Now! hanno ricevuto milioni di dollari direttamente da Gorge Soros. Naturalmente, non si sa quanto esattamente perché, Democracy Now non è mai disponibile a rispondere a questa domanda, quando posta: “Solo che quando l’ente finanziato da Soros è ascoltato “su oltre 900 stazioni, aprendo la strada alla grande collaborazione dei media comunitari degli Stati Uniti’, non posta i messaggi degli spettatori e le telefonate a ‘Democracy Now!’ non ricevono risposta….

Michael Tigar, con gli occhiali

Michael Tigar (con gli occhiali)

Michael Tigar
Tigar è introdotto da Goodman come celebre avvocato, professore di diritto e autore, in difesa di Rick Bourke. Si potrebbe pensare che come accademico e avvocato sia fuori dal campo di Soros, giusto? Beh, no! Il programma e il lavoro di Tigar sono finanziati, anche se parzialmente, da George Soros. L'”Institute for Policy Studies” finanziato da Soros concede appetitose somme all’avvocato di grido. Tigar è conosciuto, anche dai media mainstream, come uno degli avvocati più teatrali del Paese. Sulla base delle prestazioni e del fatto che è stato assunto da Bourke, direi che dovrebbe essere così! Ora so che c’è una cosa chiamata coincidenza. Conosco il concetto chiamato ‘legge delle coincidenze’, ma dai! Abbiamo quattro partecipanti a tale trasmissione ed ognuno di loro riceve da George Soros denaro e gli è strettamente legato. La chiamereste mera coincidenza? Se lo fate, allora considerate questo: Per anni e anni, George Soros ha finanziato direttamente l’opposizione in… avete indovinato, Azerbaigian! “I miliardi di George Soros compromettono la politica Estera degli Stati Uniti? George Soros è abbastanza ricco da avere una propria politica estera, ma è saggio fargliela avere? Soros ha uno strano modo di fare investimenti e regali, in particolare negli Stati ex-sovietici dell’Europa orientale e dell’Asia centrale, come se si trattasse di politica estera personale… Soros ha anche finanziato i partiti di opposizione in Azerbaigian, Bielorussia, Croazia, Georgia e Macedonia, aiutandoli ad avere potere o preminenza. Tutti questi Paesi una volta erano alleati dei russi. Naturalmente, Soros non lavora da solo… Soros lavora attivamente per sfruttare la sua influenza a sostegno di Samir Sharifov, forse promuovendo un’altra “rivoluzione delle rose”… Funzionari dell’Azerbaigian apertamente si chiedono se Soros sia un freelance o agisca con l’approvazione, tacita o meno, del dipartimento di Stato e della Casa Bianca, a sostegno di Sharifov in Azerbaigian. In realtà, se lo chiedono solo per buona educazione. Pensano di sapere la risposta e che Soros operi per conto di Obama… Se leggete la stampa russa su Soros, si potrebbe pensare che Glenn Beck sia un pallido moderato. Se leggete la stampa russa sulla visita del presidente dell’Azerbaigian Aliev a Soros, a New York, nel 2004…” Devo approfondire il ruolo di Soros e gli obiettivi e giochi sporchi in Azerbaigian e resto dell’Asia centrale e del Caucaso?
E i suoi investimenti nella regione, in particolare quelli direttamente legati dal gasdotto-stan della Azerbaigian? Chi sono i suoi soci? Vediamo se li riconoscete: “Secondo Clark, l’International Crisis Group di Soros vanta “luminari indipendenti” come gli ex-consiglieri per la sicurezza nazionale Zbigniew Brzezinki e Richard Allen, così come il generale Wesley Clark, comandante supremo della NATO in Europa. Il vicepresidente del gruppo è l’ex-deputato Stephen Solarz, una volta descritto come ‘il capo congressista della lobby israeliana a Capitol Hill’ e suo sottoscrittore, insieme a gente come Richard Perle e Paul Wolfowitz… Chi sono i partner commerciali di Soros al Carlyle Group, uno dei più grandi fondi di private equity al mondo, che trae la maggior parte dei profitti dai contratti per la difesa? Sono gli ex-segretario di Stato James Baker e l’ex-segretario alla Difesa Frank Carlucci di George Bush Sr, e “fino a poco prima, anche parenti di Usama bin Ladin”. Soros ha investito più di 100 milioni di dollari nel Carlyle, ci dice Clark”… Non è interessante come le figure più importanti coinvolte in corruzione, tangenti, sabotaggio, ricatti, e perfino assassini in Azerbaigian non siano menzionati, casualmente, da Goodman, González, Tigar, Armstrong o Bourke stesso?! Sì, dico, è molto interessante. Sapendo ciò, nel 1996-2001 gli operatori praticamente evitarono i soggetti non menzionati nella messinscena di Amy Goodman. E, infine, senza mettermi in mostra o oltre, mi considero, in una certa misura, esperta di informatori e denunce. Dopo 12 anni, sono l’unica ad informare sull’organizzazione che ha conosciuto centinaia di informatori del governo, soprattutto dell’intelligence e delle forze dell’ordine, oltre ad avere anni di ricerche e scritti su ciò… Beh, sono una sorta di un esperta, se si può dire. Con questo, lasciate che vi dica una cosa: questo truffatore milionario, Rick Bourke, è tutt’altro che un informatore. L’intera sceneggiata, con tutti i suoi partecipanti, fino agli operatori dei media tradizionali, dimostra che non è altro che una messinscena ai fini di certi oscuri obiettivi perseguiti dalla comunità d’intelligence, e naturalmente dagli affaristi.
Se si vuole veramente sapere cosa tratta questa storia si dovrà aspettare. Aspettatevi di sentire certe notizie sulle ultime tensioni tra Russia e Azerbaigian. O sull’estradizione di una certo agente o uomo d’affari russo richiesta dal governo degli Stati Uniti. O di vedere i prossimi attacchi degli Stati Uniti contro la Russia con l’intenzione di colpire infine anche Putin… Oppure… Intanto, consideratevi ampiamente afflitti dalle mega-operazioni di disinformazione della CIA tramite media spacciati come indipendenti e alternativi!

Wesley Clark

Wesley Clark

Sibel Edmonds è redattrice di Boiling Frogs Post e autrice di Classified Woman: The Sibel Edmonds Story. Nel 2006 vinse il PEN Newman’s Own First Amendment Award per il suo “impegno a preservare la libertà d’informazione negli Stati Uniti in periodo di crescente isolamento internazionale e segretezza governativa“. Edmonds ha un Master in Politiche Pubbliche e Commercio Internazionale presso la George Mason University, e una laurea in Giurisprudenza e Psicologia criminale presso la George Washington University.

Note
Gladio 1 (Intro)
Gladio 2
Gladio 3
Gladio 4
Gladio 5
Zawahiri in Azerbaijan

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La liberazione di Tiqrit, successo strategico dell’Iran

Alessandro Lattanzio, 4/4/2015

Qasim al-Araji (al centro), vicecomandnate dell'organizzazione Badr.

Qasim al-Araji (al centro), vicecomandante dell’organizzazione Badr.

Il 2 aprile 2015, le forze irachene liberavano Tiqrit, capitale della provincia di Salahudin, a 130 chilometri a nord di Baghdad, dall’occupazione dello Stato Islamico dell’Iraq e Levante (SIIL), che datava dal giugno 2014. “Le nostre forze di sicurezza hanno raggiunto il centro di Tiqrit e liberato i quartieri sud e ovest e avanzano controllando tutta la città“, dichiarava il premier iracheno Haydar al-Abadi. Haraqat Nujaba, gruppo sciita iracheno, liberava il quartiere Qasidiyah di Tiqrit. Il ministro della Difesa iracheno Qalid al-Ubaydi affermava “Abbiamo il piacere, con tutto il nostro orgoglio, di annunciare la buona notizia di una magnifica vittoria. Da qui arriveremo da voi, Anbar! Arriveremo da voi a Niniwa, e lo diciamo con piena risoluzione, fiducia e perseveranza”, riferendosi a due province occupare dal SIIL, al-Anbar ad ovest e Niniwa, la cui capitale è Mosul, a nord. “Le forze di sicurezza controllano il 95% della città, ma vi sono ancora sporadici combattimenti“, dichiarava un colonnello; “Ci sono ancora cecchini e molti edifici sono minati” dichiarava a sua volta Qarim al-Nuri dell’organizzazione Badr. Infatti 185 edifici e 900 ordigni esplosivi erano stati bonificati. Il ministro degli Interni Muhamad al-Ghaban riferiva della scoperta di fosse comuni con centinaia di vittime del SIIL. Nel giugno 2014, i taqfiriti attaccarono la vicina base di Speicher, uccidendo centinaia di persone.
CBbbRycUMAEcT8E L’operazione, che coinvolgeva 30000 militari e miliziani iracheni, era iniziata il 2 marzo attaccando da tre lati i 3000 taqfiristi che occupavano Tiqrit, mentre l’aviazione irachena bombardava le loro posizioni. Secondo The Military Times, la liberazione di Tiqrit era stata rallentata dagli 8000 dispositivi esplosivi improvvisati (IED) piazzati presso e nella città, “disseminando le strade principali di mine“. Il SIIL aveva contrastato l’offensiva anche con attentati suicidi. Uno degli attentatori suicidi, che si era fatto esplodere vicino Samara, era il cittadino statunitense Abu Dawud al-Amriqi. Il SIIL aveva anche diffuso diverse immagini che pretendevano che Tiqrit fosse ancora in sue mani, tentando di contrastare le dichiarazioni del governo iracheno, imitando l’operazione di disinformazione attuata dagli islamisti di Jabhat al-Nusra sulla presunta occupazione totale di Idlib, in Siria. Le forze irachene (4000 soldati della 5.ta Divisione dell’esercito iracheno e 25000 miliziani), guidate dal Colonnello Salah al-Ubaydi, comandante delle operazioni speciali del Centro operazioni di Salahudin, comprendevano le milizie sciite Qataib Hezbollah, Asayb al-Haq (Lega dei Giusti), Qataib Imam Ali, Qataib Hezbollah, Qataib Sayad al-Shuhada, Haraqat Nujaba, Saraya Qurasani e la Brigata del Giorno della Promessa di Muqtada al-Sadr; tutti gruppi di punta delle Forze Popolari Mobilitate (PMF) del fronte iracheno anti-SIIL. Nella liberazione di Tiqrit le PMF hanno svolto un ruolo fondamentale, coordinate dal Maggiore-Generale Qasim Sulaymani, comandante dell’unità per le operazioni di sicurezza e antiterrorismo al-Quds delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) dell’Iran. In effetti, l’operazione per la liberazione di Tiqrit è stata elaborata da Hadi al-Amari, a capo dell’organizzazione irachena Badr, oltre che da Qasim Sulaymani. Il Comitato di mobilitazione popolare è guidato da Muhamad Jamal Jafar, ex-comandante dell’organizzazione Badr, consulente di Qasim Sulaymani, comandante operativo della Qataib Imam e comandante della Qataib Hezbollah. Inoltre, la Qataib Sayad al-Shuhada è guidata da Mustafa al-Shaybani, che dal 2005 al 2011 aveva diretto in Iraq ciò che l’US Army chiamava Rete Shaybani; Qataib Imam Ali, guidata da Shabal al-Zaydi, ex-comandante del Jaysh al-Mahdi di Muqtada al-Sadr; Saraya Qurasani è guidata da Ali al-Yasiri ed era consigliata da Hamid Taqavi, ex-generale dell’IRGC ucciso da un cecchino islamista nel dicembre 2014. Ali al-Yasiri aveva detto che Taqavi “era un esperto in guerriglia” e che “la gente lo riteneva un mago“. Infine l’Haraqat Nujaba è guidato da Aqram Abas al-Qabi, comandante militare di Asayb al-Haq. Haraqat Nujaba fu creato nel 2013 per inviare i combattenti di Asayb al-Haq e Qataib Hezbollah in Siria, a sostenere il Baath.
Nell’ambito della Combined Joint Task Force – Operation Inherent Resolve (CJTF-OIR), il 25 marzo l’USAF effettuava 17 attacchi aerei, e il 27 marzo altri 3 attacchi, su Tiqrit. Il primo ministro iracheno Haydar al-Abadi aveva richiesto il supporto aereo degli USA, a fine marzo, per le operazioni su Tiqrit, ma il Pentagono impose la condizione che tali operazioni si svolgessero sotto il pieno controllo del governo iracheno. Il 26 marzo, il comandante del Comando Centrale, Generale Lloyd Austin, disse che le milizie sciite si erano ritirate, “Presupposto del supporto è che il governo iracheno sia a capo dell’operazione; dovevamo sapere esattamente chi ci fosse sul terreno. Le milizie sciite presenti si erano ritirate dalla zona“, e il 30 marzo il segretario alla Difesa degli USA Ashton Carter affermava “Credo che caratteristica fondamentale sia che l’operazione sia sotto il comando e controllo del governo iracheno, ciò è importante perché tutta la nostra strategia è volta a consentire che il governo multi-confessionale dell’Iraq sconfigga il SIIL in Iraq, e che lo sia definitivamente. Ciò è una delle cose che volevamo garantirci prima di condurre i raid aerei nella zona di Tiqrit. Abbiamo capito che le forze che si trovano intorno a Tiqrit sono di diversi tipi, ma coloro che sosteniamo sono al comando del governo iracheno“. Il governo degli Stati Uniti nel 2009 designò Qataib Hezbollah organizzazione terroristica che minacciava la stabilità in Iraq. Nel 2011, l’ambasciatore degli USA in Iraq James Jeffrey accusava le agenzie di sicurezza iraniane di rifornire di armi i gruppi sciiti iracheni. Gli ufficiali statunitensi quindi erano riluttanti a sostenere l’operazione delle milizie filo-iraniane, dato che consiglieri militari iraniani avevano fornito un sostegno significativo all’offensiva avviata il 2 marzo, addestrando le milizie irachene anti-SIIL che hanno avuto un ruolo di primo piano sul campo di battaglia, rappresentando almeno i due terzi della forza combattente irachena a Tiqrit. Il portavoce del Pentagono, colonnello Steve Warren, dichiarava però che “Diverse migliaia di soldati delle forze di sicurezza regolari e delle ruppe delle Forze popolari mobilitate iracheni hanno ripreso l’offensiva su Tiqrit… Si tratta soprattutto di unità delle milizie sciite che non avevamo interesse ad avere sul campo di battaglia, in primo luogo. Queste milizie sciite sono chiaramente collegate o spesso infiltrate dall’Iran, per cui la loro partenza dal campo di battaglia è stata ben accolta”, ma ribadiva che “Non tutte le milizie sciite sono sostenute dagli iraniani. Certamente il Comitato di mobilitazione popolare è finanziato dal governo iracheno, è rappresentato al Centro combinato delle operazioni congiunte, ed è riconosciuto dagli iracheni e dalla coalizione come elemento legittimo delle forze armate irachene. Non tutti, come Hezbollah, hanno stretti legami con l’Iran. Penso che dobbiamo essere assai sfumati nel modo di osservarli perché… sono venuti a difendere il loro Paese“. Infine, per il Generale Martin Dempsey, presidente del Joint Chiefs of Staff, il coinvolgimento dell’Iran era “una cosa positiva” se le milizie sciite collaboravano alla liberazione di Tiqrit. Dempsey stimava che le milizie costituissero oltre i due terzi della forza operativa irachena.

Qasim Sulaymani

Qasim Sulaymani

Il Maggiore-Generale Qasim Sulaymani aveva diretto il sostegno organizzativo iraniano delle forze irachene, frustrando i tentativi statunitensi di dominare totalmente l’Iraq. “Che piaccia a lui (Sulaymani) o meno, agli americani o meno, agli iracheni o meno, Sulaymani è al centro della politica iraniana in Iraq“, affermava un alto funzionario iracheno, “La Forza al-Quds opera su tutti i piani: politici, militari, intelligence, economici, è la politica estera iraniana in Iraq“. Sulaymani, a marzo, avrebbe fermato i combattimenti tra le forze di sicurezza irachene e le milizie di Muqtada al-Sadr a Bassora e, il 28-29 marzo, al valico di frontiera Iran-Iraq di Mariwan avrebbe incontrato personalmente il presidente curdo dell’Iraq Jalal Talabani, che gli chiedeva aiuto. In Iraq, il principale alleato dell’Iran è l’Organizzazione Badr, l’ala paramilitare guidata da Hadi al-Amari del Consiglio Supremo islamico iracheno, primo partito sciita del Paese. Uno dei grandi successi di Sulaymani contro l’influenza degli Stati Uniti in Iraq si ebbe nell’aprile 2006, quando l’Iran profondamente preoccupato per lo stallo sulla scelta del nuovo primo ministro iracheno, durato un anno, riuscì a trovare un compromesso su Nuri al-Maliqi del partito Dawa. I funzionari degli Stati Uniti “ne furono sconvolti, ma ciò risolse il problema, al momento”, dice il vicepresidente iracheno Adil Abdul Mahdi, “Credo che fossero contenti da una parte, ma dispiaciuti dall’altra. Lieti che ci fosse una soluzione allo stallo che avevamo in quel momento, ma naturalmente penso, dispiaciuti perché (Sulaymani) si trovava nella Green Zone“. Gli Stati Uniti tentarono inutilmente di paralizzare le operazioni di Sulaymani in Iraq, ma come afferma Amar al-Haqim, figlio del leader del Consiglio Supremo islamico dell’Iraq, “Quest’uomo è come tutti gli altri uomini, può avere notevole intelligenza, può avere i suoi lati positivi e negativi. Ma non è logico esagerarli al punto di tracciare un quadro surreale. Tutti apprezziamo nei film americani l”eroe’ in grado di fare l’impossibile, dove chiunque muore tranne lui, ma non appena finisce il film torniamo alla realtà, dove solo Dio è onnipotente“. Comunque, l’Iran avrebbe fornito alle milizie sciite irachene fucili anti-materiale da 12,7mm AM.50, lanciagranate Nasir da 40mm, jeep Safir dotate di lanciarazzi multipli da 107mm, cannoni senza rinculo, lanciarazzi da 122mm HM-20 e forse carri armati T-72S dotati di corazza reattiva (ERA) Kontakt-1. Il T-72S è la versione da esportazione modernizzata del carro armato russo T-72. Nel 1991-1993 l’Iran ebbe la licenza di produzione per 1000 T-72S, mentre un centinaio di tali carri armati fu venduto a Tehran nel 1993. I T-72S operativi a Tiqrit erano impiegati dall’esercito iracheno, specificamente dalla 5.ta Divisione controllata da ufficiali aderenti dell’organizzazione Badr. Il Qataib Hezbollah infatti impiega un carro armato M1 Abrams.
4518c3b2406c6f81f31043cb9d02dc66Ai primi di marzo 2015, a Ryadh in Arabia Saudita, il principe Saud al-Faysal, ministro degli esteri saudita, diceva a John Kerry, segretario di Stato degli USA, che “Tiqrit è un ottimo esempio di ciò di cui siamo preoccupati. L’Iran si prende tutto il Paese“, facendo eco alle preoccupazioni israeliane sulla politica mediorientale degli USA e sulla resistenza dell’alleanza dell’Iran formata con Siria baathista, Hezbollah in Libano, Iraq e Ansarullah nello Yemen. “Vediamo l’Iran coinvolto in Siria, Libano, Yemen, Iraq e Dio sa dove ancora“, aveva continuato al-Faysal, “Tutto questo deve finire, se l’Iran vuole essere parte della soluzione della regione e non del problema“, esortando gli Stati Uniti ad inviare truppe contro il SIIL, “Il regno sottolinea la necessità di fornire i mezzi militari necessari per affrontare questa sfida sul campo“. Ma Kerry, insistendo che l’accordo nucleare va distinto dalla questione dell”espansione’ iraniana nella regione, rispose “Anche se c’impegniamo in queste discussioni con l’Iran sul suo programma, non perderemo l’attenzione sulle azioni destabilizzanti dell’Iran in Siria, Libano, Iraq e penisola arabica, Yemen in particolare“.

Qalid al-Ubayd

Qalid al-Ubayd

Riferimenti:
CNS
Derechos
LWJ
LWJ
McClatchy
McClatchy
Moon of Alabama
National Post
PressTV
PressTV
RBTH
Reuters
Reseau International
Spioenkop
Spioenkop
Stripes

Per quanto tempo l’US Navy può sopravvivere in una guerra?

L’US Navy è una forza enorme, ma in gran parte basata sui gruppi portaerei che le armi moderne potrebbero aver reso obsolete
Marc Hopf Russia Insider 1 aprile 2015IRGC-torpedo-hits-replica-US-warshipGli USA si vedono come i sovrani degli oceani del mondo. Dopo tutto il Paese, che spende 10 volte per le proprie forze militari dei prossimi nove Paesi, ha la Marina più grande, e avendo dalla guerra del Vietnam affrontato solo avversari militarmente inferiori, è estremamente sicuro di poter sconfiggere tutto e tutti. Non sorprende che alcuni giovani statunitensi indossino t-shirt con la scritta: “United States Navy: il mare è nostro“. Forse dobbiamo affrontare tali orgoglio e arroganza con una certa comprensione, data la superiorità numerica dell’US Navy. In totale, essa ha10 gruppi di portaerei operativi (e 2 in riserva) mentre la Russia e la Cina ne hanno solo uno ciascuno. Le portaerei sono il grande orgoglio della Marina degli Stati Uniti e sono perfette anche per sottolineare visivamente la pretesa di sovranità sui mari. Sono quindi ben volute dai presidenti degli Stati Uniti, come nei discorsi alla gente per dire che tale nazione unica, ancora una volta, ottiene una vittoria eroica. Un momento emozionante (almeno per gli statunitensi), fu quando George W. Bush atterrò con un jet da combattimento sull’USS Abraham Lincoln (non da pilota) e poi, con le parole “missione compiuta” e “lavoro ben fatto”, proclamò al popolo la fine della guerra in Iraq. Come sappiamo, la distruzione dell’Iraq fu effettuata dagli statunitensi con l’operazione chiamata Iraqi Freedom. Possiamo ancora chiederci cosa avesse a che fare con la libertà, ma è un’altra storia. Oltre all’idoneità ai discorsi impressionanti, le portaerei hanno anche, ovviamente, uno scopo militare. Possono essere considerate dei piccoli aeroporti galleggianti, inviando fino a 100 aerei da combattimento sul teatro operativo. Dato che sono equipaggiate con i migliori armamenti, radar e sistemi di difesa, finora non hanno subito quasi alcuna minaccia, tanto più che in passato l’US Navy le parcheggiava preferibilmente al largo delle coste di Stati desertici indifesi. Ma quale sarebbe la potenza dell’US Navy davanti a una pari? Il titolo dell’articolo implica già la risposta: non così buona, e potrebbe essere che i patriottici fan dell’US Navy nascondino subito le magliette nell’armadio. Già negli anni ’70, l’ammiraglio Rickover, “padre della marina militare nucleare“, dovette rispondere alla domanda del Senato degli Stati Uniti: “Quanto tempo le nostre portaerei sopravviverebbero in una battaglia contro la Marina russa“, la sua risposta disilluse: “Due o tre giorni prima di affondare, forse una settimana se rimangono in porto“. La ragione della durata notevolmente ridotta delle portaerei nella battaglia contro i russi, è la mortale minaccia subacquea: i sottomarini moderni, specialmente quelli russi, sono così potenti e difficili da individuare che possano affondare grandi navi e portaerei in un batter d’occhio. La debolezza della Marina degli Stati Uniti, quindi, è la vulnerabilità quando affronta un nemico che, utilizzando il linguaggio degli statunitensi, domina i mari da sotto la superficie. Naturalmente gli analisti militari statunitensi sono consapevoli di tale debolezza, quindi ci si chiede perché l’US Navy aderisca ancora alla dottrina “più grande è meglio” e continua a contare su una flotta di portaerei e grandi navi da guerra. Il colonnello Douglas McGregor, veterano e autore di quattro libri con dottorato di ricerca e analista militare, risponde: “Strategicamente, non ha senso, ma la costruzione di grandi navi, ovviamente, crea molti di posti di lavoro“.
a_zinchuk_su-24_1600Così la minaccia di sottomarini, siluri e missili antinave russi è ben nota dagli statunitensi, un fatto che il libro di Roger Thompson, Lessons Not Learned: The US Navy Status Quo Culture, lo sottolinea. Un breve estratto: “Come Howard Bloom e Dianne Stella Petryk-Bloom avvertirono nel 2003, russi e cinesi hanno il mortale missile SS-N-22 Sunburn a disposizione. Questo massiccio missile a lungo raggio, dotato di testate nucleari o convenzionali, è estremamente difficile da rilevare e distruggere. Secondo il Jane’s Information Group, può distruggere qualsiasi portaerei degli Stati Uniti. Più precisamente, Timperlake (laureato all’Accademia Navale) e Triplett hanno avvertito che il missile Sunburn è progettato per una cosa: distruggere portaerei e incrociatori classe Aegis. Il missile SS-N-22 sfiora la superficie dell’acqua a due volte e mezzo la velocità del suono, fino a poco prima dell’impatto, quando s’impenna e si dirige sul ponte del bersaglio. La testata nucleare da duecento kilotoni è venti volte più potente delle bombe atomiche sganciate su Hiroshima. L’US Navy non ha alcuna difesa contro questo sistema missilistico. Come l’ex-ammiraglio Eric McVadon dice: “Basta per affondare la 7.ma Flotta degli USA (Pacifico) per due volte”“. Inoltre, correlato al concetto della quasi inevitabile debolezza delle grandi navi da guerra, vi è un altro motivo della vulnerabilità della Marina e delle forze armate degli Stati Uniti in generale: arroganza e sottovalutazione connessa degli avversari. Chiunque sottovaluta il nemico diventa imprudente ed ha pessime carte in caso di attacco a sorpresa. Ciò accadde nel 2000, quando la portaerei USS Kitty Hawk fu sorpresa dai russi. Ecco alcuni stralci dell’articolo di Jon Dougherty, “Russian Navy takes Flyover by Surprise” (World Net Daily): “Un paio di aerei da guerra russi sorvolarono almeno tre volte una portaerei degli Stati Uniti di stanza nel Mar del Giappone, ad ottobre, costituendo una gravissima minaccia, tanto che il Pentagono ammise che potevano facilmente distruggere la nave se avessero avuto intenzioni ostili, dice lo Stato Maggiore della Marina. Secondo le notizie, un Su-24 Fencer dell’aeronautica russa, accompagnato da un Su-27 Flanker, sorvolò incontrastato l’USS Kitty Hawk, il 9 ottobre, mentre si riforniva. Caccia e aereo da ricognizione russi fecero un secondo tentativo di avvicinamento alla portaerei il 9 novembre, una replica, secondo il Pentagono e i testimoni a bordo della nave, erano preparati. Ma fu l’incidente di ottobre ad allarmare. Il portavoce del Pentagono Kenneth Bacon disse in conferenza stampa del 30 novembre, che i caccia russi furono rilevati sul radar con largo anticipo, prima dei loro passaggi ad alta velocità. Ufficiali a bordo della nave, che parlarono dell’incidente, concordavano. Tuttavia, quando il centro informazioni operativo della portaerei avvertì il comandante della nave, capitano. Allen G. Myers, che gli aerei russi si avvicinavano, nessuno dei caccia della portaerei decollò. La nave trasporta 85 aerei, secondo i dati della Marina, ed ha un equipaggio di oltre 5500 membri. Testimoni dissero che Myers ordinò immediatamente il decollo dei caccia in allarme, ma la squadriglia della nave era allo status “Alert-30″, con tempo minimo di decollo di 30 minuti, essendo i piloti “nella stanza operativa” e non ai comandi pronti al decollo. Bacon disse solo che ci “può essere stato un leggero ritardo” nel far decollare gli intercettori, spiegando che, poiché la Kitty Hawk si stava rifornendo, non navigava abbastanza velocemente da far decollare i suoi velivoli. Un ufficiale della nave disse, “40 minuti dopo che il CO (comandante) diede l’allarme”, gli aerei russi “fecero un passaggio a 500 nodi, a 200 metri sopra il torrione” della portaerei. Prima che la Kitty Hawk potesse far partire un solo aereo, i caccia russi effettuarono altri due passaggi. Peggio, secondo testimoni, il primo aereo a decollare fu un EA-6B Prowler, aereo utilizzato per disturbi elettronici di radar e difese aeree del nemico, non un caccia in grado d’intercettare aerei militari. L’EA-6B “affrontò il Flanker proprio sopra la nave” disse un testimone”. Il Flanker incombeva… e urlarono aiuto quando finalmente un F/A-18 Hornet dello squadrone gemello decollò e l’intercettò. Ma era troppo tardi”. Il personale osservò che “l’intero equipaggio guardava in su mentre i russi si facevano beffe del nostro scadente tentativo d’intercettarli”. L’amministrazione Clinton minimizzò l’incidente… La BBC, tuttavia, disse che era evidente dalle foto scattate dagli aviogetti russi che ci fosse “panico a bordo”, quando gli aerei li sorvolarono”.
I nostri lettori statunitensi ora forse sosterranno che questo episodio umiliante accadde 15 anni fa e una cosa del genere non è più possibile oggi. Ma la maggior parte dei lettori di Russia Insider ricorda gli eventi dell’aprile 2014, quando il cacciatorpediniere ultramoderno USS Donald Cook fu paralizzato da un Su-24. Per quei lettori che purtroppo persero la storia, eccola: All’inizio di aprile dello scorso anno gli statunitensi inviarono l’USS Donald Cook nel Mar Nero, con il permesso della Turchia, per protestare contro l’annessione russa della Crimea e per dimostrare la loro forza militare. Il cacciatorpediniere era equipaggiato con il più avanzato sistema di combattimento AEGIS, un sistema d’arma navale per rilevare, seguire e distruggere obiettivi multipli contemporaneamente. Inoltre, l’USS Donald Cook è dotato di quattro grandi radar la cui potenza è paragonabile a quella di diverse stazioni. Per la difesa, trasporta più di 50 missili antiaerei di vario tipo. Secondo la “Convenzione di Montreux”, le navi da guerra che appartengono a Stati esterni al Mar Nero sono autorizzate a rimanervi per non più di 21 giorni. Gli statunitensi, naturalmente, ignorarono la regola e la Russia rispose inviando il Su-24 disarmato, ma equipaggiato con l’ultimo dispositivo da guerra elettronica chiamato Khibinij. Quando il Su-24 si avvicinò al cacciatorpediniere, tutti i sistemi radar, di controllo ed informazioni dell’USS Donald Cook furono improvvisamente paralizzati dal Khibinij. In altre parole, il sistema AEGIS, apparentemente superiore, fu spento come quando si spegne il televisore con il telecomando. Successivamente, il Sukhoj simulò 12 attacchi missilistici a bassa quota sul praticamente cieco e sordo USS Donald Cook, e possiamo immaginare che i due piloti del Su-24 si siano molto divertiti. Purtroppo, in quel momento non c’erano né John McCain né il comandante della NATO Phillip Breedlove a bordo della nave, avrebbero certamente avuto alcune solide impressioni da questa dimostrazione. Dopo l’incidente, l’USS Donald Cook si diresse immediatamente a tutta velocità verso un porto romeno, dove 27 membri dell’equipaggio, scioccati, chiesero la licenza dal servizio. La storia dimostra che gli statunitensi ancora sopravvalutano le loro forze armate e non si rendono conto (o non vogliono ammettere) che la tecnologia militare della Russia è in molti campi superiore, con un vantaggio che non può essere compensato subito. Quindi, finché un singolo aereo russo potrà spegnere tutti gli ultimi sistemi d’allarme e controllo del tiro di una nave da guerra statunitense, semplicemente premendo un tasto, la risposta alla domanda “Quanto l’US Navy può sopravvivere?“, oggi è la stessa dei vecchi tempi della Guerra Fredda.27ZZPTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il test del laser USA che distrusse Germanwings, getta nel buio l’Olanda

What Does it Mean, 29 marzo 2015Minuteman III launches from VandenbergUn nuovo rapporto del Ministero della Difesa (MoD) circolante al Cremlino, oggi, sostiene che dopo il fallito test del 24 marzo dell’US Air Force con il suo High Energy Liquid Laser Area Defense System (HELLADS) nel tentativo di abbattere una finta testata nucleare della Federazione russa, portando all’abbattimento del Volo 9525 della Germanwings, uccidendone i 150 passeggeri, un altro è stato ripetuto il 27 marzo, questa volta causando il catastrofico black-out nell’Olanda del Nord, compresa Amsterdam. Secondo il rapporto, il nuovo test di HELLADS, che ha oscurato l’Olanda del Nord, è stato il terzo effettuato dalla NATO in 24 mesi, gli altri due ebbero per conseguenza (1) il quasi incidente del Volo LH1172 della Lufthansa sulla Francia, nel maggio 2013, e (2) la distruzione del Volo 9525 della Germanwings, il 24 marzo, ancora sulla Francia. Nel maggio 2013, poco prima dell’incidente del Volo LH1172 della Lufthansa, continua il rapporto, il test di HELLADS dalla NATO, in vista del lancio di un ICBM dalla Vandenberg Air Force Base in California il 22 maggio 2013, sarebbe stato secondo il Ministero della Difesa la causa di un quasi incidente, quando un aereo perse improvvisamente quota. Come nel caso, il rapporto afferma, del lancio dell’ICBM del 23 marzo per il successivo test di HELLADS che distrusse il Volo 9525 della Germanwings, il lancio dell’ICBM del 27 marzo fu seguito dalla paralisi dell’Olanda settentrionale. Proprio come fu condotto il test ICBM-HELLADS, il rapporto spiega, un ICBM LGM-30G-Minuteman III è stato lanciato ad un’altitudine di 1120 km e a una velocità di Mach 24, per poi lanciare un Advanced Maneuverable Reentry Vehicle (AMaRV) su un’orbita polare prima di precipitare nell’Oceano Pacifico. L’AMaRV, che simula le testate nucleari multiple, affermano gli esperti del MoD nel rapporto, viene poi preso di mira dal laser ad alta energia di HELLADS nel tentativo di distruggerlo durante il rientro verso l’obiettivo. “Causa del fallimento” di HELLADS, tuttavia secondo il rapporto, è l’utilizzo come piattaforma del bombardiere B-1, usato in tutti i test precedenti che hanno portato a questi ultimi, e di cui é noto per i continui fallimenti.030424-F-ZZ001-274Il motivo per cui la NATO ha condotto il test di HELLADS il 27 marzo, appena 3 giorni dopo aver abbattuto il Volo 9525 della Germanwings, secondo il rapporto, era rispondere al riuscito test di lancio di un missile balistico RS-26 Rubezh della Federazione russa. Il motivo per cui agli occidentali non viene detta la verità su HELLADS della NATO quale causa dell’abbattimento del Volo 9525 della Germanwings, di cui l’agenzia d’intelligence (SVR) aveva già riferito in dettaglio la massiccia operazione di copertura attuata dalle agenzie d’intelligence occidentali, accusando il co-pilota dell’aereo quale responsabile del disastro. Tuttavia, il rapporto del MoD sottolinea, l’audio recuperato dal Volo 9525 della Germanwings dimostra chiaramente il contrario di ciò che la propaganda occidentale ha indicato parlando di “urla dei passeggeri” sentite all’inizio per poi zittirsi e seguiti da “scricchiolio metallico”, allarme della cabina di pilotaggio ed indecifrabili chiacchiere via radio prima del silenzio… tutte indicazioni, notano gli esperti del rapporto, che l’aereo aveva subito un guasto catastrofico uccidendo passeggeri ed equipaggio con l’esplosione in volo dell’aereo di linea… come i rottami sparsi dimostrano. Come è stato dimostrato in altri disastri simili al Volo 9525 della Germanwings, emerge dalla relazione, non vi è alcun rischio che i governi occidentali raccontino alla loro gente la verità su ciò che è successo, come dimostra il continuo insabbiamento sul velivolo delle Malaysia Airlines abbattuto da un caccia ucraino l’anno scorso… e come il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov avvertiva nuovamente il 19 marzo, quando i media occidentali hanno ignorato le informazioni ufficialmente documentate di testimoni oculari, già avute da media e inquirenti russi, compresa l’indicazione della presenza di un jet militare ucraino nelle vicinanze del volo condannato, e ancora oggi la CIA continua a rifiutarsi di rilasciare i dati che lo dimostrano.LAWS

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Obama infuriato per l’incidente della Germanwings, si rifiuta d’incontrare i capi della NATO

What Does it Mean 27 marzo 20151020001056Un nuovo rapporto pubblicato dall’Intelligence Service russo (SVR) oggi afferma che il presidente Barack Obama s’era così infuriato per l’abbattimento sulla Francia meridionale, durante le “manovre” della NATO, del Volo 9525 Germanwings, uccidendone i 150 passeggeri a bordo, che si era scandalosamente rifiutato d’incontrare il comandante in capo dell’alleanza occidentale, il segretario generale Jens Stoltenberg, nonostante le ripetute richieste in tal senso. L’incidente nelle manovre NATO del Volo 9525 della Germanwings, che il Ministero della Difesa (MoD) aveva precedentemente riferito esser causato da un fallito test dell’US Air Force del suo High Energy Liquid Laser Area Defense System (HELLADS), nel tentativo di abbattere un veicolo di rientro simulante l’attacco nucleare con ICBM della Federazione russa sulla base aerea di Aviano in Italia. L’SVR nel suo rapporto osserva che il presidente Obama aveva saputo dei pericoli del test laser per i voli civili durante le manovre all’inizio del mese, dopo che un test simile aveva quasi causato la distruzione del Volo LH1172 della Lufthansa sulla Francia solo due settimane fa, e che esattamente come il Volo 9525 della Germanwings era disceso rapidamente prima che i piloti e i controllori del volo potessero riprenderne il controllo. Più interessante notare, nel rapporto del SVR, tuttavia, sono le contraddizioni tecniche di ciò che definisce “massiccia operazione di copertura” delle agenzie d’intelligence occidentali volta a mantenere i cittadini all’oscuro della verità di ciò che è accaduto al Volo 9525 Germanwings, incolpando di tutto il co-pilota Andreas Lubitz. L’operazione d’insabbiamento del disastro del Volo 9525 della Germanwings, secondo questa relazione del SVR, è condotta da un’unità specializzata del Federal Bureau of Investigation (FBI) degli Stati Uniti, su richiesta dell’Unione europea che, come in tutti gli incidenti precedenti di questo tipo e senza conoscere tutti i fatti, con forza afferma che l’incidente non è dovuto al terrorismo. Al contrario, però, gli esperti del SVR nel rapporto, mentre da un lato attestano la certezza che l’aereo non è stato abbattuto per terrorismo, le agenzie d’intelligence occidentali, guidate dall’FBI, ora inondano i loro media nazionali con rapporti secondo cui il co-pilota Lubitz, in effetti, era un terrorista… che aveva bloccato il pilota fuori dall’abitacolo per poi deliberatamente mettersi in rotta di collisione con le montagne francesi.8d759a7f7bDalle immagini del sito dello schianto del Volo 9525 della Germanwings, che mostrano migliaia di frammenti sparsi su un’area enorme di centinaia di ettari, con le numerose insenature della montagna e senza un punto d’impatto singolo identificabile, si può solo giungere alla conclusione logica che sia esploso in aria, secondo questo rapporto, ed obiettivo principale dell’operazione di copertura delle agenzie d’intelligence occidentali è distrarre il pubblico da ciò che vede, costringendolo invece a concentrarsi sul terrorista “capro espiatorio”. Tale assai nota tattica dell’insabbiamento, spiega la relazione, fu forse utilizzata con massimo successo nel 2001, per l’attacco dell’11 settembre al Pentagono, quando il popolo statunitense fu “convinto” che un aereo dirottato l’aveva colpito, nonostante i primi rapporti della CNN affermassero che ciò non era successo, e le foto del buco nell’edificio dimostrassero le dimensioni di un missile cruise, e non di un aereo di linea. Ancora più preoccupante in tale operazione d’insabbiamento, dicono nel rapporto gli esperti del SVR, è che anche se il co-pilota Lubitz avesse avviato il Controlled Flight Into Terrain (CFIT) del Volo 9525 della Germanwings, il Lufthansa Aviation Center (LAC) presso l’aeroporto di Francoforte, l’avrebbe rilevato immediatamente tramite l’Aircraft Communications Addressing and Reporting System (ACARS) e così corretto la rotta da remoto. Dell’elevata competenza tecnica della Lufthansa nel controllo del loro aereo, afferma il rapporto, si può leggere dal relativo sito su come il suo Aviation Center operi: “Il monitoraggio costante di tutti gli aeromobili presso il Maintenance Control Center del Maintenance Control Center Lufthansa Technik, segue lo stato tecnico dei velivoli in tutto il mondo, sia a terra che in volo, e controlla le necessarie procedure. La situazione strutturale dei velivoli, come le dovute scadenze e modifiche previste e richieste, sono costantemente monitorate e controllate. Tutto ciò che rientra nella gestione della flotta è controllata qui tutti i giorni e in tutto il mondo. Al Traffic Control Center della Lufthansa di Francoforte, il personale compila tutti i dati richiesti dalla flotta Lufthansa operante in tutto il mondo, utilizzando ciò che è noto come sistema ACARS, una rete dati e analisi che utilizza radio HF e satelliti. I potenziali guasti vengono immediatamente rilevati”. Con il Lufthansa Aviation Center, quindi, in grado di “rilevare immediatamente” e “controllare le procedure necessarie“, anche dei voli in corso, come il Volo 9525 della Germanwings, nota la presente relazione, è inconcepibile che non avessero notato che uno dei loro aerei di linea stava precipitando nel sud della Francia e che non ne assumessero il controllo da remoto prima che si schiantasse. In realtà, quindi la fondamentale importanza per la Lufthansa di poter controllare i propri aerei a distanza in caso di crisi/emergenza, secondo il rapporto, fu il fattore decisivo che l’indusse ad acquisire, per i propri aerei di linea Airbus i più sofisticati sistemi fly-by-wire (FBW) del mondo, sostituendo i convenzionali comandi manuali degli aeromobili con un’interfaccia elettronico. Con il sistema fly-by-wire, il rapporto spiega, i movimenti dei comandi di volo sono convertiti in segnali elettronici trasmessi via cavo (da qui il termine fly-by-wire) e i computer di controllo del volo decidono come spostare gli attuatori di ogni superficie di controllo per avere la risposta ordinata. Il sistema fly-by-wire permette anche che segnali automatici siano inviati dal computer del velivolo eseguendo funzioni senza l’intervento del pilota, come nei sistemi che stabilizzano automaticamente l’aeromobile o impediscono azioni nocive per l’inviluppo in volo dell’aeromobile.

Andreas Lubitz

Andreas Lubitz

Con il Volo 9525 Germanwings, chiaramente agendo in modo non sicuro “al di fuori del suo inviluppo in volo“, e con il monitoraggio del Lufthansa Aviation Center in tempo reale e in grado di controllare l’aereo senza l’input dei piloti attraverso il sistema FBW, secondo il rapporto del SVR, si dimostra chiaramente che l’aereo esplose in aria e che non poteva essere controllato a distanza… come le prove sul luogo dell’incidente rivelano. Purtroppo, però, il rapporto conclude, gli occidentali non sapranno mai la verità di ciò che è accaduto al Volo 9525 della Germanwings, dato che i loro bellicosi governi sanno delle conseguenze che potrebbero aspettarsi se la verità fosse conosciuta. Purtroppo tale massiccia propaganda per insabbiare la distruzione del Volo 9525 della Germanwings, non toccherà il giornalista iraniano Hussein Javadi, che prese l’ultima fotografia inquietante dell’aereo condannato, all’inizio del suo ultimo viaggio. Tutti gli altri, ovviamente, dovrebbero prepararsi al prossimo sensazionalismo, pronto a sostenere l’insabbiamento… dopo tutto questi mostri hanno dimostrato e provato che funziona e che la gente ne accetta le bugie.

26F1EE1300000578-3009151-image-a-2_1427232186663Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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