Presidente Assad: USA, Turchia, Arabia Saudita sostengono i terroristi

Bashar al-Assad, Global Research, 4 novembre 2016 – SANA

Il Presidente Bashar al-Assad ha affermato che Stati Uniti ed alleati occidentali sono da biasimare per il fallimento dell’ultimo cessate il fuoco, perché il terrorismo e i terroristi sono una carta che vogliono giocare sulla scena siriana. Nell’intervista al quotidiano serbo Politika, il Presidente al-Assad ha detto che la Russia è molto seria e decisa a combattere i terroristi, mentre gli statunitensi hanno una politica diversa, usando i terroristi come carta da giocare per i propri interessi a scapito degli interessi degli altri Paesi. Il Presidente al-Assad ha sottolineato che i Paesi occidentali hanno voluto utilizzare la maschera umanitaria quale scusa per intervenire ancora in Siria, militarmente o sostenendo i terroristi. Segue il testo integrale dell’intervista:02Domanda 1: Signor Presidente, perché è fallito l’ultimo cessate il fuoco in Siria? Di chi è la colpa?
Presidente Assad: In realtà, l’occidente, principalmente gli Stati Uniti, ha fatto pressione sul cessate il fuoco, chiedendolo solo quando i terroristi sono in una brutta situazione, non per i civili. E cerca di utilizzare tali cessate il fuoco per sostenere i terroristi, dargli supporto logistico, armamento, soldi, tutto per ricominciare l’attacco ed essere ancora più forti. Quando non funziona, chiedono ai terroristi di farlo decadere e iniziare un nuovo attacco. Allora, di chi è la colpa? Di Stati Uniti ed alleati, i Paesi occidentali, perché per loro i terroristi e il terrorismo sono una carta da giocare sulla scena siriana, sono un valore, non sono contro i terroristi. Per loro, sostenere i terroristi è una guerra di logoramento contro Siria, Iran, Russia, ecco come la vedono. Perciò non solo questo cessate il fuoco, ma ogni tentativo di cessate il fuoco o mossa o iniziativa politica, quando falliscono, sono gli Stati Uniti da biasimare.

Domanda 2: Ma quale Paese sostiene il terrorismo? Arabia Saudita? Qatar?
Presidente Assad: Arabia Saudita, Qatar, Turchia …
Giornalista: La Turchia?
Presidente Assad: Perché provengono dalla Turchia con il sostegno del governo, il sostegno diretto del governo.
Giornalista: Direttamente?
Presidente Assad: Supporto diretto del governo, naturalmente.
Giornalista: Con soldi o armi?
Presidente Assad: Diciamo, l’approvazione, il via libero, prima. Poi la coalizione statunitense, che si fa chiamare “coalizione internazionale”, degli statunitensi, poteva vedere con i droni lo SIIL usare i nostri giacimenti di petrolio e trasportarlo in Turchia,…
Giornalista: Questo è petrolio siriano?
Presidente Assad: In Siria, dalla Siria alla Turchia, sotto la supervisione dei loro satelliti e droni, senza fare nulla, finché i russi intervennero ed iniziarono ad attaccare convogli, posizioni e roccaforti dello SIIL; allora iniziò a ritirarsi. Così, l’occidente ha dato il via libero a Paesi come Turchia, Arabia Saudita e Qatar, e in realtà in tali Paesi i governi sono marionette; burattini dell’occidente, pupazzi degli Stati Uniti, operano come marionette, e i terroristi in Siria sono loro fantocci, di questi Paesi, dell’occidente e degli Stati Uniti.

Domanda 3: Ma i soldi della vendita di questo petrolio, a chi vanno? Alla Turchia?
Presidente Assad: In partnership tra SIIL e Turchia. Una parte del denaro va allo SIIL, perché così può arruolare e pagare gli stipendi ai terroristi. Ecco perché lo SIIL avanzava prima dell’intervento russo, si espandeva in Siria e Iraq. E parte del denaro andava ai funzionari governativi turchi, soprattutto a Erdogan e famiglia.
Giornalista: Erdogan stesso?
Presidente Assad: Certo, certo. È direttamente coinvolto in questo traffico con lo SIIL.

Domanda 4: Signor Presidente, crede che russi e statunitensi saranno mai d’accordo sulla Siria? Possono Russia e Stati Uniti essere partner nella guerra ai terroristi in Siria?
Presidente Assad: Speriamo, ma in realtà no, per un semplice motivo: perché i russi basano la loro politica sui valori, assieme agli interessi. I valori che adottano sono diritto internazionale, lotta al terrorismo, e l’interesse che se i terroristi prevalessero nella nostra regione, non lo possano nella nostra regione, ma neanche in Europa, Russia e resto del mondo. Così, i russi sono molto seri e decisi a combattere i terroristi, mentre gli statunitensi basano la loro politica su altri valori, del tutto diversi, cioè “usare i terroristi”. Voglio dire gli statunitensi vogliono usare i terroristi come carta da giocare nel gioco politico per i propri interessi, a scapito degli interessi degli altri Paesi del mondo.

Domanda 5: La causa del bombardamento dell’Esercito arabo siriano vicino all’aeroporto di Dayr al-Zur… Cos’ha portato all’attacco aereo statunitense all’Esercito arabo siriano? È stata una coincidenza o no?
Presidente Assad: E’ stato un attacco premeditato delle forze statunitensi, perché lo SIIL si stava ritirando per via della collaborazione siriana, russa e iraniana contro di esso, e perché al-Nusra, affiliato ad al-Qaida, fu sconfitto in molte zone in Siria, quindi gli statunitensi volevano minare la posizione dell’Esercito arabo siriano; l’hanno attaccato a Dayr al-Zur. Non a caso il raid continuò per più di un’ora, intervenendo molte volte.
Giornalista: Un’ora?
Presidente Assad: Più di un’ora. Ci furono molte incursioni degli statunitensi e dei loro alleati contro le postazioni siriane. Allo stesso tempo, attaccarono una zona molto grande; non un edificio per poter dire “abbiamo commesso un errore”. Hanno attaccato tre grandi colline, non altri gruppi vicini a tali colline, e solo lo SIIL era a Dayr al-Zur. Non c’era… ciò che chiamano “opposizione moderata”. Quindi, fu un attacco premeditato per permettere allo SIIL di prendere la posizione, e lo SIIL attaccò quelle colline, che prese meno di un’ora dopo l’attacco.
Giornalista: Lo SIIL attaccò la posizione siriana dopo l’attacco statunitense…?
Presidente Assad: Meno di un’ora, in meno di un’ora, lo SIIL attaccò quelle colline. Ciò significa che lo SIIL riunì le forze per attaccare le colline. Come lo SIIL seppe che gli statunitensi avrebbero attaccato la postazione siriana? Vuol dire che erano pronti, furono preparati. Una prova esplicita e chiara degli statunitensi che sostengono lo SIIL per usarlo come carta per cambiare l’equilibrio secondo la loro agenda politica.
Giornalista: E dopo, gli USA si sono detti dispiaciuti, eh?
Presidente Assad: Hanno detto che lo rimpiangevano, non che erano dispiaciuti. [ride]

Domanda 6: Signor Presidente, chi è responsabile dell’attacco al convoglio della Croce Rossa nei pressi di Aleppo, e quali armi furono utilizzate per distruggerlo?
Presidente Assad: Sicuramente i gruppi terroristici di Aleppo, perché ne avevano l’interesse. Quando annunciammo la tregua ad Aleppo, la rifiutarono. Dissero “no, non vogliamo una tregua”. Si rifiutarono che i convogli andassero ad Aleppo est, è noto, non è nostra propaganda, n’è un nostro annuncio, loro l’annunciarono. Ci fu una manifestazione dei terroristi contro quel convoglio. Così avevano interesse ad attaccarlo, non noi. Non era in una zona dove vi erano truppe siriane, e allo stesso tempo non c’erano aerei siriani o russi che sorvolavano quella zona, comunque. Ma ci fu propaganda nella narrazione contro la Siria in occidente; che avremmo attaccato il convoglio umanitario, perché la guerra oggi in Siria, secondo la propaganda occidentale, ha la forma di guerra umanitaria. Questa è la maschera occidentale, ora; volevano utilizzare la maschera umanitaria come scusa per intervenire ancora in Siria, e quando dico intervenire significa militarmente o sostenendo i i terroristi.
Giornalista: È come nell’ex-Jugoslavia, durante la guerra in Jugoslavia, anche nella guerra in Bosnia-Erzegovina, in Kosovo, la questione umanitaria.
Presidente Assad: E’ un’altra epoca, forse, una forma diversa, ma dallo stesso nucleo, ciò che successe nel vostro Paese e ciò che succede oggi nel nostro Paese.

Domanda 7: La propaganda occidentale ha parlato dell’uso di armi chimiche e bombe-barili.
Presidente Assad: Lo stesso, mostrano un quadro in bianco e nero; i cattivissimi contro i buonissimi. E’ come il racconto di George W. Bush sulla guerra in Iraq e Afghanistan. Quindi, hanno voluto utilizzare tali titoli o termini nella narrazione per emozionare l’opinione pubblica nei loro Paesi. Qui è dove l’opinione pubblica doveva essergli favorevole per interferire, sia direttamente con attacchi militari, che sostenendo i loro ascari, i terroristi nella nostra regione.

Domanda 8: Vedo la notizia negli ultimi giorni, Amnesty International ha condannato un gruppo terrorista per l’utilizzo del cloro, di armi chimiche in Aleppo.
Presidente Assad: Ad Aleppo, esattamente, ciò è successo pochi giorni fa, e in realtà, a prescindere da tali attacchi chimici, abbiamo annunciato ieri che i terroristi hanno ucciso negli ultimi tre giorni più di 80 civili inermi ad Aleppo, e ferito più di 300. Non si legge nulla di ciò nei media mainstream occidentali. Non si vede, non si sente a tale proposito nulla. Individuano solo certe immagini e certi incidenti nella zona controllata dei terroristi solo per usarli per la loro agenda politica, condannando e incolpando il governo siriano, non perché sono preoccupati per i siriani; non si preoccupano dei nostri figli, o degli inermi, della civiltà e delle infrastrutture. A loro non importa; li distruggono. Ma in realtà, si preoccupano solo di usare ciò che serve ai loro interessi.

Domanda 9: E ora, il Vostro esercito… siete il Comandante Supremo delle Forze Armate siriane. Il Vostro Esercito non ha armi chimiche?
Presidente Assad: No, non ne abbiamo. Dal 2013 abbiamo ceduto il nostro arsenale. Ora, non ne abbiamo. Ma prima, non le abbiamo mai usate. Voglio dire, quando si parla di armi chimiche usate dal governo, significa che si parla di migliaia di vittime in un solo luogo e subito. Non abbiamo mai avuto tali incidenti; solo accuse sui media occidentali.

Domanda 10: Signor Presidente, quando pensa che la guerra in Siria finirà?
Presidente Assad: Quando? Dico sempre che meno di un anno basta a risolvere il problema interno, perché non è molto complicato, internamente. È complesso solo quando interferiscono le potenze straniere. Quando tali potenze straniere lasceranno in pace la Siria, potremo risolverla in pochi mesi, in meno di un anno. È molto semplice, possiamo, ma a condizione che non ci siano interferenze estere. Naturalmente, non sembra realistico, perché tutti sanno che gli Stati Uniti volevano minare la posizione della Russia come grande potenza mondiale, anche in Siria. L’Arabia Saudita ha cercato di distruggere l’Iran per anni, e la Siria potrebbe essere uno dei luoghi in cui arrivarci, secondo il loro modo di pensare. Ma se diciamo che possiamo risolvere la situazione quando tali potenze straniere lasceranno in pace la Siria, non avremo ostacoli nel risolvere questo nostro problema. Come? Prima di tutto, sospendendo il sostegno ai terroristi dai Paesi esteri, regionali come Turchia, Arabia Saudita e Qatar, e occidentali naturalmente, soprattutto gli Stati Uniti. Quando finirà il sostegno ai terroristi in Siria, non sarà difficile risolvere il nostro problema.

Domanda 11: Signor Presidente, è vero che la Siria è l’ultimo Paese socialista nel mondo arabo?
Presidente Assad: Oggi, sì. Non so in futuro come sarà. Siamo socialisti, ma naturalmente non chiusi.
Giornalista: Il socialismo umano, perché il governo sostiene l’istruzione con le sovvenzioni, come gli svedesi.
Presidente Assad: non so molto degli svedesi, ma diciamo che in Siria abbiamo un’economia aperta, ma allo stesso tempo un forte settore pubblico, e il settore pubblico ha svolto un ruolo molto importante nella resilienza della società siriana e del governo durante la guerra. Senza il settore pubblico, la situazione sarebbe stata molto più difficile. Quindi, siamo sempre socialisti, e penso che la guerra abbia dimostrato che il sistema socialista è molto importante per qualsiasi Paese, tenendo conto che parlo del socialismo aperto, consentendo la libertà al settore pubblico di svolgere un ruolo fondamentale nella costruzione del Paese.

Domanda 12: E le grandi aziende… queste sono statali o private?
Presidente Assad: Ne abbiamo di entrambi. Ma di solito in tale situazione, il settore pubblico è il più importante. Come sapete, il settore privato potrebbe sentire un maggiore pericolo e soffrirne di più e in alcune zone potrebbe uscirsene dall’arena economica, per l’insicurezza. Quindi, perciò si dipende. in tale situazione, di più dal settore pubblico, ma il settore privato in Siria ha sempre un ruolo molto importante, accanto a quello pubblico.

Domanda 13: Vi è un’atmosfera di ampia tolleranza con le altre chiese, cristiani, musulmani, e…
Presidente Assad: Non è tolleranza, in realtà, fanno parte di questa società. Senza tutti i diversi colori della società, cristiani, musulmani e le diverse sette ed etnie, non avreste la Siria. Così, ogni cittadino siriano deve sentirsi pienamente libero di praticare i suoi riti, tradizioni, convinzioni. Dovrebbe essere libero in modo da avere un Paese stabile. In caso contrario non si avrà un Paese stabile. Ma non lo chiamerei tolleranza. Tolleranza significa accettare qualcosa contro la propria volontà; No, musulmani e cristiani hanno convissuto per secoli in Siria, e s’integrano nella vita quotidiana, non vivono in ghetti.

Domanda 14: Nessuna scuola separata per musulmani, cristiani, giovani, no?
Presidente Assad: No, no. Vi sono alcune scuole che appartengono alla Chiesa, ma sono piene di musulmani e viceversa. Quindi, non ce n’è bisogno, no. Non permettiamo alcuna segregazione religiosa od etnica in Siria, sarebbe molto pericoloso, ma naturalmente senza l’interferenza del governo, la gente vivrebbe con l’altro in ogni scuola, in ogni luogo, in ogni ONG, nel governo, ed è ovvio… Ecco perché la Siria è laica per natura, non per governo. La società siriana è storicamente secolare.

Domanda 15: Signor Presidente, è passato un anno da quando le Forze Aeree russe hanno preso parte alla guerra siriana, quanto Vi ha aiutato la Russia?
Presidente Assad: Parliamo della realtà prima dell’intervento russo, lo SIIL si espandeva, come ho detto. Quando intervennero, SIIL, al-Nusra e altri gruppi affiliati ad al-Qaida iniziarono a ritirarsi Quindi, questa è la realtà. Perché? Naturalmente, perché è una grande potenza e ha un grande esercito e una grande potenza di fuoco che potrà sostenere l’Esercito arabo siriano nella guerra. L’altra faccia della storia è che quando un grande Paese, una grande potenza, come la Russia, interviene contro i terroristi, in coordinamento con le truppe sul terreno, e nel nostro caso si tratta dell’Esercito arabo siriano, naturalmente si ottengono risultati concreti, mentre se si parla dell’alleanza statunitense, che non è mai seria, non si hanno alleati sul terreno e non si otterrà nulla. Così, la potenza russa è molto importante assieme al suo peso politico sulla scena internazionale, e in entrambi i casi cambia la situazione; e sono molto importanti per la Siria per sconfiggere i terroristi in diverse aree e campi di battaglia in Siria.

Domanda 16: La società siriana è divisa dalla guerra, oggi?
Presidente Assad: In realtà, è più omogenea rispetto a prima della guerra. Questo potrebbe sorprendere molti osservatori, perché la guerra è una lezione molto profonda ed importante per ogni siriano. Molti siriani prima della guerra non notavano la differenza tra essere o meno fanatici estremisti, essere o meno estremisti terroristici. Quei confini non erano chiari a molti, ma a causa della guerra, della distruzione, del costo pesante per i siriani, molti siriani hanno appreso la lezione e ora sanno che l’unico modo per proteggere il Paese e preservarlo è essere omogenei, vivere insieme, integrarsi, accettarsi, amarsi. Ecco perché penso che l’effetto della guerra, a dispetto di tutti gli aspetti negativi di qualsiasi guerra come questa, sia positivo per la società siriana. Quindi, non sono preoccupato dalla struttura della società siriana dopo la guerra. Penso che sarà più sana.

Domanda 17: E una domanda sulle elezioni presidenziali statunitensi; chi vorreste vincesse negli Stati Uniti d’America, Trump o Hillary?
Presidente Assad: Penso che nella maggior parte del mondo, il dibattito su questa elezione è chi sia migliore, Clinton o Trump. In Siria, la discussione è chi è peggiore, non migliore. Quindi, nessuno di loro credo sarà un bene per noi, lo diciamo subito. In secondo luogo, la nostra esperienza con i funzionari e politici statunitensi c’insegna che non vanno presi in parola, non sono onesti. Qualunque cosa dicano, non credetegli. Se pronunciano un parola buona o brutta, se sono molto aggressivi o tranquilli, non credetegli. Dipendono dalle lobby, dall’influenza dei diversi movimenti politici nel loro Paese, dopo le elezioni, ciò definirà la loro politica al momento. Quindi, non c’è bisogno di sprecare tempo ad ascoltarne la retorica. E’ solo spazzatura. Aspettiamo la politica e vediamo, ma non vediamo buoni segnali sugli Stati Uniti che cambiano radicalmente politica verso ciò che accade nel mondo, diciamo, essere onesti, obbedire alla legge internazionale o preoccuparsi della Carta delle Nazioni Unite. Non c’è alcun segno che lo vedremo nel prossimo futuro. Quindi, non si tratta di chi sarà presidente; la differenza sarà esigua, ognuno di loro potrà lasciare la propria impronta personale, ma non significa che cambierà la politica. Ecco perché non ci speriamo e non ci perdiamo tempo.

Domanda 18: Signor Presidente, un’ultima domanda: la relazione tra Serbia e Siria, ha qualche messaggio per il popolo della Serbia?
Presidente Assad: Penso che non abbiamo fatto ciò che va fatto da entrambi per migliorare questo rapporto, prima della guerra. Naturalmente, la guerra avrà effetti sul rapporto con ogni Paese, e sarà comprensibile, ma dobbiamo pianificarlo la prossima volta perché il Vostro Paese ha subito aggressioni estere che hanno portato alla divisione della Jugoslavia e penso che il popolo ancora ne paghi il prezzo; in secondo luogo, la guerra nel Vostro Paese è stata ritratta nella stessa maniera; una guerra umanitaria in cui l’occidente interveniva per proteggere una determinata comunità contro gli aggressori dell’altra comunità. Così, molti nel mondo credono che tale storia sia la stessa in Siria; usano la stessa maschera, la maschera umanitaria. In realtà, l’occidente non si preoccupa del Vostro popolo, del nostro popolo, di nessuno in questo mondo, si preoccupano solo del proprio interesse personale. Quindi, penso che abbiamo le stesse lezioni, sarà in una zona diversa, con la differenza di circa due decenni e forse con titoli diversi, ma in realtà il contenuto è lo stesso. Ecco perché penso che dobbiamo costruire più relazioni su ogni aspetto; culturale, economico, politico, per rafforzare la nostra posizione, ed ogni Paese di questa regione.

Domanda 19: Ma il governo siriano, Voi e lo Stato siriano, sostenete la Serbia sul problema del Kosovo?
Presidente Assad: L’Abbiamo fatto, anche se i turchi volevano usare la loro influenza per il Kosovo, a favore del Kosovo, rifiutammo. Questo prima della guerra, sette od otto anni fa, e rifiutammo, nonostante le buone relazioni con la Turchia al momento. Sostenemmo la Serbia.01Giornalista: Signor Presidente, grazie per l’intervista, La ringrazio per il Suo tempo.
Presidente Assad: Niente affatto. Grazie per essere giunti a Damasco.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA supplicano la Russia di avere ‘misericordia’

Mollando la presa su Aleppo e ammettendo la vittoria dei siriani
Alexander Mercouris, The Duran 17/10/2016

La conferenza stampa di John Kerry e Boris Johnson dopo la riunione dei ministri degli Esteri occidentali a Londra, conferma che le opzioni militari per salvare i terroristi sono state abbandonate e che le potenze occidentali si rassegnano a che il governo siriano, con il sostegno russo, liberi Aleppo orientale.17102016Com’era da aspettarsi, l’accettazione occidentale della sconfitta ad Aleppo è arrivata di soppiatto, ma è arrivata. Gli eventi dell’ultima settimana possono essere riassunti in breve. Dopo la ritirata degli Stati Uniti nella prima settimana di ottobre, per l’avvertimento russo della disponibilità ad abbattere aerei statunitensi che effettuassero bombardamenti contro basi siriane, un ultimo tentativo fu fatto per spaventare e mettere in imbarazzo i russi, e far rientrare l’offensiva dei siriani su Aleppo. Era il tentativo fallito e farsesco d’isolare e imbarazzare i russi al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (discusso in dettaglio qui), assieme a minacce vacue per processarli per crimini di guerra, e ancor più vacue minacce di ulteriori sanzioni a singoli funzionari russi (altre sanzioni settoriali erano fuori discussione). La riunione del Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti del 14 ottobre, con alcuni funzionari anonimi che affermavano sui media che le opzioni militari erano ancora discusse e presentate ad Obama. Una pretesa completamente vuota dato che Obama aveva pubblicamente respinto le opzioni militari la settimana precedente. Gli stessi funzionari degli Stati Uniti furono quindi costretti ad ammettere che era “estremamente improbabile” che Obama approvasse tali opzioni, e probabilmente “non avrebbe deciso”. Nel frattempo Boris Johnson, sventurato ministro degli Esteri della Gran Bretagna, sembrava balenare la “zona di non bombardamenti”, anche se non l’ha mai detto chiaramente e la maggior parte dei dettagli provenivano da conversazioni sui media inglesi. L’idea alla base di questa “zona di non bombardamenti” era che Stati Uniti e potenze occidentali annunciassero unilateralmente il divieto dei bombardamenti siriani e russi in Siria. Nel caso in cui siriani o russi non lo rispettassero continuando i bombardamenti, Stati Uniti e potenze occidentali avrebbero effettuato ritorsioni attaccando basi e strutture militari siriane in cui si riteneva vi fossero presenti russi. Non è chiaro chi fosse l’ideatore del piano, ma la natura incompleta suggerisce che fosse probabilmente Boris Johnson stesso. La “zona di non bombardamento” è semplicemente una “no fly zone” senza bombardamenti aerei. Gli Stati Uniti non hanno mai imposto una “no fly zone” senza bombardamenti aerei. S’è avuta una discussione dettagliata di ciò che una “no fly zone” preveda, e perché un bombardamento aereo ne sia parte integrante, nientemeno che da Hillary Clinton stessa. L’esercito statunitense non avrebbe mai accettato d’imporre una “no fly zone” (o “zona di non bombardamento”) senza un bombardamento aereo omettendo (nel gergo degli Stati Uniti) di “degradare” le difese aeree siriane, mettendo a rischio aerei e piloti degli Stati Uniti inviati a far rispettare la “no fly zone” (o “zona di non bombardamento”). In una situazione in cui le difese aeree in questione non sono soltanto siriane, ma anche russe, quindi molto più capaci di abbattere aerei statunitensi, l’idea d’imporre una “zona di non bombardamenti” senza un bombardamento aereo per “degradare” le difese, è inconcepibile. Solo un civile senza alcuna idea di come l’esercito statunitense operi l’avrebbe concepita, motivo per cui il suo autore è molto probabilmente Boris Johnson. La “zona di non bombardamenti” dipenderebbe dal lancio di attacchi con missili cruise a lungo raggio sulle basi siriane da parte di navi da guerra statunitensi che, per ragioni geografiche e politiche, stazionerebbero nel Mediterraneo orientale. Alcuni sistemi di difesa aerea russi in Siria sono probabilmente in grado di abbattere questi missili da crociera. L’S-300MV Antej-2500 recentemente schierato in Siria è stato progettato per questo scopo. I russi dicono che sono in Siria per proteggere la struttura navale russa di Tartus. Questo suggerisce che le loro unità sono di stanza al largo delle coste siriana, in altre parole, nella zona in cui sarà più efficace intercettare i missili da crociera lanciati dalle navi da guerra degli Stati Uniti, nel Mediterraneo orientale, impedendo di far rispettare la “zona di non bombardamenti” con i missili cruise delle navi da guerra statunitensi nel Mediterraneo orientale.
5803f34bc3618889488b4677 La principale preoccupazione degli Stati Uniti fu, tuttavia, che i russi avvertirono che in caso di attacchi missilistici contro la Siria che avessero ucciso personale russo, avrebbero reagito con attacchi missilistici contro gli impianti in Siria gestiti da personale degli Stati Uniti. Vi sono voci insistenti che i russi l’abbiano già fatto, presumibilmente per rappresaglia all’attacco aereo degli Stati Uniti ai militari siriani nei pressi di Dayr al-Zuor, che avrebbe ucciso tre consiglieri russi delle truppe siriane. Per rappresaglia i russi si suppone abbiano lanciato un attacco con missili da crociera su una base jihadista gestita da militari occidentali, tra cui anche statunitensi, eliminandoli tutti. Anche se quest’attacco non fosse mai avvenuto, e non è mai stato confermato, qualcuno diffonde voci su ciò. In teoria, è possibile che i russi chiariscano di esser disposti a farlo. E’ inconcepibile che la leadership politica e militare degli Stati Uniti metta la vita dei propri militari in Siria a rischio in questo modo, soprattutto in una situazione che potrebbe facilmente degenerare nel confronto militare diretto con i russi. In un modo o nell’altro la “zona di non bombardamento” affronta gli stessi problemi insormontabili di una vera e propria “no fly zone”. Un editoriale di The Times di Londra l’ha ammesso. Semplicemente, ciò che la rende poco pratico è che si rischia il confronto con l’esercito russo in Siria. Una cosa che le leadership politica e militare occidentali non vogliono rischiare. Tutto ciò era del tutto evidente alla riunione dei ministri degli Esteri occidentali a Londra, convocata da Boris Johnson subito dopo l’incontro di Kerry con Lavrov a Losanna. E’ chiaro che Kerry ha trovato Lavrov a Losanna completamente immobile, aderente alla ben nota posizione russa che non ci può essere cessate il fuoco unilaterale da parte dell’Esercito arabo siriano, e che un presupposto per il cessate il fuoco è la separazione dei combattenti dell’opposizione da Jabhat al-Nusra, come gli Stati Uniti hanno più volte promesso ed impedito più volte che accadesse. Di fronte a ciò, e con le opzioni militari escluse, i ministri degli Esteri occidentali a Londra non potevano fare nient’altro che rassegnarsi all’inevitabile, e cioè che il governo siriano liberi Aleppo orientale. Ciò è evidente dalla successiva conferenza stampa, a cui significativamente solo Kerry e Johnson partecipavano. Kerry e Johnson ammettevano che non vi è alcun supporto in Europa all’azione militare in Siria e che tale opzione veniva scartata. Ecco cosa disse Kerry, “Non ho visto grande voglia in Europa di andare in guerra. Non vedo i parlamenti europei pronti a dichiararla. Non vedo molti Paesi decidere che questa soluzione sia la migliore. Quindi seguiamo la diplomazia, perché è lo strumento che abbiamo, e cerchiamo di trovare una via d’uscita in queste circostanze. Facile a dirsi, dov’è l’azione? Ma qual è l’azione? Molti hanno diversi problemi a definirlo, quando si cerca davvero di farlo“. Ed ecco cosa aveva detto Boris Johnson in proposito, “E secondo questi signori che guardano non c’è opzione, in linea di principio, oltre al tavolo. Ma non c’è dubbio che le cosiddette opzioni militari siano estremamente difficili e che non vi sia, per usare un eufemismo, l’intenzione politica nella maggior parte delle capitali europee, e certamente occidentali, per tale soluzione, al momento. Così dobbiamo lavorare con gli strumenti che abbiamo, che sono diplomatici…
92335_vest_rusija-vesti-vostok Ciò che ha costretto l’occidente ad escludere l'”opzione militare” in Siria, Kerry l’ha descritto, ed è ciò che The Duran ha riferito (qui e qui), e che i media occidentali hanno ignorato, “...quando una grande potenza è coinvolta in uno scontro come questo, come la Russia ha deciso, inviando i suoi missili per minacciare dall’azione militare, si alza la posta dello scontro…” Senza alcuna opzione militare a disposizione, e con tutte le forme di pressione sui russi fallite, non c’è nient’altro che l’occidente possa fare. Che sia così è stato chiaramente ammesso da Boris Johnson. Tutto quello che poteva fare per salvare i terroristi ad Aleppo era invocare dai russi misericordia, “E sono proprio loro (i russi) a dover scegliere questo momento per riconoscere l’opportunità, a mio avviso, di mostrare grandezza e dare prova di leadership… tocca davvero a loro ascoltare e mostrare misericordia per quelli nella città, per un cessate il fuoco e i negoziati a Ginevra, per cercare di por termine a questo massacro“. Quando un ministro degli Esteri occidentale, anche uno assurdo come Boris Johnson, si riduce a supplicare dai russi misericordia, allora è ovvio che il gioco è finito e la ‘grande battaglia di Aleppo’ è persa. Kerry in realtà non l’ha ammesso del tutto. I suoi commenti chiariscono che gli Stati Uniti si rassegnano al governo siriano che libera Aleppo orientale, e che i terroristi sono spacciati. Tutto ciò che ha potuto dire era che la guerra non sarebbe finita. “Ora, alcuni si chiedono cosa succederà ad Aleppo se dovesse cadere. Ebbene, i russi dovrebbero capire, e Assad deve capire, che ciò non pone fine alla guerra. Questa guerra non può finire senza una soluzione politica. Quindi, anche se Aleppo cadesse, anche con lo sterminio che compiono, non cambierà l’equazione fondamentale della guerra, perché gli altri Paesi continueranno a sostenere l’opposizione, e continueranno a creare altri terroristi, e la Siria ne sarà vittima, alla fine, così come la regione”. Continuare la guerra dopo che il governo siriano libererà Aleppo orientale è l’obiettivo degli Stati Uniti, confermato dagli stessi funzionari degli Stati Uniti (molto probabilmente da Kerry stesso), che parlavano sotto anonimato ai media, la settimana prima. Ecco come Reuters riportava un dispaccio del 14 ottobre 2016, “L’obiettivo finale di qualsiasi nuova azione sarà sostenere i ribelli moderati affinché resistano a ciò che è ora ampiamente considerato l’inevitabile caduta di Aleppo orientale per mano delle forze siriane del Presidente Bashar al-Assad sostenuto da iraniani e russi”. Stati Uniti ed alleati hanno modo di prolungare la guerra in Siria, almeno per un certo periodo, anche dopo che il governo siriano libererà Aleppo orientale. Come Mark Sleboda ed io abbiamo già detto, è proprio per creare una zona sicura per i terroristi nel nord-est della Siria, e quindi prolungare la guerra, che l’esercito turco con il supporto degli Stati Uniti ha invaso il nord-est della Siria ad agosto. Qualunque sia l’entità jihadista creata nella zona di sicurezza turca nel nord-est della Siria, non potrà tuttavia convincere con la pretesa di essere il governo della Siria. Lo sarà sempre il governo che controlla le grandi città della Siria, prima di tutto Aleppo e Damasco, e la regione densamente popolata della Siria occidentale, in cui si trova la maggioranza del popolo siriano. E’ ormai chiaro che nel prossimo futuro il governo della Siria sarà il governo del Presidente Bashar al-Assad, che è ed è sempre stato il legittimo governo della Siria riconosciuto delle Nazioni Unite. Con la liberazione di Aleppo orientale sarà assicurato il futuro di questo governo. Ciò significa che nel prossimo futuro il piano del cambio di regime in Siria è morto.237963997Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cadono le maschere in Siria

Andrej Fomin, Oriental Review 13 ottobre 2016syria6_700Nelle ultime settimane, la battaglia per Aleppo ha svelato con vivida chiarezza il nucleo della politica globale contemporanea. La doppiezza dell’attacco del 17 settembre dell’US Air Force alle posizioni dell’Esercito arabo siriano vicino Dayr al-Zur, le grida isteriche contro la Russia esplose dal Pentagono, le minacce velate del dipartimento di Stato degli Stati Uniti contro il contingente russo in Siria, i media occidentali che riferiscono apertamente dell’invio di armi ai terroristi di al-Nusra, e il fantasmagorico dramma nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dell’8 ottobre, sono tutti punti di una sola cosa: non ci sono coalizioni internazionali contro lo SIIL, ma solo l’esercito russo e i suoi alleati che combattono il terrorismo internazionale, strumento di Stati Uniti e NATO. I contorni del grande conflitto internazionale di oggi sono chiari. Ma ancora non tutti ne capiscono scopo e cause. La conoscenza convenzionale, secondo cui un egemone globale decrepito che esporta “democrazia” in una nazione stabile ora si ritrova in un vicolo cieco, non spiega molto. Ma perché tale ostacolo si rivela essere la Siria, che non è certo il Paese più importante del mondo? Perché non, per esempio, l’Egitto assediato, dove i “combattenti per la democrazia” dei Fratelli musulmani vinsero anche sei poi dovettero cedere il potere a un potente governo tutt’altro che filo-USA? Perché è la Russia il Paese che si oppone all’aggressore? Dopo tutto, la Russia era sull’orlo del collasso non molto tempo prima e non era per nulla un importante concorrente dell’economia occidentale. E perché gli Stati Uniti alzano così ferocemente la posta in gioco, portando il pianeta sull’orlo della terza guerra mondiale? E sì, naturalmente, molti esperti sul Medio Oriente snocciolano varie risposte a questi “perché”. Ma con un’attenta analisi è chiaro che sono solo note del vero motivo.
Il primo e più frequente argomento citato sono petrolio e gas. Presumibilmente, i giacimenti in Siria hanno fatto del Paese un obiettivo ricercato dall’occidente che, sulla scia di Iraq e Libia, poteva acquisirne gli idrocarburi spazzandone via il governo. Ma in realtà vi sono solo 2,5 miliardi di barili di riserve accertate in Siria, lo 0,1% del totale mondiale. E questo chiaramente non basta a spiegare l’intervento terroristico in Siria: se l’occidente si concentrasse solo sul petrolio, sarebbe più logico orchestrare l’esportazione della democrazia in Venezuela, che ha il 17,5% delle riserve mondiali. Fu anche ipotizzato che la ragione dell’aggressione risalisse al 2009, al rifiuto di Damasco di permettere che un gasdotto dal Qatar all’Europa ne attraversasse i confini. Ma anche ciò sarebbe un’esagerazione. Il disaccordo avrebbe potuto essere un motivo per il Qatar, ma difficilmente per l’occidente. Il gasdotto di per sé era così rischioso da esser un bluff o pretesto, ma non serio motivo per lanciare la pluriennale campagna terroristica contro Assad. C’era una tendenza popolare negli ultimi anni ad esaminare qualsiasi conflitto con il petrolio, accusando i giacimenti di idrocarburi delle tribolazioni, una semplificazione eccessiva e simile all’approccio monetarista dell’economia, in cui tutte le complessità della vita economica sono valutate esclusivamente in termini di debito e credito. Per la politica globale tuttavia, il petrolio ha senso solo come strumento (anche se molto importante) per salvaguardare gli interessi e raggiungere obiettivi geopolitici: Hitler tentò disperatamente di raggiungere i campi petroliferi di Baku, non di per sé, ma per tagliarne l’accesso a Mosca e quindi assestare un colpo mortale all’URSS. E’ inaccettabile confondere strumenti ed obiettivi, perché ciò distrae dalla verità.
Molto meno significativa come spiegazione della guerra in Siria, sul punto di esplodere in conflitto globale, sono gli argomenti che citano, ad esempio, le animosità in Siria e nella regione, o la diffusione dell’islamismo e il collasso dello Stato in Iraq, Paese ormai terreno fertile dell’estremismo, o il confronto fra sunniti e sciiti o Arabia Saudita e Iran, o la sovrappopolazione nella regione, o la scarsità d’acqua, ecc. Tutto ciò, in vari gradi naturalmente, contribuisce alla gravità del conflitto, ma non spiega perché truppe di decine di Paesi, tra cui i due più potenti, Stati Uniti e Russia, siano attive in Siria. C’è una spiegazione molto più convincente del conflitto in Siria, anche se non è considerata sufficientemente scientifica. La distruzione del Paese è della massima urgenza per le élite sovranazionali che alimentano il caos in Medio Oriente, rendendo possibile la diffusione della destabilizzazione in Eurasia e rovesciarne i centri di potere economico alternativi, in particolare Cina e Russia. Presumibilmente la Federal Reserve non può sopravvivere a dilagare del debito, e la guerra in Siria è usata per destabilizzare eventuali concorrenti in questo confronto economico. In effetti l’economia cinese nel 2014 superava il PIL degli Stati Uniti, e sembrerebbe che tra questi due colossi economici, uno cadente e l’altro in ascesa, ne derivi lo scontro militare e politico. Gli analisti politici statunitensi e cinesi hanno avuto molto da dire su ciò negli ultimi anni. Tuttavia, nel conflitto siriano, ed è un fatto incontestabile, la Cina si è tenuta lontana dalla mischia. Per cinque anni, ed anche nell’attuale fiammata, Pechino ha mantenuto la consueta neutralità, semplicemente lamentando le sofferenze dei siriani e condannando il terrorismo. In termini economici la Russia non rappresenta una vera minaccia per gli Stati Uniti, ma in Siria è l’esercito russo il primo nemico degli statunitensi, i cinesi non ci sono. E guardando alla geografia, il conflitto in Siria potrebbe diffondere il contagio dello SIIL nel Caucaso russo (attraverso un corridoio che passa dalla Turchia) molto più rapidamente di quanto tale piaga possa arrivare, per esempio, nella regione autonoma cinese del Xinjiang Uyghur. In tale logica, sarebbe stato più intelligente promuovere lo SIIL in Afghanistan o Pakistan, punto di partenza migliore per dirigere il caos terroristico verso la Cina. Inoltre, è del tutto lecito ritenere che se la Russia non fosse un significativo attore geopolitico, Pechino non avrebbe affrontato gli Stati Uniti sulla Siria, ma si sarebbe invece accordata con l’occidente, sulla base di un compromesso non molto vantaggioso per la Cina, secondo una visione storica che puntasse all’inevitabile declino della civiltà occidentale.
Per la Russia invece, il conflitto con l’occidente non ha assolutamente nulla a che fare con l’economia. E’ inane suggerire che l’economia russa, nonostante l’autentico progresso degli ultimi 15 anni, sia una minaccia per l’economia globale degli Stati Uniti, in cui la Cina gioca ancora una parte integrante. Sì, le associazioni geopolitiche quali i BRICS potrebbero potenzialmente rovesciare il sistema monetario stabilito dalla Conferenza della Jamaica, così come il consenso di Washington, ma neanche questo è concorrenza economica, ma proiezione finanziaria di una prova di forza militare e politica. Di cosa si tratta essenzialmente? Perché la Russia è ancora l’epicentro di un conflitto globale che minaccia di esplodere? Perché lo Stato russo, che ha subito una trasformazione dolorosa alla fine del 20° secolo, da cui deve ancora riprendersi pienamente, è costretto a resistere all’attacco dell’egemone che dirige gli sviluppi internazionali e possiede strumenti assai più avanzati per un confronto?
573b527ec461884d468b45cdPer comprendere l’essenza di ciò che accade, va infine riconosciuto che le azioni dei vertici della civiltà occidentale, non gli impiegati del dipartimento di Stato e del Pentagono, ma i veri responsabili del piano globale della Pax Americana, ritenute pragmatiche, in realtà sono dettate da ideali e obiettivi molto specifici. Le loro parole sull’eccezionalismo americano quale ideale società libera, faro di democrazia e ultima speranza della Terra, sono più di semplici slogan e jingle pubblicitari, ma esprimono la sensazione di essere la forza speciale in questo pianeta. Già nel 18° secolo, Jonathan Edwards dichiarò che gli statunitensi sostituivano gli ebrei quale popolo eletto da Dio. E i padri fondatori videro nella loro opera il culmine della storia del mondo. Nel 20° secolo, Ronald Reagan, che accusò l’Unione Sovietica di essere l'”impero del male”, sostenne chiaramente il ruolo dell'”impero del bene” degli Stati Uniti. In tal senso, Bush, Clinton e Obama non inventano nulla, solo che esprimono con parole diverse tale messianismo. Una naturale espressione di tale ideologia è la politica estera degli Stati Uniti come “esportatori di democrazia” e arbitri e poliziotti mondiali. Il sequestro di risorse, petrolio e gas, così come dei compensi finanziari, sono solo un bonus e strumento per raggiungere tali ideali. Il concetto chiave è “libertà”, intorno cui viene costruito il resto dell'”esclusività”, indicata come libertà umana (cioè come benedizione), ma in realtà i “padroni del mondo” l’intendono come libertà del capitale, cioè politica del “tutto ciò che va bene” all’homo economicus. Secondo loro, il mondo ideale dovrebbe essere un mercato di beni e servizi, essere umano compreso. Il denaro diventa l’equivalente di ogni manifestazione dell’universo, così come della sua essenza primaria. Tutto ciò che viene indicato come pragmatismo in realtà deriva da tale visione “monetaria” della vita. Tuttavia, l’espansione della moneta, nelle dimensioni spaziale e spirituale, non si limita ai profitti di oggi, ma persegue l’obiettivo a tutti i costi d’inghiottire il mondo e riformattare l’umanità entro meccanismi finanziari (processo conosciuto come progresso, analogo allo sviluppo della tecnologia). Va anche spiegato che “libertà” e “progresso”, intesi così, sono assolutamente in contrasto con 2000 anni di cristianesimo, e che sono letali per l’umanità? È un dato di fatto, negli ultimi decenni, che la civiltà occidentale punti al totale rifiuto del cristianesimo con il pretesto della “tolleranza”, promuovendo la depravazione con il pretesto dei “diritti gay”, mentre la Russia è diventata il campione dei valori tradizionali e della fede. E’ semplicemente una coincidenza che l’insorgere di questa grande battaglia tra “libertà del capitale” e “libertà dell’anima” emerga sul suolo siriano, dove il mondo cristiano fece i primi passi? Il cristianesimo è nato tra le rocce di quella regione del Medio Oriente e del Mediterraneo, e secoli dopo si ebbero i tentativi di seppellirvelo. È interessante notare che gli ideologi dello SIIL, addestrati nelle prigioni degli Stati Uniti, abusano selettivamente dei versi del Corano, citando l’hadith 6924 che descrive la battaglia tra il Bene e il Male nella città siriana di Dabiq. Sono, come coloro che pendono dalle loro labbra, consapevoli del fatto che siano solo carne da cannone ingannata dal Diavolo per l’ultima battaglia? Le moltitudini che ogni giorno masticano la gomma vacua nota come CNN, capiscono che la storia non è spinta da interessi petroliferi e fugaci, ma dalla battaglia tra principi opposti, forze che trascinano l’umanità in direzioni diverse, verso il basso nella Geenna o in alto verso la Terra della lealtà?
Strano ma vero: negli ultimi secoli una sola potenza, la Russia, ha ostacolato chi si dichiarava “grande benedizione”, “razza pura” o “faro di democrazia” cercando di soggiogare l’umanità. Gli storici possono passare tutto il tempo che vogliono a cercare di convincerci dell’obiettività dell’ascesa di Hitler e della sua campagna orientale; che Gran Bretagna e Stati Uniti non notarono il male nazista e che poi, con noncuranza, aiutarono l’economia tedesca con i prestiti; ma è ovvio che Hitler, come lo SIIL di oggi, furono attentamente guidati ad aggredire la Russia. E dopo che l’esercito sovietico distrusse quello di Hitler, erano pronti all'”impensabile”, attaccare l’URSS. Non ci provarono mai, ma negli anni del dopoguerra avanzarono la prospettiva dell’uso della loro bomba atomica per intimidire Mosca. E’ stupido cercare di spiegare tale infamia come mera conseguenza della situazione di stallo tra sistemi comunista e capitalista perché, come abbiamo visto dopo il crollo dell’Unione Sovietica, il comunismo non c’è più, ma la Russia è ancora il nemico.
“Salvare il mondo dalla diffusione del male assoluto”, tale è la missione globale e il destino della nazione russa e dello Stato russo come fenomeno storico. Questo destino non è stato scelto, ma la Russia è destinata a salvare ancora una volta il mondo dalla distruzione, altrimenti non sarebbe più la Russia. Ciò non implica infallibilità o eccezionalità dei russi, dato che la battaglia si svolge anche in loro, ma conferisce alla nazione una speciale responsabilità sul destino del mondo. Questa missione spiega l’irrazionale odio selvaggio per la Russia e i russi che infiamma la “superclasse” globale, e che si riflette in terabyte di quotidiana prezzolata propaganda militante. E’ importante per tutti i cittadini razionali del mondo capire che quando guardano le notizie sulla Siria, il vero problema non è Assad, e nemmeno gli interessi nazionali di uno Stato. La questione è lo stallo metafisico tra due principi universali, nella guerra dei mondi in cui ogni cittadino dovrà fare la propria scelta esistenziale.570cc159c36188e0088b45a8Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cairo brandisce contro Riyadh “la scelta di Teheran”

I deteriorati rapporti tra Egitto e Arabia Saudita peggiorano
al-Manar 13 ottobre 2016

6-egittoRiyadh ha rimprovero le ultime posizioni di Cairo su Siria e Yemen, che non coincidono. Mentre i leader egiziani rinfacciano alle controparti saudite i tentativi di emarginarli con decisioni prese alla sprovvista, senza permettergli di consultarsi, come richiesto tra alleati, e denigrando i consigli dati a Riyadh. La crisi è ancora più seria da quando i media se ne occupano. Subito, l’ambasciatore saudita ha fatto i bagagli. Si è giunti al culmine quando i sauditi hanno deciso di sospendere l’invio degli idrocarburi agli egiziani. Tra le soluzioni suggerite dal presidente egiziano vi è il ricorso al petrolio iraniano, senza mancare di toccare la suscettibilità saudita contro la Repubblica islamica, promossa a peggior nemico del regno wahhabita. Ma Abdalfatah al-Sisi ha trovato il suggerimento frettoloso, soprattutto quando l’ARAMCO ha rettificato la posizione limitando la sospensione a un solo mese. Nel frattempo, Cairo ha preferito rifornirsi sul mercato mondiale per un miliardo di dollari, ma la crisi sui manufatti non è esclusa. Secondo una fonte diplomatica egiziana, ciò che sciocca Riyadh è che “l’accordo sulla delimitazione delle zone marittime non sia entrato in vigore“. Dovevano cedere le isole Tirana e Sanafir ai sauditi prima che tumulti scoppiassero e l’arbitrato del Consiglio di Stato, la massima giurisdizione egiziana, ne richiedesse l’abrogazione. Sempre secondo il diplomatico egiziano, Riyad è offesa anche “perché non ha avuto il pieno sostegno di Cairo nei suoi piani internazionali, nonostante il sostegno economico dato“. Nell’ultima sessione ordinaria dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il ministro egiziano rifiutava chiaramente che il suo Paese invocasse la caduta del Presidente siriano Bashar al-Assad, credendo ciò dipenda dal popolo siriano.
Il diplomatico, tuttavia, non menziona un altro motivo del gelo improvviso tra le due potenze arabe: la conferenza di Groznij in cui hanno partecipato il capo di al-Azhar Shayq Muhamad al-Tayab e altri religiosi di primo piano egiziani, per ripudiare il wahabismo dal sunnismo. È vero, il wahhabismo, che sostiene una lettura fiscale dell’Islam che ripudia la maggior parte delle altre scuole, sostenendone lo sterminio, si diffonde nel mondo islamico a spese delle scuole sunnite insegnate nella prestigiosa università religiosa di al-Azhar. Inoltre, con la generosa politica degli assegni, l’Arabia Saudita ha radunato sotto il suo controllo gran parte dei Paesi arabi ed islamici volendosi imporre da leader del mondo arabo-islamico. Tali ambizioni egemoniche saudite non mancano d’infastidire alcuni di questi Paesi. Con l’ambasciatore saudita a Cairo che si appresta a lasciare, solo due altri Paesi arabi hanno subito lo stesso atteggiamento saudita: Libano ed Iraq, che criticarono con forza l’interferenza di Riyadh nei loro affari interni. Con l’Egitto, la protesta araba contro i sauditi peserà molto di più.14807f30-332e-450c-97ce-c0df5393f6e1_16x9_788x442

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mistero Buffone: camerata Dario Fo, giullare del Pentagono

Alessandro Lattanzio, 13/10/2016

Fo Dario, attore: Militò nella R.S.I. fu volontario nella RSI nel battaglione “A. Mazzarini” della GNR e partecipò, assieme ad Enrico Maria Salerno, alla riconquista del caposaldo di Cannobbio, nell’Ossola, nell’ottobre 1944. Lo storico Gremmo ha ripescato un documento fotografico: Dario Fo con l’uniforme fascista da repubblicano sociale, nonché un disegno dello stesso Fo in cui il Nobel ritraeva le “anime” dei partigiani uccisi.rsi_dario_foE’ certo che Dario Fo ha vestito la divisa del paracadutista repubblichino nelle file del Battaglione Azzurro di Tradate. Lo ha riconosciuto lui stesso, e non poteva non farlo, trattandosi di circostanza confortata da numerosi riscontri probatori documentali e testimoniali, anche se ha cercato di edulcorare il suo arruolamento volontario sostenendo di avere svolto la parte dell’infiltrato pronto al doppio gioco. Ma le sue riserve mentali lasciano il tempo che trovano… Non è certo, o meglio è discutibile, ma la milizia repubblichina di Fo in un battaglione che di sicuro ha effettuato qualche rastrellamento, lo rende in certo qual modo moralmente corresponsabile”.
Sentenza del tribunale di Varese, il 15 febbraio 1979

imm1 Nel 1975, Giancarlo Vigorelli, de Il Giorno, scrisse: “Anche Fo sa di avere in pancia l’incubo dei suoi trascorsi fascisti”. Nello stesso anno, il deputato democristiano Michele Zolla presentò un’interrogazione al ministro della Difesa per sapere se ciò fosse vero. Nel 1977 Fo querelò per diffamazione Gianni Cerutti per aver pubblicato su Il Nord un articolo di Angelo Fornara, in cui si leggeva che: “A Fo non conviene ritornare a Romagnano Sesia dove qualcuno lo potrebbe riconoscere: rastrellatore, repubblichino, intruppato nel battaglione Mazzarini della Guardia Nazionale della Repubblica di Salò”. Nel processo del febbraio 1978, messo dinanzi a una foto che lo ritraeva con la divisa della RSI, Dario Fo si giustificò raccontando che nel 1944 collaborava con il padre, esponente della Resistenza nel Varesotto. Preso tre volte dai tedeschi, e sempre scappato, si arruolò volontario nei paracadutisti della RSI, a Tradate, d’accordo con i partigiani. Fo affermò di voler aderire alla formazione partigiana di Giacinto Domenico Lazzarini, attiva presso il lago Maggiore. Nel marzo 1979, il giornalista Luciano Garibaldi su Gente pubblicò la foto di Dario Fo in divisa da parà repubblichino e le testimonianze di una decina di suoi camerati, tra cui i parà Caporal-Maggiore Landuccio Landucci, Achille Boidi, Mario Gobetti, Caporal-Maggiore Giovanni Villa, e il Sergente Maggiore Carlo Maria Milani, secondo cui Dario Fo partecipò al rastrellamento della Val Cannobina, nella liquidazione della repubblica partigiana dell’Ossola. Infatti, Milani dichiarò: “L’allievo paracadutista Dario Fo era con me durante un rastrellamento nella Val Cannobbia per la conquista dell’Ossola, il suo compito era di armiere portabombe”. Nell’articolo, l’ex-comandante partigiano Giacinto Domenico Lazzarini affermava: “Le dichiarazioni di Dario Fo destano in me non poca meraviglia. Dice che la casa di suo padre era a Porto Valtravaglia, era un “centro” di resistenza. Strano. Avrei dovuto per lo meno saperlo. Poi dice che “era d’accordo con Albertoli” per raggiungere la mia formazione. Io avevo in formazione due Albertoli, due cugini, Giampiero e Giacomo. Caddero entrambi eroicamente alla Gera di Voldomino e alla loro memoria è stata concessa la medaglia di bronzo al valor militare. Forse Fo potrà spiegare come faceva ad essere d’accordo con uno dei due Albertoli di lasciare Tradate nel gennaio 1945, quando erano entrambi caduti quattro mesi prima. Senza dire, poi, che i cugini Albertoli erano tra i più vicini a me e mai nessuno dei due mi parlò di un Dario Fo che nutriva l’intento di unirsi alla nostra formazione… Se Dario Fo si arruolò nei paracadutisti repubblichini per consiglio di un capo partigiano, perché non lo ha detto subito, all’indomani della Liberazione? Sarebbe stato un titolo d’onore, per lui. Perché mai tenere celato per tanti anni un episodio che va a suo merito?”. Subito dopo, a Repubblica Fo disse: “Io repubblichino? Non l’ho mai negato. Sono nato nel ’26. Nel ’43 avevo 17 anni. Fino a quando ho potuto ho fatto il renitente. Poi è arrivato il bando di morte. O mi presentavo o fuggivo in Svizzera. Mi sono arruolato volontario per non destare sospetti sull’attività antifascista di mio padre, quindi d’accordo con i partigiani amici di mio padre”. Milani e Lazzarini testimoniarono al processo di Varese contro Fo, che li denunciò per falsa testimonianza.
dario_fo Il 15 febbraio 1979, il tribunale assolse il direttore de Il Nord, scrivendo: “E’ certo che Fo ha vestito la divisa del paracadutista repubblichino nelle file del Battaglione Azzurro di Tradate. Lo ha riconosciuto lui stesso, e non poteva non farlo, trattandosi di circostanza confortata da numerosi riscontri probatori documentali e testimoniali, anche se ha cercato di edulcorare il suo arruolamento volontario sostenendo di avere svolto la parte dell’infiltrato pronto al doppio gioco. Ma le sue riserve mentali lasciano il tempo che trovano. (…) Deve ritenersi accertato che delle formazioni fasciste impegnate nell’operazione in Val Cannobina facessero sicuramente parte anche i paracadutisti del Battaglione Azzurro di Tradate. (…) Non è altrettanto certo, o meglio è discutibile, che vi sia stato impiegato Dario Fo. Ma (…) la milizia repubblichina di Fo in un battaglione che di sicuro ha effettuato qualche rastrellamento, lo rende in certo qual modo moralmente corresponsabile di tutte le attività e di ogni scelta operata da quella scuola nella quale egli, per libera elezione, aveva deciso di entrare. E’ legittima dunque per Dario Fo non solo la definizione di repubblichino, ma anche quella di rastrellatore”. Milani fu assolto dall’accusa di falsa testimonianza nel 1980 perché “il fatto non sussiste”. Fo dichiarò poi nel 2000 al Corriere della Sera: “Aderii alla RSI per ragioni più pratiche: cercare di imboscarmi, portare a casa la pelle. Ho scelto l’artiglieria contraerea di Varese perché tanto non aveva cannoni ed era facile prevedere che gli arruolati sarebbero presto stati rimandati a casa. Quando capii che invece rischiavo di essere spedito in Germania a sostituire gli artiglieri tedeschi massacrati dalle bombe, trovai un’altra scappatoia. Mi arruolai nella scuola paracadutisti di Tradate. Poi tornai nelle mie valli, cercai di unirmi a qualche gruppo di partigiani, ma non ne era rimasto nessuno”.imm2“Se non c’era la Francia che partiva in quarta, ci sarebbe stata una strage e staremmo qui a piangere anche sulle nostre responsabilità”
Dario Fo sulla Libia, marzo 2011

Il 24 marzo 2011, all’Unità Dario Fo concesse un’intervista dove disse: “Che si fa con la Libia? ‘Discorso terribile, difficile maneggiare senza ferirsi. Ma se non c’era la Francia che partiva in quarta, c’era una strage e staremmo qui a piangere anche sulle nostre responsabilità. Dovevamo accettare il massacro? Magari con la scusa che i luoghi in cui intervenire per difendere la libertà sarebbero troppi e quindi meglio niente? Meglio fermi e sottoterra? Non credo, io sto con l’ONU. Certo, bisognava intervenire prima, dare forza e valore alle parole, alla trattativa e ancora questa è la strada da battere ma…Ora ci vorrebbe un controllo meticoloso delle operazioni, una lucidità che tuttavia la guerra, o il potere, nega sempre. Poi penso a Berlusconi, ai suoi amici. È un collezionista di figli di puttana, appena ne vede uno gli corre incontro e gli bacerebbe anche i piedi, non solo l’anello, è fatto così”.

12993527Il repubblichino Dario Fo aveva sviluppato un naturale, per lui, acuto odio verso le realtà antimperialiste, probabilmente alimentate dal premio Nobel, una gratifica che l’imperialismo concede ai suoi sicari più talentuosi. Già nel dicembre 2007, il buffone nobelizzato attaccò il Presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe, il leader libico Muammar Gheddafi e il presidente sudanese Umar al-Bashir, in perfetto coordinamento con le aggressioni militar-diplomatiche di cui erano, e saranno oggetto, da parte della NATO e degli Stati Uniti d’America, con una lettera aperta sottoscritta tra gli altri da Dario Fo, Franca Rame e dal camerata Guenter Grass (altro intellettuale di sinistra, dai trascorsi militari nell’Asse), con cui si accusavano i leader europei di “codardia politica” per “non avere il coraggio” di affrontare la questione della guerra civile in Sudan e la situazione nello Zimbabwe. Ovvero, per non dedicarsi appieno al rovesciamento, armato o colorato, di presidenti e realtà politiche che si opponevano all’imperialismo e al colonialismo in Africa.
E non si creda che sulla Siria si sia rinsavito, anzi, ancora nel 2014, quando tutti sapevano chi fossero i ‘rivoluzionari’ siriani, invitava a rovesciare il governo di Damasco e a sostenere i terroristi islamisti finanziati dagli stessi che gli procurarono il premio Nobel. “Il premio nobel italiano per la letteratura Dario Fo, il vescovo di Mazara del Vallo Monsignor Domenico Mogavero, lo scrittore Paolo Rumiz, il cantautore Francesco Guccini, l’islamologo Paolo Branca della Cattolica di Milano, Antoine Courban dell’università gesuita di Beirut e Fra Claudio Monge, teologo delle religioni ad Istanbul, sono alcuni dei firmatari di un appello di solidarietà con “numerosissimi siriani… scesi in piazza nel 2011 domandando libertà, dignità e pari opportunità e per questo massacrati dal regime“, un appello promosso da Shady Hamadi e dall’associazione Articolo21 che denunciava il “silenzio assordante dell’Occidente nei primi dodici mesi della rivoluzione siriana, quando le milizie fondamentaliste non avevano ancora fatto irruzione, salvifiche per il regime, dall’estero”… con una parentesi sul complottismo che piace alla propaganda della NATO, “sappiamo anche che le passate complicità e connivenze del regime siriano con il qaedismo iracheno hanno creato quel torbido intreccio di opposti estremismi indispensabili a salvare il regime, alimentando e foraggiando una rivoluzione controrivoluzionaria“. L’appello chiedeva che il Presidente Bashar al-Assad “venga processato per crimini di guerra e contro l’umanità“.
Dario Fo, giullare dello Zio Sam in buona compagnia, aveva vinto il premio Nobel, e ora doveva dimostrare di esserselo meritato.

L'imperialismo sa fabbricarsi gli 'oppositori'

L’imperialismo sa fabbricarsi gli ‘oppositori’

Riferimenti:
Alleanza Nazionale
Camaleonti
Corriere della Sera
Il Graffio