Curdi sempre più nell’angolo

Alessandro Lattanzio, 19/9/2017Nei giorni dei combattimenti a Dayr al-Zur, la propaganda filo-curda diffondeva notizie false sullo SIIL che riusciva ad abbattere aerei siriani, esibendo come prova foto di aerei abbattuti in Libia nel 2011. La fonte di tali notizie, utilizzate dai curdi, era l’agenzia di propaganda dello Stato islamico al-Amaq, adusa a diffondere foto e video vecchi e/o manipolati per ‘testimoniare’ le ‘vittorie’ dello SIIL. Assieme alla falsa notizia sul presunto bombardamento russo-siriano di truppe curde a nord di Dayr al-Zur, tali false notizie, apparse subito dopo che l’Esercito arabo siriano liberava Dayr al-Zur e attraversa l’Eufrate, rientrano in una campagna di disinformazione volta a denigrare le operazioni anti-SIIL della coalizione siriano-iraniano-russa. Tale campagna si compone di 3 parti:
– False notizie sulle perdite delle forze siriane ed alleate (con segnalazioni su “soldati russi uccisi”);
– Accuse su vittime civili e azioni ostili contro le “forze della democrazia” da parte di Siria, Russia o Iran;
– Dichiarazioni delle SDF di avere diritto alla “difesa legittima” dagli USA contro EAS ed alleati sulla riva occidentale dell’Eufrate (dopo aver minacciato di non consentire alle forze governative di attraversalo).
Ciò rientra in quello che appare sempre più un disastro geopolitico cercato e voluto dalle forze democratiche siriane (SDF), su istigazione degli Stati Uniti, che per arruolarle le hanno fatto indottrinare dagli anarchici comunitaristi statunitensi legati a Boockhin. Inoltre, le SDF ora accusano la Turchia di cooperare con l’alleanza siriano-iraniano-russa e di ave ‘venduto’ territori siriani, come la provincia d’Idlib, alla Siria…
Abu Araj, vicecapo del Jaysh al-Thuar, facciata arabo-islamista delle SDF, rimproverava la Turchia di aver partecipato ai colloqui sulla Siria nella capitale kazaka di Astana assieme a Siria, Russia e Iran, e di aver venduto la provincia Idlib ed altre aree “al regime siriano e ai suoi sostenitori“, accusando Ankara di aver permesso il cessate il fuoco in Siria, e di aver contribuito a creare le zone di de-conflitto nella provincia di Idlib. “La Turchia ha venduto molte aree siriane al regime siriano e ai suoi sostenitori, ripetendo lo scenario di Daraya, Muadamiyah al-Sham, al-War, al-Zabadani e Aleppo cedute al regime siriano e ai suoi alleati, dopo aver promesso al popolo siriano di combattere e rovesciare Assad”; così accusando Ankara di non aver rovesciato il Presidente Bashar al-Assad ed invitando i terroristi che occupano Idlib a contrastare le forze favorevoli all’accordo di de-escalation nella provincia, chiedendo di sostenere Hayat Tahrir al-Sham (al-Qaida in Siria). In altre parole, secondo le SDF, la Turchia è colpevole per aver scelto di partecipare ai negoziati diplomatici per risolvere la crisi siriana, invece di continuare i tentativi per rovesciare il governo di Assad e, quindi, di aver permesso all’alleanza siriano-iraniano-russa di combattere lo SIIL.
La paura dei curdi di esser abbandonati dal loro nuovo sponsor, Washington, in effetti diventa sempre più reale. Il Presidente dello Stato Maggiore Generale russo, Generale Valerij Gerasimov, e il Presidente dei Capi di Stato Maggiore Riuniti degli Stati Uniti, Generale John Dunford, trascorrevano più di un’ora al telefono, il 17 settembre, discutendo sui modi per riallacciare le comunicazioni militari in Siria. Ciò in risposta ai problemi causati dalle fazioni attive in Siria che nell’ambito delle comunicazioni militari sul campo sono un problema ricorrente, soprattutto per gli Stati Uniti. Ma il fatto che ciò non fosse l’unico tema di questi colloqui veniva indicato dalle contemporanee comunicazioni dirette tra Rex Tillerson e Sergej Lavrov sulla Siria. Nel frattempo, la Turchia avviava le esercitazioni militari a Silopi e Habur, nella provincia di Sirnak, al confine con l’Iraq, schierando equipaggiamenti e truppe al confine con l’Iraq in vista del referendum per l’indipendenza della regione del Kurdistan, previsto per il 25 settembre. L’unico Paese che supporta ufficialmente tale processo è Israele, e difatti il vicepresidente dell’Iraq Nuri al-Maliqi dichiarava che Baghdad non tollererà la creazione di un “altro Israele” nell’Iraq settentrionale con il prossimo referendum. La dichiarazione fu rilasciata dopo un incontro tra al-Maliqi e l’ambasciatore degli Stati Uniti in Iraq Douglas A. Silliman. “Non permetteremo la creazione di un secondo Israele nell’Iraq settentrionale. Il referendum avrà pericolose conseguenze per la sicurezza, la sovranità e l’unità dell’Iraq. Perciò dovrebbe essere annullato o rinviato per incostituzionalità“. Al-Maliqi dichiarava anche che governo e Parlamento iracheno adottavano misure immediate per “evitare questo pericoloso sviluppo per proteggere l’unità, l’integrità e gli interessi di tutti gli iracheni e la sovranità del loro Paese“. In precedenza, l’Iran annunciava la chiusura del confine con il Kurdistan iracheno, nel caso proclami l’indipendenza.
Il parlamento iracheno rifiutava il referendum sull’indipendenza curda, in quanto viola gli articoli 50 e 109 della Costituzione irachena che affermano che i deputati devono lavorare per assicurare l’unità e la sovranità dell’Iraq. Il parlamento chiedeva al governo iracheno di proteggere l’unità dell’Iraq e di adottare tutte le misure necessarie a tale scopo. Ed a Qirquq, i rappresentanti curdi al governo locale votavano a favore della partecipazione al referendum, mentre i rappresentanti turcomanni e arabi nel Consiglio provinciale lo boicottavano. Nonostante ciò, il governatore di Qirquq, Karim, dichiarava che “turcomanni e arabi che hanno boicottato la riunione non rappresentano i loro popoli“. Majid Izat, del partito turcomanno, rispondeva che “Coloro che hanno boicottato la riunione (a supporto del referendum) sono i veri rappresentanti del nostro popolo. Gli altri, turcomanni, arabi o cristiani, sono membri del partito curdo e sono presenti sulle sue liste elettorali locali. Sono stati imposti dai curdi e ne seguono la politica“. Aziz Umar, analista politico turcomanno, dichiarava che durante il regime di Saddam in Iraq, c’erano partiti curdi a Baghdad, ma i “veri partiti curdi” non li riconoscevano. “Dicevano che i partiti curdi di Baghdad erano falsi partiti di regime; e ora i principali partiti curdi hanno iniziato a fare la stessa cosa, dopo la caduta del Baath nell’aprile 2003, istituendo e finanziando molti partiti turcomanni nella città di Irbil e nelle cosiddette aree controverse, per imporvi la politica curda“.
Il Primo ministro iracheno Haydar al-Abadi respingeva l’iniziativa del Consiglio di Qirquq, perché Qirquq e le altre aree controverse non fanno parte del Kurdistan iracheno. Hadi al-Amiri, a capo dell’Organizzazione Badr, chiedeva ai curdi di scegliere tra referendum o Costituzione mentre Muhamad Tamim, rappresentante arabo di Qirquq, dichiarava “I veri rappresentanti degli arabi a Qirquq sono quelli eletti dagli arabi nella provincia e che rifiutano il referendum. Ho sentito che i curdi usano il referendum per spingere Baghdad ad accettare le loro condizioni, in particolare sulle finanze, ma dovrebbero versare a Baghdad 28 miliardi di dollari dai proventi del petrolio di Qirquq“. Il deputato Imad Yuqana, cristiano di Qirquq, e Muhamad Mahdi al-Bayati, politico turcomanno e comandante dell’organizzazione Badr, denunciavano i tentativi dei curdi di sovvertire la rappresentanza politica e il voto regionali, “Rifiuteremo i risultati del referendum a Qirquq e altrove“, concludeva. Il Consiglio provinciale di Diyala respingeva il referendum.
Se Masud Barzani, presidente del Governo regionale del Kurdistan d’Iraq, affermava che il referendum del 25 settembre “non sarà per l’indipendenza di un Paese nazionale curdo, ma per un Paese di tutte le etnie che ci vivono“, non solo Turchia, Iran e Lega araba, ma anche Stati Uniti, Unione europea ed ONU, respingono il referendum o chiedono di rinviarlo.

Fonti:
Cassad
Global Research
NewPol
Russia Insider
South Front
South Front
South Front
South Front
Verso

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Vittoria della Siria a Dayr al-Zur

Hugo Turner, Global Research 16 settembre 2017 L’Esercito arabo siriano ha ottenuto un’altra grande vittoria togliendo l’assedio dello SIIL all’eroica città di Dayr al-Zur. Da anni era circondata da nemici e assediata prima dall’ELS e da al-Nusra e poi dallo SIIL. Ha resistito ai ripetuti attacchi aerei statunitensi e della NATO, il più infame lo scorso autunno quando bombardarono Dayr al-Zur subito dopo aver acconsentito a un cessate il fuoco, una mossa che aprì la strada allo SIIL che quasi riusciva ad occupare la città. I coraggiosi difensori di Dayr al-Zur resistettero a tali infiniti attacchi divenendo simbolo della resistenza eroica di tutta la Siria. Da anni i siriani e i loro amici nel mondo hanno sognato che un giorno questo assedio finisse. I nostri sogni sono finalmente diventati realtà e più velocemente di quanto immaginato.
La liberazione di Dayr al-Zur dall’assedio dello SIIL è il culmine di mesi di nette vittorie dell’EAS sullo SIIL. Ora si agogna una vittoria finale vicina per la Siria. Ancora una volta l’EAS e i suoi alleati Hezbollah, Russia e Iran hanno stordito il mondo. L’Impero del Caos è nel panico. Netanyahu in Israele è istericamente rabbioso nel cercare di rovinare la vittoria di Dayr al-Zur con l’ennesimo dei suoi attacchi aerei illegali e codardi sulla Siria. Tutto l’equilibrio strategico del mondo cambia a vista d’occhio. E tutto è dovuto all’enorme coraggio del popolo siriano che ha resistito a tale sporca guerra lanciata chiaramente da mezzo mondo contro il suo Paese. La Siria ha resistito a Stati Uniti, Israele, Regno Unito, Arabia Saudita, Qatar, Turchia, EAU, Quwayt, Francia, Germania e gli altri lacchè di GCC/NATO che costituiscono l’Asse del Caos. Ha resistito ad eserciti di fanatici e brutali assassini reclutati in Medio Oriente, Africa, Europa e Asia centrale. Ha sconfitto un’orda di torturatori, stupratori, schiavi, cannibali e naturalmente assassini addestrati dalla CIA. Quale altro Stato ha combattuto le probabilità che la Siria ha affrontato? La vittoria di Dayr al-Zur è la più gloriosa della storia dell’umanità?
Solo pochi mesi fa non era chiaro se Dayr al-Zur sopravvivesse tanto da permettere all’EAS di togliere l’assedio. Lo SIIL lanciava offensiva dopo offensiva con l’aiuto degli attacchi aerei statunitensi, con cui riuscì a tagliare a metà la città, a gennaio scorso. Poi anche le più disperate offensive fecero seguito e lo SIIL compì alcune pericolose avanzate, e sempre iniziava ogni offensiva con attacchi di autocarri-bomba suicidi. Tuttavia, l’EAS riusciva a scacciare tali attacchi trasformando la città nel cimitero dello SIIL. L’EAS era sotto il comando del leggendario Maggior-Generale Isam Zahradin che guidava la difesa della città dal luglio 2014. Ogni giorno, per più di 1000 giorni, EAS, Hezbollah e Forze di difesa nazionale erano in prima linea a difendere i 100000 residenti della città dallo SIIL. I civili erano altrettanto eroici nel sopportare anni di assedio, soprattutto le fiere donne di Dayr al-Zur, affrontando stupratori, cecchini e lanci di razzi per trovare cibo per la famiglia. I loro mariti erano morti o combattevano sul fronte e fu il coraggio delle donne di Dayr al-Zur che permise alla città di sopravvivere all’assedio. Il popolo di Dayr al-Zur resistette silenzioso alla sofferenza inflitta dall’interruzione dell’elettricità, dal cibo scarso, dalle medicine introvabili. Grazie all’attacco a tradimento dell’aviazione statunitense, lo SIIL riuscì ad occupare gli impianti idrici della città che fu costretta a bere l’acqua inquinata del fiume per sopravvivere. Razzi, artiglieria, mortai e cecchini li terrorizzava come i siriani sopravvissuti a simili assedi terroristici. Viveva nella costante paura che lo SIIL catturasse la città. Nonostante tutto ciò, rimase deciso a resistere fino alla fine. Non dimenticherò mai la vista di centinaia di madri siriane, e nonne, armate di AK-47 che avvertivano che avrebbero combattuto fino alla morte per difendere le loro famiglie. Fortunatamente, grazie al coraggio dell’EAS e dei loro alleati, non si è mai arrivati a questo e contro tutte le probabilità la città ha resistito ad ogni tentativo di catturarla. Alla fine difendevano la città con solo 2 carri armati ed artiglieria che aveva superato i limiti operativi, dopo aver sparato così tanto senza essere sostituita.
La vittoria di Dayr al-Zur è il culmine delle offensive dell’EAS che hanno liberato migliaia di chilometri quadrati negli ultimi mesi. A nord, ampliando la vittoria di Aleppo, l’EAS avanzava costantemente verso est evitando Raqqa. A sud c’era l’enorme saliente di territorio siriano occupato dallo SIIL, che lo separava dal territorio dell’EAS che si estendeva a Palmyra. Con una straordinaria serie di vittorie, l’EAS isolava questa sacca dello SIIL tagliandone le linee di rifornimento, dividendola in due e circondandola liberando un ampio territorio e aprendo la via per l’offensiva definitiva verso Dayr al-Zur. Chi ha seguito le incredibili vittorie delle FAN nella guerra in Ucraina non può fare a meno di riconoscere il brillante ruolo dietro le quinte che i consiglieri Spetsnaz russi hanno giocato nelle recenti vittorie dell’EAS. Lo SIIL continua a resistere disperatamente alla sconfitta inevitabile, ma è chiaro che EAS, Hezbollah e Russia gli hanno inflitto la sconfitta decisiva in Siria. Queste vittorie devono molto alle Forze Tigre d’élite siriane, che hanno svolto un ruolo decisivo nella vittoria ad Aleppo e nella fine dell’assedio di Dayr al-Zur. In una guerra in cui le battaglie si sono svolte per settimane su un piccolo villaggio o addirittura un unico edificio, l’EAS riusciva a liberare migliaia di chilometri quadrati nelle ultime settimane. Ancora una volta l’EAS ha compiuto l’impossibile.
Non c’è da stupirsi che i nemici della Siria agiscano anche più bizzarramente del solito. Gli Stati Uniti hanno inviato i loro mercenari curdi delle SDF a cercare di bloccare l’avanzata dell’EAS. I curdi farebbero bene ad uscire dalla servitù all’impero prima che gli statunitensi provochino un terribile disastro. Allo stesso tempo gli Stati Uniti cercano di coinvolgere i curdi in una guerra con l’EAS facendo vagheggiare l’intenzione degli Stati Uniti di abbandonarli al loro destino. Nella settimana precedente la fine dell’assedio di Dayr al-Zur, gli Stati Uniti inviavano i loro elicotteri ad evacuare alcuni capi dello SIIL, indicando ancora una volta che esso è uno strumento della CIA e delle agenzie d’intelligence alleate. Per reazione la Russia bombardava lo SIIL con una bomba termobarica e lanciava missili da crociera in attacchi devastanti sullo SIIL, un avvertimento a Stati Uniti e loro pedine delle SDF. Gli Stati Uniti hanno risposto alla liberazione di Dayr al-Zur bombardando un vicino campo profughi, uccidendo bambini siriani con un attacco criminale e codardo. Negli Stati Uniti sempre più s’intensifica il panico per la Russia, anche se sembrava impossibile che la dirigenza anti-russa divenisse ancora più folle. È bloccata in una guerra diplomatica contro la Russia, espellendo altri diplomatici e imponendo sanzioni più severe a Russia, Iran, Corea democratica e Venezuela. Mira a RT e Sputnik, scatenando USA Today che scioccamente attaccava il mio blog per aver denunciato il colpo di Stato fascista in Ucraina. Fa parte dell’isteria propagandistica antirussa sostenuta dalla facciata della CIA/BND, il Fondo Marshall, e dal progetto Hamilton 68 dell’Alliance for Securing Democracy che spia 600 account twitter pro-russi, o come li chiama, “bot e troll controllati dal Cremlino”. Fondamentalmente chiunque si opponga all’Ucraina fascista o ai piani che permettano ad al-Qaida e SIIL di distruggere la Siria viene ora etichettato come propagandista russo, indipendentemente dal fatto che sia statunitense, canadese o europeo occidentale, accusato di distruggere la democrazia informando il pubblico. Tale arrogante think tank crede che l’unico modo per “garantire la democrazia” sia distruggere la libertà di parola. Fortunatamente è troppo tardi per impedire al mondo di comprendere la natura criminale della politica estera statunitense che porta distruzione, miseria, povertà e guerre nell’intero pianeta.
Anche gli altri nemici della Siria sono nel panico. Netanyahu d’Israele si è fatto ridere globalmente dietro quando si recò in Russia per chiedere a Putin di fermare l’avanzata dell’EAS che crede incredibilmente essere un’espansione iraniana. Putin gli disse che l’Iran è un alleato della Russia, e Netanyahu sarebbe andato via rabbioso minacciando di bombardare il palazzo presidenziale di Assad. Doveva accontentarsi di un altro bombardamento illegale. Israele resta pericoloso ed imprevedibile, ma è nel panico per il fatto che Hezbollah è avanzato durante la guerra in Siria. Hezbollah ha ottenuto una vittoria importante nelle montagne del Qalamun, finalmente ripulendo un nido di terroristi dello SIIL costretti ad evacuare in autobus verso il loro territorio, sempre più ridotto, nella Siria orientale. I sauditi si scontrano con i qatarioti mentre continuano la guerra genocida sostenuta da ONU-NATO-Regno Unito nello Yemen. Nel frattempo, il mondo intero si chiede se l’imperatore pazzo Trump porterà il mondo in una guerra nucleare con la Corea democratica. Predico che tutta la cosa sia solo una sceneggiata per un’imbarazzante altra umiliazione dell’Impero del Caos. Gli Stati Uniti ancora attaccano ovunque nel mondo. L’ultima trama golpista in Venezuela ha subito una sconfitta umiliante con l’opposizione fascista screditata dal regno del terrore e il Venezuela che votava per far progredire la rivoluzione socialista bolivariana.
Nel frattempo in Siria si celebra e ricostruisce, i siriani costretti a fuggire ritornano a casa ora che gli squadroni della morte della NATO sono stato espulsi da gran parte del Paese. Laddove due anni fa c’era una determinazione tenace, ora i siriani sognano nuovamente un futuro luminoso per quando avranno ricostruito il loro Paese. La liberazione di Dayr al-Zur è stata celebrata in Siria soprattutto a Dayr al-Zur stessa. Ora che l’EAS ha rotto l’assedio i rifornimenti alimentari e medici possono finalmente entrare in città e i bambini andare a scuola senza temere i cecchini. Dappertutto in Siria la gente sognava la vittoria finale e il ritorno della pace. Purtroppo la guerra è tutt’altro che finita, ma la Siria ispira il mondo come simbolo di eroismo e resistenza. Pur di fronte all’Asse del Caos che gli gettava contro eserciti di terroristi, bombardieri della NATO, marines statunitensi, complotti della CIA, miliardi di armi, sanzioni e guerra di propaganda, la Siria si è rifiutata di arrendersi. Con una lezione per tutti gli oppositori all’impero del caos, la Siria ricorda di non smettere mai di combattere.Fonti:
ANNA news Documentario sulla vita a Dayr al-Zur assediata dallo SIIL
Documentario di ANNA News sulla fine dell’assedio di Dayr al-Zur
Ultime da Dayr al-Zur mentre l’EAS continua l’offensiva
Sharmine Narwani sul panico d’Israele per la vittoria dell’EAS
Dr. Shaban: sulla vittoria siriana
Flashback al mio articolo sul bombardamento osceno degli Stati Uniti di Dayr al-Zur

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Siria: verso la fine dei giochi

Tony Cartalucci – LD, 14 settembre 2017Mentre le forze siriane raggiungono il fiume Eufrate, rompendo l’assedio della città siriana di Dayr al-Zur, Damasco e i suoi alleati, insieme agli Stati che sponsorizzano il terrorismo che affligge la Siria negli ultimi 6 anni, attuano gli ultimi passi all’avvicinarsi della fine dei giochi. Le forze siriane hanno già liberato Aleppo e continuano a proteggere il confine della Siria con Giordania e Iraq ad ovest dell’Eufrate, sconfiggendo i terroristi sostenuti da Washington, alleati europei e NATO, nonché dai partner del Golfo Persico. Rimane la città di Idlib, divenuta meta finale dei terroristi che fuggono o sono evacuati con operazioni governative da altre aree in Siria. La città e gran parte della provincia confinano direttamente con la Turchia, da dove i terroristi ancora ricevono rifornimenti, armi e rinforzi dalla NATO. Con la natura dei terroristi sponsorizzati dall’occidente ora pienamente svelata e le forze russe ed iraniane presenti sul campo e profondamente investite nella vittoria di Damasco, è inevitabile che quasi tutto il territorio ad ovest dell’Eufrate ritorni sotto il controllo di Damasco. I tentativi politici di preservare Idlib come fortezza dei terroristi difficilmente considerano la natura terroristica dei gruppi che occupano la città, compreso chi opera apertamente sotto le bandiere di al-Qaida.

Ad est dell’Eufrate
A est dell’Eufrate si trova la città di Raqqa campo di battaglia per le forze curdo-statunitensi e i terroristi dello SIIL armati e finanziati da USA e sauditi. Oltre Raqqa, una vasta distesa di territorio viene rivendicata e occupata dalle forze curde, mentre i militari siriani controllano le aree di Qamishli e al-Hasaqah. Attraversato l’Eufrate, a est di Dayr alz-Zur c’è l’offensiva recentemente lanciata dai curdi probabilmente volta ad impedire che i militari siriani attraversino il fiume. Reuters, in un articolo intitolato “L’Esercito siriano e le forze sostenute dagli Stati Uniti convergono contro lo Stato islamico con offensive separate“, riferiva che: “L’alleanza delle forze democratiche siriane, sostenuta dagli USA, dichiarava di aver raggiunto la zona industriale di Dayr al-Zur, a pochi chilometri ad est della città, dopo aver lanciato le operazioni in quest’area nei giorni scorsi”. L’articolo riferiva anche: “I progressi indicano che le forze sostenute dagli Stati Uniti e del governo siriano, col sostegno militare russo, distano solo 15 chilometri separate dal fiume Eufrate, a Dayr al-Zur”. Le forze siriane che attraversano il fiume, liberando il territorio a est dell’Eufrate, renderanno i tentativi di Stati Uniti e ascari di balcanizzare la nazione ancora più futili. Con le posizioni del governo siriano presenti nel territorio curdo e una solida posizione a Dayr al-Zuor, ad est dell’Eufrate, i combattenti curdi dovrebbero intraprendere una campagna pericolosa e costosa per respingere le forze siriane dividendo la nazione. Ciò richiederebbe l’assistenza militare diretta degli statunitensi, rischiando lo scontro tra gli alleati russi e iraniani della Siria e gli Stati Uniti. Non è ancora chiaro quanto gli Stati Uniti siano disposti ad adempiere all’obiettivo secondario di dividere la Siria.

Quali sono le carte ancora sul tavolo?
I responsabili delle politiche statunitensi hanno, dall’inizio del conflitto nel 2011, cercato di dividere la Siria e creavi “santuari” per far continuare instabilità e cambio di regime a Damasco nel lungo periodo, una volta che il cambio di regime immediato non si è materializzato. Per gli Stati Uniti, la prospettiva di separare il territorio ad ovest dell’Eufrate appare ora assai improbabile. Anche i tentativi di occupare il territorio a sud di Damasco lungo il confine siriano-giordano e siriano-iracheno sembrano falliti. Tuttavia, ad est dell’Eufrate con gli ascari curdi degli statunitensi, i “santuari” sono ancora probabili. Tuttavia, la loro utilità nell’effettuare un cambio di regime a Damasco è trascurabile. I tentativi di Stati Uniti e fantocci di occupare quanto più territorio prima della fine dei giochi potrebbero fallire a lungo termine. Nonostante il cambio di regime fallito, gli USA hanno indebolito in modo significativo la Siria. Gran parte della Siria orientale è minacciata di balcanizzazione, una regione in cui gran parte delle ricchezze petrolifere della Siria risiede, e il recupero socioeconomico sarebbe indubbiamente più complicato. Tuttavia, i combattenti curdi filo-statunitensi trasferitisi a Raqqa e Dayr al-Zur non sono in territorio curdo. La capacità dei combattenti curdi filo-statunitensi di sconfiggere i terroristi dello SIIL non si traduce in loro occupazione del territorio. Mentre gli Stati Uniti affermano che i combattenti curdi collaborano con i terroristi arabi, resta la durata di tale alleanza dopo il conflitto. Il dubbio record degli USA nella “costruzione di nazioni” è un altro fattore importante da considerare riguardo le proposte di divisione e controllo della Siria orientale.

Due possibilità per la Siria orientale
Gli Stati Uniti hanno solo un conflitto perpetuo da offrire ai loro alleati curdi e arabi nella Siria orientale, sia con il governo siriano che con la Turchia o continui conflitti etnici tra gli alleati arabi e e curdi degli statunitensi. Inoltre, la nozione di Stato curdo “indipendente”, totalmente dipendente da sostegno e protezione statunitensi, è un paradosso. La probabilità che i curdi di Siria siano subordinati ai curdi filo-statunitensi nel nord dell’Iraq mina anche la nozione d'”indipendenza”. Siria ed alleati, d’altra parte, hanno un futuro da offrire alla minoranza curda. Uno futuro di stabilità entro i confini di uno Stato siriano unito. È un accordo di protezione dall’aggressione turca nel nord e dall’instabilità delle tensioni continue tra curdi filo-statunitensi in Iraq e Baghdad, ad est. Siria ed alleati Russia e Iran hanno anche una posizione così forte nella regione da rendere trascurabile quello con gli Stati Uniti, invasori stranieri.

Cosa cercare
Nelle prossime settimane o mesi, quanto lontano andranno i militari siriani consolidando l’avanzata prima di raggiungere i limiti tattici e strategici, deciderà ciò che resterà dei piani degli Stati Uniti per balcanizzare infine il Paese. Tentativi d’inserire un cuneo tra Damasco ed alleati russi e iraniani sono in corso, in particolare con gli attacchi israeliani sulla Siria e i tentativi di ritrarre la Russia come protettore d’Israele. L’uso d’Israele per provocare pressioni su Damasco e deviare risorse politiche, finanziarie e militari dalle battaglie critiche continuerà. Sono in corso anche tentativi per alienare la minoranza curda della Siria per avvelenare il più possibile qualsiasi tentativo di Damasco di offrire un futuro più attraente a chi agisce da ascaro degli statunitensi nel balcanizzare la nazione. Infine, anche i tentativi d’isolare la Siria e i suoi alleati dalla comunità internazionale continuano, in particolare con le ripetute accuse sull’uso di armi chimiche. Nonostante l’insuccesso di tale tattica, gli Stati Uniti, attraverso le Nazioni Unite, hanno accusato più volte la Siria di utilizzare armi chimiche nel tentativo di giustificare un conflitto diretto con Damasco. Oltre alle battaglie e alle operazioni lampo sul territorio siriano, gli analisti dovrebbero aspettarsi intense manovre diplomatiche da tutti i lati, mente si avvicina la conclusione.Tony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico di Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’11 settembre cileno

Fate tutto il necessario per danneggiarlo e farlo cadere” parole di Richard Nixon al segretario di Stato Henry Kissinger e ai capi della CIA… “Quel figlio di puttana va schiacciato con qualsiasi mezzo”.

Intervista a Salvador Allende

Compañero Presidente: Entrevista de Régis Debray a Salvador Allende Gossens (1971)

Salvador Allende habla del Che Guevara

Histórico diálogo entre Fidel Castro y Salvador Allende (Completo)

Salvador Allende – No daré un paso atrás… (1971)

Ultimo Discurso de Salvador Allende, el 11 Sept 1973

Interferencia secreta en señal militar durante el Golpe de Estado

Quién disparó a Salvador Allende – Golpe de estado en Chile

El Ultimo Combate De Salvador Allende

La Russia elimina i terroristi che gli USA evacuano

Ziad Fadil, Syrian Perspective 9/9/2017La “Propaganda” di Umran Daqnish è un fiasco per i suoi creatori. Si legga l’articolo per capire che pillola amara i “caschi bianchi” devono ingoiare.

Dayr al-Zur: Che dire? L’Aeronautica russa sganciava la bomba convenzionale più letale del mondo sulle teste dello SIIL nella provincia di Dayr al-Zur. La bomba è ancora più grande della MOAB (la madre di tutte le bombe) che gli Stati Uniti avrebbero usato contro lo SIIL in Afghanistan. La bomba russa è chiamata Padre di tutte le bombe (FOAB) e il suo utilizzo è direttamente collegato a due eventi avvenuti il 26 e il 28 agosto 2017.
Il 26 agosto 2017, elicotteri statunitensi Apache volarono presso la città di Tarif, vicino Dayr al-Zur liberata dall’Esercito arabo siriano ed alleati. I due ratti avevano la cittadinanza belga e francese, secondo ciò che mi ha detto la mia fonte, secondo cui questi terroristi erano impiegati dai servizi segreti francese e belga e considerati fonti “cruciali” dell’HUMINT o “intelligence umana”.
Il 28 agosto 2017, due giorni dopo, gli Stati Uniti evacuavano 22 capi dello SIIL portandoli in sicurezza nella provincia di Dayr al-Zur, nella stessa zona dove i primi due si trovavano, presso a al-Madin. Questi 22 erano per lo più ex-ufficiali dell’esercito di Saddam arruolati da Stati Uniti e Stato sionista per creare ciò che il mondo conosce come SIIL. Erano considerati risorse insostituibili per le future operazioni e totalmente fedeli allo scenario sunnita. Secondo la mia fonte, gli Stati Uniti non potevano permettersi di far catturare questi capi dello SIIL ed esibirli al pubblico mondiale. Avrebbero causato immenso imbarazzo rivelando le origini dello SIIL e i suoi veri sostenitori. Sarebbe stato scandaloso. La Russia si sarebbe infuriata nel rilevare e seguire gli elicotteri statunitensi. Il Cremlino dichiarava che gli Stati Uniti ancora aiutano i selvaggi dello SIIL. Si specula qui, ma sembra che solo il Presidente Putin avesse l’autorità di ordinare ciò che il Generale Gerasimov eseguì dopo.
L’1-2 settembre 2017, un bombardiere strategico Tupolev Tu-160 decollato da una base nella Russia meridionale si avvicinava al corridoio di al-Madin sganciandovi una grande bomba sospesa a un paracadute. La bomba termobarica era chiamata “Bomba Aerea Termobarica a Potenza Maggiorata” o ATBIP. È la FOAB già menzionata. Hollywood presentò effetti speciali accurati per una simile bomba nelle prime scene del film “Outbreak” di Dustin Hoffman, dove un’intera area viene devastata per paura di un contagio. La bomba rilascia una cappa di vapore infiammabile mentre scende e, ad una certa quota, accende la miscela creando l’inferno, prima, e poi un’area di vuoto d’aria che fa esplodere i polmoni. È un’arma davvero brutta. E i russi hanno risposto agli Stati Uniti che esfiltravano i loro preziosi terroristi eliminandone tutti con un colpo solo. Nemo me impone lacessit.
Ma ci sono altre buone notizie. Il giacimento al-Tayam veniva liberato dalla venalità di SIIL e famiglia Erdoghan. Non più corse gratuite, sultano. Non più greggio a buon mercato. La Russia annunciava che la sua Aeronautica aveva eliminato 4 capi supremi dello SIIL il 5 settembre 2017, insieme a 40 altri avvoltoi. Uno era il ministro della guerra dello SIIL, il tagico Gulmurad Khalimov, figuro effettivamente addestrato dagli Stati Uniti e che doveva essere l’esponente principale dell’antiterrorismo statunitense, avendo trascorso un anno nel programma per le forze speciali di tre fasi per il Terzo Mondo. Andò in mille pezzi con Abu Muhamad al-Shamali.Traduzione di Alessandro Lattanzio