Siria: Tillerson annuncia l’occupazione ed Erdogan fa vuote minacce

Moon of Alabama

Da alcuni giorni la Turchia minaccia d’invadere Ifrin, cantone curdo nel nord-ovest della Siria. La minaccia non è seria: Ifrin è per lo più montuosa. Immagini dalla Turchia mostravano lo sbarco di carri armati presso Ifrin, ma in Turchia. Questi erano vecchi carri armati M-60, leggermente migliorati da Israele, ma possono essere eliminati dai moderni razzi anticarro RPG e certamente dai missili anticarro (ATGM). I carri armati verrebbero distrutti se entrassero nel difficile terreno di Ifrin. Vi sono decine di migliaia di combattenti curdi e sono ben armati. Ifrin è sotto la protezione formale delle forze russe e siriane. Il vero pericolo per la Turchia non è Ifrin, ma il protettorato curdo molto più grande che gli USA annunciavano nel nord-est della Siria. Le minacce e il rumore dell’artiglieria turca hanno suscitato rumori dalla Siria e consigli più silenziosi dalla Russia. Il governo siriano vuole dimostrare di proteggere i cittadini siriani, arabi o curdi. La Russia è orgogliosa del ruolo di adulto che calma le parti. I due problemi reali per l’aspirante sultano Erdogan sono:
– il prossimo incontro dell’opposizione e dei partiti di governo siriani a Sochi e
– il sostegno degli Stati Uniti ai terroristi del PKK/YPG nel nord-est della Siria.
La Russia ha voluto invitare diversi partiti curdi, incluse le YPG, al grande incontro di Sochi. La Turchia respinge qualsiasi inclusione ufficiale dei curdi come entità costituente distinta. La Russia porrà la questione invitando alcune personalità d’etnia curda che parteciperanno in “qualità di privati”. Il secondo problema è emerso solo a causa della spacconata del CentCom e della politica statunitense scoordinata e fasulla: “Domenica scorsa, la coalizione militare a guida statunitense che combatteva lo Stato islamico, dichiarava strombazzando la creazione della “Forza di sicurezza delle frontiere” di 30000 persone. Ma l’annuncio, che ha scatenato le denunce turche, sorprese i funzionari di Washington, che mercoledì affermavano che la dichiarazione della coalizione era fuorviante, e il Pentagono rilasciava una dichiarazione per cercare di calmare i turchi. “Non si tratta di un nuovo “esercito” o convenzionale “forza di guardia di frontiera”, affermava la dichiarazione del Pentagono”. Non era la prima volta che il Comando Centrale del Medio Oriente agiva in modo apertamente aggressivo senza considerarne l’impatto strategico. La Turchia è un membro della NATO e annunciare l’installazione di una forza terroristica per proteggere un confine esterno della NATO è semplicemente pazzesco. Per anni il Pentagono ha ceduto troppo il guinzaglio al CentCom e deve riprenderlo. La forza della “guardia di frontiera” è stata rinominata forza di sicurezza interna che assicurerà che nessuno dei terroristi dello SIIL in zona, che Washington mantiene diligentemente vivo nell’est della Siria, fugga oltre confine sottraendosi ai prossimi incarichi.
Il segretario di Stato Tillerson annunciava la “nuova” posizione ufficiale degli Stati Uniti in Siria. Essenzialmente riassumendo la posizione dell’amministrazione Obama, vecchia e priva di senso: “Parlando ad un importante indirizzo sulla politica siriana ospitato dall’Istituto Hoover dell’Università di Stanford, Tillerson elencava sconfitta di al-Qaida, spodestamento dell’Iran e assicurazione di un accordo di pace che escluda il Presidente Bashar al-Assad, come obiettivi della presenza in Siria di 2000 soldati statunitensi dispiegati nell’angolo controllato dai curdi della Siria nord-orientale”. (Il numero reale di truppe statunitensi in Siria è 5000 soldati e altrettanti mercenari). Altri ascoltatori hanno rilevato ambizioni ancora più ampie: “Gli Stati Uniti hanno cinque obiettivi chiave in Siria, affermava Tillerson. Assicurarsi che Stato islamico ed al-Qaida non riemergano più; sostenere il processo politico guidato dalle Nazioni Unite; diminuire l’influenza dell’Iran; assicurarsi che il Paese sia privo di armi di distruzione di massa; e aiutare i rifugiati a tornare dopo anni di guerra civile”. Obiettivi che si escludono a vicenda. A Ginevra non accadrà nulla finché qualcuno insiste nel rimuovere il Presidente Assad. Al-Qaida e SIIL in Siria sono una conseguenza dell’azione degli Stati Uniti e della loro presenza (coperta) nel Paese. L’Iran attualmente ha poca presenza ed influenza limitata in Siria. Aumenterebbe solo se gli Stati Uniti tentassero di attaccare il governo siriano. I rifugiati non torneranno finché gli Stati Uniti minacciano d’infiammare nuovamente la guerra. Devo ancora leggere un analista che creda che l’amministrazione statunitense possa raggiungere i desiderata annunciati. È una sfortunata politica “fare qualcosa” che fallirà quando la resistenza sul campo aumenterà e i costi politici dell’occupazione diverranno evidenti. I curdi delle YPG nel nord-est, che hanno accettato l’occupazione, ne sopporteranno le conseguenze. Tutte le altre parti coinvolte in Siria li riterranno responsabili. Per ora il nuovo annuncio e la pessima presentazione hanno solo aiutato Erdogan a ricorrere di nuovo alle sue follie. Niente di tutto ciò avrà conseguenze serie.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Annunci

Nella fornace: la guerra ai terroristi e il dilemma curdo

Ziad Fadil, Syrian Perspective 17 gennaio 2018Tutti gli occhi sono puntati su Idlib oggi e sulla retromarcia statunitense nel nord-est. La strategia del governo siriano delle tregue con i terroristi e offrirgli passaggio sicuro a Idlib, dove sono ammucchiati, paga. Ciò che sorprende è che così tanti capi terroristi non vedevano ciò. Oggi, anche con la collusione turca, i terroristi si preparano alla loro apocalisse. Come descrivono i propagandisti del terrorismo, “è la più violenta campagna aerea che abbiamo mai visto in Siria!” Oh, sorpresa! Il fatto che non possano immaginare che ciò accadasse è un buon segno dell’ingenuità del nemico. Era ovvio a tutti i lettori che sarebbe successo. La Turchia è in conflitto su questo stratagemma siriano-russo-iraniano. Mentre valutano le relazioni con Russia ed Iran, i turchi non sono disposti a rompere con la loro Assadofobia. Può darsi che si vergognino d’aver promosso così apertamente la guerra, ma ora non vedono via d’uscita se non aggrapparsi ai soliti mantra che ne giustificavano il coinvolgimento nella propagazione del terrore nella Mezzaluna Fertile, persistendo a prolungare la guerra contro Damasco. I turchi e la loro politica estera sono alla deriva in un mare di contraddizioni. Erdoghan, per quanto dettomi, sarebbe infuriato dalle mosse sioniste su Gerusalemme ispirate dalla follia di Trump. Erdoghan sarebbe irritato dalla riluttanza degli Stati Uniti ad estradare Fethullah Gulen in Turchia per processarlo per sedizione e tradimento, per non parlare del coinvolgimento nel tentativo di rovesciare il governo di Ankara. Erdoghan è infuriato dal sostegno degli Stati Uniti alle SDF curde, gruppo che i turchi identificano con il PKK con cui combattono un’infinita insurrezione che mira a creare uno Stato curdo in Turchia. Ha punito Stati Uniti e NATO acquistando il sistema antiaereo S-400 dalla Russia. Erdoghan è infuriato dagli sforzi dell’Arabia Saudita per punire il Qatar accoccolatosi con l’Iran. Ha inviato truppe in Qatar per aiutarlo a difendersi se i sauditi decidessero di ripetere un altro svarione ai propri confini. Erdoghan è infuriato dall’ostilità di sauditi ed Egitto verso i Fratelli musulmani, gruppo di cui si dice appartenga o sostenga con tutto il cuore. È ancora più infuriato per il maltrattamento da parte dell’Egitto dei funzionari e truppe di Hamas, tentativi di Cairo di smussare le capacità militari di Hamas, distruggendo tunnel, sequestrando armi e uccidendo pescatori. Hamas è, naturalmente, un ramo della Fratellanza musulmana. Erdoghan è seccato con tutti, ed addirittura infuriato dalla resilienza del Dr. Assad. Erdoghan è anche arrabbiato dalla massiccia operazione militare volta a sterminare l’intera struttura di al-Qaida ad Idlib. Ha inveito contro i bombardamenti delle basi di al-Qaida da parte della Siria, etichettandole come “omicidio di civili”. L’esercito turco avrebbe aiutato i terroristi di al-Qaida nella controffensiva per fermare l’avanzata dell’Esercito arabo siriano sulla base aerea di Abu Dhuhur. L’avanzata è ricominciata e l’EAS ha riconquistato tutti i villaggi persi col contrattacco terroristico-turco.
Bene, è semplicemente un peccato. E non ha senso coinvolgere il proprio Paese in uno sforzo perso per mantenere i gruppi terroristici di Idlib mentre taglia i legami con statunitensi ed europei. Non so cosa Macron pensi ora, ma deve essere una qualche maledizione per l’arrivo di uno squinternato come Trump e del lunatico Erdoghan in ciò che sarebbe un mondo razionale. Erdoghan non lo percepisce, ma le sue opzioni diminuiscono ad ogni mossa. Ora minaccia d’invadere la Siria nord-orientale per reprimere il consolidamento del piano statunitense per creare uno Stato curdo (ricordate il mio post sull’argomento). Se lo fa, ordinerà alle sue forze di sparare a un altro membro della NATO, gli Stati Uniti, che ha oltre 10000 soldati sul campo ad aiutare i curdi a creare i requisiti per uno Stato. È in corso un disastro. Ogni volta che gli Stati Uniti sviluppano piani molto intelligenti, già s’immaginano impantanarsi in una nuova guerra oltreoceano. Ho informazioni sul fatto che il piano per istituire uno Stato coloniale curdo nel nord-est sia stato suggerito dall’entità sionista. Secondo la mia fonte, il Mossad sviluppò il piano su ordine di Mileikowski (alias Netanyahu) per dare agli statunitensi la possibilità di smorzare la rapida avanzata dell’influenza iraniana nella regione. Ora sappiamo che il nuovo Kurdistan a nord e l’infinito addestramento nel sud ad al-Tanaf, hanno lo scopo di ricacciare gli sforzi dell’Iran per proiettare la potenza economica estendendo un gasdotto attraverso la Siria al Mediterraneo e la potenza militare da Iraq e Siria al Sud del Libano, il territorio di Hezbollah. Non ci può essere piano più folle di questo. E se gli Stati Uniti contano sulla Turchia per completarlo, aiutando continuamente e favorendo i terroristi di Hayat Ahrar al-Sham (leggi: al-Qaida), tale aspettativa appare in sostanza un’illusione. I turchi si allontanano sempre più dalla NATO e hanno scarso rispetto degli Stati Uniti, come ho già scritto. Dal 2015 hanno chiuso i confini con i siriani ad Idlib. Hanno rafforzato i controlli sui rifornimenti ai terroristi di al-Qaida. L’unica cosa che non hanno fatto è fermare i contrabbandieri che consegnano il dovuto ai teppisti che popolano Idlib. È così che i terroristi poterono fabbricare i droni che attaccarono la base russa di Humaymim. Lo Stato che gli ha dato i piani della base è chiaramente quello dei coloni sionisti. La Russia reagì rapidamente contro i terroristi colpendone la fabbrica ed eliminando i responsabili della fabbricazione e progettazione dei droni. L’intelligence che identificò la posizione della fabbrica, secondo quanto riferito, proveniva dalla Turchia. E la vendetta russa è molto dolce.
Il bombardamento dell’Aeronautica siriana su Idlib s’intensifica esponenzialmente, come ammettono i propagandisti dei terroristi. L’Aeronautica siriana è stata rinnovata e modernizzata al 100%. L’esercito è molto più forte. Anche con il sistema anticarro TOW di fabbricazione statunitense, i terroristi non hanno possibilità perché gli ingegneri siriani hanno sviluppato i Sarab 1 e 2 che hanno efficacemente neutralizzato i TOW. Senza nuove tecnologie, i terroristi semplicemente aspettano i loro ultimi istanti. L’Arabia Saudita ha cessato i finanziamenti ad al-Qaida guidata da Muhaysini. Non ci sono contrabbandieri con valigette piene di soldi per pagare gli stipendi dei terroristi, le cui famiglie sono ora personaggi addolorati di una tragedia greca che si dispiega in modo orribile ogni giorno. Con un’Europa che non li accetta, il contrabbando ha una rapida ripresa con le famiglie che spendono ogni gioiello per passare in Grecia e, si spera, Europa. Non riesco ad immaginare uno scenario più disperato di quello che affrontano tali disgraziati. È solo questione di tempo. Gli statunitensi hanno dato i MANPAD al PKK. Ciò renderà Erdoghan davvero felice. Si dice già che l’offensiva turca ad Ifrin inizierà il 17 gennaio 2018. Spero che curdi e turchi si facciano saltare a vicenda. Prego per uno scontro sanguinoso che insegni ai turchi cosa significa sostenere il terrorismo e ai curdi il tradimento. Nel frattempo, un altro dramma si svolge nel Ghuta orientale. L’esercito dell’Islam riceve ancora gli stipendi dai sauditi. Ma, a quanto ho capito, i sauditi hanno dato un limite ai fratelli al-Lush. Gli è stato detto di negoziare a Ginevra o a Sochi o di restarne fuori. Non si creda alle assurdità spacciate dai notiziari falsi su quanto siano popolari i terroristi nel Ghuta. Non sono popolari, sono tollerati da una popolazione ferita. È stato deciso di schiacciare i terroristi con la forza aerea. Osservate attentamente la posizione presa da al-Lush a Sochi: prevediamo l’improvviso abbandono delle trincee e l’accettazione della leadership del Dr. Assad. Non hanno altra scelta. E c’è così poco tempo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

UE e USA si dividono mentre Washington si gioca la carta curda

Ziad Fadil Syrian Perspective 8/1/2018Dimenticate la decisione di trasferire l’ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme. In ogni caso non ha senso ed è “irrilevante” perché si tratta solo di un’altra città della Siria con una storia di morte. L’unica ragione di tali clamore e clangore è il Santuario Nobile Islamico e i vari siti cristiani che hanno tutti qualcosa a che fare con la crescita e la sofferenza di Gesù. Questo è tutto. Per gli ebrei non dovrebbe avere alcun significato perché la loro vera Gerusalemme è nella provincia di Asir dello Yemen, come dimostrato dal professor Qamal Salibi nel suo monumentale libro: “La Bibbia è arrivata dall’Arabia”. Inoltre, non dovrebbe avere senso perché l’ebreo medio in Palestina non ha alcun DNA correlato. Ciò che è più importante è che gli Stati Uniti pensano a creare uno Stato curdo in Siria, sfidando l’assoluta ostilità della Turchia all’idea. E, come il governo siriano ha ripetutamente notato, tale azione violerebbe il diritto internazionale. Finora, gli europei sono stati più scrupolosi nell’aderirvi, come dimostra la quasi unanime condanna del riconoscimento di Trump di Gerusalemme capitale dello Stato colonizzatore sionista. Anche se la Gran Bretagna fosse in combutta con gli Stati Uniti nel tentativo di creare uno Stato curdo, il rifiuto di deviare dalle posizioni tradizionali dell’Europa nel trattare il conflitto arabo-sionista sembrerebbe smentirlo. Vedo una seria frattura tra Europa e Stati Uniti grazie a Trump. Col nuovo anno è possibile sentire l’attrito di Vladimir Putin che si sfrega febbrilmente le mani a Mosca. Trump siglerà il destino degli Stati Uniti con l’Europa. Ha già ostracizzato il Pakistan per aver preso denaro statunitense senza restituire nulla. Ha anche deciso di rimanere in Afghanistan anche se la guerra entra nel 17° anno senza una fine in vista e i taliban che dilagano su altri territori catturati. Con Gran Bretagna e Francia che non vogliono condividere il suo ottimismo alla Pollyanna sulla longevità del governo di Kabul, ci si può aspettare che con l’ascesa di Jeremy Corbin nel Regno Unito, gli inglesi abbandonino la nave che affonda e tornino all’Old Blighty. I francesi faranno lo stesso.
In tutto questo, sono patetici i curdi che firmano il proprio sterminio. La Turchia non accetterà alcun loro Stato in Siria o Iraq e i turchi sanno di avere un alleato nel Dr. Assad. Gli iracheni sono altrettanto ansiosi, poiché la costruzione di uno Stato curdo in Siria quasi certamente guadagnerà terreno nel nord dell’Iraq. L’Iran, naturalmente, col grande interesse ad estendere il gasdotto al litorale siriano, farà tutto il necessario per rigettare le speranze statunitensi. Ciò significa che i curdi dovrebbero prepararsi al meglio a una guerra totale contro gli eserciti di Siria, Iraq, Turchia ed Iran. Non c’è modo di uscirne, anche se gli Stati Uniti decidessero di combattere fino all’ultimo curdo per attuarlo. Questo piano è dei sionisti. Se ricordate l’analisi del Dott. Bashar Jafari che menzionai in diversi saggi, capirete immediatamente perché Netanyahu è dedito a uno Stato curdo. Come spiega il Dott. Jafari, il sionismo deve balcanizzare il Vicino Oriente in staterelli, ognuno con un particolare nucleo religioso o etnico, per giustificare l’apartheid che il sionismo pratica contro i palestinesi. Solo con l’esistenza di uno Stato maronita, uno druso, uno alawita, uno sunnita, uno ebraico e uno curdo, gli ebrei in Palestina possono giustificare la struttura perversa della loro nazione-ghetto di Varsavia. I curdi giocano proprio su tale follia e il loro destino sarà peggiore di quello degli scià Khwarezmiani.
Chris mi dice che ci sono migliaia di marines nell’enclave curda che chiameremo “Rojava”, nonostante il fatto ormai noto che i curdi abbiano poco a che fare con la Siria. Gli Stati Uniti li prendono in giro con la bugia che i marines siano lì per proteggerne i confini. Certamente, questo è ridicolo e tipico della stupidità immortale degli imbecilli di Washington DC. È un nuovo piano promosso dalla CIA per compensare le disastrose conseguenze del sostegno ai terroristi ossessionati dall’espulsione del governo centrale siriano. Come ho già scritto, ci sono ancora i resti della squadra della CIA che si rifiuta di accettare il crollo del priprio piano in Siria, portando al reindirizzamento per bloccare il gasdotto iraniano. Ciò significa che il Dottor Assad non è mai stato il vero bersaglio: era solo secondario nel piano. Lui e il suo governo dovevano essere rimossi solo perché permettevano le macchinazioni di Teheran. Ora, la CIA non è interessata alla durata del mandato del Dott. Assad, questo è ovvio; invece punta allo Stato curdo che ci si aspetta di riconoscere una volta stabiliti tutti gli attributi statuali. Allora, e solo allora, Nikki Haley, WOG dell’anno, potrà presentare all’UNSC il fatto compiuto aspettandosi che i membri la mandino giù. Non lo faranno e lei tornerà a minacciare e ad atteggiarsi. Nel frattempo, Turchia, Siria, Iraq e Iran faranno tutto il possibile per sabotare tale miserabile stratagemma. Ora, affinché il piano funzioni, è necessaria una preparazione militare. Se e quando l’Iraq alla fine dirà agli Stati Uniti di andarsene coi loro aerei; e i turchi diranno a Washington di fare i bagagli e lasciare Incirlik, gli Stati Uniti saranno costretti a manovrare militarmente per proteggere il Rojava. Tuttavia, se avete seguito le notizie, gli Stati Uniti hanno costruito basi aeree nell’area obiettivo e tutto in previsione del rancore che si scaricherà sul piano statunitense per ridisegnare il Medio Oriente. Oh, che rete intricata si tesse quando si ci esercita ad ingannare.
Il piano di Trump sarà un flop alla grande, se notate che le basi statunitensi nell’area curda in via di sviluppo sono facilmente a tiro dell’artiglieria siriana. È anche dell’artiglieria di tutti gli altri. Se si considera il vasto arsenale missilistico della Siria, progettato per distruggere le basi aeree sioniste nella Palestina occupata, diventa ancora più facile capire come tale piano fallirà miseramente. Sembra che gli Stati Uniti stiano accelerando l’arrivo delle truppe in Siria perché, beh, sono statunitensi dopotutto e non verrebbero assalite per timore che gli aggressori debbano subire l’ira scatenata degli impareggiabili militari statunitensi. Che noia. Gli Stati Uniti non hanno vinto una guerra da quando la Russia gli permise la vittoria nella Seconda guerra mondiale contro la Germania (ad eccezione dei trionfi sulle repubbliche delle banane Panama e Grenada). Che si tratti di Vietnam, Iraq o Afghanistan, la storia degli Stati Uniti è triste. Questa avventura siriana non la migliorerà. Anzi! Convincerà tutti che gli Stati Uniti sono una tigre di carta impotente quanto l’Arabia Saudita. Nessun riposo per i malvagi. Non appena la Siria sconfiggerà i ratti terroristi, gli Stati Uniti punteranno a un altro cattivo di Damasco da combattere. Ma, come Chris mi ha scritto spesso: la battaglia per la Siria non va vista come una sorta di baraccone frivolo, piuttosto, va al centro dei piani statunitensi-sionisti-massonici per il Medio Oriente. Fa parte del futuro immediato degli USA nei rapporti con l’Europa. Come Chris opinava, il piano per rubare petrolio delle alture del Golan; distruggere il fiorente potere dell’Iran; asservire gli iracheni; rafforzare ulteriormente regimi regressivi regionali è parte integrante dell’egemonismo sionista il cui fetore porta direttamente alle camere ornate dei Rothschild e Rockefeller. Tale piano non sparirà presto perché è stato steso per dare la linfa vitale dei popoli arabi alle orde sioniste che infettano la terra di Palestina.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Quali sono i nemici degli USA?

Prof. James Petras, Global Research 24 novembre 2017Per quasi 2 decenni, gli Stati Uniti hanno steso la lista dei “Paesi nemici” da affrontare, attaccare, indebolire e rovesciare. La ricerca imperialista per rovesciare i “Paesi nemici” agisce a vari livelli e in base a due considerazioni: priorità e vulnerabilità per un’operazione di “cambio di regime”. I criteri per decidere un “Paese nemico” e il suo posto nella lista degli obiettivi prioritari negli Stati Uniti nella ricerca del dominio globale, nonché la vulnerabilità a un cambio di regime “di successo”, sono al centro di questo saggio. Concluderemo discutendo le prospettive realistiche delle future opzioni imperialiste.

Avversari principali degli Stati Uniti
Gli strateghi imperialisti badano a criteri militari, economici e politici nell’individuare i primi avversari. I seguenti sono in cima alla “lista dei nemici” degli Stati Uniti:
1) Russia, per la potenza militare, è un contrappeso nucleare al dominio globale degli Stati Uniti. Ha una forza armata enorme e ben equipaggiata con presenza europea, asiatica e mediorientale. Le risorse di petrolio e gas la proteggono dal ricatto economico degli Stati Uniti e le sue crescenti alleanze geopolitiche limitano l’espansione statunitense.
2) Cina, per il potere economico globale e la portata crescente di commercio, investimenti e reti tecnologiche. La crescente capacità militare difensiva della Cina, in particolare la protezione degli interessi nel Mar Cinese Meridionale, contrasta il dominio degli Stati Uniti in Asia.
3) Corea democratica, per la capacità balistiche e nucleari, la sua feroce politica estera indipendente e la posizione geopolitica strategica, è vista come minaccia per le basi militari statunitensi in Asia e gli alleati regionali di Washington.
4) Venezuela, per le risorse petrolifere e le politiche sociali che sfidano il neoliberismo centrato negli Stati Uniti in America Latina.
5) Iran, per le risorse petrolifere, l’indipendenza politica e le alleanze geopolitiche in Medio Oriente, sfida il dominio statunitense, israeliano e saudita nella regione e presenta un’alternativa indipendente.
6) Siria, per la posizione strategica in Medio Oriente, il partito di governo nazionalista laico e l’alleanza con Iran, Palestina, Iraq e Russia, è un contrappeso ai piani di USA-Israele per balcanizzare il Medio Oriente in conflitti etno-tribali.

Avversari di medio livello degli Stati Uniti
1) Cuba, per la politica estera indipendente e il sistema socio-economico alternativo, è in contrasto coi regimi neo-liberali centrati negli Stati Uniti nei Caraibi, America centrale e meridionale.
2) Libano, per la posizione strategica sul Mediterraneo e l’accordo di condivisione del potere nel governo di coalizione col partito politico Hezbollah, sempre più influente nella società civile libanese anche per la comprovata capacità della sua milizia di proteggere la sovranità nazionale libanese espellendo l’invasore esercito israeliano e aiutando a sconfiggere i mercenari SIIL/al-Qaida nella vicina Siria.
3) Yemen, per il movimento nazionalista indipendente guidato dagli huthi, che si oppone al governo fantoccio imposto dai sauditi, e le sue relazioni con l’Iran.

Avversari di basso livello degli Stati Uniti
1) Bolivia, per la politica estera indipendente, il sostegno al governo chavista in Venezuela e la difesa di un’economia mista; ricchezza mineraria e difesa delle rivendicazioni territoriali dei popoli indigeni.
2) Nicaragua, per la politica estera indipendente e le critiche all’aggressione statunitense nei confronti di Cuba e Venezuela.
L’ostilità degli Stati Uniti verso gli avversari prioritari è espressa attraverso sanzioni economiche, accerchiamento militare, provocazioni e intense guerre di propaganda. Dati i potenti legami sul mercato globale della Cina, gli Stati Uniti hanno applicato poche sanzioni. Invece si affidano ad accerchiamento militare, provocazioni separatiste e intensa propaganda ostile quando vi hanno a che fare.Avversari prioritari, bassa vulnerabilità e aspettative irreali
Con l’eccezione del Venezuela, gli “obiettivi prioritari” di Washington hanno limitate vulnerabilità strategiche. Il Venezuela è il più vulnerabile per l’ampia dipendenza dalle entrate petrolifere, le principali raffinerie situate negli Stati Uniti, l’alto indebitamento tendente al default. Inoltre, ci sono i gruppi di opposizione clienti degli statunitensi e il crescente isolamento di Caracas in America Latina per l’ostilità orchestrata da importanti clienti statunitensi, Argentina, Brasile, Colombia e Messico.
L’Iran è molto meno vulnerabile: è una forte potenza militare regionale strategica legata a Paesi vicini e movimenti religiosi e nazionalisti. Nonostante la sua dipendenza dalle esportazioni di petrolio, l’Iran ha sviluppato mercati alternativi, come la Cina, liberi dal ricatto statunitense e relativamente al sicuro da attacchi creditori avviati da Stati Uniti o UE.
La Corea democratica, nonostante le paralizzanti sanzioni economiche imposte al regime e alla popolazione civile, ha “la bomba” come deterrente all’attacco militare statunitense e non ha mostrato alcuna riluttanza a difendersi. A differenza del Venezuela, né Iran né Corea democratica affrontano significativi attacchi interni da un’opposizione finanziata dagli USA o armata.
La Russia ha piena capacità militare, armi nucleari, ICBM e una forza armata enorme e ben addestrata, scoraggiando qualsiasi minaccia militare diretta degli Stati Uniti. Mosca è politicamente vulnerabile alla propaganda degli Stati Uniti, ai partiti di opposizione e alle ONG finanziate dall’occidente. I miliardari russi collegati a Londra e Wall Street esercitano una certa pressione contro iniziative economiche indipendenti. In misura limitata, le sanzioni statunitensi hanno sfruttato la precedente dipendenza della Russia dai mercati occidentali, ma dopo l’imposizione di sanzioni draconiane del regime di Obama, Mosca ha efficacemente neutralizzato l’offensiva di Washington diversificando i mercati verso l’Asia e rafforzando l’autosufficienza in agricoltura, industria e alta tecnologia.
La Cina ha un’economia mondiale ed è sulla buona strada per diventare il leader economico mondiale. Le deboli minacce di “sanzioni” verso la Cina semplicemente illustrano la debolezza di Washington piuttosto che intimidire Pechino. La Cina ha contrastato provocazioni e minacce militari statunitensi espandendo il potere economico di mercato, aumentando la capacità militare strategica e abbandonando la dipendenza dal dollaro.
Gli obiettivi prioritari di Washington non sono vulnerabili ad attacchi frontali: mantengono o aumentano la coesione interna e le reti economiche, migliorando al contempo la capacità militare d’imporre costi assolutamente inaccettabili agli Stati Uniti con un qualsiasi assalto diretto. Di conseguenza, i capi statunitensi sono costretti ad affidarsi ad attacchi marginali, periferici e per procura con risultati limitati. Washington stringerà le sanzioni su Corea democratica e Venezuela, con dubbiose prospettive di successo con la prima e possibile vittoria di Pirro con Caracas. Iran e Russia possono facilmente liquidare gli agenti nemici. Gli alleati degli Stati Uniti, come Arabia Saudita e Israele, possono badare, fare propaganda e scagliarsi contro gli iraniani, ma i timori che una guerra vera e propria con l’Iran distrugga Riyadh e Tel Aviv li costringe a lavorare in tandem per indurre la corrotta dirigenza politica degli Stati Uniti alla guerra, incontrando le obiezioni di una popolazione stanca di guerre. Sauditi e israeliani possono bombardare e affamare le popolazioni di Yemen e Gaza, che non hanno alcuna possibilità di rispondere, ma Teheran è un’altra questione. Politici e propagandisti di Washington vociferano di interferenze della Russia nel teatro elettorale corrotto degli Stati Uniti e sabotano i legami diplomatici, ma non possono contrastare la crescente influenza della Russia nel Medio Oriente e il commercio in espansione con l’Asia, specialmente la Cina.
In sintesi, a livello globale, gli obiettivi ‘ prioritari’ degli Stati Uniti sono irraggiungibili e invulnerabili. Nella continua faida tra élite negli Stati Uniti, sarebbe troppo sperare nell’emergere di un qualsiasi politico razionale a Washington che possa ripensare le priorità strategiche e calibrare le politiche di mutuo accordo adattandosi alle realtà globali.Priorità, vulnerabilità e aspettative medie e basse
Washington può intervenire e forse infliggere gravi danni ai Paesi di media e bassa priorità. Tuttavia, vi sono diversi inconvenienti a un attacco su vasta scala. Yemen, Cuba, Libano, Bolivia e Siria non sono nazioni in grado di plasmare allineamenti politici ed economici globali. Il massimo che gli Stati Uniti possono garantirsi in questi Paesi vulnerabili sono cambi di regime distruttivi con massicce perdite di vite umane d infrastrutture e milioni di profughi disperati… ma con gravi costi politici, prolungata instabilità e gravi perdite economiche.

Yemen
Gli Stati Uniti possono sostenere la totale vittoria saudita sui popoli affamati e colerici dello Yemen. Ma a chi giova? L’Arabia Saudita è in pieno sconvolgimento di palazzo e non può esercitare egemonia, nonostante centinaia di miliardi di dollari in armi, addestratori e basi USA/NATO. Le occupazioni coloniali sono costose e danno pochi, se non alcuno, beneficio economico, specialmente da una povera nazione devastata e geograficamente isolata come lo Yemen.

Cuba
Cuba ha un potente esercito professionale sostenuto da una milizia di milioni di componenti. È capace di una resistenza prolungata e può contare sul supporto internazionale. L’invasione di Cuba richiederebbe occupazione prolungata e pesanti perdite. Decenni di sanzioni economiche non hanno funzionato e la loro re-imposizione da parte di Trump non ha colpito i settori chiave turistici. L'”ostilità simbolica” del presidente Trump non ha ridotto le distanze coi principali gruppi agroindustriali statunitensi, che vedono Cuba come un mercato. Oltre la metà dei cosiddetti “cubani d’oltremare” si oppone all’intervento diretto degli Stati Uniti. Le ONG finanziate dagli Stati Uniti possono dare vantaggi marginali nella propaganda, ma non possono sovvertire il sostegno popolare all’economia mista “socializzata” di Cuba, le eccellenti educazione pubblica ed assistenza sanitaria e la politica estera indipendente.

Libano
Il blocco congiunto USA-Arabia Saudita e le bombe israeliane possono destabilizzare il Libano. Tuttavia, l’invasione israeliana costerebbe vite e fomenterebbe disordini interni. Hezbollah ha i missili per contrastare le bombe israeliane. Il blocco economico saudita radicalizzerà i nazionalisti libanesi, specialmente tra sciiti e cristiani. L”invasione’ della Libia da parte di Washington, senza perdere un solo soldato statunitense, dimostra che le invasioni distruttive si traducono in caos nel continente. Una guerra USA-Israele-Arabia Saudita distruggerebbe completamente il Libano, ma destabilizzerebbe la regione esacerbando i conflitti nei Paesi confinanti: Siria, Iran e forse Iraq. E l’Europa sarà inondata da milioni di rifugiati disperati.

Siria
La guerra per procura USA-Arabia Saudita in Siria ha subito gravi sconfitte e la perdita di risorse politiche. La Russia ha acquisito influenza, basi e alleati. La Siria mantiene la sovranità e forgia una forza armata nazionale temprata dalle battaglie. Washington può sanzionarla, prendere alcune basi in alcune fasulle “enclavi curde”, ma non avanzerà oltre lo stallo e sarà ampiamente considerata un invasore. La Siria è vulnerabile e continua a essere un bersaglio medio nella lista dei nemici degli Stati Uniti, ma offre poche prospettive di far avanzare il potere imperiale degli Stati Uniti, oltre alcuni vincoli limitati con l’instabile enclave curda, suscettibile di guerra intestina e grandi rappresaglie turche.

Bolivia e Nicaragua
Bolivia e Nicaragua sono secondarie nella lista dei nemici degli Stati Uniti. I responsabili delle politiche regionali degli Stati Uniti riconoscono che i due Paesi non hanno potere globale o addirittura regionale. Inoltre, entrambi i regimi hanno respinto la politica radicale e coesistono con oligarchi locali, potenti e influenti, e con multinazionali internazionali collegate agli Stati Uniti. La loro critica in politica estera, principalmente di carattere interno, sono neutralizzate dalla quasi totale influenza degli Stati Uniti nell’OAS e sui principali regimi neo-liberali in America Latina. Sembra che gli Stati Uniti accettino questi avversari retorici marginalizzati piuttosto che rischiare di provocare il risveglio dei movimenti radicali nazionalisti o socialisti di massa a La Paz o Managua.Conclusione
Un breve esame della “lista dei nemici” di Washington rivela le limitate possibilità di successo anche tra gli obiettivi vulnerabili. Chiaramente, con questa configurazione del potere mondiale in evoluzione, denaro e mercati statunitensi non modificheranno l’equazione di potere. Gli alleati degli Stati Uniti, come l’Arabia Saudita, spendono enormi quantità di denaro attaccando una nazione devastata, ma distruggono i mercati mentre perdono le guerre. Potenti avversari, come Cina, Russia e Iran, non sono vulnerabili ed offrono al Pentagono poche prospettive di vittorie militari in futuro. Sanzioni e guerre economiche non sono riuscite a sottomettere Corea democratica, Russia, Cuba e Iran. La “lista dei nemici” è costata prestigio, soldi e mercati agli Stati Uniti, un bilancio imperialista grave. La Russia ora supera gli Stati Uniti nella produzione di grano e nelle esportazioni. Sono finiti i giorni in cui le agro-esportazioni statunitensi dominavano il commercio mondiale, anche a Mosca. La lista dei nemici è facile da comporre, ma politiche efficaci sono difficili da attuare contro rivali dalle economie dinamiche e preparazione militare potente. Gli Stati Uniti riguadagnerebbero parte della credibilità se operassero nella realtà globale perseguendo un programma conveniente per tutti invece di essere perdenti nel continuo gioco a somma zero. I capi razionali potrebbero negoziare accordi commerciali reciproci con la Cina, sviluppando legami tecnologici, finanziari e agrocommerciali con produttori e servizi. E potrebbero sviluppare accordi congiunti economici e di pace in Medio Oriente, riconoscendo la realtà di un’alleanza tra Hezbollah e Siria con Russia, Iran e Libano. Allo stato attuale, la “lista dei nemici” di Washington continua ad essere composta e imposta dai suoi capi irrazionali maniaci filo-israeliani e russofobi del Partito Democratico, senza alcun riconoscimento della realtà attuale. Agli statunitensi, la lista dei nemici interni è lunga e ben nota, ciò che manca è una leadership politica civile per rimpiazzare tale banda di capibranco.Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’intervento russo in Siria passa dai cieli della NATO

Aerei da trasporto militari russi per la Siria utilizzano lo spazio aereo turco
Marko Marjanovic, Checkpoint Asia 21 novembre 2017Notizie incredibili per chiunque ricordi ancora le relazioni russo-turche al minimo a fine 2015. La Turchia ha tranquillamente aperto lo spazio aereo agli aerei da trasporto delle Forze Armate russe dirette in Siria. Laddove nel novembre 2015 la Turchia abbatté un aereo da combattimento Su-24 russo perché presumibilmente entrato nello spazio aereo turco per alcuni secondi, le forze russe in Siria ora vengono rifornite da aerei che sorvolano la Turchia. Inoltre, si ricorda che nel 2015, in conformità agli auspici degli Stati Uniti, Bulgaria e Grecia negarono l’uso dello spazio aereo anche ai voli umanitari per la Siria. Gli Stati Uniti non saranno contenti della Turchia in questo momento. (Per inciso, non lo sono). Inoltre, visitando la Russia oggi, anche il Presidente Bashar al-Assad sorvolava la Turchia. Questo sarebbe stato del tutto impensabile nel 2015, ma nel frattempo è accaduto qualcosa di cruciale: la Turchia ha completamente rinunciato all’obiettivo della rivolta islamista per rovesciare il governo siriano. Si è rassegnata alla vittoria della Russia e di Damasco sui jihadisti che un tempo appoggiava generosamente. Invece ha limitato le ambizioni in Siria il più possibile su autogoverno e potere dei curdi nazionalisti sostenuti dal Pentagono, obiettivo che non contrasta con quello che siriani e russi cercano.
Quindi la Turchia ora proverà a sostenere Mosca e Damasco contro la partnership curda con gli Stati Uniti e ad ingraziarseli, vedendo in definitiva che la Turchia, che ospita oltre 15 milioni di curdi, è molto più nervosa sul nazionalismo curdo che non la Siria, dove sono meno del 10% della popolazione, o della Russia. (La Russia in particolare potrebbe convivere facilmente con un Kurdistan siriano autonomo). Ankara vuole che la Russia tenga conto del suo desiderio che la Siria mantenga i curdi i più isolati possibile, ma se Erdogan lo vuole deve dimostrare che la sua cooperazione sarà molto utile per la Russia, più di un accordo coi curdi. In ogni caso, il fatto che gli aerei-cargo russi volino verso la Siria sorvolando la Turchia fornisce un eccellente indicatore delle relazioni russo-turche e della fiducia che i russi vi ripongono. Se i russi dovessero ricominciare a sorvolare Iraq e Iran, sarà segno che la relazione va nuovamente male.Turchia, NATO e F-35
USA e NATO fanno pressione sulla Turchia per impedire l’acquisizione del sistema missilistico S-400 dalla Russia, minacciando di non adempiere al contratto per consegnare i caccia F-35 ordinati dalla Turchia. Per rappresaglia, Ankara minacciava lo smantellamento della stazione-radar statunitense di Malatya-Kurecik, con l’AN-TPY-2 schierato dagli Stati Uniti nel 2012 a Yeni Safak, ufficialmente come elemento del sistema antimissile degli USA, ma probabilmente centro di spionaggio delle operazioni delle forze armate di Siria, Iraq, Iran e Russia contro lo Stato islamico. Nel tentativo di dissuadere la Turchia dall’acquisto il sistema di difesa missilistica S-400, gli Stati Uniti avvertivano che ciò “avrebbe messo a repentaglio la vendita dei caccia F-35 alla Turchia“. Nell’ambito degli accordi con la NATO, la Turchia aveva permesso per lo spiegamento del radar sul proprio territorio a danno dei Paesi limitrofi, preoccupati da tale azione.
Il segretario alla Difesa degli USA James Mattis aveva avanzato preoccupazioni per l’acquisto da parte della Turchia del sistema di difesa aerea S-400 dalla Russia, dicendo che “Questa è una decisione sovrana per la Turchia. Chiaramente, ma non sarà interoperabile con la NATO . Quindi dovranno pensarci se andranno avanti“. Il ministro della Difesa nazionale turco Nurettin Canikli affermava a sua volta che “oltre all’S-400, la Turchia ha anche stretto accordi preliminari coi Paesi Eurosam per sviluppare, produrre e utilizzare un sistema di difesa aerea al fine di migliorare la difesa nazionale a lungo termine. Puntiamo soprattutto ad avere nostra tecnologia“. La Turchia , quindi, firmava una lettera di intenti con Francia e Italia sviluppare un nuovo missile antiaereo, basato sul sistema missilistico SAMP-T. Insieme a Canikli, la ministra della Difesa francese Florence Parly e la ministra della Difesa italiano Robert Pinotti partecipava alla firma del contratto. È previsto che la Turchia riceva in tutto 116 caccia F-35 entro il 2030, in parte prodotte a livello nazionale dall’industria aeronautica TAI-TUSAS.
Nel frattempo, ul ministro della Difesa turco Nurettin Canikli annunciava che 8500 militari delle forze armate turche venivano dimessi per il fallito colpo di Stato del luglio 2016, tre loro vi sono 150 generali, 4630 ufficiali dell’esercito, 3379 sottufficiali e 411 funzionari, accusati di aderire all’organizzazione islamista di Fethullah, in esilio negli USA. Le autorità turche hanno anche emesso mandati di cattura per 216 persone, tra 82 del personale del ministero delle Finanze per presunti legami coi l golpisti.Traduzione di Alessandro Lattanzio