I tre fronti nella nuova strategia globale del Pentagono

Mision Verdad, 18 aprile 2018Nello scenario internazionale delle armi e della tecnologia militare, gli Stati Uniti sono quattro o cinque generazioni dietro Russia e Cina. Basta guardare un po’ e rivedere ciò che è stato recentemente presentato dai russi sulle questioni belliche, con missili supersonici (nucleari) dalla gittata che può raggiungere qualsiasi parte del pianeta. Il dipartimento della Difesa gringo l’ha capito di recente, specialmente con l’ultimo attacco coordinato con Regno Unito e Francia contro la capitale della Siria, Damasco, in cui i cento missili lanciati sulla città e dintorni sono stati neutralizzati dal sistema antiaereo d’era sovietica. La Russia non ha ancora fornito all’Esercito arabo siriano gli scudi antimissile S-300 e S-400 di ultima generazione. Questo è il motivo per cui il Pentagono ha deciso di considerare una nuova strategia per cercare di contenere le potenze in ascesa russa e cinese dall’influenza cruciale in Medio Oriente e Asia. “La grande competizione tra potenze, non il terrorismo, è emersa quale sfida centrale a sicurezza e prosperità degli Stati Uniti“, diceva il controllore del Pentagono David Norquist quando i militari chiesero al Congresso un budget da 686 miliardi di dollari a gennaio. “È sempre più evidente che Cina e Russia vogliono plasmare il mondo ai loro valori autoritari e, nel processo, sostituire l’ordine libero e aperto che ha permesso sicurezza globale e prosperità dalla Seconda guerra mondiale“. Apparentemente, l’alto comando militare statunitense ha deciso di cercare di sovvertire gli obiettivi di Cina e Russia di formare nuove relazioni internazionali non focalizzate sull’occidente, specialmente al di fuori dell'”onnipotenza” degli Stati Uniti, caratterizzandosi col multipolarismo. L’accademico e scrittore Michael Klare assicura che questo si traduce in una nuova “lunga guerra”, non più contro il terrorismo, ma su tre fronti contro le potenze eurasiatiche. Qual è tale strategia secondo documenti e dichiarazioni dei comandanti.

Il nuovo consiglio geopolitico e “tre fronti”
Prima che Donald Trump arrivasse alla Casa Bianca, i massimi funzionari statunitensi avevano già valutato l’attuale equazione strategica globale, con attenzione particolare allo schieramento di forze speciali operative (FOE) (un esercito di 70000 militari tratti dalla dirigenza militare gringa), poco impiegati dalle unità più potenti dell’esercito: le brigate di carri armati, le compagnie dei marines e gli squadroni di bombardieri dell’aeronautica, e così via. Tale schieramento deve stabilizzare le forze armate USA in diverse parti del mondo, nel quadro della “Guerra al terrorismo”, ma dalla scarsa competitività cogli attori militari più pesanti. Pertanto, nella Strategia di difesa nazionale recentemente pubblicata dagli Stati Uniti, si legge: “Oggi emergiamo da un periodo di atrofia strategica, consapevoli che il nostro vantaggio competitivo militare è stato eroso“. E continua: “Siamo di fronte al crescente disordine globale, caratterizzato dal declino della vecchia legge internazionale“, riguardo le azioni di Cina e Russia, e non di al-Qaida e SIIL; un ritorno alla Guerra Fredda. Per contrattaccare, gli Stati Uniti non devono solo spendere molto su tecnologie all’avanguardia, ma anche ridisegnare la mappa strategica globale. Le FOE, ad esempio, sono abituate ad operare in territori in cui i confini sono confusi e i campi di battaglia non sono densi. Le due “minacce esistenziali” eurasiatiche del Pentagono sono avversari la cui priorità è la protezione dei confini, motivo per cui la strategia del confronto degli USA va aggiornata. Tale aggiornamento tiene conto dei “tre fronti” descritti da Klare:
Asia: lo scontro con la Cina si estende dalla penisola coreana alle acque dell’Est e del Sud del Mar Cinese e dell’Oceano Indiano, col supporto degli “alleati” (Corea del Sud, Giappone, Australia).
Europa: lo scontro con la Russia si estende da Scandinavia settentrionale e repubbliche del Baltico alla Romania, passando per Mar Nero fino al Caucaso ad est. I membri della NATO sono la chiave del Pentagono in tale contesto.
Medio Oriente: la crescente influenza della Russia ha riequilibrato la regione a favore di Iran, Siria, Iraq e altri attori non statali del cosiddetto Asse della Resistenza, a scapito dell’influenza statunitense, che ha in Israele e Arabia Saudita i principali alleati.
La prospettiva del Pentagono in tale strategia è d’investire su tutti questi fronti da parte di marina, aeronautica ed esercito, per provare a sfruttare le vulnerabilità sino-russe. Lo schieramento delle organizzazioni militari unificate di combattimento è il seguente:
PACOM o Comando Pacifico, con responsabilità sull’Asia.
EUCOM o comando europeo.
CENTCOM o comando centrale, che copre Medio Oriente e Asia centrale.
Bisogna tenere conto del fatto che i comandanti di tali organizzazioni militari sono i massimi responsabili di queste aree e hanno più autorità degli ambasciatori gringos e persino di certi capi di Stato.

Il fronte indo-pacifico
Il comandante del PACOM è l’ammiraglio Harry Harris Jr., che il 15 marzo dichiarò al Comitato dei servizi armati del Senato degli Stati Uniti che “la rapida evoluzione dell’Esercito di Liberazione Popolare (cinese) a forza di combattimento moderna e altamente tecnologica, continua a essere sorprendente e preoccupante“, aggiungendo che le sue capacità progrediscono più velocemente di qualsiasi altra nazione al mondo, beneficiando di solidi investimenti e priorità. Era particolarmente preoccupato dallo sviluppo dei missili balistici a raggio intermedio della Cina, che potrebbero puntare le basi gringhe in Giappone e Guam, e la sua forza navale in grado di sfidare lontano dalle coste della Cina il Comando del Pacifico occidentale statunitense. “Se questo programma di (costruzioni navali) continua“, aveva detto Harris, “la Cina supererà la Russia come seconda flotta del mondo entro il 2020, in termini di sottomarini e navi come fregate o più grandi“. Chiese investimenti nello sviluppo di missili soprattutto, ma la lista dei giocattoli da guerra è lunga, chiedendo aerei e missili di nuove generazioni, anche nucleari, per neutralizzare le batterie dei nuovi missili e le navi da guerra cinesi. La proposta del comandante PACOM comprende anche il rafforzamento delle alleanze con Giappone, Corea del Sud, Australia, nonché l’estensione di nuovi legami con l’India, il cui dirigente attualmente affronta la Cina.

Il teatro europeo
Il comandante di EUCOM, il generale Curtis Scaparrotti, pure testimoniava al Senato l’8 marzo, insinuando che la Russia sia un’altra Cina: “La Russia cerca di cambiare l’ordine internazionale, fratturare la NATO e minare la leadership USA a favore del proprio regime, per riaffermare il dominio sui vicini e aver maggiore influenza nel mondo… la Russia dimostra volontà e capacità d’intervenire nei Paesi alla sua periferia, specialmente in Medio Oriente“. “La nostra massima priorità strategica“, insisteva Scaparrotti, “è impedire alla Russia d’impegnarsi in ulteriori aggressioni ed esercitare influenza maligna sui nostri alleati e partner. A tal fine, abbiamo aggiornato i nostri piani operativi per fornire le opzioni della risposta militare per difendere i nostri alleati europei dall’aggressione russa“. Ecco perché viene rafforzata l’iniziativa europea di dissuasione guidata dall’EUMCOM, un piano avviato da Barack Obama per via dell’annessione della Crimea alla Federazione Russa, atto usato dall’occidente per sanzionare il Paese eurasiatico. Con un budget richiesto di 6,5 miliardi di dollari entro il 2019, sarà il fronte dei principali Paesi confinanti con la Russia: Estonia, Lituania, Lettonia e Polonia. Circa 200 milioni di dollari andrebbero alla missione del Pentagono in Ucraina. Come Harris, il generale Scaparrotti propose di avanzare i piani statunitensi su missili e altre armi ad alta tecnologia, come controparte modernizzata delle forze russe. Inoltre, chiese l’aumento degli investimenti nella guerra cibernetica, riconoscendo le capacità cibernetiche russe, oltre che nel nucleare, nel caso in cui si sviluppi un campo di battaglia europeo.

Il comando centrale in Medio Oriente
Il CENTCOM, comandato dal generale Joseph Votel, testimoniava al Senato per discutere lo sviluppo della presunta lotta allo SIIL in Siria e i taliban in Afghanistan, ma affermava anche che l’organismo che dirige cambierà visione strategica in futuro: “La Strategia di difesa nazionale recentemente pubblicata identifica correttamente il risorgere della competizione tra grandi potenze come nostra principale sfida alla sicurezza nazionale, e vediamo gli effetti di tale competizione nella regione (del Medio Oriente)“. Secondo Votel la Russia, attraverso il governo siriano di Bashar al-Assad e i suoi sforzi per influenzare altri attori chiave nella regione, e la Cina, attraverso investimenti economici e presenza militare crescente, contestano l’area d’influenza del CENTCOM, e quindi si rafforzano geopoliticamente in Medio Oriente. La preoccupazione particolare di Votel è il porto gestito dalla Cina di Gwadar, in Pakistan, sull’Oceano Indiano, e la nuova base cinese a Gibuti nel Mar Rosso, davanti Yemen e Arabia Saudita, contribuendo alla “proiezione militare e di forze” nell’area gestita da CENTCOM. In tali circostanze, secondo Votel, spetta al CENTCOM unirsi a PACOM ed EUOMOM per resistere alla fermezza sino-russa. “Dobbiamo essere pronti ad affrontare queste minacce, non solo nelle aree in cui risiedono, ma nelle aree in cui hanno influenza“, aveva detto senza entrare nei dettagli: “Abbiamo sviluppato… buoni piani e processi su come farlo“. Apparentemente, le promesse di ritirare le truppe dal Medio Oriente di Trump sono pura illusione, tenendo conto di tali affermazioni.

Un futuro pericoloso?
Gli alti ufficiali statunitensi comprendono la situazione in modo militare, al di fuori del centro politico-diplomatico, e indipendentemente da ciò che è stato detto e fatto da Trump alla Casa Bianca. Il Pentagono intende espandere i propri tentacoli sul mondo, e non solo tecnologicamente. Secondo analisti come Klare, il futuro sarà segnato da tale reazione degli Stati Uniti. È una strategia plausibile o rimarrà un’illusione? Cercare di “contenere”, eufemismo per nascondere il belluismo occidentale, Russia e Cina potrebbe causare terremoti non solo geopolitici ma evidentemente anche militari in tutto il mondo. Il raggio d’azione degli Stati Uniti, che deve articolarsi, ha a che fare con la guerra cibernetica e varie forme di guerra economica, in concomitanza con lo sviluppo di armi avanzate. Assistere non solo alla “Guerra al terrorismo” nei diversi scenari mondiali, ma anche fare pressioni sui tre fronti descritti richiederebbe molti investimenti, mezzi elettronici e umani ad alte prestazioni, oltre a causare probabilmente uno shock dalle conseguenze inestimabili. Il pericolo dell’attuazione effettiva della strategia dei “tre fronti” è l’immensa capacità di scontro, errori, escalation e mera guerra che potrebbe diventare nucleare. Ci sono molti punti d’attrito che gli Stati Uniti hanno acceso sul pianeta per via della politica geostrategica di Russia e Cina, come i conflitti nel Mar Baltico, Mar Nero, Siria e Mar Cinese Meridionale. Tutti sotto tensione; che siano conflitti diplomatici, economico-commerciale-finanziari, politico-istituzionali, tutto è pianificato dal Pentagono.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Terza riunione plenaria del 7.mo CC del PLC in presenza di Kim Jong Un

Pyongyang, KCNA, 21 aprile – UriminzokkiriIl terzo incontro plenario del Settimo Comitato Centrale del Partito dei Lavoratori della Corea si è svolto a Pyongyang il 20 aprile. Kim Jong Un, presidente del PLC, guidava la riunione plenaria. Alla riunione erano presenti membri del Presidium, membri e membri supplenti dell’Ufficio Politico del Comitato Centrale del PLC e membri e membri supplenti del CC del PLC e membri della Commissione di Controllo Centrale del PLC. Presenti come osservatori erano membri del Comitato Centrale del PLC e funzionari di partito e amministrativi di ministeri, istituzioni nazionali, province, città e contee, importanti istituti ed istituzioni industriali e fattorie cooperative e membri degli organi delle Forze Armate. L’assemblea plenaria trattava i seguenti punti all’ordine del giorno:
1. Sui compiti del nostro partito per accelerare ulteriormente la costruzione socialista come richiesto dal nuovo avanzato stadio della rivoluzione in via di sviluppo
2. Verso una svolta rivoluzionaria nella scienza e nell’istruzione
3. Questioni organizzative
Il primo ordine del giorno fu discusso durante la riunione. Kim Jong Un fece rapporto sul primo ordine del giorno, dicendo che l’assemblea plenaria doveva essere convocata per discutere e decidere questioni importanti per il raggiungimento degli obiettivi dello stadio superiore della costruzione socialista, come richiesto dalla rivoluzione in via di sviluppo e nella situazione attuale. Dicendo che la situazione generale cambia rapidamente a favore della rivoluzione coreana grazie all’azione e agli sforzi attivi della Corea democratica, dopo la dichiarazione sul completamento dello Stato nucleare, l’anno scorso, informava della creazione del nuovo clima di distensione e pace nella penisola di Corea e nella regione e dei cambiamenti drammatici nel panorama politico internazionale. Dichiarava che la miracolosa vittoria adempiendo perfettamente la grande causa storica della costruzione della Forza Nucleare dello Stato in un breve arco di tempo, meno di cinque anni, è la grande vittoria della linea del PLC per far avanzare simultaneamente la costruzione economica e la costruzione della forza nucleare e, allo stesso tempo, brillante vittoria che poteva essere ottenuta solo dall’eroico popolo coreano. Indicava i progressi compiuti nella costruzione economica insieme alla lotta di tutto il partito, di tutto lo Stato e di tutto il popolo per l’attuazione della suddetta linea. Dichiarava con orgoglio che i compiti storici della linea strategica di sviluppo simultaneo dei due fronti indicati nella riunione plenaria del Comitato centrale del partito del marzo 2013, sono stati portati a termine con successo. Dichiarava la vittoria della linea del PLC e quindi la lotta del popolo coreano che ha lavorato duramente con sacrifico per acquisire una potente spada preziosa per difendere la pace si è conclusa con successo dando la ferma garanzia che i nostri discendenti potranno godere della vita più dignitosa e più felice del mondo. Dichiarava che non sono necessari test nucleari e missili balistici, intermedi e intercontinentali, per la RDPC, dato che il lavoro per porre testate nucleari sui missili balistici è stato verificato quando furono effettuati processi di sviluppo delle armi nucleari in modo scientifico e con sequenza regolare, e lo sviluppo dei vettori è stato anche completato scientificamente, aggiungendo che la missione del poligono nucleare settentrionale è quindi finita. Chiariva la posizione pacifista del PLC nel dare un contributo positivo alla costruzione del mondo libero dalle armi nucleari in conformità all’aspirazione e al desiderio comune all’umanità, a condizione che la potenza della RDPC sia posta sul livello desiderato divenendo possibile garantire in modo affidabile la sicurezza dello Stato e del popolo.
Dichiarava che oggi, quando i compiti storici della linea strategica di sviluppo simultaneo dei due fronti sono stati portati a termine con successo, il PLC affronta importanti compiti per accelerare l’avanzata della rivoluzione con fiducia nella vittoria e quindi accelerare la vittoria finale della causa socialista. Ha chiarito che nella fase attuale in cui la RPDC diventa potenza politico-ideologico e militare mondiale, la linea strategica del PLC è concentrare tutti gli sforzi del partito e del Paese sulla costruzione economica socialista. Dichiarava che è necessario lanciare l’offensiva rivoluzionaria generale e compiere progressi dinamici nella costruzione economica sotto lo slogan: “Acceleriamo ulteriormente l’avanzata della nostra rivoluzione concentrando tutti i nostri sforzi sulla costruzione economica socialista!” Osservava che l’obiettivo immediato della lotta per realizzare la nuova linea strategica è mantenere la produzione in piena attività in tutti gli stabilimenti industriali e raccogliere raccolto abbondante in tutti i campi agricoli durante il periodo di attuazione della strategia quinquennale dello sviluppo economico nazionale e quindi far risuonare le risate del popolo in tutto il Paese. Sottolineava che l’obiettivo a lungo termine è basare un’economia nazionale secondo le basi del Juche, moderne, informatiche e scientifiche fornendo a tutto il popolo una vita benestante e altamente civilizzata in modo che possa vivere bene come gli altri. Chiariva i compiti per eseguire a fondo la nuova linea strategica e le modalità per attuarli, come il problema delle priorità del lavoro economico nel lavoro complessivo del partito e dello Stato, sfruttando tutti i potenziali umani, materiali e tecnici del Paese per lo sviluppo. Invitava tutti i campi e le unità ad affidarsi a scienza e tecnologia, a migliorare costantemente lo spirito dell’autosviluppo ed aumentare la produzione sotto lo slogan dell’autosufficienza.
Al fine di attuare appieno la nuova linea strategica incanalando tutti gli sforzi sulla costruzione economica, è necessario migliorare drasticamente il ruolo delle organizzazioni di partito, sottolineava. Esortava gli organi di orientamento economico, incluso il Governo, ad occupare la loro posizione di responsabili degli affari economici, organizzando meticolosamente l’operazione e il comando per compiere rapidi progressi economici. Inoltre esortava tutti i campi e le unità ad subordinarsi incondizionatamente al comando unificato del Governo nell’attuazione della politica economica del partito.
Interventi si ebbero sul primo punto all’ordine del giorno durante la riunione plenaria.
I relatori erano Choe Ryong Hae, del Presidium dell’Ufficio politico e Vicepresidente del Comitato centrale del PLC, Pak Pong Ju, del Presidium dell’Ufficio Politico del Comitato Centrale del PLC e primo ministro del Governo, e Kim Jong Gak, direttore dell’Ufficio Politico Generale dell’Esercito Popolare Coreano. Le risoluzioni sul primo punto all’ordine del giorno furono approvate all’unanimità. La risoluzione “Sulla proclamazione della grande vittoria della linea di sviluppo simultaneo di costruzione economica e costruzione della forza nucleare” specificava le seguenti decisioni.
In primo luogo, dichiariamo solennemente che i test sub-critici nucleari, test nucleari sotterranei, miniaturizzando e alleggerendo le armi nucleari, e lo sviluppo dell’arma nucleare super-potente e dei vettori furono effettuati nel corso della campagna per l’attuazione della linea del partito per sviluppare simultaneamente i due fronti e quindi il lavoro per disporre testate nucleari sui missili balistici è stato realizzato in modo affidabile.
In secondo luogo, interromperemo i test nucleari e dei missili balistici intercontinentali dal 21 aprile, Juche 107 (2018). Il poligono nucleare settentrionale della RPDC sarà smantellato per garantire in modo trasparente la cessazione dei test nucleari.
In terzo luogo, la cessazione dei test nucleari è un processo importante del disarmo mondiale e la Corea democratica aderirà al desiderio e agli sforzi internazionali per la fine totale dei test nucleari.
In quarto luogo, la RPDC non utilizzerà mai armi nucleari né trasferirà armi nucleari o tecnologia nucleare in alcuna circostanza a meno che non vi siano minacce e provocazioni nucleari contro la Corea democratica.
In quinto luogo, concentreremo tutti gli sforzi per costruire una potente economia socialista e migliorare notevolmente il livello di vita del popolo mobilitando tutte le risorse umane e materiali del Paese.
In sesto luogo, creeremo un ambiente internazionale favorevole alla costruzione economica socialista e faciliteremo lo stretto contatto e un dialogo attivo coi Paesi limitrofi e la comunità internazionale al fine di difendere pace e stabilità nella penisola coreana e nel mondo.
La risoluzione “Concentrando tutti gli sforzi sulla costruzione economica socialista per soddisfare i requisiti della nuova fase di sviluppo della rivoluzione” chiariva le seguenti decisioni.
In primo luogo, orienteremo il partito e gli affari di Stato nella costruzione economica socialista e concentreremo tutti gli sforzi su di esso.
In secondo luogo, il Partito e le organizzazioni dei lavoratori, gli organi di potere, gli organi di polizia e gli organi delle Forze Armate rafforzeranno il loro ruolo nella lotta per concentrare tutti gli sforzi sulla costruzione economica socialista.
In terzo luogo, le organizzazioni di partito e le istituzioni politiche a tutti i livelli dovranno controllare e rivedere regolarmente l’attuazione delle decisioni prese in occasione della Terza riunione plenaria del 7.mo Comitato centrale del PLC, in modo da garantirne l’attuazione completa.
In quarto luogo, il Presidium dell’Assemblea Popolare Suprema e il Consiglio dei Ministri adotteranno misure legali, amministrative e tecniche per svolgere i compiti stabiliti nelle risoluzioni della riunione plenaria del Comitato Centrale del PLC.
Il secondo punto all’ordine del giorno è stato discusso durante la riunione.
Kim Jong Un relazionava sul secondo punto all’ordine del giorno, sottolineando la necessità di realizzare una svolta rivoluzionaria nella scienza e nell’istruzione, aggiungendo che il problema di concentrare tutti gli sforzi sulla costruzione economica sarà impensabile senza il rapido sviluppo della scienza e dell’istruzione. Dichiarava che negli ultimi anni del nostro Partito ha realizzato non pochi risultati attraverso misure attive volte a promuovere scienza ed istruzione per soddisfare le esigenze dello stadio superiore della rivoluzione in via di sviluppo. Analizzava e rivedeva anche gli aspetti negativi nella scienza e dell’istruzione e loro cause. Presentava lo slogan strategico “Compiamo un balzo in avanti con la forza della scienza e garantiamo il futuro con la forza dell’istruzione!” e specificava chiaramente compiti e modalità per accelerare la costruzione di una potenza scientifica e tecnica e di talento.
Interventi sul secondo punto all’ordine del giorno furono presentati da Pak Thae Song, dell’Ufficio Politico e Vicepresidente del Comitato centrale del PLC, Kim Su Gil, membro supplente dell’Ufficio Politico del Comitato Centrale del PLC e presidente del Comitato comunale di Pyongyang del PLC, e Kim Sung Du, presidente della Commissione per l’istruzione. Veniva adottata la risoluzione sul secondo punto all’ordine del giorno “Per realizzare la svolta rivoluzionaria nella scienza e nell’istruzione”.
La riunione plenaria ha discusso la questione organizzativa, terzo punto dell’agenda.
C’è stata la nomina suppletiva di un membro dell’Ufficio Politico del Comitato centrale del Partito dei lavoratori della Corea. Kim Jong Gak veniva eletto all’Ufficio Politico del CC del PLC. Vi furono rielezioni ed elezioni suppletive di membri e membri supplenti dell’Ufficio politico del Comitato centrale del partito. Sin Yong Chol, Son Chol Ju, Jang Kil Song e Kim Song Nam, membri supplenti del Comitato Centrale del Partito, furono eletti membri, e Kim Jun Son, Kim Chang Son, Jong Yong Guk e Ri Tu Song furono eletti membri del Comitato Centrale del partito per colmare i posti vacanti. Ri Son Gwon, Hong Jong Duk, Sok Sang Won, Jang Kil Ryong, Pak Hun, Ko Ki Chol, An Myong Gon, Ko Myong Chol, Kim Son Uk, Hong Man Ho, Kim Chol Ha, Kim Yong Gu, Kim Chol Ryong e Kim Il Guk furono eletti membri supplenti del Comitato Centrale del Partito per ricoprire i posti vacanti. Si ebbero rielezione ed elezione dei membri della Commissione di Controllo Centrale della PLC. Ko Chol Man e Choe Song Gun furono eletti alla Commissione di Controllo Ventrale del PLC.
Kim Jong Un deliberava un discorso storico conclusivo alla riunione plenaria. Dichiarava che la dichiarazione della vittoria della linea dello sviluppo simultaneo della costruzione economica e della costruzione della forza nucleare e il progresso della nuova linea per concentrare tutti gli sforzi sulla costruzione economica, all’attuale riunione plenaria, è un evento politico di portata storica significativa per la realizzazione della causa socialista di Juche. Lo spirito della Terza Assemblea Plenaria del 7.mo Comitato Centrale del Partito è accelerare ulteriormente l’avanzata della nostra rivoluzione sotto la bandiera dell’autosufficienza sulla base della grande vittoria della linea di sviluppo simultaneo della costruzione economica e della forza nucleare e quindi anticipare il programma dal massimo obiettivo della costruzione socialista, presentato al 7.mo Congresso del PLC, osservava, sottolineando che nucleo e principio della nuova linea rivoluzionaria del partito è l’autosufficienza, sottolineando la necessità di mantenere l’indomita perseveranza dello spirito dell’autosufficienza, come sempre, ed aprire la via alla prosperità e realizzare al più presto un futuro roseo. Il nostro obiettivo è attivare l’economia nazionale complessiva e avviarla in ascesa e quindi stabilire un’economia socialista indipendente e moderna, basata sulla conoscenza, nel periodo d’attuazione della strategia quinquennale per lo sviluppo economico nazionale, affermava. Sottolineava la necessità di attribuire importanza a scienza ed istruzione sviluppandole per raggiungere l’obiettivo massimo della costruzione socialista, realizzando completamente la nuova linea rivoluzionaria del Partito.
Per realizzare la linea rivoluzionaria e la politica del Partito, i funzionari dovranno compiere sforzi energici con forte determinazione e lavorare sodo con alte capacità per porre i loro campi e unità sul livello richiesto dal Partito, aggiungeva.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La provocazione Skripal/Duma, un piano “umanitario” occidentale

David Macilwain, AHTribune 21 aprile 2018Alla luce della storia, il 14 aprile 2018 sarà considerato il giorno in cui tutto cambiò. Senza l’attacco missilistico alla Siria, le azioni dei criminali sarebbero passate inosservate e rimaste impunite. Ma ora, la loro suprema fiducia nella propria capacità di condurre “provocazioni” con impunità, ne sarà la rovina, se c’è una giustizia nel mondo e chi possa farla rispettare. È stato detto a Norimberga, e va ripetuto, che: “La guerra è essenzialmente malvagia: le sue conseguenze non si limitano solo agli Stati belligeranti, ma influenzano il mondo intero. Iniziare una guerra d’aggressione quindi, non è solo un crimine internazionale, è il crimine supremo che differisce solo da altri crimini di guerra contenendo in sé tutto il male cumulato“. Dalle particolari circostanze dell’attacco missilistico congiunto USA/Regno Unito/Francia alla Siria, in violazione del diritto internazionale e senza consenso parlamentare, si evidenzia la questione di tutti i crimini di guerra commessi da tali partner. Finora, con l’evidente determinazione calcolata, ma ottusa, di lanciare tale attacco, alcuni crimini precedenti potevano essere stati trascurati o scusati come errori. Ma ora non più. Come con qualsiasi ladro o frodatore congenito, l’eccessiva sicurezza porta a negligenza ed errori che non possono essere trascurati o nascosti. Di per sé, l’identificazione del BZ, farmaco paralizzante “di grado militare” NON fabbricato in Russia ma posseduto da Stati Uniti e Regno Unito, potrebbe non essere stato sufficientemente ad accendere i riflettori sui veri colpevoli dell’avvelenamento degli Skripal. Con l’aiuto di media corrotti ed incuranti, molti crimini commessi dall’impero sono stati nascosti o usati contro le vittime; e l’abbattimento dell’MH17 vi si distingue. Ma il BZ non era il solo. Svelare candidamente la presenza di “Novichok o composti correlati” in campioni ambientali, dalla “purezza molto elevata”, implicando che fosse prodotto da un solo Stato, diede il via al gioco. Come spiegato con cura dagli esperti russi, e chi metterebbe in dubbio l’esperienza dei russi nel fabbricare armi chimiche, tali sostanze generalmente mantengono “elevata purezza” solo per poche ore, al massimo pochi giorni prima di degradarsi o evaporare. A seguito dell’apparente disaccordo sul luogo in cui gli Skripal sarebbero stati contaminati dal “Novichok” altamente tossico, la conclusione finale che si trattava della maniglia della porta casa sembra essere improvvisata per adattarla a una narrativa in via di sviluppo e alla sequenza temporale degli eventi che si svolgevano lontano, in Siria. Non solo le vittime dell’ultra-mortale agente nervino non mostravano sintomi di avvelenamento per tre ore, dopo essere usciti di casa, ma il team dell’OPCW che prelevò i campioni ambientali arrivò tre settimane dopo. Tali dettagli portavano la Russia a concludere che i punti campionati furono contaminati col “Novichok” molto tempo dopo che gli Skripal avevano lasciato casa, da agenti sconosciuti ma con accesso all’area riservata. Quattro giorni dopo l’attacco simbolico sugli impianti di armi chimiche smantellati e abbandonati dalla Siria, coi trenta missili che riuscivano a penetrare le difese aeree siriane, l’OPCW si riuniva a L’Aia per discutere i risultati dei test sugli Skripal. Per coincidenza, un gruppo dell’OPCW arrivava a Damasco, incaricato di visitare il sito del presunto attacco a Duma su richiesta della Russia. (Questa richiesta di verifica delle false accuse occidentali fu fatta dalla Russia una settimana prima dell’attacco, allo scopo d’impedire azioni pericolose e ingiustificabili).
Come se per mano di un grande orchestratore, i Paesi responsabili o complici dell’uso delle “armi chimiche” s’incontravano a Londra su argomenti di discussione quali: “L’uso della Russia di armi chimiche” e “Le capacità informatiche della Russia”. Eppure, in entrambi i casi la presunta colpevolezza della Russia fu nettamente smentita e il riflettore puntato sul governo di Theresa May. A Duma, i disperati tentativi delle potenze occidentali d’impedire all’OPCW dal visitare il sito dell’attacco, senza trovare nulla, si combinarono con le accuse infondate sulle forze russe e siriane che distruggevano le prove, con interviste assai sospette a locali che sostenevano di essere stati colpiti dall’attacco al “cloro”. A presentare tali testimonianze fu il Guardian, sostenendo che i medici erano intimiditi dal governo siriano, quando in realtà erano partiti sugli autobus coi mercenari jihadisti che sostenevano. Tali storie erano in contrasto con le prove e le testimonianze ottenute dagli investigatori russi e da giornalisti indipendenti. In modo piuttosto bizzarro, la scoperta di un impianto di armi chimiche a Duma, abbandonato dai terroristi, fu segnalata dai media mainstream, ma successivamente ignorata. Era presente all’inizio di un articolo che presentava in altro modo la solita narrativa contraddittoria. Alla fine, la maggior parte dei telespettatori avrebbe probabilmente dimenticato ciò che gli fu detto, immaginando di aver visto il laboratorio chimico dove il Presidente Assad creava personalmente i suoi missili tossici, pieno di odio e su ordine del Cremlino. “Agli ispettori dell’OPCW fu impedito di visitare il sito dell’attacco chimico in Siria” fu la notizia principale dei bollettini del giorno, con la notizia delle scoperte dell’OPCW sull’avvelenamento di Skripal citata in seguito. Sebbene le “affermazioni” della Russia siano state menzionate, venivano respinte da OPCW e dai governi dei Paesi NATO che serve. Se non fosse stato per Sergej Lavrov che rilasciava i risultati confidenziali del laboratorio Spiez in Svizzera, che testò sui campioni degli Skripal la presenza di un altro agente da guerra chimica e quasi del tutto estraneo, sicuramente non ci sarebbe mai stata menzione: “Riferendosi alle affermazioni di Lavrov sulla scoperta del BZ, Marc-Michael Blum, capo del laboratorio dell’OPCW, dichiarava alla riunione: “I laboratori hanno confermato l’identità della sostanza chimica applicando procedure esistenti e consolidate. Non c’era altra sostanza chimica identificata dai laboratori. Il precursore del BZ a cui si fa riferimento nelle dichiarazioni pubbliche, comunemente noto come 3Q, era contenuto nel campione di controllo preparato dal laboratorio dell’OPCW in conformità con le procedure di controllo di qualità esistenti. Altrimenti non ha nulla a che fare coi campioni raccolti dal team dell’OPCW a Salisbury“.” Con tale semplice affermazione, Blum effettivamente si dava le credenziali di strumento di pressione politica, rovinando quelle dell’OPCW. Evitando di negare l’affermazione di Lavrov che BZ o suo precursore furono trovati nel campione, ne confermò invece la presenza e l’accusa di Lavrov di scorrettezza proponendo una spiegazione del tutto implausibile, che il precursore del BZ provenisse dal campione di controllo. Se non è necessario citare un riferimento scientifico su qualcosa di così fondamentale per ogni analisi scientifica come i campioni di controllo, il testo sui campioni di “controllo di qualità” per l’analisi della cromatografia liquida/spettrometria di massa dovrebbe bastare: “I campioni vergini devono essere il più vicino possibile nella composizione dei campioni analizzati (matrice di corrispondenza). I campioni QC vengono generalmente preparati alla rinfusa e analizzati a intervalli regolari per monitorare la precisione e il bias del test. L’accettazione dei dati di solito dipende dai campioni QC quantificati con successo entro limiti predefiniti. È routine rianalizzare una parte dei campioni di test per dimostrare che la precisione del dosaggio è controllata (rianalisi del campione in corso – ISR). Questo perché i campioni di prova sono spesso sottilmente diversi dai campioni controllati. Ad esempio, i campioni biologici possono contenere metaboliti, dove i campioni di QC no. Devono essere predisposti criteri predefiniti per consentire la valutazione dei set di dati replicati”. Per una revisione dettagliata e tecnica dell’analisi degli agenti da guerra chimica, vedasi qui, in particolare notando l’estrema differenza strutturale tra agenti nervini, agenti vescicanti e agenti incapacitanti. La formula del “Novichok” o A234 può essere vista qui, mentre la sua relazione con altri agenti nervini organofosforici del tipo Sarin è chiara, non ha la minima somiglianza con agenti incapacitanti fentanil o 3-quinuclynidil benzilato – BZ. Questa dissomiglianza si applica anche ai prodotti di degradazione del BZ – “3Q” e la frazione benzilata del doppio anello benzenico. Riferirsi a questi come “precursori” è ugualmente fuorviante. È anche chiaro che il processo analitico per rilevare BZ è molto diverso da quello per gli agenti nervini, in particolare dopo la loro degradazione nel corpo. Il campione di controllo per tale analisi presumibilmente sarebbe stato BZ o suo prodotto di ripartizione 3Q.
In un’intervista straordinaria con Stephen Sackur della BBC, Sergej Lavrov dichiarava che “Perdiamo gli ultimi residui di fiducia nei nostri partner occidentali“. E anche se Sackur sembrava incapace di comprendere o persino considerare le parole di Lavrov, le conseguenze della dichiarazione rilasciata subito dopo l’attacco missilistico in Siria, spiega in modo inequivocabile perché tale fiducia è persa. Per la Russia ed alleati, l’inevitabile conclusione che le “provocazioni” di Skripal e di Duma siano parte integrante del medesimo grossolano inganno dagli stessi Stati, Regno Unito, Stati Uniti e Francia, significa che i precedenti eventi simili, usati da tali Paesi per promuovere i loro obiettivi geopolitici, vanno considerati probabili “provocazioni”. Considerando cosa ciò significhi per il progetto “umanitario” europeo e statunitense, usato per giustificare l’interferenza negli affari di altri Paesi quando ostacolano gli obiettivi occidentali, il recente sfogo di Mahdi Hasan di Intercept illustra la profondità di tale inganno. Elencando tutti i crimini che i sostenitori “liberali” e “umanitari” dell’opposizione siriana hanno usato per giustificare l’interferenza occidentale in Siria, Hasan identifica in realtà tutte le menzogne dette su Bashar al-Assad e l’Esercito arabo siriano. Oggi ci sono circa otto milioni di “apologeti di Assad” a Damasco che tifano il loro eroico leader e il loro eroico esercito, che nonostante tutto prevalgono sulle orde terroristiche e i loro sostenitori criminali di guerra di Londra, Parigi e Washington. Per loro almeno, questa era l’ultima provocazione.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Washington non ha i mezzi per vincere in Siria

Salman Rafi Sheikh New Eastern Outlook 21.04.2018Mentre l’amministrazione Trump e i suoi alleati Francia e Regno Unito dichiaravano l'”attacco aereo coordinato” sulla Siria un successo, “missione compiuta”, uno sguardo più attento rivela che l’attacco, lungi dal successo, non è null’altro che la conferma che l’agenda degli Stati Uniti in Siria era e continua ad essere il cambio di regime, un’agenda che ha subito un drastico fallimento e non ha alcuna possibilità. In effetti, l’ultimo attacco conferma che gli Stati Uniti ora non hanno una strategia sulla Siria. L’assenza di strategia ancora una volta indica che gli Stati Uniti hanno perso in Siria e che non hanno abbastanza forze sul campo, ovvero gruppi di agenti per influenzare la situazione. Anche se gli Stati Uniti lo desideravano, l’attacco e il suo esito hanno ancora dimostrato che tali attacchi non possono e non cambieranno l’equilibrio interno di potere, attualmente detenuto dalla Russia sostenuta dagli alleati. E se l’amministrazione Trump sperava che l’attacco missilistico, per quanto coordinato e pianificato, contro un “regime malvagio” avrebbe suscitato una nuova rivolta in Siria, non è accaduto. Quindi, la domanda: cosa ha apportato l’attacco per rafforzare la posizione degli Stati Uniti in Siria? Niente di encomiabile! Ma rivela i piani futuri degli Stati Uniti. D’altra parte, l’attacco era un messaggio ai cosiddetti “ribelli” e gruppi jihadisti a continuare a terrorizzare la Siria, mentre gli Stati Uniti continueranno a fornirgli supporto aereo occasionale oltre a inviare armi. Se tale approccio, ironia della sorte, è nella migliore delle ipotesi contraddittorio, in quanto contrario all’obiettivo dichiarato dall’amministrazione Trump di combattere e sconfiggere lo SIIL, mostra anche che continuando a bersagliare la Siria con tali attacchi aerei, gli USA vogliono impedire alle forze siriane di liberare il territorio preso da SIIL e altri gruppi di agenti e jihadisti finanziati dall’estero. In altre parole, mentre Stati Uniti ed alleati non sono riusciti a “cacciare Assad”, il piano per spartire la Siria sul “modello bosniaco” è ancora attivo, continuando a prenderla di mira con tali attacchi; l’intenzione è d’indebolirne la capacità di liberare il territorio perduto, circa il 30 per cento ancora sotto il controllo diretto e indiretto degli Stati Uniti. Mentre gran parte del territorio controllato dagli Stati Uniti si trova nella regione nord-orientale coi giacimenti petroliferi da cui proveniva il 90% della produzione petrolifera pre-bellica, ma che attualmente non produce abbastanza petrolio per mantenere un governo locale, non è il nord-est a cui Stati Uniti ed alleati sono veramente interessati; sono le Alture del Golan, che Israele occupò illegalmente nel 1981, e che ora punta a prendersi il resto. Ci sono almeno due ragioni importanti per Israele e Stati Uniti per occupare questa regione. Primo, usarla come cuscinetto contro Hezbollah ed Iran, e poi le risorse petrolifere appena scoperte che interessano molto il connubio USA-Israele, costantemente prese di mira dalle forze israeliane negli ultimi mesi. La suddivisone della Siria consentirebbe pertanto a Israele di annettersi le alture del Golan.

Il piano funzionerà?
Ma tale suddivisione sarebbe possibile per Stati Uniti ed alleati, o tale piano avrà lo stesso destino della missione di cacciare Assad? L’attacco aereo USA alla Siria, col sostegno militare di Regno Unito e Francia e riconoscimento diplomatico d’Israele, rivelava anche che le maggiori configurazioni regionali ed extra-regionali avvengono non solo sul fronte occidentale, ma anche su quello orientale, il più importante è tra Russia e Cina sulla questione siriana. Ciò è abbastanza evidente dal modo in cui il governativo Global Times dipingeva lo scenario denunciando gli Stati Uniti per le loro azioni drastiche. Un editoriale descriveva l’attacco e il suo pretesto degli Stati Uniti come inventato, un’ulteriore prova che gli Stati Uniti giustificano gli interventi con “motivi ingannevoli”, mostrando “disprezzo per capacità militari e dignità politica della Russia”. Sebbene i molteplici interessi della Cina in Siria non possano essere ignorati, l’approccio della Cina allo scenario attuale riflette quanto sia vicina alla prospettiva russa e che un’alleanza strategica formale tra Russia e Cina sulla Siria non va semplicemente esclusa. Ciò è particolarmente vero perché, come GT dichiarava, Stati Uniti ed alleati cercano di mostrare la “forza dell’occidente” al resto del mondo. “Forse persino Trump e la sua squadra non hanno idea di cosa vogliano in Siria. Potrebbero voler mostrare la potenza di Stati Uniti e occidente, inviare un avvertimento ai potenziali oppositori e rafforzare l’unità dell’occidente”, affermava l’editoriale. Qui è evidente che la politica degli attacchi degli Stati Uniti e l’obiettivo di dividere la Siria in sfere d’influenza sono autolesionistiche portando al riavvicinamento tra Russia e Cina, presenti direttamente in Siria, e rendendo molto più difficile a Stati Uniti ed alleati raggiungere i loro obiettivi. La Cina, come pure Russia, Turchia e Iran, notano correttamente che la ‘politica missilistica’ degli Stati Uniti e l’aggressione d’Israele faranno della Siria l’innesco di una conflagrazione maggiore, richiedendo una risposta adeguata che impedisca alle potenze occidentali d’allargare l’instabilità dal Medio Oriente all’Asia centrale e orientale.Salman Rafi Sheikh, analista delle relazioni internazionali e degli affari esteri e interni del Pakistan, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Pyongyang non rinuncia alla deterrenza nucleare

Alessandro Lattanzio, 21 aprile 2018Pyongyang annuncia una nuova linea strategica nazionale, sospendendo i test nucleari e missilistici fino al previsto incontro tra il Presidente Kim Jong Un e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Va ricordato che a Pyongyang, dal 30 marzo al 1° aprile, Mike Pompeo, nuovo segretario di Stato dal presidente degli USA Donald Trump, incontrava il Presidente Kim Jong Un, nell’ambito del dialogo tra Washington, Seoul e Pyongyang sulla denuclearizzazione della penisola e conclusione del trattato di pace della guerra di Corea, per il
rilancio delle relazioni inter-coreane e la fine delle sanzioni alla Corea democratica, con conseguente normalizzazione delle relazioni di Pyongyang con Washington e Tokyo. Fu l’incontro più importante tra un alto funzionario statunitense e un leader nordcoreano dal 2000, quando l’ex-segretaria di Stato Madeleine Albright, dell’amministrazione Clinton, incontrò Kim Jong-Il. Pompeo e Kim Jong Un discussero dei preparativi per un vertice tra Kim e Trump che potrebbe svolgersi a giugno. Il presidente Trump riconosceva anche i negoziati per il trattato di pace definitivo tra Coree e tra Corea democratica e USA, che nessun presidente degli USA aveva riconosciuto in precedenza. Il trattato di pace della guerra di Corea potrebbe aprire la strada all’unificazione delle due Coree, ma anche al ritiro delle forze statunitensi dalla penisola coreana, presenti dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.
All’ultima riunione plenaria del Comitato Centrale del Partito dei Lavoratori della Corea, venivano prese sei decisioni cruciali:
1. La Corea democratica dichiarava che i precedenti test missilistici avevano permesso di miniaturizzare le testate nucleari per i vettori balistici.
2. Dal 21 aprile, tutti i test nucleari e balistici venivano sospesi.
3. Il Centro dei test nucleari sarà demolito per garantire la trasparenza sulla sospensione della ricerca nucleare.
4. Pyongyang dichiarava che non userà mai armi nucleari se non in caso di “minaccia o provocazione nucleare” contro la Corea democratica, e “in alcun caso avvierà la proliferazione di armi e tecnologie nucleari”.
5. D’ora in poi, tutti gli sforzi di Pyongyang si concentreranno sulla costruzione di una forte economia socialista, mentre le risorse del Paese saranno mobilitate per “migliorare drasticamente” il tenore di vita del popolo.
6. Pyongyang supporterà un ambiente internazionale favorevole ed intensificherà il dialogo coi Paesi limitrofi e la comunità internazionale, proteggendo pace e stabilità nella penisola coreana e nel mondo.
Il presidente del Partito dei Lavoratori Coreano (PLC), alla riunione plenaria del Comitato Centrale, dichiarava che la situazione generale era favorevole alla rivoluzione coreana e all’iniziativa della Repubblica popolare democratica di Corea (RDPC), dopo aver completato lo sviluppo della forza nucleare nazionale. Ciò creava un nuovo clima di distensione nella penisola e nella regione, indicando i cambiamenti derivanti dalla scena politica internazionale. Quindi Kim annunciava la fine dei test nucleari e dei missili balistici intercontinentali, affermando che lo sviluppo di testate nucleari per missili balistici era stato completato. Aggiungeva che la missione del poligono nucleare di Punggye-ri, a nord-est di Pyongyang, era giunta al termine e che l’impianto sarà smantellato per garantire sull’interruzione degli esperimenti nucleari. Kim proclamava che la RPDC non utilizzerà mai armi nucleari né le trasferirà in alcuna circostanza, tranne in caso di minacce o provocazioni nucleari contro il territorio coreano. Chiariva che il PLC contribuisce alla costruzione di un mondo libero dalle armi nucleari, ma altresì affermava che garantirà sempre la sicurezza dello Stato e del popolo di tutto il Paese, elogiando il duro lavoro del popolo coreano sui due fronti strategici identificati dal Comitato centrale del PLC nel 2013, permettendo al Paese di dotarsi di una potente arma per difendere la pace e garantirsi un futuro prospero. Osservava che oggi il Paese diveniva una potenza politico-ideologica e militare mondiale, e che la linea strategica del PLC ora puntava a concentrare il lavoro nella costruzione economica del socialismo. Agli ospiti presenti da istituzioni nazionali, provinciali e cittadine, dai grandi stabilimenti, industrie e fattorie cooperative, si esigeva la continuazione della produzione a pieno regime negli stabilimenti industriali e in tutti i campi agricoli. Il leader del PLC affermava che l’obiettivo a lungo termine è modernizzare l’economia coreana attraverso informatizzazione e sviluppo scientifico, sfruttando tutto il potenziale umano, materiale e tecnico del Paese, promettendo un ambiente internazionale favorevole a stretti contatti e dialogo attivo coi Paesi limitrofi e comunità internazionale, per difendere pace e stabilità nella penisola coreana e nel mondo.