L’assalto dei terroristi su Aleppo e il fato della guerra alla Siria

Ziad Fadil, Syrian Perspective 3/8/2016

La campagna dei terroristi per togliere l’assedio è fallita miseramente. Gli idioti anglo-statunitensi si rivelano degli incompetenti. I capi sauditi dei drogati.VIDEO: Syrian Army Troops Smash Al-Nusra Front Terrorists in Hama, IdlibFonti del Partito Baath ci confermano che la terza ondata di attacchi del piano chiamato “Grande battaglia” dai molestatori di bambini appassionati suicidi, è fallito in modo obbrobrioso, smascherando la menzogna pubblica di John Kerry, mentre il suo team della Keystone Cops in Turchia si è collusa col pergolato dell’MI6 per dare al mondo una Waterloo dopo l’altra. Il 1° agosto 2016, lo Stato Maggiore dell’Esercito arabo siriano suonava l’allarme generale dopo aver ricevuto segnalazioni molto precise secondo cui i ratti, principalmente quelli affiliati al feticista di bambini saudita Abdullah al-Muhaysini, pianificavano una grande offensiva per spezzare l’assedio di Aleppo che aveva lasciato migliaia di cannibali, nella parte orientale della grande capitale del nord, alla deriva e senza speranza di soccorsi o aiuti. L’Intelligence siriana intercettava centinaia di contatti dalla Turchia, soprattutto da Incirlik, Reyhanli, Adana e Gaziantep, dove gli imbecilli inglesi, statunitensi e sauditi cercavano di organizzare la logistica dell’operazione. Ciò è molto interessante perché mette gli statunitensi esattamente al fianco di al-Qaida, lo stesso gruppo che ha abbattuto le torri gemelle di New York. L’allarme generale concerneva i dati chiave dell’asse dell’attacco simultaneo su al Ramusyah e scuola al-Hiqmah. L’attacco doveva iniziare con un assalto all’avamposto dell’Esercito arabo siriano presso la scuola, chiaramente per permettere ai ratti di penetrare le linee dell’Esercito per 20 km. I ratti iniziarono l’assalto con il solito “Sturm und Drang“, sistema brevettato e noioso di usare poveri pazzi ritardati dell’Asia centrale cui viene promessa l’eterna beatitudine con le solite torte immaginate dai beduini inetti che passano inesorabilmente da un angolo desolato del deserto saudita a un altro. I suicidi venivano seguiti quasi immediatamente dall’esplosione di un tunnel nei pressi della fabbrica Sadcop. La sincronizzazione mi ha ricordato l’Ed Sullivan Show degli anni ’60, quando artifici da grande circo venivano compiuti miracolosamente sul palco per i frizzi e i lazzi di matrone statunitensi scola whisky Imperial. Gli attentatori suicidi furono tutti vaporizzati prima che potessero raggiungere l’obiettivo e l’esplosione del tunnel è stato un fiasco, uccidendo qualche ratto cui era stato detto di sistemare certi malfunzionamenti del detonatore, risultando nel botto anticipato! Che tristezza, davvero.
Gli attacchi iniziali non furono meglio. Non appena le acque si calmarono dopo il disastro del tunnel, una grande battaglia seguì con l’EAS che utilizzava l’antica tecnica inventata dal grande cananeo e generale punico Annibale, nella battaglia di Canne, dove intere legioni romane furono risucchiate in una sacca di annientamento quasi sterminando l’intero Stato romano. L’EAS è molto ben attrezzato, come i ratti hanno scoperto, e migliaia di razzi dell’artiglieria piovvero sui parassiti che correvano. La mia fonte dice che si prevedevano oltre 70 ratti fulminati in questa battaglia. Ma, come si è scoperto, ne furono eliminati e feriti a centinaia, molti gridando perché il Grande Satana in cui credono li avesse abbandonati. Uno dei margini esilaranti di tale storia è il degrado a cui è giunto il meretricio del ‘media’ del Qatar “al-Jazeera”, riferendo di come i roditori avessero conquistato al-Ramusyah.
Tutti i miei lettori sanno dalla nostra indicazione di come tale evento avrebbe potuto svolgersi. Ad al-Ramusyah, Jaysh al-Fatah ha attaccato su 3 assi: al-Manashir, la fabbrica dei cartoni e Tal Huwayz. Furono fermati, letteralmente seccati in corsa, dalle sortite continue di SAAF e RVVS che sganciavano ogni sorta di bomba esotica sulle caotiche orde che cercavano di sfuggire alle deflagrazioni. L’attacco è stato guidato da Jaysh al-Fatah in combinazione con l’amore segreto preferito dagli USA: al-Qaida (Nusra), Ahrar al-Sham, qataib Fatah al-Sham, qataib Abu Amara, tutti apparsi ai limiti del quartiere al-Amiriya, dell’area di Sadcop e presso al-Ramusyah. Una volta che i camionisti suicidi furono spediti direttamente all’Inferno, e il tunnel era stato fatto esplodere inutilmente, una battaglia molto violenta esplose con carcasse di ratti terroristi svolazzare in aria tra scene di surreale chiaroscuro sullo sfondo dominato da fiamme furiose mentre i loro autoveicoli cedevano al peso di dover trasportare troppa benzina nei serbatoi. I poveri ratti scoprivano che non potevano avanzare da alcuna parte. Quando l’EAS scoprì che non c’erano obiettivi da colpire, cominciò a sparare contro gli edifici del programma abbandonato 1070, dove molti rati si nascosero per evitare le fiamme di questo mondo. Mentre si svolgeva tale trambusto, un altro assalto veniva guidato da Jaysh al-Fatah, haraqat Nuradin al-Zinqi, Faylaq al-Sham, Nusra/al-Qaida e certi gruppi di turcomanni e uiguri. L’attacco si concentrò sulla fabbrica dei cartoni e Manashir Minyan. Ancora una volta, i nostri comandanti sul campo, come quelli di West Point, studiarono ed adottarono le tattiche immortali di Annibale ritirandosi per formare un cerchio aperto, permettendo ai ratti di avanzare ululando come uno sciame di vespe, e quindi sorprenderli con la spiacevole verità di essere circondati e decimati. Centinaia di ratti furono eliminati. L’EAS distrusse 16 pick-up armati con cannoni da 23mm, 1 carro armato e 2 BMP. Gli elicotteri d’attacco della SAAF furono straordinariamente utili tranciando le linee dei ratti come l’elica di una nave. Oggi, alle prime ore, i ratti riuscivano ad avanzare solo su Tal Huwayz, priva di valore tattico. Non contava, in alcun modo, il fatto che gli ultimi ratti ad Aleppo venissero sterminati. In ogni caso, l’EAS liberava la collina eliminandovi 22 ratti, la cui tattica era giocare al gatto col topo. L’EAS utilizzava mortai, artiglieria e lanciarazzi per disperdere i miliziani schierati sul colle spazzandoli via come anatre in un tiro a segno a Coney Island. Mentre scrivo, l’EAS libera al-Amiriya e Tal Mahruqat (la collina delle cisterne di benzina). L’EAS liberava anche al-Sabaqiya a sud, dopo una grande controffensiva.1035392546Canthama, in esclusiva per SyrPer:
Molto è stato promosso dai sostenitori dei terroristi in tale campagna evidente ed a lungo pianificata contro Aleppo. Tale piano è stato ideato dagli stessi Paesi che promuovono, finanziano e aiutano il terrorismo in Siria e nel mondo. Le ragione dell’ossessione per il terrorismo è la seguente.

Preludio e obiettivo principale
– I numerosi cessate il fuoco promossi da USA/NATO/CCG hanno permesso ai terroristi di riorganizzarsi e unificarsi sotto un comando centrale per radunare abbastanza forze e risorse ad Idlib e Aleppo ovest;
– Enormi carichi di armi verso i terroristi passarono dalla Turchia negli ultimi 3-4 mesi, tra cui MANPAD e grandi quantità di TOW;
– L’offensiva dei terroristi a sud-ovest di Aleppo a maggio-giugno, preparò il fianco meridionale per tale attacco, permettendogli il controllo momentaneo di Qan Tuman e Qalsah, oltre ad altri villaggi e siti importanti;
– La continua pressione sulla Russia da Stati Uniti/NATO e verso Siria, Iran ed Hezbollah, per alleggerire i bombardamenti su Idlib e sud-ovest di Aleppo durante l’offensiva dei terroristi a maggio-giugno, in cambio di una soluzione negoziata o del “cessate il fuoco”;
– I Paesi sostenitori dei terroristi, avevano momentaneamente rinunciato al sud della Siria e al fronte di Damasco per concentrarsi sul piano per occupare tutto il nord della Siria.
– La controffensiva a Lataqia dei terroristi, a luglio, per allontanare le truppe siriane da Aleppo.
Il fatto è che ciò fu pianificato da molto tempo in una campagna pienamente e tempestivamente eseguita… non solo per spezzare l’assedio di Aleppo, divenuto lo slogan dei terroristi circondati una settimana prima; ma in realtà i terroristi e il comando del CENTCOM aveva deciso di staccare Aleppo e tutte le province siriane settentrionali dalla Siria, il che significa che tale campagna era volta a strappare la Provincia di Aleppo dalla Siria tagliando tutte le linee di rifornimento verso la città di Aleppo e il nord, come avvenne ad Idlib nel 2015. Ciò sembrerebbe una dichiarazione coraggiosa: ma si dia un’occhiata a ciò che è accaduto sul confine nord della Siria per vedere che molto è stato fatto per attuare tale piano e, in generale, solo Aleppo e le città vicine vi rientravano.

Con il posarsi della polvere, guardando alla radice di ciò col vantaggio dell’oggi, possiamo anche vedere che alcune azioni intraprese dal Comando siriano e dai suoi principali alleati in questa guerra (Russia, Iran e Hezbollah), oltre ad eventi imprevisti, spiegherebbero in parte i risultati limitati visti finora, molto probabilmente infliggendo con questa offensiva una tremenda sconfitta al terrorismo globale e ai suoi principali sobillatori: NATO, GCC, Israele e Turchia. Esempio di come l’EAS ha pianificato i suoi successi ad Aleppo:
– Le rapide operazioni di assedio ad Aleppo, nelle mazrah al-Malah e ad al-Qalidiya, con gli imprevisti risultati dello ‘scacco’ a Bani Zayd e Ashrafiya, infliggendo un’umiliante e rapida sconfitta che ga posto fine ai criminali bombardamenti che terrorizzavano i civili nel centro di Aleppo, oltre a liberare migliaia di soldati da inviare in altri fronti.
– La “polemica” della campagna Tabaqa/Raqqa che ha portato un certo sollievo sulla strada per Qanasir, infine, assieme alla campagna delle SDF su Manbij distraendo lo SIIL dalla città di Aleppo.
– Il “colpo di Stato” in Turchia che ha interrotto momentaneamente il flusso di terroristi e armi creando una situazione di rischio per i terroristi in Siria, vedendovi la possibile riduzione a lungo termine di sostegno e attenzione dal loro ex-alleato e sostenitore Erdoghan.13886969L’offensiva
Oggi è il quarto giorno dell’offensiva terrorista per spezzare l’assedio di Aleppo. Si può dire che ha perso forza, dato che l’attuazione del piano è stato estremamente sconnesso nei giorni passati. I primi risultati furono un po’ incoraggianti per i terroristi e i loro mandanti del CENTCOM, soprattutto dopo l’attacco concentrato su una linea limitata di circa 10-15 km, dove i terroristi gettavano tutto quello che avevano, autobombe, TOW, blindati, attentatori suicidi, mortai, tutti concentrati solo per aprire una strada per Aleppo orientale e soccorrere gli ultimi ratti nella città.
Il piano del CENTCOM:CotDpNaVUAAOngqMappa di @miladvisor

C’era un qualche coordinamento con lo SIIL dato che quest’ultimo lanciava un’autobomba su un checkpoint a Qanasir, ma fu distrutta prima di raggiungere l’obiettivo. Il piano era probabilmente volto ad attirare le truppe dell’EAS verso quella posizione. Da quel momento, non vi è stato alcun attacco dello SIIL. La strada per Qanasir non è mai stata chiusa e il traffico si muove normalmente. Il momento di maggior rischio si ebbe tra il primo e il secondo giorno, tra la fase 1 e 2, quando i terroristi riuscivano ad entrare nel piano edilizio 1070, mentre allo stesso tempo si dirigevano a sud, verso il villaggio e la collina al-Huwayz e il cruciale villaggio al-Mushrifah e le colline circostanti, concedendogli una forte posizione da cui l’artiglieria potesse bombardare la base dell’artiglieria e il complesso industriale di al-Ramusyah. A questo punto, i terroristi erano molto vicini all’obiettivo di creare una via e d’interrompere la strada che da al-Ramusyah rifornisce Aleppo. Subito dopo i terroristi lanciavano la fase 3 che consisteva nel creare un diversivo nel quartiere al-Suqari, nell’assediata Aleppo orientale, per collegarsi con i terroristi che avanzano da Aleppo occidentale.Co2kpFeW8AAxflK.jpg largeMappa di @PetoLucem

Mentre la fase 1, 2 e 3 si dipanavano, le forze siriane ed alleate attuavano le loro controffensive, principalmente dal territorio da loro controllato del distretto industriale e della base dell’artiglieria di al-Ramusyah. Il tentativo di contenere i terroristi da nord e sud, riprendendo il complesso edilizio 1070, e a sud di esso, riprendendo i villaggi al-Amiriya, al-Amara e le colline al-Huwayz, ha avuto finora parziale successo; la controffensiva smorzava l’assalto principale dei terroristi, che assieme agli implacabili bombardamenti aerei di RVVS e SAAF, sia sul fonte che sulle linee logistiche verso il confine con la Turchia, vaporizzavano i sogni statunitensi per continuare la guerra per distruggere la Siria. La battaglia chiave è ora nel villaggio di al-Mushrifa, la cui perdita significherà il completo collasso dell’offensiva dei terroristi e, molto probabilmente, la ritirata totale dei terroristi dal fronte originale, perdendo perfino terreno a vantaggio delle forze siriane. I prossimi giorni decideranno l’esito della battaglia. Troppe risorse e pianificazione sono state investite su tale offensiva. Il rischio è molto elevato per i terroristi e i loro mandanti. In questo momento, per come si svolge, si avrà il fallimento totale, che molto probabilmente indebolirà i terroristi presso Aleppo occidentale e nord-occidentale creando uno scenario caotico e feroce. Alla fine, questa potrà essere la loro operazione “dal passo troppo lungo”.CnjfIJiWEAAKsaFTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Fine dei giochi in Siria: Aleppo e ‘Piano C’

Tim Anderson TeleSur 1 agosto 201613912477La battaglia per Aleppo ha costretto i gruppi di al-Qaida all’ultima disperata resistenza mentre la guerra per procura di Washington contro la Siria passa alla fase finale. La liberazione di Aleppo sarà l’inizio della fine. Le mappe online sono fuorvianti. Anche prima dell’intervento della forza aerea russa nel settembre 2015, il governo siriano controllava l’85 per cento delle aree popolate del Paese. Ma la bonifica di tutta Aleppo è il fattore cruciale del controllo della Siria del nord e delle linee di rifornimento dello SIIL in contrazione ad est. Il grave problema della Siria era il supporto semiufficiale della Turchia agli eserciti jihadisti che attraversano 800 km di frontiera a Nord e l’avanzata protetta da Turchia-Arabia-Qatar dello SIIL da est. Negli ultimi 10 mesi, l’Alleanza siriana è avanzata su entrambi i fronti. Inoltre, dal mese scorso, la Turchia è allo sbando coi suoi problemi. Molti seguono la logica delle forze dominanti ma, per capire la fine dei giochi in questa guerra, la logica della resistenza non è meno importante. La Siria dimostra che i popoli indipendenti unendosi e resistendo possono decidere il risultato. La guerra di Washington contro la Siria è iniziata con gli eserciti dei fantocci settari inviati a rovesciare il governo di Damasco. I media occidentali continuano a parlare di “ribelli moderati”, ma l’evidenza è chiara, Stati Uniti ed alleati hanno sostenuto ogni singolo gruppo armato in Siria, tra cui il gruppo occidentale già noto come Jabhat al-Nusra (ora ridefinitosi “Jabhat Fatah al-Sham” nel vano tentativo di evitare i bombardamenti siriano-russi), e il gruppo orientale SIIL, che condividono lo stesso male, il settarismo.
Nonostante lo spargimento di sangue e la retorica, l’aggressione del Piano A è fallita. Il “Piano B” quindi aveva lo scopo di dividere il Paese utilizzando, in parte, ciò che gli Stati Uniti vedevano come la “carta curda”. Non importa che tale partizione sia contro i termini della risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 2254, che riafferma il “forte impegno a sovranità, indipendenza, unità e integrità territoriale della Repubblica araba siriana” delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti ignorano tali sottigliezze. Tuttavia, il Piano B fallì per la coerenza delle comunità della Siria, il loro sostegno all’Esercito arabo siriano e la forte solidarietà regionale, in particolare da Iran, Russia, Hezbollah e milizia palestinese nazionalista. Anche la milizia curda della Siria si coordina con l’Esercito arabo siriano. Qualunque cosa i curdi della Siria vogliano, se messa ai voti, i siriani non sosterranno la federalizzazione che indebolirebbe il Paese verso i nemici. Col “Piano C” le forze convergerebbero di più. Lo “Stato canaglia” di Washington è un cattivo perdente. Ci sono voluti sette anni affinché Washington si ritirasse dal Vietnam, dopo aver capito di aver perso. Tuttavia la Siria ha un grande diplomatico nel presidente russo, disposto e capace di mascherare la ritirata del Nord America con “dignità”. Il Presidente Putin ha dato al presidente Obama una via d’uscita, nel settembre del 2013, nella bravata sulle false armi chimiche usate da Jabhat al-Nusra e partner. Lo smantellamento delle scorte di armi chimiche della Siria (deterrente contro Israele) impedì un “limitato” attacco missilistico degli Stati Uniti sulla Siria. Possiamo ben vedere un accordo simile in cui Putin saluta da statista Obama che contribuisce a portare la pace in Siria, permettendo a Washington di mettere la Siria “in sordina” come fece con l’Iran l’anno scorso. Naturalmente, sarà una menzogna mostruosa, ma potrebbe porre fine allo spargimento di sangue. Il cambio di regime in Turchia sarebbe certamente di aiuto a un piano del genere. Ma se Erdogan è sopravvissuto all’ammutinamento delle forze armate, la svolta strategica ed economica va contro il ruolo turco in Siria. Mente i suoi eserciti fantoccio perdono, Ankara cerca di riparare i cattivi rapporti con la Russia, mentre peggiora quelli con Washington. Erdogan, a torto o a ragione, accusa gli Stati Uniti del sostegno al tentato golpe. Qualsiasi Piano C, nei pochi mesi che restano all’amministrazione Obama, probabilmente non risolverà la questione delle campagne ideologiche e delle sanzioni economiche degli Stati Uniti contro Siria, Iran ed Hezbollah, gli avversari principali d’Israele. L’esperienza delle precedenti guerre di Washington in America Latina e Vietnam ci dice che gli Stati Uniti cercheranno di mantenere in vita i loro miti, la loro “storia ufficiale”, il più a lungo possibile.
Coo79r0W8AAYFAI Aleppo è la svolta finale di questo conflitto, perché, dopo la liberazione di Homs, Qusayr e Palmyra, la sconfitta distruggerà il morale dei jihadisti e dei loro mandanti. Neanche i fanatici si unirebbero a una causa chiaramente persa. Dallo scorso anno i gruppi settari sono stati costantemente respinti dalla periferia di Damasco. La capitale, con una popolazione di 7-8 milioni di persone, ha subito scarsi attacchi quest’anno. La vita di strada è molto più rilassata. Il cessate il fuoco ha “funzionato” perché i gruppi armati rimanenti (nel Ghuta orientale e a Daraya) sono sostanzialmente indeboliti e circondati. Eppure, mentre Damasco ha riguadagnato una certa sicurezza, una guerra scioccante infuriava ad Aleppo. Come al solito, i media occidentali hanno mentito incessantemente, concentrandosi esclusivamente su quella parte della città occupata dai gruppi di al-Qaida con meno di 200000 persone, tra cui un piccolo esercito di agenti dei servizi segreti di Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Turchia e Israele, e diverse ONG occidentali come i caschi bianchi. Ultimamente, piccoli gruppi di jihadisti si sono arresi, approfittando di una possibile amnistia presidenziale, mentre decine di residenti attraversano i corridoi umanitari controllati dagli eserciti siriano e russo. Quei posti di blocco sono gestiti da unità di commando, come le Forze Tigre del Generale Suhayl al-Hasan, mentre i punti di controllo devono ancora affrontare le autobombe dei jihadisti suicidi come a Palmyra. In genere, non ci sono articoli nei media occidentali sui 1,5 milioni di abitanti nell’area governativa. Ad aprile-maggio decine di persone furono uccise ad Aleppo nelle aree residenziali e negli ospedali più importanti, bombardati dai “ribelli” sostenuti dalla NATO. Furono anche ripresi sparare coi loro “cannoni inferno” dicendo “di dare addosso ai civili”. Nulla di questo è apparso nei media occidentali. Nell’aprile-maggio i caschi bianchi affermavano che attacchi aerei russi e siriani avevano distrutto l'”ospedale al-Quds“, uccidendo l’ultimo pediatra di Aleppo. In realtà, come il Dottor Nabil Antaqi e l’Aleppo Medical Association hanno sottolineato, tale impianto non era per nulla un ospedale ma una clinica di fortuna in un edificio danneggiato nella zona occupata da al-Nusra. In realtà, ci sono decine di pediatri nei principali ospedali pubblici di Aleppo.
Le bande mercenarie spararono centinaia di razzi sulla parte principale di Aleppo, gasarono le zone curde della città e hanno pubblicamente decapitato un ragazzo palestinese, ritenuto una spia dei miliziani palestinesi che combattono a fianco dell’EAS. In genere, la BBC da risalto alle pretese dei jihadisti secondo cui il dodicenne assassinato in pubblico era “un combattente”. Distorcendo i fatti fino alla fine. I media occidentali, ancora sul piede di guerra, spacciano menzogne su “tutta Aleppo” assediata, o che le cliniche da campo di al-Qaida siano i “soli ospedali” di Aleppo. Ad esempio, i media pubblici australiani riferirono: “la città siriana di Aleppo a corto di cibo, mentre le forze del regime circondano città“. In effetti, il 15 per cento della popolazione di Aleppo era assediato dall’Esercito arabo siriano. Allo stesso tempo, la Siria è assediata dalle sanzioni economiche di Stati Uniti, Unione europea e Australia. Tali storie contano meno quando vengono smentite dalle testimonianze immediate dei residenti che lasciano le zone di al-Qaida, lodando l’Esercito arabo siriano e maledendo i “moderati” tagliatori di teste filo-occidentali. I jihadisti filo-occidentali perdono e l’umore del pubblico nella regione s’inasprisce. Il capo dell’opposizione civile siriana Mustafa Qalachi (non alleato ai gruppi armati) dice che la battaglia di Aleppo “è una guerra per spezzare le ossa ai gruppi taqfiriti“. Il governo iracheno, una volta ritenuto un mero fantoccio degli Stati Uniti, ha più volte confermato la stretta collaborazione nella lotta del governo siriano contro i gruppi terroristici. L’alleanza regionale forgiata da questa guerra, Siria, Iran, Russia, Iraq, Hezbollah e milizie nazionaliste palestinesi, avrà un ruolo decisivo nel finale di partita in Siria e nella regione.
579a4661c3618849658b4605Tim Anderson è accademico e scrittore australiano. Senior Lecturer dell’Università di Sydney, indaga, scrive e insegna su sviluppo economico e umano, cooperazione internazionale, autodeterminazione e strategie di sviluppo. Il suo ultimo libro è “Terra e mezzi di sussistenza in Papua Nuova Guinea”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come i terroristi sono stati intrappolati ad Aleppo

Alexander Mercouris, The Duran 30/7/2016

I terroristi in Siria e i loro sostenitori occidentali e arabi, con persistente intransigenza, hanno provocato l’assalto congiunto siriano-iraniano-russo che non avrebbero mai potuto sconfiggere.CocyNy_WYAAK-HC.jpg largeDopo l’accerchiamento dell’Esercito arabo siriano dei terroristi ad Aleppo orientale, prevedibili proteste si sono alzate in occidente accusando il governo siriano e la Russia di far morire di fame Aleppo per sottometterla. Il piano siriano-russo per creare corridoi umanitari della città viene deriso e ci sono sempre più appelli a togliere l’assedio. Come regola generale, i governi e i media occidentali tendono a non fare tali appelli quando gli assedianti sono militari occidentali o alleati dell’occidente. Per esempio non chiedono la fine immediata di bombardamenti e assedio di centri abitati e città in Ucraina orientale da parte dell’esercito ucraino. Né fanno richieste simili nel corso dell’ultimi assedio sostenuto dagli Stati Uniti dei militari iracheni della città irachena di Ramadi occupata dallo SIIL. Va detto che c’è qualche controversia sul numero di persone nella zona controllata dai terroristi ad Aleppo orientale. La maggior parte dei rapporti parla di 300000. Tuttavia Martin Chulov del Guardian, un giornalista solidale coi terroristi, ridimensiona a circa 40000. E’ tuttavia importante non farsi distrarre da domande sui doppi standard o dati precisi per quanto importanti. Senza dubbio vi sono persone nella zona circondata di Aleppo orientale che hanno urgente bisogno di aiuto. Tutto l’umanamente possibile va fatto per aiutarli, e l’operazione militare dovrebbe essere condotta in modo tale da ridurre al minimo le perdite di vite civili. L’esperienza dimostra che tattiche militari adeguate possono renderlo possibile senza compromettere il successo finale dell’operazione militare, e come ho già detto sono sicuro che questo è ciò che sarà fatto. L’attenzione sulle conseguenze umanitarie dell’assedio però distraggono dalla questione di gran lunga più importante del motivo per cui vi è l’assedio di Aleppo orientale. A febbraio Stati Uniti e Russia concordarono un piano di cessate il fuoco confermato da un susseguirsi di risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Tutto ciò chiedeva la cessazione delle ostilità in Siria escludendo noti gruppi terroristici come SIIL e Jabhat al-Nusra, e chiedeva ai ribelli in Siria di dissociarsi e separarsi dai gruppi dichiarati terroristici dalle Nazioni Unite, come Jabhat al-Nusra, e di aderire ai negoziati di Ginevra fra tutte le parti per raggiungere una soluzione politica. Da febbraio questo processo è a un punto morto. I gruppi terroristi presso Aleppo si sono rifiutati di dissociarsi o separarsi da Jabhat al-Nusra, che da parte sua, col sostegno di altri gruppi terroristici, ha sfruttato la cessazione delle ostilità e il ritiro a marzo della forza d’attacco aereo russa per lanciare una serie di controffensive contro l’Esercito arabo siriano presso Aleppo. I negoziati di Ginevra non hanno concluso nulla, con i terroristi e i loro sostenitori occidentali e arabi che continuavano ad insistere sulla rimozione del Presidente Assad come pre-condizione per un accordo di pace.
Dato che né i terroristi né i loro sostenitori occidentali o arabi si sono dimostrati disposti o capaci di attuare gli accordi di febbraio, i siriani e i loro sostenitori russi, iraniani e di Hezbollah riprendevano l’offensiva interrotta a febbraio. Dato che questo è ciò di cui i russi avvertirono se l’accordo di febbraio non veniva onorato, è difficile capire perché ciò sia una sorpresa. L’avvertimento fu ripetuto il 17 marzo 2016 dallo stesso Putin: “Se necessario, ovviamente, la Russia amplierà il suo gruppo nella regione in poche ore nella dimensione necessaria a una situazione specifica utilizzando tutte le opzioni disponibili. Non vorremmo farlo. L’escalation militare non è la nostra prima scelta. Pertanto, dobbiamo ancora contare sul buon senso delle parti, sul rispetto dalle autorità siriane e dall’opposizione del processo di pace“. Proprio come l’offensiva siriana di prima della cessazione delle ostilità di febbraio fu completata perché aveva l’appoggio della forza aerea russa, di Hezbollah e dell’esercito iraniano, così l’offensiva siriano lanciata dopo il fallimento dell’accordo di febbraio, viene egualmente attuata per la stessa ragione, perché ha l’appoggio della forza aerea russa, di Hezbollah e dell’esercito iraniano. Il risultato è che i terroristi ad Aleppo, che avevano linee di rifornimento sicure dalla Turchia al momento della cessazione delle ostilità concordata a febbraio, ora le hanno viste tagliate ritrovandosi circondati e intrappolati. Anche in questo caso, dato cje l’equilibrio delle forze sul terreno era del tutto prevedibile è difficile capire perché qualcuno ne sia sorpreso. La ragione per cui la guerra in Siria va avanti da così tanto tempo, e la ragione per cui i terroristi ad Aleppo sono intrappolati subendo la sconfitta totale, è in ultima analisi la stessa: l’intransigenza totale dell’opposizione siriana e dei suoi sostenitori occidentali e arabi. Anche se negoziati per uscire dalla guerra furono ripetutamente offerti (ad es. Il piano di pace della Lega araba del 2011, il piano di Kofi Annan del 2012 e l’accordo di cessazione delle ostilità di febbraio) gli hanno sempre respinto, invece, insistendo ad avere ciò che non sono mai riusciti a raggiungere sul campo di battaglia: la rimozione del Presidente Assad e la vittoria totale. Se ora invece subiscono la disfatta totale è solo perché il loro rifiuto di moderare le pretese massimaliste anche di un minimo, ve li ha portati. Nella guerra siriana come in tutto il resto, chi gioca al tutto o niente rischia di finire con il non avere niente.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Hezbollah da un pugno sul naso ad Israele

MK Bhadrakumar, Indian Punchline, 19 luglio 2016

10392481_10152561145603603_5382781658211898243_nLa missione riuscita di un drone di Hezbollah nello spazio aereo israeliano sul Golan, scattando foto, è un evento significativo in vari aspetti. Nella forma più evidente, Hezbollah ha beffato la superiorità aerea vantata da Israele. Tre missili israeliani, tra cui uno sparato da un F-16, non hanno potuto abbattere il drone rientrato al sicuro in Siria. Per Israele equivale a un umiliante sfregio da Hezbollah. (Sputnik) In secondo luogo, i radar russi avranno sicuramente rilevato il drone, ma non hanno fatto nulla in proposito. Come dice Sherlock Holmes, il cane non ha abbaiato. La linea di fondo è che la Russia non correrà a proteggere l’Hezbollah né muoverà un dito per dissuaderlo. In terzo luogo, naturalmente, il drone è un dimostratore tecnologico che sottolinea la potenza crescente di Hezbollah nel rispondere ad Israele se attaccato. Questo particolare drone probabilmente non aveva armi, ma quello successivo potrebbe averle. A dire il vero, Israele può solo chiedersi come Hezbollah abbia accesso a tale tecnologia sofisticata. Dalla Russia? Dall’Iran? Oppure è tecnologia di Hezbollah? Poi c’è il ‘quadro generale’. Ad Israele è stato ricordato che il Golan è ancora un fronte. La migliore speranza d’Israele è che la Siria rimanga debole e frammentata, senza un’autorità centrale a Damasco che sfidi la futura annessione dei territori occupati nel Golan. Hezbollah potrebbe aver indicato che ciò rimane una chimera. Infatti, le forze governative siriane avanzano gradualmente sul terreno. Il blocco di Aleppo ribalta le sorti della guerra. Da segno eloquente della svolta, vi sono notizie che la Turchia abbia inviato ‘antenne’ presso il governo siriano. (Guardian)
Ora, gli sviluppi in Turchia possono solo indcare che Ankara potrebbe cedere sull’intervento in Siria. L’obiettivo della Turchia è impedire la formazione del Kurdistan ai confini col tacito appoggio degli Stati Uniti (che Israele accetta) e su tale piattaforma Siria, Iran e Iraq sono “alleati naturali” di Ankara. D’altra parte, senza la Turchia, Arabia Saudita, Qatar o altri sceiccati del Golfo potrebbero pensare di non poter continuare col ‘cambio di regime’ in Siria. In poche parole, Israele è ridotto a muto testimone dei cambiamenti drammatici nel vicinato senza alcun ruolo o capacità di influenza politica o militare. Probabilmente, Israele e Arabia Saudita sono i maggiori “perdenti” del fallito colpo di Stato in Turchia. Entrambi sperano disperatamente che gli Stati Uniti presentino qualche idea brillante per recuperare la situazione siriana, a 2 giorni dalla conferenza della coalizione anti-SIIL che si terrà a Washington il 20-21 luglio; ma lo stallo turco-statunitense sull’estradizione di Fetullah Gulen introduce altra incertezza sulla capacità degli Stati Uniti d’influenzare gli eventi in Siria. Tutto sommato, la provocazione del drone di Hezbollah richiama l’attenzione sul grande cambiamento degli equilibri in Medio Oriente causato dal conflitto siriano. Per la prima volta, Israele deve fare i conti con una potenza militare superiore nei Paesi limitrofi. In effetti, senza la presenza russa, gli aviogetti israeliani avrebbero bombardato la Siria per rappresaglia. Fortunatamente, Israele non subisce ‘contraccolpi’ da SIIL o Jabhat al-Nusra, a differenza di Turchia o Arabia Saudita, per l’intervento nel conflitto siriano. (Leggasi il commento: Golpe in Turchia: che succede in Iraq e Siria?)Yasir-1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Assad: “Ho difeso il mio Paese da migliaia di terroristi stranieri”

al-Manar 15 luglio 201613483148In un’intervista alla rete televisiva statunitense NBC, Assad ha detto che “l’Esercito arabo siriano ha appena compiuto grandi progressi“, avvertendo che “il tempo necessario per vincere la guerra dipende da diversi parametri, tra cui la fine del supporto dato da certi Paesi, come Turchia, Qatar ed Arabia Saudita, ai terroristi“. Secondo l’agenzia di stampa siriana SANA, Assad ha aggiunto: “Se questi Paesi pongono fine al loro appoggio ai terroristi, la guerra finirà in pochi mesi“.

Relazioni con la Russia
Alla domanda sulla partecipazione della Russia nella guerra in Siria e sul suo ruolo nel mutare il corso della guerra, il Presidente al-Assad ha assicurato che “il sostegno russo all’Esercito arabo siriano è un fattore decisivo nella guerra ai terroristi“. Ha detto che “il Presidente Putin ha chiesto d’intervenire in Siria per due motivi, il primo è che la politica russa si basa su valori e il secondo è l’interesse del popolo russo a combattere il terrorismo“, sottolineando che “il suo rapporto con Putin è stato molto franco e onesto, e si basa sul rispetto reciproco“. Assad ha sottolineato che “né il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, né il Presidente Putin gli hanno chiesto di avviare una transizione politica”, dicendo che “solo il popolo siriano decide chi sarà il presidente, quando lo diverrà e quando se ne andrà“. Il Presidente al-Assad ha colto l’occasione per ringraziare Russia, Iran e Cina per il loro sostegno alla Siria politico, militare ed economico. Sull’incontro tra il segretario di Stato degli USA John Kerry e il Presidente Putin, il Presidente al-Assad ha detto che non ha paura di un accordo, e per la buona ragione che la “politica russa non si basa non sulla conclusione dell’operazione, ma su principi“, dice aggiungendo che la Russia è stata invitata ufficialmente e legalmente dal governo siriano ad intervenire in Siria, dicendo: “E’ diritto di ogni governo invitare ogni Stato per aiutarlo in qualsiasi campo. Così la presenza russa in Siria è legittima“.13501844Assad denuncia gli Stati Uniti
Al contrario, il Presidente al-Assad ha detto che “i raid statunitensi sono inefficaci e hanno un impatto negativo”, sottolineando che “gli Stati Uniti non hanno la volontà di sconfiggere i terroristi, ma di dominarli e usarli come pedine”. Assad ha detto che lo “SIIL non è un nemico comune di Siria e Stati Uniti, perché gli USA hanno supervisionato e addestrato i gruppi terroristici per rovesciare il governo siriano e non vogliono combattere il terrorismo“. Alla domanda se saluta la fine del mandato del presidente Obama, il Presidente al-Assad ha detto che: “noi in Siria non ci affidiamo a nessun presidente che venga o se ne vada, perché ciò che dicono nelle loro campagne è diverso da ciò che fanno dopo l’elezione“. Assad ha messo in guardia gli Stati Uniti da qualsiasi attacco dello SIIL: “Sì, perché i civili sono attaccati dallo SIIL e non posso chiedere agli innocenti negli Stati Uniti di assumersi la responsabilità delle cattive intenzioni dei loro capi“. Sul rischio di diffusione del terrorismo negli Stati Uniti in caso di sconfitta dello SIIL, Assad ha notato, “No, se sconfiggiamo lo SIIL aiutiamo il mondo. Se non sconfiggiamo i terroristi che provengono da più di 100 Paesi, anche occidentali, ritorneranno nei loro Paesi con ancora più esperienza, fanatismo ed estremismo, e li attaccheranno“.

Sul posto
Inoltre, Assad ha detto che “possiamo usare qualsiasi arma, ad eccezione di quelle vietate dal diritto internazionale, per sconfiggere i terroristi“, sottolineando che “non abbiamo usato armi chimiche e nessuno ha presentato prove al riguardo, hanno solo esibito delle illazioni“. Alla domanda su certe aree circondate dall’Esercito arabo siriano, Assad ha detto: “Come si può interdire l’accesso del cibo in determinate aree quando non s’impedisce che gli arrivino le armi per ucciderci? O si vieta tutto o tutto è permesso. Come possono costoro continuare a vivere senza cibo?” Nell’intervista, Assad ha sostenuto che la giornalista statunitense Marie Colvin, uccisa in un bombardamento del regime siriano nel 2012 a Homs (centro), era “responsabile” della propria morte. E’ “entrata illegalmente in Siria, collaborava con i terroristi (…) E ‘quindi responsabile di tutto ciò che le è accaduto“, ha dichiarato il presidente siriano. Infine, in conclusione, Assad spera che “la storia lo ricorderà come un uomo che ha difeso il proprio Paese dal terrorismo estero e non come dittatore sanguinario“. Ritine che “l’immagine di tiranno spacciata dai media occidentali sia ingiusta e che una persona che lotta contro i terroristi arrivando a sconfiggerli in linea di principio è un patriota e non un bruto“.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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