Quali sono gli elementi più importanti del Petro

Mision Verdad, 21 febbraio 2018Il 19 febbraio notte, il Presidente Nicolás Maduro dichiarava che la prevendita del Petro sarebbe iniziata all’alba. Poi, dopo mezz’ora, il Vicepresidente Tariq Aysami apparve sui media per rendere pubblica la disponibilità del manuale per chi fosse interessato all’acquisto di Petro sul sito ufficiale della criptomoneta nazionale, oltre al link per registrarsi. Nel Manuale per l’Acquirente c’erano alcune modifiche rispetto al Libro bianco, il dettaglio più importante è il cambio Block Chain utilizzato per la prevendita. In linea di principio, Block Chain dell’Ethereum sarà utilizzata tramite Token ERC20, ma nel manuale era chiaro che Block Chain NEM sarebbe stata utilizzata dalla Fondazione del Movimento della Nuova Economia. Sebbene la NEM sia una Block Chain in fase iniziale, presenta molti vantaggi tecnici, distinguendosi per la possibilità di sviluppare rapidamente applicazioni e superando per capacità Ethereum con un Sistema di contratto intelligente già testato in numerosi primi accordi. Ratificando questa scelta tecnica, il Presidente Maduro incontrava i rappresentanti della NEM nel pomeriggio del 20 febbraio, alla vigilia della trasmissione sulla Rete nazionale radiotelevisiva, dove rendeva pubblici i dettagli di ciò che chiamava “Ecosistema Petro”: un insieme di accordi e misure educative, lavorative, politiche, fiscali e commerciali per adottare trasversalmente il Petro. Durante la trasmissione, fu chiaro l’impegno ad incentivare l’estrazione di criptovalute generando risorse aggiuntive con la libera circolazione nel Paese da parte di istituzioni scolastiche private e pubbliche e le casse di risparmio dei lavoratori, il tutto secondo uno schema basato su fiducia e certificazione dal Registro Nazionale dei Minatori. In tal senso veniva inaugurata la prima “Petroscuola” presso le strutture del velodromo Teo Capriles, dove il Ministro Pedro Infante e il segretario dell’Osservatorio Blockchain David Pebha illustrarono le strutture: aule per studiare il cambio delle criptovalute, laboratori “minerari” e sale attrezzature. Questa “Petroscuola” seguirà il piano Chamba Juvenil per avviare i partecipanti allo studio della “Block Chain“.
Anche se il Petro in questa fase non ha la capacità di essere estratto, è importante sottolineare che rendere pubblico il potenziale delle criptovalute e dei loro elementi tra la popolazione, prepara il Paese ad adottare più facilmente la “Block Chain”. Furono inoltre firmati diversi accordi tra il sovrintendente del SUPCAVEN Carlos Vargas, e varie società che assemblano apparecchiature “minerarie” nazionalmente, nonché con società dedite alla creazione di soluzioni finanziarie e di cambio basate sulla “Block Chain“, come la società russa Zeus probabile responsabile dello sviluppo delle diverse applicazioni per l’uso quotidiano di Petro e del suo cambio con altre attività. Sebbene gli annunci tecnici non fossero pochi, i cambiamenti politici che porteranno di conseguenza ad assumere il Petro nel territorio sotto assedio finanziario e commerciale, sono molto più importanti e spiegano meglio la misura presa dal governo. Maduro ordinava che le società nazionali responsabili della maggioranza delle attività che generano afflussi di valuta estera, includano il Petro nei portafogli iniziando a riceverlo come forma di pagamento per i prodotti. Aziende come Venalum, CVG, PDVSA e la controllata Pequiven saranno incluse dall’inizio nell’ecosistema Petro. Ciò rafforza l’impegno precedentemente assunto di accettare il Petro in cambio di greggio, espandendo ora la puntata a un’offerta diversificata di materie prime e lavorate che vegano acquisite internazionalmente con la criptovaluta nazionale.

Le ragioni politiche del Petro è ciò che va evidenziato della misura
Allo stesso modo, di fronte alla realtà del contrabbando della benzina e la dipendenza delle vicine città di Colombia e Brasile dal carburante venezuelano, il Presidente chiariva l’intenzione di utilizzare esclusivamente il Petro per l’acquisto di carburante nelle pompe al confine, riferendosi agli alti costi della benzina in Colombia, dove si aveva di recente un altro aumento, e dimostrandosi consapevole di cosa significhi chiudere completamente il flusso di carburante per la Colombia, ma allo stesso tempo favorire lo Stato venezuelano e la PDVSA. D’altra parte durante la trasmissione fu pubblicata sulla pagina ufficiale del Petro il manuale per creare le case di cambio e l’autorizzazione corrispondente; queste case di cambio avranno un ruolo preponderante quando, una volta svolte prevendita ed offerta iniziale, sarà attivata la Blockchian del Petro, attraverso cui i bolivar possono essere utilizzati per acquisire Petro nel cosiddetto “Mercato Secondario”. Questo manuale spiega in dettaglio i requisiti necessari per un’azienda di cambio di criptobeni e criptovalute da adottare nel Paese, oltre agli obblighi verso SUPCAVEN e i tempi per l’autorizzazione. Tra i dati più importanti, queste società vanno costituite da persone “identificabili” e mai da una figura che mascheri l’identità di un fondo d’investimento o altro tipo di società; questo chiaramente per preservare la sicurezza nazionale e una maggiore capacità di controllo del SUPCAVEN. Vanno inoltre specificati il tipo di protocolli di sicurezza da usare per impedire il riciclaggio di denaro e il manuale sui rischi con limiti che consentano ai clienti di avere sicurezza sulle risorse detenute dalla casa di cambio. Va inoltre depositato in una sorta di fondo di garanzia nella BCV, il 20% del valore dichiarato della società, nell’ambito della stessa misura.
In linea di principio verranno assegnate solo otto licenze, con la possibilità di studiare in futuro la creazione di più case di cambio se la domanda nazionale supera quelle create nella prima ondata. Veniva creato il Tesoro delle Criptoattività e Abraham Landaeta Parra vi veniva nominato tesoriere. Nonostante sia poco conosciuto, nella presentazione fu detto che aveva studiato in Cina e dopo le elezioni si vedrà il rapporto che avrà l’assunzione del Petro in Venezuela e la potenza asiatica sul piano comune, al quale partecipa anche la Russia, scacciando progressivamente il dollaro dal commercio internazionale dell’energia. Fondamentale è anche il fatto che il Petro non viene adottato dalle istituzioni tradizionali, ma ricorrendo alla strategia di Chavista di dare priorità, in casi di emergenza, alla costruzione di strutture ed istituzioni alternative per un rapido passaggio dei piani del governo, evitando le rigidità strutturali dello Stato sempre a vantaggio del Paese, come accadde con le missioni sociali del governo Chávez. Il clou della giornata fu la cifra raccolta con l’intenzione di acquisto del Petro, poche ore dopo l’inizio della prevendita. Confermando tutte le previsioni che indicavano un forte interesse da parte degli investitori. e considerando che c’erano diversi problemi tecnici nella piattaforma, si sa che l’equivalente di 4777 milioni di yuan è stato ricevuto, equivalenti a 735 milioni di euro, nella giornata di apertura della prevendita. L’importo ha una percentuale di sconto che non è stata resa pubblica, ma consiste in circa 15 milioni di Petro con impegno d’acquisto. Vedendo come il Petro si è comportato in questi pochi ma importanti passaggi, è molto probabile che l’Offerta Pubblica, la fase successiva alla Pre-vendita, avrà lo stesso andamento, vendendo tutti i Petro. Ciò comporterà la rapidità con cui sarà utilizzato e diffuso come mezzo di pagamento nel Paese ed internazionalmente, rompendo il blocco finanziario imposto da Washignton ed alleati. Maduro disse anche che nei prossimi giorni verrà fatto un nuovo annuncio sui progressi della relazione tra oro e criptovaluta nazionale. Così è chiaro che la via intrapresa dal governo nazionale, come in Russia, è quella d’inondare i mercati internazionali, nonché nazionali, di attivi dal valore reale più attraenti per conservare valore e come mezzo di cambio, accelerando la fuga del dollaro già in caduta come moneta egemonica nel commercio estero e risorsa geopolitica con cui applicare sanzioni e blocchi finanziari contro Paesi sovrani.Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La geopolitica di Mackinder contro la Nuova Via della Seta di Xi Jinping

La realtà non è un sistema chiuso
Matthew Ehret-Kump, The Canadian Patriot, 15/02/2018

La Cina continuerà a mantenere alta la bandiera della pace, dello sviluppo, della cooperazione e del vantaggio reciproco e sosterrà il suo obiettivo fondamentale in politica estera di preservare la pace mondiale e promuovere lo sviluppo comune. La Cina rimane ferma nell’impegno a rafforzare amicizia e cooperazione con altri Paesi sulla base dei Cinque Principi di coesistenza pacifica e a creare una nuova forma di relazioni internazionali che comprendano il rispetto reciproco, l’equità, la giustizia e la cooperazione vantaggiosa per entrambe le parti.
– Indirizzo di Xi Jinping al 19° Congresso Nazionale del PCCNel suo discorso al 19° Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese, Xi Jinping presentava un grande piano e una filosofia per la strategia a breve, medio e lungo termine sia per il suo Paese che per il mondo [1]. Il Presidente Xi non solo ha sfidato direttamente la moralità soggiacente a postmodernismo e neoliberismo che ha reso la popolazione occidentale incapace di pianificare il futuro o addirittura di mantenere le istituzioni tramandataci dalle passate generazioni, ma soprattutto ha gettato il guanto di sfida alle potenze occidentali per liberarsi dalla cricca ideologica della “geopolitica” e lavorare con la Cina a un nuovo paradigma di “cooperazione mutualmente vantaggiosa”. L’Iniziativa Cintura e Strada di Xi Jinping e le sue manifestazioni globali in Africa, Europa e Americhe venivano completate il 25 gennaio 2018 dall’estensione nell’Artico soprannominata Via della Seta Polare. Questa estensione dava nuova vita a un progetto che il Presidente Vladimir Putin approvò già nell’aprile del 2007, noto come il tunnel ferroviario dello Stretto di Bering che collega le Americhe con l’Eurasia [2]. Fino a poco tempo prima, i geopolitici occidentali tentavano di respingere tali iniziative come “concetti marginali” promossi da Lyndon e Helga LaRouche dello Schiller Institute, ma oggi è emerso un quadro molto diverso che rivela che questa battaglia tra due paradigmi opposti risale ancora più indietro nella storia di quanto la maggior parte delle persone sa, e quindi è necessario rivedere una storia dimenticata. Dopotutto, è dovuto a questa potente concezione della storia come lotta tra due paradigmi opposti che i LaRouche e i loro alleati hanno potuto far avanzare tali politiche da oltre quattro decenni.

Storia dell’unificazione eurasiatico-americana
All’inizio del XX secolo, il conte Sergej Witte, ministro delle Finanze russo (1892-1903), lavorando in tandem con diplomatici e ingegneri dell’American System in Siberia completava il tratto finale della Transiberiana. Questa linea ferroviaria di 9289 km fu modellata sulla prima ferrovia trans-continentale del mondo avviata sotto Abraham Lincoln nel pieno della Guerra Civile, utilizzando locomotive e ferrovie prodotte a Filadelfia [3]. Seguirono questo sviluppo ferroviario transiberiano: 1) la soppressione vittoriosa di Lincoln, con l’aiuto dello zar Alessandro II, della rivolta confederata finanziata dall’Inghilterra nel 1860-1865 [4], 2) l’acquisto degli Stati Uniti nel 1867 dell’Alaska dalla Russia, e 3) la mancata annessione della British Columbia agli USA nel 1870, per la promessa di collegare l’incompiuta “ferrovia trans-continentale settentrionale” di Lincoln con la colonia inglese isolata [5]. Tra i sostenitori di questo piano vi erano alcuni architetti dell’acquisto dell’Alaska come William Seward, Charles Sumner e persino il presidente Ulysses S. Grant. I primi studi ufficiali per collegare i due continenti per ferrovia furono presentati ufficialmente dal governatore William Gilpin del Colorado nel 1890, e nel 1905 furono condotti studi di fattibilità più avanzati dalla Trans-Siberian Railway Company [6]. Figure di spicco della Russia e degli USA, incluso lo sfortunato zar Nicola II, sostennero questo progetto. L’impero inglese all’epoca era noto come “il vecchio d’Europa”, dopo aver sprecato le risorse in diminuzione per mantenere vivo un impero globale gonfiato reprimendo rivolte in India (1857-58), Irlanda (1867), Transvaal del Sud Africa (1880-1881) e organizzando la guerra di Crimea (1853-1856) contro la Russia e la seconda guerra dell’oppio (1856-1860) contro la Cina, mentre tentava di annullare la Rivoluzione americana sostenendo la rivolta confederata del 1860 – 1865.

Il vero sistema americano era sempre “Win-Win”
Dalla restaurazione Meiji giapponese all’iniziativa “Ferrovia Berlino – Baghdad” del cancelliere von Bismarck, alla Transiberiana ferroviaria russa, lo sviluppo intercontinentale guidato da programmi ferroviari avviò nuove dinamiche di cooperazione e sviluppo tra tutte le nazioni di Nord America, Europa, Russia e Asia [7]. Ancora più importante, questi approcci allo sviluppo delle economie nazionali si fondarono sul rifiuto concertato di tutti i dogmi del liberoscambismo inglese e la vigorosa adozione della tariffa protettiva, del credito produttivo e della pianificazione a lungo termine, tutti agendo secondo il principio del benessere generale. Queste politiche erano basate sul sistema dell’economia politica statunitense. Il principale economista del sistema statunitense del 19° secolo, Henry C. Carey, affermò più chiaramente questo conflitto di paradigmi nel saggio del 1851, L’armonia degli interessi: “…Due sistemi sono di fronte nel mondo. Uno guarda a pauperismo, ignoranza, spopolamento e barbarie; l’altro ad aumentare ricchezza, benessere, intelligenza, cooperazione e civiltà. Uno guarda alla guerra universale; l’altro alla pace universale. Uno è il sistema inglese: l’altro potremmo essere orgogliosi di chiamare sistema americano, perché è l’unico che abbia mai inventato la tendenza ad elevare mentre eguaglia la condizione dell’uomo nel mondo“.

Mackinder (al centro) circondato da alcuni dei suoi discepoli, a sinistra dall’alto: William Yandell Elliot, Zbigniew Brzezinski, Samuel P. Huntington. A destra dall’alto: Karl Haushofer, Henry Kissinger e Bernard Lewis dell’MI6

La geopolitica di Mackinder richiede un sistema chiuso
In risposta a questi sviluppi, diversi “think tank” furono formati alla fine del 19° secolo per ridisegnare e riformare le strutture dell’arcaico impero inglese da parte dei pensatori imperiali “illuminati” che riconobbero che il mondo imperiale inglese era un ordine che rischiava di essere sostituito da uno nuovo, basato su cooperazione, sviluppo e progresso. Due dei più importanti “think tank” che ebbero un ruolo determinante nel XX secolo, furono la Fabian Society di Londra [8] e il Roundtable Movement [9]. Uno dei primi membri della Fabian Society era Sir Halford Mackinder, direttore della London School of Economics e fondatore di una scuola di pensiero che ancora oggi forma pensiero ed accademismo occidentale noto come “Geopolitica”. Questo studio influenzò tutti gli strateghi imperiali emersi dal 20° secolo, dallo studente di Rodhes William Yandell Elliot, i suoi studenti di Harvard sir Henry Kissinger, Zbigniew Brzezinski, Bernard Lewis dell’MI6 e Samuel P. Huntington, per nominarne alcuni. Fu anche la base della teoria dell’Heartland celebrata dal geopolitico nazista Karl Haushofer e adottata da Hitler. Il programma di Mackinder era poco più di una riformulazione del “dividi per conquistare” praticato per secoli dall’impero inglese, e sorse in risposta alla minaccia che il programma del Sistema americano di Lincoln dello sviluppo ferroviario mondiale pose all’esistenza dei fallimentare impero inglese, come già menzionato. Lo sviluppo delle ferrovie non solo minacciava l’impero annichilendo il controllo marittimo inglese sugli stretti marittimi del mondo, ma avviò l’uso di una nuova densa fonte energetica, nota come petrolio, che minacciava di sostituire il monopolio inglese sul (meno denso) carbone, nella produzione industriale.

L’Artico come ultima frontiera
Dopo le riuscite spedizioni verso Polo Sud e Polo Nord nel 1909, Mackinder dichiarò, come Thomas Malthus prima di lui, che tutto ciò che poteva essere scoperto sulla Terra era stato scoperto e che la società umana era ora ufficialmente dentro un sistema assolutamente chiuso. Tutto ciò che rimaneva era che i principali monopoli tracciassero le risorse limitate e inducessero le nazioni vittime a massacrarsi a vicenda per dispute territoriali necessariamente presentatesi in ogni tentativo di possedere quante più “risorse limitate” possibili prima che si esaurissero. Ciò avrebbe portato le nazioni a guardare al futuro non dal punto di vista del Sistema americano delle potenzialità creative per cambiare i limiti al meglio, ma piuttosto col filtro libero-monetarista del piacere/dolore dalla miope definizione di “interesse personale”. Se la dinamica bestiale di tutti contro tutti non veniva adottata, le speranze di dominare il mondo sarebbero andate perse. La teoria di Mackinder fu espressa più chiaramente dall’osservazione: “Chi governa l’Europa dell’Est comanda l’Heartland; Chi governa l’Heartland comanda l’Isola del Mondo; Chi governa l’Isola del Mondo comanda il Mondo“. In altre parole, se si fosse impedito che l'”Isola del Mondo” venisse formata da Stati sovrani cooperativi che collaborano tramite i collegamenti ferroviari stimolando la crescita industriale/culturale nazionale, l’oligarchia inglese e i suoi partner minoritari di Wall Street avrebbero creduto di poter “comandare il mondo”. Mentre la profondità e la portata di questa parte soppressa della storia collettiva dell’umanità è troppo lunga per estrapolarla in questo breve articolo, ma riportata in dettaglio altrove, basti dire che per capire le cause della Prima guerra mondiale (e in definitiva la continuazione dopo 18 anni della Seconda guerra mondiale), questa dinamica storica va compresa.

La realtà è un sistema aperto
Nella logica dell’impero, le nazioni devono combattersi nel sistema chiuso dell’assoluta scarsità. Invece di muoversi creativamente al di fuori di tali limiti scoprendo nuovi principi universali e creando nuove fonti di energia come la fissione nucleare, la fusione termonucleare o desalinizzando l’acqua oceanica verso i deserti, alle nazioni fu detto, piuttosto arbitrariamente, che la “scarsità” (alias: “legge dei rendimenti decrescenti”) va rispettata e, come le bestie, adeguarsi al paradigma della sopravvivenza del più adatto. Tale logica fu usata per manipolare politicamente gli idioti ad iniziare quasi ogni guerra non necessaria del secolo scorso, ed è al centro della maggior parte dei conflitti odierni. Questo è ciò che la Cina respinge lanciando Nuova Via della Seta, Via della Seta Polare, BRICS e Shanghai Cooperation Organization. Richiamando l’energia creativa dei popoli e raccomandando la leadership cinese a servire il benessere generale, Xi Jinping ironicamente evocava ciò che Alexander Hamilton, Benjamin Franklin, Henry Carey e Abraham Lincoln fecero in vita per progredire. Invocava anche lo spirito rivoluzionario di Sun Yat Sen, il primo presidente della Repubblica di Cina (1911) istruito dagli economisti del sistema americano alle Hawaii e che modellò i suoi tre principi del popolo sul principio di governo di Lincoln “Per, Dal e Col popolo” [10]. Oggi nuove fonti di energia e megaprogetti creativi attendono la volontà politica di superare quei limiti incontrati dalla nostra attuale dipendenza dalle “risorse limitate”, come i combustibili fossili. Oltre alla prospettiva di collegare i Paesi eurasiatici con la “Nuova Via della Seta” e alle Americhe attraverso lo Stretto di Bering, la prossima frontiera del progresso umano non si trova sulla Terra, come Mackinder cinicamente suppose, ma piuttosto nella prospettiva dell’illimitata esplorazione spaziale, industrializzazione lunare e marziana e difesa dagli asteroidi. Niente di ciò è “fantasia utopica”, ma piuttosto politiche attive già applicate da nazioni leader come Cina e Russia, o proposte da leader di quelle nazioni come la proposta del Viceprimo Ministro russo Dmitrij Rogozin per la Difesa Strategica della Terra (SDE), e la proposta dello Stretto di Bering della Russia [11].
Il 10 febbraio 2018, nella conferenza What is the New Paradigm, la presidentessa del Schiller Institute, conosciuta in Cina come la “New Silk Road Lady”, pose la domanda: “Se guardate le condizioni del mondo occidentale oggi, specialmente degli stessi Stati Uniti; dell’Europa; del governo tedesco autodistruttivo mentre cerca di costruire un nuovo governo, la situazione del mondo è chiaramente nel caos. Evidenziavo il fatto che abbiamo bisogno di un nuovo paradigma, che dev’essere diverso da quello delle ipotesi e degli assiomi attuali, poiché il Medioevo era diverso dai tempi moderni, dove fondamentalmente tutte le ipotesi dello scolasticismo, l’aristotelismo, la superstizione e disordini simili furono sostituite da un’immagine completamente diversa dell’uomo e dalla diversa concezione della società. Questo è necessario per garantire la sopravvivenza della specie umana. E la domanda è: possiamo darci un sistema di autogoverno che garantisca che la specie umana esista per altri secoli e anche millenni? Ovviamente questa domanda era una di quelle a cui mio marito, Lyndon LaRouche, si dedicò per tutta la vita: in altre parole rilevare quegli aspetti del sistema attuale errati e come sostituirli con un sistema migliore e più completo“. Quando la specie umana dimostrò in modo coerente la capacità di scoprire le leggi dell’universo a vantaggio dell’umanità, e quando l’universo dimostrò l’illimitata abbondanza di nuovi principi da scoprire, allora come potrebbe ancora qualcuno sano di mente credere che viviamo in un mondo di scarsità e materialismo? Con intere nazioni che avanzano verso una nuova direzione in armonia con quelle leggi della natura che richiedono cooperazione, pace e sviluppo, sopraffacendo tirannia, guerra ed ignoranza, perché dovremmo scegliere di non cambiare il nostro paradigma per avere una dignitosa ed eccitante futura realtà che valga la pena di vivere?Note
[1] Garantire una vittoria decisiva nella costruzione di una società moderatamente prospera in tutti gli aspetti e lottare per il grande successo del socialismo dalle caratteristiche cinesi per una nuova era, di Xi Jinping.
[2] Nell’aprile 2007, “Megaprogetti della Russia orientale”, il governo russo offriva ufficialmente 65 miliardi di dollari per iniziare la costruzione del tunnel di 100 km sotto lo stretto di Bering. Vedasi “La Russia vuole un collegamento ferroviario con l’America“, Der Spiegel, 20 aprile 2007. Da allora la Russia ha iniziato l’implementazione con un’iniziativa miliardaria per lo sviluppo siberiano estendendo i corridoi ferroviari e sviluppando l’Artico collegandosi alla Nuova Via della Seta. I sostenitori più noti dello Stretto di Bering oggi includono il Viceprimo Ministro Dimitrij Rogozin e il consigliere di Putin Sergei Glaziev.
[3] Per una storia più approfonda della costruzione statunitense della Trans Siberian Rail, vedasi la Trans Siberian Railway dell’archivio Catskill di Theodore Waters.
[4] “Quale ruolo ha giocato la Russia nella guerra civile americana?“, 16 agosto 2017 di Oleg Egorov
[5] Se non fosse stato per la Gran Bretagna che corruppe i mercanti della BC durante le tensioni nel 1867-1870, tutti in Canada e Stati Uniti credevano che la colonia britannica sarebbe entrata negli USA, essendo l’unica soluzione economicamente valida per la colonia in bancarotta. La Transcontinental era appena stata costruita a San Francisco e un sistema di traghetti attivo collegava i mercanti della BC agli USA. Gli inglesi dovettero muoversi velocemente e lo fecero 1) ripagando il massiccio debito della Columbia Britannica, 2) acquistando poi il territorio che separava le sue colonie orientali e occidentali conosciute anche come Rupert’s Land e di proprietà della Hudson’s Bay Company, nel 1868, e 3) promettendo di costruire una ferrovia che collegasse la BC al Canada orientale, portata a termine nel 1885. L’unica condizione era che la Columbia Britannica si unisse alla Confederazione e non scegliesse l’opzione statunitense. Per un resoconto completo vedasi Il Mito Imperiale della politica nazionale canadese di Matthew Ehret-Kump, The Canadian Patriot, n. 8
[6] I fondi persei milioni di dollari sono stati raccolti privatamente, concludendo che il progetto potesse essere realizzato per 300 milioni. Un editoriale del New York Times del 24 ottobre 1905 osservò che “il tunnel dello Stretto di Bering è un progetto che a in futuro avrà probabilmente grande considerazione”.
[7] 1932: Non parlare dei partiti ma dei Principi universali – 2008. Documentario Lpac sulla diffusione internazionale del sistema americano e la rappresaglia inglese creando la prima guerra mondiale e la seconda guerra mondiale
[8] “Cos’è la Fabian Society e a che fine fu creata?” di Matthew Ehret-Kump, The Canadian Patriot n. 8, 2013
[9] Il Roundtable Movement è stato fondato dal rabbioso razzista Cecil Rhodes e amministrato da Lord Alfred Milner insieme al Programma di borse di studio di Rodhes, per adempiere alla missione esposta nella 7 ° Volontà di Rodhes: “Istituire, promuovere e sviluppare una società segreta, vero scopo ed oggetto di ciò sarà l’estensione del dominio inglese su tutto il mondo. La colonizzazione da parte di soggetti inglese di tutte le terre dove i mezzi di sostentamento sono raggiungibili con energia, lavoro e imprese, e specialmente l’occupazione dei coloni inglesi di continente africano, Terra Santa, valle dell’Eufrate, Cipro e Candia, America del Sud, isole del Pacifico non possedute finora dalla Gran Bretagna, l’arcipelago malese, quelle di Cina e Giappone, e recupero definitivo degli Stati Uniti d’America come parte integrante dell’impero inglese“. Per un resoconto completo sul Movimento della Tavola Rotonda vedasi Carroll Quigley, L’establishment anglo-americano, New York, Books in Focus, 1981 e anche Dittatura inglese o Sistema americano di Matthew Ehret-Kump su The Canadian Patriot n. 7. Le operazioni del Movimento della Tavola Rotonda negli USA si chiamano Council on Foreign Relations (CFR), fondata nel 1921, e in Gran Bretagna Royal Institute for International Affairs (alias: Chatham House) nel 1919. In Canada fu chiamata Istituto canadese per gli affari internazionali, e cambiò nome in Canadian International Council (CIC) nel 2006. A parte i nomi, la missione è sempre la stessa.
[10] L’eredità di Sun Yat Sen e la rivoluzione americana, di Mark Calney e Bob Wesser, Executive Intelligence Review, 28 ottobre 2011
[11] Jakunin vuole una decisione sul collegamento ferroviario dello Stretto di Bering entro il 2012, e per la Difesa Strategica della Terra di Rogozin, vedi “Star Wars come alternativa alla difesa missilistica“, 18 ottobre 2011Traduzione di Alessandro Lattanzio

Il grande accordo di Putin con Israele: Israele può sopportarlo?

Alastair Crooke, SCF 17.02.2018Israele sale su un cavallo troppo alto“, scriveva Alex Fishman (corrispondente della difesa israeliano) sul giornale ebraico Yedioth Ahronoth, il mese scorso, “e si avvicina a passi da gigante a una “guerra voluta”: senza mezzi termini, è una guerra iniziata in Libano“. Nell’articolo, Fishman osserva: “La deterrenza classica è quando minacci un nemico a non farti del male nel tuo territorio, ma qui, Israele chiede che il nemico si astenga dal fare qualcosa nel proprio territorio, altrimenti Israele lo danneggerà. Dal punto di vista storico e della legittimità internazionale, le probabilità che tale minaccia venga accettata, portando alla fine delle attività nemiche nel proprio territorio, sono scarse“. Ben Caspit aveva anche scritto della giusta prospettiva su una “guerra voluta”, mentre un editoriale di Haaretz, spiega il professor Idan Landau in un blog israeliano, osservava: “Il governo israeliano deve quindi ai cittadini israeliani una spiegazione precisa, pertinente e persuasiva sul perché una fabbrica di missili in Libano ha cambiato l’equilibrio strategico tanto da richiede la guerra. Deve presentare valutazioni al pubblico israeliano sul numero previsto di vittime, danni alle infrastrutture civili e sul costo economico della guerra, rispetto al pericolo che la costruzione della fabbrica di missili costituirebbe“. Viviamo tempi pericolosi in Medio Oriente oggi, sia nell’immediato che a medio termine. La scorsa settimana s’è visto il primo “cambio del gioco” che ha quasi fatto precipitare la regione in guerra: l’abbattimento di uno degli aerei più sofisticati d’Israele, un F-16I. Ma come osserva Amos Harel, in questa occasione: “Il Presidente Vladimir Putin ha messo fine allo scontro tra Israele e Iran in Siria, ed entrambi hanno accettato la sua decisione… Sabato pomeriggio, dopo la seconda ondata di bombardamenti… alti funzionari israeliani stavano ancora seguendo una linea militare, e sembrava che Gerusalemme stesse considerando ulteriori azioni. La discussione si concluse poco dopo una telefonata tra Putin e il primo ministro Benjamin Netanyahu“. E quest’ultima affermazione rappresenta il secondo “cambio di gioco”: ai “bei vecchi tempi”, come diceva Martin Indyk, sarebbero stati gli Stati Uniti verso cui Israele si sarebbe rivolto, ma non questa volta. Israele ha chiesto al Presidente Putin di mediare. Sembra che Israele creda che Putin sia ora la “potenza indispensabile”, e in termini di spazio aereo a nord, lo è. Come Ronen Bergman aveva scritto sul New York Times: “Israele non potrà più agire in Siria senza limitazioni”, e in secondo luogo, “se qualcuno non ne fosse ancora a conoscenza, la Russia è la potenza dominante nella regione“. Quindi, di cosa si tratta? Bene, per cominciare, non si tratta di un drone che può (o non può) sconfinare in ciò che Israele chiama Israele o che la Siria chiama “Golan occupato”. Lasciateci ignorare tutto questo: o pensateci come all”effetto farfalla” nella teoria del caos, la cui piccola ala cambia “il mondo”, se preferite. Alla fine, comunque, questi sono avvertimenti su un’imminente guerra scatenati dal successo dello Stato siriano nel sconfiggere l’insurrezione jihadista. Questo ha cambiato gli equilibri di potere regionali e si assiste a Stati che reagiscono a tale sconfitta strategica. Israele, essendo il perdente, vuole limitare le perdite. Teme i cambiamenti in atto nella zona settentrionale della regione: il primo ministro Netanyahu chiese diverse volte al Presidente Putin garanzie che Iran ed Hezbollah non traggano alcun vantaggio strategico dalla vittoria della Siria che potrebbe svantaggiare Israele. Ma Putin, sembra chiaro, non ha dato garanzie. Ha detto a Netanyahu che, mentre riconosceva gli interessi alla sicurezza d’Israele, anche la Russia ha i suoi interessi, ed ha anche sottolineato che l’Iran è un “partner strategico” della Russia.
In pratica, non vi è alcuna presenza effettiva iraniana o di Hezbollah nelle vicinanze d’Israele (e in effetti Iran e Hezbollah hanno sostanzialmente ridotto le forze in Siria). Ma sembra che Netanyahu volesse di più: e per fare leva sulla Russia per garantire una futura Siria senza una qualsiasi presenza ‘sciita’, Israele la bombardava quasi ogni settimana, emettendo varie minacce belluine contro il Libano (col pretesto che l’Iran vi costruirebbe fabbriche di “missili sofisticati”), dicendo, in effetti al Presidente Putin, che se non avrà garanzie ferree su una Siria senza Iran e Hezbollah, si scontrerà con entrambi i Paesi. Ebbene, ciò che è successo è che Israele ha perso un F-16: inaspettatamente abbattuto dalle difese aeree siriane. Il messaggio è questo: “La stabilità in Siria e Libano è d’interesse russo. Se riconosciamo gli interessi alla sicurezza d’Israele, non danneggiate i nostri. Se volete la guerra con l’Iran, sono affari vostri, e la Russia non sarà coinvolta; ma non dimenticate che l’Iran è e rimane il nostro partner strategico“. Questo è il grande accordo di Putin: la Russia si assumerà una certa responsabilità sulla sicurezza d’Israele, ma non se Israele intraprenderà guerre contro Iran ed Hezbollah, o se violerà deliberatamente la stabilità nel Medio Oriente (incluso l’Iraq). E niente più bombardamenti gratuiti, destinati a violare la stabilità. Se Israele vuole la guerra con l’Iran, allora la Russia starà in disparte. Israele ora ha assaggiato il “bastone” del Presidente Putin: la sua superiorità aerea nel nord è stata violata dalle difese aeree siriane. Israele perderà completamente se le difese aeree russe saranno attivate: “Che ci pensino“. In caso di dubbio, si consideri questa dichiarazione del 2017 del Capo di Stato Maggiore delle Forze Aerospaziali Russe, Maggiore-Generale Sergej Mesherjakov: “Oggi in Siria è stato istituito un sistema di difesa aerea unificato ed integrato. Abbiamo assicurato l’informazione e l’interconnessione tecnica tra i sistemi di ricognizione aerea russi e siriani. Tutte le informazioni sulla situazione aerea provengono da stazioni radar siriane per i punti di controllo del raggruppamento delle forze russe“. Due cose ne scaturiscono: in primo luogo, la Russia sapeva esattamente cosa succedeva quando l’F-16 israeliano fu colpito dai missili della difesa aerea siriani. Come Alex Fishman, decano dei corrispondenti della difesa israeliani, notava su Yediot Ahoronot l’11 febbraio: “Uno degli aerei israeliani è stato colpito da due bordate di 27 missili terra-aria siriani… un risultato enorme per l’esercito siriano, e imbarazzante per la IAF, dato che i sistemi di guerra elettronica dell’aereo avrebbero dovuto proteggerlo da una bordata di missili… La IAF dovrà condurre un’indagine approfondita d’intelligence tecnica per determinare se i siriani hanno sistemi in grado di aggirare i sistemi di allarme e blocco israeliani? I siriani hanno sviluppato una nuova tecnica di cui l’IAF non è a conoscenza? Fu detto che i piloti non ricevettero l’allarme sul missile nemico che aveva agganciato il loro aereo; in linea di principio, avrebbero dovuto riferire di esserne preoccupati, ma c’era anche la possibilità più grave che non sapessero del missile, portando alla domanda sul perché non lo sapessero e se si resero conto della gravità del danno dopo che furono colpiti e costretti a salvarsi“. E il secondo: la successiva dichiarazione israeliana di aver punito la Siria distruggendone il 50% della difesa aerea andrebbe presa con cautela. Si ricordi ciò che aveva detto Mesherjakov: è un sistema russo-siriano pienamente integrato e unificato, e ciò significa che vi sventola la bandiera russa. (E questa prima affermazione israeliana fu ripresa dal portavoce dell’IDF). Infine, Putin, dopo l’abbattimento dell’F-16, disse ad Israele di smettere di destabilizzare la Siria. Non disse nulla sul drone siriano che pattugliava il confine meridionale (una pratica regolare dei siriani per monitorare i gruppi terroristici). Il messaggio era chiaro: Israele ottiene limitate garanzie sulla sicurezza dalla Russia, ma perde la libertà di azione. Senza il dominio aereo (che la Russia ha già acquisito), la presunta superiorità sui vicini Stati arabi, su cui Israele da lungo tempo introietta nella propria psiche collettiva, vedrà le ali d’Israele stroncate.
Tale patto può essere digerito culturalmente in Israele? Va visto se i capi d’Israele accettano di non godere più della superiorità aerea su Libano e Siria; o se, come i commentatori israeliani avvertivano nell’introduzione, se la leadership politica israeliana opterà per una “guerra voluta”, nel tentativo d’impedire la fine del dominio dei cieli d’Israele. C’è naturalmente un’altra possibilità, correre a Washington per cooptarla nell’azione per scacciare l’Iran dalla Siria, ma la nostra ipotesi è che Putin abbia già tranquillamente messo a punto con Trump il suo piano. Chissà? E allora una guerra preventiva per tentare di recuperare la superiorità aerea israeliana sarebbe fattibile o realistica dal punto di vista delle forze di difesa israeliane? È un punto controverso. Un terzo degli israeliani è culturalmente ed etnicamente russo e molti ammirano il Presidente Putin. Inoltre, Israele potrebbe contare, in tali circostanze, sulla Russia che non impiegherebbe i sofisticati missili della difesa aerea S-400 di stanza in Siria per proteggere i militari russi di stanza in tutta la Siria? E le tensioni israelo-siriane-libanesi di per sé non concludono l’attuale situazione di rischio associata alla Siria. Lo stesso fine settimana, la Turchia perse un elicottero e i due piloti, abbattuti dalle forze curde d’Ifrin. Il sentimento in Turchia contro YPG e PKK si accende; nazionalismo e neo-ottomanismo avanzano; e gli USA vengono dipinti con rabbia come “nemico strategico” della Turchia. Il presidente Erdogan affermava che le forze turche elimineranno le YPG/PKK da Ifrin all’Eufrate, ma un generale statunitense diceva che le sue truppe non si toglieranno dalla via di Erdogan per Manbij. Chi colpirà per primo? E questa escalation può continuare senza una grave rottura delle relazioni tra Turchia e Stati Uniti? (Erdogan aveva notato che il budget della difesa degli USA del 2019 include uno stanziamento di 550 milioni di dollari per le YPG. Cosa se ne faranno esattamente gli statunitensi?). Inoltre, può la leadership militare statunitense, preoccupata dal ritrovarsi in una guerra del Vietnam, ma con gli USA che vincerebbero questa volta (per dimostrare che l’esito del Vietnam fu una sconfitta immeritata dalle forze USA), accettare di ritirarsi dall’aggressiva occupazione della Siria ad est dell’Eufrate, e quindi perdere ulteriore credibilità? Soprattutto ripristinare credibilità e coscrizione militare degli Stati Uniti è il mantra dei generali della Casa Bianca (e Trump)? Oppure, il perseguimento della “credibilità” militare degli Stati Uniti degenererà in una “caccia al pollo” montata dalle forze statunitensi contro le Forze Armate siriane, o addirittura con la stessa Russia che considera l’occupazione statunitense in Siria come dannosa per la stabilità regionale che ricerca.
Il “grande quadro” della concorrenza tra gli Stati sul futuro della Siria (e della regione) è aperto e visibile. Ma chi si cela dietro le provocazioni che potrebbero portare all’escalation, e facilmente trascinare la regione verso il conflitto? Chi ha fornito il missile terra-aria portatile che aveva abbattuto il caccia Su-25 russo e che vide il pilota circondato da jihadisti, preferire coraggiosamente uccidersi piuttosto che essere preso prigioniero? Chi aveva ‘aiutato’ il gruppo terroristico ad usare il manpad? Chi ha armato i curdi con sofisticate armi anticarro (che hanno distrutto una ventina di carri armati turchi)? Chi ha fornito i milioni di dollari per progettare tunnel e bunker costruiti dai curdi e chi ne ha sovvenzionate le formazioni armate? E chi c’era dietro lo sciame di droni, dotati di esplosivi, inviato ad attaccare la base aerea russa di Humaymim? I droni dovevano apparire rudimentali, che dei ribelli potessero rappattumare, ma da quando le difese elettroniche russe riuscirono a prendere il controllo e a farne atterrare sei, i russi videro che,internamente erano abbastanza diversi: contenevano sofisticate contromisure elettroniche e sistemi di guida GPS. In breve, l’aspetto rustico ne camuffava la sofisticazione, probabilmente lavoro da manuale di un’agenzia di Stato. Chi? Perché? Qualcuno cerca di mettere la Russia contro la Turchia? Non sappiamo. Ma è abbastanza chiaro che la Siria è il crogiolo di potenti forze distruttive che potrebbero volere, o inavvertitamente, infiammare la Siria e potenzialmente il Medio Oriente. E come aveva scritto il corrispondente della difesa israeliana Amos Harel, già in questo ultimo fine settimana, “abbiamo fatto un passo indietro dall’abisso della guerra“.Traduzione di Alessandro Lattanzio

“Wagner”, sarebbe il nome in codice di una black operation israeliana

Scott’s Humor, 13 febbraio 2018Dopo che la difesa aerea dell’Esercito arabo siriano abbatteva l’F-16 israeliano che aveva attaccato il territorio siriano, Israele si contorce cercando nuovi modi per coprire la guerra non così segreta contro la Siria. Ogni scoop, tuttavia, produce sempre meno polvere da questo lato. Avigdor Liberman persino minacciava di mordere, nell’ultima rampogna. Dopo che l’F-16 fu abbattuto da un missile sovietico S-200, ed almeno altri 3 aviogetti furono danneggiati, cosa che negano, e uno dei piloti moriva dopo che il seggiolino di espulsione dell’F-16 statunitense l’aveva sventrato, secondo alcuni specialisti, l’immagine d’Israele come “superpotenza militare” è gravemente danneggiata. L’immagine d’Israele da “grande guerriero” si basa sulle “vittorie” del 1967, nel cosiddetto conflitto arabo-israeliano probabilmente orchestrato da un accordo segreto tra Lyndon Johnson e il neo-nominato leader dell’URSS Leonid Brezhnev. Gli eventi attuali dimostrano che la Russia non collude cogli Stati Uniti nel mostrare Israele come “il più grande esercito di tutti i tempi“. Ecco perché i media aziendali statunitensi e quelli liberali filo-occidentali in Russia hanno diffuso notizie false su “forze degli Stati Uniti che hanno ucciso decine di mercenari russi in Siria“. “Più di 200 soldati a contratto, per lo più russi“, secondo l’agenzia Bloomberg nell’articolo scritto da Stepan Kravchenko, Henry Meyer e Margaret Talev. L’articolo si basa su affermazioni non verificate presumibilmente fatte da un “ufficiale degli Stati Uniti e tre russi che hanno familiarità con la questione“. L’articolo afferma inoltre che furono le forze statunitensi ad “aver ucciso decine di russi”, non la milizia curda o i “ribelli”. Il segretario alla Difesa Jim Mattis affermava subito dopo, “Perché dico che sono perplesso? Non ho idea del perché avrebbero attaccato. Si sapeva che le forze fossero lì. Ovviamente i russi lo sapevano“. Fu riferito che gli Stati Uniti avevano usato la linea telefonica di deconflitto per avvertire i russi che gli Stati Uniti stavano per colpire la forza che avanzava con attacchi aerei, e la Russia assicurava che non c’erano russi tra le forze favorevoli al regime.
La maggior parte degli articoli pubblicati ora diffonde le stesse informazioni fuorvianti non verificate. Il Daily Mail, ad esempio, dice che “il cosacco ataman (leader) Maksim Buga ha detto all’AFP che Loginov era un geniere volontario in Siria con altri cosacchi, dalla fine dell’anno scorso. Vladimir Loginov, 52enne di Kaliningrad, presumibilmente uno delle centinaia di russi uccisi dall’attacco statunitense“. Immagino che sia divertente per i media liberali scrivere, parlare e sognare di “centinaia e persino seicento russi uccisi da un solo attacco statunitense“. Cioè, i russi devono esplodere ed iniziare immediatamente la guerra nucleare contro gli USA, come certuni suggeriscono. Solo il pubblico russo non ha reagito a tali bugie; proprio per niente. Nonostante gli sforzi dei media liberali, i russi vedono questo per quello che è, una psy-op contro l’esercito russo e il Presidente Putin, con l’obiettivo di minare la credibilità del Ministero della Difesa russo ed accusare Putin di “non interessarsi dei volontari”. Il problema per gli autori di tale psy-op è che la finta “compagnia militare privata Wagner” viene vista sempre dall’invasione della Libia. La “storia della Wagner” fu studiata dai canali televisivi russi e da giornalisti indipendenti, rivelandosi un falso orchestrato. Ne scrissi nell’articolo “La notte prima di Natale arriva il fantasma degli eserciti privati russi“. Feci anche una ricerca approfondita e scrissi della sceneggiata dei video prodotti dalla NATO per descrivere l'”invasione delle repubbliche baltiche” da parte della presunta “compagnia militare privata” russa. Vedasi, “Michael McFaul: abbiamo dichiarato guerra alla Russia. E dopo?” Ad un certo punto mi arrabbiai con tale torrente di bugie e la mia incapacità di silenziarle, così misi un post sul blog: “Chiunque parli delle PMC “Wagner”e “Turan” è un nemico, nessuna eccezione“. Tuttavia, questa volta ricevemmo alcune nuove informazioni e contatti che indicano direttamente che Israele era dietro tale psy-op.

La tempistica della psy-op “Wagner” di febbraio 2018
Il 7 febbraio, in seguito all’attentato alla missione della Russia a Damasco, la Missione russa delle Nazioni Unite dichiarava: “Ieri hanno rifiutato di rilasciare una dichiarazione del Consiglio di sicurezza dell’ONU sul recente attacco terroristico. La nostra missione commerciale a Damasco è stata danneggiata e la missione umanitaria prima. Abbiamo presentato un testo standard ma Stati Uniti e Regno Unito ci hanno detto che non erano disposti ad accettarlo”. Il 7 febbraio, Barbara Starr, della CNN, scriveva su twitter: “Adesso: Contractor russi potrebbero essere coinvolti nell’attacco pro-regime ai consiglieri militari statunitensi e ai loro partner in Siria che comportava il contrattacco statunitense con aerei e artiglieria ad est dell’Eufrate. Nessun statunitense ferito“. Usava la stessa fraseologia del Pentagono, “contractor russi”. Sappiamo tutti che c’è un’enorme differenza tra contractor, soldati professionisti che prestano servizio nelle forze armate governative su contratto, e coscritti, giovani arruolati nelle forze armate statali, e mercenari privati o soldati di fortuna. I cittadini russi che servono legalmente in Siria nelle Forze Armate della Russia, sono tutti militari professionisti e di leva prolungata. Nel novembre 2013, il governo adottò un emendamento al codice penale che prevede la detenzione per i cittadini russi che partecipano alle operazioni di combattimento sul territorio di Stati esteri; l’articolo 208 del codice penale: “L’organizzazione o partecipazione a formazioni armate illegali. Secondo la nuova versione, la seconda parte di questo articolo ora recita “partecipazione a una formazione armata non prevista dalla legge federale, così come la partecipazione a una formazione armata di Stati esteri, non prevista dalla legislazione del governo della Russia, per scopi contrari agli interessi della Federazione Russa“. Ora, i cittadini russi che partecipano ai conflitti in gruppi di combattenti all’estero al ritorno in Russia possono essere condannati fino a sei anni di reclusione. Questo emendamento fu adottato dalla Duma di Stato il 25 ottobre 2013, dopo di che fu approvato dal Consiglio della Federazione e firmato dal Presidente della Russia. È contro la legge che cittadini russi prendano parte a conflitti all’estero ed implichino la Russia delle proprie azioni. Centinaia di volontari nel Donbas furono arrestati e accusati al ritorno sulla base di questa legge. Quando vidi il tweet di Barbara Starr, capì immediatamente che iniziava tale attacco delle “false notizie” sulla “Wagner”, quindi le chiesi di chiarire. “Quando dite “contractor russi”, di cosa parlate esattamente?” Un bot che supportava il suo account rispose immediatamente: “Spetsnaz in vacanza“. Volevo una risposta, così twittai: “Cosa intende per “spetsnaz in vacanza”? Non ha alcun senso. Ho bisogno di qualche chiarimento: da @barbarastarrcnn se c’erano PMC o soldati russi sotto contratto? Le PMC sono illegali in Russia. Le SOF russe o Spetsnaz sono tutti soldati professionisti, non coscritti“. Un altro bot mi sparò un link sulla falsa pagina “Wagner PMC” di Wikipedia. Risposi: “Grazie per il link, Kudesnik. Ecco le mie ricerche sulla cosiddetta “Wagner PMC” e perché questo falso fu creato e da chi. #CNN potete usare il mio articolo. “Secondo il MOD della Russia 25 persone rimasero ferite a causa dell’attacco illegale degli Stati Uniti all’EAS. Secondo le false notizie di #SBC/# AP furono uccisi centinaia di “mercenari russi”. Mercenari di lingua russa in Siria lavorano per gli Stati Uniti, anche quelli assunti a Taiwan e Singapore”. Il bot Kudesnik (il mago) rispose: “Rofl, il MoD della Russia nota come fonte di falsi. Diversi russi morti, il mondo più pulito“. Poi un altro bot mi rispose con degli emoticon. Gli scrissi: “Puoi scrivere in ebraico, se l’inglese ti è difficile“. Immediatamente scrisse insulti in ebraico. È così che capì che la finta storia della “Wagner” sia una psy-op orchestrata da Israele. Dopo un account tweeter anonimo pubblicò la seguente immagine:Monitoring:
Cosa vedono i russi dalla loro sala di controllo della difesa aerea a Lataqia. Tutta la Siria e oltre.
Verde – civili
Rosso – SAAF e VKS
Giallo – Stati Uniti/Coalizione… Israele è chiaramente “coperto”, come Turchia e altro. Tutti sanno dove sono tutti in Siria e oltre“.
Questo dimostrava che le forze russe in Siria possono vedere cosa succede e ne confermava le dichiarazioni sull’avvertimento alle forze locali a non intervenire, che fecero comunque.

Cosa rende tale falsa notizia sulla “Wagner” diversa dalle precedenti?
In passato, i falsi sulla “Wagner” furono promossi principalmente da ANNA News e Sky News. Questa volta la fonte delle notizie false era il “Conflict Intelligence Team” (CIT), una branca russofona di Bellingcat, generatore di notizie false dell’intelligence inglese. Fu subito diffusa dai media liberali, da personaggi dell’opposizione irrilevanti e non sistemici e da bot in Israele e Ucraina, a giudicare dai profili e dalla lingua. Lo scopo di tale guerra di informazioni è chiaro, parlare di “enormi” perdite di misteriosi “mercenari russi” per accusare il Presidente Putin di combattere una guerra segreta in Siria. Ciò dimostrerebbe che EAS, Iran, Hezbollah e Turchia non ci sono nemmeno. La guerra contro i terroristi islamici è stata vinta da un gruppo di vecchi russi. Ciò che è notevole è che presumibilmente erano in Siria da anni senza nemmeno abbronzarsi. Inoltre non è chiaro in che lingua questi “mercenari” comunicassero con la gente del posto. Quando iniziai a scavare più a fondo, venne fuori qualcos’altro.
Per esempio, l’informazione che Vladimir Loginov di Kalinigrad sia stato “ucciso in Siria” fu pubblicata e confermata da un affarista locale, Maksim Anatolievich Buga, che parlava anche di diversi membri del gruppo di rievocazione storica locale, la cosiddetta “società dei cosacchi di Kaliningrad”. È un club di chi ama vestire divise militari storiche dell’Impero russo e pubblicare foto di sé sui social media. Non è una formazione militare, non c’è alcuno sforzo per immaginarlo. Secondo l’articolo pubblicato nel 2015, Buga era direttore dello yacht club di Kaliningrad frequentato da governatori, ex-governatori e VIP di altre regioni. Maksim Buga divenne direttore dello yacht club “Dolfin” nel 2003. Negli anni ’90 era un funzionario del Ministero degli Interni, molto probabilmente agente delle forze dell’ordine. In quegli anni, alcuni membri delle forze dell’ordine ebbero un ruolo terribile nel sostenere il crimine organizzato, ecco perché chiunque veda un ex-agente della Milizia divenuto uomo d’affari deve fare molta attenzione nel valutarne la credibilità. Secondo un sito ufficiale del deputato della Duma del distretto di Kaliningrad, Igor Rudnikov, “The New Wheels“, nell’aprile 2015 Buga fu accusato di appropriazione indebita per centinaia di milioni di rubli del club. In un caso fu accusato di aver venduto 5 ettari di terreno appartenenti al club per 150 milioni di rubli senza il permesso del consiglio del club, intascandone il ricavato. I membri del club si ribellarono e presentarono diversi reclami alla polizia. In risposta, Buga minacciò di sparare a chiunque si lamentasse. Non entrerò nei dettagli, ma ormai i suoi problemi legali sembrano magicamente svaniti, essendo attivamente coinvolto in attività pubbliche e nella società dei cosacchi di Kaliningrad, persino eletto atamano del villaggio “Novomoskovsk” e invitato al Consiglio pubblico socio-politico del governatore. Perciò le dichiarazioni di Buga su dozzine di membri locali del club di rievocazione storica della società dei cosacchi di Kaliningrad che “combattono” in Siria da mercenari privati hanno della gravità, ma non quella che gli autori di tale falso si aspettano. Penso che a Kaliningrad sia sia solo svelato l’enorme violazione alla sicurezza nazionale, coi suoi cittadini che si recano in guerre straniere in collusione con l’intelligence estera. L’AFP dice che Maksim Buga gli aveva affermato che “Loginov era un geniere che lavorava in Siria come volontario con altri cosacchi sin dalla fine dell’anno scorso“. Buga disse anche di “non poter dire” se Loginov combattesse per la “Wagner”, sebbene dicesse che “probabilmente veniva pagato” come “volontario”. “I nostri cosacchi sono presenti tra i volontari“, aveva detto ad AFP. Se Buga sa delle loro attività in Siria e altrove, deve anche essere consapevole che ciò che costoro fanno è contro la legge. Tuttavia, se erano andati in Siria, le sue dichiarazioni non erano suffragate da nulla. Nessuno ha visto questi uomini e nessuno ne ha sentito parlare. Non c’è una foto di loro in Siria che sia stata pubblicata prima di questo evento. Ci sono molti falsi, tra cui immagini di carri armati bruciati di quattro anni fa sovrapposti a immagini di Marte della NASA Exploration Image Gallery. Il generale Mattis espresse ciò che penso sua autentica sorpresa. È quasi come se non sapesse che tale operazione fosse stata organizzata. “Ovviamente, non c’impegniamo nella guerra civile siriana”, aveva detto Mattis, descrivendo l’incidente come “situazione imbarazzante” e insistendo che non poteva dare “alcuna spiegazione sul perché la battaglia era scoppiata“. Mi sembra che una “terza forza” abbia preso il comando, con o senza la collaborazione del Pentagono. Questa terza forza potrebbe essere Israele.
Israele ha i suoi guerriglieri arabi e russi nelle milizie locali, o che agiscono da milizie locali. Ecco alcuni video con individui russofoni dell’esercito israeliano.

I russi nel battaglione Tzahal delle IDF

Nel 2014, le truppe israeliane battezzate battaglione Aliyah o “Wagner” arrivarono a Slavjansk in Ucraina per aiutare Igor “Strelkov” Girkin a conquistare la città, secondo l’ex-autoproclamato governatore di Slavjansk Pavel Gubarjov e il pubblicista israeliano Avigdor Eskin. Un’intervista alla giornalista polacca Valentyna Lyutya affermava che organizzazioni estremiste in Ucraina come Settore destro e “Tridente” (Tryzub), che fa parte di “Settore destro”, sono in realtà organizzazioni israeliane, i cui membri sono ebrei ucraini ed israeliani che hanno prestato servizio nel Tzahal e altre unità mercenarie israeliane. Israele addestra i soldati nelle differenti lingue e culture, a seconda l’origine etnica.

È un dato di fatto che ci sono numerosi soldati di Tzahal in Russia, addestrati aduccidere ed estremamente pericolosi. Un altro video mostra soldati israeliani del gruppo ucraino che imparano la danza popolare. In conclusione, abbiamo due dichiarazioni ufficiali. Una del Ministero della Difesa russa su 25 volontari siriani feriti dall’attacco degli Stati Uniti, insistendo che truppe russe non erano coinvolte nell’incidente. La seconda del Pentagono, del segretario alla Difesa degli USA Jim Mattis, che respingeva ogni idea che la Russia controllasse la forza offensiva, di cui nazionalità, motivi e scopi non sapeva identificare. Queste sono le solo affermazioni che riflettono la realtà. Tutto il resto è menzogna.Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’Egitto va in guerra

Guadi Calvo, Resumen Latinoamericano, 16 febbraio 2018A poco più di un mese dalle elezioni presidenziali, in cui l’ex-Generale Abdalfatah al-Sisi cerca la rielezione, decideva di dare impulso alla lotta al terrorismo wahhabita che ha portato, dal rovesciamento del presidente Muhamad Muorsi nel luglio 2013, a innumerevoli attentati a diversi obiettivi civili, militari e religiosi; dai posti di blocco, come quelli nel luglio 2015 in Sinai, quando una serie di assalti coordinati provocò la morte di almeno 50 poliziotti, all’attentato alla moschea sufi di al-Ruda, a Bir al-Abad, 40 chilometri da al-Arish, capitale della provincia settentrionale del Sinaí, il 24 novembre scorso, il peggiore attentato nella storia del Paese con 305 morti, di cui 27 bambini, e circa 200 feriti. Nel dicembre 2016 un altro attentato alla chiesa di San Marcos, della minoranza copta di Cairo, causò circa trenta morti e 50 feriti; nell’aprile dello stesso anno un doppio attentato contro due chiese copte, ad Alessandria e a Tanta, provocarono 43 morti e 120 feriti. Un altro degli obiettivi più apprezzati dal terrorismo sono i centri turistici, causando il crollo della più importante fonte di risorse del Paese, con l’abbattimento del volo 9268 della compagnia aerea russa Kogalymavia; un Airbus A321 che trasporta turisti dal complesso di Sharm al-Shaiq, sulle rive del Mar Rosso, a Mosca, uccidendone i 224 passeggeri. Tutti questi attentati furono rivendicati dal gruppo Wilayat Sinaí, legato allo SIIL, sebbene nel Paese ci siano altre organizzazioni terroristiche come Ajnad Misr (Soldati dell’Egitto) emerse nel gennaio 2014 con diversi attentati a Cairo, e Brigata al-Furqan e Gruppo salafita jihadista; questi due senza aver compiuto azioni. E nell’ovest del Paese, vicino al confine con la Libia è emerso l’haraqat Suad Misr (movimento del ramo egiziano) noto anche come movimento Hasam (decisione), strettamente legato ai Fratelli musulmani. Tale organizzazione avrebbe reclutato veterani provenienti da Siria ed Iraq, arrivati in Libia da entrambi i lati del confine. Il 20 ottobre, 58 agenti di polizia furono uccisi nell’oasi del Deserto Nero di Bahariya. Tali azioni terroristiche erano intimamente legate al rovesciamento di Mursi, il cui partito Libertà e Giustizia era il braccio politico della Fratellanza musulmana, organizzazione che fin dalle origini, nel 1928, è il serbatoio del fondamentalismo wahhabita, non solo in Egitto, a diffonderne la dottrina in molti altri Paesi islamici. La lunga storia dei Fratelli è costellata di estrema violenza. Nel dicembre 1948 assassinarono il primo ministro Mahmud Fahmi al-Nuqrashi, seguito da una sanguinosa campagna di attentati nella capitale. Nel 1954 tentarono di assassinare l’allora Presidente Abdal Gamal Nasser e furono uomini dei loro ranghi che assassinarono nel 1981 il presidente Anuar Sadat. L’attuale capo di al-Qaida, Ayman al-Zawahiri, si è formato dottrinalmente coi Fratelli. Nei giorni del colpo di Stato contro Mursi, i Fratelli musulmani scatenarono la guerra a Cairo e in altre città, provocando un numero mai definitivamente chiarito di morti, anche se la cifra si crede sia tra i 3 e i 5mila.
Il disordine nell’insicurezza è tanto fenomenico quanto economico, così al-Sisi ha dovuto attuare questa mobilitazione di truppe per trovare e distruggere le basi dei gruppi wahhabiti. Lo scorso novembre, al-Sisi ordinò ai Ministeri della Difesa e degli Interni un piano per sradicare il terrorismo nella penisola del Sinai, dove tali gruppi si sono insediati, protetti dai rapporti con alcune tribù presenti da secoli. Vi sono bande di irregolari e di contrabbandieri, che in molti casi fanno parte delle stesse tribù. Il risultato dell’ordine presidenziale è l’operazione “Sinai 2018” che comprende Sinai, Delta e aree desertiche ad ovest della valle del Nilo. A differenza delle operazioni “Aquila” del 2011 e “Diritto dei Martiri” nel 2015, questa volta sono coinvolte tutte le forze: Aeronautica, esercito, Marina, polizia e Guardie di frontiera, il che significa una mobilitazione senza precedenti nella guerra al terrorismo. Il piano, in pieno sviluppo, consiste nel sigillare i confini terrestri e marittimi per controllare il traffico di armi e impedire i movimenti della guerriglia. Gli spostamenti dei civili nelle aree interessate è vietato, anche per chi dovrebbe muoversi per motivi di salute. Le strade saranno trafficate dai civili solo a certe ore molto rigorose.

Primi risultati
Da quando è iniziata il 9, “Sinai 2018”, secondo i primi rapporti ufficiali, l’esercito insieme alla polizia ha effettuato 383 pattuglie e operazioni di ricerca in tutto il Paese. Mentre le truppe di stanza nel Sinai eliminavano circa 40 mujahidin e fatto circa 500 arresti, l’Aeronautica attaccava circa 200 campi, tra cui depositi di armi e esplosivi, laboratori per la produzione dei temibili IED (dispositivi esplosivi improvvisati), un centro di informazione e comunicazione, unità delle telecomunicazioni, e anche un dipartimento per la propaganda delle azioni e per il reclutamento. Inoltre, due tunnel sotterranei furono distrutti, di due metri di diametro, a una profondità di 25 metri e 250 metri di lunghezza, con un laboratorio per smantellare auto rubate, e collegamenti con diverse trincee nella zona di confine del Nord del Sinai. Furono rilevate e distrutte 79 trappole esplosive piantate nelle aree operative e 10 mine anticarro. 22 veicoli 4×4 e 58 motociclette venivano sequestrati. Le forze delle operazioni egiziane inoltre individuavano 13 campi di papaveri e cannabis e 7 tonnellate di droga. Allo stesso tempo, un carico di 1,2 milioni di pillole di Tramadol, un oppiaceo che agisce come analgesico, fu fermato. Mentre sul fronte occidentale l’esercito impediva un tentativo di contrabbandare armi e munizioni dal confine libico, distruggendo i quattro veicoli coinvolti, eliminandone tutti gli occupanti. Fonti militari rivelavano che il gran numero di detenuti forniva informazioni. Il governo al-Sisi è stato ripetutamente accusato di rapimenti, torture e uccisioni extragiudiziali, quindi è chiaro che dopo la fine dell’operazione, ci sarà una serie di denunce sulla violazione dei diritti umani dei terroristi.
L’operazione coordinata e aperta su due fronti, quella del Sinai e quella occidentale lungo il confine di oltre mille chilometri con l’instabile Libia, sostenute dall’Aeronautica e dalle Guardie di frontiera, impone il controllo totale. Mentre agenti di polizia e militari hanno creato quasi 500 punti di controllo sulle principali strade del Paese. L’operazione “Sinai 2018” ha avuto il sostegno del Papa Tawadros II della Chiesa copta ortodossa d’Egitto, delle autorità dell’Università di al-Azhar, l’istituzione culturale e religiosa più presente nel mondo musulmano. Inoltre al-Sisi, in meno di 48 ore riceveva la visita del segretario di Stato degli Stati Uniti, Rex Tillerson, che dava il suo sostegno al governo egiziano non solo nella lotta al terrorismo ma alle imminenti elezioni presidenziali, e di Sergej Naryshkin, il capo del Servizio d’Intelligence Estero della Russia. Il Presidente al-Sisi, con l’operazione “Sinai 2018”, cerca non solo di sconfiggere il terrorismo, ma anche di avviare la ripresa economica, e forse una guerra molto più sanguinosa contro lo SIIL.*Guadi Calvo è autore e giornalista argentino. Analista internazionale specializzato in Africa, Medio Oriente e Asia centrale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio