La Cina prepara l’alternativa d’oro al sistema del dollaro

F. William Engdahl New Eastern Outlook 18/05/2016

Zhou Xiaochuan

Zhou Xiaochuan

La Cina, come attuale presidente del gruppo G-20, ha invitato la Francia a organizzare una conferenza speciale a Parigi. Il fatto che tale conferenza avvenga in un Paese OCSE è segno di quanto sia indebolita l’egemonia del sistema del dollaro degli USA. Il 31 marzo a Parigi si era tenuta una riunione speciale, denominata “Nanjing II“. Il governatore della Banca popolare di Cina, Zhou Xiaochuan, vi fece una grande presentazione, tra gli altri punti, un più ampio uso dello speciale paniere del FMI con le cinque principali valute mondiali e i diritti speciali di prelievo o DSP. Gli invitati erano pochissimi, tra cui il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, il cancelliere dello Scacchiere inglese George Osborne, la direttrice generale del FMI Christine Lagarde che hanno discusso l’architettura finanziaria del mondo insieme alla Cina. A quanto pare e significativamente, non c’era nessun alto funzionario degli Stati Uniti. Sui colloqui di Parigi, Bloomberg ha riferito: “La Cina vuole un sistema molto più direttamente gestibile, in cui le decisioni del settore privato possano essere gestite dai governi”, ha dichiarato Edwin Truman, ex-funzionario della Federal Reserve e del Tesoro statunitense. “I francesi hanno sempre favorito la riforma monetaria internazionale, quindi sono naturali alleati dei cinesi su questo tema“. Un giornalista del China Youth Daily presente a Parigi osservava, “Zhou Xiaochuan ha sottolineato che il sistema monetario e finanziario internazionale è attualmente in fase di aggiustamento strutturale, l’economia mondiale si trova ad affrontare molte sfide...” Secondo il giornalista, Zhou continuava a dichiarare che l’obiettivo della Cina come attuale presidente del G20 è “promuovere l’uso più ampio dei DSP“. Per la maggior parte di noi, appare eccitante come guardare l’erba Johnson crescere nelle pianure del Texas. Tuttavia, dietro quel gesto tecnico apparentemente minore, appare sempre più chiaro, di giorno in giorno, la grande strategia cinese, che in caso di successo o meno, sarà la grande strategia per eliminare il ruolo dominante del dollaro come valuta di riserva delle banche centrali mondiali. Cina e altri vogliono porre fine alla tirannia del corrotto sistema del dollaro con cui gli USA finanziano guerre infinite col denaro preso in prestito altri popoli senza mai restituirlo. La strategia è porre fine al dominio del dollaro come valuta per la maggior parte del commercio mondiale di beni e servizi. E non è poca cosa. Nonostante il relitto economico statunitense e l’astronomico debito pubblico di 19 trilioni di dollari di Washington, il dollaro copre ancora il 64% delle riserve delle banche centrali. Il maggiore detentore di debiti degli Stati Uniti è la Repubblica Popolare Cinese, seguita dal Giappone. Finché il dollaro è “la moneta del re”, Washington può avere deficit di bilancio infiniti sapendo bene che Paesi come la Cina non hanno alcuna seria alternativa per investire i propri profitti dal commercio in valuta estera, se non nel debito pubblico garantito dal governo degli Stati Uniti. In effetti, come ho già sottolineato, ciò faceva sì che la Cina di fatto finanziasse le azioni militari di Washington contrarie agli interessi sovrani cinesi e russi, finanziando le innumerevoli rivoluzioni colorate del dipartimento di Stato degli USA, dal Tibet a Hong Kong, dalla Libia all’Ucraina, al SIIL in Medio Oriente e accora avanti…

Mondo multi-valutario
Se guardiamo più da vicino tutte le azioni del governo di Pechino dopo la crisi finanziaria globale del 2008 e soprattutto dopo la creazione della Banca Asiatica d’Investimento Infrastrutturale, la nuova Banca di Sviluppo dei BRICS, gli accordi energetici in valuta nazionale con la Russia bypassando il dollaro, appare chiaro che Zhou e la leadership di Pechino hanno una strategia a lungo termine. Come l’economista inglese David Marsh ha sottolineato in riferimento alle recenti dichiarazioni di Zhou a Parigi, a Nanjing II, “La Cina s’imbarca, pragmaticamente ma con costanza, per sancire un sistema di riserva multi-valutario nel cuore dell’ordine finanziario del mondiale“. Dall’ingresso della Cina nel gruppo scelto delle valute DSP del FMI, lo scorso novembre, il sistema multi-valutario che la Cina chiama “4 + 1” consiste in euro, sterlina, yen e renminbi (il 4.to), coesistenti con il dollaro. Questi sono i cinque componenti dei DSP. Per rafforzare il riconoscimento dei DSP, la Banca Popolare Cinese di Zhou ha iniziato a rendere pubbliche le maggiori riserve mondiali in valuta estera in DSP, così come in dollari.

Un futuro d’oro
china-gold-dragon-e1463719459682 Eppure l’alternativa cinese al dominio del dollaro è molto più della carta della promozione del paniere di valute DSP. La Cina è chiaramente volta a ricreare un gold standard internazionale, presumibilmente non basato sulla bancarotta dello scambio dollaro-oro di Bretton Woods che il presidente Richard Nixon chiuse unilateralmente nell’agosto 1971 dicendo al mondo che avrebbe dovuto ingoiare dollari cartacei in futuro e che non poteva più utilizzare l’oro. A quel punto l’inflazione globale, misurata in dollari, iniziò a salire in ciò che in futuro gli storici economici senza dubbio chiameranno Grande Inflazione. Secondo una stima, i dollari in circolazione nel mondo sono aumentati di circa il 2500% tra il 1970 e il 2000. Da allora l’ascesa chiaramente ha superato il 3000%. Senza un requisito legale per eseguire la stampa dei dollari secondo una pre-determinata quantità fissa di oro, tutte le restrizioni all’inflazione globale del dollaro scomparvero. Fin quando il mondo è costretto a usare dollari per regolare l’acquisto di petrolio, grano e altre materie prime, Washington può firmare una quantità infinita di assegni senza timore del loro ritorno con timbrato su “fondi insufficienti”. Combinato al fatto che nello stesso arco di tempo, dal 1971, vi è stato il colpo di Stato silenzioso delle banche di Wall Street per dirottare ogni e qualsiasi parvenza di democrazia rappresentativa e regola costituzionale per avere un zecca impazzita, proprio come nella fiaba del poeta tedesco del 18° secolo Goethe sugli Apprendisti stregoni, o in tedesco Der Zauberlehrling. La stampa dei dollari è fuori controllo. Dal 2015 la Cina si muove in modo deciso per sostituire Londra e New York e altre piazze occidentali che decidono il prezzo di scambio dell’oro. Come ho sottolineato qui in un’ampia analisi nell’agosto 2015, la Cina, insieme alla Russia, compie grandi passi per sostenere la propria valuta con l’oro rendendola “buona come l’oro”, mentre le valute gonfiate dal debito come l’euro o la zona del dollaro in bancarotta, s’arrabbattono. Nel maggio 2015, la Cina annunciava di aver istituito un fondo di investimento statale in oro. Lo scopo è creare un pool, inizialmente di 16 miliardi di dollari, il maggiore fondo in oro fisico al mondo, a sostegno dei progetti di estrazione dell’oro lungo le nuove linee ferroviarie ad alta velocità della Nuova Via della Seta economica del Presidente Xi o Cintura e Via, com’è chiamata. La Cina esprimeva l’obiettivo di permettere ai Paesi eurasiatici, lungo la Via della Seta, di aumentare la copertura aurea delle loro valute. I Paesi lungo la Via della Seta e dei BRICS ospitano la maggior parte della popolazione mondiale e delle risorse naturali e umane del tutto indipendenti da qualsiasi cosa l’occidente abbia da offrire. Nel maggio 2015, la Shanghai Gold Exchange della Cina istituiva formalmente il “Fondo d’Oro della Via della Seta”. I due investitori principali del nuovo fondo sono le due maggiori società di estrazione dell’oro cinesi, Shandong Gold Group, che ha acquistato il 35% delle azioni, e Shaanxi Gold Group, con il 25 %. Il fondo investirà nei progetti auriferi lungo le ferrovie eurasiatiche della Via della Seta, anche nelle vaste regioni inesplorate della Federazione Russa. Un fatto poco noto è che non è più il Sudafrica il re dell’oro. È un mero numero 7 nella produzione annua di oro. La Cina è il numero uno e il numero due è la Russia. L’11 maggio, poco prima della creazione del nuovo fondo d’oro della Cina, la China National Gold Group Corporation siglava un accordo con il gruppo di estrazione aurifero russo Poljus Gold, il maggiore gruppo di miniere d’oro della Russia, e uno dei primi dieci al mondo. Le due aziende esploreranno le risorse d’oro di quello che è a tutt’oggi il maggiore giacimento d’oro della Russia, Natalka, nell’oriente del distretto Magadan di Kolyma. Recentemente, il governo cinese e le sue imprese statali hanno anche cambiato strategia. Oggi, da marzo 2016, secondo i dati ufficiali, la Cina detiene oltre 3,2 trilioni di dollari in riserve in valuta estera presso la Banca popolare cinese, e di cui si ritiene che circa il 60%, o quasi 2 trilioni di dollari, siano obbligazioni del Tesoro USA o quasi titoli di Stato come le obbligazioni ipotecarie Fannie Mae o Freddie Mac. Invece d’investire tutti i guadagni dei surplus commerciali nel debito pubblico sempre più gonfio e senza valore degli Stati Uniti, la Cina ha lanciato una strategia globale di acquisto di beni. Ora accade che nella lista della spesa delle risorse estere privilegiata da Pechino, vi “sia comprare” miniere d’oro in tutto il mondo. Nonostante un recente lieve aumento del prezzo dell’oro a gennaio, resta dopo 5 anni al ribasso e molte compagnie minerarie di qualità comprovata cercano liquidi e sono costrette a dichiarare fallimento. L’oro è veramente all’inizio della rinascita.
La bellezza dell’oro non sono solo le innumerevoli promesse che mantiene come copertura contro l’inflazione. E’ il più bello dei metalli preziosi. Il filosofo greco Platone, nella sua opera La Repubblica, individuò cinque tipi di regimi possibili: nobiltà, timocrazia, oligarchia, democrazia e tirannia, quest’ultimo il più vile. Poi indica la nobiltà, o governo del re filosofo, avere “anima d’oro” essendo la più alta forma di governo, benevolo e dalla massima integrità. L’oro ha avuto un valore di per sé nel corso della storia del genere umano. Cina, Russia e altre nazioni dell’Eurasia oggi rimettono l’oro al giusto posto. Questo è molto buono.gold-bars-small-cropF. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia costruisce legami con gli scontenti alleati degli USA in Asia

Fornendo ai sud-est asiatici un modo di diversificare le relazioni estere riducendone la dipendenza politica dagli Stati Uniti
Salman Rafi Asia Times 20 maggio 2016 – Russia Insider1039912751Impercettibilmente, la Russia è certamente sulla buona strada per costruire relazioni positive, se non alleanze strategiche, nella regione che la circonda. Mentre l’occidente e i suoi forti alleati nella regione vedono la mossa come parte dell'”espansionismo” della Russia, altri la vedono come modo di controbilanciare la posizione degli Stati Uniti nella regione. Mosca fornisce a numerosi ex-alleati degli Stati Uniti la tanto necessaria alternativa per diversificare la politica estera. Questa diversificazione è visibile nella regione. Per esempio, Paesi come India e Afghanistan hanno iniziato a sostenere la posizione della Cina sul Mar Cinese Meridionale. L’impegno della Russia coi Paesi della regione implica, almeno in teoria, è molto meno dipendente dagli Stati Uniti e dal loro fragile impegno alla sicurezza, impegno cui Washington non ha aderito in Medio Oriente. Al contrario, l’alternativa russa sembra avere un potenziale enorme dato che arriva sotto forma di cooperazione statale e bilaterale, anche attraverso le organizzazioni regionali. La Russia ha intenzione di tenere il suo versione Russia-ASEAN ed ha anche in programma un’estesa cooperazione con ASEAN, Unione Eurasiatica economica (EEU) e Shanghai Cooperation Organization (SCO). Dettagli sulle “consultazioni” tra questi gruppi regionali è probabile emergano dopo gli incontri. Alcuni Paesi regionali, come le Filippine, sono già protesi verso questa idea. Parlando a Mosca il 13 maggio, l’ambasciatore delle Filippine in Russia Carlos Sorreta ha detto: “Gli attributi di questa cooperazione riflettono la possibile partnership strategica, ma richiedono un lavoro sodo per riunire persone ed istituzioni“. L’ASEAN è di per sé un enorme mercato. La Russia vi vede l’opportunità di espandersi economicamente. L’ASEAN è una delle organizzazioni internazionali di maggior successo al mondo che riunisce 604 milioni di persone che producono oltre 2 miliardi di dollari di PIL. E’ un luogo in cui tre degli Stati più potenti del mondo, Stati Uniti, Cina e Russia, competono per l’influenza negli ultimi tre decenni. L’impegno della Russia con l’ASEAN e il suo entusiasmo per la cooperazione regionale e sovra-regionale hanno forti fondamenti economici e strategici. Sulla cooperazione economica, interessa il recente accordo tra Russia, Iran e Azerbaigian per creare un Corridoio nord-sud lungo il Mar Caspio, che probabilmente trasformerà le economie dell’Eurasia dalla Russia all’associata allo SCO India. Il corridoio collegherà alcune delle maggiori città del mondo, come Mumbai, Mosca e Teheran al porto sul Caspio di Bandar Anzali in Iran e da lì al porto russo di Astrakhan, alla foce del fiume Volga. Il corridoio in ultima analisi, collegherà India, Iran e Azerbaigian a Paesi e mercati dell’UEE comprendente Armenia, Russia, Kazakistan, Kirghizistan e Bielorussia.
Dal punto di vista strategico, vi è la cooperazione militare e i responsabili politici russi vi danno notevole importanza. Alla prima riunione dei ministri della Difesa della Russia-ASEAN di aprile 2016, il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu ha detto: “Ci concentriamo sull’espansione dei contatti coi Paesi ASEAN in modo bilaterale. A questo scopo, una serie di incontri coi ministri della Difesa degli Stati dell’associazione è in programma, nel corso della quale la cooperazione militare e tecnico-militare sarà discussa in particolare“. La finestra per la cooperazione militare tra Mosca e alcuni alleati scontenti degli Stati Uniti, come la Thailandia, si è già aperta. Il Primo ministro thailandese Prayuth Chan-Ocha ha proposto una visita a Mosca a maggio, nel tentativo di ridurre la tradizionale dipendenza della Thailandia dagli Stati Uniti. Materiale militare russo può essere visto in Thailandia. Elicotteri Mi-17 russi cominciano a sostituire i Blackhawk degli Stati Uniti. Il vecchio arsenale tailandese di carri armati statunitensi M-60, M-48 e M-41 potrebbe presto essere sostituito dai T-90 russi. L’influenza degli Stati Uniti nella regione è sempre più messa in discussione, se non sostituita, per via dei propri interventi nelle questioni politiche interne degli alleati nella regione in nome della “democrazia” o della protezione dei “diritti umani”. È un dato di fatto che le prospettive di un’estesa cooperazione tra Thailandia e Russia abbiano ravvivato, involontariamente forse, la pessima politica di Stati Uniti e Unione europea verso la Russia. Mentre la Thailandia è da tempo obiettivo dell’interventismo degli Stati Uniti, la Russia è stata costretta a guardare verso la Thailandia per le importazioni agricole a causa principalmente delle sanzioni USA-UE imposte a Mosca a seguito del conflitto in Ucraina. Offrendo ai Paesi cose da cui tradizionalmente dipendevano dagli Stati Uniti, la Russia cerca di costruire una rete di relazioni che consenta ad essa e agli Stati membri dell’ASEAN di operare in modo relativamente indipendente dagli Stati Uniti. Per la Russia, almeno l’indipendenza da Stati Uniti e UE sulle importazioni le consentirebbe di perseguire i propri obiettivi e proteggere i propri interessi in Europa e Medio Oriente in modo più aggressivo. Pragmatici per come appaiano, questi sviluppi possono portare a risultati che tratterrebbero o limiterebbero l’influenza degli Stati Uniti, se non ad eliminarla del tutto, in misura tale che gli Stati Uniti potrebbero trovarsi incapaci di operare coi loro tradizionali metodi di dominio e coercizione diplomatica.1039807125Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il neopresidente brasiliano è una marionetta dell’intelligence degli USA

Jay Syrmopoulos The Free Thought Project 14 maggio 2016brazil-pres-intelligence-informant-puppetL’organizzazione per la trasparenza WikiLeaks denuncia il presidente ad interim Michel Temer, salito alla presidenza brasiliana con un colpo di Stato soft che ha deposto la presidentessa Rousseff, quale informatore dell’intelligence degli Stati Uniti. Temer, vicepresidente del Brasile dal 2011, ha preso il potere dopo che il parlamento del Brasile ha sospeso Rousseff in attesa dei risultati del procedimento dell’impeachment. I cablo, contrassegnati “sensibili ma non classificati“, contengono la sintesi delle conversazioni di Temer, allora deputato federale brasiliano, coi funzionari dei servizi segreti degli Stati Uniti. La prova schiacciante è fornita da una serie di tweet di Wikileaks collegati ai dispacci diplomatici che evidenziando le informazioni fornite da Temer ai militari e al Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti. Chiaramente, l’evoluzione della guerra non-convenzionale (UW), descritta nel manuale 2010 delle Forze Speciali, si attuata pienamente negli eventi in Brasile, dispiegandosi con la guerra ibrida, essenzialmente la militarizzazione della teoria del caos, ampiamente abbracciata da tutto lo spettro militar-spionistico degli Stati Uniti. Il manuale dell’UW evidenzia che la percezione di una vasta “popolazione non impegnata” sia essenziale per il successo, e che tale fascia non impegnata infine può essere usata per contrastarne i leader politici. Il processo va dal “supporto all’insurrezione” (come in Siria) ad “ampliare il malcontento con propaganda e sforzi politici e psicologici per screditare il governo” (come in Brasile), spiegando che quando un’insurrezione mette radici e comincia a crescere, l'”intensificazione della propaganda e la preparazione psicologica della popolazione alla ribellione” dovrebbero accompagnarla, come nel caso del Brasile.
masonsbrazil BRICS è l’acronimo dell’associazione delle cinque principali economie emergenti: Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa. Il raggruppamento era originariamente conosciuto come “BRIC” prima dell’inclusione del Sud Africa nel 2010. Secondo l’analista politico Pepe Escobar: “La molto ben argomentata tesi in tre parti chiarisce l’obiettivo centrale della grande guerra ibrida; “interrompere i progetti transnazionali multipolari attraverso conflitti identitari provocati esternamente (etnici, religiosi, politici, ecc) nello Stato preso di mira…” I Paesi BRICS, parola/concetto estremamente sporco per l’asse Beltway-Wall Street, sono gli obiettivi principali della guerra ibrida, per una miriade di ragioni, tra cui la spinta al commercio nelle valute nazionali bypassando il dollaro USA; creazione della banca di sviluppo BRICS; l’unità verso l’integrazione dell’Eurasia, simboleggiata dalla convergenza tra Nuova Via della Seta guidata dalla Cina, o Fascia e Via (OBOR) nella terminologia ufficiale, e l’Unione economica eurasiatica (EEU) guidata dalla Russia”. Ciò spiega in gran parte le turbolenze nella società civile brasiliana. Anche se vi sono molti problemi strutturali inerenti l’apparato politico in Brasile, tali problemi sono sfruttati da potenze estere nel tentativo di creare un ambiente politicamente più attraente per Stati Uniti e compari neoliberali che manovrano per le posizioni di potere, come esposto dall’informatore dell’intelligence USA, facendo salire alla presidenza del Brasile Temer. L’analista politico statunintense-brasiliano Eric Draitser annotò nell’articolo di marzo per MintPress News: “La destra è la forza trainante delle proteste… Due dei gruppi principali responsabili dell’organizzazione delle manifestazioni sono il movimento Brasile libero (MBL) e Studenti per la Libertà (EPL), con legami diretti con Charles e David Koch, miliardari neocon statunitensi così come le altre figure di spicco dell’estrema destra della dirigenza neoliberista“. Il noto giornalista Glenn Greenwald va alla radice della questione scrivendo che Temer “servirà fedelmente gli interessi dei più ricchi in Brasile: ha intenzione di nominare funzionari di Goldman Sachs e FMI (Fondo Monetario Internazionale) per dirigere l’economia e in caso contrario installare una squadra neoliberista totalmente priva di legittimità“. Non si sbaglia pensando all’enorme sforzo segreto dagli Stati Uniti per mantenere con qualsiasi mezzo la posizione egemonica negli affari globali, contro i BRICS. Gli eventi in Brasile sono senza dubbio l’ennesimo colpo di Stato organizzato da Washington. Tale nuova forma di sofisticata guerra ibrida si dimostra un’arma insidiosa che può fomentare il cambio di regime senza sparare un solo colpo.13239285Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli oppositori di Rousseff si rivolgono a Washington

Glenn Greenwald, Andrew Fishman, David Miranda The Intercept 18 aprile 2016 – Les Crises

Aloysio Nunes

Aloysio Nunes

La camera bassa del Congresso brasiliano ha approvato l’impeachment della Presidentessa Dilma Roussef, inviando il procedimento in Senato. Con atto intenzionale e ricco di simbologia, il parlamentare che ha fatto passare l’impeachment la soglia dei 342 voti è stato il deputato Bruno Araujo che secondo un documento avrebbe ricevuto fondi dai giganti edili al centro dello scandalo sulla corruzione nazionale. Più significativamente, Araujo appartiene al partito di centro-destra PSDB, i cui candidati hanno perso quattro elezioni nazionali consecutive contro il partito della sinistra moderata di Rousseff, PT, e l’ultima sconfitta elettorale si era avuta solo 18 mesi prima, quando 54 milioni di brasiliani votarono la rielezione della Presidentessa Dilma. Questi due fatti su Araujo enfatizzano la natura surreale e inaudita del procedimento a Brasilia, capitale del quinto Paese più grande del mondo. Politici e partiti che hanno tentato invano per due decenni di sconfiggere il PT nelle elezioni democratiche, puntano trionfalmente al rovesciamento del voto del 2014 destituendo Dilma su basi, come è stato chiaramente dimostrato dal New York Times che sono, nella migliore delle ipotesi, assai dubbie. Anche The Economist, che da sempre disprezza il PT e i suoi programmi contro la povertà e vuole le dimissioni di Dilma, ha sostenuto che “in assenza di prove di un crimine, la destituzione è ingiustificata” e che “è un pretesto per rovesciare un presidente impopolare“. Il procedimenti, in nome della lotta alla corruzione, sono stati presieduti da uno dei politici più apertamente corrotti del mondo democratico, il presidente della Camera Eduardo Cunha, recentemente scoperto aver nascosto milioni di dollari in conti presso una banca svizzera proventi da possibili varie fonti di corruzione, e che mentì sotto giuramento negando agli investigatori del Congresso di avere conti all’estero. Dei 594 membri del Congresso, come il Globe and Mail ha riportato, “318 sono soggetti ad indagini penali” e che al loro obiettivo, la presidentessa Rousseff, “non attribuiscono alcuna accusa di irregolarità finanziaria”. Uno per uno, i parlamentari corrotti sono andati al microfono rivolto a Cunha per votare “sì” alla destituzione, dicendosi inorriditi dalla corruzione. Come preludio al voto, hanno citato una vertiginosa serie di motivazioni strane, dai “fondamenti del cristianesimo” a “non essere rossi come Venezuela o Corea del Nord” a “nazione evangelica” e “pace a Gerusalemme”. Jonathan Watts del Guardian ha trascritto parte di tale farsa: “Sì, ha votato Paulo Maluf, che si trova sulla lista rossa dell’Interpol per cospirazione. Sì, ha votato Nilton Capixaba, accusato di riciclaggio di denaro. “Per l’amor di Dio, sì!”, ha detto Silas Camara sotto inchiesta per falsificazione di documenti e sottrazione di fondi pubblici”.
E’ molto probabile che il Senato sia d’accordo ad accettare le accuse, cui seguirà la sospensione di 180 giorni della Presidentessa Dilma e l’insediamento del vicepresidente Michel Temer del PMDB, molto favorevole al mondo degli affari. Il vicepresidente stesso, come ha detto il New York Times,è indagato per presunto acquisto illegale di un impianto di etanolo“. Temer ha recentemente riferito che il candidato favorito alla guida della squadra economica sarebbe l’amministratore delegato di Goldman Sachs in Brasile Paulo Leme. Se, dopo il processo, i due terzi del Senato vota a favore della condanna, Dilma sarà rimossa dall’incarico. Molti sospettano che lo scopo principale della rimozione di Dilma sua dare al pubblico la sensazione catartica che la corruzione sia stata sconfitta, il tutto per sfruttare la posizione di Temer per evitare ulteriori indagini su decine e decine di politici realmente corrotti che popolano i maggiori partiti. Gli Stati Uniti sono notevolmente silenziosi sull’agitazione nel secondo Paese più grande dell’emisfero, e tale posizione è stata solo accennata dai media mainstream. Non è difficile capire perché. Gli Stati Uniti hanno per anni negato con veemenza di aver avuto alcun ruolo nel colpo di Stato militare del 1964 che rovesciò il governo della sinistra, un colpo che portò a 20 anni di dittatura di destra, brutale e filo-USA. Ma i documenti segreti e le registrazioni emersi dimostrano che gli Stati Uniti avevano attivamente contribuito ad elaborare il colpo di Stato e la relazione della Commissione Verità 2014 del Brasile ha dimostrato che Stati Uniti e Regno Unito avevano aggressivamente sostenuto la dittatura e anche “interrogatori basati sulla tortura”. Il colpo di Stato appoggiato dagli Stati Uniti e la dittatura militare vanno oltre l’attuale controversia. La Presidentessa Rousseff e i suoi sostenitori hanno descritto in modo esplicito il tentativo di rovesciarli con un colpo di Stato. Un importante deputato pro-impeachment di destra che aspetta le presidenziali per diventare presidente, Jair Bolsonaro (che Intercept studiò l’anno scorso), ha esplicitamente elogiato la dittatura militare e, in particolare il colonnello Carlos Alberto Brilhante Ustra, il capo torturatore della dittatura (noto responsabile delle torture a Dilma). Il figlio di Bolsonaro, Eduardo, anche lui deputato, aveva dichiarato che votava la destituzione “per i militari del 64”: che guidarono il colpo di Stato e imposero un regime militare. L’invocazione infinita a Dio e famiglia da parte dei sostenitori dell’accusa, ha ricordato lo slogan del colpo di Stato del 1964: “La marcia della famiglia con Dio per la libertà” con cui i media degli oligarchi in Brasile sostennero il colpo di Stato del 1964 quale necessario contro la corruzione della sinistra, unendosi al sostegno dell’attuale movimento per l’impeachment contro il PT con la stessa giustificazione.
aloysio_vitort-740x486 Il rapporto di Dilma con gli Stati Uniti è stato difficile per anni, significativamente aggravato dalle sue denunce dello spionaggio dell’NSA contro l’industria brasiliana, la popolazione, la presidentessa e la stretta relazione commerciale del Brasile con la Cina. Il suo predecessore, Luiz Inácio Lula da Silva, aveva anche alienato molti funzionari statunitensi, tra l’altro, unendosi alla Turchia per negoziare un accordo separato con l’Iran sul programma nucleare, mentre Washington cercava di far pressione su Teheran. Gli addetti ai lavori di Washington capirono perfettamente che non potevano più considerare il Brasile sicuro per il capitale. Gli Stati Uniti, naturalmente, hanno una lunga e recente storia di orchestrazione di instabilità e colpi di Stato contro i governi latinoamericani di sinistra democraticamente eletti, cui erano avversi. Oltre al colpo di Stato in Brasile nel 1964, gli Stati Uniti almeno supportarono il tentativo nel 2002 di rovesciare il Presidente venezuelano Hugo Chavez, svolsero un ruolo centrale nella cacciata del presidente haitiano Jean-Bertrand Aristide nel 2004 e Hillary Clinton, allora segretaria di Stato, diede un sostegno fondamentale per legittimare il colpo di Stato in Honduras nel 2009, solo per fare qualche esempio. Molti nella sinistra brasiliana pensano che gli Stati Uniti siano attivamente coinvolti nell’instabilità del loro Paese per sbarazzarsi del partito di sinistra che punta al commercio con la Cina, invece di promuovere un governo più favorevole al business e filo-statunitense, che non potrebbe mai vincere le elezioni. Anche se alcuna prova è emersa a sostegno di questa teoria, il viaggio poco seguito dai media negli Stati Uniti di un membro chiave dell’opposizione brasiliana, probabilmente alimenta queste preoccupazioni. Il giorno dopo il voto per l’impeachment, il senatore Aloysio Nunes del PSDB era a Washington per incontrasi con i funzionari degli Stati Uniti, ma anche con gruppi di pressione e di trafficanti di ogni influenza vicini a Clinton e altre figure politiche. Il senatore Nunes incontrava il presidente e i dirigenti del Comitato per le Relazioni Estere del Senato, Bob Corker, senatore repubblicano del Tennessee, e Ben Cardin, senatore democratico del Maryland; l’assistente del segretario di Stato ed ex-ambasciatore in Brasile Thomas Shannon, e partecipava a un pranzo organizzato dalla società di lobbying di Washington Albright Stonebridge Group, guidata dall’ex-segretaria di Stato di Clinton, Madeleine Albright, e dall’ex-segretario al Commercio di Bush e amministratore delegato della società Kellogg, Carlos Gutierrez.
L’ambasciata del Brasile a Washington e l’ufficio del senatore Nunes hanno detto a The Intercept che non avevano informazioni sul pranzo. In una email, Albright Stonebridge Group ha scritto che non vi era alcuna “componente mediatica” in tale evento, che riguardava “il mondo degli affari e politico di Washington“, e che i partecipanti e gli argomenti seguiti non andavano resi pubblici. Nunes è una personalità molto importante dell’opposizione, e rivelatrice, inviato negli Stati Uniti per questi incontri di alto livello. Ha concorso per la vicepresidenza nel 2014 nella lista del PSDB che perse contro Dilma. Sarà, in particolare, ora uno dei principali esponenti dell’opposizione a condurre la lotta per deporre Dilma al Senato. Come presidente del Comitato per gli Affari Esteri del Senato brasiliano, Nunes ha sostenuto più volte che il Brasile deve riavvicinarsi a Stati Uniti e Regno Unito per formare un’alleanza. E, manco a dirlo, Nunes è fortemente implicato in accuse di corruzione; a settembre, un giudice ha ordinato un’indagine penale dopo che un informatore, un dirigente di una società edile, aveva detto agli investigatori che aveva dato a Nunes 500000 reais (140000 dollari) per la sua campagna, 300000 ufficialmente e 200000 in tangenti, per vincere un contratto con la Petrobras. Non è la prima accusa del genere contro di lui. Il viaggio a Washington di Nunes fu annunciato da Temer stesso, che agiva come se fosse già in campagna elettorale. Temer è furioso per ciò che ha visto quale cambiamento radicale e altamente sfavorevole del corso internazionale, dove la destituzione viene descritta sempre più come tentativo illegale e antidemocratico dall’opposizione, guidata da Temer stesso, per ottenere un potere immeritato. Secondo Folha, colui che si vede presidente ha ordinato a Nunes di condurre “una contro-offensiva di pubbliche relazioni” per combattere il crescente sentimento globale contro la destituzione che, secondo Temer, “demoralizza le istituzioni brasiliane“. Mostrando preoccupazione per la crescente percezione dell’opposizione brasiliana di tentare di rovesciare Dilma, Nunes ha detto che a Washington “spieghiamo che non siamo una repubblica delle banane“, e un rappresentante di Temer ha dichiarato che questa percezione “danneggia l’immagine del Brasile sulla scena internazionale“. “E’ un viaggio di pubbliche relazioni“, secondo Mauricio Santoro, professore di scienze politiche presso l’Università Statale di Rio de Janeiro, in un’intervista a The Intercept. “La sfida più grande che Aloysio deve affrontare non è il governo degli Stati Uniti, ma il loro pubblico. E qui l’opposizione sta perdendo la battaglia“. Non vi è dubbio che l’opinione pubblica internazionale si sia rivoltata contro il movimento per la destituzione istigato dall’opposizione. Anche se solo un mese prima anche i giornali occidentali raffiguravano le proteste di piazza antigovernative in termini entusiastici, ora evidenziano il fatto che le motivazioni legali per l’impeachment sono nella migliore delle ipotesi discutibili e che i suoi capi sono più coinvolti nella corruzione di Dilma. In particolare, si è detto che Temer sia preoccupato e furioso per la risoluzione di rigetto dell’Organizzazione degli Stati Americani, un’organizzazione sostenuta dagli Stati Uniti, il cui segretario generale, Luis Almagro, ha detto che il gruppo è “preoccupato dal procedimento contro Dilma, accusata di nulla“, e perché “tra coloro che chiedono l’impeachment vi sono parlamentari accusati e riconosciuti colpevoli di corruzione“; il segretario dell’Unione delle Nazioni del Sud America, Ernesto Samper, ha detto anche che la destituzione “è serio motivo di preoccupazione per la sicurezza del Brasile e della regione“. Il viaggio a Washington di tale importante figura dell’opposizione implicata in casi di corruzione, dopo il voto alla Camera per l’impeachment di Dilma, solleva almeno delle domande sulla posizione degli Stati Uniti sul rovesciamento della presidentessa. Ciò alimenterà preoccupazioni nei brasiliani sul ruolo degli Stati Uniti nell’instabilità del loro Paese. Ed evidenza molte dinamiche occulte attive nella destituzione, tra cui il desiderio di sottoporre il Brasile agli Stati Uniti e renderlo compatibile agli interessi del mondo degli affari internazionali e delle misure di austerità a scapito del programma politico che i brasiliani avevano adottato in quattro elezioni nazionali consecutive.

Aggiornamento: Prima della pubblicazione, l’ufficio del senatore Nunes ha detto a The Intercept che non avevano ulteriori informazioni sul viaggio oltre a quanto scritto nel comunicato stampa del 15 aprile. Dopo la pubblicazione, l’ufficio del senatore Nunes ha detto, in una lettera del 17 aprile a Folha che, contrariamente a quanto riferito, l’appello del vicepresidente Michel Temer non era motivo del viaggio a Washington.

Michel Temer e Dilma Rousseff

Michel Temer e Dilma Rousseff

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina avanza nella scienza e nella tecnologia

John V. Walsh Consortium News 9 maggio 201613119987Il titolo recita: “La rapida crescita della ricerca di una nazione: il boom economico della Cina si riflette nell’ascesa nelle scienze avanzate“, non è un titolo del Quotidiano del Popolo o del China Daily, ma nella più prestigiosa delle pubblicazioni scientifiche occidentali, Nature. Le 38 pagine che seguono il titolo del supplemento speciale della rivista ci dicono che la Cina è ora seconda al mondo per pubblicazioni scientifiche di alta qualità ed è in rapida crescita. Questo contraddice certamente lo stereotipo occidentale, oserei dire razzista, del lavoratore asiatico privo di fantasia che doverosamente sforna cumuli di prodotti di bassa qualità. Ma come possiamo sapere che l’affermazione sulla Cina è vera? Si tratta qui di dati del governo cinese che, sempre secondo lo stereotipo occidentale, produce solo invenzioni? (L’autore non ha trovato nulla che lo dimostri, merito di fonti immuni dai pregiudizi occidentali) Prima di considerare le prove dell’affermazione di Nature sull’avanzata scienza cinese, dovremmo chiederci che significato hanno per il profano? Proprio come gli Stati Uniti continuano col bellicoso “perno in Asia”, progettato dalla segretaria di Stato Hillary Clinton, dal presidente Barack Obama e dell’élite della politica estera per confrontarsi con la Cina, dobbiamo sapere ciò a cui i nostri dirigenti ci portano. I due pilastri della potenza di un Paese (delle varietà dura, morbida e militare) sono l’economia e la tecnologia. Dalla fine del 2014 la Cina è la maggiore economia del mondo secondo il Fondo monetario internazionale, utilizzando il parametro della parità di potere d’acquisto (PPP). E continua a crescere di circa il 7 per cento, “solo” il 7 per cento come i media occidentali si appassionano a dirci anche se alcuna nazione occidentale si avvicina a tale tasso di crescita. Ora la Cina sembra essere sul punto di diventare il motore della di ricerca più importante del mondo. Facendo avanzare l’economia cinese ancora più rapidamente; tecnologia e scienza sono le forze trainanti dello sviluppo economico moderno. Faremmo bene a ricordare che l’ultima volta che gli Stati Uniti affrontarono la Cina direttamente in un conflitto armato fu la guerra di Corea. Quando gli Stati Uniti, con le Nazioni Unite come copertura, avanzarono fino al confine con la Cina, il fiume Yalu, essa entrò in guerra e gli Stati Uniti furono ricacciati a sud del 38° parallelo. Il risultato fu il ripristino dello status quo ante bellum, con la Corea divisa ancora oggi. A quel tempo la Cina era debole e arretrata; ora è forte ed avanzata.

Dominio storico
Nel contesto storico più ampio, negli ultimi 500 anni l’occidente ha giocato sporco per invadere e colonizzare il resto del pianeta. Tale processo continua oggi sotto forma di neocolonialismo, e ultimamente con le guerre, le operazioni per il “cambio di regime” e le sanzioni degli Stati Uniti contro le nazioni che resistono. In questi 500 anni, l’occidente ha sempre goduto di superiorità tecnologica, una delle chiavi del suo successo nel dominio. Qualcuno potrebbe dire che la tecnologia è la chiave della sottomissione del pianeta da parte dell’occidente. Possiamo vederlo dalle armature d’acciaio di Toledo e dalle spade dei conquistadores dal 1492 alle titaniche portaerei degli Stati Uniti che gironzolano sul Mar Cinese Meridionale oggi. Ma il progresso della scienza e della tecnologia in Cina significa che non sarà così per molto. Infatti quel giorno è già arrivato comunque. Così sarebbe un bene sapere che situazione le nostre élite ci creano con il loro “pivot in Asia”. Torniamo alle prove. Per quanto ne sappiamo, con elevata fiducia, quanto sono impressionanti i successi della Cina nelle scienze e tecnologie? Le informazioni provengono da Nature Index (NatureIndex.com), della rivista Nature. Forse relativamente pochi legislatori sanno di Nature, ma praticamente ogni scienziato ritiene che sia una delle più importanti pubblicazioni scientifiche dalla meritata reputazione. Per esempio, il lavoro di Watson e Crick sulla struttura a doppia elica del DNA, insieme al testo di Maurice Wilkins e Rosalind Franklin, con i dati che portarono alla struttura di Watson-Crick, apparve su Nature. Nature è pubblicata da Elsevier, che lo pubblica da lungo. Elsevier, nei Paesi Bassi all’epoca, pubblicò il “Dialogo sopra i due massimi sistemi” di Galileo, contrabbandato dall’Italia per sfuggire alla repressione del Vaticano, mentre Galileo era agli arresti domiciliari. Cartesio fu anche pubblicato da Elsevier. L’elenco potrebbe continuare nei secoli.

Misurare il progresso
Ora caro lettore, dovrai sorbirti un paio di brevi paragrafi che descrivono come NatureIndex misura la qualità della scienza. E’ tutto spiegato in modo molto dettagliato su NatureIndex.com, basato sul database di tutti gli articoli pubblicati dalle 68 più prestigiose riviste scientifiche del mondo. La selezione delle riviste è compito di un gruppo di eminenti ricercatori attivi. Tutte le riviste selezionate sono occidentali, come lo sono tutti, tranne una manciata, gli scienziati che fanno la selezione. In un anno appaiono in queste riviste circa 60000 articoli originali. Ogni autore dei 60000 documenti riceve un punteggio in base al numero di articoli a cui ha dato un contributo. Questo numero è chiamato Indice Frazionale (FC). Per ragioni tecniche FC va ponderato per alcune discipline dando luogo a un altro numero, l’Indice Frazionale Ponderato (WFC) di ogni scienziato. Sommando l’WFC di tutti gli scienziati che in Cina figurano tra i collaboratori, in un dato anno, si ha l’WFC della Cina. Lo stesso può essere fatto per qualsiasi altro Paese. È semplice. Fondamentalmente l’WFC è un parametro della qualità, perché le riviste scelte per l’Indice pubblicano il meglio che può essere determinato scientificamente al momento. La pubblicazione di un articolo su queste riviste è un affare altamente competitivo, e ogni scienziato vuole pubblicarvi il suo capolavoro. L’WFC non ha alcuna misura burocratica o governativa. Ogni articolo che appare viene rivisto e accettato, di solito da almeno tre scienziati che agiscono in piena autonomia, e di fatto senza nemmeno sapere chi sono gli altri revisori del testo. Ciò significa che vi sono almeno 180000 recensioni indipendenti all’anno. Poi vi sono i molti articoli rifiutati dai revisori. Ciò significa che l’WFC dei Paesi esaminati è deciso da centinaia di migliaia di recensioni indipendenti ogni anno! Tutti agiscono indipendentemente. Adam Smith vorrebbe tale modello. L’autore ha lavorato per tutta la vita con tali riviste scientifiche, sia da revisore che da esaminato. I giudizi sono generalmente duri, onesti e soprattutto leali. E in generale più sono prestigiose le pubblicazioni, più sono esigenti le revisioni. Anche in questo caso la linea di fondo è l’WFC di ciascuno dei Paesi esaminati. Più alto è l’WFC, maggiore è la qualità della produzione totale del Paese. Nei 12 mesi del 2015 gli Stati Uniti erano il numero uno di gran lunga. Ma seconda era la Cina. (I primi 20 erano: Stati Uniti, Cina, Germania, Gran Bretagna, Giappone, Francia, Canada, Svizzera, Corea del Sud, Italia, Spagna, Australia, India, Olanda, Israele, Svezia, Singapore, Taiwan, Russia, Belgio). La rivista Nature ha iniziato ad analizzare la produzione cinese nel 2012 e di recente (dicembre 2015) ha pubblicato un supplemento cartaceo che riassume l’indice in cui veniva valutato l’WFC della Cina nel 2012-2014. Sono molto interessanti le 38 pagine di questo supplemento, contenenti le valutazioni della scienza per regione, istituto (mondo accademico e imprese) e città. Il timore di chi ha preparato il supplemento sui progressi della scienza cinese è palpabile.

Cambiare posto
Per chi è interessato al confronto, come dovremmo esserlo se vogliamo conoscere con precisione il nostro posto nel mondo, il seguente paragrafo dal supplemento NatureIndex è sorprendente: “Ma ecco ciò che distingue la Cina, oltre l’WFC. Mentre il contributo della Cina (al totale globale) è cresciuto del 37% dal 2012 al 2014, gli Stati Uniti hanno visto un calo del 4% nello stesso periodo”. Questo punto dovrebbe essere letto e riletto da coloro che respingono lo sviluppo della Cina come “meramente” quantitativo o completamente falso. Inoltre, il calo dell’WFC degli Stati Uniti non è una sorpresa per i loro ricercatori, i miei colleghi hanno visto molti laboratori chiudere e molti ricercatori di talento costretti a smettere per il calo dei finanziamenti federali, che non tenevano il passo con le spese. E’ davvero triste vedere dispiegarsi tale tragedia, con tutto lo spreco di talenti, formazione ed istruzione. Tornando al supplemento di Nature sull’indice della Cina per il 2012-2014, qui vi sono estratti dall’introduzione, che dicono molto su grandezza e importanza dei progressi della Cina: “La Cina ha piani ambiziosi per passare a ben il 15% l’energia da fonti rinnovabili entro il 2020, allo stesso tempo si prevede che l’economia rallenti (al 6,8-7,0 per cento l’anno. JW). Essa aspira anche ad essere la prossima superpotenza spaziale, mentre affronta sfide importanti su salute e ambiente, con una popolazione che invecchia e una carenza di acqua. (La Cina ha anche per obiettivo la totale eliminazione della povertà e la creazione di una ‘società moderatamente prospera’ entro il 2020. JW) Il governo cinese sa che superare tali sfide, raggiungendo gli obiettivi, è possibile solo attraverso la scienza. In effetti, la Cina aggancia la futura prosperità a un’economia basata sulla conoscenza, sostenuta dalla ricerca e dall’innovazione. Per un Paese che ha inventato carta, polvere da sparo e bussola, tali ambizioni possono essere realizzate. Quest’anno (2015) la farmacologa Tu Youyou è diventata la prima ricercatrice cinese ad essere insignita del premio Nobel per la Medicina, per aver contribuito a scoprire un nuovo farmaco per la malaria che ha salvato milioni di vite“. Questo dovrebbe essere abbastanza per convincere il lettore della misura, rapidità e qualità della scienza in Cina. Ma vi sono dati che corroborano lo studio di NatureIndex? Sì, dell’US National Science Foundation (NSF). La NSF ha rilasciato una valutazione della ricerca in Cina nel gennaio 2016 dal titolo: “La leadership su scienza e tecnologia degli Stati Uniti sempre più messa in discussione dai progressi in Asia: la Cina è ora il secondo maggiore ricercatore“. La valutazione è tratta da Science and Engineering Indicators 2016, a sua volta prodotto dal National Science Board (NSB) ente del NSF i cui 25 membri sono di nomina presidenziale. La valutazione va letta tutta, ma la conclusione è la seguente: “Secondo gli indicatori del 2016, la Cina è ora il secondo maggiore centro di ricerca, col 20 per cento delle attività di ricerca globali, rispetto agli Stati Uniti che ne rappresentano il 27 per cento“. Ciò significa, naturalmente, che la Cina oggi produce quasi tre quarti della ricerca degli Stati Uniti, se vogliamo credere alle cifre della NSF, e la produzione cinese è in rapida crescita. Qui vi sono alcune altre citazioni della valutazione della NSF: “Nel 2003-2013 la Cina ha ampliato gli investimenti nella ricerca mediamente del 19,5 per cento ogni anno, notevolmente superiore agli Stati Uniti, e la Cina gli ha aumentati nonostante la grande recessione. (Quest’ultimo indica all’autore un profondo impegno per la ricerca). La Cina ha anche fatto passi significativi nell’istruzione in scienza e tecnica, fondamentale per sostenere la ricerca, nonché per le industrie della conoscenza e ad alta intensità tecnologica. La Cina è prima al mondo per laureati in scienze ed ingegneria. Questi campi rappresentano il 49 per cento di tutti i laureati in Cina, rispetto al 33 per cento negli USA. Nel 2012 gli studenti cinesi erano il 23 per cento dei 6 milioni di laureti di tutto il mondo in scienze e tecnologia (S&E). Gli studenti dell’Unione Europea erano circa il 12 per cento e quelli degli Stati Uniti circa il 9 per cento. (Si noti che la Cina crea più laureati in S&E rispetto a Stati Uniti e Unione europea insieme, vale a dire più di tutto l'”occidente”. JW) Il numero di lauree in S&E in Cina aumenta. Tuttavia, gli Stati Uniti continuano ad assegnare il maggior numero di dottorati in S&E e rimangono meta preferita della mobilità internazionale degli studenti.” (Ma date l’enorme numero di lauree S&E in Cina, sembra sia solo questione di tempo prima che seguano i dottorati. JW)

Trinceramento degli USA
Ora vediamo cosa dice la NSF sul tasso di crescita delle ricerche negli Stati Uniti, qualcosa che probabilmente sa meglio di chiunque altro. Ancora una volta citiamo: “L’investimento federale nelle attività accademiche e di ricerca è diminuito negli ultimi anni, riflettendo gli effetti della fine degli investimenti dell’ARRA (American Recovery and Reinvestment Act), con l’avvento del Budget Control Act e l’aumento della pressione sulla parte discrezionale del bilancio federale. Dalla Grande Recessione, una sostanziale e reale crescita annuale della ricerca, correlata al PIL degli Stati Uniti, non è tornata. La crescita aggiustata dall’inflazione sul totale della ricerca negli Stati Uniti era in media solo dello 0,8 per cento all’anno nel 2008-13, meno della media annua del 1,2 per cento sul PIL degli Stati Uniti”. “La riduzione dell’investimento federale ha un impatto negativo sulla ricerca universitaria nazionale”, secondo detto Kelvin Droegemeier, vicepresidente del NSB e vicepresidente per la ricerca presso l’Università dell’Oklahoma. “Le nostre università conducono il 51 per cento della ricerca di base della nazione e formano la prossima generazione di lavoratori STEM. Il sostegno federale è essenziale per lo sviluppo di nuove conoscenze e del capitale umano, permettendo agli Stati Uniti d’innovarsi ed essere in prima linea nella scienza e tecnologia“. Vorrei trarre da questa citazione una frase dal significato speciale sul calo dei finanziamenti federali per la ricerca, ovvero “la maggiore pressione sulla parte discrezionale del bilancio federale“. I benefici della spesa discrezionale escludono principalmente le spese sociali come Social Security e Medicare, che rientrano nella categoria non discrezionale. Devo dire ai lettori che la parte più importante del budget discrezionale federale è il Pentagono? Secondo OMB i militari consumarono il 55 per cento del budget discrezionale federale nel 2015, mentre la scienza ne ha avuto il 3 per cento!! Anche gli “affari internazionali” hanno ricevuto il 3 per cento. In altre parole, gli Stati Uniti costruiscono e utilizzano una notevole quantità di strumenti di distruzione mentre la Cina costruisce la sua base scientifica e tecnica.
Ho descritto i fatti e le prove del grande balzo in avanti della Cina nella scienza e tecnologia. Alla luce del record impressionante della Cina nello sviluppo economico e nella ricerca, gli Stati Uniti non interromperanno il loro Perno bellicoso sul Pacifico occidentale e cercheranno un mutuo rapporto vantaggioso e pacifico con la Cina? La realtà recensita qui suggerisce che il confronto con la Cina appartiene al passato coloniale e neocoloniale, che per la Cina si è finito nel 1949. La dirigenza degli Stati Uniti deve riconoscere la realtà o porterà al disastro gli USA e il mondo.

Tu Youyou

Tu Youyou

John V. Walsh è un autore di CounterPunch.com, Antiwar.com, LewRockwell.com e DissidentVoice.org. Membro fondatore di “Come Home America“. Ex-professore di Fisiologia e Neuroscienze presso l’University of Massachusetts Medical School.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 2.259 follower