Il massacro di Srebrenica è una gigantesca frode politica

Edward S. Herman e John Robles, Global Research, 11 luglio 2016

Il famoso autore Dr. Edward Herman ha parlato con John Robles di Voce della Russia sui fatti riguardanti il massacro di Srebrenica, pretesto per l’invasione “umanitaria” dell’ex-Jugoslavia, e smonta la versione “ufficiale” da sempre promossa dall’occidente.Srebrenica_massacre_mapIl Dr. Herman rivela che vi furono in realtà molteplici massacri a Srebrenica, e che l’uccisione di soldati bosniaco-musulmani a Srebrenica (pretesto occidentale) fu la risposta al massacro di oltre 2000 civili serbi, per lo più donne e bambini, del posto.

Robles: La mia prima domanda riguarda “il massacro di Srebrenica” e il modo con cui i media l’hanno manipolato. Puoi parlarci, o darci alcune intuizioni, di ciò?
Herman: Il massacro di Srebrenica, in realtà l’ho sempre messo tra virgolette, perché vi furono diversi massacri nella zona di Srebrenica che prima del luglio 1995 vide numerosi serbi uccisi dalle forze musulmane, bosniaco-musulmane, uscite da Srebrenica. Secondo una stima più di 150 serbi villaggi furono totalmente spazzati via e uno studio fornisce i nomi di 2383 civili serbi uccisi tra il 1992 e il luglio 1995. Quindi lo chiamerei “il primo massacro di Srebrenica”. Poi, nel luglio 1995…

Robles: Giusto per essere chiari, qui furono i serbi ad essere uccisi.
Herman: Sì! Parliamo di circa 2383 civili serbi uccisi prima del luglio 1995. E l’esercito serbo-bosniaco prese Srebrenica nel luglio 1995, e vi furono morti ed esecuzioni dopo. Questo è ciò che l’occidente chiama “massacro di Srebrenica”, ma in realtà è soprattutto un costrutto politico. I morti furono probabilmente tra 500 e 1000. In altre parole, meno della metà dei civili serbi uccisi prima del luglio 1995. E la pretesa occidentale è che 8000 uomini e ragazzi siano stati giustiziati nel massacro di Srebrenica, senza notare che erano uomini, solo uomini, tutti uomini e tutti soldati, mentre tra i 2383 civili uccisi vi erano numerosi donne e bambini. Parliamo nel secondo massacro essenzialmente di militari. E naturalmente non fu mai dimostrato che ci furono 7000 o 8000 uomini e ragazzi uccisi. I corpi nelle tombe arrivano a circa 2500 e molti erano morti in combattimento. Una delle bellezze della propaganda occidentale è che tutti i corpi trovati dopo il luglio 1995 vengono contati come giustiziati, anche se si sa benissimo che numerosi morirono in combattimento.

Promemoria
mudzahedini Herman: anche un altro fatto importante del massacro di Srebrenica è che il massacro dei serbi avvenne presso una zona che doveva essere “sicura”. Srebrenica era un luogo sicuro, un rifugio sicuro. Doveva essere smilitarizzata, ma non lo fu mai. Così i soldati musulmani bosniaci uscirono da Srebrenica uccidendo i civili serbi. Tutto ciò fu completamente ignorato dai media occidentali. E’ come se i serbi spuntassero a luglio iniziando a uccidere arbitrariamente. Infatti, ai militari delle Nazioni Unite nella zona, all’ufficiale francese Phillip Morillon, fu chiesto dal tribunale jugoslavo: “Perché i serbi l’hanno fatto?” Disse che era assolutamente convinto che lo fecero per ciò che il comandante dei musulmani bosniaci di Srebrenica fece ai serbi prima del luglio 1995. Questo era il capo dell’esercito delle Nazioni Unite, ma non compare sulla stampa occidentale! In altre parole, il primo massacro fu quello che causò il secondo e minore massacro di persone in età di leva. L’intero massacro di Srebrenica è una gigantesca frode politica. Ci fu un massacro, ma fu la vendetta per una strage, donne e bambini non furono uccisi. Una delle caratteristiche “citazioni” sul massacro di Srebrenica, il secondo, è che 20000 donne e bambini di Srebrenica furono trasportati in autobus in la sicurezza da parte dell’esercito serbo. Donne e bambini non furono uccisi, solo persone in età di leva e una grande frazione di costoro era morta in combattimento. Così secondo me, come ho detto, forse ci furono tra 500 a 1000 esecuzioni. Esecuzioni per vendetta.

Robles: Mi dispiace. Quanti?
Herman: da 500 a 1000 direi.

Robles: da 500 a 1000.
Herman: Sì. Quindi ci fu un grande massacro, ma va messo nel contesto! Questa fu una guerra, e c’era un esercito che aveva visto i propri civili massacrati ancor di più. Questo è completamente occultato in occidente, come se i serbi fossero spuntati a Srebrenica iniziando a uccidere per sete di sangue! E’ assolutamente una truffa! Quindi, ritengo che il massacro di Srebrenica sia il grande trionfo della propaganda. L’occidente voleva andare contro la Serbia ed evitare la pace. Aveva bisogno di questo massacro.

Robles: Lei ha detto 2380 civili, donne e bambini soprattutto …
Herman: donne e bambini serbi, sì.

Robles: …furono uccisi prima di Srebrenica…
Herman: Le prime stragi furono tra il 1992 e il luglio 1995. Erano civili serbi. Ci furono anche centinaia di militari serbi uccisi in quel periodo, ma parlo solo di civili!

Robles: I civili, giusto! E poi per rappresaglia furono uccisi circa 2500 musulmani… soldati bosniaci musulmani.
Herman: Questo è fuorviante, perché si pretende che 8000 furono giustiziati, ma furono più di 2000 gli uccisi, in gran parte in combattimento.

Robles: In combattimento. Bene, ho capito.
Herman: Sì, e le esecuzioni furono, come ho detto, probabilmente tra 500 e 1000.

Robles: Va bene. Così i musulmani bosniaci furono direttamente responsabili della morte di numerosi civili serbi. Giusto?
Herman: I serbi in realtà avevano gli elenchi dei soldati musulmani bosniaci che cercavano, ma non posso dire onestamente se furono gli unici ad essere stati giustiziati. Ma certamente, un numero significativo di giustiziati era in tali elenchi, elenchi per vendicarsi.

Clinton, Albright e Izetbegovic

Clinton, Albright e Izetbegovic

Edward S. Herman è economista e analista dei media statunitensi specializzato in tematiche aziendali e normative, nonché economia politica e media. Professore emerito di Finanza alla Wharton School della University of Pennsylvania. E’ autore di diversi libri, come “La fabbrica del consenso” scritto con Noam Chomsky e “Il massacro di Srebrenica: prove, contesto e politica”.

A 23 anni dalla sofferenza di 126 soldati e 200 civili serbi massacrati dai cosiddetti musulmani bosniaci
There Must Be Justice 6 novembre 2015

exhumation-funeralSulla collina di Glodzhansko, vicino Zvornik, Repubblica di Serbska, sono passati 23 anni dal calvario di 126 soldati dell’Esercito della Repubblica Serbska (VRS). Il crimine avvenne il 6 novembre 1992, quando dei giovani furono uccisi dagli islamisti del cosiddetto Esercito della Bosnia-Erzegovina. Tutte le vittime erano della brigata del VRS di Zvornik e Sekovici. I rappresentanti dell’esercito hanno svelato (la nuova) lapide con la scritta: “Qui giacciono 126 soldati dell’Esercito della Repubblica di Serbska“. Ogni volta, subito dopo l’installazione, la targa viene distrutta da ignoti. Tra 109 e 250 serbi furono uccisi o scomparvero la notte del 5 – 6 novembre 1992. Glodzhansko Brdo, Kozjak, Treshnjitsa, Maskalitsa Potok e Siroki Put sono solo alcuni dei luoghi presso la città di Zvornik in cui terra e polvere coprirono decine di serbi selvaggiamente assassinati, mutando il paesaggio nella città in fossa comune. Nel momento in cui i prigionieri furono portati in cima alle colline Glodzhansko Brdo e Kozjak e furono legati col filo spinato agli alberi, la guerra cominciò a somigliare a un festino brutalmente selvaggio. Solo tre delle vittime serbe i cui corpi furono esumati, ebbero la ‘fortuna’ di essere uccise da un proiettile. I corpi erano spesso senza testa e membra, con chiodi e sbarre di ferro nel cranio e nei seni, e catene ai polsi e alle ginocchia, crani sfondati con oggetti contundenti, evirati, bruciati. La maggior parte delle persone uccise la cui identità è stata ricostruita, fu sepolta in una fossa comune. Ciò che rende tale crimine così mostruoso è il fatto che fu commesso da musulmani di Kamenica, vicini di casa che i serbi credevano amici. Non è solo una caratteristica di tale guerra, ma di tutte le precedenti in questa regione, dove solo l’odio per un breve tempo sopito fu velocemente risvegliato dalla guerra. Assalendo i vicini serbo-ortodossi, l’odio musulmano lasciò impronte insanguinate in ogni casa ortodossa della regione.

Il seguente documentario racconta gli orrori e le torture di cui i serbi furono oggetto il 5-6 novembre 1992.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Alessandro Lattanzio sulle e-mail segrete di Hillary Clinton riguardo al-Qaida (AUDIO)

creepsTeheran (Radio Italia IRIB) – Alessandro Lattanzio, saggista, redattore della Rivista Eurasia è intervistato dalla nostra Redazione per esaminare le nuove rivelazioni apparse sui media internazionali riguardo il fatto che Hillary Clinton era al corrente della creazione di gruppi terroristici come al-Qaida. Per ascoltare la versione integrale dell’intervista potete cliccare qui.

Scontro al Cremlino sulle email segrete di Hillary Clinton

What Does It Mean 6 maggio 2016

largeUn intrigante rapporto del Consiglio di Sicurezza che circola al Cremlino suggerisce che una “guerra di parole” sia scoppiata tra il Direttore del Servizio di Sicurezza Federale (FSB) Aleksandr Bortnikov e la Presidentessa del Consiglio della Federazione Valentina Matvienko sulla questione della diffusione ai media occidentali di decine di migliaia di e-mail classificate top secret ottenute dall’Intelligence Estera (SVR) dal computer (server di posta elettronica) privato ma non protetto dell’ex-segretaria di Stato e candidata presidenziale degli USA Hillary Clinton. Secondo il rapporto, dal 2011 gli analisti della SVR hanno seguito “seriamente” l’hacker rumeno Marcel Lazar Lehel (alias Guccifer) dopo che aveva tentato, senza successo, di entrare nel sistema informatico della Rete TV della Federazione RT. A seguito del monitoraggio del SVR sugli hacker internazionali, continua il rapporto, le attività di Guccifer furono seguite e registrate (sia fisicamente che elettronicamente) permettendo agli analisti dell’intelligence, nel 2013, non solo di rilevare la violazione del computer privato della segretaria Clinton, ma di copiarne tutto il contenuto. Poco dopo che il SVR aveva ottenuto decine di migliaia di messaggi di posta elettronica classificati top secret dal computer privato della segretaria Clinton, nota la relazione, la presidentessa di RT Matvienko ne autorizzava personalmente la pubblicazione “parziale”, il 20 marzo 2013, pubblicando l’articolo “Piratate le email su Bengasi di Hillary Clinton: articolo completo, ma che i media mainstream occidentali quasi ignorarono all’epoca. Non fu che lo scorso gennaio (2016), la relazione rileva, che i media statunitensi riferivano della fuga sulle e-mail della segretaria Clinton, quando Vice News pubblicava l’articolo intitolato Petrolio libico, oro e Gheddafi: la strana email di Sidney Blumenthal ad Hillary Clinton del 2011 che confermava il nostro rapporto del 1° agosto 2014 su ciò che realmente spinse la segretaria Clinton ad ordinare la distruzione della Libia. Il direttore dell’FSB Bortnikov era “assai furioso” verso la presidentessa Matvienko per l’autorizzazione della pubblicazione dei messaggi di posta elettronica della segretaria Clinton, continua il rapporto, per via dei timori che gli statunitensi potessero scoprire la fonte originale della violazione al sistema, come gli Stati Uniti fecero esattamente aiutando il governo rumeno nelle indagini che provocarono l’arresto di Guccifer in Romania, il 22 gennaio 2014, perseguito anche negli Stati Uniti a giugno dello stesso anno. Dopo l’arresto, Guccifer, secondo il rapporto, fu condannato per pirateria informatica a 7 anni di carcere in Romania. Nel marzo (2016), il rapporto continua, la presidentessa Matvienko “suggeriva” ai “colleghi” che, per via delle “opinioni” del Presidente Putin favorevoli al candidato presidenziale Donald Trump, il Consiglio di Sicurezza della Federazione doveva considerare la pubblicazione di tutte le mail top secret della segretaria Clinton, nel tentativo di aiutarlo contro una persona (Hillary Clinton) le cui catastrofi globali sono ben documentate e che è anche “odiata” dal popolo russo.
Pochi giorni dopo che la presidentessa Matvienko aveva espresso il suo pensiero al Consiglio di Sicurezza sulle email della segretaria Clinton, nota il rapporto, il regime di Obama, il 31 marzo scagliava Guccifer dalla cella in Romania agli Stati Uniti dove rimane imprigionato in attesa di un processo o di una trattativa su ciò che sa dei fatti nascosti al popolo statunitense da NBC News. Dopo che il regime di Obama ha preso Guccifer in Romania, secondo il rapporto, gli Stati Uniti lanciavano un contrattacco disinformativo contro la Federazione diffondendo, il 15 aprile, i documenti trattati dalla CIA denominati Panama Papers, diffondendo accuse infondate e non documentate contro molti uomini d’affari e politici della Federazione, e che l’FSB descrive come “avvertimento” al Cremlino che la pubblicazione di messaggi di posta elettronica classificati top secret della segretaria Clinton creerebbe ancor più danni al popolo russo. Anche se il rapporto del Consiglio di Sicurezza non dimostra in modo conclusivo chi vincerà questo braccio di ferro sulla pubblicazioni delle email top secret della segretaria Clinton, porrebbe alcune domande sull’effetto che potrebbero avere (se pubblicate) non solo sulle presidenziali negli Stati Uniti, ma anche sulle relazioni USA-Russia.usru4Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le e-mail di Clinton, l’attentato a Bengasi finanziato dai sauditi

William Reynolds Medium Zerohedgec2cQualcosa è passato inosservato nel chiacchiericcio sull’inchiesta per le e-mail di Hillary Clinton, è il contenuto delle fughe originali che avviavano l’indagine. Nel marzo 2013, un hacker rumeno che si fa chiamare Guccifer, hackerava l’account AOL di Sidney Blumenthal e passava a RussiaToday quattro e-mail contenenti l’intelligence sulla Libia che Blumenthal inviò a Hillary Clinton. Per coloro che non hanno seguito questa storia, Sidney Blumenthal è un vecchio amico e consigliere della famiglia Clinton, che in veste non ufficiale inviò molti “memo d’intelligence” a Hillary Clinton durante il suo mandato a segretaria di Stato. Originariamente apparse su RT.com con font Comic Sans su sfondo rosa, con la lettera “G” maldestramente disegnata in filigrana, nessuno prese queste e-mail sul serio quando uscirono nel 2013. Ora, però, possiamo confrontare queste fughe con le e-mail che il dipartimento di Stato ha pubblicato. I primi tre messaggi di posta elettronica, passate a Russia Today, di Blumenthal a Clinton, appaiono parola per parola nei comunicati del dipartimento di Stato. Della prima e-mail, Clinton chiese fosse stampata e inoltrata al vicecapo staff Jake Sullivan. Della seconda e-mail Clinton la descriveva come “intuizione utile” e l’inoltrava a Jake Sullivan chiedendogli di farla circolare. La terza e-mail fu sempre trasmessa a Jake Sullivan. La quarta non appare nelle registrazioni del dipartimento di Stato. L’e-mail mancante è del 16 febbraio 2013, ed appare solo nella fuga originale, ed affermava che le agenzie d’intelligence francesi e libiche avevano prove che gli attacchi ad In Amenas e Bengasi furono finanziati da “islamisti sunniti dell’Arabia Saudita”. Ciò sembrava una stravagante affermazione, e come tale fu segnalata solo dai cospirazionisti. Ora, però, c’è la prova che le altre tre e-mail trapelate rientravano nella corrispondenza tra Blumenthal e Clinton che non solo la leggeva, ma pensava bene di fral circolare nel dipartimento di Stato. Guccifer parla inglese e la maggior parte dei suoi scritti è costituita da cospirazionismo sconnesso, ed è improbabile che possa falsificare tale briefing d’intelligence in modo convincente. Ciò significa che abbiamo un’e-mail da un consulente di fiducia di Clinton che sostiene che i sauditi finanziarono l’attacco di Bengasi, e non solo a ciò non seguì nulla, ma non c’è alcuna registrazione di tale e-mail, fatta eccezione la fuga presso Russia Today.
Perché questa e-mail manca? In un primo momento si pensava che ci fosse una sorta di cover up, ma è molto più semplice. L’e-mail in questione fu inviata dopo il 1° febbraio 2013, quando John Kerry divenne segretario di Stato, quindi non rientrava nel periodo indagato. Nessuno cercava una copia di questa e-mail. Dato che Clinton non era segretaria di Stato, il 16 febbraio, non era suo compito seguirla. Quindi cerchiamo di dimenticare per un minuto le implicazioni legali sulle indagini delle e-mail. Come è possibile che a tale rivelazione sull’Arabia Saudita resa pubblica con una fuga, e rivelatasi autentica, nessuno sembra badarci? Chiaramente Sidney Blumenthal era affidabile per Hillary Clinton. Due mesi prima, la segretaria Clinton trovò le sue intuizioni abbastanza preziose da condividerle con l’intero dipartimento di Stato. Ma due settimane dopo la fine del mandato a segretaria di Stato, ricevette un’e-mail che sosteneva che l’Arabia Saudita finanziò l’assassinio di un ambasciatore statunitense, e chiaramente non fece nulla di queste informazioni. Anche il non averle consegnate alla Commissione che indaga sugli attacchi di Bengasi, non sarebbe rilevante? Non doveva cedere volontariamente queste informazioni? E perché i repubblicani apparentemente così preoccupati per gli attacchi di Bengasi, non posero domande sul coinvolgimento saudita? Forse la segretaria Clinton non disse a nessuno ciò che sapeva del presunto coinvolgimento saudita negli attentati, perché non voleva mettere in pericolo i milioni di dollari in donazioni saudite per la Fondazione Clinton? Questi sono esattamente il tipo di conflitti che gli standard etici dovrebbero impedire.

Blumenthal e Clinton

Blumenthal e Clinton

Un’altra e-mail mancante salta fuori
Guccifer scoprì qualcosa di diverso nel suo pirataggio, ma che non poteva essere verificato finché l’ultimo dei messaggi di posta elettronica non fu pubblicato dal dipartimento di Stato la scorsa settimana. Oltre alle quattro e-mail rese pubbliche, trapelò anche uno screenshot della posta in arrivo su AOL di Sidney Blumenthal. Se s’incrociano questo screenshot con le e-mail di Blumenthal rese pubbliche dal dipartimento di Stato, si vede che l’e-mail con oggetto “H: ultime sulla sicurezza in Libia. Sid”, appare assente dalle e-mail del dipartimento di Stato. Questa e-mail certamente sarebbe richiesta nell’ambito delle indagini, essendo stata inviata prima del 1° febbraio e riferendosi chiaramente alla Libia. Il fatto che non sia presente suggerisce due possibilità:
– Il dipartimento di Stato ha una copia di questa e-mail, ma la ritiene top secret e troppo sensibile da pubblicare, anche in forma censurata. Ciò indicherebbe che Sidney Blumenthal inviò informazioni altamente riservate dal suo account AOL alla segretaria Clinton con un server per e-mail privato, nonostante non abbia mai avuto nemmeno il nulla osta di sicurezza per riferire di tali informazioni sensibili, innanzitutto. Se questo scenario spiega perché l’e-mail non è presente, i materiali classificati furono gestiti male.
– Il dipartimento di Stato non ha una copia, e questa e-mail fu cancellata da Clinton e Blumenthal prima di scambiarsi altre e-mail citate dagli investigatori, e ciò sarebbe considerata distruzione di prove e spergiuro ai funzionari federali. Ciò spiegherebbe anche il motivo per cui il server privato clintonemail.com fu creato. Se Blumenthal inviava periodicamente informazioni altamente sensibili anche se tecnicamente “non classificate” dal suo acconto AOL, all’indirizzo e-mail ufficiale governativo di Clinton, avrebbe potuto essere svelato con una richiesta FOIA. E’ già chiaro che Hillary Clinton cancellò 15 e-mail di Sidney Blumenthal, e tale discrepanza fu scoperta quando le e-mail di Blumenthal furono citate, anche se un funzionario del dipartimento di Stato afferma che alcuno di questi 15 messaggi di posta elettronica recasse informazioni sull’attacco di Bengasi. Sembrerebbe dal testo oggetto che tali e-mail invece l’avessero. Ma sono assenti dal registro pubblico.
In uno di tali scenari, Clinton e i suoi più stretti collaboratori violarono la legge federale. Nell’interpretazione più generosa queste e-mail furono semplicemente delle voci che Blumenthal sentì e inoltrò, senza richiesta, a Clinton, ma non avrebbe alcun senso che sparissero. Non sarebbero state classificate se fossero state solo aria fritta, e certamente non sarebbero state cancellate sia da Blumenthal che da Clinton rischiando di commettere un crimine. Nell’interpretazione meno generosa di questi fatti, Sidney Blumenthal e Hillary Clinton cospirarono per coprire un alleato degli Stati Uniti che finanziò l’assassinio di uno dei loro diplomatici in Libia.1 03SH0MPref0uZ_iEntJJoQ.jpeg

1 vX_WOY1V9u2iO69W4-cz0AUn gran giurì è probabilmente stato già riunito
Dopo che le ultime e-mail furono pubblicate dal dipartimento di Stato il 29 febbraio (2016), fu segnalato la scorsa settimana che: “un membro del personale IT di Clinton che gestiva il server di posta elettronica, Bryan Pagliano, ha avuto l’immunità da un giudice federale, suggerendo che testimonierà al gran giurì sulle prove a cui si riferisce l’indagine, portando a un’incriminazione. Finora, Pagliano aveva supplicato il quinto (emendamento) rifiutandosi di collaborare all’inchiesta“. L’hacker Guccifer (Marcel Lazar Lehel), padre di un bambino di 18 mesi, ha avuto concesso l’ordine di estradizione temporanea negli Stati Uniti da un tribunale rumeno, nonostante fosse stato incriminato dagli Stati Uniti nel 2014. Guccifer sarà estradato per testimoniare alla giuria che lo screenshot dell’e-mail assente è autentico? La procuratrice generale Loretta Lynch è stata intervistata da Bret Baier e non avrebbe risposto se un gran giurì sia stato convocato. Se non lo fosse, avrebbe potuto dirlo, ma se un gran giurì si riunisce per discutere le prove, non avrebbe legalmente il permesso di commentarlo. Tale scandalo può far saltare la campagna di Clinton per le elezioni presidenziali. Se Hillary Clinton ha veramente a cuore il futuro del Paese e del partito democratico, si dimetta ora mentre c’è ancora tempo per nominare un altro candidato. Non è una cospirazione di destra, ma si tratta del mancato rispetto di uno dei nostri più alti funzionari governativi delle leggi che preservano la trasparenza del governo e la sicurezza nazionale. E’ tempo di chiedere alla segretaria Clinton di dire la verità e fare la cosa giusta. Se il governo degli Stati Uniti davvero prepara una causa contro Hillary Clinton, non possiamo aspettare finché sarà troppo tardi.

Guccifer

Guccifer

Hillary Clinton è la vecchia pazza guerrafondaia che ha acceso i sogni bagnati dei nazipiddini.

Hillary Clinton è la vecchia pazza guerrafondaia che ha acceso i sogni bagnati dei nazipiddini.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La lezione della storia libica

Vladimir Platov New Oriental Outlook 28/11/2013

A protester who is against former Egyptian President Mohamed Mursi holds a poster of U.S. President Barack Obama sporting a beard during a protest at Tahrir square in CairoSono passati due anni da quando gli Stati Uniti e la NATO effettuarono l’operazione armata volta al cambio di regime in Libia. La guerra, che durò per circa otto mesi, fu spacciata da Washington e dai suoi principali alleati nella NATO, Gran Bretagna e Francia, come intervento umanitario per proteggere i civili di questo Paese. È difficile anche dimenticare infine le trasmissioni delle reti  televisive globali che mostravano una eccitata e deliziata segretaria di Stato degli Stati Uniti Hillary Clinton dopo che i ribelli libici, addestrati e armati dalla Casa Bianca per “giusta causa”, uccisero Muammar Gheddafi in un attacco sanguinoso. Oppure la dichiarazione del presidente degli Stati Uniti Barak Obama sulla nascita di una “nuova Libia democratica” che fece dal giardino della Casa Bianca. Ciò che è anche abbastanza eloquente è il supporto all’intervento armato della NATO negli affari interni della Libia dimostrato dai partiti pseudosocialisti occidentali come Socialist Workers Party del Regno Unito, l’Organizzazione Internazionale Socialista statunitense e dai socialisti francesi, che sicuramente furono comprati dagli istigatori di questa guerra. E oggi, gli stessi partiti partecipano attivamente alle azioni informative degli stessi falchi che istigano nuovi focolai di conflitto in Siria e Iran, chiaramente ignorando lo scopo umanitario della lotta contro le guerre e altre tragedie che minacciano l’umanità.
Scatenando la guerra in Libia, Washington e i suoi alleati perseguirono il loro obiettivo principale,  sostituire l’influenza economica e politica della Russia e della Cina con la propria egemonia,  mettere le risorse energetiche della Libia sotto controllo e fermare la marcia vittoriosa delle rivoluzioni arabe contro i regimi filo-occidentali in Tunisia, Egitto e altri Paesi della regione. Ma quali furono il prezzo e i risultati di questa “realizzazione” pianificata ed eseguita in breve tempo dai Paesi della “democrazia”? Secondo stime incomplete, circa 50000 civili libici furono uccisi e altrettanti feriti. Migliaia di libici e lavoratori migranti della regione sub-sahariana sono tenuti in prigioni controllate da diverse milizie e vengono sottoposti a torture o giustiziati. Il tasso di disoccupazione nel Paese è superiore al 30%, l’economia è in rovina, lo Stato è distrutto e ritornato alla frammentazione coloniale. Le autorità locali non sono in grado di controllare la situazione nel Paese, in cui prevalgono banditismo e traffico di armi. Il primo ministro libico Ali Zaidan è stato recentemente rapito dalla milizia islamica. Il 15 novembre, i militanti che avevano combattuto contro Gheddafi con il sostegno della coalizione occidentale, hanno occupato basi militari, saccheggiato arsenali e nella capitale libica hanno sparato su una manifestazione pacifica, in cui donne e bambini partecipavano, uccidendo 43 persone e ferendone oltre 500. Il governo, che non è realmente supportato dall’esercito nazionale, non può garantire la sicurezza dei cittadini e delle frontiere del Paese. Il vasto deserto libico è diventato un rifugio per al-Qaida che si sottrae alle operazioni delle forze francesi in Mali. Il finanziamento generoso ai militanti libici delle monarchie del Golfo, ha inondato il Paese di armi trasformandolo nel rifugio dei gruppi terroristici regionali.  Ci sono continui scontri tra i gruppi militanti etnici e tribali concorrenti nella lotta per la terra e l’accesso alle ricchezze naturali. Dall’altra parte del confine meridionale, la violenza si diffonde in Niger, Ciad, Sudan e tutti gli altri Paesi della regione. Nel dicembre 2012, la Libia aveva anche chiuso il confine con Algeria, Niger, Ciad e Sudan a causa del deterioramento della situazione della sicurezza e dichiarato questa zona, zona militare. La produzione di petrolio è scesa drasticamente da 1,6 milioni di barili al giorno a 150000, con solo 80000 barili esportati ogni giorno. Più di 6430 milioni di dollari di reddito nazionale sono andati persi per violenze, scioperi e blocco dei porti petroliferi da parte dei miliziani. Questa situazione minaccia la sicurezza energetica europea, in quanto la Libia è il più grande fornitore di petrolio e gas dell’Europa.
La città orientale di Bengasi, il centro dell’industria petrolifera, è una zona vietata a statunitensi,  inglesi e francesi dall’uccisione dell’ambasciatore statunitense Chris Stevens nel settembre 2012. La città ha istituito un autonomo governo regionale e ha annunciato la costituzione di una propria compagnia petrolifera, la Libya Oil and Gas Corp, bypassando Tripoli. Dopo il rovesciamento sanguinoso del governo Gheddafi, il Consiglio nazionale di transizione non è ancora in grado di avere il consenso per nominare l’Assemblea Costituente, che ha lo scopo di sviluppare il testo della nuova costituzione del Paese. Ciò ostacola la creazione di un nuovo quadro legislativo adeguato agli sviluppi rivoluzionari verificatisi, e senza è impossibile sviluppare relazioni politiche, economiche e commerciali con altri Stati, nonché risolvere il problema del debito sovrano, sempre più grande col recente vuoto legislativo nazionale. Questa situazione ha anche spinto il primo ministro Ali Zaidan ad avvertire riguardo un possibile “intervento di forze armate esterne” al fine di proteggere la popolazione civile, ai sensi del capitolo 7 della Carta delle Nazioni Unite, perché “la comunità internazionale non può tollerare uno Stato al centro del Mediterraneo che è fonte di violenza, terrorismo e omicidi“.
L’affermarsi del degrado della situazione in Libia, due anni dopo il golpe organizzato da Washington in questo Paese, viene direttamente indicato dall’editoriale di David Ignatius sul Washington Post a fine di ottobre: dall’inizio di quest’anno la Libia è la dimostrazione dei motivi per cui la credibilità e l’influenza degli Stati Uniti sono diminuite in Medio Oriente e nel mondo intero. Rimprovera il governo Obama per il fatto che non ha fatto nulla negli ultimi due anni per fermare il crollo della Libia e la sua caduta nell’anarchia. Purtroppo, l’esempio delle avventure militari di Washington non si limita alla Libia. La situazione attuale in Iraq o in Afghanistan dimostra chiaramente che le tattiche della Casa Bianca per imporre con la forza nuovi regimi nelle regioni strategicamente importanti per gli Stati Uniti, sono destinate al fallimento e comportano tragedie terribili per la popolazione di questi Paesi, aumentandone i sentimenti antiamericani.

Vladimir Platov, esperto di Medio Oriente, in esclusiva per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora