Tsipras chiese a Putin 10 miliardi di dollari per “stampare dracme”

Tyler Durden Zerohedge 21/07/2015Tsipras meeting with Putin KremlinA gennaio, quando segnalammo la prima sfida ufficiale all’Europa dell’allora nuovo primo ministro greco Tsipras, (che per promemoria visitò da subito il poligono di tiro in cui i nazisti giustiziarono 200 greci il 1° maggio 1944), notammo che era l’inizio del perno greco dall’Europa verso la Russia. Commentammo molte altre cose accadute da allora: “L’Europa, per esempio, sarà più dispiaciuta che la Grecia decida di mettere al primo posto delle priorità il popolo piuttosto che gli acquirenti offshore di beni greci. La maggior parte è dispiaciuta, soprattutto visto che la liquidazione della Grecia è parte dell’accordo salvataggio greco: un accordo che la troika ha ripetutamente affermato di non dover rinegoziare”. Ma soprattutto, anche allora dicemmo esplicitamente che se la Grecia debba mantenere la sua leva (cosa che ha scoperto non avere nel modo peggiore 6 mesi dopo), aveva bisogno di un piano B riguardante una fonte alternativa di fondi, cioè Russia e/o Cina; una possibile fonte finanziaria ad interim tanto necessaria per la Grecia mentre stampa propria moneta e si prepara ad evadere dal carcere europeo. “I tedeschi non erano felici: un banchiere tedesco avvertì problemi terribili se il nuovo governo attuava il programma di aiuti del Paese in questione, mettendo a repentaglio il finanziamento delle banche. “Si avrebbero conseguenze fatali per il sistema finanziario della Grecia. Le banche greche perderebbero l’accesso al denaro della banca centrale”, disse il membro del consiglio della Bundesbank Joachim Nagel al giornale Handelsblatt. Beh, forse… A meno che, naturalmente, la Grecia non trovi una nuova fonte alternativa di finanziamento che non abbia nulla a che fare con l’establishment del FMI, i cui “salvataggi” sono solo una cortina fumogena per attuare politiche filo-occidentali e consentire la rapida liquidazione di qualsiasi società “salvata”… Il che significa, naturalmente, che ora Russia (e Cina) dovevano diventare alleati cruciali della Grecia, il che spiegherebbe immediatamente il perno logico verso Mosca”. Un po’ scherzando, il 27 giugno, il giorno dopo che Tsipras annunciava in modo scioccante il referendum, ripetemmo proprio questo: “Cara Grecia, se vuoi un prestito dall’Asian Infrastructure Investment Bank, spedisci una mail a information@aiibank.org”.
Come si è visto, niente di tutto ciò era uno scherzo e se il giornale greco “To Vima” va preso sul serio, c’era un “Piano B” da 10 miliardi di prestiti urgenti da Vladimir Putin per finanziare la nuova moneta greca, proprio ciò che la Grecia contemplava! Secondo Greek Reporter, il primo ministro greco Alexis Tsipras chiese al presidente russo Vladimir Putin 10 miliardi di dollari per stampare dracme. In altre parole, se è vero, allora la Grecia fece proprio come dicemmo doveva fare: avvicinare la Russia e i Paesi BRICS con una richiesta di finanziamento per sfuggire alla forza gravitazionale europea… L’articolo cita Tsipras nella sua ultima intervista all’emittente nazionale greca ERT dove dice che “affinché un Paese stampi la propria valuta nazionale, ha bisogno di riserve in valuta forte“. Tuttavia, un po’ sorprendentemente, Mosca e Pechino dissero di no: “La risposta di Mosca fu la vaga menzione di un anticipo di 5 miliardi di dollari per il nuovo gasdotto South Stream che attraverserà la Grecia. Tsipras fece richieste simili a Cina e Iran, ma senza alcun risultato”, dice l’articolo che continua: “Tsipras progettava il ritorno alla dracma dall’inizio del 2015 e contava sull’aiuto della Russia per raggiungere questo obiettivo. Secondo l’articolo, Panos Kammenos, Yiannis Dragasakis, Yanis Varoufakis, Nikos Pappas, Panagiotis Lafazanis e altri membri della coalizione erano consapevoli del piano. Nella sua prima visita a Mosca, Tsipras condannò la politica dell’Unione europea in Ucraina e sostenne il referendum dell’Ucraina orientale che cercava la secessione. Fu allora che la Germania capì che la Grecia era disposta a mutare alleanze, cosa che metterebbe a rischio la coesione dell’eurozona. Tsipras sperava che la Germania indietreggiasse con tale minaccia e offrisse alla Grecia un generoso taglio del debito. Al momento Tsipras ambiva ad essere il soggetto che avrebbe potuto cambiare l’Europa, prosegue l’articolo. Si parla anche di una “offerta geopolitica”, quando Tsipras fu presentato a Leonid Resetnikov, direttore dell’Istituto di studi strategici russo, prima delle elezioni del Parlamento europeo nel maggio 2014. La presentazione fu fatta dal professore di studi russi Nikos Kotzias, che in seguito incassò il favore divenendo ministro degli Esteri”. Ma la maggiore sorpresa fu Putin che rifiutò l’offerta la notte del referendum. “Il referendum del 5 luglio fu il banco di prova di Tsipras per vedere ciò che il popolo greco pensa dell’Europa e della zona euro. Tuttavia, la notte del referendum, la Russia disse che Putin non voleva sostenere il ritorno della Grecia alla dracma. Ciò fu confermato nei giorni seguenti. Dopo di che, Tsipras non ebbe altra scelta che “consegnarsi” alla cancelliera tedesca Angela Merkel e firmare il terzo pacchetto di salvataggio”. In altre parole, non fu l’errore di Tsipras nel prevedere come la Grecia avrebbe reagito al referendum, e non era suo desiderio segreto perdere come prima suggerito (aspettandosi il sì e ottenendo un 61% di “No” invece), ma il rifiuto all’ultimo minuto di Putin che fece capitolare il governo greco, e l’espulsione di Varoufakis avvenne certamente perché ideatore di quel piano. Ciò significa anche che Merkel ha improvvisamente un debito enorme di gratitudine verso Vladimir, il cui tradimento dei “marxisti” greci ha permesso all’eurozona di continuare nella sua forma attuale. La domanda allora è qual è lo scambio di Vlad per la resa del governo greco (e consegna del meglio del suo patrimonio), il cui destino era nelle mani dell’ex-spia del KGB.
Infine, è molto probabile che To Vima si prenda alcune libertà con la verità. Per confermarlo vi suggeriamo la versione ufficiale di Varoufakis, che ultimamente è stato tutt’altro che in silenzio. Se confermata, sarà certamente la storia più grossa e sottovalutata dell’anno, suggerendo che la perpetuazione del sogno della Merkel di un’Europa unita è possibile solo grazie a Putin. Se confermato, prima di tutto si guardi allo scisma crescente tra Europa e Stati Uniti (che chiaramente fa pressioni su Merkel con richieste sempre più forti del FMI per la riduzione del debito, per non parlare di un intervento piuttosto diretto di Jack Lew nei negoziati per il salvataggio della Grecia), e un crescente senso di vicinanza amichevole tra Berlino (e Bruxelles) e Mosca. Il maggiore perdente in questo gioco della realpolitik, ancora una volta, è il popolo greco.

Jack Lew

Jack Lew

Mosca nega che Tsipras abbia chiesto alla Russia di finanziare la stampa della dracma
Sputnik

1022577763Il primo ministro greco Alexis Tsipras non ha mai rivolto alla Russia la richiesta di fornire alla Grecia l’aiuto finanziario per stampare la propria moneta, ha detto il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov. “Il presidente ha già detto, il ministro ha detto e noi più volte abbiamo detto che le autorità greche non si sono rivolte alla Russia per chiedere aiuto“, ha detto ai giornalisti Peskov. I media greci avevano riferito che Tsipras aveva chiesto al presidente russo Vladimir Putin 10 miliardi di dollari per facilitare la stampa della dracma, la valuta nazionale della Grecia prima che aderisse all’eurozona. Grecia e Russia hanno ampliato la cooperazione dopo che Syriza è salito al potere nel gennaio 2015. A luglio, l’inviato russo presso l’Unione europea Vladimir Chizhov aveva detto che Mosca era pronta ad aiutare il Paese a corto di liquidi, anche con la cooperazione economica nella privatizzazione delle infrastrutture del Paese. Il fallimento di Atene nel raggiungere un accordo con i creditori internazionali sul nuovo programma di salvataggio, prima che il pacchetto di aiuti precedente scadesse il 30 giugno, ha alimentato speculazioni sul Paese che lascerebbe la zona euro tornando alla dracma. Il 13 luglio, i capi della zona euro hanno raggiunto un accordo sul nuovo pacchetto di salvataggio della Grecia. Dopo che è stato raggiunto l’accordo, Tsipras ha detto che la Grexit era esclusa.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“Le strade di Atene saranno occupate dai carri armati”

Kathimerini rivela il Libero nero della Grexit
Tyler Durden Zerohedge 19/07/2015tsipras_junckerNei sei mesi di dolorose tornata su tornate di duri negoziati tra Grecia e creditori sono nate ogni sorta di speculazioni su ciò che effettivamente comporta la “Grexit“. Senza alcun precedente cui orientarsi, la valutazione delle implicazioni dell’uscita dal blocco valutario era (ed è tuttora) un compito praticamente impossibile, ma gli sforzi collettivi di media mainstream ed analisti politici ed economisti hanno prodotto un vero e proprio buffet di diagrammi ed organigrammi, schemi e diagrammi di flusso nel futile tentativo di mappare la complessa interazione dei problemi finanziari, politici ed economici che invariabilmente seguirebbero se Atene decidesse di rompere finalmente la sua sfortunata relazione con Bruxelles. E non erano solo osservatori emarginati a stendere i piani della Grexit. Nonostante i funzionari dell’UE negassero l’esistenza di un “piano B”, come il piano dell”uscita dolce’ del ministro tedesco Wolfgang Schaeuble “trapelato” lo scorso fine settimana, nessuno degli educati eurocrati fingeva che l’uscita della Grecia non fosse contemplata, ed infatti Yanis Varoufakis sostiene che Atene fu minacciata di controlli sui capitali come a febbraio, se non acconsentiva alle richieste dei creditori. Ora, con ciò che è forse la rivelazione più sconvolgente su ciò che i funzionari dell’UE davvero pensavano accada nel caso la Grecia uscisse dall’EMU e senza tante cerimonie reintroducesse la dracma, Kathimerini tira fuori la descrizione di quello che chiama “Libro nero della Grexit“, presumibilmente contenente il suggerimento che una guerra civile esploderebbe in Grecia nel caso il Paese venisse spinto ad abbandonare il blocco valutario.
Qui altro: “Al 13° piano dell’edificio Verlaymont di Bruxelles, a pochi metri dall’ufficio del Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, conservato in una stanza speciale della sicurezza c’è il piano di uscita della Grecia dall’eurozona. Lì, in un volume scritto in meno di un mese da un team di 15 membri della Commissione europea, si risponde alle domande su come affrontare tale uscita tra cui, per scioccante possa sembrare, anche la possibilità di uscita del Paese dal trattato di Schengen, oltre all’espulsione anche dall’UE. Secondo un funzionario europeo, i vertici della Commissione europea avevano già il voluminoso documento che descriveva al primo ministro greco, dallo stesso Juncker prima dell’inizio della sessione, tutti i dettagli della Grexit, facendogli comprendere il contesto giuridico e politico di tale decisione. Nel documento, secondo il funzionario europeo che ne conosce il contenuto, ci sono le risposte a 200 domande che sorgerebbero nel caso della Grexit. Queste domande, come spiega il funzionario, sono collegate a come un’uscita dall’euro creerebbe una serie di eventi che si svilupperebbe in breve tempo. La dracmatizzazione dell’economia imporrebbe i controlli dei cambi esteri del Paese portando infine all’uscita della Grecia dal trattato di Schengen. Gli autori del progetto, secondo il funzionario europeo, operarono in assoluta segretezza. Un gruppo speciale di 15 persone della Commissione europea iniziò a preparalo in contatto diretto con la Grecia ed anche con numerosi alti funzionari e direttori generali della Commissione europea di aree specifiche. Il documento fu iniziato quando la data di scadenza del programma (fine giugno) si avvicinava, così la Commissione si preparava ad ogni evenienza, e quando il referendum fu annunciato il 26 giugno, il relativo lavoro fu accelerato. Il weekend del referendum il lavoro s’intensificò e così a due giorni dall’incontro il progetto fu concluso. Secondo una fonte bene informata, chi lavorava al piano “soffriva le pene” in genere descrivendosi come “K” e “sopraffatto”, perché non poteva credere ciò che avevano concluso a quel punto, e la maggior parte di loro fu direttamente coinvolta nei programmi di salvataggio della Grecia. La Commissione europea inoltre sperava fino all’ultimo minuto che una soluzione si sarebbe trovata, mentre il gruppo conosceva meglio di chiunque altro le conseguenze dell’uscita della Grecia dall’eurozona e il costo di tale decisione. Uno dei partecipanti collegato direttamente alla realtà greca nella fase cruciale della redazione, disse al resto del gruppo che se “attuato il piano, le strade di Atene saranno invase dai carri armati”.
Alla cieca, non è del tutto chiaro cosa intendesse per “sferragliare di carri armati”, e diamo per scontato il suggerimento che UE e Stati membri non cercassero in qualche modo di orchestrare un cambio di regime militare in Grecia, nel caso Atene prendesse la decisione ‘sbagliata’ sull’appartenenza all’EMU. Piuttosto, il suggerimento sembra essere, ed anche questo è semplicemente un’interpretazione sulla base delle informazioni presentate da Kathimerini, che Bruxelles fosse del parere che i risultati del referendum assieme alla contrapposta retorica sul tradimento dei deputati di destra ed estrema sinistra, che il popolo greco fosse profondamente diviso. Anche se le concessioni di Tsipras avranno indubbiamente implicazioni di vasta portata per la politica e la società greca in generale, sembra che Bruxelles tema che il malessere economico che risulti dalla ridenominazione possa innescare un diffuso malessere sociale che, infine, verrebbe controllato dall’esercito greco. Lasciamo ai lettori decidere l’accuratezza della nostra interpretazione e quanto il suddetto documento “segreto” del “pensatoio” sia una valutazione accurata della situazione o l’ennesimo tentativo di far capitolare Tsipras, ma una cosa è certa, anche menzionare la possibilità che “le strade di Atene” siano occupate dai militari non sembra qualcosa che un “partner” direbbe a un altro.133213433Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Discorso del premier Tsipras al Parlamento greco sul mandato a concludere le trattative

Alexis Tsipras, Prime Minister, 11 luglio 2015Tsipras-ParlamentoSignore e Signori membri del Parlamento,
Abbiamo raggiunto un punto critico e, forse, mi permetterete di avere un tono più personale oggi. Da quando sono stato eletto primo ministro, in questi momenti ancora più critici della storia post-dittatura del Paese, sono stato guidato esclusivamente dalla mia coscienza nel difendere le giuste rivendicazioni del nostro popolo e gli interessi nazionali. Negli ultimi sei mesi ho fatto tutto ciò che era umanamente possibile, in circostanze difficili, con minacce e ricatti sempre presenti. Tuttavia, e credo che nessuno può contestarlo, né amici né nemici, in tali circostanze e momenti difficili mi sono assunto dei rischi, ma non mi arrendo, non considero il costo politico, non opto per frettolosi compromessi semplicemente per restare al potere. Molti diranno, forse, che ciò che ho raggiunto supera le aspettative. E l’ho fatto sempre onorando la verità, come ho capito e capisco tutto il generoso sostegno della maggioranza del popolo greco in questa difficile lotta.
Oggi, voglio essere completamente chiaro con voi, dirvi la verità, almeno quella comprensibile. Tutti, ma soprattutto il popolo greco che ci guarda, possono giudicare e valutare ciò che dico, con calma e compostezza. Non ci può essere alcun dubbio che negli ultimi sei mesi siamo stati in guerra, abbiamo affrontato battaglie difficili con duri ostacoli, abbiamo avuto delle perdite, ma abbiamo anche guadagnato terreno. Abbiamo realizzato molto di più di quanto chiunque avrebbe potuto immaginare. Ora, però, credo che abbiamo raggiunto un momento molto critico: da ora in poi abbiamo di fronte un campo minato, un fatto che non posso ignorare e che non dovrebbe essere nascosto al popolo greco. In questi ultimi mesi abbiamo strenuamente lottato per ottenere il miglior risultato possibile, nonostante l’inaudita asfissia economica. Quando mi è stato chiesto se abbiamo commesso degli errori in cinque mesi di negoziato, l’unica risposta onesta è sì. Sì, abbiamo fatto degli errori. Nessuno è infallibile. Credo, tuttavia, che non vi siano precedenti nella moderna storia europea di un Paese praticamente sull’orlo del fallimento che negozia con tale persistenza e dignità. Per negoziare da pari a pari, per ripristinare la parità politica perduta tra la Grecia e gli altri Paesi della zona euro. Ora, dobbiamo decidere di non sacrificare questa parità sull’altare delle forze conservatrici estreme. Forze conservatrici estreme che hanno voluto esattamente questo risultato e e lo perseguono attivamente, e chi di voi ha visto l’incontro di ieri al Parlamento europeo ha assistito a tale dinamica: un conflitto ideologico-politico e il desiderio, soprattutto, di farla finita con un governo non gradito, e con il suo popolo, considerato un fastidio, che disinteressatamente si ostina a sostenere il proprio governo pur dovendo sopportare l’asfissia finanziaria. Abbiamo deciso, quindi, di procedere con responsabilità e la serietà necessaria nelle attuali circostanze, evitando una Grexit politica con una scusa economica. Io non sono qui per mascherare la realtà con una retorica eccessiva. L’accordo di finanziamento che sarà presentato all’Eurogruppo comprende diverse misure che differiscono notevolmente da nostri impegni pre-elettorali e dichiarazioni politiche, dato che crediamo sia necessario per la ripresa dell’economia greca. Tuttavia, dobbiamo prima verificare le alternative, e qui nulla è dato, la trattativa è in corso, tra l’attuale proposta e quella che abbiamo ricevuto quindici giorni prima.
Il 25 giugno abbiamo ricevuto un ultimatum dall’Eurogruppo. Tale ultimatum dava solo misure severe senza alcun respiro o prospettive, senza finanziamenti adeguati, senza alcun impegno sulla ristrutturazione del debito. Sarebbe durato per cinque mesi senza finanziamenti adeguati, includendo quattro valutazioni in cinque mesi senza un impegno sulla questione del debito. Ci siamo rivolti alla base. E credo che chiunque altro al nostro posto avrebbe fatto lo stesso. Ci siamo rivolti alla base e chiesto al popolo greco di decidere. La nostra intenzione non era con questa scelta portare a una vacanza bancaria. Mentre il Consiglio direttivo decise di proporre un referendum, abbiamo presentato una richiesta di proroga del programma per permettere a questo processo di svolgersi senza problemi. Non è accaduto, ma non per nostra scelta. Nonostante le banche chiuse, nonostante le enormi difficoltà sociali e finanziarie create, il popolo greco ha preso una decisione difficile, coraggiosa e storica che ha sorpreso molti. Ha respinto l’ultimatum. Non ha dato un mandato per la rottura. Il suo mandato era cercare di rafforzare l’impegno a negoziare un accordo economicamente sostenibile. E non ho mai nascosto le mie intenzioni o la verità al popolo greco. Non ho chiesto di votare “no” con il mandato di lasciare l’euro, ma per rafforzare la nostra posizione negoziale. Mi sono anche personalmente impegnato, prima del referendum, di fare tutto quanto in mio potere per perseguire un accordo migliore nel più breve tempo possibile, anche entro 48 ore. Il popolo greco ha votato con questi termini e non sono qui oggi per fare qualcosa di diverso da ciò che ho promesso. Sto facendo quello che ho promesso. Io non inganno il popolo greco, né il Consiglio dei leader politici che avevo chiesto di convocare subito dopo il referendum quando chiesi, e a cui in effetti siamo tutti impegnati, un quadro specifico per un accordo praticabile, un passo necessario per superare le divisioni, tale è la natura di un referendum, per l’unità politica e nazionale. Per me, il “no” ha rappresentato un mandato per una soluzione migliore, un accordo migliore, per la dignità di gran parte del popolo greco, le migliaia di persone che subiscono povertà e umiliazione in tutti questi anni. Ho anche percepito il “no” come un voto di fiducia, come pure nel governo e nei suoi sforzi. Ed è il momento di fare il punto.
In occasione del Consiglio dei leader politici, abbiamo fissato tre condizioni per un accordo sostenibile: un finanziamento adeguato, un forte pacchetto di investimenti, impegni sostanziali per la necessaria ristrutturazione del debito, e in cambio ci siamo impegnati a riforme che costino la recessione minore possibile e con un’equa ripartizione degli oneri. Cosa abbiamo di fronte oggi? Quali possibilità ed inconvenienti si trovano davanti? Abbiamo la prospettiva di un finanziamento adeguato per le obbligazioni a medio termine del Paese per un periodo di tre anni. Abbiamo la promessa di un pacchetto di forte stimolo da oltre 30 miliardi di euro, 35 miliardi, riservato all’erogazione di prestiti e alle iniziative per combattere la disoccupazione. E per la prima volta, abbiamo sul tavolo una discussione seria e sostanziale sulla necessaria ristrutturazione del debito, e non siamo più gli unici a richiederlo: il FMI ha pubblicamente ammesso che è necessario, così come il Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, che pubblicamente ha dichiarato che la necessaria ristrutturazione del debito potrebbe essere un risarcimento per le riforme. Dobbiamo essere onesti, però, il programma di riforma che chiediamo di attuare è un programma duro, con condizioni migliori su alcuni punti, alcuni punti, rispetto a quello dell’ultimatum di due settimane fa, ma un programma duro, comunque. Ma per la prima volta in sei mesi di trattative, e ripeto non possiamo essere certi dei risultati, c’è la possibilità di un accordo che possa mettere definitivamente fine al discorso di una Grexit e, di conseguenza, dare un segnale completamente positivo a mercati e investitori, che con un finanziamento garantito a lungo termine e la riduzione del debito possono ancora una volta avere fiducia nell’economia greca. Questo ci darà la possibilità, l’opportunità, di compensare i possibili effetti recessivi delle gravi misure.
Permettetemi di evidenziare cinque punti del progetto di accordo che chiediamo al Parlamento di autorizzare oggi e al ministro delle Finanze di negoziare e firmare.
In primo luogo, questo accordo porterà ad un programma esclusivamente europeo, costituito esclusivamente da meccanismi di sostegno europei. Ciò significa che il FMI non sarà parte dell’accordo. Il suo possibile coinvolgimento sarà limitato al supporto tecnico. Ciò significa che la troika come la conoscevamo, non esisterà più.
In secondo luogo, la durata del nuovo accordo, come ho detto prima, è di tre anni. Da tempo e spazio per stabilizzare l’economia, porre fine alle speculazioni sulla Grexit e lasciare il Paese guadagnare la fiducia del mercato. Voglio far notare che nell’ultimatum che abbiamo ricevuto quindici giorni fa, la durata era di cinque mesi. Ora, ci saranno requisiti uniformi per l’intera durata del Programma e delle misure difficili che stiamo discutendo. Così, non ci riuniremo di nuovo dopo cinque mesi per discuterne di nuovi.
Il terzo punto prevede avanzi primari più bassi fino al 2018, che saranno legati alla situazione economica; stiamo eliminando un requisito che ha solo alimentato l’austerità, cioè, avanzi molto elevati in assenza di crescita economica. Ricorderete che nel quadro del programma precedente avevamo impegnati per avanzi primari del 3% per il 2015, e del 4,5% per ogni anno dal 2016. Ciò significa che nel 2015-2018 dovevamo produrre avanzi primari pari a 30 miliardi di euro, mentre ora abbiamo l’obbligo è di circa 17 miliardi di euro. Pertanto, le misure di bilancio che saremmo stati costretti ad adottare sarebbero state di molto superiori ai 75 miliardi di dollari attualmente necessari. Lo spazio fiscale aggiuntivo derivante dall’avanzo primario è inferiore di circa 13 miliardi di euro per il 2015-2018. Questo è il vantaggio fiscale, non voglio blandire le cose, della dura proposta che abbiamo sul tavolo.
Quarto punto. Con il prestito dal meccanismo europeo di stabilità (MES) si rimborseranno i titoli greci detenuti dalla Banca centrale europea per un totale di 6,8 miliardi, con scadenza a luglio e agosto. Questa conversione a breve termine del debito a lungo termine, con tassi di interesse più bassi, e l’ESM lo prevede tale opportunità, con tassi di interesse più bassi e eventualmente ribaltamento dei rimborsi, che vi indicherò in seguito, che sono l’equivalente del debito ristrutturato. Pertanto, l’assunzione di obblighi di debito e finanziari complessivi del Paese da parte del Meccanismo europeo di sostegno, di fatto da la possibilità di convertire il debito a breve termine in debito a lungo termine. In questo senso, permetterebbe al Paese di almeno parzialmente usufruire del programma di allentamento quantitativo della Banca centrale europea per settembre.
Quinto punto. Non ci saranno misure di bilancio aggiuntive in conseguenza dell’impatto economico della vacanza bancaria, né l’imposizione di controlli sui capitali.
Naturalmente, per la prima volta, ci sarà una discussione sincera sulla questione chiave della sostenibilità del debito. Un impegno notevole da parte dei partner sulla ristrutturazione del debito complessivo con il meccanismo europeo di stabilità, in modo che possa diventare utile e sostenibile, è sul tavolo; un impegno e un lasso di tempo sostanziali per iniziare questa discussione e prendere una decisione definitiva.
Signore e Signori membri del Parlamento,
Voglio ribadire che lo scopo del mio intervento di oggi non è abbellire la realtà. Lo scopo è dire la verità, in linea con la mia responsabilità nei confronti del Parlamento e del popolo greco, per esporre con chiarezza le scelte che abbiamo. Stiamo concludendo, spero, una difficile battaglia, forse la più difficile che abbiamo avuto nella storia del Paese, dopo la dittatura. Abbiamo negoziato con durezza in nome della Grecia e anche per far cambiare rotta all’Europa. Oggi, sulla base dei risultati, ciò potrebbe apparire impossibile, e dobbiamo ammetterlo. Tuttavia, sono certo che prima o poi i semi delle democrazia e dignità che abbiamo seminato daranno i loro frutti agli altri popoli europei. Abbiamo messo la domanda per la fine immediata dell’austerità al centro del discorso pubblico in tutta Europa e nel mondo. Abbiamo negoziato in modo che “il rispetto reciproco” sia un principio guida, vale a dire il rispetto delle regole che disciplinano l’Unione europea, così come il rispetto della sovranità popolare e della democrazia. Abbiamo innescato un movimento di solidarietà pan-europeo a sostegno del popolo greco che soffre, che non vedevamo dalla caduta della dittatura: l’ultima volta che ci sono state manifestazioni di solidarietà in cui le piazze delle città europee erano piene di bandiere greche fu durante la dittatura dei sette anni. Abbiamo combattuto per coloro che ricevono bassi salari e pensioni magre, abbiamo lottato per i diritti dei lavoratori, al fine di evitare i licenziamenti collettivi. Abbiamo combattuto per ciò che abbiamo percepito come le giuste richieste del popolo greco. Sono certo che questa lotta non sarà del tutto inutile.
Signore e Signori membri del Parlamento,
Autorizzare il ministro delle Finanze in un momento così critico non è semplicemente una questione ordinaria che richiede un voto. E’ un voto di coscienza di grande importanza politica, perché riguarda il nostro futuro. E ovviamente è una scelta di coscienza, ma anche di grande responsabilità nazionale. Ora, il nostro dovere nazionale è sostenere il nostro popolo affinché possa continuare a lottare con orgoglio per la giustizia e con perseveranza per il progresso e la prosperità. Il nostro dovere nazionale richiede decisioni difficili. Sono sicuro che saremo all’altezza di questa responsabilità e ci riusciremo. Sono fiducioso che la perseveranza, la passione per la vita, per la dignità del nostro popolo, saranno la nostra guida nei prossimi giorni, nei prossimi anni. Ci riusciremo! Non solo riusciamo a rimanere in Europa, ma a vivere come partner paritario con dignità e orgoglio, in cerca di giustizia in Europa, aprendo la via anche agli altri popoli d’Europa.
Grazie.
12503 itok=zYP6pXhkTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Alexis Tsipras: eroe, traditore, eroe, traditore, eroe

Alex Andreou. Atene, Grecia e Londra, Regno Unito, Byline 13 luglio 2015

Ci scusiamo con i marxisti di tutto il mondo se la Grecia si rifiuta di commettere il suicidio rituale per promuovere la causa. Ne soffrirete sui vostri divani.tsipras1-1Si scopre sul panorama politico europeo, anzi, mondiale, che i sogni socialisti di ognuno sembravano poggiare sulle spalle del giovane primo ministro di un piccolo Paese. Sembrava che ci fosse una fervente irrazionale credenza, quasi evangelica, che un piccolo Paese, affogato dal debito, in cerca di liquidità, avrebbe in qualche modo (mai specificato) sconfitto il capitalismo globale armato solo di bastoni e pietre. Quando sembra che ciò non accade, gli voltano le spalle. “Tsipras ha capitolato”. “E’ un traditore”. La complessità della politica internazionale è ridotta a un hashtag rapidamente passato da #prayfortsipras a #tsiprasresign. Il mondo chiede il clou, l’X-factor finale, l’epilogo hollywoodiano. Qualcosa di diverso dalla lotta fino alla morte è la viltà inaccettabile. Come è facile essere ideologicamente puri quando non si rischia nulla, non si affrontano carenze, crollo della coesione sociale, conflitto civile, vita e morte. Come è facile invocare un accordo inaccettabile per qualsiasi altro Stato membro della zona euro. Quanto è facile prendere decisioni coraggiose quando non si ha la pelle in gioco, quando non si contano, come faccio io, le ultime 24 pillole del farmaco che impedisce a vostra madre di avere crisi epilettiche.
20 pillole. 14.
È una caratteristica peculiare della negatività patologica concentrarsi solo su ciò che si perde invece che su ciò che si acquisita. E’ lo stesso atteggiamento che dirige frazioni della popolazione di ogni Paese, sempre per la loro perfetta utopia socialista e contemporaneamente evadendo le tasse in ogni modo possibile. L’idea di Tsipras “traditore” si basa pesantemente su un’errata interpretazione cinica del referendum della scorsa settimana. “OXI”, i critici vorrebbero far credere fossa “no” a qualsiasi accordo; l’autorizzazione a una Grexit disordinata. Non era niente del genere. Nel discorso seguente Tsipras ha detto ancora una volta che aveva bisogno di un forte “OXI” come arma per negoziare un accordo migliore. Non l’avete capito? Ora, si potrebbe pensare che non ha raggiunto l’accordo migliore, forse è vero, ma suggerire che avesse autorizzato la Grexit è profondamente falso, e riguardo al 38% che ha votato “NAI”? Tsipras non rappresenta anche loro? Niente paura. L’accordo potrebbe rivelarsi impraticabile comunque, non sarebbe approvato dal Parlamento greco. Syriza potrebbe spaccarsi e la Grexit verrebbe imposta da coloro che la cercano da anni. Poi si valuterà ciò che si è ottenuto.
12 pillole. 10.
L’accordo raggiunto da Tsipras (per quel che ne sappiamo) dopo aver negoziato per 17 ore è molto peggiore di quanto si potesse immaginare. Ma è anche molto migliore di quanto si potesse sperare. Dipende semplicemente dal fatto se ci si concentra su ciò che è stato perso o ciò che è stato guadagnato. La perdita è un orribile pacchetto di austerità. Un pacchetto che, chiunque dalla minima comprensione politica sa, sarebbe arrivato comunque. L’unica differenza è che, attraverso un governo conforme ai precedenti, non sarebbe stato accompagnato da alcuna compensazione. Ciò che è stato acquisito in cambio è molto più denaro di quanto immaginato per finanziarsi adeguatamente a medio termine e permettere al governo di attuare il programma, un significativo pacchetto di stimolo, emissione di denaro EFSF finora negato (“grazie” al governo Samaras), e un accordo per ristrutturare il debito con trasferimento di obbligazioni di FMI e BCE all’ESM. Ciò è niente, i disturbatori disturbano. L’analista di ERT Michael Gelantalis stima che solo questa ultima parte comporterebbe tra 8 e 10 miliardi in meno di rimborsi d’interesse in un anno. Sono un sacco di piatti di souvlaki. Nelle ultime ore mi è stato detto che la Grecia “dovrebbe solo #Grexit ADESSO”; che abbiamo “un ottimo clima e potrebbe facilmente essere autosufficiente”; che”dovremmo adottare il Bitcoin e il crowdfunding per aggirare il monetarismo”; che “gli Stati Uniti ci invierebbero le medicine”. Nessuno di costoro suggerisce che ciò avvenga nel proprio Paese, si capisce. Solo in Grecia, in modo da poter vedere cosa succede. La maggior parte di loro vive in Stati con governi centristi che sposano l’austerità ma garantiscono continuo flusso di ultimi iPad nei negozi. Tutti loro, senza eccezione, avrebbero potuto negoziare un accordo assai migliore con un coltello alla gola; sarebbero stati più coraggiosi. La mia domanda ai critici è: che battaglia combatti nel tuo Paese, città, villaggio in questo momento? E con quale rischio? Non sei, infatti, malvagio come gli ideologi dell’austerità dura che vogliono sperimentare su un “Paese cavia”, sulla vita delle persone, e vedere come finisce?
8 dosi. 5.
Visto come sorta di Fossa di Helm, questa sconfitta per i greci è monumentale, irredimibile. E’ il momento del “tutto è perduto”. Visto come battaglia di avvio di una guerra molto più grande, è estremamente preziosa. Ha messo il nemico in primo piano indicandone punti di forza e di debolezza. Ha fornito dati agli altri, Spagna, Portogallo e Italia che si premureranno di essere meglio preparati. E’ stata combattuta coraggiosamente ed elegantemente, perché la Grecia vivrà per combattere un altro giorno. Abbiamo eletto un uomo buono, onesto e coraggioso che ha lottato come un leone contro insondabilmente grandi interessi. Il risultato non sarà quel martirio che speravate. Ma un giorno ci sarà.

Hai visto? La solidarietà ti è almeno arrivata.

Grecia: turismo militante Hai visto? La solidarietà! E’ almeno arrivata.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il “massacro di luglio” e l’età della paura

Philippe Grasset Dedefensa, 13 luglio 20151130942-schulz_montiIl media online tedesco Deutsche Wirtschafts Nachrichten (DWN), che ha una reputazione di libero tiratore in linea con le buone maniere del sistema-stampa, fa un’analisi della situazione europea dopo il furioso e implacabile golpe della “setta” di questo fine settimana contro la Grecia; colpo di Stato che va considerato in generale come simbolico, titolo di esempio ed allarme implacabile, contro tutti gli Stati membri e con la loro stessa complicità… Ora scrive DWN la paura ha sostituito la fiducia nei rapporti tra i membri dell’UE e “la vita comune in Europa non è più decisa dagli accordi (fiducia), ma dalla legge della giungla“. Martin Schultz, presidente (tedesco) del Parlamento europeo, che ha già espresso forti tendenze a considerare un cambio di regime contro la Grecia, ha detto alla radio tedesca Deutschlandfunk che “Bruxelles è sul filo del rasoio e quindi la zona euro rischia di disintegrarsi”. Schultz ha sottolineato il carattere “complesso” e soprattutto “conflittuale” dei negoziati con la Grecia, nelle riunioni dell’Eurogruppo e dei capi di Stato e di governo. In queste affermazioni appare un uomo che mostra in maniera straordinariamente netta gli impulsi tirannici che animano i personaggi del sistema che si agitano convulsamente sulla scena, la constatazione di questo “confronto” è del tutto ambivalente… Non si creda un secondo che si tratti di un evento classico, con vincitore e amici, e il perdente, come nella politica più brutale, ma un evento simbolico mostruoso, dove anche i carnefici che si pensano padroni di sé, sono avvinti dalla paura di essere vittime del mostro che servono. È un episodio che segna lo scatenarsi del sistema nella sua follia dissolutivo-autodistruttiva, perfettamente e logicamente in linea allo “scatenamento della materia“… dobbiamo incontrare tutte le vittime, frantumate in ogni caso, di questo “massacro di luglio”. Alimentando le varie riflessioni per esprimere al meglio tale sentimento di paura che avanza, si pone la sintesi di Sputnik News del testo di DWN, perché riflette in modo realistico e giusto, a nostro avviso, questo clima di paura ormai prevalente in Europa. (Sputnik.News 13 luglio 2015).
I creditori europei hanno deciso l’accordo con la Grecia, ma l’esistenza dell’unione politica nella sua forma precedente è fuori questione. L’UE è divisa e la frattura definitiva è solo questione di tempo, scrive DWN. Molti osservatori internazionali definisco l’ultimo vertice UE “umiliazione dei greci”. I colloqui più lunghi della storia dell’Unione ha spazzato tutti i valori per cui l’Unione europea sorse, dicono. Secondo DWN, è la fine dell’Unione europea nella sua forma precedente, un’unione politica che coltivava fiducia reciproca e principi democratici. La democrazia diventa un fenomeno marginale. Gli Stati ‘forti” ora danno ultimatum a quelli ‘deboli’, in un modo inaudito prima. (…) Le politiche economiche imposte, tuttavia, distruggeranno l’economia greca. Le banche greche in parte sono crollate, mentre molti risparmiatori perderanno i loro soldi. La politica di austerità non ha funzionato negli ultimi cinque anni e mezzo ed è improbabile funzioni ora, scrive la testata. Le conseguenze per i Paesi della zona euro saranno drammatiche. Il panico bancario greco potrebbe diventare in pochi secondi panico bancario europeo incontrollabile. La solidarietà in Europa si erode con i Paesi che agiscono per i loro interessi egoistici. La crisi dei rifugiati sarà il prossimo fallimento nell’UE, che vedrà i membri agire nel proprio interesse e non dell’Unione, dice l’articolo. Secondo DWN, Angela Merkel e Wolfgang Schauble in una notte hanno trasformato l’UE in un soggetto che non si regge più sulla fiducia, ma solo dalla cruda paura. Con la firma dell’accordo con la Grecia l’incubo per l’Unione europea è cominciato. La vita in Europa non è decisa dagli accordi ma dalla legge della giungla, scrive la testata”.
sondaggi-grecia-germania E’ vero che l’attacco alla Grecia, da tutte le considerazioni tecniche e politiche è un attacco ai principi alla base della vita politica della civiltà, cioè un attacco di inaudita violenza che assomiglia ad una particolare barbarica aggressione a sovranità e legittimità, al principio di identità, all’ontologia, all’essere stesso con cui una nazione è stata notevolmente indebolita, impoverita, ridotta alla miseria, una nazione la cui brillantezza del passato, sole del pensiero alla nascita della tragedia, necessaria alla sopravvivenza degli ultimi residui della nostra povera civiltà, diventata mostruosa “contro-civiltà”. Forma e colore del tradimento, perfetta esecuzione di tradimento, dissoluzione nella violenza destrutturante, cecità da nichilismo furioso e aggressivo, sono fatti significativi e inconfondibili per la mente che sa guardare alla radice delle cose. Infatti trasformano il clima generale in paura dominante… In modo molto significativo non pensiamo che questa paura risparmi (chi) si tenderebbe a designare come carnefice della Grecia. Anche la Germania ha paura, e comunque si renderà conto molto rapidamente che anche essa è soggetta a tale clima di paura. … Come “la gentile Unione Europea” da potente e benevola signora apparsa per promuovere il nostro destino s’è finalmente trasformata in un’orca mostruosa, nostro personaggio preferito per simboleggiare la situazione, che diffonde paura mentre urla? La parola “gentile UE” non sfugge alla derisione rivelandosi tutt’altro che un’invenzione, dato che un personaggio rappresentativo di ciò che di misero e squallido il sistema può produrre, davvero usa tali termini; ciò dimostra la stupidità sorprendente e quasi commovente che abita tale tipo di pensiero quando si tratta di corteggiare il sistema assicurando la propria innocenza, l’ambiguità della parola “innocente” per descrivere l’inquisitore… tale parola, nella trasmissione C dans l’air del 6 luglio, come ci dice Acrimed.org il 13 luglio 2015: “… Jean-Dominique Giuliani, spiega dottamente “Lo sapremo domani con le proposte che farà all’Eurogruppo poiché, in ultima analisi, la gentile Unione europea ancora accetta nuove discussioni“. Infatti, se i personaggi di tal fatta, di tali dimensioni e statura sono spinti ad utilizzare tali termini, è perché le loro psicologie sono così indebolite che tutto è possibile, compresa l’adattamento della gentilezza sul volto indicibile di un’orca, non avendo capito assolutamente niente, lavorando affinché il tradimento si compisse nel fine settimana della “Strage di luglio”, aprendo “l’età della paura” e senza rendersi conto che sarà anche il loro destino inevitabilmente. L’orca mostruosa, di cui si capisce facilmente guidare la logica che ha portato a tale evento informe, potrebbe trasformarsi nel minotauro del disgraziato Kronos. Si potrebbe quindi sostenere che c’è stato qualcosa di irreparabile, irrimediabile, in questi due giorni a Bruxelles, in Europa. Improvvisamente, la nostra “contro-civiltà” ha pubblicamente e spudoratamente mostrato tutto il suo odio, tutti i suoi vizi, tutte le sue perversioni illustrando definitivamente ciò che la condanna agli occhi della metafisica della storia, del destino del mondo e del senso dell’evoluzione. L’eccezionale mediocrità, perfino sublime, di coloro che si sono riuniti per compiere l’atto senza dubbio testimonia che ci avviciniamo alla fine: quando il sublime si segnala nettamente per dimensione della viltà, sigla il mutamento definitivo dell’equilibrio mondiale. Come disse Churchill, anche se in maniera meno certa, la formula può essere riusata qui… “Non è la fine dell’inizio, ma l’inizio della fine“. Beh, la bestia muore.

Angela Merkel e il capogruppo della CDU Volker Kauder

Angela Merkel e il capogruppo della CDU Volker Kauder

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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