“Operazione Impensabile” e la minaccia di guerra USA-NATO alla Russia

Oriental Review, 9 maggio 2016Cinque giorni prima della celebrazione del 71° anniversario della capitolazione della Germania nazista alle truppe sovietiche e alleate nella Seconda guerra mondiale, il nuovo comandante supremo della NATO in Europa, Curtis Scaparrotti, annunciò che era venuto per battere i tamburi di guerra. Ignorando fatti storici e legittimi interessi russi, nel primo discorso dopo aver assunto l’incarico condannava il presunto “comportamento aggressivo russo che sfida le norme internazionali” e incitava i membri del blocco a “combattere stasera se la deterrenza fallisce”. Tale dichiarazione era correlata alla strategia militare e mediatica adottata dalla classe dirigente occidentale da decenni. Anche mettendo da parte la ben argomentata tesi secondo cui l’ascesa di Hitler a fuhrer del Terzo Reich nella Germania umiliata del dopoguerra fu un’operazione attentamente pianificata e condotta dall’intelligence militare statunitense, per metterla contro l’Unione Sovietica, l’analisi dei fatti disponibile dimostra che il nucleo del nazismo fu profondamente favorito dai centri ideologici occidentali molto tempo prima della sconfitta nel maggio 1945. Non c’è paradosso qui: la lotta per il dominio globale era (ed è ancora) l’idea fissa di molte élite nella storia dell’umanità, e su tale retrospettiva il fenomeno del nazismo tedesco va considerato come mero strumento dei suoi istigatori per raggiungere tale obiettivo. Nonostante alcune difficoltà tattiche (ad esempio, nel marzo 1939 Hitler improvvisamente fece il proprio gioco, ma fu ricondotto all’obbedienza nel maggio 1941), lo sviluppo generale del conflitto globale a metà del XX secolo fu ammissibile per le élite. Almeno alla Conferenza di Bretton Woods tenutasi nel luglio del 1944, il mese dopo che gli Alleati sbarcarono in Francia per controbilanciare l’offensiva sovietica in Oriente (che a quel punto avrebbe inevitabilmente portato alla sconfitta unilaterale dei nazisti da parte dell’URSS), fissò le regole chiave del monopolio finanziario del dollaro della Federal Reserve. (Secondo l’Atto finale di Bretton Woods, tutti i tassi delle valute internazionali erano legati a un paniere al 96% col dollaro della Federal Reserve e al 4% della sterlina inglese, potendo acquisire l’oro solo attraverso questo tasso; la Nota della Federal Reserve era quindi eguagliata all’oro come misura universale di valore).
La sfida principale che gli autori di Bretton Woods affrontarono all’inizio dei colloqui era l’atteggiamento sovrano della delegazione sovietica. Dovevano attirare l’Unione Sovietica in tale sistema draconiano con qualsiasi mezzo. Mentre Stalin e i suoi inviati non mostravano alcuna intenzione di essere tentati dalla carota, Wall Street dovette prendere il bastone. L’idea era raggiungere una tregua separata con la Wehrmacht sui teatri occidentale e meridionale per rinforzare il fronte orientale tedesco (in particolare, i documenti relativi all’operazione Sunrise nel marzo 1945 non ancora declassificati dagli Stati Uniti). A causa della tempestiva contromisura da parte dell’intelligence sovietica e dopo un duro scambio diplomatico, i tre colloqui per la tregua a Lucerna, in Svizzera, furono sospesi, ma i contatti clandestini nazisti-statunitensi procedettero. Di fatto, dalla fine di marzo 1945, senza alcuna tregua formale le truppe tedesche iniziarono ad arrendersi massicciamente alle forze anglo-statunitensi che avanzarono rapidamente verso Berlino incontrando i sovietici sull’Elba il 25 aprile 1945. Non sorprende che la famigerata rete Odessa (Organizzazione degli ex-membri delle SS) venisse attivata nello stesso momento permettendo a 30mila(!) criminali di guerra nazisti di fuggire dall’Europa attraverso “finestre” nella zona di occupazione anglo-statunitense. Molti furono in seguito legalizzati negli Stati Uniti per servire lealmente i nuovi padroni…
Una volta scomparso il “fattore tedesco”, gli “alleati” si affrettarono ad elaborare segretamente un nuovo piano di guerra per sconfiggere militarmente l’Unione Sovietica, esaurita dalla drammatica campagna durata quattro anni. Il dossier dell’Operazione Impensabile fu declassificata nel 1998. Secondo essa, il 1° luglio 1945 gli “alleati” previdero l’attacco alle forze sovietiche in Europa e alle aree industriali chiave dell’URSS. L’obiettivo era “imporre alla Russia la volontà degli Stati Uniti e dell’Impero inglese”. Così nell’estate 1945 Wall Street pianificò Barbarossa 2.0 per aggredire l’URSS, come quella lanciata dalla loro frenetica creatura Hitler quattro anni prima.Operazione impensabile: URSS: minaccia alla civiltà occidentale“, Gabinetto di guerra inglese, Staff della pianificazione congiunta (Bozze e rapporti finali: 22 maggio, 8 giugno e 11 luglio 1945), Ufficio del registro pubblico, CAB 120/691/109040/002. (declassificato nell’ottobre 2004)

Il motivo per cui il piano non fu mai attuato fu che gli esperti militari occidentali valutarono “l’equilibrio delle forze” in Europa insufficiente per un’efficace rapida sconfitta dei sovietici. Gli Stati Uniti possedevano in esclusiva la bomba atomica e speravano che tale minaccia avrebbe impressionato Stalin tanto da ratificare Bretton Woods. L’episodio di Potsdam tuttavia dimostrò il contrario, così gli Stati Uniti decisero di rendere questa minaccia più vivida. La certezza di 200mila morti giapponesi non significò molto per il presidente Truman nel suo Grande Gioco per l’egemonia della Federal Reserve. La conseguente Guerra Fredda (dopo che Stalin aveva definitivamente rifiutato la ratifica degli accordi di Bretton Woods nel dicembre 1945) va oltre l’ambito del presente articolo. Il fatto comunque è che la grandiosa e continua operazione mediatica per eguagliare Stalin e Hitler e rivedere e distorcere le verità fondamentali della storia moderna presso le persone “istruite” nel mondo, è solo un aspetto dell’agenda globale elitaria per sopprimere la prima potenza che si oppone al loro dominio illimitato sul mondo. Gli strumenti per creare tale dominio sono gli stessi: creazione di un progetto chimerico controllato (al-Qaida o nazismo ucraino) e interpretare il ruolo di “peacekeeper” e “filantropi” nel sanguinoso caotico conflitto.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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L’intreccio d’amore di Hitler col Regno Unito

La “neutralità” fasulla del Regno Unito e l’operazione “Barbarossa” contro l’Unione Sovietica
Nikolaj Starikov, Global Research, 21 giugno 2015

Mai in quel periodo la Gran Bretagna accettò negoziati di pace. Continuò costantemente a bombardare le città tedesche. Mostrò determinazione a combattere fino alla fine. Il Regno Unito poteva essere combattuto e persino sconfitto, ma dopo aver esaminato le sue opzioni, Adolf Hitler si pose due domande. Quale prezzo sarebbe costata questa vittoria? E la cosa più importante, qual era il punto? E poi il 10 maggio 1941, l’alleato più stretto di Hitler, Rudolf Hess, volò nel Regno Unito, apparentemente di sua iniziativa. [1] Fu il tentativo disperato di concludere la pace tra Germania e Regno Unito. Sebbene in senso stretto, l’obiettivo di Hess non era in realtà un segreto: “Hess conosceva ed comprendeva la mente di Hitler, il suo odio per la Russia sovietica, la sua brama nel distruggere il bolscevismo, la sua ammirazione per la Gran Bretagna e il desiderio sincero di essere amico dell’impero inglese…” [2] A poco più di un mese dall’attacco programmato all’URSS. Hitler doveva decidere se lanciare o meno l’operazione Barbarossa. I piani dell’invasione non erano ancora completati. La decisione di attaccare l’Unione Sovietica non era ancora stata presa mentre Hess preparava il suo volo. Hitler non avrebbe mai iniziato una guerra su due fronti. Allora perché fece proprio questo? Perché quando lanciò l’offensiva contro l’Unione Sovietica era convinto che non ci fosse un secondo fronte e mai ci sarebbe stato! Fu il risultato del volo di Hess. È importante capire che il grande segreto dietro la misteriosa fuga in Regno Unito del vice di Hitler non aveva nulla a che fare con l’offerta di Hitler, ma con la risposta inglese!
Gli inglesi garantirono una benevola neutralità sulla futura guerra di Hitler con l’Unione Sovietica. E promisero di accettare la vecchia proposta di pace dalla Germania una volta che l’URSS fosse stata vinta. “Il famigerato Hess fu effettivamente inviato nel Regno Unito dai nazisti per persuadere i politici inglesi ad unirsi alla crociata collettiva contro l’Unione Sovietica. Ma i tedeschi fecero un grave errore di calcolo. Nonostante gli sforzi di Hess, Regno Unito e Stati Uniti… erano, al contrario, nello stesso campo dell’URSS contro la Germania nazista“, dichiarò Stalin dall’assediata Mosca. Quando Hitler decise di attaccare l’Unione Sovietica, significò che il Regno Unito aveva approvato la campagna. È l’unica spiegazione. La Gran Bretagna metodicamente mise la Germania nazista contro l’URSS, e infine gli inglesi riuscirono a spingere il Fuehrer ad attaccarla. Hitler fu ingannato dalla sua ammirazione per l’Inghilterra. Il capo della Germania si comportò scioccamente perché gli inglesi gli promisero la loro neutralità. I bombardamenti aerei tedeschi che infuriavano sul Regno Unito improvvisamente finirono, immediatamente dopo la visita di Hess, per poi riprendere nel gennaio 1943.
Il 17 agosto 1987, Rudolf Hess, l’ultimo dei capi del Terzo Reich, fu trovato impiccato nel carcere di Spandau a 93 anni. Era detenuto da 46 anni. Tutti gli altri condannati alla prigione insieme a lui al processo di Norimberga se ne erano andati da tempo. Dal 1966 era l’unico detenuto della prigione di Spandau. Il diplomatico Konstantin von Neurath scontò otto dei 15 anni di pena prima di essere rilasciato, ufficialmente per problemi di salute. Anche l’ammiraglio Karl Doenitz e il capo della gioventù hitleriana, Baldur von Schirach, furono rilasciati dalla prigione, dopo aver scontato rispettivamente dieci e venti anni. Ma l’incarcerazione di Rudolf Hess continuò. Perché? Perché, dirà il lettore, fu condannato all’ergastolo. Ma… non è corretto. La stessa condanna non impedì all’ammiraglio Raeder di essere liberato dopo soli dieci anni, o a Walter Funk, ministro dell’Economia del Reich, di passarvi 12 anni. Furono rilasciati perché non avevano il terribile segreto di Hess. Solo lui sapeva quali promesse gli inglesi fecero a Hitler e perché il Fuehrer gli credette… Le circostanze della sua morte sono completamente oscure. Gli esami autoptici mostrarono che Hess fu strangolato e fatto passare per suicidio. Ma chi avrebbe commesso un atto così atroce? Il figlio di Hess, Wolf Ruediger, non dubitò mai che suo padre fosse stato assassinato dagli inglesi. Il terribile segreto della diplomazia inglese, che spine Hitler ad attaccare l’Unione Sovietica, non sarà mai rivelato. E la causa involontaria della sua morte fu… Mikhail Gorbaciov. Il fatto è che alcune voci in occidente chiedevano da tempo il rilascio di Hess. Ma l’URSS era sempre stata nettamente contraria, convinta da tempo che i nazisti non dovessero aver alcun posto nel mondo. Ma con la perestrojka al culmine, Gorbaciov disse ai suoi amici occidentali che era pronto a fare un gesto di buona volontà liberando Hess. Così ne firmò la condanna a morte. Gli inglesi dovettero agire rapidamente per zittire questo testimone indesiderabile. Tutte le prove materiali della morte di Rudolf Hess: la serra, il cavo elettrico, i mobili e persino la prigione di Spandau furono distrutti subito dopo la scomparsa. Le cartelle coi documenti sul caso Hess furono classificate dal governo inglese fino al 2017. Scopriremo mai la verità sui negoziati del Regno Unito con Hess nel maggio 1941? Solo il tempo lo dirà.…Quando Hitler attaccò l’Unione Sovietica, fu crudelmente ingannato dagli inglesi dal primo giorno. La sera del 22 giugno Churchill, parlando alla BBC, promise: “Abbiamo deciso di distruggere Hitler e ogni traccia del regime nazista…. quindi, daremo tutto l’aiuto possibile alla Russia e al popolo russo“. [3] Ma è interessante notare che l’Unione Sovietica non ricevette aiuti da Regno Unito o Stati Uniti nel momento in cui erano veramente necessari o nelle quantità necessarie (per maggiori dettagli, si legga la concessione dei prestiti nella seconda guerra mondiale: L’aiuto degli Stati Uniti fu utile?). Gli inglesi prestarono molta attenzione alle cruciali battaglie sul fronte orientale, in attesa della sconfitta dell’URSS e della possibilità d’infliggere il colpo mortale alle truppe esauste di Hitler. Solo quando divenne chiaro nel 1944 che l’Unione Sovietica stava sconfiggendo la Germania nazista senza aiuto, Washington e Londra decisero di aprire un secondo fronte in modo da poter rivendicare gli allori dei “vincitori”. Nel frattempo, la storia dell’ascesa al potere di Adolf Hitler, le fonti del successivo “miracolo” economico della Germania col capo nazista al timone, il suo amore per il Regno Unito e la sua simpatia per i metodi inglesi di dominio delle nazioni soggiogate, indicano chiaramente il vero colpevole della Seconda guerra mondiale. Quel colpevole merita di condividere i vergognosi allori assegnati all’assassino di milioni di persone, proprio a fianco del Terzo Reich, che fu così accuratamente e rapidamente eretto dalle ceneri tedesche della Prima guerra mondiale.Oriental Review ha tradotto la ricerca documentaria di Nikolaj Starikov “Chi spinse Hitler ad attaccare Stalin” (San Pietroburgo, 2008). Starikov è uno storico russo.

Note:
[1] Il momento del volo di Hess fu scelto con cura. Secondo il piano redatto dallo Stato Maggiore tedesco, i preparativi per l’operazione Barbarossa dovevano essere completati entro il 15 maggio 1941.
[2] Winston Churchill. La grande alleanza. Pg. 44.
[3] Christopher Catherwood. La sua ora migliore. Pg. 154.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La controffensiva sovietica che cambiò il corso della storia

Sputnik 19.11.2017Domenica scorsa era il 75° anniversario dell’inizio della controffensiva sovietica a Stalingrado, la drammatica battaglia che sconfisse gli eserciti dell’Asse e divenne il punto di svolta nella guerra contro i nazisti. Il giornalista militare russo Andrej Stanavov ripercorre gli eventi chiave della battaglia e le sue lezioni.
Tra la fine del 1942 e l’inizio del 1943, lungo le steppe innevate sulle rive del Volga, la macchina da guerra nazista subì la sconfitta più devastante della sua storia, da cui non si sarebbe mai ripresa. La controffensiva sovietica su Stalingrado, nota come “Operatsija Uran” (Operazione Urano) iniziò il 19 novembre e proseguì fino al 2 febbraio 1943. L’audace operazione, pianificata dall’Alto Comando sovietico ed eseguita dai Generali Georgij Zhukov, Konstantin Rokosovskij, Aleksandr Vasilevskij e Nikolaj Vatutin, culminò con l’accerchiamento e la liquidazione di oltre 300000 truppe della Wehrmacht comandate dal feldmaresciallo Friedrich Paulus e partner dei tedeschi nell’Asse.‘Inferno sulla terra’
La battaglia fu preceduta dall’offensiva nazista nella Russia meridionale e nel Caucaso nell’estate del 1942, durante la quale la Germania nazista raggiunse l’apice delle conquiste territoriali nell’invasione dell’URSS. Tra gli obiettivi dell’operazione c’era Stalingrado, la strategica città industriale sul Volga con l’ulteriore, simbolica importanza di portare il nome di Josif Stalin, Comandante in capo dell’Armata Rossa. Per oltre due mesi le unità meccanizzate, l’artiglieria e l’aviazione naziste avanzarono su Stalingrado, premendo contro la 62.ma e 64.ma Armate sovietiche e radendo al suolo metodicamente la città. “Tuttavia“, il giornalista militare e collaboratore di RIA Novosti Andrei Stanavov ricorda: “il nemico non riuscì conquistare l’argine del Volga e il centro della città, nonostante la superiorità numerica e di potenza di fuoco di cinque volte“. “Stalingrado è l’inferno sulla terra, Verdun, la bella Verdun, ma con nuove armi. Attacchiamo quotidianamente, se al mattino riusciamo ad avanzare di 20 metri, la sera i russi ci respingono“. Fu così che Walter Oppermann, soldato della Wehrmacht, descrisse la campagna di Stalingrado in una lettera al fratello del 18 novembre 1942, il giorno prima dell’inizio della controffensiva sovietica. Detestando i confronti tra Stalingrado e il sanguinoso tritacarne della Prima guerra mondiale, Hitler chiese che i suoi generali lanciassero le loro maltrattate unità su Stalingrado ancora e ancora. L’ultima spinta, iniziata ad autunno con cinque divisioni di fanteria e due di carri armati, fu bloccata dall’Armata di Vasilij Chujkov, esaurita e intrappolata, ma ancora combattiva, rifiutando di cedere una sola strada, casa o stanza al nemico senza combattere. “A metà novembre, i tedeschi furono fermati lungo tutto il fronte, costretti a passare alla difesa e al trinceramento“, scrive Stanavov. “In totale furono perduti oltre 1000 carri armati, 1400 aerei, 2000 cannoni e mortai, e 700000 soldati e ufficiali della Wehrmacht davanti alle mura impenetrabili della città. Prendendo rapidamente in considerazione la situazione, l’Alto Comando sovietico decise di non dare al nemico un momento di riposo, decidendo invece d’iniziare un contrattacco schiacciante“.
Con i nazisti impantanati dentro e intorno la città, l’Armata Rossa radunò un potente gruppo di forze dai fronti sud-occidentale, Don, Stalingrado e Voronezh e li concentrò a Stalingrado, rinforzandoli con unità meccanizzate della riserva. Il gruppo comprendeva oltre un milione di soldati, 15000 cannoni e mortai, circa 2000 aerei, 1500 carri armati e pezzi d’artiglieria semoventi. “Nel novembre del 1942, dal punto di vista operativo, la Wehrmacht non era nella posizione più favorevole verso Stalingrado“, spiega il giornalista militare. “Concentrati sull’assalto, i tedeschi spostarono le migliori formazioni per attaccare la città, coprendo i fianchi con le deboli divisioni romene e italiane: fu contro di esse che partirono i potenti assalti delle forze dell’Armata Rossa sui fronti Sud-Ovest e Stalingrado. Il comando sovietico scelse le aree di Serafimovich e Keltskaja come teste di ponte per gli assalti, così come l’area dei laghi Sarpinskij, a sud della città“.‘Storditi e confusi’
Il 19 novembre, le truppe del Fronte Sud-Ovest al comando del Colonnello-Generale Vatutin e parte del Fronte del Don iniziarono l’offensiva. Colpendo il gruppo dell’Asse sul fianco sinistro da nord con un’avanzata lampo, l’Armata Rossa spezzò le difese della 3.za Armata romena, respingendo le forze nemiche per 35 km. Il giorno dopo, le divisioni dei fucilieri del Fronte di Stalingrado, comandato dal Colonnello-Generale Andrej Eremenko, colpirono da sud-est, distruggendo la 4.ta armata romena e avanzando di 30 km, devastando le trincee nemiche con 80 minuti di fuoco concentrato dell’artiglieria. Un ufficiale dei servizi segreti tedesco in seguito ricordò il disastro imminente che stava per colpire la Wehrmacht: “Storditi e confusi, non abbiamo distolto lo sguardo dalle mappe… Spesse linee e frecce rosse indicavano le direzioni dei molteplici attacchi nemici, le manovre di avvolgimento e le aree dove avevano sfondato, e con tutto il nostro presagio, non potemmo nemmeno immaginare la possibilità di una catastrofe così tremenda!” Consolidando le conquiste, l’Armata Rossa iniziò ad avvicinare i gruppi d’assalto. Il 22 novembre, il 26.mo Corpo Corazzato sovietico prese il ponte sul Don e la città di Kalach, proprio dietro la 6.ta Armata tedesca e parte del 4.to Corpo panzer. Nel giro di pochi giorni, l’Armata Rossa creò un anello di ferro attorno alle 300000 forze dell’Asse, comprendenti tedeschi, rumeni, italiane, croati e collaborazionisti dei territori occupati, intrappolando 22 divisioni tedesche e oltre 160 unità. Entro il 30 novembre, i tentativi del nemico di rompere l’accerchiamento furono fermati. Stanavov ricorda: “Le truppe dell’Asse circondate occupavano un’area di oltre 1500 km quadrati: la lunghezza del perimetro della sacca era di 174 km… Privi di cibo, munizioni, carburante e medicine, i soldati e gli ufficiali del feldmaresciallo Paulus congelarono a 30 gradi sottozero: morivano di fame, mangiarono i loro cavalli e cacciavano cani, gatti e uccelli, e nonostante l’evidente disperazione della situazione, le direttive che ordinavano di “combattere fino alla fine e di non arrendersi” continuavano a provenire da Berlino“.
Da dicembre, il gruppo d’armate del Don di Hermann Hoth, composto da 30 divisioni, tentò di sfondare l’anello presso il villaggio di Kotelnikovo. Furono accolti dalla 2.da Armata della Guardia di 122000 soldati comandato dal Tenente-Generale Rodion Malinovskij. In feroci battaglie, i carri armati di Hoth s’impantanarono lungo il fiume Myshkova e l’offensiva fu fermata. Il feldmaresciallo Erich von Manstein, comandante dell’operazione, chiese al Fuhrer di permettere a Paulus di sfondare per incontrare Hoth, ma Hitler rifiutò credendo che la 6.ta Armata potesse ancora resistere a Stalingrado.Svolta nella seconda guerra mondiale
Durante i combattimenti tra gennaio e inizio di febbraio 1943, le forze del Fronte del Don dell’Armata Rossa, comandate dal Generale Konstantin Rokosovskij, gradualmente spezzò il gruppo accerchiato e lo distrusse. Il 31 gennaio, Paulus e il suo comando furono catturati e prontamente si arresero. Truppe e ufficiali dell’Asse si arresero a frotte, nonostante gli ordini contrari di Berlino. Il resto della 6.ta Armata capitolò il 2 febbraio 1943. Si stima che furono catturati 91500 soldati, inclusi 2500 ufficiali e 24 generali. Per molti anni, dopo la battaglia, gli storici occidentali accusarono l’Unione Sovietica di aver deliberatamente maltrattato i prigionieri di guerra dell’Asse. Gli storici sovietici e russi smentirono tali affermazioni, sottolineando che la maggior parte delle truppe nemiche fu catturata dopo essere stata gravemente indebolita dai combattimenti e dai successivi tre mesi di fame, mentre erano circondate. Nei primi tre mesi dopo la cattura, il tasso di mortalità dei prigionieri nell’accampamento 108 appositamente organizzato presso l’insediamento operaio di Beketovka, a Stalingrado, fu estremamente alto, con circa 27000 prigionieri di guerra morti in viaggio per il campo o poco dopo essere arrivati. Circa altri 35100 furono curati presso gli ospedali allestiti nel campo; altri 28100 furono inviati negli ospedali di altre località. Solo circa 20000 prigionieri furono ritenuti idonei a lavorare ed inviati ai lavori di costruzione. Dopo il terribile picco di mortalità nei primi tre mesi, i tassi di mortalità delle truppe catturate a Stalingrado si stabilizzarono, e tra luglio 1943 e gennaio 1949, 1777 prigionieri morirono. Con l’eccezione di truppe e ufficiali condannati per crimini di guerra, gli ultimi prigionieri di guerra della Battaglia di Stalingrado furono rilasciati per la Germania nel 1949.
Stalingrado fu il principale punto di svolta nel teatro europeo della Seconda guerra mondiale e la prima seria sconfitta della Germania nazista dalla battaglia d’Inghilterra del 1940. Nel 1943, dopo la sconfitta nelle grandi battaglie tra carri armati a Kursk e l’invasione alleata dell’Italia, la capitolazione totale e incondizionata dei nazisti divenne solo questione di tempo. Stalingrado fu il primo chiodo sulla bara.

Il pilota del 237.mo Reggimento caccia della 16.ma Armata Aerea sul Fronte di Stalingrado, Sergente Ilija Mikhailovich Chumbarov davanti ai resti dell’aereo da ricognizione tedesco Focke-Wulf Fw.189, abbattuto il 14 settembre 1942 col suo aereo da caccia Jakovlev Jak-1. L’equipaggio dell’aereo nemico fu fatto prigioniero presso Ivanovka.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Seconda guerra mondiale: quanto fu utile l’aiuto statunitense? Parte II

Evgenij Spitsyn, Oriental Review, 13/05/2015 – Parte IAiuti non letali
Oltre alle armi, altri rifornimenti giunsero con i prestiti. Questo è assolutamente indiscutibile. In particolare, l’URSS ricevette 2586000 tonnellate di carburante aereo, pari al 37% di quello prodotto nell’Unione Sovietica durante la guerra, più 41000 autoveicoli, il 45% degli autoveicoli dell’Armata Rossa (senza contare le auto catturate al nemico). Anche l’invio di alimentari ebbe un ruolo significativo, anche se pochissimo arrivò il primo anno di guerra, e gli Stati Uniti fornirono solo il 15% della carne in scatola e altri beni non deperibili all’URSS. Quest’aiuto comprese anche macchine utensili, binari ferroviari, locomotive, vagoni ferroviari, attrezzature radar e altri elementi utili senza cui una macchina da guerra può fare poco. Naturalmente questa lista di aiuti dei prestiti è impressionante, e si potrebbe avere un’ammirazione sincera per i partner statunitensi nella coalizione anti-hitleriana, ad eccezione di un piccolo dettaglio: i produttori statunitensi rifornirono anche la Germania nazista… Ad esempio, John D. Rockefeller Jr. aveva interessi nella società Standard Oil, ma il successivo importante azionista era la società chimica tedesca IG Farben, attraverso cui l’azienda vendette ai nazisti 20 milioni di dollari in benzina e lubrificanti. E il ramo venezuelano della società inviava ogni mese 13000 tonnellate di petrolio in Germania, che il robusto settore chimico del Terzo Reich convertì immediatamente in benzina. Ma le attività commerciali tra le due nazioni non erano limitate alla vendita di combustibile, ma anche tungsteno, gomma sintetica e molti componenti per l’industria automobilistica furono spediti attraverso l’Atlantico al Fuhrer tedesco da Henry Ford. In particolare, non è un segreto che il 30% dei pneumatici prodotti nelle sue fabbriche venisse fornito alla Wehrmacht tedesca. I dettagli su come Ford e Rockefeller collusero per rifornire la Germania nazista non sono ancora pienamente noti poiché i segreti commerciali sono strettamente custoditi, ma anche il poco reso pubblico è riconosciuto dagli storici chiarire come la guerra non rallentasse per nulla il commercio degli Stati Uniti con Berlino.

I prestiti non erano beneficenza
C’è la percezione che gli Stati Uniti offrissero prestiti per bontà d’animo. Tuttavia, tale idea non si basa su un’analisi seria. Prima di tutto, furono dato secondo ciò che si chiamava “contratto di prestito inverso”. Anche prima della fine della Seconda guerra mondiale, altre nazioni inviarono materie prime essenziali a Washington, pari al 20% dei materiali e delle armi che gli Stati Uniti avevano spedito all’estero. In particolare, l’URSS fornì 32000 tonnellate di manganese e 300000 tonnellate di minerale di cromo, molto apprezzati dall’industria militare. Basti dire che quando l’industria tedesca fu privata del manganese dei ricchi giacimenti di Nikopol, dopo l’offensiva sovietica su Nikopol-Krivoj Rog nel febbraio 1944, la corazzatura frontale da 150mm dei carri armati tedeschi “Koenigstiger” divenne molto più vulnerabile ai proiettili sovietici rispetto alla corazzatura da 100mm presente sui precedenti carri armati Tiger. Inoltre, l’URSS pagò i carichi alleati in oro. Infatti, l’incrociatore inglese HMS Edinburgh trasportava 5,5 tonnellate di quel metallo prezioso quando fu affondato dai sommergibili tedeschi nel maggio 1942. L’Unione Sovietica inoltre restituì gran parte delle armi e degli equipaggiamenti militari dopo la guerra, come stabilito dall’accordo sui prestiti. In cambio furono rilasciate fatture per 1300 milioni di dollari. Dato che i debiti dei prestiti alle altre nazioni furono prescritti, ciò sembrò una rapina e Stalin chiese che il “debito alleato” venisse ricalcolato. Successivamente gli statunitensi dovettero ammettere l’errore, ma gonfiarono gli interessi dovuti e l’importo finale, comprendente gli interessi, arrivò a 722 milioni di dollari, una cifra accettata da URSS e USA nell’accordo di regolamento firmato a Washington nel 1972. Di tale importo, nel 1973, 48 milioni di dollari furono pagati agli Stati Uniti in tre rate, ma i pagamenti successivi furono interrotti quando gli USA introdussero pratiche discriminatorie negli scambi con l’URSS (in particolare il noto Emendamento Jackson-Vanik). Le parti non ne discussero più fino al giugno 1990, durante i nuovi negoziati tra i presidenti George Bush Sr. e Mikhail Gorbaciov, quando fu fissata una nuova scadenza per il rimborso finale, per il 2030, e il totale del debito fu riconosciuto in 674 milioni di dollari. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, i suoi debiti furono classificati debito sovrano (dal Club di Parigi) o debiti verso banche private (secondo il London Club). Il debito finanziario era una passività dovuta al governo USA ed era parte del debito del Club Parigi, che la Russia rimborsò nell’agosto 2006.

Discorso diretto

Il Presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt dichiarò esplicitamente che gli aiuti alla Russia furono soldi ben spesi e il suo successore nella Casa Bianca, Harry Truman, fu citato dal New York Times nel giugno 1941: “Se vediamo che la Germania vince la guerra, dobbiamo aiutare la Russia; e se la Russia vince, dobbiamo aiutare la Germania e così lasciarli uccidersi il più possibile…” La prima valutazione ufficiale del ruolo svolto dagli aiuti dei prestiti nella vittoria sul nazismo fu fornita dal Presidente del Gosplan Nikolaj Voznesenskij, nel suo lavoro Voennaja Ekonomika SSSR v Period Otechestvennoj Vojnij (L’economia militare dell’URSS durante la Grande Guerra Patriottica) (Mosca: Gospolitizdat, 1948), dove scrisse: “Se si confronta la quantità di beni industriali inviati dagli Alleati all’URSS con la quantità di beni industriali realizzati dalle fabbriche socialiste dell’Unione Sovietica, è evidente che le prime erano pari a solo il 4% di quanto prodotto a livello nazionale negli anni dell’economia di guerra“. Gli studiosi e i funzionari militari e governativi statunitensi (Raymond Goldsmith, George Herring e Robert H. Jones) riconoscono che gli aiuti alleati all’URSS furono pari a non più del 10% della produzione sovietica, e il totale delle forniture dei prestiti, comprese le note scatolette Spam sarcasticamente indicate dai russi come “secondo fronte”, rappresentarono circa il 10-11%. Inoltre, il noto storico statunitense Robert Sherwood, nel libro Roosevelt e Hopkins: una storia intima (New York: Grossett & Dunlap, 1948) citava Harry Hopkins sostenere che gli statunitensi “non avevano mai creduto che l’aiuto dei prestiti fosse il principale fattore della sconfitta sovietica di Hitler sul fronte orientale. Ma che questo fosse dovuto all’eroismo e al sangue dell’Armata Rossa“. Il primo ministro inglese Winston Churchill chiamò una volta il lend-leasing “l’atto finanziario più disinteressato e altruista di sempre nella storia“. Tuttavia, gli statunitensi ammisero che la leva del prestito portò notevole reddito agli Stati Uniti. In particolare, l’ex-segretario al Commercio statunitense Jesse Jones affermò che gli Stati Uniti non solo ottennero denaro dai rifornimenti dall’URSS, ma gli Stati Uniti ne trassero persino profitto, affermando che ciò non era raro nelle relazioni commerciali regolate dalle agenzie degli USA. Il suo collega, lo storico George Herring, scrisse candidamente che il prestito non fu in realtà l’atto più disinteressato nella storia dell’umanità, ma piuttosto un atto di prudente egoismo, di cui gli statunitensi erano pienamente consapevoli di quanto ne avrebbero beneficiato. E fu proprio così, dato che il prestito si rivelò una fonte inesauribile di ricchezza per molte aziende nordamericane. Infatti, gli Stati Uniti furono l’unico Paese della coalizione anti-hitleriana a raccogliere significativi dividendi economici dalla guerra. C’è un motivo per cui gli statunitensi definiscono la Seconda Guerra Mondiale come “la buona guerra”, come evidenziato ad esempio dal titolo del libro del noto storico statunitense Studs Terkel: La Buona Guerra: Storia Orale della Seconda Guerra Mondiale (1984). Con cinismo aperto, citò: “Mentre il resto del mondo uscì ferito e quasi distrutto, noi ne uscimmo con più auto, attrezzi, forza lavoro e soldi in quantità incredibili… La guerra fu divertente per gli USA. Non parlo delle povere anime che vi persero figli e figlie. Ma per il resto di noi la guerra fu un buon momento“.

Stalin e Voznesenskij

Traduzione di Alessandro Lattanzio

La storia del carro armato sovietico che fermò i nazisti a Minsk

Sputnik 10.09.2017Il giornalista militare Aleksandr Khrolenko ritorna sull’incredibile storia di come un solitario carro armato medio sovietico T-28 condusse un audace scontro nella Minsk occupata dai nazisti nelle prime settimane della Grande Guerra Patriottica. Il 10 settembre la Russia festeggia la giornata dei carristi, la festa ufficiale degli equipaggi dei carri armati fondata nel 1946 in onore della vittoria delle forze meccanizzate nella Grande Guerra Patriottica. Alla luce della celebrazione, l’autore di RIA Novosti Aleksandr Khrolenko ha scritto un pezzo su uno degli episodi più sorprendenti sull’eroismo dei carristi durante la guerra: il caso incredibile dell’equipaggio di un carro armato sovietico T-28 a Minsk, nel luglio 1941.

12.mo giorno di guerra
All’inizio di luglio 1941, il carro armato medio T-28 comandato dal Sergente-Maggiore Dmitrij Malko fu colpito dalla Luftwaffe mentre si ritirava con una colonna meccanizzata sovietica nei pressi di Berezino, 90 km ad est di Minsk occupata dai nazisti subito dopo l’inizio della guerra. Il motore del carro armato fu danneggiato. Malko, un esperto meccanico, riuscì a ripararlo ma perse i contatti col resto della colonna. Piuttosto che cercare di raggiungerla, il sottufficiale e il suo equipaggio decisero di dirigersi verso ovest e visitare i tedeschi a Minsk. Recuperando le munizioni da un deposito abbandonato, il T-28 si diresse verso la capitale bielorussa. Le forze armate del feldmaresciallo Hans Guderian erano già avanzate verso est, e il solitario T-28 sovietico che viaggiava lungo le strade non attirò l’attenzione dei tedeschi, abituati a vedere i blindati nemici catturati.Scontro feroce
Dirigendosi verso ovest, i carristi di Malko incontrarono una colonna di motociclisti tedeschi a 40 km da Minsk, sul ponte sul fiume Svislach. Khrolenko scrive: “Il T-28 piombò sulla colonna, sparando alle forze nemiche con il cannone e le quattro mitragliatrici. Dopo di che, l’equipaggio distrusse due camion, un blindato Hanomag e decine di soldati tedeschi di fronte a una distilleria. Recandosi in città, il T-28 correva sparando alle truppe naziste nelle strade e nel parco Gorkij (che ospitava un campo militare)“. “Nel corso dell’attacco a Minsk, i sei carristi sovietici distrussero 10 carri armati e blindati, 14 camion e 3 batterie di artiglieria nemici. Le truppe tedesche subirono perdite per circa 360 soldati e ufficiali”. Il coraggioso equipaggio del T-28 attraversò Minsk, sparando finché non finirono le munizioni, prima che il comando tedesco avesse finalmente capito cosa succedesse. Un cannone anticarro della Wehrmacht sparò sul carro armato sovietico, ma la corazzatura frontale assorbì il colpo, dopo di che il Sergente-Maggiore Vasechkin rispose al fuoco, distruggendo il cannone. Khrolenko scrive che dopo aver completato la missione, “il T-28 uscì dalla città, ma alla periferia, nell’area del cimitero Kalvarijskoe, fu colpito dal tiro di un pezzo d’artiglieria nemico e prese fuoco”. I soldati dell’Armata Rossa riuscirono ad abbandonare il carro armato.Il destino dell’equipaggio
L’equipaggio del carro armato subì diverse sorti. Il Sergente-Maggiore Vasechkin lasciò il carro armato dal portello del comandante, sparando con la pistola TT prima di essere ucciso dai nazisti. I cadetti Aleksandr Rachitskij e Sergej (cognome sconosciuto) caddero anche nella battaglia. Il cadetto Nikolaj Pedan fu preso prigioniero e detenuto per quattro anni in un campo di concentramento nazista. Fu infine liberato, reintegrato nell’esercito e smobilitato nel 1946. Il cadetto Fjodor Naumov si nascose e aderì al potente movimento partigiano della Bielorussia. Fu ferito gravemente nel 1943 ed evacuato verso est. Il Sergente-Maggiore Malko riuscì a scappare verso est, incontrando le truppe sovietiche. Khrolenko scrive: “Combatté nelle truppe corazzate per il resto della guerra, il suo carro armato fu colpito sedici volte… vide il Giorno della Vittoria nella Prussia orientale, promosso al momento vicecomandante di una compagnia di carri armati. Esattamente tre anni dopo il raid del 1941, nel luglio 1944, il Tenente-Maggiore Malko si trovò nella Minsk liberata e vide lo scafo bruciato del suo T-28“. “Più tardi, nella primavera del 1945, la controintelligence statunitense interrogò il maggiore tedesco Rudolf Hale, prigioniero nella Ruhr. Durante l’interrogazione, il maggiore disse agli statunitensi che nell’estate del 1941 la sua compagnia fu quasi completamente distrutta dall’apparizione inaspettata di un T-28 sovietico a Minsk; il comando statunitense consegnò questa testimonianza agli organi appropriati delle controparti sovietiche, ma nessuno credette alla storia del carrista Dmitrij Malko e del maggiore Rudolf Hale. Nikolaj Pedan la confermò, per cui fu assegnato a Malko l’Ordine della Guerra Patriottica di Prima Classe“.
Ombreggiato dal cugino più giovane, il leggendario T-34, il T-28 era uno dei carri armati medi più formidabili del mondo durante il periodo pre-bellico. Il mostro d’acciaio aveva una corazzatura frontale spessa 80 mm e una laterale e posteriore di 40 mm. L’insolita configurazione multi-torretta del carro armato comprendeva un cannone da 76 mm e quattro mitragliatrici da 7,62 mm. Il cannone del carro armato poteva penetrare corazze spesse 50 mm alla distanza di 1000 metri. Il suo motore da 500cv gli permetteva di muoversi a velocità superiori ai 40 km/h e di attraversare fossati, scarpate e altri ostacoli. La stazione radio a bordo permetteva di comunicare fino a 60 km. Il carro armato aveva un equipaggio standard di sei elementi. Nel giugno 1941, l’Armata Rossa aveva in servizio circa 250 T-28. L’ultimo impiego in combattimento del T-28 avvenne nel 1944.Traduzione di Alessandro Lattanzio