Sergio Moro, giudice al servizio degli USA

Martín Piqué, Tiempo 5 aprile 2018 – Kontra InfoLa storia di un uomo duro, disposto ad attuare tutte le politiche del dipartimento di Stato e dei suoi servizi d’intelligence. Attenti alle imitazioni in Argentina! Moro conosce i colpi di scena della cooperazione cogli Stati Uniti. All’inizio dell’anno scorso fece sapere che quest’anno poteva prendersi l’anno sabbatico per studiare nel Paese nordamericano. “Moro è uno sceriffo provinciale che adempie al ruolo che i poteri forti in Brasile gli hanno dato per far uscire Lula dal gioco. Dietro di lui, è evidente, c’è il dipartimento di Stato degli USA”, ha detto a Tiempo il giornalista argentino Diego Vidal, residente nello Stato di Sergipe. Il 7 settembre, giornata nazionale del Brasile che commemora qualcosa di simile all’indipendenza, un principe reggente che ruppe i legami con le corti del Portogallo senza spargere sangue, i cartelloni dei cinema dei Paesi limitrofi espongono la première che promette polemiche. Riguarda il film “Polizia federale. La legge è la stessa per tutti”, un film che racconta l’azione della forza di sicurezza nella lotta alla corruzione. Uno dei protagonisti, non centrale ma con impatto sulla trama, è il giudice federale Sergio Fernando Moro. Magistrato di provincia nato a Maringá, seconda città dello Stato di Paraná (vicino Santa Catarina e Rio Grande do Sul, che costituisce il prospero sud del Paese), balza agli onori della cronaca e il suo nome trascende i confini del Brasile dopo aver condannato l’ex-Presidente Luiz Inacio Lula Da Silva a 9 anni e mezzo di prigione, e perciò ordinandone l’arresto. Laureato in giurisprudenza nella città natale, Moro si è specializzato nella lotta alla corruzione “transnazionale” dopo aver studiato un programma incentrato sulla questione presso l’Università di Harvard. Da quel momento, e come altri capi politici e personalità del potere giudiziario del Sud America, il giudice federale di Curitiba non ha mai smesso di viaggiare negli Stati Uniti. Infatti, dice spesso di ammirare gli ex-presidenti degli Stati Uniti Theodore Roosevelt (promotore della dottrina del bastone, “Big Stick”, per consolidare il primato nordamericano nell’emisfero) e Abraham Lincoln, entrambi repubblicani, come Donald Trump. “Moro è stato addestrato dal dipartimento di Stato. Viaggia permanentemente negli Stati Uniti. Moro sa come ottenere l’approvazione di Washington“, dichiarava il diplomatico brasiliano Samuel Pinheiro Guimarães in un’intervista rilasciata lo scorso febbraio.

Moro, l’ambasciata e la nuova offensiva geopolitica degli Stati Uniti
Con un padre legato al Partito della socialdemocrazia del Brasile (PSDB, forza di centro-destra, nonostante il nome), Moro viene accusato dai leader del PT di doppiopesismo quando indaga la leadership politica. Lo rimproverano che nelle sue esibizioni da giudice di “mani pulite”, nella tradizione italiana degli anni ’90, non ha mai puntato alla leadership del PSDB, cui appartengono nientemeno che Aécio Neves e Fernando Henrique Cardoso. Moro è noto quale artefice dell’indagine “Lava Jato“, su diversione di fondi, finanziamento di partito, direzione di opere pubbliche e arricchimento personale di alcuni capi politici, montata sulle risorse della maggiore azienda dell’America Latina, la compagnia petrolifera brasiliana Petrobras. Una delle chiavi di tutte le persecuzioni giudiziarie di tali manovre è l’uso della figura dell'”asserzione premiata”, che prevede riduzioni di pene per i “pentiti” che forniscono dati sulla corruzione. Questa figura viene anche utilizzata per indagare sulle tangenti da parte della società di costruzioni brasiliana Odebrecht, in notevole espansione in America Latina nell’ultimo decennio. Odebrecht è cresciuta a tal punto, nel primo decennio del XXI secolo, che fu incaricata della ristrutturazione del famoso porto cubano di Mariel. Con l’espansione del Canale di Panama, Mariel punta a diventare il principale punto di rifornimento e trasbordo per le grandi navi che attraversano i Caraibi. Che siano Odebrecht o Petrobras a finire sotto il microscopio della giustizia, riflette, per alcuni analisti, ciò che gli Stati Uniti hanno deciso come priorità in politica estera; fare tutto il possibile per porre un limite alla crescente influenza del Brasile in America Latina. Non a caso, in questo senso, uno dei peggiori cortocircuiti tra l’amministrazione di Dilma Rousseff e del PT e il governo di Washington si ebbe nel 2013, dopo la diffusione dei documenti segreti svelati da Edward Snowden, l’ex-contraente della CIA e consulente della NSA, le agenzie d’intelligence più conosciute degli Stati Uniti. Snowden dimostrò che l’NSA intercettava in modo permanente la rete di computer privati della Petrobras. Così poté raccogliere dati da milioni di mail e telefonate legate all’attività della compagnia petrolifera. In Brasile non si può escludere che buona parte di tale documentazione, ottenuta illegalmente, abbia contribuito in modo decisivo all’indagine “Lava Jato“. Tutto ciò coincise con l’arrivo a Brasilia dell’ex-ambasciatrice statunitense in Brasile Liliana Ayalde, figlia di un medico colombiano che vive negli Stati Uniti e sostituita a gennaio da un altro diplomatico di carriera, Michael McKinley (ambasciatore in Afghanistan, Perù e Colombia). All’inizio del 2017, Ayalde fu nominata vicedirettrice degli affari civili del comando sud dell’esercito degli Stati Uniti. Ayalde era responsabile dell’USAID (agenzia della cooperazione internazionale degli Stati Uniti). Il suo background da diplomatico genera sospetti nella sinistra latinoamericana: mentre era a capo delle ambasciate degli Stati Uniti in Paraguay e Brasile, furono rovesciati, per via parlamentare, Fernando Lugo e Rousseff. Ayalde aveva lasciato l’incarico ad Asunción nell’agosto 2011, alcuni mesi prima della rimozione di Lugo in Paraguay. “Ayalde agì con grande forza nel colpo di Stato che si ebbe in Paraguay. Ora è in Brasile, a fare lo stesso discorso, sostenendo che la situazione (in Brasile) non può più essere risolta dalle istituzioni brasiliane“, avvertiva Carlos Martins, professore di Sociologia all’Università di San Paolo, un anno fa. Tre mesi dopo, il Senato brasiliano decise le dimissioni di Rousseff. “A differenza del processo mani pulite italiano, che portò alla fine dei partiti politici tradizionali, Moro non tocca alcun partito tradizionale del Brasile: va solo contro il PT. Ha studiato negli Stati Uniti ed è chiaro che ha importato da lì tutti i concetti che usa“, analizzava il giornalista Darío Pignotti, anche lui argentino, corrispondente del quotidiano Página 12 da Brasilia. Moro, in breve, è al centro della tempesta. È un protagonista, un duro. Quasi da film.

Liliana Ayalde

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La Storia avvicina Lula, Getúlio, JK, Jango e Brizola

Beto Almeida, Patria Latina, 19 marzo 2018 – Investig’ActionLa decisione presa da Lula di portare la sua “Carovana del Sud” presso la tomba di Getúlio Vargas a São Borja, riporta drammaticamente alla scena politica brasiliana l’ineffabile “Lettera Testamento” del Presidente Gaúcho (nato nello Stato di Rio Grande do Sul (RS)), fondatore di CLT (Consolidamento del diritto del lavoro-Codice del lavoro, 1 maggio 1943) e Petrobras. Ancora una volta, i rapaci lanciano il Paese in un drammatico crocevia che può essere diviso da esplosioni sociali imprevedibili. La condanna di Lula in un processo viziato ed irregolare, rivela la caccia delle oligarchie estere ed interne a un vero leader popolare, la cui condanna, se effettiva, può portare il Brasile a una crisi aggravando la perdita continua di una sovranità già corrosa. Lula si trova in una situazione simile, tranne la differenza del periodo, a quella incontrata da Getúlio Vargas nel corso della sua carriera. Lo stesso Lula ha riconsiderato la sua visione storica di Vargas e ora riconosce l’importanza del ruolo del presidente che fondò lo Stato sociale e trasformò il Brasile, “non più una piantagione di caffè”, ma un Paese industrializzato con tassi di crescita del 12%. La somiglianza è sorprendente dato che Vargas fu vittima dell’aggressione degli stessi rapaci che ora attaccano Lula. Ad ogni momento storico, ad ogni dilemma, ad ogni frangente, avevamo atteggiamenti diversi. Vargas reagì alla frode dell’oligarchia di San Paolo nelle elezioni del 1930, convocando l’unità civile e militare che divenne un movimento in grado di rovesciare il governo fraudolento e responsabile del Brasile ridotto a colonia, incapace di superare l’eredità della schiavitù. Fu solo dopo la rivoluzione del 1930, che portò Vargas al seggio presidenziale del palazzo di Catete con un ampio consenso popolare, che la comunità nera iniziò a sentire de facto l’abolizione della schiavitù conquistando i diritti nel lavoro e di cittadinanza. Il voto segreto e il voto delle donne furono anche adottati, provocando l’esaltazione dalla Francia tramite gli intellettuali anti-Vargas (la Francia concesse il diritto di voto alle donne solo dopo la Seconda Guerra Mondiale). Come con Lula, che ora è l’obiettivo di una sofisticata operazione di denigrazione, anche con Vargas ci fu anche la diffusione di menzogne che cercarono di presentare il presidente riformista come un delinquente. Adottando certe scelte politiche giudiziose, Lula diventa l’obiettivo della stessa oligarchia di cui Vargas fu vittima. Con una prospettiva storica, l’azione di Lula è in linea con la politica di Vargas, in particolare il rafforzamento del ruolo dello Stato e delle imprese pubbliche, in parallelo alle politiche sociali inclusive.
La buona decisione di Lula di portare la sua “Carovana del Sud” presso la tomba di Getúlio Vargas a São Borja, dove vi sono le tombe di altre grandi figure brasiliane come João Goulart, detto Jango (ultimo presidente brasiliano di sinistra prima del colpo di Stato militare del 1964) e Leonel Brizola (governatore dello Stato di RS, in esilio dopo il colpo di Stato del 1964 e fondatore del Partito democratico laburista nel 1979), è un messaggio simbolico potente e rivelatore della necessità indispensabile della grande unità popolare, per contrastare la minaccia imperialista e dei suoi partner oligarchici interni contro il popolo brasiliano. Il messaggio di Lula è anche diretto alla Centrale Unica dei Lavoratori (CUT), che trattò in modo improprio, da fascista, il Codice del lavoro e l’Imposta sindacale, la cui estinzione oggi, secondo gli stessi sindacalisti, potrebbe comportare la perdita di entrate pari al 70% del totale raccolto dalla Centrale, mettendo a rischio numerosi sindacati. L’articolo “Regressione storica”, scritto dalla valente parlamentare Benedita Silva e pubblicato sul giornale “O Globo”, riconosce l’importanza del Codice del lavoro e indirettamente l’Imposta sindacale. Stranamente non vi è alcun riferimento a Vargas. Per essere onesti, come possiamo discutere l’utilità di questi strumenti se il movimento sindacale non è in grado di dare impulso a un energico sciopero generale contro la riforma del Codice del lavoro del 2017 (CLT)? Anche se aderenti e simpatizzanti del PT (Partito dei lavoratori) erano ostili alla corrente politica dei Varga, a volte facendo uso della storia imposta da chi spinse Vargas al suicidio, il “golpe” contro Dilma Roussef nel 2016, mette Lula e Vargas nella stessa linea storica. Le reazioni alle sfide storiche sono tuttavia assai diverse. Nel 1932 Vargas reagì con le armi al colpo di Stato organizzato dall’oligarchia di São Paulo, battezzato fraudolentemente “rivoluzione costituzionale”, sostenuta dall’imperialismo inglese, proprio mentre Vargas verificava il debito estero. Vargas, a seguito dell’audit, sospese coraggiosamente il pagamento del debito i cui i principali creditori erano inglesi. Oggi è sorprendente vedere altri simpatizzanti del PT, specialmente a San Paolo, esaltare la presunta rivoluzione, mentre Lula l’ha definita pubblicamente controrivoluzione. Dilma Roussef da parte sua reagì al colpo di Stato in un altro modo, senza convocare il popolo, senza usare i mezzi legittimi dello Stato, e anche senza combattere coi media. Mentre Dilma non ha resistito alla frode che l’ha rovesciato, Vargas resistette alla frode del 1930, approfittando delle condizioni storiche per sconfiggerla politicamente coi suoi mandanti.

Vittoria nella sconfitta
Nel 1954, realizzando che il colpo di Stato era già in atto, quando aerei sorvolarono il palazzo di Catete, Vargas diede la vita per difendere le conquiste del popolo. Un colpo di pistola al cuore mantenne intatto il Codice del Lavoro, la compagnia mineraria Vale do Rio Doce, la banca di sviluppo BNDES, Petrobras e persino Eletrobras, la cui creazione fu firmata da Vargas quell’anno, dichiarando sorridendo che aveva appena firmato la sua condanna a morte. Questo sparo risuona ancora nel cuore del popolo brasiliano e permise a Vargas di designare il suo erede politico, Juscelino Kubistchek (JK), ritardando il colpo di Stato di 10 anni. Nel 1961, quando si ebbe un altro colpo di Stato, Brizola, il governatore del RS, seguì la linea di resistenza col coraggio che lo caratterizzò per tutta la vita. Creò il movimento di resistenza Reti della Legge, distribuì armi al popolo e invocò come nel 1930 l’unità civile e militare in difesa della Costituzione. Fece anche un uso intelligente della radio, mai considerato dai governi del PT, mobilitando le coscienze nel Paese. Il golpe fu di nuovo sconfitto. Ciò che i governi di Vargas, Jango, Lula e Dilma rivelano è che per ogni trasformazione sociale a favore dei lavoratori, le barriere vengno imposte dall’imperialismo e dall’oligarchia. Tali barriere possono essere pianificate, affrontate, sconfitte o altrimenti pericolosamente trascurate. Quando non prepariamo il popolo a difendere la via democratica senza l’uso indispensabile della comunicazione popolare e senza la resistenza organizzata, tutto è destinato al fallimento e alla sconfitta, come nel 1964 e nel 2016. Tuttavia, salvo alcune audaci dichiarazioni di Lula, che rivede la critica e riconosce il valore di Getúlio Vargas, ma anche le riflessioni del filosofo Emir Sader e del nostro caro professore Marco Aurélio Garcia (PT) sulla linea storica che unifica il PT e gli ideali di sviluppo nazionale e del lavoro, il dibattito viene spesso boicottato nel partito. Ma qui la storia ancora una volta colloca Lula nelle stesse circostanze di Vargas. E Lula posiziona correttamente la tomba di Vargas sulla strada della “Carovana del Sud” promuovendo un dibattito spontaneo.

Brizola e Lula

Il coraggio di Minas
Credo che valga la pena citare esempi dallo stato di Minas Gerais (abbreviato nel testo in Minas): JK, allora governatore di Minas, propose a Vargas il 3 agosto 1954 il trasferimento della capitale nazionale da Rio de Janeiro a Belo Horizonte (capitale di Minas), situata nella zona di montuosa di Alterosas, rendendo più facile resistere al golpe che prendeva forma. Vargas rifiutò, conoscendo il rischio che affrontava. Minas è un paese di coraggiosi all’origine della grande figura storica e grande eroe del Brasile anti-coloniale del diciottesimo secolo “Tiradentes”, sempre più citato da Lula. Nel 1932, durante la guerra civile, Minas prese le armi contro il colpo di Stato degli oligarchi di San Paolo, tra cui JK, il famoso politico Tancredo Neves e il grande musicista popolare Gonzagao “o Lua”, all’epoca tromba del 12.mo Reggimento di Belo Horizonte. In seguito, nel 1999, il governatore di Minas, Itamar Franco, mobilitando le truppe della Polizia Militare, respinse l’allora presidente brasiliano Fernando Henrique Cardoso dalla cosiddetta privatizzazione della diga di Furnas. D’altra parte, l’attuale governatore PT di Minas, contrariamente al coraggio di JK e Itamar, non mosse un dito contro la privatizzazione della Cemig (Minas Gerais Energy Company) soggetto stupido ed imbarazzato al mercato. E ancora di più, si propone la privatizzazione di altre imprese statali a Minas. Non a caso il “golpismo” non risparmiò JK e secondo il libro “L’assassinio di JK da parte della dittatura“, i sinistri perpetrati verificatisi nel 1976 sulla Via Dutra (l’autostrada che collega Rio de Janeiro a San Paolo) impedirono l’incontro che sarebbe stato emblematico tra l’ex-presidente e il presidente Ernesto Geisel (4° presidente della Repubblica del regime militare e generale dell’esercito brasiliano). Questo incontro avrebbe potuto cambiare il corso della politica del Paese perché il generale Geisel applicò, anche sotto la condizione di arbitro, determinate misure che prolungarono, per così dire, l’era Vargas. Qualche mese dopo, Jango tornò dall’esilio ma dentro una bara. Tancredo Neves morì nel 1985 in circostanze poco chiare il giorno prima che entrasse in carica come Presidente della Repubblica. Lui, che il 24 agosto 1954 propose a Vargas di resistere, armi in mano, e convocò popolo ed esercito di Vila Militar (caserma del distretto nei sobborghi di Rio). Il “golosismo” che agì contro Vargas, JK, Jango e Brizola ora si concentra su Lula.

Luiz Inácio Lula da Silva e Itamar Franco

L’avviso del 2013 non fu preso sul serio
Nel 2013 i segnali che annunciavano un colpo di Stato erano evidenti, soprattutto dopo i cosiddetti “giorni di lotta” chiaramente finanziati dall’estero e proposti dai “golpisti” dei media. Il disaccordo tra Lula e Dilma impedì all’ex-metallurgico di tornare alla presidenza nel 2014, con le probabili elezioni, considerandone la forte popolarità. All’improvviso, fuori dalla presidenza, fu bersaglio di un’operazione di demolizione sistematica dell’immagine, combinata con il continuo processo giudiziario condotto da un giudice dai forti legami con potenze estere. Escludere Lula dalla presidenza era un vantaggio offerto al “golpe” e non c’era motivo per cui vi tornasse. Anche Rafael Correa subisce la stessa odissea e la sconta inavvertitamente, non rimanendo alla testa di un processo di trasformazione per il quale ebbe la maggioranza del 70% nell’assemblea nazionale. D’altra parte Evo Morales non è caduto nella trappola concettuale dell’alternanza del potere, che fa Putin pienamente consapevole del suo ruolo nella scacchiera mondiale. Entrambi si preparano alla quarta elezione, sempre a suffragio universale. Non sappiamo l’esito dell’attuale crisi, sebbene Lula abbia detto durante la crisi dello scandalo Mensalão, che non si sarebbe suicidato come Vargas, che non si sarebbe arreso come il presidente Jânio da Silva Quadros nel 1961, e che non sarebbe fuggito dal Paese come Jango. All’epoca, avrebbe convocato il popolo per marciare in difendere del mandato popolare. Le circostanze sono cambiate, alcune condizioni favorevoli a una soluzione democratica non sono state colte e sfortunatamente il golpe ebbe luogo, il Codice del Lavoro fu violato, così come Petrobras e la Legge della Condivisione (garante delle ricette dello Stato sulla vendita del petrolio, utilizzato negli investimenti pubblici, ma anche garantendo una presenza minima come operatore nel processo di esplorazione ed estrazione). Le Eletrobras sono anche nel mirino degli aggressori. Le leve dello Stato sono nelle mani di potenze straniere e non di Lula; inoltre, viene condannato in tribunale. Nessuno conosce l’esito della crisi, ma come nel 1930, la nostra unica possibilità di successo è l’unità popolare, anche se è difficile da costruire. Se non agiamo in tempo, il popolo ne soffrirà. D’altra parte, se superiamo pregiudizi ed errori del passato, se manteniamo la speranza democratica, ci sarà sempre una fiamma nei cuori del popolo. Un motivo in più per incoraggiare l’unione, in nome della difesa del Brasile, ora minacciato come nazione.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La nuova “Via della Seta”, Panama e America Latina

Oscar René Vargas, Mondialisation, 26 novembre 2017L’accordo Panama-Cina è stato firmato nel giugno 2017 nell’ambito del gigantesco progetto “Fascia e Via” tessendo una rete globale da est a ovest. La Cina ha attualmente il più alto prodotto interno lordo (PIL) al mondo, calcolato a parità di potere d’acquisto, secondo la classifica del World Factbook World Intelligence Agency (CIA). Si prevede che, in termini di PIL nominale, la Cina supererà, intorno al 2020, Unione europea (UE) e Stati Uniti, rispettivamente prima e secondi. La Cina ha ora le maggiori riserve valutarie, con 3100 miliardi di dollari, contro 775 miliardi dell’Unione europea (quattro volte meno) e 117,3 degli Stati Uniti (26 volte in meno). Il Presidente Xi Jinping si è impegnato a “ricostruire” la Via della Seta come corridoio economico tra Oriente e occidente. Ha fatto una grande scommessa strategica. La Cina ha la più grande rete ferroviaria del mondo, 112000 chilometri, compresi oltre 20000 ad alta velocità. Entro il 2025 ne sono previsti altri 15000 chilometri. La Via della Seta è una gigantesca rete di rotte marittime e terrestri chiamata “Fascia e Via”. L’iniziativa comprende investimenti, finanziamenti, accordi commerciali e decine di zone economiche speciali (SEZ) per un valore di 900 miliardi di dollari. In totale, la Cina vuole investire non meno di 4 trilioni di dollari in 64 Paesi. Il suo progetto è il simbolo della nuova diplomazia della seduzione attuata da Pechino per conquistare i vicini e fare del Paese uno dei principali attori mondiali, se non il principale. Proprio come gli Stati Uniti consolidarono l’influenza economica sull’Europa col Piano Marshall, creato per promuovere la ricostruzione dei Paesi distrutti dalla Seconda guerra mondiale, Pechino intende costruire una vasta rete di trasporto e di gasdotti ed oleodotti per esportare la propria forza economica oltre i confini di Asia, Europa, Africa e America Latina.
La Cina diventa rapidamente il più grande “impero commerciale” al mondo. Basta confrontare il Piano Marshall da 800 miliardi di dollari USA (in valore attuale) degli Stati Uniti cogli investimenti della Cina che sono già a 300 miliardi di dollari e prevede di investirne un altro trilione nel prossimo decennio. La sola Cina ha concesso più crediti ai Paesi in via di sviluppo della Banca mondiale. Il progetto “Fascia e Via” ha una componente terrestre, una marittima e una oceanica. Le SEZ sono guarnigioni commerciali nelle catene di approvvigionamento internazionali attraverso le quali la Cina può proteggere il proprio commercio senza creare vincoli coloniali. In questo piano, dobbiamo analizzare il trattato tra Panama e la Cina. Nella strategia della crescita della Cina, l’Europa svolge un ruolo fondamentale come mercato per i prodotti cinesi e per acquisizione e cooperazione ad alta tecnologia su temi prioritari come l’ambiente. Pertanto, la nuova Via della Seta terrestre consiste di due rami principali con una moltitudine di terminali e diramazioni. Il primo, basato sulla vecchia carovaniera (e ancora senza una rotta definita), è il più conflittuale, poiché attraversa aree di marcata instabilità in Asia centrale e Medio Oriente. Le guerre in Afghanistan e Siria rallentano questa rotta terrestre; povertà, sfiducia e quasi totale mancanza di infrastrutture in alcuni di Paesi, come Kirghizistan e Tagikistan. Nel dicembre 2015 la Cina collegava ad alta velocità Pechino e la capitale della provincia più occidentale Urumqui (Xinjiang). Il progetto ferroviario cinese avrebbe unito Urumqui (Cina) a Sofia (Bulgaria), attraverso Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Iran e Turchia. La tattica di questi Paesi per consentire la costruzione di ferrovie, strade ed oleodotti è impegnare miliardi di dollari per finanziare i vari progetti. Il secondo ramo, attraverso Russia e Kazakistan, è già operativo, ma richiede una modernizzazione. Attualmente vi sono treni regolari tra Pechino e Mosca che impiegano sei giorni e mezzo. Ma la Cina ha già investito 6 miliardi di dollari per la costruzione del treno ad alta velocità Mosca-Kazan, per un valore di 24 miliardi di dollari, che in seguito consentirà il collegamento tra la capitale russa e la Cina attraverso il Kazakistan.; ciò ridurrà la durata del viaggio Mosca-Pechino a 33 ore.
L’iniziativa “Fascia e Via” integra anche la dimensione marittima. Come la Via della Seta terrestre, la rotta ha anche diverse diramazioni principali e una moltitudine di secondarie. Lasciando la provincia del Fujian, a sud-est, attraverso il Mar Cinese Meridionale, entra nell’Oceano Indiano e raggiunge il Corno d’Africa. Una di esse si dirige a nord attraverso Mar Rosso e Mediterraneo fino a Venezia. L’altra va verso Dar as-Salam (Tanzania) e la costa sud-orientale dell’Africa. La terza va verso l’America Latina. In seguito all’accordo di Stato tra Panama e Cina, firmato il 17 novembre 2017, Panama aderisce all’iniziativa della Via della Seta e della Rotta della Seta del 21° secolo (accordo 14) diventando la terza diramazione marittima dell’Iniziativa. Secondo me, con Panama beneficiaria della clausola della nazione più favorita dalla Cina, si annulla la possibilità di costruire un canale inter-oceanico attraverso il Nicaragua. È prevista la possibilità di finanziare grandi progetti infrastrutturali in futuro: ad esempio, la quarta chiusa del Canale di Panama. Pertanto, il trattato Ortega-Wang (del 2013, tra D. Ortega e l’uomo d’affari Wang) assomiglia al trattato Chamorro-Bryan (del 1914) servendo solo per ottenere un diritto specifico (un “brevetto”) per costruire il canale attraverso il Nicaragua in modo che nessun altro possa farlo. La Via della Seta marittima può dare impulso agli sviluppi in Africa. Dall’inizio del decennio, la Cina è il principale partner commerciale del continente nero, la Cina vuole raddoppiare il volume di affari entro il 2020. Nel 2015, l’investimento del gigante asiatico in Africa ha raggiunto i 25 miliardi di dollari. Più di 2000 aziende cinesi sono presenti in diversi Paesi in settori come miniere, petrolio e altre risorse, infrastrutture, costruzioni, agricoltura, tessuti e altri manufatti. La Via della Seta marittima mira a creare grandi infrastrutture portuali che, secondo un rapporto del Pentagono, servirebbe non solo per scopi commerciali, ma il cui obiettivo finale sarebbe sostenere l’ambizione della Cina di diventare potenza navale. Una delle basi principali della politica “Fascia e Via” è il Pakistan. Si prevede che il suo territorio servirà ad unire le rotte marittime e terrestri attraverso la ferrovia che attraverserà il Pakistan dal porto di Gwadar, all’estremità sud-ovest all’estremità nord-est, con la rete ferroviaria cinese.
La Cina sembra aver trovato la pietra filosofale nella Via della Seta. Se nel 2013 il Presidente Xi Jinping sorprese tutti col progetto di rivitalizzare la vecchia rotta dei cammelli, quattro anni dopo, programma non solo di unire Cina ed Europa con una vasta rete di treni, automezzi e navi. Asia centrale, Medio Oriente, Sud-est asiatico e Africa orientale ne sono integrati, ed anche America Latina. La Cina è passata da ruolo secondario ad attore fondamentale nella comprensione delle dinamiche economiche e commerciali dell’America Latina. Nel 2010, gli investimenti cinesi in America Latina ammontavano a 31,72 miliardi di dollari. A fine 2016, ammontavano a 113,662 miliardi. In altre parole, un aumento di 81,942 miliardi di dollari USA. A fine 2016, gli investimenti cinesi erano concentrati in tre Paesi: Brasile (54,49 miliardi di USD), Perù (12,372 miliardi di USD) e Argentina (10,587 miliardi di USD). Questi tre Paesi rappresentano il 71% degli investimenti cinesi in America Latina. In America Latina, il progetto cinese prevede la costruzione di una linea ferroviaria che collega Atlantico e Pacifico attraverso Brasile e Perù, dimostrando l’intenzione della Cina di diventare il principale partner commerciale dell’America Latina, nonché l’aspirazione ad essere una potenza mondiale. Il commercio tra Cina e America Latina è aumentato di 22 volte nell’ultimo decennio e gli enormi investimenti di Pechino prevedono che continui a crescere. La tratta pianificata collegherà il porto brasiliano di Açu (315 chilometri a nord di Rio de Janeiro, in piena espansione, divenendo il terzo più grande al mondo e il primo in America Latina) al porto peruviano di Ilo (1200 chilometri a sud di Lima). Questa Via della Seta transoceanica ridurrà notevolmente il tempo degli scambi. Ora, i prodotti sudamericani devono attraversare il Canale di Panama e, da lì, navigare per 30 giorni per raggiungere il porto di Tianjin (a sud di Pechino). Le relazioni economiche tra Cina e America Latina sono state così rapide da diventare il secondo partner commerciale, con 263,6 miliardi di dollari nel 2014. Ciò significa che ha superato l’Unione europea e si trova solo dietro gli Stati Uniti. Tra il 2005 e il 2013, la Cina ha erogato 102 milioni di prestiti all’America Latina. Pechino ha trovato in America Latina il quadro appropriato per la sua diplomazia della seduzione: 600 milioni di persone e una classe media relativamente ampia che rappresenta un grande mercato per prodotti economici e tecnologici. Il piano di Xi Jinping per rivitalizzare la vecchia Via della Seta ha innescato tutti gli allarmi a Washington.
La nuova Via della Seta svolge anche un ruolo fondamentale nel matrimonio di convenienza tra Cina e Russia. “Se la Cina riesce a connettere la fiorente industria con il cuore dell’Eurasia, dalle vaste risorse naturali, allora è possibile, come previde nel 1904 il geografo inglese Halford Mackinder, profilarsi un impero mondiale“, avverte lo storico Alfred McCoy dell’Università del Wisconsin-Madison (USA). “La vittoria migliore è quella ottenuta senza combattere, e questa è la distinzione tra un uomo prudente e uno ignorante“, dice Sun Zu nel suo libro L’Arte della Guerra, la cui filosofia governa le relazioni estere della Cina.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Russia e America Latina: prospettive promettenti nella cooperazione militare

Alex Gorka, SCF 08.12.2017L’America Latina rappresentava solo il 4,6% delle vendite di armi russe all’estero nel 2000-2016, con Venezuela e Nicaragua maggiori acquirenti. La Russia fa passi da gigante per espandere la propria quota di vendite sul mercato delle armi latinoamericano. Le sanzioni imposte da Stati Uniti ed UE hanno sospinto i contatti economici della Russia con le altre economie mondiali. L’America Latina sembra presentare proprio questa opportunità. Mosca vanta una forte presenza diplomatica, specialmente in Paesi come Brasile, Venezuela, Colombia, Argentina, Messico, Cile e Cuba. Con 300 milioni di persone e un PIL complessivo di oltre 1 trilione di dollari, il MERCOSUR è l’enorme mercato comune dei Paesi sudamericani comprendente la maggior parte degli Stati del continente. Vladimir Putin ha incontrato il Presidente della Bolivia Evo Morales a margine del terzo vertice del Forum dei Paesi esportatori del gas (20-24 novembre). “C’è interesse nei settori dell’energia, dell’ingegneria e dell’alta tecnologia. Siamo pronti a collaborare anche nella cooperazione tecnologica militare”, affermava l’omologo boliviano. Il colosso russo dell’energia Gazprom opera in Bolivia, iniziando la produzione nel giacimento Incahuasi nel 2016 e prevedendo d’iniziare la perforazione nel blocco Azero per il 2018. Gazprom è interessato alla perforazione a La Ceiba, Vitiacua e Madidi. All’inizio di quest’anno, Rosneft avviò l’esplorazione petrolifera nella regione amazzonica del Brasile, dopo aver acquistato una partecipazione per la perforazione di pozzi nel bacino del Solimoes. La Bolivia è anche terreno fertile per le esportazioni di armi made in Russia. Il comandante dell’Aeronautica boliviana ha raccomandato che La Paz acquisisca l’aereo da attacco leggero russo Jakovlev Jak-130 Mitten per sostituire i Lockheed T-33 in servizio. L’Esercito boliviano ha un requisito per nuovi mezzi corazzati e veicoli da combattimento per i quali considera equipaggiamento russo. I due Paesi hanno firmato un accordo di cooperazione per la difesa ad agosto, primo passo della Russia per maggiori trasferimenti di armi in Bolivia. Questa è una parte di un quadro molto più ampio.
Il 6 dicembre, Nikolaj Patrushev, Segretario del Consiglio di Sicurezza russo, concluse il viaggio in America Latina che lo portò in Brasile e Argentina. La cooperazione bilaterale nel campo della sicurezza nazionale e tra forze dell’ordine e agenzie d’intelligence era in cima all’agenda. La delegazione russa includeva il capo del Servizio federale per la cooperazione tecnico-militare. C’era una buona ragione per cui vi facesse parte. Il continente rappresentava solo il 4,6% delle vendite di armi russe all’estero nel periodo 2000-2016, con Venezuela e Nicaragua maggiori acquirenti. La Russia fa passi da gigante per espandere la quota di vendite nel mercato delle armi latinoamericano. Quest’anno partecipava a quattro mostre per la difesa. “La Russia presta grande attenzione al rafforzamento delle posizioni sul mercato delle armi nei Paesi dell’America Latina“, ha detto Aleksandr Denisov, capo del Dipartimento attività di marketing dell’esportatore di armi russo Rosoboronexport alla fiera Expodefensa 2017 di Bogotà (Colombia), del 4-6 dicembre. Lo stand di Rosoboronexport presentava oltre 250 sistemi d’arma ed equipaggiamenti militari. L’aereo da combattimento Jak-130, i caccia multiruolo super-manovrabili Su-35 e Su-30MK, il caccia multiruolo di prima linea MiG-29M, gli elicotteri da combattimento Mi-28NE, Ka-52, Mi-35M e l’elicottero da trasporto pesante Mi-26T2, il sistema antiaereo Pantsir-S1 e il sistema di difesa aerea a lungo raggio Antej-2500 erano i sistemi d’arma più promettenti che la Russia offriva agli acquirenti dell’America Latina. I potenziali clienti latinoamericani sono tradizionalmente attratti dai sistemi di difesa aerea della Russia, in particolare dal sistema missilistico/d’artiglieria di difesa aerea Pantsir-S1, dai sistemi Tor-M2KM e Buk-M2E e dai portatili Igla-S. Gli elicotteri Mi-17, Mi-26T2 e Ansat sono al centro dell’attenzione pubblica. Le corvette Proekt 20382 Tigr, le motovedette Proekt 14310 Mirazh e i sottomarini diesel-elettrici Proekt 636 attirano l’attenzione degli ufficiali di vari Paesi del continente. Armi ed equipaggiamenti militari delle forze di terra russe, utilizzate anche dalle unità speciali anticrimine, antiterrorismo e antinarcotici sembrano molto richieste. Russia e Argentina sono in trattativa per l’acquisizione di caccia MiG-29. Il Brasile è interessato all’acquisto del sistema di difesa aerea missilistica e d’artiglieria Pantsir-S1 e altri SAM portatili Igla-S, già venduti al Paese. Colombia, Perù, Venezuela, Uruguay e Argentina hanno espresso interesse per caccia come il Sukhoj Su-30 attualmente operativo in Siria. Le consegne di armi russe alla Colombia hanno raggiunto i 500 milioni di dollari in oltre 20 anni. L’esercito colombiano ha oltre 20 elicotteri da trasporto Mi-17 russi.
Rosoboronexport, l’agenzia responsabile della vendita di armi all’estero attualmente partecipa ad alcune gare in Argentina, Brasile, Colombia, Messico e Perù sia per armamenti di terra che aerei. Mosca è pronta a creare impianti di produzione autorizzati per fabbricare armi e attrezzature militari di progettazione russa nei Paesi dell’America Latina. È anche pronta a partecipare alla progettazione congiunta e costruzione di navi per le flotte latinoamericane. A fine novembre, la Russia aderiva alle operazioni internazionali per salvare l’equipaggio del sottomarino argentino San Juan, schierando un dispositivo telecomandato marittimo. Un aeromobile russo Antonov inviò il Pantera Plus, un sommergibile senza equipaggio in grado di scansionare col sonar fino 1000 metri di profondità, effettuando le ricerche insieme alla nave da ricerca scientifica Jantar. Ordinata nel 2015, la Jantar può fungere da nave madre per i minisommergibili classe Konsul che raggiungono la profondità di 6000 metri e sono anche dotati di manipolatori e altri dispositivi per operazioni subacquee complesse. La nave stessa ha rilevatori avanzati per determinare la posizione precisa del sottomarino. Questo è un buon esempio di cooperazione militare con uno Stato latino-americano. Le attrezzature di ricerca e soccorso subacquee della Russia viste in Argentina possono interessare qualsiasi Paese dotato di sottomarini. Con l’America Latina non più cortile degli Stati Uniti, le prospettive di una cooperazione in tutti i settori, compreso quello militare, sono promettenti e c’è interesse da entrambe le parti a spronare il processo.Traduzione di Alessandro Lattanzio – AuroraSito

Il ruolo fondamentale dell’Africa nell’attuazione della Nuova Via della Seta

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 17.08.2017L’Africa è una delle regioni d’importanza fondamentale per l’implementazione del progetto ambizioso della Cina Fascia e Via (OBOR). Proprio come in Eurasia, la Cina intende coprire questo continente con una rete di ferrovie e autostrade che si estendono dai porti lungo le coste orientali dell’Africa fino a quelle occidentali. Di conseguenza, prenderà forma la fusione economica euroasiatico-africana, con conseguente creazione della più grande zona di libero scambio nella storia umana. Quindi, Pechino impone l’attuazione del suo piano per il 2016-2018, adottato al Forum di Cooperazione Cina-Africa alla fine del 2015. Nel frattempo, la Cina si impegnerà ad investire complessivamente 60 miliardi di dollari nel continente africano, sviluppando infrastrutture stradali e ferroviarie e porti africani. Si può dire che le opere nel continente sono in piena realizzazione, con autostrade ad alta velocità che si stendono in tutto il continente. Tali autostrade attraversano l’Algeria da est ad ovest. Si tenga presente che l’Algeria è il più grande Stato africano con un ampio litorale mediterraneo. Finora il Mar Mediterraneo è il limite della Via. All’inizio del 2016 le imprese cinesi e algerine firmarono un protocollo di intenti sulla costruzione del più grande porto del Paese, che dovrebbe diventare l’hub marittimo dell’Africa settentrionale, collegando numerosi Stati africani attraverso i progetti infrastrutturali dell’OBOR. Allo stesso tempo, gli specialisti cinesi costruiscono un’altra autostrada che si estenderà nel territorio algerino da nord a sud. Alla fine del 2016, media locali segnalarono il completamento di un tunnel di quindici miglia, che sarà parte importante di questa autostrada. Sul tratto est-ovest, va menzionato l’avvio della costruzione della ferrovia cinese in Kenya, avvenuto a maggio. Collegherà il porto di Mombasa (che costituisce un elemento importante dell’infrastruttura OBOR) con la capitale Nairobi. L’avvio ufficiale della costruzione fu presieduta dal presidente del Kenya Uhuru Kenyatta e dal consigliere di Stato cinese Wang Yong. Secondo loro, la ferrovia darà inizio allo sviluppo dell’integrazione regionale, poiché sarà la piattaforma per creare la rete ferroviaria unificata dell’Africa orientale. Allo stesso tempo, Pechino fa ogni sforzo per migliorare le relazioni diplomatiche con i Paesi della regione. All’inizio del 2017, il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi compiva un tour in Africa visitando Madagascar, Zambia, Tanzania, Congo, Nigeria e Mauritius, incontrandone i leader per discutere i dettagli della partecipazione al progetto OBOR. Il successo complessivo del viaggio fu riferito da Wang Yi al Congresso Nazionale del Popolo di marzo. Tuttavia, è troppo presto per i diplomatici cinesi per celebrarne i risultati, dato che c’è ancora molto lavoro da fare.
Per esempio, v’è l’urgente necessità di migliorare i rapporti cinesi con la Repubblica d’Uganda. I due Stati hanno relazioni amichevoli da oltre mezzo secolo e Pechino rimane uno dei maggiori investitori nell’economia dell’Uganda. Ciò ha permesso a Pechino d’organizzare il primo forum su commercio, cooperazione economica ed investimenti Cina-Uganda, tenutosi nella capitale Kampala lo scorso maggio. Numerosi rappresentanti di imprese cinesi operanti in Uganda vi parteciparono. Al forum era presente il vicepresidente dell’Uganda Edward Ssekandi, insieme al rappresentante della Cina a Kampala, Zheng Zhuqiang e a molti altri rappresentanti del governo ugandese e della comunità imprenditoriale. Il forum discusse i temi generali della cooperazione Cina-Africa, in cui l’Uganda intende svolgere un ruolo attivo, insieme a diversi aspetti delle relazioni Cina-Uganda. Secondo il vicepresidente dell’Uganda, Kampala sviluppa attivamente le proprie infrastrutture e rimane interessata a creare condizioni favorevoli per gli investitori cinesi. Edward Ssekandi aveva anche espresso la speranza che Pechino continui ad aiutare l’Uganda a sviluppare l’economia. Nel giugno 2016, il consigliere di Stato della Cina Wang Yong visitò lo Zambia, dove incontrò il presidente Edgar Lung. Durante l’incontro, si affermò che lo Zambia percepisce Pechino come suo stretto amico e partner, che non esita a fornire supporto agli alleati. E certamente ovvio che lo Zambia preveda di aderire all’OBOR.
La Cina iniziò ad aver influenza in Africa molti decenni fa. Negli anni ’50, il leader cinese Mao Zedong aiutò i governi popolari di una manciata di Paesi africani nella lotta contro i colonizzatori europei. Una volta che gli europei furono cacciati dall’Africa, la Cina iniziò a sviluppare legami economici e politici con tutti gli Stati del continente, aumentando costantemente l’influenza e scacciando i potenziali concorrenti dalla regione. Finora la Cina è il principale partner commerciale del continente africano e ne mantiene anche la stabilità, inviando peacekeeper negli Stati africani in conflitto. Non è un caso che la prima base militare estera della Repubblica popolare cinese sia stata costruita in Africa, nella Repubblica di Gibuti, consentendo a Pechino di assicurare il traffico attraverso lo stretto di Bab al-Mandab, dove passa il grosso del traffico marittimo con Europa e Medio Oriente. Indubbiamente, il Forum di Cooperazione Cina-Africa nel 2015 e il discorso del leader cinese Xi Jinping per presentare il Piano di cooperazione Cina-Africa per gli anni 2016-2018, segnano l’inizio della fase finale del lungo viaggio per rendere la Cina il motore dello sviluppo dell’Africa. Se questo piano avrà successo, nessuno potrà contestare l’influenza della Cina in questo enorme continente, particolarmente ricco di risorse naturali. Ancora oggi quasi il 20% delle importazioni di petrolio greggio cinese proviene dall’Africa. Inoltre, Pechino importa numerosi minerali dall’Africa, insieme a una vasta gamma di prodotti agricoli. Al tempo stesso, l’Africa rappresenta un mercato in espansione per i prodotti della Cina. Ma non è tutto. L’Africa può diventare un collegamento commerciale fondamentale, permettendo un traffico commerciale massiccio sul suo territorio. Non appena l’Africa farà parte integrante dell’OBOR, permetterà ulteriore traffico di merci dall’Oceano Atlantico alle rive dell’America, collegando così l’intero mondo con la Nuova Via della Seta.

Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Le istituzioni finanziarie dei BRICS sosterranno lo sviluppo africano e latinoamericano
Kimeng Hilton Ndukong, People Daily 21 agosto 2017I progetti di sviluppo in Africa e America Latina avranno maggiore attenzione da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, dalle istituzioni finanziarie del BRICS, come New Development Bank, NDB, e Banca d’investimento per l’infrastruttura asiatica, AIIB. Il Professor Chen Fengying, ex-Direttore dell’Istituto di Economia Mondiale, e degli istituti cinesi di relazioni internazionali cinesi, CICIR, commentava il 21 agosto a Pechino, in una conferenza stampa organizzata dall’Associazione dei giornalisti della Cina. Il Professor Chen, ricercatore del CICIR, affermava che “Ci sono molte banche di sviluppo nel mondo oggi, la più grande è la Banca Mondiale. Ma la nuova Banca di sviluppo dei BRICS è l’unica a puntare sui Paesi in via di sviluppo“, aggiungendo che il rafforzamento della cooperazione sud-sud e sud-nord sarà affrontato al summit dei leader BRICS nella città di Xiamen, il 3-5 settembre. “La questione dello sviluppo dei BRICS da allora è andata oltre gli Stati aderenti. La nuova Banca di Sviluppo è attiva, passando da questioni astratte a più concrete. Come piattaforma aperta, i BRICS guardano ad Africa e America Latina; quindi l’influenza dei BRICS sarà più completa“, dichiarava Chen Fengying, aggiungendo che per ampliare l’ambito delle attività e sostenerle a lungo termine, NDB e AIIB estenderanno i loro servizi in Africa e America Latina per finanziare i progetti di sviluppo. Nel frattempo, Kenya e Thailandia sono stati invitati al vertice BRICS del prossimo mese. Rispondendo a una domanda sui piani dei BRICS per creare un’agenzia di rating, il Prof. Chen dichiarava che le probabilità di successo sono esigue perché l’attuale macrofinanza è ancora dominata dal dollaro statunitense, e il sistema di rating attuale è monopolizzato da tre istituzioni statunitensi. Ricordava che Cina, Europa e Giappone in passato tentarono di creare agenzie di rating, senza molto successo. Alla domanda se il conflitto tra Cina e India sarà oggetto del vertice BRICS del mese prossimo, Chen Fengying l’escludeva dicendo che i leader non saranno distratti da “piccole questioni”. Inoltre, la Cina ha già affermato che i problemi relativi alla propria sovranità non possono essere oggetto di compromessi. Inoltre, dichiarava che la politica dei BRICS non è intervenire negli affari interni degli Stati aderenti. Aggiungeva che le sfide che i leader di Sudafrica e Brasile affrontano adesso sono transitorie. Attribuiva i loro problemi ai prezzi delle materie prime in declino e all’instabilità politica ed economica, dicendo che la soluzione è garantire un adeguato sviluppo. “Gli impegni che i leader di Sudafrica e Brasile prenderanno al vertice non saranno messi in discussione perché i leader vanno e vengono, ma le nazioni restano”. Il tema del vertice di quest’anno è “BRICS: partenariato più forte per un futuro più brillante“. Il focus sarà su commercio, finanza, economia, cooperazione sud-sud e sud-nord e iniziativa Via della Seta. Riunioni dei Ministri degli Esteri BRICS e scambi interpersonali e culturali saranno istituzionalizzati al vertice. È stato anche reso noto che i BRICS si difenderanno da ogni tentativo d’introdurre protezioni commerciali come le misure degli USA contro la Cina.

Kimeng Hilton Ndukong, collaboratore di People’s Daily Online, redattore del quotidiano Cameroon Tribune e del Centro Stampa Cina-Africa, CAPC.

L’ANC approva l’avvio della Banca BRICS
ANA Report, 18 agosto 2017

Per troppo tempo i Paesi in via di sviluppo del Sud Globale si sono ritrovati indebitati da istituzioni finanziarie internazionali come Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale (IMF), che impongono condizioni onerose con ricadute sociali e politiche gravi“. Molewa dichiarava che tali dure condizioni di prestito hanno storicamente ostacolato i Paesi in via di sviluppo nel perseguire politiche di sviluppo proficuo nell’interesse dei propri cittadini. BRICS è composto da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. La Nuova Banca di Sviluppo permetterà agli africani e ad altri Paesi di accedere alle strutture di prestito per intraprendere, tra l’altro, investimenti infrastrutturali in settori cruciali come energia, acqua e trasporti.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora