Le Forze Speciali statunitensi disprezzano i terroristi che addestrano in Siria

Dean Parker, Russia Insider 20 settembre 2016

Le Forze Speciali con l’ordine di addestrare i ‘ribelli anti-SIIL’ sono così disgustate dalla missione, che a loro avviso addestra i futuri terroristi di al-Nusra, e credono che servirebbero gli USA meglio sabotandola.dd5209d6-b8c3-4f0b-857a-b7fa1f2ebb52_mw1024_s_nUn ex-ranger dell’US Army su Sofrep.com, che si autodefinisce bollettino non ufficiale delle Forze Speciali degli Stati Uniti, da un quadro affascinante sugli atteggiamenti dei soldati statunitensi verso la missione di addestramento in Siria. Si legge in apertura: “Nessuno ci crede. Dici ‘Fanculo’“, afferma un ex-berretto verde dei programmi segreti e clandestini degli USA per addestrare e armare le milizie siriane. “Tutti sul campo sanno che sono jihadisti. Nessuno crede a tali missione e compiti, sanno che addestrano solo una nuova generazione di jihadisti, quindi li sabotano dicendo: ‘Fanculo, che m’importa?’” Giusto. Secondo quanto riferito, le forze speciali statunitensi sul campo detestano tale ordine. L’articolo è in realtà molto più una cronaca della guerra della CIA in Iraq e Siria, compreso il fallimento nel prendere sul serio la minaccia dello SIIL e l’incapacità di destinare risorse significative per affrontare il gruppo. Invece, Murphy spiega che la CIA ha obbligato a tale lavoro le forze speciali per l’ossessione nel rovesciare il governo siriano: “Lo SIIL era ormai sul radar della CIA. Il CTC (Centro antiterrorismo della CIA) puntava all’organizzazione, ma non abbastanza da avere effetti sul campo. Verso la fine del 2014, la CIA aveva meno di 20 funzionari ed analisti dediti alla lotta contro lo SIIL. Dall’inizio del 2016, la situazione migliorò di poco. Secondo diverse fonti, la CIA semplicemente non si preoccupa dello SIIL, utilizzando la scusa che sia un esercito piuttosto che un’organizzazione terroristica, assegnando il compito alle operazioni speciali dell’esercito, in particolare Forze Speciali e Delta Force. In Siria, la priorità della CIA è ciò che alcuni funzionari del CTC definisco genialata del direttore John Brennan: la caduta del regime di Assad”. Poi racconta come gli USA sono coinvolti in una guerra per procura contro lo Stato siriano tramite la CIA, notando che: “Distinguere tra ELS e al-Nusra è impossibile, perché sono praticamente la stessa organizzazione. Come già nel 2013, i capi dell’LS passarono con tutte le loro unità ad al-Nusra, conservando ancora il titolo di ELS come facciata per apparire laici in modo da avere le armi fornite da CIA e servizi segreti sauditi. La realtà è che l’ELS è una copertura della filiale di al-Qaida, al-Nusra”. E, “il fatto che l’ELS abbia approvato semplicemente la cessione di armi di fabbricazione statunitense ad al-Nusra non sorprende, considerando le scadenti valutazioni della CIA sulle milizie in Siria, basandosi su vecchi database. Tali dati sono i nomi di individui, in primo luogo, che si presume siano ancora in età di leva, visto che i dati furono raccolti dal CTC anni prima”.
14390675 Il nocciolo della questione è che, mentre la CIA ha un programma antiterrorismo gravemente trascurato, le risorse sono state dedicate esclusivamente alla Task Force siriana che, avete indovinato, ha per compito il cambio di regime in Siria: “Brennan è colui che ha dato vita alla Task Force siriana attingendo alle risorse del CTC/SI”, e a “John Brennan piacevano le stronzate sul cambio di regime”, commentava un ex-ufficiale della CIA. CTC/SI si dedica alla lotta al terrorismo, mentre la Task Force siriana a spionaggio, operazioni d’influenza e attività paramilitari in collaborazione con la Divisione Attività Speciali (SAD), necessarie per tentare il cambio di regime, anche armando gruppi di terroristi in Siria. Il ramo operativo della CIA è la componente paramilitare trattata come una scolaresca in Siria, con gli ufficiali che operano come se fossero dei pivelli. Composto da ex-soldati delle operazioni speciali, il ramo operativo fu molto attivo nei combattimenti quanto operava con un commando afghano assegnato dall’intelligence del Paese, la NDS, ma in Giordania non poteva fare altro che osservare e riferire, chiedendo ai capi dei ribelli provenienti da oltre confine come andavano le cose, ma non molto altro”. Con la CIA indisposta ad assumersi il compito, il lavoro ricadde su uno dei capi di un commando delle Forze Speciali, il 5° Gruppo Forze Speciali di stanza in Giordania e Turchia. Il compito non è combattere lo SIIL ma addestrare i siriani che si presentavano dicendosi disposti a farlo: “Nel 2015, le Forze Speciali degli Stati Uniti s’insediarono in Giordania e Turchia con il compito di collaborare e formare forze surrogate che attaccassero lo SIIL. In questo caso, raramente se non mai, combatterono al fianco delle forze locali, ma piuttosto le addestrarono in una nazione ospitante e quindi agendo attraverso cittadini di Paesi terzi, come le forze speciali turche e giordane, addestrare le milizie siriane e poi rispedirle in Siria”. Ai soldati delle forze speciali cui fu affidato il compito, tuttavia, ne furono disillusi. Un problema era l’apparente scarsa qualità delle reclute, e un altro la lealtà chiaramente discutibile: “I ribelli sanno come vendersi agli statunitensi nei colloqui, ma fanno capire le cose di tanto in tanto. “Non capisco perché alla gente non piaccia al-Nusra”, disse uno dei ribelli ai soldati statunitensi. Molti avevano simpatie per gruppi terroristici come Nusra e SIIL. Altri semplicemente non erano idonei. “Non vogliono essere dei guerrieri. Sono tutti dei vigliacchi. Questo è il ribelle moderato”, diceva un Berretto Verde su Sofrep. “Un gruppo di contadini e di ritardati che non poteva affrontare lo SIIL, e che neanche l’Esercito siriano vorrebbe”.” Tra i ribelli che forze speciali statunitensi e turche addestrano, “Un buon 95 per cento lavora per organizzazioni terroristiche o ne è in sintonia“, diceva un Berretto Verde associato al programma, aggiungendo: “La maggioranza ammise di non aver problemi con lo SIIL e che il loro problema erano curdi e regime siriano“. Come le milizie addestrate in Giordania, i ribelli addestrati in Turchia non erano pronti al combattimento. “Non hanno sangue da guerrieri. In grande maggioranza sono dei criminali“, diceva un altro Berretto Verde. Molti erano stranieri, alcuni dall’Iraq. Uno addirittura narcotrafficante libanese. “La maggior parte di questi fu istruita su cosa dire al centro di addestramento e a dare le risposte giuste”, diceva il soldato delle forze speciali su SOFREP. Si spacciavano laici, ma gli statunitensi capivano che erano integralisti perché non fumavano (i jihadisti sono wahhabiti, e ciò glielo vieta) e disprezzavano i Berretti Verdi.
military2 Il rapporto degli statunitensi con i turchi è complicato a dir poco: “Il rapporto con i turchi era, ed è, estremamente complicato. Nel Centro operativo tattico (TOC) gestito dalle forze speciali statunitensi in Turchia vi sono anche ufficiali turchi. Gli statunitensi fanno finta di non collaborare con i curdi, mentre gli altri membri del 5° Gruppo e gli operatori della Delta Force difatti sono integrati nella milizia curda delle YPG. Allo stesso modo, l’esercito turco chiude un occhio e fa finta di non sapere che gli statunitensi sono nelle YPG in Siria. Rendendo una strana situazione ancora più strana, i Berretti Verdi facevano finta di non sapere che le forze speciali turche addestrano i jihadisti nel nord della Turchia. La Turchia sponsorizza gruppi come Ahrar al-Sham (la CIA segue i membri di al-Qaida che lo raggiungono dalle aree dell’amministrazione tribale federale del Pakistan), e le forze speciali turche li addestrano e spediscono in Siria, dal corridoio di Jarabulus. Quando i jihadisti passano l’esercito turco trasmette la parola in codice “Spento” per dire alle guardie di frontiera di far passare i suoi ascari”. Stranamente neanche i capi, e non solo la truppa, non credono nella missione: “Pallet di armi e file di camion consegnati dalla Turchia ai gruppi ribelli sponsorizzati dagli USA semplicemente si coprono di polvere per le controversie sull’autorità su loro possesso e sui finanziamenti, mentre l’autorizzazione all’addestramento delle milizie viene concessa o tolta per capriccio. Un giorno viene detto di si, il giorno dopo no, e il giorno dopo di addestrare solo i capi. Alcuni Berretti Verdi credono che tale esitazione provenga dalla Casa Bianca quando sa che la maggior parte dei miliziani è affiliata a Nusra e altri gruppi estremisti. Le armi fornite dalle forze speciali sono di fabbricazione statunitense per rendere le milizie dipendenti dai rifornimenti di munizioni dagli Stati Uniti. Mentre i giochi continuano, il morale delle forze speciali in Turchia affonda. Spesso mascherato con uniformi turche, uno dei Berretti Verdi descriveva il suo lavoro come “Seduto in ufficio, a bere chai mentre guardi i turchi addestrare i futuri terroristi”.”
A dire il vero Jack Murphy non nomina un solo ufficiale o soldato nell’articolo. Tuttavia, non ci si aspetterebbe che un soldato delle forze speciali sia libero di parlare così a un giornalista. Inoltre Murphy diffonde tali informazioni privilegiate, ad esempio sulle lotte burocratiche e la continua ricerca della ragion d’essere delle varie unità e rami delle forze speciali, ed è inconcepibile che sia tutta un’invenzione, è evidente che l’autore conosce intimamente le Forze Speciali degli Stati Uniti e vi ha dei contatti. Questo è solo un piccolo esempio delle informazioni che Murphy rivela: “Per quanto riguarda la Siria, i capi del 5° Gruppo vedono lo SIIL come l’unico attivo. La guerra in Siria gli da pesò e uno scopo per restare in Medio Oriente. Inizialmente furono schierati in Giordania con la scusa che sarebbero stati lì per rilevare le armi di distruzione di massa dal regime di Assad, cosa ridondante poiché il JSOC ha un’unità specializzata in tale compito. In realtà, il 5° Gruppo voleva essere l’avanguardia della possibile invasione della Siria”. Ed ecco il pezzo forte; i soldati che hanno l’ordine di addestrare i ribelli siriani a combattere lo SIIL sono così disgustati dalla missione che pensano sia loro dovere patriottico non eseguire gli ordini, ma creare dei buon soldati Svejk sabotando la missione: “Per il momento, i soldati delle forze speciali addetti all’esecuzione del programma ritengono di far sembrare di compiere il loro dovere, mentre in realtà non fanno nulla. Con le mani legate, le opzioni sono poche e disperse. Molti sabotano attivamente i programmi o non fanno nulla, sapendo che i ribelli presunti laici che sono tenuti ad addestrare sono in realtà terroristi di al-Nusra.”

Addestramento dei 'ribelli anti-SIIL' in Giordania

Addestramento dei ‘ribelli anti-SIIL’ in Giordania

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Damasco ha l’audio dei colloqui tra Stato islamico e militari USA prima dell’attacco alle forze siriane

Sputnik 26/09/2016hadiyeh-khalaf-abbas-1-1L’intelligence siriana possiede la registrazione audio della conversazione tra terroristi dello Stato islamico e militari degli Stati Uniti prima degli attacchi aerei della coalizione di Washington contro le truppe governative presso Dayr al-Zur, il 17 settembre, dichiara la Presidentessa del Consiglio del Popolo della Siria. “L’esercito siriano ha intercettato una conversazione tra statunitensi e Stato islamico prima del raid aereo su Dayr al-Zur“, ha detto Hadiya Qalaf Abas citata dall’emittente al-Mayadin. Gli aerei da guerra degli Stati Uniti avevano colpito le truppe governative siriane nei pressi della città di Dayr al-Zur il 17 settembre, uccidendo 62 militari e ferendone un centinaio. Il Pentagono disse inizialmente che l’attacco aereo fu un errore mirando ai terroristi dello SIIL. La presidentessa del parlamento siriano aggiungeva, durante la visita in Iran, che dopo gli attacchi aerei della coalizione sulle truppe governative, gli USA guidarono l’attacco dei terroristi contro l’Esercito arabo siriano.
L’attacco alle posizioni del governo mise alla prova l’accordo USA-Russia sul cessate il fuoco nazionale, avviato all’inizio della settimana. Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov aveva dichiarato che era necessario separare i terroristi dello SIIL dalle forze dell’opposizione “moderata” per salvare la tregua. Gran Bretagna, Australia e Danimarca confermavano la partecipazione delle loro forze aerei nei mortali attacchi aerei. La politica notava che i dati saranno resi pubblici.syria-ethnity-map-detail-4Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia smaschera gli Stati Uniti sulla Siria, Washington infuriata

Alexander Mercouris, The Duran 26/9/2016vitalychurkinCon l’accordo Lavrov – Kerry crollato e l’esercito statunitense che esclude l’imposizione di una no-fly zone, gli Stati Uniti possono solo arrabbiarsi mente l’Esercito arabo siriano con l’appoggio russo accerchia i jihadisti ad Aleppo orientale.
La scorsa settimana, in seguito al crollo dell’accordo Lavrov-Kerry e del cessate il fuoco, con l’Esercito arabo siriano che accerchiava i jihadisti intrappolati ad Aleppo orientale, la realtà della sconfitta ad Aleppo ha finalmente colpito le potenze occidentali. Il risultato è una frenetica attività diplomatica e mediatica per cercare d’imbarazzare i russi costringendoli a fermare l’offensiva dell’Esercito arabo siriano ad Aleppo. La ragione di tale attività è l’avanzata dell’Esercito arabo siriano ad Aleppo dalla fine del cessate il fuoco. Dopo aver sconfitto e respinto l’offensiva jihadista di Jabhat al-Nusra a sud-ovest di Aleppo, nella prima settimana di settembre, l’Esercito arabo siriano, dopo la fine del cessate il fuoco, consolidava il controllo della strada al-Qastal liberando l’area ora deserta del campo profughi palestinese di Handarat. A seguito degli intensi bombardamenti di artiglieria e aerei, avanzava dalla zona della cittadella di Aleppo e dal quartiere Ramusyah alle aree jihadiste di Aleppo orientale, chiaramente per consolidare il controllo dei sobborghi sud-occidentali di Aleppo e, forse, tagliare in due Aleppo est controllata dai jihadisti. I rapporti da Aleppo parlano dell’Esercito arabo siriano e dei suoi alleati che concentrano forze presso o nella città per l’offensiva. I marines russi sono sulla strada di al-Qastal, e vi sono rapporti su 8000 miliziani iracheni arrivati in città. La forza d’attacco principale rimane comunque l’Esercito arabo siriano. Sembra che la forza d’attacco aerea russa della base di Humaymim sia stata rinforzata. Un video del 24 settembre 2016 di Ruptly TV mostra truppe siriane avanzare contro i jihadisti nella provincia di Lataqia dopo la fine del cessate il fuoco. Il video mostra aereo da supporto al suolo Su-25. La Russia schierò aerei Su-25 nella base aerea di Humaymim nel settembre dello scorso anno. Tuttavia furono ritirati a marzo. Ora sembra che siano ritornati. Il punto da capire, e che spiega la retorica furiosa degli ultimi giorni, è che le potenze occidentali non possono fermare l’offensiva siriana contro i jihadisti intrappolati ad Aleppo. Nel corso dell’audizione al Senato degli Stati Uniti del 22 settembre 2016, il Generale Dunford, presidente del Joint Chiefs of Staff degli Stati Uniti, ne spiegava il perché. Pressato dal senatore repubblicano del Mississippi Roger Wicker a dire se gli Stati Uniti potevano adottare “azioni decisive” imponendo una no-fly zone, cosa che Wicker aveva detto di aver discusso con i democratici e che poteva avere il sostegno bipartisan, Dunford rispose, “Per ora, per controllare lo spazio aereo della Siria dovremmo entrare in guerra con la Siria e la Russia. Questa è una decisione fondamentale che certamente non ho intenzione di prendere“. L’osservazione di Dunford ha provocato l’intervento del senatore repubblicano John McCain, un bellicista ed interventista cronico che chiede sempre l’azione militare degli Stati Uniti in qualsiasi occasione, soprattutto nei conflitti con la Russia. McCain voleva che Dunford dicesse che la no-fly zone non è la stessa cosa “del controllo totale dello spazio aereo siriano” che porterebbe alla guerra con Russia e Siria.
La realtà, come sanno McCain e Dunford, è che gli Stati Uniti non hanno mai imposto una no-fly zone su un Paese che non avesse “il controllo totale dello spazio aereo”. E’ inconcepibile che gli Stati Uniti impongano una no-fly zone sulla Siria se non avessero “il controllo totale dello spazio aereo”. L’ammissione di Dunford che “il controllo totale dello spazio aereo” non può essere ottenuto in Siria senza entrare in guerra con la Russia, a tutti gli effetti esclude l’idea di una no-fly zone sulla Siria. Incapaci d’imporla, non c’è nulla che gli Stati Uniti possono fare per cambiare il corso dei combattimenti ad Aleppo. Questa consapevolezza degli Stati Uniti della propria impotenza, mentre i protetti jihadisti ad Aleppo subiscono la sconfitta totale, spiega la retorica arrabbiata e l’ondata di storie atroci della scorsa settimana, culminate nelle solite furiose denunce alla Russia dell’ambasciatrice degli Stati Uniti Samantha Power, il 25 settembre 2016, al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nel corso del quale ha effettivamente accusato la Russia di “barbarie”. Il ministro degli Esteri inglesi Boris Johnson, in un commento avventato per cui probabilmente è già stato richiamato all’ordine, svelava la verità in una intervista televisiva del 25 settembre 2016, “Se mi dice che l’occidente è impotente, sarei d’accordo. Sarei d’accordo che, dato che abbiamo preso tali decisioni nel 2013, quando quelle linee rosse furono superate, senza alcuna risposta militare effettiva, o qualsiasi risposta a ciò che succedeva. Non credo che ci sia alcuna voglia di roba del genere“. Johnson poi continuava dicendo che l’unica cosa che l’occidente potrebbe fare in questa situazione è cercare d’imbarazzare i russi chiedendo di fermarsi, e spiegava che “l’unica cosa a cui i russi rispondono è un’opinione pubblica globale negativa“. Ciò spiega le attuali chiacchiere sui crimini di guerra, come l’accusa (infondata) che i russi abbiano attaccato il convoglio dei soccorsi, le lamentele per la deliberata interruzione dell’approvvigionamento di acqua di Aleppo, l’accusa di bombardamento indiscriminato di aree civili ad Aleppo, le pretese sull’uso di bombe incendiarie, ecc. Tutte cose che accadono in Siria da sempre, da quando è cominciata la guerra, ma di cui ora si parla come crimini di guerra. Nella stessa intervista Johnson si esprime così, “Loro (i russi) sono sul banco degli imputati del tribunale dell’opinione internazionale. Sono colpevoli di una guerra molto lunga e orrenda e sì, quando bombardano obiettivi civili, dovremmo cercare… di vedere se era intenzionale colpire obiettivi civili del tutto innocenti, (perché) è un crimine di guerra“. Per lo sgomento occidentale, i russi non mostrano alcun segno di cedimento.
Il punto chiave degli eventi all’Assemblea generale delle Nazioni Unite della settimana scorsa era che il Ministro degli Esteri russo Lavrov, pur sotto la forte pressione concertata di Stati Uniti e alleati, ha categoricamente escluso qualsiasi cessate il fuoco unilaterale dell’Esercito arabo siriano. Invece ha chiarito che un cessate il fuoco potrebbe aversi solo se i combattenti dell’opposizione siriana vi aderivano sul serio separandosi da Jabhat al-Nusra, come gli Stati Uniti promisero a febbraio e nell’ultimo accordo Lavrov-Kerry. Nella riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 25 settembre 2016, l’Ambasciatore russo alle Nazioni Unite Vitalij Churkin ha detto la stessa cosa, “gli statunitensi, di fatto, hanno affermato di non poter influenzare i gruppi che sponsorizzano e di far rispettare l’accordo, come promesso. Prima di tutto, separare i gruppi di terroristi e contrassegnarne le posizioni sul terreno. Il cessate il fuoco può essere salvato solo ora collettivamente. Non siamo noi a dover dimostrare qualcosa a qualcuno in modo unilaterale. Dobbiamo vedere la prova che ci sia l’autentico desiderio di separare i gruppi ribelli alleati degli USA da Jabhat al-Nusra, per poi distruggerlo e far entrare l’opposizione nel processo politico. In caso contrario, i nostri sospetti che questo abbia il solo scopo di proteggere Jabhat al-Nusra verrebbe solo rafforzato“. Due settimane prima dissi che la probabile motivazione dei realisti di Washington, che sostenevano l’accordo di Lavrov-Kerry, fosse salvare i jihadisti di Aleppo e conservarli come forza evacuandoli dalla città dove erano intrappolati e dove la loro posizione era insostenibile. Ecco perché, come speculavo sulla forza di alcune osservazioni dei militari russi, è emerso che l’accordo Lavrov-Kerry ne prevedeva il ritiro da Aleppo attraverso la strada di al-Qastal. Si è scoperto che l’accordo Lavrov-Kerry effettivamente serviva a questo, in ciò confermato dal testo della parte dell’accordo che gli Stati Uniti hanno rivelato (attraverso la bizzarria di una fuga di notizie presso l’Associated Press). Questa è la disposizione specifica nel testo, “Qualsiasi siriano può lasciare Aleppo via strada di Qastal, comprese le forze dell’opposizione armata con le armi, con la consapevolezza che alcun danno gli sarà arrecato e potendo scegliere la destinazione. Le forze di opposizione che lasciano Aleppo con le armi devono coordinarsi con i rappresentanti delle Nazioni Unite, al momento di passare per la strada di al-Qastal, indicando numero di armai, armi e attrezzature militari in partenza“. Il documento che gli Stati Uniti hanno pubblicato è uno dei cinque che compongono l’accordo Lavrov-Kerry. Gli altri documenti senza dubbio daranno maggiori dettagli sulla separazione dei combattenti filo-USA da Jabhat al-Nusra. E’ probabile che tali documenti indichino quali combattenti lasciavano Aleppo attraverso la strada di al-Qastal, e cosa sarebbe successo a chi rimaneva. Qui, le intenzioni dei realisti venivano sconfitte, perché i sostenitori della linea dura a Washington e i jihadisti in Siria respingevano l’accordo Lavrov-Kerry. Il risultato è stato che invece di separarsi da Jabhat al-Nusra, come l’accordo chiedeva, i jihadisti sono rimasti con Jabhat al-Nusra, cercando di sfruttare il cessate il fuoco effettuando ulteriori attacchi all’Esercito arabo siriano.
Dopo il crollo del cessate il fuoco e con l’imposizione forzata di una no-fly zone del tutto esclusa, gli Stati Uniti si ritrovano con nient’altro la proposta assurda del segretario di Stato degli USA Kerry secondo cui Russia e Siria dovrebbero autoimporsi la no-fly zone. Nel momento in cui i russi respinsero tale proposta, come era dovuto, il bluff degli Stati Uniti è stato effettivamente esposto. Tale consapevolezza degli Stati Uniti, sul bluff smascherato e sull’esibizione d’impotenza militare nel mutare il corso della battaglia di Aleppo, è alla base delle denunce furiose di Stati Uniti ed alleati, mentre si affanno disperatamente a cercare che i russi fermino la battaglia di Aleppo, in modo da salvare i loro protetti jihadisti dalla sconfitta totale, e sé stessi dall’umiliazione dell’aperto fallimento della loro strategia.Russian President Vladimir Putin other members of the delegation attend the 70th session of the United Nations General Assembly in New YorkTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Stati Uniti e Turchia istigano la guerra mondiale in Siria

Finian Cunningham, Strategic Culture Foundation, 24/09/20161-gi3vtonpgzi9gs1v8xknoaDopo la dubbia performance stellare del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, questa settimana presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, raccontando una litania di bugie per quasi un’ora al mondo, toccava al capo della Turchia Recep Tayyip Erdogan insultare l’intelligenza dell’umanità. Come il suo alleato statunitense, che sovverte la realtà sostenendo che i crimini di guerra degli Stati Uniti contro numerose nazioni sono un’eredità virtuosa, Erdogan ha eseguito un altrettanto affascinante gioco di prestigio. Nel discorso alle Nazioni Unite, il presidente turco ha detto che il suo esercito ha portato la pace nel Medio Oriente invadendo la Siria il mese scorso. Potete immaginare Adolf Hitler dichiarare all’allora Società delle Nazioni che la Germania aveva solo invaso la Polonia per riportare la pace in Europa? E’ sorprendente, se si pensa al forum internazionale di agosto a New York indulgere verso Erdogan e Obama con tanta gentile attenzione, quando entrambi sono responsabili del crimine di guerra supremo, l’aggressione allo Stato sovrano della Siria? Le truppe turche e statunitensi occupano una fascia di 100 km di larghezza nel nord della Siria, dopo aver lanciato l’operazione Scudo dell’Eufrate il 24 agosto con carri armati e aerei da guerra a sostegno di forze di terra. Siria e Russia espressero preoccupazione per l’incursione, con Damasco che denunciava la violazione delle sovranità e integrità territoriale. Aerei militari statunitensi violano la sovranità siriana da quasi due anni. Solo perché Turchia e Stati Uniti sostengono che l’ultima operazione abbia lo scopo di combattere la rete terroristica dello SIIL, non gli conferisce legittimità.
Dopo un mese che Stati Uniti e Turchia hanno lanciato l’incursione in territorio siriano, Ankara dice che espanderà l’occupazione. All’inizio di questa settimana, Erdogan aveva detto che le sue truppe sarebbero avanzate a sud, in Siria, occupando 5000 chilometri quadrati di territorio, cinque volte l’area già sotto il suo controllo. In gergo orwelliano, le forze turche e statunitensi annettono territorio come “zone di sicurezza”. Esattamente per chi sono “sicure” non è ancora chiaro. Mentre a New York City, il capo turco esortava gli Stati Uniti a intensificare la cooperazione militare con Ankara, come diceva lui, per “finirla con lo SIIL” in Siria. Erdogan istigava Washington ed essere ancora più dura adottando il vecchio obiettivo turco d’istituire la “no-fly zone” sul territorio siriano occupato. Erdogan accennava anche al fatto che si aspettava una presidenza Clinton entusiasta del crescente coinvolgimento militare, e in particolare dell’attuazione della no-fly zone. Hillary Clinton ha già detto che avrebbe preso una linea più ostile verso Siria e Russia, arrivando addirittura a dichiarare che avrebbe schierato forze militari per spodestare il Presidente Bashar al-Assad. Va notato che Erdogan continua ad appellarsi esclusivamente a Washington per un maggiore intervento militare “per finirla con lo SIIL” in Siria. Sicuramente se la Turchia fosse seria allora esorterebbe ad unire le forze con la Russia, dato che ha dimostrato di essere la potenza militare più efficace contro i gruppi terroristici, dopo la richiesta d’intervenire dal governo siriano, lo scorso anno. Ciò che Erdogan vuole dagli Stati Uniti nella sua presunta missione “anti-terrorismo” in Siria, è puntare a un ordine del giorno ulteriore, null’altro che la guerra alla Siria, utilizzando il pretesto di “combattere il terrorismo” quale copertura risibile delle forze militari turche e statunitensi che operano illegalmente sul suolo siriano. E mentre espandono la presenza verso la città siriana di Aleppo, ciò che dovrebbe essere evidente è che questi due membri della NATO sono coinvolti nella piena invasione della Siria. Dimenticatevi lo SIIL o qualsiasi altro attrezzo del terrorismo che Washington e Ankara pretendono pubblicamente di combattere. I media turchi lo scorso anno denunciarono l’invio di armi del governo Erdogan ai terroristi in Siria. Il notoriamente “poroso” confine turco lo è perché rientra nella guerra segreta di Ankara alla Siria, in combutta con Washington ed altri membri della NATO come Gran Bretagna e Francia, così come il regime saudita wahabita che finanzia il terrorismo. I video della sorveglianza militare russa hanno dimostrato che le autorità turche concordavano coi gruppi terroristici le operazioni di contrabbando di petrolio, finché le forze dell’Aeronautica russa spazzarono via tale racket di Erdogan.
Le cosiddetti milizie dell’esercito libero siriano (ELS) con cui i militari turchi collaborano nell’ultima offensiva in territorio siriano, sono ugualmente complici di orribili crimini terroristici come i famigerati estremisti di SIIL e al-Nusra. Le bande terroristiche dell’ELS vengono ripulite dai media occidentali come sorta di “opposizione moderata” ma sono coinvolte, per esempio, nella strage di Qasab, nella provincia di Lataqia, del marzo 2014, insieme ai tagliagole di al-Qaida appoggiati dai militari turchi. La Turchia che rivendica la collaborazione con le milizie dell’ELS per “ripulire” le aree di confine dai “terroristi” è un’irrisoria illusione. Molto più concepibile è che il regime di Ankara di Erdogan ritenga che il complotto sul “cambio di regime” degli Stati Uniti contro la Siria sarà sconfitto dall’Esercito arabo siriano sostenuto da Russia, Iran e Hezbollah. La battaglia per Aleppo è l’ultima resistenza dell’esercito di bande terroristiche eterodirette, scatenate contro la Siria dal marzo 2011 nella guerra segreta volta al cambio di regime. La mafia guidata dagli Stati Uniti contro la Siria fallisce, in gran parte per l’intervento della Russia. In 12 mesi, le sorti della guerra sono passate a favore della vittoria dello Stato siriano contro la rivolta eterodiretta. Data la prognosi infausta per i cospiratori del cambio di regime, Turchia e Stati Uniti sembrano pronti a scatenare subito l’intervento militare diretto. In breve, passano alla guerra vera e propria alla Siria. Erdogan sembra aver utilizzato il fallito colpo di Stato di luglio come leva su Washington. Travolta dalle accuse turche agli Stati Uniti complici del tentato di colpo (probabilmente esagerate), Washington sembra più attenta a soddisfare le pretese di Erdogan sulla Siria. Durante i negoziati con il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov presso le Nazioni Unite di questa settimana, il segretario di Stato degli USA John Kerry parlava come Erdogan, chiedendo la no-fly zone su Aleppo quale condizione per ripristinare il cessate il fuoco a pezzi. La Turchia di Erdogan è sempre stata la protagonista più belluina della banda di Stati sponsor del terrorismo guidata dagli USA. Dopo il fallito colpo di Stato, Erdogan sembrava abbandonare la guerra segreta al vicino meridionale. Il presidente turco continuò l’offensiva del fascino verso Russia e Iran, principali alleati della Siria, silenziando le precedenti pretese belluine sul cambio di regime contro Assad. Tale atteggiamento, conciliante in apparenza, fu di breve durata però. Forse era una trappola tesa a Russia e Iran prese alla sprovvista quando Erdogan ordinò ai suoi carri armati di violare il confine siriano. Sembra così.
Mentre i trucchi retorici scompaiono, ciò che dovrebbe essere evidente è che Turchia e Stati Uniti sono apertamente in guerra contro la Siria, mettendo nel giusto contesto la strage di soldati siriani a Dayr al-Zur lo scorso fine settimana ad opera degli aerei da guerra degli Stati Uniti. Le pretese statunitensi che fosse un “incidente” sono ridicole come la pretesa insulsa degli statunitensi di “combattere il terrorismo”. Se l’analisi qui presentata è corretta, allora la conclusione sorprendente è che una guerra mondiale è in corso, con Russia e Stati Uniti contrapposti. E se siamo onesti, dovremmo ammettere che la guerra durerà per molto tempo, per responsabilità di Washington.eufrateshield

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ad Aleppo crollano le difese dei terroristi

Canthama, SyrPer, 24/9/201624092016-2Aleppo è uno scenario da incubo per i terroristi sostenuti da NATO/CCG dove le loro linee difensive crollano come un castello di carte dopo il vigoroso attacco coordinato tra forze aeree e di terra siriane nella città. L’offensiva principale comprende 3 operazioni indipendenti che hanno per obiettivo mettere in un angolo i terroristi, nella parte orientale della città. A quanto pare ormai l’attacco a 3 punte ha la forma seguente:

1) La punta di diamante dell’attacco a nord-est di Aleppo: con lo scopo di liberare completamente dai terroristi il nord-est della città di Aleppo, questa operazione è volta al liberare campo Handarat, distretto industriale al-Shuqayif, quartiere Uayja e tutte le cave e le colline vicine, ponendo le forze siriane ed alleate a destra della strada per al-Qastal e le rotatorie Jandul e Baydin. Con questa mossa, EAS ed alleati potranno assaltare il centro del territorio occupato dai terroristi nel settore orientale di Aleppo, ad Hananu, Haydariyah, Ayn al-Tal e Shayq Faris.
La situazione attuale della “punta di lancia” di questa offensiva è:
Campo Handarat è totalmente liberato, l’attacco era guidato dalla Liwa al-Quds.
Ospedale al-Qindi completamente liberato da EAS/NDF.
Quartiere industriale al-Shuqayif e rotonda Jandul sotto controllo.
Quartiere Uayja sotto attacco.

2) La “punta di diamante” dell’attacco centrale, con l’obiettivo di creare una zona cuscinetto sicura nei pressi della Cittadella Vecchia. Questa area è dotata di tunnel e i progressi qui sono lenti a causa dei combattimenti per edificio. Progressi più veloci sono legati al successo dell’attacco della “punta di diamante” sud-occidentale. La strategia possibile è respingere i terroristi oltre il cimitero a sud. La situazione attuale dell’attacco è che pochi edifici sono stati liberati con molte operazioni nel quartiere Bustan al-Qasr.

3) La “punta di diamante” dell’attacco sud-occidentale: questo fronte è un prolungamento naturale della battaglia per sigillare il “corridoio” occidentale per Aleppo. L’obiettivo è allargare la zona cuscinetto per rendere sicura la strada di al-Qastal per i rifornimenti di cibo e medicine alla grande popolazione della parte occidentale di Aleppo, dove oltre un milione di civili vive. Le forze combinate di EAS, NDF, Liwa al-Nimr, Guardia Repubblicana ed Hezbollah respingono i terroristi dai quartieri al-Amiriya, Tal Zarazir, al-Suqari e Shayq Said. Il successo dell’offensiva creerà una situazione molto difficile per i terroristi al centro di Aleppo, con la sempre più probabile operazione “tipo Bani Zayd” in cui i terroristi, rischiando di essere intrappolati, dovettero lasciare il grande quartiere. Quindi su qualsiasi piano strategico, la seconda e la terza offensiva sono collegate. La situazione attuale è che la maggior parte di al-Amiriya e della grande area tra al-Suqari e Shayq Said è stata liberata, anche se vi è bisogno di conferme. Questa è una zona volatile e mutamenti nei combattimenti potrebbero verificarsi nella notte. I terroristi sanno bene che perdendo i 3 quartieri subiranno lo “scacco matto” alla loro presenza nel centro di Aleppo, mentre si concentrano nella parte orientale di Aleppo, una sacca in cui saranno spinti alla resa o alla sconfitta totale.

Ghuta orientale: notevole avanzata nelle mazrah al-Rayhan. L’EAS ha ora al-Rayhan sotto tiro e potrebbe assaltarlo in qualsiasi momento. L’importanza di questa avanzata è che una volta che al- Rayhan sarà sotto il controllo del governo siriano, la vitale Tal Qurdi (altura) sarà completamente isolata, perdendo d’importanza strategica per i terroristi, così come una notevole area scarsamente difesa si spalancherà alla rapida avanzata dell’EAS, il che significa villaggio e fattorie di al-Shifuniyah, così come Hush al-Duriya. Le conseguenze saranno gravissime per i terroristi, dove rischieranno di perdere all’improvviso il fianco orientale del Ghuta orientale, così come il nuovo fronte che sarebbe proprio nel cortile delle loro basi a Duma e altri villaggi, costringendoli ad arrendersi o a subire l’annientamento totale.ctdtqvoxeaawepm

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora