Santiago del Cile: centro finanziario dello yuan in America Latina

Noyola Ariel Rodriguez*U542P886T1D167177F12DT20150528104130Le relazioni economiche tra Cina e America Latina attraversano crescenti tensioni. Per effetto della deflazione (diminuzione dei prezzi) su scala globale, la regione del Sud America soffre per la concentrazione della maggior parte delle esportazioni di prodotti primari verso la Cina. Tuttavia, l’insediamento a Santiago del Cile del primo centro finanziario dello yuan in America Latina, è stato deciso in occasione della visita del primo ministro cinese Li Keqiang, promettendo di avviare investimenti tecnologici che rilanciano l’industrializzazione periferica ed iniziare a ridurre il dominio del dollaro sui Paesi del Cono Sud. Durante la visita in Brasile, Colombia, Perù e Cile il primo ministro Li Keqiang ha esteso l’influenza della Cina in America Latina con la realizzazione di due obiettivi fondamentali: la trasformazione della mappa economica regionale rafforzando il ruolo dell’Asia-Pacifico, e l’impulso dello yuan nel Sud America attraverso la piattaforma di Santiago del Cile. Il primo obiettivo è stato raggiunto con i governi di Brasile e Perù: la costruzione di una rete ferroviaria di oltre 5000 chilometri per collegare l’Atlantico e il Pacifico aumentando quantità e velocità degli scambi commerciali con la Cina. La “Via della Seta” estesa al sud America (1) sarà un’alternativa alla rotta commerciale del Canale di Panama (controllato degli Stati Uniti da decenni), e allo stesso tempo integra le capacità del Canale di Nicaragua, prossimo al completamento. Nella costruzione di entrambe le vie si evidenzia il finanziamento della Cina, indotto sia dall’interesse a garantirsi l’approvvigionamento di risorse strategiche naturali (petrolio, metalli, minerali, etc.), che dall’avere collegamenti commerciali privilegiati con Managua e le economie sudamericane, anche rispetto a Stati Uniti ed Europa. Tuttavia l’aumento dei flussi commerciali e di investimenti tra Cina e America Latina, in particolare dall’ingresso della Cina nell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) nel 2001, non aveva finora alcun legame con l’utilizzo dello yuan. Mentre il commercio con la Cina è aumentato di 22 volte tra 2000 e 2014, secondo le stime della Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi (CEPAL) (2), dal 2009 solo Brasile e Argentina hanno stabilito accordi di “scambio” (cambio valutario) per aumentare le operazioni in yuan tra imprese (tramite le banche centrali). Anche i principali esportatori di petrolio e minerali nella regione Asia-Pacifico, come Venezuela e Perù, sono riusciti a costruire legami di cooperazione finanziaria con Pechino. Da qui l’importanza del secondo accordo raggiunto durante il viaggio di Li Keqiang in Cile, primo Paese sudamericano a riconoscere diplomaticamente la Cina, 45 anni fa, e firmatario di un accordo di libero scambio (TLC) nel 2005, e che sarà ora protagonista del lancio del primo centro finanziario dello yuan in America Latina, grazie all’adozione di tre accordi fondamentali.
Con il primo, il governo cileno ha ricevuto l’approvazione dai regolatori cinesi a partecipare al programma cinese di Qualified Foreign Institutional Investors Renminbi (RQFII). Così banche, fondi pensione, compagnie di assicurazione e fondi comuni cileni potranno investire fino a 50 miliardi di yuan (8,1 miliardi di dollari) sul mercato dei capitali della Cina (3). Con il secondo, si ha l’apertura del secondo centro di compensazione della “moneta del popolo” (renminbi) in America, dopo il primo in Nord America deciso con il Canada (4). Con un investimento iniziale di 189 milioni di dollari e sotto la supervisione della China Construction Bank (CCB), il Cile e il gigante asiatico ridurranno i costi delle transazioni (operazioni di credito, pagamenti commerciali con l’estero, ecc.) facilitando la conversione tra le rispettive monete. La BCC è una società globale che, negli ultimi anni, ha effettuato operazioni per oltre 7 miliardi di yuan con più di 19000 clienti esteri. Con diverse filiali aperte in Cile, ora intende espandere i servizi finanziari negli altri Paesi sudamericani (5). E terzo, infine, è la firma del credito per il “cambio” delle valute tra Banca centrale del Cile e Banca popolare della Cina per un importo di 22 miliardi di yuan (3,5 miliardi di dollari), che permetterà da un lato di ammortizzare gli effetti della volatilità del dollaro su commercio e flussi di investimenti e, dall’altro, aiutare peso cileno e yuan ad avanzare nel fatturato degli scambi bilaterali (6). “Ci auguriamo che la collaborazione Cile-Cina sulle questioni finanziarie contribuisca alla cooperazione industriale e sugli investimenti tra Cina e America Latina“, ha dichiarato Li Leqiang durante la visita (7). La sua dichiarazione evidenzia la crescente preoccupazione in ampi settori della sinistra latinoamericana sul tipo di rapporti coltivati finora con il dragone: esportazioni ed afflussi di capitale incentrati su prodotti e attività dell’industria estrattiva. Dal calo dei prezzi delle materie prime e dal forte rallentamento dei mercati emergenti, è chiaro che i muscoli della Cina non bastano ad innescare la ripresa economica dei Paesi del Cono Sud. Tuttavia, il governo cinese s’è dichiarato disposto a fare un passo in avanti nei legami economici con i Paesi latinoamericani (8). Citando i poeti Pablo Neruda e Xin Qiji, il premier cinese ha sostenuto presso la sede della CEPAL che “niente può fermare il fiume dell’alba” e che “le sue acque scorrono verso Oriente“.
Per riuscire nel compito, ritiene urgente aumentare gli investimenti tecnologici e contribuire alla creazione di catene regionali ad alto valore aggiunto trasformando il modello di crescita della regione sudamericana. In questo senso, l’insediamento del primo centro finanziario dello yuan in America Latina, nella città di Santiago del Cile, diventa de facto il laboratorio della grande sfida dei leader di Pechino: in primo luogo, rendere possibile l’industrializzazione periferica e, quindi, rafforzare l’internazionalizzazione dello yuan con il sostegno dei governi del Sud America.CHINA-CHILE-SEMINAR-LI KEQIANG-BACHELET (CN)Ariel Noyola Rodríguez è un economista laureatosi all’Università nazionale autonoma del Messico.

1 The Silk Road Stretches To South America, Andrew Korybko, Oriental Review, 20 maggio 2015.
2 América Latina y el Caribe y China: hacia una nueva era de cooperación económica, CEPAL, maggio 2015.
3 China Extends Yuan Clearing Network, RQFII Program to Chile, Bloomberg, 25 maggio 2015.
4 ¿Quién es el ‘caballo de Troya’ de China en América del Norte para impulsar el yuan?, Ariel Noyola Rodríguez, Russia Today, 6 maggio de 2015.
5 CCB Designated as the First RMB Clearing Bank in South America, China Construction Bank, 26 maggio 2015.
6 China, Chile ink multi-billion-USD currency swap deal amid closer financial ties, The Global Times, 26 maggio 2015.
7 China instala en Chile su plataforma financiera latinoamericana, RFI, 26 maggio 2015.
8 China Seeks ‘Updated Model’ for Latin America Cooperation, Shannon Tiezzi, The Diplomat, 28 maggio 2015.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

USA contro leader latinoamericani

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 17/03/2015cristina-y-evita1I media latinoamericani offrono una pletora di materiali denigratori verso i politici dei Paesi a sud del Rio Grande caduti in disgrazia presso Washington. Di norma, le decisioni relative alla guerra dell’informazione contro i leader indesiderati sono prese dalla Casa Bianca e attuate da dipartimento di Stato o Central Intelligence Agency. L’interazione nella guerra dell’informazione tra dipartimento di Stato e CIA ha una lunga storia. E’ sufficiente ricordare la campagna denigratoria finita con il rovesciamento del presidente Juan Domingo Peron in Argentina. Nel 1946-1955 di Washington l’accusò di molte cose, dalla creazione del Quarto Reich in Sud America alla promozione dell’antisemitismo. In particolare fu accusato per l’immigrazione tedesco-italiana in Argentina nel secondo dopoguerra. Tale politica fu attuata per l’industrializzazione del Paese. Gli statunitensi fecero la stessa offrendo posti di lavoro a scienziati missilistici, esperti ed ingegneri nucleari tedeschi. Peron fu il fondatore del Partito Giustizialista (Partido Justicialista), un patriota che fermamente resistette ai tentativi degli Stati Uniti di soggiogare l’Argentina. Diversi metodi furono usati per rovinarne la reputazione. Nel 1951 il politico liberale Silvano Santander, un agente della CIA dichiarato, dovette lasciare l’Argentina per l’Uruguay. In stretta collaborazione con i suoi superiori degli Stati Uniti pubblicò articoli che dipingevano Peron come sostenitore del nazismo e seguace di Hitler. Nel 1955 Peron fu rovesciato. La sintesi degli articoli di Santander fu inclusa nel libro Tecnica di un tradimento. Juan Perón e Eva Duarte agenti nazisti in Argentina (Técnica de una traicion: Juan D. Perón y Eva Duarte, Agentes del Nazismo en la Argentina). La CIA utilizza ancora tale falsificazione quale esempio di diffamazione efficace da studiare per gli agenti inviati in America Latina. Santander non risparmiò Evita Peron, la moglie del presidente argentino, molto popolare in Argentina e all’estero. Il libro presenta molte fotocopie di documenti che avrebbero provato che Evita lavorasse per l’Abwehr dal 1941. Ora è un fatto consolidato che Evita non fosse per nulla un’agente dei servizi segreti e che non avesse contatti con organizzazioni clandestine naziste. La povera ragazza aveva il sogno di diventare un’attrice e lavorava per la miserabile esistenza. Evita sposò Peron nell’ottobre 1945 venendo coinvolta nella politica. Ora molti documenti degli anni ’40-’50 sono stati declassificati. Il dipartimento di Stato e la CIA si sono pentiti di aver calunniato i Peron? Per nulla. Hanno solo cambiato l’accento. Evita fu percepita quale simbolo di giustizia sociale. Il suo successo personale, il carattere passionale (spesso paragonata a Che Guevara) e il fatto che sapesse come trattare le persone comuni e cosa sentissero, ispirò negli argentini la speranza di un futuro migliore. Evita Peron è un simbolo del Fronte per la Vittoria (Frente para la Victoria, FPV), l’alleanza elettorale peronista in Argentina, formalmente una fazione del Partito Giustizialista. Cristina Elisabet Fernández de Kirchner, Presidentessa dell’Argentina, spesso ricorda l’eredità di Evita Peron. Ecco perché i guerrieri della propaganda statunitensi ne diffamano la memoria. Decine di anni sono passati dalla sua scomparsa e nessuna prova a sostegno delle accuse è mai emersa, ma i media della CIA continuano regolarmente ad infangare la memoria di Evita. L’obiettivo è distruggere l’immagine di una leggenda che vive in Argentina e in altri Paesi dell’America Latina.
Tale propaganda ha udienza speciale tra magnati, piccoli partiti conservatori, studenti di famiglie privilegiate, “quinta colonna” ed elementi bohemien declassati che vedono nella destabilizzazione la possibilità per divenire qualcuno in questa vita. L’operazione calunniatrice contro Eva Peron è parte di una massiccia campagna di provocazione lanciata da CIA (e Israele) contro Cristina Fernandez de Kirchner e il Fronte per la Vittoria. La recente morte del procuratore Nisman ha fatto emergere nuovi dettagli che danno adito a sospetti utilizzati da statunitensi ed influente comunità ebraica argentina per distruggere la fiducia nell’alleanza di governo. Si diffondono menzogne sulla Presidentessa argentina come personalmente coinvolta nella tragedia. Qualche tempo prima della morte Alberto Nisman accusò pubblicamente Cristina e il ministro degli Esteri argentino Hector Timerman di cospirazione per assolvere l’Iran dall’attentato del 1994 contro l’edificio dell’Asociación Mutual Israelita Argentina. Molti prominenti avvocati argentini dissero che le accuse erano infondate. Alcuni esperti ritengono che l’assenza di prove abbia spinto il procuratore a suicidarsi per salvarsi la faccia. Alcuni dicono che Nisman sia stato ucciso dalla CIA. Il caso del “terrorismo iraniano” era dubbio e il procuratore non poteva vincere. La sua liquidazione fisica ha permesso ai servizi speciali di continuare la campagna multistadio contro Cristina e il Fronte per la Vittoria. Alla fine di febbraio le accuse contro Cristina sono decadute, ma Gerardo Pollicita, nuovo procuratore, ha fatto appello. Ora molto dipende dalla frequenza delle sue visite alle ambasciate di Stati Uniti ed Israele.
Cristina Elisabet Fernández de Kirchner non è l’unico politico latinoamericano ad essere obiettivo della guerra d’informazione di Washington. Prima di tutto, vengono presi di mira gli Stati dell’Alleanza Bolivariana per le Americhe. Gli Stati Uniti non risparmiano sforzi per combatterli. I media controllati dagli USA sono attivi quasi come ai tempi della “guerra fredda”. Solo cubani e nicaraguensi sono immuni da tale offensiva propaganda sovversiva. La TV regionale TeleSUR è nata grazie ai grandi sforzi attuati infine dal presidente venezuelano Hugo Chavez. L’elevata diffusione preoccupa Washington. La televisione venezuelana è accusata di molte cose, come per esempio propagandare chavismo e comunismo castrista, dando una presenza ai rappresentanti di Cina, Russia e Paesi presunti sostenitori del terrorismo, ecc. Tale preoccupazione è finta perché i principali media latinoamericani sono controllati dagli Stati Uniti. La maggior parte delle informazioni diffuse dai media dell’America Latina proviene da quattro agenzie, Reuters, Associated Press, Agence France-Presse e EFE. Sembra che la Central Intelligence Agency abbia reclutato quasi tutti i principali giornalisti, corrispondenti e redattori dell’America Latina. EFE (agenzia stampa spagnola) attacca regolarmente i politici latinoamericani non graditi dagli Stati Uniti. Le relazioni sono raccolte e trasmesse da molte agenzie, programmi TV e radio, media elettronici, riviste e giornali di grande diffusione, reti di distribuzione cinematografica, ecc. In Venezuela, Ecuador, Nicaragua, Bolivia, Argentina, Brasile gli Stati Uniti utilizzano tali agenti per avviare le operazioni di guerra delle informazioni volta a minare le strutture di potere, creare caos nella vita pubblica e politica ed infangare la reputazione dei leader nazionalisti. L’accusa di corruzione è lo strumento preferito nella guerra dell’informazione. Fidel Castro è sulla lista dei corrotti della CIA da tempo. Fu detto che possedesse conti bancari in banche svizzere e dei Caraibi. Era ridicolo fin dall’inizio. Nel 2010 la rivista Forbes ridusse significativamente i “conti segreti” di Castro da 40 miliardi di dollari a 900 milioni. Fu sottolineato che Sua Maestà la Regina Elisabetta II, la Regina del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, fosse più povera del leader storico della rivoluzione cubana. Nel 2012 la rivista ridusse la ricchezza di Castro a 550 milioni. Ora il re di Spagna verrebbe dopo il leader cubano. Il presidente venezuelano Nicolas Maduro fu duramente criticato dai guerrieri della propaganda occidentale con l’accusa di avere elevate spese per le esigenze dell’amministrazione presidenziale (dicono che la somma sia circa 2 miliardi di dollari). Molte pubblicazioni si sono dedicate a diffondere i dati sulle spese di Cristina Fernandez de Kirchner, del Presidente del Nicaragua Daniel Ortega e del Presidente dell’Ecuador Rafael Correa, che avrebbe acquistato beni in Belgio per 260 milioni. Correa smentisce categoricamente le pseudo-rivelazioni. Ai giornalisti che ha incontrato, il presidente dell’Ecuador ha detto di aver comprato un appartamento in Belgio per lui e la moglie di origine belga. I giornalisti ebbero le copie dei documenti e foto della casa senza pretese.
Con l’aiuto dei media controllati, Washington cerca d’impedire l’emergere di nuovi Peron e Chavez nel continente. Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti e la CIA sono fortemente preoccupati dalle attività di Andrés Manuel López Obrador, l’ex-candidato alla carica di presidente del Messico. Nel 2012 diversi trucchi, tra cui brogli sui risultati del voto elettronico, furono utilizzati per sottrargli la vittoria alle elezioni presidenziali. Enrique Penha Nieto lo derubò delle elezioni con l’aiuto di magnati messicani e degli Stati Uniti. Con le sue altissime percentuali Obrador può vendicarsi nel 2018. Nuove trame diffamatorie vengono preparate nei laboratori segreti. Ad esempio, nel recente tweet su Obrador si legge “Si definisce protettore dei poveri”. Un video lo mostra allontanare un venditore ambulante come se non si degnasse di stringergli la mano. In realtà il filmato mostrava Obrador dare al suo sostenitore un abbraccio amichevole dopo una chiacchierata. Una TV pro-USA ha manomesso il video cambiando “creativamente” ciò che in realtà mostrava. Chi lo saprà in Messico dove presentatori TV e radio continuano a servire gli interessi degli Stati Uniti?

Andrés Manuel López Obrador

Andrés Manuel López Obrador

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La sconfitta venezuelana di Obama

Alessandro Lattanzio, 16/3/201514-03-2015-cancilleres-unasur-1Il 9 marzo, il presidente degli USA Barack Obama dichiarava il Venezuela “minaccia inusuale e straordinaria alla sicurezza nazionale degli USA“, invocando l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) contro il Venezuela. Altri Stati che attualmente subiscono l’IEEPA sono Iran, Myanmar, Sudan, Russia, Zimbabwe, Siria, Bielorussia e Corea democratica. Obama quindi imponeva sanzioni contro sette dirigenti venezuelani tra cui Justo Jose Noguera Pietri, presidente della Società venezuelana della Guayana (CVG) e Katherine Nayarith Haringhton Padron, pubblico ministero che persegue i golpisti. Il Presidente venezuelano Nicolas Maduro rispondeva bollando le dichiarazioni di Obama come “ipocrite“, affermando che gli Stati Uniti sono la massima minaccia al mondo. “Voi siete la vera minaccia che ha creato Usama bin Ladin… Difendi i diritti umani dei cittadini statunitensi neri uccisi nelle città degli Stati Uniti ogni giorno, Obama. Ho detto ad Obama, come vuoi essere ricordato? Come Richard Nixon che spodestò Salvador Allende in Cile? Come il Presidente Bush, responsabile del tentato spodestamento del Presidente Chavez?… Beh il presidente Obama già ha fatto la sua scelta… sarà ricordato come il presidente Nixon. The Wall Street Journal ha scritto che è arrivato il momento di chiamarmi tiranno, rispondo: Sarei un tiranno perché non mi lascio rovesciare? E se mi lascio rovesciare sarei un democratico? Il popolo dovrebbe consentire l’installazione di un “governo di transizione”, eliminando la Costituzione? Non lo permetterò e, se necessario, mi batterò per le strade con il nostro popolo e le nostre forze armate. Vogliamo pace, stabilità e convivenza. Che farebbe il presidente Obama se un colpo di Stato venisse organizzato contro il suo governo? Chi persiste in attività terroristiche e colpi di Stato è fuori dalla Costituzione, va arrestato e giudicato, e se anche Wall Street Journal o New York Times mi chiamano tiranno, non si tratta di tirannia, ma della legge”. Il 28 febbraio, dopo che un pilota statunitense veniva arrestato vicino al confine colombiano, ed insieme a quattro ‘missionari’ statunitensi accusato di spionaggio e di organizzazione del colpo di Stato in Venezuela, venivano annunciate nuove misure come l’imposizione dell’obbligo di visto ai cittadini statunitensi che entrano in Venezuela, la riduzione del personale dell’ambasciata degli Stati Uniti e la creazione di una “lista antiterrorista” di individui cui viene proibito l’ingresso in Venezuela, comprendente l’ex-presidente George W. Bush, l’ex-vicepresidente Dick Cheney, l’ex-direttore della CIA George Tenet, i congressisti di estrema destra Bob Menendez, Marco Rubio, Ileana Ross-Lehtinen e Mario Diaz-Balart, tutti accusati di “violazione dei diritti umani”. Gli Stati Uniti infatti hanno avuto un ruolo diretto nel tentativo di colpo di Stato sventato a febbraio. Il Presidente Maduro ricordava che il finanziatore del golpe fallito, Carlos Osuna, è “a New York protetto dal governo degli Stati Uniti“. Maduro aveva anche chiesto l’adozione di “una legge speciale per mantenere la pace nel Paese“, che una volta concessa dall’Assemblea Nazionale permetterà una “legge antimperialista per prepararsi ad ogni scenario e vincere“.
Dopo la decisione di Obama, il presidente della Bolivia Evo Morales convocava a Quito una riunione d’emergenza di UNASUR (organizzazione che rappresenta tutte le nazioni Sudamericane) e CELAC (Comunità allargata latino-americana e caraibica), “dichiariamo lo stato d’emergenza in difesa del Venezuela che affronta l’assalto di Barack Obama. Difenderemo il Venezuela, poiché l’impero tenta di dividerci, per controllarci politicamente e derubarci economicamente“. Il Presidente Correa esprimeva il “più fermo rifiuto della decisione illegale e extraterritoriale contro il Venezuela, che rappresenta un attacco inaccettabile alla sua sovranità“. “Come il Venezuela minaccia gli Stati Uniti? A migliaia di chilometri di distanza, senza armi e senza risorse strategiche o personale che cospiri contro l’ordine costituzionale statunitense? Tale dichiarazione fatta nell’anno delle elezioni legislative in Venezuela rivela la volontà d’interferenza della politica estera statunitense“, dichiarava il governo cubano. Quindi gli Stati membri dell’Unione delle nazioni sudamericane (UNASUR): Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador, Guyana, Paraguay, Perù, Suriname, Uruguay e Venezuela esibivano un rifiuto unanime della posizione di Washington verso il Venezuela, esortando a valutare e attuare “il dialogo con il governo del Venezuela sulla base dei principi della sovranità dei popoli“. L’UNASUR continua la missione a sostegno del “dialogo politico più ampio con tutte le forze democratiche in Venezuela, nel pieno rispetto dell’ordinamento costituzionale, dei diritti umani e dello stato di diritto“. In precedenza una delegazione della UNASUR s’era recata a Caracas per indagare sul tentativo di colpo di Stato del 12 febbraio. A seguito di questo lavoro, il presidente di UNASUR, l’ex-presidente colombiano Ernesto Samper respingeva qualsiasi interferenza esterna e consigliava l’opposizione a dedicarsi alle elezioni e non alle violenze, “UNASUR ritiene che la situazione interna in Venezuela debba essere risolta con i meccanismi della Costituzione venezuelana” offrendo pieno sostegno come osservatore alle prossime elezioni, quest’anno, in Venezuela, “convinto dell’importanza per UNASUR di mantenere l’ordine costituzionale, la democrazia e la permanenza totale dei diritti umani fondamentali“.

Vladimir Padrino Lopez

Vladimir Padrino Lopez

Il 12 marzo il Ministero degli Esteri russo esprimeva solidarietà al popolo venezuelano contro “l’aggressiva pressione politica e le sanzioni di Washington verso Caracas e il suo governo democraticamente eletto. Siamo consapevoli, con grande preoccupazione, dell’aumento dei tentativi di destabilizzare il Venezuela, un Paese legato alla Russia da molti stretti legami di amicizia e da un’associazione strategica“, sottolineando che la dichiarazione di emergenza nazionale del governo degli Stati Uniti contro il Venezuela è “una minaccia per la stabilità democratica del Paese e può avere gravi conseguenze sulla situazione in America Latina nel suo complesso. Allo stesso modo, Mosca si oppone completamente ad ogni forma di violenza e ai colpi di Stato come strumenti per rovesciare i legittimi governi di Stati sovrani“. Nel frattempo il Ministro della Difesa Sergej Shojgu accettava l’invito dell’omologo venezuelano Vladimir Padrino Lopez, di far partecipare la Russia alle esercitazioni militari delle forze venezuelane. In effetti il 14 marzo, il Ministro della Difesa Popolare del Venezuela Padrino López riferiva che oltre 100000 persone partecipavano alle esercitazioni militari Escudo Nacional in sette delle Regiones Estratégicas de Defensa Integral (REDI) del Venezuela, a cui partecipavano le Forze Armate Nazionali Bolivariane (FANB), la Milizia Nazionale Bolivariana e volontari civili. L’obiettivo era rafforzare sul piano operativo Esercito, Marina, Aeronautica e Guardia Nazionale del Venezuela. Le REDI sono attive ad Aragua, Carabobo, Miranda Vargas, Yaracuy e Distrito Capital; Delta Amacuro, Monagas, Sucre e Nueva Esparta; Falcon, Lara, Trujillo, Mérida, Táchira e Zulia; Bolívar e Amazonas; Apure, Portuguesa, Barinas, Cojedes e Guárico; Ande e Regione Marittima Insulare.

madu630abbo1Riferimenti:
Correo del Orinoco
Global Research
Mondialisation
Mondialisation
Nsnbc
Nsnbc
Reseau International
Reseau International
Russia Insider

Come Mercosur e Unione eurasiatica sfidano gli USA e l’egemonia del dollaro

Ariel Noyola Rodríguez* RussiaToday
*Laurea in Economia e Commercio presso l’Università Nazionale Autonoma del Messico.

lainfo.es-20424-unixn_euroasixticaDi fronte all’offensiva imperiale lanciata da Washington contro la Russia e i governi democratici in America Latina, il partenariato strategico tra Mercosur e l’Unione eurasiatica emerge quale elemento chiave nella difesa della sovranità e della costruzione di un ordine mondiale multipolare sempre più lontano dall’orbita del dollaro e meno incentrato sull’economia degli Stati Uniti. Le strategie di contenimento economico promosse da Washington contro Mosca e Caracas precipitano la riconfigurazione delle alleanze nel sistema globale. Sebbene la Russia si trovi geograficamente nell’emisfero settentrionale, la sua agenda diplomatica prevede stretti legami con le economie emergenti. Lo stesso vale per l’America Latina, regione che secondo il ministro degli Esteri Sergej Lavrov è destinata a divenire pilastro fondamentale nella costruzione dell’ordine mondiale multipolare. Indubbiamente, i legami della Russia con l’America Latina si approfondiscono rapidamente. Secondo la banca dati sul commercio delle Nazioni Unite (ONU Comtrade, nell’acronimo in inglese), gli scambi tra Mosca e America Latina hanno raggiunto la cifra record di 18,832 miliardi di dollari nel 2013, un importo 3 volte superiore rispetto al 2004 (Brasile, Venezuela, Argentina, Messico ed Ecuador sono i 5 partner più importanti dell’orso russo in America Latina). Vi sono fondamentali complementarità economiche. Le esportazioni russe verso l’America Latina si concentrano per oltre il 50% in fertilizzanti, minerali e combustibili. Mosca invece acquista dai Paesi latinoamericani soprattutto prodotti agricoli, salumi e componenti elettronici. Secondo le proiezioni dell’Istituto per l’America Latina dell’Accademia delle Scienze Russa, il commercio bilaterale raggiungerà i 100 miliardi entro il 2030, con un incremento di oltre il 500%. Tuttavia, vi sono molte sfide all’orizzonte. Il contesto recessivo dell’economia globale, la tendenza deflazionistica (prezzi in calo) nel mercato delle materie prime (soprattutto petrolio), il rallentamento in Asia e le sanzioni economiche imposte da Stati Uniti e Unione europea, rivela l’urgente necessità di aumentare i termini delle relazioni diplomatiche tra Russia e Paesi dell’America Latina.
In conseguenza del calo degli scambi tra Russia ed Unione europea, l’America Latina emerge come sorta di mercato sostitutivo ricevendo allo stesso tempo investimenti high-tech. A questo proposito, vi sono i notevoli programmi d’investimento del Consorzio Petrolifero Nazionale (formato da Rosneft, Gazprom Neft, LUKoil, TNK-BP e Surgutneftegas) previsti in Brasile, Argentina, Venezuela, Guyana e Cuba, tra gli altri Paesi. Inoltre, vi è una vasta gamma di possibilità per costruire alleanze scientifico-tecnologiche, da un lato, promuovendo lo sviluppo industriale in America Latina e, dall’altro lato, aiutare a diversificare le esportazioni di Mosca attualmente concentrate sugli idrocarburi. La lunga stagnazione dell’attività economica globale e l’aumento dei conflitti interstatali per garantirsi l’approvvigionamento di materie prime essenziali (petrolio, gas, metalli, minerali, terre rare e così via) per riprodurre il capitale, promuove la costruzione di alleanze strategiche tramite accordi commerciali preferenziali, investimenti congiunti nel settore energetico, trasferimento tecnologico, cooperazione tecnico-militare, ecc. Nella stessa prospettiva, il rapporto strategico bilaterale della Russia con diversi Paesi dell’America Latina (Argentina, Brasile, Cuba, Ecuador, Nicaragua, Venezuela, etc.), cerca d’espandersi nella regione sudamericana attraverso la punta di diamante dell’Unione Eurasiatica (formata da Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan). Mentre il Presidente Vladimir Putin propose nel 2011 (in un articolo pubblicato sul quotidiano ‘Izvestija‘) di convertire l’Unione eurasiatica in un meccanismo di collegamento tra la regione Asia-Pacifico e l’Unione europea, l’assedio imposto alla Federazione Russia dalla NATO ha annullato temporaneamente tale possibilità. Di conseguenza, l’Unione eurasiatica supera i confini continentali creando zone di libero scambio con la Cina in Asia, l’Egitto in Africa del Nord e il Mercato comune del Sud (Mercosur comprendente Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela) in America Latina.
mercosur Negli ultimi anni, la relazione strategica tra Unione eurasiatica e Mercosur rappresenta la maggiore scommessa della Russia nella regione sudamericana sull’integrazione regionale: entrambi i blocchi hanno una superficie di 33 milioni di chilometri quadrati, una popolazione di 450 milioni di abitanti e un PIL combinato di oltre 8,5 miliardi di dollari (11,6% del PIL globale in termini nominali). La relazione strategica ha due grandi obiettivi. In primo luogo, ridurre la presenza di Stati Uniti e Unione europea sui flussi extraregionali del commercio e degli investimenti. In secondo luogo, accelerare il processo di de-dollarizzazione globale attraverso l’uso delle monete nazionali come mezzo di pagamento. La realizzazione di un sistema di pagamenti alternativi alla Società per la telecomunicazione interbancaria e finanziaria internazionale (SWIFT, nell’acronimo in inglese) da parte della Russia (la Cina ha recentemente annunciato il lancio di un sistema di pagamento proprio, che potrebbe essere operativo a settembre), così come l’esperienza dell’America Latina con il sistema unico di compensazione regionale (SUCRE) per attutire gli shock esteri sulla regione, sono la prova del ruolo crescente di entrambe le parti nella creazione di nuovi istituzioni e meccanismi finanziari abbandonando l’orbita del dollaro. Senza dubbio, di fronte all’assalto economico e geopolitico dell’imperialismo USA, le economie emergenti eludono il confronto diretto con la regionalizzazione. In breve, Unione eurasiatica e Mercosur dovrebbero concentrare i loro sforzi su una maggiore cooperazione finanziaria e una parallela articolazione di un fronte comune in difesa della sovranità nazionale e dei principi del diritto internazionale.
In conclusione, la relazione strategica tra Unione eurasiatica e Mercosur ha la grande opportunità di presentare al mondo la risposta positiva di entrambi i blocchi all’aggravarsi della crisi economica attuale e, quindi, contribuire in modo decisivo a minare dalle fondamenta l’egemonia del dollaro.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il ministro della Difesa della Russia visita i Caraibi

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 16/02/2015b22824Il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu ha compiuto una visita in America Latina l’11-14 febbraio in Venezuela, Nicaragua e Cuba, Paesi con relazioni alleati stabili con la Russia nel campo della cooperazione militare. Ha firmato un accordo sulle esercitazioni militari congiunte in Venezuela. Russia e Nicaragua hanno firmato un accordo intergovernativo sulla procedura semplificata per le visite di navi da guerra della Marina russa nei porti del Nicaragua. Un accordo per lo sviluppo della cooperazione tecnico-militare è stato concluso durante la visita a Cuba. Ma il viaggio nel “Triangolo Caraibico” aveva un significato politico assai maggiore degli accordi di cooperazione militare. A Caracas, Managua, Habana e America Latina in generale ciò è stato visto come manifestazione di solidarietà. Non poteva essere altrimenti, mentre gli Stati Uniti fanno ancora pressione sull’America Latina, intensificando la sovversione con le “rivoluzioni colorate”, per rovesciare governi legali. I leader di Venezuela, Nicaragua e Cuba dicono spesso che gli Stati Uniti usano l’intero arsenale delle guerre clandestine: dalla guerra dell’informazione alla creazione di cellule terroristiche e ai complotti volti ad eliminare fisicamente i leader dei Paesi nel mirino di Washington, come primi obiettivi. La visita di Shoigu a Caracas è coincisa con la divulgazione della cospirazione contro il governo del Venezuela tra le fila dell’aeronautica. Ufficiali attivi e in pensione aveano pianificato di attaccare obiettivi nella capitale: il palazzo presidenziale di Miraflores, gli edifici del Ministero della Difesa, del Servizio di Sicurezza (Sebin), del Ministero degli Esteri e dell’Ufficio del Procuratore Generale. I cospiratori volevano usare un aereo Tucano, progettato per combattere la guerriglia, che doveva decollare dalle isole Curaçao o Aruba dove vi sono basi operative avanzate (FOL) degli USA e la CIA conduce un’intensa attività. L’attacco era previsto mentre l’opposizione radicale avrebbe organizzato manifestazioni permettendo ai suoi capi di approfittare del caos nel Paese e prendere il potere. Questa volta la strategia della “creazione del caos” è fallita. I militari rimangono fedeli al regime bolivariano che gode di un forte sostegno sociale. In queste circostanze l’effetto stabilizzante della visita di Shojgu era evidente: il ministro ha dimostrato che Mosca non ha dubbi sul fatto che la posizione del Presidente Maduro sia solida e che il Venezuela rimane partner strategico affidabile nella regione dei Caraibi. La Russia fa del suo meglio per aumentare il potenziale della Difesa del Venezuela e degli altri alleati nei Caraibi. Continuerà a farlo. I media occidentali hanno definito il viaggio latinoamericano del ministro russo “un atto di pressione diplomatica sugli Stati Uniti”, anche se Shojgu non ha mai detto nulla a sostegno di tale affermazione durante il viaggio. Mosca sottolinea costantemente che la cooperazione militare bilaterale con i partner non è mai rivolta contro altri Paesi, anche se il capo della Difesa russa non ha detto nulla su ciò; la cooperazione militare è interpretata dai media occidentali come segno di pressione politica sugli Stati Uniti. Parlano di “pressione mentre gli Stati Uniti scatenano una propaganda intensa a sostegno dell’invio di armi all’Ucraina. Tali azioni non possono che spingere Mosca ad opporvisi. L’occidente deve capirlo”.
shoygu-canal-ni-2015 A Managua, un’altra tappa, il ministro ha firmato un accordo intergovernativo sulla procedura semplificata per la visite delle navi da guerra della Marina russa nei porti del Nicaragua e una serie di altri documenti sulla cooperazione tecnico-militare. Durante la visita in Nicaragua, il ministro della Difesa russo ha aperto un centro topografico, il cui equipaggiamento è fornito e installato da specialisti russi. Gli esperti sottolineano l’incremento tangibile della presenza russa nel Paese, in particolare con i piani per la costruzione del canale di Nicaragua, un altro passaggio che collega Atlantico e Pacifico, oltre al canale interoceanico controllato dagli statunitensi. La Cina svolge il grosso del lavoro. Secondo i media, la Russia sarà responsabile della protezione del gran canale. In nessun modo gli Stati Uniti rimarranno in disparte. Il governo sandinista deve vigilare al massimo. Il Presidente Daniel Ortega ha approfittato della visita di Shojgu per esprimere le sue opinioni sugli attuali eventi internazionali. Secondo lui le attività degli Stati Uniti sono la ragione principale della crisi economica mondiale che danneggia gli stessi Stati Uniti, così come l’Europa. Ortega ha sostenuto la Russia nei suoi sforzi per risolvere pacificamente la crisi in Ucraina. Secondo lui, l’occidente è responsabile del degrado di tale Paese. Ha detto, “Noi tutti abbiamo visto in diretta TV la scandalosa marcia dei fascisti verso il colpo di Stato. Ci aspettiamo che le nuove proposte presentate dalla Federazione Russa e dal Presidente Putin ripristino la pace nella regione”. Il viaggio di Shojgu è stato tempestivo. L’amministrazione statunitense ha messo a punto iniziative volte a riavvicinare l’Avana. Il momento giusto per definire chiaramente i veri obiettivi perseguiti dagli Stati Uniti e le minacce poste al “socialismo dal volto umano” e sul futuro delle relazioni Russia-Cuba. Fidel Castro ha detto che i cubani ancora non si fidano degli Stati Uniti e si atterrà alle politiche che perseguano propri interessi. Queste parole forniscono un indizio per capire l’approccio di Havana al dialogo USA-Cuba. Il messaggio di fondo è lo stesso: c’è la minaccia di essere colpiti alle spalle dalla “quinta colonna” promossa dalla CIA, con l’aiuto di organizzazioni non governative, blogger e intensa propaganda “anti-Castro”. Gli esperti ritengono che gli Stati Uniti radunano i dissidenti cubani per organizzare un colpo di Stato dell’isola. Ma la leadership cubana ha accumulato una ricca esperienza nel contrastare la sovversione dei servizi speciali degli Stati Uniti. Senza dubbio, la visita del ministro della Difesa della Russia ha dato nuovo impulso allo sviluppo della cooperazione militare Russia-Cuba. A L’Avana l’ordine del giorno comprendeva molte questioni e molti dettagli sono ignoti alla stampa. E’ importante notare che le questioni discusse comprendevano l’invio di nuovi sistemi d’arma, l’ammodernamento dell’arsenale fornito dall’URSS e l’addestramento di personale cubano nelle accademie militari russe. Incontrando Raul Castro, Presidente del Consiglio di Stato e Presidente del Consiglio dei Ministri cubani, Shojgu ha sottolineato che lo sviluppo dei rapporti militari è in pieno svolgimento. Il Ministro della Difesa ha aggiunto che Russia e Cuba sviluppano la cooperazione militare e tecnica. “Siamo grati a Cuba per accogliere le navi della Marina russa a L’Avana. La Russia è interessata ad espandere la cooperazione navale“, ha detto Shojgu, ringraziando Castro per la calorosa accoglienza della delegazione russa. Raul Castro ha molto apprezzato la cooperazione militare con la Russia. Ha detto che quest’anno gli equipaggi cubani parteciperanno ai biathlon dei carri armati che si terranno in Russia così come ai giochi militari internazionali, al forum tecnico-militare “Army-2015“, previsto per il 16 – 19 giugno, e alla conferenza annuale sulla sicurezza internazionale.
Le coste caraibiche comprendono i territori di Messico, America centrale e settentrionali del Sud America. Sono sempre state considerate dagli Stati Uniti un lago interno. Ma i tempi cambiano. Non importa quanto dica Obama sull’eccezionalismo statunitense e la sua leadership globale in questo secolo, gli Stati Uniti non riescono a mantenere lo status quo. La presenza di Cina, Russia e Brasile è sempre più forte; è una tendenza. Gli Stati dei Caraibi, così come dell’America Latina, si volgono ai poli del potere alternativi. Gli Stati Uniti cercano di affermare la propria leadership con attentati, terrorismo di Stato, spargimento di sangue e torture, venendo percepiti come un Moloch bellicoso e nemico dell’uomo.

62706Ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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