L’USAID mandante dell’assassinio di Berta Caceres

Telesur, Global Research, 30 maggio 2016Berta-caceres-en-vida-5-770x470Due dei cinque sospettati arrestati per l’omicidio di Berta Caceres sono legati alla DESA, la società del progetto della diga che aveva contrastato. La complicità di Washington nelle violazioni dei diritti umani e nella repressione dei movimenti sociali in Honduras è venuta alla ribalta ancora una volta con un’indagine di Counterpunch che rivelava come la società energetica honduregna privata, che ha ucciso l’attivista indigena Berta Caceres che vi si opponeva da tempo, aveva firmato un contratto di finanziamento con l’USAID, pochi mesi prima dell’assassinio.
L’azienda dietro il controverso progetto idroelettrico Agua Zarca nelle terre Lenca, Desarrollos Energeticos SA, meglio nota come DESA, ha firmato un contratto con l’USAID tramite la socia Fintrac, nel dicembre 2015, tre mesi prima dell’omicidio di Caceres a casa il 3 marzo. Secondo la giornalista freelance Gloria Jimenez, i fondi erano destinati a un programma di assistenza agricola dell’USAID nell’Honduras occidentale. Ma il Consiglio Civico popolare e dei movimenti indigeni dell’Honduras di Caceres, o COPINH, che a lungo combatte la diga di Agua Zarca della DESA, che minaccia il fiume sacro Gualcarque e non ha il consenso delle comunità locali, sostiene che nonostante le promesse dell’azienda, DESA prende molto di più di quanto non restituisce. L’accordo Fintrac-DESA è stato firmato da Sergio Rodriguez, impiegato della DESA e sospettato arrestato per l’omicidio Caceres insieme ad altri quattro. In una dichiarazione rilasciata dopo l’arresto, DESA ha confermato che Rodriguez ha lavorato per l’azienda come direttore della divisione questioni sociali e ambientali. DESA non ha confermato alcuna relazione con il sospettato Douglas Bustillo, già identificato come capo della sicurezza della ditta.
In una e-mail a Telesur, DESA ha rifiutato un’intervista, dicendo che non può commentare su casi oggetto d’indagine nei tribunali honduregni. “Inoltre, la nostra azienda opera completamente in linea con la legge e i valori aziendali più severe“, ha aggiunto l’e-mail. I membri della famiglia Caceres ‘hanno sostenuto che DESA e governo honduregno sono in sostanza responsabili dell’omicidio della leader indigena. Nei mesi precedenti l’omicidio, Caceres denunciò decine di minacce di morte, molestie e minacce di violenza sessuale, presumibilmente per mano di agenti statali e privati. Oltre due anni fa, DESA cercò d’accusare Caceres e altri due leader del COPINH per usurpazione di terreni, coercizione e danni, dipingendoli come violenti “anarchici”. I membri del COPINH e i difensori dei diritti umani interpretano il caso come parte di una campagna della DESA per criminalizzare il COPINH ed eliminare l’opposizione al progetto Agua Zarca. COPINH e famigliari di Caceres continuano a chiedere un’indagine indipendente sull’omicidio per identificare coloro che l’hanno ordinato, non solo quelli che l’hanno eseguito. Chiedono anche la cancellazione definitiva di Agua Zarca.
Nella giornata dell’azione internazionale, il 15 giugno le ambasciate honduregne di tutto il mondo dovrebbero riprendere le richieste del COPINH a livello globale. I difensori internazionali dei diritti umani hanno ripetutamente invitato gli Stati Uniti a fermare la repressione in Honduras, il finanziamento a sostegno dei progetti aziendali controversi e i finanziamenti governativi per le corrotte forze di sicurezza honduregne.Berta_Caceres_otu_imgTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La desolante realtà di Isao Takahata

Le esperienze infantili del regista hanno dato forma alle sue opinioni su animazione e tentativi di revisione della Costituzione pacifista del Paese
Masami Ito, Japan Times 12 settembre 2015tumblr_noegdmvt5l1svkn3wo3_1280Essendo sopravvissuto a un devastante raid aereo degli Stati Uniti sulla città natale, nella seconda guerra mondiale, il regista Isao Takahata ha subito in prima persona gli orrori della guerra. E’ forse non sorprende quindi che si opponga fermamente al tentativo del primo ministro Shinzo Abe di far passare la controversa legge sulla sicurezza alla dieta. C’è un antico proverbio romano, Takahata dice durante un’intervista presso lo Studio Ghibli di Tokyo, a Koganei: “Se vuoi la pace, prepara la guerra“. Takahata, uno dei registi di animazione più influenti del Paese e co-fondatore dello Studio Ghibli, dice che preferisce la versione del poeta francese Jacques Prevert del 1953: “Se non si desidera la guerra, prepara la pace“. “Non si può mantenere la pace scegliendo un’arma“, dice Takahata. “Deve essere raggiunta con la diplomazia, in realtà la posizione del Giappone fino a poco tempo fa. Ora, però, Abe vuole trasformare il Giappone in un Paese che può entrare in guerra“. La Costituzione che rinuncia alla guerra vige intatta da quando entrò in vigore nel 1947. I legislatori conservatori come Abe da tempo sostengono la revisione della Costituzione, elaborata durante la occupazione alleata. Infatti, uno dei principi fondatori del Partito democratico liberale al governo è rivedere la Costituzione. Takahata, premiato regista di “Tomba per le lucciole”, film d’animazione sulla lotta disperata di due fratelli per sopravvivere alla seconda guerra mondiale, si oppone a tali mosse. E’ uno dei membri fondatori di Eigajin Kyujo no Kai (cineasti per l’articolo 9), che mira a proteggere la clausola pacifista da una “modifica indesiderabile”. L’articolo 9 della Costituzione stabilisce che “il popolo giapponese rinuncia per sempre alla guerra come diritto sovrano della nazione e alla minaccia o all’uso della forza come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Il governo ha sostenuto che il Giappone può usare solo la forza militare per l’autodifesa. Invece della revisione della Costituzione, che deve essere sostenuta da almeno due terzi dei parlamentari di entrambe le camere della dieta e da una maggioranza referendaria, Abe ha deciso di modificare l’interpretazione del governo della Carta. “La situazione al momento è estremamente pericolosa”, dice Takahata. “E’ meraviglioso poter celebrare il 70° anniversario della fine della Seconda guerra mondiale. Tuttavia, è importante assicurarsi che le cose restino così per poter celebrare il 100° anniversario“.

‘Fortunato di esserne uscito vivo’
SONY DSCIsao Takahata è nato nella città di Ujiyamada (ora Ise), Prefettura di Mie, nel 1935. Il più giovane di sette fratelli cresciuti nella Prefettura di Okayama, aveva solo 9 anni quando gli USA bombardarono la sua città natale il 29 giugno 1945. Takahata fuggì da casa terrorizzato dal raid aereo, scappando a piedi nudi e in pigiama con una delle sorelle. Le bombe incendiarie scatenarono una tempesta di fuoco che devastò la città. “Siamo stati fortunati a uscirne vivi“, dice. Takahata ricorda mucchi di cadaveri per le strade, mentre ritornavano a casa. Il resto della famiglia, nel frattempo, sopravvisse ai bombardamenti nascondendosi in un rifugio antiaereo nel giardino e Takahata poté raggiungerla il giorno seguente. Ricorda vividamente il momento in cui si riunì con la madre. Non era la gioiosa occasione che si ha in genere in tali circostanze e mostrò poca emozione oltre a sorridere imbarazzato alla madre. I morsi del rammarico dopo quel momento ispirarono Takahata nel dare al personaggio della sua serie televisiva del 1974, “Heidi, la bambina delle Alpi”, quella personalità. “La natura spensierata di Heidi deriva dalla mia immagine ideale di ciò che un bambino dovrebbe essere, qualcosa che non potei essere“, dice Takahata. “Da allora ho capito che gli adulti non dovrebbero cercare di decidere la personalità di un bambino e così ora mi assicuro che i miei personaggi siano più realistici“. Takahata riassume alcune sue esperienze sul raid aereo sulla città di Okayama nel suo film del 1988 “La tomba delle lucciole”. Il film mostra le bombe distruggere la città dove il 14enne Seita e la sorella Setsuko vivono. Le bombe incendiare sibilano forte mentre cadono dal cielo. “Molti telefilm e film che illustrano le bombe incendiarie non sono precisi”, spiega Takahata. “Non fanno scintille o esplosioni. C’ero e l’ho visto, quindi so cos’erano“. Il regista dice di aver voluto usare una struttura simile nei film giapponesi giocando sulle emozioni riguardo la tragica trama del doppia suicidio, rivelando al pubblico la fine già all’inizio del film, prima di riprendere dai tempi felici, mostrando come la situazione della coppia peggiori. “La tomba delle lucciole” inizia con una scena che mostra Seita morire e riunirsi a Setsuko, già scomparsa. “E’ traumatizzante per un pubblico vedere la vita di due persone felici degradare col tempo fino a una morte tragica“, dice Takahata. “Se un pubblico sa all’inizio del film che i due muoiono, è più disposto a vederlo. Provo a diminuire il dolore di un pubblico rivelando tutto all’inizio“. Takahata raffigura i due personaggi principali del film come fantasmi nel tentativo di riflettere le opinioni dei cittadini giapponesi sulla vita e la morte. Osserva come la gente in generale crede che gli spiriti dei loro cari rimangano a proteggerla dai pericoli. Allo stesso tempo, dice, le persone sentono anche che i loro antenati li osservano impedendogli di fare qualcosa di sbagliato. “Il film mi ha dato l’opportunità di esplorare una nuova forma di espressione nell’animazione, catturando il mondo in cui i due bambini vivevano”, dice Takahata. “Ho anche voluto rivelare ciò che le persone fanno quando sono spinte in un angolo“.Tomba-luccioleL’obiettività nei film
Takahata entrò nel mondo dell’animazione nel 1959, entrando in ciò che ora è chiamato Toei Animation, dopo la laurea presso l’Università di Tokyo, in letteratura francese. Ebbe il primo lavoro da regista nel 1963 con la serie TV “Ken il ragazzo-lupo”. Fu alla Toei Animation che Takahata incontrò colui che divenne l’amico di una vita e co-fondatore dello Studio Ghibli, Hayao Miyazaki. Miyazaki, di cinque anni più giovane, entrò alla Toei Animation nel 1963. Sorprendentemente, Takahata e Miyazaki s’incontrarono la prima volta grazie alle attività sindacali nello studio. Da lì iniziarono a lavorare su vari progetti di animazione, tra cui “Lupin III Parte 1” e “Heidi, la bambina delle Alpi”. Takahata ricorda i suoi primi giorni con Miyazaki con affetto, lo descrive come un “giovane vivace”. “Siamo diventati subito amici“, dice Takahata. “Abbiamo parlato di ogni sorta di cose, da che tipo di animazione creare alla vita in generale. E una volta che abbiamo iniziato a lavorare insieme, ha mostrato un enorme talento“. Dopo esser passati ad alcune studi di animazione, Takahata e Miyazaki fondarono lo Studio Ghibli nel 1985. Lo studio creò una serie di film d’animazione premiati, tra cui “La storia della principessa splendente” di Takahata, nominato nel 2015 all’Academy Awards e “Solo ieri”, che uscirà negli Stati Uniti nell’inverno del 2016. Nel frattempo, Miyazaki ha continuato a creare film come “Il mio vicino Totoro” e il premio Oscar “La città incantata“. Takahata dice di aver riconosciuto il talento di Miyazaki all’inizio ed evitato che riferimenti comuni apparissero nei loro lavori. “Non è che non mi piaceva quello che faceva, solo non potevo competere con lui“, dice Takahata. “Sapevo molto bene di fare il cinema che lui avrebbe evitato, e sapevo che faceva lo stesso verso di me. Rimaniamo vicini ma non abbiamo lavorato insieme per molto tempo“. Takahata descrive il suo rapporto con Miyazaki come reciproca comprensione, fino al punto in cui l’uno critica il lavoro dell’altro. “Non avremmo mai criticato l’altro faccia a faccia perché avrebbe creato uno scontro, so che ha criticato il mio lavoro“, dice Takahata con una risata. “Non mi dispiace affatto, perché è così che il nostro rapporto è. Ci frequentiamo senza entrare in discussioni sui nostri film“. I film di Takahata si sforzano di essere i più realistici possibili, anche se con elementi di fantasia. “Pom Poko”, per esempio, segue un gruppo di procioni che cerca di salvare la propria casa, mentre “La storia della principessa splendente” è la storia di una piccola principessa trovata in un albero di bambù, ma tuttavia nelle mani di Takahata le loro storie assumono un senso di realismo. Tuttavia, Takahata disegna personaggi di fantasia dai superpoteri che gli consentono di compiere l’impossibile. “Non dico che la fantasia sia un male. A me stesso piace il genere, di tanto in tanto. Tuttavia, non sono d’accordo ad eccitare il pubblico vedendo un personaggio fare qualcosa d’incredibile che sfida la logica“, dice. “Troppi film di oggi hanno personaggi che superano le difficoltà utilizzando nient’altro che la forza dell’amore e ul coraggio“, dice. L’avanzata della computer grafica negli ultimi dieci anni ha cambiato il mondo dell’animazione, contribuendo a infondere nuova vita alla fantasia. Da “Toy Story”, il primo film di animazione in CG uscito nel 1995, diversi successi al botteghino sono apparsi, tra cui “Monsters & Co.” della Pixar e “Alla ricerca di Nemo”. Gli studi di animazione della Walt Disney hanno vinto l’Academy Award per il miglior film d’animazione negli ultimi due anni, con “Frozen” nel 2014 e “Big Hero 6” che batté “La storia della principessa splendente” di Takahata, nel 2015. Le immagini di vita reale, però, lasciano poco spazio all’immaginazione, dice Takahata. “(Prima della computer grafica), l’animazione era solo piatta e bidimensionale. Non poteva mai essere veramente reale”, dice. “Ma quello era il punto: mantenendo tutto piano, l’animazione consente agli spettatori d’immaginare cosa ci sia dietro le immagini“. I film d’animazione di Ghibli hanno anche cambiato l’idea preconcetta che l’animazione sia per bambini. Gli adulti possono vederli quanto i bambini, e coloro che rivedono un film di Takahata da adulti notano che le loro impressioni del film o dei personaggi cambiano. A differenza dei tipici film per bambini, che presentano inevitabilmente un personaggio malvagio che affronta il protagonista, i film di Takahata sono più oggettivi. Nel mondo, la vita non è mai veramente nera o bianca. “I bambini spesso credono che gli adulti siano meglio o peggio di quello che sono”, dice. “Voglio rappresentare i veri adulti, non solo personaggi che esistono solo per minacciare i bambini”.02Impedire la guerra
Takahata ha vinto numerosi premi nazionali e internazionali, tra cui la medaglia dal nastro viola nel 1998 e il Pardo d’onore al Festival di Locarno nel 2009. Fu nominato anche Ufficiale dell’Ordine delle Arti e delle Lettere francesi nell’aprile 2015, non solo per i suoi film, ma anche per le sue traduzioni di poesie francesi in giapponese. Il 70° anniversario della fine della Seconda guerra mondiale fu celebrato il 15 agosto e le organizzazioni mediatiche nazionali trasmisero la scaletta standard su guerra e pace, tra cui “La tomba delle lucciole” di Takahata. Nel frattempo, “Nihon no Ichiban Nagai Hi” (“L’Imperatore di agosto”), un remake della versione del 1967 del famoso “giorno più lungo del Giappone”, fu trasmesso ad agosto, mostrando la complessità di come fu presa la decisione della resa. Il regista Masato Harada dichiarò che era un film contro la guerra. Un po’ a sorpresa però, Takahata dice che “La tomba delle lucciole” non è un film contro la guerra, nonostante raffiguri la tragedia della seconda guerra mondiale. Parlare solo delle atrocità della guerra non impedirà un’altra guerra dice, perché ci saranno sempre persone che insistono sul fatto che il Giappone deve rafforzare l’esercito in modo che non soffra mai di nuovo una tale sconfitta ignominiosa. “Il Giappone fu devastato dalla guerra“, dice Takahata. “Non dobbiamo mai dimenticarlo, proprio come non dobbiamo mai dimenticare che abbiamo anche inflitto molta sofferenza ad altri Paesi. Tuttavia, nessuno sa quanto sarà terrificante una guerra all’inizio delle ostilità. “La tomba delle lucciole” non è un film contro la guerra semplicemente perché non può impedire che un’altra guerra accada“. Oltre alle attività cinematografiche, Takahata parla a conferenze e simposi. Partecipa anche ai movimenti di protesta per opporsi alla legge sulla sicurezza di Abe per impedire che il Giappone “diventi un Paese che può entrare in guerra”. Eigajin Kyujo no Kai, che vede Takahata e il regista Yoji Yamada, ha rilasciato una dichiarazione che afferma “che la legge di guerra” di Abe “distruggerà completamente l’articolo 9“. La dichiarazione fu approvata dal 10 settembre da 751 personaggi del cinema, tra cui le pluripremiate attrici Sayuri Yoshinaga e Chieko Baisho. Con la maggioranza della coalizione dominante del Partito liberale democratico e Komeito alle camere della Dieta, la legge potrebbe già passare questa settimana (come è avvenuto. NdT). Takahata, però, non cede. “Ho intenzione di continuare a protestare, anche se la legge sarà emanata, perché viola chiaramente la Costituzione“, dice. “Quando sarà il momento giusto, credo che potremo rottamarla“.p14-masami-isao-takahata-b-20150913Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli intellettuali di sinistra vogliono dirottare le proteste operaie in Francia

Gearóid Ó Colmáin, AHTribune 25 maggio 2016

L’ondata di scioperi in tutta la Francia mostra che la militanza della classe lavoratrice rimane forte. Ma il movimento operaio deve rompere con la collaborazione di classe e la socialdemocrazia, se vuole avere successo nel promuovere la causa dei poveri.Tete-manif28avril-LyonIn tutta la Francia scioperi e manifestazioni sono in corso. La gente protesta contro il tentativo del governo francese di riformare le leggi sul lavoro che renderebbe più facile assumere e licenziare. Le leggi sul lavoro francesi sono sempre state viste come ostacolo al progresso dalla classe dominante per via della modesta protezione assicurata ai lavoratori. Dal fronte popolare del 1936 e in particolare dal Consiglio Nazionale della Resistenza formato dopo la liberazione nel 1945, l’operaio francese ha tratto significativi progressi. Questi ‘acquis sociaux’ o conquiste sociali vengono ora brutalmente ritirati da una potente oligarchia che spinge al ribasso il costo del lavoro e aumenta i profitti dei capitalisti. Uno dei motivi per cui la società francese ha compiuto tale netto progresso economico e sociale dopo la seconda guerra mondiale era la forte presenza del Partito comunista francese (PCF). Il PCF ha giocato un ruolo chiave nel resistere e rovesciare l’occupazione nazista. Alla fine della guerra era il più grande e potente partito in Francia. I comunisti ebbero una notevole influenza sulle politiche del Consiglio Nazionale della Resistenza e nell’alleanza con i gollisti crearono una forte economia guidata dall’industria statale, istruzione gratuita, assistenza sanitaria universale e modesti miglioramenti nel tenore di vita. Tuttavia, i comunisti francesi non attuarono mai una strategia rivoluzionaria per prendere il potere e imporre la dittatura del proletariato. L’Internazionale comunista non aveva mai approvato la nomina di Maurice Thorez a Segretario generale del partito comunista negli anni ’30, giudicando correttamente che non aveva afferrato la concezione marxista dello Stato. La morte dei grandi comunisti francesi Henri Barbusse e Fernand Grenier prima e durante la guerra ne mise in crisi le prospettive di effettiva direzione rivoluzionaria. Discorsi e scritti di Thorez rivelano che era più vicino a Rousseau che a Marx; il comunista francese era più di un umanista piccolo-borghese che un leninista rivoluzionario. Il Presidente De Gaulle avrebbe osservato che non ci sarebbe stata alcuna rivoluzione comunista in Francia finché Thorez era a capo del PCF, ed aveva ragione. Già nel 1947, Thorez disse alla rivista Time che i comunisti francesi erano alla ricerca della ”terza via” al socialismo, una forma di collaborazione di classe che avrebbe miracolosamente portato all’eliminazione della classe; tale assurdità opportunistica pervase tutti i Paesi europei (ad eccezione dell’Albania) che affermavano di costruire il socialismo, preferendo usare il termine ‘democrazia popolare’ al posto di dittatura del proletariato. Nella Repubblica democratica tedesca, per esempio, il saggio consiglio di Mosca di non tentare la costruzione socialista finché il Paese non si fosse riunificato venne ignorato da Walter Ulbricht, capo del Partito di Unità Socialista. I sovietici avevano capito che un tentativo di costruire il socialismo nell’altamente agraria e sottosviluppata Germania orientale, avrebbe avvantaggiato la zona occidentale occupata dagli Stati Uniti; gli Stati Uniti avrebbero indotto i contadini della Germania orientale a fuggire nella zona più industrializzata, le cui industrie furono volutamente risparmiate dai bombardamenti alleati. Di conseguenza, Eric Honecker ammise nel 1972 che il Paese non era ancora socialista. I tedeschi orientali intrapresero al ‘terza via’, creando una socialdemocrazia piccolo-borghese in cui i partiti democratici e liberal-cristiani sedevano a fianco del Partito di Unità Socialista al Volkskamer (parlamento).
Negli scioperi a Marsiglia e in Francia nel 1947, il Paese fu a un punto morto. I lavoratori francesi furono sorpresi dalle condizioni dell’austerità imposta dal governo De Gaulle durante la ricostruzione della Francia. A causa dell’atteggiamento sulla ‘terza via’ piccolo-borghese della leadership del PCF, non vi era alcuna strategia rivoluzionaria per prendere il potere ed espropriare gli espropriatori. Gaston Defferre, sindaco socialista di Marsiglia, collaborò con la CIA per spezzare lo sciopero importando lavoratori stranieri e riabilitando la narcomafia locale contro i sindacati organizzati dai comunisti. Una grande opportunità fu persa. Nel 1968 in Francia scoppiarono di nuovo importanti scioperi e manifestazioni contro le cattive condizioni di lavoro e dei salari. Vi erano due aspetti chiave da considerare per comprendere le rivolte di Parigi nel 1968. Uno riguarda la geopolitica e l’altra la lotta di classe degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti volevano chiaramente cacciare De Gaulle e avvicinare la Francia alla NATO e all’economia neo-liberale. Dall’altra parte, la militanza della classe lavoratrice minacciava di rovesciare l’ordine borghese. Scioperi di massa diedero vantaggi significativi alla classe operaia francese, riuscendo a ottenere un aumento del salario minimo. Questi progressi furono presto vanificati, tuttavia, con l’inflazione dopo il 1968. Inoltre, i capi delle proteste degli studenti, in particolare Daniel Cohn-Bendit, erano sul libro paga della CIA. Cohn-Bendit continuò la carriera illustre nell’UE una volta sabotata la rivolta popolare in nome dell’imperialismo, non l’unico crimine di cui il politico francese fu accusato. Vi furono numerose accuse di molestie a bambini. La rivolta del 1968 fu l’inizio della fine per la prospettiva di un cambiamento rivoluzionario in Francia. La maggior parte dei capi della sinistra, in età avanzata, divennero chiassosi sostenitori dell’imperialismo degli Stati Uniti e del sionismo; Bernard-Henri Lévy, André Glucksman, Alain Krivine, Bernard Kouchner, Daniel Bensaïd, Henri Weber, Pierre Lambert. Tiennoch Grumbach, Marc Kravetz e molti altri divennero i sostenitori più fanatici del capitalismo e dell’imperialismo degli Stati Uniti. Con De Gaulle scomparso, l’embargo sulle armi ad Israele, imposto nel 1967, venne prontamente sollevato dal presidente Pompidou e nel 1973 fu approvata la legge Rothschild che privava lo Stato francese del diritto di stampare moneta. Il risultato fu il crollo dello standard di vita e l’esplosione del debito nazionale, con 1400 miliardi di euro solo sugli interessi da pagare, soprattutto, a banchieri privati stranieri.
L’ibridismo della rivolta del 1968 è una lezione attuale. Mentre i lavoratori francesi intraprendono azioni concrete, occupando raffinerie di petrolio, centrali nucleari e fermando i mezzi pubblici, il regime di Hollande affronta la prospettiva di una rivolta popolare incontrollabile. Non sorprende quindi che gli oligarchi responsabili della primavera araba assolutamente reazionaria e controrivoluzionaria promuovano ‘nuit debout’. L’élite dominante ha capito da tempo come manipolare la piccola borghesia, che Lenin descrisse come classe oscillante, utilizzata nel mondo dal capitalismo finanziario come un ariete contro ciò che resta dello stato sociale. Gli intellettuali di sinistra di ‘Nuit debout’ cercano di controllare il movimento dei lavoratori. A ciò si deve resistere con pugno di ferro! Alcun slogan è più specioso di ‘repubbliche sociali’ e ‘un altro mondo è possibile!’ E’ tempo per i lavoratori francesi di controllare le aziende pubbliche e private. Il movimento operaio deve capire la connessione tra fasulla guerra al terrore, guerre infinite e oppressione di classe. Gli attentati terroristici che richiedono più militarizzazione e sospensione delle libertà civili saranno utilizzati dallo Stato per schiacciare la solidarietà di classe dei lavoratori, incitando al razzismo e alla xenofobia. L’emigrazione coercitiva ingegnerizzata, con cui gli oligarchi come George Soros finanziano la sostituzione dei lavoratori europei con i migranti, sarà usata anche per schiacciare l’unità della classe operaia. Pertanto, la prima tappa dell’emancipazione sociale richiede l’affermazione della sovranità nazionale, la fine degli slogan dell’ultra-sinistra infantile su ‘senza confini’, che ha sempre significato ‘capitalismo senza frontiere’. Se questo movimento è guidato dai lavoratori, allora la rivoluzione nazionale può diventare socialista, diffondendosi in Europa e nel mondo.manifestation-CGT1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli 'sbufalatori' nazipiddini, una torma di troll assoldati dal PD, quando non veri e propri gerarchetti del PD, vi diranno che la foto è fasulla. I realtà spiega bene cos'è la politica socio-economica del PD, il partito che da da mangiare agli 'sbufalatori' di professione, ligi e lesti quando si tratta di ripulire faccia e culo di gente come Clinton, Obama, Renzi e accoliti. Ma quando si tratta si smentire la propaganda e le menzogne spacciate dai governi occidentali, dalle ONG di regime o dai fogli come repubblica e fattoquotidiano, gli 'sbufalatori' nazipiddini stanno zitti e scompaiono regolarmente nel pozzo nero da cui provengono.

Gli ‘sbufalatori’ nazipiddini, una torma di troll assoldati dal PD, quando non veri e propri gerarchetti piddini, vi diranno che la foto è fasulla. In realtà spiega bene cos’è la politica socio-economica del PD, il partito che da da mangiare agli ‘sbufalatori’ di professione, ligi e lesti quando si tratta di ripulire faccia e culo di gente come Clinton, Obama, Renzi e accoliti. Ma quando si tratta di smentire la propaganda e le menzogne spacciate dai governi occidentali, dalle ONG di regime o dai fogli come repubblica e fattoquotidiano, gli ‘sbufalatori’ nazipiddini stanno zitti e scompaiono regolarmente nel pozzo nero da cui provengono.

Operazione Condor 2.0: golpe contro il Venezuela

Nil Nikandrov  Strategic Culture Foundation 27/05/2016maduro-fanb-63003Nei discorsi il Presidente venezuelano Nicolás Maduro ritorna costantemente sul tema del nuovo piano Condor che gli Stati Uniti cercano d’intraprendere in America Latina e nei Caraibi. Il nome in codice “Condor” fu usato la prima volta per camuffare l’oppressione orchestrata dalle giunte militari in Sud America (principalmente Cile, Brasile, Argentina, Bolivia, Uruguay e Paraguay) negli anni ’70-’80. Molto si sa oggi del sostegno attivo delle agenzie d’intelligence e del dipartimento di Stato degli USA a tali operazioni repressive. La campagna fu coordinata dal segretario di Stato del momento Henry Kissinger, e un tribunale penale internazionale ancora detiene i documenti che l’incriminano. Almeno 7000 persone furono uccise nelle operazioni Condor: politici, sindacalisti, personaggi pubblici, giornalisti, diplomatici, accademici… Il Venezuela è l’obiettivo principale del nuovo piano Condor. L’amministrazione Obama fa di tutto per precipitare il Paese nel caos e nella violenza sottoponendolo a terrorismo criminale, fame e saccheggio, cercando d’innescare l’intervento militare diretto. Pochi giorni fa il dipartimento di Stato ha ospitato un incontro di tre ore cui partecipavano l’uruguaiano Luis Almagro, segretario generale dell’OAS e filo-statunitense, e il comandante dell‘US Southern Command. Il Presidente venezuelano Nicolás Maduro ha descritto la riunione tra “complici”, sottolineando che sa bene ciò di cui discutevano: “Sono ossessionati dal Venezuela. E perché? Perché non possono sopprimere la rivoluzione bolivariana”. Maduro sostiene che il Venezuela è sottoposto ad “aggressione mediatica, politica e diplomatica, così come da estremamente gravi minacce negli ultimi dieci anni”. Una strategia attuata per giustificare l’intervento straniero. La minaccia statunitense a indipendenza e sovranità del Venezuela appare molto più credibile. L’ordine esecutivo del presidente Obama nomina il Venezuela come Paese che pone una minaccia alla sicurezza nazionale degli USA, allarmando i leader bolivariani. Il Ministero degli Esteri russo ha risposto a tale ordine in modo simile, “ciò incoraggia direttamente la violenza e l’interferenza straniera negli affari interni del Venezuela”. L’appello dell’ex-presidente colombiano Alvaro Uribe affinché truppe straniere invadano il Venezuela è considerato dalla dirigenza bolivariana come l’ultimo capitolo della guerra delle informazioni “approvata da Washington” nel periodo che precede la guerra stessa. L’US Southern Command pianifica ulteriori sviluppi sul fronte del Venezuela, seguendo tale scenario.
Il sistema di difesa aerea del Venezuela ha registrato l’incremento delle attività di spionaggio del Pentagono. Nella conferenza stampa del 17 maggio il Presidente Maduro ha rivelato che i confini del Paese sono stati violati due volte da un Boeing 707 E-3 Sentry utilizzato dall’US Air Force per supportare le comunicazioni continue con unità armate nelle zone di conflitto o disattivare le apparecchiature elettroniche di governo ed esercito. Un portavoce del Pentagono ha smentito: “I nostri aerei volano minimo a 100 miglia dal confine del Venezuela”, aggiungendo che “i piloti statunitensi rispettano i confini nazionali riconosciuti a livello internazionale”. Nessuno in Venezuela crede a tale sfacciata menzogna del Pentagono sul “rispetto dei confini”, perché nessuno ha dimenticato gli attacchi contro Jugoslavia, Libia e Iraq. Le operazioni speciali della CIA sono anche un ricordo forte come il tentativo del 2004 d’infiltrare un distaccamento di “paramilitares” in Venezuela dalla Colombia per attaccare il palazzo presidenziale e assassinare il Presidente Hugo Chávez. La risposta del Venezuela è stata rafforzare le difese. Dopo l’incidente con l’aereo spia statunitense, esercitazioni su larga scala soprannominate Independencia II sono state lanciate coinvolgendo non solo i militari, ma anche le forze di difesa civile. La parlamentare Carmen Meléndez, già Ministra della Difesa durante l’amministrazione Chávez, ha dichiarato senza mezzi termini “Dobbiamo essere pronti a qualsiasi scenario”. Le esercitazioni sono state eseguite in sette Regioni della Difesa Integrale, 24 zone territoriali della Difesa Integrale e 99 aree della Difesa Integrale. 520000 soldati e miliziani bolivariani vi hanno preso parte. Il Ministro della Difesa Vladimir Padrino è stato categorico nella valutazione dei risultati delle esercitazioni: “Non c’è altra scelta se non trasformare il Venezuela in una fortezza inespugnabile, e questo può essere raggiunto attraverso un’alleanza civile-militare”. Alla luce della difficile situazione nel Paese, l’aggravarsi della crisi economica e l’aumento delle proteste di un segmento di pubblico influenzata dall’opposizione, il Presidente Maduro ha firmato un decreto che dà poteri di emergenza al governo. Il documento, valido per 60 giorni, espande l’autorità del governo nell’adottare ulteriori misure per garantire la sicurezza. I militari possono anche intervenire per puntellare l’ordine pubblico. Aziende, società, imprese, organizzazioni non governative con legami stranieri saranno soggette a controlli più rigorosi e i loro conti congelati, e anche i beni confiscati, se viene rilevata qualche attività sleale. Saranno forniti cibo ed energia elettrica alle classi più vulnerabili della popolazione. Il Ministero degli Esteri del Venezuela agisce per limitare il personale diplomatico degli Stati Uniti a 17-18 persone. Questo è molto scomodo per l’ambasciata degli Stati Uniti dato che le sue agenzie d’intelligence hanno bisogno di circa 180-200 diplomatici statunitensi attivi per lavorare. Per rappresaglia l’ambasciata degli Stati Uniti ha annunciato che non avrebbe più rilasciato visti turistici o di lavoro: “E’ impossibile mantenere il precedente standard di servizio per centinaia di migliaia di cittadini venezuelani che visitano l’ambasciata degli Stati Uniti di Caracas ogni anno”.
In preparazione per la seconda edizione del repressivo Piano Condor in Venezuela, le agenzie d’intelligence statunitensi hanno assegnato un ruolo importante all’intrattabile opposizione interna, che Chavez ha sempre dichiarato essere al servizio del governo degli Stati Uniti. Per le agenzie d’intelligence statunitensi e i gruppi di opposizione che controllano, le elezioni parlamentari in Venezuela del 6 dicembre 2015 aprono ulteriori opportunità per destabilizzare il Paese. L’opposizione ha promesso che dopo le elezioni le lunghe code e le carenze dei consumi sarebbero scomparse, ottenendo per la prima volta la maggioranza nell’Assemblea Nazionale dopo 17 anni. Tuttavia, il Paese non ci ha guadagnato nulla e l’opposizione ora utilizza il Parlamento per soffiare ancora sul fuoco dei disordini civili. Il Presidente Maduro ha dichiarato la disponibilità a dichiarare lo Stato di emergenza se la sovversione dell’opposizione continua. Per esempio, l’ultima marcia a Caracas dell’opposizione del Blocco di Unità Democratica (MUD) si è conclusa con scontri tra opposizione e polizia. Le forze dell’ordine, tra cui alcune donne, hanno riportato ferite quando sono stati spietatamente picchiate con barre di metallo. Alcuni aggressori sono stati rapidamente perseguiti e arrestati. Si è scoperto che la “protesta” era stata organizzata da Coromoto Rodríguez, capo della sicurezza del capo del parlamento Ramos Allup. Negli anni ’70 Rodríguez era un membro della polizia segreta (conosciuta come DISIP) coinvolto nelle torture dei prigionieri e poi nel servizio di sicurezza del presidente Carlos Andrés Pérez, mentre lavorava per la CIA. Gli arresti dei militanti ha permesso ai Sebin (servizi segreti bolivariani) di scoprire il ruolo di Rodríguez nell’istigare le rivolte a Caracas. Ora l’opposizione venezuelana si appresta a tenere un referendum per far dimettere il Presidente Maduro. Ai primi di maggio ha incaricato il Consiglio Nazionale Elettorale di verificare gli 1,85 milioni di firme (invece delle 200000 previste per legge) a una petizione per il referendum abrogativo. Tuttavia, il Vicepresidente Aristóbulo Istúriz ha affermato che ci sono molte irregolarità nella raccolta delle firme dell’opposizione e che il referendum non si terrà fino a che ognuno di quei nomi sarà verificato. I capi del MUD cercano di sfruttare la situazione per provocare “proteste spontanee” chiudendo strade, appiccando incendi e sabotando le linee elettriche e idriche e le forniture di cibo. Ma vi è una campagna molto più radicale di terrore all’orizzonte che potrebbe sostituire l’attuale torbida crociata dei radicali. Sempre più gli agenti dei Sebin e della polizia scoprono arsenali di armi da fuoco di fabbricazione statunitense, granate ed esplosivi a Caracas e in altre città.
Gli statunitensi da tempo alimentano una sete vendicativa per dare una lezione ai bolivariani, risalente a quando Hugo Chávez era ancora in vita, una volta che iniziò a perseguire una politica indipendente fin dall’insediamento nel 1999. Le sue iniziative per modernizzare l’America Latina a favore degli interessi dei latinoamericani furono sostenute da Cuba e abbracciate da una nuova generazione di leader latino-americani. Il dominio degli Stati Uniti sull’emisfero occidentale ha iniziato a indebolirsi. Chavez e i suoi sostenitori hanno combattuto per creare blocchi regionali unificati, spingendo a creare un’alleanza difensiva sudamericana, a usare il Sucre come valuta regionale e a sviluppare altri progetti senza input statunitensi. Ora il successore di Chávez, il Presidente Maduro, è oggetto di aspre accuse. I media filo-statunitensi l’accusano del fallimento del “modello economico bolivariano” citando statistiche fasulle su “indici di gradimento bassi” e propagandano aggressivamente l’idea di cacciare il presidente con la forza. I capi dell’opposizione, molti dei quali hanno parteciparono a precedenti iniziative per destabilizzare il regime, fanno appello direttamente alle Forze Armate del Paese chiedendo d’“intervenire”… Henrique Capriles Radonski, dagli stretti legami con la CIA, era soprattutto diretto. Ma il Ministro della Difesa Generale Padrino López ha esposto la posizione dell’esercito: “Il Presidente è la massima autorità dello Stato a cui abbiamo giurato lealtà e sostegno incondizionato”. I tentativi dell’opposizione di suscitare una ribellione tra i militari non hanno finora avuto successo. Gli ideali patriottici di Hugo Chavez sono ancora vivi sotto le armi e si spera che l’Operazione Condor faccia cilecca in Venezuela: i militari venezuelani rimarranno fedeli a costituzione bolivariana e Presidente.nicolas-maduro-miliciasLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lezioni dalla crisi brasiliana

Lo scienziato politico Dmitrij Evstafiev sui “limiti del potere” degli USA
Izvestija, 24/05/2016 – Southfront

2013-06-18T120026Z_1_CBRE95H0XCV00_RTROPTP_2_BRAZIL-PROTESTSProfessore dell’Università Nazionale delle Ricerche – Scuola Superiore di EconomiaIl colpo di Stato di destra in America Latina, senza dubbio ha un significato globale, cambiando radicalmente la mappa politica del mondo nel prossimo futuro. E’ discutibile che gli Stati Uniti, non senza difficoltà, abbiano eliminato il famigerato “piano boliviano” trascurando il controllo della situazione politica nel “cortile di casa”. Se togliamo dalla questione come l'”alternativa boliviana” sia una realtà e quanto limitata ne siano state le PR, e se togliamo dal dibattito se la Russia poteva apparentemente “salvare” un regime amico, cercheremo di tracciare diverse conclusioni dalla situazione, al di là delle specifiche “caratteristiche regionali”. E se nessuno dubita della presenza della “mano di Washington” in America Latina, vedremo in Russia e nel mondo ciò che ha dimostrato l’amministrazione statunitense. Questi sono gli attuali “limiti del potere” degli Stati Uniti. Innanzitutto, gli USA mantengono la capacità di manipolazione politica ed economica globale, ma Washington ha solo risorse organizzative sufficienti per un paio di grandi operazioni alla volta. Si noti in parallelo al cambio dei regimi di “sinistra” in America Latina, laddove a prescindere dalla retorica “Bolivariana” hanno mantenuto quasi tutti i sistemi mediatici, gli statunitensi potevano agire attivamente solo sull'”orientamento atlantista”, controllando importanti organizzazioni politiche ed economiche (ad esempio la NATO). Allo stesso tempo, gli Stati Uniti hanno dovuto attuare la “primavera araba” e i piani di rafforzamento del controllo sui governi dello spazio post-sovietico, tuttavia le loro manovre anticinesi sono limitate principalmente alle manipolazioni dei mercati finanziari e all’intensificarsi della propaganda. Anche con la Russia, dopo minacce e pressioni politiche vacue del 2014, Washington ha dovuto iniziare a parlare cortesemente. In secondo luogo, gli Stati Uniti non hanno i mezzi per cambiare i regimi “una volta per tutte” neanche in America Latina. Le operazioni per neutralizzare un “colpo di sinistra” nella regione furono effettuate per oltre un anno e mezzo, e difficilmente sarebbero riuscite senza la catastrofica caduta dei prezzi delle materie prime. E anche nel caso dell’Argentina, per esempio, si doveva evitare qualsiasi attività manipolativa “violenta” o aperta, in attesa di un “vero e proprio” cambio di governo. In ogni caso, non si può parlare di sorprese strategiche. Gli Stati Uniti hanno abbastanza risorse organizzative per cambiare praticamente qualsiasi regime ostile, ma farlo richiede molto tempo, pianificazione accurata ma ancora più importante, è costoso. In ultima analisi, Washington dovrà aiutare sul serio i suoi pupazzi affinché non falliscano, altrimenti l'”onda di ritorno”, in particolare in Brasile, può trasformarsi in uno tsunami.
In terzo luogo, anche in America Latina gli Stati Uniti non potevano permettersi un intervento diretto o un colpo di Stato militare. Sono stati costretti ad agire col sostegno della società civile, anche se avessero avuto tutti i mezzi, almeno in Argentina, Venezuela e anche Bolivia per attuare un altro “colpo di Stato militare”. Tale variante gli avrebbe consentito, nell’arco di diversi anni, di ristabilire la reputazione di “poliziotto mondiale”, capace di mettere a “sangue e ferro” per assicurarsi i propri interessi. Tuttavia, gli Stati Uniti sono costretti ad affidarsi a forze interne ed interessi economici e sociali che i “regimi di sinistra” hanno alienato. Ma soprattutto, Washington s’è allontanata dal modello delle “rivoluzioni colorate”. La legittimità dei processi politici è diventata componente importante della strategia statunitense, anche in Venezuela, dove esistono già tutti i presupposti per una classica “rivoluzione colorata” o comparsa di qualche “giunta patriottica”. E tale cambiamento dovrebbe probabilmente essere visto come cruciale.
In quarto luogo, il declino dell'”alternativa boliviana” è avvenuta non solo perché gli Stati Uniti hanno “rovesciato” regimi non leali. Per parafrasare un classico: un governo non può essere rovesciato se non vacilla. Le elezioni in Argentina e le massicce manifestazioni in Brasile e Venezuela hanno dimostrato tendenze reali nell’opinione pubblica. Il principale fattore di cambiamento politico è l’incapacità dei regimi locali di costruirsi il sostegno pubblico che avrebbero potuto avere con le loro operazioni sociali, comportando la ridistribuzione della “rendita delle risorse” verso relazioni economiche durevoli. Ahimè, la rendita è stata per lo più “mangiata” e non ha dato a Venezuela o Brasile nuove relazioni economiche o una rinnovata crescita economica durevole. Molto probabilmente molti sostenitori aperti delle autorità, anche se non sono passati all’opposizione, in qualche modo si sono “dispersi”.
In quinto luogo, lo strumento chiave utilizzato dagli Stati Uniti negli ultimi anni contro i regimi indesiderati si è rivelata la guerra alla corruzione. Gli Stati Uniti hanno mostrato la capacità d’incorporare aspetto interno e globale della guerra alla corruzione al processo politico. Naturalmente, gli Stati Uniti hanno preso su di sé le funzioni di pubblico ministero e giudice; è improbabile che nel prossimo futuro qualcuno possa rimuoverli dal podio della lotta alla corruzione. Specialmente quando si considerano le caratteristiche della situazione economica nel mondo. Così, nei prossimi anni aumenterà la pressione su Russia e alleati. Gli statunitensi hanno accumulato una ricca “banca dati fattuale”. E per aumentare la stabilità di un regime si dovranno tagliare i “legami” tra malcontento verso la corruzione nel Paese e pressione anticorruzione interna globale. In questo modo, la strategia per “nazionalizzare l’elite”, definita a suo tempo da Vladimir Putin, diventa una questione di sicurezza nazionale. Per la Russia, tuttavia, va considerato il seguente fatto: quando il problema dei regimi infedeli in America Latina perderà urgenza per gli Stati Uniti, appariranno modifiche nelle loro risorse organizzative e politiche, sufficienti a garantirsi che gli statunitensi possano prestare maggiore attenzione allo spazio post-sovietico. Pertanto, anche col coinvolgimento degli Stati Uniti nel suo spettacolo pre-elettorale, che questa volta potrebbe divenire una vera e propria lotta, va ricordato che il periodo di “pausa pacifica” per l’élite russa giungerà al termine. Quale altra lezione di strategia ci ha dato il crollo dell'”alternativa boliviana”? Credo che sia l’insieme di seguenti elementi: il crollo della “alternativa boliviana” è il crollo dei tentativi d’integrazione, e preservando a stessi, élite e Paesi nel sistema economico e di relazioni politiche USA-centriche, la PaxAmericana, delle “condizioni decenti”. Attualmente gli USA non negoziano “condizioni” con alcuno. Gli USA di oggi sono troppo deboli per farlo, hanno bisogno di alleati senza condizioni, senza fastidi e senza idee.article-2344628-1A682B90000005DC-579_634x488Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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