Siria; la presenza statunitense è insostenibile

Moon of Alabama 23 novembre 2017Gli Stati Uniti ora occupano la Siria nord-orientale per ricattare il governo siriano sul “cambio di regime”. L’occupazione è insostenibile, l’obiettivo è irraggiungibile. I generali che l’hanno ideato non hanno intuizione strategica e ascoltano le persone sbagliate. Lo Stato islamico non controlla più alcun terreno significativo in Siria e Iraq. Ciò che ne è rimasto nella valle dell’Eufrate sparirà presto. resteranno alcune bande terroristiche nella regione. Le forze locali possono e vogliono tenerlo sotto adeguato controllo. Lo Stato islamico è finito. Perciò Hezbollah ha annunciato di ritirare consiglieri ed unità dall’Iraq. È la ragione per cui la Russia ha iniziato a rimpatriare alcune unità dalla Siria. Le forze estere non sono più necessarie per eliminare i resti dello SIIL. Nella risoluzione 2249 (2015) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla lotta allo SIIL si legge: “Riaffermando il rispetto per sovranità, integrità territoriale, indipendenza e unità di tutti gli Stati in conformità con scopi e principi della Carta delle Nazioni Unite,… Invita gli Stati membri che possano farlo ad adottare tutte le misure necessarie, nel rispetto del diritto internazionale, in particolare la Carta delle Nazioni Unite,… sul territorio controllato dallo SIIL in Siria e Iraq, per raddoppiare e coordinare gli sforzi per impedire e reprimere atti terroristici commessi specificamente dallo SIIL… e le entità associate ad al-Qaida… per sradicare il santuario che hanno creato in parti significative dell’Iraq e della Siria;” Non esiste più “territorio sotto il controllo dello SIIL”. I suoi “santuari” sono stati “sradicati”. Il compito presentato e legittimato dalla risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU è terminato. È finita. Non c’è più alcuna giustificazione, ai sensi della risoluzione 2249 dell’UNSC, per le truppe statunitensi in Siria o Iraq. Altre giustificazioni legali, come l’invito dei legittimi governi di Siria e Iraq potrebbero essere applicate. Ma mentre la Siria ha invitato le forze russe, iraniane e libanesi a rimanere nel suo Paese, non l’ha fatto con le forze statunitensi. Ora occupano illegalmente territorio nel nord-est del Paese. Il governo siriano l’ha esplicitamente definito così. (C’è da chiedersi quanto tempo impiegherà la santificata Unione Europea a sanzionare gli Stati Uniti per la chiara violazione del diritto internazionale e della sovranità della Siria). Secondo i documenti ufficiali più di 1700 soldati statunitensi sono attualmente in Siria. Il numero ufficiale è solo 500. Le forze “temporanee” fanno la differenza. (Nel complesso, il numero di truppe statunitensi in Medio Oriente è aumentato del 33% negli ultimi quattro mesi: raddoppiando in Turchia, Quwayt, Qatar e Emirati Arabi Uniti. Non è stata fornita alcuna spiegazione di ciò). Le truppe statunitensi in Siria sono alleate alle YPG curde, ramo siriano dell’organizzazione curda designata internazionalmente terroristica PKK. Solo circa il 2-5% della popolazione siriana è di origine curdo-siriana. Sotto il comando degli Stati Uniti ora controllano oltre il 20% del territorio dello Stato siriano e circa il 40% delle riserve di idrocarburi. Questo è un furto. Per mascherare la cooperazione coi terroristi curdi, gli Stati Uniti li ribattezzarono “Forze Democratiche Siriane” (SDF), aggiungendo alcuni combattenti arabi delle tribù della Siria orientale, per lo più ex-membri dello SIIL che cambiarono casacca quando gli Stati Uniti gli offrirono una paga migliore. Altri combattenti furono arruolati con la forza. Il popolo della città arabo-siriana di Manbij, occupata da YPG e forze statunitensi, protestò quando le YPG iniziarono a coscrivere violentemente i giovani. Nuove truppe si sono aggiunte alla SDF negli ultimi giorni, con terroristi dello SIIL in fuga dall’assalto delle forze siriane e irachene su al-Buqamal, fuggendo verso nord, verso le aree occupate da YPG/USA. Come con altri terroristi, gli Stati Uniti li hanno aiutati a sottrarsi dalla meritata punizione, e saranno rietichettati e riutilizzati.
Il Ministero della Difesa russo ha accusato gli Stati Uniti di aver bloccato lo spazio aereo su al-Buqamal mentre gli alleati siriani la liberavano. Per otto giorni i bombardieri strategici russi dovettero venire dalla Russia per supportare le truppe sul terreno. In un recente discorso televisivo, il leader di Hezbollah Hassan Nasrallah accusava le truppe statunitensi in Siria di fungere da servizi segreti dello SIIL ad al-Buqamal, permettendogli di sganciarsi dalle forze siriane ed alleate. Diversi ufficiali del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie iraniane furono uccisi. Nasrallah aveva anche detto che gli Stati Uniti impiegarono la guerra elettronica per bloccare le radio della forza d’assalto, e salvarono i terroristi in fuga. Le accuse di Nasrallah sono coerenti con le notizie sul campo. (Stati Uniti ed alleati continuano anche a rifornire altri gruppi terroristici nel nord-ovest e nel sud-ovest della Siria). Né Nasrallah né l’IRGC lo dimenticheranno. Il comandante operativo dell’IRGC, Generale Qasim Sulaymani, ha detto al leader supremo dell’Iran Khamenei: “Questi crimini sono stati progettati e attuati da capi e organizzazioni statunitensi, secondo il vertice degli Stati Uniti, l’attuale presidente; inoltre, questo schema viene ancora modificato ed attuato dagli attuali leader statunitensi”. Gli Stati Uniti hanno cambiato le regole d’ingaggio e dichiarato ufficiosamente una no-fly zone per gli aerei russi e siriani sulla riva est dell’Eufrate, dicendo che attaccheranno qualsiasi forza attraversi il fiume per inseguire l’ISIS. Proteggendo apertamente i loro terroristi. Dieci giorni prima, il segretario aella Difesa degli Stati Uniti Mattis annunciava l’intenzione degli Stati Uniti di occupare illegalmente la Siria: “Le forze armate statunitensi combatteranno lo Stato islamico in Siria “finché vogliono”, aveva detto il segretario alla Difesa Mattis, descrivendo un ruolo a lungo termine per le truppe statunitensi anche dopo che gli insorti avevano perso il territorio che controllavano… “Non ce ne andremo prima del processo di Ginevra”, aggiunse… La Turchia indiacava che gli Stati Uniti hanno 13 basi in Siria e la Russia cinque. La milizia YPG curda, sostenuta dagli USA, ha detto che Washington ha sette basi militari nella Siria settentrionale”. Il Washington Post di oggi è più specifico, dal titolo appropriato: “Gli Stati Uniti verso la presenza dichiarata in Siria dopo la fine dello Stato islamico”: “L’amministrazione Trump amplia gli obiettivi in Siria oltre la fine dello Stato islamico includendo la soluzione politica della guerra civile nel Paese… Con le forze del Presidente Bashar al-Assad e degli alleati russi e iraniani che ora fanno pressione sulle ultime città controllate dai terroristi, la sconfitta dello Stato islamico in Siria potrebbe essere imminente, insieme alla fine della giustificazione della presenza statunitense. Funzionari statunitensi dicono di sperare di utilizzare la presenza di truppe statunitensi, nel nord della Siria, a sostegno delle forze democratiche siriane dominate dai curdi (SDF), per fare spingere Assad a fare concessioni nei colloqui di pace con le Nazioni Unite a Ginevra… L’improvviso ritiro degli Stati Uniti potrebbe completare la liberazione del territorio siriano di Assad e contribuire a garantirne la sopravvivenza politica, un risultato che costituirebbe una vittoria per l’Iran, suo stretto alleato. Per evitarlo, i funzionari statunitensi dichiarano di voler mantenere la presenza di truppe statunitensi nel nord della Siria, dove addestrano e assistono le SDF contro lo Stato islamico, stabilendo una nuova governance locale, separata dal governo di Assad, in quelle aree…. “Non ponendo alcuna scadenza alla fine della missione USA… il Pentagono crea un quadro per mantenere gli Stati Uniti impegnati in Siria in futuro”, ha detto Nicholas Heras del Centro per una nuova sicurezza americana di Washington”.
Persino i propagandisti del Washington Post ammettono che non c’è alcuna giustificazione alla presenza statunitense in Siria. L’intenzione degli Stati Uniti è ricattare: “fare pressione su Assad affinché faccia concessioni”. Il metodo perciò è la “presenza” militare. Non c’è modo che il governo siriano e il suo popolo cedano. Non hanno combattuto per oltre sei anni per rinunciare alla sovranità contro gli intrighi degli Stati Uniti. Ne chiameranno il bluff. Nessun manuale militare include la “presenza” come missione militare. Non ci sono regole per un compito così indefinito. L’ultima volta che gli Stati Uniti usarono tale termine fu nei primi anni ’80 durante la guerra civile in Libano. Il compito delle truppe statunitensi a Bayrut era definito “presenza” militare. Dopo che tali unità e forze navali degli Stati Uniti interferirono nella guerra civile, la parte lesa si vendicò contro i militari statunitensi e francesi di stanza a Bayrut. Le loro caserme furono fatte esplodere, 241 soldati statunitensi e 58 francesi morirono. La “presenza” militare statunitense a Bayrut finì. Anche la “presenza” militare USA in Siria è condannata. L’alleanza tra USA e YPG/PKK spinge la Turchia all’alleanza con Russia, Iran e Siria. Diverse migliaia di soldati e civili turchi sono morti a causa degli attacchi del PKK. La scorsa settimana aerei da trasporto russi hanno attraversato lo spazio aereo turco volando dalla Russia alla Siria. La prima volta da quando gli Stati Uniti pretesero dagli alleati della NATO, come la Turchia, d’impedire tali voli e gli aerei russi dovevano percorrere una rotta più lunga attraverso lo spazio aereo iraniano e iracheno. A causa dell’alleanza USA con le YPG e molte altre ragioni, la Turchia si aliena da Stati Uniti e NATO, passando al campo della “resistenza”. Il confine tra Turchia e Siria è quindi chiuso ai rifornimenti statunitensi per le forze nel nord-est della Siria. Verso ovest e sud le forze siriane ed alleate proibiscono qualsiasi rifornimento statunitense. Il territorio curdo iracheno ad est è per ora l’unica via rifornimento di terra. Ma il governo di Baghdad è alleato di Iran e Siria e punta a riprendere il controllo dei confini dell’Iraq, compresi quelli ancora detenuti dai curdi ed utilizzati dalle forze statunitensi. Diverse milizie irachene che hanno combattuto lo SIIL al comando del governo iracheno hanno annunciato l’ostilità per le forze statunitensi. Il governo iracheno potrebbe tentare di governarle, ma difficilmente svaniranno. La rotta dei rifornimenti via terra degli Stati Uniti attraverso le aree iracheno-curde può quindi essere chiusa in qualsiasi momento. Lo stesso vale per qualsiasi spazio aereo sul nord-est della Siria. Il nord-est della Siria è circondato da forze ostili agli Stati Uniti. Oltre a questo, molti nella Siria nord-orientale occupata continuano ad essere fedeli allo Stato siriano. L’intelligence siriana, turca, iraniana e di Hezbollah lavorano sul terreno. Ci sono molti arabi ostili alla prepotenza dei curdi. Basi, avamposti e vie di trasporto statunitensi nell’area potrebbero presto subire un fuoco prolungato. Mentre la Russia ha detto che non interverrà contro le forze alleate delle SDF, molte altre entità hanno motivi e mezzi per farlo. La missione di oltre 1700 truppe statunitensi nel nord-est della Siria non è definita. Le vie di rifornimento non sono sicure e possono essere bloccate in qualsiasi momento. La popolazione locale gli è in gran parte ostile. Tutti i Paesi e le entità circostanti hanno motivi per por fine a qualsiasi presenza degli Stati Uniti nell’area al più presto possibile. Richiederebbe una forza di terra almeno dieci venti volte più grande assicurare la presenza degli Stati Uniti e le loro vie di comunicazione e rifornimento. La presenza è inutile ed insostenibile, come quella degli Stati Uniti ad al-Tanaf. Trump aveva parlato contro tale occupazione e le interferenze in Medio Oriente: “Il presidente degli Stati Uniti… ha promosso l’impegno ad evitare di essere risucchiato in conflitti ingestibili”.
La giunta militare che controlla Trump e la Casa Bianca, gli (ex) generali McMaster, Kelly e Mattis, non agisce nell’interesse degli Stati Uniti, dei loro cittadini e truppe. Seguono l’appello del sionista Istituto ebraico per la sicurezza nazionale americana che istiga la guerra contro tutte le entità e gli interessi iraniani in Medio Oriente. Il JINSA pubblicizza l’enorme influenza sul vertice degli ufficiali degli Stati Uniti. Non è un caso che un recente discorso al Jewish Policy Center di Washington descriva l’esercito statunitense come organizzazione sionista. Ma come altri simili desideri, non spiega perché il sostegno indiscusso a una colonia di razzisti dell’Europa orientale nell’Asia occidentale sia d'”interesse americano”. La missione militare della forza d’occupazione statunitense nel nord-est della Siria non è definita. Le posizioni non sono sostenibili. Lo scopo appare irraggiungibile. Non esiste un concetto a cui si adatti. I generali che governano la Casa Bianca possono essere dei geni tattici nel loro campo, ma sono dei neofiti in strategia. Seguono ciecamente il richiamo della sirena della Lobby solo per far incagliare di nuovo la nave degli Stati Uniti sulle scogliere delle realtà mediorientali.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La crescente potenza militare della Cina

NDT China Bureau, 18 novembre 2017La crescita della Cina nella difesa mostra progressi. L’industria della Difesa della Cina è sempre più avanzata con munizioni nuove e sviluppate. Laddove la Cina mostra progressi, gli Stati Uniti osservano con acuto interesse preparandosi a sforzi futuri. Questa sembra essere una ricerca infinita per migliorare e avanzare nella Difesa. Stati Uniti e Cina hanno l’obiettivo di superarsi e per raggiungere questo obiettivo continuano ad investire ingenti somme di denaro nella difesa. Questo è il volto delle due superpotenze. Stati Uniti e Cina avanzando verso il potere e il dominio della politica globale trascineranno la comunità mondiale nella corsa agli armamenti, che non finirà mai e porterà a una guerra, come negli ultimi decenni. Peggio sembra quando si discute di missili ed altre munizioni che vanno sviluppando per superarsi. Con il progredire della guerra in aria, acqua e terra, Cina e Stati Uniti avanzano rapidamente per stabilire la propria posizione sulla mappa mondiale. In questo esercizio generale, a volte si confrontano in aria, acqua o terra cercando di dimostrare la forza acquisita con armi avanzate. Questa discussione ci porta ai recenti sviluppi nella difesa in Cina e negli Stati Uniti. I cinesi sono competitivi nel confrontarsi con gli Stati Uniti. In una recente esercitazione navale dell’Esercito popolare di liberazione cinese, si e saputo del rilascio delle immagini di un sottomarino che lanciava una versione del missile da crociera antinave YJ-18. Queste immagini mostrano molto delle azioni della Marina cinese. Si ritiene che siano state rilasciate nell’ambito di una serie di conferenze universitarie dell’ex-Contrammiraglio Zhao Dengping. Le immagini del missile sono apparse su diversi siti web militari cinesi dopo la conferenza tenuta alla North Western Polytechnic University. Il giorno dopo fu diffusa l’immagine del sottomarino che lanciava la versione del missile antinave YJ-18. Furono rilasciate due immagini. La prima mostra una capsula di lancio che assomiglia per forma e dimensioni alla capsula del Kalibr russo. La seconda mostra il lancio di un missile. La prima immagine mostra anche il veicolo di lancio dipinto con una combinazione di colori di prova. I media cinesi affermano che il sistema YJ-18 è un missile di superficie unico e avanzato. Può essere utilizzato per distruggere navi di superficie, convogli, gruppi d’attacco di portaerei e contrasto terrestre in severe condizioni di guerra o tensione sui mari.
Non c’è stata alcuna rivelazione sulle conferenze di Zhao. Nemmeno il minimo indizio è presente su sue intenzioni o idee nelle conferenze. Era un compito completamente segreto. Nemmeno i suoi veri commenti sono stati rivelati. Tuttavia, le diapositive presentate in qualche modo dichiarano i programmi della Marina dell’Esercito popolare di liberazione. Tra i mezzi rivelati c’erano il cacciatorpediniere Type 055, una nave d’assalto anfibia portaelicotteri, la corvetta Type 056 e il missile antinave supersonico YJ-12. Sebbene non vi sia alcuna rivelazione sul quando le immagini furono prese per la presentazione, non è chiaro se siano ancora in fase di sviluppo o in servizio nella PLAN. Secondo varie fonti cinesi, è stato rivelato che il motore a turbogetto del missile può volare a Mach 0,8 per circa 180 chilometri. Si dice anche che dopo di ciò la testata si separa e un motore a razzo a propellente solido si accende permettendo una velocità massima di Mach 2,5-3 per circa 40 chilometri. Dopo il clamore delle conferenze in cui sono state pubblicate le immagini del missile, rivelate da fonti cinesi, lo sviluppo finale arrivava con la diffusione della prima immagine del YJ-18 lanciato da un cacciatorpediniere Type 052D della PLAN. Questo sviluppo indica che il missile antinave è entrato in servizio nella flotta della Marina dell’Esercito popolare di liberazione (PLAN). L’YJ-18 è un missile antinave a tre stadi simile per caratteristiche e design al russo Novator 3M-54T Kalibr-NK, caratteristica indicata da una rivista militare cinese, Modern Ships. Questa è una delle sorprendenti capacità del missile e di cosa possa farne la PLAN in futuro. Un missile basato sul modello russo non è una novità per la flotta. In passato il 3M-54E Club-S fu esportato con i sottomarini di costruzione russa consegnati tra il 2004 e il 2006. Ma non è ancora chiaro finora se il concetto sia stato copiato dall’intelligente cinese o se la Russia abbia fornito la licenza alla Cina. Nel 2015, un rapporto sulla potenza militare cinese del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti dichiarava che i cacciatorpediniere Luyang III e Tipo 055 sono nuove navi dotate di missili da crociera recentemente sviluppati dalla Cina. Menzionò anche che questi missili da crociera rappresenteranno un ulteriore vantaggio per la Marina cinese e saranno un passo avanti nella capacità ASUW (guerra antisuperficie) della Cina. Il dipartimento della Difesa degli Stati Uniti menzionò anche le nuove costruzioni con tecnologia avanzata e competitive, e che gli YJ-18 rappresentano un miglioramento rispetto agli SS-N-27. Il missile verrà lanciato da 3 sottomarini diversi, dei tipi Song, Yuan e Shang.
L’avanzata della Cina nei prossimi anni è imprevedibile, ma è sicuro che avrà dei risultati. Le caratteristiche dei nuovi missili da crociera e gli ultimi sviluppi della PLAN dimostrano che la Cina progredisce a un ritmo elevato nella Difesa. Se è così, allora vanno conosciuti anche i risultati degli Stati Uniti nei confronti della Cina.Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’intervento russo in Siria passa dai cieli della NATO

Aerei da trasporto militari russi per la Siria utilizzano lo spazio aereo turco
Marko Marjanovic, Checkpoint Asia 21 novembre 2017Notizie incredibili per chiunque ricordi ancora le relazioni russo-turche al minimo a fine 2015. La Turchia ha tranquillamente aperto lo spazio aereo agli aerei da trasporto delle Forze Armate russe dirette in Siria. Laddove nel novembre 2015 la Turchia abbatté un aereo da combattimento Su-24 russo perché presumibilmente entrato nello spazio aereo turco per alcuni secondi, le forze russe in Siria ora vengono rifornite da aerei che sorvolano la Turchia. Inoltre, si ricorda che nel 2015, in conformità agli auspici degli Stati Uniti, Bulgaria e Grecia negarono l’uso dello spazio aereo anche ai voli umanitari per la Siria. Gli Stati Uniti non saranno contenti della Turchia in questo momento. (Per inciso, non lo sono). Inoltre, visitando la Russia oggi, anche il Presidente Bashar al-Assad sorvolava la Turchia. Questo sarebbe stato del tutto impensabile nel 2015, ma nel frattempo è accaduto qualcosa di cruciale: la Turchia ha completamente rinunciato all’obiettivo della rivolta islamista per rovesciare il governo siriano. Si è rassegnata alla vittoria della Russia e di Damasco sui jihadisti che un tempo appoggiava generosamente. Invece ha limitato le ambizioni in Siria il più possibile su autogoverno e potere dei curdi nazionalisti sostenuti dal Pentagono, obiettivo che non contrasta con quello che siriani e russi cercano.
Quindi la Turchia ora proverà a sostenere Mosca e Damasco contro la partnership curda con gli Stati Uniti e ad ingraziarseli, vedendo in definitiva che la Turchia, che ospita oltre 15 milioni di curdi, è molto più nervosa sul nazionalismo curdo che non la Siria, dove sono meno del 10% della popolazione, o della Russia. (La Russia in particolare potrebbe convivere facilmente con un Kurdistan siriano autonomo). Ankara vuole che la Russia tenga conto del suo desiderio che la Siria mantenga i curdi i più isolati possibile, ma se Erdogan lo vuole deve dimostrare che la sua cooperazione sarà molto utile per la Russia, più di un accordo coi curdi. In ogni caso, il fatto che gli aerei-cargo russi volino verso la Siria sorvolando la Turchia fornisce un eccellente indicatore delle relazioni russo-turche e della fiducia che i russi vi ripongono. Se i russi dovessero ricominciare a sorvolare Iraq e Iran, sarà segno che la relazione va nuovamente male.Turchia, NATO e F-35
USA e NATO fanno pressione sulla Turchia per impedire l’acquisizione del sistema missilistico S-400 dalla Russia, minacciando di non adempiere al contratto per consegnare i caccia F-35 ordinati dalla Turchia. Per rappresaglia, Ankara minacciava lo smantellamento della stazione-radar statunitense di Malatya-Kurecik, con l’AN-TPY-2 schierato dagli Stati Uniti nel 2012 a Yeni Safak, ufficialmente come elemento del sistema antimissile degli USA, ma probabilmente centro di spionaggio delle operazioni delle forze armate di Siria, Iraq, Iran e Russia contro lo Stato islamico. Nel tentativo di dissuadere la Turchia dall’acquisto il sistema di difesa missilistica S-400, gli Stati Uniti avvertivano che ciò “avrebbe messo a repentaglio la vendita dei caccia F-35 alla Turchia“. Nell’ambito degli accordi con la NATO, la Turchia aveva permesso per lo spiegamento del radar sul proprio territorio a danno dei Paesi limitrofi, preoccupati da tale azione.
Il segretario alla Difesa degli USA James Mattis aveva avanzato preoccupazioni per l’acquisto da parte della Turchia del sistema di difesa aerea S-400 dalla Russia, dicendo che “Questa è una decisione sovrana per la Turchia. Chiaramente, ma non sarà interoperabile con la NATO . Quindi dovranno pensarci se andranno avanti“. Il ministro della Difesa nazionale turco Nurettin Canikli affermava a sua volta che “oltre all’S-400, la Turchia ha anche stretto accordi preliminari coi Paesi Eurosam per sviluppare, produrre e utilizzare un sistema di difesa aerea al fine di migliorare la difesa nazionale a lungo termine. Puntiamo soprattutto ad avere nostra tecnologia“. La Turchia , quindi, firmava una lettera di intenti con Francia e Italia sviluppare un nuovo missile antiaereo, basato sul sistema missilistico SAMP-T. Insieme a Canikli, la ministra della Difesa francese Florence Parly e la ministra della Difesa italiano Robert Pinotti partecipava alla firma del contratto. È previsto che la Turchia riceva in tutto 116 caccia F-35 entro il 2030, in parte prodotte a livello nazionale dall’industria aeronautica TAI-TUSAS.
Nel frattempo, ul ministro della Difesa turco Nurettin Canikli annunciava che 8500 militari delle forze armate turche venivano dimessi per il fallito colpo di Stato del luglio 2016, tre loro vi sono 150 generali, 4630 ufficiali dell’esercito, 3379 sottufficiali e 411 funzionari, accusati di aderire all’organizzazione islamista di Fethullah, in esilio negli USA. Le autorità turche hanno anche emesso mandati di cattura per 216 persone, tra 82 del personale del ministero delle Finanze per presunti legami coi l golpisti.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Niente guerra al Libano ma mosse preliminari verso l’intesa saudita-israeliana

Elijah J. Magnier, 21 novembre 2017Non si tratta di guerra contro Hezbollah, Iran o Libano, ma di preparare la relazione aperta tra Arabia Saudita e Israele“. Questo è ciò che ha detto un politico collegato alla lotta israelo-arabo-iraniana. Nello Yemen, Hezbollah non è mai stato molto presente: poche decine di consiglieri erano nel Paese per addestrare e trasmettere la lunga esperienza raccolta in anni di guerra contro Israele e in Siria. Gli istruttori delle forze speciali di Hezbollah erano presenti nello Yemen per insegnare ai zayditi Huthi come difendersi dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti e dalla continua aggressione saudita. È dovere dei musulmani difendere gli oppressi (Mustadafin) come l’Imam Khomeini sostenne i libanesi durante l’invasione israeliana del 1982. Il dovere religioso dell’Iran ha dettato l’obbligo di sostenere l’Iraq contro le forze di occupazione nel 2003 e anche la resistenza afgana. “Oggi gli yemeniti vengono sterminati e il mondo guarda impotente e insensibile, permettendo all’Arabia Saudita di distruggere il Paese e uccidere“. Tuttavia, oggi c’è minor bisogno dell’esperienza di Hezbollah nello Yemen. La resistenza ha acquisito abbastanza esperienza e addestramento, combattendo in un ambiente diverso da Libano, Siria e Iraq. Non c’è bisogno che Hezbollah rimanga nello Yemen o in Iraq dove il gruppo “Stato islamico” (ISIS) è stato sconfitto ed espulso da ogni città irachena. Oggi gli iracheni hanno abbastanza uomini, mezzi avanzati e grande esperienza per resistere a qualsiasi pericolo. Quindi non c’è più bisogno di Iran, Hezbollah o che le forze statunitensi rimangano in Mesopotamia. In Siria, la fonte ritiene che “Hezbollah è nel Levante su richiesta del Presidente Bashar al-Assad per combattere taqfiri e terrorismo. Con la città di al-Buqamal sotto il controllo dell’Esercito arabo siriano, lo SIIL ha perso l’ultima città in Siria anche se esiste ancora ad est dell’Eufrate, nella Badiyah (steppa) e in alcune sacche ai confini meridionali siriani. Ci sono ancora migliaia di terroristi di al-Qaida ad Idlib, presso Hajar al-Asuad e nel sud della Siria. Pertanto, è solo su richiesta diretta del presidente siriano che Hezbollah può rimanere o lasciare il Paese. Indipendentemente da quanto rumorosi siano statunitensi, israeliani e sauditi, la presenza di Hezbollah in Siria è legata al governo siriano e a nessun altro“.
Per il Libano, il primo ministro Sad Hariri è stato liberato dal carcere d’oro in Arabia Saudita e dovrebbe tornare in Libano nelle prossime ore. Secondo la fonte “non c’è alcuna guerra araba contro l’Iran nella regione o israeliana contro il Libano. Ciò non significa che Hezbollah possa ritornare a casa e cessare qualsiasi preparativo per una possibile guerra futura. Il ritorno di Hariri è ovviamente legato all’agenda saudita che chiederà ad Hezbollah di ritirarsi da Siria, Yemen ed Iraq e a cedere le armi. Va notato che Hezbollah ha sostenuto la liberazione di Hariri in quanto detenuto illegalmente dall’Arabia Saudita e perché primo ministro del Libano. L’Arabia Saudita non può essere autorizzata a trattare il Libano come se fosse una sua provincia. E per Hariri è illusorio credere che stia tornando in Libano da eroe per dettare la politica saudita, che possa attuarne i desideri e ottenere ciò che Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita non hanno ottenuto. Se davvero insiste sull’agenda saudita, può tornarsene in Arabia Saudita questa volta da ex-primo ministro. La visione saudita del Medio Oriente semplicemente non accetta la multietnicità e la convivialità in Libano tra tutte le religioni e i vari gruppi politici e loro rappresentanti“. Non è quindi questione dell’Iran o delle riserve di armi di Hezbollah o del loro intervento militare regionale. La guerra in Siria è stata vinta dall’Asse della Resistenza e l’altra parte (Stati Uniti, UE, Qatar, Giordania, Turchia e Arabia Saudita) non è riuscita a cambiare il regime, a distruggere la cultura multietnica in Siria, e a legare le mani agli estremisti. È semplicemente la questione dell’Arabia Saudita che prepara la relazione ampia e aperta con Israele. L’Arabia Saudita agisce come se avesse bisogno di tale scenario per coprire le sue future relazioni con Israele. Vediamo ogni giorno accademici, scrittori e persino funzionari sauditi usare la scusa di “combattere l’Iran, nemico comune” per giustificare la prossima relazione con Israele. In effetti, l’opinione pubblica israeliana è pronta ad accogliere l’Arabia Saudita e viceversa.
Questo nuovo progetto saudita è chiaro e non ingannerà gli arabi. I Paesi arabi hanno promesso di stabilire un rapporto ufficiale con Israele in cambio delle teste di Hezbollah e dell’Iran. In cambio, Stati Uniti ed Israele hanno promesso d’impegnarsi sul conflitto arabo-israeliano. Questa non è una soluzione del conflitto arabo-israeliano e Trump non può certo adempiere alle promesse. Israele non lascerà agli arabi ciò che ottiene gratuitamente (la relazione coi Paesi del Golfo). Chi corre a stabilire legami con Tel Aviv lo fa di sua spontanea volontà, per usare Israele come ponte per gli Stati Uniti. D’altra parte, anche la nuova alleanza USA-Arabia Saudita non potrà consegnare le teste di Iran e Hezbollah senza sprofondare la regione in una guerra globale. Questi Paesi sono pronti a una guerra del genere in cui i costi supereranno i benefici?Traduzione di Alessandro Lattanzio

Medio Oriente: il declino della potenza statunitense

Viktor Mikhin, New Eastern Outlook 20.11.2017Il leader supremo iraniano Ayatollah Ali Khamenei ha dichiarato che la cooperazione tra Mosca e Teheran e il rifiuto dei pagamenti reciproci in dollari statunitensi potrebbero isolare gli Stati Uniti e “respingere le loro sanzioni“. Il Leader Supremo ha aggiunto: “È possibile cooperare con la Russia nel trattare questioni di ampiezza che richiedono impegno, determinazione e cooperazione logistica“. In questo contesto, non va dimenticato che la Cina, grande acquirente di petrolio, è il giocatore chiave nella soppressione dei petrodollari. Pechino ha già presentato un nuovo mercato del petrolio in yuan (in questo momento, due contratti per il greggio, WTI e Brent, sono scambiati in dollari USA) e pubblicherà il primo contratto sudafricano entro la fine di quest’anno. È interessante notare che è stato annunciato che qualsiasi esportatore di petrolio che accetterà il pagamento in yuan potrà convertirli in oro alla Shanghai Gold Exchange (SHGE) e coprire il valore in valuta dell’oro presso la Shanghai Futures Exchange (SHFE). Questo è il motivo per cui la Cina ha bisogno di oro fisico recentemente acquistato su larga scala. Indubbiamente, tutti gli esportatori di petrolio, e specialmente chi ha scarsi rapporti politici con gli Stati Uniti, trarranno profitto da questa segregazione del mercato dei futures cinese. Poiché ogni diminuzione dell’influenza del dollaro diminuisce seriamente la capacità di Washington di condurre la guerra economica a certi Stati, l’introduzione dei futures del petrolio scambiati in yuan consentirà agli esportatori di petrolio, ad esempio Russia, Iran e Venezuela, di evitare sanzioni sul commercio petrolifero. Quindi, un piano è stato commissionato per rovinare gli Stati Uniti d’America sotto i nostri occhi. Secondo quanto riferito, il dollaro, valuta mondiale (e non l’industria o l’agricoltura), costituisce il fondamento del potere statunitense. È questa valuta mondiale consente agli Stati Uniti di derubare il mondo intero, costringendo i popoli a pagare i desideri ambiziosi di Washington. Qualche tempo fa il dollaro veniva assicurato nell’equivalente in oro, poi abolito, ed ora è in effetti senza garanzie. Gli Stati Uniti imposero un accordo all’Arabia Saudita che prevedeva il loro aiuto militare e la “protezione” dei suoi giacimenti petroliferi, sebbene non fosse chiaro da cosa. In cambio, i sauditi s’impegnarono ad eseguire tutte le vendite di petrolio in dollari ed investire i loro profitti in titoli del debito statunitensi. Nel 1975, tutti i membri dell’OPEC furono costretti, su pressione di Washington, a seguirne l’esempio. Di conseguenza, il mondo sprofondò nel pantano dei petrodollari.
Non è che i capi dei Paesi petroliferi non capissero che si trattava di una rapina da parte degli Stati Uniti, ma allo stesso tempo non potevano intraprendere nulla da soli perché Washington schiacciò tali sforzi, arrivando addirittura ad occupare gli Stati insubordinati, come l’Iraq ad esempio: gli Stati Uniti imposero sanzioni spietate, facendo sì che la gente comune ne soffrisse. Le sanzioni esistevano dal 1991 e sembrò che rimanessero per sempre. Tuttavia, all’inizio del XXI secolo, Sadam Husayn decise di vendere il petrolio in euro col programma “Oil for Food“. Ci fu l’immediata rappresaglia: con la pretesa di democratizzare l’Iraq, i militari statunitensi occuparono il Paese e vi scatenarono la guerra civile ancora in corso. Sadam Husayn fu impiccato. Un altro esempio: Muammar Gheddafi, leader della Jamahiriya araba libica, favorito da Europa e Stati Uniti, decise d’introdurre il dinaro d’oro e svolgere tutti gli scambi solo in quella valuta. La punizione fu istantanea: cosiddetti disordini popolari furono organizzati dall’estero e le risoluzioni ONU imposte da Washington legarono, mani e piedi, il leader libico brutalmente assassinato poco dopo. Tuttavia, l’idea di sbarazzarsi della morsa del dollaro USA non è scomparsa, e proprio ora, potenti Stati liberi dall’influenza statunitense, come Russia, Cina e Iran, hanno deciso di farlo. Il futuro di un altro Paese, l’Arabia Saudita, leader nella produzione di petrolio greggio, è in pericolo. Cioè, il destino degli Stati Uniti, che hanno preso tutte le misure possibili per mantenere Riyadh nella propria orbita, dipende, senza esagerazione, dalla posizione del regno. Perciò l’attuale situazione saudita non è difficile da capire. In primo luogo, la tradizione avviata da Abdulaziz ibn Abdurahman ibn Faysal al-Saud, fondatore del regno, di passare il potere da un figlio all’altro non c’è più. In secondo luogo, c’è la lotta senza precedenti per il potere da quando Salman bin Abdulaziz al-Saud, l’attuale re, tolse l’erede legittimo e dichiarò il desiderio di passare il potere al figlio Muhamad bin Salman al-Saud. In terzo luogo, il nuovo erede, privo d’esperienza, ha già commesso diversi gravi errori. Ha speso molti fondi per sostenere i gruppi terroristici in Siria, scatenato una lotta insensata contro il vicino Yemen, e ha un ambiguo conflitto personale col Qatar. Inoltre, la lotta per il mercato petrolifero mondiale ha portato al forte calo dei prezzi dell’oro nero, comportando un deficit di bilancio. A peggiorare le cose, una crisi ancora irrisolta è sorta in Libano quando il suo primo ministro è partito per l’Arabia Saudita da cui ha inviato la lettera di dimissioni. Ha spiegato la decisione con l’interferenza dell’Iran negli affari interni del suo Paese, la pressione di Hezbollah e l’informazione su un tentativo di assassinerlo in preparazione, di cui è stato presumibilmente informato dall’intelligence saudita.
Attualmente, un nuovo e piuttosto decisivo round della lotta per il potere istigato da Washington si svolge nel Regno. Ovviamente, l’attuale re, prima di passare il potere al figlio, cerca di chiarire il quadro politico e di eliminare qualsiasi rivale, anche se membri della famiglia saudita al potere. Un nuovo comitato anti-corruzione guidato dal principe ereditario è stato creato con decreto reale. Il comitato ha il diritto di condurre proprie indagini ed arresti, imporre divieti di viaggio, congelare i beni bancari e attuare altre misure nel quadro della lotta alla corruzione. Dal 10 novembre, duecentootto persone sono detenute in Arabia Saudita per la campagna anti-corruzione senza precedenti. Sette furono precedentemente rilasciati senza accuse. Gli altri, come il procuratore generale del regno Saud al-Mujab ha detto ad al-Jazeera, sono ancora agli arresti. Subito dopo, il segretario di Stato USA Rex Tillerson ebbe una conversazione telefonica con l’omologo saudita Adil al-Jubayr, durante cui discussero della situazione in Arabia Saudita o, più precisamente, il ministro degli Esteri saudita ricevette ulteriori istruzioni dagli statunitensi. Nel frattempo, Washington mette abilmente e deliberatamente il futuro re contro altri membri della famiglia Saud, in modo che Muhamad bin Salman resti solo e faccia affidamento totale al sostegno degli Stati Uniti. Per inciso, anche il principe saudita Walid bin Talal bin Abdulaziz al-Saud, uno degli uomini più ricchi del Medio Oriente (e che era a capo del ministro delle Finanze saudita) è tra i detenuti. Il principe è il nipote del fondatore dell’Arabia Saudita e di sei re sauditi, incluso l’attuale. Non ha mai cercato il potere politico e ha preferito investimenti e giochi d’azzardo in borsa. Il principe ha tre titoli accademici, di cui uno in filosofia. Per la prima volta nella storia del regno sua figlia, una principessa, fu arrestata. C’è un altro problema altrettanto complicato relativo al petrolio, cioè con quale valuta il petrolio va venduto alla Cina, ancora una delle più grandi piattaforme di trading per i sauditi. Nel frattempo, l’Arabia Saudita continua a chiedere con insistenza solo dollari in cambio del petrolio agli importatori cinesi. Pechino è piuttosto infastidita da tale testardaggine, perché ha una vasta gamma di fornitori di petrolio da cui scegliere. Le autorità cinesi hanno cercato di fare capire a Riyadh che il fanatismo per il dollaro può costare parecchio. Tuttavia, il passaggio dal dollaro allo yuan sarebbe un duro colpo per gli Stati Uniti, l’alleato chiave del Regno, ma Riyadh si arrenderà prima o poi. Cosa succederà allora agli Stati Uniti?
A causa di ciò, il rifiuto di alcuni importanti produttori di petrolio dei pagamenti in dollari darebbe un colpo irreparabile agli Stati Uniti e contribuirà notevolmente al declino dell’impero statunitense e delle sue ambizioni egemoniche.Victor Mikhin, corrispondente di RANS, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio