L’Iran e una nuova geopolitica dell’energia

F. William Engdahl New Eastern Outlook 12/04/2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

engdahl1_bkIl tentato accordo tra Iran e Stati Uniti sul programma nucleare iraniano apre la prospettiva della fine di quasi 36 anni di sanzioni economiche statunitensi all’Iran. Viene accolto da minacce di attacchi militari unilaterali da parte di Israele all’Iran per “impedirgli” di sviluppare la bomba nucleare. Un’alleanza che sembrerebbe inverosimile tra la monarchia saudita ultra-conservatrice e il governo d’Israele, emerge contro l’accordo tra Iran e Stati Uniti. La vera domanda è quale sia il motivo più recondito dell’amministrazione Obama sull’Iran. Qui la geopolitica energetica gioca il ruolo principale, come spesso accade nel Medio Oriente ricco di energia. E la Russia è l’obiettivo. Recentemente ho dialogato con Shervin, esperto di energia iraniano che ho conosciuto due anni fa a Teheran, su questi sviluppi. Voglio condividere alcuni punti salienti della discussione. È uno specialista di energia presso la principale agenzia stampa internazionale dell’Iran, Tasnim News Agency. Il discorso fornisce una visione utile nel pensiero degli intellettuali iraniani su sanzioni degli Stati Uniti, possibile ruolo dell’Iran nel mondo e geopolitica dell’energia.

Tasnim: Qual è la tua opinione sulle sanzioni all’Iran?
WE: Le sanzioni degli Stati Uniti contro l’Iran sono illegali secondo le norme del diritto internazionale e un atto di guerra, così come le sanzioni contro la Siria e ora la Russia.

Tasnim: I negoziati con l’Iran hanno raggiunto un accordo definitivo che vedrà le sanzioni economiche dell’occidente all’Iran annullate?
WE: Dobbiamo essere chiari. Le sanzioni sono di Washington e dell’unità di guerra finanziaria del Tesoro USA, in particolare le ultime sanzioni sull’uso del sistema interbancario di compensazione SWIFT per vendere petrolio iraniano, un passo inaudito di Washington che ora viene minacciato contro la Russia. L’UE vorrebbe riaprire il commercio con l’Iran. Finché Washington è controllata dalle banche di Wall Street e dal complesso militare-industriale ci si può aspettare qualche scusa, anche con l’accordo nucleare, per continuare le sanzioni in qualche modo. Guardate Cuba.

Tasnim: Come gli attuali bassi prezzi del petrolio influenzano l’economia degli USA?
WE: Il segretario di Stato degli USA John Kerry incontrò il re saudita in Arabia Saudita lo scorso settembre e propose il crollo dei prezzi del petrolio per fare pressione su Iran e soprattutto Russia di Putin, essendo determinati a distruggere l’unica grande potenza militare che potrebbe minacciare la totale egemonia militare del Pentagono. Se la Russia capitola, e sono convinto che non avverrà, il mondo attuale crollerà, l’Iran sarà isolato e distrutto, la Cina anche e tutte le nuove strutture alternative multipolari che si oppongono al totalitarismo sempre più evidente degli egemoni anglo-statunitensi subiranno una sconfitta devastante. Ironia della sorte, lo shock petrolifero saudita dello scorso anno ha un impatto devastante sulla nuova grande industria petrolifera dello scisto in North Dakota, Texas, California ecc. Credo che tra 3-6 mesi inizieremo a vedere una valanga di fallimenti di compagnie petrolifere per l’oltre miliardo di dollari di prestiti delle compagnie petrolifere o di obbligazioni “spazzatura”. Finora le compagnie petrolifere dello scisto hanno inondato il mercato con il loro petrolio per avere il denaro per evitare l’inadempienza bancaria nella speranza che la crisi finisca presto. I tizi di Big Oil come ExxonMobil, Chevron, BP, Shell possono cavalcare la tempesta essendo ben capitalizzati e globalizzati. Per l’economia in generale degli Stati Uniti, praticamente l’unico punto positivo della crescita di posti di lavoro furono le centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro nell’industria dello scisto nazionale. Ma ormai scompaiono rapidamente. L’amministrazione Obama non è riuscita, ancora una volta, a vedere le gravi conseguenze delle proprie azioni. Si sono sparati ai piedi per la guerra petrolifera contro Putin.

Tasnim: Come le sanzioni economiche all’Iran hanno colpito l’economia degli Stati Uniti?
WE: Le sanzioni del Tesoro USA contro l’Iran non hanno praticamente alcun impatto sull’economia statunitense, rendendole così diaboliche.

Tasnim: Le sanzioni economiche all’Iran sono più vantaggiose per gli USA o l’Iran?
WE: In realtà, e l’ho visto quando ero a Teheran due anni fa, s’avvantaggia molto di più l’Iran. Ciò perché vi costringe ad essere autosufficienti e a non lasciare che la vostra economia, le vostre industrie, la vostra agricoltura siano distrutte dalle importazioni occidentali a basso prezzo come hanno fatto tanti Paesi di Asia, Africa e America del Sud. Costringono l’Iran a sviluppare le proprie meravigliose capacità interne, a controllare il proprio credito e a non divenire un vassallo del sistema del dollaro che va in bancarotta. Gli iraniani sono persone molto istruite, molto intelligenti e molto intraprendenti. Penso che si faccia benissimo a non importare iPhone6 o il tossico soia OGM della Monsanto.

Tasnim: Washington ha fatto scendere il prezzo dai sauditi, per danneggiare la Russia e forse l’Iran?
WE: Sì, naturalmente. Fu una ripetizione di ciò che George Schultz e il vicepresidente Bush Sr. fecero nel 1986 permettendo ai sauditi, allora, d’invadere il mercato e far scendere i prezzi al di sotto dei 10 dollari al barile, in modo da mandare in bancarotta l’Unione Sovietica durante la guerra in Afghanistan contro i mujahidin filo-USA di Usama bin Ladin. Ma la gente del dipartimento di Stato e della CIA di Washington è stata piuttosto stupida stavolta. Non ha calcolato che i sauditi avevano la propria agenda con il petrolio a buon mercato, cioè distruggere la crescente concorrenza del petrolio di scisto degli Stati Uniti. Ora è troppo tardi per Obama e Washington invertire facilmente i prezzi petroliferi. La qualità intellettuale dei burocrati di Washington, anche rispetto a trent’anni fa, è miserabile per memoria storica, cultura, economia e strategia. Si noti che alcuni dei peggiori individui della politica estera degli Stati Uniti, come Brzezinski e Kissinger, sollecitano Obama a non provocare una guerra con la Russia. Sanno almeno qualcosa di storia. I neo-conservatori come Victoria Nuland del dipartimento di Stato o il segretario alla Difesa Ashton Carter o Hillary Clinton, che punta il suo sguardo freddo sulla Casa Bianca, non hanno spessore oltre ad essere malvagi. Pertanto sono pericolosi tanto per la loro nazione che per il mondo.

Tasnim: I sauditi vedono nella richiesta di Washington l’opportunità di espellere il fracking statunitense dal mercato, preservando in tal modo il loro mercato statunitense?
WE: Non si tratta del mercato statunitense dei sauditi. Le esportazioni saudite principalmente vanno in Asia oggi, e piuttosto poco, circa 800000 barili al giorno, negli Stati Uniti, dove il consumo di petrolio giornaliero è circa 19 milioni di barili al giorno, il 4%. E’ il mercato globale che i sauditi sono interessati dominare con la leva dell’OPEC araba: Arabia Saudita, Quwayt, Emirati. Senza Iran, naturalmente per i sauditi, ma il conflitto tra sunniti e sciiti, soprattutto quando Washington ha deliberatamente avviato le rivoluzioni colorate della primavera araba alla fine del 2010, mira a creare totale disordine tra i membri dell’OPEC che una volta cooperavano, per stabilire il controllo militare statunitense diretto su tutto il Medio Oriente. I Paesi OPEC e i loro fondi sovrani, con i loro enormi proventi petroliferi, cominciavano a creare le reti bancarie islamiche indipendenti dall’usura e dalla schiavitù del debito occidentale; Tunisia, Libia, Egitto… continuando, in pochi anni il dollaro sarebbe diventato la moneta senza valore di una repubblica delle banane, proprio come la minaccia che Washington vede oggi nei BRICS e nell’Infrastructure Asian Investment Bank. È utile ricordare i due pilastri dell’egemonia di Washington: controllare il denaro tramite Wall Street e avere il dollaro quale valuta di riserva mondiale; e controllare la potenza militare. Il controllo del denaro iniziò a collassare con la stupida deregulation bancaria quando Alan Greenspan era alla Federal Reserve e la conseguente orgia speculativa chiamata Asset Backed Securitization che portò all’inevitabile crisi finanziaria del 2007-2008. Dopo di che, la “soluzione” militare è divenuta sempre più dominante con il pilastro finanziario troppo debole per supportare la spinta al dominio globale, o come Bush e David Rockefeller lo chiamavano, Nuovo Ordine Mondiale. Potrebbe essere utile sapere che oggi tali oligarchi statunitensi, come li chiamo io, sono terrorizzati come mai in 100 anni dal rischio di poter perdere tutto. Sono disperati. Washington oggi è pieno di gente confusa che si scontra e combatte il mondo. E’ un po’ come gli ultimi anni dell’impero romano, nel IV secolo d.C. Ricordando l’antico detto greco, “chi gli dei vogliono distruggere, prima fanno impazzire”. Oggi Washington ha perso l’egemonia e ospita certi pazzi, mentre Israele è guidato dal gangster Binjamin Netanyahu.

Tasnim: La riduzione del prezzo del petrolio per l’Iran è una minaccia o un’opportunità?
WE: Un’opportunità meravigliosa, per assumere un ruolo guida nel nuovo sistema commerciale internazionale ma solo a prezzi che escludono i dollari. Finché il mondo vende il petrolio in dollari, sostiene l’impero del dollaro e si autodistrugge. Qui Cina, Russia e altri giocano un ruolo cruciale con i prezzi in valuta locale, quindi con la de-dollarizzazione delle proprie economie. Oggi l’unica cosa che puntella il sistema del debito mastodontico in dollari USA sono le vendite di petrolio in dollari, il narcotraffico mondiale in dollari e i militari degli Stati Uniti in tutto il mondo come poliziotti globali. Questo è un sistema piuttosto fragile, a mio avviso.

Tasnim: Quali suggerimenti avete per le autorità economiche?
WE: L’Iran è un Paese meraviglioso con belle persone di buon cuore ed enorme intelligenza e risorse economiche. Se fossi a capo dello Stato iraniano avrei indirizzato il mio governo nel pianificare in tutto l’Iran e in tutte le regioni, se non c’è di già, coinvolgendo i cittadini nel dialogo con i funzionari economici regionali per definire gli obiettivi economici prioritari di ogni regione nei prossimi 5 anni (oltre diventa troppo rigido). Proprio come Charles de Gaulle, che non era certo comunista, fece con la sua “Pianificazione” di Jacques Rueff. Poi i ministri del governo centrale si incontrano e rivedono desideri ed esigenze della popolazione dell’Iran e traccia le priorità da realizzare. Vorrei vietare tutti i vaccini occidentali. Una dieta sana e amorevoli famiglia e comunità sono l’unico modo per avere un sistema immunitario sano. Vorrei vietare gli OGM e la Protezione chimica killer come il Roundup della Monsanto, sempre immanente, anche indirettamente tramite la soia o il mais OGM di Stati Uniti e Argentina. La Cina solo ora comprende l’errore nel permettere che il 60% dei suoi semi di soia sia OGM importato. Farei sviluppare la meravigliosa cultura alimentare dell’Iran naturalmente, con metodi naturali e senza chimica, sovvenzionandola con una politica fiscale positiva e punendo l’industria agroalimentare tipo USA con tasse punitive. Oggi gli oligarchi occidentali hanno un semplice ordine del giorno: il genocidio di tutti i non-anglosassoni dalla pelle scura. Ne ho incontrato molti negli anni nelle conferenze di Davos, Francoforte e molti luoghi. Sono razzisti sanguinari, eugenetisti, gente come Gates con i suoi vaccini uccide i neonati e rende sterili le ragazze. Bill Gates, George Soros, David Rockefeller, Warren Buffett, i DuPont, la famiglia Russell della Yale University, e altri i cui nomi non sono così noti. Sono tutte persone fondamentalmente stupide e ridicole, incapaci di vedere le conseguenze di ogni vita che tolgono dalla totalità dell’umanità. Per uccidere “le bocche inutili” come noi, fanno guerre, diffondono malattie, rendono sempre più malati e paralizzati i nostri bambini con i loro vaccini velenosi, distruggono la sana medicina tradizionale non chimica come quella che esiste ancora in alcune parti di Cina, Iran e Russia, in favore di farmaci e tossine delle aziende farmaceutiche occidentali che, tra l’altro, controllano. Creano organizzazioni terroristiche per diffondere le loro guerre di sterminio come al-Qaida in Libia, Iraq, Yemen e nel mondo arabo, il Cemaat di Fethullah Gülen in Turchia e altrove, il SIIL è una creazione di Stati Uniti e servizi segreti israeliani per distruggere Bashar al- Assad e il legame tra Siria, Iran e Iraq.
Washington ora vuole sedurre Iran per allontanarlo dall’alleata Russia e ridurre le esportazioni di gas russo verso la Turchia e l’Unione europea. A mio avviso il futuro dell’Iran non è divenire un nuovo alleato degli attuali neoconservatori di Washington per qualche biscotto economico occidentale; abbandonando la sua alleanza naturale con l’Eurasia, in particolare con Russia, Cina e i Paesi della Shanghai Cooperation Organization. Le riserve accertate di gas naturale dell’Iran sono stimate da BP in circa 34 miliardi di metri cubi, mentre per la Russia sono 33 miliardi di metri cubi. La cooperazione tra queste due superpotenze del gas naturale è essenziale per costruire l’architettura dell’Eurasia in modo vantaggioso per tutti, anche per la Germania e il resto dell’UE. Questa è un’occasione d’oro per allontanare la geopolitica energetica globale dalle potenze dell’asse Washington-Londra-Riyadh che la controllano dall’accordo iniziale tra il presidente statunitense Roosevelt e il re saudita Ibn Saud del 1943, dando alle transnazionali petrolifere statunitensi di Rockefeller il controllo esclusivo delle vaste ricchezze petrolifere dell’Arabia Saudita.

screenshot 2015-01-20 08.09.56.pngF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra del petrolio contro la Russia: figure ridicole e conseguenze impreviste

William Engdahl New Eastern Outlook 16/12/20141395988895779Il mondo, una volta piuttosto ordinato come appariva una decina di anni fa, è sempre più disordinato. Questo non vuol dire che è caotico perché il caos è solo l’emergere di nuovi modelli che ancora non comprendiamo. Questo è disordine, promosso da potenti ridicoli in occidente che si agitano per cercare di mantenere il potere che si erode sul nostro mondo e su di noi. Dico ridicoli perché dobbiamo solo guardare le iniziative che hanno lanciato negli ultimi mesi per far avanzare la loro agenda del potere. Prima questi ricchissimi oligarchi drogati di potere, attraverso le loro reti neo-conservatrici nel dipartimento di Stato degli Stati Uniti e nella CIA, iniziarono ciò che è stata stupidamente soprannominata primavera araba, in Tunisia nel dicembre 2010. A detta di tutti un fiasco totale e completo della loro pretesa primavera araba, anche per i calcoli degli oligarchi. Hanno perso l’Egitto soprattutto con il loro stupido tentativo di strangolate con il mortale culto dei Fratelli musulmani i cittadini egiziani. Poi la loro guerra in Libia, dove la foglia di fico della rivoluzione colorata per la “democrazia” non poteva funzionare, bombardarono Gheddafi e la più stabile e prospera monarchia tribale dell’Africa rispedendola all’età della pietra e scatenandovi il disastro totale del continuo disordine. Poi gli stessi stupidi oligarchi, consigliati dai loro ridicoli think-tank neo-con e dai neo-con dell’amministrazione Obama, come la cinica consigliera per la Sicurezza Nazionale Susan Rice, la “Rasputin” psicologica di Obama, passarono dalla Libia direttamente alla Siria nel gennaio 2012. Apparentemente per ripetere il fiasco di Gheddafi. Solo che in Siria la posta in gioco era globale e molto diversa dalla Libia. Si trattava di questioni di sicurezza nazionale per la Russia, l’Iran e indirettamente la Cina. Oggi, quasi tre anni dopo, nonostante gli sforzi di CIA e Mossad utilizzando la loro creazione, il SIIL o sedicente Stato Islamico (IS), per terrorizzare un pubblico stanco delle guerre statunitensi e fargli accettare un’altra guerra in Medio Oriente, dopo il fiasco di Iraq e Afghanistan con migliaia di miliardi di dollari e di vite di militari statunitensi distrutti, Bashar al Assad rimane al potere. Certo presiede una terra devastata da morte e distruzione grazie agli odiosi e ridicoli oligarchi occidentali. Ma gli oligarchi e il loro complice Netanyahu, disonorevole figlio di Brooklyn, non hanno avuto quello che volevano in Siria.
Ultimamente, hanno cercato di spaventarci per accettare la vaccinazione di massa con farmaci non testati e tossici per tentare di giustificare la guerra di Obama a Ebola. Solo che nessuno sembra credergli. La sempre più ridicola Dr.ssa Margaret Chan, direttrice generale dell’OMS, colpevole di condotta criminale cinque anni fa, quando si inchinò ai desideri di Big Pharma dichiarando l’inesistente influenza suina “Pandemia globale di Livello 6″, fa affermazioni terrificanti su Ebola, ma nessuno più gli presta attenzione. Gli oligarchi hanno scatenato gli agenti della distruzione neo-con come Victoria Nuland al dipartimento di Stato, assieme al bugiardo patentato e direttore della CIA John Brennan, per fare dell’Ucraina un branco di criminali neo-nazisti con svastiche tatuate e passamontagna neri, con la speranza che Putin e i russi si facciano massacrare invadendo l’Ucraina mentre la guerra civile contro i russofoni dell’Ucraina orientale imperversa contro donne, anziani, bambini e chiunque cammini. Anche tale colpo di Stato in Ucraina è esploso in faccia al dipartimento di Stato quando la Russia s’è volta a Oriente e a Sud con un emozionante caleidoscopio di accordi strategici per l’energia e la cooperazione militare con Cina, India, Brasile e così via. Poi gli stessi ridicoli oligarchi scatenavano i droni della loro National Endowment for Democracy a Hong Kong, nel vano tentativo di diffondere disordine in Cina, diventata troppo indipendente dall’agenda del Nuovo Ordine Mondiale degli oligarchi. Anche qui hanno floppato.

Vecchia Arabia Saudita contro nuova Arabia Saudita
Ora gli stessi ridicoli oligarchi statunitensi, che girano attorno a personaggi laidi come David Rockefeller, hanno avviato la brillante strategia scatenando la “super-arma” contro la Russia di Putin della guerra totale sui prezzi del petrolio. Sostenuta dal neo-con del Tesoro USA David S. Cohen, il cui titolo è giustamente sottosegretario per il terrorismo e l’intelligence finanziaria, che a settembre avvicinò il dipartimento di Stato di John Kerry con la brillante idea di eseguire nuovamente l’operazione del 1986 del dipartimento di Stato e dell’Arabia Saudita per far collassare la Russia con i sauditi che facevano crollare i prezzi del petrolio. L’esecuzione del crollo petrolifero è stata finora tecnicamente ineccepibile. I prezzi del petrolio in media sono caduti di quasi il 30% da settembre. L’unico problema è che gli oligarchi drogati di potere e i loro ridicoli pensatori neo-con trascurano il fatto che, nel processo, si avrà la bancarotta dell’assai vulnerabile profitto da petrolio di scisto. Negli ultimi anni, il governo degli Stati Uniti s’è affidato al mito del profitto da petrolio di scisto. Le decisioni in politica estera degli Stati Uniti sono modellate a Washington dalla falsa illusione di poter rischiare di far saltare il Medio Oriente senza minacciare le forniture di petrolio mondiali, o l’Ucraina, perché gli Stati Uniti d’America diventano la nuova Arabia Saudita. Ma ora il coltello taglia al contrario. Il brillante piano saudita di John Kerry è utilizzato dagli stessi sauditi, non solo per piegare la Russia, senza riuscirci, ma per paralizzare la nuova Arabia Saudita basata sul petrolio di scisto. I sauditi chiaramente, come si è visto alla recente riunione dell’OPEC, vogliono far scoppiare la bolla dello scisto petrolifero statunitense per riaffermare il controllo della vecchia Arabia Saudita sui mercati mondiali del petrolio. Il 27 a seguito di un incontro inconcludente dell’OPEC, dove i sauditi rifiutarono vari appelli a cambiare strada e fermare la caduta dei prezzi a novembre, il prezzo di negoziazione del greggio da scisto bituminoso è prezzato, al West Texas Intermediate, a meno 66 dollari al barile, il minimo mai visto in cinque anni. Il forte aumento della produzione di petrolio di scisto negli Stati Uniti, negli ultimi tre anni, ha permesso agli Stati Uniti di avere il ruolo di leva decisiva, una volta dei sauditi, di produttore centrale. Ciò significa che se i poteri forti di Washington decidono che i prezzi mondiali del petrolio sono troppo alti, possono ridurre i rifornimenti comunque. Se troppo bassi, limitano l’offerta. Che ciò non succeda rende felici i reali sauditi. Forse quando Kerry propose al re saudita, assieme al principe Bandar lo scorso settembre, che l’Arabia Saudita aiutasse Washington a spezzare la Russia con il crollo delle entrate petrolifere russe, re Abdullah e Bandar erano felicemente d’accordo. Ma ora sembra che il fuoco saudita colpisca meno la Russia e più la concorrenza del petrolio di scisto degli Stati Uniti. Il petrolio di scisto non convenzionale è più costoso da estrarre rispetto al petrolio convenzionale. Solo prezzi straordinari, al di sopra dei 100 dollari al barile negli ultimi cinque anni, ha reso lo scisto redditizio. Nel 2014 e le stime per il 2015 sul petrolio di scisto indicano un supplemento di ulteriori 2 milioni di barili di petrolio degli Stati Uniti a livello nazionale, il maggiore incremento dal 1970. Ora le banche di Wall Street che hanno prestato miliardi ai produttori di scisto statunitensi riesaminano i loro portafogli e considerano se richiamare tali prestiti o per lo meno non concederne altri a una partita persa. Tuttavia, il petrolio di scisto, a differenza di quello convenzionale, richiede investimenti crescenti per perforare nuovi pozzi mentre i vecchi si esauriscono molto più velocemente rispetto ai convenzionali. È il nucleo di Ponzi del miraggio del petrolio di scisto. I costi di produzione del petrolio di scisto non convenzionale variano da 50 a 100 dollari al barile. Invece i costi del petrolio convenzionale degli Stati Uniti vanno da 10 dollari in su. Secondo i calcoli dei principale banchiere statunitense sul petrolio di scisto, “Se i prezzi vanno a 80 dollari o meno, e credo sia possibile, allora avremo una riduzione delle perforazioni“, come è stato detto ad ottobre, quando i prezzi oscillavano intorno ai 90 dollari. Questa primavera possiamo aspettarci che numerose compagnie petrolifere di scisto statunitensi sbatteranno sul muro del fallimento e dell’insolvenza.
I russi a quanto pare non sono così allarmati come lo furono nel 1986, quando Washington e i sauditi guidarono una simile operazione di caduta dei prezzi. Il comproprietario di Lukoil, Leonid Fedun, ha dichiarato di recente, “Il boom dello scisto è uguale al boom dei dot-com. I giocatori forti rimarranno, i deboli svaniranno“. Secondo un articolo su RT, il ministro dello Sviluppo Economico russo Aleksej Uljukaev ha detto in una riunione dei ministri, dopo la decisione dell’OPEC, che il governo riduceva la stima del prezzo del petrolio, per la finanziaria 2015, da 100 a 80 dollari al barile. I prezzi bassi del petrolio non rovinano l’economia, secondo il ministro dello Sviluppo Economico russo Aleksej Uljukaev, aggiungendo che la stima del prezzo del petrolio per il bilancio 2015 è stata ridotta a 80 dollari al barile dai 100 dollari. “Non collasseremo“, ha detto. Questo per quanto riguarda i piani ridicoli degli oligarchi di fare degli USA la nuova Arabia Saudita e per mandare in bancarotta la Russia.

Obama-meets-with-Saudi-King-Abdullah_1_1F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Council on Foreign Relations

Dean Henderson  11/11/2014

Due notti fa NBC Nightly News riportava il massacro di 43 studenti universitari a Tlatelolco nello Stato messicano di Guerrero. Anche se gli studenti avevano protestato contro le misure di austerità, e il Guerrero è stato a lungo un focolaio dell’attività dei ribelli dell’Esercito Popolare Rivoluzionario (EPR), l’articolo descrive il massacro come una violenza dei cartelli della droga messicani. La realtà è che la strage è stata commessa da paramilitari di destra in combutta con il corrotto sindaco locale e la polizia. L’analista dell’articolo che ripulisce la vicenda è un membro del famigerato Council on Foreign Relations, che spesso offusca i momenti critici della storia.

image-resizer.phpNel 1919 la Business Roundtable dei Rothschild creò il Royal Institute of International Affairs (RIIA) di Londra. Il RIIA subito depose le uova delle organizzazioni sorelle nel mondo, tra cui Council on Foreign Relations (CFR), Asian Institute of Pacific Relations, Canadian Institute of International Affairs, l’Institute des Relations Internationales di Bruxelles, Foreign Policy Society danese, Indian Council of World Affairs e Institute of International Affairs. [1] Altri affiliati sono spuntati in Francia, Turchia, Italia, Jugoslavia e Grecia. Il RIIA è un ente di beneficenza registrato presso la Regina e, secondo le relazioni annuali, è finanziata soprattutto dall’oligopolio petrolifero che ho soprannominato i Quattro Cavalieri: Exxon-Mobil, Chevron-Texaco-Phillips, BP Amoco ARCO e Royal Dutch/Shell-Pennzoil. L’ex-ministro degli Esteri inglese e co-fondatore della Kissinger Associates Lord Carrington è presidente del RIIA e del Bilderberg. [2] Il cerchio interno del RIIA è dominato da Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, Cavalieri di Malta, Cavalieri Templari e massoni di 33° Grado di Rito Scozzese. I Cavalieri di San Giovanni furono fondati nel 1070 e rispondono direttamente ai Windsor. I cattolici Cavalieri di Malta, che rispondono al Vaticano, si ritirarono a Malta dopo la sconfitta delle crociate e trasformarono l’isola nel nodo del contrabbando di droga/armi/petrolio. I Cavalieri Templari inventarono l’assicurazione, il mercato obbligazionario e il concetto di carte di credito, durante la spola dei pellegrini in Medio Oriente durante le crociate. Fondarono il Temple Bar nella City di Londra, amministratore globale del diritto marittimo inglese, legge inglese vigente in molte nazioni, tra cui gli Stati Uniti, dove se si giura in un’aula di tribunale adornata della bandiera statunitense con frange d’oro, non s’è vincolati alla Costituzione degli Stati Uniti, ma al diritto marittimo britannico. I massoni sono agenti subalterni, in gran parte inconsapevoli, dell’impero inglese, mentre sponsorizzano ospedali per bambini e appaiono nei circhi e nelle parate. Sono uno stratagemma della City di Londra per il dominio globale delle “colonie”. Su questo lato del mare, il dominio della City sulla politica estera statunitense e il dipartimento di Stato si esercita tramite il Council on Foreign Relations. Il membro del consiglio della Bechtel/Chevron ed ex-segretario alla Difesa di Reagan George Pratt Schultz, era un vecchio direttore del Council on Foreign Relations (CFR).
Council_On_Foreign_RelationsIl CFR fu creato nel 1922 ed ha sede nella Harold Pratt House di New York City. L’edificio fu donato dalla vedova Pratt, il cui marito fece fortuna come partner di John D. Rockefeller nella Standard Oil Company. Schulz è un parente della signora Pratt e sostituì il membro del CFR Alexander Haig come segretario di Stato di Reagan. Il CFR è la filiale statunitense del Royal Institute for International Affairs (RIIA) di Londra. Entrambi i think tank in politica estera ospitano i potenti leader dell’industria, del mondo accademico e del governo. Ha un’enorme potere sulla politica estera inglese e statunitense, fornendo il collante del cosiddetto “rapporto speciale” tra Stati Uniti e Gran Bretagna, grazie a cui le fanatizzate colonie mercenarie degli Stati Uniti pagano e combattono le guerre che la City di Londra desidera e ritiene utili. Il CFR pubblica Foreign Affairs, un bimestrale di politica globale considerato da molti nel dipartimento di Stato come una sorta di manuale della politica estera. I membri fondatori del CFR includevano i fratelli John Foster e Allen Dulles, il giornalista Walter Lippman, l’ex-segretario di Stato Elihu Root e il colonnello Edward Mandell House, il consigliere del presidente Woodrow Wilson che tramite il Federal Reserve Act, creò la banca centrale privata degli Stati Uniti di proprietà di un paio di ricche famiglie di banchieri. Nel 1912, un anno prima che la Federal Reserve venisse creata, House scrisse Philip Dru: Administrator. Il libro descrive una cospirazione negli Stati Uniti per costruire una banca centrale, imporre una tassa progressiva sul reddito e controllare i partiti politici. Il finanziamento del CFR proveniva dai finanzieri internazionali David Rockefeller, JP Morgan, Bernard Baruch, Jacob Schiff, Otto Kahn e Paul Warburg. Le banche internazionali Kuhn Loeb, Lazard Freres, Lehman Brothers e Goldman Sachs, la cui direzioni e famiglie si sono incrociate, influenzano pesantemente le decisioni del CFR. [3]
2270822090-2.gif I membri del CFR sono tenuti al segreto su obiettivi e operazioni. Ma l’ammiraglio Chester Ward, vecchio membro del CFR, si lasciò sfuggire che l’obiettivo del gruppo è “porre fine a sovranità e indipendenza nazionale degli Stati Uniti… In primo luogo, vogliono un monopolio bancario mondiale libero da qualunque potere nel controllo del governo globale“. I membri del CFR hanno dominato ogni amministrazione da FDR e la maggior parte dei candidati presidenziali proviene dalle sue file. Adlai Stevenson, Dwight Eisenhower, Richard Nixon, John F. Kennedy, Lyndon Johnson, Hubert Humphrey, George McGovern, Walter Mondale, Jimmy Carter, George Bush Sr. e Al Gore erano tutti ex-allievi del CFR. David Rockefeller fu presidente del CFR per un certo periodo, lasciando il posto al collega John McCloy, presidente di Chase Manhattan e consigliere di Aramco. Quasi ogni direttore della CIA da Allen Dulles è stato membro del CFR, tra cui Richard Helms, William Colby, George Bush Sr., Bill Casey, William Webster, James Woolsey, John Deutsch e Robert Gates. È interessante notare che l’attuale direttore della CIA dell’amministrazione Obama, Leon Panetta, non è un membro del CFR. Foreign Affairs del CFR sostiene costantemente l’intervento militare statunitense ed è il periodico più letto al dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Secondo l’ex-vicedirettore della CIA Victor Marchetti e l’ex-analista del dipartimento di Stato John Marks, il CFR è il collegio elettorale principale della CIA dato che le élite che gestiscono il CFR possiedono quei beni all’estero che CIA e militari degli Stati Uniti sorvegliano. [4] E’ attraverso il CFR che i banchieri internazionali e la comunità d’intelligence globale si mescolano. I banchieri e gli spettri condividono l’obiettivo comune di mantenere al sicuro il capitalismo monopolistico globale e spesso agenti dei servizi segreti sono reclutati dalle banche, dove la loro lealtà verso l’élite bancaria è stata testata. Il fondatore dell’OSS William “Wild Bill” Donovan era stato un agente della JP Morgan. La porta tra banche e intelligenza funge anche in senso contrario. I migliori agenti di CIA, Mossad e MI6 vengono reclutati come spettri privati ben pagati degli imperi aziendali e bancari multinazionali, come documentato da Jim hougan in Spooks: The Haunting of America – Private Use of Secret Agents. Come l’autore Donald Gibson ha scritto: “Agli inizi degli anni ’60 gli interessi di CFR, Morgan e Rockefeller e della comunità di intelligence erano così intrecciati da essere praticamente una sola entità.” [5]
untitled Il CFR è anche l’incubatore di posti nel gabinetto presidenziale. L’amministrazione Nixon aveva 115 membri del CFR, mentre l’amministrazione Clinton più di 100, tra cui il presidente del CFR Peter Tarnoff, il consigliere della sicurezza nazionale Anthony Lake, il vicepresidente Al Gore, il segretario di Stato Warren Christopher, il segretario alla Difesa Les Aspin e il suo successore William Cohen, il segretario al Tesoro Lloyd Bentsen, il direttore della CIA James Woolsey, Colin Powell, Tim Wirth, Winston Lord, Laura Tyson, George Stephenopoulos e Samuel Lewis. Nell’autunno 1998, con l’impeachment che incombeva, il presidente Clinton si precipitò a New York per cercare aiuto dai suoi “gestori” del CFR. Come affermò il caporedattore John F. McManus, “Bill Clinton sa bene che ricopre il ruolo di Presidente perché i membri della ‘società segreta’ a cui appartiene l’hanno scelto e si aspettano che attui i loro piani“. Gli attuali co-presidenti del CFR sono Carla Hills, rappresentante commerciale di Bush padre, capo-negoziatore del NATFA e altre macchinazioni fondamentali dell’OMC, e Robert Rubin, ex-segretario al Tesoro di Clinton e presidente di Citigroup. Gli altri membri del consiglio attuale sono Madeline Albright, Tom Brokaw, generale John Abizaid, Fareed Zakaria, l’ereditiera dell’Hyat Penny Pritzker, l’insider del Blackstone Group J. Tomlinson Hill, il presidente della Caterpillar James W. Owens e il co-fondatore del Carlyle Group David Rubenstein. [6]Carla-Hills1[1] Fourth Reich of the Rich. Des Griffin. Emissary Publications. Pasadena, CA. 1978. p.77
[2] The Robot’s Rebellion: The Story of the Spiritual Renaissance. David Icke. Gateway Books. Bath, UK. 1994. p.195
[3] The Rockefeller File. Gary Allen. ’76 Press. Seal Beach, CA. 1977. p.75
[4] Rule by Secrecy: The Hidden History that Connects the Trilateral Commission, the Freemasons and the Great Pyramids. Jim Marrs. Harper-Collins Publishers. New York. 2000. p.36
[5] Battling Wall Street: The Kennedy Presidency. Donald Gibson. Sheridan Square Press. New York. 1994. p.133
[6] Council on Foreign Relations
Robert Rubin

Robert Rubin

Dean Henderson è l’autore di: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries,Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Il suo sito, a cui è possibile iscriversi gratuitament è Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mollare il dollaro? Nascono i fondi sovrani d’oro

Avamposti della Banca centrale BRICS
Jim Willie CB GoldenJackass 11 giugno 2014

E392874C-26A2-48F1-AFFF-E4609C6FE550_mw800_mh600Mentre l’Occidente è ipnotizzato dal caos in Ucraina, certamente sul punto dell’implosione, l’attenzione è rivolta alla politica sui tassi d’interesse negativi in vista, che permetteranno ai banchieri di scremare sui rendimenti, o si è concentrati sull’abdicazione in Spagna, un cambio della guardia della nobiltà nera, Jackass sbadiglia e guarda all’Arabia Saudita, dove un evento significativo è in fondo alle notizie. Annuncia la creazione di un nuovo fondo sovrano indipendente dalla banca centrale, dedicato ad investimenti prudenti. Ovvero investimenti sull’oro. Indicando chiaramente l’allontanamento dalla massa dei buoni del Tesoro in dollari USA. Il divorzio statunitense-saudita accelera dagli uffici legali, dove la ridistribuzione del risparmio è la parola chiave. L’abbandono del petro-dollaro comporta l’inversione di un impegno generazionale, ancora una volta. Si tratta di scaricare i rifiuti in dollari USA accumulatisi per decenni come debito. Potrebbe essere il primo avamposto della banca centrale dei BRICS, passando dai titoli di debito del governo USA dritto ai lingotti d’oro. I sauditi potrebbero favorire giganti come Russia e Cina, il nuovo dinamico duo, avviando il processo di abbandono delle obbligazioni del Tesoro USA convertendoli in lingotti d’oro. Il grande scambio indiretto potrebbe divenire molto più diretto.

Il modulo saudita
Alcune domande sorgono su come i sauditi aderiranno formalmente ai BRICS, nell’ambito della loro alleanza nascente con Pechino. Il rapporto embrionale ha un debutto sotto forma di enorme conferenza multilaterale nella Sala Grande di un paio di mesi prima, seguita da un grande cenno agli Stati Uniti durante una parata militare con missili cinesi. Jackass sospetta che un passaggio va formandosi, liberando i sauditi dalle obbligazioni del Tesoro USA e ricostruendone le riserve di oro. Devono sostituire ciò che Londra e Svizzera hanno rubato. Un’altra questione si pone, se Arabia Saudita ed Iran coordineranno politica energetica e sistemi di pagamento al di fuori del dollaro USA, basandosi sull’oro. Il fondo saudita potrebbe aiutare il processo. Un’ultima domanda si pone, se ci si deve aspettare che una dozzina di tali avamposti della Banca Centrale BRICS, che trasforma le obbligazioni del Tesoro USA in oro, sorgano e prendano forma. Un vasto sistema satellitare di banche centrali BRICS potrebbe sorgere, imitando il sistema occidentale delle banche centrali in franchising come US Federal Reserve, Bank of England, Banca Centrale Europea, Banca del Giappone e altri, come la Banca nazionale svizzera. Jackass ritiene che i sauditi creeranno il modulo, da copiare altrove e che i sauditi presto annunceranno una politica dei pagamenti, che accetti qualsiasi delle principali valute, nel commercio petrolifero e petrolchimico, che l’intera regione del Golfo presto coordinerà una politica volta allo standard del petro-yuan quale veicolo temporaneo, con destinazione il sistema di regolamento commerciale in oro e che Arabia Saudita e Iran collaboreranno non da amici, ma con pieno spirito costruttivo. Liberandosi degli USA assieme a guerre ed altre violenze, con i loro comuni aspetti nazisti. I cinesi si occupano del commercio, dove la stretta di mano è il nuovo modello. La Cina sarà il mediatore della diplomazia globale. L’opportunità c’è e Pechino inizia da casa sia, trattando con nazioni confinanti come il Vietnam, nel Sudest asiatico, con meno sgomitate.

La notizia ufficiale
L’articolo ufficiale era scarso in dettagli, ma pieno di implicazioni. L’osservatore avvisato può leggere tra le righe. Il regno dell’Arabia Saudita stabilirà il suo primo fondo sovrano per gestire le eccedenze di bilancio per un valore di centinaia di miliardi di dollari, secondo l’agenzia stampa del regno. Il consiglio della Shura dovrebbe discutere un progetto di legge sul Fondo di Riserva Nazionale. Il fondo dovrebbe ricevere il controllo dalla banca centrale sugli investimenti del regno. Questo è il nocciolo, l’indipendenza. L’Arabia Saudita rimane il maggiore esportatore di greggio del mondo. Non è stato rivelato se il fondo cambierà la strategia degli investimenti del regno. Negli ultimi quattro decenni, la strategia era riciclare doverosamente i petro-avanzi in obbligazioni del governo USA, ruolo di fondamentale importanza ritagliato dagli anglosassoni. Sotto lo sguardo di gente come Kissinger e Rockefeller, pianificatori de facto dello standard del petro-dollaro che sostituì efficacemente il Gold Standard nel 1973, appena due anni prima, l’accordo di Bretton Woods fu abrogato. Il fondo dovrebbe iniziare con un capitale pari al 30 per cento del bilancio accumulato in un certo numero di anni. Negli ultimi tre anni, il regno ha annunciato avanzi di bilancio per un totale di circa 232 miliardi di dollari. Vedasi l’articolo su Arabian Business.

Altri fondi sovrani
Vladimir_Putin_in_Saudi_Arabia_11-12_February_2007-1 Altri fondi sovrani del Golfo hanno investito in immobili a livello internazionale, soprattutto in Europa. Possiedono molti buoni del Regno Unito ed eurobonds, e probabilmente più di una manciata di obbligazioni del governo giapponese. I sauditi indicano chiaramente una mossa importante sui titoli di Stato USA. Ben presto i sauditi annunceranno di non accettare alcuna valuta principale per il petrolio. L’Iran già trova poca resistenza, come nella vendita di energia a India e Turchia. Il governo USA presto uscirà dalla battaglia delle sanzioni a tutto il mondo. Le fondamenta dei BRICS mostrano segni di rafforzamento, con l’uscita dal petro-dollaro e la sua lenta morte, senza più formazioni in marcia con il passo dell’oca fascista, rompendo con bancarottieri e re della frode anglo-statunitensi. Altri fondi sovrani nella regione del Golfo sono estremamente significativi. I leader sono gli Emirati Arabi Uniti, con il massiccio fondo Abu Dhabi Investment Authority, da 773mld di dollari Ma l’UAE ha anche altri quattro fondi per un totale di altri 286mld di dollari, superando il totale di 1 bilione di dollari, 1059mld di dollari. Il fondo saudita SAMA Foreign Holdings ne ha 737mld, e il Kuwait Investment Authority 410mld. La Qatar Investment Authority 170 miliardi. Il totale dei fondi sovrani del Golfo è 2377 miliardi di dollari. Se solo un quarto dei fondi verrà convertito in lingotti d’oro, la regione del Golfo potrebbe fornire l’equivalente di Fort Knox a sostegno della moneta d’oro Dinar. La fortezza, una volta scintillante nel Kentucky, ospitava 8500 tonnellate di oro fin quando non fu derubato dalla banda Clinton-Rubin. Solo idioti e creduloni credono alla storia ufficiale dei trasferimenti alla FED di New York e West Point per tenerli al sicuro, assieme a concetti folli come il Deep Storage Gold. Si chieda a Germania, Paesi Bassi, Austria e Venezuela come vi furono custodite le proprie partite di oro. Vedasi l’elenco degli istituti dei fondi sovrani e dei dati in dettaglio.
Si conclude così che il fondo finanziario saudita SAMA ha quasi tre quarti di bilione di dollari, pronti e in attesa di uscire dai titoli di Stato tossici e raggiungere lo status di valida riserva aurea. Beh, almeno una parte considerevole svolgerà il nuovo ruolo funzionale di avamposto saudita della Banca Centrale dei BRICS, convertendo carta del debito sovrano tossico occidentale in metalli preziosi.

Implicazioni nello scambio petrolio-oro
La mossa dei fondi sovrani sauditi non viene considerata sottilmente dal regime finanziario degli Stati Uniti, con il suo potere depositato nella Federal Reserve e nel Tesoro, e nei veicoli che operano in dollari USA e nelle riserve dei patrimoni occulti nelle banche globali, sotto forma di buoni del Tesoro USA. Ci si chiede se il debito del saliente del Belgio delle obbligazioni del Tesoro USA occulte, sia in realtà almeno per il 30% saudita, se non esclusivamente russo. I fondi provenienti dalle eccedenze saudite furono prelevati dalla banca centrale saudita, il che significa che i sauditi si ritirano dalla rete di franchising delle banche centrali della FED. I sauditi avvertono chiaramente di volgersi ad oriente. Il divorzio indica che i reali sauditi iniziano ad allontanarsi dai re delle frodi e dai trafficanti di carta anglo-statunitensi. Ci si aspetti maggiore trasparenza in futuro, una diversificazione che allontani dalle obbligazioni del Tesoro USA, la netta e rapida fondazione a tappe del sistema di scambio petrolio-oro che la Cina ha implementato con la Russia. La disposizione potrebbe essere un passo verso la piena adozione del sistema commerciale basato sull’oro quale modello futuro. Tutto ciò che manca è una serie di monete e di note di credito basate sull’oro. Certo, oggi c’è l’acuta esigenza che sorga un vasto sistema satellitare di banche centrali dei BRICS, che potrebbe essere la zona di libero scambio di Shanghai. Una pedata se Francoforte annunciasse la banca centrale dei BRICS nella gestione dei fondi sovrani, parola in codice per diversificazione dalle obbligazioni del Tesoro USA in lingotti d’oro. Francoforte diverrebbe lo snodo globale dello yuan (RMB) tra Asia ed Europa, avviando la conversione all’oro. L’effetto su USA-UK-EU sarebbe la totale tempesta di fango. Il saliente del Belgio cerca sempre garanzie reali sull’oro da sauditi o cinesi. Se venisse fatto altrettanto da sauditi e cinesi, il piano per la banca centrale dei BRICS avrebbe due giocatori chiave, e altri ne seguirebbero. L’integrazione del petro-yuan avrà molti aspetti e la banca centrale saudita sembra svilupparne in futuro. Il petro-yuan ha numerosi elementi del progetto da integrare in futuro. Si potrà assistere alla creazione di un avamposto chiave nel fondo sovrano saudita, elemento importante nello scambio petrolio-oro, con le obbligazioni del Tesoro USA usate come moneta attiva nel ruolo esclusivo di lubrificante del credito. La conversione al sistema di pagamento del petrolio in oro potrebbe essere in vista, con la funzione chiave svolta dal petro-yuan nella conversione delle riserve in investimenti.

Futuri avamposti satellitari
Ogni nazione dei BRICS avrà una banca centrale che convertirà le obbligazioni tossiche del Tesoro USA in lingotti d’oro, come anche altre obbligazioni sovrane. Ci si aspetti che Shanghai e Hong Kong ne abbiano una, come Mosca, Delhi in India e Rio de Janeiro in Brasile, e anche Johannesburg in Sud Africa. Altre nazioni ospiteranno i satelliti delle banche centrali BRICS, come Riyadh in Arabia Saudita e Dubai negli Emirati Arabi Uniti. Alla fine banche centrali BRICS appariranno a Francoforte in Germania, Ankara in Turchia, Tokyo in Giappone e Tehran in Iran. Sarà impossibile fermare il trend della riconversione delle obbligazioni del Tesoro USA in oro, dato che ne sarà la soluzione autentica. A dire il vero, una grande quantità verrà convertita in yuan e rubli, dato che la maggior parte del commercio orientale sarà risolto con queste due valute in crescita. Entrambe le monete si baseranno sull’oro. Ironia della sorte, Cina e Russia possiedono più oro che il flusso delle rispettive valute, yuan e rublo, nell’economia globale. Il commercio di energia si svolgerà presto in yuan e rubli, in risposta alle stupide sanzioni del governo USA che appaiono essere solo dei danni auto-inflitti. Le usuali tattiche saranno utilizzate contro BRICS e Paesi associati, che si sforzano di liberarsi dal tossico dollaro USA. Molti si chiedono perché l’USD sia tossico. La risposta è semplice, si basa sul debito del governo USA, finanziato per l’80% dalla FED tramite una sterile monetizzazione che crea denaro fasullo per coprire il debito, e su una politica di zero tassi d’interesse che distorce i prezzi dei beni. Ciò permette di proteggere la criminalità di Wall Street che pratica una massiccia frode a base di titoli di proprietà fasulli, obbligazioni contraffatte, insider trading, riciclaggio di narcodollari, infinite guerre fasciste a sostegno dell’egemonia, chiarendo come il dollaro USA si basi più sul supporto militare che sull’economia industriale. Le usuali tattiche contro i BRICS e Paesi associati comprendono corruzione, minacce, frodi profitti dal narcotraffico, omicidi (e suicidi assistiti), ostracismo del sistema, sanzioni continue e acquisti in contanti sul mercato dei metalli. Il mondo non può risolvere e riprendersi dalla difficile situazione economica, cancerosa, senza scartare il dollaro USA e liberarsi dalle obbligazioni del Tesoro USA. Molte nazioni vendono i dollari in contanti con uno sconto del 30-35% riscattando le proprie valute, un piccolo brutto segreto assieme ad innumerevoli altri brutti segreti.
Il Gold Standard è la soluzione alla cronica peste finanziaria qual è il dollaro USA tossico che scorre nel sistema economico globale, nelle arterie del commercio e nelle vene della riserva bancaria. Si vedranno i progressi compiuti quando le banche centrali dei BRICS adotteranno un vivace commercio basato sulla conversione in lingotti d’oro, chiudendo il COMEX e subito. Un’importante conferenza avrà presto luogo. Il Gas Exporting Countries Forum (GECF) al prossimo vertice in Qatar, nel Golfo. Sarà chiamato Nat Gas Coop ed eclisserà l’OPEC, comunque. La pressione esercitata sul mercato dell’oro e sulle banche basate sull’oro sarà orribile, venendo chiamata forza maggiore o assalto nel sostituire i lingotti d’oro ipotecati (rubati). I processi potrebbero divenire comuni quanto gli omicidi di banchieri, di gran lunga più diffusi. Lasciate che crescano i funghi dalle tombe, piuttosto che funghi atomici nella sempre più tossica aria trattata dalle scie chimiche.

TofDakTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I Quattro Cavalieri, la CIA e l’espresso della coca colombiana

Dean Henderson 10 giugno 2014
Two guerrillas of the Revolutionary Armed Forces oNel 1984, con il vicepresidente George Bush a capo della National Narcotics Border Inderdiction Service (NNBIS), i funzionari statunitensi ignorarono le ripetute occasioni per arrestare Pablo Escobar e Jorge Ochoa, al centro del Cartello di Medellin. I due erano occupati ad inviare cocaina in Costa Rica, presso il ranch dell’agente della CIA John Hull. Fuggirono dalla Colombia dopo aver ordinato l’assassinio del ministro della giustizia colombiana Rodrigo Lara Bonilla e trovarono rifugio nel Panama del dipendente della CIA Noriega, lo stesso anno il padrino dei contras del Nicaragua e autore del colpo di Stato contro Mossadegh, Vernon Walters, s’incontrava segretamente con il presidente colombiano Julio Turbay per lanciare la base militare top-secret statunitense sull’isola colombiana di San Andres. L’isola caraibica divenne subito importante per la rotta del narcotraffico di cocaina del cartello colombiano. Con l’avvio del NAFTA, il Messico di Salinas divenne il principale punto di transito della cocaina, dalla Colombia agli Stati Uniti. La prima fase del nuovo accordo di libero scambio delle Americhe venne attuata con il nome di Plan Colombia. Il Piano comprendeva una grande componente energetica, che aiutò i Quattro Cavalieri (Exxon Mobil, Chevron Texaco, BP Amoco e Royal Dutch/Shell) a sfruttare le vaste imprese petrolifere e petrolchimiche in Colombia, detenendo il monopolio sulle risorse energetiche del Paese. Nel 1980 Shell acquistò le operazioni colombiane di Occidental Petroleum e Tenneco. Exxon Mobil possiede le grandi miniere di carbone del Paese, mentre BP Amoco recentemente vi ha scoperto enormi giacimenti di petrolio. [1]
Il Plan Colombia comprende anche una componente militare, camuffata da eradicazione della droga, ma che è in realtà una campagna controinsurrezionale contro i due potenti eserciti guerriglieri di sinistra che combattono la narco-oligarchia colombiana da oltre 40 anni. La sinistra colombiana entrò in clandestinità dopo l’assassinio del leader popolare Jorge Eliecer Gaitan, alla Conferenza Inter-Americana di Bogotà del 1948. Si formarono due eserciti guerriglieri, FARC-(Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) e ELN (Esercito di Liberazione Nazionale). Entrambe storicamente attaccarono le installazioni dei Quattro cavalieri. Gasdotti dell’Occidental furono danneggiati, dirigenti di Chevron Texaco rapiti e impianti della BP Amoco distrutti. Le FARC guidare da Manuel Marulanda controllano una parte enorme del territorio nel sud-ovest della Colombia, vicino Popayan. L’ottanta per cento degli 1,3 miliardi di dollari del Plan Colombia riguarda l’acquisto di armi e l’assunzione di consiglieri militari. Più di 400 consiglieri statunitensi addestrano 12500 colombiani delle Forze Speciali in 34 basi militari statunitensi in Colombia. Dispositivi di spionaggio high-tech e radar furono inviati in Colombia, con 80 elicotteri Huey e Blackhawk. Il piano consente la guerra chimica contro i contadini colombiani con l’irrorazione aerea di glicerin-fosfato sulle colture di coca. L’irrorazione uccide il bestiame dei poveri contadini, molti dei quali soffrono di malattie sconosciute.[2] Mentre la propaganda statunitense dipinge i guerriglieri come narcotrafficanti, in realtà sono oligarchia e militari colombiani a dirigere saldamente il narcotraffico nel Paese. Multinazionali statunitensi, banche internazionali e CIA li aiutano.
4415708_d5ba27362e La maggior parte dei presidenti colombiani fu comprata dai cartelli della droga. Chi non veniva  comprato non rimaneva in carica per molto. Ciò fu il destino del presidente Verhilio Barco, che nei primi anni ’90, insieme ai suoi colleghi peruviano e boliviano, ebbe l’audacia di chiedere al presidente Bush d’impedire a Exxon, Chevron e RD/Shell d’inviare acetone etilico in Sud America, poiché queste sostanze chimiche sono usate nella produzione di cocaina. Il senatore Harry Reid (D-NV) invitò Bush a fare lo stesso. Bush si rifiutò e la presidenza Barco fu di breve durata e arrivò  un un leader colombiano più flessibile. Nel 1994 il nuovo presidente Ernesto Samper accettò 6 miliardi di dollari dal cartello di Cali per la sua campagna. Il suo manager era il colonnello Fernando Botero-Zea, in seguito divenuto suo segretario alla Difesa. Botero-Zea fu il contatto principale della CIA nelle Forze Armate colombiane. Ricevette finanziamenti dal Cartello di Cali che depositò in un conto bancario della Barclay a Bogotà. Botero-Zea ebbe anche conto corrente alla Barclay di New York, che l’US DEA indagò. Ma il colonnello aveva i contatti giusti. Il suo avvocato era Stuart Abrams, che impedì qualsiasi indagine significativa sull’Iran/Contra. [3] Buon amico di Samper, Jaime Michelson Uribe fondò il consorzio Grancolombia, un canale importante per il narcotraffico. Nel 1997 gli Stati Uniti de-certificarono la Colombia come partner affidabile nella guerra alla droga, mentre il presidente Clinton minacciò di bandire Samper dagli Stati Uniti. Samper rispose dicendo che non avrebbe più collaborato con gli Stati Uniti sulla droga. Inoltre, minacciò di diffondere la lista delle multinazionali statunitensi coinvolte nel narcotraffico colombiano. [4] Clinton fece rapidamente marcia indietro. Samper non menzionò più la lista.
Le mega-banche statunitensi vanno notate. Quando l’esecutivo della Chase Manhattan John Marcilla portò le prove del riciclaggio di narcocapitali nella controllata colombiana della Chase, Banco de Comercio, ai suoi capi di New York, fu licenziato. David Edwards ebbe la stessa risposta quando portò l’argomento ai suoi superiori della Citibank. I Quattro Cavalieri mostrarono gratitudine per il silenzio di Samper, pompando investimenti record in Colombia ed esortando Clinton a non imporre sanzioni al Paese. Chevron Texaco, BP Amoco, l’Occidental kuwaitiana, Bechtel e Halliburton di Lawrence Eagleburger delle Industries Dresser, guidarono la carica per arraffare le risorse colombiane. [5] Nel 1998, mentre Clinton era occupato a lodare il successore di Samper, Andres Pastrana, per i suoi sforzi nella guerra alla droga, il capo dell’aeronautica della Colombia fu costretto a dimettersi dopo che su un jet fu scoperto un carico di 600 chili di cocaina, quando atterrò a Ft. Lauderdale, in Florida, lo Stato del governatore Jeb Bush. Il generale non fu arrestato o multato né dal governo colombiano né dagli Stati Uniti. [6] Gli alleati degli Stati Uniti nella guerra alla droga nei vicino Venezuela pre-Chavez erano ugualmente corruttibili. Nel 1996 un gran giurì di Miami incriminò l’ex-capo di un’unità anti-droga sponsorizzata dalla CIA nel Paese, per contrabbando di 22 tonnellate di cocaina negli Stati Uniti. Il generale Ramon Guillén guidava un’unità della Guardia Nazionale del Venezuela a Caracas, finanziata dalla CIA. I funzionari di polizia statunitensi dissero che la CIA approvava le spedizioni di Guillen. Il capo della stazione CIA in Venezuela fu costretto a dimettersi quando Guillen fu preso. Il capo della stazione DEA di Caracas, Annabelle Grimm, disse a 60 minutes che aveva respinto una richiesta della CIA d’inviare cocaina a Miami nell’ambito di una operazione per molestare il Cartello di Medellin del boss Pablo Escobar. Quando Grimm rifiutò, la CIA spedì comunque la coca. [7]
I militari colombiani dipendono dal narcotraffico, così come i paramilitari che gli oligarchi colombiani e i boss della droga utilizzano per attaccare la sinistra colombiana. I paramilitari di destra diffondo il loro terrorismo di Stato nell’ambito delle Unità di Autodifesa della Colombia, difatti, squadroni della morte il cui record di massacri di civili, sindacalisti e attivisti per i diritti umani è tra i peggiori al mondo. I maggiori signori della droga colombiani erano Pablo Escobar, Jorge e Fabio Ochoa, Gonzalo Rodriguez Gacha, Fidel Castano, Carlos Lehder e Victor Carranza, che collettivamente guidavano i cartelli di Medellin e Cali, i principali sponsor dei paramilitari della Columbia. I sicari furono addestrati da mercenari inglesi e israeliani, spesso torturando contadini nelle haciendas del cartello. [8] Carlos Lehder era un nazista dichiarato che creò il famigerato MAS (Morte ai rapitori), il più brutale degli squadroni della morte. Lehder era un socio di Robert Vesco. Fidel Castano è il principale finanziatore dei paramilitari di Cordoba. L’hacienda di Castano era un campo di addestramento dei terroristi che compivano spedizioni nella regione di Uraba di Pablo Escobar e Gonzalo Rodriguez Gacha, una campagna terroristica contro gli abitanti senza tetto della baraccopoli. Una campagna simile fu svolta a Cali dai paramilitari di Cali Linda (Bella Cali). I narco-paramilitari collaborano con la polizia colombiana e le unità militari. I paramilitari legati alle oligarchie della droga compirono i massacri di Trujillo e Cali. In entrambi i casi polizia locale e unità militari, così come l’élite dell’esercito, il battaglione del Palazzo Buga, furono coinvolti nelle atrocità. A Putamayo la polizia anti-narcotici controlla e protegge i paramilitari che commisero numerosi massacri. Nel 1995 il governo e i gruppi per i diritti umani colombiani pubblicarono un rapporto citando il colonnello dell’esercito Antonio Uruena quale capo dei paramilitari che uccisero più di 100 civili in casi legati alla droga, nel 1988-1991. [9]
eln_farcLe confessioni dell’ex-maggiore dell’esercito Oscar Echandia, a Puerto Boyaca nei primi anni ’80, illuminano il rapporto intimo tra i cartelli della cocaina, esercito colombiano e Big Oil. Echandia descrisse come ai paramilitari fu ordinato di uccidere i sostenitori del Partito Liberale centrista. Disse che l’alleanza tra paramilitari e narcotrafficanti fu costituita nel 1983-1984, citando l’insorgenza di strette relazioni tra Rodriguez Gacha e il colonnello Plazas Vega, comandante della Scuola di Cavalleria dell’Esercito. Questo quando Vernon Walters sistemava l’affare San Andres.  Echandia disse che mercenari inglesi e israeliani apparvero a Puerto Boyaca nel 1989 accompagnati da agenti segreti dell’F-2 e militari dell’esercito colombiani. Disse che il sostegno finanziario per l’addestramento dei paramilitari proveniva da ricchi allevatori e dai Quattro Cavalieri. [10] Con il Plan Colombia gli Stati Uniti riforniranno ampiamente di armi il corrotto esercito colombiano. Nel gennaio 2002, il presidente Andres Pastrana, forse sentendo che l’attuazione del Plan Colombia avrebbe dato alle sue truppe il tanto atteso vantaggio militare su FARC ed ELN, che misero in difficoltà l’esercito colombiano in numerose occasioni, annunciò un ultimatum di 48 ore alle FARC per evacuare la sua roccaforte nel sud-ovest della Colombia. Le FARC semplicemente si riposizionarono, aumentando le attività nelle principali città della Colombia, rapirono deputati di destra colombiani e tentarono di assassinare il candidato presidenziale Uribe, che prometteva di spazzare via i ribelli, se eletto. Il 7 agosto 2002, il duro Uribe giurò in una cerimonia sotto alta sicurezza a Bogotà, quando colpi di mortaio uccisero 14 persone. Con i ribelli all’attacco e il Plan Colombia che ingrana, la guerra totale in Colombia sembra inevitabile. Gettando benzina sul fuoco, nel 2007 i media colombiani scoprirono le prove che collegavano il governo Uribe ai paramilitari nello scandalo noto come Paragate.

U.S. President Barack Obama meets with Colombia's President Alvaro Uribe in the Oval Office at the White House in WashingtonNote:
[1] “A New Rush into Latin America”. New York Times. 4-11-93. Sec.3. p.1
[2] “The Geo-Strategy of Plan Colombia” Manuel Tamayo. Covert Action Quarterly. Winter 2001. p.40
[3] “US Has Obtained Barclay’s Records in Colombia Probe” Glenn Simpson Wall Street Journal. 2-26-96
[4] “Sampras Podria Frenar Programmes de Cooperacion”. AFP. Prensa Libre. Guatemala City. 3-8-97
[5] “Foreign Funds Buoy Foreign Leader”. Thomas T. Vogel Jr. Wall Street Journal. 8-20-96. p.A6
[6] Evening Edition. National Public Radio. 11-10-98
[7] “Former CIA Ally Faces Drug Charges”. Wall Street Journal. 11-22-96. p.A12
[8] Colombia: The Genocidal Democracy. Javier Giraldo S.J. Common Courage Press. Monroe. 1996. p.88
[9] “Troops in Panama Aim for Drug Runners”. Douglas Farah. Washington Post. 2-15-95
[10] Giraldo. p.90

Dean Henderson è autore di Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Potete seguirlo su Left Hook.

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