Mosca avanza nel Mediterraneo tra le disfatte della NATO

Alessandro Lattanzio, 21/1/2017

La Kuznetsov rientra in Patria.

La Kuznetsov rientra in Patria.

Russia e Siria firmavano i documenti su sviluppo e modernizzazione della base navale russa di Tartus, comprendente un protocollo sulle condizioni per schierare forze aerospaziali russe in Siria. I documenti furono ratificati il 20 gennaio 2017 dal Parlamento russo. L’accordo rimarrà in vigore per 49 anni con estensione automatica per altri 25 anni, e prevede che 11 unità navali russe siano presenti nel porto di Tartus, tra cui anche navi a propulsione nucleare. La Russia si occuperà della protezione aeronavale della base, mentre la Siria di quella territoriale. La Russia potrà anche schierare velivoli in avamposti temporanei, coordinandosi con i siriani. La Russia potrà rinnovare, ricostruire e demolire gli impianti ed avviare lavori di costruzione, anche subacquei. La Siria non farà obiezioni sulle attività militari russe nella base, oltre la giurisdizione di Damasco. La Russia s’impegna ad inviare in Siria, su richiesta, specialisti per organizzare la difesa del porto di Tartus e organizzare le operazioni di ricerca e soccorso in acque siriane, ed infine per riparare a aggiornare le navi da guerra siriani; “Su richiesta dell’ente siriano autorizzato, l’organismo autorizzato russo potrà… gratuitamente… inviare rappresentanti… per assistere gli… specialisti siriani nell’aggiornamento tecnico delle navi da guerra siriane“.
L’accordo trasforma il centro logistico di Tartus in una base navale in piena regola, “Questo significa che in futuro navi di ogni tipo potranno essere stanziate a Tartus, ad eccezione delle portaerei“, dichiarava l’Ammiraglio Viktor Kravchenko, secondo cui acqua, carburante ed elettricità saranno garantiti e gli ancoraggi saranno ampliati; “Sarà necessario costruire un deposito batterie per sostituire le batterie dei sottomarini o ricaricarle“. La sicurezza della base sarà affidata ai sistemi missilistici di difesa aerea e di difesa costiera, come i sistemi missilistici Bal e Bastion. Andrej Krasov del Comitato della Difesa della Duma di Stato, affermava, “Questo è solo un elemento della rete di infrastrutture che consentirà alla Russia di combattere con successo il terrorismo internazionale nella regione“. Secondo Viktor Ozerov, a capo del Comitato della Difesa del Consiglio della Federazione Russa, “Non ritarderemo l’ammodernamento di Tartus… A giudicare dall’esperienza, penso che l’infrastruttura di Tartus potrà essere aggiornata secondo le nostre esigenze in 18-24 mesi“.siria-su-25-2017-1-10Nel frattempo, il Ministero della Difesa russo ritirava, dalla base aerea siriana di Humaymim, 10 cacciabombardieri Sukhoj Su-24M2, oltre al gruppo aeronavale dell’Admiral Kuznetsov con circa 30 aeromobili. Inoltre, arrivavano in Siria 4 aerei d’attacco Sukhoj Su-25. Il gruppo aereo russo in Siria poteva così contare su 37 aeromobili:
4 bombardieri Sukhoj Su-34
2 cacciabombardieri Sukhoj Su-24M2
4 caccia Sukhoj Su-30SM
4 caccia Sukhoj Su-35S
4 aerei d’assalto Sukhoj Su-25SM
3 elicotteri d’assalto Mil Mi-8AMTSh
20 elicotteri da combattimento Mil Mi-35M, Mil Mi-28N e Kamov Ka-52
1 elicottero navale Ka-31SV
oltre a vari droni, riducendo quindi del 51% il contingente aerospaziale russo dispiegato in Siria.
su-24m2-1000-salidas-de-combateNel nord della Siria, l’esercito turco, il secondo per importanza della NATO dopo l’US Army, subiva una serie di sconfitte dolorose per mano dei terroristi dello SIIL. A dimostrazione di come, al di là delle chiacchiere e della propaganda bianca o grigia, le forze siriane, iraniane, irachene e russe siano ben più efficaci ed efficienti contro il terrorismo islamista alimentato dalla NATO (Gladio-B), rispetto alle vantate efficienza e potenza dell’organizzazione e degli armamenti delle potenze occidentali. Secondo l’ultimo rapporto della Defense Security Cooperation Agency degli Stati Uniti, le forze armate saudite avevano perso almeno 20 carri armati M1A2 Abrams nello Yemen, e l’esercito turco, nell’ambito dell’operazione “Eufrate Shield” nel nord della Siria, aveva perso almeno 15 carri armati di fabbricazione tedesca Leopard 2A4, di cui 10 presso la città di al-Bab. Tali perdite preoccupano il complesso militar-industriale tedesco, che li ha venduto 354 carri armati alla Bundeswehr e agli eserciti di altri 18 Paesi. Infatti, il Leopard 2 ha dimostrato di avere notevoli punti deboli ai fianchi e al tergo, che i terroristi addestrati dalle forze speciali della NATO hanno saputo sfruttare utilizzando i missili anticarro. Anche per questo, le forze armate turche e i gruppi terroristici filo-turchi, il 20 gennaio, non riuscivano ad accerchiare l’importante base del SIIL di Qabasin, nella provincia di Aleppo, ad est di al-Bab, di cui è il centro chiave del sistema di difesa.

Leopard 2A4 turchi distrutti

Leopard 2A4 turchi distrutti

Leopard 2A4 turchi distrutti

Leopard 2A4 turchi distrutti

Se Obama emanava l’ultimo ordine operativo, inviando bombardieri B-2 per attaccare due campi dello SIIL in Libia, a sud-est di Sirte, allo scopo di supportare il governo filo-occidentale di Accordo Nazionale della Libia (GNA) di Fayaz al-Saraj, la portaerei russa Admiral Kuznetsov, l’11 gennaio, accoglieva il comandante dell’Esercito nazionale libico (LNA) Qalifa Haftar, legato al Parlamento di Tobruq, il cui presidente Agilah Salah aveva visitato Mosca il 13 dicembre incontrando il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov per discutere di dialogo politico, economia, sicurezza e antiterrorismo in Libia. In precedenza Ahmad Maytiq, vicepresidente del Consiglio di Presidenza del GNA, aveva visitato Mosca assieme al ministro dalla Difesa Mahdi al-Bargathi e al ministro degli Esteri Tahir Syiala. A dicembre, l’ambasciatore russo in Libia Ivan Molotkov incontrava sempre al-Bargathi per discutere di cooperazione militare, manutenzione e aggiornamento del materiale militare russo in Libia. Prima del 2011, in Libia le compagnie petrolifere e gasifere russe avevano firmato contratti per almeno 4 miliardi di dollari. Nel maggio 2016, Mosca stampò 4 miliardi di dinari libici per conto del governo di Tobruq guidato dal primo ministro Abdullah al-Thani. Haftar stesso aveva visitato Mosca per due volte in sette mesi, incontrando i Ministri degli Esteri e della Difesa russi e il Segretario del Consiglio di Sicurezza Nikolaj Patrushev. Secondo il portavoce del LNA Ahmad al-Mismari, “La Libia firmò contratti con la Russia del valore di 4,2 miliardi di dollari nel 2009. Questi contratti saranno attivati una volta che l’embargo sulle armi delle Nazioni Unite non sarà più attivo“.

Haftar a bordo della Kuznetsov

Haftar a bordo della Kuznetsov

Infine, il deputato egiziano Hatam Abdulhamid accusava Qatar, Turchia e Israele di sostenere i gruppi terroristici nel Sinai, “I gruppi terroristici sono mercenari sostenuti da potenze mondiali e regimi reazionari, e questi ultimi usano i terroristi per i loro piani distruttivi. Doha, Ankara e Tel Aviv sono dietro tutte le operazioni terroristiche nel Sinai e cercano di diffondere il terrorismo in Egitto“. Le osservazioni avvenivano dopo che i terroristi avevano ucciso 8 poliziotti in un posto di blocco nella provincia di Wadi al-Jadid, nel sud-ovest dell’Egitto. 2 dei terroristi furono eliminati dalle forze di sicurezza.

A Dayr al-Zur, l'Esercito arabo siriano respinge l'utlimo assalto di Galdio-B (Stato islamico), organizzato dall'amministrazione Obama

A Dayr al-Zur, l’Esercito arabo siriano respinge l’utlimo assalto di Gladio-B (Stato islamico), organizzato dall’amministrazione Obama

Fonti:
al-Monitor
Analisis Militares
FARS
Global Research
South Front
South Front
Sputnik
Sputnik
Sputnik

A Dayr al-Zur lo Stato islamico si disintegra

Ziad al-Fadil Syrian Perspective 18/1/2017

hasan-muhamad-muqamatMessaggio dal Maggior-Generale Hasan Muhamad Muqamat, Comandante della 17.ma Divisione e Presidente del Comitato per la Sicurezza dell’Esercito arabo siriano nella Siria orientale:
– La situazione a Dayr al-Zur è sotto controllo e i punti presso cimitero e periferia della città sono stati rafforzati.
– La Guardia dell’aeroporto è pronta ad affrontare ogni attacco dei terroristi con il sostegno della 137.ma Brigata.
– Come abbiamo trionfato nell’aeroporto Quwayiris, trionferemo anche nell’aeroporto di Dayr al-Zur. Resisteremo fino alla vittoria.
– La vittoria è nostra. Operiamo per recuperare i punti infiltrati dai terroristi, il processo è continuo e non c’è paura a Dayr al-Zur.
Il Generale Muqamat dichiarava al corrispondente di al-Manar: “abbiamo assorbito l’attacco multiplo dello SIIL, passando dalla difesa all’attacco e recuperando i punti occupati dallo SIIL. L’aeroporto militare di Dayr al-Zur è sotto il controllo dell’Esercito arabo siriano, impegnato in scontri feroci per riprendere il controllo della centrale elettrica, dopo l’infiltrazione dello “SIIL”; le aree residenziali universitarie e la collina Baruq sono sicure e fortificate dopo le aspre battaglie per respingere l’attacco sferratovi. Le Aeronautiche siriana e russa continueranno a bombardare siti e movimenti del nemico, che ha subito pesanti perdite umane e materiali. Gli elicotteri militari continuano ad atterrare e decollare dalla città e a rifornire l’aeroporto militare… abbiamo avuto i rifornimenti e non siamo preoccupati per la situazione sul terreno a Dayr al-Zur, nonostante il grande attacco e la carenza di risorse, la vittoria è questione di pazienza e tempo”.16142919Il recente attacco su Dayr al-Zur, in particolare alla base aerea, è condotto da una forza composta quasi solo da iracheni e golfini guidati da Abu Ibrahim al-Iraqi, ex-agente delle forze speciali di Sadam Husayn, e da un saudita dal nome di battaglia Abu Shadad al-Jazraui. Questi due hanno il loro bel da fare. I difensori della Guardia Repubblicana dell’Esercito arabo siriano sono veterani in tutti i sensi della parola. Non solo la popolazione circondata nella città è totalmente devota al governo centrale, ma i leader tribali hanno anche chiarito nettamente che i combattenti dei loro ranghi scalpitano per combattere contro le forze nichiliste del wahhabismo. Per dimostrarlo, ieri e oggi, i gruppi di difesa locali hanno attaccato le basi dello SIIL ad al-Mayadin, al-Ashara e al-Bulayl, ad est di Dayr al-Zur, eliminando 9 ratti dello SIIL e bruciato ogni residuo della loro presenza nei villaggi menzionati. Secondo la mia fonte di Damasco, basandosi su testimonianze non verificate, i combattenti tribali avrebbero squartato con coltelli da caccia alcuni ratti dello SIIL catturati.
Oltre 16 autocarri-bomba furono individuati da ricognitori ed osservatori dell’EAS. Tali camion provenivano dall’area di Mosul, la notte del 13 gennaio 2017. Ogni autista dei camion aveva il compito di creare una breccia nelle difese dell’EAS per permettere ad unità specializzate dello SIIL (Inqimasiyn) di penetrare le postazioni dell’Esercito arabo siriano. Questi particolari tipi di ratti sono ex-commando delle forze speciali dell’esercito iracheno e degli Stati arabi del Golfo, intensamente addestrati e ridislocati dalle loro basi a Mosul, Raqqa e Palmyra nel tentativo di contrastare l’arretramento delle forze dello SIIL ad est e ad ovest dell’Eufrate. Il numero di morti fra i ratti è sorprendente. Ora la fine dei combattimenti è al traguardo con la piena vittoria dell’Esercito arabo siriano a portata di mano, dotato di armi e difeso da sciami di bombardieri siriani e russi.
Testimoni della corsa frenetica verso gli ospedali segnalano, in un caso, convogli di ambulanze correre ad al-Buqamal, città al confine tra Siria e Iraq. La maggior parte dei ratti va curata immediatamente, mentre la battaglia si svolge nella città. Oggi i comandanti della Guardia Repubblicana mettono insieme le forze per un contrattacco descritto come “massiccio”. Proprio oggi, lo SIIL cominciava a bruciare pneumatici nel tentativo maldestro di accecare i bombardieri siriani e russi. Evidentemente, le gomme erano per lo più pezzi di ricambio dei veicoli dello SIIL che hanno poche possibilità di salvare se bucano.
Che lo SIIL abbia occupato l’area del cimitero è esattamente una bugia. Non ha neanche ripreso la collina che getta l’ombra sull’area. Mere storie per sollevare il morale al collasso dei ratti. La Caserma della 119.ma Brigata corazzata che confina con la base aerea non è stata occupata e rimane nelle mani dell’EAS. Le uniche aree finite sotto il controllo dell’artiglieria dei ratti demoniaci sono la collina Ingegnere e la caserma Junayd, bloccando temporaneamente la strada per la base aerea. Sono stato informato che vengono prese le misure per rimuovere tale fastidio. Ad oggi, nonostante le bugie dei propagandisti inglesi, sono stati segnalati solo 20 soldati siriani caduti. Il numero di assassini dello SIIL spediti al l’inferno è oltre 1000 dal 13 gennaio, un dato che non può essere trascurato dai capi-ratti dello SIIL, e che li ha spinti ad inviare i rinforzi specializzati nell’area. Inoltre, all’attenzione dei nostri lettori va la menzogna inglese sui 10 soldati siriani giustiziati brutalmente dai selvaggi dello SIIL in modi diversi mentre correvano sui carri armati. In realtà, le persone giustiziate dallo SIIL erano informatori dell’esercito e funzionari del governo. I soldati siriani non si arrendono allo SIIL perché sanno quale sarebbe il loro destino.
SAAF e RVVS anneriscono i cieli sopra quest’area, ora: sul quartiere industriale, Tal Tamin, al-Sala, Cimitero, Tal Baruq. In questi luoghi, i ratti hanno perso 2 carri armati, un blindato e 7 tecniche. Oltre a queste aree, SAAF e RVVS attaccano Huayqa, al-Rushdiya, al-Sinah, al-Baqaliyah, al-Husayniyah e al-Junayna.
Un autista suicida su un camion-bomba carico di TNT e C-4 è stato fermato nel nord-est della base aerea. Le fonti dicono che aveva un sorriso da pazzo mentre guidava l’autoveicolo dritto nell’Ade. A Tal Baruq, l’EAS sventava l’attacco nel nord-ovest della città, eliminando 5 avvoltoi. Lo SIIL starebbe trasferendo i famigliari dalla città, in previsione di un attacco devastante da parte delle forze dell’Esercito arabo siriano. Temendo l’irruzione dei combattenti tribali Shaytat, la cui reputazione per la vendetta è ben nota, i ratti hanno deciso d’inviare la loro infelice prole nelle zone rurali, con centinaia di piccoli ratti urlanti con voce stridula, spuntando veleno sanguinoso e purulento dai finestrini del furgoni che li trasportano verso il destino incerto in cui scarafaggi e scorpioni vivono. Lo SIIL ha elencato centinaia di morti sui propri siti web. Gli unici degni di nota sono Ibrahim Shalash e Hamud al-Nasir.tulsi-gabbardUna storia in continuo sviluppo. La nostra eroina, la congressista Tulsi Gabbard (D-Hawaii), ha appena concluso un incontro a Damasco con molti funzionari. Si attende una dichiarazione al suo ritorno in Patria. Ci occuperemo di questo importante fatto.

Base Aerea di Dayr al-Zur

Base Aerea di Dayr al-Zur

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Assad: “Libereremo ogni pollice della terra siriana”

Bashar al Assad, Global Research, 10 gennaio 2017 – SANAo-assad-syrie-facebook-1728x800_cIl Presidente Bashar al-Assad ha detto che tutto il mondo cambia idea sulla Siria, a tutti i livelli, locale, regionale e internazionale. In una dichiarazione ai media francesi, il Presidente al-Assad ha aggiunto che la nostra missione, secondo la Costituzione e le leggi, è liberare ogni pollice del territorio siriano. Di seguito è riportato il quadro completo della dichiarazione:

Domanda 1: Signor Presidente, ha appena incontrato una delegazione di parlamentari francesi. Pensa che questa visita influenzerà la posizione francese sulla Siria?
Presidente Assad: Questa è una domanda per i francesi. Speriamo che ogni delegazione che venga qui veda la verità su ciò che accade in Siria negli ultimi anni, dall’inizio della guerra sei anni fa, e il problema ora, riguardo la Francia in particolare, è che non ha un’ambasciata, né alcuna relazione con la Siria, quindi è come… possiamo dire, uno Stato cieco. Come si può forgiare una politica nei confronti di una certa regione se non si può vedere, se si è ciechi? Si deve vedere. L’importanza di queste delegazioni è che rappresentano gli occhi degli Stati, ma dipende dallo Stato; vogliono vedere o continuare la politica dello struzzo e non vogliono la verità, perché ora tutti nel mondo cambiano idea sulla Siria, e a tutti i livelli, locale, regionale e internazionale. Finora, l’amministrazione francese non ha cambiato posizione, parla ancora la vecchia lingua scollegata dalla realtà. Ecco perché speriamo ci sia qualcuno che voglia ascoltare queste delegazioni, i fatti. Non parlo di me, parlo della realtà in Siria. Così, abbiamo speranze.

Domanda 2: Signor Presidente, ha detto che Aleppo è una vittoria importante per la Siria, e una svolta importante nella crisi. Cosa prova quando vede le immagini delle centinaia di civili uccisi nei bombardamenti, e la devastazione della città?
Presidente Assad: Naturalmente, è molto doloroso per noi siriani vedere il nostro Paese distrutto e spargimento di sangue, è evidente, è la parte emotiva, ma per me, presidente o funzionario, la domanda del popolo siriano è: che ho intenzione di fare. Non solo il sentimento; la sensazione è evidente, come ho detto. Come ricostruiremo le nostre città.

Domanda 3: Ma il bombardamento di Aleppo est era l’unica soluzione per riprendere la città, con la morte di civili, suoi concittadini?
Presidente Assad: Dipende da che tipo di guerra si vuole. Volete una guerra silenziosa, senza distruzione? Non conosco, nella storia, guerre buone, ogni guerra è un male. Perché? Perché ogni guerra è distruzione, è uccisione, perciò ogni guerra è un male. Non si può dire “questa è una guerra buona”, anche se è per una buona ragione, per difendere il proprio Paese, per un motivo nobile, ma è un male. Ecco perché non è la soluzione, se si ha qualsiasi altra soluzione. Ma la domanda è: come si possono liberare i civili nelle aree occupate dai terroristi? E’ meglio lasciarglieli, sotto la loro supervisione, la loro oppressione, al destino deciso da terroristi che decapitano, uccidono, fanno di tutto, ma senza avere uno Stato? Questo è il ruolo dello Stato, restare a guardare? Bisogna liberarli, e questo è il prezzo a volte, ma alla fine, il popolo viene liberato dai terroristi. Questa è la domanda ora: vanno liberati o no? Se sì, questo è ciò che dobbiamo fare.

Domanda 4: Signor Presidente, il cessate il fuoco è stato firmato il 30 dicembre, perché l’Esercito Arabo Siriano ancora combatte vicino Damasco, nella regione di Wadi Barada?
Presidente Assad: Prima di tutto, il cessate il fuoco è con diverse parti, quindi quando si dice c’è una tregua possibile, è quando ogni parte smette di combattere e sparare, ma non è così in molte zone in Siria, come è stato indicato dal Centro di osservazione russo sul cessate il fuoco. Ci sono violazioni del cessate il fuoco ogni giorno in Siria, anche a Damasco, soprattutto, perché i terroristi occupano la principale sorgente di Damasco, dove più di cinque milioni di civili sono privati dell’acqua nelle ultime tre settimane, e il ruolo dell’Esercito arabo siriano è liberare quella zona, per evitare che i terroristi usino l’acqua per soffocare la capitale. Ecco perché.

Domanda 5: Signor Presidente, lo SIIL non fa parte del cessate il fuoco …
Presidente Assad: No.

Giornalista: Avete intenzione di riprendere Raqqa, e quando?
Presidente Assad: Lasciatemi continuare la seconda parte della prima domanda. La seconda parte del cessate il fuoco non riguarda al-Nusra e SIIL, e l’area che abbiamo liberato di recente, le sorgenti della capitale Damasco, erano occupate da al-Nusra che ha formalmente annunciato che occupa la zona. Quindi, non fa parte del cessate il fuoco. Su al-Raqqa, naturalmente, è nostra missione, secondo la Costituzione e secondo le leggi, dover liberare ogni pollice del territorio siriano. Non c’è alcun dubbio su questo, non c’è da concordare. Ma si tratta di quando e quali sono le nostre priorità, e questo spetta ai militari, riguarda la pianificazione militare, le priorità militari. Ma a livello nazionale, non c’è alcuna priorità; ogni pollice è un pollice siriano, sarà di competenza del governo.

Domanda 6: Colloqui importanti si svolgeranno ad Astana alla fine del mese, con molte parti siriane, tra cui alcuni gruppi d’opposizione, diciamo. Con quali siete pronti a negoziare direttamente, e con quali siete pronti a negoziare per riportare la pace in Siria.
Presidente Assad: Naturalmente, siamo pronti e abbiamo annunciato che la nostra delegazione alla conferenza è pronta a recarvisi quando avranno deciso… quando decideranno l’ora di quella conferenza. Siamo pronti a negoziare su tutto, se si parla di trattative per porre fine al conflitto in Siria o del futuro della Siria, tutto è aperto, non ci sono limiti ai negoziati. Ma chi ci sarà dall’altra parte? Non lo sappiamo ancora. Ci sarà la vera opposizione siriana, e quando dico “vera” significa siriana, non saudita, francese o inglese; dovrebbe essere l’opposizione siriana a discutere questioni siriane. Così, la vitalità o, diciamo, il successo di tale Conferenza dipenderà da ciò.bashar-al-assadDomanda 7: E’ ancora pronto a discutere la posizione di presidente? È stata contestata.
Presidente Assad: Sì, ma la mia posizione è legata alla costituzione, e la costituzione è molto chiara sul meccanismo per eleggere un presidente o sbarazzarsene. Quindi, se vogliono discutere di questo punto, devono discutere della costituzione, e la costituzione non è di proprietà del governo o del presidente o dell’opposizione; dovrebbe esserlo del popolo siriano, quindi è necessario un referendum. Questo è uno dei punti che potrebbero essere discussi alla riunione, naturalmente, ma non si può dire “dobbiamo che il presidente” o “non dobbiamo che il presidente” perché il presidente è legato alle urne. Se non ne hanno bisogno, si va alle urne. Il popolo siriano dovrà eleggere il presidente, non una sua parte.

Domanda 8: E con questo negoziato, quale sarà il destino di combattenti ribelli?
Presidente Assad: Ciò che abbiamo attutato negli ultimi tre anni, volendo seriamente la pace in Siria, il governo ha offerto l’amnistia ad ogni militante che cede le armi, ed ha funzionato, c’è ancora la stessa opzione se si vuole tornare alla normalità, alla vita normale. Questo è il massimo che si può offrire, l’amnistia.

Domanda 9: Signor Presidente, come sa ci saranno le elezioni presidenziali in Francia, ha un favorito, una preferenza per uno dei candidati?
Presidente Assad: No, perché non abbiamo alcun contatto con loro, e non possiamo contare molto sul bilancio e la retorica elettorale, così abbiamo sempre aspettato e visto quale politica adottavano, dopo l’incarico. Ma abbiamo sempre la speranza che la prossima amministrazione o governo o presidente voglia a che fare con la realtà, scollegarsi dalla politica slegata dalla realtà. Questa è la nostra speranza, poter lavorare nell’interesse del popolo francese, in quanto la questione ora, dopo sei anni, è: come cittadino francese, ti senti più sicuro? Non credo che la risposta sia sì. Il problema dell’immigrazione ha reso la situazione nel vostro Paese migliore? Penso che la risposta sia no, in Francia e in Europa. La domanda ora: qual è la ragione? Questa è la discussione che la prossima amministrazione o governo o presidente dovrà affrontare per far fronte alla realtà, non all’immaginazione come è accaduto negli ultimi sei anni.

Domanda 10: Ma uno dei candidati, François Fillon, non ha la stessa posizione dell’attuale; vorrebbe riaprire il dialogo con la Siria. Si aspetta che la sua elezione, se eletto, possa cambiare la posizione della Francia sulla Siria?
Presidente Assad: La sua retorica sui terroristi, o diciamo, la priorità nel combattere i terroristi e non nell’immischiarsi negli affari di altri Paesi, è benvenuta, ma dobbiamo essere cauti, perché ciò che abbiamo imparato in questa regione negli ultimi anni è che molti dicono qualcosa e fanno il contrario. Non dico che Fillon lo farà. Spero di no. Ma dobbiamo aspettare e vedere, perché non c’è alcun contatto. Finora, quello che ha detto, se adottato, sarà un gran bene.

Domanda 11: Apprezza come politico Francois Fillon?
Presidente Assad: non ho avuto alcun contatto con lui o cooperazione, perciò qualsiasi cosa dica ora non sarà molto credibile, ad essere franco.

Domanda 12: C’è un messaggio che desidera inviare alla Francia?
Presidente Assad: Penso che se voglio inviarlo ai politici, dirò la cosa ovvia; si deve lavorare per l’interesse dei cittadini siriani, e negli ultimi sei anni la situazione va nella direzione opposta, perché la politica francese ha danneggiato gli interessi francesi. Così, al popolo francese direi che i media mainstream occidentali hanno fallito. La narrazione è stata sfatato dalla realtà, e se ci sono i media alternativi, va cercata la verità. La verità è la principale vittima degli eventi in Medio Oriente, anche in Siria. Vorrei chiedere a qualsiasi cittadino francese di cercare la realtà, le informazioni autentiche attraverso i media alternativi. Quando cercano queste informazioni, possono essere più efficaci nell’affrontare il proprio governo, o almeno non permettere a certi politici di ricorrere alla menzogna. Questo è ciò che penso sia la cosa più importante negli ultimi sei anni.

Domanda 13: Signor Presidente, suo padre è stato Presidente permanente della Siria. Ritiene di aver la possibilità di non essere più presidente, un giorno?
Presidente Assad: Sì, dipende da due cose: la prima è la volontà del popolo siriano; chi vuole sia presidente o no. Se voglio essere presidente, mentre il popolo siriano no lo vuole, anche se vinco le elezioni, non ho un forte sostegno, non otterrei nulla, soprattutto in una regione complessa come la Siria. Non si può essere solo eletti presidente, non funziona, è necessario il sostegno popolare. Senza di esso non posso avere successo. Così, in quel momento, non avrà senso essere presidente.
La seconda; se ho la sensazione di voler essere presidente, indicherei me stesso, ma dipende dal primo fattore. Se ritengo che il popolo siriano non mi voglia, naturalmente non lo sarò. Quindi, non si tratta di me, ma soprattutto del popolo siriano; se mi vuole o no. È così che la vedo.

Domanda 14: Ultima domanda; Donald Trump sarà nominato presidente degli Stati Uniti tra due settimane. E’ stato chiaro nel voler migliorare le relazioni con la Russia, una dei suoi principali alleati…
Pesidente Assad: Sì, esattamente.

Giornalista: Ritiene di… aspettarsi che cambi la posizione degli Stati Uniti sulla Siria?
Presidente Assad: Sì, se si vuole parlare in modo realistico, perché il problema siriano non è isolato, non è solo siriano; in realtà è più grande… o diciamo il conflitto siriano è soprattutto regionale e internazionale. La parte più semplice che si può affrontare è quella siriana. La parte regionale e internazionale dipende principalmente dal rapporto tra Stati Uniti e Russia. Ciò che annunciava ieri era molto promettente, se c’è un vero approccio o iniziativa per migliorare la relazione tra Stati Uniti e Russia, influenzerà tutti i problemi del mondo, anche in Siria. Quindi, direi di sì, penso che sia positivo sul conflitto siriano.

Giornalista: Cos’è positivo?
Presidente Assad: mi riferisco alla relazione, al miglioramento del rapporto tra Stati Uniti e Russia che si rifletterà positivamente sul conflitto siriano.

Giornalisti: Grazie mille.15781477Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Conflitto tra statunitensi e turchi sul riciclaggio dello Stato islamico

al-Manar 11 gennaio 2017

manar-00105550014840813606Il quotidiano libanese al-Aqbar riferiva del conflitto latente tra Ankara e Washington sulla questione del riciclaggio dei “jihadisti dello Stato islamico”; conflitto svelato dalla morte di un capo islamista, passata inosservata.

Morte sospetta
Alla fine di novembre fu eliminato Muhamad al-Ghabi (nome dalla valle al-Ghab, provincia di Hama, da cui proveniva). Il vero nome era Muhamad al-Ahmadi, disertore dell’Esercito arabo siriano nel 2011, entrato nelle fila del Free Syrian Army, la prima milizia a prendere le armi contro il governo siriano. Dopo esser passato tra diverse milizie, finalmente trovò il Jabhat al-Sham di cui fu nominato vicecapo della sala operativa del Sahl al-Ghab. A febbraio supervisionò e presiedette la creazione di una coalizione di milizie chiamata Jaysh al-Tahrir, formata oltre dalla sua 312.ma divisione, da 9.no contingente, 45.ma divisione e liwa al-Haq. In un primo momento, la sua morte fu presentata come “accaduta mentre combatteva lo SIIL, difendendo la terra e l’onore nella provincia settentrionale di Aleppo“. Ma si scoprì che fu colpito in maniera senza dubbio ben accurata, rendendo sospetta la versione ufficiale. I dettagli del suo passato lo spiegano.

Agente dell’intelligence degli Stati Uniti
Ghabi era noto per le sue relazioni con l’intelligence degli Stati Uniti, che dirigeva un programma per sollecitare i membri della milizia terrorista wahabita SIIL a disertare. Il programma segreto fu avviato nell’aprile 2016, insieme con l’intelligence turca, nell’ambito del programma a sostegno dell’opposizione moderata. Ghabi fu efficace: nel giro di due mesi ne arruolò trenta di molte nazionalità, anche francesi, belgi e olandesi, soprattutto grazie alle relazioni forgiate con diverse fazioni armate, in particolare i jihadisti taqfiriti. Sembrava aver arruolato alcuni capi dello SIIL, soprattutto perché l’accordo era piuttosto succoso: 10mila dollari per ogni disertore dello SIIL di nazionalità estera, e 5000 per quelli di nazionalità araba. Naturalmente Ghabi ebbe la parte del leone: il doppio di quanto dato ai capi dello SIIL. Ogni disertore era un tesoro per i servizi d’intelligence, soprattutto se di origine statunitense o europea: fornivano informazioni interne sul gruppo, i membri e loro identità e nazionalità, nonché sui loro agenti al di fuori della Siria. Inoltre, potevano essere riabilitati integrandosi con le altre milizie che combattono per conto di tali servizi. Pochi furono rimpatriati, con l’attiva partecipazione dei servizi interessati. La loro riabilitazione fu principalmente psicologica e religiosa, in centri appositamente ideati nei villaggi turchi al confine con la Siria.

Il più fedele di tutti
Ghabi non fu l’unico ad eseguire tale compito, ma fu il più fedele tra tutti agli statunitensi. Fu così anche quando il coordinamento tra di loro e i turchi s’interruppe, a giugno. Ankara voleva installare i centri di riabilitazione sul suolo siriano e, soprattutto, aspirava a fare aderire tali disertori alla sua offensiva in Siria, Scudo dell’Eufrate. Nell’ambito del contenzioso turco-statunitense Ghabi insisté ad informare l’intelligence degli USA su tutti gli sviluppi. Mentre la sua coalizione fu integrata nell’offensiva turca, informò i vari gruppi che si erano mobilitati sulle operazioni sul campo. A partire da settembre, i turchi furono informati dei dettagli delle sue azioni.

Anche con al-Nusra
Sembra che abbiano informato Jabhat al-Nusra, ramo di al-Qaida in Siria, rinominatosi Jabhat Fatah al-Sham. Soprattutto Ghabi riuscì ad arruolarne alcuni membri a favore degli statunitensi. Nusra si affrettò a catturarlo, con numerosi famigliari, accusandolo in un comunicato “di aver danneggiato la rivoluzione e la jihad per collaborare con gli americani“. Ma alla fine rilasciò Ghabi per l’enorme pressione e soprattutto per l’interferenza della guida religiosa di Idlib, il saudita Abdullah al-Muhaysini. Quest’ultimo fu il primo ad onorarlo dopo la morte, augurandogli il paradiso nell’aldilà.14656374Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Stato islamico, al-Qaida e USA bombardano le infrastrutture della Siria

Moon of Alabama

%d8%ba%d8%a7%d8%b2-696x392C’è un’operazione per distruggere le infrastrutture della Siria. Al-Qaida, SIIL e aviazione degli Stati Uniti vi partecipano. La loro azione è coordinata. È un’affermazione sconvolgente? Un tale coordinamento potrebbe mai accadere? Si consideri: L’idea dello Stato Islamico è “nata” nel campo di prigionia militare Bucca degli USA in Iraq. Molti suoi capi futuri vi furono internati ed ebbero tempo e spazio per sviluppare la loro filosofia e pianificare le loro operazioni future. Nel 2012 la Defense Intelligence Agency avvertì della nascita dell’entità Stato islamico in Siria e Iraq: “C’è la possibilità di creare un dichiarato o meno principato salafita in Siria orientale (Hasaqah e Dair al-Zur), e questo è esattamente ciò che le potenze che supportano l’opposizione vogliono, per isolare il regime siriano…
In un’intervista dell’agosto 2014 sul NYT di Thomas Friedman, il presidente Obama disse che gli Stati Uniti sapevano dei pericoli dello SIIL, ma non fecero nulla per fermarne l’espansione in Iraq, perché poteva essere utilizzato per cacciare l’allora Primo Ministro Maliqi: “La ragione, il presidente aggiunse, “che non iniziammo ad effettuare qualche aereo attacco sull’Iraq quando lo SIIL comparve era perché avrebbe fatto pressione sul Primo Ministro Nuri Qamal al-Maliqi”. In un recente colloquio con alcuni membri dell’opposizione siriana comparata dagli USA del segretario di Stato Kerry (video – 25:50) su un punto simile sulla Siria: “E sapevamo che avanzava, stavamo a guardare, abbiamo visto che lo SIIL si espandeva e pensammo che Assad ne fosse minacciato” disse Kerry ai siriani. “(Ci) pensammo, però“, continuò, “Probabilmente potevamo gestirlo affinché Assad potesse allora negoziare. Ma invece di negoziare ebbe l’aiuto di Putin“. Ci sono dubbi sul fatto che gli Stati Uniti abbiano solo guardato. Nascita ed avanzata dello SIIL furono finanziate dagli “alleati” del Golfo subordinati ai desideri degli Stati Uniti. Quando l’amministrazione Obama dovette iniziare a bombardare lo SIIL dopo aver ucciso un giornalista statunitense, alcune bombe colpirono o una “posizione dello SIIL” o un “escavatore dello SIIL”. Non era un’operazione seria. Nel frattempo migliaia di autocisterne turche aspettavano nel deserto di caricare petrolio dai pozzi controllati dallo SIIL da vendere in Turchia. Solo dopo che il Presidente Putin mostrò le immagini satellitari di quelle enormi colonne di autocarri ai colleghi in una riunione del G20, gli USA dovettero attaccare tale importante fonte finanziaria dello SIIL. Alla fine dello scorso anno l’esercito statunitense bombardò una posizione del governo siriano a Dayr al-Zur, dove circa 100000 siriani sono assediati dallo SIIL. Uccisero più di 100 soldati siriani permettendo allo SIIL di occupare importanti posizioni collinari, puntando eventualmente a conquistare la città. Fu un attacco intenzionale.
Attualmente viene condotta un’operazione delle forze taqfire contrarie al governo siriano e dagli Stati Uniti per privare il popolo dei servizi pubblici come acqua, gas ed elettricità. Con l’inizio del blocco delle risorse idriche di Damasco e dei suoi 6 milioni di abitanti, va notato: Tale interruzione è parte di una grande strategia chiaramente coordinata per privare tutte le regioni governative delle infrastrutture. Due giorni prima lo Stato islamico bloccava l’importante rifornimento idrico ad Aleppo dall’Eufrate. Dei piloni dell’alta tensione diretta a Damasco venivano distrutti e alle squadre di riparazione, a differenza di prima, fu negato l’accesso. Anche i rifornimenti del gas in parte di Damasco sono stati interrotti. Tale campagna contro le infrastrutture continua, con la partecipazione dei gruppi “ribelli” sostenuti dagli Stati Uniti. Al-Qaeda in Siria, alias Jabhat al-Nusra, fa la sua parte nel Wadi Barada. L’esercito statunitense bombardava un’altra centrale siriana. Nel 2015 aveva già intrapreso operazioni contro questi impianti creando enormi danni materiali, dato che da tre giorni Dayr al-Zur e dintorni non hanno energia elettrica. Ieri anche lo SIIL aderiva alla campagna facendo saltare in aria l’enorme impianto gasifero di Hayan ad Homs est. Hayan è la più grande stazione gasifera della Siria e forniva energia elettrica, riscaldamento e gas da cucina a tutto il Sud della Siria, compresa la capitale Damasco.
Si tratta di una sistematica ampia campagna contro le infrastrutture siriane per privare la popolazione protetta dal governo dei beni di prima necessità. Se lo si chiedesse al governo degli Stati Uniti, naturalmente, direbbe che tale campagna non esiste ed è assolutamente non coordinata con i suoi ascari del Golfo. E’ solo una coincidenza che “ribelli” supportati dagli Stati Uniti, al-Qaida, SIIL e aviazione degli Stati Uniti abbiano tutti colpito gli stessi tipi di obiettivi in Siria, nello stesso momento della loro guerra al popolo siriano. Sapendolo dalle principali fonti statunitensi sopra citati, sarei propenso a dubitare di tale affermazione. La campagna è il preludio alla successiva fase della guerra a cui tutti attualmente si preparano. Dato che Obama ancora dà ordini ci si può aspettare peggioramenti e con ancora più propaganda sulla fallita “difesa” dei propri ascari ad Aleppo est.08012017Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora