La Russia potrebbe fare del Mar Cinese Meridionale un lago cinese

Cosa costruisce la Cina nel Mar Cinese Meridionale?
Tyler Durden Zerohedge 23/02/2015ColeFMapNov11Nel Mar Cinese Meridionale vi sono i territori tra i più contesi del pianeta. Sei Paesi, Cina, Taiwan, Vietnam, Malesia, Filippine e Brunei competono sui diritti nel mare. La disputa si concentra sul contestato arcipelago delle Spratly, un miscuglio di isolotti e scogliere quasi al centro del Mar Cinese Meridionale. Tutti, tranne il Brunei, vi hanno costruito avamposti militari, e tutti questi Paesi, meno la Cina, vi hanno costruito piste di atterraggio. La Cina, arrivata in ritardo nell’occupare le Spratly, ha potuto occupare pienamente otto scogliere. Con così poca terra da utilizzare, la Cina ha iniziato a recuperare da allora. Nell’ultimo anno, gli avamposti della Cina nelle Spratly sono stati sistematicamente sottoposti a un processo di “bonifica”, dove le draghe prelevano sedimenti dal mare scaricandoli sulle scogliere sommerse per farne delle isole. La Cina ha già costruito cinque isole con la bonifica, e almeno due isole sono avviate. La Cina non è la prima a ricorrere alla bonifica, il rilievo Rondine della Malesia e diverse isole vietnamite sono state artificialmente costruite o ampliate, ma la bonifica della Cina avviene su scala più ampia rispetto a qualsiasi progetto precedente. L’isola artificiale costruita sulla scogliera Fiery Cross eclissa l’isola Taiping di Taiwan come maggiore delle Spratly, ed edifici sono in costruzione in diverse altre scogliera cinesi. Mentre i nuovi avamposti militari diventano operativi, è imperativo comprendere cosa la Cina costruisce nel Mar Cinese Meridionale.

Scogliera Fiery Cross
Scogliera Fiery Cross (nota anche come isola Yongshu) era completamente immersa fino ad agosto 2014 quando le draghe cinesi hanno cominciato a scavare il sedimento circostante. Prima della costruzione, la presenza cinese era costituita da un unico bunker di cemento sulla punta sud-ovest del rilievo, ma l’isola da allora è divenuta la più grande delle Spratly, misurando circa 2,3 kmq. La nuova isola è quasi lunga due miglia e sembra essere il futuro sito di un aeroporto.

11Fiery Cross 6 febbraio 2015

21Fiery Cross 14 novembre 2014

Tra novembre 2014 e gennaio 2015, il sud-ovest del rilievo venne bonificato collegando l’aeroporto alla struttura in cemento armato originale e allargando la superficie della barriera corallina. Le attività di dragaggio non sono cessate, e la terra è ancora in espansione. Le fotografie recenti dei media filippini mostrano che le fondamenta di una grande costruzione a nord-est dell’isola.

Scogliera Johnson South
La Scogliera Johnson South ha subito una delle più straordinarie trasformazioni delle Spratly. Le foto pubblicate dal ministero degli Esteri filippino mostrano che la bonifica era iniziata nei primi mesi del 2014, e le nuove foto indicano che la costruzione è ancora in corso.

31Johnson South

All’inizio di settembre 2014 diverse notizie furono diffuse da IHS Janes e BBC sull’avvio di una grande costruzione. Non è chiaro esattamente quando sia iniziata, ma le foto scattate ai primi di dicembre 2014 mostrano chiaramente un edificio considerevole, forse alto più di dieci piani, in costruzione sulla nuova isola.

41Johnson South

Le fotografie scattate e diffuse dall’agenzia vietnamita Thanh Nien News mostrano una serie di cantieri, tra cui ciò che potrebbe essere un centro di controllo del traffico aereo. I media filippini affermano che la Scogliera Johnson South un giorno ospiterà una pista di atterraggio, ma le foto non provano tale affermazione. La barriera corallina è lunga circa 6 kmq, e l’isola circa 0,16 kmq, lasciando ampio spazio per ulteriori bonifiche.

Scogliera Cuarteron
La Scogliera Cuarteron è l’avamposto più occidentale e più meridionale della Cina nelle Spratly. Le bonifiche sulla barriera corallina sembrano essere iniziate nel marzo 2014. Da gennaio 2015 la Cina ha costruito 0,3-0,4 kmq di nuovo territorio. L’isola ospita una diga foranea, un piccolo avamposto militare, un elicottero, un porto artificiale e un molo. Foto satellitari mostrano delle costruzioni in corso, ma non sono abbastanza chiare per capire cosa si stia costruendo.

51Cuarteron

Scogliere Gaven
Le Scogliere Gaven ospitano un progetto di bonifica medio, che realizzato un’isola artificiale di circa 0,08 kmq. Tra giugno e agosto 2014 quest’isola s’è ampliata da piccolo avamposto al bastione di oggi. Le foto mostrano che la nuova isola ospita una caserma per operai e militari, container usati come rifugi temporanei, un porto artificiale e armi antiaeree. Secondo IHS Janes l’isola ospita radar e missili antinave.

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Scogliera Hughes
Le bonifiche sulla Scoglier Hughes sembrano iniziate nel marzo 2014. Le foto satellitari suggeriscono che sia in corso sull’isola una nuova costruzione. I rapporti indicano che la nuova isola ospita un faro e di un avamposto militare.

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Scogliera Subi
La Scogliera Subi, l’avamposto più settentrionale della Cina nel Mar Cinese Meridionale, è la più recente bonifica. Le foto satellitari dei primi di febbraio 2015 mostrano una significativa presenza di draghe che lavorano in due punti a sud-est e sud-ovest della barriera corallina. Il dragaggio a Subi apparve nelle foto satellitari scattate il 26 gennaio 2015, mostrando due draghe che avevano cominciato a lavorare sulla punta sud-ovest di Subi. Prima dell’inizio della bonifica, Subi ospitava un elicottero e un piccolo avamposto in calcestruzzo utilizzato da truppe di passaggio.

8Subi 8 febbraio 2015

9Subi 26 gennaio 2015

Scogliera Mischief
La Scogliera Mischief è l’avamposto più orientale della Cina nelle Spratly. Foto satellitari di fine gennaio indicano che la bonifica è appena iniziata. Queste foto mostrano la presenza di draghe a sud dell’isola, così come nuove terre separate da una struttura in calcestruzzo. Il rilievo Mischief è a meno di 200 miglia dall’isola filippina di Palawan (meno di 150 miglia in alcuni punti), mettendo così la barriera corallina all’interno della zona economica esclusiva della Filippine. Com’era prevedibile, l’avvio della bonifica nella Scogliera Mischief è stato accolto da ampie proteste delle Filippine.

10Mischief 26 gennaio 2015

111Mischief 26 gennaio 2015

Scogliera Eldad
La Scogliera Eldad ospita un banco di sabbia a forma di lacrima a nord. Dimensioni e forma del banco di sabbia sono coerenti nelle foto scattate tra gennaio 2012 e novembre 2013. Le foto più recenti mostrano un leggero aumento delle dimensioni del banco di sabbia, indicando una possibile bonifica elementare in corso sulla barriera Eldad. Queste foto non riprendono draghe e possono semplicemente mostrare cambiamenti naturali, ma intelligence e media filippini sostengono che Eldad sia in realtà obiettivo della bonifica cinese. La situazione sul Eldad è ambigua, e dovremmo continuare ad osservarla per notare un recupero.

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Sulla base di fotografie satellitari e rapporti d’intelligence è chiaro che la Cina attualmente bonifica almeno sette delle sue otto scogliere; Fiery Cross, Johnson South, Gaven, Hughes, Cuarteron, Subi, e Mishcief, e che una bonifica sarebbe iniziata anche su Eldad. I lavori su Johnson South, Gaven, Hughes e Cuarteron iniziarono nei primi mesi del 2014, la bonifica di Fiery Cross iniziava nell’agosto 2014, su Subi e Mischief a fine gennaio 2015. Bonifiche su Eldad potrebbe esser iniziate nel dicembre 2014. Le foto mostrano grandi costruzioni in corso sulle neo-isole Fiery Cross e Johnson South, mentre meno estese, ma sempre grandi costruzioni sono in corso a Hughes, Gaven e Cuarteron. Data la misura in cui il futuro controllo delle rotte nel Mar Cinese Meridionale influenzerà l’equilibrio di potere globale, la costruzione delle isole cinesi è degna di attenzione.

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La Russia potrebbe fare del Mar Cinese Meridionale un lago cinese
Forse non è una grande idea per gli Stati Uniti mettersi contro la Russia?
Harry J. Kazianis The National Interest 25 febbraio 2015 – Russia Insider

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Ciò che Robert Kaplan ha così elegantemente soprannominato “Calderone dell’Asia”, il Mar Cinese Meridionale, potrebbe ribollire di nuovo. Ma il vero spunto è chi potrebbe accendere con la ‘massima’ fiamma tale caldaia virtuale: nientemeno che il presidente russo Vladimir Putin. Eventi a migliaia di chilometri di distanza, in Ucraina, potrebbero innescare una reazione a catena che potrebbero vedere la Cina dominare incontrastata questo grande specchio d’acqua grazie ad una grande infusione di armi e tecnologia russe, se l’occidente iniziasse ad armare l’Ucraina. Ma prima di arrivare ai succosi dettagli di come la Cina potrebbe diventare il “Master and Commander” del Mar Cinese Meridionale grazie all’assistenza russa, facciamo un doveroso passaggio dell’ultimo dramma in questo tormentato specchio d’acqua. Le tensioni sono aumentate nella regione Asia-Pacifico, la Cina continua a cambiare i fatti sul campo (“sull’acqua” potrebbe essere un termine migliore), continuando a lavorare su diversi enormi progetti di bonifica delle isole che molti analisti ritengono creeranno nelle maggiori isole abitate aeroporti, porti, stazioni radar e forse anche batterie di missili antinave. La motivazione è abbastanza ovvia, Pechino probabilmente dominerà il Mar Cinese Meridionale, se utilizza queste isole rivendicandone la sovranità. Nulla parla di “sovranità indiscutibile” che agendo da sovrano, come pattugliare il territorio rivendicato e farvi rispettare le leggi. Le basi nel Mar Cinese Meridionale, disponendosi su 9 o 10 famigerate linee tratteggiate, più che dei grandi segni su una mappa a Pechino, potrebbero realizzarlo.

Le nuove basi nella Cina meridionale + A2/AD = un incubo per USA ed alleati
Per le capacità militari cinesi molto è stato fatto negli ultimi anni, con la crescente capacità della RPC di negare a un avversario tecnologicamente avanzato (si pensi a Stati Uniti e/o Giappone) la capacità d’intervenire in diversi possibili scenari presso i suoi confini (Taiwan e/o Mar Cinese orientale e meridionale). Nei prossimi anni, tali capacità evolveranno e miglioreranno grazie alle innovazioni tecnologiche. Combinando probabili progressi tecnologici cinesi come missili da crociera più precisi e dalla maggiore autonomia e nuove basi nelle isole bonificate nel Mar Cinese Meridionale, a dir poco saranno l’incubo dei pianificatori di Stati Uniti e alleati, che fanno di tutto per garantirsi l’accesso alle regioni vitali dell’Asia-Pacifico. Denominato A2/AD dalla maggior parte degli specialisti militari occidentali, la Repubblica popolare cinese lentamente crea le condizioni in cui Stati Uniti, Giappone e altre forze alleate soffrirebbero pesanti perdite se un conflitto esplodesse sulla prima catena di isole, e in futuro, anche sulla seconda catena di isole. Attraverso diversi campi d’ingaggio (terra, mare, aria, informatica e spazio), le forze cinesi hanno perseguito un robusto programma di sviluppo di una serie di sistemi d’arma unici che sfruttano le debolezze specifiche delle forze di USA ed alleati. Mentre queste capacità sono già abbastanza robuste, e Washington ed alleati stendono piani per neutralizzare l’impatto di tale strategia (vedasi il il dibattito sul concetto Air-Sea Battle/JAM-GCC), qualcosa di ampiamente ignorato in molte recensioni sul problema è che Pechino già opera per acquisire la prossima generazione di piattaforme per armi A2/AD, oltre a sviluppare tattiche e strategie corrispondenti. La Cina negli ultimi anni ha sviluppato prototipi di caccia di 5° generazione, piattaforme per missili balistici antinave e missili da crociera a lungo raggio sempre più sofisticati. Tali sistemi non sono facili da produrre da una qualsiasi nazione. Se Pechino dovesse trovare un partner disponibile, potrà già avere tale tecnologia, compiendo il salto di qualità necessario per disporre di tali piattaforme avanzate per armi A2/AD anni prima di quando i produttori nazionali possano fare da soli. La Russia, in cerca di vendetta per la crisi in Ucraina, potrebbe fornire tale assistenza.

Come la Russia potrebbe aiutare la Cina: armi e tecnologia
Immaginate questo scenario: l’occidente decide che è il momento di armare l’Ucraina. La Russia decide che deve reagire e non solo in Europa. Il Presidente Putin tira fuori il mappamondo e cerca un luogo dove la potenza russa potrebbe meglio colpire gli Stati Uniti. I suoi occhi si illuminano su una zona che potrebbe non solo rafforzare i legami con un partner potenziale, ma danneggiare seriamente gli sforzi statunitensi per il “perno” su quella parte del mondo: il Mar Cinese Meridionale.

A2/AD vola alto: arriva il Su-35 russo
La Cina cerca di migliorare la sua capacità anti-accesso nel dominio dell’aria, con il tanto vociferato acquisto di Su-35 dalla Russia, acquisizione che potrebbe formalizzarsi se l’occidente arma l’Ucraina. Con un raggio d’azione maggiore rispetto agli attuali Su-27/J-11 della PLAAF, il Su-35 darebbe alla Cina la possibilità di schierare caccia avanzati per maggiori periodi sui Mari Cinesi orientale e meridionale, migliorando l’efficacia dei pattugliamenti nella recente Air Defense Identification Zone (ADIZ) sul Mar Cinese Orientale ed eventualmente aiutare Pechino a creare una ADIZ sul Mar Cinese Meridionale. L’aereo sarebbe probabilmente superiore alla maggior parte dei caccia in Asia (ad eccezione di F-22 e F-35) colmando il vuoto fin quando presumibilmente i velivoli furtivi nazionali di 5.ta generazione saranno operativi. Se la Cina dota gli aerei di armi antinave avanzate e li basa nei nuovi aerodromi sulle barriere Johnson e Fiery, una nuova e potente arma antiaccesso comparirebbe, con solide capacità di respingere le forze alleate in acque più sicure.

1458451A2/AD 2.0 sul mare: sottomarini e sonar
Nell’oceano, grazie ancora alla possibile collaborazione con la Russia, la Cina potrebbe cercare di migliorare le proprie capacità sottomarine con possibili nuovi sottomarini. Ciò si collega ad ulteriori notizie sulla possibile vendita di Su-35 negli ultimi anni. Mentre i rapporti variano sulla serietà dei negoziati, confermati e negati più volte, nuovamente si comprendono le tendenze cinesi nel rafforzare le proprie capacità A2/AD con l’aiuto russo. La nuova  tecnologia sottomarina sarebbe di vitale importanza per la Cina, non solo per la possibilità di schierare sottomarini più potenti, ma anche perché Pechino potrebbe potenzialmente trarre nuove tecnologie da questi mazzi. Ciò potrebbe includere motori AIP, tecnologie furtive e avanzate armi antinave dei russi talvolta venduti con i sottomarini. La PRC sembra interessata a migliorare la tecnologia anti-sottomarini (ASW), un punto debole tradizionale di Pechino. In un articolo per Proceedings dello scorso anno, i collaboratori della TNI Lyle Goldstein e Shannon Knight analizzavano le recenti opere cinesi suggerendo che Pechino “ha schierato nell’oceano reti acustiche fisse al largo delle sue coste, presumibilmente con l’intento di monitorare le attività sottomarine straniere nei mari vicini“. Citando altri saggi di provenienza cinese, la ricerca sembra confermare l’incursione di Pechino in questo importante settore della tecnologia militare. Mentre non vi è stata alcuna menzione specifica di un accordo sui sottomarini tra Russia e Cina, Mosca ha sicuramente l’esperienza per aiutare Pechino in questo senso. Considerando che gli sforzi degli Stati Uniti per mantenere l’accesso agli spazi eventualmente contestati dalla A2/AD cinese dipendono soprattutto dai sottomarini furtivi, una tale collaborazione in questo settore potrebbe rafforzare considerevolmente i piani A2/AD cinesi.

Perché la Russia potrebbe pensarci due volte: l’accordo del Su-27
Mentre la crisi ucraina certamente sarebbe un potente catalizzatore per la collaborazione tecnologica nella difesa sino-russa, per tali trasferimenti in passato Mosca ha pagato un prezzo pesante. La Russia farebbe certamente meglio a rivedere il passato, avendo indizi sul perché una vendita alla Cina potrebbe essere una sfida nel lungo termine. L’ultimo importante accordo aeronautico tra Mosca e Pechino, negli anni ’90, riguardava l’ancora molto ricercato aereo di 4.ta generazione Su-27 Flanker. A quel tempo la Russia non vendeva armamenti tecnologicamente avanzati a Pechino dalla frattura cino-sovietica, quando l’aumento delle tensioni scatenò scontri di confine. Quando l’URSS crollò, alla fine del 1991, l’industria bellica russa lottava per rimanere a galla. La Russia traboccava di armi che avrebbero aiutato i cinesi a un salto di diverse generazioni nella tecnologia militare, quindi una partnership sembrava avere senso. Per la Cina, l’accesso a tecnologia militare avanzata era cruciale e nel 1991 Pechino riteneva tale ricerca rilevante. Gli strateghi cinesi erano attoniti dalla velocità con cui gli Stati Uniti poterono sopraffare le forze armate irachene nella prima guerra del Golfo. I pianificatori militari cinesi si resero conto che gran parte delle loro armi era obsoleta di fronte a munizioni di precisione, bombardieri invisibili e aerei da combattimento guidati da sistemi di comando e controllo avanzati. La tecnologia russa, anche se non così avanzata come quella degli USA, diede la spinta tanto necessaria alla modernizzazione. Nel 1991 Mosca vendette a Pechino un lotto di 24 Su-27 per 1 miliardo di dollari. Nel 1995, la Cina acquistò altri 24 Su-27 dalla Russia, consegnati nel 1996. Nello stesso anno, Cina e Russia approfondirono la partnership quando Pechino comprò per circa 2,5 miliardi di dollari la licenza per la fabbricazione di altri 200 Su-27 presso la Shenyang Aircraft Company. Il contratto imponeva che l’importante versione cinese del Su-27 dotata di avionica, radar e motori russi, non potesse essere esportata. La Russia era preoccupata a che la Cina potesse conoscere abbastanza il Su-27 da poter un giorno venderlo a terzi, facendo perdere alla Russia potenzialmente miliardi di dollari nella vendita del caccia. Purtroppo per la Russia, l’accordo fu quasi un disastro. Dopo aver costruito circa 100 jet, la Cina annullò il contratto nel 2004. Pechino disse che gli aerei non soddisfacevano più le sue specifiche. Tre anni dopo, la Cina rigettò completamente l’accordo quando sviluppò il nuovo caccia J-11. L’aereo sembrava la copia esatta del Su-27. La Cina nega di aver copiato il Su-27, spiegando che l’aereo utilizza parti per lo più locali ed avionica e radar sviluppati nazionalmente.

Riflessioni
Mentre il dibattito si scalda a Washington sui modi per sanzionare la Russia per le sue azioni in Ucraina, Mosca ha più modi di reagire se l’occidente armasse l’Ucraina. Infatti, quanto sopra è solo una delle molte possibilità. Mosca potrebbe seguire l’azione descritta con la Cina, fornendo armi e tecnologia che potrebbero esacerbare la tendenza della Cina verso sud e in altre contese future. Tuttavia, la Russia ha molti altri modi di creare difficoltà all’occidente; per esempio nei colloqui sul nucleare Iran o ingraziarsi altre nazioni in rotta con l’occidente come Corea democratica, Venezuela e varie altre. E la Russia, naturalmente, ha la capacità di alzare drammaticamente la posta in Ucraina fornendo ai separatisti armi più avanzate per contrastare le possibili armi occidentali.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Abdalhaqim Belhadj, capo del SIIL in Libia

Nebil Ben Yahmed, Tunisie Secret 24 febbraio 2015

In una nota inviata all’Interpol, il procuratore generale dell’Egitto Hisham Baraqat ha presentato un mandato contro Abdalhaqim Belhadj e trenta altri criminali egiziani, tunisini e quwaitiani presunti appartenenti al SIIL. Secondo la legge egiziana, il terrorista libico Belhadj è anche accusato di essere il vero capo del SIIL nel Maghreb.

belhadj_2196832bCome abbiamo recentemente scritto il 16 febbraio, in un articolo sul fratello musulmano Recep Tayyip Erdogan, Abdalhaqim Belhadj è stato istruito dai servizi turchi e qatarioti a trasferire parte dei mercenari del SIIL in Libia per preparare la destabilizzazione di due Stati nel mirino degli strateghi della “primavera araba”: Egitto e Algeria.

Algeria ed Egitto, obiettivi del SIIL
Tale estesa operazione ultrasegreta è iniziata nell’ottobre 2014, con il trasferimento con aerei cargo e navi da guerra di materiale, autoveicoli 4×4 e combattenti dal fronte siriano-iracheno. La loro nuova missione, sancita dagli statunitensi, è aprire due nuovi fronti sui confini tra Egitto e Libia e tra Algeria e Libia. Ciò perché nell’amministrazione degli Stati Uniti, non essendo più l’Egitto alleato affidabile, alcuni falchi non disperano dal reinsediare al potere i Fratelli musulmani egiziani, tanto più che il fortunato cambio con l’avvento di Abdalfatah al-Sisi ha completamente compromesso il nuovo ordine statunitense in tutta la regione. Riguardo l’Algeria, non c’è dubbio che rimane padrona del suo petrolio e gas naturale. L’esercito algerino è consapevole del pericolo, ma alcuni vicini a Butefliqa pensano che moltiplicando le concessioni agli statunitensi, l’Algeria non verrà destabilizzata.

A cosa gioca la Tunisia?
I due Paesi che eseguono e supervisionano per conto degli Stati Uniti tale importante operazione sono Turchia e Qatar. La Tunisia che finge neutralità ne è anche coinvolta. Vi sono diversi indizi del coinvolgimento. In primo luogo, la residenza del famigerato terrorista Abdalhaqim Belhadj, non è in Libia ma in Tunisia, più precisamente a Djerba, con una cellula nel cuore di Tunisi. In secondo luogo, il governo tunisino non ha gradito l’ultimo attacco dell’Aeronautica egiziana contro posizioni del SIIL, rimuginando che la Tunisia preferisce una soluzione politica alla crisi libica. Nella riunione della Lega araba in cui il rappresentante egiziano accusava l’omologo del Qatar di sostenere il terrorismo, la Tunisia ha preso una posizione chiara contro altri attacchi egiziani in Libia. In terzo luogo, 48 ore dopo il bombardamento delle posizioni del SIIL dall’aeronautica egiziana, si apprendeva che 40 tonnellate di farmaci furono inviate in Libia. Secondo Muhamad Sahbi Juyni, segretario generale del Sindacato Nazionale delle forze di sicurezza tunisine, parlando il 18 febbraio sul canale televisivo Hiwar al-Tunisi, “di sicuro sono state inviate 40 tonnellate di farmaci nella città libica di Zintan”, aggiungendo di temere che il dono fosse destinato a finanziare gruppi terroristici e chiedendo al governo di portare il caso in tribunale. Isam Darduri l’ha confermato dando maggiori dettagli. Nonostante le spiegazioni confuse di Munir Qsiqsi, comandante della Guardia nazionale, le 40 tonnellate di farmaci furono effettivamente consegnate alle milizie di Belhadj per inviarle ai barbari del SIIL. Peggio, non era un regalo, ma un ordine negoziato da un potente affarista tunisino in ottimi rapporti con al-Nahda e Nida Tunis, e pagato da Abdalhaqim Belhadj, in possesso di metà dei beni libici all’estero, oltre ad aver derubato le banche libiche dopo l’assassinio di Gheddafi.

SIIL creazione turco-qatariota
Nel prendere tale posizione, la Tunisia è coerente con la politica degli Stati Uniti, che sono anche contrari ad ogni azione militare contro il SIIL in Libia, e per una buona ragione: il SIIL non è un miracolo divino ma una creazione turco-qatariota coperta dagli Stati Uniti. Il SIIL è la sintesi tra al-Qaida e al-Nusra, creata appositamente per distruggere la Siria ed Hezbollah e indebolire l’Iran. Secondo il comandante Husim al-Awaq, ex-ufficiale dell’intelligence militare siriana unitosi all’opposizione e capo del gruppo degli “ufficiali liberi” dell’ELS, Turchia e Stati Uniti non hanno mai ha sostenuto l’Esercito libero siriano, ma solo SIIL e Jabhat al-Nusra. “Abbiamo tre basi in Siria, mentre il SIIL ne ha 20 e al-Nusra 5, tutti finanziate dall’organizzazione turca Marmara“, ha detto. Da parte sua, il generale Wesley Clark, ex-comandante delle forze militari della NATO in Europa dal 1997 al 2001, ha recentemente affermato in un’intervista alla CNN che “lo Stato islamico (l’organizzazione taqfirista SIIL) è stato istituito con finanziamento dei nostri amici e alleati, tra cui Turchia e Qatar… al fine di combattere fino all’ultimo contro Hezbollah“.

Il SIIL perseguito dall’Egitto
Secondo al-Arabiya, il procuratore generale egiziano Hisham Baraqat, via Interpol ha lanciato un mandato contro Abdalhaqim Belhadj e trenta altri criminali egiziani, tunisini e quwaitiani presunti appartenenti al SIIL. Secondo la legge egiziana, il terrorista libico Abdalhaqim Belhadj è anche accusato di essere il vero capo del SIIL in Maghreb. Dei cinquanta terroristi ricercati, la metà sono cittadini tunisini, tra cui Brahim al-Madani, Abdarahman Suyhli, Haytham Tajuri, Usama Salabi, Adal Tarouni, Salahudin bin Umran, Salah Uarfli, Ahmad Zaui, Sadoq Gariani, Abdalwahab Gayad, Qalid Sharif, Ali Salabi, Ajmi Atri, Abdalbasat Azuz, Harun Shahibi, Umar Qadraui, Fradj Suyhli… In una dichiarazione al giornale tunisino al-Sarih del 24 febbraio 2015, il portavoce dell’esercito libico Ahmad Masmari affermava l’esistenza di un campo di addestramento del SIIL a Sabrata, 50 km dal confine tunisino. Quindi non vi sono solo Derna e Sirte sotto il controllo dei barbari e mercenari del SIIL. La diffusione di tale tumore è così rapida che prefigura un caos totale in Libia e di certo la sua partizione futura in diversi micro-Stati. Se il governo tunisino crede di uscirsene ospitando Abdalhaqim Belhadj, ex-luogotenente di Usama bin Ladin divenuto dopo la distruzione della Libia uomo di punta e capo occulto del SIIL del Maghreb, commette un crimine contro il popolo tunisino e un chiaro tradimento di Algeria ed Egitto. Giocando con il fuoco, può bruciarsi per prima. Tatawin, Zarzis, Gabis e Madanin possono finire sotto il “califfato” del SIIL prima di Marsa Matruh in Egitto e dei Wilaya Illizi e Djanet in Algeria!

201210152165194734_20Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia sbarca nella tenda dell’UE

MK Bhadrakumar Indian Punchline 26 febbraio 2015

WireAP_22239a7bc3094190bd426dca41294cb2Il significato dell’accordo firmato a Mosca che consente alle navi della Marina russa si sostare nei porti a Cipro si può prestare a nozioni esagerate su un patto militare tra i due Paesi, certamente non è così. D’altra parte, il profondo significato dell’accordo in termini politici, e la visita del presidente cipriota Nicos Anastasiades a Mosca, non può essere trascurato a Washington e capitali europee, in particolare Bruxelles dove ha sede l’Unione europea. In termini strategici, l’accordo non significa che la Russia stabilisce basi navali a Cipro. L’accordo prevede solo supporto giuridico alle navi della Marina russa che fanno scali regolari a Cipro. In termini militari, tuttavia, la Marina militare russa avrà sempre garantito tale accesso quando la sua unica base di manutenzione sembra essere Tartus, in Siria, coinvolta nel profondo continuo travaglio. In poche parole, le operazioni nel Mediterraneo della Flotta del Mar Nero avranno solide basi, con il sostegno di Cipro. Allo stesso modo, la Russia crea la cooperazione militare con un Paese in cui la Gran Bretagna ha una base militare. Ci sono notizie secondo cui anche la Cina parlerà con Cipro per avere strutture simili a quelle che la Russia si è assicurata. Tuttavia, molto più della cooperazione militare russo-cipriota è presente. La visita di Anastasiades a Mosca ha anche un enorme aspetto geopolitico in cui molte correnti trasversali operano. Per cominciare, Cipro è un Paese membro dell’UE che rafforza i legami con la Russia, attualmente bersaglio delle sanzioni dell’UE. Anastasiades, infatti, ha provocatoriamente messo in discussione la logica delle sanzioni occidentali contro la Russia.
Negli ultimi quindici giorni Cipro è diventato il secondo Stato membro dell’Unione europea, dopo la visita del Presidente Vladimir Putin in Ungheria, a mostrare pubblicamente dissenso e risentimento verso le sanzioni occidentali, sponsorizzate dagli USA, contro la Russia. Come l’Ungheria, anzi, molto più dell’Ungheria, Cipro ha forti ragioni per assicurarsi la cooperazione con la Russia. Circa l’80% degli investimenti esteri a Cipro è russo. Mosca ha dato un grosso aiuto a Cipro nel superare la crisi finanziaria, fornendo un prestito di 2,5 miliardi di euro nel 2011 (e questa settimana ha tagliato il tasso di interesse annuo dal 4,5% al 2,5%, oltre a prorogare il periodo di riscatto dal 2016 al 2018-2021), oltre ad aiutare Cipro ad organizzare con successo la sua prima emissione di Eurobond sovrani, dopo la crisi, per 750 milioni di euro. Si stima che il denaro che fluisce dalla Russia a Cipro superasse i 200 miliardi di dollari nel periodo 1994-2011. La qualità del rapporto russo-cipriota appare evidente nei commenti di Putin ai media a Mosca, mentre dava il benvenuto ad Anastasiades. In fondo sarà dura per Washington, nel prossimo periodo, radunare i Paesi dell’UE nella strategia di contenimento degli Stati Uniti contro la Russia. L’emergere del governo di sinistra in Grecia (mentore di Cipro), accreditato di forti legami con ideologi russi, già irrita Washington. Ungheria e Grecia sono anche membri della NATO. Così in effetti anche la Turchia, che si è anche avvicinata a Mosca negli ultimi anni quasi in proporzione diretta con le tensioni apparse nel rapporto tra Washington e Ankara. In effetti, ad uno sguardo più attento, un ambito di grande complessità compare, suggerendo che tagliare il cordone ombelicale che lega la Russia ‘post-sovietica’ all’Europa sarà un compito titanico per la diplomazia degli Stati Uniti. Ma non per questo mancano tentativi, come testimonia l’ultimo sforzo della burocrazia dell’UE, sostenuto dagli Stati Uniti, d’integrare il mercato energetico del blocco con il singolare intento di ‘centralizzare’ e controllare i legami energetici della Russia con i singoli Stati membri. Ma il punto è che la Russia diventa un attivo globalizzatore, battendo gli Stati Uniti nel loro gioco, ed intende continuarvi.
Tornando alla partnership russo-cipriota, alcuni altri modelli di politica regionale vanno notati. Innanzitutto i legami energetici. Cipro possiede vasti giacimenti di gas naturale offshore non sfruttati nel Mediterraneo orientale. Le compagnie petrolifere russe sperano di entrate nel settore energetico di Cipro, attualmente dominato da aziende statunitensi. Anastasias ha chiaramente invitato le aziende energetiche russe a parteciparvi. Ora, i giacimenti di gas di Cipro sono contigui alla zona economica della Siria, che ha anche giacimenti di idrocarburi non sfruttati. I giacimenti di gas ciprioti e israeliani s’intersecano, come per Qatar e Iran. L’esportazione del gas di Cipro in Europa sarebbe una priorità statunitense con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dell’Europa dalla Russia. D’altra parte, il tracciato del gasdotto ideale da Cipro passerebbe per la Turchia, con cui Cipro non ha rapporti dall’occupazione del nord di Cipro da parte turca nel 1974. Washington incoraggia profondamente la riconciliazione turco-cipriota, i colloqui sono ripresi all’inizio di febbraio dopo due anni di pausa, ma l’opinione pubblica cipriota è fortemente contraria ad accettare la presenza della Turchia nel nord di Cipro. La situazione di stallo è difficile da rompere. Ciò richiederà alla Russia d’intervenire come partner energetico di Cipro. La Russia inoltre sostiene i colloqui con la Turchia sul nuovo gasdotto dal Mar Nero (sostituendo il South Stream, che Mosca ha sommariamente abbandonato) ai Paesi dell’Europa sud-orientale. Chiaramente, la politica energetica della regione del Mediterraneo orientale avanza e la Russia vi è presente quasi ovunque. Tutto sommato, dopo essersi assicurato una posizione di forza in Ucraina, la Russia torna sulla scena mondiale raccogliendo i fili tralasciati. La visita di Putin in Egitto e quella di Anastasiades a Mosca indicano che la diplomazia russa non è sulla difensiva, né che la Russia sia impantanata in Ucraina.TURKEY-RUSSIA-SYRIA-CONFLICT-DIPLOMACYTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Majdan e la storia infinita di una frode ucraina

TeoCubanos KomePD 31/03/2014Mbmgq0C70LENell’estate 2003, una dichiarazione dalla League for the Revolutionary Party – Communist Organization for the Fourth International (LRP-COFI), denunciava una frode dell’organizzazione ucraina “Revolutionary Workers Organization” (RWO) appena accettata come organizzazione membro a pieno titolo del COFI. “In realtà non era mai esistito come vera e propria organizzazione. I suoi “membri” e “leader”, alcuni dei quali avevamo incontrato più di una volta, erano parte di una truffa globale“. La dichiarazione prosegue: “la prova incontrovertibile fu scoperta dimostrando che un gruppo di presunti ‘rivoluzionari’ in Ucraina aveva frodato almeno dieci organizzazioni internazionali di estrema sinistra, e probabilmente molte altre. Tali elementi sinistri si travisarono da membri di gruppi politici ucraini, affermando di essere d’accordo con una grande varietà di differenti ed opposte tendenze di sinistra. Gli stessi individui si spacciavano membri e dirigenti di diverse organizzazioni. Per convincere le organizzazioni internazionali delle loro identità ed affiliazioni politiche false pubblicarono volantini e periodici fasulli che pretendevano esprimere le loro opinioni e critiche a varie organizzazioni internazionali e altri gruppi ucraini inesistenti. Riferivano di attività presumibilmente condotte in relazione alle loro presunte opinioni e partecipazioni ad ampie discussioni politiche con i loro affiliati internazionali…. Per mezzo della presente dichiarazione vogliamo mettere in guardia il movimento dei lavoratori e le organizzazioni di estrema sinistra che tale frode criminale di elementi sinistri in Ucraina viene perpetrata contro la classe operaia e il movimento socialista mondiale. La truffa fu svelata quando il Partito Socialista di Gran Bretagna (World Socialist Movement WSM) denunciò di essere tra le organizzazioni ingannate”. La dichiarazione è disponibile su internet (vedasi punto 4.) … Una ragione evidente di tale bizzarra cospirazione era avere denaro dall’estero, incassandolo con la scusa della povertà della classe lavoratrice ucraina. Date le somme in gioco, è probabile che il furto non fosse l’unica ragione della truffa. Non sappiamo a questo punto se fu organizzata dalla polizia segreta ucraina o da agenzie di altri governi. Né sappiamo ancora se gli autori fossero semplici ladruncoli“. La dichiarazione denunciava Oleg Vernik, membro di spicco della sezione ucraina del Committee for a Workers International (CWI), “individuato come uno degli autori principali della truffa. Ai primi di agosto (2003) il CWI sospese la leadership della sua sezione ucraina e annunciava un’indagine completa se tale o meno gruppo di sinistra fosse dietro l’operazione“. (Dichiarazione di CWI è nell’appendice di quanto sopra linkato dall’SPGB)
Come dimostrato dalla relazione del SPGB, la frode fu rivelata quando alcuni russi avvertirono che l’organizzazione “sorella” del SPGB, presumibilmente fondata nel 2000, era in realtà inesistente. Il SPGB identificò dalle foto Vernik quale stessa persona presentatasi come Semjon Shevchenko, che prese parte ad un incontro internazionale del WSM (l’alleanza internazionale del SPGB) in Gran Bretagna, nel 2002, come capo dell’organizzazione fantasma Partito Socialista Mondiale di Ucraina (WSP). L’identificazione fu confermata da un membro del CWI belga e portò ad un’indagine interna del CWI. E poi il groviglio cominciò a svelarsi… Varie, quasi tutte, organizzazioni inglesi e statunitensi, e le loro piccole “internazionali” iniziarono ad indagare, solo per scoprire che le loro presunte organizzazioni sorelle in Ucraina erano una… truffa! A parte LRP-COFI e SPGB-WSM, Workers Power – League for the Fifth International (WP-L5I), Alliance for Workers’ Liberty (AWL), Workers Revolutionary Party, Marxist-humanists of USA (News and Letters Committees-NLC), International Bolshevik Tendency (IBT), International Trotskyist Opposition (ITO), Socialist Labor Party of America (SLP), Internationalist Group – League for the Fourth International (IG-LFI), New Union Party (NUP), International Bureau for the Revolutionary Party (IBRP) (oggi Internationalist Communist Tendency (ICT)) e forse anche altre, scoprirono che le loro organizzazioni “sorelle” (con diversi nomi fittizi, YRM/RKO/RWO/RV/UTO/UWG/RKU, ecc.) erano in realtà “facciate” inscenate dalle stesse persone che si presentavano con nomi diversi e come loro capi! I report dettagliati delle specifiche “tecniche” della frode furono dati da IG-LFI, LRP-COFI e SPGB e IBT. Dichiarazioni che denunciavano la truffa furono emesse da Workers Power, AWL, BIPR  e SLP. Riferimenti identici furono fatti anche da ICL-FI, Partito comunista di Gran Bretagna (CPGB), Red&Black Notes rivista libertaria canadese, e dalla rivista Russia di Sinistra. Fu confermato che Oleg Vernik, esponente di spicco del WR/CWI ucraino, anche membro del Comitato Esecutivo Internazionale (IEC) del CWI, fosse anche contemporaneamente Semjon Shevchenko del WSP/WSM, Jakov del RWO/COFI, Vitalij di YRM/IBT, Mikhail della RCO/IG-LFI e Viktor dell’UWG/NLC!!!

Oleg Vernik

Oleg Vernik

Boris Pastukh di WR/CWI era anche Vasilij Dmitrulin della RCO/IG-LFI, Aleksandr Sherbakov di YRM/IBT, Vasilij di RC/IG-LFI, Igor Pugachov dell’UGW/NCL e Ivan di WSP/WSM.

Boris Pastukh

Boris Pastukh

Aleksandr Zvorskij era Viktor Voronov della RWO/COFI, Sergej Novikov di WSP/WSM e Vadim Evtushok dell’UWG/NCC.

Zvorskij

Aleksandr Zvorskij

Zakhar Popovich di WR/CWI era Aleksandr della RCO/IG-LFI e dell’UWG/NLC.

Zakhar Popovich

Zakhar Popovich

vernikLjosha, Oleksij e Marsha furono identificati come… personalità multiple, e anche altri.

Ilija Budraitskis

Ilija Budraitskis

Oltre agli ucraini che condussero le loro… imprese internazionalisti attraverso un… “Dipartimento Internazionale” che avevano istituito presso i WR/CWI ucraini, fu smascherato anche un truffatore russo, Ilija Budraitskis, a quel tempo membro del Comitato esecutivo della “sezione CSI” del CWI (ovvero la sezione del CWI che includeva la Comunità di Stati Indipendenti, la CSI, esclusa l’Ucraina) e il Comitato nazionale russo del CWI. Era lo stesso uomo che, nello stesso periodo, partecipava alle riunioni a Kiev con una delegazione del IG-LFI come… il compagno russo Dmitrij, con una delegazione della IBT come il compagno ucraino… Ivan, e aveva anche partecipato a una conferenza internazionale del COFI a Varsavia come… il compagno russo Igor! Budraitskis cambiava nazionalità con i nomi!
Il CWI* nella sua dichiarazione iniziale, promettendo un’indagine approfondita, disse che la leadership della il CIS-CWI e della sua internazionale non sapevano quanto accadesse in Ucraina. Il 29 agosto 2003 il Segretariato internazionale della CWI annunciava che le accuse riguardanti la loro sezione ucraina erano effettivamente fondate e ordinò l’immediata sospensione di Oleg Vernik, Boris Pastukh, Zakhar Popovich, Aleksandr Zvorskiij, Jurij Baranov, Jaroslav Ganzenko, Aleksej Arjabinskij e la riorganizzazione dei WR/CWI ucraini. Le organizzazioni ingannate insisterono su Ilija Budraitskis. Il CEI di CWI il 24 novembre 2003 dichiarava che Budraitskis ammise che “fu trascinato a partecipare agli incontri organizzati dal cosiddetto “Dipartimento Internazionale” di Kiev. Ilija affermava che il suo coinvolgimento fu un grave errore e si rammaricava profondamente delle sue azioni e dei danni causati alla CWI, nella CSI, e nell’internazionale… Il SI condanna fermamente le azioni di Ilija, tuttavia riconosce, sulla base della nostra indagine e delle dichiarazioni di Ilija, che non era l’organizzatore della frode del “Dipartimento Internazionale”. Sebbene Ilija avesse completamente sbagliato a prendere parte alle attività del ‘Dipartimento Internazionale’, non fu suo istigatore… Prendendo in considerazione questi fattori, il SI propone le seguenti azioni disciplinari: Ilija viene rimosso dal comitato russo della CIS per almeno sei mesi. Trascorso questo periodo verrà ridiscussa la questione. Ilija non rappresenta l’internazionale della CWI in alcun modo fino a decisione contraria. Nel suo lavoro nell’organizzazione di Mosca Ilija è disciplinato dal Comitato di Mosca ed altri organismi dirigenti della sezione“. Le organizzazioni ingannate reagirono a tale decisione. Il 3 agosto 2004 l’IBT scrisse: “Budraitskis è un bugiardo comprovato e un ladro. Se i capi del CWI siano solo ingenui, piuttosto che cinici senza principi, l’avrebbero automaticamente espulso quando il suo coinvolgimento venne alla luce. Avrebbero inoltre preparato un resoconto dettagliato, fatto i nomi e tentato di “seguire il denaro”. Invece di cercare di andare a fondo su tale bufala criminale, il CWI ha dato solo vaghe spiegazioni, auto-amnistiandosi. La clemenza verso Budraitskis, il rifiuto d’indagare seriamente sullo scandalo coinvolge i dirigenti del CWI nell’ostruzionismo e mancata cooperazione nelle indagini di altre organizzazioni, costituendo un modello per cui non ci può essere assoluzione“. IBT (e altri) hanno supposto che CWI, nel migliore dei casi avrebbe coperto Budraitskis in modo da coprire anche Rob Jones, capo del CIS-CWI. Il CWI ha sostenuto che non fosse il dirigente in Ucraina. In Russia, invece, c’era (e c’è ancora) Rob Jones, con cui Budraitskis è cameratescamente associato.

Budraitskisconfgroup(Budraitskis a sinistra e Rob Jones a destra).

Nella lettera del 9 settembre 2003 indirizzata al CWI, IBT si chiede: “Potete informare su fino a che punto tale cospirazione arrivi? Certamente è più ampia di quanto la vostra dichiarazione ammetta, e non era affatto limitata alla sezione di Kiev della vostra organizzazione. E’ chiaro che Ilija Budraitskis, forse il più importante rappresentante a Mosca della vostra tendenza, fosse parte integrante della truffa. Ha compiuto numerosi viaggi a Kiev partecipando alla truffa. Cosa facevano gli altri capi del CWI a Mosca in queste visite? Come credevano fossero finanziati i viaggi? Non insospettirono il rappresentante Robert Jones? Cosa pensavano facesse Ilija Budraitskis a Kiev così frequentemente? Come pensavano che Ilija Budraitskis potesse permettersi quei viaggi? Il compagno Jones ha visitato Kiev negli ultimi quattro anni? E quante volte? Non notò nulla di sconveniente?” La lettera fu presentata due volte. Il CWI non rispose, né disse nulla su tali questioni nella dichiarazione su Budraitskis.

Ukraine-socialist-union

Logo dell’Opposizione di Sinistra ucraina

Ucraina 2013-2014: l’acqua è passata! Viva Majdan e dimenticate il passato!
24nov-vertical Nel 2005 ci fu una scissione dell’organizzazione russa di CWI, e alcuni membri crearono una nuova organizzazione chiamata Vperjod. Nel febbraio 2008, Vperjod ebbe lo status di “osservatore permanente” dal Segretariato Unificato della 4.ta Internazionale (USEC)* e nel febbraio 2010 divenne la sezione ufficiale dell’USEC in Russia. L’organizzazione russa di CWI si divise nel 2009 sulla questione dell’Ossezia del Sud. Una parte mantenne il nome dell’organizzazione, Resistenza dei Lavoratori, e l’altra rimase fedele al CWI è si ricostituì come “Sezione russa del CWI”. Nel 2011 Vperjod e Resistenza dei lavoratori si fusero formando il Movimento socialista russo (RSM), divenendo la nuova sezione russa della Quarta Internazionale. La carriera politica di Ilija Budraitskis apparentemente non fu disturbata dallo ‘sfortunato’ incidente della sua partecipazione in una truffa palese e dalla sanzione inflittagli dal CWI. Tuttavia non rimase a lungo con il CWI, probabilmente se ne andò con la scissione del 2005. Non possiamo verificarlo di sicuro. I “beagle” occidentali “pro-Majdan… alisti” che l’intervistano spesso, potevano chiedergli di chiarire tale dettaglio. Tuttavia nel 2006 apparve quale membro di Vperjod in una “conferenza sul futuro della sinistra ucraina”, e da allora è sicuramente uno dei capi di Vperjod, come l’USEC fa sapere. E’ sugli articoli di Ilija Butraitskis che l’USEC basa la propria analisi sulla … “rivolta delle masse” in Ucraina, a Majdan, battendosi per una società migliore, con il “Settore di Sinistra” da costruire nel movimento di Majdan e il pericolo mortale dell’intervento russo. Il capo, ovviamente, e gli altri collaboratori… della linea anticapitalista dell’International Socialist Tendency** (IST), non riescono a non usarlo come fonte a conferma della loro analisi (chiunque controllando internet potrebbe facilmente trovare molti riferimenti a Budraitskis in varie sezioni dell’IST). Ma in ogni caso, non dobbiamo essere così rigorosi. Forse il “compagno” Ilija è sinceramente pentito per le sue azioni. O forse i compagni del CWI, così indulgenti, sapevano qualcosa. Questo è ciò che abbiamo prima pensato e deciso di mantenere per noi. Ma poi “navigando” sulla pagina facebook di Budraitskis abbiamo sorprendentemente scoperto che la sua vasta gamma di “amici” include: Zakhar Popovich, Aleksandr Zvorskij, Aleksej Arjabinskij, Boris Pastukh, Oleg Vernik! Non giureremmo su Arjabinskij e Zvorskij, perché non abbiamo trovato nessuna foto disponibile nel 2003 sui rispettivi tizi. Può essere una coincidenza. Gli altri tre invece sono coloro che “trascinarono” Ilija nella frode. E’ una cosa strana mantenere l’amicizia con i truffatori che l'”avevano trascinato” in una frode, no?! Più sorprendente di tutti, però, è il fatto che tali truffatori ancora si presentino come militanti, sindacalisti e capi di organizzazioni rivoluzionarie! Ci occupiamo soltanto del caso di Popovich, perché il più evidente. La verità è che nella relazione di marxist.com si afferma che alla “conferenza sul futuro della sinistra ucraina” c’era un Zakhar Popovich che fece un intervento. Ma forse, ancora una volta, si tratta di una coincidenza diabolica. Ma lo Zakhar Popovich che ha parlato alla Camera dei Comuni a Londra, il 10 marzo, di cui un video viene presentato dalla TSI, non è un omonimo, è il truffatore del 2003 Zakhar Popovich, oggi “esponente di spicco” dell’organizzazione Opposizione di Sinistra ucraina, che finora ha contribuito notevolmente… come fonte di informazioni… della sinistra e autonomia “pro-Majdan”, alla “rivoluzione sociale” avvenuta in Ucraina. Questa è l’organizzazione che agli occhi della SEK (sezione greca di IST) rappresenta la sinistra anticapitalista ucraina. E’ la stessa organizzazione le cui tesi sono avanzate dall’USEC. È il tizio che ci ha detto di essere andato di persona con la bandiera rossa a Majdan e che anche se i fascisti avevano una certa forza lì, anche… “la sinistra si rafforzava! Tale rivoluzione è molto diversa dalla rivoluzione arancione del 2004. Questa rivoluzione è forte!”. È la stessa persona intervistata, sotto il titolo eloquente “sollevazione di massa per la democrazia”, dall’NPA francese, un’intervista orgogliosamente spacciata dall’USEC. E’ vero che chiunque avrebbe cercato di saperne di più sulla sinistra ucraina e russa probabilmente avrebbe avuto il sospetto che non fossero personaggi cristallini e politici chiari. Almeno, questo è ciò che abbiamo notato con una piccola ricerca. Ma nel caso di Budraitskis e Popovich non si tratta di sospetti, essendo chiaro come il Sole. Quindi dovrebbero pensarci due volte coloro pronti a gridare alle “teorie della cospirazione”. Quei tizi del CWI, che tanto pietosamente avevano ‘assolto’ Budraitskis non sono consapevoli del fatto che il capo dell’opposizione di sinistra è Zakhar Popovich, l’uomo che espulsero dalla loro organizzazione come “vergognoso truffatore”? I tizi dell’USEC non conoscono il passato del loro capo russo? I tizi del’IST, non sanno del passato della loro ospite d’onore?
Il problema non è tecnico o personale, è politico. Riguarda l’essenza delle loro dichiarazioni, ma anche facilità e sicurezza con cui la sinistra europea ha preso posizione sulla questione ucraina, anche accusando chiunque osasse avere una posizione diversa di essere “esagerato”, ingenuo o anche portavoce di Putin. In effetti, non è più il momento dell’ingenuità…

Antifa supporter degli ucrofascisti

Antifa supporter degli ucrofascisti

Note:
*In Italia, il CWI è rappresentato da Controcorrente, una microfazione del PRC.
**In Italia, International Socialist Tendency è rappresentato dalla microfazione Comunismo dal basso, a sua volta una corrente del defunto partitino liberal-anarchico Sinistra Critica.
***L’USEC in Italia è rappresentato da Sinistra Anticapitalista, ex-Sinistra Critica.

Foto: Bolshevik

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La balcanizzazione dell’Ucraina

Miroslav Lazanski, Rete Voltaire Internazionale, Belgrado (Serbia) 25 febbraio 2015

La guerra che devasta l’Ucraina s’internazionalizza. Le divisioni che compaiono nei Balcani non sono nuove, c’erano durante la disgregazione della Jugoslavia e in precedenza durante la Seconda Guerra Mondiale. Per Miroslav Lazanski, una vecchia divisione si riproduce.

Nikolaj Vasilevich Ogarkov

Nikolaj Vasilevich Ogarkov

Lav Tolstoj scrisse in Guerra e Pace, che “alla vigilia del 1812 c’era una concentrazione di potere in Europa occidentale, dall’ovest all’est, ai confini della Russia“. Non so cosa questo grande scrittore e pensatore direbbe oggi se vedesse i primi anni del 21° secolo. E’ come se avesse già previsto l’attuale accerchiamento NATO della Russia e la pressione politica e psicologica sugli Stati neutrali per aderire all’alleanza, avviate in Europa nel 1999, con i bombardamenti della Repubblica Federale di Jugoslavia, e che prosegue oggi con la tragedia ucraina. Le immagini di edifici e ponti distrutti sono incredibili; case bruciate, cadaveri per le strade. Tutto nel 21° secolo! e non è un film, ma la cruda realtà. L’Europa politica rimase in silenzio sulle stesse immagini in Jugoslavia nel 1999, e oggi è indifferente alla sofferenza umana in Ucraina. L’Europa politica ha imposto al popolo ucraino una scelta e quindi la guerra. Dopo gli accordi Minsk 2 [1], certuni ancora pensano, in Europa e anche negli Stati Uniti, che inviare aiuti militari a Kiev potrebbe cambiare la situazione militare. Ma i missili anticarro occidentali non cambieranno l’equilibrio di potere, perché i soldati di Kiev non sono stati addestrati ad usarli e avrebbero bisogno di almeno sei mesi di addestramento. I sistemi di artiglieria della NATO non sono compatibili con quelli dell’esercito ucraino. L’occidente può fornire all’Ucraina semplici blindati per il trasporto di fanteria, ciò che gli inglesi hanno fatto, elettronica per le comunicazioni radio e radar per l’artiglieria, già consegnati a Kiev. Tuttavia, se la NATO consegna a Kiev altri tipi di armi, o se invia propri specialisti per l’addestramento militare, potremmo vedere nel Donbas carri armati T-80 e T-90 invece che T -72. Vedremo poi se i missili sarebbero efficaci con essi. L’ingresso di unità della NATO in Ucraina potrebbe causare l’ingresso dell’esercito russo nel teatro delle operazioni. In un conflitto convenzionale in questo campo, nessun esercito occidentale, neppure quello degli Stati Uniti, potrebbe sconfiggere l’esercito russo, poiché i generali occidentali dimenticano ovviamente la dottrina del Maresciallo Ogarkov, sempre attuale nell’esercito russo: la sconfitta nella prima fase di un conflitto convenzionale con la distruzione degli obiettivi chiave in profondità del territorio nemico, nei primi momenti della guerra, e conquistare rapidamente territorio nemico facendo avanzare l’esercito. La vittoria totale nella prima fase della guerra, senza l’uso di armi nucleari tattiche. La strategia offensiva, con l’obiettivo di una profonda penetrazione nel territorio nemico senza usare armi nucleari, era l’essenza della visione sovietica della guerra in Europa. Gli statunitensi cercarono di fare di meglio con la dottrina della “Battaglia aero-terrestre 2000″.
Questo è precisamente il motivo per cui né Stati Uniti né NATO inviano forze in Ucraina, perché non hanno alcuna possibilità di vincere una guerra convenzionale. Infatti, se le truppe NATO o degli Stati Uniti subissero la sconfitta affrontando l’esercito russo in Ucraina, Bruxelles e Washington dovrebbero ammettere la sconfitta con tutte le conseguenze politiche e militari, o utilizzare armi nucleari tattiche. In tale situazione, sapendo che i Tomahawk possono raggiungere gli obiettivi russi in cinque o sei minuti, il Cremlino avrebbe poco tempo per decidere ed eseguire una diretta risposta nucleare, che avverrebbe in tre minuti al massimo, altrimenti non potrebbe lanciare controffensive se i missili statunitensi colpissero gli obiettivi russi. In altre parole, il confine tra uso tattico e strategico delle armi nucleari è pericoloso. Il rischio di conflagrazione è spaventoso, le parti potrebbero interpretare l’uso di armi nucleari tattiche come introduzione all’uso delle armi nucleari strategiche. In questo caso, solo Dio potrebbe salvare il pianeta. Secondo il parere del professor Lowell Wood del Livermore National Laboratory (USA), nel 1982, tra 500 milioni e 1,5 miliardi di persone morirebbero. Ed essendo la tecnologia nucleare progredita nel frattempo, il numero dei morti sarebbe molto più alto. Chi vorrebbe internazionalizzare il conflitto ucraino, ci pensa?
L’opinione pubblica in Russia in questi giorni non è sorpresa dall’arrivo di cittadini croati in rinforzo all’esercito di Kiev, Pravij Sektor e Guardia nazionale ucraina. Solo coloro che non conoscono la storia ne sono sorpresi. I soldati dello Stato indipendente di Croazia combatterono durante la seconda guerra mondiale a fianco di Hitler a Stalingrado, mentre sul fronte orientale non c’erano serbi. Lo Stato indipendente di Croazia inviò la sua aviazione sul fronte orientale. Il generale Franjo Dzal fu uno dei piloti che abbatté aerei russi. Nell’ex-Jugoslavia, la Croazia ha ottimi rapporti con l’Ucraina e la Serbia con la Russia. In che misura la religione ha influenzato ciò (in Ucraina ci sono cattolici e uniate) è una lunga storia. In ogni caso, i croati fiancheggiano l’Ucraina, e i serbi, seguendo i volontari, sostengono il Donbas. Balcanizzando l’Ucraina, si continua la guerra sospesa nel 1945…

6[1] “Pacchetto di misure per l’attuazione degli accordi di Minsk”, Rete Voltaire, 12 febbraio 2015.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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