Trump continua l’azione di Bush e Obama verso la Corea

Tony Cartalucci New Eastern Outlook 13.08.2017Gli Stati Uniti hanno minacciato in modo provocatorio la Corea democratica con “fuoco e furia”. Dopo di che, The Guardian riferiva nell’articolo “Trump sulla Corea democratica: forse “fuoco e furia” non sono una minaccia abbastanza dura“, di ulteriori minacce: “Donald Trump ha rilasciato un altro avvertimento provocatorio alla Corea democratica, suggerendo che la sua minaccia di scatenare “fuoco e furia” sul Paese non fosse “abbastanza dura”. Il presidente statunitense ha detto ai giornalisti che la Corea democratica “farebbe meglio a collaborare o sarà in difficoltà come poche nazioni lo furono in questo mondo”.The Guardian non indaga su esattamente quale “difficoltà” si riferisse o sulle “poche nazioni” che gli Stati Uniti suggerivano. Tuttavia, le minacce avvenivano nel noto sbarramento di frasi, terrorismo e fabbricazioni tipiche di ogni aggressione militare degli USA nel mondo, in particolare l’Iraq dove l'”intelligence” fu fabbricata intenzionalmente per trascinare gli statunitensi e il mondo in una guerra devastante che costò oltre 1 milione di vite, trilioni di dollari e i cui effetti si sentono ancora in Iraq e in Medio Oriente.

Il conflitto con la Corea non è iniziato con Trump
The Guardian e gli altri media occidentali non inquadrano le ultime minacce degli Stati Uniti alla Corea democratica nel contesto delle relazioni tra Stati Uniti e Corea risalenti alla seconda guerra mondiale e alla guerra di Corea che, ufficialmente, si chiuse con un armistizio fragile, ma da risolvere a pieno. Il governo della Corea del Sud, come osserva l’articolo di The Week, “E’ il momento per le forze armate statunitensi di lasciare la Corea del Sud“, sfrutta appieno la presenza militare degli USA che utilizzano le proprie risorse per influenzare l’Asia anziché per la difesa dalle minacce, reali o immaginarie, del vicino del nord. Probabilmente, l’accordo è preferito dagli Stati Uniti che usano il regime cliente che occupa Seoul come agente d’influenza e della politica statunitense in Asia, come manipola e interferisce in Medio Oriente attraverso ascari come Arabia Saudita, Qatar, Israele e Turchia. Per giustificare e perpetuare la presenza degli USA non solo sulla penisola coreana, ma in tutta l’Asia, Stati Uniti e i partner della Corea del Sud hanno ripetutamente ed intenzionalmente provocato la Corea democratica, non solo con la retorica e le manovre militari, ma attraverso tentativi d’infiltrare e rovesciare il governo.

Tentativi di destabilizzazione e cambio di regime
Il dipartimento di Stato USA attraverso facciate che si spacciano da organizzazioni non governative (ONG), tentò d’inondare la Corea democratica di media intenti a minarne la stabilità politica. Secondo il programma denominato “Flashdrives for Freedom“, governo e Fondazione per i diritti umani finanziata dalle aziende assieme al Forum280, una facciata guidata da ex-membri del dipartimento di Stato USA, contrabbandarono 20000 USB in Corea democratica. Come osservato dal Guardian nell’articolo, “Flashdrives per la libertà? 20000 USB contrabbandati in Corea democratica“, non era il primo programma del genere intrapreso dal governo degli Stati Uniti attraverso diverse facciate. Mentre le mere accuse a nazioni come Russia o Cina che tenterebbero d’influenzare il quadro politico negli Stati Uniti sono state etichettate come minacce chiari e attuali alla sicurezza nazionale degli USA, essi attuano apertamente operazioni simili in tutto il mondo, anche contro la Corea democratica. Quando tali nazioni reagiscono, gli Stati Uniti parlano di aggressione non provocata, alimentando ulteriormente le sovversione dall’estero. Poiché la sovversione si espande fino alla sanzioni economiche paralizzanti, la crisi umanitaria risultante viene sempre attribuita alla nazione presa di mira, aprendo nuovi “pretesti” per l’intervento statunitense. Le attività che interessano la Corea democratica sono in corso da anni, ben prima dell’amministrazione Trump. Le aspirazioni statunitensi a sconvolgere e rovesciare l’ordine politico della Corea democratica possono essere citate in un documento del 2009 del Consiglio sulle Relazioni Estere (CFR), un think tank politico statunitense che rappresenta gli interessi di alcune delle più potenti aziende del mondo. Il documento del 2009, “Preparazione del cambiamento improvviso nella Corea democratica“, esplorava la possibilità di invadere e occupare la Corea democratica, se si potesse creare caos tra la leadership militare e civile della nazione. Arrivando a proporre il dispiegamento di 460000 soldati e un ambizioso programma socioeconomico e politico per integrare la Corea democratica al regime cliente degli Stati Uniti nella vicina Corea del Sud. Si tratta di un programma che dava una straordinaria opportunità non solo alle imprese sudcoreane, ma anche a Wall Street, che finanzia le attività del CFR. Un’occasione per trasformare la Corea democratica in un’altra economia asiatica forte, ma in cui le barriere commerciali tra imprese coreane e statunitensi sarebbero state impedite dall’occupazione militare immensa e permanente degli Stati Uniti, secondo i tentativi degli Stati Uniti dopo l’invasione ed occupazione dell’Iraq nel 2003, nell’ambito dell’autorità provvisoria della coalizione (CPA). Presso il presidente statunitense Donald Trump, la retorica non è frutto di una conclusione indipendente che egli e il suo governo hanno tratto legittimamente su minacce alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti, bensì della continuazione dei vecchi obiettivi, precedenti la sua amministrazione, decisi da interessi speciali non elettivi che perseguono il cambio di regime nella Corea democratica da decenni.

Continuità dell’agenda
È chiaro che sin dalla seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti hanno cercato di ristabilire la propria presenza e influenza in tutta l’Asia e persino di ampliarle. La guerra del Vietnam combattuta tra gli anni ’50 e ’70 non fu solo il tentativo di mantenere l’egemonia occidentale sull’Indocina, ma fu certo un tentativo per circondare e contenere la Cina. Sui cosiddetti “Pentagon Papers” pubblicati nel 1969 fu rivelato che il conflitto faceva parte di una grande strategia intesa a contenere e controllare la Cina. Tre citazioni importanti da questi documenti lo rivelano, dichiarando innanzitutto che: “…la decisione di febbraio di bombardare il Vietnam del Nord e l’approvazione a luglio dell’avvio della Fase I hanno senso solo se sostengono la politica a lungo termine degli Stati Uniti per contenere la Cina”. Sostenendo inoltre: “La Cina come la Germania nel 1917, come la Germania in occidente e il Giappone in Oriente alla fine degli anni ’30, e come l’URSS nel 1947, è una grande potenza minacciosa che riduce nostre importanza ed efficacia nel mondo e, più avanti ma più minacciosamente, di organizzare tutta l’Asia contro di noi”. Infine, delineava l’immenso teatro regionale che gli Stati Uniti ingaggiarono contro la Cina all’epoca, affermando: “…ci sono tre fronti dello sforzo a lungo termine per contenere la Cina (rendendosi conto che l’URSS “contiene” la Cina a nord e nord-ovest): a) il fronte Giappone-Corea; b) il fronte India-Pakistan; e c) il fronte sud-est asiatico”. I Pentagon Papers, infatti, forniscono oggi il contesto per tener conto correttamente delle tensioni attuali in Asia Pacifico. Gli Stati Uniti sono attualmente e profondamente impegnati in ogni fronte descritto nei documenti del Pentagono. Vi sono forze militari che occupano l’Afghanistan, confinante con la Cina ad occidente; che occupano e provocano conflitti ad est della Cina sul fronte Giappone-Corea; e sono profondamente coinvolte nei tentativi di rovesciare e sostituire gli ordini politici nel Sud-Est asiatico per creare un fronte unito contro Pechino. Nel Sud-Est asiatico, gli sforzi statunitensi sono più importanti in Myanmar, dove l’agente statunitense Aung San Suu Kyi ha già assunto il potere; in Thailandia, dove gli Stati Uniti sono coinvolti nei tentativi di rovesciare e sostituire l’intero ordine politico nazionale con un regime cliente; nelle Filippine, dove i terroristi sponsorizzati da USA e sauditi creano una crisi sfruttata per espandere la propria presenza militare nella nazione. Complessivamente, gli Stati Uniti hanno tentato di manipolare l’Asia sud-orientale, innanzitutto attraverso la crisi del Mar Cinese che hanno prodotto e tentato di perpetrare, e quindi importando terroristi dalla Siria per minacciare e ricattare la regione, similmente a come le Filippine sono ora minacciate e ricattate. I media occidentali tentano d’inquadrare l’attuale crisi che gli Stati Uniti creano con la Corea democratica come lotta dell’ego tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il Presidente nordcoreano Kim Jong-un. In realtà la crisi è stata prodotta in decenni, e non è guidata dai presidenti statunitensi ma da interessi speciali oscuri che promuovono i think tank politici che, a loro volta, generano la politica per i governanti e dibattiti sui media. Comprenderlo permette ad osservatori ed attivisti di vedere le trame dei politici e denunciare gli interessi che guidano la politica che spacciano al pubblico. Denunciare tali interessi permette di prendere decisioni più coscienziose su come affrontarli, deviando il denaro da tali grandi imprese finanziarie verso alternative locali, sottraendo potere e influenza di Wall Street e Washington nel trascinare gli statunitensi in guerre distruttive e costose all’estero, per reinvestirle su comunità più forti e resilienti in patria.Tony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico di Bangkok, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli Stati Uniti pagheranno un prezzo molto alto

Ri Hyo Jin, Rodong, 12 agosto 2017

Dopo aver assistito al successo della seconda prova dell’ICBM nella RPDC, gli Stati Uniti sono preda di ansia e terrore, timorosi di quando le armi della Corea del Juche bombarderanno le basi militari dell’aggressione e la loro terraferma. Recentemente si è avuta un’esercitazione per l’evacuazione per far fronte alla “minaccia dei missili balistici” nelle Hawaii degli Stati Uniti, per la prima volta dalla loro fondazione. Scatenando un’atmosfera orribile, Trump ha dichiarato che sarà fatto un passo per garantire la sicurezza della terraferma, dicendo che gli Stati Uniti “non escludono la guerra” e che “se una guerra scoppierà, sarà combattuta nella penisola coreana“. Ecco perché i militari statunitensi fanno rumore sull’introduzione di mezzi strategici nella penisola coreana e sull'”attacco preventivo”.
Dominando nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, gli Stati Uniti hanno preparato una nuova “risoluzione delle sanzioni” facendo pressione sui nostri vicini che vedono il volto degli Stati Uniti, inadatti allo status di grandi potenza. È la tragedia dei comportamenti sconsiderati e isterici che ridurranno la terraferma americana in cenere in qualsiasi momento. È la ferma volontà della grande nazione del Paektusan, dopo il successo del secondo lancio di prove dell’ICBM Hwasong-14, che porrà fine alle ostilità degli Stati Uniti che hanno imposto disgrazie e sofferenze al popolo coreano per più di mezzo secolo ottenendo la vittoria finale nello scontro con l’imperialismo e gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti e loro forze vassalle pagheranno caro le sanzioni e le pressioni provocate e sconsiderate contro la RPDC.La Corea democratica è certa di vincere grazie a un uomo senza pari
Ri Hak Nam, Rodong, 12 agosto 2017

Una serie di riusciti lanci di prova dell’ICBM Hwasong-14 è la vittoria storica decisiva ottenuta dal rispettato leader supremo Kim Jong Un, dalla rara saggezza, coraggio ineguagliabile e leadership straordinaria. I miracoli di oggi furono possibili grazie alla grande devozione e all’impegno di Kim Jong Un, aprendo la via allo sviluppo del nuovo missile ultra-moderno nei siti di lancio, a mezzanotte e all’alba. I grandi cambiamenti storici del Paese mostrano chiaramente di esser sicuri di vincere fin quando saremo sotto la sua eccezionale leadership. L’esercito e il popolo della RPDC sono fiduciosi, guardando al passato quando ottennero vittorie lodevoli. Siamo sicuri di vincere grazie a lui. Questa è una scienza e una verità.
Gli Stati Uniti e loro forze vassalle hanno fatto di tutto per preparare un’altra altra estrema “risoluzione delle sanzioni” contro la RPDC e cercano di fare del male alla RPDC introducendo enormi mezzi strategici nucleari, ma questo non è altro che l’ultimo dei tentativi dei condannati alla rovina. Né la minaccia militare né le sanzioni possono colpire la RPDC. Sotto la guida di Kim Jong Un, comandante senza pari, l’esercito e il popolo della RPDC metteranno fine alle mosse malvagie degli Stati Uniti per isolare e soffocare la RPDC, e costruiranno un potente Paese socialista e grande potenza mondiale senza fallire. Il mondo sarà presto testimone dell’emergere di tale potenza.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il gioco pericoloso sulla penisola coreana rischia una guerra

Global Times, 10/8/2017

Stati Uniti e Corea democratica hanno accentuato la loro minacciosa retorica. Il Pentagono ha preparato piani per i bombardieri strategici B-1B per effettuare attacchi preventivi sui siti missilistici della Corea democratica. Il ministro della Difesa degli USA James Mattis aveva emesso un ultimatum alla Corea democratica affinché “cessasse qualsiasi idea di azione che porterebbe alla fine del regime e alla distruzione del suo popolo“. Nel frattempo, la Corea democratica diffondeva i piani per lanciare quattro missili a portata intermedia a 30-40 chilometri da Guam, sostenendo che avrebbe attuato il piano a metà agosto. Alcuni a Guam sono già in preda al panico per la prima volta dalla fine della guerra fredda. Gli Stati Uniti hanno già avuto la peggio nel confronto con la Corea democratica. Molti credono che la possibilità di guerra sia molto bassa. Se la guerra esplodesse veramente, gli Stati Uniti difficilmente ne potranno trarre vantaggi strategici e la Corea democratica affronterà rischi senza precedenti. La Corea democratica mira a spingere gli Stati Uniti a negoziare, mentre gli Stati Uniti vogliono avvertirla. Né possono raggiungere gli obiettivi, concorrendo ad acuire le tensioni, ma senza prendere l’iniziativa di lanciare la guerra. Il pericolo reale è che un gioco così sconsiderato comporti errori di calcolo e una “guerra” strategica. Cioè, né Washington né Pyongyang vogliono la guerra, ma potrebbe scoppiare comunque perché non hanno esperienza nel controllare tale gioco estremo. Il prossimo futuro sarà molto pericoloso se bombardieri B-1B degli USA sorvolassero la penisola coreana o la Corea democratica lanciasse missili in direzione di Guam. Entrambe le parti dovrebbero innalzare l’allerta al massimo livello. L’incertezza nella penisola coreana cresce.
Pechino non è in grado di persuadere Washington o Pyongyang a ripiegare, in questo momento. Bisogna chiarire la propria posizione ovunque e far capire che se le loro azioni compromettessero gli interessi della Cina, essa risponderà con mano ferma. La Cina dovrebbe anche chiarire che se la Corea democratica lanciasse missili che minaccino il territorio degli Stati Uniti, ed essi reagissero, la Cina rimarrà neutrale. Se Stati Uniti e Corea del Sud attaccassero tentando di rovesciare il regime nordcoreano e cambiare il modello politico della penisola coreana, la Cina glielo impedirà. La Cina si oppone alla proliferazione nucleare e alla guerra nella penisola coreana. Non incoraggerà alcuna parte a suscitare conflitti e si opporrà fermamente a chiunque voglia cambiare lo status quo delle aree che ne riguardano gli interessi. Si spera che Washington e Pyongyang possano limitarsi. Nella penisola coreana convergono gli interessi strategici di tutte le parti e nessuna di esse dovrebbe cercare di dominare in modo assoluto la regione.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Dichiarazione del governo della RPDC sulla crisi con gli USA

Rodong 8 agosto 2017

Il governo della Repubblica popolare democratica di Corea ha rilasciato una dichiarazione su Stati Uniti e altre forze ostili, terrorizzati dalla crescita della forza nucleare dello Stato della RPDC per qualità e quantità, impegnati nelle più severe sanzioni, pressioni e provocazioni contro di essa.
La dichiarazione dice: “Il 6 agosto, gli Stati Uniti hanno introdotto la “risoluzione delle sanzioni” 2371 presso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che si prefigge di bloccare completamente lo sviluppo economico e il miglioramento della vita dei cittadini della Corea democratica, indicando il lancio di prova degli ICBM come “minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali”. Questa “risoluzione delle sanzioni” delle Nazioni Unite, in tutti gli scopi e i fini, è risultata dai tentativi diabolici degli Stati Uniti di isolare e soffocare la RPDC, costituendo una flagrante violazione della sua sovranità e sfida aperta ad essa. L’accesso della RPDC a una maggiore forza nucleare è la misura giusta e legittima per l’autodifesa per proteggere la sovranità del Paese e il diritto della nazione all’esistenza contro le azioni mirate e arbitrarie degli Stati Uniti, perseguendo una politica di estrema ostilità e minaccia nucleare contro la RPDC da ben oltre mezzo secolo. Il riuscito lancio di prova degli ICBM della RPDC sono un grave avvertimento agli Stati Uniti che, essendosi radicati in tutto il Pacifico, guidano una sconvolgente e pericolosa provocazione militare e una sgradevole campagna di sanzioni contro la RPDC. Tuttavia, gli Stati Uniti sono più frenetici e disperati, invece di accettare l’esistenza della RPDC ed imparare a coesistere con essa, cercano di portare la penisola coreana sull’orlo della guerra nucleare, attuando esercitazioni missilistiche contro la RPDC e schierando numerosi sistemi strategici sulla penisola. È in questo contesto che gli Stati Uniti hanno manipolato il Consiglio delle Nazioni Unite per imporre la “risoluzione delle sanzioni” peggiore di sempre, avanzando il divieto totale anche sulle normali attività commerciali e di scambio economico, avvertendo così il mondo della cattiva intenzione di annullare l’ideologia e il sistema della RPDC e sterminarne il popolo. D’altra parte, gli Stati Uniti istigano tale racket infinito per ripulirsi la faccia, facendo osservazioni impudenti nel valutare la cosiddetta opzione militare contro la RPDC. Vi sono Paesi con cui le ridicole minacce degli USA lavorano e Paesi che si prostrano al loro bluff. Gli Stati Uniti, che affermano di essere “l’unica superpotenza del mondo”, e i vicini della RPDC, non inferiori agli Stati Uniti, sono così spaventati da due semplici lanci di prova di ICBM della RPDC che fanno molta scena abbaiando all’unisono. Vederli divenire frenetici inorgoglisce ancora di più la RPDC per la grande potenza nazionale e ribadisce la fede sulla via scelta quale unico modo per sopravvivere e prosperare.
La Corea democratica ha già ottenuto tutto ciò di cui ha bisogno, pur avendo tutto ciò con una lotta difficile sotto il peggiore regime di sanzioni creato dalle numerose “sanzioni” delle Nazioni Unite adottate su iniziativa degli USA negli ultimi decenni. È solo una speranza forzata considerare una qualsiasi probabilità che la RPDC cambi di un centimetro o posizione con tali sanzioni di nuovo tipo imposte da forze ostili. Poiché gli Stati Uniti hanno lanciato provocazioni totali contro la RPDC in tutti i settori della politica, dell’economia e delle forze armate, nulla può alterare la volontà e la risoluzione dell’esercito e del popolo della RPDC rispondendo adottando misure risolutive. Il governo della RPDC ha solennemente dichiarato quanto segue, per affrontare la grave situazione creata dalle frenesie di Stati Uniti e altre forze ostili:
In primo luogo, la RPDC condanna nei termini più netti e rifiuta totalmente la “risoluzione delle sanzioni” della Corea democratica al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che Stati Uniti e altre forze ostili hanno costituito con una grave violazione della sovranità del Paese. La Corea democratica adotta misure per rafforzare la deterrenza nucleare auto-difensiva per contrastare la politica di estrema ostilità e minaccia nucleare dagli Stati Uniti, il più grande Stato dotato di armi nucleari del mondo. La definizione di queste misure “minaccia per la pace e la sicurezza internazionali” è da logica da gangster pensando che il resto del mondo debba diventare una colonia degli USA, per i loro interessi, o vittima della loro aggressività. Il Paese che persegue apertamente l’ambizione di mantenere l’egemonia nucleare permanente attuando la maggior parte delle prove nucleari nel mondo e lanciando ICBM ogni volta che lo desidera, adotta “risoluzioni su sanzioni” illegali per incriminare il rafforzamento della forza nucleare di autodifesa della RPDC, applicando tali sanzioni per una presunta “violazione”. Ciò costituisce il culmine del doppiopesismo sfacciato. Fintanto che la politica ostile e la minaccia nucleare degli Stati Uniti continuano, la RPDC, non importa chi dica cosa, non metterà mai la propria deterrenza nucleare auto-difensiva sul tavolo delle trattative, né indietreggerà di un centimetro dalla via che ha scelto per rafforzare la forza nucleare di Stato.
In secondo luogo, ora che gli Stati Uniti hanno forgiato la “risoluzione delle sanzioni” manipolando l’ONU per eliminare la sovranità e i diritti all’esistenza e allo sviluppo della Corea democratica, la RPDC passerà all’azione decisa per la giustizia, come già chiarito. Gli Stati Uniti agiscono in modo assurdo ricorrendo a sanzioni anacronistiche e pressioni contro la RPDC, invece di apprezzare lo status strategico della RPDC prestando un’attenzione adeguata ai suoi ripetuti avvertimenti. Il comportamento sciocco degli Stati Uniti ne accelererà l’estinzione. Dato che i gangster degli Stati Uniti rimangono immersi nelle spaventose provocazioni mediatiche, la RPDC incrementerà ulteriormente la forza della giustizia per sradicare accuratamente le cause della guerra e dell’aggressione e non cederà mai in questa lotta fino alla fine.
In terzo luogo, la RPDC farà pagare caro agli Stati Uniti i crimini gravi che commettono contro lo Stato e il popolo di questo Paese. Gli Stati Uniti inflissero una guerra tragica che immerse questa terra in un mare di sangue e di fuoco, e non lasciò pietra su pietra per annullare l’ideologia e il sistema della RPDC, il secolo scorso e questo secolo. Gli Stati Uniti s’ingannano tragicamente se pensano la loro terraferma sia un paradiso sicuro dall’altro lato dell’oceano. Quei Paesi che ricevono un “grazie” dagli Stati Uniti come ricompensa per la partecipazione alla cospirazione per inventare tale furiosa “risoluzione delle sanzioni” contro la RPDC, attraverso un accordo dietro le quinte, questa volta non potranno mai eludere le proprie responsabilità nell’acuire le tensioni sulla penisola coreana mettendo in pericolo pace e sicurezza regionali. Se gli Stati Uniti non agiranno con discrezione, persistendo nei tentativi di soffocare la Corea democratica, non esiteremo ad utilizzare qualsiasi mezzo estremo.
La RPDC consolida la linea di sviluppo contemporaneo su due fronti, mantenere la bandiera della difesa della pace e marciare diritto fino alla fine lungo la strada scelta, senza la minima deviazione.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra dei neocon porterebbe a 20 milioni di morti negli USA

Wayne Madsen SCF 05.08.2017L’infestazione continua del corpo politico statunitense da parte dei neoconservatori è dovuto a certi potenti falchi guerrafondai che sfruttano appieno l’assenza di una politica estera statunitense del presidente Donald Trump, spingendo ciò che i neo-con e i loro padroni israeliani da tempo desiderano: una guerra su due fronti contro Corea democratica e Iran. Anche se è noto tra le agenzie d’intelligence mondiali che Israele ha un ruolo furtivo nel fornire tecnologia di sorveglianza alla Corea democratica, non impedisce a Israele e alla sua macchina propagandistica di sostenere che la Corea democratica continua a fornire tecnologia nucleare e missilistica all’Iran, qualificando i due Paesi come “regimi pericolosi” che devono essere attaccati simultaneamente dagli statunitensi. Le congreghe israeliane e pro-israeliane, come la Fondazione per la Difesa delle Democrazie (FDD), istigano l’attacco preventivo e piuttosto impensabile contro Corea democratica e Iran. In un documento del FDD del gennaio 2016, intitolato “Il nodo nucleare Iran-Corea democratica: domande senza risposta”, gli autori sostengono strenuamente una risposta militare alla cooperazione nucleare e missilistica iraniano-nordcoreana. Con gli agenti filo-israeliani come il genero di Trump Jared Kushner, che esercita molta influenza nell’ufficio ovale della Casa Bianca, anche le proposte scandalose di gruppi di destra come FDD vanno prese seriamente. Nei due tweet del 3 luglio 2017, Trump scriveva: “La Corea democratica ha appena lanciato un altro missile. Questo tipo (Kim Jong Un) non ha qualcosa di meglio da fare? È difficile credere che la Corea del Sud… e il Giappone lo sopporteranno per molto. Forse la Cina farà una mossa greve con la Corea democratica e metterà fine a questa sciocchezza una volta per tutte!” Ma la Cina non vuole destabilizzare la Corea democratica affinché milioni di rifugiati inondino il confine della Manciuria, creando un massiccio problema umanitario ed economico per Pechino.
Kushner e i suoi colleghi “Amici dell’IDF”, nel cui consiglio si trova e ai quali ha donato grandi somme di denaro, sono in ansia per un attacco degli USA contro Iran e Corea democratica. Micha Gefen, autore del sito israeliano di destra Israel Rising, ha tentato d’imporre all’amministrazione Trump un attacco di questo tipo con un articolo di aprile. Gefen scriveva: “È noto da tempo che la tecnologia missilistica iraniana è stata sviluppata in Corea democratica. Entrambi i regimi vedono gli USA come nemico numero uno e collaborano per costruire una grave minaccia per gli Stati Uniti. Per la maggior parte degli osservatori, Corea democratica ed Iran sono in costante coordinamento, come si può vedere dalla prova missilistica balistica della settimana scorsa in Iran, seguita dal lancio di quattro missili della Corea democratica vicino al Giappone”. Il segretario di Stato USA Rex Tillerson ha respinto il falso punto di vista che gli Stati Uniti affrontano nemici esistenziali a Teheran e Pyongyang. Tillerson ha pubblicamente respinto la critica di Trump del piano d’azione comune globale (JCPOA) del 2015 con l’Iran. Tillerson ritiene che l’accordo avanzi la causa diplomatica con l’Iran, dicendo: “Ci sono molti mezzi alternativi con cui utilizzare l’accordo per avanzare le nostre politiche e il rapporto con l’Iran”. Le triple nuove sanzioni economiche a Iran, Corea democratica e Russia, sono il segnale che i neocon sfruttano appieno il crollo dei sondaggi di Trump e la crescente disfunzione della sua amministrazione facendo avanzare l’agenda per una guerra su più fronti che includa anche la Cina. Se la Cina diventa un obiettivo militare degli Stati Uniti, come suggerisce la retorica di certi funzionari di Trump, decine di migliaia di morti statunitensi all’estero, dovuti alle guerre con Corea democratica e Iran, diverrebbero circa 20 milioni aggiungendo città nuclearizzate come Honolulu, Los Angeles, San Francisco, Boston, New York, Washington, Seattle, Philadelphia, Chicago, Dallas, Houston, Denver e San Diego. Se un attacco nucleare statunitense sulla Cina da 1,4 miliardi di abitanti sarebbe devastante, non sarebbe schiacciante come il colpo che subirebbero gli Stati Uniti. Come disse una volta il Presidente Mao, “la Cina potrebbe soffrire 300 milioni di vittime in una guerra atomica, ma emergerebbe da vincitrice”.
Il guerrafondaio capo del partito repubblicano, senatore del South Carolina Lindsey Graham, forse perché l’intimo amico senatore John McCain è assente per una terapia sul cancro al cervello, adesso rulla i tamburi di guerra contro Corea democratica e Iran. Di solito, gli inseparabili Graham e McCain hanno minacciato congiuntamente altre nazioni, tra cui Russia e Siria. Graham ha anche apparentemente un nuovo compagno a Washington quando si tratta di guerra: Donald Trump. Graham recentemente annunciava alla NBC News che Trump gli disse che “c’è un’opzione militare per distruggere il programma della Corea democratica e la Corea democratica”. Graham rispondeva al test del nordcoreano Hwasong-14, missile balistico intercontinentale che aveva coperto 2300 miglia entrando in orbita bassa prima di schiantarsi in mare. Sentendo i canti di guerra di Trump, Graham aggiunse: “Se ci sarà una guerra per fermarlo (Kim Jong Un), sarà laggiù. Se migliaia devono morire, moriranno là, non qui, mi ha detto in faccia”. L’ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite Nikki Haley riecheggiava la belligeranza di Graham e Trump dichiarando che “è finito il tempo delle chiacchiere”. Graham è un colonnello del Judge Advocate General (JAG) della riserva aerea e, mentre guidava una scrivania, non ha mai visto spargimento di sangue che non fosse un taglio con la carta. Graham e Trump sbagliano sul numero di morti nella penisola coreana nel caso di attacco preventivo statunitense per “distruggere la Corea del Nord” o del piano militare sudcoreano per “decapitare” la leadership nordcoreana, assassinando Kim Jong Un e il suo entourage. Prima che le prime nubi di funghi statunitensi appaiano su Pyongyang, gli ordini di attacco della leadership nordcoreana comporteranno un massiccio sbarramento di artiglieria sulla capitale sudcoreana Seul. Gli strateghi militari statunitensi hanno stimato che un milione di residenti sudcoreani nella metropoli di Seoul morirebbe in ciò che il Nord definisce “mare di fuoco” provocato da 10000 colpi al minuto di artiglieria, razzi e missili nordcoreani. Ci sono circa 50000 cittadini statunitensi che vivono in Corea del Sud, compresi 30000 militari, che abitano soprattutto nella regione di Seul. Più della metà probabilmente perirebbe nella risposta militare nordcoreana sulla Corea del Sud. Se i pianificatori di guerra del Pentagono e di Seul ritengono che “decapitando” la dirigenza nordcoreana detonando armi nucleari su Pyongyang o uccidendo Kim Jong Un, impediscano la ritorsione nordcoreano, si sbagliano. I comandanti locali dell’artiglieria nordcoreana lungo la zona demilitarizzata (DMZ) hanno l’autorità indipendente per lanciare attacchi sulla Corea del Sud, senza necessità di ricevere l’autorizzazione dal governo di Pyongyang. L’artiglieria e i lanciarazzi multipli nordcoreani sono ben piazzati nel terreno montuoso a nord della DMZ e gran parte di queste forze sopravviverà all’attacco statunitense, anche usando armi nucleari tattiche.
Graham ritiene inoltre che il programma nucleare iraniano sia la “minaccia più grande al mondo”. Graham aveva anche invocato l’attacco militare statunitense preventivo sull’Iran, una guerra che crede che gli Stati Uniti “vinceranno”. Una guerra statunitense contro l’Iran comporterebbe l’attivazione di cellule nere iraniane tra la popolazione sciita della provincia orientale dell’Arabia Saudita, del Quwayt, del Bahrayn e dell’Iraq, questi ultimi tre Paesi ospitano basi statunitensi e la provincia orientale migliaia di impiegati petroliferi statunitensi. L’attacco iraniano, associato ad un’offensiva delle cellule sciite negli Stati del Golfo, potrebbe portare a diverse migliaia di morti statunitensi. Nel caso del desiderio di una duplice azione statunitense contro i “regimi canaglia” dell’Iran e della Corea democratica, ciò diverrebbe realtà. C’è una sola soluzione per la Corea democratica. Come Pakistan e India, la Corea democratica dovrebbe essere accolta nel club nucleare. Tutte e tre le nazioni hanno mostrato l’intenzione di giocare la carta del primo colpo nucleare e certi radicali islamici del Pakistan, nel governo di Islamabad, non sono una minaccia minore di Kim a Pyongyang. Il segretario di Stato Rex Tillerson ha rotto con Trump e Graham dichiarando che gli Stati Uniti non sono nemici della Corea democratica e non cercano cambi di regime nel Nord. Tillerson sostiene anche il continuo impegno statunitense all’accordo nucleare iraniano, non importa quanto Israele, Trump o Kushner e amici dell’IDF lo disprezzino. Tillerson e Trump dovrebbero riconoscere che la Corea democratica non rinuncerà mai al suo deterrente per sottoporsi ai capricci dei cambi di regime di bellicosi occidentali come Graham e altri criminali.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora