L’Iran distrugge la tenaglia strategica degli USA

Dmitrij Minin, Strategic Culture Foundation, 15/04/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora40-Iran-Lavrov-RussiaGli accordi di Losanna sul programma nucleare iraniano, naturalmente, avranno un effetto significativo sulla geopolitica del Medio Oriente, ma non necessariamente come certi sponsor statunitensi del processo hanno calcolato. Teheran sembra l’unica a beneficiarne chiaramente, approfittando della vanità del presidente Obama (che cerca di realizzare una sorta di successo di alto profilo della politica estera, al crepuscolo della sua vita professionale), aprendosi una scappatoia dalla tenaglia strategica che l’intrappola. Da un lato, l’economia iraniana era esaurita da anni di sanzioni di Washington, e il calo dei prezzi del petrolio l’ha reso ancora più evidente. Dall’altra, la posizione dell’Iran nella regione era seriamente contestata dall’Arabia Saudita e alleati, che cercano di sopprimere l’attività degli sciiti nello Yemen e altri Paesi del Medio Oriente. Dato il clima, Teheran ha fatto la scelta giusta. E’ già chiaro che, anche se non sarà un compito semplice attuare gli accordi di Losanna, l’Iran è pronto a una lotta assai più aspra contro gli avversari regionali di quanto si aspettassero, mentre si avvia la campagna militare nello Yemen. I leader iraniani, inoltre, non sembrano essere affatto il tipo di persone che sacrificherebbero i loro interessi nazionali per qualche vago beneficio. Il 9 aprile il leader supremo iraniano Ayatollah Ali Khamenei ha dichiarato che “solo perché le parti hanno raggiunto un accordo preliminare, non vi è alcuna garanzia di un accordo finale sul contenuto o addirittura che i negoziati continueranno”, respingendo categoricamente l’idea di togliere gradualmente le sanzioni, come chiedono i negoziatori occidentali. Ritiene che le sanzioni contro l’Iran devono essere revocate il giorno stesso in cui l’accordo sul programma nucleare iraniano viene firmato. Khamenei ha aggiunto che in base alla sua esperienza, non è “mai stato ottimista sui negoziati con gli Stati Uniti”.
Ora la Casa Bianca è in una posizione difficile. Teheran non rifiuta ogni aspetto significo dell’accordo firmato per limitarne il programma nucleare. Tutto sembra derivare da una questione di formalità legale, ma di un tipo che Barack Obama troverà difficile da superare. Israele e la potente lobby ebraica negli Stati Uniti non usano mezzi termini accusando Obama di tradire un alleato strategico. E il Congresso dominato dai repubblicani non ha intenzione di rendere la vita facile al presidente democratico, alla vigilia delle prossime elezioni. Obama può incrociare le dita affinché i congressisti approvino il futuro accordo che prevede l’abrogazione graduale delle sanzioni contro l’Iran, ma di certo non ha la forza politica per indurli a togliere tutte le sanzioni in una sola volta, anche se gli iraniani non accetteranno niente di meno. Quindi gli Stati Uniti si lamenterebbero per la rottura di un accordo che sembrava a portata di mano; sarebbe un fallimento epico per la diplomazia statunitense, comportando una notevole perdita di prestigio ben oltre il Medio Oriente. Inoltre, sarebbe difficile continuare il blocco economico dell’Iran una volta che ha accettato di rispettare tutti i requisiti posti dalla comunità internazionale. I calcoli di coloro che avevano sperato che la prospettiva della revoca delle sanzioni contro l’Iran portasse a un ulteriore calo dei prezzi del petrolio (assestando un duro colpo alla Russia) non sono state confermate. Molti esperti ritengono che ciò sia uno dei motivi principali del desiderio di Washington di accelerare sull’accordo sul programma nucleare iraniano. Tuttavia, i leader iraniani non sono i tipi che ridurrebbero ulteriormente il prezzo del petrolio svalutando il loro prodotto sul mercato, volenti o nolenti. La produzione di idrocarburi è significativamente più costosa in Iran che nei Paesi arabi del Golfo Persico, e non vi è motivo per gli iraniani di competere con quelle nazioni al ribasso dei prezzi. La politica estera ritiene che una volta che le sanzioni saranno tolte, ulteriori forniture di petrolio iraniano non saranno disponibili fino al 2016, anche presumendo uno scenario favorevole. Mosca e Teheran hanno ben conoscono la necessità di collaborare per far sì che il petrolio abbia prezzi “abbastanza ragionevoli”, compreso un accordo per scambiare beni industriali russi con forniture extra di petrolio iraniano. I saggi persiani non vedono il rabbocco dei serbatoi delle auto occidentali con benzina a buon mercato come loro massima priorità, ma piuttosto si concentrano sullo sblocco di circa 100 miliardi di dollari di beni iraniani detenuti nelle banche occidentali. L’Iran contratta per riavere questi fondi nella seconda metà di quest’anno. Una volta che questi soldi arriveranno sui mercati globali, ci sarà un tuffo valutario ma non dei prezzi delle materie prime. Molti produttori, tra cui la Russia, attendono questo capitale. Perciò i prezzi del petrolio non sono caduti dopo Losanna, ma s’innalzano, e il rublo guadagna terreno. Sergej Lavrov era chiaro quando ha accolto con favore l’imminente eliminazione delle sanzioni contro l’Iran, sostenendo che sia una buona notizia per la Russia. E’ alquanto ingenuo pensare, come molti fanno in Israele ad esempio, che la chiusura del dossier nucleare iraniano cambierà radicalmente gli equilibri di potere in Medio Oriente, eventualmente facendo dell’Iran il maggiore alleato statunitense nella regione. Teheran non è sfuggita a tale tenaglia strategica solo per rinfilarvisi volontariamente. La sottostanti tensioni regionali rimangono. Washington perderà parte della sua credibilità presso le monarchie del Medio Oriente e Israele, ma sarà comunque costretta a costruire una politica regionale che si basi su di essi, e grazie a posizione geopolitica, interessi economici e l’ideologia ufficiale, l’Iran continuerà a vedere gli USA quale minaccia perenne alla propria sicurezza nazionale.
La Russia è il partner più utile all’Iran per risolvere i problemi immediati che deve affrontare. In particolare, data la crescente tensione ai confini, la Repubblica islamica dell’Iran ha urgente bisogno di aggiornare l’arsenale convenzionale, in particolare i sistemi di difesa aerea e antibalistici. Ma i sistemi occidentali non possono competere con le versioni russe, e in ogni caso non saranno disponibili a Teheran per molto tempo. Il secondo problema principale dell’Iran è sviluppare le infrastrutture energetiche e dei trasporti, tra cui l’espansione delle ferrovie. Le società russe sono abbastanza competitive in questi settori. L’espansione dei legami con l’Iran rafforzerebbe la produzione russa. I produttori iraniani di diversi beni, compresi quelli connessi con alla fabbricazione di prodotti finiti, potrebbero essere inclusi nel programma di sostituzione delle importazioni della Russia. Le società russe non sono interessate solo a vendere i loro prodotti ad alta tecnologia all’Iran, ma anche nella produzione congiunta. Il commercio bilaterale russo-iraniano ammonta attualmente a solo circa 1 miliardo di dollari all’anno, ma potrebbe raggiungere i 10 miliardi abbastanza rapidamente, una volta tolte le sanzioni. La cooperazione economica tra Russia e Iran può collegarsi alla partnership commerciale tra Russia e Turchia (di circa 40 miliardi, ma destinata a crescere fino a 100 miliardi di dollari). La chiave per la conservazione di una stretta relazione tra i due Paesi e perfino di volgerla in una solida alleanza è il fatto che Russia e Iran hanno posizioni molto simili o addirittura identiche sulle questioni regionali cruciali per Teheran, come la situazione in Siria, Iraq, Yemen e Afghanistan, e l’opposizione allo “Stato islamico”. L’Iran attualmente non condivide una posizione così prossima con i Paesi occidentali, né Teheran prevede tale affinità in futuro. Inoltre, durante le sanzioni l’Iran ha spinto il proprio commercio estero a est verso India, Cina e Sud-Est asiatico, dove domanda e prezzi delle esportazioni tradizionali iraniane sono più elevati. E’ ragionevole ritenere che l’Iran non abbandonerà questi mercati dopo la fine delle sanzioni, ma invece vi si rafforzerà. L’amara esperienza con l’embargo occidentale ha reso gli iraniani diffidenti. Non è un segreto che molti grandi progetti iraniani con l’India e la Cina sono ancora ostacolati da tali sanzioni. Questi progetti aprono nuove opportunità alla partecipazione russa. Sembra probabile che la fine dell’embargo faciliterà la piena integrazione dell’Iran nella SCO, la cui adesione è un obiettivo strategico di Teheran, perché gli interessi primari dell’Iran sono in linea con le attività dell’organizzazione. Promuovere l’espansione della SCO non è certo parte del programma di Barack Obama, tuttavia è esattamente dove gli eventi sembrano portare.41d4df1be20adb872b21La ripubblicazione è gradita in riferimento alla  rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Iran e una nuova geopolitica dell’energia

F. William Engdahl New Eastern Outlook 12/04/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

engdahl1_bkIl tentato accordo tra Iran e Stati Uniti sul programma nucleare iraniano apre la prospettiva della fine di quasi 36 anni di sanzioni economiche statunitensi all’Iran. Viene accolto da minacce di attacchi militari unilaterali da parte di Israele all’Iran per “impedirgli” di sviluppare la bomba nucleare. Un’alleanza che sembrerebbe inverosimile tra la monarchia saudita ultra-conservatrice e il governo d’Israele, emerge contro l’accordo tra Iran e Stati Uniti. La vera domanda è quale sia il motivo più recondito dell’amministrazione Obama sull’Iran. Qui la geopolitica energetica gioca il ruolo principale, come spesso accade nel Medio Oriente ricco di energia. E la Russia è l’obiettivo. Recentemente ho dialogato con Shervin, esperto di energia iraniano che ho conosciuto due anni fa a Teheran, su questi sviluppi. Voglio condividere alcuni punti salienti della discussione. È uno specialista di energia presso la principale agenzia stampa internazionale dell’Iran, Tasnim News Agency. Il discorso fornisce una visione utile nel pensiero degli intellettuali iraniani su sanzioni degli Stati Uniti, possibile ruolo dell’Iran nel mondo e geopolitica dell’energia.

Tasnim: Qual è la tua opinione sulle sanzioni all’Iran?
WE: Le sanzioni degli Stati Uniti contro l’Iran sono illegali secondo le norme del diritto internazionale e un atto di guerra, così come le sanzioni contro la Siria e ora la Russia.

Tasnim: I negoziati con l’Iran hanno raggiunto un accordo definitivo che vedrà le sanzioni economiche dell’occidente all’Iran annullate?
WE: Dobbiamo essere chiari. Le sanzioni sono di Washington e dell’unità di guerra finanziaria del Tesoro USA, in particolare le ultime sanzioni sull’uso del sistema interbancario di compensazione SWIFT per vendere petrolio iraniano, un passo inaudito di Washington che ora viene minacciato contro la Russia. L’UE vorrebbe riaprire il commercio con l’Iran. Finché Washington è controllata dalle banche di Wall Street e dal complesso militare-industriale ci si può aspettare qualche scusa, anche con l’accordo nucleare, per continuare le sanzioni in qualche modo. Guardate Cuba.

Tasnim: Come gli attuali bassi prezzi del petrolio influenzano l’economia degli USA?
WE: Il segretario di Stato degli USA John Kerry incontrò il re saudita in Arabia Saudita lo scorso settembre e propose il crollo dei prezzi del petrolio per fare pressione su Iran e soprattutto Russia di Putin, essendo determinati a distruggere l’unica grande potenza militare che potrebbe minacciare la totale egemonia militare del Pentagono. Se la Russia capitola, e sono convinto che non avverrà, il mondo attuale crollerà, l’Iran sarà isolato e distrutto, la Cina anche e tutte le nuove strutture alternative multipolari che si oppongono al totalitarismo sempre più evidente degli egemoni anglo-statunitensi subiranno una sconfitta devastante. Ironia della sorte, lo shock petrolifero saudita dello scorso anno ha un impatto devastante sulla nuova grande industria petrolifera dello scisto in North Dakota, Texas, California ecc. Credo che tra 3-6 mesi inizieremo a vedere una valanga di fallimenti di compagnie petrolifere per l’oltre miliardo di dollari di prestiti delle compagnie petrolifere o di obbligazioni “spazzatura”. Finora le compagnie petrolifere dello scisto hanno inondato il mercato con il loro petrolio per avere il denaro per evitare l’inadempienza bancaria nella speranza che la crisi finisca presto. I tizi di Big Oil come ExxonMobil, Chevron, BP, Shell possono cavalcare la tempesta essendo ben capitalizzati e globalizzati. Per l’economia in generale degli Stati Uniti, praticamente l’unico punto positivo della crescita di posti di lavoro furono le centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro nell’industria dello scisto nazionale. Ma ormai scompaiono rapidamente. L’amministrazione Obama non è riuscita, ancora una volta, a vedere le gravi conseguenze delle proprie azioni. Si sono sparati ai piedi per la guerra petrolifera contro Putin.

Tasnim: Come le sanzioni economiche all’Iran hanno colpito l’economia degli Stati Uniti?
WE: Le sanzioni del Tesoro USA contro l’Iran non hanno praticamente alcun impatto sull’economia statunitense, rendendole così diaboliche.

Tasnim: Le sanzioni economiche all’Iran sono più vantaggiose per gli USA o l’Iran?
WE: In realtà, e l’ho visto quando ero a Teheran due anni fa, s’avvantaggia molto di più l’Iran. Ciò perché vi costringe ad essere autosufficienti e a non lasciare che la vostra economia, le vostre industrie, la vostra agricoltura siano distrutte dalle importazioni occidentali a basso prezzo come hanno fatto tanti Paesi di Asia, Africa e America del Sud. Costringono l’Iran a sviluppare le proprie meravigliose capacità interne, a controllare il proprio credito e a non divenire un vassallo del sistema del dollaro che va in bancarotta. Gli iraniani sono persone molto istruite, molto intelligenti e molto intraprendenti. Penso che si faccia benissimo a non importare iPhone6 o il tossico soia OGM della Monsanto.

Tasnim: Washington ha fatto scendere il prezzo dai sauditi, per danneggiare la Russia e forse l’Iran?
WE: Sì, naturalmente. Fu una ripetizione di ciò che George Schultz e il vicepresidente Bush Sr. fecero nel 1986 permettendo ai sauditi, allora, d’invadere il mercato e far scendere i prezzi al di sotto dei 10 dollari al barile, in modo da mandare in bancarotta l’Unione Sovietica durante la guerra in Afghanistan contro i mujahidin filo-USA di Usama bin Ladin. Ma la gente del dipartimento di Stato e della CIA di Washington è stata piuttosto stupida stavolta. Non ha calcolato che i sauditi avevano la propria agenda con il petrolio a buon mercato, cioè distruggere la crescente concorrenza del petrolio di scisto degli Stati Uniti. Ora è troppo tardi per Obama e Washington invertire facilmente i prezzi petroliferi. La qualità intellettuale dei burocrati di Washington, anche rispetto a trent’anni fa, è miserabile per memoria storica, cultura, economia e strategia. Si noti che alcuni dei peggiori individui della politica estera degli Stati Uniti, come Brzezinski e Kissinger, sollecitano Obama a non provocare una guerra con la Russia. Sanno almeno qualcosa di storia. I neo-conservatori come Victoria Nuland del dipartimento di Stato o il segretario alla Difesa Ashton Carter o Hillary Clinton, che punta il suo sguardo freddo sulla Casa Bianca, non hanno spessore oltre ad essere malvagi. Pertanto sono pericolosi tanto per la loro nazione che per il mondo.

Tasnim: I sauditi vedono nella richiesta di Washington l’opportunità di espellere il fracking statunitense dal mercato, preservando in tal modo il loro mercato statunitense?
WE: Non si tratta del mercato statunitense dei sauditi. Le esportazioni saudite principalmente vanno in Asia oggi, e piuttosto poco, circa 800000 barili al giorno, negli Stati Uniti, dove il consumo di petrolio giornaliero è circa 19 milioni di barili al giorno, il 4%. E’ il mercato globale che i sauditi sono interessati dominare con la leva dell’OPEC araba: Arabia Saudita, Quwayt, Emirati. Senza Iran, naturalmente per i sauditi, ma il conflitto tra sunniti e sciiti, soprattutto quando Washington ha deliberatamente avviato le rivoluzioni colorate della primavera araba alla fine del 2010, mira a creare totale disordine tra i membri dell’OPEC che una volta cooperavano, per stabilire il controllo militare statunitense diretto su tutto il Medio Oriente. I Paesi OPEC e i loro fondi sovrani, con i loro enormi proventi petroliferi, cominciavano a creare le reti bancarie islamiche indipendenti dall’usura e dalla schiavitù del debito occidentale; Tunisia, Libia, Egitto… continuando, in pochi anni il dollaro sarebbe diventato la moneta senza valore di una repubblica delle banane, proprio come la minaccia che Washington vede oggi nei BRICS e nell’Infrastructure Asian Investment Bank. È utile ricordare i due pilastri dell’egemonia di Washington: controllare il denaro tramite Wall Street e avere il dollaro quale valuta di riserva mondiale; e controllare la potenza militare. Il controllo del denaro iniziò a collassare con la stupida deregulation bancaria quando Alan Greenspan era alla Federal Reserve e la conseguente orgia speculativa chiamata Asset Backed Securitization che portò all’inevitabile crisi finanziaria del 2007-2008. Dopo di che, la “soluzione” militare è divenuta sempre più dominante con il pilastro finanziario troppo debole per supportare la spinta al dominio globale, o come Bush e David Rockefeller lo chiamavano, Nuovo Ordine Mondiale. Potrebbe essere utile sapere che oggi tali oligarchi statunitensi, come li chiamo io, sono terrorizzati come mai in 100 anni dal rischio di poter perdere tutto. Sono disperati. Washington oggi è pieno di gente confusa che si scontra e combatte il mondo. E’ un po’ come gli ultimi anni dell’impero romano, nel IV secolo d.C. Ricordando l’antico detto greco, “chi gli dei vogliono distruggere, prima fanno impazzire”. Oggi Washington ha perso l’egemonia e ospita certi pazzi, mentre Israele è guidato dal gangster Binjamin Netanyahu.

Tasnim: La riduzione del prezzo del petrolio per l’Iran è una minaccia o un’opportunità?
WE: Un’opportunità meravigliosa, per assumere un ruolo guida nel nuovo sistema commerciale internazionale ma solo a prezzi che escludono i dollari. Finché il mondo vende il petrolio in dollari, sostiene l’impero del dollaro e si autodistrugge. Qui Cina, Russia e altri giocano un ruolo cruciale con i prezzi in valuta locale, quindi con la de-dollarizzazione delle proprie economie. Oggi l’unica cosa che puntella il sistema del debito mastodontico in dollari USA sono le vendite di petrolio in dollari, il narcotraffico mondiale in dollari e i militari degli Stati Uniti in tutto il mondo come poliziotti globali. Questo è un sistema piuttosto fragile, a mio avviso.

Tasnim: Quali suggerimenti avete per le autorità economiche?
WE: L’Iran è un Paese meraviglioso con belle persone di buon cuore ed enorme intelligenza e risorse economiche. Se fossi a capo dello Stato iraniano avrei indirizzato il mio governo nel pianificare in tutto l’Iran e in tutte le regioni, se non c’è di già, coinvolgendo i cittadini nel dialogo con i funzionari economici regionali per definire gli obiettivi economici prioritari di ogni regione nei prossimi 5 anni (oltre diventa troppo rigido). Proprio come Charles de Gaulle, che non era certo comunista, fece con la sua “Pianificazione” di Jacques Rueff. Poi i ministri del governo centrale si incontrano e rivedono desideri ed esigenze della popolazione dell’Iran e traccia le priorità da realizzare. Vorrei vietare tutti i vaccini occidentali. Una dieta sana e amorevoli famiglia e comunità sono l’unico modo per avere un sistema immunitario sano. Vorrei vietare gli OGM e la Protezione chimica killer come il Roundup della Monsanto, sempre immanente, anche indirettamente tramite la soia o il mais OGM di Stati Uniti e Argentina. La Cina solo ora comprende l’errore nel permettere che il 60% dei suoi semi di soia sia OGM importato. Farei sviluppare la meravigliosa cultura alimentare dell’Iran naturalmente, con metodi naturali e senza chimica, sovvenzionandola con una politica fiscale positiva e punendo l’industria agroalimentare tipo USA con tasse punitive. Oggi gli oligarchi occidentali hanno un semplice ordine del giorno: il genocidio di tutti i non-anglosassoni dalla pelle scura. Ne ho incontrato molti negli anni nelle conferenze di Davos, Francoforte e molti luoghi. Sono razzisti sanguinari, eugenetisti, gente come Gates con i suoi vaccini uccide i neonati e rende sterili le ragazze. Bill Gates, George Soros, David Rockefeller, Warren Buffett, i DuPont, la famiglia Russell della Yale University, e altri i cui nomi non sono così noti. Sono tutte persone fondamentalmente stupide e ridicole, incapaci di vedere le conseguenze di ogni vita che tolgono dalla totalità dell’umanità. Per uccidere “le bocche inutili” come noi, fanno guerre, diffondono malattie, rendono sempre più malati e paralizzati i nostri bambini con i loro vaccini velenosi, distruggono la sana medicina tradizionale non chimica come quella che esiste ancora in alcune parti di Cina, Iran e Russia, in favore di farmaci e tossine delle aziende farmaceutiche occidentali che, tra l’altro, controllano. Creano organizzazioni terroristiche per diffondere le loro guerre di sterminio come al-Qaida in Libia, Iraq, Yemen e nel mondo arabo, il Cemaat di Fethullah Gülen in Turchia e altrove, il SIIL è una creazione di Stati Uniti e servizi segreti israeliani per distruggere Bashar al- Assad e il legame tra Siria, Iran e Iraq.
Washington ora vuole sedurre Iran per allontanarlo dall’alleata Russia e ridurre le esportazioni di gas russo verso la Turchia e l’Unione europea. A mio avviso il futuro dell’Iran non è divenire un nuovo alleato degli attuali neoconservatori di Washington per qualche biscotto economico occidentale; abbandonando la sua alleanza naturale con l’Eurasia, in particolare con Russia, Cina e i Paesi della Shanghai Cooperation Organization. Le riserve accertate di gas naturale dell’Iran sono stimate da BP in circa 34 miliardi di metri cubi, mentre per la Russia sono 33 miliardi di metri cubi. La cooperazione tra queste due superpotenze del gas naturale è essenziale per costruire l’architettura dell’Eurasia in modo vantaggioso per tutti, anche per la Germania e il resto dell’UE. Questa è un’occasione d’oro per allontanare la geopolitica energetica globale dalle potenze dell’asse Washington-Londra-Riyadh che la controllano dall’accordo iniziale tra il presidente statunitense Roosevelt e il re saudita Ibn Saud del 1943, dando alle transnazionali petrolifere statunitensi di Rockefeller il controllo esclusivo delle vaste ricchezze petrolifere dell’Arabia Saudita.

screenshot 2015-01-20 08.09.56.pngF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il volo Germanwings e i suoi misteri

Alessandro Lattanzio, 13/4/2015

È ben noto che ci vogliono mesi o addirittura anni affinché si possa produrre la prova inconfutabile della causa di un incidente aereo. Tuttavia, l’accusa del procuratore francese Robin fu immediatamente colta dai media avviando una delle più grandi campagne di diffamazione nella storia del giornalismo. In poche ore, il nome del copilota fu rivelato assieme a sue foto private. I suoi luoghi di residenza furono resi noti al pubblico. Parenti, vicini di casa, compagni di scuola e amici furono bombardati di domande, tutte basate sul presupposto che il copilota fosse già stato dimostrato colpevole”.
Ernst Wolff, autore del libro “Saccheggiare il mondo. Storia e politica del FMI

Nell’autunno 2014 uscì il film argentino Wild Tales, dove un pilota ‘pazzo’ si chiude nella cabina di pilotaggio di un aereo di linea, che fa schiantare uccidendo tutti a bordo. Il ‘pazzo’ aveva invitato sul volo l’amante che l’aveva piantato e un collega che odiava.

Andreas Lubitz, il ‘copilota pazzo’
germanwings-Andrea_3247461bIl copilota Andreas Lubitz viene indicato come autore responsabile dello schianto dell’Airbus A320 matricola D-AIPX della Germanwings, del Volo 4U9525 sulla tratta Barcellona-Duesseldorf, avvenuto il 24 marzo a 2000 metri di quota presso la stazione sciistica di Pra Loup, nel dipartimento di Digne-les-Bains, Languedoc-Roussillon nelle Alpi dell’Alta Provenza, in Francia.
Secondo i procuratori di Dusseldorf, nella perquisizione del suo appartamento non fu trovata alcuna lettera, confessione o indicazione della motivazione del suicidio-strage o documenti che specificassero la natura della presunta malattia di cui avrebbe sofferto. Inoltre, una donna identificatasi come la madre di un compagno di classe di Lubitz, disse al Frankfurter Zeitung che: “A quanto pare, ebbe un esaurimento, soffriva di depressione. Posso immaginarlo come reazione istintiva. Non poteva averlo pianificato, anche se, in realtà è stata come una sparatoria”. La BBC riferiva invece che l’ospedale locale, dove una volta era stato ricoverato Lubitz, negava che lo fosse stato per depressione, ma non poteva fornire ulteriori dettagli a causa delle norme sulla riservatezza dei pazienti. Il CEO della Lufthansa Carsten Spohr aveva ribadito che Lubitz era “al 100 per cento idoneo a volare, anche se nel 2008 si prese una pausa per diversi mesi, per motivi che ignoro. Non solo ha superato tutti i test medici, ma anche tutti i test e i controlli sul suo suo addestramento di pilota” ed era “al 100 per cento idoneo al volo, senza alcuna limitazione. Scegliamo il nostro personale molto, molto attentamente… L’idoneità al volo e la sua performance precedente erano esenti da qualsiasi critica”. Il club di volo LSC Westerwald di Montabaur, di cui Lubitz era membro, pubblicava un necrologio sul suo sito: “Da giovane, Andreas divenne un membro del club, volendo avverare il sogno di volare. Iniziò da allievo di alianti riuscendo a diventare pilota di Airbus A320. Riuscì a realizzare il suo sogno, un sogno che ha pagato con la vita. I membri della LSC Westerwald sono in lutto per Andreas e le altre 149 vittime della catastrofe del 24 marzo 2015. Le nostre più sentite condoglianze ai parenti. Non dimenticheremo Andreas”.
Lubitz ebbe una formazione rigorosa appena entrato nel programma di addestramento della Lufthansa, affermava il comandante Patrick Sondenheimer. Lubitz ebbe la licenza di pilota il 6 maggio 2010 e il brevetto di pilota privato il 6 gennaio 2012. Superò tutte le prove tecniche e psicologiche, con cui venne ritenuto al 100 per cento idoneo a volare. Lubitz entrò nella Germanwings, filiale della Lufthansa, nel settembre 2013, dopo aver ottenuto la licenza di pilota commerciale presso la Scuola di Volo della Lufthansa di Brema, in Germania, e presso il Phoenix Goodyear Airport in Arizona, negli USA. Al momento dello schianto, Lubitz aveva 630 ore di volo. Il sito Aviation Business Gazette menzionava Lubitz nel settembre 2013: “La Federal Aviation Administration (FAA) riconosce Andreas Guenter Lubitz inserendolo nella prestigiosa banca dati della certificazione FAA per i piloti. La banca dati, che appare sul sito dell’agenzia, nomina Lubitz tra i piloti certificati che hanno raggiunto o superato gli alti standard medici e istruttivi per la licenza istituita dalla FAA”. La banca dati venne creata dopo una serie di incidenti aerei mortali causati dalle scarse competenze dei piloti.

CBBtwVKVAAEWSJGEntrano in scena le ‘autorità’
Solo 48 ore dopo la tragedia, il procuratore francese Brice Robin, incaricato delle indagini, dichiarava che “sembrava che il copilota avesse fatto scendere l’aereo deliberatamente, distruggendolo“. I genitori di Andreas Lubitz, una volta giunti in Francia per assistere al riconoscimento dei defunti, furono portati in un luogo segreto dai gendarmi francesi, mentre la polizia tedesca perquisiva la casa della famiglia a Montabaur, e l’appartamento del copilota a Dusseldorf. Dopo di ché il procuratore di Marsiglia Brice Robin confermava che gli investigatori ritenevano che Lubitz avesse intenzionalmente schiantato l’aereo del volo 4U9525. Inizialmente la CNN disse che l’aereo aveva emesso una chiamata di emergenza, per poi perdere velocità e quota. La Casa Bianca stranamente disse subito che l’incidente non era dovuto a terrorismo. I francesi dissero di aver trovato subito una scatola nera, poi dissero che non l’avevano trovata, poi dissero che era vuota, e quindi che la memoria si era staccata. Secondo Robin, dalle registrazioni vocali della cabina di pilotaggio (Cockpit Voice Recorder) si sentiva che, “Il respiro di Lubitz non era agitato. Non ha mai detto una sola parola. C’era un silenzio totale nella cabina di pilotaggio nei dieci minuti seguenti. Niente. Non credo che i passeggeri avessero capito cosa succedesse fino agli ultimi istanti, perché nella registrazione si sentono delle urla solo negli ultimi secondi”. La Reuters citava Christoph Kumpa della procura di Duesseldorf, dire “un pilota era nella cabina di pilotaggio e l’altro no“, ribadendo che l’informazione proveniva dagli investigatori francesi. “E’ importante notare che non è chiaro cosa ciò significhi o quali parti di tali relazioni, se il caso, siano accurate. E’ anche importante notare che gli investigatori finora avevano detto che un sabotaggio sembrava improbabile, anche se furono altrettanto rapidi nel precisare che niente andava escluso”.
de00fc1c-8d8b-45af-86ca-523837765139-620x372 I vicini dei Lubitz, Peter Reucker e Johannesburg Rossbach, descrivevano Andreas come un giovane “piuttosto tranquillo” e socievole, e per Klaus Radke, presidente del club di volo di Lubitz, era una “persona aperta e normale”. Radke aveva anche respinto la conclusione dei procuratori di Marsiglia secondo cui Lubitz aveva schiantato il volo Germanwings intenzionalmente, “Non vedo come si possano trarre tali conclusioni prima che l’indagine sia completata“. Inoltre, i piloti tedeschi non erano contenti di come le autorità gestivano le indagini, dicendo che i procuratori erano saltati a tali conclusioni cercando un capro espiatorio, “Ho la sensazione che si cerchi una risposta rapida, piuttosto che una buona risposta“, affermava James Phillips, direttore per gli affari internazionali dell’associazione dei piloti tedeschi. Inoltre, l’European Cockpit Association (ECA), che rappresenta oltre 38000 piloti europei, affermava che il pubblico ministero francese Robin sembrava offuscare le responsabilità dell’incidente e che la sua immediata insistenza nell’attribuirne la colpa al copilota Lubitz appariva dubbia. Infatti, secondo Robin, “L’interpretazione più plausibile e probabile per noi è che il copilota, con astensione volontaria (deliberata decisione di non agire) s’è rifiutato di aprire la porta della cabina di pilotaggio al comandante, ed attivato il pulsante per iniziare la discesa. Quindi ha attivato tale pulsante, avviando la perdita di quota (discesa) per un motivo che ignoriamo completamente, oggi, ma che può essere considerato quale intenzione di distruggere l’aereo“. Tuttavia, secondo l’ECA “i piloti europei sono profondamente preoccupati da tale svolta nelle indagini sul tragico incidente del volo Germanwings 4U9525. Le relazioni di investigatori e pubblici ministeri francesi, secondo cui ciò sarebbe risultato dal tentativo deliberato di distruggere l’aereo, sono scioccanti e i nostri pensieri vanno alle vittime e ai loro familiari. Sottolineiamo la necessità di un’imparziale ed indipendente indagine sui fattori che hanno causato questo incidente. La fuga dei dati del CVR è una grave violazione delle fondamentali e globalmente accettate norme d’indagine sugli incidenti internazionali… Data la pressione che tale fuga ha indubbiamente creato, la squadra investigativa affronta una seria distrazione. Il compito richiesto agli investigatori della sicurezza sembra disturbato da considerazioni giudiziarie. Ciò è altamente pregiudizievoli, ed è un impedimento nel rendere l’aviazione più sicura traendo lezioni da tale dramma“.341061Entrano in scena i ‘giornalisti’
I giornalisti di Paris Match e del Bild affermavano di aver visionato un video di pochi secondi, sugli ultimi momenti del volo 4U9525 della Germanwings, registrato dal cellulare di una delle vittime e recuperato tra i rottami. Il procuratore Robin ne negava l’esistenza, “allo stato attuale delle indagini non esistono video sull’incidente”. Secondo i giornalisti il cellulare fu “ritrovato da una persona della cerchia degli inquirenti. Non c’è alcun dubbio sull’autenticità del video. Ne siamo molto sicuri. E’ caotico, traballante”, affermava il caporedattore del Bild Julian Reichelt. Sul video non si vedrebbe nessuno, ma si sentirebbero le urla dei passeggeri, perfettamente consapevoli di quello che succedeva, oltre ad almeno tre tonfi metallici. Poi un rumore più forte, e quindi nulla. Il tenente-colonnello della gendarmeria francese Jean-Marc Menichini, affermava che il video “è completamente falso” e che i cellulari raccolti sul luogo dell’incidente non erano stati “ancora esaminati”. Tra l’altro, sempre il quotidiano tedesco Bild affermava che il comandante dell’aereo, rimasto fuori dalla cabina di pilotaggio, aveva cercato di distruggere la porta d’accesso con un’ascia. Falso, dice il presidente del sindacato dei piloti di linea francese (SNPL) Eric Derivry, “Non ci sono asce, se non unicamente dentro la cabina di pilotaggio. Per una serie di minacce e possibilità di usarle per prendere il controllo dell’aereo, non ci sono asce nel compartimento passeggeri. Solo piedi di porco“. Inoltre, la cabina di pilotaggio dell’Airbus A320 è dotata di una porta d’accesso con triplice blocco elettrico controllato dal personale di bordo. Normalmente, quando la porta è chiusa, è bloccata. Alla richiesta di entrare nella cabina, l’equipaggio autorizza l’accesso aprendo la porta, che rimane chiusa fino a quando non viene sbloccata di nuovo. Se l’equipaggio non risponde alle richieste di accesso, la porta può essere sbloccata dal personale di bordo inserendo un codice tra 2 e 7 cifre (programmato dalla compagnia aerea) sulla tastiera (FAP – Forward Attendant Panel) installata a fianco della porta. Inoltre, il personale di bordo dispone di telefoni satellitari con cui collegarsi ai centri del controllo del traffico aereo, come il telefono satellitare ad alta frequenza (HF) o il telefono ad altissima frequenza (VHR) dei sistemi radio di bordo ARINC ed ACARS.11q_157In effetti, i ‘giornalisti’, quando si tratta di “certi incidenti aerei”, assumono un comportamento abbastanza rivelatore. Nel caos del volo malese MH17 precipitato in Ucraina, il “giornalista” della Reuters Anton Zverev aveva scovato, il 12 marzo 2015, un testimone, Pjotr Fjodotov, residente nel villaggio di Chervonij Zhovten “allora, ed ora, controllato dai ribelli“, che avrebbe confermato la tesi dell’abbattimento dell’aereo malese per mano dei “separatisti filorussi”. Secondo la Reuters, “Fjodotov avrebbe detto “Ci fu un tale botto che ci paralizzò facendoci cadere. Poi andammo dall’altro lato della casa per dare un’occhiata. C’era un missile che volteggiava in aria, poi una specie di stadio si era separato, e quindi puntò verso Lutugino, Torez, dove ho visto l’aereo cadere a pezzi. Solo dopo scoprimmo che era un Boeing”. I missili della batteria di Buk spesso zigzagano nel cielo per alcuni secondi, dopo il lancio, prima di essere agganciati dal radar di bordo puntando il missile verso l’obiettivo, secondo il video dei lanci pubblicati su internet. Nel loro insieme, i resoconti non dimostrano che il missile lanciato presso Chervonyi Zhovten sia quello che ha abbattuto l’aereo di linea, perché nessuno degli abitanti del villaggio ha visto in realtà il lancio”. Ma qui la Reuters conclude ad effetto: “Intervistato da Reuters, Fjodotov, il testimone che ha descritto il missile che ‘volteggiava’, in un primo momento disse alle telecamere che fu lanciato dal territorio controllato dall’esercito ucraino. Più tardi, a telecamere spente, disse che era stato lanciato da una zona dei ribelli, nelle vicinanze. Alla domanda sul perché avesse detto il contrario, rispose che aveva paura dei ribelli”. RussiaToday aveva poi intervistato Pjotr Fedotov, che disse “Quando abbiamo parlato del Boeing davanti la telecamera (della Reuters), dissi tutto ciò che vidi. Le cose che avrei detto a telecamera spenta sono tutte sciocchezze ideate dal giornalista stesso. Tutte bugie, non abbiamo più discusso del Boeing, ma solo della situazione“. Fjodotov, infatti, aggiungeva che Zverev in seguito l’aveva contattato per chiedergli se fosse nei guai per avergli parlato, “La prima cosa che chiese era se fossi nei guai. Rimasi sorpreso. Perché dovrei essere nei guai se gli ho detto ciò che ho visto? Solo quando i miei amici mi hanno chiamato e detto che in certe trasmissioni TV insinuavano che avevo detto una cosa alla telecamera, e il contrario senza la telecamera, ho capito perché mi faceva questa domanda. Forse se ne approfitta… davvero non so quale sia lo scopo del giornalista, ma mi sembra una provocazione“.

‘Rischi di guerra’
Secondo il settimanale tedesco Handelsblatt, gli assicuratori della Lufthansa, guidati da Allianz avrebbero predisposto circa 300 milioni di dollari per pagare i famigliari delle vittime della tragedia, se venisse stabilito che Lubitz ne sia stato il responsabile volontario. Ma in questo caso, una parte dei risarcimenti, sei milioni e mezzo di dollari, sarà coperta da polizze sui “rischi di guerra”, dato che il disastro sarebbe considerato il risultato di un “atto ostile”. Va ricordato, che dei testimoni riferirono di aver sentito un’esplosione e visto del fumo uscire dall’A320 della Germanwings, poco prima che si schiantasse. Un pilota di elicottero dell’aeronautica francese di stanza ad Orange, a 30 minuti dal luogo dell’incidente, disse che testimoni gli riferirono “di aver sentito un’esplosione e visto del fumo“. Il pilota confermava anche che i rottami dell’incidente indicavano che parti della fusoliera si erano “staccate dal velivolo prima dell’impatto. L’area delle ricerche è assai localizzata, ma una pezzo è stato rinvenuto a monte, cosa un po’ preoccupante“.
Un progetto tra NASA, US Air Force e Lockheed Martin fu avviato negli anni ’80 per il controllo a distanza di un aereo andato fuori rotta, si tratta dell’Automatic Ground-Collision Avoidance System (Auto-GCAS) che monitora la rotta di un aereo confrontandolo al terreno della rotta prevista. Se i calcoli indicano un incidente imminente e l’assenza di una risposta da parte del pilota, il pilota automatico si attiva per mettere in salvo l’aereo. Il sistema è installato sui caccia statunitensi F-16 ed F-22.

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ABG
Aanirfan

CBC
Dailymail
Euronews
GlobalResearch
Heavy
Les Crises
NPR
Quartz
Repubblica
Reseau International

Reseau International
SCPR
Sputnik
Sputnik
Zerohedge

Quattro idee sbagliate sui negoziati con l’Iran

PolitRussia Oriental Review 8 aprile 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroraSwitzerland-United-St_Horo-e1427387138787I negoziati sul programma nucleare iraniano tenutisi la scorsa settimana a Losanna e il conseguente piano d’azione congiunto, hanno avuto una tale copertura mediatica che abbiamo voluto capire cosa sia esattamente accaduto in quella tranquilla località turistica svizzera?

1.mo equivoco: la comunità internazionale e l’Iran hanno raggiunto un accordo.
Realtà: Non vi è alcun trattato. Sì, c’è una “comprensione”, ma vaga (il che significa che non c’è nemmeno un memorandum d’intesa). Il testo del preambolo è affascinante: (“importanti dettagli sull’implementazione sono ancora oggetto di trattative, e non c’è trattato senza accordo su tutto”). Non c’è alcuna reale necessità di leggere altri paragrafi, dato che potrebbero tutti cambiare non essendoci accordi finché su tutto non c’è “accordo”, e alcuno di questi punti è vincolante, in ogni caso. L’unico impegno preso dalle parti è la promessa di traccheggiare e cercare di combinare qualcosa di serio che possa essere firmato entro il 30 giugno. Di qui la domanda, quel è lo scopo di tale inutile cartaccia? Beh, dare a Obama e ai diplomatici iraniani la possibilità di annunciare una storica vittoria ed evitare la vergogna di ammettere che i negoziati, su cui sono state riposte grandi speranze, erano effettivamente finiti nel nulla. Finché si esce con tale documento, possono sempre accusarsi a vicenda per la rottura di qualsiasi accordo. È una pratica comune.

2.ndo equivoco: Obama firmerebbe un accordo a lungo termine con Teheran che porrà fine alla crisi con l’Iran.
Realtà: Il massimo che Obama può fare è firmare un accordo che sarà valido fino alla sua permanenza in carica. La maggior parte dei repubblicani al Senato (e il prossimo presidente degli Stati Uniti sarà quasi certamente un repubblicano) ha recentemente inviato una lettera ufficiale al governo di Teheran offrendo ai leader iraniani un quadro chiaro dell’opinione dei senatori su qualsiasi possibile trattato con il Paese. Nella migliore delle ipotesi, un futuro accordo con l’Iran fornirà una parvenza di stabilità per non più di 18 mesi. Va inoltre tenuto presente che il Senato farà tutto il possibile per silurarlo e i senatori democratici sovversivi contrariati da qualsiasi accordo, gli daranno una mano. L’American Israel Public Affairs Committee è contro il trattato, e l’AIPAC è la più potente organizzazione di lobbying negli Stati Uniti, dalla grande influenza su Camera e Senato così come sull’amministrazione del presidente degli Stati Uniti. E mentre Obama non ha essenzialmente nulla da perdere, molti membri del suo partito sono piuttosto restii ad arruffare le penne con l’AIPAC e quindi dire addio alla carriera politica. Per inciso, negli USA si crede che il partito favorito dall’AIPAC arrivi alla Casa Bianca. Così, anche i democratici hanno un forte motivo nell’affondare qualsiasi accordo con l’Iran, evitando che un repubblicano arrivi allo Studio Ovale. Lo speaker repubblicano della Camera John Boehner ha promesso di “chiedere conto” ad Obama, affermando: “Nelle prossime settimane, repubblicani e democratici al Congresso continueranno a porre all’amministrazione dettagli sui parametri e domande difficili rimaste inevase“.

3.zo equivoco: l’accordo tra Stati Uniti e Iran porterà la pace nella regione.
Realtà: la reazione iniziale del primo ministro israeliano Netanyahu sull’esito dei colloqui a Losanna è stata una telefonata di tre ore con Obama, durante cui il presidente statunitense ha cercato di tranquillizzare il premier furioso per l'”errore storico”. Almeno così la stampa israeliana descrive la situazione. Quindi, Netanyahu decideva di convocare una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza nazionale sottolineando che l’accordo con l’Iran è una “minaccia esistenziale” al suo Paese. Cerchiamo di riflettere su ciò che i leader militari e politici d’Israele avrebbero discusso nella riunione del Consiglio di Sicurezza. Possibili risposte:
A. Un piano di reinsediamento degli ebrei in Argentina, Crimea o Polo Sud. Non importa, solo un posto lontano dall’Iran e dalla sua bomba.
B. Un piano per l’attacco preventivo all’Iran, ammesso che non riescano a far fallire i negoziati successivi.
Probabilmente l’opzione B è stata discussa, con particolare attenzione sul possibile coinvolgimento dell’Arabia Saudita, che s’è creata un perfetto casus belli, vale a dire il sostegno dell’Iran ai ribelli sciiti nello Yemen, minacciando le province sciite dell’Arabia Saudita. C’erano grandi speranze sui colloqui di Losanna, ma la pace nella regione sembra molto lontana. Le contraddizioni radicali nel triangolo Tel Aviv – Riyadh – Tehran alla fine esploderanno.

4.to equivoco: la fine delle sanzioni all’Iran ridurrà il prezzo del petrolio
Realtà: Per nulla. Il governo iraniano e alcuni analisti occidentali ritengono che la fine delle sanzioni immetterà un milione di barili di petrolio sul mercato al giorno, ma è una valutazione eccessivamente ottimistica. In un’intervista alla CNBC, l’amministratore delegato di JBC Energy, Johannes Benigni, ha affermato che, un anno dopo l’ipotetica firma del trattato di pace e la revoca delle sanzioni all’Iran, realisticamente ci sarebbe “ulteriore petrolio iraniano nel mercato, alla fine, per soli 300000 barili al giorno“. Questo sarà importante per il tesoro iraniano, ma non avrà un impatto cruciale sul mercato globale. L’Iran non uscirà dalle sanzioni, ma venderà il petrolio eludendo l’ingiunzione, come vendere petrolio sui mercati asiatici come “prodotti trasformati”. La revoca delle sanzioni, ancora lontana e del tutto teorica, si limita a facilitare l’Iran nel commercio e ed aumentare leggermente le vendite di petrolio all’Europa. La reazione iniziale del mercato petrolifero alla notizia del risultato dei negoziati offre l’ipotetica conferma di tale conclusione. Il Brent venduto per giugno è negoziato a circa 56,09 dollari al barile a Londra, e il panico non s’è visto nelle vendite. Inoltre, il mercato viene definito “contango”, cioè il prezzo dei futures è attualmente superiore al prezzo atteso. Ad esempio, il Brent venduto a dicembre veniva scambiato a 60,74 dollari, molto difficile da conciliare con i resoconti dei media in preda al panico per il “crollo” imminente del mercato. In sintesi: non vediamo alcun forte calo del prezzo del petrolio, e anche la risoluzione più ideale del problema iraniano non farà crollare il mercato petrolifero. L’euforia può inaugurare il temporaneo calo dei prezzi, ma semplicemente a lungo termine i prezzi non si ridurranno solo per un trattato con l’Iran.

ShowImage.ashxTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lo scudo ABM degli Stati Uniti in Romania

Valentin Vasilescu – Reseau International 6 aprile 2015mda_aegisIn un’intervista a una pubblicazione danese, Mikhail Vaeli, ambasciatore russo a Copenaghen, ha detto che tutti i Paesi che entreranno a far parte del sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti in Europa, diverranno automaticamente bersaglio dei missili balistici russi. Gli Stati membri della NATO che hanno accolto sul proprio territorio elementi del sistema ABM degli USA sono Turchia (radar d’allerta AN/TPY-2), Spagna (ospitando presso la base navale di Rota tre cacciatorpediniere AEGIS degli USA), Polonia e Romania (sistemi missilistici balistici). In apparenza la rabbia del russo sembrava ingiustificata dato che, secondo le dichiarazioni dei funzionari statunitensi, i sistemi antimissile balistico statunitensi in Europa avrebbero scopo difensivo. Sergej Rjabkov, Viceministro degli Esteri russo, è di diverso avviso sostenendo che i sistemi antimissile che verranno installati in Romania e Polonia violano il trattato sulle Intermediate Nuclear Forces (INF). Il trattato firmato da Stati Uniti e Unione Sovietica nel 1987 portò all’eliminazione dei missili balistici a corto e medio raggio (500-5000 km), così come dei missili da crociera terrestri. Con il trattato, gli Stati Uniti ritirarono da Regno Unito, Belgio, Paesi Bassi, Italia e Germania e smantellarono 846 missili con testate nucleari Pershing-1b, Pershing-2 e BGM-109G Tomahawk. Lo stesso avvenne con i 1846 missili balistici sovietici TR-1, OTR-23 e R-12 (presenti in Polonia, Cecoslovacchia, Germania e Bulgaria), R-14 (3700 km) e RSD-10 (5500 km).

1. Cosa vogliono i russi?
Dopo 28 anni, con il pretesto del cosiddetto scudo ABM, gli statunitensi truffano reintroducendo in Romania e Polonia missili da crociera in terrestri BGM-109G Tomahawk, in grado di colpire Mosca e altri obiettivi nella parte europea della Russia. Questo tipo di missili fu rimosso dall’Europa, secondo il Trattato INF. Lo scudo ABM statunitense situato a Deveselu, in Romania, che sarà operativo entro la fine del 2015, è un complesso AEGIS composto da un radar AN/SPY-1D da rilevamento, inseguimento e puntamento e un sistema di lancio dei missili a celle verticali VLS Mk-41. Il centro di comando e controllo è collegato alla rete satellitare e alla rete dei radar navali, terrestri ed AWACS delle forze armate statunitensi. Sulle celle di lancio verticale di Deveselu, gli esperti militari russi dicono che solo 24 saranno utilizzate per lanciare missili antibalistici SM-3. Le cellule rimanenti saranno usate per lanciare missili da difesa aerea e 8 missili da crociera Tomahawk.

MK-41-Family-o-Launchers2. Il sistema AEGIS delle navi da guerra degli Stati Uniti
Il binomio radar AN/SPY-1 – cellule verticali Mk-41 di Deveselu è identico a quello degli incrociatori della classe Ticonderoga e dei cacciatorpediniere classe Arleigh Burke degli Stati Uniti. Il sistema di lancio Mk-41 è costituito da diversi moduli, ciascuno con 5-8 lanciatori verticali singoli, montato sul ponte dei caccia (90 celle) e degli incrociatori (122 cellule). Il sistema di lancio verticale VLS Mk-41 è prodotto dalla Lockheed con la possibilità di scegliere tipo di missile: antinave, anti-som, superficie-superficie o da crociera, incapsulato nei contenitori per il sistema di lancio, consentendo rapida e continua reazione a varie minacce. Possono essere lanciati a caldo, con l’immediata accensione del motore del missile, o a 20-30 metri dopo l’espulsione dal sistema di lancio, avviando poi il motore del missile. La sezione della difesa antiaerea del sistema di lancio verticale VLS Mk-41 sulle navi degli Stati Uniti (composto da 30-40 celle) è armato con tre tipi di missili: RIM-174/Standard Missile-6 ERAM (370 km di gittata), RIM-156A/Standard Missile-2 (190 km di gittata) e RIM-7 Sea Sparrow (19 km di gittata). La sezione balistica del sistema è armata di missili balistici RIM-161/Standard Missile-3/1b derivati dal RIM-156A/SM-2, con un peso di 1500 kg, lunghezza di 6,6 m, diametro di 34 cm, gittata di 500 km e quota di 160 km. La sezione antisom e d’attacco strategico è armata con missili-siluro antisom RUM-139 ASROC (22 km di gittata), missili da crociera Tomahawk e missili superficie-superficie RGM-165/Standard Missile-4 con gittata di 280 chilometri a Mach 3,5.VLS_MK41_Canister_Types3. Missile Tomahawk
E’ armato con testate nucleari in miniatura W80 da 50 kt, pesa 1500 kg e ha lunghezza di 6,6 m, diametro di 34 cm, gittata di 1300-2500 km, velocità di crociera di 880 km/h e costa 1,2 milioni di dollari. Nei primi 5-10 secondi, lo stadio a combustibile solido lancia e accelera il missile, dopo di che le ali vengono dispiegate e la propulsione fornita da un motore a reazione, come per gli aerei. Il microprocessore integrato provvede alla navigazione inerziale a 50-100 m con correzioni via GPS del modulo di memoria TERCOM (Terrain Contour Matching), consentendo la mappatura del terreno sorvolato e di confrontarlo con i dati di volo utilizzando un radioaltimetro. La testata del missile con guida di precisione ha un mini-radar che permette al missile, una volta giunto sul bersaglio, di rilevarlo, identificarlo e distinguere gli ostacoli

4. Quali sono i rischi e i benefici per la Romania?
A che serve lo scudo ABM degli USA nel territorio della Romania, sapendo bene che esiste il rischio di esporre la popolazione a rappresaglie convenzionali o nucleari dalla Russia? La mia opinione è che la Romania non ha modo di violare il Trattato sulle forze nucleari intermedie (INF), per il semplice motivo che non ne fa parte. Anche il Viceprimo ministro della Russia Dmitrij Rogozin, ex-ambasciatore russo presso la NATO ed esperto, ha ammesso che lo status della base USA di Deveselu permette a malapena ai soldati di entrarvi. Anche il Capo di Stato Maggiore Generale dell’esercito romeno, un esercito della NATO, non potrà mai visitare il centro di comando e controllo, semplicemente perché la base di Deveselu è una base statunitense, non della NATO. D’altra parte, a causa della situazione internazionale e della cattiva gestione delle risorse economiche, umane e finanziarie dei governi succedutisi in Romania negli ultimi 25 anni, dopo la caduta di Nicolae Ceausescu, migliaia di industrie sono state smantellate e rottamate, e parte della ricchezza nazionale è finita all’estero. In tali circostanze, il bilancio della difesa non ha permesso l’acquisto di armi moderne in questi anni. Così, la difesa aerea della Romania si basa su circa 20 batterie di missili sovietici a corto e medio raggio, e 20-24 aerei da combattimento MiG-21, tutti vecchi 44 anni. L’efficacia di questi missili ed aeromobili, in una situazione di grande presenza di aerei moderni che operano con intensi disturbi elettronici, è zero. Al contrario, lo scudo ABM degli Stati Uniti di Deveselu, attraverso la sua sezione da difesa antiaerea, coprirà gran parte del territorio della Romania con missili di nuova generazione.

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Il nuovo radar SBX degli USA è un fallimento
La difesa missilistica USA sarebbe destinata a proteggerci dagli ‘Stati canaglia’, ma gli analisti russi credono che in realtà si volta contro la Russia
TASS 5/4/2015 – Russia Insider

20140222_USD001_0Il radar navale in banda X, sviluppato e progettato dal Pentagono e che dovrebbe divenire l’elemento centrale del sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti, si rivela inefficace secondo il Los Angeles Times. “Se la Corea democratica lanciasse un attacco a sorpresa, il Sea-Based X-Band Radar, SBX in breve, dovrebbe individuare i missili, inseguirli e guidare i missili-intercettori degli Stati Uniti per distruggerli“, secondo il giornale. “In realtà, il gigantesco radar galleggiante è un flop da 2,2 miliardi di dollari, secondo un’indagine del Los Angeles Times. Anche se può rilevare oggetti lontani, il suo campo visivo è così stretto che sarebbe di scarsa utilità contro ciò che gli esperti considerano l’attacco più probabile: una serie di missili intervallati da esche”, afferma l’articolo. “SBX avrebbe dovuto essere operativo dal 2005. Al contrario, è stato quasi sempre sotto naftalina a Pearl Harbor, nelle Hawaii” secondo il Los Angeles Times. Tuttavia, “non solo il progetto è uno spreco di denaro dei contribuenti, ma ha creato un vuoto nella difesa della nazione“, osserva il giornale. La Missile Defense Agency statunitense ha speso circa 10 miliardi di dollari per programmi inefficaci, negli ultimi anni, secondo il giornale. Almeno altri tre progetti si sono rivelati inutili come il laser aeroportato per distruggere missili nemici subito dopo il lancio (progetto chiuso nel 2012 e costato 5,3 miliardi dollari), l’Intercettore a energia cinetica (chiuso nel 2009 dopo sei anni di lavori costati 1,7 miliardi dollari) e il Multiple Kill Vehicle (programma accantonato dopo quattro anni di lavori costati 700 milioni di dollari).

img_2850Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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