La Grande Strategia di Putin: il progetto della Grande Eurasia

Alexander Mercouris, The Duran 30/6/2016
Putin al SPIEF 2016 delineava il gigantesco progetto per unire l’intero continente eurasiatico chiedendo agli europei di parteciparvi.2016062004Il tema principale del SPIEF 2016 dava ai russi l’opportunità di spiegare la loro politica estera agli europei. Uno dei dibattiti più sterili nei media anglofoni è se Putin sia uno stratega o solo un tattico. Vi sono numerosi articoli che discutono la questione con la solita risposta che sia solo un tattico. La risposta corretta alla domanda è che Putin, o più correttamente la leadership russa, sicuramente ha una strategia, anche se i commentatori nei media anglofoni che ne discutono possono essere perdonati nel dare sempre la risposta sbagliata perché, come i loro articoli dimostrano fin troppo chiaramente, non hanno la minima idea di cosa sia questa strategia in realtà. È molto sorprendente perché Putin l’ha spiegato in molte occasioni. Con numerosi europei nel pubblico del SPIEF 2016 ha colto l’occasione di farlo di nuovo, questa volta sottolineando il ruolo chiave dell’Europa, e in particolare l’Unione europea, in esso. Ecco cosa ha detto Putin: “Nel 2011, con la Bielorussia e il Kazakistan, e basandosi sulla fitta rete di rapporti di cooperazione che abbiamo ereditato dall’Unione Sovietica, abbiamo formato uno spazio doganale comune, poi divenuto Unione economica eurasiatica. Già a giugno abbiamo, insieme con i nostri colleghi cinesi, in programma di avviare colloqui ufficiali per formare un partenariato economico e commerciale globale in Eurasia con la partecipazione degli Stati dell’Unione europea e della Cina. Mi aspetto che sia uno dei primi passi verso la formazione di un’importante collaborazione eurasiatica. Amici, il progetto che ho appena citato, il progetto “della grande Eurasia” è naturalmente aperto all’Europa e sono convinto che tale cooperazione sarà reciprocamente vantaggiosa. Nonostante i ben noti problemi nelle nostre relazioni, l’Unione europea resta il partner economico e commerciale chiave della Russia. E’ il nostro vicino e non siamo indifferenti a ciò che succede nella vita dei nostri vicini, dei Paesi europei e dell’economia europea. Ripeto che c’interessa che gli europei aderiscano al progetto per un’importante collaborazione eurasiatica. In questo contesto, accogliamo con favore l’iniziativa del Presidente del Kazakistan per consultazioni tra Unione economica eurasiatica ed UE. Ieri abbiamo discusso la questione in occasione della riunione con il presidente della Commissione europea“. Questa non è solo strategia; è un’estremamente ambiziosa, ed anche grandiosa, strategia per collegare le due estremità del continente eurasiatico in un unico spazio economico con la Russia al centro come collegamento e ponte. È una proposta non per l'”Eurasia”, ma per la “Grande Eurasia”: un’unica unità economica colossale che si estenda dal Pacifico all’Atlantico. Inoltre è abbastanza chiaro che questo progetto è pienamente supportato dalla leadership cinese; la Cina naturalmente è la metà orientale del progetto. In effetti è una certezza che i cinesi vi abbiano a che fare e che il loro progetto di Via della Seta ne faccia parte.
083257 Lungi dal cercare la disgregazione dell’UE, come tanti scrittori neoconservatori proclamano, ciò che Putin vuole è che l’Unione europea sia partner a pieno titolo del progetto. Lungi dall’essere costretti a scegliere tra “la Russia in Europa” e “la Russia in Eurasia”, Putin non vede alcuna contraddizione nel perseguire entrambe le vie. Lungi dal voler scegliere tra UE e Cina come partner della Russia, Putin vuole che la Russia abbia una partnership con entrambi, avvicinandoli. Questa grandiosa concezione è assai tipica dei russi e dei cinesi. Le due grandi potenze continentali sono abituate a pensare in termini globali, come avviene spesso, ed accadde con idee simili circolate a San Pietroburgo nel 1890, all’inizio del regno di Nicola II, anche se i mezzi politici e tecnici per attuarle semplicemente non esistevano al momento. Il famoso politico sovietico Vjacheslav Molotov propose un progetto simile negli anni ’50, anche se ebbe poco favore dal resto della dirigenza sovietica. Al contrario, dubito che i politici provinciali europei, strettamente concentrati sulle loro preoccupazioni nazionali, possano comprendere un tale progetto anche quando gli viene spiegato chiaramente, come ha fatto Putin al SPIEF 2016. Sono sicuro che Putin lo sappia, anche se a volte fatica a capirlo, e che si renda conto che se l’Europa va assolutamente conquistata al progetto, dovrà farlo un passo alla volta. Una potenza occidentale ha la visione strategica per capire un tale progetto e significativamente non vi ha un posto. Tale potenza, naturalmente, sono gli Stati Uniti. Era abbastanza chiaro dalle molte cose dette da Putin al SPIEF 2016, che lui e il resto della leadership russa ritengono che il colpo di Stato di Majdan in Ucraina sia stata una manovra degli USA per dividere la Russia dall’Europa, in modo da far deragliare il progetto di Grande Eurasia. Penso che Putin si sbagli, dubito che gli Stati Uniti ne sappiano molto del progetto di Grande Eurasia e credo che perseguano in Ucraina proprie strategie molto diverse, ma indipendentemente da ciò Putin ha reso abbastanza chiaro al SPIEF 2016 le perplessità sugli europei così privi di visione e concezione dei propri interessi, avendo permesso durante la crisi ucraina di farsi così facilmente manipolare dagli Stati Uniti nel loro interesse. Il suo discorso plenario era fondamentalmente un appello agli europei a svegliarsi e ad agire nel proprio interesse piuttosto che di Washington: “Capisco anche i nostri partner europei quando si parla di decisioni complesse per l’Europa prese nei colloqui sulla formazione del partenariato transatlantico. Ovviamente, l’Europa ha un grande potenziale e puntando a una sola associazione regionale restringe chiaramente le sue opportunità. Date le circostanze, è difficile per l’Europa mantenersi in equilibrio e preservarsi uno spazio di manovra. Come i recenti incontri con i rappresentanti degli ambienti economici tedeschi e francesi hanno dimostrato, le imprese europee sono disposte a collaborare con questo Paese. I politici dovrebbero incontrare le imprese mostrando saggezza e un approccio lungimirante e flessibile. Dobbiamo tornare alla fiducia nelle relazioni russo-europee e ripristinare la nostra cooperazione. Ricordiamo come tutto è cominciato. La Russia non ha avviato gli attuali divisioni, disagi, problemi e sanzioni. Tutte le nostre azioni sono state esclusivamente reciproche. Ma noi non portiamo rancore, come si suol dire, e siamo pronti a venire incontro ai nostri partner europei. Tuttavia, questo non può in alcun modo essere una via a senso unico“. Se gli europei sentono questo appello, o addirittura lo comprendono, è un’altra questione. Personalmente ne dubito. È sorprendente come i media occidentali, anche europei, non abbiano riferito nulla del progetto di Grande Eurasia e detto poco sull’invito di Putin a restaurare piene relazioni. I capi europei presenti al SPIEF 2016, Juncker, Renzi e Sarkozy, spingono a migliorare le relazioni con la Russia, ma non hanno detto nulla del progetto di Grande Eurasia.
Anche se l’impegno di Putin e della leadership cinese al progetto di Grande Eurasia sia indubbio, sono attenti a non farla diventare una trappola consentendole di diventare un progetto su cui sacrificare gli altri interessi vitali dei loro Paesi per realizzarlo. Questo fu il grande errore di Mikhail Gorbaciov negli anni ’80, quando sacrificò tutte le posizioni dell’URSS in Europa e in ultima analisi la sua stessa esistenza cercando ciò che chiamava “casa comune europea”. Se gli europei si dimostrano poco ricettivi, russi, cinesi ed alleati dell’Asia centrale chiariscono che semplicemente porteranno avanti il progetto per conto proprio.1041317790

India e Pakistan aderiscono all’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai
Alexander Mercouris, The Duran 27 giugno 2016
India e Pakistan aderiscono all’organizzazione della sicurezza a guida cinese e russa mantenendo stretti rapporti con l’occidente.modi-sharif-7591Lontano dalle distrazioni causate dal Brexit inglese, il processo di costruzione eurasiatica ha appena compiuto un altro grande passo in avanti con l’accordo di India e Pakistan ad aderire a pieno titolo all’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai guidata da Russia e Cina. L’Iran dovrebbe seguire a breve, riunendo l’intera Eurasia sotto l’ombrello di questa organizzazione, tranne alcuni piccoli Paesi e gli Stati europei dell’alleanza occidentale. Anche Paesi come Turchia ed Azerbaijan, allineati all’occidente, vi hanno dei rapporti. L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai non è la “NATO orientale”, una sorta di Patto di Varsavia dell’Eurasia orientale e centrale, ma non è nemmeno la chiacchiera pretesa dai commentatori occidentali. L’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai ha una costituzione e una struttura, ed ha effettivamente una dimensione di sicurezza, anche se in teoria si concentra sulla lotta al terrorismo in Asia centrale, piuttosto che contro qualsiasi minaccia convenzionale occidentale. L’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai è strettamente legata all’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (“CSTO”) guidata dalla Russia, sicuramente un’alleanza militare che riunisce la Russia e i suoi partner più stretti dell’ex-URSS. Ancora più importante, al centro dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai c’è il rapporto strategico-militare tra Cina e Russia. Questi due Paesi, nonostante i tentativi occidentali di negarlo, sono sicuramente alleati militari. Putin l’ha di recente ammesso. Inoltre ha anche rivelato qualcosa di già evidente per chi segue da vicino le azioni sulla scena mondiale, e cioè che le leadership dei due Paesi comunicano continuamente. Riporto le esatte seguenti parole di Putin: “Siamo in contatto continuo e ci consultiamo su questioni globali e regionali. Dato che ci consideriamo stretti alleati, naturalmente dobbiamo sempre ascoltare i nostri partner e tenere conto di ogni interesse altrui“. Per avere idea di quanto sia stretta la cooperazione militare tra Cina e Russia, si veda come i due Paesi abbiano recentemente condotto un’esercitazione di comando congiunto a Mosca con l’impiego congiunto delle rispettive difese antimissili balistici. Gli Stati Uniti non farebbero mai una cosa del genere con uno qualsiasi dei loro alleati e se l’hanno fatto, certamente non lo renderanno pubblico. Quando le relazioni militari tra i due Paesi sono così strette da condurre esercitazioni del genere, è certo che una rete di sicurezza, intelligence ed accordi relativi alla difesa esista tra di essi. Il fatto che non ne sappiamo non significa che non esista. Ciò significa che le leadership dei due Paesi, Consiglio di Sicurezza della Russia e Politburo della Cina, abbiano deciso di non renderla pubblica. La ragione è che rivelandone l’esistenza, si rivelerebbe l’entità dell’alleanza militare dei loro Paesi, cosa che nessuno di loro per il momento vuole. Il fatto che alla base dell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai ci sia l’alleanza tra Cina e Russia significa che non si tratta di chiacchiere. Piuttosto rientra nella rete di organizzazioni, Unione eurasiatica economica, Via della Seta, BRICS e CSTO, che i due alleati tessono intorno per estendere l’influenza regionale e globale della loro alleanza.
Pakistani e indiani lo sanno molto bene. Con l’adesione all’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai, pakistani ed indiani non si alleano a cinesi e russi contro gli Stati Uniti e l’occidente. La ragione per cui cinesi e russi preferiscono mantenere segreta l’alleanza è perché non devono presentare a Paesi come Pakistan e India una scelta binaria, piuttosto permettere ai due Paesi tradizionalmente in contrasto di mantenere i rapporti tradizionali con i vecchi alleati, la Cina nel caso del Pakistan e la Russia nel caso dell’India, migliorando i legami formali con una delle due grandi alleanze mondiali attuali, rimodellando progressivamente il mondo che li circonda.xi-putin-dealTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Brexit e la Cina

Lau Nai-keung, Gpolit 28 giugno 2016BN-KV512_chinaq_P_20151020121312Introduzione di Thomas Hon Wing Polin:
Il fatidico voto popolare per far uscire il Paese dall’Unione Europea ha stupito il mondo. Generate dall’estremità occidentale del continente eurasiatico, le onde d’urto s’infrangono sull’altra estremità dell’Asia orientale. Come appare questo sisma alla Cina e all’Asia orientale? L’analista politico di Hong Kong e vecchio consigliere di Pechino, Lau Nai-keung, che scrive:
“A questo punto, il risultato del referendum inglese sull’adesione all’Unione europea s’è impresso nella mente di molti: oltre il 52% degli elettori inglesi è favorevole a lasciare l’UE. Del 48% che ha votato contro, molti erano scozzesi, che presto avranno un’elezione simile sull’uscita della Scozia. Se ciò avvenisse, “UK” starebbe per Un-united Kingdom. “Le previsioni che l’UE possa spezzarsi sarebbe alquanto inverosimile, ma ci sono certamente altri Paesi in cui richieste di referendum simili potrebbero prendere slancio”, scrive il Washington Post dopo il voto della Brexit. L’articolo prevede che Svezia, Danimarca, Grecia, Paesi Bassi, Ungheria e Francia siano i più probabili nel seguirne l’esempio. L’UE è un coraggioso ed anche bel tentativo di riconquistare confini e glorie di ciò che sarebbe una via di mezzo tra l’impero romano e il Sacro Romano Impero. Per realizzare tale sogno, i francesi erano disposti a collaborare con i loro ex-arcinemici, i tedeschi, per promuovere integrazione ed armonizzazione. Ahimè non si vede un Imperatore Qin Shihuangdi, che riuscì in questo compito nella Cina di due millenni fa, e la Germania non è chiaramente all’altezza del compito. Al momento, le prospettive per l’UE sono desolanti, o si frammenterà presto o meno rapidamente. Questo non è qualcosa che la Cina vorrebbe, ma non c’è niente che possa farci, tranne cercare di collaborare con ciascun Paese del blocco comunitario. Potrebbe essere ingombrante trattare con quasi 30 Paesi invece che con una sola entità, soprattutto se declinanti ed intrinsecamente instabili. Ma questo difficilmente ostacolerà lo sviluppo dell’iniziativa One Belt, One Road (OBOR). Piccoli Paesi in recessione e tormentati avrebbero scarso potere contrattuale nei confronti della Cina. E Pechino potrebbe scegliere quali progetti salvare e a chi parlarne. Eppure un’Europa tanto indebolita sarebbe una pessima notizia per l’egemonia globale statunitense, perché Washington perderebbe nell’equilibrio di potere geopolitico nei confronti della Russia. Quasi due mesi prima del referendum sulla Brexit, il Consiglio NATO-Russia, forum consultivo e cooperativo sulla sicurezza, riprese gli incontri dopo una sospensione di due anni, esaminando la crisi in Ucraina le questioni relative ad attività militari, riduzione della trasparenza e dei rischi, e la situazione della sicurezza in Afghanistan. La cancelliera tedesca Angela Merkel si era recata a Pechino il 12 giugno, per la nona volta, per discutere questioni né importanti né urgenti. E’ chiaro che i partecipanti hanno dubbi sul voto della Brexit e hanno fretta di coprire le loro scommesse.
xicamInvece di essere un forte cuscinetto tra Stati Uniti e Russia, i Paesi europei, dopo la Brexit, non avranno altra scelta che riparare, collettivamente o individualmente, le relazioni con la Russia, il gigante della porta accanto. Stretti tra Atlantico e Pacifico, e con il loro spazio sotto pressione, anche gli Stati Uniti affrontano il declino. Le élite politiche degli USA sono abbastanza consapevoli della difficile situazione del loro Paese, ma non possono farci molto, tranne raccogliere eventuali vantaggi dalla frattura dell’UE e quindi ancora più importante mettere ordine in casa propria. La preferenza di Donald Trump per l’isolazionismo brilla abbastanza, mentre Hillary Clinton può essere obbligata, contro i suoi istinti, dalla realtà a muoversi in una direzione simile. Ora assistiamo a una potente pressione negli Stati Uniti per la ritirata strategica globale. In questa luce, le recenti dure parole di alti ufficiali cinesi in diverse occasioni, così come le tensioni nelle parti orientale e meridionale del Mar della Cina, possono essere viste come deliberati gesti assertivi della Cina che approfitta della situazione. Né la Cina né la Russia hanno alcuna intenzione di espandere il fronte orientale contro Stati Uniti e Giappone. E a meno di un attacco diretto, gli USA difficilmente inizieranno una nuova guerra nell’ultima fase del mandato presidenziale. Di conseguenza, le tensioni nella parte orientale e meridionale del Mar della Cina sono sopratutto conflitti minori. Non importa quanto spettacolari siano, non ci sarà alcuna guerra tra Cina e Stati Uniti. In realtà possiamo prevedere una tregua tra Pechino e Washington. Questo è già successo sul fronte finanziario, con la Cina che assegna 250 miliardi di dollari nel QFII agli investitori statunitensi, e gli statunitensi che permettono ai cinesi d’istituire un centro di cambio in renmbimbi negli Stati Uniti, dato che protrarre i litigi finanziari danneggerà entrambi i Paesi. E la Trans Pacific Partnership (TPP) anti-Cina, probabilmente sparirà assieme ad Obama.
Naturalmente, questa analisi si basa sull’ipotesi della razionalità di tutte le parti. Ai neocon scalzati negli USA non piacerà nulla di ciò, ma cosa possono farci? Invertire la tendenza e rimettere insieme i cocci? Nuclearizzare Cina e Russia garantendosi la reciproca distruzione assicurata? Qualora i neocon desiderassero iniziare qualche guerra convenzionale, che ci provino nei Mar Cinesi meridionale ed orientale. La Cina non può vincere una guerra offensiva contro le forze statunitensi. Ma Washington ha apertamente rivisto la dottrina della Battaglia Aeronavale del 2010, passando al Concetto comune di accesso e manovra globali comuni (JAM-GC) del 2015, sulla base del fatto che i cinesi hanno ora sviluppato la propria strategia della Zona di negazione/interdizione. In parole povere, gli Stati Uniti non sono sicuri di vincere una guerra presso il territorio cinese. Per inciso, la CCTV, TV della Cina, presto trasmetterà una nuova serie sulla guerra di Corea. Lo scopo è chiaro: ricordare al popolo cinese come sconfissero Stati Uniti ed alleati 60 anni fa, quando la neonata Repubblica popolare era povera e debole”.China's President Xi Jinping reviews an honour guard during his official welcoming ceremony in London, BritainTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Brexit: la Russia avanza e gli USA perdono terreno

MK Bhadrakumar, Asia Times 27 giugno 2016

putinSe vi fosse nelle faccende degli uomini una marea, come dice Bruto nel Giulio Cesare di William Shakespeare, sarebbe lo stesso per gli affari delle nazioni.
Meno di una settimana fa, l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico strisciava verso i confini della Russia provocandola inesorabilmente, ma la marea è cambiata bruscamente, e la politica eurasiatica non sarà mai più la stessa dopo la Brexit. Indirizzandosi allo stesso tempo alla Duma russa a Mosca, il Presidente Vladimir Putin confidava alle élite politiche della Russia che la nazione affronta un’altra volta la minaccia ai confini, simile all’invasione nazista di esattamente 75 anni fa. Tuttavia, due giorni dopo, a Tashkent, Putin ha risposto con calma e tono distaccato, alla domanda della sua reazione alla Brexit. Vi ha accennato abbastanza intuitivamente, riconoscendo l’opportunità data dal destino. Putin ha detto: “La Brexit avrà “conseguenze” per la Gran Bretagna e l’Europa, e avrà inevitabilmente “effetti globali… sia positivi che negativi”; “Il tempo ci dirà se ci saranno più vantaggi o svantaggi”; la Brexit avrà un impatto su mercato e valute, ma difficilmente sarò uno “sconvolgimento globale”; sulle sanzioni contro la Russia, se i Paesi dell’UE sono pronti al “dialogo costruttivo”, Mosca sarà “non solo pronta, lo vuole e risponderà positivamente ad iniziative positive”. Detto questo, la Russia ha dei limiti nell’onere dell’attuazione dell’accordo Minsk sull’Ucraina, che spetta a Kiev e “senza, non possiamo fare nulla”.” Putin ha recentemente visitato la Grecia, il Paese dell’UE più vicino alla Russia. Significativamente, secondo il Primo ministro greco Alexis Tsipras, la Brexit “conferma la crisi politica profonda, la crisi di identità e la crisi della strategia europea”. Questo riecheggerebbe ampiamente nell’opinione russa. I commentatori russi sono entusiasti del voto per la Brexit che inesorabilmente indebolirà le sanzioni UE. In effetti, si aspettano un significativo miglioramento delle relazioni della Russia con la Gran Bretagna. Londra è il ricettacolo preferito degli oligarchi russi e delle élite di Mosca. Boris Johnson, molto probabilmente il primo ministro del Regno Unito post-Brexit, è un netto sostenitore di saldi rapporti con la Russia, e le élite di Mosca lo considerano un politico insolito senza una mentalità da guerra fredda e, ancora più interessante, senza mentalità da politica estera. Chiaramente, la congettura degli analisti russi è che Washington faticherà ad imporre la propria leadership transatlantica come in passato, e nella stessa Unione europea probabilmente non ci sarà consenso nell’estendere le sanzioni contro la Russia all’anno prossimo. Queste sono le puntate migliori della Russia. Tuttavia, le parole caute di Putin suggeriscono che Mosca manterrà le dita incrociate su come Washington potrà permettersi che la Brexit volga verso la logica conclusione, semplicemente permettendo ai cittadini inglesi di lasciare l’Unione europea. Ovviamente, Putin ha ordinatamente eluso qualsiasi discorso sulla disintegrazione europea. D’altra parte, Mosca non può ignorare che l’euroscetticismo è un fenomeno diffuso in Europa. Se la Brexit ha un ‘effetto domino’ e avvia referendum in altri Paesi europei, l’impensabile potrebbe accadere. Anche in caso contrario, i gruppi euroscettici in Europa hanno già rafforzato la loro posizione. Comunque, se George Soros ha scritto nel fine settimana che la disintegrazione dell’UE è “praticamente irreversibile”, avrebbe centrato il punto.
Chiaramente, ci sono punti interrogativi sulla sopravvivenza della Gran Bretagna. La Russia potrebbe trarne dei vantaggi, perché la Gran Bretagna è tradizionalmente non solo l’auriga degli interessi degli Stati Uniti in Europa, ma anche ‘arbitro’ nell’UE, un ruolo in cui è insostituibile. Di fronte alla crescente pressione occidentale, Mosca ultimamente si concentra ad espandere la propria influenza e a consolidare la propria leadership in Eurasia. Al St. Petersburg International Economic Forum di una settimana prima, Putin presentava il progetto di Grande Eurasia. Tutto indica che questo sia anche un punto all’ordine del giorno chiave nelle discussioni con la leadership cinese, nella prossima visita a Pechino. Putin prevede una grande collaborazione nell’ambito del piano della Grande Eurasia, coinvolgendo l’Unione Eurasiatica Economica (EEU) guidata dalla Russia, Cina e possibilmente India e Iran, ampliando efficacemente lo ‘spazio post-sovietico’ verso est, ovest e sud-est asiatico. La visione della Grande Eurasia di Putin ha tre modelli, sicurezza, mercato comune e governo interno. L’intenzione russa sembra sia portare la dilagante influenza cinese nello spazio eurasiatico entro negoziati multilaterali, in particolare sull’Iniziativa Fascia e Via della Cina. Ma la Cina difficilmente sarebbe d’accordo. La Cina ha avuto una giornata campale, con le tensioni in aumento tra Russia e occidente all’ombra dell’espansione della NATO. Ma con la Brexit, la dinamica di potere in Eurasia potrebbe cambiare radicalmente a favore della Russia. Probabilmente, la Brexit riduce la pressione occidentale sulla Russia e fornisce la tregua per prestare maggiore attenzione alla realtà degli ultimi anni, con la Cina che costantemente espande la propria influenza in Eurasia, non solo in Asia centrale, ma anche nei Balcani e in Europa centrale. La cosa più importante per Mosca sarà se la Brexit arresti la tendenza, incoraggiata in non piccola misura da Washington, alla militarizzazione dell’Europa.
Il prossimo vertice della NATO a Varsavia (8-9 luglio) si svolgerà all’ombra della Brexit. Può essere foriero del futuro che Bulgaria e Romania si siano opposte all’idea di una flotta NATO nel Mar Nero. Il primo ministro bulgaro Bojko Borisov ha detto con una punta di sarcasmo che il Mar Nero dovrebbe essere destinato a yacht e navi cariche di turisti piuttosto che essere un’arena militare. La cooperazione nell’alleanza potrà continuare nel breve termine. Ma resta da vedere fino a che punto Washington riuscirà ad impensierire gli europei con la tesi assai artificiosa della Russia quale Stato revisionista che pone la mobilitazione militare al centro del pensiero strategico. La Brexit pone delle questioni alla NATO, anche se i cittadini inglesi non hanno votato l’uscita dall’alleanza. Con un commento perspicace, la nota ‘mano russa’ nella rivista National Interest. Nikolas Gvosdev, notava che la Brexit “convalida due linee di tendenza in via di sviluppo in Europa“, spiegando: “La prima è l’esitazione nei Paesi dell’Europa occidentale a farsi trascinare in conflitti e problemi della periferia orientale del continente o nello spazio post-sovietico. La seconda sarà risvegliare la divisione regionale persistente nell’alleanza, con alcuni membri che sostengono che se la NATO avesse prestato molta più attenzione alle minacce sul Mediterraneo alla sicurezza europea, piuttosto che farsi coinvolgere nei giochi geopolitici in Eurasia, la crisi migratoria avrebbe potuto essere evitata o ridotta e, quindi, uno dei fattori chiave della Brexit sarebbe stato neutralizzato”. La linea di fondo è che UE e NATO sono complementari. E la Brexit sostiene che gli interessi nazionali prevalgono sugli interessi collettivi europei. Senza dubbio, la Brexit è anche, almeno in parte, un riflesso della stanchezza generale in Europa per la continua espansione della NATO ad est.

L’Ambasciatore MK Bhadrakumar è stato un diplomatico di carriera per più di 29 anni, ed ambasciatore dell’India in Uzbekistan (1995-1998) e in Turchia (1998-2001). Scrive sul blog Indian Punchline” e per Asia Times dal 2001.0b5c5083058cba6f446707aef0109828L’Eurasia s’integra e l’UE si disintegra
Dmitrij Kosyrev, RIA Novosti, 28 giugno 2016 – RBTH

13738925681India e Pakistan hanno firmato un memorandum d’intesa il 24 giugno, unendosi formalmente alla Shanghai Cooperation Organization. Lo stesso giorno, i risultati del referendum sull’adesione della Gran Bretagna nell’Unione europea sono stati dichiarati, con il 51,9% degli inglesi che opta per la Gran Bretagna fuori dall’Unione europea, lasciando un’Unione dal futuro travagliato.

L’idea di questo titolo viene da una serie di eventi evidenti, dato che India e Pakistan hanno firmato documenti chiave per aderire alla SCO al vertice di Tashkent, e gli inglesi hanno votato per ritirarsi dall’UE. È successo questo, l’integrazione qui e il collasso di là, tutto in un giorno. E poi ci sono le particolarità, anche molto interessanti, come sempre. Dal punto di vista formale, non sono state osservate grandi cerimonie per l’integrazione di India e Pakistan, non ci sono due nuove bandiere che si aggiungono alle sei attuali della SCO: Cina, Russia, Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan. La decisione fondamentale sul loro ingresso fu presa un anno fa, al vertice di Ufa, e ciò che è successo oggi è stato questo: al vertice, i leader dei sei stati membri della SCO hanno adottato un memorandum sugli obblighi delle controparti indiane e pakistane per l’adesione alla Convenzione dell’associazione, obbligatorio per gli Stati aderenti. Il Presidente Vladimir Putin, parlando su questo tema in occasione della conferenza stampa finale, ha detto: “Avete visto, accogliamo due grandi Paesi, India e Pakistan. Il resto è puramente formale, si può supporre che, a partire dal prossimo anno, saranno membri a pieno titolo dell’organizzazione. Con la loro adesione, naturalmente, l’organizzazione assume un valore e un peso diversi… e in questo senso, possiamo dire con piena fiducia che il vertice è stato un successo“. Dopo di che ha risposto alle domande su Regno Unito e UE. Come si veda, non è uno stadio, nessuno gioca la partita “Eurasia-UE: 1 – 0”. La SCO non si confronta con gli altri, soprattutto non per propaganda. Allo stesso tempo, coinvolgere indiani e pakistani a diversi livelli nei meccanismi della SCO è un processo, un lungo processo. Ci sono ancora circa 30 documenti che vanno firmato. Si tratta di una procedura burocratica lunga che a volte richiede negoziati con parlamenti e ministeri.

Non ripetere gli errori altrui
La SCO non è un’alleanza o un’unione, dato che i suoi membri ritengono che il tempo delle ‘unioni’ sia passato (ciò che accade a UE e NATO è molto evidente oggi). Ma se non è un’unione, allora cos’è? Forse un tentativo di costruire un nuovo, moderno modello di relazioni tra Paesi uniti dalla geografia, ma divisi da varie caratteristiche distinte che desiderano mantenere, piuttosto che muoversi su regole e norme rigorose. La SCO sfida l’occidente standardizzato? No, è il tentativo di non ripetere gli errori dell’Unione europea, in particolare quelli resi evidenti nel “giorno dell’indipendenza del Regno Unito”. Si tratta di “aperto regionalismo”, il che significa che nulla impedisce ai Paesi membri di far parte di altre associazioni. Questo non è assolutamente l’approccio occidentale e a volte inibisce fortemente l’organizzazione della SCO. Ma a quanto pare, è l’unica via.

La SCO diventa una potenza eurasiatica: Segretario Generale
Un’altra cosa nel documento (MO) firmato da India e Pakistan ipotizza che i membri della SCO non operino contro i mutui interessi. Ma l’atteggiamento di molti rimane oscuro e teso. Un’altra cosa è che la SCO è almeno una piattaforma dove provare a negoziare. Diamo un’occhiata a chi è interessato in qualche modo alla SCO. Sono 18 Paesi. Nel 2017 vi saranno 8 Paesi pienamente aderenti al vertice di Astana. Cina, India, Russia. Kazakistan, Pakistan, Uzbekistan, Tagikistan e Kirghizistan. Gli altri 10 Paesi hanno lo status di osservatori. Sarebbe difficile immaginare dei Paesi più diversi. All’inizio dell’integrazione, i Paesi europei erano diversi, ma seguirono la via del livellamento dei caratteri e della riduzione della sovranità. Come possiamo vedere, si sbagliavano. “La formula SCO” a questo punto sembra semplice, non consente alcun rivolgimento politico-militare in Asia centrale e costruisce le infrastrutture (strade, informazioni e legislazione) collegando tutti i Paesi della regione. Tale infrastruttura comprende cultura e istruzione attive nel quadro della SCO, creando uno spazio umanitario comune eurasiatico. Questo processo non è solo enorme, è difatti eterno. Non dimentichiamo che la SCO non riguarda tutti i rapporti tra, per esempio, India e Russia o Cina e Russia, ma solo ciò che riguarda essenzialmente la riformulazione dell’Asia centrale, facendone un puro progetto regionale. Si può dire quanto si vuole, come fanno i cinesi, che il vecchio modello mondiale è stato ricreato, al centro del quale per secoli vi era la Grande Via della Seta dalla Cina all’Europa, ma tutti sappiamo che di fatto si tratta di modellare il futuro e non di ripristinare il passato.135464190_14667777565241nTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria, Egitto ed Israele chiedono di aderire alla Shanghai Cooperation Organization

Siria, Egitto ed Israele chiedono di aderire alla SCO
Asialive, 26 giugno 2016 – Fort Russmodi-sco-759Siria, Egitto e Israele hanno formalmente chiesto l’adesione alla Shanghai Cooperation Organization (SCO). I membri hanno discusso anche l’adesione dell’Iran. L’interesse di Siria, Israele e Egitto per partecipare alla Shanghai Cooperation Organization è stato dichiarato al briefing a Tashkent dal rappresentante speciale presidenziale per gli affari della SCO Bakhtijor Khakimov. La richiesta dalla Siria di adesione con lo status di osservatore si ebbe l’anno scorso, ma avendo gli Stati membri della SCO hanno deciso l’avvio della collaborazione con i nuovi arrivati dai fondamentali, si parla di “partnership nel dialogo”, secondo Khakimov. I presidenti dei Paesi membri della SCO hanno anche discusso la prospettiva di adesione permanente dell’Iran. Attualmente i sei membri permanenti della SCO sono Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Cina, Tagikistan e Uzbekistan. L’ultimo vertice della SCO si è svolto a Tashkent, dove hanno partecipato i presidenti dei sei Paesi membri. Oltre ai sei presidenti della SCO erano presenti i leader dei Paesi osservatori: Presidente dell’Afghanistan Ashraf Ghani, Presidente della Bielorussia Aleksandr Lukashenko, Presidente della Mongolia Tsakhiagijn Elbegdorj, Presidente del Pakistan Mamnoon Hussain, Primo Ministro dell’India Narendra Modi e Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Zarif. Ospite speciale del Presidente dell’Uzbekistan era il Presidente del Turkmenistan Gurbangulij Berdymukhammedov.

La SCO dimostra il vigore della cooperazione geopolitica
Global Times 24/06/2016

CloSfuvXEAAaKTGLa Shanghai Cooperation Organization (SCO) iniziava il vertice annuale a Tashkent, Uzbekistan. Poiché quest’anno ricorre il 15° anniversario dell’istituzione della SCO, è il momento di rivedere il passato e anche guardare al futuro. India e Pakistan sono decisi a firmare formalmente il memorandum fondamentale per l’adesione alla SCO. L’espansione dell’organizzazione ne indica fascino e prospettive. L’occidente ha spesso minimizzato la SCO da quando fu fondata nel 2001. I Paesi occidentali anzi sottolineano alcuni problemi inerenti alla SCO, come ad esempio diversi valori, livelli di sviluppo e dimensione degli Stati aderenti e l’assenza di un leader. Eppure, nonostante la sottovalutazione, la SCO è cresciuta realisticamente, senza adottare azioni clamorose chiaramente impegnata a creare un futuro costruito senza pretese. E’ difficile definire chiaramente la SCO rispetto alle organizzazioni occidentali. A qualunque cosa sia paragonata, NATO, UE o ASEAN, la SCO è fondamentalmente un’organizzazione di cooperazione nata dalla cooperazione anti-terrorismo contro le tre forze del male in Asia centrale, per poi dipanarsi verso i campi economico e culturale, difatti compiendo progressi. Con i sei osservatori, di cui due, India e Pakistan, che divengono membri ufficiali, la SCO ha dato speranza alle loro prospettive. Il continente asiatico presenta una forma di coesione differente dai raggruppamenti della Guerra Fredda. La SCO è la nuova costruzione di un gruppo di nazioni. Paesi geograficamente vicini che devono avere rapporti e affrontare sfide simili. La SCO svolge il proprio lavoro di cooperazione secondo richieste ed esigenze degli aderenti, chiedendo di potervi far beneficiare tutti, mentre gli Stati aderenti non debbono subirla. Nel periodo della Guerra Fredda, molte organizzazioni internazionali ebbero rivali strategici esteri, ma la SCO no, non essendo diretta contro alcuno. Con la partecipazione dell’India, la SCO non si potrà definirla NATO orientale. Nel frattempo, qualsiasi forza estera che consideri la SCO una minaccia è inguaribilmente dominata dalla mentalità da Guerra Fredda. Tali dubbi emergono probabilmente perché l’occidente, in particolare gli Stati Uniti, è ben consapevole di essere andato troppo oltre nel fare pressione su Cina e Russia da cui, quindi, la preoccupazione che esse costruiscano un’organizzazione per affrontarlo. Ma dalla SCO, l’occidente può trovare un nuovo tipo di vitalità nella cooperazione geopolitica. Questo sarà la via che le organizzazioni geopolitiche dovrebbero seguire. In 15 anni gli estremisti in Asia centrale sono stati ridimensionati notevolmente e i Paesi della regione rimangono stabili grazie alla SCO, perciò desiderano unirsi ulteriormente. Le forze estere come gli Stati Uniti dovrebbero avere pieno rispetto per un’organizzazione come la SCO. La voce della SCO, ad esempio sul Mar Cinese Meridionale, parla a nome del mondo non occidentale. Washington avrà seri guai se interpreta male questa voce.1041866366Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I progetti per trasformare lo spazio eurasiatico

F. William Engdahl New Eastern Outlook 21/06/2016Route-mapCon tali omicidi e distruzioni di infrastrutture nel mondo, dalla Siria all’Ucraina al Venezuela e alla Nigeria, voglio sottolineare due recenti progetti per la costruzione di nuove infrastrutture per sviluppare la crescita economica e la prosperità in alcune delle regioni meno sviluppate della Terra, in Eurasia, le vaste terre tra Russia e Cina. Due progetti sono appena stati confermati. La ferrovia ad alta velocità Mosca-Kazan-Kazakistan-Cina e l’importante ponte ferroviario sul fiume Amur in Cina. Di per sé non sono epocali. Nel contesto del multi-miliardario progetto infrastrutturale della Fascia economica della Nuova Via della Seta, come viene anche chiamata, i due progetti sono collegamenti vitali per creare il centro di sviluppo economico mondiale del prossimo secolo.
1416389012_rossiya-i-kitay-budut-sovmestno-protivostoyat-revolyuciyamIl 3 giugno Aleksandr Misharin, Primo Vice-presidente delle Ferrovie dello Stato russe annunciava che la Nuova Banca per lo Sviluppo (NDB) dei Paesi BRICS, formalmente istituita nel 2015, dopo aver ascoltato la presentazione delle Ferrovie Russe accettava il finanziamento parziale di 500 milioni di dollari del progetto ferroviario ad alta velocità Mosca-Kazan. La Cina ha recentemente confermato l’intenzione di fornire un prestito di 6 miliardi di dollari per la tratta Mosca-Kazan di quello che sarà il maggiore collegamento ferroviario ad alta velocità Mosca-Pechino dell’infrastruttura stradale Via e Fascia. La Cina finanzierà l’ulteriore completamento del progetto con azioni da 1 miliardo di dollari. Come notava Misharin, l’accordo della banca dei BRICS, NDB, è essenziale. Secondo le regole, la seconda nuova banca infrastrutturale asiatica, AIIB o Asian Infrastructure International Bank, creata l’anno scorso su iniziativa da Pechino per finanziare nei prossimi anni con 7 trilioni di dollari il deficit infrastrutturale asiatico stimato, offrendo prestiti molto più grandi, non ne sarà il primo creditore per questioni politiche. Quest’ultima decisione della NDB di cofinanziare la tratta Mosca-Kazan dell’eventuale collegamento ferroviario ad alta velocità Mosca-Pechino, parte fondamentale del progetto della Nuova Via della Seta economica, sarà assicurata dai governi di Cina e Russia approvando formalmente entro l’anno il progetto a livello governativo. Nel maggio 2015 le due ferrovie di Stato approvavano la tratta Mosca-Kazan e un gruppo ferroviario cinese, la China Railway Group Limited, insieme a due società russe, formava il consorzio per completare il collegamento. Il collegamento ad alta velocità Mosca-Kazan ridurrà il tempo di viaggio da 14 ore a 3 ore e mezza, aprendo nuove possibilità economiche sulla sua rotta, che dovrebbe essere completata nel 2018. Il progetto fu inizialmente proposto da Misharin nel 2009 in un contesto economico e politico molto diverso. Allora non c’era il concetto dei collegamenti Fascia e Via della Cina, e neanche le sanzioni economiche occidentali alla Russia che la costringessero a dare un’occhiata ai vicini orientali, in particolare alla Cina.

Banca dell’Alleanza Strategica
Un altro sviluppo correlato darà notevole esperienza e supporto finanziario e professionale alla nuova banca dei BRICS. L’8 giugno, la Nuova Banca per lo Sviluppo (NDB) firmava un accordo strategico di cooperazione con la China Construction Bank, la seconda banca statale cinese che collaborerà con la NDB in diversi settori, tra cui emissione di obbligazioni, finanziamento congiunto e scambio di informazioni. La China Construction Bank sosterrà anche la banca dei BRICS con linee di credito adeguate e l’impegno ad investire nelle obbligazioni finanziarie del nuovo creditore. La CCB è profondamente coinvolta nel finanziamento della costruzione della vasta rete ferroviaria ad alta velocità cinese ed di altre importanti infrastrutture. In breve, la NDB assume sostanzialmente il ruolo di serio finanziatore.

Un ponte sulle belle acque
La Russia ha annunciato inoltre la costruzione di un ponte sulle splendide acque del fiume Amur che separa la Russia dalla Cina. Il fiume Amur è il decimo fiume più lungo del mondo. Il nuovo ponte renderà possibile il collegamento diretto con la linea ferroviaria ad alta velocità della Fascia e Via della Cina, col futuro ponte di Tongjiang, nella provincia di Heilongjiang in Cina. Da parte russa si collegherà a Nizhneleninskoe nella regione autonoma ebraica della Russia. Il ponte fu proposto nel 2007 da Valerij S. Gurevich, vice-presidente della regione autonoma ebraica della Russia. Il fatto che la parte russa ne abbia ufficialmente iniziato la costruzione è un importante passo avanti dopo il ritardo che finora ha rinviato il completamento del ponte, indica il cambio delle priorità ad oriente della Russia, mentre le sanzioni economiche occidentali indeboliscono i rapporti UE-Russia. In un colloquio personale al St. Petersburg International Economic Forum, Aleksandr B. Levintal, Governatore della regione autonoma ebraica, mi ha detto che il ponte sarà completato ed operativo entro due anni. Il ponte di 2197 metri di lunghezza richiederà investimenti per 230 milioni di dollari. Il principale carico saranno i minerali di ferro della miniera a cielo aperto di Kimkan, della Petropavlovsk PLC, nella regione autonoma ebraica. La società mineraria Petropavlovsk parteciperà al finanziamento del ponte. Durante la visita del Presidente Putin in Cina nel maggio 2014, l’accordo per la costruzione del ponte fu firmato dai funzionari russi e cinesi. Il ponte avrà scartamento normale (mm 1435) e scartamento russo (1520 mm). Il lato cinese del ponte è quasi completato. Il ponte della ferrovia Russia-Cina sarà completato entro giugno 2018 e diverrà il principale corridoio economico tra Cina, Russia e Mongolia, così come per la Nuova Via della Seta economica nella provincia di Heilongjiang. Questi sono i poco noti collegamenti che lentamente creano le basi della nuova prosperità economica mondiale. A Bruxelles, fino ad oggi, gli anonimi burocrati del Ministero della Camminata Sciocca, come i Monty Python lo chiamerebbe, fanno finta che il miliardario progetto infrastrutturale eurasiatico della Nuova Via della Seta non esista. Un grave errore per l’Europa e il futuro della sua economia.inside_bridge_2F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 2.268 follower