Geopolitica dei Balcani: Cina e Serbia espandono la cooperazione strategica ed economica

Zivadin Jovanovic, Global Research, 26 maggio 2016Bookfair_InSerbia-0036Serbia e Cina coltivano una lunga amicizia e fiducia reciproca basata sulla cooperazione reciprocamente vantaggiosa. Attualmente, quando certi Paesi europei, americani e altri competono per la cooperazione cinese, la Serbia ha già capacità e base per rafforzare la cooperazione con la seconda potenza economica nel mondo e migliorare le mutue relazioni a livello strategico. In realtà, questo è esattamente ciò che la Serbia fa. L’imminente visita del Presidente cinese Xi Jinping e l’attesa firma di un accordo generale sulla relazione strategica certamente accelererà la cooperazione in tutti i campi.
Cina e Serbia si percepiscono stabili e soldi partner affidabili. La Serbia, anche se dall’economia relativamente piccola, ha notevole capacità di sviluppo futuro, in particolare nelle infrastrutture, energia e produzione alimentare. Inoltre, la Serbia occupa una posizione geopolitica favorevole essendo allo stesso tempo nel Sud Europa, Europa centrale e Paese danubiano, crocevia di diverse regioni e persino continenti; la Serbia è porta e ponte per altre destinazioni della cooperazione economica con l’Europa. Non è una semplice coincidenza che nel dicembre del 2014 Belgrado abbia ospitato il vertice del gruppo “Cina + 16” comprendente i Paesi dell’Europa centrale e del sud-est che partecipano congiuntamente all’attuazione del mega-progetto “Via e Cintura”, meglio noto come Nuova Via della Seta del 21° secolo. Finora la Cina ha stanziato 13 miliardi di dollari per progetti in questi Paesi, di cui 1,5 miliardi per la Serbia. Le imprese cinesi hanno già costruito il ponte “Mihailo Pupin”sul fiume Danubio, a Belgrado, oltre a 21 km di autostrada d’ingresso. I piani per la costruzione del secondo ponte sul Danubio, nei pressi di Vinca, lungo il X Corridoio europeo, e per un ponte sul fiume Sava, vicino ad Obrenovac, sono in fase avanzata. La Chinese Hessteel Co., secondo maggiore produttore di acciaio al mondo, ha recentemente acquistato l’acciaieria Smederevo che impiega 5050 lavoratori ed ha un porto sul Danubio e una fabbrica di stagno a Shabac (sul fiume Sava). È stato raggiunto un ulteriore accordo con i partner cinesi per costruire la centrale termoelettrica “Kosotolac-B”. Questo progetto prevede anche la costruzione di un altro porto sul Danubio e una sezione di 18 km di ferrovia per trasportare le attrezzature necessarie. Pertanto, in termini economici, le aziende cinesi si sono già insediate nel Danubio aumentando così il peso di queste acque interne presso lo strategico VII Corridoio europeo.
Il partenariato tripartito Serbia, Ungheria e Cina ha avviato la costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità che collega Belgrado e Budapest. Il progetto è solo una parte delle ferrovie strategiche del X Corridoio dai porti mediterranei di Pireo e Salonicco, in Grecia, a Macedonia, Serbia, Ungheria e Paesi dell’Europa centrale e del nord fino al Mar Baltico. Prendendo in considerazione i piani d’impegno cinese nella modernizzazione delle linee dei trasporti che collegano Belgrado e il porto di Bar (Adriatico, Montenegro), l’interesse delle compagnie cinesi nella privatizzazione di numerose aziende serbe, e quindi potenzialità e prospettive della cooperazione economica tra i due Paesi, diventa molto più chiara. Sembra che l’importanza del rapido aumento della cooperazione economica con la Cina vada oltre il sostanziale input della crescita del PIL e dell’occupazione, anche se sono parametri molto significativi. A condizione che l’attuale tendenza continui, e non c’è motivo di aspettarsi altrimenti, influenzerebbe seriamente i piani degli interessi economici della Serbia a livello internazionale, orientandoli su una posizione più equilibrata. Negli ultimi anni l’Unione europea era occupata a trattare con se stessa, soffrendo grave crisi di sistema, avanzata di nazionalismo e particolarismo, stagnazione tecnologica ed economica, crisi dell’eurozona, deflusso di capitali, migranti, “Brexit” ed altre “uscite”, ed “incoraggiamenti” transatlantici per aumentare la spesa militare (troncati al vertice G7 di Hannover). Gli Stati Uniti si preoccupano d’intimidire gli alleati utilizzando una volta il “pericolo” russo, un’altra volta cinese. La Russia affronta il declino dei prezzi del petrolio, con la necessità di modernizzare la struttura economica e alleviare le conseguenze delle sanzioni degli Stati Uniti attuate dai “partner europei”, costringendola a spendere di più per la difesa. Il mondo testimonia l’allargamento drammatico della divisione tra masse di poveri e una manciata di estremamente ricchi, con povertà, disoccupazione e miseria che dominano il mondo. La Cina tende una mano amichevole offrendo collaborazione, connessione, innovazione e mutuo vantaggio in tutti i quattro angoli del mondo. Ogni tanto, ci si chiede perché l’occidente senta la necessità di lamentarsi pubblicamente sul “rallentamento della crescita economica cinese” che apparentemente cade dal 9% all’attuale ‘mero’ 7,5%! Chi in realtà fa meglio in tale prolungata crisi economica globale?2013112685446631734_20Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Segnali di pericolo: l’artificiosa rivoluzione macedone in corso

Phil Butler New Eastern Outlook 25/04/2016Macedonia-Protests-1Skopje, in Macedonia, è in subbuglio, l’ultimo obiettivo della crisi e del cambio di regime creato in Europa. Migliaia di persone sono scese per le strade in dissenso per la grazia del Presidente Gjorge Ivanov verso alcuni funzionari. Come abbiamo visto in Ucraina e altrove, il vecchio gioco della Guerra Fredda continua. Una nazione all’apice della crisi occidentale contro l’est che potrebbe presto combattere, non per la libertà, ma per diventare l’ennesima pedina di un gioco mortale. Il lettore più attento non sarà sorpreso dal trovare volti familiari nella folla in fermento che circonda un governo. I macedoni vengono trascinati in un vortice da cui non potranno mai uscire. Ecco un altro sguardo su come Stati Uniti e alleati hanno truccato la scacchiera. “Il potere non è un mezzo, è un fine. Non instaurare una dittatura per salvaguardare la rivoluzione; ma fare la rivoluzione, per instaurare la dittatura“. George Orwell
Trovare i loghi dell’Open Society Foundations di George Soros in Macedonia, e quello dell’USAID accanto non dovrebbe sorprendere chi studia il caos mondiale di questi giorni. Entrambe le entità collaborano offrendo borse di studio per acquistare una nuova legione di studenti “compiacenti” e futuri capi della Macedonia. Il piano per la società civile in Macedonia è la testimonianza di come il sistema di Soros e colleghi s’è attivato in tutte le repubbliche ex-sovietiche. Se l’Open Society Foundations di Soros non può essere accusata di corruzione palese, “comprare” l’amore della gente in queste nazioni certamente lo dimostrerebbe. Attraverso iniziative e partnership come quella della Youth Educational Forum (YEF), l’edificio politico di Soros in Macedonia si rispecchia in ciò che ho già indicato in Lettonia, Georgia e Libia. E’ dovuto alla manipolazione sociale se vediamo giovani sostenere l’ulteriore americanizzazione, quando decenni di UE e influenza occidentale non hanno portato nulla alla Macedonia. Il PIL del Paese rimane basso, uno dei più bassi dei Paesi in via di sviluppo in Europa e Asia. Ancora una volta, Soros e il dipartimento di Stato degli Stati Uniti sono immersi fino al collo nel controllo dei regimi. Il Presidente Gjorge Ivanov che guarda a Mosca è al centro dell’attuale caos in Macedonia, e agli alleati dell’UE travolti dal disastro dei rifugiati serve il momento opportuno per siglare il destino della Macedonia. La lettera del 14 aprile delle 84 organizzazioni guidate dall’Open Society Foundation al Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, urla eversione nella mia mente. Ramadan Ramadani, membro del Consiglio dell’Open Society Foundation è in prima linea nel movimento, e l’elenco dei partner dell’organizzazione di Soros è ampio e radicato, così come in altri Paesi in crisi. I manifestanti davanti l’edificio del governo macedone sono in effetti istigati dai partner dei tentativi macedoni di Soros. L’elenco comprende; Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale – USAID, Missione UE in Macedonia, Direzione dello sviluppo e cooperazione – DSC, Fondazione dei Bambini Pestalozzi – Svizzera, Fondo per l’Istruzione dei Rom – Ungheria e Istituto per la politica europea di Berlino. Ancora una volta troviamo i cospiratori intrecciati con i beneficiari inconsapevoli della rete delle fondazioni di Soros. Grazie ai miliardi degli hedge funds, Soros ha creato tali reti per il cambio nelle “società aperte”, con Soros azionista di maggioranza, e altri investitori e partner che si fanno carico del resto del finanziamento. L’organizzazione non fa mistero della “fase auto-sostenibile” che ogni piano deve raggiungere. E’ interessante e un po’ deprimente che il contingente in Macedonia dei tentativi di Soros-USAID abbia forse involontariamente rivelato altre operazioni. Forse a causa della barriera linguistica isolante dell’organizzazione? Comunque l’Open Society Foundation in Macedonia delinea chiaramente i settori d’influenza e sono; istruzione, informazione, sanità, media, riforma della pubblica amministrazione, legge, Programma Est-Est: Partnership Cross Border, programma della società civile e Programma Promozionale Regionale della Ricerca (RRPP). Citando le pagine dei “media” delle fondazioni si riconoscono noti inquilini. L’obiettivo principale dell’aspetto mediatico si prefigge:
– di migliorare il dibattito informato su temi relativi all’UE e contribuire alla promozione dei valori dell’UE;
– garantire la copertura mediatica delle problematiche connesse all’adesione all’UE, elezioni, contenziosi sull’adesione con la Grecia e la NATO;
– monitorare e sostenere lo sviluppo del quadro giuridico e normativo adeguato ai media e monitorarne l’attuazione in conformità con gli standard internazionali, compreso il funzionamento degli organismi di regolamentazione competenti;
In conclusione, struttura, forza, sostegno e completezza dei fili delle ONG corporativo-governative sono tirati da dipartimento di Stato, ambasciata del Regno Unito, Soros e altri componenti, rendendo relativamente impotente qualsiasi vera forma di democrazia libera nella regione. Se la grazia o meno del Presidente Gjorge Ivanov ai funzionari elettorali indagati aggrada, è l’aspetto meno importante per i macedoni rispetto alla grande cospirazione per controllare i cittadini e la società. Le operazioni di Soros e dell’USAID, che operano sotto la copertura della filantropia e dell’altruismo, sono machiavelliche fino alle estreme conseguenze. Come ho già mostrato in altri esempi, ONG ed egemonia degli Stati Uniti giocano molto sporco per dominare. Vorrei mettere in guardia il popolo della Macedonia almeno indagando sulle mie affermazioni.687474703a2f2f72656470696c6c74696d65732e636f6d2f77702d636f6e74656e742f75706c6f6164732f323031352f30352f536f726f732d4d616365646f6e69612e6a7067Phil Butler è ricercatore ed analista politica, politologo ed esperto di Europa orientale, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook” .

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi è Federica Mogherini? La politica estera statunitense nel canile europeo

Srdjan Novakovic, Roma, Facebook Reporter Gennaio 2016

L’Unione europea invita gli Stati membri delle Nazioni unite ad imporre sanzioni alla Russia, dichiarava il capo della diplomazia dell’UE Federica Mogherini. Il documento afferma che l’UE resta fermamente impegnata per sovranità ed integrità territoriale dell’Ucraina e non riconosce la riunificazione della Crimea con la Russia”.0D710B75-A412-4557-AEE2-A94CD9D17B7C_mw1024_s_nSappiamo tutti che questa relativamente giovane sostituta di Catherine Ashton, che vediamo tutti i giorni su tutte le reti televisive della Serbia, nei “colloqui” farsa tra Serbia, “Kosovo” e Unione europea in occasione di certi “capitoli aperti” della presunta adesione di nuovi membri alla mitica Unione europea di Bruxelles. I “negoziati” per l’adesione all’UE attraverso rappresentanti autorizzati, i cosiddetti “Commissari”, che hanno a cuore a che i Paesi candidati rispettino al meglio determinati criteri nel processo di “adesione” all’Unione Europea, la NATO sotto la veste di pecora. In tale farsa disgustosa e ipocrita ‘all’Europa non c’è alternativa’ (questa è una modifica serbo-russa al “comunismo che non ha alternative” di Mordecai-Marx), in uno dei ruoli più importanti, quello di Ministro degli Esteri dell’UE, c’è Mogherini. Naturalmente avete indovinato, i registi di tale tragicommedia (con una quasi certo esito nucleare) non partecipano al gioco. Sono a migliaia di miglia di distanza, a distanza di sicurezza dal paradiso multietnico europeo. Non è un compito facile ricordare ai lettori la vera biografia di Federica Mogherini nella sua natia Italia. E’ nata a Roma il 16/06/1973 sposata e con due bambine, il suo defunto padre, Flavio, era sceneggiatore e costumista di film, che arrivò a dirigere un paio di film poco noti. Di “accattivante” c’è la professione del marito, ex-vice del sindaco di Roma Walter Veltroni, un dirigente comunista dalle vedute liberali, mentre la zia Isa era considerata la migliore amica della madre di Veltroni, Ivanka Kotnik Veltroni, figlia di Ciril Kotnik, ex-diplomatico del Regno dei serbi e croati e volontario nelle guerre balcaniche in Serbia (ricevette la massima decorazione dai Karadjerdjovic). Cetnico furioso, ambasciatore in Vaticano del governo jugoslavo in esilio e amico del leggendario “Cice” Kotnik, scontò a caro prezzo le persecuzioni di Hitler contro gli antinazisti e poi subì crudeli torture di stampo Gestapo, nel 1948, quando i profughi sloveni tornarono nella paternalistica Brozoslavia comunista. Con l’ormai ex-sindaco di Roma, il nipote del temerario cetnico Ciril Kotnik e figlio di Vittorio (giornalista ai tempi di Mussolini), Walter Veltroni, denominato il “bruco” (almeno questo è il modo in cui di solito lo disegnano i più famosi fumettisti italiani), che tipo di cooperazione intima aveva la nostra Federica? Il “Bruco” è il leader indiscusso della cosiddetta fazione gesuitica filo-americana nel governo PD di Matteo Renzi (l’ex-Partito Comunista Italiano, che ha cambiato diversi nomi), la fazione liberale guidata da Enrico Carotenuto che sostiene l’autorevole controverso uomo d’affari dal passaporto svizzero Carlo de Benedetti (detto l'”ingegnere”), uno dei finanzieri più aggressivi con potenti agganci e raccomandazioni (membro del consiglio della Rothschild Bank). Carlo De Benedetti possiede la tessera n° 1 del PD e ha, tra l’altro, l’influente impero mediatico “Espresso-LaRepubblica” (magicamente sulla stessa lunghezza d’onda di Soros e Khodorkovskij). Il dominio Veltroniano di Roma sarà ricordato per gli scandali, il grande flusso di migranti afroislamici nella capitale, così come per avere innalzato un monumento dedicato a Kemal Ataturk, fondatore anticristiano e nazionalista della Turchia! La diaspora armena per un momento protestò, fin quando seppe della statua al centro di Belgrado a Gajdar Aliev…
40cbefaa161f780715d43aa179ca37bf88274a35 Con tale potente vento lobbistico a gonfiare le vele, la nostra giovane Federica, appena guadro della gioventù del partito, partecipò volontaria alle campagne contro il razzismo e la xenofobia, preparando la tesi presso la Facoltà di Scienze Politiche di Roma sull'”Islam politico”. Guidata dalla passione per il wahhabismo, Mogherini si recò spesso in Palestina e Libano, incontrando il vecchio amico di Tito, Arafat, così come con altri capi religiosi e politici arabi. Naturalmente, nella gioventù comunista c’imbattiamo in vecchie conoscenze come Massimo D’Alema, famigerato patrono del Kosovo albanese. Molti italiani lo chiamano “Hitler”, dalle caricature umoristiche del leggendario artista italiano Forattini. Da subito Federica Mogherini fece carriera politica e nel 2008 entrava nel parlamento italiano come deputata del PD, essendo già avviata dall’IAI (Istituto Affari Internazionali), che riunisce la creme de la creme gesuitico-massonica della “destra” e della “sinistra” italiane (l’ex presidente Ciampi, Saccomanni, Scognamiglio, Andreatta…) Dopo questi passi importanti Federica viene indirizzata nella struttura più significativa e potente del retroscena italiano, il Consiglio per le Relazioni fra Italia e Stati Uniti (CONSIUSA) fondata nel 1983 da David Rockefeller e Gianni Agnelli, sotto la rigorosa testimonianza dei gesuiti della Loyola University di Chicago. Un tempo il direttore più noto di CONSIUSA fu il banchiere massone italo-statunitense Robert Agostinelli. In tale compagnia, si nuota sempre a valle!
Eternamente obbediente ad ogni cenno del capo dei potenti, Mogherini sopravvive con successo ad ogni attrito nel PD e così, il 22 febbraio 2014, diventa la più giovane donna ministro degli Esteri nella storia d’Italia! Come dice Giancarlo Perna, sarà ricordata per sempre l’espressione stupita del Presidente d’Italia, il 90enne Giorgio Napolitano (il “comunista” preferito da Kissinger) nella cerimonia di giuramento a ministra degli Esteri. Causa dello stupore del vecchio non è certamente lo strabismo di Federica, ma il fatto che diveniva ministra degli Esteri passando dalla sinistra radical-chic senza i decenni di esperienza diplomatica. Anche la preferita dal presidente, la vecchia e gravemente malata Emma Bonino, autodidatta e accanita russofoba, era di gran lunga la scelta migliore. Naturalmente, dietro l’ascesa di Mogherini e Renzi vi sono le stesse forze che hanno sempre governato il teatrino politico italiano, “Appaltatori e subappaltatori” della destra repubblicana degli Stati Uniti. La stessa Mogherini nel dicembre 2013, fu nominata presidente della delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare della NATO; Wikileaks e Franco Fracassi ne documentano i contatti con agenti della CIA come Kurt Volker, braccio destro del fanatico russofobo senatore McCain (e migliore amico di John Kerry). Secondo l’ex-senatore italiano Giovanni Pallegrini, l’Italia non è altro che “una sorta di portaerei della NATO nel Mediterraneo“, non un “Paese normale” con una “democrazia normale“. Fortunatamente per il Ministero degli Esteri italiano (dove i diplomatici avrebbero festeggiato fino all’alba!) la scadente ministra degli Esteri del circo statunitense nel canile europeo (serbi ricordatevi il “vostro” Franco Frattini!) si trasferiva a Bruxelles, dove dal 30 agosto Federica Mogherini era stata “eletta” alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, dove già con forza condannava l'”invasione russa” dell’Ucraina proponendo sanzioni economiche. Quale inizio migliore per lei?
Tuttavia, una doccia fredda per Mogherini l’ebbe già all’inizio del febbraio 2015, quando Putin, Hollande e Merkel l’esclusero dai negoziati sulla crisi Ucraina, avendo il presidente russo difficoltà piuttosto serie con due pupazzi, due Matrjoshke, già nel sacco! Paradossalmente, sembra che negli unici negoziati europei riusciti, Federica Mogherini non vi partecipasse. La stampa italiana si scatenava, Gianni Micalessin del “Giornale” sottolineava la “povera donna”, “giovane saltimbanco”, “dalla figura professionale inesistente” che si “fa prendere a pedate”, mentre per l’ex direttore de “L’Avvenire“, Maurizio Biondo, era semplicemente “patetica”. La Lega Nord al Parlamento europeo la schernisce assieme al Primo Ministro Renzi (“schiavo del cartello bancario”), i parlamentari Borghezio e Buonanno la definiscono apertamente “punk” e “meno di zero”, mentre “l’economia europea perde miliardi per le sanzioni alla Russia, giocando alla guerra nucleare con la Russia”… Gli inglesi tradizionalmente gentili e premurosi, ne postano su youtube e tweeter la raccolta delle gaffe diplomatiche ed eurofanatiche, con “perle di saggezza” su Islam, immigrazione, integrazione… ora hanno capito ciò che Churchill profetizzò: “gli antifascisti saranno i peggiori fascisti del futuro“.
mogherini-benny-22-578050 Per consolazione, Federica viaggia (almeno così dice su twitter) volando come diplomatica in tutti i continenti (con spese inevitabilmente a carico dei contribuenti), cosa che non la promuove presso la stampa tedesca e inglese, tradizionalmente sensibili a queste cose. Anche il vecchio comunista Napolitano (quand’era eurodeputato) faceva la “cresta” comprando voli “low cost” e facendoseli pagare 800 euro ciascuno, e più volte al mese, come la stampa tedesca rivelò pubblicamente! Ah, che paese dei balochhi era la buona vecchia UE! Infine, il 17 febbraio 2015, Jean-Claude Juncker privava la commissaria italiana della parte del mandato relativa alla difesa, subito affidata a un esperto politico francese, Michel Barnier. E nel giugno 2015, la stampa italiana e inglese condannavano Mogherini per le eccessive spese di bilancio per pranzi e tovaglie quali esigenze del suo ministero, spedendovi almeno 3 milioni! Nonostante l’evidente inadeguatezza e incompetenza, Federica Mogherini resta in sella come commissaria europea per la politica estera, soprattutto per la sua manifesta russofobia, come la maggior parte dei colleghi polacco-baltici nella Commissione europea. In Italia, la maggioranza dei cittadini la disprezza per mancanza di obiettività e retorica guerrafondaia contro Iran e Russia. E’ famosa per il suo errore leggendario (uno dei tanti) quando minacciò il Ministro degli Esteri iraniano nei negoziati sul programma nucleare iraniano, ricevendo la risposta di Zarif: “Nessuno osi minacciare gli iraniani“, subito seguito dal sempre moderato ed elegante Lavrov: “neanche i Russi!“. Mogherini assomiglia ad Angela Merkel e Hillary Clinton, guerrafondaie e sostenitrici dell’immigrazione selvaggia, che nessuno vuole in Europa. E naturalmente Federica Mogherini è tra le più odiate soprattutto per le opinioni provocatorie sull’Islam radicale quale “forza politica legittima in Europa” e l’Islam quale prima “vittima” del terrorismo, così come “il presente islamico è il futuro dell’Europa”. A questo punto, tali dichiarazioni sono un dito nell’occhio a tutte le persone normali in Europa. Ma non se ne preoccupa, perché nell’odierna Unione tecnocratico-cancaria “populismo” e “demagogia” sono considerati le peggiori eresie. Il noto blogger Riccardo Gambi osserva appieno che Mogherini è la “tirapiedi anglo-statunitense che non rappresenta nessuno tranne se stessa ed istituzioni corrotte”.
Sperando che il Presidente Putin comprenda tale situazione deplorevole e sappia risolvere la crisi incombente, si ricordino le parole pronunciate pochi giorni prima. “Spero che l’uso delle armi nucleari non sia necessario”. E cosa chiedono i serbi alla nostra Madre Russia, in occasione di tale follia per scopi politici? Personalmente, vorrei che nel nuovo anno ortodosso Putin e Rogozin inventino e perfezionino una nuova rivoluzionaria e sicura arma che non uccida le persone, ferendone anime e corpi, ma rimuova definitivamente stupidità e male dalle loro teste. Anche suggerendo che tali missili siano chiamati “Danilevskij”, “Khomjakov” o “Iljin”. Una su Bruxelles e una su Belgrado, per favore!
Andiamo!EU-Council-Feb-12-2015-huggingaa_picture_20150525_5440748_webTraduzione a cura di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Guerra ibrida per spezzare i Balcani?

Andrew Korybko (USA) Oriental Review 27 novembre 2015turkish-streamNello spirito della nuova guerra fredda e dopo il suo successo nel smantellare South Stream, gli Stati Uniti danno priorità agli sforzi per ostacolare il gasdotto russo Balkan Stream, in gran parte riuscito, purtroppo, per il momento. La prima sfida è il tentativo di rivoluzione colorata in Macedonia nel maggio 2015, che per fortuna fu respinto dalla cittadinanza patriottica del Paese. Poi nell’agenda della destabilizzazione vi fu il fermento politico che minacciava di occupare la Grecia nella fase di preparazione e dopo il referendum sull’austerità, con l’idea che se Tsipras veniva deposto, Balkan Stream veniva sostituito da un progetto gradito agli Stati Uniti. Ancora una volta, i Balcani resistettero e il complotto statunitense fu sventato, ma la terza e più direttamente antagonista manovra ha cassato sul nascere e messo da parte indefinitamente il progetto.

Il ‘fortunato’ numero tre:
L’azione scatenante s’è avuta il 24 novembre, quando la Turchia ha abbattuto un cacciabombardiere dell’operazione antiterrorismo russa sui cieli siriani, e il progetto in corso fu vittima della reazione del deterioramento politico tra le due parti. Dato che ovviamente la cooperazione energetica sarebbe stata vittima delle crescenti tensioni russo-turche, gli Stati Uniti istigarono appositamente la Turchia a provocare tale reazione a catena, rottamando Balkan Stream. Sia come sia (e sembra abbastanza convincente sia così), non significa che il progetto strategico sia stato annullato, ma sia più precisamente accantonato temporaneamente. La Russia comprensibilmente non vuole rafforzare la posizione di uno Stato che le si dimostra così sfacciatamente aggressivo, ma tale sentimento vale solo per l’attuale governo, nel contesto attuale. E’ certamente possibile che un cambio fondamentale nella posizione della Turchia (per quanto improbabile appaia nel breve termine) potrebbe portare ad una distensione che rigeneri Balkan Stream, ma uno scenario più probabile sarebbero masse ostili e/o militari turbati che rovesciano il governo.

Inversione turca?:
Entrambe le possibilità non sono così improbabili quando si riconosce il crescente risentimento verso il governo di Erdogan e la situazione precaria in cui ha posto le forze armate. E’ ben noto come abbia insoddisfatto una massa significativamente crescente di turchi (soprattutto nel pieno della crescente insurrezione curda), ma ciò che è poco discusso è la situazione strategicamente svantaggiosa dei militari in questo momento. Come l’autore ha scritto ad ottobre, le forze turche sono mal distribuite tra le operazioni contro i curdi nel vasto est, proteggere il centro da attentati terroristici di SIIL ed estrema sinistra, interventi nel nord dell’Iraq, e allerta al confine con la Siria. Gestire tale situazione è già troppo per qualsiasi militare, e l’ultima cose di cui i loro leader hanno bisogno oggi è affrontare un’immaginaria e completamente inutile ‘minaccia’ russa ideata da Erdogan. La pressione potrebbe rivelarsi troppo alta e nell’interesse della sicurezza nazionale, e rispondendo in modo adeguato al ruolo costituzionale nel salvaguardare l’integrità territoriale dello Stato, potrebbero rovesciarlo nonostante i cambiamenti sistemici varati nel decennio passato per difendersi da un tale evento.

La strada avanti:
C’è la possibilità molto reale che Balkan Stream sia scongelato e il progetto vada avanti un giorno, perché è troppo importante strategicamente per la Russia, e anche la Turchia, per tenerlo da parte a tempo indeterminato. E’ del tutto possibile che un cambio politico si abbia n Turchia, sia nella mentalità dell’attuale leadership o più probabilmente con un nuovo governo rivoluzionario/colpo di Stato, il che significa che è troppo presto per Russia e Stati Uniti cedere sulle rispettive politiche sul Balkan Stream. Pertanto, le grandi potenze avanzano una sorta di strategia di garanzia geopolitica in ogni caso incentrata sulla Via della Seta balcanica della Cina. Dal punto di vista statunitense, gli USA devono continuare a destabilizzare i Balcani, dato che anche se il progetto russo viene fermato con successo, dovranno fare la stessa cosa con la Cina. Finché continua a costruire la Via della Seta nei Balcani, la Russia sarà un magnete multipolare col suo partner strategico principale, potendovi concentrare l’influenza che coltivava finora. Nel caso in cui Balkan Stream sia ripreso, la Russia può immediatamente rientrare, come se non avesse mai lasciato, congiungendo le forze strategiche con l’alleato cinese, come originariamente previsto, ed è contro questo scenario da incubo che gli Stati Uniti ricorrono alla Guerra Ibrida, nel disperato tentativo di distruggere la Via della Seta balcanica. Come è già stato detto, l’approccio russo si concentra maggiormente sulla situazione economica e militare e la diversificazione politica che dovrebbe accompagnare l’infrastruttura fisica energetica che voleva costruire. Invece del gasdotto formare la nuova spina dorsale dei Balcani, sembra sarà la ferroviaria ad alta velocità della Via della Seta balcanica ad aver questo ruolo, ma in entrambi i casi si tratta di un megaprogetto multipolare che fungerà da calamita dell’influenza russa. Nell’attuale configurazione, la Russia ha relativamente meno influenza nel decidere direttamente la costruzione dell’infrastruttura, ma allo stesso tempo è indispensabile per la Cina. Pechino non ha quasi alcun legame con i Balcani oltre a rapporti puramente economici (e anche quelli sono relativamente nuovi), così il coinvolgimento privilegiato della Russia nel sostenere il progetto e investire sulla rotta della Via della Seta dei Balcani (che doveva essere parallela a Balkan Stream, comunque comportando investimenti) ne rafforza il sostegno regionale e locale presentandolo con il volto amichevole e familiare con cui i decisori erano già abituati a lavorare. Ciò non vuol dire che la Cina non può attuare il progetto da sé o che non ci sia un sostegno legittimo nei Balcani a tale iniziativa, ma la partecipazione diretta della Russia rassicura l’élite locale che una civiltà vicina e un partner ultra-influente sia con esse, anche visibilmente, puntando alto nel programma e dimostrando fiducia nel suo successo sperato.

Pechino è l’ultima spiaggia dei Balcani
Finora era chiaro che il partenariato strategico russo-cinese sia destinato a rivoluzionare il continente europeo con l’avanzata dell’influenza multipolare lungo il corridoio balcanico, che supporterebbe Balkan Stream e Via della Seta dei Balcani. Purtroppo, però, gli Stati Uniti sono temporaneamente riuscito a mettervi un freno al primo, il che significa quindi che la Via della Seta dei Balcani è il solo megaprogetto multipolare previsto attraverso la regione. Perciò, è la Cina, non la Russia, che regge la fiaccola della multipolarità nei Balcani, anche se Pechino dipende naturalmente dall’influenza della Russia per proteggere l’obiettivo geostrategico comune e realizzarlo. In ogni caso, la Via della Seta dei Balcani probabilmente è più importante di Balkan Strena al momento, e come tale è degno di attenzione per i dettagli strategici, compendendo meglio perché rappresenti l’ultima speranza multipolare dei Balcani.

Fondamenta istituzionali:
Il concetto di Via della Seta dei Balcani è di un paio di anni fa, e deve la genesi a Via e Fascia della Cina, la politica di costruzione delle infrastrutture connettive nel mondo (“Nuova via della seta”). Questo sforzo è stato pensato al fine di risolvere il duplice problema di creare opportunità d’investimento cinesi e aiutare le regioni geostrategiche a liberarsi aderendo al multipolarismo. Nell’area oggetto di studio, la Via della Seta dei Balcani è la manifestazione regionale di questo ideale, in realtà parte di un ampio impegno della Cina con i Paesi dell’Europa centrale e orientale. Il formato della loro interazione multilaterale fu formalizzato nel 2012 con il primo Vertice di Varsavia tra Cina e Paesi centro-orientali europei (Cina-PECO), e l’evento di due anni dopo, a Belgrado, producendo l’idea per un progetto ferroviario ad alta velocità Budapest-Belgrado-Skopje-Atene (la cui descrizione colloquiale dell’autore è Via della Seta dei Balcani) volto ad approfondire l’interconnessione economica delle parti. Il vertice del 2015 a Suzhou produsse un programma a medio termine per il 2015-2020 che, tra l’altro, propone la creazione di una società di finanziamento congiunta per fornire credito ed investimenti a questo e altri progetti. La Via della Seta dei Balcani viene anche ufficialmente descritta come “China-Eurasia Land-Sea Express Line” suggerendo l’integrazione nel nuovo Corridoio Economico Eurasiatico in futuro, il che implica che Pechino vorrebbe Paesi più pragmaticamente cooperativi con la Russia (in primo luogo la Polonia). È importante sottolineare che, come Xinhua ha riferito, i partecipanti decisero di completare la fase Budapest-Belgrado del progetto entro il 2017.

Contesto strategico:
Ciò che tutto questo significa è che la Cina ha accelerato le relazioni diplomatiche, istituzionali e economiche con l’Europa centrale e orientale in un paio di anni, divenendo incredibilmente un attore di primo ministro nella regione, quasi mezzo mondo lontano e in parte nel blocco unipolare. Ciò si può spiegare unicamente dall’attrazione economica della Cina sui PECO che trascende ogni confine politico, nonché dall’ambizione complementare che il supergigante orientale ha nell’approfondire la presenza nel mondo. Questi due fattori si combinano in una componente formidabile della grande strategia della Cina, che si sforza di utilizzare esche economiche inevitabili nel condurre i partner (in particolare coloro che rappresentano il mondo unipolare) sul percorso di un tangibile cambio geopolitico in una generazione. Facendo nuovamente riferimento alla Via della Seta dei Balcani, rappresenta il principale veicolo di Pechino nel realizzare la strategia a lungo termine e la logica geo-economica sottesa che sarà spiegata più avanti. Prima di procedere, tuttavia, è importante ricordare ciò che è stato indicato in precedenza sugli imperativi egemonici degli Stati Uniti, dato che spiegano perché gli Stati Uniti hanno così paura dell’impegno economico della Cina in Europa da arrivare ad inventarsi guerre ibride distruttive per impedirlo.

Ragioni geo-economiche:
La ragione geoeconomica della Via della Seta dei Balcani è evidente, e può essere facilmente spiegata esaminando lo spazio europeo centrale e orientale che s’intende collegare. La penisola del sud-est europeo sfocia direttamente su queste due regioni, e Budapest si trova geograficamente al centro di questo ampio spazio. Attualmente non c’è un corridoio nord-sud affidabile che colleghi Ungheria e mercati vicini (cioè Germania e Polonia) ai porti greci sul Mediterraneo, il che significa quindi che il commercio marittimo cinese con queste economie leader deve circumnavigare fisicamente tutta l’Europa. La Via della Seta dei Balcani cambia tutto questo e riduce di inutili giorni il tempo di trasporto della merci dall’Europa centrale e orientale al porto greco del Pireo, a portata di Suez, attraversato da navi cinesi. Ciò consente di risparmiare tempo e denaro, rendendo la rotta più redditizia ed efficiente per tutti gli interessati. In futuro, le economie dell’Europa centrale ed orientale potrebbero inviare i loro prodotti dalla Russia alla Cina attraverso il Ponte Eurasiatico, ma potrebbe essere vantaggioso dal punto di vista di produttori e consumatori, ma non per i rivenditori che si basano sulla riesportazione dei prodotti in altre parti del mondo. Per usufruire degli sviluppi economici dinamici attualmente in corso in Africa orientale e Asia meridionale (sia vendendo in quei mercati che costruiendovi fisicamente una presenza), è meglio per gli attori o parti imprenditoriali collegarsi tra di essi con un nodo marittimo che consenta efficienza e rapidità nell’imbarcare o sbarcare determinate merci da trasbordare. Geo-economicamente parlando, non c’è posto migliore che il Pireo, in quanto è il porto europeo più vicino al Canale di Suez, attraversato per accedere alle suddette destinazioni, con o senza trasbordo (ad esempio se gli imprenditori dell’UE decidessero di esportarvi i prodotti direttamente senza l’intermediazione cinese). Per il collegamento al Pireo, il corridoio ferroviario ad alta velocità, noto come Via della Seta balcanica, è un presupposto infrastrutturale e il suo completamento comporterebbe che una quota significativa del commercio europeo sia proficuamente reindirizzato verso la Cina e altri Paesi non occidentali in forte espansione, come India ed Etiopia. Gli Stati Uniti temono di perdere la posizione di principale partner commerciale dell’UE, sapendo che la tendenza strategica che potrebbe presto seguire comporterebbe il rapido disfacimento della loro egemonia. Visto dal punto di vista opposto, la Via della Seta dei Balcani è l’ultima speranza dell’UE per un futuro multipolare indipendente dal controllo totale statunitense, ecco perché è così geopoliticamente necessario per Russia e Cina completate il progetto. L’inevitabile scontro da Nuova Guerra Fredda che si presenta e la straordinariamente alta posta in gioco, indicano che i Balcani saranno uno dei principali focolai di tale pericoloso scontro indiretto, nonostante lo scambio di gerarchia dei protagonisti multipolari.Satellite-view-of-the-Balkans-1024x773Andrew Korybko è commentatore di politica statunitense dell’agenzia Sputnik. L’intervento è un capitolo tratti dal suo secondo libro sull’applicazione geopolitica delle Guerre Ibride. Il capitolo è stato aggiornato in modo da riprendere l’apparente sospensione del Turkish Stream.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ucraina, grave minaccia alla sicurezza della Romania, Paese membro della NATO?

Valentin Vasilescu, Reseau International, 25 settembre 2015

Carpathian_Military_District10-1988Il Ministero della Difesa dell’Ucraina ha iniziato nella primavera di quest’anno la ristrutturazione e la fusione delle grandi unità militari che hanno subito perdite durante l’operazione antiterrorismo a Donetsk e Lugansk. Parallelamente costituiva nuove unità e grandi unità militari del secondo scaglione, inquadrate da riservisti. L’obiettivo principale è creare forze dalla maggiore combattività da utilizzare se necessario nel Donbas. Il secondo obiettivo era poter respingere una possibile aggressione militare da parte dei Paesi vicini che persero in passato alcuni regioni a favore dell’Ucraina. Questi sono Polonia, Ungheria e Romania. Secondo la dichiarazione del capo dell’Ufficio della mobilitazione del 13.mo Corpo d’Armata ucraino, colonnello Viktor Kevljuk, una nuova unità di grandi dimensioni creata nel 13.mo Corpo d’Armata è la 10.ma Brigata di montagna con il comando presso Kolomia (70 km a nord del confine con la Romania), nella regione di Ivano-Frankovsk. Il 13.mo Corpo, di stanza nella parte occidentale dell’Ucraina, è costituito da 24.ma, 51.ma e 128.ma Brigata meccanizzata e 11.ma Brigata d’artiglieria. La 10.ma Brigata di montagna, che sarà operativa il 30 ottobre 2015, avrà lo scopo di difendersi dalle rivendicazioni territoriali della Romania sulla Bucovina settentrionale. Il politologo ucraino di origine rumena Marin Herman Chernovts ha detto al quotidiano romeno Adevarul che l’informazione è autentica. La sua conferenza stampa si è tenuta il 21 settembre, e il primo notiziario che ha pubblicato questa informazione era il sito ucraino styknews.info. La registrazione della conferenza stampa conferma l’autenticità delle informazioni pubblicate il giorno dopo, 22 settembre, dalla stazione televisiva locale di Ivano-Frankovsk. La notizia è stata ripresa dalle principali agenzie di stampa ucraine Unian, Kyiv Post, Ukrinform ed Espreso TV.
La 10.ma Brigata di montagna è comandata dal colonnello Vasil Zubanich e dovrebbe avere un organico di 1600-2500 soldati, probabilmente dotati di blindati BMD-1, artiglieria e veicoli leggeri corazzati statunitensi Humvee. Si prevede che la maggior parte dei riservisti della brigata saranno membri del gruppo paramilitare ultranazionalista “Settore Destro”, che fa parte della coalizione al governo a Kiev. Una brigata è organizzata su tre battaglioni, ciascuno composto da tre o quattro compagnie (ciascuna di 120 soldati). Una batteria d’artiglieria può aggiungervisi, una compagnia da ricognizione o di genieri, una di trasmissioni e una batteria antiaerea mista (artiglieria e missili). Il supporto aereo della brigata è fornita dalla 114.ma Aerobrigata Tattica che opera dalla base aerea di Kolomia e dispone di 32 caccia multiruolo MiG-29.
Fino al 1991 l’Ucraina occidentale era parte dell’Unione sovietica, e dal distretto militare dei Carpazi dipendeva il comando della 38.ma Armata di Ivano-Frankivsk. L’armata divenne in seguito 13.mo Corpo d’Armata ucraino. Nel 1968 la Romania si oppose all’invasione della Cecoslovacchia da parte dei sovietici e degli alleati del Patto di Varsavia, e Nicolae Ceausescu mise in discussione gli effetti del Patto Molotov-Ribbentrop del 23 agosto 1939, in cui la Romania perse i territori di Herta, Bessarabia e Bucovina. Da allora, i piani operativi del 38.mo Corpo d’Armata ucraino (che partecipò all’invasione della Cecoslovacchia) e della 70.ma Divisione di fanteria motorizzata a Kolomia avevano la stessa missione della 10.ma Brigata da Montagna ucraina di oggi. Per la possibile occupazione del nord della Romania, il 38.mo Corpo ucraino può assegnare oltre alla 70.ma Divisione, la 128.ma (Mukachevo) e la 287.ma (Jarmolintsi). Ironia della sorte, la storia sembra ripetersi e ovviamente i romeni dimostrano di non aver imparato nulla.Ukraine_Map_West_East_2015Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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