Gli USA non riescono a separare l’India dai BRICS

Ekaterina Blinova, Sputnik 06/08/2016

Nonostante la recente operazione simpatia degli Stati Uniti verso l’India, New Delhi ha resistito alla tentazione rimanendo impegnata all’ideale di multipolarità dei BRICS. L’India mantiene relazioni vantaggiose con la Cina, a prescindere dagli “scossoni” nel rapporto, secondo l’analista geostrategico Matthew Maavak. Dopo la visita del segretario della Difesa statunitense Ashton Carter in India, nell’aprile 2016, alcuni dubitarvano che New Delhi valutasse un passaggio all’occidente.putin-and-modiL’offensiva del fascino di Washington
Alcuni esperti si riferiscono ai negoziati USA-India sul Memorandum d’Intesa sullo Scambio Logistico (LEMOA) e alla decisione del Paese d’incrementare la collaborazione bilaterale nella tecnologia per la difesa quali segni della deriva dell’India dai non allineati verso Washington e NATO. LEMOA in realtà è una versione dell’accordo di supporto logistico (LSA) che riguarda il supporto logistico e i servizi tra i militari statunitensi e le forze armate di altri Paesi. “La visita del segretario alla Difesa degli Stati Uniti Ashton Carter in India, la scorsa settimana, era storica, nel senso che l’India non allineata si avvicinava agli USA firmando il memorandum d’intesa sullo scambio logistico” secondo il dott. Dalbir Ahlawat, esperto della sicurezza australiana, in un articolo di aprile per The Interpreter. Da parte sua, Rupakjyoti Borah di The Diplomat scrisse a maggio che “la decisione ‘di principio’ dell’India e degli Stati Uniti” di firmare il LEMOA “è un grande atto di fede“. “Sono finiti i giorni in cui i mandarini della politica estera di New Delhi mercanteggiavano con Washington DC, ritenendo che gli interessi dell’India fossero meglio rispettati restando vicini a Paesi come la Russia e sposando non allineamento e unità del terzo mondo“, pretendeva il giornalista.

La conferenza dei dissidenti cinesi in India
Allo stesso tempo, l’Hindustan Times riferiva che una conferenza dal titolo “Rafforzare la nostra alleanza per fare avanzare il sogno popolare: libertà, giustizia, uguaglianza e pace” organizzata da un gruppo dissidente cino-statunitense si svolgeva a Dharamsala, in India, con non meno di otto dissidenti cinesi presenti all’evento del 28 aprile. L’incidente fu interpretato da alcuni media come l’ennesimo segno del cambio dell’India verso la Cina e i partner dei BRICS. Tuttavia, dipende da come esattamente si collegano i puntini. “In realtà, la supposta inclinazione di New Delhi è una percezione di molto sbagliata. Se l’India si ‘raccorda’ con gli Stati Uniti, perché Mosca e Delhi continuano collaborazioni militari sensibili da tempo pianificate riguardanti trasferimenti di una tecnologia che la Russia non offre ad alcuna altra nazione? Come la Cina; ad esempio il programma Sukhoj PAK-FA/FGFA del caccia stealth di 5.ta generazione, il programma congiunto del missile da crociera ipersonico Brahmos e la preferenza dell’India per l’aereo russo Il-78MD-90A rispetto all’Airbus A-330 per il velivolo multiruolo da trasporto e aerocisterna (MRTT) da 2 miliardi di dollari, tra molti altri esempi“, osserva presso Sputnik Mathew Maavak, analista geostrategico e dottorando in Previsioni della sicurezza presso l’Università Teknologi Malaysia (UTM). Sorprendentemente, il Ministro della Difesa indiano Manohar Parikkar, ad aprile dichiarava categoricamente che il LEMOA si applica soltanto ai rifornimenti di carburante e cibo e non allo stazionamento di militari degli Stati Uniti in India. D’altra parte, “lo svolgimento in India della riunione a Dharamsala di aprile sarebbe stata una reazione al rifiuto della Cina alle Nazioni Unite di bandire i capi terroristi pakistani dei Jaysh-e-Mohammad (JEM) e Jama-ud-Dawah“, ha spiegato Maavak. “Ricordate che l’India alla fine negò il visto a diversi dissidenti cinesi, tra cui il capo uiguro dissidente Dolkun Isa, il manifestante di Piazza Tiananmen residente a New York Lu Jinghua e l’attivista di Hong Kong Wong Ray“, ha detto l’analista a Sputnik. “Fu solo un breve urto retorico nella piena relazione India-Cina“, sottolineava Maavak. L’analista strategico ha sottolineato che chiunque abbia seguito la dinamica India-Cina per decenni avrebbe saputo che le nazioni ricorrono a retorica irascibile di volta in volta, per poi tornare alla normalità. Infatti, il recente incidente nel distretto di confine di Chamoli, nell’Uttarakhand, dove truppe cinesi entrarono in territorio indiano, venne subito minimizzato dal Ministro della Difesa Parrikar quale “trasgressione” piuttosto che “incursione”.

L’India continua ad impegnarsi nel concetto di mondo multipolare
Non ci sono motivi per sospettare fratture tra India e partner dei BRICS. L’India continua a sostenere il concetto di mondo multipolare. “L’India sostiene la multipolarità fin da quando co-fondò il Movimento dei Non Allineati (NAM) nel 1961. L’India rimane l’unico membro fondatore del NAM che promuove attivamente il concetto di mondo multipolare. Non ci sono prove che suggeriscano il contrario“, sottolineava Maavak. Quando si tratta del tanto discusso progetto Nuova Via della Seta della Cina (‘Una Fascia, Una Strada’) l’atteggiamento dell’India è generalmente positivo, sottolineava l’analista. “Penso che sia generalmente positiva. Xi Jinping è stato il primo leader di una grande potenza a visitare l’India nel 2014 dopo che il governo di Narendra Modi fu eletto. Ma l’India può contribuire al progetto Fascia e Strada? Sì, ma in modo più limitato. Ciò comporterà il rilancio della ‘Via delle spezie’ nel vicino estero, costituendo il segmento dell’Oceano indiano della vecchia Via della Seta. In caso contrario, l’India ha più pressanti sfide infrastrutturali da superare in patria, e gli investimenti cinesi sono ancora corteggiati e accolti, nonostante le speculazioni sui media esteri del contrario“, ha detto a Sputnik. Il polverone intorno al potenziale scontro sino-indiano di una parte della stampa occidentale e asiatica, potrebbe essere spiegato dai recenti sforzi degli Stati Uniti d’inasprire le tensioni nel sud-est asiatico nel tentativo di contenere la Cina.Vladimir Putin, Narendra ModiNew Delhi e la sentenza dell’Aia sul Mar Cinese Meridionale
La sentenza della Corte permanente di arbitrato dell’Aia, che ha respinto le rivendicazioni di proprietà della Cina sul Mar Cinese Meridionale. è un’altra mossa volta ad intrappolare Pechino. È interessante notare che, dopo la sentenza, Japan Times chiedeva a New Delhi “di sottolineare le credenziali di potenza globale responsabile” e mostrare sostegno alla decisione dell’Aja. L’organo di stampa osservava che l’India aveva rilasciato una dichiarazione al momento della sentenza senza nominare la Cina, invitando tutte le parti interessate a “risolvere le controversie con mezzi pacifici senza minacciare o usare la forza ed esercitare l’autocontrollo nelle attività che potrebbero complicare o degenerare le controversie su pace e stabilità“. L’affermazione di New Delhi è particolarmente importante alla luce del comunicato congiunto dei Ministri degli Esteri di India, Cina e Russia del 18 aprile. Il comunicato chiedeva di risolvere le dispute territoriali attraverso negoziati tra le parti interessate ed evitando d'”internazionalizzare” le dispute. “Russia, India e Cina sono impegnate a mantenere l’ordine giuridico nei mari e negli oceani secondo i principi del diritto internazionale, riflettendo in particolare nella Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS). Tutte le controversie relative dovrebbero essere affrontate tramite negoziati ed accordi tra le parti interessate. A questo proposito, i ministri hanno chiesto il pieno rispetto di tutte le disposizioni dell’UNCLOS, così come della Dichiarazione sulla condotta delle parti nel Mar cinese meridionale (DOC) e delle Linee guida per l’attuazione del DOC“, dichiarava il comunicato. Commentando la questione, Maavak ha sottolineato che per quanto riguarda la controversia sul Mar Cinese Meridionale, New Delhi agirà nello spirito del comunicato. “L’India, come la Cina, si considera una civiltà. Sarebbe visto vergognoso ricorrere all’arbitrato internazionale sui propri confini“, osservava. Sembra che Washington non sia ancora riuscita a inserire un cuneo tra l’India e la Cina. Anche se New Delhi ha i propri interessi nel Mar Cinese Meridionale, non aiuta gli Stati Uniti a pattugliare la regione. “Il governo (indiano) prende tutte le misure per garantire la sicurezza marittima. Tuttavia, attualmente, tali misure non includono il pattugliamento congiunto con Marine straniere, compresa degli Stati Uniti. Alcun colloquio ha avuto luogo con gli Stati Uniti su qualsiasi pattugliamento navale congiunto“, ha detto il Ministro della Difesa indiano Manohar Parrikar in una dichiarazione ufficiale del 26 luglio.

India e ASEAN si preoccupano delle esercitazioni sino-russe nel Mar Cinese Meridionale?
Che dire delle prossime esercitazioni militari sino-russe nella regione ? L’India o altri attori dell’ASEAN le considerano una sfida alla sicurezza marittima? “Nessuno nell’ASEAN presta molta attenzione alle esercitazioni militari congiunte russo-cinesi, così come non presta molta attenzione a molte altre esercitazioni, abbastanza normalo in questa regione e altrove. Gli asiatici, in generale, prestano molta più attenzione ad investimenti e accordi commerciali“, osservava Maavak. “Perché qualsiasi entità, fatta eccezione ai selvaggiamente speculativi media occidentali, si farebbe indebitamente perturbare dalle esercitazioni russo-cinesi? La Cina era offesa o turbata quando tre, non una, esercitazioni militari russo-indiane venivano annunciate da Sputnik il 28 aprile? Erano le esercitazioni Indra-Neva-2016, AviaIndra-2016 e Indra-2016“, ha detto l’analista a Sputnik. Indipendentemente dagli sforzi di Washington per attrarre l’India nella sua duplice politica, New Delhi evita le trappole dell’occidente e continua ad impegnarsi verso i concetti di sovranità, non allineamento e sicurezza regionale.i3RsSiIHjFq0Mathew Maavak è un dottorando in Previsione della sicurezza presso l’Università Teknologi Malaysia (UTM). È collaboratore della CCTV cinese su questioni geostrategiche.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi guida la guerra alla Siria, CIA o Turchia?

Moon of Alabama, 9 agosto 20160369ec165684a819da32d29555fbe3ebAlcuni rapporti sull’ultimo assalto di al-Qaida su Aleppo suggeriscono un ruolo di primo piano della Turchia in tale operazione. Ciò contraddice l’analisi di un cambio della politica estera turca che si orienta esclusivamente da occidente ad oriente. Un tale cambio implica un meno intenso impegno turco in Siria. I precedenti articoli di Economist e Financial Times indicavano un ruolo meno attivo della Turchia in Siria. Ma un nuovo articolo del Financial Times sottolinea il ruolo della Turchia nel rifornire ed addestrare i vari gruppi, in particolare al-Qaida, riducendo al minimo il coinvolgimento degli Stati Uniti: “L’offensiva contro le truppe del Presidente Bashar al-Assad potrebbe aver avuto maggiore aiuto estero di quanto sembri: attivisti e ribelli dicono che le forze di opposizione ricevevano nuove armi, denaro e altri rifornimenti, prima e durante i combattimenti. Al confine ieri abbiamo contato decine di camion che trasportavano armi“, ha detto un attivista siriano, che passavano tra Siria e Turchia. “Accade tutti i giorni da settimane… armi, artiglieria, non parliamo solo di alcuni proiettili o fucili”. Altri due ribelli che, come tutti gli intervistati, hanno chiesto di non essere identificati per la sensibilità dell’oggetto, descrivevano come denaro e rifornimenti transitavano da settimane. Appena dieci giorni prima il FT citava i ribelli siriani dire “la Turchia era inattiva mentre i ribelli lottano“. The Economist ha detto che la Turchia ora “chiude periodicamente il valico di frontiera di Bab al-Hawa“. Nel nuovo articolo si afferma che la Turchia è il cardine logistico dell’attacco su Aleppo; che l’attacco è stato pianificato ad Ankara e che i gruppi al-Qaida/a-Nusra sono stati probabilmente addestrati dai militari turchi. Inoltre, sostiene che i massicci rifornimenti dalla Turchia si sono intensificati negli ultimi giorni, mentre erano limitati nei mesi precedenti. Ahrar al-Sham, simile ai taliban, il gruppo terroristico supportato dagli USA in Siria, riceve improvvisamente vasti aiuti dai turchi. Queste notizie non s’incastrano. Secondo esse la Turchia o si ritira dalla guerra alla Siria o l’intensifica. Com’è? L’8 agosto il Presidente russo Putin incontrava il Presidente iraniano Rouhani in Azerbaigian. Il 9 il presidente turco Erdogan incontrava Putin a San Pietroburgo. In un’intervista alla TASS che accompagnava la riunione, Erdogan parlava delle nuove relazioni con la Russia, ma ancora insistendo sul fatto che “Assad deve andarsene” a qualsiasi costo. Diceva anche che al-Qaida, alias Jabhat al-Nusra, a suo avviso non è un’organizzazione terroristica, perché a volte combatte lo Stato islamico. Questo è coerente con il sostegno di Stati Uniti ed Israele ad al-Qaida in Siria. In risposta alle spacconate turche Putin inviava l’accordo per la base aerea russa permanente in Siria per la ratifica al parlamento russo. Il messaggio alla Turchia è che la Russia non lascerà la scena e vi resterà. L’incontro, in un modo o nell’altro, imposta nuove direzioni politiche nella guerra alla Siria. La cooperazione turco-russa s’intensificherà e la guerra finirà, o il conflitto s’intensificherà ulteriormente con il rinnovato impegno russo.
L’articolo del FT che enfatizza molto la massiccia logistica dalla Turchia (che può o non può esserci) è stato probabilmente pubblicato per indicare che la Turchia ha un ruolo più “filo-occidentale” di quanto non appaia attualmente. Ciò limiterebbe le manovre di Erdogan a San Pietroburgo. Ma è davvero plausibile che la Turchia, dopo il recente tentato golpe sanguinoso degli Stati Uniti, abbia intensificato il sostegno alla CIA, anche se ciò danneggerà le nuove relazioni con Russia e Iran? Se il recente articolo del FT enfatizza il ruolo della Turchia, viene minimizzato quello degli Stati Uniti: “Gli statunitensi, naturalmente, sapevano cosa succedeva. L’hanno ignorato per mettere pressione su Russia e Iran”, ha detto un diplomatico occidentale a contatto con l’opposizione. Possiamo essere certi che la CIA faccia molto più che ignorare i rifornimenti di armi o guardare. Le migliaia di tonnellate di armi che raggiungono al-Qaida e altri terroristi sono state trasportate dalla Bulgaria su navi noleggiate degli Stati Uniti. I MANPADs recentemente consegnati all’equivalente dei taliban in Siria, Ahrar al-Sham, certamente sono passati per le mani degli Stati Uniti. Il FT cita anche il 1° agosto come ultimatum di Kerry, che crediamo segnasse la data fissata dagli Stati Uniti per l’attacco su Aleppo pianificato da tempo, e il nuovo assedio a 1,2-1,5 milioni di civili sul lato governativo della città. Un recente articolo del New York Times (in cui il giornale per la prima volta ammette l’intenso e vecchio coinvolgimento della CIA in Siria) sottolinea il ruolo operativo centrale delle attività degli Stati Uniti nella guerra contro la Siria: “Da diversi anni la CIA si è unita ai servizi di spionaggio di diversi Paesi arabi per armare e addestrare i ribelli nelle basi in Giordania e Qatar, con i sauditi che finanziavano gran parte dell’operazione”. Sia la Turchia (secondo il FT) che la CIA (secondo il NYT), ne sono a capo. Tale contraddizione si aggiunge ad altre accuse sul responsabile ultimo e colpevole delle operazioni anti-siriane. Un esempio: l’esercito turco ha recentemente “salvato” una spia della CIA ferita nel nord della regione di Lataqia in Siria. Gli USA inviarono elicotteri per salvarla. La spia si è scoperta essere la giornalista Lindsey Snell che lavorava su un articolo per al-Nusra per l’agenzia di facciata dell’intelligence Vocativ. Era stata incarcerata per aver attraversato illegalmente il confine. E’ un altro gioco o un reale disaccordo? Può darsi che la cooperazione turco-statunitense sulla Siria, nonostante il tentato colpo di Stato, sia ancora eccellente. Ciò implicherebbe che il relativo conflitto inscenato nel mondo delle spie e nei media sia orchestrato per confondere la Siria e i suoi alleati. Ma tali conflitti potrebbero anche indicare lotte reali dietro le quinte. Altre lotte su chi sarà impelagato con gli infanticidi di al-Qaida in Siria e altri “ribelli” probabilmente sono imminenti.

Lindsay Snell, spia della CIA camuffata da giornalista

Lindsay Snell, spia della CIA camuffata da giornalista

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Pentagono e CIA, i pretoriani di Clinton

Finian Cunningham  Strategic Culture Foundation 08/08/2016

Michael J. Morell

Michael J. Morell

L’ex-direttore della CIA Michael J. Morell è l’ultimo della falange di capi militari e d’intelligence degli Stati Uniti che gettando ogni pretesa di neutralità politica appoggiando con tutte le forze la candidata democratica alla presidenza Hillary Clinton. In un articolo sul New York Times Morell ha crudamente sostenuto Clinton come la più “altamente qualificata comandante in capo… nel mantenere la nostra nazione al sicuro”. L’editoriale dell’ex-capo della CIA era anche un’aggressione spuntata al rivale presidenziale repubblicano Donald J Trump. Morell ha detto che il miliardario politico di New York “non solo non è qualificato alla carica, ma costituirebbe anche una minaccia alla nostra sicurezza nazionale”. Il vecchio tema della paura per la “sicurezza nazionale” è stato riabilitato come criterio per l’elezione di Clinton, che è anche una connotazione inquietante del regime totalitario sempre più militarizzato che gli Stati Uniti diventano. Mentre ricopre Clinton di lodi incandescenti, l’ex-capo delle spie della CIA affligge Trump con una litania di difetti, tra cui “auto-esaltazione, reazione eccessiva a presunte offese, tendenza a prendere decisioni basate sull’intuizione, rifiuto di cambiare le opinioni sulla base di nuove informazioni, disattenzione continua ai fatti, mancanza di volontà di ascoltare gli altri e mancanza di rispetto per lo Stato di diritto”. Il “colpo di grazia” di Morell a Trump è che sia un “pericolo la sicurezza nazionale” per la presunta indifferenza verso l’alleanza militare guidata dagli Stati Uniti, la NATO, e la sicurezza europea e la riluttanza ad affrontare la Russia. Dopo aver accusato Trump di essere “distratto sui fatti”, Morell fa tale spericolata affermazione sensazionalista: “Nell’intelligence diremmo che Putin ha reclutato Trump come agente inconsapevole della Federazione russa”. È un’interferenza incredibile nella sfera nominalmente civile della politica degli Stati Uniti da parte di elementi militari e paramilitari mai eletti, dove un candidato alla presidenza viene accusato di essere un burattino degli stranieri. È un ritorno alla caccia alle streghe di McCarthy e alle “attività antiamericane” della guerra fredda. Tale intervento pubblico di un capo della CIA nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti è un affronto straordinariamente sfacciato alle norme costituzionali. Tradizionalmente, i militari e l’intelligence statunitensi erano sempre stati attenti ad assumere una posizione neutra nella politica a Washington, almeno in pubblico. Nelle elezioni del 2016, tuttavia, i confini tra politica e potere militare chiaramente scompaiono. I militari e la cabala dello Stato profondo, in effetti, agiscono preordinando il prossimo occupante della Casa Bianca. Tale situazione differisce quasi di nulla dal colpo di Stato militare che nomina una giunta amministrativa civile.
Hillary Clinton Alla Convenzione nazionale democratica di Philadelphia, l’approvazione di Hillary Clinton del vertice militare era evidente. Una delle principali cheerleaders del Pentagono era il generale dei Marine John Allen, che fece un discorso agghiacciante e farneticante dichiarando come “i nostri nemici avranno paura” degli USA guidati da Clinton. Tale spinta politica dell’esercito statunitense ha anche creato disagio tra certi ambienti del Pentagono. Solo pochi giorni dopo il raduno militarista della DNC, il Generale Martin Dempsey, ex-Presidente degli Stati Maggiori Riuniti, ha fatto il passo senza precedenti di pubblicare un ammonimento nell’articolo: “Tenete la vostre idee politiche per voi, miei amici generali e ammiragli”. Dempsey non ha menzionato il generale Allen o altri per nome, ma era chiaro che si riferisse a chi mostra un sostegno sciovinista a Clinton. Ed era anche chiaro che Dempsey vede l’abbraccio politico aperto del Pentagono come preoccupante segno dell’indebolimento della democrazia negli Stati Uniti, temendo “l’erosione delle relazioni civili-militari”. Cosa porta ad Hillary Clinton tale sostegno? L’ex-capo della CIA Morell ne elencava gli “attributi” come “la convinzione che l’America sia una nazione eccezionale che deve guidare il mondo per rendere il Paese sicuro e prospero; la comprensione che la diplomazia può essere efficace solo se il Paese è visto disposto e capace di usare la forza se necessario; e, più importante, la capacità di prendere le decisioni più difficili, anche mettendo giovani donne e uomini americani in pericolo”. In altre parole, ciò che è più apprezzato in Clinton sono volontà e disponibilità a trascinare gli USA in sempre più guerre. Nonostante l’eredità terribile di cui è già responsabile come segretaria di Stato dell’amministrazione Obama (2009-2013), quando perseguì le guerre in Afghanistan, Iraq, Libia e, di nascosto, Siria e Ucraina. Eppure l’ex-capo della CIA Morell, che ha operato con Clinton in tali guerre disastrose, ha la faccia tosta di censurare Trump per “mancanza di rispetto dello Stato di diritto”. Al contrario, Trump, pur con tutti i difetti e punti di vista distorti su immigrazione e razza, non ha sposato un tale zelo guerrafondaio. In effetti, il candidato repubblicano ha chiesto la normalizzazione delle relazioni con la Russia, in particolare, e ha comunicato che ordinerebbe il ritiro delle forze statunitensi da Asia, Europa e in altre regioni, per “ricostruire l’America prima”. Le sue idee su non avviare un’ipotetica guerra per difendere le nazioni baltiche della NATO da un’inverosimile invasione russa, sono viste da molti statunitensi comuni come buon senso. Nell’intreccio Pentagono-CIA, tuttavia, le opinioni di Trump sono un anatema. Ciò che ha spinto a scegliere Clinton come candidata del complesso militare-industriale degli Stati Uniti è che aumenterà i profitti delle imprese e il budget annuale da 600 miliardi di dollari per alimentare il leviatano di Pentagono e CIA. Fondamentale perciò è rafforzare la politica estera bellicosa nei confronti del mondo in generale e della Russia in particolare. O, come dice Morell, la “convinzione di Clinton che l’America sia una nazione eccezionale che deve guidare il mondo per rendere il Paese sicuro e prospero”. E’ tale ideologia eccezionale e suprematista di Washington che ha portato il mondo ad un precipizio così pericoloso.
Hillary Clinton, paradossalmente, molto più del cane sciolto Donald Trump, si dimostra essere l’esempio di ciò che può chiamarsi ideologia neo-fascista sempre più presente a Washington. I pretoriani di Pentagono e CIA che si radunano attorno Clinton non solo anticipano lo stato totalitario militarizzato amministrato da Washington, sono anche il segnale che gli Stati Uniti avanzano apertamente verso una politica d’imperturbabile e sfrenata guerra permanente contro qualsiasi Paese prendano di mira.

John Allen

John Allen

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La battaglia di Aleppo

Fort Russ, 8 agosto 201613950209000266_PhotoISintesi:
– L’assedio non è stato ‘spezzato’ ma la situazione era fluida per quasi tutto il 7 agosto, i “ribelli” di ogni lato si erano congiunti, ma sotto costante bombardamento, non possono avvantaggiarsene.
– L’assalto dei ‘ribelli’ è un prevedibile atto di disperazione.
– Le forze ‘ribelli’ hanno registrato un tasso di perdite del 30-50%
– L’avanzata ‘ribelle’ della sera del 6 agosto è stata sostanzialmente respinta.
– Il ‘ponte liberato’ dall’EAS (vedi mappa) rimane nelle sue mani
– L’Accademia militare è stata ripresa la sera del 6, con l’intervento della Liwa al-Nimr.
– Le Forze speciali di Hezbollah sono presenti.
– I “ribelli” hanno esaurito i mezzi pesanti e sono rimasti con veicoli leggeri
– Le sortite dei bombardieri russi colpiscono strategicamente i centri dei raggruppamenti “ribelli”, attirati con ritirate tattiche.
– Le perdite dell’EAS ed alleati sono state minime (con ritirate tattiche).
– L’EAS ha inviato con successo i rinforzi
– Le mappe sono fuorvianti sul controllo dell’EAS su Aleppo, che altrimenti apparirebbe come una possibile sacca, ma solo l’EAS possiede una forza aerea.

Curiosità:
– Il gruppo che ha decapitato il ragazzo è stato identificato nella battaglia (ancora vivi per ora).
– Le apparecchiature radar usate ad Aleppo dai ‘ribelli’ rinvenutevi, sono del tipo usato dalla Turchia.
aleppositTesto completo:

Il fatto più importante dei combattimenti di oggi è che i rapporti sui raggruppamenti “ribelli”, in primo luogo Jaysh al-Islam ed ‘ELS’, che avrebbero rotto l’assedio, sono falsi. Mentre gli eserciti ‘ribelli’ si sono connessi a sud-ovest di Aleppo, il bombardamento dell’EAS e le sortite dalle forze aeree alleate sono così intensi da rendere tale passaggio inutilizzabile. Oltre a ciò, il quadro essenziale del 7 agosto è difficile da accertare, data la situazione abbastanza fluida; le indicazioni dal fronte, direttamente da fonti sul campo o dai social media, sono scarse. Dai nostri contatti nelle vicinanze, rispetto natura e tipo di propaganda dei taqfiri, dalla modalità prevedibile e togliendo incongruenze alle verità, un quadro più chiaro cominciava ad apparire ore dopo il tramonto del 7. Da ciò si può scrivere con cautela che i rapporti sull’assedio spezzato sembrano intenzionalmente fuorvianti, prematuri o fraintesi. È successo che alcuni gruppi avevano preso con successo alcune posizioni che sarebbero state effettivamente necessarie per le manovre combinate per spezzare l’assedio. I video lo ribadiscono. Non erano i gruppi assediati, ma gli assaltanti ad avvicinarsi lungo le autostrade M62, M60 e M5. Il piano ‘ribelle’ prevedeva che la forza all’interno, che una volta era di 20000 elementi, doveva aprire la strada al nucleo della forza esterna, inizialmente di 20000 unità raccoltesi a sud di Aleppo, da cui attaccare. Il gruppo dei ‘ribelli’ assediati tentava di occupare il quartiere Suqari a sud di Aleppo, mentre la forza ‘ribelle’ esterna tentava di spingersi a Rashadin, Hiqmah e Mushrafah, lungo la sottostante autostrada M5. Ciò è visibile sulla mappa, e tra questi punti vi è la centrale elettrica, oggetto di molti articoli sugli scontri del 7 agosto. Conoscendo le posizioni della forza esterna, i comandanti dell’EAS avevano un significativo vantaggio strategico sul controllo di una situazione altrimenti molto fluida, il 6 e 7 agosto. Ma i video del 7 agosto raffiguranti i membri della forza assediata unirsi a presunti membri della forza esterna, durante i combattimenti, sono solo vaghe pretese prive di base. La breccia non era utilizzabile per i rifornimenti, né come via di fuga della forza assediata. Il fatto più importante che chiarisce il senso di tali rapporti, è che tale sortita è stata tentata dagli assediati di Jaysh al-Islam e coorti, una forza che va esaurendo le scorte. Il momento non era opportuno, ma si trattava di un assalto de ‘la va o la spacca’. Da solo, ciò dava un vantaggio significativo all’EAS e agli alleati ben riforniti e alle forze aeree russe. Il consumo delle munizioni veniva ridotto al minimo fino a cinque giorni prima, quando le prime fasi della strategia per la sortita furono attuate. Va notato che i comandanti sul campo dell’EAS ed alleati, avevano capito che andavano conservate per l’eventuale assalto. La tempistica prevedibile della sortita, di conseguenza, è stato anche di enorme vantaggio per l’EAS e gli alleati. Gli ultimi due giorni hanno visto la terza e la quarta fase del tentativo dei ‘ribelli’ di rompere l’assedio. I ribelli compirono apparentemente delle avanzate, che si rivelavano essere altro (vi furono trascinati). L’EAS riceveva rinforzi per manovrare su tali salienti. Sembra che l’EAS abbia compiuto una ritirata tattica il 6, permettendo di far disporre le forze del Jaysh al-Islam sulle posizioni volute. Quindi, la forza aerea russa ha compiuto una serie di sortite devastanti sui “ribelli”. Diverse ore dopo il nostro ultimo rapporto, all’alba, il quadro iniziale si profilava, come previsto dal filo-iraniano ‘Islamic World News‘. La mappa qui, variante della mappa precedente, mostra le aree contestate in gialle; la direzione dell’assalto dei ‘ribelli’ dovrebbe essere chiara:
13913685Secondo una fonte militare della TV panaraba al-Mayadin, il 7 mattina l’Esercito arabo siriano aveva riconquistato le posizioni che i terroristi avevano preso nell’assalto del 6, a sud di Aleppo. Queste fonti chiariscono anche che l’obiettivo dei terroristi è aprire una via da al-Ramusyah, nel sud-ovest di Aleppo, alle zone assediate ad Aleppo orientale. Il mese scorso, l’Esercito arabo siriano intensificò i combattimenti contro i terroristi ad Aleppo, tagliando la loro ultima via di rifornimento verso la parte orientale della città, nel tentativo di costringerli alla resa. Le battaglie infuriavano mentre molti gruppi ribelli ad Aleppo scatenavano attacchi ripetuti per rompere l’assedio. Tali attacchi avvenivano ad ondate di attentati suicidi, fallendo. Una cosa è chiara, l’EAS è stata attenta a non riferire della situazione con precisione, per motivi di sicurezza operativa: è importante non dare informazioni cruciali sulla chiusura di eventuali brecce, evolversi di salienti insostenibili o assalti falliti agli altri raggruppamenti “ribelli” esclusi da informazioni affidabili. Il tipo di informazioni necessario per la dialettica sul campo di battaglia non è disponibile in questo momento.13737504Un’immagine dei ‘ribelli’ del Jaysh al-Islam Aleppo li mostra in uniforme e con equipaggiamenti occidentali e sauditi.

La dichiarazione di propaganda semi-ufficiale del Muqawamist sugli eventi del 7 agosto: “In onore della fermezza dell’Esercito arabo siriano e di Hezbollah. Migliaia di barbari” jihadisti “hanno attaccato le posizioni dei nostri uomini nel sud-ovest di Aleppo, scatenando vili ondate di autobombe suicide da ieri sera. L’offensiva terrorista è in corso mentre orde di teppisti dei numerosi gruppi di al-Qaida tentano disperatamente di riaprire le vie linee di rifornimento spezzate, ma le forze della nostra Resistenza continuano a respingere l’assalto. Taqfiri e loro fanboy dell’opposizione “siriana” che tifano per la “vittoria” ad Halab, devono prendere e seppellire i loro deliri. Qualunque posto i terroristi occupino, lo fanno solo temporaneamente. Aleppo non è loro, e non lo sarà mai“.CpMkD8mUsAAC3Qe.jpg largeVanessa Beely di 21stCenturyWire indica 10 fatti importanti per coloro non del tutto familiari della storia finora, facendo capire il senso della battaglia di Aleppo.
“Di seguito dieci fatti su Aleppo che vanno accettati da qualsiasi osservatore informato e razionale indipendentemente dalle opinioni politiche sulla Siria.
1) Aleppo Orientale è stata invasa da un’alleanza terroristica eterodiretta guidata da al-Qaida nel 2012. Al momento, circa 600000 abitanti fuggirono da Aleppo orientale cercando riparo ad Aleppo occidentale dove il governo siriano ha il controllo.
2) Le stime sui civili rimasti ad Aleppo orientale variano ampiamente, ma quelle ufficiali parlano di 100-150 mila. Quelle delle Nazioni Unite, 300000, sono quasi certamente gonfiate e politicamente motivate.
3) L’85% dei combattenti ad Aleppo orientale appartiene a Jabhat al-Nusra, l’affiliato ufficiale di al-Qaida in Siria, che ha appena cambiato nome con un nuovo logo. Gli altri combattenti appartengono a ventidue (ci sono spaccature costanti, fusioni e riunioni tra questi) gruppi terroristici che condividono stessi ideologia jihadistia, metodi ed obiettivi di al-Qaida.
4) La stragrande maggioranza dei combattenti siriani ad Aleppo orientale non è di Aleppo, smentendo l’idea che una qualche parte della città si sia sollevata contro il governo.
5) I gruppi terroristici in Aleppo comprendono numerosi combattenti stranieri da ottantuno Paesi con contingenti significativi provenienti da Turchia, Stati arabi del Golfo, Nord Africa, Cecenia e Caucaso settentrionale della Russia.
6) I gruppi armati ad Aleppo orientale sparano deliberatamente sui civili di Aleppo occidentale. Ciò ha portato a proteste rabbiose contro il governo siriano chiedendo la fine dei bombardamenti e l’estirpazione completa della presenza terroristica ad Aleppo orientale.
7) La settimana scorsa Aleppo orientale è stata finalmente completamente circondata dall’Esercito arabo siriano, tagliando i rifornimenti ai gruppi terroristici dalla Turchia.
8) Il governo siriano ha offerto ai terroristi siriani ad Aleppo orientale l’amnistia in cambio della consegna delle armi e della resa.
9) L’Esercito arabo siriano ha anche stabilito tre corridoi umanitari per i civili che fuggono da Aleppo orientale. Il governo siriano aveva preparato 10000 unità abitative ad Aleppo occidentale per i civili in fuga, in previsione della battaglia finale. Mentre decine di famiglie andavano via i gruppi armati gliel’hanno immediatamente impedito, facendo pensare che intendano usarli come scudi umani quando e se l’Esercito arabo siriano avviasse l’avanzata definitiva nella parte orientale della città.
10) Dopo aver completato l’accerchiamento di Aleppo orientale, una missione congiunta dell’EAS e dell’Aeronautica russa dalla base aerea di Humaymim, avvivava un massiccio ponte aereo umanitario per Aleppo orientale. Il tragico abbattimento dell’elicottero russo di questa settimana rientrava nella missione umanitaria”.Syrian-Arab-Army-tank-696x431

Russi e siriani disintegrano i taqfiriti ad Aleppo
Fort Russ, 6 agosto 2016 – RusVesna

L’operazione umanitaria congiunta russo-siriana per assistere la popolazione civile continua ad Aleppo, nonostante i tentativi dei gruppi terroristici di al-Nusra, sostenuti dagli Stati Uniti, d’impedire la fuga delle persone dalle zone bloccate della città. Una fonte militare ha detto a RusVesna dei dettagli delle operazioni. In diversi corridoi orientali di Aleppo, designati dal governo siriano come umanitari, forze sono state dispiegate per soccorrere e assistere i civili sostanzialmente ostaggi e scudi umani dei taqfiri. Da ieri, oltre 600 ostaggi sono stati liberati. Queste persone sono state portate nei campi profughi ricevendo un primo soccorso. Per i militanti di al-Nusra che hanno accettato di deporre le armi, una via separata è stata organizzata nel nord della città, il cosiddetto corridoio di sicurezza, dove circa 100 militanti hanno avuto l’amnistia per la resa.

I terroristi subiscono terribili perdite a Aleppo
I terroristi di al-Nusra cercano di sfondare l’accerchiamento nella periferia sud-ovest di Aleppo, per unirsi ai gruppi a sud e a nord-est della città. La recente grande offensiva dei terroristi a Qan Tuman è stata soffocata, comportandogli significative perdite. Il risultato delle operazioni delle forze governative, con il supporto aereo russo, è che in soli 4 giorni le perdite di terroristi hanno superato i 7000: oltre 3000 morti e 4000 feriti al momento della pubblicazione. Circa 70 postazioni sono state distrutte insieme a 45 carri armati, 30 veicoli da combattimento della fanteria, 200 veicoli, 70 mortai e 35 depositi di munizioni.image17-900x350

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Provvidenziali morti presidenziali: 5 morti in 4 settimane salvano Hillary Clinton

Algarath 8 agosto 2016 13886239Quando ci si candida alle presidenziali negli Stati Uniti suscitando rumore, si ha la fortuna del buon spirito che opera eliminando in un modo o nell’altro fastidiosi ostacoli. Così cinque persone, tra cui un testimone giurato su rivelazioni ai media che avrebbero posto fine alla candidatura di Hillary Clinton, spedendola a marcire dietro le sbarre, sono misteriosamente morti in condizioni più che sospette. Uno suicida, per altri la giustizia si fa delle domande. Il caso favorisce tale candidata. Sarà eletta impestando le nostre vita anche con funghi atomici ovunque, fino a casa nostra. Come Pollicino semina briciole, Hillary Clinton semina morte sulla via al potere. Ognuno ha il suo stile. Queste le persone morte per la grande causa, nelle ultime 4 settimane:
Shawn Lucas, sostenitore di Sanders che permise di scoprire il traffico sul 50% dei voti per Sanders presso la DNC, morto il 2 agosto 2016. Il traffico fu svelato facendo infuriare milioni di elettori democratici che avevano votato per Sanders al DNC e che hanno promesso di non votare Clinton alle presidenziali. E’ la minaccia numero 1 che potrebbe far perdere la megera.
Victor Thorn, autore che scrisse sulla nostra cose non belle, suicida ad agosto, colpa della prosa.
Seth Conrad Rich, 27enne militante del partito democratico , morto mentre si recava negli uffici dell’FBI per fare delle rivelazioni. L’inchiesta s’è conclusa con l’omicidio, l’8 luglio 2016. Di che s’immischiava questo?
John Ashe, funzionario delle Nazioni Unite che doveva testimoniare presso l’FBI contro Hillary Clinton e il suo partito. Non oppose resistenza allo strangolamento per mezzo del bilanciere del sollevamento pesi. Come quasi successe a James Bond in uno dei suoi film. John Ashe è morto il 22 giugno 2016. Essendo questo uno sport pericoloso, dobbiamo praticarlo il meno possibile.
Mike Flynn (redattore sul governo profondo per il Breitbart News). L’ultimo articolo di Mike Flynn fu pubblicato il giorno della morte, era intitolato “Il denaro dei Clinton: Bill e Hillary crearono la loro Fondazione cinese solo per sé, nel 2014“. Resta inteso che meritava tale fine, il malvagio. Accusare Clinton di appropriazione indebita, pensate! Morto il 23 giugno 2016.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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