L’Europa si divide: Moldova e Bulgaria eleggono presidenti filo-russi

Sergej Gladysh, The Duran 13 novembre 201624965d80b3be19282343ffebe4911d84Mentre l’Europa affronta la peggiore crisi di identità e valori della storia, gli ex-Paesi del blocco sovietico si riallineano alla Russia.
Mentre l’Unione europea continua a discendere verso il disastro per via di notevoli problemi economici, crisi dei migranti, degrado culturale e assenza di un senso, Paesi come Moldavia e Bulgaria, una volta accecati dalle false promesse del sogno europeo, cominciano naturalmente a volgesi all’unica nazione europea che vive una notevole rinascita, la Russia. Nel secondo turno delle elezioni presidenziali, del 13 novembre, i candidati filo-russi Igor Dodon in Moldova e Rumen Radev in Bulgaria sono usciti vittoriosi sui rivali europeisti. Reuters riporta: “Il candidato filo-russo a Presidente della Moldova ha vinto, i risultati preliminari lo dimostrano, dopo la campagna in cui ha promesso di frenare dopo sette anni di stretta integrazione con l’Unione europea. Con il 98 per cento dei voti contati, i risultati on-line mostrano il candidato socialista Igor Dodon aver avuto il 54 per cento, e la sfidante filo-europea Maia Sandu meno del 45 per cento. La vittoria di Dodon è in parte il riflesso della sfiducia nei capi europeisti nello Stato ex-sovietico. Con un altro possibile colpo all’Unione europea, in Bulgaria, dove si svolgeva un altro voto presidenziale, veniva eletto il candidato filo-russo con un ampio margine, secondo gli exit poll”. Dall’adesione all’Unione europea nel 2007, la Bulgaria è stata travolta da corruzione, turbolenza politica ed economia stagnante da cui sperava di fuggire. Politici e cittadini bulgari vedevano una volta l’adesione all’Unione europea come la fine della lunga marcia verso la modernità. “Questo è il giorno della giustizia della Storia, perché i bulgari sono sempre stati europei per spirito e identità“, disse il presidente bulgaro alla folla riunitasi il giorno dell’adesione all’UE. Invece della prosperità, tuttavia, l’adesione all’Unione europea portò all’esodo costante dei giovani dalla Bulgaria. Molti per lavori dalla bassa retribuzione in altri Paesi. I bulgari con istruzione universitaria fuggivano verso le industrie avanzate di Paesi come Germania e Svezia. Le prospettive economiche dell’Unione europea in Bulgaria erano tristi, con l’emigrazione che comporta la riduzione del gettito fiscale.
In Moldova, l’accordo di associazione con l’UE firmato di nuovo nel 2014, ha fatto più danni che bene all’economia nazionale. Le merci da esportare moldave, come prodotti alimentari, tessuti e macchinari, non hanno avuto accesso sui mercati dell’UE. Nel frattempo, i prodotti europei invadevano il Paese, portando le imprese nazionali al fallimento. Dalla disintegrazione dell’Unione Sovietica nel 1991, agricoltura e industria della Moldavia sono in costante declino, costituendo solo il 37% del PIL nel 2015. In confronto, questa cifra era pari al 76% nel 1989. I Paesi dell’ex URSS, come Russia e Bielorussia, nell’Unione eurasiatica economica (UEE) formata nel 2015, sono ancora i partner principali dell’esportazione della Moldova, oggi. Gli esperti ritengono che forgiando legami più stretti con l’UEE e i cinque Stati aderenti, Russia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Armenia, Moldova e Bulgaria potrebbero avere un notevole impulso economico. Perché? Semplicemente perché queste nazioni condividono una comune architettura industriale (sovietica) che una volta formava un’unica filiera dalle norme e dai regolamenti uniformi. La ricostruzione di questa filiera con una visione moderna e un approccio innovativo, potrà aumentare in modo significativo produzione ed esportazione in ciascuno di questi Paesi, fornendo alle economie liquidità ed investimenti necessari per svilupparsi non solo internamente, ma anche per competere sui mercati internazionali.
In definitiva, Moldova e Bulgaria non hanno nulla da perdere separandosi dall’UE e provando qualcosa di diverso. Oggi la Bulgaria è il nono dei dieci Paesi più poveri d’Europa. La Moldova è il primo, seguito dalla vicina Ucraina.

igor-dodon

Le elezioni in Bulgaria e Moldavia favorevoli ai candidati filo-russi
Noriko Watanabe e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times

640_e966c1f75c85ed01ed4142545f962b4cLe elezioni presidenziali in Bulgaria e Moldavia sono testimoni di risultati favorevoli alla Federazione russa, perché i rispettivi candidati cercano migliori relazioni con Mosca. Naturalmente, gli elettori in Bulgaria e Moldavia hanno risposto ad eventi interni, in particolare la corruzione delle élite europeiste in Moldova fu un grosso problema. Pertanto, si spera che ponti siano costruiti dai vertici delle due nazioni con la Federazione Russa. Il Primo ministro della Bulgaria, Bojko Borisov, dichiarò che si dimetterà dopo che il candidato che ha sostenuto è stato sconfitto facilmente. Rumen Radev, il vincitore delle elezioni presidenziali in Bulgaria, è noto voler sviluppare forti legami con la Federazione Russa. Prima che il risultato venisse annunciato, Borisov disse: “Non parteciperemo in alcun modo al governo se oggi perdiamo“. Dopo aver appreso il risultato delle elezioni, Borisov dichiarava: “I risultati mostrano chiaramente che la coalizione di governo non ha più la maggioranza“.
Sulla Moldova, Deutsche Welle riporta: “Dopo una campagna piena di promesse per ripristinare i legami con la Russia, Igor Dodon ha comodamente ottenuto il 55,9 per cento dei voti nelle elezioni presidenziali in Moldova. La rivale Maia Sandu, ex-funzionaria della Banca Mondiale, che guidava un coalizione anticorruzione, nei sondaggi riceveva il 44 per cento“. Lo scandalo in Moldavia del governo europeista ha certamente avvantaggiato Dodon. Ciò riguarda il miliardo di dollari miracolosamente scomparso alcuni anni fa. Naturalmente, altri fattori, ad esempio la realtà geopolitica della Moldova e della Federazione russa, indicano che le élite pro-europeiste vengono allontanate dai timori di molti cittadini di questa nazione. Allo stesso modo, le questioni relative a clientelismo, povertà, carenza infrastrutturale ed altri fattori, hanno fatto sì che la maggioranza dei cittadini votasse per un nuovo approccio.
Dodon e Radev desiderano relazioni favorevoli con la Federazione Russa. Eppure, come sottolinea Radev, spera che la Bulgaria mantenga relazioni positive con tutti. In altre parole, di collaborare con la Federazione russa senza ostacoli nei legami con Unione Europea e NATO. I problemi per la Moldova sono più complessi per via della realtà geopolitica della nazione e della spinta di certi Paesi europei ad imporre un cuneo tra Federazione Russa e Moldavia. Nel complesso, i risultati appariranno positivi per la Federazione Russa.939b1a59-f14a-4581-b1c2-43153a34f776_cx0_cy7_cw0_w987_r1_s_r1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia e Grecia: una forte amicizia che né NATO né UE possono rovinare

Peter Korzun, Strategic Culture Foundation 05/11/2016

dt-common-streams-streamserver-clsCon le crescenti tensioni tra la Russia e l’occidente che fanno i titoli, Mosca e Atene continuano a sviluppare le relazioni bilaterali in tutti i campi. Il 1° novembre, il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov visitava il Paese amico, membro di NATO e UE, incontrando il Primo ministro Alexis Tsipras, il Presidente Prokopis Pavlopoulos e l’omologo greco Nikolaos Kotzias. Il 2016 è l’anno dello scambio culturale segnato da due date importanti: 185 anni dalla tragica scomparsa di Ioannis Kapodistrias, ministro degli Esteri greco nell’Impero russo e uno dei politici e diplomatici più illustri d’Europa, e i 1000 della presenza dei monaci russi nella penisola greca (nel santuario monastico autonomo ortodosso di Monte Athos). La visita rientrava nel programma speciale per sviluppare l’amicizia tra le due nazioni ortodosse, con circa 170 eventi su cultura, scienza, istruzione, turismo, sport, economia e commercio. Il 190° anniversario della battaglia navale di Navarino, dove la Flotta russa liberò la Grecia dall’impero ottomano, segnerà il prossimo anno. L’agenda include commercio, investimenti e cooperazione energetica, nonché urgenti questioni internazionali. La commissione mista russo-greca sulla cooperazione scientifica e tecnica economica ed industriale, ha avuto la decima sessione ad Atene il 4 novembre 2016. Il flusso turistico dalla Russia alla Grecia è aumentato del 20 per cento nel primo semestre, divenendo un record. Nuove opportunità d’investimento appaiono grazie all’accordo firmato tra aziende d’investimento di Grecia e Russia durante la visita del Presidente Putin ad Atene a maggio. L’accordo include la cooperazione in aree come turismo, ferrovie, porti, energia, cibo, agricoltura, distribuzione al dettaglio, ambiente e salute. Si dà particolare attenzione allo sviluppo dei modi per attrarre investimenti e esportazioni tra Grecia e Russia. Lavrov ha osservato che Mosca e Atene hanno prospettive promettenti nel settore energetico. “Condividiamo l’idea di avere un potenziale significativo nell’industria energetica. E’ probabile che avremo discussioni speciali in vista di un risultato specifico”, aveva detto il capo della diplomazia russa. Atene mantiene stretti legami con Mosca, opponendosi alle sanzioni UE alla Russia. Il giorno dopo la vittoria del partito Syriza di Alexis Tsipras, il Primo Ministro contestò gli appelli ad ulteriori sanzioni contro la Russia ed espresse solidarietà a Mosca e al popolo russo. “Sulle nostre relazioni con la NATO, apprezziamo il disaccordo della Grecia con la politica delle sanzioni e la volontà di proseguire il dialogo sulla crisi ucraina”, aveva dichiarato Lavrov dopo l’incontro con l’omologo greco Nikos Kotzias il 2 novembre.
Il rapporto comprende anche la cooperazione militare. A maggio, il Ministro della Difesa greco Panos Kammenos affermava che la Grecia cercherà di avere la licenza per la fabbricazione dei fucili d’assalto Kalashnikov a Patrasso, appena finito l’embargo commerciale dell’UE contro la Russia. La co-produzione nella fabbrica di Aigio nel Peloponneso nord, sarà una spinta importante per l’industria della Difesa della Grecia. La Grecia è in trattative con Mosca per l’acquisto e la manutenzione dei sistemi di difesa aerea di fabbricazione russa S-300, che possiede dalla fine degli anni ’90. Alti funzionari della NATO hanno sollevato preoccupazioni sui tentativi della Grecia di stringere un Patto difensivo con Mosca che minerebbe seriamente il fronte unito contro la Russia. Kammenos aveva apertamente sostenuto la posizione della Russia sull’Ucraina. Secondo lui, “La popolazione greca in Crimea è stata attaccata dal governo fascista ucraino e le famiglie greche sono state protette dalle forze russe”. Parlando alla 4.ta conferenza sulla sicurezza internazionale di Mosca ad aprile, il ministro sostenne che le sanzioni dell’UE erano “un disastro per la Russia e l’UE”. Fu simbolico che il fine settimana prima della visita del Lavrov, il cacciatorpediniere russo Smetlivij gettasse l’ancora nel porto principale della Grecia del Pireo, prima di navigare nel Mediterraneo orientale per unirsi alle navi da guerra che appoggiano le forze governative nella guerra in Siria. La nave partecipò ai festeggiamenti dedicati all’anno dello scambio culturale. La Grecia è non è l’unico membro di UE e NATO che sfida apertamente la politica antirussa imposta dagli Stati Uniti. Il Paese fa parte del grande gruppo di membri dell’UE che si oppone alla politica delle sanzioni antirusse e le loro voci sono sempre più forti ultimamente. La Grecia sa che l’Unione europea attraversa tempi duri. “Lo scopo, anche l’esistenza, della nostra Unione è in discussione”, aveva scritto il capo della politica estera dell’UE Federica Mogherini nella prefazione della strategia globale dell’UE su politica estera e di sicurezza, il nuovo documento pubblicato in estate. Unità sarà la parola onnipresente nei documenti ufficiali della NATO, ma ci sono profonde differenze che dividono l’alleanza sui grandi temi. Italia, Francia e Grecia si oppongono alla politica del blocco alla Russia. Secondo il Pew Research Center, solo il 34 per cento degli europei ritiene che Mosca metta in pericolo il continente, puntando a Stato islamico ed instabilità economica quali sfide principali. NATO e UE dovranno presto cambiare politica verso Mosca. Sono cose volubili, i rapporti hanno alti e bassi, ma i valori comuni, la cultura ortodossa, la storia e l’affinità sincera riuniranno sempre Russia e Grecia.bn-gy486_rusgre_j_20150213105247

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Aja scagiona Slobodan Milosevic

Alexander Mercouris, The Duran3/8/2016

Il tribunale dell’Aja conferma che le accuse occidentali sul ruolo dell’ex-Presidente serbo Milosevic nella guerra in Bosnia erano false. Che dire delle osservazioni identiche sul ruolo di Putin nella guerra ucraina?

sloboChi si ricorda le guerre jugoslave degli anni ’90, ricorda il modo in cui i governi e i media occidentali demonizzavano il Presidente serbo Slobodan Milosevic. Milosevic veniva spacciato per ultranazionalista fascista che presiedeva un regime corrotto e autoritario in Serbia, che uccideva regolarmente gli avversari, tiranneggiava la popolazione del Kosovo e orchestrava le guerre in Bosnia e Croazia nell’ambito del piano megalomane etnico di creare la Grande Serbia. Fu fatto passare per il burattinaio dei serbi nella lunga guerra in Bosnia ed accusato di genocidio in Bosnia e in Kosovo. Quando Milosevic alla fine perse il potere dopo le proteste filo-occidentali, fu processato da un tribunale internazionale per crimini di guerra dell’Aja per tutte queste accuse. Anche se morì durante il processo, i media occidentali continuavano a ripetere tali accuse, come se fossero state dimostrate reali. Chiunque abbia mai messo in discussione tali accuse, o suggerito che ci fosse altro nelle guerre in Jugoslavia che non il piano diabolico di Milosevic e dei suoi collaboratori, veniva regolarmente denunciato come sostenitore della “pulizia etnica” e del genocidio, e come fantoccio di Milosevic o anche “utile idiota”. E’ quindi molto interessante vedere come le varie prove al tribunale internazionale dell’Aja, così come altre indagini e tribunali, hanno respinto nettamente tutte le accuse contro Milosevic spacciate da governi e media occidentali. Tutto ciò in realtà iniziò nel Kosovo, dove gli investigatori scoprirono subito che le affermazioni fatte durante i bombardamenti della NATO sulla Jugoslavia nel 1999, che centinaia di migliaia di persone furono massacrate su ordine di Milosevic, erano semplicemente false. Ma il processo a Milosevic continuò, come discusso brillantemente dall’autore inglese John Laughland nel suo libro Travesty, e nonostante il pubblico ministero lanciasse ogni accusa immaginabile per condannarlo, il processo contro Milosevic essenzialmente fallì. Ci fu poi una sentenza della Corte internazionale di giustizia emessa poco dopo la morte di Milosevic che confermò che né lui né la Serbia ebbero alcun ruolo nella vicenda di Srebrenica. Ed ora si conclude la lunga discussione sul ruolo di Milosevic nella guerra bosniaca, nel processo al tribunale internazionale del leader serbo-bosniaco Radovan Karadzic. Piuttosto che discutere di tale processo in dettaglio mi limiterò a riprodurre l’eccellente sintesi di Andy Wilcoxson:
156432 “Il 24 marzo la sentenza a Karadzic afferma che “la Corte non è d’accordo che vi fossero prove sufficienti, presentate nel processo, per poter dire che Slobodan Milosevic fosse d’accordo con il piano comune” per rimuovere in modo permanente i musulmani bosniaci e i croati bosniaci dal territorio rivendicato dai serbo-bosniaci. La corte nel processo a Karadzic ha rilevato che “il rapporto tra Milosevic e l’accusato si era deteriorato dal 1992; e nel 1994 non c’era più una linea di condotta comune da adottare. Inoltre, già dal marzo 1992, ci fu un’evidente discordia tra l’imputato e Milosevic negli incontri con i rappresentanti internazionali, durante cui Milosevic e altri leader serbi criticarono apertamente i leader serbo-bosniaci per aver commesso ‘crimini contro l’umanità’ e ‘pulizia etnica’ e una guerra per propri scopi“. I giudici notarono che Slobodan Milosevic e Radovan Karadzic favorivano la conservazione della Jugoslavia e che Milosevic inizialmente lo supportava, ma che le opinioni divergettero nel tempo. La sentenza afferma che “dal 1990 e alla metà del 1991, l’obiettivo politico degli imputati e della leadership serbo-bosniaca era preservare la Jugoslavia e impedire la separazione o l’indipendenza della Bosnia-Erzegovina, che si sarebbe tradotta della separazione dei serbi di Bosnia dalla Serbia; la Corte osserva che Slobodan Milosevic non approvò questo obiettivo e parlò contro l’indipendenza della Bosnia-Erzegovina“. La Corte rilevava che “la dichiarazione di sovranità dell’Assemblea della SRBiH in assenza dei delegati serbo-bosniaci del 15 ottobre 1991, aggravò la situazione“, ma che Milosevic non era d’accordo a costituire la Republika Srpska, in risposta. La sentenza afferma che “Slobodan Milosevic tentava di adottare un approccio più cauto”. La sentenza afferma che nelle comunicazioni intercettate con Radovan Karadzic, “Milosevic dubitava fosse saggio usare ‘un atto illegittimo in risposta ad un altro atto illegittimo’ e mise in discussione la legittimità di un’Assemblea serbo-bosniaca”. I giudici scoprirono anche che “Slobodan Milosevic espresse riserve su come un’Assemblea serbo-bosniaca potesse escludere i musulmani ‘per la Jugoslavia’”. La sentenza osserva che negli incontri con funzionari serbi e serbo-bosniaci “Slobodan Milosevic dichiarò che ‘i membri di altre nazioni ed etnie vanno protetti’ e che ‘l’interesse nazionale dei serbi non è discriminazione’“. Inoltre “Milosevic dichiarò che il crimine va combattuto con decisione“. La Corte di primo grado osserva che “in riunioni private, Milosevic era estremamente arrabbiato verso la leadership serbo-bosniaca per aver respinto il piano Vance-Owen e maledì l’imputato“, scoprì anche che “Milosevic cercò di ragionare con i serbo-bosniaci dicendo che capiva le loro preoccupazioni, ma che era più importante por fine alla guerra“. La sentenza afferma che “Milosevic dubitava che il mondo avrebbe accettato che i serbo-bosniaci, che rappresentavano solo un terzo della popolazione della BiH, ottenessero oltre il 50% del territorio ed incoraggiò l’accordo politico“. Nel corso di una riunione del Consiglio Supremo di Difesa, la sentenza dice che “Milosevic disse al leader serbo-bosniaco che non avevano il diritto di avere più di metà del territorio della Bosnia-Erzegovina, affermando che: ‘non c’è modo che altro vi appartenga! Poiché rappresentate un terzo della popolazione. (…) Non avete diritto ad oltre la metà del territorio, non va tolto qualcosa che appartiene a qualcun altro! (…) Come si può immaginare che due terzi della popolazione siano stipati nel 30% del territorio, mentre il 50% sia troppo poco per voi?! E’ umano, è giusto?!’” In altri incontri con funzionari serbi e serbo-bosniaci, la sentenza osserva che Milosevic dichiarò che “la guerra deve finire e che il peggiore errore dei serbo-bosniaci ‘fu volere la completa sconfitta dei musulmani bosniaci“. A causa della frattura tra Milosevic e i serbo-bosniaci, i giudici notano che “la RFJ ridusse il sostegno alla RS e incoraggiò i serbo-bosniaci ad accettare proposte di pace”“.
In altre parole, non vi era alcun progetto di Grande Serbia da parte di Milosevic, Karadzic o chiunque altro. Milosevic (e Karadzic) volevano mantenere Jugoslavia (come i capi occidentali, all’epoca, professavano volere), Milosevic non era il burattinaio della guerra in Bosnia ed aveva limitata influenza sulla leadership serbo-bosniaca guidata da Karadzic con cui era in rapporti sempre peggiori, ed era lontano dall’impegnarsi in soluzioni violente, crimini di guerra o pulizia etnica, mentre Milosevic ne aveva sempre parlato contro sforzandosi sempre per la pace. Inutile dire che i media occidentali occultano questa sentenza. Né i politici e i giornalisti occidentali che demonizzarono Milosevic negli anni ’90 hanno ammesso che ciò che dissero su di lui, utilizzato per giustificare il bombardamento della Jugoslavia nel 1999, fosse falso. Al contrario, ignoreranno questa sentenza e diranno ciò che dissero di Milosevic all’epoca, proprio come i media occidentali ignorano le altre sentenze della Corte o le indagini che contraddicono le proprie storie, come ad esempio le sentenze che confermano che l’oligarca russo Mikhail Khodorkovskij sia un truffatore emessa dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, o il rapporto Tagliavini che indica che fu la Georgia e non la Russia a scatenare la guerra in Ossezia del Sud nel 2008. Per chi tuttavia presta maggiore attenzione a queste cose, è impossibile evitare paragoni tra il trattamento dell’occidente verso Slobodan Milosevic negli anni ’90 e il trattamento verso Vladimir Putin oggi. La affermazioni identiche sul ruolo di Putin nelle guerre in Ucraina sono pari a quelle emesse negli anni ’90 sul ruolo di Milosevic nelle guerre in Jugoslavia. Chi mette in dubbio tali affermazioni viene chiamato “apologeta di Putin” o “utile idiota”, proprio come coloro che misero in dubbio le affermazioni fatte sul ruolo di Milosevic nelle guerre jugoslave degli anni ’90 venivno chiamati “apologeti di Milosevic” o “utili idioti”. Speriamo che questa volta non ci vogliano 20 anni prima che tali affermazioni, come quelle contro Milosevic, siano adeguatamente esaminate e giudicate false.slobodan-miloseTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I megaprogetti nei Balcani spianano la via alla Grande Eurasia

Andrew Korybko (USA) Oriental Review 11 luglio 2016

Oriental Review pubblica in esclusiva l’intervista all’esperto di guerra ibrida Andrew Korybko del giornalista Stefan Raskovski di “Vecer” concessa a fine giugno. Si parla della strategia nei Balcani dell’R-TCR degli Stati Uniti (torsione del regime – cambio di regime – ricambio del regime), e degli sforzi di Russia e Cina per stabilizzare l’Eurasia.map1Siamo a Skopje dove una cosiddetta “rivoluzione colorata” è in corso da due mesi. Quali sono le sue vere ragioni ed obiettivi, nel contesto delle costellazioni geopolitiche regionali?
La “rivoluzione colorata” attualmente è in corso nella Repubblica di Macedonia null’altro che una rivoluzione colorata mascherata da “legittimo” movimento della società civile. E’ solo un tentativo di cambio di regime eterodiretto che impiega le avanzate tecnologie politiche ispirate dagli insegnamenti di Gene Sharp, il padrino di tale stratagemma. Alcuni partecipanti e osservatori internazionali sul serio credono che ciò che accade a Skopje sia un’iniziativa organica, ma altri sanno della sua natura artificiale nella ricerca di secondi fini. Non ci vuole molto per qualsiasi osservatore neutrale scoprire quali forze controllino i manifestanti, dato che molte informazioni sono diffuse pubblicamente dagli elementi patriottici dei media macedoni sul coinvolgimento della Fondazione Soros e lo stretto coordinamento tra manifestanti e ambasciata degli USA. Soros e le sue numerose organizzazioni “finanziano l’avviamento” del vasto assortimento di “ONG” che guida il movimento antigovernativo, e il filantropo miliardario controlla le finanze che permettono all’SDSM di pagare l’invio dei manifestanti con autobus a Skopje da tutto il Paese. Tali manifestanti, naturalmente, sono o “utili idioti” o cospiratori volenterosi, come già detto. Partecipano a tali manifestazioni per alcune ragioni, che potrebbero potenzialmente sovrapporsi a seconda dell’individuo interessato:
* L’ideologia “liberal-democratica”, con cui Zaev e i suoi padroni hanno cercato di condizionare la popolazione controllando vari media, è riuscita a ingannare una minoranza, alcuni attratti dall’idea “romantica” di prendere parte a una “rivoluzione” ed egoisticamente assaporare la possibile attenzione dei media mainstream e social che riceverebbero;
* Alcuni hanno un incentivo finanziario immediato, ricevendo uno stipendio solo per un paio di ore di lavoro, attivo o passivo, come ad esempio “protestare” o partecipare a “laboratori”, “seminari di formazione”, ecc, e vedersi pagata la partecipazione alla rivoluzione colorata quale lavoretto che potrebbe continuare all’infinito;
* Altri sono semplicemente opportunisti che vogliono capitalizzare su ciò che credono sarà una riuscita operazione di cambio di regime ed utilizzare tale occasione per ingraziarsi i potenti che verranno portati al potere sulle spalle di sciocchi “manifestanti” fuorviati e comprati, sperando li aiutino a vincere.
E’ importante sottolineare oggi che gli Stati Uniti perseguono tre obiettivi strategici interconnessi sostenendo la rivoluzione colorata. Dal relativamente mite al più estremo, sono:
* Torsione de regime, o emanazione di concessioni governative, senza immediatamente cambiare il capo dello Stato e/o il partito al governo;
* Cambio di regime, o rovesciamento delle autorità democraticamente elette e legittime con mezzi “costituzionali” (Brasile) o incostituzionali (Ucraina);
* E ricambio di regime, o cambiando la costituzione (come ad esempio attraverso il “Federalismo”, che opera in molti casi come frattura interna), o riscrivendo completamente le ‘regole del gioco’.

Oltre alla Macedonia, vediamo proteste in Serbia, Montenegro, R. Srpska, Croazia… Vi sono tumulti nei Paesi balcanici proprio nel periodo in cui Mosca e Pechino promuovono i due principali progetti economici del Turkish Stream e della ferrovia da Budapest a Atene. Qual è la connessione tra destabilizzazione e questi progetti?
political-crisis-in-macedonia-raises-fears-of-ethnic-violence-1431986325 Naturalmente, il piano di riserva finale degli Stati Uniti è devastare i Balcani con un’altra guerra regionale se non possono controllarne il territorio geostrategico da cui dovranno passare il Balkan Stream russo e la Via della Seta balcanica cinese, ma si potrebbe credere che possano ulteriormente perseguire il loro obiettivo con investimento poco costoso a lungo termine nei ritocchi o cambi di regime “costituzionali”, quindi opterebbero per tale scenario. Ripetendo il precedente ordine degli obiettivi dal relativamente mite al più estremo, e comprendendo che in tale particolare contesto, dispiegando in prospettiva violenze semplicemente passando da una fase all’altra seguendo un calendario prefissato, si può prevedere cosa promuoveranno gli Stati Uniti:
* Torsione del regime mettendo lo SDSM di nuovo al governo alle condizioni di Washington, in modo da smantellare i successi nazionali e internazionali del VMRO e controllare le principali istituzioni dello Stato (giudiziarie, intelligence, militari, ecc.), a sua volta aiutando lo SDSM nei brogli delle future elezioni per “legittimare” il ‘golpe morbido’;
* Cambio di regime per sbarazzarsi completamente del VMRO e di conseguenza istigare un conflitto civile tra patrioti e sostenitori del colpo di Stato del SDSM, che prevedibilmente diverrebbe una guerra ampia evocando la forte idea di uno “scontro di civiltà” eterodiretto coinvolgendo i terroristi sostenitori della “Grande Albania”;
* Un ricambio totale di regime imponendo la “soluzione federale” alla Repubblica di Macedonia dividendola tra macedoni ortodossi e albanesi musulmani ed infine erodendo l’identità macedone, prevedibilmente arrivando a mutarne il nome costituzionale in “federale”, suddividendola a livello internazionale tra Grande Albania e Grande Bulgaria.
Tale approccio in tre fasi viene avanzato negli Stati Uniti dalla forte determinazione dei loro strateghi nel spezzare, influenzare o controllare il gasdotto (attualmente sospeso) Balkan Stream della Russia e il progetto ferroviario ad alta velocità della Via della Seta balcanica cinese, da Budapest al porto greco del Pireo (e possibilmente Varsavia, Riga e San Pietroburgo). Un governo servile dell’VMRO, ormai dimostratosi del tutto impossibile per gli Stati Uniti, fu concepito come loro agente d’influenza per avere una presenza indiretta sullo snodo vitale attraverso cui dovrebbero passare questi due progetti, e perfino di poter un giorno cancellarli o controllarli completamente. Dato che tale opzione non è più praticabile per gli Stati Uniti, cercano direttamente un cambio di regime tramite una rivoluzione colorata o un graduale cambio di regime tramite la pressione della torsione di regime (indotta dalla rivoluzione colorata o da una possibile guerra ibrida) che si tradurrebbe nel pieno controllo dello Stato da parte degli agenti nel SDSM di Washington. Se tale piano di riserva fallisse, allora gli Stati Uniti potrebbero probabilmente istigare uno “scontro di civiltà” tra macedoni ortodossi e albanesi musulmani (sia con una coordinata operazione di cambio di regime che con azioni distinte), per imporre un radicale programma di ricambio di regime per riconfigurare totalmente lo Stato macedone e preparane l’eventuale smantellamento ad opera di Albania e Bulgaria. Riguardo l’attuale fase negli altri Stati balcanici, c’è uno strettissimo collegamento con la formula già indicata su torsione di regime, cambio di regime e ricambio di regime. In relazione alla Republika Srpska, l’obiettivo è rovesciare Milorad Dodik e installarvi un surrogato filo-occidentale compatibile che smantellerebbe la sovranità della repubblica autonoma, annettendola alla neo-imperiale Bosnia dominata da Bruxelles. La situazione confusa in Serbia è simile, le proteste patriottiche contro la NATO volte a fare pressione in modo costruttivo sul governo per invertirne il corso filo-occidentale, sono rapidamente divenute manifestazioni sospette che oggi potrebbero essere l’arma per spingere la Serbia ad allontanarsi più da Russia e Cina che da UE e USA. È sempre più evidente come gli Stati Uniti abbiano dirottato la “torsione di regime” per scopi positivi delle proteste anti-NATO, tramite gli agenti filo-occidentali “liberal-democratici” destinati ad essere complementari “dal basso” all’azione coercitiva dall’alto che Washington ora esercita su Belgrado. La Serbia è un obiettivo ambito dagli Stati Uniti per la posizione nei mega-progetti balcanici di Russia e Cina. Anche se la Repubblica di Macedonia occupi uno spazio molto importante, e nel caso ancora una volta riesca a respingere la minaccia della guerra ibrida, è prevedibile che gli Stati Uniti favoriscano la destabilizzazione a valle, in questo caso in Serbia. Pertanto, ciò che si ha oggi è una sorta di ‘polizza assicurativa’ strategica che gli Stati Uniti preparano per ogni evenienza nel perseguire tale scenario. Inoltre, l’interesse della Serbia ad aderire al blocco commerciale russo dell’Unione Economica Eurasiatica spaventa Stati Uniti ed Unione europea, capendo che il modo più pratico per degli Stati non contigui d’interagire è la via balcanica della Via della Seta della Cina che trasporta merci da Belgrado al Pireo via ferrovia, per poi spedirli in Russia via mare. Ciò sottolinea ulteriormente l’importanza fondamentale che il mondo multipolare pone su questa linea ferroviaria ad alta velocità quale via d’accesso preferita all’entroterra continentale, cominciando dalla Serbia per poi estendersi sul resto dell’Europa centrale e orientale; ma tale visione, al contrario, ‘giustificherebbe’ ancor più il motivo per cui gli Stati Uniti siano interessati a destabilizzare la Serbia, sabotando la vitalità di questo progetto. Inoltre, si dice che la Russia possa costruire il cosiddetto gasdotto Poseidon dal Mar Nero a Bulgaria, Grecia, Mar Adriatico ed Italia. Se questo progetto mai vedesse la luce, è probabile che un ramo seguirebbe il tragitto del South Stream estendendosi in Serbia, dove era previsto l’hub del precedente progetto. Supponendo almeno la possibilità che ciò possa accadere, quindi anche se il progetto Balkan Strean rimane congelato in modo definitivo, la Serbia potrebbe ancora aderire ai megaprogetti cinese e russo, divenendo così un bersaglio irresistibile per gli Stati Uniti. Per completare la prospettiva della destabilizzazione interna della Serbia, gli Stati Uniti sembrano pronti a suscitare una crisi internazionale in Bosnia, perciò sono così netti nel creare scompiglio nella Repubblica Srpska. Washington sa che la sicurezza di Belgrado è direttamente collegata alla stabilità di Banja Luka, e se la sua entità fraterna in Bosnia è minacciata, allora tutta la Serbia ne sarà indirettamente influenzata. Prevedendo che i torbidi in Serbia possano esaurirsi, gli Stati Uniti già preparano il “piano B” concentrandosi sulla Republika Srpska per creare tensione in Serbia e possibilmente coinvolgerla, ottenendo il risultato atteso, che Belgrado s’impantani disastrosamente in un altro conflitto regionale comportandogli gravi rovesci strategici.

Il Presidente Putin ha visitato la Serbia nel 2015 e di recente si è seduto sul trono bizantino di Athos, mentre il Presidente Xi Jinping ha visitato Belgrado una settimana fa. Qual è la sua opinione su questi eventi e quali sono le implicazioni politiche future per i Paesi dei Balcani?
E’ altamente simbolico che i leader russo e cinese trovino i Balcani degni della loro attenzione, e questo rafforza l’importanza strategica della regione come ho sottolineato in più interviste l’anno scorso. I due pilastri del partenariato strategico cino-russo collaborano attivamente nel corteggiare gli Stati balcanici con il mutuo riconoscimento delle necessità d’adempiere alla visione comune promuovendo la multipolarità nella regione e poi nel resto d’Europa . La Russia ha il patrimonio di civiltà e le risorse energetiche necessarie per avere la benevolenza della maggioranza dei popoli della regione, rifornendone le industrie, mentre la Cina ha il capitale d’investimento necessario per i grandi progetti di sviluppo. La Russia cerca anche d’investire nella regione e sicuramente può farlo, ma solo la Cina ha l’esperienza nella costruzione dei corridoi commerciali che saranno di grande beneficio per Mosca e Pechino. L’interesse cooperativo russo e cinese nei Balcani non dovrebbe essere visto come una competizione (anche se questo è precisamente ciò che i media e le organizzazioni non governative unipolari cercheranno di ritrarre maliziosamente), ma piuttosto come mutuo aiuto. Oltre all’Asia centrale, non c’è altra regione nel mondo che abbia tale potenziale nel riunire le due potenze dei Balcani, e non c’è dubbio che la regione vedrà un maggiore coinvolgimento russo e cinese nei prossimi anni.

In questo senso, quanto sono importanti i Balcani per il mondo multipolare e come la Macedonia vi sia adatta?
I Balcani sono la ‘porta sul retro’ geostrategica dell’Europa, o in altre parole, il punto di accesso che le principali potenze multipolari Russia e Cina vogliono usare per evitare il “cordone sanitario” che Stati Uniti e NATO allestiscono in Europa orientale e sull’accesso diretto al cuore del continente. I megaprogetti nei Balcani, Balkan Stream della Russia e Via della Seta nei Balcani della Cina, sono piani compatibili che rafforzeranno la regione facendone lo snodo di uno straordinario corridoio economico nord-sud che collega Europa centrale ed orientale. Con il passare del tempo e la corretta pianificazione ciò potrebbe prevedibilmente liberare la regione dall’influenza unipolare e sostituirla con la controparte multipolare, idealmente una zona di libero scambio supercontinentale tra Lisbona e Vladivostok. L’annuncio del Presidente Putin al San Petersburg International Economic Forum, secondo cui la Russia è ancora interessata a un accordo commerciale con l’UE, va collegato con la proposta del Primo ministro Medvedev, a fine 2015, per l’integrazione multilaterale tra Unione eurasiatica, SCO e ASEAN. Nell’insieme, questa strategia emisferica è pari a quella chiamata “Grande zona di libero scambio eurasiatica” o GEFTA, ma la chiave per assicurarvi la partecipazione dell’Europa è attualizzare i megaprogetti nei Balcani per dimostrarne la fattibilità della connessione infrastrutturale. Qui la Repubblica di Macedonia ha un ruolo insostituibile nel collegare Oriente (Russia, Cina) e occidente (UE), proprio come fece Alessandro millenni fa, anche se in modo completamente diverso, naturalmente. Mentre il progetto del Balkan Stream della Russia è sospeso per il momento e nonostante la recente idea del gasdotto Poseidon che bypassi il Paese collegandosi direttamente all’hub serbo di South Stream, la Macedonia è ancora la strettoia da cui deve passare il progetto ferroviario ad alta velocità della Via della Seta balcanica della Cina, ed è questa componente della politica balcanica del partenariato strategico russo-cinese la più rivoluzionaria nel portare la multipolarità in Europa. Dopo tutto, per quanto importanti siano i corridoi energetici, sono sempre sovrastati da quelli per lo sviluppo dell’economia reale, ed è ciò che il progetto della Cina aspira a realizzare. Affinché la Via della Seta balcanica diventi un corridoio nord-sud transregionale collegando l’ampio spazio tra Pireo e San Pietroburgo e facilitando l’eventuale adesione dell’Europa alla GEFTA, deve prima attraversare la Macedonia, rendendo il piccolo Paese sproporzionatamente importante per gli affari strategici mondiali, spiegando il motivo per cui gli Stati Uniti dedicano così tanto tempo per destabilizzarlo. Se la Macedonia respingerà tale aggressione asimmetrica e rimarrà stabile, allora sarà la base geografica della Via della Seta balcanica e il fondamento strategico della riunione dell’Eurasia tramite l’effetto positivo dell’adesione dell’UE alla GEFTA. Anche se si tratta di strategia a lungo termine, non va dimenticato che ogni piano di vasta portata inizia abbastanza in sordina. Anche se alcuni osservatori non possono ancora riconoscere l’importanza strategica globale della Repubblica di Macedonia, nel quadro della nuova guerra fredda e della GEFTA, non per questo è meno importante nella realtà, e non averne consapevolezza è semplicemente la copertura per distrarre il pubblico dalle vere intenzione delle ultime destabilizzazioni.rgin-1311-TEN-T mapAndrew Korybko è commentatore politico statunitense dell’agenzia Sputnik. È dottorando all’Università MGIMO ed autore della monografia “Guerra Ibrida: L’approccio adattivo indiretto al cambio di regime” (2015). Questo testo sarà incluso nel prossimo libro sulla teoria della guerra ibrida.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il massacro di Srebrenica è una gigantesca frode politica

Edward S. Herman e John Robles, Global Research, 11 luglio 2016

Il famoso autore Dr. Edward Herman ha parlato con John Robles di Voce della Russia sui fatti riguardanti il massacro di Srebrenica, pretesto per l’invasione “umanitaria” dell’ex-Jugoslavia, e smonta la versione “ufficiale” da sempre promossa dall’occidente.Srebrenica_massacre_mapIl Dr. Herman rivela che vi furono in realtà molteplici massacri a Srebrenica, e che l’uccisione di soldati bosniaco-musulmani a Srebrenica (pretesto occidentale) fu la risposta al massacro di oltre 2000 civili serbi, per lo più donne e bambini, del posto.

Robles: La mia prima domanda riguarda “il massacro di Srebrenica” e il modo con cui i media l’hanno manipolato. Puoi parlarci, o darci alcune intuizioni, di ciò?
Herman: Il massacro di Srebrenica, in realtà l’ho sempre messo tra virgolette, perché vi furono diversi massacri nella zona di Srebrenica che prima del luglio 1995 vide numerosi serbi uccisi dalle forze musulmane, bosniaco-musulmane, uscite da Srebrenica. Secondo una stima più di 150 serbi villaggi furono totalmente spazzati via e uno studio fornisce i nomi di 2383 civili serbi uccisi tra il 1992 e il luglio 1995. Quindi lo chiamerei “il primo massacro di Srebrenica”. Poi, nel luglio 1995…

Robles: Giusto per essere chiari, qui furono i serbi ad essere uccisi.
Herman: Sì! Parliamo di circa 2383 civili serbi uccisi prima del luglio 1995. E l’esercito serbo-bosniaco prese Srebrenica nel luglio 1995, e vi furono morti ed esecuzioni dopo. Questo è ciò che l’occidente chiama “massacro di Srebrenica”, ma in realtà è soprattutto un costrutto politico. I morti furono probabilmente tra 500 e 1000. In altre parole, meno della metà dei civili serbi uccisi prima del luglio 1995. E la pretesa occidentale è che 8000 uomini e ragazzi siano stati giustiziati nel massacro di Srebrenica, senza notare che erano uomini, solo uomini, tutti uomini e tutti soldati, mentre tra i 2383 civili uccisi vi erano numerosi donne e bambini. Parliamo nel secondo massacro essenzialmente di militari. E naturalmente non fu mai dimostrato che ci furono 7000 o 8000 uomini e ragazzi uccisi. I corpi nelle tombe arrivano a circa 2500 e molti erano morti in combattimento. Una delle bellezze della propaganda occidentale è che tutti i corpi trovati dopo il luglio 1995 vengono contati come giustiziati, anche se si sa benissimo che numerosi morirono in combattimento.

Promemoria
mudzahedini Herman: anche un altro fatto importante del massacro di Srebrenica è che il massacro dei serbi avvenne presso una zona che doveva essere “sicura”. Srebrenica era un luogo sicuro, un rifugio sicuro. Doveva essere smilitarizzata, ma non lo fu mai. Così i soldati musulmani bosniaci uscirono da Srebrenica uccidendo i civili serbi. Tutto ciò fu completamente ignorato dai media occidentali. E’ come se i serbi spuntassero a luglio iniziando a uccidere arbitrariamente. Infatti, ai militari delle Nazioni Unite nella zona, all’ufficiale francese Phillip Morillon, fu chiesto dal tribunale jugoslavo: “Perché i serbi l’hanno fatto?” Disse che era assolutamente convinto che lo fecero per ciò che il comandante dei musulmani bosniaci di Srebrenica fece ai serbi prima del luglio 1995. Questo era il capo dell’esercito delle Nazioni Unite, ma non compare sulla stampa occidentale! In altre parole, il primo massacro fu quello che causò il secondo e minore massacro di persone in età di leva. L’intero massacro di Srebrenica è una gigantesca frode politica. Ci fu un massacro, ma fu la vendetta per una strage, donne e bambini non furono uccisi. Una delle caratteristiche “citazioni” sul massacro di Srebrenica, il secondo, è che 20000 donne e bambini di Srebrenica furono trasportati in autobus in la sicurezza da parte dell’esercito serbo. Donne e bambini non furono uccisi, solo persone in età di leva e una grande frazione di costoro era morta in combattimento. Così secondo me, come ho detto, forse ci furono tra 500 a 1000 esecuzioni. Esecuzioni per vendetta.

Robles: Mi dispiace. Quanti?
Herman: da 500 a 1000 direi.

Robles: da 500 a 1000.
Herman: Sì. Quindi ci fu un grande massacro, ma va messo nel contesto! Questa fu una guerra, e c’era un esercito che aveva visto i propri civili massacrati ancor di più. Questo è completamente occultato in occidente, come se i serbi fossero spuntati a Srebrenica iniziando a uccidere per sete di sangue! E’ assolutamente una truffa! Quindi, ritengo che il massacro di Srebrenica sia il grande trionfo della propaganda. L’occidente voleva andare contro la Serbia ed evitare la pace. Aveva bisogno di questo massacro.

Robles: Lei ha detto 2380 civili, donne e bambini soprattutto …
Herman: donne e bambini serbi, sì.

Robles: …furono uccisi prima di Srebrenica…
Herman: Le prime stragi furono tra il 1992 e il luglio 1995. Erano civili serbi. Ci furono anche centinaia di militari serbi uccisi in quel periodo, ma parlo solo di civili!

Robles: I civili, giusto! E poi per rappresaglia furono uccisi circa 2500 musulmani… soldati bosniaci musulmani.
Herman: Questo è fuorviante, perché si pretende che 8000 furono giustiziati, ma furono più di 2000 gli uccisi, in gran parte in combattimento.

Robles: In combattimento. Bene, ho capito.
Herman: Sì, e le esecuzioni furono, come ho detto, probabilmente tra 500 e 1000.

Robles: Va bene. Così i musulmani bosniaci furono direttamente responsabili della morte di numerosi civili serbi. Giusto?
Herman: I serbi in realtà avevano gli elenchi dei soldati musulmani bosniaci che cercavano, ma non posso dire onestamente se furono gli unici ad essere stati giustiziati. Ma certamente, un numero significativo di giustiziati era in tali elenchi, elenchi per vendicarsi.

Clinton, Albright e Izetbegovic

Clinton, Albright e Izetbegovic

Edward S. Herman è economista e analista dei media statunitensi specializzato in tematiche aziendali e normative, nonché economia politica e media. Professore emerito di Finanza alla Wharton School della University of Pennsylvania. E’ autore di diversi libri, come “La fabbrica del consenso” scritto con Noam Chomsky e “Il massacro di Srebrenica: prove, contesto e politica”.

A 23 anni dalla sofferenza di 126 soldati e 200 civili serbi massacrati dai cosiddetti musulmani bosniaci
There Must Be Justice 6 novembre 2015

exhumation-funeralSulla collina di Glodzhansko, vicino Zvornik, Repubblica di Serbska, sono passati 23 anni dal calvario di 126 soldati dell’Esercito della Repubblica Serbska (VRS). Il crimine avvenne il 6 novembre 1992, quando dei giovani furono uccisi dagli islamisti del cosiddetto Esercito della Bosnia-Erzegovina. Tutte le vittime erano della brigata del VRS di Zvornik e Sekovici. I rappresentanti dell’esercito hanno svelato (la nuova) lapide con la scritta: “Qui giacciono 126 soldati dell’Esercito della Repubblica di Serbska“. Ogni volta, subito dopo l’installazione, la targa viene distrutta da ignoti. Tra 109 e 250 serbi furono uccisi o scomparvero la notte del 5 – 6 novembre 1992. Glodzhansko Brdo, Kozjak, Treshnjitsa, Maskalitsa Potok e Siroki Put sono solo alcuni dei luoghi presso la città di Zvornik in cui terra e polvere coprirono decine di serbi selvaggiamente assassinati, mutando il paesaggio nella città in fossa comune. Nel momento in cui i prigionieri furono portati in cima alle colline Glodzhansko Brdo e Kozjak e furono legati col filo spinato agli alberi, la guerra cominciò a somigliare a un festino brutalmente selvaggio. Solo tre delle vittime serbe i cui corpi furono esumati, ebbero la ‘fortuna’ di essere uccise da un proiettile. I corpi erano spesso senza testa e membra, con chiodi e sbarre di ferro nel cranio e nei seni, e catene ai polsi e alle ginocchia, crani sfondati con oggetti contundenti, evirati, bruciati. La maggior parte delle persone uccise la cui identità è stata ricostruita, fu sepolta in una fossa comune. Ciò che rende tale crimine così mostruoso è il fatto che fu commesso da musulmani di Kamenica, vicini di casa che i serbi credevano amici. Non è solo una caratteristica di tale guerra, ma di tutte le precedenti in questa regione, dove solo l’odio per un breve tempo sopito fu velocemente risvegliato dalla guerra. Assalendo i vicini serbo-ortodossi, l’odio musulmano lasciò impronte insanguinate in ogni casa ortodossa della regione.

Il seguente documentario racconta gli orrori e le torture di cui i serbi furono oggetto il 5-6 novembre 1992.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora