L’intervento russo in Siria passa dai cieli della NATO

Aerei da trasporto militari russi per la Siria utilizzano lo spazio aereo turco
Marko Marjanovic, Checkpoint Asia 21 novembre 2017Notizie incredibili per chiunque ricordi ancora le relazioni russo-turche al minimo a fine 2015. La Turchia ha tranquillamente aperto lo spazio aereo agli aerei da trasporto delle Forze Armate russe dirette in Siria. Laddove nel novembre 2015 la Turchia abbatté un aereo da combattimento Su-24 russo perché presumibilmente entrato nello spazio aereo turco per alcuni secondi, le forze russe in Siria ora vengono rifornite da aerei che sorvolano la Turchia. Inoltre, si ricorda che nel 2015, in conformità agli auspici degli Stati Uniti, Bulgaria e Grecia negarono l’uso dello spazio aereo anche ai voli umanitari per la Siria. Gli Stati Uniti non saranno contenti della Turchia in questo momento. (Per inciso, non lo sono). Inoltre, visitando la Russia oggi, anche il Presidente Bashar al-Assad sorvolava la Turchia. Questo sarebbe stato del tutto impensabile nel 2015, ma nel frattempo è accaduto qualcosa di cruciale: la Turchia ha completamente rinunciato all’obiettivo della rivolta islamista per rovesciare il governo siriano. Si è rassegnata alla vittoria della Russia e di Damasco sui jihadisti che un tempo appoggiava generosamente. Invece ha limitato le ambizioni in Siria il più possibile su autogoverno e potere dei curdi nazionalisti sostenuti dal Pentagono, obiettivo che non contrasta con quello che siriani e russi cercano.
Quindi la Turchia ora proverà a sostenere Mosca e Damasco contro la partnership curda con gli Stati Uniti e ad ingraziarseli, vedendo in definitiva che la Turchia, che ospita oltre 15 milioni di curdi, è molto più nervosa sul nazionalismo curdo che non la Siria, dove sono meno del 10% della popolazione, o della Russia. (La Russia in particolare potrebbe convivere facilmente con un Kurdistan siriano autonomo). Ankara vuole che la Russia tenga conto del suo desiderio che la Siria mantenga i curdi i più isolati possibile, ma se Erdogan lo vuole deve dimostrare che la sua cooperazione sarà molto utile per la Russia, più di un accordo coi curdi. In ogni caso, il fatto che gli aerei-cargo russi volino verso la Siria sorvolando la Turchia fornisce un eccellente indicatore delle relazioni russo-turche e della fiducia che i russi vi ripongono. Se i russi dovessero ricominciare a sorvolare Iraq e Iran, sarà segno che la relazione va nuovamente male.Turchia, NATO e F-35
USA e NATO fanno pressione sulla Turchia per impedire l’acquisizione del sistema missilistico S-400 dalla Russia, minacciando di non adempiere al contratto per consegnare i caccia F-35 ordinati dalla Turchia. Per rappresaglia, Ankara minacciava lo smantellamento della stazione-radar statunitense di Malatya-Kurecik, con l’AN-TPY-2 schierato dagli Stati Uniti nel 2012 a Yeni Safak, ufficialmente come elemento del sistema antimissile degli USA, ma probabilmente centro di spionaggio delle operazioni delle forze armate di Siria, Iraq, Iran e Russia contro lo Stato islamico. Nel tentativo di dissuadere la Turchia dall’acquisto il sistema di difesa missilistica S-400, gli Stati Uniti avvertivano che ciò “avrebbe messo a repentaglio la vendita dei caccia F-35 alla Turchia“. Nell’ambito degli accordi con la NATO, la Turchia aveva permesso per lo spiegamento del radar sul proprio territorio a danno dei Paesi limitrofi, preoccupati da tale azione.
Il segretario alla Difesa degli USA James Mattis aveva avanzato preoccupazioni per l’acquisto da parte della Turchia del sistema di difesa aerea S-400 dalla Russia, dicendo che “Questa è una decisione sovrana per la Turchia. Chiaramente, ma non sarà interoperabile con la NATO . Quindi dovranno pensarci se andranno avanti“. Il ministro della Difesa nazionale turco Nurettin Canikli affermava a sua volta che “oltre all’S-400, la Turchia ha anche stretto accordi preliminari coi Paesi Eurosam per sviluppare, produrre e utilizzare un sistema di difesa aerea al fine di migliorare la difesa nazionale a lungo termine. Puntiamo soprattutto ad avere nostra tecnologia“. La Turchia , quindi, firmava una lettera di intenti con Francia e Italia sviluppare un nuovo missile antiaereo, basato sul sistema missilistico SAMP-T. Insieme a Canikli, la ministra della Difesa francese Florence Parly e la ministra della Difesa italiano Robert Pinotti partecipava alla firma del contratto. È previsto che la Turchia riceva in tutto 116 caccia F-35 entro il 2030, in parte prodotte a livello nazionale dall’industria aeronautica TAI-TUSAS.
Nel frattempo, ul ministro della Difesa turco Nurettin Canikli annunciava che 8500 militari delle forze armate turche venivano dimessi per il fallito colpo di Stato del luglio 2016, tre loro vi sono 150 generali, 4630 ufficiali dell’esercito, 3379 sottufficiali e 411 funzionari, accusati di aderire all’organizzazione islamista di Fethullah, in esilio negli USA. Le autorità turche hanno anche emesso mandati di cattura per 216 persone, tra 82 del personale del ministero delle Finanze per presunti legami coi l golpisti.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Niente guerra al Libano ma mosse preliminari verso l’intesa saudita-israeliana

Elijah J. Magnier, 21 novembre 2017Non si tratta di guerra contro Hezbollah, Iran o Libano, ma di preparare la relazione aperta tra Arabia Saudita e Israele“. Questo è ciò che ha detto un politico collegato alla lotta israelo-arabo-iraniana. Nello Yemen, Hezbollah non è mai stato molto presente: poche decine di consiglieri erano nel Paese per addestrare e trasmettere la lunga esperienza raccolta in anni di guerra contro Israele e in Siria. Gli istruttori delle forze speciali di Hezbollah erano presenti nello Yemen per insegnare ai zayditi Huthi come difendersi dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti e dalla continua aggressione saudita. È dovere dei musulmani difendere gli oppressi (Mustadafin) come l’Imam Khomeini sostenne i libanesi durante l’invasione israeliana del 1982. Il dovere religioso dell’Iran ha dettato l’obbligo di sostenere l’Iraq contro le forze di occupazione nel 2003 e anche la resistenza afgana. “Oggi gli yemeniti vengono sterminati e il mondo guarda impotente e insensibile, permettendo all’Arabia Saudita di distruggere il Paese e uccidere“. Tuttavia, oggi c’è minor bisogno dell’esperienza di Hezbollah nello Yemen. La resistenza ha acquisito abbastanza esperienza e addestramento, combattendo in un ambiente diverso da Libano, Siria e Iraq. Non c’è bisogno che Hezbollah rimanga nello Yemen o in Iraq dove il gruppo “Stato islamico” (ISIS) è stato sconfitto ed espulso da ogni città irachena. Oggi gli iracheni hanno abbastanza uomini, mezzi avanzati e grande esperienza per resistere a qualsiasi pericolo. Quindi non c’è più bisogno di Iran, Hezbollah o che le forze statunitensi rimangano in Mesopotamia. In Siria, la fonte ritiene che “Hezbollah è nel Levante su richiesta del Presidente Bashar al-Assad per combattere taqfiri e terrorismo. Con la città di al-Buqamal sotto il controllo dell’Esercito arabo siriano, lo SIIL ha perso l’ultima città in Siria anche se esiste ancora ad est dell’Eufrate, nella Badiyah (steppa) e in alcune sacche ai confini meridionali siriani. Ci sono ancora migliaia di terroristi di al-Qaida ad Idlib, presso Hajar al-Asuad e nel sud della Siria. Pertanto, è solo su richiesta diretta del presidente siriano che Hezbollah può rimanere o lasciare il Paese. Indipendentemente da quanto rumorosi siano statunitensi, israeliani e sauditi, la presenza di Hezbollah in Siria è legata al governo siriano e a nessun altro“.
Per il Libano, il primo ministro Sad Hariri è stato liberato dal carcere d’oro in Arabia Saudita e dovrebbe tornare in Libano nelle prossime ore. Secondo la fonte “non c’è alcuna guerra araba contro l’Iran nella regione o israeliana contro il Libano. Ciò non significa che Hezbollah possa ritornare a casa e cessare qualsiasi preparativo per una possibile guerra futura. Il ritorno di Hariri è ovviamente legato all’agenda saudita che chiederà ad Hezbollah di ritirarsi da Siria, Yemen ed Iraq e a cedere le armi. Va notato che Hezbollah ha sostenuto la liberazione di Hariri in quanto detenuto illegalmente dall’Arabia Saudita e perché primo ministro del Libano. L’Arabia Saudita non può essere autorizzata a trattare il Libano come se fosse una sua provincia. E per Hariri è illusorio credere che stia tornando in Libano da eroe per dettare la politica saudita, che possa attuarne i desideri e ottenere ciò che Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita non hanno ottenuto. Se davvero insiste sull’agenda saudita, può tornarsene in Arabia Saudita questa volta da ex-primo ministro. La visione saudita del Medio Oriente semplicemente non accetta la multietnicità e la convivialità in Libano tra tutte le religioni e i vari gruppi politici e loro rappresentanti“. Non è quindi questione dell’Iran o delle riserve di armi di Hezbollah o del loro intervento militare regionale. La guerra in Siria è stata vinta dall’Asse della Resistenza e l’altra parte (Stati Uniti, UE, Qatar, Giordania, Turchia e Arabia Saudita) non è riuscita a cambiare il regime, a distruggere la cultura multietnica in Siria, e a legare le mani agli estremisti. È semplicemente la questione dell’Arabia Saudita che prepara la relazione ampia e aperta con Israele. L’Arabia Saudita agisce come se avesse bisogno di tale scenario per coprire le sue future relazioni con Israele. Vediamo ogni giorno accademici, scrittori e persino funzionari sauditi usare la scusa di “combattere l’Iran, nemico comune” per giustificare la prossima relazione con Israele. In effetti, l’opinione pubblica israeliana è pronta ad accogliere l’Arabia Saudita e viceversa.
Questo nuovo progetto saudita è chiaro e non ingannerà gli arabi. I Paesi arabi hanno promesso di stabilire un rapporto ufficiale con Israele in cambio delle teste di Hezbollah e dell’Iran. In cambio, Stati Uniti ed Israele hanno promesso d’impegnarsi sul conflitto arabo-israeliano. Questa non è una soluzione del conflitto arabo-israeliano e Trump non può certo adempiere alle promesse. Israele non lascerà agli arabi ciò che ottiene gratuitamente (la relazione coi Paesi del Golfo). Chi corre a stabilire legami con Tel Aviv lo fa di sua spontanea volontà, per usare Israele come ponte per gli Stati Uniti. D’altra parte, anche la nuova alleanza USA-Arabia Saudita non potrà consegnare le teste di Iran e Hezbollah senza sprofondare la regione in una guerra globale. Questi Paesi sono pronti a una guerra del genere in cui i costi supereranno i benefici?Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il Generale Sulaymani proclama la fine dello Stato islamico

FNA 21 novembre 2017Il Comandante della Forza al-Quds del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), General-Maggiore Qasim Sulaymani, in un messaggio al Leader Supremo della Rivoluzione islamica Ayatollah Seyed Ali Khamenei, dichiarava la fine del controllo dello SIIL su Siria e Iraq. Il Generale Sulaymani nel suo messaggio accusava gli Stati Uniti dei crimini commessi dal gruppo terroristico negli Stati regionali, e dichiarava che governi ed eserciti iracheni e siriani così come le Hashd al-Shabi (Forze Popolari irachene) e il gruppo della Resistenza libanese guidato da Sayad Hasan Nasrallah avevano sicuramente giocato un ruolo decisivo nella sconfitta dello SIIL. “Sicuramente, il ruolo prezioso del governo nazionale e dei servitori della Repubblica islamica, in particolare l’onorevole Presidente, il Parlamento, il Ministero della Difesa e l’Esercito, le Forze dell’ordine e le organizzazioni della sicurezza del nostro Paese nel sostenere governi e nazioni summenzionati, è apprezzabile“, aggiungeva sottolineando l’importante ruolo della saggia guida dell’Ayatollah Khamenei e del religioso sciita iracheno Ayatollah Ali Sistani nella vittoria sul gruppo terroristico SIIL. “…Avendo completato l’operazione per la liberazione di al-Buqamal, ultima roccaforte dello SIIL in Siria, abbattendo la bandiera del gruppo sionista-statunitense (SIIL) e issando la bandiera siriana, dichiaro la fine del “dominio dello SIIL“, concludeva il generale. Il Generale Qasim Sulaymani a settembre osservò che il gruppo terroristico SIIL era alla fine e che sarebbe sparito entro 3 mesi. “Tra meno di tre mesi dichiareremo la fine dello SIIL e della sua presenza su questo pianeta, e celebreremo la vittoria in Iran e nella regione“, dichiarò durante una cerimonia nella provincia di Gilan. “Assesteremo i nostri colpi in modo deciso e incessante al corpo canceroso creato da Stati Uniti e Israele“, aggiunse.
Uno dei motivi per cui l’Iran si è impegnato ad aiutare le nazioni siriana e irachena era che il problema dello SIIL non poteva essere risolto con la diplomazia nei due Paesi, affermava. “Mentre lo SIIL sosteneva che uccidere gli sciiti è imperativo, non c’era altra scelta che la Jihad (guerra santa)“, osservava il Generale Sulaymani, aggiungendo: “Il nemico era pronto a prosciugare l’Islam, a distruggere l’indipendenza dei musulmani e ad occupare gli Stati islamici“. “Oggi, la fiducia nell’Iran e nella sua forza non ha precedenti e altre nazioni e governi hanno molta fiducia nell’Iran perché è riuscito a salvare varie nazioni e alcun altro Paese può competere con l’Iran su ciò“. Il comandante aggiungeva che molti credevano che la guerra contro lo SIIL sarebbe divenuta una guerra tra sciiti e sunniti mentre oggi si assiste al sangue dei giovani sciiti versato per difendere l’onore del popolo sunnita. “Questa è una verità innegabile, se i giovani sciiti di Iran e Afghanistan non si fossero affrettati a difendere gli indifesi di Aleppo in Siria, avrebbero potuto essere massacrati dallo ISIL. Oggi l’unità, la solidarietà e l’amicizia esistenti tra sciiti e sunniti sono più forti che mai“, osservava il Generale Sulaymani.

La leadership degli Stati Uniti spezzata dalla presenza del Generale Sulaymani nel centro operativo di al-Buqamal
FNA, 21 novembre 2017

Un canale televisivo arabo affermava che il Comandante della Forza al-Quds dell’Iran, Generale Qasim Sulaymani, prendeva il comando della liberazione dell’ultima roccaforte dello SIIL, al-Buqamal, dopo che gli Stati Uniti avevano organizzato un complotto sofisticato per costringere l’Esercito arabo siriano a cedere la regione. “La dichiarazione della liberazione di al-Buqamal e il rapido ritiro (delle forze dell’Esercito arabo siriano) dalla città crearono una nuova e grande minaccia dagli statunitensi, che tentarono d’indebolire l’Esercito arabo siriano e gli alleati nella battaglia per la città“, riferiva al-Mayadin dopo che l’Esercito arabo siriano riprendeva al-Buqamal. Citava un comandante ad al-Buqamal affermare al momento della caduta che “quando dichiarammo la liberazione di al-Buqamal, eravamo ancora nella stazione T2 ma fummo costretti a dichiararne la liberazione per impedire che le loro Forze democratiche siriane (SDF – appoggiate dagli Stati Uniti) entrassero nella città”. “Oggi ci eravamo avvicinati ad al-Buqamal da tre lati: gli statunitensi cercavano d’impedire i voli aerei sulla regione e ci stavano indebolendo ad al-Buqamal, ma eravamo determinati a liberarla completamente“, aggiungeva.
Al-Mayadin affermava che le osservazioni del comandante mostrano perché il controllo del centro operativo venisse affidato al Generale Sulaymani, spiegando che il fronte della Resistenza cercava di sventare le trame degli USA per avere la leadership nella regione. Oggi, il Generale Sulaymani in un messaggio al Leader Supremo della Rivoluzione islamica Ayatollah Seyed Ali Khamenei, dichiarava la fine del controllo dello SIIL in Siria e Iraq. Il Generale Sulaymani nel suo messaggio accusava gli Stati Uniti dei crimini commessi dal gruppo terroristico SIIL negli Stati regionali, e affermava che i governi e gli eserciti iracheni e siriani così come le Hashd al-Shabi (Forze Popolari irachene) e il gruppo della Resistenza libanese guidato da Seyed Hassan Nasrallah, hanno sicuramente giocato un ruolo decisivo nella sconfitta dello SIIL. “Sicuramente, il ruolo prezioso del governo nazionale e dei servitori della Repubblica islamica, in particolare l’onorevole Presidente, il Parlamento, il Ministero della Difesa e l’Esercito, le Forze dell’ordine e le organizzazioni della sicurezza del nostro Paese nel sostenere i governi e le nazioni summenzionati è apprezzabile“, aggiungeva, osservando l’importante ruolo della saggia guida dell’Ayatollah Khamenei e del religioso sciita iracheno Ayatollah Ali Sistani nella vittoria sul gruppo terroristico SIIL. “…Avendo completato l’operazione per la liberazione di al-Buqamal, ultima roccaforte dello SIIL in Siria, abbattendo la bandiera del gruppo sionista-statunitense e issando la bandiera siriana, dichiaro la fine del “controllo dello SIIL“, concludeva il Generale Sulaymani.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La difesa aera siriana spara per prima

PressTV 17 ottobre 2017

Il Segretario Generale di Hezbollah ha predetto nell’ultimo discorso che una guerra è vicina e che gli ebrei anti-sionisti dovrebbero lasciare Israele tornando nei Paesi d’origine, altrimenti “bruceranno” senza che Netanyahu possa o abbia il tempo di salvarli. Abdalbari Atwan, rinomato editore del quotidiano Rai al-Yum, ritornava nell’ultimo articolo sul combattimento aereo tra Israele e forze armate siriane sul Libano, il 16 ottobre, sullo sfondo della reazione della difesa aerea siriana all’aggressione degli aerei da combattimento israeliani che conducevano una missione da ricognizione, non nel cielo siriano ma in quello libanese: “Il comunicato dell’Esercito arabo siriano sugli aerei da combattimento israeliani colpiti e costretti a fuggire, è uno sviluppo completamente nuovo che segna una svolta nella strategia dell’Asse della Resistenza, una strategia che non tollera più alcuna violazione dello spazio aereo libanese o siriano“. “È vero che la dichiarazione dell’esercito israeliano, pubblicata precipitosamente nei minuti successivi l’attacco, deforma la realtà nascondendo il panico dell’esercito israeliano. A credere al testo, l’aeronautica israeliana avrebbe distrutto una batteria di missili dispiegati a est di Damasco. I capi politici e militari di Tel Aviv non hanno dimenticato che per la prima volta “subivano e non infliggevano”. In seguito, ufficiali israeliani si sono susseguiti ad affermare che “Israele non cerca tensioni a tutti i costi e preferisce la tranquillità su tutto! Calma, dicono… strano!” Nel resto dell’articolo, l’autore ribadisce i termini del comunicato israeliano e aggiunge: “La cosa più strana di tutti è il silenzio del primo ministro Netanyahu e dei suoi portavoce, che non hanno detto nulla dell’attacco. Netanyahu si è accontentato di generalizzare: “Chiunque voglia attaccare Israele o la sua sicurezza sarà punito” o “ho fatto della salvaguardia della sicurezza una missione personale”, che verrà svolta “secondo le esigenze specifiche d’Israele”. Ciò significa che anche Lieberman, il capo dell’esercito, non può più garantire la sicurezza d’Israele. E capiamo perché Netanyahu abbia cercato di aiutarlo calmando i coloni che ora si aspettano il peggio“. Allo stesso tempo, Atwan si concentra, non senza ragione, sul messaggio del “missile sparato dall’antiaerea siriana” scrivendo: “Il messaggio è più che chiaro: la pazienza di Damasco ha raggiunto il limite. Non è più tollerabile vedere aerei di combattimento sionisti spiare siti sensibili sul suolo siriano dal cielo libanese, prima di abbatterli impunemente. Come Israele sa, il cielo del Libano costituisce ora il prolungamento naturale dello spazio aereo della Siria e pertanto qualsiasi violazione del cielo libanese sarà contrastato, non importa a quale prezzo. Il messaggio è cruciale. Israele è nel panico totale davanti a uno Stato siriano che, dopo sette anni di guerra, è riuscito a distruggergli degli aerei. Stato siriano che, inoltre, è affiancato da Hezbollah ben armato e pronto a qualsiasi evenienza. Il panico si legge soprattutto nelle parole di Avigdor Lieberman affidate a Walla, dove riconosceva la vittoria di Assad con franchezza inedita: “Assad ha vinto, e tutti i Paesi musulmani si accodano per averne i favori“.”
Poi nell’editoriale, l’autore collega il bellicismo anti-siriano d’Israele e la risposta di Damasco da un lato e la nuova strategia degli Stati Uniti verso l’Iran dall’altro, una strategia basata sul rifiuto del presidente Trump di certificare l’accordo nucleare o sulle sanzioni imposte al Corpo dei Guardiani Rivoluzionari Islamici. “Una strategia espressa durante un discorso che accusava l’Iran di sostenere il terrorismo, destabilizzando il Medio Oriente e gli alleati di Washington“: “Questi sono i segni di una conflagrazione del fronte che si stagliano all’orizzonte, una sfida su cui il Segretario generale di Hezbollah, Nasrallah, avvertiva indicando al premier israeliano come colui che la vuole. Ciò che preoccupa Netanyahu in realtà sono lo Stato siriano in ripresa, un Iraq che ritorna e un “ponte” che viene issato tra Iran e Libano attraverso Siria e Iraq, così come le forze di Hezbollah schierate a Qunaytra e Dara col sostegno dei consiglieri militari iraniani, permettendogli di costruire delle basi, anche se significa aprire un fronte sul Golan occupato, alle porte d’Israele. “Questo corridoio”, di cui lui e i suoi compari continuano a parlare, si estende da Mazar i-Sharif in Afghanistan a Zahiya, a sud di Beirut, sul Mediterraneo, una via per inviare armi e munizioni per l’Asse della Resistenza. E questo asse è una realtà poiché l’Esercito arabo siriano ora usa le batterie dei missili antiaerei S-200 contro i caccia israeliani in fuga. Nulla dice che i prossimi missili non siano S-400 che Damasco sparerebbe contro aerei attaccanti col via libero russo”.
Atwan è pronto a scommettere che “il Medio Oriente cambierà” perché “la Siria è sul punto di riprendere forza molto rapidamente, con l’aiuto di Russia e Iran“: “È un una realtà così profondamente capita da Washington e Tel Aviv, da far tremare Israele e i generali statunitensi… Non senza motivo Nasrallah invitava gli ebrei a lasciare Israele prima che sia troppo tardi, dato che la prossima guerra con Israele sarà diversa: ora arabi e musulmani del Medio Oriente possiedono una “forza deterrente”. Queste persone, gli israeliani le hanno già messe alla prova tre volte senza poterli sconfiggere. I nemici d’Israele non sono più dei regimi arabi corrotti che puntano tutto sulle carte truccate statunitensi. Sono diversi, nuovi a memoria dell’uomo mediorientale“.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Gli USA si vendicano della sconfitta in Siria

Alessandro Lattanzio, 25/9/2017Il Tenente-Generale Valerij Asapov, delle Forze Armate russe, cadeva per mano dei terroristi dello SIIL presso Dayr al-Zur, in un avamposto delle forze siriane, colpito dai frammenti di un proiettile di mortaio. 37 militari russi sono caduti in Siria dall’inizio delle operazioni nel settembre 2015. Il Tenente-Generale Valerij Asapov era un ufficiale della 5.ta Armata del Distretto Militare Orientale della Federazione Russa. Era nel posto di comando avanzato dell’Esercito arabo siriano per le operazioni di liberazione di Dayr al-Zur, contro i terroristi dello SIIL. Valerij Asapov da diversi mesi coordinava le operazioni russe e siriane dai posti di comando avanzati dell’Esercito arabo siriano, perciò non è improbabile sia diventato bersaglio della CIA e del Pentagono, che Mosca ha esplicitamente indicato quali mandanti di al-Qaida e complici dello Stato islamico (SIIL). “Il Generale è sempre stato in prima linea, mostrando col proprio esempio il compito di un vero comandante“, dichiarava il parlamento regionale di Ussurijsk, città di origine di Asapov. “I compagni d’arme ricordano Valerij Asapov come uomo affidabile, coraggioso, risoluto e di principio… La sua morte è una perdita enorme per le Forze Armate della Federazione Russa. La memoria del Generale Asapov vivrà per sempre“. La morte del Generale Asapov avviene all’indomani delle prove esibite dal Ministero della Difesa russo sulla presenza di forze speciali statunitensi nei territori presso Dayr al-Zur occupati dallo SIIL, nonché sull’offensiva di Jabhat al-Nusra orchestrata dai servizi segreti statunitensi, il 19 settembre a nord di Hama, conclusasi con la controffensiva siriano-russa che eliminava 850 terroristi. Senza dimenticare che qualche giorno prima, un velivolo russo aveva annientato il comando dello SIIL presso Dayr al-Zur, appena ricostituito coi capi islamisti evacuati e recuperati dalle forze speciali statunitensi nel deserto orientale della Siria e nella provincia di Mosul, in Iraq. Difatti, il Ministro degli Esteri siriano Walid Mualam accusava gli Stati Uniti di utilizzare i terroristi per sabotare il processo di pace di Astana.A Dayr al-Zur, il 25 settembre, le forze siriane liquidavano la sacca di Madan, sulla riva dell’Eufrate, a nord-ovest della città, mentre gli ultimi terroristi fuggivano nel deserto a sud di Madan. Nel corso dell’operazione, l’emiro di Madan e numerosi capi dello SIIL erano stati eliminati.
I combattimenti sull’isola Saqar continuavano, con l’EAS che vi schierava una nuova batteria di lanciarazzi multipli pesanti BM-27, arrivati assieme al continuo flusso di rinforzi e rifornimenti per Dayr al-Zur, che diventa il centro logistico per le operazioni nella Siria orientale. Ad oriente della città, verso Mayadin, il fronte veniva stabilizzato, mentre l’EAS si dedicava a liquidare la sacca di Madan. Nel frattempo lo SIIL puntava sul sostegno, diretto o indiretto, delle forze speciali statunitensi e della loro proiezione locale, l’alleanza curdo-islamista delle SDF che riusciva ad occupare il campo petrolifero di Tabia, a nord della testa di ponte siriana sull’Eufrate. Qui le forze siriane ricevono da Humaymin gli elementi per costruire i ponti adatti al trasferimento di mezzi pesanti e dell’artiglieria. Lo stesso giorno, i velivoli da combattimento russi effettuavano molteplici sortite su diverse basi dei terroristi nella provincia di Idlib, a Saraqib, Sarmin, Qan Shayqun, Marat al-Numan e Qafr Nabudah. Infine, dei droni armati del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniano effettuavano diversi attacchi sulle posizioni dello Stato islamico nei pressi della frontiera con l’Iraq, distruggendo 2 centri di comando, 1 carro armato e 1 deposito del gruppo terroristico, nell’ambito dell’operazione Wal-Fajr 3 dell’Esercito arabo siriano per liberare al-Buqamal.

Fonti:
Cassad
Muraselon
Muraselon
RussiaToday