L’Aja scagiona Slobodan Milosevic

Alexander Mercouris, The Duran3/8/2016

Il tribunale dell’Aja conferma che le accuse occidentali sul ruolo dell’ex-Presidente serbo Milosevic nella guerra in Bosnia erano false. Che dire delle osservazioni identiche sul ruolo di Putin nella guerra ucraina?

sloboChi si ricorda le guerre jugoslave degli anni ’90, ricorda il modo in cui i governi e i media occidentali demonizzavano il Presidente serbo Slobodan Milosevic. Milosevic veniva spacciato per ultranazionalista fascista che presiedeva un regime corrotto e autoritario in Serbia, che uccideva regolarmente gli avversari, tiranneggiava la popolazione del Kosovo e orchestrava le guerre in Bosnia e Croazia nell’ambito del piano megalomane etnico di creare la Grande Serbia. Fu fatto passare per il burattinaio dei serbi nella lunga guerra in Bosnia ed accusato di genocidio in Bosnia e in Kosovo. Quando Milosevic alla fine perse il potere dopo le proteste filo-occidentali, fu processato da un tribunale internazionale per crimini di guerra dell’Aja per tutte queste accuse. Anche se morì durante il processo, i media occidentali continuavano a ripetere tali accuse, come se fossero state dimostrate reali. Chiunque abbia mai messo in discussione tali accuse, o suggerito che ci fosse altro nelle guerre in Jugoslavia che non il piano diabolico di Milosevic e dei suoi collaboratori, veniva regolarmente denunciato come sostenitore della “pulizia etnica” e del genocidio, e come fantoccio di Milosevic o anche “utile idiota”. E’ quindi molto interessante vedere come le varie prove al tribunale internazionale dell’Aja, così come altre indagini e tribunali, hanno respinto nettamente tutte le accuse contro Milosevic spacciate da governi e media occidentali. Tutto ciò in realtà iniziò nel Kosovo, dove gli investigatori scoprirono subito che le affermazioni fatte durante i bombardamenti della NATO sulla Jugoslavia nel 1999, che centinaia di migliaia di persone furono massacrate su ordine di Milosevic, erano semplicemente false. Ma il processo a Milosevic continuò, come discusso brillantemente dall’autore inglese John Laughland nel suo libro Travesty, e nonostante il pubblico ministero lanciasse ogni accusa immaginabile per condannarlo, il processo contro Milosevic essenzialmente fallì. Ci fu poi una sentenza della Corte internazionale di giustizia emessa poco dopo la morte di Milosevic che confermò che né lui né la Serbia ebbero alcun ruolo nella vicenda di Srebrenica. Ed ora si conclude la lunga discussione sul ruolo di Milosevic nella guerra bosniaca, nel processo al tribunale internazionale del leader serbo-bosniaco Radovan Karadzic. Piuttosto che discutere di tale processo in dettaglio mi limiterò a riprodurre l’eccellente sintesi di Andy Wilcoxson:
156432 “Il 24 marzo la sentenza a Karadzic afferma che “la Corte non è d’accordo che vi fossero prove sufficienti, presentate nel processo, per poter dire che Slobodan Milosevic fosse d’accordo con il piano comune” per rimuovere in modo permanente i musulmani bosniaci e i croati bosniaci dal territorio rivendicato dai serbo-bosniaci. La corte nel processo a Karadzic ha rilevato che “il rapporto tra Milosevic e l’accusato si era deteriorato dal 1992; e nel 1994 non c’era più una linea di condotta comune da adottare. Inoltre, già dal marzo 1992, ci fu un’evidente discordia tra l’imputato e Milosevic negli incontri con i rappresentanti internazionali, durante cui Milosevic e altri leader serbi criticarono apertamente i leader serbo-bosniaci per aver commesso ‘crimini contro l’umanità’ e ‘pulizia etnica’ e una guerra per propri scopi“. I giudici notarono che Slobodan Milosevic e Radovan Karadzic favorivano la conservazione della Jugoslavia e che Milosevic inizialmente lo supportava, ma che le opinioni divergettero nel tempo. La sentenza afferma che “dal 1990 e alla metà del 1991, l’obiettivo politico degli imputati e della leadership serbo-bosniaca era preservare la Jugoslavia e impedire la separazione o l’indipendenza della Bosnia-Erzegovina, che si sarebbe tradotta della separazione dei serbi di Bosnia dalla Serbia; la Corte osserva che Slobodan Milosevic non approvò questo obiettivo e parlò contro l’indipendenza della Bosnia-Erzegovina“. La Corte rilevava che “la dichiarazione di sovranità dell’Assemblea della SRBiH in assenza dei delegati serbo-bosniaci del 15 ottobre 1991, aggravò la situazione“, ma che Milosevic non era d’accordo a costituire la Republika Srpska, in risposta. La sentenza afferma che “Slobodan Milosevic tentava di adottare un approccio più cauto”. La sentenza afferma che nelle comunicazioni intercettate con Radovan Karadzic, “Milosevic dubitava fosse saggio usare ‘un atto illegittimo in risposta ad un altro atto illegittimo’ e mise in discussione la legittimità di un’Assemblea serbo-bosniaca”. I giudici scoprirono anche che “Slobodan Milosevic espresse riserve su come un’Assemblea serbo-bosniaca potesse escludere i musulmani ‘per la Jugoslavia’”. La sentenza osserva che negli incontri con funzionari serbi e serbo-bosniaci “Slobodan Milosevic dichiarò che ‘i membri di altre nazioni ed etnie vanno protetti’ e che ‘l’interesse nazionale dei serbi non è discriminazione’“. Inoltre “Milosevic dichiarò che il crimine va combattuto con decisione“. La Corte di primo grado osserva che “in riunioni private, Milosevic era estremamente arrabbiato verso la leadership serbo-bosniaca per aver respinto il piano Vance-Owen e maledì l’imputato“, scoprì anche che “Milosevic cercò di ragionare con i serbo-bosniaci dicendo che capiva le loro preoccupazioni, ma che era più importante por fine alla guerra“. La sentenza afferma che “Milosevic dubitava che il mondo avrebbe accettato che i serbo-bosniaci, che rappresentavano solo un terzo della popolazione della BiH, ottenessero oltre il 50% del territorio ed incoraggiò l’accordo politico“. Nel corso di una riunione del Consiglio Supremo di Difesa, la sentenza dice che “Milosevic disse al leader serbo-bosniaco che non avevano il diritto di avere più di metà del territorio della Bosnia-Erzegovina, affermando che: ‘non c’è modo che altro vi appartenga! Poiché rappresentate un terzo della popolazione. (…) Non avete diritto ad oltre la metà del territorio, non va tolto qualcosa che appartiene a qualcun altro! (…) Come si può immaginare che due terzi della popolazione siano stipati nel 30% del territorio, mentre il 50% sia troppo poco per voi?! E’ umano, è giusto?!’” In altri incontri con funzionari serbi e serbo-bosniaci, la sentenza osserva che Milosevic dichiarò che “la guerra deve finire e che il peggiore errore dei serbo-bosniaci ‘fu volere la completa sconfitta dei musulmani bosniaci“. A causa della frattura tra Milosevic e i serbo-bosniaci, i giudici notano che “la RFJ ridusse il sostegno alla RS e incoraggiò i serbo-bosniaci ad accettare proposte di pace”“.
In altre parole, non vi era alcun progetto di Grande Serbia da parte di Milosevic, Karadzic o chiunque altro. Milosevic (e Karadzic) volevano mantenere Jugoslavia (come i capi occidentali, all’epoca, professavano volere), Milosevic non era il burattinaio della guerra in Bosnia ed aveva limitata influenza sulla leadership serbo-bosniaca guidata da Karadzic con cui era in rapporti sempre peggiori, ed era lontano dall’impegnarsi in soluzioni violente, crimini di guerra o pulizia etnica, mentre Milosevic ne aveva sempre parlato contro sforzandosi sempre per la pace. Inutile dire che i media occidentali occultano questa sentenza. Né i politici e i giornalisti occidentali che demonizzarono Milosevic negli anni ’90 hanno ammesso che ciò che dissero su di lui, utilizzato per giustificare il bombardamento della Jugoslavia nel 1999, fosse falso. Al contrario, ignoreranno questa sentenza e diranno ciò che dissero di Milosevic all’epoca, proprio come i media occidentali ignorano le altre sentenze della Corte o le indagini che contraddicono le proprie storie, come ad esempio le sentenze che confermano che l’oligarca russo Mikhail Khodorkovskij sia un truffatore emessa dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, o il rapporto Tagliavini che indica che fu la Georgia e non la Russia a scatenare la guerra in Ossezia del Sud nel 2008. Per chi tuttavia presta maggiore attenzione a queste cose, è impossibile evitare paragoni tra il trattamento dell’occidente verso Slobodan Milosevic negli anni ’90 e il trattamento verso Vladimir Putin oggi. La affermazioni identiche sul ruolo di Putin nelle guerre in Ucraina sono pari a quelle emesse negli anni ’90 sul ruolo di Milosevic nelle guerre in Jugoslavia. Chi mette in dubbio tali affermazioni viene chiamato “apologeta di Putin” o “utile idiota”, proprio come coloro che misero in dubbio le affermazioni fatte sul ruolo di Milosevic nelle guerre jugoslave degli anni ’90 venivno chiamati “apologeti di Milosevic” o “utili idioti”. Speriamo che questa volta non ci vogliano 20 anni prima che tali affermazioni, come quelle contro Milosevic, siano adeguatamente esaminate e giudicate false.slobodan-miloseTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I megaprogetti nei Balcani spianano la via alla Grande Eurasia

Andrew Korybko (USA) Oriental Review 11 luglio 2016

Oriental Review pubblica in esclusiva l’intervista all’esperto di guerra ibrida Andrew Korybko del giornalista Stefan Raskovski di “Vecer” concessa a fine giugno. Si parla della strategia nei Balcani dell’R-TCR degli Stati Uniti (torsione del regime – cambio di regime – ricambio del regime), e degli sforzi di Russia e Cina per stabilizzare l’Eurasia.map1Siamo a Skopje dove una cosiddetta “rivoluzione colorata” è in corso da due mesi. Quali sono le sue vere ragioni ed obiettivi, nel contesto delle costellazioni geopolitiche regionali?
La “rivoluzione colorata” attualmente è in corso nella Repubblica di Macedonia null’altro che una rivoluzione colorata mascherata da “legittimo” movimento della società civile. E’ solo un tentativo di cambio di regime eterodiretto che impiega le avanzate tecnologie politiche ispirate dagli insegnamenti di Gene Sharp, il padrino di tale stratagemma. Alcuni partecipanti e osservatori internazionali sul serio credono che ciò che accade a Skopje sia un’iniziativa organica, ma altri sanno della sua natura artificiale nella ricerca di secondi fini. Non ci vuole molto per qualsiasi osservatore neutrale scoprire quali forze controllino i manifestanti, dato che molte informazioni sono diffuse pubblicamente dagli elementi patriottici dei media macedoni sul coinvolgimento della Fondazione Soros e lo stretto coordinamento tra manifestanti e ambasciata degli USA. Soros e le sue numerose organizzazioni “finanziano l’avviamento” del vasto assortimento di “ONG” che guida il movimento antigovernativo, e il filantropo miliardario controlla le finanze che permettono all’SDSM di pagare l’invio dei manifestanti con autobus a Skopje da tutto il Paese. Tali manifestanti, naturalmente, sono o “utili idioti” o cospiratori volenterosi, come già detto. Partecipano a tali manifestazioni per alcune ragioni, che potrebbero potenzialmente sovrapporsi a seconda dell’individuo interessato:
* L’ideologia “liberal-democratica”, con cui Zaev e i suoi padroni hanno cercato di condizionare la popolazione controllando vari media, è riuscita a ingannare una minoranza, alcuni attratti dall’idea “romantica” di prendere parte a una “rivoluzione” ed egoisticamente assaporare la possibile attenzione dei media mainstream e social che riceverebbero;
* Alcuni hanno un incentivo finanziario immediato, ricevendo uno stipendio solo per un paio di ore di lavoro, attivo o passivo, come ad esempio “protestare” o partecipare a “laboratori”, “seminari di formazione”, ecc, e vedersi pagata la partecipazione alla rivoluzione colorata quale lavoretto che potrebbe continuare all’infinito;
* Altri sono semplicemente opportunisti che vogliono capitalizzare su ciò che credono sarà una riuscita operazione di cambio di regime ed utilizzare tale occasione per ingraziarsi i potenti che verranno portati al potere sulle spalle di sciocchi “manifestanti” fuorviati e comprati, sperando li aiutino a vincere.
E’ importante sottolineare oggi che gli Stati Uniti perseguono tre obiettivi strategici interconnessi sostenendo la rivoluzione colorata. Dal relativamente mite al più estremo, sono:
* Torsione de regime, o emanazione di concessioni governative, senza immediatamente cambiare il capo dello Stato e/o il partito al governo;
* Cambio di regime, o rovesciamento delle autorità democraticamente elette e legittime con mezzi “costituzionali” (Brasile) o incostituzionali (Ucraina);
* E ricambio di regime, o cambiando la costituzione (come ad esempio attraverso il “Federalismo”, che opera in molti casi come frattura interna), o riscrivendo completamente le ‘regole del gioco’.

Oltre alla Macedonia, vediamo proteste in Serbia, Montenegro, R. Srpska, Croazia… Vi sono tumulti nei Paesi balcanici proprio nel periodo in cui Mosca e Pechino promuovono i due principali progetti economici del Turkish Stream e della ferrovia da Budapest a Atene. Qual è la connessione tra destabilizzazione e questi progetti?
political-crisis-in-macedonia-raises-fears-of-ethnic-violence-1431986325 Naturalmente, il piano di riserva finale degli Stati Uniti è devastare i Balcani con un’altra guerra regionale se non possono controllarne il territorio geostrategico da cui dovranno passare il Balkan Stream russo e la Via della Seta balcanica cinese, ma si potrebbe credere che possano ulteriormente perseguire il loro obiettivo con investimento poco costoso a lungo termine nei ritocchi o cambi di regime “costituzionali”, quindi opterebbero per tale scenario. Ripetendo il precedente ordine degli obiettivi dal relativamente mite al più estremo, e comprendendo che in tale particolare contesto, dispiegando in prospettiva violenze semplicemente passando da una fase all’altra seguendo un calendario prefissato, si può prevedere cosa promuoveranno gli Stati Uniti:
* Torsione del regime mettendo lo SDSM di nuovo al governo alle condizioni di Washington, in modo da smantellare i successi nazionali e internazionali del VMRO e controllare le principali istituzioni dello Stato (giudiziarie, intelligence, militari, ecc.), a sua volta aiutando lo SDSM nei brogli delle future elezioni per “legittimare” il ‘golpe morbido’;
* Cambio di regime per sbarazzarsi completamente del VMRO e di conseguenza istigare un conflitto civile tra patrioti e sostenitori del colpo di Stato del SDSM, che prevedibilmente diverrebbe una guerra ampia evocando la forte idea di uno “scontro di civiltà” eterodiretto coinvolgendo i terroristi sostenitori della “Grande Albania”;
* Un ricambio totale di regime imponendo la “soluzione federale” alla Repubblica di Macedonia dividendola tra macedoni ortodossi e albanesi musulmani ed infine erodendo l’identità macedone, prevedibilmente arrivando a mutarne il nome costituzionale in “federale”, suddividendola a livello internazionale tra Grande Albania e Grande Bulgaria.
Tale approccio in tre fasi viene avanzato negli Stati Uniti dalla forte determinazione dei loro strateghi nel spezzare, influenzare o controllare il gasdotto (attualmente sospeso) Balkan Stream della Russia e il progetto ferroviario ad alta velocità della Via della Seta balcanica cinese, da Budapest al porto greco del Pireo (e possibilmente Varsavia, Riga e San Pietroburgo). Un governo servile dell’VMRO, ormai dimostratosi del tutto impossibile per gli Stati Uniti, fu concepito come loro agente d’influenza per avere una presenza indiretta sullo snodo vitale attraverso cui dovrebbero passare questi due progetti, e perfino di poter un giorno cancellarli o controllarli completamente. Dato che tale opzione non è più praticabile per gli Stati Uniti, cercano direttamente un cambio di regime tramite una rivoluzione colorata o un graduale cambio di regime tramite la pressione della torsione di regime (indotta dalla rivoluzione colorata o da una possibile guerra ibrida) che si tradurrebbe nel pieno controllo dello Stato da parte degli agenti nel SDSM di Washington. Se tale piano di riserva fallisse, allora gli Stati Uniti potrebbero probabilmente istigare uno “scontro di civiltà” tra macedoni ortodossi e albanesi musulmani (sia con una coordinata operazione di cambio di regime che con azioni distinte), per imporre un radicale programma di ricambio di regime per riconfigurare totalmente lo Stato macedone e preparane l’eventuale smantellamento ad opera di Albania e Bulgaria. Riguardo l’attuale fase negli altri Stati balcanici, c’è uno strettissimo collegamento con la formula già indicata su torsione di regime, cambio di regime e ricambio di regime. In relazione alla Republika Srpska, l’obiettivo è rovesciare Milorad Dodik e installarvi un surrogato filo-occidentale compatibile che smantellerebbe la sovranità della repubblica autonoma, annettendola alla neo-imperiale Bosnia dominata da Bruxelles. La situazione confusa in Serbia è simile, le proteste patriottiche contro la NATO volte a fare pressione in modo costruttivo sul governo per invertirne il corso filo-occidentale, sono rapidamente divenute manifestazioni sospette che oggi potrebbero essere l’arma per spingere la Serbia ad allontanarsi più da Russia e Cina che da UE e USA. È sempre più evidente come gli Stati Uniti abbiano dirottato la “torsione di regime” per scopi positivi delle proteste anti-NATO, tramite gli agenti filo-occidentali “liberal-democratici” destinati ad essere complementari “dal basso” all’azione coercitiva dall’alto che Washington ora esercita su Belgrado. La Serbia è un obiettivo ambito dagli Stati Uniti per la posizione nei mega-progetti balcanici di Russia e Cina. Anche se la Repubblica di Macedonia occupi uno spazio molto importante, e nel caso ancora una volta riesca a respingere la minaccia della guerra ibrida, è prevedibile che gli Stati Uniti favoriscano la destabilizzazione a valle, in questo caso in Serbia. Pertanto, ciò che si ha oggi è una sorta di ‘polizza assicurativa’ strategica che gli Stati Uniti preparano per ogni evenienza nel perseguire tale scenario. Inoltre, l’interesse della Serbia ad aderire al blocco commerciale russo dell’Unione Economica Eurasiatica spaventa Stati Uniti ed Unione europea, capendo che il modo più pratico per degli Stati non contigui d’interagire è la via balcanica della Via della Seta della Cina che trasporta merci da Belgrado al Pireo via ferrovia, per poi spedirli in Russia via mare. Ciò sottolinea ulteriormente l’importanza fondamentale che il mondo multipolare pone su questa linea ferroviaria ad alta velocità quale via d’accesso preferita all’entroterra continentale, cominciando dalla Serbia per poi estendersi sul resto dell’Europa centrale e orientale; ma tale visione, al contrario, ‘giustificherebbe’ ancor più il motivo per cui gli Stati Uniti siano interessati a destabilizzare la Serbia, sabotando la vitalità di questo progetto. Inoltre, si dice che la Russia possa costruire il cosiddetto gasdotto Poseidon dal Mar Nero a Bulgaria, Grecia, Mar Adriatico ed Italia. Se questo progetto mai vedesse la luce, è probabile che un ramo seguirebbe il tragitto del South Stream estendendosi in Serbia, dove era previsto l’hub del precedente progetto. Supponendo almeno la possibilità che ciò possa accadere, quindi anche se il progetto Balkan Strean rimane congelato in modo definitivo, la Serbia potrebbe ancora aderire ai megaprogetti cinese e russo, divenendo così un bersaglio irresistibile per gli Stati Uniti. Per completare la prospettiva della destabilizzazione interna della Serbia, gli Stati Uniti sembrano pronti a suscitare una crisi internazionale in Bosnia, perciò sono così netti nel creare scompiglio nella Repubblica Srpska. Washington sa che la sicurezza di Belgrado è direttamente collegata alla stabilità di Banja Luka, e se la sua entità fraterna in Bosnia è minacciata, allora tutta la Serbia ne sarà indirettamente influenzata. Prevedendo che i torbidi in Serbia possano esaurirsi, gli Stati Uniti già preparano il “piano B” concentrandosi sulla Republika Srpska per creare tensione in Serbia e possibilmente coinvolgerla, ottenendo il risultato atteso, che Belgrado s’impantani disastrosamente in un altro conflitto regionale comportandogli gravi rovesci strategici.

Il Presidente Putin ha visitato la Serbia nel 2015 e di recente si è seduto sul trono bizantino di Athos, mentre il Presidente Xi Jinping ha visitato Belgrado una settimana fa. Qual è la sua opinione su questi eventi e quali sono le implicazioni politiche future per i Paesi dei Balcani?
E’ altamente simbolico che i leader russo e cinese trovino i Balcani degni della loro attenzione, e questo rafforza l’importanza strategica della regione come ho sottolineato in più interviste l’anno scorso. I due pilastri del partenariato strategico cino-russo collaborano attivamente nel corteggiare gli Stati balcanici con il mutuo riconoscimento delle necessità d’adempiere alla visione comune promuovendo la multipolarità nella regione e poi nel resto d’Europa . La Russia ha il patrimonio di civiltà e le risorse energetiche necessarie per avere la benevolenza della maggioranza dei popoli della regione, rifornendone le industrie, mentre la Cina ha il capitale d’investimento necessario per i grandi progetti di sviluppo. La Russia cerca anche d’investire nella regione e sicuramente può farlo, ma solo la Cina ha l’esperienza nella costruzione dei corridoi commerciali che saranno di grande beneficio per Mosca e Pechino. L’interesse cooperativo russo e cinese nei Balcani non dovrebbe essere visto come una competizione (anche se questo è precisamente ciò che i media e le organizzazioni non governative unipolari cercheranno di ritrarre maliziosamente), ma piuttosto come mutuo aiuto. Oltre all’Asia centrale, non c’è altra regione nel mondo che abbia tale potenziale nel riunire le due potenze dei Balcani, e non c’è dubbio che la regione vedrà un maggiore coinvolgimento russo e cinese nei prossimi anni.

In questo senso, quanto sono importanti i Balcani per il mondo multipolare e come la Macedonia vi sia adatta?
I Balcani sono la ‘porta sul retro’ geostrategica dell’Europa, o in altre parole, il punto di accesso che le principali potenze multipolari Russia e Cina vogliono usare per evitare il “cordone sanitario” che Stati Uniti e NATO allestiscono in Europa orientale e sull’accesso diretto al cuore del continente. I megaprogetti nei Balcani, Balkan Stream della Russia e Via della Seta nei Balcani della Cina, sono piani compatibili che rafforzeranno la regione facendone lo snodo di uno straordinario corridoio economico nord-sud che collega Europa centrale ed orientale. Con il passare del tempo e la corretta pianificazione ciò potrebbe prevedibilmente liberare la regione dall’influenza unipolare e sostituirla con la controparte multipolare, idealmente una zona di libero scambio supercontinentale tra Lisbona e Vladivostok. L’annuncio del Presidente Putin al San Petersburg International Economic Forum, secondo cui la Russia è ancora interessata a un accordo commerciale con l’UE, va collegato con la proposta del Primo ministro Medvedev, a fine 2015, per l’integrazione multilaterale tra Unione eurasiatica, SCO e ASEAN. Nell’insieme, questa strategia emisferica è pari a quella chiamata “Grande zona di libero scambio eurasiatica” o GEFTA, ma la chiave per assicurarvi la partecipazione dell’Europa è attualizzare i megaprogetti nei Balcani per dimostrarne la fattibilità della connessione infrastrutturale. Qui la Repubblica di Macedonia ha un ruolo insostituibile nel collegare Oriente (Russia, Cina) e occidente (UE), proprio come fece Alessandro millenni fa, anche se in modo completamente diverso, naturalmente. Mentre il progetto del Balkan Stream della Russia è sospeso per il momento e nonostante la recente idea del gasdotto Poseidon che bypassi il Paese collegandosi direttamente all’hub serbo di South Stream, la Macedonia è ancora la strettoia da cui deve passare il progetto ferroviario ad alta velocità della Via della Seta balcanica della Cina, ed è questa componente della politica balcanica del partenariato strategico russo-cinese la più rivoluzionaria nel portare la multipolarità in Europa. Dopo tutto, per quanto importanti siano i corridoi energetici, sono sempre sovrastati da quelli per lo sviluppo dell’economia reale, ed è ciò che il progetto della Cina aspira a realizzare. Affinché la Via della Seta balcanica diventi un corridoio nord-sud transregionale collegando l’ampio spazio tra Pireo e San Pietroburgo e facilitando l’eventuale adesione dell’Europa alla GEFTA, deve prima attraversare la Macedonia, rendendo il piccolo Paese sproporzionatamente importante per gli affari strategici mondiali, spiegando il motivo per cui gli Stati Uniti dedicano così tanto tempo per destabilizzarlo. Se la Macedonia respingerà tale aggressione asimmetrica e rimarrà stabile, allora sarà la base geografica della Via della Seta balcanica e il fondamento strategico della riunione dell’Eurasia tramite l’effetto positivo dell’adesione dell’UE alla GEFTA. Anche se si tratta di strategia a lungo termine, non va dimenticato che ogni piano di vasta portata inizia abbastanza in sordina. Anche se alcuni osservatori non possono ancora riconoscere l’importanza strategica globale della Repubblica di Macedonia, nel quadro della nuova guerra fredda e della GEFTA, non per questo è meno importante nella realtà, e non averne consapevolezza è semplicemente la copertura per distrarre il pubblico dalle vere intenzione delle ultime destabilizzazioni.rgin-1311-TEN-T mapAndrew Korybko è commentatore politico statunitense dell’agenzia Sputnik. È dottorando all’Università MGIMO ed autore della monografia “Guerra Ibrida: L’approccio adattivo indiretto al cambio di regime” (2015). Questo testo sarà incluso nel prossimo libro sulla teoria della guerra ibrida.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il massacro di Srebrenica è una gigantesca frode politica

Edward S. Herman e John Robles, Global Research, 11 luglio 2016

Il famoso autore Dr. Edward Herman ha parlato con John Robles di Voce della Russia sui fatti riguardanti il massacro di Srebrenica, pretesto per l’invasione “umanitaria” dell’ex-Jugoslavia, e smonta la versione “ufficiale” da sempre promossa dall’occidente.Srebrenica_massacre_mapIl Dr. Herman rivela che vi furono in realtà molteplici massacri a Srebrenica, e che l’uccisione di soldati bosniaco-musulmani a Srebrenica (pretesto occidentale) fu la risposta al massacro di oltre 2000 civili serbi, per lo più donne e bambini, del posto.

Robles: La mia prima domanda riguarda “il massacro di Srebrenica” e il modo con cui i media l’hanno manipolato. Puoi parlarci, o darci alcune intuizioni, di ciò?
Herman: Il massacro di Srebrenica, in realtà l’ho sempre messo tra virgolette, perché vi furono diversi massacri nella zona di Srebrenica che prima del luglio 1995 vide numerosi serbi uccisi dalle forze musulmane, bosniaco-musulmane, uscite da Srebrenica. Secondo una stima più di 150 serbi villaggi furono totalmente spazzati via e uno studio fornisce i nomi di 2383 civili serbi uccisi tra il 1992 e il luglio 1995. Quindi lo chiamerei “il primo massacro di Srebrenica”. Poi, nel luglio 1995…

Robles: Giusto per essere chiari, qui furono i serbi ad essere uccisi.
Herman: Sì! Parliamo di circa 2383 civili serbi uccisi prima del luglio 1995. E l’esercito serbo-bosniaco prese Srebrenica nel luglio 1995, e vi furono morti ed esecuzioni dopo. Questo è ciò che l’occidente chiama “massacro di Srebrenica”, ma in realtà è soprattutto un costrutto politico. I morti furono probabilmente tra 500 e 1000. In altre parole, meno della metà dei civili serbi uccisi prima del luglio 1995. E la pretesa occidentale è che 8000 uomini e ragazzi siano stati giustiziati nel massacro di Srebrenica, senza notare che erano uomini, solo uomini, tutti uomini e tutti soldati, mentre tra i 2383 civili uccisi vi erano numerosi donne e bambini. Parliamo nel secondo massacro essenzialmente di militari. E naturalmente non fu mai dimostrato che ci furono 7000 o 8000 uomini e ragazzi uccisi. I corpi nelle tombe arrivano a circa 2500 e molti erano morti in combattimento. Una delle bellezze della propaganda occidentale è che tutti i corpi trovati dopo il luglio 1995 vengono contati come giustiziati, anche se si sa benissimo che numerosi morirono in combattimento.

Promemoria
mudzahedini Herman: anche un altro fatto importante del massacro di Srebrenica è che il massacro dei serbi avvenne presso una zona che doveva essere “sicura”. Srebrenica era un luogo sicuro, un rifugio sicuro. Doveva essere smilitarizzata, ma non lo fu mai. Così i soldati musulmani bosniaci uscirono da Srebrenica uccidendo i civili serbi. Tutto ciò fu completamente ignorato dai media occidentali. E’ come se i serbi spuntassero a luglio iniziando a uccidere arbitrariamente. Infatti, ai militari delle Nazioni Unite nella zona, all’ufficiale francese Phillip Morillon, fu chiesto dal tribunale jugoslavo: “Perché i serbi l’hanno fatto?” Disse che era assolutamente convinto che lo fecero per ciò che il comandante dei musulmani bosniaci di Srebrenica fece ai serbi prima del luglio 1995. Questo era il capo dell’esercito delle Nazioni Unite, ma non compare sulla stampa occidentale! In altre parole, il primo massacro fu quello che causò il secondo e minore massacro di persone in età di leva. L’intero massacro di Srebrenica è una gigantesca frode politica. Ci fu un massacro, ma fu la vendetta per una strage, donne e bambini non furono uccisi. Una delle caratteristiche “citazioni” sul massacro di Srebrenica, il secondo, è che 20000 donne e bambini di Srebrenica furono trasportati in autobus in la sicurezza da parte dell’esercito serbo. Donne e bambini non furono uccisi, solo persone in età di leva e una grande frazione di costoro era morta in combattimento. Così secondo me, come ho detto, forse ci furono tra 500 a 1000 esecuzioni. Esecuzioni per vendetta.

Robles: Mi dispiace. Quanti?
Herman: da 500 a 1000 direi.

Robles: da 500 a 1000.
Herman: Sì. Quindi ci fu un grande massacro, ma va messo nel contesto! Questa fu una guerra, e c’era un esercito che aveva visto i propri civili massacrati ancor di più. Questo è completamente occultato in occidente, come se i serbi fossero spuntati a Srebrenica iniziando a uccidere per sete di sangue! E’ assolutamente una truffa! Quindi, ritengo che il massacro di Srebrenica sia il grande trionfo della propaganda. L’occidente voleva andare contro la Serbia ed evitare la pace. Aveva bisogno di questo massacro.

Robles: Lei ha detto 2380 civili, donne e bambini soprattutto …
Herman: donne e bambini serbi, sì.

Robles: …furono uccisi prima di Srebrenica…
Herman: Le prime stragi furono tra il 1992 e il luglio 1995. Erano civili serbi. Ci furono anche centinaia di militari serbi uccisi in quel periodo, ma parlo solo di civili!

Robles: I civili, giusto! E poi per rappresaglia furono uccisi circa 2500 musulmani… soldati bosniaci musulmani.
Herman: Questo è fuorviante, perché si pretende che 8000 furono giustiziati, ma furono più di 2000 gli uccisi, in gran parte in combattimento.

Robles: In combattimento. Bene, ho capito.
Herman: Sì, e le esecuzioni furono, come ho detto, probabilmente tra 500 e 1000.

Robles: Va bene. Così i musulmani bosniaci furono direttamente responsabili della morte di numerosi civili serbi. Giusto?
Herman: I serbi in realtà avevano gli elenchi dei soldati musulmani bosniaci che cercavano, ma non posso dire onestamente se furono gli unici ad essere stati giustiziati. Ma certamente, un numero significativo di giustiziati era in tali elenchi, elenchi per vendicarsi.

Clinton, Albright e Izetbegovic

Clinton, Albright e Izetbegovic

Edward S. Herman è economista e analista dei media statunitensi specializzato in tematiche aziendali e normative, nonché economia politica e media. Professore emerito di Finanza alla Wharton School della University of Pennsylvania. E’ autore di diversi libri, come “La fabbrica del consenso” scritto con Noam Chomsky e “Il massacro di Srebrenica: prove, contesto e politica”.

A 23 anni dalla sofferenza di 126 soldati e 200 civili serbi massacrati dai cosiddetti musulmani bosniaci
There Must Be Justice 6 novembre 2015

exhumation-funeralSulla collina di Glodzhansko, vicino Zvornik, Repubblica di Serbska, sono passati 23 anni dal calvario di 126 soldati dell’Esercito della Repubblica Serbska (VRS). Il crimine avvenne il 6 novembre 1992, quando dei giovani furono uccisi dagli islamisti del cosiddetto Esercito della Bosnia-Erzegovina. Tutte le vittime erano della brigata del VRS di Zvornik e Sekovici. I rappresentanti dell’esercito hanno svelato (la nuova) lapide con la scritta: “Qui giacciono 126 soldati dell’Esercito della Repubblica di Serbska“. Ogni volta, subito dopo l’installazione, la targa viene distrutta da ignoti. Tra 109 e 250 serbi furono uccisi o scomparvero la notte del 5 – 6 novembre 1992. Glodzhansko Brdo, Kozjak, Treshnjitsa, Maskalitsa Potok e Siroki Put sono solo alcuni dei luoghi presso la città di Zvornik in cui terra e polvere coprirono decine di serbi selvaggiamente assassinati, mutando il paesaggio nella città in fossa comune. Nel momento in cui i prigionieri furono portati in cima alle colline Glodzhansko Brdo e Kozjak e furono legati col filo spinato agli alberi, la guerra cominciò a somigliare a un festino brutalmente selvaggio. Solo tre delle vittime serbe i cui corpi furono esumati, ebbero la ‘fortuna’ di essere uccise da un proiettile. I corpi erano spesso senza testa e membra, con chiodi e sbarre di ferro nel cranio e nei seni, e catene ai polsi e alle ginocchia, crani sfondati con oggetti contundenti, evirati, bruciati. La maggior parte delle persone uccise la cui identità è stata ricostruita, fu sepolta in una fossa comune. Ciò che rende tale crimine così mostruoso è il fatto che fu commesso da musulmani di Kamenica, vicini di casa che i serbi credevano amici. Non è solo una caratteristica di tale guerra, ma di tutte le precedenti in questa regione, dove solo l’odio per un breve tempo sopito fu velocemente risvegliato dalla guerra. Assalendo i vicini serbo-ortodossi, l’odio musulmano lasciò impronte insanguinate in ogni casa ortodossa della regione.

Il seguente documentario racconta gli orrori e le torture di cui i serbi furono oggetto il 5-6 novembre 1992.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La fallita invasione NATO della Russia dal Mar Nero

Valentin Vasilescu, Reseau International 21 giugno 20161024356375La Turchia è scossa dagli attacchi del PKK curdo, rifugiatosi nel territorio occupato nel nord della Siria. Da quando un F-16 turco ha abbattuto il bombardiere russo Su-24 in Siria, la Turchia non può più compiere attacchi con aerei sulle posizioni dei curdi in Siria, per paura dei sistemi di difesa aerea a lungo raggio S-400 russi schierati Siria. Inoltre, il Pentagono ha deciso di utilizzare il gruppo curdo YPG per combattere lo Stato islamico e conquistare la città di Raqqa, capitale dello SIIL. 500 forze speciali del Pentagono, con insegne delle YPG (scudo verde con stella rossa al centro), combattono a fianco del gruppo curdo. Gli aerei della coalizione anti-Stato islamico guidato dagli Stati Uniti e basati in Turchia, forniscono il supporto aereo ai combattenti curdi. Ciò rappresenta una sfida di Washington alla Turchia, membro della NATO, dato che i curdi sono nemici mortali dei turchi.
Secondo la Convenzione di Montreux del 1936 sul Bosforo e i Dardanelli, le navi da guerra dei Paesi non rivieraschi sul Mar Nero, dal dislocamento superiore alle 10000 tonnellate, non possono entrare. Se diverse navi dei Paesi della NATO entrano nel Mar Nero, il tonnellaggio totale non deve superare le 45000 tonnellate e i sottomarini devono navigare solo in superficie. Tutti i vascelli non costieri possono stazionare fino a 21 giorni nel Mar Nero. Citando una possibile “aggressione” russa, il presidente tedesco della Romania (Klaus Johannis) ha chiesto, in violazione della Convenzione di Montreux, la presenza permanente nel Mar Nero di un potente gruppo navale della NATO formato da navi appartenenti a Stati non rivieraschi (USA, Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Canada). Un gruppo navale d’attacco della NATO nel Mar Nero consisterebbe in una portaerei o nave d’assalto anfibio (portaelicotteri) o nave da trasporto anfibia (LPD), o nave da sbarco (LSD) statunitense, 2 incrociatori lanciamissili AEGIS statunitensi, 4 cacciatorpediniere AEGIS statunitensi, 4 fregate, 3 sottomarini d’attacco e 4 navi da rifornimento incluse le petroliere. Dato che la Turchia è il Paese che dipende in larga misura dalla Convenzione di Montreux, Recep Tayyip Erdogan ha inviato al Presidente Vladimir Putin un messaggio conciliante chiedendogli di riprendere i rapporti con la Turchia. Il messaggio nascondeva problemi gravi, cioè la continuazione dei lavori del gasdotto Turkish Stream da parte di Gazprom, la revoca dei divieti all’esportazione dei prodotti turchi in Russia, e il permesso di bombardare i curdi nel nord della Siria, nonostante il sostegno degli Stati Uniti di cui godono. Quando il gasdotto Turkish Stream, sul fondale del Mar Nero, sarà completato, la Turchia avrà il monopolio della distribuzione del gas russo in Europa centrale e orientale. Solo che Erdogan si è dimostrato troppo imprevedibile e, una volta ricevuta l’approvazione per operare nello spazio aereo siriano, gli aerei turchi colpirebbero l’Esercito arabo siriano e la base aerea russa in Siria. Se la Russia risponde incondizionatamente alla proposta, la Turchia si opporrebbe, col veto, alla violazione della Convenzione di Montreux, come proposto dalla Romania. La Russia è rimasta ferma, rispondendo che la ripresa delle relazioni tra i due Paesi dipende dalle pubbliche scuse per l’abbattimento dell’aereo russo sulla Siria e dalla consegna ai russi del cittadino turco Alpaslan Celik per processarlo. Alpaslan Celik è il capo della brigata turcomanna attiva in Siria che ha ucciso uno dei due piloti russi del Su-24 dopo l’abbattimento. Attualmente è detenuto in Turchia per contrabbando di armi. Le condizioni della Russia sono state respinte dalla Turchia.
E’ più interessante che la proposta del presidente della Romania, l’annullamento ad hoc della Convenzione di Montreux, sia ignorata dalla Bulgaria, Paese membro della NATO che si affaccia sul Mar Nero. Presidente, primo ministro e classe politica bulgara dimostrano più responsabilità dei capi rumeni, perché la flotta della NATO nel Mar Nero ha un solo obiettivo: la guerra alla Russia. Ciò conferma che gli Stati Uniti cercano a tutti i costi d’invadere la Russia, e che l’imminente attacco russo agli Stati membri della NATO generato dall’isteria di Washington è solo disinformazione [1]. La Bulgaria ha la possibilità di ripagare certe politiche della Romania, a causa delle quali è stata sospesa la costruzione del reattore nucleare bulgaro di Koslodui e del gasdotto South Stream nel Mar Nero. South Stream permetterebbe alla Bulgaria di fornire gas ad Europa centrale e orientale per conto di Gazprom, che ogni anno porterebbe all’economia bulgara quasi un miliardo di dollari. Invece, a causa della Romania, la Bulgaria ha pagato alla società russa Rosatom 620 milioni di dollari, per i lavori sul reattore nucleare Koslodui, rimasto incompiuto. Per ora, grazie alla Bulgaria, i giochi di Turchia e Romania, probabilmente concepiti nel retrobottega della NATO, sono falliti.karta-black-sea[1] Il Pentagono prepara l’invasione della Russia?

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Presidente Putin visita la Grecia

Alex Gorka Strategic Culture Foundation 30/05/2016Vladimir PutinIl Presidente russo Vladimir Putin ha appena concluso una visita il 27-28 maggio in Grecia nel contesto votivo Grecia-Russia 2016. La Guardia nell’aeroporto salutava il leader russo con una cerimonia di benvenuto, segno di particolare rispetto per una visita non ufficiale, ma di lavoro. Caccia F-16 volavano mentre Vladimir Putin veniva accolto dal Ministro della Difesa Panos Kammenos. Era la prima volta che il presidente russo visitava il Paese in 10 anni. Il Primo ministro greco Alexis Tsipras aveva visitato Mosca per colloqui con Putin due volte, l’anno scorso, ad aprile e a giugno, prima della rielezione a settembre. Il Presidente greco Prokopis Pavlopoulos ha visitato la Russia a gennaio. Il viaggio del Presidente Putin in Grecia è anche la prima visita nell’UE quest’anno. Ha frequentato i negoziati sul clima globale a Parigi alla fine del 2015. La Grecia ha mantenuto stretti rapporti con Mosca anche dopo che l’UE ha imposto sanzioni economiche, nell’estate 2014, in risposta all’adesione della Crimea alla Russia e alle tensioni sulla crisi ucraina. La visita si è conclusa con la firma di una serie di accordi bilaterali, tra cui la dichiarazione sul dialogo greco-russo su questioni internazionali e regionali di mutuo interesse, la Dichiarazione di partenariato per la modernizzazione (cooperazione economica), e vari accordi di cooperazione tra ministeri. Putin era accompagnato da una delegazione di ministri e uomini d’affari le cui aziende già operano o sono interessate alla Grecia, tra cui il Presidente di Gazprom Aleksej Miller, l’Amministratore delegato di Rosneft Igor Sechin, e il CEO delle Ferrovie Russe Oleg Belozerov. Commercio ed economia erano in cima all’agenda. La Russia è uno dei principali partner commerciali della Grecia, ma gli affari sono colpiti dalle sanzioni e dal calo dei prezzi delle materie prime. Nel 2015 il commercio tra i due Paesi è diminuito del 33,7 per cento, circa 2,8 miliardi di dollari. Il novanta per cento delle perdite riguardava le esportazioni dalla Russia verso la Grecia. Le importazioni russe dalla Grecia sono diminuite del 54 per cento, per 229,4 milioni di dollari. Durante la visita, il presidente russo ha espresso apertamente l’interesse del Paese a partecipare alla possibile privatizzazione dei beni ferroviari greci e del porto di Salonicco, importante nei Balcani. Grecia e Russia hanno fatto balenare l’idea che Atene partecipi ad un progetto di gasdotto che porti gas russo in Europa attraverso la Grecia. “La questione delle nostre risorse energetiche attraverso i corridoi nei Paesi meridionali dell’Unione Europea è ancora all’ordine del giorno”, osservava Putin. Ha detto che la Russia potrebbe anche aiutare la Grecia ad aggiornare la propria infrastruttura dei trasporti, riferendosi alle Ferrovie Russe (RZD) interessate ad acquistare l’operatore ferroviario TRAINOSE e il secondo porto del Paese, Salonicco. RZD è una delle otto società selezionate per l’acquisizione della quota del 67 per cento nel porto, di cui si attendono le offerte finali a fine settembre. Rosneft ed Hellenic Petroleum SA hanno firmato un contratto per fornire petrolio russo alla Grecia. L’accordo porterà la cooperazione con i partner greci ad un nuovo livello, ponendo le basi per contratti diretti con l’Hellenic Petroleum su forniture di prodotti petroliferi e di petrolio alle raffinerie greche. La cerimonia della firma si è svolta dopo i colloqui tra il Presidente russo Vladimir Putin e il Primo ministro greco Alexis Tsipras e in loro presenza.
putinle_yunanistanin_kalasnikof_ortakligi Vladimir Putin ha detto che spera che le relazioni russo-greche non dipendano dalla politica interna e che i progetti concordati nel corso della visita siano attuati. “Sono contento di dire che in Russia e Grecia la questione dello sviluppo dei rapporti interstatali ha acquisito un carattere sovra-politico e che sia indipendente dalle tendenze politiche attuali”, ha detto Putin incontrando il leader del più grande partito conservatore di opposizione del Paese, Nuova democrazia di Kyriakos Mitsotakis. Il presidente e il primo ministro hanno avuto uno scambio di opinioni sulle attuali questioni internazionali e regionali. La visita di Putin avviene mentre i capi dell’UE discuteranno il prossimo mese se rinnovare le sanzioni ai settori bancario, della difesa e dell’energia della Russia, che scadono a luglio. Il primo ministro inglese David Cameron ha detto il 27 maggio che i capi del Gruppo delle sette potenze economiche (G7) avevano deciso che le sanzioni imposte alla Russia vanno estese il mese prossimo. Tuttavia, il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier il 27 maggio indicava la possibilità di una “graduale” riduzione delle sanzioni dell’UE alla Russia “se vi sono progressi nell’attuazione degli accordi di pace in Ucraina”. La Russia ha imposto controsanzioni all’occidente, tra cui il divieto d’importare prodotti agricoli. La Russia ha detto il 27 maggio che prevede di estendere l’embargo ai prodotti alimentari occidentali per un anno e mezzo. L’estensione dell’embargo, in scadenza tra tre mesi, sembra destinato a fare pressione su Bruxelles. Il Primo ministro greco Alexis Tsipras ha criticato ciò che ha bollato come circolo vizioso delle sanzioni imposte nei confronti della Russia. “Abbiamo più volte detto che il circolo vizioso della militarizzazione, della retorica da guerra fredda e delle sanzioni non è produttivo. La soluzione è il dialogo”, sottolineava. Il presidente russo ha colto l’occasione per avvertire Stati Uniti e NATO affinché fermino l’attuazione dei sistemi missilistici preso la Russia, ed ha aggiunto che Mosca si ritiene minacciata ed è pronta a reagire. Alcuni elementi dello scudo missilistico degli Stati Uniti sono installati in Polonia e Romania. “Se ieri la gente di queste zone della Romania semplicemente non sapeva cosa significasse essere nel mirino, da oggi saremo costretti ad effettuare alcune misure per garantire la nostra sicurezza”, ha detto, aggiungendo che lo stesso accadrà con la Polonia. “Non prenderemo alcuna azione fin quando vediamo missili in aree a noi prossime”, ha sottolineato. Il presidente russo ha osservato che la tesi secondo cui il progetto era necessario per difendersi contro l’Iran non ha senso, dato che l’accordo internazionale è stato raggiunto per frenarne il programma nucleare. Il premier greco ha detto che gli stretti legami del suo Paese con la Russia possono contribuire a promuovere le relazioni tra Russia e Unione europea, così come tra Russia e NATO. “Tutti riconoscono che non può esistere un futuro per il continente europeo con l’Unione europea e la Russia ai ferri corti”, aveva detto Tsipras. “Migliorare le relazioni con la Russia su più livelli è una scelta strategica”, osservava Tsipras, “Naturalmente… quando i disaccordi superano le nostre forze, possiamo agire con un’influenza positiva nell’UE e nella NATO”. Particolare attenzione, durante i colloqui, è stata data alla cooperazione culturale e umanitaria, anche nel contesto dell’Anno della Grecia e dell’Anno della Russia nei rispettivi Paesi, all’inizio nel gennaio 2016, e delle celebrazioni del 2016 per i 1000 anni di presenza russa sul Santo Monte Athos. Il presidente russo ha visitato la comunità monastica autonoma cristiana ortodossa di Monte Athos, assieme al capo della Chiesa ortodossa russa, patriarca Kirill di Mosca.
L’importanza della visita va vista nel contesto generale. Ai primi di maggio il primo ministro giapponese visitava la Russia, importante passo avanti nelle relazioni Russia-G7. Il leader giapponese consultava Mosca sulle principali questioni internazionali prima di ospitare il vertice del G7 sull’isola Kashiko (Ise-Shima) il 26-27 maggio. Il governo greco ha avuto colloqui di vertice con la Russia, prima della riunione UE di fine giugno. In realtà, la Russia è sempre consultata prima delle principali riunioni dei capi mondiali. Nonostante le misure restrittive imposte su pressione degli Stati Uniti, gli Stati membri del G7 hanno un intenso dialogo con Mosca. Allo stesso modo, nonostante la posizione di leadership dell’UE, i Paesi membri del blocco continuano ad avere stretti rapporti con la Russia per discutere di possibile cooperazione, nella speranza che le misure restrittive siano revocate essendo un ostacolo artificiale inutile per tutti. La Grecia ha dichiarato chiaramente di opporsi alle sanzioni.arton28607La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Kammenos: la Grecia produrrà Kalashnikov
L’alleanza con la trilaterale Israele, Egitto e Cipro deciderà la ZEE nel Mediterraneo
Protothema 31 maggio 2016

Il Ministro della Difesa greco Panos Kammenos ha detto che la Sistemi di Difesa Ellenici (EAS) potrebbe produrre i fucili automatici russi Kalashnikov ad Egion, quando l’UE revocherà l’embargo economico contro la Russia. Rispondendo ad una domanda posta dalla Vicesegretaria del Partito Comunista (KKE), Liana Kanelli, al Vomitato sulla Difesa del Parlamento sul fatto che la NATO acquistasse Kalashnikov, Kammenos ha detto: ‘Non so se la NATO acquisterà Kalashnikov, ma quando saranno prodotti da un membro della NATO avranno il certificato dell’Alleanza e potranno essere venduti ai Paesi della NATO‘. Il ministro ha rivelato che Grecia e Russia avevano già deciso di collaborare nella co-produzione di fucili Kalashnikov a Patrasso, una volta che l’embargo dell’UE alla Russia saranno tolte. Kammenos ha spiegato che il prodotto fabbricato in Grecia andrebbe a vantaggio del Paese, in quanto potrebbe essere venduto ad altri membri della NATO avendo l’approvazione di NATO e UE. Il ministro ha sottolineato che Sistemi di Difesa Ellenici non sarà chiusa né privatizzata, mentre continuava a parlare della collaborazione della Grecia con la trilaterale Israele, Cipro ed Egitto nel Mar Mediterraneo, promuovendo la sicurezza nella regione e aprendo la prospettiva per lo sfruttamento di risorse energetiche nell’area, finalmente creando la zona economica esclusiva (ZEE).1017831470Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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