La giornalista uccisa per aver scoperto la verità sullo Stato islamico

Eva Bartlett, The Duran 21 ottobre 2016serena-shim-1Anche se tutti gli indizi portano a un gioco sporco, un omicidio, dei servizi segreti turchi, finora il governo degli Stati Uniti non ha né diretto né invocato un’inchiesta sull’incidente d’auto che secondo i funzionari turchi uccise Shim, e tanto meno espressero le condoglianze alla famiglia.
Serena Shim era corrispondente da Kobane, dalla Turchia. Era una dei primi, se non la prima, a riferire sul campo dei “militanti taqfiri che attraversavano il confine con la Turchia“, non solo i terroristi dello SIIL, ma anche del cosiddetto Esercito libero siriano (ELS). La sorella Fatmah Shim dichiarò nel 2015, “li riprese mentre portavano capi del SIIL in Siria dai campi in Turchia, che si suppone siano campi profughi siriani“. Nel gennaio 2013 Serena Shim denunciò il “ruolo centrale della Turchia nell’insurrezione in Siria: riferiva PressTV dalla Turchia“, mostrando le immagini di ciò che si ritenevano essere 300 autocarri “in attesa che i militanti li svuotassero“; le testimonianze incluse spiegavano come la Turchia permettesse ai terroristi stranieri di passare “liberamente” in Siria; parlò dell’invio di armi dalla base aerea degli Stati Uniti di Incirlik in Turchia ai terroristi nei campi profughi in Siria; ed espose la questione dei campi di addestramento terroristici camuffati da campi profughi, e sorvegliati dai militari turchi. Shim disse che l’ONG Organizzazione Mondiale del Cibo, usava i camion per inviare armi ai terroristi in Siria, nell’ultima intervista, il giorno prima di essere uccisa. In particolare, nell’intervista disse esplicitamente che temeva per la vita perché l’intelligence turca l’aveva accusata di essere una spia. Disse a Press TV: “La Turchia è etichettata da Reporter senza frontiere come la più grande prigione per giornalisti, quindi temo ciò che potrebbero fare contro di me… spero che non accada nulla, di ciò che arriva. Penso che m’interrogherebbero, e la mia speranza è che il mio avvocato sua abbastanza bravo da farmi uscire al più presto possibile”. Due giorni dopo, Press TV ne annunciò la morte, affermando: “Serena è stata uccisa in un presunto incidente stradale mentre tornava da un’inchiesta a Suruch nella provincia di Urfa in Turchia. Tornava nell’albergo di Urfa, quando l’auto fu tamponata da un veicolo pesante”. Questa era la versione ufficiale della morte, anche se nelle versioni successive la storia cambiò. In un articolo del mese dopo, Russia Today (RT) parlò con la sorella, che disse: “Ci sono così tante storie. La prima è che la macchina di Serena fu tamponata da un autoveicolo pesante, che proseguì. Non trovarono né l’autoveicolo né il conducente. Due giorni dopo, a sorpresa, trovarono veicolo e conducente, e avevano le immagini dell’autoveicolo pesante che investì l’auto di mia sorella. Ogni giorno uscivano nuove foto con diversi danni all’auto. Serena e mio cugino, che guidava la vettura, furono portati in due ospedali diversi. Fu segnalata già morta sul posto. Poi uscirono altri articoli secondo cui era deceduta in ospedale 30 minuti dopo, per insufficienza cardiaca?!

Blackout politico, blackout mediatico
serenashimQuando il 20 novembre 2014, alla conferenza stampa, il giornalista della RT Gajan Chichakjan chiese per due volte al direttore dell’ufficio stampa Jeff Rathke aggiornamenti sulla morte di Shim, la risposta non sorprese nessuno:
Chichakjan: “era la giornalista Serena Shim, morta in Turchia in circostanze molto sospette. La morte ha sollevato sospetti al dipartimento di Stato?
Rathke: “Beh, credo che ne abbiamo parlato in una riunione diverse settimane fa, dopo che accadde. Non ho nulla da aggiungere a quanto detto dal portavoce al momento, però“.
Chichakjan: “Ma è morta alcuni giorni dopo aver detto di essere stata minacciata dall’intelligence turca. Avete chiesto informazioni? Domande? Non c’è davvero nulla di nuovo?
Rathke: “Beh, ho appena detto che non c’è alcun aggiornamento da riferirvi. Ancora una volta, ciò fu sollevato poco dopo la morte. Il portavoce si espresse. Non ho aggiornamenti da riferirvi in questo momento“.
Chichakjan: “Voglio solo tornare su Serena Shim. Ha giustamente detto che il dipartimento di Stato ne ha commentato la morte diverse settimane fa, e dice che non c’è alcun aggiornamento. Perché non ce n’è? Una cittadina degli Stati Uniti muore poco dopo aver detto di essere stata minacciata dall’intelligence turca“.
Rathke: “Beh, semplicemente non abbiamo informazioni da riferirvi oggi. Sarò felice di controllare e vedere se c’è qualcos’altro. Ne abbiamo parlato, come ho detto, proprio alcune settimane fa, dopo la morte, così non ho niente da dirvi oggi. Sarò felice di controllare e vedere se c’è altro che possa dire“.
Naturalmente, né lui né alcun funzionario del governo degli Stati Uniti si fece sentire. L’anno scorso, la madre di Shim, Judy Poe, rispose a un mio messaggio: “Non ho alcun dubbio che mia figlia non sia morta in un incidente stradale. Non aveva un solo graffio né sangue da alcuna parte. Cercai di contattare l’ambasciata degli USA in Turchia con i numeri di cellulare che mi diedero quando stavo per riprendermi mia figlia. Assolutamente alcuna risposta dall’ambasciata statunitense in Turchia, neanche dai cellulari personali“. La sorella di Shim nell’intervista a RT dichiarò, “Non abbiamo avuto alcun aiuto, né condoglianze”. Alcuna organizzazione giornalistica perseguì un’indagine sull’omicidio di Shim, tanto meno se ne lamentò. Il Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ) non da risultati quando si cerca il nome Shim sul suo sito web, eppure CPJ ha una lista di giornalisti uccisi in Turchia dal 1992 al febbraio 2016, evidentemente senza il nome di Shim. Lo stesso con una ricerca sul sito di Reporters sans frontières, non da risultati. In un articolo del 19 dicembre 2014 sul Greanville Post, il portavoce del CPJ afferma: “Il Committee to Protect Journalists ha indagato sulla morte di Serena Shim in Turchia e non ha trovato alcuna prova che ne indichi la morte come qualcosa di diverso da un tragico incidente. A meno che la morte sia confermata legata direttamente al lavoro di giornalista, non comparirà sul nostro database. Nel caso in cui nuove prove comparissero, CPJ riesaminerà il caso“. L’articolo osserva, “Dal febbraio 2016, il CPJ non ha cambiato posizione“. La Federazione internazionale dei giornalisti ha una breve sintesi su Shim: “Serena Shim, corrispondente di Press TV in Turchia uccisa in un incidente d’auto sul confine turco-siriano. Tornava da un’indagine a Suruch, distretto rurale della provincia turca di Sanliurfa, quando la sua auto si scontrò con un camion“. Ma senza invocare un’inchiesta e senza dubitare della narrazione ufficiale. In un articolo del 21 novembre 2014 sulla morte di Shim, RT osservò che, “l’Ufficio del rappresentante per la libertà dei media dell’OSCE ha detto a RT che la Turchia svolge indagini“, e citava il rappresentante dell’OSCE per la libertà dei media Gunnar Vrang dire: “Il rappresentante ha seguito il caso, dalle prime notizie apparse sull’incidente d’auto costato la vita alla giornalista Serena Shim. Secondo le informazioni disponibili, le autorità turche hanno avviato un’indagine sui dettagli dell’incidente d’auto“. Cercando sul sito dell’OSCE il nome di Serena Shim, non spunta nulla. Il 5 febbraio 2016, Judy Poe twittava: “Chiaramente il rappresentante accetta la narrazione turca. Pochi media corporativi hanno esaminato la morte sospetta di Shim, con una sola eccezione sorprendente, Fox News riferì della morte di Shim citando il portavoce del dipartimento di Stato degli USA affermare che il dipartimento “non conduce indagini sui morti all’estero“.” Dato che l’intelligence turca minacciò Shim, secondo la sua testimonianza, e che la Turchia è nota per imprigionare e uccidere giornalisti, l’assenza di preoccupazione del dipartimento di Stato degli Stati Uniti è compromettente di per sé.
In netto contrasto con il silenzio sulla morte di Shim, John Kerry almeno per due volte ha pubblicamente lamentato la morte di James Foley, lodandolo come eroico giornalista che s’infiltrava in Siria dalla Turchia lavorando con al-Qaida e altri terroristi, consegnando sincere condoglianze alla famiglia. Senza una traccia d’ironia, nell’agosto 2014 Kerry disse di Foley, e mai di Shim, “Onoriamo il coraggio e preghiamo per la sicurezza di tutti coloro che rischiano la vita per scoprire la verità, dove è più necessario“. Nel settembre 2014, Kerry smentì il portavoce del dipartimento di Stato dicendo: “Quando i terroristi ovunque nel mondo uccidono nostri cittadini, gli Stati Uniti devono rendere conto, non importa quanto tempo ci voglia. E coloro che hanno ucciso James Foley e Steven Sotloff in Siria devono sapere che gli Stati Uniti li ritengono responsabili, non importa quanto tempo ci voglia“. Sul blackout mediatico e politico sulla morte sospetta di Serena Shim, l’ex-collega Afshin Rattansi, ospite di RT a Going Underground, postulò: “Ci furono alcune notizie, ma niente che ci si aspetterebbe da una giovane giornalista coraggiosa. Perché la storia che seguiva era pericolosa perché si trattava di un alleato della NATO come la Turchia, che collaborerebbe con lo SIIL… ed è questa la ragione per cui la storia non fu riferita ampiamente? Non lo sappiamo“. In effetti, non sarebbe la prima volta che il governo degli Stati Uniti non cerchi giustizia per l’omicidio per mano di un alleato di un suo cittadino. L’omicidio di Rachie Corrie del 16 marzo 2013 da parte di un soldato israeliano alla guida di un bulldozer non solo fu testimoniato da numerosi attivisti a Rafah, nella Palestina occupata, ma fu anche ripreso. Non fu smentito che il soldato israeliano vide Corrie, e la travolse per poi invertirla di nuovo, schiacciandola due volte. Eppure, nonostante gli sforzi della famiglia e dei sostenitori, gli Stati Uniti non hanno mai cercato giustizia per questa cittadina statunitense. Judy Poe dice che il motto preferito di Serena era: “Preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio“. Shim ha vissuto così. Aveva 29 anni e due figli quando fu uccisa.21

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

George Soros contro la Siria

Vanessa Beeley, The Wall Will Fall, 21 gennaio 2016sorosI media sono professionisti dell’intrattenimento, la confezione aziendale è volta alla massima diffusione e a fare i soldoni. Lo scopo non è informare, ma un quantificabile e chiaro business plan. Il successo si basa su una formula semplice: restare entro parametri “comprensibili” al pubblico che divora frasi ad effetto e storie note ad ogni ora di ogni giorno. Come foche ammaestrate in cui ogni desiderio, istinto e modello di acquisto è misurato dal marketing dei media aziendali ad uso e consumo degli inserzionisti; il pubblico vuole essere accontentato e i media occidentali provvedono“, Sharmine Narwani

LA BBC traffica
aleppo-siege-265x160Le carabattole del circo mediatico su Madaya ignorano la valanga di chiare anomalie e l’inganno totale della narrazione prevalente. Sorde a opinione pubblica e indagini, istituzioni come la BBC si considerano al di sopra della responsabilità verso chi paga per mantenerle, il pubblico inglese. Ritengono perfettamente accettabile diffondere video di Yarmuq del 2014 dicendo che si tratta di Madaya nel 2016, e quando richiesto di rimuovere il video incriminato, non spiegano, né si assumono la responsabilità delle loro tattiche di confusione e disinformazione. Fortunatamente, Robert Stuart, ardente attivista contro la continua propaganda offensiva ed ostile alla Siria della BBC, ha posto un reclamo ufficiale e chiesto perché alla BBC, da troppo tempo, è stato permesso di non rispondere. Le TV al-Mayadin, al-Manar, al-Masirah e molte altre, che rappresentano le voci degli oppressi in Medio Oriente, vengono sistematicamente escluse dai canali satellitari finanziati dall’Arabia Saudita e dai social media filo-israeliani. Press TV di Teheran ha avuto la licenza revocata dall’Ofcom nel 2012. RT è stati oggetto di attacchi implacabili della BBC da quando il “Cremlino ha lanciato la sua operazione mediatica internazionale“. Il lessico della BBC non manca mai di mantenere e celebrare la terminologia da “guerra fredda” o la paura dell'”indottrinamento” russo della mente della gente. “Ma (RT) finirà sotto un maggiore controllo per mancanza di equilibrio editoriale e per l’accusa che disinforma deliberatamente per contrastare e dividere l’occidente“, tratto da Le operazioni mediatiche globali della Russia sotto i riflettori.
Tale sorprendente dimostrazione di proiezione di se va abbinata alla capacità dei sionisti di trasformare i propri crimini contro l’umanità in accuse ben confezionate a chi opprimono, i palestinesi, sulle cui rovine Israele ha costruito i propri insediamenti, facendone i colpevoli e per cui Israele è esente dal giudizio sui crimini commessi per “autodifesa”. La BBC abbellisce tale “auto-difesa”, o è creativa sulla verità difendendo la spaventosa politica estera neocolonialista del nostro governo, volto a fomentare la divisione settaria in Medio Oriente per facilitare i desiderati “cambio di regime” in Siria e massacro dei civili nello Yemen, bombardato da missili e armi di distruzione di massa made in UK. Questi sono solo due esempi della collusione della BBC con la destabilizzazione globale e la riduzione di nazioni sovrane in “stati falliti” in perenne conflitto, maturi per l’invasione e l’occupazione strisciante del complesso economico e pseudo “umanitario” delle ONG, naturalmente, aumentando i redditi del complesso militare industriale.

La BBC è sorosizzata
syria-campaign-break-the-sieges La seguente dichiarazione straordinaria è tratta da un documento del Wilson Center. Nella sezione intitolata “Il ruolo delle ONG nella costruzione della società civile”, “In alcuni Paesi, ONG locali vengono finanziate per istigare “campagne per il potere al popolo”. Come nelle recenti “rivoluzioni colorate”, tali campagne hanno lo scopo di aprire i regimi politici ai partiti di opposizione e spodestare i leader che hanno preso il potere con metodi irregolari. In generale, i programmi che supportano e rafforzano le attività delle ONG sono visti come modi per favorire l’emergere della società civile, integrando lo Stato nel provvedere ai bisogni pubblici e rendere i governi sensibili alla popolazione“. Sembrano essersi tolti i guanti. Qui, il Centro Wilson espone allegramente la politica del cavallo di Troia delle ONG quali agenti di propaganda dell’imperialismo in qualsiasi nazione dalle risorse da depredare o strategicamente importante. Si spiega perfettamente il finanziamento del “potere popolare”, la tempistica delle campagne per il cambio eseguiti in sincronia con le fratture regionali o nazionali, attuate da movimenti di opposizione importati o favoriti sul posto per spingere i movimenti filo-imperialisti al cambio di regime. Naturalmente non c’è mai alcuna intenzione da parte dei burattinai di permettere alla gente di avere il potere preteso. L’obiettivo è il vuoto di potere, notoriamente da riempire con un governo filo-imperialista che garantisca totalmente il potere alle ostili aziende imperialiste. Ci si può chiedere perché ciò sia rilevante nella distorsione della verità della BBC. Per spiegarlo, si noti l’inclusione del BEEB sul sito dell’Open Democracy. Si dia un’occhiata all’impressionante lista dei finanziatori di Open Democracy. Non sorprenderà che George Soros sia su tale lista. In realtà, l’unico magnate “filantropico” assente è la Fondazione Bill e Melinda Gates. Si consideri chi tenga i cordoni della borsa della maggioranza degli agenti della propaganda e delle ONG che attuano il cambio di regime in Siria. La strada lastricata di mattoni gialli delle ambizioni neocon e dell’impossibile missione imperialista in Siria porta dritto alla stratega del caos globale, che George Soros spaccia furiosamente da dietro lo scudo delle ONG umanitarie. In primo luogo un richiamo a un articolo sulla mitica ONG che spaccia articoli fasulli sulla Siria, Avaaz, l’arte di vendere odio per conto dell’Impero. “Non è una coincidenza che, allo stesso tempo, una lucida, sofisticato e ben finanziata “campagna Salva la Siria” venisse creata negli uffici dei tizi di Harvard preferiti dall’impero. Qualora, stando dietto l’organizzazione Avaaz, il pubblico non accettasse comunque l’attacco aereo alla Siria, la società di pubbliche relazioni di New York Purpose Inc. interverrebbe“, (la cui collaborazione con l’Open Society Foundation di Soros è evidenziata nell’articolo).dr-al-jaafariL’ultima campagna sulla Siria: spezzare l’assedio
Tale campagna fu lanciata in concomitanza con la tempesta propagandistica #OperationMadaya, in perfetta coincidenza con la criminale e brutale esecuzione del principale attivista per la democrazia, l’unità e la libertà dal governo dispotico dei Saud in Arabia Saudita, Shayq Nimr al-Nimr. Con vero stile aziendale di Manhattan, tale costosa campagna pubblicitaria si diffuse per le strade, proprio al culmine dell’indignazione del pubblico e dei media occidentali ispirati da al-Jazeera dei governanti del Qatar, che spacciava a ripetizione foto false. Il noto ritornello “Assad è la radice di ogni male” fungeva da sfondo drammatico della dilagante campagna pubblicitaria. La si poteva anche perdonarlo pensando fosse stata preparata in precedenza. Il Dr. al-Jafari, rappresentante permanente della Siria alle Nazioni Unite, ha ricondotto tale sfruttamento del dramma alla verità succinta dei piccoli istrionismi, con grande dignità nonostante l’ostilità dei media contro il governo siriano. Questa chiara calma è ora una nota componente del rifiuto siriano, iraniano e russo dell’isteria occidentale. “Rientrano nella Campagna sulla Siria, Free Syrian Voices, March Campaign#WithSyria e Medics Under Fire, tutte creazioni di Purpose.inc”. La società di pubbliche relazioni di New York Purpose ha creato almeno quattro ONG e campagne anti-Assad: Caschi bianchi, Voci libere siriane, Campagna per la Siria e Campagna marcia per la Siria.

Rami ed Erdogan

Rami Jarrah ed Erdogan

Avaaz
Ancora un’altra petizione spudoratamente di parte di Avaaz dallo scarso rispetto per la realtà a Madaya. Clicca qui per Ciò che i Media non dicono su Madaya, di SyriaGirl. “Avaaz , assieme a Rockefeller, George Soros, Bill Gates e altri potenti, plasma meticolosamente la società globale utilizzando e sviluppando strategie di marketing psicologico, soft power e social media, per conformare il consenso pubblico…Cory Morningstar.

Ancora Rami Jarrah con Erdogan

Ancora Rami Jarrah con Erdogan

Rami Jarrah – ANA Press
140216281-64b26e1f-509e-422d-83f8-a87eefe29d53 Ah, ora qui c’è un affascinante vaso di Pandora, che sarà studiato approfonditamente nel prossimo articolo, suscitando un paio di scossoni ai suoi supporter. Tuttavia, per ora, una breve panoramica su Rami Jarrah. Già noto come Alexander Page negli inebrianti giorni in cui BBC, CNN e al-Jazeera lo sponsorizzavano da “cittadino giornalista” di Avaaz che si spacciava da corrispondente estero onnipresente sul fronte del cambio di regime in Siria, assieme a Danny Abdul Dayem, noto attore da bombe e razzi in Studio della CNN, suo compare sul carro di Avaaz Democracy. Naturalmente ANA Press spaccia le solite lodevoli affermazioni; “Siamo un’organizzazione indipendente e priva di qualsiasi appartenenza politica, in quanto ciò potrebbe influenzare le nostre neutralità ed onestà. Non abbiamo e non accettiamo fondi da gruppi politici”. Rami Jarrah
È interessante notare che dando una sbirciatina dietro tale velo d’integrità troviamo che tali affermazioni sono compromesse dalle agenzie governative e aziende che investono in questi gruppi di raccolta fondi ed influenza, ascari dei neocon. Con poco sforzo rintracciamo presso ANA Press HIVOS, SIDA e naturalmente Soros. SIDA: agenzia di aiuti allo sviluppo affiliata a governo svedese, Unione europea, Nazioni Unite e Banca Mondiale. George Soros è la figura prominente del portafoglio dell’ennesimo programma per il cambio di regime, “Dare conto a tutte le voci“. “Dare conto a tutte le voci è l’unico ente di ricerche e studi che lavora per capire meglio ciò che funziona, e non, dei programmi che utilizzano la tecnologia per promuovere trasparenza e governance responsabile”. Il fondo è finanziato congiuntamente da SIDA, USAID, DFID, Fondazione Open Society e Omidyar Network.Hivos collabora con Open Society Foundations (OSF), un’iniziativa del filantropo George Soros, dal 2005. L’OSF costruisce democrazie vivaci e tolleranti i cui governi sono responsabili nei confronti dei cittadini. Questa missione è perfetta con la politica di HIVOS“, Hivos Jarrah. “La missione di Jarrah è garantire che le voci dei siriani siano ascoltate in tutto il mondo, incarnando non solo lo spirito della libertà di stampa del Premio Internazionale della CJFE, ma anche quella dell’Alternative&Independent Media del programma dell’Hivos ‘Expression&Engagement’.” Democrazie vivaci e tolleranti… Muoviamoci, o dovremmo dire MoveOn? “Avaaz fu creato anche da MoveOn, comitato d’azione politico (PAC) del Partito Democratico, formatosi in risposta all’impeachment del presidente Clinton. Avaaz e MoveOn sono finanziati dal già condannato finanziere miliardario George Soros”, Siria: Avaaz, l’arte di vendere odio per conto dell’Impero.

Wissam Tarif, manager di Avaaz
436x328_57196_230775Wissam Tarif è un altro dei tizi di facciata all’origine del marketing a favore del cambio di regime in Siria, lanciato quasi esclusivamente dal sovvertitore dell’opinione pubblica Avaaz nel 2011, con un piccolo aiuto degli amici CNN, BBC e al-Jazeera. Anche questo sarà esaminato con maggior dettagli in un articolo successivo. Tarif fu uno dei primi a parlare di democratizzazione della Siria presso l’Oxford Research Group nel 2011. Wissam Tarif da allora fu promosso responsabile delle campagne di alto profilo di Avaaz, un pervicace sostenitore della democrazia globale e della democratizzazione della Siria per mano di NATO, Stati Uniti, GCC ed Israele. “WT: “Finché la gente di Madaya e altre città assediate in Siria avrà la libertà, così come il cibo, i bambini continueranno a morire di fame. Le Nazioni Unite hanno già mediato accordi per togliere l’assedio e ora Ban Ki Moon deve urgentemente garantire la salvezza di migliaia di vite e costruire la fiducia in Siria in vista dei negoziati di pace a fine mese“. Operazione Madaya, appello di Avaaz.
Wissam Tarif, nei primi giorni della guerra alla Siria, era un membro della quinta colonna di Avaaz, con Rami Jarrah/Alexander Page e Danny Abdul Dayem, tra migliaia di altri, finanziati dai 1,2 milioni di dollari raccolti dalle petizioni di Avaaz. Nel 2011 Tarif fu descritto eufemisticamente come manager delle campagne di Avaaz, ma era anche associato a una ONG spagnola chiamata INSAN, umano in arabo. Curiosamente, quando approfondii i suoi contatti ebbi difficoltà a trovare INSAN, che sarebbe in Spagna, ma dove non esiste alcuna ONG del genere. Alla fine, nella pagina dei contatti di Wassim notavo l’indirizzo e-mail di Insan international: Wissamtarif@insanintl.com. Il sito era indicato come Insanassociation.org. Al momento della prima indagine, INSAN elencava i partner sul sito. Per fortuna feci uno screenshot, perché quando vi ritornai per avere i link, il collegamento portava al messaggio errore 404. Inoltre, casualmente, INSAN ha ora la nuova pagina web InsanIntl.com, che sempre casualmente non mostra più le informazioni sui suoi finanziatori. Tuttavia, George Soros e la  Open Society Foundation ovviamente fanno parte del quadro, ancora una volta.insanI caschi bianchi
I caschi bianchi hanno forse la più diversificata gamma di sostenitori e donatori. La maggior parte dei quali sono già stati trattati in precedenti indagini approfondite, e sono CIA, Foreign Office, fazioni dell’opposizione siriana e agenzie di reclutamento di mercenari e killer, ma naturalmente sempre seguendo la strada lastricata di mattoni gialli, si arriva a Soros. Per un’analisi completa del finanziamento dei caschi bianchi, Caschi bianchi siriani: La guerra attraverso l’inganno.

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Gennaio 2016, i caschi bianchi chiedono di bombardare Qafraya e Fuah, presso Idlib

Soccorritori imparziali e neutrali di tutti i siriani, indipendentemente dalle alleanze“, così si presentano i caschi bianchi. Nella foto, i caschi bianchi mostrano striscioni che chiedono di bombardare e distruggere Qafraya e Fuah, due villaggi sciiti presso Idlib assediati da Ahrar al-Sham e Jabhat al-Nusra dal 2011. Una dimostrazione “imparziale” del nudo settarismo wahhabita degli eroi umanitari, idolatrati da governi, media e pubblico occidentali. Per ulteriori indicazioni sul terrificante assedio di Qafraya e Fuah si legga la serie di Eva Bartlett su Counterpunch: Indicibili sofferenze a Qafraya e Fuah.

Perriello, fondatore di Human Right Warch, con il generale ed ex-capo della CIA Petraeus

Perriello, fondatore di Human Right Watch, con il generale ed ex-capo della CIA Petraeus

SN4HR
Il sito SN4HR non da informazioni su chi lo finanzia e le informazioni sulla proprietà del sito sono occultate, ma è dimostrato che è ospitato negli Stati Uniti. L’organizzazione si identifica come nata dalla “rivoluzione in Siria” (chiaramente un’organizzazione partigiana, vedasi in fondo all’home page) che afferma di essere ‘fonte attendibile’ sul conflitto in Siria per le principali organizzazioni dirittumanitarie, enti di beneficenza e governi, tra cui Nazioni Unite, Human Rights Watch, Amnesty International e anche dipartimento di Stato degli Stati Uniti. “Database e archivi di rete sono considerati fonti affidabili e cruciali da media internazionali e locali, organizzazioni e agenzie internazionali che operano nel campo dei diritti umani”. Tratto da “Madaya, altra truffa umanitaria occidentale sulla Siria”. Century Wire 21… e nello stesso articolo seguiamo il percorso che ancora una volta porta a Soros, “non c’è nessun posto come casa“.

Human Rights Watch
Human Rights Watch finanziata da Soros ha svolto un ruolo importante nel ritrarre falsamente attentati e altre atrocità di SIIL e al-Qaida come opera del regime di Assad, per supportare l’azione militare di Stati Uniti e Unione europea“, William Engdahl, “La Siria è su entrambi i lati della crisi dei rifugiati”. hrw-timInfografica del Professor Tim Anderson

Physicians for Human Rights
Salve Soros2015physicianshumanrightsgalasolli1oxn6klIl Dr. Denis Mukwege e George Soros dedicano la vita agli altri affrontando abilmente le questioni più difficili, supportare le donne del Congo e migliorare la vita e far progredire i diritti umani dei popoli oppressi nel mondo“, aveva detto Donna McKay, direttrice esecutiva di PHR. “I loro instancabili sforzi e leadership ispirano i difensori dei diritti umani nel mondo consolidando la vitale resistenza a chi viola i diritti umani“. Soros, la cui leadership e dedizione filantropica alla causa dei diritti umani fu onorata nel 2015 dal Premio alla carriera dei Physicians for Human Rights, è un loro sostenitore dal 1985. “George Soros capì, dall’inizio, che i medici svolgono un ruolo fondamentale nel preservare la dignità umana, principio fondamentale dei diritti umani“, aveva detto McKay. “La sua fede nella nostra causa ha spianato la strada ad altri sostenitori e ha contribuito a garantire che gli operatori sanitari avessero l’opportunità di utilizzare le proprie competenze come mezzo per la giustizia“. Conferenza dei PHR.

Medici senza frontiere e Medici del Mondo
kouchner-es-soros-foto-tury-gyorgy-hvghuMSF hanno fatto sforzi concertati per prendere le distanze dal suo avvocato interventista, il co-fondatore Bernard Kouchner, ma con scarsi risultati, dato che Kouchner viene ancora invitato a commentare il bombardamento statunitense dell’ospedale di MSF a Kunduz, in Afghanistan, nel 2015. Ancora una volta l’unico scopo di tale articolo è dimostrare come le organizzazioni non governative dal grande impatto in Siria, e nei nostri media, siano legate a George Soros (tra una miriade di innegabilmente faziose agenzie governative occidentali).
La Coalizione per la Corte penale internazionale (CICC) è un’organizzazione internazionale non governativa (ONG) a cui aderiscono oltre 2500 organizzazioni nel mondo per sostenere una fiera, efficace e indipendente Corte penale internazionale Il CICC è un progetto del Movimento Federalista Mondiale – Istituto per la Politica Globale (WFM-IGP) e ha segreterie a New York, nei pressi delle Nazioni Unite (ONU), e all’Aia, Paesi Bassi. (Tratto da Wikipedia). Il comitato direttivo del CICC comprende Human Rights Watch e Amnesty International. Il Movimento federalista mondiale è finanziato da George Soros. Medici senza Frontiere e Medici del Mondo sono membri della CCIC, di certo in Francia.

ONG partner
Un’altra forma di collaborazione di enorme importanza per le fondazioni di Soros, sono i rapporti coi beneficiari che negli anni sono divenute alleanze nel perseguire parti cruciali dell’agenda della società aperta. Tali partner sono, ma non solo: Medici Senza Frontiere, Fondazione AIDS Est-Ovest, Medici del Mondo e Partner nella Salute, per vai dei loro sforzi nell’affrontare cruciali emergenze sanitarie spesso collegate a violazioni dei diritti umani“. Tratto da Open Society Foundationsoros-amnestyAmnesty International
Un’altra ONG finanziata da Soros ed attiva nel demonizzare il governo di Assad come causa delle atrocità in Siria, costruendo il sostegno pubblico a una guerra contro la Siria di Stati Uniti e Unione europea, è Amnesty International. Suzanne Nossel, fino al 2013 direttrice esecutiva di Amnesty International USA, lavorava al dipartimento di Stato degli Stati Uniti dov’era viceassistente della segretaria di Stato, non proprio un organismo imparziale verso la Siria“. William Engdahl per New Eastern Outlook

Siria: La rivoluzione dei miliardaribillionaires-revolutionInfografica del Professor Tim Anderson, nel libro “La guerra sporca alla Siria”.

La BBC cammina sulla strada lastricata di giallo?
La BBC collabora con Open Democracy di Soros? Certo, quando osserviamo la pagina web è difficile non vedere che vi sia almeno una certa collaborazione. “Finanziata al 95% degli inglesi con il canone, la BBC appartiene al popolo, non al governo. OurBeeb è indipendente, non di parte e mira a garantire che la discussione sul futuro della British Broadcasting Corporation sia nelle mani del popolo inglese“. OurBeebopen-democracyForse i cittadini inglesi hanno voce in capitolo nella scelta di Soros come mentore e manager della campagna sulla maggiore rete multimediale pubblica il cui potere di alterare la percezione del pubblico è leggendario. “Come garantirsi che la BBC sia sentita ‘nostra’ dal pubblico che la finanzia e le cui molte voci dice di rappresentare? In un momento di tagli delle entrate pubbliche e rapidi cambiamenti tecnologici, il ruolo della BBC supera il tradizionale primo notiziario sui partiti politici. E’ tempo di rimodellare il dibattito sul futuro della più importante istituzione culturale del Regno Unito”. Poi vediamo le conseguenze dell’operazione Madaya. Su Open Democracy si legge… “Come i giornalisti cittadini mutano la redazione della BBC? I contenuti generati dagli utenti offrono nuovi modi di coprire le storie ‘occultate’, come il conflitto siriano. Ma come i giornalisti rappresentano ciò che vi accade?” Come in effetti? Segue poi una serie di scuse sui giornalisti della BBC, come Lyse Doucet, incapaci di essere in Siria. Si tirano fuori varie pretese. La morte di Marie Colvin del Sunday Times a Homs, nel 2012. Nessuna menzione che Colvin si fosse infiltrata senza l’autorizzazione del governo siriano, assieme a Rami Jarrah. La decapitazione della sospetta quinta colonna James Foley. Per non parlare del pericolo di attacchi aerei “stranieri” e dello Stato islamico. E perché, potreste chiedere, la BBC non trova le voci che in Siria che denunciano l’intervento estero o sostengono il governo legittimo? Stranamente, non sono “disposte a parlare”. Niente a che vedere col fatto che la BBC fa notoriamente propaganda antisiriana, per cui quelle persone temono non dica la verità sul punto di vista del popolo siriano. Sharmine Narwani ha ferocemente sfidato lo status di osservatore neutrale dei media occidentali nell’articolo: Giornalista occidentale, visto negato, “Perché in questo momento sinceramente non riesco a pensare a un gruppo di persone meno capaci di verificare le cose in Siria dei giornalisti occidentali. E non perché non sono fisicamente lì o non sanno mettere insieme più di due parole in arabo. Ma perché danno credito alle storie dei propri governi su tutto. I giornalisti occidentali s’inebriano al lascivo senso di giustizia degli ossimorici “valori occidentali” che ci rinfacciano. Gli stessi valori occidentali che chiedono “responsabilità” e “trasparenza” a tutte le nazioni, coprendo i governi occidentali mentre si fanno strada tra i corpi di musulmani e arabi nelle infinite guerre per la “sicurezza nazionale”.” Col senno del poi, potremmo essere considerati cospirazionisti, pensando che forse navigando tra tali eventi siamo a questo punto dell’assoluto silenzio stampa, utile agli obiettivi globalisti del governo? Vediamo la ciliegia sulla torta del cambio di regime? Soros ha apparentemente ufficializzato la cooptazione della BBC nella sua rete propagandistica sulla Siria, incanalandone le operazioni d’informazione nella sua perfetta molteplice rete di bugie anti-Assad.
La strada lastrica di mattoni gialli porta a Soros e la BBC non vede il Mago. Come se fosse alla ricerca di cuore, coraggio e cervello.14502933Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I cecchini dell’ottobre nero

Rakesh Krishnan Simha (India) Russia & India ReportOriental Review 14 ottobre 2013

Venti anni fa l’esercito di Boris Eltsin e i parlamentari russi si scontrarono a Mosca, causando centinaia, addirittura migliaia di vittime. Indagini di oggi suggeriscono che il bagno di sangue fu innescato da cecchini, alcuni posizionati sul tetto dell’ambasciata statunitense.

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4 ottobre 1993, alle 07:00, presso il Parlamento russo, Mosca
Carri armati si avvicinano alla Casa Bianca, il nuovo edificio del Parlamento. All’interno dell’edificio in marmo di 18 piani, i rappresentanti delle regioni, delle repubbliche e delle regioni autonome della Federazione russa, insieme ai loro sostenitori, si sono barricati dopo lo stallo costituzionale con il presidente Boris Eltsin. Complessivamente vi è quasi un migliaio di persone nell’edificio sulle rive della Moscova. Alcune sono armate e pronte a morire difendendo quello che vedono come il santuario russo in cui la democrazia è tornata per la prima volta dal 1917. All’esterno della Casa Bianca, migliaia di sostenitori dei deputati si sono assembrati. Le truppe del ministero degli Interni e della polizia antisommossa, fedeli a Eltsin, si sono disposti sul lato opposto. Alle prime luci dell’alba, a Mosca, il 119.mo Reggimento delle Forze aviotrasportate russe marcia verso la Casa Bianca. Mentre si avvicina all’edificio, finisce sotto un fuoco indiscriminato. Gli ordini del comandante del reggimento è di non rispondere al fuoco, non essendo sicuro da quale direzione provenisse il tiro. Sotto il fuoco, le truppe si avvicinano alle mura della Casa Bianca. Cinque soldati del reggimento restano uccisi e 18 feriti. Si scatena l’inferno quando Eltsin ordina ai carri armati di sparare sulla Casa Bianca. I deputati rispondono con i loro Kalashnikov, ma non possono nulla contro i carri armati. Nel giro di poche ore, 187 persone restano uccise e 437 ferite, secondo fonti ufficiali, mentre le stime delle fonti non governative portano il numero dei morti a 2000. E’ lo scontro di piazza più mortale nella storia di Mosca dalla Rivoluzione d’Ottobre del 1917.

Chi ha sparato per primo?
Allora il primo pensiero fu che qualche testa calda tra i deputati avesse iniziato a sparare ai militari e che poi Eltsin non ebbe altra opzione se non ordinare di rispondere al fuoco. Per garantire la sicurezza delle migliaia di moscoviti riunitisi nella zona, l’assedio doveva finire a tutti i costi. L’autore russo Nikolaj Starikov si permette di dissentire. Nel suo libro La nazionalizzazione del rublo: La strada per la libertà della Russia, ha esaustivamente intervistato e citato i comandanti  russi presenti sul posto, che gli dissero che i primi colpi non provenivano dalla Casa Bianca. Starikov dice che Viktor Sorokin, Vicecomandante delle Forze Aeroportate, avevano sparato ai cinque uomini che il 119.mo Reggimento aveva perso durante l’avvicinamento alle mura della Casa Bianca. Ecco cosa ha detto il Generale Sorokin, in una sessione della Commissione speciale della Duma, secondo un rapporto testualmente citato da Dmitrij Rogozin, ex ambasciatore russo alla NATO: “Ci spararono alle spalle. L’ho visto con i miei occhi. Il fuoco proveniva dal tetto dell’ambasciata statunitense, e dal campanile vicino l’Hotel Mir. Tutti i nostri soldati uccisi, furono colpiti alle spalle. Non so chi fossero i tiratori, ma posso indovinare.”
Nel suo libro Jastrebij Mira (Falchi della Pace) Rogozin menziona lo scambio avuto con il generale Sorokin.
Rogozin: Lei ha detto che il fuoco arrivava dal tergo, avendo colpito i soldati alla schiena. L’ha capito dopo il combattimento o durante? Se aveva ordinato di rispondere, perché queste postazioni di tiro non furono coperte? Che ne pensa dei tiratori? Chi erano?
Sorokin: Ho ordinato di non sparare in direzione dell’ambasciata statunitense. I soldati zigzagavano, in modo che mentre un gruppo si muoveva, l’altro lo copriva. Avevo l’assoluto divieto di sparare presso l’ambasciata, per evitare ulteriori problemi.

Civili presi di mira
Ma quei giovani soldati non furono le sole vittime dell’ottobre nero. Starikov dice: “Molti abitanti di Mosca furono colpiti da cecchini misteriosi, l’ambasciata statunitense non era l’unico punto di tiro. Spararono ai passanti. Lo scopo era lo stesso, simulare dei “crimini”, suscitare una ribellione e incitare una guerra fratricida“. Secondo Starikov, i tiratori non erano dilettanti, ma notevoli professionisti. Come riesce a fare tale valutazione? “Ricordate il colpo a Gennadij Sergeev, un ufficiale delle Forze Speciali, di fronte alla Casa Bianca,” dice. “Il proiettile entrò tra il bordo inferiore del casco e il bordo superiore del giubbotto antiproiettile.”
Rogozin dice che ha “testimonianze documentate che descrivono diversi casi, dagli elementi della FSB e del Ministero degli Interni fino ai comandanti dei paracadutisti e ai soldati della Taman, finiti sotto il fuoco, che affermano che il tiro proveniva da truppe amiche, cecchini del governo e cecchini sconosciuti sui tetti dell’ambasciata statunitense e dalla relativa zona residenziale.” Ma anche tale provocazione non spinse il comandante della forza di elite Alpha, Gennadij Zajtsev, ad assaltare la Casa Bianca. Infatti, disobbedì all’ordine diretto di prendere d’assalto l’edificio, emanato da Eltsin, che oramai era impazzito. Zajtsev sostiene la testimonianza del Generale Sorokin: il colpo che raggiunse Sergeev “non proveniva dalla Casa Bianca, ne sono assolutamente sicuro. Ciò (era) un atto volto a provocare i membri di ‘Alpha’ e spingerli ad assaltare e distruggere tutto“.

Il motivo per alzare la posta in gioco
Secondo Rogozin, “Eltsin ricevette il via libera dall’occidente per sciogliere il Parlamento. Basta pensarci su, il Parlamento fu bombardato dai carri armati! E le democrazie occidentali non dissero una parola. Perché? Perché si era nell’ottobre 1993, quando la privatizzazione delle risorse naturali della Russia era allo studio, assieme alla privatizzazione finale delle macerie russe“. (Rogozin non è del tutto corretto qui. Le democrazie occidentali non rimasero spettatrici silenziose. Nella carneficina esse, assieme ad agenti come la CNN e la BBC, facevano il tifo.) Infatti, sotto l’influenza di FMI, Goldman Sachs e altri consiglieri statunitensi, Eltsin volle sabotare l’economia russa. Anche se il reddito russo era dimezzato, volle privatizzare tutto, compresi i gioielli dell’industria russa. Eltsin aveva un motivo cruciale per liquidare il Parlamento, solo i deputati resistevano ai suoi piani del FMI, di permettere la distruzione di tutte le imprese statali. Pensateci, oggi non ci sarebbero Sukhoj, MiG o Gazprom.

Contro ogni principio della democrazia
Nel modo in cui una democrazia dovrebbe funzionare, quando si viene accusati dal proprio Parlamento, si va via. Invece Eltsin, appoggiato dai suoi sostenitori occidentali, usò il mezzo meno  democratico a cui un presidente potrebbe pensare, l’esercito. Ironia della sorte, i vasti poteri che sono oggi concentrati al Cremlino, e di cui l’occidente tanto si lamenta, sono un retaggio dell’ottobre nero, quando Eltsin usurpò il potere, vietò i giornali e i partiti di opposizione. Stranamente, l’occidente aveva applaudito questi atti. Il contraccolpo fu inevitabile. Stufi della suo servilismo verso l’occidente, i russi mollarono Eltsin e la sua epoca di umiliazioni.
Secondo Starikov, cecchini sconosciuti agirono in modo simile in Kirghizistan, Iran, Thailandia e Romania, colpendo donne, bambini e giovani, segmenti della popolazione cui le forze governative hanno meno probabilità di sparare. In ciascuno di questi Paesi, i cecchini intervennero solo quando la diplomazia occidentale stava fallendo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Grande Nulla, due anni dopo Muammar Gheddafi

Maximilien Forte, Global Research, 21 ottobre 2013

gheddafi_roma_sapienzaLa nozione di “Libia” ha cessato di avere qualsiasi significato pratico, quale concetto in riferimento a un certo grado di unità nazionale, comunità immaginata, sovranità o esercizio di un’autorità statale sul proprio territorio, la “Libia” è tornata indietro, quando doveva ancora formalizzarsi come concetto. Coloro che una volta celebravano i “ribelli rivoluzionari”, Obama, la NATO, le ONG, i media occidentali e l’opinione pubblica imperialista, liberale e “socialista” che, dopo un lungo periodo di aggiustamento strutturale interiorizzato, ora ha per filosofia il migliore accordo con i principi neoliberali, raramente, se mai, hanno incarnato il “futuro migliore” che doveva venire.  Visioni, come allucinazioni e deliri, del meglio che sarebbe venuto una volta che Gheddafi sarebbe stato doverosamente giustiziato, abbondavano negli scritti politicamente infantili sulla “primavera araba”.

Angelo Del Boca, presunto esperto di Libia e Africa, ha partecipato attivamente al rovesciamento della Jamahiryia Libica, fiiancheggiando i servizi segreti italiani nel golpe contro Tripoli.

Angelo Del Boca, presunto esperto di Libia e Africa, ha partecipato attivamente al rovesciamento della Jamahiryia Libica, fiancheggiando i servizi segreti italiani nel golpe contro Tripoli.

Se mai c’è stata una “primavera araba” in Libia, in pochi giorni si trasformò in un incubo africano.  Questo fu particolarmente vero riguardo al terrorismo razzista contro decine di migliaia di inermi civili libici neri e di lavoratori migranti africani. Da quando la “Libia” non esiste più, l’assenza è una vergognosa macchia. La Libia è ora il nuovo “Stato” dell’apartheid e il nuovo “regime” torturatore in Africa. Perché le virgolette? A differenza dell’apartheid in Sud Africa, la “nuova Libia” è priva di qualsiasi tipo di coesione, come Stato e, tra governanti effettivi o potenziali, come classe, e le analisi di classe, infatti, quando applicata alla Libia utilizzando Marx come un manuale produce quei risultati risibili che ci si può aspettare dagli ortodossi eurocentristi, da coloro che indicano il presente nei contesti non occidentali come mera proiezione o ripetizione dello “stalinismo”. Le torture grottesche e criminali, l’omicidio e il massacro di Muammar Gheddafi simboleggiarono ciò che venne subito inflitto a tutta la Libia, proprio come fu fatto a migliaia di libici neri e di migranti africani dagli “eroici ribelli” nella guerra della NATO contro la Libia del 2011. La Libia è stata smembrata, come è stato scritto, sprofondando nella guerra di tutti contro tutti a vantaggio di pochi.
Giorni, settimane, mesi e ora anni sono passati, segnati da sequestri quotidiani, torture, ingiusta detenzione, omicidi, attentati, incursioni e sanguinosi scontri tra milizie rivali, estorsioni armate, assalti che hanno ridotto l’industria petrolifera in un miraggio di ciò che “una volta era”, ed esplosione di razzismo, fondamentalismo religioso e regionalismo. Se “Gheddafi” era il loro nemico, allora i libici hanno uno strano modo di dimostrarlo: massacrandosi a vicenda, i libici si dichiarano i propri peggiori nemici. Gheddafi non era chiaramente il problema: era la soluzione che doveva essere spezzata, in modo che la Libia fosse “fermata”, bloccata e costretta nella visione dei crudeli tiranni di Arabia Saudita, Qatar e Stati Uniti.

Gino Strada, mercenario al servizio dell'intelligence francese in Afghanistan, Repubblica Centrafricana e Libia.

Gino Strada, mercenario al servizio dell’intelligence francese in Afghanistan, Repubblica Centrafricana e Libia.

Se la Libia ha subito migliaia di morti dal brutale rovesciamento di Gheddafi e di tutto ciò che aveva creato, è un bene ed una felice notizia per tutti quei puerili e pretesi sempliciotti che basano infantilmente le loro teorie su idee e contrapposizioni binarie eurocentriche, appena velate dalle traduzioni idiote delle demonizzanti caricature di Gheddafi. Così era “il dittatore”, che a quanto pare governava senza uno Stato, se si crede a ciò che Reuters tenta di far passare da analisi politica.  (Nessuna quantità di “esserci stato” ti curerà se insisti nella tua ignoranza). Qui c’era il dittatore “brutale”, che evidentemente manteneva debole il suo esercito. O c’era uno Stato, che era anche un one-man show, qualsiasi cosa per incolparlo di tutto il passato e per distogliere l’attenzione da tutti coloro che hanno la responsabilità del presente. Se continuano a combattere “Gheddafi” e ad accusare Gheddafi per il presente, allora non vi è stata alcuna “rivoluzione”, ma solo continue rievocazioni di tutto ciò che fu “Gheddafi.” Se i leader delle milizie vedono Gheddafi ovunque e in tutti, è perché non sono da nessuna parte. Perfino le grandiose dichiarazioni, vengono passate per analisi di esperti come Juan Cole e altri amici della Libia “che si ribella”, del popolo unito nel “rovesciare il regime” del dittatore. Davvero, è imbarazzante quando si pensa che tali presunti adulti, perfino “studiosi”, fossero dietro tale sciocco cartone animato.
Per i “socialisti” occidentali che hanno applaudito i “rivoluzionari” libici, chiediamogli: dov’è il socialismo in Libia oggi? Per i liberali che parlavano di “democrazia” e “diritti umani”, dove sono oggi? Per i sostenitori dei principi dell’intervento e della “protezione umanitaria”, perché siete così  silenziosi dopo aver chiuso con l’omicidio di Gheddafi? A chi immaginava presunti “massacri” futuri, accompagnando le invocazioni dei chierichetti inglesi e americani secondo cui “Gheddafi doveva sparire”, perché la vostra immaginazione improvvisamente scompare davanti ai veri massacri da voi stessi commessi e permessi? A coloro che affermano “delle vite sono state salvate,” dov’erano quando corpi insanguinati cominciarono ad accumularsi tra sciami di mosche negli ospedali abbandonati? Quando i pazienti negli ospedali furono freddati nei loro letti, e quando i prigionieri ammanettati, supini, furono assassinati con colpi a bruciapelo, tanto che l’erba sotto le loro teste fu bruciata; avete sussultato? In altre parole, dove vedete questo grande “successo” nell’ossario che oggi è la “Libia”?

Laura Boldrini, ex-portavoce dell'UNCHR, ha avvallato politicamente e meidaticamente la distruzione della Libia. Tutt'oggi invoca la distruzione della Siria e celebra la propaganda  bellica usata nell'aggressione della Jamahiriya Libica

Laura Boldrini, ex-portavoce dell’UNCHR, ha avvallato politicamente e mediaticamente la distruzione della Libia. Tutt’oggi invoca la distruzione della Siria e celebra la propaganda bellica usata nell’aggressione contro la Jamahiriya Libica

E’ una piana ‘analisi che parla della compressione dello spazio-tempo nella globalizzazione, che spiega presumibilmente quanti imperialisti iPad si siano investiti personalmente di “correggere” la Libia, in modo che potesse diventare simile a quello che hanno immaginato di possedere. Non guardano a nulla, se non a un’altra occasione di presentarsi, lusingando se stessi con un evoluto rinvigorimento culturale, applicato a forza dai bombardamenti della NATO. La Libia è ora “pronta alla democrazia”, e i missili da crociera hanno dimostrato quanto la Libia fosse matura per “il miglioramento.” Compressione spazio-temporale? La globalizzazione della coscienza? La coscienza, per quanto ce ne sia mai stata, è stata sicuramente compressa, in un minuscolo guscio di noce in cui sono vietate le opinioni contrarie, come soltanto ha sempre dimostrato di essere.
In tal senso, raccomando al lettore d’investire 40 minuti circa, per rivedere come stavano le cose prima di farsi illudere dalle nostre stesse bugie. Si tratta di una panoramica della Libia di Gheddafi, prodotta da BBC e CBS (che ci crediate o no), quando le fantasie demonologiche non si erano ancora completamente schiuse, volando e scaricando tanti escrementi propagandistici sulle nostre teste, come avviene con i vanagloriosi monologhi imperiali di Obama. Sfidate voi stessi e guardate alcune delle cose che la Libia ha perso, tutto in nome del grande nulla.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA minacciano la Siria: la politica estera dal grilletto facile

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 29.08.2013

996546Le informazioni e le dichiarazioni fatte a Washington sono molteplici e spesso contraddittorie.  L’unica cosa chiara sono i funzionari degli Stati Uniti che sembrano preparare il terreno per un’azione militare contro la Siria per un presunto utilizzo di armi chimiche, un’affermazione non confermata. Con tutte le dichiarazioni fatte e il clamore sollevato sull’uso di armi chimiche in Siria, l’amministrazione è rimasta quasi nessuna scelta, poiché altrimenti minerebbe la propria credibilità. Il segretario di Stato John Kerry e il vicepresidente Joe Biden non hanno lasciato alcun dubbio che saranno presi provvedimenti. In un’intervista alla BBC, il segretario alla Difesa USA Chuck Hagel affermava che i militari sono ‘pronti a rispondere’ alla Siria. Aveva detto alla BBC, il 27 agosto, che l’esercito statunitense aveva ‘inviati i mezzi sul posto’, così tutte le opzioni sono a disposizione del presidente. Secondo Kerry, la prova di un grande attacco con armi chimiche in Siria era ‘innegabile’, una rivendicazione che Assad definiva ‘assurda’. Ricordandosi del ‘dossier’ prima della guerra in Iraq, le prove saranno sottoposte a notevoli controlli questa volta.
Gli Stati Uniti lanceranno un attacco contro la Siria, mentre la squadra delle Nazioni Unite è ancora nel Paese? L’amministrazione non potrà tentare alcun attacco mentre è in programma un viaggio di Obama, che deve avere incontri in Svezia e in Russia la prossima settimana, al fine di evitare che il comandante in capo sia all’estero, quando gli Stati Uniti lanceranno l’azione militare. Nel frattempo, le borse sprofondano e il prezzo del petrolio schizza vertiginosamente per la crescente preoccupazione di un attacco imminente.

Risposta internazionale
Il dibattito interno sottolinea lo scarso interesse internazionale per un ampio schieramento di forze in Siria. La posizione degli Stati Uniti è inequivocabilmente approvata da Regno Unito, Francia, Germania e alcuni altri membri della NATO. Fonti dell’opposizione siriana hanno detto di aspettarsi un imminente intervento occidentale nel conflitto. “Non vi è alcuna tempistica precisa… ma si può parlare di un imminente intervento internazionale contro il regime. E’ questione di giorni e non di settimane”, l’agenzia AFP citava il funzionario della Coalizione nazionale siriana Ahmad Ramadan. Ciò che è importante è l’assenza di un aperto sostegno dai governi arabi, neanche dall’Arabia Saudita, così l’occidente trova scarsa copertura politica regionale per un intervento che potrebbe prendere la direzione sbagliata. La Lega Araba aveva detto che riterrà il presidente siriano Bashar al-Assad responsabile degli attacchi e aveva richiesto l’intervento delle Nazioni Unite. Ma qui i suoi delegati, il 27 agosto, esortavano il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, piuttosto che l’occidente, ad adottare un’azione ‘deterrente’ contro la Siria per evitare il ripetersi dei presunti attacchi chimici del 21 agosto. I leader arabi hanno pubblicamente sostenuto che ogni azione militare internazionale dovrebbe essere sanzionata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La Turchia è stato l’unico grande alleato musulmano in Medio Oriente degli Stati Uniti ad annunciare che avrebbe aderito alla coalizione militare internazionale contro la Siria, anche senza l’approvazione dell’ONU.
In un’intervista pubblicata il 27 agosto sul sito della Syrian Arab News Agency, il Presidente Assad accusava gli USA e altri Paesi di “indegna e palese mancanza di rispetto dell’opinione pubblica degli Stati Uniti e degli altri Paesi, non c’è ente nel mondo, per non parlare di una superpotenza, che lanci un’accusa e poi raccolga le prove per dimostrarla”. Assad avvertiva che se gli Stati Uniti attaccavano la Siria, si sarebbero trovati di fronte “ciò che hanno dovuto subire in ogni guerra dai tempi del Vietnam: il fallimento”. L’agenzia stampa della Cina ha ricordato che l’intelligence usata per giustificare l’invasione dell’Iraq, nel 2003, si rivelò errata, mentre il vicino e alleato della Siria, l’Iran, dichiarava che qualsiasi attacco potrebbe minacciare la stabilità della regione. La Russia avvertiva le potenze occidentali, il 26 agosto, contro qualsiasi intervento militare in Siria. Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov aveva detto che Mosca non ha intenzione di essere coinvolta in un conflitto militare e che Washington e i suoi alleati avrebbero ripetuto ‘gli errori del passato’, se intervenivano in Siria. “L’uso della forza senza l’approvazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è una gravissima violazione del diritto internazionale”, aveva detto Lavrov in una conferenza stampa, in cui metteva in dubbio le accuse dei ribelli secondo cui le forze governative siriane hanno usato armi chimiche. “Se qualcuno pensa che con il bombardamento e la distruzione dell’infrastruttura militare siriana, lasciando che sul campo di battaglia gli oppositori del regime vincano, tutto sarebbe finito, s’illude”. Il ministro aveva anche espresso dubbi sulla veridicità delle affermazioni degli Stati Uniti e degli europei sull’incidente, “Washington, Londra e Parigi dicono di avere prove inconfutabili che il governo siriano sia dietro l’attacco chimico a Damasco, ma non hanno ancora presentato queste prove. Eppure, continuano a dire che la ‘linea rossa’ è stata attraversata.” Il ministro ha detto che tali eventi mettono il mondo su una ‘strada pericolosa’ ed ha avvertito che ‘ripetere lo scenario iracheno e libico’ coinvolgendo forze esterne, sarebbe un ‘terribile errore che porterà ad ulteriore spargimento di sangue‘. Nella conferenza stampa Lavrov ha parlato di come i governi di Stati Uniti, Regno Unito e Francia suscitino emozioni tra persone scarsamente informate che, una volta eccitate, devono essere soddisfatte con una guerra.

Le opzioni militari in generale
A luglio il presidente del Joint Chiefs of Staff (CJCS) degli USA, Generale Martin Dempsey, aveva detto che l’amministrazione Obama stava preparando diversi scenari per un possibile intervento militare in Siria. A luglio, il massimo comandante militare degli USA aveva pubblicamente sconsigliato l’intervento militare in Siria. Secondo le stime del CJC, stabilire una no-fly zone o un santuario in Siria, o controllare le armi chimiche del governo della Siria, costerebbe almeno un miliardo di dollari al mese e richiederebbe navi, aerei e diverse migliaia di truppe. La CIA aveva inviato armi in Giordania per consentire un assalto concertato con i ribelli per agosto-settembre. Qualche centinaio di combattenti è entrato in Siria. Il 22 luglio, Dempsey delineava cinque opzioni per l’intervento militare in Siria, in una lettera non classificata indirizzata al Congresso degli Stati Uniti. Il sito del quotidiano dei militari degli Stati Uniti Stars and Stripes, forniva un riassunto del documento, che diceva che gli Stati Uniti hanno bisogno di effettuare 700 sortite con inevitabili perdite, per degradare le forze armate del regime. Tale opzione richiederebbe centinaia di aerei e navi, e che “a seconda della durata, il costo sarebbe di miliardi di dollari”.
Secondo il giornale (1), queste sono le cinque opzioni descritte da Dempsey per l’azione militare degli Stati Uniti in Siria:
– una missione ‘per addestrare, consigliare e assistere’ senza che truppe degli USA siano direttamente coinvolte nei combattimenti;
– limitati attacchi aerei stand-off, al di fuori della Siria, mirando “alle strutture di difesa aerea, aviazione, esercito, missili, forze navali, di supporto e centri comando del regime”;
– adottare una no-fly zone per abbattere le difese aeree siriane e controllare i cieli in tutto il paese.  Perché all’aviazione statunitense sarebbe necessario sorvolare lo spazio aereo siriano, altrimenti il rischio per le truppe statunitensi sarebbe più alto.
– creazione di zone cuscinetto per proteggere i confini della Turchia e della Giordania, e per proteggere i civili siriani.
– controllare le armi chimiche. Questa è l’opzione più complessa. Richiederebbe attacchi aerei e missilistici, una no-fly zone e migliaia di truppe sul terreno.
Il mese scorso, il Pentagono lasciava circa 800 truppe da combattimento dotate di una squadriglia di aerei da combattimento F-16 e del sistema antimissile Patriot sul confine giordano, dopo un’esercitazione militare di routine. La forza farà parte dell’operazione.

Lo scenario di domani
Il presidente ha finora escluso d’inviare truppe statunitensi sul terreno in Siria ed ufficiali dicono che non prendono in considerazione la creazione unilaterale di una no-fly zone. Un attacco limitato consentirebbe ad Obama di poter dire di attuare il suo avvertimento di un anno prima, secondo cui Assad subirebbe il ‘cambio del gioco’ se usasse armi chimiche. Tra le opzioni militari in esame vi sono attacchi missilistici su unità siriane ritenute responsabili degli attacchi chimici o alla forza aerea e ai siti dei missili balistici di Assad, secondo ufficiali degli USA. Tali attacchi potrebbero essere lanciati da navi e sottomarini (in numero limitato) o da aerei da combattimento degli USA in grado di lanciare missili all’esterno dello spazio aereo siriano, evitando così le difese aeree siriane. Quattro cacciatorpediniere della marina degli Stati Uniti attendevano nel Mediterraneo orientale l’ordine del presidente Obama di colpire le risorse militari del regime siriano, ciascuno dotato di 90 missili da crociera Tomahawk (cifra assurda anche nel totale. NdT). L’USS Mahan, USS Gravely, USS Barry e USS Ramage sono “pronti e posizionati per qualsiasi opzione”, riferivano gli ufficiali della difesa USA. Gli ufficiali avevano detto che i probabili bersagli di eventuali attacchi con i missili cruise sarebbero collegati alla capacità del regime di lanciare attacchi con armi chimiche. Possibili obiettivi comprenderebbero arsenali, centri di comando e controllo, radar, comunicazioni, e altri comandi militari. Meno probabile l’attacco ai siti di armi chimiche, a causa del rischio di rilasciare gas tossici.
NBC aveva riportato che gli attacchi missilistici avrebbero luogo il 29 agosto. Altre fonti dicono che l’attacco si svolgerà nei prossimi giorni. Un breve singolo attacco potrebbe invece essere simbolico e non durare più di un paio di giorni, limitandosi ai quattro cacciatorpediniere, piattaforme di lancio dei missili da crociera nel Mediterraneo, che colpiscono il sistema di comando e controllo, nonché altri obiettivi militari fondamentali. Questa operazione sarebbe simile al bombardamento della Libia degli Stati Uniti nel 1986, nome in codice Operazione El Dorado Canyon. L’attacco fu condotto da US Air Force, US Navy e US Marine Corps per mezzo di attacchi aerei, in risposta all’attentato a una discoteca di Berlino del 1986. Limitata nel tempo, avrebbe costi  contenuti. Non c’è dubbio che in qualsiasi scenario, la Quarta Divisione corazzata e la sua 155.ma Brigata, principale componente da combattimento, saranno tra i bersagli. Il secondo scenario prevede un’operazione aerea piuttosto lunga, simile a quella condotta dalla NATO contro la Libia nel 2011. Questa linea di condotta coinvolgerà l’occidente nella guerra a fianco dei ribelli, continuandola fin quando Assad sarà rovesciato o l’intervento fallirà. C’è anche uno scenario intermedio che presuppone intensi bombardamenti e consecutiva sostituzione nell’iniziativa con attori regionali come Turchia, Qatar, Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti.
Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non ha preso nessuna decisione sulla Siria, il 28 agosto, e non si sa ciò che s’è detto a porte chiuse. La Russia ha detto che l’ONU deve terminare le indagini sulle accuse, prima di discutere qualsiasi risoluzione. Prendendo in considerazione quanto forte sia il supporto all’intervento da parte di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, bisogna dare un’occhiata a quale potrebbe essere la risposta…

Siria: capacità di resistenza
La Siria non cadrà vittima di attacchi informatici, il suo sistema di comando e controllo non dipende dai computer. E’ un vantaggio date le circostanze. Le Forze armate siriane hanno impedito l’intervento per due anni e mezzo. Sono una forza con cui fare i conti anche su scala globale (truppe di terra e forza aerea), il morale è alto, e vi sono stati pochi disertori finora. I sistemi di combattimento sono relativamente obsoleti, ma in grado di infliggere gravi danni. Si ricordi la Jugoslavia nel 1999, quando gli obsoleti S-125 colpirono i moderni F-117A e F-16C. La Siria è in grado di colpire da grande distanza bersagli navali, come piattaforme per missili da crociera e navi anfibie. Questa capacità è fornita da aggiornati missili antinave. Il K-300P Bastion-P (nome in codice NATO SSC-5) è un moderno sistema missilistico mobile a lungo raggio russo per la difesa costiera, progettato per distruggere diverse navi di superficie. Il sistema utilizza il P-800 Jakhont (SS-N-26) un missili cruise antinave con una portata massima di 300 km. Il sistema missilistico è montato su un veicolo mobile che può dispiegare i missili in meno di cinque minuti e rimanere in attesa attiva per un periodo di 3-5 giorni, mantenendo alla larga la 6a flotta statunitense.
La difesa aerea siriana ha 40.000 effettivi e un comando indipendente nelle Forze Armate; è dotata di 650 lanciamissili fissi SA-2 (S-200 Angara), SA-3 (2K12 Kub) e SA-5 (S-200), 200 lanciamissili mobili SA-6 (versione mobile del Kub), SA-11 (Buk) e Pantsir-S1 (SA-22) oltre a 4.000 cannoni antiaerei. La difesa a bassa quota comprende i moderni missili di produzione russa SA-22 Greyhound (96K6 Pantsir S-1E) e Buk-M2. I sistemi di alta quota sono i relativamente obsoleti SA-2 Guideline (CP-75 Dvina/S-75M Volga) e SA-3 Goa (S-125 Neva/S-125M Pechora), ma ancora abbastanza efficienti per colpire qualsiasi bersaglio volante moderno. La Siria ha una difesa aerea abbastanza forte per infliggere perdite significative. I lanciamissili antiaerei portatili e i sistemi di artiglieria per la difesa aerea resteranno intatti.
I 28 membri della NATO possiedono circa 20.000 carri armati e 6000 aerei da combattimento  dall’Alaska al Kurdistan turco. In contrasto, la Siria possiede circa 5000 carri armati e 500 aerei da combattimento concentrati sul suo territorio relativamente limitato. Facendo un confronto individuale, gli Stati Uniti sono l’unico membro dell’Alleanza numericamente prominente. La NATO ha il vantaggio sulle navi, ma non è un fattore decisivo, non questa volta, perché si tratta di una battaglia aereo-terrestre. Secondo il rapporto preparato dal prestigioso RUSI di Londra, il dato minimo richiederebbe almeno 500.000 truppe di terra efficienti con una forza aerea che fornisca supporto in combattimento e forze navali sufficienti ad assicurare un continuo e libero appoggio marittimo, soprattutto nelle prime fasi dell’intervento e quale precauzione in caso di fallimento. (2)

Implicazioni
La Siria è completamente diversa dalla Libia, ha alleati: Iran, Hezbollah in Libano, che si attiverebbero, soprattutto Hezbollah. L’organizzazione libanese è un fedele alleato della Siria, con più di 20.000 soldati, carri armati e missili. Il personale ha acquisito esperienza affrontando l’esercito israeliano. L’organizzazione ha filiali in Giordania, Yemen e nel Sinai. Il potenziale della Siria è reale, a differenza di quello della NATO, che in alcuni casi è forte solo sulla carta. Dopo aver lanciato l’operazione in Libia nel 2011, gli alleati non poterono trovare che un centinaio di aerei, mentre formalmente ne avevano più di 2500. Germania, Grecia ed Europa orientale evitarono l’operazione. Così oggi, Stati Uniti e Regno Unito otterrebbero probabilmente solo sostegno verbale. Colpendo le infrastrutture militari di comando e controllo siriani, gli Stati Uniti minerebbero la capacità della Siria di assicurare i depositi di armi chimiche, aumentando notevolmente la possibilità che possano finire nelle mani sbagliate. Sarà responsabilità degli Stati Uniti e dei loro compagni d’armi, se accadesse. Gli europei (e i nemici arabi dei siriani) entrano nel panico anche solo sentendo dell’impossibilità di attuare una qualsiasi operazione militare senza subire eventuali perdite militari. La crisi economica in atto in Europa non è certo un momento propizio per farsi coinvolgere in avventure militari. Si ricordi come la limitata operazione in Libia ha danneggiato i budget militari dei membri della NATO, con il resoconto dell’esaurimento di carburante e munizioni ad alta precisione. Le PGM furono quasi tutte usate per distruggere l’equipaggiamento corazzato e l’artiglieria estremamente obsoleti della Libia. Le ‘bombe intelligenti’ si rivelarono assai diverse da ciò che si credeva fossero, spesso una munizione ad alta precisione è più costosa del bersaglio, mentre l’arsenale occidentale ha avuto meno PGM che bersagli da colpire. La Libia è stata una vittoria di Pirro, facendo emergere i grandi errori del pensiero e della pianificazione militari occidentali contemporanei. Provate a immaginare cosa sarebbe stato se degli aerei da combattimento fossero andati persi. Lo saranno nel caso della Siria.
Se l’obiettivo è rovesciare il regime di Assad, allora i missili da crociera non sono sufficienti. In nessun modo potrebbero limitarsi ai soli attacchi aerei; una fase terrestre è inevitabile, e tale fase è impossibile senza la Turchia. Se la Turchia aderisce all’operazione, subirebbe pesanti perdite. La NATO colmerebbe i vuoti nel caso delle munizioni o degli equipaggiamenti necessari, ma la partecipazione non si tradurrà anche in un pesante tributo di vite umane. La Turchia ne avrà dei dividendi politici reali? Quasi nessuno, il suo ruolo sarà probabilmente quello di carne da cannone dell’occidente. La Turchia ebbe una clamorosa occasione per avviare la guerra, quando un suo aereo fu colpito il 22 giugno 2012, ma non invocò l’articolo 5 del trattato di Washington per una risoluzione del Consiglio di sicurezza. Invece preferì “lamentarsi” presso la NATO, ricevendo “sostegno morale” in cambio. Nessun articolo 5 era all’ordine del giorno. E il Paese ha appena visto cosa sia una rivolta civile su larga scala. Il popolo turco difficilmente sarebbe felice del coinvolgimento in un’avventura militare. E il fattore curdo è certamente qualcosa che il governo turco non può ignorare, soppesando le varie probabilità.
La Siria esaurirà la NATO diminuendone notevolmente le capacità per un’operazione contro l’Iran. Se l’Iran difenderà la Siria, allora lo scenario sarà molto più complicato e più ampio. Se l’Iran interviene poi in tutta la regione, sarà interessata da combattimenti che si diffonderanno nel Golfo Persico, dove gli sciiti hanno già dimostrato scontento verso la loro situazione nei Paesi governati da sunniti. L’Iran potrebbe chiudere lo Stretto di Hormuz, uno scenario che comporterebbe  difficoltà economiche per molti. Vi saranno violenze settarie nell’intera regione. La guerra innescherà scontri tra le comunità in Libano. Una possibilità è che la grande contesa locale si trasformerebbe in combattimenti su larga scala provocando la guerra civile. L’intervento verserà benzina sulle violenze in Iraq, dove gli attentati sono quasi diventati quotidiani. Il sentimento anti-americano nel mondo arabo sarà inevitabilmente diffuso, dopo tutto, essendo la Siria a lungo in contrasto con il suo vicino, Israele, stretto alleato degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti e gli altri partecipanti all’operazione saranno responsabili dei danni collaterali inevitabili, verso cui dicono di preoccuparsi tanto; la vita dei civili inermi in cittadine densamente popolate e assai vicine, renderanno la missione NATO assai più pericolosa, mentre ulteriori vittime civili sarebbero inevitabili, se la NATO dovesse compiere attacchi aerei. Se le forze di Assad sono così indiscriminate da uccidere civili, così lo saranno anche quelle degli Stati Uniti.
L’ultimo sondaggio indica che solo il 45% degli statunitensi vorrebbe attaccare la Siria se avesse usato armi chimiche. Il supporto non è abbastanza forte da giustificare l’azione. A giugno un sondaggio Pew evidenziava che il 70% degli statunitensi è contrario ad armare i ribelli siriani. Il presidente Obama deve ancora convincere le persone della necessità dell’azione. Tutti i recenti interventi militari degli USA hanno fallito. La Serbia ha perso il suo territorio quando il Kosovo è diventato una zona colpita dal crimine; l’Iraq è diviso ed estremamente instabile, il Kurdistan iracheno è ormai diventato uno Stato separato, l’Afghanistan è il luogo in cui la NATO rischia di giocarsi il proprio destino e la Libia è incontrollata e divisa. C’è un forte motivo per non credere alle affermazioni degli Stati Uniti sulla veridicità sull’impiego di armi chimiche da parte della Siria. A maggio, la commissione indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sulla Siria segnalò ‘forti e concreti sospetti’ che i ribelli appoggiati dagli USA avessero gas sarin, “che fu usato dall’opposizione, dai ribelli, non dalle autorità del governo”, ha detto il commissario Carla del Ponte. C’è una ragione per credere che la corsa alla guerra, persegua l’obiettivo di impedire il controllo delle Nazioni Unite che smentirebbe le accuse di Washington ed eventualmente indicherebbe il coinvolgimento di Washington in un attacco false flag dei ribelli, inscenando una provocazione, qualcosa che sembrano aver già fatto in precedenza.
L’imminente attacco è un duro colpo alla speranza di una soluzione pacifica. Ora non vi è alcun incentivo ai ribelli per partecipare ai colloqui di pace con il governo siriano, mentre i militari dell’occidente vengono in loro aiuto. Parlando delle armi di distruzione di massa, è una questione di principio se delle persone vengono uccise da esplosivi all’uranio impoverito, come nei conflitti avviati dagli Stati Uniti, o con agenti chimici o qualsiasi altra arma. E perché dovrebbero essere demonizzate le armi chimiche, ma non le “bunker busters” nucleari da usare contro l’Iran? Un intervento militare in Siria potrebbe trasformarsi nella jihad dei terroristi, aiutandoli a rovesciare il governo secolare di Assad. Gli Stati Uniti non ha mai imparato la lezione dell’Iraq e sono sulla via di immergere loro stessi, e il mondo, in un altro pantano di caos e instabilità dalle conseguenze globali disastrose; gli appelli ad ascoltare la ragione non servono a nulla.

Note:
1. Stripes
2. Rusi.org

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora