Di quanti eserciti ha bisogno l’Europa?

Rostislav Ishenko, presidente del Centro di Analisi dei Sistemi e Previsioni, Kultura 21 marzo 2015 – The Saker438053Sullo sfondo della decisione del FMI di prestare all’Ucraina 17,5 miliardi in quattro anni (un altro trucco per ricevere fondi, dato che il piano di salvataggio precedente, concordato nel 2014, non fu completato) il discorso sulla creazione di forze armate europee è andato perso. Invano, il tema principale è che forse siamo sulla soglia di una nuova configurazione militare capace, in futuro, di modificare la mappa geopolitica del Vecchio Mondo. Il primo tentativo fu intrapreso nel 1948 con l’istituzione dell’Unione Europea Occidentale (UEO). Tuttavia, un anno più tardi, dopo la formazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO), l’UEO divenne una struttura burocratica puramente formale, una struttura per scansafatiche e cancellata solo nel 2011. Durante tale periodo, l’esistenza dell’UEO era nota solo agli specialisti. Tuttavia, ciò non significa che l’idea di un esercito europeo sia stata sepolta. Da tempo si considera la possibilità di creare una struttura simile a quella dell’esercito inglese del Reno, dimenticata a metà degli anni ’90. Dal 1989 al 1999 vi fu anche la brigata franco-tedesca che avrebbe dovuto sostituire quest’ultimo creando le forze armate europee. Tutti questi tentativi sono falliti senza produrre nulla, perché “l’esercito unico europeo” in realtà esisteva già ed è, infatti, l’unione delle forze armate della NATO. Tale esercito ha coperto l’Europa dall’unico nemico possibile di cui avesse veramente paura (URSS e poi Russia), e fu equipaggiato dalle forze armate degli Stati Uniti. Dall’inizio degli anni ’80, anche i più potenti eserciti europei nazionali erano adatti solo alle operazioni coloniali. Il massimo che la prima potenza militare europea, il Regno Unito, potesse permettersi fu la guerra locale con l’Argentina, combattuta solo sul mare a 20000 miglia dalle coste della Gran Bretagna. Le forze inglesi non sono adatte a un grande conflitto, e anche in una guerra in cui hanno vantaggio numerico e tecnologico, rischiano di perdere. Verso la metà degli anni ’90 gli eserciti dei Paesi europei membri della NATO costruirono le loro dottrine militari sul principio della specializzazione, concentrandosi sulla risoluzione di un compito particolare. Inoltre, tali eserciti furono aggregati, come legamenti ed aggiunte, all’ossatura delle unità delle forze armate USA in Europa, seguendone le imprese nella proiezione militare. Risultato di tale approccio, gli Stati europei risparmiarono molto per le forze armate, ma gli eserciti cessarono di essere organismi operativi singoli. Va detto che ciò andava bene agli europei. La loro dottrina militare non include operazioni di combattimento contro altri membri della NATO. I Paesi di confine, e che furono anche Stati cuscinetto con la Russia, erano difesi dalle forze armate degli Stati Uniti. Gli altri Paesi vicini erano inferiori in termini tecnico-militari, Stati in cui la guerra sarebbe simile alla spedizione di Lord Kitchener, le cui mitragliatrici abbatterono l’armata del temerario Mahdi (l’esercito di centomila sudanesi di Abdullah al-Tashi) nella battaglia di Omdurman del 2 settembre 1898. E così l’Europa si sentiva al sicuro, senza spendere molto per proteggersi, sempre riuscendo a dimostrare agli statunitensi “partecipazione allo sforzo comune”.
Ma perché l’Europa ha bisogno di un proprio esercito ora? Sembra perché le contraddizioni tra Unione europea e Stati Uniti sulla crisi ucraina si siano ampliate troppo. La prima pillola da ingoiare fu l’iniziativa di Hollande e Merkel per negoziare con Putin a Mosca, e poi persuadere Poroshenko a stipulare la pace di Minsk, in contrasto con la posizione chiaramente indicata da Washington. Poi la stessa Merkel bloccò l’invio di armi statunitensi all’Ucraina, esprimendosi pubblicamente contro la linea degli USA. La stampa europea, (almeno quella controllata dagli Stati Uniti) ha impiegato un mese per mutare posizione, illustrando tale frattura sul conflitto ucraino. Ora l’Europa vede i nazisti dei gruppi armati governativi ucraini, la corruzione delle autorità di Kiev e l’intelligence tedesca improvvisamente “cede” ai media notizie su 50000 vittime nei combattimenti nel Donbas (l’ONU ne riconosce non più di 6000). Ci sono molti esempi passati, tutti distinti. E ora c’è il nuovo “esercito europeo”. Certo, è solo un’idea, ma sei mesi prima nulla di tutto ciò sarebbe stato detto. Al contrario, c’erano appelli a rafforzare la solidarietà transatlantica e l’idea di un esercito europeo mina tale solidarietà, mentre le forze armate europee possono essere create solo al posto della NATO. Ciò significa che gli attori rimarranno gli stessi, ma escludendo gli USA. Ora l’Europa è in crisi, in parte a causa della cieca accettazione della politica degli Stati Uniti. Non ci sono soldi per l’esercito, ma è necessario per sopravvivere. In realtà, un esercito europeo efficiente potrebbe sostituire le forze armate della NATO solo se il posto degli Stati Uniti in questo schema (anche se non ufficialmente) venisse preso dalla Russia. Nulla cambia, se non che l’Europa non sarà difesa dagli USA contro la Russia, ma dalla Russia contro gli USA. Gli sviluppi politici mondiali dimostrano che la protezione contro Washington garantisce meglio la sopravvivenza dell’UE. Non è sicuro che sarà creato un esercito europeo. Ma “A” è già stato detto (l’opportunità politico-militare della presenza statunitense in Europa è messa in discussione). Gli eventi ora accelerano, ed osservando e attendendo si può solo supporre l’arrivo di “B”.

Selection_081Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Corea del Sud cambia campo?

Andrew Korybko Sputnik 20/03/2015

Le recenti decisioni della Corea del Sud sollevano la questione se la sua leadership sia sempre più pragmatica nei rapporti con Pechino a spese di Washington.

korea-04La Corea del Sud è da tempo alleata degli Stati Uniti, ma il suo sostegno agli Stati Uniti non è più cieco come una volta. I crescenti legami economici con la Cina, attraverso il futuro accordo di libero scambio, rendono la politica estera del Paese più equilibrata, così come l’ambivalenza strategica verso il sistema di difesa antimissile THAAD degli Stati Uniti. Mentre la Corea del Sud non può cambiare completamente posizione, sembra seguire una traiettoria verso neutralità e pragmatismo, di per sé una sconfitta relativa del perno politico in Asia degli Stati Uniti.

Chi vuole cosa?
Diamo un rapido sguardo a ciò che ciascuno dei tre attori principali vuole realizzare, contribuendo a dare un quadro più chiaro del motivo per cui la Corea del Sud ha preso le ultime decisioni economiche e militari.

Stati Uniti:
Idealmente gli Stati Uniti vogliono integrare le 28000 truppe in Corea del Sud nella ‘Coalizione di Contenimento della Cina’ (CCC) che costruiscono nell’Estremo Oriente e nel Sud-Est asiatico. Vorrebbero prolungare la presenza militare nel Paese a tempo indeterminato e, auspicabilmente, far aderire la Corea del Sud ai piani del contenimento con la formalizzazione del rapporto militare tra Seoul, Washington e Tokyo. Gli Stati Uniti non hanno un vero interesse nel vedere le due Coree ricongiungersi, dato che ciò potrebbe probabilmente portare alla fine della presenza cinquantennale delle loro forze di occupazione.

Cina:
Il sogno di Pechino è vedere gli Stati Uniti abbandonare completamente la penisola coreana, ed il CCC abbandonato o neutralizzato. Non vuole alcuna destabilizzazione della penisola coreana, in quanto ciò inevitabilmente affliggerebbe la Cina stessa. Se le due Coree si riunificano, la Cina ne monitorerebbe cautamente gli sviluppi per garantirsi che la Corea unita non sia una minaccia economica o militare che può esserle rivolta contro un giorno. Eppure, Pechino preferirebbe che gli Stati Uniti lascino la penisola oggi e affrontare gli eventuali problemi sulla Corea, un domani unita, che avere il Pentagono provocare continuamente la Corea democratica, nel cortile della Cina.

Corea del Sud:
La cosa più importante per Seoul è la risoluzione dei due problemi della Corea democratica, vale a dire denuclearizzazione di Pyongyang e riunificazione. Idealmente, vorrebbe anche perseguire la sua storica ‘terza via’ tra i colossali vicini cinesi e giapponesi, comportando una politica di neutralità e stabilità. Mentre la Corea del Sud è stata ovviamente sotto l’intensa influenza statunitense dalla fine della seconda guerra mondiale, sembra desiderare una politica multipolare quale via più efficace per perseguire i propri obiettivi.

Decifrare le decisioni di Seoul
Ora è il momento di osservare le ultime quattro decisioni della Corea del Sud, che portano a parlare di potenziale perno (e contro di esso).

Ritardo indefinito dell’OpCon:
Stati Uniti e Corea del Sud hanno accettato lo scorso ottobre di ritardare il trasferimento del controllo delle operazioni in tempo di guerra (‘OpCon’) dagli USA a Seoul a tempo indeterminato, con l’idea che la Corea del Sud non sia attualmente in grado di comandare le proprie forze in caso di guerra. Ciò prolunga il controllo diretto degli USA sugli affari militari della Corea del Sud, il che significa che letteralmente ne controllerà le forze armate in caso di guerra con la Corea democratica o la Cina. Anche se la pace vigesse, le forze statunitensi non lasceranno il Paese ancora per un bel po’ difatti, una chiara vittoria di Washington.

L’accordo di libero scambio Cina-Corea del Sud:
Era naturale che le due parti raggiungessero l’accordo che entrerà in vigore a fine anno, dato che la Cina è il maggior partner commerciale della Corea del Sud e la Corea del Sud è il terzo della Cina. Secondo il South China Morning Post, “gli investimenti cinesi in Corea sono balzati del 374%, a 631 milioni di dollari dell’anno scorso dai 133 nel 2013”, in previsione dell’accordo, chiara dimostrazione del desiderio della Cina di espandere le relazioni commerciali con il Paese. Se le relazioni economiche s’intensificano la Corea del Sud potrebbe potenzialmente entrare nell’Area di libero scambio della Cina nella regione Asia-Pacifico (contraltare del TPP degli Stati Uniti), e anche nell’Investment Bank Infrastructure asiatica (la risposta cinese alla Banca Mondiale a guida occidentale, che ha invitato la Corea del Sud ad unirvisi se molla il THAAD), sarebbe un’enorme ritirata dell’influenza di Washington sulla penisola.

Abbandonare il THAAD:
La Corea del Sud è strategicamente ambivalente sul sistema di difesa antimissile THAAD degli Stati Uniti da schierare sul suo territorio. Seoul capisce acutamente che gli Stati Uniti vogliono semplicemente costruire la versione orientale del loro scudo antimissile, ospitandone le infrastrutture diverrebbe un complice del CCC. La Corea del Sud sembra dubitarne, sapendo che le relazioni con la Cina si deteriorerebbero più rapidamente di quelle della Polonia con la Russia dopo averne accettato la controparte in Europa orientale. Nel caso in cui la Corea del Sud decida di non diventare la ‘Polonia asiatica’, sarebbe un duro colpo al perno in Asia degli Stati Uniti.

…o esservi incastrati dopo?:
Ma gli Stati Uniti hanno un asso nella manica, avendo detto alla Corea del Sud di permetterne lo schieramento nel Paese in caso di vaghe “situazioni di emergenza”, che potrebbero realisticamente essere delle manipolate risposte nordcoreane alle provocazioni inscenate con le manovre USA-Corea del Sud (come di norma). Una volta che il THAAD sarà schierato nel Paese, non è probabile che riduca le tensioni, fornendo così agli Stati Uniti la possibilità di piazzare in segreto il loro scudo antimissile nel Paese.

Rimescolamento regionale
Oltre all’avvicinamento della Corea del Sud al multipolarismo, altre due tendenze non dichiarate trasformano la regione. Il peggioramento delle relazioni della Corea del Sud con il Giappone e l’avvicinamento della Corea democratica alla Russia. Il primo è il frutto del rinnovato nazionalismo e militarismo giapponese, mentre il secondo è dovuto alle manovre occulte tra Pyongyang e Pechino. Se perseguono tali rotte fino alle conclusioni logiche, queste tre tendenze regionali ridefiniranno il futuro quadro geopolitico del Nordest asiatico, comportando tre possibili sviluppi.

Ridimensionamento degli USA:
Anche se la presenza militare statunitense probabilmente rimarrà nel prossimo futuro, Washington non sarà più in grado d’influenzare la Corea del Sud come in precedenza, nel senso che il suo potere diminuirà relativamente.

Reindirizzo giapponese:
Il fallimento del Giappone nel ripristinare rapporti favorevoli con la Corea del Sud potrebbe rendere la CCC inefficace nel Nordest asiatico, e Tokyo quindi reindirizzerebbe la CCC a sud verso Vietnam e Filippine. Tokyo ha già pianificato tali mosse, ma con la Corea del Sud non più alleata vitale, vi concentrerà maggiori sforzi.

Colloqui di pace – parte II:
Con la Corea del Sud che si avvicinar alla Cina e la Corea democratica che fa lo stesso con la Russia, l’intera dinamica politica della penisola potrebbe mutare a un certo momento. Mentre in passato la dualità Corea democratica-Cina e Corea del Sud-Stati Uniti non ha portato la pace in oltre 50 anni, il nuovo accordo potrebbe essere più adatto a compiere progressi.

south-korea-mapTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ogni mossa di Kiev mina la posizione degli Stati Uniti

Rostislav Ishenko RIA 16 marzo 2015 – The Sakerputin-chess-obama-435In un’intervista con Russia Today, Rostislav Ishenko, Presidente del Centro per l’analisi e la previsione sistemica, parla di come si cerca di trascinare la Russia in un conflitto militare e perché, del ruolo della Crimea e della secessione nell’Ucraina.

In uno dei suoi articoli ha scritto che l’Ucraina con ogni probabilità pensa a una sorta di attacco alla Crimea. Che voleva dire?
In primo luogo, non credo che l’Ucraina o anche i poteri forti a Kiev vogliano attaccare la Crimea. Credo che anche gli ordini di sparare che (Aleksandr) Turchinov avrebbe dato ai militari nel febbraio 2014 fossero pubbliche relazioni. E’ dubbio che desse tali ordini in quel momento. E se l’avesse dati, dei 20000 soldati presenti in Crimea in quel momento, qualcuno avrebbe obbedito. In secondo luogo, sull’attacco alla Crimea dall’Ucraina, ho già detto e ripetuto: dal mio punto di vista è l’ultima via per iniziare una guerra con la Russia. E’ perfettamente chiaro che, da febbraio a marzo dello scorso anno, cercarono di attirare la Russia allo scontro diretto con l’Ucraina. Ed è chiaro che l’idea non è nata a Kiev ma a Washington. Dopo i tentativi falliti di spingere la Russia ad inviare truppe nel sud-est Ucraina a marzo, aprile, maggio, agosto e a gennaio di quest’anno, la possibilità più o meno giustificata, dal punto di vista del diritto internazionale, d’istigare una guerra russo-ucraina è tentare di giocare la carta del ritorno-della-Crimea. Ed è importante fin dall’inizio garantire che l’Ucraina non sia vista come l’aggressore.

L’obiettivo di trascinare la Russia nelle operazioni militari è ancora all’ordine del giorno?
Sì. Ora è molto più difficile realizzarlo perché le principali forze dell’esercito ucraino sono nel sud-est, così Kiev non può montare un’offensiva sull’istmo (che collega la Crimea alla terraferma). La scorsa estate poteva farlo. Penso che il pericolo fosse piuttosto alto, ma poi un’altra decisione fu presa: gli Stati Uniti cercavano ancora di trascinare la Russia in guerra e in operazioni militari attive nel sud-est. Donetsk e Lugansk erano praticamente assediate. A quel punto l’obiettivo fu quasi raggiunto, perché in quella situazione la Russia non poteva lasciare che RPD e RPL fossero schiacciate, e se non fosse riuscita ad invertire gli eventi, le truppe sarebbe andate in Crimea.

Chi trae vantaggio dal trascinare la Russia in guerra? Dopo tutto è pericoloso per l’Europa avere una guerra proprio alle porte.
L’idea di un colpo di Stato e del più negativo degli eventi, vale a dire uno scenario militare, chiaramente non proviene dai politici europei. Non avevano alcuna obiezione al controllo economico sull’Ucraina, consentendogli di passare liberamente dal mercato ucraino per il mercato russo e della CSI. Ma non avevano alcun interesse a un confronto politico e militare con la Russia. D’altra parte, gli Stati Uniti, che non sono chiaramente entusiasti della cooperazione economica tra Russia ed Europa, cooperazione che avrebbe infine scacciato gli Stati Uniti dall’Europa, prima economicamente e poi politicamente, avevano interesse a che l’Europa e la Russia si scontrino da qualche parte. Non poteva accadere in Polonia o Lituania o addirittura Bielorussia, era possibile solo in Ucraina grazie alla politica completamente inetta di (Victor) Janukovich e del suo governo, che tentava di continuare l’obsoleta politica “multivettoriale” di (Leonid) Kuchma cercando di essere amici, e mungere, tutti. Tale politica ha creato le condizioni per il conflitto di interessi tra UE e Russia sull’Ucraina, soprattutto economico.

In altre parole, i politici europei non furono inattivi?
I politici europei hanno svolto un ruolo attivo nella situazione in Ucraina: hanno visitato, supportato, garantito, firmato accordi ed organizzato negoziati. Merkel riteneva che (Vladimir) Klishko sarebbe stato il prossimo presidente dell’Ucraina.. Ma il 21 febbraio gli europei furono spiazzati e il giorno dopo gli Stati Uniti presero il controllo in Ucraina, e tutte le altre azioni si svolsero su ordine di Washington, perché qualsiasi governo a Kiev, anche il più incompetente, avrebbe chiaramente capito che ciò che era necessario più di tutto era stabilizzare la situazione, anche se concessioni dovevano essere fatte a Crimea e sud-est. Era il momento sbagliato per l’Ucraina di adottare un’azione aggressiva; non fu abbastanza forte e il governo di Kiev non s’è consolidato, ma la Ucraina è stata letteralmente spinta al confronto con la Russia. Hanno anche cercato di provocare la Russia. Vi darò un semplice esempio: all’inizio di marzo, quando la Crimea non era nemmeno giuridicamente parte della Russia, Putin disse che la Russia non avrebbe tollerato il terrore contro la popolazione nel sud-est. Immediatamente unità dell’esercito ucraino iniziarono a muoversi verso sud-est. Due mesi dopo il processo non erano ancora completato, ma comunque Kiev disse che v’iniziava le operazioni antiterrorismo. Poi vennero gli eventi di Odessa: sfacciatamente, sotto le telecamere, uccisero decine di persone. Poi bombardarono il territorio russo. In qualche modo, oggi non vediamo alcun proiettile sparato dal territorio ucraino in Russia, ma a giugno e luglio piovevano. È improbabile che gli artiglieri ucraini non sapessero sparare fino ad agosto. Se i carri armati raggiungevano il territorio russo, qualcuno doveva farlo accadere. Se aerei violavano lo spazio aereo della Federazione Russa, qualcuno ne aveva bisogno. Stavano facendo ogni sforzo per trascinare la Federazione russa in guerra.

Quale sarebbe il beneficio per gli Stati Uniti se la Russia venisse coinvolta nel conflitto militare?
In quanto tempo le truppe russe potrebbero occupare Kiev o addirittura Lvov non è preoccupazione degli Stati Uniti. La cosa principale era dimostrare che la Russia aveva invaso uno Stato sovrano. L’Europa non sarebbe stata in silenzio, e in quel caso retorica e sanzioni sarebbero state più ampie e profonde di oggi. Ciò avrebbe comportato un confronto diretto, staccando l’Europa dalla Russia per un lungo periodo. Inoltre, avrebbe preoccupato gli alleati della Russia nell’unione doganale e nella nuova Unione eurasiatica. Naturalmente altre capitali avrebbero iniziato a preoccuparsi: se può succedere in Ucraina, allora perché non in Kazakistan e Bielorussia? Anche adesso, quando gli sforzi per spingere l’Europa in un confronto diretto con la Russia sono falliti o hanno scarse probabilità di successo, gli Stati Uniti sono interessati a vedere truppe russe in Ucraina perché non possono mantenere l’Ucraina, ed è chiaro che il governo di Kiev cadrà. Più a lungo dura il governo di Kiev, più soldi e risorse, anche politiche, diplomatiche ed economiche, gli Stati Uniti dovranno inevitabilmente perdere per puntellarlo. Nessuno vuole sprecare risorse per quella che è fondamentalmente una causa persa. Se la Russia prende il controllo dell’Ucraina, allora sarà sua responsabilità politicamente, economicamente e finanziariamente. Fino ad allora è responsabilità degli Stati Uniti. E ogni successiva mossa del regime di Kiev, ogni escalation del terrore lentamente ma inesorabilmente erode la posizione degli Stati Uniti, perché prima o poi dovrà ammettere di aver organizzato e sostenuto un regime nazista. E la gente ne parla apertamente in Europa. Penso che a dicembre gli Stati Uniti si resero conto non ci sarebbe stata alcuna invasione diretta; tutto è possibile, tranne un’invasione diretta.

Secondo voi cosa attende l’Ucraina? Qual è il possibile esito della situazione?
Molto probabilmente ci sarà un altro colpo di Stato a Kiev. Si riduce a una cosa semplice: è necessario rimuovere l’ultimo presidente semi-legittimo, (Petro) Poroshenko, che impedisce ai vari gruppi di aggredirsi. E’ chiaro che Poroshenko sarà rovesciato dai battaglioni nazisti, e il prossimo governo sarà ancora più rigido con conseguente regime di terrore totale. Poi i poteri forti non potranno mantenere il controllo completo sul territorio, iniziando a disgregarsi gradualmente in “principati”, ognuno con proprie truppe che si combatteranno tra loro. Ciò distruggerà quel che resta dell’industria ed aumenterà il numero di rifugiati che inondano la Federazione russa e l’Unione europea, così come le vittime, a causa della densità della popolazione e del tempo necessario per disarmare tali bande. Sorgerà allora la domanda: come si fa a garantire che tale “Somalia” non esca dai confini? Sarà soprattutto problema della Russia, perché l’Europa non ha risorse militari.

C’è una via d’uscita da tale situazione? Come si può ripristinare l’ordine e rendere le città sicure, se possibile?
La guerra finirà prima o poi, probabilmente il più presto possibile, semplicemente perché la capacità economica dell’Ucraina non permetterà di continuarla a lungo, e i suoi vicini non sono interessati ad avere una “Somalia” infinita in Ucraina. Azioni nell’anno passato mostrano che non c’è la lotta della Russia per la Crimea o il Donbas; ma in tutta l’Ucraina. Ho molti dubbi se l’Ucraina, anche con un sostanziale sostegno estero, rimarrà uno Stato indipendente per i prossimi 5 o 10 anni. Dovrà essere ricostruita da zero. Sarebbe assurdo per la Russia creare uno stato di continua ostilità ai confini. Il problema non è se sia necessario integrare l’Ucraina nel territorio della Federazione Russa, ma come farlo dal punto di vista del diritto internazionale. Tutto ruota sul confronto tra Federazione russa e Stati Uniti perché se la Russia perde, sarà divisa. Ma dato che sono sicuro che gli Stati Uniti perderanno, o addirittura che hanno già perso, è solo questione di tempo e formalità; il quadro del diritto internazionale cambierà. E in questo nuovo quadro sarà deciso cosa dovrà essere fatto con i territori ucraini e il loro status giuridico. Chi li ricostruirà ne deciderà destino e governance, e sarà la Russia.

ukraine-map-regionsTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Ucraina e i Rothschild

Valentin Katasonov Strategic Culture Foundation 17/03/201510974160Un gruppo di grandi investitori internazionali ha acquistato titoli del governo ucraino. La Franklin Templeton è una di essi. Il gruppo d’investimento derubava il debito internazionale ucraino per un valore nominale di quasi 5 miliardi di dollari, a fine agosto, quasi un quinto dei titoli di Stato del Paese in circolazione. La Franklin Templeton ha i tratti dell'”avvoltoio finanziario”. Fino ad oggi la somma versata per il 20% del debito nazionale dell’Ucraina rimane un segreto commerciale. Gli avvoltoi acquistano titoli quasi spazzatura, valutati con prezzi bassi esigendone poi il completo pagamento dall’emittente. L’Argentina è un buon esempio dell’attività distruttiva degli avvoltoi. Il Paese ha un accordo sulla ristrutturazione del 95-97% dei titolari di debito, ma il resto è nelle mani di avvoltoi finanziari che hanno rovinato tutto, esigendone il pagamento completo. Gli avvoltoi (due fondi di investimento statunitensi) hanno avviato un procedimento giudiziario per mandare in bancarotta l’Argentina. Il Paese può essere spietatamente saccheggiato nel caso accetti gli ultimatum degli avvoltoi e la sentenza del tribunale degli Stati Uniti. La storia è un avvertimento per l’Ucraina che ha venduto i suoi titoli alla Franklin Templeton. Secondo un articolo di Bloomberg, il fondo d’investimento agisce sotto la giurisdizione degli Stati Uniti ed è controllato dalla famiglia Rothschild, nota per la sua efferatezza. L’anno scorso ho scritto nel mio articolo sulla situazione finanziaria del regime di Kiev e le prospettive sul default dell’Ucraina che essa affronterà una bancarotta che “non arriverà mai”, secondo le assicurazioni del premier ucraino Arsenij Jatsenjuk. Alcuni potrebbero perdere miliardi, altri acquisire ricchezze inaudite. Come l’esperienza globale dimostra, il default raramente è estemporaneo. Normalmente viene previsto. A volte i preparativi possono durare alcuni anni. L’Ucraina non è un’eccezione, non adempiendo ai debiti. Il tempo sarà definito da sponsor e modeste organizzazioni beneficiarie come Franklin Thompson. Al momento della stesura dell’articolo non sapevo i loro nomi, ma ora sono venuti allo scoperto. E’ un segno che il dramma si avvicina all’epilogo.
franklin-templeton-investments_logo_2888 La famiglia Rothschild ha messo a punto un’iniziativa per creare un gruppo di titolari di obbligazioni ucraine per plasmare una politica comune sul regolamento dei debiti. Banque Rothschild&Cie, una banca francese appartenente al gruppo Rothschild, ha offerto i suoi servizi d’intermediazione nei colloqui del ministero delle Finanze ucraino con i creditori sulla ristrutturazione del debito. Ora i creditori attendono che Kiev presenti le proposte a metà marzo, secondo Giovanni Salvetti, co-responsabile per Russia e CSI presso la Rothschild Inc., che si occupa di Europa centrale ed orientale e della Comunità degli Stati Indipendenti. Salvetti ha detto che ci sono due opinioni fra i creditori sull’istituzione del comitato: chi vuole aspettare e vedere cosa il governo dirà e chi vuole impostare “alcune linee dure sulla possibile ristrutturazione, dicendo di aspettare le proposte ma è consapevole di non poter accettare X, Y, Z”. Le informazioni di Bloomberg non sono dettagliate ma permettono di trarre le seguenti conclusioni: in primo luogo il default dell’Ucraina è inevitabile e i titolari del credito ne sono consapevoli; secondo, il default sarà accompagnato da ristrutturazioni con dure condizioni sfavorevoli per l’Ucraina. Un dettaglio colpisce, la fuga sulla ristrutturazione del debito e il default è coincisa con l’annuncio del Fondo monetario internazionale che l’11 marzo ha firmato un prestito di 17,5 miliardi di US per l’Ucraina a corto di liquidità, per mantenerne a galla l’economia. Il prestito del FMI coprirà quattro anni nel quadro del programma di stabilizzazione. La coincidenza può essere interpretata in vari modi.
Primo. Non vi è alcun coordinamento tra Fondo monetario internazionale e gruppo Rothschild; si contendono il controllo dell’economia ucraina.
Secondo. Non è una decisione “genuina” del Fondo monetario internazionale, ma piuttosto un’azione di PR intrapresa per impedire l’ulteriore caduta degli investimenti e del credito dell’Ucraina.
Terzo. La decisione è “autentica”. L’Ucraina riceve il denaro ma non per qualche effimero “programma di stabilizzazione economica”. Lo scopo è garantire che la Franklin Templeton e altri predatori finanziari che agiscono sotto la maschera di rispettabili “fondi di investimento” ricevano il pieno rimborso dei titoli dell’Ucraina. Se è così, Rothschild e Fondo monetario internazionale coordinano efficacemente le loro attività.
GESTIONE-di-Rothschild-Cie-Gestion I titolari della sicurezza sono fiduciosi sull’inevitabilità dell’inadempienza dell’Ucraina. In questo caso il Paese sarà governato dal duumvirato tra governo degli Stati Uniti e oligarchia finanziaria mondiale sulla base dell’accordo per la ristrutturazione del debito firmato da Kiev con i Rothschild. Si può presumere che l’accordo confermi il consenso del governo dell’Ucraina sulla completa privatizzazione del Paese, tra cui il resto dell’industria statale, territorio e risorse naturali. Franklin Templton e altre strutture dei Rothschild vi guadagneranno. Andrej Fursov, sociologo, storico, scrittore e pubblicista russo (autore di diversi libri di storia moderna), ritiene che i Rothschild siano invisibilmente presenti in tutte le regioni dell’Ucraina, compresa la parte orientale del Paese e in settori dell’economia. La missione principale è controllare l’Oblast (provincia) di Dnepropetrovsk, al centro dell’Ucraina, dove la Rothschild Europe Bank e la controllata Royal Dutch Shell già operano. Può essere definito centro dell’intelligence legale dei Rothschild. Gli esperti ritengono che la rappresentanza illegale sia molto più efficace includendo molti individui ed aziende controllati dai Rothschild. In realtà l’attuazione del programma di ristrutturazione del debito sovrano dell’Ucraina si baserà sui dati ricevuti dalle stazioni di spionaggio legali e illegali dei Rothschild in Ucraina. Non è tutto così facile. I Rockefeller hanno un punto d’appoggio nella parte occidentale dell’Ucraina, dove perseguono i propri obiettivi. I due gruppi cercano di dividersi le sfere d’interesse ma non possono farlo senza litigare. Ad esempio, molti esperti ritengono che il magnate Dmitrij Firtash sia il principale rappresentante dei Rothschild in Ucraina. La sua rimozione dalla scena è attribuita ai Rockefeller che effettivamente utilizzano il potere amministrativo di Washington a Kiev. Il duumvirato emergente in Ucraina e l’imminente bancarotta rendono la situazione in Ucraina poco prevedibile.

Mark Moebius, responsabile della Franklin Templeton

Mark Mobius, responsabile della Franklin Templeton

Dmitrij Firtash

Dmitrij Firtash

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il crollo dell’Unione Sovietica: la storia del tradimento di Gorbaciov e Eltsin

Sevnews - Reseau International 13 marzo 2015

L’URSS non è crollata perché il suo sistema non funzionava o perché economicamente indebolita, tanto meno per la guerra in Afghanistan e altre stronzate che la propaganda continua a spacciare anche dopo la fine del blocco sovietico. La seguente testimonianza ci dice dall’interno ciò che è realmente accaduto.gorbachev_solarconferenceQuest’anno (2011) vi segnalo due eventi correlati: il 20° anniversario del crollo dell’Unione Sovietica e l’anniversario del suo primo e ultimo presidente Mikhail Gorbaciov. Come considerare tali date? Per alcuni, il crollo dell’Unione Sovietica fu la maggiore catastrofe geopolitica del secolo. Altri, vincendo contro ogni probabilità l’indipendenza nel 1991, parlano del trionfo di democrazia ed autodeterminazione nazionale dei popoli, osservandone pomposamente i giorno dell’indipendenza. “Il crollo dell’Unione Sovietica non fu causata da incoerenza interna, dice Aleksandr Zinoviev, filosofo e scrittore ben noto. È una sciocchezza: il sistema sovietico era praticabile, poteva durare per sempre. Fu una grande attività sovversiva occidentale. Ho studiato tale operazione sovversiva per 20 anni, conosco la tecnica e come fu attuata. E il passo finale di tale deviazione portò Gorbaciov a segretario generale del partito. Fu un diversivo, non fu solo eletto, fu messo al potere e tutte le azioni di Gorbaciov e poi Eltsin furono un tradimento, distrussero l’apparato del partito, il partito e l’apparato statale“. Secondo i rapporti, Gorbaciov e sua moglie furono già reclutati dalla CIA nel 1966 durante il loro viaggio in Francia. Le allusioni al riguardo furono fatte dal noto Zbigniew Brzezinski, ai vertici degli Stati Uniti. In ogni caso, l’attività antisovietica di Gorbaciov iniziò subito dopo l’ascesa al potere, come indicano le sue istruzioni. Prendete, per esempio, le elezioni a segretario generale… Il fatto che fossero chiaramente parte delle operazioni dei servizi degli Stati Uniti, molti lo capirono, anche in occidente. Tutto fu pianificato affinché solo 8 persone decidessero le elezioni. Si ritardò, con dei pretesti, la partenza dagli Stati Uniti del membro del Politburo Shherbitskij, che avrebbe sicuramente votato contro Gorbaciov. Fu impedito nelle elezioni un altro membro del Politburo, che era in congedo, Romanov, che avrebbe certamente votato contro Gorbaciov. Se solo questi due avessero votato, Gorbaciov non sarebbe diventato segretario generale, eletto per un voto! Alla fine degli anni ’80, tra gli esperti della socialdemocrazia europea apparve il termine “incubatore” in relazione all’ascesa al potere di capi filo-statunitensi. Questo sistema per creare capi controllabili fu particolarmente sviluppato negli anni ’90… tale “incubatore” seleziona in continuo personale relativamente giovane che non occupa posizioni elevate e che deve soddisfare due requisiti fondamentali. Primo l’ambizione, poter attrarre l’attenzione e compiacere il pubblico. Secondo, essere manipolabili, ad esempio, ricattabili con atti compromettenti o vizi nascosti, in modo che, se necessario, si possano controllarne le azioni. Nell'”incubatore” la CIA comunica attraverso canali stabiliti con i prescelti, quindi coordina gli sforzi per promuovere i suoi candidati ed eliminarne i rivali. L’intera operazione può essere effettuata in modo discreto, ma la persona scelta vince. C’è sempre una scelta. La creazione di capi filo-USA non lascia prove dirette. Così vengono creati i collaborazionisti degli Stati Uniti disposti a vendere il proprio popolo per vantaggi personali… L’ideatore del sistema “incubatore” fu un alto ufficiale, Allen Dulles. Il sistema fu testato sull’URSS…
gorbaciov-eltsin-infophoto Far nominare Gorbaciov Segretario generale del Comitato Centrale del PCUS fu infatti il primo passo per l’attuazione della controrivoluzione in URSS. Gorbaciov fu semplicemente comprato, oltre a una somma di 80 miliardi di dollari saccheggiata dalla sua amministrazione, una strana storia spunta quando il cancelliere Kohl suggerì di versare all’URSS 160 miliardi di marchi per il ritiro delle truppe sovietiche dalla Germania. Gorbaciov ne accettò 16 miliardi… anche Bush lo richiese. E’ difficile credere che il resto del denaro non sia stato versato. Inoltre fu creata un’immagine incredibilmente positiva nei media occidentali. Fu riferito che nel corso della riunione di Malta furono “offerti” a Gorbaciov 300 milioni di dollari e 75 milioni a Shevardnadze. Innumerevoli università e fondazioni gli diedero bonus, premi, diplomi, titoli onorifici. Più Gorbaciov vendeva il Paese, più veniva affittato. Ricevette anche il Premio Nobel per la Pace, durante le operazioni militari in Afghanistan. Dopo il famoso incontro a Malta nel dicembre 1989, il Segretario Generale Mikhail Gorbachev e il presidente degli USA George Bush (senior) annunciarono che i loro Paesi non erano più avversari. Alla vigilia della storica visita una terribile tempesta scoppiò in mare, come se la natura stessa si ribellasse cercando di evitare una tragedia terribile. Ma quale? Persone informate dicono che al momento di negoziare, uno stupito giornalista statunitense apparve sul ponte della nave sovietica e disse ai colleghi in perfetto russo: “Ragazzi, questa è la fine del vostro Paese...” Se si ricorda ciò che Gorbaciov fece concretamente, è ovvio che le sue azioni furono una pianificata e deliberata distruzione dell’apparato del PCUS. Dopo di che, il processo di distruzione di tutto il sistema statale sovietico andò con stupefacente rapidità. E un fulmine colpì l’intera società: comunità di base, economia, ideologia, cultura, ecc. Questo non potrebbe accadere naturalmente. Fu possibile perché la sconfitta dello Stato sovietico fu attuata dai propri dirigenti su dettatura dei manipolatori occidentali. Certamente Gorbaciov conosceva le istituzioni speciali per la preparazione di agenti d’influenza, ed anche i loro “laureati”. Ma dopo aver ricevuto dalla direzione del KGB informazioni su tali agenti e sull’impatto della loro influenza, Gorbaciov vietò al contro-spionaggio di adottare misure per reprimere i loro crimini. Gorbaciov ed Eltsin, anche se ufficialmente avversari politici, ricevevano denaro dalla stessa fonte, la Fondazione Hugo Humphrey degli USA.

Mikhail Gorbachev and Rajiv GandhiQuando Rajiv Gandhi incontrò Gorbaciov ed espose un piano per il rilancio strategico dell’Unione Sovietica in Oriente e rafforzare il rapporto URSS-India, Gorbaciov riferì ai suoi padroni tale iniziativa pericolosa. I suoi padroni decisero la liquidazione totale della famiglia Gandhi.

Mikhail_Gorbachev_nobel_prize_1990Nel dicembre 1989 Gorbaciov personalmente contribuì a creare a Mosca, Vilnius, Riga, San Pietroburgo, Kiev, Odessa e Nizhnij Novgorod le filiali della loggia massonica “B’nai B’rith” (Figli del Testamento). Tutti, compreso Gorbaciov, sapevano cosa fosse. Qui, per esempio, le dichiarazioni di alcuni capi della loggia. Henry Kissinger: “Preferisco il caos e la guerra civile in Russia alla riunificazione in uno Stato unito, forte e centralizzato“. Zbigniew Brzezinski: “La Russia sarà frammentata e controllata“. A. Dulles: “La nozione di “popolo russo” dovrebbe sparire del tutto“. B. Didenko ha assolutamente ragione quando scrisse nel suo libro “La civiltà dei cannibali”: “La perestrojka fu un approccio astuto e lungimirante del potere rapace. Impedendo deliberatamente all’Unione Sovietica di prendere la direzione giusta, sull’esempio della Cina“. La confessione di B. Clinton: “Utilizzando gli errori della diplomazia sovietica, l’estrema infatuazione di Gorbaciov e del suo entourage, anche di coloro che apertamente assunsero una posizione filo-USA, abbiamo ottenuto nell’Unione Sovietica ciò che il presidente Truman stava per avere con la bomba atomica“. Prima della perestrojka l’Unione Sovietica non aveva praticamente alcun debito. I mutui contratti durante la perestrojka furono concessi con “denaro del partito”, ma in realtà furono utilizzati dai capi “democratici” provenienti dalla direzione del PCUS degenerato: Gorbaciov, Jakovlev, Shevardnadze… Il paradosso è che il denaro preso in prestito fu utilizzato per distruggere il Paese, saccheggiarne le ricchezze e deviarne la ricchezza nazionale, da parte di coloro che andarono al potere in Russia e dei loro padroni stranieri. Il denaro fu anche utilizzato per organizzare l’estinzione della popolazione russa e creare una cortina fumogena mediatica. Fu la più grande rapina nella storia dell’umanità. Il danno totale nella distruzione del potenziale del Paese, del saccheggio della sua ricchezza, dell’espatrio di fondi supera il trilione di dollari. Alla fine del luglio 1991 Bush padre visitò Mosca. Durante la visita ebbe un incontro informale con Gorbaciov, che riferì al padrone gli eventi nel Paese. Ciò tre settimane prima il 19 agosto 1991. I padroni internazionali di Gorbaciov organizzarono un colpo di Stato. L’obiettivo occulto era creare lo stato di emergenza e la dittatura. Il ruolo di Gorbaciov da “povera vittima” del colpo di Stato divenne improvvisamente sospetto. Una volta disse alla stampa che non avrebbe detto la verità a nessuno. Fu lo scenario fornito dalla mafia mondiale. Ma il piano fallì. Tuttavia, i mondialisti non mettono mai “tutte le uova nello stesso paniere”. Nel maggio 1993, durante la sua visita privata in Francia, Gorbaciov rispose alle domande sul ruolo degli “aiuti esteri” nella liquidazione dell’URSS. In primo luogo disse che le influenze estere esistevano, ma come elemento oggettivo, dato che le tendenze di fondo erano nel Paese. Tuttavia, alla fine si lasciò sfuggire una parola, permettendo al quotidiano Le Figaro d’intitolare l’intervista a Gorbaciov in modo assai strano: “Dobbiamo rendere omaggio a Ronald Reagan”. “In questa intervista, al corrispondente di Figaro, Gorbaciov riconosce per la prima volta che durante l’incontro con Reagan a Reykjavik effettivamente mise l’URSS alla mercé degli Stati Uniti. Ecco le sue parole: “…Reykjavik era in realtà un dramma, un grande dramma. Scoprirete presto perché. Credo che senza una forte personalità, come Ronald Reagan, il processo potesse non continuare… Durante il summit, come si vede, spingemmo le cose fino al punto in cui era impossibile tornare…
Eltsin-Clinton L’occidente non abbandona il suo eroe. Gorbaciov, responsabile della morte e la distruzione di milioni di persone, vive felice con il denaro di varie organizzazioni occidentali, anche statunitensi e tedesche. È costantemente “finanziato” dagli onorari per interventi ovunque e in qualsiasi momento. Il 25 dicembre 1991 Gorbaciov si dimise da Presidente dell’Unione Sovietica. Ebbe per compenso per la sua dipartita una lista di provvidenza. Pensione da presidente indicizzata al costo della vita, appartamento presidenziale, villa, auto per la moglie e se stesso, ma cosa principale, il fondo… l’ex-Accademia delle scienze sociali. In quel momento, per i “democratici” e i loro padroni occidentali Gorbaciov divenne roba usurata. Infine, nel crollo dell’Unione Sovietica fu trovata una nuova figura. Eltsin. Demagogo, incapace di dire tre frasi coerenti, creativo per istruzione e distruttivo per natura, democratico aspirante alla dittatura personale, alcolizzato e afflitto da molti altri difetti, Eltsin era il burattino perfetto. Poteva adattarsi a nuovi ambienti e dire le cose più assurde, ma seguendo gli ordini senza obiezioni del Politburo (Washington). La stampa democratica, critica con zelo del culto della personalità di Stalin, aveva infatti creato un culto della personalità di Eltsin. Per aumentarne la popolarità, i democratici non esitarono nelle falsificazioni. Un testo fittizio del cosiddetto discorso di Eltsin dell’ottobre 1987 al plenum del Comitato centrale del PCUS fu ampiamente pubblicizzato. Il risultato della propaganda fu spettacolare: Eltsin divenne inattaccabile. Nessun politico occidentale poteva risalire dal buco nero in cui era finito Eltsin. Non appariva nei dibattiti televisivi con gli altri candidati alla presidenza, come sarebbe avvenuto negli altri Paesi; esempio di disprezzo per gli elettori. Nella Russia a metà 1991 lo zimbello degli elettori non faceva attenzione a tali dibattiti. Inoltre, Eltsin non aveva alcun programma se non argomentazioni demagogiche sulla sua lotta ai privilegi della nomenklatura di partito e slogan volutamente vaghi sulla sovranità della Russia. Tuttavia, il referendum sull’Unione Sovietica del 17 marzo 1991 dimostrò che la maggioranza dei cittadini dell’URSS voleva ancora vivere in uno Stato unito. Inoltre, nella primavera 1991 apparve chiaro che negli ultimi anni emergeva un movimento patriottico, anche se ancora frammentato nonostante le difficoltà causate dalla pressione dei media liberali, chiaramente guadagnandosi la fiducia delle masse. Le elezioni presidenziali della Federazione Russa del 12 giugno 1991 lo dimostrarono chiaramente. La campagna elettorale in Russia durò solo 15 giorni! Un record. Ma ritenere che tutto andò liscio per Eltsin è un errore. In quelle elezioni praticamente incontrastate, Eltsin ebbe 45552041 voti su 106484518 di elettori. La sensazione principale delle elezioni presidenziali non fu la vittoria di Eltsin, attesa da tutti, ma l’emergere di Zhirinovskij. La cosa principale che attirava la simpatia di Zhirinovskij del 7,8% degli elettori fu una frase: “Io difenderò i russi”. Nonostante la vittoria di Eltsin e tutta la confusione dei media, i russi erano pronti a difendere la Russia storica. In tali circostanze, i pupari occidentali e la loro marionetta russa organizzarono la grande provocazione nota come “putsch di agosto”.
Infine, una domanda: perché Boris Eltsin firmò la famigerata “Dichiarazione di sovranità della Russia” esattamente il 12 giugno 1990? Perché esattamente un anno dopo vi furono le elezioni, quel giorno, dall’esito scontato, di Eltsin a presidente della Russia, e perché quel giorno divenne festa nazionale per i cittadini della Russia? La risposta è semplice e praticamente indiscutibile. Il 12 giugno è il compleanno di George Bush, presidente degli Stati Uniti, vicepresidente di Ronald Reagan ed ex-capo della CIA, il cui ruolo nella distruzione dell’URSS è assai maggiore di quelli di Eltsin o perfino Gorbaciov. Così i tutor statunitensi, nel giugno 1991, con fermezza e senza imbarazzo, misero al potere Eltsin per due volte in un anno, immortalandone il ruolo di capo della vittoriosa “crociata” contro l’URSS. E allo stesso tempo, marchiando in modo indelebile (come bestiame) la struttura dello Stato fantoccio della Russia.

OLYMPUS DIGITAL CAMERATraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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