Il ministro della Difesa della Russia visita i Caraibi

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 16/02/2015b22824Il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu ha compiuto una visita in America Latina l’11-14 febbraio in Venezuela, Nicaragua e Cuba, Paesi con relazioni alleati stabili con la Russia nel campo della cooperazione militare. Ha firmato un accordo sulle esercitazioni militari congiunte in Venezuela. Russia e Nicaragua hanno firmato un accordo intergovernativo sulla procedura semplificata per le visite di navi da guerra della Marina russa nei porti del Nicaragua. Un accordo per lo sviluppo della cooperazione tecnico-militare è stato concluso durante la visita a Cuba. Ma il viaggio nel “Triangolo Caraibico” aveva un significato politico assai maggiore degli accordi di cooperazione militare. A Caracas, Managua, Habana e America Latina in generale ciò è stato visto come manifestazione di solidarietà. Non poteva essere altrimenti, mentre gli Stati Uniti fanno ancora pressione sull’America Latina, intensificando la sovversione con le “rivoluzioni colorate”, per rovesciare governi legali. I leader di Venezuela, Nicaragua e Cuba dicono spesso che gli Stati Uniti usano l’intero arsenale delle guerre clandestine: dalla guerra dell’informazione alla creazione di cellule terroristiche e ai complotti volti ad eliminare fisicamente i leader dei Paesi nel mirino di Washington, come primi obiettivi. La visita di Shoigu a Caracas è coincisa con la divulgazione della cospirazione contro il governo del Venezuela tra le fila dell’aeronautica. Ufficiali attivi e in pensione aveano pianificato di attaccare obiettivi nella capitale: il palazzo presidenziale di Miraflores, gli edifici del Ministero della Difesa, del Servizio di Sicurezza (Sebin), del Ministero degli Esteri e dell’Ufficio del Procuratore Generale. I cospiratori volevano usare un aereo Tucano, progettato per combattere la guerriglia, che doveva decollare dalle isole Curaçao o Aruba dove vi sono basi operative avanzate (FOL) degli USA e la CIA conduce un’intensa attività. L’attacco era previsto mentre l’opposizione radicale avrebbe organizzato manifestazioni permettendo ai suoi capi di approfittare del caos nel Paese e prendere il potere. Questa volta la strategia della “creazione del caos” è fallita. I militari rimangono fedeli al regime bolivariano che gode di un forte sostegno sociale. In queste circostanze l’effetto stabilizzante della visita di Shojgu era evidente: il ministro ha dimostrato che Mosca non ha dubbi sul fatto che la posizione del Presidente Maduro sia solida e che il Venezuela rimane partner strategico affidabile nella regione dei Caraibi. La Russia fa del suo meglio per aumentare il potenziale della Difesa del Venezuela e degli altri alleati nei Caraibi. Continuerà a farlo. I media occidentali hanno definito il viaggio latinoamericano del ministro russo “un atto di pressione diplomatica sugli Stati Uniti”, anche se Shojgu non ha mai detto nulla a sostegno di tale affermazione durante il viaggio. Mosca sottolinea costantemente che la cooperazione militare bilaterale con i partner non è mai rivolta contro altri Paesi, anche se il capo della Difesa russa non ha detto nulla su ciò; la cooperazione militare è interpretata dai media occidentali come segno di pressione politica sugli Stati Uniti. Parlano di “pressione mentre gli Stati Uniti scatenano una propaganda intensa a sostegno dell’invio di armi all’Ucraina. Tali azioni non possono che spingere Mosca ad opporvisi. L’occidente deve capirlo”.
shoygu-canal-ni-2015 A Managua, un’altra tappa, il ministro ha firmato un accordo intergovernativo sulla procedura semplificata per la visite delle navi da guerra della Marina russa nei porti del Nicaragua e una serie di altri documenti sulla cooperazione tecnico-militare. Durante la visita in Nicaragua, il ministro della Difesa russo ha aperto un centro topografico, il cui equipaggiamento è fornito e installato da specialisti russi. Gli esperti sottolineano l’incremento tangibile della presenza russa nel Paese, in particolare con i piani per la costruzione del canale di Nicaragua, un altro passaggio che collega Atlantico e Pacifico, oltre al canale interoceanico controllato dagli statunitensi. La Cina svolge il grosso del lavoro. Secondo i media, la Russia sarà responsabile della protezione del gran canale. In nessun modo gli Stati Uniti rimarranno in disparte. Il governo sandinista deve vigilare al massimo. Il Presidente Daniel Ortega ha approfittato della visita di Shojgu per esprimere le sue opinioni sugli attuali eventi internazionali. Secondo lui le attività degli Stati Uniti sono la ragione principale della crisi economica mondiale che danneggia gli stessi Stati Uniti, così come l’Europa. Ortega ha sostenuto la Russia nei suoi sforzi per risolvere pacificamente la crisi in Ucraina. Secondo lui, l’occidente è responsabile del degrado di tale Paese. Ha detto, “Noi tutti abbiamo visto in diretta TV la scandalosa marcia dei fascisti verso il colpo di Stato. Ci aspettiamo che le nuove proposte presentate dalla Federazione Russa e dal Presidente Putin ripristino la pace nella regione”. Il viaggio di Shojgu è stato tempestivo. L’amministrazione statunitense ha messo a punto iniziative volte a riavvicinare l’Avana. Il momento giusto per definire chiaramente i veri obiettivi perseguiti dagli Stati Uniti e le minacce poste al “socialismo dal volto umano” e sul futuro delle relazioni Russia-Cuba. Fidel Castro ha detto che i cubani ancora non si fidano degli Stati Uniti e si atterrà alle politiche che perseguano propri interessi. Queste parole forniscono un indizio per capire l’approccio di Havana al dialogo USA-Cuba. Il messaggio di fondo è lo stesso: c’è la minaccia di essere colpiti alle spalle dalla “quinta colonna” promossa dalla CIA, con l’aiuto di organizzazioni non governative, blogger e intensa propaganda “anti-Castro”. Gli esperti ritengono che gli Stati Uniti radunano i dissidenti cubani per organizzare un colpo di Stato dell’isola. Ma la leadership cubana ha accumulato una ricca esperienza nel contrastare la sovversione dei servizi speciali degli Stati Uniti. Senza dubbio, la visita del ministro della Difesa della Russia ha dato nuovo impulso allo sviluppo della cooperazione militare Russia-Cuba. A L’Avana l’ordine del giorno comprendeva molte questioni e molti dettagli sono ignoti alla stampa. E’ importante notare che le questioni discusse comprendevano l’invio di nuovi sistemi d’arma, l’ammodernamento dell’arsenale fornito dall’URSS e l’addestramento di personale cubano nelle accademie militari russe. Incontrando Raul Castro, Presidente del Consiglio di Stato e Presidente del Consiglio dei Ministri cubani, Shojgu ha sottolineato che lo sviluppo dei rapporti militari è in pieno svolgimento. Il Ministro della Difesa ha aggiunto che Russia e Cuba sviluppano la cooperazione militare e tecnica. “Siamo grati a Cuba per accogliere le navi della Marina russa a L’Avana. La Russia è interessata ad espandere la cooperazione navale“, ha detto Shojgu, ringraziando Castro per la calorosa accoglienza della delegazione russa. Raul Castro ha molto apprezzato la cooperazione militare con la Russia. Ha detto che quest’anno gli equipaggi cubani parteciperanno ai biathlon dei carri armati che si terranno in Russia così come ai giochi militari internazionali, al forum tecnico-militare “Army-2015“, previsto per il 16 – 19 giugno, e alla conferenza annuale sulla sicurezza internazionale.
Le coste caraibiche comprendono i territori di Messico, America centrale e settentrionali del Sud America. Sono sempre state considerate dagli Stati Uniti un lago interno. Ma i tempi cambiano. Non importa quanto dica Obama sull’eccezionalismo statunitense e la sua leadership globale in questo secolo, gli Stati Uniti non riescono a mantenere lo status quo. La presenza di Cina, Russia e Brasile è sempre più forte; è una tendenza. Gli Stati dei Caraibi, così come dell’America Latina, si volgono ai poli del potere alternativi. Gli Stati Uniti cercano di affermare la propria leadership con attentati, terrorismo di Stato, spargimento di sangue e torture, venendo percepiti come un Moloch bellicoso e nemico dell’uomo.

62706Ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sventato un piano golpista contro il Venezuela

Uno scenario privo di “coincidenze”
Alessandro Lattanzio, 15/2/2015

Ho incontrato i venezuelani colpiti dall’oppressione del loro governo, per sottolineare il nostro impegno a promuovere i diritti umani nel mondo“.
Vicepresidente degli Joe Biden dopo aver incontrato la moglie di un golpista venezuelano, il 12 febbraio 2015.

Nicolas-MaduroIl Presidente del Venezuela Nicolas Maduro, denunciava il 12 febbraio un gruppo di ufficiali dell’aeronautica per aver programmato un golpe che prevedeva l’impiego di aerei d’assalto EMB 314 Super Tucano. Il Presidente Maduro aveva dichiarato “Il governo degli Stati Uniti è dietro ai piani di destabilizzazione e ai colpi di Stato contro il Venezuela. … Abbiamo smantellato, sventato un tentativo di colpo di Stato contro la democrazia e la stabilità del nostro Paese. Questo era un tentativo di utilizzare un gruppo di ufficiali dell’aeronautica militare per provocare un attacco, un colpo di Stato armato. I gruppi fascisti che promuovono i piani golpisti contro la Rivoluzione Bolivariana saranno sconfitti dalla coscienza e dalla mobilitazione del nostro popolo“. Il 2 febbraio, Maduro aveva detto che “La potenza imperiale del nord è entrata in una pericolosa fase di disperazione, annunciando ai governi del continente il rovesciamento del mio governo. Io accuso il vicepresidente Joe Biden di tale complotto. Ci sono diplomatici statunitensi in Venezuela che arruolano ufficiali per tradire il loro Paese, e cercano di influenzare i leader politici socialisti, gli opinionisti e gli imprenditori per provocare un sanguinoso colpo di Stato contro il Venezuela bolivariano“.
Il piano, denominato Operazione Gerico, era previsto per il 13 febbraio e prevedeva la diffusione di un manifesto che invocava un governo di transizione e successivamente un aereo Super Tucano avrebbe bombardato la cerimonia di commemorazione della battaglia di La Victoria, la sede governativa di Caracas, il quartier generale dei servizi segreti militari del Venezuela (DIM), Plaza Venezuela, la stazione della metropolitana al centro di Caracas, il Ministero della Difesa, il Ministero della Giustizia, la sede del Consiglio Nazionale Elettorale, il municipio di Caracas occidentale, gli uffici del pubblico ministero del Venezuela e dei maggiori funzionari governativi. Nello stesso tempo sarebbero esplosi tumulti di piazza nella capitale e in altre città della nazione. Il Presidente Maduro aveva riferito che gli ufficiali dell’aeronautica erano finanziati dal governo degli Stati Uniti, tramite un gruppo di Miami, per effettuare il golpe articolato in tre fasi:
1. Pubblicazione del “Programma del governo di transizione”, che definiva i piani del governo golpista: scioglimento delle autorità pubbliche, privatizzazione di Petroleos de Venezuela, richiesta di stanziamenti al Fondo monetario internazionale, avviare un nuovo processo di privatizzazione.
2. Attacco con aerei Super Tucano, “L’obiettivo era il Palacio de Miraflores o altri edifici governativi, compresa la sede di Telesur. L’attacco doveva essere effettuato con un aereo EMB-312 Super Tucano proveniente dall’estero, essendo quelli venezuelani in riparazione“.
3. “Un video in cui un generale golpista, condannato e reo-confesso, riferiva che la forze armate si erano rivoltate contro il Presidente Nicolas Maduro e l’avevano rovesciato“. Il generale era Oswaldo Sánchez Hernández. Tale video sarebbe stato trasmesso da CNN, Reuters, AP e altre agenzie di stampa.
Il golpe sarebbe rientrato in un’escalation di quattro tappe: assalto economico, dibattito internazionale su una presunta crisi umanitaria, colpo di Stato politico contro il governo e infine golpe militare per installare un governo di transizione. Il 3 febbraio, il gruppo dei 17 golpisti aveva ricevuto i visti dal dipartimento di Stato degli USA per poter organizzare negli Stati Uniti il golpe per rovesciare Maduro. Tramite un gruppo di Miami, Washington versò una grossa somma in dollari, effettuò diverse missioni e consegnò i visti per gli Stati Uniti ai golpisti, cui l’ambasciata degli USA disse che, se il golpe falliva, “potevano entrare negli USA da qualsiasi punto“.
Il Presidente ringraziava gli ufficiali che avevano sventato il golpe, “Voglio ringraziare i giovani ufficiali, le agenzie d’intelligence, per essere stati capaci di sventare tale tentativo di golpe contro il nostro Paese. Volevano altri morti a Caracas e nel paese durante le manifestazioni della destra“.
AIR_EMB-314_Drakos_Colombia_lg Il Presidente dell’Assemblea Nazionale, Diosdado Cabello, dettagliava il piano golpista, denominato operazione “Hit Blue“, che coinvolgeva i deputati di destra Maria Corina Machado, finanziata dall’USAID; Leopoldo Lopez, collegato all’ex-narco-presidente colombiano Alvaro Uribe Velez e la cui moglie aveva incontrato il vicepresidente degli USA Joe Biden il 12 febbraio; Julio Borgues, fondatore del partito anti-chavista Primero Justicia; il sindaco di Caracas Antonio Ledezma, legato al terrorista Lorent Gómez Saleh, che al momento del golpe si sarebbe recato al quartiere de La Cadelaria, roccaforte elettorale dell’opposizione antibolivariana, dove avrebbe detto alla popolazione di abbandonare le case perché “sarebbero state bombardate” assieme alla sede di TeleSUR; l’affarista e politico Parsifal D’Sola; Pedro Mario Burelli, collegato a Peter Ackerman, discepolo del teorico delle rivoluzioni colorate Gene Sharp; il generale di brigata Oswaldo Sánchez Hernández; il capitano Jose Noguera, coordinatore della congiura; i tenenti José Antich Ricardo Zapata, Peter Alexander Moreno Guevara, Henry Javier Salazar Moncada ed Eduardo Figueroa Marchena, quest’ultimo latitante a Panama; l’ex-tenente Luis Calderon; l’ex-generale Angelo Vivas, che chiedeva la creazione di unità armate dell’opposizione, l’istituzione di un “governo di transizione” e invitava a prepararsi “a una guerra all’ultimo sangue“; la giornalista Patricia Poleo, che fungeva da collegamento con gli USA; Andreina Stephanie Carrillo Torres e un tale “El Viejo”. Cabello riferiva anche che un uomo, identificato come Jesus Carmona Álvaro Rodríguez, doveva assassinare il presidente venezuelano nella città di Valencia, Stato di Carabobo. Il SEBIN (l’intelligence venezuelana) aveva sequestrato uniformi, armi come fucili statunitensi AR-15, una pistola HK e granate, computer, video sul complotto e la proclamazione del golpe.
Il 5 febbraio, l’ambasciata tedesca in Venezuela avvertiva i cittadini tedeschi in Venezuela d’adottare una serie di “precauzioni di fronte alla crisi“. La dichiarazione è stata firmata dall’incaricato d’affari Joerg Polster, suggerendo che diplomatici e servizi segreti tedeschi fossero a conoscenza del piano golpista sostenuto dagli Stati Uniti.
Il 13 febbraio, l’Alto Comando Militare guidato dal ministro del Potere Popolare per la Difesa, Vladimir Padrino López, ribadiva sostegno incondizionato al Presidente Nicolas Maduro, in relazione al piano golpista steso da alcuni ufficiali. “L’Alto Comando Militare ribadisce pieno sostegno e fedeltà assoluta al Presidente Nicolas Maduro, e ribadisce l’impegno verso Costituzione, Popolo e Plan de la Patria. Ribadiamo il rifiuto netto delle Forze Armate Nazionali Bolivariane (FANB) al piano di un piccolo numero di soldati che non rappresenta i sentimenti dell’istituzione militare (…) Le FANB sono monolitiche e unite nel rispetto della democrazia e respingono ogni barbarie contro Popolo e Paese“. Padrino López affermava che tali atti destabilizzanti “rafforzano i principi e valori che ci indicano la strada giusta, senza retrocedere dalle conquiste raggiunte. Abbiamo le istruzioni del comandante in capo e sappiamo cosa fare per la Difesa del territorio nazionale. Un Paese non si costruisce con la violenza e il risentimento, ma con la giustizia, la cooperazione e la comprensione”.
Gli Embraer EMB 314 Super Tucano, o A-29, sono dei velivoli a turboelica in grado di trasportare, sui cinque piloni subalari e sotto la fusoliera, 1500 kg di armamenti, tra cui 2 mitragliatrici da 12,7 mm FN Herstal con 200 colpi, missili aria-superficie AGM-65 Maverick, razzi, bombe, 4 missili aria-aria AIM-9 Sidewinder, MAA-1 Piranha o Python-3/4.

Nicolas-Maduro-en-ascenso-militar-Venezuela-800x533Riferimenti
Contrainjerencia
Contrainjerencia
Correo del Orinoco
Correo del Orinoco
Correo del Orinoco
Global Research
Nsnbc
PSUV

TeleSur

L’Argentina allenta la presa degli Stati Uniti

COMAGUER Bollettino N. 283 7-20152014071920051395249La visita della presidentessa argentina a Pechino segna una nuova tappa dell’emancipazione politica del Paese. L’intervento deciso e vigoroso di Cristina Kirchner contro gli attacchi alla sovranità dell’Argentina all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nell’ottobre 2014, aveva segnato un punto di svolta. Cristina Kirchner aveva infatti denunciato l’intervento della magistratura degli Stati Uniti per travolgere la ristrutturazione del debito sovrano argentino, una piano da tempo preparato ed approvato da tutte le banche interessate, tranne una, un fondo d’investimento di New York che aveva solo l’1% di tale debito. La magistratura statunitense (giudice Griesa) ha deciso che tale fondo doveva ricevere tutti gli importi dovuti ma soprattutto, misura che ovviamente pregiudica la sovranità dell’Argentina, che se tale decisione non veniva attuata, l’intero piano di ristrutturazione del debito andava bloccato. Si deve sottolineare: 1. che i debiti in questione erano tutti rimborsi dei prestiti contratti dall’Argentina prima dell’ascesa al potere di Nestor Kirchner e di sua moglie Cristina, 2. che gli altri creditori avevano accettato di rinunciare al 50% dei loro debiti 30ennali. Bell’esempio d’imperialismo giudiziario e finanziario: il capitale statunitense si sente a casa ovunque e la firma di un governo e delle principali banche internazionali non contano nulla nella decisione di un giudice New York assunto da un “fondo avvoltoio”, com’è attualmente definito.
La presidentessa argentina inoltre s’è anche rivolta a coloro che criticano il suo governo per aver firmato con l’Iran un “memorandum d’intesa”, unendo gli sforzi dei due Stati nella ricerca della verità, sui due attentati “anti-israeliani” perpetrati in Argentina, prima contro l’ambasciata israeliana il 17 marzo 1992 (29 morti), e poi il 18 luglio 1994 contro la sede dell’AMIA, l’Associazione culturale della comunità ebraica dell’Argentina, la più grande in America Latina (85 morti). Tali attentati, che furono immediatamente e senza prove attribuiti all’Iran, che ne ha sempre negato la responsabilità, non sono ancora stati chiariti e la firma del “Protocollo d’intesa” dell’Argentina non fa fatto altro che dare all’accusato il diritto di difendersi. La reazione imperiale a questa decisione è stata, come ci s’immagina, molto forte in quanto contesta, 20 anni dopo, la versione ufficiale, ma non dimostrata, approvata da tutti gli apparati di propaganda “occidentali”. Anche all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Cristina Kirchner ha difeso la scelta e riferito delle minacce di morte dirette a lei personalmente. Ha continuato la ricerca della verità e fatto un passo decisivo mettendo fine alla carriera del patrono dell’intelligence argentina, Antonio Stiuso in carica da 40 anni. Tale personaggio, creato dal regime peronista, ha attraversato il periodo della dittatura militare restando al suo posto. Molti argentini considerano tale “posizione consolidata” spiegabile dal continuo sostegno di Washington e dai suoi metodi spesso definiti da “Gestapo”. Il procuratore Nisman, responsabile dell’affare”iraniano”, trovato “suicidato” in questi giorni, si apprestava a confermare la “pista iraniana” degli attentati anti-israeliani nella sua inchiesta sostenuta da Stiuso, a cui era da tempo vicino.
La stella di Cristina Kirchner s’è assai sbiadita negli Stati Uniti e nel resto dell’occidente. Essendone consapevole ha mutato di conseguenza politica. Il cambiamento ha appena preso una piega molto pratica con la visita ufficiale a Pechino, dove è stata ricevuta dal presidente cinese. Non è proprio un improvviso cambio, dato che i leader cinesi avevano aumentato le visitate a Buenos Aires negli ultimi anni, portando a progetti di cooperazione economica in molti settori (trasporti, energia, elettronica…). L’ultima visita a Pechino di Cristina Kirchner dà a questa collaborazione un’importante aspetto militare. L’Argentina acquisterà dalla Repubblica popolare o costruirà su accordi di trasferimento di tecnologia i seguenti materiali:
Corvette P18 prodotte dai cantieri cinesi CSIC. Le corvette P18 avranno il nome di classe Malvinas (già vendute alla Nigeria), sufficiente a far infuriare il Foreign Office
Veicoli blindati modello VN1 della NORINCO
Elicotteri Tipo Z-11 Changhe
Queste acquisizioni avvengono nell’ambito di un programma globale firmato dai due Paesi il 29 ottobre 2014, che riguarda anche rompighiaccio, veicoli anfibi, rimorchiatori, altre navi da guerra, mortai di vario calibro ed ospedali da campo. Osservatori militari non escludono l’acquisto di caccia cinesi FC-1.
Nel mondo multipolare di oggi, è ora possibile allentare la presa imperialista degli Stati Uniti e incontrare altri Paesi: Cina, Russia… il modo concreto per scongiurare la vendetta degli Stati Uniti contro tutti i governi che si dimostrano indipendenti nel loro “cortile di casa” latinoamericano.

Corvetta Type 056 (P18)

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Caccia FC-1

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La presidentessa del Brasile prossimo obiettivo BRICS di Washington

F. William Engdahl New Eastern Outlook 18/11/2014la-presidenta-brasilena-dilma-rousseff-condicionaria-el-regreso-de-paraguay-al-mercosur-segun-folha-_595_387_118291La neorieletta presidentessa del Brasile Dilma Rousseff è sopravvissuta alla massiccia campagna di disinformazione del dipartimento di Stato USA per il ballottaggio contro Aecio Neves, sostenuto dagli Stati Uniti, del 26 ottobre. Tuttavia, è già chiaro che Washington ha avviato un nuovo assalto a una dei principali leader del BRICS, gruppo non allineato delle economie emergenti di Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa. Con la vera e propria guerra finanziaria degli Stati Uniti per indebolire la Russia di Putin e una serie di destabilizzazioni contro la Cina, fra cui la recente “rivoluzione degli ombrelli” a Hong Kong finanziata dagli USA, sbarazzarsi della presidentessa socialista del Brasile è una priorità assoluta per fermare l’emergente polo contrario al Nuovo Ordine Mondiale di Washington. La ragione per cui Washington vuole sbarazzarsi di Rousseff è chiara. La Presidentessa è uno dei cinque capi dei Paesi BRICS ad aver firmato la creazione della Banca di Sviluppo da 100 miliardi di dollari e la riserva valutaria di altri 100 miliardi di dollari. Sostiene anche una nuova valuta di riserva internazionale per integrare ed eventualmente sostituire il dollaro. In Brasile è sostenuta da milioni di brasiliani dal basso reddito sottratti alla povertà dai suoi programmi, in particolare la Bolsa Familia, programma di sussidio economico per madri e famiglie a basso reddito. La Bolsa Familia ha liberato 36 milioni di famiglie dalla povertà, tramite la politica economica di Rousseff e del suo partito, spaventando Wall Street e Washington. Il suo rivale sostenuto dagli Stati Uniti, Aécio Neves, del partito socialdemocratico brasiliano (Partido da Social Democracia Brasileira – PSDB), serve gli interessi dei magnati e dei loro alleati di Washington. Il capo consigliere economico di Neves, che sarebbe diventato ministro delle Finanze con una presidenza Neves, era Arminio Fraga Neto, caro amico ed ex-socio di Soros e del suo hedge fund Quantum. Consulente di Neves e ministro degli Esteri probabile se avesse vinto, era Rubens Antonio Barbosa, ex-ambasciatore del Brasile a Washington e oggi Senior Director dell’ASG di San Paolo. L’ASG è la società di consulenza di Madeline Albright, ex-segretaria di Stato degli Stati Uniti durante il bombardamento della Jugoslavia nel 1999. Albright dirige il principale think-tank statunitense, il Council on Foreign Relations, ed è anche presidente della prima ONG delle “rivoluzioni colorate” del governo degli Stati Uniti, National Democratic Institute (NDI). Non sorprende che Barbosa in campagna chiedesse il rafforzamento dei rapporti Brasile-USA e la riduzione dei forti legami Brasile-Cina sviluppati da Rousseff dopo le rivelazioni sullo spionaggio della NSA degli USA verso Rousseff e il suo governo.

Appaiono scandali sulla corruzione
Durante l’aspra campagna elettorale tra Rousseff e Neves, l’opposizione di Neves diffuse voci secondo cui Rousseff, che finora non era mai stata collegata alla corruzione, così comune nella politica brasiliana, fosse implicata in uno scandalo che coinvolge il gigante petrolifero statale, Petrobras. A settembre, un ex-direttore Petrobras affermò che i membri del governo Rousseff avevano ricevuto commissioni su contratti del gigante petrolifero utilizzati per comprare il supporto del Congresso. Rousseff era nel consiglio di amministrazione della società fino al 2010. Ora, il 2 novembre, pochi giorni dopo la sofferta vittoria di Rousseff, la principale società di revisione contabile degli Stati Uniti, PriceWaterhouseCoopers, si rifiutava di firmare gli utili del terzo trimestre della Petrobras. PWC ha richiesto un’ampia inchiesta sullo scandalo della corruzione che riguarda la società petrolifera statale. PriceWaterhouseCoopers è una società di revisione contabile degli Stati Uniti coinvolta in diversi scandali. Per 14 anni coprì le frodi nel gruppo assicurativo AIG, al centro della crisi finanziaria degli Stati Uniti del 2008. E la Camera dei Lord inglese nel 2011 criticò PWC per non aver indicato i rischi dell’azione della Northern Rock Bank, maggiore catastrofe immobiliare nella crisi finanziaria della Gran Bretagna del 2008, un cliente che doveva essere soccorso dal governo del Regno Unito. Gli attacchi contro Rousseff aumenteranno, possiamo essere sicuri.

La strategia globale di Rousseff
Non è solo l’alleanza di Rousseff con i Paesi BRICS che l’ha resa bersaglio della destabilizzazione di Washington. Sotto la sua presidenza, il Brasile si allontana rapidamente dalla vulnerabilità alla sorveglianza elettronica dell’US NSA. Alcuni giorni dopo la sua rielezione, la statale Telebras annunciava l’intenzione di costruire un grande cavo sottomarino per telecomunicazioni in fibra ottica con il Portogallo, attraverso l’Atlantico. Il cavo previsto da Telebras coprirà le 3500 miglia da Fortaleza al Portogallo. È una rottura netta nelle comunicazioni transatlantiche con il dominio tecnologico degli Stati Uniti. In particolare, il presidente di Telebras Francisco Ziober Filho ha detto in un’intervista che il progetto del cavo sarà realizzato senza aziende statunitensi. Le rivelazioni di Snowden sulla NSA, nel 2013, tra l’altro svelarono i legami intimi delle principali aziende strategiche dell’IT, come Cisco Systems, Microsoft e altre, con la comunità d’intelligence degli Stati Uniti e dichiarò che “La questione dell’integrità e della vulnerabilità dei dati è sempre una preoccupazione per qualsiasi azienda di telecomunicazioni“. Il Brasile reagì alle fughe della NSA facendo verifiche approfondite sulle apparecchiature di fabbricazione straniera per verificare la vulnerabilità della sicurezza e accelerò il passaggio del Paese verso tecnologia affidabile, secondo il capo di Telebras. Finora quasi tutto il traffico transatlantico IT passa dalle coste orientali degli Stati Uniti a Europa ed Africa, con grande vantaggio per lo spionaggio di Washington. Reagendo alle rivelazioni di Snowden, il governo Rousseff dispose la risoluzione dei contratti con Microsoft Outlook per i servizi di posta elettronica. Rousseff dichiarò di voler “impedire un possibile spionaggio”. Invece il Brasile adottava nazionalmente un proprio sistema di posta elettronica chiamato Expresso, sviluppato dal Serviço Federal di Processamento de Dados (Serpro) statale. Expresso è già utilizzato da 13 dei 39 ministeri del Paese. Il portavoce del Serpro Marcos Melo, dichiarò: “Expresso è al 100 per cento sotto il nostro controllo“. Vero o no, è chiaro che Rousseff e il suo partito guidano il Brasile verso ciò che ritengono il meglio per gli interessi nazionali del Brasile.20131026_AMM958Cruciale geopolitica petrolifera
Il Brasile molla anche il dominio anglo-statunitense sul suo petrolio e gas. Alla fine del 2007 Petrobras scopriva ciò che viene indicato come nuovo gigantesco giacimento offshore di petrolio di alta qualità sulla piattaforma continentale brasiliana, sul bacino di Santos. Da allora, Petrobras ha creato 11 pozzi di petrolio nel bacino di Santos, tutti riusciti. Solo a Tupi e Iara, Petrobras stima che 8/12 miliardi di barili di petrolio siano recuperabili, quasi raddoppiando le attuali riserve di petrolio del Brasile. In totale la piattaforma continentale del Brasile può contenere oltre 100 miliardi di barili di petrolio, trasformando il Paese in una grande potenza petrolifera e gasifera, per cui Exxon e Chevron, i giganti del petrolio degli Stati Uniti, hanno fatto di tutto per controllare. Nel 2009 secondo cablogrammi diplomatici statunitensi pubblicati da Wikileaks, Exxon e Chevron furono contattati dal Consolato degli Stati Uniti a Rio per tentare, invano, di modificare una legge proposta dal mentore e predecessore di Rousseff nel Partito Lavoratori del Brasile, il Presidente Luis Inacio Lula da Silva, o Lula. La legge del 2009 dava all’operatore statale Petrobras tutti i lotti off-shore. Washington e i giganti del petrolio degli Stati Uniti erano furiosi per aver perso il controllo sulla maggiore scoperta di petrolio degli ultimi decenni. A peggiorare le cose, per Washington, non solo Lula cacciò ExxonMobil e Chevron dal controllo, a favore della Petrobras statale, ma anche aprì il Brasile all’esplorazione petrolifera cinese. Nel dicembre 2010, uno dei suoi ultimi atti da presidente fu supervisionare la firma dell’accordo tra la compagnia energetica brasiliana-spagnola Repsol e la cinese Sinopec. Sinopec costituì una joint-venture, Repsol Sinopec Brasil, investendo più di 7,1 miliardi di dollari nella Repsol Brasile. Già nel 2005 Lula aveva approvato la formazione del Sinopec International Petroleum Service of Brazil Ltd. nell’ambito della nuova alleanza strategica tra Cina e Brasile, precursore dell’attuale organizzazione dei BRICS.

Washington non è contenta
Nel 2012 l’esplorazione congiunta tra Repsol Brasil Sinopec, Statoil e Petrobras, fece una nuova importante scoperta nel Pao de Açúcar, il terzo del lotto BM-C-33 che include Sedile e Gávea, quest’ultimo una delle 10 maggiori scoperte mondiali nel 2011. Le compagnie petrolifere statunitensi e inglesi non avevano nessun ad assistervi. Mentre i rapporti tra governo Rousseff e Cina, così come Russia e gli altri partner BRICS si approfondivano, nel maggio del 2013 il vicepresidente statunitense Joe Biden fece un viaggio in Brasile dedicato a petrolio e gas. Incontrò la Presidentessa Dilma Rousseff, succeduta al mentore Lula nel 2011. Biden incontrò anche le principali imprese energetiche del Brasile, tra cui Petrobras. Mentre poco fu detto pubblicamente, Rousseff si rifiutò di adattare la legge sul petrolio del 2009 secondo Biden e Washington. Pochi giorni dopo la visita di Biden vi furono le rivelazioni di Snowden sulla NSA degli Stati Uniti che spiava Rousseff e gli alti funzionari di Petrobras. Livida denunciò l’amministrazione Obama a settembre, all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, per aver violato il diritto internazionale. Cancellò la visita in programma a Washington per protesta. Dopo di che le relazioni USA-Brasile si congelarono. Prima della visita di Biden, nel maggio 2013, Dilma Rousseff aveva il 70% di approvazione. Meno di due settimane dopo che Biden aveva lasciato il Brasile, esplosero le proteste nazionali di un gruppo ben organizzato chiamato Movimento Passe Livre, contro l’aumento nominale di 10 centesimi del biglietto degli autobus, portando il Paese quasi a una battuta d’arresto molto violenta. Le proteste avevano il segno distintivo della tipica “rivoluzione colorata” o destabilizzazione via twitter che segue Biden ovunque passi. In poche settimane la popolarità di Rousseff crollò al 30%. Washington chiaramente avvertiva Rousseff che doveva cambiare rotta o affrontare gravi problemi. Ora che è stata rieletta sconfiggendo gli oligarchi di destra e l’opposizione ben finanziata, Washington chiaramente prova con rinnovata energia a liberarsi di un altro leader dei BRICS nel tentativo sempre più disperato di mantenere lo status quo. Sembra che il mondo non scatti più sull’attenti come nei decenni passati, quando Washington dava gli ordini. Il 2015 sarà un’avventura non solo per il Brasile, ma per il mondo intero.

cristina-kirchner-luiz-inacio-lula-da-silva-dilma-rousseff-2011-7-29-18-41-8F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente laureatosi in politica dalla Princeton University ed autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Verso la radicalizzazione anti-sistema dei BRICS

Philippe Grasset, Dedefensa 31 ottobre 2014 2014-07-17T200224Z_1685997852_GM1EA7I0B5C01_RTRMADP_3_BRAZIL-CELACLa rielezione della Presidentessa Dilma Rousseff è molto più che la rielezione di un presidente del Brasile. Dal primo turno, con la presentazione di una candidata inaspettata, avendo la candidata vicepresidente preso il posto del candidato Eduardo Campos, morto in un incidente aereo il 13 agosto, l’elezione è la svolta internazionale nel confronto tra le forze del sistema e Rousseff. Marina Silva è stata subita designata come la facciata anti-Rousseff (secondo Wayne Madsen, Silva è “unìagente del Partito Verde creato da Soros”). Qualunque sia la verità su Marina Silva, ciò che conta è la narrazione sviluppata dalla comunicazione del Sistema, le elezioni presidenziali del Brasile in realtà mostrano la situazione del sistema contro Rousseff. Silva eliminata, il rappresentante del sistema diventava automaticamente l’avversario al secondo turno di Rousseff, Aecio Neves, che non ha neanche fatto mistero delle sue intenzioni di mettere il Brasile sulla giusta strada dell’ultraliberismo. Wayne Madsen, già citato, ha scritto un articolo il 28 ottobre 2014 su Strategic-culture, specificando la trama e la complessità dell’operazione contro Rousseff. Madsen propone una coppia piuttosto unica nel suo genere, sotto una forma affermata, anche se la sua composizione non deve stupire, tra CIA e Soros (“la coppia mortale John Brennan della CIA e George Soros). E’ vero che l’attivismo dichiarato di Soros si manifesta in modo assai cospicuo ed affermato (vedi 24 ottobre 2014), e ora possiamo designarlo come forza principale dell’attivismo convenzionalmente chiamato “settore privato”, nel processo di destrutturazione e dissoluzione del sistema. Naturalmente, l’azione della coppia CIA-Soros (Soros o Brennan, come la chiama Madsen dal nome del direttore della CIA) contro Rousseff aveva un obiettivo specifico molto più grande della sorte del Brasile nei prossimi quattro anni, fino al 2018. Si tratta chiaramente della formazione dei BRICS, dove il Brasile è un membro politicamente molto attivo ed impegnato, date le posizioni e le azioni intraprese da Rousseff contro le attività NSA svelate da Snowden. (Questo episodio è stato rafforzato dall’allora situazione di Greenwald, agente nella crisi Snowden/NSA che viveva a Rio de Janeiro durante la fase più calda della crisi). Tale insieme di circostanze ha fatto di Rousseff l’attivista che vediamo, attivismo completamente inserito nell’evoluzione dei BRICS alla riunione di Fortaleza, in Brasile, a settembre.
• La sera del primo turno, era chiaro che la questione dei BRICS era al centro delle elezioni presidenziali tra Rousseff e Neves, i due candidati rimasti. Alcuni esperti specialisti del business brasiliano l’affermarono chiaramente, come Sonia Fleury della Getulia Vargas Foundation, intervistata da RIA Novosti il 6 ottobre 2014. Legava direttamente al problema dei Paesi BRICS i programmi dei due candidati, assicurandola con fermezza la corrispondente situazione interna, diretta ed esplosiva, del Brasile alle grandi correnti internazionali del confronto sistema-antisistema. “Se Neves vince le elezioni, ci si possono aspettare cambiamenti, un ritorno alla politica estera legata al Nord e un Sud non più così forte come con il governo di Dilma (Rousseff)”, ha detto Sonia Fleury. “L’allineamento con Stati Uniti ed Europa occidentale sarebbe più probabile della spinta al consolidamento dei BRICS come alternativa per acquisire un’autonomia finanziaria comune”, osservava. (…) “Credo che per il governo (Rousseff) del PT i BRICS siano una questione seria, e non credo che lo sarebbe con un governo PSDB, molto più vicino agli USA“, continuava Sonia Fleury… “Inoltre, notava il ruolo dell’economia nelle elezioni. “Colpisce (il voto) in qualche modo, perché tale problema riguarda le priorità dei due partiti. La priorità del PSDB è pagare il debito e mantenere la stabilità monetaria, anche quando ciò aumenterebbe disoccupazione e ridurrebbe i salari reali”, ha detto Fleury. “Per l’attuale governo, la priorità è lo sviluppo economico con l’inserimento del maggior numero di persone nel mercato formale e ai benefici sociali, che appare per certuni un rischio per la stabilità per via dell’aumento della spesa pubblica. Questo è il problema principale da discutere nelle prossime due settimane”, spiegava Fleury“.
• Naturalmente, Madsen, nella sua analisi del 28 ottobre, chiaramente conferma la portata della sfida della rielezione di Rousseff, e relaziona la questione alla situazione dei Paesi BRICS, al loro sviluppo, ecc. Madsen vede l’apertura dei BRICS ai nuovi membri, come Argentina, che s’è già quasi ufficialmente candidata (con il supporto molto attiva della Russia), ma anche ad altri Paesi, alcuni già indicati (Indonesia), altri che appaiono per la prima volta (Egitto, Iran)… In tutti questi casi, la linea guida è la loro posizione di Paesi emergenti, tenuti ai margine del Sistema e del suo centrale blocco BAO, ma soprattutto questi Paesi sono sempre più chiaramente definiti dalla naturale linea anti-sistema nella grande lotta in corso. “I pesanti interessi di CIA e Soros nel sconfiggere Rousseff avevano lo scopo di far deragliare l’emergente alleanza economica BRICS tra Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa che indebolirebbe il dominio che i banchieri globali e i loro intrinsecamente corrotti Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale (FMI) esercitano sull’economia mondiale. I banchieri e i loro centurioni della CIA credevano che con Neves o Marina Silva, agente del Partito Verde curata da Soros, in carica il Brasile avrebbe abbandonato i BRICS e sarebbe rientrato nella comunità bancaria globale “svendendo” i beni dello Stato brasiliano, come la compagnia petrolifera Petrobras. Soros e i suoi amici della CIA non sono riusciti a capire che i poveri in Brasile devono la loro relativa nuova posizione sociale alle politiche economiche statali di Rousseff e dell’icona del Partito dei lavoratori Luiz Inácio Lula da Silva. Con Rousseff ora rieletta, i BRICS continueranno a sviluppare la Nuova Banca di Sviluppo (NDB) e i suoi 100 miliardi di dollari di riserva di valuta (CRA) o paniere di valute, da cui i Paesi membri possono attingere prestiti, allontanandosi così da Banca Mondiale e FMI sotto il controllo politico occidentale. La rielezione di Rousseff consentirà anche ai BRICS, che rischiavano di perdere il Brasile quale membro, se Rousseff avesse perso le elezioni, di espandere la propria base associativa. L’Argentina, che ha affrontato una campagna economica concertata dall’avvoltoio capitalista di New York, il sionista di destra Paul Singer, per la confisca di beni argentini, ha espresso forte interesse all’adesione ai BRICS. Il ministro degli Esteri argentino Héctor Timerman ha dichiarato che gli argentini intendono aderire ai BRICS e i recenti accordi commerciali tra Argentina, Cina, Russia e India, indicano che gli argentini saranno i benvenuti nel “Club” anti-USA delle emergenti potenze economiche. Iran, Indonesia ed Egitto hanno anche espresso interesse ad aderire ai BRICS. Il nuovo presidente indonesiano Joko Widodo è un membro del partito dell’ex-presidentessa Megawati Sukarnoputri, la figlia del presidente Sukarno, spodestato dalla CIA nel sanguinoso colpo di Stato del 1965, aiutato e spalleggiato dal patrigno indonesiano del presidente Barack Obama, Lolo Soetoro e dalla madre Ann Dunham Soetoro, impiegata di USAID/CIA. La politica estera sukarniana indonesiana si allea con i BRICS con un allineamento naturale”.
• …Non è un caso che Novosti abbia pubblicato il 29 ottobre 2014, un’intervista di Darija Chernichova a Georgij Toloraja, direttore esecutivo del Comitato Nazionale russo per lo studio dei BRICS, voce semi-ufficiale della leadership russa sulla questione dei BRICS, e principale operatore russo per gli affari con i BRICS. Ma Toloraja, lungi dal parlare della rielezione di Rousseff, così importante per i BRICS, guarda soprattutto ai risultati della riunione di Fortaleza a settembre. Dando dettagli importanti sul vertice, un mese e mezzo dopo, mentre la pressante attualità richiama la nostra attenzione sui BRICS, che illustrano l’elezione di Rousseff (la “notizia più urgente”) come necessariamente legata alla logica del confronto sistema-antisistema che caratterizza le elezioni in Brasile, che non può che essere considerato che come evento operativo dei BRICS di primo piano, confermando e accelerando i risultati di Fortaleza. “Il vertice BRICS a Fortaleza è stato un punto di svolta sorprendente“, ha detto Toloraja in una videoconferenza tenutasi presso il centro stampa di Rossija Segodnja. “Nel contesto del confronto tra uno dei membri dei BRICS, la Russia, e l’occidente, gli Stati Uniti in particolare, si definiscono nuovi parametri politici. È una situazione in cui le grandi potenze iniziano a giocare un ruolo molto importante (in geopolitica) e il periodo di stabilità nelle relazioni internazionali concluso“, ha aggiunto. “La Russia apprezza molto la posizione dei Paesi BRICS alle Nazioni Unite, al Consiglio di sicurezza, sulle contraddizioni della Russia con l’occidente e gli Stati Uniti nel conflitto in Ucraina“, ha detto Toloraja. Ha anche notato che i contatti nel quadro dei BRICS sono in continua espansione sottolineando che ad un certo punto delle strutture burocratiche dovranno essere create. “Questo è inevitabile, e i primi passi sono già stati presi, come la banca d’affari, che non è solo una fonte di finanziamenti, di risorse mobilitate per diversi progetti dei BRICS, ma anche un centro di analisi“, ha detto Toloraja. “Sono convinto che il processo d’istituzionalizzazione rimane molto importante e continuerà a svilupparsi in futuro”, ha affermato”. Queste dichiarazioni, a tre giorni dalla rielezione di Rousseff, dimostrano che la Russia è ora decisa a far avanzare i BRICS da gruppo strutturato economicamente a uno strategico (più che un’alleanza), formando un blocco, la cui attività sarà necessariamente decisa dall’opposizione alla politica del sistema. La campagna elettorale brasiliana ha dimostrato oggi che il sistema ha l’obiettivo dichiarato, se non dimostrato, di smantellare i BRICS in modo aggressivo e con qualsiasi mezzo, e questi mezzisono noti, dato che la coppia CIA-Soros, i piromani più attivi nel destrutturare tutto ciò che possa divenire anti-sistema, è stata la principale forza contraria a Rousseff. Se Rousseff ha annunciato i piani per il suo secondo mandato, mostrandosi aperta e conciliante con le forze politiche che si sono espresse nella campagna, ha detto molto meno sui BRICS e la politica estera del Brasile. Questa discrezione è il segno contrario della rapida radicalizzazione dei BRICS, oggetto della nostra recensione.

45e411163a4e6e871d65f3b324aabac0_articleI BRICS, “blocco strategico antisistema”
Ancora una volta, vediamo il fenomeno dell’influenza diretta dell’azione del Sistema su comportamento e rafforzamento dei suoi avversari, di coloro che vuole battere. Nel caso dei BRICS, possiamo speculare su dove punti tale piano, e riteniamo che il blocco sarebbe stato assai meno avanzato, se non ridotto allo schema iniziale di gruppo informale e senza coesione, senza un’ipotesi chiara di unità politica, se non ci fossero stati 1) la crisi ucraina interamente causata dal blocco BAO, facendo precipitare la Russia in una posizione di quasi-mobilitazione anche, riguardo il nostro soggetto, con una politica volta a creare legami fuori dal blocco BAO (come SCO e BRICS), facendo pressione sui partner perché la seguano (la Russia) sulla via della “politicizzazione” di queste organizzazioni; e 2) le elezioni presidenziali del Brasile, contestate e attraversate da voci abbondanti su pressioni e attivismo di CIA-Soros, con l’obiettivo implicito di eleggere un candidato che avrebbe mollato i BRICS silurando l’organizzazione… In altre parole, si deve notare che gli eventi che interessano i BRICS nel senso descritto, profondamente e inevitabilmente anti-sistema, sono prodotti diretti del sistema stesso. Confrontiamo in particolare la rielezione di Rousseff nel 2014 con la sua prima elezione nel 2010. Quindi l’elezione con Lula che nominava Rousseff come suo successore, fu giocato principalmente su questioni di politica interna, secondo gli antagonismi politici tradizionali (sinistra-destra, ecc.), mentre le conseguenze della crisi dell’autunno 2008 non erano ancora sentite direttamente. In questo momento, i BRICS (o BRIC senza il Sud Africa), erano ancora considerati con ironia dal BAO e dal sistema del blocco, difficilmente meritandosi la decisione di una mobilitazione strategica contro uno i suoi membri. Il Brasile, nonostante i cambiamenti di Lula e l’affermazione della sua politica anti-sistema, era considerato con la stessa condiscendenza, e per il sistema non c’era dubbio, nonostante alcune differenze, sull’orientamento inesorabilmente volto all’integrazione nel sistema. In tale senso l’elezione era ancora vista nel quadro sudamericano, in cui il Brasile era ancora valutato come moderato rispetto ad attivisti come Chavez, e non nel quadro generale dei BRIC(S). Si svolse senza passione ed interferenze gravi ed allarmanti, come invece s’è visto quest’anno. In breve, il sistema lasciò fare e la prima elezione di Rousseff non cambiò molto la percezione sia del Brasile che dei BRIC(S). Nel frattempo, tra il 2010 e il 2014, gli eventi hanno portato molto rapidamente e con potenza notevole a una situazione infinitamente più tesa del 2010, dal punto di vista dei vari schieramenti in riferimento allo scontro tra il sistema e le nuove forze anti-sistema in piena espansione. Il sistema è ora in uno stato d’animo, segnalato ovunque, in piena offensiva superpotente e finale, con la volontà aperta e sfrontata di affrontare la Russia, sia in preda al panico per dei risultati ben lungi dal soddisfare le proprie aspettative e per la resistenza anti-sistema che generano (si veda di nuovo l’intervento di Soros contro la Russia del 24 ottobre 2014, già riportato). Le presidenziali in Brasile non potevano sfuggire, in questo momento, al clima del confronto sistema-antisistema “globalizzato”. La rielezione di Rousseff si è svolta nel clima che abbiamo visto, con il presupposto, in caso di sconfitta della presidentessa uscente, di un orientamento politico volto a far uscire il Brasile dai BRICS, con il risultato sperato dello sbandamento del raggruppamento. Pertanto, la rielezione di Rousseff ha così integrato gli elementi aggressivi impliciti della sua possibile sconfitta a beneficio del sistema, volgendolo in senso anti-sistema. Ciò è stato percepito come dinamica oggettiva (dinamica del sistema) coinvolgendo la minaccia, diventata certezza, dell’uscita del Brasile dai BRICS in caso di sconfitta di Rousseff, e divenendo sempre una dinamica oggettiva (dinamica antisistema) implicante il rafforzamento dei BRICS radicalizzanti, o sorta di “raggruppamento strategico antisistema”, con la vittoria di Rousseff.
Il sistema agisce quindi con forza, con tutta la sua superpotenza, ottenendo il risultato che raccoglie sempre più spesso: un evento completamente contro-producente, antagonistico, accelerando notevolmente il mutamento delle forze anti-sistema. Non c’è bisogno di concentrarsi su considerazioni che continuiamo a fare spesso, l’intervento sempre più sistematico dell’equazione superpotenza-distruzione, o la dinamica della superpotenza suscitata sempre più spesso e in modo dinamico più pronunciato, si trasmuta in distruzione. La vittoria di Rousseff sulla coalizione Neves-Soros-CIA è molto più politica, molto più strutturante nella funzione anti-sistema e di politicizzazione dei BRICS, della sola vittoria su Neves (come la vittoria di Rousseff nel 2010), senza la sfida imposta dal gruppo CIA-Soros del sistema. La conseguenza è il rialzo della posta in gioco di molto, oltre la vittoria di Rousseff, di questa dinamica anti-sistema già identificata. Il risultato, che misura e apprezza la portata della comunicazione del sistema, è effettivamente sviluppare la possibilità di strutturare ed istituzionalizzare i BRICS. Ciò che faceva sghignazzare gli esperti di Wall Street, come quello della Goldman Sachs che nel 2006 inventò l’acronimo BRIC, mentre i quattro Paesi interessati (Brasile, Russia, India, Cina) avviavano il processo di avvicinamento, è ora una realtà. Appariva (nel 2006) del tutto irragionevole attendersi che potesse avere una dimensione politica e strategica, cioè geopolitica, un gruppo di quattro (poi cinque) Paesi dalla scarsa unità geografica, e talvolta completamente avulsi dagli altri (Brasile e Sud Africa); che cercavano solo alcuni accordi economici e commerciali. Oggi, nel 2014, il sarcasmo non è più di rigore; c’è ansia e quasi panico (nel sistema) come dimostrato dall’intervento del gruppo CIA-Soros nella campagna, e come illustrato più precisamente dalla capacità di sostenere una candidata (Silva) e un altro (Neves) in quanto avversari di Rousseff. Il fenomeno è ben dimostrato ancora una volta, ma in modo molto spettacolare, nell’era psicopolitica, dalla vicinanza politica e strategica che ignora le necessità geografiche. Nell’attuale era della psicopolitica, caratterizzata dal confronto aperto e dichiarato tra sistema e anti-sistema, sono i valori altamente dipendenti e oscillanti dei caratteri ad essere così evidenziati dal sistema di comunicazione, piuttosto che i caratteri geopolitici stessi; tali dimensioni geopolitiche hanno dominato le relazioni internazionali in passato, sono divenute completamente secondarie nella valutazione delle forze e delle dinamiche del raggruppamento. Pertanto, possiamo ritenere che i Paesi BRICS, senza un progetto o piano già previsto, ma semplicemente seguendo le dinamiche delle potenti forze che governano l’evoluzione della situazione, sono in procinto d’inventare una nuova forma di “alleanza”, anzi, non si tratta di un'”alleanza” in senso stretto, ma di ciò che abbiamo designato “incontro strategico”, che acquista senso venendo designato come “gruppo anti-sistema strategico”, secondo un’espressione già utilizzata, o che più precisamente indica al meglio la forma del gruppo suscitato dal confronto sistema-antisistema, che in riferimento al blocco BAO viene designato “blocco strategico anti-sistema”. (Così vediamo meglio che il concetto di “blocco” non implica il concetto fisico dell’incontro strategico come la vicinanza geografica, ma un concetto di comunicazione che usa le necessità geografiche, legato principalmente dall’esigenza della dinamica anti-sistema globale).
Le specificità introdotte dall’elezione di Rousseff, così come sono state descritte, in particolare con l’interventismo molto pressante e sentito come tale, del gruppo CIA-Soros, si affronta il rischio dell’attivazione operativa molto rapida di questa nuova situazione. È la prima volta che un’elezione così importante ha per questione principale, anche se si trattava di un problema nascosto, non discusso in quanto tale nella campagna elettorale, l’appartenenza al gruppo dei Paesi divenuto blocco BRICS. Lo schema qui descritto è quindi completato a livello di comunicazione, dalla percezione della trasformazione dei resti strutturali dei BRICS e dalla percezione di un gruppo ancora informale che si costituisce in gruppo di lotta antisistema, entro un “quadro strategico anti-sistema” o “blocco strategico anti-sistema”, cambiando completamente identità ed operatività della strategia, da definizione geografica a definizione comunicativa…. E’ possibile che non si debba attendere a lungo l’operatività di questa fenomeno. Il vertice G20 a Brisbane è tra una quindicina di giorni (14-15 novembre). Nello stesso articolo succitato del 29 ottobre, Toloraja annuncia che ci saranno probabilmente dei problemi: “Parlando della prossima riunione del G20 a Brisbane (15-16 novembre), Toloraja ha detto che si aspetta uno scontro su come sviluppare a livello mondiale i sistemi finanziari ed economici “…Ad esempio: che faranno i Paesi del blocco BAO contro la Russia, che continuano a denunciare, e che hanno esclusa dal G8?” Bella domanda, ma essere contro la Russia significa essere contro i BRICS. La mente vaga, come sempre vediamo, e le posizioni divergenti si radicalizzano verso il confronto… A Brisbane i BRICS verranno con il vestito nuovo del “blocco strategico anti-sistema”? Staremo a vedere… Ci pare scontato che in realtà sia inevitabile che, se le circostanze si prestano e se ci sarà un attacco contro uno dei membri dei BRICS o contro i BRICS stessi, potremo vedere in modo drammatico e forse spettacolare come il gruppo economico informale sia divenuto un “blocco strategico anti-sistema” dal peso maledettamente pesante…

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