La controffensiva sovietica che cambiò il corso della storia

Sputnik 19.11.2017Domenica scorsa era il 75° anniversario dell’inizio della controffensiva sovietica a Stalingrado, la drammatica battaglia che sconfisse gli eserciti dell’Asse e divenne il punto di svolta nella guerra contro i nazisti. Il giornalista militare russo Andrej Stanavov ripercorre gli eventi chiave della battaglia e le sue lezioni.
Tra la fine del 1942 e l’inizio del 1943, lungo le steppe innevate sulle rive del Volga, la macchina da guerra nazista subì la sconfitta più devastante della sua storia, da cui non si sarebbe mai ripresa. La controffensiva sovietica su Stalingrado, nota come “Operatsija Uran” (Operazione Urano) iniziò il 19 novembre e proseguì fino al 2 febbraio 1943. L’audace operazione, pianificata dall’Alto Comando sovietico ed eseguita dai Generali Georgij Zhukov, Konstantin Rokosovskij, Aleksandr Vasilevskij e Nikolaj Vatutin, culminò con l’accerchiamento e la liquidazione di oltre 300000 truppe della Wehrmacht comandate dal feldmaresciallo Friedrich Paulus e partner dei tedeschi nell’Asse.‘Inferno sulla terra’
La battaglia fu preceduta dall’offensiva nazista nella Russia meridionale e nel Caucaso nell’estate del 1942, durante la quale la Germania nazista raggiunse l’apice delle conquiste territoriali nell’invasione dell’URSS. Tra gli obiettivi dell’operazione c’era Stalingrado, la strategica città industriale sul Volga con l’ulteriore, simbolica importanza di portare il nome di Josif Stalin, Comandante in capo dell’Armata Rossa. Per oltre due mesi le unità meccanizzate, l’artiglieria e l’aviazione naziste avanzarono su Stalingrado, premendo contro la 62.ma e 64.ma Armate sovietiche e radendo al suolo metodicamente la città. “Tuttavia“, il giornalista militare e collaboratore di RIA Novosti Andrei Stanavov ricorda: “il nemico non riuscì conquistare l’argine del Volga e il centro della città, nonostante la superiorità numerica e di potenza di fuoco di cinque volte“. “Stalingrado è l’inferno sulla terra, Verdun, la bella Verdun, ma con nuove armi. Attacchiamo quotidianamente, se al mattino riusciamo ad avanzare di 20 metri, la sera i russi ci respingono“. Fu così che Walter Oppermann, soldato della Wehrmacht, descrisse la campagna di Stalingrado in una lettera al fratello del 18 novembre 1942, il giorno prima dell’inizio della controffensiva sovietica. Detestando i confronti tra Stalingrado e il sanguinoso tritacarne della Prima guerra mondiale, Hitler chiese che i suoi generali lanciassero le loro maltrattate unità su Stalingrado ancora e ancora. L’ultima spinta, iniziata ad autunno con cinque divisioni di fanteria e due di carri armati, fu bloccata dall’Armata di Vasilij Chujkov, esaurita e intrappolata, ma ancora combattiva, rifiutando di cedere una sola strada, casa o stanza al nemico senza combattere. “A metà novembre, i tedeschi furono fermati lungo tutto il fronte, costretti a passare alla difesa e al trinceramento“, scrive Stanavov. “In totale furono perduti oltre 1000 carri armati, 1400 aerei, 2000 cannoni e mortai, e 700000 soldati e ufficiali della Wehrmacht davanti alle mura impenetrabili della città. Prendendo rapidamente in considerazione la situazione, l’Alto Comando sovietico decise di non dare al nemico un momento di riposo, decidendo invece d’iniziare un contrattacco schiacciante“.
Con i nazisti impantanati dentro e intorno la città, l’Armata Rossa radunò un potente gruppo di forze dai fronti sud-occidentale, Don, Stalingrado e Voronezh e li concentrò a Stalingrado, rinforzandoli con unità meccanizzate della riserva. Il gruppo comprendeva oltre un milione di soldati, 15000 cannoni e mortai, circa 2000 aerei, 1500 carri armati e pezzi d’artiglieria semoventi. “Nel novembre del 1942, dal punto di vista operativo, la Wehrmacht non era nella posizione più favorevole verso Stalingrado“, spiega il giornalista militare. “Concentrati sull’assalto, i tedeschi spostarono le migliori formazioni per attaccare la città, coprendo i fianchi con le deboli divisioni romene e italiane: fu contro di esse che partirono i potenti assalti delle forze dell’Armata Rossa sui fronti Sud-Ovest e Stalingrado. Il comando sovietico scelse le aree di Serafimovich e Keltskaja come teste di ponte per gli assalti, così come l’area dei laghi Sarpinskij, a sud della città“.‘Storditi e confusi’
Il 19 novembre, le truppe del Fronte Sud-Ovest al comando del Colonnello-Generale Vatutin e parte del Fronte del Don iniziarono l’offensiva. Colpendo il gruppo dell’Asse sul fianco sinistro da nord con un’avanzata lampo, l’Armata Rossa spezzò le difese della 3.za Armata romena, respingendo le forze nemiche per 35 km. Il giorno dopo, le divisioni dei fucilieri del Fronte di Stalingrado, comandato dal Colonnello-Generale Andrej Eremenko, colpirono da sud-est, distruggendo la 4.ta armata romena e avanzando di 30 km, devastando le trincee nemiche con 80 minuti di fuoco concentrato dell’artiglieria. Un ufficiale dei servizi segreti tedesco in seguito ricordò il disastro imminente che stava per colpire la Wehrmacht: “Storditi e confusi, non abbiamo distolto lo sguardo dalle mappe… Spesse linee e frecce rosse indicavano le direzioni dei molteplici attacchi nemici, le manovre di avvolgimento e le aree dove avevano sfondato, e con tutto il nostro presagio, non potemmo nemmeno immaginare la possibilità di una catastrofe così tremenda!” Consolidando le conquiste, l’Armata Rossa iniziò ad avvicinare i gruppi d’assalto. Il 22 novembre, il 26.mo Corpo Corazzato sovietico prese il ponte sul Don e la città di Kalach, proprio dietro la 6.ta Armata tedesca e parte del 4.to Corpo panzer. Nel giro di pochi giorni, l’Armata Rossa creò un anello di ferro attorno alle 300000 forze dell’Asse, comprendenti tedeschi, rumeni, italiane, croati e collaborazionisti dei territori occupati, intrappolando 22 divisioni tedesche e oltre 160 unità. Entro il 30 novembre, i tentativi del nemico di rompere l’accerchiamento furono fermati. Stanavov ricorda: “Le truppe dell’Asse circondate occupavano un’area di oltre 1500 km quadrati: la lunghezza del perimetro della sacca era di 174 km… Privi di cibo, munizioni, carburante e medicine, i soldati e gli ufficiali del feldmaresciallo Paulus congelarono a 30 gradi sottozero: morivano di fame, mangiarono i loro cavalli e cacciavano cani, gatti e uccelli, e nonostante l’evidente disperazione della situazione, le direttive che ordinavano di “combattere fino alla fine e di non arrendersi” continuavano a provenire da Berlino“.
Da dicembre, il gruppo d’armate del Don di Hermann Hoth, composto da 30 divisioni, tentò di sfondare l’anello presso il villaggio di Kotelnikovo. Furono accolti dalla 2.da Armata della Guardia di 122000 soldati comandato dal Tenente-Generale Rodion Malinovskij. In feroci battaglie, i carri armati di Hoth s’impantanarono lungo il fiume Myshkova e l’offensiva fu fermata. Il feldmaresciallo Erich von Manstein, comandante dell’operazione, chiese al Fuhrer di permettere a Paulus di sfondare per incontrare Hoth, ma Hitler rifiutò credendo che la 6.ta Armata potesse ancora resistere a Stalingrado.Svolta nella seconda guerra mondiale
Durante i combattimenti tra gennaio e inizio di febbraio 1943, le forze del Fronte del Don dell’Armata Rossa, comandate dal Generale Konstantin Rokosovskij, gradualmente spezzò il gruppo accerchiato e lo distrusse. Il 31 gennaio, Paulus e il suo comando furono catturati e prontamente si arresero. Truppe e ufficiali dell’Asse si arresero a frotte, nonostante gli ordini contrari di Berlino. Il resto della 6.ta Armata capitolò il 2 febbraio 1943. Si stima che furono catturati 91500 soldati, inclusi 2500 ufficiali e 24 generali. Per molti anni, dopo la battaglia, gli storici occidentali accusarono l’Unione Sovietica di aver deliberatamente maltrattato i prigionieri di guerra dell’Asse. Gli storici sovietici e russi smentirono tali affermazioni, sottolineando che la maggior parte delle truppe nemiche fu catturata dopo essere stata gravemente indebolita dai combattimenti e dai successivi tre mesi di fame, mentre erano circondate. Nei primi tre mesi dopo la cattura, il tasso di mortalità dei prigionieri nell’accampamento 108 appositamente organizzato presso l’insediamento operaio di Beketovka, a Stalingrado, fu estremamente alto, con circa 27000 prigionieri di guerra morti in viaggio per il campo o poco dopo essere arrivati. Circa altri 35100 furono curati presso gli ospedali allestiti nel campo; altri 28100 furono inviati negli ospedali di altre località. Solo circa 20000 prigionieri furono ritenuti idonei a lavorare ed inviati ai lavori di costruzione. Dopo il terribile picco di mortalità nei primi tre mesi, i tassi di mortalità delle truppe catturate a Stalingrado si stabilizzarono, e tra luglio 1943 e gennaio 1949, 1777 prigionieri morirono. Con l’eccezione di truppe e ufficiali condannati per crimini di guerra, gli ultimi prigionieri di guerra della Battaglia di Stalingrado furono rilasciati per la Germania nel 1949.
Stalingrado fu il principale punto di svolta nel teatro europeo della Seconda guerra mondiale e la prima seria sconfitta della Germania nazista dalla battaglia d’Inghilterra del 1940. Nel 1943, dopo la sconfitta nelle grandi battaglie tra carri armati a Kursk e l’invasione alleata dell’Italia, la capitolazione totale e incondizionata dei nazisti divenne solo questione di tempo. Stalingrado fu il primo chiodo sulla bara.

Il pilota del 237.mo Reggimento caccia della 16.ma Armata Aerea sul Fronte di Stalingrado, Sergente Ilija Mikhailovich Chumbarov davanti ai resti dell’aereo da ricognizione tedesco Focke-Wulf Fw.189, abbattuto il 14 settembre 1942 col suo aereo da caccia Jakovlev Jak-1. L’equipaggio dell’aereo nemico fu fatto prigioniero presso Ivanovka.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Seconda guerra mondiale: quanto fu utile l’aiuto statunitense? Parte II

Evgenij Spitsyn, Oriental Review, 13/05/2015 – Parte IAiuti non letali
Oltre alle armi, altri rifornimenti giunsero con i prestiti. Questo è assolutamente indiscutibile. In particolare, l’URSS ricevette 2586000 tonnellate di carburante aereo, pari al 37% di quello prodotto nell’Unione Sovietica durante la guerra, più 41000 autoveicoli, il 45% degli autoveicoli dell’Armata Rossa (senza contare le auto catturate al nemico). Anche l’invio di alimentari ebbe un ruolo significativo, anche se pochissimo arrivò il primo anno di guerra, e gli Stati Uniti fornirono solo il 15% della carne in scatola e altri beni non deperibili all’URSS. Quest’aiuto comprese anche macchine utensili, binari ferroviari, locomotive, vagoni ferroviari, attrezzature radar e altri elementi utili senza cui una macchina da guerra può fare poco. Naturalmente questa lista di aiuti dei prestiti è impressionante, e si potrebbe avere un’ammirazione sincera per i partner statunitensi nella coalizione anti-hitleriana, ad eccezione di un piccolo dettaglio: i produttori statunitensi rifornirono anche la Germania nazista… Ad esempio, John D. Rockefeller Jr. aveva interessi nella società Standard Oil, ma il successivo importante azionista era la società chimica tedesca IG Farben, attraverso cui l’azienda vendette ai nazisti 20 milioni di dollari in benzina e lubrificanti. E il ramo venezuelano della società inviava ogni mese 13000 tonnellate di petrolio in Germania, che il robusto settore chimico del Terzo Reich convertì immediatamente in benzina. Ma le attività commerciali tra le due nazioni non erano limitate alla vendita di combustibile, ma anche tungsteno, gomma sintetica e molti componenti per l’industria automobilistica furono spediti attraverso l’Atlantico al Fuhrer tedesco da Henry Ford. In particolare, non è un segreto che il 30% dei pneumatici prodotti nelle sue fabbriche venisse fornito alla Wehrmacht tedesca. I dettagli su come Ford e Rockefeller collusero per rifornire la Germania nazista non sono ancora pienamente noti poiché i segreti commerciali sono strettamente custoditi, ma anche il poco reso pubblico è riconosciuto dagli storici chiarire come la guerra non rallentasse per nulla il commercio degli Stati Uniti con Berlino.

I prestiti non erano beneficenza
C’è la percezione che gli Stati Uniti offrissero prestiti per bontà d’animo. Tuttavia, tale idea non si basa su un’analisi seria. Prima di tutto, furono dato secondo ciò che si chiamava “contratto di prestito inverso”. Anche prima della fine della Seconda guerra mondiale, altre nazioni inviarono materie prime essenziali a Washington, pari al 20% dei materiali e delle armi che gli Stati Uniti avevano spedito all’estero. In particolare, l’URSS fornì 32000 tonnellate di manganese e 300000 tonnellate di minerale di cromo, molto apprezzati dall’industria militare. Basti dire che quando l’industria tedesca fu privata del manganese dei ricchi giacimenti di Nikopol, dopo l’offensiva sovietica su Nikopol-Krivoj Rog nel febbraio 1944, la corazzatura frontale da 150mm dei carri armati tedeschi “Koenigstiger” divenne molto più vulnerabile ai proiettili sovietici rispetto alla corazzatura da 100mm presente sui precedenti carri armati Tiger. Inoltre, l’URSS pagò i carichi alleati in oro. Infatti, l’incrociatore inglese HMS Edinburgh trasportava 5,5 tonnellate di quel metallo prezioso quando fu affondato dai sommergibili tedeschi nel maggio 1942. L’Unione Sovietica inoltre restituì gran parte delle armi e degli equipaggiamenti militari dopo la guerra, come stabilito dall’accordo sui prestiti. In cambio furono rilasciate fatture per 1300 milioni di dollari. Dato che i debiti dei prestiti alle altre nazioni furono prescritti, ciò sembrò una rapina e Stalin chiese che il “debito alleato” venisse ricalcolato. Successivamente gli statunitensi dovettero ammettere l’errore, ma gonfiarono gli interessi dovuti e l’importo finale, comprendente gli interessi, arrivò a 722 milioni di dollari, una cifra accettata da URSS e USA nell’accordo di regolamento firmato a Washington nel 1972. Di tale importo, nel 1973, 48 milioni di dollari furono pagati agli Stati Uniti in tre rate, ma i pagamenti successivi furono interrotti quando gli USA introdussero pratiche discriminatorie negli scambi con l’URSS (in particolare il noto Emendamento Jackson-Vanik). Le parti non ne discussero più fino al giugno 1990, durante i nuovi negoziati tra i presidenti George Bush Sr. e Mikhail Gorbaciov, quando fu fissata una nuova scadenza per il rimborso finale, per il 2030, e il totale del debito fu riconosciuto in 674 milioni di dollari. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, i suoi debiti furono classificati debito sovrano (dal Club di Parigi) o debiti verso banche private (secondo il London Club). Il debito finanziario era una passività dovuta al governo USA ed era parte del debito del Club Parigi, che la Russia rimborsò nell’agosto 2006.

Discorso diretto

Il Presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt dichiarò esplicitamente che gli aiuti alla Russia furono soldi ben spesi e il suo successore nella Casa Bianca, Harry Truman, fu citato dal New York Times nel giugno 1941: “Se vediamo che la Germania vince la guerra, dobbiamo aiutare la Russia; e se la Russia vince, dobbiamo aiutare la Germania e così lasciarli uccidersi il più possibile…” La prima valutazione ufficiale del ruolo svolto dagli aiuti dei prestiti nella vittoria sul nazismo fu fornita dal Presidente del Gosplan Nikolaj Voznesenskij, nel suo lavoro Voennaja Ekonomika SSSR v Period Otechestvennoj Vojnij (L’economia militare dell’URSS durante la Grande Guerra Patriottica) (Mosca: Gospolitizdat, 1948), dove scrisse: “Se si confronta la quantità di beni industriali inviati dagli Alleati all’URSS con la quantità di beni industriali realizzati dalle fabbriche socialiste dell’Unione Sovietica, è evidente che le prime erano pari a solo il 4% di quanto prodotto a livello nazionale negli anni dell’economia di guerra“. Gli studiosi e i funzionari militari e governativi statunitensi (Raymond Goldsmith, George Herring e Robert H. Jones) riconoscono che gli aiuti alleati all’URSS furono pari a non più del 10% della produzione sovietica, e il totale delle forniture dei prestiti, comprese le note scatolette Spam sarcasticamente indicate dai russi come “secondo fronte”, rappresentarono circa il 10-11%. Inoltre, il noto storico statunitense Robert Sherwood, nel libro Roosevelt e Hopkins: una storia intima (New York: Grossett & Dunlap, 1948) citava Harry Hopkins sostenere che gli statunitensi “non avevano mai creduto che l’aiuto dei prestiti fosse il principale fattore della sconfitta sovietica di Hitler sul fronte orientale. Ma che questo fosse dovuto all’eroismo e al sangue dell’Armata Rossa“. Il primo ministro inglese Winston Churchill chiamò una volta il lend-leasing “l’atto finanziario più disinteressato e altruista di sempre nella storia“. Tuttavia, gli statunitensi ammisero che la leva del prestito portò notevole reddito agli Stati Uniti. In particolare, l’ex-segretario al Commercio statunitense Jesse Jones affermò che gli Stati Uniti non solo ottennero denaro dai rifornimenti dall’URSS, ma gli Stati Uniti ne trassero persino profitto, affermando che ciò non era raro nelle relazioni commerciali regolate dalle agenzie degli USA. Il suo collega, lo storico George Herring, scrisse candidamente che il prestito non fu in realtà l’atto più disinteressato nella storia dell’umanità, ma piuttosto un atto di prudente egoismo, di cui gli statunitensi erano pienamente consapevoli di quanto ne avrebbero beneficiato. E fu proprio così, dato che il prestito si rivelò una fonte inesauribile di ricchezza per molte aziende nordamericane. Infatti, gli Stati Uniti furono l’unico Paese della coalizione anti-hitleriana a raccogliere significativi dividendi economici dalla guerra. C’è un motivo per cui gli statunitensi definiscono la Seconda Guerra Mondiale come “la buona guerra”, come evidenziato ad esempio dal titolo del libro del noto storico statunitense Studs Terkel: La Buona Guerra: Storia Orale della Seconda Guerra Mondiale (1984). Con cinismo aperto, citò: “Mentre il resto del mondo uscì ferito e quasi distrutto, noi ne uscimmo con più auto, attrezzi, forza lavoro e soldi in quantità incredibili… La guerra fu divertente per gli USA. Non parlo delle povere anime che vi persero figli e figlie. Ma per il resto di noi la guerra fu un buon momento“.

Stalin e Voznesenskij

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Assi nordvietnamiti: piloti di MiG-17 e MiG-21, killer di Phantom

S. Sherman e D. F. Zampini, Ace Pilots 22 marzo 201223 agosto 1967, ore 14:00. Un altro raid statunitense contro la capitale del Vietnam del Nord è in corso. A causa della dimensione della formazione statunitense (40 aeromobili, compresi i Thunderchief che trasportavano bombe, F-105F da soppressione radar e la scorta dei Phantom) l’equipaggio di un F-4D, Charles R. Tyler (pilota) e Ronald M. Sittner (navigatore-radarista), del 555th TFS/8th TFW, aveva troppa fiducia. Non si aspettava che i MiG, inattivi dopo alcune sconfitte sanguinarie subite dai Phantom dell’8th TFW tra fine maggio e inizio giugno. Improvvisamente, Tyler udì sulla radio un pilota di F-105D (Elmo Baker) annunciare di essere stato colpito da un MiG-21 e che si eiettava. Mentre Tyler cercava il bandito inaspettato, una tremenda esplosione scosse l’aereo e Tyler perse il controllo lanciandosi. Appeso al paracadute, vide che il suo F-4D cadere in fiamme sulla giungla, ma non vide il navigatore eiettarsi; Sittner rimase ucciso sul colpo dal missile. Tyler e Baker furono catturati dalle truppe del Vietnam del nord non appena toccarono terra. Entrambi furono abbattuti da missili R-3S Atoll sparati da due MiG-21PF del 921.mo Reggimento caccia della Quan Chung Khong Quan (VPAF), pilotati da Nguyen Nhat Chieu e Nguyen Van Coc. Due altri F-4D furono abbattuti quel giorno, senza perdere un MiG, uno dei giorni più riusciti della VPAF. Mentre solo due piloti statunitensi divennero degli assi nella guerra del Vietnam, Randy “Duke” Cunningham (USN) e Steve Ritchie (USAF), sedici piloti vietnamiti si guadagnarono tale onore. Nguyen Van Coc è anche l’asso degli assi della guerra del Vietnam con 9 abbattimenti: 7 aerei e 2 UAV (Firebrand). Tra questi sette aerei, sei sono confermati dagli Stati Uniti e va aggiunta a questa cifra una perdita confermata dall’USAF (F-102A pilotato da Wallace Wiggins (ucciso in combattimento) il 3 febbraio 1968), originariamente considerato probabile dalla VPAF. Anche omettendo i “droni”, i suoi 7 aerei confermati qualificano Coc asso degli assi della guerra, perché nessun pilota statunitense andò oltre 5.Perché tanti assi vietnamiti?
Perché molti piloti della VPAF superarono gli avversari statunitensi? Principalmente per i numeri. Nel 1965 la VPAF aveva solo 36 MiG-17 e un simile numero di piloti, che aumentarono a 180 MiG e 72 piloti nel 1968. Quelle coraggiose sei dozzine di piloti affrontarono circa 200 F-4 dell’8th, 35th e 366th TFW, i 140 Thunderchief dei 355th e 388th TFW e circa 100 aerei dell’USN (F-8, A-4 e F-4) che operavano dalle portaerei “Yankee Station” nel Golfo del Tonchino, appoggiati da altri aerei come gli EB-6B da guerra elettronica, HH-53 per recuperare i piloti lanciatisi e gli Skyraider di copertura, ecc). Considerando queste probabilità, è chiaro perché alcuni piloti vietnamiti superassero gli statunitensi; i piloti della VPAF erano semplicemente più occupati delle controparti statunitensi e “volarono fin quando non cadevano”. Non avevano alcun turno dopo 100 sortite perché erano già a casa. I piloti statunitensi generalmente concludevano il turno ritornando a casa per addestramento, comando o test. Alcuni chiesero un secondo turno, ma furono delle eccezioni. Che dire delle tattiche delle due parti? Poiché l’USAF non attaccò le principali installazioni e centri di comando radar (temendo di uccidere consiglieri russi e cinesi), i vietnamiti lanciarono gli intercettatori superbamente guidati dal controllo a terra, posizionando i MiG in disposizioni di combattimento perfette. I MIG compivano attacchi veloci e devastanti contro le formazioni statunitensi da diverse direzioni (di solito i MiG-17 eseguivano attacchi frontali e i MiG-21 dal tergo). Dopo aver abbattuto alcuni aerei statunitensi costringendo gli F-105 a gettar via le loro bombe, i MiG non aspettavano la risposta ma si disimpegnavano rapidamente. Questa “guerriglia aerea” ebbe grande successo. Tali tattiche erano talvolta aiutate dalle strane pratiche statunitensi. Ad esempio, alla fine del 1966 le formazioni di F-105 volavano ogni giorno sulle stesse rotte utilizzando sempre gli stessi codici. I nord-vietnamiti lo capirono e lo sfruttarono: nel dicembre 1966 i piloti dei MiG-21 del 921.mo Reggimento intercettarono i Thud prima che incontrassero la scorta di F-4, abbattendone 14 senza perdite. Ciò finì il 2 gennaio 1967 quando il colonnello Robin Olds diresse l’operazione Bolo.
E l’addestramento? A metà degli anni ’60 i piloti statunitensi si concentravano sull’uso di missili aria-aria (come il radarguidato AIM-7 Sparrow e l’AIM-9 Sidewinder ad infrarossi) per vincere le battaglie aeree. Tuttavia, dimenticarono che un pilota abile era importante quanto le armi. La VPAF lo sapeva e addestrò i piloti a sfruttare la superba agilità di MiG-17, MiG-19 e MiG-21 nei combattimenti ravvicinati, dove i pesanti Phantom e Thud erano svantaggiati. Solo nel 1972, quando il programma “Top Gun” migliorò l’efficienza in combattimento dei piloti dei Phantom dell’USN, come Randall Cunningham, ed apparve l’F-4E armato col cannone Vulcan da 20 mm, gli statunitensi poterono annullare il vantaggio dei vietnamiti. Infine, la straordinaria superiorità numerica statunitense significò che, dal punto di vista dei piloti vietnamiti, il campo di battaglia aereo era un “ambiente ricco di bersagli”. Per gli aerei statunitensi, il Vietnam era un “ambiente dai pochi bersagli”. Gli statunitensi non trovarono abbastanza aerei nemici per accumulare punti semplicemente perché non c’erano molti MiG in giro; la VPAF non ebbe mai più di 200 aeromobili da combattimento. Tali fattori crearono gli assi vietnamiti che ebbero l’opportunità di accumulare più vittorie delle controparti statunitensi. Ufficialmente, durante la guerra del Vietnam vi furono 16 assi della VPAF (13 erano piloti di MiG-21 e 3 di MiG-17, nessuno di MiG-19). Sotto, il numero tra parentesi indica gli abbattimenti confermati dalle fonti statunitensi; potrebbero aumentare in futuro. L’elenco comprende tutti i vietnamiti accreditati come assi.I migliori assi vietnamiti
Nguyen Van Coc del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21PF
9 (7) aerei abbattuti: 2 F-4D, 1 F-4B, 2 F-105F, 1 F-105D e 1 F-102A

Nguyen Hong Nhi del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21
8 (3) aerei abbattuti: 1 UAV, 1 F-4D, 1 F-105D

Pham Thanh Ngan del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21F-13
8 (1) aerei abbattuti: 1 RF-101C

Mai Van Cuong del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21
8 (?) aerei abbattuti

Dang Ngoc Ngu del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21
7 (1) aerei abbattuti: 1 F-4C

Nguyen Van Bay del 923.mo Reggimento di caccia MiG-17F
7 (5) aerei abbattuti: 2 F-8, 1 F-4B, 1 A-4C e 1 F-105D

Nguyen Doc Soat del 927.mo Reggimento di caccia MiG-21PFM
6 (5) aerei abbattuti: 3 F-4E, 1 F-4J, 1 A-7B

Nguyen Ngoc Do del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21
6 (2) aerei abbattuti: 1 F-105F, 1 RF-101C

Nguyen Nhat del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21
6 (2) aerei abbattuti: 1 F-4, 1 F-105D

Vu Ngoc Dinh del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21
6 (5) aerei abbattuti: 3 F-105D, 1 F-4D, 1 HH-53C

Le Thanh Dao del 927.mo Reggimento di caccia MiG-21PFM
6 (2) aerei abbattuti: 1 F-4D, 1 F-4J

Nguyen Danh Kinh del 921.mo Reggimento di caccia MiG-21
6 (3) aerei abbattuti: 1 F-105D, 1 EB-66C, 1 UAV

Nguyen Tien Sam del 927.mo Reggimento di caccia MiG-21PFM
6 (1) aerei abbattuti: 1 F-4E

Le Hai del 923.mo Reggimento di caccia MiG-17F
6 (2) aerei abbattuti: 1 F-4C, 1 F-4B

Luu Huy Chao del 923.mo Reggimento di caccia MiG-17F
6 (1) aerei abbattuti: 1 RC-47

Nguyen Van Nghia del 927.mo Reggimento di caccia MiG-21PFM
5 (1) aerei abbattutiEcco alcuni esempi delle azioni dei valorosi piloti che affrontarono la più potente forza aerea del mondo in difesa della patria e che si guadagnarono il rispetto del nemico statunitense.

E il colonnello Toon?
I lettori che conosco l’aviazione militare statunitense avranno sentito parlare del leggendario asso vietnamita Colonnello Toon (o Tomb). Perché non viene elencato? Perché era proprio “leggendario”. Nessun colonnello Toon ha mai volato per la VPAF; era un’immaginazione dei piloti statunitensi nei combattimenti e nelle chiacchierate. (Per gli statunitensi “Col. Toon” riassumeva qualunque buon pilota vietnamita, come qualsiasi bombardiere solitario notturno che, nella Seconda guerra mondiale, veniva chiamato “Pippo”).Nguyen Van Bay
Quando il 923.mo Reggimento caccia fu creato il 7 settembre 1965, Nguyen Van Bay fu uno dei cadetti scelti per pilotare il MiG-17F. L’addestramento si concluse nel gennaio 1966 e presto il giovane Tenente Bay entrò in azione contro gli aerei statunitensi. Il 21 giugno 1966 quattro MiG-17 del 923.mo ingaggiarono un ricognitore RF-8A e la scorta di F-8 Crusader del VF-211. Anche se la scorta abbatté due MiG, Nguyen Van Bay iniziò la sue serie di vittorie abbattendo l’F-8E di Cole Black, che si eiettò e fu preso prigioniero. Ancora più importante, i piloti dell’Aeronautica del Vietnam raggiunsero il loro obiettivo; mentre Bay e compagni sbandarono la scorta, Phan Thanh Trung abbatté l’RF-8A. Anche il suo pilota, Leonard Eastman, fu preso prigioniero. Una settimana dopo, il 29 giugno, Bay e altri tre piloti di MiG-17 ingaggiarono gli F-105D statunitensi che puntavano ai depositi di combustibile di Hanoi, nel Vietnam del Nord; insieme a Phan Van Tuc, Nguyen Van Bay sorprese ed abbattè un Thud. La sua vittima, il leader della formazione statunitense, fu il maggiore James H. Kasler, asso dei Sabre durante la guerra di Corea con 6 abbattimenti. Tuttavia, la sua azione più importante accadde il 24 aprile 1967. Ora leader, Bay decollò dalla base aerea Kien An e puntò il suo MiG-17F contro l’attacco dell’USN alle banchine di Haiphong. Bay si avvicinò a un F-8C del VF-24 e gli sparò una raffica mortale di proiettili da 37mm che lo fecero a pezzi. L’F-8C, BuNo146915, pilotato dal Lt. Cdr. E. J. Tucker s’incendiò e si schiantò. Tucker si eiettò e fu catturato (purtroppo morì in prigionia). La scorta degli F-4B del VF-114 entrarono in azione e spararono diversi missili Sidewinder contro Bay, ma il suo gregario, Nguyen The Hon, l’avvertì e Bay virò bruscamente evitando tutti i missili. Bay quindi puntò il suo MiG-17 verso uno dei Phantom e l’abbatté col tiro dei cannoni (l’equipaggio, Lt. Cdr. C. E. Southwick ed Ens, JW Land, fu recuperato, pensavano di essere stati abbattuti dall’artiglieria antiaerea). Il giorno successivo, il 25 aprile, col suo reparto di MiG-17 segnò una nuova vittoria abbattendo due A-4 senza perdite. Entrambi confermati dall’US Navy: la prima vittima era l’A-4C. BuNo 147799, pilotato dal Lt. C. D. Stackhouse, caduto sotto il tiro dei cannoni del MiG-17 di Bay e il secondo era l’A-4C, BuNo 151102, pilotato dal Lt(jg) A. R. Crebo, eiettatosi. Bay fu decorato con la Medaglia dell’Eroe dell’Esercito Popolare Vietnamita per straordinari abilità e coraggio nel combattimento ed eccellente leadership del suo reparto. All’inizio del 1972 l’asso vietnamita e il gregario Le Xuan Di furono addestrati da un consigliere cubano nella guerra antinavale e certamente furono dei bravi studenti perché il 19 aprile 1972 attaccarono i cacciatorpediniere USS Oklahoma City e USS Highbee, che bersagliavano la città di Vinh. Mentre Bay causò solo un leggero danno al primo, Le Xuan Di colpì una delle torrette di poppa dell’Highbee con una bomba da 250kg BETAB-250, fu il primo attacco aereo subito dall’US Navy dalla Seconda guerra mondiale.

Nguyen Doc Soat

Uno dei meriti dell’Aeronautica Popolare vietnamita era che i piloti più capaci potevano trasmettere la loro esperienza in combattimento ai cadetti. Fu il caso di Nguyen Doc Soat. Originariamente questo giovane allievo di MiG-21 fu assegnato al 921.mo Reggimento caccia, e i suoi istruttori erano i migliori piloti della VPAF: Pham Thanh Ngan (8 abbattimenti) e il miglior asso vietnamita, Nguyen Van Coc (9 abbattimenti). Soat non poteva chiedere di meglio. Mentre in quel momento non segnò abbattimenti, si guadagnò un’esperienza preziosa. Fu appena riassegnato al 927.mo Reggimento caccia quando inizio l’operazione “Linebacker I” nel maggio 1972; Soat era pronto a dimostrare le proprie capacità. Il 23 segnò la prima vittoria, abbattendo un A-7B Corsair II dell’USN coi cannoni da 30mm. La vittima era Charles Barnett (ucciso in combattimento). Il 24 giugno 1972 due MiG-21 pilotati da Nguyen Duc Nhu e Ha Vinh Thanh decollarono da Noi Bai alle 15:12 per intercettare alcuni Phantom che attaccavano una fabbrica a Thai Nguyen, Vietnam del Nord. La scorta statunitense reagì rapidamente e si diresse verso di loro. Ma i MiG erano in realtà solo un’esca; improvvisamente due MiG-21PFM del 927.mo Reggimento, pilotati da Nguyen Doc Soat (leader) e Ngo Duy Thu (gregario), sorpresero la scorta degli F-4E, lanciando missili ad infrarossi R-3S Atoll; Soat abbatté l’F-4E di David Grant e William Beekman, entrambi fatti prigionieri, mentre Thu abbatté un altro Phantom. Tre giorni dopo, Soat e Thu decollarono da Noi Bai alle 11:53 puntando verso quattro F-4, ma sapendo che erano arrivati altri otto Phantom non rischiarono di essere “messi a nudo” dai caccia statunitensi in arrivo. Virarono salendo a 5000 metri e aspettarono. La pazienza fu ricompensata e sorpresero una coppia di F-4; Soat e Thu abbatterono un Phantom ciascuno coi missili R-3. La vittima di Soat fu l’F-4E dell’equipaggio Miller/McDow, poi catturato. Il 26 agosto 1972, Nguyen Doc Soat ebbe l’onore di abbattere l’unico Phantom dell’USMC coinvolto in un combattimento aereo durante la guerra del Vietnam. Il navigatore dell’F-4J si salvò, ma lo sfortunato pilota, Sam Cordova, morì. Il pilota vietnamita segnò l’ultima vittoria il 12 ottobre, quando spazzò via dai cieli l’F-4E di Myron Young e Cecil Brunson (entrambi fatti prigionieri). Oltre a Nguyen Van Coc e altri veterinari della VPAF, Soat è una leggenda vivente nel Paese per cui ha combattuto con coraggio e abilità 30 anni fa.

921.mo Reggimento “Sao Do“: il 4114 con cui Vu Ngoc Dinh abbatté un F-105D dell’USAF, l’11 luglio 1966.

Fonti:
Guerra aerea sul Vietnam del Nord, Itsvan Toperczer, Squadron/Signal Publications Inc., 1998
Unità di MiG-21 nella Guerra del Vietnam, Istvan Toperczer, Osprey Military, 2001
Unità di MiG-17/19 nella Guerra del Vietnam, Istvan Toperczer, Osprey Military, 2001Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’aeronautica di Pol Pot e l’intervento cinese in Kampuchea

Alessandro Lattanzio, 22/10/2017La Kampuchea Democratica nell’aprile 1975 creò l’Esercito Rivoluzionario di Kampuchea (RAK), sulla base delle Forze Armate di Liberazione Nazionale del Popolo Cambogiano, create nel 1967 quando scoppiò una rivolta contadina nel distretto di Samlot della provincia di Battambang. Secondo il loro comandante e Ministro della Difesa della KD, Son Sen, il RAK aveva 230 battaglioni raggruppati in 35-40 reggimenti e 12-14 brigate. Il RAK catturò diverso materiale militare di origine occidentale, come blindati Panhard AML-60, V-100, Commando, M113, e cannoni semoventi M-108 e M-109. La struttura di comando si basava su comitati di tre ufficiali, in cui il commissario politico era il vero comandante. Il RAK era suddiviso in regioni militari comandate dai segretari regionali del Partito. Spesso le truppe di una regione venivano inviate in un’altra regione per far rispettare la disciplina, originando rapidamente disordini e purghe nei ranghi del RAK, minandolo e preparando il terreno alla rivolta. Inoltre Khmer Rossi recuperarono dalle 171 imbarcazioni della marina cambogiana, 13 pattugliatori costieri “Swift“, 40 PBR Mk 1 e 2 “Bibber” e cinque mezzi da sbarco LCM e 8 LCU, annessi alla Marina dell’Esercito di Liberazione della Kampuchea Democratica (MELK). Almeno 4 “Swift” furono distrutti durante l’incidente del cargo Mayaguez, nel maggio 1975, dalle cannoniere volanti statunitensi AC-130. Malgrado i problemi di manutenzione, 9 pattugliatori “Swift“, i pattugliatori PBR e gli LCU rimasero in servizio presso le basi navali di Ream e Chrui Chhangwar fino al febbraio 1979, quando la MELK fu neutralizzata dall’Esercito Popolare del Vietnam.

Il Fronte Nazionale di Liberazione del Vietnam lanciò un attacco con commando sulla base aerea Pochentong di Phnom Penh, nella notte del 21-22 gennaio 1971. L’incursione eliminò 39 soldati cambogiani, ne ferì 170 e causò notevoli danni ad aerei e strutture di supporto. Il testo del volantino cinese recita: “La mattina del 22 gennaio, le Forze Armate di Liberazione Nazionale del Popolo cambogiano assaltavano l’aeroporto Pochentong di Phnom Penh, spazzando via un battaglione di truppe nemiche a protezione dell’aeroporto e quasi tutti i piloti e tecnici. Oltre 750 nemici sono stati uccisi o feriti, più di 90 aerei nemici distrutti o danneggiati, con oltre un centinaio di autoveicoli militari distrutti. Nove depositi con oltre 10000 tonnellate di munizioni e di carburante sono stati distrutti. Questo è un colpo pesante per l’imperialismo statunitense e il suo burattino Lon Nol“. Andò distrutta l’intera aeronautica cambogiana tra 48-52 velivoli almeno, più altri 17 velivoli sudvietnamiti almeno, e anche statunitensi: 10 aerei antiguerriglia North American T-28D Trojan, 4 aerei da supporto tattico Cessna T-37B Dragonfly, 13 cacciabombardieri MiG-17F, 4 aerei d’addestramento Fouga CM-170 Magister, 11 aerei-cargo Douglas C-47 Skytrain, 8 aerei d’osservazione L-19A Bird Dogs, 1 elicottero UH-1 dell’aeronautica cambogiana, 1 aereo antiguerriglia North American Rockwell OV-10A Bronco e 1 aereo da supporto tattico Cessna T-37B Dragonfly dell’USAF, 3 aerei d’osservazione L-19A Bird Dogs sudvietnamiti, 1 deHavilland Canada L-20A Beaver, 1 Douglas C-47B, 1 Antonov An-2, 1 SE-210 Caravelle III delle linee aeree cambogiane.Nel 1975, l’Aeronautica cambogiana disponeva di 100 aeromobili, e i Khmer Rossi riuscirono a recuperarne 21 aerei da supporto tattico T-28D Trojan, 4 velivoli leggeri GY-80 Horizon, 23 aviogetti da addestramento T-37B Tweety, 12 aerei d’addestramento T-41D Mescalero, 5 velivoli U-17 Skywagon, 7 aerei da trasporto C-123K, 9 cannoniere volanti AU-24A, 6 cannoniere volanti AC-47D, 4 aerei da trasporto C-47 Skytrain, 20 elicotteri UH-1D/H e UH-1G Huey e 3 elicotteri Alouette III. 12 T-28D Trojan furono schierati dall’Aeronautica dell’Esercito di Liberazione della Kampucha (AELK) presso la base aerea Ream; altri 5 furono distrutti dall’USAF durante l’incidente del cargo Mayaguez, il 15 maggio 1975. Al momento dell’intervento dall’Esercito Popolare del Vietnam, nel febbraio 1979, erano rimasti operativi pochi velivoli.46 UH-1H Huey furono consegnati dagli USA all’Aeronautica della Cambogia. Alcuni UH-1H utilizzati nel ruolo di cannoniere furono rinominati UH-1G. Uno fu distrutto a Pochentong il 12 gennaio 1971, e un altro fu abbattuto nell’agosto 1972 con un missile Strela-2. 13 UH-1H fuggirono in Thailandia nell’aprile 1975. 19 – 24 elicotteri furono catturati dai Khmer Rossi nell’aprile 1975. I consiglieri cinesi ricostruirono aerei ed elicotteri catturati. L’addestramento si svolgeva a Pochentong, presso Phnom Penh, e a Battambang; quattro istruttori cinesi addestrarono dieci piloti a volare sui Bell UH-1H. Gli UH-1H furono utilizzati per addestramento, trasporto, collegamento e missioni di propaganda. Dopo l’intervento vietnamita del 25 dicembre 1978, 5 Huey cambogiani fuggirono in Thailandia, portando Pol Pot e il suo entourage in esilio in Thailandia, ad Isan, nella giungla.Gli USA consegnarono 29 T-37B all’aeronautica cambogiana tra il 1963 e il 1973. 10 T-37B furono catturati dalle forze vietnamite nel gennaio 1979.

Gli USA consegnarono 25 Cessna T-41D Mescalero, ma nel 1972 4 risultarono perduti in incidenti di addestramento, insieme ai loro piloti. Nel 1974, 13 T-41 erano in servizio presso l’Accademia aeronautica di Pochentong. Almeno 3 fuggirono in Thailandia nell’aprile 1975. I T-41D dell’AELK furono utilizzati dai Khmer Rossi a Battambang, per l’addestramento al volo ad ala fissa.

Nell’ambito del programma MAP, gli USA consegnarono 20 DHC-3 U-1A Otter, tra luglio 1971 e settembre 1972. Almeno 3 furono distrutti durante un attacco dei Khmer Rossi su Pochentong nel marzo 1972. I restanti DHC-6 furono catturati dalle forze vietnamite nel 1979.L’aeronautica cambogiana disponeva di 22 aerei da trasporto Douglas C-47 Skytrain, nel settembre 1970, ma molti furono distrutti da un attacco dei Vietcong a Pochentong, nel gennaio 1971. Nell’aprile 1975, 9 C-47 fuggirono in Thailandia, mentre 14 (inclusi 6 AC-47D Spook, la versione cannoniera del velivolo-cargo), furono catturati dai Khmer Rossi che ne utilizzarono almeno 2 fino al 1977. Quando il Vietnam intervenne in Kampuchea alla fine del 1978, catturò 6 C-47.Gli USA consegnarono alla Cambogia 17 aerei-cargo Fairchild C-123K nel 1973, ma 10 C-123K fuggirono in Thailandia nell’aprile del 1975. Dei restanti 7, 3 furono catturati dalle forze vietnamite nel 1979.L’USAF consegnò 15 aerei antiguerriglia Helio AU-24A Stallion nel 1972 all’Aeronautica cambogiana. Uno precipitò nel marzo 1973, tre furono abbattuti dai Khmer Rossi e un altro precipitò nel Golfo del Tonchino, il 17 aprile 1975. Altri tre fuggirono in Thailandia nell’aprile del 1975. I restanti 6 AU-24A furono catturati dai Khmer Rossi a Phnom Penh.Gli USA consegnarono all’Aeronautica cambogiana 16 aerei da supporto tattico T-28D Trojan, nel 1963, che vennero tutti distrutti il 12 gennaio 1971 durante l’attacco dei vietcong su Pochentong. In seguito, nel febbraio 1972, gli USA inviarono altri 23 T-28. Ma già ad agosto, 14 T-28 erano andati persi. Quindi nel 1972-1973 gli USA inviarono altri 20 T-28D. Nell’aprile 1975, i Khmer Rossi disponevano di 20 T-28D schierati nella base di Ream, ma 14 furono distrutti dagli attacchi aerei statunitensi del 15 maggio 1975, durante l’operazione di salvataggio del Mayaguez. All’AELK rimasero 7 T-28D, basati a Ream. Un film dell’agenzia Xinhua del 1977 mostra dei piloti kampuceani che si addestrano su 4 T-28 nella base aerea di Pochentong.

Dei 10 Sud Aviation SA 3130 Alouette II e Sud Aviation SA 316B Alouette III consegnati alla Cambogia, 3 furono catturati dalle forze vietnamite nel 1979.Nel giugno 1975, il capo del Partito Comunista di Kampuchea, Pol Pot, compì un viaggio a Pechino per incontrarsi con Mao Zedong, che gli offrì 1 miliardo di dollari in aiuti, allora i più grandi della Cina a un Paese estero. Nel 1976 vi fu un accordo militare tra la Cina popolare e la Kampuchea democratica, con cui Beijing fornì all’ARK sistemi di comunicazione, e nel 1977 carri armati, blindati, munizioni, 4 pattugliatori per la marina kampucena ed aerei da combattimento. La Cina in effetti fornì 16 caccia Shenyang F-6C all’Aeronautica dei Khmer Rossi (AELK), tra il 1975 e il 1978. Ma solo 6 furono assemblati e divennero operativi. Almeno 1 F-6C fu catturato dalle forze vietnamite. Nel 1977 la Cina popolare consegnò almeno 3 bombardieri leggeri Harbin H-5 (Iljushin Il-28) alla Kampuchea democratica. 2 furono catturati nella base aerea di Pochentong, il 7 gennaio 1979, dalle forze vietnamite, che inoltre abbatterono un terzo H-5 kampuceano.

La Cina costruì in Cambogia strade, ferrovie, dighe e ponti e ricostruì la rete elettrica, tanto che aumentò la produzione di elettricità a Phnom Penh, forse in previsione della ripopolazione della capitale. I cinesi costruirono anche la raffineria petrolifera di Kampong Som, per lavorare il petrolio greggio cinese dei campi di Daqing, e l’aeroporto di Kampong Chhnang. La pista di 2,4 km e l’aeroporto furono realizzati da centinaia di ingegneri ed operai cinesi, tra il 1976 e il 1978. I consiglieri cinesi inoltre supervisionarono la costruzione, presso l’aeroporto, di un centro di comando sotterraneo di cemento armato che si estendeva per centinaia di metri fino alle colline vicine. In cambio la Cina riceveva forniture di caucciù. In quel periodo erano presenti diverse migliaia di cinesi nella Kampuchea democratica; “Erano in Cambogia per cercare di aiutare i fratelli rivoluzionari e a portare gloria alla Cina nella missione per aiutare la Cambogia a svilupparsi sotto la tutela cinese“. In realtà i rapporti tra i due Stati non erano così netti; “Nel 1975, i cinesi, avendo avuto un’esperienza amara, avvertirono i cambogiani dal correre troppo nel realizzare gli obiettivi rivoluzionari. Si dice che Khieu Samphan e Ieng Thirith sorridessero in modo condiscendente“. Inoltre la mancanza di competenze e addestramento dei kampuceani frustrò i cinesi; mancavano gli interpreti e così le parti comunicavano a gesti. “Esistevano molti limiti all’influenza cinese sulla burocrazia, poiché le frammentate agenzie cinesi dell’amministrazione degli aiuti lottarono per collaborare con le istituzioni della Kampuchea democratica, sconnesse, sottosviluppate e talvolta ostinate“. Gli aiuti comprendevano oltre a materiale militare e sistemi radio, strumenti agricoli e derrate alimentari. Dei voli settimanali da Pechino portarono in Cambogia le migliaia di ingegneri e consiglieri cinesi. L’aeroporto di Kampong Chhnang fu fondamentale per queste operazioni. Inoltre, una volta completato avrebbe permesso alla Cina di proiettarsi sul fianco meridionale del Vietnam e sul Golfo della Thailandia.
Per tali motivi geopolitici, isolare il Vietnam, la Cina sostenne i Khmer Rossi anche negli anni ’80, assieme a Stati Uniti, Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico e NATO, nel tentativo di rovesciare il regime filo-vietnamita che a Phonm Penh sostituì il dominio dei Khmer Rossi.Fonti:
Aeroflight
Asiafinest
Cambodia to Kampuchea
Phnom Penh Post
Sebastian Strangio

La storia del carro armato sovietico che fermò i nazisti a Minsk

Sputnik 10.09.2017Il giornalista militare Aleksandr Khrolenko ritorna sull’incredibile storia di come un solitario carro armato medio sovietico T-28 condusse un audace scontro nella Minsk occupata dai nazisti nelle prime settimane della Grande Guerra Patriottica. Il 10 settembre la Russia festeggia la giornata dei carristi, la festa ufficiale degli equipaggi dei carri armati fondata nel 1946 in onore della vittoria delle forze meccanizzate nella Grande Guerra Patriottica. Alla luce della celebrazione, l’autore di RIA Novosti Aleksandr Khrolenko ha scritto un pezzo su uno degli episodi più sorprendenti sull’eroismo dei carristi durante la guerra: il caso incredibile dell’equipaggio di un carro armato sovietico T-28 a Minsk, nel luglio 1941.

12.mo giorno di guerra
All’inizio di luglio 1941, il carro armato medio T-28 comandato dal Sergente-Maggiore Dmitrij Malko fu colpito dalla Luftwaffe mentre si ritirava con una colonna meccanizzata sovietica nei pressi di Berezino, 90 km ad est di Minsk occupata dai nazisti subito dopo l’inizio della guerra. Il motore del carro armato fu danneggiato. Malko, un esperto meccanico, riuscì a ripararlo ma perse i contatti col resto della colonna. Piuttosto che cercare di raggiungerla, il sottufficiale e il suo equipaggio decisero di dirigersi verso ovest e visitare i tedeschi a Minsk. Recuperando le munizioni da un deposito abbandonato, il T-28 si diresse verso la capitale bielorussa. Le forze armate del feldmaresciallo Hans Guderian erano già avanzate verso est, e il solitario T-28 sovietico che viaggiava lungo le strade non attirò l’attenzione dei tedeschi, abituati a vedere i blindati nemici catturati.Scontro feroce
Dirigendosi verso ovest, i carristi di Malko incontrarono una colonna di motociclisti tedeschi a 40 km da Minsk, sul ponte sul fiume Svislach. Khrolenko scrive: “Il T-28 piombò sulla colonna, sparando alle forze nemiche con il cannone e le quattro mitragliatrici. Dopo di che, l’equipaggio distrusse due camion, un blindato Hanomag e decine di soldati tedeschi di fronte a una distilleria. Recandosi in città, il T-28 correva sparando alle truppe naziste nelle strade e nel parco Gorkij (che ospitava un campo militare)“. “Nel corso dell’attacco a Minsk, i sei carristi sovietici distrussero 10 carri armati e blindati, 14 camion e 3 batterie di artiglieria nemici. Le truppe tedesche subirono perdite per circa 360 soldati e ufficiali”. Il coraggioso equipaggio del T-28 attraversò Minsk, sparando finché non finirono le munizioni, prima che il comando tedesco avesse finalmente capito cosa succedesse. Un cannone anticarro della Wehrmacht sparò sul carro armato sovietico, ma la corazzatura frontale assorbì il colpo, dopo di che il Sergente-Maggiore Vasechkin rispose al fuoco, distruggendo il cannone. Khrolenko scrive che dopo aver completato la missione, “il T-28 uscì dalla città, ma alla periferia, nell’area del cimitero Kalvarijskoe, fu colpito dal tiro di un pezzo d’artiglieria nemico e prese fuoco”. I soldati dell’Armata Rossa riuscirono ad abbandonare il carro armato.Il destino dell’equipaggio
L’equipaggio del carro armato subì diverse sorti. Il Sergente-Maggiore Vasechkin lasciò il carro armato dal portello del comandante, sparando con la pistola TT prima di essere ucciso dai nazisti. I cadetti Aleksandr Rachitskij e Sergej (cognome sconosciuto) caddero anche nella battaglia. Il cadetto Nikolaj Pedan fu preso prigioniero e detenuto per quattro anni in un campo di concentramento nazista. Fu infine liberato, reintegrato nell’esercito e smobilitato nel 1946. Il cadetto Fjodor Naumov si nascose e aderì al potente movimento partigiano della Bielorussia. Fu ferito gravemente nel 1943 ed evacuato verso est. Il Sergente-Maggiore Malko riuscì a scappare verso est, incontrando le truppe sovietiche. Khrolenko scrive: “Combatté nelle truppe corazzate per il resto della guerra, il suo carro armato fu colpito sedici volte… vide il Giorno della Vittoria nella Prussia orientale, promosso al momento vicecomandante di una compagnia di carri armati. Esattamente tre anni dopo il raid del 1941, nel luglio 1944, il Tenente-Maggiore Malko si trovò nella Minsk liberata e vide lo scafo bruciato del suo T-28“. “Più tardi, nella primavera del 1945, la controintelligence statunitense interrogò il maggiore tedesco Rudolf Hale, prigioniero nella Ruhr. Durante l’interrogazione, il maggiore disse agli statunitensi che nell’estate del 1941 la sua compagnia fu quasi completamente distrutta dall’apparizione inaspettata di un T-28 sovietico a Minsk; il comando statunitense consegnò questa testimonianza agli organi appropriati delle controparti sovietiche, ma nessuno credette alla storia del carrista Dmitrij Malko e del maggiore Rudolf Hale. Nikolaj Pedan la confermò, per cui fu assegnato a Malko l’Ordine della Guerra Patriottica di Prima Classe“.
Ombreggiato dal cugino più giovane, il leggendario T-34, il T-28 era uno dei carri armati medi più formidabili del mondo durante il periodo pre-bellico. Il mostro d’acciaio aveva una corazzatura frontale spessa 80 mm e una laterale e posteriore di 40 mm. L’insolita configurazione multi-torretta del carro armato comprendeva un cannone da 76 mm e quattro mitragliatrici da 7,62 mm. Il cannone del carro armato poteva penetrare corazze spesse 50 mm alla distanza di 1000 metri. Il suo motore da 500cv gli permetteva di muoversi a velocità superiori ai 40 km/h e di attraversare fossati, scarpate e altri ostacoli. La stazione radio a bordo permetteva di comunicare fino a 60 km. Il carro armato aveva un equipaggio standard di sei elementi. Nel giugno 1941, l’Armata Rossa aveva in servizio circa 250 T-28. L’ultimo impiego in combattimento del T-28 avvenne nel 1944.Traduzione di Alessandro Lattanzio