Trump e T.Rex estingueranno gli USA

Alessandro Lattanzio

In realtà, oltre Trump, sono disperati anche i ratti neocon; Rex Tillerson (T.Rex per gli amici) è corso a Mosca minacciando, e portandosi dietro i pecoroni del G7 (paesi tutti guidati da mezzeseghe e fenomeni da baraccone come gentiloni e trudeau); ma in realtà vuole implorare la Russia di fargli vincere la partita in Siria. Ma il rifiuto di Putin d’incontrare questa feroce nullità di Tillerson è già di per sé un segnale inequivocabile. Gli USA si sono messi in un angolo, e il caprone Trump, con la sparata su al-Shayrat, ha in un colpo disintegrato le posizioni residuali degli USA e pure il quadretto della presunta potenza bellica statunitense, con i suoi missili abbattuti a decine. Questa massa d’imbecilli viene magnificata, paradossalmente, dai presunti antiamericani geopolitici, che scambiano per furbizia democristiana le convulsioni di un suicida.
Come detto, l’attacco su Shayrat ha rafforzato le posizioni della Corea democratica, e della Cina, insultata da questo caprone di Tillerson che ha diffuso la menzogna che Xi avesse approvato l’attacco, facendo infuriare ancor più Pechino. Pensano sul serio di aver a che fare con Gheddafi o Hussain? E per di più credono alle menzogne che i media riferiscono su loro stesso ordine! Alienati messi in un angolo, fanno sembrare un Obama uno statista. Il resto, le varie cacate su cluster bombs e napalm spalmati sui ratti e i loro covi, possono indignare il frociume sinistro occidentale, ma nessun altro, visto che gli USA sono sempre i primi a usare tali armi contro i civili, e non certo contro i loro agenti camuffati da terroristi islamisti.

Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov dichiarava che il segretario di Stato degli USA Rex Tillerson non incontrerà il Presidente Vladimir Putin durante la visita a Mosca, Peskov aveva anche dichiarato che l’aggressione alla Siria dimostra la totale mancanza di volontà di Washington di collaborare e che i rinnovati inviti al Presidente Bashar al-Assad a dimettersi non aiutano a risolvere la crisi. “Non c’è alternativa ai colloqui di pace a Ginevra e Astana”, concludeva Peskov. A Lucca, i capi europei erano ansiosi di sentirsi dire da Washington che s’impegna a rovesciare Assad e a sanzionare la Russia. Infatti Italia, Germania, Francia e Gran Bretagna invitavamo i ministri degli esteri di Turchia, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania e Qatar per discutere della distruzione della Siria. Il fronte islamo-atlantista è al gran completo, con tanti saluti ai deliri di Dugin e seguaci, prostitute dichiarate dei servizi segreti turchi e della NATO. Anche il segretario alla Difesa degli USA, l’ex-generale James Mattis, cantava vittoria arrivano a sostenere che l’attacco missilistico del Pentagono alla base aerea di al-Shayrat avrebbe distrutto 92 aerei dell’Aeronautica araba siriana (SAAF), imitando Schwarzkopf nell’elencare gli strabilianti (e sempre farlocchi) successi militari statunitensi in Iraq nel 1991. Ma nonostante tale “strabiliante successo” statunitense, la base aera di al-Shayrat tornava pienamente operativa 24 ore dopo l’attacco missilistico. Ciò mentre il Comando Centrale (CENTCOM ) degli Stati Uniti si esibiva in un contorsionismo ridicolo per giustificare l’esibizione d’impotenza e fallimento nell’attacco missilistico su al-Shayrat. Il fallimento dei 59 missili da crociera Tomahawk lanciati contro la base della SAAF di Shayrat (un 60.mo missile non era neanche riuscito a decollare), crea forte nervosismo nel Pentagono. Di conseguenza, i media mainstream con le loro “fonti della difesa USA anonime”, e lo stesso Trump, cercavano di spiegare le dimensioni di tale “successo”. Il CENTCOM arrivava a dire che nella base siriana fossero presenti “depositi di armi chimiche”, e che l’US Navy gli aveva “evitati”; ovviamente il CENTCOM evitava pure di dimostrare la presenza di tali “depositi di armi chimiche”. I capi degli Stati Uniti difatti hanno compreso di aver commesso un passo falso, e ora cercano di spacciarlo da mossa riuscita. In realtà, il comportamento dei militari statunitensi dimostra gravi carenze.
L’attacco missilistico non avevano inflitto gravi danni, sebbene i missili avessero seguito una rotta attraversando prima lo spazio aereo libanese e, una volta in quello siriano, costeggiando il confine tra Giordania e Siria per poi volgere a nord per colpire Shayrat, dato che la rotta che sorvolava la costa siriana, tra Tartus e Lataqia, è ultraprotetta dai sistemi di difesa aerei russi schierati nella base aerea di Humaymim e presso la base navale di Tartus. Grazie alla manovra contorta seguita dai missili da crociera Tomhawk, gli S-300 siriani non poterono intercettarli tutti per via della complessa topografia della regione sorvolata da tali missili. Nella base aerea, i missili statunitensi distruggevano effettivamente un solo MiG-23ML, e danneggiavano altri cinque velivoli dell’Aeronautica siriana. Tutti velivoli fuori uso e in manutenzione. I missili da crociera erano degli RGM/UGM-109E, Block4, dotati di una testata semi-penetrante WDU-36/B in titanio dal peso di 317 kg. Tale ogiva permette di aumentare la gittata del missile a 1600 km, ma ne riduce la potenza esplosiva, rendendo i missili inefficaci contro gli hangar protetti di al-Shayrat. L’US Navy dispone dei vecchi BGM-109C con testata da 440 kg e BGM-109D con testata a submunizioni. Non furono impiegati per via dell’attuazione frettolosa dell’attacco: questi missili da crociera dovevano essere  inviati nel Mediterraneo. Nel frattempo, gli statunitensi preparano le forze dei loro agenti locali, le “Forze democratiche siriane” (SDF), per accerchiare Raqqa e Tabaqa. Ma tale operazione dipende dalle forze aeree degli Stati Uniti, e le operazioni aeree statunitensi sulla Siria dipendono dalla volontà della Russia, che ha già abrogato il memorandum sulla prevenzione degli incidenti aerei. Infatti, il Pentagono ha ridotto le sortite aeree nella regione di Raqqa.Fonti:
South Front
Sputnik
Sputnik
Zerohedge

I fagiani, anche dal ciuffo dorato, finiscono in pentola comunque.

L’ammiraglia Nora W. Tyson, la cui flotta minaccia la Corea Democratica

Attacco missilistico: gli S-300 hanno funzionato e gli USA sospendono i voli sulla Siria

Attacco USA: gli S-400 hanno funzionato
Infosdanyfr 09/04/2017

Dal lancio dei 59 missili Tomahawk contro un aerodromo di Homs, una domanda continua ad emergere in ogni analisi: 23 dei 59 missili da crociera degli Stati Uniti hanno colpito il bersaglio. E il resto? Cos’è successo agli altri 34 Tomahawk sparati dalle due navi da guerra statunitensi dispiegate nel Mediterraneo? La risposta sarebbe nel video diffuso da al-Alam: la contraerea siriana intercettava e distruggeva 34 missili Tomahawk prima che raggiungessero la base aerea Shayrat. L’informazione evidenzia il decreto della presidenza siriana per intercettare e abbattere i missili degli Stati Uniti fin dal primo minuto dell’attacco. Altri analisti indicano il ruolo dei radar russi che sarebbero subito entrati in azione dopo il lancio del primo missile. Si tratta degli S-300 siriani o degli S-400 russi schierati in Siria? Perché nascondere questa “risposta pungente” e riferirla due giorni dopo l’attacco? Il video pubblicato da fonti militari siriane dimostra una cosa: se la Siria e l’alleata Russia ne hanno evitato la diffusione a poche ore dagli attacchi degli Stati Uniti, lo era per evitare un’escalation. Ma con l’intensa campagna di minacce a Siria e Russia non ci sarebbe forse motivo di non rivelare “le debolezze missilistiche degli Stati Uniti” e “la potenza della difesa aerea siriana“.
Gli Stati Uniti annunciarono, tramite il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer, di non avere preavvertito la Russia dell’attacco contro il territorio siriano. All’inviata di Fox News, il portavoce diceva che “non avemmo alcun contatto con la leadership politica russa“, il che significa che gli Stati Uniti in realtà volevano “anticipare” i russi. Ma la sorpresa non sembra “esser andata bene!” Gli analisti dicono ancora che la Russia, le cui navi da guerra tornano nel Mediterraneo, ha dimostrato moderazione evitando una “guerra balistica” che poterebbe alla “guerra nucleare”.

Le forze siriane disperdono gli aerei da combattimento
Infosdanyfr 09/04/2017

La Syrian Arab Air Force ha deciso di rischierare i propri aerei da combattimento per impedire di essere distrutti da nuovi attacchi con missili da crociera. I caccia Mikojan MiG-29SM sono stati trasferiti ad Humaymim. Altri velivoli d’attacco venivano sparsi su vari aeroporti secondari. Damasco ha tratto insegnamento da iraniani e iracheni. Durante la seconda guerra del Golfo, nel 1991, l’Iraq trasferì i suoi migliori aerei da combattimento in Iran, con cui fu in guerra fino al 1988. Questi velivoli non furono mai restituiti. Il 16 gennaio 1991 gli Stati Uniti scatenarono una grande guerra aerea contro l’Iraq, dal risultato controverso. L’Iraq poi avrebbe fatto ricorso a uno stratagemma molto vecchio con esche a basso costo che le forze della coalizione di Washington si affrettarono a bombardare con missili e munizioni dal valore in peso d’oro. L’attacco con i missili da crociera degli Stati Uniti su ordine di Trump contro una base aerea siriana, ha molte incognite.
Il destino dei missili Tomahawk “perduti”, 30 unità su 59 sparate dalle navi di superficie dell’US Navy dal Mediterraneo orientale, rimane un enigma. Il resto dei missili colpì una zona di 300-4000 metri presso la base al-Shayrat; solo 10 missili Tomahawk raggiunsero un hangar fortificato della base, distruggendo un radar e 7 aerei da combattimento, per lo più Mikojan MiG-23 non operativi. 10 civili e 4 soldati furono uccisi nella città omonima adiacente alla base attaccata.

Gli USA hanno paura di bombardare la Siria dopo che la Russia ha interrotto le comunicazioni
Le missioni di bombardamento degli Stati Uniti sulla Siria sono crollate dopo l’attacco missilistico del 6 aprile
Marko Marjanovic, Russia Insider 10/04/2017

Colpendo le forze siriane il 6 aprile con missili da crociera, gli Stati Uniti dimostravano ‘determinazione’. Tanta ‘determinazione’ che ora temono di sorvolare la Siria per timore che i russi li abbattano.
Ufficiali degli USA hanno detto al New York Times: “La task force statunitense che combatte lo Stato islamico ha drasticamente ridotto gli attacchi aerei sui terroristi in Siria, mentre i comandanti valutano se le forze del governo siriano o degli alleati russi hanno intenzione di rispondere all’attacco con i missili da crociera degli Stati Uniti sulla base aerea siriana, della scorsa settimana, dicono gli ufficiali statunitensi”. A parte la dimostrazione di quanto sia duro Trump, l’attacco degli Stati Uniti ha tolto agli ascari degli USA in Siria il supporto di cui godevano prima, mentre la battaglia per Raqqa s’intensifica. Gli USA adesso si limitano ai soli attacchi essenziali, scortandoli con costosi caccia F-22 (il Belgio nel frattempo ha sospeso le operazioni).
L’insicurezza degli Stati Uniti non è solo causata dall’attacco con i missili da crociera, ma più specificamente dalla reazione russa. Subito dopo, i russi sospendevano la linea telefonica di “deconflitto” con gli statunitensi, che ora devono indovinare le intenzioni dei russi. Non v’è stato un simile calo degli attacchi aerei siriani e russi. Infatti numerosi attacchi alle posizioni dei terroristi venivano riportati nel fine settimana. È interesse russo e statunitense che la linea di deconflitto sia ripristinata, ma gli statunitensi ne hanno un bisogno più urgente e i russi vi faranno leva. Lungi dal potenziare il prestigio degli Stati Uniti, l’attacco del 6 aprile e le sue conseguenze si ridimensionano agli occhi degli osservatori più attenti.

Le icone rosse indicano le operazioni russe, quella blu le operazioni statunitensi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’attacco alla Siria e la guerra delle ombre a Washington

Alessandro Lattanzio 9/4/2017L’attacco missilistico statunitense con 59 Tomahawk lanciati da 2 cacciatorpediniere dell‘US Navy nel Mediterraneo, effettuato il 7 aprile mattina, in realtà aveva inflitto danni irrisori alla base aera siriana di al-Shayrat. Secondo il Ministero della Difesa russo, solo 1 dei 6 caccia MiG-23 in riparazione presso un hangar veniva distrutto, assieme a un’autocisterna che esplodendo danneggiava gli altri 5 velivoli. Furono distrutti anche alcuni autoveicoli, 1 hangar e 1 bulldozer. La Syrian Arab Air Force riattivava entro 24 ore l’operatività della base, da cui almeno 2 cacciabombardieri Su-22M decollavano per bombardare obiettivi dello SIIL sul Jabal al-Shair, zona attaccata dai terroristi contemporaneamente all’attacco missilistico degli USA. Infine, i missili statunitensi uccidevano 9 abitanti dei vicini villaggi cristiani. La stazione di spionaggio elettronica della RAF a Cipro aveva coordinato con l”US Navy il lancio dei missili da crociera, “La stazione di ascolto nella base della RAF di Trudos è  fondamentalmente per il GCHQ di Cheltenham”. La base è specializzata nello spionaggio di comunicazioni satellitari, e-mail e cellulari nel Medio Oriente. Nel frattempo, presso Dayr al-Zur, gli statunitensi recuperavano un dirigente dello Stato islamico che collaborava da tre anni con loro, tramite un’operazione di eliassalto a Tabani, tra Raqqa e Dayr al-Zur.

Shajul Islam

Patrick Lang, ex-colonnello della DIA, l’intelligence militare degli USA, affermava che la decisione di Donald Trump di lanciare i missili da crociera contro la base aerea siriana si basava su  menzogne. Secondo Lang, esperto di Medio Oriente, oltre che ex-colonnello dell’intelligence militare degli USA, “Gli Stati Uniti informarono i russi sul bersaglio. Si tratta di un processo iniziato più di due mesi prima. V’è una linea telefonica dedicata a coordinare e ridurre i conflitti (ad esempio, evitare che aerei russi e statunitensi si sparino) riguardo le operazioni imminenti. Gli Stati Uniti furono informati completamente su un bersaglio a Idlib che i russi ritenevano fosse un deposito di armi ed esplosivi dei terroristi. L’Aeronautica siriana distrusse il bersaglio con armi convenzionali. Tutti si aspettavano di vedere una massiccia esplosione secondaria, che non ci fu. Invece, fumo chimico iniziò a fluttuare dal sito. Si scoprì che i terroristi utilizzavano il sito per nascondervi prodotti chimici, non il Sarin, ma mortali. Sostanze chimiche come fosfati organici e cloro furono disperse dal vento uccidendo dei civili. C’era un forte vento quel giorno e la nuvola finì su un villaggio vicino causando vittime. Sappiamo che non si trattava di Sarin. Come? Molto semplice. I cosiddetti “primi soccorritori” operavano senza guanti. Se fosse stato Sarin sarebbero morti. Il Sarin uccide attraverso la pelle. Come lo so? Mi addestrai al “Live Agent” di Fort McClellan in Alabama. Membri delle Forze Armate statunitensi sapevano che ci sarebbe stato l’attacco aereo, che fu registrato. C’è un video. Almeno la Defense Intelligence Agency sa che non c’è stato un attacco chimico. In realtà, le armi chimiche siriane sono state distrutte con l’aiuto della Russia.
Si tratta del Golfo del Tonchino 2. E’ ironico che Donald Trump abbia giustamente castigato George W. Bush per l’aggressione non provocata e ingiustificata contro l’Iraq nel 2003. Ora l’abbiamo presidente che fa la stessa maledetta cosa. Peggio, perché la comunità d’intelligence aveva informazioni che dimostrano che non vi fu alcuna arma chimica lanciata dall’Aeronautica siriana. Ecco la buona notizia. Russi e siriani furono informati, o almeno erano consapevoli, dell’attacco imminente. Poterono rimuovere i mezzi. Nella base gli Stati Uniti colpirono obiettivi inutili. Donald Trump arriva a far finta di essere un duro. Non lo è. È un pazzo. Questo attacco è stata una violazione del diritto internazionale. Donald Trump ha autorizzato un attacco ingiustificato a un Paese sovrano. La cosa ancora più inquietante è che gente come il segretario della Difesa Jim Mattis, il direttore della CIA Mike Pompeo e il direttore della NSA generale McMaster partecipano a questa farsa. Le truppe in prima linea sanno la verità, che infine uscirà. Donald Trump, molto probabilmente non finirà il mandato da presidente. Sarà messo sotto accusa, credo, una volta che il Congresso avrà la prova inconfutabile che ha ignorato e respinto l’intelligence che non supporta il mito che la Siria abbia attaccato con armi chimiche. Dovrebbe anche allarmare i contribuenti statunitensi aver lanciato 100 milioni di dollari di missili per far saltare in aria sabbia e merda di cammello. I russi erano consapevoli dell’attacco in arrivo. Spero che loro e i siriani abbiano ritirato le forze e gli aerei dalla base. Qualunque fosse la speranza che avevo su Donald Trump nuovo tipo di Presidente, si è spenta. È infantile ed è un deficiente. Ha commesso un atto di guerra senza giustificazione. Ma la colpa non è solo sua. Coloro che siedono ai vertici di NSC, DoD, CIA,  dipartimento di Stato avrebbero dovuto dimettersi per protesta. Non l’hanno fatto. Sono complici di un crimine di guerra”.
E a proposito di National Security Agency, il gruppo hacker BrokerShadow diffondeva su internet i codici con cui la NSA violava le reti governative straniere ed altri obiettivi; ciò causava seria preoccupazione nella comunità d’intelligence degli USA. I codici resi pubblici indicavano i tipi di minacce informatiche (malware) creati dalla NSA, progettati per violare i firewall di rete e accedere ai sistemi informatici di Russia, Cina e Iran, e permettere alla NSA d’inserirvi “impianti” per monitorare il traffico di rete o attivare attacchi informatici debilitanti. I codici assomigliano a una serie di “prodotti” sviluppati dall’unità addetta alle operazioni altamente classificate della NSA, ed ospitati nei server top secret della NSA. Inoltre, secondo il giornalista Mike Cernovich, il consigliere per la Sicurezza Nazionale di Trump, H. R. McMaster, avrebbe manipolato rapporti d’intelligence destinati al presidente Trump riguardanti la Siria; “McMaster trama per una massiccia guerra in Siria con l’aiuto del decaduto ex-direttore della CIA e criminale David Petraeus, che condivise informazioni classificate con l’amante. Lavorando alla NSA, McMaster sintetizza i rapporti d’intelligence di tutte le altre agenzie. Il presidente Trump riceve da lui un quadro inaccurato della situazione in Siria, dato che McMaster cerca di trascinare gli Stati Uniti in una guerra con la Siria. Il piano di McMaster-Petraeus prevede che 150000 truppe statunitensi siano inviate in Siria. Molti ufficiali delle operazioni speciali, tra cui il generale Joseph Votel, avrebbero obiettato ai piani di McMaster sulla Siria. McMaster avrebbe condiviso informazioni classificate con Petraeus, il cui nulla osta per la sicurezza è stato revocato”. McMaster è una creatura di Petraeus, e la nomina di McMaster ha permesso a Petraeus di controllare l’NSC. Derek Harvey, il principale consigliere sul Medio Oriente nel NSC, ha stretti legami con Petraeus e McMaster. Harvey e McMaster cercano di sabotare il Presidente dei Capi di Stato Maggiore Generale Joseph Dunford, e il segretario alla Difesa James Mattis. “Due uomini ostacolavano l’ennesima guerra degli Stati Uniti in Medio Oriente di McMaster, il Generale Mike Flynn e Steve Bannon. Flynn fu rimosso dopo che Susan Rice rese pubbliche le informazioni classificate che lo riguardavano. Il ruolo di Bannon nella Casa Bianca fu indebolito da McMaster, che ne richiese la rimozione dal NSC. Gli amici di McMaster nei media, nell’ambito dell’ampia strategia per rafforzare il potere di McMaster, sostengono che Jared Kushner e Bannon hanno grande influenza su Trump. Infatti Kushner e Bannon si opposero al piano di McMaster”.
Secondo il giornalista Robert Parry, il 6 aprile il direttore della CIA Mike Pompeo e altri vertici dei servizi segreti statunitensi, avevano personalmente informato Trump che ritenevano che il Presidente siriano Bashar al-Assad non fosse responsabile dell’attacco chimico su Qan Shayqun. Ma Pompeo fu poi escluso dalla riunione in cui Trump decideva di attaccare la base aerea di al-Shayrat, seguendo la volontà del segretario di Stato Rex Tillerson. Nella foto della riunione in cui Trump decise l’attacco missilistico compaiono vari consiglieri, ma nessuno della comunità d’intelligence degli USA. Nella foto appaiono Trump, il segretario di Stato Tillerson, il consigliere del NSC H. R. McMaster, il capo del personale della Casa Bianca Reince Priebus, il consulente strategico Steve Bannon, il genero Jared Kushner e vari altri funzionari, tra cui dei consiglieri economici presenti all’incontro in Florida con il Presidente cinese Xi Jinping. Ma non si vedono Pompeo e il direttore della National Intelligence Dan Coats o altri funzionari dell’intelligence. Fu Tillerson ad affermare, digiuno d’intelligence, che la comunità d’intelligence degli Stati Uniti valutasse con “molta fiducia” che il governo siriano avesse sganciato una bomba di Sarin nella provincia di Idlib, ufficializzando in realtà informazioni provenienti dai terroristi di al-Qaida, tra cui il “medico” che per primo annunciò l’attacco chimico a Qan Shayqun, Shajul Islam; in realtà un terrorista arruolato dall’intelligence inglese ed appartenente al gruppo che aveva rapito il giornalista John Cantlie.Nel frattempo, il Presidente Putin riuniva il Consiglio di Sicurezza della Russia sull’attacco degli Stati Uniti alla Siria. Il Consiglio di Sicurezza della Russia è il massimo organo decisionale del governo russo. Il Consiglio di Sicurezza della Russia definiva l’attacco degli Stati Uniti un'”aggressione e una violazione del diritto internazionale“. L’incontro verteva su varie questioni  relative “alle operazioni delle Forze aerospaziali russe a sostegno delle operazioni antiterrorismo delle forze armate siriane”. Il primo passo adottato dai russi dopo la riunione del Consiglio di Sicurezza è stata la chiusura della linea diretta tra militari russi e statunitensi sulla Siria. La ragione di tale decisione era dovuta al fatto che gli Stati Uniti avevano usato le informazioni fornite da Mosca per tracciare i militari russi in Siria, permettendo agli Stati Uniti di colpire la base aerea al-Sharyat sapendo che non vi era personale russo. I russi quindi decidevano di troncare questa linea informativa con i militari statunitensi. Un’altra decisione del Consiglio di Sicurezza russo erano le  misure per rafforzare la difesa aerea della Siria nelle settimane successive.
Infine, Pyongyang rivolgeva un messaggio di solidarietà a Damasco:
Kim Jong Un saluta il Segretario Regionale del Partito Socialista Arabo Baath
Kim Jong Un, Presidente del Partito del Lavoro di Corea, ha inviato un messaggio di saluto a Bashar al-Assad, Presidente della Repubblica Araba Siriana e Segretario Regionale del Partito Socialista Arabo Baath. Il messaggio estende vive congratulazioni a Bashar al-Assad e alla direzione del Partito Socialista Arabo Baath e a tutti gli aderenti al partito per il 70.mo anniversario della fondazione. Il Partito Socialista Arabo Baath ha ottenuto grandi successi nella lotta per la costruzione di un Paese indipendente e prospero e nel difendere unità e dignità, pace e sicurezza regionali negli ultimi sette decenni, sin dalla fondazione, e aggiungeva: Oggi il Partito lotta  risolutamente per frantumare con coraggio le malvagie sfida ed aggressione delle forze ostili in patria e all’estero, e per difendere la sovranità e l’integrità territoriale del Paese sotto la guida di Bashar al-Assad. Ribadendo pieno sostegno e solidarietà della Corea democratica alla giusta lotta del partito e del popolo siriano, il messaggio esprimeva la convinzione che le relazioni amichevoli e di cooperazione tra i due partiti e le popolazioni dei due Paesi, forgiate dalla lotta comune per l’indipendenza contro l’imperialismo, si rafforzino costantemente in futuro.Fonti:
Consortium News
Deirezzor24
FARS
GosInt
NYTimes
Reseau International
Rodong
Syrian Perspective
The Duran
The Gateway Pundit

Trump spara 59 missili, Assad ne abbatte 36

Alessandro Lattanzio, 7/4/2017Il 6 aprile, presso Dair al-Zur, l’EAS eliminava 48 terroristi, 1 carro armato T-62 e 6 pickup Toyota armati e liberava Tal Hilal, Tal Dasham e Tal Milad. Presso Hama, a Qan Shayqun, i terroristi organizzavano un nuovo attacco chimico sotto falsa bandiera, seguendo un piano tracciato da inglesi, sauditi e turchi per isolare la Siria e concedere agli Stati Uniti la scusa per intervenire direttamente contro la Siria. I terroristi, sotto il comando inglese, disposero deliberatamente gas Sarin di produzione turca in un deposito di armi di cui erano sicuri sarebbe stato distrutto dai cacciabombardieri siriani. Una volta bombardato, i gas rilasciati uccisero oltre 80 civili. Presso Idlib i terroristi, coordinati da inglesi e turchi, bombardavano la città di al-Fuah. L’Esercito arabo siriano sventava gli attacchi di Tahrir al-Sham, Hizb Islami al-Turqistan, Ajnad al-Qavkaz, Ahrah al-Sham, Prima divisione costiera e Decima brigata dell’ELS, Jaysh al-Nasr e liwa al-Sham su Jabal al-Aqrad, Qinsiba, Qalat Shalaf e Jabal al-Turqmani, a nord di Lataqia. Gli attacchi provenivano da cinque direzioni da est, mentre i terroristi spararono oltre 1000 proiettili d’artiglieria sulle postazioni dell’Esercito arabo siriano per coprire l’attacco; ma l’Esercito arabo siriano respingeva l’assalto senza subire una sola perdita ed infliggendone di gravi ai terroristi.
Il 7 aprile, 59 missili da crociera Tomahawk venivano sparati da 2 cacciatorpediniere dell’US Navy schierati nel Mediterraneo orientale sull’aeroporto di al-Shayrat, a sud-est di Homs, uccidendo 9 civili. Il Governatore di Homs Talal Barazi dichiarava che gli attacchi missilistici degli Stati Uniti supportavano gruppi terroristici e SIIL, ribadendo che “Questo attacco non c’impedirà di continuare la lotta al terrorismo. Non siamo sorpresi dal vedere USA e Israele sostenere il terrorismo“. I gruppi terroristici della cosiddetta “coalizione nazionale siriana” affermavano, “Speriamo in ulteriori attacchi… e che questi siano solo l’inizio“. Il regno saudita definiva l’aggressione alla Siria una “decisione coraggiosa” di Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu celebrava l’attacco come “messaggio forte” inviato alla Siria. Tel Aviv, che sosteneva i gruppi terroristici contro la Siria, e Parigi dichiaravano di essere stati informati dagli Stati Uniti dell’attacco. Nel frattempo, la Turchia salutava il bombardamento degli Stati Uniti e il portavoce del presidente turco Tayyip Erdogan, Ibrahim Kalin, invocava la necessità d’imporre una no-fly zone e “zone sicure” in Siria. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva ordinato l’attacco missilistico sotto il pretesto dell’attacco chimico provocato dai terroristi, il 5 aprile. La base aerea di al-Shayrat era in prima linea nelle operazioni contro i terroristi e fu la base da cui partì la risposta agli attacchi aerei israeliani di marzo, che abbatteva 2 caccia israeliani ed irritava Tel Aviv, che minacciò di distruggere le difese aeree della Siria.
Il 7 aprile 2017, alle 03:42-03:56 ora di Mosca, al largo di Creta, i 2 cacciatorpediniere della marina statunitense USS Porter e USS Ross sparavano 59 missili da crociera Tomahawk contro la base aerea di Shayrat, nella provincia di Homs, in Siria. Nell’attacco statunitense venivano distrutti 6 aviogetti MiG-23, ma la pista rimaneva intatta, secondo il Ministero della Difesa russo. L’attacco dell’US Navy distruggeva un deposito, un edificio, una mensa, sei MiG-23 fuori uso in riparazione in un hangar e una stazione radar. La pista, le vie di rullaggio e gli aerei operativi schierati sul piazzale del parcheggio rimanevano illesi, secondo il Ministero della Difesa russo che descriveva, ironicamente, l’efficienza dell’attacco “piuttosto scarsa”. Inoltre, secondo le fonti del Ministero della Difesa russo, solo 23 dei 59 missili avevano raggiunto la base aerea siriana. In effetti, il pilota dell’Aeronautica romena Valentin Vasilescu già nel settembre 2013 descrisse come le difese aeree siriane avrebbero risposto a un attacco missilistico degli USA.
Il Ministero della Difesa russo definiva l’azione degli Stati Uniti “una grave violazione” del protocollo d’intesa firmato da Mosca a Washington nel 2015 per impedire incidenti nello spazio aereo siriano. Ogni giustificazione dell’attacco è “infondata”, continuava il ministero, che concludeva, “Numerose misure volte a rafforzare e migliorare l’efficacia del sistema di difesa aerea siriana saranno attuate nell’immediato futuro per proteggere le parti vitali dell’infrastruttura siriana“. Inoltre, lo Stato islamico attaccava le postazioni dell’Esercito arabo siriano lungo la strada Homs-Furqlus-Palmyra, contemporaneamente all’attacco missilistico statunitense. “E’ una coincidenza che i terroristi dello SIIL attaccassero una delle linee di difesa sulla strada Homs-Palmyra, contemporaneamente all’attacco degli Stati Uniti sulla base Shayrat?” Intorno alle 2:00 i terroristi occupavano del territorio per più di un’ora prima dell’arrivo dei rinforzi delle truppe governative. Quindi, l’Esercito arabo siriano respingeva di nuovo i terroristi nelle profondità nel deserto.
Il Ministero degli Esteri russo annunciava la fine di tutti gli accordi riguardanti la sicurezza dello spazio aereo sulla Siria, e dichiarava la presenza militare degli Stati Uniti in Siria illegale e che gli attacchi da parte del governo degli Stati Uniti erano un atto di aggressione e violazione di tutte le convenzioni e leggi internazionali. La dichiarazione inoltre invitava il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a convocare una sessione d’emergenza per discutere dell’aggressione degli Stati Uniti alla Siria e annunciava la cessazione di tutti gli accordi sulla sicurezza area sulla Siria con gli Stati Uniti. La portavoce del Ministero degli Esteri Maria Zakharova dichiarava che Washington aveva deciso di colpire la Siria anche prima dell’attacco false flag di Qan Shayqun, presso Idlib, utilizzato quale pretesto per gli attacchi degli Stati Uniti; un atto di aggressione contro la sovranità dello Stato siriano, affermando che Damasco non ha mai usato armi chimiche, fatto sempre confermato dagli esperti. L’aggressione degli Stati Uniti alla Siria innescava la risposta di Pechino. Il Ministero degli Esteri cinese dichiarava che il rispetto del popolo siriano nella scelta del proprio leader va mantenuto.

Sistema di difesa aerea di punto Pantsir-S1 siriano.

Giudicando dalle foto, i missili statunitensi hanno distrutto impianti vuoti ed abbandonati.

La base aerea di al-Shayrat continua ad essere operativa

Le immagini di un drone russo, dimostrano che la base aerea di al-Shayrat è intatta, e non ha subito danni rilevanti.

Il capo di Stato Maggiore dell’Esercito Arabo Siriano visita la base aerea di al-Shayrat.

Fonte:
Fort Russ
Fort Russ
Fort Russ
PressTV
RussiaToday
Syrian Perspective

La Turchia si ritira dalla Siria o prepara il sabotaggio?

Nasser Kandil, al-Bina 30/03/2017
Tradotto dall’arabo da Mouna Alno-Nakhal per Mondialisation
Il Consiglio di sicurezza nazionale turco improvvisamente annunciava la fine dell'”Operazione Scudo dell’Eufrate”[*] lanciata nell’agosto 2016 con l’entrata dichiarata dell’esercito turco nella città di confine siriana di Jarablus, occupata dallo SIIL, senza combattere e senza accordo con il governo siriano; lo scopo dichiarato dell’operazione era prendere al-Bab (occupata dallo SIIL) e Manbij (controllata dalle forze curde sostenute dagli Stati Uniti), e partecipare alla liberazione di Raqqa sempre occupata dallo SIIL. Ufficialmente, l’operazione viene interrotta perché avrebbe raggiunto gli obiettivi, mentre l’esercito turco e le milizie affiliate non entravano a Manbij e né partecipavano alle operazioni per liberare Raqqa. Cosa significa tale annuncio se la missione non è compiuta? Domanda tanto più rilevante in coincidenza con il fallimento dei colloqui turco-statunitensi per un accordo sulla battaglia di Raqqa, che vede il problema del sostegno statunitense ai curdi, giustificando l’invasione del territorio siriano con l’operazione “Scudo dell’Eufrate” e il collasso dello SIIL, per evitare alla Turchia di subire le conseguenze dello scontro con l’organizzazione terroristica. Ciò non ha impedito agli statunitensi di mostrarsi sempre più decisi a sostenere i curdi, nonostante la rabbia dei turchi, mentre i russi non sono pronti a cancellare la componente siriana, considerata partner essenziale in qualsiasi regolamentazione futura tra i siriani, solo per far contenti i turchi. Infatti, anche se i russi sono contro la persistenza delle forze di sicurezza o militari specificamente curde e la creazione di una regione curda in Siria, hanno informato il presidente turco che questa posizione implica la restituzione di tutti i territori siriani all’Esercito arabo siriano, diretto dal governo di unità nazionale siriano che va riconosciuto e sostenuto da tutti nella guerra al terrorismo. Pertanto, la questione è se tale annuncio rappresenta un primo passo verso l’accettazione del consiglio russo? Perché, in effetti, esso indica il ritiro dell’esercito turco dal territorio siriano, senza ritorno, chiarendo che sono stati raggiunti gli obiettivi dell’operazione Scudo dell’Eufrate. (Solo che il primo ministro turco Binali Yildirim non ha escluso un’altra operazione, dal nome diverso, se ci fosse una nuova “minaccia”…). Ma in questo caso non ci sono segnali che indichino un miglioramento delle relazioni turco-russe, che l’avrebbe posto entro un’iniziativa positiva. Al contrario, la Turchia continua ad equiparare le posizioni di Mosca e Washington paragonando il loro rapporto con i gruppi armati curdi con le coltellate alla schiena. Ciò indica che la Turchia ha deciso d’ignorare la cooperazione con Mosca e Washington (nella guerra al terrorismo); con Mosca, rifiutandosi di collaborare con il governo siriano, con Washington, rifiutandosi di collaborare con i curdi.
In effetti, Ankara con tale annuncio indica che con Mosca e Washington ha creato un vuoto strategico che verrà riempito da chi arriva primo, sapendo che in tale gara si avrà a che fare con milizie implicitamente sostenute dalla Turchia (la nebulosa dell’esercito libero siriano, o ELS, che copre Jabhat al-Nusra e i suoi vari nomi), senza ritenersi responsabili dei loro eccessi. Tali milizie domani potrebbero affrontare i curdi, a cui non potrà chiedere di fermarsi. E potrebbero anche affrontare l’Esercito arabo siriano, a cui non potrà opporsi essendo garante del cessate il fuoco, secondo l’accordo tripartito di Astana. La garanzia in definitiva è politica, ma senza possibilità d’influenzare la situazione. Ankara indica anche che la guerra di Jabhat al-Nusra contro l’Esercito arabo siriano è infine pronta ad estendersi a nord, senza che nessuno possa chiedere o accusarla di nulla. Pertanto, l’obiettivo della Turchia è “ancor più caos” per mostrare l’importanza del proprio ruolo. Uno stratagemma compatibile con la vanità criminale che detta i calcoli del presidente turco Recep Erdogan, ma che libererà l’Esercito arabo siriano dai limiti, usando tutte le armi disponibili e obbligando le fazioni armate sostenute dalla Turchia a scegliere tra l’accordo sulla cessazione delle ostilità di Astana e un’operazione militare che non terrà in considerazione i soldati turchi che presumibilmente avrebbero lasciato il territorio siriano, come sostenuto dall’annuncio. Eppure Erdogan dovrebbe sapere che Mosca risponde a tale ostinazione con ancor più costanza, e che il comportamento turco sul modello israeliano, adottato da Netanyahu nell’ultima visita a Mosca, riceverà una risposta simile.
Ankara è passata al ricatto provocatorio. Mosca, Damasco e Teheran hanno deciso di sradicare il terrorismo a qualsiasi costo. Washington ha perso il suo agente nel gioco politico e militare e deve rassegnarsi a una presenza limitata nelle zone infestate dai curdi, il resto è occupato da SIIL o dai gruppi armati guidati da al-Nusra.[*] Ankara annuncia la fine dell’operazione Scudo dell’Eufrate in Siria

Nasser Kandil è un politico libanese, ex-vicedirettore di Top News-Nasser-Kandil, e redattore del quotidiano libanese “al-Bina“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora