Il ministro della Difesa della Russia visita i Caraibi

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 16/02/2015b22824Il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu ha compiuto una visita in America Latina l’11-14 febbraio in Venezuela, Nicaragua e Cuba, Paesi con relazioni alleati stabili con la Russia nel campo della cooperazione militare. Ha firmato un accordo sulle esercitazioni militari congiunte in Venezuela. Russia e Nicaragua hanno firmato un accordo intergovernativo sulla procedura semplificata per le visite di navi da guerra della Marina russa nei porti del Nicaragua. Un accordo per lo sviluppo della cooperazione tecnico-militare è stato concluso durante la visita a Cuba. Ma il viaggio nel “Triangolo Caraibico” aveva un significato politico assai maggiore degli accordi di cooperazione militare. A Caracas, Managua, Habana e America Latina in generale ciò è stato visto come manifestazione di solidarietà. Non poteva essere altrimenti, mentre gli Stati Uniti fanno ancora pressione sull’America Latina, intensificando la sovversione con le “rivoluzioni colorate”, per rovesciare governi legali. I leader di Venezuela, Nicaragua e Cuba dicono spesso che gli Stati Uniti usano l’intero arsenale delle guerre clandestine: dalla guerra dell’informazione alla creazione di cellule terroristiche e ai complotti volti ad eliminare fisicamente i leader dei Paesi nel mirino di Washington, come primi obiettivi. La visita di Shoigu a Caracas è coincisa con la divulgazione della cospirazione contro il governo del Venezuela tra le fila dell’aeronautica. Ufficiali attivi e in pensione aveano pianificato di attaccare obiettivi nella capitale: il palazzo presidenziale di Miraflores, gli edifici del Ministero della Difesa, del Servizio di Sicurezza (Sebin), del Ministero degli Esteri e dell’Ufficio del Procuratore Generale. I cospiratori volevano usare un aereo Tucano, progettato per combattere la guerriglia, che doveva decollare dalle isole Curaçao o Aruba dove vi sono basi operative avanzate (FOL) degli USA e la CIA conduce un’intensa attività. L’attacco era previsto mentre l’opposizione radicale avrebbe organizzato manifestazioni permettendo ai suoi capi di approfittare del caos nel Paese e prendere il potere. Questa volta la strategia della “creazione del caos” è fallita. I militari rimangono fedeli al regime bolivariano che gode di un forte sostegno sociale. In queste circostanze l’effetto stabilizzante della visita di Shojgu era evidente: il ministro ha dimostrato che Mosca non ha dubbi sul fatto che la posizione del Presidente Maduro sia solida e che il Venezuela rimane partner strategico affidabile nella regione dei Caraibi. La Russia fa del suo meglio per aumentare il potenziale della Difesa del Venezuela e degli altri alleati nei Caraibi. Continuerà a farlo. I media occidentali hanno definito il viaggio latinoamericano del ministro russo “un atto di pressione diplomatica sugli Stati Uniti”, anche se Shojgu non ha mai detto nulla a sostegno di tale affermazione durante il viaggio. Mosca sottolinea costantemente che la cooperazione militare bilaterale con i partner non è mai rivolta contro altri Paesi, anche se il capo della Difesa russa non ha detto nulla su ciò; la cooperazione militare è interpretata dai media occidentali come segno di pressione politica sugli Stati Uniti. Parlano di “pressione mentre gli Stati Uniti scatenano una propaganda intensa a sostegno dell’invio di armi all’Ucraina. Tali azioni non possono che spingere Mosca ad opporvisi. L’occidente deve capirlo”.
shoygu-canal-ni-2015 A Managua, un’altra tappa, il ministro ha firmato un accordo intergovernativo sulla procedura semplificata per la visite delle navi da guerra della Marina russa nei porti del Nicaragua e una serie di altri documenti sulla cooperazione tecnico-militare. Durante la visita in Nicaragua, il ministro della Difesa russo ha aperto un centro topografico, il cui equipaggiamento è fornito e installato da specialisti russi. Gli esperti sottolineano l’incremento tangibile della presenza russa nel Paese, in particolare con i piani per la costruzione del canale di Nicaragua, un altro passaggio che collega Atlantico e Pacifico, oltre al canale interoceanico controllato dagli statunitensi. La Cina svolge il grosso del lavoro. Secondo i media, la Russia sarà responsabile della protezione del gran canale. In nessun modo gli Stati Uniti rimarranno in disparte. Il governo sandinista deve vigilare al massimo. Il Presidente Daniel Ortega ha approfittato della visita di Shojgu per esprimere le sue opinioni sugli attuali eventi internazionali. Secondo lui le attività degli Stati Uniti sono la ragione principale della crisi economica mondiale che danneggia gli stessi Stati Uniti, così come l’Europa. Ortega ha sostenuto la Russia nei suoi sforzi per risolvere pacificamente la crisi in Ucraina. Secondo lui, l’occidente è responsabile del degrado di tale Paese. Ha detto, “Noi tutti abbiamo visto in diretta TV la scandalosa marcia dei fascisti verso il colpo di Stato. Ci aspettiamo che le nuove proposte presentate dalla Federazione Russa e dal Presidente Putin ripristino la pace nella regione”. Il viaggio di Shojgu è stato tempestivo. L’amministrazione statunitense ha messo a punto iniziative volte a riavvicinare l’Avana. Il momento giusto per definire chiaramente i veri obiettivi perseguiti dagli Stati Uniti e le minacce poste al “socialismo dal volto umano” e sul futuro delle relazioni Russia-Cuba. Fidel Castro ha detto che i cubani ancora non si fidano degli Stati Uniti e si atterrà alle politiche che perseguano propri interessi. Queste parole forniscono un indizio per capire l’approccio di Havana al dialogo USA-Cuba. Il messaggio di fondo è lo stesso: c’è la minaccia di essere colpiti alle spalle dalla “quinta colonna” promossa dalla CIA, con l’aiuto di organizzazioni non governative, blogger e intensa propaganda “anti-Castro”. Gli esperti ritengono che gli Stati Uniti radunano i dissidenti cubani per organizzare un colpo di Stato dell’isola. Ma la leadership cubana ha accumulato una ricca esperienza nel contrastare la sovversione dei servizi speciali degli Stati Uniti. Senza dubbio, la visita del ministro della Difesa della Russia ha dato nuovo impulso allo sviluppo della cooperazione militare Russia-Cuba. A L’Avana l’ordine del giorno comprendeva molte questioni e molti dettagli sono ignoti alla stampa. E’ importante notare che le questioni discusse comprendevano l’invio di nuovi sistemi d’arma, l’ammodernamento dell’arsenale fornito dall’URSS e l’addestramento di personale cubano nelle accademie militari russe. Incontrando Raul Castro, Presidente del Consiglio di Stato e Presidente del Consiglio dei Ministri cubani, Shojgu ha sottolineato che lo sviluppo dei rapporti militari è in pieno svolgimento. Il Ministro della Difesa ha aggiunto che Russia e Cuba sviluppano la cooperazione militare e tecnica. “Siamo grati a Cuba per accogliere le navi della Marina russa a L’Avana. La Russia è interessata ad espandere la cooperazione navale“, ha detto Shojgu, ringraziando Castro per la calorosa accoglienza della delegazione russa. Raul Castro ha molto apprezzato la cooperazione militare con la Russia. Ha detto che quest’anno gli equipaggi cubani parteciperanno ai biathlon dei carri armati che si terranno in Russia così come ai giochi militari internazionali, al forum tecnico-militare “Army-2015“, previsto per il 16 – 19 giugno, e alla conferenza annuale sulla sicurezza internazionale.
Le coste caraibiche comprendono i territori di Messico, America centrale e settentrionali del Sud America. Sono sempre state considerate dagli Stati Uniti un lago interno. Ma i tempi cambiano. Non importa quanto dica Obama sull’eccezionalismo statunitense e la sua leadership globale in questo secolo, gli Stati Uniti non riescono a mantenere lo status quo. La presenza di Cina, Russia e Brasile è sempre più forte; è una tendenza. Gli Stati dei Caraibi, così come dell’America Latina, si volgono ai poli del potere alternativi. Gli Stati Uniti cercano di affermare la propria leadership con attentati, terrorismo di Stato, spargimento di sangue e torture, venendo percepiti come un Moloch bellicoso e nemico dell’uomo.

62706Ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sventato un piano golpista contro il Venezuela

Uno scenario privo di “coincidenze”
Alessandro Lattanzio, 15/2/2015

Ho incontrato i venezuelani colpiti dall’oppressione del loro governo, per sottolineare il nostro impegno a promuovere i diritti umani nel mondo“.
Vicepresidente degli Joe Biden dopo aver incontrato la moglie di un golpista venezuelano, il 12 febbraio 2015.

Nicolas-MaduroIl Presidente del Venezuela Nicolas Maduro, denunciava il 12 febbraio un gruppo di ufficiali dell’aeronautica per aver programmato un golpe che prevedeva l’impiego di aerei d’assalto EMB 314 Super Tucano. Il Presidente Maduro aveva dichiarato “Il governo degli Stati Uniti è dietro ai piani di destabilizzazione e ai colpi di Stato contro il Venezuela. … Abbiamo smantellato, sventato un tentativo di colpo di Stato contro la democrazia e la stabilità del nostro Paese. Questo era un tentativo di utilizzare un gruppo di ufficiali dell’aeronautica militare per provocare un attacco, un colpo di Stato armato. I gruppi fascisti che promuovono i piani golpisti contro la Rivoluzione Bolivariana saranno sconfitti dalla coscienza e dalla mobilitazione del nostro popolo“. Il 2 febbraio, Maduro aveva detto che “La potenza imperiale del nord è entrata in una pericolosa fase di disperazione, annunciando ai governi del continente il rovesciamento del mio governo. Io accuso il vicepresidente Joe Biden di tale complotto. Ci sono diplomatici statunitensi in Venezuela che arruolano ufficiali per tradire il loro Paese, e cercano di influenzare i leader politici socialisti, gli opinionisti e gli imprenditori per provocare un sanguinoso colpo di Stato contro il Venezuela bolivariano“.
Il piano, denominato Operazione Gerico, era previsto per il 13 febbraio e prevedeva la diffusione di un manifesto che invocava un governo di transizione e successivamente un aereo Super Tucano avrebbe bombardato la cerimonia di commemorazione della battaglia di La Victoria, la sede governativa di Caracas, il quartier generale dei servizi segreti militari del Venezuela (DIM), Plaza Venezuela, la stazione della metropolitana al centro di Caracas, il Ministero della Difesa, il Ministero della Giustizia, la sede del Consiglio Nazionale Elettorale, il municipio di Caracas occidentale, gli uffici del pubblico ministero del Venezuela e dei maggiori funzionari governativi. Nello stesso tempo sarebbero esplosi tumulti di piazza nella capitale e in altre città della nazione. Il Presidente Maduro aveva riferito che gli ufficiali dell’aeronautica erano finanziati dal governo degli Stati Uniti, tramite un gruppo di Miami, per effettuare il golpe articolato in tre fasi:
1. Pubblicazione del “Programma del governo di transizione”, che definiva i piani del governo golpista: scioglimento delle autorità pubbliche, privatizzazione di Petroleos de Venezuela, richiesta di stanziamenti al Fondo monetario internazionale, avviare un nuovo processo di privatizzazione.
2. Attacco con aerei Super Tucano, “L’obiettivo era il Palacio de Miraflores o altri edifici governativi, compresa la sede di Telesur. L’attacco doveva essere effettuato con un aereo EMB-312 Super Tucano proveniente dall’estero, essendo quelli venezuelani in riparazione“.
3. “Un video in cui un generale golpista, condannato e reo-confesso, riferiva che la forze armate si erano rivoltate contro il Presidente Nicolas Maduro e l’avevano rovesciato“. Il generale era Oswaldo Sánchez Hernández. Tale video sarebbe stato trasmesso da CNN, Reuters, AP e altre agenzie di stampa.
Il golpe sarebbe rientrato in un’escalation di quattro tappe: assalto economico, dibattito internazionale su una presunta crisi umanitaria, colpo di Stato politico contro il governo e infine golpe militare per installare un governo di transizione. Il 3 febbraio, il gruppo dei 17 golpisti aveva ricevuto i visti dal dipartimento di Stato degli USA per poter organizzare negli Stati Uniti il golpe per rovesciare Maduro. Tramite un gruppo di Miami, Washington versò una grossa somma in dollari, effettuò diverse missioni e consegnò i visti per gli Stati Uniti ai golpisti, cui l’ambasciata degli USA disse che, se il golpe falliva, “potevano entrare negli USA da qualsiasi punto“.
Il Presidente ringraziava gli ufficiali che avevano sventato il golpe, “Voglio ringraziare i giovani ufficiali, le agenzie d’intelligence, per essere stati capaci di sventare tale tentativo di golpe contro il nostro Paese. Volevano altri morti a Caracas e nel paese durante le manifestazioni della destra“.
AIR_EMB-314_Drakos_Colombia_lg Il Presidente dell’Assemblea Nazionale, Diosdado Cabello, dettagliava il piano golpista, denominato operazione “Hit Blue“, che coinvolgeva i deputati di destra Maria Corina Machado, finanziata dall’USAID; Leopoldo Lopez, collegato all’ex-narco-presidente colombiano Alvaro Uribe Velez e la cui moglie aveva incontrato il vicepresidente degli USA Joe Biden il 12 febbraio; Julio Borgues, fondatore del partito anti-chavista Primero Justicia; il sindaco di Caracas Antonio Ledezma, legato al terrorista Lorent Gómez Saleh, che al momento del golpe si sarebbe recato al quartiere de La Cadelaria, roccaforte elettorale dell’opposizione antibolivariana, dove avrebbe detto alla popolazione di abbandonare le case perché “sarebbero state bombardate” assieme alla sede di TeleSUR; l’affarista e politico Parsifal D’Sola; Pedro Mario Burelli, collegato a Peter Ackerman, discepolo del teorico delle rivoluzioni colorate Gene Sharp; il generale di brigata Oswaldo Sánchez Hernández; il capitano Jose Noguera, coordinatore della congiura; i tenenti José Antich Ricardo Zapata, Peter Alexander Moreno Guevara, Henry Javier Salazar Moncada ed Eduardo Figueroa Marchena, quest’ultimo latitante a Panama; l’ex-tenente Luis Calderon; l’ex-generale Angelo Vivas, che chiedeva la creazione di unità armate dell’opposizione, l’istituzione di un “governo di transizione” e invitava a prepararsi “a una guerra all’ultimo sangue“; la giornalista Patricia Poleo, che fungeva da collegamento con gli USA; Andreina Stephanie Carrillo Torres e un tale “El Viejo”. Cabello riferiva anche che un uomo, identificato come Jesus Carmona Álvaro Rodríguez, doveva assassinare il presidente venezuelano nella città di Valencia, Stato di Carabobo. Il SEBIN (l’intelligence venezuelana) aveva sequestrato uniformi, armi come fucili statunitensi AR-15, una pistola HK e granate, computer, video sul complotto e la proclamazione del golpe.
Il 5 febbraio, l’ambasciata tedesca in Venezuela avvertiva i cittadini tedeschi in Venezuela d’adottare una serie di “precauzioni di fronte alla crisi“. La dichiarazione è stata firmata dall’incaricato d’affari Joerg Polster, suggerendo che diplomatici e servizi segreti tedeschi fossero a conoscenza del piano golpista sostenuto dagli Stati Uniti.
Il 13 febbraio, l’Alto Comando Militare guidato dal ministro del Potere Popolare per la Difesa, Vladimir Padrino López, ribadiva sostegno incondizionato al Presidente Nicolas Maduro, in relazione al piano golpista steso da alcuni ufficiali. “L’Alto Comando Militare ribadisce pieno sostegno e fedeltà assoluta al Presidente Nicolas Maduro, e ribadisce l’impegno verso Costituzione, Popolo e Plan de la Patria. Ribadiamo il rifiuto netto delle Forze Armate Nazionali Bolivariane (FANB) al piano di un piccolo numero di soldati che non rappresenta i sentimenti dell’istituzione militare (…) Le FANB sono monolitiche e unite nel rispetto della democrazia e respingono ogni barbarie contro Popolo e Paese“. Padrino López affermava che tali atti destabilizzanti “rafforzano i principi e valori che ci indicano la strada giusta, senza retrocedere dalle conquiste raggiunte. Abbiamo le istruzioni del comandante in capo e sappiamo cosa fare per la Difesa del territorio nazionale. Un Paese non si costruisce con la violenza e il risentimento, ma con la giustizia, la cooperazione e la comprensione”.
Gli Embraer EMB 314 Super Tucano, o A-29, sono dei velivoli a turboelica in grado di trasportare, sui cinque piloni subalari e sotto la fusoliera, 1500 kg di armamenti, tra cui 2 mitragliatrici da 12,7 mm FN Herstal con 200 colpi, missili aria-superficie AGM-65 Maverick, razzi, bombe, 4 missili aria-aria AIM-9 Sidewinder, MAA-1 Piranha o Python-3/4.

Nicolas-Maduro-en-ascenso-militar-Venezuela-800x533Riferimenti
Contrainjerencia
Contrainjerencia
Correo del Orinoco
Correo del Orinoco
Correo del Orinoco
Global Research
Nsnbc
PSUV

TeleSur

L’Argentina allenta la presa degli Stati Uniti

COMAGUER Bollettino N. 283 7-20152014071920051395249La visita della presidentessa argentina a Pechino segna una nuova tappa dell’emancipazione politica del Paese. L’intervento deciso e vigoroso di Cristina Kirchner contro gli attacchi alla sovranità dell’Argentina all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nell’ottobre 2014, aveva segnato un punto di svolta. Cristina Kirchner aveva infatti denunciato l’intervento della magistratura degli Stati Uniti per travolgere la ristrutturazione del debito sovrano argentino, una piano da tempo preparato ed approvato da tutte le banche interessate, tranne una, un fondo d’investimento di New York che aveva solo l’1% di tale debito. La magistratura statunitense (giudice Griesa) ha deciso che tale fondo doveva ricevere tutti gli importi dovuti ma soprattutto, misura che ovviamente pregiudica la sovranità dell’Argentina, che se tale decisione non veniva attuata, l’intero piano di ristrutturazione del debito andava bloccato. Si deve sottolineare: 1. che i debiti in questione erano tutti rimborsi dei prestiti contratti dall’Argentina prima dell’ascesa al potere di Nestor Kirchner e di sua moglie Cristina, 2. che gli altri creditori avevano accettato di rinunciare al 50% dei loro debiti 30ennali. Bell’esempio d’imperialismo giudiziario e finanziario: il capitale statunitense si sente a casa ovunque e la firma di un governo e delle principali banche internazionali non contano nulla nella decisione di un giudice New York assunto da un “fondo avvoltoio”, com’è attualmente definito.
La presidentessa argentina inoltre s’è anche rivolta a coloro che criticano il suo governo per aver firmato con l’Iran un “memorandum d’intesa”, unendo gli sforzi dei due Stati nella ricerca della verità, sui due attentati “anti-israeliani” perpetrati in Argentina, prima contro l’ambasciata israeliana il 17 marzo 1992 (29 morti), e poi il 18 luglio 1994 contro la sede dell’AMIA, l’Associazione culturale della comunità ebraica dell’Argentina, la più grande in America Latina (85 morti). Tali attentati, che furono immediatamente e senza prove attribuiti all’Iran, che ne ha sempre negato la responsabilità, non sono ancora stati chiariti e la firma del “Protocollo d’intesa” dell’Argentina non fa fatto altro che dare all’accusato il diritto di difendersi. La reazione imperiale a questa decisione è stata, come ci s’immagina, molto forte in quanto contesta, 20 anni dopo, la versione ufficiale, ma non dimostrata, approvata da tutti gli apparati di propaganda “occidentali”. Anche all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Cristina Kirchner ha difeso la scelta e riferito delle minacce di morte dirette a lei personalmente. Ha continuato la ricerca della verità e fatto un passo decisivo mettendo fine alla carriera del patrono dell’intelligence argentina, Antonio Stiuso in carica da 40 anni. Tale personaggio, creato dal regime peronista, ha attraversato il periodo della dittatura militare restando al suo posto. Molti argentini considerano tale “posizione consolidata” spiegabile dal continuo sostegno di Washington e dai suoi metodi spesso definiti da “Gestapo”. Il procuratore Nisman, responsabile dell’affare”iraniano”, trovato “suicidato” in questi giorni, si apprestava a confermare la “pista iraniana” degli attentati anti-israeliani nella sua inchiesta sostenuta da Stiuso, a cui era da tempo vicino.
La stella di Cristina Kirchner s’è assai sbiadita negli Stati Uniti e nel resto dell’occidente. Essendone consapevole ha mutato di conseguenza politica. Il cambiamento ha appena preso una piega molto pratica con la visita ufficiale a Pechino, dove è stata ricevuta dal presidente cinese. Non è proprio un improvviso cambio, dato che i leader cinesi avevano aumentato le visitate a Buenos Aires negli ultimi anni, portando a progetti di cooperazione economica in molti settori (trasporti, energia, elettronica…). L’ultima visita a Pechino di Cristina Kirchner dà a questa collaborazione un’importante aspetto militare. L’Argentina acquisterà dalla Repubblica popolare o costruirà su accordi di trasferimento di tecnologia i seguenti materiali:
Corvette P18 prodotte dai cantieri cinesi CSIC. Le corvette P18 avranno il nome di classe Malvinas (già vendute alla Nigeria), sufficiente a far infuriare il Foreign Office
Veicoli blindati modello VN1 della NORINCO
Elicotteri Tipo Z-11 Changhe
Queste acquisizioni avvengono nell’ambito di un programma globale firmato dai due Paesi il 29 ottobre 2014, che riguarda anche rompighiaccio, veicoli anfibi, rimorchiatori, altre navi da guerra, mortai di vario calibro ed ospedali da campo. Osservatori militari non escludono l’acquisto di caccia cinesi FC-1.
Nel mondo multipolare di oggi, è ora possibile allentare la presa imperialista degli Stati Uniti e incontrare altri Paesi: Cina, Russia… il modo concreto per scongiurare la vendetta degli Stati Uniti contro tutti i governi che si dimostrano indipendenti nel loro “cortile di casa” latinoamericano.

Corvetta Type 056 (P18)

Corvetta Type 056 (P18)

Caccia FC-1

Caccia FC-1

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Guarda chi entra nel ‘cortile’ degli USA

F. William Engdahl New Eastern Outlook 26/01/2015

Dilma_Rousseff_and_Xi_Jinping3Nel 2008 Washington creò un apposito comando del Pentagono, AFRICOM, per contrastare le principali iniziative economiche cinesi in Africa, concedendo prestiti e crediti facili in cambio di accordi commerciali a lungo termine su petrolio e altre materie prime africane. Ciò non impedì la ricerca dei cinesi di materie prime per la propria economia in crescita. Ora la Cina ha compiuto un nuovo passo coraggioso sfidando la “dottrina Monroe” imperialista statunitense, compiendo importanti iniziative in America Latina, “Cortile di casa” di Washington. Con un pugno di dollari, le imprese statali cinesi compiono una grande entrée sostenuta dal governo nel tradizionale cortile bancario-affaristico degli Stati Uniti in America Latina. Si tratta di una mossa diabolicamente intelligente, colpendo il tallone d’Achille di Washington. L’intento dell’originale Dichiarazione del presidente statunitense James Monroe, nel 1823, era dichiarare che le colonie appena liberatesi delle potenze europee non sarebbero più state oggetto di nuovi tentativi di colonizzazione europea, con la minaccia di un intervento degli Stati Uniti. Era una dottrina bizzarra, una dichiarazione di fatto che a sud del Rio Grande tutta l’America Latina era una sorta di “sfera di influenza” o colonia informale degli Stati Uniti. Le nazioni dell’America Latina, in particolare nel periodo post-1945, subirono di fatto il colonialismo degli Stati Uniti. L’economia del “libero mercato” degli USA e la crisi del debito sovrano degli anni ’80, debito imposto dalle banche di Wall Street e dal Tesoro degli Stati Uniti con la crisi petrolifera degli anni ’80, avevano sottosposto le nazioni dell’America Latina a una selvaggia austerità e al furto dei loro beni nazionali più preziosi da parte di multinazionali, banche e hedge fund, come il Quantum Fund di George Soros, degli USA. Per reazione, negli ultimi dieci anni diverse nazioni, a cominciare dal Venezuela di Hugo Chavez, cominciarono ad allontanarsi dalla dipendenza dagli “yankee” del Nord. Le ragioni erano chiare. All’alba del XXI secolo, l’America Latina era la società più disuguale sul globo e molti ne accusavano il libero mercato del neoliberismo imposto da USA e FMI. Dopo il successo di Chavez in Venezuela, sostenuto da L’Avana, o dei cittadini boliviani che per la prima volta elessero un indigeno indiano a presidente, nel corso dei veementi tentativi degli Stati Uniti di fermarlo, Evo Morales impedì la zona di libero scambio delle Americhe (FTAA) di Washington, un’estensione del NAFTA, denunciandolo, esattamente quale “progetto di neo-colonizzazione… una politica di genocidio economico“. Ricardo Lagos in Cile (2000); Luiz Inácio Lula da Silva in Brasile (2002) e il suo successore Dilma Rousseff; Lucio Gutiérrez in Ecuador (2002); Néstor Kirchner in Argentina (2003) e Tabaré Vasquez in Uruguay (2004), tutti promisero di cancellare le politiche promosse da Stati Uniti e Fondo monetario internazionale. Nel 2005 circa il 75% della popolazione dell’America Latina era guidata dai nazionalisti avversari delle politiche neoliberiste di Washington. Washington ha ripetutamente, e senza successo, tentato delle rivoluzioni colorate in Venezuela, Bolivia e altri Stati indipendenti. I risultati furono scarsi per Washington mentre l’attenzione si focalizzava sulla Cina e, più recentemente, Medio Oriente e Russia. La decisione dell’amministrazione di Obama di “normalizzare” i rapporti con Cuba comunista è un’indicazione di un cambio radicale.

Entra il Dragone cinese
Proprio mentre Washington intensifica i tentativi di contrastare l’emergere di un’America Latina economicamente e politicamente assertiva, soprattutto delle nazioni del Sud America, la Cina ha deciso un’iniziativa a cui Washington non può economicamente rispondere. Secondo il sito del China Daily, il presidente cinese Xi Jinping ha detto l’8 gennaio che gli investimenti cinesi in America Latina arriveranno a 250 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni e il commercio dovrebbe salire a 500 miliardi di dollari nello stesso periodo. L’occasione dello strabiliante annuncio è anche notevole. A Pechino, davanti a trentatré capi di Stato dei Paesi latinoamericani e caraibici, esclusi Stati Uniti e Canada. Gli anglosassoni evidentemente non erano ammessi. E’ stato il primo forum ministeriale tra Cina e Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi (CELAC), proposto dalla Cina nel 2014. Pechino non indugia decidendo di portare avanti la cosa. E questa è strategica. La CELAC fu fondata nel dicembre 2011 da Hugo Chavez a Caracas, Venezuela, e comprende tutti i Paesi del Sud America, alcuni dei Caraibi e il Messico. Xi, presidente della Cina, elemento chiave dei BRICS ospitante la nuova Infrastructure Bank dei BRICS, ha detto al vertice, “Credo che questo incontro porterà risultati proficui, dando al mondo un segnale positivo nell’approfondire la cooperazione tra Cina e America Latina, con importante e ampio impatto su promozione della cooperazione Sud-Sud e prosperità nel mondo“.

Un piano quinquennale
I Paesi hanno discusso l’adozione di un piano quinquennale di cooperazione globale durante il vertice di Pechino. Si noti la formulazione del Presidente Xi: “impatto di ampia portata sulla promozione della cooperazione Sud-Sud“. Sud-Sud esclude Nord America e Unione europea. Questo fa parte dell’ampio cambiamento economico mondiale dall’emergere dell’Europa circa cinque secoli fa a fulcro economico mondiale. Le due parti, Cina e CELAC, hanno deciso un quadro di cooperazione, fondi e progetti nei settori dell’energia, delle infrastrutture, dell’innovazione e dell’agricoltura. Per la Cina si tratta dell’accesso alle preziose risorse naturali della regione, tra cui il petrolio in Venezuela, il rame in Cile e Perù, la soia in Argentina e Brasile. I Paesi latinoamericani in cambio otterranno miliardi di dollari in investimenti e credito a lungo termine dai cinesi. Si tratta di ciò che Pechino ama chiamare “win-win”. Nelle discussioni a latere, Xi ha anche accettato di alleviare il peso del crollo dei prezzi del petrolio sul Venezuela. Nei colloqui con il presidente venezuelano Nicolas Maduro, la Cina ha concordato progetti comuni per oltre 20 miliardi di dollari, mentre l’Ecuador, altro produttore di petrolio e membro dell’OPEC, ha ricevuto un prestito di 7,5 miliardi dollari dalla Cina per affrontare lo shock finanziario. In combinazione con l’aspetto storico degli accordi economici strategici tra Cina e Russia, e l’emergere del gruppo BRICS di Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa a potenziale sostituto del FMI e della Banca mondiale dominati da Washington, il rafforzamento dell’eurasiatica Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai e, dal 1° gennaio, l’istituzione formale dell’Unione economica eurasiatica tra Russia, Bielorussia, Kazakistan e Armenia, i contorni del nuovo spazio economico Sud-Sud, sostituendo il mondo al collasso di dollaro ed euro, appare sempre più chiaro. Il 2015 sarà, come dicono i cinesi, “un periodo interessante”.xi-venezuela-epa-0722-netF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La presidentessa del Brasile prossimo obiettivo BRICS di Washington

F. William Engdahl New Eastern Outlook 18/11/2014la-presidenta-brasilena-dilma-rousseff-condicionaria-el-regreso-de-paraguay-al-mercosur-segun-folha-_595_387_118291La neorieletta presidentessa del Brasile Dilma Rousseff è sopravvissuta alla massiccia campagna di disinformazione del dipartimento di Stato USA per il ballottaggio contro Aecio Neves, sostenuto dagli Stati Uniti, del 26 ottobre. Tuttavia, è già chiaro che Washington ha avviato un nuovo assalto a una dei principali leader del BRICS, gruppo non allineato delle economie emergenti di Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa. Con la vera e propria guerra finanziaria degli Stati Uniti per indebolire la Russia di Putin e una serie di destabilizzazioni contro la Cina, fra cui la recente “rivoluzione degli ombrelli” a Hong Kong finanziata dagli USA, sbarazzarsi della presidentessa socialista del Brasile è una priorità assoluta per fermare l’emergente polo contrario al Nuovo Ordine Mondiale di Washington. La ragione per cui Washington vuole sbarazzarsi di Rousseff è chiara. La Presidentessa è uno dei cinque capi dei Paesi BRICS ad aver firmato la creazione della Banca di Sviluppo da 100 miliardi di dollari e la riserva valutaria di altri 100 miliardi di dollari. Sostiene anche una nuova valuta di riserva internazionale per integrare ed eventualmente sostituire il dollaro. In Brasile è sostenuta da milioni di brasiliani dal basso reddito sottratti alla povertà dai suoi programmi, in particolare la Bolsa Familia, programma di sussidio economico per madri e famiglie a basso reddito. La Bolsa Familia ha liberato 36 milioni di famiglie dalla povertà, tramite la politica economica di Rousseff e del suo partito, spaventando Wall Street e Washington. Il suo rivale sostenuto dagli Stati Uniti, Aécio Neves, del partito socialdemocratico brasiliano (Partido da Social Democracia Brasileira – PSDB), serve gli interessi dei magnati e dei loro alleati di Washington. Il capo consigliere economico di Neves, che sarebbe diventato ministro delle Finanze con una presidenza Neves, era Arminio Fraga Neto, caro amico ed ex-socio di Soros e del suo hedge fund Quantum. Consulente di Neves e ministro degli Esteri probabile se avesse vinto, era Rubens Antonio Barbosa, ex-ambasciatore del Brasile a Washington e oggi Senior Director dell’ASG di San Paolo. L’ASG è la società di consulenza di Madeline Albright, ex-segretaria di Stato degli Stati Uniti durante il bombardamento della Jugoslavia nel 1999. Albright dirige il principale think-tank statunitense, il Council on Foreign Relations, ed è anche presidente della prima ONG delle “rivoluzioni colorate” del governo degli Stati Uniti, National Democratic Institute (NDI). Non sorprende che Barbosa in campagna chiedesse il rafforzamento dei rapporti Brasile-USA e la riduzione dei forti legami Brasile-Cina sviluppati da Rousseff dopo le rivelazioni sullo spionaggio della NSA degli USA verso Rousseff e il suo governo.

Appaiono scandali sulla corruzione
Durante l’aspra campagna elettorale tra Rousseff e Neves, l’opposizione di Neves diffuse voci secondo cui Rousseff, che finora non era mai stata collegata alla corruzione, così comune nella politica brasiliana, fosse implicata in uno scandalo che coinvolge il gigante petrolifero statale, Petrobras. A settembre, un ex-direttore Petrobras affermò che i membri del governo Rousseff avevano ricevuto commissioni su contratti del gigante petrolifero utilizzati per comprare il supporto del Congresso. Rousseff era nel consiglio di amministrazione della società fino al 2010. Ora, il 2 novembre, pochi giorni dopo la sofferta vittoria di Rousseff, la principale società di revisione contabile degli Stati Uniti, PriceWaterhouseCoopers, si rifiutava di firmare gli utili del terzo trimestre della Petrobras. PWC ha richiesto un’ampia inchiesta sullo scandalo della corruzione che riguarda la società petrolifera statale. PriceWaterhouseCoopers è una società di revisione contabile degli Stati Uniti coinvolta in diversi scandali. Per 14 anni coprì le frodi nel gruppo assicurativo AIG, al centro della crisi finanziaria degli Stati Uniti del 2008. E la Camera dei Lord inglese nel 2011 criticò PWC per non aver indicato i rischi dell’azione della Northern Rock Bank, maggiore catastrofe immobiliare nella crisi finanziaria della Gran Bretagna del 2008, un cliente che doveva essere soccorso dal governo del Regno Unito. Gli attacchi contro Rousseff aumenteranno, possiamo essere sicuri.

La strategia globale di Rousseff
Non è solo l’alleanza di Rousseff con i Paesi BRICS che l’ha resa bersaglio della destabilizzazione di Washington. Sotto la sua presidenza, il Brasile si allontana rapidamente dalla vulnerabilità alla sorveglianza elettronica dell’US NSA. Alcuni giorni dopo la sua rielezione, la statale Telebras annunciava l’intenzione di costruire un grande cavo sottomarino per telecomunicazioni in fibra ottica con il Portogallo, attraverso l’Atlantico. Il cavo previsto da Telebras coprirà le 3500 miglia da Fortaleza al Portogallo. È una rottura netta nelle comunicazioni transatlantiche con il dominio tecnologico degli Stati Uniti. In particolare, il presidente di Telebras Francisco Ziober Filho ha detto in un’intervista che il progetto del cavo sarà realizzato senza aziende statunitensi. Le rivelazioni di Snowden sulla NSA, nel 2013, tra l’altro svelarono i legami intimi delle principali aziende strategiche dell’IT, come Cisco Systems, Microsoft e altre, con la comunità d’intelligence degli Stati Uniti e dichiarò che “La questione dell’integrità e della vulnerabilità dei dati è sempre una preoccupazione per qualsiasi azienda di telecomunicazioni“. Il Brasile reagì alle fughe della NSA facendo verifiche approfondite sulle apparecchiature di fabbricazione straniera per verificare la vulnerabilità della sicurezza e accelerò il passaggio del Paese verso tecnologia affidabile, secondo il capo di Telebras. Finora quasi tutto il traffico transatlantico IT passa dalle coste orientali degli Stati Uniti a Europa ed Africa, con grande vantaggio per lo spionaggio di Washington. Reagendo alle rivelazioni di Snowden, il governo Rousseff dispose la risoluzione dei contratti con Microsoft Outlook per i servizi di posta elettronica. Rousseff dichiarò di voler “impedire un possibile spionaggio”. Invece il Brasile adottava nazionalmente un proprio sistema di posta elettronica chiamato Expresso, sviluppato dal Serviço Federal di Processamento de Dados (Serpro) statale. Expresso è già utilizzato da 13 dei 39 ministeri del Paese. Il portavoce del Serpro Marcos Melo, dichiarò: “Expresso è al 100 per cento sotto il nostro controllo“. Vero o no, è chiaro che Rousseff e il suo partito guidano il Brasile verso ciò che ritengono il meglio per gli interessi nazionali del Brasile.20131026_AMM958Cruciale geopolitica petrolifera
Il Brasile molla anche il dominio anglo-statunitense sul suo petrolio e gas. Alla fine del 2007 Petrobras scopriva ciò che viene indicato come nuovo gigantesco giacimento offshore di petrolio di alta qualità sulla piattaforma continentale brasiliana, sul bacino di Santos. Da allora, Petrobras ha creato 11 pozzi di petrolio nel bacino di Santos, tutti riusciti. Solo a Tupi e Iara, Petrobras stima che 8/12 miliardi di barili di petrolio siano recuperabili, quasi raddoppiando le attuali riserve di petrolio del Brasile. In totale la piattaforma continentale del Brasile può contenere oltre 100 miliardi di barili di petrolio, trasformando il Paese in una grande potenza petrolifera e gasifera, per cui Exxon e Chevron, i giganti del petrolio degli Stati Uniti, hanno fatto di tutto per controllare. Nel 2009 secondo cablogrammi diplomatici statunitensi pubblicati da Wikileaks, Exxon e Chevron furono contattati dal Consolato degli Stati Uniti a Rio per tentare, invano, di modificare una legge proposta dal mentore e predecessore di Rousseff nel Partito Lavoratori del Brasile, il Presidente Luis Inacio Lula da Silva, o Lula. La legge del 2009 dava all’operatore statale Petrobras tutti i lotti off-shore. Washington e i giganti del petrolio degli Stati Uniti erano furiosi per aver perso il controllo sulla maggiore scoperta di petrolio degli ultimi decenni. A peggiorare le cose, per Washington, non solo Lula cacciò ExxonMobil e Chevron dal controllo, a favore della Petrobras statale, ma anche aprì il Brasile all’esplorazione petrolifera cinese. Nel dicembre 2010, uno dei suoi ultimi atti da presidente fu supervisionare la firma dell’accordo tra la compagnia energetica brasiliana-spagnola Repsol e la cinese Sinopec. Sinopec costituì una joint-venture, Repsol Sinopec Brasil, investendo più di 7,1 miliardi di dollari nella Repsol Brasile. Già nel 2005 Lula aveva approvato la formazione del Sinopec International Petroleum Service of Brazil Ltd. nell’ambito della nuova alleanza strategica tra Cina e Brasile, precursore dell’attuale organizzazione dei BRICS.

Washington non è contenta
Nel 2012 l’esplorazione congiunta tra Repsol Brasil Sinopec, Statoil e Petrobras, fece una nuova importante scoperta nel Pao de Açúcar, il terzo del lotto BM-C-33 che include Sedile e Gávea, quest’ultimo una delle 10 maggiori scoperte mondiali nel 2011. Le compagnie petrolifere statunitensi e inglesi non avevano nessun ad assistervi. Mentre i rapporti tra governo Rousseff e Cina, così come Russia e gli altri partner BRICS si approfondivano, nel maggio del 2013 il vicepresidente statunitense Joe Biden fece un viaggio in Brasile dedicato a petrolio e gas. Incontrò la Presidentessa Dilma Rousseff, succeduta al mentore Lula nel 2011. Biden incontrò anche le principali imprese energetiche del Brasile, tra cui Petrobras. Mentre poco fu detto pubblicamente, Rousseff si rifiutò di adattare la legge sul petrolio del 2009 secondo Biden e Washington. Pochi giorni dopo la visita di Biden vi furono le rivelazioni di Snowden sulla NSA degli Stati Uniti che spiava Rousseff e gli alti funzionari di Petrobras. Livida denunciò l’amministrazione Obama a settembre, all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, per aver violato il diritto internazionale. Cancellò la visita in programma a Washington per protesta. Dopo di che le relazioni USA-Brasile si congelarono. Prima della visita di Biden, nel maggio 2013, Dilma Rousseff aveva il 70% di approvazione. Meno di due settimane dopo che Biden aveva lasciato il Brasile, esplosero le proteste nazionali di un gruppo ben organizzato chiamato Movimento Passe Livre, contro l’aumento nominale di 10 centesimi del biglietto degli autobus, portando il Paese quasi a una battuta d’arresto molto violenta. Le proteste avevano il segno distintivo della tipica “rivoluzione colorata” o destabilizzazione via twitter che segue Biden ovunque passi. In poche settimane la popolarità di Rousseff crollò al 30%. Washington chiaramente avvertiva Rousseff che doveva cambiare rotta o affrontare gravi problemi. Ora che è stata rieletta sconfiggendo gli oligarchi di destra e l’opposizione ben finanziata, Washington chiaramente prova con rinnovata energia a liberarsi di un altro leader dei BRICS nel tentativo sempre più disperato di mantenere lo status quo. Sembra che il mondo non scatti più sull’attenti come nei decenni passati, quando Washington dava gli ordini. Il 2015 sarà un’avventura non solo per il Brasile, ma per il mondo intero.

cristina-kirchner-luiz-inacio-lula-da-silva-dilma-rousseff-2011-7-29-18-41-8F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente laureatosi in politica dalla Princeton University ed autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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