Come Blackwater ed Emergency traghettano migranti in Italia

Gefira 11/10/2016 – Newropeans

Regina e Chris Catrambone

Regina e Chris Catrambone

MOAS è l’acronimo di Stazione di aiuto ai migranti in mare aperto. Si tratta di un’organizzazione non governativa con sede a Malta che si è posto il compito di pattugliare il Mediterraneo e salvare persone in alto mare, recuperandole da gommoni, zattere e barche sul Phoenix, il peschereccio della MOAS, una nave completa di droni per sorvegliare le acque, traghettando i migranti per miglia, dalle coste libiche alla Sicilia. L’organizzazione è gestita da Chris Catrambone (35) e sua moglie Regina. Chris Catrambone, statunitense della Louisiana diplomato al college, gestiva un ristorante su un battello a vapore ed ha lavorato presso il Congresso degli Stati Uniti a Washington DC, prima di lavorare come investigatore assicurativo. In tale veste fu inviato nei luoghi più pericolosi del mondo, come ad esempio Iraq e Afghanistan. Dopo aver fatto abbastanza esperienza, e accidentalmente sopravvissuto all’uragano Katrina in Louisiana nel 2005, l’anno dopo Chris Catrambone fondava il Tangiers Group, azienda globale specializzata in “Servizi di assicurazione, assistenza di emergenza, gestione dei sinistri sul campo ed intelligence“(1)). Inizialmente operava dagli Stati Uniti, ma per gestire meglio l’azienda in espansione trasferiva le attività in Italia (dove incontrava la futura moglie) e poi a Malta. È qui che nel 2013 Chris Catrambone fondò la Migrant Offshore Aid Station (MOAS) per assistere la popolazione del terzo mondo ad attraversare il mare in cerca di una vita migliore. Catrambone e la moglie si dice che abbiano speso 8 milioni di dolari propri per tale fine, perché, come il fondatore della MOAS ha confessato, anche lui, una volta che perse la casa a causa di Katrina, capì la situazione degli altri.
ianIan Ruggier è un membro del consiglio della MOAS. Questi un tempo fece scalpore a Malta con un piano volto a frenare i migranti in rivolta a Malta. Le unità di polizia circondarono la folla, ed isolarono e colpirono i capi per evitare ulteriori dimostrazioni. Eppure qualcosa andò storto e fallì, con le organizzazioni pro-immigrati che fecero enorme clamore e i tribunali che se ne occuparono (2). Dopo 25 anni di servizio, Ian Ruggier ha trovato lavoro nella MOAS: incaricato di contenere i migranti ora è passato dalla loro parte: Saulo divenne Paolo. Forse.
Ma che succede se Ian Ruggier è soltanto l’uomo il cui compito è garantire che i migranti soccorsi o infiltrati in Europa non finiscano a Malta? Perché le barche della MOAS sono di stanza a Malta, da dove operano. Una volta caricati di immigrati, salpano dal porto di La Valletta verso l’Italia per scaricarvi il carico umano. Robert Young Pelton è consulente strategico della MOAS (3), fondatore di Migrant Report (4) e proprietario della Dpx (Posti estremamente pericolosi) Gear, che vende coltelli da guerra (5) per chi si reca nelle zone di conflitto da cui, stranamente, provengono le persone che si suppone MOAS e Migrant Report dovrebbero aiutare. Come giornalista free-lance ha incontrato Eric Prince, il fondatore della Blackwater, la società militare privata statunitense (mercenari) impegnata in operazioni in Afghanistan e Iraq; per inciso, la Blackwater è stata impiegata anche in Louisiana, durante l’uragano Katrina: Chris Catrambone era capitato lì proprio in quel momento. Robert Young Pelton ha incrociato Eric Prince su questioni finanziarie.
Ma tornando a Chris Catrambone. Un giovane laureato e dipendente, costituisce una società (Tangiers Group) che estende rapidamente le attività in oltre cinquanta Paesi, comportando profitti per milioni da potersi creare l’ente di beneficenza che si chiama MOAS. MOAS impiega uomini che contemporaneamente possono intervenire presso le aziende militari private o essere incaricati di frenare l’afflusso di persone che cercano di attraversare il Mediterraneo. Tale organizzazione non-governativa non è in concorrenza con i governi europei nel recupero dei migranti: piuttosto li integra, un riconoscimento per cui il suo fondatore riceve premi. (6)
aaeaaqaaaaaaaak Alcune domande sorgono. Come ha fatto Chris Catrambone ad accumulare tale fortuna, così giovane, sul mercato delle assicurazioni? (7) È il suo ente di carità è solo un’espressione delle proprie convinzioni personali? Persegue scopi politici? Il suo Tangiers Group opera nelle zone di guerra: è un puro caso? Lavorò presso il Congresso degli Stati Uniti a Washington DC. Alcuni suoi collaboratori spuntano nelle stesse zone pericolose dove opera Tangiers Group. Anche qui un puro caso? Sembra che ci sia una stretta relazione tra MOAS, marina maltese ed esercito statunitense. MOAS è guidata da un ufficiale di marina noto per il duro trattamento inflitto agli immigrati; fu promosso partner commerciale della Blackwater, ben nota per le azioni spietate contro i civili e di proprietà di una persona che ha fatto fortuna sfruttando le operazioni militari statunitensi in Afghanistan, Africa del Nord e Medio Oriente. Lo stesso denaro, in un modo o nell’altro, guadagnato creando caos in Africa e Medio Oriente, provocando la crisi dei rifugiati, viene ora usato per spedire migliaia di africani senza documenti nel cuore dell’Europa, causando problemi in Italia, Francia, Grecia e Germania. Non si può fare a meno di chiedersi se quelli della MOAS siano onesti salvatori o compiano la missione di destabilizzare ancora di più l’Europa.tumblr_nh96xy1z101u6emqdo1_1280

 Robert Young Pelton in Afganistan nel 2001, durante l'invsione degli USA. Qui era circodanto dai guerriglieri dell'Alleanza del Nord, il fronte di cui era leader il potente narcotrafficante afgano Ahmad Shah Masud, grande amico di Gino Strada. C'è un nesso? Pelton era presente

Robert Young Pelton in Afganistan nel 2001, durante l’invasione degli USA. Qui era circondato dai guerriglieri dell’Alleanza del Nord, il fronte di cui era leader il potente narcotrafficante afgano Ahmad Shah Masud, grande amico di Gino Strada. C’è un nesso?

Robert Young Pelton, in Iraq assieme agli amici della Blackwater

Robert Young Pelton, al centro, in Iraq assieme agli amici della Blackwater. Pelton è “consigliere strategico” dell’ente immigrazionista MOAS con cui Emergency di Gino Strada ha stretto forti legami.

Riferimenti
1. Christopher Catrambone, My Story.
2. Come l’esercito ha sbagliato, Times of Malta, 19/12/2005, un ufficiale responsabile della disastrosa gestione delle proteste, Malta Today 16/11/2007.
3. Robert Young Pelton: Aid Station Migrant Offshore (MOAS) e la crisi dei rifugiati dalla Siria.
4. Migrant Report
5. Dpx Gear
6. MOAS, giovane eroe tra coloro onorati nel giorno della Repubblica, 13/12/2015 Malta Today 2015/12/13.
7. “Avevo un patrimonio netto di 10 milioni di dollari prima di compiere trent’anni. (…) Non sono cresciuto nel denaro o nel lusso. Ho costruito tutto quello che ho da zero, attraverso il duro lavoro e la dedizione. Ad un certo punto, ho cominciato a vedermi arrabbattarmi tra questioni sui soldiPhoenix Rising.

Il sodalizio tra MOAS ed Emergency risale al 2011?

Il sodalizio tra MOAS ed Emergency risale al 2011?

La MOAS usa droni da ricognizione.

La MOAS usa droni da ricognizione di origine militare per le operazioni di ‘recupero’ di migranti.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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La Russia sbarca nella tenda dell’UE

MK Bhadrakumar Indian Punchline 26 febbraio 2015

WireAP_22239a7bc3094190bd426dca41294cb2Il significato dell’accordo firmato a Mosca che consente alle navi della Marina russa si sostare nei porti a Cipro si può prestare a nozioni esagerate su un patto militare tra i due Paesi, certamente non è così. D’altra parte, il profondo significato dell’accordo in termini politici, e la visita del presidente cipriota Nicos Anastasiades a Mosca, non può essere trascurato a Washington e capitali europee, in particolare Bruxelles dove ha sede l’Unione europea. In termini strategici, l’accordo non significa che la Russia stabilisce basi navali a Cipro. L’accordo prevede solo supporto giuridico alle navi della Marina russa che fanno scali regolari a Cipro. In termini militari, tuttavia, la Marina militare russa avrà sempre garantito tale accesso quando la sua unica base di manutenzione sembra essere Tartus, in Siria, coinvolta nel profondo continuo travaglio. In poche parole, le operazioni nel Mediterraneo della Flotta del Mar Nero avranno solide basi, con il sostegno di Cipro. Allo stesso modo, la Russia crea la cooperazione militare con un Paese in cui la Gran Bretagna ha una base militare. Ci sono notizie secondo cui anche la Cina parlerà con Cipro per avere strutture simili a quelle che la Russia si è assicurata. Tuttavia, molto più della cooperazione militare russo-cipriota è presente. La visita di Anastasiades a Mosca ha anche un enorme aspetto geopolitico in cui molte correnti trasversali operano. Per cominciare, Cipro è un Paese membro dell’UE che rafforza i legami con la Russia, attualmente bersaglio delle sanzioni dell’UE. Anastasiades, infatti, ha provocatoriamente messo in discussione la logica delle sanzioni occidentali contro la Russia.
Negli ultimi quindici giorni Cipro è diventato il secondo Stato membro dell’Unione europea, dopo la visita del Presidente Vladimir Putin in Ungheria, a mostrare pubblicamente dissenso e risentimento verso le sanzioni occidentali, sponsorizzate dagli USA, contro la Russia. Come l’Ungheria, anzi, molto più dell’Ungheria, Cipro ha forti ragioni per assicurarsi la cooperazione con la Russia. Circa l’80% degli investimenti esteri a Cipro è russo. Mosca ha dato un grosso aiuto a Cipro nel superare la crisi finanziaria, fornendo un prestito di 2,5 miliardi di euro nel 2011 (e questa settimana ha tagliato il tasso di interesse annuo dal 4,5% al 2,5%, oltre a prorogare il periodo di riscatto dal 2016 al 2018-2021), oltre ad aiutare Cipro ad organizzare con successo la sua prima emissione di Eurobond sovrani, dopo la crisi, per 750 milioni di euro. Si stima che il denaro che fluisce dalla Russia a Cipro superasse i 200 miliardi di dollari nel periodo 1994-2011. La qualità del rapporto russo-cipriota appare evidente nei commenti di Putin ai media a Mosca, mentre dava il benvenuto ad Anastasiades. In fondo sarà dura per Washington, nel prossimo periodo, radunare i Paesi dell’UE nella strategia di contenimento degli Stati Uniti contro la Russia. L’emergere del governo di sinistra in Grecia (mentore di Cipro), accreditato di forti legami con ideologi russi, già irrita Washington. Ungheria e Grecia sono anche membri della NATO. Così in effetti anche la Turchia, che si è anche avvicinata a Mosca negli ultimi anni quasi in proporzione diretta con le tensioni apparse nel rapporto tra Washington e Ankara. In effetti, ad uno sguardo più attento, un ambito di grande complessità compare, suggerendo che tagliare il cordone ombelicale che lega la Russia ‘post-sovietica’ all’Europa sarà un compito titanico per la diplomazia degli Stati Uniti. Ma non per questo mancano tentativi, come testimonia l’ultimo sforzo della burocrazia dell’UE, sostenuto dagli Stati Uniti, d’integrare il mercato energetico del blocco con il singolare intento di ‘centralizzare’ e controllare i legami energetici della Russia con i singoli Stati membri. Ma il punto è che la Russia diventa un attivo globalizzatore, battendo gli Stati Uniti nel loro gioco, ed intende continuarvi.
Tornando alla partnership russo-cipriota, alcuni altri modelli di politica regionale vanno notati. Innanzitutto i legami energetici. Cipro possiede vasti giacimenti di gas naturale offshore non sfruttati nel Mediterraneo orientale. Le compagnie petrolifere russe sperano di entrate nel settore energetico di Cipro, attualmente dominato da aziende statunitensi. Anastasias ha chiaramente invitato le aziende energetiche russe a parteciparvi. Ora, i giacimenti di gas di Cipro sono contigui alla zona economica della Siria, che ha anche giacimenti di idrocarburi non sfruttati. I giacimenti di gas ciprioti e israeliani s’intersecano, come per Qatar e Iran. L’esportazione del gas di Cipro in Europa sarebbe una priorità statunitense con l’obiettivo di ridurre la dipendenza dell’Europa dalla Russia. D’altra parte, il tracciato del gasdotto ideale da Cipro passerebbe per la Turchia, con cui Cipro non ha rapporti dall’occupazione del nord di Cipro da parte turca nel 1974. Washington incoraggia profondamente la riconciliazione turco-cipriota, i colloqui sono ripresi all’inizio di febbraio dopo due anni di pausa, ma l’opinione pubblica cipriota è fortemente contraria ad accettare la presenza della Turchia nel nord di Cipro. La situazione di stallo è difficile da rompere. Ciò richiederà alla Russia d’intervenire come partner energetico di Cipro. La Russia inoltre sostiene i colloqui con la Turchia sul nuovo gasdotto dal Mar Nero (sostituendo il South Stream, che Mosca ha sommariamente abbandonato) ai Paesi dell’Europa sud-orientale. Chiaramente, la politica energetica della regione del Mediterraneo orientale avanza e la Russia vi è presente quasi ovunque. Tutto sommato, dopo essersi assicurato una posizione di forza in Ucraina, la Russia torna sulla scena mondiale raccogliendo i fili tralasciati. La visita di Putin in Egitto e quella di Anastasiades a Mosca indicano che la diplomazia russa non è sulla difensiva, né che la Russia sia impantanata in Ucraina.TURKEY-RUSSIA-SYRIA-CONFLICT-DIPLOMACYTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché Viktor Janukovich non ha firmato l’accordo con l’UE

Le Courrier de Russie  – Réseau International 5 dicembre 2013

janykovi4_ESQuesta è la domanda che devono porsi gli ucraini riuniti in Piazza Indipendenza a Kiev, così come i commissari europei a Bruxelles. La rivista russa Ekspert offre la sua visione dei fatti. Viktor Janukovich ha sorpreso tutti annunciando, una settimana prima del vertice di Vilnius, che l’Ucraina non avrebbe firmato l’accordo di associazione con l’Unione europea. I partner europei, non abituati a modi simili, rimasero alquanto interdetti. Il popolo ucraino, cui tutti i canali televisivi all’unanimità hanno raccontato per mesi come l’adesione del Paese all’integrazione nell’UE avrebbe comportato dei vantaggi, si sono infuriati. Le piazze di molte città erano piene di manifestanti che marciavano gridando “l’Ucraina è Europa” e maledicendo il governo ucraino venduto a Mosca. Cos’è successo in realtà? Perché Janukovich ha promesso la firma dell’accordo pubblicamente senza infine mantenere tale promessa?
Janukovich ha commesso due errori. Il primo, al presidente ucraino mancava una stima delle proposte fatte dall’Unione europea. E’ importante notare che, nel programma per far aderire l’Ucraina nell’UE, il ruolo di primo violino era giocato dal Regno Unito, desideroso di punire la Russia rafforzando le proprie posizioni in politica estera, e dai Paesi dell’Est europeo (Polonia, Romania e Stati baltici), che hanno tradizionalmente sostenuto nell’UE gli interessi anglo-statunitensi. Sono proprio gli europei dell’Est che hanno condotto il dialogo con l’Ucraina sul tema dell’integrazione: l’eurodeputato polacco Alexander Kwasniewski, il commissario europeo ceco Stefan Füle e la presidentessa lituana Dalia Grybauskaite. Per convincere Janukovich a firmare l’accordo, questi politici hanno promesso all’Ucraina 20 miliardi di euro in prestiti e aiuti finanziari del FMI e dell’UE. Janukovich e i suoi ministri erano convinti che sarebbe stato possibile avere i soldi senza rilasciare Tymoshenko, né ridurre la spesa sociale, come il FMI chiede. Il calcolo degli europei dell’est era che il presidente ucraino, una volta coinvolto nel processo di associazione con l’UE e trascinato dal suo stesso popolo, non avrebbe potuto tornare indietro anche scoprendo che Kiev non avrebbe ottenuto granché di tutto ciò che gli era stato promesso.
Il secondo errore è stato quando Janukovich sperava di poter convincere la Russia a mantenere il regime di libero scambio con l’Ucraina. I suoi colleghi dell’UE gli hanno confermato anche questa assicurazione. Alexander Kwasniewski evidenziava sulla stampa come sarebbe più facile per l’Ucraina negoziare con Mosca, una volta firmata l’associazione con l’UE. Come sperava Janukovich, l’Ucraina, godendo di una zona di libero scambio con i Paesi dell’Unione doganale e dell’UE, avrebbe potuto vivere comodamente sul flusso di beni che passerebbe sul suo territorio, dall’Europa alla Russia e ai Paesi CIS dell’Unione doganale. Soprattutto perché la Russia e i Paesi dell’Unione doganale, che non avevano alcun effetto leva sull’UE, sarebbero stati costretti a chiedere all’Ucraina di fare da mediatore. Questo piano avrebbe accresciuto l’importanza dell’Ucraina agli occhi dell’Unione europea così come a quelli della Russia.

Brusco risveglio
Ma il risultato è stato molto diverso. Quando la Russia ha lanciato ad agosto misure severe contro l’Ucraina e ha bloccato l’importazione di merci, l’occidente ha dettato a Janukovich le vere condizioni dell’accordo. Come ha detto ad Ekspert una fonte informata di Kiev, Janukovich ha dovuto rilasciare Julija Tymoshenko e consentire alle imprese europee di partecipare alla privatizzazione di importanti settori dell’economia ucraina, compresa l’energia e le ferrovie. Inoltre, il FMI ha insistito, sottolinea, per aumentare i prezzi del gas, in modo che le aziende pubbliche ne beneficiassero, per poi privatizzarle e venderle alle aziende occidentali, come è stato fatto in Bulgaria. Bruxelles ha voluto iniziare in Ucraina lo stesso processo nell’Europa orientale, solo a condizioni assai peggiori, dato che l’Ucraina non è membro dell’Unione europea non può influenzarne le decisioni. Infine, il piano non aveva assolutamente valutato l’introduzione di un regime senza visti, e l’Ucraina non poteva esportare i suoi disoccupati nell’UE, come fanno gli altri Paesi dell’Europa orientale.
Se Janukovich avesse adempiuto alle pretese dell’Unione europea, il governo e l’imprenditoria ucraini sarebbero stati privati di tutti i loro beni e mezzi di controllo della situazione. Inoltre, la pretesa dell’UE sulla Tymoshenko ha mostrato che l’occidente intende interferire attivamente nella  politica interna dell’Ucraina, e non avrebbe aiutato Janukovich nelle elezioni del 2015. “A settembre-ottobre Janukovich comprese che se continuava, si sarebbe legato le mani trasmettendo il potere ai prescelti di Bruxelles. Aveva una possibilità: accettare questo ruolo e andarsene in pensione, l’anno dopo, con l’onorevole qualifica di euro-integratore, oppure lottare per il potere“, dice la nostra fonte a Kiev. Viktor Janukovich, uomo duro e deciso capendo che lo si metteva in un angolo, ha compiuto una svolta di 180° e di nuovo si è rivolto alla Russia per chiederne il sostegno nel rifiutarsi di firmare l’accordo con l’UE.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia e la politica mediorientale: successo e crescente prestigio

Andrej Akulov, Strategic Culture Foundation, 21.11.2013

russia-egypt La Russia risorgente s’impone nel Medio Oriente come grande e importante attore internazionale.  La recente diplomazia che ha evitato l’attacco degli Stati Uniti contro la Siria, sottolinea la misura in cui il sostegno costante di Mosca al suo ultimo alleato arabo abbia contribuito a consolidare il suo ruolo. Il presidente russo Vladimir Putin è emerso come il leader mondiale con la sola maggiore influenza sulla conseguenza di una guerra furiosa che minacciava la stabilità della regione. Nel frattempo nuove alleanze si raggiungono e vecchie amicizie rivivono con Paesi da tempo considerati satelliti nella sfera d’influenza occidentale, soprattutto degli USA. Egitto, Giordania e Iraq esplorano legami più stretti con Mosca nel momento in cui l’amministrazione Obama non riesce ad avere una chiara politica regionale.

Iraq
Il 16 ottobre l’alto consulente per i media del primo ministro iracheno Nuri al-Maliqi ha detto che Baghdad aveva iniziato a ricevere armi dalla Russia, nell’ambito del storico accordo da 4,3 miliardi di dollari firmato l’anno scorso, ma poi messo da parte tra accuse di corruzione. Dopo una revisione  Baghdad ha infine deciso di mantenere l’accordo. La Russia diventa il secondo maggiore fornitore di armi all’Iraq dopo gli Stati Uniti, annunciandone il ritorno nel lucroso mercato mediorientale. Funzionari iracheni hanno annunciato, all’inizio dell’anno, che Baghdad aveva annullato il contratto a causa di accuse di corruzione non esplicitate. “Abbiamo davvero avuto sospetti su questo contratto“, dichiarava il consigliere mediatico del governo iracheno Ali al-Musawi alla russa RT. “Ma alla fine l’accordo è stato firmato. Attualmente abbiamo avviato il processo d’implementazione di una delle fasi di quest’accordo.”(1) Tra gli acquisti vi sono 40 elicotteri d’attacco MI-35 e Mi-28NE (4 aeromobili aggiunti come bonus per l’accordo molto redditizio), e 42 sistemi missilistici superficie-aria Pantsir-S1. Nel caso degli elicotteri, i 40 giustificano la creazione di un centro servizi di assistenza per gli elicotteri su suolo iracheno. Ulteriori discussioni si sono svolte sull’eventuale acquisizione di MiG-29 e veicoli corazzati pesanti, oltre ad altre armi. Musawi ha detto che l’Iraq è soprattutto interessato ad acquisire gli elicotteri che potrebbero essere utilizzati per combattere i ribelli sospettati di compiere gli attentati nel Paese devastato dalla guerra. Aleksandr Mikheev, vicedirettore generale dell’azienda statale russa per l’esportazione di armi, Rosoboronexport, ha detto a fine giugno che il contratto sugli elicotteri copre anche l’addestramento di piloti e tecnici e la fornitura dei sistemi d’arma essenziali. Questo è il primo contratto con l’Iraq nel quadro dell’accordo, ha aggiunto. (2)
Alla fine del mese scorso è stato riferito che il governo regionale del Kurdistan settentrionale aveva ordinato 14 elicotteri leggeri dalla MD Helicopters statunitense, formalmente per le forze di sicurezza locali e per le emergenze mediche. Presumibilmente i velivoli ad ala rotante entreranno nell’arsenale delle formazioni armate dei Peshmerga. A differenza del caso degli Stati Uniti, Baghdad non può preoccuparsi di Mosca, la cooperazione militare con i curdi iracheni non è all’ordine del giorno. Washington vede anche con disapprovazione i contatti dell’Iraq con l’Iran, mentre l’Iraq si sentiva trascurato quando le sue proposte di pace per una gestione pacifica del conflitto siriano furono ignorate da Washington. Il primo ministro iracheno ha presentato un piano particolareggiato questo agosto, senza alcuna risposta dagli Stati Uniti. Il primo ministro iracheno Nuri al-Maliqi ha fatto due viaggi a Mosca, lo scorso anno, e nessuno negli Stati Uniti.

Giordania
Secondo l’agenzia RIA-Novosti, il 15 novembre un funzionario dell’azienda statale per l’esportazione di armi della Russia, Rosoboronexport, ha detto che la Giordania è interessata ad assemblare localmente elicotteri e sistemi missilistici anticarro di concezione russa. “I nostri colleghi giordani hanno mostrato interesse a creare un impianto d’assemblaggio nazionale per i sistemi missilistici anticarro portatili Kornet e diversi tipi di elicotteri“, ha detto Mikhail Zavalij, capo della delegazione della Rosoboronexport al Dubai Air Show 2013. Il sistema russo Kornet-E, prodotto per l’esportazione, ha una gittata massima di 5500 metri e un sistema di puntamento laser semi-automatico combinato a un visore termico. Il sistema, armato con missili che utilizzano due testate a carica cava, è altamente efficace contro i carri armati con corazza reattiva o esplosiva, nonché contro edifici fortificati ed elicotteri. Nel maggio di quest’anno, la Giordania ha già avviato la produzione su licenza dei lanciarazzi portatili di concezione russa RPG-32 Nashab, che secondo Jordan Times (3) sono superiori ai lanciarazzi attualmente utilizzati dalle forze armate giordane. La produzione di armi della Giordania rientra in una joint venture con la Russia. L’impianto che produce i lanciarazzi RPG-32, Hashim, si trova a circa 20 chilometri a nord-est della capitale Amman. E’ stato costruito e attrezzato dai giordani, mentre Rosoboronexport ha fornito i componenti per l’assemblaggio dei lanciagranate e ne supervisiona il processo di produzione. (4)
Il 25 ottobre la Giordania ha annunciato di aver scelto l’azienda statale russa Rosatom quale primo contraente per la costruzione di due centrali nucleari da 1000 megawatt (MW) nei pressi di Qusayr Amra, circa 60 chilometri a nordest di Amman, ai margini del deserto settentrionale, entro il 2022. Nell’ambito della decisione, il governo e la società russa sono entrati in trattative sui prezzi per l’energia elettrica, al fine di raggiungere un accordo finale e avviare la costruzione dei reattori entro il 2015. Funzionari dell’azienda energetica hanno indicato l’affidabilità e la sicurezza tecnologica dei reattori AES92 VVER-1000 della società tra i principali vantaggi dell’offerta russa, che ha battuto la rosa dei candidati composta dall’azienda francese Areva, con il suo reattore sperimentale ATMEA1 e dal reattore CANDU della canadese AECL. Senza dubbio gli accordi finanziari vi hanno svolto un ruolo importante. Nella proposta, la Rosatom ha accettato di farsi carico del 49 per cento del costo di 10 miliardi di dollari per la costruzione e l’esercizio degli impianti, detenendone la proprietà, e il governo che si fa carico del restante 51 per cento mantenendo la quota di maggioranza dell’impianto. La proposta rispecchia un accordo analogo stipulato da Rosatom e dalla Turchia nel 2010, in base al quale la società costruiva i quattro reattori da 1000 MW per 20 miliardi di dollari. I funzionari dicono che l’accordo si propone di contribuire a raggiungere l’indipendenza energetica della Giordania, che importa circa il 97 per cento del proprio fabbisogno energetico con un costo pari a oltre un quinto del prodotto interno lordo, stabilizzando un’industria colpita dalle interruzioni del gas egiziano. La Giordania è diventata il terzo Stato arabo a volere il nucleare civile, dopo gli Emirati Arabi Uniti che avviano la costruzione di quattro reattori da 5600 MW di potenza entro il 2020 e l’Egitto che riaffermava, all’inizio di questo mese, i suoi piani per costruire un reattore da 1000 MW entro la fine del decennio. (5)
Il 15 novembre Sua Maestà Re Abdullah e il ministro dell’Agricoltura russo Nikolaj Fjodorov sottolineavano l’impegno a rafforzare la cooperazione tra i due Paesi e a coordinarsi e consultarsi sui vari temi regionali d’interesse comune. In una riunione con la delegazione che l’accompagnava, il re aveva evidenziato le prospettive della cooperazione e i mezzi per il loro sviluppo nei diversi settori, principalmente agricoltura, turismo, trasporti ed energia, nonché in campo economico. Il ministro co-presiede le riunioni congiunte giordano-russe della Commissione intergovernativa di Amman. Fjodorov ha affermato l’impegno della Russia a rafforzare le sue relazioni con il Regno e a mantenere il coordinamento su tutte le questioni di mutuo interesse, sottolineando la volontà della Russia di sostenere la Giordania nei settori dell’energia, dei trasporti, dell’agricoltura, del turismo e delle costruzioni. Commentando gli accordi con il regno, il funzionario russo ha espresso apprezzamento per i progressi della Giordania nei vari settori e ha elogiato la posizione del regno sulle diverse questioni regionali e gli sforzi di Sua Maestà nel promuovere la pace e la stabilità. Durante la visita del presidente russo Vladimir Putin nello scorso anno, la Giordania e la Russia firmarono un accordo per la costituzione di un comitato congiunto giordano-russo per attivare la cooperazione. I due Paesi sono anche vincolati da numerosi accordi di cooperazione economica.  I funzionari giordani hanno condotto negoziati con la delegazione russa presso il ministero della Pianificazione e Cooperazione Internazionale, e deciso di formare un comitato economico congiunto per rafforzare la cooperazione commerciale e gli investimenti tra i due Paesi. Saif ha detto ai giornalisti, dopo la riunione, che la Giordania e la Russia hanno firmato un memorandum d’intesa nel settore del nucleare, aggiungendo che una delegazione ufficiale giordana visiterà Mosca all’inizio del prossimo anno. Il ministro russo ha indicato che le due parti hanno inoltre convenuto di aumentare l’afflusso di turisti russi per motivi religiosi e sanitari. 8 anni fa, il Presidente Putin si disse dispiaciuto che il commercio bilaterale fosse modesto, poco oltre i 50 milioni di dollari, poi  cresciuto fino a 426, 5 milioni di dollari nel 2012.

Egitto
I ministri degli Esteri e della Difesa russi Sergej Lavrov e Sergej Shojgu hanno visitato l’Egitto il 13-15 novembre per discutere “sullo spettro completo” dei legami tra i due Paesi, tra cui la “cooperazione tecnico-militare”. Il Presidente Putin dovrebbe visitare l’Egitto molto presto. I colloqui hanno rivelato che l’Egitto cerca di acquisire aerei da combattimento, sistemi di difesa aerea e missili anticarro, con 24 caccia MiG-29M2 in cima agli interessi, assieme ai sistemi di difesa missilistici terra-aria a breve raggio e a medio raggio russi Buk-M2, Tor-M2 e Pantsir-S1.
Il mese scorso gli Stati Uniti congelarono una parte considerevole del pacchetto di aiuti annuale da 1,5 miliardi di dollari, in segno di scontento per i lenti progressi dell’Egitto verso la democrazia. Il passo fu seguito dalla sospensione della consegna di quattro jet da combattimento F-16 e dall’annullamento delle esercitazioni militari biennali USA-egiziane. In Egitto, dove il governo sostenuto dai militari ha accusato Washington di simpatia verso la Fratellanza musulmana, alcuni manifestanti hanno salutato Putin quale potenziale contrappeso diplomatico agli Stati Uniti. I manifestanti pro-militari hanno anche tracciato un parallelo tra l’ex agente del KGB e il loro leader: durante una protesta a luglio, nella città di Alessandria, i manifestanti pro-militari esibirono un grande poster del presidente russo in uniforme della marina accanto a quella del comandante dell’esercito Abdel Fatah al-Sisi, recante la scritta “Bye bye, America!”
La svolta avviata sulla Siria dalla Russia è seguita da una serie di tangibili successi politici in Medio Oriente. Senza dubbio si tratta del coronamento della leadership russa, il Paese è fortemente in arretrato nella regione, ma la sua influenza cresce a passi da gigante, mentre gli Stati Uniti  subiscono essendosi smarriti nel labirinto regionale della sovrapposizione di problemi e complessità. Nessun appello a rivivere la concorrenza dei giorni della Guerra Fredda, ma al contrario alla comune ricerca che comporti solidi benefici per tutti. L’iniziativa sulla Siria ha dimostrato la possibilità e l’opportunità di questo approccio.

EGYPT-RUSSIA-DIPLOMACY
Note:
1) RussiaToday
2) RIAN
3) Jordan Times
4) RIAN
5) Jordan Times

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Stato di emergenza in Egitto per sventare la sovversione della NATO

Christof Lehmann (Nsnbc)

1044429Il 14 agosto 2013, il presidente ad interim egiziano Adly Mansur ha dichiarato un mese di stato di emergenza. Violenti scontri tra manifestanti dei Fratelli musulmani e polizia e militari egiziani sono scoppiati dopo che il ministero degli interni ha risposto ai tentativi di suscitare la guerra civile incitando violenze settarie, e dopo che dirigenti dei Fratelli musulmani hanno tentato di far assaltare le stazioni della polizia. Il governo ad interim ha risposto avvertendo i manifestanti di lasciare pacificamente il Campus dell’Università di Cairo, Nahda Square e la zona nei pressi della moschea di Cairo Rabba al-Adawia, prima di reprimere i manifestanti che si rifiutavano di andarsene. Testimoni oculari riferiscono di decine di morti e feriti, mentre manifestanti, polizia, militari e cecchini si scontravano. Analisti avvertono, da mesi, che l’Egitto è oggetto delle mire sovversive dei Paesi occidentali e dei loro alleati regionali. Lo stato di emergenza di un mese è stato dichiarato, e forse potrebbe essere l’ultima occasione per l’Egitto di evitare la sovversione e la balcanizzazione volute dalla NATO.

Decine di morti e feriti nella repressione dei manifestanti dei Fratelli musulmani a Cairo
Il 14 agosto decine di persone sono state uccise quando la polizia e i militari egiziani hanno iniziato a sgomberare gli accampamenti dei Fratelli musulmani in piazza Nahda e nella zona della moschea di Cairo Rabba al-Adawia. Il ministero della Sanità egiziano informa che 60 sono gli uccisi e più di 800 i feriti negli scontri del 14 agosto. I Fratelli musulmani hanno prima sostenuto che i morti fossero 600, riducendone il numero a 200 in seguito. Il numero di persone uccise in realtà è, a giudicare dai testimoni oculari che hanno contattato Nsnbc International, suscettibile di essere vicino al numero ufficiale di 60. Mentre gli scontri continuano, tuttavia, il numero di morti e feriti potrebbe salire oggi, durante la notte e nei prossimi giorni. Secondo le ultime notizie, proteste e scontri sono esplosi in altre città di tutto l’Egitto. Testimoni oculari riferiscono di cecchini e del coinvolgimento di “una mano straniera”. Gli scontri al Cairo del 14 agosto sono esplosi quando le forze di sicurezza hanno utilizzato bulldozer blindati per rimuovere i campi che i manifestanti pro-Mursi dei Fratelli musulmani hanno eretto e gestito da inizio luglio, dopo che il presidente egiziano Muhammad Mursi è stato rovesciato da un incruento e popolare colpo di Stato militare guidato dal capo di Stato Maggiore dell’Egitto, Abdel Fatah al-Sisi, il 3 luglio 2013.
Secondo i membri dei Fratelli musulmani, i militari hanno usato proiettili veri contro i manifestanti. Il governo ad interim e i militari respingono le accuse. Nsnbc International ha sentito quattro testimoni oculari indipendenti, che hanno dichiarato che dei cecchini hanno aperto il fuoco sui manifestanti, sostanziando i sospetti che potenze straniere siano coinvolte tramite organizzazioni terroristiche e squadroni della morte, per provocare violenze tra i manifestanti pro-Mursi e i sostenitori del governo provvisorio e della cacciata di Muhammad Mursi. La repressione segue i tentativi di suscitare violenze settarie ed intercetta i piani per attaccare le stazioni della polizia. La decisione di por termine alla protesta di oltre un mese dei sit-in, avviene dopo che elementi militanti hanno aumentato gli sforzi per creare violenze settarie e politiche, e dopo aver intercettato le comunicazioni tra i leader della Fratellanza musulmana, che rivelavano i piani per attaccare le stazioni della polizia.

Ondata di violenze settarie
Due settimane fa, l’Egitto ha visto un improvviso aumento dei tentativi di suscitare violenze settarie e politiche. Episodi di violenze e tentativi di fomentare conflitti settari sono stati particolarmente intensi nel Sinai. Soprattutto le provocazioni contro la minoranza cristiana in Egitto sono aumentate. Il 9 agosto, Nsnbc International ha riportato di un raduno di manifestanti pro-Mursi a Cairo, dove hanno lasciato graffiti provocatori sui muri e le porte delle chiese e delle cattedrali cristiane. I leader dei Fratelli musulmani hanno tentato di porre la minoranza cristiana egiziana “tra coloro che sono dietro il complotto per cacciare Muhammed Mursi“. Tentando di sostenere le accuse, sottolineano che il leader della Chiesa cristiana era apparso insieme a Abdel Fatah al-Sisi, Adly Mansur e altri dirigenti egiziani il 4 luglio, dopo la cacciata di Mursi del 3 luglio, chiedendo ai sostenitori di Mursi e ai 14 milioni di manifestanti che chiedevano a Mursi di dimettersi o di negoziare con l’opposizione per fermare le proteste, di astenersi dalle violenze e di far tornare il Paese alla normalità. Dall’inizio dell’agosto 2013, i cristiani in Egitto sono stati oggetto di continui attacchi da parte degli islamisti. Le violenze più intense contro la minoranza cristiana riguardavano le province del Nord Sinai, Assuit e Sohag, dove numerose persone sono state uccise e case di famiglie cristiane sono state bruciate dagli islamisti. La posizione di queste province è coerente con i presunti piani per creare una situazione di emergenza nel Sinai.

Intercettati i piani per attaccare le stazioni della polizia
L’esercito egiziano e il governo provvisorio non solo giustificano il giro di vite sui manifestanti facendo riferimento all’aumento delle violenze e dei tentativi di suscitare violenze settarie e la guerra civile. Il ministero degli Interni egiziano ha dichiarato che i suoi funzionari hanno intercettato telefonate di esponenti dei Fratelli musulmani e dei loro sostenitori, in cui i leader della Fratellanza incaricavano i loro sostenitori di prepararsi ad attaccare le stazioni di polizia. Il sito del ministero degli Interni afferma che l’intercettazione ha permesso ai servizi di sicurezza del Paese di sventare gli attacchi. Sospesi i treni e arrestati gli esponenti di primo piano dei Fratelli musulmani. Durante un’apparizione alla TV CBC, un alto funzionario del ministero degli Interni, il generale Abdel Fatah Othman, ha dichiarato che diversi esponenti dei Fratelli Musulmani d’Egitto sono stati arrestati. Othman ha detto che era ancora troppo presto annunciarne pubblicamente i nomi. Il governo ad interim ha bloccato tutti i treni in tutto il Paese durante la repressione, per impedire all’opposizione di raggiungere le principali città del Paese, aggravando così la situazione.
Importanti leader religiosi fanno appello a tutti gli egiziani di dar prova di moderazione. Ahmad al-Tayeb, il grande imam di al-Azhar, e altri leader religiosi di spicco si sono rivolti al popolo d’Egitto in una trasmissione televisiva in diretta. Gli alti prelati hanno fatto appello a tutti gli egiziani di dar prova di moderazione nel conflitto in corso tra il governo ad interim e i sostenitori del deposto presidente Muhammad Mursi. Ahmad al-Tayeb ha appoggiato la cacciata di Muhammad Mursi il 3 luglio.

Un mese di stato d’emergenza per affrontare la sovversione appoggiata dall’estero
Nel primo pomeriggio del 14 agosto, il presidente del governo ad interim Adly Mansur ha dichiarato un mese di stato di emergenza in Egitto. Lo stato di emergenza dovrebbe responsabilizzare il governo in modo da creare una situazione in cui torni la calma e che i negoziati tra tutte le parti politiche possano essere avviate, creando le basi per por fine al periodo transitorio e restituire al Paese un governo eletto appena possibile. Il governo egiziano, e in effetti anche il suo popolo, però non affrontano semplicemente la sfida di trovare una soluzione a problemi apparentemente interni. Gli analisti per mesi hanno avvertito che l’Egitto è nel mirino della sovversione di potenze straniere. La settimana scorsa, anche i leader politici dei Paesi regionali, tra cui la Siria e l’Iran, hanno avvertito che l’Egitto è nel mirino di potenze straniere, nel tentativo di suscitare una guerra civile. Il 9 agosto, il capo di Stato iraniano, l’Ayatollah Khamenei, ha messo in guardia i popoli dei Paesi della regione e soprattutto dell’Iraq e dell’Egitto, di essere vigili contro i tentativi di provocare una guerra civile nel loro Paese.

Gli elementi principali dei tentativi di suscitare la sovversione in Egitto. Le ex-potenze coloniali e il tentativo della NATO di riaffermare il dominio sulla penisola del Sinai e il Canale di Suez
Con la scoperta dei più grandi giacimenti di gas conosciuti del mondo, nel Golfo Persico, condivisi tra il Qatar e l’Iran dal 2007, e i risultati di una nuova indagine che dimostra che le riserve di gas nel Mediterraneo orientale contengono il 70% in più gas di quanto stimato dalle indagini precedenti, le potenze occidentali come Stati Uniti, Regno Unito e Francia, e i dirigenti dei governi di Turchia, Qatar e Arabia Saudita, hanno iniziato ad attuare i piani per riconformare il Medio Oriente per mezzo di due strategie. L’insediamento di un governo dei Fratelli musulmani controllato da Qatar e occidentali, laddove  possibile, come in Egitto, e la sovversione dove è impossibile operare un “cambio di regime” per mezzo della “primavera araba”, come ad esempio in Siria. Dopo il successo iniziale nell’insediare il governo dei Fratelli musulmani sotto la presidenza di Muhammad Mursi, l’Egitto è stato inizialmente risparmiato da una protratta guerra a bassa intensità, come in Siria. La balcanizzazione dell’Egitto però, fa comunque parte di un piano globale per un nuovo Medio Oriente. Gli elementi di questo piano sono, secondo molti analisti, l’annessione permanente di oltre il 90% della Palestina, la Cisgiordania, da parte d’Israele e l’istituzione di uno Stato palestinese a Gaza governato da Hamas/Fratelli musulmani. Tale Stato palestinese nella Striscia di Gaza sarebbe del tutto dipendente dall’Egitto. Parte dell’attuazione del piano è stata, tra l’altro, la dichiarazione di Hamas di Gaza quale “zona liberata”. Un altro elemento della preparazione del piano riguardo l’Egitto, nell’ambito del nuovo Medio Oriente, è l’istituzione di una zona di libero scambio nel Sinai. Il progetto era fortemente sostenuto da Qatar (Regno Unito), Hamas e Muhammad Mursi. L’accordo sulla zona di libero scambio e relativi accordi avrebbe anche dato al Qatar (Regno Unito) una notevole influenza sul canale di Suez, portando nel 2012 molti egiziani ad esprimere gravi preoccupazioni e accusando Muhammad Mursi di aver “venduto il Canale di Suez a una potenza straniera“.
Per garantirsi che un governo filo-occidentale rimanesse allineato a Stati Uniti, Regno Unito e Francia durante la ricolonizzazione occulta dell’Egitto, il governo Mursi si sarebbe dotato di poteri che ne garantissero la permanenza al potere in modo incontrastato. Quindi, la sospensione della Camera bassa del Parlamento, la sospensione della Corte costituzionale e giudiziaria e le successive modifiche della Costituzione e della legge elettorale, da parte dell’amministrazione Mursi, avrebbero garantito la quasi impossibilità, per i partiti non islamici, anche solo di registrarsi per le prossime elezioni. Questo piano è fallito. E’ fallito quando più di 14 milioni di egiziani sono scesi in piazza il 2 luglio 2013 e, quando il capo di Stato Maggiore dell’Egitto, Abdel Fatah al-Sisi, ha estromesso Muhammad Mursi il 3 luglio e insediato Adly Mansur quale presidente ad interim.

Dopo che il colpo di Stato per mezzo dell’abuso delle istituzioni democratiche è fallito, l’Egitto era maturo per il modello siriano
Dato che il tentativo della NATO di garantirsi il controllo del Sinai per via occulta e la repressione delle istituzioni democratiche in Egitto non sono riuscite, l’Egitto era ormai maturo per essere oggetto della variante siriana “della soluzione totale della NATO per il Medio Oriente”. E’ importante notare che l’uso del termine NATO in questo contesto, non implica necessariamente che siano utilizzate le strutture politiche e di comando normali dell’alleanza. Piuttosto, Stati membri della NATO, soprattutto gli USA (Israele), Regno Unito e  Francia tentano di creare una situazione di crisi in Egitto, tale da giustificare l’intervento militare con il pretesto della “responsabilità di proteggere” o di costrutti analoghi. Vale la pena ricordare che i capi della NATO Ivo H. Daalder e James G. Stavridis hanno definito la Libia “Un momento di insegnamento e modello per futuri interventi“. Una chiara indicazione del piano di sovversione dell’Egitto per mezzo di squadroni della morte, incitando alle violenze settarie e diffondendo nel Paese mercenari sotto le bandiere di al-Qaida, è l’invio di Robert Ford in Egitto come ambasciatore degli Stati Uniti. Il nome dell’ambasciatore Robert Ford è sinonimo di squadroni della morte,  crisi fabbricate e di morte della tradizionale politica estera dagli USA, che va da El Salvador all’Iraq e alla Siria.

Il mese dello stato di emergenza, è l’ultima occasione per sventare la sovversione della NATO in Egitto
La dichiarazione dello stato di emergenza per un mese da parte del presidente ad interim Adly Mansour, il 14 agosto 2013, può senza dubbio essere considerato come l’ultima possibilità di salvare lo Stato nazione egiziano dalla sovversione e dalla balcanizzazione. L’alternativa alla sconfitta del tentativo straniero di sovvertire l’Egitto sarebbe un califfato islamico dominato da Qatar/Israele nella “zona di libero scambio del Sinai”, con un micro-Stato palestinese governato da Hamas nella Striscia di Gaza quale appendice. La NATO o truppe sotto la bandiera delle Nazioni Unite, ma comandate della NATO, occuperebbero il canale di Suez. Il restante Egitto sprofonderebbe in uno Stato di guerra civile settario per il prossimo decennio. Per quanto tragica sia la morte dei manifestanti pro-Mursi oggi; per quanto tragica sia la morte dei poliziotti e dei soldati uccisi il 14 agosto; per quanto tragica sia la morte di altri manifestanti e forze di sicurezza nel caso in cui gli scontri di oggi si  sviluppassero grazie al forte supporto esterno, l’alternativa, ovvero la sovversione dell’Egitto, avrebbe conseguenze ben più tragiche per tutti i popoli dell’Egitto e di tutti i Paesi.

Massimo Mazzucco intervista Webster Tarpley sulla Fratellanza musulmana

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora