Novorossija, la debacle di Debaltsevo

Alessandro Lattanzio, 1/3/20150_968f0_b475d581_XLIl 15 febbraio, i majdanisti bombardavano Gorlovka, Donetsk, Peski, Uglegorsk, Gorskoe, Dokuchaevsk, Pervomajsk, Aleksandrovka, Svobodnoe, Mikhajlovka, Starobeshevo, Komsomolsk e Telmanovo. Combattimenti si svolgevano a Shirokino, Kominternovo, Bakhmutka, Novotoshkovskoe, Debaltsevo, Logvinovo, dove i majdanisti perdevano almeno 20 naziguardie, Kamenka, Novogrigorovka, Nizhnaja Lozovaja, Kalinovka, Trojtskoe e Chernukhino; aspri combattimenti si avevano presso Popasnaja. Il premier della RPD Aleksandr Zakharchenko chiedeva ai majdanisti di ritirarsi “in modo organizzato, ma senza armi e armamenti” dalla sacca di Debaltsevo. La sera del 15 febbraio un nuovo convoglio del Ministero delle Emergenze russo, composto da 170 autocarri consegnava 1800 tonnellate di aiuti umanitari a Donetsk e Lugansk. Il 15 febbraio, i majdanisti avevano perso 9 carri armati, 12 BMP e BTR, 16 sistemi d’artiglieria, 7 autoveicoli e 111 naziguardie furono eliminate. Quindi, nell’ultimo mese gli ucraini avevano perso 3 aerei d’attacco, 1 elicottero, 205 carri armati, 182 BMP, BTR e MTLB, 208 pezzi d’artiglieria, 124 autoveicoli, 2760 soldati morti e 60 prigionieri. Il 16 e 17 febbraio si svolgevano aspri combattimenti a Chernukhino, Logvinovo, Nizhnaja Lozovaja, Bakhmutka, Vostochnij, Gorodishe e Kalinovka dove colonne ucraine venivano respinte con pesanti perdite. Le FAN raggiungevano il centro di Debaltsevo, quindi la Guardia Nazionale Cosacca e altre unità dell’esercito della Novorossija iniziavano liberare Debaltsevo dagli occupanti ucraini. Furiosi combattimenti si svolgevano nel centro di Shirokino tra un battaglione della 79.ma brigata ucraina e forze dell’esercito della Repubblica Popolare di Donetsk. I majdanisti bombardavano Zorinsk, Fashevka, Gorlovka, Kamenka, Oboznoe, Juzhnokomunarovsk, Uglegorsk, Zhelobok e Sokolniki. Centinaia di soldati ucraini si arrendevano nella sacca di Debaltsevo, mentre il Ministero della Difesa della RPD dichiarava “Secondo gli ultimi dati, la maggior parte di Debaltsevo è sotto il nostro controllo, mentre l’esercito ucraino controlla solo la parte occidentale della città. Abbiamo il controllo del territorio, perché le truppe ucraine attivamente e volontariamente di arrendono e lasciano le loro posizioni”. Aleksandr Zakharchenko, premier della RPD, veniva ferito durante i combattimenti a Debaltsevo.
XgjzV6sgM0Q Debaltsevo era importante per le FAN, essendo un importante nodo ferroviario che controlla le comunicazione tra le due repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, mentre per i majdanisti costituiva un trampolino di lancio per una nuova offensiva per spezzare in due la regione della Novorossija controllata dai federalisti. Il raggruppamento ucraino di Svetlodarsk – Artjomovsk avendo subito diverse, rimaneva nell’impossibilità di aprire la via alle truppe ucraine accerchiate a Debaltsevo, che si disfacevano per mancanza di munizioni, carburante e lubrificanti, mentre le FAN piantavano la bandiera della Novorossija a Debaltsevo liberando la stazione ferroviaria Debaltsevo-Sortirovochnaja e permettendo l’accesso dei gruppi d’assalto novorussi verso sud e sud-est di Debaltsevo. Qui, in due giorni, i majdanisti avevano perso almeno 400 uomini e altri 300 furono fatti prigionieri. I majdanisti superstiti si ritiravano ad Olkhovatka, a sud di Debaltsevo. A Logvinovo, il nazibattaglione Donbass tentava un nuovo assalto, che veniva respinto dopo aver perso 30 soldati e 2 carri armati, distruggendo il nazibattaglione dopo due sole settimane di permanenza al fronte. Le forze ucraine accerchiate a Debaltsevo comprendevano 2 battaglioni della 128.ma brigata di montagna, con 1 batteria anticarro dotata di cannoni MT/T-12 da 100mm e MT-LB armati con missili anticarro Shturm; 1 battaglione della 30.ma brigata meccanizzata; 1 battaglione della 25.ma brigata aeroportata; 25.mo battaglione territoriale; 13.mo battaglione Chernigov-1; 11.mo battaglione Kievskaja Rus‘; 40.mo battaglione Krivbas; 8.vo reggimento forze speciali; 3.zo reggimento forze speciali; la compagnia dello Stato maggiore della 101.ma brigata; 1 battaglione della 17.ma brigata corazzata; compagnia 2-DUK di Pravij Sektor; battaglione del ministero degli Interni Svitjaz; battaglione della milizia Leopoli; battaglione Dudaev (2 o 3 compagnie di islamisti ceceni); 3 battaglioni di artiglieria trainata dotati di cannoni D-20 da 122mm, D-30 e Msta-B da 152mm e 1 battaglione di artiglieria meccanizzata dotato di semoventi 2S1 e 2S3 della 55.ma brigata d’artiglieria, 1 battaglione di MLRS con 5 batterie del 27.mo reggimento d’artiglieria. Il che significava almeno 60 carri armati T-64, 460 blindati BMP/BTR/BRDM/MTLB, 200 semoventi di artiglieria e lanciarazzi MLRS. Ad essi andavano aggiunti almeno altri 4 battaglioni ucraini inviati di rinforzo a Debaltsevo, dopo l’avvio dell’accerchiamento. Circa 3500 soldati ucraini furono eliminati nella sacca di Debaltsevo, ed altri 500-1000 catturati assieme a circa 400 tra carri armati e blindati: “Abbiamo sottolineato il problema di risolvere la ‘sacca di Debaltsevo’ quando eravamo a Minsk, e i leader di RPD e RPL firmarono la soluzione del problema per salvare la vita di migliaia di soldati ucraini, ma Kiev ha fatto di tutto per impedirlo dicendo che la situazione era sotto controllo e che non era interessata alla vita dei tanti militari“, dichiarava Denis Pushilin, del ministero della Difesa di Donetsk. Presso Marjupol, i nazibattaglioni Azov, Donbass e Sich (battaglione formato da poliziotti di Kiev e militanti di ‘Svoboda‘) si ritiravano da Shirokino dopo aver subito 150 tra morti e feriti, nonostante avessero l’appoggio del battaglione SpetsnazShturm“, di un’unità della Marina ucraina e del battaglione “Feniks” della 79.ma brigata delle forze speciali di Kiev. Una netta sconfitta per Andrej Biletskij, capo di ‘Azov‘, che nonostante la presenza di mercenari statunitensi, georgiani e islamisti, nuove attrezzature, finanziamenti e sostegno politico, non aveva saputo affrontare forze nemiche 4 o 5 volte più deboli. Un fallimento di cui Biletskij accusava i suoi capi a Kiev. E a proposito, il comandante della spedizione ucraina contro la Novorossija, Popko, veniva rimosso e sostituito da Vorobjov, a sua volta rimosso per la sconfitta di Ilovajsk nell’agosto 2014. Infatti, l’ambasciatore ucraino in Germania, Andrej Melnik, affermava che i battaglioni neonazisti erano parte delle forze armate ucraine dal regime filo-occidentale di Kiev, “Queste unità (neo-naziste) combattono con il nostro esercito, con la Guardia Nazionale e altre unità, e sono coordinate e controllate da Kiev. Ecco perché non esiste il pericolo che facciano qualcosa per conto proprio, senza coordinarsi con i comandanti dell’esercito“. Ma proprio quello stesso giorno, Semenchenko, comandante del nazibattaglione Donbass, annunciava la creazione del comando indipendente di 13 nazibattaglioni, per contrastare lo Stato Maggiore dell’esercito regolare ucraino. Secondo Evgenij Chudnetsov, miliziano del nazibattaglione Azov, catturato a Shirokino, nel battaglione Azov operavano diversi consiglieri stranieri: georgiani, svedesi, francesi, un serbo e statunitensi. In particolare, gli svedesi insegnavano le tattiche di combattimento, gli statunitensi fornivano kit medici della NATO e facevano vedere come utilizzarli. Inoltre i mercenari stranieri attivi nel nazibattaglione Azov svolgevano compiti come cecchini, specialisti in comunicazione ed impiego dei droni, spie e sabotatori per missioni speciali, ma non partecipavano alle operazioni sul campo. Tali mercenari, che non conoscevano la lingua russa o ucraina, erano presenti anche presso gli altri battaglioni di volontari neonazisti. Secondo Chudnetsov “Molti di tali combattenti hanno un sogno: venire a Kiev e sostituire il Presidente con un militare. Viene discusso da tempo, ed ho la sensazione che le parole diverranno presto fatti”. I combattenti addestrati da stranieri e militari stranieri svolgevano principalmente operazioni speciali indipendenti dalle forze armate ucraine e sarebbero stati pronti a rovesciare Poroshenko.
11034303 Il 18 febbraio, si svolgevano combattimenti a Chernukhino, Debaltsevo, Gorlovka. I majdanisti bombardavano Uglegorsk, Donetsk, Sakhanka, Shirokino, Sanzharovka, Starij Ajdar, Enakievo. I majdanisti si ritiravano da Maloorlovka, Kamishatka e Bulavinskoe. Le forze ucraine accerchiate si ritiravano dalla parte sud-ovest della sacca dai villaggi Kolonija, Aleksandrovskaja ed Olenovka. In pratica tutti gli insediamenti a sud di Debaltsevo furono abbandonati dagli ucraini, assieme ad enormi quantità di armi, armamenti e munizioni: Elenovka, Aleksandrovskij, Groznij, Krasnij Pakhar, Savelevka, Bulavino, Olkhovatka, Maloorlovka, Novoorlovka, Mogila Ostraja venivano liberati dalle FAN. Infine, le forze armate di Novorossija recuperavano un centinaio di carri armati e un altro centinaio di blindati ex-ucraini, sufficienti per equipaggiare 2 battaglioni corazzati e 2 di fanteria motorizzata; una sessantina di pezzi d’artiglieria da 122mm e 152mm, una quindicina di MLRS BM-21 Grad e 500 tonnellate di munizioni per l’artiglieria, 120 mortai da 82mm e da 120mm, missili anticarro, armi leggere, mitragliatrici, lanciarazzi anticarro RPG, munizioni, abbigliamento, attrezzature come centinaia di visori notturni, radio digitali, termocamere, sistemi di puntamento e controllo del tiro, un sistema LCMR (Lightweight Counter-Mortar Radar) fornito dagli Stati Uniti, elmetti in kevlar, 40 giubbotti antiproiettile, ecc. I primi 3 radar LCMR furono consegnati all’Ucraina il 21 dicembre 2014, trasportati sul velivolo C-17 che accompagnava il vicepresidente degli USA Joe Biden in visita a Kiev. Il prezzo di tale radar era di 117968 dollari. Gli Stati Uniti dovevano inviare alle forze armate ucraine 20 radar LCMR (radar anti-artiglieria), e di quei primi 3 consegnati a dicembre, uno venne danneggiato durante il trasporto, subito dopo l’arrivo, un altro venne distrutto dal tiro dell’artiglieria novorussa presso Gorlovka, al primo impiego in combattimento, e il terzo radar LCMR fu abbandonato dalle truppe ucraine accerchiate a Debaltsevo. Il premier della Repubblica Popolare di Donetsk (RPD) Aleksandr Zakharchenko, dichiarava “La quantità delle perdite ucraine è indescrivibile. Abbiamo preso molte munizioni a Debaltsevo e Uglegorsk. Secondo le nostre stime, circa due battaglioni ucraini sono stati sconfitti (a Logvinovo) e i soldati morti vi sono sepolti. L’Ucraina ha perso le sue migliori unità e una grande quantità di materiale e munizioni nella trappola di Debaltsevo. L’Ucraina ha dimostrato ancora una volta incapacità nel combattere, abbandonando la propria gente. La 128.ma brigata fucilieri di montagna che secondo Poroshenko avrebbe lasciato Debaltsevo, è quasi interamente distrutta. Sono stati abbandonati in una trappola, sacrificati. Lo stesso si può dire per l’8.vo reggimento forze speciali e tutte le altre unità delle forze armate e della Guardia Nazionale dell’Ucraina che hanno combattuto nella zona di Debaltsevo”. Difatti, il 19 febbraio, Poroshenko chiamava il vicepresidente degli USA Joseph Biden chiedendo altri fondi per rafforzare la difesa ucraina. Contemporaneamente, il Presidente Vladimir Putin dichiarava, “Secondo la nostra intelligence, armi statunitensi sono già state fornite. Sono profondamente convinto che qualsiasi arma inviata da chiunque nella zona del conflitto, avrebbe solo conseguenze gravi… aumentando il numero delle vittime“. Il Ministero della Difesa della RPD pubblicava i dati sulle perdite dei majdanisti, dal 12 gennaio al 20 febbraio 2015. Kiev aveva perso 10940 effettivi, di cui 4110 eliminati e 1178 prigionieri. Le perdite di materiali furono:
299 carri armati (28 catturati intatti)
38 sistemi di artiglieria semoventi (13 catturati intatti)
4 cannoni semoventi da 203mm 2S7 Pjon (3 catturati intatti)
3 obici semoventi da 152mm 2S3 Akatsija
3 obici semoventi da 122mm 2S7 Gvozdika
151 BMP (33 catturati intatti)
115 BTR (30 catturati intatti)
24 MLRS da 122mm BM-21 Grad (15 catturati intatti)
1 MLRS da 300mm BM-30 Smerch
205 pezzi di artiglieria
36 mortai da 120mm
16 complessi antiaerei da 23mm ZU-23-2(catturati intatti)
6 blindati MT-LB
2 blindati BRDM
4 blindati aeroportati BMD
290 autoveicoli (145 catturati)
Inoltre, le FAN avevano abbattuto 3 aerei d’attacco Su-25, 1 elicottero, 4 UAV e 3 missili tattici Tochka-U. Solo a Debaltsevo furono catturati dalle FAN 187 carri armati T-64BV e T-64BM Bulat; 124 blindati BRDM-2, BRDM 9P148, BMP-1, BMP-2, BRM-1K, BMP-KSh, BMD, BTR-70, BTR-80 e MT-LB; 68 semoventi di artiglieria 2S19 Msta-S, 2S1 e 2S3, 52 trattori per l’artiglieria MT-LB; 24 lanciarazzi multipli BM-21 Grad; 278 mortai; 139 autocarri Zil, Kraz, Ural, Kamaz e Gaz; 43 autoveicoli UAZ, SUV, pickup e Hummer; 46 tra radar e sistemi di comunicazione; cannoni SPG-9, ZU-23/2, D-30 da 122mm, D-20 da 152mm, Msta-B da 152mm, T/MT-12 Rapira da 100mm; automezzi speciali KrAZ-225B, MT-LBU1V14, BMRP-149 K1Sh1 Kushetka-B, BTR-60P-145VP; armi leggere, munizioni, alimentari, medicine, ecc. Gran parte dei battaglioni della Guardia Nazionale presenti nella sacca di Debaltsevo non erano più operativi, mentre la 128.ma brigata meccanizzata esisteva solo sulla carta, la 25.ma brigata non aveva più effettivi, la 55.ma d’artiglieria era ridotta a un terzo degli effettivi originali, e la 17.ma corazzata rimaneva con solo 1 carro armato operativo.
Il 19 febbraio, a Debaltsevo, le FAN catturavano un centinaio di soldati ucraini. I majdanisti bombardavano Donetsk, Vesjoloe, Solntsevo, Bakhmutka, Makeevka, Peski e Shirokino. Combattimenti si svolgevano a Enakievo, e si avevano scontri presso Marjupol. La brigata federalista Prizrak liberava Novogrigorovka, catturando 18 blindati ucraini. Un altri convoglio ucraino proveniente da Artjomovsk veniva distrutto. Mogila Ostraja, Novoorlovka, Savelievka, Aleksandrovka e Bulavino erano sotto il pieno controllo delle FAN. Il 20 febbraio, i majdanisti bombardavano Makeeveka, Donetsk, Jasinovataja, Spartak, Oktjabrskij, Frunze. Un convoglio di aiuti umanitari russi arrivava a Debaltsevo, dove 17 militari ucraini si arrendevano alle FAN. Un altro convoglio del Ministero delle Emergenze russo consegnava 200 tonnellate di aiuti umanitari a Lugansk e Donetsk. Il 21 febbraio si svolgevano combattimenti a Jasinovataja, Krasnij Pakhar, Trojtskoe, Gorlovka, Shumij, Dolomitnoe, Majorsk e Starobelsk. I majanisti bombardavano Nizhnaja Lozovaja, Donetsk, Dokuchaevsk, Makeevka, Avdeevka, dove uccidevano tre civili, Spartak e Sheglovka. Restavano ancora 500 soldati ucraini presso Chernukhino e a Kommuna, estrema periferia di Debaltsevo.
11025113 Il 22 febbraio, i majdanisti bombardavano Donetsk, Makeevka, Vesjoloe, Gorlovka, Shirokino, Novotoshkovskoe e Jasinovataja. A Kharkov, mentre circa 500 sostenitori del golpe a Kiev manifestavano e raccoglievano ‘aiuti’ per l’esercito ucraino, un’esplosione colpiva la manifestazione uccidendo due persone. Subito dopo il servizio di sicurezza ucraino (SBU) arrestava un ‘sospetto’. Infatti spuntava un “testimone credibile” dire che poco prima dell’esplosione, un individuo era andato via su un’auto con il nastro di San Giorgio. Subito dopo l’attentato ‘false flag’, il capo del Consiglio Sicurezza Nazionale e della Difesa dell’Ucraina Turchinov annunciava il lancio di un'”operazione antiterrorismo” a Kharkov. Già comparivano le foto di quattro persone arrestate, che secondo Turchinov sarebbero state russe. Ma tali foto furono scattate di notte, e poi pubblicate sul sito neonazista censor.net alle 17:08 del giorno dopo, 4 ore dopo l’attentato. I “colpevoli” furono arrestati prima dell’attentato… ol blogger Igor Golikov sosteneva che sul video dell’esplosione appariva l’agente dell’SBU Igor Rassokha conversare amichevolmente con l’autore del video stesso. Rassokha organizzava unità paramilitari per reprimere i sospettati di tendenze “separatiste”. Intanto i deputati della Rada chiedevano l’arresto del sindaco di Kharkov, Kernes, che non aveva mai mostrato entusiasmo per la junta. Nei giorni precedenti i media majdanisti diffondevano attivamente allarmismo su un’offensiva delle FAN su Kharkov e Marjupol. Le due vittime dell’attentato erano il colonnello della polizia di Pervomajsk Vadim Ribalchenko e il coordinatore di Euromajdan di Kharkov Igor Tolmachev, che guidò gli huligan del Metallist nella strage di Odessa del 2 maggio 2014. Molti notavano che negli ultimi 10-15 giorni tre capi di Pravij Sektor, che coordinarono il massacro di Odessa, vennero liquidati. Il centurione Mykola, in diretto contatto con il ministro degli Interni golpista Avakov, era morto in ospedale 10 giorni prima; il centurione Kubik che controllava l’amministrazione comunale di Kiev e aveva minacciato Avakov promettendo di vendicare lo squadrista Muzichko, eliminato dalla polizia ucraina, e che aveva partecipato al massacro di Odessa, era morto in circostanze ignote presso Debaltsevo; Tolmachev era il terzo. Il premier della RPD Aleksandr Zakharchenko dichiarava che “gli Stati Uniti hanno già iniziato ad inviare armi e munizioni. L’Ucraina non vuole la pace. Violano e sabotano gli accordi di pace di Minsk con tutti i mezzi. Le dichiarazioni recenti di Pjotr Poroshenko e Arsenij Jatsenjuk fanno capire che l’Ucraina non cerca la pace. Non menziono nemmeno i tiri che non smettono. Più di 21 casi nelle ultime 24 ore. Iniziamo il ritiro degli armamenti e l’Ucraina li invia da Kharkov e Dnepropetrovsk. Secondo me ci sarà una grande provocazione. L’Ucraina rischia di riaprire la guerra a fine marzo o inizio aprile, perché l’Ucraina ha bisogno della guerra. Se il presidente di un Paese chiama soldati di un altro Stato nel proprio territorio, ammette che il suo esercito non funziona e di fatto ha capitolato“. In effetti, Kiev recuperava dai depositi i cannoni anticarro D-48 da 85mm. Il D-48 fu prodotto dal 1953 al 1957, in 819 esemplari. La ragione di ciò era la difficile situazione degli equipaggiamenti delle forze armate ucraine. Tali armi venivano restaurate presso lo stabilimento di Rovno, che riparava i pezzi di artiglieria. I D-48 erano destinati alle nuove unità ucraine da formare con la 4.ta mobilitazione iniziata nel gennaio 2015.
11021077 Il 23 febbraio, i majdanisti bombardavano Donetsk, Avdeevka, Gorlovka e i dintorni di Novoazovsk. La milizia abbatteva un drone ucraino su Donetsk. Combattimenti si svolgevano a Popasnaja, Shirokino, Shastie, dove il nazibattaglione Ajdar era accerchiato. Il 24 febbraio, i majdanisti bombardavano Donetsk, Opitnoe e Shirokino. Scontri a Bakhmutka, Novotoshkovskoe, Popasnaja, Trjokhizbjonka, Valujskoe e Bolotenoe. 2 missili venivano lanciati da Kramatorsk contro Gorlovka, ma uno si schiantava subito e l’altro esplodeva in volo nei pressi di Artjomovsk. Le FAN liberavano Pavlopol e Pishevik, presso Marjupol. Il 24 febbraio, Poroshenko dichiarava che accordi di cooperazione tecnico-militare erano stati firmati tra Ucraina ed Emirati Arabi Uniti, ottenendo anche diversi ordini di esportazione. Ma in seguito, il ministero degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti smentiva tale dichiarazione di Kiev; il consigliere del ministro degli Esteri emirota Faris al-Mazrui riferiva, “Il recente accordo sulla cooperazione tecnico-militare tra Emirati Arabi Uniti ed Ucraina non prevede alcun contratto per la fornitura di armi alla controparte ucraina“. Kiev era costretta ad inviare contro il Donbas il materiale destinato all’esportazione, secondo Lukjan Selskij, portavoce di UkrOboronProm, l’agenzia che rappresenta l’industria della difesa ucraina, “Abbiamo dovuto inviate tutti i veicoli da combattimento nell’Ucraina orientale“. Alcuni impianti di produzione in Crimea ed Ucraina orientale erano invece ora controllati da Russia e Novorossija. La produzione di esplosivi avveniva in un sito ora controllato dai novorussi. Sempre secondo Selskij, l’Ucraina, che cerca di bilanciare le esigenze militari con le limitate risorse finanziarie, non poteva permettersi il carro armato Oplot, che veniva esportato, mentre all’esercito ucraino venivano assegnati i vecchi carri armati nei depositi. Inoltre, i militari statunitensi cercavano il supporto europeo per inviare armi e combattenti a Kiev tramite compagnie militari private occidentali (Greystone, Green Group, Academi (Blackwater)), da utilizzare anche sul terreno contro il Donbas. In sostanza, Stati Uniti e NATO invierebbero armi non ai soldati ucraini, ma ai mercenari occidentali presenti in Ucraina, presentati quali “volontari” filo-ucraini. Nel frattempo, a Washington, Aleksandr Bortnikov, Direttore del Servizio Federale di Sicurezza russo (FSB), personalità soggetta a sanzioni di UE e Canada, partecipava al vertice della Casa Bianca di febbraio sull’estremismo. Bortnikov guidava la delegazione russa. Gli Stati Uniti gli avevano dato il visto ed organizzato il viaggio a Washington. Kerry ribadiva che gli Stati Uniti ‘studiavano’ l’invio di armi all’Ucraina, tuttavia, “Nessuno, nemmeno Poroshenko… crede che si può ottenere abbastanza materiale per vincere. Riteniamo che ne aumenterebbe i costi e sarebbe più dannoso“, aveva detto Kerry. Intanto i golpisti ucraini ricevevano immagini satellitari dagli Stati Uniti sui movimenti della milizia di RPD e RPL. Tuttavia, le agenzie d’intelligence degli Stati Uniti degradavano deliberatamente la qualità delle immagini per sviare i sospetti sulla loro complicità.

18022015_originalIl 25 febbraio si svolgevano combattimenti a Shirokino, Sakhanka, Zhelobok, Novotoshkovskoe, Bakhmutka, Lobachovo e Krimskoe. A Bakhmutka gli ucraini furono respinti perdendo 15 naziguardie. I majdanisti bombardavano Avdeevka e Peski. Il 26 febbraio i majdanisti bombardavano Donetsk, Gornjak e Gorlovka. Combattimenti si svolgevano presso l’aeroporto Donetsk e a Peski. Il 27 febbraio i majdanisti bombardavano Donetsk, Shumij, Majorsk, Krasnij Pakhar, Trojtskoe. Scontri si registravano a Novotoshkovskoe e Lisichansk. Un convoglio umanitario di 80 camion del Ministero delle Emergenze russo arrivava a Lugansk. Il 28 febbraio i majdanisti bombardavano Donetsk, Spartak, Krimskoe, Vesjolaja Gora, Luganskoe. scontri si avevano a Bakhmutka, Popasnaja, Krasnij Pakhar, Veselogorovka, Trojtskoe, Mironovka e Novotoshkovskoe. I majdanisti assaltavano Bakhmutka, ma furono respinti subendo diverse perdite. A Novotoshkovskoe le truppe repubblicane eliminavano 2 gruppi da ricognizione (SRGS) ucraini.

Il 16 febbraio, l’Unione Europea emanava un nuovo elenco di persone e organizzazioni russe e novorusse sottoposte a sanzioni:
Federazione Russa:
1. Josif Kobzon, deputato della Duma di Stato. (Cantante ebreo di 77 anni e afflitto da un cancro)
2. Valerij Rashkin, deputato della Duma di Stato.
3. Arkadij Bakhin, Primo Viceministro della Difesa della Federazione Russa
4. Anatolij Antonov, Viceministro della Difesa della Federazione Russa
5. Andrej Kartapolov, Direttore del Primo Dipartimento Operazioni e Vicecapo di Stato Maggiore Generale delle Forze Armate della Federazione Russa. (Sanzionato perchè ha sbugiardato la menzogna dei naziatlantisti sull’abbattimento dell’aereo MH17)
Novorossija:
1. Edvard Basurin, Viceministero della Difesa della RPD
2. Pavel Dremjov, comandante del Primo Reggimento cosacco Platov
3. Aleksej Milchakov, comandante dell’unità “Rusich
4. Arsenij Pavlov (Motorol’), comandante del battaglione ‘Sparta
5. Mikhail Tolstikh (Givi), comandante del battaglione ‘Somalia
6. Aleksandr Shubin, ministro della giustizia della RPL
7. Sergej Litvin, vicepresidente del consiglio dei ministri della RPL
8. Sergej Ignatov, comandante in capo delle milizie popolari della RPL
9. Ekaterina Filippova, ministro della giustizia della RPD
10. Aleksandr Timofeev, ministro del bilancio della RPD
11. Evgenij Manujlov, ministro del bilancio della RPL
12. Viktor Jatsenko, ministro delle comunicazioni della RPD
13. Olga Besedina, ministro dello sviluppo economico e commerciale della RPL
14. Zaur Ismajlov, procuratore generale ad interim della RPL
Organizzazioni:
1. Guardia Nazionale Cosacca
2. “Sparta
3. “Somalia
4. “Oplot
5. “Kalmjus” (formato da minatori)
6. “Zarja
7. “Morte
8. Brigata “Prizrak
9. Movimento Pubblico ‘Nuova Russia‘.
In definitiva l’UE sanzionava 151 persone e 37 aziende russi e novorussi. Il Presidente del Comitato per gli Esteri della Duma di Stato Aleksej Pushkov definiva le nuove sanzioni “in contrasto con la lettera e lo spirito di Minsk. Non risolveranno nulla, ma complicheranno il dialogo“. Il Ministero degli Esteri russo dichiarava che le nuove sanzioni sfidavano il senso comune, promettendo una risposta “adeguata”. Nel frattempo, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite approvava la risoluzione della Russia sul sostegno agli accordi di Minsk-2.
8fd09a8265966e4a283e5d3bb46e4de6 Il 19 febbraio, il primo ministro russo Dmitrij Medvedev incaricava il Ministero delle Emergenze a fornire assistenza umanitaria alla popolazione di Debaltsevo. “Un convoglio del Ministero delle Emergenze partirà per Donetsk e Lugansk con carichi umanitari che saranno consegnati a Debaltsevo e altre località che soffrono penuria di cibo e di beni di prima necessità e non hanno strutture sociali”, dichiarava il Ministero delle Emergenze. “L’invio di convogli del ministero aiuterà a stabilizzare la situazione ed evitare una catastrofe umanitaria. Parte degli aiuti umanitari sarà trasportata in elicottero a Rostov sul Don dagli aerei del Ministero e poi saranno caricati sui camion del convoglio“. Inoltre, il primo ministro russo incaricava il Ministero dell’Energia e Gazprom di elaborare proposte per rifornire di gas la Novorossija, “Vi è ancora un altro problema relativo alla fornitura di gas: la decisione delle autorità ucraine, in ogni caso, non è ancora stata annullata e quindi il gas non viene fornito al popoloso territorio del sud-est dell’Ucraina. Nonostante le richieste, le forniture di gas non avvengono. Vorrei che il Ministero dell’Energia preparasse proposte in collaborazione con Gazprom sulla fornitura di aiuti umanitari, fornendo gas a queste regioni. In ogni caso, la popolazione non dovrebbe subire il congelamento per questo vanno preparate le proposte necessarie“. Il Premier di Lugansk Igor Plotnitskij dichiarava che il gas russo già fluiva verso la Novorossija, “Il gas arriva, va tutto bene. Nessun problema al momento“, mentre Kiev aveva interrotto le forniture di gas per la regione.
Come riportato da blogger ucraini, il ministero dell’Informazione ucraino inviava istruzioni su come creare account falsi di presunti residenti di Donbas e Crimea da utilizzare per diffondere informazioni “corrette” (preparate da Kiev) sulla situazione in Ucraina orientale. Un mese prima, il ministero dell’Informazione ucraino annunciava la creazione di un gruppo di blogger che, secondo il ministro Jurij Stets, doveva diffondere informazioni ‘precise’ sulla situazione nella regione orientale del Paese. Un utente di facebook pubblicava la lettera ricevuta dal quartier generale dell’informazione ucraina, la versione internet del quotidiano ucraino “Vesti“. L’e-mail contiene istruzioni dettagliate su come creare falsi account nei social network senza destare sospetti. In particolare, i blogger erano invitati a registrare email sui servizi occidentali o ucraini, e creare nuovi account su Facebook, Twitter e altri social network selezionando indirizzi in Crimea e Donbas come residenza, aggiungendovi alcune foto. Si sottolineava la necessità di scrivere o pubblicare un paio di articoli su argomenti non politici. Le istruzioni attiravano l’attenzione dei blogger “a non dover aggiungere troppi amici in breve tempo, per non destare sospetti”. Il compito successivo sarebbe arrivato con le successive istruzioni, scrivevano gli autori. Intanto, la caduta della grivna colpiva i salari ucraini, tanto che il salario minimo non raggiunge i 43 dollari, mentre in Bangladesh, Ghana, Zambia, Gambia e Ciad il salario minimo è di 51 dollari. Il governo ucraino non promette di aumentare i salari fino a dicembre 2015. I negozi imponevano il razionamento dei beni di consumo, creando panico.
Il 26 febbraio, 1500 paracadutisti e 200 mezzi partecipavano alle esercitazioni militari nella regione di Kostroma, nella Russia centrale, mentre a Pskov, nel nord-est della Russia, si svolgevano le esercitazioni di 2000 soldati e 500 mezzi militari. Il Ministero della Difesa russo prevede di effettuare almeno 4000 esercitazioni nel 2015.

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Febbraio2015

La Russia potrebbe fare del Mar Cinese Meridionale un lago cinese

Cosa costruisce la Cina nel Mar Cinese Meridionale?
Tyler Durden Zerohedge 23/02/2015ColeFMapNov11Nel Mar Cinese Meridionale vi sono i territori tra i più contesi del pianeta. Sei Paesi, Cina, Taiwan, Vietnam, Malesia, Filippine e Brunei competono sui diritti nel mare. La disputa si concentra sul contestato arcipelago delle Spratly, un miscuglio di isolotti e scogliere quasi al centro del Mar Cinese Meridionale. Tutti, tranne il Brunei, vi hanno costruito avamposti militari, e tutti questi Paesi, meno la Cina, vi hanno costruito piste di atterraggio. La Cina, arrivata in ritardo nell’occupare le Spratly, ha potuto occupare pienamente otto scogliere. Con così poca terra da utilizzare, la Cina ha iniziato a recuperare da allora. Nell’ultimo anno, gli avamposti della Cina nelle Spratly sono stati sistematicamente sottoposti a un processo di “bonifica”, dove le draghe prelevano sedimenti dal mare scaricandoli sulle scogliere sommerse per farne delle isole. La Cina ha già costruito cinque isole con la bonifica, e almeno due isole sono avviate. La Cina non è la prima a ricorrere alla bonifica, il rilievo Rondine della Malesia e diverse isole vietnamite sono state artificialmente costruite o ampliate, ma la bonifica della Cina avviene su scala più ampia rispetto a qualsiasi progetto precedente. L’isola artificiale costruita sulla scogliera Fiery Cross eclissa l’isola Taiping di Taiwan come maggiore delle Spratly, ed edifici sono in costruzione in diverse altre scogliera cinesi. Mentre i nuovi avamposti militari diventano operativi, è imperativo comprendere cosa la Cina costruisce nel Mar Cinese Meridionale.

Scogliera Fiery Cross
Scogliera Fiery Cross (nota anche come isola Yongshu) era completamente immersa fino ad agosto 2014 quando le draghe cinesi hanno cominciato a scavare il sedimento circostante. Prima della costruzione, la presenza cinese era costituita da un unico bunker di cemento sulla punta sud-ovest del rilievo, ma l’isola da allora è divenuta la più grande delle Spratly, misurando circa 2,3 kmq. La nuova isola è quasi lunga due miglia e sembra essere il futuro sito di un aeroporto.

11Fiery Cross 6 febbraio 2015

21Fiery Cross 14 novembre 2014

Tra novembre 2014 e gennaio 2015, il sud-ovest del rilievo venne bonificato collegando l’aeroporto alla struttura in cemento armato originale e allargando la superficie della barriera corallina. Le attività di dragaggio non sono cessate, e la terra è ancora in espansione. Le fotografie recenti dei media filippini mostrano che le fondamenta di una grande costruzione a nord-est dell’isola.

Scogliera Johnson South
La Scogliera Johnson South ha subito una delle più straordinarie trasformazioni delle Spratly. Le foto pubblicate dal ministero degli Esteri filippino mostrano che la bonifica era iniziata nei primi mesi del 2014, e le nuove foto indicano che la costruzione è ancora in corso.

31Johnson South

All’inizio di settembre 2014 diverse notizie furono diffuse da IHS Janes e BBC sull’avvio di una grande costruzione. Non è chiaro esattamente quando sia iniziata, ma le foto scattate ai primi di dicembre 2014 mostrano chiaramente un edificio considerevole, forse alto più di dieci piani, in costruzione sulla nuova isola.

41Johnson South

Le fotografie scattate e diffuse dall’agenzia vietnamita Thanh Nien News mostrano una serie di cantieri, tra cui ciò che potrebbe essere un centro di controllo del traffico aereo. I media filippini affermano che la Scogliera Johnson South un giorno ospiterà una pista di atterraggio, ma le foto non provano tale affermazione. La barriera corallina è lunga circa 6 kmq, e l’isola circa 0,16 kmq, lasciando ampio spazio per ulteriori bonifiche.

Scogliera Cuarteron
La Scogliera Cuarteron è l’avamposto più occidentale e più meridionale della Cina nelle Spratly. Le bonifiche sulla barriera corallina sembrano essere iniziate nel marzo 2014. Da gennaio 2015 la Cina ha costruito 0,3-0,4 kmq di nuovo territorio. L’isola ospita una diga foranea, un piccolo avamposto militare, un elicottero, un porto artificiale e un molo. Foto satellitari mostrano delle costruzioni in corso, ma non sono abbastanza chiare per capire cosa si stia costruendo.

51Cuarteron

Scogliere Gaven
Le Scogliere Gaven ospitano un progetto di bonifica medio, che realizzato un’isola artificiale di circa 0,08 kmq. Tra giugno e agosto 2014 quest’isola s’è ampliata da piccolo avamposto al bastione di oggi. Le foto mostrano che la nuova isola ospita una caserma per operai e militari, container usati come rifugi temporanei, un porto artificiale e armi antiaeree. Secondo IHS Janes l’isola ospita radar e missili antinave.

6Gaven

Scogliera Hughes
Le bonifiche sulla Scoglier Hughes sembrano iniziate nel marzo 2014. Le foto satellitari suggeriscono che sia in corso sull’isola una nuova costruzione. I rapporti indicano che la nuova isola ospita un faro e di un avamposto militare.

7Hughes

Scogliera Subi
La Scogliera Subi, l’avamposto più settentrionale della Cina nel Mar Cinese Meridionale, è la più recente bonifica. Le foto satellitari dei primi di febbraio 2015 mostrano una significativa presenza di draghe che lavorano in due punti a sud-est e sud-ovest della barriera corallina. Il dragaggio a Subi apparve nelle foto satellitari scattate il 26 gennaio 2015, mostrando due draghe che avevano cominciato a lavorare sulla punta sud-ovest di Subi. Prima dell’inizio della bonifica, Subi ospitava un elicottero e un piccolo avamposto in calcestruzzo utilizzato da truppe di passaggio.

8Subi 8 febbraio 2015

9Subi 26 gennaio 2015

Scogliera Mischief
La Scogliera Mischief è l’avamposto più orientale della Cina nelle Spratly. Foto satellitari di fine gennaio indicano che la bonifica è appena iniziata. Queste foto mostrano la presenza di draghe a sud dell’isola, così come nuove terre separate da una struttura in calcestruzzo. Il rilievo Mischief è a meno di 200 miglia dall’isola filippina di Palawan (meno di 150 miglia in alcuni punti), mettendo così la barriera corallina all’interno della zona economica esclusiva della Filippine. Com’era prevedibile, l’avvio della bonifica nella Scogliera Mischief è stato accolto da ampie proteste delle Filippine.

10Mischief 26 gennaio 2015

111Mischief 26 gennaio 2015

Scogliera Eldad
La Scogliera Eldad ospita un banco di sabbia a forma di lacrima a nord. Dimensioni e forma del banco di sabbia sono coerenti nelle foto scattate tra gennaio 2012 e novembre 2013. Le foto più recenti mostrano un leggero aumento delle dimensioni del banco di sabbia, indicando una possibile bonifica elementare in corso sulla barriera Eldad. Queste foto non riprendono draghe e possono semplicemente mostrare cambiamenti naturali, ma intelligence e media filippini sostengono che Eldad sia in realtà obiettivo della bonifica cinese. La situazione sul Eldad è ambigua, e dovremmo continuare ad osservarla per notare un recupero.

12Eldad

Sulla base di fotografie satellitari e rapporti d’intelligence è chiaro che la Cina attualmente bonifica almeno sette delle sue otto scogliere; Fiery Cross, Johnson South, Gaven, Hughes, Cuarteron, Subi, e Mishcief, e che una bonifica sarebbe iniziata anche su Eldad. I lavori su Johnson South, Gaven, Hughes e Cuarteron iniziarono nei primi mesi del 2014, la bonifica di Fiery Cross iniziava nell’agosto 2014, su Subi e Mischief a fine gennaio 2015. Bonifiche su Eldad potrebbe esser iniziate nel dicembre 2014. Le foto mostrano grandi costruzioni in corso sulle neo-isole Fiery Cross e Johnson South, mentre meno estese, ma sempre grandi costruzioni sono in corso a Hughes, Gaven e Cuarteron. Data la misura in cui il futuro controllo delle rotte nel Mar Cinese Meridionale influenzerà l’equilibrio di potere globale, la costruzione delle isole cinesi è degna di attenzione.

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La Russia potrebbe fare del Mar Cinese Meridionale un lago cinese
Forse non è una grande idea per gli Stati Uniti mettersi contro la Russia?
Harry J. Kazianis The National Interest 25 febbraio 2015 – Russia Insider

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Ciò che Robert Kaplan ha così elegantemente soprannominato “Calderone dell’Asia”, il Mar Cinese Meridionale, potrebbe ribollire di nuovo. Ma il vero spunto è chi potrebbe accendere con la ‘massima’ fiamma tale caldaia virtuale: nientemeno che il presidente russo Vladimir Putin. Eventi a migliaia di chilometri di distanza, in Ucraina, potrebbero innescare una reazione a catena che potrebbero vedere la Cina dominare incontrastata questo grande specchio d’acqua grazie ad una grande infusione di armi e tecnologia russe, se l’occidente iniziasse ad armare l’Ucraina. Ma prima di arrivare ai succosi dettagli di come la Cina potrebbe diventare il “Master and Commander” del Mar Cinese Meridionale grazie all’assistenza russa, facciamo un doveroso passaggio dell’ultimo dramma in questo tormentato specchio d’acqua. Le tensioni sono aumentate nella regione Asia-Pacifico, la Cina continua a cambiare i fatti sul campo (“sull’acqua” potrebbe essere un termine migliore), continuando a lavorare su diversi enormi progetti di bonifica delle isole che molti analisti ritengono creeranno nelle maggiori isole abitate aeroporti, porti, stazioni radar e forse anche batterie di missili antinave. La motivazione è abbastanza ovvia, Pechino probabilmente dominerà il Mar Cinese Meridionale, se utilizza queste isole rivendicandone la sovranità. Nulla parla di “sovranità indiscutibile” che agendo da sovrano, come pattugliare il territorio rivendicato e farvi rispettare le leggi. Le basi nel Mar Cinese Meridionale, disponendosi su 9 o 10 famigerate linee tratteggiate, più che dei grandi segni su una mappa a Pechino, potrebbero realizzarlo.

Le nuove basi nella Cina meridionale + A2/AD = un incubo per USA ed alleati
Per le capacità militari cinesi molto è stato fatto negli ultimi anni, con la crescente capacità della RPC di negare a un avversario tecnologicamente avanzato (si pensi a Stati Uniti e/o Giappone) la capacità d’intervenire in diversi possibili scenari presso i suoi confini (Taiwan e/o Mar Cinese orientale e meridionale). Nei prossimi anni, tali capacità evolveranno e miglioreranno grazie alle innovazioni tecnologiche. Combinando probabili progressi tecnologici cinesi come missili da crociera più precisi e dalla maggiore autonomia e nuove basi nelle isole bonificate nel Mar Cinese Meridionale, a dir poco saranno l’incubo dei pianificatori di Stati Uniti e alleati, che fanno di tutto per garantirsi l’accesso alle regioni vitali dell’Asia-Pacifico. Denominato A2/AD dalla maggior parte degli specialisti militari occidentali, la Repubblica popolare cinese lentamente crea le condizioni in cui Stati Uniti, Giappone e altre forze alleate soffrirebbero pesanti perdite se un conflitto esplodesse sulla prima catena di isole, e in futuro, anche sulla seconda catena di isole. Attraverso diversi campi d’ingaggio (terra, mare, aria, informatica e spazio), le forze cinesi hanno perseguito un robusto programma di sviluppo di una serie di sistemi d’arma unici che sfruttano le debolezze specifiche delle forze di USA ed alleati. Mentre queste capacità sono già abbastanza robuste, e Washington ed alleati stendono piani per neutralizzare l’impatto di tale strategia (vedasi il il dibattito sul concetto Air-Sea Battle/JAM-GCC), qualcosa di ampiamente ignorato in molte recensioni sul problema è che Pechino già opera per acquisire la prossima generazione di piattaforme per armi A2/AD, oltre a sviluppare tattiche e strategie corrispondenti. La Cina negli ultimi anni ha sviluppato prototipi di caccia di 5° generazione, piattaforme per missili balistici antinave e missili da crociera a lungo raggio sempre più sofisticati. Tali sistemi non sono facili da produrre da una qualsiasi nazione. Se Pechino dovesse trovare un partner disponibile, potrà già avere tale tecnologia, compiendo il salto di qualità necessario per disporre di tali piattaforme avanzate per armi A2/AD anni prima di quando i produttori nazionali possano fare da soli. La Russia, in cerca di vendetta per la crisi in Ucraina, potrebbe fornire tale assistenza.

Come la Russia potrebbe aiutare la Cina: armi e tecnologia
Immaginate questo scenario: l’occidente decide che è il momento di armare l’Ucraina. La Russia decide che deve reagire e non solo in Europa. Il Presidente Putin tira fuori il mappamondo e cerca un luogo dove la potenza russa potrebbe meglio colpire gli Stati Uniti. I suoi occhi si illuminano su una zona che potrebbe non solo rafforzare i legami con un partner potenziale, ma danneggiare seriamente gli sforzi statunitensi per il “perno” su quella parte del mondo: il Mar Cinese Meridionale.

A2/AD vola alto: arriva il Su-35 russo
La Cina cerca di migliorare la sua capacità anti-accesso nel dominio dell’aria, con il tanto vociferato acquisto di Su-35 dalla Russia, acquisizione che potrebbe formalizzarsi se l’occidente arma l’Ucraina. Con un raggio d’azione maggiore rispetto agli attuali Su-27/J-11 della PLAAF, il Su-35 darebbe alla Cina la possibilità di schierare caccia avanzati per maggiori periodi sui Mari Cinesi orientale e meridionale, migliorando l’efficacia dei pattugliamenti nella recente Air Defense Identification Zone (ADIZ) sul Mar Cinese Orientale ed eventualmente aiutare Pechino a creare una ADIZ sul Mar Cinese Meridionale. L’aereo sarebbe probabilmente superiore alla maggior parte dei caccia in Asia (ad eccezione di F-22 e F-35) colmando il vuoto fin quando presumibilmente i velivoli furtivi nazionali di 5.ta generazione saranno operativi. Se la Cina dota gli aerei di armi antinave avanzate e li basa nei nuovi aerodromi sulle barriere Johnson e Fiery, una nuova e potente arma antiaccesso comparirebbe, con solide capacità di respingere le forze alleate in acque più sicure.

1458451A2/AD 2.0 sul mare: sottomarini e sonar
Nell’oceano, grazie ancora alla possibile collaborazione con la Russia, la Cina potrebbe cercare di migliorare le proprie capacità sottomarine con possibili nuovi sottomarini. Ciò si collega ad ulteriori notizie sulla possibile vendita di Su-35 negli ultimi anni. Mentre i rapporti variano sulla serietà dei negoziati, confermati e negati più volte, nuovamente si comprendono le tendenze cinesi nel rafforzare le proprie capacità A2/AD con l’aiuto russo. La nuova  tecnologia sottomarina sarebbe di vitale importanza per la Cina, non solo per la possibilità di schierare sottomarini più potenti, ma anche perché Pechino potrebbe potenzialmente trarre nuove tecnologie da questi mazzi. Ciò potrebbe includere motori AIP, tecnologie furtive e avanzate armi antinave dei russi talvolta venduti con i sottomarini. La PRC sembra interessata a migliorare la tecnologia anti-sottomarini (ASW), un punto debole tradizionale di Pechino. In un articolo per Proceedings dello scorso anno, i collaboratori della TNI Lyle Goldstein e Shannon Knight analizzavano le recenti opere cinesi suggerendo che Pechino “ha schierato nell’oceano reti acustiche fisse al largo delle sue coste, presumibilmente con l’intento di monitorare le attività sottomarine straniere nei mari vicini“. Citando altri saggi di provenienza cinese, la ricerca sembra confermare l’incursione di Pechino in questo importante settore della tecnologia militare. Mentre non vi è stata alcuna menzione specifica di un accordo sui sottomarini tra Russia e Cina, Mosca ha sicuramente l’esperienza per aiutare Pechino in questo senso. Considerando che gli sforzi degli Stati Uniti per mantenere l’accesso agli spazi eventualmente contestati dalla A2/AD cinese dipendono soprattutto dai sottomarini furtivi, una tale collaborazione in questo settore potrebbe rafforzare considerevolmente i piani A2/AD cinesi.

Perché la Russia potrebbe pensarci due volte: l’accordo del Su-27
Mentre la crisi ucraina certamente sarebbe un potente catalizzatore per la collaborazione tecnologica nella difesa sino-russa, per tali trasferimenti in passato Mosca ha pagato un prezzo pesante. La Russia farebbe certamente meglio a rivedere il passato, avendo indizi sul perché una vendita alla Cina potrebbe essere una sfida nel lungo termine. L’ultimo importante accordo aeronautico tra Mosca e Pechino, negli anni ’90, riguardava l’ancora molto ricercato aereo di 4.ta generazione Su-27 Flanker. A quel tempo la Russia non vendeva armamenti tecnologicamente avanzati a Pechino dalla frattura cino-sovietica, quando l’aumento delle tensioni scatenò scontri di confine. Quando l’URSS crollò, alla fine del 1991, l’industria bellica russa lottava per rimanere a galla. La Russia traboccava di armi che avrebbero aiutato i cinesi a un salto di diverse generazioni nella tecnologia militare, quindi una partnership sembrava avere senso. Per la Cina, l’accesso a tecnologia militare avanzata era cruciale e nel 1991 Pechino riteneva tale ricerca rilevante. Gli strateghi cinesi erano attoniti dalla velocità con cui gli Stati Uniti poterono sopraffare le forze armate irachene nella prima guerra del Golfo. I pianificatori militari cinesi si resero conto che gran parte delle loro armi era obsoleta di fronte a munizioni di precisione, bombardieri invisibili e aerei da combattimento guidati da sistemi di comando e controllo avanzati. La tecnologia russa, anche se non così avanzata come quella degli USA, diede la spinta tanto necessaria alla modernizzazione. Nel 1991 Mosca vendette a Pechino un lotto di 24 Su-27 per 1 miliardo di dollari. Nel 1995, la Cina acquistò altri 24 Su-27 dalla Russia, consegnati nel 1996. Nello stesso anno, Cina e Russia approfondirono la partnership quando Pechino comprò per circa 2,5 miliardi di dollari la licenza per la fabbricazione di altri 200 Su-27 presso la Shenyang Aircraft Company. Il contratto imponeva che l’importante versione cinese del Su-27 dotata di avionica, radar e motori russi, non potesse essere esportata. La Russia era preoccupata a che la Cina potesse conoscere abbastanza il Su-27 da poter un giorno venderlo a terzi, facendo perdere alla Russia potenzialmente miliardi di dollari nella vendita del caccia. Purtroppo per la Russia, l’accordo fu quasi un disastro. Dopo aver costruito circa 100 jet, la Cina annullò il contratto nel 2004. Pechino disse che gli aerei non soddisfacevano più le sue specifiche. Tre anni dopo, la Cina rigettò completamente l’accordo quando sviluppò il nuovo caccia J-11. L’aereo sembrava la copia esatta del Su-27. La Cina nega di aver copiato il Su-27, spiegando che l’aereo utilizza parti per lo più locali ed avionica e radar sviluppati nazionalmente.

Riflessioni
Mentre il dibattito si scalda a Washington sui modi per sanzionare la Russia per le sue azioni in Ucraina, Mosca ha più modi di reagire se l’occidente armasse l’Ucraina. Infatti, quanto sopra è solo una delle molte possibilità. Mosca potrebbe seguire l’azione descritta con la Cina, fornendo armi e tecnologia che potrebbero esacerbare la tendenza della Cina verso sud e in altre contese future. Tuttavia, la Russia ha molti altri modi di creare difficoltà all’occidente; per esempio nei colloqui sul nucleare Iran o ingraziarsi altre nazioni in rotta con l’occidente come Corea democratica, Venezuela e varie altre. E la Russia, naturalmente, ha la capacità di alzare drammaticamente la posta in Ucraina fornendo ai separatisti armi più avanzate per contrastare le possibili armi occidentali.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Verso una completa svolta eurasiatica della Turchia?

Andrew Korybko, Sputnik, 25 febbraio 2015 – Russia Insider

L’idea della Turchia d’acquistare missili cinesi non-compatibili con la NATO per completare il suo sistema di difesa aerea, indica che Ankara potrebbe preparare una grandiosa svolta politica al di fuori dell’occidente.vladimir-putin-tayyipOggi, la Turchia deve ufficialmente decidere se acquistare missili francesi, cinesi o statunitensi per il suo sistema di difesa aerea, ma il fatto che i prodotti militari di Pechino siano seriamente contemplati dallo Stato membro della NATO, dimostra che la leadership non è così saldamente ‘atlantista’ quanto si pensava. Anche se è solo un espediente negoziale per spremere maggiori concessioni dai partner statunitensi e francesi, si parla sempre dell’assai traballante rapporto di Ankara con l’occidente, dimostrando che la Turchia potrebbe usare la minaccia di un credibile perno eurasiatico come ‘ricatto’ a suo vantaggio.

L’impossibile sgambetto curdo di Washington
Il maggior evento su cui gli osservatori iniziano a domandarsi se la Turchia contempli un perno eurasiatico è il fallito tentativo statunitense di utilizzare il nazionalismo curdo per spingere Ankara ad invadere la Siria. A dire il vero, è esattamente ciò che la Turchia si diceva facesse in passato, ma secondo proprie condizioni e garanzie indiscutibili di NATO e GCC che l’avrebbero sostenuta nel tentativo. Washington, tuttavia, aveva altri piani e ha fomentato il nazionalismo curdo, con l’intento di spaventare la Turchia per farle iniziare l”intervento umanitario’ ad Ayn al-Arab (Kobani) in Siria, aprendo la via all’invasione formale del Paese, occultata nei procedenti quattro anni. Ma la Turchia non ha abboccato per due motivi: voleva garanzie concrete che NATO e GCC fornissero qualsiasi supporto militare che la Turchia richiedesse (mai ricevute) e, soprattutto, ritiene che ‘l’impegno bilaterale degli Stati Uniti con il Kurdistan’ sia una minaccia esistenziale per lo Stato turco. A causa di questi due fattori, la Turchia iniziava a prendere provvedimenti a cui pensava già da tempo, diversificando i partenariati stranieri con maggiore propensione verso il mondo non occidentale.

La persuasione eurasiatica
Finora, ciò ha significato maggiore cooperazione con la Russia (il ‘nemico’ temuto della NATO, secondo la maggior parte degli esperti occidentali) attraverso il cosiddetto gasdotto ‘Turk Stream‘, sostituendo il South Stream annullato. Tuttavia, non è solo l’energia che attrae la Turchia verso la Russia, dato che le relazioni con Mosca offrono vantaggi maggiori ad Ankara qualora decidesse di muoversi verso un partenariato strategico completo, ecco un esempio di alcuni campi in cui la Turchia può trarre profitto:

Economia
L’Unione euroasiatica potrebbe adeguatamente sostituire l’avvicinamento della Turchia all’UE, in stallo 30ennale.

Politica
I valori della Russia sulla sovranità quale pilastro fondamentale negli affari internazionali, e quindi alcuna interferenza nella politica interna della Turchia.

Sicurezza
Mentre gli Stati Uniti conducono il doppio gioco con la Turchia, operando con i curdi e, come alcuni ritengono, sostenendo le proteste del parco Gezi (che potrebbero essere strutturalmente viste come una rivoluzione colorata, non importa quanto popolare e apparentemente autentica), la Turchia non affronta tali rischi alla sicurezza con la Russia.

Perciò la leadership turca potrebbe essere seriamente convinta a puntare verso l’Eurasia allontanandosi dall’occidente.

Sul confine (come previsto?)
La disposizione attuale, però, vede la Turchia seduta sul confine tra le due parti, per certi versi manifestazione di multipolarità. Nel senso che il Paese gioca tutte le parti a proprio vantaggio, cercando di capitalizzare nel richiederle fedeltà e trattenendosi dall’impegnarsi troppo con una parte o l’altra. Non si sa per quanto la Turchia potrà gestire tale delicato equilibrio prima di essere costretta a passare saldamente da una parte, ma è degno di discussione quali sue interazioni implichino una collaborazione più profonda con ognuna di esse, ottenendo il quadro migliore cui appoggiarsi.

Le sfide con l’occidente
Colloqui con l’Unione Eurasiatica
L’occidente è escluso dal fatto che la Turchia parla con la Russia su una maggiore cooperazione con l’Unione eurasiatica, dato che se s’integrassero correttamente, finirebbe la possibilità di Bruxelles di usare la carota di una futura adesione all’UE adescando Ankara con la sua offerta.

Turk Stream
Questa partnership strategica distrugge completamente il potere negoziale dell’UE usando South Stream come arma contro la Russia, e l’occidente è assai turbato nel vedere la Turchia aiutare la Russia nel ricercare una rotta alternativa alle sue esportazioni energetiche.

Partner del dialogo con la SCO
La definizione formale del rapporto della Turchia con il colosso istituzionale non occidentale apre la via a legami più stretti tra Ankara e i suoi nuovi partner, potendo allontanare il Paese ancora più dai tradizionali alleati.

Sfide con l’Eurasia (Russia)
La guerra in Siria
Non importa quanto la Turchia si avvicini a Russia e non-occidentali se continua a destabilizzare la Siria soprattutto con il suo ruolo di via di transito di terroristi, armi e finanziamenti a sostegno del cambio di regime illegale contro il governo siriano, popolare e democraticamente eletto.

Infrastrutture della NATO
Anche se la Turchia decidesse di farla finita con l’occidente abbandonando la NATO (de facto o de jure), dovrebbe ancora fare i conti con ostacoli come la base dell’US Air Force ad Incirlik (che secondo alcuni ospiterebbe segretamente armi nucleari), rendendo improbabile che gli Stati Uniti abbandonino pacificamente le loro posizioni senza prima ricorrere a qualche tipo di sotterfugio politico (cioè rivoluzione colorata) per sovvertire tale decisione.

Neo-ottomanismo
Tale ideologia della classe dirigente turca (che l’attuale primo ministro Ahmet Davutoglu ha sostanzialmente inventato) significa che il Paese probabilmente continuerà a comportarsi in modo aggressivo verso la sua ex-sfera di influenza in Medio Oriente, e forse anche nei Balcani, divenendo una potenziale mina vagante che potrebbe non essere geopoliticamente affidabile quale stretto partner russo.

Allontanandosi dai dettagli e guardando il quadro in generale, le sfide della Turchia verso l’occidente sono generalmente di natura asimmetrica, mentre gli ostacoli nelle relazioni con l’Eurasia sono in gran parte concreti interessi convenzionali. Mentre l’occidente non propone alcuna soluzione per superare le difficoltà con la Turchia, l’Eurasia lo fa sotto forma di missili cinesi. Quindi, se Ankara in effetti conclude l’accordo per l’acquisto di armamenti antiaerei da Pechino, compirebbe un cambio tangibile verso l’occidente avvicinandosi all’Eurasia, esprimendo la maggiore svolta geopolitica globale del Paese.map-of-turkeyTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Operazione Gladio, Fethullah Gülen e governo mondiale

William Engdahl BFP 10 febbraio 2015cemaat-cia-isbirligi-h14045Ciò che segue è la traduzione di un colloquio tra William Engdahl e il giornalista Deniz Ulkutekin di Cumhuriyet:
1. Come ho letto hai iniziato la ricerca sul Cemat di Gulen quando sei venuto in Turchia per una conferenza. Qual è stata la cosa che ha attirato l’interesse su Gulen e i suoi seguaci?
WE: sono un ricercatore geopolitico e autore ormai da più di trent’anni. Il mio interesse principale è la geopolitica o come il potere è organizzato nel nostro mondo e a cosa punta. Quando fui invitato in Turchia per delle conferenze su uno dei miei libri, un giornalista turco, da allora mio amico fidato, mi suggerì che se volevo capire cosa succede in Turchia, un Paese della NATO che da tempo considero avere una ruolo assai positivo, dovevo studiare la Cemat di Gülen. Iniziando un lungo processo, iniziai a capire il vero scopo dietro la facciata del progetto Rumi di Gulen e seguaci.

2. Sappiamo innanzitutto che Gulen ha combattuto il comunismo tramite una fondazione (un programma della NATO in effetti). Quindi potremmo dire che il rapporto tra Gulen e la CIA iniziò molto tempo fa?
WE: Sì, tutte le prove suggeriscono che le reti turche di Gladio della NATO scelsero Gulen quale possibile agente anni fa. Dato che gli scopi sono cambiati con il crollo dell’Unione Sovietica, il ruolo di Gulen cambiò, aprendoglisi le porte per giocare tale ruolo. Quindi, in un certo senso si può dire che la Cemat di Gulen non è altro che la proiezione di un’idea dal quartier generale della CIA di Langley in Virginia, da parte di persone essenzialmente stupide che credono di poter usare ed abusare della religione quale copertura per avanzare il loro piano di dominio globale, che David Rockefeller chiama Governo Mondiale. A differenza dei jihadisti della CIA come Hekmatyar in Afghanistan o Naser Oric in Bosnia, la CIA decise di dare a Fethullah Gulen un’immagine radicalmente diversa. Non un agghiacciante, tagliagola jihadista cannibale. No, Fethullah Gulen fu presentato quale uomo di “pace, amore e fratellanza”, riuscendo anche a farsi fotografare con papa Giovanni Paolo II, foto che Gulen espone sul suo sito. L’organizzazione di Gulen negli Stati Uniti assunse uno dei più costosi esperti d’immagine di Washington, l’ex-direttrice della campagna di George W. Bush, Karen Hughes, per trasmettere la sua immagine di Islam “moderato”. Idee e manipolazioni della CIA e del dipartimento di Stato crollano ovunque oggi, ma sono accecati dall’arroganza. Basta guardare il casino assurdo creato con i neo-nazisti in Ucraina.

3. Essendo argomento molto conflittuale, come fai ad esser certo che Gulen e CIA collaborino?
WE: Non è solo una mia idea, ma di molti analisti turchi e persino dell’ex-capo del MIT turco Osman Nuri Gundes, dell’ex-traduttrice dell’FBI turco-statunitense Sibel Edmonds ed altri che hanno documentato i suoi profondi legami con i vertici della CIA, come Graham Fuller. Quando Gulen fuggì dalla Turchia per evitare il processo per tradimento nel 1998, scelse di non andare in uno qualsiasi dei Paesi islamici che gli avrebbero potuto offrire asilo. Scelse invece gli Stati Uniti, con l’aiuto della CIA. Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti cercò di bloccare un particolare “visto scelto per uno straniero di straordinaria capacità nell’istruzione“, un visto permanente per Gulen, sostenendo che fosse fondamentalmente una frode, dato che aveva la licenza elementare e alcuna particolare conoscenza dell’Islam. Nonostante le obiezioni dell’FBI, del dipartimento di Stato degli Stati Uniti e del dipartimento dell’Homeland Security, tre ex-agenti della CIA intervennero e riuscirono ad ottenere una carta verde e la residenza permanente negli Stati Uniti per Gulen. Intervennero tre agenti, in servizio o “ex”, della CIA, George Fidas, ex-ambasciatore degli Stati Uniti in Turchia ed ex-vicedirettore della CIA; Morton Abramowitz, descritto come “informale” della CIA e l’agente della CIA che aveva vissuto in Turchia Graham E. Fuller. Diedero a Gulen asilo a Saylorsburg, Pennsylvania. Ciò suggerisce certamente un forte legame, per lo meno.

4. Il rapporto tra Gulen e CIA ha avvantaggiato entrambi? Se sì, quali? Come la CIA ha aiutato Gulen nel sviluppare la sua fondazione?
WE: Sì, chiaramente. La Cemat Gülen ebbe il permesso di creare un vasto impero commerciale, ottenendo sempre più influenza ponendo i suoi segaci nella polizia, nei tribunali e nel ministero dell’Istruzione. Poté istituire le sue scuole di reclutamento in tutta l’Asia centrale con il supporto della CIA. Negli Stati Uniti e in Europa, i media influenzati dalla CIA come la CNN gli fecero molta pubblicità gratuita per abbattere l’opposizione all’apertura delle sue scuole negli USA. Per la CIA era uno strumento in più per distruggere non solo l’indipendente e laica Turchia kemalista, ma per ampliare il narcotraffico afghano nel mondo e utilizzare la gente di Gulen per destabilizzare i regimi avversari di cui la rete della CIA a Washington, lo “Stato profondo”, voleva sbarazzarsi. Sibel Edmonds, ex-traduttrice turca dell’FBI e “whistleblower”, indicò Abramowitz, insieme a Graham E. Fuller, come elementi di una cabala nel governo degli Stati Uniti che scoprì usare le reti in Turchia per promuovere i piani criminali dello “Stato profondo” nel mondo turcofono, da Istanbul alla Cina. Documentò come la rete rientrasse significativamente nel traffico di eroina dall’Afghanistan. Ritiratosi dal dipartimento di Stato, Abramowitz fece parte del consiglio del National Endowment for Democracy (NED), finanziato dal Congresso degli Stati Uniti, e fu co-fondatore con George Soros dell’Internetional Crisis Group. Sia NED che ICG sono implicati nelle “rivoluzioni colorate” sostenute dal governo degli USA fin dal crollo dell’Unione Sovietica nel 1990, da Otpor in Serbia alla rivoluzione arancione nel 2004 e al colpo di Stato del 2013-14 in Ucraina, alla rivoluzione verde in Iran nel 2009, alla rivoluzione del loto del 2011 in piazza Tahrir, Egitto. Graham E. Fuller partecipava alle attività della CIA per dirigere mujahidin e altre organizzazioni islamiche politiche dagli anni ’80. Per 20 anni è stato agente della CIA in Turchia, Libano, Arabia Saudita, Yemen e Afghanistan, era uno dei primi sostenitori nella CIA dell’uso di Fratelli musulmani e organizzazioni islamiste simili, come la Cemat di Gülen, per sostenere la politica estera statunitense.

5. Come la CIA usa le scuole di Gulen in Asia centrale?
WE: In primo luogo va osservato che la Russia rapidamente vietò le scuole di Gülen quando la CIA iniziò il terrore in Cecenia negli anni ’90. Negli anni ’80, quando lo scandalo Iran-Contra esplose a Washington (uno schema ideato da Fuller per la CIA), andò “in pensione” per lavorare al think-tank RAND finanziato da CIA e Pentagono. Lì, sotto la copertura della RAND, Fuller fu determinante nel sviluppare la strategia della CIA per la costruzione del movimento Gulen quale forza geopolitica per penetrare l’Asia centrale ex-sovietica. Tra le carte della RAND, Fuller scrisse studi sul fondamentalismo islamico in Turchia, Sudan, Afghanistan, Pakistan e Algeria. I suoi libri lodano generosamente Gulen. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, i quadri di Fetullah Gulen furono inviati ad istituire scuole di Gulen e madrase negli Stati dell’ex Unione Sovietica, da poco indipendenti in Asia centrale. Fu un’occasione d’oro per la CIA, con la copertura delle scuole religiose di Gulen, per inviare centinaia di agenti della CIA nell’Asia centrale per la prima volta. Nel 1999 Fuller sostenne, “La politica per guidare l’evoluzione dell’Islam e aiutarlo contro i nostri avversari ha funzionato meravigliosamente bene in Afghanistan contro i russi. Le stesse dottrine possono ancora essere utilizzate per destabilizzare ciò che resta della potenza russa, e soprattutto contrastare l’influenza cinese in Asia centrale“. Gulen fu descritto da una ex-fonte autorevole dell’FBI come “una delle figure principali delle operazioni della CIA in Asia centrale e nel Caucaso“. Negli anni ’90 le scuole di Gulen si diffusero in tutta l’Eurasia, fornendo a centinaia di agenti della CIA la copertura da “insegnanti di madrelingua inglese”. Osman Nuri Gundes rivelò che il movimento Gulen “riparò 130 agenti della CIA” presso le sue scuole in Kirghizistan e Uzbekistan solo nel 1990.

6. Gulen emigrò dalla Turchia agli Stati Uniti d’America nel 1999, 3 giorni dopo che il capo terrorista curdo Abdullah Ocalan venisse rapito e portato in Turchia. Cosa significa? Gulen avrebbe cooperato meglio con la CIA una volta trasferitosi negli USA?
WE: Penso che la CIA temesse che Gulen finisse in prigione e che potesse essere molto più utile in un santuario negli USA, dove potevano migliorarne l’immagine migliore e pomparne l’aura. Ora chiaramente Gulen teme di tornare in Turchia, anche se legalmente. Questo la dice lunga.

7. Quali vantaggi la fondazione di Gulen porta alla CIA in Turchia e Medio-Oriente?
WE: Richiederebbe una discussione molto più lunga. Ciò che trovo interessante è come sia emersa in Turchia una profonda e aspra frattura tra il Cemat di Gulen e il presidente Recep Tayyip Erdogan. Credo che Erdogan abbia cominciato a perseguire la propria agenda, scontrandosi con quella del dipartimento di Stato e della CIA, sul ruolo della Turchia nel mondo.

8. Il governo turco dell’AKP attua una vasta operazione di polizia contro i membri dell’organizzazione di Gulen nella giustizia e nella polizia, d’altra parte, il pubblico è scettico su ciò dato che AKP e Gulen erano alleati prima dello scandalo sulla corruzione del 17 novembre. Quindi potremmo dire che AKP, Tayyip Erdogan e CIA erano alleati una volta?
WE: La Turchia è un membro della NATO, così ad alcun governo turco era consentito essere troppo indipendente dalla NATO, cioè da Washington, come sapete. Quando Erdogan iniziò a seguire la propria strada, le reti degli Stati Uniti cominciarono a demonizzarlo nei media di tutto il mondo, e i media di Gulen l’hanno attaccato ferocemente. Credo che la frattura tra Erdogan e Gülen sia nata molto prima degli scandali del 17 novembre. Chi c’era dietro la diffusione di tali accuse? Cosa fece l’ambasciatore statunitense Francis Ricciardone in proposito? Domande interessanti per qualcuno.

9. Tu dici che la CIA è al fianco di Gulen nella lotta all’AKP. Come potrebbero fermare Erdogan e AKP?
WE: La mia opinione è che gli scandali servivano ad impedire l’elezione di Erdogan a presidente, ma fallirono. Si ricordi che lo “scandalo” era su Erdogan che avrebbe violato le sanzioni petrolifere degli USA all’Iran, così gli scandali erano destinati a spezzarne i legami commerciali, un obiettivo di Washington.

10. Qualcosa da aggiungere…
WE: Credo che la Turchia oggi può svolgere un ruolo molto positivo nel mondo nuovo che emerge sostituendo il mondo di guerre, terrore e caos della CIA. La Turchia è un crocevia geopolitico che può svolgere un ruolo molto positivo nel sistema eurasiatico emergente di Cina e Russia, Paesi dell’Organizzazione di Cooperazione di Shanghai, e nel realizzare le emergenti infrastrutture ferroviarie ed energetiche. Da sola, la Turchia sarà isolata e spezzata, come l’Ucraina, dalle stesse persone. Con un’alleanza economica e politica con Russia e Cina, può svolgere un ruolo cardine nella costruzione di un nuovo mondo libero dal debito del sistema del dollaro al collasso, che comprende anche un’Europa stagnante. La Turchia ha l’opportunità di collaborare con la Russia e di cambiare l’equilibrio del potere mondiale. Ciò richiede molta volontà. Ma se fatto apertamente, la Turchia potrà godere di una prosperità come mai prima ed essere un vero e proprio “buon vicino”.

Graham E. Fuller

Graham E. Fuller

William Engdahl è autore di A Century of War: Anglo-American Oil Politics in the New World Order, scrive per BFP e può essere contattato tramite il suo sito Engdahl dove questo articolo è stato originariamente pubblicato.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Si rafforza la cooperazione tecnico-militare russo-indiana

Alessandro Lattanzio, 21/2/20151447585Sebbene il caccia francese Rafale avesse vinto il concorso per un nuovo caccia per l’IAF, vi è la possibilità di eventuale abbandono del contratto d’acquisto del Rafale, “Al momento, la situazione non si sviluppa nel migliore dei modi per l’aeronautica militare indiana“, afferma Konstantin Makienko, vicedirettore del Centro per l’analisi delle strategie e tecnologie (CAST), “Anche se il contratto per la fornitura del Rafale viene infine concluso, rischia di comportare costi enormi per l’India, circa 20 miliardi di dollari e forse più, mentre la flotta potrebbe rivelarsi obsoleta al momento della consegna. Nel 2015, la scelta di una piattaforma di quarta generazione può essere visto solo come una soluzione temporanea. L’obiettivo a lungo termine deve essere una piattaforma di quinta generazione“, su cui lavora il programma congiunto russo-indiano del caccia di quinta generazione (FGFA).
Nel 2012, il Ministero della Difesa indiano scelse il Rafale della Dassault per il programma Medium Multi-Role Combat Aircraft (MMRCA), ma l’accordo andava subito in stallo sulla questione della produzione su licenza presso l’Hindustan Aeronautics Limited (HAL), una richiesta di Delhi che Dassault si rifiutava di accettare. La Russia propone una soluzione migliore, Jurij Sljusar, Direttore dell’United Aircraft Corporation, il 19 febbraio a Bangalore dichiarava “Quali aeromobili sarebbero più adatti alle esigenze del cliente? Il nostro evidente vantaggio competitivo è che l’India già produce questi aerei proprio qui, in questo momento. Le fabbriche sono state costruite, la tecnologia fornita, i documenti trasmessi, piloti, ingegneri e tecnici addestrati“. Il direttore della RSK MiG Sergej Korotkov annunciava l’intenzione di proporre la versione aggiornata del MiG-35, se l’India rigetta il Rafale. “Abbiamo tutte le possibilità di competere per il contratto. Non abbiamo perso la speranza che una futura gara sia annunciata“. Esternamente, il MiG-35 non è diverso dal MiG-29, ma la cabina di pilotaggio è dotato di sistemi digitali e pannelli LCD che visualizzano tutti i dati di volo e combattimento. E’ il prototipo del cockpit del caccia di quinta generazione, afferma Givi Janjgava a capo dello Technocomplex, la società che sviluppa avionica russa. Il secondo aggiornamento è il nuovo motore RD-33OVT del Klimov DB. L’ugello può ruotare in qualsiasi direzione sia durante il volo di crociera che in postcombustione. Questa caratteristica rende il MiG-35 assai maneggevole e controllabile in tutte le modalità, dall’alta velocità allo stallo. Il MiG-35 è in grado di ingaggiare bersagli aerei, terrestri e marittimi essendo dotato del radar Zhuk-ME con modalità di mappatura del terreno. La gittata dell’armamento aria-aria è stata largamente ampliata. Il caccia può trasportare 6 tonnellate di carico bellico invece delle 4 delle versioni precedenti. Infine il MiG-35 può essere utilizzato non solo dagli aeroporti ma anche dalle portaerei.
1_o_2 Ruslan Pukhov, direttore del Centro per l’Analisi delle strategie e tecnologie di Mosca, affermava, “La Russia ha fatto del suo meglio per spiegare all’India, come riguardo all’Eurofighter, che è completamente senza senso acquistare una piattaforma progettata negli anni ’80 per una tale enorme somma di denaro, soprattutto perché la flotta completa sarà pienamente operativa, diciamo, tra 10 anni“. Con tale denaro l’India invece di comprare i Rafale, potrebbe acquistare un prodotto che già sa gestire, e le cui capacità operative sono superiori a quella di qualsiasi altro velivolo dell‘Indian Air Force. Inoltre, Dmitrij Shugaev, Vicedirettore per gli affari internazionali presso la Rostec, indicava i problemi del Rafale anche nella riluttanza di Francia a consegnare le navi Mistral, le cui motivazioni sarebbero fonte di preoccupazione per l’India riguardo l’accordo. Shugaev affermava, “Oggi, vendere un prodotto particolare all’India è piuttosto problematico, dato che il Paese vuole anche costituire joint venture e laboratori congiunti. Tutti vogliono armi moderne, armi di nuova generazione, nuove tecnologie, essendo una tendenza globale“. Il prezzo elevato, e in qualche misura, il rifiuto di trasferire le tecnologie di produzione, così come la reputazione minata dalla Francia per il suo accordo mancato con la Russia per la fornitura delle navi Mistral, motiverebbero l’India ad abbandonare il contratto per l’acquisto dei caccia Rafale, a favore dei russi Su-30MKI. Infatti, secondo l’esperto Victor Murakhovskij, “Prima di tutto questo jet da combattimento è davvero troppo caro. In secondo luogo, i francesi non sarebbero d’accordo a trasferire alcune tecnologie che consentano l’assemblaggio parziale e poi la produzione di componenti presso società indiane. Mosca ha proposto una versione modernizzata del Su-30MKI, in cui una percentuale significativa di componenti sarebbe prodotta in India, e in futuro, l’assemblaggio organizzato presso le compagnie indiane. Questo interessa il nuovo governo, e il nuovo ministro della Difesa“. Secondo l’esperto la Dassault Aviation Company, è una “società francese è molto inflessibile e anche, forse, un partner arrogante, cosa che ha già creato molti problemi all’azienda“, mentre “gli indiani sono negoziatori molto difficili, spingendo il venditore a ridurre i prezzi, ma Dassault, da parte sua, non è incline a cedere, e col passare del tempo, i prezzi continuano a salire“. Per Makienko, l’IAF dovrebbe abolire la gara per l’acquisizione del MMRCA dopo di che, acquistare di 60-70 Su-30MK, e ulteriori MiG-29 nella nuova configurazione UPG, degli aerei di nuova costruzione, e anche acquisire alcuni Mirage-2000 di seconda mano dagli Emirati Arabi Uniti. Ciò permetterebbe all’India di risolvere i suoi problemi spendendo circa 10 miliardi di dollari.
Gli istituti di ricerca e le industrie indiane saranno coinvolti nel programma di modernizzazione del Su-30MKI, rafforzandone le capacità di combattimento. I progettisti lavorano per armare il Su-30MKI con il missile supersonico da crociera russo-indiano BrahMos, che ne migliorerà significativamente le capacità di combattimento, ciò in stretta collaborazione con la Corporation Irkut OJSC, dell’United Aircraft Corporation. Gli aviogetti Su-30MKI costituiscono la spina dorsale della forza da combattimento dell’Indian Air Force. Le Hindustan Aeronautics Ltd (HAL) assemblano oltre l’80% dei caccia Su-30MKI in servizio presso l’Indian Air Force, mentre la successiva fase della produzione su licenza prevede il ciclo di produzione completo del velivolo. Per garantire tale programma l’Irkut OJSC ha trasferito alle HAL tutta la tecnologie necessarie e l’esperienza nella produzione in serie dei Su-30MK. Il programma di produzione coinvolge oltre 150 imprese industriali indiane e i prodotti high-tech locali vengono installati sugli aerei da combattimento indiani. Secondo il rappresentante dell’Irkut, HAL ora revisiona completamente i cacciabombardieri Su-30MKI, il primo dei quali è stato consegnato all’IAF a gennaio. Infatti, finora l’Irkut aveva consegnato alle HAL 41 cacciabombardieri Su-30MKI, previsti dal nuovo contratto, di cui 14 già operativi presso l’IAF. “L’Irkutsk Aviation Plant ha iniziato la collaborazione con l’India più di 30 anni fa, con la produzione su licenza dei caccia-bombardieri MiG-27. Collaborando abbiamo raggiunto ottimi risultati nel programma del Su-30MKI“, dichiarava Oleg Demchenko, presidente dell’Irkut Corporation, che ha anche espresso fiducia sulla cooperazione nei nuovi programmi, come l’aereo di linea MS-21.
Secondo Sergej Goreslavskij, capo della delegazione della Rosoboronexport all’AeroIndia 2015, nel caso l’India, invece dei caccia francesi Rafale, acquistasse dalla Russia altri cacciabombardieri Su-30MKI, la Russia sarebbe pronta a lavorare a tale accordo, inoltre riguardo al programma congiunto russo-indiano del caccia di quinta generazione (FGFA), di cui è stata completata la prima fase che prevede lo sviluppo di modelli concettuali e tecnici, passando alla fase di progettazione, costruzione dei prototipi e relativi prove e certificazioni. Anche riguardo la progettazione dell’aereo da trasporto multiruolo MTA, UAC-TA OJSC e HAL sono entrati nella seconda fase progettuale, passando dalla progettazione preliminare per identificare i requisiti chiave dei sistemi, al loro sviluppo. Il Multirole Transport Aircraft, è un aereo da trasporto leggero biturbina con un peso massimo al decollo di 65 tonnellate, destinato a sostituire il BAe 748 e l’Antonov An-26, attualmente in servizio in India. L’attuale programma di cooperazione tecnico-militare tra Russia e India prevede la realizzazione di 200 progetti. Secondo il vicedirettore del Servizio federale russo per la cooperazione tecnico-militare, Anatolij Punchuk, “La Russia ha fornito all’India armi e attrezzature militari del valore di 4,7 miliardi di dollari nel 2014“. Secondo l’ambasciatore russo in India, Aleksandr Kadakin, l’80 per cento degli equipaggiamenti della Marina indiana e il 70 per cento di quello dell’aeronautica indiana sono russi. Anche il ministro degli Esterni indiano V K Singh aveva notato l’attrattiva di prezzi e affidabilità dei caccia multiruolo russi Su-30 prodotti su licenza in India, rispetto al Rafale francese. Il Ministro degli Esterni indiano VK Singh aveva notato l’attrattiva di prezzi e affidabilità dei caccia multiruolo russi Su-30 prodotti su licenza in India, rispetto al Rafale francese.

fgfa_wip_by_parijatgaur-d3e4fgrFonti:
RBTH
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Russia Insider
Sputnik

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