Il corridoio Nord-Sud: la Russia espande la propria presenza in Asia

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 30/12/2016

68956055Lo sviluppo dei corridoi dei trasporti internazionali favorisce il commercio e promuove la convergenza politica dei Paesi. La Russia da tempo cerca di rafforzare le relazioni con Stati di Medio Oriente, Asia centrale e sud-est asiatico. Le rotte che collegano i più ricchi Stati eurasiatici attraversano la Federazione Russa. La Russia vanta una rete ben sviluppata di strade e ferrovie. Benedetta da una posizione geografica così favorevole, la Russia può facilmente rivendicare il ruolo d’importante centro del commercio internazionale. Questo è, infatti, un obiettivo fondamentale del North-South International Transport Corridor (ITC). L’idea di costruire un percorso che colleghi le coste sull’Oceano Indiano al Nord Europa, passando per Russia e Iran, non è nuova. Un Accordo per l’Avanzamento dei Trasporti fu firmato da aziende russe, indiane e iraniane nel 1999. Il progetto del Corridoio Nord-Sud fu inaugurato nel 2000 e lanciato ufficialmente nel 2002. Il corridoio comprende diversi rami. Due collegano Russia e Iran, via terra (il ramo orientale attraversa Azerbaigian, l’occidentale Kazakhstan, Uzbekistan e Turkmenistan). Un altro ramo, trans-caspico, costeggia il Mar Caspio. La spina dorsale della sezione russa dell’ITC è la linea ferroviaria che collega il porto di Astrakhan (sul Mar Caspio), Mosca, San Pietroburgo e la stazione ferroviaria Buslovskaj (al confine russo-finlandese), collegandosi alle tentacolari reti autostradali e ferroviarie dell’Europa. Si prevede che l’ITC, con i suoi numerosi vantaggi, divenga uno dei corridoi più popolari in Eurasia. A confronto con altre rotte che collegano l’India all’Europa, il Corridoio Nord-Sud via terra non è solo molto più breve, ma inoltre riduce materialmente i costi dei trasporti. Nonostante i vantaggi del corridoio, però, i Paesi europei per qualche motivo l’hanno ignorato e continuano a inviare beni verso l’India attraverso il Mar Mediterraneo (richiedendo il doppio del tempo). Incoraggiata dall’esempio dell’Europa, l’India ha anche optato per altre vie, rendendo Russia e Iran gli utenti esclusivi dell’ITC North-South. Tuttavia, la via è ancora attiva fornendo alla Russia accesso non solo all’Iran ma anche ad altri Paesi della regione, come Azerbaigian, Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Oman, Siria, ecc.
Nell’agosto 2014, Iran, Oman, Qatar, Turkmenistan e Uzbekistan firmarono un memorandum d’intesa sulla creazione di un corridoio internazionale che collega Asia centrale, Golfo Persico e Golfo di Oman. La nuova via è immediatamente diventata parte integrante del Corridoio Nord-Sud, formando un unico sistema. Il traffico merci dell’ITC aumenta. Nel 2015, ha superato i 25 milioni di tonnellate. Anche se il Corridoio Nord-Sud non è divenuto la via principale a collegare Oceano Indiano ed Europa, dagli inizi degli anni 2000 ha il ruolo di un connettore tra Russia e partner asiatici. Attualmente, Russia, Azerbaijan e Iran aggiornano le infrastrutture ferroviarie per adeguarle agli standard in modo che siano integrate con le infrastrutture ferroviarie di altri Paesi. Inoltre si riesamina il quadro legislativo per snellire le procedure doganali. Negli ultimi anni, grazie agli sviluppi nella regione Asia-Pacifico e nel Medio Oriente, l’ITC North-South ha acquisito un nuovo significato. Conflitti militari ed escalation della minaccia terroristica nei Paesi del mondo arabo hanno messo in discussione l’invio di merce attraverso il Canale di Suez,costringendo molti Stati a ripensare ai sistemi di trasporto delle merci. Allo stesso tempo, la revoca delle sanzioni internazionali all’Iran, all’inizio del 2016, ha contribuito alla crescita dell’economia iraniana e all’ulteriore sviluppo del commercio internazionale. Di conseguenza, il traffico merci dell’ITC North-South è anche aumentato. L’India non è del tutto contraria all’idea. Oggi cerca di diversificare i piani commerciali per via della crescita economica, dell’aumento della domanda dei propri prodotti in altri Paesi e dello sviluppo delle relazioni commerciali con l’Europa. Inoltre, una situazione di tensione nella regione Asia-Pacifico, assieme a maggiore cooperazione marittima dei principali concorrenti dell’India, Cina e Pakistan, potrebbe stimolare un “cambio d’idee dell’India”.
L’8 agosto 2016, il Presidente russo Vladimir Putin si riunì con il Presidente azero Ilham Aliev e il Presidente iraniano Hassan Ruhani. Un progetto ITC North-South aggiornato fu tra i principali temi affrontati. I tre Paesi sono ancora interessati alla sistemazione di una rotta che colleghi le coste dell’Oceano Indiano alla Scandinavia. Perciò, avrebbero bisogno di spianare gli ostacoli doganali e tecnici che paralizzato il piano dall’inizio degli anni 2000. Una rete ITC ad alta tecnologia aggiornata e integrata, combinando vie ferroviarie, stradali e marittime, collegherà Mumbai, Bander-Abbas, Baku, Astrakhan, Mosca e San Pietroburgo all’Europa. Si prevede che le ferrovie russe, azere e iraniane saranno integrate in una rete comune. Quando si discusse del progetto, Putin osservò che favorirà lo snellimento del transito delle merci tra India, Iran, Golfo Persico, Azerbaigian, Russia e quindi Europa settentrionale ed occidentale. Nel dicembre 2016, Mehdi Sanai, ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Repubblica islamica dell’Iran in Russia, fece una dichiarazione in relazione all’ITC North-South, sottolineando che il corridoio tra India e Russia non era mai stato così vicino all’attuazione, sottolineando anche che l’attuale situazione internazionale e regionale rendeva la realizzazione dell’ITC una questione urgente. Tutte le parti coinvolte nel progetto sono d’accordo sulla rapida realizzazione e sono pronte alla sua finalizzazione. Sanai affermava che se Iran e Azerbaigian fanno ogni sforzo per l’attuazione dell’ITC, sono a corto di investimenti e hanno bisogno di assistenza. L’ambasciatore iraniano espresse gratitudine ai colleghi indiani e azeri, nonché al Ministero dei Trasporti russo, per il loro ingresso.
L’ITC North-South promette ampie opportunità in futuro. Per lo meno, favorirà il moltiplicarsi del fatturato commerciale tra Russia e Paesi ricchi come Iran e India. Guardando il quadro, l’ITC ha tutte le possibilità di svolgere il ruolo di fattore unificante tra Russia, Medio Oriente e Asia centrale in un unico blocco economico simile all’Unione economica eurasiatica o al partenariato transpacifico. In realtà, un’infrastruttura comune è di gran lunga più decisiva per il rafforzamento dei legami tra i Paesi della regione che la vicinanza geografica. La Cina attua un progetto infrastrutturale simile, la “Nuova Via della Seta”. Il Corridoio Nord-Sud ha un grande potenziale per la Russia, dandole l’opportunità di espandere la propria presenza economica e politica nella regione asiatica.27442_html_16a34473Dmitrij Bokarev, politologo, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’India passa all’occidente?

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 26/09/2016cgtuf8jw4aayaw1Alla luce della lotta tra Stati Uniti e Repubblica Popolare Cinese per l’influenza nel sud-est asiatico, aggravatasi negli ultimi anni, gli altri principali attori della regione acquisiscono un’importanza particolare in quanto capaci di far pendere la bilancia in un senso o nell’altro. I principali attori sono i giganti asiatici India e Giappone. La situazione con il Giappone è abbastanza chiara, storicamente non ha rapporti molto amichevoli con la Cina, e in caso di conflitto non farebbe affidamento che agli USA. Tuttavia, il ruolo dell’India nel crescente confronto non è ancora evidente. Essendo uno degli Stati più potenti, con forti esercito e flotta ed armi nucleari. 7.ma nel mondo e terza in Asia per PIL, l’India è tradizionalmente considerata uno dei principali avversari della Cina, a causa della lunga frontiera con territori contesi. I ricordi delle guerre di confine del 1962, 1967 e 1987 sono ancora freschi mentre piccole controversie continuano ad esserci. Entrambi i Paesi costruiscono costantemente strutture militari lungo il confine. L’India è anche scontenta dalla collaborazione della Cina con il suo principale avversario, il Pakistan, così come coi tentativi della Cina di rafforzare l’influenza in altri Stati vicini, come Myanmar, Nepal e Sri Lanka. Se la Cina ci riesce, l’India sarà dentro una cerchia di alleati dei cinesi. Tali disaccordi avvantaggiano gli Stati Uniti, che cercano di farsi alleata l’India nella lunga lotta contro la Cina. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama annunciò che il partenariato con l’India è di vitale importanza per gli interessi statunitensi nella regione Asia-Pacifico. Gli Stati Uniti sono uno dei principali partner commerciali dell’India. Nel 2015, il fatturato commerciale e degli investimenti fu pari a 64 miliardi di dollari. Dal 1992 conducono regolarmente le manovre militari e navale congiunte Malabar, cui la Cina reagisce in modo estremamente negativo. Ogni anno tali manovre acquisiscono una natura sempre più provocatoria. Ad esempio, il Giappone vi partecipa dal 2015. Nel giugno 2016, le Marine statunitense, indiana e giapponese condussero manovre nel Mar Cinese orientale, vicino alle isole Senkaku, oggetto di controversie tra Cina e Giappone. Nel maggio 2016 gli USA avrebbero assegnato all’industria della Difesa dell’India lo status si partner. Così gli ufficiali statunitensi hanno una più stretta cooperazione con gli ufficiali indiani. fornendogli la tecnologia militare degli Stati Uniti.
Nel giugno 2016, il Primo ministro dell’India Narendra Modi visitava gli Stati Uniti incontrando il presidente degli USA B. Obama. Dopo l’incontro riferirono che India e Stati Uniti avevano per obiettivo principale la sicurezza del traffico marittimo. Subito dopo l’incontro, Delhi avanzò a Washington la proposta di acquistare un lotto di Predator Guardian, il velivolo senza equipaggio (drone) per pattugliare il mare. Questi mezzi interessano gli ufficiali indiani da tempo, ma la loro acquisizione era impossibile dato che l’India non partecipava all’accordo Missile Technology Control Regime (MTCR). Tuttavia, nel giugno 2016, qualche tempo dopo l’incontro tra N. Modi e B. Obama, l’India aderiva al MTCR e otteneva il diritto di acquistare le apparecchiature che voleva. Nell’agosto 2016, il Ministro della Difesa indiano Manohar Parrikar e il segretario della Difesa Ashton Carter firmavano un memorandum sulla cooperazione tecnica. Poi, nel settembre 2016, i media riferivano dell’intenzione degli Stati Uniti di vendere all’India 22 di quei droni, che quest’ultima voleva acquisire a giugno. Veniva ufficialmente annunciato che la vendita dei droni alla Marina indiana contribuirà al rafforzamento della collaborazione militare e politica tra USA e India. Tali notizie sarebbero considerate la prova che l’India avanza verso l’alleanza militare anti-cinese guidata dagli Stati Uniti. Tuttavia, va ricordato che le relazioni tra India e Cina non sono pessime. Il confine di 3380 chilometri contribuisce a contenziosi e anche riconciliazione, entrambi i Paesi sanno che devono stabilire un buon rapporto. Nel 2005, l’India riconobbe il Tibet come regione autonoma della Cina, mentre la Cina riconosceva il Sikkim come territorio indiano. Il mutuo commercio è in costante crescita. Così nel 2008 la Cina divenne il principale partner commerciale dell’India. Nel 2015, il fatturato commerciale tra i due Paesi superava i 71 miliardi di dollari. L’India conduce l’addestramento militare congiunto non solo con gli avversari della Cina, ma con la stessa Cina. Così, le esercitazioni congiunte di confine tra truppe indiane e cinesi Cooperation-2016 si sono svolte a febbraio. Nell’aprile 2016, il Ministro della Difesa indiano M. Parrikar visitava Pechino per incontrare il collega cinese Chang Wanquan. Dopo l’incontro fu annunciato che i due Paesi attribuivano grande importanza alla cooperazione nel campo militare, e che India e Cina erano pronte a garantire la sicurezza nella regione.
Sul riconoscimento dell’India a partner degli Stati Uniti nell’industria militare, questo status nell’Asia-Pacifico fu anche concesso a Australia, Nuova Zelanda, Repubblica di Corea, Filippine e Giappone, facilitando l’accesso alle tecnologie militari statunitensi, ma non è vincolante. Il memorandum sulla cooperazione tecnico-materiale, inoltre, non è vincolante. Ciò significa che l’India utilizzerà i droni ma non è obbligata a sostenere le azioni avventurose delle forze navali degli Stati Uniti. Ricordiamo la visita del Presidente indiano Pranab Kumar Mukherjee in Cina nel maggio 2016. Allora annunciava che India e Cina avevano fatto enormi progressi nelle relazioni dal 1990, e il fatturato commerciale era aumentato più di 20 volte negli ultimi 16 anni. In conclusione, il presidente indiano aveva detto che se 2,5 miliardi di indiani e cinesi si uniscono e collaborano, verrebbero compiuti rapidi progressi in entrambe le nazioni. Forse questo è il meglio che si può dire delle attuali relazioni India-Cina. Se gli Stati Uniti ritengono che permettere l’accesso alle tecnologie militari e vari sconti all’India ne facciano un alleato affidabile, si sbagliano di grosso. Il rifiuto di partecipare a blocchi militari e politici è uno dei primi principi della politica estera indiana dal 1961, quando fu creato il Movimento dei Paesi Non Allineati. Una delle menti di ciò fu il Primo ministro indiano Jawaharlal Nehru, seguace del Mahatma Gandhi. Inoltre, gli Stati Uniti sono lontani mentre la Cina è vicina. L’India capisce chiaramente che con un conflitto con la Cina affronterebbe difficoltà a lungo termine, il che significa che userà la partnership con gli Stati Uniti quale strumento per frenare l’espansione cinese, ma non correrà rischi a vantaggio degli interessi statunitensi.Indian soldiers and Chinese soldiers salute during celebrations to mark 60th anniversary of founding of People's Republic of China, at Indo-China borderDmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina srotola il tappeto rosso a Putin e fa scendere Obama dal retro dell’Air Force One

Niente tappeto rosso per il presidente degli Stati Uniti Obama al vertice del G20. Tappeto rosso per il Presidente Vladimir Putin
Alex Christoforou The Duran 4/9/2016cfdf4bac-5ea3-11e6-82a1-e6803dbb30ea_1280x720L’accoglienza “eccezionale” di Obama all’aeroporto di Hangzhou per il vertice del G-20 non ha visto alcun tappeto rosso e neanche una scala per far scendere il POTUS.1cc3588e-724d-11e6-af03-e675d0741f8a_1280x720Grida e parolacce tra i rappresentanti dei due Paesi dopo che un funzionario cinese aveva detto: “Questo è il nostro Paese. Questo è il nostro aeroporto“.

L’accoglienza del Presidente Vladimir Putin presso l’aeroporto di Hangzhou per il vertice del G-20 ha visto… una scala e il tappeto rosso. Niente grida e parolacce, semplicemente saluti cordiali e amichevoli tra le due nazioni… e un gelato russo per Xi Jinping.CrciLj9WAAAaZM3Zerohedge riassume il diverso approccio della Cina accogliendo Obama e Putin… “Nello stesso tempo affronto infame della Cina ad Obama in arrivo ad Hangzhou per il vertice del G-20, quando la delegazione della nazione ospitante il G-20 primo si assicurava che non vi fosse alcuna scala per Obama per scendere dall’aereo su un tappeto rosso, costringendo il presidente della nazione più potente del mondo ad usare l’uscita di emergenza… seguita dalle grida di un funzionario cinese scatenato verso stampa e consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti Susan Rice, impedendogli di superare il cordone per trattenere la stampa dicendo, “Questo è il nostro Paese. Questo è il nostro aeroporto“; i funzionari cinesi non hanno avuto tali problemi salutando il Presidente Vladimir Putin con tutti gli onori, con tanto di tappeto rosso, all’arrivo svoltosi senza alcun problema. Il favore è stato restituito, secondo RT Putin ha portato una scatola di gelati russi in dono al leader cinese Xi Jinping: “Vi ho promesso che avrei portato del gelato”, ha detto Putin. “Ve ne ho portato una scatola in dono”. Xi Jinping è un vero fan del russo gelato. “La ringrazio molto per il dono, un gustoso gelato. In ogni mio viaggio in Russia chiedo sempre di comprarne. E poi a casa se ne mangia”, ha detto il leader cinese. “Avete la migliore crema, che lo rende così gustoso. Mi piace molto. Grazie per la cortesia“, aggiungeva.
Russias President Vladimir Putin (R) meeObama ha minimizzato l’affronto cinese… “Washington difende libertà di stampa e diritti umani e, qualunque sia la ricaduta, non abbandoniamo i nostri valori e ideali quando compiamo questi viaggi. Ci può essere qualche attrito. Gli strappi si mostrano più del solito in alcuni negoziati e negli spintoni che si hanno dietro le quinte. Parte di ciò è che abbiamo anche un’impronta molto più grande di molti altri Paesi. Abbiamo molti aerei, elicotteri, auto, ragazzi. Sai, se sei un Paese ospite, ti puoi sentire un po’ grande. E così non ci bado troppo“. Mentre Obama cercava di distogliere l’attenzione dall’evidente tensione tra le due potenze mondiali, i Paesi BRICS facevano la foto di gruppo con il sostituito antidemocratico di Dilma Rousseff del Brasile, Michel Temer.g20-summit-090416E, infine, Obama e Putin agli antipodi nella foto di gruppo…
China G20I leader posano per la foto in occasione del vertice del G-20 ospitata dal Presidente Xi Jinping ad Hangzhou, in Cina. Tra i leader nella foto vi sono il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, a sinistra, la cancelliera tedesca Angela Merkel, sesta da sinistra, il primo ministro thailandese Prayuth Chanocha, settimo da sinistra, il primo ministro di Singapore Lee Hsien Loong, in alto al centro, il Presidente Vladimir Putin, secondo a destra, e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. (Stephen Crowely/Pool Foto)
Obama sembra nervoso, mentre Erdogan e Putin conversavano amichevolmente.14233054Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA non riescono a separare l’India dai BRICS

Ekaterina Blinova, Sputnik 06/08/2016

Nonostante la recente operazione simpatia degli Stati Uniti verso l’India, New Delhi ha resistito alla tentazione rimanendo impegnata all’ideale di multipolarità dei BRICS. L’India mantiene relazioni vantaggiose con la Cina, a prescindere dagli “scossoni” nel rapporto, secondo l’analista geostrategico Matthew Maavak. Dopo la visita del segretario della Difesa statunitense Ashton Carter in India, nell’aprile 2016, alcuni dubitarvano che New Delhi valutasse un passaggio all’occidente.putin-and-modiL’offensiva del fascino di Washington
Alcuni esperti si riferiscono ai negoziati USA-India sul Memorandum d’Intesa sullo Scambio Logistico (LEMOA) e alla decisione del Paese d’incrementare la collaborazione bilaterale nella tecnologia per la difesa quali segni della deriva dell’India dai non allineati verso Washington e NATO. LEMOA in realtà è una versione dell’accordo di supporto logistico (LSA) che riguarda il supporto logistico e i servizi tra i militari statunitensi e le forze armate di altri Paesi. “La visita del segretario alla Difesa degli Stati Uniti Ashton Carter in India, la scorsa settimana, era storica, nel senso che l’India non allineata si avvicinava agli USA firmando il memorandum d’intesa sullo scambio logistico” secondo il dott. Dalbir Ahlawat, esperto della sicurezza australiana, in un articolo di aprile per The Interpreter. Da parte sua, Rupakjyoti Borah di The Diplomat scrisse a maggio che “la decisione ‘di principio’ dell’India e degli Stati Uniti” di firmare il LEMOA “è un grande atto di fede“. “Sono finiti i giorni in cui i mandarini della politica estera di New Delhi mercanteggiavano con Washington DC, ritenendo che gli interessi dell’India fossero meglio rispettati restando vicini a Paesi come la Russia e sposando non allineamento e unità del terzo mondo“, pretendeva il giornalista.

La conferenza dei dissidenti cinesi in India
Allo stesso tempo, l’Hindustan Times riferiva che una conferenza dal titolo “Rafforzare la nostra alleanza per fare avanzare il sogno popolare: libertà, giustizia, uguaglianza e pace” organizzata da un gruppo dissidente cino-statunitense si svolgeva a Dharamsala, in India, con non meno di otto dissidenti cinesi presenti all’evento del 28 aprile. L’incidente fu interpretato da alcuni media come l’ennesimo segno del cambio dell’India verso la Cina e i partner dei BRICS. Tuttavia, dipende da come esattamente si collegano i puntini. “In realtà, la supposta inclinazione di New Delhi è una percezione di molto sbagliata. Se l’India si ‘raccorda’ con gli Stati Uniti, perché Mosca e Delhi continuano collaborazioni militari sensibili da tempo pianificate riguardanti trasferimenti di una tecnologia che la Russia non offre ad alcuna altra nazione? Come la Cina; ad esempio il programma Sukhoj PAK-FA/FGFA del caccia stealth di 5.ta generazione, il programma congiunto del missile da crociera ipersonico Brahmos e la preferenza dell’India per l’aereo russo Il-78MD-90A rispetto all’Airbus A-330 per il velivolo multiruolo da trasporto e aerocisterna (MRTT) da 2 miliardi di dollari, tra molti altri esempi“, osserva presso Sputnik Mathew Maavak, analista geostrategico e dottorando in Previsioni della sicurezza presso l’Università Teknologi Malaysia (UTM). Sorprendentemente, il Ministro della Difesa indiano Manohar Parikkar, ad aprile dichiarava categoricamente che il LEMOA si applica soltanto ai rifornimenti di carburante e cibo e non allo stazionamento di militari degli Stati Uniti in India. D’altra parte, “lo svolgimento in India della riunione a Dharamsala di aprile sarebbe stata una reazione al rifiuto della Cina alle Nazioni Unite di bandire i capi terroristi pakistani dei Jaysh-e-Mohammad (JEM) e Jama-ud-Dawah“, ha spiegato Maavak. “Ricordate che l’India alla fine negò il visto a diversi dissidenti cinesi, tra cui il capo uiguro dissidente Dolkun Isa, il manifestante di Piazza Tiananmen residente a New York Lu Jinghua e l’attivista di Hong Kong Wong Ray“, ha detto l’analista a Sputnik. “Fu solo un breve urto retorico nella piena relazione India-Cina“, sottolineava Maavak. L’analista strategico ha sottolineato che chiunque abbia seguito la dinamica India-Cina per decenni avrebbe saputo che le nazioni ricorrono a retorica irascibile di volta in volta, per poi tornare alla normalità. Infatti, il recente incidente nel distretto di confine di Chamoli, nell’Uttarakhand, dove truppe cinesi entrarono in territorio indiano, venne subito minimizzato dal Ministro della Difesa Parrikar quale “trasgressione” piuttosto che “incursione”.

L’India continua ad impegnarsi nel concetto di mondo multipolare
Non ci sono motivi per sospettare fratture tra India e partner dei BRICS. L’India continua a sostenere il concetto di mondo multipolare. “L’India sostiene la multipolarità fin da quando co-fondò il Movimento dei Non Allineati (NAM) nel 1961. L’India rimane l’unico membro fondatore del NAM che promuove attivamente il concetto di mondo multipolare. Non ci sono prove che suggeriscano il contrario“, sottolineava Maavak. Quando si tratta del tanto discusso progetto Nuova Via della Seta della Cina (‘Una Fascia, Una Strada’) l’atteggiamento dell’India è generalmente positivo, sottolineava l’analista. “Penso che sia generalmente positiva. Xi Jinping è stato il primo leader di una grande potenza a visitare l’India nel 2014 dopo che il governo di Narendra Modi fu eletto. Ma l’India può contribuire al progetto Fascia e Strada? Sì, ma in modo più limitato. Ciò comporterà il rilancio della ‘Via delle spezie’ nel vicino estero, costituendo il segmento dell’Oceano indiano della vecchia Via della Seta. In caso contrario, l’India ha più pressanti sfide infrastrutturali da superare in patria, e gli investimenti cinesi sono ancora corteggiati e accolti, nonostante le speculazioni sui media esteri del contrario“, ha detto a Sputnik. Il polverone intorno al potenziale scontro sino-indiano di una parte della stampa occidentale e asiatica, potrebbe essere spiegato dai recenti sforzi degli Stati Uniti d’inasprire le tensioni nel sud-est asiatico nel tentativo di contenere la Cina.Vladimir Putin, Narendra ModiNew Delhi e la sentenza dell’Aia sul Mar Cinese Meridionale
La sentenza della Corte permanente di arbitrato dell’Aia, che ha respinto le rivendicazioni di proprietà della Cina sul Mar Cinese Meridionale. è un’altra mossa volta ad intrappolare Pechino. È interessante notare che, dopo la sentenza, Japan Times chiedeva a New Delhi “di sottolineare le credenziali di potenza globale responsabile” e mostrare sostegno alla decisione dell’Aja. L’organo di stampa osservava che l’India aveva rilasciato una dichiarazione al momento della sentenza senza nominare la Cina, invitando tutte le parti interessate a “risolvere le controversie con mezzi pacifici senza minacciare o usare la forza ed esercitare l’autocontrollo nelle attività che potrebbero complicare o degenerare le controversie su pace e stabilità“. L’affermazione di New Delhi è particolarmente importante alla luce del comunicato congiunto dei Ministri degli Esteri di India, Cina e Russia del 18 aprile. Il comunicato chiedeva di risolvere le dispute territoriali attraverso negoziati tra le parti interessate ed evitando d'”internazionalizzare” le dispute. “Russia, India e Cina sono impegnate a mantenere l’ordine giuridico nei mari e negli oceani secondo i principi del diritto internazionale, riflettendo in particolare nella Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS). Tutte le controversie relative dovrebbero essere affrontate tramite negoziati ed accordi tra le parti interessate. A questo proposito, i ministri hanno chiesto il pieno rispetto di tutte le disposizioni dell’UNCLOS, così come della Dichiarazione sulla condotta delle parti nel Mar cinese meridionale (DOC) e delle Linee guida per l’attuazione del DOC“, dichiarava il comunicato. Commentando la questione, Maavak ha sottolineato che per quanto riguarda la controversia sul Mar Cinese Meridionale, New Delhi agirà nello spirito del comunicato. “L’India, come la Cina, si considera una civiltà. Sarebbe visto vergognoso ricorrere all’arbitrato internazionale sui propri confini“, osservava. Sembra che Washington non sia ancora riuscita a inserire un cuneo tra l’India e la Cina. Anche se New Delhi ha i propri interessi nel Mar Cinese Meridionale, non aiuta gli Stati Uniti a pattugliare la regione. “Il governo (indiano) prende tutte le misure per garantire la sicurezza marittima. Tuttavia, attualmente, tali misure non includono il pattugliamento congiunto con Marine straniere, compresa degli Stati Uniti. Alcun colloquio ha avuto luogo con gli Stati Uniti su qualsiasi pattugliamento navale congiunto“, ha detto il Ministro della Difesa indiano Manohar Parrikar in una dichiarazione ufficiale del 26 luglio.

India e ASEAN si preoccupano delle esercitazioni sino-russe nel Mar Cinese Meridionale?
Che dire delle prossime esercitazioni militari sino-russe nella regione ? L’India o altri attori dell’ASEAN le considerano una sfida alla sicurezza marittima? “Nessuno nell’ASEAN presta molta attenzione alle esercitazioni militari congiunte russo-cinesi, così come non presta molta attenzione a molte altre esercitazioni, abbastanza normalo in questa regione e altrove. Gli asiatici, in generale, prestano molta più attenzione ad investimenti e accordi commerciali“, osservava Maavak. “Perché qualsiasi entità, fatta eccezione ai selvaggiamente speculativi media occidentali, si farebbe indebitamente perturbare dalle esercitazioni russo-cinesi? La Cina era offesa o turbata quando tre, non una, esercitazioni militari russo-indiane venivano annunciate da Sputnik il 28 aprile? Erano le esercitazioni Indra-Neva-2016, AviaIndra-2016 e Indra-2016“, ha detto l’analista a Sputnik. Indipendentemente dagli sforzi di Washington per attrarre l’India nella sua duplice politica, New Delhi evita le trappole dell’occidente e continua ad impegnarsi verso i concetti di sovranità, non allineamento e sicurezza regionale.i3RsSiIHjFq0Mathew Maavak è un dottorando in Previsione della sicurezza presso l’Università Teknologi Malaysia (UTM). È collaboratore della CCTV cinese su questioni geostrategiche.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Verso la radicalizzazione anti-sistema dei BRICS

Philippe Grasset, Dedefensa 31 ottobre 2014 2014-07-17T200224Z_1685997852_GM1EA7I0B5C01_RTRMADP_3_BRAZIL-CELACLa rielezione della Presidentessa Dilma Rousseff è molto più che la rielezione di un presidente del Brasile. Dal primo turno, con la presentazione di una candidata inaspettata, avendo la candidata vicepresidente preso il posto del candidato Eduardo Campos, morto in un incidente aereo il 13 agosto, l’elezione è la svolta internazionale nel confronto tra le forze del sistema e Rousseff. Marina Silva è stata subita designata come la facciata anti-Rousseff (secondo Wayne Madsen, Silva è “unìagente del Partito Verde creato da Soros”). Qualunque sia la verità su Marina Silva, ciò che conta è la narrazione sviluppata dalla comunicazione del Sistema, le elezioni presidenziali del Brasile in realtà mostrano la situazione del sistema contro Rousseff. Silva eliminata, il rappresentante del sistema diventava automaticamente l’avversario al secondo turno di Rousseff, Aecio Neves, che non ha neanche fatto mistero delle sue intenzioni di mettere il Brasile sulla giusta strada dell’ultraliberismo. Wayne Madsen, già citato, ha scritto un articolo il 28 ottobre 2014 su Strategic-culture, specificando la trama e la complessità dell’operazione contro Rousseff. Madsen propone una coppia piuttosto unica nel suo genere, sotto una forma affermata, anche se la sua composizione non deve stupire, tra CIA e Soros (“la coppia mortale John Brennan della CIA e George Soros). E’ vero che l’attivismo dichiarato di Soros si manifesta in modo assai cospicuo ed affermato (vedi 24 ottobre 2014), e ora possiamo designarlo come forza principale dell’attivismo convenzionalmente chiamato “settore privato”, nel processo di destrutturazione e dissoluzione del sistema. Naturalmente, l’azione della coppia CIA-Soros (Soros o Brennan, come la chiama Madsen dal nome del direttore della CIA) contro Rousseff aveva un obiettivo specifico molto più grande della sorte del Brasile nei prossimi quattro anni, fino al 2018. Si tratta chiaramente della formazione dei BRICS, dove il Brasile è un membro politicamente molto attivo ed impegnato, date le posizioni e le azioni intraprese da Rousseff contro le attività NSA svelate da Snowden. (Questo episodio è stato rafforzato dall’allora situazione di Greenwald, agente nella crisi Snowden/NSA che viveva a Rio de Janeiro durante la fase più calda della crisi). Tale insieme di circostanze ha fatto di Rousseff l’attivista che vediamo, attivismo completamente inserito nell’evoluzione dei BRICS alla riunione di Fortaleza, in Brasile, a settembre.
• La sera del primo turno, era chiaro che la questione dei BRICS era al centro delle elezioni presidenziali tra Rousseff e Neves, i due candidati rimasti. Alcuni esperti specialisti del business brasiliano l’affermarono chiaramente, come Sonia Fleury della Getulia Vargas Foundation, intervistata da RIA Novosti il 6 ottobre 2014. Legava direttamente al problema dei Paesi BRICS i programmi dei due candidati, assicurandola con fermezza la corrispondente situazione interna, diretta ed esplosiva, del Brasile alle grandi correnti internazionali del confronto sistema-antisistema. “Se Neves vince le elezioni, ci si possono aspettare cambiamenti, un ritorno alla politica estera legata al Nord e un Sud non più così forte come con il governo di Dilma (Rousseff)”, ha detto Sonia Fleury. “L’allineamento con Stati Uniti ed Europa occidentale sarebbe più probabile della spinta al consolidamento dei BRICS come alternativa per acquisire un’autonomia finanziaria comune”, osservava. (…) “Credo che per il governo (Rousseff) del PT i BRICS siano una questione seria, e non credo che lo sarebbe con un governo PSDB, molto più vicino agli USA“, continuava Sonia Fleury… “Inoltre, notava il ruolo dell’economia nelle elezioni. “Colpisce (il voto) in qualche modo, perché tale problema riguarda le priorità dei due partiti. La priorità del PSDB è pagare il debito e mantenere la stabilità monetaria, anche quando ciò aumenterebbe disoccupazione e ridurrebbe i salari reali”, ha detto Fleury. “Per l’attuale governo, la priorità è lo sviluppo economico con l’inserimento del maggior numero di persone nel mercato formale e ai benefici sociali, che appare per certuni un rischio per la stabilità per via dell’aumento della spesa pubblica. Questo è il problema principale da discutere nelle prossime due settimane”, spiegava Fleury“.
• Naturalmente, Madsen, nella sua analisi del 28 ottobre, chiaramente conferma la portata della sfida della rielezione di Rousseff, e relaziona la questione alla situazione dei Paesi BRICS, al loro sviluppo, ecc. Madsen vede l’apertura dei BRICS ai nuovi membri, come Argentina, che s’è già quasi ufficialmente candidata (con il supporto molto attiva della Russia), ma anche ad altri Paesi, alcuni già indicati (Indonesia), altri che appaiono per la prima volta (Egitto, Iran)… In tutti questi casi, la linea guida è la loro posizione di Paesi emergenti, tenuti ai margine del Sistema e del suo centrale blocco BAO, ma soprattutto questi Paesi sono sempre più chiaramente definiti dalla naturale linea anti-sistema nella grande lotta in corso. “I pesanti interessi di CIA e Soros nel sconfiggere Rousseff avevano lo scopo di far deragliare l’emergente alleanza economica BRICS tra Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa che indebolirebbe il dominio che i banchieri globali e i loro intrinsecamente corrotti Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale (FMI) esercitano sull’economia mondiale. I banchieri e i loro centurioni della CIA credevano che con Neves o Marina Silva, agente del Partito Verde curata da Soros, in carica il Brasile avrebbe abbandonato i BRICS e sarebbe rientrato nella comunità bancaria globale “svendendo” i beni dello Stato brasiliano, come la compagnia petrolifera Petrobras. Soros e i suoi amici della CIA non sono riusciti a capire che i poveri in Brasile devono la loro relativa nuova posizione sociale alle politiche economiche statali di Rousseff e dell’icona del Partito dei lavoratori Luiz Inácio Lula da Silva. Con Rousseff ora rieletta, i BRICS continueranno a sviluppare la Nuova Banca di Sviluppo (NDB) e i suoi 100 miliardi di dollari di riserva di valuta (CRA) o paniere di valute, da cui i Paesi membri possono attingere prestiti, allontanandosi così da Banca Mondiale e FMI sotto il controllo politico occidentale. La rielezione di Rousseff consentirà anche ai BRICS, che rischiavano di perdere il Brasile quale membro, se Rousseff avesse perso le elezioni, di espandere la propria base associativa. L’Argentina, che ha affrontato una campagna economica concertata dall’avvoltoio capitalista di New York, il sionista di destra Paul Singer, per la confisca di beni argentini, ha espresso forte interesse all’adesione ai BRICS. Il ministro degli Esteri argentino Héctor Timerman ha dichiarato che gli argentini intendono aderire ai BRICS e i recenti accordi commerciali tra Argentina, Cina, Russia e India, indicano che gli argentini saranno i benvenuti nel “Club” anti-USA delle emergenti potenze economiche. Iran, Indonesia ed Egitto hanno anche espresso interesse ad aderire ai BRICS. Il nuovo presidente indonesiano Joko Widodo è un membro del partito dell’ex-presidentessa Megawati Sukarnoputri, la figlia del presidente Sukarno, spodestato dalla CIA nel sanguinoso colpo di Stato del 1965, aiutato e spalleggiato dal patrigno indonesiano del presidente Barack Obama, Lolo Soetoro e dalla madre Ann Dunham Soetoro, impiegata di USAID/CIA. La politica estera sukarniana indonesiana si allea con i BRICS con un allineamento naturale”.
• …Non è un caso che Novosti abbia pubblicato il 29 ottobre 2014, un’intervista di Darija Chernichova a Georgij Toloraja, direttore esecutivo del Comitato Nazionale russo per lo studio dei BRICS, voce semi-ufficiale della leadership russa sulla questione dei BRICS, e principale operatore russo per gli affari con i BRICS. Ma Toloraja, lungi dal parlare della rielezione di Rousseff, così importante per i BRICS, guarda soprattutto ai risultati della riunione di Fortaleza a settembre. Dando dettagli importanti sul vertice, un mese e mezzo dopo, mentre la pressante attualità richiama la nostra attenzione sui BRICS, che illustrano l’elezione di Rousseff (la “notizia più urgente”) come necessariamente legata alla logica del confronto sistema-antisistema che caratterizza le elezioni in Brasile, che non può che essere considerato che come evento operativo dei BRICS di primo piano, confermando e accelerando i risultati di Fortaleza. “Il vertice BRICS a Fortaleza è stato un punto di svolta sorprendente“, ha detto Toloraja in una videoconferenza tenutasi presso il centro stampa di Rossija Segodnja. “Nel contesto del confronto tra uno dei membri dei BRICS, la Russia, e l’occidente, gli Stati Uniti in particolare, si definiscono nuovi parametri politici. È una situazione in cui le grandi potenze iniziano a giocare un ruolo molto importante (in geopolitica) e il periodo di stabilità nelle relazioni internazionali concluso“, ha aggiunto. “La Russia apprezza molto la posizione dei Paesi BRICS alle Nazioni Unite, al Consiglio di sicurezza, sulle contraddizioni della Russia con l’occidente e gli Stati Uniti nel conflitto in Ucraina“, ha detto Toloraja. Ha anche notato che i contatti nel quadro dei BRICS sono in continua espansione sottolineando che ad un certo punto delle strutture burocratiche dovranno essere create. “Questo è inevitabile, e i primi passi sono già stati presi, come la banca d’affari, che non è solo una fonte di finanziamenti, di risorse mobilitate per diversi progetti dei BRICS, ma anche un centro di analisi“, ha detto Toloraja. “Sono convinto che il processo d’istituzionalizzazione rimane molto importante e continuerà a svilupparsi in futuro”, ha affermato”. Queste dichiarazioni, a tre giorni dalla rielezione di Rousseff, dimostrano che la Russia è ora decisa a far avanzare i BRICS da gruppo strutturato economicamente a uno strategico (più che un’alleanza), formando un blocco, la cui attività sarà necessariamente decisa dall’opposizione alla politica del sistema. La campagna elettorale brasiliana ha dimostrato oggi che il sistema ha l’obiettivo dichiarato, se non dimostrato, di smantellare i BRICS in modo aggressivo e con qualsiasi mezzo, e questi mezzisono noti, dato che la coppia CIA-Soros, i piromani più attivi nel destrutturare tutto ciò che possa divenire anti-sistema, è stata la principale forza contraria a Rousseff. Se Rousseff ha annunciato i piani per il suo secondo mandato, mostrandosi aperta e conciliante con le forze politiche che si sono espresse nella campagna, ha detto molto meno sui BRICS e la politica estera del Brasile. Questa discrezione è il segno contrario della rapida radicalizzazione dei BRICS, oggetto della nostra recensione.

45e411163a4e6e871d65f3b324aabac0_articleI BRICS, “blocco strategico antisistema”
Ancora una volta, vediamo il fenomeno dell’influenza diretta dell’azione del Sistema su comportamento e rafforzamento dei suoi avversari, di coloro che vuole battere. Nel caso dei BRICS, possiamo speculare su dove punti tale piano, e riteniamo che il blocco sarebbe stato assai meno avanzato, se non ridotto allo schema iniziale di gruppo informale e senza coesione, senza un’ipotesi chiara di unità politica, se non ci fossero stati 1) la crisi ucraina interamente causata dal blocco BAO, facendo precipitare la Russia in una posizione di quasi-mobilitazione anche, riguardo il nostro soggetto, con una politica volta a creare legami fuori dal blocco BAO (come SCO e BRICS), facendo pressione sui partner perché la seguano (la Russia) sulla via della “politicizzazione” di queste organizzazioni; e 2) le elezioni presidenziali del Brasile, contestate e attraversate da voci abbondanti su pressioni e attivismo di CIA-Soros, con l’obiettivo implicito di eleggere un candidato che avrebbe mollato i BRICS silurando l’organizzazione… In altre parole, si deve notare che gli eventi che interessano i BRICS nel senso descritto, profondamente e inevitabilmente anti-sistema, sono prodotti diretti del sistema stesso. Confrontiamo in particolare la rielezione di Rousseff nel 2014 con la sua prima elezione nel 2010. Quindi l’elezione con Lula che nominava Rousseff come suo successore, fu giocato principalmente su questioni di politica interna, secondo gli antagonismi politici tradizionali (sinistra-destra, ecc.), mentre le conseguenze della crisi dell’autunno 2008 non erano ancora sentite direttamente. In questo momento, i BRICS (o BRIC senza il Sud Africa), erano ancora considerati con ironia dal BAO e dal sistema del blocco, difficilmente meritandosi la decisione di una mobilitazione strategica contro uno i suoi membri. Il Brasile, nonostante i cambiamenti di Lula e l’affermazione della sua politica anti-sistema, era considerato con la stessa condiscendenza, e per il sistema non c’era dubbio, nonostante alcune differenze, sull’orientamento inesorabilmente volto all’integrazione nel sistema. In tale senso l’elezione era ancora vista nel quadro sudamericano, in cui il Brasile era ancora valutato come moderato rispetto ad attivisti come Chavez, e non nel quadro generale dei BRIC(S). Si svolse senza passione ed interferenze gravi ed allarmanti, come invece s’è visto quest’anno. In breve, il sistema lasciò fare e la prima elezione di Rousseff non cambiò molto la percezione sia del Brasile che dei BRIC(S). Nel frattempo, tra il 2010 e il 2014, gli eventi hanno portato molto rapidamente e con potenza notevole a una situazione infinitamente più tesa del 2010, dal punto di vista dei vari schieramenti in riferimento allo scontro tra il sistema e le nuove forze anti-sistema in piena espansione. Il sistema è ora in uno stato d’animo, segnalato ovunque, in piena offensiva superpotente e finale, con la volontà aperta e sfrontata di affrontare la Russia, sia in preda al panico per dei risultati ben lungi dal soddisfare le proprie aspettative e per la resistenza anti-sistema che generano (si veda di nuovo l’intervento di Soros contro la Russia del 24 ottobre 2014, già riportato). Le presidenziali in Brasile non potevano sfuggire, in questo momento, al clima del confronto sistema-antisistema “globalizzato”. La rielezione di Rousseff si è svolta nel clima che abbiamo visto, con il presupposto, in caso di sconfitta della presidentessa uscente, di un orientamento politico volto a far uscire il Brasile dai BRICS, con il risultato sperato dello sbandamento del raggruppamento. Pertanto, la rielezione di Rousseff ha così integrato gli elementi aggressivi impliciti della sua possibile sconfitta a beneficio del sistema, volgendolo in senso anti-sistema. Ciò è stato percepito come dinamica oggettiva (dinamica del sistema) coinvolgendo la minaccia, diventata certezza, dell’uscita del Brasile dai BRICS in caso di sconfitta di Rousseff, e divenendo sempre una dinamica oggettiva (dinamica antisistema) implicante il rafforzamento dei BRICS radicalizzanti, o sorta di “raggruppamento strategico antisistema”, con la vittoria di Rousseff.
Il sistema agisce quindi con forza, con tutta la sua superpotenza, ottenendo il risultato che raccoglie sempre più spesso: un evento completamente contro-producente, antagonistico, accelerando notevolmente il mutamento delle forze anti-sistema. Non c’è bisogno di concentrarsi su considerazioni che continuiamo a fare spesso, l’intervento sempre più sistematico dell’equazione superpotenza-distruzione, o la dinamica della superpotenza suscitata sempre più spesso e in modo dinamico più pronunciato, si trasmuta in distruzione. La vittoria di Rousseff sulla coalizione Neves-Soros-CIA è molto più politica, molto più strutturante nella funzione anti-sistema e di politicizzazione dei BRICS, della sola vittoria su Neves (come la vittoria di Rousseff nel 2010), senza la sfida imposta dal gruppo CIA-Soros del sistema. La conseguenza è il rialzo della posta in gioco di molto, oltre la vittoria di Rousseff, di questa dinamica anti-sistema già identificata. Il risultato, che misura e apprezza la portata della comunicazione del sistema, è effettivamente sviluppare la possibilità di strutturare ed istituzionalizzare i BRICS. Ciò che faceva sghignazzare gli esperti di Wall Street, come quello della Goldman Sachs che nel 2006 inventò l’acronimo BRIC, mentre i quattro Paesi interessati (Brasile, Russia, India, Cina) avviavano il processo di avvicinamento, è ora una realtà. Appariva (nel 2006) del tutto irragionevole attendersi che potesse avere una dimensione politica e strategica, cioè geopolitica, un gruppo di quattro (poi cinque) Paesi dalla scarsa unità geografica, e talvolta completamente avulsi dagli altri (Brasile e Sud Africa); che cercavano solo alcuni accordi economici e commerciali. Oggi, nel 2014, il sarcasmo non è più di rigore; c’è ansia e quasi panico (nel sistema) come dimostrato dall’intervento del gruppo CIA-Soros nella campagna, e come illustrato più precisamente dalla capacità di sostenere una candidata (Silva) e un altro (Neves) in quanto avversari di Rousseff. Il fenomeno è ben dimostrato ancora una volta, ma in modo molto spettacolare, nell’era psicopolitica, dalla vicinanza politica e strategica che ignora le necessità geografiche. Nell’attuale era della psicopolitica, caratterizzata dal confronto aperto e dichiarato tra sistema e anti-sistema, sono i valori altamente dipendenti e oscillanti dei caratteri ad essere così evidenziati dal sistema di comunicazione, piuttosto che i caratteri geopolitici stessi; tali dimensioni geopolitiche hanno dominato le relazioni internazionali in passato, sono divenute completamente secondarie nella valutazione delle forze e delle dinamiche del raggruppamento. Pertanto, possiamo ritenere che i Paesi BRICS, senza un progetto o piano già previsto, ma semplicemente seguendo le dinamiche delle potenti forze che governano l’evoluzione della situazione, sono in procinto d’inventare una nuova forma di “alleanza”, anzi, non si tratta di un'”alleanza” in senso stretto, ma di ciò che abbiamo designato “incontro strategico”, che acquista senso venendo designato come “gruppo anti-sistema strategico”, secondo un’espressione già utilizzata, o che più precisamente indica al meglio la forma del gruppo suscitato dal confronto sistema-antisistema, che in riferimento al blocco BAO viene designato “blocco strategico anti-sistema”. (Così vediamo meglio che il concetto di “blocco” non implica il concetto fisico dell’incontro strategico come la vicinanza geografica, ma un concetto di comunicazione che usa le necessità geografiche, legato principalmente dall’esigenza della dinamica anti-sistema globale).
Le specificità introdotte dall’elezione di Rousseff, così come sono state descritte, in particolare con l’interventismo molto pressante e sentito come tale, del gruppo CIA-Soros, si affronta il rischio dell’attivazione operativa molto rapida di questa nuova situazione. È la prima volta che un’elezione così importante ha per questione principale, anche se si trattava di un problema nascosto, non discusso in quanto tale nella campagna elettorale, l’appartenenza al gruppo dei Paesi divenuto blocco BRICS. Lo schema qui descritto è quindi completato a livello di comunicazione, dalla percezione della trasformazione dei resti strutturali dei BRICS e dalla percezione di un gruppo ancora informale che si costituisce in gruppo di lotta antisistema, entro un “quadro strategico anti-sistema” o “blocco strategico anti-sistema”, cambiando completamente identità ed operatività della strategia, da definizione geografica a definizione comunicativa…. E’ possibile che non si debba attendere a lungo l’operatività di questa fenomeno. Il vertice G20 a Brisbane è tra una quindicina di giorni (14-15 novembre). Nello stesso articolo succitato del 29 ottobre, Toloraja annuncia che ci saranno probabilmente dei problemi: “Parlando della prossima riunione del G20 a Brisbane (15-16 novembre), Toloraja ha detto che si aspetta uno scontro su come sviluppare a livello mondiale i sistemi finanziari ed economici “…Ad esempio: che faranno i Paesi del blocco BAO contro la Russia, che continuano a denunciare, e che hanno esclusa dal G8?” Bella domanda, ma essere contro la Russia significa essere contro i BRICS. La mente vaga, come sempre vediamo, e le posizioni divergenti si radicalizzano verso il confronto… A Brisbane i BRICS verranno con il vestito nuovo del “blocco strategico anti-sistema”? Staremo a vedere… Ci pare scontato che in realtà sia inevitabile che, se le circostanze si prestano e se ci sarà un attacco contro uno dei membri dei BRICS o contro i BRICS stessi, potremo vedere in modo drammatico e forse spettacolare come il gruppo economico informale sia divenuto un “blocco strategico anti-sistema” dal peso maledettamente pesante…

0,,17788765_303,00Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora