Damasco ha l’audio dei colloqui tra Stato islamico e militari USA prima dell’attacco alle forze siriane

Sputnik 26/09/2016hadiyeh-khalaf-abbas-1-1L’intelligence siriana possiede la registrazione audio della conversazione tra terroristi dello Stato islamico e militari degli Stati Uniti prima degli attacchi aerei della coalizione di Washington contro le truppe governative presso Dayr al-Zur, il 17 settembre, dichiara la Presidentessa del Consiglio del Popolo della Siria. “L’esercito siriano ha intercettato una conversazione tra statunitensi e Stato islamico prima del raid aereo su Dayr al-Zur“, ha detto Hadiya Qalaf Abas citata dall’emittente al-Mayadin. Gli aerei da guerra degli Stati Uniti avevano colpito le truppe governative siriane nei pressi della città di Dayr al-Zur il 17 settembre, uccidendo 62 militari e ferendone un centinaio. Il Pentagono disse inizialmente che l’attacco aereo fu un errore mirando ai terroristi dello SIIL. La presidentessa del parlamento siriano aggiungeva, durante la visita in Iran, che dopo gli attacchi aerei della coalizione sulle truppe governative, gli USA guidarono l’attacco dei terroristi contro l’Esercito arabo siriano.
L’attacco alle posizioni del governo mise alla prova l’accordo USA-Russia sul cessate il fuoco nazionale, avviato all’inizio della settimana. Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov aveva dichiarato che era necessario separare i terroristi dello SIIL dalle forze dell’opposizione “moderata” per salvare la tregua. Gran Bretagna, Australia e Danimarca confermavano la partecipazione delle loro forze aerei nei mortali attacchi aerei. La politica notava che i dati saranno resi pubblici.syria-ethnity-map-detail-4Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia smaschera gli Stati Uniti sulla Siria, Washington infuriata

Alexander Mercouris, The Duran 26/9/2016vitalychurkinCon l’accordo Lavrov – Kerry crollato e l’esercito statunitense che esclude l’imposizione di una no-fly zone, gli Stati Uniti possono solo arrabbiarsi mente l’Esercito arabo siriano con l’appoggio russo accerchia i jihadisti ad Aleppo orientale.
La scorsa settimana, in seguito al crollo dell’accordo Lavrov-Kerry e del cessate il fuoco, con l’Esercito arabo siriano che accerchiava i jihadisti intrappolati ad Aleppo orientale, la realtà della sconfitta ad Aleppo ha finalmente colpito le potenze occidentali. Il risultato è una frenetica attività diplomatica e mediatica per cercare d’imbarazzare i russi costringendoli a fermare l’offensiva dell’Esercito arabo siriano ad Aleppo. La ragione di tale attività è l’avanzata dell’Esercito arabo siriano ad Aleppo dalla fine del cessate il fuoco. Dopo aver sconfitto e respinto l’offensiva jihadista di Jabhat al-Nusra a sud-ovest di Aleppo, nella prima settimana di settembre, l’Esercito arabo siriano, dopo la fine del cessate il fuoco, consolidava il controllo della strada al-Qastal liberando l’area ora deserta del campo profughi palestinese di Handarat. A seguito degli intensi bombardamenti di artiglieria e aerei, avanzava dalla zona della cittadella di Aleppo e dal quartiere Ramusyah alle aree jihadiste di Aleppo orientale, chiaramente per consolidare il controllo dei sobborghi sud-occidentali di Aleppo e, forse, tagliare in due Aleppo est controllata dai jihadisti. I rapporti da Aleppo parlano dell’Esercito arabo siriano e dei suoi alleati che concentrano forze presso o nella città per l’offensiva. I marines russi sono sulla strada di al-Qastal, e vi sono rapporti su 8000 miliziani iracheni arrivati in città. La forza d’attacco principale rimane comunque l’Esercito arabo siriano. Sembra che la forza d’attacco aerea russa della base di Humaymim sia stata rinforzata. Un video del 24 settembre 2016 di Ruptly TV mostra truppe siriane avanzare contro i jihadisti nella provincia di Lataqia dopo la fine del cessate il fuoco. Il video mostra aereo da supporto al suolo Su-25. La Russia schierò aerei Su-25 nella base aerea di Humaymim nel settembre dello scorso anno. Tuttavia furono ritirati a marzo. Ora sembra che siano ritornati. Il punto da capire, e che spiega la retorica furiosa degli ultimi giorni, è che le potenze occidentali non possono fermare l’offensiva siriana contro i jihadisti intrappolati ad Aleppo. Nel corso dell’audizione al Senato degli Stati Uniti del 22 settembre 2016, il Generale Dunford, presidente del Joint Chiefs of Staff degli Stati Uniti, ne spiegava il perché. Pressato dal senatore repubblicano del Mississippi Roger Wicker a dire se gli Stati Uniti potevano adottare “azioni decisive” imponendo una no-fly zone, cosa che Wicker aveva detto di aver discusso con i democratici e che poteva avere il sostegno bipartisan, Dunford rispose, “Per ora, per controllare lo spazio aereo della Siria dovremmo entrare in guerra con la Siria e la Russia. Questa è una decisione fondamentale che certamente non ho intenzione di prendere“. L’osservazione di Dunford ha provocato l’intervento del senatore repubblicano John McCain, un bellicista ed interventista cronico che chiede sempre l’azione militare degli Stati Uniti in qualsiasi occasione, soprattutto nei conflitti con la Russia. McCain voleva che Dunford dicesse che la no-fly zone non è la stessa cosa “del controllo totale dello spazio aereo siriano” che porterebbe alla guerra con Russia e Siria.
La realtà, come sanno McCain e Dunford, è che gli Stati Uniti non hanno mai imposto una no-fly zone su un Paese che non avesse “il controllo totale dello spazio aereo”. E’ inconcepibile che gli Stati Uniti impongano una no-fly zone sulla Siria se non avessero “il controllo totale dello spazio aereo”. L’ammissione di Dunford che “il controllo totale dello spazio aereo” non può essere ottenuto in Siria senza entrare in guerra con la Russia, a tutti gli effetti esclude l’idea di una no-fly zone sulla Siria. Incapaci d’imporla, non c’è nulla che gli Stati Uniti possono fare per cambiare il corso dei combattimenti ad Aleppo. Questa consapevolezza degli Stati Uniti della propria impotenza, mentre i protetti jihadisti ad Aleppo subiscono la sconfitta totale, spiega la retorica arrabbiata e l’ondata di storie atroci della scorsa settimana, culminate nelle solite furiose denunce alla Russia dell’ambasciatrice degli Stati Uniti Samantha Power, il 25 settembre 2016, al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nel corso del quale ha effettivamente accusato la Russia di “barbarie”. Il ministro degli Esteri inglesi Boris Johnson, in un commento avventato per cui probabilmente è già stato richiamato all’ordine, svelava la verità in una intervista televisiva del 25 settembre 2016, “Se mi dice che l’occidente è impotente, sarei d’accordo. Sarei d’accordo che, dato che abbiamo preso tali decisioni nel 2013, quando quelle linee rosse furono superate, senza alcuna risposta militare effettiva, o qualsiasi risposta a ciò che succedeva. Non credo che ci sia alcuna voglia di roba del genere“. Johnson poi continuava dicendo che l’unica cosa che l’occidente potrebbe fare in questa situazione è cercare d’imbarazzare i russi chiedendo di fermarsi, e spiegava che “l’unica cosa a cui i russi rispondono è un’opinione pubblica globale negativa“. Ciò spiega le attuali chiacchiere sui crimini di guerra, come l’accusa (infondata) che i russi abbiano attaccato il convoglio dei soccorsi, le lamentele per la deliberata interruzione dell’approvvigionamento di acqua di Aleppo, l’accusa di bombardamento indiscriminato di aree civili ad Aleppo, le pretese sull’uso di bombe incendiarie, ecc. Tutte cose che accadono in Siria da sempre, da quando è cominciata la guerra, ma di cui ora si parla come crimini di guerra. Nella stessa intervista Johnson si esprime così, “Loro (i russi) sono sul banco degli imputati del tribunale dell’opinione internazionale. Sono colpevoli di una guerra molto lunga e orrenda e sì, quando bombardano obiettivi civili, dovremmo cercare… di vedere se era intenzionale colpire obiettivi civili del tutto innocenti, (perché) è un crimine di guerra“. Per lo sgomento occidentale, i russi non mostrano alcun segno di cedimento.
Il punto chiave degli eventi all’Assemblea generale delle Nazioni Unite della settimana scorsa era che il Ministro degli Esteri russo Lavrov, pur sotto la forte pressione concertata di Stati Uniti e alleati, ha categoricamente escluso qualsiasi cessate il fuoco unilaterale dell’Esercito arabo siriano. Invece ha chiarito che un cessate il fuoco potrebbe aversi solo se i combattenti dell’opposizione siriana vi aderivano sul serio separandosi da Jabhat al-Nusra, come gli Stati Uniti promisero a febbraio e nell’ultimo accordo Lavrov-Kerry. Nella riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 25 settembre 2016, l’Ambasciatore russo alle Nazioni Unite Vitalij Churkin ha detto la stessa cosa, “gli statunitensi, di fatto, hanno affermato di non poter influenzare i gruppi che sponsorizzano e di far rispettare l’accordo, come promesso. Prima di tutto, separare i gruppi di terroristi e contrassegnarne le posizioni sul terreno. Il cessate il fuoco può essere salvato solo ora collettivamente. Non siamo noi a dover dimostrare qualcosa a qualcuno in modo unilaterale. Dobbiamo vedere la prova che ci sia l’autentico desiderio di separare i gruppi ribelli alleati degli USA da Jabhat al-Nusra, per poi distruggerlo e far entrare l’opposizione nel processo politico. In caso contrario, i nostri sospetti che questo abbia il solo scopo di proteggere Jabhat al-Nusra verrebbe solo rafforzato“. Due settimane prima dissi che la probabile motivazione dei realisti di Washington, che sostenevano l’accordo di Lavrov-Kerry, fosse salvare i jihadisti di Aleppo e conservarli come forza evacuandoli dalla città dove erano intrappolati e dove la loro posizione era insostenibile. Ecco perché, come speculavo sulla forza di alcune osservazioni dei militari russi, è emerso che l’accordo Lavrov-Kerry ne prevedeva il ritiro da Aleppo attraverso la strada di al-Qastal. Si è scoperto che l’accordo Lavrov-Kerry effettivamente serviva a questo, in ciò confermato dal testo della parte dell’accordo che gli Stati Uniti hanno rivelato (attraverso la bizzarria di una fuga di notizie presso l’Associated Press). Questa è la disposizione specifica nel testo, “Qualsiasi siriano può lasciare Aleppo via strada di Qastal, comprese le forze dell’opposizione armata con le armi, con la consapevolezza che alcun danno gli sarà arrecato e potendo scegliere la destinazione. Le forze di opposizione che lasciano Aleppo con le armi devono coordinarsi con i rappresentanti delle Nazioni Unite, al momento di passare per la strada di al-Qastal, indicando numero di armai, armi e attrezzature militari in partenza“. Il documento che gli Stati Uniti hanno pubblicato è uno dei cinque che compongono l’accordo Lavrov-Kerry. Gli altri documenti senza dubbio daranno maggiori dettagli sulla separazione dei combattenti filo-USA da Jabhat al-Nusra. E’ probabile che tali documenti indichino quali combattenti lasciavano Aleppo attraverso la strada di al-Qastal, e cosa sarebbe successo a chi rimaneva. Qui, le intenzioni dei realisti venivano sconfitte, perché i sostenitori della linea dura a Washington e i jihadisti in Siria respingevano l’accordo Lavrov-Kerry. Il risultato è stato che invece di separarsi da Jabhat al-Nusra, come l’accordo chiedeva, i jihadisti sono rimasti con Jabhat al-Nusra, cercando di sfruttare il cessate il fuoco effettuando ulteriori attacchi all’Esercito arabo siriano.
Dopo il crollo del cessate il fuoco e con l’imposizione forzata di una no-fly zone del tutto esclusa, gli Stati Uniti si ritrovano con nient’altro la proposta assurda del segretario di Stato degli USA Kerry secondo cui Russia e Siria dovrebbero autoimporsi la no-fly zone. Nel momento in cui i russi respinsero tale proposta, come era dovuto, il bluff degli Stati Uniti è stato effettivamente esposto. Tale consapevolezza degli Stati Uniti, sul bluff smascherato e sull’esibizione d’impotenza militare nel mutare il corso della battaglia di Aleppo, è alla base delle denunce furiose di Stati Uniti ed alleati, mentre si affanno disperatamente a cercare che i russi fermino la battaglia di Aleppo, in modo da salvare i loro protetti jihadisti dalla sconfitta totale, e sé stessi dall’umiliazione dell’aperto fallimento della loro strategia.Russian President Vladimir Putin other members of the delegation attend the 70th session of the United Nations General Assembly in New YorkTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Stati Uniti e Turchia istigano la guerra mondiale in Siria

Finian Cunningham, Strategic Culture Foundation, 24/09/20161-gi3vtonpgzi9gs1v8xknoaDopo la dubbia performance stellare del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, questa settimana presso l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, raccontando una litania di bugie per quasi un’ora al mondo, toccava al capo della Turchia Recep Tayyip Erdogan insultare l’intelligenza dell’umanità. Come il suo alleato statunitense, che sovverte la realtà sostenendo che i crimini di guerra degli Stati Uniti contro numerose nazioni sono un’eredità virtuosa, Erdogan ha eseguito un altrettanto affascinante gioco di prestigio. Nel discorso alle Nazioni Unite, il presidente turco ha detto che il suo esercito ha portato la pace nel Medio Oriente invadendo la Siria il mese scorso. Potete immaginare Adolf Hitler dichiarare all’allora Società delle Nazioni che la Germania aveva solo invaso la Polonia per riportare la pace in Europa? E’ sorprendente, se si pensa al forum internazionale di agosto a New York indulgere verso Erdogan e Obama con tanta gentile attenzione, quando entrambi sono responsabili del crimine di guerra supremo, l’aggressione allo Stato sovrano della Siria? Le truppe turche e statunitensi occupano una fascia di 100 km di larghezza nel nord della Siria, dopo aver lanciato l’operazione Scudo dell’Eufrate il 24 agosto con carri armati e aerei da guerra a sostegno di forze di terra. Siria e Russia espressero preoccupazione per l’incursione, con Damasco che denunciava la violazione delle sovranità e integrità territoriale. Aerei militari statunitensi violano la sovranità siriana da quasi due anni. Solo perché Turchia e Stati Uniti sostengono che l’ultima operazione abbia lo scopo di combattere la rete terroristica dello SIIL, non gli conferisce legittimità.
Dopo un mese che Stati Uniti e Turchia hanno lanciato l’incursione in territorio siriano, Ankara dice che espanderà l’occupazione. All’inizio di questa settimana, Erdogan aveva detto che le sue truppe sarebbero avanzate a sud, in Siria, occupando 5000 chilometri quadrati di territorio, cinque volte l’area già sotto il suo controllo. In gergo orwelliano, le forze turche e statunitensi annettono territorio come “zone di sicurezza”. Esattamente per chi sono “sicure” non è ancora chiaro. Mentre a New York City, il capo turco esortava gli Stati Uniti a intensificare la cooperazione militare con Ankara, come diceva lui, per “finirla con lo SIIL” in Siria. Erdogan istigava Washington ed essere ancora più dura adottando il vecchio obiettivo turco d’istituire la “no-fly zone” sul territorio siriano occupato. Erdogan accennava anche al fatto che si aspettava una presidenza Clinton entusiasta del crescente coinvolgimento militare, e in particolare dell’attuazione della no-fly zone. Hillary Clinton ha già detto che avrebbe preso una linea più ostile verso Siria e Russia, arrivando addirittura a dichiarare che avrebbe schierato forze militari per spodestare il Presidente Bashar al-Assad. Va notato che Erdogan continua ad appellarsi esclusivamente a Washington per un maggiore intervento militare “per finirla con lo SIIL” in Siria. Sicuramente se la Turchia fosse seria allora esorterebbe ad unire le forze con la Russia, dato che ha dimostrato di essere la potenza militare più efficace contro i gruppi terroristici, dopo la richiesta d’intervenire dal governo siriano, lo scorso anno. Ciò che Erdogan vuole dagli Stati Uniti nella sua presunta missione “anti-terrorismo” in Siria, è puntare a un ordine del giorno ulteriore, null’altro che la guerra alla Siria, utilizzando il pretesto di “combattere il terrorismo” quale copertura risibile delle forze militari turche e statunitensi che operano illegalmente sul suolo siriano. E mentre espandono la presenza verso la città siriana di Aleppo, ciò che dovrebbe essere evidente è che questi due membri della NATO sono coinvolti nella piena invasione della Siria. Dimenticatevi lo SIIL o qualsiasi altro attrezzo del terrorismo che Washington e Ankara pretendono pubblicamente di combattere. I media turchi lo scorso anno denunciarono l’invio di armi del governo Erdogan ai terroristi in Siria. Il notoriamente “poroso” confine turco lo è perché rientra nella guerra segreta di Ankara alla Siria, in combutta con Washington ed altri membri della NATO come Gran Bretagna e Francia, così come il regime saudita wahabita che finanzia il terrorismo. I video della sorveglianza militare russa hanno dimostrato che le autorità turche concordavano coi gruppi terroristici le operazioni di contrabbando di petrolio, finché le forze dell’Aeronautica russa spazzarono via tale racket di Erdogan.
Le cosiddetti milizie dell’esercito libero siriano (ELS) con cui i militari turchi collaborano nell’ultima offensiva in territorio siriano, sono ugualmente complici di orribili crimini terroristici come i famigerati estremisti di SIIL e al-Nusra. Le bande terroristiche dell’ELS vengono ripulite dai media occidentali come sorta di “opposizione moderata” ma sono coinvolte, per esempio, nella strage di Qasab, nella provincia di Lataqia, del marzo 2014, insieme ai tagliagole di al-Qaida appoggiati dai militari turchi. La Turchia che rivendica la collaborazione con le milizie dell’ELS per “ripulire” le aree di confine dai “terroristi” è un’irrisoria illusione. Molto più concepibile è che il regime di Ankara di Erdogan ritenga che il complotto sul “cambio di regime” degli Stati Uniti contro la Siria sarà sconfitto dall’Esercito arabo siriano sostenuto da Russia, Iran e Hezbollah. La battaglia per Aleppo è l’ultima resistenza dell’esercito di bande terroristiche eterodirette, scatenate contro la Siria dal marzo 2011 nella guerra segreta volta al cambio di regime. La mafia guidata dagli Stati Uniti contro la Siria fallisce, in gran parte per l’intervento della Russia. In 12 mesi, le sorti della guerra sono passate a favore della vittoria dello Stato siriano contro la rivolta eterodiretta. Data la prognosi infausta per i cospiratori del cambio di regime, Turchia e Stati Uniti sembrano pronti a scatenare subito l’intervento militare diretto. In breve, passano alla guerra vera e propria alla Siria. Erdogan sembra aver utilizzato il fallito colpo di Stato di luglio come leva su Washington. Travolta dalle accuse turche agli Stati Uniti complici del tentato di colpo (probabilmente esagerate), Washington sembra più attenta a soddisfare le pretese di Erdogan sulla Siria. Durante i negoziati con il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov presso le Nazioni Unite di questa settimana, il segretario di Stato degli USA John Kerry parlava come Erdogan, chiedendo la no-fly zone su Aleppo quale condizione per ripristinare il cessate il fuoco a pezzi. La Turchia di Erdogan è sempre stata la protagonista più belluina della banda di Stati sponsor del terrorismo guidata dagli USA. Dopo il fallito colpo di Stato, Erdogan sembrava abbandonare la guerra segreta al vicino meridionale. Il presidente turco continuò l’offensiva del fascino verso Russia e Iran, principali alleati della Siria, silenziando le precedenti pretese belluine sul cambio di regime contro Assad. Tale atteggiamento, conciliante in apparenza, fu di breve durata però. Forse era una trappola tesa a Russia e Iran prese alla sprovvista quando Erdogan ordinò ai suoi carri armati di violare il confine siriano. Sembra così.
Mentre i trucchi retorici scompaiono, ciò che dovrebbe essere evidente è che Turchia e Stati Uniti sono apertamente in guerra contro la Siria, mettendo nel giusto contesto la strage di soldati siriani a Dayr al-Zur lo scorso fine settimana ad opera degli aerei da guerra degli Stati Uniti. Le pretese statunitensi che fosse un “incidente” sono ridicole come la pretesa insulsa degli statunitensi di “combattere il terrorismo”. Se l’analisi qui presentata è corretta, allora la conclusione sorprendente è che una guerra mondiale è in corso, con Russia e Stati Uniti contrapposti. E se siamo onesti, dovremmo ammettere che la guerra durerà per molto tempo, per responsabilità di Washington.eufrateshield

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Aleppo, inizia la grande offensiva dell’Esercito Arabo Siriano

J. Flores, Fort Russ, 24 settembre 016

Aleppo, Siria, prima dell’alba, alle 4 del mattino del 24 settembre, l’Esercito siriano arabo e le forze alleate lanciavano la più grande offensiva su Aleppo, dichiarata il 22 settembre. Al momento della pubblicazione, l’offensiva avveniva su tre fronti. La mappa qui sotto mostra i punti di partenza dei tre attacchi, nei riquadri.14409554Il grande attacco iniziava nelle tre direzioni indicate. Al culmine di 48 ore di combattimenti dopo la fine del cessate il fuoco fallito, veniva riferito che l’Esercito arabo siriano aveva osservato i movimenti delle riserve dei jihadisti accerchiati, e che queste posizioni erano il risultato delle vittorie tattiche negli ultimi due giorni. Daremo qualche informazione su come i pezzi sono stati posizionati in questo modo. Questa fase dell’offensiva fu ritardata di 20 ore per i motivi spiegati nel paragrafo successivo. Qui c’è il grande vantaggio dell’EAS di una battaglia di questo tipo, perché può attaccare da molte direzioni ed il nemico n’ è svantaggiato. Tra 45000 a 70000 soldati siriani ed alleati sono presenti ad Aleppo e 20-25000 terroristi nella città. Non possiamo ora ridurre i numeri con maggiore precisione. Queste azioni sono l’inizio di una serie di attacchi coordinati che, siamo prudenti nel dirlo, decideranno l’esito del conflitto. Significativo è che Lavrov escludesse possibili futuri cessate il fuoco unilaterali. Questi erano unilaterali, come rivelato da dichiarazioni pubbliche e fughe trapelate sul cessate il fuoco, perché al-Nusra, che non vi rientrava, veniva inclusa nelle aree del cessate il fuoco rivendicate degli Stati Uniti che cercavano di ‘separare’ i moderati da al-Nusra. Critici e attivisti non sanno ciò che era importante per Russia e Siria nel cessate il fuoco che puntava alla cessazione delle ostilità quando gli articoli, compreso il nostro, ne indicavano la vittoria imminente. E’ ora chiaro che i russi usavano i colloqui sul cessate il fuoco e la documentazione per dimostrare alla comunità internazionale, e ai posteri, che gli Stati Uniti non possono distinguere o separare i “ribelli” moderati dal gruppo terroristico al-Nusra. Al momento sembra che ci siano pochi movimenti sul fronte diplomatico degli Stati Uniti, portandoci a dire con certezza che un’altra manovra diplomatica non potrà fermare i combattimenti finali. Ciò che si nota sono gli Stati Uniti assistere direttamente i terroristi ammettendo che sono inseparabili e indistinguibili dai fittizi “ribelli moderati” a cui lanciano rifornimenti per via aerea, sollevano la questione di come Siria e Russia vi risponderanno.
Concentriamoci ora sulla logistica dell’offensiva, per prima cosa esaminando l’offensiva a sud. Verso le 08:00 del 4 settembre, l’attacco prima dell’alba permetteva un’avanzata notevole. EAS e forze alleate assaltavano settori d’importanza strategica a sud di Aleppo, come confermato da AMN, “L’Esercito arabo siriano (EAS), sostenuto da Hezbollah e Liwa al-Quds (paramilitari palestinesi), ha lanciato un nuovo assalto su al-Hamdaniyah e le Case popolari 1070 nel sud di Aleppo, colpendo il fianco meridionale del quartiere controllato dal Jaysh al-Fatah. Guidati dalla Guardia repubblicana e dalla 4.ta Divisione meccanizzata, Esercito arabo siriano ed alleati hanno preso d’assalto il fianco meridionale delle Case popolari 1070 e della vicina Tal Hiqmah, con una feroce battaglia ancora in corso. Secondo una fonte militare di Aleppo, le Forze Armate siriane ed alleati cercano di sfondare l’ultima difesa del Jaysh al-Fatah presso le Case popolari 1070, mentre una grande unità di Hezbollah attacca sull’asse da Qarasi“. Con ciò, nei prossimi giorni si avrà una puntata la cui avanguardia avanzerà da sud. Vedasi la mappa:14454481Queste operazioni saranno possibili secondo le posizioni già detenute e rinforzate dal 10-11 settembre, e dall’avanzata di questa mattina. Due gruppi, uno a sud-est e l’altro a sud-ovest del quartiere Shayq Said, avanzeranno verso il centro, unendosi nel quartiere e accerchiando i gruppi terroristici prima che possano riformare le difese dopo i bombardamenti aerei precedenti. Questo sarà probabilmente un assalto combinato di EAS, Liwa al-Quds, Hezbollah e della celebre Liwa al-Nimr.
Ora passiamo all’offensiva ad est. Sappiamo che la 106.ma Brigata della Guardia repubblicana, parte di una divisione meccanizzata d’élite da 25000 effettivi, si trova ad oriente in attesa di assaltare, e possibilmente avanzare nell’offensiva già iniziata al momento della pubblicazione. L’EAS ha iniziato ad operare più ad est, il 24 settembre, diluendo le riserve jihadiste in un cerchio assai sottile utilizzando l’artiglieria e la tattica del logoramento, prima dell’assalto dell’avanguardia. Anche in questo caso, si attende che l’attacco dell’Esercito arabo siriano vada ad est, e che sia già iniziato. 102.ma e 106.ma Brigata della Guardia repubblicana partecipano all’attacco che, al momento della pubblicazione, sarà in corso. Guardando all’offensiva a nord, facciamo riferimento al riquadro in alto sulla mappa, dove il gruppo assalta l’area mostrata dall’immagine precedente. Nel settore settentrionale, il campo profughi di Handarat è stato liberato dalle forze dell’EAS sostenute dalla brigata palestinese Liwa al-Quds. L’ingresso veniva liberato nel pomeriggio, dopo notizie contrastanti. Ma dalle 16:00 del 24 settembre, il controllo totale viene finalmente confermato dai portavoce della Liwa al-Quds, come segnalato da SANA e AMN, incluse le colline strategicamente importanti, necessarie per avanzare verso sud.handarat-map-696x567L’immagine rappresenta questa avanzata dell’offensiva a nord. Qui, il gruppo che ha liberato il campo profughi Hamdarat si è poi diretto verso la zona industriale di Shuqayf, accanto alle cave Buraj a nord di Aleppo, secondo AMN. Le Forze Armate siriane ed alleate imponevano il controllo sulla zona industriale di Shuqayf dopo aver liberato le colline che si affacciano sulla parte settentrionale di Aleppo.
Le ultime 48 ore hanno portato all’odierna fase dell’offensiva su Aleppo: dopo la fine del cessate il fuoco, le forze aeree russe e siriane iniziavano a colpire le aree occupate dai terroristi. Kerry protestò dando spettacolo, ingannando il pubblico con l’idea sbagliata che ci fosse ancora un cessate il fuoco in vigore. L’EAS poneva fine unilateralmente al cessate il fuoco il giorno dopo che le sue postazioni erano state intenzionalmente colpite dalle forze statunitensi in collaborazione con lo SIIL. Le proteste di Kerry avvenivano il giorno successivo. Gli attacchi aerei russi e siriani furono molto efficaci, creando la possibilità di successive vittorie tattiche. Sulla pagina facebook dell’EAS, la mattina del 22 settembre, vi era un post: “Il comando militare regionale di Aleppo annuncia l’inizio delle operazioni nei quartieri orientali di Aleppo. Il Comando delle operazioni militari regionale chiede ai concittadini di tenersi lontano dagli edifici usati dai terroristi come covi e comandi. Il Comando militare regionale in Aleppo: non ci sarà responsabilità legale, arresto o detenzione per ogni cittadino che si arrenderà ai checkpoint dell’Esercito arabo siriano nei quartieri orientali. Abbiamo preso tutte le misure per accogliere i civili dai quartieri orientali, fornirgli una residenza temporanea e aiuti per una vita dignitosa. L’offerta permette anche a tutti gli uomini armati ingannati nel prendere le armi contro le Forze Armate, di consegnare le armi e tornare alla vita civile. Tradotto dal sito web del Ministero della Difesa della Repubblica Araba Siriana“.
Ieri, 23 settembre, secondo al-Masdar, “a meno di 24 ore dall’annuncio dell’offensiva su Aleppo per liberare i quartieri dai ribelli nella zona orientale di Aleppo, le forze governative potevano assicurare l’autostrada Ramusyah-Amiriyah e zone vicine dopo la continua avanzata presso la moschea al-Badawi di Amiriyah. Prima dell’avanzata vi erano state 8 ore di intensi scontri presso il panificio di Ramusyah. L’avanzata portava le forze dell’Esercito arabo siriano alla periferia del quartiere Suqari, centro amministrativo dei terroristi nella città assediata. Inoltre, le truppe governative ora tengono sotto tiro i jihadisti in queste aree. In particolare, le forze di opposizione hanno suggerito che Jabhat Fatah al-Sham (ex-Jabhat al-Nusra) trasferisca molti combattenti da tutta Aleppo ammassandoli a Suqari, dove hanno imposto il coprifuoco. Nel frattempo, gli elicotteri siriani lanciano migliaia di volantini sui quartieri di Aleppo est invitando i terroristi a consegnarsi prima che sia troppo tardi. L’Esercito arabo siriano ed alleati dovrebbero liberare e fortificare Sadkop in qualsiasi momento. Assicurandosi la regione, potranno usarla come piattaforma di lancio per le operazioni su Suqari e Shayq Said. Qualunque sia il futuro per Aleppo est, incontestabilmente ciò non fa ben sperare per i jihadisti, soprattutto dopo la sconfitta devastante all’Accademia“.
syrian-flag Poi il 23 settembre, subito dopo mezzogiorno, la pagina facebook dell’Esercito arabo siriano riferiva: “SAAF e RVVS compiono attacchi aerei contro obiettivi nemici nei quartieri orientali di Aleppo. Tutti i dati relativi agli obiettivi sono stati raccolti da agenti dei servizi segreti militari siriani nei territori controllati dal nemico e solo munizioni ad alta precisione vengono utilizzate per evitare e ridurre al minimo i danni non necessari. Questi attacchi aerei avvengono ore dopo che il Comando militare regionale di Aleppo annunciava l’avvio delle operazioni nei quartieri orientali. Vi abbiamo sempre detto su questa pagina che i terroristi che usano la gente dei quartieri orientali come scudi umani ed ostaggi, mentre bombardano i quartieri occidentali per terrorizzare e uccidere civili, avranno una lezione. L’operazione di terra non è ancora iniziata, ma è imminente; e né il loro sultano né i loro padroni potranno salvarli“. Più tardi lo stesso giorno, veniva tradotta una citazione molto interessante di Bashar al-Assad: “Il Comandante in capo Presidente Bashar al-Assad risponde a una domanda su quando la Siria sarà pacificata e quando i siriani fuggiti dalla guerra potranno tornare: “Se guardiamo in base ai fattori interni siriani, direi molto presto, un paio di mesi, ne sono sicuro, non esagero; ma quando si parla nell’ambito dei conflitti globali e regionali, quando si hanno molti fattori esterni che non si controllano, andrà avanti e nessuno può dire per quaanto se non i Paesi, governi, funzionari che sostengono direttamente i terroristi. Solo loro lo sanno, perché sanno quando avranno intenzione di smettere di sostenere i terroristi, ed è qui che la situazione in Siria sta per essere risolta senza seri indugi”.” Questo è un grande messaggio di Assad, in linea con le valutazioni oggettive sul fallimento dei tentativi degli Stati Uniti in Siria.
Alla sera del 23, la pagina facebook dell’EAS spiegava il motivo per cui questa fase dell’offensiva veniva ritardata, citando preoccupazioni umanitarie: “Delle informazioni da Aleppo orientale su quanto importante sia ciò che è successo ieri sera per i militari a tutti i livelli; le Forze Armate non hanno ancora lanciato l’operazione, nonostante fosse stata annunciata, ed ecco il motivo: Mercoledì scorso c’è stato un incontro nel Comando regionale siriano di Aleppo e il Maggiore-Generale Zayd al-Salah, comandante regionale di Aleppo, annunciando che i gruppi armati nei quartieri orientali avranno tempo fino a fine settembre per cedere le armi e che i cittadini siriani tra essi avranno piena amnistia. La scorsa notte il comando regionale siriano annunciava ufficialmente l’inizio dell’operazione ad Aleppo orientale, ma annunciava anche che tutti i cittadini che si consegneranno a un posto di blocco militare non saranno perseguiti ed arrestati; saranno trasportati al sicuro in un alloggio temporaneo e avranno cure mediche e aiuti per una vita dignitosa finché il loro quartiere sarà liberato e potranno tornarvi. L’offerta è stata estesa a tutti i cittadini siriani ingannati a prendere le armi contro le Forze Armate. Ma ciò non significa che non ci saranno o cesseranno le operazioni militari, combatteremo e i dettagli tattici saranno riservati per il momento, ma semplicemente nelle informazioni che potremo condividere spiegheremo la situazione ad Aleppo e perché le cose vanno in quel modo. Per chi legge tra le righe è forse abbastanza, e per coloro che hanno bisogno di dichiarazioni dirette, capiranno quando il campo di battaglia parlerà”.
Altrove in Siria, la 104.ma Brigata è a Dayr al-Zur, la 103.ma a nord di Lataqia e la 105.ma nel Ghuta orientale. Ad Aleppo si attende un attacco da est. In pratica, il grosso del conflitto, salvo ulteriore ingerenza estera, è alla fine perché il 25% dei terroristi meglio addestrati in Siria sono accerchiati ad Aleppo, è una delle ultime buone notizie sui duri combattimenti per liberare le aree urbane.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ad Aleppo crollano le difese dei terroristi

Canthama, SyrPer, 24/9/201624092016-2Aleppo è uno scenario da incubo per i terroristi sostenuti da NATO/CCG dove le loro linee difensive crollano come un castello di carte dopo il vigoroso attacco coordinato tra forze aeree e di terra siriane nella città. L’offensiva principale comprende 3 operazioni indipendenti che hanno per obiettivo mettere in un angolo i terroristi, nella parte orientale della città. A quanto pare ormai l’attacco a 3 punte ha la forma seguente:

1) La punta di diamante dell’attacco a nord-est di Aleppo: con lo scopo di liberare completamente dai terroristi il nord-est della città di Aleppo, questa operazione è volta al liberare campo Handarat, distretto industriale al-Shuqayif, quartiere Uayja e tutte le cave e le colline vicine, ponendo le forze siriane ed alleate a destra della strada per al-Qastal e le rotatorie Jandul e Baydin. Con questa mossa, EAS ed alleati potranno assaltare il centro del territorio occupato dai terroristi nel settore orientale di Aleppo, ad Hananu, Haydariyah, Ayn al-Tal e Shayq Faris.
La situazione attuale della “punta di lancia” di questa offensiva è:
Campo Handarat è totalmente liberato, l’attacco era guidato dalla Liwa al-Quds.
Ospedale al-Qindi completamente liberato da EAS/NDF.
Quartiere industriale al-Shuqayif e rotonda Jandul sotto controllo.
Quartiere Uayja sotto attacco.

2) La “punta di diamante” dell’attacco centrale, con l’obiettivo di creare una zona cuscinetto sicura nei pressi della Cittadella Vecchia. Questa area è dotata di tunnel e i progressi qui sono lenti a causa dei combattimenti per edificio. Progressi più veloci sono legati al successo dell’attacco della “punta di diamante” sud-occidentale. La strategia possibile è respingere i terroristi oltre il cimitero a sud. La situazione attuale dell’attacco è che pochi edifici sono stati liberati con molte operazioni nel quartiere Bustan al-Qasr.

3) La “punta di diamante” dell’attacco sud-occidentale: questo fronte è un prolungamento naturale della battaglia per sigillare il “corridoio” occidentale per Aleppo. L’obiettivo è allargare la zona cuscinetto per rendere sicura la strada di al-Qastal per i rifornimenti di cibo e medicine alla grande popolazione della parte occidentale di Aleppo, dove oltre un milione di civili vive. Le forze combinate di EAS, NDF, Liwa al-Nimr, Guardia Repubblicana ed Hezbollah respingono i terroristi dai quartieri al-Amiriya, Tal Zarazir, al-Suqari e Shayq Said. Il successo dell’offensiva creerà una situazione molto difficile per i terroristi al centro di Aleppo, con la sempre più probabile operazione “tipo Bani Zayd” in cui i terroristi, rischiando di essere intrappolati, dovettero lasciare il grande quartiere. Quindi su qualsiasi piano strategico, la seconda e la terza offensiva sono collegate. La situazione attuale è che la maggior parte di al-Amiriya e della grande area tra al-Suqari e Shayq Said è stata liberata, anche se vi è bisogno di conferme. Questa è una zona volatile e mutamenti nei combattimenti potrebbero verificarsi nella notte. I terroristi sanno bene che perdendo i 3 quartieri subiranno lo “scacco matto” alla loro presenza nel centro di Aleppo, mentre si concentrano nella parte orientale di Aleppo, una sacca in cui saranno spinti alla resa o alla sconfitta totale.

Ghuta orientale: notevole avanzata nelle mazrah al-Rayhan. L’EAS ha ora al-Rayhan sotto tiro e potrebbe assaltarlo in qualsiasi momento. L’importanza di questa avanzata è che una volta che al- Rayhan sarà sotto il controllo del governo siriano, la vitale Tal Qurdi (altura) sarà completamente isolata, perdendo d’importanza strategica per i terroristi, così come una notevole area scarsamente difesa si spalancherà alla rapida avanzata dell’EAS, il che significa villaggio e fattorie di al-Shifuniyah, così come Hush al-Duriya. Le conseguenze saranno gravissime per i terroristi, dove rischieranno di perdere all’improvviso il fianco orientale del Ghuta orientale, così come il nuovo fronte che sarebbe proprio nel cortile delle loro basi a Duma e altri villaggi, costringendoli ad arrendersi o a subire l’annientamento totale.ctdtqvoxeaawepm

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora