La Battaglia di Aleppo: l’Esercito Arabo Siriano riprende il controllo

J. Flores, Fort Russ, 12 agosto 2016CpmKzi_WcAEp7Fq.jpg largeGli eventi dell’assedio di Aleppo dall’ultimo aggiornamento hanno seguito un corso teso e decisivo. Mentre la situazione rimane fluida, il quadro complessivo ha seguito un corso prevedibile, dato l’equilibrio di forze. I cambiamenti sembravano favorire i ‘ribelli’ taqfiriti, la sera del 6 agosto, quando al-Nusra e ELS cominciavano ad avanzare nel tentativo di collegarsi con la forza taqfirita nella zona sud-ovest di Aleppo. Ci fu un breve collegamento, ma ben presto finito sotto i bombardamenti, rendendolo, come detto qualche giorno prima, operativamente inutilizzabile. Come detto il 7 e 8 agosto, tale tentativo di rompere l’assedio in realtà è fallito. La fluidità della situazione della zona è raffigurata qui sopra, a sud-ovest di Aleppo vi era una striscia di 2,4 km controllata da EAS ed alleati, oggi divenuta una striscia sottile e contestata. Tuttavia, non sarebbe accurata. Due video dell’ELS che mostrano alcune delle zone in questione furono caricati il 9 agosto, ma i video risalgono a giorni prima, prima del loro passaggio all’EAS. Ciò che è interessante è la grande dimensione di queste aree e strutture. Viene facilmente dimenticato che prima della guerra Aleppo era una grande città con diversi milioni di persone. Sulla mappa, queste zone del sud-ovest di Aleppo sembrano piccole, ma i video mostrano qualcosa di completamente diverso. Il primo, in particolare, riguarda il distretto industriale di Ramusyah, da cui si può apprezzare l’entità delle distruzioni, veramente apocalittiche.

Il secondo mostra l’Accademia Militare.

World Islamic News fornisce l’aggiornamento della mappa al 10 agosto 2016, pubblicato riflettendo l’11 agosto. Crediamo che questa mappa rifletta la situazione del 9 o forse 10 agosto. Ci sono notizie contrastanti su ciò, ma la solida informazione che il Blocco 1070, il cementifici, la stazione elettrica e l’accademia di Ramusyah siano supervisionati dall’EAS. Questi dovrebbero essere inclusi tra i ‘contestati’. Distinguiamo ‘supervisione’ da ‘controllo’ perché l’EAS l’aveva dichiarato il 9 sull’andamento della battaglia, e per comprenderne le tattiche di combattimento. Ma Fort Russ l’aveva previsto diversi giorni prima, nell’articolo della mattina dell’8 agosto. Al momento attuale, abbiamo conferma che le informazioni sul mutare della situazione della battaglia, date il 7/8 agosto, sono precise e riflettono in generale la situazione attuale. Questo articolo pertanto comprenderà ulteriori informazioni interessanti, nonché una previsione circa la strategia dell’avanzata.
Il 9 agosto, l’EAS finalmente annunciava ciò che avevamo riportato l’8 agosto: Il passaggio che i terroristi avevano aperto verso Aleppo vecchia, dopo che alle unità dell’Esercito arabo siriano era stato ordinato di ritirarsi e riorganizzarsi, era sotto il tiro dell’EAS. Il passaggio non era sicuro, nemmeno per la fanteria di notte; restava sigillato. Tuttavia, ciò non significa che non sarà ripreso e che le postazioni da cui le forze siriane si erano ritirate non saranno recuperate. Purtroppo non possiamo conoscerne ancora le tattiche; forse quando la battaglia sarà finita cercheremo di spiegare molte azioni dell’EAS. Ciò che possiamo dire ora è che l’EAS prepara la controffensiva volta a stabilizzare la situazione. Il video proviene da una zona, il 6 agosto, quando l’offensiva dei ribelli per rompere l’assedio avanzava, respingendo i tentativi dell’EAS di stringere l’assedio.

Ma fin d’allora, al-Nusra, ELS e loro sostenitori occidentali erano chiaramente consapevoli che l’avanzata era finita già il 6 agosto, ed erano nel panico. Ciò è evidente dal cambiamento della natura dei loro resoconti sui social media. Ormai non si parlava più di ‘vittoria’ ad Aleppo, ma si passava alla ‘tragedia umana’ chiedendo l’intervento occidentale per ‘alleviarla’. Reuters segue, supportando la guerra dell’informazione dei terroristi. Nell’articolo dal titolo, Le Nazioni Unite esortano al cessate il fuoco ad Aleppo per riparare il sistema idrico e arginare gli incendi, è chiaro ciò che avviene. In effetti, tale ‘aiuto’ è possibile solo attraverso le Nazioni Unite di Ban Ki Moon, che sarebbero autorizzate ad inviare forniture mediche ai terroristi, assieme a ricambi per la loro artiglieria (ecc.) con il pretesto d’inviare aiuti per le infrastrutture (elettrica, idraulica, ecc). Che le forze filo-occidentali chiedano un cessate il fuoco, con cui riorganizzarsi, riarmarsi e rifornirsi, è molto indicativo in tale teatro, avendo la consapevolezza che la loro situazione è terribilmente grave. Reuters impazzisce riferendo della situazione umanitaria, insistendo che la “lotta che s’intensifica ad Aleppo soffoca la popolazione civile”. Ciò naturalmente significa che i gruppi di al-Nusra ed ELS ad Aleppo ‘soffocano’. Per controllarli, infatti, l’EAS prima di stringere la morsa finale sui “ribelli”, due settimane prima, apriva dei corridoi umanitari da cui i civili sono passati nella zona libera di Aleppo ovest, dove erano stati creati accantonamenti per decine di migliaia di residenti. Va ricordata la storia dell’elicottero russo abbattuto mentre compiva una missione umanitaria, in relazione a ciò. Le intenzioni del governo qui sono evidenti e chiare. Mentre gli alleati degli Stati Uniti e il GCC cercano di creare uno Stato fallito, il governo siriano cerca di mantenere unita una Siria governabile, con la popolazione che non vede lo Stato impegnato inutilmente in azioni punitive contro di essa. La strategia dell’EAS sarà liquidare le principali risorse dei “ribelli” in uno o più grandi battaglie. Se al-Nusra ed ELS, ora di nuovo completamente assediate ad Aleppo, non potranno accedere ai necessari rifornimenti, non avranno altra scelta che arrendersi o in qualche modo compiere un disperato attacco suicida. L’unico fattore che mitiga ciò sarebbero maggiori sviluppi geopolitici, rendendo ampiamente opportuno impegnarsi in un altro cessate il fuoco. Ci sono pochi scenari in cui ciò sarebbe vantaggioso, e se tale scenario effettivamente si verificasse, è difficile prevederlo in questo momento. Potrebbe includere qualcosa che riguardi la situazione sempre più tesa in Ucraina, all’indomani dell’assalto sventato in Crimea e dell’ultimatum di Putin. Ciò che è importante nelle perdite dei taqfiriti, è che un numero sproporzionato di essi provenivano dalle forze speciali, circa 3000 eliminati nell’assalto. Erano i battaglioni sauditi, qatarioti e turcomanni addestrati dagli occidentali. Che tale avanguardia sia stata lanciata per prima è evidente per varie ragioni, essendo rinforzate dal grosso dei blindati. Quando i taqfiriti hanno gettato il grosso dei loro blindati contro EAS ed alleati, apparve anche chiaro che la loro fanteria era composta da forze speciali. Il piano era aprire una grande breccia e poi inviarvi la riserva per colmare le perdite dovute alla forza aerea. Non è andata come avevano sperato. In questo momento, l’EAS non ha avviato la controffensiva finale, ma invece strangola i taqfiriti e ne esaurisce la potenza di fuoco. Nel frattempo, le riserve dell’EAS affluiscono, compresi parte della 15.ma Divisione delle Forze Speciali, diversi battaglioni, i battaglioni di Hezbollah, diverse milizie sciite dalla forza di centinaia di elementi ciascuna, e alcune grandi unità dell’Esercito arabo siriano, in particolare una nuova divisione corazzata. Le Forze Tigre controllano la via di al-Qastal, evitando le trappole. I “ribelli” hanno un grande gruppo ad ovest di Qastal, e il piano era che, assaltando la posizione da sud, l’Esercito arabo siriano avrebbe portato le riserve da nord e quindi attaccato lungo la via di Qastal, terreno aperto non adatto alla guerriglia urbana. Ma l’EAS evitava tale trappola, continuando a fare pressione a sud ed avendo apparentemente due opzioni.
La prima è trattenerli nella sacca esaurendone le risorse, bombardando le loro colonne dalla Turchia e da Idlib, strategia molto efficace dell’Esercito arabo siriano e dei russi.
La seconda opzione è contrattaccare immediatamente. Per le suddette ragioni, in questo momento, e sulla base dei movimenti osservati oggi, tra cui le ‘grida’ di aiuto diffuse da Reuters, sembra che l’Esercito adotterà la prima opzione. ELS e al-Nusra sono ora in un angolo senza via d’uscita. Lasciano gli altri fronti, come Lataqia, dove hanno anche subito gravi sconfitte, per partecipare a una battaglia che non possono vincere, perché hanno subito. rispetto all’EAS. perdite maggiori di varie volte. Non possono vincere, e allo stesso tempo non possono permettersi di perdere. Eppure vi sono pesanti combattimenti nella provincia di Lataqia. Sembrerebbe che attualmente, i taqfiri guadagnino tempo tentando di consolidare la propria legittimità. Qualsiasi controffensiva possano lanciare in questo momento, sarebbe dal loro punto di vista una vittoria reale. Ciò che succede in Turchia avrà un peso notevole. Uno dei fattori contingenti è se o quando la Turchia chiuderà il confine. Una teoria credibile è che Erdogan abbia permesso il passaggio per la battaglia perché sa che perdendo Aleppo potrà lavarsene le mani, ma non può districarsene in fretta, e e ha purgato i gulensiti tra i militari, nel sistema giudiziario ed educativo, c’è la questione dei Fratelli musulmani. Si affida ai Fratelli musulmani che allo stesso tempo sono un suo pilastro e un peso interno che assieme a NATO e Stati Uniti lo costringono a sostenere lo SIIL e altre formazioni nel conflitto siriano. Questo ricorderebbe Poroshenko che invia le avanguardie dei gruppi Azov e Pravij Sektor per eliminare certi problemi, alleggerendo la pressione politica e della sicurezza interna, una volta liquidati dalle milizie del Donbas. Anche l’Iraq e il suo confine avranno peso. Gli Stati Uniti hanno iniziato a rifornire di F-16 l’Iraq, ottenendo ulteriori risorse dall’Iraq prima che Mosul cada, ma il governo iracheno è ora attento ed agisce con intelligenza acquisendo indipendenza. Chiuso il confine tra Iraq e Turchia, restano due fattori importanti. Il fronte sud della Giordania è quasi del tutto pacificato. I risultati nel Ghuta orientale e a Lataqia saranno favorevoli, ma il governo siriano ha saggiamente trasferito la popolazione dal Ghuta per effettuare un attacco decisivo impiegando la superiorità aerea. L’esercito siriano si è saggiamente ritirato dalle operazioni presso Raqqa, perché ora si tratta semplicemente della lotta ultima tra le YPG curde e lo SIIL. Interessante per i lettori: Hezbollah ha usato un drone per attaccare posizioni dei taqfiriti a Aleppo.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi guida la guerra alla Siria, CIA o Turchia?

Moon of Alabama, 9 agosto 20160369ec165684a819da32d29555fbe3ebAlcuni rapporti sull’ultimo assalto di al-Qaida su Aleppo suggeriscono un ruolo di primo piano della Turchia in tale operazione. Ciò contraddice l’analisi di un cambio della politica estera turca che si orienta esclusivamente da occidente ad oriente. Un tale cambio implica un meno intenso impegno turco in Siria. I precedenti articoli di Economist e Financial Times indicavano un ruolo meno attivo della Turchia in Siria. Ma un nuovo articolo del Financial Times sottolinea il ruolo della Turchia nel rifornire ed addestrare i vari gruppi, in particolare al-Qaida, riducendo al minimo il coinvolgimento degli Stati Uniti: “L’offensiva contro le truppe del Presidente Bashar al-Assad potrebbe aver avuto maggiore aiuto estero di quanto sembri: attivisti e ribelli dicono che le forze di opposizione ricevevano nuove armi, denaro e altri rifornimenti, prima e durante i combattimenti. Al confine ieri abbiamo contato decine di camion che trasportavano armi“, ha detto un attivista siriano, che passavano tra Siria e Turchia. “Accade tutti i giorni da settimane… armi, artiglieria, non parliamo solo di alcuni proiettili o fucili”. Altri due ribelli che, come tutti gli intervistati, hanno chiesto di non essere identificati per la sensibilità dell’oggetto, descrivevano come denaro e rifornimenti transitavano da settimane. Appena dieci giorni prima il FT citava i ribelli siriani dire “la Turchia era inattiva mentre i ribelli lottano“. The Economist ha detto che la Turchia ora “chiude periodicamente il valico di frontiera di Bab al-Hawa“. Nel nuovo articolo si afferma che la Turchia è il cardine logistico dell’attacco su Aleppo; che l’attacco è stato pianificato ad Ankara e che i gruppi al-Qaida/a-Nusra sono stati probabilmente addestrati dai militari turchi. Inoltre, sostiene che i massicci rifornimenti dalla Turchia si sono intensificati negli ultimi giorni, mentre erano limitati nei mesi precedenti. Ahrar al-Sham, simile ai taliban, il gruppo terroristico supportato dagli USA in Siria, riceve improvvisamente vasti aiuti dai turchi. Queste notizie non s’incastrano. Secondo esse la Turchia o si ritira dalla guerra alla Siria o l’intensifica. Com’è? L’8 agosto il Presidente russo Putin incontrava il Presidente iraniano Rouhani in Azerbaigian. Il 9 il presidente turco Erdogan incontrava Putin a San Pietroburgo. In un’intervista alla TASS che accompagnava la riunione, Erdogan parlava delle nuove relazioni con la Russia, ma ancora insistendo sul fatto che “Assad deve andarsene” a qualsiasi costo. Diceva anche che al-Qaida, alias Jabhat al-Nusra, a suo avviso non è un’organizzazione terroristica, perché a volte combatte lo Stato islamico. Questo è coerente con il sostegno di Stati Uniti ed Israele ad al-Qaida in Siria. In risposta alle spacconate turche Putin inviava l’accordo per la base aerea russa permanente in Siria per la ratifica al parlamento russo. Il messaggio alla Turchia è che la Russia non lascerà la scena e vi resterà. L’incontro, in un modo o nell’altro, imposta nuove direzioni politiche nella guerra alla Siria. La cooperazione turco-russa s’intensificherà e la guerra finirà, o il conflitto s’intensificherà ulteriormente con il rinnovato impegno russo.
L’articolo del FT che enfatizza molto la massiccia logistica dalla Turchia (che può o non può esserci) è stato probabilmente pubblicato per indicare che la Turchia ha un ruolo più “filo-occidentale” di quanto non appaia attualmente. Ciò limiterebbe le manovre di Erdogan a San Pietroburgo. Ma è davvero plausibile che la Turchia, dopo il recente tentato golpe sanguinoso degli Stati Uniti, abbia intensificato il sostegno alla CIA, anche se ciò danneggerà le nuove relazioni con Russia e Iran? Se il recente articolo del FT enfatizza il ruolo della Turchia, viene minimizzato quello degli Stati Uniti: “Gli statunitensi, naturalmente, sapevano cosa succedeva. L’hanno ignorato per mettere pressione su Russia e Iran”, ha detto un diplomatico occidentale a contatto con l’opposizione. Possiamo essere certi che la CIA faccia molto più che ignorare i rifornimenti di armi o guardare. Le migliaia di tonnellate di armi che raggiungono al-Qaida e altri terroristi sono state trasportate dalla Bulgaria su navi noleggiate degli Stati Uniti. I MANPADs recentemente consegnati all’equivalente dei taliban in Siria, Ahrar al-Sham, certamente sono passati per le mani degli Stati Uniti. Il FT cita anche il 1° agosto come ultimatum di Kerry, che crediamo segnasse la data fissata dagli Stati Uniti per l’attacco su Aleppo pianificato da tempo, e il nuovo assedio a 1,2-1,5 milioni di civili sul lato governativo della città. Un recente articolo del New York Times (in cui il giornale per la prima volta ammette l’intenso e vecchio coinvolgimento della CIA in Siria) sottolinea il ruolo operativo centrale delle attività degli Stati Uniti nella guerra contro la Siria: “Da diversi anni la CIA si è unita ai servizi di spionaggio di diversi Paesi arabi per armare e addestrare i ribelli nelle basi in Giordania e Qatar, con i sauditi che finanziavano gran parte dell’operazione”. Sia la Turchia (secondo il FT) che la CIA (secondo il NYT), ne sono a capo. Tale contraddizione si aggiunge ad altre accuse sul responsabile ultimo e colpevole delle operazioni anti-siriane. Un esempio: l’esercito turco ha recentemente “salvato” una spia della CIA ferita nel nord della regione di Lataqia in Siria. Gli USA inviarono elicotteri per salvarla. La spia si è scoperta essere la giornalista Lindsey Snell che lavorava su un articolo per al-Nusra per l’agenzia di facciata dell’intelligence Vocativ. Era stata incarcerata per aver attraversato illegalmente il confine. E’ un altro gioco o un reale disaccordo? Può darsi che la cooperazione turco-statunitense sulla Siria, nonostante il tentato colpo di Stato, sia ancora eccellente. Ciò implicherebbe che il relativo conflitto inscenato nel mondo delle spie e nei media sia orchestrato per confondere la Siria e i suoi alleati. Ma tali conflitti potrebbero anche indicare lotte reali dietro le quinte. Altre lotte su chi sarà impelagato con gli infanticidi di al-Qaida in Siria e altri “ribelli” probabilmente sono imminenti.

Lindsay Snell, spia della CIA camuffata da giornalista

Lindsay Snell, spia della CIA camuffata da giornalista

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La battaglia di Aleppo

Fort Russ, 8 agosto 201613950209000266_PhotoISintesi:
– L’assedio non è stato ‘spezzato’ ma la situazione era fluida per quasi tutto il 7 agosto, i “ribelli” di ogni lato si erano congiunti, ma sotto costante bombardamento, non possono avvantaggiarsene.
– L’assalto dei ‘ribelli’ è un prevedibile atto di disperazione.
– Le forze ‘ribelli’ hanno registrato un tasso di perdite del 30-50%
– L’avanzata ‘ribelle’ della sera del 6 agosto è stata sostanzialmente respinta.
– Il ‘ponte liberato’ dall’EAS (vedi mappa) rimane nelle sue mani
– L’Accademia militare è stata ripresa la sera del 6, con l’intervento della Liwa al-Nimr.
– Le Forze speciali di Hezbollah sono presenti.
– I “ribelli” hanno esaurito i mezzi pesanti e sono rimasti con veicoli leggeri
– Le sortite dei bombardieri russi colpiscono strategicamente i centri dei raggruppamenti “ribelli”, attirati con ritirate tattiche.
– Le perdite dell’EAS ed alleati sono state minime (con ritirate tattiche).
– L’EAS ha inviato con successo i rinforzi
– Le mappe sono fuorvianti sul controllo dell’EAS su Aleppo, che altrimenti apparirebbe come una possibile sacca, ma solo l’EAS possiede una forza aerea.

Curiosità:
– Il gruppo che ha decapitato il ragazzo è stato identificato nella battaglia (ancora vivi per ora).
– Le apparecchiature radar usate ad Aleppo dai ‘ribelli’ rinvenutevi, sono del tipo usato dalla Turchia.
aleppositTesto completo:

Il fatto più importante dei combattimenti di oggi è che i rapporti sui raggruppamenti “ribelli”, in primo luogo Jaysh al-Islam ed ‘ELS’, che avrebbero rotto l’assedio, sono falsi. Mentre gli eserciti ‘ribelli’ si sono connessi a sud-ovest di Aleppo, il bombardamento dell’EAS e le sortite dalle forze aeree alleate sono così intensi da rendere tale passaggio inutilizzabile. Oltre a ciò, il quadro essenziale del 7 agosto è difficile da accertare, data la situazione abbastanza fluida; le indicazioni dal fronte, direttamente da fonti sul campo o dai social media, sono scarse. Dai nostri contatti nelle vicinanze, rispetto natura e tipo di propaganda dei taqfiri, dalla modalità prevedibile e togliendo incongruenze alle verità, un quadro più chiaro cominciava ad apparire ore dopo il tramonto del 7. Da ciò si può scrivere con cautela che i rapporti sull’assedio spezzato sembrano intenzionalmente fuorvianti, prematuri o fraintesi. È successo che alcuni gruppi avevano preso con successo alcune posizioni che sarebbero state effettivamente necessarie per le manovre combinate per spezzare l’assedio. I video lo ribadiscono. Non erano i gruppi assediati, ma gli assaltanti ad avvicinarsi lungo le autostrade M62, M60 e M5. Il piano ‘ribelle’ prevedeva che la forza all’interno, che una volta era di 20000 elementi, doveva aprire la strada al nucleo della forza esterna, inizialmente di 20000 unità raccoltesi a sud di Aleppo, da cui attaccare. Il gruppo dei ‘ribelli’ assediati tentava di occupare il quartiere Suqari a sud di Aleppo, mentre la forza ‘ribelle’ esterna tentava di spingersi a Rashadin, Hiqmah e Mushrafah, lungo la sottostante autostrada M5. Ciò è visibile sulla mappa, e tra questi punti vi è la centrale elettrica, oggetto di molti articoli sugli scontri del 7 agosto. Conoscendo le posizioni della forza esterna, i comandanti dell’EAS avevano un significativo vantaggio strategico sul controllo di una situazione altrimenti molto fluida, il 6 e 7 agosto. Ma i video del 7 agosto raffiguranti i membri della forza assediata unirsi a presunti membri della forza esterna, durante i combattimenti, sono solo vaghe pretese prive di base. La breccia non era utilizzabile per i rifornimenti, né come via di fuga della forza assediata. Il fatto più importante che chiarisce il senso di tali rapporti, è che tale sortita è stata tentata dagli assediati di Jaysh al-Islam e coorti, una forza che va esaurendo le scorte. Il momento non era opportuno, ma si trattava di un assalto de ‘la va o la spacca’. Da solo, ciò dava un vantaggio significativo all’EAS e agli alleati ben riforniti e alle forze aeree russe. Il consumo delle munizioni veniva ridotto al minimo fino a cinque giorni prima, quando le prime fasi della strategia per la sortita furono attuate. Va notato che i comandanti sul campo dell’EAS ed alleati, avevano capito che andavano conservate per l’eventuale assalto. La tempistica prevedibile della sortita, di conseguenza, è stato anche di enorme vantaggio per l’EAS e gli alleati. Gli ultimi due giorni hanno visto la terza e la quarta fase del tentativo dei ‘ribelli’ di rompere l’assedio. I ribelli compirono apparentemente delle avanzate, che si rivelavano essere altro (vi furono trascinati). L’EAS riceveva rinforzi per manovrare su tali salienti. Sembra che l’EAS abbia compiuto una ritirata tattica il 6, permettendo di far disporre le forze del Jaysh al-Islam sulle posizioni volute. Quindi, la forza aerea russa ha compiuto una serie di sortite devastanti sui “ribelli”. Diverse ore dopo il nostro ultimo rapporto, all’alba, il quadro iniziale si profilava, come previsto dal filo-iraniano ‘Islamic World News‘. La mappa qui, variante della mappa precedente, mostra le aree contestate in gialle; la direzione dell’assalto dei ‘ribelli’ dovrebbe essere chiara:
13913685Secondo una fonte militare della TV panaraba al-Mayadin, il 7 mattina l’Esercito arabo siriano aveva riconquistato le posizioni che i terroristi avevano preso nell’assalto del 6, a sud di Aleppo. Queste fonti chiariscono anche che l’obiettivo dei terroristi è aprire una via da al-Ramusyah, nel sud-ovest di Aleppo, alle zone assediate ad Aleppo orientale. Il mese scorso, l’Esercito arabo siriano intensificò i combattimenti contro i terroristi ad Aleppo, tagliando la loro ultima via di rifornimento verso la parte orientale della città, nel tentativo di costringerli alla resa. Le battaglie infuriavano mentre molti gruppi ribelli ad Aleppo scatenavano attacchi ripetuti per rompere l’assedio. Tali attacchi avvenivano ad ondate di attentati suicidi, fallendo. Una cosa è chiara, l’EAS è stata attenta a non riferire della situazione con precisione, per motivi di sicurezza operativa: è importante non dare informazioni cruciali sulla chiusura di eventuali brecce, evolversi di salienti insostenibili o assalti falliti agli altri raggruppamenti “ribelli” esclusi da informazioni affidabili. Il tipo di informazioni necessario per la dialettica sul campo di battaglia non è disponibile in questo momento.13737504Un’immagine dei ‘ribelli’ del Jaysh al-Islam Aleppo li mostra in uniforme e con equipaggiamenti occidentali e sauditi.

La dichiarazione di propaganda semi-ufficiale del Muqawamist sugli eventi del 7 agosto: “In onore della fermezza dell’Esercito arabo siriano e di Hezbollah. Migliaia di barbari” jihadisti “hanno attaccato le posizioni dei nostri uomini nel sud-ovest di Aleppo, scatenando vili ondate di autobombe suicide da ieri sera. L’offensiva terrorista è in corso mentre orde di teppisti dei numerosi gruppi di al-Qaida tentano disperatamente di riaprire le vie linee di rifornimento spezzate, ma le forze della nostra Resistenza continuano a respingere l’assalto. Taqfiri e loro fanboy dell’opposizione “siriana” che tifano per la “vittoria” ad Halab, devono prendere e seppellire i loro deliri. Qualunque posto i terroristi occupino, lo fanno solo temporaneamente. Aleppo non è loro, e non lo sarà mai“.CpMkD8mUsAAC3Qe.jpg largeVanessa Beely di 21stCenturyWire indica 10 fatti importanti per coloro non del tutto familiari della storia finora, facendo capire il senso della battaglia di Aleppo.
“Di seguito dieci fatti su Aleppo che vanno accettati da qualsiasi osservatore informato e razionale indipendentemente dalle opinioni politiche sulla Siria.
1) Aleppo Orientale è stata invasa da un’alleanza terroristica eterodiretta guidata da al-Qaida nel 2012. Al momento, circa 600000 abitanti fuggirono da Aleppo orientale cercando riparo ad Aleppo occidentale dove il governo siriano ha il controllo.
2) Le stime sui civili rimasti ad Aleppo orientale variano ampiamente, ma quelle ufficiali parlano di 100-150 mila. Quelle delle Nazioni Unite, 300000, sono quasi certamente gonfiate e politicamente motivate.
3) L’85% dei combattenti ad Aleppo orientale appartiene a Jabhat al-Nusra, l’affiliato ufficiale di al-Qaida in Siria, che ha appena cambiato nome con un nuovo logo. Gli altri combattenti appartengono a ventidue (ci sono spaccature costanti, fusioni e riunioni tra questi) gruppi terroristici che condividono stessi ideologia jihadistia, metodi ed obiettivi di al-Qaida.
4) La stragrande maggioranza dei combattenti siriani ad Aleppo orientale non è di Aleppo, smentendo l’idea che una qualche parte della città si sia sollevata contro il governo.
5) I gruppi terroristici in Aleppo comprendono numerosi combattenti stranieri da ottantuno Paesi con contingenti significativi provenienti da Turchia, Stati arabi del Golfo, Nord Africa, Cecenia e Caucaso settentrionale della Russia.
6) I gruppi armati ad Aleppo orientale sparano deliberatamente sui civili di Aleppo occidentale. Ciò ha portato a proteste rabbiose contro il governo siriano chiedendo la fine dei bombardamenti e l’estirpazione completa della presenza terroristica ad Aleppo orientale.
7) La settimana scorsa Aleppo orientale è stata finalmente completamente circondata dall’Esercito arabo siriano, tagliando i rifornimenti ai gruppi terroristici dalla Turchia.
8) Il governo siriano ha offerto ai terroristi siriani ad Aleppo orientale l’amnistia in cambio della consegna delle armi e della resa.
9) L’Esercito arabo siriano ha anche stabilito tre corridoi umanitari per i civili che fuggono da Aleppo orientale. Il governo siriano aveva preparato 10000 unità abitative ad Aleppo occidentale per i civili in fuga, in previsione della battaglia finale. Mentre decine di famiglie andavano via i gruppi armati gliel’hanno immediatamente impedito, facendo pensare che intendano usarli come scudi umani quando e se l’Esercito arabo siriano avviasse l’avanzata definitiva nella parte orientale della città.
10) Dopo aver completato l’accerchiamento di Aleppo orientale, una missione congiunta dell’EAS e dell’Aeronautica russa dalla base aerea di Humaymim, avvivava un massiccio ponte aereo umanitario per Aleppo orientale. Il tragico abbattimento dell’elicottero russo di questa settimana rientrava nella missione umanitaria”.Syrian-Arab-Army-tank-696x431

Russi e siriani disintegrano i taqfiriti ad Aleppo
Fort Russ, 6 agosto 2016 – RusVesna

L’operazione umanitaria congiunta russo-siriana per assistere la popolazione civile continua ad Aleppo, nonostante i tentativi dei gruppi terroristici di al-Nusra, sostenuti dagli Stati Uniti, d’impedire la fuga delle persone dalle zone bloccate della città. Una fonte militare ha detto a RusVesna dei dettagli delle operazioni. In diversi corridoi orientali di Aleppo, designati dal governo siriano come umanitari, forze sono state dispiegate per soccorrere e assistere i civili sostanzialmente ostaggi e scudi umani dei taqfiri. Da ieri, oltre 600 ostaggi sono stati liberati. Queste persone sono state portate nei campi profughi ricevendo un primo soccorso. Per i militanti di al-Nusra che hanno accettato di deporre le armi, una via separata è stata organizzata nel nord della città, il cosiddetto corridoio di sicurezza, dove circa 100 militanti hanno avuto l’amnistia per la resa.

I terroristi subiscono terribili perdite a Aleppo
I terroristi di al-Nusra cercano di sfondare l’accerchiamento nella periferia sud-ovest di Aleppo, per unirsi ai gruppi a sud e a nord-est della città. La recente grande offensiva dei terroristi a Qan Tuman è stata soffocata, comportandogli significative perdite. Il risultato delle operazioni delle forze governative, con il supporto aereo russo, è che in soli 4 giorni le perdite di terroristi hanno superato i 7000: oltre 3000 morti e 4000 feriti al momento della pubblicazione. Circa 70 postazioni sono state distrutte insieme a 45 carri armati, 30 veicoli da combattimento della fanteria, 200 veicoli, 70 mortai e 35 depositi di munizioni.image17-900x350

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perdendo in Siria, Washington bombarda in Libia

Finian Cunningham Strategic Culture Foundation 05/08/2016landsatsirtelocations976Gli attacchi aerei degli Stati Uniti sulla Libia segnano un’importante escalation delle operazioni statunitensi all’estero. Un portavoce del Pentagono ha detto che la campagna aerea continuerà a tempo indeterminato a sostegno del governo di unità dell’ONU a Tripoli contro lo Stato islamico (SIIL). E’ il primo intervento di ‘supporto’ aereo in Libia dal 2011, quando gli aerei della NATO e degli Stati Uniti la bombardarono per sette mesi spodestando il governo di Muammar Gheddafi. La tempistica degli ultimi attacchi aerei degli USA sulla città portuale libica di Sirte sembra significativa. Per quasi due mesi il governo di Tripoli compie incursioni contro le brigate dello SIIL a Sirte. Quindi perché vengono chiesti gli attacchi aerei degli USA in questo preciso frangente? Il dispiegamento della forza aerea degli Stati Uniti in Libia segue di pochi giorni l’offensiva decisiva lanciata dall’Esercito Arabo Siriano e dagli alleati russi sulla città strategica di Aleppo, nel nord della Siria. Mentre gli alleati siriani e russi si muovono sconfiggendo le milizie antigovernative rintanate nella più grande città della Siria, la cui vittoria fa presagire la fine della guerra siriana, la frustrazione di Washington nel contrastare il successo della Russia nella guerra ai gruppi terroristici eterodiretti in Siria è palpabile, soprattutto da quando il Presidente russo Vladimir Putin ha inviato forze russe nel Paese arabo, vecchio alleato di Mosca, quasi dieci mesi fa. La frustrazione statunitense ha raggiunto il punto di ebollizione quando la Russia annunciava unilateralmente che procedeva, insieme alle forze siriane, alla liberazione di Aleppo, seconda città della Siria dopo la capitale Damasco, assediata dai gruppi armati illegali da quasi quattro anni. Per la vicinanza al confine con la Turchia, Aleppo era la rotta fondamentale per terroristi ed armi che alimentano la guerra, una guerra che Washington, alleati della NATO e partner regionali hanno segretamente sponsorizzato con l’obiettivo politico del cambio di regime contro il Presidente Bashar al Assad. Quando il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu annunciava l’apertura dei corridoi umanitari per far fuggire da Aleppo i civili e i terroristi arresisi, il piano è stato ridicolizzato quale “inganno” dal segretario di Stato USA John Kerry. L’ambasciatrice degli USA alle Nazioni Unite Samantha Power descriveva l’offensiva siriano-russa su Aleppo come “agghiacciante”. Tuttavia, il sovrano governo legittimo della Siria ha tutto il diritto di riprendere il controllo di Aleppo, ex-polo commerciale del Paese, sequestrato da vari gruppi terroristici, alcuni designati organizzazioni terroristiche internazionali. Le le aspre parole di Kerry e Power indicano perplessità di Washington per il successo di Mosca in Siria. L’intervento militare della Russia ha contrastato la cospirazione degli Stati Uniti per il cambio di regime. Washington può essersela cavata parzialmente con i piani di cambio di regime in Afghanistan, Iraq, Libia e Ucraina. Ma l’intervento della Russia ha sventato una manovra simile in Siria. Non solo, ma mentre Russia e l’alleato siriano sono vicini alla sconfitta definitiva delle reti dei mercenari antigovernativi di Aleppo, appare terribilmente ovvio che la farsa di Washington sui “ribelli moderati” frammisti ai terroristi venga denunciata. Da mesi Washington ha procrastinato le richieste di Mosca di fornire una demarcazione netta tra i cosiddetti moderati ed estremisti. Washington ha con cura esitato nel fornire alcuna distinzione o separazione. Mentre le forze russe e siriane mettono in un angolo i terroristi ad Aleppo, è evidente che Washington e i media occidentali sono invischiati nelle peggiori menzogne utilizzate negli ultimi cinque anni per giustificare la guerra in Siria. Inoltre, la Russia emerge vincente per come ha perseguito la campagna militare a sostegno del governo siriano. In altre parole, la Russia viene vista combattere realmente la guerra al terrorismo, mentre Washington ed alleati manifestano atteggiamenti mercuriali, se non criminali, nel rapporto con i gruppi terroristici che pretendono di combattere.
_55412434_sirte_detailmap_464 Il capo della diplomazia di Washington John Kerry era in trepidante attesa di chiarimenti da Mosca sull’offensiva ad Aleppo. Dal 1° agosto era chiaro che Mosca non aveva intenzione di assecondare le apprensioni di Washington sul piano offensivo. “Ancora una volta, l’amministrazione Obama sembra essere accecata da Putin, proprio come quando la Russia inviò le proprie forze in Siria a settembre“, dichiarava un editoriale del Washington Post. Nella notte dell’1-2 agosto gli attacchi aerei degli Stati Uniti venivano ordinati sulla Libia. Il disappunto di Washington sulla Siria è aggravata perché, solo poche settimane prima, Kerry volava a Mosca per offrire un “accordo” sulla cooperazione militare tra Stati Uniti e Russia, presumibilmente per combattere le brigate terroristiche in Siria. È apparso che tale accordo fosse solo l’invito alla Russia a far dimettere Assad. Cioè, la Russia doveva accettare l’obiettivo del cambio di regime statunitense. Alla Russia non interessa. Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ribadiva la posizione che il futuro della presidenza della Siria riguarda il popolo siriano soltanto, senza interferenze estere. Poi l’offensiva militare intrapresa ad Aleppo dalle forze siriane e russe, senza riguardo per le preoccupazioni di Washington per i suoi “ribelli moderati”/terroristi era l’ulteriore segnale che Mosca persegue propri valutazioni ed obiettivi strategici. Per Washington è un affronto lancinante. L’editoriale del Washington Post citato aveva un titolo irritato: “Basta fidarsi di Putin sulla Siria”. Era l’ultimo di una serie di editoriali che ingiungevano l’amministrazione Obama a “finirla” con Mosca sulla Siria. Uno dei titoli precedenti diceva: “Obama si ritira davanti Putin in Siria, di nuovo“. Nell’amministrazione Obama sembra esserci un forte dissenso sulla politica percepita fallimentare sulla Siria. Il segretario alla Difesa Ashton Carter e il direttore dell’Intelligence nazionale James Clapper si sono opposti al gioco continuo di Obama e Kerry per cercare la cooperazione militare della Russia. In precedenza, 51 diplomatici degli Stati Uniti firmavano una lettera congiunta che invitava l’amministrazione Obama ad intensificare le operazioni militari in Siria contro il governo di Assad. E’ anche chiaro che l’aspirante successore democratico di Obama alla Casa Bianca, Hillary Clinton, sia circondata da collaboratori del Pentagono che spingono per un maggiore intervento in Siria, anche ponendo il grave rischio di scontri con le forze russe. Di fronte alle crescenti critiche per il fallimento in Siria, sembra che gli attacchi aerei degli Stati Uniti sulla Libia siano stati ordinati come sorta di compensazione. Il presidente Obama avrebbe ordinato gli attacchi su consiglio del capo del Pentagono Ashton Carter. Sembra che l’amministrazione Obama cerchi di respingere l’accusa di essere morbida. Inoltre, ordinando gli attacchi aerei contro i jihadisti dello Stato islamico a Sirte, in Libia, si permette a Washington di riprendere la narrazione perduta con la Russia in Siria.
Il successo della Russia in Siria ha seriamente minato l’affermazione di Washington di guidare la guerra al terrorismo. L’ultima resistenza dei gruppi terroristici ad Aleppo, tra cui le milizie sostenute da Washington e alleati, rappresenta la prova incriminante. Quindi, mentre la rete si stringe su Aleppo in Siria, la mano di Washington è costretta a scatenarsi in Libia per cercare di dare lustro alla pretesa appannata di combattere il terrorismo islamista. In realtà, tuttavia, una rete più grande sembra serrarsi su Washington. L’opinione pubblica mondiale sa sempre meglio che il terrorismo è strettamente legato a Washington, ovunque intervenga. Il terrorismo generato in Afghanistan e Iraq occupati dagli Stati Uniti, è stato innestato in Libia durante i bombardamenti della NATO nell’operazione di cambio di regime del 2011 che, a sua volta, ha contaminato la Siria nell’altra campagna di cambio di regime di Obama e della sua segretaria di Stato Hillary Clinton. Per Obama tornare in Libia con nuovi attacchi aerei è un fallimento della politica criminale in Siria, dovuto dall’intervento di principio della Russia e radicato nella degenerazione statunitense che il resto del mondo può vedere.ef9060aa52345915bb6cda55a293ac37-kfZE--835x437@IlSole24Ore-WebLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’attacco di Kerry e al-Qaida su Aleppo fallisce

Moon of Alabama 4 agosto 2016

13900078Ai primi di maggio il segretario di Stato degli USA Kerry impose una scadenza per il cambio di regime “volontario” in Siria: “ha detto che “la data prevista per la transizione è il 1° agosto” in Siria o altrimenti il governo di Assad e suoi alleati “chiedono una musica molto diversa”. Nella speranza che “qualcosa accada nei prossimi mesi”, ha detto che la transizione politica non include il Presidente Assad perché, “finché Assad è lì, l’opposizione non avrà intenzione di smettere di combattere”… Kerry ha fatto tali osservazioni dopo l’incontro con l’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria Staffan de Mistura e il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. Hanno convenuto d’istituire un centro di monitoraggio del cessate il fuoco a Ginevra, Svizzera…” Da quella dichiarazione, al-Qaida in Siria e i terroristi filo-USA avevano già rotto il cessate il fuoco annunciato a febbraio dalla Russia e attaccato le posizioni del governo siriano nella zona rurale a sud di Aleppo. I negoziati di maggio tra Russia e Stati Uniti sulla Siria non hanno portato a risultati tangibili. In retrospettiva, la tattica degli Stati Uniti sembra fosse ritardare intenzionalmente. Gli Stati Uniti hanno fatto qualche offerta risibile a Russia e Siria affinché accettino la sconfitta in cambio di attacchi congiunti ad al-Qaida, ma è stata respinta senza complimenti. L’attacco di oggi su Aleppo controllata dal governo, da parte di al-Qaida in Siria (Jabhat al-Nusra alias Fatah al-Sham), è stato lanciato il 1° agosto, con 10000 terroristi, è un attacco di dimensioni senza precedenti. Il 1° agosto è esattamente la stessa data fissata da Kerry come giorno per “una musica molto diversa“. Probabilmente non è un caso. Nonostante le dimensioni enormi della “grande battaglia di Aleppo” e il suo carattere forse decisivo per la guerra, né New York TimesWashington Post ne hanno finora parlato. Gli Stati Uniti avevano a lungo preparato l’escalation e l’estensione della guerra alla Siria. A dicembre e gennaio navi affittare dagli statunitensi avevano trasportato almeno 3000 tonnellate di armi e munizioni dalla Bulgaria a Turchia e Giordania, assieme a centinaia di tonnellate di armi dal Montenegro trasportate via aerea in Arabia Saudita e altri Stati del Golfo. Secondo il famoso sito dell’intelligence militare Janes Defense, le armi bulgare sono finite in Siria, dove l’Esercito arabo siriano ne ha confiscato alcune ad al-Qaida e terroristi filo-USA. Durante il cessate il fuoco e i negoziati con la Russia, Stati Uniti ed alleati continuavano ad armare e sostenere i loro agenti in Siria anche se intimamente coordinati ed integrati con al-Qaida. Gli Stati Uniti non considerano tali gruppi terroristi, non importa con chi si alleino o cosa facciano. Anche quando un gruppo decapita un 12enne malato di fronte alle telecamere, il dipartimento di Stato degli USA continua a sostenerli opinando che “un incidente qua e là non farà necessariamente terroristico un gruppo“. Buono a sapersi …
Il Ministero della Difesa russo ha avvertito ad aprile che grandi quantità di armi e uomini passavano dalla Turchia alla Siria: “Il gruppo terroristico Jabhat al-Nusra (fuorilegge in Russia) in Siria progetta una grande offensiva, con l’obiettivo di tagliare la strada tra Aleppo e Damasco, aveva detto il capo del Primo Direttorato Operativo dello Stato Maggiore Generale russo Sergej Rudskoj,… “Secondo le nostre informazioni, circa 8000 militanti di Jabhat al-Nusra si sono concentrati a sud-ovest di Aleppo, e 1500 militanti si sono riuniti a nord della città”, aveva detto Rudskoj”. Un portavoce di Jabhat al-Nusra affermò che l’attacco ad Aleppo è stato pianificato da “diversi mesi”. Le armi furono fornite da statunitensi e sauditi all’inizio dell’anno e i russi osservarono lo schieramento di forze ad aprile, in preparazione dell’attacco su Aleppo. L’osservazione “sulla musica molto diversa” di Kerry si adatta proprio a ciò. Ma il grande attacco “dalla musica molto diversa” è fallito.aleppositL’attacco iniziava tra 1 e 2 agosto, quando i terroristi (aree verdi) riuscivano a rompere le difese del governo siriano (rosso) al confine sud-occidentale della città di Aleppo. Il piano era sfondare approssimativamente lungo la linea nera. Diversi attacchi con autobombe violarono la linea del fronte siriano. Gli insorti catturavano il grande ed incompiuto complesso di appartamenti 1070 e diverse posizioni collinari. La seconda fase veniva lanciata tentando di prendere la base dell’Accademia dell’Artiglieria a poche centinaia di metri più a est. Ma dopo intensi attacchi aerei siriani e russi e contrattacchi notturni, quasi tutte le posizioni sono tornate nelle mani del governo siriano. Nonostante il fallimento dell’assalto principale, al-Qaida ed alleati lanciavano la terza fase dell’attacco sul quartiere Ramusyah, poche centinaia di metri più a nord. Un errore tattico, dato che gli assalitori non riuscivano a costruire uno Schwerpunkt decisivo. Una tunnel carico di esplosivo distrusse parti di postazioni dell’esercito siriano a Ramusyah, ma la linea difensiva teneva, respingendo l’assalto. Gli altri attacchi condotti da 2-3000 terroristi nelle zone occupate da al-Qaida ed assediate nel nord di Aleppo, fallivano pure. Al-Qaida non è mai riuscita a spezzare l’assedio delle aree orientali e ad isolare le aree occidentali governative e densamente abitate, tagliandone le linee di rifornimento da Damasco. Combattimenti locali continuano ancora sulla prima linea, ma le postazioni del governo appaiono consolidate e la forza attaccante si sta lentamente ritirando. Al-Qaida ed alleati dovevano attaccare dalla provincia di Idlib ad Aleppo su un terreno scoperto sul limite occidentale della città. Qui gli aerei russi e l’artiglieria a lungo raggio vi hanno concentrato il fuoco. Come al solito, in queste situazioni, la maggior parte degli aggressori fu eliminata sulle linee di rifornimento verso il fronte, e non sulla prima linea. Un missile da crociera russo ha anche distrutto un deposito di armi del Jaysh al-Islam, l’alleanza dominata da al-Qaida, a Bab al-Hawa, Idlib, al confine con la Turchia. Diversi convogli carichi di armi in rotta verso Aleppo sono stati distrutti da altri attacchi aerei. Le parti si accusano a vicenda per gli attacchi con il gas contro i civili. I terroristi hanno iniziato, come fanno sempre quando perdono terreno. Questa volta siriani e russi hanno immediatamente risposto con proprie affermazioni. Ora come decidere tra questi scambi di accuse? Tali accuse e relazioni sembrano distrarre da casi più seri.
Dopo la sconfitta della terza fase dell’attacco, al-Qaida ed alleati abbandonavano il piano originale dell’attacco in sei fasi e si ritiravano. Nella dottrina militare russa, una situazione del genere richiede un contrattacco ad ampio raggio e un controffensiva strategica sul nemico in ritirata. Vedremo un’operazione lampo in cui le truppe di riserva del governo siriano procederanno ad ovest e nord di Aleppo sotto una spessa copertura aerea. Non ci sono piani governativi per liberare le zone ad est di Aleppo, assediate dal governo; possono aspettare e la loro condizione peggiorerà prima che qualsiasi costosa azione segua. Non sono ancora stati confermati i rapporti su ulteriori piani di attacco russi per la prossima fase del conflitto. Insomma la “musica molto diversa” di Kerry ha fallito nel raggiungere l’obiettivo desiderato. Il governo controlla Aleppo che non è stata isolata dal resto delle aree governative a sud. La forza d’attacco, il più grande concentramento di terroristi in questa guerra, ha subito 1000 perdite e la distruzione di grandi quantità di materiale. Una controffensiva ne frantumerebbe i resti.
In un altro focolaio di crisi, i combattenti siriani curdi delle YPG che assediano e conquistano lentamente la città occupata dallo Stato islamico di Manbij, ad est, sono sostenuti dalle forze speciali statunitensi e da intensi attacchi aerei della coalizione USA. Manbij è ora in gran parte distrutta. Gli ex-100000 abitanti sono in gravi difficoltà. 200 civili in fuga sono stati uccisi dagli attacchi aerei statunitensi, ma essendo l’operazione guidata dagli Stati Uniti, alcuna organizzazione umanitaria “occidentale” se n’è lamentata.CpD2NYaWcAAw1ptTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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