L’esercito ucraino riceve carri armati dalla NATO?

Steven Laack, Indymedia, 02/02/2015

Francia e Germania premono per il cessate-il-fuoco tra Ucraina e Novorossija, su istigazione di Washington, perché le forze armate ucraine seno esaurite e la NATO non può intervenire, fisicamente. A Parigi e a Berlino, Washington ha affidato il compito di salvare sia il governo golpista di Gladio a Kiev, che l’immagine da ‘superpotenza’ della NATO, già devastata dai fallimenti in Georgia, Libia e Siria. NdT519401Alcuni giorni prima apparvero informazioni sull’imbarco di carri armati T-72A aggiornati a bordo di un aereo da trasporto ucraino An-225 Mriya nell’aeroporto ceco. Oggi, con i media che occultano la cosa, suggerisco di dover approfondire la vicenda. Ora, una foto del 26 gennaio dell’aeroporto della Repubblica ceca Janacek ad Ostrava è apparsa su internet, mostrando il carico di 4 carri armati T-72A riparati su un velivolo ucraino An-225 Mriya. Secondo la versione ufficiale, i carri armati dovevano essere consegnati alla Nigeria. Il governo della Nigeria aveva siglato un contratto con la società Excalibur Army. Nonostante i rappresentanti della società si siano precipitati a smentire le voci sull’invio di armamenti in Ucraina, sembra che i T-72A non siano giunti a destinazione in Africa e “siano andati persi” da qualche parte in Ucraina. Qui le mie ragioni per dimostrarlo.
In primo luogo, secondo i dati il velivolo da trasporto consuma carburante per 15,9 tph volando alla velocità massima di 850 km/h con un carico massimo di 250000 kg. Il che significa che non può volare per più di 2 ore. Ora, calcoliamo i 4 carri armati pesanti 43 tonnellate ciascuno, senza sistemi di difesa dinamica e munizioni. Gli equipaggiamenti per la difesa dinamica, da montare dopo il previsto aggiornamento del carro armato, pesano 1600 kg (5,3 kg – è il peso di un contenitore separato, senza supporti). Probabilmente le attrezzature per la difesa dinamica e altre attrezzature furono caricate separatamente in qualche pallet speciale. Insomma, abbiamo circa 178 tonnellate (e in realtà, credo, dovremmo aggiungervi un paio di tonnellate, tenuto conto delle altre attrezzature). Quindi, il velivolo ucraino poteva rimanere in volo per 3 ore circa, il 27 gennaio, non sufficienti per trasportare i carri armati in Africa (la distanza da Ostrava ad Abuja, capitale della Nigeria, è di 4630 km e ci vorrebbero non meno di 6 ore di volo per coprirli) bene, si consideri che l’An-225 non ha effettuato alcuna sosta per il rifornimento di carburante (almeno secondo le informazioni disponibile su FlightRadar).

map1In secondo luogo, vi sono persone che hanno visto l’An-225 a Dnepropetrovsk il 27 gennaio.
Potete vedere vividamente sulla mappa che la distanza tra Ostrava e Dnepropetrovsk è di 1230 km.

mapL’An-225 alla velocità di crociera di 850 km/h può coprila in un’ora e mezza o così. Ciò fa pensare. Voglio dire erano solo quei carri armati che il Mriya ha consegnato in realtà? Mi è balenato in mente che l’esercito ucraino ha molto bisogno di munizioni, essendone gravemente carente. Sarebbe del tutto logico supporre che tutto lo spazio a bordo dell’An-225 sia stato occupato proprio da tale tipo di carico. Vi sono molti depositi ex-sovietici in Ungheria e Repubblica Ceca, con scorte di razzi, proiettili, cartucce e altre cose utili per le forze armate e la Guardia nazionale dell’Ucraina. In terzo luogo, soldati ucraini esprimerono gioia quando arrivarono le nuove attrezzature militari aggiornate dagli specialisti cechi (sic!). Infine, su internet è apparso il documento comprovante la versione della mistificazione nigeriana. In realtà, nella lettera del ministro della Difesa ucraino Stepan Poltorak all’omologo ceco, esprimeva gratitudine per la consegna di attrezzature militari e assistenza militare e tecnica.

letter1È interessante notare che la stessa Excalibur Army, che avrebbe inviato i T-72A aggiornato in Africa, è menzionata nel testo. E a coronare il tutto, l’assenza di dati adeguati su rotta e destinazione finale dell’UR-82060 sembra molto sospetta. È possibile utilizzare FlightRadar per vedere se sia davvero così. Così si scopre che, a parte le dichiarazioni della società ceca, non vi sono dati su rotta e coordinate del volo del Mriya.
Tenendo presente tutto questo, alcune conclusioni preliminari possono essere già tratte.
1. L’Europa ha iniziato o continua ad inviare armi, pesanti in particolare, in Ucraina.
2. La junta di Kiev è in preda alla disperazione, perché non ha più armamenti propri. Neanche blindati, e gli ultimi non sono giunti in Iraq. Le autorità ucraine possono solo dotare poche unità mobilitate con armi appropriate.
3. La leadership di UE e NATO fa vigorosamente pressione sulle strutture commerciali di certi Stati europei per spingerle a cooperare con Kiev.
Ecco qual’è la situazione attualmente.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’età d’oro delle operazioni nere: le forze speciali degli USA sono presenti in 150 nazioni

Tyler Durden, Zerohedge 2/2/2015

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USSpecOpsCmdDUI[1]Il seguente articolo è ciò che volevo evidenziare da oltre una settimana, ma le notizie erano così travolgenti che semplicemente non ne ho avuto la possibilità, finora. Avendo spese molto tempo a cercare di capire il mondo, mi stupisco sempre di ciò che leggo. Mentre i lettori abituali di questo sito sono ben consapevoli di come aggressivo e irresponsabile sia l’impero USA, distribuendo risorse militari all’estero, credo che parte delle seguenti informazioni, li renderanno ancora più inquieti.
Dall’articolo di Nick Turse sull’Huffington Post: The Golden Age of Black Ops:
Durante l’anno fiscale che si è concluso il 30 settembre 2014, le forze delle operazioni speciali (SOF) statunitensi erano presenti in 133 Paesi, circa il 70% delle nazioni del pianeta. Secondo il tenente-colonnello Robert Bockholt, ufficiale delle relazioni pubbliche del Comando Operazioni Speciali (SOCOM). Nell’arco di tre anni le forze d’élite del Paese erano attive in più di 150 Paesi nel mondo conducendo missioni che vanno dai raid notturni alle esercitazioni. E quest’anno potrebbe essere record. Solo un giorno prima del raid fallito che pose fine alla vita di Luke Somers, solo 66 giorni dall’inizio dell’anno fiscale 2015, le truppe d’élite statunitensi avevano già messo piede in 105 nazioni, circa l’80% del totale nel 2014. Nonostante dimensioni e scopi, tale guerra segreta globale in gran parte del pianeta è ignota alla maggior parte degli statunitensi. A differenza della debacle di dicembre nello Yemen, la stragrande maggioranza delle Special Ops rimane completamente nell’ombra, nascosta al controllo esterno. In realtà, a parte modeste informazioni divulgate attraverso fonti altamente selezionate dai militari, fughe ufficiali della Casa Bianca, SEALs con qualcosa da vendere e qualche primizia raccolta da giornalisti fortunati, le operazioni speciali statunitensi sono mai sottoposte a un esame significativo, aumentando le probabilità di ripercussioni impreviste e conseguenze catastrofiche. “Il comando è allo zenit assoluto. Ed è davvero un periodo d’oro per le operazioni speciali“. Queste sono le parole del generale Joseph Votel III, laureato a West Point e Army Ranger, quando assunse il comando della SOCOM lo scorso agosto. E non credo che sia la fine, anzi. Come risultato della spinta di McRaven a creare “una rete globale interagenzie di alleati e partner delle SOF“, ufficiali di collegamento delle Operazioni Speciali, o SOLO, sono ora incorporati nelle 14 principali ambasciate degli USA per aiutare a consigliare le forze speciali di varie nazioni alleate. Già operano in Australia, Brasile, Canada, Colombia, El Salvador, Francia, Israele, Italia, Giordania, Kenya, Polonia, Perù, Turchia e Regno Unito, e il programma SOLO è pronto, secondo Votel, ad espandersi in 40 Paesi entro il 2019. Il comando, e soprattutto il JSOC, ha anche forgiato stretti legami con Central Intelligence Agency, Federal Bureau of Investigation e National Security Agency, tra gli altri. La portata globale del Comando Operazioni Speciali si estende anche oltre, con più piccoli ed più agili elementi che operano nell’ombra, dalle basi negli Stati Uniti alle regioni remote del sud est asiatico, dal Medio Oriente agli austeri avamposti nei campi africani. Dal 2002, SOCOM è stato anche autorizzato a creare proprie task force congiunte, una prerogativa normalmente limitata ai comandi combattenti più grandi come CENTCOM. Si prenda ad esempio la Joint Special Operations Task Force-Filippine (JSOTF-P) che, al suo apice, aveva circa 600 effettivi statunitensi a sostegno delle operazioni di controterrorismo dagli alleati filippini contro gruppi di insorti come Abu Sayyaf. Dopo più di un decennio trascorso combattendo quel gruppo, i numeri sono diminuiti, ma continua ad essere attivo mentre la violenza nella regione rimane praticamente inalterata.
L’Africa è, infatti, diventato un luogo importante per le oscure missioni segrete degli operatori speciali statunitensi. “Questa particolare unità ha fatto cose impressionanti. Che si trattasse di Europa o Africa, assumendovi una serie di contingenze, avete tutti contribuito in modo assai significativo“, aveva detto il comandante del SOCOM, generale Votel, ai membri del 352.mo Gruppo Operazioni Speciali presso la loro base in Inghilterra, lo scorso autunno. Un’operazione di addestramento clandestina delle Special Ops in Libia implose quando milizie o “terroristi” fecero irruzione due volte nella base sorvegliata dai militari libici, e saccheggiarono grandi quantità di apparecchiature avanzate e centinaia di armi, tra cui pistole Glock e fucili M4 statunitensi, così come dispositivi di visione notturna e laser speciali che possono essere visti solo da tali apparecchiature. Di conseguenza, la missione fu abbandonata assieme alla base, che fu poi rilevata da una milizia. Nel febbraio dello scorso anno, le truppe d’élite si recarono in Niger per tre settimane di esercitazioni militari nell’ambito di Flintlock 2014, una manovra antiterrorismo annuale che riuniva le forze di Niger, Canada, Ciad, Francia, Mauritania, Paesi Bassi, Nigeria, Senegal, Regno Unito e Burkina Faso. Diversi mesi dopo, un ufficiale del Burkina Faso, addestratosi all’antiterrorismo negli Stati Uniti nell’ambito del Joint Special Operations presso l’Università del SOCOM nel 2012, prese il potere con un colpo di Stato. Le operazioni delle forze speciali, invece, continuano. Alla fine dello scorso anno, per esempio, nell’ambito del SOC FWD dell’Africa occidentale, i membri del 5° battaglione del 19.mo Gruppo Forze Speciali collaboravano con le truppe d’élite marocchine per l’addestramento in una base presso Marrakesh. Lo schieramento in nazioni africane, però, avviene entro la rapida crescita delle operazione all’estero del Comando delle Operazioni Speciali. Negli ultimi giorni della presidenza Bush, sotto l’allora capo del SOCOM, ammiraglio Eric Olson, le forze speciali sarebbero state dispiegate in circa 60 Paesi. Nel 2010 in 75, secondo Karen DeYoung e Greg Jaffe del Washington Post. Nel 2011, il portavoce del SOCOM, colonnello Tim Nye, disse a TomDispatch che il totale sarebbe stato 120 Paesi entro la fine dell’anno. Con l’ammiraglio William McRaven, in carica nel 2013, l’allora maggiore Robert Bockholt disse a TomDispatch che il numero era salito a 134 Paesi. Sotto il comando di McRaven e Votel nel 2014, secondo Bockholt, il totale si ridusse leggermente a 133 Paesi. Il segretario alla Difesa Chuck Hagel aveva osservato, tuttavia, che sotto il comando di McRaven, dall’agosto 2011 all’agosto 2014, le forze speciali erano presenti in più di 150 Paesi. “In effetti, SOCOM e tutti i militari degli Stati Uniti sono più che mai impegnati a livello internazionale, in sempre più luoghi e in una sempre più ampia varietà di missioni“, ha detto in un discorso nell’agosto 2014.
us_spec_ops-m Il SOCOM ha rifiutato di commentare la natura delle missioni o i vantaggi dell’operare in tante nazioni. Il comando non farà neanche il nome di un solo Paese in cui le forze delle operazioni speciali USA sono state dispiegate negli ultimi tre anni. Uno sguardo ad alcune operazioni, esercitazioni ed attività rese pubbliche, però, dipinge un quadro di un comando in costante ricerca di alleanze in ogni angolo del pianeta. A settembre, circa 1200 specialisti e personale di supporto statunitensi si unirono alle truppe d’élite di Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Finlandia, Gran Bretagna, Lituania, Norvegia, Polonia, Svezia, Slovenia nell’esercitazione Jackal Stone, dedicata a tutto, dai combattimenti ravvicinati alle tattiche da cecchino, dalle piccole operazioni su imbarcazione a missioni di salvataggio degli ostaggi. Per i capi delle Black Ops degli USA, il mondo è tanto instabile quanto interconnesso. “Vi garantisco che ciò che succede in America Latina influisce su ciò che accade in Africa occidentale, ciò che interessa l’Europa meridionale riguarda ciò che accade nel sud-ovest asiatico“, ha detto l’anno scorso McRaven a Geolnt, un incontro annuale dei dirigenti dell’industria spionistica con i militari. La loro soluzione all’instabilità interconnessa? Più missioni in più nazioni, in più di tre quarti dei Paesi del mondo, sotto il mandato di McRaven. E la scena sembra destinata ad ulteriori operazioni simili in futuro. “Vogliamo essere ovunque“, ha detto Votel a Geolnt. Le sue forze sono già sulla buona strada nel 2015. “La nostra nazione ha aspettative molto alte dalle SOF“, ha detto agli operatori speciali in Inghilterra lo scorso autunno. “Si rivolgono a noi per missioni molto dure in condizioni molto difficili“. Natura e sorte della maggior parte di quelle “missioni dure” tuttavia, rimangono ignote agli statunitensi. E Votel a quanto pare non è interessato a far luce. “Mi dispiace, ma no“, fu la risposta di SOCOM alla richiesta di TomDispatch per un colloquio con il capo delle operazioni speciali sulle operazioni, in corso e future. In realtà, il comando rifiutò di mettere qualsiasi personale a disposizione per una discussione di ciò che fa in nome degli USA e con i dollari dei contribuenti. Non è difficile indovinarne il motivo. Attraverso una combinazione abile di spavalderia e segretezza, fughe ben piazzate, abili marketing e pubbliche relazioni, coltivazione della mistica del superman (con un ciuffo dalla torturata fragilità di lato) e di estremamente popolari e pubbliciazzatti assassinii mirati, le forze speciali sono diventate le beniamine della cultura popolare statunitense, mentre il comando continua a vincere a Washington il pugilato sul bilancio. Ciò è particolarmente evidenziato da ciò che realmente accade sul campo: in Africa, armamento ed equipaggiamento di militanti e addestramento di un golpista; in Iraq, le forze d’elite statunitensi implicate in torture, distruzione di case, uccisione e ferimento di innocenti; in Afghanistan stessa storia, con ripetute segnalazioni di civili uccisi; mentre in Yemen Pakistan, e Somalia è lo stesso. E questo è solo una minima parte degli errori delle Special Ops. Quindi non solo il pubblico statunitense non ha idea di cosa succeda, ma ciò spesso finisce in un disastro. Vedasi più sotto.
Dopo più di un decennio di guerre segrete, sorveglianza di massa, un numero imprecisato di incursioni notturne, detenzioni ed omicidi, per non parlare di miliardi su miliardi di dollari spesi, i risultati parlano da soli. Il SOCOM ha più che raddoppiato le dimensioni e il segreto JSOC sarebbe grande quasi quanto il SOCOM nel 2001. Dal settembre di quell’anno, 36 nuovi gruppi terroristici sono nati, tra cui divesre succursali, propaggini e alleati di al-Qaida. Oggi, tali gruppi ancora operano in Afghanistan e Pakistan, dove ora ci sono 11 riconosciuti affiliati di al-Qaida, e cinque nella prima, così come in Mali, Tunisia, Libia, Marocco, Nigeria, Somalia, Libano e Yemen, tra gli altri Paesi. Un ramo è nato con l’invasione dell’Iraq, alimentato da un campo di prigionia statunitense, ed ora noto come Stato islamico che controlla una larga parte del Paese e della vicina Siria, un proto-califfato nel cuore del Medio Oriente che i jihadisti, nel 2001, potevano solo sognarsi. Quel gruppo, da solo, ha una forza stimata di circa 30000 armati che sono riusciti a conquistare grandi territori ed anche la seconda dell’Iraq, pur essendo incessantemente colpiti fin dall’inzio dal JSOC. “Dobbiamo continuare a sincronizzare il dispiegamento delle SOF in tutto il mondo“, dice Votel. “Dobbiamo tutti sincronizzarci, coordinarci e preparare il comando“. Ad essere fuori sincrono è il popolo statunietnse, costantemente tenuto all’oscuro di ciò che gli operatori speciali statunitensi fanno e dove lo fanno, senza citare i fallimenti e le conseguenze che hanno prodotto. Ma se la storia insegna, i blackout sulle Black Ops contribuiranno a garantire che continui ad esserci l'”età d’oro” dell’US Special Operations Command.
Ripetete dopo di me: USA! USA!

Gen. Joseph L. Votel

Gen. Joseph L. Votel

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Soldato dell’anno. Il riconoscimento militare Musa ibn Nusayr / Tawfiq al-Juhani

Ziad Fadil Syrian Perspective 16 novembre 2014alalam_635322087941876952_25f_4x3Ora che siamo al quarto anno di guerra contro le Forze del Male, Stati Uniti, NATO, Stato-ghetto sionista, trogloditi arabi e loro tirapiedi, è giunto il momento di riconoscere i brillanti leader militari dell’Esercito Arabo Siriano e dell’Aeronautica Siriana, che hanno dedicato la vita a proteggere la società siriana, le sue istituzioni, il suolo e l’onore della sua Presidenza. Questo premio prende il nome dallo straordinario Generale Musa ibn Nusayr, nato in Siria intorno al 640 d.C. nel Qalamun, vicino Homs (Jabal al-Jalil) e che ebbe il merito di conquistare l’estremo occidente nordafricano. Ibn Nusayr ordinò al leggendario Tariq ibn Ziyad di attraversare le colonne d’Ercole nella prima invasione islamica della Penisola Iberica. Musa poi raggiunse il suo luogotenente berbero e completò la conquista di Spagna/Portogallo. Mentre Tariq diede a Gibilterra il suo nome (Jabal al-Tariq), Musa lo diede a una montagna in Marocco: Jabal Musa.
Questo premio prende anche il nome dal Tenente-Generale Muhammad Tawfiq al-Juhani, noto come il Dominatore dell’esercito sionista nella battaglia del lago Qarun in Libano, durante l’invasione sionista del 1982. Il 9 giugno 1982 il Generale al-Juhani, ex-comandante della 1ª Divisione corazzata siriana, assunse il comando del teatro tra le montagne e la Siria infliggendo gravi colpi agli invasori sionisti, uccidendone centinaia e abbattendone molti bombardieri. Mentre l’EAS perse molti blindati nella battaglia, la splendida apparizione di al-Juhani, comandante nel campo di battaglia, sconvolse i sionisti e li mise in ginocchio. Così molti ebrei stranieri morirono nella battaglia, e il tentativo di ritrovare i corpi si tradusse nell’affare spionistico di Ziyad al-Humsi. Il nome del Generale al-Juhani è iscritto a caratteri d’oro negli annali dell’Esercito arabo siriano. Ecco il primo candidato:
gen-al-freij-visits-army-sites-in-aleppo1. Tenente-Generale Fahd Jasim al-Furayj: Nel luglio 2012, un agente saudita, “arruolato” con promesse di denaro e Paradiso, collocò una bomba al Ministero della Difesa di Damasco. Era un dipendente delle pulizie ritenuto insospettabile. Quando l’incontro iniziò vi erano 4 alti ufficiali della Difesa della Siria: il Tenente-Generale Dawud Abdullah Rajiha (Ministro della Difesa) e primo cristiano ortodosso a tenere questa carica nella storia della Siria moderna; il Tenente-Generale Hisham Yqtiyar; il Tenente-Generale Hasan Turqmani (Consigliere Militare del Presidente); il Tenente-Generale Asif Shawqat, Vicecapo di Stato Maggiore e cognato del Presidente. Quando la bomba esplose, Rajiha, Turqmani e Shawqat furono uccisi all’istante. Yqtiyar morì per le ferite pochi giorni dopo. In Siria, il Capo di Stato Maggiore è un ufficiale in servizio attivo che, quando raggiunge una certa età, diventa Ministro della Difesa se la carica è vacante. Il Capo di Stato Maggiore era il Tenente-Generale al-Furayj. Con stile freddo, deciso e senza soluzione di continuità, caratteristico di chi è istruito nelle scienze, il Dr. Assad nominava al-Furayj alla carica di Rajiha e assegnò un altro candidato alla carica di Capo di Stato Maggiore, Generale Alì Abdullah Ayub. I sauditi previdero il panico a Damasco, ma non ebbero nulla se non una successione flemmatica, snella ed efficiente. Si aspettavano che il nuovo Ministro della Difesa fosse meno aggressivo del predecessore. Non fu affatto così. Infatti, il re dei ratti al-Lush, che si prese la responsabilità dell’assassinio, poi osservò che i nuovi incaricati erano più feroci dei precedenti. Nato a Rahjan, provincia di Hama, il Tenente-Generale al-Furayj è un esperto di guerra corazzata e comandante delle forze speciali nel sud della Siria. Da quando il Generale di al-Furayj ha assunto il nuovo incarico, ha mostrato notevole destrezza, percettività e innovazione. Sapeva fin dall’inizio che l’esercito doveva riorganizzarsi e adattarsi a un nuovo tipo di guerra per sconfiggere la costellazione di terroristi sponsorizzati volta ad abbattere il Presidente del suo Paese. È stato determinante nel convincere il Ministero della Difesa russo che la Siria poteva assorbire nuovi sistemi d’arma e mantenerne riservata la tecnologia. Ha costantemente e con successo mediato le dispute tra i suoi generali dimostrando freddezza e riservatezza, dimostrandosi sempre il campione del coscritto, come duro soldato in trincea privo del lusso della limousine con le guardie di sicurezza. Quando finirà tale guerra, sarà ricordato come un gigante nella storia militare siriana.

army_12. Tenente-Generale Alì Abdullah Ayub: è l’Omar Bradley siriano. Capo di Stato Maggiore Generale sostituto del Generale al-Furayj dopo che assunse la carica di Ministro della Difesa. Il Generale Ayub è l’apoteosi della volontà di ferro, altamente professionale, gelido freddo soldato che non può essere scosso. In ogni decisione nel spostare questa o quella brigata, è presente. Decide l’invio delle Brigate Tigre a Idlib o a Darah. E’ il mago della tattica che si occupa la vertiginosa serie di unità militari al suo comando, delle loro capacità ed esigenze logistiche. È colui che informa il Generale al-Furayj su carenze di carburante o munizioni. È colui che avverte il comandante dell’Aeronautica, Tenente-Generale Isam Halaq dei necessari servizi. È colui che coordina l’intelligence distribuita ai comandanti sul campo e che in ultima analisi prende le decisioni più difficili, nell’abbandonare o tenere ad ogni costo delle posizioni. Le sue capacità sono più che eccellenti. Molti l’accrediteranno della vittoria dell’Esercito siriano sulle forze delle tenebre ed erigeranno statue alla sua memoria.

general-issam-zahreddine-syrie3. Maggiore-Generale Isam Zhahradin: come molti ufficiali delle forze od operazioni speciali, questo generale, noto come il “druso pazzo”, si porta con spavalderia che trasuda carisma. Come altri paracadutisti, degli Stati Uniti o degli Speznaz, coltiva una personalità da macho che elettrizza i soldati al suo comando. Quando si opera nella 104.ta Brigata della Guardia Repubblicana del Generale Zhahradin, si opera sotto il comando di un equivalente di Patton, Montgomery e Rommel, uomini dalla reputazione di audaci e coraggiosi in combattimento. La sua posizione oggi è solitaria, a Dayr al-Zur. Nonostante la scarsità di materiale a disposizione, a differenza di altre unità nella parte occidentale del Paese, questo ferreo Aiace ha sconfitto i terroristi cannibali di SIIL e al-Nusra. Hanno cercato di ucciderlo l’11 novembre 2013, ma lo ferirono solo alla gamba. Si riprese rapidamente e inflisse colpi paralizzanti strappando ai ratti al-Huwayqa e Muhasan. Oggi, lui e le sue brigate di ranger e paracadutisti hanno strappato il controllo di Huwayat al-Saqr e sono volti a sterminare ogni barbaro ratto straniero del SIIL spedito dalle viscere dell’Asia o dai fetidi vicoli di Londra. Per i ratti è la personificazione della Morte e promessa di un’unica indissolubile Siria.

B00jr7fIUAAawDz4. Colonnello Suhayl al-Hasan “La Tigre”: nato sulle coste della Siria, nelle montagne che hanno generato i leoni che ne costruirono il formidabile esercito, questo altro gatto ha già mostrato coraggio e risoluzione assai più ferina e flessibile, riuscendo ad essere ubiquo in più posti, infiltrando a velocità inaudita i suoi carri armati davanti ai ruggenti camion verso ogni punto in cui il fetore dei bastardi ratti jihadisti può essere annusato, mentre i letali bombardieri che solcano l’aria al suo comando consegnano alle fiamme dell’Inferno coloro che portano nichilismo distruttivo in Siria. La sua velocità è leggendaria, anche se non ha ancora 50 anni la sua fama di brillante tattico è filtrata in ogni buco infestato dalla peste dei ratti wahhabiti che si crogiolano nel fango puzzolente dei loro rituali pagani. Se a nord di Aleppo o ad Homs spezza la schiena della morsa di al-Nusra, le sue truppe scelte annientano il SIIL nel Jabal al-Shair e nei pozzi di petrolio a sud-est, e a Mawraq le sue truppe vittoriose liberano la città, da cui passa un’arteria cruciale, e le sue unità del Direttorato dell’Intelligence dell’Aeronautica eseguono operazioni speciali a Darah, il suo stile metodico e la capacità d’infondere ai suoi uomini il desiderio di devastare il nemico, ne hanno fatto l’ufficiale preferito dal Dottor Assad. Oggi, si dirige di nuovo a sud per un cruciale scontro con al-Nusra a Nawa.
Il vincitore di questo premio sarà annunciato alla fine dell’anno sulla nostra patentata grande via.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il governo siriano è essenziale alla stabilità regionale

Murad Makhmudov e Lee Jay Walker Modern Tokyo Times 14 novembre 20143879548-3x2-940x627Il governo della Siria continua a lottare tenacemente contro nazioni e jihadisti internazionali che cercano di distruggere il tessuto secolare del Paese del Presidente Bashar al-Assad. In realtà, ciò significa che le grandi potenze del Golfo e NATO, insieme ai jihadisti internazionali, cercano la grande destabilizzazione. Dopo tutto, l’ingerenza delle potenze del Golfo e NATO in Afghanistan, Iraq e Libia ha prodotto caos, settarismo, terrorismo, instabilità, scomparsa del controllo centrale, odio religioso, sottomissione delle donne e altre realtà negative, come l’ascesa dell’eroina in Afghanistan. Pertanto, senza ombra di dubbio, gli stessi petrodollari del Golfo e delle potenze occidentali sono impiegati per creare Stati falliti. Contro tutte le probabilità, il governo del Presidente Assad dimostra che non tutti gli Stati nazionali indipendenti possono essere schiacciati, anche se instabilità grave persiste in alcune parti della nazione per via dell’ingerenza estera. In effetti, la barbarie assoluta dell’esercito libero siriano (ELS) e di vari altri gruppi terroristici non riguarda le potenze NATO e del Golfo. Ciò può essere indicato chiaramente, perché anche davanti alle immagini di decapitazioni, impiccagioni, stupri delle minoranze religiose, di bambini cui viene insegnato a decapitare e squartare soldati prigionieri siriani, le stesse nazioni continuano a finanziare, addestrare e cospirare con tali forze brutali. Tuttavia, quando un paio di ostaggi occidentali vengono decapitati e cristiani e yazidi venduti come schiavi dal SIIL in Iraq (rapporti affermano atti simili in Siria contro vari gruppi), sono costrette al ripensamento alcune nazioni coinvolte nella destabilizzazione della Siria. Naturalmente, tale realtà non sembra riguardare Francia, Quwayt, Qatar, Turchia e Arabia Saudita. Tuttavia, fedele alla confusione di massa che attanaglia il governo del presidente Obama, mentre alcuni attacchi aerei avvengono contro il SIIL (Stato islamico dell’Iraq e Siria – Stato islamico/SI), ne lascia comunque intatte le roccaforti, per esempio Raqa in Siria, lo stesso ordine del giorno anti-siriano è vivo e vegeto nei corridoi del potere a Washington. Francia, Quwayt, Qatar, Arabia Saudita e Turchia continuano ad agitarsi contro la laica Siria. Ciononostante SIIL, Nusra e altre forze terroristiche e settarie continuano la pulizia etnica contro curdi e minoranze religiose come cristiani, alawiti, shabaq (in Iraq) e altri. Verso la minoranza sciita in Siria e la maggioranza sciita in Iraq, i taqfiri e altre forze islamiste sunnite settarie continuano a massacrarle con gioia dichiarata. Nonostante tale realtà, le potenze NATO e del Golfo recitano ancora il mantra che la Siria laica del Presidente Assad debba essere sconfitta. E’ difficile capire perché le potenze occidentali ancora una volta cerchino di distruggere uno Stato laico che tutela tutte le fedi religiose e dà un respiro tanto necessario ai cristiani della regione. Nonostante ciò, le principali potenze occidentali sono schierate con la Turchia e la sua storia anti-cristiana, e l’Arabia Saudita laddove non una sola chiesa cristiana è permessa. In altre parole, le forze del settarismo e della xenofobia sono sostenute contro la nazione indipendente della Siria che permette a tutte le comunità religiose di coesistere sotto il suo controllo. Ovviamente, le minoranze religiose come i cristiani di Siria fuggono da SIIL, Nusra, ELS e altri gruppi settari e terroristi supportati dalle diverse potenze NATO e del Golfo.
Chuck Hagel, segretario alla Difesa degli USA, evidenzia la grave confusione dell’amministrazione Obama, osservando: “Basta trattare con Assad, come ora… così non metteremo da parte il SIIL“. Hagel proseguiva affermando: “Potremmo cambiare Assad oggi, ma ciò non cambia le cose… con chi sostituire Assad? Che tipo di esercito può affrontare il SIIL?” Quanto sopra evidenzia chiaramente che non si ha alcuna soluzione rapida, perché Hagel indica che solo un futuro peggiore attende una Siria dominata da forze terroristiche e settarie esistenti. Purtroppo, la logica conclusione non viene colta, perché sicuramente è nell’interesse della stabilizzazione della Siria fermare il supporto degli Stati anti-siriani a caos e massacri dei barbari settari. Ma la grave confusione nei corridoi del potere a Washington continua, perché invece di cercare di risolvere la crisi fermando l’ingerenza esterna, Washington risponde sostenendo ancora le cosiddette forze moderate, inesistenti al di fuori delle Forze armate siriane che proteggono il mosaico nazionale. Il capo di stato maggiore statunitense Martin Dempsey, evidenza tale confusione affermando: “...la nostra strategia è rafforzare l’opposizione moderata al punto da poter, in primo luogo, difendere e controllare i propri territori e poi riprendersi le aree perdute per mano del SIIL, ed infine, avendo sviluppato capacità e forza, creare le condizioni per una soluzione politica in Siria“. In altre parole, il governo siriano continua ad essere attaccato dai fantocci degli USA per l’ulteriore indebolimento dello Stato centralizzato. Tale realtà significa che uno scenario da Afghanistan, Iraq e Libia aspetta la Siria se il governo di questa nazione sarà sconfitto. Pertanto, la follia persiste negli USA e negli altri potenti membri della NATO come Francia, Turchia e Regno Unito; cioè tali nazioni sono alleate alle potenze del Golfo che sostengono terrorismo, settarismo e grave instabilità nel Levante e Iraq. Dopo tutto, molti potenti capi jihadisti in Siria provengono da nazioni come l’Arabia Saudita, così come cittadini soprattutto sauditi causarono l’11 settembre; tale realtà equivale a follia. E’ evidente che le nazioni estere provocavano, e continuano provocare, carneficina e caos totale che affliggono Afghanistan, Iraq e Libia. Le stesse forze dell’instabilità operano in Siria, ma questa volta è chiaro che la barbarie tramonta mentre scattano i campanelli d’allarme in altre nazioni illuse dalle stesse menzogne. Pertanto, la stabilità di Levante e Iraq dipende dalla sopravvivenza del governo e delle forze armate siriani. Altrimenti un altro Stato destabilizzato da terrorismo, distruzione delle minoranze religiose, sottomissione delle donne, povertà di massa e altre realtà brutali danneggerà le generazioni future.

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Raid USA in coordinamento con la Siria… bugie e segreti!

Nasser Kandil al-Bina 24/09/2014
Traduzione dall’arabo di Mouna Alno-Nakhal – Reseau International10473492I raid aerei statunitensi sui siti occupati dai terroristi di SIIL e Jabhat al-Nusra nelle province siriane di Raqqa, Hasaqah, Dayr al-Zur e Idlib il 23 settembre, sono un passo timido degli Stati Uniti che finora non hanno ammesso l’urgente necessità di adeguare la loro politica anti-siriana e abbandonare palesi menzogne, in particolare puntando su coloro che il presidente Obama oggi descrive come oppositori “moderati”, dimenticando che egli stesso aveva detto che tale scommessa era pura fantasia [1]! Ma bisogna credere che la “guerra contro il SIIL” abbia aperto una breccia spingendo Stati Uniti ed alleati a riconsiderare tale scommessa fantasiosa, in quanto l’annuncio è accompagnato dal rifiuto di una qualsiasi cooperazione con la Siria e dalla ripresa del ritornello che chiede armamento e addestramento dell'”opposizione moderata siriana” [2] [3]. L’escalation verbale contro la Siria divampa. La Russia è intervenuta consigliando le autorità siriane a dichiararsi pronte a partecipare a qualsiasi alleanza internazionale seriamente decisa a combattere il terrorismo, mentre avvertiva sui pericoli di qualsiasi azione sul territorio siriano senza coordinamento con lo Stato siriano, consentendo a Mosca di negoziare con Washington in condizioni migliori. Il ministro degli Esteri siriano Walid al-Mualam in conferenza stampa ha chiaramente e fermamente dichiarato le condizioni di tale cooperazione [4], senza impedire agli Stati Uniti di continuare con lo stesso ritornello. Perciò Mosca e Teheran hanno espresso sostegno alla posizione siriana e condannato qualsiasi tentativo di violare la sovranità dello Stato siriano. La CNN trasmetteva un’intervista alla signora Buthayna Shaban, consigliera del Presidente Bashar al-Assad. [5] Shaban ha ricordato le posizioni del suo governo, ma i media statunitensi hanno fatto sì che il suo messaggio divenisse una minaccia per giustificare il successivo discorso di Obama, che minacciava di colpire le forze della Difesa aerea siriana se avessero osato rispondere ai suoi attacchi. [6] Le incursioni statunitensi hanno avuto luogo e il filo-Pentagono Francois Hollande, l’alleato più entusiasta dell’aggressione alla Siria, è rimasto lontano dalla Siria, dai suoi spazio aereo e territorio. Subito, costui ha dichiarato di non aver intenzione d’inviare la sua aviazione in Siria, limitandosi ai movimenti in Iraq. [7]
Cos’è accaduto a Washington per avvertire le autorità siriane sulle operazioni aeree e che la Siria ha accettato di considerare come un coordinamento? Una fonte irachena molto ben informata ha detto ad al-Bina che i servizi segreti iracheni hanno tracciato una serie di informazioni di massima importanza con i servizi occidentali. I servizi statunitensi ne hanno verificato la validità in Turchia e consultazioni si sono svolte con la Siria. Tali informazioni possono riassumersi in armi sofisticate e terroristi addestrati, guidati da noti capi, giunte dalla Turchia alle aree siriane controllate dal SIIL. Secondo la stessa fonte dell’Iraq, l’Iran era ben consapevole di quanto accadeva, considerandone l’enormità, ciò meritava l’abbandono di ogni riserva e la riduzione delle tensioni tra Stati Uniti e Siria. Gli eventi in Yemen spingevano a un riavvicinamento con gli Stati Uniti, e l’Iran chiedeva garanzie di non colpire le posizioni siriane, ne oggi, ne domani, con il pretesto degli attacchi alle posizioni del SIIL. Cosa che l’Iran ha ottenuto. Da parte sua, la Russia ha chiesto agli Stati Uniti di preavvertire il governo siriano degli attacchi aerei su obiettivi specifici del SIIL, notificandone le rotte e gli orari di entrata e uscita nello spazio aereo siriano, in modo che venissero coordinati con la moderna rete della difesa aerea siriana di fabbricazione russa. Riguardo la Siria, ha insistito su due punti. La prima che gli Stati Uniti dimostrassero un serio impegno nel combattere il SIIL portando la Turchia ad aderire ufficialmente all’alleanza internazionale contro il terrorismo guidata dagli Stati Uniti, e a fermare il flusso di armi e combattenti in Siria. La seconda che gli Stati Uniti fornissero i propri dati al rappresentante permanente della Siria alle Nazioni Unite a New York, dottor Bashar al-Jaafari, per un coordinamento nel contesto diplomatico. Sempre secondo la fonte irachena, Washington ha risposto positivamente a queste due condizioni formulate dalla Siria, chiedendo a sua volta due condizioni: gli Stati Uniti non cesseranno di proclamare il loro rifiuto a qualsiasi forma di cooperazione con il governo siriano, e a sostenere l’opposizione che chiamano “moderata”. E la fonte ha aggiunto che l’operazione statunitense, meticolosamente preparata da giorni e che ha impiegato missili Tomahawk, ha completamente distrutto il deposito sotterraneo di un impianto di produzione di armi chimiche e i camion che trasportavano il materiale necessario alla loro fabbricazione, che avrebbero posto un problema militarmente insolubile se fossero rimaste nelle mani del SIIL per un altro mese! La stessa fonte ha negato che i Paesi arabi, tra cui l’Arabia Saudita, abbiano partecipato agli attacchi aerei, contrariamente a quanto dicono i media [9] [10].
La fonte irachena concludeva: “Se gli Stati Uniti mentono dicendo che non hanno preavvertito il governo siriano degli attacchi aerei alle posizioni del SIIL, i loro alleati arabi mentono ancor di più quando affermano di parteciparvi!

ByNnRn1IIAEslcWNote:
[1] Obama: Il concetto di opposizione siriana che dovrebbe rovesciare Assad è una “fantasia”:
Non c’è opposizione siriana che possa sconfiggere al-Assad… Penso che l’idea che ci sia attualmente un’opposizione moderata in grado di sconfiggere al-Assad non sia semplicemente vera… Abbiamo passato molto tempo cercando di lavorare con l’opposizione moderata in Siria… l’idea che possano improvvisamente rovesciare non solo Assad, ma anche spietati jihadisti altamente addestrati, se gli inviamo alcune armi, è una fantasia… Penso che sia molto importante che il popolo degli USA e probabilmente più importante Washington e le agenzie stampa, lo capiscono!
[2] Standing United Against ISIL: “We’re Strongest as a Nation When the President and Congress Work Together”
[3] SI: Barack Obama saluta il voto del Congresso e l’aiuto della Francia
[4] Conferenza stampa di Walid al-Mualam: la Siria è disposta a cooperare nella lotta al terrorismo [25/08/2014]
[5] Siria: Buthayna Shaban, consigliera del presidente siriano al-Assad alla CNN, 11 settembre 2014.
“Siamo pronti a far parte di qualsiasi coalizione contro il terrorismo, e qualsiasi attacco in Siria senza coordinamento con il governo siriano sarà considerato un’aggressione alla Siria”.
[6] Obama minaccia di cacciare Assad se un aereo statunitense sarà abbattuto nello spazio aereo siriano
Se Assad osa farlo, Obama ha detto che avrebbe ordinato alle forze statunitensi di spazzare via il sistema di difesa aerea della Siria, che sarebbe stato più facile che non colpire il SIIL, ha osservato, poiché le sue posizioni sono meglio conosciute. Ha continuato dicendo che quest’anno le azioni di Assad avrebbero portato alla sua caduta, secondo lui”, ha detto il Times“.
[7] Hollande annuncia attacchi aerei in Iraq e difende le sue azioni
[8] Washington ha preavvertito Damasco degli attacchi, “Gli Stati Uniti non hanno avvertivo il regime siriano degli attacchi aerei sulle posizioni dei jihadisti dello Stato islamico, ha detto il dipartimento di Stato USA. “Non abbiamo chiesto il permesso al regime. Non coordiniamo le nostre azioni con il governo siriano. Non abbiamo preavvisato i siriani, né dato alcuna indicazione su tempo od obiettivi specifici degli attacchi”, ha detto la portavoce del dipartimento di Stato Jennifer Psaki… “Abbiamo informato direttamente il regime siriano con il nostro ambasciatore presso le Nazioni Unite (Samantha Power), che ha informato il rappresentante siriano permanente alla Nazioni Unite”, ha detto Psaki. “Abbiamo avvertito la Siria di non attaccare gli aerei statunitensi“.
[9] I jihadisti bombardati in Siria “erano vicini ad un attacco agli Stati Uniti”
[10] I piloti sauditi hanno partecipato alle incursioni degli Stati Uniti?
pilotes-saoudiensNasser Kandil, ex-deputato libanese e direttore di TopNews-Nasser Kandil e del quotidiano al-Bina.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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