Petrolio, Qatar, Cina e conflitto globale

Caleb Maupin New Eastern Outlook 20.07.2017I prezzi del petrolio rimangono sotto i 50 dollari al barile. L’Arabia Saudita e il suo alleato di lunga data Qatar la scontano. La situazione sulla penisola coreana s’intensifica. Gli USA sono sempre più ostili alla Cina, mentre il Venezuela affronta una crisi interna. Come si fa a capire tutto questo? Questi eventi sono casuali, accadendo tutti contemporaneamente? Quasi. Questi eventi possono essere compresi e spiegati nel contesto del conflitto globale in corso. Come durante la guerra fredda, due diversi sistemi sociali e politici si scontrano. A differenza della guerra fredda, le linee non sono affatto ideologicamente chiare, ma la contraddizione sottostante resta la stessa. La forza dominante nel mondo oggi è il capitalismo liberista occidentale. Le istituzioni bancarie e le grandi società controllate da persone molto ricche di New York, Silicon Valley, Londra, Parigi e Francoforte sono al centro di un impero finanziario globale. Sono monopolisti che collaborano con gli Stati per eliminare i concorrenti e mantenere per sé direttamente i profitti del mercato mondiale. Un blocco di Paesi indipendenti si oppone al loro dominio. Il blocco emergente delle nazioni che cerca di liberasi dalla povertà. Non vogliono rimanere miseri Stati clienti dell’apparato finanziario occidentale, ma piuttosto diventare Paesi moderni, autosufficienti e sviluppati. Al fine di sviluppare e stabilire l’indipendenza, questi Paesi sono stati costretti ad adottare più o meno economie pianificate a livello statale e centrale.L’assedio al “Petrosocialismo”
Venezuela, Russia e Iran hanno tutte economie incentrate sul controllo governativo di petrolio e gas naturale. Queste risorse naturali sono nelle mani dello Stato e, mentre ognuno di questi Paesi ha un grande mercato, lo Stato controlla le risorse naturali al centro dell’economia e a cui il mercato è subordinato. I governi di Russia, Iran e Venezuela hanno il sostegno di una popolazione fedele e ben organizzata che riceve molti benefici del reddito del petrolio statale. La Repubblica islamica d’Iran è emersa dalla rivoluzione popolare del 1979. Il dittatore sostenuto dagli Stati Uniti fu rovesciato, e con gli slogan “Non capitalismo ma islam” e “Guerra della povertà alla ricchezza” il nuovo governo prese il potere. La Repubblica islamica si appoggia alle Guardie Rivoluzionarie e al Basj che agiscono a livello locale per decidere la politica. I proventi petroliferi sono utilizzati per industrializzare il Paese, fornire assistenza sanitaria gratuita e istruzione alla popolazione e creare una vivace economia domestica. In Russia, le risorse del petrolio e del gas naturale controllate dallo Stato sono utilizzate per ripristinare l’ordine nel Paese, dopo le conseguenze caotiche del crollo dell’Unione Sovietica. Dato che i prezzi del petrolio e del gas naturale sono aumentati nei primi anni del XXI secolo, il governo di Putin è riuscito a riaffermare il controllo statale sull’economia ea ristabilire la produzione industriale. Predicando ciò che alcuni chiamano “nuovo patriottismo russo” insieme alla Chiesa ortodossa russa, lo Stato russo è diventato un’entità indipendente e potente che lavora per conto della popolazione, spesso contro i desideri dei capitalisti occidentali e nazionali. Il governo bolivariano eletto in Venezuela nel 1999, è diventato molto più forte nel 2002 dopo aver sconfitto un tentativo di colpo di Stato. Con il ricavato del petrolio controllato dallo Stato, il Venezuela ha costruito ospedali, scuole e università in tutto il Paese. Ha ridotto drasticamente la povertà, aumentato i proprietari di case ed eliminato l’analfabetismo. Mentre Venezuela, Iran, Russia non sono “socialisti” come l’Unione Sovietica, non possono essere chiamati neanche capitalisti. Il capitalismo significa proprietà privata delle risorse economiche più importanti, incentrata sui profitti. In questi tre Paesi, le burocrazie statali, non i proprietari votati al profitto, decidono l’agenda economica. Il mercato è subordinato alla potenza degli enti economici statali, non per profitto, e finanziate dalle società energetiche controllate dal governo. Per qualsiasi governo, la fedeltà della popolazione è essenziale. Nei Paesi “Petro-Socialisti” la fedeltà è stata ottenuta con vantaggi economici come istruzione, sanità, investimenti statali, posti di lavoro nel governo e sovvenzioni. L’élite occidentale vanta il fatto che queste economie “petro-socialiste” sono così dipendenti da petrolio e gas naturale da essere deboli. Dal 2014, l’Arabia Saudita, vecchio vassallo di Exxon-Mobile, Royal Dutch Shell, Chevron e British Petroleum, inondò il mercato di petrolio economico. Ciò fu ulteriormente aggravato dall’aumento del fracking. Ora estraendo petrolio e gas dal bitume, gli Stati Uniti sono diventati il principale produttore di petrolio e gas naturale nel mondo. Gli Stati Uniti hanno tolto il divieto di esportazione del petrolio del 1974 e iniziato a vendere proprio petrolio sul mercato mondiale. Gli sforzi di Arabia Saudita e Stati Uniti per inondare il mercato mondiale di petrolio e abbattere il prezzo non sono accidentali. L’intento è affamare i settori statali della Russia, dell’Iran e del Venezuela e indebolire stabilità e popolarità dei loro governi. Riducendo drasticamente le entrate statali, in Venezuela è stata creata una crisi interna inflazionistica. Le aziende importatrici di cibo si sono coordinate con gli attivisti dell’opposizione per creare carenze. Le sanzioni degli Stati Uniti hanno reso molto difficile l’azione del Venezuela sul mercato mondiale. Il governo venezuelano combatte per l’esistenza, mentre le forze dell’opposizione bruciano il cibo e fomentano disordini e caos nelle strade, mentre molti cittadini già fedeli al bolivarismo sono oramai cinici. Mentre i media statunitensi accusano il governo socialista della crisi, il ministro dell’Agricoltura del Venezuela sottolineava che gli Stati Uniti lavorano attivamente per impedire le importazioni di alimentari, dicendo: “Gli Stati Uniti minacciano le compagnie di spedizione che se comprano o vendono con il Venezuela saranno sanzionate“. Mentre Iran e Russia hanno sofferto a causa del calo dei prezzi petroliferi, i governi sono riusciti a impedire che una crisi interna esplodesse. Il Venezuela sembra essere l’obiettivo primario, dato che i prezzi del petrolio continuano a restare sotto i 50 dollari al barile e la crisi nel Paese si acuisce.L’alleanza sunnita si spacca
Oltre ad abbassare i prezzi del petrolio allagandone il mercato, il Regno dell’Arabia Saudita è stato cruciale nello sforzo militare diretto a sconfiggere i governi indipendenti. L’Arabia Saudita è stata la chiave per fornire armi e finanziamenti ai gruppi estremisti e ai “ribelli” che rovesciarono il governo islamico socialista in Libia nel 2011. Dalla caduta del regime “Petrosocialista” di Gaddafi in Libia, la produzione di petrolio è diminuita notevolmente, in quanto il Paese africano, una volta il più prosperoso, è stato ridotto a povertà e caos. La Nigeria ha ora sostituito la Libia come principale produttore di petrolio in Africa. Molti degli estremisti che rovesciarono Gheddafi, incluso il gruppo combattete islamico con cui l’attentatore di Manchester Salman Abadi aveva profonde connessioni, aderiscono all’interpretazione saudita dell’Islam chiamata “wahhabismo”. Quasi tutti i terroristi che abbracciano l’Islam come SIIL, al-Qaida, al-Nusra, sono aderenti all’interpretazione wahhabita. L’insegnamento wahhabita chiede l’applicazione del governo islamico con le armi e l’uccisione dei non credenti e altri musulmani considerati “apostati”. Oltre ad essere abbracciata dai terroristi, l’interpretazione wahhabita dell’Islam sunnita è ampiamente promossa dal governo dell’Arabia Saudita. Le trasmissioni e la propaganda wahhabite sono finanziate dall’Arabia Saudita e sono diffuse in tutto il mondo. Proprio come in Libia, gli estremisti wahhabiti armati e finanziati dall’Arabia Saudita sono il nucleo della forza combattente che opera per abbattere la Repubblica araba siriana. Le varie fazioni in Siria, costituite da combattenti stranieri, cercano di trasformare il Paese laico e religioso in un califfato islamico filo-occidentale. Molti di loro dichiarano apertamente l’intenzione di massacrare gli alawiti ed espellere i cristiani per creare un regime sunnita in Siria. Il governo siriano, che stava per costruire una pipeline per collegare i campi petroliferi iraniani col Mar Mediterraneo, ora combatte per l’esistenza una sanguinosa guerra civile. Tra i combattenti antigovernativi motivati religiosamente in Siria, sponsorizzati dagli USA e dall’Arabia Saudita, i mostruosi terroristi dello SIIL emersero per sconvolgere il mondo. I terroristi wahhabiti che rovesciarono Gheddafi con l’aiuto delle bombe della NATO e che ora terrorizzano la Siria, furono l’alleato cruciale negli sforzi per condurre i “cambi di regime”. Oltre a loro vi era la Fratellanza musulmana, un’organizzazione estremista internazionale sunnita. La fratellanza musulmana è un movimento religioso che ha avuto origine in Medio Oriente e lavora con gli Stati Uniti dagli anni ’50, vedendo l’avanzata del nazionalismo arabo e del socialismo come anti-islamica. La Fratellanza musulmana offre servizi ai seguaci e si basa su proprietari di piccole imprese che credono in una sorta di capitalismo islamico e considerano loro nemici sciiti, Israele, socialisti e comunisti. La monarchia del Qatar è il finanziatore principale della Fratellanza musulmana e delle sue attività nel mondo, e la rete televisiva sponsorizzata dal Qatar al-Jazeera promuove le attività e la visione del mondo della Fratellanza. Il governo di Erdogan in Turchia attinge il suo sostegno dalla Fratellanza musulmana e ne finanzia le attività. Prima in Libia e ora in Siria, mentre i sauditi sostengono i terroristi bombardati ed eliminati, Turchia e Qatar hanno sostenuto le organizzazioni legate alla Fratellanza musulmana raccogliendo denaro e conducendo la propaganda per promuovere il cambio di regime. Il regime della confraternita musulmana in Turchia ha permesso ai terroristi di attraversare il confine con la Siria. Le organizzazioni della Fratellanza musulmana, sotto la copertura umanitaria, inviarono denaro alle forze antigovernative in Siria. Il Qatar ha fornito armi e finanziamenti, mentre al-Jazeera riferisce notevolmente sulle attività dei “ribelli” wahhabiti e demonizza il governo siriano. In Europa e persino negli Stati Uniti, la Fratellanza musulmana ha moschee ed organizzazioni che hanno tenuto manifestazioni per sostenere la cosiddetta “rivoluzione siriana” e costruire relazioni pubbliche a sostegno del bombardamento e dell’intervento militare in Siria da parte delle potenze occidentali. Il Regno dell’Arabia Saudita schiaccia la Fratellanza musulmana all’interno dei propri confini e ha una prospettiva teologica molto diversa. Indipendentemente dalla sfera internazionale, i wahhabiti sostenuti dai sauditi e gli affiliati ai Fratelli musulmani supportati da Qatar-Turchia sono stretti alleati. Quando Donald Trump visitò l’Arabia Saudita e tentò di costruire una “NATO araba” contro l’Iran, il Qatar sembrava riluttante. Se il Qatar è generalmente con l’Arabia Saudita contro la Repubblica islamica d’Iran, vi mantiene ancora rapporti diplomatici. La Fratellanza musulmana è sunnita ma non considera i musulmani sciiti, come quelli che governano l’Iran, degli “apostati” degni di morte. Mentre la Fratellanza musulmana rifiuta di adattarsi completamente allo sforzo di Stati Uniti- Arabia Saudita contro il governo iraniano, il Qatar ora è in disaccordo con l’Arabia Saudita. Forse nel tentativo di accontentare i sauditi, Donald Trump accusava il Qatar di finanziare il terrorismo. L’Arabia Saudita chiede che il Qatar chiuda al-Jazeera e le sue attività a sostegno della Fratellanza musulmana, forse perché è un’ideologia concorrente al wabhabismo tra i musulmani radicalizzati nel mondo. In risposta, il Qatar rilasciava un gran numero di documenti che dimostrerebbero i collegamenti sauditi ed emiratini on SIIL e al-Qaida. Nel frattempo, il regime di Erdogan in Turchia, connesso con la fratellanza, sembra assai meno ostile alla Russia che solo un anno prima, e ha protestato contro il finanziamento e l’armamento degli Stati Uniti delle forze curde in Siria. L’alleanza wahhabiti-fratellanza utilizzata dagli Stati Uniti per “cambiare il regime” in Siria e Libia sembra emarginata. Le organizzazioni legate alla Fratellanza musulmana sembrano sempre più riluttanti a fidarsi di USA e Arabia Saudita, e molto più aperte a relazioni amichevoli con Iran e Russia. Va notato che l’affiliato palestinese della Fratellanza musulmana è Hamas, il principale nemico d’Israele. Trump si è posto da forte alleato di Israele e la pressione israeliana su Fratellanza musulmana e sostenitori può influenzare la divisione.I bassi prezzi del petrolio non indeboliscono il socialismo cinese
Mentre le economie non capitaliste di Russia, Venezuela e Iran sono incentrate sulle entrate generate dalle esportazioni di petrolio e gas naturale, l’economia orientata della Cina dipende dalle importazioni di petrolio. Durante l’era di Mao, quando la Cina aveva un modello di tipo sovietico, le risorse petrolifere interne della Cina erano adeguate a rifornirne le industrie in via di sviluppo. Tuttavia, nel 1978, l’economia cinese fu drasticamente mutata. L’economia di comando di “tipo sovietico” fu abbandonata. Deng Xiaoping adattò alla Cina un modello denominato “Socialismo con caratteristiche cinesi”. Mentre le attività bancarie e industriali come la produzione di acciaio sono rimaste sotto controllo statale, gran parte dell’economia cinese è stata privatizzata. Sono state istituite “zone economiche libere”, e le joint venture tra capitalisti cinesi e investitori occidentali sono diffuse. Nell’ambito del “Socialismo con caratteristiche cinesi”, l’economia cinese continua ad essere soggetta a piani di sviluppo quinquennali e, nonostante le forze di mercato prevalenti, il partito comunista da 90 milioni di aderenti ha il controllo del mercato. La Cina è conosciuta per l’esecuzione di miliardari e capitalisti che danneggiano il partito e mettono in pericolo il pubblico, e le società non hanno diritti di proprietà reali o una libertà economica rispettata dallo Stato. Mentre l’apparato industriale cinese si è notevolmente ampliato, si è sviluppata la necessità delle risorse. Nel 1993, la Cina divenne importatore netto di petrolio. Mentre la produzione è cresciuta in Cina, è divenuta sempre più dipendente dalle importazioni di petrolio. Oggi, il 60% del consumo di petrolio cinese è coperto da petrolio importato. Più l’economia cinese cresce, più dipende dal petrolio. Uno dei fattori chiave dell’avanzata del “petro-socialismo” bolivariano in America Latina era la volontà della Cina di acquistare giacimenti di petrolio non sfruttati. Le sanzioni degli Stati Uniti non hanno impedito alla Cina di acquistare petrolio dal Venezuela. Evo Morales visitò la Cina dopo essere stato eletto presidente della Bolivia. Il politico socialista elogiò la “rivoluzione proletaria” di Mao durante la visita e, dopo l’elezione di Morales, la Cina acquistò risorse naturali dalla Bolivia a un ritmo molto alto. Gli investimenti della Cina nell’America Latina sono notevolmente aumentati negli ultimi due decenni. Petrobas, società statale petrolifera del Brasile, ha notevolmente beneficiato dell’investimento cinese. La Cina ha anche aiutato il Brasile a costruire impianti idroelettrici e a portare l’elettricità nelle aree rurali.

Il “veto del petrolio” nel Mar Cinese Meridionale
Mentre i bassi prezzi del petrolio sin dal 2014 hanno danneggiato le economie dei Paesi petro-socialisti, centrati sul petrolio, si rafforza l’economia centralizzata della Cina controllata dal governo. Un petrolio economico ha permesso alla Cina di continuare ad espandere industria e influenza nel mondo. Oggi la metà dell’acciaio nel mondo è prodotta dall’industria siderurgica controllata dalla Cina. Le industrie statali della Cina producono anche enormi quantità di rame, ferro e altri metalli. I salari dei lavoratori cinesi sono in aumento e quasi ogni giorno viene creato un milionario cinese. I media statunitensi ripresero i rapporti allarmisti sul “rallentamento cinese” nel 2015, ma l’economia non s’è scomposta. Il tasso di crescita è leggermente diminuito, ma rimane intorno al 7%, un tasso invidiato da quasi tutti gli altri Paesi. Mentre una piccola quantità di importazioni petrolifere cinesi proviene dagli oleodotti, la maggior parte avviene su petroliere. La Cina ha lavorato molto per assicurare il Mar Cinese Meridionale e che nulla possa interferire con il flusso di petrolio verso la terraferma cinese attraverso i porti di Shanghai, Guangzhou e Hong Kong. Gli USA hanno a lungo avuto potere sull’economia in crescita della Cina attraverso un potenziale “veto petrolifero”. Un blocco navale degli Stati Uniti nel Mar Cinese Meridionale poteva facilmente fermare la produzione cinese interrompendo il flusso di petrolio. L’esistenza nelle Filippine di un regime filo-USA che ospitava forze militari statunitensi era da tempo una potenziale fonte di debolezza per la Cina. Tuttavia, il governo di Rodrigo Duterte ha alterato la situazione. I discorsi anti-USA di Duterte e la volontà di negoziare con la Cina sono stati un grande cambio nel Pacifico. Il presidente populista legato a gruppi di vigilanti anti-droghe ha raggiunto un accordo con la Cina e ha efficacemente consentito alle petroliere che attraversano il Mar Cinese Meridionale di essere molto più sicure di prima.Tensioni sulla penisola coreana
Il sistema missilistico THAAD eretto nella Corea del Sud è anche una minaccia alla sicurezza della Cina. Il sistema missilistico ha un radar che penetra profondamente nel territorio cinese e il sistema “che permette attacchi” consente alle forze statunitensi in Corea di poter attaccare Cina, Russia e Corea democratica ed impedire qualsiasi risposta. Non appena i primi componenti del sistema THAAD giunsero in Corea, la Cina rispose con sanzioni economiche. Il mondo ha preso atto di come l’economia della Corea del Sud urlasse per l’improvvisa perdita della cooperazione cinese. Poco dopo, la presidentessa, ampiamente impopolare e corrotta, che organizzò la costruzione del THAAD, fu rimossa. La presidentessa di destra, figlia di un dittatore militare, fu dimessa e sostituita da Moon Jae-In, molto più amichevole verso la Cina e più scettico verso gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti accusavano la Cina al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di presunti legami economici con la Repubblica popolare democratica di Corea. La Cina mantiene tutte le relazioni con la RPDC in coerenza con gli accordi internazionali, ma gli Stati Uniti ora esigono il completo isolamento della Corea democratica. Cina e Russia si sono opposte alla proliferazione nucleare e ai test missilistici della Corea, ma anche alle continue manovre statunitensi nel Sud, testando l’invasione e la distruzione della RPDC. La proposta di Russia e Cina a RPDC, Stati Uniti e Corea del Sud di ridurre l’attività militare sulla penisola sembra essere caduta nel vuoto. Gli USA sostengono di avere il diritto d’intraprendere manovre provocatorie, ma la RPDC non ha il diritto di continuare a produrre armi nucleari o a testare missili. Nell’America Latina, l’influenza della Cina ha continuato a crescere nonostante la crisi del Petrosocialismo. La Cina cerca di aprire rotte commerciali marittime per assicurarsi che il petrolio fluisca in modo sicuro e che la sua economia statale possa continuare a produrre. Il regime filo-USA di Panama permette agli Stati Uniti un certo controllo sulle rotte globali. Ad esempio, le navi per la Repubblica Popolare Democratica di Corea da Cuba furono fermate e ispezionate nel giugno 2013. La Cina ora collabora con il governo socialista del Nicaragua per costruire un’alternativa al Canale di Panama che sarà controllato da forze anticapitaliste. La Cina ha premiato il Nicaragua per la collaborazione con grandi investimenti. Il Wall Street Journal riferisce un aumento del PIL del Nicaragua del 36% tra 2007 e 2016, insieme alla riduzione del 30% della povertà. Il rapporto dell’Indice mondiale della felicità delle Nazioni Unite per il 2016 elenca il maggior aumento di felicità per il 2016 in Nicaragua. Anche l’aspettativa di vita è aumentata. Il governo socialista del Nicaragua è guidato dai sandinisti con lo slogan “Cristianesimo, socialismo e solidarietà”. Come l’economia cinese, il socialismo del Nicaragua non dipende dal petrolio controllato dal governo, ma dalle importazioni, piuttosto che dall’esportazione, di petrolio. Il socialismo in Nicaragua emerge sotto forma di industrie e cooperative controllate dallo Stato, spesso create con pesanti investimenti e cooperazione della Cina. Il congresso degli USA ha ora un disegno di legge per porre sanzioni a questo governo socialista dal grande successo, che i media statunitensi spesso indicano come “dittatura” che viola “i diritti umani”.

Conflitto interno in entrambi i campi
Mentre le potenze capitaliste occidentali si scontrano con l’avanzata del blocco delle economie pianificate, entrambe le parti affrontano conflitti interni. In occidente, la rivoluzione informatica ha eliminato milioni di posti di lavoro industriali e ha ridotto le generazione successiva a un livello di vita molto inferiore. Il capitalismo occidentale si è “globalizzato” riducendo salari e standard di vita. I lavoratori nei Paesi occidentali ora si trovano in concorrenza con i lavoratori nei Paesi del libero mercato del terzo mondo. Povertà e droga dominano i regimi capitalisti liberisti in Messico, Guatemala e Honduras, provocando la crisi della migrazione di massa negli Stati Uniti. La povertà e il terrorismo in Medio Oriente hanno portato a un flusso massiccio di rifugiati in Europa. Nei Paesi capitalisti occidentali, la crescente povertà e l’immigrazione hanno accompagnato l’aumento della repressione dello Stato di polizia e dello spionaggio governativo. In politica, l’estrema sinistra e la destra sono diventati più potenti, poiché le forze centrali che credono nel mercato libero e nel liberalismo sociale si dimostrano incapaci di risolvere la crisi. Nel frattempo, nei Paesi antimperialisti, cresce anche lo scontro e il divario. I capitalisti filo-statunitensi dell’Iran, per esempio, sono sempre più ostili alla Guardia rivoluzionaria e ai principi associati all’industria statale. Nella crisi politica, lo Stato del Venezuela è divenuto molto più dipendente dagli attivisti comunisti e socialisti che hanno portato al potere il bolivarismo. Si sta formando un’assemblea costituente per adeguare la costituzione, e Comuni e “Collectivos” funzionano da centri organizzativi. Si sono formate milizie armate di giovani bolivariani per difendere il governo dall’opposizione, assieme ai militari. In Cina, Xi Jinping sta rapidamente centralizzando la leadership del Partito Comunista e ripropone toni più ideologici. La repressione nazionale della corruzione costringe il partito e il settore pubblico ad agire in modo più disciplinato e coordinato e ad essere meno tolleranti con le attività discutibili dei capitalisti stranieri. La Cina supporta una forma alternativa di globalizzazione con la Nuova Via della Seta e la Cintura e Via. Mentre le organizzazioni del commercio neoliberale, come Fondo monetario internazionale e Banca mondiale, solitamente promuovono riduzione dello Stato e privatizzazioni, la Banca d’investimento infrastrutturale asiatica della Cina presta denaro agli Stati per costruire autostrade, ferrovie, ospedali, università e aeroporti. L’infrastruttura tende a rafforzare l’economia domestica, mentre le privatizzazioni tendono ad indebolirla. L’interesse particolare della Cina ad infrastrutture moderne come la ferrovia ad alta velocità, imbarazza Paesi occidentali come gli Stati Uniti dove i sistemi di trasporto pubblico di massa sono afflitti da disastri, ritardi, incidenti e fondi insufficienti. In occidente, l’ideologia del capitalismo liberista mondiale è sulla difensiva, mentre i nazionalisti di destra e i socialisti l’accusano della crisi offrendo alternative radicali. Le élite occidentali sperano di contenere la crescente rabbia e di dirottare il pubblico con la propaganda anti-russa e anti-cinese. Nei blocchi antimperialisti, le forze più pragmatiche vengono sfidate dalle sezioni ideologiche e radicali dell’apparato statale, dalle basi anticapitaliste. Nel frattempo, le forze del mercato sono sempre più considerate come possibile quinta colonna. Mentre la scienza politica del XXI secolo è piena di proclami “post-ideologici” e “pensiero non ideologico” da entrambe le parti del conflitto globale, l’ideologia sembra avere una forte domanda. Una spiegazione della crisi e delle sue radici, e una sorta di soluzione, sono ciò che molti cercano disperatamente. La Cina era una volta “il malato dell’Asia” dominata da potenze occidentali e gravata da povertà, tossicodipendenza e umiliazione nazionale. Oggi, la Cina è la seconda economia della Terra. Gli orrori del periodo post-sovietico negli anni ’90 sono radicalmente corretti da Putin, oggi uno dei leader più popolari del mondo. La Russia è una forza da affrontare nuovamente sul palcoscenico mondiale. In America Latina e Asia molti Paesi sono attratti dall’orbita delle superpotenze eurasiatiche in quanto sono un’alternativa al globalismo liberista occidentale. Lo scontro tra i due modelli economici probabilmente non porterà a un’esplosione drammatica oggi. Piuttosto, le due economie cercheranno di coesistere, nonostante l’evidente contraddizione. Tuttavia, in luoghi come Siria, Yemen e Ucraina, lo scontro tra le due forze è divenuto guerra aperta, con i due blocchi che appoggiano i rispettivi alleati. Mentre la pace è nell’interesse universale dell’umanità, il pericolo di una guerra aumenta e le tensioni montano.Caleb Maupin è analista politico e attivista di New York. Ha studiato scienze politiche al College Baldwin-Wallace e fu ispirato e coinvolto nel movimento Occupy Wall Street, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’importanza del Corridoio dei Trasporti Internazionale Nord-Sud cresce

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 25.07.2017Come è ben noto, i piani per l’integrazione economica e dei trasporti dell’Eurasia non si limitano all’Iniziativa Nuova Via della Seta (NSRI). Il progetto del Corridoio Internazionale dei Trasporti Nord-Sud (ITC) è altrettanto importante. I principali partecipanti al progetto sono Russia, Iran, India e Azerbaigian. L’ITC dovrebbe collegare India, Medio Oriente, Asia centrale e Caucaso via Russia a Paesi europei ed Unione economica eurasiatica (UEE). La rotta comprende la città portuale indiana di Mumbai, quella iraniana di Bandar Abbas, la capitale dell’Azerbaigian Baku e le città russe di Astrakhan, Mosca e San Pietroburgo. L’ITC sarà poi estesa all’Europa settentrionale. Si prevede che costo e durata del trasporto merci tra le suddette regioni dovrebbero esser significativamente ridotti contribuendo all’aumento significativo del commercio internazionale nel continente eurasiatico. Il progetto ITC Nord-Sud è allo studio dalla fine degli anni ’90. In un certo senso, già opera poiché l’Iran invia i propri prodotti attraverso l’Azerbaigian in Russia. Tuttavia, l’ITC Nord-Sud è tutt’altro che pienamente attivo. Ad esempio, India e molti Paesi del Medio Oriente svolgono la maggior parte del commercio con l’Europa utilizzando la lunga rotta che attraversa il canale di Suez. Il vantaggio principale dell’ITC Nord-Sud è che la maggior parte del viaggio è su terra, ed è più veloce, economico e sicuro. Tuttavia, per l’efficiente trasporto di grandi volumi di merci via terra è conveniente utilizzare le ferrovie. Finora non esiste un’infrastruttura ferroviaria adatta, e gran parte delle merci viene trasportata dall’Iran all’Azerbaigian su strada. Questo è probabilmente uno dei motivi per cui l’ITC Nord-Sud non è ancora considerato tra i più importanti itinerari eurasiatici. Negli ultimi anni, tuttavia, il lavoro sul sistema ferroviario unificato è aumentato notevolmente nell’ITC. Nuovi siti vengono creati e messi in servizio. Iran ed Azerbaigian hanno contribuito notevolmente al progetto. Per collegare i loro sistemi ferroviari, i due Paesi hanno deciso di costruire la ferrovia Astara-Rasht-Qazvin. La lunghezza totale della tratta in costruzione è quasi 360 km e sarà presto pronta. La tratta per la città azera di Astara parte dallo stesso fiume lungo cui corre il confine iraniano-azero. La strada attraversa il fiume Astara con un nuovo ponte appositamente costruito e raggiunge la città iraniana di Astara, dallo stesso nome della vicina azera. La tratta attraversa le città iraniane di Rasht e Qazvin nell’Iran del Nord, collegandosi con la rete ferroviaria iraniana e sarà utilizzata come corridoio vitale per il trasporto di passeggeri e merci per il porto di Bandar Abbas sulle coste del Golfo Persico, un centro di trasporto iraniano strategicamente importante. Il traffico marittimo proveniente dall’Asia potrà essere spedito da lì. Il punto più estremo dell’ITC Nord-Sud è il porto indiano di Mumbai, una delle città più popolose del mondo. Mumbai è un importante centro economico, non solo dell’India, ma dell’Asia nel complesso. La città si trova sulle coste del Mar Arabico ed è uno dei porti principali della regione al crocevia di numerose rotte internazionali.
All’inizio del marzo 2017 si ebbe il test della sezione Astara-Astara, anche se questa non è la parte più grande della tratta Astara-Rasht-Qazvin, la sua apertura è di grande importanza politica. L’inizio del traffico ferroviario Astara-Astara attraverso il confine iraniano-azero testimonia la reciproca fiducia dei due Paesi e l’assenza di differenze significative tra essi, compresa la questione della provincia iraniana del sud dell’Azerbaigian, che chiede periodicamente la secessione dall’Iran. Non era casuale che l’itinerario Astara-Astara sia stata testato durante la visita in Iran del presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliev, durante la quale s’incontrava con il Presidente dell’Iran Hassan Rouhani. Nei negoziati si discusse principalmente della cooperazione Iran-Azerbaigian nei trasporti. Furono firmati nuovi documenti relativi alla costruzione ferroviaria. A fine giugno 2017, il Ministero delle Strade e Sviluppo Urbano iraniano riferì che la tratta Qazvin-Rasht sarà presto pronta. Si prevede sia inaugurata a fine estate 2017. La costruzione della tratta Qazvin-Rasht fu avviata nel 2009. La realizzazione di questa tratta di 205 km è stata costosa. La tratta attraversa un terreno dalla topografia complessa e richiede numerosi ponti e tunnel. La tratta Qazvin-Rasht è già definita il progetto ferroviario più sofisticato dell’Iran. Nel luglio 2017, due società, Ferrovie Iraniane e Ferrovie Azere, firmarono l’accordo per costruire un grande terminal ferroviario ad Astara iraniana attraverso cui l’Azerbaigian intende trasportare merci in grandi quantità. La parte azera è disposta ad investire 60 milioni di dollari nel progetto. Allo stesso tempo, i media informavano della firma dell’accordo Iran-Azerbaigian sulla costruzione della tratta Astara-Rasht, il collegamento mancante della rotta Astara-Qazvin-Rasht in Iran. La costruzione dovrebbe costare più di 1 miliardo di dollari. L’Azerbaijan intende avanzare all’Iran un credito di 500 milioni di dollari. La creazione della tratta Astara-Rasht sarà l’ultimo passo per la connessione tra i sistemi ferroviari azero e iraniano, e sarà uno degli eventi più importanti della storia del progetto ITC Nord-Sud.
Il rilancio dell’interesse dell’India nel progetto potrebbe essere visto come indicazione del progresso chiaramente efficace dell’ITC. Nel luglio 2017, una delegazione parlamentare indiana visitò Mosca per partecipare a una riunione della Commissione interparlamentare russo-indiana. Dopo la riunione, il portavoce della Camera del Parlamento dell’India Sumitra Mahajan dichiarò che Russia e India dovrebbero sviluppare la cooperazione in vari ambiti, tra cui il progetto ITC Nord-Sud. Vi sono molti fattori che potrebbero far divenire l’ITC Nord-Sud una delle più importanti arterie dei trasporti dell’Eurasia. In primo luogo, costo e durata elevati della tradizionale rotta marittima Asia-Europa. In secondo luogo, l’instabilità in Medio Oriente, che pone diversi pericoli al traffico marittimo che attraversa il canale di Suez. Il terzo fattore è lo sviluppo costante del progetto Nuova Via della Seta cinese. Nonostante tutti i vantaggi della NSRI, molti dei principali attori della regione asiatica (soprattutto l’India) temono un rapido aumento dell’influenza cinese. Al tempo stesso, sono consapevoli della necessità dell’integrazione economica e dei trasporti dell’Eurasia. Di conseguenza, si affrettano a trovare o creare corridoi alternativi. L’ITC Nord-Sud è adatto a questo ruolo. È possibile che la creazione di un efficiente sistema ferroviario per tutta la sua lunghezza sia al capolinea, dopo di che avrà la meritata popolarità.Dmitrij Bokarev, esperto politologo, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin e Xi sui colloqui russo-cinesi

Vladimir Putin e il Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping hanno fatto dichiarazioni per la stampa dopo i colloqui russo-cinesi
Kremlin, Mosca, 4 luglio 2017Presidente della Russia Vladimir Putin:
Signor Presidente Xi Jinping, onorevoli colleghi,
La visita ufficiale in Russia dal Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping è certamente l’evento centrale di quest’anno nelle relazioni tra i nostri Stati. Ieri il sig. Xi Jinping e io abbiamo avuto una riunione informale e scambiato apertamente opinioni sui temi più importanti della cooperazione bilaterale. Oggi abbiamo avuto colloqui intensi assieme a membri del governo e principali dirigenti di grandi aziende. Siamo giunti all’opinione comune che la partnership strategica russo-cinese ha acquisito dinamiche impressionanti in quasi tutte le aree. Vorrei sottolineare che gran parte del merito di ciò va al Signor Xi Jinping. Gli è stato assegnato l’Ordine di Sant’Andrea l’Apostolo in riconoscimento del contributo personale al consolidamento dell’amicizia tra i popoli di Russia e Cina. Come avete visto, sono lieto di presentare questo massimo premio di Stato della Federazione Russa al nostro amico al Cremlino oggi. Durante le nostre conversazioni, abbiamo esaminato un’intera gamma di questioni relative alle relazioni russo-cinesi e abbiamo raggiunto importanti accordi per l’ulteriore promozione dei rapporti bilaterali in diverse aree. Abbiamo avuto una discussione approfondita sulla cooperazione economica, sottolineando in particolare che il commercio continua a crescere quest’anno, come lo scorso anno. Nel 2016 gli scambi sono aumentati del 4%, a 66 miliardi di dollari, mentre nei quattro mesi di quest’anno sono aumentati di un sostanziale 37% o 24,5 miliardi di dollari. La nostra area prioritaria di cooperazione è l’energia. La Russia è un fornitore leader di petrolio della Cina. Nel 2016 la Russia ha esportato 27,3 milioni di tonnellate in base ai soli accordi intergovernativi. Le esportazioni totali, compresi i contratti commerciali, ammontano a 52,5 milioni di tonnellate. La costruzione del gasdotto Power of Siberia continua. Lasciatemi ricordare che questo gasdotto trasporterà 38 miliardi di metri cubi di gas in 30 anni. Come visto, i dirigenti di Gazprom e China National Petroleum Corporation hanno appena firmato un accordo supplementare sulle prime forniture di gas naturale nel dicembre 2019. I parametri della rotta occidentale vanno ancora concordati. La costruzione della centrale produttiva Jamal LNG è nella fase finale. L’interesse significativo del 29,9% di questo progetto appartiene ai nostri partner cinesi. Ad oggi l’impianto è completo al 90 per cento ed è previsto l’avvio a fine anno. Lasciatemi notare la riuscita costruzione della prima unità della centrale nucleare di Tianwan. Il prossimo anno, altre due unità diventeranno operative. Abbiamo accettato di continuare la stretta collaborazione nell’industria dell’energia nucleare. Oggi ci siamo particolarmente concentrati sulle industrie high-tech, in primo luogo l’esplorazione spaziale congiunta. Lavoriamo al prossimo programma spaziale, per il 2018-2022. I progetti congiunti riusciti nell’aviazione comprendono la progettazione di un nuovo velivolo a lungo raggio e di un elicottero pesante civile. Per quanto riguarda i trasporti, sviluppiamo un progetto ferroviario ad alta velocità tra Mosca e Kazan e discutiamo sulla localizzazione della produzione del materiale rotabile in Russia. Un altro progetto dei trasporti è la costruzione dell’autostrada dall’Europa occidentale alla Cina occidentale. La sezione russa sarà completata nel 2019. Vediamo un grande potenziale nell’uso congiunto della rotta del Mare del Nord e delle ferrovie Trans-Siberiana e Bajkal-Amur. Questo è in gran parte in sintonia con le iniziative dei nostri partner cinesi discusse all’ultimo forum internazionale “The Belt and Road” in Cina. L’iniziativa del leader cinese merita la massima attenzione e sarà sostenuta dalla Russia in ogni modo possibile.
Sono fiducioso su questi grandi progetti, che creeranno un commercio intenso, produzione moderna, posti di lavoro e rapido sviluppo delle regioni russe e cinesi. Ci siamo posti come compito sviluppare in modo attivo la sfera creditizia e finanziaria e la cooperazione in questo settore. L’anno scorso, a proposito, l’investimento diretto cumulato dalla Cina è aumentato del 12 per cento, a 2,3 miliardi di dollari. Abbiamo sostenuto l’accordo tra il Fondo d’investimento diretto russo e la Banca di sviluppo cinese per creare un fondo d’investimento congiunto da 65 miliardi di yuan. Abbiamo accettato di continuare le consultazioni sull’ampio uso delle nostre valute nazionali nelle transazioni e negli investimenti mutui. Sono sicuro che questo promuoverà l’apertura in Cina del primo ufficio estero della Banca Centrale della Federazione Russa. Vediamo opportunità significative nella cooperazione agricola. L’anno scorso, il volume delle esportazioni agricole russe è cresciuto del 17 per cento, a 1,6 miliardi di dollari. Inoltre, è stato deciso di aumentare le importazioni di grano russo. Attualmente viene stilato un documento sull’accesso ad altre colture sul mercato cinese. Abbiamo anche discusso la questione delle restrizioni da togliere all’importazione di carni e pollame russi in Cina. Abbiamo avuto uno scambio approfondito di opinioni sull’accesso all’attività dell’Unione economica eurasiatica con l’Iniziativa cinese sulla cintura economica della Via della Seta. Si tratta di una direzione altamente promettente, mettendo in comune l’impegno collettivo con la nostra idea di formare un partenariato eurasiatico. Altri temi importanti sono stati affrontati nei colloqui, in particolare i contatti umanitari. Abbiamo discusso altri piani in dettaglio durante l’incontro con il sig. Xi Jinping e con i rappresentanti delle comunità pubbliche, commerciali e mediatiche dei due Paesi. Abbiamo notato l’adozione riuscita del nuovo ambizioso progetto di scambi annuali tra media russi e cinesi. Il regolare forum sui media (Cina-Russia) doveva coincidere con la visita di Xi Jinping. Il risultato principale di questo forum è stato l’accordo sul lancio di Katjusha, il nostro terzo canale televisivo culturale ed educativo in Cina. Un accordo sulla produzione cinematografica è stato preparato per la firma. C’è anche una buona esperienza sulla produzione dell’animazione. Intendiamo rafforzare ulteriormente i nostri legami scientifici e di ricerca. Ad oggi, circa 25000 cittadini cinesi studiano in Russia e 17000 studenti russi studiano in Cina. Entro il 2020, gli scambi sull’istruzione dovrebbero raggiungere le 100000 persone. Da settembre, la prima università russo-cinese congiunta di Shenzhen, creata con l’assistenza dell’Università di Stato di Mosca e dell’Istituto di Tecnologia di Pechino, inizierà ad accettare i primi studenti. A lungo termine, l’università accoglierà 5000 studenti. Abbiamo anche notato una dinamica positiva nell’industria del turismo. I cittadini cinesi sono il maggiore gruppo turistico in Russia. Nel 2016, il numero è aumentato al 30 per cento, o 1,28 milioni di persone. La Cina è diventata la seconda destinazione più popolare dei turisti russi, indicando anche la notevole crescita del 30%.
Naturalmente, nei confronti delle questioni politiche internazionali è stata prestata particolare attenzione. Russia e Cina interagiscono attivamente nell’arena internazionale. Abbiamo concordato con il Sig. Xi Jinping di rafforzare la cooperazione in vari formati multilaterali, in particolare presso ONU, SCO e G20, riflettendosi nella nostra dichiarazione congiunta. Tra due giorni, insieme al Presidente cinese Xi Jinping, prenderemo parte al vertice del G20 ad Amburgo. Come tradizione avremo anche il vertice dei leader BRICS. Come sapete, quest’anno la Cina ha la presidenza dell’associazione ed ospiterà il summit ufficiale a Xiamen a settembre. Le nostre priorità nella politica estera comune comprende la risoluzione completa della questione della penisola coreana al fine di garantire pace e stabilità nell’Asia nordorientale. Abbiamo accettato di promuovere attivamente la nostra iniziativa comune basata sul piano proposto dalla Russia per la sistemazione coreana e le iniziative cinesi per il congelamento parallelo delle attività missilistiche e nucleari della RPDC e delle manovre militari su larga scala di Stati Uniti e Repubblica Di Corea. Abbiamo scambiato opinioni sulla crisi siriana e su altre questioni in sospeso. Abbiamo discusso sulle prospettive dell’attuazione degli accordi sul programma nucleare iraniano. Riassumendo, Russia e Cina hanno opinioni molto vicine o identiche sulle principali questioni internazionali. Intendiamo continuare a sviluppare il nostro coordinamento in politica estera.
In generale, i colloqui di oggi svilupperanno ulteriormente le relazioni veramente amichevoli tra Russia e Cina. Vorrei ringraziare ancora una volta i nostri amici cinesi per il dialogo aperto e utile. Vorrei anche esprimere la mia gratitudine al nostro amico, il Presidente Xi Jinping.
Grazie per l’attenzione.Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping:
Signor Presidente Putin, colleghi russi, rappresentanti dei media, buon pomeriggio. Sono molto contento di incontrarmi con il mio buon amico Presidente Putin. Questa è la mia sesta visita in Russia dall’assunzione della carica di Presidente della Cina nel marzo 2013. Abbiamo appena avuto il nostro terzo incontro quest’anno con il Presidente Putin, abbiamo scambiato opinioni sulle relazioni bilaterali e una serie di importanti questioni internazionali e regionali, e abbiamo raggiunto ampi accordi. È un grande onore per me aver ricevuto l’Ordine di Sant’Andrea, che conservo e considero simbolo dei vostri profondi sentimenti di amicizia per la nazione cinese. Oggi abbiamo firmato e pubblicato la dichiarazione congiunta di Repubblica popolare cinese e Federazione russa sull’estesa espansione del partenariato globale e della cooperazione strategica, nonché la dichiarazione congiunta sullo stato attuale degli affari globali e su importanti questioni internazionali, e abbiamo approvato il piano d’azione per attuare le disposizioni del trattato su buon vicinato, amicizia e cooperazione per il 2017-2020. I nostri Ministri degli Esteri hanno firmato dichiarazioni congiunte dei ministeri dei due Paesi sulla questione della penisola coreana. Dipartimenti ed enti commerciali corrispondenti hanno firmato numerosi accordi di cooperazione. Possiamo dire che questa visita è stata produttiva e ha dato nuovo impulso allo sviluppo del partenariato globale e della cooperazione strategica cinese-russa. Il Signor Putin e io condividiamo l’opinione che oggi le relazioni cinesi-russe siano le migliori mai avutesi. Qualunque siano i cambiamenti nella situazione internazionale, le nostre determinazione e fiducia nello sviluppo e approfondimento del nostro partenariato strategico restano incessanti. Continueremo a vedere le nostre relazioni bilaterali come priorità della nostra politica estera e ci sosterremmo reciprocamente su questioni relative agli interessi vitali dei nostri Paesi, promuoviamo attivamente la cooperazione pluridecennale delle nostre relazioni, che si sviluppano ad alti livelli, facendone il motore dello sviluppo e della ripresa dei nostri Paesi e pietra angolare per preservare pace e stabilità globali.
Siamo lieti di notare che quest’anno, gli sforzi congiunti nella nostra ampia collaborazione hanno portato a una forte crescita. Nei primi cinque mesi di quest’anno, il commercio reciproco ha raggiunto i 32,4 miliardi di dollari, in crescita del 26,1 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. La Cina rimane il principale partner commerciale della Russia. I nostri parametri commerciali sono in continuo miglioramento. Si compiono progressi in numerosi progetti strategici tra cui energia, investimenti, spazio, aviazione e infrastrutture dei trasporti. Sviluppiamo il nostro coordinamento nell’iniziativa One Belt, One Road e nell’UEE, e promuoviamo sviluppo e prosperità del continente eurasiatico. Tutti questi risultati straordinari hanno avvantaggiato il nostro sviluppo economico e contribuito a rilanciare l’economia globale nel complesso. Anche i nostri contatti umanitari si sono sviluppati rapidamente negli ultimi anni. Ad esempio, attuiamo manifestazioni nel quadro dei nostri anni di scambio nazionali, scambi linguistici, scambi nel turismo e anche scambi tra i giovani. Quest’anno abbiamo attuato con successo l’anno dei nostri mass media. I mutui viaggi sono divenuti più intensi e più comodi. Il numero di persone che studiano e visitano l’altro, come i turisti, è aumentato in modo significativo. La nostra università congiunta di Shenzhen riconoscerà i suoi primi candidati quest’anno. Questo anno è il 20ennale del Comitato di Amicizia, Pace e Sviluppo Cina-Russia e il 60esimo della creazione dell’Associazione di Amicizia Cina-Russia. Ho fiducia nelle parti che faranno tutto il possibile per rafforzare la base pubblica e popolare delle relazioni cinesi-russe.
Il Presidente Putin e io, siamo fermamente d’accordo sul fatto che il mondo attuale è inquieto, i conflitti locali e le guerre compaiono ininterrottamente. Come detto, le questioni come la penisola coreana e la Siria rimangono complicate. Siamo decisi a rafforzare coordinamento e cooperazione con la Russia negli affari internazionali insieme alla comunità internazionale, aumentare gli sforzi per ottimizzare il sistema di governance globale per mantenere l’equilibrio strategico e la stabilità in tutto il mondo, sconfiggendo congiuntamente minacce globali e sfide come il terrorismo, lavorando insieme per incoraggiare il processo di risoluzione dei conflitti nei focolai attraverso mezzi politici e formando un nuovo tipo di relazioni interstatali basate su cooperazione e mutuo vantaggio. Il Presidente Putin e io parteciperemo al vertice dei G20 ad Amburgo. Cina e Russia, da economie leader mondiali, favoriscono un’economia globale più aperta. Ci coordineremo e collaboreremo nell’ambito dei G20 al fine di promuovere la crescita economica globale. Il Presidente Putin e io siamo pronti a mantenere stretti contatti ed utilizzare strategicamente il ruolo di governo dei nostri contatti nello sviluppo delle relazioni cinesi-russe. Invito il Presidente Putin a visitare la Cina a settembre per il vertice BRICS, continuando i nostri contatti amichevoli e profondi.
Grazie per l’attenzione.

Dichiarazione congiunta dei Ministri degli Esteri russo e cinese sui problemi della penisola coreana
MID 04-07-2017Federazione Russa e Repubblica Popolare Cinese sono i vicini della penisola coreana, per cui lo sviluppo della situazione nella regione riguarda gli interessi nazionali di entrambi i Paesi. Russia e Cina coordineranno strettamente i rispettivi sforzi per promuovere una soluzione complessa ai problemi della penisola coreana, compresa la questione nucleare, al fine di raggiungere pace e stabilità duraturi nel nord-est asiatico. Nello spirito della cooperazione strategica, i Ministri degli Esteri di Russia e Cina (di seguito “parti”) dichiarano quanto segue:
1. Le parti sono seriamente preoccupate dalla dichiarazione del 4 luglio 2017 della Repubblica democratica popolare di Corea (DPRK) relativa al lancio di missili balistici e considera tali affermazioni inaccettabili e in disarmonia con le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
2. Le Parti esprimono serie preoccupazioni sullo sviluppo della situazione nella penisola coreana e vicino ad essa. L’aumento della tensione politica e militare nella regione, la piena eruzione di un conflitto armato, richiedono alla comunità internazionale di adottare misure collettive per risolvere in modo pacifico la situazione attraverso dialogo e consultazioni. Le parti si oppongono a qualsiasi dichiarazione o mosse che possano aumentare la tensione o aggravare le contraddizioni, e sollecitano tutti i Paesi interessati a mantenere la calma, rinunciare a provocazioni o retoriche bellicose, dimostrare disponibilità al dialogo senza prerequisiti e collaborare attivamente per placare la tensione.
3. Le Parti avanzano un’iniziativa congiunta basata sulle idee proposte dai cinesi sul “doppio congelamento” (attività missilistica e nucleare da parte della RPDC e esercitazioni congiunte su larga scala da parte di Stati Uniti e Repubblica di Corea), “Avanzamento parallelo” verso la denuclearizzazione della penisola coreana, creazione di meccanismi di pace nella penisola e graduale piano di sistemazione coreana proposto dalla Russia.
Le Parti propongono quanto segue:
La RPDC, tramite una decisione politica volontaria, annuncia una moratoria sulla sperimentazione di dispositivi esplosivi nucleari e test missilistici balistici, e Stati Uniti e Repubblica di Corea dovrebbero quindi astenersi da esercitazioni congiunte su larga scala. Contemporaneamente, le parti in conflitto iniziano i colloqui e affermano i principi comuni delle loro relazioni, tra cui non uso della forza, rinuncia all’aggressione, convivenza pacifica e determinazione a fare tutto il possibile per denuclearizzare la penisola coreana promuovendo una risoluzione complessa su tutti i problemi, inclusa la questione nucleare. Nel processo negoziale, tutte le parti interessate spingono a un formato adatto per la creazione nella penisola e nell’Asia nordorientale di un meccanismo di pace e sicurezza, di conseguenza normalizzando le relazioni tra i Paesi interessati. Le parti invitano la comunità internazionale a sostenere la summenzionata iniziativa aprendo una via autentica alla risoluzione dei problemi nella penisola coreana.
4. Le parti sono decisamente impegnate verso il regime internazionale di non proliferazione e sono fermamente dedite alla denuclearizzazione della penisola coreana e a una completa attuazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Le Parti intendono, congiuntamente con altre parti interessate, continuare ad impegnarsi a facilitare l’eliminazione equilibrata delle preoccupazioni esistenti attraverso dialogo e consultazioni. Le parti confermano che le preoccupazioni giustificate della RPDC vanno rispettate. Altri Stati devono compiere sforzi per riprendere i colloqui e creare congiuntamente un’atmosfera di pace e mutua fiducia. Le Parti invitano tutte le parti interessate a rispettare gli impegni formulati dalla dichiarazione congiunta del 19 settembre 2005 e a rilanciare il più rapidamente possibile il dialogo sulla risoluzione completa dei problemi della penisola coreana. Occorre escludere qualsiasi possibilità di utilizzare mezzi militari per risolvere i problemi della penisola coreana.
5. Le Parti esprimono sostegno a Nord e Sud della Penisola Coreana nel condurre dialogo e consultazioni, mostrare mutua benevolenza, migliorare le relazioni, cooperare su una sistemazione pacifica e svolgere un ruolo determinante nella dissoluzione della situazione nella penisola coreana e risolvere i propri problemi in modo corretto.
6. Le Parti confermano di prestare sufficiente attenzione al mantenimento di equilibrio e stabilità internazionali e regionali e sottolineano che le relazioni di alleanza tra Stati distinti non dovrebbero infliggere danni agli interessi di terzi. Sono contro qualsiasi presenza militare di forze extraregionali nell’Asia nordorientale e loro accumulazione con il pretesto di contrastare i programmi missilistici e nucleari della RPDC. Le parti confermano che la diffusione dei sistemi antimissile THAAD nell’Asia nordorientale provoca gravi danni agli interessi strategici e di sicurezza degli Stati regionali, tra cui Russia e Cina, e non aiuta a raggiungere gli obiettivi della denuclearizzazione della penisola coreana, né a garantire pace e stabilità nella regione. Russia e Cina si oppongono alla diffusione di tali sistemi, invitano i Paesi interessati a fermare e annullare immediatamente il processo di schieramento e ad accettare le misure necessarie per proteggere gli interessi alla sicurezza dei due Paesi e a garantire un equilibrio strategico regionale.

Questa dichiarazione è stata firmata il 4 luglio 2017 a Mosca.
Per il Ministero degli Affari Esteri della Federazione russa
Per il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica popolare cineseTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Una linea nella steppa: la NATO incontra una SCO ampliata

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 19.06.2017Mentre i capi della NATO si congratulano per l’adesione del piccolo Montenegro, la forza di controbilanciamento della NATO ad est ha accolto a pieno titolo India e Pakistan. Mentre la bandiera del Montenegro è stata sollevata presso la sede della NATO a Bruxelles, le bandiere della democrazia più popolosa del mondo e della terza popolazione musulmana, India e Pakistan, sono state sollevate presso la sede a Pechino dell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO). L’allargamento della SCO ha effettivamente neutralizzato la marcia a lungo attesa della NATO verso est, con l’intenzione d’inglobare gli Stati ex-sovietici dell’Asia centrale. L’ampliamento della SCO segnala anche la fine del sogno dei neoconservatori del “nuovo secolo americano” che domina l’intero pianeta e anche lo spazio. Il 21esimo secolo sarà un “nuovo secolo euroasiatico” con Stati Uniti, Gran Bretagna, Unione europea e NATO emarginati, osservatori anemici che si contendevano il centro di un potere globale che si sposta verso la massa terrestre eurasiatica.
Nel 1904, Halford Mackinder scrisse un articolo profetico, intitolato “Il Perno Geografico della Storia”, presentando ciò che chiamò “la teoria dell’Heartland” geopolitico. L’“Heartland” di Mackinder comprende Asia, Europa e Africa, che chiamò “Isola-Mondo”. Nel 1919, Mackinder osservò che qualunque potenza controllasse l’Isola-Mondo avrebbe anche controllato il Mondo. “Chi controlla l’Europa orientale controlla l’Heartland; chi controlla l’Heartland controlla l’Isola-Mondo; chi controlla l’Isola-Mondo, controlla il Mondo”. Mackinder descrisse Gran Bretagna e Giappone come “isole off-shore” dell’Isola-Mondo. Le “Isole Periferiche” erano le Americhe e l’Australia. L’espansione della SCO con l’adesione di India e Pakistan e altre nazioni eurasiatiche che bussano alla porta dell’organizzazione, realizza l’Isola-Mondo di Mackinder quale evento fondamentale che eliminerà il dominio unipolare mondiale di Stati Uniti ed alleati. India e Pakistan, pur non andando d’accordo hanno deciso di mettere da parte le differenze, riconoscendo che l’allineamento a Cina e Russia nella SCO è preferibile a un’alleanza dubbia con gli Stati Uniti. Per la Cina, indiani e pakistani nella SCO sono un importante impulso all’Iniziativa della Via della Seta, conosciuta anche come progetto “One Belt, One Road” per la realizzazione di nuovi collegamenti autostradali, ferroviari e marittimi con i Paesi di tutto il mondo. La prospettiva è che grandi autostrade trans-himalayane e collegamenti ferroviari tra la Cina e il subcontinente indiano siano la spinta alle economie di India e Pakistan che riduca le differenze religiose sul controllo del Kashmir a favore di un’intesa e una più stretta cooperazione economica. Secoli di guerre religiose tra cattolici e protestanti nell’Irlanda del Nord finirono dopo che Irlanda e Irlanda del Nord aderirono all’Unione Europea. Lo sviluppo economico dell’Irlanda, a nord e a sud, è preferibile alla guerriglia. Lo stesso potrebbe avvenire nel Kashmir se i progetti della Cina sulla Via della Seta spingessero musulmani ed indù a concludere che una migliore situazione economica possa relegare la guerra religiosa ad anacronistico ostacolo.
La paura che India e Pakistan disturbino la SCO con le reciproche differenze politiche fu messa a tacere quando la SCO sottolineò che la sua carta proibisce rigidamente agli aderenti di usare l’organizzazione per promuovere qualsiasi frattura. La stessa regola si applica alle tensioni tra India e Cina. La Cina mostra i muscoli in ciò che Mackinder chiamava “Isola Periferica”, le Americhe. La Cina ha reso ancor più importante il progetto Via della Seta instaurando i rapporti diplomatici con Panama dopo che la nazione che controlla l’omonimo canale, aveva tagliato le strette relazioni diplomatiche con Taiwan. China Communications Construction, China Railway Group e COSCO Shipping Company sono interessati ai principali progetti di miglioramento delle infrastrutture di Canale di Panama e regione circostante. La società del miliardario cinese Wang Jing, la società di investimenti per lo sviluppo del canale Hong Kong-Nicaragua, avviva nel 2015 il canale da 40 miliardi di dollari attraverso il Nicaragua. Nicaragua, El Salvador, Paraguay e Repubblica Dominicana dovrebbero presto interrompere i rapporti con Taiwan e riconoscere Pechino. Ciò faciliterà la continua estensione dell’influenza cinese sulle “isole periferiche” dell’Eurasia. Il controllo cinese su due canali in America Centrale darà enormi potenzialità economiche, internazionali e nel cortile degli Stati Uniti.
Sulla strada dell’unione della SCO vi è l’Afghanistan, dove l’amministrazione Trump annuncia l’invio di 4000 militari per la più lunga guerra degli USA. Sarà presto il momento in cui la SCO, dopo la transizione dell’Afghanistan allo status di osservatore, ordinerà a Stati Uniti e NATO di ritirare le truppe d’occupazione da uno Stato aderente alla SCO. Washington rischierebbe la guerra con le quattro nazioni più popolose dell’Eurasia per mantenere i militari in una nazione della SCO? E’ dubbio, specialmente perché gli Stati Uniti vanno riducendosi a potenza politica di seconda classe in possesso di una forza militare tecnicamente avanzata e globalmente dispiegabile. Gli Stati Uniti hanno cercato di cooptare la Mongolia, situata tra Russia e Cina, quale posto d’ascolto per Agenzia d’Intelligence Centrale, Agenzia d’Intelligence della Difesa e Agenzia Nazionale per la Sicurezza. Questi sforzi saranno emarginati dopo che la Mongolia aderirà finalmente alla SCO. E complicando le cose per Washington e la sua alleanza di potentati arabi nel Golfo Persico ed Israele, la prossima nazione asiatica che aderirà alla SCO è l’Iran. Mentre l’Iran era sottoposto alle sanzioni delle Nazioni Unite, gli fu proibito di aderire alla SCO. Tuttavia, dopo la revoca delle sanzioni nel 2016, la Cina annunciava che l’Iran sarà il prossimo ad aderire a pieno titolo dopo India e Pakistan.
L’adesione dell’Iran, e anche della Bielorussia ed altre nazioni che aspirano a aderire alla SCO, renderà l’organizzazione una potenza che può opporsi non solo a Stati Uniti e NATO, ma anche a Unione europea e Giappone. In attesa di entrare tra gli osservatori della SCO vi sono i partner del dialogo Azerbaigian, Cambogia, Armenia, Nepal, Turchia e Sri Lanka. Interesse per la SCO è anche espresso da Bangladesh, Vietnam, Egitto, Siria, Iraq e Maldive. Sembra che non ci sia lo stomaco per Russia o Cina verso l’Arabia Saudita. Dopo il blocco economico saudita al Qatar, è probabile che il Qatar possa divenire osservatore o partner del dialogo della SCO. La SCO non desidera particolarmente accettare le richieste a partner del dialogo presentate da Ucraina e Israele, che sarebbero i “cavalli di Troia” statunitensi nella comunità SCO. A differenza della NATO, la SCO è molto attenta a non crescere troppo velocemente. India e Pakistan hanno atteso 12 anni per aderirvi. Ironia della sorte, la SCO si preparava ad accettare la prima nazione della NATO, la Turchia, quale membro. Un simile sviluppo potrebbe vedere la Turchia quale primo Stato membro della NATO uscire dal patto militare a favore della SCO.
I social media occidentali hanno scelto d’ignorare quasi completamente l’adesione di India e Pakistan nella SCO. I media occidentali che hanno scelto di seguire l’evento l’hanno fatto presentando i punti di vista del Council on Foreign Relations (CFR) collegato alla CIA. CFR e altri “think tank” spiegano che SCO e alleanza BRICS di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica sono organizzazioni internazionali indegne di molta stampa. Infatti, Unione europea e NATO affrontano dissensi interni e cadute sulla scena mondiale.La ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché ai comunisti serve la globalizzazione

Pavel Volkov, 15 giugno 2017Histoire et SocietéIl 13 giugno Panama rompeva le relazioni diplomatiche con Taiwan per stabilirle con la Repubblica popolare cinese. Il presidente di Panama, Juan Carlos Varela, nominava tra le principali ragioni della decisione la condivisione dei due Paesi dell’importanza della globalizzazione. La cosa curiosa è che Panama e Taiwan sono entrambi satelliti degli Stati Uniti. Quindi, se la “comprensione dell’importanza della globalizzazione” improvvisamente viene ricordata da qualcuno, non si tratta chiaramente di Panama. Come spiegarlo? Sappiamo che nel 1949 la guerra civile cinese si concluse coi comunisti di Mao Zedong saliti al potere, mentre il Kuomintang sostenuto dagli Stati Uniti fuggì nell’isola di Formosa (Taiwan) dove il suo capo Chiang Kai shek, con l’aiuto degli Stati Uniti, impose una dittatura militare. Nel 1966, Taipei creò la “Lega anticomunista mondiale” che esiste ancora oggi come Lega mondiale per la libertà e la democrazia (WLFD), che incontra e lavora con ogni personalità di orientamento fascista e ultraliberale che visibilmente ritrova interessi comuni. Costoro riunitisi a Taiwan sotto l’arrogante direzione di Washington, hanno combattuto il comunismo, in particolare cinese. Ma col tempo, l’equilibrio di potere è cambiato, e nel 1970 la Cina sostituì Taiwan alle Nazioni Unite, e nel 1979 gli Stati Uniti riconobbero la Repubblica popolare cinese. E ora, a quanto pare dopo quasi 40 anni, tocca ai satelliti degli USA. Panama riconosceva Taiwan finché gli Stati Uniti non erano preoccupati dalla Nuova Via della Seta marittima.
Nel giugno 2016 fu completata la ricostruzione del Canale di Panama, ora più ampia e profonda, raddoppiandone le capacità. Attraverso il canale modernizzato gli statunitensi potranno trasportare più rapidamente idrocarburi dal Golfo del Messico ad esempio la Cina. E le merci cinesi raggiungeranno l’Europa aggirando Russia, Turchia e gli altri concorrenti. Comprendendone i rischi, i cinesi, con la partecipazione della Federazione russa, iniziarono nel 2014 a costruire un canale in Nicaragua, incontrando inizialmente le proteste di agricoltori ed ambientalisti, e poi il gruppo HKND responsabile del progetto ebbe difficoltà finanziarie. In breve, gli Stati Uniti ottenevano il congelamento del progetto. Sembra che il riconoscimento da parte di Panama sia la pillola con cui Trump ha deciso di attenuare l’amarezza dei cinesi per l’assenza di un’alternativa alla rotta controllata dagli Stati Uniti tra Pacifico ed Atlantico. L’interdipendenza tra economie cinese e statunitense è ben nota. Data la retorica offensiva della sua campagna elettorale, ci si aspettava che Trump rompesse questa dipendenza, ma sembra che abbia semplicemente deciso di usarla nell’interesse dei suoi elettori. Così, nel primo discorso al Congresso, promise di “rilanciare l’industria morente”, soprattutto delle miniere di carbone. Dal febbraio 2017, per via delle sanzioni, la Cina non compra più carbone dalla Corea democratica, quarto fornitore della risorsa della Cina. Finora, la quota del carbone nel settore energetico della Cina era circa il 70%, ed entro il 2020 sarà ridotta al 67%. Ma in primo luogo, non è un forte calo, e in secondo luogo, anche la prevista riduzione del consumo di 160 milioni di tonnellate non avrà grande impatto sulla domanda totale di circa 3,7 miliardi di tonnellate, equivalente alla metà del consumo globale. Sì, le centrali a carbone sono sostituite sempre più da centrali a gas, ma il problema persiste nella metallurgia. Pertanto, per compensare la fornitura di carbone in riduzione dalla Corea democratica, la Cina aumenta significativamente le importazioni statunitensi. Tuttavia i nuovi parametri della cooperazione tra Stati Uniti e Cina nel settore energetico non si limitano al carbone. Questo mese, la Cina ha rinunciato inaspettatamente alla realizzazione di due nuovi gasdotti dalla Siberia, spiegando la decisione con le nuove condizioni del mercato del gas, che non vedono la necessità del progetto “Forza della Siberia-2” e del gasdotto Estremo Oriente-Sakhalin. Il fatto è che, poiché le offerte e i prezzi globali del petrolio sono scesi di quasi la metà, l’acquisto di GNL dagli Stati Uniti è più vantaggioso. Niente di personale, solo affari.
Se si crede a Bloomberg, Xi Jinping e Donald Trump hanno concordato l’invio di GNL da aprile e maggio, e il dipartimento del Commercio ha annunciato la firma di un accordo commerciale bilaterale, estendendo alle imprese del settore energetico degli Stati Uniti l’accesso al mercato cinese. Lo stesso mese, al vertice della Via della Seta a Pechino, il capo della compagnia statale cinese CNPC Wang Yilin affermava che la Cina cerca di diversificare l’offerta e di conseguenza stendere la base sugli Stati petroliferi degli USA. A tal fine costruiranno congiuntamente terminali GNL. Il capo economista della BP per la Russia e la CSI, Vladimir Drebentsov, ritiene che la Cina nel prossimo futuro non aumenterà l’acquisto di gas dalla Russia, dato che l’acquista dall’Asia centrale e sviluppa il proprio gas shale. E poi c’è il GNL americano. Il mondo cambia in un settore molto specifico della battaglia tra due mostri che vogliono nient’altro che distruggere l’altro, ma che sono così strettamente legati che il crollo di uno indubbiamente farebbe crollare l’altro, creando un rapporto simbiotico sul principio amore e odio, e tutti gli altri diverranno satelliti dell’uno o dell’altro. In realtà, la Cina è la locomotiva della globalizzazione, mentre Stati Uniti ed Europa occidentale, stranamente, l’hanno abbandonata, o cercano di uscirne, perché non si sa se sia possibile cambiare la traiettoria verso il salto nel precipizio quando si è percorso il 90% della strada. Nel frattempo, il Celeste Impero è attivo in tutte le direzioni.
Molti credono che il comunismo in Cina sia superficiale, e che il Paese sia da tempo passato ad un sistema modernizzato di capitalismo di Stato dal sorprendente successo economico, ed anche che le contraddizioni vi si affaccino. In realtà, non c’è nulla di ciò. La Cina è in una fase di transizione dal capitalismo al comunismo, in una sorta di NEP estesa. A capo dello Stato c’è il Partito Comunista che realizza la dittatura della classe operaia, e nelle mani dello Stato vi è il 50% dell’economia. L’altro 50% vive nelle condizioni del mercato, in competizione con il settore pubblico e quando perde, ne viene assorbito, passando dalla NEP al socialismo. Accelerare questa fase è impossibile soprattutto per l’enorme dimensione della popolazione a cui non si può semplicemente fornire tutto il necessario per lo sviluppo sociale, utilizzando solo le risorse interne. L’Unione Sovietica aveva più o meno tutto, non la Cina. E se non si ha questa possibilità, ed è una necessità assoluta, le risorse vanno prese da qualche parte. Di qui la necessità della globalizzazione e della Nuova Via della Seta cinese e di tutto ciò che ne consegue.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora