Il significato del discorso di Putin sul “terrorismo ucraino”

Rostislav Ishenko, RIA Analytics, 18 febbraio 2017 – Fort Russ2694ce06cf469d54fe24738726df1692Il 16 febbraio, in occasione della riunione annuale del Collegio del Servizio di sicurezza federale russo (FSB), Vladimir Putin attirava particolare attenzione sulla situazione nel sud-est dell’Ucraina. Secondo il Presidente, le autorità ucraine aggravano deliberatamente la situazione nella zona del conflitto nel Donbas, violando gli accordi di Minsk e puntando sulla soluzione militare del problema. Il Capo dello Stato ha anche sottolineato che le autorità di Kiev “parlano apertamente di organizzare sabotaggio, terrorismo e sovversione anche in Russia“.

Un segnale all’occidente
E’ chiaro che l’azione antiterrorismo e di contro-intelligence sia al centro delle operazioni del FSB. Ma è anche chiaro che le dichiarazioni del Presidente, rese pubbliche, sono destinate principalmente al pubblico estero. Dopo tutto, la leadership del FSB può essere istruita in segreto. Inoltre, nessuno dubita che fin dall’inizio della guerra civile in Ucraina, l’FSB abbia seguito i tentativi di portare la guerra nel territorio russo. Dal 2014, la stampa ha periodicamente lanciato informazioni sull’arresto di cittadini ucraini e russi catturati mentre spiavano il territorio della Russia per conto di Kiev, o vi preparavano attentati terroristici. Così, la dichiarazione del presidente è destinata non al pubblico russo, ma estero, ma non ucraino. Se si volesse appellare al governo ucraino, avverrebbe con i canali diplomatici. Questa affermazione non è neanche la minaccia della risposta militare alle provocazioni ucraine. In caso contrario, sarebbe stata fatta al collegio del Consiglio di Sicurezza del Ministero della Difesa. La scelta del luogo e della forma dell’affermazione indica chiaramente che si tratta di un segnale inviato ai nostri partner occidentali. L’FSB può condurre ampie operazioni antiterrorismo. Va notato che le azioni preventive contro i terroristi e i loro capi sono una delle componenti principali dell’azione del FSB, non necessariamente limitate al territorio russo. Certo, le operazioni sul territorio di un altro Stato sono limitate da condizioni rigorose. Affinché le misure antiterrorismo preventive sul territorio straniero siano giustificate dal punto di vista del diritto internazionale, lo Stato in questione deve essere in guerra o aver subito un attacco non provocato. C’è ancora un altro scenario sancito dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: la perdita da parte di un governo del controllo sul territorio da cui provengono le attività terroristiche. Questo scenario non è rilevante in questo caso tuttavia, dato che la comunità internazionale non considera il governo di Kiev incapace di controllare la situazione sul territorio dell’Ucraina. Eppure finora Kiev ha attuato ogni genere di provocazioni contro la Russia, anche sanguinose (in Crimea) come le iniziative di singoli rifiutandosi di riconoscerne l’appartenenza alle proprie agenzie di sicurezza. La reazione della Russia, tuttavia, si limitava alle proteste diplomatiche, documentando le provocazioni e raccogliendo le prove del coinvolgimento del primo direttorato dell’intelligence (GUR), del SBU e dello Stato Maggiore dell’Ucraina, presentandole alle organizzazioni internazionali.

Terrorismo di Stato
A quanto pare, la massa delle prove raccolte è decisiva e un secondo aspetto, il diritto internazionale, viene ora attivato. La dichiarazione del Presidente Putin era preceduta da una relazione del Comitato investigativo della Federazione Russa che ha raccolto prove necessarie e sufficienti a condannare le autorità ucraine per gli attacchi terroristici nelle zone residenziali nel Donbas usando missili balistici Tochka-U. Tali azioni sono state classificate dal Comitato investigativo come uso di armi di distruzione di massa (ADM) contro la popolazione civile. La dichiarazione di Putin si basa sulla conclusione logica della relazione della Commissione d’inchiesta. L’uso di ADM contro la popolazione civile va qualificata non solo crimine di guerra, ma terrorismo di Stato. Così anche le operazioni sovversive e terroristiche contro uno Stato in situazione di pace. Esattamente di ciò Vladimir Putin accusa le autorità ucraine. Negli ultimi anni le autorità statali che hanno sancito azioni qualificate come terrorismo di Stato, sono state riconosciute dalla comunità internazionale come “illegittime”. L’applicazione di tale etichetta a Husayn, Gheddafi e Assad suggerisce che la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non sia necessaria, bastano a supportarla fatti (anche infondati) e dichiarazioni dello Stato che si considera vittima. I precedenti stabiliti dagli Stati Uniti negli ultimi 20 anni permettono l’uso di tutte le misure contro i “regimi illegittimi”, anche operazioni militari, speciali, da ricognizione e in sostegno dichiarato ai governi alternativi ribelli in guerra civile contro il regime. Nell’applicare qualsiasi di queste misure, la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sarebbe auspicabile, ma non necessaria. Come gli avvenimenti in Jugoslavia, Iraq, Libia e Siria hanno dimostrato, è facile andare oltre le disposizioni della risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite o semplicemente farne a meno.

Il diritto di reagire
La Russia si è sempre impegnata nel rispetto rigoroso delle norme e procedure stabilite dal diritto internazionale. Pertanto, non vi può essere alcun dubbio sulla serietà dell’affermazione dal Presidente Putin, che non l’avrebbe fatta senza prove inoppugnabili e la consapevolezza dell’impossibilità di fermare il governo ucraino in qualsiasi altro modo. In altre parole, la Russia è pronta a fornire alla comunità internazionale le prove delle criminali attività sovversive delle autorità di Kiev. Naturalmente, sappiamo che anche la prova più inoppugnabile non ne garantisce l’accettazione dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, dove ognuno ha i propri interessi e tutti i membri permanenti hanno potere di veto. La situazione con il Boeing malese, il cui colpevole la commissione d’inchiesta internazionale non ha identificato non avendo esaminato le informazioni fornite dalla Russia, è la migliore prova dell’attuale politica dei doppi standard. Tuttavia, vi è un punto interessante. Le attività terroristiche sanzionate dalle autorità di uno Stato contro un altro (ad esempio, il terrorismo di Stato) non sono semplicemente un atto di aggressione non provocata, ma un attacco armato. L’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite consente allo Stato aggredito il diritto all’autodifesa individuale o collettiva, il cui contenuto va deciso dallo Stato stesso, obbligato ad almeno “immediatamente informare il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle misure adottate e ad interromperle non appena il Consiglio adotta le misure necessarie per mantenere la pace e la sicurezza internazionale”. In tale scenario, il sistema delle Nazioni Unite è dalla parte della Russia. Mosca ha potere di veto, e senza il suo consenso il Consiglio non può adottare una decisione vincolante e, quindi, non può “adottare misure in modo indipendente”. Così Putin segnala ai nostri “partner” occidentali che se non danno una calmata alle autorità di Kiev, allora la Russia è pronta ad adottare misure che, pur unilaterali, sono pienamente coerenti con il diritto internazionale, nello spirito e lettera della Carta delle Nazioni Unite. E come ciliegina sulla torta, Putin tiene all’oscuro su quali misure saranno adottate (asimmetriche). Dopo tutto, il FSB non riferisce i suoi piani al dipartimento di Stato.vladimir-putin-4Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Trump e i “Ruski”

Leftist Critic, Oriental Review 16 febbraio 2017170211134242-micahel-flynn-file-exlarge-169Nei giorni scorsi la politica statunitense sembrava un film di Hollywood, tranne che è vera ed ha conseguenze reali. Dopo che il Generale Mike Flynn è stato estromesso dall’incarico nella Sicurezza Nazionale per aver osato parlare con i russi, eventualmente delle sanzioni, ma anche forse delle tensioni russofobe che politici e media compiacenti hanno acuito. Una domanda a cui rispondere è quanto sia “pro-Russia” l’amministrazione Trump?
Nell’ultima campagna presidenziale negli Stati Uniti, Hillary Clinton e lacchè accusarono Trump di essere un “burattino di Putin”. Va ricordato che Clinton fece tali accuse già nel 2014, sostenendo che ci fossero “gruppi ambientalisti falsi… finanziati dai russi” che si opponevano al fracking, una pretesa avanzata dall’industria petrolifera e gasifera. Non c’è dubbio che durante la campagna, Trump avesse un tono più moderato nei confronti della Russia dei dirigenti democratici o repubblicani che gridano all'”impeachment” oggi, mentre certi democratici plaudono allo “scandalo” che l’amministrazione Trump affronta. Mentre Tillerson e Dunford s’incontrano con i loro omologhi russi, poco è cambiato da Obama. L’amministrazione Trump ha dichiarato, attraverso Nikki Haley e Sean Spicer, che la Russia deve “restituire” la Crimea all’Ucraina e ridurre le violenze nel Paese, per rimuovere le sanzioni. I russi hanno giustamente respinto ciò come ridicolo. Se Trump fosse davvero “pro-Russia” avrebbe rimosso le truppe statunitense alle frontiere della Russia e aumentato gli sforzi per rimuovere le sanzioni. È chiaro, le stesse politiche di Obama sulla Russia sono proseguite sotto Trump. La dirigenza della sicurezza nazionale, spesso chiamata “comunità d’intelligence”, è supportata direttamente i democratici russofobi a cui giurano fedeltà e che sostengono che ciò che gli spettri dicono è vero al 100%. Chiaramente, non ricordano la loro storia e collegano Trump alla Russia con nuova “teoria della cospirazione” liberal, screditando tutti i democratici. Costoro, insieme ai repubblicani russofobi, hanno presentato un disegno di legge al Congresso che propone la revisione dei possibili tentativi dell’amministrazione Trump di alleggerire le sanzioni alla Russia, dichiarando che l’amministrazione “insabbia”, e chiedendo un’indagine per “scoprire” i collegamenti russi della nuova amministrazione, che potrebbero anche non esserci. Anche i media di regime usano la “minaccia della Russia”, spacciando la pretesa della “magica nave spia russa” a largo del Connecticut, mentre si giravano i pollici su “ciò che succedeva” nella telefonata tra il generale Flynn e l’ambasciatore russo negli Stati Uniti. Altri media sono più percettivi. Chicago Tribune e The Atlantic riportavano che l’estromissione di Trump è una vittoria dello “Stato profondo”, come più precisamente va chiamata l’istituzione della sicurezza nazionale. Anche l’arciconservatore National Review ha chiesto che la conversazione di Flynn, registrata da FBI e NSA, sia resa pubblica.
Prendendo tutto ciò in considerazione, ogni giorno c’è sempre meno possibilità che Trump riduca le tensioni con la Russia. L'”establishment golpista” che caccia Flynn è spinta dalla stessa macchina spionistica che egli stesso ha contribuito a creare, autorizzando Trump ad incolparla direttamente delle conseguenze. A parte gli argomenti che servono alla “sinistra”, delle critiche significative di Trump e che Flynn avesse tendenze “cospirazioniste”, le dimissioni di Flynn probabilmente avranno effetti negativi sulla possibile “distensione russa” dell’amministrazione Trump. Alcuni possono rispondere notando che Trump ha un tono “positivo” verso Putin da quando è in carica. Potrebbero esclamare che Trump, nell’intervista con Bill O’Reilly, quando ha detto che Putin è ragionevole “glossando” sull’idea che fosse un “killer” dicendo che l’impero ha commesso degli errori, dimostrasse “fedeltà” ai russi. È completamente senza senso. L’amministrazione Trump ha aspre posizioni anti-Iran e pro-Israele, danneggiando profondamente gli interessi russi. Questa posizione potrebbe anche portare alla guerra con l’Iran, nonostante la cacciata di Flynn sia una buona notizia per l’Iran, dato che era esplicito nel condannare gli atti “terroristici” del governo iraniano. Il vero terrorismo sono le decine di migliaia di bombe sganciate dagli Stati Uniti su Libia, Somalia, Iraq, Siria, Yemen, Afghanistan e Pakistan l’anno scorso, insieme alle forze speciali nel 70% delle regioni del mondo, persone che Trump chiama “guerrieri leggendari” che combattono in luoghi lontani contro gli “islamisti radicali”. A credito dell’Iran, resiste all’aggressività dell’amministrazione Trump, deridendola come fuori luogo.
Indipendentemente dal motivo per cui Flynn è stato licenziato, se per mancanza di fiducia o altro, non vi è dubbio che gli sforzi dei russofobi nella dirigenza della sicurezza nazionale e nei partiti democratico e repubblicano s’intensificheranno nei prossimi giorni. Quasi pensano che l’Unione Sovietica sia “tornata” come in Simpson Tide, episodio del 1998 dei Simpson, quando i russi fecero credere agli Stati Uniti che l’Unione Sovietica fosse scomparsa. Forse, più precisamente, l’attuale enigma politico assomiglia alla satira del 1964 del Dottor Stranamore. I russofobi sono come il generale “Buck” Tergidson, solo diversi per sfumatura sciovinista dal generale Jack D. Ripper che voleva la guerra nucleare con la Russia, a qualsiasi costo, affermando che i comunisti ingannavano il presidente dicendogli che “ci pesteranno!” L’amministrazione Trump è come il presidente Merkin Muffley che cercava un approccio più equilibrato, razionale con la Russia finché fu evidente che la guerra era inevitabile.
Ora ci troviamo a un bivio, con il futuro del mondo in bilico. Finché l’amministrazione Trump avrà una posizione aspra contro Iran, Venezuela e Corea democratica, il mondo multipolare sarà minacciato. Se ci fosse un indirizzo filo-russo nel governo Trump, sarebbe positivo per il mondo, eventualmente riducendo i conflitti, anche se è difficile sostenere tale postura con gli attacchi dai russofobi. Ciò che succede dopo riguarda noi, gente del mondo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La cocaina della Chiquita e gli squadroni della morte sionisti

Dean Henderson Left Hook 24/08/2014
(Tratto dal capitolo 11: Big Oil e i suoi banchieri)7ba526fad4fbfbdbeaaa8454d08bf6b1Nel 1954 il direttore della CIA Allen Dulles salvò la BP lanciando l’Operazione Ajax contro il legittimo Mohamed Mossadegh in Iran. Nello stesso anno Dulles soccorse l’United Fruit Company in Guatemala dove fu eletto il presidente nazionalista Jacobo Arbenz con un promettente prgramma di riforma agraria. Quando Arbenz mirò ad espropriare 550000 acri di piantagioni di banane dell’United Fruit, Dulles si rivolse al suo vecchio datore di lavoro Sullivan&Cromwell per pianificarne il rovesciamento. Sullivan era l’avvocato della BP e consulente legale della J. Henry Schroeder Bank, la banca di Amburgo dei Warburg che finanziò Adolf Hitler. [1] Il re del petrolio di Dallas, Clint Murchison, comprò due cartiere in Honduras nel 1954 dal compare di golf di Bush Walt Mischer. Entrambi avevano legami con la famiglia mafiosa dei Marcello a New Orleans. L’assassino di Kennedy e idraulico del Watergate Howard Hunt, con l’aiuto del dittatore nicaraguense Somoza, addestrò una milizia in Honduras per attaccare Arbenz. Frank Wisner, vicedirettore operativo della CIA, supervisionò l’operazione.
chiquita-gun-logo L’United Fruit fu creata da Joseph Macheca, il boss mafioso di New Orleans precedessore di Marcello. Macheca era il grande mago del Ku Klux Klan della città. Lui e il socio Charles Matrenga erano protetti dal fondatore della mafia italiana e 33° Grado Gran Maestro della massoneria di rito scozzese Giuseppe Mazzini. La parola “mafia” è un acronimo per “Mazzini autorizza furti, incendi e avvelenamenti”. Mazzini rispondeva direttamente al primo ministro massone inglese Benjamin Disraeli. Inviò Macheca e Matrenga a New Orleans per avviare l’United Fruit. August Belmont, agente della famiglia Rothschild negli Stati Uniti, lavorò con Macheca per corrompere i politici della Louisiana. [2] L’onnipresenza della United Fruit in America Centrale originò la frase “repubbliche delle banane”. Cambiò nome in United Brands (UB) ed acquisì le banane Chiquita, la carne John Morrell e i ristoranti A&W. La DEA stimò che il 20% della cocaina che arrivò negli Stati Uniti negli anni ’70 arrivasse a bordo delle navi dell’UB nel porto di Baltimora. Le sue piantagioni coprivano quasi la metà di Guatemala, Honduras e Nicaragua. Chevron Texaco possedeva tutte le pompe di benzina della regione. Nel 1991, la relazione annuale del gigante petrolifero vantava il possesso del 26% delle stazioni di servizio nei Caraibi. La famiglia Bush possiede gran parte dei terreni sulla costa caraibica di Panama. Secondo un funzionario della DEA di Dallas, nel 1991 il CEO di Texaco era il boss della cocaina della città che utilizzava le piattaforme petrolifere off-shore per importare la cocaina colombiana. La Chevron Texaco aveva aperto un “impianto di miscelazione” a Shanghai, Cina. L’UB è per il 45,4% posseduta dal magnate finanziario di Cincinnati Carl Lindner, amico intimo di George Bush Sr. e uno dei suoi maggiori finanziatori. Bush passava le vacanze al Key Largo Ocean Reef Club di Lindner, che ospita una pista utilizzata dal trafficante di armi della CIA Jack Devoe e come area di arrivo della cocaina. Quando il presidente Reagan creò la Commissione presidenziale per l’America centrale nel 1983, il gruppo guidato da Henry Kissinger s’incontrò all’Ocean Reef Club. Nel 1988 lo Stato della Florida denunciò l’Ocean Reef secondo lo statuto contro il crimine RICO. Una voce sui diari di Oliver North parla di una borsa dell’UB a John Singlaub, compare del maggiore Andy Messing. [3]
bilde-5Lindner possedeva la Penn Central prima che la banca scomparisse in uno scandalo. Walt Mischer vendette la Marathon Manufacturing a Lindner, il cui conglomerato American Insurance Financial controllava numerose aziende di trasporti che presumibilmente trasportavano la cocaina dell’UB, come Rapid-American Corporation e Reliance Corporation. Lindner possedeva una quota dell’8% della Gulf&Western Corporation, nel cui CdA sedeva il segretario di Stato di Carter Cyrus Vance. Gulf&Western è leader nella raffinazione dello zucchero grezzo, un processo identico a quello per trasformare l’oppio in eroina. Lindner vendette la Lincoln S&L a Charles Keating, che concluse accordi commerciali con il rappresentante dei Rothschild e della BCCI di Ginevra Alfred Hartman. The Arizona Republic riferì che gli aerei aziendali di Keating, insieme a quelli della Resorts International, sono spesso usati dal senatore dell’Arizona John McCain. McCain sposò Cindy Hensley, figlia del magnate dell’alcol James Hensley, socio del mafioso dell’Arizona Kemper Marley. Partner di Lindner nell’UB era il boss di Detroit Max Fischer, messo nel CdA dell’UB da Donald Gant della Goldman Sachs. Altro membro del consiglio dell’UB era il negoziatore sul Canale di Panama di Carter Sol Linowitz che, insieme a Cyrus Vance, era nel CdA della Pan Am. La sede centrale dell’UB era nell’edificio Pan Am di New York. Max Fischer possedeva Airborne Freight assieme alla famiglia Jacobs di Buffalo, la cui Sportsystems possiede venti ippodromi negli Stati Uniti e in Canada, gestisce le concessioni alimentari per quaranta ippodromi, dieci cinodromi, ventiquattro stadi della Major League Baseball e il Boston Garden. Jacobs ha una squadra di hockey, la Boston Bruins, la compagnia di spedizione Alaska-Seattle, quindici concessioni aeroportuali, lo stadio della Florida Jai Alai e, più interessante, concessioni per i servizi alimentari per le piattaforme petrolifere nel Golfo del Messico. La Letheby&Christopher di Jacobs provvede a tutti gli eventi in cui partecipa la Nobiltà Nera europea. Il conglomerato Emprise di Jacobs nacque a Buffalo nel 1916 come partner della giustamente denominata US Pure Drug Company della famiglia Bronfman. La sede di Max Fischer, nel centro di Detroit, è di proprietà dei Bronfman. Buffalo e Detroit sono al confine USA-Canada, conveniente per il contrabbando di eroina finanziato dalla HSBC, da Vancouver alla costa orientale degli Stati Uniti. HSBC ha una forte presenza in entrambe le città. Quando l’inchiesta del giornalista dell’Arizona Republic Don Bolles costrinse Kemper Marley a dimettersi dalla Commissione di Stato sulle corse, Bolles fu assassinato. Una delle ultime parole da lui pronunciate fu “Emprise“. I Bronfman controllano Eagle Star Insurance insieme a enormi banche canadesi e inglesi che supportano il traffico di droga dal triangolo d’argento. Possiedono DuPont, Seagrams (nata per contrabbandare whisky durante il proibizionismo), Vivendi, Jockey Club di Toronto e (fino alla scomparsa) il Montreal Expos Baseball Club. [4] Il nome Bronfman in yiddish significa “uomo del whisky”. Questi sionisti convinti partecipano agli imbrogli di Mossad e MI6. Airborne Freight di Fischer e Jacobs possiede Midwest Express, che ha un contratto in esclusiva con la Federal Reserve per spedire gli assegni annullati, un’operazione che gode dell’immunità dell’US Customs. Il vicepresidente esecutivo della Chase Manhattan James Carey era nel CdA di Airborne Freight. Max Fischer possiede i centri commerciali di Detroit, Fruehauf Autotrasporti e Marathon Oil. Era solito lavorare con la più grande banca mercantile inglese, l’Hambros, dove lavorava il colonnello del SOE e assassino di Kennedy Louis Mortimer Bloomfield. Fischer consegnò i fondi di Meyer Lansky e del contrabbando di petrolio ai terroristi dell’Haganah che sequestrarono la terra palestinese per creare Israele. Nel 1957 fu premiato dai Rothschild per i suoi sforzi quando la famiglia divise Paz Oil e Chemical Paz, che detengono il monopolio dell’industria petrolifera israeliana. Fischer, come Bloomfield, è un membro dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, la società segreta che risponde alla regina Elisabetta II. Bloomfield è presidente del servizio di ambulanza della Croce Rossa, ramo dell’intelligence della monarchia inglese. [5]…

Louis Mortimer Bloomfield e David Ben Gurion

Louis Mortimer Bloomfield e David Ben Gurion

Il genocidio guatemalteco
La CIA rovesciò Jacobo Arbenz e lo sostituì con il dittatore Castillo Armas, il primo di una serie di brutali governi militari legati all’UB e al suo sindacato della cocaina. I generali governarono il Guatemala per 33 anni inquietanti, mentre i lealisti di Arbenz combatterono la guerra di guerriglia contro le varie giunte dalle province confinanti l’Altiplano Messicano. I ranghi dell’UNRG erano formati da indiani Qechua, Ketchikel e Mam che costituiscono la maggioranza della popolazione del Guatemala. Per contrastare i ribelli, la CIA collaborò con Mossad israeliano e consiglieri di Taiwan per creare “villaggi modello”, secondo i villaggi strategici impiegati nella guerra del Vietnam. Parte del programma fu Fagioli in cambio di fucili, del presidente guatemalteco Efrain Rios Montt con cui, però, gli abitanti dei villaggi dell’altopiano ricevettero cibo dall’USAID in contenitori recanti bandiere e slogan pro-USA. In cambio, gli abitanti del villaggio dovevano prendere le armi contro i ribelli del Guatemala. L’USAID finanziò la costruzione di strade nelle aree controllate dai ribelli nella provincia di Alta Verapaz, consentendo all’esercito guatemalteco di raggiungere i villaggi più remoti dove interrogarono, torturarono e uccisero più di 100000 indiani guatemaltechi che si rifiutarono di partecipare alla contro-insurrezione della CIA, negli anni ’80 e ’90. I militari del Guatemala crearono gli squadroni della morte di destra che gestivano il traffico di cocaina colombiana, utilizzando le zone di trasformazione ed esportazione delle multinazionali statunitensi come Chiquita.
b340d20ace5466fc2d729093beb57d2f Il 14 settembre 1996 la polizia guatemalteca catturò il capo del più grande dei narco-squadroni della morte, Alfredo Moreno Molina. Quando Moreno iniziò a parlare, l’oligarchia guatemalteca, che detiene il 85% della terra coltivabile del Paese, cominciò a tremare. Tra le coorti di Moreno c’erano il presidente Efrain Rios Montt che sosteneva di essere un cristiano evangelico, gli ex-candidati a presidente della Repubblica Alfonso Portilla e Zury Rios e decine di membri del Congresso del Frente Repubblicano Guatemalteco di destra. All’inizio del 1997 i ribelli dell’UNRG firmarono l’accordo di pace con il governo, e il periodico del Guatemala Ameroteca pubblicò una serie di articoli implicanti la CIA nelle attività degli squadroni della morte e del traffico di droga di Moreno. La rete di Moreno includeva il vice-ministro della Difesa, capitani della Marina, l’ispettore generale della Guardia de Haciendas, l’ispettore generale della polizia nazionale, agenti della Guardia e della Polizia, il capo della polizia motorizzata, il direttore generale delle dogane e molti generali, colonnelli, funzionari doganali e capi della polizia. [6] Gli stessi squadroni della morte guidarono la valanga di rapimenti che sommerse il Guatemala nella metà degli anni ’90. I tre generali che guidavano la rete dei sequestri erano Luis Ortega, Manuel Callejas e Edgar Godoy. La rete era così potente e comprendeva così tanti ufficiali guatemaltechi che non sarebbe mai stata denunciata se i ribelli dell’UNRG non avessero vuotato il sacco durante i colloqui di pace. Le indagini furono lente, avendo come procuratore generale l’oligarca Hector Perez, che bloccò i lavori. [7]
CIA e Mossad guidarono gli squadroni della morte, i massacri e l’addestramento dei militari guatemaltechi nel più raffinato terrorismo. Reclutarono mercenari nel bar Europa del sergente dell’US Army Barry Sadler, a Città del Guatemala, un covo di spie dove commando inglesi e israeliani si mescolavano a mercenari argentini e cileni e ai capi degli squadroni della morte guatemaltechi. Prostituzione e gioco d’azzardo erano all’ordine del giorno. Il genocidio in Guatemala ebbe l’attenzione dei media solo quando cittadini statunitensi furono vittime degli squadroni della morte. Nel marzo 1995, il senatore Robert Torricelli (D-NJ) annunciò che un albergatore statunitense che viveva in Guatemala, Michael Devine, fu ucciso da uno squadrone della morte di destra diretto da un colonnello guatemalteco a libro paga della CIA. Devine aprì un ostello a Poptun, nel Guatemala orientale. Nel 1990 la moglie aprendo la porta trovò un sacchetto contenente la testa del marito. Julio Roberto Alpirez, l’agente della CIA che ordinò l’omicidio brutale di Devine, ordinò anche l’omicidio di Efrain Bamaca, un comandante delle UNRG. La moglie di Bamaca, l’avvocatessa statunitense Jennifer Harbury, organizzò scioperi della fame a Washington e Città del Guatemala per protestare contro l’assenza di cooperazione dei governi nelle indagini sulla morte del marito. La CIA seppe dell’omicidio subito, ma non disse nulla ad Harbury. Si unì allo sciopero della fame Suor Diana Ortiz, delle Orsoline del New Mexico, che fu ripetutamente violentata e torturata con mozziconi di sigaretta da uno squadrone della morte in Guatemala, nel 1989. Ortiz disse che la persona che sovrintese al suo calvario era un uomo di nome Alejandro che pensava fosse statunitense. Torricelli fece le accuse dopo che un membro dello staff della NSA gli inviò una nota che indicava che NSC ed esercito degli Stati Uniti erano direttamente coinvolti negli omicidi Devine e Bamaca, avendo dei consiglieri nell’unità d’elite segreta G-2 dell’esercito guatemalteco. Lo studioso guatemalteco Alan Nairn dice che la CIA collaborò con il G-2, la cui missione principale era eliminare l’opposizione politica con gli squadroni della morte. Dopo la notizia della morte di Devine, il Congresso tagliò gli aiuti militari al Guatemala, ma la CIA mantenne segretamente un bilancio annuale di 5 milioni di dollari per le operazioni guatemalteche. Il colonnello dell’esercito Julio Alpirez ricevette 44000 dollari dalla CIA, anche se si sapeva che aveva fatto uccidere Devine. [8] Torricelli disse che il popolo statunitense avrebbe sentito cose sui propri servizi segreti che l’avrebbero fatto inorridire. Anche il senatore Arlen Spector, lacchè della Commissione Warren, fu costretto ad ammettere che la CIA aveva omesso informazioni nelle indagini di Torricelli. Il presidente Clinton era così sconvolto dalle rivelazioni che inviò agenti dell’FBI all’NSA per indagare sulle accuse di Torricelli. L’NSA distrusse i documenti sul Guatemala. Fu la prima volta nella storia degli Stati Uniti che un presidente ricorse all’FBI per indagare sull’NSA. Nel giugno 1996, l’Intelligence Oversight Board del Senato pubblicò un documento di 53 pagine secondo cui: “Alcuni agenti della CIA furono credibilmente accusati di aver ordinato, pianificato e partecipato a gravi violazioni dei diritti umani, come omicidi, esecuzioni extragiudiziali, torture o rapimenti… la CIA era a conoscenza di molte delle accuse“. Torricelli fu successivamente oggetto di uno scandalo politico fasullo che lo costrinse ad abbandonare la corsa del 2002 per la rielezione.

Rios Montt

Rios Montt

La repubblica delle banane dell’Honduras
ambassadornegroponte101404La CIA collaborò con l’United Brands (UB) nell’America Centrale. Nel 1932, quando i contadini salvadoregni si ribellarono contro le condizioni di lavoro deprimenti nelle piantagioni di banane dell’UB, l’azienda supportò la strage di 300000 persone ricordata come La Matanza. Nel 1947 l’UB sponsorizzò il golpe della CIA che portò l’amico di Robert Vesco, Jose “Pepe” Figueres, al potere in Costa Rica. Nel 1954 la CIA tentò di rovesciare il sempre più nazionalista Figueres. L’UB sostenne Somoza in Nicaragua, che contribuì ad organizzare il colpo di Stato contro Arbenz. Il trafficante di armi dell’Haganah Yehuda Arazi divenne ambasciatore d’Israele in Nicaragua su raccomandazione dell’UB. [9] L’agente dell’UB Francisco Urcyo tentò di condurre un governo ad interim mentre i sandinisti entravano a Managua. Ma alcun governo centro-americano fu più influenzato dall’UB dell’Honduras, un Paese che esemplifica davvero il termine “repubblica delle banane”. Nel 1975, il presidente dell’UB Eli Black morì cadendo dalla finestra dell’ufficio al quarantaquattresimo piano dell’edifico della Pan Am, a New York. Un’indagine della SEC in seguito rivelò che l’UB praticamente dirigeva l’Honduras corrompendo pubblici ufficiali e sistemando le elezioni. Nel 1978 il generale Policarpo Paz, capo delle Forze armate honduregne, guidò il colpo di Stato sostenuto da Tegucigalpa dal capo della polizia Amilcar Zelaya. Entrambi accusati dalla stampa honduregna di traffico di droga e corruzione che coinvolgevano l’United Brands. Paz Garcia era il co-proprietario di un ranch vicino a Tegucigalpa, assieme al boss mafioso honduregno Ramon Matta Ballesteros. Il capo dell’Interpol honduregna Juan Barahona fu accusato di calunnia quando accusò i generali honduregni di connessioni con la mafia di Ballesteros, che fece dell’Honduras una via di transito della cocaina colombiana. [10] Ballesteros consegnò le armi ai contras per conto della CIA. Più tardi fu ucciso da Raphael Quintero per proteggere la rete del narcotraffico Sicilia-Falcon in Messico.
Nel 1979, Vernon Walters organizzò i contras somozisti a Tegucigalpa. Gli Stati Uniti costruirono basi militari supplementari in Honduras e la CIA lanciò, attrezzò e addestrò il Battaglione 316 dell’esercito honduregno, uno squadrone della morte scatenato contro gli honduregni che protestavano contro la presenza militare degli Stati Uniti nel loro Paese. Il comandante delle forze armate honduregne, generale Gustavo Alvarez, guidò la campagna terroristica del Battaglione 316. Oltre 10000 honduregni furono uccisi negli anni ’80. Altre migliaia scomparvero e furono torturati. Le vittime venivano interrogate nelle basi militari statunitensi. Agenti della CIA aiutarono il Battaglione 316 nei rapimenti. Ines Murillo testimoniò che un agente della CIA era presente quando veniva torturata con scosse elettriche e acqua. Alvarez era uno stretto amico del capo stazione CIA in Honduras Donald Winters e dell’ex-ambasciatore degli Stati Uniti in Honduras John Negroponte. Alvarez è il padrino della figlia adottiva di Winters. Nel 1983 il presidente Reagan premiò Alvarez con la Medal of Honor. [11] Nel novembre 2002 Negroponte fu ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite, dove fece pressioni sul Consiglio di Sicurezza, senza successo, per far passare una risoluzione di adesione all’invasione statunitense dell’Iraq. Il 21 aprile 2005 Negroponte giurò da primo direttore della National Intelligence degli Stati Uniti. L’ambasciata degli Stati Uniti a Tegucigalpa si trova nello stesso edificio dell’Intercontinental Hotel della famiglia Murchsion occupato dalla CIA. L’United Brands cambiò nome in Chiquita Brands International. Nel marzo 2002, l’eterno-onesto padrone della Chiquita, Carl Lindner, invitò i suoi azionisti a farsi un giro quando dichiarò fallimento.

Al centro, il generale Gustavo Adolfo Alvarez Martinez

Al centro, il generale Gustavo Adolfo Alvarez Martinez

[1] Il Quarto Reich dei ricchi. Des Griffin. Emissary Publications. Pasadena, CA. 1978. p.97
[2] Dope Inc: Il libro che ha fatto impazzire Kissinger. Executive Intelligence Review. Washington DC. 1992. p.504
[3] Mafia, CIA e George Bush: la storia occulta del peggior disastro finanziario degli Stati Uniti. Pete Brewton. SPI Books. New York. 1992
[4] Executive Intelligence Review. p.516
[5] Ibid. p.339
[6] Chronica. Città del Guatemala. 9-20-96. p.19-24
[7] El Siglio News. Città del Guatemala. 3-4-97. p.7
[8] Con amici come questi. David Van Biema. Tempo. 8-7-95. p.29
[9] Executive Intelligence Review. p.504
[10] Il grido del popolo: la lotta della Chiesa cattolica per la giustizia in America Latina. Penny Lernoux. Penguin Books. New York. 1985. p.117
[11] Le atrocità del Battaglione 316. Il Sole. # 5. Tegucigalpa. Febbraio 1996.8dcb2-govdrugdealing_cia_cocaine_import_agencyTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Flynn mette Trump al passo con la storia degli USA

Alessandro Lattanzio, 15/2/2017lizza-michael-flynn-white-house-1200Le dimissioni dell’ex-Generale Michael Flynn sono un duro colpo per Erdogan, di cui era un lobbista a Washington. Quest’aspetto viene convenientemente ignorato, sebbene dimostri la realtà della frattura nella dirigenza militar-spionistica-strategica, che va amplificandosi. La Russia non perde nulla dalle sue dimissioni, poiché Flynn è un radicale oppositore dell’Iran. Tutto ciò è solo l’ulteriore chiarimento e dimostrazione che Mosca deve continuare a consolidare i rapporti con i suoi veri alleati: Cina, India, Iran, Vietnam, Iraq, Siria.
La Turchia erdoganista invece esce assai indebolita, nella sua rivolta contro Gladio-B (alias Stato islamico), con le dimissioni del suo referente nell’amministrazione Trump. E, di riflesso, ne esce distrutta anche la delirante posizione dei duginisti. Infatti, a fine gennaio, Dugin aveva invocato un’alleanza con l’America di Trump per procedere allo smembramento della Cina popolare. Quindi, non solo la pretesa di Washington verso Mosca, di consegnare la Crimea al regime di Kiev (espressione di Gladio-A, ovvero sempre della NATO), scredita l’attrattiva dei pericolosi deliri anti-eurasiatici del ‘geofiloso’ russo innamorato di Himmler e Crowley, ma svela la trama intessuta da Erdogan che si estende fin negli USA, dove Flynn era un suo referente, connettendo in modo occulto il ‘geofilosofo’ e la sua cerchia, presente anche in Italia, ai servizi segreti neo-ottomani, che hanno stabilito proprie filiazioni ideologiche ed operative anche in Italia, fazioni della CIA e del Pentagono, alla junta di Kiev e alle bande nazislamiste collegate a Kiev e Ankara, ramificate dal Donbas alla Siria, sempre passando per le aree geografiche, mediatiche e sociali dominate dal PD in Italia.
Il gigantesco apparato mediatico-spionistico, costruito in oltre 25 anni di guerra neo-imperialista perpetua da Washington e accoliti (UE, Regno Unito, petromonarchie), si è anche posto delle salde radici nelle società occidentali, allevandone una esigua frazione, ma ponendola al centro dell’“egemonia culturale” di tutta la società capitalistica occidentale. Riunendo varie forme di minoritarismo, ideologico, sociale, economico o culturale; associando le frattaglie del settarismo ideologico di sinistra, anarchismo e neonazismo, coltivati da sempre dalle intelligence della NATO, alle microfrazioni sociali costruitesi nei 50 anni successivi al ’68: minoratismo sessuale, ecologismo fringe, veganismo, genderismo, devianze varie; collegando e connettendo ideologicamente il tutto tramite le centrali culturali occidentali: la rete accademica occidentale, prima, negli anni ’60-’90, e poi, negli ultimi 20 anni, i mass media oramai apertamente schierati nel supportare l’ideologia dell’imperialismo ultraliberale: una sorta di condiscendenza violenta globale, le cui armi vanno applicate contro tutti i refrattari, che siano dentro la società occidentale (aperta imposizione del silenzio o sfacciata aggressione mediatica), o esterne al mondo occidentale (sanzioni, sovversione colorata eterodiretta, guerre interventiste).
franklin-roosevelt-biography-color Davanti a un tale complesso bellico-mediatico-terroristico (Pentagono, Gladio, Massmedia), vitalmente alleato al suo unico vero referente, la finanza internazionale e la sua ideologia, il “finanziarismo” (con le sue varie declinazioni, non ultimo l”europeismo’ della sinistra liberale e della destra massonica), anche un presidente degli USA relativamente autonomo avrà gravi difficoltà, tanto più se le sue fila sono composte da frammenti e derivazioni del complesso ideologico-operativo avverso. I presidenti ‘pro-attivi’ degli USA soffrono del complesso di inferiorità verso la figura di Franklin Roosevelt, ma lui, all’epoca, nel 1932-1945, poté contare su potenti forze: un’industria metalmeccanica che guardava avanti e non temeva i patti sociali con la massa della società, composta dai lavoratori organizzati, la classe operaia industriale, all’epoca guidata sul serio dal Partito Comunista degli USA. Un movimento supportato da un ceto intellettuale di prim’ordine, che fosse un Upton Sinclair o un Nicholas Spykman, sui vari fronti ideologico-culturali dell’epoca. Non a caso, furono le sette trotskiste ad organizzare il sabotaggio di questo ampio fronte di rinnovamento sociale, aizzandovi contro una frazione semiautonoma dei lavoratori statunitensi, i camionisti. Furono al solito l’avanguardia; pochi anni dopo, subito dopo l’assassinio di Roosevelt (avvelenato), le forze neoliberiste avviarono la lunga revanche culminata nel ventennale monopolarismo mondiale degli USA, e questo grazie all’epurazione nella società statunitense e occidentale, contro la solidità delle organizzazioni operaie, inoculando il virus della frammentazione socio-culturale (settarismo politico, cultismi, tossicodipendenze, mafie, promozione delle devianze e della confusione) e costruendo una potente macchina propagandistica, che vede lo stretto connubio tra mass media (disinformazione), intelligence (propaganda) e accademie (settarismo culturale). Tutto ciò ha distrutto quel tessuto socio-culturale ed economico che permise agli USA di Roosevelt di vincere la Seconda guerra mondiale e di avviare la corsa al nucleare, allo spazio, all’informatica e il 30ennio di crescita economica (1945-75), conclusosi con l’ascesa al potere del neoliberismo settario. Perciò, tutti i presidenti che hanno tentato di scimmiottare il rooseveltismo, come Kenendy, Johnson (comunque il migliore), Clinton, Obama e forse Trump, hanno fallito e falliranno perché la macchina di cui o sono espressione o che pretendono di combattere, ha inghiottito quelle forze con cui potevano permettersi di riformare e sanare gli USA. Difatti, davanti alle promesse avanzate, costoro non hanno mai concluso di fatto nulla. Perché? Perché le forze sociali capaci di tanto sono state distrutte, poiché avrebbero anche ostacolato i deliri monopolari del “finanziarismo” occidentale e del suo complesso bellico-mediatico. Tanto più che tale Idra è capace solo di produrre devastazioni, ma mai di risolverle, lampante dimostrazione di come il coagulo economico-sociale liberista, e la sua promanazione ideologica, il liberalismo anarcoide, oggi dominanti in occidente, siano difatti un fallimento storico, epocale, esistenziale.
Riassumendo: le dimissioni di Flynn ridimensionano una fazione interventista (atlantista-fratellanzamussulmana) rispetto a un’altra (atlantista-wahhabita). E il riflesso operativo, sul campo, di tali scontri di vertice nel centro dell’imperialismo, Washington, sono gli scontri armati tra le varie bande terroristiche che appestano la Siria. Lotte intestine che solo il 14 febbraio hanno visto almeno 70 terroristi eliminarsi amorevolmente a vicenda.
La Russia ha un’ulteriore conferma in tutto ciò: proseguire nel consolidamento dei rapporti con i veri alleati, neutralizzando od abbandonando ai loro deliri i sabotatori infiltrati tra le file amiche.ISRAEL-PALESTINIAN-CONFLICT-KIDNAPPING-SAFETYRiferimenti:
FNA
Daily Caller
Haaretz
South Front
The Hill

Trump sconvolge il Consiglio di Sicurezza Nazionale degli USA

Linda Qiu, Politifact 1 febbraio 2017

L’addetto stampa della Casa Bianca Sean Spicer ha tentato di sminuire l’ampia ristrutturazione ad opera del Presidente Donald Trump del Consiglio di sicurezza nazionale, nella conferenza stampa del 31 gennaio.Republican Presidential Candidate Donald Trump InterviewQuando il presidente Donald Trump ha deciso di aggiungere il suo stratega Steve Bannon al Consiglio di Sicurezza Nazionale, repubblicani e democratici hanno espresso allarme. Il candidato presidenziale del GOP del 2008, senatore John McCain, l’ha definito il “cambiamento più radicale del Consiglio di Sicurezza Nazionale nella storia“, mentre la democratica della Florida Stephanie Murphy ha presentato una legge per scacciare Bannon dal Consiglio. Nel frattempo, due giorni dopo, la Casa Bianca annunciava l’organizzazione del Consiglio, e secondo Spicer l’inclusione di Bannon era solo un passo verso la trasparenza, affermando anche che la retrocessione apparente di alti ufficiali delle forze armate e dell’intelligence dal Consiglio non era un licenziamento. Con tali affermazioni concorrenti, cerchiamo di spiegare i fatti.

Cos’è il Consiglio di Sicurezza Nazionale, e cosa fa?
Fondato nel 1947, il Consiglio di Sicurezza Nazionale riunisce gli alti funzionari della politica interna ed estera, dell’esercito e della comunità di intelligence per consigliare il presidente sulla sicurezza nazionale. Per statuto, tra i membri del consiglio vi sono presidente, vicepresidente, segretario di Stato, segretario alla Difesa e, dal 2007, il segretario all’Energia. Allo stesso modo, i consulenti per statuto sono il Presidente del Joint Chiefs of Staff (al vertice delle Forze Armate della nazione) e il direttore della National Intelligence (sostituendo il direttore della CIA dopo la creazione di questa carica per supervisionare l’intera comunità d’intelligence dopo l’11 settembre, 2001). I presidenti possono aggiungere altri membri a propria discrezione, ma in genere sono altri capi di gabinetto e funzionari politici. L’organizzazione, le dimensioni e l’influenza del consiglio variano da un’amministrazione all’altra a seconda delle esigenze e delle abitudini del presidente, secondo un rapporto del servizio di ricerca e gli esperti del Congresso. “(Harry) Truman partecipava spesso alle riunioni del NSC, in particolare prima della guerra di Corea. (Dwight) Eisenhower, d’altra parte, partecipò a quasi tutte. Eisenhower gradiva la chiarezza dell’organizzazione e il procedimento formale. Altri, come (John F.) Kennedy, preferivano gruppi ad hoc e flessibilità“, secondo Joshua Rovner, professore di sicurezza nazionale alla Southern Methodist University. “Quando era nella Sicurezza Nazionale, (Henry) Kissinger ampliò notevolmente dimensioni e compiti del personale del NSC, per concentrare il processo della politica estera intorno alla Casa Bianca. Le amministrazioni successive l’ampliarono ulteriormente“, afferma Rovner. Nel complesso, l’ente fu utilizzato per le strategie politiche della sicurezza nazionale. Ad esempio, ebbe un ruolo cruciale nelle due grandi sconfitte in politica estera, la Baia dei Porci e l’affare Iran-Contra, così come nelle grandi vittorie come l’unificazione della Germania e l’uccisione di Usama bin Ladin.

Cos’è il comitato di presidio?
In seno al Consiglio di Sicurezza Nazionale vi è un sottogruppo chiamato comitato di presidio, creato sotto la presidenza di George HW Bush. Il gruppo è costituito dal Consiglio, ma senza presidente e vicepresidente. In genere, il comitato di presidio è composto da membri statutari come i segretari di Stato, Difesa ed Energia, Presidente del Joint Chiefs of Staff e Direttore della National Intelligence e membri non previsti dalla legge, come i segretari al Tesoro e alla Sicurezza Interna, il procuratore generale, il rappresentante delle Nazioni Unite, il direttore dell’Ufficio Gestione e Bilancio, il capo di gabinetto del presidente e il consigliere per la Sicurezza Nazionale (che spesso lo presiede). Altri alti funzionari come il segretario al Commercio e il rappresentante commerciale degli Stati Uniti sono invitati a partecipare alle riunioni pertinenti le loro competenze. Spesso si riunisce una o due volte alla settimana e revisiona e negozia gli enti prima che politiche e strategie stilate da sottocomitati e gruppi di lavoro vengano presentate al presidente. “Se il processo funziona come previsto, il presidente non deve trascorrere del tempo sulla raccomandazione delle coordinate politiche e può concentrarsi sui problemi di alto profilo e gli aspetti su cui i dipartimenti e le agenzie non hanno un consenso“, secondo il dipartimento della Difesa dell’Università della Difesa Nazionale.

Qual è la differenza col Consiglio di Sicurezza Nazionale di Trump?
Al tempo della presidenza di George HW Bush, il NSC si era standardizzato nel valutare e pianificare la strategia della sicurezza nazionale. “L’organizzazione strutturale di base dei gruppi di lavoro interagenzia, deputati di reparto e presidi di reparto organizzata dall’amministrazione di George HW Bush fu mantenuta dalle successive amministrazioni presidenziali“, secondo il rapporto dell’Università della Difesa Nazionale. Come riferiva PolitiFact, l’amministrazione Trump ha rimosso il Presidente del Joint Chiefs of Staff e il Direttore della National Intelligence (o il Direttore della CIA, posizione equivalente a prima del 2004) da membri regolari del comitato di presidio, e ha anche assegnato allo stratega principale di Trump, Bannon, un posto nel Consiglio e nel comitato di presidio.

Qual era il ruolo del Presidente del Joint Chiefs of Staff e del Direttore della National Intelligence?
I vertici delle forze armate e dei servizi segreti della nazione partecipavano al comitato di presidio sotto i presidenti George HW Bush, Bill Clinton e Barack Obama. Il presidente George W. Bush decise che il Presidente del Joint Chiefs of Staff e il Direttore della CIA (poi il Direttore della National Intelligence) “deve partecipare, se si discutono questioni relative a loro responsabilità e competenze” nel suo memo 2001, che secondo Trump sono solo verbosità. Gli esperti hanno detto che l’indignazione per questo cambiamento, o meglio inversione, è esagerata. Pur essendo membro regolare con Obama, il Presidente del Joint Chiefs of Staff non partecipava ad ogni comitato di presidio, e neanche con Bush, secondo Peter Feaver, professore della Duke University ed ex-consulente del Consiglio di Sicurezza Nazionale di George W. Bush. “Al contrario, se l’argomento non tocca questioni militari o di ordine politico, il Presidente del Joint Chiefs of Staff potrebbe non parteciparvi. Su questo aspetto della questione, il team di Trump ha ragione e le critiche di Obama no“. Allo stesso modo, John Bellinger, consulente legale del Consiglio di sicurezza nazionale di Bush, ha detto a NPR che non c’è alcun bisogno che il Presidente del JSC e il Direttore della National Intelligence partecipino a riunioni che riguardino, per esempio, la riduzione degli uragani. Se questa organizzazione sia motivo di preoccupazione resta da vedere, e dipende da come Trump utilizzerà il NSC, osserva Rovner della Southern Methodist University. “E’ del tutto possibile che saranno invitati di routine”, ha detto. “Nella NSC, preferenze presidenziali e relazioni personali sono molto più importanti degli organigrammi“. Il presidente del JSC Joseph Dunford Jr., non ne sembra particolarmente preoccupato, dicendo in una dichiarazione che la nota organizzativa di Trump “chiarisce” che “partecipa pienamente al processo inter-agenzie”.

Perché la nomina di Steve Bannon è così controversa?
Molti hanno criticato la nomina di Bannon come rottura con la tradizione del NSC quale organismo apolitico. Bellinger ha sottolineato che la controparte di Bannon nell’amministrazione Bush, Karl Rove, fu volutamente escluso dalle riunioni del Consiglio e delle commissioni “per indicare che il processo decisionale sulla sicurezza nazionale non si basa su preoccupazioni di politica interna“. Ma secondo Spicer, Bannon non ha lo stesso ruolo di Karl Rove e ha “una vasta esperienza militare (e) su questioni geopolitiche“. Bannon ebbe un master in studi sulla sicurezza presso la Georgetown University e prestò servizio in Marina per sette anni. Per alcuni, secondo il redattore di Foreign Policy ed amministratore delegato David Rothkopf, ciò non equivale a “una vasta esperienza“. Per Rothkof, il ruolo di Bannon alla guida di Breitbart.com è “più preoccupante”. Il sito ha sostenuto il punto di vista del cosiddetto movimento “alt-destra”. Nel suo programma radiofonico, USA Today relations, Bannon parlava dello scontro globale tra occidente e Islam e predisse una guerra con la Cina, visione in contrasto con la moderna politica estera degli Stati Uniti. Spicer aveva anche sottolineato nella conferenza del 30 gennaio, che il consigliere politico di Obama, David Axelrod, partecipava alle riunioni, aggiungendo: “Ciò dimostra che questa l’amministrazione sarà piuttosto trasparente“. Vi è, tuttavia, una differenza tra i due ruoli. Axelrod partecipava alle riunioni, ma non parlava, e non era un membro regolare. Per quanto a nostra conoscenza, Trump è il primo in decenni a dare al suo consigliere politico un posto nel NSC. Edwin Meese, consigliere del presidente Ronald Reagan, fu membro del consiglio. Mentre Bush distinse ramo politico e ramo strategico della Casa Bianca, Feaver definisce l’accesso di Axelrod e altri consiglieri di Obama un “offuscamento di quella distinzione“, mentre “il presidente Trump fa un passo avanti e prevede che il suo principale consigliere politico partecipi a tutti gli incontri dei vertici della sicurezza nazionale”. “Come minimo la nuova organizzazione sembra indicare che Bannon avrà un ruolo centrale nel processo politico“, secondo Rovner. “Che lo faccia, in pratica, resta da vedere“.

Stephen Bannon

Stephen Bannon

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora