Assad resta mentre Obama si prepara ad andarsene

Steven MacMillan NEO 09/01/201709syria-jumboIl futuro della Siria va determinato dal suo popolo, ma il Presidente Bashar al-Assad vi si oppone. I suoi appelli al dialogo e alla riforma sono vuoti mentre imprigiona, tortura e massacra la sua gente. Abbiamo sempre detto che il Presidente Assad deve condurre una transizione democratica o andarsene Non lo fa. Per il bene del popolo siriano è giunto il momento per il Presidente Assad di farsi da parte“, Barack Obama, agosto 2011.

Quando il presidente degli Stati Uniti fece il primo esplicito appello a rimuovere Bashar al-Assad nell’agosto 2011, chi avrebbe mai pensato che il leader siriano gli sarebbe sopravvissuto in carica. Anche per il sostenitore più ottimista dell’integrità territoriale dello Stato siriano vi furono momenti in cui riteneva che la macchina da guerra USA/NATO rovesciasse Assad e balcanizzasse lo Stato siriano (come feci). Eppure eccoci qui, più di cinque anni dopo guardare Obama che conclude il suo regno caotico con l’ultima frenesia russofoba, mentre Assad è ancora a Damasco. A meno di un ultimo sussulto per attaccare o invadere la Siria da parte di Stati Uniti o alleati, sembra che la presidenza Assad sopravviva a quella di Obama. Nonostante la propaganda e la demonizzazione dei media; le orde di mercenari stranieri armati fino ai denti da Stati Uniti e alleati; gli attacchi false flag per giustificare l’invasione del Paese (l’attacco con il Sarin nel Ghuta, per esempio); le sanzioni contro Assad e altri funzionari siriani e gli innumerevoli altri assalti al Paese: il popolo siriano s’è rifiutato di subire le violenze e l’influenza delle potenze estere. Anche se la guerra è ancora in corso ed è tutt’altro finita, la recente liberazione di Aleppo est da parte dell’Esercito arabo siriano illustra quale lato vince nel conflitto. La mossa di Mosca che ha rafforzato i legami fra Russia, Iran e Turchia sulla Siria ed è anche uno sviluppo significativo, considerando il ruolo della Turchia nel sostenere l’opposizione durante il conflitto. Una Turchia che s’impegna a porre fine al conflitto e a fermare il flusso di armi e mercenari dal suo confine è un importante passo avanti verso la stabilizzazione della Siria.

Obama contro i militari degli Stati Uniti
L’occidente non ha potuto imporre il cambio di regime di tipo libico in Siria per vari motivi, come il supporto degli alleati regionali e internazionali tra i fattori più significativi. Iran, Hezbollah, Cina e soprattutto Russia hanno avuto ruoli importanti nel sostenere il governo siriano, un fatto ben documentato dai media. Ciò che è stato meno ben documentato, tuttavia, è il ruolo che certi elementi delle forze armate degli Stati Uniti hanno giocato nel fermare neoconservatori, CIA e altre fazioni vicine ad Obama nell’imporre un cambio di regime in Siria. Nonostante i militari degli Stati Uniti siano ben lungi dall’essere perfetti, c’era un nucleo di alti ufficiali che resistette alla strategia sostenuta da molti a Washington. Come il premiato giornalista Seymour M. Hersh che scrisse nel suo articolo per la London Review of Books, nel gennaio 2016, dal titolo: Da militari a militari, che molti nelle forze armate degli Stati Uniti erano preoccupati dalla natura dei gruppi d’opposizione che avrebbero preso il potere se Assad ne veniva estromesso, così condividendo segretamente l’intelligence degli USA con altri eserciti, intelligence che doveva aiutare l’Esercito arabo siriano nella lotta agli estremisti: “Nell’autunno 2013, il Joint Chiefs decise di prendere misure contro gli estremisti senza passare per i canali politici, fornendo intelligence ai militari di altre nazioni, con l’intesa che sarebbe stata passata all”Esercito arabo siriano e usata contro il nemico comune, Jabhat al-Nusra e Stato islamico“. Uno dei militari degli Stati Uniti, pesante critico della strategia in Siria di Obama, era l’ex-direttore della Defense Intelligence Agency (DIA), il Tenente-Generale Michael T. Flynn. L’ex-capo della DIA mise costantemente in guardia sui pericoli nel rovesciare Assad, e nel 2015 biasimò l’amministrazione Obama per aver deciso “volontariamente” di sostenere l’avanzata degli estremisti in Siria. Flynn, nominato consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, era ben consapevole della situazione sul campo in Siria, con un documento dell’intelligence dell’agosto 2012, la DIA affermava che: “Salafiti, Fratelli musulmani e al-Qaida in Iraq sono le forze motrici della rivolta in Siria… le forze di opposizione cercano di controllare le aree orientali (Hasaqa e Dair al-Zur), adiacenti alle province irachene occidentali (Mosul e Anbar), oltre al confine turco. Paesi occidentali e del Golfo e la Turchia sostengono tali sforzi… Se la situazione si sviluppa vi è la possibilità di creare un principato salafita, dichiarato o meno, in Siria orientale (Hasaqa e Dair al-Zur), e questo è esattamente ciò che le potenze che supportano l’opposizione vogliono per isolare il regime siriano, considerato profondità strategica dell’espansione sciita (Iraq e Iran)“. Flynn non era il solo ad opporsi alla politica dell’amministrazione Obama però, anche se era forse il più noto al pubblico. Il Generale Martin Dempsey, per esempio, che fu Capo di Stato Maggiore Congiunto dall’ottobre 2011 al settembre 2015, fu abbastanza coerente nel sottolineare i costi di un’azione militare in Siria, anche durante il dibattito sulla possibilità di colpire direttamente la Siria dopo l’attacco chimico nel Ghuta dell’agosto 2013. Dempsey, sull’uso della forza in Siria contro Assad, appare chiaro in una lettera del luglio 2013 al presidente della commissione Forze Armate, senatore Carl Levin. Il tono generale della lettera è cauto e riflessivo, e Dempsey avvertiva che gli Stati Uniti “potevano inavvertitamente potenziare gli estremisti” spodestando Assad: “Non basta alterare semplicemente l’equilibrio militare senza un attento esame di ciò che è necessario per preservare uno Stato funzionante. Dobbiamo anticipare ed essere preparati alle conseguenze impreviste della nostra azione. Nel caso che le istituzioni del regime crollino in assenza di un’opposizione valida, si potrebbe inavvertitamente potenziare gli estremisti o scatenare l’uso delle armi chimiche che cerchiamo di controllare… Una volta che agiremo dovremo essere preparati a ciò che verrà dopo. Un maggiore coinvolgimento sarà difficile da evitare. Dobbiamo anche agire in conformità con la legge“. Se Obama avesse visto avverarsi il suo desiderio del 2011, e Assad veniva rimosso dal potere a Damasco, il vuoto politico lasciato sarebbe stato riempito da una pletora di “ribelli moderati” (cioè accaniti terroristi). Dopo otto anni di carneficine e promesse non mantenute, molti negli Stati Uniti e nel mondo saranno felici di vedere Obama congedarsi.

I Generali Flynn e Dempsey

I Generali Flynn e Dempsey

Steven MacMillan è scrittore, ricercatore, analista geopolitico indipendente e redattore di Report Analyst, in esclusiva per la rivista on-line “New Eastern Outlook orientale“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il segretario di Stato USA Kerry svela che Obama favoriva lo Stato islamico

South Front 06/01/2017

Wikileaks ha pubblicato un audio sull’incontro del segretario di Stato degli USA John Kerry con i membri dell’opposizione siriana, comprovante l’affermazione che Obama è il fondatore dello Stato islamico. Wikileaks pubblicava altre prove dell’asserzione di Donals Trump secondo cui Barack Obama è il fondatore dello SIIL: un audio dell’incontro del segretario di Stato John Kerry con i membri dell’opposizione siriana presso la missione olandese delle Nazioni Unite, il 22 settembre. L’audio è anche la prova che i media ufficiali sono collusi con l’amministrazione Obama sostenendone la narrazione del cambio di regime in Siria e nascondendo la verità su chi arma e finanzia lo SIIL dagli Stati Uniti, svelati nei 35 minuti di conversazione nascosti dalla CNN.
Kerry ammette che l’obiettivo principale dell’amministrazione Obama in Siria era il cambio di regime e la rimozione del Presidente Bahar al-Assad, ma che Washington non aveva calcolato che Assad si rivolgesse alla Russia. Per raggiungere l’obiettivo, la Casa Bianca permise l’ascesa dello Stato islamico (IS). L’amministrazione Obama sperava che il crescente potere dello SIIL in Siria avrebbe costretto Assad a cercare una soluzione diplomatica secondo le condizioni degli Stati Uniti, costringendolo a cedere il potere. A sua volta, al fine di raggiungere tali obiettivi, Washington armò intenzionalmente il gruppo terroristico ed attaccò un convoglio governativo siriano cercando di fermare l’attacco strategico allo SIIL, uccidendo 80 soldati siriani. “E noi sapevamo che lo SIIL avanzava, stavamo a guardare, vedevamo lo SIIL rafforzarsu e pensammo che Assad ne fosse minacciato“, diceva Kerry durante l’incontro. “Pensammo, tuttavia“, continuava: “Potremmo probabilmente costringere Assad a negoziare, ma invece di negoziare ebbe l’aiuto di Putin“. “Persi l’argomento dell’uso della forza in Siria“, concludeva Kerry.
Secondo Wikileaks, “l’audio illumina su ciò che accade al di fuori delle riunioni ufficiali. Si noti che rappresenta la narrazione degli Stati Uniti e non necessariamente l’intera verità“. L’audio fu già pubblicato da New York Times e CNN, tuttavia ne scelsero solo qualche parte, riportando alcuni aspetti ed omettendo i commenti schiaccianti di Kerry. In realtà, cercarono di nascondere le dichiarazioni che permettevano al pubblico di capire ciò che effettivamente avviene in Siria. L’audio completo non fu mai pubblicato dal New York Times, ma scelse solo dei frammenti. La CNN ha cancellato l’audio, spiegandolo come richiesta di alcuni partecipanti preoccupati della loro sicurezza personale.15895175Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli ufficiali turchi affermano che i TOW statunitensi li decimano

Martin Berger New Eastern Outlook 03/01/2017245È stata una grande sorpresa il presidente turco Recep Tayyip Erdogan bollare i membri della coalizione degli Stati Uniti come traditori e sostenitori dei terroristi. Secondo il capo turco, la coalizione supporta vari gruppi terroristici, come SIIL, YPG, PYD e Ankara ne ha le prove. Ma cosa ha esattamente colpito Ankara così tanto? Negli ultimi giorni, la Turchia ha sofferto sconfitte estremamente dolorose da parte dello Stato islamico nella città siriana di al-Bab. In precedenza le truppe impiegate nell’operazione Scudo dell’Eufrate occuparono la periferia occidentale di al-Bab e pensavano di occupare le alture che dominano la città. Tuttavia, dieci giorni fa lo “scudo” s’è incrinato, quando le unità dello SIIL attaccarono le truppe turche, infliggendo gravi perdite all’esercito turco. I terroristi riferivano che in un colpo solo la Turchia aveva perso 70 soldati e 3 carri armati moderni. Subito dopo l’annuncio, lo SIIL diffondeva video sui blindati turchi distrutti. Lo Stato Maggiore turco annunciava la perdita di 14 militari, 10 carri armati di fabbricazione tedesca Leopard, 1 carro armato M-60, veicoli da trasporto truppe e 1 blindato Cobra. Le immagini che si trovano su internet mostrano veicoli blindati turchi danneggiati gravemente da missili TOW, che negli ultimi anni sono “improvvisamente” apparsi nelle mani dei terroristi dello SIIL. Nessuno dovrebbe sorprendersene, oggi, mentre i media turchi indicavano a fine dicembre che Washington intensificava i rifornimenti di armi ai terroristi in Siria dal Governatorato di Hasaqah. Si vide l’ambasciatore statunitense ad Ankara, John Bass, cercare di convincere i giornalisti turchi che Washington non sostiene direttamente i terroristi dalla base aerea presso la città siriana di Rumaylan, che ha visto atterrarvi sempre più aerei da trasporto statunitensi. Il carico che trasportavano veniva subito trasportato da elicotteri statunitensi in diverse parti del Paese. Secondo i giornalisti turchi, l’ultimo grande invio di armi avvenne la sera del 27 dicembre. Inoltre fu osservato che le armi furono portate in Siria, con centinaia di autocarri trasportare il carico mortale dalla città irachena di Irbil alle zone controllate dai curdi siriani. Vi furono diversi commentatori notare che, con il pretesto dell’aiuto militare ai peshmerga curdi, l’amministrazione Obama aiuta attivamente i vari gruppi estremisti in Siria rifornendoli segretamente di ogni tipo di arma, insieme ai cosiddetti “consulenti”, per tentare di rovesciare il legittimo governo siriano. Non è un caso che dopo la liberazione di Aleppo, le truppe siriane abbiano trovato scorte di armi ed esplosivi fabbricati negli Stati Uniti, Germania e Bulgaria, tra cui una grande quantità di missili anticarro.
Mentre l’operazione di Aleppo è la svolta nel conflitto in Siria, la Casa Bianca ancora da il massimo supporto alla cosiddetta “opposizione moderata” in Siria; oramai è chiaro a tutti che Washington aiuta lo SIIL. Lo scorso dicembre solo i blogger turchi notarono il passaggio di tre grandi navi da carico sul Bosforo, trasportando presumibilmente armi ai terroristi in Siria. In particolare, a metà dicembre il cargo Karina Danica lasciava la Bulgaria in direzione di Jadah, in Arabia Saudita, con armi a bordo, secondo Bosphorus Observer su Twitter. Questo dato fu confermato dal sito di monitoraggio specializzato MarineTraffic. E’ ben noto che il cargo Karina Danica sia una nave danese noleggiata dalla società statunitense Charming, il fornitore ufficiale di armi non standard della NATO agli “alleati” degli Stati Uniti in Iraq, Siria e Afghanistan. E’ curioso che l’industria metalmeccanica bulgara Vazovski vendesse armi alla Charming, aumentando le vendite di 12 volte nel 2016, con un profitto di 170 milioni di dollari. Ciò che rende tal storia imbarazzante è lo scandalo scoppiato nel 2015, quando il presidente della commissione parlamentare irachena per la difesa e la sicurezza, Haqim Zamili, chiese al premier Haydar al-Abadi d’intervenire immediatamente per fermare l’accordo da 300 milioni di dollari in munizioni e armi rumene da consegnare direttamente allo SIIL, su finanziamento di un Paese confinante. Nel 2016, il direttore di Conflict Armament Research James Bevan dichiarò che le armi provenienti dall’Europa dell’Est, ufficialmente destinate alla cosiddetta “opposizione moderata”, finivano nelle mani degli estremisti. La decisione di fornire alle truppe antigovernative in Siria ogni tipo di arma, tra cui MANPADS, fu presa dal presidente Barack Obama il 23 dicembre, comportando un ulteriore escalation del conflitto siriano e nuove vittime.
Quindi ci sono ragioni più che sufficienti per il risentimento di Ankara verso l’amministrazione Obama, direttamente responsabile di ogni singolo soldato turco ucciso dai terroristi.164-1024x577Martin Berger è giornalista freelance ed analista geopolitico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Siria sul cessate il fuoco di Russia, Iran e Turchia

Walid al-Mualam, Viceprimo Ministro e Ministro degli Esteri e degli Espatriati siriano, intervistato da Rasha Qasar, al-Iqbariya TV, 29/12/2016
Trascrizione di Muna Alno-Naqal per Mondialisation

Testo integrale del colloquio con il Signor Walid al-Mualam, Viceprimo Ministro e Ministro degli Esteri e degli Espatriati siriano, alla TV nazionale siriana.Syria's Foreign Minister Walid al-Moualem speaks during a joint news conference with his Iraqi counterpart Hoshyar Zebari in Baghdad1. Il governo siriano ha annunciato un accordo per la cessazione delle ostilità dal 29 dicembre a mezzanotte. Quanto è diverso dagli accordi precedenti?
L’accordo s’è avuto dopo la vittoria ad Aleppo. Pertanto, esprime soprattutto la fiducia del governo siriano e delle Forze Armate siriane nella vittoria sul terrorismo e, in secondo luogo, che la situazione dopo la liberazione di Aleppo non è la stessa di prima. E’ stato necessario investire su questa vittoria militare. La cessazione delle ostilità è il primo passo del suo sfruttamento dal punto di vista politico.

2. Ministro, vorremmo conoscere i dettagli, dato che gli accordi precedenti hanno subito numerose violazioni.
Quest’accordo ha una grande differenza rispetto ai precedenti accordi nei termini delle garanzie. In primo luogo, abbiamo fiducia nella sicurezza della Russia perché è la nostra partner nella lotta al terrorismo e ci ha assicurato che risponderà a qualsiasi violazione. In secondo luogo, le fazioni che non hanno firmato l’accordo sono considerate “terroriste”. In terzo luogo, ci sarà il controllo sulle violazioni. I russi non permetteranno che questo accordo sia violato alle frontiere o dalle zone invase dai gruppi armati. Naturalmente, questo accordo esclude le organizzazioni SIIL, Jabhat al-Nusra e fazioni collegate e quelle che non l’hanno firmato. Pertanto, i nostri militari continueranno la loro missione. Non fermeremo la lotta. Allo stesso tempo, si tratta della reale possibilità di una soluzione politica della crisi che fermerebbe lo spargimento di sangue in Siria e consoliderebbe il futuro del Paese.

3. Dobbiamo intendere che gli accordi precedenti mancassero di tali garanzie, e da qui la loro violazione?
Sì. Le garanzie erano orali, ma non è così questa volta, dal momento che la cessazione delle ostilità viene dichiarata dal Presidente Putin. E questo è il motivo per cui ci fidiamo.

4. Ma perché l’ha descritto fragile?
Perché lui non si fida di quelle fazioni, a meno che non dimostrino il loro impegno.

5. C’è stato un coordinamento tra Siria e Russia prima dell’annuncio dell’accordo?
Sì, ci sono stati contatti a vari livelli tra il Presidente Putin e il Presidente al-Assad, tra noi e i nostri colleghi russi, in modo che sia stato pianificato congiuntamente per essere accettabile dai siriani.

6. Ministro, la Turchia ha annunciato questo accordo, i siriani si chiedono come sia possibile che partecipi alla soluzione per fermare la guerra contro la Siria mentre è direttamente coinvolta nel finanziamento e sostegno del terrorismo e dei terroristi in Siria?
E anche di più! Io dico che la Turchia è uno Stato nemico e uno Stato che ha invaso parte del territorio siriano. Tenuto conto di tale realtà oggi, la domanda è: da dove vengono tutti questi terroristi? Non hanno attraversato il territorio turco? Non sono stati finanziati, addestrati e armati dalla Turchia? Questo è il motivo per cui abbiamo fiducia nel ruolo della sicurezza russa e iraniana, ma assolutamente no nel ruolo turco. Inoltre, alcuno dei documenti firmati nell’accordo menziona la Turchia.

7. Oggi, l’ambasciata russa a Damasco è stata presa di mira da mortai. E’ un messaggio alla Russia?
Non è la prima volta che l’ambasciata russa subisce tiri indiscriminati. Credo che vada condannato a livello internazionale, l’immunità delle ambasciate vieta tali attacchi.

8. I media hanno parlato di modifiche all’accordo da parte della Siria, ma trascurate dalla Russia. È vero?
E’ normale che qualsiasi documento dia adito a discussioni tra noi e la Russia, prima di raggiungere un accordo sul contenuto. E’ su questa base che abbiamo firmato. Niente, assolutamente niente, ci è stato imposto.

9. E’ vero che il governo siriano ha rifiutato di includere alcune fazioni che ritiene di essere organizzazioni terroristiche, mentre Mosca aveva trascurato di sollecitare le varie parti a rispettare le scadenze?
Tutto quello che so è che sette fazioni hanno firmato l’accordo, le fazioni che vogliono una soluzione politica della crisi.

10. Vuol dire che questo accordo crea un clima favorevole al dialogo?
Senza illudermi, dico che lo Stato siriano offre l’opportunità di rispondere alle aspirazioni del suo popolo per una via d’uscita da questa crisi. È una vera opportunità. Chi vuole agire nell’interesse del popolo siriano dovrebbe cogliere l’opportunità di muoversi verso una soluzione politica in tutta onestà, cuore e mente sono rivolti esclusivamente al futuro della Siria.

11. Ma il governo siriano ha negato la sospensione dei combattimenti in alcune aree, in particolare nel rif di Damasco, secondo alcuni, ostacolando l’accordo.
Tuttavia, l’accordo è stato firmato e annunciato. Come Stato, abbiamo la responsabilità della sicurezza del nostro popolo e quando pensiamo che un pericolo minacci qualunque delle nostre regioni, dobbiamo agire. Anche se tutti celebriamo la liberazione di Aleppo, vi dico francamente che, militarmente parlando, Aleppo al momento non è sicura perché gruppi armati operano sempre vicino ai quartieri occidentali, che subiscono ancora i loro bombardamenti indiscriminati. Non possiamo tollerare una situazione del genere ad Aleppo o a Damasco. Dobbiamo affrontare entrambi i problemi.

12. Ci sono quindi regioni del Paese non interessate da questo accordo?
Sì. Ho detto che le nostre forze armate continueranno la loro missione.

13. SIIL e Jabhat al-Nusra sono stati esclusi dall’accordo, come attuarlo mentre queste organizzazioni terroristiche sono presenti in molte parti del Paese?
Le fazioni che hanno firmato l’accordo se ne devono allontanare e devono annunciarlo, altrimenti ingannerebbero.

14. In questo caso, mi permetta, Signor Ministro, di tornare sul ruolo turco. Vediamo che la Turchia fa il doppio gioco. Un giorno va d’accordo con la Russia, il giorno dopo si rivolge agli Stati Uniti. Come dobbiamo intenderlo, oggi?
Abbiamo informato gli amici russi e iraniani che non abbiamo fiducia nella Turchia, e se, come abbiamo capito, certe necessità del momento hanno portato a cambiarne posizione, non c’interessa. La nostra fiducia è alta verso Russia e Iran. Mentre la Turchia occupa parti del nostro territorio, attacca il nostro popolo in molte regioni, pur continuando ad aprire le frontiere ai terroristi, rimanendo uno Stato nemico della Siria.

15. Ma la Turchia è ora associata a questo accordo?
Non è affar nostro. Non è nostra partner. Non abbiamo dialogato con la Turchia.

16. Lei ha detto che l’accordo s’è avuto dopo le vittorie a Aleppo. Come le vittorie militari si tradurranno politicamente?
Questa è una domanda importante. In effetti, la vittoria ad Aleppo ha portato alla cessazione delle ostilità e ha aperto la strada al dialogo ad Astana. Come ho già detto, chi vuole davvero uscire dalla crisi e rispondere alle aspirazioni del popolo siriano si recherà a Astana, al fine di raggiungere una soluzione senza imporre condizioni che sa inaccettabili.

17. Alcuni credono che la visione russa della soluzione in Siria non sia gradita a Damasco e Teheran. Cosa ne pensa?
In primo luogo, non rivelo un segreto dicendo che solo un’ora prima del colloquio ricevetti una telefonata dal Dr. Jawad Zarif per assicurarmi che l’Iran è al fianco della Siria su ciò che ritiene compatibile. L’Iran quindi partecipa a questo lavoro. Poi succede che i punti di divergenza tra gli Stati sono dovuti a differenze culturali o contingenti. Ma, alla fine, ho detto che non ci sono disaccordi tra Siria, Russia e Iran. Siamo alleati. Siamo nella stessa trincea contro il terrorismo.

18. E che dire di coloro che sostengono che lo Stato siriano non è d’accordo su molti punti di vista russi sulla soluzione in Siria?
Non ho sentito alcuna dichiarazione da Lavrov e Putin che cercasse d’imporre una qualsiasi soluzione al popolo siriano. Al contrario, hanno sempre sostenuto che la soluzione gli appartiene e che esso deve decidere.

19. Tuttavia, alcuni hanno scritto che la riunione tripartita si è tenuta a Mosca per risolvere le divergenze sulla soluzione della crisi siriana?
Molti analisti e Paesi non sopportano l’idea di questo incontro a Mosca tra Russia, Iran e Turchia. Tuttavia, l’incontro ha avuto luogo con il risultato della cessazione delle ostilità e della preparazione di una prossima riunione ad Astana.

20. Ma alla fine della riunione, il ministro degli Esteri turco ha detto che tutte le “milizie” che combattono sul territorio siriano vadano escluse, compresa Hezbollah. Cosa pensa il governo siriano di tale affermazione?
Dico molto francamente al ministro degli Esteri del regime turco che dovrebbe leggere i principi del diritto internazionale. Hezbollah è presente in Siria su richiesta ufficiale del governo legittimo siriano che, secondo il diritto internazionale, è assolutamente diversa dalla presenza di milizie terroristiche giunte da più di cento Paesi attraverso il territorio turco.

21. Ha anche aggiunto che è impossibile che il Presidente Al-Assad resti al potere. Cosa ne pensa?
Pensa che tale affermazione meriti una risposta? Ancora una volta dico francamente che non gli compete. Ora questo argomento è storia.

22. Ma la Turchia è coinvolta nella soluzione?
Non è un tema in discussione. E’ di responsabilità del popolo siriano e di esso solo. Non permetteremo a nessuno d’interferire. Assad è stato eletto Presidente della Repubblica araba siriana, che piaccia o no al ministro degli Esteri turco. Questa è la nostra realtà. Noi lo rispettiamo come rispettiamo la volontà del popolo siriano.

23. Ha poi ripetuto questa affermazione, ma in nome delle fazioni armate che non accetteranno la permanenza del Presidente Assad. Tuttavia, lo Stato siriano si prepara a dialogare con tali fazioni…
Chi non è d’accordo non verrà. Ho detto che il tema del Presidente al-Assad e della Direzione siriana spetta al popolo siriano e non permetteremo che sia discussa in qualsiasi riunione.

24. E’ chiaro. Ma richiede un dialogo senza precondizioni, lo Stato siriano non ha una precondizione da imporre in questo caso?
La sovranità non è un prerequisito ed è parte della sovranità del popolo siriano. Non si presta a discussioni, accordi o compromessi. Non facciamo compromessi quando si tratta della volontà del popolo siriano. Ora ciò è inteso dal mondo. A questo proposito, un aneddoto circola: nella comunità internazionale tutti coloro che hanno chiesto l’impeachment del Presidente Al-Assad hanno perso la carica mentre Assad è rimasto. Forse sarà lo stesso per il signor Oglu.

25. Signore, molte domande hanno bisogno di risposte franche da voi. La minaccia di partizione spaventa ancora i siriani, in particolare dato che il diritto internazionale stabilisce che in caso di cessate il fuoco la linea di contatto tra Stati in guerra può trasformarsi in confini. Cosa ne pensa?
In primo luogo, non è un cessate il fuoco, ma cessazione delle ostilità. In secondo luogo, le linee di contatto sono temporanee, per monitorare la cessazione delle operazioni di combattimento. Scompaiono non appena i combattimenti finiscono.

26. Ha un periodo determinato.
Sì. Non ci sono linee di contatto a tempo indeterminato, salvo che lo Stato subisca la volontà di altri Stati che impongono la partizione. La partizione era l’obiettivo del piano ordito contro la Siria. Ma grazie alla resistenza del nostro popolo e delle nostre Forze Armate, tale piano è ormai abbandonato.

27. Parliamo degli Stati coinvolti nella guerra contro la Siria e che non fanno parte dell’accordo. Come nel caso di Arabia Saudita e Qatar. Perché la Russia ha detto che vi si uniranno presto?
Probabilmente perché Arabia Saudita e Qatar non hanno ancora capito che sono stati sconfitti sulla scena siriana. Quando misureranno la portata della loro sconfitta, prenderanno in considerazione forse l’interesse dei loro popoli e cambieranno posizione.

28. A parte la Russia, sembra che questo accordo si limiti agli Stati regionali. Che dire della Francia, punta di diamante della guerra alla Siria? Del Regno Unito? E degli altri Stati che hanno ospitato e organizzato il Congresso denominato “Amici del popolo siriano”?
Amici tra parentesi! Primo, obiettivamente l’Europa non ha mostrato peso politico proporzionale alla sua notevole dimensione economica, e si accontenta di seguire gli Stati Uniti. Poi i Paesi europei presumibilmente “Amici del popolo siriano” hanno imposto sanzioni economiche che pesano pesantemente sulla sua vita quotidiana. Infine, la liberazione di Aleppo ha rivelato che l’Europa fa parte del complotto, perché le armi sequestrate nei depositi dei quartieri orientali erano di fabbricazione europea. La Gran Bretagna, attraverso il suo ministro degli Esteri, adotta purtroppo posizioni folli sulla situazione siriana. La Francia, a mio parere, fu tra le prime a notare il proprio fallimento, lasciando un popolo insoddisfatto dalla politica Hollande che l’ha portato a ritirarsi dalla prossima campagna presidenziale. Sono uno degli ottimisti che si aspettano un cambiamento radicale nella politica francese.

29. Cosa pensa Washington di questo accordo?
Washington? L’amministrazione Obama o l’amministrazione Trump? Gli Stati Uniti certamente sono immersi nella cospirazione contro di noi e, anche se l’amministrazione Obama sta per finire, Dio ci salvi dai problemi che potremmo ancora ritrovarci entro il 20 gennaio.

30. Non accetterà di essere esclusa dalla soluzione?
Deve starne lontano. Quando il presidente Obama firmò l’invio di armi potenti alle fazioni dell’opposizione in Siria, voleva prolungare la crisi non nell’interesse del popolo statunitense, ma d’Israele. Infatti, solo Israele, con probabilmente Arabia Saudita e Qatar, non vuole che finisca la crisi in Siria.

31. Si sentono commenti e dichiarazioni sulla Siria da sauditi e qatarioti che ora ammettono che furono gli statunitensi a spingerli a farsi coinvolgere in Siria. Possiamo considerarlo un riconoscimento della loro sconfitta?
Ammettere la sconfitta è imposto dalla realtà sul campo. Furono sconfitti e devono trarne gli insegnamenti per se stessi e per coloro che li hanno usati. Oggi vi è la reale possibilità di uscire dalla crisi e come ha già detto il Presidente Assad: non parliamo di vittoria o sconfitta individuale, ma che popolo siriano e Siria devono essere vincitori.

32. Questi cambiamenti che ha sottolineato, li faranno desistere? Così, sentiamo parlare di revisioni significative sui Fratelli musulmani in Egitto…
E’ possibile e dipende dagli interessi del popolo egiziano. I Fratelli musulmani in Egitto e altrove hanno un programma distruttivo. Come nel caso egiziano. Noi, in Siria, continueremo a considerare i Fratelli musulmani un’organizzazione terroristica, come all’inizio degli anni ottanta.

33. Come sono i rapporti egiziano-siriani oggi?
Non sono passati alla normalità.

34. Vedremo un cambiamento di posizioni a livello internazionale?
E’ ancora presto per dirlo, ma scommetto ci sarà un cambiamento positivo.

35. Lo Stato siriano invierà una delegazione ad Astana?
Saremo ad Astana, dato che il nostro principio generale non è adottare la politica della sedia vuota in un qualsiasi forum di dialogo tra siriani.

36. Ci sono prerequisiti a questa partecipazione?
Saremo presenti con mente aperta in linea con i dati della situazione regionale e internazionale.

37. Avete eventuali riserve su ciò che è probabile sia offerto?
Si potrà discutere di tutto tranne che su sovranità nazionale e diritto del popolo siriano a scegliere il proprio governo.

38. Come il governo siriano intende affrontare la questione curda?
Cominciamo con le costanti. Primo: non c’è dubbio che i fratelli curdi sono parte del popolo siriano. Secondo: dicono che hanno aspirazioni nell’unità territoriale della Siria e ritengono che le loro aspirazioni siano legittime. Questo può essere vero. Se ci sono richieste legate alla vita culturale e sociale nel contesto della Repubblica araba siriana, li consideriamo favorevolmente. Ma ora, la priorità è la lotta al terrorismo.

39. Circa le voci che chiedono la creazione di un governo nel nord della Siria?
Io dico ai fratelli curdi, in passato avete puntato su estero e grandi potenze e questo è il motivo per cui la questione curda dura da più di cento anni. Scommettete sulla cittadinanza siriana e troverete la vostra casa, il caldo seno che accoglie tutti i siriani. Siamo un Paese orgoglioso della propria convivenza. Rifiutiamo il settarismo. Siamo un popolo senza distinzione di religione o etnia. Le nostre minoranze sono diverse, ma tutte siriane e orgogliose della diversità religiosa ed etnica.

40. L’inviato speciale per la Siria, Staffan de Mistura, ha accolto la cessazione delle ostilità e ha offerto i suoi servigi…
In realtà, mi aspettavo che il signor de Mistura fosse un mediatore onesto data la sua funzione di rappresentante delle Nazioni Unite. Ma prima e durante la liberazione di Aleppo non fu così. Tutte le sue conferenze stampa, così come quelle del suo assistente, facevano parte della campagna mediatica contro la Siria. Propaganda!

41. Pensa che l’accordo tripartito oggi porti a un accordo internazionale o tra grandi potenze?
E’ troppo presto per dire che questo accordo di cessate il fuoco possa portare ad un accordo internazionale.

42. Potrebbe portare ad un vertice internazionale…
Devo ancora insistere che l’obiettivo di qualsiasi incontro tra siriani è plasmare il futuro del loro Paese senza interferenze straniere, e sottolineo: senza interferenze straniere! Ora che l’accordo è stato concluso, sarebbe normale che le Nazioni Unite l’adottino e che molti Paesi della comunità internazionale l’accolgano, perché è da lì che si passa alla ricostruzione.

43. Anche se gli Stati Uniti restano assenti mentre guidano il sistema internazionale?
Sono assenti oggi. Forse saranno presenti domani. Chi lo sa? Ci sarà un cambiamento nel governo statunitense, un cambiamento…

44. Un cambiamento di politica?
Non necessariamente. In ogni caso, ciò che rimane fondamentale per noi è il dialogo tra siriani, senza interferenze straniere. Troveremo un accordo tra di noi. Chi l’adotterà in futuro, sarà il benvenuto.

45. Siamo alle soglie del nuovo anno. Quali sono le sue previsioni per il 2017?
Comincio augurandovi un felice anno nuovo. Ed essendo ottimista, direi che il prossimo anno porterà i preludi alla soluzione e alla vittoria militare su cui investiamo, noi diplomatici, portando alla soluzione della crisi in Siria.

46. Porterà solo il preludio della soluzione e non la soluzione?
Certamente il preludio…

Grazie, signore
Sono io che vi ringrazio.muallem-siTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché l’ambasciatore russo ad Ankara non aveva un’adeguata protezione?

Analisi Militares 21 dicembre 201615590237Quando fu annunciato che l’ambasciatore russo ad Ankara era morto in un attentato, una delle prime cose che venne in mente è come fosse possibile che succedesse a una figura importante? Immediatamente criticarono il servizio di protezione, perché nessuno sapeva la situazione in cui ciò è successo. In ogni caso, in quel giorno iniziai a cercare informazioni sullo stato dei servizi di protezione dei diplomatici russi in Turchia e sembra che le cose non siano come molti credono. Ciò che è emerso è che da più di 10 anni Ankara non consente la protezione armata dei diplomatici russi in Turchia. Questo compito dovrebbe essere dell’unità speciale ‘Zaslon‘ dell’SVR russo, ma ancora a più di 10 anni, non è autorizzata a svolgerla nel territorio turco. I commenti del funzionario intervistato in questo articolo non sbagliano. Zaslon non aveva il permesso di proteggere le spalle l’ambasciatore durante il discorso e anche che se era protetto da due membri dell’unità ai fianchi, non potevano rispondere a qualsiasi minaccia. Dopo l’omicidio, si parla di nuovo dell’arrivo della protezione armata russa per diplomatici russi in Turchia, ma è sorprendente che con ciò che è accaduto con tale Paese, la rappresentanza diplomatica russa non avesse una migliore protezione.

15621721Erdogan con la famiglia della famosa Bana, l’ultima trovata della propaganda islamo-atlantista. Il terrorista che interpreta il papà della “bambina di Aleppo” è membro del gruppo terroristico islamista qataib al-Safwa ad Aleppo dove sicuramente ha ucciso molte persone agli ordini di Ankara. La foto è anche chiaramente un messaggio su chi abbia armato la mano del poliziotto-terrorista che ha ucciso l’Ambasciatore Andrej Karlov.15672997Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora