Verso la guerra civile oligarchica ucraina

Alessandro Lattanzio, 24 marzo 201500-sergei-korsun-salo-as-the-bait-14-08-14Battaglioni territoriali
La Guardia Nazionale di Ucraina (GNU) dipende dal ministero degli Interni ucraina, fu creata il 12 marzo 2014 con la legge “Sulla Guardia Nazionale di Ucraina“, convertendo le truppe del ministero degli Interni nella Guardia Nazionale ucraina, ciò allo scopo di
– spezzare e comandi delle truppe interne e del ministero degli Interni, piazzandovi i golpisti;
– reprimere gli oppositori al golpe, con la scusa di “epurare le truppe e ministero degli Interni“;
– cancellare i dossier sui crimini commessi dai golpisti;
– sostituire le forze di sicurezza interna legali con squadroni basati su “purezza ideologica” e “ideali nazionalisti”, facendovi entrare i nazisti di Pravij Sektor.
Comunque la Guardia Nazionale veniva suddivisa in tre strutture:
1) battaglioni territoriali Azov, Donbass, Ajdar, Shakhtjorsk, ecc., composti da criminali neonazisti e elementi di Pravij Sektor, mercenari da Stati baltici, Georgia, Scandinavia, Francia, Polonia. Impiegano verso le popolazioni locali i metodi utilizzati nella seconda guerra mondiale dalla Divisione SS Galizien e dall’UPA banderista. Si identificano dai nastri adesivi gialli.
2) battaglioni territoriali Vinnitsa, Tavrja, Sich, Feniks, ecc. composti da volontari majdanisti privi di addestramento e di una vera base ideologica. Si identificano dai nastri adesivi gialli.
3) battaglioni della polizia Skif, Kherson, Kiev-1 e altri. Sono i resti delle truppe interne sopravvissute alle purghe nel ministero degli Interni. Si identificano dai nastri adesivi rossi.
La maggior parte dei battaglioni è subordinata alle forze di sicurezza ucraina e collabora strettamente con le Forze armate dell’Ucraina

Ministero degli Interni dell’Ucraina
Unità d’assalto della Guardia Nazionale di Ucraina:
• reggimento (ex-battaglione) Azov, creato a Marjupol e sponsorizzato da Igor Kolomojskij e Arsen Avakov, capeggiato da Andrej Biletskij e Igor Mosejchuk. Nucleo del battaglione Azov sono i neonazisti di Assemblea Nazional-Sociale, Pravij Sektor, Patrioti d’Ucraina ed Autodifesa di Majdan.
• battaglione Kulchinskov
• 2.do battaglione speciale Donbass, creato a Dnepropetrovsk da Igor Kolomojskij e capeggiato da Semjon Grishin (Semenchenko), composto da 630 elementi.
• 9.no reggimento Gepard delle forze speciali della GNU, il primo comandante Andrej Teteruk fu eliminato il 29 agosto 2014 ad Ilovajsk.
• battaglione Ucraina, creato da Oleg Ljashko.
• battaglione Kirovograd, primo comandante Snitsar eliminato il 23 luglio 2014.

Battaglioni speciali della Polizia:
Kiev-1 creato dai fratelli Klishko ed Arsen Avakov, capeggiato da Evgenij Dejdej e formato da 462 elementi.
Kiev-2 capeggiato da Bogdan Wojciechowski.
Golodnij Jar, primo capo Eugene Wojciechowski, eliminato il 7 luglio 2014, ora capeggiato da Nikolaj Shvalja
Tempesta
Mirotvorets
Artjomovsk
Santa Maria
Svitjaz, creato a Kherson.
Temur, capeggiato da Temur Juldashev.
Diritti di Destra, gruppo del SBU capeggiato da Dmitrij Snegirjov.
• 23.mo Skif, creato a Zaporozhe.
• Altri 21 battaglioni

Ministero della Difesa dell’Ucraina
Battaglioni territoriali:
• 21.mo Rus, creato a Kiev, il primo comandante Aleksandr Gumenjuk fu eliminato il 15 agosto 2014.
• 24.mo Ajdar, sponsorizzato da Igor Kolomojskij e capeggiato da Sergej Melnichuk, formato da due compagnie, distrutte una il 19 giugno 2014 presso il villaggio Metallist e l’altra il 1° settembre 2014 nell’aeroporto di Lugansk.
Chernigov-1, creato da Igor Kolomojskij, il primo comandante Radevskij, eliminato il 21 luglio 2014.
Shakhtjorsk, capeggiato da Andrej Filonenko.
Batkivshina
• 40.mo Krivbass, capeggiato da Aleksandr Motril.
Dnipro-1, creato il 14 aprile 2014 a Dnepropetrovsk, sponsorizzato da Igor Kolomojskij e Arsen Avakov, formato da 500 mercenari.
Dnipro-2, creato da Igor Kolomoiskij e capeggiato da Dmitrij Jarosh.
• 9.no Vinnitsa
Artjomovsk, creato a Dnepropetrovsk.
Volin
Gorin, creato a Rovno.
Ivano-Frankovsk
Lvov
Nikolaev
Tavrja, creato a Kherson.
Kherson, primo comandante Ruslan Storchius, eliminato il 25 agosto 2014.
• 5.to Transcarpazi, creato a Ivano-Frankovsk.
• 43.mo, creato a Dnepropetrovsk da Igor Kolomojskij.
• 39.mo
• altri 26 battaglioni

Forze armate dell’Ucraina:
• battaglione Feniks (3° battaglione della 79.ma brigata aeromobile)
• battaglione UNSO (54° battaglione da ricognizione della 30.ma brigata meccanizzata)

Si coordinano con i ministeri della Difesa e degli Interni:
• corpo volontari “Pravij Sektor
• battaglione OUN (Organizzazione dei nazionalisti ucraini)

Battaglione Dudaev: Isa Munaev e Iljas Musaev, due islamisti ceceni che parteciparono alle due guerre cecene degli anni ’90, rifugiatisi in Danimarca dopo la sconfitta del separatismo taqfirita ceceno, da cui condussero le attività terroristiche in Cecenia tramite l’ONG “Caucaso libero” dove incontrarono il terrorista anglo-ceceno Adam Osmaev. L’obiettivo di “Caucaso libero” era mobilitare islamisti e russofobi caucasici. Munaev ne fu presidente e Musaev capo del comitato organizzatore. Caucaso Libero ha poi creato il nazibattaglione Dzhokhar Dudaev, attivo nel Donbas, il cui capo Munaev, eliminato a Debaltsevo, fu sostituito da Adam Osmaev marito della rappresentante di Caucaso libero in Ucraina Amina Okueva. Non è un caso che tra i mercenari del nazibattaglione Dudaev vi siano diversi danesi. Per loro la guerra civile ucraina è una guerra contro la Russia, “la lotta contro i russi è la lotta di tutti noi“. Per Munaev la guerra in Ucraina era la continuazione delle guerre in Cecenia, inoltre denominò la prima compagnia del battaglione, Aleksandr Muzichko, membro dell’UNA-UNSO e di Pravij Sektor, che aveva combattuto in Cecenia, al fianco degli islamisti, prima di essere eliminato nel marzo 2014 dalla polizia ucraina.

Isa Munaev

Isa Munaev

Un’altra interessante infografica del sito propagandista uacrisis.org mostra i battaglioni ucraini a marzo 2015 rompere con la loro subordinazione. Va notato che il conteggio dei battaglioni è assai differente, e un certo numero di essi, evidentemente, non è più grande di una compagnia. Inoltre, alcuni di tali battaglioni (subordinati al ministero della Difesa dell’Ucraina) non sono puramente volontari, parzialmente comprendendo truppe mobilitate. La maggior parte dei battaglioni volontari è fuori dalle Forze armate ed è soggetta al ministero degli Interni dell’Ucraina (battaglioni speciali della polizia), o della Guardia nazionale di Ucraina (sempre del ministero degli Interni). Così, il nucleo più “ideologico” dei battaglioni volontari non mai ha preso parte direttamente alle ostilità o n’è stato coinvolto sporadicamente. In generale, i volontari di tali battaglioni sono sorprendentemente pochi e, secondo le stime più oggettive, in un anno di guerra civile non superano le 10 mila persone (esclusi gli stranieri) su 40 milioni di abitanti sotto il controllo di Kiev. Il nazionalismo ucraino è seriamente sopravvalutato, e ciò in particolare non ha permesso di fare della Guardia nazionale dell’Ucraina la “guardia rivoluzionaria” ideologica del regime mjadanista, come si era pensato alla sua creazione; per la maggior parte sono truppe del ministero degli interni “ri-verniciate”. In realtà, RPD e RPL hanno attratto un numero maggiore di volontari tra la popolazione dei territori sotto il loro controllo, rispetto al resto dell’Ucraina controllato dai “patrioti ucraini”. Tale fattore incide in modo significativo sull’efficienza complessiva delle forze ucraine, composte per lo più da mobilitati. Nonostante tutte le PR sulle unità di volontari ucraini, hanno avuto un impatto piuttosto limitato sulle ostilità, e praticamente il peso della guerra grava (e graverà) sulle forze armate ucraine.

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Jarosh, Kolomojskij e Poroshenko

Il 19 marzo la Rada approvava alcuni emendamenti alla legge sulle società per azioni, che privava Kolomojskij del controllo su Ukrnafta, licenziando il suo protetto Aleksandr Lazorko, e sulla Ukrtransnafta, nominandone a capo Jurij Miroshnikov, che veniva accompagnato alla sede di Ukrtransnafta da un gruppo di soldati. Kolomojskij vi aveva inviato i suoi uomini armati per reinsediare Lazorko. Nell’aprile-maggio 2014 Ukrtransnafta aveva pompato 675000 tonnellate di petrolio senza l’autorizzazione del ministero dell’Energia ucraino. Il primo ministro Arsenij Jatsenjuk aveva chiesto d’avviare un procedimento penale. Quindi, a Kiev, le sedi dell’Ukrnafta, la maggiore società petrolifera ucraina, e dell’Ukrtransnafta, società di trasporto petrolifero, venivano occupate dai mercenari del nazibattaglione Sich dell’oligarca Kolomojskij. Kolomojskij, socio di minoranza presso tali aziende, reagiva così alla nuova legge ucraina sulla gestione delle quote azionarie, che gli sottraeva il controllo delle società in questione. Oltre all’occupazione armata delle due compagnie, Kolomojskij chiedeva “la federalizzazione finanziaria” dell’Ucraina, secondo cui il 90% delle entrate fiscali non doveva lasciare le regioni. Kolomojskij era stato avvertito dall’ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina, Jeffrey Pyatt, a non permettere la continuazione della “legge della giungla” nella risoluzione delle questioni politiche ed economiche; avvertimento che Kolomojskij aveva chiaramente ignorato. Difatti, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina aveva detto che “i vecchi tempi stavano finendo” e il presidente ucraino Poroshenko aveva dichiarato, il 23 marzo, che non avrebbe consentito a nessuno di disporre di eserciti privati, “La difesa territoriale (i nazibattaglioni) obbedirà ai vertici militari e a nessun governatore sarà permesso avere un proprio esercito”. Poroshenko in precedenza aveva rimproverato Kolomojskij anche per l’aggressione al giornalista di ‘Radio Liberty’ (Svoboda) Mustafa Najm (un agente della CIA). Per ripicca Kolomojskij aveva bloccato 50 milioni di dollari di Poroshenko presso la ‘PrivatBank’ (di prorpietà di Kolomojskij). Anche il capo del SBU Valentin Nalivajchenko aveva intimato agli occupanti della sede di Ukrnafta di disarmare, che invece si consolidavano stendendo una recinzione per impedire gli assalti. Nalivajchenko aveva anche detto che alcuni dirigenti dell’amministrazione regionale di Dnipropetrovsk guidavano dei gruppi di banditi, sostenendo così Poroshenko assieme al ministro degli Interni Arsenij Avakov, e mettendo Kolomojskij al centro del mirino della junta di Kiev. Il 22 marzo, numerosi battaglioni venivano ritirati dal fronte dirigendosi a Kiev, secondo il giornale ucraino Vesti, mentre a Odessa la raffineria di petrolio NPZ veniva presidiata da 50 uomini armati del nazibattaglione Dnipro-1.
paryvi SectorNel frattempo il braccio destro di Kolomojskij, Andrej Palitsa, imposto da Kolomojskij a sindaco di Odessa, affermava che i nazibattaglioni che occupavano la città fin dalla strage del 2 maggio, ora l’avevano lasciata. Il 23 marzo, Poroshenko faceva rimuovere da Odessa le strutture di sicurezza vigenti dal 6 maggio 2014, quando la polizia veniva affiancata da mercenari di Pravij Sektor e majdanisti controllati da Igor Palitsa, governatore di Odessa e socio di Kolomojskij. Igor Palitsa, fu messo da Kolomojskij a capo dell’Ukrnafta fino al 2007, quando divenne deputato. Dal 24 marzo, quindi, per ordine di Poroshenko, i paramilitari di Kolomojskij non svolgevano più ‘servizio d’ordine’ ad Odessa. Kolomojskij reagiva anche facendo togliere il sostegno di 4 deputati (Korban, Olinik, Filatov e Denisenko) a Poroshenko; chiedendo le dimissioni di Nalivajchenko a capo del SBU; chiedendo il riconoscimento di RPD e RPL, qui scontrandosi con gli Stati Uniti; accusando lo Stato Maggiore e Poroshenko di incompetenza militare e di nascondere le perdite subite; chiedendo una Majdan a Dnepropetrovsk allo scopo di crearsi una base di consenso popolare da cui contrattare con Kiev. Tutte misure volte a salvare ricchezza e potere, accumulati da Kolomojskij e complici, ricercando un compromesso con Poroshenko. Ma il vicegovernatore di Dnepropetrovsk, e quindi di Kolomojskij, Gennadij Korban accusava Poroshenko di voler attuare “il protocollo segreto” degli accordi di Minsk: la distruzione di “Pravij Sektor”, “Spero che non sia vero, ma ci sono dei dubbi dovuti alla reazione e alla persecuzione (contro Kolomojskij)”, sottolineando che “contro di lui ci sono 8 processi penali, e nessuno contro i deputati dell’opposizione. Putin s’è rotto i denti a Dnepropetrovsk, anche Poroshenko se li romperà. Sono fuori dal partito. Invitiamo tutti alla nuova Veche (assemblea popolare) a piazza Eroi di Majdan. Petro Poroshenko non ha alcuna relazione con la rivoluzione della dignità. Ha paura della terzo Majdan, ma in realtà la seconda rivoluzione non è ancora finita. Kiev, che ci ha promesso l’indipendenza economica con il decentramento finanziario, non ha fatto niente. Smettetela di mentire su decentramento, sui progressi dell’Operazione Anti-terrorista (repressione del Donbas), sul numero delle vittime; abbiamo dati accurati che raccogliamo da tempo sullo stato dei militari e della sicurezza ucraino. Oggi Kiev è occupata dai ladri. Ed è tempo che tali ladri fuggano”.
Vitalij Kuprij, altro deputato di Kolomojskij, accusava Poroshenko di:
• Non aver venduto le sua attività una volta eletto: la fabbrica di Lipetsk e “Canale 5″
• di esser colluso con Viktor Janukovich
• di aver, assieme alla presidentesse della Banca centrale ucraina Valerija Gontareva, accumulato miliardi con l’instabilità monetaria
• di coprire il tradimento dello Stato Maggiore e dei servizi di sicurezza nel Donbas
• di agire in favore di Putin, di aver violato gli obblighi internazionali dell’Ucraina verso l’Unione europea, fermato il processo di ratifica dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale, in modo da non finire in carcere per la strage di civili nel Donbas
• di sabotare le riforme delle forze dell’ordine, del sistema fiscale, e per l’adozione di una finanziaria antipopolare che riduce i servizi sociali.
• di ostacolare la creazione dell’ufficio anti-corruzione.
• d’interferire nei processi più importanti. Nel “caso Gongadze” avrebbe bloccato la declassificazione dei documenti, per consentire ai mandanti dell’omicidio l’impunità
• di aver bloccato la riabilitazione dei prigionieri politici del ‘regime’ di Janukovich e aver avviato procedimenti contro i manifestanti che criticano il governo
• di supportare una “giustizia selettiva” e l’inazione nei casi di violazione dei diritti umani.
“Poroshenko continua a ingannare il popolo ucraino”, concludeva il fantoccio di Kolomojskij”
.
Igor-KolomoiskiIn generale, tutto ciò appare un azzardo enorme con pessime carte, dove Kolomojskij assai probabilmente sarà annientato o costretto ad accettare una pace umiliante con numerose concessioni a Poroshenko e soci. Le sue risorse sono molto più deboli di quelle di Poroshenko, ed è tutt’altro certo che “Pravij Sektor”, creatura del SBU, e Jarosh, uomo di Nalivajchenko, non passino dalla parte di Poroshenko, perché “Pravij Sektor” dipende sia dal SBU tanto quanto dai soldi di Kolomojskij. Le risorse finanziarie di Poroshenko sono molto più elevate (essendo a capo dello Stato e avendo la possibilità di utilizzare risorse estere)… L’illusione che Kolomojskij possa dettare condizioni a Kiev ricordano le illusioni di Khodorkovskij, che pensava che tanto denaro e l’influenza politica da esso acquistato potessero sconfiggere la sicurezza e l’apparato statali. Khodorkovskij ha avuto il tempo di pensarci a Chita (in prigione) per un certo numero di anni. Kolomojskij, grazie a un potere enorme e una montagna di denaro cadutigli addosso, aveva semplicemente perso il senso del pericolo e credeva che tutti gli fosse permesso, potendo imporsi al governo ucraino, dimenticando che i banditeschi nazibattaglioni sono un argomento piuttosto debole verso l’esercito, il Ministero degli Interni e il SBU, in una situazione di stallo. … La junta, controllata dagli Stati Uniti e che ne persegue gli interessi regionali, non sarà sentimentale sul monopolio della violenza ed osserva con freddezza le convulsioni di Kolomojskij, perché ha la cosa più importante: il sostegno degli Stati Uniti, quindi carta bianca contro di lui. Alle dichiarazioni isteriche di Kolomojskij si contrappongono fredde minacce ed ultimatum di coloro che possono facilmente organizzare una notte dei lunghi coltelli per gli assalitori estemporanei e i loro mandanti”. Invece, secondo Mikhail Pogrebinskij, del Centro di studi politici e conflitti di Kiev, lo scontro tra Poroshenko e Kolomojskij può devastare l’economia ucraina. Kolomojskij è l’oligarca che possiede PrivatBank, la maggiore banca privata ucraina, e il suo crollo può seppellire il sistema bancario del Paese. Inoltre, Kolomojskij controlla le regioni di Dnepropetrovsk, Odessa e Zaporozhe. Quindi, secondo Pogrebinskij, si dovrà negoziare con lui, “In caso contrario, questa guerra potrebbe seppellire l’intera economia del Paese. Senza discutere con Kolomojskij non si va da nessuna parte, e quindi i suoi battaglioni possono creare una terza repubblica popolare. Ma molto dipende dalle azioni dell’ambasciatore degli Stati Uniti“.
Il 24 marzo Poroshenko incontrava Kolomojskij che firmava le dimissioni da governatore di Dnepropetrovsk, venendo sostituito da Valentin Reznichenko. In precedenza il ministro dell’Energia Demchishin aveva ordinato a tutte le imprese del ministero di spostare le proprie riserve finanziarie dalla Privatbank alle banche statali. Ukrtransnafta vi aveva depositato diversi miliardi di grivne. Inoltre, la Rada aveva presentato un disegno di legge per nazionalizzare la Privatbank, che è la maggiore istituzione finanziaria dell’Ucraina detenendo il 26% dei risparmi personali e il 15% del patrimonio bancario ucraini, ammontante a 204,6 miliardi di grivne. La Privat ha 2600 filiali e 19400 bancomat per 16,3 milioni di carte. I principali azionisti sono Gennadij Bogoljubov e Igor Kolomojskij, ognuno con il 36,98% delle azioni, e la società Triantal Investments Ltd di Cipro, che ne detiene il 16,23%. Secondo il presidente dell’Investment-Trust Bank Aleksandr Podolkanko, e il presidente del Centro Analitico ucraino Aleksandr Okhrimenko, se la Privatbank crollasse, collasserebbe l’economia ucraina, “Detiene 169 miliardi di grivne in depositi personali. Né il governo né la Banca di assicurazione dei depositi potrebbero coprire tale importo“. La nazionalizzazione della Privat la porterebbe al fallimento, secondo Okhrimenko, e alla fuga di capitali, come fu evidente nel 2013 quando Janukovich tentò di sottrarre alcune attività a Kolomojskij, e costui trasferì i vertici della banca a Londra. La Banca nazionale ucraina a febbraio fornì a Privatbank 3,29 miliardi di grivne su un totale di 4,8 miliardi di rifinanziamenti. Il rifinanziamento fu ottenuto su garanzia delle proprietà personali di Igor Kolomojskij, che nel 2014 ebbe 749 milioni di grivne di profitti, superato solo da Citibank.

Geoffrey Pyatt,

Geoffrey Pyatt

Riferimenti:
Cassad
Cassad
Fortruss
Fortruss
Fortruss
Fortruss
Fortruss
Fortruss
Fortruss
Russia Insider
Russia Insider
Russia Insider
Russia Insider
Russie Sujet Geopolitique
Slavyangrad

La resurrezione del South Stream: Russia e Pipeline Trans-Balcani

Andrew Korybko e Umberto Pascali, Global Research, 21 marzo 2015w645Israel Shamir, importante autore israeliano ed ospite in studio
Umberto Pascali, eminente giornalista italiano specializzato in questioni balcaniche
Slobodan Tomic, giornalista macedone e ospite in studio

Korybko: La Russia inizia la costruzione di un gasdotto trans-macedone che potrebbe resuscitare il progetto South Stream. La capacità prevista del gasdotto attualmente non è abbastanza grande per sostituire il South Stream, ma la sua costruzione potrebbe gettare le basi del successore. Questo perché la Russia aveva già annunciato l’eliminazione del transito del gas attraverso l’Ucraina, quando Turkish Stream sarà attivo tra pochi anni, esortando gli Stati balcanici a concordare rapidamente una via alternativa per ricevere il gas russo da cui dipendono. Il presidente ungherese ha discusso possibili finanziamenti, per un oleodotto balcanico alternativo, con Erdogan nel corso di una visita in Turchia, e il ministro degli Esteri macedone era ad Ankara anch’egli. Gli ultimi articoli indicano il primo ministro greco Alexis Tsipras spinto ad anticipare di un mese la visita a Mosca, con la possibilità che la rotta dell’oleodotto balcanico venga discussa al suo arrivo in Russia l’8 aprile. Con la Bulgaria esclusa, appare sempre più probabile che un nuovo South Stream possa risorgere attraversando Grecia e Macedonia, con l’ultimo annuncio sulla base geografica del nuovo gasdotto.
Strokan: Penso che gli sviluppi cui si riferisca dimostrino che l’Europa ha davvero bisogno del gas russo, e quando lo scorso dicembre la Russia fu costretta ad annullare il progetto South Stream, ci fu una notevole delusione in quei Paesi europei che si aspettavano di ricevere il gas russo. Quindi la domanda è cosa dopo? Ci sono voluti alla Russia solo 3 mesi per presentare questo progetto completamente nuovo, che può effettivamente riavviare un’idea molto pratica ed utile.

Korybko: vorrei ricordare a tutti che il Presidente Putin ne aveva per primo suggerito l’idea a metà dicembre. Ora, con ulteriori informazioni vorrei dare il benvenuto ai nostri ospiti in studio, al signor Shamir, autore di primo piano in Israele, nel nostro programma.
Shamir: Ciò che dobbiamo ricordare in tutto ciò, cosa anche estremamente divertente, è vedere come tali strutture moderne, qauli i gasdotti, effettivamente ricostruiscano l’antico mosaico dei vecchi imperi, perché Macedonia, Grecia, Ungheria, tutto ciò che era parte dell’impero ottomano, e prima ancora dell’impero bizantino, erano così strettamente e tradizionalmente collegati a quello russo. Mentre l’occidente è riuscito ad occupare i Balcani dopo la seconda guerra mondiale, o in realtà nella prima metà del 20° secolo, occupando i Balcani, ora come si vede, questa parte del mondo viene ripresa di nuovo dall’alleanza tra Turchia e Russia. Possiamo vedervi, in modo assai interessante, una sorta di riproduzione dei vecchi giochi tra i tre grandi imperi, sull’esempio del Trono di Spade, che dovrebbe essere molto divertente per voi. Ma oltre a ciò, ovviamente, la Turchia è l’elemento più stabile di tutti questi luoghi, qualcosa su cui poter davvero sperare di contare. La Grecia sarà la prossima, ma è anche robusta. Arrivando alla Macedonia e agli altri Paesi dei Balcani, vediamo che da quando si staccarono dall’impero ottomano oltre 150 anni fa, da allora, hanno completamente perso le radici e furono emarginati. Anche l’Ungheria è in una situazione di debolezza. Quindi direi che costruire dalla Turchia sia un ottimo passo per il presidente russo.

Korybko: Israel, la ringrazio molto per la sua comprensione. Ora passiamo a Umberto Pascali, eminente giornalista italiano specialista in questioni balcaniche. Signor Pascali, in qualità di esperto nei Balcani, può dirci quanto sarebbe importante il gasdotto russo per la regione.
Pascali: Il gasdotto Balkan Stream sarà estremamente importante, infatti, dal punto di vista economico e anche dal punto di vista politico, storico e strategico. Ciò creerebbe una stretta collaborazione economica nell’area che va dalla Turchia all’Austria fino alla Germania. È sempre stata una zona sotto il controllo di forze esterne, un’area destabilizzata continuamente, basti ricordare la Prima Guerra Mondiale. Ora, un gasdotto che porta energia, un fiume dello sviluppo, dalla Russia attraverso la Turchia, prima di tutto fermerà la balcanizzazione, la strategia del divide et impera prima applicata dall’impero inglese e poi da quello statunitense, creando cooperazione economica stabilirà la pace, ma non solo. Stabilirà anche l’indipendenza e la difesa della sovranità del territorio, creerà il primo esempio concreto di reale collaborazione eurasiatica. L’energia russa che arriva in Europa attraverso questa grande area, sarà un esempio probabilmente, per il resto dell’Europa.

Korybko: Sì, questo sarebbe molto importante per le ragioni appena indicate. Quindi, ricordando ciò, gli USA faranno qualcosa per sabotare questo progetto, come con il South Stream?
Pascali: Sì, ad esempio c’è un tentativo di colpo di Stato in Macedonia, e la pressione su molti altri Paesi da parte delle forze anglo-statunitensi. Prima di tutto, il ragazzo prodigio della politica estera statunitense George Soros, che ha finanziato tutte le rivoluzioni colorate nella regione, e poi il dipartimento di Stato degli USA, con Melia, vice di Victoria Nuland, che ha difeso il tentato colpo di Stato in Macedonia che avete descritto. Thomas Melia, vice di Nuland, ha detto che non vede alcun problema nel fatto che il capo dell’opposizione riceva registrazioni illegali da un’agenzia d’intelligence straniera, da tutti identificata nella CIA e nelle agenzie statunitensi, contro il governo eletto della Macedonia. Così il governo macedone, per fortuna, ne è uscito assai rafforzato e ha detto che non accetterà che forze estere distruggano il Paese. In questo momento, la popolazione si mobilita a fianco del Primo Ministro Nikola Gruevski, la cui ‘colpa’ è non aver accettato le sanzioni contro la Russia e sostenere il gasdotto, quindi a questo punto, siamo nel pieno di questo scontro, e spero che tutti, a Oriente ed occidente, sostengano questa lotta contro la destabilizzazione della Macedonia.

Korybko: Sì, c’è sicuramente un grande braccio di ferro qui. Quindi voglio porvi un’ultima domanda, signor Pascali, quali sono le probabilità che il progetto Balkan Stream abbia successo, considerando l’opposizione ad esso, ma anche guardando al solido supporto che riceve.
Pascali: Esattamente. C’è ora una sorta di battaglia di Stalingrado energetica perché le forze che finora hanno controllato il flusso d’energia da occidente non hanno intenzione di permettere, dal loro punto di vista, che ci sia una fonte energetica indipendente controllata da Paesi sovrani della regione. Dall’altro lato, vi è notevole prudenza nella popolazione, non solo in Macedonia, ma in Grecia, Ungheria, Serbia, Repubblica Ceca e anche Austria. Così siamo qui, nel pieno di tale scontro che potrebbe davvero portarci alla fine del mondo unipolare sul piano concreto, economico e politico. Quindi penso che a questo punto tutti dovrebbero sostenere il Paese leader, il piccolo Paese che guida questa lotta per l’indipendenza per un mondo multipolare e democratico, la Repubblica di Macedonia del Primo ministro Gruevski.

Korybko: Signor Umberto Pascali, grazie mille, ma purtroppo questo è tutto il tempo che abbiamo a disposizione, ma voglio ringraziarla calorosamente di nuovo per le vostre comprensione ed osservazioni. Sono sicuro che il nostro pubblico ha appreso molto sulla regione e la drammatica battaglia in corso per essa. Grazie mille. Ora abbiamo l’onore di essere raggiunti da un famoso e popolare giornalista macedone e ospite del programma di punta della TV Voce del Popolo, il signor Slobodan Tomic. Slobodan, conosciamo la massiccia destabilizzazione della Macedonia inscenata da Zoran Zaev, e mi chiedo se può collegarsi ai piani per il Balkan Stream?
Tomic: Grazie, Andrew, assolutamente, hai ragione, sono assolutamente d’accordo con te. Prima di tutto lasciatemi dire una cosa, per favore. La Macedonia è assai amica con tutti i Paesi del mondo, compresi gli Stati Uniti, dato che abbiamo già accordi di cooperazione tecnica. Ciò significa che la Macedonia è amica di Washington, Mosca e tutto il mondo. Tra l’altro, tutti in Macedonia sanno che Zoran Zaev e il suo sponsor occulto Crvenkovsky ricevono ordini da una potente intelligence straniera, quella degli USA. Zaev è un burattino e l’intelligence statunitense ne tira le fila. Avevano cercato invano per anni di provocare la rivoluzione colorata contro il governo di Nikola Gruevski, ma fu solo dopo che i presidenti di Russia Vladimir Putin e Turchia Erdogan annunciarono, il 1 ° dicembre, che il South Stream sarebbe stato sostituito da un nuovo gasdotto, il Balkan Stream, che Zaev ricevette l’ordine di diventare un kamikaze per destabilizzare la Macedonia ad ogni costo, anche se ciò significava rendere pubblico il suo tradimento e provocare i macedoni. Gli Stati Uniti hanno fatto di tutto per sabotare South Stream e ci sono riusciti. Avevano due obiettivi secondo molti analisti. Il primo era impedire alla Russia d’esportare in modo indipendente energia, e il secondo strangolare la rotta energetica per i Balcani e tutti gli altri Paesi europei. Perciò si verificò il colpo di Stato a Kiev. L’obiettivo finale è evitare una collaborazione pacifica e mutualmente vantaggiosa tra Russia, Cina e Europa dalla.

Korybko: Grazie per questa intuizione, è molto stimolante. La mia prossima domanda, signor Tomic, è cosa ne pensano i macedoni di tutto questo, non solo della destabilizzazione di Zaev, ma anche del Balkan Stream? Che tipo di vantaggi fanno pensano di poter ottenere da tutto ciò?
Tomic: Il popolo macedone sostiene Balkan Stream ed è grato al Primo ministro Gruevski per il coraggio nel resistere ad anni di pressioni e ricatti da parte di forze straniere, che non vogliono una Macedonia libera, democratica e prospera. George Soros e i suoi sorosiani usano una quantità enorme di denaro per finanziare la destabilizzazione. Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ci ha teso molte trappole, ma abbiamo resistito. Questo è il motivo per cui la cosiddetta ‘comunità internazionale’ non riuscirà mai a rovesciare il governo democratico della Macedonia. Avresti dovuto vedere l’incredibile massiccio supporto che Nikola Gruevski ha ricevuto con la grande manifestazione di domenica scorsa! I burattinai di Zaev hanno subito un brusco risveglio alla realtà, la Macedonia non è l’Ucraina, non saremo destabilizzati. In realtà, come ha detto Gruevski tra applausi scroscianti, i macedoni sono uniti. Non ci sarà una rivoluzione colorata o la guerra civile. Il supporto a Balkan Stream è entusiastico.

Korybko: Questo è molto incoraggiante. Purtroppo, signor Tomic, abbiamo solo un minuto per l’ultima domanda, quindi vorrei chiedervi come Balkan Stream stabilizzerà la regione e come può ‘non-balcanizzare’, se si vuole, ciò che è in precedenza era una regione frammentata, ed eventualmente unirla?
Tomic: Prima di tutto, grazie per questa domanda. Sento che Balkan Stream sarà assai potente, non solo per la Macedonia, ma per tutta la regione, ma prima di tutto vorrei sottolineare un punto molto importante, i macedoni hanno viva riconoscenza per la Russia e ne apprezzano il coraggio nella lotta contro vecchie e nuove minacce. Volevo parlare di un fatto importante, il mio programma televisivo, la Voce del Popolo, il primo dicembre scorso trasmise la proposta dall’analista Umberto Pascali secondo cui Macedonia e Grecia dovevano chiedere al Presidente Vladimir Putin una mediazione onesta nel risolvere i problemi tra i due Paesi. Ho ricevuto molti messaggi di sostegno alla proposta. Penso che i macedoni abbiano crescente fiducia sul ruolo positivo che la Russia potrebbe svolgere nei Balcani. Posso testimoniare che i macedoni erano entusiasti, lo scorso 18 dicembre, quando il Presidente Putin dichiarò ufficialmente, e cito, che il gasdotto raggiungerà la Macedonia dalla Grecia, proseguendo per la Serbia e Baumgarter in Austria. Mentre le grandi potenze occidentali hanno cercato d’isolare la Macedonia da Mosca, il Presidente Putin ci diceva che non siamo isolati, ma necessari, e grazie al Primo ministro Gruevski, un Paese cruciale nei Balcani e per lo sviluppo europeo. I Balcani ora possono scegliere di collaborare al proprio sviluppo. Libertà, patriottismo e prosperità economica vanno di pari passo. Spero davvero che il Presidente Putin possa iniziare una vera mediazione tra Macedonia e Grecia. Questo è il principale vantaggio del Balkan Stream per noi, e spero di aver risposto alla tua domanda, Andrew. E’ stato un piacere raggiungervi nel vostro programma questa mattina.

Korybko: Grazie mille, Slobodan. E’ stato un onore avervi qui, l’apprezziamo davvero. Vi auguro un meraviglioso giorno.
Tomic: Anche a te.

macedonia-mapCopyright © 2015 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Di quanti eserciti ha bisogno l’Europa?

Rostislav Ishenko, presidente del Centro di Analisi dei Sistemi e Previsioni, Kultura 21 marzo 2015 – The Saker438053Sullo sfondo della decisione del FMI di prestare all’Ucraina 17,5 miliardi in quattro anni (un altro trucco per ricevere fondi, dato che il piano di salvataggio precedente, concordato nel 2014, non fu completato) il discorso sulla creazione di forze armate europee è andato perso. Invano, il tema principale è che forse siamo sulla soglia di una nuova configurazione militare capace, in futuro, di modificare la mappa geopolitica del Vecchio Mondo. Il primo tentativo fu intrapreso nel 1948 con l’istituzione dell’Unione Europea Occidentale (UEO). Tuttavia, un anno più tardi, dopo la formazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO), l’UEO divenne una struttura burocratica puramente formale, una struttura per scansafatiche e cancellata solo nel 2011. Durante tale periodo, l’esistenza dell’UEO era nota solo agli specialisti. Tuttavia, ciò non significa che l’idea di un esercito europeo sia stata sepolta. Da tempo si considera la possibilità di creare una struttura simile a quella dell’esercito inglese del Reno, dimenticata a metà degli anni ’90. Dal 1989 al 1999 vi fu anche la brigata franco-tedesca che avrebbe dovuto sostituire quest’ultimo creando le forze armate europee. Tutti questi tentativi sono falliti senza produrre nulla, perché “l’esercito unico europeo” in realtà esisteva già ed è, infatti, l’unione delle forze armate della NATO. Tale esercito ha coperto l’Europa dall’unico nemico possibile di cui avesse veramente paura (URSS e poi Russia), e fu equipaggiato dalle forze armate degli Stati Uniti. Dall’inizio degli anni ’80, anche i più potenti eserciti europei nazionali erano adatti solo alle operazioni coloniali. Il massimo che la prima potenza militare europea, il Regno Unito, potesse permettersi fu la guerra locale con l’Argentina, combattuta solo sul mare a 20000 miglia dalle coste della Gran Bretagna. Le forze inglesi non sono adatte a un grande conflitto, e anche in una guerra in cui hanno vantaggio numerico e tecnologico, rischiano di perdere. Verso la metà degli anni ’90 gli eserciti dei Paesi europei membri della NATO costruirono le loro dottrine militari sul principio della specializzazione, concentrandosi sulla risoluzione di un compito particolare. Inoltre, tali eserciti furono aggregati, come legamenti ed aggiunte, all’ossatura delle unità delle forze armate USA in Europa, seguendone le imprese nella proiezione militare. Risultato di tale approccio, gli Stati europei risparmiarono molto per le forze armate, ma gli eserciti cessarono di essere organismi operativi singoli. Va detto che ciò andava bene agli europei. La loro dottrina militare non include operazioni di combattimento contro altri membri della NATO. I Paesi di confine, e che furono anche Stati cuscinetto con la Russia, erano difesi dalle forze armate degli Stati Uniti. Gli altri Paesi vicini erano inferiori in termini tecnico-militari, Stati in cui la guerra sarebbe simile alla spedizione di Lord Kitchener, le cui mitragliatrici abbatterono l’armata del temerario Mahdi (l’esercito di centomila sudanesi di Abdullah al-Tashi) nella battaglia di Omdurman del 2 settembre 1898. E così l’Europa si sentiva al sicuro, senza spendere molto per proteggersi, sempre riuscendo a dimostrare agli statunitensi “partecipazione allo sforzo comune”.
Ma perché l’Europa ha bisogno di un proprio esercito ora? Sembra perché le contraddizioni tra Unione europea e Stati Uniti sulla crisi ucraina si siano ampliate troppo. La prima pillola da ingoiare fu l’iniziativa di Hollande e Merkel per negoziare con Putin a Mosca, e poi persuadere Poroshenko a stipulare la pace di Minsk, in contrasto con la posizione chiaramente indicata da Washington. Poi la stessa Merkel bloccò l’invio di armi statunitensi all’Ucraina, esprimendosi pubblicamente contro la linea degli USA. La stampa europea, (almeno quella controllata dagli Stati Uniti) ha impiegato un mese per mutare posizione, illustrando tale frattura sul conflitto ucraino. Ora l’Europa vede i nazisti dei gruppi armati governativi ucraini, la corruzione delle autorità di Kiev e l’intelligence tedesca improvvisamente “cede” ai media notizie su 50000 vittime nei combattimenti nel Donbas (l’ONU ne riconosce non più di 6000). Ci sono molti esempi passati, tutti distinti. E ora c’è il nuovo “esercito europeo”. Certo, è solo un’idea, ma sei mesi prima nulla di tutto ciò sarebbe stato detto. Al contrario, c’erano appelli a rafforzare la solidarietà transatlantica e l’idea di un esercito europeo mina tale solidarietà, mentre le forze armate europee possono essere create solo al posto della NATO. Ciò significa che gli attori rimarranno gli stessi, ma escludendo gli USA. Ora l’Europa è in crisi, in parte a causa della cieca accettazione della politica degli Stati Uniti. Non ci sono soldi per l’esercito, ma è necessario per sopravvivere. In realtà, un esercito europeo efficiente potrebbe sostituire le forze armate della NATO solo se il posto degli Stati Uniti in questo schema (anche se non ufficialmente) venisse preso dalla Russia. Nulla cambia, se non che l’Europa non sarà difesa dagli USA contro la Russia, ma dalla Russia contro gli USA. Gli sviluppi politici mondiali dimostrano che la protezione contro Washington garantisce meglio la sopravvivenza dell’UE. Non è sicuro che sarà creato un esercito europeo. Ma “A” è già stato detto (l’opportunità politico-militare della presenza statunitense in Europa è messa in discussione). Gli eventi ora accelerano, ed osservando e attendendo si può solo supporre l’arrivo di “B”.

Selection_081Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Radici ideologiche del CICAP

Alessandro Lattanzio, 21/3/2015

Anche i paladini della scienza perseguono una loro agenda geopolitca: in giallo e verde i 'buoni' secondo gli 'umanisti', in rosso e nero gli altri.

Anche i paladini della scienza perseguono una loro agenda geopolitica: in giallo i ‘buoni’ secondo l’International Humanist and Ethical Union, in rosso e nero gli altri.

Il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze) fu creato il 9 ottobre 1988, in un incontro a Torino tra gli abbonati italiani alla rivista del Committee for Skeptical Inquiry, in cui furono definiti gli obiettivi dell’associazione, poi formalizzata il 12 giugno 1989. Aderiscono al CICAP Umberto Eco, Carlo Rubbia, Umberto Veronesi, Piero Angela, Piergiorgio Odifreddi, il mago Silvan, Roberto Vacca e il noto debunker Paolo Attivissimo. Il CICAP quindi è il ramo italiano del Committee for Skeptical Inquiry (CSI), in precedenza noto come Committee for the Scientific Investigation of Claims of the Paranormal (Comitato per l’Indagine Scientifica sulle Affermazioni sul Paranormale) o CSICOP, fondata il 1° maggio 1976 dal filosofo Paul Kurtz, nell’ambito di una conferenza dell’American Humanist Association (AHA) nel campus della State University of New York. Oltre Kurtz tra i fondatori del CSI vi furono Marcello Truzzi, Carl Sagan, Isaac Asimov e Philip J. Klass (vedi sotto). CSI aderisce all’Unione Internazionale Etico-Umanistica ed approva la Dichiarazione di Amsterdam sui principi del moderno umanesimo. A sua volta l’Unione internazionale etico-umanistica (International Humanist and Ethical Union o IHEU), fondata nel 1952 e con sede a Londra, è un’organizzazione internazionale che riunirebbe umanisti, atei, agnostici, razionalisti, “liberi pensatori”, laici, scettici, singoli o associazioni presenti in 40 Paesi. Tra i fondatori dell’IHEU, e suo primo presidente, vi fu sir Julian Sorell Huxley, che fu anche il primo direttore dell’UNESCO. L’IHEU si batte per un mondo in cui i diritti umani e civili delle minoranze siano rispettati e ciascuno sia libero di vivere una vita degna.

Bernhard van Lippe-Biesterfeld

Bernhard van Lippe-Biesterfeld

Julian Sorell Huxley, fratello di Aldous Huxley, oltre che primo direttore dell’UNESCO fu membro fondatore del WWF. Nel 1917 Julian Huxley operò nell’Intelligence inglese e lavorò alla costruzione della Società delle Nazioni, dalla quale nascerà l’Institute for Intellectual Cooperation, poi rinata come l’UNESCO di cui sarà il primo presidente. Nel 1927 conobbe Margaret Sanger, fondatrice della prima clinica per il controllo delle nascite, e dal 1930 s’impegnò nella politica sul controllo delle nascite. Nel 1927 pubblicò Religion Without Revelation, dove condensò la sua idea di “religione senza evidenze palesi quali i miracoli”. Nel 1929 Julian fu incaricato di studiare la possibilità di creare riserve naturali in Kenya, Uganda e Congo, dove s’invaghì della “purezza di una natura ancora svincolata dalla tecnologia e dalla modernizzazione”. Nel 1931 Julian Huxley si recò nell’URSS dove incontrò il Professor Vavilov, il maggiore genetista sovietico e i dirigenti sovietici Anatolij Lunacharskij, Karl Radek e Nikolaj Bukharin, ma tirate le somme rimase deluso dal sistema sovietico, come affermò nel suo testo A Scientist Among the Soviets. Nel 1931 Julian assieme a Leonard Elmhirst, Israel Sieff, Kenneth Lindsay, Dennis Routh, Basil Blackett, Henry Bunbury, Jack Pritchard e Ivan Zvegintzov fondò a Londra il PEP (Political and Economic Planning), un’organizzazione per la pianificazione politica ed economica del Regno Unito che, nel 1939, stese dei piani riguardo lo sviluppo economico inglese per il dopoguerra; nell’ambito di tali studi, nel 1941 la Fondazione Rockefeller invitò Julian Huxley a tenere conferenze negli Stati Uniti sui programmi socio-economici per il dopoguerra. Nel 1945 fu tra i fondatori del Committee of Atomic Scientists che si occupava dei pericoli della bomba atomica e dei vantaggi dell’uso civile dell’energia nucleare. Nel 1946 Julian Huxley fu nominato primo Direttore Generale dell’UNESCO, ma nel 1948 venne espulso dall’organizzazione per motivi a tutt’oggi mai chiariti, ma forse connessi alle sue idee sul controllo delle nascite. L’11 settembre 1961 Huxley fu tra i fondatori del WWF (World Wildlife Fund) assieme al principe Bernardo d’Olanda, al principe Filippo d’Edimburgo, a Max Nicholson (già membro del PEP), all’ornitologo Guy Mountfort, al naturalista Victor Stolan e al pittore Sir Peter Scott che ideò il logo del Panda. Bernhard van Lippe-Biesterfeld, o principe Bernardo d’Olanda, fu il principe consorte della regina Giuliana e padre della regina Beatrice di Olanda. Dal 1937 al 1980 il principe di origine tedesca fu ufficialmente “sua altezza reale il principe dei Paesi Bassi”. Presidente del Worldwide Fund for Nature (WWF) dal 1961 al 1971, fu un affiliato al NSDAP, ovvero il Partito Nazista, con tessera No. 2583009 assegnatagli il 1º maggio 1933. Fu presidente della Royal Dutch Petroleum (Shell Oil) e della Société Générale de Belgique, nonché presidente del Gruppo Bilderberg fino al 1976 quando si dimise ufficialmente per lo scandalo di una tangente da 1,1 milioni di dollari della Lockheed. Secondo la rivista Newsweek del 5 aprile 1976, il principe Bernardo svolse attività spionistiche a favore delle SS e lavorò per l’industria chimica tedesca IG Farben.

Il paradigma di Klass
Klass PosedPhilip J. Klass fu un giornalista legato all’industria aerospaziale statunitense, da sempre scettico radicale verso l’ufologia, attaccò nel 1966 il giornalista John G. Fuller che scrisse una serie di opere dedicate agli avvistamenti di UFO negli USA, tra cui il noto caso di Exeter, New Hampshire. Per Klass gli UFO erano “un tipo sconosciuto di plasma generato dalle linee elettriche”, fenomeno a cui attribuiva perfino i casi di rapimenti alieni, ma che poi abbandonò in favore della teoria delle cause psicosociali. L’ipotesi di Klass fu duramente contestata dal fisico statunitense James E. McDonald (con cui Klass si scontrò). McDonald, meteorologo, chimico e fisico laureato al Massachusetts Institute of Technology, negli anni ’60 s’interessò attivamente dell’ufologia e cercò di promuoverne lo studio presso la comunità scientifica, considerando seriamente l’ipotesi extraterrestre. Philip J. Klass attaccò violentemente McDonald accusandolo di “spendere per ricerche personali sugli UFO i finanziamento ricevuti dall’Office of Naval Research per condurre studi sulle nubi per spiegare gli avvistamenti di UFO”; l’Office of Naval Research, ramo scientifico dell’US Navy, capì l’antifona e interruppe i finanziamenti agli studi di McDonald. Il 13 giugno 1971, vicino Tucson, fu rinvenuto un cadavere identificato per quello di McDonald. Accanto al corpo furono trovate una pistola e una lettera con propositi suicidi. Klass fu contestato anche dall’astronomo e ricercatore ufologico Allan Hendry, secondo cui Klass basava le sue tesi distorcendo i fatti di proposito e ricorrendo ad attacchi “ad personam”.

 James E. McDonald

James E. McDonald

Lo stile scientifico di Klass è paradigmatico dello stile operativo del CICAP; ovvero quando dei giornalisti e ricercatori, o pseudotali, accusano di truffa o anti-scientificità i lavori “eterodosssi” svolti da ricercatori e scienziati dalle comprovate capacità scientifiche, nel caso tali lavori rischino di minacciare la vulgata aziendalista o governativa vigenti. Che si tratti delle cure sul cancro ideate dal professor Di Bella, un medico con tutti i crismi e decenni di esperienza e perciò fatto oggetto di una violenta campagna denigratoria, ai ‘documentari’ pseudo-scientifici sull’11 settembre 2001, sulla Fusione Fredda o sul presunto ‘genio italico’ Guglielmo Marconi, arrivando ai periodici fantomatici studi ‘scientifici’ di anonimi ‘centri di ricerca’ che associano le malattie mentali ai semplici dubbi sulle tesi ufficiali, ad esempio sull’11 settembre 2001. Non è un caso che il CICAP si basi, nella sua lotta per la ‘Scienza’, sul mero prestigio mediatico dei personaggi che promuove (Eco, Odifreddi e Angela padre e figlio) e sul puro e semplice bombardamento mediatico attuato con metodi truffaldini alla Wanna Marchi o alla Paolo Attivissimo, come quando Alberto Angela si permetteva di dire, su RAI Uno, che le Torri Gemelle crollarono l’11 settembre 2001 perché erano vuote all’interno. Una mera menzogna, ma che è possibile diffondere in TV essendo un media unidirezionale, dov’è impossibile rispondere a chi lo controlla. La ‘scientificità’ di enti come il CICAP/CSI, che come abbiamo visto sono legati ad organizzazioni transnazionali dalle mire ideologiche e che quindi svolgono una relativa propaganda, si basa sull’autorevolezza data dal dominio di determinati mezzi di comunicazione (TV, grande stampa, ecc.) e non di certo da discorsi pseudo-razionali che vengono facilmente smontati alla prima critica argomentata. Per questo è possibile che figure come Angela, Attivissimo od Eco possono permettersi di rappresentare il ‘rigore scientifico’, senza averne neanche le basi. Come nel caso di Guglielmo Marconi, che ricevette il premio Nodel per la fisica, sebbene, come vantava lui stesso, non sapesse nulla di Fisica; la ‘Scienza’ di regime si basa su propaganda mediatica, un preciso indirizzo ideologico e totale adesione al sistema dominante.

Il ‘cospirazionismo’
La CIA creò il termine “cospirazionismo”… per attaccare chiunque sfidasse la narrativa “ufficiale”, in particolare, nell’aprile del 1967 la CIA inviò il dispaccio che coniò il termine “teorie del complotto”… indicandone i metodi per screditarle. Il testo era segnato da “psych”, abbreviazione per “operazioni psicologiche” o disinformazione, e “CS” per l’unità “servizi clandestini” della CIA.

CIA-conspiracy“L’obiettivo del dispaccio è fornire materiale per contrastare e screditare le affermazioni dei teorici della cospirazione, in modo da inibirne la circolazione in altri Paesi. Informazioni di base sono fornite in una sezione dedicata e allegati non classificati.
3. Azione. Non è consigliabile che la discussione sulla (cospirazione) sia avviata se non è già in atto. Dove discussa, sono richiesti indirizzi attivi:

b. Utilizzare le risorse della propaganda per confutare gli attacchi dei critici. Recensioni di libri ed articoli di approfondimento sono particolarmente adatti allo scopo. Gli allegati non classificati a questa direttiva dovrebbero fornire materiale utile da passare agli agenti. La nostra manovra dovrebbe indicare, a seconda dei casi, che i critici (I) sposano teorie senza prove, (II) sono politicamente interessati, (III) finanziariamente interessati, (IV) frettolosi e imprecisi nelle loro ricerche, o (V) infatuati delle proprie teorie.
4. In discussioni private sui media non dirette a un particolare autore, o attaccare pubblicazioni ancora disponibili, i seguenti argomenti dovrebbero essere utili:
a. Alcuna nuova prova significativa è emersa presso la Commissione.
b. I critici di solito sopravvalutano aspetti particolari e ne ignorano altri. Tendono a porre maggiormente accento sui ricordi dei singoli testimoni (meno affidabili e divergenti, e quindi più vulnerabili alle critiche)…
c. La grande cospirazione spesso suggerita sarebbe impossibile da nascondere negli Stati Uniti, poiché gli informatori potrebbero aspettarsi di ricevere grandi royalties, ecc
d. I critici sono spesso allettati da una forma di orgoglio intellettuale: se accettano qualche teoria se ne innamorano; inoltre si fanno beffe della Commissione perché non risponde sempre ad ogni domanda con netta decisione, in un modo o nell’altro.

f. Se si accusa che la relazione della Commissione sia un lavoro frettoloso, notare che fu pubblicata tre mesi dopo il termine fissato originariamente. Se la Commissione ha cercato di accelerare la pubblicazione, ciò è in gran parte dovuto alla pressione delle speculazioni irresponsabili già apparse, spesso dovute dagli stessi critici che, rifiutandosi di ammettere i propri errori, avanzano nuove critiche.
g. Tali fumose accuse, come quella su “più di dieci persone morte misteriosamente”, possono sempre essere spiegate in qualche modo naturale ….
5. Se possibile, contrastare le speculazioni incoraggiando i riferimenti alla relazione della Commissione stessa. I lettori stranieri dalla mentalità aperta devono essere colpiti da cura, completezza, obiettività e velocità con la quale la Commissione ha lavorato. I revisori di testi potrebbero essere incoraggiati ad aggiungere del proprio all’idea, sostenendo la relazione stessa, trovandola di gran lunga superiore al lavoro dei critici”.

CIA-conspiracy2Riassumendo la tattica consigliata dalla CIA:
• Sostenere che sarebbe impossibile a tanta gente tacere su una grande cospirazione
• Avere amici della CIA che contrastano le accuse, supportando i rapporti “ufficiali”
• Sostenere che le testimonianze oculari sono inaffidabili
• Sostenere che sono tutte notizie vecchie, mentre “nuove prove significative sono emerse”
• Ignorare le accuse di cospirazione, a meno che la discussione l’abbia già attivate
• Sostenere che è da irresponsabili specularvi
• Accusare i cospirazionisti di infatuazione delle proprie teorie
• Accusare i cospirazionisti di essere motivati politicamente
• Accusare i cospirazionisti di interessi finanziari nel promuovere le teorie del complotto
In altre parole, l’unità dei servizi clandestini della CIA creò gli argomenti per attaccare le teorie del complotto quali inaffidabili fin dal 1967, nell’ambito delle operazioni di guerra psicologica.
Una difesa comune usata dai debunker, si pensi a un Paolo Attivissimo, è dire che “qualcuno avrebbe vuotato il sacco” se ci fosse stata davvero un complotto. Daniel Ellsberg spiega: “È un luogo comune che “non si possano avere segreti a Washington” o “in una democrazia, non importa quanto sia sensibile il segreto, possiamo leggerne il giorno dopo sul New York Times”. Questi luoghi comuni sono categoricamente falsi. Sono storie di copertura, infatti, per fuorviare giornalisti e lettori nell’ambito del processo per custodire i segreti. Naturalmente alla fine molti segreti vengono svelati, a meno che non si sia in una società totalitaria. Ma il fatto è che la stragrande maggioranza dei segreti non arriva al pubblico americano. Questo è vero anche quando le informazioni segrete sono ben note al nemico e quando è chiaramente essenziale per il potere bellico del Congresso e per non aver alcun controllo democratico sulla politica estera. La realtà sconosciuta al pubblico e alla maggior parte dei membri del Congresso e della stampa è che i segreti, che sarebbero di massima importanza per molti di loro, possono essere restare tali, in modo affidabile e per decenni, grazie all’esecutivo, e ciò anche se sono noti a migliaia di addetti”. Per esempio:
• 130000 persone di Stati Uniti, Regno Unito e Canada lavorarono sul progetto Manhattan. Ma fu un segreto per anni.
• “Un colpo di Stato fu pianificato negli Stati Uniti, nel 1933, da un gruppo di affaristi di destra. Il colpo era volto a rovesciare il Presidente Franklin D. Roosevelt con l’aiuto di mezzo milione di veterani di guerra. I cospiratori, comprendenti alcune delle famiglie più importanti degli USA (Heinz, Birds Eye, Goodtea, Maxwell Hse e il nonno di George Bush, Prescott) ritenevano che il proprio Paese dovesse adottare la politica di Hitler e Mussolini contro la grande depressione.
• 7 banche centrali andarono in bancarotta nel 1980, durante la “crisi dell’America Latina”, e la risposta del governo fu nasconderlo. Ciò durò diversi decenni.
Ecc.
Gli esseri umani hanno la tendenza a cercare di spiegare gli eventi casuali attraverso dei modelli… è così che il nostro cervello ci guida. Pertanto, dobbiamo testare il legame tra teorie e causalità sulla base dei nudi fatti”.

Le strutture 'vuote' del WTC

Le strutture ‘vuote’ del WTC

Note:
Zerohedge
Telegraph
James McDonald
Philip Julian Klass
Bernhard van Lippe-Biesterfeld
Julian Huxley
Unione Internazionale Etico-umanistica
Committee for Skeptical Inquiry
CICAP

“Abbiamo issato la bandiera rossa su Debaltsevo”

Red Star over Donbas 19 marzo 2015B-XYw4cIMAAJ8sn.jpg largePoco si sa della partecipazione di unità comuniste nei combattimenti nell’ultimo quarto di secolo avvenuti nei “punti caldi” dei territori dell’ex-Unione Sovietica e dell’ex Jugoslavia. Se nazionalisti russi, ucraini ed europei hanno inviato gruppi di volontari che sparavano nell’arco di fuoco che si estendeva dall’ex-Jugoslavia e Transnistria all’Abkhazia o all’Ossezia del Sud, la sinistra non sembrava essere uscita dal letargo. Solo lo scorso anno tra le milizie della Repubblica popolare di Lugansk è apparso il primo gruppo comunista combattente integrato nella Brigata Prizrak di Aleksej Mozgovoj. Vi abbiamo trovato il comandante dell’unità Aleksej Markov (a volte noto come Redrat o Trueredrat e nel Donbas con il nome di battaglia Dobrij, il buono) al funerale di Evgenij Pavlenko (noto come Tajmir), un nazional-bolscevico di San Pietroburgo morto l’8 febbraio a Debaltsevo.

Quali partiti comunisti formano l’unità?
Alcuno. La stragrande maggioranza dei nostri soldati non appartiene a un partito o non sono del partito comunista “ufficiale”. Zhenja apparteneva ad “Altra Russia” e Vesevolod Petrovskij, caduto con lui, era del gruppo di sinistra Borotba. Ero un aderente del Partito Comunista, e dopo averlo lasciato ho continuato a cooperare con molti militanti del partito. Con l’avvocato Dmitrij Agranovskij partecipai alla difesa di Sergej Aracheev. Rimasi assai sorpreso che non ci fosse un’unità comunista, nessuno l’aveva proposta. Il comandante Pjotr Birjukov ed io lo facemmo, con l’aiuto della sua esperienza militare. Aveva combattuto come ufficiale in Abkhazia e Transnistria.

Dove eravate prima?
Stavo andando nel Donbas a primavera, ma mi fu chiesto di aspettare. Mi chiesero di portare giubbotti antiproiettile, elmetti ed altre attrezzature. Raggiunsi le truppe il 6 novembre e il giorno successivo Pjotr Arkadevich attraversò il confine con il carico. Inizialmente operammo ad Alchevsk, il gruppo fu per poi trasferito a Komisarovka, città dal nome più appropriato per noi. Fu un momento di calma, così potemmo prepararci. Svolgemmo delle esercitazioni militari su prontezza al combattimento e al tiro. Dopo i primi scontri di gennaio, vi partecipammo con dieci squadre, e il nostro comandante alle comunicazioni vinse… Naturalmente conducemmo numerose missioni di ricognizione ed incursioni sulle posizioni nemiche che ci aiutarono ad acquisire esperienza. Ci difendemmo con successo. Una volta spedimmo un gruppo su un campo minato e respingemmo coloro che cercavano di recuperarlo. La prima battaglia di Zhenja fu memorabile. Francamente, in un primo momento esitò perché non aveva prestato il servizio militare, non aveva combattuto e aveva una professione tranquilla, era professore. Ma andò molto bene e quel giorno poterono rilevare la posizione di un mortaio mobile. Dopo di ché il battaglione d’artiglieria la distrusse. Nei mesi invernali, prima dell’offensiva finale su Debaltsevo, persi solo due persone: uno per malattia e il secondo in un incidente.

A Debaltsevo ci furono vittime?
Non subimmo perdite nell’assalto alla città, ma in generale l’offensiva iniziata il 21 gennaio per catturare la zona di Debaltsevo fu costosa militarmente, principalmente per i mal definiti attacchi diretti, prima su Svetlodarsk (noi non l’attaccammo) e poi sulle posizioni fortificate dell’area di Debaltsevo. Chiaramente, avanzando rapidamente verso le posizioni nemiche attaccando da una distanza di 5 chilometri molti morirono. Agendo in modo diverso, avvicinandoci gradualmente ed adattandoci al terreno, riducendo la distanza a 1000-1200 metri. Nella notte del 13 febbraio tre gruppi da ricognizione entrarono a Debaltsevo (non il nostro) senza resistenza ed inosservati. Al mattino, la fanteria di Prizrak avanzò. Il secondo giorno Pjotr Arkadevich Mozgovoj fu nominato comandante di tutte le unità nella città. Dopo prestammo al Battaglione Agosto un paio di auto e alla fine dell’operazione rastrellammo rapidamente due distretti: 8 marzo e Novogrigorovka. C’era una dozzina di corpi nelle posizioni ucraine abbandonate. Catturammo 2 carri armati, 6 BMP, 3 Ural, una Shishiga (GAZ-66) e 2 ZU-23… Una bandiera ucraina catturata era firmata dai rappresentanti dei battaglioni della 128.ma Brigata. A giudicare dai risultati dell’operazione, si può dire che le unità regolari dell’esercito ucraino lottavano senza molto entusiasmo, anche nella difesa. La miglior componente è l’artiglieria. Se rilevava movimenti in uno spazio aperto, non solo attaccava ma puntava sulla zona verde, l’area in cui le truppe si rifugiano. Subimmo perdite molto pesanti sotto il tiro; in uno scontro uccise tre uomini, tra cui Evgenij, l’8 febbraio. Questi ragazzi coprivano i ricognitori e trasportavano i feriti quando furono colpiti da vari tiri mirati. Fu un peccato, naturalmente: Debaltsevo fu catturata senza perdite, esclusi quei tre grandi ragazzi… avevamo grandi progetti per Evgenij: sarebbe diventato comandante di plotone.

Avete intenzione di convertire l’unità in una compagnia o battaglione?
E’ difficile dirlo. Inizialmente fu formata come unità di fanteria, ma ora abbiamo i nostri ricognitori genieri, batteria di mortai e reparto medico, con solo circa 60 persone. Se si guarda alla definizione ufficiale nell’esercito russo, si tratta di un plotone rinforzato. Nella battaglia per Debaltsevo, con i rinforzi inviati dal comando della brigata avevamo circa 200 soldati, per gli statunitensi una grande compagnia, ma per noi è un battaglione. Così è considerata una compagnia indipendente della Prizrak con personale specializzato; ma Prizrak non ha ancora aderito alle forze della Repubblica Popolare di Lugansk.

Perché si voleva sciogliere e disperdere la Prizrak nelle altre unità, mentre Mozgovoj era disposto ad aderirvi solo come unica brigata?
Esattamente. Dopo di che è stato accusato di dittatura e di tramare un colpo di Stato, ma in realtà era solo una considerazione pratica. E’ noto: i gruppi di soldati abituati a combattere insieme combattono meglio di quelli riuniti da diverse unità, hanno più successo nelle missioni e subiscono meno vittime. E’ logico che Aleksej Borisovich non voglia disintegrare la Brigata e perciò la sconta. Da settembre l’invio di armi, attrezzature e munizioni alla Prizrak s’è concluso così dovette ottenere il necessario attraverso contatti personali o scambi. I sostenitori della Novorossija nel partito comunista ci hanno trovato un camion, un notevole aiuto. Ah, la fornitura di armi e munizioni fu ripresa poco prima dell’assalto su Debaltsevo. Tutto era chiaro: disarmare la migliore brigata prima della battaglia fu stupido. Penso che la nostra unità abbia operato bene con ciò che aveva ricevuto e la nostra bandiera rossa sulla città liberata ne è la prova.

sddefaultTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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