La base navale russa nelle Curili, reazione all”Asia Pivot’?

Salman Rafi Sheikh New Eastern Outlook 04/05/2016950CC7E2-35F5-4BA5-85D9-4BB24A0A6EE6_mw1024_s_nMentre Stati Uniti e Russia continuano a contestarsi il futuro della Siria, nonostante alcuni progressi ragionevoli, la loro concorrenza difficilmente sembra essersi attenuata. Da potenze mondiali continuano a contestarsi la supremazia strategica manovrando per il potere globale. Il ‘Pivot in Asia’ degli Stati Uniti ha subito alcune sconfitte, soprattutto la mancata presa sugli alleati di un tempo nella regione, oltre i termini convenzionali di un”alleanza’ strategica. Con gli Stati Uniti incapaci di sconfiggere nettamente i taliban in Afghanistan e di rovesciare Assad in Siria, gli alleati regionali sembrano aver ‘perso’ fiducia nella capacità degli Stati Uniti di proteggerli da qualsiasi potenziale ‘minaccia’ proveniente da Cina o Russia. Nonostante le sconfitte subite nel conflitto in Medio Oriente, gli Stati regionali adottando proprie contromisure difficilmente bloccheranno il ‘Pivot in Asia’. Fino a poco prima, la Russia vi aveva risposto con un basso profilo; Tuttavia, con i militari russi che ottengono un sorprendente successo in Siria e la spinta globale conseguente, la Russia sembra cercare di tradurre il successo rafforzando la propria posizione nella regione con l’unico scopo di contrastare l’espansionismo della NATO. La sua ultima manifestazione si presenta con la notizia della possibile decisione della Russia di costruire una base navale nelle Isole Curili. L’annuncio arrivava dal Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu, che forniva alcune informazioni vitali sulle installazioni per la difesa che la Russia costruirà. Secondo lui, missili antinave Bal e Bastjon e droni Eleron-3 saranno dispiegati sulle isole entro la fine del 2016. Sono degli avanzati e ovviamente formidabili sistemi missilistici volti a proteggere basi navali e altre installazioni strategiche russe sulle coste, a difendere le coste nelle aree di sbarco più probabili e imporre il dominio sulle acque territoriali dello Stretto e nelle aree più esposte agli sbarchi, nonché avere il dominio globale sui mari entro una gittata di 300 chilometri. La decisione russa di rafforzare la posizione nella regione ha anche un contesto immediato. In particolare, tale decisione risponde al Giappone che militarizza la cintura di isole che si estende per 1400 km dalla terraferma giapponese a Taiwan. Il balzo della militarizzazione del Giappone è dovuto al ‘Pivot in Asia’ degli Stati Uniti. Con il Giappone Stato regionale che continua ad avere fiducia negli Stati Uniti nel rafforzamento militare, gli Stati Uniti fanno di tutto per mutare la politica militare del Giappone del secondo dopoguerra.
Nel settembre 2015 il Senato del Giappone approvava la controversa legge che permette ai militari del Paese d’impegnarsi in combattimenti all’estero in circostanze limitate, un grande cambiamento dopo settant’anni di pacifismo. Il voto 148 a 90 era l’ultimo ostacolo per l’adozione delle misure, che entreranno in vigore nei prossimi sei mesi. La legislazione reinterpreta l’articolo 9 della costituzione pacifista del Giappone post-Seconda Guerra Mondiale, che vieta la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. La reinterpretazione consentirà all’esercito giapponese, noto come Forze di autodifesa, di difendere gli alleati con ruoli limitati nei conflitti all’estero. I sostenitori della legge, tra cui alti funzionari degli Stati Uniti, dicono che il Giappone deve espandere il ruolo delle SDF per contrastare potenziali minacce provenienti da nazioni come Cina, Corea democratica e Russia. In tale contesto, la decisione della Russia di costruire una base navale sulle isole contestate dal Giappone dalla seconda guerra mondiale, è un chiaro segnale della Russia sulla propria posizione non solo nei confronti delle isole, ma anche della regione intera. La legislazione e il sostegno degli Stati Uniti si basano sulla pressione degli Stati Uniti sul Giappone affinché traduca parte delle risorse economiche in forza militare e preparazione ai conflitti limitati. Stati Uniti e Giappone hanno di conseguenza aggiornato il loro trattato di mutua protezione, che obbliga le parti ad usare le armi per sostenere l’altra parte in caso di conflitto, e gli Stati Uniti di conseguenza avviano lo schieramento del sistema di difesa missilistica in Giappone, e forse anche in Corea del Sud. Tale schieramento non è solo volto contro la Russia, ma anche contro la Cina ed è forse per questo motivo che la decisione della Russia di costruire una base navale nel proprio estremo oriente appaia come moltiplicatore di forza della Cina che, da parte sua, cerca di ampliare l’alleanza con gli Stati regionali per contrastare le mosse geo-strategiche degli Stati Uniti. Mentre la strategia della Cina contro il ‘Pivot in Asia’ è in gran parte incentrata sui mari del sud e dell’est della Cina, il grande ingresso della Russia nel gioco regionale è di grande aiuto a Cina ed alleati; e divenendo una seria sfida a Stati Uniti e Giappone, indica esplicitamente a Stati Uniti ed alleati che il ‘Pivot in Asia’ avrà uno spazio di manovra molto limitato nella regione, e di conseguenza aggraverà le preoccupazioni del Giappone sulla forte presenza militare della Russia nel suo estremo oriente.

Salman Rafi Sheikh, analista di relazioni internazionali e affari esteri e nazionali del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.1128654

La “zona di identificazione della difesa aerea” cinese nel Mar Cinese Meridionale
Vladimir Terehov New Eastern Outlook 07/04/20166352082895251645253Da metà febbraio la sigla ADIZ ancora una volta appare sulle prime pagine con sempre maggiore frequenza. “Ancora una volta”, perché fu già al centro dell’attenzione nel 2013-2014, per il rischio di un confronto militare diretto tra RPC e l’alleanza tra Stati Uniti e Giappone nel Mar Cinese Orientale (ECS). Questa volta, la stessa sigla viene utilizzata nel contesto di una situazione ancora più problematica nel Mar Cinese Meridionale (SCS), con gli stessi principali attori regionali. La questione riguarda la cosiddetta “Air Defense Identification Zone” (ADIZ) che il Ministero della Difesa della Cina introdusse nel 2013 su una parte considerevole del ECS, ed ora si dice programmi sul SCS. Va notato che la Cina non è il primo Paese ad utilizzare l’ADIZ in una parte dello spazio aereo considerata particolarmente sensibile per la sicurezza nazionale di un dato Paese. Negli anni ’50 gli Stati Uniti introdussero tale zona nei pressi delle proprie coste occidentali quando, secondo l’intelligence, c’era la minaccia (assai esagerata, come si scoprì più tardi) della “rapida crescita della flotta di bombardieri sovietici“. Anche il Giappone ha una propria ADIZ circostante le quattro isole principali e le isole Ryukyu. Va notato che le zone giapponesi e cinesi sul ECS si sovrappongono considerevolmente, compreso lo spazio aereo sulle isole Senkaku/Diaoyutai, la cui proprietà è uno dei punti di tensione nelle relazioni cino-giapponesi. Come regola generale, l’ADIZ si estende a considerevole distanza dal confine dello spazio aereo nazionale e il Paese che l’adotta non può limitarne il sorvolo agli aeromobili stranieri (tra cui aerei militari). L’unica condizione è che gli equipaggi di tali aeromobili informino i servizi a terra del suddetto Paese dell’intenzione di attraversare l’ADIZ. Questa zona non crea alcun inconveniente speciale alle compagnie aeree, ma interferisce con le ambizioni politiche dei Paesi che hanno rapporti complicati con l’avversario geopolitico che adotta l’ADIZ. Per esempio, in risposta all’introduzione della zona cinese sul ECS, alla fine del 2013, gli USA (profondamente coinvolti negli eventi in Asia orientale) fecero dichiarazioni forti “raccomandando” che le compagnie aeree non notificassero ai servizi a terra cinesi, ignorandone anche le richieste. Con ogni evidenza, tali “raccomandazioni” non sono state accolte dagli interessati perché negli ultimi due anni non si è mai sentito parlare di eventuali problemi tra le compagnie aeree e i servizi per il controllo dello spazio aereo cinesi. Infatti, subito dopo l’introduzione dell’ADIZ cinese sul ECS, 2 bombardieri B-52 statunitensi attraversarono la zona ostentatamente in modalità silenzio radio. Cioè, senza rispondere alle richieste dei servizi a terra cinese. Fu un gesto impudente per dimostrare la disponibilità dell’US Air Force a perseguire i propri obiettivi in questo settore, senza l’osservanza dei requisiti decisi dal Ministero della Difesa della Cina che non limiterebbero la libertà d’azione dei piloti statunitensi. Giochi simili sono in corso in relazione a voci sulla possibile introduzione dell’ADIZ sul SCS. In realtà, tali suggerimenti (mai ufficialmente commentati da Pechino) apparvero due anni fa collegandosi al Ministero della Difesa della Cina che introduceva l’ADIZ sul ECS. La Cina non aveva ufficialmente commentato questa possibilità fino alla fine dello scorso anno. Da parte degli esperti cinesi, di nuovo nell’estate 2015, il capo dell’Istituto Nazionale per lo Studio del Mar Cinese Meridionale, Wu Sichun, negò categoricamente tale possibilità in una conferenza a Washington. Tuttavia, il governo degli Stati Uniti aveva evidentemente informazioni più o meno certe sul tema nell’autunno dello scorso anno. Per esempio, nell’intervento a una conferenza a Sydney, il 6 ottobre 2015, il comandante della Flotta del Pacifico degli Stati Uniti, ammiraglio Scott Swift, parlò di “azioni impudenti” della RPC sul SCS dichiarando che la comparsa dell’ADIZ cinese nel SCS sarà vista come “violazione delle regole internazionali”. Il 26 febbraio, il diretto superiore di S. Swift, il capo dell’USPACOM ammiraglio Harry Harris, espresse la sua “ansia a che la (possibile ADIZ cinese sul SCS) abbia conseguenze destabilizzanti e provocatorie… Non lo ignoreremo così come ignoriamo l’ADIZ sul Mar Cinese Orientale“. Allo stesso tempo, non negò il diritto di ogni Stato di stabilire tali zone nello spazio aereo “adiacente al territorio nazionale”. In realtà, la stessa formulazione viene utilizzata dai funzionari cinesi commentando la maggiore attenzione degli Stati Uniti al tema della probabile introduzione di un’ADIZ della Cina sul SCS.
L’essenza del disaccordo cino-statunitense sulla questione e la crescente tensione nelle relazioni tra i due Stati mondiali sul SCS consiste nel fatto che la Cina veda l’80% del SCS come suo territorio. Nel frattempo gli Stati Uniti, dichiarando formalmente di non avere una visione specifica sul tema, rifiutano le richieste cinesi. L’ultimo scambio sul tema della (ancora ipotetica) ADIZ cinese sul SCS si aveva il 1° aprile, coinvolgendo i rappresentanti dei Ministeri della Difesa dei due Paesi). I cinesi dichiaravano che la questione della creazione dell’ADIZ sul SCS “dipenderà dalla valutazione della Cina delle minacce al proprio spazio aereo“. Dopo tutto, sembra probabile che le reciproche asprezze sull’argomento e l’emergere di nuove immagini satellitari che dimostrano la presenza di sistemi di difesa aerea e di aerei da caccia sulle isole artificiali cinesi nel SCS, siano state trasmesse nell’incontro tra Obama e Xi Jinping a Washington, nel quadro del vertice sulla sicurezza nucleare.1021974850Vladimir Terekhov, esperto sui temi della regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La fuga selettiva dei Panama Papers è un enorme ricatto

Moon of Alabama 4 aprile 2016

mossack-fonseca1La fuga di dati da uno studio legale a Panama sarebbe molto interessante. Molti ricchi e/o politici nascondono denaro in società di comodo che Paesi come Panama offrono. Ma l’attuale fortemente promossa “fuga” di tali dati presso diverse testate giornalistiche sostenitrici della NATO e una “Organizzazione Non Governativa” finanziata dal governo degli Stati Uniti, è solo un maldestro tentativo d’infangare alcuni invisi all’impero degli Stati Uniti. Inoltre, è una grande opportunità di ricatto non pubblicando certi dati in cambio di questo o quel favore. Già circa 16 mesi fa Ken Silverstein riferiva per Vice di una grande oscura di società di comodo, Mossak Fonseca di Panama. (Intercept di Pierre Omidyar, per cui Silverstein lavorava, si rifiutò di pubblicarlo). Yves Smith ha pubblicato diversi grandi pezzi sul riciclaggio di denaro della Mossak Fonseca. Silverstein ha anche ripetuto il fatto ben noto che Rami Maqluf, un ricco cugino del Presidente siriano Assad, avesse del denaro nascosto nella società di comodo Mossak Fonseca. Spiega: “Per condurre affari, società di comodo come Drex hanno bisogno di un agente registrato, a volte un avvocato, che deposita i documenti di registrazione richiesti e il cui ufficio di solito serve da indirizzo della società fittizia. Questo processo crea uno strato tra l’azienda e il suo proprietario, soprattutto se la società di comodo è depositata in un paradiso fiscale in cui le informazioni sulle proprietà sono custodite da un muro impenetrabile di leggi e regolamenti. Nel caso di Maqluf scoprì, come nel caso di molti altri uomini d’affari corrotti e gangster, che l’organizzazione internazionale che ne ha integrata la società di comodo. proteggendolo dal controllo internazionale, è lo studio legale Mossack Fonseca che fungeva da agente registrato della Drex dal 4 luglio 2000 alla fine del 2011”.
Un anno fa qualcuno fornì molti dati della Mossak Fonseca al quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung. Il quotidiano di Monaco è di centro-destra e fermamente filo-NATO. Collabora con Guardian, la BBC, Le Monde, Consorzio Internazionale dei Giornalisti investigativi e qualche altro organo di informazione, tutti sostenitori della dirigenza. La Sueddeutsche sostiene che i dati “trapelati” riguardano 214000 società di comodo e 14000 clienti della Mossak Fonseca. C’è sicuramente molta sporcizia nascosta. Quanti senatori degli USA vi sono coinvolti? Quali politici dell’Unione europea? Quali grandi banche ed hedge fund di Wall Street si nascondono a Panama? Scusate, Sueddeutsche e partner non rispondono a queste domande. Ecco come “analizzano” i dati: “I giornalisti compilano liste di politici importanti, criminali internazionali e noti atleti professionisti, tra gli altri. L’elaborazione digitale ha reso possibile quindi cercare tra le fughe i nomi su queste liste. La lista degli “scandali sulle donazioni a partiti” conteneva 130 nomi, e più di 600 nelle sanzioni delle Nazioni Unite. In pochi minuti, il potente algoritmo di ricerca confronta le liste con 11,5 milioni di documenti. Per ogni nome trovato, un processo di ricerca dettagliata viene avviato, ponendo le seguenti domande: qual è il ruolo di questa persona nella rete delle società? Da dove proviene il denaro? Dove va? È questa la struttura giuridica?” In sostanza, Sueddeutsche compila un elenco di noti criminali, persone ed organizzazioni antipatiche agli Stati Uniti e li controlla con il database “trapelato”. Ciò che viene selezionato viene poi ulteriormente valutato. Il risultato sono storie come l’annoso tentativo di diffamare il Presidente russo Putin, che non è nemmeno menzionato nei dati della Mossak Fonseca, accuse contro varie persone della FIFA, assai invisa agli Stati Uniti e alcune menzioni di altre piccole canaglie. Non c’è nulla su soggetti statunitensi, del tutto assenti, né su qualsiasi importante politico della NATO. La “vittima” politica più alta finora è l’irrilevante Primo ministro dell’Islanda Sigmundur David Gunnlaugsson che, insieme alla moglie, possedeva una società di comodo. Non ci sono prove che proprietà o denaro detenuto da tale società fossero illegali. Allora, dove è la sostanza?
Come l’ex-ambasciatore inglese Craig Murray scrive che la sostanza (se c’è) è nascosta dalle organizzazioni che gestiscono la “fuga”: “Il filtraggio delle informazioni della Mossack Fonseca dai media corporativi segue un programma diretto dai governi occidentali. Non si parla affatto di utilizzo della Mossack Fonseca da parte di grosse società o miliardari occidentali, principali clienti. E il Guardian si affretta a rassicurare che “gran parte del materiale trapelato rimarrà privato”. Cosa vi aspettavate? La fuga è gestita dal grandiosamente ma ridicolmente chiamato “Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi”, finanziato ed organizzato interamente dall’US Center for Public Integrity, i cui finanziatori sono
Ford Foundation
Carnegie Endowment
Rockefeller Family Fund
WK Kellogg Foundation
Open Society Foundation (Soros)
Il Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi (ICIJ) fa parte del Progetto sulla relazione su criminalità organizzata e corruzione (OCCRP), finanziato dal governo degli Stati Uniti attraverso l’USAID. La “fuga” riguarda dati selezionati dal database per le organizzazioni filo-USA, probabilmente ottenute dai servizi segreti statunitensi che potrebbero saperne molto sulle trame di personalità ed organizzazioni “occidentali”. Pubblicare solo dati accuratamente scelti tra i dati “fuoriusciti” ha due scopi:
– Infangare i vari “nemici dell’impero”, anche se solo per associazione, come i Presidenti Putin e Assad.
– Si consente ad altri personaggi importanti, menzionati nel database ma non ancora resi pubblici, di far sapere che Stati Uniti e loro “media partner” possono, in qualsiasi momento, esporne i panni sporchi. Si tratta quindi di un ricatto perfetto. La “fuga” studiata dei “Panama Papers” è una trovata limitata volta ad incriminare un paio di persone ed organizzazioni antipatiche agli Stati Uniti. E’ anche l’esibizione degli “strumenti di tortura” a persone in affari con Mossak Fonseca, ma non (ancora) rese pubbliche. Sono ora nelle mani di chi controlla il database. Dovranno fare come gli viene chiesto o altrimenti…4894961Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Scontro Armenia-Azerbaigian per il Nagorno-Karabakh

The Saker, 3 aprile 2016ngkb-en-annIl 2 aprile, al momento dell’escalation degli scontri nel Donbas con i militari ucraini che bombardavano Donetsk e villaggi vicini, l’Azerbaigian attaccava il Karabakh armeno. Il 30 marzo Kerry incontrava il presidente dell’Azerbaigian Aliev chiedendo la ‘risoluzione definitiva’ del conflitto del Nagorno-Karabakh. Per la Reuters, “il segretario di Stato degli USA John Kerry ha chiesto “una risoluzione finale” del ventennale conflitto del Nagorno-Karabakh tra Azerbaigian ed Armenia nei colloqui con il presidente azero Ilham Aliev al dipartimento di Stato. Aliev è a Washington per un vertice sulla sicurezza nucleare ospitato dal presidente Barack Obama“. Naturalmente dobbiamo ricordare che nulla è mai ciò che sembra. Non si tratta della “risoluzione” del conflitto Armenia-Azerbaigian, ma del nuovo passo nella guerra a Russia e Cina. Che l’Armenia fosse il prossimo Paese da attaccare per il “parassita globale” è noto dall’estate 2015. Questo è ciò che scrissi il 16 gennaio. “Se europei e statunitensi restano lontano dal Medio Oriente, Russia ed alleati gradualmente pacificheranno la regione, come la Russia ha fatto per secoli senza molto sangue e atrocità, e Cina, Iran e India inizieranno a ricostruire la regione. La pressione migratoria sull’Europa sarà eliminata e i giovani arrabbiati musulmani toneranno a casa, e quelli che restano si mescoleranno con la gente del posto. Se, d’altra parte, europei e statunitensi decidono di rimanere e “vincere” in Medio Oriente, aiuteranno la Turchia a destabilizzare Ucraina, Azerbaigian, Uzbekistan e Kazakistan. Se Turchia e Azerbaigian attaccano di nuovo l’Armenia, gli Stati Uniti lasceranno lo SIIL in Iraq e Afghanistan, e supporteranno i sauditi che attaccano l’Iran. In questo scenario, la linea che gli europei cercano di tracciare a sud della Russia attraverserà Varsavia, Berlino, Parigi e Londra con milioni di giovani arrabbiati che vengono in Europa in cerca di divertimento“.Barack-Obama-e-Ilham-AliyevPromemoria dell’estate 2015 sul tentativo di “rivoluzione di colore elettrica” in Armenia.
“Una “rivoluzione colorata” è in corso in Armenia?
Le proteste armene assomigliano allo scenario del colpo di Stato ucraino di Majdan, deputato russo
Le proteste armene sono contro la Russia? Paul Craig Roberts
Erevan elettrica non cambierà l’orientamento filo-russo dell’Armenia
Le basi militari estere della Turchia e la loro minaccia alla stabilità
Abbiamo la nostra vecchia, buona e un po’ folle Turchia. Abbiamo una Georgia cristiana ortodossa occupata dalla NATO e sotto il completo controllo del regime di Washington. Inoltre, l’economia della Georgia è occupata dalla Turchia. Il 90% dell’industria del turismo, tra cui hotel e ristoranti, è di proprietà di turchi. In realtà, la Turchia può semplicemente premere l’interruttore e dichiarare la Georgia parte della Turchia. Questo è il piano di Erdogan. Non è un caso che chiami Azerbaigian e Turchia “una nazione, due Paesi”, Georgia e Armenia cristiane sono solo di ostacolo. La Turchia prevede di costruire basi militari in Georgia e anche in… Armenia. “I piani per una base militare turca in Georgia e possibile futura base turca in Azerbaigian, forse nella ex-enclave di Nakhichevan tra Armenia e Turchia, ha spinto la popolazione prevalentemente armena delle regioni georgiane di Javakhq e Tsalka a contemplare la secessione dalla Georgia e l’adesione all’Armenia“. Abbastanza interessante, tale escalation avviene dopo diversi mesi di “sforzi” diplomatici di Stati Uniti ed Unione europea per minare la fragile stabilità della regione.

Bruxelles e Washington chiedono all’Armenia di cedere popolazione e territori all’Azerbaigian controllato dalla NATO
L’allerta EAFJD mira a bloccare le misure anti-Karabakh in Europa
• L’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE) ha tenuto un dibattito su due relazioni sul Nagorno-Karabakh: “Escalation delle violenze in Nagorno-Karabakh e gli altri territori occupati dell’Azerbaigian“, del relatore Robert Walter (UK) e “Gli abitanti delle regioni di frontiera dell’Azerbaigian sono volutamente lasciati senz’acqua“, della relatrice Milica Markovic (Bosnia-Erzegovina). L’Assemblea parlamentare ha respinto la relazione di Walter e ha adottato la relazione di Markovc.
L’inviato dell’Azerbaigian si dice pronto a una soluzione militare al problema del Nagorno-Karabakh, Erdogan sostiene Baku
Kerry chiede ‘la risoluzione finale’ del Nagorno-KarabakhCfDiHK1WwAU2meSSitrep
1. Colonel Cassad sulle schermaglie in Nagorno-Karabakh del 02/04/2016 – mattina
Colonel Cassad sulle schermaglie in Nagorno-Karabakh del 02/04/2016 – giorno
Colonel Cassad sulle schermaglie in Nagorno-Karabakh del 02/04/2016 – notte

2. 2 Aprile mattina e giorno
Dopo la Russia, la NATO ha invitato Azerbaigian e Armenia a cessare il fuoco. Secondo la dichiarazione ufficiale dell’Azerbaigian, ha dichiarato un cessate il fuoco.
Il confronto nella zona di conflitto, dopo alcuni scontri con l’impiego di velivoli, corazzati e artiglieria, si è fermato secondo il capo del servizio stampa del Ministero della Difesa dell’Azerbaigian Vagif Dargjakhli. “Gli scontri sulla linea di contatto delle truppe si sono fermati. La situazione è stabile“, aveva detto aggiungendo che le forze armate azere “sono pronte a qualunque azione dal lato armeno“. La sera, la situazione si stabilizzava in qualche modo. Le truppe del Karabakh hanno respinto nella maggior parte delle località l’attacco dell’esercito azero, mentre gli azeri sono riusciti a mantenere alcune vette prese con l’attacco a sorpresa. Ora ci sono scontri con mezzi corazzati e artiglieria. Al momento né Armenia e Karabakh, né Azerbaigian hanno indetto la piena mobilitazione che significherebbe che la guerra è inevitabile.CfDGH0AW4AUuAar.jpg largeDagli armeni:
Al momento la situazione è la seguente: “Penso che sia chiaro che ci troviamo in stato di guerra. È ovvio che ora, come nell’agosto 2014, lo scopo degli azeri è prendere territori in almeno un settore del fronte, anche a costo di centinaia di vittime. I combattimenti iniziati la scorsa notte sono ancora in corso su tutto il confine armeno-azero dell’Artsakh. Questo è il caso in cui informazioni ufficiose a volte diventano ufficiali, e di conseguenza abbiamo ritenuto necessario fare alcune precisazioni.
• Almeno finora, le perdite nemiche sono 3 carri armati, 2 elicotteri d’attacco e 2 velivoli senza equipaggio e un numero imprecisato di morti e feriti tra i combattenti. Vi sono morti e feriti anche tra la popolazione civile. Si noti che il Ministero della Difesa dell’Azerbaigian ha confermato la perdita di solo un elicottero Mi-24, 1 carro armato e la morte di 12 militari.
• E’ stato anche ufficialmente confermato che la parte armena ha subito perdite. A questo punto, i dati non sono pubblici e invitiamo tutti a rispettare identità e diritti del personale militare e non, leggendo “rapporti informali” prima della pubblicazione dei documenti.
• Un certo numero di villaggi azeri, Sysarch-Margushavan, Gapanlij, Gargage, è stato interamente o parzialmente evacuato. Questo è noto da parecchio tempo da parte armena, anche così la macchina della propaganda azera (attraverso APA) ha pubblicato articoli su “residenti dei villaggi di confine felici e coraggiosi”.
• Abbiamo anche vittime tra la popolazione civile nei pressi della linea del fronte ma, per fortuna, gli abitanti dei nostri villaggi sono forti di spirito ed episodi di panico non sono stati osservati.
• L’Azerbaigian ha subito pesanti perdite soprattutto a Nord-Est e nel distretto di Aghadam. Nel Sud la situazione dopo il successo improvviso si è stabilizzata e ci sono già cenni (tra gli azeri) della controffensiva degli armeni.
• L’addetto stampa del Ministero della Difesa della RA ha confermato ufficialmente le informazioni sulle numerose perdite della parte armena, così come sulle false informazioni su evacuazione e mobilitazione. Vorrei aggiungere che in Azerbaigian la mobilitazione non è dichiarata”.
Informazioni tratte e tradotto qui sulla situazione al fronte nel Karabakh
Il 2 aprile, il presidente armeno Serzh Sargsjan ha annunciato che i militari armeni hanno avuto 18 morti e 35 feriti. Come sempre nelle guerre della NATO, l’Azerbaigian spara sulle scuole. Una scuola a Stepanakert è stata colpita. Uno scolaro di 12 anni è stato ucciso e diversi feriti.CfCR2q7WIAAJtqdPS: Dato che tutto riguarda la Russia e la guerra alla Russia, un piccolo fatto. Il 31 marzo, le forze dell’ordine russe arrestavano circa 200 criminali durante il loro “incontro” a Ekaterinburg. Secondo alcuni rapporti, erano tutti azeri. Il motivo principale, per cui furono arrestati i boss azeri degli Urali è stato postato da qualcuno di nome Agaev (00:56) con un video. Nel post Agaev si chiede se la riunione dei criminali dell’Azerbaigian avveniva per “prendere il potere nelle nostre mani, in modo che i russi non ci sconfiggano. Voglio dominare questa città“. E altre cose oltraggianti e minacciose. I commenti dei giornalisti sul video sono assai sarcastici, secondo cui il post sarebbe falso. La storia conosce tali precedenti. Resta il fatto che tutti quei criminali giunsero sul posto e furono arrestati. 167 azeri furono arrestati, loro impronte digitali e foto segnaletiche prese. Dopo di che furono rilasciati. E’ un fatto noto che i russi trattano i migranti molto bene, ecco perché la Russia è il secondo Paese al mondo dopo gli Stati Uniti per immigranti. Tuttavia, l’Europa ci dimostra che il mondo cambia, e non al meglio. L’Europa è occupata dagli immigrati musulmani, che hanno anche portato con sé alcuni terroristi islamici. Il rappresentante del Consolato Generale di Azerbaigian ad Ekaterinburg, (6.35) dichiarava che i cittadini dell’Azerbaigian hanno sempre rispettato le leggi della Federazione Russa.

CfDTZXRWsAEg5bw.jpg large

b3f772bdd61f9817f726bed4daac72a9-kYGF-U1070872317529InH-1024x576@LaStampa.itTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Egitto rafforza la sicurezza nazionale

South Front, 30/03/2016

XQT95938L’Egitto rafforza i servizi speciali e di sicurezza per contrastare le azioni distruttive dei gruppi terroristici eterodiretti, in particolare nella penisola del Sinai e la resistenza dei Fratelli musulmani clandestini. L’incapacità di sconfiggere il terrorismo in altre regioni di mostra che i servizi speciali egiziani non possono ancora contrastare la minaccia. Perciò Cairo compie passi per aumentarne l’efficienza. Il Dipartimento di Ricerca Tecnica (TRD) della Direzione Generale dell’Intelligence (GID), svolge un ruolo importante nella sicurezza dell’Egitto. TRD è responsabile del monitoraggio delle conversazioni telefoniche, di internet, della video-sorveglianza di città e confini. Inoltre, TRD monitorerebbe le comunicazioni di quasi tutti i vertici civili e militari egiziani. Gli esperti ritengono che Muhamad Anwar Sadat, terzo presidente d’Egitto, decise di monitorare e controllare l’opposizione nel Paese. Il monitoraggio delle ONG e dei media finanziati dall’estero rimane principale compito del TRD. In altre parole, è l’analogo egiziano della National Security Agency degli USA.
Il TRD viene descritto come ufficio del GID e tuttavia appare indipendente, con propri bilancio ed operazioni. In effetti, il TRD è supervisionato direttamente dal Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi. Il direttore del TRD è il ‘Dr Layla’, persona ignota anche ai dirigenti del TRD. La società tedesca-finlandese Nokia Siemens Networks (NSN) e la società di tecnologia della sorveglianza italiana Hacking Team sono i principali rifornitori tecnologici del TRD. Ciò che è noto dai documenti trapelati è che il TRD avrebbe acquisto dalla NSN un sistema d’intercettazione, un centro di monitoraggio e una rete X25, tecnologie che consentono l’accesso a Internet via dial-up. Le prime due tecnologie permettono una sorveglianza massiccia al TRD. In totale, NSN fa fornito al TRD 25 diverse tecnologie. Un’altra società collegata con il TRD è la società della Siemens German Telecommunication Industries (EGTI). La sua specializzazione è il monitoraggio della rete dei cellulari. Hacking Team ha fornito al TRD attrezzature e programmi del Remote Control System (RCS). Questo sistema costa circa 1 milione di euro e permette al TRD di accedere a server e reti di giornalisti e partiti in Egitto e altri Paesi. Ora, TRD stipula contratti con l’A6 Consultancy and Solve IT tramite il GNSE Group affiliato all’azienda egiziana Mansur Group. L’obiettivo è rafforzare la sicurezza delle informazioni e delle telecomunicazioni governative. Separatamente, il TRD negozia un contratto da 2,4 milioni di euro con Hacking Team per acquistare diversi sistemi di hacking e sicurezza informatica. Risultato del contratto, la TRD dovrebbe avere accesso a comunicazioni elettroniche attraverso dispositivi Apple.
Considerando tutte le informazioni disponibili, appare chiaro che l’Egitto compie sforzi significativi per sviluppare l’infrastruttura d’intelligence che dovrebbe permettere al governo d’impedire attentati e sconfiggere il terrorismo nella regione. Se questi problemi saranno risolti, le autorità egiziane probabilmente utilizzeranno l’infrastruttura contro avversari interni ed esteri. Ciò è particolarmente evidente con la chiara volontà dell’Egitto di espandere l’influenza in Medio Oriente.Mideast-Egypt_Horo-19-635x357Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia deve armarsi fino ai denti per fermare l’aggressione della NATO

Said Gafurov, Pravda 21/03/2016

La Russia stava volutamente distruggendo la propria industria della difesa negli anni ’90. L’amministrazione russa riteneva che la Russia non avesse nemici. La smilitarizzazione dell’economia le costò molto, ma per fortuna, il Paese s’è svegliato in tempo. Oggi, il rilancio dell’industria della Difesa russa è in pieno svolgimento.264542La guerra è una cosa terribile. Questa è probabilmente la cosa peggiore che possa mai accadere nella storia dell’umanità. Si deve fare tutto il possibile per evitarla e se accade, si deve fare tutto il possibile per porvi termine, come ha fatto la Russia in Siria per esempio, sponsorizzando la conferenza di pace tra il governo siriano e l’opposizione.

L’odore del sangue
L’atteggiamento aggressivo della NATO è la cosa più sgradevole di questa situazione. L’attuale generazione di politici occidentali sente il sangue. Sono dei predatori, come gli squali in mare, che corrono per catturare e uccidere la preda. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, abbiamo visto l’aggressione della NATO a numerosi Paesi: Iraq, Libia, Jugoslavia e poi Serbia, e il tentativo di organizzare l’invasione della Siria. La NATO non comprende il potere delle parole, ma solo il potere della forza. La prova migliore di ciò è l’Ucraina, quando un gruppo di ribelli, non più di 30000, uccise la democrazia ucraina rovesciando il presidente legittimo di un Paese di 45 milioni e gettando il Paese in un pantano sanguinoso. La Russia deve essere completamente armata per fermare l’aggressione della NATO. La Russia deve spendere per la difesa, altrimenti dovrà pagare con il sangue.

Le forze russe ricevono nuove armi
Nel 2015, le forze russe hanno ricevuto più di 1000 veicoli corazzati, 300 complessi missilistici antiaerei, più di 3400 autoveicoli, circa 22000 unità di sistemi di comunicazione, 2 sistemi missilistici tattici Iskander. Le truppe aerospaziali russe hanno ricevuto più di 230 aerei, 158 elicotteri, 191 stazioni radar, 4 sistemi missilistici antiaerei S-400, più di 35000 armamenti per aerei, 9 veicoli spaziali. Inoltre, 7 missili vettori hanno posto in orbita 8 satelliti militari. La Marina russa ha ricevuto 4 navi da guerra, 4 sottomarini, 52 navi ausiliarie, 2 complessi missilistici costieri Bastion, 27 aerei, 45 complessi di artiglieria. Le truppe aviotrasportate russe hanno ricevuto 114 blindati, 2 sistemi missilistici antiaerei Verba, 11000 sistemi di aviolancio. Le Forze missilistiche strategiche russe hanno ricevuto 21 missili balistici strategici, 386 gruppi e componenti di complessi missilistici mobili e fissi. Naturalmente, ci auguriamo che tutte queste armi non siano mai utilizzate in combattimento. Eppure, tutte queste armi sono la doccia fredda che raffredda l’ardore dei falchi del Pentagono, dal comportamento molto aggressivo. Da un lato, cercano d’intimidire la Russia, ma d’altra parte parlano dell’immaginaria minaccia russa. Ciò è in parte dovuto al fatto che sono in pieno esercizio finanziario, e il complesso militare-industriale degli Stati Uniti vuole ricevere il più possibile dal presidente uscente che si prepara a lasciare la Casa Bianca.
La Russia ha adempiuto alle commesse statali sui nuovi modelli di armi per il 97 per cento nel 2015. sembra molto ma il 3 per cento disperso è pure troppo, corrispondente a 15 aerei, 8 navi e imbarcazioni, 17 sistemi di controllo automatici, 3 missili vettori Rokot, una testata, 253 missili di vario tipo e 240 blindati. Il Presidente Putin era preoccupato per i contratti in ritardo e non adempiuti. I motivi includono cattiva organizzazione delle attività di pianificazione, scarso uso delle risorse, cessazione della produzione di pezzi di ricambio e materiali, perdite nella produzione. In effetti, la Russia ha perso le produzioni che si avevano nell’URSS. “Sappiamo che le persone possono lavorare, in un punto, su tre turni, anche di notte, ma la produzione, in un altro punto, non sono sufficientemente sviluppata. Questo è il risultato del lavoro scoordinato, e c’è molto da fare per avere il risultato richiesto“, ha detto Putin. La Russia attua il programma di sostituzione delle importazioni, la produzione di molte componenti è stata lanciata, ma ci sono ancora molti problemi. Allo stesso tempo, le restrizioni alla fornitura dei pezzi di ricambio provenienti da Ucraina e Paesi NATO e UE non hanno influenzato l’attuazione degli ordini dello Stato nel 2015. Se la Russia distrugge la produzione di metalli, il Paese avrà inevitabilmente problemi nell’industria della difesa. Per il momento la Cina aiuta la Russia a risolvere molti problemi, ma qui non deve essere così perché l’industria della difesa è l’area in cui la Russia deve fare affidamento esclusivamente su se stessa.1103918

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 2.255 follower