L’Invasione turca della Siria dimostra che Erdogan non è amico della Russia

Russia e Turchia: fine del riavvicinamento?
Alexander Mercouris, The Duran 26/8/2016

L’incursione turca in Siria non rovina il recente riavvicinamento russo-turco perché era solo un riavvicinamento limitato, non un riallineamento. Nel frattempo la Russia lavora sodo per conciliare il governo siriano coi curdi.

putin-erdogan-meeting-in-st-petersburg-1470746183-5833L’incursione turca in Siria e la cattura di Jarablus sono state interpretate da alcuni per definere il riavvicinamento russo – turco una farsa. Secondo questo punto di vista, Erdogan, dopo aver ottenuto concessioni da Putin al vertice di San Pietroburgo, non ha perso tempo a far cadere la maschera, ancora una volta, tradendo l'”amico” russo invadendo la Siria. A mio parere ciò è il prodotto delle alte aspettative di molti sul riavvicinamento russo-turco. Come ho detto in molte occasioni, era un riavvicinamento non un riallineamento. La Turchia sarebbe stata arrabbiata con gli Stati Uniti per il colpo di Stato, fatto reso chiaro dalla decisione di Erdogan d’inviare solo il vicesindaco di Ankara ad accogliere il vicepresidente Biden all’arrivo ad Ankara, ma non ha cessato di essere alleata di Stati Uniti e NATO. Né vi è alcun motivo di pensare che i russi ritengano l’incursione turca in Siria un “tradimento”. Affinché ci fosse un “tradimento”, Erdogan avrebbe dovuto ingannare i russi sulle sue intenzioni in Siria. Al contrario Erdogan non ha mai, in alcun momento, detto che le sue politiche o intenzioni in Siria erano cambiate. Invece ha sempre detto, e ha continuato a dirlo fino alla vigilia del vertice di San Pietroburgo, che la sua politica in Siria è invariata. Esige ancora che il presidente Assad se ne vada e vuole ancora il cambio di regime in Siria. Ha anche detto che non considera Jabhat al-Nusra, affiliata ad al-Qaida, un’organizzazione terroristica. Vedasi la mia discussione dettagliata qui.
Ripeto: ciò che è successo a San Pietroburgo è stato rattoppare le relazioni tra Russia e Turchia, portandole più o meno a dove erano prima dell’abbattimento del Su-24 nel novembre dello scorso anno (Mercouris qui è ottimista, fin troppo NdT). Un certo numero di accordi economici furono concordati a grandi linee, ma niente mutamenti geostrategici, nulla è stato promesso o richiesto o previsto (dai russi), ed era irragionevole aspettarselo. Come spesso accade, i turchi dicono di aver informato i russi dell’intenzione di occupare Jarablus, e che i russi gli hanno dato il via libera. È plausibile. I russi sanno che per la Turchia l’istituzione di una zona autonoma controllata delle YPG curde al confine con la Siria è inaccettabile, e che agiranno con decisione per impedirlo. A meno di andare in guerra con la Turchia, la Russia non può impedirlo e non ha alcun motivo di offendere i turchi, cercando di farlo. Il punto chiave da capire dell’incursione turca è che non si tratta di aree della Siria controllate dal governo siriano. Tutta la zona è controllata da YPG o SIIL. Né questa area è fondamentale per la sopravvivenza del governo siriano. Il governo siriano dipende dalla presa su Damasco e Aleppo, sulle città centrali di Hama e Homs, sulla regione chiave di Lataqia e, infine, dalla riconquista delle città e provincia di Idlib. Se il governo siriano realizza tutto questo, allora avrà assicurata l’esistenza, obiettivo deciso dai russi quando intervennero in Siria lo scorso anno. Nel frattempo i russi senza dubbio calcolano, come fanno i siriani, che il nord-est della Siria può essere lasciato a se stesso, e che ciò che i turchi vi combineranno, lontano dai campi di battaglia chiave nelle province di Damasco, Aleppo ed Idlib, alla fine in termini militari e strategici semplicemente non importa. Anche se può sembrare spietato, è il tipo di calcolo spietato che a volte va fatto in guerra. Ciò non significa che i russi si disinteressano completamente di ciò che accade nel nord-est della Siria. Tuttavia il centro della loro preoccupazione non sarà l’incursione turca. Piuttosto è la recente rottura delle relazioni tra il governo siriano e la milizia curda YPG.
Mentre le YPG non hanno un ruolo decisivo nei combattimenti in Siria occidentale, erano un utile alleato dell’Esercito arabo siriano nei combattimenti ad Aleppo e ad est, contro lo SIIL. L’Esercito arabo siriano già gravemente sovraesteso non ha bisogno di altri nemici, e i russi vorranno evitare che le attuali tensioni tra Esercito arabo siriano e YPG degenerino in combattimenti aperti. Che ciò sia per i russi la questione chiave nel nord-est della Siria, oggi, è stato appena confermato dalla conferenza al Ministero degli Esteri russo di Maria Zakharova, l’efficace portavoce del ministero degli Esteri della Russia, “Per quanto riguarda la situazione ad Hasaqah in Siria, siamo estremamente preoccupati per l’escalation nella città tra truppe governative e milizie curde. La Russia ha adottato misure attive su diversi canali con l’obiettivo d’impedire scontri fratricidi. Sollecitiamo le parti a mostrare moderazione, saggezza, coscienza politica, responsabilità e a sviluppare la consapevolezza che tutti i patrioti hanno un solo nemico comune, i terroristi. E’ ovvio che il terrorismo sia una minaccia per tutti i siriani che condividono un unico obiettivo, salvare la Siria, in cui tutti i cittadini indipendentemente da etnia o religione vivano tranquilli“. I russi hanno agito su tali motivi (come dice Zakharova) adottando azioni positive sul terreno, cercando di mediare tregue tra governo siriano e YPG ad al-Hasaqah e ad Aleppo, finora va detto solo con risultati alterni. I russi hanno leve su entrambe le parti. Il governo siriano è ora completamente dipendente dalla Russia, mentre la Russia è l’unica potenza che continua a mostrare una certa simpatia per le richieste di autonomia delle YPG. Non più tardi di aprile, in un momento in cui i rapporti tra Russia e Turchia erano ancora pessimi, i russi chiedevano che i curdi fossero rappresentati separatamente ai colloqui di pace di Ginevra. I russi non hanno ceduto su questa posizione. Senza dubbio ricorderanno alle YPG che se vogliono un ruolo nei negoziati, e quindi un ruolo nel decidere il futuro della Siria, in una regione ostile, avranno bisogno del sostegno russo. In una situazione così gravida non è irragionevole che i russi accettino tranquillamente un’incursione turca che (come potrebbero vedere) concentra l’attenzione delle YPG, mostrando chi sono i loro veri amici e veri nemici, e perché gli Stati Uniti non possono essere invocati come alleato serio.
Il mio collega Alex Christoforou ha recentemente sottolineato come in questa regione i russi sono sempre più gli operatori per la pace, anche se gli Stati Uniti agiscono costantemente per diffondere la guerra. La mediazione russa tra governo siriano e YPG, a prescindere se abbia successo, avviene subito dopo l’incitamento degli Stati Uniti alle YPG di aggredire il governo siriano, ne è solo un altro esempio.Turkey's President Tayyip Erdogan inspects honour guard during visit to Northern Cyprus

L’Invasione turca della Siria dimostra che Erdogan non è amico della Russia
L’avanzata turca in Siria svela il riavvicinamento turco-russo quale farsa
Adam Garrie, The Duran 26/8/2016

Barack+Obama+Recep+Tayyip+Erdogan+Pesident+o8vajy4YkYLlUltimamente avvertivo che la Russia e chi supporta la giusta causa della Russia aiutando la Siria a liberarsi da fanatici assassini e terroristi, che sotto il presidente Erdogan, la Turchia non è un alleato affidabile, né coerente. Naturalmente è giusto che Russia e Turchia riducano le tensioni, ma c’è una grande differenza tra rimarginare una ferita e stipulare un’alleanza. Sembra che poche settimane dopo l’avvicinamento, la Turchia abbia tradito la Russia, violato il diritto internazionale e contribuito a destabilizzare ulteriormente la Siria. Carri armati turchi, col supporto degli aerei della forza aerea degli Stati Uniti, invadevano il territorio siriano, in particolare Jarabulus. Turchi e statunitensi giustificano tale incursione affermando che combattono lo SIIL che controllava Jarablus. La vera ragione è che i combattenti curdi erano sul punto di prendere Jarablus e la Turchia temeva l’istituzione di una roccaforte curda al confine. È interessante notare che, mentre gli Stati coinvolti in Siria non sono a favore della creazione di uno Stato curdo, gli USA erano tra i sostenitori più tenaci dei curdi, supponendo che la fedeltà agli Stati Uniti dei combattenti curdi fosse pari quella della Turchia verso la Russia. Eppure l’invasione turca è molto più di uno schiaffo alla Russia. La Turchia è ai ferri corti strategici con la Russia, combattendo per una causa contraria a quella per cui Russia e Siria combattono, svelando l’unica coerenza del regime turco: l’ipocrisia continua. Dal 24 agosto Jarabulus era rivendicata dal cosiddetto esercito libero siriano con una dichiarazione che va controllata bene. L”esercito libero siriano’ è un nome che raggruppa vari combattenti dalle molteplici e mutevoli alleanze che lottano per un unico obiettivo comune, il rovesciamento del governo legittimo della Siria. Infatti, i combattenti etichettati ‘ELS’ nel 2011 iniziarono le azioni che destabilizzarono il Paese, permettendo a SIIL, al-Qaida e gruppi simili d’infiltrarsi dalle roccaforti nel nord dell’Iraq. Una volta che lo SIIL cominciò ad occupare gran parte della Siria, l’esercito libero siriano scomparve con i suoi ex-membri che aderivano allo SIIL, a cloni come al-Nursa o semplicemente scappando. Il nome esercito libero siriano fu resuscitato quest’anno, soprattutto dai commentatori stranieri che citavano un miscuglio di combattenti disposti a prendere ordini dalla NATO in un dato momento e in un dato luogo.
Se i terroristi dello SIIL di tanto in tanto cambiano nome per adeguarsi al concetto di ‘estremisti islamici moderati’, l’ELS fa il contrario, è un non-gruppo il cui nome inoffensivo appare di tanto in tanto sulla stampa per far sembrare che le forze antigovernative estere abbiano legittimazione in Siria. In sintesi, la Turchia ha sostituito un gruppo che si fa chiamare SIIL con uno sconosciuto di occupanti che comprende ex-membri e membri dello SIIL che operano temporaneamente sotto una bandiera diversa. In alcun modo ciò è nell’interesse del popolo siriano né della stabilità politica nella regione. L’interesse della Russia è chiaro, farà ciò che è richiesto dal governo siriano lottando contro ogni forma di terrorismo. Solo i Paesi invitati dal governo ad intervenire in Siria sono conformi al diritto internazionale. Le Nazioni Unite non hanno approvato l’invasione turco-statunitense, né del resto hanno approvato gli attacchi di qualsiasi altro Paese della NATO sulla Siria. La Siria rimane uno Stato sovrano e mentre lo SIIL si pretende uno ‘Stato islamico’, nessuno al mondo lo riconosce come tale. Ironia della sorte, invadendo le parti occupate dallo SIIL di ciò che è legalmente territorio siriano, si riconosce indirettamente lo Stato islamico. Dicendo che si dichiara guerra allo ‘Stato islamico’, s’indica che si tratta di uno Stato. In realtà, l’unico Stato legittimo nella zona in questione è la Siria e, pertanto, è stata invasa. In un mondo governato da logica o giustizia, tutti i Paesi dovrebbero aderire alla lotta della Siria contro i terroristi. L’imposizione di una no-fly-zone su Jarablus è un affronto totale alla nazionalità siriana ed è una provocazione verso la Russia, che ha la sola forza aerea straniera legalmente presente sul territorio siriano. In tutto ciò, l’ipocrisia è stupefacente. L’anno scorso la Turchia abbatté un aviogetto russo con l’accusa di entrare nello spazio aereo turco per pochi istanti (una bugia dato che l’aereo rimase nello spazio aereo siriano sempre). Ora carri armati ed aerei turchi entrano in Siria con totale impunità. Si tratta dello stesso Erdogan che rimproverò la Siria nel 2012, quando un aereo turco in realtà entrò nello spazio aereo siriano e venne abbattuto dalle forze siriane.
L’incoerenza di Erdogan l’avrebbe reso inaffidabile, ed abbastanza sicuramente, entro poche settimane, avrebbe pugnalato la Russia alla schiena dopo esser strisciato da Putin e criticato gli USA per aver rifiutato di consegnargli il dissidente turco Fethullah Gülen. Ora Erdogan è di nuovo al centro della NATO, minacciando di abbattere aerei russi che volano nelle regioni della Siria che la Turchia ha invaso. Chiunque in Russia pensi che Erdogan sia un amico deve ripensarci ed essere realista.erdogan_biden

L’accordo Stati Uniti-Turchia mira a creare de facto una ‘zona di sicurezza’ nel nord-ovest della Siria
Karen DeYoung e Liz Sly, Washington Post 26 luglio 2015

488a868bf717430b81699432bd161703_18Turchia e Stati Uniti hanno concordato i contorni di una “zona di sicurezza” di fatto, lungo il confine Turchia-Siria, secondo i termini di un accordo che prevede di aumentare in modo significativo portata e ritmo della guerra aerea degli Stati Uniti contro lo Stato islamico nel nord della Siria, secondo i funzionari turchi e statunitensi. L’accordo prevede un piano per cacciare lo Stato islamico da una zona di 68 miglia ad ovest del fiume Eufrate, fino alla provincia di Aleppo, che finirebbe sotto il controllo dell’opposizione siriana. Se pienamente attuato, porterebbe gli aerei statunitensi ad operare in prossimità delle basi aeree e delle difese aeree del governo siriano, aiutando direttamente i ribelli dell’opposizione che combattono il regime del Presidente Bashar al-Assad. Le operazioni nell’area non soddisfano le vecchie richieste turche per una no-fly zone pienamente dichiarata, ma la zona potrebbe diventare un santuario per parte dei circa 2 milioni di civili siriani fuggiti in Turchia. Dell’accordo se n’è saputo la scorsa settimana, quando la Turchia dichiarava di aver accettato di consentire ad aerei armati degli Stati Uniti di decollare dalla base di Incirlik. Aviogetti turchi iniziavano le missioni sulla Siria settentrionale. Ulteriori dettagli, tra cui la composizione delle forze dell’opposizione siriana da inviare ad occupare l’area protetta, sono ancora in fase di elaborazione secondo i funzionari, che sotto anonimato hanno parlato delle operazioni in evoluzione. “Quando le zone nel nord della Siria vengono liberate dalla minaccia (dello Stato islamico), zone di sicurezza verranno ovviamente formate“, aveva detto il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu. “Gli sfollati possono essere collocati in quelle zone sicure“. I funzionari degli Stati Uniti non hanno contestato la descrizione turca e hanno detto che la copertura aerea della coalizione degli Stati Uniti avrebbe operato tutto il giorno designando gli obiettivi dello Stato islamico. Ma hanno detto che gli Stati Uniti non designano ufficialmente la zona, circa 40 miglia di profondità per 68 miglia lungo il confine, come protetta. Un alto funzionario dell’amministrazione ha detto in un comunicato che “tutti gli sforzi militari congiunti” con la Turchia “non includono l’imposizione di una no-fly zone“. “Quello di cui parliamo con la Turchia è cooperare per supportare i partner sul terreno nel nord della Siria che contrastano lo SIIL“, dice la nota. “L’obiettivo è creare una zona liberata dallo ISIL e garantire maggiore sicurezza e stabilità al confine della Turchia con la Siria“. SIIL è un altro termine per Stato islamico.
Il segretario generale della NATO ha detto che l’Alleanza terrà consultazioni a Bruxelles in risposta alla richiesta turca dopo un attentato suicida in Turchia nella settimana precedente. Le consultazioni sono a norma dell’articolo 4 della NATO, consentendo ad ogni membro di convocare una riunione quando ritiene che la propria integrità territoriale o sicurezza è minacciata. La NATO ha schierato batterie antimissile Patriot in Turchia all’inizio del 2013, dopo che la Turchia ricorse all’articolo 4 quando suoi cittadini furono uccisi da razzi sparati dal governo siriano oltre confine ed aerei siriani avevano violato il suo spazio aereo. L’amministrazione Obama ha resistito a lungo alla creazione di zone di sicurezza in Siria protette dalle forze aeree della coalizione degli Stati Uniti, affermando che le operazioni aeree dovrebbero essere volte solo contro lo Stato islamico. Il Pentagono ha sostenuto che se colpisse le regioni della Siria occidentale, vicino a dove il governo combatte i numerosi gruppi di ribelli e militanti, potrebbe provocare uno scontro con le difese aeree siriane concentrate nella zona. La Turchia in precedenza aveva rifiutato l’uso di Incirlik per gli attacchi aerei degli Stati Uniti, a meno che non decidevano d’istituire una zona protetta lungo il confine. Ma diversi aspetti del conflitto sono cambiati da quando i governi ne discussero la prima volta alla fine del 2014. Le forze di Assad hanno perso molto terreno nel nord-ovest, anche presso Aleppo, seconda città della Siria, verso la coalizione di forze militanti moderate negli ultimi mesi. Allo stesso tempo, lo Stato islamico ha scacciato le forze curde da molte roccaforti, da nord ed est dell’Eufrate al confine iracheno, avanzando poi verso ovest. I militanti ora controllano il confine della Siria dal fiume ad Azaz, a nord di Aleppo. Il cambiamento di posizione della Turchia iniziò sei settimane prima, dopo l’avanzata dello Stato islamico di maggio per catturare Azaz, il valico più vitale per i ribelli moderati sostenuti dagli Stati Uniti. L’offensiva fu bloccata con l’aiuto tardivo di limitati attacchi aerei degli Stati Uniti. I ribelli siriani, che chiesero con urgenza il supporto aereo, si lamentarono che i convogli dello Stato islamico erano confluiti verso le loro posizioni senza alcun intervento degli aerei da guerra della coalizione. I funzionari degli Stati Uniti in seguito notarono che gli attacchi richiesti dai turchi sarebbero stati più efficaci se gli aerei volavano da Incirlik, a 250 miglia di distanza, piuttosto che da una base nel Bahrayn. La zona ora aperta agli Stati Uniti va da Azaz a Jarablus sull’Eufrate. Secondo i resoconti dei media turchi, si estenderà verso sud fino ad al-Bab, alla periferia di Aleppo, ma non includerà Aleppo. Non è chiaro se l’amministrazione abbia informato il governo siriano delle nuove operazioni nel nord-ovest. Il governo degli Stati Uniti aveva indirettamente avvertito Assad di non interferire negli attacchi aerei degli Stati Uniti contro lo Stato islamico iniziati nel settembre 2014 in Siria settentrionale, centrale e orientale. Ma tali attacchi non furono visti come un problema, dato che il governo siriano aveva praticamente ceduto quelle zone ai militanti, conducendovi operazioni minime. Una volta che l’area viene liberata, il piano è concederne il controllo a ribelli moderati non ancora identificati. Stati Uniti e Turchia hanno interpretazioni differenti su quali gruppi possano essere definiti “moderati”. Sarà quindi possibile per i civili sfollati trovare rifugio nella zona, cosa che porterebbe alla realizzazione delle ambizioni turche per alleviare il problema dei profughi in Turchia.
Eliminare lo Stato islamico dalla zona sotto controllo sarebbe un duro colpo strategico per il gruppo, privandolo degli ultimi accessi al mondo. Dopo aver perso il controllo dell’importante valico di frontiera di Tal Abyad verso le forze curde, a giugno, lo Stato Islamico controlla solo due piccoli valichi, a Jarablus e al-Rai, attraverso cui passa il contrabbando di combattenti stranieri. Tali città di confine sono la prossima priorità nella lotta contro lo Stato Islamico, secondo funzionari turchi e statunitensi. La velocità con cui i militanti si sono sbriciolati a Tal Abyad, sotto fulminanti attacchi aerei degli Stati Uniti e qualche combattimento a terra, ha dimostrato che la forza aerea può operare contro il gruppo, secondo funzionari curdi e statunitensi. Tal Abyad si trova ad est dell’Eufrate e di Kobane, dove le forze curde scacciarono, con l’aiuto degli attacchi aerei degli Stati Uniti e dei rifornimenti turchi, lo Stato Islamico, all’inizio del 2015. L’accordo, inoltre, muta le dinamiche in altre regioni del nord della Siria a vantaggio della Turchia, che vede con allarme come i curdi siriani si avvantaggino degli attacchi degli Stati Uniti ad est dell’Eufrate. “Dopo la cattura di Tal Abyad con la significativa assistenza degli Stati Uniti, il passo successivo sarebbe l’avanzata dei curdi ad ovest dell’Eufrate occupando molti territori“, aveva detto Soner Cagaptay dell’Istituto di Washington per la Politica del Vicino Oriente. “Ciò ha contribuito ad accelerare l’accordo. Ora si vedranno massicci bombardamenti aerei nella regione, che non finirà solo nelle mani dei curdi.
Il capo del gruppo curdo avvantaggiatosi dagli attacchi degli Stati Uniti esprimeva la preoccupazione che il piano per la zona porti all’ingresso di truppe turche. Salah Muslim leader del Partito dell’Unione Democratica della Siria (PYD), ha spesso accusato la Turchia di sostenere lo Stato islamico per contrastare l’influenza curda e ha detto che tutte le forze turche che entrassero in Siria saranno considerate “invasori”. Il PYD e la sua ala militare, le YPG, sono alleati del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), le cui basi in Iraq furono colpite da attacchi aerei turchi poco prima. Il PKK vuole stabilire uno Stato curdo nella regione che comprende parti di Turchia, Iraq, Siria ed Iran. Stati Uniti e Turchia l’hanno etichettato organizzazione terroristica.TURKEY-SYRIA-ISTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I curdi perdono mentre i neo-ottomani occupano Jarabulus in Siria

Moon of Alabama 24 agosto 2016Erdogan-Allen_buffer_zoneQuesta mattina la Turchia invadeva la Siria. Un contingente di 1500 “ribelli siriani”, alias islamisti da tutto il mondo, sponsorizzati dai turchi, venivano accompagnate da forze speciali e una ventina di carri armati turchi ad occupare la città di Jarablus, al confine turco-siriano, dopo una notte di bombardamenti dell’artiglieria. Poco dopo mezzogiorno la bandiera della “rivoluzione siriana” e quella turca (!) sventolavano sulla città. Non c’era stata alcuna resistenza. Lo Stato islamico, informato dell’attacco, aveva evacuato tutti i terroristi e le loro famiglie. (Le famiglie sono andate a Raqqa, ma i terroristi dove?) alcun colpo era stato sparato. Come un commentatore osservava: Non ci hanno lasciato neanche le zecche sui cuscini. La tolleranza turca dello SIIL, che comprende aiuti non proprio segreti, probabilmente continuerà. Lo scopo dichiarato della mossa turca è chiudere il confine con la Turchia allo SIIL. Tale affermazione è ovviamente una sciocchezza. Il confine può essere chiuso sul lato turco. Spostare il valico pochi chilometri a sud non cambia nulla. Il secondo più plausibile scopo dichiarato è impedire alle forze curde delle YPG, sotto l’etichetta statunitense SDF, di avanzare nella Siria occidentale. Tale mossa creerebbe uno staterello curdo al confine con la Turchia mettendola in pericolo, mentre combatte una rivolta curda interna. I curdi avevano annunciato l’avanzata dopo aver occupato Manbij, tolta allo Stato islamico con l’aiuto dei pesanti bombardamenti degli Stati Uniti. Nell’ambito dei futuri piani, il nuovo consiglio militare delle SDF di Jarablus veniva proclamato il giorno prima. Ma il capo di tale entità veniva assassinato appena tre ore dopo la conferenza stampa di presentazione. I curdi accusavano i turchi dell’assassinio. Oggi il governo turco annunciava che non vuole solo Jarablus ma anche Manbij e respingere i curdi ad est dell’Eufrate. Gli Stati Uniti avevano finora sostenuto l’avanzata curda verso l’ovest della Siria con forze speciali e supporto aereo. Ma reagivano alla mossa turca contro l’alleanza coi curdi come sempre negli ultimi 30 anni, tradendo immediatamente i curdi per interessi superiori. La Turchia è un alleato della NATO che passerebbe a un’alleanza con Russia e Iran. Gli Stati Uniti non possono tollerarlo e i curdi ancora una volta subiranno le conseguenze delle loro ingenuità ed ambizioni.
Il vicepresidente degli Stati Uniti Biden arrivava ad Ankara oggi, per un pellegrinaggio di penitenza. Il governo turco accusa gli Stati Uniti di essere coinvolto nel tentato colpo di Stato contro di esso. Ci sarebbe del vero. Con un affronto pubblico Biden è stato ricevuto all’aeroporto della capitale turca dal vicesindaco della città. Per ora il presidente turco Erdogan continuerà ad andare avanti, non importa cosa dicano o facciano gli Stati Uniti. Il vero piano dell’invasione turca va oltre SIIL o questione curda. Come giornali turchi erano ansiosi di sottolineare, l’invasione avviene nel 500.mo anniversario della battaglia di Marj Dabiq a nord di Aleppo: “una battaglia della guerra ottomano-mamelucca (1516-1517) tra l’impero ottomano e il sultanato mamelucco, che si concluse con la vittoria ottomana e la conquista di gran parte del Medio Oriente…” La scelta di tale data indica la vera ambizione di Erdogan: ricreare l’impero ottomano includendovi almeno il nord della Siria e dell’Iraq. Ci sono state poche proteste da parte del governo siriano, lamentando la mancanza di coordinamento nella lotta al terrorismo. Non che si potesse fare molto altro. Dopo cinque anni di guerra non vi è alcuna capacità di opporsi al grande vicino settentrionale. Alcun segno di protesta dagli alleati della Siria Russia e Iran. Parole blande erano riservate al comportamento degli Stati Uniti sulla questione siriana e al loro sostegno ad al-Qaida. C’è chiaramente un qualche accordo tra Russia, Iran, Siria e Turchia verso l’invasione turca.
Qualsiasi simpatia per i curdi, che avrebbe portato a qualche contromossa, è scomparsa quando i combattenti delle YPG curde hanno attaccato le forze governative siriane nella città nord-orientale di Hasaqah. L’attacco, del tutto inutile nel quadro generale, gli è costato, come previsto, il sogno dello Stato-nazione. I giocatori d’azzardo curdi, come tendono sempre a fare, erano divenuti troppo ambiziosi ed ora hanno perso tutto quello che avevano guadagnato. Dovranno ritirarsi verso est, circondati da nemici e senza amici nel mondo. Cosa possono fare gli anarco-marxisti delle YPG? Allearsi e morire per i wahhabiti dell’Arabia Saudita? Per quanto? I “ribelli siriani” utilizzati dalla Turchia per marciare verso Jarablus sono stati distratti dal continuo attacco sul fronte di Aleppo. Le forze governative siriane saranno un po’ sollevate avendo meno nemici da uccidere difendendo la loro città di 1500000 persone. Ma sarà solo di breve periodo, come l’enfasi sulla battaglia di Marj Dabiq mostra; l’ambizione di Erdogan è molto più grande di qualche striscia di terra al confine turco-siriano, vuole regnare su Aleppo in Siria, così come su Mosul in Iraq. La guerra nell’ovest della Siria, gestita da Turchia, Stati Uniti e diversi Stati del Golfo, continuerà. In tale contesto la mossa turca a Jarablus è una semplice schermaglia marginale.7783248-3x2-700x467Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Turchia invade il Nord della Siria, la verità sul “golpe” turco

The New Atlas, LD, 25 agosto 20161033571886Il conflitto in Siria s’intensifica in un nuovo pericoloso territorio mentre forze militari turche attraversano il confine turco-siriano nel tentativo di annettere la città siriana di Jarabulus. L’operazione include non solo forze militari turche, ma anche schiere di terroristi filo-occidentali, che probabilmente avranno il controllo della città prima di espandere le operazioni in Siria contro le forze governative siriane. Con l’inizio delle operazioni, volte presumibilmente a togliere la città dai terroristi del cosiddetto Stato islamico per impedire che cada nelle mani delle forze curde appoggiate dagli USA, la mossa di Ankara ha chiarito diverse cose sull’attuale geopolitica del conflitto.

Il golpe “sostenuto dagli Stati Uniti” di luglio probabilmente è stato fabbricato
In primo luogo, con gli aerei da guerra degli Stati Uniti che supportano le operazioni turche, la pretesa di Ankara che gli Stati Uniti fossero dietro il tentato golpe di luglio appaiono invenzioni e il colpo di Stato probabilmente era una messa in scena. Il vicepresidente statunitense Joseph Biden compiva una visita ufficiale in Turchia proprio questa settimana, la prima visita di alto profilo di un rappresentante degli Stati Uniti dal tentato colpo di Stato di luglio. Il vicepresidente Biden discuteva di relazioni bilaterali e cooperazione militare tra Stati Uniti e Turchia. L’articolo di Reuters “Con la visita di Biden, gli Stati Uniti cercano un equilibrio con la truculenta Turchia“, rivendica: “Biden, che ha visitato la Lettonia, cercherà di sostenere la Turchia, mentre aumentano le preoccupazioni sull’entità della repressione, secondo i funzionari. La Turchia insiste per l’estradizione di Gulen. Il vicepresidente ribadirà anche che gli Stati Uniti fanno tutto il possibile per sostenere gli sforzi della Turchia nel chiedere conto ai responsabili del tentato colpo di Stato, garantendo nel contempo che lo stato di diritto sia rispettato nel processo”, ha detto un alto funzionario dell’amministrazione Obama prima della visita di Biden. E’ difficile credere che Fethullah Gulen possa avere orchestrato un colpo di Stato militare pur risiedendo negli Stati Uniti, senza l’esplicita approvazione e il sostegno del governo degli Stati Uniti. Così, per gli Stati Uniti “tenere conto dei responsabili del tentativo di colpo di Stato” significa identificare e arrestare gli statunitensi coinvolti. Sulle operazioni congiunte degli Stati Uniti con la Turchia, la BBC nell’articolo, “Jarablus in Siria: carri armati turchi entrano nel nord della Siria“, riferisce: “Un alto funzionario degli Stati Uniti, sotto anonimato, a Washington ha detto a BBC News, prima dell’inizio dell’operazione turca, che “crea un cuscinetto contro la possibilità che i curdi avanzino. Collaboriamo su questa possibile operazione: i nostri consulenti comunicano con loro sul piano per Jarablus. Daremo supporto aereo ravvicinato nel caso di un’operazione“. E’ altrettanto difficile credere che la Turchia veramente sospettasse gli Stati Uniti del tentativo di decapitare il gruppo dirigente della nazione con un violento ma fallito colpo di Stato solo il mese prima, solo per poi condurre operazioni congiunte in Siria con le forze statunitensi ancora di stanza nel territorio turco. Ciò che è molto più probabile è che il colpo sia stato una sceneggiata per simulare una frattura USA-Turchia, ingannare la Russia e permettere alla Turchia di epurare tutti gli elementi nelle forze armate turche che potevano opporsi all’incursione in Siria, quella che si svolge ora.
Anthony Cartalucci, analista geopolitico di Bangkok, notava in un pezzo del 18 luglio dal titolo, “Il fallito colpo di Stato in Turchia: ‘dono di Dio’ o di Washington“, che: “… il golpe è stato inscenato non contro la Turchia, ma contro una sua parte, con l’aiuto non solo degli Stati Uniti ma anche della fazione politica di Gulen. Sarà l'”incendio del Reichstag” del 21° secolo che porterà a una nuova “purga hitleriana”, rimuovendo gli ultimi ostacoli al presidente Erdogan e alle istituzioni corrotte che ha costruito nel tentativo di prendere il potere assoluto in Turchia. E al contrario dei cambiamenti che ci si aspetterebbe dalla Turchia, se veramente gli Stati Uniti avessero concepito tale colpo di Stato per rovesciare Erdogan, la Turchia assai probabilmente raddoppierà le ostilità verso la Siria e i suoi alleati”. Con la Turchia che entra nel nord della Siria, sosterrà i terroristi che combattono le forze siriane, prolungando il conflitto da una nuova base avanzata in Siria e con la protezione della NATO, esattamente ciò che accade oggi.

Costruire il tanto cercato santuario dei terroristi
L’attraversamento del confine della Siria completa i vecchi piani dell’offensiva curda e dell’ascesa dello Stato islamico. I piani di Washington ed alleati regionali cercano di creare una zona cuscinetto o “santuario” sul territorio siriano che sia inattaccabile dalle forze siriane e da cui i terroristi filo-occidentali possano lanciare operazioni in profondità nel territorio siriano. Attualmente, tali operazioni vengono lanciate dal territorio turco. Coi terroristi progressivamente cacciati da Aleppo e le forze siriane che avanzano ad occidente dell’Eufrate, sembra che gli Stati Uniti cerchino di usare le forze curde per annettere la Siria orientale, mentre l’ultima mossa della Turchia è volta a creare il tanto desiderato santuario a nord per evitare il collasso dei combattimenti nel Paese. Le forze speciali inglesi, nel frattempo, operano nel sud della Siria tentando di creare un santuario simile per i terroristi lungo i confini di Giordania e Iraq con la Siria. La partecipazione delle forze aeree degli Stati Uniti nell’operazione in corso, inoltre, chiarisce l’assenza di profondità strategica e politica della fedeltà degli Stati Uniti verso i presunti alleati curdi, un tradimento delle forze curde mentre sono dirette contro le forze siriane dagli Stati Uniti in Siria orientale. I piani per tali santuari furono resi noti già nel 2012, con i responsabili politici degli Stati Uniti che, in un documento della Brookings Institution intitolato “Valutazione delle opzioni per il cambio di regime“, affermavano: “Un’alternativa agli sforzi diplomatici è concentrarsi prima su come porre fine alle violenze ed avere un accesso umanitario, come avviene (sotto la guida dell’ex-segretario generale dell’ONU Kofi Annan). Ciò può portare alla creazione di santuari e corridoi umanitari che dovranno essere sostenuti da una potenza militare limitata. Ciò, naturalmente, non raggiunge gli obiettivi degli Stati Uniti in Siria e potrebbe mantenere Assad al potere. Da questo punto di partenza, tuttavia, è possibile che un’ampia coalizione con l’appropriato mandato internazionale possa compiere un’ulteriore azione coercitiva nei suoi sforzi”. Questo è esattamente ciò che avviene, da Jarabulus e probabilmente verso ovest, ad Azaz, a nord della contestata città siriana di Aleppo. Dal 2012 vari pretesti furono inventati, abbandonati e poi rivisitati per giustificare un’operazione come l’attuale.resized_1a4ca-10132857guvenlibolgeCreazione di un pretesto, fabbricare attentati come opzione
Ciò include Ankara che trama attentati sul proprio territorio che appaino terrorismo estero da utilizzare per creare un corridoio turco tra Jarabulus-Azaz. L’International Business Times in un articolo del 2014 dal titolo, “La Turchia vieta YouTube: trascrizione completa della conversazione trapelata sulla ‘guerra’ in Siria tra funzionari di Erdogan“, rivelava i dettagli di una trascrizione in cui la leadership turca contemplava attentati inscenati:
Ahmet Davutoglu: “Il primo ministro ha detto che nella congiuntura, tale attentato (alla tomba di Sulayman Shah) va visto come un’opportunità“.
Hakan Fidan: “Manderò 4 uomini dalla Siria, se questo è ciò che serve come causa della guerra, ordinando un attacco missilistico sulla Turchia; possiamo anche preparare un attacco contro la tomba di Suleiman Shah, se necessario“.
Feridun Sinirlioglu: “La nostra sicurezza nazionale è diventata un facile trucco della politica interna“.
Yasar Guler: “E’ il casus belli, cioè, creiamo la causa diretta per la guerra“.
Potrebbe essere solo una coincidenza che una provocazione simile sia avvenuta poco prima dell’operazione turca. Il New York Times nell’articolo, “L’attentato a un matrimonio è l’ultimo di una serie di attentai mortali in Turchia“, spiega che la provocazione citata motiva l’attuale operazione della Turchia: “L’attentato a un matrimonio curdo di Gaziantep, cittadina turca vicino al confine siriano, è stato uno dei più letali dei vari attentati che hanno colpito la Turchia. Dal giugno 2015, i militanti curdi e islamici hanno compiuto almeno 15 grandi attentati in Turchia, uccidendo più di 330 persone”. Così il governo della Turchia e i complici media occidentali hanno incolpato ugualmente Stato islamico e militanti curdi in vista dell’attuale operazione in Siria. L’articolo della BBC di cui sopra, notava: “La Turchia ha promesso di “ripulire completamente” lo SIIL dal confine, accusando il gruppo di un attentato a un matrimonio che ha ucciso almeno 54 persone, a Gaziantep”. Dopo il colpo di Stato di luglio molti credevano che la Turchia si riallineasse geopoliticamente svolgendo un ruolo costruttivo e stabilizzante nella regione. Invece, mentre citava la minaccia dello Stato islamico e delle forze curde al confine, una minaccia che la sua collusione con Stati Uniti e Stati del Golfo Persico, dal 2011, contribuisce a creare, la Turchia ha decisamente avanzato una parte cruciale dei piani degli Stati Uniti per smembrare la Siria e portare avanti la campagna di destabilizzazione in Nord Africa e Medio Oriente e altroe. La risposta della Siria e dei suoi alleati all’incursione della Turchia è stata finora inattiva. Come si potrà agire per evitare che Stati Uniti ed alleati di raggiungano i loro obiettivi resta da vedere.
Mentre il rovesciamento del governo di Damasco sembra improbabile al momento, la balcanizzazione della Siria era un obiettivo secondario sempre più considerato dai responsabili politici degli Stati Uniti come mera fase per infine rovesciare Damasco. Annettendo le parti orientali e settentrionali della Siria, l’aggressione degli Stati Uniti potrà guadagnare tempo.14064053Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Hillary Clinton e le radici russofobe della ‘sinistra culturale’

Caleb Maupin New Eastern Outlook 21/08/2016Democratic Presidential Candidates Debate In FlintNegli ultimi discorsi, tra cui quello di accettazione della nomina del Partito Democratico alla presidenza, l’ex-segretaria di Stato Hillary Rodham Clinton dichiarava che avrebbe lavorato per sradicare “il razzismo sistemico”, senza presentare alcuna strategia specifica o politica per farlo, ma ogni volta che pronunciava la frase “razzismo sistemico” c’erano grandi applausi dal pubblico. Un articolo di vox.com afferma che l’uso di tale termine è “importante” perché è una frase che viene “abbracciata in particolare da giovani attivisti”. Nel discorso, Clinton avrebbe detto che lavorerà per sradicare “discriminazione” o “sottorappresentazione” delle minoranze, usando la parola d’ordine preferita di uno specifico ambiente politico che la campagna di Clinton sembra assecondare. La frase rientra nel vocabolario di ciò che alcuni chiamano “teoria dell’oppressione”. I giovani l’hanno imparato dai professori universitari, da coloro che insegnano Black Studies o studi sul genere. Tale nuovo gergo viene utilizzato su vari forum internet, in particolare tumblr. Quando la nomination democratica era ancora in palio, internet era piena di sostenitori di Clinton che chiamavano i sostenitori di Sanders i “Bernie Bros”, affermando che supportare la campagna presidenziale del senatore del Vermont era espressione del “privilegio del maschio bianco”. Blog, tweet e status ora sollecitano i delusi sostenitori di Sanders a “controllare i loro privilegi”, in vista di una presidenza Trump, e votare per la candidata che disprezzano. Se un maschio sostenitore di Sanders risponde a tali argomenti e difende la decisione di sostenere Jill Stein o Gloria La Riva, o qualsiasi candidato diverso dalla Clinton, viene accusato di “maschilismo”. E se continua, l’avversario di Clinton viene personalmente insultato, per avere “toni da polizia”.
Da dove provengono tali frasi? Cos’è questo ambiente politico a cui la candidata democratica è collegata? Agli occhi del pubblico viene spesso identificato come “estrema sinistra”. Non è del tutto corretto. L’entità nota come sinistra affonda le radici nella rivoluzione francese del 1790. Da quel momento, chi si identifica come “di sinistra”, rivoluzionario o radicale, usa parole come “libertà” e “solidarietà”, parla di lavorare per “l’emancipazione”, di “liberazione” contro “l’oppressione”. Spesso usando formulazioni specificate da Marx come “sfruttamento” ed “esproprio”, mentre sostiene il “potere alla classe operaia”. Con la retorica su liberazione e lotta all’ingiustizia, la sinistra tradizionalmente ospitava gli avversari di razzismo e sessismo, e i sostenitori dell’uguaglianza sociale. Tuttavia, questo nuovo ambiente che parla di “interconnessione” e “intersezionalità” piuttosto che di solidarietà, e celebra gli interventi militari globali per ragioni “umanitarie” mentre s’impegna in accesi dibattiti su concetti come “privilegio cisgender”, accusandone i detrattori di “biancocentrismo”, e i “Bernie bros” di dover “controllare il loro privilegio”, un suo sviluppo, non proviene dalla sinistra.

L’Associazione per la libertà della cultura
0 PVLU6QZ1o4nESil8 Per capire lo stile retorico unico che Clinton ha abbracciato, va capito cosa successe al Waldorf-Astoria nel 1949. Nonostante gli Stati Uniti fossero in piena frenesia anticomunista, con la Commissione per le attività antiamericane in piena attività, e molti membri del Partito comunista nelle prigioni federali o statali, il Partito Comunista filo-Mosca segnò una vittoria cruciale nelle pubbliche relazioni. Il 25 marzo 1949, la “Conferenza scientifica e culturale per la pace nel mondo” si apriva a New York City, dando una voce forte e solida alle critiche sulla politica estera degli USA. Albert Einstein, Will Geer, Arthur Miller, Aaron Copland, Lillian Hellman, Frank Oppenheimer, Paul Robeson, WEB Dubois, e molte delle figure culturali e intellettuali più rispettate del tempo salirono sul palco durante la conferenza. Gli interventi non solo denunciarono la corsa militare contro l’Unione Sovietica, ma difesero gli interventi militari sovietici e presentarono l’URSS come una società accogliente, socialista, non la “cortina di ferro” o l'”Impero del Male” ritratta sui media degli Stati Uniti. La Central Intelligence Agency degli Stati Uniti osservò con rabbia come le immagini della conferenza di pace di Waldorf venissero diffuse dai media in tutto il pianeta, screditando gli Stati Uniti e aumentando il prestigio dell’Unione Sovietica. In risposta, l’anno successivo la CIA lanciò un piano chiamato “Congress for Cultural Freedom“. Ancora oggi, il piano è considerato uno dei più grandi successi dell’agenzia nella Guerra Fredda. La CIA si vanta del piano sul suo sito, dicendo che coinvolse: “una squadra energica e ben collegata disposta a sperimentare idee non ortodosse ed individui controversi, se volevano sfidare i comunisti nel loro stesso gioco”. Il piano coinvolse il “sinistrismo culturale” reclutato dalla CIA. Negli Stati Uniti e nell’Europa occidentale, socialisti, comunisti, anarchici, artisti, musicisti, studiosi e cineasti iniziavano a ricevere denaro dalla CIA. Molti ne erano all’oscuro. Il sito della CIA conferma che sovvenzionò la rivista trotskista di New York “Partisan Review“. La rivista si presentava da rappresentante del vero socialismo di Karl Marx, Max Shachtman e Leon Trotskij, mentre si opponeva allo “stalinismo” dell’URSS. La CIA promosse anche le opere di Sidney Hook e altri professori universitari “socialisti”. Il piano andò oltre l’attivismo politico, comprendendo il finanziamento a gallerie d’arte, cineasti sperimentali e soprattutto accademici di sinistra. La CIA finanziò la stampa degli scritti di George Orwell, così come concerti di musicisti di sinistra. Un articolo del Chronicle of Higher Education del 2014 lamenta l’impatto dei finanziamenti della CIA all’Iowa Writers Workshop, che promosse ciò che furono descritte come innovazioni stilistiche e scoperte letterarie.

Perché fomentare “il sinistrismo culturale?”
Hook Sembra strano che, durante la guerra fredda, il governo degli Stati Uniti intenzionalmente finanziasse persone che si definivano di estrema sinistra. Tuttavia, ha senso per un motivo fondamentale: tutti gli artisti, attivisti, accademici e filosofi che ricevettero soldi dal programma della CIA erano fermamente antisovietici. La CIA volle promuovere la “sinistra culturale”, sperando di allontanare le persone di sinistra e dissidenti dal comunismo sovietico. Un divario politico significativo tra sinistra occidentale e URSS già si sviluppava. Negli anni ’20, l’Unione Sovietica divenne molto più socialmente conservatrice che nei primi anni. L’omosessualità e l’aborto furono messi fuori legge, e lo Stato premiava con medaglie le donne con più di 10 figli. Mentre la sinistra occidentale si aggrappava ad astratti concetti marxisti come “libero amore” e “distruzione del genere”, l’Unione Sovietica, in lotta per la sopravvivenza tra blocchi, invasioni e sovversione estera, doveva serrare i ranghi. Di fronte ai continui attacchi, l’Unione Sovietica fu costretta a diventare molto autoritaria. Con le industrie in rapido sviluppo in una società in precedenza povera e agraria, l’economia sovietica aveva necessità di una rigorosa regolamentazione. Affrontando gli attacchi dall’estero, i leader sovietici invocarono non solo i principi marxisti-leninisti, ma anche il nazionalismo russo. Pellicole ritraevano zar medievali non come tiranni ma come idoli patriottici che combattevano gli invasori. Durante la seconda guerra mondiale la chiesa ortodossa russa risorse e poté operare nella società sovietica. Pur avendo una pianificazione centrale e un’economia non capitalista, ottenendo ciò che fu spesso descritto come “miracolo economico” dagli economisti, quando si trattava di questioni culturali l’URSS semplicemente non era all’altezza delle fantasie di molti esponenti della sinistra occidentale. Molti attivisti che lottavano per il paradiso egualitario dalla “libertà totale” rimasero piuttosto delusi da ciò che l’Unione Sovietica era diventata. Eppure, anche nonostante il crescente divario, l’Unione Sovietica aveva un’enorme rete di alleati internazionali. L’Internazionale Comunista e il più ampio fronte popolare antifascista erano una corrente globale di massa. Dopo la seconda guerra mondiale, la corrente divenne ancora più grande nel mondo per il ruolo molto ammirevole svolto dai comunisti e dell’URSS durante la guerra. A partire dal 1950 la CIA iniziò a lavorare per sfruttare e ampliare il divario tra radicali occidentali e Unione Sovietica, con la speranza di isolare e sconfiggere l’Unione Sovietica. Fin dai primi giorni, alcuni partecipanti al piano già fantasticavano su eventi simili alle “rivoluzioni colorate” in cui la CIA venne coinvolta un paio di decenni più tardi. Quando il piano era in fase di studio, l’ex-comunista e accademico Sidney Hook disse: “Datemi un centinaio di milioni di dollari e un migliaio di persone dedite, e vi garantirò una tale ondata di disordini democratici tra le masse, sì, anche tra i soldati dell’impero di Stalin, che tutti i loro problemi per molto tempo saranno interni. Posso trovarvi la gente“. Indipendentemente dalle intenzioni, finanziando e promuovendo il “sinistrismo culturale”, la CIA in ultima analisi rimodellò la sinistra negli Stati Uniti e in Europa occidentale.

Misticismo orientale, fascismo e occultismo
agcirca-1990In Europa occidentale e negli Stati Uniti il cristianesimo rappresentava il punto di vista religioso più importante promosso dai centristi e più tradizionali della dirigenza politica. La sinistra radicale in genere promuoveva materialismo filosofico e ateismo scientifico. Occultismo, paganesimo e misticismo orientale erano un’ossessione dell’estrema destra. I nazisti, che si consideravano un “partito di destra”, glorificavano le religioni precristiane della Germania, spesso invocando Odino e il Valhalla nella loro propaganda. Il famoso occultista Aleister Crowley che divertiva i ricchi e potenti della Gran Bretagna spesso nettamente allineato al partito conservatore, considerava la sinistra una sporca folla di demagoghi ignoranti. Come un fedele di destra del noto paranormalista dichiarò: “Odio il cristianesimo come i socialisti odiano il sapone”. I fascisti europei spesso erano abbacinati dal sistema delle caste in India, visto come un antidoto alla lotta di classe. Julius Evola, uno dei principali intellettuali di estrema destra italiani, fu considerato un esperto di induismo e mitologia precristiana. I nazisti adottarono la svastica come emblema e si chiamavano “ariani” perché s’identificavano con le strutture autoritarie dell’antica India, e credevano che i tedeschi ne fossero i discendenti genetici. In India, il sistema delle caste e le pratiche mistiche volte ad attrarre gli spiriti, insieme a una rigida struttura patriarcale, furono i principali obiettivi dei riformatori sociali. Molte persone di sinistra in India accusavano l’impero inglese di rafforzare queste cose per indebolire efficacemente la lotta per l’indipendenza. Indipendentemente dalle norme di sinistra e destra, dal 1950, la “cultura di sinistra” rinforzata e riplasmata dai finanziamenti della CIA degli Stati Uniti, fu piena di ammiratori della cultura tradizionale indiana. Scrittori come Jack Kerouac e Allen Ginsberg utilizzavano i canti indù nei loro scritti, diffusi e promossi presso le Università. La Società Internazionale per la Coscienza di Krishna, una setta molto conservatrice e anticomunista che venera le divinità indù partecipava sempre alle marce per la pace. Allo stesso modo, il regno teocratico e feudale del Tibet fu inserito tra le cause liberal alla moda. Il regime del Dalai Lama era considerato uno dei più autoritari e patriarcali del mondo. I nazisti furono così impressionati dalle strutture tradizionali imposte con severità nel Regno, che inviarono numerose delegazioni a studiarle. I nazisti collaborarono attivamente con il regime per combattere le forze nazionaliste e comuniste in altre parti della Cina. Nel 1950, la CIA sponsorizzò la guerriglia volta a cacciare il Partito comunista cinese dalla Regione autonoma del Tibet e restaurare il governo teocratico feudale. Il libro “La guerra segreta della CIA in Tibet”, pubblicato dalla Heritage Foundation, racconta come il fratello del Dalai Lama guidò un gruppo di ribelli violenti paracadutato in Tibet con armi made in USA. Tuttavia, la rimodellata cultura di sinistra che Hillary Clinton ora abbraccia, quasi adora il Dalai Lama. Il movimento “Free Tibet”, che vuole distruggere la Repubblica popolare cinese, è oggi una delle cause “di sinistra” più alla moda. Uno dei libri preferiti di tale “movimento” è “Sette anni in Tibet”, scritto da Heinrich Harrer, una SS di Hitler spedita in Tibet durante la seconda guerra mondiale.

“Sintonizzarsi, accendere, spegnere”
Timothy-Leary La sinistra politica era da tempo avversaria espliciti dell’uso di droghe. Molti dei primi socialisti, si opposero anche all’alcol e facevano parte del movimento della temperanza nel 20° secolo. Tuttavia, mentre la CIA versava denaro, forgiando la “sinistra culturale” antisovietica, anche questa posizione fu modificata. Secondo quanto rivelato dal Comitato Church, una commissione istituita dal Congresso degli Stati Uniti per studiare la CIA nel 1975, la CIA aveva distribuito attivamente droga agli studenti universitari ed altri nell’ambito del “Progetto MKULTRA”. La CIA coinvolse molti professori e accademici nelle ricerca e diffusione dell’acido lisergico di dietilamide (LSD) chiamato anche “l’acido”. Tale allucinogeno fu sintetizzato da Albert Hoffman, un chimico svizzero, nel 1938. Nel corso degli anni ’50, la Central Intelligence Agency degli Stati Uniti aveva ampiamente sperimentato l’LSD, sperando che potesse essere usato contro l’Unione Sovietica. Timothy Leary, professore di psicologia di Harvard, fu una delle figure più note tra gli studenti di sinistra negli anni ’60 e ’70. Predicò il “sintonizzarsi, accendere e spegnere” ed incoraggiò apertamente i giovani che si opponevano alla guerra del Vietnam e al razzismo ad usare l’LSD. Nel 1999, i file dell’FBI resi pubblici mostravano che il dottor Timothy Leary era stato un informatore dell’FBI durante la sua carriera. Con l’emersione della sinistra culturale, vi fu uno strano riorientamento dei grandi media statunitense. La stampa si allontanò dalla celebrazione pura del capitalismo e dalla condanna del dissenso. Invece molte famose band rock, professori universitari e programmi televisivi quasi celebravano la “nuova sinistra”, in particolare le sue manifestazioni culturali. Durante la recrudescenza dell’attivismo politico di sinistra negli ’60 e ’70, molti comunisti politicamente orientati verso l’Unione Sovietica, la Cina o Cuba identificarono la “nuova sinistra” antisovietica, universitaria, tossica, promiscua e ben finanziata come ostica. Le forze organizzate con quadri disciplinati erano una minoranza, spesso definiti “Tankies” e “falchi” e denunciate da note figure della nuova sinistra come Jerry Rubin. Verso la metà degli anni ’70, la forza politica della Nuova Sinistra era finita. Rimase una piccola “opposizione leale” alla politica statunitense. Si ebbero marce per la pace e fu creato il partito dei Verdi, e la nuova sinistra era il luogo che assorbiva liberi pensatori ed altri che si lamentano della società degli Stati Uniti. Mentre la nuova sinistra rimase isolata, il governo degli Stati Uniti era dominato da gente che sposava le formula neo-con sul “più grande Paese del mondo” e definiva il capitalismo “il più grande sistema mai creato”. La Fondazione Ford e i vari think tank dei Rockefeller, insieme ai piani orchestrati da George Soros, finanziarono molti che potrebbero essere considerati di “centro-sinistra”, ma rimasero un piccolo blocco ignorato dalle principali forze politiche.

La Nuova Sinistra prende il potere
Trump-supportersLa svolta arrivò dopo i fallimenti dell’amministrazione Bush e la crisi finanziaria del 2008, cambiando radicalmente l’atmosfera politica. Gli Stati Uniti hanno chiaramente grossi problemi, e il messaggio politico del Partito Repubblicano del “è il mio Paese giusto o sbagliato” e “non risolvere il problema se non esplode” non basta più. Nella confusione repubblicana, il Pd ora emerge come la più potente entità politica degli Stati Uniti. Per mantenere la presa sul potere, la presidenza Obama e la campagna di Clinton riattivano la “sinistra culturale”. Nel 2016, la fanteria del Pd è stata addestrata dalle ONG finanziate e basate sul sinistriamo culturale universitario. Con il movimento comunista mondiale molto più debole, i resti e i discendenti della “nuova sinistra” della CIA hanno il dominio ideologico. Ciò che una volta era considerato “contro-cultura” è diventato dominante. Ora che gli avversari degli Stati Uniti sulla scena mondiale sono molto più socialmente conservatori, il messaggio imperialista e bellicista della sinistra culturale è molto più pronunciato. A volte, la campagna di Hillary Clinton contro Donald Trump appare conservatrice. La campagna di Clinton insinua che Trump sia antipatriottico per aver evitato il servizio militare durante la guerra del Vietnam, e non qualificato alla presidenza perché usa un linguaggio “offensivo”. Secondo i sostenitori di Clinton, Trump è fedele al Cremlino e ammira i “dittatori”, cioè i regimi che sfidano il dominio di Wall Street. Hillary Clinton ha tuonato “l’America è grande, perché l’America è buona” nel suo discorso alla convention, respingendo il motto di Trump “rendere l’America ancora una volta grande” come antipatriottico. Molti degli attacchi a Trump non lo condannano per bigottismo o autoritarismo, ma per essere ipercritico verso la società statunitense ed abbracciare “teorie del complotto”. Secondo la politica esaltata dei clintoniani e loro soldati, essere di sinistra che lotta per i diritti delle donne e si oppone all’ingiustizia significa attuare il cambio di regime. Secondo la sinistra culturale di Clinton, la battaglia per i “diritti umani” deve continuare e il Pentagono deve liberare le donne, gli omosessuali, i transgender e altri dai “dittatori” che non condividono il loro punto di vista sociale illuminato. Tale liberazione va effettuata armando gli estremisti islamici, attuando sanzioni economiche e sparando missili da crociera, per creare caos e rovesciare regimi che promuovono valori in contrasto con quelli insegnati dagli Studi di razza e genere. Lo scontro con la Russia è considerato una buona cosa perché il suo governo è accusato di essere “omofobico”. Coloro che sottolineano che Clinton coccola i dittatori dell’Arabia Saudita, o che gli Stati Uniti s’ingeriscono in Siria e la Libia rafforzando la minaccia dello ISIL, sono etichettati “teorici della cospirazione” che devono “controllare i loro privilegi” e “fermare il maschiocentrismo”. Allo stesso tempo, sottolineare che i combattenti antigovernativi appoggiati dagli Stati Uniti in Siria sono in realtà fanatici wahabiti che massacrano cristiani e alawiti, si chiama “islamofobia”. In linea con lo stile argomentativo del milieu universitario della “politica del privilegio”, questi fatti non sono mai confutati. Piuttosto, semplicemente si viene accusati di qualche crimine ideologico o impurità. Mentre milioni di persone fuggono da Libia e Siria per gli interventi della NATO che hanno rovesciato governi nazionalisti indipendenti e reso la loro vita impossibile, la sinistra applaude. Invece di protestare tali crimini imperialisti che hanno creato la massiccia crisi dei profughi, la maggior parte della sinistra fa parate per “accogliere i rifugiati”. Coloro che osservano che la destabilizzazione della NATO ha provocato la crisi migratoria e dicono che ciò è un’atrocità che va denunciata, sono accusati di essere bigotti e islamofobi.

Il crescente pericolo di guerra
Hillary-Clinton-and-Saudia-Reps La sinistra che esisteva prima della Seconda guerra mondiale è qualcosa che i clintoniani non riconosceranno mai. Libri come “Verso l’America sovietica” di William Z. Foster nel 1932 tracciava un’economia pianificata per gli Stati Uniti e chiedeva a chi soffriva la fame e alla classe operaia disoccupata di Kentucky, Ohio, Alabama e altrove di combattere per migliori condizioni di lavoro. I movimenti di massa degli anni ’30 ottennero la creazione della previdenza sociale, l’assicurazione contro la disoccupazione, i benefici dei veterani, e molto altro ancora. Lo slogan del Partito Comunista era “Non morire di fame, lotta!” Coloro che furono mobilitati non erano una élite culturale ben istruita, ma lavoratori industriali, giovani disoccupati, studenti e ogni statunitense comune che soffriva durante la crisi economica nota come Grande Depressione. La “sinistra culturale” fabbricata e appena al potere a cui Clinton si è allineata, avrebbe guardato queste persone dicendogli che meritavano di essere indigenti, perché li avrebbe aiutati a capire meglio ciò che le persone di colore subivano. Gli avrebbe detto che chiedere lavoro sapeva di “arroganza” e “privilegio bianco”. Gli avrebbe detto che dovevano celebrare la prospettiva di una guerra contro Russia o Cina perché dovevano rovesciarne i leader ritratti come “omofobici” o “oppressori delle donne”. Ora che la “sinistra” è diventata qualcosa di assai lontana da ciò che era una volta, non dovrebbe sorprendere che la classe lavoratrice bianca abbracci Donald Trump e l'”alternativa di destra”. Molti bianchi che soffrono per la recessione economica arrivano a vedere la sinistra come una corrente che cerca di punirli e umiliarli, non di migliorarne le condizioni di vita. Inoltre, la sinistra moderna è percepita come sprezzante verso di loro per non conoscere il gergo appropriato della “teoria dell’oppressione” insegnata nelle università. Se le organizzazioni emerse in realtà facessero richieste economiche e si organizzassero contro i grandi interessi del denaro, come avvenne negli anni ’30, la situazione potrebbe essere drasticamente diversa. Tuttavia, non è così. La “nuova sinistra”, particolarmente favorita per contrastare l’influenza degli avversari globali del capitalismo occidentale, ora ha preso il timone della civiltà occidentale con una squadra di fedeli crociati che combattono in nome della “diversità” e dell'”intersezione”. Nel frattempo, l’economia peggiora e il pericolo di un grande scontro militare tra Stati Uniti e Russia o Cina, i due Paesi più grandi della terra, avanza rapidamente.trump-white-working-class-bCaleb Maupin è un analista politico e attivista di New York. Ha studiato scienze politiche presso il Baldwin-Wallace College e fu ispirato e coinvolto nel movimento Occupy Wall Street, per la rivista on-line “New Eastern Outlook” .

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Turchia, è ancora presto per festeggiare!

Andre Vltchek, Global Research, 19 agosto 2016

Molti vorrebbero che accada, vedere la Turchia lasciare la NATO, rompendo la dipendenza psicologica, politica ed economica dall’occidente. Ora che Recep Tayyip Erdogan e i suoi alleati litigano con Stati Uniti ed Unione europea, vi è ad un tratto la grossa speranza che la Turchia possa completamente ripensare la propria posizione nel mondo, rafforzare i legami con Russia e Cina, rinnovare la storica amicizia con il Presidente siriano Bashar al-Assad, migliorare i rapporti con l’Iran ed aderire alla sempre più potente alleanza antimperialista. Questo potrebbe realmente accadere, così improvvisamente ed inaspettatamente? Se solo la Turchia aderisse ai BRICS, lasciasse la NATO e lottasse contro l’abbraccio mortale con l’occidente, il mondo intero cambierebbe!Turkey's Prime Minister Tayyip Erdogan arrives at the cabinet meeting in AnkaraMolti intorno a me già festeggiano, ma non aderisco, ancora aspetto. Conosco bene la Turchia, ho lavorato a stretto contatto con i turchi per più di 20 anni. Cinque dei miei libri vi sono stati tradotti e pubblicati, e ad Istanbul sono apparso in innumerevoli talk show. E onestamente: più conosco la Turchia, meno la capisco! È uno dei Paesi più complessi sulla Terra. La Turchia è imprevedibile, piena di contraddizioni ed alleanze mutevoli. Niente è veramente ciò che appare in superficie. Ed anche sotto la superficie, le correnti spesso si confondono, separano ed addirittura invertono corso. Per scrivere sulla Turchia, in modo corretto e approfondito, si deve correre in mezzo a un campo minato. Alla fine, si sbaglia sempre! Scontentu una quantità enorme di turchi, non importa cosa dici, soprattutto perché non sembra esserci alcuna semplice verità oggettiva. E i ‘vari campi’ sono in disaccordo tra essi, in modo fondamentalmente e appassionato. Perciò mi sorprende quanti analisti stranieri improvvisamente osino tranciare giudizi (spesso paternalistici) sui recenti eventi in Turchia. Come ne sembrano certi! Molte persone che non conoscono bene la Turchia ora festeggiano. Tutto gli sembra chiaro: “Il presidente turco ha cambiato corso e ha deciso di scusarsi con la Russia per avere abbattuto il suo aviogetto al confine Siria/Turchia. Poi l’occidente ha orchestrato un colpo di Stato militare mortale. Erdogan ha detto: “il troppo è troppo”, denunciando il complotto e recandosi a San Pietroburgo per abbracciare il Presidente Putin e la Russia”. Vorrei che fosse così semplice. Vorrei potermi unire alla festa! Invece, mi sono seduto davanti al mio computer per scrivere questo saggio sulla Turchia, un Paese che amo, ma che da tanti anni non riesco a comprendere.
Incontrai Recep Tayyip Erdogan presso la sede ad Istanbul del suo (allora) partito, Refah Partisi, RP, quando era sindaco della prima città turca. Era la fine degli anni ’90 e in quel periodo ero impegnato a cercare di non farmi ammazzare mentre seguivo la ‘guerra jugoslava’, muovendomi tra Sarajevo, Pale, Belgrado e il fronte. Mentre la maggior parte dei miei colleghi viaggiava in treno da Vienna (non c’erano voli e gli stranieri non erano autorizzati a venire in auto) prendendo una pausa, optavo sempre per Istanbul, salendo su treni lenti per la Bulgaria ed Edirne. Sentivo che dovevo conoscere e capire l’impero ottomano, se veramente volevo capire i Balcani. In quei giorni, Erdogan terrorizzava la classe medio-alta filo-occidentale e secolare di Istanbul. Apparteneva ad un partito islamista in una città che da sempre guardava all’Europa. Ma alla fine introdusse alcune riforme sociali radicali e migliorò notevolmente infrastrutture, sistema di riciclaggio dei rifiuti, mezzi di trasporto. Gli abitanti l’hanno sempre approvato. Volevo parlargli, sentire cosa aveva da dire, ed accettò. Invece di un fanatico religioso, trovai un grande politico pragmatico ed egocentrico, un populista.
Parli turco?” Mi chiese invece di salutarmi.
Non bene“, risposi. “Solo poche parole
Vedi!” Gridò, trionfante. “Il vostro turco fa schifo, ma riesce a pronunciare il nome del mio partito, Refah Partisi, perfettamente, senza alcun accento! Non è già la prova di quanto sia importante, quanto siamo indispensabili?” Non ne ero sicuro… cercavo di capire, di seguire la sua logica. Devo ammettere che mi sentivo più a mio agio in una trincea in Jugoslavia, che lì, ad Istanbul, di fronte a quest’uomo prepotente che apertamente navigava nel proprio grande ego. Ma continuava ad ‘impartire’. E il popolo turco, molti di essi, lo votarono finché nel 2003 divenne primo ministro, e nel 2014, presidente della Turchia.
Islamista o no, dal 2003 Erdogan non fu respinto dall’occidente; era il leader de facto del Paese, membro leale e coerente dell’alleanza occidentale più potente, la NATO, e non fece nulla per romperne i legami. Periodicamente, la Turchia ebbe dei litigi minori con l’occidente, i suoi partner e Stati “clienti”, ma niente che mettesse davvero a rischio l’alleanza. Dall’incursione mortale su una nave turca diretta a Gaza, nel 2010, Erdogan affronta Israele, ma solo verbalmente. I legami militari non sono stati recisi: per esempio, la Turchia non ha impedito l’addestramento di piloti da caccia israeliani sul suo aeroporto militare presso Konya. Ci sono troppe contraddizioni? Sicuramente!
5553527276cumhurbakanyemek In Turchia, in realtà, è estremamente difficile capire ‘chi è chi?’ I giuramenti cambiano e le posizioni di individui e organizzazioni mutano continuamente. Durante una visita in Turchia come segretaria di Stato, Hillary Clinton avrebbe chiesto al governo turco di chiudere Aydinlik Gazetesi, un importante giornale socialista e nazionalista. In diverse occasioni, Aydinlik m’intervistò. Ed io intervistai il suo capo redattore e altri membri dello staff. Lavorai a stretto contatto con la sua stazione televisiva, Ulusal Kanal, base di uno dei più prolifici documentaristi turchi (e mio amico) Serkan Koc. Serkan e i suoi compagni mi aiutarono molto nei miei documentari per la stazione televisiva TV sudamericana Telesur: sulla rivolta di Gezi Park ad Istanbul, nel 2013, e sullo SIIL addestrato e sostenuto nei campi per “rifugiati” al confine con la Siria, vicino la città di Hatay. Mi fu spiegato come i terroristi venivano addestrati nel campo profughi di Apaydin, così come in una nota struttura della NATO vicino la città di Adana, la base aerea di Incirlik. In tre occasioni riuscì a filmare e fotografare le strutture, rischiando la vita. Ma facendo domande all’estrema sinistra turca, in particolare ai comunisti, su Aydinlik e Ulusal Kanal, le risposte che ebbi erano tutt’altro che unanimi! E chiedendo ad Aydinlik della situazione del popolo curdo e del PKK, ricevevo risposte sprezzanti, o quantomeno estremamente critiche. Naturalmente la maggior parte dei kemalisti, e quasi tutti i nazionalisti, sono contro la lotta per l’indipendenza curda o anche a qualche forma di autonomia. Credono che ci debba essere un forte, laico Stato turco, punto e basta, e che il PKK sia solo un gruppo terroristico. Dall’altra parte, molti comunisti turchi abbracciano la causa curda, e sono molto critici verso i nazionalisti e i loro media. Ma dove sta il PKK politicamente? Beh, tutto dipende a chi lo si chiede! Alcuni dicono che sia il movimento nazionalista curdo indiscutibilmente ‘di sinistra’. Altri sono decisamente in disaccordo, definendolo apertamente ‘quinta colonna’ e anche emanazione della CIA. Ma la “questione curda” non è l’unica su cui quasi nessuno in Turchia sembra d’accordo. Si chieda del genocidio armeno, e capirete subito che vi siete lanciati in mezzo (il già summenzionato) campo minato. Anche la maggior parte della sinistra turca respingerà decisamente la definizione di “genocidio”. Perdereste in una sola notte gli amici semplicemente presentando le “questioni” curde e armene in una conversazione.
Confusi? Non solo, è assai peggio. Se vi recavate, prima del 2014, nella prigione di Silviri, a 80 chilometri da Istanbul, sulla riva europea, avreste capito cos’è la vera confusione! Questo impianto ad alta sicurezza ospitava centinaia di generali ed alti ufficiali turchi, così come intellettuali e attivisti. Tutti a causa della cosiddetta Operazione Testa di Martello (in turco: Balyoz Harekatì), un presunto fallito colpo di Stato militare e laicista del 2003. Ma chi erano i generali, e cosa c’era realmente dietro il loro arresto? Incontrai le famiglie di alcuni di loro, e ne filmai le testimonianze. Molti erano fortemente contrari ad Erdogan e al suo partito AKP. Alcuni credevano nell'”eurasiatismo” turco, mentre altri (anche se pochissimi e non sempre apertamente) erano contrari all’ingresso della Turchia nella NATO. Qualunque cosa si trattasse, il governo trovò i generali e i loro alleati ‘scomodi’, perfino pericolosi. Il processo contro di loro fu molto probabilmente fabbricato e venne pesantemente criticato in patria e all’estero. Ma c’era un forte sostenitore, il movimento Cemaat, movimento islamico guidato dal religioso in esilio e (quindi) stretto alleato dell’AKP, Fethullah Gulen! Non a caso, dopo che AKP e Gulen si scontrarono nel 2014, gli imputati furono scarcerati e il 31 marzo 2015 furono assolti tutti i 236 sospetti. E ora il presidente Erdogan accusa Fethullah Gulen di essere dietro l’ultimo, sanguinoso colpo di Stato abortito, chiedendone l’estradizione dagli Stati Uniti! Quanto rapidamente e radicalmente cambiano le cose in questo Paese! Per rendere il tutto ancora più complicato, i colleghi di sinistra turchi, giornalisti investigativi, mi chiesero già nel 2012 di aiutarli ad indagare sulle attività del movimento Cemaat in generale e su Fethullah Gulen in particolare, in Africa (dov’ero allora), soprattutto in connessione alla costruzione di scuole che diffondono ogni forma pericolosa d’insegnamento settario. In quei giorni, Fethullah Gulen veniva ancora visto in Turchia come stretto alleato di Stati Uniti ed AKP! Ad un certo punto, il ‘neo-ottomanesimo’ dell’AKP esplose, per quanto all’occidente interessasse, ma nel complesso la Turchia persisteva a sostenere l’occidente e la sua politica imperialista nella regione. E ultimamente, il principale alleato dell’AKP (e suo attuale arcinemico), Fethullah Gulen, rientrava nel ‘giusto corso’.
Il mio amico, Yigit Gunay, autore, storico e giornalista istruitosi a Cuba, spiegava diversi mesi prima dell’ultimo colpo di Stato: “La politica viene chiamata neo-ottomanismo. L’idea era che il governo dell’AKP, o della Turchia, avrebbe agito da agente dell’imperialismo occidentale nella regione, e come tale avrebbe espanso la propria influenza nelle regioni che hai appena indicato. In quei giorni c’era anche il movimento di Gulen negli Stati Uniti. Oggi il governo e il movimento sono nemici, ma allora erano alleati. Il movimento di Gulen era particolarmente attivo in Africa, perché il loro principale vanto era aprirvi scuole e università, ed avevano una quantità enorme di denaro. Lessi un rapporto secondo cui nel 2013 il movimento aveva circa 130 “scuole paritarie”, solo negli Stati Uniti… E se avete scuole paritarie, avete milioni di dollari dai contribuenti degli Stati Uniti. Sono anche molto ben organizzati; hanno grandi imprese e sono ricchi, ed usano questa ricchezza per aumentare la loro influenza. In pratica, quando la primavera araba iniziò, l’attuale presidente Recep Tayyip Erdogan e l’AKP erano molto scettici. Non capivano cosa realmente stesse succedendo finché gli statunitensi non glielo dissero… “Non preoccupatevi: siamo noi che la facciamo…” Ci fu un momento in cui gli aviogetti della NATO cominciarono a bombardare la Libia, ed Erdogan fece un discorso dove fondamentalmente disse: “Che cazzo fa la NATO bombardando la Libia?” E due giorni dopo la Turchia aderì all’operazione. Gli statunitensi gli dissero: “Sei un idiota? Non vedi cosa succede?” E lui subito cambiò idea. Ma l’idea principale dietro tutto questo era: la primavera araba è fondamentalmente pro-AKP. Era il cosiddetto “cambio di regime” in tutta la regione. I nuovi regimi erano prevalentemente islamisti e così l’AKP poteva guadagnarvi influenza interna“. Tutto ciò che ho scritto illustra soltanto la complessità del labirinto politico turco. Non c’è quasi nulla di coerente; le sabbie mobili vengono in mente come metafora più adatta.
turchia-160715215004 Ora, dove va la Turchia in realtà? È davvero possibile che possa finalmente volgere ad est? Naturalmente vi sono grandi speranze! Naturalmente tali speranze potrebbero, almeno in parte, essere giustificate. Ma io sono prudente e non sono ancora pronto a festeggiare. L’occidente è perfettamente consapevole del fatto che “perdere la Turchia” sarebbe un potente colpo ai propri interessi geopolitici, ovvero ai suoi piani imperialisti totalitari. È assai improbabile che molli facilmente e pacificamente tale enorme Paese dalla posizione geografica tra le più strategiche sulla Terra. Se il presidente turco non cede all’occidente, se con decisione fa uscire il Paese dalla NATO, se chiude la base aerea di Incirlik (con le sue 50 testate nucleari) e soprattutto condivide le strutture militari turche con i russi, l’occidente sicuramente userà la forza, anche brutalmente. Cosa offrirebbe il ‘menu’ questa volta: un tentato assassinio, un altro colpo di Stato o qualche provocazione dall’estero? Non lo sappiamo, ma possiamo immaginarlo: ci sarebbe uno spaventoso bagno di sangue. E da che parte starebbero gli intellettuali turchi: tutti quei giornalisti, artisti e accademici famosi? Spesso molto coraggiosi (Chomsky e io li abbiamo chiamati, nel nostro libro, ‘tra i più coraggiosi della Terra’), ma dove sono le loro alleanze politiche reali? Alcuni sono socialisti puri, anche marxisti, ma sicuramente non tutti. Molti in realtà guardano all’occidente: Parigi, Londra, New York e Berlino. Uno dei miei editori turchi ed amico, ora defunto, il famoso chimico, fisico e biofisico molecolare turco Oktay Sinanoglu (spesso chiamato l'”Einstein turco”), era uno dei critici più espliciti dell’imperialismo occidentale. Ma era anche, da molti anni, professore alla Yale University, ed i suoi ultimi anni li spese nella sua spiaggia in Florida. Il suo amore per la Turchia era, per i miei gusti, troppo “lontano”, troppo “platonico”. Gli intellettuali turchi non sono nemmeno d’accordo sugli scrittori da ammirare. Due dei più famosi romanzieri turchi contemporanei, il premio Nobel per la letteratura Orhan Pamuk ed Elif Shafak, sono visti da molti come solo mediocri letterati completamente venduti all’occidente ritraendo la Turchia come la vedono i loro editori e lettori stranieri. Molti giovani istruiti turchi ultimamente vanno in America Latina, a conoscere le nuove tendenze rivoluzionarie, i suoi governi e movimenti. Altri vanno in Asia. Per esempio, gli intellettuali di Istanbul sono molto più cosmopoliti dei loro omologhi eurocentrici ed incredibilmente provinciali di Atene. Ma laicismo e liberalismo europei sono ancora il punto di riferimento principale e anche l’obiettivo della maggior parte dei turchi urbanizzati. Possono essere ‘contro la NATO’ e ‘contro la politica estera degli USA’, ma spesso sono incerti per cosa essere. Sosterrebbero il governo se decidesse di cacciare la NATO e abbracciare Russia e Cina, invece? Vorrebbero che la Turchia aderisse ai BRICS? Erdogan è un sagace politico pragmatico. Sa tutto di traffici e ‘scambi’. Sa quanto il suo Paese conta, per l’occidente e il suo imperialismo, e per chi vi si oppone! La sua popolarità in patria è in forte aumento, raggiungendo quasi il 70%. Ha un chiaro ‘mandato morale’, quando critica l’occidente per il sostegno (o anche l’innesco) del colpo di Stato, o almeno per non aver fatto nulla per proteggere il ‘governo legittimo’ turco in un momento di grave crisi. E l’occidente prende sul serio le sue minacce, per la prima volta! Data l’esperienza passata, Erdogan può ora contrattare in modo estremamente duro con Washington, Berlino e le altre capitali occidentali. Il recente ‘passo verso Est’ potrebbe essere solo un bluff estremamente efficace. Obama e Putin lo sanno. Perciò i funzionari statunitensi non sono realmente ‘preoccupati’ dalle armi nucleari immagazzinate in Turchia. Ecco perché Putin è stato molto gentile, accogliendo Erdogan a San Pietroburgo; gentile ma non altro.
Tutti attendono la prossima mossa della Turchia. Ed Erdogan potrebbe usare il tempo per farne una. Il tempo è dalla sua, può mettere il campo imperialista ed anti-imperialista l’uno contro l’altro. Basta che funzioni! Russia e Cina (oltre che essere dalla parte giusta della storia) possono offrire molto in pratica: la nuova via della seta dall’Oceano Pacifico ad Istanbul, con collegamenti ferroviari ad alta velocità, corridoi IT, oleodotti ed anche il rinnovamento totale del travagliata industria energetica turco, solo per citare alcune “chicche”. La Turchia si aspetta che l’occidente offra di più, molto di più, per battere l’Est. Purtroppo, sembra che tutto questo non abbia nulla a che fare con l’ideologia, o anche con il semplice ‘giusto e sbagliato’, è solo freddo pragmatismo e calcoli pratici. Ma come ho scritto all’inizio del saggio: ancora non credo di aver davvero capito la Turchia! E anche alcuni dei miei compagni turchi ora mi scrivono dicendo che non riescono a capirlo, neanche loro! Tutto può cambiare. Le persone possono cambiare. Il padre pragmatico della moderna Turchia, Mustafa Kemal Ataturk, fu un vero nazionalista turco ma fortemente influenzato dal ‘laicismo occidentale’. Inoltre, per mantenere la sua nazione forte, unita ed indipendente dovette combattere le potenze occidentali ed accettare grandi aiuti militari ed economici dall’Unione Sovietica. Il presidente della Turchia ha ormai in mano il futuro della regione e del mondo, ne è ben consapevole. Può fare la storia con una firma. Nel caso in cui faccia la decisione giusta, tengo una bottiglia di buon champagne nel frigo, bello freddo e pronto ad essere stappato in ogni momento. Spero; spero davvero che presto ci sia l’occasione per spararne il tappo sul soffitto!rte_0Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 2.295 follower