Dugin, Chiesa e l’imperialismo

Alessandro Lattanzio, 15/11/2016
Attenzione agli pseudo-filorussi e all’alleanza tra i seguaci settari di Dugin, Saker e Giulietto Chiesa.645x400-russian-president-putins-advisor-visits-ak-party-parliamentary-group-meeting-1478620872304Il presunto ‘geofilosofo’ eursiatista Aleksandr Dugin, l’8 novembre incontrava ad Ankara i gerarchi del partito di Erdogan, con cui vuole costruire un’alleanza ‘eurasiatica’ che, in sostanza, distruggerebbe invece gli alleati regionali della Federazione Russa, come la Siria, l’Armenia e le repubbliche dell’Asia centrale. Aleksander Dugin (e anche suoi estimatori e presunti nemici) ama spacciarsi da “consigliere del Presidente Vladimir Putin”. Tolto il fatto che di questo “consigliere di Putin” appaiono fotografie con i nemici della Russia, e neanche una con il ‘consigliato’ Putin, Dugin non risulta mai aver lavorato con organi di governo o presidenziali della Federazione Russa. In realtà, la mitologia su Dugin ‘consigliere’ di Putin serve a un duplice scopo:
1. Pompare un “ideologo” che in Patria non conta nulla e racimola seguaci solo tra le sette fringe della Federazione;
2. Sostanzialmente screditare il Presidente Putin accomunandolo con una figura ambigua che rappresenta in realtà un’ideologia quanto meno confusionaria, ma pericolosa;
Il milieux duginista aggredisce continuamente gli alleati storici della Federazione Russa, come India, Vietnam, Siria, Paese quest’ultimo che si vorrebbe frantumare per soddisfare le ambizioni neo-ottomaniste del presidente turco Erdogan, padrone della Turchia e di un certo Dogu Perincek, il capo di una setta politica legata ad Erdogan tramite il generale dell’intelligence militare turca Ismail Hakki Pekin, e con cui lo stesso Dugin ha un lungo sodalizio.

Ismail Hakki Pekin

Ismail Hakki Pekin

Va ricordato che la Turchia è sempre stata un terreno fertile per le operazioni di Stay Behind, e nulla può escludere che Perincek e il suo ‘partito maoista/eurasiatista’ non siano che il colpo di coda della convergenza tra estrema sinistra maoista e strutture di Gladio, avutasi nel lontano 1966 in Svizzera e in Italia (Piazza Fontana e L’Orchestra Nera): “Dopo diversi anni di attività clandestina, Perincek fondò il Partito dei lavoratori e dei contadini della Turchia (PLCT). Questo partito legale aveva ereditato il maoismp del predecessore (nel senso di lotta contro i sovietici), ma aveva cambiato atteggiamento nei confronti di Mustafa Kemal e della questione curda. E alla fine divenne uno dei primi avversari del PKK fondato nell’Anatolia orientale; l’organizzazione clandestina assassinò diversi capi regionali del PLCT. Al di là del conflitto con il PKK, il partito aveva posizioni “uniche”, come aumentare la pressione militare e il ruolo della NATO, in quanto Perincek sosteneva misure straordinarie contro la cosiddetta “quinta colonna”, rappresentata dal Partito Comunista di Turchia, ed appoggiava l’adesione della Turchia alla NATO “come misura difensiva contro gli zar rossi”. E’ degno di nota che il partito inizialmente sostenesse il colpo di Stato del 1980 (in Turchia), essendo del parere che gli Stati Uniti fossero in ritirata e l’URSS fosse la ‘principale minaccia imperialista’. Nonostante il supporto iniziale del partito, le autorità putschiste turche vietarono il PLCT, insieme a decine di altre organizzazioni socialiste. Negli anni successivi, la cerchia di Perincek fondò il Partito Socialista inizialmente guidato da Ferit Ilsever, stretto collaboratore di Perincek. Nello stesso periodo, Perincek e i suoi seguaci pubblicarono la rivista “2000 e Dogru” (Verso il 2000), che intervistò ex-capi curdi fedeli ad Abdullah Ocalan e a Masud Barzani. Non sorprende che Perincek e i suoi seguaci cambiassero posizione sulla questione curda, ancora una volta sostenendo il PKK e contrastando le forze armate turche con la stessa retorica assolutista di prima. Perincek accusò il famoso giornalista della sinistra kemalista (e martire) Ugur Mumcu, di collaborazionismo per le critiche alle milizie di Barzani e del PKK. Gli anni successivi videro l’ennesimo trasformismo di Perincek quando fondò il Partito dei Lavoratori (Isci Partisi), filo-kemalista. Inutile dire che ruppe con il PKK e abbracciò l’approccio nazionalista turco. Lentamente cominciò a “riconoscere” il “superamento” dei concetti politici tradizionali di “sinistra” e “destra” e teorizzò la lotta tra forze “globali” o “non nazionali” e quelle “nazionali”. La sua separazione tra accumulazione del capitale e nozione di globalizzazione l’ha portato a cercare soluzioni “non-socialiste”, in patria e all’estero, comportando alleanze ambigue con gli eurasiatisti russi (Dugin. NdT) ed ex-Lupi Grigi (Stay Behind/Gladio. NdT). La popolarità di Perincek raggiunse l’apice quando fu imprigionato insieme a decine di militari, giornalisti, accademici e politici anti-NATO, durante l’indagine Ergenekon. In un primo momento lui e i suoi compari cercarono di dissociarsi dal resto dei prigionieri, ma alla fine solidarizzarono. Mentre l’indagine procedeva, Perincek, nonostante le accuse spregevoli ed illegittime, apprezzò il “mito del leader imprigionato”, come Abdullah Ocalan. Le sue azioni furono giudicate scusabili, non importa quali fossero, mentre le sue idee continuavano a spostarsi verso destra. Tuttavia, negli ultimi due anni quel mito è andato distrutto. Dopo essere stato rilasciato, Perincek si unì con entusiasmo alla crociata di Erdogan contro la setta di Gulen, nonostante il fatto che Gulen e Erdogan fossero ugualmente responsabili della sua prigionia; Perincek considera Gulen “il nemico principale”, arrivando a sostenere i candidati di Erdogan al Consiglio superiore dei giudici e dei pubblici ministeri. Inoltre non si astiene dal sostenere l’introduzione dei programmi “turchi ottomani” nelle scuole superiori, di fatto facendo marcia indietro dalla sua posizione “kemalista”. Perciò, Perincek decise che non era più opportuno mantenere un “nome di sinistra”, come “Partito dei lavoratori”, e dopo un congresso ridicolo cambiò il nome del partito in “Partito della Patria”. Nonostante l’esigua base elettorale (0,3%), il partito si presenta coraggiosamente da “fronte unitario” (rinunciando sostanzialmente al ruolo di “partito d’avanguardia” teorizzato da Lenin) accogliendo con favore il genere di persone che ho già citato… Il resto della storia si svolge ai giorni nostri. Perincek continua a sostenere le incursioni illegittime di Erdogan in Siria, “finché l’esercito distrugge il PKK”, evita di commentare le palesi violazioni costituzionali di Erdogan e continua ad eliminare i socialisti “disobbedienti” (o meglio, i socialisti autentici) dal partito. E come Perincek giustifica tali azioni? E’ convinto che “ieri è ieri e oggi è oggi”, cioè, non ha remore ad allearsi anche con Erdogan finché combatte l’attuale “nemico principale”. Non ha alcun principio politico; o meglio, il suo unico principio politico è la realpolitik. Tali vizi, non esclusivi in lui, sono “tipici del politico in mala fede”; semplicemente è un capo inaffidabile e quindi va isolato”.
Ma ricordiamo la presunta funzione ‘eurasiatista’ della Turchia neo-ottomana di Erdogan, Perincek e Dugin, citando qualche fatto:
– I terroristi del cosiddetto esercito libero siriano (ELS) ricevevano qualche giorno fa dei missili antiaerei portatili, ad al-Bab, nella provincia di Aleppo. L’ELS opera nell’ambito dell’operazione turca ‘Scudo dell’Eufrate’, condotta da esercito e forze speciali turchi, da cui appunto i terroirsti filo-turchi e turcomanni ricevono i nuovi missili superficie-aria. Ciò indica che Ankara considera un confronto militare con l’Esercito arabo siriano, dopo aver occupato al-Bab una volta battuto lo Stato islamico.
– Secondo l’analista Sarqis Qasarjian, “4 autocarri carichi di armi sono entrati nella provincia di Idlib, in Siria, dalla Turchia, destinati ai terroristi ad Aleppo“. L’esercito turco ha fornito una grande quantità di armi e munizioni alla coalizione terroristica Jaysh al-Fatah, per impiegarle nell’operazione ‘Grande Epopea’, volta a spezzare l’assedio dell’Esercito arabo siriano ai terroristi nella parte orientale della città di Aleppo. Hawar News, inoltre, indicava che l’esercito turco istituiva un nuovo posto di frontiera a nord di Idlib, ad Uqayrabat, per inviare rinforzi, armi e munizioni ai gruppi terroristici sostenuti da Ankara. L’esercito turco inviava il 23 ottobre almeno 20 autocarri carichi di armi e munizioni ad Idlib, attraverso questo passaggio, in vista dell’assalto del Jaysh al-Fatah alle postazioni governative di Aleppo. Nel frattempo, anche 4 autobus con decine di terroristi si recavano ad Idlib via Atamah, prr poi essere spediti nei campi di battaglia di Aleppo. Un membro del Consiglio democratico siriano, Rizan Hado, rivelava anche che un elicottero turco era atterrato nei pressi di Atamah, nella provincia di Idlib, “L’elicottero trasportava numerosi ufficiali turchi e diverse scatole il cui contenuto non era noto, ma fonti dicevano contenere armi avanzate“. Da giugno, oltre 4000 terroristi avevano attraversato il confine tra Turchia e Siria, soprattutto per aiutare i terroristi intrappolati ad Aleppo.
– Presso Lataqia, il 13 novembre, i soldati dell’Esercito arabo siriano assaltavano le difese dei terroristi nei dintorni della fattoria al-Hayat. Le truppe siriane assaltavano le posizioni e i centri di Jabhat Fatah al-Sham nella provincia di Lataqia, “I centri di Fatah al-Sham nei villaggi e nelle città di frontiera tra Lataqia e Idlib e la Turchia, venivano attaccati dai soldati e dagli aerei siriani. Il governo del presidente Recep Tayyip Erdogan ha trasformato queste aree di confine in corridoi illegali per il contrabbando di terroristi e munizioni in Siria“.
In sostanza, dei buoni esempi di cosa intenda Dugin quando sproloquia di ‘eurasiatismo’ con i suoi camerati neo-ottomani. E tornando proprio a Dugin, l’alleato ‘eurasiatico’ di Perincek visitava il parlamento turco l’8 novembre, dove veniva ancora introdotto come il “consigliere di Putin che aveva avvertito dell’imminente golpe turco” del 14 luglio; alle domande dei giornalisti turchi, rispondeva che “non ha portato alcun messaggio privato di Putin; la sua presenza (di Dugin) ad Ankara era per dimostrare la particolare amicizia della Russia alla Turchia”. Ciò in memoria dei soldati russi assassinati dai terroristi filo-turchi e dai militari turchi? Ma poi, è vero, ancora, che Dugin è vicino a Putin?
cxfnp7mxeaahtwgMi dispiace per coloro che s’immaginano analisti della Russia, ma che non vi hanno mai trascorso un giorno, non ne hanno mai studiato la cultura e la letteratura, né la lingua, e quindi non sanno leggere i media russi, che non sono monolitici e spesso rimproverano severamente le politiche di Putin e del Cremlino. Cliff Kincaid è uno di tali aspiranti ‘analisti’. Un solo passaggio illustra l’ignoranza profondamente imbarazzante di costui della scena politica russa e della psicologia di Putin. Kincaid puntella la sua ignoranza con tale convenzione: ‘Come abbiamo notato, il consulente di Putin Aleksandr Dugin è il leader del “Movimento Internazionale d’Eurasia”, che punta all'”alleanza strategica” tra Iran e Russia’. Se non fossi così occupato a piangere sull’abissale ignoranza degli affari esteri che sprofonda la nostra nazione di guerra in guerra, dopo tali manifestazioni di palesi sciocchezze senza senso, mi viene da ridere all’assurda idea che Dugin sia un “consigliere” di Putin, nozione su cui si basa gran parte delle ‘analisi’ della spazzatura neocon su Putin. Recentemente mi hanno chiesto del rapporto tra Dugin e Putin, ed ecco cosa ho detto: ‘A molti nel mondo occidentale viene detto dai critici anti-russi che il filosofo Aleksandr Dugin sia il “mentore” di Putin. Niente è più lontano dalla verità. Dugin è un uomo intelligente che vuole il potere per sé ed ha fatto disperati tentativi d’ingraziarsi Putin sezionandone il comportamento e sintetizzandone una filosofia. Quindi, non è particolarmente creativo o originale, e le cui idee non sono sue, ma sono solo tentativi amatoriali di tradurre le azioni di Putin in un’ideologia. Ecco il punto chiave: Putin non è un seguace di Dugin, più di quanto Dugin sia un seguace di Putin, come cercherò di dimostrare. Ecco un esempio da una recente intervista in russo (che Kincaid, che sfila come autorità sulla Russia, non saprebbe leggere). Una volta i leninisti dicevano: “Lenin visse, Lenin vive, Lenin vivrà”. Quando studiavo a Leningrado, c’erano striscioni sulle vie principali con questo messaggio di adorazione. Beh, come ho detto, Dugin non è molto creativo. Ha preso questa frase come base e vi ha creato il detto: “Putin è ovunque, Putin è tutto, Putin è assoluto, Putin è insostituibile”. Dugin ha anche usato un concetto di Tolstoj spacciandolo come proprio. Purtroppo, Dugin non ha mai veramente capito Putin. Dugin fece un discorso folle in un’intervista televisiva, invitando la gente ad “uccidere, uccidere, uccidere” (gli ucraini), e molti russi chiesero che venisse licenziato dalla cattedra di professore. In effetti, fu licenziato, e significativamente Putin non si oppose, né lo difese in alcun modo. Significativamente, Putin ha più volte detto, nelle interviste pubbliche, che russi ed ucraini sono fratelli. Vuole la conciliazione e vuole che i russi rispettino gli altri popoli. Così, nonostante il suo sciorinare erudizione, Dugin fu ingenuo nell’invocare l’uccisione degli ucraini, rivelando una totale incomprensione della mentalità di Putin. Dugin poi stupidamente accusò Putin di non averlo soccorso. Ovviamente, costui è un egoista che cerca di gonfiarsi associando la propria figura alle idee di Putin, ma non ha alcuna influenza su Putin, e dubito che l’abbia mai avuta. Putin è stato recentemente intervistato dai media russi e gli è stato chiesto quale fosse la sua ideologia. Putin ha detto che non ha alcuna ideologia che lo guidi, ma che è un conservatore e un pragmatico. Qualsiasi acuto osservatore di Putin (non accecato dal razzismo russofobico) avrebbe detto la stessa cosa. Questo è un segnale chiaro al pubblico che Putin non ha alcun legame con Dugin e che non è influenzato dall’ideologia dell”eurasiatismo’ (o qualunque altra cosa). La Russia è stata quasi distrutta da una ideologia. I russi s’intimidiscono quando si tratta di belle ideologie dal suono occidentale, tipo ‘progressista’ o ‘liberale’. Dugin aveva il suo posto al sole. Ora l’ha perso e sono convinto che Putin dica tra sé e sé che è stata ‘una liberazione’”.
img-20160811-wa0004_8820bda62de4d7719494Il 14 e 15 luglio 2016, Dugin aveva incontri privati con i funzionari dell’intelligence turca ad Istanbul… Al momento dell’incontro ci fu il tentativo di colpo di Stato, e il sindaco di Ankara e rappresentante del presidente Beldia Melih, descrisse la situazione dell’imminente colpo di Stato in un incontro con Aleksandr Dugin e Hasan Cengiz (il capo dei duginisti turchi), la mattina del 15 luglio. Ovvero almeno 12 ore prima del presunto colpo di Stato, Dugin e ovviamente i turchi sapevano che ci sarebbe stato. “Dopo il fallito golpe, Alexander Dugin e un reporter televisivo di Tsargrad, di sua proprietà, fecero un documentario di 3 ore”, a sostegno delle castronerie sull’avvertimento dei servizi segreti russi, di cui lo stesso Dugin è all’origine. Tale documentario di propaganda filo-Erdogna fu trasmesso poi in Russia per influenzarne l’opinione pubblica. Nel documentario compaiono Hasan Cengiz, il presidente della commissione costituzionale Burhan Kuzu, il sindaco dell’area metropolitana di Ankara Melih, il sindaco della città Mustafa Keçiören, oltre ad “alcune vittime” dei gulenisti. Mandato in onda l’8 agosto, il giorno prima del vertice del 9 agosto tra Putin ed Erdogan. Dal 4 agosto Aleksandr Dugin si è recato almeno 4 volte in Turchia. Infie, dopo aver detto nel 2015 a Spiegel che lui non ha mai incontrato Putin, il 4 agosto 2016 Dugin viene presentato in Turchia, ancora come massimo consigliere di Putin, e suo mentore ‘spirituale’…

Dugin incontra Salvini, e non Putin

Dugin incontra Salvini, e non Putin

Tra l’altro fu lo stesso Dugin, nell’agosto 2014, a dire che non ha nulla a che fare con Putin:
Se perdiamo l’Ucraina orientale, Kiev poi attaccherà la Crimea e veremo trascinati in una guerra. Se cediamo la Crimea, ci saranno proteste in Russia che porteranno al rovesciamento di Putin, e avremo la nostro euromaidan. Non so Putin, non ho alcuna influenza su di lui. Gli giro il mio appello per così dire per nulla, ma è mio dovere civico.
Spiegel: Se Putin dice che la Russia non deve solo proteggere i russi nel mondo, ma tutti coloro che si sentono parte del mondo russo, allora è molto vicino a voi. Sembra anche che combattiate l’egemonia degli USA. D’altra parte si dice che Putin non creda in alcuna idea. Se è così, è contro anche  l’occidente?
Dugin: Sì, certo. Ha una doppia personalità. C’è il Putin lunare e  quello solare, come dico. Il Putin solare è Putin come vorrei vederlo. Lunare quando guarda al mondo dal punto di vista degli accordi, contratti, collaborazioni, forniture di gas. Qui è pragmatico. Tra i due c’è un conflitto. Putin è una persona profondamente divisa: in primo luogo per l’annessione della Crimea, e poi passo dopo passo va nella direzione opposta. Ha lavorato nel servizio segreto, forse perciò dice esattamente il contrario di quello che vuol fare.
Anzi, Dugin profettizava che “Putin farà la fine di Gheddafi”, nel maggio 2014, ritenendo che il rifiuto di Putin d’inviare truppe in Ucraina significasse l’invasione ucraina della Crimea. Dopo di che le forze democratiche della Russia avrebbero iniziato massicce proteste e Russia Unita avrebbe seguito il destino del Partito delle Regioni ucraino. Perciò Putin, secondo Dugin, sarebbe stato rimosso dal potere. “Inoltre, il destino di Janukovich, Milosevic, Gheddafi e Sadam Husayn sarà anche di Putin, verrà ucciso come promesso, come Allende, se questa situazione permetterà la vittoria della palude e di Eco di Mosca, portando rapidamente al collasso della Russia e alla guerra civile. La democrazia sancirà la catastrofe geopolitica del 1991, raggiungendo il suo scopo e sarà irreversibile… Se Putin agisce in ritardo, quando le truppe della junta arriveranno in Crimea. La situazione sarà molto peggio, ma non fatale. Dietro montagne di cadaveri e di disperazione verso  Mosca della popolazione del Donbas, si rafforzerà il morale di Kiev e gli Stati Uniti aiuteranno con sempre maggiore coraggio la sesta colonna a Mosca, rafforzandone la posizione e ricattando Putin. … Allo stesso tempo, Putin dovrà reprimere in massa e agire con pugno di ferro in Russia. La battaglia sarà sanguinosa. La vittoria non sarà scontata. Perderemo tempo con cadaveri di bambini, milioni di persone e territori enormi frantumati, come la fiducia dei popolo in Ucraina e in Russia, in una parola, quasi tutti perderanno, ma non tutti. E forse ci riuniremo all’ultimo momento, come nel 1941 o nel Periodo dei Disordini o nel 1812, perché allora anche se avremo perso quasi tutto, recupereremo tempo. Ma finora siamo indietro ed è ancora possibile salvarci. Mentre è ancora in vita, Igor Strelkov, opera nelle RPL e RPL con Gubarev e Bolotov, Pushilin e Borodaj. Ancora con i difensori di Slavjansk, gli eroi di Lugansk. Domani saranno uccisi. E inizierà il terrore sanguinario. E Mosca umilmente aspetterà la guerra in attesa della scadenza dei debiti per il gas. Siamo in tempo massimo… Se Putin non invia l’esercito ora, inizieremo a scivolare nella follia, nel caos, nell’idiozia vittimistica passiva e sottomessa. Descrivere ciò in termini razionali è impossibile. Perderemo da deboli, perdendo visione e vita...”
Come non collegare ciò con il terrorismo autoindotto, catastrofista e disfattista di Giluietto Chiesa, uno pseudo-filorusso tendenzioso che profetizzava nel 2014 l’imminente distruzione della Federazione Russa, guidata da un confusionario e paralizzato Putin? Era un’analisi disinteressata della situazione in Russia all’indomani del golpe di Gladio a Kiev? No.

Dugin con il teorico della distruzione dell'URSS ed inventore di al-Qaida, Zbig Brzezinsky. Curiosamente, non ci sono foto di Dugin con Putin...

Dugin con il teorico della distruzione dell’URSS ed inventore di al-Qaida, Zbig Brzezinsky. Curiosamente, non ci sono foto di Dugin con Putin…

Giulietto Chiesa e i nazisti nell’Illinois
51yeo4gvmhlHo già fatto notare come Giulietto Chiesa, presunto amico della Russia e del popolo russo, si vanti pubblicamente di aver collaborato per venti anni (ripeto venti anni), dal 1980/81 al 2000, con una radio, Radio Liberty. E cos’è Radio Liberty?
Radio Liberty fu creata dal Comitato americano per la liberazione dei popoli della Russia (Amcomlib) nel 1951, nell’ambito dell’operazione QKACTIVE (attiva dal 1951 al 1971), attuata attraverso un’organizzazione di copertura (Comitato americano per la Liberazione dei Popoli della Russia – AMCOMLIB), a sua volta rientrante nell’operazione PBAFFIRM. Tale organismo, per poter svolgere attività antisovietica contro le democrazie popolari e l’Unione Sovietica, venne dotato dalla CIA appunto di Radio Free Europe e Radio Liberty, dell’Istituto per lo studio dell’URSS (BGCALLUS) presieduto da Stanislaw Stankiewicz, e di vari giornali e libri. Originariamente chiamata Radio Liberazione dal Bolscevismo, Radio Liberty iniziò a trasmettere da Lampertheim, in Germania, il 1° marzo 1953, coprendo le repubbliche democratiche popolari dell’Europa centro-orientale. Altre stazioni della Radio erano nella cittadina di Glória e nell’aeroporto Oberwiesenfeld di Monaco di Baviera, dove operavano diversi ufficiali e funzionari ex-nazisti, attivi presso il Ministero dell’Est durante il Terzo Reich. Il ministero fu creato durante la Seconda guerra mondiale per presiedere alla colonizzazione dei Paesi dell’Europa orientale e dei territori dell’URSS occupati dai nazisti. Nel 1955 Radio Liberty iniziò a trasmettere sulle province orientali dell’URSS da stazioni situate a Taiwan; e nel 1959 Radio Liberty iniziò le trasmissioni da una base a Platja de Pals, nella Spagna franchista.
E cos’era il Comitato americano per la liberazione dei popoli della Russia (Amcomlib), che ufficialmente avrebbe creato Radio Liberty?
Il Comitato americano per la liberazione dei popoli della Russia (ACLPR o AMCOMLIB), noto anche come Comitato americano per la Liberazione dal bolscevismo, era un’organizzazione anticomunista fondata nel 1948 dalla CIA, ed affidata a Mikola Abramchyk, che rappresentava i nazisti raccolti dal dipartimento di Stato degli USA nell’ambito dell’operazione Bloodstone. In effetti, AMCOMLIB non era altro che la versione americana del Blocco delle nazioni anti-bolsceviche e del Comitato per la liberazione dei popoli della Russia, organizzazioni fondate nel 1943 e nel 1944 dall’intelligence militare nazista e dalle SS, utilizzando collaborazionisti ucraini e baltici, fascisti locali, disertori e traditori sovietici. Tali organizzazioni redassero il Manifesto di Praga, che invocava il “diritto all’auto-determinazione” di qualsiasi gruppo etnico che vivesse nell’URSS. Secondo il professore Christopher Simpson, dell’American University, Frank Wisner, allora capo della Direzione piani operativi della CIA, arruolò 250 nazisti negli Stati Uniti, di cui 100 assunti per lavorare presso le radio statunitensi Voice of America e Radio Free Europe. La CIA creò una speciale sotto-unità per sorvegliare l’assunzione dei collaborazionisti nazisti, l’Ufficio progetti speciali, poi divenuto Ufficio per la politica di coordinamento, che il Consiglio di Sicurezza Nazionale degli USA autorizzò con la direttiva segreta NSC10/2. NSC10/2 e operazione Bloodstone di fatto crearono Radio Free Europe e Radio Liberazione dal bolscevismo (poi Radio Liberty). Continua Simpson, “In numerosi casi, i selezionatori di Radio Free Europe e Radio Liberty non si presero nemmeno la briga di cambiare i nomi… dei comitati nazionalisti creati dai nazisti. In un atto d’indiscrezione rivelatore, anche l’organizzazione di copertura degli Stati Uniti per l’operazione Radio Liberazione, il Comitato americano per la liberazione dei popoli della Russia, prese il nome direttamente dal Komitet Osvobozhdeniia Narodov Rossii creato dalle SS e dal ministero degli Esteri del Terzo Reich, nel 1944. Il governo sovietico subito sottolineò la somiglianza tra la retorica delle trasmissioni di Radio Free Europe e Radio Liberty e quella dei nazisti, elencando anche i numerosi collaborazionisti nazisti che lavoravano in queste stazioni radio… così Radio Free Europe e Radio Liberty furono costrette a vietare l’uso del termine “bolscevismo” per via dell’inconfondibile associazione con la propaganda nazista nella mente degli ascoltatori europei”.
Quando Mikhail Gorbaciov andò al potere in Unione Sovietica, Radio Liberty sostenne a spada tratta la sua cosiddetta ‘Glasnost‘, ed infatti Gorbaciov, di cui Giulietto Chiesa è tutt’ora uomo di fiducia, sospese le attività sovietiche per bloccare le trasmissioni delle radio della CIA, e permise ai cosiddetti ‘dissidenti’ di rilasciare impunemente interviste presso Radio Liberty. E nel 1991, Radio Liberty, come lo stesso Giulietto Chiesa del resto, fu molto attiva nel sabotare il tentato golpe di Agosto contro Gorbaciov, nel tentativo di evitare la dissoluzione dell’URSS per mano della banda Gorbaciov-Eltsin-CIA. Le trasmissioni di Radio Liberty permisero a Gorbaciov e ad Eltsin di diffondere propaganda anti-sovietica, sabotando l’azione dei golpisti anti-NATO. Eltsin espresse gratitudine a Radio Liberty permettendole di aprire un ufficio permanente a Mosca, il 27 agosto 1991. Dal 1995 la stazione di Radio Free Europe/Radio Liberty (RFE/RL) si trova a Praga, dov’è tutt’ora attiva nel sostenere il governo golpista neonazista a Kiev.

Dugin e Perincek

Dugin e Perincek

Fonti:
American Committee for the Liberation of the Peoples of Russia
AntiBolshevik Bloc of Nations
Cold War Radio: The Dangerous History of American Broadcasting in Europe, 1950-1989
Committee for the Liberation of the Peoples of Russia
Daily Sabah
Fars News
Fars News
Haber Erdogan-Putin gorusmesinin perde arkasi ve Alexander Dugin ozel roportaji
Ismail Hakki Pekin
Jeder Westler ist ein Rassist
Perincek, Preve and the shadows of reactionary opportunism, an autocritique
Radio Free Europe – Radio Liberty
So Dugin is Putin’s adviser, Mr. Kincaid?

Turkeys deep state has a secret backchannel to Assad
Turkey supplies its proxies in northern Aleppo with Manpads
Vvedenie voysk i semantika russkogo vremeni
What Nazi-Tied Roots to U.S. International Media Reveals About Ukraine Crisisbushgorb

Grande Eurasia, il senso di San Pietroburgo e Baku

Rostislav Ishenko, 10 agosto 2016, Fort Russpresident_diner1_080816E’ difficile sopravvalutare l’importanza dell’incontro di Vladimir Putin con Recep Tayyip Erdogan, a San Pietroburgo. Tuttavia, dal mio punto di vista, la visita del Presidente russo a Baku e i colloqui con i Presidenti azero Ilham Aliev e iraniano Hassan Rouhani, e gli aspetti simbolici e pratici di essi, non sono da meno, anzi, sono molto più importanti. Cominciamo dal fatto che la Russia attualmente mantiene con l’Iran più di un buon rapporto; i Paesi sono alleati militari in Siria. L’Iran ha fornito alle VKS russe una rotta sul proprio territorio per l’Iraq. Ed è estremamente importante non solo in termini di supporto aereo, ma anche per la necessità di organizzare i rifornimenti per le truppe russe in Siria. La più importante rotta attraverso gli stretti era minacciata dal recente forte deterioramento delle relazioni con la Turchia. Data l’instabilità complessiva del Medio Oriente, la presenza di una rotta alternativa aumenta notevolmente la stabilità sulla Siria. Il presidente russo poteva facilmente incontrare l’omologo iraniano a Teheran senza volare a Baku. Ma se i due leader sono attivamente coinvolti nella politica globale, era necessario incontrarsi a Baku, ce n’erano i motivi.

Rivali tradizionali
Vi ricordo che l’Azerbaijan è tradizionalmente rivolto alla Turchia, non meno importante vecchio rivale dell’Iran nella lotta per influenza sul Medio Oriente, Caucaso compreso. Anche prima della nascita dei moderni Turchia e Iran, parti e Roma, Bisanzio e sassanidi concorrevano con vari successi. Pertanto, all’inizio del conflitto per il Nagorno-Karabakh, l’Iran, bilanciando l’influenza di Ankara nella regione, fece molto per sostenere Erevan. Anche ora il confine con l’Iran è un importante corridoio per spezzare il blocco dell’Armenia, e nel regno di Saakashvili in Georgia era l’unica via affidabile per il mondo. Va ricordato che più della metà del territorio storico dell’Azerbaigian è sotto la sovranità dell’Iran, cosa non favorevole alla creazione di relazioni tra Teheran e Baku. In generale, il complesso groviglio di interessi nel conflitto nella regione, dal Caucaso a Suez, fino a poco prima sembrava inestricabile. E’ anche facile capire che, alla vigilia di un incontro cruciale con Erdogan, il presidente russo lanciasse colloqui esattamente nella direzione opposta, non perché Aliev e Rouhani non era possibile incontrarli un paio di giorni prima o una settimana dopo, ma per via del fatto che questa riunione e la sua tempistica erano estremamente importanti: decide le posizioni nell’incontro a San Pietroburgo e il suo contesto globale.

Le posizioni di Mosca e Teheran allineate
Inizialmente era chiaro che per Erdogan, per cui la Russia è rimasta praticamente l’unico alleato possibile, l’incontro di San Pietroburgo riguardasse l’aiuto per stabilizzare il regime turco, e tale stabilizzazione sarà difficile. I turchi sanno che la fine dell’influenza statunitense e riorientamento su Mosca sono in realtà un vantaggio. Ankara sa anche che per la Russia, la minaccia della destabilizzazione o addirittura della disintegrazione della Turchia è significativa. Pertanto, anche con una posizione negoziale debole, gli argomenti per uno scambio importante ci sono.

Cosa significa l’incontro di Baku per Erdogan?
Prima della riunione, Rouhani aveva detto che Russia e Iran aiuteranno la Turchia nella stabilizzazione interna e nella lotta al terrorismo, anche in Siria. Questa frase dimostra al presidente turco che le posizioni di Mosca e Teheran, su tutte le questioni d’interesse per Ankara, sono allineate. Se la Turchia pensava di giocare l’uno contro l’altro, cercando di negoziare con ciascuno individualmente e strappare per sé il miglior accordo, sbagliava. Inoltre, la riunione a Baku dimostra che la leadership azera tiene conto anche della variazione del rapporto di forze in Medio Oriente in generale, e nel Caucaso in particolare, a favore di Russia e Iran. Ilham Aliev, ovviamente, non cederà la promessa di mantenere stretti rapporti con la Turchia (partner tradizionale ed alleato strategico dell’Azerbaigian). Molto probabilmente, ha anche cercato di aiutare Erdogan, sondandolo in vista dei colloqui con Putin, facendogli comprendere appieno le posizioni russe e iraniane, controllandone forza e consistenza. Tuttavia, Ilham Hejdar oglu Aliev è uno dei politici più realisti dello spazio post-sovietico. Capisce che l’alleanza con la Turchia non può più rispondere pienamente agli interessi dell’Azerbaigian. E’ necessario avere il sostegno dei nuovi attori dominanti nella regione. Pertanto, obiettivo di Aliev a Baku era in realtà l’ingresso dell’Azerbaigian nel progetto russo-iraniano, e non tanto da mediatore nei negoziati con la Turchia (Erdogan decide tutto direttamente), ma come partner.

La posizione degli Stati Uniti sarà indebolita
Qual è la posizione dell’Azerbaigian verso l’alleanza regionale russo-iraniana, che non è estranea agli interessi turchi, se non geopolitici? Né più né meno che l’indebolimento della posizione degli Stati Uniti in Medio Oriente. L’esistenza anche di un’unione informale tra Russia, Turchia, Iran ed Azerbaigian chiude (per l’attuale generazione di politici, per sempre) la questione del corridoio energetico dal Caspio all’Europa come alternativa ai rifornimenti di “Gazprom” e “Rosneft“. Ora, se ci sono e se ci saranno, lo saranno solo nel quadro del progetto congiunto (russo-iraniano-azero-turco) in cui vengono presi in considerazione gli interessi di tutte le parti interessate. Finisce la possibilità per gli Stati Uniti di bloccare i rifornimenti russi alla Siria. Ma a Mosca non basta aprire un collo di bottiglia, ma tutto lo spazio dai Balcani al Mar Caspio. Ciò fa dei progetti dei corridoi dal Mar Glaciale Artico all’Oceano Indiano una realtà. A sud il nuovo ramo (iraniano) della Via della Seta comincia a divenire realtà, cioè il potenziale collegamento interno diversificato della Grande Eurasia (da Lisbona a Kuala Lumpur), che sarà sempre più difficile da tagliare. Anche in Medio Oriente, il recente predominio assoluto degli Stati Uniti si riduce a tentativi di mantenere il controllo sulle monarchie arabe del Golfo, o almeno evitare che siano irrimediabilmente spazzate via, imponendo semplicemente a tali Stati del Golfo la politica degli Stati Uniti di scontro con l’Iran. Naturalmente, i negoziati di Baku e San Pietroburgo sono solo l’inizio di relazioni a lungo termine, designando vettore e dinamica del processo. Ma nel mondo di oggi, i cambiamenti si verificano quasi istantaneamente. Nel 2008, in Ossezia del Sud, la Russia difese il Caucaso del Nord dai tentativi di ‘somalizzazione’ della NATO, mantenendo la credibilità nella regione. Nel 2014, la Russia bloccò il tentativo degli Stati Uniti d’invadere la Crimea, e Kiev avviava il processo di autodistruzione (anche per gli standard occidentali). Nel 2015, la Russia difese la Siria dai teppisti islamisti filo-USA che quasi sempre sprofondano la regione nel caos. Il 2016 non è ancora finito, ma si parla di come Russia ed alleati si preparano a ristabilire l’ordine in Medio Oriente.azerbaijani_russian_iranian_presidents_1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Dugin e il duginismo

Hari Har Dash

Inroduzione
alexander_dugin-580x580 Dugin viene presentato quale mente strategica di Putin. Una favola che piace sia ai denigratori di Putin, per poterlo spacciare come dittatore ‘fascista’, sia a Dugin e seguaci, perché così ottengono un immeritato prestigio riflesso dalla figura del presidente russo, di cui in realtà sono nemici. Anche la storia che Dugin rappresenti la ‘filosofia politica’ alla base dell’Eurasiatismo è fasulla. Dugin non fa mai riferimento alla corrente del post-zarismo russo detta ‘Smena Vekh‘ o all’eurasiatismo russo vecchio e nuovo, che si tratti di Trubetskoj o di Gumiljov. Semmai riprende concetti ‘metapolitici’, ovvero considerazioni che si autosostengono senza dover ricorrere a dati economici, sociali e storici. Quindi abbiamo dei ‘geopolitici’, nell’ambiente duginista, che non hanno idea di cosa sia la Storia, la società dei Paesi che analizzerebbero, o dell’economia, ridotta a ‘corridoi energetici’, quindi appendice della geopolitica ‘metapolitica’, ovvero onirica ed ideologizzata. E ciò si riverbera sul piano pratico attuale della politica internazionale. Le idee che avanzano e che promuovono Dugin e i suoi seguaci fanno a pugni con la geopolitica razionale di Mosca volta a costruire un mondo multipolare, incentrato sullo sviluppo delle relazioni politico-economiche nel nucleo multipolare tra Russia, India e Cina. Anzi, spesso l’ambiente duginista suscita aspre polemiche e posture che smentiscono l’intenzione di voler sostenere l’eventuale percorso intrapreso dalla dirigenza russa attuale. Ad esempio, è da diversi mesi che i duginisti conducono un’inesplicabile polemica astiosa e violenta contro l’India, che viene dipinta come vendutasi agli Stati Uniti. Stesso discorso è ripreso contro il Vietnam, solo perché Obama vi aveva compiuto una visita, la prima di un presidente statunitense in 40 anni. Non viene risparmiato lo stesso Putin, definito velatamente un fantoccio di oligarchie e banche, di volta in volta accusato di essere circondato da quinta, sesta e persino settima colonna, nel tentativo palese di screditare e danneggiare l’immagine dell’esecutivo russo. Arrivando a denigrare figure di spicco dell’ambiente accademico geopolitico russo, molto vicini a Putin, che Dugin definisce agenti degli USA. La CIA non chiederebbe di meglio. In ciò non va trascurato anche l’aspetto umano di tali accuse all’ambiente putiniano. In fondo voleva accreditarsi come sorta di ‘Rasputin’ di Putin; ma ovviamente questa dirigenza l’ha respinto dopo un breve periodo di convergenze.
Concretamente, in tale visione grottesca dell”Eurasia’ duginista, si erge la figura di Erdogan, con i cui agenti Dugin ha stretti contatti. Erogan viene esaltato e celebrato quale combattente antiamericano, condonandogli in modo sfacciato 5 anni di guerra d’aggressione alla Siria e un imperialismo straccione che ha avuto come vittime diversi Paesi alleati e vicini alla Russia (Siria, Iraq, Armenia, Asia Centrale, Cina) se non la stessa Russia, dove Ankara finanzia e sostiene da sempre l’islamismo nel Caucaso del Nord. Tutto questo, sul piano della sostanza politica e geopolitica, per l’ambiente duginista non conta, volendo presentare Erdogan quale nuovo feroce nemico degli USA, in quanto mera vittima di un golpe che i dugnisti attribuiscono senza incertezze a Washington, anche se si basano solo sui propri desideri. Senza dimenticare che la politica di Erdogan, da ben 15 anni, abbattimento del cacciabombardiere russo compreso, viene dai duganisti assegnata in blocco a presunti gulenisti e agenti della CIA che agivano nell’assenza totale di consapevolezza di Erdogan. Una spiegazione grottesca che non fa una piega presso tale ambiente di settari ideologizzati. Difatti finora Ankara non ha ufficialmente accusato nessun funzionario statunitense, ma solo il vecchio sodale di Erdogan, Gulen. Quindi, il neo-ottomanismo di Erdogan viene arruolato dai duginisti nella costruzione del loro impero onirico, (onirismo che sta infettando sempre più cosiddetti siti d’informazione alternativa). E per preservare il nuovo idolo, nel tentativo di giustificare quest’improvvisa svolta pro-ottomanista e pro-islamista, i duginisti non esitano a denigrare perfino la Siria e le sue Forze Armate, diffondendo e legittimando la peggiore propaganda anti-siriana. E non si creda che tale ‘impero onirico’ di Dugin corrisponda al Blocco multipolare che va formandosi in Eurasia e nel resto del mondo. Seguendo tali deliri onirici, l’ambiente duginista, ad esempio, è arrivato ad immaginare la restaurazione in Giappone di un sistema feudal-militarista, l’abolizione del parlamento, l’elevazione dell’imperatore ancora una volta a divinità, e infine creazione di un’alleanza tra tale ‘nuovo’ Giappone e Russia duginista per muovere guerra…. alla Cina popolare…. Dov’è in tutto questo il mondo multipolare e l’Eurasia antimperialista nell’impero onirico integralista schmittiano* di cui vaneggiano Dugin e sodali? In realtà, tutto ciò appare essere opera di sabotaggio ideologico e mediatico, oggettivo e forse soggettivo; ad esempio denigrando irresponsabilmente l’India, grande Paese amico della Russia da decenni, e con cui continuano ottimi rapporti a tutti i livelli; e perfino il Vietnam, altro grande alleato della Russia che ha subito lo stesso inverecondo trattamento da tale ambiente. E qualcuno si è spinto, tastando il terreno, a fare rumore su una presunta frattura tra Pechino e Mosca. Pessima aria spira nell”Imperium’ di Dugin e seguaci.
(Alessandro Lattanzio)

*(con la pedante ripetizione della sublimazione ‘filosofica’ e a-storica della suddivisione tra Terra e Mare, idea generata dall’ambiente nazista, consapevole della propria subalternità all’impero inglese a cui si concedeva il dominio degli oceani, dopo la sconfitta nel 1918 dell’imperialismo d’oltremare della Germania guglielmina).

960181Se Dugin viene talvolta associato al regime di Putin, in realtà l’odia considerando il presidente russo troppo liberale. Dugin stesso non crede nell’esistenza di quattro ideologie politiche. Per lui, ci sono sempre state solo tre ideologie: comunismo, liberalismo e fascismo, e Dugin mette il neo-eurasiatismo in quest’ultima categoria.
I principali punti di Dugin sul fascismo.
1. Tre elementi della prossima dittatura:
1) il Partito Russia Unita la cui ideologia è debole va sostituito col neo-eurasiatismo, cioè il fascismo;
2) la Camera pubblica che, su “richiesta del popolo”, chiederà a Russia Unita d’introdurre misure anti-costituzionali e antidemocratiche;
3) un movimento giovanile che formi il “commissario dell’autorità illegittima” per reprimere tutti coloro che si oppongono alla dittatura.
2. “Abbiamo avuto una dittatura liberale, quindi la prossima dittatura sarà illiberale. Abbiamo avuto una dittatura sovietica, ma ora è passata. Quale sarà la prossima? Indovinate la terza“.
3. I neo-eurasiatisti devono controllare due elementi della prossima dittatura: l’ideologia del partito Russia Unita e il movimento giovanile.
4. Essendo il fascismo considerato un male in Russia, il movimento giovanile neo-eurasiatista dovrebbe evitare di farsi chiamare “Hitlerjugend“, e usare nomi come “oprichnina”, dalla polizia segreta dello zar Ivan il Terribile.
Quando l’Ucraina avviò il conflitto, Dugin disse di voler attaccare l’Ucraina e uccidervi tutti e annetterla alla Russia. I neo-eurasiatisti cercano di sbarazzarsi di Putin e di creare uno Stato fascista totalitario, a tutti gli effetti. Dugin appare spesso in talk show politici di prima serata e scrive sui giornali.
Questo testo non offrirà una nuova visione della concezione di Dugin e delle sue opinioni politiche, anche se spera di contribuire a una visione scientifica di tale figura politica quale agente dalla Weltanschauung fascista.
store-pic-3Il pensiero geopolitico di Dugin è politicamente legato a colui che fu un tempo il principale geopolitico di Adolf Hitler, Haushofer. Sembra che sia un seguace di una ristretta corrente geopolitica, vale a dire la geopolitica fascista di Haushofer. La prima organizzazione spiccatamente socio-politica che Aleksandr Dugin raggiunse, impegnandosi in politica, fu l’associazione storico-patriottica ‘Pamjat‘ nota per l’antisemitismo centonerista. Prima di tale affiliazione, la sua visione del mondo si modellava sugli insegnamenti esoterici e metafisici cui fu introdotto quando era membro del ‘circolo Juzhinskij‘, o per usare le parole di uno dei suoi ex-membri, dell”underground schizoide intellettuale’. Tale circolo fu costituito negli anni ’60 intorno allo scrittore e poeta russo Jurij Mamleev, che risiedeva in due stanze di un appartamento condiviso su viale Juzhinskij, nel centro di Mosca. Mamleev trasformò l’alloggio in un salotto letterario illegale dove un certo numero di volatili artisti, scrittori, poeti e intellettuali anti-sistema e non conformisti si riuniva per discussioni che avrebbero potuto danneggiare gli interessati. Il circolo Juzhinskij era evidentemente anti-sovietico, ma rimase in gran parte apolitico prima che Mamleev emigrasse negli Stati Uniti nel 1974. Pochi anni dopo un grande ‘fazione’ del circolo finì sotto l’influenza dello scrittore mistico, poeta e traduttore Evgenij Golovin. Quando Dugin aderì al circolo nel 1980, si legò a tale ‘fazione’. Nel circolo, Golovin propagò progressivamente occultismo, esoterismo, opere di René Guénon e di altri autori e, in seguito, la rivoluzione conservatrice e i classici fascisti ‘tradizionalisti integrali’. La ‘fazione’ di Golovin fu caratterizzata da una ‘filosofia che negava la realtà circostante come qualcosa di malvagia, ostile, erronea ed artificiale’. Per via dell’affiliazione di Dugin al circolo ‘Juzhinskij’ per la prima volta partecipò a un ‘movimento’ che percepiva la transitorietà del presente, possiamo supporre che in tale ‘movimento’ Dugin fu incoraggiato nella sua via alla sintesi confusa (mazeway resynthesis), che avrebbe imposto a seguaci e compagni di viaggio negli anni successivi.
Quando Eltsin ascese al potere e dopo, quando Putin divenne presidente, sapeva che Putin poteva spedirlo in carcere, ma sapeva anche che se lo spediva in prigione gli USA avrebbero scatenato una rivoluzione religiosa facendo di Dugin un capro espiatorio. Non ha mai rinunciato a sfruttare il ‘tradizionalismo’ e l’occulto per la sua causa politica, usando l’approccio attivista di Julius Evola sfruttando la dottrina per scopi politici. Nel periodo sovietico Dugin fondò l'”Ordine Nero delle SS” basandosi sul nazismo. Ma suo padre era un generale dell’intelligence militare e Dugin non ebbe alcun problema su ciò. Da “figlio dell’élite” fu salvato dalla coscrizione nell’esercito sovietico. Oggi è molto più popolare all’estero che in Russia. Dugin è bravo nelle lingue straniere, ne conosce 7-8 europee. Fu il primo nell’URSS che iniziò a leggere e tradurre massicciamente i testi dei cosiddetti “tradizionalisti” (Guenon, Crowley, Evola, ecc). La sua carriera si fonda su questo lavoro. Su FB ho incontrato molti suoi seguaci. Per lo più provengono da Germania, Portogallo, Italia, Grecia. Pochissimi dalla Russia. Dugin e i suoi seguaci sono supportati e sponsorizzati dalla cosiddetta “vecchia élite europea”.
Dugin: Il fascismo è il nazionalismo non ancora nazionalista, ma una rivoluzionaria, ribelle, romantica, idealistica (forma di nazionalismo) che si appella a un grande mito ed idea trascendente, cercando di mettere in pratica il sogno impossibile, dare vita alla società dell’eroe superumano, cambiando e trasformando il mondo.
Il simbolismo occulto svolge un altro ruolo importante nell’immaginazione ideologica. La freccia a otto punte di Dugin, simbolo ufficiale della sua organizzazione, fece la prima apparizione sulla copertina di Geopolitikij Osnovij, posta al centro dei contorni dell’Eurasia. Tale simbolo è una versione modificata della ‘Stella del Chaos’ e farebbe riferimento al ‘Chaos Magico’, una dottrina occulta basata sui testi di Crowley, Austin Osman Spare e Peter Carroll. Sembra opportuno considerare il ‘Chaos Magico’ stesso un prodotto della via alla sintesi confusa. I ‘praticanti la magia del caos’ ammettono apertamente che ‘per loro, visioni del mondo, teorie, credenze, opinioni, abitudini e anche personalità sono strumenti che possono essere scelti arbitrariamente al fine di comprendere e manipolare il mondo che vedono e creano attorno a sé’. La ‘Star of Chaos’ è uno degli ‘strumenti’ simbolici adottati nei libri fantasy di Michael Moorcock, diffusa dai giochi di ruolo, in particolare della serie Warhammer40K.

Dugin e l'agente di Erdogan Dogu Perincek

Dugin e l’agente di Erdogan Dogu Perincek

Perincek ed esponenti del Partito comunista svizzero. Perincek, inquanto agente di Erdogan, opera prevalentemente negli ambienti della sinistra occidentale, per raccogliere sostegno al golpe/cintrogolpe di Erdogan e la relativa politico neo-ottomana. Infatti, Perincek è forte sostenitore della negazione del genocidio armeno.

Perincek ed esponenti del Partito comunista svizzero. Perincek, in quanto agente di Erdogan, opera prevalentemente negli ambienti della sinistra occidentale, per raccogliere sostegno al golpe/controgolpe di Erdogan e alla relativa politica neo-ottomana. Infatti, Perincek è un forte sostenitore della negazione del genocidio armeno.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il “combattente per la libertà” della NATO dietro l’attentato ad Istanbul

Akhmed Chataev: freedom fighter, informatore del governo e terroristi ricercato
Christoph Germann BFP 3 luglio 2016
Christoph Germann è un analista indipendente e ricercatore tedesco, dove attualmente studia scienze politiche. Il suo lavoro si concentra sul Nuovo Grande Gioco in Asia centrale e Caucaso.

axmed-chataevis-2012-12-06I primi dettagli cominciano ad emergere sull’attentato dello Stato islamico all’aeroporto Atatürk d’Istanbul che provocato almeno 44 morti e più di 230 feriti. Un alto funzionario del governo turco annunciava che tre attentatori suicidi erano cittadini di Russia, Uzbekistan e Kirghizistan. [1] Il giornale filo-governativo turco Yeni Safak citava la polizia secondo cui 8 terroristi erano coinvolti. 3 furono uccisi, uno arrestato ed altri 4 ricercati. Secondo Yeni Safak, il noto capo ceceno dello Stato islamico Akhmed Chataev ha organizzato l’attentato mortale. [2] I funzionari turchi non hanno confermato immediatamente il coinvolgimento di Chataev, ma una fonte della polizia turca vicina alle indagini ha detto ad NBC News che Chataev sarebbe il pianificatore dell’attacco. [3] La polizia turca riferiva di aver lanciato la caccia all’uomo per catturare il capo terrorista ceceno. [4] I governi e i media occidentali si arrabattono nel spiegare perché respinsero gli avvertimenti russi su Chataev proteggendolo per molti anni, nonostante una lunga serie di reati connessi al terrorismo. Akhmed Chataev attrasse l’attenzione delle autorità russe quando fu catturato durante la seconda guerra cecena alla fine degli anni ’90. A seconda a chi si vuole credere, Chataev perse il braccio destro a causa di una ferita nei combattimenti o per le torture dopo il suo arresto. Le circostanze della sua liberazione rimangono poco chiare, inducendo The Interpreter di Radio Free Europe/Radio Liberty (cioè CIA e Gladio – NdT) a suggerire che Chataev sarebbe stato reclutato come informatore o agente russo. [5] A giudicare dalle azioni al momento del rilascio, ciò appare improbabile. Chataev lasciò la Russia nel 2001 e trovò rifugio in Azerbaigian [6] come molti altri ceceni “combattenti per la libertà”. [7] Ciò va spiegato col fatto che l’Azerbaigian fu un canale principale delle operazioni di ‘Gladio-B’ di USA-NATO nella regione. L’altro canale principale è la Turchia [8]. La reale portata del coinvolgimento di Stati Uniti e NATO nella lotta per l’indipendenza cecena è ancora un segreto ben custodito, ma la storia di Chataev illumina le dubbie macchinazioni occidentali che hanno alimentato il terrorismo in Russia e altrove.
Nel 2003, “Akhmed senzaunbraccio” si trasferisce in Austria, dove ebbe asilo e ricevette la cittadinanza. Pur godendo dell’ospitalità austriaca, Chataev usò ampiamente il suo nuovo passaporto “viaggiando liberamente in Europa e altrove“. I media russi indicano che Chataev era ricercato dalle autorità russe fin dal 2003 con l’accusa di reclutamento di combattenti e raccolta di fondi per l’insurrezione nel Caucaso settentrionale. Secondo fonti sui gruppi islamici ceceni, tale compito gli fu assegnato da nientemeno che l’emiro del Caucaso Doku Umarov. [9] Né la stretta connessione di Chataev con Umarov, né i suoi crimini sembravano infastidire nessuno in occidente. La Russia cercò ripetutamente di estradarlo, senza alcun risultato. Nel 2008, “Akhmed senzaunbraccio” fece notizia in Svezia. Fu arrestato e condannato a 16 mesi di carcere per contrabbando di un’arma automatica e due pistole con munizioni e silenziatori. Chataev era arrivato in traghetto dalla Germania, insieme ad altri due ceceni. Disse alle autorità svedesi che erano andati in Norvegia per andare a pescare e negò di saperne nulla delle armi nascoste nella ruota di scorta nel bagagliaio della sua auto. Chataev fu condannato nel marzo 2008 e rilasciato nel gennaio 2009. [10] Pochi mesi dopo continuò il suo tour nelle carceri europee in Ucraina. Le autorità ucraine l’arrestarono su richiesta della Russia. La Russia ne chiese l’estradizione ma la Corte dei diritti dell’uomo ed Amnesty International intervennero, ricordando al governo ucraino che il sospetto terrorista ricercato aveva lo status di rifugiato in Austria. [11] Invece di godersi la vita a Vienna, Chataev si mise nei guai in Bulgaria. Nell’estate del 2011 fu arrestato al confine bulgaro tentando di passare in Turchia. Un tribunale bulgaro decise di estradarlo in Russia, ma Chataev fece ricorso e giocò la carta dei rifugiati, con successo [12]. In seguito, il fido famiglio di Umarov si stabilì in Georgia, dove fu assunto dall’allora viceministro dell’Interno Giorgi Lortkipanidze per i suoi ottimi collegamenti con l’insurrezione nel Caucaso settentrionale. In un’intervista esclusiva con The Daily Beast, CLtY9n4WIAERFr5Lortkipanidze fece del suo meglio per nascondere ciò che realmente accadde in Georgia e quale ruolo Chataev giocò. Affermò di averlo reclutato come informatore e negoziatore tra il governo georgiano e la rete clandestina islamica del Caucaso del Nord per impedire attacchi terroristici in Georgia. Lortkipanidze disse al Daily Beast che era contento del lavoro di Chataev fin quando si rifiutò di fermare un gruppo di terroristi che cercava di passare dalla Georgia alla Russia. [13] L’ex-viceministro degli Interni della Georgia si riferiva al cosiddetto incidente di Lopota dell’agosto 2012, ma per qualche ragione non disse che l’incidente svelò il programma di addestramento segreto governativo dei terroristi ceceni. Un’indagine sugli scontri nella gola di Lopota del difensore pubblico Ucha Nanuashvili portò alla luce informazioni esplosive: “Secondo il rapporto, nel febbraio 2012 alti funzionari del ministero degli Interni georgiano contattarono alcuni dei “veterani della guerra in Cecenia”, nonché rappresentanti dei ceceni che vivono in Europa, per convincerli che le autorità georgiane erano pronte ad armarli attraverso il “cosiddetto corridoio”, una via per infiltrarsi nel Caucaso settentrionale della Russia dalla Georgia. Tali sforzi, secondo il rapporto, portarono dall’Europa circa 120 ceceni e altri nativi del Caucaso del Nord in Georgia. “Appartamenti gli furono affittati in vari quartieri di Tbilisi, soprattutto nel distretto di Saburtalo”, si legge nella relazione, aggiungendo che i funzionari del ministero dell’Interno li accoglievano all’aeroporto di Tbilisi dandogli armi da fuoco e patenti di guida“. Ufficiali georgiani e “militanti ceceni dalla grande esperienza nei combattimenti” addestravano le reclute cecene nelle basi militari di Shavnabada e Vaziani vicino Tbilisi. Ci sono prove che suggeriscono che Akhmed Chataev ne fosse coinvolto. Il rapporto di Nanuashvili dice che Lortkipanidze coordinò il reclutamento e l’addestramento, spiegando il motivo per cui non disse a The Daily Beast tutta la verità sul lavoro di Chataev per il governo georgiano. Secondo le fonti di Nanuashvili, i ceceni divennero impazienti perché l’addestramento prendeva più tempo del previsto e chiesero di passare il confine con la Russia. Ma dopo l’arrivo nella gola di Lopota, ai combattenti fu impedito di entrare in Russia e gli fu detto di cedere le armi prima di tornare nella base militare o nella valle del Pankisi. [14] Chataev sarebbe stato uno dei “ceceni autorevoli” inviati a mediare dopo che i combattenti ceceni si rifiutarono di deporre le armi. I colloqui non produssero alcun risultato e Chataev venne ferito negli scontri che seguirono. Le forze di sicurezza georgiane l’arrestarono pochi giorni dopo. La gamba ferita dovette essere amputata e fu accusato di possesso illegale di due bombe a mano. La Russia chiese ancora una volta l’estradizione di Chataev, con lo stesso risultato. Nel dicembre 2012, Chataev fu rilasciato su cauzione e il procuratore georgiano infine lasciò cadere le accuse un mese dopo. [15] L’ex-presidente Mikheil Saakashvili e il suo Movimento Nazionale Unito (UNM) sfruttano tale fatto dopo l’attacco all’aeroporto di Istanbul per regolare i conti. Saakashvili ha sottolineato che Chataev fu arrestato dal suo governo in un’operazione antiterrorismo condotta da Lortkipanidze, e si lamenta che, dopo il cambio di governo, “il nuovo governo georgiano, guidato dall’oligarca russo Ivanishvili, l’abbia prontamente liberato”. [16] L’ex-capo georgiano omette di menzionare che il suo stretto collaboratore Lortkipanidze era a capo di un programma di addestramento segreto governativo dei terroristi ceceni e che Chataev vi lavorava. Lortkipanidze poi fuggì dalla Georgia accusato della debacle di Lopota, seguendo il suo vecchio capo Saakashvili in Ucraina. [17]
565875 Oltre a Chataev, nove terroristi ceceni sopravvissero agli scontri del 2012. Furono autorizzati a lasciare il Paese qualche giorno dopo e il ministero dell’Interno georgiano gli aiutò a recarsi in Turchia. [18] La Turchia è la meta preferita di molti “combattenti per la libertà” ceceni e Chataev non fa eccezione. Secondo l’agenzia stampa russa indipendente Caucasian Knot, visse in Turchia tra il 2012 e il 2015. Durante questo periodo fu in contatto diretto con un capo dello Stato islamico, Tarkhan Batirashvili, uomo dalla storia simile alla sua [19]. Dopo aver essere stato rappresentante dell’emirato del Caucaso in Turchia, Chataev si sarebbe unito allo SIIL nel 2014. [20] Già nel gennaio 2015 “una fonte affidabile d’Istanbul” disse ai media georgiani che Chataev organizzava il viaggio delle reclute dalla valle del Pankisi in Georgia alla Siria. [21] Un mese dopo, Chataev tolse gli ultimi dubbi sulle sue attività apparendo in un video come capo del battaglione Yarmuq, battaglione ceceno dello SIIL formato da jihadisti russofoni. [22] Ad agosto, i servizi di sicurezza russi identificarono “Akhmet senzaunbraccio” come principale reclutatore di cittadini russi per lo Stato islamico. [23] Nell’ottobre 2015, il governo degli Stati Uniti, infine basandosi sul video di febbraio, aggiunse Chataev alla sua lista globale dei terroristi appositamente designati. [24] Nel giro di pochi anni, Chataev passò da lavorare per il governo georgiano sostenuto dagli Stati Uniti, godendo della protezione occidentale, a uno dei terroristi più ricercati, nonostante non avesse quasi cambiato comportamento. La maggiore differenza è che le sue attività non si limitavano più alla Russia. Il fatto che Akhmed Chataev ora appaia al centro delle indagini sull’attacco all’aeroporto d’Istanbul solleva molte domande scomode, a cui i governi occidentali hanno molto su cui rispondere.Forensic experts work outside Turkey's largest airport following a blastNote
[1] Humeyra Pamuk e Daren Butler, “Istanbul airport bombers were Russian, Uzbek, Kyrgyz: Turkish official”, Reuters, 30 giugno 2016
[2] “Russian national identified as a suicide bomber in Istanbul airport attack”, Yeni Safak, 30 giugno 2016
[3] William M. Arkin, Mansur Mirovalev and Corky Siemaszko, “Chechen Akhmed Chatayev Is Called Suspected Planner of Istanbul Attack”, NBC News, 1 luglio 2016
[4] Dominique Soguel and Suzan Fraser, “Attention in Istanbul bombing focused on Chechen extremist”, The Associated Press, 1 luglio 2016
[5] Catherine A. Fitzpatrick, “Russian Press Claims Alleged Mastermind of Istanbul Attacks Was Detained For Terrorism In Four Countries But Was Let Go”, The Interpreter, 30 giugno 2016
[6] Nino Burchuladze, “‘Ahmed One-Arm’ – The man who sends Jihadists from Pankisi to Syria”, Georgian Journal, 31 gennaio 2015
[7] Sibel Edmonds, “BFP Exclusive: US-NATO-Chechen Militia Joint Operations Base”, Boiling Frogs Post, 22 novembre 2011
[8] Nafeez Ahmed, “Why was a Sunday Times report on US government ties to al-Qaeda chief spiked?”, Ceasefire Magazine, 17 maggio 2013
[9] Fatima Tlisova, “Chechen Suspected in Istanbul Attack, but Questions Remain”, Voice of America, 30 giugno 2016
[10] “The Latest: Tunisian town buries doctor killed in Istanbul”, The Associated Press, 1 luglio 2016
[11] “Ukraine: Ukraine obliged to halt extradition: Ahmed Chataev : Further information”, Amnesty International, 22 gennaio 2010
[12] “Bulgarian court refuses to hand over terror suspect to Russia”, Russia Today, 22 luglio 2011
[13] Anna Nemtsova, “Mastermind of Istanbul Airport Attack Had Been Georgian Informant, Official Says”, The Daily Beast, 1 luglio 2016
[14] “Public Defender Calls on MPs to Probe into Lopota Armed Clash”, Civil Georgia, 1 aprile 2013
[15] Liz Fuller, “President Again Denies Georgia Co-Opted Chechen Fighters”, Radio Free Europe/Radio Liberty, 28 aprile 2013.
[16] Mikheil Saakashvili, Facebook, 30 giugno 2016
[17] “New head of Odessa Police escapes prosecution in Georgia”, Caucasian Knot, 17 giugno 2015
[18] Ibid., Civil Georgia.
[19] Ibid., Tlisova.
[20] “Details of Atatürk Airport attack planner emerge”, Yeni Safak, 2 luglio 2016
[21] Ibid., Burchuladze.
[22] Joanna Paraszczuk, “Russian Citizen Linked To Lopota Gorge Incident Now Heads IS Battalion In Syria”, Radio Free Europe/Radio Liberty, 25 febbraio 2015
[23] Joanna Paraszczuk, “Main Russian IS Recruiter ‘Identified In Turkey,’ But Who Is One-Legged Akhmet?”, Radio Free Europe/Radio Liberty, 10 agosto 2015
[24] “Treasury Sanctions Individuals Affiliated With Islamic State of Iraq and the Levant, and Caucasus Emirate”, U.S. Department of the Treasury, 5 ottobre 2015.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia, Iran e Azerbaigian si accordano sul corridoio strategico

F. William Engdahl New Eastern Outlook 06/05/2016

d6d7a23d749e8af481e8fae05ea0d896Tutti i media mainstream occidentali hanno trascurato, seguendo le recenti tensioni militari tra Armenia e Azerbaigian sul conflitto latente per l’enclave montuosa del Nagorno-Karabakh, l’annuncio del Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov dopo i colloqui con la controparte iraniana sull’inizio dei lavori sul da tempo discusso corridoio Nord-Sud lungo il Mar Caspio. Significativo è l’Azerbaigian che accetta di partecipare al progetto. Ciò suggerisce che la diplomazia russa e lo sviluppo delle infrastrutture economiche hanno nuovamente prevalso sul bellicismo mondiale di Washington per mantenere l’ormai erosa egemonia da superpotenza globale.
Il 7 aprile, in una riunione nella capitale azera Baku, poche ore dopo che l’Azerbaigian sospendeva una grande offensiva sul Nagorno-Karabakh, apertamente sollecitata dal ministro degli Esteri del sempre più disperato presidente turco Erdogan, Sergej Lavrov dichiarava che Russia, Iran e Azerbaigian concordano l’avvio dei colloqui sulla realizzazione del Corridoio dei trasporti Nord-Sud. Accanto Lavrov figuravano il Ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif e il Ministro degli Esteri azero Elmar Mamamdjarov. Lavrov dichiarava, “Abbiamo discusso gli aspetti della sfera materiale della cooperazione. Abbiamo deciso che le nostre agenzie competenti avvieranno in dettaglio gli aspetti pratici della realizzazione del progetto di corridoio dei trasporti ‘Nord-Sud’ lungo le coste del Caspio occidentale. Questo prevede la collaborazione dei ministeri dei Trasporti che dovrebbero considerare i parametri tecnici e finanziari del progetto. Ciò prevede anche la cooperazione tra dogane e servizi consolari, e l’abbiamo deciso oggi”.

Completando il Triangolo d’Oro
Con l’accordo tra Russia, Iran e Azerbaigian, un enorme passo è stato fatto per consolidare il più grande spazio economico nel mondo, quello eurasiatico; lo spazio che il padrino della geopolitica inglese, Sir Halford Mackinder, avvertì per tutta la vita essere l’unica grave minaccia all’egemonia dell’impero inglese e dell’erede statunitense, il secolo americano. Il diretto moderno corridoio dei trasporti, noto fin dai primi colloqui del 2002 come Corridoio dei trasporti Nord-Sud, in ultima analisi collegherà India, Iran e Azerbaigian a Paesi e mercati dell’Unione economica eurasiatica, comprendente non solo l’Armenia, ma anche Russia, Kazakistan, Kirghizistan e Bielorussia. Il Corridoio dei trasporti Nord-Sud dall’India all’Iran e l’Azerbaigian lungo il Caspio fino a Mosca ed oltre, trasformerà lo spazio economico dell’Eurasia. Il corridoio trasformerà le economie dell’Eurasia dalla Russia all’India collegata nella Shanghai Cooperation Organization (SCO). I membri della sempre più strategicamente importante SCO sono Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan. Quest’anno India e Pakistan aderiranno formalmente alla SCO e si prevede che l’Iran, attualmente osservatore ufficiale, avrà offerto la piena adesione entro la fine dell’anno, ora che le sanzioni sono state tolte. Il Presidente cinese Xi Jinping ha annunciato il sostegno alla piena adesione dell’Iran negli importanti colloqui a Teheran nel gennaio 2016, dove i due decidevano la formale partecipazione iraniana nel progetto Cintura e Via economica della Nuova Via della Seta sull’Eurasia dalla Cina di Xi. Ora, con il Corridoio Teheran-Mosca si chiude il Triangolo d’Oro Pechino-Teheran-Mosca; un importante progresso economico e geopolitico.

L’economia del corridoio dei trasporti
Il completamento del Corridoio dei trasporti Nord-Sud trasformerà in modo significativo lo spazio economico dell’Eurasia. Il corridoio sarà una moderna via marittima e ferroviaria per trasportare merci tra India, Iran, Azerbaigian, Russia, Asia centrale e potenzialmente Stati europei se dovessero mai rinsavire abbandonando il governo guerrafondaio ucraino e le sanzioni alla Russia, alleviando le economie in difficoltà dell’Unione europea. Il nuovo corridoio collegherà alcune delle più grandi città del mondo come Mumbai, Mosca, Teheran, via porto sul Caspio di Bandar Anzali in Iran e da lì al porto di Astrakhan in Russia, alla foce del grande fiume Volga. Nel 2014 furono testate due rotte. La prima da Mumbai a Baku attraverso il porto dell’Iran presso lo Stretto di Hormuz, importante collo di bottiglia dei flussi di petrolio e gas dal Golfo Persico. Il secondo da Mumbai al porto di Astrakhan via Bandar Abbas, Teheran e porto di Bandar Anzali. Lo scopo era individuare e affrontare le principali strozzature. Significativamente, lo studio ha dimostrato che i costi dei trasporti India-Russia verrebbero ridotti di “2500 dollari ogni 15 tonnellate di carico“. Uno studio della Federazione delle Associazioni Spedizionieri indiana trovò che la rotta, era “il 30% meno costosa e il 40% più breve di quella attuale“. La rotta attuale va da Mumbai a Mar Rosso e Canale di Suez, attraversa Mediterraneo, Gibilterra e Canale della Manica fino a San Pietroburgo e Mosca. Uno sguardo alla mappa rivela come tale rotta sia strategicamente vulnerabile, per la possibile interdizione da NATO e Stati Uniti. Il colpo di Stato degli Stati Uniti nel febbraio 2014 in Ucraina, l’installazione di accoliti del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, oligarchi corrotti “pro-Washington” e neonazisti, per perturbare le relazioni tra Russia e UE, momentaneamente misero in secondo piano il piano sul Corridoio Nord-Sud. Ora, con il concretizzarsi nella realtà eurasiatica del Grande progetto Cintura e Via della Cina, l’adesione del corridoio Iran-Azerbaigian-Russia crea uno spazio economico, politico e militare coerente ed integrato che potrebbe presto avviare ciò che gli storici futuri chiameranno secolo eurasiatico, mentre il secolo americano e la sua egemonia mondiale post-1944 si sbriciola come l’impero romano nel IV secolo d.C. Anche in questo caso, l’Oriente crea mentre l’occidente riesce con successo a distruggere.Iran-Azerbaijan-Russia-FMs-in-Baku-1F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora