Perché Viktor Janukovich non ha firmato l’accordo con l’UE

Le Courrier de Russie  – Réseau International 5 dicembre 2013

janykovi4_ESQuesta è la domanda che devono porsi gli ucraini riuniti in Piazza Indipendenza a Kiev, così come i commissari europei a Bruxelles. La rivista russa Ekspert offre la sua visione dei fatti. Viktor Janukovich ha sorpreso tutti annunciando, una settimana prima del vertice di Vilnius, che l’Ucraina non avrebbe firmato l’accordo di associazione con l’Unione europea. I partner europei, non abituati a modi simili, rimasero alquanto interdetti. Il popolo ucraino, cui tutti i canali televisivi all’unanimità hanno raccontato per mesi come l’adesione del Paese all’integrazione nell’UE avrebbe comportato dei vantaggi, si sono infuriati. Le piazze di molte città erano piene di manifestanti che marciavano gridando “l’Ucraina è Europa” e maledicendo il governo ucraino venduto a Mosca. Cos’è successo in realtà? Perché Janukovich ha promesso la firma dell’accordo pubblicamente senza infine mantenere tale promessa?
Janukovich ha commesso due errori. Il primo, al presidente ucraino mancava una stima delle proposte fatte dall’Unione europea. E’ importante notare che, nel programma per far aderire l’Ucraina nell’UE, il ruolo di primo violino era giocato dal Regno Unito, desideroso di punire la Russia rafforzando le proprie posizioni in politica estera, e dai Paesi dell’Est europeo (Polonia, Romania e Stati baltici), che hanno tradizionalmente sostenuto nell’UE gli interessi anglo-statunitensi. Sono proprio gli europei dell’Est che hanno condotto il dialogo con l’Ucraina sul tema dell’integrazione: l’eurodeputato polacco Alexander Kwasniewski, il commissario europeo ceco Stefan Füle e la presidentessa lituana Dalia Grybauskaite. Per convincere Janukovich a firmare l’accordo, questi politici hanno promesso all’Ucraina 20 miliardi di euro in prestiti e aiuti finanziari del FMI e dell’UE. Janukovich e i suoi ministri erano convinti che sarebbe stato possibile avere i soldi senza rilasciare Tymoshenko, né ridurre la spesa sociale, come il FMI chiede. Il calcolo degli europei dell’est era che il presidente ucraino, una volta coinvolto nel processo di associazione con l’UE e trascinato dal suo stesso popolo, non avrebbe potuto tornare indietro anche scoprendo che Kiev non avrebbe ottenuto granché di tutto ciò che gli era stato promesso.
Il secondo errore è stato quando Janukovich sperava di poter convincere la Russia a mantenere il regime di libero scambio con l’Ucraina. I suoi colleghi dell’UE gli hanno confermato anche questa assicurazione. Alexander Kwasniewski evidenziava sulla stampa come sarebbe più facile per l’Ucraina negoziare con Mosca, una volta firmata l’associazione con l’UE. Come sperava Janukovich, l’Ucraina, godendo di una zona di libero scambio con i Paesi dell’Unione doganale e dell’UE, avrebbe potuto vivere comodamente sul flusso di beni che passerebbe sul suo territorio, dall’Europa alla Russia e ai Paesi CIS dell’Unione doganale. Soprattutto perché la Russia e i Paesi dell’Unione doganale, che non avevano alcun effetto leva sull’UE, sarebbero stati costretti a chiedere all’Ucraina di fare da mediatore. Questo piano avrebbe accresciuto l’importanza dell’Ucraina agli occhi dell’Unione europea così come a quelli della Russia.

Brusco risveglio
Ma il risultato è stato molto diverso. Quando la Russia ha lanciato ad agosto misure severe contro l’Ucraina e ha bloccato l’importazione di merci, l’occidente ha dettato a Janukovich le vere condizioni dell’accordo. Come ha detto ad Ekspert una fonte informata di Kiev, Janukovich ha dovuto rilasciare Julija Tymoshenko e consentire alle imprese europee di partecipare alla privatizzazione di importanti settori dell’economia ucraina, compresa l’energia e le ferrovie. Inoltre, il FMI ha insistito, sottolinea, per aumentare i prezzi del gas, in modo che le aziende pubbliche ne beneficiassero, per poi privatizzarle e venderle alle aziende occidentali, come è stato fatto in Bulgaria. Bruxelles ha voluto iniziare in Ucraina lo stesso processo nell’Europa orientale, solo a condizioni assai peggiori, dato che l’Ucraina non è membro dell’Unione europea non può influenzarne le decisioni. Infine, il piano non aveva assolutamente valutato l’introduzione di un regime senza visti, e l’Ucraina non poteva esportare i suoi disoccupati nell’UE, come fanno gli altri Paesi dell’Europa orientale.
Se Janukovich avesse adempiuto alle pretese dell’Unione europea, il governo e l’imprenditoria ucraini sarebbero stati privati di tutti i loro beni e mezzi di controllo della situazione. Inoltre, la pretesa dell’UE sulla Tymoshenko ha mostrato che l’occidente intende interferire attivamente nella  politica interna dell’Ucraina, e non avrebbe aiutato Janukovich nelle elezioni del 2015. “A settembre-ottobre Janukovich comprese che se continuava, si sarebbe legato le mani trasmettendo il potere ai prescelti di Bruxelles. Aveva una possibilità: accettare questo ruolo e andarsene in pensione, l’anno dopo, con l’onorevole qualifica di euro-integratore, oppure lottare per il potere“, dice la nostra fonte a Kiev. Viktor Janukovich, uomo duro e deciso capendo che lo si metteva in un angolo, ha compiuto una svolta di 180° e di nuovo si è rivolto alla Russia per chiederne il sostegno nel rifiutarsi di firmare l’accordo con l’UE.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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La Russia e la politica mediorientale: successo e crescente prestigio

Andrej Akulov, Strategic Culture Foundation, 21.11.2013

russia-egypt La Russia risorgente s’impone nel Medio Oriente come grande e importante attore internazionale.  La recente diplomazia che ha evitato l’attacco degli Stati Uniti contro la Siria, sottolinea la misura in cui il sostegno costante di Mosca al suo ultimo alleato arabo abbia contribuito a consolidare il suo ruolo. Il presidente russo Vladimir Putin è emerso come il leader mondiale con la sola maggiore influenza sulla conseguenza di una guerra furiosa che minacciava la stabilità della regione. Nel frattempo nuove alleanze si raggiungono e vecchie amicizie rivivono con Paesi da tempo considerati satelliti nella sfera d’influenza occidentale, soprattutto degli USA. Egitto, Giordania e Iraq esplorano legami più stretti con Mosca nel momento in cui l’amministrazione Obama non riesce ad avere una chiara politica regionale.

Iraq
Il 16 ottobre l’alto consulente per i media del primo ministro iracheno Nuri al-Maliqi ha detto che Baghdad aveva iniziato a ricevere armi dalla Russia, nell’ambito del storico accordo da 4,3 miliardi di dollari firmato l’anno scorso, ma poi messo da parte tra accuse di corruzione. Dopo una revisione  Baghdad ha infine deciso di mantenere l’accordo. La Russia diventa il secondo maggiore fornitore di armi all’Iraq dopo gli Stati Uniti, annunciandone il ritorno nel lucroso mercato mediorientale. Funzionari iracheni hanno annunciato, all’inizio dell’anno, che Baghdad aveva annullato il contratto a causa di accuse di corruzione non esplicitate. “Abbiamo davvero avuto sospetti su questo contratto“, dichiarava il consigliere mediatico del governo iracheno Ali al-Musawi alla russa RT. “Ma alla fine l’accordo è stato firmato. Attualmente abbiamo avviato il processo d’implementazione di una delle fasi di quest’accordo.”(1) Tra gli acquisti vi sono 40 elicotteri d’attacco MI-35 e Mi-28NE (4 aeromobili aggiunti come bonus per l’accordo molto redditizio), e 42 sistemi missilistici superficie-aria Pantsir-S1. Nel caso degli elicotteri, i 40 giustificano la creazione di un centro servizi di assistenza per gli elicotteri su suolo iracheno. Ulteriori discussioni si sono svolte sull’eventuale acquisizione di MiG-29 e veicoli corazzati pesanti, oltre ad altre armi. Musawi ha detto che l’Iraq è soprattutto interessato ad acquisire gli elicotteri che potrebbero essere utilizzati per combattere i ribelli sospettati di compiere gli attentati nel Paese devastato dalla guerra. Aleksandr Mikheev, vicedirettore generale dell’azienda statale russa per l’esportazione di armi, Rosoboronexport, ha detto a fine giugno che il contratto sugli elicotteri copre anche l’addestramento di piloti e tecnici e la fornitura dei sistemi d’arma essenziali. Questo è il primo contratto con l’Iraq nel quadro dell’accordo, ha aggiunto. (2)
Alla fine del mese scorso è stato riferito che il governo regionale del Kurdistan settentrionale aveva ordinato 14 elicotteri leggeri dalla MD Helicopters statunitense, formalmente per le forze di sicurezza locali e per le emergenze mediche. Presumibilmente i velivoli ad ala rotante entreranno nell’arsenale delle formazioni armate dei Peshmerga. A differenza del caso degli Stati Uniti, Baghdad non può preoccuparsi di Mosca, la cooperazione militare con i curdi iracheni non è all’ordine del giorno. Washington vede anche con disapprovazione i contatti dell’Iraq con l’Iran, mentre l’Iraq si sentiva trascurato quando le sue proposte di pace per una gestione pacifica del conflitto siriano furono ignorate da Washington. Il primo ministro iracheno ha presentato un piano particolareggiato questo agosto, senza alcuna risposta dagli Stati Uniti. Il primo ministro iracheno Nuri al-Maliqi ha fatto due viaggi a Mosca, lo scorso anno, e nessuno negli Stati Uniti.

Giordania
Secondo l’agenzia RIA-Novosti, il 15 novembre un funzionario dell’azienda statale per l’esportazione di armi della Russia, Rosoboronexport, ha detto che la Giordania è interessata ad assemblare localmente elicotteri e sistemi missilistici anticarro di concezione russa. “I nostri colleghi giordani hanno mostrato interesse a creare un impianto d’assemblaggio nazionale per i sistemi missilistici anticarro portatili Kornet e diversi tipi di elicotteri“, ha detto Mikhail Zavalij, capo della delegazione della Rosoboronexport al Dubai Air Show 2013. Il sistema russo Kornet-E, prodotto per l’esportazione, ha una gittata massima di 5500 metri e un sistema di puntamento laser semi-automatico combinato a un visore termico. Il sistema, armato con missili che utilizzano due testate a carica cava, è altamente efficace contro i carri armati con corazza reattiva o esplosiva, nonché contro edifici fortificati ed elicotteri. Nel maggio di quest’anno, la Giordania ha già avviato la produzione su licenza dei lanciarazzi portatili di concezione russa RPG-32 Nashab, che secondo Jordan Times (3) sono superiori ai lanciarazzi attualmente utilizzati dalle forze armate giordane. La produzione di armi della Giordania rientra in una joint venture con la Russia. L’impianto che produce i lanciarazzi RPG-32, Hashim, si trova a circa 20 chilometri a nord-est della capitale Amman. E’ stato costruito e attrezzato dai giordani, mentre Rosoboronexport ha fornito i componenti per l’assemblaggio dei lanciagranate e ne supervisiona il processo di produzione. (4)
Il 25 ottobre la Giordania ha annunciato di aver scelto l’azienda statale russa Rosatom quale primo contraente per la costruzione di due centrali nucleari da 1000 megawatt (MW) nei pressi di Qusayr Amra, circa 60 chilometri a nordest di Amman, ai margini del deserto settentrionale, entro il 2022. Nell’ambito della decisione, il governo e la società russa sono entrati in trattative sui prezzi per l’energia elettrica, al fine di raggiungere un accordo finale e avviare la costruzione dei reattori entro il 2015. Funzionari dell’azienda energetica hanno indicato l’affidabilità e la sicurezza tecnologica dei reattori AES92 VVER-1000 della società tra i principali vantaggi dell’offerta russa, che ha battuto la rosa dei candidati composta dall’azienda francese Areva, con il suo reattore sperimentale ATMEA1 e dal reattore CANDU della canadese AECL. Senza dubbio gli accordi finanziari vi hanno svolto un ruolo importante. Nella proposta, la Rosatom ha accettato di farsi carico del 49 per cento del costo di 10 miliardi di dollari per la costruzione e l’esercizio degli impianti, detenendone la proprietà, e il governo che si fa carico del restante 51 per cento mantenendo la quota di maggioranza dell’impianto. La proposta rispecchia un accordo analogo stipulato da Rosatom e dalla Turchia nel 2010, in base al quale la società costruiva i quattro reattori da 1000 MW per 20 miliardi di dollari. I funzionari dicono che l’accordo si propone di contribuire a raggiungere l’indipendenza energetica della Giordania, che importa circa il 97 per cento del proprio fabbisogno energetico con un costo pari a oltre un quinto del prodotto interno lordo, stabilizzando un’industria colpita dalle interruzioni del gas egiziano. La Giordania è diventata il terzo Stato arabo a volere il nucleare civile, dopo gli Emirati Arabi Uniti che avviano la costruzione di quattro reattori da 5600 MW di potenza entro il 2020 e l’Egitto che riaffermava, all’inizio di questo mese, i suoi piani per costruire un reattore da 1000 MW entro la fine del decennio. (5)
Il 15 novembre Sua Maestà Re Abdullah e il ministro dell’Agricoltura russo Nikolaj Fjodorov sottolineavano l’impegno a rafforzare la cooperazione tra i due Paesi e a coordinarsi e consultarsi sui vari temi regionali d’interesse comune. In una riunione con la delegazione che l’accompagnava, il re aveva evidenziato le prospettive della cooperazione e i mezzi per il loro sviluppo nei diversi settori, principalmente agricoltura, turismo, trasporti ed energia, nonché in campo economico. Il ministro co-presiede le riunioni congiunte giordano-russe della Commissione intergovernativa di Amman. Fjodorov ha affermato l’impegno della Russia a rafforzare le sue relazioni con il Regno e a mantenere il coordinamento su tutte le questioni di mutuo interesse, sottolineando la volontà della Russia di sostenere la Giordania nei settori dell’energia, dei trasporti, dell’agricoltura, del turismo e delle costruzioni. Commentando gli accordi con il regno, il funzionario russo ha espresso apprezzamento per i progressi della Giordania nei vari settori e ha elogiato la posizione del regno sulle diverse questioni regionali e gli sforzi di Sua Maestà nel promuovere la pace e la stabilità. Durante la visita del presidente russo Vladimir Putin nello scorso anno, la Giordania e la Russia firmarono un accordo per la costituzione di un comitato congiunto giordano-russo per attivare la cooperazione. I due Paesi sono anche vincolati da numerosi accordi di cooperazione economica.  I funzionari giordani hanno condotto negoziati con la delegazione russa presso il ministero della Pianificazione e Cooperazione Internazionale, e deciso di formare un comitato economico congiunto per rafforzare la cooperazione commerciale e gli investimenti tra i due Paesi. Saif ha detto ai giornalisti, dopo la riunione, che la Giordania e la Russia hanno firmato un memorandum d’intesa nel settore del nucleare, aggiungendo che una delegazione ufficiale giordana visiterà Mosca all’inizio del prossimo anno. Il ministro russo ha indicato che le due parti hanno inoltre convenuto di aumentare l’afflusso di turisti russi per motivi religiosi e sanitari. 8 anni fa, il Presidente Putin si disse dispiaciuto che il commercio bilaterale fosse modesto, poco oltre i 50 milioni di dollari, poi  cresciuto fino a 426, 5 milioni di dollari nel 2012.

Egitto
I ministri degli Esteri e della Difesa russi Sergej Lavrov e Sergej Shojgu hanno visitato l’Egitto il 13-15 novembre per discutere “sullo spettro completo” dei legami tra i due Paesi, tra cui la “cooperazione tecnico-militare”. Il Presidente Putin dovrebbe visitare l’Egitto molto presto. I colloqui hanno rivelato che l’Egitto cerca di acquisire aerei da combattimento, sistemi di difesa aerea e missili anticarro, con 24 caccia MiG-29M2 in cima agli interessi, assieme ai sistemi di difesa missilistici terra-aria a breve raggio e a medio raggio russi Buk-M2, Tor-M2 e Pantsir-S1.
Il mese scorso gli Stati Uniti congelarono una parte considerevole del pacchetto di aiuti annuale da 1,5 miliardi di dollari, in segno di scontento per i lenti progressi dell’Egitto verso la democrazia. Il passo fu seguito dalla sospensione della consegna di quattro jet da combattimento F-16 e dall’annullamento delle esercitazioni militari biennali USA-egiziane. In Egitto, dove il governo sostenuto dai militari ha accusato Washington di simpatia verso la Fratellanza musulmana, alcuni manifestanti hanno salutato Putin quale potenziale contrappeso diplomatico agli Stati Uniti. I manifestanti pro-militari hanno anche tracciato un parallelo tra l’ex agente del KGB e il loro leader: durante una protesta a luglio, nella città di Alessandria, i manifestanti pro-militari esibirono un grande poster del presidente russo in uniforme della marina accanto a quella del comandante dell’esercito Abdel Fatah al-Sisi, recante la scritta “Bye bye, America!”
La svolta avviata sulla Siria dalla Russia è seguita da una serie di tangibili successi politici in Medio Oriente. Senza dubbio si tratta del coronamento della leadership russa, il Paese è fortemente in arretrato nella regione, ma la sua influenza cresce a passi da gigante, mentre gli Stati Uniti  subiscono essendosi smarriti nel labirinto regionale della sovrapposizione di problemi e complessità. Nessun appello a rivivere la concorrenza dei giorni della Guerra Fredda, ma al contrario alla comune ricerca che comporti solidi benefici per tutti. L’iniziativa sulla Siria ha dimostrato la possibilità e l’opportunità di questo approccio.

EGYPT-RUSSIA-DIPLOMACY
Note:
1) RussiaToday
2) RIAN
3) Jordan Times
4) RIAN
5) Jordan Times

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Stato di emergenza in Egitto per sventare la sovversione della NATO

Christof Lehmann (Nsnbc)

1044429Il 14 agosto 2013, il presidente ad interim egiziano Adly Mansur ha dichiarato un mese di stato di emergenza. Violenti scontri tra manifestanti dei Fratelli musulmani e polizia e militari egiziani sono scoppiati dopo che il ministero degli interni ha risposto ai tentativi di suscitare la guerra civile incitando violenze settarie, e dopo che dirigenti dei Fratelli musulmani hanno tentato di far assaltare le stazioni della polizia. Il governo ad interim ha risposto avvertendo i manifestanti di lasciare pacificamente il Campus dell’Università di Cairo, Nahda Square e la zona nei pressi della moschea di Cairo Rabba al-Adawia, prima di reprimere i manifestanti che si rifiutavano di andarsene. Testimoni oculari riferiscono di decine di morti e feriti, mentre manifestanti, polizia, militari e cecchini si scontravano. Analisti avvertono, da mesi, che l’Egitto è oggetto delle mire sovversive dei Paesi occidentali e dei loro alleati regionali. Lo stato di emergenza di un mese è stato dichiarato, e forse potrebbe essere l’ultima occasione per l’Egitto di evitare la sovversione e la balcanizzazione volute dalla NATO.

Decine di morti e feriti nella repressione dei manifestanti dei Fratelli musulmani a Cairo
Il 14 agosto decine di persone sono state uccise quando la polizia e i militari egiziani hanno iniziato a sgomberare gli accampamenti dei Fratelli musulmani in piazza Nahda e nella zona della moschea di Cairo Rabba al-Adawia. Il ministero della Sanità egiziano informa che 60 sono gli uccisi e più di 800 i feriti negli scontri del 14 agosto. I Fratelli musulmani hanno prima sostenuto che i morti fossero 600, riducendone il numero a 200 in seguito. Il numero di persone uccise in realtà è, a giudicare dai testimoni oculari che hanno contattato Nsnbc International, suscettibile di essere vicino al numero ufficiale di 60. Mentre gli scontri continuano, tuttavia, il numero di morti e feriti potrebbe salire oggi, durante la notte e nei prossimi giorni. Secondo le ultime notizie, proteste e scontri sono esplosi in altre città di tutto l’Egitto. Testimoni oculari riferiscono di cecchini e del coinvolgimento di “una mano straniera”. Gli scontri al Cairo del 14 agosto sono esplosi quando le forze di sicurezza hanno utilizzato bulldozer blindati per rimuovere i campi che i manifestanti pro-Mursi dei Fratelli musulmani hanno eretto e gestito da inizio luglio, dopo che il presidente egiziano Muhammad Mursi è stato rovesciato da un incruento e popolare colpo di Stato militare guidato dal capo di Stato Maggiore dell’Egitto, Abdel Fatah al-Sisi, il 3 luglio 2013.
Secondo i membri dei Fratelli musulmani, i militari hanno usato proiettili veri contro i manifestanti. Il governo ad interim e i militari respingono le accuse. Nsnbc International ha sentito quattro testimoni oculari indipendenti, che hanno dichiarato che dei cecchini hanno aperto il fuoco sui manifestanti, sostanziando i sospetti che potenze straniere siano coinvolte tramite organizzazioni terroristiche e squadroni della morte, per provocare violenze tra i manifestanti pro-Mursi e i sostenitori del governo provvisorio e della cacciata di Muhammad Mursi. La repressione segue i tentativi di suscitare violenze settarie ed intercetta i piani per attaccare le stazioni della polizia. La decisione di por termine alla protesta di oltre un mese dei sit-in, avviene dopo che elementi militanti hanno aumentato gli sforzi per creare violenze settarie e politiche, e dopo aver intercettato le comunicazioni tra i leader della Fratellanza musulmana, che rivelavano i piani per attaccare le stazioni della polizia.

Ondata di violenze settarie
Due settimane fa, l’Egitto ha visto un improvviso aumento dei tentativi di suscitare violenze settarie e politiche. Episodi di violenze e tentativi di fomentare conflitti settari sono stati particolarmente intensi nel Sinai. Soprattutto le provocazioni contro la minoranza cristiana in Egitto sono aumentate. Il 9 agosto, Nsnbc International ha riportato di un raduno di manifestanti pro-Mursi a Cairo, dove hanno lasciato graffiti provocatori sui muri e le porte delle chiese e delle cattedrali cristiane. I leader dei Fratelli musulmani hanno tentato di porre la minoranza cristiana egiziana “tra coloro che sono dietro il complotto per cacciare Muhammed Mursi“. Tentando di sostenere le accuse, sottolineano che il leader della Chiesa cristiana era apparso insieme a Abdel Fatah al-Sisi, Adly Mansur e altri dirigenti egiziani il 4 luglio, dopo la cacciata di Mursi del 3 luglio, chiedendo ai sostenitori di Mursi e ai 14 milioni di manifestanti che chiedevano a Mursi di dimettersi o di negoziare con l’opposizione per fermare le proteste, di astenersi dalle violenze e di far tornare il Paese alla normalità. Dall’inizio dell’agosto 2013, i cristiani in Egitto sono stati oggetto di continui attacchi da parte degli islamisti. Le violenze più intense contro la minoranza cristiana riguardavano le province del Nord Sinai, Assuit e Sohag, dove numerose persone sono state uccise e case di famiglie cristiane sono state bruciate dagli islamisti. La posizione di queste province è coerente con i presunti piani per creare una situazione di emergenza nel Sinai.

Intercettati i piani per attaccare le stazioni della polizia
L’esercito egiziano e il governo provvisorio non solo giustificano il giro di vite sui manifestanti facendo riferimento all’aumento delle violenze e dei tentativi di suscitare violenze settarie e la guerra civile. Il ministero degli Interni egiziano ha dichiarato che i suoi funzionari hanno intercettato telefonate di esponenti dei Fratelli musulmani e dei loro sostenitori, in cui i leader della Fratellanza incaricavano i loro sostenitori di prepararsi ad attaccare le stazioni di polizia. Il sito del ministero degli Interni afferma che l’intercettazione ha permesso ai servizi di sicurezza del Paese di sventare gli attacchi. Sospesi i treni e arrestati gli esponenti di primo piano dei Fratelli musulmani. Durante un’apparizione alla TV CBC, un alto funzionario del ministero degli Interni, il generale Abdel Fatah Othman, ha dichiarato che diversi esponenti dei Fratelli Musulmani d’Egitto sono stati arrestati. Othman ha detto che era ancora troppo presto annunciarne pubblicamente i nomi. Il governo ad interim ha bloccato tutti i treni in tutto il Paese durante la repressione, per impedire all’opposizione di raggiungere le principali città del Paese, aggravando così la situazione.
Importanti leader religiosi fanno appello a tutti gli egiziani di dar prova di moderazione. Ahmad al-Tayeb, il grande imam di al-Azhar, e altri leader religiosi di spicco si sono rivolti al popolo d’Egitto in una trasmissione televisiva in diretta. Gli alti prelati hanno fatto appello a tutti gli egiziani di dar prova di moderazione nel conflitto in corso tra il governo ad interim e i sostenitori del deposto presidente Muhammad Mursi. Ahmad al-Tayeb ha appoggiato la cacciata di Muhammad Mursi il 3 luglio.

Un mese di stato d’emergenza per affrontare la sovversione appoggiata dall’estero
Nel primo pomeriggio del 14 agosto, il presidente del governo ad interim Adly Mansur ha dichiarato un mese di stato di emergenza in Egitto. Lo stato di emergenza dovrebbe responsabilizzare il governo in modo da creare una situazione in cui torni la calma e che i negoziati tra tutte le parti politiche possano essere avviate, creando le basi per por fine al periodo transitorio e restituire al Paese un governo eletto appena possibile. Il governo egiziano, e in effetti anche il suo popolo, però non affrontano semplicemente la sfida di trovare una soluzione a problemi apparentemente interni. Gli analisti per mesi hanno avvertito che l’Egitto è nel mirino della sovversione di potenze straniere. La settimana scorsa, anche i leader politici dei Paesi regionali, tra cui la Siria e l’Iran, hanno avvertito che l’Egitto è nel mirino di potenze straniere, nel tentativo di suscitare una guerra civile. Il 9 agosto, il capo di Stato iraniano, l’Ayatollah Khamenei, ha messo in guardia i popoli dei Paesi della regione e soprattutto dell’Iraq e dell’Egitto, di essere vigili contro i tentativi di provocare una guerra civile nel loro Paese.

Gli elementi principali dei tentativi di suscitare la sovversione in Egitto. Le ex-potenze coloniali e il tentativo della NATO di riaffermare il dominio sulla penisola del Sinai e il Canale di Suez
Con la scoperta dei più grandi giacimenti di gas conosciuti del mondo, nel Golfo Persico, condivisi tra il Qatar e l’Iran dal 2007, e i risultati di una nuova indagine che dimostra che le riserve di gas nel Mediterraneo orientale contengono il 70% in più gas di quanto stimato dalle indagini precedenti, le potenze occidentali come Stati Uniti, Regno Unito e Francia, e i dirigenti dei governi di Turchia, Qatar e Arabia Saudita, hanno iniziato ad attuare i piani per riconformare il Medio Oriente per mezzo di due strategie. L’insediamento di un governo dei Fratelli musulmani controllato da Qatar e occidentali, laddove  possibile, come in Egitto, e la sovversione dove è impossibile operare un “cambio di regime” per mezzo della “primavera araba”, come ad esempio in Siria. Dopo il successo iniziale nell’insediare il governo dei Fratelli musulmani sotto la presidenza di Muhammad Mursi, l’Egitto è stato inizialmente risparmiato da una protratta guerra a bassa intensità, come in Siria. La balcanizzazione dell’Egitto però, fa comunque parte di un piano globale per un nuovo Medio Oriente. Gli elementi di questo piano sono, secondo molti analisti, l’annessione permanente di oltre il 90% della Palestina, la Cisgiordania, da parte d’Israele e l’istituzione di uno Stato palestinese a Gaza governato da Hamas/Fratelli musulmani. Tale Stato palestinese nella Striscia di Gaza sarebbe del tutto dipendente dall’Egitto. Parte dell’attuazione del piano è stata, tra l’altro, la dichiarazione di Hamas di Gaza quale “zona liberata”. Un altro elemento della preparazione del piano riguardo l’Egitto, nell’ambito del nuovo Medio Oriente, è l’istituzione di una zona di libero scambio nel Sinai. Il progetto era fortemente sostenuto da Qatar (Regno Unito), Hamas e Muhammad Mursi. L’accordo sulla zona di libero scambio e relativi accordi avrebbe anche dato al Qatar (Regno Unito) una notevole influenza sul canale di Suez, portando nel 2012 molti egiziani ad esprimere gravi preoccupazioni e accusando Muhammad Mursi di aver “venduto il Canale di Suez a una potenza straniera“.
Per garantirsi che un governo filo-occidentale rimanesse allineato a Stati Uniti, Regno Unito e Francia durante la ricolonizzazione occulta dell’Egitto, il governo Mursi si sarebbe dotato di poteri che ne garantissero la permanenza al potere in modo incontrastato. Quindi, la sospensione della Camera bassa del Parlamento, la sospensione della Corte costituzionale e giudiziaria e le successive modifiche della Costituzione e della legge elettorale, da parte dell’amministrazione Mursi, avrebbero garantito la quasi impossibilità, per i partiti non islamici, anche solo di registrarsi per le prossime elezioni. Questo piano è fallito. E’ fallito quando più di 14 milioni di egiziani sono scesi in piazza il 2 luglio 2013 e, quando il capo di Stato Maggiore dell’Egitto, Abdel Fatah al-Sisi, ha estromesso Muhammad Mursi il 3 luglio e insediato Adly Mansur quale presidente ad interim.

Dopo che il colpo di Stato per mezzo dell’abuso delle istituzioni democratiche è fallito, l’Egitto era maturo per il modello siriano
Dato che il tentativo della NATO di garantirsi il controllo del Sinai per via occulta e la repressione delle istituzioni democratiche in Egitto non sono riuscite, l’Egitto era ormai maturo per essere oggetto della variante siriana “della soluzione totale della NATO per il Medio Oriente”. E’ importante notare che l’uso del termine NATO in questo contesto, non implica necessariamente che siano utilizzate le strutture politiche e di comando normali dell’alleanza. Piuttosto, Stati membri della NATO, soprattutto gli USA (Israele), Regno Unito e  Francia tentano di creare una situazione di crisi in Egitto, tale da giustificare l’intervento militare con il pretesto della “responsabilità di proteggere” o di costrutti analoghi. Vale la pena ricordare che i capi della NATO Ivo H. Daalder e James G. Stavridis hanno definito la Libia “Un momento di insegnamento e modello per futuri interventi“. Una chiara indicazione del piano di sovversione dell’Egitto per mezzo di squadroni della morte, incitando alle violenze settarie e diffondendo nel Paese mercenari sotto le bandiere di al-Qaida, è l’invio di Robert Ford in Egitto come ambasciatore degli Stati Uniti. Il nome dell’ambasciatore Robert Ford è sinonimo di squadroni della morte,  crisi fabbricate e di morte della tradizionale politica estera dagli USA, che va da El Salvador all’Iraq e alla Siria.

Il mese dello stato di emergenza, è l’ultima occasione per sventare la sovversione della NATO in Egitto
La dichiarazione dello stato di emergenza per un mese da parte del presidente ad interim Adly Mansour, il 14 agosto 2013, può senza dubbio essere considerato come l’ultima possibilità di salvare lo Stato nazione egiziano dalla sovversione e dalla balcanizzazione. L’alternativa alla sconfitta del tentativo straniero di sovvertire l’Egitto sarebbe un califfato islamico dominato da Qatar/Israele nella “zona di libero scambio del Sinai”, con un micro-Stato palestinese governato da Hamas nella Striscia di Gaza quale appendice. La NATO o truppe sotto la bandiera delle Nazioni Unite, ma comandate della NATO, occuperebbero il canale di Suez. Il restante Egitto sprofonderebbe in uno Stato di guerra civile settario per il prossimo decennio. Per quanto tragica sia la morte dei manifestanti pro-Mursi oggi; per quanto tragica sia la morte dei poliziotti e dei soldati uccisi il 14 agosto; per quanto tragica sia la morte di altri manifestanti e forze di sicurezza nel caso in cui gli scontri di oggi si  sviluppassero grazie al forte supporto esterno, l’alternativa, ovvero la sovversione dell’Egitto, avrebbe conseguenze ben più tragiche per tutti i popoli dell’Egitto e di tutti i Paesi.

Massimo Mazzucco intervista Webster Tarpley sulla Fratellanza musulmana

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Boston, i ceceni e gli illuminati satanisti

Dean Henderson – 21 aprile 2013

Ceremonial Swearing-In Of Leon Panetta Is Held At CIA HeadquartersL’eccessivo e ben mediatizzato spettacolo di forza a Boston, dopo il bombardamento della maratona, serve a consolidare lo stato di polizia degli Stati Uniti e la distruzione in corso della Carta dei Diritti. Mentre molto resta da sapere di Dzhokhar e Tamerlan Tsarnaev, notizie di RussiaToday indicano che la madre Zubeidat crede che siano stati incastrati, affermando che l’FBI aveva molestato la sua famiglia per anni. [1] Il redattore di VeteranToday, Gordon Duff, ha rivelato in un articolo per PressTV che i bombardamenti erano un’operazione false flag, e che alti ufficiali della sicurezza credono che l’FBI sia fortemente coinvolto nell’attentato. [2]
Molto probabilmente i fratelli sono stati inquadrati e incoraggiati a portare a termine l’attentato. Questo spiega perché gli avvertimenti russi sulla connessione tra Tamerlan Tsarnev con gli islamisti siano stati ignorati. Nei giorni successivi all’attentato si è visto l’ampio uso di telecamere di sicurezza, una no-fly zone, una città bloccata, la glorificazione di un apparato di sicurezza opprimente e costoso, e la decisione di non istruire il cittadino statunitense Dzhokhar Tsarnaev sui suoi diritti (Miranda Rights).
Questi colpi premeditati alla Costituzione, rappresentano la nascita di uno Stato tecno-fascista in cui la privacy è avvinta e il Grande Fratello accolto nelle nostre città, nei nostri quartieri e anche nelle nostre case.

Le idi di aprile
Il 16 aprile, data degli attentati di Boston, è significativo; la metà di aprile è un momento per i riti  satanici degli Illuminati per una carneficina. Ecco un breve elenco dei soli ultimi 20 anni:
19 aprile 1993, l’ATF incendia la sede dei davidiani a Waco, Texas, 76 morti
19 aprile 1995, Timothy McVeigh bombarda l’edificio federale di Oklahoma City, 168 morti
20 aprile 1999, massacro alla Columbine High School, 13 morti
16 aprile 2007, massacro al Virginia Tech, 32 morti
20 aprile 2010, esplosione della piattaforma BP Deepwater Horizon, 11 morti, Golfo del Messico devastato
18 aprile 2013, esplosione dell’impianto di fertilizzanti a West, Texas, 14 morti. Le prime notizie riportavano che l’esplosione alla fabbrica di fertilizzanti potrebbe essere stata causata da un qualche tipo di bomba. [3]
Secondo i Bibliotecapleiadi, “Il 19 aprile – 1 maggio è un periodo rituale satanico di 13 giorni, relativo al fuoco degli Illuminati. Il sacrificio del fuoco viene richiesto il 19 aprile. Il sacrificio di sangue alla bestia, è il più critico periodo di 13 giorni. Il sacrificio del fuoco viene richiesto il 19 aprile. Il 19 aprile è il primo giorno di 13 dediti al rituale satanico relativo al fuoco, al dio del fuoco Baal o Moloc/Nimrod (il Dio Sole), noto anche come il dio romano Saturno (Satana/Diavolo). Questo giorno è il culmine per i sacrifici umani, richiedendo il sacrificio del fuoco con enfasi per i bambini. Questo giorno è uno dei più importanti per i sacrifici umani, e perciò si sono avuti alcuni importanti eventi storici in questa data. Ricordate, gli Illuminati considerano la guerra il modo più propizio per fare sacrifici, uccidendo bambini e adulti“. [4]

I ribelli ceceni della CIA
Agenzie di intelligence occidentali hanno preso l’abitudine di usare i jihadisti islamici per destabilizzare i governi che non permettono ai banchieri Rothschild di controllarli. Dall’Indonesia all’Iran, dall’Afghanistan alla Libia e ora la Siria, questo modello continua. Le regioni russe secessioniste di Cecenia e Daghestan, da cui i fratelli Tsarnaev provengono, non fanno eccezione. Se i fratelli hanno ricevuto un addestramento terroristico, è molto probabile che sia stato fornito da al-Qaida, risorsa della CIA. (Quello che segue è tratto dal Capitolo 17, La presa sul petrolio del Caspio, del mio libro Big Oil e i suoi banchieri nel Golfo Persico: quattro cavalieri, otto famiglie e la loro rete globale di intelligence, droga e terrore):
“Da quando il ministro degli Esteri russo Evgenij Primakov propose un triangolo strategico tra l’India, la Russia e la Cina come contrappeso all’egemonia globale degli Stati Uniti, nel 1998, i pensatoi della dirigenza degli Stati Uniti si scervellavano su come far deragliare tale idea. L’Olin Institute della Harvard propose di attaccare l’India, la parte più debole del triangolo. Non contenti dell’assalto, guidato dalla polacca Solidarnosc, all’Europa orientale e della frantumazione delle Repubbliche sovietiche dell’Asia centrale, la banda del CFR/Bilderberg ora utilizzava il surrogato dei mujahidin per cancellare la Russia. Nel 1994, 35.000 combattenti ceceni furono addestrati nella base di Amir Muawia nella provincia di Khost in Afghanistan, un campo di Usama bin Ladin costruito dalla CIA. Nel luglio 1994 il comandante ceceno Shamil Basaev si addestrò ad Amir Muawia e fu inviato nel campo per le tattiche avanzate di guerriglia di Markazi-i-Dawar, in Pakistan. Lì incontrò gli ufficiali pakistani dell’ISI, che storicamente eccellevano nell’eseguire le operazioni sporche della CIA. [5] L’altro comandante ribelle ceceno, un arabo, era l’emiro al-Qattab.
Gli islamisti ceceni arraffarono una grossa fetta del mercato dell’eroina della mezzaluna d’oro, collaborando con le famiglie mafiose cecene affiliate al gruppo russo Alfa, che faceva affari con la Halliburton. Ebbero anche legami con i laboratori di eroina albanesi gestiti dall’Esercito di liberazione del Kosovo (UCK) della CIA.
Un rapporto della russa FSB dichiarava che i ceceni iniziarono l’acquisto di immobili in Kosovo nel 1997, poco prima della separazione, voluta dagli USA, del Kosovo dalla Jugoslavia. Il comandante ceceno, l’emiro al-Qattab, costruì campi di guerriglia per addestrare i ribelli albanesi dell’UCK. I campi furono finanziati dal traffico di eroina, prostituzione e moneta contraffatta. Le reclute venivano invitate dal comandante ceceno Shamil Basaev e finanziate dalla Casa dei Saud, tramite l’organizzazione del Soccorso Islamico dei Fratelli musulmani. [6] Il 20 settembre 2002, dopo un incontro alla Casa Bianca sull’Iraq con il presidente Bush, il ministro degli Esteri russo Igor Ivanov schivò le domande riguardanti la nuova serie di molestie statunitensi contro l’Iraq. Invece, affermò che i ribelli ceceni addestrati da al-Qaida, prendevano ancora di mira il suo Paese e godevano di un rifugio sicuro presso il più stretto alleato degli Stati Uniti della regione, il governo della Georgia. L’oleodotto strategico Baku-Tblisi-Ceyhan dei Quattro cavalieri, passava direttamente attraverso la capitale georgiana Tbilisi. Un mese dopo, ribelli ceceni con giubbotti esplosivi entrarono in un teatro di Mosca, prendendo in ostaggio centinaia di persone. La tempistica era interessante, in quel momento i russi si rifiutavano di appoggiare i piani di Bush per invadere l’Iraq. Quasi 200 persone morirono, dopo che le forze speciali russe fecero irruzione per eliminare i ceceni. I media statunitensi, fissi su ogni mossa di al-Qaida pochi mesi prima, ignorarono i legami tra i ceceni e le bande guidate da bin Ladin, e invece accusarono i russi. Una settimana dopo l’incidente, il signore della guerra ceceno Shamil Basaev rivendicò la sua responsabilità dell’assedio su un sito web dei ribelli. [7] I funzionari del Cremlino videro i commenti di Basaev come una cortina fumogena per proteggere il leader ceceno Aslan Maskhadov, che era in Svezia per partecipare a una conferenza sulla Cecenia. Basaev fu ucciso in Inguscezia nel luglio 2006.”

Note
[1] RussiaToday
[2] PressTV
[4] Biblioteca Pleyades
[5] “Chi è Usama bin Ladin?” Michel Chossudovsky. 17-12-01
[6] Ibidem
[7] “Rebel Warlord Takes Credit for Theatre Seige“. Springfield News Leader.  2-11-02

Dean Henderson è autore di quattro libri: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve eStickin’ it to the Matrix. Potete iscrivervi gratuitamente alla sua mailing settimanale Left Hook @ DeanHenderson.wordpress.com

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Orlov a Cipro: Putin può invertire 300 anni di errori russi nel Mediterraneo

John Helmer, Mosca 20 marzo 2013

6a00d8341d417153ef017c37f5c3bb970b-800wiGli Stati Uniti, la Germania, la Turchia e gli alleati della NATO pensano di avere quasi tutte le munizioni necessarie per produrre un cambio di regime in Siria, come avevano fatto in Libia. Ma  non sembrano avere i 5miliardi di euro richiesti per compiere il trucco a Cipro, dopo che il regime  è stato modificato dai ciprioti stessi, che avevano votato il partito al potere un mese fa. La mossa per raccogliere questo denaro dai depositanti russi e dalle altre banche di Cipro, appariva una scommessa sicura a Bruxelles, perché i russi apparentemente più influenti, come il Primo Viceprimo Ministro Igor Shuvalov e il ministro delle Finanze Anton Siluanov, avevano segnalato la loro volontà di andare avanti. Ma Shuvalov e Siluanov sono impiegati, non contano politicamente. Il russo che conta oggi, si vede presentare dall’alleanza occidentale la possibilità di effettuare un potente cambiamento strategico nel Mediterraneo, a un costo minimo e con poco rischio. E’ una lezione sul maggiore valore del denaro sulle armi, nella grande strategia. E’ anche un cambiamento che le potenze occidentali e l’impero ottomano hanno contrastato per tre secoli. Ci sono riusciti con l’imperatrice Caterina II e la flotta del conte Aleksej Orlov nel 1770, che vinse la battaglia di Chesme*, tradendo poi la rivolta di Daskalogiannis (Ioannis Vlachos) contro i Turchi a Creta e, in ultima analisi, perdendo la guerra nel Mediterraneo. Gli alleati ci riuscirono con Stalin tra il 1945 e il 1949 perché le sue priorità erano più a nord. Nel 1974 la NATO incoraggiò e sostenne l’occupazione turca della parte settentrionale di Cipro, perché il Politburo di Leonid Breznev [1] non era in grado di risolvere le proprie differenze interne, per paura di offendere la Turchia, compiendo errori di valutazione d’intelligence uno dopo l’altro.
Il modo in cui viene raccontata questa vicenda della storia greca, gli elleni la ricordano, e ricordano abbastanza spesso, che nei momenti più atroci, le promesse di aiuto russo contro gli infedeli non si materializzarono. C’è anche una parola russa per questo tradimento greco. L’incapacità di arrivare in tempo a Creta per evitare le sanguinose rappresaglie turche del 1770, è conosciuto in greco con il nome di Orlov. Vediamo quanto di meglio Putin potrebbe fare: i neo-ottomani gli hanno presentato l’opportunità di contrattaccare e vincere. Ma quali sono i concreti interessi russi ora in gioco, e sono grandi abbastanza per puntare su una grande strategia che sparigli il quadro?
I media russi sono stati insolitamente lenti nel valutare le notizie da Cipro, e il Cremlino è stato insolitamente silenzioso. Quest’ultimo aspetto spiega il primo [2]. Il primo ministro Dmitrij Medvedev non ha permesso di far passare respiro sul tema, fino da quando Putin ha espresso [3] la sua condanna, l’unico capo di governo o di Stato a farlo in tutto il mondo. Dopo l’incontro con il Consiglio della Vnesheconombank (VEB) Medvedev ha detto: “Sembra che si confisca il denaro altrui. Non so a chi sia venuta questa idea, ma si tratta di questo, come sembra. Purtroppo, conoscevamo questa pratica durante l’epoca sovietica, quando il denaro veniva scambiato con un coefficiente e non totalmente restituito alle persone. Ma Cipro è un Paese con un’economia di mercato e si suppone che sia membro dell’Unione europea. Naturalmente, dovremo trarre alcune conclusioni da ciò, perché abbiamo le nostre relazioni con Cipro e continueremo le consultazioni.  Ma dovremo apportare alcune modifiche alla nostra posizione, anche nella consapevolezza che, in generale, sarebbe meglio tenere i soldi nelle banche russe.
Dopo che il consiglio aveva terminato la sessione, l’amministratore delegato della VEB, Vladimir Dmitrev, ha detto che non vi era stata alcuna discussione sulla situazione a Cipro, dopo la frase di apertura di Medvedev. Alla domanda su cosa lui o la VEB pensassero della situazione, Dmitrev ha declinato. “Non sono sicuro di poter dire meglio del Primo ministro e presidente del nostro Consiglio di Sorveglianza“. Un rapporto della banca Uralsib appena pubblicato era ottimista. “A questo punto, i rischi per l’economia e le imprese russe appaiono insignificanti, a condizione che ogni corsa alle banche di Cipro non si traduca in una nuova scalata alla crisi europea. Sappiamo che la banca commerciale VTB ha la maggiore esposizione, mentre i programmi congiunti di riacquisto delle azioni di Novatek e Lukoil possono esserne colpiti. La potenziale attività delle entità residenti a Cipro può soffrirne. “La fuga di capitali che rischia di aversi a Cipro, porterà i soldi russi altrove: la Russia difficilmente diventerà un porto per questi soldi”. Il prelievo dai depositi sarebbe lo stesso, se attuato al 9,9% proposto inizialmente, essendo troppo piccoli per avere un grave impatto”. Secondo il team di ricerca della Uralsib, guidato da Konstantin Chernijshev. “Il settore bancario russo perderebbe solo l’1% delle attività interbancarie collegate (0,1% del totale patrimoniale del settore), sembrando piuttosto immateriali.” Il rischio più grande per la Russia, calcola Uralsib, si verificherebbe se il piano di salvataggio non riuscisse del tutto, e le banche di Cipro andassero in default. “Vi sono implicazioni indirette tra cui il colpo che i depositanti russi potrebbero subire. (Le banche di Cipro detengono 19 miliardi di dollari in depositi non bancari russi, secondo Moody, o il 2% del totale dei depositi del settore). Inoltre, con una decisione finale sul piano di salvataggio ancora in corso, il rischio di fallimento a Cipro non è del tutto fuori discussione. Nel peggiore dei casi, il settore bancario russo rischia di ritrovarsi con il rimborso dei 40 miliardi di prestiti a Cipro soggetto a sospensione (il 6% del portafoglio aziendale del settore), con una reazione a catena dalle possibili crescenti sofferenze (40 miliardi di dollari di prestiti sono il 130% del totale dei crediti aziendali scaduti); ciò bloccherà i prestiti e le attività di deposito, danneggiandone la redditività. Supponendo che il settore abbia bisogno di disporre completamente dei 40 miliardi di prestiti (anche se ciò è improbabile), si potrebbe finire con una perdita netta d’esercizio (l’utile netto del 2012 è stato pari a 33 miliardi di dollari). La Sberbank nega prestiti correlati a Cipro, mentre altre banche con la più grande esposizione, secondo Moody, includono VTB, Alfa-Bank e Gazprombank.”
Moody ha pubblicato un rapporto di Evgenij Tarzimov, sostenendo che il prelievo dei depositi proposto, farebbe scattare un deflusso dei fondi della clientela delle banche russe a Cipro. Ciò a sua volta potrebbe obbligare le banche russe a rifornire in contanti le loro controllate a Cipro. La VTB, la seconda più grande banca di credito dello Stato dopo la Sberbank, sembra essere esposta più di altre attraverso la sua controllata, la Russian Commercial Bank (RCB). Moody afferma che aveva un patrimonio di 13,8 miliardi dollari e un patrimonio netto di 374 milioni dollari alla fine del 2011. Vi sono notizie non verificate secondo cui i depositi della VTB a Cipro ammontano a 3 miliardi di dollari, con il rischio di perdite fino a 300 milioni di dollari, anche se non vi è una correlazione diretta tra VTB e RCB. VTB ha giocato al ribasso la sua preoccupazione, almeno per proteggere il prezzo delle sue azioni, diminuito del 9% finora. Se stiano dicendo la stessa cosa a Putin è un altro discorso. Secondo il rapporto dell’Uralsib, “il ramo di Cipro [della VTB] ha pagato 2,8 miliardi di rubli (100 milioni di dollari) di dividendi nel 2011, con il 60% di essi versati alla VTB, il che significa che anche se il gruppo perde completamente i suoi utili a Cipro, cosa che non sembra essere il caso, per ora perderebbe meno del 2% del reddito netto. La VTB non rivela l’importo dei prestiti alle imprese a Cipro, né dei depositi interbancari, mentre le obbligazioni delle aziende di Cipro sono irrilevanti. La stessa banca non vede una grave minaccia in questa situazione e ritiene che non vi siano motivi di preoccupazione, a questo punto.” Il presidente del consiglio della VTB, Sergej Dubinin, ha annunciato una nazionalizzazione in stile sovietica per il salvataggio. Dubinin è stato licenziato già due volte per aver presieduto dei disastri finanziari, il crollo del rublo del 1994 e il default dei titoli di Stato del 1998. “La responsabilità dello situazione delle attività bancarie“, ha detto riguardo Cipro, “deve spettare in primo luogo a coloro che hanno accettato i rischi del business, cioè i proprietari e gli azionisti delle banche.” Se sono obbligati a cedere il controllo allo Stato, poi ha suggerito, il governo russo potrebbe essere in grado di rifinanziare il governo cipriota, con la sicurezza della sovranità invece che commerciale. Per evitare un assalto alle banche, Dubinin ha anche detto che i depositi bancari di Cipro dovrebbero essere divisi in porzioni soggette a regolamentazione, per ritardarne il ritiro.
L’analisi di Ivan Chakarov della Renaissance Capital, indicava in appena 3,1 miliardi di dollari di fondi russi direttamente esposti alle perdite: 1,9 miliardi dei depositanti non bancari russi nel sistema bancario cipriota, e 1,2 miliardi di dollari in contanti depositati dalle banche russe nelle banche di Cipro. Nel complesso, in sintesi, si tratta del 0,24% del prodotto interno lordo (PIL) della Russia nel 2012. “Una quantità insignificante dal punto di vista macroeconomico russo“. Ma “i costi potrebbero salire a livelli non banali (il 2% del PIL), se Cipro imponesse controlli sui capitali”, secondo il rapporto della RenCap.A rigor di termini, i 40 miliardi di dollari dei prestiti non dovrebbero essere toccati dal taglio dei depositi: 1) si tratta di prestiti e non di depositi, e 2) i prestiti sono generalmente utilizzati per attività di finanziamento fuori Cipro, e quindi estranei alla situazione macroeconomica di Cipro. Naturalmente, se Cipro dovesse imporre controlli sui capitali, e questo non sembrerebbe il caso, le banche russe potrebbero affrontare perdite significative, pari a quasi il 2% del PIL.” Uralsib valuta l’impatto sulle principali società dei metalli russe come leggero. “Quasi tutte hanno controllate registrate a Cipro, ma le operazioni di negoziazione principali vengono effettuate tramite società commerciali registrate in altri Paesi, soprattutto in Svizzera. Anche se i principali azionisti controllano quote delle aziende dei metalli russe, spesso tramite società off-shore registrate a Cipro, la struttura della proprietà-registrazione resta irrilevante, a livello operativo, per le aziende.
Gli analisti della Uralsib sembrano ignorare quanto il sistema bancario di Cipro (così come quello lettone) conti sulle collegate di grandi società come la Rusal, [2]. D’altra parte, il ceo della Rusal, Oleg Deripaska, ha passato la settimana scorsa [4] ad attaccare pubblicamente le banche statali della Russia per aver sovraccaricato la Rusal sui tassi d’interesse. Con qualcosa di simile a una coincidenza, il presidente del consiglio di amministrazione di Rusal, Matthias Warnig, è anche direttore del consiglio della VTB. Deripaska ora sembra mendicare presso le banche statali il rifinanziamento del debito bancario di Cipro. Un altro membro del consiglio della Rusal, Dmitrij Afanasiev, che è anche avvocato di Deripaska, ha annunciato a Mosca che la Vnesheconombank (VEB), lo stesso ente statale che ha salvato Rusal nel novembre 2008, dovrebbe andare in soccorso di Cipro. Secondo un giornale di Mosca, avrebbe esortando la VEB a garantire il prestito di salvataggio rivendicando diritti sui giacimenti di gas ciprioti, oltre che su beni immobili e titoli bancari. “La VEB potrebbe quindi emettere titoli connessi a tali attività. Il piano abituale per  sviluppare l’economia, è cercare di raccogliere fondi”, ha detto Afanasiev. Altri interessi russi aziendali impattati dal progetto di esazione a Cipro includono quelli di Novatek, Lukoil e TNK-BP (ora parte di Rosneft). La TNK-BP ha detto a Uralsib che “il bilancio dei conti della Novy a Cipro è trascurabile. La Novy Investments Ltd. sembra essere una società intermediaria, istituita per ridurre al minimo l’imposta sui dividendi ricevuti dalla TNK-BP Holding. Non vi è alcuna indicazione che la tassa di deposito influenzerà l’acquisto di Rosneft della TNK-BP… Dubitiamo che la Lukoil abbia più di 2,5 miliardi in contanti presso una banca di Cipro, così nel peggiore dei casi potrebbe perdere 250 milioni di tasse, o l’1% del 2013E EBITDA.”
Nel settore dei trasporti della Russia, secondo UralsibGlobal Ports [di proprietà di Nikita Mishin, Andrej Filatov e Konstantin Nikolaev] e Globaltrans [gli stessi [5]] sono registrate come entità giuridiche cipriote. I rappresentanti delle società hanno detto che l’impatto della tassa di deposito imposta dal governo di Cipro non sarà fattuale per entrambe le società. Globaltrans e Global Ports mantengono posizioni di liquidità trascurabili nelle banche cipriote, le loro attività operative sono  esterne a Cipro.” Una società immobiliare, l’AFI, può perdere denaro, ma non molto. “L’AFI Development sembra essere la più colpita dalla prevista tassa una tantum sul deposito bancario.  Tuttavia, la società afferma che la dimensione delle sue perdite potenziali con l’inattesa imposizione fiscale a Cipro, sembra essere molto piccola, in quanto ha solo circa 5 milioni di dollari sui suoi conti bancari a Cipro. Il resto del denaro, che viene registrato come liquidità e mezzi equivalenti, viene classificato come servizi bancari aperti e quindi non soggetto alle nuove iniziative fiscali. Nel caso in cui il nuovo prelievo fiscale sia approvato dal parlamento di Cipro, AFI Development potrebbe perdere 0,5 milioni nel peggiore dei casi, pari allo 0,04% del suo NAV“. AFI, anche se quotata in borsa a Londra, è controllata da Lev Leviev, che aveva nominato [6] tre politici ciprioti nel cda di AFI; uno di loro, Michalis Sarris, è l’attuale ministro delle finanze che dovrebbe accettare il prelievo del deposito bancario.
I media russi hanno riferito che l’affarista Alisher Usmanov, che gestisce il suo personale patrimonio, l’azienda Gallagher, così come Mail.ru e Megafon holding a Cipro che Usmanov possiederebbe, secondo Vedomosti, quotidiano finanziario concorrente di Kommersant, non perderebbe un kopeko. Usmanov sostiene di detenere tutto il denaro in banche russe, afferma il giornale. Secondo l’Uralsib Bank, “il gruppo Mail.ru utilizza filiali a Cipro per detenere alcune delle sue attività; l’azienda ha detto di avervi solo un’esposizione limitata di contanti“. Fonti a Cipro affermano che nei negoziati con il governo cipriota, risalenti a diversi mesi fa, Gazprom e altri enti russi si sarebbero offerti di acquistare e ricapitalizzare le banche di Cipro. Ma i ciprioti avevano rifiutato di accettare i termini russi. “I ciprioti non volevano una valutazione equa del loro portafoglio prestiti, né vendere in anticipo i lotti gasiferi off shore“, dice una fonte affaristica di Cipro. Ritiene che gli uomini d’affari ciprioti, che hanno avuto grandi prestiti dalle banche di Cipro e che non possono rimborsarli mentre il valore degli immobili è crollato, sono favorevoli a scaricarne la responsabilità ai depositanti russi, alleviando se stessi. Si tratta del potente elettorato del presidente Nicos Anastasiades, che è in carica da un solo mese. “La mossa tedesca e olandese è stata ben pianificata“, ritiene la fonte cipriota. “Hanno teso un agguato al nuovo presidente. Ma lui è stato disonesto, avrebbe dovuto preparare prestiti e utili bancari e venderli a prezzi scontati. Dobbiamo vedere se Nicos pensa ancora che Berlino e [la cancelliera Angela] Merkel siano suoi amici. Il suo parlamento e il suo popolo non sono con lui su ciò. La sua potrebbe essere la presidenza più breve della storia.” Oggi la fonte dice che i sentimenti di Cipro vanno verso la nazionalizzazione delle banche, lasciando la zona euro e rinegoziando un sistema completamente diverso con Mosca. Ma se l’esposizione finanziaria è relativamente piccola, vi sono altri più grandi interessi strategici russi, su questo punto? Uno di essi, riconosciuto dal ministro delle finanze Siluanov, dopo che Putin ha fatto la sua dichiarazione, e Siluanov aveva recuperato la voce, è che l’ultimatum dell’Unione europea (UE) era stato consegnato ai ciprioti senza un preavviso e senza la promessa consultazione con i russi. Se Siluanov e il suo vice anti-Cipro, Anton Shatalov, dicevano  la settimana scorsa cosa si sarebbe potuto decidere, e mentre erano concordi nel mantenere all’oscuro Putin, oggi cercano di pararsi il sedere. Il risultato è che il piano UE viene visto come un attacco contro gli interessi russi. Se il Cremlino doveva essere considerato più docile e sottomesso, come Siluanov e Shatalov sono per natura, Putin sembra aver già deciso che tale strategia è sbagliata. Il suo attacco verbale dice molto. Se Putin non riesce a seguire tale disposizione nel corso dei negoziati con i ciprioti, oggi, i danni si aggraverebbero.
pic_1362983620Sulle dichiarazioni sul riciclaggio di denaro e l’evasione fiscale, e la politica del Cremlino di de-offshorizzazione? La dichiarazione di Putin, emendata dal portavoce Dmitrij Peskov, sottolinea che il salvataggio delle banche e dei loro depositanti a Cipro non significa proteggere chi viola le leggi russe. Putin, seguito da Medvedev, ha ribadito che vede la soluzione a breve termine nel negoziato sul trasferimento dei dati e dei conti tra le autorità russe e cipriote, e la soluzione a lungo termine migliorando la fiducia dei russi nelle istituzioni finanziarie russe. Poiché quest’ultimo non è determinante, in questo momento, Putin, oltre a tutti gli altri, riconosce che se l’attacco attuale dell’UE riesce a liquidare Cipro, ciò sarà utile solo al più grande centro di riciclaggio di denaro di tutto il mondo: Londra. I giornali di Londra hanno sostenuto un’aspra campagna sulle loro colonne contro la presenza della Russia a Cipro; il Financial Times e l’Economist, entrambi di proprietà di Pearson, hanno nascosto i loro interessi. Entrambi sono accusati da Private Eye, rivista investigativa di Londra, di riciclaggio dei loro conto profitti e perdite e di evasione fiscale attraverso schemi licenziati dalle autorità fiscali del Regno Unito e basate in Lussemburgo. L’attacco mediatico sui depositi russi a Cipro proviene da più fronti, come la Pearson Luxembourg Finance n.2 Ltd., l’Embankment Finance Ltd (Lussemburgo) e il Luxembourg Holdings SENC.
Ciò che farà Putin prossimamente, non andrà giù a Londra e Lussemburgo. Ma se ha la possibilità di combattere una nuova battaglia di Chesme*, questa volta salvando i Greci dal collasso, insieme al denaro russo, Putin farà di più per gli interessi strategici russi nel Mediterraneo di quanto fecero Caterina e Orlov nel 1770. Anche più che ordinare a uno squadrone di sei fregate e incrociatori del Mar Nero di pattugliare permanentemente il Mediterraneo [7].

trophiesofchesme*Il dipinto originale, dal titolo “Caterina II pone i trofei della battaglia di Chesme sulla tomba di Pietro il Grande“, è stato commissionato dall’imperatrice nel 1791 al tedesco Andreas Caspar Huhne. Questa immagine è una delle varie bozze proposte da Huhne. Caterina pensava il quadro come a una dimostrazione del successo della sua politica estera, sulla scia del suo predecessore. In realtà, nessuna cerimonia del genere ebbe luogo, e la tomba di Pietro rappresentata è un’invenzione.

[1] Leonid Brezhnev
[2] John Helmer
[3] John Helmer
[4] John Helmer
[5] John Helmer
[6] AFI-Development
[7] permanente

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora