Ad Aleppo, sul punto di cadere, i terroristi ‘moderati’ compiono stragi di civili

Ziad Fadil, Syrian Perspective 30/4/2016ChOsfExWUAADu4PI media occidentali non ne parlano, ma è vero. I sauditi fanno finta che non sia accaduto e i turchi erdoghaniani fanno finta di combattere i terroristi mentre guardano impotenti l’Esercito arabo siriano rispondere alle loro azioni. Le forze terroristiche ad Aleppo muoiono di fame. La loro situazione medica è grave, nella migliore delle ipotesi. 4000 terroristi appena infiltrati dalla Turchia non hanno saputo sfondare le linee dell’Esercito arabo siriano e sono emarginati all’esterno della città, evidentemente ignari dell’avanzata finale che sta per iniziare. Una volta che Aleppo sarà liberata, la farsa a Ginevra non avrà alcun senso. Putin ha cercato d’inviare un messaggio di pace alla cosiddetta “opposizione”. Il cessate il fuoco era necessario per i traditori finanziati dai sauditi, in esilio e impotenti nel trovare forse un modus vivendi con il governo di Damasco. Invece, hanno perseguito la stessa politica ottusa da beduini chiedendo l’impossibile, la cacciata del governo di Assad. Ora che Putin sa dell’incapacità dell’opposizione nel capire la realtà, è stata presa la decisione di finirla una volta per tutte. Certi media occidentali affermano che il governo siriano e suoi sostenitori in Russia non hanno mai avuto intenzione di rispettare alcun cessate il fuoco o di negoziare in buona fede a Ginevra. L’occidente confonde affermando che l’Esercito arabo siriano abbia utilizzato la breve tregua di due mesi per riorganizzarsi e rifornirsi. È interessante notare che in Siria i militari si opposero al cessate il fuoco quale cattiva idea fin dall’inizio, perché dava ai terroristi e loro sostenitori il tempo per ricostituirsi per bloccare l’avanza dell’EAS nella cruciale città di Aleppo. Comunque, il cessate il fuoco finisce e il compito triste di sradicare la peste dal nord procede a ritmo sostenuto.
Ad al-Rashidin, grande sobborgo in rovina e quasi disabitato al momento, ha visto l’Esercito arabo siriano avanzare decisamente nel Blocco 4, entrando in un’intensa battaglia con i terroristi quasi a corto di munizioni. Monitorandole, le chiacchiere tra terroristi descrivono una situazione disperata per i “jihadisti” che chiedono ai loro camerati di pregare per loro essendo sul punto di morire. Dei morituri. Le loro preghiere saranno esaudite abbastanza presto. I nichilisti barbuti sono bombardati da mortai, razzi e bombardieri. E’ impossibile sopravvivere. Infatti, dando uno sguardo alla mappa si rivela l’imminente accerchiamento completo di Aleppo. Qualsiasi notizia che parli di una ristretta linea di rifornimento mente. E’ finita e tutte le vie di accesso alla città sono state chiuse. L’occidente continua a vomitare sciocchezze. Senza alcuna prova su armi chimiche usate dal governo siriano, che s’è confermato aver cooperato completamente con la politica d’ispirazione russa sulla cessione delle armi chimiche, i media occidentali si sono dedicati ad inventarsi bugie sui bombardamenti aerei russi e siriani di “ospedali” nella “aree controllate dai terroristi” della città. Quali benefici porti ai media tale propaganda non è chiaro dato che nessuno è interessato all’invasione via terra della Siria. L’ospedale da campo di al-Suqari è gestito dai gangster terroristici supportati da Medici Senza Frontiere, è stato colpito perché veniva utilizzato da al-Qaida per nascondervi armi e terroristi. Non era per nulla un ospedale pediatrico, ma un rifugio per assassini. Tutte le scene che mostrano bambini nell’ospedale da campo dei terroristi sono tratte da foto d’archivio. Non vi erano pediatri, ma solo terroristi feriti che moriranno comunque.

Bashar Murtada ci mostra come i civili vengono uccisi da mostri di Obama:ChPEuHyUgAAcQtDI terroristi hanno ricevuto armi letali e le usano contro civili inermi. L’altro ieri hanno deliberatamente bombardato le zone della città note per la grande presenza di minoranze. Quartieri come al-Aziziya, Muqambo e Sulaymaniya furono bombardati. Questo è stato calcolato dai militari siriani. E’ noto che i terroristi fanno spesso fuoco sui civili nelle zone sicure per rispondere all’avanzata continua dell’Esercito arabo siriano sul terreno. Si tratta del prezzo che la popolazione di Aleppo deve pagare per liberarsi della piaga sparsa da Obama. L’autostrada che circonda la città è sotto il controllo completo dell’Esercito arabo siriano. La liberazione di Aleppo è ora strettamente definita da un lento strangolamento. La base aerea di Quwayris opera notevolmente, con bombardieri ed elicotteri che decollano e atterrano ogni dieci minuti. L’accesso alla base non è ostacolato. Negli ultimi 3 giorni di combattimenti, l’Esercito arabo siriano, con l’aiuto russo, ha eliminato oltre 200 ratti, con centinaia feriti e senza alcuna speranza di cure mediche. I medici nelle aree governative sono stati avvertiti di non lasciare la zona per qualsiasi motivo. C’è il timore che siano rapiti dai terroristi al fine di costringerli a curare i ratti feriti. Ai medici viene detto che se viaggiano dalla città, lo fanno a loro rischio e pericolo. I medici non hanno neanche il permesso di trasportare medicine o qualsiasi cosa che possa aiutare i ratti feriti.
Il cessate il fuoco ad Aleppo è fallito perché i gruppi terroristici collaborano con Jabhat al-Nusra/al-Qaida coprendo le bande terroriste finanziate dai sauditi. Dato che al-Qaida e SIIL non rientrano nella cessazione delle ostilità, hanno dovuto trovare un modo per manovrare nei territori settentrionali, facendosi scudo del quadro dell’accordo. I governi siriano e russo hanno cominciato a reagite a tale stratagemma, indicandolo come delirante. La Russia ora cerca il concorso del Consiglio di sicurezza dell’ONU per includere Jaysh al-Islam e Ahrar al-Sham tra i gruppi esclusi. È interessante notare che il Ministero della Difesa siriano ha annunciato un cessate il fuoco di 24 ore nel Ghuta Oriente e uno di 72 ore a Lataqia. Non ho alcuna spiegazione per cui ciò viene detto ai media.13051538Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Giornalista denuncia il controllo dell’intelligence sui media occidentali

Steven MacMillan New Eastern Outlook 28/04/201623-24_Udo-Ulfkotte_megvasarolt-ujsagirok_sajtotajekoztato-JM-1Nell’epoca in cui la guerra dell’informazione è una delle aree più critiche e ben finanziate, la rivelazione nel 2014 dell’ex-capo giornalista tedesco è di fondamentale importanza per capire come i media occidentali operano. Anche se furono seguite da numerosi giornalisti e commentatori sui media alternativi, è ancora di vitale sottolineare l’importanza di queste rivelazioni. Udo Ulfkotte, caporedattore ed ex-direttore del Frankfurter Allgemeine Zeitung, rivelò in un’intervista a RT nel 2014 che i giornalisti sono spesso corrotti per mentire, ingannare e scrivere in favore delle intelligence (citiamo Ulfkotte): “Sono stato giornalista per circa 25 anni, e sono stato istruito a mentire, tradire e a non dire la verità al pubblico. Ma vedendo il mese scorso come i media tedeschi e statunitensi cerca di presentare la guerra alla gente in Europa, d’istigare la guerra alla Russia, si è nel punto di non ritorno. Ho intenzione di oppormi e dire: non è giusto quello che ho fatto in passato, manipolare le persone; fare propaganda contro la Russia; e non è giusto quello che i miei colleghi fanno e hanno fatto in passato, perché sono corrotti per tradire le persone non solo in Germania, ma in tutta Europa. Se vedete i media tedeschi, in particolare i miei colleghi che giorno per giorno scrivono contro i russi; (questi giornalisti) aderiscono ad organizzazioni transatlantiche, e sono sostenuti dagli Stati Uniti. Gente come me: sono diventato cittadino onorario dello Stato dell’Oklahoma negli Stati Uniti. Perché? Perché scrivevo pezzi filo-americani. Sono stato aiutato dalla Central Intelligence Agency, la CIA. Perché? Perché sono filo-americano. Ne sono stufo; non voglio farlo più, e così ho appena scritto un libro, non per guadagnare soldi… ma per dare alle persone di questo Paese, la Germania, di Europa e del mondo solo un assaggio di ciò che accade dietro le quinte“.
OperationMockingbirdCIA-owns-the-mediaI servizi segreti hanno usato i media mainstream per diffondere propaganda per decenni, e sarebbe ingenuo credere che oggi sia diverso. Fu anche chiaro che durante la guerra fredda, l’MI6 aveva agenti clandestini nelle principali organizzazioni mediatiche in Gran Bretagna, impegnate nella propaganda e nell’inganno. Agenti dell’MI6 hanno una lunga storia d’infiltrazione all’estero camuffati da giornalisti. “La maggior parte dei giornalisti che si vedono nei Paesi esteri dicono di essere giornalisti e potrebbero esserlo, giornalisti europei o statunitensi. Ma molti, come me in passato, hanno la cosiddetta copertura non ufficiale, come dicono gli statunitensi… copertura non ufficiale cosa significa? Non lavorate per un’agenzia d’intelligence, ma li aiutate se volete che vi aiutino, ma quando (il pubblico) scopre che non sei solo un giornalista ma anche una spia (la CIA) non dirà mai che siete uno dei suoi. Quindi, l’aiutai in diverse situazioni e me ne vergogno. Questo riguarda solo i giornalisti tedeschi? No, penso che sia particolarmente il caso dei giornalisti inglesi, perché hanno un rapporto assai più stretto. Come lo è soprattutto per i giornalisti israeliani, e naturalmente per i giornalisti francesi… australiani e di quelli provenienti da Nuova Zelanda, Taiwan, beh, molti Paesi… come la Giordania, per esempio. A volte le agenzie d’intelligence arrivano nel vostro ufficio e vogliono che scriviate un articolo… Ricordo solo (ad esempio) l’agenzia d’intelligence estera tedesca, un mera organizzazione sorella della Central Intelligence Agency che l’ha fondata. Così un giorno il BND si presenta nel mio ufficio al Frankfurter Allgemeine, a Francoforte, e voleva che scrivessi un articolo sulla Libia e il Colonnello Muammar Gheddafi. Non avevo assolutamente informazioni segrete riguardo al Colonnello Muammar Gheddafi e alla Libia. Ma mi diedero quei (documenti) segreti e volevano solo che firmassi l’articolo con il mio nome. Lo feci e fu pubblicato sulla Frankfurter Allgemeine (un articolo) proveniente dall’agenzia d’intelligence estera tedesca. Pensate davvero che questo sia giornalismo, con le agenzie d’intelligence che scrivono gli articoli. L’articolo fu stampata nel mondo due giorni dopo, ma non avevo alcuna informazione, furono le agenzie d’intelligence che vollero che scrivessi quell’articolo. Non è così che il giornalismo dovrebbe funzionare, con le agenzie d’intelligence che decidono ciò che va stampato o no“.
La CIA ha utilizzato i media come arma di propaganda fin dall’inizio con l’Operazione Mockingbird, che illustra tale fenomeno. Anderson Cooper, corrispondente della CNN, ampiamente noto come operativo dell’intelligence, ammise nel 2006 di aver lavorato per la CIA “un paio di mesi o per due estati” all’università. È essenziale ricordare la denuncia di Ulfkotte quando si sfoglia la stampa occidentale, soprattutto alla luce dei Panama Papers, in quanto vi è molto più di quanto appaia.09-operation-mockingbirdSteven MacMillan è scrittore, ricercatore, analista geopolitico indipendente e redattore di The Analyst Report, in esclusiva per la rivista on-line “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Majdan: la deriva fascista di una “rivoluzione” anti-russa

Jean Geronimo, Mondialisation, 27 aprile 2016

“Stati Uniti ed Unione europea vogliono in Ucraina un’altra ”rivoluzione colorata’”.
Sergej Lavrov, Mosca, 24 aprile 2014

ukraine_nato_ucheniya7Il drammatico ritiro europeo del presidente ucraino Viktor Janukovich fu per Washington il pretesto per rovesciarlo e controllare uno Stato strategico dell’Eurasia post-comunista. Tale azione mostra l’ossessivo vecchio sogno da guerra fredda: ricacciare la potenza russa dal suo spazio storico. Contrariamente alla propaganda mediatica per ammaestrare l’opinione pubblica internazionale, Janukovich non mise mai in discussione la riconciliazione sotto la sua presidenza dell’Ucraina con l’Unione europea. Invece, cercò di riequilibrarne la posizione tra Europa e Russia, finora rivolta al “sogno europeo”. A tal fine, volle rinegoziare, maldestramemte, l’accordo di associazione e di libero scambio in programma il 23 novembre 2013 tra UE e Ucraina, il meno adatto per la situazione disastrosa dell’economia, oscurando gli stretti legami con la Russia, che controllava un terzo del capitale. A seguito della tardiva comprensione ed alle allettanti proposte russe del 17 dicembre 2013 per un prestito di 15 miliardi di dollari e la riduzione di un terzo dei prezzi del gas, l’improvviso cambio portò a discreditare il “corrotto” Janukovich, di cui Putin si era rammaricato della debolezza. Spinto dagli estremisti, il movimento sociale fu rapidamente politicizzato e divenne violento. Nacque così la “rivoluzione” di Majdan. Ci s’interroga sulla natura di tale “rivoluzione” che sancì la cacciata di V. Janukovych, il giorno dopo l’accordo (ancora) del 21 febbraio 2014 tra gli attori nel conflitto e il cui rispetto avrebbe potuto, in ultima analisi, evitare la sanguinosa guerra civile nel sud-est.

Un colpo di Stato nazionalista, manipolato dall’occidente
Violando l’accordo del 21 febbraio, a seguito di un'”insurrezione” dubbia, secondo Jacques Sapir, organizzata da forze oscure sostenute dall’occidente, si attuava il 22 febbraio 2014 il colpo di Stato contro Janukovich. Finora le Nazioni Unite, come il Consiglio d’Europa, denunciavano l’eccessivo ritardo della giustizia sugli abusi mortali a Kiev e Odessa con cui tale colpo di Stato nazionalista fu scatenato da forze fasciste, ed anche “proprio naziste” secondo JM Chauvier. Per Putin, gli autori del colpo di Stato sono ben noti: sappiamo “quanto sono stati pagati, come sono stati preparati, in quali Paesi, e chi erano i loro istruttori“. Il colpo di Stato, dopo una breve transizione politica, permetteva l’incoronazione a presidente di P. Poroshenko il 25 maggio 2014, candidato filo-europeo più adatto a difendere gli interessi del governo degli Stati Uniti, del grande capitale e degli oligarchi dell’Ucraina occidentale contro la “minaccia comunista”. Il sogno europeo controllato dagli Stati Uniti. In definitiva, tale inflessione pro-europea dell’Ucraina sarà il catalizzatore del riavvicinamento con la NATO, genuino relè della diplomazia americana, come previsto da Zbigniew Brzezinski: “L’espansione dell’Europa e della NATO perseguirà gli obiettivi a breve termine, così come la politica a lungo termine, degli Stati Uniti“. In questo contesto, su pressione degli Stati Uniti, Poroshenko costruiva la sua popolarità, e strategia, contro la “minaccia russa”. Il 14 settembre 2015 confermava che la “minaccia numero uno era la Russia” e così giustificava l’appello alla NATO. Strutturalmente impregnato dallo spirito della guerra fredda, dalla dottrina Brzezinski che sostiene la riduzione della potenza russa, il governo degli Stati Uniti avanzò le sue pedine, e le sue basi, sulla scacchiera eurasiatica. L’obiettivo di Washington in Ucraina è impedire il ritorno dell’influenza russa in Europa e in particolare contrastarne le ambizioni al dominio che, di fatto, metterebbe in discussione la leadership ereditata dall’anticomunismo. Il principio del controllo strategico del continente europeo fu evidenziato da H. Kissinger quale elemento chiave della politica degli Stati Uniti: “Da quando gli USA entrarono nella prima guerra mondiale, nel 1917, la loro politica si basa sull’idea che sia loro interesse geopolitico evitare che qualsiasi potenza possibilmente ostile domini l’Europa“. Tale preoccupazione strategica al centro dell’analisi di Brzezinski giustificando il mantenimento del clima da guerra fredda riattivando, tramite la strategia della disinformazione, il mito del “nemico russo” in Ucraina, sostenendo gli Stati Uniti nell’espansione verso est dello spazio neoliberale europeo e dell’integrazione atlantista contro gli interessi russi. Alla fine, tale quadro spiega la decisione del comandante delle forze alleate in Europa Philip Breedlove, che aveva detto al Congresso degli Stati Uniti nel febbraio 2016, di “contenere” la Russia e, se necessario, di “sconfiggerla”. Preoccupante.

La “rivoluzione” fascista diretta contro Mosca
ukr-nato L’eliminazione di un leader politico filo-russo democraticamente eletto ma fastidioso, avendo respinto da un lato, la logica ultraliberale dell’accordo di associazione e, dall’altro, l’influenza eccessiva dell’austerity europea controllata dal FMI, è stato l’obiettivo unificante della coalizione anti-Janukovich. Opposizione dalla variegata base nazionalista, formata anche da correnti neonaziste. La strana coalizione “rivoluzionaria” veniva infine sostenuta e guidata dalle potenze occidentali su impulso statunitense. “Washington ha sostenuto attivamente Maidan” denunciava Vladimir Putin il 16 ottobre 2014, ipotesi confermata dalla confessione del 31 gennaio 2015 di Barack Obama sulla CNN. A poco a poco, spinta da una forza irresistibile, la curiosa “rivoluzione” liberalnazionale euromaidan si radicalizzò dando la caccia ai “nemici”, e ai comunisti russi, arrivando agli eccessi politici, dal 15 aprile 2014 con la terribile repressione in Oriente e dal 2 maggio 2014 con il vergognoso massacro di Odessa. Un’ultima conseguenza di tale sviluppo fu l’emergere delle leggi di “pulizia”, portando al divieto del Partito Comunista ucraino il 24 luglio 2015 e, per estensione, a consacrare i vecchi eroi collaborazionisti delle Waffen-SS. Inquietante revisione della storia ucraina, che promuove la rinascita dell’ideologia nazista sostenuta da temibili gruppi paramilitari. Delirante. Tendenzialmente, la “rivoluzione” a Kiev è un’estensione delle “rivoluzioni colorate” di natura neoliberale contro l’ex-Unione Sovietica negli anni 2000 per insediare capi filo-occidentali vicini a Washington e facilmente manipolabili. La generalizzazione inconsapevole di tale strategia “rivoluzionaria” in Medio Oriente fu segnalata il 20 dicembre 2015 da Jeffrey Sachs, consigliere speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite: “(…) gli Stati Uniti dovrebbero smettere con le operazioni segrete della CIA per rovesciare o destabilizzare i governi in diverse parti del mondo“. Lo scenario ucraino dà l’impressione di un ben oliato meccanismo politico sotto l’occhio vigile dell’ambasciata degli Stati Uniti, che supervisiona il progresso “rivoluzionario”. Il ruolo delle organizzazioni non governative e dei governi stranieri, così come l’interferenza sorprendente dei capi occidentali (J. Kerry e Ashton), ancora una volta, furono decisivi, con gli oscuri cecchini di Majdan, nella costruzione del “punto critico” per destabilizzare il potere e far riuscire questa fase rivoluzionaria. Non vi è dubbio che oggi tali cecchini fossero collegati all’opposizione radicale anti-Janukovich e che furono integrati, con le milizie brune, nella strategia per destabilizzare il regime filo-russo. E inoltre, con la pressione “democratica” anti-russa guidata dal duo USAID-NED (1), vettore di tutte le “rivoluzioni” post-sovietiche tramite il supporto dollarizzato dell’opposizione ucraina e della propaganda occidentale, nel rafforzare la “società civile”. Soprattutto, tale supporto rientra nel bilancio degli Stati Uniti per finanziare la strategia della “deterrenza” contro la Russia nello spazio eurasiatico, spesa quadruplicata dal progetto di bilancio 2017 nell’ambito della nuova guerra ibrida. Alla fine, per il soft power si tratta di sradicare i valori sovietici simboleggiati dalla minaccia comunista del “dittatore” Putin rimasto, secondo una strana credenza occidentale, l'”homo-Sovieticus” che aspira a ristabilire l’Impero. Delirante.

L’avanzata della NATO nell’area post-sovietica
Nel contesto di crescenti tensioni USA-Russia, il ritorno della Crimea nella madrepatria russa può essere spiegato come tentativo di Mosca di mantenere un avamposto strategico di fronte all’avanzata provocatrice della NATO nello spazio post-sovietico, suo estero vicino definito quale baluardo. In altre parole, la Crimea può essere considerata una “mossa strategica” di V. Putin sulla scacchiera eurasiatica per preservare le posizioni e difendere gli interessi nazionali, minacciati dall’inflessione anti-russa della diplomazia europea. La mossa vincente fu resa possibile dall’estrema incapacità occidentale dietro il colpo di Stato nazionalista, offrendo la possibilità al presidente russo, attraverso il referendum del 16 marzo 2014, di ritrovare la Crimea e quindi eliminare lo “storico errore” di Krusciov del 1954. Per Putin non c’è dubbio che la NATO dominata dagli Stati Uniti rimanga fedele al vecchio obiettivo della guerra fredda, rafforzare la propria superiorità militare influenzando l’equilibrio strategico in Eurasia. Per giustificare tale obiettivo e “dare senso” alla propria esistenza, la NATO ha costruito in Ucraina il “nemico”, secondo il capo della diplomazia russa S. Lavrov, il 14 aprile 2016. In alcuni Stati dell’ex-blocco sovietico, la NATO sarebbe diventata, per HC Encausse, “(…) un’alleanza per proteggersi dalla Russia, sospettata di ambizioni neo-imperiali”. Ciò spiega, forse, la notevole espansione delle strutture dell’Alleanza nella periferia europea della Russia che Washington giustifica con le sue “interferenze” in Ucraina. Tuttavia, l’avvertimento del Cremlino lanciato il 23 settembre 2015 dal portavoce Dmitrij Peskov è chiaro: “Ogni avanzata dell’Alleanza per chiuderci nei nostri confini riceverà le contromisure per garantire la nostra sicurezza nazionale“. La Russia, sulla difensiva. Il 20 maggio 2015 tale paranoia anti-russa, alimentata da disinformazione, informazioni parziali o fuorvianti, fu illustrata dal discorso allarmista del capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale e della Difesa ucraino Aleksandr Turchinov: “La minaccia mondiale oggi proviene dalla Russia ed esige una reazione adeguata e forte“. La richiesta sembra sia stata recepita il 23 giugno 2015 dal segretario alla Difesa A. Carter, che confermava l’insediamento “temporaneo” di armi pesanti in Europa centrale e orientale, in risposta alle “provocazioni russe”, violando l’atto fondatore NATO-Russia firmato il 27 maggio 1997. All’inizio di febbraio 2016, Carter annunciava di quadruplicare l’aiuto degli Stati Uniti agli alleati europei nel 2017, per l'”aggressione russa all’Europa l’Oriente”. Per Kissinger, la NATO mantiene la sua storica funzione anti-russa, incentrata sulla protezione dell’Europa: una “polizza assicurativa contro il nuovo imperialismo russo”. Oggi, le spese militari della NATO (800 miliardi di dollari) sono 11 volte superiori a quelle della Russia (70 miliardi) e quindi creano un’asimmetria pericolosa. La pressione psicologica surreale contro la Russia, di fatto, ne ha riattivato l’istinto di sopravvivenza strutturato dal sistema sovietico contro l’asse NATO-USA. Alla fine, nonostante la recessione economica, sancita dal declino produttivo del 3,8% del PIL nel 2015, Putin ha confermato nel 2016 la prosecuzione dello sforzo militare “difensivo” dalla Russia, aumentandone il bilancio. Ritornano i vecchi riflessi.

Kiev, perno dello scacchiere
La crisi a Kiev riflette la partita a scacchi tra Stati Uniti e Russia con l’opposizione neo-ideologica tra assi euro-atlantico e eurasiatico, di cui l’Ucraina è parte cruciale, il “pivot”. Facendo dell’Ucraina “una bomba geopolitica” (2) a scoppio ritardato, tale configurazione strategica giustifica il rafforzamento nell’Europa orientale della NATO per “resistere alle pressioni della Russia”, secondo la confessione, ai primi di marzo 2016, del segretario generale dell’Alleanza, Jens Stotenberg. Il 17 marzo 2016, A. Carter definiva la Russia come prima “minaccia globale” per gli Stati Uniti.20140305_140305-nuc_rdax_775x5161) La destabilizzazione politica dei regimi filo-russi si basa su l’aspetto democratico delle strutture governative (USAID) e non governative (NED) statunitensi. Il National Endowment for Democracy (NED) è una fondazione privata dal grande budget in gran parte finanziato dal Congresso degli Stati Uniti con cui finanzia molte ONG per promuovere la democrazia nel mondo. L’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID) ha la leadership politica dal dipartimento di Stato e mira a promuovere un quadro democratico ed equilibrato per lo sviluppo nel mondo. Interviene per promuovere gli obiettivi, e i valori, della politica estera statunitense. Una forma di “quarto” catalizzatore delle “rivoluzioni colorate”.
2) Jean Geronimo (2015): “L’Ucraina: una bomba geopolitica nel cuore della guerra tiepida” Prefazione J. Sapir, ed. Sigest.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Seymour Hersh su ricatto saudita e liquidazione di Usama bin Ladin

Ken Klippenstein AlterNet 20 aprile 2016Seymour Hersh Promotes His Book Chain of CommandSeymour Hersh è un giornalista investigativo statunitense vincitore di numerosi premi, tra cui il Premio Pulitzer per l’articolo che svelò il massacro di My Lai dei militari statunitensi in Vietnam. Ultimamente ha svelato gli abusi del governo statunitense sui detenuti nella prigione di Abu Ghraib. Il nuovo libro di Hersh, L’uccisione di Usama bin Ladin, corregge il resoconto ufficiale della guerra al terrore. Spinto dai racconti di numerosi altri ufficiali, Hersh sfida la narrativa comunemente accettata: che il presidente siriano Bashar al-Assad sia stato responsabile dell’attacco con il gas Sarin nel Ghuta; che il governo pakistano non sapesse che bin Ladin era nel Paese; che l’ambasciatore J. Christopher Stevens fosse nel consolato degli Stati Uniti di Bengasi a titolo esclusivamente diplomatico; che Assad non voleva rinunciare alle armi chimiche finché gli Stati Uniti gli dissero di farlo.

Ken Klippenstein: Nel libro descrive il sostegno finanziario saudita per la villa in cui Usama bin Ladin era tenuto in Pakistan. Si trattava di funzionari del governo saudita, privati o entrambi?
Seymour Hersh: I sauditi corruppero i pakistani per non dirci (che il governo pakistano aveva bin Ladin) perché non volevano farcelo interrogare (è la mia ipotesi), perché non ci avrebbe mai parlato, probabilmente. La mia ipotesi è che non sappiamo nulla di cosa sia veramente accaduto l’11 settembre. Non lo sappiamo. Non sappiamo chi ha fatto cosa.

KK: Quindi non sa se il silenzio fu comprato dal governo saudita o da privati?
SH: Il denaro era del governo… ciò che facevano i sauditi, come mi è stato detto da persone ragionevoli (non ne ho scritto) è che trasferivano petroliere ai pakistani per rivenderne il petrolio. Si trattava davvero di molti soldi.

KK: Per la villa di bin Ladin?
SH: Sì, in cambio della tranquillità. I pakistani tradizionalmente proteggevano Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

KK: Ha idea di quanto l’Arabia Saudita abbia pagato il Pakistan per il silenzio?
SH: Mi hanno dato delle cifre, ma non ci ho lavorato, quindi le riprendo soltanto. So che era certamente molto, parliamo di quattro o cinque anni, e di centinaia di milioni (di dollari). Ma non ne so abbastanza per parlarne.

KK: Cita un funzionario in pensione degli USA dire che l’eliminazione di bin Ladin fu “chiaramente e assolutamente un omicidio premeditato”, e un ex-comandante dei SEAL dire “legalmente, per quanto ne sappiamo, ciò che facemmo in Pakistan era omicidio”. Pensa che bin Ladin sia stato privato del giusto processo?
SH: (Ride) Era un prigioniero di guerra! I SEAL non erano orgogliosi di questa missione; erano così arrabbiati per come era finita… so parecchio di cosa pensano e di cosa pensavano e di ciò di cui furono ragguagliati; vi dirò che erano assai scontenti dell’attenzione avuta su ciò, perché andarono e spararono semplicemente. Guarda cosa hanno fatto prima. Omicidi mirati. Questo è quello che facciamo. I SEAL capirono che se venivano catturati dalla polizia del Pakistan, potevano essere processati per omicidio. L’avevano capito.

KK: Perché non presero bin Ladin? Si può immaginare l’intelligence che ne avremmo ricavato?
SH: L’alto comando pakistano disse di ucciderlo, ma per l’amor del cielo di non lasciargli il cadavere, di non arrestarlo, bastava dire che una settimana dopo era stato ucciso nell’Hindu Kush. Questo era il piano. Molte aree, in particolare quelle urdu, erano assai favorevoli a bin Ladin. percentuali significative in alcune zone lo supportavano. (Il governo pakistano) sarebbe stato sotto grave pressione se il comune cittadino sapeva che aveva partecipato all’omicidio.

KK: Quanto furono danneggiate le relazioni USA/Pakistan quando, come fa notare nel libro, Obama violò la promessa di non parlare della cooperazione del Pakistan nell’assassinio?
SH: Passammo molto tempo con i generali (pakistani) Pasha e Kayani, a capo dell’Esercito e dell’ISI, il servizio d’intelligence. Perché? Perché siamo così preoccupati per il Pakistan? Perché ha le bombe (nucleari)…. Almeno 100, probabilmente di più. E vogliamo pensare che condivida ciò che sa con noi e non ce lo nasconda. Non sappiamo tutto quello che pensiamo di sapere e non ci dicono tutto… così quando lui (Obama) lo fece, stava davvero scherzando con il fuoco, in un certo senso…. (bin Ladin) aveva mogli e figli. Li abbiamo mai incontrati? No. Non l’abbiamo mai fatto. Basta pensare a tutte le cose che non abbiamo fatto. Non contattammo nessuna delle mogli, non abbiamo fatto molto interrogatori, li abbiamo lasciati andare. Ci sono persone che ne sanno molto di più e vorrei che parlassero, ma non lo fanno.

KK: Scrive che Obama autorizzò la ratline con cui la CIA inviava armi dalla Libia in Siria poi finite nelle mani dei jihadisti. (Secondo Hersh, questa operazione fu coordinata tramite il consolato di Bengasi dove fu ucciso l’ambasciatore statunitense Stevens). Quale fu il ruolo della segretaria di Stato Hillary Clinton avendo tale ruolo significativo in Libia?
SH: L’unica cosa che sappiamo è che era molto vicina a Petraeus, direttore della CIA all’epoca… non era fuori dal giro quando c’erano le operazioni segrete…. L’ambasciatore che fu ucciso era noto come uno che, da quanto ho capito, non avrebbe ostacolato la CIA. Come ho scritto, il giorno della missione incontrò il capo della base della CIA e della compagnia di navigazione. Era certamente coinvolto, consapevole e sapeva tutto ciò che succedeva. E non c’è modo che qualcuno in quella posizione cruciale non parlasse al boss, tramite certi canali.

KK: Nel libro cita un ex-funzionario dell’intelligence dire che la Casa Bianca respinse 35 obiettivi forniti dallo Stato Maggiore i quanto non sufficientemente dannosi per il regime di Assad. (Si noti che gli obiettivi originali includevano solo siti militari e alcuna infrastruttura civile). Più tardi la Casa Bianca propose un elenco di obiettivi comprendente infrastrutture civili. Quante perdite civili ci sarebbero state se l’attacco proposto dalla Casa Bianca fosse stato effettuato?
SH: Pensi davvero che in ogni momento ciò venisse discusso? Sa chi era il più saggio su questo: Dan Ellsberg. Quando l’incontrai fu nel ’70, ’71, durante la guerra del Vietnam. Credo di averlo incontrato prima dei Pentagon Papers. Ricordo che mi disse che pose questa domanda in una riunione per la pianificazione della guerra (sugli obiettivi dei B-52) e nessuno ci aveva ancora badato. Davvero non davano alcun serio sguardo agli obiettivi. È possibile vedere un film in cui sembrano farlo, ma non è proprio così. Non so se (sulla Siria) badassero ai danni collaterali e ai non combattenti, ma so che nelle guerre del passato non fu mai un grosso problema…. Parliamo del Paese che sganciò la seconda bomba su Nagasaki.

KK: In una recente intervista a Atlantico, Obama ha definito la sua politica estera come “Non fare cazzate”.
SH: Ho letto il pezzo di Jeff Goldberg… e, naturalmente mi ha infastidito, ma è un’altra storia.

KK: Come fa notare nel libro, Obama originariamente voleva rimuovere Assad. Non è la definizione di stupidità? Il vuoto di potere che ne sarebbe derivato avrebbe aperto la Siria a tutti i gruppi jihadisti.
SH: Dio sa che non posso dire perché qualcuno fa qualcosa. Non sono nelle loro teste. Posso dire che la stessa domanda fu posta dal Presidente dello Stato Maggiore Dempsey, motivo per cui ho potuto scrivere delle loro intenzioni, indirettamente, alle spalle (di Obama), poiché nessuno riusciva a capirne il perché. Non so perché ci ostiniamo a vivere nella guerra fredda, ma lo facciamo. La Russia in realtà ha fatto un ottimo lavoro. Non solo ha effettuato bombardamenti più efficaci di quelli che facciamo, ma penso sia giusto dirlo. La Russia ha fatto anche cose in modo più sottile e più interessante: ha rinnovato l’esercito siriano. Ha preso le principali unità di prima linea dell’Esercito siriano, gli ha dato competenze e le ha riequipaggiate. Hanno ricevuto nuove armi e avuto un paio di settimane di riposo, poi sono ritornate meglio addestrate e sono diventate un esercito di molto migliorato. Credo che in principio non ci sia proprio alcun problema, volevamo sbarazzarci di Bashar. Credo che fu fraintesa la resistenza. Wikileaks è molto serio su questo… c’è un numero sufficiente di documenti del dipartimento di Stato che mostra che dal 2003 in poi abbiamo davvero seguito una politica grossolana, non cruenta ma con milioni di dollari versati all’opposizione. Certamente non eravamo un governo estero neutrale in Siria. La nostra politica è sempre stata contro di lui (Assad). Una delle cose in cui ci s’imbatte nelle storie attuali è solo il travaglio che subiamo con lo SIIL, che presumibilmente invia squadroni del terrore a Bruxelles e nei sobborghi di Parigi… è molto chiaro, ironia della sorte, che una delle cose che Francia e Belgio (e molti altri Paesi) hanno fatto dall’inizio della guerra civile siriana, fu dire a chi voleva andarci a combattere, nel 2011-2013, ‘Vai, vai, vai… rovescia Bashar!’ Quindi in realtà spinsero molte persone ad andarci. Non credo che venissero pagate, ma certamente gli diedero i visti. E avrebbero trascorso quattro o cinque mesi prima di ritornare e compiere dei crimini, entrare in carcere per poi trovarseli ad uccidere la gente. È un vero e proprio modello. Mi ricordo quando la guerra iniziò nel 2003, la nostra guerra contro Baghdad, ero a Damasco per il New Yorker allora e vidi Bashar e una delle cose che mi disse fu, ‘Guardi, abbiamo un mucchio di giovani radicali e se vogliono andare a combattere, se vogliono lasciare la moschea qui a Damasco e andare a combattere a Baghdad, gli diciamo bene! Gli abbiamo anche dato degli autobus!’ Quindi è sempre stato tremendo, perché gli USA fanno quello che fanno? Perché non diciamo ai russi, collaboriamo?

KK: Allora perché non collaboriamo con la Russia? Sembra così ragionevole.
SH: Non lo so. Vorrei anche dire, non è la prima porta che ci contatta dall’11 settembre, la Russia? Ha appena subito una terribile guerra di 10 anni in Cecenia. Credetemi, l’influenza cecena nel mondo del jihadismo sunnita è forte. Per esempio mi fu detto dai miei amici della comunità d’intelligence che al-Baghdadi (che dirige lo SIIL) è circondato da molta gente con esperienza cecena. Molte persone coinvolte in quella operazione. Allora, chi ne sa di più del jihadismo? Si deve guardare la cosa dal punto di vista russo, ma non abbiamo mai guardato le cose dal punto di vista degli altri.

KK: Nel libro cita un consigliere del Joint Chiefs of Staff dire che Brennan disse ai sauditi di smettere di armare i ribelli estremisti in Siria o le loro armi si sarebbero esaurite, sembrava una richiesta ragionevole, ma poi fu segnalato che i sauditi avevano dilatato l’invio di armi.
SH: E’ vero.

KK: Gli Stati Uniti hanno fatto mai nulla per punire i sauditi di ciò?
SH: Niente. Ovviamente no. No, no. Ve lo dico io cosa succede ora… al-Nusra, certamente un gruppo jihadista … ha nuove armi. Ha alcuni carri amati ormai e credo che i sauditi forniscano altra roba. Ha carri armati ora, molte armi ed inscena alcune operazioni intorno Aleppo. C’è un cessate il fuoco e anche se non ne fa parte, ovviamente ne approfitta per rifornirsi. Sarà sanguinoso.

KK: Giusto per essere chiari, gli Stati Uniti non hanno fatto nulla per punire o almeno far desistere i sauditi dall’armare i nostri nemici in Siria?
SH: Al contrario. Sauditi, qatarioti e turchi pagano le armi (inviate ai jihadisti siriani). Si pone delle domande giuste. Non diciamo niente? A Erdogan no. La Turchia fa il doppio gioco completo: per anni ha sostenuto e ospitato lo SIIL. Il confine era spalancato, dalla provincia di Hatay, gente andava avanti e indietro, i cattivi. Sappiamo che Erdogan ne è profondamente coinvolto. Ora cambia un po’ il tono, ma ne è profondamente coinvolto. Mi permetta di parlare della storia del Sarin (l’attacco con il gas Sarin nel Ghuta, sobborgo di Damasco, che il governo degli Stati Uniti attribuì al regime di Assad) perché è davvero un mio cruccio. Nell’articolo della lunga intervista (ad Obama) di Jeff Goldberg… dice, senza citare la fonte (si deve presumere che sia il presidente perché parlava lui tutto il tempo) che il capo della National Intelligence, Generale (James) Clapper, gli disse subito dopo l’incidente (del sarin), “Ehi, non è una scherzetto”. Dovete capire che nella comunità d’intelligence Tenet (direttore della CIA dell’era Bush, tristemente noto per aver detto che le armi di distruzione di massa erano una “scherzetto”) lo disse della guerra a Baghdad, commentando seriamente. Ciò significa che c’è un problema nell’intelligence. Come sapete ho scritto di come il presidente del Joint Chiefs diede al presidente questa informazione lo stesso giorno. Ora ne so di più. La spiegazione del presidente per (non bombardare la Siria) era che i siriani avevano deciso quella notte che invece di essere bombardati, avrebbero rinunciato all’arsenale di armi chimiche, e nell’articolo su Atlantico, Goldberg scrive che (i siriani) non l’avevano mai rivelato prima. Questo è ridicolo. Lavrov (il Ministro degli Esteri della Russia) e Kerry parlavano da un anno di come sbarazzarsi dell’arsenale, perché era minacciato dai ribelli. La questione non era che (i siriani) avevano improvvisamente ceduto. (Prima dell’attacco nel Ghuta) ci fu un vertice del G-20 e Putin e Bashar s’incontrarono per un’ora. C’era la conferenza ufficiale di Ben Rhodes e disse che parlò della questione delle armi chimiche e di cosa fare. Il problema era che Bashar non poteva pagare, costava più di un miliardo di dollari. I russi dissero, ‘Ehi, non possiamo pagare tutto noi. I prezzi del petrolio calano e ci mancano i soldi’. Così, tutto quello che successe fu che decidemmo di gestire la cosa. Ci facemmo carico di buona parte dei costi. Indovini un po? Avevamo una nave, la Cape Maid, ormeggiata nel Mediterraneo. I siriani ci permisero di distruggere questa roba (le armi chimiche)… 1308 tonnellate furono spedite nel porto… e, indovinate un po’, un’unità d’indagine era lì. Potevamo dimostrarlo, avevamo tutto il Sarin e avevamo il Sarin usato nel Ghuta, l’ONU aveva una squadra che prese dei campioni, e indovinate un po’? Non corrispondevano. Ma non ne abbiamo sentito parlare. Ora che lo so, ho intenzione di scriverci su parecchio. Indovinate un po’ cosa sappiamo dall’analisi forense (avevamo tutti i razzi del loro arsenale). Nulla del loro arsenale si avvicinava a ciò che fu raccolto nel Ghuta. Conosco molte persone, ma nessuno ha intenzione di dire che non potevamo collegare, che non c’era alcun legame tra ciò che ci è stato dato da Bashar e ciò che fu utilizzato nel Ghuta. Lo trovo interessante. Non prova nulla, ma apre la porta ad ulteriori indagini e ulteriori interrogativi.

Obama e Dempsey

Obama e Dempsey

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La strana morte di Hugo Chavez

Eva Golinger e Mike Whitney, Global Research, 26 aprile 2016

Leamsy Salazar (cerchiato)

Leamsy Salazar (cerchiato)

Eva Golinger, Credo che ci sia una possibilità molto forte che il presidente Chavez sia stato assassinato. C’erano noti e documentati tentativi di assassinarlo durante la sua presidenza. Degno di nota fu il colpo di Stato dell’11 aprile 2002, quando fu rapito e si decise di assassinarlo, se non fosse stato per la rivolta del popolo venezuelano e delle forze militari fedeli che lo salvarono, tornando al potere dopo 48 ore. Trovai le prove inconfutabili, utilizzando il Freedom of Information Act (FOIA), che CIA ed altre agenzie statunitensi fossero responsabili del colpo di Stato e che sostennero finanziariamente, militarmente e politicamente i partecipanti. Poi ci furono altri attentati contro Chavez e il suo governo, come ad esempio nel 2004, quando decine di paramilitari colombiani furono catturati in una fattoria presso Caracas, di proprietà di un attivista anti-Chavez, Robert Alonso, pochi giorni prima che attaccassero il palazzo presidenziale per uccidere Chavez. Ci fu un altro complotto, meno noto, contro Chavez scoperto a New York durante la visita all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel settembre 2006. Secondo le informazioni dei suoi servizi di sicurezza, durante la ricognizione di sicurezza standard presso la sala della manifestazione pubblica in cui Chavez avrebbe affrontato gli Stati Uniti, in una rinomata università, alti livelli di radiazioni furono rilevati nella poltrona su cui avrebbe dovuto sedersi. Le radiazioni furono scoperte con un rivelatore Geiger, un dispositivo di rilevazione delle radiazioni che la sicurezza presidenziale utilizzava per garantirsi che il Presidente non fosse esposto a raggi nocivi. In quel caso, la sedia fu rimossa e le prove successive dimostrarono che emanava una quantità inusuale di radiazioni che avrebbero causato significativi danni a Chavez, che ne sarebbe morto se non fossero state scoperte. Secondo i resoconti della sicurezza presidenziale sull’evento, uno statunitense addetto al supporto logistico della manifestazione e che aveva portato la sedia, si scoprì essere un agente dell’intelligence degli Stati Uniti. Vi furono numerosi altri attentati ostacolati dai servizi segreti venezuelani ed in particolare dall’unità di controspionaggio della Guardia Presidenziale incaricata di scoprire e sventare tali minacce. Un altro tentativo ben noto fu nel luglio 2010, quando Francisco Chávez Abarca (nessuna parentela), un criminale sodale del terrorista di origine cubana Luis Posada Carriles, responsabile dell’attentato a un aereo cubano nel 1976 che uccise i 73 passeggeri a bordo, fu arrestato mentre entrava in Venezuela e confessò che era stato inviato ad assassinare Chavez. Solo cinque mesi prima, nel febbraio 2010, quando il Presidente Chavez presenziava ad un evento vicino al confine colombiano, le forze di sicurezza scoprirono un cecchino a poco più di un quarto di miglio di distanza dalla sua posizione, e fu successivamente neutralizzato. Se questi resoconti paiono fantascienza, furono ampiamente documentati ed erano reali. Hugo Chavez sfidò gli interessi dei più potenti, e si rifiutò di piegarvisi. Come capo di Stato della nazione dalle maggiori riserve di petrolio del pianeta, che apertamente e direttamente sfidava gli Stati Uniti e il dominio occidentale, Chavez era considerato un nemico di Washington e dei suoi alleati.
Quindi, chi sarebbe stato coinvolto nell’assassinio di Chavez, se fu assassinato? Certamente non ci vuole molto per immaginare che il governo degli Stati Uniti fosse coinvolto nell’assassinio politico di un nemico che dichiaratamente ed apertamente voleva che scomparisse. Nel 2006, il governo degli Stati Uniti creò un’unità speciale su Venezuela e Cuba sotto la direzione della National Intelligence. Tale unità d’intelligence d’élite fu accusata di ampliare le operazioni segrete contro Chavez attuando missioni clandestine dal Centro congiunto d’intelligence (CIA-DEA-DIA) in Colombia. Alcuni elementi si compongono come la scoperta di diversi stretti collaboratori di Chavez che poterono avvicinarlo per periodi prolungati e che fuggirono dopo la morte, e che oggi collaborano con il governo degli Stati Uniti. Se fosse stato assassinato con qualche esposizione ad alti livelli di radiazioni, o altro modo. inoculando o infettandolo con un virus cancerogeno, sarebbe stato fatto da qualcuno che poteva avvicinarglisi e di cui si fidava.

MW, Chi è Leamsy Salazar e com’è collegato alle agenzie d’intelligence statunitensi?
wpid-1440201182 Eva Golinger, Leamsy Salazar fu uno dei più stretti collaboratori di Chavez per quasi sette anni. Era un tenente colonnello della Marina venezuelana noto a Chavez per aver sventolato la bandiera venezuelana dal tetto della caserma della guardia presidenziale del palazzo presidenziale, durante il colpo di Stato del 2002, quando il salvataggio di Chavez era in corso. Divenne il simbolo delle Forze Armate fedeli che sconfissero il colpo di Stato e Chavez lo ricompensò facendone uno dei suoi aiutanti. Salazar era guardia del corpo e collaboratore di Chavez, gli portava caffè e pasti, stava al suo fianco, viaggiava con lui nel mondo e lo proteggeva nelle manifestazioni pubbliche. Lo conoscevo e gli parlai molte volte. Era uno dei volti noti che protessero Chavez per molti anni. Fu un membro chiave dell’élite della sicurezza di Chavez, che poteva avvicinare in privato e sapeva dei viaggi altamente confidenziali, della routine quotidiana, dei programmi e rapporti di Chavez. Dopo che Chavez scomparve nel marzo 2013, a causa del servizio e della fedeltà, Leamsy fu trasferito alla sicurezza di Diosdado Cabello, allora presidente dell’Assemblea Nazionale del Venezuela e considerato una delle più potenti figure politiche e militari del Paese. Cabello era uno dei più stretti alleati di Chavez. Va notato che Leamsy rimase con Chavez durante la maggior parte della malattia fino alla morte e poté avvicinarlo come pochi, anche per la sua squadra di sicurezza. Incredibilmente, nel dicembre 2014, le notizie svelarono che Leamsy si era segretamente recato negli Stati Uniti dalla Spagna, dove era in vacanza con la famiglia. L’aereo che lo trasportò sarebbe stato della DEA. Fu messo sotto protezione testimoni e secondo notizie diede informazioni al governo degli Stati Uniti sui funzionari venezuelani coinvolti in un altro giro di narcotraffico. I media dell’opposizione in Venezuela affermarono che accusò Diosdado Cabello di essere un narco-boss, ma alcuna di tali informazioni fu verificata in modo indipendente, come né fascicoli giudiziari o accuse furono emesse, se esistono. Un’altra spiegazione dell’adesione al programma di protezione testimoni negli Stati Uniti potrebbe riguardare il coinvolgimento nell’assassinio di Chavez, possibilmente nell’ambito di un’operazione occulta della CIA, o anche eseguita sotto gli auspici della CIA, ma da elementi corrotti nel governo venezuelano. Prima che i Panama Papers venissero pubblicati, scoprì per caso indagando un corrotto alto e pericoloso individuo nel governo, che Chavez aveva licenziato in precedenza, ma che ritornò dopo la morte ed ebbe un incarico ancora più influente. Tale individuo collaborerebbe con il governo degli Stati Uniti. Persone del genere, che hanno lasciato che l’avidità oscuri la coscienza e coinvolte in attività criminali redditizie, potrebbero aver giocato un ruolo nella sua morte. Ad esempio, i Panama Papers smascherano un altro ex-aiutante di Chavez, il capitano dell’Esercito Adrian Velasquez, responsabile della sicurezza del figlio di Chavez. la moglie del capitano Velasquez, ex-ufficiale della Marina Claudia Patricia Diaz Guillen, fu l’infermiera di Chavez per diversi anni potendolo avvicinare senza sorveglianza. Inoltre, Claudia somministrava le medicine, le pillole e tutto ciò che riguardava il cibo di Chavez per numerosi anni. Appena un mese prima che la malattia mortale venisse scoperta nel 2011, Chavez nominò Claudia Tesoriere del Venezuela, facendone la responsabile monetaria del Paese. Non è ancora chiaro il motivo per cui fu nominata a tale importante posizione, considerando che era la sua infermiera e non aveva esperienza del genere. Fu licenziata subito dopo che Chavez morì. Il capitano Velasquez e Claudia appaiono nei Panama Papers come possessori di una società di copertura da milioni di dollari, ed hanno anche proprietà in una zona elitaria della Repubblica Dominicana, Punta Cana, dove le proprietà costano milioni e vi risiedono almeno dal giugno 2015. I documenti mostrano che subito dopo la morte di Chavez e che Nicolas Maduro fu eletto presidente nell’aprile 2013, il capitano Velasquez aprì una società off-shore, il 18 aprile 2013, presso la società panamense Mossack Fonesca, chiamata Bleckner Associates Limited. Un’impresa di investimenti finanziari svizzera, V3 Capital Partners LLC, afferma di aver gestito i fondi del capitano Velasquez, pari a milioni. E’ impossibile per un capitano dell’esercito aver guadagnato tale somma di denaro con mezzi legittimi. Né lui né la moglie Claudia sono tornati in Venezuela dal 2015. Il capitano Velasquez era particolarmente vicino a Leamsy Salazar.

MW, Può spiegare le circostanze sospette secondo cui Salazar fu trasportato sotto protezione dalla Spagna agli Stati Uniti su un aereo della Drug Enforcement Administration (DEA)? Non è alquanto strano? Per lo meno, suggerisce che Salazar agisse da agente di un Paese apertamente ostile verso il Venezuela? Era un collaboratore o un traditore. E’ d’accordo?
Eva Golinger, Naturalmente è molto sospetto che Salazar sia stato trasportato dalla Spagna, dove si trovava presumibilmente in vacanza con la famiglia, negli Stati Uniti su un aereo della DEA. Non c’è dubbio che collaborasse con il governo degli Stati Uniti e abbia tradito il suo Paese. Ciò che resta da vedere è il suo ruolo esatto. Somministrò il veleno a Chavez, o era uno dei complici come il capitano Velasquez o l’infermiera/tesoriera Claudia? Anche se tutto questo appare cospirazionismo, sono fatti che possono essere verificati in modo indipendente. E’ anche vero, secondo i documenti segreti declassificati degli USA, che l’esercito statunitense sviluppò un’arma a radiazioni da utilizzare per gli omicidi politici mirati nel lontano 1948. Le udienze della Commissione Church sull’assassinio Kennedy scoprirono anche l’esistenza di un’arma sviluppata dalla CIA per indurre infarti e tumori sui tessuti molli. Chavez è morto di un tumore aggressivo nei tessuti molli, e lo si scoprì quando era troppo tardi. Ci sono altre informazioni che documentano lo sviluppo di un “virus del cancro” quale arma presumibilmente utilizzata per uccidere Fidel Castro negli anni ’60. So che a molti sembra fantascienza, ma se si fanno delle ricerche si vedrà che ciò esiste realmente. Non credo a tutto quello che ho letto. Da avvocatessa e giornalista investigativa, ho bisogno di prove concrete e multiple da fonti verificabili. Anche se basta avere un documento ufficiale dell’esercito degli Stati Uniti del 1948, è un fatto che il governo degli Stati Uniti sviluppasse un’arma radioattiva per gli omicidi politici. Più di 60 anni dopo possiamo solo immaginare quale sia oggi la loro capacità tecnologica.

MW, Può spiegare perché la DEA era coinvolta nell’operazione e non la CIA come molti si aspetterebbero?
Eva Golinger, Penso che la CIA sia coinvolta. Lavorano assieme su casi politici di alto profilo, operando dal centro congiunto d’intelligence in Colombia. Perché fu la DEA e non la CIA che portò Leamsy Salazar negli Stati Uniti non è stato ancora rivelato, ma non credo che significhi che la CIA non ne sia coinvolta.

MW, Una nota personale, Hugo Chavez era un gigante e un vero eroe. Vi prego ci dica cosa la sua perdita ha significato per lei personalmente e quale impatto ha avuto sul popolo del Venezuela?
Eva Golinger, La perdita di Hugo Chavez è stata devastante. Era mio amico e ho trascorso quasi dieci anni come suo consigliere. Il vuoto che ha lasciato è impossibile da sostituire. Nonostante i suoi difetti umani, aveva un cuore enorme e si dedicava veramente a costruire un Paese migliore per il popolo, e un mondo migliore per l’umanità. Curò profondamente tutte le persone, ma specialmente i poveri, trascurati ed emarginati. C’è una foto di Chavez presa da uno spettatore quando era a a una manifestazione nel centro di Caracas, attraversando la grande piazza chiusa dalla sicurezza. Tutto ad un tratto, vide un giovane scarmigliato e apparentemente drogato, appena in grado di stare in piedi e con abiti laceri. Per l’orrore delle guardie di sicurezza, Chavez gli andò incontro e con amore gli mise un braccio al collo offrendogli una tazza di caffè. Non giudicava il povero ragazzo, o lo rimproverava o mostrava disgusto. Lo trattava da essere umano, che meritava dignità. Vi rimase per un po’, raccontando storie e chiacchierando come vecchi amici. Quando se ne dovette andare, disse a una delle sue guardie di offrirgli tutto l’aiuto di cui aveva bisogno. Non c’erano telecamere, niente TV, niente pubblico. Non fu una trovata pubblicitaria. Era vera, seria cura e preoccupazione per un altro essere umano bisognoso. Pur essendo presidente e potente capo di Stato, Chavez si è sempre visto pari a tutti. La morte improvvisa ha avuto un tragico peso sul Venezuela. Purtroppo, chi ha lasciato in carica non è stato capace di gestire il Paese in questi tempi difficili. Una combinazione di corruzione e sabotaggio estero da parte delle forze d’opposizione (con il sostegno straniero) ha paralizzato l’economia. La cattiva gestione è stata diffusa e distruttiva. Le agenzie degli Stati Uniti e dei loro alleati in Venezuela hanno colto l’occasione per destabilizzare ulteriormente e distruggere i resti del chavismo. Ora cercano di offuscare e cancellare l’eredità di Chavez, ma credo che sia un compito impossibile. Anche se il governo attuale non sopravvive ai feroci attacchi, la memoria di Chavez in milioni di persone di cui ha influenzato e migliorato la vita, scatenerebbe una tempesta. Il “Chavismo” è diventato un’ideologia fondata sui principi di giustizia sociale e dignità umana. Ma alla gente manca terribilmente? Sì.cdn4.uvnimg.comEva Golinger è vincitrice del Premio Internazionale di Giornalismo in Messico (2009), chiamata “La Novia de Venezuela” dal Presidente Hugo Chávez, è avvocatessa e scrittrice di New York, che vive a Caracas, in Venezuela dal 2005; ed è autrice di best-seller come “Crociata USA contro il Venezuela. Decifrato il codice Chavez (Zambon 2006), “Bush contro Chávez: la guerra di Washington al Venezuela” (2007, Monthly Review Press) Dal 2003, Eva ha studiato, analizzato e scritto sull’intervento degli Stati Uniti in Venezuela utilizzando il Freedom of Information Act (FOIA) per avere informazioni sugli sforzi del governo degli Stati Uniti per minare i movimenti progressisti in America Latina.

Mike Whitney vive nello Stato di Washington. È coautore di Hopeless: Barack Obama e la politica dell’Illusione (AK Press).

Una versione di questa intervista è apparsa su Telesur

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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