La duplicità di NATO/UE con la Russia ricorda l’Europa di Hitler

Rodney Atkinson, Free Nations 14 gennaio 2018La duplicità della NATO nei suoi attacchi alla Russia e ad altri Stati dell’Europa orientale dopo la caduta del muro di Berlino, ha tutti i tratti distintivi dell’Europa di Hitler (quando ripetutamente affermava di non avere “più rivendicazioni territoriali” pur continuando le conquiste) e l’Unione Europa (in cui la Corte di giustizia europea si considera organizzazione politica che espande il potere dell’UE e afferma che le parole di politici e “semplici dichiarazioni” non hanno forza). Il grande simbolo della Guerra Fredda fu il Muro che divise Berlino tra l’Oriente comunista e l’occidente democratico. Cadde nel 1989 perché il presidente russo Mikhail Gorbaciov lo permise. E furono proprio le parole dei principali politici occidentali nel 1990 a dare assicurazioni alla Russia consentendo il pacifico crollo del comunismo sovietico e la fine della divisione dell’Europa. Permisero a Mosca di porre fine alla Guerra fredda e di liberare gli ex-Paesi del Patto di Varsavia per diventare Stati nazionali indipendenti. La dimostrazione delle forti promesse date dai Paesi della NATO a Mikhail Gorbaciov nel 1990 sono nei 30 documenti cruciali dall’archivio della sicurezza nazionale degli Stati Uniti appena resi pubblici.
Nel febbraio 1990, il segretario di Stato di George HW Bush, James Baker, assicurò all’omologo sovietico, Eduard Shevardnadze, che la NATO sarebbe stata, “Meno di un’organizzazione militare, molto più politica, (e) non avrebbe avuto capacità indipendenti”, e offrì “Garanzie di ferro che la giurisdizione o le forze della NATO non si sposteranno verso est“. Baker inoltre promise a Gorbaciov che la NATO non si sarebbe mossa “di un pollice ad est“. Il 10 febbraio 1990, Helmut Kohl disse a Gorbaciov, “Crediamo che la NATO non dovrebbe espandere la sfera delle sue attività. Dobbiamo trovare una soluzione ragionevole. Comprendo correttamente gli interessi per la sicurezza dell’Unione Sovietica e mi rendo conto che lei, signor Segretario Generale, e la leadership sovietica, dovrebbero spiegare chiaramente cosa succede al popolo sovietico“. Più tardi quel mese, parlando col presidente cecoslovacco Vaclav Havel, (sì quel Paese esisteva ancora allora!) il presidente George HW Bush disse: “Dica a Gorbaciov che… vi ho chiesto di dire a Gorbaciov che non ci comporteremo, per quanto riguarda la Cecoslovacchia o qualsiasi altro Paese, in modo da complicare i problemi che ha così francamente discusso con me“. In altre parole, i nuovi Paesi dell’Europa orientale indipendenti avrebbero avuto indipendenza e sovranità che la caduta dell’Unione Sovietica e la fine del Patto di Varsavia gli avevano dato. In effetti queste erano precisamente le libertà che gli alleati anti-nazisti, anche i russi, raggiunsero nel 1945. Naturalmente ciò che successe e continua a succedere è che tutte queste promesse furono infrante e la NATO spostò le basi militari sempre più ad est, la Germania unita è diventata membro della NATO (non solo una delle principali preoccupazioni della Russia, ma anche del presidente della Francia Mitterand) e ciascuno dei Paesi dell’Europa orientale per la cui indipendenza Gorbaciov cercò ed ottenne assicurazioni, non solo fu assorbito dalla NATO, ma fu conquistato dal braccio costituzionale politico della NATO, l’Unione europea conquistatrice che non tollera né nazioni, né indipendenza, né democrazia! Bush, avendo assicurato Gorbaciov e il presidente ceco che non ci sarebbero state “più rivendicazioni territoriali” allora, come gli eserciti di Hitler e l’Europa fascista degli anni ’30 e ’40, marciarono in ogni caso.La risposta fascista della NATO
Ma forse l’aspetto peggiore e più spaventoso di tali menzogne e falsità della NATO e dell’UE (vergognosamente appoggiate da una decadente classe politica inglese che non ha la minima idea del perché entrammo in guerra nel 1939 né di ciò che ottenemmo in nome della democrazia nazionale nel 1945) fu la successiva razionalizzazione e giustificazione di tali tradimenti. Di fronte alle prove devastanti sul rinnegare questi impegni, la NATO ora afferma: “Gli alleati della NATO prendono decisioni per consenso e queste sono registrate. Non vi è alcuna registrazione che una decisione del genere sia stata presa dalla NATO. Le assicurazioni personali, dei capi della NATO, non possono sostituire il consenso dell’alleanza e non costituiscono un accordo formale della NATO“. Sieg Heil! Qualcuno crederà mai più ai capi della NATO? Se era evidente agli osservatori informati da anni che i veri aggressori in Jugoslavia, nell’Europa orientale e ora in Ucraina sono la NATO e gli imperialisti dell’UE in espansione, i popoli occidentali vengono bombardati da una propaganda massiccia di cui Goebbels sarebbe orgoglioso. Ma così perversa che milioni in Europa e negli Stati Uniti non ci credono. Ora che molto più si può leggere su parole e promesse date, e violate, a loro nome dai capi “democratici”, la minoranza arrabbiata diverrebbe maggioranza ribollente.

Al centro Adolf Heusinger, nel 1961 presidente della NATO.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La fine della Merkel è vicina

Tom Luongo, 20 novembre 2017Questo è un titolo che aspettavo di scrivere da sei anni. La cancelliera tedesca Angela Merkel non può mettere insieme una coalizione. È il risultato di un’elezione che ha visto l’ascesa della populista Alternative for Germany (AfD) e la caduta dei socialdemocratici, guidati dal guappo di Soros Martin Schultz. Ora i Liberaldemocratici (FDP) guidati da Christian Lidner, capiscono quanto sia forte la loro posizione. Non devono fare un cattivo affare con Merkel per avere il posto a tavola solo per doverla condividere con i Verdi ideologicamente opposti. Possono forzare un nuovo voto, vedere al rialzo e insieme ad AfD chiedere una fetta molto più grande della torta. Ma infine, se il partito di coalizione CDU/CSU della Merkel dovesse restare, e non c’è alcuna garanzia, dovrà rinunciare alla Merkel se vuole sopravvivere elettoralmente. Comunque, la CSU guidata dal governatore bavarese Horst Seehofer potrebbe staccarsi dalla CDU rendendo impossibile qualsiasi coalizione senza un nuovo voto.

L’ultima battaglia del Merkelismo
L’unica cosa in cui l’articolo del Washington Post ha ragione è che la decisione ora spetta al presidente Frank-Walter Steinmeyer. Descrive tre scenari, alcuno dei quali ovvio, un nuovo voto. Ma è un anatema per lo Stato profondo su entrambe le sponde dell’Atlantico, quindi va ignorato dal Post. Un nuovo voto, tuttavia, è ciò che è probabilmente sul tavolo. Le potenze in Europa l’impediranno il più a lungo possibile e cercheranno di trascinarla al Bundestag nella speranza che Merkel possa formare un governo di minoranza. Ma, francamente, non vedo perché qualcuno lo vorrebbe, oltre a bloccare l’accesso al potere all’AfD. Con un governo di minoranza il blocco elettorale AfD di quasi 100 seggi è nella posizione assai forte per siglare accordi con gli altri partiti, che pubblicamente affermano che non vi collaboreranno mai. Quindi, la realtà di un nuovo voto è alta. E ciò significa vantaggi per i cosiddetti partiti conservatori CSU, FDP e AfD. Lo scenario da incubo per tutti è l’avanzata dell’AfD oltre il 15% in qualsiasi nuovo voto. Staccando il 6,8% della CSU, la CDU della Merkel ha ottenuto solo il 26,8% dei voti a settembre. Mettere insieme un governo non migliorerà la posizione della CDU. Mentre FDP, CSU e AfD ci guadagnano garantendo che il Merkelismo sia completamente respinto. I socialdemocratici si sono tagliati la gola, prima entrando nella grande coalizione con la Merkel dopo le ultime elezioni e dopo candidando Schultz come ovvia mossa del cavallo della Merkel. Non si può sottolineare abbastanza che Schultz viene ritenuto l’oppositore candidato contro la Merkel solo per perdere, come McCain e Romney negli Stati Uniti. Il suo compito era incanalare i voti per la Merkel dai socialdemocratici. Ma non ha funzionato. Ciò che è successo è il completo collasso del sostegno alla Merkel, un mutamento della mentalità tedesca. Questo è l’opposto di ciò che volevano Merkel e Schultz. Sono euristi innanzitutto. E mentre il sentimento per l’UE in Germania è ancora favorevole, non lo è a scapito dei valori tedeschi, e francamente, delle donne tedesche.

Le divisioni sull’immigrazione si approfondiscono
La radicale adesione della Merkel all’ideologia dei confini aperti di Soros le costerà la cancelleria. Getterà inoltre l’UE in un vero e proprio tumulto mentre il suo capo viene deposto da un elettorato tedesco che non è più totalmente dedito al suicidio culturale come penitenza per l’Olocausto. Questo lascia il toy-boy francese Emmanuel Macron alla guida dell’UE nel momento in cui è necessaria una forte leadership per gestire la nascente crisi del sistema bancario. Esitavo nel definire la fine dell’UE, in quanto è attualmente prevista tra un paio d’anni. L’ascesa dei movimenti populisti in Europa è stata lenta ma costante. Nonostante sia riuscito a vincere Macron in Francia, la populista del Front Nationale Marine Le Pen ha battuto i principali partiti francesi. Mentre possiamo ancora definire lo scenario “Incontra il nuovo boss, lo stesso vecchio boss” in Francia e Germania, l’ondata populista in Europa non ha ancora raggiunto il picco. La fine del Merkelismo ne è il risultato naturale. Era da sempre una posizione politica senza uscita. Un’Europa federata secondo i termini della Germania non sarebbe mai stata stabile oltre la generazione che l’ha venduta. E’ stata costruita sulla base della divisione, riversando le ricchezze del continente ai tedeschi a scapito di tutti gli altri. Come delineavo in questo articolo ad ottobre: “Finora la Germania ha utilizzato l’Europa meridionale come discarica, scambiando il debito sovrano italiano e portoghese con le BMW. Ma questo schema ha raggiunto il limite e fa a pezzi l’Unione europea. La Germania non vuole fermare l’accordo e non vuole pagare la sua “giusta parte” dell’onere per la risoluzione, cioè ridurre il debito di ciò che considera Paesi “Club Med”. I politici tedeschi come Merkel sfruttano cinicamente questo cinismo per vantaggi politici ma, ora che s’è raggiunto il limite del debito, si smaschera per nient’altro che portavoce della politica dello Stato profondo statunitense, non da leader della Germania”.

L’UE non sopravviverà alla Merkel
Ed è qui che andiamo sull’Europa. Una volta che la Merkel se ne sarà andata, inizierà lo smantellamento dell’attuale versione del progetto europeo. Macron è l’elite del Piano-B, un naif facilmente influenzato che promuoverà qualsiasi sciocchezza pazzoide vogliano. Questo significa:
– Un esercito dell’UE per soggiogare gli Stati separatisti.
– Nuove regole bancarie che assicurino che i depositanti vengano spazzati via dalla prossima crisi finanziaria .
– Più pressione legale e politica sugli Stati dell’Europa orientale come Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca che respingono con tutto il cuore il Merkelismo.
– Turbolenze politiche in Italia e Spagna che vedranno l’apertura a una maggiore autonomia dato che il messaggio di Bruxelles sarà meno volto al salvataggio delle banche tedesche dal contagio.
La Merkel stava tenendo tutto questo insieme, ma i risultati delle elezioni rendono impossibile continuare. La sua eredità sarà un’Europa divisa lungo vecchie linee tribali, esattamente l’obiettivo opposto dell’UE. Soros e il resto delle élite del mondo unificato cercheranno di usare il caos per forgiare una nuova identità europea, un’Europa più forte. Ma non contateci. Theresa May regge meglio del previsto ai colloqui sulla Brexit. L’amministrazione Trump riesce a cavarsela internamente e ciò significa porre fine a John McCain come presidente via Senato. Una volta che Trump avrà una vera maggioranza e l’opposizione nel GOP debitamente neutralizzata, sosterrà la resistenza contro i resti del Merkelismo. Perciò va osservato attentamente l’assalto ai pilastri del Merkelismo. L’uscita della “Lista di Soros”, i parlamentari sotto suo controllo, è significativa. Lo è anche l’abbandono dei Clinton da parte dei democratici di ogni forma e dimensione. La perdita di fiducia diplomatica e, cosa più importante, del rispetto degli Stati Uniti da parte degli alleati su ciò che riguarda la Siria, come avevo già sottolineato, vi giocherà pure. E una volta che il nuovo voto confermerà la tendenza contro il Merkelismo in Germania, avremo chiarezza su come sarà la prossima fase di questa storia.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Brexit e il cavallo di Troia dell’UE

Rodney Atkinson, Freenations 12 novembre 2017

14000 tedeschi, francesi ed italiani hanno chiesto la cittadinanza inglese a fine giugno 2017, rispetto ai 4500 nel giugno 2015. Forse alcuni fuggono dal parlamento europeo che si svela “un focolaio di molestie sessuali” o leggono delle nuove manovre di guerra dell’esercito tedesco prevedono la dissoluzione dell’Unione europea con “altri Stati che lasciano il blocco”.Le buone notizie della Brexit
Le notizie economiche della Brexit rimangono eccellenti. La disoccupazione è diminuita di 52000 unità nei tre mesi prima di agosto. Il tasso di disoccupazione del 4,3% rimane il più basso da decenni! L’attività nei servizi (pari a due terzi dell’economia) è salita a 55,6 ad ottobre partendo da 53,6 di settembre, dove qualcosa in più di 50 significa crescita. L’indice di produzione a ottobre è salito a 56,3 da 56 di settembre, quindicesimo mese consecutivo di espansione. Più del 50% dei produttori ha dichiarato di prevedere una produzione più alta quest’anno. La produzione industriale del Regno Unito è cresciuta al ritmo più veloce fino a settembre, secondo i dati ufficiali, con una crescita del 0,7% rispetto al mese precedente. È cresciuta per sei mesi consecutivi, un’attività realizzatasi 23 anni fa. La City di Londra rimane, come mostrato in un recente articolo, il principale centro finanziario mondiale. Da alcuna parte l’UE vi si avvicina. Se c’è una minaccia dallo scenario “niente accordo”, riguarda l’UE. La Banca d’Inghilterra (continuando con Mark Carney a giocare il gioco politico del “piano della paura”) recentemente suggeriva che 75000 posti di lavoro potrebbero lasciare Londra in caso di “niente accordo” sulla Brexit. Ma il 60% delle istituzioni finanziarie dell’UE passa dal Regno Unito rispetto al contrario. Quindi, in caso di mancato accordo, con entrambe le parti che cercano di accedere al mercato altrui spostando posti di lavoro da una giurisdizione all’altra, il risultato netto sarà un grande guadagno di posti di lavoro per Londra. Ma, naturalmente, ciò non viene riportato dalla BBC, è una verità “indesiderata”! È emerso inoltre che le banche inglesi fanno prestiti equivalenti al 9 per cento dell’economia dell’UE, per cui qualsiasi restrizione alla City sarebbe un suicidio per l’UE! Nelle assicurazioni, Londra è il quarto mercato mondiale e nel mercato dell'”insurtech” ad alto valore, in cui vengono sviluppati modelli assicurativi innovativi, il Regno Unito è secondo solo agli Stati Uniti. Nel caso delle flottazioni aziendali (offerte pubbliche iniziali come sono oggi chiamate), Londra è molto più avanti rispetto alla concorrenza europea. Nel 2017, i valori delle flottazioni a Londra è stato pari a 7,2 miliardi di dollari, secondo era un altro non aderente all’UE, la Svizzera, con 5 miliardi, Francoforte aveva solo 2,2 miliardi. Nel frattempo il segretario al Commercio statunitense Wilbur Ross salutava la prospettiva di un accordo commerciale cogli Stati Uniti, sottolineando il già “enorme traffico” tra Stati Uniti e Regno Unito e accusava l’UE di “protezionismo estremo”. Infatti sappiamo da anni (ma i media inglesi non lo dicono) che il peggior commerciante al mondo è l’Unione europea. L’UE è accusata di aver violato le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio più di qualsiasi altro Stato.

Restano arroganza, ignoranza e snobismo
Il deputato laburista Barry Sheerman causava un flame sui social media sostenendo che “la gente più istruita ha votato per rimanere“. Riflettendo la moglie giudice e di sinistra che citammo dopo il voto per la Brexit, che affermò che il futuro dei suoi figli era stato compromesso dalla “spazzatura operaia del nord“. E mi accorgo che quel burlone perenne di Richard Branson aveva detto che il Regno Unito rientrerà nell’UE “dopo che i vecchi elettori saranno morti“. Come al solito, il “bimbo dalle attenzioni speciali” Branson (“c’erano alcuni argomenti di cui non so proprio nulla, intendo (inintelligibile) la matematica, per anni non sono riuscito a risolvere la differenza tra lordo e netto“) mostra un’ignoranza straordinaria. Un recente sondaggio ha mostrato che ben il 74% del pubblico concorda sul fatto che “alcun accordo è meglio di un pessimo accordo” e tra i 18 e i 34 anni la percentuale arriva al 75%. I sondaggisti dell’Opinium hanno scoperto che il 37% sostiene il “niente accordo” con solo il 25% che sostiene un periodo di transizione nel mercato unico e solo il 23% che ancora pensa che la Brexit vada abbandonata.

Il cavallo di Troia dell’UE, sfruttamento imperialista di 3 milioni di cittadini dell’UE nel Regno Unito
Come molti di noi pensavano possa accadere, i tentativi di May di prendere tempo hanno portato solo a maggiori pretese dall’UE prima d’iniziare i negoziati commerciali. Ogni volta che May menziona una cifra più elevata, viene smentita da Bruxelles come insufficiente. Presto anche gli ingenui vedranno che “abbastanza non basta mai per l’UE” ma “basta è abbastanza” per noi. In realtà non possiamo ritardare la liberazione da tale sistema protezionistico, intrusivo e corporativo-fascista dell’UE. I studiati ritardi dell’UE, incoraggiati dal governo francese, tentano di prolungare la vecchia certezza affaristica che le grandi aziende lascino il Regno Unito, sperando vadano a Parigi. Il negoziatore dell’UE Michel Barnier affermava al giornale Les Echos che la seconda fase dei colloqui “sarà molto difficile e durerà anni“. Il futuro rapporto commerciale tra UK e UE è “la cosa più importante”, perciò l’UE ha bloccato i negoziati commerciali per così tanto tempo? La portata degli atteggiamenti imperialisti della classe politica dell’UE (come dimostrano Barnier e Guy Verhofstadt, negoziatore eurofanatico anti-inglese del Parlamento europeo) è chiaro nello sfruttamento dei 3 milioni di cittadini dell’UE fuggiti nel Regno Unito per sottrarsi alla disoccupazione di massa nell’UE, ampliando i lavoratori che vivono a Londra, per richiederne uno status speciale proiettando il potere della Corte europea anche dopo la Brexit; questi “cittadini” vengono sfruttati come cavallo di Troia imperialista.

Il commercio per l’UE è una questione di “vittoria o morte”
Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, di solito tra i più affabili funzionari dell’UE, ha tradito una mentalità “da somma zero, dominio e fortezza Europa” dell’Unione europea, dicendo che la Brexit è stato il “test di stress più duro dell’Unione europea, e quindi va mantenuta la nostra unità indipendentemente dalla direzione dei colloqui. Se non ci riusciamo, i negoziati si concluderanno con la nostra sconfitta”. Solo chi cerca il confronto e la “sconfitta” dell’altro considera i negoziati su commercio e cooperazione una battaglia in cui una parte deve “perdere”. Nella fortezza imperial-corporativa Europa “gli stranieri” non sono amici, ma nemici. Il potere è la chiave, non democrazia o volontà internazionale o libero scambio. Come disse Helmut Kohl “Possiamo avere ragione in politica e in guerra“. La Gran Bretagna per decenni fu azionista per il 16% e “beneficiaria” dei prestiti della Banca europea per gli investimenti. Infatti i prestiti valgono poco poiché confezionati nelle diverse valute e ogni mutuatario inglese deve pagare di più per coprire il rischio del cambio, e sempre legati al commercio e ai governi del “progetto europeo”. Alexander Stubb, vicepresidente della banca, affermava che il Regno Unito dovrà attendere il 2054 per riavere indietro gli investimenti. Il valore del capitale inglese presso la banca è circa 8,9 miliardi di sterline. Uscendo dall’UE, naturalmente desideriamo vendere tale quota ad altri investitori. Questo sembra ciò che l’UE vuole bloccare. Quando l’UE afferma che abbiamo ancora delle responsabilità, ci chiede di pagare prima di andarcene. E quando abbiamo un patrimonio come l’EIV, ci chiedono di aspettare 40 anni.

Sempre più europei abbandonano l’UE

Questi continui attacchi dall’UE non incoraggiano le persone a lasciare il Regno Unito. Piuttosto è il contrario. Infatti, nel massimo impegno che la gente può rivolgere al Regno Unito, richiederne la cittadinanza, c’è stata una corsa dei “cittadini” dell’UE. 14000 tedeschi, francesi e italiani hanno richiesto la cittadinanza inglese nell’anno precedente fine giugno 2017 rispetto ai 4500 al giugno 2015, mentre le domande da Polonia, Lettonia e Lituania sono aumentate da 6000 nel giugno 2015 a 9900 nel giugno 2017. Forse alcuni fuggono dal parlamento europeo rivelatosi “un focolaio di molestie sessuali” o forse hanno letto delle nuove manovre dell’esercito tedesco, in cui uno degli scenari è la rottura dell’Unione Europa con “più Stati che lasciano il blocco”. Un vero scenario realistico!Traduzione di Alessandro Lattanzio

Euro-regioni e indipendenza neo-globalista: farsa catalana… a Bruxelles!

Frexit TV 30 ottobre 2017

Se non ci fossero centinaia di feriti e minacce di povertà, caos e guerra civile riflettersi in filigrana su tale questione esplosiva, rideremmo della grande farsa catalana in salsa spagnola! Ed hop, appena proclamata l’indipendenza, ecco il buffone Puigdemont prendere cricca e claque per esiliarsi virtualmente a Bruxelles mentre il procuratore spagnolo chiede di processarlo, per l’accusa di sedizione che lo porterebbe in prigione per 25 anni!!
Comunque, i suoi fratelli della “Catalogna del Nord” (comprendente i Pirenei orientali francesi) gli avevano riservato un bel posticino, a due passi dal confine… catalano. Ma all’improvviso, non c’è più ovviamente tale “possibilità”; l’Europa di Bruxelles, uscita dalla porta d’ingresso, rifiutandosi di pronunciarsi su un “affare interno” della Spagna, visto lo spirito comico a cui nessuno ha creduto per un attimo, ora rientra dalla finestra poiché dovrà esprimersi sul diritto di asilo tra Paesi europei, un diritto in realtà inesistente nei trattati dell’Unione europea…
Allungando questa pantomima generale, Puigdemont ha deciso di partecipare al referendum del 21 dicembre previsto dai suoi avversari, anche se organizzato, secondo il punto di vista indipendentista, da un Paese terzo se non nemico: la Spagna!
Quanto sprofonderanno Catalogna, Spagna ed Europa in tale travolgente e sconfortante mascherata? Nessuno lo sa fintanto tale questione viene totalmente manipolata da poteri occulti che appaiono totalmente sconnessi dalla realtà. Ma ciò che appare certo è che prima del caos finale, il grande qualcosa dovrebbe ancora avere i suoi momenti!La Cina sostiene l’unità della Spagna
Xinhua 30/10/2017

La Cina esprimeva sostegno allo sforzo del governo spagnolo per mantenere l’unità nazionale dopo che il parlamento catalano dichiarava l’indipendenza. Poco dopo l’annuncio del parlamento catalano, il premier spagnolo Mariano Rajoy dimissionava il capo catalano Carles Puigdemont e il suo governo e annunciava nuove elezioni regionali per il 21 dicembre. Il senato spagnolo approvava l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione spagnola, che sospende l’autonomia della Catalogna e controlla le principali istituzioni catalane da Madrid. “La posizione della Cina su questo tema è coerente e chiara: la Cina lo considera un affare interno della Spagna e comprende e sostiene lo sforzo del governo spagnolo nel mantenere l’unità nazionale, la solidarietà etnica e l’integrità territoriale“, dichiarava il portavoce del Ministero degli Esteri Hua Chunying commentando la periodica conferenza stampa a Pechino. “La Cina è contraria a sconvolgere il Paese e violarne lo stato di diritto, e ritiene che la Spagna possa proteggere l’ordine sociale e i diritti dei cittadini nel quadro giuridico e istituzionale“, dichiarava Hua. La Cina ha sviluppato una cooperazione amichevole con la Spagna in vari settori secondo i principi del rispetto dell’integrità sovrana e territoriale e di non interferenza negli affari interni, concludeva il portavoce.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il referendum italiano anticipa il 2018

Il Veneto e la Lombardia votano per migliorare la posizione decisionale della Lega Nord per dopo l’elezione di maggio
Tom Luongo, 22 ottobre 2017 Oggi gli italiani nelle regioni di Lombardia e Veneto votano su referendum non vincolanti per potenziare i governi locali ed avere più autonomia in futuro. Secondo un buon articolo su Zerohedge: “Al centro del voto di oggi vi è se le tasse raccolte nelle due ricche regioni vanno utilizzate ancor più per le due regioni o diluite tra le regioni più povere d’Italia, specialmente nel sud. La Lombardia invia a Roma 54 miliardi di dollari in più di quanto non usi per la spesa pubblica. Il contributo netto del Veneto è di 15,5 miliardi. Le due regioni vorrebbero approssimativamente dimezzare questi contributi, una concessione che lo Stato, in soldoni, gravato da una montagna di debiti, non può permettersi. Le due regioni sono amministrate dalla Lega Nord, una volta apertamente secessionista, sperando che il risultato gli dia il mandato per negoziare migliori accordi finanziari con Roma. La Lega Nord fu fondata negli anni ’90 per la campagna per lo Stato indipendente della “Padania”, che si estende nel nord d’Italia, dalla Lombardia a Venezia. Non fa più campagne secessioniste, ma sostiene che le tasse inviate a Roma siano sprecate da una burocrazia nazionale inefficiente”. Ciò che si nasconde sullo sfondo è che il sistema bancario italiano effettivamente fa brindisi. Le regioni più ricche ragionevolmente capiscono che quando la situazione è burrascosa, devono aggrapparsi ai salvataggi.

Referendum sulla BCE
L’implosione di due piccole banche del Veneto, Popolare di Vicenza e Veneto Banca, a giugno, sottolinea questo punto (per una buona descrizione della storia vedasi questo articolo). La Banca Centrale Europea avrebbe potuto “salvare” i depositanti e gli obbligazionisti ma scelse di non sapere che ciò sarebbe stato un suicidio politico. La banca centrale italiana e la BCE erano intimamente coinvolte nella gestione di queste due banche, che alla fine furono vendute per un simbolico euro. E in quel momento si ammiccò che non se ne socializzavano i costi. L’aspetto importante qui è che altre cose del genere accadranno finché l’Italia rimane nell’euro. Col valore dell’euro quest’anno a 1,21 dollari, grava ancor di più sulle banche italiane il serio bisogno di ricapitalizzarsi. I referendum sono semplicemente i preparativi ai negoziati con Roma per le elezioni generali di maggio 2018. Tra Lega Nord e Movimento Cinque Stelle c’è la possibilità di un governo di coalizione apertamente ostile ai piani di austerità dell’UE e se necessario, far uscire l’Italia dalla zona euro. Infatti, se l’Italia vuole sopravvivere, dovrà farlo svalutando il debito, salvare le banche e avviare il processo di riequilibrio. Che l’Italia abbia o meno il permesso di lasciare l’euro, la BCE farà leva sulla montagna del debito e il salvataggio derivante.
Ed è perciò che il Presidente della BCE Mario Draghi non può smettere di acquistare debito sovrano emesso dai Paesi in bancarotta. I due errori bancari dicono che la BCE pagherà il conto. Farà solo finta di non farlo. Così, invece di salvare titolari di obbligazioni e depositanti, spazzando via altre persone, la BCE imputa i costi al governo italiano che quindi rilascerà nuovo debito che la BCE comprerà.

Perché il voto ora?
Perché con altri prossimi fallimenti bancari le regioni più ricche d’Italia possono avere un controllo maggiore sui soldi inviati a Roma e quindi affrontare direttamente i propri emergenti problemi finanziari, proteggendosi dai peggiori problemi del sud. Questo è il nocciolo della questione. E la sfida al capo della Banca d’Italia, Ignazio Visco, alleato di Draghi, è un’altra possibile trappola per l’UE nel mantenere il controllo sulla situazione politica italiana. I piddini cercano di guadagnare punti politici attaccando la gestione della Banca d’Italia sui salvataggi. Sono bloccati nella lotta col Movimento Cinque Stelle, nei sondaggi. Inoltre, ci sarebbero altri referendum in preparazione, a seconda dei risultati di oggi. Il posizionamento per le elezioni di maggio è importante poiché sarà la prima vera opportunità per il Movimento Cinque Stelle di acquisire il controllo del parlamento italiano e ficcare una grossa spina negli occhi dell’UE. Perché in agguato c’è la Germania, che vuole mantenere un euro sottovalutato rispetto alla capacità produttiva tedesca e sopravvalutato sul resto d’Europa. E il grande risucchio che si ascolta è la ricchezza dell’Europa ingollata dall’UE controllata dalla Germania. I capi dei Cinque Stelle in Italia e del Front Nationale in Francia lo capiscono assei meglio dei partiti euroscettici di Spagna e Grecia. Ed è per questo che cercano di giocare ai negoziati con la Germania per alleviare il debito piuttosto che minacciare di lasciare l’euro. Gli italiani in generale hanno un atteggiamento molto meno rispettoso verso 1) il proprio governo e 2) qualsiasi governatore/occupante straniero. E per questo motivo l’Italia è la vera prova della leadership dell’UE e del perché le misure per mantenerla placata (salvataggi) e sottomessa (nomina dei dirigente) sono state così pesanti. Rimuovere Berlusconi nel 2011 fu una cosa. Non sarà la stessa se i Cinque Stelle vinceranno a maggio. E anche se on accadesse, la Lega Nord sarà nella posizione privilegiata per decidere e ottenere ciò che vuole. A questo punto l’UE avrà un serio problema tra le mani.

Traduzione di Alessandro Lattanzio