Eccezionalisti contro integrazionisti: la lotta eurasiatica

Andrew Korybko, The Saker 11 maggio 2015Barack Obama, Benjamin NetanyahuTutto il caos scatenato in Eurasia può essere attribuito alla battaglia esistenziale tra eccezionalisti ed integrazionisti, rappresentati rispettivamente dai mondi unipolare e multipolare. Ultimamente molto è stato scritto sul triangolo emergente su interessi difensivi e industriali tra Russia, Cina e Iran, ma non molto è stato pubblicato sull’alleanza aggressiva tra eccezionalismo statunitense, sionismo e wahhabismo, le tre ideologie dedite a dividere le diverse forze multipolari in Eurasia e perpetuare il dominio unipolare. Lo scopo dell’articolo non è affatto demonizzare le identità erroneamente coinvolte in tale associazione di ideologie (occidentali, ebrei, musulmani), ma piuttosto illustrare come le estremizzazioni ad esse associate siano divenute le più destabilizzanti forze in Eurasia, e come l”alleanza blasfema’ tra esse sia divenuta il primo istigatore dei conflitti nel supercontinente.

Le tre eccezioni
Una breve definizione dei tre promotori dell’instabilità:

Eccezionalismo statunitense:
Gli aderenti a tale ideologia hanno la convinzione radicata che la geografia unica e il processo storico del Paese gli conferiscano la leadership con diritto di proselitismo in tutto il mondo (anche militarmente, se necessario) dei loro modelli di governo, economico e sociali.

Sionismo:
I suoi sostenitori affermano che gli ebrei hanno un rapporto speciale con Dio e l’imperativo storico di ricreare il biblico Stato d’Israele, che dà così alla loro leadership il diritto di fare tutto ciò che considerano loro interesse globale.

Wahhabismo:
Convinzione acritica e fervente nella “purezza” di tale ceppo dell’interpretazione islamica che ne incoraggia i praticanti a commettere qualsiasi ferocia e barbarie, ritenuta necessaria a creare lo “Stato Islamico” globale.

Cerbero
Tali tre ideologie hanno somiglianze strutturali chiave che danno essenzialmente un volto distinto allo stesso attore, un moderno Cerbero dall’unica volontà. Ecco i punti in comune più importanti che li legano insieme:

Eccezionalismo:
I seguaci di tali ideologie si identificano come “speciali”, convincendosi di avere diritto a violare le regole stabilite e attuare il doppiopesismo, al fine di plasmare il mondo secondo i loro piani.

Inevitabilità storica:
Ciascuno di tali movimenti ritiene che il suo successo sia inevitabile, e che sia questione di “quando” e non di “se”.

Portata globale:
Di conseguenza, per facilitarne l’inevitabilità storica, partecipano a una strategia globale per salvaguardare i propri interessi e promuovere i propri organismi di base (Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita, rispettivamente).

Antagonismo alla multipolarità:
Per loro stessa natura, alcuna di tali ideologie è compatibile con multipolarismo e pluralismo del pensiero geopolitico, perciò sono sfruttate quale unico Cerbero nel tentativo di fermare e invertire questa tendenza globale.

Rappresentanza:
Non va commesso l’errore di dimenticare che tali movimenti non rappresentano la maggioranza dei loro associati (gli occidentali (europei subordinati quali eccezionalisti di secondo piano sotto la tutela degli USA), ebrei, musulmani), anche se ogni avanguardia ideologica tenta di creare tale illusione per ‘giustificare’ e ‘legittimare’ il controllo della minoranza estremista.

L’interazione degli interessi
Il Cerbero è formato da tre diverse facce che sposano una variante apparentemente incompatibile di eccezionalismo, ma in realtà complementari nell’obiettivo a lungo termine di sconfiggere la multipolarità. Hanno standard ipocriti condivisi, l’unica inclusività consentita nella loro visione è la convergenza a eccezionalismo, sionismo e wahhabismo come ultra-esclusivo super-modello unipolare. Sarà poi visto in un’altra sezione come tale disposizione instabile sia una mossa geo-ideologica che potrebbe seriamente ritorcersi contro sionismo e wahabismo, a beneficio geopolitico ultimo degli Stati Uniti (e forse anche di propria mano). Prima di arrivarvi però è necessario fare la cronaca di come la convergenza di interessi tra tali tre ideologie sia avvenuta, in primo luogo, e quale gioco di interessi si crea al centro della loro cooperazione strategica. Mentre può essere possibile documentare esempi precedenti alla seconda guerra mondiale, non fu che nelle sue conseguenze che le relazioni emersero e furono attivate su grande scala regionale nel Medio Oriente, avviando i processi distruttivi acceleratisi oggi. obama-king-salman-saudi-arabiaL’alleanza eccezionalista statunitense-sionista:
Gli Stati Uniti usciti dalla seconda guerra mondiale potevano proiettare l’esercito su tutta l’Eurasia, ma un teatro regionale (a parte il blocco sovietico) pose un problema notevole alla loro penetrazione, il Medio Oriente. Gli Stati Uniti avevano investito interessi geopolitici nell’unità araba frantumata dopo la seconda guerra mondiale (anche per impedire la possibile creazione di un’entità sovranazionale filo-sovietica) e crearono un polo geopolitico per consentirgli d’intervenire indirettamente e permanentemente suddividendo ogni attore regionale; da cui la creazione d’Israele e la formalizzazione della convergenza strategica eccezionalista-sionista. Il valore globale del Medio Oriente per la grande strategia dell’eccezionalismo statunitense verrà spiegata nel paragrafo seguente, ma ciò che è importante capire è che il rafforzarsi dell’eccezionalismo statunitense e il supporto al sionismo furono lo scopo della creazione del partner di prossimità con lo stesso interesse a sovrastare militarmente l’unità araba, esattamente il risultato ultimo delle guerre arabo-israeliane. Dopo che le coalizioni arabe furono sconfitte, la componente militare dell’unità araba fu neutralizzata, la cui importanza non va sottovalutata. Solo attraverso l’unità araba ci potrebbe essere la possibilità di sconfiggere Israele e di conseguenza eliminare il polo permanete degli Stati Uniti nel Medio Oriente, regione geostrategica che collega Europa ed Asia (posizionata per esercitare influenza su entrambe, se correttamente usata). Israele, a differenza di tutti gli altri alleati degli USA, dipende direttamente dagli Stati Uniti per la sua creazione ed esistenza, quindi è molto più affidabile essendo un solido alleato (ideologicamente e politicamente) più di qualsiasi altro Paese. Gli USA hanno bisogno di Israele per la posizione strategica e i servigi militari regionali per mantenere i governi arabi perennemente deboli e divisi, mentre Israele ha bisogno del supporto totale degli Stati Uniti per continuare ad esistere, spiegando così l’intensa profondità del mutuo sostegno. Nonostante la frattura militare dell’unità araba, Israele è incapace di distruggere il legame che unisce gli arabi, quindi un altro componente eccezionalista andava inserito per raggiungere tale obiettivo ed eliminare ogni possibilità che una coalizione araba possa mai minacciare Israele (e per estensione, la principale super-base eurasiatica gli Stati Uniti).

L’arma wahabita:
L’ideologia ufficiale dell’Arabia Saudita, il wahhabismo, fu quindi scelta come ideologia distruttiva necessaria per lacerare l’unità araba e diffondere per generazioni discordie identitarie inconciliabili tra le popolazioni arabe. Ciò pone alle sue vittime un grande dilemma, in cui sono costretti a scegliere se essere pan-arabi secolari sul modello di Nasser o estremisti pan-islamisti come i re sauditi. Mentre Nasser predicava l’importanza della forma repubblicana progressiva del governo, i sauditi hanno rigorosamente sostenuto la monarchia autoritaria, mettendo così le due ideologie del Medio Oriente in contrasto e motivando i wahhabiti a trovare supporto estero per eliminare la minaccia più pressante alla loro esistenza ideologica. Fu con tale imperativo, cioè la sfida che il repubblicanesimo secolare panarabo pose agli estremisti della monarchia autoritaria pan-islamica, che i wahabiti decisero di unirsi all’alleanza eccezionalista-sionista, anch’essa volta a sconfiggere i rivali ideologici dei sauditi. Il virus wahabita è progettato per destabilizzare i governi pan-arabi laici forzando ogni cittadino a riconsiderare la propria identità, quindi teoricamente rendendo la maggior parte dei cittadini vulnerabili al suo fascino, in questi Paesi. Soprattutto non solo il wahhabismo predica la necessità di rovesciare governi secolari, ma comporta anche il taqfirismo militante portando alla guerra settaria. Così, il wahabismo è nella posizione unica di dividere gli arabi, sia dai governi laici che anche da se stessi, presentandosi così come la migliore ideologia settaria al servizio degli interessi dell’alleanza eccezionalista-sionista. Mentre il wahhabismo è noto per l’odio ideologico inflessibile, proprio come le altre due ideologie eccezionaliste, rientra anche nelle principali norme ipocrite, cioè moderazione politica verso Israele e Stati Uniti. Esclude il suggerimento allettante di condurre un’eventuale guerra di religione contro Israele, ma soprattutto non si adopera per realizzarla. Invece concentra sempre tutte le energie per dividere il Medio Oriente in ogni modo possibile (ergo il taqfirismo che completa il wahabismo), il che significa che ogni slogan contro Israele è puramente tale, volto semplicemente a un marketing per reclutare i più ingenui. Allo stesso tempo, alcuni elementi wahabiti tendono a degenerare e lasciare che l’ideologia prevalga sulla ‘praticità’ impostagli dall’estero (voluta o casuale), aprendo “opportunità” o vulnerabilità agli eccezionalisti statunitensi, a seconda dal contesto (da spiegare in una sezione successiva).

Il significato della guerra alla Siria:
Considerando tali aspetti in relazione all’obiettivo strategico dell’alleanza eccezionalista-sionista-wahabita (indicata come Cerbero), la guerra in Siria può giustamente essere descritta come la cruciale lotta di resistenza eurasiatica di oggi. Le tre teste di Cerbero si sono accanite a fare a pezzi questa nazione del Medio Oriente e il suo popolo, poiché la Siria rappresenta l’ultima vestigia del governo pan-arabo laico per le fondamenta ideologiche del partito Baath, facendone il più resistente e reattivo Stato confinante con Israele, di per sé ragione sufficiente per i nemici di Cerbero (da ora in poi Coalizione Erculea, le cui ancore sono Russia, Cina e Iran, dall’eroe greco che sconfisse Cerbero) per sostenerne il governo democraticamente eletto. Se Cerbero riesce a massacrare la Siria, allora si annuncerebbe l’età oscura del Medio Oriente, trasformando l’intera regione in un trampolino di lancio per l’ulteriore destabilizzazione dell’Eurasia e, quindi, colpire direttamente le vulnerabilità geografiche della coalizione erculea.

Concentrazione di contrapposizioni
C’è una ragione per cui gli interessi delle tre teste di Cerbero coincidono in Medio Oriente, non semplicemente perché due delle tre ideologie sono emerse in questa regione. Piuttosto, ci sono maggiori motivazioni geopolitiche per cui Cerbero è così intensamente concentrato sulla zona, dato che proprio come la bestia mitica custodiva le porte dell’inferno nel folklore greco, nella geostrategia eurasiatica si pone davanti al cancello del supercontinente, appositamente posizionato per influenzare Europa, Asia e Africa in caso di necessità. Non per dire che l’Eurasia sia l’inferno, ma sottolineando invece come comunque Cerbero occupi l’accesso, quello mitologico che difendeva, mentre l’equivalente geopolitico è offensivo. Il Cerbero contemporaneo è intento ad utilizzare la sua posizione di trampolino di lancio per ulteriori aggressioni all’Eurasia nel tentativo di distruggere la Coalizione erculeo, e la sua strategia segue i dettami dello stratega inglese Halford Mackinder. Costui, prominente pioniere della geostrategia e geopolitica oltre un secolo fa, attraverso l’opera “La geopolitica del Pivot della storia”, indicava che:
Chi governa l’Europa orientale comanda l’Heartland:
Chi governa l’Heartland comanda l’Isola-Mondo:
Chi governa l’Isola-Mondo comanda il mondo“.
Aveva assolutamente ragione nell’indicare che il comando dell’Heartland, in gran parte identificato con l’Asia centrale contemporanea, sia fondamentale per influenzare l’Eurasia, ma non considerò gli approcci complementari per controllare questa parte cruciale del patrimonio geopolitico. All’epoca sembrava che l’Europa dell’Est fosse l’unico accesso a tale obiettivo, ma sempre di più apparve come il Medio Oriente servisse egualmente, se non di più, nel facilitarne la credenziale di Balcani eurasiatici detonante la reazione a catena della frammentazione demografica. L’innovazione teorica di Brzezinski dell’assioma di Mackinder è che il dominio non deve essere diretto e neanche richiedere una presenza fisica, ma data la capacità innata del centro d’influenzare la periferia, la massicciata destabilizzazione dell’Heartland (attraverso insurrezione terrorista islamica, collasso statuale, crisi umanitarie, o loro combinazione con altri fattori) può espandersi automaticamente verso l’esterno. Nel mondo di oggi, ciò significa che le minacce asimmetriche indirettamente istigate da attori extra-regionali, come Cerbero, possono creare sfide simultanee ai tre membri principali della coalizione erculea, non solo inserendoli in una seria strategia difensiva, ma mettendone in pericolo l’esistenza se scatenate (come volutamente previsto da Cerbero). Nei primi anni del 20° secolo, Mackinder avrebbe pensato ad eserciti nazionali dilaganti nell’Europa orientale per prendere il controllo dell’Heartland, ma nei primi anni del 21° secolo, è più probabile che ciò richieda brigate di terroristi originati o addestrati nelle battaglie in Medio Oriente, che ‘spuntano’ nell’Heartland senza collegamenti diretti con i mandanti statali. Il Medio Oriente è quindi il fulcro dell'(in)stabilità eurasiatico-africana e, quindi, qualsiasi entità che lo controlli può esportare una forza asimmetrica e convenzionale penetrando egualmente il cuore dell’Africa, il cuore dell’Europa (o anche dell’Europa dell’Est) e l’Heartland eurasiatico (la chiave della porta continentale per l’Asia orientale). Tale comprensione geopolitica di potenza e forza di proiezione aggiorna i contributi teorici di Mackinder e Brzezinski e spiega le motivazioni della collera mediorientocentrica di Cerbero. Obama and NetanyahuObiettivi eurasiatici
Cerbero non si limita solo al Medio Oriente, anche se vi si concentra la maggior parte delle sue attività e strategie. Si può realmente identificarne il coinvolgimento in Europa e in Asia, come verrà esplorato in questa sezione.

Abbaiare, mordere, guaire:
Prima di iniziare, il modello Cerbero in Europa e Asia va concettualmente delineato in modo da attirarvi l’attenzione del lettore. In sostanza, ciascuna delle sue tre teste svolge un ruolo interscambiabile abbaiando (minacciando e spaventando), mordendo (attaccando) e guaendo (promuovendo) per sostenere il proprio interesse comune. Diamo un’occhiata a come funziona.

Europa:
Gli Stati Uniti usano la NATO per controllare il continente, e ringhia ai cuccioli ogni volta che sono restii a seguirne l’esempio in qualunque momento. Gli Stati Uniti abbaiano anche a gran voce sulla cosiddetta “minaccia russa”, senza fornire alcuna prova di ciò che spaventa, in primo luogo. Nel frattempo, l’Arabia Saudita e i suoi zombie wahhabiti sono impiegati nei Balcani e in certi Paesi dell’Europa occidentale per compiere attacchi terroristici strategici volti a mordere sicurezza e stabilizzazione continentali, così spingendo i cuccioli degli Stati Uniti nella NATO ad adottare i ‘suggerimenti’ di Washington per agire sui vari campi. Infine, Israele completa il trio con il lobbying verso il continente e le sue figure politico-sociali fondamentali, per raccogliere il maggior sostegno finanziario, politico e normativo possibile per conto di Cerbero. La minaccia implicita al rifiuto di sostenere Cerbero si tradurrà nell’abbaiare degli USA e nei morsi dei sauditi, il che significa che è meglio nutrire la bocca che guaisce per evitare conseguenze spiacevoli dalle altre due teste.

Asia:
Cerbero ha di recente volto le teste verso Oriente, ma con un discreto successo in un lasso di tempo breve. Gli Stati Uniti abbaiano incessantemente alla Cina da quando Hillary Clinton annunciò il pivot in Asia nel 2011, con l’intento di spaventare i ‘cagnetti’ che li circondano nel contenimento anti-cinese su modello della NATO. Per approfondire l’ingaggio per la sicurezza degli Stati Uniti con ciascuno di tali membri, soprattutto Thailandia e Filippine, gli ascari wahhabiti dell’Arabia Saudita effettuano attacchi terroristici per giustificare l’intensificata presenza e/o supervisione strategica degli Stati Uniti, e tale modello si amplierà con la creazione dello “Stato islamico” globale. Il ruolo d’Israele, in gran parte in sordina, è sproporzionatamente significativo rispetto alle dimensioni, in quanto i suoi guaiti sembrano essere sul punto di avere successo nell’India, spostandola dalla parte di Cerbero. Israele ha relazioni innovative con l’India dall’avvento del governo Modi, sebbene il nuovo Presidente del Consiglio ‘multipolare’ sia riluttante a essere troppo apertamente vicino agli Stati Uniti e, naturalmente, in odio dei sauditi e del loro terrorismo wahhabita (dal sostegno politico del Pakistan). Così, Israele rappresenta la soluzione perfetta per Cerbero di penetrare l’egemone subcontinentale e perseguire interessi comuni ai suoi partner.

Extra: Medio Oriente:
La casa di Cerbero è caratterizzata da un’interazione dinamica in continua evoluzione e da ruoli opachi dipendenti da circostanze specifiche del momento. Ognuna delle teste segue vigorosamente i ruoli disponibili, necessari ad avvicinarsi agli obiettivi condivisi con gli alleati dell’entità. Un esempio potrebbe vedere gli Stati Uniti abbaiare allo “Stato islamico”, mentre gli agenti sauditi provvedono a mordere sul campo giustificando le paure istigate dagli USA, o vedere Israele e i sauditi abbaiare alla ‘minaccia’ di Sadam Husayn mentre gli Stati Uniti implorano una coalizione internazionale prima del morso devastante. Un futuro scenario non troppo improbabile potrebbe vedere Israele abbaiare la presunta non conformità iraniana all’imminente accordo sul nucleare, mentre gli Stati Uniti chiedono al mondo di sostenere la NATO araba da essi eterodiretta per mordere Teheran come punizione.

harita_bGioco geo-ideologico
Come accennato all’inizio dell’articolo, Cerbero ha una base geo-ideologica instabile che potrebbe inaspettatamente incrinarsi lungo le due principali faglie sionista e wahabita. Entrambi sospettano che l’altro possa metterglisi contro un giorno, quindi, desiderano coltivare rapporti privilegiati con il fratello eccezionalista stautnitense che lavora solo a vantaggio strategico di Washington. I sionisti temono due scenari: i terroristi wahabiti divenuti abbastanza forti da disobbedire a Riyadh e avviare la jihad contro Israele al di fuori del controllo di Stati Uniti e Arabia Saudita; o l’Arabia Saudita un giorno tradire Israele ordinando ai suoi ascari terroristi di attaccarlo direttamente per completare l “Stato islamico”. L’Arabia Saudita, d’altra parte, è preoccupata dal piano sionista Yinon ed è pienamente consapevole dei ‘”confini di sangue” della mappa di Ralph Peters e del New York Times, “Come 5 Paesi potrebbero diventare 14″, in cui si prevede l’eventuale smembramento del regno. Sionismo puro e wahhabismo puro non possono coesistere per tali contraddizioni esistenziali, quindi lo scontro sarà inevitabile se Cerbero elimina la Coalizione erculea (la principale forza che li tiene insieme). Se si mettono l’uno contro l’altro prematuramente, prima che la coalizione sia sconfitta, allora sionismo e wahhabismo potranno essere sconfitti separatamente con un contrattacco devastante, portando alla disintegrazione dell’influenza eccezionalista statunitense in Eurasia. Pertanto, la natura del passo può dettarne la caduta fino alle conseguenze, o gli Stati Uniti potranno bilanciarne in qualche modo i rapporti fino ad escludere uno scenario del genere, politica che attualmente seguono. Washington avverte regolarmente che potrebbe propendere per l’uno o l’altro e distruggere il delicato equilibrio che mantiene la pace tra le tre teste. Non è abbastanza serio per farlo, oggi naturalmente, e ogni parte eccezionalista capisce che ha bisogno dell’altra per continuare a sopravvivere fin quando si potrà affrontare la Coalizione erculea, ma la prospettiva di un tale suicida dilemma della sicurezza spaventa Israele e Arabia Saudita al punto di cooperare indiscutibilmente al gioco di Cerbero (per ora, almeno). L’unica alternativa a Cerbero è l’eventuale rimozione della minoranza ideologica eccezionalista da ciascuna entità prigioniera, che vedrebbe gli eccezionalisti estromessi dagli Stati Uniti, i sionisti dalla Palestina, e i wahhabiti dall’Arabia Saudita, avviando il cambiamento nella loro politica ed organizzazione interna. Niente di tutto ciò significa che tali entità affronteranno l’eliminazione geopolitica, trattandosi solo della minoranza eccezionalista e dei loro operatori minacciati esistenzialmente di perdere tutto (vale a dire potere e ‘legittimità’), ma è proprio tale paura che li motiva disperatamente nel suscitare l’aggressivo Cerbero, prolungando indefinitamente la loro egemonia unipolare. Ironia della sorte, solo il loro ‘successo’ teorico nel distruggere la Coalizione erculea aumenta drasticamente la probabilità che siano geopoliticamente eliminati, mentre le contraddizioni ideologiche sopracitate fra sionisti e wahhabiti indicano inevitabilmente che si scontreranno militarmente in un duello all’ultimo sangue, un giorno. Anche nel ‘migliore dei casi’ della vittoria sulla Coalizione erculea e di una pace fredda fragile tra tali due campi incompatibili, non c’è garanzia che gli eccezionalisti staunitensi non facciano pendere l’equilibrio strategico verso un lato o l’altro, ricreando il loro caratteristico caos mediorientale, perfettamente adatto ai loro grandi obiettivi geopolitici.

Conclusioni
Il mutante unipolare Cerbero eccezionalista, sionista e wahabita è la vera ragione della destabilizzazione dell’Eurasia, e solo la Resistenza della Coalizione erculea di Russia, Cina e Iran può pacificarlo. In questo momento il destino dell’Eurasia sembra prefigurarsi nel destino della resistenza della Siria a Cerbero, in quanto il suo successo o fallimento avrà riflessi decisivi su tutto il supercontinente. Se la Siria e il suo popolo riusciranno a respingere l’assalto, allora salvaguarderanno l’Eurasia ad un livello molto più elevato che se non riuscissero, e inoltre volgerebbero il corso contro Cerbero. Tuttavia, se la Siria cadesse, Cerbero non perderebbe tempo a lanciare una rapida e aggressiva guerra lampo asimmetrica sull’Heartland eurasiatico, volta a dividere la Coalizione erculea ed eliminare i campioni del multipolarismo. Va sempre ricordato, però, che occidentali, ebrei o musulmani non hanno colpa di ciò che fa Cerbero, ma le componenti ideologiche più radicali di tali società (non rappresentative della stragrande maggioranza, rendendoli così degli aberranti estremisti), che hanno preso il controllo di Stati chiave usandoli per una guerra di procura globale contro le forze multipolari dell’inclusione e dell’integrazione. La vittoria unipolare di Cerbero non significherebbe la pace, dato che è sicuro che due delle sue tre teste finiranno per cannibalizzarsi e dopo l’eccezionalismo degli USA, indenne dalla lotta fratricida, potrà finire il superstite indebolito e pretendere tutto il bottino globale che si pensava di condividere (davvero impossibile da dividere tra eccezionalisti incompatibili come sionisti e wahhabiti). Stando così le cose, l’unico modo per impedire una simile cupa previsione globale è che la Coalizione erculea riesca a salvare la Siria da Cerbero nella prima campagna pan-continentale aggressiva di quest’ultimo e che l’autodistruzione post-‘vittoria’ fagociti l’intero continente.

obama-salman-meeting-riyadh-03Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cosa fa Washington in Asia centrale?

F. William Engdahl New Eastern Outlook 05/05/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

AWILLS PAGEDa quando la CIA ha finanziato e addestrato oltre centomila jihadisti, tra cui il fanatico saudita Usama bin Ladin, per intraprendere una guerra per procura decennale contro le forze dell’esercito sovietico in Afghanistan, Washington è ossessionata dall’idea di penetrare nell’Asia centrale per incunearsi tra Cina e Russia. I primi tentativi sulla scia della presenza delle forze statunitensi in Afghanistan post-2001, hanno avuto alterne fortune. Ora sembra che Washington cerchi freneticamente di ripetersi, anche richiamando il vecchio ambasciatore degli USA Richard M. Miles per dirigere un nuovo tentativo di rivoluzione colorata. Sembra che ci sia urgenza nella nuova attenzione di Washington sull’Asia centrale. La Russia non viene destabilizzata dalle sanzioni finanziarie di Stati Uniti e Unione europea; piuttosto è più vivace che mai facendo accordi economici e militari strategici apparentemente ovunque. E il vicino eurasiatico della Russia, la Repubblica Popolare Cinese, ha piani per costruire con la Russia rotte energetiche e collegamenti ferroviari ad alta velocità in tutta l’Eurasia. Washington sembra rispondere. Il problema dei neoconservatori di Washington è che non sono molto creativi nel comprendere le maggiori conseguenze delle loro azioni alquanto stupide. E i loro traffici loschi sono molto noti non solo a Mosca, ma anche in Uzbekistan, Kirghizistan e altre repubbliche dell’Asia centrale dell’ex-Unione Sovietica.

L’imminente boom economico dell’Eurasia
Le repubbliche dell’Asia centrale, soprattutto Kirghizistan e Uzbekistan, si posizionano strategicamente tra Cina, Kazakistan e Russia, al centro della regione in via di boom economico conseguente alle reti ferroviarie ad alta velocità della nuova Via della Seta della Cina. Tali reti ferroviarie creeranno un rotta altamente efficiente ed indipendente dalla possibile interferenza statunitense sulle rotte marittime, agevolando il commercio in rapida crescita in Eurasia e potenzialmente anche nella sfortunata UE, se mai avrà il coraggio di mollare Washington. La Cina ha recentemente fatto notizia con la costituzione della sua Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB), chiara rivale di FMI e Banca asiatica di sviluppo controllati dagli Stati Uniti, quando Regno Unito, Germania, Francia e la maggior parte delle più importanti nazioni, ad eccezione di Stati Uniti, Canada, Messico e Giappone, si precipitarono entrando da membri fondatori in ciò che promette essere la locomotiva economica globale per almeno il prossimo mezzo secolo o più, se guidata correttamente. L’AIIB è stata fondata da Pechino con il contributo iniziale di 50 miliardi di dollari per finanziare in parte la Nuova Via della Seta. Recentemente Pechino ha anche ripreso un piano per costruire un collegamento ferroviario dal Xinjiang della Cina all’Uzbekistan attraverso il territorio del nord Kirghizistan. I piani iniziali furono sabotati nel 2005, quando una rivoluzione colorata istigata dagli USA rese il Kirghizistan instabile. Il 21 gennaio 2015, il presidente del Kirghizistan Almazbek Atambaev annunciava che il suo governo aveva inviato una delegazione a Pechino per concludere i dettagli del progetto da 2 miliardi di dollari per una tratta ferroviaria di 270 km da Kashgar, nel Xinjiang della Cina occidentale, a Andijan nell’Uzbekistan orientale, via oblast Naryn e Osh del Kirghizistan. In una recente nota, il Foreign Office inglese rileva che il progetto ferroviario darebbe vantaggi significativi all’Uzbekistan e soprattutto alla Cina, facendo anche avanzare i progetti ferroviari eurasiatici della Nuova Via della Seta, rilevando che la Cina creerebbe una rotta terrestre supplementare attraverso l’Asia centrale, per le sue esportazioni ai mercati europei, se si collegasse alle rete ferroviarie uzbeka e turkmena fino al Mar Caspio. Inoltre migliorerebbe l’accesso cinese a oro, carbone e altri minerali del Kirghizistan, uno Stato economicamente dimenticato dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991 e dalla dichiarazione dell’indipendenza. Per l’Uzbekistan, la nota del Foreign Office rileva che la nuova linea ferroviaria permetterebbe il commercio con i mercati dell’Asia-Pacifico, ciò sarebbe particolarmente importante per l’impianto automobilistico GM-UzDaewoo della regione di Andijan, che riceve importazioni regolari di componenti dalla Corea del Sud. Per il Kirghizistan, ciò offrirebbe la possibilità di guadagnare dalle tariffe di transito fino a 200 milioni di dollari l’anno, secondo alcune stime, oltre a creare 20000 posti di lavoro nella relativa costruzione. Così vi sono possibili vantaggi dall’apertura del Kirghizistan a significativi investimenti cinesi nel settore minerario, di cui l’economia kirghisa ha doloroso bisogno. Un altro progresso economico e geopolitica eurasiatico si ebbe il 9 aprile, quando il Pakistan annunciava che, una volta che le sanzioni degli Stati Uniti all’Iran saranno tolte, procederà nella costruzione, da tempo in stallo, del gasdotto Iran-Pakistan da 7,5 miliardi dollari dal porto pakistano di Gwadar alla città di Nawabshah nel sud-est del Pakistan, per fornire i necessari 4500 megawatt di energia elettrica. Nel 2014 Washington sabotò il progetto, sostanzialmente corrompendo il governo del Pakistan, finanziariamente legato per 1,5 miliardi di dollari ai sauditi, affinché abbandonasse il progetto. Washington minacciò il Pakistan se violava le sanzioni economiche contro l’Iran. Washington, come Wall Street, preferisce usare i soldi degli altri popoli per far avanzare la propria agenda. Un anno dopo, speso il denaro saudita, il Pakistan annunciava che il gasdotto sarebbe stato portato avanti. Il Pakistan s’è tranquillamente assicurato un prestito da 2 miliardi dollari dalla… Cina. Il segmento in Pakistan del gasdotto sarà di 485 km, finanziato dal prestito cinese e la costruzione sarà effettuata dalla compagnia energetica statale cinese CNPC. L’Iran ha già completato il suo segmento di 560 km.bakou-petroleWashington corre a sabotare
Con l’esplosione economica eurasiatica per i collegamenti, ferroviari e gasdotti transnazionali, Washington ha capito di dover reagire per non essere sopraffatta dalla Shanghai Cooperation Organization di Russia, Cina, Uzbekistan, Kirghizistan e Kazakistan. Non solo, nel gennaio 2015 Russia, Bielorussia, Kazakistan e Armenia lanciavano l’Unione economica eurasiatica con il Kirghizistan che ha in programma di aderirvi. E’ la stessa unione economica che l’Ucraina del presidente democraticamente eletto Viktor Janukovich cui decise di aderire piuttosto che accettare la proposta irrisoria di associazione con l’UE. L’assistente del segretario di Stato di Washington Viktoria Nuland e il solito branco di falchi neoconservatori scatenarono le proteste di Piazza Majdan via Twitter e nel febbraio 2014, il colpo di Stato per bloccare il passo dell’Ucraina. Quindi vale la pena notare che a fine marzo 2015, il giornale del Kirghizistan Delo No riferiva che un misterioso aereo ucraino aveva scaricato 150 tonnellate di merci, etichettate “posta diplomatica”, per l’ambasciata statunitense nella capitale kirghiza Bishkek, alla fine di marzo. Lo status di posta diplomatica significava che non poteva essere controllata dalla polizia doganale kirghisa. A quanto pare il personale dell’ambasciata statunitense a Bishkek foffre di grafomania furiosa. Il giornale riferì che il carico fu consegnato con due voli dell’aviogetto da trasporto Antonov An-124 della compagnia aerea ucraina Avialinii, il 28 marzo e 30 marzo, e ogni volta l’aereo proveniva dalla capitale degli Emirati Arabi Uniti Abu Dhabi, dirtetto all’aeroporto internazionale di Manas. Vale la pena notare che nel novembre 2013 l’ambasciata statunitense a Kiev ricevette “carichi diplomatici” consegnati da aerei da trasporto dell’US Air Force. L’ex-capo del servizio di sicurezza ucraino Aleksander Jakimenko fu citato dal notiziario Vesti.ru dire che i carichi di Kiev includevano scatole con 60 milioni di dollari in banconote di piccolo taglio distribuite ai manifestanti di Piazza Majdan a Kiev, durante le rivolte antigovernative di fine 2013; ecco l’idea di Victoria Nuland della democrazia. Fino all’aprile 2014 il governo degli Stati Uniti aveva una base aerea strategica a Manas in Kirghizistan, totalmente immune dal controllo del Kirghizistan. I media indicavano all’epoca che aerei da trasporto militari degli Stati Uniti carichi di eroina afgana atterravano nel volo verso Russia ed UE.
Nel novembre 2014, il segretario dell’Organizzazione del Trattato per la Sicurezza Collettiva (CSTO) Nikolaj Bordjuzha accusò l’occidente di tentare di destabilizzare i Paesi della CSTO. La Collective Security Treaty Organization è un’alleanza di sicurezza di Stati ex-sovietici, Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Russia e Tagikistan che cooperano su questioni strategiche. Bordjuzha accusò che l’attività di “ONG finanziate da agenti occidentali” era aumentata nella regione. Bordjuzha accusò l’occidente di destabilizzare i Paesi CSTO. Come prova citò “l’aumento sproporzionato del numero di funzionari delle ambasciate occidentali, in particolare quelle degli Stati Uniti, così come l’attivazione di numerose ONG finanziate dagli occidentali“. Osservò che poco prima del lancio del colpo di Stato a Kiev di Washington, il personale dell’ambasciata degli Stati Uniti a Kiev esplose fino all’incredibile cifra di 1500, in un Paese dove l’unico interesse di Washington era incunearsi tra Russia, Cina e Unione europea. Poi il 5 febbraio 2015, il dipartimento di Stato degli Stati Uniti annunciò di aver riassunto il 78enne creatore delle rivoluzioni colorate Richard M. Miles, quale “incaricato d’affari ad interim” presso l’ambasciata statunitense a Bishkek, Kirghizistan. Miles era dietro la “rivoluzione delle rose” della CIA, che in modo fraudolento installò l’agente di Washington Mikhail Saakashvili a presidente della Repubblica della Georgia, nonché simili operazioni sporche negli anni ’90 in Azerbaigian, dove BP e compagnie petrolifere statunitensi volevano costruire l’oleodotto Baku – Ceyhan attraverso la Georgia, per evitare l’oleodotto russo che attraversava la Cecenia. La nomina di Miles è avvenuta quando l’assistente del segretario di Stato Victoria Nuland, neocon ex-assistente di Dick Cheney ed ex-ambasciatrice nella NATO fu fondamentale nel colpo di Stato a Kiev del 2014, e si recò nel Caucaso meridionale per visitare i governi di Georgia, Armenia e Azerbaigian. Washington mira chiaramente a devastare con le rivoluzioni colorate l’Asia centrale, al fine di sabotare il rapido sviluppo economico eurasiatico. Il Kirghizistan è particolarmente strategico per tale scopo, con il caos che minaccerebbe subito la cooperazione economica tra Cina, Russia e Kazakistan. Possiamo aspettarci una nuova ondata di rivoluzioni colorate orchestrate da Washington in Kirghizistan e Asia centrale. Probabilmente includeranno anche il Baluchistan in Pakistan, dove i jihadisti radicali sostenuti dalla CIA si preparano a sabotare il gasdotto Iran-Pakistan-Cina che attraversa il Belucistan. Il tutto è alquanto faticoso, ma una superpotenza decadente non è generalmente più creativa.

Modo di definire "valigia diplomatica", no?

Modo di definire il concetto di “valigia diplomatica”, no?

F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureatosi in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Jade Helm, ammissione del fallimento degli USA

Gordon Duff New Eastern Outlook 06/05/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroraJade-Helm-15I fallimenti della politica estera e militare statunitensi sono innumerevoli e si accumulano ogni giorno. Non vi è più dubbio che l’eccessiva dipendenza da aziende private, influenza di Israele e altre potenti lobby, e una struttura di comando divisa con elementi canaglia che eseguono “operazioni” private lasciano gli USA senza difese. Lo vediamo oggi, mentre la città di Baltimora brucia, nelle minacce della NATO alla Russia, nella nuova partnership degli USA con il Giappone e la belligeranza che rappresenta, e anche in Turchia, Ucraina, Yemen e nel bizzarro blocco navale e aereo agli aiuti umanitari a una nazione devastata dal confinante con valori del 5° secolo e armi del 21° secolo. Per gli USA governare il mondo è un compito difficile, essendo uno Stato di polizia fallito agli interni e una nazione fascista “co-dipendente” all’estero.

Jade Helm
Due mesi fa, il dipartimento della Difesa annunciava un’esercitazione in gran parte degli Stati Uniti. Il testo del documento ha fato eco in tutto il mondo con i teorici della cospirazione annuncianti “la fine del mondo come lo conosciamo”. La vera importanza di Jade Helm non sono le teorie del complotto, ma la verità, e cioè che il mondo che pensiamo di conoscere è finito molto tempo fa. Molti di noi semplicemente non l’hanno capito. Il 27 aprile, gli organizzatori di Jade Helm hanno tenuto una riunione in una piccola città del Texas per descrivere i loro piani. Chi ha una certa simpatia per i militari s’è lamentato di come il portavoce dell’esercito ha fallito epicamente nel tentativo di corteggiare il pubblico sbandierando e tirando corde patriottiche. Nessuno c’è cascato.

Il lungo e il corto
2707A6FA00000578-0-image-a-13_1427416241579Qualsiasi possa essere la grande paura per Jade Helm, la triste realtà è che Jade Helm potrebbe veramente essere peggio. Dopo un’attenta analisi delle dichiarazioni dell’esercito, tolte nebbia e ragnatele della neolingua, ecco cosa è stato detto nella piccola città del Texas:
Jade Helm è una simulazione per addestrare l’esercito a non uccidere ogni civile che vede, come fece in Iraq e Afghanistan.
Jade Helm insegnerà, si spera, a militari del tutto sprovveduti ad operare con l’intelligenza, per non alienarsi tutti agendo da pazzi totali ed incompetenti.
Jade Helm addestrerebbe le truppe in operazioni speciali, sopravvivendo senza Playstation, pasti da 6000 calorie e la “mamma esercito” per 24/7.
• Le unità con Jade Helm apprenderanno a muoversi inosservate, facendo finta, e sottolineiamo “facendo finta”, di guadagnarsi la fiducia dei civili rappresentati da giocatori di ruolo. Spero che la gente del posto che collabora, sia pagata per questo.
Jade Helm è un tentativo di spacciare la storia che le sconfitte in Iraq e Afghanistan e l’insuccesso orribile di aver lasciato queste nazioni nel disastro totale, siano un successo. Naturalmente, ciò è delirante.
Jade Helm si basa sull’ipotesi che se le truppe sono addestrate ad operare tra la gente, otterrebbero l’intelligence e aiuto dai locali, come fecero Viet Cong e taliban. Non è realistico.
Jade Helm potrebbe addestrare a un guerra negli USA secondo lo scenario da Alba rossa o anche di una guerra civile.
Jade Helm potrebbe essere un prequel del coinvolgimento statunitense in Ucraina.
Jade Helm, tuttavia, sembra essere “un lavoro confuso” per una serie di problemi che affliggono i militari e che non vengono affrontati, come combattere le guerre sbagliate contro i popoli sbagliati per le ragioni sbagliate.
Jade Helm, nei termini più diretti, è un tentativo di addestrarsi nell’arte dell'”Offensiva del sorriso”.
Nel tentativo di dissipare le voci di confische di armi e arresti di massa, chi sa leggere tra le righe potrebbe cogliere, attraverso i giri di parole, l’odore della paura e lo sguardo di panico e disperazione. Se molti statunitensi hanno chiaramente capito cosa dice Jade Helm, si saranno ben presto resi conto che non c’è l’Esercito a proteggere gli USA, non certo uno da 1000 miliardi dollari all’anno.1020184101-587x451Le recenti debacle degli USA in Siria
La sera del 27 aprile 2015, un’unità delle forze speciale siriana di 22 uomini entrava dietro le linee di al-Nusra, al confine con la Turchia, ad ovest della città di Aleppo, attaccando il centro comando di al-Nusra, uccidendo o catturando 31 dirigenti dell’organizzazione. Queste informazioni e dettagli dell’attacco furono dati da un comunicato direttamente dai vertici del governo siriano. Due siriani furono uccisi, un ufficiale e un soldato. Tra i nemici uccisi o catturati vi furono 6 ufficiali turchi e 2 qatarioti. L’intelligence nella missione fece molto di più che chiarire come Turchia e Qatar sostengano attivamente al-Qaida da molti anni. Ha inoltre chiarito la posizione delle compagnie private statunitensi che collaborano con l’esercito degli Stati Uniti e la CIA in Turchia e il loro rapporto con i servizi segreti israeliani. La prova dell’invio occulto dagli Stati Uniti di armi pesanti in Turchia, consegnate ad al-Nusra “ramo” di al-Qaida, e provenienti dai depositi d’Israele, è stata trovata. Tali scorte non sono israeliane, ma piuttosto degli Stati Uniti che pagano per depositarle in Israele. L’invio unico di 500 missili TOW ultimo modello, insieme a 50 Stinger, è stato citato. Ciò non sorprenderebbe se non fosse per il nuovo programma di “indirizzo e addestramento” guidato dall’ex-generale dei marines degli USA John Allen, ex-comandante in Afghanistan che condivide personale e strutture con al-Qaida. Ogni aspetto di tale occulta bizzarra e piuttosto illegale operazione che coinvolge SIIL, al-Nusra, Mossad, servizi segreti turchi ed eserciti di Turchia e Qatar, per armare apertamente gruppi terroristi in collaborazione con CIA, US Army e mercenari statunitensi, è stato dimostrato.

USA sempre più deboli
Anche la Siria è disposta ad ammettere che ciò che ha scoperto non indica doppiezza e inganno in nome del presidente Obama. Infatti, rappresenta qualcosa peggio. Cosa succede se il presidente Obama non lo sapeva? Da ciò che è stato scoperto, non ci sono prove che l’amministrazione statunitense, il presidente Obama e il segretario Kerry ne fossero “avvertiti” in qualche modo. Lo stesso non si può dire per dipartimento della Difesa USA e CIA. Il grado di complicità è significativo. Per un chiarimento ho contattato il colonnello James Hanke (in pensione), ex-addetto in Israele. Ecco cosa ha risposto: “Nel rivedere i contratti del Pentagono con le aziende, Raytheon in particolare produttrice del sistema TOW, ho visto di recente più di una “voce opaca”. Questi erano contratti, più di uno di oltre i 40 milioni di dollari, per sistemi d’arma non specificati, contratti collegati ad altri in modo da ingannare facilmente Congresso ed esecutivo. Generalmente sarebbero armi, come quelle per l’Iran-Contra di anni fa o per SIIL, al-Nusra, Boko Harum o altri gruppi. Ci sono alcune prove che aviolanci di tali armi siano stati effattuati verso tali organizzazioni“.

Esercito forte, esercito debole
Jade Helm tenta d’insegnare a un militare statunitense stanco e scoraggiato come “andare d’accordo con la gente”, mentre lo stesso militare sostiene attivamente i nemici degli Stati Uniti. Il denaro speso per insegnare ai soldati a “fare amicizia e influenzare la gente” potrebbe essere meglio speso cacciando chi a Washington spreca milioni in armi statunitensi da dare ai nemici degli USA.

jade-helm1Gordon Duff è un marines veterano della guerra del Vietnam, ha lavorato su veterani e prigionia per decenni, ed è consultato dai governi su problemi di sicurezza. E’ redattore e presidente del consiglio di Veterans Today, per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il governatore del Texas richiama la Guardia per contrastare l'”Invasione federale”

Tyler Durden Zerohedge 29/04/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroraimrs.phpAbbiamo citato le prossime esercitazioni militari Jade Helm in alcune occasioni (qui e qui). In breve, Jade Helm è un’esercitazione militare di otto settimane e dell’Interagency Unconventional Warfare da svolgersi in Texas, New Mexico, Arizona, California, Nevada, Utah e Colorado. Ecco il comunicato ufficiale:
Fort Bragg, NC (USASOC News Service, 24 marzo 2015) – I membri dell’US Army Special Operations Command si addestreranno con altre unità delle Forze Armate degli Stati Uniti dal 15 luglio al 15 settembre nell’esercitazione in diversi Stati Jade Helm 15. USASOC conduce periodicamente esercitazioni di questo tipo per addestramento sui principali compiti della guerra speciale, per proteggere la nazione contro nemici esterni. E’ imperativo che i soldati delle Operazioni Speciali ricevano i migliori addestramento, attrezzature e risorse. Mentre le esercitazioni di questo tipo non sono uniche, dimensione e portata di Jade Helm la distinguono. Per stare al passo con le sfide affrontate all’estero, Jade Helm si svolgerà in sette Stati. Tuttavia le forze delle operazioni speciali dell’esercito (ARSOF) si addestreranno solo in cinque Stati: Texas, Arizona, New Mexico, Utah e Colorado. Il territorio in questi Stati replica le aree in Paesi esteri in cui i soldati delle Operazioni Speciali regolarmente operano. L’esercitazione sarà condotta su terreni privati e pubblici con il permesso dei proprietari, delle autorità statali e locali. In sostanza, le esercitazioni si svolgeranno in modo pre-coordinato su terreni pubblici e privati. Il pubblico non dovrà aspettarsi niente di diverso nelle attività quotidiane dato che gran dell’esercitazione sarà condotta in aree isolate. L’effetto più evidente che l’esercitazione può avere sulle comunità locali è l’aumento del traffico stradale e aereo militare e del rumore associato. Ci sarà anche un vantaggio economico: incremento dell’economia locale, di acquisti di combustibile e alimentari e di alloggi negli hotel. L’esercitazione è un addestramento di routine per mantenere elevata la preparazione delle ARSOF ed esser pronte a sostenere possibili missioni in qualsiasi parte del mondo e con poco preavviso. In queste otto settimane, i soldati dell’ARSOF utilizzeranno questa opportunità per sviluppare ulteriormente tattiche, tecniche e procedure emergenti nelle operazioni speciali. USASOC intende condurre l’esercitazione in modo sicuro e cortese fornendo il migliore addestramento alle forze speciali dell’esercito nazionale. I funzionari statali e locali sono stati informati della portata di Jade Helm e saranno aggiornati sull’esercitazione”.
Fatto ciò, in sostanza dal 15 luglio al 15 settembre dei militari faranno una gita nell’ovest facendo finta di condurre operazioni segrete all’estero. Non pare troppo eccitante, ma questo è solo il comunicato stampa. Il diavolo, come si dice, è sempre nei dettagli, motivo per cui abbiamo aspettato per guardare meglio la presentazione di Jade Helm per scorgervi altro. Ecco alcuni punti salienti che troviamo interessanti e divertenti. In primo luogo, c’è la mappa piuttosto divertente degli Stati, dove Texas e Utah sono considerati “ostili” e il New Mexico “appoggiato dagli ostili”. La California è “amica” (supponiamo significhi che la popolazione sia rassegnata a alla probabile, se reale, invasione dei militari degli Stati Uniti), ma purtroppo sembra che vi sia una rivolta a San Diego.JadeHelmMapLa prossima è la sezione intitolata “Perché il Texas?”, in cui il Comando Operazioni Speciali dell’esercito statunitense prima descrive il patriottismo dei texani, per poi procedere in modo esilarante suggerendo (nel modo più educato possibile) che lo Stato della Stella Solitaria 1) assomiglia al tipo di deserto che i soldati dovrebbero aspettarsi d’incontrare in un moderno conflitto all’estero; 2) è abbastanza sottosviluppato in molte aree per dare alle reclute un’idea di come potrebbero operare sotto copertura in un Paese mediorientale ostile; 3) c’è il tipo di xenofobia che rende la popolazione scettica verso gli “stranieri”, proprio come gli abitanti di un Paese occupato potrebbero essere, ma anche abbastanza ingenua per essere indotta a fidarsi degli “invasori” e, meglio di tutto, 4) vi sono condizioni sociali ed economiche che un normale statunitense considererebbe “sconosciute”. Ecco alcuni estratti:
Perché il Texas? L’US Special Operations Command (USSOCOM) ha svolto numerosi esercitazioni in Texas, perché i texani sono storicamente favorevoli agli sforzi per preparare i nostri soldati, aviatori, marines e marinai per combattere i nemici degli Stati Uniti. Per affinare le competenze, militari e interagenzie richiedono vaste aree di territorio non edificato, con bassa densità di popolazione urbana… Operare in queste comunità sarà straordinario e verrà riportato (i locali sono i primi a notare qualcosa di anomalo). L’opportunità di operare con i civili per guadagnarne la fiducia e comprenderne i problemi… Adattarsi a terreno e condizioni socio-economiche sconosciuti”.
In sostanza 1200 soldati delle operazioni speciali condurranno una falsa infiltrazione segreta nel Texas perché l’US Special Operations Command ritiene che in molti aspetti esso assomigli all’Afghanistan. Questo va bene, però perché il governo fa notare nelle note informative che l’operazione avrà un impatto serio sull’economia locale grazie all’iniezione di 150000 dollari con l’acquisto di “cibo, benzina, alloggi e servizi” dai finti invasori. Tale cifra appare bassa, ma si ricordi che un dollaro vale 57 afgani, quindi se ci atteniamo all’analogia con l’Afghanistan, il governo in realtà investirebbe 8550000 in valuta locale. Sebbene siamo certamente preoccupati dalla militarizzazione strisciante delle comunità statunitensi (come discusso in dettaglio qui), chiaramente siamo alquanto sarcastici nell’analisi di Jade Helm, ma come si potrebbe immaginare, molti texani nell’operazione non trovano nulla da ridere, come si legge sul Washington Post:
In un incontro informativo a Bastrop il portavoce del comando tenente-colonnello Marco Lastoria ha affrontato gli interrogativi su Jade Helm 15 che riguarda combattenti stranieri dello Stato Islamico in Texas, truppe statunitensi che confiscano armi ai texani e che applicano la legge marziale, secondo l’Austin American-Statesman. E’ la stessa cosa accaduta nella Germania nazista: ritrovarsi le truppe per strada, la comparsa di soldati e militarizzazione della polizia”, ha detto il residente di Bastrop Bob Wells allo Statesman, dopo la riunione. “Raccolgono informazioni, questo è ciò che fanno, e impiegano la logistica per la legge marziale. Questa è la mia sensazione. Ora, potrei sbagliarmi, spero di sbagliarmi. Spero sia ‘complottismo.'” Secondo lo Statesman, Lastoria ha tentato di placare le preoccupazioni dei residenti dicendo che l’operazione nella contea di Bastrop si svolgerà quasi interamente su un terreno privato affittato dall’esercito. E i partecipanti non cercheranno d’infiltrarsi tra la popolazione, le persone interessate indosseranno uniformi e bracciali arancioni, indicando la partecipazione all’esercitazione, ha detto”.
Nel frattempo, alcuni siti web che il Post descrive come “di varia fama” sono arrivati a postulare un legame tra i problemi “idraulici” della Wal-Mart e Jade Helm. Lasceremo ai lettori di decidere autonomamente quanto inverosimile sia o non sia tutto ciò, ma sicuramente la battuta finale di tutta la storia è che il governatore del Texas, Greg Abbott, ha ordinato alla Guardia dello Stato del Texas di sorvegliare le esercitazioni Jade Helm. Ecco la lettera di Abbott al maggior-generale “Jake” Betty: Abbott su Jade HelmUnited-States-Middle-East-mapQuesto sicuramente indica “una grave falla” di Jade Helm, con il governatore del Texas che ora contrappone la Guardia texana all’US Special Operations Command, temendo che il governo federale, eventualmente assieme a Wal-Mart, utilizzi le forze speciali per raccogliere informazioni sul modo di occupare lo Stato. Solo negli USA.
Presentazione di Jade Helm

Greg Abbott

Greg Abbott

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il capo del SIIL, al-Baghdadi, morto in un ospedale israeliano

Veterans Today 27 aprile 2015BvWoGHnCEAAhK9mIl capo del gruppo terroristico SIIL Abu Baqr al-Baghdadi è morto e membri del gruppo taqfirita in Iraq hanno già giurato fedeltà ad Abu Ala Afri quale suo successore, secondo media arabi. Secondo le agenzie irachene Alghad Press e Yum al-Thaman (l’8.vo giorno), così come fonti da Mosul, al-Baghdadi è morto in un ospedale israeliano nelle alture occupate del Golan, dov’era ricoverato per cure dopo aver subito gravi ferite nel corso di un attacco dell’esercito iracheno e delle forze popolari. Le fonti hanno aggiunto che al-Baghdadi è stato dichiarato da medici e chirurghi israeliani ormai “clinicamente morto”. Il capo dei terroristi era stato colpito in un attacco aereo nell’Iraq occidentale il 18 marzo.
Yum al-Thaman, citando fonti dell’intelligence ha detto che il SIIL aveva già registrato diversi video del suo capo, mesi prima del raid aereo di marzo, dopo che una era scampato, con gravi ferite, circa un anno fa, per dimostrare che era vivo finché il gruppo non avesse presentato un nuovo capo universalmente accettato. Le fonti hanno aggiunto che i membri del gruppo taqfirita operante in Iraq hanno già giurato fedeltà al nuovo capo Abdurahman al-Shaijlar, alias Abu Ala Afri, successore di Baghdadi. Ci sono anche notizie non confermate su dispute interne e divergenze tra le numerose fazioni del SIIL in Siria e Iraq, che si ampliano con la nomina del nuovo capo, mentre il ramo del SIIL che combatte in Siria ha respinto la leadership di Afri e cerca un altro successore di Baghdadi.
La televisione HispanTV ha anche pubblicato una notizia il 25 aprile, in cui conferma la morte del capo del SIIL. Una notizia sul Guardian del 21 marzo indicava che Baghdadi aveva subito gravi ferite ed “era in pericolo di vita” per un attacco a marzo. L’articolo, naturalmente, aggiunse che Baghdadi era sopravvissuto. Il ferimento di Baghdadi ha portato a riunioni urgenti dei capi del SIIL, che inizialmente credevano che sarebbe morto e quindi pianificavano di nominare un nuovo capo. Un ufficiale iracheno ha confermato che l’attacco ha avuto luogo il 18 marzo ad al-Baj, provincia di Niniwa, presso il confine siriano. C’erano state due notizie a novembre e dicembre secondo cui Baghdadi era stato ferito, anche se non facevano precisazioni.
Hisham al-Hashimi, ufficiale iracheno che consiglia Baghdad sul SIIL, ha detto: “Sì, è stato ferito ad al-Baj, presso il villaggio Um al-Rus, il 18 marzo assieme al suo gruppo“.

mb3Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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