Che succede realmente al petrolio?

F. William Engdahl NEO 24/01/2016

saudiKeyOilFieldsSe c’è un prezzo unico di una merce che determina crescita o rallentamento della nostra economia, è il prezzo del petrolio greggio. Troppe cose non si calcolano oggi riguardo il drammatico calo del prezzo mondiale del petrolio. Nel giugno 2014 il petrolio veniva scambiato a 103 dollari al barile. Avendo esperienza della geopolitica dei mercati del petrolio, sentivo una grande puzza. Vorrei condividere alcune cose che a me non dicono altro.
Il 15 gennaio il punto di riferimento del prezzo commerciale del petrolio degli Stati Uniti, WTI (West Texas Intermediate),chiuse a 29 dollari, il più basso dal 2004. È vero, c’è eccesso di almeno qualche milione di barili di sovrapproduzione al giorno nel mondo, ed è così da più di un anno. È vero, la revoca delle sanzioni all’Iran porterà altro petrolio in un mercato saturo, aggiungendosi alla pressione al ribasso sui prezzi del mercato attuale. Tuttavia, alcuni giorni prima che le sanzioni USA e UE contro l’Iran venissero revocate, il 17 gennaio, Seyid Mohsen Ghamsari, capo degli affari internazionali della National Iranian Oil Company dichiarava che l’Iran “...tenterà di entrare nel mercato in modo da assicurarsi che l’aumento della produzione non causi un calo ulteriore dei prezzi… produrremo tanto quanto il mercato può assorbire“. Così la new entry dell’Iran post-sanzioni sui mercati mondiali del petrolio non è la causa del forte calo dal 1° gennaio. Non è vero neanche che la domanda di petrolio dalla Cina sia crollata con il presunto crollo dell’economia cinese. Nel novembre 2015, la Cina ha importato di più, molto di più, l’8,9% in più, anno dopo anno, arrivando a 6,6 milioni di barili al giorno e divenendo il maggiore importatore di petrolio del mondo. Si aggiunga al calderone bollente del mercato mondiale del petrolio di oggi il rischio politico aumentato drammaticamente dal settembre 2015 con la decisione russa di rispondere alla richiesta del legittimo presidente siriano Bashar Assad con i formidabili attacchi aerei alle infrastrutture terroristiche. Si aggiunga anche la drammatica rottura delle relazioni tra la Turchia di Recep Tayyip Erdogan e Mosca poiché la Turchia, membro della NATO, interveniva sfacciatamente nella guerra abbattendo un jet da combattimento russo nello spazio aereo siriano. Tutto ciò avrebbe suggerito che i prezzi del petrolio salissero, e non si abbassassero.

Le strategiche province orientali saudite
Poi, per buona misura, si metta la decisione follemente provocatoria del ministro della Difesa e re saudita di fatto, principe Muhamad bin Salman, di giustiziare shaiq Nimr al-Nimr, cittadino saudita. Al-Nimr, leader religioso sciita rispettato e accusato di terrorismo nel 2011 per aver chiesto più diritti per gli sciiti sauditi. Vi sono circa 8 milioni di sauditi leali allo sciismo più che all’ultra-rigido wahabismo. Il suo crimine fu protestare per maggiori diritti per la minoranza sciita oppressa, forse il 25% della popolazione saudita. La popolazione sciita è prevalentemente concentrata nella provincia orientale del regno saudita. La provincia orientale del Regno dell’Arabia Saudita è forse la parte più preziosa sul pianeta, col doppio della superficie della Repubblica federale di Germania ma con soli 4 milioni di abitanti. La Saudi Aramco, la compagnia petrolifera statale, ha sede a Dhahran nella provincia orientale. I principali giacimenti di petrolio e gas sauditi sono per lo più nella provincia orientale, onshore e offshore, tra cui il più grande giacimento di petrolio del mondo, Ghawar. Il petrolio dai campi sauditi, tra cui Ghawar, viene spedito a decine di Paesi dal terminal petrolifero del porto di Ras Tanura, il più grande terminal per il greggio del mondo. Circa l’80% dei 10 milioni di barili di petrolio ogni giorno estratti dai sauditi va a Ras Tanura, sul Golfo Persico, dove viene caricato sulle superpetroliere in rotta per l’occidente. Anche la provincia orientale ospita dell’impianto di Abuqaiq della Saudi Aramco, la più grande raffineria di petrolio e stabilizzazione del greggio da 7 milioni di barili al giorno. E’ il luogo della lavorazione primaria del greggio Arabian extra light ed Arabian light, e tratta il greggio estratto da Ghawar. Ma anche la maggior parte degli operai dei giacimenti di petrolio e delle raffinerie nella provincia orientale sono… sciiti. Si dice anche che siano in sintonia con il religioso sciita appena giustiziato, shayq Nimr al-Nimr. Alla fine degli anni ’80 il saudita Hezbollah al-Hijaz, che attaccò diverse infrastrutture petrolifere ed uccise anche diplomatici sauditi, sarebbe stato addestrato dall’Iran. E adesso c’è un nuovo elemento destabilizzante che si cumula alle tensioni politiche tra Arabia Saudita e Turchia di Erdogan da un lato, fiancheggiate dai servili Stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo arabo, e dall’altro Assad in Siria, l’Iraq con il 60% della popolazione sciita e il vicino Iran, attualmente supportati militarmente dalla Russia. Vi sono anche notizie confuse sul 30enne principe bin Salman in procinto di divenire re. Il 13 gennaio, l’Istituto del Golfo, un think mediorientale, in un rapporto esclusivo ha scritto che l’80enne re saudita Salman al-Saud abbia intenzione di abdicare per mettere sul trono il figlio Muhamad. Riferisce che l’attuale re “ha visitato i fratelli cercando sostegno per la mossa, e anche per rimuovere l’attuale principe e favorito dagli statunitensi, il duro Muhamad bin Nayaf, dalla carica di principe ereditario e ministro degli Interni. Secondo fonti vicine alla casa, Salman ha detto ai fratelli che la stabilità della monarchia saudita richiede il cambio dalla successione per linee laterali o diagonali a una verticale, dove il re ha il potere di nominare il più eleggibile figlio“. Il 3 dicembre 2015, il servizio d’intelligence tedesco BND fece trapelare un memo alla stampa che avvertiva del crescente potere acquisito dal principe Salman, definito imprevedibile ed emotivo. Citando il coinvolgimento del regno in Siria, Libano, Bahrayn, Iraq e Yemen, il BND dichiarava, riferendosi al principe Salman, “la precedente cauta posizione diplomatica dei capi più anziani della famiglia reale è stata sostituita dalla nuova politica impulsiva d’intervento“.

Eppure, i prezzi del petrolio scendono?
L’elemento più inquietante in tale situazione inquietante incentrata sulle riserve mondiali di petrolio e gas naturale del Medio Oriente, è il fatto che nelle ultime settimane il prezzo del petrolio, temporaneamente stabilizzatosi sui già bassi 40 dollari a dicembre, ora crolla di un altro 25% a poco più di 29 dollari, una cupa prospettiva. Citigroup ritiene possibile il petrolio a 20 dollari. Goldman Sachs ha recentemente detto che si può considerare il minimo di 20 dollari al barile per stabilizzare i mercati petroliferi mondiali e sbarazzarsi della sovrapproduzione. Ora ho la forte sensazione che ci sarà qualcosa di grosso e assai drammatico in riserva per i mercati mondiali del petrolio, nei prossimi mesi, qualcosa che la maggior parte del mondo non si aspetta. L’ultima volta che Goldman Sachs e compari di Wall Street fecero una previsione drammatica sui prezzi del petrolio fu nell’estate 2008. All’epoca, tra crescenti pressioni sulle banche di Wall Street per l’amplificarsi del crollo immobiliare dei subprime statunitensi, poco prima del crollo di Lehman Brothers nel settembre dello stesso anno, Goldman Sachs scrisse che il petrolio volava verso i 200 dollari al barile. Raggiunse il picco massimo di 147 dollari. In quel periodo scrissi un’analisi dicendo che era probabile esattamente il contrario, essendoci l’enorme eccesso di offerta sui mercati petroliferi mondiali che, curiosamente, fu identificato solo da Lehman Brothers. Mi fu detto da una fonte cinese che le banche di Wall Street, come JP Morgan Chase, esaltavano il prezzo a 200 dollari per convincere Air China e altri grandi acquirenti cinesi di petrolio a comprarne ogni goccia a 147 dollari, prima che arrivasse ai 200 dollari, un consiglio che alimentò l’aumento dei prezzi. Poi nel dicembre 2008, il punto di riferimento del prezzo del petrolio, il Brent, scese a 47 dollari al barile. La crisi della Lehman, una deliberata decisione politica del segretario al Tesoro degli USA ed ex-presidente di Goldman Sachs Henry Paulsen, nel settembre 2008, nel frattempo sprofondò il Mondo nella crisi finanziaria e in una profonda recessione. I compari di Paulsen alla Goldman Sachs e nelle altre mega-banche chiave di Wall Street come Citigroup o JP Morgan Chase, sapevano in anticipo che Paulsen pianificava la crisi della Lehman per costringere il Congresso a dargli i poteri per salvarli con gli inauditi 700 miliardi di dollari dei fondi TARP? Nel caso sia così, Goldman Sachs e amici fecero una puntata gigantesca contro le proprie previsioni sui 200 dollari, sfruttando la leva sui derivati future dal petrolio.

Uccidere prima il ‘cowboy’ del petrolio di scisto
20110310170550631 Oggi l’industria del petrolio di scisto degli Stati Uniti, la più grande fonte della crescente produzione di petrolio degli Stati Uniti dal 2009, si aggrappa al bordo della scogliera dei fallimenti di serie. Negli ultimi mesi la produzione di petrolio di scisto ha appena iniziato a diminuire, di 93000 barili nel novembre 2015. Il cartello di Big Oil, ExxonMobil, Chevron, BP e Shell, due anni fa iniziò il dumping sul mercato delle azioni sullo scisto. L’industria petrolifera dello scisto negli Stati Uniti oggi è dominato da ciò che BP o Exxon chiamano “i cowboy,” le aggressive compagnie petrolifere di medie dimensioni, non dalle major. Le banche di Wall Street come JP Morgan Chase o Citigroup che storicamente finanziano Big Oil, così come lo stesso Big Oil, chiaramente non verseranno lacrime, a questo punto, sullo sboom dello scisto che li lascia ancora controllare il mercato più importante del mondo. Le istituzioni finanziarie che hanno prestato centinaia di miliardi di dollari ai “cowboy” dello scisto negli ultimi cinque anni, hanno la prossima revisione del prestito semestrale ad aprile. Con i prezzi in bilico sui 20 dollari, possiamo aspettarci una nuova, ben più grave ondata di fallimenti delle compagnie petrolifere dello scisto. Il petrolio non convenzionale, tra cui il petrolio delle sabbie bituminose dell’Alberta, in Canada, sarà presto un ricordo del passato, in caso affermativo. Ciò da solo non ripristinerà il petrolio a 70-90 dollari che i grandi operatori del petrolio e le loro banche di Wall Street troverebbero confortevole. L’eccesso mediorientale, dall’Arabia Saudita ed alleati del Golfo, si ridurrebbe drasticamente. Eppure i sauditi non mostrano alcun segno di volerlo fare. Questo è ciò che disturba il quadro. Qualcosa di molto grave avviene nel Golfo Persico e che drammaticamente innalzerà i prezzi del petrolio entro la fine dell’anno? Una vera e propria guerra diretta tra Stati petroliferi sciiti e sauditi viene preparata dai wahhabiti? Finora è stata una guerra per procura in Siria, soprattutto. Dall’esecuzione del religioso sciita e l’assalto iraniano all’ambasciata saudita a Teheran, arrivando alla rottura nei rapporti diplomatici coi sauditi e gli altri Stati sunniti del Golfo, il confronto è diventato assai più diretto. Il Dr. Husayn Asqari, ex-consulente del ministero delle Finanze saudita, ha dichiarato: “Se c’è una guerra tra Iran e Arabia Saudita, il petrolio potrebbe superare in una notte i 250 dollari, per poi declinare di nuovo fino a 100 dollari. Se attaccano i rispettivi impianti di carico, allora potremmo vedere il picco di petrolio a più di 500 dollari e rimanervi per qualche tempo a seconda dell’entità dei danni“. Tutto ciò dice che il mondo subirà un altro grande shock petrolifero. Sembra sia quasi sempre causa del petrolio. Come Henry Kissinger avrebbe detto durante l’altro shock petrolifero della metà degli anni ’70, quando Europa e Stati Uniti subirono l’embargo sul petrolio dall’OPEC e lunghe code alle pompe di benzina, “Se si controlla il petrolio, è possibile controllare intere nazioni“. Tale ossessione per il controllo sta rapidamente distruggendo la nostra civiltà. E’ il momento di concentrarsi su pace e sviluppo, non sulla competizione ad essere il più grande magnate del petrolio del pianeta.oil-barrels8F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in Scienze Politiche all’Università di Princeton, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia spezza il monopolio di Wall Street sul prezzo del petrolio

F. William Engdahl New Eastern Outlook 9/01/2016103718049La Russia ha appena compiuto passi significativi rompendo l’attuale monopolio di Wall Street sul prezzo del petrolio, almeno per una parte enorme del mercato mondiale del petrolio. La mossa è parte di una strategia a lungo termine per dissociare l’economia russa, e soprattutto la notevole esportazione di petrolio, dal dollaro, tallone d’Achille dell’economia russa. A novembre il Ministero dell’Energia russo annunciava la negoziazione di un nuovo punto di riferimento del petrolio russo. Anche se questo potrebbe sembrare poca cosa a molti, è enorme. In caso di successo, e non vi è alcuna ragione che non accada, i futuri contratti di riferimento del greggio russo negoziati in borsa russa saranno in rubli e non più in dollari USA. Rientra nella de-dollarizzazione che Russia, Cina e un numero crescente di altri Paesi hanno iniziato. L’imposizione del prezzo di riferimento del petrolio è al centro del metodo utilizzato dalle grandi banche di Wall Street per controllare i prezzi mondiali del petrolio. Il petrolio è il più grande dei prodotti del mondo in dollari. Oggi, il prezzo del greggio russo fa riferimento a ciò che viene chiamato prezzo del Brent. Il problema è che il Brent, insieme ad altri importanti giacimenti di petrolio del Mare del Nord, è in grave declino, il che significa che Wall Street può usare un punto di riferimento evanescente controllando quantità di petrolio di gran lunga superiori. L’altro problema è che il contratto Brent è controllato essenzialmente da Wall Street i cui derivati sono manipolati da banche come Goldman Sachs, Morgan Stanley, JP MorganChase e Citibank.

La scomparsa del ‘petrodollaro’
La vendita del petrolio in dollari è essenziale per sostenere il dollaro USA. A sua volta, il mantenimento della domanda di dollari delle banche centrali mondiali per le riserve valutarie, necessari al commercio estero di Paesi come Cina, Giappone o Germania, è essenziale affinché il dollaro degli Stati Uniti resti la principale valuta di riserva mondiale. Questo status di valuta di riserva principale del mondo è uno dei due pilastri dell’egemonia statunitense dalla fine della seconda guerra mondiale. Il secondo pilastro è la supremazia militare mondiale.

Le guerre degli Stati Uniti finanziate dai dollari degli altri
Poiché tutte le altre nazioni devono acquisire dollari per l’importazione di petrolio e della maggior parte delle altre materie prime, Paesi come Russia o Cina investono in genere il surplus commerciale delle aziende che guadagnano dollari, sotto forma di titoli di Stato degli Stati Uniti o simili. L’unico altro candidato abbastanza grande, l’euro, dalla crisi greca del 2010 è visto più rischioso. Il ruolo di riserva principale del dollaro USA, dall’agosto 1971, quando si staccò dall’oro, ha sostanzialmente consentito al governo degli Stati Uniti di avere deficit di bilancio apparentemente senza fine e senza doversi preoccupare dell’aumento dei tassi di interesse, avendo un credito scoperto permanente nella vostra banca, permettendo a Washington di creare un debito federale da 18600 miliardi di dollari senza grande preoccupazione. Oggi il rapporto tra debito pubblico e PIL degli Stati Uniti è del 111%. Nel 2001, quando George W. Bush salì al potere e prima che migliaia di miliardi fossero spesi per la “Guerra al Terrore” afghana e irachena, il rapporto debito e PIL era solo la metà, il 55%. L’espressione tipica di Washington è che “il debito non ha importanza”, per il presupposto che il mondo, Russia, Cina, Giappone, India, Germania, ne comprerà sempre il debito con i loro dollari del surplus commerciale. La capacità di Washington di detenere la valuta di riserva principale, priorità strategica di Washington e Wall Street, è vitale essendo legata alla determinazione dei prezzi mondiali del petrolio. Fino alla fine degli anni ’80 i prezzi mondiali del petrolio erano decisi soprattutto da domanda e offerta quotidiane reali. Dipendeva da acquirenti e venditori di petrolio. Allora Goldman Sachs decise di acquistare la piccola intermediaria in materie prime di Wall Street J. Aron, guardando al traffico di petrolio scambiato sui mercati mondiali. Fu l’avvento del “petrolio di carta”, negoziati dei contratti futures di petrolio, indipendentemente dal commercio del greggio fisico, più facile per le grandi banche da manipolare secondo voci e derivati ingannevoli sul mercato, essendo una manciata di banche di Wall Street a dominare i futures sul petrolio, e sapendo chi deteneva quali posizioni, un conveniente ruolo da insider raramente menzionato dalle società educate. Iniziò la trasformazione del commercio del petrolio in un casinò dove Goldman Sachs, Morgan Stanley, JP MorganChase e poche altre banche giganti di Wall Street mandarono in rovina i corsi. All’indomani dell’aumento del prezzo del petrolio OPEC, nel 1973, di circa il 400% nei primi mesi successivi alla guerra del Kippur dell’ottobre 1973, il Tesoro degli Stati Uniti inviò un alto emissario a Riyadh, in Arabia Saudita. Nel 1975, l’assistente del segretario al Tesoro statunitense, Jack F. Bennett, fu inviato in Arabia Saudita per garantire l’accordo con la monarchia saudita a che il petrolio dell’OPEC venisse negoziate solo in dollari statunitensi, non in yen giapponesi o marchi tedeschi o altro. Bennett divenne poi alto dirigente dell’Exxon. I sauditi ebbero maggiori garanzie ed equipaggiamenti militari in cambio e da allora, nonostante i grandi sforzi dei Paesi importatori di petrolio, il petrolio viene venduto sui mercati mondiali in dollari ed il prezzo è fissato da Wall Street tramite il controllo delle borse dei derivati futures, come Intercontinental Exchange o ICE di Londra, la borsa sullo scambio delle merci NYMEX di New York, o il Dubai Mercantile Exchange, punti di riferimento dei prezzi del greggio arabo e tutti di proprietà di un gruppo affiatato di banche di Wall Street, Goldman Sachs, JP MorganChase, Citigroup e altre. L’allora segretario di Stato Henry Kissinger avrebbe dichiarato: “Se si controlla il petrolio, è possibile controllare intere nazioni“. Il petrolio era al centro del sistema del dollaro dal 1945.

L’importanza del punto di riferimento russo
Oggi i prezzi delle esportazioni di petrolio russo sono decisi dal prezzo del Brent quotato a Londra e New York. Con il lancio della borsa della Russia, si avrà un cambiamento probabilmente molto drammatico. I nuovi contratti sul greggio russo in rubli, e non dollari, saranno negoziati dalla International Mercantile Exchange di San Pietroburgo (SPIMEX). Il contratto di riferimento Brent sono utilizzati attualmente per il prezzo non solo del greggio russo, ma anche per decidere il prezzo di oltre due terzi del petrolio sul mercato internazionale. Il problema è che la produzione del Mare del Nord della miscela Brent è calata oggi a soli 1 milione di barili, fissando il prezzo del 67% del petrolio internazionalmente scambiato. I contratti sul petrolio in rubli russi potrebbero intaccare notevolmente la domanda di dollari, una volta accettati. La Russia è il maggiore produttore di petrolio del mondo, quindi la creazione di una borsa del petrolio russo, indipendente dal dollaro, è significativa, per usare un eufemismo. Nel 2013 la Russia ha prodotto 10,5 milioni di barili al giorno, un po’ più dell’Arabia Saudita. Poiché il gas naturale è utilizzato principalmente in Russia, il 75% del petrolio può essere esportato. L’Europa è di gran lunga il principale cliente del petrolio della Russia, acquistando 3,5 milioni di barili al giorno o l’80% del totale delle esportazioni petrolifere russe. La miscela degli Urali, una miscela di varietà di petrolio russo, è il principale tipo di petrolio esportato dalla Russia. I principali clienti europei sono Germania, Paesi Bassi e Polonia. Mettendo in prospettiva la mossa della Russia, gli altri grandi fornitori di greggio dell’Europa, Arabia Saudita (890000 barili al giorno), Nigeria (810000 barili al giorno), Kazakistan (580000 barili al giorno) e Libia (560000 barili al giorno), sono molto indietro rispetto alla Russia. Inoltre, la produzione nazionale di greggio in Europa è in rapido declino. La produzione di petrolio dell’Europa è scesa appena sotto i 3 Mb/g nel 2013, a seguito del costante calo nel Mare del Nord, base del parametro di riferimento del Brent.

La fine dell’egemonia del dollaro è un bene per gli Stati Uniti
La mossa russa sul prezzo in rubli delle grandi esportazioni di petrolio sui mercati mondiali, in particolare l’Europa occidentale, e sempre più verso Cina e Asia attraverso l’oleodotto ESPO e altre vie, con la nuova borsa del petrolio russo International Mercantile Exchange di San Pietroburgo, non è l’unica grande mossa per ridurre la dipendenza dei Paesi dal dollaro sul petrolio. All’inizio del prossimo anno, la Cina, secondo maggiore importatore di petrolio al mondo, prevede di lanciare il proprio contratto di riferimento petrolifero. Come i russi, il punto di riferimento della Cina sarà denominato in yuan cinesi, e non in dollari, e sarà negoziata dall’International Energy Exchange di Shanghai. Passo dopo passo, Russia, Cina e altre economie emergenti adottano misure per ridurre la dipendenza dal dollaro statunitense, la “de-dollarizzazione”. Il petrolio è il maggiore prodotto commerciato al mondo e quasi interamente in dollari. Se alla fine sarà così, la capacità del complesso militare-industriale degli Stati Uniti di finanziare guerre infinite sarà nei guai. Forse aprirà alcune porte a idee più tranquille, come spendere i dollari dei contribuenti per la ricostruzione delle terribilmente deteriorate infrastrutture economiche basilari degli USA. L’American Society of Civil Engineers nel 2013 stimava in 3600 miliardi di dollari di investimenti necessari per le infrastrutture degli Stati Uniti nei prossimi cinque anni. Indicava che un ponte su 9 negli USA, più di 70000, è deficitario. Quasi un terzo delle strade principali degli Stati Uniti sono in cattive condizioni. Solo 2 dei 14 principali porti della costa orientale possono accogliere le supernavi da carico che presto attraverseranno il Canale di Panama recentemente ampliato. Vi sono oltre 14000 miglia di ferrovie ad alta velocità nel mondo, ma alcuna negli Stati Uniti. Questo tipo di spesa per le infrastrutture sarebbe fonte economica di gran lunga più vantaggiosa in posti di lavoro e gettito fiscale reale negli Stati Uniti, delle guerre infinite di John McCain. Gli investimenti in infrastrutture, come visto nei precedenti articoli, hanno effetto moltiplicatore creando nuovi mercati. Le infrastrutture creano efficienza economica ed entrate fiscali pari a 11 per ogni dollaro investito per rendere più efficiente l’economia. Un drammatico declino del ruolo del dollaro come valuta di riserva mondiale, assieme a una ridefinizione nazionale di tipo russo, della ricostruzione economica interna statunitense, piuttosto che l’esternalizzazione, sarebbe un modo notevole di riequilibrare un mondo impazzito con la guerra. Paradossalmente, la de-dollarizzazione, negando a Washington la capacità di finanziare guerre future con l’investimento nel debito del Tesoro USA da parte di acquirenti di obbligazioni cinesi, russi e altri, sarebbe un prezioso contributo alla pace mondiale. Non sarebbe un bel cambiamento?The logo of Russia's top crude producer Rosneft is seen on a gasoline station near a church in StavropolF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in Scienze Politiche all’Università di Princeton, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Iran e una nuova geopolitica dell’energia

F. William Engdahl New Eastern Outlook 12/04/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

engdahl1_bkIl tentato accordo tra Iran e Stati Uniti sul programma nucleare iraniano apre la prospettiva della fine di quasi 36 anni di sanzioni economiche statunitensi all’Iran. Viene accolto da minacce di attacchi militari unilaterali da parte di Israele all’Iran per “impedirgli” di sviluppare la bomba nucleare. Un’alleanza che sembrerebbe inverosimile tra la monarchia saudita ultra-conservatrice e il governo d’Israele, emerge contro l’accordo tra Iran e Stati Uniti. La vera domanda è quale sia il motivo più recondito dell’amministrazione Obama sull’Iran. Qui la geopolitica energetica gioca il ruolo principale, come spesso accade nel Medio Oriente ricco di energia. E la Russia è l’obiettivo. Recentemente ho dialogato con Shervin, esperto di energia iraniano che ho conosciuto due anni fa a Teheran, su questi sviluppi. Voglio condividere alcuni punti salienti della discussione. È uno specialista di energia presso la principale agenzia stampa internazionale dell’Iran, Tasnim News Agency. Il discorso fornisce una visione utile nel pensiero degli intellettuali iraniani su sanzioni degli Stati Uniti, possibile ruolo dell’Iran nel mondo e geopolitica dell’energia.

Tasnim: Qual è la tua opinione sulle sanzioni all’Iran?
WE: Le sanzioni degli Stati Uniti contro l’Iran sono illegali secondo le norme del diritto internazionale e un atto di guerra, così come le sanzioni contro la Siria e ora la Russia.

Tasnim: I negoziati con l’Iran hanno raggiunto un accordo definitivo che vedrà le sanzioni economiche dell’occidente all’Iran annullate?
WE: Dobbiamo essere chiari. Le sanzioni sono di Washington e dell’unità di guerra finanziaria del Tesoro USA, in particolare le ultime sanzioni sull’uso del sistema interbancario di compensazione SWIFT per vendere petrolio iraniano, un passo inaudito di Washington che ora viene minacciato contro la Russia. L’UE vorrebbe riaprire il commercio con l’Iran. Finché Washington è controllata dalle banche di Wall Street e dal complesso militare-industriale ci si può aspettare qualche scusa, anche con l’accordo nucleare, per continuare le sanzioni in qualche modo. Guardate Cuba.

Tasnim: Come gli attuali bassi prezzi del petrolio influenzano l’economia degli USA?
WE: Il segretario di Stato degli USA John Kerry incontrò il re saudita in Arabia Saudita lo scorso settembre e propose il crollo dei prezzi del petrolio per fare pressione su Iran e soprattutto Russia di Putin, essendo determinati a distruggere l’unica grande potenza militare che potrebbe minacciare la totale egemonia militare del Pentagono. Se la Russia capitola, e sono convinto che non avverrà, il mondo attuale crollerà, l’Iran sarà isolato e distrutto, la Cina anche e tutte le nuove strutture alternative multipolari che si oppongono al totalitarismo sempre più evidente degli egemoni anglo-statunitensi subiranno una sconfitta devastante. Ironia della sorte, lo shock petrolifero saudita dello scorso anno ha un impatto devastante sulla nuova grande industria petrolifera dello scisto in North Dakota, Texas, California ecc. Credo che tra 3-6 mesi inizieremo a vedere una valanga di fallimenti di compagnie petrolifere per l’oltre miliardo di dollari di prestiti delle compagnie petrolifere o di obbligazioni “spazzatura”. Finora le compagnie petrolifere dello scisto hanno inondato il mercato con il loro petrolio per avere il denaro per evitare l’inadempienza bancaria nella speranza che la crisi finisca presto. I tizi di Big Oil come ExxonMobil, Chevron, BP, Shell possono cavalcare la tempesta essendo ben capitalizzati e globalizzati. Per l’economia in generale degli Stati Uniti, praticamente l’unico punto positivo della crescita di posti di lavoro furono le centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro nell’industria dello scisto nazionale. Ma ormai scompaiono rapidamente. L’amministrazione Obama non è riuscita, ancora una volta, a vedere le gravi conseguenze delle proprie azioni. Si sono sparati ai piedi per la guerra petrolifera contro Putin.

Tasnim: Come le sanzioni economiche all’Iran hanno colpito l’economia degli Stati Uniti?
WE: Le sanzioni del Tesoro USA contro l’Iran non hanno praticamente alcun impatto sull’economia statunitense, rendendole così diaboliche.

Tasnim: Le sanzioni economiche all’Iran sono più vantaggiose per gli USA o l’Iran?
WE: In realtà, e l’ho visto quando ero a Teheran due anni fa, s’avvantaggia molto di più l’Iran. Ciò perché vi costringe ad essere autosufficienti e a non lasciare che la vostra economia, le vostre industrie, la vostra agricoltura siano distrutte dalle importazioni occidentali a basso prezzo come hanno fatto tanti Paesi di Asia, Africa e America del Sud. Costringono l’Iran a sviluppare le proprie meravigliose capacità interne, a controllare il proprio credito e a non divenire un vassallo del sistema del dollaro che va in bancarotta. Gli iraniani sono persone molto istruite, molto intelligenti e molto intraprendenti. Penso che si faccia benissimo a non importare iPhone6 o il tossico soia OGM della Monsanto.

Tasnim: Washington ha fatto scendere il prezzo dai sauditi, per danneggiare la Russia e forse l’Iran?
WE: Sì, naturalmente. Fu una ripetizione di ciò che George Schultz e il vicepresidente Bush Sr. fecero nel 1986 permettendo ai sauditi, allora, d’invadere il mercato e far scendere i prezzi al di sotto dei 10 dollari al barile, in modo da mandare in bancarotta l’Unione Sovietica durante la guerra in Afghanistan contro i mujahidin filo-USA di Usama bin Ladin. Ma la gente del dipartimento di Stato e della CIA di Washington è stata piuttosto stupida stavolta. Non ha calcolato che i sauditi avevano la propria agenda con il petrolio a buon mercato, cioè distruggere la crescente concorrenza del petrolio di scisto degli Stati Uniti. Ora è troppo tardi per Obama e Washington invertire facilmente i prezzi petroliferi. La qualità intellettuale dei burocrati di Washington, anche rispetto a trent’anni fa, è miserabile per memoria storica, cultura, economia e strategia. Si noti che alcuni dei peggiori individui della politica estera degli Stati Uniti, come Brzezinski e Kissinger, sollecitano Obama a non provocare una guerra con la Russia. Sanno almeno qualcosa di storia. I neo-conservatori come Victoria Nuland del dipartimento di Stato o il segretario alla Difesa Ashton Carter o Hillary Clinton, che punta il suo sguardo freddo sulla Casa Bianca, non hanno spessore oltre ad essere malvagi. Pertanto sono pericolosi tanto per la loro nazione che per il mondo.

Tasnim: I sauditi vedono nella richiesta di Washington l’opportunità di espellere il fracking statunitense dal mercato, preservando in tal modo il loro mercato statunitense?
WE: Non si tratta del mercato statunitense dei sauditi. Le esportazioni saudite principalmente vanno in Asia oggi, e piuttosto poco, circa 800000 barili al giorno, negli Stati Uniti, dove il consumo di petrolio giornaliero è circa 19 milioni di barili al giorno, il 4%. E’ il mercato globale che i sauditi sono interessati dominare con la leva dell’OPEC araba: Arabia Saudita, Quwayt, Emirati. Senza Iran, naturalmente per i sauditi, ma il conflitto tra sunniti e sciiti, soprattutto quando Washington ha deliberatamente avviato le rivoluzioni colorate della primavera araba alla fine del 2010, mira a creare totale disordine tra i membri dell’OPEC che una volta cooperavano, per stabilire il controllo militare statunitense diretto su tutto il Medio Oriente. I Paesi OPEC e i loro fondi sovrani, con i loro enormi proventi petroliferi, cominciavano a creare le reti bancarie islamiche indipendenti dall’usura e dalla schiavitù del debito occidentale; Tunisia, Libia, Egitto… continuando, in pochi anni il dollaro sarebbe diventato la moneta senza valore di una repubblica delle banane, proprio come la minaccia che Washington vede oggi nei BRICS e nell’Infrastructure Asian Investment Bank. È utile ricordare i due pilastri dell’egemonia di Washington: controllare il denaro tramite Wall Street e avere il dollaro quale valuta di riserva mondiale; e controllare la potenza militare. Il controllo del denaro iniziò a collassare con la stupida deregulation bancaria quando Alan Greenspan era alla Federal Reserve e la conseguente orgia speculativa chiamata Asset Backed Securitization che portò all’inevitabile crisi finanziaria del 2007-2008. Dopo di che, la “soluzione” militare è divenuta sempre più dominante con il pilastro finanziario troppo debole per supportare la spinta al dominio globale, o come Bush e David Rockefeller lo chiamavano, Nuovo Ordine Mondiale. Potrebbe essere utile sapere che oggi tali oligarchi statunitensi, come li chiamo io, sono terrorizzati come mai in 100 anni dal rischio di poter perdere tutto. Sono disperati. Washington oggi è pieno di gente confusa che si scontra e combatte il mondo. E’ un po’ come gli ultimi anni dell’impero romano, nel IV secolo d.C. Ricordando l’antico detto greco, “chi gli dei vogliono distruggere, prima fanno impazzire”. Oggi Washington ha perso l’egemonia e ospita certi pazzi, mentre Israele è guidato dal gangster Binjamin Netanyahu.

Tasnim: La riduzione del prezzo del petrolio per l’Iran è una minaccia o un’opportunità?
WE: Un’opportunità meravigliosa, per assumere un ruolo guida nel nuovo sistema commerciale internazionale ma solo a prezzi che escludono i dollari. Finché il mondo vende il petrolio in dollari, sostiene l’impero del dollaro e si autodistrugge. Qui Cina, Russia e altri giocano un ruolo cruciale con i prezzi in valuta locale, quindi con la de-dollarizzazione delle proprie economie. Oggi l’unica cosa che puntella il sistema del debito mastodontico in dollari USA sono le vendite di petrolio in dollari, il narcotraffico mondiale in dollari e i militari degli Stati Uniti in tutto il mondo come poliziotti globali. Questo è un sistema piuttosto fragile, a mio avviso.

Tasnim: Quali suggerimenti avete per le autorità economiche?
WE: L’Iran è un Paese meraviglioso con belle persone di buon cuore ed enorme intelligenza e risorse economiche. Se fossi a capo dello Stato iraniano avrei indirizzato il mio governo nel pianificare in tutto l’Iran e in tutte le regioni, se non c’è di già, coinvolgendo i cittadini nel dialogo con i funzionari economici regionali per definire gli obiettivi economici prioritari di ogni regione nei prossimi 5 anni (oltre diventa troppo rigido). Proprio come Charles de Gaulle, che non era certo comunista, fece con la sua “Pianificazione” di Jacques Rueff. Poi i ministri del governo centrale si incontrano e rivedono desideri ed esigenze della popolazione dell’Iran e traccia le priorità da realizzare. Vorrei vietare tutti i vaccini occidentali. Una dieta sana e amorevoli famiglia e comunità sono l’unico modo per avere un sistema immunitario sano. Vorrei vietare gli OGM e la Protezione chimica killer come il Roundup della Monsanto, sempre immanente, anche indirettamente tramite la soia o il mais OGM di Stati Uniti e Argentina. La Cina solo ora comprende l’errore nel permettere che il 60% dei suoi semi di soia sia OGM importato. Farei sviluppare la meravigliosa cultura alimentare dell’Iran naturalmente, con metodi naturali e senza chimica, sovvenzionandola con una politica fiscale positiva e punendo l’industria agroalimentare tipo USA con tasse punitive. Oggi gli oligarchi occidentali hanno un semplice ordine del giorno: il genocidio di tutti i non-anglosassoni dalla pelle scura. Ne ho incontrato molti negli anni nelle conferenze di Davos, Francoforte e molti luoghi. Sono razzisti sanguinari, eugenetisti, gente come Gates con i suoi vaccini uccide i neonati e rende sterili le ragazze. Bill Gates, George Soros, David Rockefeller, Warren Buffett, i DuPont, la famiglia Russell della Yale University, e altri i cui nomi non sono così noti. Sono tutte persone fondamentalmente stupide e ridicole, incapaci di vedere le conseguenze di ogni vita che tolgono dalla totalità dell’umanità. Per uccidere “le bocche inutili” come noi, fanno guerre, diffondono malattie, rendono sempre più malati e paralizzati i nostri bambini con i loro vaccini velenosi, distruggono la sana medicina tradizionale non chimica come quella che esiste ancora in alcune parti di Cina, Iran e Russia, in favore di farmaci e tossine delle aziende farmaceutiche occidentali che, tra l’altro, controllano. Creano organizzazioni terroristiche per diffondere le loro guerre di sterminio come al-Qaida in Libia, Iraq, Yemen e nel mondo arabo, il Cemaat di Fethullah Gülen in Turchia e altrove, il SIIL è una creazione di Stati Uniti e servizi segreti israeliani per distruggere Bashar al- Assad e il legame tra Siria, Iran e Iraq.
Washington ora vuole sedurre Iran per allontanarlo dall’alleata Russia e ridurre le esportazioni di gas russo verso la Turchia e l’Unione europea. A mio avviso il futuro dell’Iran non è divenire un nuovo alleato degli attuali neoconservatori di Washington per qualche biscotto economico occidentale; abbandonando la sua alleanza naturale con l’Eurasia, in particolare con Russia, Cina e i Paesi della Shanghai Cooperation Organization. Le riserve accertate di gas naturale dell’Iran sono stimate da BP in circa 34 miliardi di metri cubi, mentre per la Russia sono 33 miliardi di metri cubi. La cooperazione tra queste due superpotenze del gas naturale è essenziale per costruire l’architettura dell’Eurasia in modo vantaggioso per tutti, anche per la Germania e il resto dell’UE. Questa è un’occasione d’oro per allontanare la geopolitica energetica globale dalle potenze dell’asse Washington-Londra-Riyadh che la controllano dall’accordo iniziale tra il presidente statunitense Roosevelt e il re saudita Ibn Saud del 1943, dando alle transnazionali petrolifere statunitensi di Rockefeller il controllo esclusivo delle vaste ricchezze petrolifere dell’Arabia Saudita.

screenshot 2015-01-20 08.09.56.pngF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra del petrolio contro la Russia: figure ridicole e conseguenze impreviste

William Engdahl New Eastern Outlook 16/12/20141395988895779Il mondo, una volta piuttosto ordinato come appariva una decina di anni fa, è sempre più disordinato. Questo non vuol dire che è caotico perché il caos è solo l’emergere di nuovi modelli che ancora non comprendiamo. Questo è disordine, promosso da potenti ridicoli in occidente che si agitano per cercare di mantenere il potere che si erode sul nostro mondo e su di noi. Dico ridicoli perché dobbiamo solo guardare le iniziative che hanno lanciato negli ultimi mesi per far avanzare la loro agenda del potere. Prima questi ricchissimi oligarchi drogati di potere, attraverso le loro reti neo-conservatrici nel dipartimento di Stato degli Stati Uniti e nella CIA, iniziarono ciò che è stata stupidamente soprannominata primavera araba, in Tunisia nel dicembre 2010. A detta di tutti un fiasco totale e completo della loro pretesa primavera araba, anche per i calcoli degli oligarchi. Hanno perso l’Egitto soprattutto con il loro stupido tentativo di strangolate con il mortale culto dei Fratelli musulmani i cittadini egiziani. Poi la loro guerra in Libia, dove la foglia di fico della rivoluzione colorata per la “democrazia” non poteva funzionare, bombardarono Gheddafi e la più stabile e prospera monarchia tribale dell’Africa rispedendola all’età della pietra e scatenandovi il disastro totale del continuo disordine. Poi gli stessi stupidi oligarchi, consigliati dai loro ridicoli think-tank neo-con e dai neo-con dell’amministrazione Obama, come la cinica consigliera per la Sicurezza Nazionale Susan Rice, la “Rasputin” psicologica di Obama, passarono dalla Libia direttamente alla Siria nel gennaio 2012. Apparentemente per ripetere il fiasco di Gheddafi. Solo che in Siria la posta in gioco era globale e molto diversa dalla Libia. Si trattava di questioni di sicurezza nazionale per la Russia, l’Iran e indirettamente la Cina. Oggi, quasi tre anni dopo, nonostante gli sforzi di CIA e Mossad utilizzando la loro creazione, il SIIL o sedicente Stato Islamico (IS), per terrorizzare un pubblico stanco delle guerre statunitensi e fargli accettare un’altra guerra in Medio Oriente, dopo il fiasco di Iraq e Afghanistan con migliaia di miliardi di dollari e di vite di militari statunitensi distrutti, Bashar al Assad rimane al potere. Certo presiede una terra devastata da morte e distruzione grazie agli odiosi e ridicoli oligarchi occidentali. Ma gli oligarchi e il loro complice Netanyahu, disonorevole figlio di Brooklyn, non hanno avuto quello che volevano in Siria.
Ultimamente, hanno cercato di spaventarci per accettare la vaccinazione di massa con farmaci non testati e tossici per tentare di giustificare la guerra di Obama a Ebola. Solo che nessuno sembra credergli. La sempre più ridicola Dr.ssa Margaret Chan, direttrice generale dell’OMS, colpevole di condotta criminale cinque anni fa, quando si inchinò ai desideri di Big Pharma dichiarando l’inesistente influenza suina “Pandemia globale di Livello 6”, fa affermazioni terrificanti su Ebola, ma nessuno più gli presta attenzione. Gli oligarchi hanno scatenato gli agenti della distruzione neo-con come Victoria Nuland al dipartimento di Stato, assieme al bugiardo patentato e direttore della CIA John Brennan, per fare dell’Ucraina un branco di criminali neo-nazisti con svastiche tatuate e passamontagna neri, con la speranza che Putin e i russi si facciano massacrare invadendo l’Ucraina mentre la guerra civile contro i russofoni dell’Ucraina orientale imperversa contro donne, anziani, bambini e chiunque cammini. Anche tale colpo di Stato in Ucraina è esploso in faccia al dipartimento di Stato quando la Russia s’è volta a Oriente e a Sud con un emozionante caleidoscopio di accordi strategici per l’energia e la cooperazione militare con Cina, India, Brasile e così via. Poi gli stessi ridicoli oligarchi scatenavano i droni della loro National Endowment for Democracy a Hong Kong, nel vano tentativo di diffondere disordine in Cina, diventata troppo indipendente dall’agenda del Nuovo Ordine Mondiale degli oligarchi. Anche qui hanno floppato.

Vecchia Arabia Saudita contro nuova Arabia Saudita
Ora gli stessi ridicoli oligarchi statunitensi, che girano attorno a personaggi laidi come David Rockefeller, hanno avviato la brillante strategia scatenando la “super-arma” contro la Russia di Putin della guerra totale sui prezzi del petrolio. Sostenuta dal neo-con del Tesoro USA David S. Cohen, il cui titolo è giustamente sottosegretario per il terrorismo e l’intelligence finanziaria, che a settembre avvicinò il dipartimento di Stato di John Kerry con la brillante idea di eseguire nuovamente l’operazione del 1986 del dipartimento di Stato e dell’Arabia Saudita per far collassare la Russia con i sauditi che facevano crollare i prezzi del petrolio. L’esecuzione del crollo petrolifero è stata finora tecnicamente ineccepibile. I prezzi del petrolio in media sono caduti di quasi il 30% da settembre. L’unico problema è che gli oligarchi drogati di potere e i loro ridicoli pensatori neo-con trascurano il fatto che, nel processo, si avrà la bancarotta dell’assai vulnerabile profitto da petrolio di scisto. Negli ultimi anni, il governo degli Stati Uniti s’è affidato al mito del profitto da petrolio di scisto. Le decisioni in politica estera degli Stati Uniti sono modellate a Washington dalla falsa illusione di poter rischiare di far saltare il Medio Oriente senza minacciare le forniture di petrolio mondiali, o l’Ucraina, perché gli Stati Uniti d’America diventano la nuova Arabia Saudita. Ma ora il coltello taglia al contrario. Il brillante piano saudita di John Kerry è utilizzato dagli stessi sauditi, non solo per piegare la Russia, senza riuscirci, ma per paralizzare la nuova Arabia Saudita basata sul petrolio di scisto. I sauditi chiaramente, come si è visto alla recente riunione dell’OPEC, vogliono far scoppiare la bolla dello scisto petrolifero statunitense per riaffermare il controllo della vecchia Arabia Saudita sui mercati mondiali del petrolio. Il 27 a seguito di un incontro inconcludente dell’OPEC, dove i sauditi rifiutarono vari appelli a cambiare strada e fermare la caduta dei prezzi a novembre, il prezzo di negoziazione del greggio da scisto bituminoso è prezzato, al West Texas Intermediate, a meno 66 dollari al barile, il minimo mai visto in cinque anni. Il forte aumento della produzione di petrolio di scisto negli Stati Uniti, negli ultimi tre anni, ha permesso agli Stati Uniti di avere il ruolo di leva decisiva, una volta dei sauditi, di produttore centrale. Ciò significa che se i poteri forti di Washington decidono che i prezzi mondiali del petrolio sono troppo alti, possono ridurre i rifornimenti comunque. Se troppo bassi, limitano l’offerta. Che ciò non succeda rende felici i reali sauditi. Forse quando Kerry propose al re saudita, assieme al principe Bandar lo scorso settembre, che l’Arabia Saudita aiutasse Washington a spezzare la Russia con il crollo delle entrate petrolifere russe, re Abdullah e Bandar erano felicemente d’accordo. Ma ora sembra che il fuoco saudita colpisca meno la Russia e più la concorrenza del petrolio di scisto degli Stati Uniti. Il petrolio di scisto non convenzionale è più costoso da estrarre rispetto al petrolio convenzionale. Solo prezzi straordinari, al di sopra dei 100 dollari al barile negli ultimi cinque anni, ha reso lo scisto redditizio. Nel 2014 e le stime per il 2015 sul petrolio di scisto indicano un supplemento di ulteriori 2 milioni di barili di petrolio degli Stati Uniti a livello nazionale, il maggiore incremento dal 1970. Ora le banche di Wall Street che hanno prestato miliardi ai produttori di scisto statunitensi riesaminano i loro portafogli e considerano se richiamare tali prestiti o per lo meno non concederne altri a una partita persa. Tuttavia, il petrolio di scisto, a differenza di quello convenzionale, richiede investimenti crescenti per perforare nuovi pozzi mentre i vecchi si esauriscono molto più velocemente rispetto ai convenzionali. È il nucleo di Ponzi del miraggio del petrolio di scisto. I costi di produzione del petrolio di scisto non convenzionale variano da 50 a 100 dollari al barile. Invece i costi del petrolio convenzionale degli Stati Uniti vanno da 10 dollari in su. Secondo i calcoli dei principale banchiere statunitense sul petrolio di scisto, “Se i prezzi vanno a 80 dollari o meno, e credo sia possibile, allora avremo una riduzione delle perforazioni“, come è stato detto ad ottobre, quando i prezzi oscillavano intorno ai 90 dollari. Questa primavera possiamo aspettarci che numerose compagnie petrolifere di scisto statunitensi sbatteranno sul muro del fallimento e dell’insolvenza.
I russi a quanto pare non sono così allarmati come lo furono nel 1986, quando Washington e i sauditi guidarono una simile operazione di caduta dei prezzi. Il comproprietario di Lukoil, Leonid Fedun, ha dichiarato di recente, “Il boom dello scisto è uguale al boom dei dot-com. I giocatori forti rimarranno, i deboli svaniranno“. Secondo un articolo su RT, il ministro dello Sviluppo Economico russo Aleksej Uljukaev ha detto in una riunione dei ministri, dopo la decisione dell’OPEC, che il governo riduceva la stima del prezzo del petrolio, per la finanziaria 2015, da 100 a 80 dollari al barile. I prezzi bassi del petrolio non rovinano l’economia, secondo il ministro dello Sviluppo Economico russo Aleksej Uljukaev, aggiungendo che la stima del prezzo del petrolio per il bilancio 2015 è stata ridotta a 80 dollari al barile dai 100 dollari. “Non collasseremo“, ha detto. Questo per quanto riguarda i piani ridicoli degli oligarchi di fare degli USA la nuova Arabia Saudita e per mandare in bancarotta la Russia.

Obama-meets-with-Saudi-King-Abdullah_1_1F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Council on Foreign Relations

Dean Henderson  11/11/2014

Due notti fa NBC Nightly News riportava il massacro di 43 studenti universitari a Tlatelolco nello Stato messicano di Guerrero. Anche se gli studenti avevano protestato contro le misure di austerità, e il Guerrero è stato a lungo un focolaio dell’attività dei ribelli dell’Esercito Popolare Rivoluzionario (EPR), l’articolo descrive il massacro come una violenza dei cartelli della droga messicani. La realtà è che la strage è stata commessa da paramilitari di destra in combutta con il corrotto sindaco locale e la polizia. L’analista dell’articolo che ripulisce la vicenda è un membro del famigerato Council on Foreign Relations, che spesso offusca i momenti critici della storia.

image-resizer.phpNel 1919 la Business Roundtable dei Rothschild creò il Royal Institute of International Affairs (RIIA) di Londra. Il RIIA subito depose le uova delle organizzazioni sorelle nel mondo, tra cui Council on Foreign Relations (CFR), Asian Institute of Pacific Relations, Canadian Institute of International Affairs, l’Institute des Relations Internationales di Bruxelles, Foreign Policy Society danese, Indian Council of World Affairs e Institute of International Affairs. [1] Altri affiliati sono spuntati in Francia, Turchia, Italia, Jugoslavia e Grecia. Il RIIA è un ente di beneficenza registrato presso la Regina e, secondo le relazioni annuali, è finanziata soprattutto dall’oligopolio petrolifero che ho soprannominato i Quattro Cavalieri: Exxon-Mobil, Chevron-Texaco-Phillips, BP Amoco ARCO e Royal Dutch/Shell-Pennzoil. L’ex-ministro degli Esteri inglese e co-fondatore della Kissinger Associates Lord Carrington è presidente del RIIA e del Bilderberg. [2] Il cerchio interno del RIIA è dominato da Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, Cavalieri di Malta, Cavalieri Templari e massoni di 33° Grado di Rito Scozzese. I Cavalieri di San Giovanni furono fondati nel 1070 e rispondono direttamente ai Windsor. I cattolici Cavalieri di Malta, che rispondono al Vaticano, si ritirarono a Malta dopo la sconfitta delle crociate e trasformarono l’isola nel nodo del contrabbando di droga/armi/petrolio. I Cavalieri Templari inventarono l’assicurazione, il mercato obbligazionario e il concetto di carte di credito, durante la spola dei pellegrini in Medio Oriente durante le crociate. Fondarono il Temple Bar nella City di Londra, amministratore globale del diritto marittimo inglese, legge inglese vigente in molte nazioni, tra cui gli Stati Uniti, dove se si giura in un’aula di tribunale adornata della bandiera statunitense con frange d’oro, non s’è vincolati alla Costituzione degli Stati Uniti, ma al diritto marittimo britannico. I massoni sono agenti subalterni, in gran parte inconsapevoli, dell’impero inglese, mentre sponsorizzano ospedali per bambini e appaiono nei circhi e nelle parate. Sono uno stratagemma della City di Londra per il dominio globale delle “colonie”. Su questo lato del mare, il dominio della City sulla politica estera statunitense e il dipartimento di Stato si esercita tramite il Council on Foreign Relations. Il membro del consiglio della Bechtel/Chevron ed ex-segretario alla Difesa di Reagan George Pratt Schultz, era un vecchio direttore del Council on Foreign Relations (CFR).
Council_On_Foreign_RelationsIl CFR fu creato nel 1922 ed ha sede nella Harold Pratt House di New York City. L’edificio fu donato dalla vedova Pratt, il cui marito fece fortuna come partner di John D. Rockefeller nella Standard Oil Company. Schulz è un parente della signora Pratt e sostituì il membro del CFR Alexander Haig come segretario di Stato di Reagan. Il CFR è la filiale statunitense del Royal Institute for International Affairs (RIIA) di Londra. Entrambi i think tank in politica estera ospitano i potenti leader dell’industria, del mondo accademico e del governo. Ha un’enorme potere sulla politica estera inglese e statunitense, fornendo il collante del cosiddetto “rapporto speciale” tra Stati Uniti e Gran Bretagna, grazie a cui le fanatizzate colonie mercenarie degli Stati Uniti pagano e combattono le guerre che la City di Londra desidera e ritiene utili. Il CFR pubblica Foreign Affairs, un bimestrale di politica globale considerato da molti nel dipartimento di Stato come una sorta di manuale della politica estera. I membri fondatori del CFR includevano i fratelli John Foster e Allen Dulles, il giornalista Walter Lippman, l’ex-segretario di Stato Elihu Root e il colonnello Edward Mandell House, il consigliere del presidente Woodrow Wilson che tramite il Federal Reserve Act, creò la banca centrale privata degli Stati Uniti di proprietà di un paio di ricche famiglie di banchieri. Nel 1912, un anno prima che la Federal Reserve venisse creata, House scrisse Philip Dru: Administrator. Il libro descrive una cospirazione negli Stati Uniti per costruire una banca centrale, imporre una tassa progressiva sul reddito e controllare i partiti politici. Il finanziamento del CFR proveniva dai finanzieri internazionali David Rockefeller, JP Morgan, Bernard Baruch, Jacob Schiff, Otto Kahn e Paul Warburg. Le banche internazionali Kuhn Loeb, Lazard Freres, Lehman Brothers e Goldman Sachs, la cui direzioni e famiglie si sono incrociate, influenzano pesantemente le decisioni del CFR. [3]
2270822090-2.gif I membri del CFR sono tenuti al segreto su obiettivi e operazioni. Ma l’ammiraglio Chester Ward, vecchio membro del CFR, si lasciò sfuggire che l’obiettivo del gruppo è “porre fine a sovranità e indipendenza nazionale degli Stati Uniti… In primo luogo, vogliono un monopolio bancario mondiale libero da qualunque potere nel controllo del governo globale“. I membri del CFR hanno dominato ogni amministrazione da FDR e la maggior parte dei candidati presidenziali proviene dalle sue file. Adlai Stevenson, Dwight Eisenhower, Richard Nixon, John F. Kennedy, Lyndon Johnson, Hubert Humphrey, George McGovern, Walter Mondale, Jimmy Carter, George Bush Sr. e Al Gore erano tutti ex-allievi del CFR. David Rockefeller fu presidente del CFR per un certo periodo, lasciando il posto al collega John McCloy, presidente di Chase Manhattan e consigliere di Aramco. Quasi ogni direttore della CIA da Allen Dulles è stato membro del CFR, tra cui Richard Helms, William Colby, George Bush Sr., Bill Casey, William Webster, James Woolsey, John Deutsch e Robert Gates. È interessante notare che l’attuale direttore della CIA dell’amministrazione Obama, Leon Panetta, non è un membro del CFR. Foreign Affairs del CFR sostiene costantemente l’intervento militare statunitense ed è il periodico più letto al dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Secondo l’ex-vicedirettore della CIA Victor Marchetti e l’ex-analista del dipartimento di Stato John Marks, il CFR è il collegio elettorale principale della CIA dato che le élite che gestiscono il CFR possiedono quei beni all’estero che CIA e militari degli Stati Uniti sorvegliano. [4] E’ attraverso il CFR che i banchieri internazionali e la comunità d’intelligence globale si mescolano. I banchieri e gli spettri condividono l’obiettivo comune di mantenere al sicuro il capitalismo monopolistico globale e spesso agenti dei servizi segreti sono reclutati dalle banche, dove la loro lealtà verso l’élite bancaria è stata testata. Il fondatore dell’OSS William “Wild Bill” Donovan era stato un agente della JP Morgan. La porta tra banche e intelligenza funge anche in senso contrario. I migliori agenti di CIA, Mossad e MI6 vengono reclutati come spettri privati ben pagati degli imperi aziendali e bancari multinazionali, come documentato da Jim hougan in Spooks: The Haunting of America – Private Use of Secret Agents. Come l’autore Donald Gibson ha scritto: “Agli inizi degli anni ’60 gli interessi di CFR, Morgan e Rockefeller e della comunità di intelligence erano così intrecciati da essere praticamente una sola entità.” [5]
untitled Il CFR è anche l’incubatore di posti nel gabinetto presidenziale. L’amministrazione Nixon aveva 115 membri del CFR, mentre l’amministrazione Clinton più di 100, tra cui il presidente del CFR Peter Tarnoff, il consigliere della sicurezza nazionale Anthony Lake, il vicepresidente Al Gore, il segretario di Stato Warren Christopher, il segretario alla Difesa Les Aspin e il suo successore William Cohen, il segretario al Tesoro Lloyd Bentsen, il direttore della CIA James Woolsey, Colin Powell, Tim Wirth, Winston Lord, Laura Tyson, George Stephenopoulos e Samuel Lewis. Nell’autunno 1998, con l’impeachment che incombeva, il presidente Clinton si precipitò a New York per cercare aiuto dai suoi “gestori” del CFR. Come affermò il caporedattore John F. McManus, “Bill Clinton sa bene che ricopre il ruolo di Presidente perché i membri della ‘società segreta’ a cui appartiene l’hanno scelto e si aspettano che attui i loro piani“. Gli attuali co-presidenti del CFR sono Carla Hills, rappresentante commerciale di Bush padre, capo-negoziatore del NATFA e altre macchinazioni fondamentali dell’OMC, e Robert Rubin, ex-segretario al Tesoro di Clinton e presidente di Citigroup. Gli altri membri del consiglio attuale sono Madeline Albright, Tom Brokaw, generale John Abizaid, Fareed Zakaria, l’ereditiera dell’Hyat Penny Pritzker, l’insider del Blackstone Group J. Tomlinson Hill, il presidente della Caterpillar James W. Owens e il co-fondatore del Carlyle Group David Rubenstein. [6]Carla-Hills1[1] Fourth Reich of the Rich. Des Griffin. Emissary Publications. Pasadena, CA. 1978. p.77
[2] The Robot’s Rebellion: The Story of the Spiritual Renaissance. David Icke. Gateway Books. Bath, UK. 1994. p.195
[3] The Rockefeller File. Gary Allen. ’76 Press. Seal Beach, CA. 1977. p.75
[4] Rule by Secrecy: The Hidden History that Connects the Trilateral Commission, the Freemasons and the Great Pyramids. Jim Marrs. Harper-Collins Publishers. New York. 2000. p.36
[5] Battling Wall Street: The Kennedy Presidency. Donald Gibson. Sheridan Square Press. New York. 1994. p.133
[6] Council on Foreign Relations
Robert Rubin

Robert Rubin

Dean Henderson è l’autore di: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries,Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Il suo sito, a cui è possibile iscriversi gratuitament è Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 2.254 follower