Fake News contro l’alternativa russo-cinese

Ruslan Ostashko, 20 aprile 2017 – Fort Russ

Vladimir Putin e Zhang Dejiang

Subito dopo che l’amministrazione di Donald Trump attaccava la Siria, numerosi commenti sono comparsi sui social media dicendoci che Trump aveva raggiunto un accordo su tutto ciò con la Cina, che Xi Jinping aveva tradito Putin, che statunitensi e cinesi avevano già concordato tutto sulla Corea democratica, che tutto va male, è orribile e che peggiorerà soltanto. In generale, la tesi che statunitensi o rettiliani si siano comprati tutti, che siamo circondati solo da nemici e che la fine è finalmente arrivata, è molto popolare tra alcuni utenti della rete, ma questa volta gli isterici hanno preso una piega piuttosto catastrofista. Quando Trump spostava un gruppo di portaerei verso la Corea democratica accompagnandosi a dichiarazioni bellicose, coloro che credevano a qualche tradimento totale andarono fuori i limiti della ragione. È interessante notare che le dichiarazioni ufficiali della dirigenza cinese sono state completamente ignorate, in quanto contrastano con l’isteria alimentata da certi media e pseudo-esperti per cui gesti e attenzione sono più importanti della verità. Ad esempio, il Ministero degli Esteri cinese definisce chiaramente Assad legittimo presidente della Siria e sottolinea la necessità di risolvere politicamente il conflitto, ma gli pseudo-esperti continuano a sostenere che la Cina abbia tradito Putin in Siria. I media e i funzionari cinesi negano il falso che la Cina abbia inviato 150000 soldati al confine con la Corea democratica, ma questo non ha deviato l’attenzione del media, perché tale notizia non spaventa lettori e spettatori. È molto più interessante e porta più clic parlare della Cina e degli USA dilaniare i nordcoreani. In tali circostanze, è anche scomodo parlare di ciò che realmente accade, perché la realtà diventa noiosa tra gli orrori nei media russi. Infatti, anche i media occidentali filtrano la loro visione del mondo, ma almeno sanno di farlo secondo gli interessi concreti delle élite, mentre nel caso del giornalismo russo c’è la sensazione che il problema sia dovuto a terribili pigrizia e incompetenza. A volte c’è anche il sospetto di assistere al continuo sabotaggio ideologico. Chi trae vantaggio da un pubblico federale sempre preda del panico è una domanda aperta e molto interessante.
Il conflitto tra USA e Repubblica popolare cinese è inevitabile. Entrambi si dicono impegnati in una cooperazione costruttiva e di non volere una guerra commerciale, ma non è probabile che il compromesso duri a lungo. Entrambi hanno interessi molto diversi e talvolta incompatibili. Donald Trump cerca di forzare anche i suoi alleati più stretti ad eliminare quei settori economici che competono con le società statunitensi. Ad esempio, Trump chiede ora che il Canada elimini le sovvenzioni ai produttori di latte e quindi ne distrugga la produzione, liberando il mercato alle aziende agricole statunitensi. Inoltre cerca d’imporre un tributo da 330 miliardi di dollari all’anno per mantenere il complesso militare-industriale degli USA. Nel caso della Cina, Trump non ucciderebbe un settore, come nel caso del Canada, ma l’intera economia del Paese. In tali circostanze è molto difficile credere che i negoziati cino-statunitensi su un accordo economico globale portino a risultati positivi. Con la Cina, Trump deve agire con estrema prudenza in quanto le economie statunitense e cinese sono strettamente legate e qualsiasi mossa brusca è dannosa. Quanto ai colloqui tra Trump e Xi, i giornalisti del Financial Times avevano ragione a dire che Xi “ha gettato un osso” a Trump e nient’altro. Fortunatamente i nostri vicini cinesi hanno capito a lungo che qualcosa va fatto verso l’attuale globalizzazione, perché non è favorevole ai Paesi in via di sviluppo e se certi Trump iniziano a cambiarla secondo le proprie idee, allora non ci sarà una globalizzazione ma un “colonialismo 2.0”. Se qualcun altro non vi lavora, allora è necessario costruire il proprio piano e Pechino non nasconde che la Nuova Via della Seta sostituisce la globalizzazione statunitense di cui non solo Pechino, ma anche Mosca e alcuni politici europei ne hanno avuto abbastanza, come coloro che recentemente hanno interrotto i negoziati sul partenariato transatlantico su commercio e investimenti con gli Stati Uniti. La Nuova Via della Seta è un progetto per costruire un unico spazio economico ed infrastrutturale da Lisbona a Shanghai, necessariamente con la partecipazione di Mosca. La speranza cinese è che anche alcuni Paesi africani accedano al progetto. Nel complesso, i cinesi devono eliminare la dipendenza della loro economia dalle rotte marittime facilmente coperte dalla marina statunitense. Non è difficile prevedere che se si crea un blocco economico-commerciale, gli Stati Uniti forse non saranno proprio superflui, ma sarà chiaro a tutti che saranno emarginati da questa configurazione. Alcuna amministrazione degli USA ama questa prospettiva. Quindi, la creazione di instabilità in Asia centrale, Iran e Cina è una priorità per Washington nell’ostacolare questo grande progetto che minaccia di creare un modello alternativo di globalizzazione. La Cina lo sa e cerca di contrastarlo con l’aiuto degli alleati, il più importante dei quali è la Russia.
Con palese piacere, l’agenzia statale cinese Xinhua pubblicava un’intervista al Presidente della Duma Vjacheslav Volodin, che aveva parlato ai giornalisti cinesi assieme al Presidente del Comitato permanente del Congresso Nazionale del Popolo Zhang Dejiang, in visita in Russia. La tesi principale dell’intervista era: “Le relazioni tra Russia e Cina non dipendono dalla situazione internazionale“. I redattori di Xinhua notarono anche che il relatore della Duma di Stato apprezzava positivamente il progetto Nuova Via della Seta quale contrappeso alla frammentazione economica del mondo. Tradotto dal linguaggio diplomatico, questo significa approfittare del contrappeso cinese ai tentativi statunitensi di piegare l’intero pianeta ai propri fini. La visita a Mosca del capo del parlamento cinese era necessaria a coordinare l’arduo lavoro legislativo dei due Paesi sulla globalizzazione russa, cioè l’Unione economica eurasiatica, e la Nuova Via della Seta cinese. Putin e Xi hanno accettato di collegarli e ora il lavoro in questa direzione va svolto dai governi e parlamenti dei nostri Paesi. È fantastico che questo lavoro si svolga indipendentemente dai tentativi di Washington di minare la fragile pace nel pianeta e sedurre Mosca e Pechino con alcune carote diplomatiche e promesse a cui nessuno crede. E questo lavoro regolare sulla creazione di una corretta e giusta globalizzazione russo-cinese si svolge proprio davanti ai nostri occhi. Ma per qualche motivo se i media cinesi ne sono interessati, i media russi non lo sono. Questa situazione va corretta, altrimenti continueremo a vivere in uno spazio informativo deciso dai falsi sul web e dai redattori della CNN. E dopo tutto, vogliamo un futuro molto diverso.

Vladimir Putin e Vjacheslav Volodin

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Parata nordcoreana con sorpresa per Trump

Alessandro Lattanzio, 15/4/2017La Corea democratica festeggiava il 105.mo anniversario della nascita del fondatore Kim Il Sung, o “Giorno del Sole”, il 15 aprile, con un’enorme parata militare a Pyongyang, dove sfilavano per la prima volta nuovi sistemi missilistici, tra cui missili balistici lanciati da sottomarini (SLBM) e missili balistici intercontinentali (ICBM). Gli SLBM erano i KN15 (Paekuksong-2), definiti anche missili balistici a medio-lungo raggio, destinati ad essere dotati probabilmente di testate nucleari, mente gli ICBM comprendevano i già noti KN-08 e KN-14, e un nuovo inedito missile balistico intercontinentale, molto simile al russo Topol. Choe Ryong Hae, numero due della Repubblica Popolare Democratica di Corea, nel discorso ai soldati prima della sfilata accusava Donald Trump di “creare una situazione di guerra” nella penisola coreana, promettendo che “Risponderemo a una guerra totale con una guerra a tutto campo e una guerra nucleare con un nostro tipo di attacco nucleare”. Inoltre, nei video della sfilata appariva sul palco Kim Won Hong, il capo dell’intelligence della Corea democratica che, secondo la CIA e i servizi segreti della Corea del Sud, sarebbe stato rimosso.

KN11

I nuovi missili svelati alla parata militare di Pyongyang impressionavano gli esperti. Vladimir Khrustalev, specialista del programma nucleare e missilistico della Corea democratica, esprimeva le sue impressioni. Prima di tutto menzionava i nuovi missili antinave (KN09), la cui esistenza fu confermata nel 2015. I sistemi renderanno la difesa costiera della Corea democratica molto efficace. Un’altra novità era un missile balistico derivato dall’R-17 Elbrus sovietico. “Nelle foto pubblicate ho visto gli elementi aerodinamici della testata. E’ difficile dire se sia guidato o meno. In ogni caso, è chiaro che questi elementi siano destinati ad aumentare la precisione del tiro e a neutralizzare le difese antimissile“. Notava inoltre come le piattaforme di lancio fossero cingolati, come nel caso del missile KN11. “Oltre a considerazioni di ordine pratico, i nordcoreani preferiscono i cingolati perché la Corea democratica è in grado di produrli e, in questo senso la dipendenza dalle importazioni è minima. Così possono aumentare le rampe di lancio nonostante i vari embarghi”. Un altro missile, la cui ogiva e ad altri aspetti richiamano il missile intercontinentale KN08, anche se montato su un autoveicolo di lancio dal passo più corto. Questo missile avrebbe una gittata di circa 14000 km, sufficiente a colpire qualsiasi punto degli Stati Uniti dalla Corea democratica. Gli altri missili balistici intercontinentali potevano essere dei KN14, altro missile capace di raggiungere il continente americano. Gli autocarri che trasportavano i contenitori per questi missili si basano su quelli cinesi venduti al Ministero delle Foreste della Corea democratica e mai esibiti nelle precedenti parate militari. “La sensazione principale è che questi sono i due ultimi modelli di missili balistici. Il primo è ovviamente in un contenitore trasportare-lanciatore montato su un semirimorchio, come le prime versioni dei missili cinesi DF-21 e DF-31. Il secondo è sempre in un contenitore per il trasporto e il lancio montato su un potente autocarro a più assi, a quanto pare dello stesso modello utilizzato per trasportare i missili KN08 e KN14. A prima vista, assomiglia ai missili sovietici SS-25 o cinesi DF-31 e DF-41. I nordcoreani hanno una buona probabilità di aver successo in questi programmi“.

KN15

Il portavoce del ministero della Difesa nazionale della Corea del Sud si rifiutava di commentare l’esibizione delle forze militari di Pyongyang, mentre l’esperto di armamenti della Corea democratica dell’Istituto di Studi Internazionali Middlebury di Monterey, Dave Schmerler, affermava che il nuovo materiale sembrava essere molto più avanzato di quanto previsto, “Siamo totalmente spiazzati in questo momento. Non mi aspettavo di vedere tanti nuovi progetti missilistici”. Tali nuovi missili possono aumentare le opzioni di Pyongyang nel costituire una forza di ICBM in grado di colpire gli Stati Uniti con testate nucleari, come il leader nordcoreano Kim Jong Un indicò a gennaio. Secondo Melissa Hanham, esperta del James Martin Center for Nonproliferation Studies della California, i nordcoreani “Indicano i loro progressi nello sviluppo dei missili a combustibile solido”, che a differenza di quelli a combustibile liquido, possono essere lanciati più velocemente, evitando il rilevamento dai satelliti-spia nemici. Gli analisti lavorano per identificare i nuovi missili esibiti nella parata, come già indicato, un nuovo missile a lunga gittata e i due nuovi tipi di veicoli lanciatori per missili mai visti prima, e che ospiterebbero missili più grandi di quanto mai mostrato pubblicamente, “Hanno nuovi carri armati e sistemi lanciarazzi di produzione nazionale, e missili a combustibile solido, il che significa che possono lanciarne molti di più e più rapidamente, senza doversi rifornire”.
E’ evidente che la parata militare del 105.mo anniversario della nascita di Kim Il Sung abbia impressionato, e probabilmente scioccato, il Pentagono e gli Stati vassalli degli USA nella regione, tanto che subito dopo si è diffusa la voce, ad opera del Comando del Pacifico degli USA e dello Stato Maggiore sudcoreano, del fallimento del lancio di un ‘missile non identificato’. Una notizia non confermabile diffusa proprio da coloro appena usciti mediaticamente a pezzi dalla sfilata militare nordcoreana, che riduceva a miti consigli proprio il Pentagono. Se non ci fosse stato una test missilistico nordcoreano fallito, andava inventato. E forse le parole di un ufficiale cinese sembrano indicare proprio questo, una manovra di propaganda per ridimensionare il successo nordcoreano e sollevare il morale scosso delle fazioni belluine atlantiste: “Forse gli USA e i loro alleati anche creato interferenze per interrompere il lancio e causarne il fallimento, ma la possibilità di ciò è molto bassa. Se il lancio avveniva in tempo di guerra, gli Stati Uniti avrebbero interrotto o addirittura distrutto immediatamente il sistema di lancio. Ma ora non siamo in guerra, e gli USA devono anche osservare fino a che punto la Corea democratica può arrivare. Gli Stati Uniti preferiscono lasciare che la Corea democratica termini i suoi test, piuttosto che interromperli, in modo da raccogliere informazioni utili monitorandoli, a patto che i missili non puntino su Stati Uniti e alleati“.Difatti, la capitale della Corea del Sud, Seoul, si trova a 40 km dal confine con la Corea democratica, ed è perciò vulnerabile alla risposta da Pyongyang. Sam Gardiner, ex-colonnello dell’Air Force, dichiarava che gli Stati Uniti “non possono proteggere Seoul almeno per le prime 24 ore di guerra, e forse per le prime 48”. E perfino l’ex-presidente degli Stati Uniti Bill Clinton affermava che l’intensità dei combattimenti contro la Corea democratica “sarebbe maggiore a qualsiasi altro il mondo abbia assistito dalla guerra di Corea”. La potenza militare nordcoreana incute timore, perché tutt’altro che finta come pretendono di far credere i vari media di regime e tanti media pseudo-alternativi. L’Esercito Popolare Coreano (KPA) conterebbe 1300000 effettivi, 1700000 riservisti e 5000000 di paramilitari, e disporrebbe di 4200 carri armati, 4200 blindati cingolati e ruotati, 13000 sistemi di artiglieria, di cui 5000 semoventi, e 11000 cannoni contraerei e altrettanti sistemi anticarro, organizzati su 20 corpi d’armata e diverse unità autonome corazzate, meccanizzate e per operazioni speciali. L’industria militare nordcoreana non solo provvede ai componenti di ricambio e alle munizioni, ma produce anche sistemi d’arma complessi come carri armati aggiornati T-55 e T-62 con corazze reattive e nuovi motori e sensori, e progetti originali basati su tecnologia russa e cinese, come i 500 carri armati Pokpung-Ho, dotati di un cannone da 125 mm, e 1000 carri armai Chonma-Ho, versione nazionale del carro armato sovietico T-62. L’industria nordcoreana produce anche i blindati M-2010, versione nazionale del veicolo trasporto truppe corazzato sovietico BTR-80; i veicoli da combattimento M-2009, basati sullo scafo del carro anfibio sovietico PT-85 con torretta del BTR-80, oltre alle versioni nazionali del cingolato cinese Type-63. Seoul e diversi centri industriali sudcoreani rientrano nel raggio dell’artiglieria nordcoreana, che arriverebbe a 100 km. I sistemi d’artiglieria semoventi più potenti sono gli M-1978 Koksan da 170mm, ospitati in caverne e tunnel assieme a depositi e centri logistici. Vi si aggiungono i sistemi lanciarazzi multipli M-1985 e M-1991 da 240mm, con gittata di 60 km, e KN09 da 300mm con gittata di 100 km. Il KPA dispone di diversi reparti speciali per le operazioni d’infiltrazione via terra, sottoterra, mare e aria e per le operazioni di sabotaggio e guerriglia nelle retrovie nemiche, violando la Zona Smilitarizzata del 38° Parallelo. Circa 200000 sono gli operatori delle forze speciali aviotrasportate, d’assalto e anfibie del KPA. Tale combinazione di forze, oltre all’arsenale strategico, è ciò che trattiene l’aggressività delle forze statunitensi in Corea del Sud.

KN08

Il 15 aprile è il giorno più importante in Corea democratica, anniversario della nascita di Kim Il Sung. Ma già due giorni prima Pyongyang inaugurava un quartiere con 40 grattacieli, “Ryomyong Street è un risultato che la RPDC vuole promuovere sul fronte economico“, dichiarava un funzionario di Seoul. Durante la parata, Pyongyang invitava Washington a finirla con la sua “isteria militare” e a riprendere “sensi”. L’11 aprile, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump chiedeva, in una conversazione telefonica con il Presidente cinese Xi Jinping, di far sapere a Pyongyang che il governo degli Stati Uniti dispone non solo di portaerei ma anche di sottomarini nucleari. Quindi la sfilata avveniva tra gli ammonimenti degli USA, che inviavano un gruppo d’attacco con portaerei al largo della penisola coreana, mentre il presidente Trump minacciava che se la Cina non faceva pressione sulla Corea democratica, gli Stati Uniti avrebbero agito da soli. Se i funzionari dell’amministrazione Trump non escludevano azioni, quelli del Pentagono, tuttavia, negavano di essere pronti a lanciare un attacco se la Corea democratica fosse stata in procinto di condurre un test nucleare.Fonti:
Global Times
RID
RussiaToday
SCMP
Sputnik
Washington Post
WSJ

L’oro dei BRICS spinge lo Stato profondo degli USA alla disperazione

Covert Geopolitics 13 aprile 2017Sembra che il vero motivo per cui Trump ha capitolato allo Stato Profondo così in fretta è la decisione della leadership dei BRICS d’avviare il dumping del dollaro nel mutuo commercio e nella cooperazione economica tra i Paesi BRICS. Questa misura mette in serio pericolo l’ambiziosa promessa elettorale di Donald Trump di “rendere l’America ancora grande” con la ripresa economica e l’aggiornamento militare, mentre l’Alleanza BRICS inizia a chiedere al governo degli Stati Uniti di pagarne le risorse solo in valute concrete, le loro. Recentemente, Russia e Cina acceleravano la creazione di centri di cambio reciproci a Mosca e Pechino.
La Cina apre a Mosca una Banca di cambio per le transazioni in yuan
La creazione del centro di cambio permette ai due Paesi d’aumentare ulteriormente il commercio e gli investimenti bilaterali riducendo la dipendenza dal dollaro USA, creando un pool di liquidità in yuan in Russia e consentendo alle operazioni finanziarie e commerciali di agire senza problemi. Espandendo l’uso delle monete nazionali nelle transazioni, si potrebbe anche ridurre la volatilità dei tassi di cambio di yuan e rublo. Il centro di cambio è uno delle misure che Banca popolare cinese e Banca centrale russa guardano per approfondire la loro cooperazione”. (Sputnik)
Questo altamente coordinato rigetto del dollaro fu inaugurato 10 anni fa, nel 2007, dando il tempo sufficiente agli occidentali di adeguarsi alla nuova realtà, in cui l’Oriente non può restare a guardare mentre la controparte continua la propria politica estera regressiva, ricorrendo a una massiccia dimostrazione di forza culturale volta a correggere le false affermazioni tecnologiche occidentali, durante le Olimpiadi di Pechino dell’anno dopo. Tra l’altro, ciò che doveva essere un passaggio graduale dalla valute fiat a quelle basate sull’oro provocò il crollo finanziario occidentale del 2008, con massicce dimissioni di dirigenti bancari nel 2012 (qui), Libor e altre interessanti indagini sull’aggiotaggio e, infine, le inedite dimissioni di Papa Benedetto XVI nel 2013. Considerando la vastità delle economie BRICS, la decisione di scacciare il dollaro dovrebbe mettere la mafia khazara dove dovrebbe stare, nella pattumiera dell’irrilevanza.
Il bene dell’oro: perché Russia e Cina sono occupate ad acquistarlo
“Gli osservatori del mercato ritengono che le quantità di oro nei caveau delle banche centrali della Cina sono politicamente ampiamente sottostimate per non allarmare troppo Washington e Londra”, osservava Engdahl…“Le valute di Russia, Cina e altri Paesi eurasiatici diventano ‘buone come l’oro’, secondo il termine applicato al dollaro USA circa sei decenni fa. Il fatto che la Russia abbia anche un rapporto estremamente basso debito-PIL del circa 18% rispetto al 103% degli Stati Uniti, al 94% dei Paesi dell’eurozona e all’oltre 200% per il Giappone; dato di fatto che le agenzie di rating occidentali, impegnate nella guerra finanziaria del Tesoro degli Stati Uniti contro la Federazione russa, comodamente ignorano”, conclude Engdahl, sottolineando che la Russia è attualmente più sana dei Paesi occidentali sviluppati. (Sputnik)
L’invidiabile cooperazione Cina-Russia si estende ad agricoltura, commercio e finanza, militari ed energia. Il primo progetto energetico da 400 miliardi tra Cina e Russia ha reso irrilevanti tutti i meccanismi di controllo e le sanzioni economiche occidentali (qui).
Quindi, non sorprende che Vlad abbia coraggiosamente proclamato di scaricare il dollaro nel 2015. Al contrario, l’oligarchia occidentale, con la sua decadente influenza globale, deve sopravvivere con una ricchezza immaginaria esistente solo come bit per computer e bigliettoni di fantasia, massimizzando l’uso della potenza di fuoco militare, come avviene ora in Siria, Yemen, Afghanistan e Africa centrale, per sostenersi. Nello Yemen, mentre la Casa dei Saud collaborerebbe con il piano dei khazari d’indebolire l’influenza iraniana, re Salman è anche occupato a diversificare il portafoglio del suo regno, investendo nei Paesi dell’Asia orientale, con pochi acquirenti. Questo è un disperato seguito della riuscita “opzione sansone” del massiccio aumento della produzione di petrolio per far cadere la concorrenza di Russia, Iran, Venezuela e Stati Uniti, più di un anno fa. Ciò significa che la Casa dei Saud è pronta a passare dall’altra parte in qualsiasi momento. Ma la Russia, come la Cina, può dare ai sauditi un impegno calcolato più o meno similmente a quello con la Turchia. Dopo tutto, la Russia s’è già assicurata la sopravvivenza economica nell’alleanza BRICS e il maggiore impegno con i vicini orientali, soprattutto la comunità dell’ASEAN. Questa mossa tanto attesa del commercio esclusivamente in valute sovrane ha lo scopo di prendere per la gola il pericoloso serpente della controparte, ponendo fine a tutte le sue guerre di aggressione e all’esproprio di tutte le risorse del pianeta. Ciò cozza con i desideri del Lato Oscuro dell’umanità di eliminare se stessa. Tutte le guerre devono continuare, signor Trump. Ricordiamo che l’allontanamento dall’economia reale è opera dell’occidente, concepito per imporre l’indipendenza economica occidentale dalle risorse dell’Asia, dopo aver depredato una quantità considerevole di ricchezza sovrana all’Asia durante l’era di John F. Kennedy.
Da quando il presidente degli Stati Uniti Nixon abrogò unilateralmente il Trattato di Bretton Woods nel 1971, il dollaro USA non si basa più sull’oro; tuttavia, l’oro rimane la riserva di valore con cui la carta moneta non può competere. “In tempi di crisi finanziaria mondiale come nel 1930, l’oro è preferito dalle banche centrali e dai cittadini comuni come riserva di valore quando la carta moneta perde valore. Ci stiamo avvicinando a un altro di quei momenti in cui la carta del debito accumulata dal sistema del dollaro degrada il valore dei dollari di carta. Ciò che è molto significativo sotto tale luce è vedere come le banche centrali comprino tutto l’oro che possono”, afferma il ricercatore, autore e consulente di rischio strategico F. William Engdahl nel suo articolo per New Esatern Outlook. Qualsiasi tentativo delle economie controllate dagli Stati Uniti di ritornare alle proprie valute sovrane attraverso il rimpatrio oro dalla Federal Reserve, viene colpito da sicari economici, assassini veri e propri e rivoluzioni colorate. C’è la crescente preoccupazione che la Federal Reserve, che rifiuta i controlli dal 1953, in realtà non abbia lingotti d’oro sovrani in suo possesso. Anche l’occidente, che ha rinnegato il solenne patto concordato tra le parti più di cento anni fa, secondo cui quest’ultimo utilizzerà la competenza tecnologica per il progresso collettivo dell’umanità con le risorse minerarie e umane dell’Oriente. Hanno esagerato con la loro carta. Invece di usare le innovazioni tecnologiche per il bene di tutti, s’impegnano continuamente in conflitti regionali esteri che le loro agenzie istigano anni prima. L’uso continuato della potenza di fuoco militare degli Stati Uniti ha anche lo scopo di distruggere la propria reputazione nel mondo, mentre allo stesso tempo aggiungono la forza finanziaria al complesso militare industriale di proprietà degli stessi vampiri di sempre, senza eccezione. L’America protestante va distrutta, anche insieme agli altri governi rinnegati, a tutti i costi, per la gloria del vampiro del Vaticano e della piramide dei cartelli khazari. Il rivestimento d’argento di tutto ciò sono le persone che ora hanno dati sufficienti per valutare da sé quale sistema sia meglio, quali altri concetti geoeconomici vanno adottati e quale fazione geopolitica probabilmente risponderà a loro desideri ed aspirazioni. Non che l’intesa multimediale non faccia di tutto per sovvertire il Grande Risveglio.
Il gigante Google ha messo a punto una nuova funzionalità che possa presumibilmente discernere notizie false dai fatti… il dr. Robert Epstein dall’American Institute for Behavioral Research and Technology su questa funzione e le implicazioni pericolose delle imprese dal potere di definire la realtà. Epstein ha spiegato che Google da tempo sperimenta diversi modi con cui è possibile manipolare i risultati delle ricerche, anche prima che il concetto di notizie false divenisse popolare nell’ultima elezione”. (Sputnik) Si può sempre provare, ma il gatto è già fuori dal sacco. Ma chi sa se possa ancora avere successo, considerando la quantità di attenzione che la teoria della terra piatta ottiene. Sì, i media mainstream hanno svoltato di 180 gradi sulla loro stupida storia sul complottismo, ad esempio, “Nuova rivendicazione della sinistra: gli attacchi di Trump e Putin orchestrati in Siria sono una distrazione”… più o meno allo stesso modo con cui la macchina finanziaria occidentale ha fatto un’inversione a U dal proprio frutto noto popolarmente come capitalismo. Nell’ultimo vertice di Davos, non meno che il Presidente cinese Xi Jinping ha fatto ciò che equivale a un discorso della vittoria professando le virtù del capitalismo, mente l’occidente muove verso un socialismo pilotato dai progetti della “società senza contanti” e dal reddito di base universale (UBI), mentre la Cina continua a rimuovere i resti della politica protezionistica. In breve, la Cina di oggi è molto più capitalista dell’occidente, notano gli esperti finanziari. Ciò significa che l’oligarchia occidentale è stata sconfitta nel suo stesso gioco, ma deve rimanere al potere con l’uso della ricchezza privata immaginaria di cui i suoi cittadini non sanno nulla, almeno la maggioranza. Il passaggio alle monete immaginarie digitalizzate si presta perfettamente alla dittatura prevista applicando tecnologie invasive che, tra l’altro, la Cina contribuisce a realizzare.
All Systems Go: la Cina punta di diamante della nuova AI dal chip che simula il cervello umano
I ricercatori cinesi sviluppano un avanzato processore per l’intelligenza artificiale che dovrebbe aiutare la Cina a lanciarsi nel mercato globale dei chip; 1,4 milioni di dollari sono già stati stanziati a tale scopo dall’Accademia delle Scienze cinese, secondo Xinhua… Il nuovo processore IA prende il nome dal periodo geologico del Cambriano, che vide la vita sulla Terra divenire infinitamente più diversificata e sofisticata. Ciò a causa dell’enorme aiuto nella simulazione del funzionamento delle cellule nervose umane. Xinhua citava l’Accademia delle Scienze cinese secondo cui il chip Cambriano “sarà il primo processore al mondo a simulare le cellule nervose umane e le sinapsi per avere un apprendimento profondo”. (Sputnik) Ci sono molti modi con cui i cinesi potrebbero usare questa funzione. Oltre ai guadagni finanziari che otterrebbero vendendolo all’occidente che da troppo tempo vuole transumanizzare la propria popolazione, a un prezzo competitivo, si può anche usare per migliorare realmente le capacità fisica e mentale del popolo cinese ottenendo un notevole vantaggio sulle controparti occidentali. Nessuno dovrebbe sottovalutare le reali intenzioni dei veri maestri dell’arte della guerra. Per estensione, naturalmente, la Cina potrebbe anche avere la possibilità di un controllo più efficace sul comportamento di 1387 milioni di cinesi. (Addio democrazia, ciao tecnocrazia)
Ciò che è lampante è che mentre l’occidente volutamente deprime i propri cittadini, la Cina e il resto dell’Asia no. Secondo un esame PISA condotto in tutto il mondo nel 2015 su 540000 studenti, gli Stati Uniti hanno visto un calo di 11 punti nel punteggio medio in matematica (scesi da 28.mi a 35.mi), pur rimanendo relativamente piatti nella letteratura e nelle scienze. Quale Paese è in cima? Singapore, seguito da Hong Kong, Macao, Taiwan, Giappone, Cina, Corea, Svizzera, Estonia e Canada, completando i primi 10 posti in matematica (qui). Oltre a questi fatti, sull’alfabetizzazione globale, i BRICS hanno aumentato gli investimenti nella ricerca, “I Paesi BRICS Cina, India e Brasile rappresentano gran parte del drammatico aumento degli investimenti nella ricerca scientifica e delle pubblicazioni scientifiche. Dal 2002, la spesa globale per la ricerca scientifica è aumentata del 45 per cento, con più di 1000 miliardi di dollari. Dal 2002 al 2007, Cina, India e Brasile hanno più che raddoppiato la spesa per la ricerca scientifica, aumentando la quota collettiva di spesa nella ricerca globale dal 17 al 24 per cento. La pianificazione dello sviluppo della Cina ha preso di mira un certo numero di campi scientifici ed industrie connesse, come energia pulita, trasporto verde e terre rare. Dal 1999, la spesa della Cina per la ricerca scientifica è cresciuta del 20 per cento ogni anno fino a più di 100 miliardi di dollari. Entro il 2020, la Cina prevede di investire il 2,5 per cento del PIL nella ricerca scientifica…” e questo 10 anni fa.
Ciò dovrebbe sfatare l’idea che la Cina faccia parte del detto “problema-reazione-soluzione” praticato dai governanti occidentali. Allo stesso modo, il programma economico “One Road One Belt” guidato dalla Cina non ha lo scopo di realizzare e ampliare le proprie ambizioni imperiali, ma fornire una via alternativa all’umanità, dove tutti traggano vantaggio dai nostri lavori collettivi, risultati scientifici e risorse planetarie. La politica cinese ‘Fascia e Via’ è aperta a tutti i popoli.
Alla fine, saranno le nostre intenzione collettiva e forza di volontà che in ultima analisi decideranno dove questo pianeta vada realmente. E tocca solo a noi decidere se agire insieme o affermare la sovranità dell’individuo.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cina, Giappone e Corea del Sud devono contenere l’approccio degli USA sulla Corea democratica

Ri Chol-Kuk, Chika Mori e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 13 aprile 2017

La leadership della Corea democratica è imprevedibile sul rischio calcolato internazionale e sembra un incubo geopolitico. Eppure, a differenza degli USA che spesso bombardano o invadono nazioni sovrane, la Corea democratica non minaccia guerre regionali se non preoccupandosi di sé nella penisola coreana. Infatti, mentre Corea democratica e Corea del Sud sono ostili, e le forze armate statunitensi sono sul territorio della Corea del Sud, solo schermaglie minori si sono verificate dalla fine della guerra di Corea. Le popolazioni di nordest della Cina, Giappone, Corea del Sud ed Estremo Oriente della Federazione russa non temono per nulla l’invasione dalla Corea democratica. Ciò grazie alla comprensione delle nazioni regionali delle peculiarità della Corea democratica. Tuttavia, con l’attuale amministrazione Trump che in politica estera avanza dichiarazioni contraddittorie e la natura chiaramente aggressiva di certi individui, l’allarme risuona nella regione. E’ altrettanto essenziale che il governo giapponese del primo ministro Shinzo Abe non giochi la carta nazionalista. Allo stesso modo, Abe non dovrebbe aver fede nell’inesperta amministrazione Trump che crede di poter agire da sola. Dopo tutto, se gli USA attaccassero la Corea democratica, la probabilità di rappresaglia contro la Corea del Sud, e forse il Giappone, è possibile. Recentemente gli USA hanno deciso di reindirizzare le proprie forze navali verso la penisola coreana. Di qui, la portaerei Carl Vinson, tre cacciatorpediniere lanciamissili guidati, caccia e altri mezzi si dirigono verso la regione, alzando la posta contro la Corea democratica. In effetti, può essere che il bombardamento della Siria faccia parte della tattica dell’amministrazione Trump per fare pressione sulla Corea democratica. Il New York Times riporta, “In un incontro al resort di Mar-a-Lago in Florida, Trump ha dichiarato al Presidente Xi Jinping della Cina l’allarme sulla crescente minaccia posta dalla Corea democratica che avanza il programma sulle armi nucleari. Alla domanda sul perché le navi della Marina venivano reindirizzate verso la penisola coreana, il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente, tenente-generale HR McMaster, diceva che era un necessario passo ‘prudente’”. E’ imperativo che la Cina prema su Giappone e Corea del Sud per non infiammare la situazione. Invece, le élite politiche a Pechino cercano di fare pressione economica e politica sulla Corea democratica se continua a concentrarsi sulle armi di distruzione di massa. Tuttavia, il timore è che il Giappone di Abe creda che nuovi potenziali anti-Corea democratica esistano grazie ai falchi geopolitici dell’amministrazione Trump. Altrettanto preoccupante, la Corea del Sud affronta molti problemi interni dovuti allo scandalo sulla corruzione che la scuote. Pertanto, si spera che Giappone e Corea del Sud vedano la follia nell’antagonizzare la Corea democratica incoraggiando i falchi dell’amministrazione Trump.
Il dialogo politico è necessario nella penisola coreana e non le teste calde da ogni parte. Naturalmente, la Corea democratica deve capire che la nuova crisi è dovuta alla modernizzazione delle sue armi di distruzione di massa. Nonostante gli aspetti negativi diffusi dalla Corea democratica, e le troppe menzioni, in passato il rischio calcolato era la realtà. Tuttavia, l’ingenuo falco dell’amministrazione Trump, al contrario di ciò che ha promesso, potrebbe facilmente destabilizzare la situazione. Conviene all’amministrazione Trump minacciare la Corea democratica, ma la realtà è che i cittadini di Corea del Sud e Giappone si troveranno ad affrontare il peso di tale follia. Data tale realtà, le élite politiche di Cina, Giappone e Corea del Sud dovrebbero concentrarsi su una nuova strategia basata su “colloqui sostanziali”, con Pechino dal ruolo chiave. In altre parole, i falchi di USA e Corea democratica, ed Abe che deve mettere il popolo del Giappone davanti a tutto, invece di ogni forma di nazionalismo, devono essere contenuti dal pragmatismo di Cina, Corea del Sud e Giappone.

Trump offre alla Cina incentivi economici se fa pressione sulla Corea democratica
Sawako Uchida e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 11 aprile 2017

Sembra che il presidente Donald Trump offra incentivi economici alla Cina per aiutarlo sulla “questione della Corea democratica”. Tuttavia, Trump sembra allontanarsi dalla promessa di affrontare le nazioni che ritiene manipolare il commercio con gli USA. In altre parole, nel giro di pochi giorni, la nuova amministrazione Trump si concentra sempre più sulla politica estera. Nonostante gli incentivi economici, la Cina si concentra su un approccio a “doppio binario” nel fare pressione sulla Corea democratica affinché sospenda le proprie attività missilistiche e nucleari. Allo stesso tempo, la Cina chiede a USA e Corea del Sud di sospendere le esercitazioni militari che fanno infuriare la Corea democratica. Hua Chunying, portavoce del Ministero degli Esteri di Cina ha detto, “la Cina ha prestato molta attenzione allo sviluppo della situazione nella penisola coreana. Nelle attuali circostanze, pensiamo che tutte le parti dovrebbero dar prova di moderazione e non intraprendere azioni che possano intensificare le tensioni regionali”. Tuttavia, Trump sembra collegare le politiche commerciali favorevoli con la Cina a una sua pressione sulla Corea democratica. Trump sui social media ha detto, “ho spiegato al Presidente della Cina che un accordo commerciale con gli Stati Uniti sarà assai migliore per loro se risolvono il problema della Corea democratica!” Non a caso, tale approccio ha portato Trump ad essere rimproverato da entrambi i lati dello spettro politico. Dopo tutto, Trump prima di essere eletto aveva detto alle “masse americane abbandonate” che avrebbe messo prima di tutto l’America. Ciò vale per gli accordi commerciali equi con nazioni come Cina, Giappone e Messico, che Trump sosteneva abusassero del commercio e manipolassero le valute (Cina e Giappone). Charles Schumer, senatore democratico aperto a Trump e ai suoi obiettivi di lotta agli abusi commerciali da parte della Cina, non è tanto colpito da tale dietro-front. Schumer ha espresso l’importanza per Trump di restare fedele ai suoi impegni elettorali nell’affrontare il governo cinese su commercio e manipolazione della valuta. Schumer ha detto ai media, “Penso che ciò che dice sia, se sono duro sulla Corea democratica, sarà più facile sul commercio… Chiedete al popolo americano se gli piace l’accordo. Non gli piacerà”.
Trump aveva anche detto alla Cina che, “la Corea democratica cerca guai. Se la Cina decide di aiutarci, sarebbe grande… In caso contrario, risolveremo il problema senza di loro!” Tuttavia, è essenziale che Cina, Giappone e Corea del Sud riducano le tensioni nella penisola coreana e questo vale anche per i falchi dell’amministrazione Trump e per l’espansione nucleare e missilistica della Corea democratica. In realtà, non va bene che gli USA agiscano da soli nella penisola coreana perché qualsiasi ritorsione dalla Corea democratica molto probabilmente colpirebbe i popoli di Corea del Sud e Giappone. Le recenti azioni dell’amministrazione Trump in Siria, alzando la posta verso la Federazione Russa, e la crescente aggressività sulla Corea democratica, sono di cattivo augurio per Trump, perché non è stato eletto per questi motivi. Trump ha promesso un approccio non interventista e di aiutare i lavoratori statunitensi contro accordi commerciali internazionali scorrette. Ora, improvvisamente, l’interventismo cresce nella sua amministrazione. Altrettanto allarmante, Trump suggerisce di rinnegare il rigore verso la Cina se aiuta gli USA nei loro obiettivi in politica estera nei confronti della Corea democratica. Pertanto, importanti questioni economiche diventano secondarie perché Trump è ormai sempre più volto all’approccio interventista.

L’incrociatore lanciamissili russo Varjag arriva in Corea prima degli statunitensi
RG, 12 aprile 2017 – Fort Russ

L’ammiraglia della Flotta del Pacifico, l’incrociatore lanciamissili Varjag, arrivava nel porto di Busan in Corea del Sud prima della portaerei statunitense Carl Vinson, improvvisamente dirottata verso la Corea dalla rotta per l’Australia. L’arrivo delle navi russe veniva annunciato dalla marina coreana. L’incrociatore Varjag e la petroliera Pechenga arrivavano a Busan per una visita in vista di una serie di esercitazioni congiunte tra Marine russa e sudcoreana, e per discutere i piani per un’ulteriore cooperazione. Le navi rimarranno a Busan fino al 14 aprile, per poi continuare il viaggio oceanico verso sette porti stranieri. L’obiettivo principale della visita è mostrare la bandiera di S. Andrea nell’Asia-Pacifico, veniva spiegato presso il comando della Flotta del Pacifico. A gennaio Busan fu visitata dal grande nave antisommergibile della Flotta del Pacifico Admiral Tributs e dalla petroliera Boris Butoma. Il 9 aprile la portaerei nucleare Carl Vinson riceveva a Singapore l’ordine di annullare la prevista visita in Australia e dirigersi con urgenza nel nord del Pacifico, verso la penisola coreana. Il Pentagono ha spiegato il cambiamento di programma con la necessità di una dimostrazione di forza dopo i test missilistici della Corea democratica.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mosca si gasa

Chroniques du Grand Jeu 5 aprile 2017

Meno mediatico delle guerre siriana e ucraina, il Grande gioco dell’energia ancora vede inesorabile vincente lo Zar del gas e sconfitto il sistema imperiale, incapace d’impedire la giunzione sempre più forte tra Heartland e Rimland. Nel primo trimestre del 2017, Gazprom ha ulteriormente aumentato le esportazioni di oro blu in Europa con 51 miliardi di mc, in crescita del 15%. Di questo passo, 200 miliardi di mc arriveranno nel Vecchio Continente quest’anno, contro i 180 miliardi del 2015 e i 160 miliardi del 2014, anno d’inizio della guerra fredda dovuta alla crisi ucraina. Nonostante eruzioni e altri colpi di testa occidentali, il principio di realtà s’impone. Niente sorprese, lo spiegammo già due anni fa: “L’interesse strategico degli statunitensi è isolare la Russia dall’Europa per mantenere l’Eurasia divisa. Questo è un classico delle relazioni internazionali della potenza marittima che mira ad impedire l’integrazione del continente per paura di essere emarginata. In questo caso, si accompagna al desiderio degli Stati Uniti di controllare le rotte energetiche di rivali e alleati per mantenere una certa capacità d’infastidire nel contesto di un relativo declino. Il libero flusso di energia tra Russia e Europa sarebbe doppiamente tragico per Washington. (…) I capi europei si danno la zappa sui piedi. In modo divertito, Gazprom ironizza sulla necessità di leggere 50 sfumature di grigio prima di avviare le discussioni con gli europei! Dietro l’umorismo della dichiarazione, una vera e propria domanda sorge spontanea: come si misura il masochismo europeo? Il gas russo è il più economico, vicino e abbondante. È veramente da deviati (o più probabilmente da totalmente succubi alle pressioni di oltreoceano) non approfittarne… Promosse da Washington, le fonti alternative sono tutte più costose e difficili d’attuare, se non irrealistiche. Bisogna ricordare che a differenza del petrolio, abbastanza diffuso sul pianeta, il gas è dominato da quattro Paesi, gli assi dell’oro blu: Russia, Iran, Qatar e Turkmenistan, rappresentando circa i 2/3 delle riserve mondiali. Se l’Europa vuole una fornitura regolare e significativa deve puntare su uno dei quattro Paesi. O semplicemente guardare la mappa e conoscere le basi dell’industria del gas (LNG è il 30% più costoso del gas naturale via gasdotto) per capire che tre di queste quattro soluzioni non sono realistiche. (…) Le altre fonti sono presentate qua e là da una stampa che non ne sa nulla e sono grottesche o effimere. L’Azerbaigian non ha gas; sviluppa nuovi giacimenti per mettere un po’ di gas sul mercato, ma non più di 10 miliardi di mc all’anno (rispetto ai 63 del South Stream o del nuovo Turk Stream). Lo scisto degli USA è una fantasia: costoso più del doppio (costo di estrazione e trasporto del LNG), la produzione supera di poco il consumo locale e la tecnica della fratturazione provoca terremoti, ponendo serie domande sulla sostenibilità del scisto. Le altre fonti sono valide nel breve periodo, ma non di più: un po’ di gas norvegese qui, algerino là, ma le riserve di questi Paesi sono tutt’altro che coerenti e quasi esauste. In poche parole, non ci sono alternative al gas russo. Secondo un analista, il gas russo è qui e ci resterà, non perché l’Unione energetica dell’UE è ancora lontana dalla solidarietà che cerca, ma perché le alternative non ci sono (e ancora una volta, l’articolo implica che il gas turkmeno verrebbe trasportato attraverso il Mar Caspio, cosa che non avverrà mai, come abbiamo visto). La questione è se i capi europei finalmente smetteranno di farsi del male e sfuggiranno alla morsa della formidabile molestia statunitense. Washington era riuscita a mantenere la gamba europea per anni con l’illusorio progetto Nabucco, ormai ridottosi a scherzo”. I vassalli europei sembrano averlo capito, e leniscono il sistema imperiale con dichiarazioni belle e vuote, ma in realtà si avvicina inesorabilmente il gas russo. Attualmente rappresenta 1/3 del consumo totale europeo e questa percentuale aumenterà in futuro.L’Eldorado del gas chiamato Jamal nella Siberia artica
La Total guida il faraonico progetto LNG finanziato da banche russe e cinesi a causa delle sanzioni occidentali. Titolo dell’episodio: Euronullità o come spararsi ai piedi. L’episodio è interessante: oltre alla Total francese vi sono Novatek (secondo produttore russo dopo Gazprom), il gigante cinese CNPC e il Fondo Via della Seta. Vediamo che il piano è ben messo e coprirà l’Eurasia grazie alle metaniere rompighiaccio, tra cui la prima (abilmente chiamata Christophe de Margerie, in omaggio al CEO di Total ucciso nel 2014) appena consegnata. Tutto ciò fa dire a Vladimirovich che la Russia diventerà presto il primo produttore mondiale di gas naturale liquefatto. Ma LNG è solo una parte del tesoro d’oro blu di Jamal: più di 26000 miliardi di mc di riserve di gas e una produzione che può raggiungere i 360 miliardi di mc. Brzezinski avrà i sudori freddi… Perché si tratta di uno tsunami gas russo sull’Europa. Ai primi di gennaio ne parlammo: “La persona comune non avrà probabilmente mai sentito parlare di Bovanenkovo, Ukhta o Torzhok. Ma dietro questi nomi poetici si nascondono punti di partenza, intermedi e finali della rete di gasdotti per portare ad ovest l’ immensa ricchezza gasifera della penisola di Jamal nel nord della Russia”. Nord Stream II giustamente. Come previsto, si avvicina a grandi passi. Non avendo la pressione del sistema imperiale sulle spalle, la Commissione europea inizia a riprendere i sensi e nega tutte le argomentazioni giuridiche contro il raddoppio del gasdotto. Con grande dispiacere dei soliti eccitati baltici e polacchi, ma anche di Paesi più vicini a Mosca come la Slovacchia, che perderà molto in diritti di passaggio. Grazie Majdan… E parlando della junta ucraina, non ha niente di meglio da fare che citare in giudizio la Commissione Europea per l’autorizzazione concessa a Gazprom del pieno uso dell’OPAL. I vassalli orfani dell’impero si mangiano a vicenda divertendo il Cremlino.
Le dighe energetiche già piuttosto rovinate tra Europa e Russia vanno sfaldandosi con la grande varietà di investimenti su petrolio e gas previsti entro il 2025 (113 miliardi di dollari per 29 progetti), la riconciliazione petrolifera con la Bielorussia è negli oleodotti, dopo il battibecco di cui abbiamo parlato… in breve, Mosca si gasa. E non c’è “trovata” dell’ultimo minuto che impedirà il sonno dello Zar degli idrocarburi. Una delegazione europea ha infatti visitato Israele per discutere la costruzione di un possibile gasdotto Israele-Cipro-Grecia rifornito da Leviathan. Anche di questo ne abbiamo parlato: “Nel 2010 fu scoperto il Leviathan, grande giacimento offshore al largo delle coste d’Israele, Libano e Cipro che competono con Israele. Anche una società, la Delek Energy, in combinazione con una società del Texas, dal nome ingannevole Noble Energy, iniziò ad esplorare lo sviluppo del giacimento di gas più o meno bloccato. Dati gli enormi investimenti, difficili nel contesto del calo dei prezzi, e soprattutto di una battaglia politica e giuridica intra-israeliana. Nel 2012, il gigante Gazprom si propose di entrare nel giro, ma i propositi furono, al momento, respinti su pressione statunitense. Forse non è così ora… Molto è cambiato da allora in effetti:
– le relazioni USA-Israele sono al minimo (accordo sul nucleare iraniano, sostegno di Washington ai Fratelli musulmani egiziani e persino colpo di Stato neonazista di Majdan che turbò Tel Aviv).
– avanzata inesorabile della potenza russa in Medio Oriente con l’intervento in Siria e conseguenze (di fatto alleanza con Hezbollah, rottura con la Turchia)
Con tutto il loro Grande Gioco, gli strateghi vedono con preoccupazione i russi insediarsi in questa zona essenziale quale diventa il Mediterraneo orientale. Basi siriane, accordo navale con Cipro e ora Gazprom… più di quanto Washington possa sopportare! Gli statunitensi fanno di tutto per impedire ad Israele qualsiasi discussione con il gigante russo e far vendere il loro gas alla Turchia, fortemente dipendente dal gas russo. Joe Biden, che appare sempre dove gli interessi di CIA e neocon sono in gioco, visitò Israele ai primi di marzo per rattoppare tra Tel Aviv e Ankara (e tentare di emarginare Mosca). A quanto pare senza alcun risultato… Dopo la visita di Joe l’indiano, l’Alta Corte israeliana si pronunciò bloccando lo sviluppo di Leviathan, ma potrebbe essere solo la punta dell’iceberg. La dirigenza militare israeliana preferisce la cooperazione militare con Mosca e non dispiacere Putin che riprende i contatti con il sultano pazzo. Soprattutto con l’intervento siriano che ha dato a Vladimirovich altre carte, soprattutto Hezbollah. A fine febbraio scrivemmo: “Era lì quando l’intervento russo sconvolse le carte, Tel Aviv e Bayrut Sud puntano su Putin. L’alleanza tra Mosca e Hezbollah è logica, quasi naturale. Stessi alleati (Assad, Teheran) e feroce opposizione all’Islam sunnita. La tolleranza assoluta di Hezbollah verso i cristiani orientali (si vedano queste incredibili immagini di combattenti sciiti sull’attenti davanti a Gesù nei villaggi cristiani siriani liberati) gioca a suo favore, considerando la Russia come il protettore del Cristianesimo orientale. Allarmato, Netanyahu corse a Mosca per fare le fusa a Putin. Conoscevamo un Bibi Terrore meno placido… Questo viaggio non impedì a Hezbollah di ricevere armi russe. Sia che fossero state consegnate dai siriani che le avevano ricevute (probabile) o da Mosca, secondo le dichiarazioni del movimento sciita, poco importa, tutto sommato. Lo Stato Maggiore delle IDF è più che turbato, dato che il movimento libanese probabilmente possiede missili da crociera supersonici Jakhont. Le recenti dichiarazioni di Nasrallah, “i depositi di ammoniaca di Haifa sono la nostra bomba nucleare”, ha anche causato panico in Israele, che considera seriamente il trasferimento degli impianti chimici nel sud del Paese, a costi esorbitanti”.
Da allora, diversi colpi di scena si sono avuti. La battaglia politica e giuridica è terminata, la situazione è sbloccata ed i primi investimenti sono stati avviati. Solo che le riserve sono state riviste al ribasso (500 miliardi di mc invece di 620), spiegando l’improvviso disinteresse di Gazprom, queste quantità sono scarse per alimentare il consumo interno israeliano e l’esportazione in Europa. Per dare un senso, le riserve di Leviathan sono cinquantadue volte inferiori a quelle di Jamal ed equivalgono al traffico di Nord Stream per dieci anni. In queste condizioni, costruire un oleodotto sottomarino lungo 1300 km sopra una faglia geologica, per trasportare una misera decina di miliardi di mc, sembra contorto, per non dire altro. Un nuovo pipedream?Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora