Gli USA non riescono a separare l’India dai BRICS

Ekaterina Blinova, Sputnik 06/08/2016

Nonostante la recente operazione simpatia degli Stati Uniti verso l’India, New Delhi ha resistito alla tentazione rimanendo impegnata all’ideale di multipolarità dei BRICS. L’India mantiene relazioni vantaggiose con la Cina, a prescindere dagli “scossoni” nel rapporto, secondo l’analista geostrategico Matthew Maavak. Dopo la visita del segretario della Difesa statunitense Ashton Carter in India, nell’aprile 2016, alcuni dubitarvano che New Delhi valutasse un passaggio all’occidente.putin-and-modiL’offensiva del fascino di Washington
Alcuni esperti si riferiscono ai negoziati USA-India sul Memorandum d’Intesa sullo Scambio Logistico (LEMOA) e alla decisione del Paese d’incrementare la collaborazione bilaterale nella tecnologia per la difesa quali segni della deriva dell’India dai non allineati verso Washington e NATO. LEMOA in realtà è una versione dell’accordo di supporto logistico (LSA) che riguarda il supporto logistico e i servizi tra i militari statunitensi e le forze armate di altri Paesi. “La visita del segretario alla Difesa degli Stati Uniti Ashton Carter in India, la scorsa settimana, era storica, nel senso che l’India non allineata si avvicinava agli USA firmando il memorandum d’intesa sullo scambio logistico” secondo il dott. Dalbir Ahlawat, esperto della sicurezza australiana, in un articolo di aprile per The Interpreter. Da parte sua, Rupakjyoti Borah di The Diplomat scrisse a maggio che “la decisione ‘di principio’ dell’India e degli Stati Uniti” di firmare il LEMOA “è un grande atto di fede“. “Sono finiti i giorni in cui i mandarini della politica estera di New Delhi mercanteggiavano con Washington DC, ritenendo che gli interessi dell’India fossero meglio rispettati restando vicini a Paesi come la Russia e sposando non allineamento e unità del terzo mondo“, pretendeva il giornalista.

La conferenza dei dissidenti cinesi in India
Allo stesso tempo, l’Hindustan Times riferiva che una conferenza dal titolo “Rafforzare la nostra alleanza per fare avanzare il sogno popolare: libertà, giustizia, uguaglianza e pace” organizzata da un gruppo dissidente cino-statunitense si svolgeva a Dharamsala, in India, con non meno di otto dissidenti cinesi presenti all’evento del 28 aprile. L’incidente fu interpretato da alcuni media come l’ennesimo segno del cambio dell’India verso la Cina e i partner dei BRICS. Tuttavia, dipende da come esattamente si collegano i puntini. “In realtà, la supposta inclinazione di New Delhi è una percezione di molto sbagliata. Se l’India si ‘raccorda’ con gli Stati Uniti, perché Mosca e Delhi continuano collaborazioni militari sensibili da tempo pianificate riguardanti trasferimenti di una tecnologia che la Russia non offre ad alcuna altra nazione? Come la Cina; ad esempio il programma Sukhoj PAK-FA/FGFA del caccia stealth di 5.ta generazione, il programma congiunto del missile da crociera ipersonico Brahmos e la preferenza dell’India per l’aereo russo Il-78MD-90A rispetto all’Airbus A-330 per il velivolo multiruolo da trasporto e aerocisterna (MRTT) da 2 miliardi di dollari, tra molti altri esempi“, osserva presso Sputnik Mathew Maavak, analista geostrategico e dottorando in Previsioni della sicurezza presso l’Università Teknologi Malaysia (UTM). Sorprendentemente, il Ministro della Difesa indiano Manohar Parikkar, ad aprile dichiarava categoricamente che il LEMOA si applica soltanto ai rifornimenti di carburante e cibo e non allo stazionamento di militari degli Stati Uniti in India. D’altra parte, “lo svolgimento in India della riunione a Dharamsala di aprile sarebbe stata una reazione al rifiuto della Cina alle Nazioni Unite di bandire i capi terroristi pakistani dei Jaysh-e-Mohammad (JEM) e Jama-ud-Dawah“, ha spiegato Maavak. “Ricordate che l’India alla fine negò il visto a diversi dissidenti cinesi, tra cui il capo uiguro dissidente Dolkun Isa, il manifestante di Piazza Tiananmen residente a New York Lu Jinghua e l’attivista di Hong Kong Wong Ray“, ha detto l’analista a Sputnik. “Fu solo un breve urto retorico nella piena relazione India-Cina“, sottolineava Maavak. L’analista strategico ha sottolineato che chiunque abbia seguito la dinamica India-Cina per decenni avrebbe saputo che le nazioni ricorrono a retorica irascibile di volta in volta, per poi tornare alla normalità. Infatti, il recente incidente nel distretto di confine di Chamoli, nell’Uttarakhand, dove truppe cinesi entrarono in territorio indiano, venne subito minimizzato dal Ministro della Difesa Parrikar quale “trasgressione” piuttosto che “incursione”.

L’India continua ad impegnarsi nel concetto di mondo multipolare
Non ci sono motivi per sospettare fratture tra India e partner dei BRICS. L’India continua a sostenere il concetto di mondo multipolare. “L’India sostiene la multipolarità fin da quando co-fondò il Movimento dei Non Allineati (NAM) nel 1961. L’India rimane l’unico membro fondatore del NAM che promuove attivamente il concetto di mondo multipolare. Non ci sono prove che suggeriscano il contrario“, sottolineava Maavak. Quando si tratta del tanto discusso progetto Nuova Via della Seta della Cina (‘Una Fascia, Una Strada’) l’atteggiamento dell’India è generalmente positivo, sottolineava l’analista. “Penso che sia generalmente positiva. Xi Jinping è stato il primo leader di una grande potenza a visitare l’India nel 2014 dopo che il governo di Narendra Modi fu eletto. Ma l’India può contribuire al progetto Fascia e Strada? Sì, ma in modo più limitato. Ciò comporterà il rilancio della ‘Via delle spezie’ nel vicino estero, costituendo il segmento dell’Oceano indiano della vecchia Via della Seta. In caso contrario, l’India ha più pressanti sfide infrastrutturali da superare in patria, e gli investimenti cinesi sono ancora corteggiati e accolti, nonostante le speculazioni sui media esteri del contrario“, ha detto a Sputnik. Il polverone intorno al potenziale scontro sino-indiano di una parte della stampa occidentale e asiatica, potrebbe essere spiegato dai recenti sforzi degli Stati Uniti d’inasprire le tensioni nel sud-est asiatico nel tentativo di contenere la Cina.Vladimir Putin, Narendra ModiNew Delhi e la sentenza dell’Aia sul Mar Cinese Meridionale
La sentenza della Corte permanente di arbitrato dell’Aia, che ha respinto le rivendicazioni di proprietà della Cina sul Mar Cinese Meridionale. è un’altra mossa volta ad intrappolare Pechino. È interessante notare che, dopo la sentenza, Japan Times chiedeva a New Delhi “di sottolineare le credenziali di potenza globale responsabile” e mostrare sostegno alla decisione dell’Aja. L’organo di stampa osservava che l’India aveva rilasciato una dichiarazione al momento della sentenza senza nominare la Cina, invitando tutte le parti interessate a “risolvere le controversie con mezzi pacifici senza minacciare o usare la forza ed esercitare l’autocontrollo nelle attività che potrebbero complicare o degenerare le controversie su pace e stabilità“. L’affermazione di New Delhi è particolarmente importante alla luce del comunicato congiunto dei Ministri degli Esteri di India, Cina e Russia del 18 aprile. Il comunicato chiedeva di risolvere le dispute territoriali attraverso negoziati tra le parti interessate ed evitando d'”internazionalizzare” le dispute. “Russia, India e Cina sono impegnate a mantenere l’ordine giuridico nei mari e negli oceani secondo i principi del diritto internazionale, riflettendo in particolare nella Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS). Tutte le controversie relative dovrebbero essere affrontate tramite negoziati ed accordi tra le parti interessate. A questo proposito, i ministri hanno chiesto il pieno rispetto di tutte le disposizioni dell’UNCLOS, così come della Dichiarazione sulla condotta delle parti nel Mar cinese meridionale (DOC) e delle Linee guida per l’attuazione del DOC“, dichiarava il comunicato. Commentando la questione, Maavak ha sottolineato che per quanto riguarda la controversia sul Mar Cinese Meridionale, New Delhi agirà nello spirito del comunicato. “L’India, come la Cina, si considera una civiltà. Sarebbe visto vergognoso ricorrere all’arbitrato internazionale sui propri confini“, osservava. Sembra che Washington non sia ancora riuscita a inserire un cuneo tra l’India e la Cina. Anche se New Delhi ha i propri interessi nel Mar Cinese Meridionale, non aiuta gli Stati Uniti a pattugliare la regione. “Il governo (indiano) prende tutte le misure per garantire la sicurezza marittima. Tuttavia, attualmente, tali misure non includono il pattugliamento congiunto con Marine straniere, compresa degli Stati Uniti. Alcun colloquio ha avuto luogo con gli Stati Uniti su qualsiasi pattugliamento navale congiunto“, ha detto il Ministro della Difesa indiano Manohar Parrikar in una dichiarazione ufficiale del 26 luglio.

India e ASEAN si preoccupano delle esercitazioni sino-russe nel Mar Cinese Meridionale?
Che dire delle prossime esercitazioni militari sino-russe nella regione ? L’India o altri attori dell’ASEAN le considerano una sfida alla sicurezza marittima? “Nessuno nell’ASEAN presta molta attenzione alle esercitazioni militari congiunte russo-cinesi, così come non presta molta attenzione a molte altre esercitazioni, abbastanza normalo in questa regione e altrove. Gli asiatici, in generale, prestano molta più attenzione ad investimenti e accordi commerciali“, osservava Maavak. “Perché qualsiasi entità, fatta eccezione ai selvaggiamente speculativi media occidentali, si farebbe indebitamente perturbare dalle esercitazioni russo-cinesi? La Cina era offesa o turbata quando tre, non una, esercitazioni militari russo-indiane venivano annunciate da Sputnik il 28 aprile? Erano le esercitazioni Indra-Neva-2016, AviaIndra-2016 e Indra-2016“, ha detto l’analista a Sputnik. Indipendentemente dagli sforzi di Washington per attrarre l’India nella sua duplice politica, New Delhi evita le trappole dell’occidente e continua ad impegnarsi verso i concetti di sovranità, non allineamento e sicurezza regionale.i3RsSiIHjFq0Mathew Maavak è un dottorando in Previsione della sicurezza presso l’Università Teknologi Malaysia (UTM). È collaboratore della CCTV cinese su questioni geostrategiche.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina sconvolge l’ordine finanziario mondiale

Primo incontro della Banca asiatica per gli investimenti in infrastrutturali
Ariel Noyola Rodríguez, economista laureatosi presso l’Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM)shutterstock_266572730Nel primo incontro annuale della Banca asiatica per gli investimenti infrastrutturali (AIIB) tenutasi a Pechino, i cinesi hanno rivelato l’intenzione di avere la leadership mondiale del finanziamento delle infrastrutture. Entro quest’anno, è probabile che l’AIIB accoglierà più di 100 Paesi aderenti permettendo di divenire il primo istituto di credito multilaterale controllato dai più importanti Paesi emergenti nella storia. Tuttavia, l’AIIB ancora deve decidere se abbandonare il dollaro, perché solo così l’egemonia degli Stati Uniti sulla finanza internazionale sarà colpita a morte.
La Cina supera gli Stati Uniti nel finanziamento delle infrastrutture globali. La finanza internazionale è in via di trasformazione, nonostante la forte opposizione della cupola del potere statunitense. L’anno scorso, a Washington, alti funzionari cercarono di sabotare l’avvio della Banca asiatica per gli investimenti infrastrutturali (AIIB), fallendo. In realtà, chi appariva un presunto fedele alleato del governo degli Stati Uniti, come Germania, Francia, Italia e Regno Unito, alla fine decise di aderire al nuovo istituto di credito multilaterale promosso da Pechino. Il presidente Barack Obama non poteva concepire che in pochi mesi l’AIIB avesse l’appoggio di oltre 50 Paesi. Senza dubbio, la Cina precipita il declino mondiale degli USA. Nell’aprile 2015, Larry Summers, segretario al Tesoro del presidente Bill Clinton, disse che la riuscita convocazione dell’AIIB rappresenta uno degli episodi più drammatici per l’egemonia degli Stati Uniti: “Il mese scorso può essere ricordato come quello in cui gli Stati Uniti persero il ruolo di garante del sistema economico globale” (1).

Pechino rinvia la grande offensiva contro il dollaro
Tuttavia, finora la Cina ha agito con estrema cautela. Così, quasi tutti i Paesi del gruppo dei 7 (G-7 formato da Germania, Canada, Stati Uniti, Francia, Italia, Giappone e Regno Unito) salutarono l’avvio dell’AIIB. Tuttavia, se è vero che la straordinaria attrattiva di Pechino mina l’influenza di Washington nel finanziamento delle infrastrutture globali (2), l’AIIB è riluttante ad abbandonare il dollaro. Anche se molti specularono (3) sui prestiti dell’AIIB denominati in yuan, o forse in valuta locale, ad oggi i crediti sono emessi nella valuta statunitense. Inoltre, si noti che dei quattro prestiti approvati nei primi sei mesi di quest’anno, pari a 509 milioni di dollari, tre sono legati a progetti d’investimento assieme alle istituzioni del vecchio ordine finanziario mondiale, costruito ad immagine degli USA dopo la seconda guerra mondiale. A mio avviso, i cinesi vogliono approfittare delle scorte che hanno investito nelle Banca mondiale e Banca asiatica di sviluppo, nonché sulle eccellenti relazioni stabilite con l’Europa. Attualmente l’AIIB finanzia un programma di miglioramento residenziale in Indonesia, attraverso un prestito di 216,5 milioni di dollari assieme alla Banca mondiale; la costruzione dell’autostrada in Pakistan da 100 milioni avviene in collaborazione con la Banca asiatica di sviluppo e il dipartimento per lo Sviluppo Internazionale del Regno Unito; un prestito di 27,5 milioni di dollari, finanziato assieme alla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, viene utilizzato per aggiornare un’autostrada in Tagikistan; l’elettrificazione di aree rurali del Bangladesh, attraverso un prestito di 165 milioni, è l’unico progetto che l’AIIB attua in modo indipendente.

La vocazione globale dell’AIIB
Tuttavia, la nascita dell’AIIB è una svolta nella storia delle istituzioni di credito multilaterali, essendo la prima (oltre alla nuova banca di sviluppo dei Paesi BRICS) in cui le economie emergenti sono i principali azionisti (4). I contributi economici delle tre potenze orientali dei BRICS sono schiaccianti: la Cina col 29,78%, seguita dall’India coll’8,36% e dalla Russia col 6,53%. Al contrario, i 20 partner non-regionali dell’AIIB contribuiscono solo per un quarto sul capitale autorizzato da 100 miliardi di dollari (5). In un primo momento, AIIB fu concepita per finanziare soprattutto i Paesi asiatici, tuttavia sembra che la Cina preveda di trasformarla in istituto dalla vocazione globale, riunendo le aspirazioni di tutte le economie emergenti (6). In questa prospettiva, alla cerimonia di apertura del primo vertice annuale a Pechino di giugno, il presidente dell’AIIB, il cinese Jin Liqun, annunciava che si valutava l’adesione di altri 24 Paesi (7). In America Latina, Cile, Colombia e Venezuela sono candidati; in Africa hanno presentato la candidatura Algeria, Libia, Nigeria, Senegal e Sudan. Si evidenzia anche la candidatura del Canada che insieme a Messico e Stati Uniti fa parte dell’Accordo di libero scambio nordamericano (NAFTA); in Europa, Cipro, Grecia e Irlanda sono estremamente interessate. Se tutto fila come finora, é possibile che entro quest’anno l’AIIB accolga più di 100 Paesi (8), cioè avrà almeno 34 aderenti in più rispetto alla Banca asiatica di sviluppo, anche se rimarrà lontana dai 183 Paesi aderenti alla Banca mondiale.

Optando per un mondo multipolare
L’AIIB ha molti compiti d’assolvere. Anche se la regione asiatica ha registrato elevati tassi di crescita del prodotto interno lordo (PIL) negli ultimi due decenni, non è riuscita ad avere un sistema infrastrutturale di primo piano. Sultan Ahmad al-Jabir, ministro degli Emirati Arabi Uniti, ha rivelato che in Asia-Pacifico quasi 1500 milioni di persone non hanno servizi igienici di base, 260 milioni non hanno accesso all’acqua potabile e almeno 500000 non hanno la luce nelle loro case (9). In conclusione, il primo vertice annuale dell’AIIB mostra la determinazione della Cina a farsi sentire nella ‘Serie A’ della finanza internazionale. Nella costruzione della nuova “Via della Seta” (10), l’AIIB è un potente contrappeso all’influenza geo-economica di Stati Uniti e Giappone nella regione asiatica. Tuttavia, per accelerare la costruzione dell’ordine mondiale multipolare è fondamentale che i manager dell’AIIB finalmente si decidano a rottamare il dollaro e, soprattutto, a non abbandonare mai la promessa di migliorare le condizioni di vita dell’umanità.20150416_CNDY_omPrintsite_BSECT_HKG-BRO_BUS_005_017_omSpread-017Note
1. “Time US leadership woke up to new economic era“, Lawrence Summers, Financial Times, 5 aprile 2015.
2. “The AIIB: The infrastructure of power“, The Economist, 2 luglio 2016.
3. “China seeks role for yuan in AIIB to extend currency’s global reach“, Cary Huang, The South China Morning Post, 14 aprile 2015.
4. “Beijing, el crepúsculo asiático post-Bretton Woods“, Ariel Noyola Rodríguez, Red Voltaire, 1 novembre 2014.
5. “Asian Infrastructure Investment Bank: Articles of Agreement“, Asian Infrastructure Investment Bank.
6. “President’s Opening Statement 2016 Annual Meeting of the Board of Governors Asian Infrastructure Investment Bank“, Asian Infrastructure Investment Bank, 25 giugno 2016.
7. “AIIB expansion plans underscore China’s global ambitions“, Tom Mitchell, Financial Times, 26 giugno 2016.
8. “AIIB will have 100 countries as members by year-end: Jin Liqun“, Li Xiang, China Daily, 31 maggio 2016.
9. “The AIIB has been designed to benefit all“, Sultan Ahmad al-Jabir, China Daily, 25 giugno 2016.
10. “China’s AIIB seeks to pave new Silk Road with first projects“, Tom Mitchell & Jack Farchy, Financial Times, 19 aprile 2016.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Shanghai Cooperation Organization, dove gli interessi convergono

Andrej Volodin  Strategic Culture Foundation 10/07/ 2016SCOIl vertice di giugno della Shanghai Cooperation Organization a Tashkent è stato caratterizzato da un evento importante: India e Pakistan hanno firmato un protocollo d’impegno a ratificare tutti i trattati della SCO, un atto che apre la via alla piena appartenenza all’organizzazione. La decisione fondamentale d’espandere la Shanghai Cooperation Organization con l’adesione di due grandi Paesi dell’Asia meridionale fu adottata nel 2015 in occasione del vertice SCO a Ufa, e il successivo passo fu preso nella capitale dell’Uzbekistan. Gli analisti ritengono che la nuova configurazione geopolitica della SCO può non solo dare ulteriore impulso alla crescita economica dei Paesi aderenti all’organizzazione, ma anche facilitare la transizione di questo sistema globale dall’attuale stato di turbolenza ad una situazione che evolve verso la stabilità. Una volta che India e Pakistan entreranno nella SCO, l’organizzazione includerà quattro potenze nucleari: Russia, Cina, India e Pakistan. I suoi Stati aderenti hanno una popolazione di circa tre miliardi e mezzo e un PIL combinato stimato a 30 trilioni di dollari. Inoltre, Cina e India sono ancora le economie del mondo moderno in più rapido sviluppo. Questo è il quadro generale. Ma i diplomatici dicono che il diavolo è a piè di pagina. E anche qui, i dettagli sono significativi. L’adesione dell’India alla SCO non è stata rapida. Nuova Delhi ebbe lo status di osservatore nella Shanghai Cooperation Organization nel 2005, al quinto vertice della SCO di Astana. Da allora, l’India con tatto indicò l’interesse a un ruolo più attivo nella SCO, mentre Russia e Kazakistan proseguivano sforzi instancabili per convincere gli altri aderenti all’organizzazione della necessità di una piena partecipazione dell’India alla SCO. Nel 2009, dopo che il necessario “consolidamento verticale” fu completato, fu deciso di lanciare l’“espansione orizzontale” della SCO, e nel 2014 l’organizzazione ebbe il “via libera” all’adesione dei nuovi membri.
Perché è così importante per l’India partecipare alla SCO? Una risposta a questa domanda fu data dall’esperto diplomatico indiano e analista Ashok Sajjanhar: “sicurezza, interessi geopolitici, strategici ed economici dell’India sono strettamente intrecciati con gli sviluppi nella regione. Le sfide sempre presenti e crescenti da terrorismo, radicalismo ed instabilità rappresentano una grave minaccia per la sovranità e l’integrità non solo dell’India, ma anche dei Paesi vicini (nell’Asia centrale)”. L’espansione della SCO includendo gli Stati dell’Asia centrale benedetti dalle ricchezza minerarie permetterà di lavorare nel quadro dell’organizzazione elaborando norme generali che disciplinano il commercio delle risorse che saranno meno sensibili alle fluttuazioni del mercato. Per esempio, una delle maggiori priorità dell’India è ottenere il libero accesso all’Asia centrale, un’idea che è anche d’interesse strategico per le dirigenze degli Stati regionali. L’influenza culturale dell’India vi ha avuto una storia lunga e positiva. Per questa ragione, ai solidi legami degli interessi indiani e russi appare naturale lo sviluppo reso possibile dal Corridoio dei trasporti internazionale nord-sud (ITC), un progetto in cui Russia, India e Iran sono gli attori principali. E Nuova Delhi, sapendo della decisione d’istituire un “corridoio dei trasporti in Pakistan” con il concorso attivo della Cina, accelera gli sforzi per creare l’ITC. Il porto di Chabahar nell’Iran, che il Giappone vorrebbe modernizzare, è giustamente considerato uno dei pilastri dell’ITC. La Terra del Sol Levante è anche interessata alla futura rivoluzione dei trasporti, al centro del quale vi è la diversificazione delle vie dei trasporti in Eurasia. A mio parere, l’espansione della rete terrestre e marittima permetterà d’inquadrare i principi alla base del nuovo equilibrio geo-economico sul continente eurasiatico. E’ del tutto evidente che India, Russia e Cina condividono un interesse strategico comune nel puntellare la stabilità dei sistemi politici esistenti in Asia centrale. Speriamo che il dialogo continuo nel quadro della SCO sui problemi della sicurezza porti a progressi nella lotta al terrorismo in questo angolo del mondo, così come ad evitare ogni sorta di “rivoluzioni colorate”.
Il Pakistan ha le sue aspirazioni, proprio come l’India, e il Paese è anche sulla via della piena adesione alla SCO. Da un lato, come il giornale pakistano The Nation riferisce, la repubblica dimostra la volontà di diversificare la propria politica estera con tattiche con più senso geopolitico ed economico. D’altra parte, un costante dialogo nel quadro della SCO potrebbe creare nuove condizioni favorevoli a normalizzare lo storicamente difficile rapporto pakistano-indiano. Va sottolineato che il Pakistan vede l’adesione contemporanea nella SCO di entrambi gli Stati dell’Asia meridionale come un’opportunità per migliorare i rapporti economici tra Islamabad e Nuova Delhi. E, data la pazienza e la moderazione dell’India, è ragionevole aspettarsi che i legami economici bilaterali tra India e Pakistan finalmente maturino. Sul rapporto tra Nuova Delhi e Islamabad, ciò contribuirà a rendere l’atmosfera meno ideologicizzata e più favorevole all’idea di collaborare per raggiungere specifici risultati reciprocamente vantaggiosi. Il punto di vista di Mosca sui rapporti indo-pakistani rimane immutato da decenni. L’India sa che la Russia è interessata a: 1) mantenere unità e integrità territoriale del Pakistan (uno dei presupposti della stabilità politica interna dell’Afghanistan “post-americano”) e 2) un più forte governo civile nella repubblica islamica, per un futuro privo di ostacoli a sviluppo sociale e politico, vedendo il Paese muovere i primi passi sul lungo sentiero della durevole crescita economica. Il coinvolgimento attivo del Pakistan nella Shanghai Cooperation Organization non è solo un interesse a lungo termine della Russia, ma anche dell’India.sevmorputLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Canale del Nicaragua, carri armati russi e spie degli Stati Uniti

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 04/07/2016travaux-canal-panama-1728x800_cIl 14 giugno un gruppo di statunitensi fu deportato dopo che le autorità considerarono le sue azioni abbastanza sospette. Due di loro lavoravano per l’US Customs and Border Protection e cercavano di “controllare” il lavoro dell’Agenzia delle Dogane del Nicaragua senza il permesso del governo del Nicaragua. Avevano anche preso misure per avere informazioni sull’invio di materiale militare dalla Russia, compresi i piani per importare carri armati T-72. L’ambasciata degli Stati Uniti a Managua protestò e spiegò che i suoi “ispettori” erano interessati ai siti ad accesso limitato semplicemente nell’ambito della missione per combattere il terrorismo internazionale. Fu anche espulso dal Paese Evan Ellis, professore dell’US Army War College arrivato in Nicaragua, contemporaneamente agli “ispettori” e, come loro, ospite dell’hotel Hilton Princess. A giudicare dal numero degli articoli pubblicati, la produttività accademica di Ellis è insolitamente elevata. La sua ricerca, che di solito impiega la terminologia conflittuale della guerra fredda, si concentra principalmente sulle incursioni di Cina e Russia nei Paesi latinoamericani e caraibici. In Nicaragua, Ellis era interessato al canale transoceanico in costruzione. Il professore afferma di aver preparato la visita a Managua da privato cittadino e che ebbe colloqui preliminari sul programma del suo viaggio con l’ambasciatore del Nicaragua negli Stati Uniti, il Presidente dell’Autorità Canal Grande Manuel Coronel Kautz e numerosi alti funzionari del Nicaragua. Le riunioni furono programmate con funzionari governativi, uomini d’affari, diplomatici, giornalisti e attivisti sociali per raccogliere informazioni sul canale. Tuttavia, il professore non riuscì a rimanere in Nicaragua per 24 ore. Prima di essere deportato, Ellis ebbe solo il tempo di visitare una mostra fotografica promossa dal Consiglio nazionale per la difesa di terra, lago e sovranità, una ONG che protesta contro la costruzione del canale. La stessa sera, gli agenti dell’immigrazione giunsero nella camera d’albergo di Ellis e l’informavano che, non avendo il permesso ufficiale d’indagare sul canale transoceanico, doveva lasciare immediatamente il Paese. Lo statunitense prendeva il primo volo per gli Stati Uniti. Dopo l’espulsione, Ellis perdeva la calma e appariva fuori di sé su internet. Le sue accuse riecheggiano solo la posizione di Washington, ostile alla costruzione del canale di Nicaragua, probabile concorrente di quello di Panama, ufficiosamente sotto il controllo degli Stati Uniti. Ellis soprattutto mette in discussione la fattibilità del progetto, affermando che “il governo del Nicaragua ha gestito il progetto di canale dietro un manto di segretezza, forse per nascondere i benefici personali derivanti ai nicaraguensi interessati”. Per Ellis, la deportazione dei diplomatici degli Stati Uniti è un’indicazione che la “strategia costruttiva, l’impegno rispettoso con il regime del Nicaragua non funzionano”. Pertanto, alla vigilia delle elezioni di novembre in Nicaragua, l’amministrazione statunitense “ha diritto e l’obbligo morale di lavorare coi gruppi della società civile per far avanzare significativamente la democrazia”. Per Ellis, il rifiuto di consentire agli osservatori del governo degli Stati Uniti o del Carter center di monitorare le elezioni in Nicaragua è un atto che “mina la democrazia”. Così ora chiede agli Stati Uniti d’intervenire per evitare che il Nicaragua degeneri in un regime autoritario “venezuelano”. Indicando il possibile “criminale comportamento” dei leader del Nicaragua, Ellis cita la necessità che siano costantemente monitorati dalle forze dell’ordine degli Stati Uniti. Il suo rapporto include alcune sfumature minacciose: “i collegati alla criminalità transnazionale organizzata, o che si arricchiscono a spese del popolo nicaraguense, non sfuggiranno alla giustizia per vivere con guadagni illeciti, una volta lasciato l’incarico”.
hudsoninside5C’è la buona ragione per cui Ellis propone tale supervisione: i leader sandinisti sono una continua irritazione per l’amministrazione Obama. E’ noto che i servizi segreti degli Stati Uniti sorvegliano di continuo Daniel Ortega, che ha un atteggiamento disincantato su ciò, come Hugo Chávez, perché non ha né conti esteri segreti né inclinazioni cleptocratiche. Un altro motivo dell’attacco al “regime di Ortega” è la cooperazione militare e tecnica del Nicaragua con la Russia. Questo è un altro settore in cui Ellis sottolinea la necessità di rimanere vigili. Ad esempio, il Centro di addestramento Maresciallo Zhukov: qual è il suo vero scopo? E’ semplicemente utilizzato per addestrare i militari dell’esercito? Oppure, altro esempio, l’invio di 2 motomissilistiche e 4 pattugliatori in Nicaragua. Perché così tanti? La Russia ha chiaramente lanciato una corsa agli armamenti senza precedenti nel Mar dei Caraibi e nell’Oceano Pacifico! Ellis è anche preoccupato dall’invio di carri armati aggiornati T-72B1 in Nicaragua. 20 sono arrivati con la prima spedizione, e i carristi del Nicaragua ne attendono in tutto 50 entro la fine dell’anno. Ellis consiglia di lavorare più attivamente con i vicini del Nicaragua, come il Costa Rica. Non è del tutto chiaro a cosa specificamente si riferisse il professore statunitense in questo caso. Vuole aiutare la nazione tradizionalmente pacifica del Costa Rica a sviluppare un esercito effettivo? O costruirvi la prossima base militare del Pentagono? Lo scorso dicembre il lavoro sul canale transoceanico del Nicaragua è stato sospeso fino ad agosto. Il rinvio fu precipitato dalle difficoltà finanziarie del contraente principale, il consorzio di Hong Kong HK Nicaragua Canal Development Investment Co. Ellis osserva che questo mega-progetto non è andato molto avanti dall’inizio della costruzione dell’infrastruttura iniziale: i due porti in acque profonde non sono stati costruiti, né vi sono magazzini o fabbriche per la produzione dei materiali da costruzione, il cui completamento era previsto per l’aprile 2016. Inoltre, le ONG ambientali lavorano sempre più vigorosamente, incoraggiate dagli statunitensi che covano le proteste di agricoltori improvvisamente angosciati dal disboscamento delle foreste vicino al lago Nicaragua e i fiumi Brito e Las Lajas. Con l’aiuto di esperti come Ellis, i media filo-statunitensi cercano di convincere i nicaraguensi che il canale è “propaganda sandinista” e la sua complessa costruzione scoraggiante. Per lo stesso motivo, i mass media degli Stati Uniti, così come i media latino-americano da essi controllati, danno risalto agli sforzi per aggiornare il canale di Panama. Il filo conduttore è chiaro: nessun canale alternativo è necessario nell’emisfero occidentale, perché quello di Panama può “risolvere quasi tutti i problemi” del commercio asiatico con gli Stati Uniti, compresa la capacità di accogliere navi da 14000 TEU. Poi appare l’immagine corrispondente: la Cosco Shipping Panama, una nave portacontainer cinese, che attraversa le nuove chiuse del Canale di Panama.
Alla vigilia delle elezioni in Nicaragua, Washington fa tutto il possibile per minare la posizione di Daniel Ortega, ancora una volta nominato alla presidenza dal partito Fronte sandinista di liberazione nazionale. Questo spiega il motivo per cui ogni sorta di emissari ed esperti viene inviata nel Paese. La quinta colonna del Nicaragua è isolata e ha bisogno di sostegno. E cittadini dei Paesi latino-americani sono spesso utilizzati per fornire tale supporto. Ad esempio, Viridiana Ríos, dello staff messicano del Centro Wilson di Washington DC, è fuggita in preda al panico dal Nicaragua dopo che gli statunitensi furono deportati, perché credeva di essere giustiziata. Sostiene di aver raccolto informazioni sui problemi di sicurezza pubblica e violenza. Molti dei suoi studi vengono utilizzati da CIA, DEA e FBI, così ha avuto qualche motivo per spaventarsi e fuggire. Un gruppo di ambientalisti latino-americani, arrestati nel sud del Nicaragua, era anche al centro di certi incidenti sospetti. A quanto pare, tali “ambientalisti” insegnavano ai nativi come usare esplosivi. L’espulsione di tali provocatori stranieri è un segno che i sandinisti non permetteranno la destabilizzazione del Paese. Da qui la campagna isterica nei media internazionali sulla “dittatura di Ortega” Il progresso socio-economico del Nicaragua, il miglioramento della qualità della vita nicaraguensi, la stabilità e la sicurezza (rispetto all’aumento della criminalità nella maggior parte dei Paesi dell’America Centrale) vanno in gran parte accreditati al Presidente Ortega. E’ un fedele difensore degli interessi del Nicaragua sulla scena internazionale e gode del sostegno della stragrande maggioranza dei nicaraguensi. Questo è il motivo per cui le attività sovversive dei servizi segreti degli Stati Uniti e la loro “strategia del caos” non funzioneranno in Nicaragua.Daniel-Ortega2La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Shanghai Cooperation Organization: storia di successo in espansione

Peter Korzun, Strategic Culture Foundation 29/06/2016OCSFondata nel 2001, la SCO è un’organizzazione politica e di sicurezza che comprende Cina, Russia, Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan e Kirghizistan. La cooperazione militare tra gli Stati membri implica la condivisione di intelligence, operazioni antiterrorismo in Asia centrale e collaborazione contro il terrorismo cibernetico, tra le altre cose. Quest’anno l’organizzazione segna due anniversari: il 15° anniversario della Shanghai Cooperation Organization e i 20 anni dei Cinque di Shanghai, l’organizzazione di cui tutti i membri della SCO, tranne l’Uzbekistan, furono aderenti. Dopo l’inclusione dell’Uzbekistan nel 2001 i Cinque di Shanghai divennero la SCO. India, Iran e Pakistan furono ammessi come osservatori nel 2005. Il vertice SCO del 2010 tolse la moratoria a nuove adesioni, aprendo la via all’espansione del raggruppamento. Il vertice 2016 ha avuto luogo il 24 giugno a Tashkent. I leader della SCO hanno firmato la Dichiarazione di Tashkent e il Piano d’Azione 2016-2020 per aumentare la cooperazione regionale a un livello qualitativamente nuovo. I leader hanno riaffermato il supporto alla Cintura economica della Via della Seta, iniziativa per lo sviluppo regionale proposta dal Presidente cinese Xi Jinping nel 2013 che cerca di stimolare le attività economiche regionali collegando la Cina all’Europa attraverso l’Asia centrale e occidentale per vie interne. I membri della SCO costruiscono la Cintura economica della Via della Seta, che secondo essi sarà uno degli strumenti della cooperazione economica regionale. L’Organizzazione realizzerà progetti congiunti infrastrutturali per i trasporti, sostenendo la costruzione di corridoi internazionali e hub colleganti Asia ed Europa, approfondendo la cooperazione su economia, commercio, energia, investimenti, agricoltura, cultura, scienza, tecnologia e protezione dell’ambiente. La SCO chiede uno sforzo comune e solido per far fronte alla crescente minaccia del terrorismo e dell’estremismo internazionale e per affrontarne le cause alla radice. I membri continueranno a preparare la Convenzione sulla lotta all’estremismo della SCO, che sarà parte importante della base giuridica della cooperazione al riguardo. I leader hanno inoltre promesso un lavoro concertato nella lotta alla criminalità organizzata transnazionale. I partecipanti hanno sottolineato che le attività della SCO non sono dirette contro altri Stati o organizzazioni internazionali, e che sono disposti a sviluppare contatti e cooperazione con altri Paesi ed organizzazioni regionali e globali che condividano gli obiettivi della Carta della SCO. In particolare, la partecipazione di Russia e Cina ai BRICS fornisce la solida base per rafforzare la cooperazione tra i due gruppi internazionali. Il vertice ha sottolineato l’importanza nel rafforzare i meccanismi di governance globale secondo la Carta delle Nazioni Unite, ottenendo un ordine mondiale più giusto ed equo. I membri della SCO hanno detto d’impegnarsi a rafforzare ulteriormente il ruolo centrale di coordinamento delle Nazioni Unite nelle relazioni internazionali e consultazioni a supporto della ricerca di una “soluzione” alle riforme del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
sco2 L’evento del 2016 è una pietra miliare nella storia dell’Organizzazione. Altri due Paesi, India e Pakistan, sono a un passo dall’aderire alla Shanghai Cooperation Organization facendone una struttura politica globale (trans-asiatica). Il Primo ministro indiano Narendra Modi e il Presidente pakistano Mamnun Hussain hanno firmato i rispettivi memorandum. Il documento stabilisce le condizioni per la partecipazione indiana e pakistana al bilancio globale dell’organizzazione e i versamenti alle agenzie permanenti, ed altri dettagli. Il processo formale di piena adesione alla SCO richiederà alcuni mesi. Entrambi i Paesi sono tenuti a diventare membri a pieno titolo entro la prossima riunione ad Astana nel 2017. Grazie all’integrazione nella SCO, i due Paesi confinanti, entrambi potenze nucleari e rivali scontratisi in diverse guerre dal 1948, hanno un nuovo posto per appianare le divergenze. Con l’espansione da sei a otto membri a pieno titolo, la SCO ha fatto un passo importante riunendo i tre Stati eurasiatici più grandi e potenti e quattro potenze nucleari. Con l’integrazione dei nuovi aderenti, il gruppo rappresenterà il 50 per cento del territorio eurasiatico, il 45 per cento della popolazione del pianeta e il 19 per cento del PIL mondiale. “In effetti, mentre la Shanghai Cooperation Organization espande le aree di attività ed adesione con la partecipazione dei potenti Paesi appena citati, diventa una potente associazione internazionale che incute rispetto ed è rilevante nella regione e nel mondo”, ha detto il Presidente russo Putin. L’ammissione di India e Pakistan può anche contribuire a migliorare i rapporti tesi tra India e Pakistan, aprendo un altro canale di comunicazione. Non c’è dubbio che l’adesione migliorerà le relazioni bilaterali tra India e Pakistan con Russia, Cina e gli altri aderenti interessati al loro riavvicinamento. Le dispute territoriali e le armi nucleari resteranno, ma il fatto stesso di essere riuniti nella stessa organizzazione perseguendo obiettivi comuni, aiuterà a iniziare un dialogo. Per esempio, tutti i membri della SCO sono interessati ad affrontare il problema dell’Afghanistan. India e Pakistan possono dare un grande contributo alla ricerca di soluzioni adeguate. L’ammissione di India e Pakistan arriva in un momento in cui le due nazioni cercano un maggiore impegno nella regione eurasiatica, una delle aree strategicamente più importanti del mondo. Inoltre, i Paesi dell’Asia centrale sono ricchi di idrocarburi, rendendosi particolarmente attraenti per l’India affamata di energia e il Pakistan. New Delhi e Islamabad portano avanti progetti infrastrutturali volti ad approfondire la connessione con la regione. Mentre l’India sviluppa il porto Chabahar in Iran, nella speranza di poter accedere all’Afghanistan e all’Eurasia bypassando il Pakistan, Islamabad punta le sue speranze sul corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC), un gigantesco piano miliardario cinese per sviluppare le infrastrutture pakistane ed ampliarne i legami economici. L’Iran sarà il prossimo ad aderire alla Shanghai Cooperation Organization (SCO). Teheran ha cercato a lungo di aderire alla SCO, ma il gruppo ha tenuto il Paese in attesa fin quando ha raggiunto un accordo con Stati Uniti, Europa e altri attori internazionali fondamentali sul suo programma nucleare. Con l’adesione dell’Iran il gruppo controllerebbe circa un quinto del petrolio mondiale e rappresenterà quasi la metà della popolazione mondiale.
L’Organizzazione ha grandi prospettive per il futuro. La partecipazione dei Paesi SCO e CSI (Comunità di Stati Indipendenti) nel processo per allineare l’Unione economica eurasiatica e la cintura economica della Via Seta potrebbe preludere alla formazione di una grande collaborazione eurasiatica, come il Presidente russo Vladimir Putin ha detto al vertice della SCO. “Buone prospettive si aprono con il lancio dei negoziati per l’allineamento dell’Unione Economica Eurasiatica e la Cintura della Via della Seta della Cina. Sono convinto che coinvolgere tutti gli aderenti della SCO e anche della CSI in questo processo d’integrazione, potrebbe preludere alla formazione della grande collaborazione eurasiatica”, sottolineava il presidente. Il leader russo ha osservato che i Paesi del Sud-Est asiatico mostrano interesse per la cooperazione economica con la SCO, discussa in occasione del recente vertice dell’ASEAN a Sochi. Secondo Vladimir Putin, le istituzioni finanziarie come la Banca asiatica per gli investimenti infrastrutturali e la Banca di sviluppo dei BRICS potrebbero contribuire al successo dei progetti economici della SCO.
In 15 anni di esistenza, la SCO s’è consolidata a tutti gli effetti, ed è una molto influente associazione internazionale indipendente dall’influenza degli Stati Uniti. La SCO di successo e in espansione offre un’alternativa alla visione obsoleta del mondo unipolare dominato da Washington.62514_0La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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