Le perdite ucraine nell'”operazione antiterrorismo” contro il Donbas

Colonel Cassad, 22 maggio 2016 – Saker0_9326c_9fdde578_XXLUn lettore ha inviato un’analisi comparativa delle perdite ucraine nella guerra al Donbas, basata sui dati di Military Balance 2013 e 2016, concentrandosi sugli effettivi delle unità dell’esercito ucraino. La più autorevole agenzia di analisi militare mondiale, l’Istituto internazionale di studi strategici ha pubblicato il rapporto Military Balance 2016 che rispetto alla relazione del 2013 permette di stimare le perdite irreversibili di materiale militare ucraino nella fase attiva dell’ATO (operazione antiterrorismo) del 50% circa, tenendo in conto i veicoli riparati dopo che Petro Poroshenko aveva annunciato ufficialmente perdite del 60% circa. Questi rapporti consentono anche una stima sulle perdite degli effettivi ucraini nell’ATO. Tra i veicoli danneggiati in modo irreparabile c’erano almeno 29700 soldati probabilmente feriti.2Come gli analisti conteggiano materiale e personale militari
Di seguito riportiamo alcuni commenti sui metodi che gli analisti usano per contare materiale e personale militari, per avere un’idea di quanto siano affidabili questi dati. Naturalmente, gli analisti non utilizzano i siti web con le immagini del materiale distrutto come Lost Armour, perché solo una frazione dei mezzi distrutti viene fotografata e solo una sua frazione può essere identificata. Gli analisti professionali utilizzano un metodo molto efficiente. Contano gli “effettivi” delle forze armate. Perché gli armamenti standard delle unità militari non sono un segreto, si può calcolare il materiale militare moltiplicando le unità per i mezzi che possiedono. Questo metodo sovrastima la quantità di materiale militare utile nelle forze ucraine, contando mezzi in riparazione o non funzionanti come attivi. Il vantaggio di questo metodo è che considera la capacità dell’industria militare nel riparare il materiale danneggiato: carri armati o blindati danneggiati non verrebbero contati come perduti se vengono riparati. Questo metodo ha permesso di valutare quante unità dall’armamento standard possedessero le forze ucraine nel 2013, prima dell’ATO, e quante ce ne sono nel 2016. Le perdite dei diversi armamenti variano, ma nel complesso si tratta di circa il 50%. Ciò corrisponde alle dichiarazioni di Petro Poroshenko su perdite del 60% e un numero molto modesto di nuove armi acquistate e di riparazioni di quelle danneggiate. L’impianto per la costruzione di carri armati di Kharkov ha dichiarato che i piani per nuove produzioni e riparazioni è totalmente fallito. In effetti, in termini di riparazione e manutenzione dei carri armati, l’industria militare ucraina può soprattutto ridipingerli. La capacità dell’industria militare ucraina nelle riparazioni di veicoli gravemente danneggiati e nuova produzione è di un paio di dozzine di mezzi all’anno, come risulta dalla relazione del Military Balance. Vorremmo sottolineare che tale metodo tiene conto del fatto che il numero di materiale militare può essere ridotto non solo dalle perdite in guerra, ma anche dalle vendite ad altri Paesi. Tuttavia, durante questo periodo le forze ucraine hanno venduto all’estero pochi carri armati (vedi qui), essenzialmente solo 11 T-72 alla Nigeria. Queste vendite non cambiano molto davanti alla perdita di migliaia di mezzi nella guerra. Inoltre, l’esercito ucraino per lo più vende all’estero gli equipaggiamenti non utilizzati nell’ATO.

La stima delle perdite del personale e il paradosso delle mobilitazioni senza smobilitazione
Va ricordato che durante l’ATO gli analisti militari hanno ironicamente osservato che le prime tre ondate di mobilitazione non furono accompagnate dalla smobilitazione, ma le forze ucraine non hanno creato nuovi gruppi, anche se più di 30000 uomini sono stati arruolati. Tale umorismo nero fu causato dall’impressione che le perdite delle mobilitazioni riempivano solo le perdite in morti e feriti. C’è la possibilità, però, che alcuni soldati mobilitati siano stati inviati nelle unità semi-regolari della Guardia Nazionale, spiegando tale paradosso. Tuttavia, i dati di Military Balance mostrano che l’umorismo nero degli analisti militari non è lontano dalla verità. Le forze ucraine semplicemente non hanno il materiale per creare nuove unità. Inoltre, anche Anton Gerashenko (consulente del ministro degli Interni ucraino Arsen Avakov, membro della Rada, noto per la creazione del sito “Mirotvorets” (Peacemaker) contenente informazioni personali su varie figure dell’opposizione e giornalisti – nota di Saker), che ha curato la creazione delle unità della Guardia nazionale, ha detto che non si deve esagerare il numero degli effettivi della Guardia nazionale, che non ha mai superato i 5000. A causa di ciò, Anton Gerashenko lamentava lo scarso numero di “patrioti”. Dato che gli analisti conoscono il numero esatto del materiale militare perso dalle forze ucraine nell’ATO, così come degli equipaggi di ogni veicolo, si può calcolare il numero di effettivi dei veicoli distrutti, 29690 soldati. Vi ricordo che gli analisti contano solo il materiale che non può essere recuperato, cioè gravemente danneggiato. In molti casi, ciò significa danni al mezzo con conseguente incendio, in modo che le riparazioni non abbiano senso essendo il veicolo bruciato. E’ ovvio che i membri dell’equipaggio dei veicoli con tali danni siano stati almeno feriti. Così, il numero di soldati ucraini morti e feriti è circa 29690, grosso modo corrispondente ai mobilitati nelle primi tre ondate che hanno solo sostituito le perdite. Ciò non permette alcuna smobilitazione.

Il problema dei pezzi di ricambio per i carri armati e i blindati
Va anche osservato come i carri armati T-72 e T-80 siano prodotti dalla Uralvagonzavod (società metalmeccanica russa di Nizhnij Tagil, Urali, in Russia, maggiore produttore di carri armati mondiale che tra l’altro produce l’Armata – nota di Saker). Alcuni di questi carri armati erano in deposito dai tempi dell’URSS. Ma secondo Military Balance, non furono utilizzati dalle forze ucraine fino al 2015. Inoltre, i T-72 funzionanti furono venduti all’estero anche nel 2014. In tal modo, le perdite di T-72 e i pochissimi T-72 operativi ucraini nel 2015 non sono dovute tanto alle perdite in guerra ma alla mancanza di pezzi di ricambio della Uralvagonzavod russa. Le forze ucraine hanno avuto problemi simili con i blindati sovietici. Anche se l’industria militare ucraina può produrre un numero limitato di blindati, l’Ucraina deve produrre in serie i pezzi di ricambio dei mezzi sovietici. I pezzi di ricambio per i BTR-70 e BTR-80 sono prodotti dalla Fabbrica Automobilistica Gorkij (GAZ). Parti per i BMP-1 e BMP-2 sono prodotte dallo Stabilimento Metalmeccanico di Kurgan (KrAZ). Le armi di questi BTR e BMP sono prodotti dallo Stabilimento Metalmeccanico di Tula (KBT). Tutti questi fornitori russi non sono disponibili per l’Ucraina, spiegando le drammatiche perdite in blindati. Questo potrebbe indicare che le perdite di effettivi sono più basse, dei blindati sono fuori servizio per danni leggeri. D’altra parte, con la perdita del 56-66% dei blindati, anche con la nuova produzione, le forze ucraine non possono creare le grandi unità di fanteria motorizzata che avevano nel 2013 e sfruttare le grandi risorse della mobilitazione. Ciò spiega i piani di mobilitazione ridotti, non avendo le forze ucraine i mezzi necessari. La guerra a bordo dei bus scolastici è roba del passato, soprattutto se si considera la potenza dell’artiglieria moderna, come ad esempio i pezzi di artiglieria semoventi e i lanciarazzi multipli, di cui si parla di seguito.0_9326a_bd15a126_XXLI combattenti occulti delle unità anti-batteria
Ciò che colpisce nei dati di Military Balance sono le enormi perdite di obici leggeri D-30, circa l’80%. In parte ciò può essere spiegato dal fatto che molti obici furono trasferiti alle unità semi-regolari della Guardia Nazionale, che soprattutto bombardano città e borgate. Ma ciò non spiega le perdite dei semoventi d’artiglieria Gvozdika (60%) e Akatsja (50%). Certamente non spiega le perdite di circa il 50% dei lanciarazzi multipli Grad e Uragan. La distruzione dell’artiglieria semovente (SPA) è difficile per via delle proprie mobilità e blindatura. La distruzione dei lanciarazzi multipli richiede tempi di reazione incredibilmente brevi, potendo lasciare le posizioni entro un minuto. Così, tali perdite di artiglieria semovente e lanciarazzi, e quelle incredibili di obici D-30, suggeriscono che le forze ucraine affrontarono un’artiglieria moderna, molto probabilmente russa. Tymchuk (commentatore militare ucraino – nota di Saker) ha scritto molte volte sulla presenza del sistema di radio-localizzazione dell’artiglieria (RLS) Zoopark-1 nel Donbas. Gli RLS possono osservare le traiettorie dei proiettili e calcolare la posizione dei tiratori ancor prima che colpiscano il suolo. Poi Zoopark, utilizzando canali di comunicazione protetti contro le interferenze radio-elettroniche, trasmette le coordinate dei lanciarazzi o pezzi di artiglieria per il puntamento. Tuttavia, solo l’artiglieria moderna che utilizza le informazioni dal sistema di posizionamento globale Glonass, può agire sulla queste basi colpendo immediatamente SPA, lanciarazzi od obici. In effetti, c’era una batteria di militari in “congedo” che impiegava i Msta-S, possibilmente il modernizzato Msta-SM. È dubbio che questi Msta-S siano trofei di guerra, avendone le forze ucraine perso solo 5 unità. Va notato inoltre che le forze ucraine hanno solo 35 Msta-S, troppo pochi per vincere i duelli di artiglieria su un fronte così esteso. Un altro candidato alla lotta assieme allo Zoopark-1 è il moderno lanciarazzi multiplo russo Tornado-G, ma è difficile distinguerlo dal solito BM-21 Grad: la differenza è nei sistemi elettronici di controllo, navigazione e comunicazioni. In entrambi i casi, le enormi perdite d’artiglieria ucraina non possono essere spiegate senza supporre che gli avversari possedessero artiglieria più potente e moderna, almeno al momento dei duelli di artiglieria. E’ probabile che il ridotto bombardamento ucraino delle città del Donbas non sia tanto il risultato dell’accordo Minsk-2 ma delle operazioni antiartiglieria che potrebbero essere state condotte da russi “in congedo”.

Il mito delle enormi quantità di mezzi militari sovietici nei depositi ucraini
Il rapporto Military Balance rileva in particolare che la quantità di materiale militare nei depositi ucraini non solo è molto piccola, ma non riguarda molte categorie. Tutto ciò che poteva essere prelevato dai depositi, nel caso di SPA, BM, BTR e BMP, è già stato preso; le forze ucraine non ne hanno nei depositi, se non alcuni obsoleti “pezzi d’artiglieria nucleare” come gli obici da 203mm Pjon che, senza armi nucleari, come ad esempio il “Perforator“, sono particolarmente inutili data l’inaccettabile imprecisione dei proiettili sparati. Perciò le forze ucraine non usano tali obici semoventi, ad eccezione di 7 unità per lo più usati per propaganda che per veri compiti militari. L’altra significativa fonte di mezzi depositati per gli ucraini sono quasi 700 carri armati. Tuttavia, per la maggior parte sono T-72 e T-80 che non possono essere riparati senza ricambi russi. Ecco perché le forze ucraine ne usano solo 78, essendo il resto suscettibile di essere “cannibalizzato” come fonte di pezzi di ricambio. La condizione dei carri armati stoccati è dubbia. Mentre le perdite irreversibili di carri armati T-64 nell’ATO fu del 35% circa, secondo Military Balance, le forze ucraine non hanno utilizzato un solo T-64 tratto dai depositi. Come il consigliere di Poroshenko Bitjukov nota, i carri armati in deposito sono “corpi morti” che possono essere utilizzati al meglio come fonte di pezzi di ricambio, se i pezzi di artiglieria della qualità necessaria non vengono prodotti in Ucraina. Infatti, i carri armati nei depositi hanno potuto ridurre le perdite dei carri armati al 29%. Allo stesso tempo, le perdite molto più cruciali di blindati, artiglieria semovente e lanciarazzi multipli non sono state sostituite dai depositi o acquisti presso l’industria militare ucraina, essendo questi mezzi non prodotti in Ucraina o prodotti in minuscoli quantitativi rispetto alle ingenti perdite nell’ATO.

Conclusioni
L’affermazione di Poroshenko che le forze ucraine hanno perso il 60% del materiale militare nella guerra è probabilmente vera. L’industria militare ucraina non ha la capacità di compensare perdite di tale entità ed è riuscita a riparare solo il 10% del materiale danneggiato. L’industria militare ucraina non produce artiglierie semoventi e lanciarazzi, e produce pochissimi blindati. Le riparazioni dipendono dai ricambi russi, quindi le perdite di queste unità sono irreversibili. A giudicare dalle perdite dei semoventi di artiglieria leggeri (59%), obici leggeri (80%) e lanciarazzi “Uragan” nel Donbas, le forze ucraine hanno affrontato l’artiglieria più professionale e moderna degli avversari e furono irrimediabilmente soverchiate nelle battaglie di controbatteria. Dato che l’industria militare ucraina non produce artiglierie semoventi e lanciarazzi multipli, l’artiglieria ucraina non può essere rifornita. Le gravi perdite di blindati rendono impossibile alle forze ucraine sfruttare le proprie superiori risorse mobilitate e creare grandi unità di fanteria motorizzata. Infatti, gli effettivi della fanteria motorizzata sono stati ridotti del 60%. Molto probabilmente, il numero di soldati ucraini morti e gravemente feriti è di circa 30000, in quanto tale numero somma il totale degli equipaggi dei mezzi gravemente danneggiati, e lo stesso numero è stato mobilitato nelle prime due ondate senza creare nuove unità. In sintesi, per quanto riguarda il materiale militare più comune, come blindati ed artiglieria semovente leggera, le perdite ucraine ammontano al 60% e non possono essere sostituite dall’industria militare ucraina. La capacità offensiva delle forze ucraine con tale livello di perdite è dubbia. Inoltre, ci si può aspettare un notevole aumento ufficiale delle perdite degli effettivi ucraini, in quanto i dati su materiale perso e mobilitazione suggeriscono la perdita di 30000 soldati. Si potrebbe prendere in considerazione il rapporto sui blindati persi, dagli eserciti ucraino e novorusso nel Donbas nel 2014-2016. In generale, entrambi i metodi hanno vantaggi e svantaggi, in quanto è evidente che Lostarmour non conta tutto il materiale distrutto, così come la perdita di materiale (secondo gli effettivi gli standard) in alcuni casi non significa che sia stato distrutto. Ad esempio, alcuni materiali persi dopo il 2013 furono abbandonati in Crimea e restituiti all’Ucraina solo in parte. Alcuni mezzi esisterebbero solo sulla carta ed anche prima della guerra non sarebbero stati riparabili. Ciò suggerisce che le reali perdite ucraine devono essere ulteriormente studiate per trarre conclusioni precise. Il confronto tra Military Balance 2013 e 2014 è qui. 0_968fe_a53ff7de_XLPS. Sul personale russo in congedo e i sistemi Zoopark, va notato che un tribunale di Kiev ha rifiutato di riconoscere “l’aggressione russa”. Come ho scritto qui quasi due anni fa: “Si può discutere di qualsiasi cosa su internet, ma i diplomatici giocheranno a ping-pong per settimane e mesi. Vi è un certo lavoro da fare, e vi sono coperture informative e diplomatiche. Proprio come in Crimea, tale gioco continua ed è accettato da tutti. Si potrebbe pensare che i capi della junta abbiano molte “prove” sull’opera del Voentorg (letteralmente “Deposito militare”, nome dato all’invio di rifornimenti ai ribelli dalla Russia – nota di Saker), ma con sorprendente costanza si ripete la stessa linea, “Ma i ribelli certamente non potevano avere che” e ricevere risposte standard come “Chiunque sa tutto ciò, e di tutto ciò che fanno i ribelli non si ha alcuna prova”. Poiché tale posizione è ciclica, durerà all’infinito, anche se saranno prese Kiev o Lvov: Lavrov andrà al microfono per dichiarare che la Russia non vi partecipa per nulla. Ufficialmente sarà così. Mentre tutto ciò che ogni blogger o commentatore ha scritto sui blog rimarrà un’opinione personale. Vi sfido a dire che questo schema non funziona. Come si vede, lo schema, se ufficialmente non esiste, può funzionare non solo per settimane e mesi, ma per anni, e queste regole del gioco sono accettate da tutti, con alcune varianti“.1l259_2_279Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Battaglia per Aleppo, la fine del sogno ottomano di Erdogan

Catherine Shakdam New Eastern Outlook 21/05/2016Syria_Battle_for_Azaz_May_1_6AMDimenticate Damasco e la base di potere del Presidente Bashar al-Assad, la vera battaglia per la Siria si gioca nella città settentrionale di Aleppo dove la Turchia ha osato far rivivere il sogno del suo vecchio impero. Ankara avrà un brusco risveglio! Così brusco, infatti, che il presidente turco Recep Erdogan contempla un’incursione militare in Siria, una mossa pericolosa che trascinerebbe la Turchia in rotta di collisione non solo con Damasco, ma con le due superpotenze militari Iran e Russia. Inutile dire che, mentre Mosca e Teheran esercitano moderazione e misura verso la follia politica di Ankara, per il bene della stabilità regionale, una mossa militare diretta contro la Siria probabilmente agiterebbe la regione nonostante tutta la discreta diplomazia. La Turchia, naturalmente, sostiene che la sua posizione è legittima… come non potrebbe quando s’è dimostrata un’autentica alleata della NATO e baluardo contro il terrorismo? La principale linea di difesa del Presidente Erdogan, o meglio d’attacco, è che deve proteggere assolutamente la sovranità nazionale della Turchia contro i pericolosi estremisti. Il diritto della Turchia all’auto-difesa è così imperioso che la sua espressione giustifica la violazione dell’integrità territoriale di un’altra nazione sovrana: la Siria. Con tale narrazione eccezionale, la Siria viene relegata a teatro militare dove gli Stati giocano alla guerra e alla costruzione dell’impero. La Siria, per Erdogan, è un nano davanti alla necessità militare e politica della Turchia… a che importa del diritto internazionale quando si è la barra nel checkpoint strategico tra UE e una marea di immigrati? Chi parlerà contro la Turchia, ora che la sua volontà rimane incontrollata ed incontrastata… oserei dire canagliesca… da così a lungo. Ciò che mi chiedo veramente è come si fa a rimettere questo genio nella bottiglia? Guardatelo, il presidente Erdogan non ha alcuna intenzione di rallentare la cavalcata neo-imperiale. È probabilmente il più deciso a vedere le sue ambizioni prevalere… ad oltranza se necessario, su una nazione devastata.
Ma se la Turchia agisce da Stato canaglia in un momento in cui anche Washington si sveglia sulla logica della Russia in Siria, il presidente Erdogan non è privo di una sua logica. “Decine di migliaia di vite sono state salvate e un milione di persone ha ricevuto aiuti grazie al cessate il fuoco stabilito in Siria con l’aiuto della Russia”, ha detto il segretario di Stato Usa John Kerry questo maggio, in ciò che può essere descritto come voltafaccia politico. Sempre da appassionato stratega, Erdogan imita l’eccezionalismo americano, suonando davanti al mondo lo stesso motivo della lotta al terrorismo dall’identico ritmo militare, un grande neocon come i suoi padroni. “La Turchia è pronta ad azioni unilaterali nei confronti dello Stato Islamico (SI) in Siria per proteggere la città di Kilis al confine meridionale dagli attacchi del SI“, riferiva Xinhua citando il presidente Recep Tayyip Erdogan il 12 maggio “compiamo i necessari preparativi per ripulire l’altro lato della frontiera“, aveva detto, aggiungendo: “La Turchia non aspetterà… mentre abbiamo martiri tutti i giorni… Mi piacerebbe dire che non esiteremo a prendere misure unilaterali su questo problema… Il problema di Kilis sarà la “cartina di tornasole” sulla sincerità dei partner della coalizione nella lotta allo SI”. Se vi siete persi, non si tratta più di una mera velata minaccia nascosta dall’osservazione del presidente Erdogan, meno, naturalmente, la pura e semplice ipocrisia dell’improvvisa preoccupazione per la vita umana. Ankara ha versato qualche lacrima quando negoziava con le capitali europee su vita… e morte dei profughi di guerra. Ankara poi si cura ben poco della vita degli innocenti… dei civili. La vita per Erdogan conta solo quando può essere brandita come arma in faccia ai nemici. Il “sultano” in realtà avverte la NATO e i vicini europei, o piegarsi mentre devasto la resistenza della Siria o subire l’alluvione di migranti che scatenerò sulle vostre città. Naturalmente c’è sempre la possibilità che elementi del SI possano attraversare l’armatura dell’intelligence europea… e poi? Considerando che Ankara è mecenate e profittatrice del terrorismo pur di far valere le proprie ambizioni geopolitiche in Medio Oriente, è ben posizionata come grave minaccia al Vecchio Continente. Il fatto che la maggior parte dei governi europei non comprenda tale realtà è piuttosto preoccupante. La Turchia da tempo ha abbandonato la neutralità politica per il clamore delle guerre… quanto tempo deve passare prima che la Turchia diventi una minaccia globale?
Erdogan si lamentava che la coalizione anti-SI guidata dagli USA non abbia fornito alla Turchia il supporto desiderato, riferiva l’agenzia stampa Xinhua. Supporto contro ciò di cui nessuno sembra abbastanza sicuro, dato che Ankara inveiva solo contro quelle fazioni che hanno attivamente cercato di distruggere il terrorismo: cioè i curdi. Concedo che lo SI abbia infatti sfidato la Turchia nella provincia di Kilis, e in quanto tale, almeno sulla carta, Ankara può discutere della necessità di difendersi. Ma poi data la storia di Erdogan con lo SI, si potrebbe sostenere che l’aspirante sultano faccia dell’auto-lesionismo solo per vendere meglio alla sua gente, e al mondo, la guerra che da sempre vuole contro la Siria. Può darsi che Erdogan, moderno Prometeo politico, si sia bruciato col fuoco appiccato in Siria. Perdute le ambizioni ottomanesche, Erdogan potrebbe presto ritrovarsi davvero solo, affrontando i cani radicali che ha addestrato, armato e finanziato per deporre l’unico uomo che oggi sarebbe la chiave per la salvezza della Turchia: il Presidente siriano Bashar al-Assad.ChY884TWYAAkPOq

Catherine Shakdam è direttrice associata del Centro per gli Studi sul Medio Oriente di Beirut e analista politico specializzata sui movimenti radicali, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Venezuela: manovre e azioni dietro le dichiarazioni di Biden

InvestigAction 18 maggio 2016ikm_ktUpprfYLa dichiarazione di Joe Biden che “il Venezuela continua a commettere gravi violazioni dei diritti umani” fa parte di un chiaro tentativo diplomatico e mediatico per orchestrare l’isolamento del Venezuela, definito negli ultimi 3 editoriali contro il Paese di Bloomberg, Wall Street Journal e New York Times, e accompagnato dalle dichiarazioni del capo delle relazioni estere dell’UE Federica Mogherini: “lo scontro tra il governo e l’assemblea blocca qualsiasi tentativo di risolvere la crisi e né ferma la violenza o rallenta l’inflazione“. La cortina fumogena dei diritti umani serve a sfidare, sostenere e dare una direzione politica agli argomenti sullo “Stato fallito” utilizzati contro il Venezuela. In particolare, è con tale velo discorsivo che il vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden sostiene che il Venezuela continua a commettere gravi violazioni dei diritti umani e ad intimidire rappresentanti dell’opposizione, senza chiaramente nominare leader e attivisti assassinati dai sicari politici e il recente giro di vite contro i membri del campeggio pionieri del comune di Polichacao. Gli unici diritti umani validi per Joe Biden sono quelli dei funzionari e politici della destra venezuelana. Oltre a ciò, contro il chavismo la violenza è permessa, sostenuta e richiede la massima copertura possibile. Ma non solo Mogherini parla come Biden sulle “restrizioni delle libertà civili” nel Paese, ma tali affermazioni sono rafforzate dalle azioni del vicepresidente degli Stati Uniti nel primo vertice della sicurezza energetica nei Caraibi (supportate anche dal recente discorso del segretario generale dell’OSA Luis Almagro a Washington). Solo di nome, tale ente diplomatico non ha detto nulla nella sua breve storia; ricordiamo subito che Obama lanciò tale iniziativa un paio di giorni fa con l’ordine esecutivo contro il Venezuela chiedendo ai Paesi caraibici di aprirsi a ciò che chiama “energia alternativa” (col tampone dell’esportazione nordamericana) per frenare l’influenza di Petrocaribe: obiettivo essenziale del governo degli Stati Uniti, su richiesta esplicita di Chevron e Exxon Mobil che lo considerano un loro lago, secondo i cablo statunitensi resi pubblici da Wikileaks. Anche se ne cercano la destituzione, il Venezuela non è il Brasile e Maduro e Diosdado non sono Dilma.

Intervento e Assemblea nazionale
10505367 Insieme a tale ampia manovra geopolitica e al colpo di Stato in Brasile, le dichiarazioni di Biden, vicino agli interessi energetici della Chevron Corp. (la stessa che ha finanziato le sanzioni contro il Venezuela) cercano d’instillare l’idea che il Venezuela sia sull’orlo della crisi umanitaria, del crollo ed eventuale implosione che potrebbe influenzare la sicurezza della regione, motivo per cui so dovrebbe creare una coalizione multilaterale per intervenire, come previsto l’anno scorso dal think-tank finanziato da George Soros International Crisis Group, che conta tra il personale l’ex-capo della NATO Wesley Clark. L’operazione Venezuela Libero – 2 del Comando Sud degli Stati Uniti ribadisce che ciò è considerata una possibilità reale nel medio termine. E mentre Ramón Aveledo cerca il supporto del Brasile per intervenire nel suo Paese con l’applicazione della Carta Democratica dell’OAS, Luis Florido, al senato del Canada con una delegazione di membri del MUD composta da Freddy Guevara, Williams Davila e Luis Emilio Rondón, sostiene che “la situazione in Venezuela è quella della pressione senza valvola di sicurezza” che può esplodere “e destabilizzare tutta l’America Latina“. E completa Luis Florido: “La responsabilità del Canada e del concerto delle nazioni americane è agire nel quadro multilaterale e bilaterale per fare pressione per un’uscita costituzionale nel Paese“. Sincronizzatasi alla perfezione con tali affermazioni, la rappresentante della politica estera dell’Unione europea afferma che in Venezuela “c’è uno scontro di poteri” e “domanda un’uscita costituzionale dalla crisi“, d’accordo con Joe Biden che segnala, inoltre, che l’Assemblea nazionale rappresenta “la diversità della visione politica del Paese“. Tale legittimazione dei piani del Comando Sud sullo “scontro di poteri” e l’uso dell’Assemblea nazionale per organizzare in modo permanente ingovernabilità, c’è l’approvazione di un accordo per sollecitare il ramo esecutivo del Tribunale supremo della giustizia (TSJ) e il Consiglio nazionale elettorale (CNE) a “rispettare la costituzione” garantendo l’esportazione del messaggio sulla “rottura” dell’ordine costituzionale in Venezuela.
Come visto, i membri del MUD giocano fino al limite sul rifiuto di riconoscere gli altri poteri costituiti in Venezuela pianificando, tra le righe, l’applicazione della Carta Democratica da attuare solo quando c’è, in particolare, una rottura dell’ordine costituzionale in un Paese membro dell’organizzazione (OAS), come se fossero un potere parallelo, nella migliore tradizione dei governi mercenari (o della cosiddetta “transizione” secondo coloro sempre pronti ad intervenire) riconosciuti da Stati Uniti e Unione europea in Libia e Siria. Mentre s’acuiscono i fronti interni più aggressivamente bellicosi, riassunti nei fronti alimentare, farmaceutico ed illegale, sempre più pressione sarà attuata dall’estero per mettere con le spalle al muro il chavismo e le legittime autorità. E il Brasile, in particolare, rappresenta un’accelerazione di tale offensiva. Ma qui non siamo in Brasile e né Maduro, né Diosdado sono Dilma. Biden e il Comando Sud lo sanno.Italy-Europe-Ukraine_Horo-e1409422492587Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I 10 motivi per cui l’occidente ha ucciso la Guida libica Muammar Gheddafi

Panafricain 20 maggio 201625304-26tyxxL’ex-leader libico Muammar Gheddafi fu ucciso “perché pensava che l’Africa era matura per sfuggire alla povertà coi propri mezzi, svolgendo il proprio ruolo nella governance globale“, aveva detto il presidente del Ciad Idris Deby, in un’intervista. Secondo il Capo di Stato ciadiano, era essenziale “farlo tacere”, aggiungendo che “la storia registrerà che gli africani non hanno fatto molto. Ci hanno ignorato e non fummo consultati. Gheddafi era sconvolto e imbarazzato“. “Fu lo stesso con Patrice Lumumba, in Congo. Perché l’uccisero? Perché Gheddafi fu ucciso? (…) Siamo fornitori di materie prime. Ma guardate dove siamo? Siamo molto arretrati“, ha detto il leader del Ciad da Abeche, la seconda città del Ciad.
Ecco in 10 punti perché Gheddafi doveva morire:ras1_continental_world1) – Il primo satellite africano RASCOM-1
Fu la Libia di Gheddafi ad offrire la prima vera rivoluzione in Africa dei tempi moderni: assicurando la copertura universale del continente per telefonia, televisione, radio e molte altre applicazioni come telemedicina e istruzione a distanza; per la prima volta, una connessione a basso costo diventava disponibile nel continente, anche nelle zone rurali, con il sistema del ponte radio WMAX. La storia inizia nel 1992, quando 45 Paesi africani crearono la società RASCOM per avere un satellite africano e ridurre i costi di comunicazione nel continente. Le chiamate da e verso l’Africa allora avevano le tariffe più costose del mondo, perché c’era una tassa di 500 milioni di dollari che l’Europa incassava ogni anno dalle conversazioni telefoniche, anche all’interno dei Paesi africani, per il transito dei satelliti europei come Intelsat. Il satellite africano costava solo 400 milioni da pagare una sola volta, senza mai più pagare 500 milioni di affitto all’anno. Quale banchiere non finanzierebbe un progetto del genere, ma l’equazione più difficile fu: come lo schiavo si sbarazza dello sfruttamento servile dal padrone se cerca aiuto da quest’ultimo per raggiungere questo obiettivo? Così, Banca mondiale, Fondo monetario internazionale, Stati Uniti, Unione europea ingannarono questi Paesi per 14 anni. Nel 2006, Gheddafi pose fine all’inutile agonia dell’elemosina dai presunti benefattori occidentali che praticano prestiti a tassi usurari; la Guida libica mise sul tavolo 300 milioni di dollari, la Banca di Sviluppo africana 50 milioni, la Banca per lo Sviluppo dell’Africa occidentale 27 milioni, così l’Africa dal 26 dicembre 2007 ebbe il suo primo satellite per telecomunicazioni della storia. Nel processo, Cina e Russia s’inserivano, questa volta vendendo la loro tecnologia e permettendo il lancio di nuovi satelliti sudafricani, nigeriani, angolani, algerini e anche di un secondo satellite africano, lanciato nel luglio 2010. Ci aspettiamo per il 2020 il primo satellite al 100% tecnologicamente costruito sul suolo africano, in particolare in Algeria. Il satellite competerà con i migliori del mondo, ma a un costo 10 volte inferiore, una vera e propria sfida. Ecco come un piccolo semplice gesto simbolico di 300 milioni può cambiare la vita di un intero continente. La Libia di Gheddafi è costata all’occidente non solo 500 milioni di dollari all’anno, ma miliardi di dollari di debito ed interessi che tale debito avrebbe generato all’infinito e in modo esponenziale, mantenendo il sistema occulto per spogliare l’Africa.rascom-1__12) – Base monetaria dell’Africa, Banca centrale africana, Banca di investimenti africana
I 30 miliardi di dollari sequestrati da Obama appartengono alla Banca centrale libica, previsti dalla Libia per la creazione della federazione africana attraverso tre progetti faro:

3) – Banca di investimenti africana a Sirte, in Libia e creazione nel 2011 del Fondo monetario africano con capitale di 42 miliardi di dollari a Yaounde,

4) – Banca centrale africana ad Abuja, in Nigeria, la cui prima emissione monetaria africana significava la fine del franco CFA attraverso cui Parigi domina alcuni Paesi africani da 50 anni.

5) – E’ comprensibile dunque ancora una volta la rabbia di Parigi contro Gheddafi. Il Fondo monetario africano doveva sostituire eventualmente tutte le attività sul suolo africano con cui il Fondo monetario internazionale, con solo 25 miliardi di dollari di capitale, ha saputo piegare un intero continente con privatizzazioni discutibili, obbligando i Paesi africani a passare dai monopoli pubblici a quelli privati. Sono gli stessi Paesi occidentali che chiesero di divenire membri del Fondo monetario africano e, unanimemente, il 16-17 dicembre 2010 a Yaounde gli africani respinsero tali lussuriosi, decidendo che solo i Paesi africani fossero membri del FMA.

I cinque fattori che motivarono Nicolas Sarkozy a combattere la guerra contro la Libia, secondo David Ignatius del Washington Post, “Blumenthal ricevette le informazioni sulla Libia da un ex-agente della CIA:
6) – Desiderio di una maggiore quota di petrolio libico;
7) – Aumentare l’influenza francese in Nord Africa;
8) – Migliorare la situazione politica interna in Francia;
9) – Offrire all’esercito francese la possibilità di ripristinare la sua posizione nel mondo;
10) – Rispondere alle preoccupazioni dei suoi consiglieri sui piani a lungo termine di Gheddafi per soppiantare la Francia come potenza dominante in Africa occidentale”.
Su quest’ultimo punto, il memorandum menziona l’esistenza del tesoro di Gheddafi, 143 tonnellate d’oro e quasi altrettanto di argento, trasferite da Tripoli a Sabha nel sud della Libia, una quindicina di giorni dopo l’avvio dell’operazione militare. “Quest’oro fu accumulato prima della ribellione e aveva lo scopo di creare della valuta panafricana supportata dal dinaro d’oro libico. Questo piano doveva fornire ai Paesi africani francofoni l’alternativa al franco CFA“.detteTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’esperienza del primo attacco

Piazzare i valori democratici occidentali ha distrutto il Medio Oriente
Valerij Gerasimov; VPK, 18/05/2016 – South Front398620_originalLa regolamentazione legislativa dell’uso della forza militare russa nella lotta al terrorismo, si basa sull’esperienza di fine 20° e inizio 21° secolo, nelle operazioni antiterrorismo nella regione del Caucaso settentrionale. Oggi nessuno dubita che la Russia abbia affrontato non un gruppo di separatisti, ma una forza ben organizzata e generosamente finanziata, sostenuta da elementi terroristici stranieri, nel proprio Paese. La potenza militare è stata utilizzata contro aggressioni estere ed ha avuto il mandato per operazioni contro bande criminali nel territorio nazionale. Numerosi governi hanno anche scatenato la guerra delle informazioni contro la Russia. Abbiamo ripreso gli eventi del primo attacco terroristico e giunti a diverse conclusioni. In primo luogo, le Forze Armate devono essere preparate a tale lotta. In secondo luogo, il terrorismo va colpito attivamente nelle prime fasi della formazione e non dobbiamo permettere che la sua ideologia si diffonda e occupi nuovi territori. In terzo luogo, il terrorismo non può essere eliminato senza l’uso della forza militare, solo essa porta alla vittoria. Per trionfare in questa lotta è necessario unire le risorse politiche, finanziarie, ideologiche e informative del governo.

La democrazia sotto scorta
Parlare delle cause del terrorismo internazionale richiede la distinzione di alcuni aspetti. Indubbiamente, le condizioni per la sua crescita sono generate dalle situazioni difficili di alcuni popoli, come ad esempio la mancanza di opportunità di sviluppo e di prospettive per uno standard di vita dignitoso. L’ideologia radicale capitalizza su questi problemi, con conseguenti organizzazioni illegali come al-Qaida e Stato islamico. L’intervento di Stati esteri negli affari delle nazioni sovrane si materializza come altra causa della minaccia terroristica. I tentativi dell’occidente d’imporre i propri valori su Paesi con propri fondamenti spirituali e tradizioni culturali, favoriscono inevitabilmente risultati negativi. La creazione artificiale di tali ideali alieni ha già devastato Nord Africa e Medio Oriente. Gli effetti della “primavera araba” hanno creato una crisi migratoria in Europa. La Libia, dove il Presidente Gheddafi è stato rovesciato dall’intervento militare della NATO, ha praticamente cessato di esistere come Stato unito, diventando un precursore dell’avanzata di SIIL e altri gruppi terroristici. L’occupazione dell’Iraq, l’assassinio del suo leader politico e la “democratizzazione” del Paese con le baionette hanno creato lo SIIL, con ex-membri provenienti dalle élite politiche dei Paesi colpiti, in grandi regioni dell’Iraq. La terza causa della recrudescenza del pericolo terrorista spetta a quei governi che trovano vantaggioso utilizzare i servizi di organizzazioni radicali per aggiungere i loro obiettivi politici, distruggendo quegli Stati che anche non fossero democratici, incarnano la stabilità. In seguito emergono dalle ombre i mandanti, e i banditi clandestini avanzano coprendo vasti territori e formandosi una base economica, generando un quasi-struttura che suscita destabilizzazione della regione e costituisce una minaccia per tutta l’umanità civilizzata.

Su basi lecite
La Siria, dove il processo di destabilizzare e rovesciamento del governo legittimamente eletto continua con le stesse tecniche utilizzate altrove, è un ottimo esempio. L’instabilità è iniziata con proteste organizzate ed informazioni alimentate da fonti estere. Poi scoppiarono gli attentati contro le forze dell’ordine e i rappresentanti delle autorità; inoltre, la massa degli attacchi terroristici fu supportata da organizzazioni occulte. A metà dell’anno, la situazione era critica. La domanda di preservare la Siria come Stato sovrano era sul tavolo. Un cambio di potere avrebbe significato la frammentazione inevitabile del Paese sotto la bandiera degli estremisti etnico-religiosi. Gli sviluppi dello scenario in Libia illustravano il processo di un altro Paese prosperoso divenire terreno fertile del terrorismo minacciando la stabilità dell’intera regione. Di conseguenza, in Medio Oriente si formava una chiara minaccia per la sicurezza nazionale della Russia. Secondo le nostre stime, SIIL e altri gruppi terroristici avevano arruolato 4500 cittadini della Federazione Russa e di altri Paesi della CSI all’inizio del 2015. Non è difficile prevedere dove questi terroristi avrebbero concentrato i loro sforzi una volta caduto il regime di Assad. In tali circostanze, il Presidente della Russia, in risposta alla richiesta ufficiale di Damasco, ha deciso di utilizzare le Forze Armate per condurre operazioni antiterroristiche nel territorio della Repubblica araba siriana. Fu approvato anche dal Consiglio della Federazione. Anche in questo caso, si parla di partecipazione militare nella lotta al terrorismo, non d’intervenire negli affari di un altro Stato o sostenere una corrente religiosa radicale. Le nostre unità operano legalmente in Siria, su richiesta del governo, lo stesso non si può dire della coalizione statunitense che de iure viola tutti i canoni del diritto internazionale. Dal 30 settembre 2015, l’Aeronautica russa ha fornito supporto aereo contro obiettivi terroristici. Gli obiettivi sono scelti secondo informazioni attendibili, confermati dai velivoli senza equipaggio e solo dopo attenta selezione, l’obiettivo viene scelto. Allo stesso tempo, non abbiamo colpito scuole, ospedali o moschee, anche se sappiamo che alcuni di tali edifici vengono utilizzati dai terroristi come depositi di armi. Oltre ad attacchi aerei, le Forze Armate russe in Siria hanno risolto altri problemi. I nostri consiglieri aiutano i comandanti militari siriani nella preparazione delle operazioni militari contro le forze terroristiche e sono coinvolti nell’addestramento di unità di riserva, così come nella loro formazione.

Ankara non segue
Nel facilitare le operazioni dell’Aeronautica russa in Siria, una particolare attenzione è rivolta ad impedire conflitti sul Paese. Nonostante l’arresto della cooperazione militare tra Stati Uniti e Russia, l’interesse reciproco ha garantito preparazione e firma del memorandum bilaterale per evitare incidenti sui cieli della Siria. In futuro, il rispetto delle regole delineate in tale accordo richiederà che tutti i partecipanti della coalizione guidata dagli Stati Uniti creino i canali necessari per la cooperazione operativa con la Russia. A Baghdad, la coalizione Iraq, Iran, Siria e Russia funge da centro di informazione per l’intelligence antiterrorismo. Questa coalizione agisce come riuscito meccanismo dell’interazione tra i ministeri della Difesa di Russia e Israele nel quadro della cooperazione per impedire incidenti in Siria. A seguito della dichiarazione del 27 febbraio di Stati Uniti e Russia, le Forze Armate hanno ulteriori attività correlate alla cessazione delle ostilità, espansione delle operazioni umanitarie e liberazione di insediamenti e territori. Sull’aeroporto di Humaymim abbiamo istituito il Centro per la riconciliazione delle parti in guerra in Siria. L’organizzazione è attivamente coinvolta nell’attuazione degli accordi raggiunti, in collaborazione con una struttura simile appoggiata dagli USA ad Amman e alla Task Force di Ginevra. Oggi, un ruolo fondamentale delle Forze Armate russe in Siria spetta nella promozione della riconciliazione tra le maggiori forze militari e l’avvio dei processi politici nel Paese. Tuttavia, uno dei fattori destabilizzanti che conserva un impatto significativamente negativo è la vendita di armi, munizioni, e farmaci di Ankara ai terroristi. Gli ospedali in Turchia continuano a curarli.
In conclusione, eseguiamo le nostre operazioni con la consapevolezza che il destino di un Paese, del suo sistema politico e di chi vi detiene il potere devono essere decisi dal popolo di quel Paese. La Siria deve mantenere la propria autonomia e grazie agli sforzi della cooperazione multinazionale, rimarrà uno Stato laico.1030398751Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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