Sul monumento ad Alessandro III

Kremlin, 18 novembre 2017Vladimir Putin ha preso parte alla cerimonia d’inaugurazione del monumento allo zar pacificatore Alessandro III. Il monumento è stato eretto nel parco di Livadia, in Crimea. Il monumento è un dono dell’Unione degli artisti russi. L’autore della composizione scultorea è lo scultore Andrej Kovalchuk, capo dell’Unione degli Artisti del Popolo della Russia. Il monumento è stato eretto nel parco del Palazzo Livadia, dove l’imperatore Alessandro III amava risiedere con la famiglia. Il monumento in bronzo alto quattro metri è stato forgiato in una fabbrica negli Urali. Alessandro III si presenta seduto su un tronco d’albero, in uniforme e appoggiato sulla spada, con un bassorilievo alle spalle sormontato da un’aquila a due teste. Dopo la cerimonia, il presidente ha avuto una breve conversazione con i residenti e i giovani.

Vladimir Putin: amici,
Oggi qui in Crimea, nel famoso Palazzo Livadia, sveliamo un monumento ad Alessandro III, statista e patriota eccezionale, uomo di resistenza, coraggio e volontà incrollabile. Ha sempre sentito una tremenda responsabilità personale per il destino del Paese: ha combattuto per la Russia nei campi di battaglia, e dopo essere diventato sovrano, fece tutto il possibile per il progresso e il rafforzamento della nazione, proteggerla dalle turbolenze, dalle minacce interne ed estere. I contemporanei lo chiamavano Zar Pacificatore. Tuttavia, secondo Sergej Vitte, concesse alla Russia 13 anni di pace non cedendo, ma con decisa ed incrollabile fermezza. Alessandro III difese direttamente e apertamente gli interessi del Paese, e questa politica assicurò la crescita dell’influenza e dell’autorità della Russia nel mondo. Il potenziale industriale del Paese crebbe dinamicamente, mentre fu adottata un’innovativa legge sul lavoro a tutela dei diritti dei lavoratori, una legge che era molto più avanzata di quelle in molti altri Paesi. Nuove fabbriche e stabilimenti si aprivano, nuovi settori industriali nascevano e le ferrovie si espandevano. Fu un decreto dello zar che avviò la costruzione della Grande Strada Siberiana, la Transiberiana, risorsa della Russia da oltre un secolo. Alessandro III iniziò anche un importante programma per la modernizzazione dell’esercito. Furono attuati ampi programmi di costruzioni navali, anche per la Flotta del Mar Nero. Credeva che uno Stato forte, sovrano ed indipendente debba affidarsi non solo sul potere economico e militare, ma anche sulle tradizioni; è fondamentale per una grande nazione preservare la propria identità mentre qualsiasi avanzata è impossibile senza il rispetto di propria storia, cultura e valori spirituali. Il regno di Alessandro III fu definito epoca del risveglio nazionale, con vera elevazione dell’arte, pittura, letteratura, musica, educazione e scienza russe, al momento di tornare alle nostre radici e patrimonio storico. Fu sotto Alessandro III che la bandiera bianco-blu-rossa venne largamente utilizzata come bandiera nazionale, ora diventata uno dei principali simboli dello Stato del nostro Paese.
Alessandro III amava la Russia e ci credeva, e oggi svelando questo monumento rendiamo omaggio alle sue azioni, ai suoi successi e ai suoi meriti, dimostrando il nostro rispetto per la storia continua del nostro Paese, per le persone di ogni ordine e classe sociale che hanno servito con serietà la Patria. Ho fiducia nelle generazioni attuali e future, che faranno del loro meglio per il benessere e la prosperità della Patria, così come fecero i nostri grandi antenati.Grazie.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La Cina testa armi che raggiungeranno gli USA in 14 minuti

ZerohedgeUna galleria del vento ipersonica segreta, soprannominata “Hyper Dragon“, aiuta gli esperti a rivelare molti fatti che gli statunitensi ignorano“, secondo un ricercatore cinese in un documentario… Stephen Chen del South China Morning Post riferisce che la Cina sta costruendo la galleria del vento più veloce del mondo per simulare il volo ipersonico fino a velocità di 12 chilometri al secondo. Il velivolo ipersonico che vola a questa velocità dalla Cina potrebbe raggiungere le coste occidentali degli Stati Uniti in meno di 14 minuti. Zhao Wei, scienziato che lavora al programma, ha detto che i ricercatori mirano ad attivare la struttura entro il 2020 per soddisfare la pressante richiesta del programma di sviluppo di armi ipersoniche della Cina. “Potenzierà l’applicazione ingegneristica della tecnologia ipersonica, principalmente nei settori militari, replicando l’ambiente dei voli ipersonici estremi, in modo che i problemi possano essere scoperti e risolti subito“, affermava Zhao, Vicedirettore del Laboratorio di Stato per la Gasdinamica ad Alta Temperatura presso l’Accademia delle Scienze di Pechino. I test ridurranno in modo significativo il rischio di fallimento quando inizieranno i voli di prova dell’aeromobile ipersonico. La galleria del vento più potente al mondo attualmente è la struttura LENX-X di Buffalo, nello stato di New York, che opera a velocità massima di 10 chilometri al secondo, 30 volte la velocità del suono. Velivoli ipersonici sono definiti i velivoli che volano a Mach 5, cinque volte la velocità del suono o più.
L’esercito statunitense ha testato l’HTV-2, un velivolo senza pilota da Mach 20 nel 2011, ma il volo ipersonico durò pochi minuti prima che il velivolo si schiantasse nell’Oceano Pacifico. A marzo, la Cina ha condotto sette voli di prova riusciti dell’aliante ipersonico WU-14, noto anche come DF-ZF, alla velocità tra Mach 5 e Mach 10. Altri Paesi, come Russia, India e Australia, hanno anche testato dei primi prototipi di velivoli che potrebbero essere utilizzati per armare missili, anche con testate nucleari. “Cina e Stati Uniti hanno iniziato la corsa ipersonica“, affermava Wu Dafang, professore presso la Scuola di Scienza ed Ingegneria Aeronautica della Beihang University di Pechino, che ha ricevuto il premio tecnologico nazionale per l’invenzione di un nuovo scudo termico utilizzato dai velivoli ipersonici nel 2013. Wu ha lavorato allo sviluppo dei missili da crociera ipersonici, un velivolo orbitale, droni ad alta velocità e altre possibili armi per l’Esercito di Liberazione Popolare. Ha detto che vi sono numerosi tunnel del vento ipersonici nella Cina continentale che contribuiscono all’alto tasso di successo nei test delle armi ipersoniche. La nuova galleria del vento sarà “una delle più potenti e avanzate strutture di collaudo per velivoli ipersonici nel mondo“, affermava Wu, che non è interessato al programma. “Questa è sicuramente una buona notizia. Non vedo l’ora che sia completata“, aggiungeva.
Nel nuovo tunnel ci sarà una camera di prova per modelli di aerei relativamente grandi dall’apertura alare di quasi tre metri. Per generare un flusso d’aria dalla velocità estremamente elevata, i ricercatori faranno detonare diverse valvole contenenti una miscela di ossigeno, idrogeno ed azoto per creare una serie di esplosioni che producano un gigawatt di potenza in una frazione di secondo, secondo Zhao. Cioè più della metà della potenza della centrale nucleare di Daya Bay nel Guangdong. Le onde d’urto, incanalate nella camera di prova attraverso un tunnel metallico, avvolgeranno il prototipo del veicolo e aumenteranno la temperatura della cellula a 8000 gradi Kelvin, o 7727 gradi Celsius, secondo Zhao. Quasi il 50% più caldo della superficie del Sole. Il velivolo ipersonico deve quindi essere coperto di materiali speciali con sistemi di raffreddamento estremamente efficienti nella cellula per dissipare il calore, altrimenti potrebbe facilmente deviare dalla rotta o disintegrarsi durante il volo a lunga distanza. Il nuovo tunnel sarà utilizzato anche per testare lo scramjet, un nuovo tipo di motore a reazione progettato specificamente per i voli ipersonici. I motori a reazione tradizionali non possono gestire flussi d’aria a tali velocità. Secondo Zhao, la costruzione della nuova struttura sarà guidata dallo stesso team che ha costruito il JF12, uno shock tunnel a denotazione iperveloce di Pechino, in grado di replicare le condizioni di volo a velocità che vanno da Mach 5 a Mach 9 e ad altitudini tra 20 e 50 chilometri. Jiang Zonglin, capo sviluppatore del JF12, ha vinto l’annuale Ground Test Award rilasciato dall’American Institute of Aeronautics and Astronautics lo scorso anno, per l’avanzamento di “modernissime strutture di test per l’ipersonicità su larga scala“. Il progetto del JF12 di Jiang “non utilizza parti mobili e genera test dalla durata maggiore e un flusso di energia più elevato rispetto ai tunnel tradizionali“, secondo l’istituto statunitense. Secondo i resoconti dei media il tunnel JF12 funziona a piena capacità con un nuovo test ogni due giorni dal completamento nel 2012, poiché il ritmo dello sviluppo delle armi ipersoniche è aumentato significativamente negli ultimi anni.
In un articolo pubblicato sulla rivista National Science Review il mese scorso, Jiang scriveva che l’impatto dei voli ipersonici sulla società potrebbe essere “rivoluzionario”. “Con pratici aeroplani ipersonici sarà possibile un volo di due ore verso qualsiasi parte del mondo”, mentre il costo dei viaggi nello spazio potrebbe essere ridotto del 99% con la tecnologia riutilizzabile dei velivoli spaziali. “Il volo ipersonico è, e nel prossimo futuro sarà, l’avanguardia della sicurezza nazionale, trasporto civile e accesso allo spazio“, aggiungeva. La velocità di fuga, o velocità minima necessaria per lasciare la Terra, è di 11 chilometri al secondo. Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’APEC nota la fine dell’influenza degli USA in Asia

MK Bhadrakumar, Indian Punchline, 12 novembre 2017Se il forum APEC ha fornito un terreno di prova per stimare quanto gli Stati Uniti possano risuscitare il proprio potere in Asia, il summit di Da Nang segnala che sarà un lungo cammino, caso mai. Il punto è, mentre gli Stati Uniti sottolineano la propria posizione militare, la battaglia per l’influenza in Asia si acuirà e diverrà invece economica. Gli Stati Uniti hanno perso la faccia ritirandosi dall’accordo di partenariato Trans-Pacifico (TPP). La missione dell’APEC a Da Nang era continuare sulla linea del sistema di scambi aperto. Il dinamismo economico dell’Asia dipende decisamente dall’ambiente estero. Peter Drysdale, professore emerito all’Università Nazionale Australiana, scriveva la settimana prima: “La fiducia nel sistema commerciale globale è importante per l’Asia. Ha sostenuto interdipendenza, prosperità economica e sicurezza politica asiatica in passato e continuerà a farlo in futuro. Pertanto, osservando questi interessi strategici globali, l’Asia ha un ruolo nuovo e critico da svolgere. L’APEC è il teatro in cui deve iniziare l’azione“. Da questa prospettiva, quando il presidente Donald Trump si rivolse al vertice APEC, fece il discorso sbagliato nel posto sbagliato. (Trascrizione). Trump minacciava che gli Stati Uniti non tollereranno più “abusi commerciali continui”, lamentandosi degli squilibri commerciali e sostenendo che il commercio libero era costato milioni di posti di lavoro statunitensi, paragonando “reciproci equilibrio e vantaggio” col “commercio reciproco”, scagliandosi contro il World Trade Organization. Trump chiudeva la porta agli accordi regionali di libero scambio. La grande diplomazia della transazione veniva così espressa. Tuttavia i leader asiatici affermavano la priorità delle soluzioni multilaterali ai problemi commerciali globali. Col TPP finito, la Partnership regionale economica globale guidata dall’ASEAN è l’unica strategia esistente, e gli Stati Uniti non sono nemmeno presenti. Al contrario, non sarà sfuggito al pubblico asiatico che il discorso del Presidente cinese Xi Jinping, subito dopo Trump, presentava una visione molto diversa del futuro del commercio globale. (Trascrizione).
Il Presidente Xi affermava che la globalizzazione è irreversibile e salutava l’accredito cinese come nuovo campione del commercio mondiale. “Dovremmo sostenere il regime multilaterale dei negoziati e praticare il regionalismo aperto per permettere agli aderenti in via di sviluppo di trarre il massimo vantaggio dal commercio internazionale e dagli investimenti“, esortava Xi, parlando di economia digitale, scienza quantistica, intelligenza artificiale, ecc., e descrivendo una visione del futuro coerente e completa. A proposito, mentre Xi parlava al vertice APEC, la Cina annunciava piani storici per ridurre i limiti della proprietà estera di gruppi finanziari. Il FT riferiva che Pechino propone di rilassare od eliminare i limiti sulla proprietà nei mercati commerciali, titoli, futures, asset management e assicurazioni. La Cina utilizza i requisiti di joint venture e caps ownership su un’ampia gamma di industrie per proteggere i gruppi nazionali dalla concorrenza e indurre la condivisione di tecnologie e competenze di gestione estere coi partner locali. Xi affermava nel suo discorso, “Nei prossimi 15 anni, la Cina avrà un mercato ancora più grande e uno sviluppo completo. Si stima che la Cina importerà merci per 24 trilioni di dollari USA, attirerà investimenti diretti per 2 trilioni di dollari e avrà 2 miliardi di dollari di investimenti in uscita“. In confronto, Trump è sempre più escluso dai partenariati. Quando tre primi ministri dell’ASEAN, Malaysia, Thailandia e Singapore, hanno recentemente visitato Washington, Trump celebrò l’evento come accordo di acquisti. Gli asiatici portano regali come espressione materiale di amicizia, ma Trump l’ignora e li celebra come trionfo dell'”America First“. Durante la visita del Primo ministro Malaysiano Najib Razak, il Khazanah Nasional (fondo sovrano del governo malese) e il Fondo previdenziale dei dipendenti (National Pension Fund Malaysia) annunciarono diversi miliardi di dollari di investimenti in progetti finanziari ed infrastrutturali negli Stati Uniti; Le Malaysia Airlines s’impegnavano ad esplorare le opzioni per acquisire altri aerei Boeing e motori General Electric per 10 miliardi di dollari. Il Primo ministro della Thailandia Prayut Chanocha promise che i militari del suo Paese avrebbero acquistato elicotteri Blackhawk, Lakota, Cobra, missili Harpoon e aggiornamenti del caccia F-16 assieme a 20 nuovi velivoli Boeing per le Thai Airways. Il gruppo Siam Cement decise di acquistare 155000 tonnellate di carbone per alleviare la situazione dei lavoratori statunitensi della “Rust Belt“, mentre la società petrolifera thailandese PTT accettava d’investire sul gas bituminoso dell’Ohio. Prayut e Trump inoltre firmarono un memorandum d’intesa per facilitare investimenti per 6 miliardi di dollari USA per presumibilmente generare oltre 8000 posti di lavoro negli Stati Uniti. Singapore propose l’acquisto di 39 aeromobili dalla Boeing Corporation che avrebbe generato 7000 posti di lavoro negli Stati Uniti. (Alla cerimonia della firma in TV, Trump sorrise ampiamente e strattonò scherzando il CEO della Boeing, pronunciando molto chiaramente alle telecamere, “Questi sono posti di lavoro, posti di lavoro americani, altrimenti non firmavo!“)
Ecco qui: il viaggio in Asia di Trump rafforza solo la percezione delle élite del sud-est asiatico secondo cui gli Stati Uniti perdono terreno strategico rispetto la Cina. In poche parole, l’efficacia della strategia asiatica basata principalmente sulla forza militare è incerta e insostenibile. La Dichiarazione dell’APEC (qui) testimonia che il discorso di Xi era in linea con lo spirito dei tempi, mentre Trump è rimasto fuori a produrre insulsi fuoco e fiamme. Nel momento in cui i giganti tecnologici cinesi si posizionano attentamente per sfruttare il previsto boom dell’economia digitale dell’ASEAN nel prossimo decennio, con la “One Belt, One Road” che avanza progressivamente con la firma di una rete di accordi di scambi e investimenti con la Cina al centro e creando una nuova rete di rifornimento globale, gli Stati regionali sperimentano concretamente i limiti della potenza statunitense. Quando Trump celebra accordi commerciali per 253 miliardi di dollari con la Cina, gli asiatici notano come tutte le strade portino a Pechino.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Cina non abbandonerà la Corea democratica

PressTV, 9 novembre 2017

La Cina non sembra pronta ad abbandonare la Corea democratica, Paese su cui le pressioni sembrano non avere alcun effetto. Secondo il quotidiano Rai al-Yum, la perseveranza e il potere dei leader dell’Asse della Resistenza è paragonabile a quella del leader nordcoreano; Trump non ha interesse a continuare ad esercitare pressioni su Pyongyang. Nel tour asiatico, il presidente statunitense incontra gli omologhi dell’Asia orientale, tra cui leader della Corea del Sud e del Giappone. Questo viaggio è in gran parte segnato dal dossier nordcoreano; piccolo Paese che ne spaventa molti.

La Corea democratica non si arrende
Trump continua a minacciare e a spingere la Cina a fare pressione su Pyongyang per porre fine alle sue attività balistiche e nucleari. Ma la Cina non sembra pronta ad abbandonare questo Paese, che a sua volta non mollerà. Le accuse di Trump alla “Grande Dittatura” della Corea democratica sono sempre più incoraggianti e rafforzano il leader nordcoreano nelle sue decisioni.

Trump minaccia la Corea democratica
Nella visita in Corea del Sud, Trump ha sostenuto di essere accompagnato da tre portaerei e da sottomarini atomici nelle acque regionali della Corea. Ha espresso ottimismo sull’avvio di negoziati con Pyongyang. Trump ha aggiunto che è a favore della pace, ma ha anche avvertito il leader nordcoreano: “Non sottovalutarci e non provarci, il governo degli Stati Uniti è cambiato“.

Vendere la pelle dell’orso prima di ucciderlo è come si potrebbe descrivere l’approccio di Trump
Infatti, il presidente statunitense minaccia la Corea democratica da sei mesi, mentre durante questo periodo fa proposte per piegare Pyongyang, senza alcun risultato. La Corea democratica sfida gli Stati Uniti completando con successo diversi test missilistici. Ha lanciato con successo un missile balistico intercontinentale in grado di trasportare una grande testata nucleare. C’è pericolo per gli USA? Trump cerca di provocare Giappone e Corea del Sud, immergendoli nella corsa agli armamenti. Una trappola in cui sono già caduti Arabia Saudita e Paesi del Golfo Persico. Anche se Trump compie un tour asiatico, tiene d’occhio il Medio Oriente. Lo sa: a differenza di Iran, Hezbollah, Siria e Iraq, la Corea democratica non costituisce una minaccia per Israele. Ecco perché è contento di minacciarla, mentre nel caso del Medio Oriente cerca di formare una nuova coalizione per avviare la guerra in Libano, nello Yemen e persino in Iran. Una guerra che sarebbe finanziata dai Paesi del Golfo Persico. Trump ha ragione quando dice che è diverso dai suoi predecessori. È molto meno serio e più limitato degli ultimi presidenti statunitensi. L’Asse della Resistenza non è quello di 20 anni fa. Ha grandi eserciti, come le forze iraniane, turche, siriane e irachene. I leader di questi governi non sono pronti ad arrendersi proprio come Kim Jong-un.
L’articolo di Rai al-Yum termina l’analisi con queste parole: “Proponiamo a Trump di non sfidare l’Asse della Resistenza e Pyongyang e a non seguire i consigli del genero e di Netanyahu. Se continua la sua politica attuale, subirà conseguenze catastrofiche: da cui Stati Uniti ed alleati non saranno risparmiati“. Traduzione di Alessandro Lattanzio

Russia, Iran, Azerbaigian: alleanza emergente

Alex Gorka SCF 08.11.2017La visita del Presidente Vladimir Putin in Iran è considerata la prima storica. Il 1° novembre, il presidente era a Teheran per partecipare al vertice tripartito Iran, Russia e Azerbaigian. L’evento si era tenuto in considerazione delle ulteriori sanzioni imposte contro Russia e Iran il 31 ottobre dal dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. È naturale per le nazioni sotto sanzioni avvicinarsi. Il leader supremo iraniano Ayatollah Ali Khamenei aveva detto a Vladimir Putin che Teheran e Mosca devono rafforzare la cooperazione per isolare gli Stati Uniti e contribuire a stabilizzare il Medio Oriente. Alla fine del vertice, i presidenti di Russia, Iran e Azerbaigian firmavano la dichiarazione di Teheran. I leader annunciavano piani congiunti per ampliare la collaborazione nel settore petrolifero e gasifero nonché piani di scambio su energia elettrica e formazione di un mercato unico. Si prevede di utilizzare le valute nazionali nelle operazioni commerciali invece del dollaro statunitense. I piani prevedono la partecipazione degli investitori e dei settori privati russi aderendo ai progetti infrastrutturali iraniani, come industria, energia e ferrovie. La Russia detiene le maggiori riserve di gas naturale nel mondo. L’Iran detiene le seconde riserve di gas naturale del mondo. Insieme le due nazioni rappresentano circa il 50% delle riserve mondiali di idrocarburi. Unite possono influenzare significativamente i mercati mondiali. La dichiarazione di Teheran proclama l’intento di sviluppare la cooperazione a tre, tra cui l’atteso corridoio internazionale dei trasporti nord-sud (INSTC), rotta stradale, ferroviaria e marittima di 7200 km per collegare Oceano Indiano e Golfo Persico al Mar Caspio attraverso l’Iran, e quindi connettersi all’Europa settentrionale attraverso la Russia. Il progetto comprende dieci altri Paesi, collegando Azerbaigian e Armenia nel Caucaso, poi verso nord-ovest Turchia, Bielorussia, Siria e Bulgaria con l’Oman in Medio Oriente, nonché a nord-est con Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan. L’Iran prevede inoltre di costruire una ferrovia per il Mediterraneo attraverso Iraq e Siria. La Russia potrebbe partecipare all’attuazione del progetto.
Un accordo temporaneo sulla creazione di una zona di libero scambio tra l’Unione economica eurasiatica (UEE) e l’Iran dovrebbe essere firmato alla fine dell’anno. Un progetto di accordo tra Iran ed UEE fu firmato a Erevan, in Armenia, il 5 luglio dopo più di un anno di negoziati per la riscossione delle tariffe preferenziali di esportazione su 350 prodotti industriali iraniani in cambio di 180 merci dell’UEE. I negoziati sull’accordo di libero scambio con l’Unione economica eurasiatica chiariscono che altre nazioni non seguiranno gli Stati Uniti se escono dall’accordo nucleare con l’Iran. Con l’interesse economico globale per l’Iran e l’impegno internazionale per l’accordo, Teheran sembra continuare a reintegrarsi nell’economia globale. L’Iran ha aderito alla Russia alla guida del processo di pace siriano, diventando parte del processo di pace di Astana. L’invio di armamenti russi, tra cui il sistema missilistico antiaereo S-300 consegnato lo scorso anno, aiuta Teheran a mantenere la difesa, in particolare in vista del possibile intervento statunitense.
L’Azerbaigian è un attore regionale molto importante: uno Stato secolare che ostacola la diffusione dell’estremismo religioso. Baku guadagnerà molto entrando nella zona di libero scambio tra UEE e Teheran. La logica e i vantaggi economici dell’area di libero scambio sono evidenti. Riunirà economie altamente compatibili e consoliderà i collegamenti economici e commerciali in Asia centrale ed Eurasia meridionale. Permetterà anche all’Azerbaigian di riprendere i legami commerciali con l’Armenia, membro dell’UEE, facendo in modo di risolvere il conflitto congelato del Nagorno-Karabakh. Il formato Mosca-Teheran-Baku sarà molto più efficiente dell’OSCE nel trovare una soluzione pacifica al problema. La costruzione di una ferrovia dall’Iran alla Russia attraverso l’Azerbaigian era una questione all’ordine del giorno. L’Azerbaigian è pronto a stanziare 500 milioni di euro per modernizzare la sua sezione del corridoio ferroviario. Il Presidente Putin ha detto che la Russia è pronta a fornire gas all’Iran via Azerbaigian. Secondo lui, Mosca e Baku non dovrebbero competere sui progetti energetici. Questa è una questione di particolare importanza per Baku in vista degli ostacoli creati al gasdotto azero per l’Europa. Quest’estate, un gruppo di ONG influenti, tra cui Greenpeace, Bankwatch Network, Friends of Earth Europe e Climate Action Network Europe, invitavano la Commissione europea a ritirare il sostegno al Gasdotto Trans-Adriatico (TAP) di 878 chilometri che si estende dall’Azerbaigian. Il pretesto utilizzato è il possibile danno climatico e la crescente dipendenza energetica da regimi politici oppressivi (cioè l’Azerbaigian). L’Azerbaigian ha buone ragioni per dubitare dell’affidabilità dell’occidente. Baku vi è regolarmente criticata come “dittatura”. Le ONG occidentali in Azerbaigian spesso sostengono apertamente i capi anti-governativi facendo temere al governo dell’Azerbaigian d’essere obiettivo di una rivoluzione colorata occidentale.
La crescente collaborazione tra le tre potenze è solo una delle tendenze che modellano il panorama regionale. C’è anche l’alleanza emergente Turchia-Iran-Qatar, che collaborano tutti strettamente con Mosca. Il processo di ravvicinamento tra Russia, Iran e Azerbaigian continuerà. La prossima riunione trilaterale si terrà a Mosca nel 2018. Se i piani concordati al vertice di Teheran passeranno, il quadro del Medio Oriente e dell’Asia meridionale cambierà con molti Paesi delle regione riuniti dagli interessi economici. L’influenza degli Stati Uniti diminuirà notevolmente. La Via della Seta della Cina e il ponte energetico Russia-Azerbaigian-Iran creeranno le condizioni per un mondo multipolare.Traduzione di Alessandro Lattanzio