Il Triangolo d’Oro tra Albania e Kosovo

Dean Henderson, Left Hook, 12/01/2014

Secondo il Wall Street Journal, gli investigatori sui diritti umani in Europa indagano sui membri dell’Esercito di liberazione del Kosovo, sostenuto da Stati Uniti e NATO, per aver ucciso prigionieri di guerra serbi nei centri di detenzione segreti in Albania per venderne gli organi. L’accusa emerse in un libro del 2008 scritto dall’ex-procuratrice Carla Del Ponte. In un’indagine seguita dal Consiglio d’Europa, il procuratore svizzero Dick Marty sostiene che il primo ministro del Kosovo Hashim Thaci abbia collegamenti con la criminalità organizzata.
(Tratto dal capitolo 15: Big Oil e i suoi banchieri)President Slobodan Milosevictalking to reporters at the Sava centre, Belgrade, Dec 1993Il Kosovo fu separato dall’ex-Jugoslavia alla fine degli anni ’90. La Jugoslavia, come l’Iraq, aveva a lungo sfidato i bankster Illuminati. La sua economia, come quella dell’Iraq, tendeva al socialismo da quando il Maresciallo Tito sconfisse gli ustascia nella seconda guerra mondiale. La Jugoslavia successe all’India alla presidenza del Movimento dei Paesi Non Allineati (NAM), un grande gruppo di nazioni tradizionalmente guidate dall’India che scelsero di non allinearsi con Stati Uniti o Unione Sovietica durante la guerra fredda. La Jugoslavia fu l’unica nazione europea orientale che non fu mai nel Patto di Varsavia. Divenne un leader rispettato del gruppo G-77, i Paesi in via di sviluppo che cercavano di deviare i proventi del petrolio dell’OPEC dal cartello dei banchieri internazionali dei Quattro Cavalieri allo sviluppo del Terzo Mondo. La Jugoslavia era un importante fornitore di macchine poco costose per le fabbriche e le aziende contadine del Terzo Mondo. Dove una volta questi Paesi erano costretti ad acquistare costose attrezzature dall’occidente, utilizzando valuta forte e affondando nel debito, ora si rivolgevano alla Jugoslavia, dalla recente industrializzazione, spesso disposta a scambiare macchine con materie prime.
I bankster internazionali disprezzavano il NAM perché i suoi membri sono nazionalisti di sinistra che proteggono le risorse da Big Oil e gli altri tentacoli del Potere Monetario. Il NAM fu una spina nel fianco della banda CFR/Bilderberg, che interpretava le lotte rivoluzionarie nel Terzo Mondo contro la sua egemonia finanziaria come una minaccia comunista filosovietica, giocando la carta “del pericolo rosso” per giustificare sanguinarie guerre di sterminio. Altri Paesi del Terzo Mondo presero atto dall’esempio della Jugoslava, nonostante la propaganda degli Illuminati secondo cui “il socialismo è morto”. Come il Presidente jugoslavo Slobodan Milosevic, demonizzato presso la folla globalizzazione, osservò, “...l’ultimo governo socialista che minaccia il dominio capitalistico dell’Europa è la prova vivente che la storia non è finita, che più di un sistema economico è possibile“. Le risorse naturali della Jugoslavia erano vaste. I Quattro Cavalieri scoprirono enormi giacimenti di petrolio nell’Adriatico. Gli addetti dell’industria petrolifera ritengono che possano competere con quelli dell’Arabia Saudita. La Jugoslavia ha diciassette miliardi di tonnellate di carbone e ampie risorse in minerali, come l’enorme miniera di Stari Trg, la prima struttura che il Reich nazista di Hitler sequestrò quando invase la Jugoslavia nel 1941. Hitler estrasse il piombo a Stari Trg per le batterie dei suoi U-Boot. Ma Stari Trg contiene anche oro, argento, cadmio, zinco e platino per almeno 5 miliardi di dollari. Il territorio jugoslavo appare nella rotta dell’oleodotto che collega i campi petroliferi dei Quattro Cavalieri dal Mar Caspio all’Europa continentale, ed è a cavallo di una grande autostrada che collega l’Europa all’Asia centrale e del fiume strategico Danubio, che attraversa la nazione. Agli occhi dell’oligarchia internazionale, la Jugoslavia era matura per il raccolto.
bnd Le agenzie d’intelligence occidentali, con i combattenti fondamentalisti islamici, prima divisero Bosnia e Croazia. Ma la Jugoslavia ancora controllava Stari Trg, i giacimenti di carbone e gli ambiti giacimenti dell’Adriatico. Per arraffarli era necessario spezzare ancor più il territorio dell’indisciplinato governo centrale di Belgrado. Nel 1996 il servizio informazioni tedesco (BND) iniziò ad addestrare l’esercito di liberazione del Kosovo (UCK). Il Bundesnachrichtendienst fu creato nel 1956 per sostituire l’organizzazione del nazista Gehlen. L’idea di una Grande Albania fu opera dei nazisti che durante la seconda guerra mondiale occupavano la Jugoslavia. Tale idea venne condivisa dalla NATO. Il BND era guidato da Hans Jorg Geiger, che creò un’enorme stazione regionale del BND a Tirana, in Albania, nel 1995. La CIA avviò una grande operazione a Tirana l’anno prima. Il presidente Sali Berisha guidava l’Albania dai primi anni ’90. Cocco del Fondo monetario internazionale, aprì l’economia dell’Albania a multinazionali e banche occidentali e fu ricompensato con un enorme prestito dal FMI. Nel 1994, lo stesso anno in cui la CIA giunse a Tirana, la banca a schema piramidale presieduta da Berisha, ultimo barboncino del FMI, crollò improvvisamente cancellando i risparmi di una vita di migliaia di albanesi. Lo schema rientrava nel modello coordinato da FMI/BCCI per spezzare i Paesi debitori del Terzo Mondo. Berisha venne estromesso da Tirana, e fuggì nel nord dell’Albania dove prese il controllo di una regione sempre più senza legge, divenuta importante via del narcotraffico e del contrabbando di armi della Mezzaluna d’Oro. Con l’aiuto della polizia segreta albanese (SHIK), CIA e BND reclutarono i combattenti dell’UCK tra questi contrabbandieri, a molti dei quali la CIA concesse di trafficare a Peshawar, in Pakistan, un decennio prima. I Kommandos Spezialkräfte (KSK) tedeschi, indossando uniformi nere, addestrarono l’UCK dotandolo di armi tedesco-orientali. Nel vicino Kosovo vi furono molti casi di uomini con uniformi nere che terrorizzavano i contadini kosovari. Mentre gli Stati Uniti affermavano che si trattava delle forze speciali jugoslave, erano probabilmente membri delle KSK tedesche che guidavano i raid dell’UCK in Kosovo. L’UCK indossava divise della Bundeshehr con insegne tedesche. La Germania fu il primo Paese a riconoscere la Croazia nel 1990, prima ancora che i separatisti croati iniziassero la rivolta contro Belgrado. I tedeschi guidarono la campagna che incoraggiò la Croazia a secedere dalla Jugoslavia. Quando il nuovo governo fu creato a Zagabria, adottò bandiera e inno nazionale dei fantocci di Hitler, gli ustascia. Nel 1998 l’UCK era una piccola cellula terroristica di solo 300 membri. Dopo un anno di invii di armi e addestramento ad opera di Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania, l’UCK divenne un esercito di 30000 guerriglieri. Il luogotenente di Usama bin Ladin, Ayman al-Zawahiri, fu un comandante dell’UCK.
Le provocazioni dell’UCK furono il pretesto per l’aggressione della NATO alla Jugoslavia, per spartirsi le ricchezze minerarie e petrolifere del Kosovo. Le forze di sicurezza jugoslave combatterono il terrorismo dell’UCK, ma repressero anche episodi di eccessiva ritorsione serba, arrestando più di 500 serbi per crimini contro civili albanesi. Il Presidente Milosevic aveva sempre sostenuto l’uguaglianza etnica e l’armonia. La sua delegazione ai colloqui di pace di Rambouillet, in Francia, era costituita da persone di ogni gruppo etnica, tra cui albanesi. I serbi erano in realtà una minoranza nella delegazione. Un discorso del 1992 è tipico del pensiero di Milosevic sulle tensioni etniche in Kosovo, che le agenzie d’intelligence occidentali sfruttavano. Dichiarò: “Sappiamo che molti albanesi del Kosovo non approvano la politica separatista dei loro capi nazionalisti. Sono sotto pressione, intimiditi e ricattati. Ma non risponderemo allo stesso modo. Dobbiamo rispondere porgendo la nostra mano, convivere in uguaglianza e non permettere che un solo bambino albanese, donna o uomo sia discriminato in Kosovo in alcun modo. Dobbiamo… insistere su una politica di fratellanza, unità e uguaglianza etnica in Kosovo. Persisteremo su questa politica“. Quando Milosevic, abile avvocato, iniziò a vincere nel processo per crimini di guerra a L’Aia, la copertura mediatica cessò e subito dopo morì. I suoi sostenitori dicono che fu avvelenato.
uck02 Alla fine dei bombardamenti contro la Jugoslavia, la NATO inviò in Kosovo una forza d’occupazione nell’ambito della KFOR. La NATO continuò ad ignorare e negare che bande dell’UCK attaccassero i civili serbi sotto la supervisione della KFOR, favorendo l’UCK che tentava di strappare un pezzo di Macedonia a favore della causa dei banchieri internazionali. Gli Stati Uniti costruirono in Kosovo la più grande base militare dai tempi del Vietnam. Nel frattempo l’Albania divenne un campo di addestramento della CIA per terroristi, centro di produzione dell’eroina e supermercato delle armi. Un articolo del 6 marzo 1995 dell’Athens News Agency citava il ministro dell’Ordine Pubblico greco Sifis Valyrakis dire che credeva che il governo albanese fosse coinvolto nella produzione e nel traffico di stupefacenti a Skopje, in Macedonia, dove truppe USA e NATO si ammassarono durante la guerra in Kosovo. Valyrakis disse che l’oppio veniva coltivato nella Chimarra, nel sud dell’Albania, dove laboratori di eroina erano sorti nel triangolo delle città di Gevgeli, Prilep e Pristina, in Albania, Macedonia e Kosovo secessionista. Citò il coinvolgimento nel narcotraffico delle forze armate macedoni, alleate degli Stati Uniti, e della mafia dei lupi grigi turchi, vecchi alleati della CIA. Osservò che un fiorente commercio di armi si sviluppava in Macedonia e Kosovo e disse che i separatisti albanesi in Jugoslavia erano al centro del traffico di eroina ed armi, di stanza a Pristina, dove è ospitata la forza per il “mantenimento della pace” in Kosovo della NATO, KFOR. Secondo lo storico Alfred McCoy, “esuli albanesi usarono i profitti della droga per spedire armi svizzere e ceche in Kosovo, per i separatisti dell’UCK. Nel 1997-1998, questi sindacati della droga kosovari armarono l’UCK per la rivolta contro l’esercito di Belgrado… Anche dopo l’accordo di Kumanovo nel 1999, per concludere il conflitto in Kosovo, l’amministrazione delle Nazioni Unite della provincia… permise il fiorente traffico di eroina… e i capi dell’UCK… continuarono a dominare il traffico dai Balcani“. Un rapporto per la Reuters del 16 giugno 1995 di Benet Koleka, da Tirana, accusava il governo albanese di aver segretamente inviato tonnellate di armi in Ruanda, prima che il genocidio esplodesse nel Paese dell’Africa centrale. Il maggiore quotidiano dell’Albania, Koha Jone, riferì che diversi aerei-cargo Antonov decollarono dalla base aerea di Gjadri, in Albania, carichi di armi e diretti in Ruanda. Amnesty International intervistò quattro piloti che sostennero di lavorare per una società inglese. Dissero che trasportavano le armi nella Repubblica democratica del Congo, scaricandone nell’aeroporto di Goma, vicino al confine ruandese. Dissero anche che portarono carichi di armi a Goma da Israele e che vi erano agenti del Mossad israeliano che lavoravano nella base aerea di Gjadri, supervisionando l’operazione albanese. Nello stesso anno un contractor della difesa degli Stati Uniti, noto come RONCO, era in Ruanda con il pretesto dello sminamento. RONCO invece importava materiale militare del Pentagono passandolo alle forze ruandesi poco prima che iniziasse il genocidio.
Il Washington Times riferì nel 1999 che “l’UCK, che l’amministrazione Clinton ha abbracciato e che alcuni membri del Congresso vogliono armare nell’ambito dei bombardamenti della NATO, è un’organizzazione terroristica che si finanzia con i proventi della vendita dell’eroina“. Nel 1999 una denuncia del Times di Londra rilevò che l’UCK era il principale spacciatore mondiale di eroina, ereditando tale posizione dagli ultimi surrogati della CIA, i mujahidin afgani. Europol raggiunse i governi di Svezia, Svizzera e Germania nelle indagini sui legami dell’UCK col traffico di eroina. Walter Kege, capo dell’unità antidroga dell’intelligence della polizia svedese dichiarò: “Abbiamo l’intelligence che ci porta a credere che ci sia una connessione tra narcodollari ed Esercito di liberazione del Kosovo“. Il Berliner Zeitung citò un rapporto dell’intelligence occidentale secondo cui 900 milioni di marchi tedeschi erano finiti in Kosovo da quando l’UCK aggredì il governo jugoslavo, nel 1997. La metà erano proventi della droga. La polizia tedesca osservò il parallelo tra ascesa dell’UCK e aumento del traffico di eroina tra l’etnia albanese in Germania, Svizzera e Scandinavia. La polizia ceca rintracciò un albanese fuggito da una prigione norvegese, dove scontava 12 anni per traffico di eroina. Nel suo appartamento trovarono documenti che lo collegavano a diversi acquisti di armi effettuati per conto dell’UCK. L’agenzia criminale federale della Germania concluse, “gli albanesi sono ora il gruppo più importante nella distribuzione dell’eroina nei Paesi consumatori occidentali“. Europol presentò una relazione dettagliata sul traffico di eroina albanese/UCK alla Corte Penale dell’Aia.
Molti combattenti dell’UCK erano stati addestrati negli stessi campi costruiti da Usama bin Ladin, nel Pakistan infestato dall’eroina da cui emersero i taliban. Nel 1997 i signori della guerra ceceni, addestrati in quegli stessi campi, cominciarono ad acquistare grandi immobili in Kosovo. Il capo dei ribelli ceceni, l’emiro saudita al-Qatab, creò campi in Cecenia per addestrare le truppe dell’UCK. I tentativi furono sempre finanziati da vendita di eroina, prostituzione, contrabbando di armi e contraffazione. Dopo che l’UCK tolse il Kosovo da ciò che rimaneva della Jugoslavia, la macchina propagandistica degli Illuminati ancora una volta aumentò la pressione e accusò la maggioranza serba di condurre un’altra “pulizia etnica”, questa volta contro la narcomafia albanese del Kosovo. Anche in questo caso i media ripresero a pappagallo la campagna della CIA per demonizzare i serbi. Hitler fece la stessa cosa quando invase la Jugoslavia, definendo i serbi untermenschen (subumani). Il 24 marzo 1999 gli statunitensi bombardarono Belgrado. Milosevic fu inseguito da killer armeni assunti dalla CIA. Scuole, fabbriche, ospedali, centrali elettriche, autobus, treni e carri di fieno carichi di civili furono bombardati. L’infrastruttura economica della Jugoslavia venne decimata. In un momento d’ironia storica, la NATO bombardò lo stessa ponte sul Danubio, a Novi Sad, dove migliaia di serbi morirono combattendo l’invasione nazista del 1941. I manifestanti a Belgrado chiamarono la NATO organizzazione terroristica nazista degli statunitensi. 2000 civili jugoslavi furono uccisi dai bombardamenti della NATO e 10000 feriti. Altre migliaia persero la casa, deliberatamente bombardate dalla NATO, nel tentativo di convincere il popolo jugoslavo a supplicare “zio Sam”. A Stari Trg il direttore Novak Bjelic, che lavorava per l’azienda statale jugoslava Trepca, disse, quando iniziarono i bombardamenti degli Stati Uniti, che “La guerra in Kosovo è solo questione di miniere, nient’altro. Inoltre, il Kosovo ha diciassette miliardi di tonnellate di riserve di carbone“.
bw_barettabzeichen_ksk Uno dei “massacri” più pubblicizzati e presunta opera dell’esercito jugoslavo contro gli albanesi del Kosovo, si verificò a Racak. Un gruppo chiamato osservatori internazionali del Kosovo guidò la propaganda. Il suo capo era William Walker, che aiutò Oliver North ad armare i contras. Mentre Walker vomitò la sua versione dei fatti su Racak a un ansioso media degli Stati Uniti, molti media europei, tra cui BBC, Die Welt, Radio France International e Le Figaro, misero in discussione la storia di Walker, che naturalmente accusava i serbi. Una troupe televisiva francese era Racak quando si verificò il presunto massacro, ed affermò che il “massacro” in realtà fu uno scontro a fuoco nell’imboscata dell’esercito jugoslavo all’UCK. Poi uomini in divisa nera giunsero sulla scena e travisarono i morti dell’UCK con abiti civili. Gli esperti forensi jugoslavi convennero che il massacro di Racak fosse una bufala. Aveva somiglianze notevoli con il massacro per il pane in Bosnia, dove si scoprì che i combattenti islamici commisero il massacro a beneficio dei media occidentali. L’incidente portò alle sanzioni delle Nazioni Unite contro la Jugoslavia. Il quotidiano Le Monde riferì da Pristina, il 21 gennaio 1999, che due giornalisti dell’AP smentirono il racconto di Walker sugli eventi a Racak, dicendo che c’erano alcune cartucce di fucile vuote sul sito e quasi alcuna traccia di sangue sui corpi. L’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa inviò una squadra di patologi finlandesi, su richiesta del governo jugoslavo, che invitò una seconda squadra dalla Bielorussia. Entrambe le squadre confermarono i sospetti jugoslavi che le vittime fossero state uccise a distanza, e poi ferite con tiri a corta distanza e di coltello, inflitte ai cadaveri. Inoltre scoprirono che i fori sui corpi non corrispondevano a quelli sugli abiti, indicando che i vestiti erano stati cambiati dagli uomini in uniforme nera, probabilmente delle forze speciali tedesche KSK che addestravano l’UCK. Nulla fu mai pubblicato dai media statunitensi. L’incidente fu una reminiscenza della manovra che Adolf Hitler attuò nel 1939 per giustificare l’invasione della Polonia. Hitler vestì i cadaveri di alcuni prigionieri con l’uniforme dell’esercito polacco e li lasciò vicino a una stazione radio di confine, che Hitler poi disse essere stata attaccata dall’esercito polacco. Entro una settimana 1,5 milioni di truppe naziste entrarono in Polonia.
La BBC News riferì nel dicembre 2004 che un oleodotto da 1,2 miliardi di dollari, a sud della massiccia base dell’US Army in Kosovo, fu approvato dai governi di Albania, Bulgaria e Macedonia. A quanto pare, turbato dalle raccapriccianti accuse di traffico di organi della mafia dell’UCK, creata dagli Illuminati, un diplomatico occidentale a Pristina disse al Wall Street Journal, “Ciò danneggerebbe l’immagine del Kosovo tra le parti internazionali interessate“.

Hans Jorg Geiger, il creatore dell'UCK

Hans Jorg Geiger, il creatore dell’UCK

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

10 febbraio, giorno del ricordo

La Serbia avverte gli albanesi che ritorna in Kosovo: gli intrighi di Obama contro la Russia

Ramazan Khalidov e Lee Jay Walker, MTT, 15 gennaio 2017tomislav-nikolic1Unione europea (UE) e NATO condividono un tema in Europa, tollerare la pulizia dei cristiani ortodossi da Cipro del Nord e dalla Gerusalemme serba del Kosovo, proprio come non fanno nulla per i cristiani assediati nel Medio Oriente, a parte peggiore la situazione alleandosi con i sunniti sauditi e turchi. Allo stesso modo, le stesse potenze di UE e NATO tollerano che i petrodollari dei sunniti islamisti del Golfo diffondano l’islamizzazione dell’Europa, mentre l’Arabia Saudita non tollera una sola chiesa cristiana. Quindi, per buona misura, sembra che la Serbia finalmente ritrovi la spina dorsale davanti l’intimidazione di massa dei cristiani ortodossi assediati nel Kosovo. In effetti, il doppio standard di UE e NATO tollera le truppe di occupazione della Turchia a Cipro del Nord, decennio dopo decennio, è lo stesso complice che ha illegalmente sancito lo smantellamento della Serbia consegnando il Kosovo agli albanesi musulmani. Non a caso, molti albanesi del Kosovo partecipano all’assassinio di siriani al fianco dei settari islamici sunniti utilizzando le ratlines della NATO e del Golfo in Turchia. Allo stesso modo, i petrodollari provenienti da diversi Paesi del Golfo, come Arabia Saudita e Qatar, diffondono l’islamizzazione sunnita in Kosovo e nei Balcani, mentre UE, ONU e NATO restano a guardare. Nei giorni scorsi, altre tensioni sono emerse in Kosovo per via degli albanesi a Pristina che cercavano d’intimidire e umiliare i serbi ortodossi assediati del Kosovo. Naturalmente, non è un caso che tutto ciò accada negli ultimi giorni della presidenza Obama. Ciò ha una ragione triplice, cercare d’intrappolare la Federazione russa per via dell’aperta russofobia di Obama, costringere il neopresidente Donald Trump a cedere sulla politica estera e mantenere il cuneo tra USA e Federazione russa tramite gli intrighi dell’amministrazione Obama. Dopo tutto, è chiaro che Trump vuole relazioni favorevoli con la Federazione Russa.
Il presidente della Serbia Tomislav Nikolic è deluso dai doppi standard dei soliti attori di Europa e USA. Nonostante ciò, la Serbia sa che la situazione è fragile ed evita di creare altri vuoti coi soliti attori. Tuttavia, la Serbia informa il mondo che non tollererà l’ennesimo provvedimento subdolo degli albanesi a Pristina che minaccia i serbi cristiani ortodossi nel Kosovo settentrionale. La Federazione Russa deve sostenere la Serbia e anche le altre nazioni amiche. Tuttavia, è essenziale che la Federazione Russa attenda che si svolga il passaggio del potere tra l’amministrazione Obama e l’amministrazione Trump. Una volta avvenuto, allora sarà necessaria freddezza perché certi attori cercano di mantenere le divisioni tra USA e Federazione Russa. In altre parole, Balcani, Medio Oriente e altre regioni, come l’Asia del Nord-Est, hanno bisogno di un nuovo approccio tra Washington e Mosca, per portare il mondo a una maggiore stabilità. Dopo tutto, il vecchio ordine, come NATO e mentalità da guerra fredda dell’amministrazione Obama, cerca le divisioni, il divide et impera, la destabilizzazione e altre negatività. Data questa realtà, sono necessari capi saggi nel governo della Federazione russa e nell’amministrazione Trump. Se questo accade, allora del buon senso, si spera, tornerà nelle zone destabilizzate ed anche nella casa comune europea che si estende sul continente, nonostante alcuni scontri storici non pienamente rammendati.
I serbi ortodossi del Kosovo sono stati uccisi per gli espianti dagli albanesi del Kosovo, molte chiese e monasteri ortodossi sono stati distrutti, subendo la pulizia religiosa ed etnica e costringendoli nei ghetti. Ultimamente, la stessa minaccia non accenna a diminuire nel nord del Kosovo, da qui l’avvertimento dalla Serbia. Nikolic ha fatto capire con forza che le Forze Armate della Serbia saranno schierate in Kosovo se i serbi continuano ad essere uccisi. Alla risposta se inviare l’esercito in Kosovo, Nikolic ha detto, “Se i serbi vengono uccisi, sì“. Nikolic ha inoltre dichiarato: “siamo sull’orlo di un conflitto che provocherebbe decine di morti, oggi… Dio lo sa… ieri diversi accordi firmati a Bruxelles sono stati calpestati, l’articolo 1 parla della libertà di movimento, e c’è anche l’articolo che dice che le unità speciali del ROSU non possono recarsi a nord dell’Ibar senza l’approvazione della NATO e della comunità locale. Perché ieri un treno infastidiva la cosiddetta comunità internazionale e Pristina? Forse perché aveva scritto su ‘Kosovo è Serbia’ e ridipinto con nostri affreschi… allora non si dovrebbe consentire a qualsiasi albanese con insegne e documenti del Kosovo di recarsi in Serbia“.
Intimidazioni e minacce provengono dagli albanesi musulmani in Kosovo e come al solito NATO e UE ignorano accordi e assicurazioni. Le potenze occidentali sanno bene che le unità ROSU nel Kosovo settentrionale diffonderanno paura tra i cristiani ortodossi serbi e metteranno in pericolo il fragile equilibrio a Kosovska Mitrovica e altre aree in cui i serbi ancora sopravvivono. Pertanto, è essenziale che Serbia e Federazione Russa attendano la nuova amministrazione Trump per lavorare diplomaticamente, se possibile. Questo è ciò che certi attori vogliono per legare Trump all’accesa isteria russofoba, sfruttando la collusione dei mass media.slicica-1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Europa si divide: Moldova e Bulgaria eleggono presidenti filo-russi

Sergej Gladysh, The Duran 13 novembre 201624965d80b3be19282343ffebe4911d84Mentre l’Europa affronta la peggiore crisi di identità e valori della storia, gli ex-Paesi del blocco sovietico si riallineano alla Russia.
Mentre l’Unione europea continua a discendere verso il disastro per via di notevoli problemi economici, crisi dei migranti, degrado culturale e assenza di un senso, Paesi come Moldavia e Bulgaria, una volta accecati dalle false promesse del sogno europeo, cominciano naturalmente a volgesi all’unica nazione europea che vive una notevole rinascita, la Russia. Nel secondo turno delle elezioni presidenziali, del 13 novembre, i candidati filo-russi Igor Dodon in Moldova e Rumen Radev in Bulgaria sono usciti vittoriosi sui rivali europeisti. Reuters riporta: “Il candidato filo-russo a Presidente della Moldova ha vinto, i risultati preliminari lo dimostrano, dopo la campagna in cui ha promesso di frenare dopo sette anni di stretta integrazione con l’Unione europea. Con il 98 per cento dei voti contati, i risultati on-line mostrano il candidato socialista Igor Dodon aver avuto il 54 per cento, e la sfidante filo-europea Maia Sandu meno del 45 per cento. La vittoria di Dodon è in parte il riflesso della sfiducia nei capi europeisti nello Stato ex-sovietico. Con un altro possibile colpo all’Unione europea, in Bulgaria, dove si svolgeva un altro voto presidenziale, veniva eletto il candidato filo-russo con un ampio margine, secondo gli exit poll”. Dall’adesione all’Unione europea nel 2007, la Bulgaria è stata travolta da corruzione, turbolenza politica ed economia stagnante da cui sperava di fuggire. Politici e cittadini bulgari vedevano una volta l’adesione all’Unione europea come la fine della lunga marcia verso la modernità. “Questo è il giorno della giustizia della Storia, perché i bulgari sono sempre stati europei per spirito e identità“, disse il presidente bulgaro alla folla riunitasi il giorno dell’adesione all’UE. Invece della prosperità, tuttavia, l’adesione all’Unione europea portò all’esodo costante dei giovani dalla Bulgaria. Molti per lavori dalla bassa retribuzione in altri Paesi. I bulgari con istruzione universitaria fuggivano verso le industrie avanzate di Paesi come Germania e Svezia. Le prospettive economiche dell’Unione europea in Bulgaria erano tristi, con l’emigrazione che comporta la riduzione del gettito fiscale.
In Moldova, l’accordo di associazione con l’UE firmato di nuovo nel 2014, ha fatto più danni che bene all’economia nazionale. Le merci da esportare moldave, come prodotti alimentari, tessuti e macchinari, non hanno avuto accesso sui mercati dell’UE. Nel frattempo, i prodotti europei invadevano il Paese, portando le imprese nazionali al fallimento. Dalla disintegrazione dell’Unione Sovietica nel 1991, agricoltura e industria della Moldavia sono in costante declino, costituendo solo il 37% del PIL nel 2015. In confronto, questa cifra era pari al 76% nel 1989. I Paesi dell’ex URSS, come Russia e Bielorussia, nell’Unione eurasiatica economica (UEE) formata nel 2015, sono ancora i partner principali dell’esportazione della Moldova, oggi. Gli esperti ritengono che forgiando legami più stretti con l’UEE e i cinque Stati aderenti, Russia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Armenia, Moldova e Bulgaria potrebbero avere un notevole impulso economico. Perché? Semplicemente perché queste nazioni condividono una comune architettura industriale (sovietica) che una volta formava un’unica filiera dalle norme e dai regolamenti uniformi. La ricostruzione di questa filiera con una visione moderna e un approccio innovativo, potrà aumentare in modo significativo produzione ed esportazione in ciascuno di questi Paesi, fornendo alle economie liquidità ed investimenti necessari per svilupparsi non solo internamente, ma anche per competere sui mercati internazionali.
In definitiva, Moldova e Bulgaria non hanno nulla da perdere separandosi dall’UE e provando qualcosa di diverso. Oggi la Bulgaria è il nono dei dieci Paesi più poveri d’Europa. La Moldova è il primo, seguito dalla vicina Ucraina.

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Le elezioni in Bulgaria e Moldavia favorevoli ai candidati filo-russi
Noriko Watanabe e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times

640_e966c1f75c85ed01ed4142545f962b4cLe elezioni presidenziali in Bulgaria e Moldavia sono testimoni di risultati favorevoli alla Federazione russa, perché i rispettivi candidati cercano migliori relazioni con Mosca. Naturalmente, gli elettori in Bulgaria e Moldavia hanno risposto ad eventi interni, in particolare la corruzione delle élite europeiste in Moldova fu un grosso problema. Pertanto, si spera che ponti siano costruiti dai vertici delle due nazioni con la Federazione Russa. Il Primo ministro della Bulgaria, Bojko Borisov, dichiarò che si dimetterà dopo che il candidato che ha sostenuto è stato sconfitto facilmente. Rumen Radev, il vincitore delle elezioni presidenziali in Bulgaria, è noto voler sviluppare forti legami con la Federazione Russa. Prima che il risultato venisse annunciato, Borisov disse: “Non parteciperemo in alcun modo al governo se oggi perdiamo“. Dopo aver appreso il risultato delle elezioni, Borisov dichiarava: “I risultati mostrano chiaramente che la coalizione di governo non ha più la maggioranza“.
Sulla Moldova, Deutsche Welle riporta: “Dopo una campagna piena di promesse per ripristinare i legami con la Russia, Igor Dodon ha comodamente ottenuto il 55,9 per cento dei voti nelle elezioni presidenziali in Moldova. La rivale Maia Sandu, ex-funzionaria della Banca Mondiale, che guidava un coalizione anticorruzione, nei sondaggi riceveva il 44 per cento“. Lo scandalo in Moldavia del governo europeista ha certamente avvantaggiato Dodon. Ciò riguarda il miliardo di dollari miracolosamente scomparso alcuni anni fa. Naturalmente, altri fattori, ad esempio la realtà geopolitica della Moldova e della Federazione russa, indicano che le élite pro-europeiste vengono allontanate dai timori di molti cittadini di questa nazione. Allo stesso modo, le questioni relative a clientelismo, povertà, carenza infrastrutturale ed altri fattori, hanno fatto sì che la maggioranza dei cittadini votasse per un nuovo approccio.
Dodon e Radev desiderano relazioni favorevoli con la Federazione Russa. Eppure, come sottolinea Radev, spera che la Bulgaria mantenga relazioni positive con tutti. In altre parole, di collaborare con la Federazione russa senza ostacoli nei legami con Unione Europea e NATO. I problemi per la Moldova sono più complessi per via della realtà geopolitica della nazione e della spinta di certi Paesi europei ad imporre un cuneo tra Federazione Russa e Moldavia. Nel complesso, i risultati appariranno positivi per la Federazione Russa.939b1a59-f14a-4581-b1c2-43153a34f776_cx0_cy7_cw0_w987_r1_s_r1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia e Grecia: una forte amicizia che né NATO né UE possono rovinare

Peter Korzun, Strategic Culture Foundation 05/11/2016

dt-common-streams-streamserver-clsCon le crescenti tensioni tra la Russia e l’occidente che fanno i titoli, Mosca e Atene continuano a sviluppare le relazioni bilaterali in tutti i campi. Il 1° novembre, il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov visitava il Paese amico, membro di NATO e UE, incontrando il Primo ministro Alexis Tsipras, il Presidente Prokopis Pavlopoulos e l’omologo greco Nikolaos Kotzias. Il 2016 è l’anno dello scambio culturale segnato da due date importanti: 185 anni dalla tragica scomparsa di Ioannis Kapodistrias, ministro degli Esteri greco nell’Impero russo e uno dei politici e diplomatici più illustri d’Europa, e i 1000 della presenza dei monaci russi nella penisola greca (nel santuario monastico autonomo ortodosso di Monte Athos). La visita rientrava nel programma speciale per sviluppare l’amicizia tra le due nazioni ortodosse, con circa 170 eventi su cultura, scienza, istruzione, turismo, sport, economia e commercio. Il 190° anniversario della battaglia navale di Navarino, dove la Flotta russa liberò la Grecia dall’impero ottomano, segnerà il prossimo anno. L’agenda include commercio, investimenti e cooperazione energetica, nonché urgenti questioni internazionali. La commissione mista russo-greca sulla cooperazione scientifica e tecnica economica ed industriale, ha avuto la decima sessione ad Atene il 4 novembre 2016. Il flusso turistico dalla Russia alla Grecia è aumentato del 20 per cento nel primo semestre, divenendo un record. Nuove opportunità d’investimento appaiono grazie all’accordo firmato tra aziende d’investimento di Grecia e Russia durante la visita del Presidente Putin ad Atene a maggio. L’accordo include la cooperazione in aree come turismo, ferrovie, porti, energia, cibo, agricoltura, distribuzione al dettaglio, ambiente e salute. Si dà particolare attenzione allo sviluppo dei modi per attrarre investimenti e esportazioni tra Grecia e Russia. Lavrov ha osservato che Mosca e Atene hanno prospettive promettenti nel settore energetico. “Condividiamo l’idea di avere un potenziale significativo nell’industria energetica. E’ probabile che avremo discussioni speciali in vista di un risultato specifico”, aveva detto il capo della diplomazia russa. Atene mantiene stretti legami con Mosca, opponendosi alle sanzioni UE alla Russia. Il giorno dopo la vittoria del partito Syriza di Alexis Tsipras, il Primo Ministro contestò gli appelli ad ulteriori sanzioni contro la Russia ed espresse solidarietà a Mosca e al popolo russo. “Sulle nostre relazioni con la NATO, apprezziamo il disaccordo della Grecia con la politica delle sanzioni e la volontà di proseguire il dialogo sulla crisi ucraina”, aveva dichiarato Lavrov dopo l’incontro con l’omologo greco Nikos Kotzias il 2 novembre.
Il rapporto comprende anche la cooperazione militare. A maggio, il Ministro della Difesa greco Panos Kammenos affermava che la Grecia cercherà di avere la licenza per la fabbricazione dei fucili d’assalto Kalashnikov a Patrasso, appena finito l’embargo commerciale dell’UE contro la Russia. La co-produzione nella fabbrica di Aigio nel Peloponneso nord, sarà una spinta importante per l’industria della Difesa della Grecia. La Grecia è in trattative con Mosca per l’acquisto e la manutenzione dei sistemi di difesa aerea di fabbricazione russa S-300, che possiede dalla fine degli anni ’90. Alti funzionari della NATO hanno sollevato preoccupazioni sui tentativi della Grecia di stringere un Patto difensivo con Mosca che minerebbe seriamente il fronte unito contro la Russia. Kammenos aveva apertamente sostenuto la posizione della Russia sull’Ucraina. Secondo lui, “La popolazione greca in Crimea è stata attaccata dal governo fascista ucraino e le famiglie greche sono state protette dalle forze russe”. Parlando alla 4.ta conferenza sulla sicurezza internazionale di Mosca ad aprile, il ministro sostenne che le sanzioni dell’UE erano “un disastro per la Russia e l’UE”. Fu simbolico che il fine settimana prima della visita del Lavrov, il cacciatorpediniere russo Smetlivij gettasse l’ancora nel porto principale della Grecia del Pireo, prima di navigare nel Mediterraneo orientale per unirsi alle navi da guerra che appoggiano le forze governative nella guerra in Siria. La nave partecipò ai festeggiamenti dedicati all’anno dello scambio culturale. La Grecia è non è l’unico membro di UE e NATO che sfida apertamente la politica antirussa imposta dagli Stati Uniti. Il Paese fa parte del grande gruppo di membri dell’UE che si oppone alla politica delle sanzioni antirusse e le loro voci sono sempre più forti ultimamente. La Grecia sa che l’Unione europea attraversa tempi duri. “Lo scopo, anche l’esistenza, della nostra Unione è in discussione”, aveva scritto il capo della politica estera dell’UE Federica Mogherini nella prefazione della strategia globale dell’UE su politica estera e di sicurezza, il nuovo documento pubblicato in estate. Unità sarà la parola onnipresente nei documenti ufficiali della NATO, ma ci sono profonde differenze che dividono l’alleanza sui grandi temi. Italia, Francia e Grecia si oppongono alla politica del blocco alla Russia. Secondo il Pew Research Center, solo il 34 per cento degli europei ritiene che Mosca metta in pericolo il continente, puntando a Stato islamico ed instabilità economica quali sfide principali. NATO e UE dovranno presto cambiare politica verso Mosca. Sono cose volubili, i rapporti hanno alti e bassi, ma i valori comuni, la cultura ortodossa, la storia e l’affinità sincera riuniranno sempre Russia e Grecia.bn-gy486_rusgre_j_20150213105247

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora