Italia e crisi dei migranti: le ONG complici di contrabbandieri e schiavisti in Libia

Sawako Uchida e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times

Carmelo Zuccaro, procuratore italiano, sostiene di avere prove importanti su numerose ONG colluse con i contrabbandieri che si arricchiscono sulla miseria degli inermi. Infatti, se dimostrato, tali ONH hanno le mani insanguinate ed incoraggiano di nascosto la schiavitù in Libia, anche se non voluta. Pertanto, è tempo di tenere conto di una catena infinita che lega mass media che incoraggiano la migrazione di massa, ONG che aiutano i contrabbandieri ad arricchirsi e l’agenda politicamente corretta di certi politici che tentano di alterare le dinamiche europee manipolando i fatti. La Stampa fu informata da Zuccaro che le navi di salvataggio venivano avvertite dal paradiso del contrabbando libico per raccogliere i migranti economici nel Mar Mediterraneo. Il modus operandi della catena diretta tra contrabbandieri e ONG si basa sulle telefonate. Naturalmente, ciò implica che i migranti economici debbano pagare un forte incentivo finanziario ai contrabbandieri. Quindi, a chi non può permetterselo, le questione della schiavitù araba dei neri africani, e la persecuzione degli immigrati cristiani, diventa una realtà nella Libia attuale. Va detto che la schiavitù resta in Mauritania, dove i musulmani neri africani subiscono abusi continui dagli altri musulmani della nazione. Allo stesso modo, l’Arabia Saudita tollera ancora la schiavitù dalla Seconda Guerra Mondiale, fondamentale vergogna da eradicare da tale realtà permanete e storica della Penisola Araba. Infatti, gli animisti e i cristiani neri africani subirono una simile realtà quando le milizie arabe, alleate del governo di Khartoum, tolleravano la schiavitù tra le forze antigovernative durante la guerra civile. Naturalmente, lo SIIL (Stato islamico) è noto schiavizzare e vendere cristiani e yazidi in Iraq. Nel caso degli yazidi, non essendo “persone del libro”, subiscono schiavitù e la schiavitù sessuale delle donne, costrette a convertirsi all’Islam, e la pulizia etnica. Tuttavia, proprio come in Libia, la schiavitù si basa su tradizioni e razzismo contro i neri africani. Recentemente, la BBC riferì: “Anche le donne sono comprate da clienti libici e portate in casa dove diventano schiave sessuali“, secondo un testimone. La BBC aggiunge: “A febbraio, l’Unicef rilasciò una relazione che documenta, talvolta con orribili dettagli, storie di schiavitù, violenza e abusi sessuali subiti da numerosi bambini che viaggiano dalla Libia all’Italia“. La schiavitù dei neri africani da parte dei musulmani arabi ha ben più di mille anni e le realtà in Libia, Mauritania e Sudan mostrano che la mentalità cambia lentamente. Naturalmente, per via del politicamente corretto e della moda, non vi è alcuna manifestazione di massa contro la schiavitù in Libia tuttavia, si può solo immaginare cosa accadrebbe aprendo tali mercati negli USA, Francia o Israele. Reuters ha anche riferito nel 2016 sulla Mauritania: “Gli Haratin, che costituiscono la principale “casta degli schiavi”, discendono da etnie nere africane del fiume Senegal. Spesso lavorano come pastori e domestici… Il Paese dell’Africa occidentale ha la più alta prevalenza di schiavi, secondo l’indice della schiavitù globale, con circa il 4 per cento della popolazione, o 150000 persone, che vivono come schiavi“.
Tornando ai contatti tra ONG e contrabbandieri in Libia, Zuccaro ha detto: “Abbiamo prove di contatti diretti tra alcune ONG e trafficanti di persone in Libia“. L’agenzia di frontiera dell’Unione europea, Frontex, è altrettanto disturbata dalle ONG che incoraggiano la migrazione di massa. Questo, a sua volta, provoca innumerevoli morti in mare e la schiavitù in Libia. Dopo tutto, la Libia attuale è una nazione fallita dovuta all’interferenza delle potenze del Golfo e della NATO. Pertanto, la storia del contrabbando e della schiavitù araba dei neri africani riempie il vuoto, e lo stesso vale per la crescente minaccia dei vari gruppi islamisti sunniti e militanti regionali in Libia. Fabrice Leggeri, figura di Frontex, ha informato Die Welt sul ruolo delle ONG, affermando con forza che le imbarcazioni di soccorso delle numerose ONG hanno incoraggiato i trafficanti a “forzare ancora più migranti su imbarcazioni insicure con acqua e carburante insufficienti, rispetto agli anni precedenti“. Le affermazioni stupefacenti della cancelliera Merkel sul ruolo dei mass media, delle ONG e del politicamente corretto allarmano sulla migrazione di massa in Europa in diversi sensi. Il risultato sono gli innumerevoli morti in mare, il tradimento dei veri rifugiati, la schiavitù in Libia, le convulsioni terroristiche in Europa, la criminalità e la creazione di contrabbandieri estremamente ricchi. Pertanto è necessaria un’azione diretta per fermare ciò che persone inermi subiscono dall’operato di ONG e contrabbandieri, anche se cercano risultati diversi.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come un rivoluzionario russo previde l’ascesa del Giappone

Rakesh Krishnan Simha, RBTH, 11 maggio 2016

Mentre Russia e Giappone si avvicinano, esploriamo passato e futuro dei rapporti russo-giapponesi in questa serie in due parti. Nella prima parte guardiamo ai modi contrastanti in cui russi e occidentali videro il cambiamento dato dalla Restaurazione Meiji, e come il suo significato globale fu riconosciuto dalla Russia.

La Meiji Ishin, ovvero Restaurazione Meiji, avvenne nel 1868-1912, e fu la principale responsabile della nascita del Giappone moderno, nazione lungimirante agli inizi del XX secolo. Diffidando dell’intervento militare e dell’attività missionaria dalle potenze coloniali occidentali, il Giappone emise un ordine nel 1636 per cui gli stranieri che tentassero di entrare, e i cittadini giapponesi che tentassero di lasciare, nel Paese, sarebbero stati messi a morte. Per quasi 250 anni il Giappone fu ermeticamente sigillato dal resto del mondo. Nel 1853, le cannoniere statunitensi sotto il comando del Commodoro Matthew Perry costrinsero i giapponesi a riaprire il commercio e i legami diplomatici con l’occidente. Traumatizzato da questa debacle, il Giappone optò per la revisione completa di praticamente ogni aspetto della vita nazionale, in particolare l’economia e la società. L’atto di Perry fu lodato a Washington e Londra come fulgido esempio di missione civilizzatrice dell’occidente che trasformava un ‘arretrato’ Paese asiatico in una potenza moderna. Ma la visione russa fu radicalmente diversa. Secondo il leader rivoluzionario Lev Meshnikov, che visitò il Giappone nel 1874 per osservare e partecipare all’Ishin, “gli occidentali sono arrivati in Giappone mal preparati nel compiere la Meiji Ishin in modo cooperativo. L’avvio del commodoro Perry di relazioni pacifiche attraverso la persuasione della forza fu la presentazione barbarica della ‘civiltà’ occidentale”. W. G. Beasley, yamatologo della Scuola di Studi Orientali e Africani dell’Università di Londra, è d’accordo. Scrive nel suo libro ‘La restaurazione Meiji’ che gli statunitensi furono guidati dai concetti del Destino Manifesto dalle chiare connotazioni razziali, e dal desiderio d’imporre i benefici della civiltà occidentale e la religione cristiana su ciò che percepivano come ‘retrograde’ nazioni asiatiche.

I russi arrivano in Giappone
Quando Meshnikov sbarcò a Yokohama, il Giappone era ancora alle prese con disordini e conflitti. Eppure trovò l’ordine nel caos. Rispetto ai movimenti semi-rivoluzionari in Europa, Meshnikov la definì “rivoluzione completa e radicale”. Sho Konishi dell’Istituto di Studi giapponesi Nissan sostiene in un articolo pubblicato sull’American Historical Review che Meshnikov fosse convinto che i fattori interni piuttosto che le navi nere di Perry inaugurarono l’Ishin. Scrive su “Riaprire l’apertura del Giappone: Un incontro rivoluzionario russo-giapponese e la visione del progresso anarchico”, “Cercando di por rimedio a un malinteso comune tra molti in occidente sulle cause dell’Ishin, Meshnikov la descrisse di origine nativa, sostenendo che l’Ishin non era semplicemente una reazione politica alle pressioni estere sul Giappone affinché adottasse la civiltà occidentale ed entrasse nello sviluppo capitalistico. Piuttosto, fu una complessa rivoluzione dall’interno, basata su secoli di sviluppo sociale, culturale ed intellettuale, che ebbe semplicemente ulteriore impulso da voci dall’estero. I commentatori occidentali avevano eccessivamente esagerato l’influenza dell’interferenza statunitense ed europea negli affari giapponesi. Mechnikov credeva che l’Ishin fosse il risultato non della collisione tra una società primitiva e isolata e una avanzata, ma degli sviluppi storici in Giappone in atto da secoli. L’Ishin fu una risposta cosciente dall’ampia base costitutiva sulla necessità di riforme liberali progressiste, credendo che si sarebbero istituite con il rovesciamento del governo Tokugawa”. Allo stesso tempo, la rivoluzione richiese un’evoluzione sociale. L’arrivo del Giappone sulla scena della civiltà mondiale non fu un atto arbitrario o un incidente storico, ma il “risultato inevitabile della vita giapponese stessa“. Meshnikov scoprì che anche nell’enorme caos politico e sociale, la gente comune poté condurre una vita quotidiana senza imposizioni dall’alto. Osservò che i lavoratori in Giappone avevano una coscienza notevolmente sviluppata sulla partecipazione sociale, pari a quella degli altri settori della società. Disse ai lettori che queste persone non erano le leggendarie masse oscure represse e terrorizzate dal dispotismo orientale, ma gente comune che aveva voce ed entusiastico orgoglio nel lavoro per la società.
Meshnikov osservò che a differenza di altre rivoluzioni, in cui l’ordine esistente fu violentemente distrutto per spianare la strada a un nuovo contratto sociale, come sarebbe accaduto in Russia nel 1917, l’Ishin si basava sulla cooperazione. “Fu colpito dalla cooperazione auto-organizzata osservata tra i cittadini comuni durante l’Ishin. La cooperazione permise alla gente di avere stabilità economica e sociale nel momento in cui vissero un’instabilità politica tremenda, mancanza di orientamento organizzativo dall’alto e improvviso mutamento delle aree urbane”. Meshnikov notò coscienza e orgoglio per il loro contributo alla società, con il reciproco riconoscimento della gente comune. I giapponesi chiamarono questa etica dell’organizzazione della vita quotidiana “aiuto reciproco”. Il rivoluzionario russo accordò un significato globale all’Ishin. “Osservò che il principio di mutua assistenza poté estendersi oltre i confini della famiglia immediata, del quartiere e anche della nazione, ed era caratterizzato dall’intenso sforzo ad imparare e interagire con il mondo, che vide in molti livelli della società. Meshnikov riteneva questa etica essenziale per il progresso dell’umanità”.Opinioni occidentali contro realtà
Tra gli occidentali che visitarono il Giappone durante l’Ishin vi fu l’esploratrice e scrittrice inglese Isabel Bird. Dopo aver viaggiato a lungo nel Paese, poté vedere solo il “buio senza speranza” della vita giapponese. Un altro occidentale, il segretario d’ambasciata inglese Ernest Satow, ritenne che il Giappone non sarebbe mai “andato oltre una posizione di terza o quarta classe“. Vide la popolazione generale come ragione principale dell’incapacità del Giappone a migliorare la posizione internazionale, perché “sembravano essere dei meri imitatori”. Ma nella valutazione del russo, il periodo Tokugawa (1600-1868), quando il Giappone fu isolato dal mondo, non fu certo un momento di stagnazione. Konishi scrive: “Meshnikov diede un significato enorme alle conquiste intellettuali del periodo Tokugawa. Vide gli aspetti progressivi dell’Ishin quale prodotto degli sviluppi sociali e culturali già evidenti nel Giappone dei Tokugawa”. Il fascino di Meshnikov verso la “rivoluzione in Asia” lo portò ad esaminare meticolosamente e coltivare una fitta rete di rapporti personali con protagonisti e intellettuali dell’Ishin in Giappone. “Inoltre, distanziandosi dalle comunità diplomatiche e dai porti assegnati ai trattati, basò le osservazioni sull’Ishin sull’esperienza da visitatore privato e senza cittadinanza, in un momento in cui gli occidentali giunti in Giappone erano sotto protezione diplomatica e patrocinio rigoroso”. Le valutazioni favorevoli di Meshnikov sono supportate dagli studi moderni. Dice il professor John Dower della Facoltà di Storia del MIT: “Nel quadro della politica d’isolamento, i giapponesi godettero di due secoli di sicurezza insulare ed autosufficienza economica. I guerrieri divennero burocrati. Il commercio fiorì. Le principali strade collegarono il territorio. Vivaci cittadine punteggiavano il paesaggio, e grandi città apparvero. Al momento dell’arrivo di Perry, Edo (poi ribattezzata Tokyo) aveva una popolazione di circa un milione di persone. La stessa città che la piccola flotta di Perry avvicinò nel 1853 era uno dei più grandi centri urbani del mondo, anche se il mondo non lo sapeva. Anche se i giapponesi non ebbero le rivoluzioni politiche, scientifiche e industriali che investirono il mondo occidentale nei due secoli d’isolamento, questi sviluppi non gli erano sconosciuti. Un piccolo numero di studiosi giapponesi seguì gli “studi olandesi” (rangaku) e gli “studi occidentali” (yogaku). E mentre notizie sull’espansione europea filtravano, il regime feudale di Edo si allarmò abbastanza da rilassare le norme antistranieri e permettere la creazione di un ufficiale Istituto per l’investigazione dei libri dei barbari”. La stessa spedizione di Perry osservò: “Tuttavia a ritroso, gli stessi giapponesi sarebbe pratici di scienze, i meglio istruiti tra loro sono abbastanza informati sui progressi delle nazioni più civili o meglio coltivate”. Considerando che gli occidentali presenti durante l’Ishin erano altamente istruiti e notori viaggiatori, le loro opinioni negative sul Giappone erano chiaramente il risultato di un pregiudizio razziale o religioso, o di entrambi.

Ammiraglio Evfimij Putjatin

La visione russa dell’occidente
I rapporti di Meshnikov dal Giappone furono letti con fascino in patria. La grande comunità di intellettuali russi cui apparteneva iniziò a mettere in discussione la narrazione del progresso della civiltà in occidente. Konishi osserva: “Questo in sostanza decentrò il mondo dall’occidente, e diede centralità a ciò che era sempre stato il referente dell’arretratezza. L'”occidente”, poi, improvvisamente arretrò rispetto alle esigenze del progresso e della civiltà”. Meshnikov vide la rivoluzione del Giappone offrire all’occidente un modello di riforma sociale radicale. Osservò l’eliminazione istituzionale e sociale delle strutture gerarchiche di classe e la creazione di vaste arene di mobilità sociale per la gente comune. Inoltre sottolineò come l’accesso a nuove conoscenze si aprì su vasta scala. Dopo aver viaggiato nel Giappone, presso case rurali e visitando i quartieri plebei delle città, così come le fabbriche e la miniera di rame di Ashio, scrisse, “E’ impossibile non essere sorpresi dalla loro trasformazione insolita. È una svolta completa e radicale, di quella che conosciamo solo dalla storia… Non un solo ramo della vita sociale e politica è rimasto intatto con questa rivoluzione“.

L’influenza russa sul Giappone
Meshnikov sviluppò ampie relazioni con persone che descrisse come “i leader più importanti del movimento progressista giapponese“. Erano i capi Movimento della libertà e dei diritti del Popolo, per l’uguaglianza sociale e la partecipazione politica popolare, che guadagnò slancio in Giappone. Nel giro di pochi anni dalla partenza di Meshnikov dal Giappone, gli attivisti del movimento organizzarono quasi 200 società politiche in tutto il Paese. Konishi dice ancora: “Sessantacinque libri sul populismo russo furono pubblicati in Giappone nel 1881-1883, e i giornali avevano pagine di resoconti sulle attività rivoluzionarie in Russia. Tra i libri più venduti in Giappone durante questo periodo vi fu il resoconto del movimento rivoluzionario russo scritto da un amico di Meshnikov, Sergej Stepnjak, che fu tradotto dagli interessati al movimento in Giappone. Uno studente di Meshnikov, Muramatsu Aizo, guidò uno degli incidenti più infausti del movimento, la Rivolta di Lida. I protagonisti del movimento ripresero le promesse, ritenute non mantenute, sull’uguaglianza nell’Ishin dal movimento rivoluzionario in Russia”.

Ammiraglio contro rivoluzionario
Un affascinante aneddoto sui legami russo-giapponesi fu che i russi quasi batterono il commodoro Perry nella corsa ad aprire il Giappone. Nell’agosto 1853, l’Ammiraglio russo Evfimij Putjatin entrò nel porto di Nagasaki, essendo ottimista verso un esito favorevole. Purtroppo per l’ammiraglio russo, le cannoniere statunitensi solcarono la baia di Edo due settimane prima. Ma mentre le navi nere di Perry saranno ricordate per il loro interventismo “barbaro”, Meshnikov giunse da amico e influenzò le anime delle due grandi nazioni.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’assistente di Tillerson dirige la cyberguerra contro la Russia

John Helmer, Mosca, 13 aprile 2017

Rex Tillerson e Margaret Peterlin

Quando il Segretario di Stato degli USA Rex Tillerson diceva ai russi e alla stampa di Stato USA di non influenzare la politica statunitense, seduta accanto a lui vi era l’ex-ufficiale dell’intelligence dell’US Navy ed avvocatessa Margaret Peterlin, il cui lavoro negli ultimi due anni era gestire una società di Boston specializzata nella guerra informatica, come i programmi informatici degli Stati Uniti per imitare gli hacker stranieri e convincerci che gli obiettivi venivano attaccati dai russi. Peterlin è stata anche consulente di Donald Trump durante la transizione presidenziale. I suoi obiettivi includevano Hillary Clinton e la sua organizzazione elettorale. Peterlin è nata in Alabama, e per la maggior parte della sua carriera ha lavorato al sud. La sua nomina al dipartimento di Stato, come capo dello staff di Tillerson, attualmente manca dal sito web del dipartimento. La nomina di Peterlin presso l’ufficio di Tillerson fu annunciata più autorevolmente dal Washington Post il 12 febbraio dove le credenziali nel Partito Repubblicano del Texas furono riportate in dettaglio, ma non la sua esperienza nella guerra informatica ed elettronica. “Peterlin ha una ricca esperienza nel governo e nell’industria privata. Dopo il servizio come ufficiale di Marina si è laureata presso la Law School dell’University of Chicago e fu eletta alla Corte d’Appello del 5° Circuito (Texas e Louisiana). Ha poi continuato a lavorare per il capogruppo della maggioranza al Congresso Dick Armey (repubblicano, Texas), pochi giorni prima degli attacchi dell’11 settembre. In seguito, negoziò e redasse normative fondamentali sulla sicurezza nazionale, tra cui l’autorizzazione all’uso della forza in Afghanistan, il Patriot Act e la normativa che istituiva il dipartimento della Sicurezza Interna. “È molto sostanziosa e faziosa. Non è necessariamente una politica”, dice Brian Gunderson, capo dello staff al dipartimento di Stato di Condoleezza Rice, che lavorò con Peterlin al Congresso (ufficio di Armey). “Dopo un periodo da consulente legislativa e consigliere per la sicurezza nazionale per l’allora presidente della Camera Dennis Hastert, Peterlin passò al dipartimento del Commercio, dove fu funzionaria del 2.nd Patent and Trademark Office”. La nomina di Peterlin innescò una causa con un gruppo di avvocati specializzati in brevetti e di investitori verso il segretario del Commercio. Il 23 luglio 2007, due mesi dopo che Peterlin prestò giuramento, le carte depositate presso la Corte Distrettuale degli Stati Uniti nel Distretto di Columbia, indicavano che la nomina di Peterlin violava la legge sui brevetti del 1999 che richiede a direttore e vicedirettore dell’Ufficio Brevetti di avere “esperienza e background professionali nel diritto di marchi e brevetti”. Peterlin, in carica, “mancava dell’esperienza professionale richiesta” e la corte ordinò di sostituirla con “chi soddisfa tali requisiti”. Sei mesi dopo, nel dicembre 2007, il giudice James Robertson respinse il caso con parecchi cavilli. La mancanza di professionalità e presunta incompetenza di Peterlin non furono provati in tribunale. Ma Peterlin non durò a lungo e lasciò nel 2008.
Le pubblicazioni di Peterlin riguardano computer e sorveglianza internet, intercettazione e spionaggio. Iniziò con un saggio del 1999 dal titolo “Il diritto nei conflitti dell’informazione: la sicurezza nazionale nel cyberspazio”. Nel dicembre 2001, con due co-autori pubblicò un documento per la Federalist Society di Washington dal titolo “L’USA Patriot Act e la condivisione delle informazioni tra comunità dell’intelligence e forze dell’ordine”, che può essere letto qui. Peterlin ha sostenuto “la necessità immutabile di una maggiore condivisione delle informazioni, visto che gli Stati Uniti non hanno più il lusso di semplicemente separare forze dell’ordine e agenzie d’intelligence. La separazione è un rischio per la sicurezza”, e concludeva: “Chi sorveglia può anche importare, ma le condizioni della performance sono d’importanza cruciale… al centro dell’attenzione dovrebbe roessere principalmente le tecniche con cui l’intelligence viene raccolta a livello nazionale e non se gli altri membri della comunità d’intelligence siano autorizzati a visualizzare le informazioni raccolte a seguito di tali operazioni”. Dopo aver lasciato il Patent and Trademark Office nel 2008, Peterlin divenne una dipendente delle imprese della famiglia Mars con la qualifica di “technology strategy officer” per sei anni, prima di mettersi in affari da sé con una società di consulenza chiamata Profectus Global Corporation. Non v’è alcuna traccia di tale ente su internet; sembra estranea a enti dal nome simile in Ungheria e Australia. Peterlin poi entrò nel XLP Capital di Boston nel novembre 2015. La nomina di Peterlin ad amministratrice delegata della società, secondo il comunicato stampa di XLP, rivela che quando era in Marina era specialista in comunicazioni informatiche. Fu distaccata dalla Marina alla Casa Bianca come “assistente sociale” dell’US Navy, quando Hillary Clinton era First Lady. XLP non menzionò che quando fu assunta era anche membro della direzione dei Draper Labs, il progettista del Massachusetts, tra le tante cose, dei sistemi di guida dei missili e delle armi informatiche per combatterli. Secondo XLP, uno dei punti di forza di Peterlin è “una vasta esperienza sul diritto amministrativo così come sulle operazioni in profondità delle agenzie federali, come dipartimenti della Sicurezza Interna, Giustizia, Difesa e Salute e Servizi Umani”. Per operazioni in profondità leggasi guerra informatica. Prima che Peterlin venisse assunta da Tillerson due mesi fa, il suo datore di lavoro al XLP Capital era Matthew Stack.
Nel suo curriculum internet Stack dice di esser “un hacker e criptanalista, che ha scritto e consigliato sulla politica statale verso la cyber-guerra, e sull’agilità nel combattere secondo strategia. Fu riconosciuto nel 2009 dalla metaltech come uno dei 10 hacker più influenti”. Prima che Stack venisse indotto a ridurre il proprio orgoglio pubblico su questi successi, ecco come appariva la schermata del sito:Alla Lambda Prime, Stack rivendica due piani di guerra cibernetici del 2013, il pratico “Come militarizzare le macchine virtuali con i nodi eterogenei su fronti offensivi imprevedibili e agili” e teorico, “Clausewitz, una teoria moderna della grande strategia per le forze militari informatiche e il ruolo delle tattiche di guerriglia informatica”. L’anno successivo Stack ospitò il suo primo “Hackathon annuale”, “Gli hacker giunsero da tutti gli Stati Uniti ospiti di una magione di 27 acri, che funge da sede centrale di Lambda Prime”. Sui social media Stack rivelava il suo coinvolgimento nelle operazioni di hackeraggio a Kiev, ed anche da quale parte stesse. “Nubi minacciose pendono sulla piazza centrale di Kiev, come la Russia sui suoi vicini Stati slavi post-sovietici”, come Stack mise su instagram per i suoi seguaci. “Il Paese può essere un pasticcio, ma Kiev ha l’internet più veloce che abbia mai cronometrato, ora so perché così tanti hacker vivono a Kiev. Grazie alla mia incredibile guida @ m.verbulya”. Stack, che iniziò con i soldi di famiglia l’azienda Family Office Stack, diversificando gli investimenti di ingegneria e tecnologia informatica, ha dieci anni meno di Peterlin. Entrambi hanno lavorato sulle cyberarmi per le agenzie governative degli Stati Uniti. Secondo Wikileaks sul file “Vault 7” della CIA, tali armi sono offensive, sviluppate per i dispositivi remoti della CIA; “i file svelano le operazioni Umbrage della CIA dal 2012 al 2016, raccogliendo e conservando una biblioteca sostanziale delle tecniche di attacco ‘rubate’ dai malware prodotti in altri Stati, tra cui la Federazione Russa. Con il piano Umbrage e affini la CIA può aumentare il numero di tipi di attacco, ma anche deviarne l’attribuzione lasciando le “impronte digitali” dei gruppi a cui le tecniche di attacco furono rubate. I componenti Umbrage coprono keylogger, password, webcam, distruzione dei dati, persistenza, privilegio di escalation, steatlh, anti-virus (PSP) e tecniche di elusione e indagine”. Alcuni dei componenti di Umbrage risalgono al 2012; la maggior parte al 2014. Un memorandum del 19 giugno 2013 rivela uno dei gestori Umbrage dire agli altri: “Per quanto riguarda l’organizzazione Stash, vi consiglio di creare un maggiore ‘progetto Umbrage’ e quindi creare un deposito separato all’interno del progetto per ogni componente. Poi c’è un punto centrale sul sito per ‘tutte le cose di Umbrage’”. Le segnalazioni sulle applicazioni di Umbrage non concludono se gli agenti del governo degli Stati Uniti l’hanno usato come “fabbrica per le operazioni di hacking sotto falsa bandiera” per le intrusioni nella campagna elettorale degli Stati Uniti poi attribuite ad informatici russi, accusa ripresa da Tillerson alla conferenza stampa di Mosca. Per tale storia, leggasi questo.
Secondo un altro rapporto, “sarebbe possibile lasciare tali impronte digitali se la CIA riutilizzasse il codice sporgente unico di altri attori per coinvolgerli intenzionalmente nell’hackeraggio della CIA, ma i documenti della CIA resi pubblici non lo dicono. Al contrario, indicano che il gruppo Umbrage facesse qualcosa di molto meno nefasto”. Tillerson affermò di “distinguere quando gli strumenti informatici sono utilizzati per interferire con le decisioni interne tra i Paesi al momento delle elezioni. Questo è un uso degli strumenti informatici. Gli strumenti informatici per interrompere i programmi bellici sono un altro uso degli strumenti”. Con Peterlin al suo fianco durante gli incontri con Lavrov e Putin, Tillerson sapeva che non c’è distinzione nelle operazioni informatiche degli Stati Uniti contro la Russia. Che Tillerson sappia o meno anche che Peterlin ha passato gran parte della carriera partecipando a tali operazioni, l’operazione Umbrage della CIA fu usata per fabbricare la pirateria russa nelle elezioni statunitensi. Peterlin sa esattamente come farla e presso dove, CIA, Pentagono ed altre agenzie. Peterlin ha anche redatto il memorandum su come gli statunitensi possano attuarle legalmente. E per gente come Stack è qualcosa di cui vantarsi.
I dati pubblici di Peterlin e Stack sono due ragioni per cui niente di tutto ciò sia un segreto per i servizi russi. Questo è un altro motivo per cui ieri a Mosca Lavrov non guardava Tillerson durante la conferenza stampa, e perché Putin si era rifiutato di farsi fotografare con lui.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli Stati Uniti sprecano milioni per l’esercito fallito ucraino

Andrej Polupin, Svobodnaja Pressa, 31 marzo 2017 – Fort Russ

Gli istruttori della NATO preparano le truppe ucraine per un’operazione nel Donbas. L’annuncia il rappresentante permanente russo presso la NATO Aleksandr Grushko. Commentando i risultati della riunione degli ambasciatori del Consiglio NATO-Russia di quest’anno, Grushko dichiarava: “La NATO non fa pressione sugli ucraini e non ha affatto commentato il blocco economico e dei trasporti del Donbas da parte dei nazionalisti. La NATO continua a dare sostegno politico e pratico a Kiev. Sul campo di addestramento Javorov, presso Leopoli, e non solo; istruttori della NATO continuano ad addestrare diverse forze di sicurezza ucraine schierate nell’OMS, la cosiddetta zona delle operazioni antiterrorismo“. Inoltre Grushko osservava che l’unico terreno comune tra Russia e NATO sull’Ucraina è la comprensione che non ci sono alternative agli accordi di Minsk. “Abbiamo richiamato l’attenzione su quanto siano pericolosi gli aggressivi nazionalisti ucraini incoraggiati dalle autorità. Abbiamo invitato i membri del Consiglio NATO-Russia ad influenzare Kiev, affinché le autorità ucraine rispettino completamente e incondizionatamente gli accordi di Minsk“, aveva detto il rappresentante della Russia. Ma Kiev continua a ricorrere alle armi e la NATO la supporta volentieri.
E’ noto che gli istruttori militari statunitensi addestrano la Guardia nazionale ucraina dall’aprile 2015, quando il presidente ucraino Petro Poroshenko lo dichiarò alla cerimonia di apertura delle esercitazioni ucraino-statunitensi Fearless Guardian 2015. Le truppe ucraine sono addestrate al combattimento presso l’Accademia delle Forze terrestri Pjotr Sahajdych del Centro Internazionale per il mantenimento della pace e la sicurezza ucraina, nel villaggio di Starichi, nel distretto di Javorov. Secondo le cifre ufficiali, 300 paracadutisti della 173.ma Brigata dell’esercito degli Stati Uniti arrivarono a Leopoli per tale scopo. Il corso d’addestramento intensivo dura tre semestri, ognuno composto da tre settimane. I primi a compierlo furono circa 900 uomini della Guardia nazionale. Poi gli istruttori statunitensi addestrarono i battaglioni Azov, Kulchitskij, Jaguar, Omega e altri di Kiev, Kharkov, Zaporozhe, Odessa, Leopoli, Ivano-Frankovsk e Vinnitsa. Le notizie sugli istruttori degli Stati Uniti che iniziavano ad operare in Ucraina coincisero con quelle degli istruttori inglesi attivi a Nikolaev. Secondo la BBC, 35 istruttori provenienti dal Regno Unito addestrano i combattenti ucraini nelle tattiche difensive e nel soccorso. Inoltre, secondo i media, istruttori militari provenienti da Polonia, Estonia, Finlandia, Turchia, Norvegia, Lettonia, Francia, Danimarca, Austria, Spagna, Albania, Portogallo, Croazia, Islanda, Germania e Slovacchia operano in Ucraina.
La ragione della dichiarazione di Grushko è che tutto ciò significa che Kiev prepara la vendetta militare nel Donbas? Secondo Vladimir Karjakin, professore dell’Università Militare del Ministero della Difesa della Russia ed ex-colonnello dell’Aeronautica, il caso della Georgia va ricordato: “Gli Stati Uniti cercarono di portare l’esercito della Georgia allo standard NATO. Secondo le disposizioni dell’accordo sulla cooperazione militare tra Washington e Tbilisi, un ampio e complesso programma fu lanciato per dare all’esercito georgiano un addestramento completo. Il Pentagono non solo inviò varie armi ed attrezzature militari, ma addestrò anche il personale e le unità di ogni tipo che componevano le forze armate della Repubblica. Le prime fasi del piano, nel periodo 2002-2004, previdero l’addestramento di base di soldati, sottufficiali e ufficiali georgiani“. Karjakin descrive in dettaglio l’operazione: “Per quanto riguarda le forniture puramente militari, Washington consegnò immediatamente a Tbilisi 10 elicotteri Iroquois e 1000 uniformi, oltre ad una serie di rilevatori di mine, per un valore di 1,6 milioni di dollari. Tra le forniture statunitensi vi furono anche due motovedette dell’US Coast Guard prodotte negli anni ’60, fucili automatici M4 (adottati dalle forze armate georgiane quale principale arma da fuoco individuale dei soldati, nel gennaio 2008), e mitragliatrici M40. L’addestramento dell’esercito georgiano, notiamo, costò non poco. Nel 2002-2004, nell’ambito del programma per addestrare ed equipaggiare la Georgia, il Pentagono spese 64 milioni di dollari per addestrare il personale della 1.ma brigata di fanteria, che contava circa 2500 uomini. Nel 2005-2006, spese altri 100 milioni di dollari per il Georgia’s Sustainment and Stability Operations Program per addestrare, equipaggiare e aggiornare la 2.da e la 3.za brigata di fanteria. Gli istruttori georgiani furono addestrati da specialisti statunitensi, nel frattempo, a gestire il personale della 4.ta e 5.ta brigata di fanteria, così come i riservisti georgiani. Inoltre, dal 2002, 60 istruttori delle forze speciali dell’esercito e dei marines statunitensi addestrarono i combattenti di quattro battaglioni e una compagnia da ricognizione delle forze armate della Georgia. Come fu detto, si trattava del programma di lotta al terrorismo. Nel quadro di altri due programmi, Foreign Military Financing (FMA) e International Military Education & Training (IMET) per la Georgia, Washington dal 2005 spese annualmente rispettivamente 11,9 milioni e 1,4 milioni di dollari. E quale fu il risultato? Quando nell’agosto 2008 le truppe georgiane tentarono di occupare l’Ossezia del Sud, si scoprì che quel denaro fu sprecato. Le forze armate della Georgia non completarono una sola operazione. Ciò accadde per una ragione elementare. È possibile armare un esercito con armi diverse e vestirlo con una nuova uniforme, ma alcun esercito avrà valore finché i soldati non capiscono per cosa combattono e per cosa dovrebbero, se necessario, morire. A mio parere, una situazione simile si ha addestrando l’esercito ucraino“.
Ma i nazionalisti ucraini sono motivati alla guerra, no?
Secondo Karjakin: “Continua ancora ad esserci una lotta fratricida nel Donbas. Sì, i nazionalisti combattono per le loro convinzioni e sono abbastanza motivati. Ma sono una minoranza nelle forze armate ucraine. La stragrande maggioranza dei soldati ucraini e una porzione significativa degli ufficiali non vogliono dare la vita all’attuale leadership di Kiev. Credo che l’addestramento con istruttori esteri dei militari ucraini non ponga una particolare minaccia al Donbas. E gli Stati Uniti, si deve presumere, non ripeteranno l’esperimento estremamente costoso della modernizzazione completa dell’esercito ucraino. A mio parere, gli istruttori dei Paesi della NATO hanno un obiettivo diverso questa volta: non ‘riformattare’ del tutto le FAU, ma sostenere morale e unità delle truppe ucraine nello scontro e nella vendetta con il Donbas“.
Ci sarà tale tentativo di vendicarsi?
Credo che tutte le chiacchiere sulla vendetta non siano altro che guerra psicologica. Sì, i sentimenti revanscisti di Kiev sono de facto sostenuti da Washington. Ma l’esempio della Georgia dimostra che la vendetta non basta“, concludeva Karjakin.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia e Cina baseranno il commercio sull’oro

Il commercio in valute locali è già iniziato, ponendo le basi per le transazioni in oro dei BRICS
Paul Kaiser, Russia Insider 28 marzo 2017

Gli ultimi progressi compiuti nel razionalizzare gli scambi in valute locali hanno avvicinato Mosca e Pechino alla creazione di un’architettura finanziaria che potrebbe facilitare le transazioni in oro. Come riportato, Mosca e Pechino hanno compiuto un altro passo verso la de-dollarizzazione con l’apertura di una banca di compensazione in yuan in Russia. All’inizio di marzo, la Banca centrale della Russia apriva la prima filiale estera a Pechino, per consentire una migliore comunicazione tra le autorità finanziarie russe e cinesi. Secondo un articolo di Sputnik, i progressi compiuti nel promuovere gli scambi bilaterali in yuan sono il primo passo verso un piano ambizioso, svolgere le transazioni sulla base dell’oro: “Il centro del cambio rientra nelle misure che Banca popolare cinese e Banca centrale russa guardano per approfondire la cooperazione… Una misura in esame è l’organizzazione congiunta del commercio in oro. Negli ultimi anni Cina e Russia sono stati gli acquirenti più attivi nel mondo del metallo prezioso. Visitando la Cina lo scorso anno, il Vicedirettore della Banca centrale russa Sergej Shvetsov affermò che i due Paesi vogliono facilitare le mutue transazioni in oro”. La possibilità del commercio in oro viene discussa dai funzionari russi nell’ultimo anno. Nell’aprile scorso, il primo Vicegovernatore della Banca centrale russa Sergej Shvetsov disse alla TASS: “I Paesi BRICS sono grandi economie dalle grandi riserve di oro e un volume impressionante di produzione e consumo del metallo prezioso. In Cina, il commercio dell’oro si svolge a Shanghai, in Russia a Mosca. La nostra idea è creare un collegamento tra le due città per incrementare gli scambi tra i due mercati”. I piani futuri per le transazioni tra Mosca e Pechino in oro certamente spiegano perché i due Paesi ne sono i principali produttori e acquirenti. La creazione del “mercato dell’oro” dei BRICS sarebbe un ottimo modo di aggirare il dollaro, dato che come “valuta” verrebbe facilmente riciclata negli scambi con gli altri Paesi membri. E se i negoziati in oro non si avranno nell’immediato, i BRICS già puntano alla creazione di una “nuova architettura finanziaria” che “affronti il dominio del dollaro USA sulla finanza globale”: “Le iniziative dei Paesi aderenti ai BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) per impostare una nuova architettura finanziaria all’ottavo vertice tenutosi nell’ottobre 2016 in India, sono ultimamente sotto i riflettori. Per affrontare i condizionamenti ai prestiti tipici del Fondo monetario internazionale (FMI) e il dominio del dollaro degli Stati Uniti sulla finanza globale, si prevede che le nuove istituzioni create dai BRIC provvederanno al necessario cambiamento dell’architettura finanziaria mondiale. Queste istituzioni sono la Nuova Banca di Sviluppo (NDB), il Fondo di riserva per gli imprevisti (CRF) dei BRICS e l’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB)”.
Come un esperto finanziario ha notato: “Negli ultimi anni, i Paesi BRICS, Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa, hanno adottato piccoli passi per ridurre il primato del dollaro nel commercio internazionale. La Cina guida questi sforzi, negli ultimi anni. Recentemente mi sono imbattuto in questo titolo del South China Morning Post: “Mosca e Pechino uniscono le forze per bypassare il dollaro nel mercato monetario mondiale”, illustrando come Russia e Cina collaborino da anni per rafforzare i legami economici. L’ultimo segno di questa cooperazione si è avuto il 16 marzo, quando la Banca centrale della Russia apriva il primo ufficio estero a Pechino. L’informazione locale lo definì “piccolo passo avanti nel forgiare l’alleanza Pechino-Mosca per bypassare il dollaro nel sistema monetario globale”. Il commercio in yuan è solo il primo passo. Ci sono assai più grandi progetti in cantiere.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora