Trump, un maestro delle sconfitte

Prof. James Petras, Global Research, 14 maggio 2018Introduzione
Per qualche tempo, i critici delle politiche del presidente Trump le hanno attribuite a un disturbo mentale; maniaco-depressione incontrollato, narcisismo e altre patologie. La questione della salute mentale di Trump solleva una domanda più profonda: perché le sue patologie assumono una direzione politica specifica? Inoltre, le decisioni di Trump hanno una storia e un background politico, e derivano da logica e credenza nelle ragione e logica del potere imperiale. Esamineremo la ragione per cui Trump ha abbracciato tre decisioni strategiche che hanno conseguenze storiche mondiali, in particolare: Trump rinnega l’accordo nucleare con l’Iran; la dichiarazione di guerra commerciale alla Cina; e l’incontro di Trump con la Corea democratica. In breve esploreremo le ragioni politiche delle sue decisioni; cosa si aspetta di guadagnare; e qual è il suo piano se non riesce a ottenere i risultati atteso e i suoi avversari adottano rappresaglie.

Quadro strategico di Trump
L’ipotesi alla base del pensiero strategico di Trump è che il “potere funziona”: più la sua postura è intransigente, maggiore è la convinzione nel mondo unipolare basato sulla potenza degli Stati Uniti. Come corollario, Trump interpreta qualsiasi alleato, avversario, concorrente che cerca trattative, reciprocità o concessioni come “debole” che dovrebbe spingere o costringere a concedere maggiori concessioni e ulteriori ritiri e sacrifici, fino all’obiettivo finale della resa e sottomissione. In altre parole, la politica della forza di Trump riconosce solo la contro-forza: limitazioni nelle politiche di Trump si avranno solo quando perdite e costi economici e militari tangibili nelle vite degli Stati Uniti minacceranno il dominio imperiale degli USA.

Ragioni per cui Trump ha rotto l’accordo con l’Iran
Trump ha rotto l’accordo con l’Iran perché l’accordo si basava sulla limitazione delle sanzioni statunitensi all’Iran; il totale smantellamento del programma nucleare e la discussione del ruolo limitato dell’Iran a favore di possibili alleati in Medio Oriente. Concessioni unilaterali dell’Iran; lo scambio tra difesa ed opportunità di mercato incoraggiava Trump a credere di poter intimidire militarmente l’Iran chiudendone tutti i mercati. Trump vede il presidente Ruhani come un venditore di tappeti e non uno stratega militare. Trump crede che una stretta economica porterà il Presidente Rouhani a sacrificare gli alleati in Siria, Libano (Hezbollah), Yemen (huthi), Palestina (Hamas) e Iraq (sciiti) e a smantellare la strategia della difesa basata sugli ICBM. Trump persegue l’obiettivo strategico d’indebolire l’Iran e prepararne il cambio di regime, riportando l’Iran a Stato cliente, come prima della rivoluzione del 1979. sotto lo Shah. La seconda ragione della politica di Trump è il rafforzamento del potere militare israeliano in Medio Oriente. Il regime di Trump è profondamente influenzato dalla configurazione del potere sionista (ZPC) negli Stati Uniti, soprannominata “Lobby”. Trump riconosce e si sottomette ai dettami sionisti-israeliani perché hanno un potere senza precedenti nei media, nel settore immobiliare, finanziario e assicurativo (FIRE). Trump riconosce il potere della ZPC nell’acquistare i voti del Congresso, controllare partiti e assicurarsi nomine nel ramo esecutivo. Trump è un tipico autoritario: salta alla gola di deboli, cittadini, alleati e avversari e s’inginocchia al potente ZPC, ai militari e a Wall Street. La sottomissione di Trump al potere sionista rafforza e persino detta la sua decisione di rompere l’accordo con l’Iran e la volontà di fare pressione. Francia, Germania, Regno Unito e Russia a sacrificare accordi commerciali da miliardi di dollari con l’Iran e perseguire una politica di pressione su Teheran per accettarne il programma di disarmo e l’isolamento unilaterale di Trump. Trump crede di poter costringere le multinazionali europee a disobbedire ai propri governi e rispettare le sanzioni.

Ragioni della guerra commerciale di Trump alla Cina
Prima della presidenza di Trump, in particolare col presidente Obama, gli Stati Uniti lanciarono la guerra commerciale e il “perno militare”contro la Cina. Obama propose il Patto Transpacifico per escludere la Cina e dirigere un’armata aeronavale nel Mar Cinese Meridionale. Obama istituì un potente sistema di sorveglianza in Corea del Sud e le esercizitazioni di guerra al confine con la Corea democratica. La politica di Trump ha approfondito e radicalizzato le politiche di Obama. Trump ha esteso la politica bellicosa di Obama nei confronti della Corea democratica, chiedendo la de-nuclearizzazione del suo programma di difesa. Il Presidente Kim della Corea democratica, e il presidente Moon della Corea del Sud raggiunsero l’accordo per aprire negoziati per il trattato di pace per porre fine a 60 anni di ostilità. Tuttavia, il presidente Trump aderì alla conversazione sulla presunzione che le aperture di pace della Corea democratica fossero dovute alle sue minacce di guerra ed intimidazioni. Insisteva sul fatto che qualsiasi accordo di pace e fine delle sanzioni economiche si sarebbero avuti solo cil disarmo nucleare unilaterale, mantenimento delle forze statunitensi nella penisola e supervisione di ispettori approvati dagli Stati Uniti. La dichiarazione unilaterale di Trump della guerra commerciale contro la Cina accompagna la sua convinzione che le minacce militari abbiano portato alla “capitolazione” della Corea democratica, e la promessa di porre fine al programma nucleare. Trump ha imposto un dazio di oltre 100 miliardi di dollari alle esportazioni cinesi per ridurre lo squilibrio commerciale di 200 miliardi in due anni. Ha chiesto alla Cina di chiudere unilateralmente lo “spionaggio” industriale, il “furto tecnologico” (tutte accuse fasulle) e conformarsi al monitoraggio trimestrale degli Stati Uniti. Trump ha chiesto che la Cina non reagisse a dazi o restrizioni o affrontava sanzioni peggiori. Trump minacciava di rispondere a qualsiasi dazio da Pechino, con maggiori dazi e restrizioni su beni e servizi cinesi. Gli obiettivi di Trump è convertire la Corea democratica in un satellite militare per invadere il confine settentrionale della Cina; e della guerra commerciale per spingere la Cina nella crisi economica. Trump crede che se la Cina declina come potenza economica mondiale, gli Stati Uniti cresceranno e domineranno l’economia asiatica e mondiale. Trump ritiene che una guerra commerciale porterà a una guerra militare riuscita. Trump crede che una Cina sottomessa, basata sul suo isolamento dal mercato ‘dinamico’ degli Stati Uniti, migliorerà la ricerca di Washington del dominio incontrastato sul mondo.Dieci tesi errate di Trump
L’agenda politica di Trump è profondamente errata! La rottura dell’accordo nucleare e l’imposizione di dure sanzioni hanno isolato Trump dagli alleati europei e asiatici. L’intervento militare infiammerà una guerra regionale che distruggerebbe i giacimenti petroliferi sauditi. Costringerà l’Iran a perseguire lo scudo nucleare contro l’aggressione USA-Israele e porterà a una guerra prolungata, costosa e alla fine perdente. Le politiche di Trump unificheranno gli iraniani, liberali e nazionalisti, minando i collaborazionisti degli statunitensi. Il mondo musulmano unificherà le forze e porterà il conflitto in Asia, Africa e Medio Oriente. I bombardamenti di Tel Aviv porteranno a contrattacchi su Israele. I prezzi del petrolio saliranno alle stelle, i mercati finanziari crolleranno, le industrie andranno in bancarotta. Le sanzioni di Trump e l’aggressione militare all’Iran porteranno alla reciproca distruzione economica.
La guerra commerciale di Trump con la Cina porterà all’interruzione della catena di approvvigionamento che sostiene l’economia statunitense e in particolare le sue 500 multinazionali che dipendono dall’economia cinese per le esportazioni verso gli Stati Uniti. La Cina aumenterà il consumo interno, diversificherà i mercati e i partner commerciali e rafforzerà la sua alleanza militare con la Russia. La Cina ha maggiore capacità di recupero e di superare le perturbazioni a breve termine e riguadagnare il ruolo dominante di potenza economica globale. Wall Street subirà un catastrofico collasso finanziario e manderà gli Stati Uniti in depressione mondiale.
Le trattative di Trump con la Corea democratica non andranno da nessuna parte finché chiederà il disarmo nucleare unilaterale, il controllo militare USA sulla penisola e l’isolamento politico dalla Cina. Kim insisterà sulla fine delle sanzioni e il trattato di mutua difesa con la Cina. Kim offrirà la fine dei test nucleari ma non delle armi nucleari. Dopo che Trump ha rinnegato l’accordo con l’Iran, Kim riconoscerà che gli accordi cogli Stati Uniti non sono degni di fiducia.

Conclusione
La gesticolazione minacciosa di Trump è un vero pericolo per la pace e la giustizia nel mondo. Ma le sue ipotesi sulle conseguenze della propria politica sono profondamente errate. Non vi è alcuna base per ritenere che le sanzioni possano rovesciare il regime iraniano; che Israele sopravviverà incolume a una guerra con l’Iran: che una guerra petrolifera non metterà a repentaglio l’economia statunitense; che l’Europa permetterà alle sue compagnie di essere congelate sul mercato iraniano.
La guerra commerciale di Trump con la Cina è morta. Non trova siti di produzione alternativi per le multinazionali statunitensi. Non può escludere la Cina dal mercato mondiale, poiché ha legami con cinque continenti.
Trump non può dominare la Corea democratica e costringerla a sacrificare la propria sovranità sulla base di vuote promesse economiche nel revocare le sanzioni.
Trump veleggia verso sconfitte su tutti i fronti. Ma potrebbe portarvi il popolo statunitense nell’abisso nucleare.

Epilogo
Le minacce belluine di Trump fanno parte della strategia del bluff e del bombardamento intimidatorio, al fine di garantirsi vantaggi politici? Trump interpreta la tattica “pazza” di Nixon-Kissinger, in cui il segretario di Stato diceva agli avversari di accettare le sue “ragionevoli” richieste o di affrontare il peggio dal presidente? Non lo penso. Nixon a differenza di Trump non era menato per il naso da Israele. Nixon a differenza di Trump non era guidato da consiglieri favorevoli alla guerra nucleare. Nixon, al contrario di Trump, aprì gli Stati Uniti al commercio con la Cina e firmò accordi per la riduzione nucleare con l’URSS. Nixon promosse con successo la coesistenza pacifica. Trump è un maestro nelle sconfitte.Prof. James Petras è ricercatore associato del Centro di ricerca sulla globalizzazione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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Speranza all’orizzonte dopo la visita di Li in Giappone

Li Ruoyu, Global Times, 13/5/2018

La settima riunione dei leader di Cina, Giappone e Corea del Sud si aveva in un momento cruciale nei rapporti tra i tre Paesi nel Nordest asiatico. Il Premier cinese Li Keqiang partecipava all’incontro del 9 maggio, segnando la prima visita del premier cinese in Giappone dal viaggio del Premier Wen Jiabao nel 2010. Le visite bilaterali dei leader cinesi e giapponesi sono diventate meno frequenti in armonia ai tiepidi legami. Come aveva scritto Li in un articolo sul quotidiano giapponese Asahi Shimbun, “Cina e Giappone sono vicini importanti, anche se ci sono decine di voli diretti tra Pechino e Tokyo ogni giorno e ci vogliono poco più di tre ore di volo tra le due città, abbiamo fatto molta strada negli ultimi anni per migliorare e sviluppare i legami tra Cina e Giappone”. Le visite di alto livello sono strettamente collegate alla fiducia tra Paesi. In realtà, questa non è la prima visita in Giappone del primo ministro, dal 2010, ma anche il primo viaggio in Giappone del presidente sudcoreano in sei anni e mezzo, e il primo viaggio in Giappone di Moon Jae-in da presidente. Ciò dimostra che i rapporti tra Giappone e Cina e Corea del Sud sono diminuiti dal 2012, quando Shinzo Abe fu rieletto primo ministro giapponese. L’atteggiamento del Giappone iniziò a cambiare nel 2017. Nell’iniziativa Belt and Road, ad esempio, il Giappone ha mostrato intenzione di cooperare. La Cina accoglie sempre con favore un approccio sincero per promuovere pace e stabilità regionali e migliorare le relazioni tra i Paesi. La visita di Li in Giappone segna una nuova opportunità per migliorare le relazioni sino-giapponesi. Nella dichiarazione congiunta emessa dopo la riunione dei leader di Cina, Giappone e Corea del Sud, la prima parte non menziona, come si vede di solito, questioni economiche o situazione internazionale, ma l’importanza di promuovere scambi interpersonali e culturali. Ciò dimostra che la diplomazia cinese orientata al popolo ha ottenuto un riconoscimento globale.
La richiesta che le relazioni Cina-Giappone si sviluppino sulla base degli scambi interpersonali è stata presente. Inoltre, la domanda non esclude fattori economici e di altro tipo. La dichiarazione dice: “Riaffermando l’importanza dell’espansione del turismo tra i nostri Paesi, continueremo a cercare di raggiungere l’obiettivo di 30 milioni di turisti tra i tre Paesi entro il 2020″. Fatta eccezione del miglioramento della comprensione tra i popoli dei due Paesi, supporta il piano della Promozione della nazione turistica del Giappone. Poiché è comune a i turisti cinesi recarsi in Giappone, il loro itinerario si è esteso dalle metropoli come Tokyo e Osaka ad altre regioni. Ciò aiuterà lo sviluppo regionale del Giappone, a lungo preoccupazione del governo giapponese. In effetti, gli scambi tra persone possono portare enormi benefici economici. La cooperazione economica tradizionale tra i Paesi influenza direttamente l’economia. Cina, Giappone e Corea del Sud si trovano di fronte a una connessione comune sull’economia internazionale, mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump promuove la politica dell'”America prima”. La Cina, da grande economia attira più attenzione per la disputa commerciale cogli Stati Uniti. Tuttavia, il Giappone è anche nella lista dei Paesi che verranno puniti da Trump. Giappone e Corea del Sud sono ancora più ansiosi per l’agenda anti-globalizzazione di Trump. poiché i loro mercati interni non sono grandi come quelli della Cina. Ciò è dimostrato dall’impegno alla dichiarazione congiunta di “costruire un’economia mondiale aperta”. Il Giappone ha boicottato l’accordo di libero scambio (FTA) con Cina e Corea del Sud e il Regional Economic Partnership (RCEP), che considerava concorrenti del Trans-Pacific Partnership (TPP). Tuttavia, dopo che gli Stati Uniti hanno lasciato il TPP, il Giappone iniziava a ripensare la politica su FTA e RCEP. Il ripensamento del Giappone può essere dimostrato dalle dichiarazioni congiunte per accelerare i negoziati sull’FTA trilaterale e sul RCEP. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno le redini della sicurezza del Giappone e della Corea del Sud. Se i due Paesi dovessero scegliere tra sicurezza ed economia, è difficile dire se si atterranno ancora alle loro attuali posizioni.
L’algoritmo della sicurezza nel Nordest asiatico oggi ha accolto con favore la situazione in evoluzione. Le tensioni che si allentano sulla questione nucleare della Corea democratica potrebbero offrire a Corea del Sud e Giappone l’opportunità di ridurre la dipendenza dalla sicurezza dagli Stati Uniti. Il leader nordcoreano Kim Jong-un incontrava la controparte sudcoreana e visitava la Cina due volte incontrando il Presidente Xi Jinping. Abe è l’unico dei tre leader che non ha incontrato Kim. Inoltre, il vertice Kim-Trump si terrà a giugno. I colloqui a sei, in cui il Giappone esercitava influenza sulla questione della Corea democratica, sono stati sostituiti da un nuovo sistema. Il Giappone l’ha ovviamente riconosciuto, in quanto non chiedeva pubblicamente di riavviare i colloqui a sei. Invece, spera di espandere la cooperazione con Cina e Corea del Sud, una mossa sensata. La visita del Premier Li in Giappone e la dichiarazione congiunta segnalano che le relazioni coi Paesi del Nordest asiatico migliorano. Solo attuando rigorosamente la dichiarazione congiunta si può raggiungere l’obiettivo di “costruire una piattaforma regionale per la pace e la cooperazione in questa regione”.L’autore è professore associato presso la School of History and Cultures, Sichuan University.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

L’India si rivolge alla Cina?

Vladimir Terekhov New Eastern Outlook 10.05.2018“New Eastern Outlook” cerca di non trascurare alcun evento significativo nelle relazioni Cina-India. Insieme a Stati Uniti, Giappone e Russia, i giganti asiatici hanno un’influenza decisiva sullo sviluppo della regione India-Pacifico, da cui il modello del clima politico mondiale dipende in modo sostanziale. Nel frattempo, negli ultimi anni, le relazioni Cina-India non sembravano ottime, dimostrando una tendenza costante al deterioramento. E sebbene questo processo negativo dipenda in modo significativo dall’attualizzazione periodica di problemi “storici” (ad esempio, rivendicazioni su territori di frontiera), il fattore principale è sempre stata la trasformazione della RPC nella seconda potenza globale. E questo è sempre più cautamente percepito dall’India. L’incompatibilità su possibilità disponibili (il PIL dell’India è cinque volte inferiore a quello della Cina) sembrerebbe la via ovvia per spingere Nuova Delhi “sotto l’ombrello” di Washington. In generale, è andata così fin dall’inizio del nuovo millennio, senza avere nulla a che fare coi famigerati “intrighi” di Washington, che ha semplicemente aperto la mano in cui una delle maggiori potenze dell’Asia avrebbe dovuto cadere, e così via. In previsione di questi sviluppi, due anni fa, la bozza del “Quartetto” militare-politico composto da Stati Uniti, Giappone, India e Australia fu estratto da un baule polveroso; una sorta di “NATO asiatica” di evidente orientamento anti-cinese. Entrarvi significherebbe attraversare la “linea rossa” dell’India posizionandosi sull’arena internazionale nel complesso, così come nelle relazioni con RPC e Stati Uniti, in particolare. In tale caso, l’India si sarebbe finalmente liberata di ogni traccia di neutralismo del periodo del primato informale nel “Movimento non allineato” (quasi dimenticato oggi) passando irreversibilmente dall’altra parte della barricata globale rispetto alla RPC, inevitabilmente candendo nell’abbraccio amichevole del principale avversario della Cina, gli Stati Uniti. È uno scenario da “roulette russa”, associato a rischi estremamente gravi. L’alta realtà dell’attuazione è spiegata dallo scetticismo dell’autore sulle prospettive delle relazioni tra Cina e India e la formazione del triangolo “Russia-India-Cina”. Tuttavia, nel 2017-2018 il governo dell’India (apparentemente, impressionato dal quasi conflitto sul Doclam Plateau), decise di rompere lo scenario imposto e dialogare con la RPC. Perciò, l’ex-ambasciatore a Pechino fu nominato alto funzionario nel Ministero degli Esteri all’inizio dell’anno, e gli eventi organizzati dal “governo tibetano in esilio” in occasione del 60° anniversario del soggiorno del XIV Dalai Lama in India furono in realtà ignorati. Tali atti furono accolti con soddisfazione a Pechino, che chiese di sviluppare una cooperazione reciprocamente vantaggiosa, in particolare sulla base del progetto NSR.
Secondo gli esperti, la valutazione dell’attuale stato delle relazioni Cina-India e dell’ulteriore sviluppo sarà possibile dopo i vertici dei leader dei Paesi a margine del vertice SCO, che si terrà a Qingdao nel giugno 2018. Tuttavia, Xi Jinping e Narendra Modi decisero di non aspettare “l’opportunità adeguata” e il 27 aprile ebbero un incontro “informale” a Wuhan, importante centro culturale, storico e industriale della Cina. Come di solito accade in questi casi (specialmente alle riunioni dei leader asiatici), furono pronunciate molte parole, tra cui la frase di Modi sui “1600 degli ultimi 2000 anni in cui India e Cina erano i motori della crescita economica globale”, meritando una nota speciale. Oltre ai complimenti verbali quasi obbligatori, c’erano messaggi che meritavano maggiore attenzione nello spazio politico moderno. Parliamo principalmente della menzione del “protezionismo commerciale e del nazionalismo introverso” in un contesto negativo. Questi memi furono usati dai leader in relazione alla parola “occidente”. Qui è importante chiarire che la maggior parte dei Paesi del famigerato “occidente” ha un pessimo atteggiamento nei confronti del “protezionismo-nazionalismo”, menzionando a tal proposito i propri leader, gli Stati Uniti. Con questo in mente poniamo la domanda chiave: Modi intende cambiare drasticamente rotta al suo Paese verso il principale “globalizzatore” e nemico del “protezionismo”, cioè la Cina? E la domanda che ne risulta è: è possibile aspettarsi una reazione positiva dal governo indiano ai ripetuti appelli di Pechino ad aderire al progetto NSR? La risposta generalizzata dell’autore ad entrambe le domande è: “Se sì, allora non immediatamente. Troppe manovre veloci non sono nella tradizione di una nave geopolitica così pesante come l’India“. E la conferma di questo punto di vista è il Ministro degli Esteri Sushma Swaraj che non firmava la clausola nel documento finale della riunione ministeriale della SCO che prevede la partecipazione dei membri dell’Organizzazione al progetto NSR. Questo incontro si teneva a Qingdao tre giorni prima i negoziati di Xi Jinping e N. Modi. La certa attenzione dell’India a questo progetto è comprensibile, perché uno dei principali elementi realizzati praticamente (il “Corridoio economico Cina-Pakistan”) attraversa la parte del territorio dell’ex-principato del Kashmir controllato dal Pakistan. Nel frattempo, a causa delle dispute sull’ex principato, entrambi i Paesi (nucleari) combattono o si trovano in stato prebellico. Sull’incontro “inaspettato e informale” di Xi Jinping e N. Modi, il principale risultato positivo è l’intenzione dei leader di RPC ed India di aumentare notevolmente la frequenza dei contatti bilaterali. Non c’è apparentemente alcun modo di eliminare gli attriti nelle relazioni bilaterali, senza.
La complessità del lavoro imminente è dovuta al fatto che i giganti asiatici sono coinvolti in varie relazioni con Paesi terzi. In precedenza notammo che l’India cerca un suo ruolo nell’avvio del gioco globale. A questo proposito, il viaggio europeo di N. Modi in Svezia, Regno Unito e Germania, svoltosi dal 16 al 20 aprile, va notato. Durante la visita a Londra, il primo ministro indiano fu una delle figure centrali al vertice del “Commonwealth delle Nazioni” di 54 Paesi. Questa relativamente insignificante, per la “Big World Politics”, organizzazione (la cui sfera di interessi e attività è limitata alle questioni umanitarie) fu ignorata dall’India praticamente dall’indipendenza. La presenza del primo ministro all’ultimo summit del “Commonwealth” è dovuta al significativo rafforzamento della posizione dell’India nell’arena mondiale e alla ricerca di New Delhi di risorse istituzionali internazionali che potrebbe utilizzare per soddisfare le crescenti ambizioni. Commentando la presenza di N. Modi all’evento, gli esperti indiani indicavano che il PIL dell’India ha quasi raggiunto quello del Regno Unito, leader non ufficiale del “Commonwealth” (rispettivamente 2,43 e 2,56 miliardi di dollari) e lo supererà l’anno prossimo. Inoltre, il divario coll’India aumenterà rapidamente, quindi è chiaro chi condurrà i tentativi (anche se abbastanza ipotetici) di risvegliare l'”impero-2″. Infine, sembra il momento giusto per toccare la questione del posizionamento della Federazione Russa nel moderno gioco globale. Nonostante il cambio abbastanza ovvio del centro dei processi mondiali dalla regione euro-atlantica all’India-Pacifico (dove si trovano i due terzi del territorio russo), secondo il contenuto tematico dei media nazionali si può concludere che è ridicolo “l’eurocentrismo” dei tempi della perestrojka che continua a dominare in Russia. Nel frattempo, gli eventi summenzionati nella regione India-Pacifico possono dare nuova vita alla vecchia idea del Ministro degli Esteri russo Evgenij Primakov sulla creazione del triangolo strategico “Russia-India-Cina”. Ma con l’inclusione di altri attori regionali significativi, principalmente Giappone e Pakistan. Non una pazzia, tenendo conto ad esempio dei crescenti problemi nelle relazioni USA-Giappone. È necessario lavorarci.
Sul tavolo da gioco, dietro a cui la Russia fa i conti con l'”Europa occidentale”, ci è più conveniente una “pausa strategica”. Dovremmo voltare le spalle a tale tavolo e tornarvi solo se i “partner” occidentali si comportano degnamente. In ogni caso, non va perso di vista il fatto che dall’altra parte del tavolo ci sono truffatori rozzi e non rappresentati di “valori europei – investimenti – tecnologie”. Il loro comportamento è gravemente influenzato dai rapporti con l’Ucraina che patrocinano.Vladimir Terekhov, esperto di regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Imperatore caotico e impero del caos

Gulam Asgar Mitha, Oriental Review, 12/05/2018

La suspense finì l’8 maggio, quando l’Imperatore Trump annunciò che il suo impero aveva finalmente deciso di strappare l’accordo firmato da Stati Uniti, Russia, Cina, Regno Unito, Francia e Germania, e cioè il P5+1. Alcun ragionamento avanzato dalle tre potenze europee potrà convincere Trump a non fare altrimenti. Tutte snobbate. Un interessante articolo sulla CNN, “Tutto ciò che rottama l’accordo iraniano spiega Donald Trump”, afferma che la demolizione dell’accordo ha aperto una nuova finestra sull’anima politica di Trump, dimostrandone la volontà di scatenare all’estero quel tipo di caos che ha fomentato a casa. La decisione rientra nel contesto della dottrina in politica estera dell'”America first”, mostrandosi irremovibile nel seguire le promesse elettorali che hanno inorridito gli alleati degli USA. Non fu un ragionamento, ma le bugie di un uomo di un Paese piccolo ma potente, Israele, a convincere Trump a concludere l’accordo con l’Iran nonostante le verifiche dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA) secondo cui l’Iran aderiva pienamente al JCPOA. Quindi, perché gli Stati Uniti dovrebbero chiudere l’accordo? I capi Benjamin Netanyahu, John Bolton e Mike Pompeo, primo ministro israeliano, consigliere per la sicurezza nazionale e segretario di Stato degli Stati Uniti, sono dei falchi convinti che con l’uno o l’altro pretesto l’Iran vada bombardato. Il quartetto ha un piano generale. Probabilmente seguendo le stesse menzogne contro Iraq ed Afghanistan. John Bolton fu l’architetto della guerra in Iraq. Tra scuse da esporre alle Nazioni Unite, l’Iran è una nazione paria che sviluppa clandestinamente una bomba per distruggere Stati Uniti e Israele, destabilizza la regione, minaccia d’invadere l’Arabia Saudita, sviluppa missili balistici a lunga, media e corta gittata, supporta Hezbollah (lo stesso gruppo che bastonò Israele nel luglio 2006), Siria e Yemen. La mia ipotesi è che l’Arabia Saudita e il suo alleato EAU abbiano speso enormi fondi nella visita di Pompeo in Arabia Saudita per provocare la guerra contro l’Iran, comprese basi militari e aeree in quei Paesi. Non dimentichiamo l’Egitto, che ha anche qualche risentimento. I governanti sauditi non capiscono che anche Stati Uniti ed Israele hanno un piano sinistro per il loro Paese, spezzarne la parte occidentale includendo le città sante Mecca e Medina sotto controllo congiunto islamico, e la parte orientale con la ricchezza petrolifera, sotto il controllo delle grandi compagnie petrolifere, la parte centrale sotto il controllo saudita e la parte settentrionale col Levante. L’impero turco subì un destino simile dopo la Prima guerra mondiale.
C’è ancora un’altra domanda: la minaccia percepita dall’impero USA dall’Eurasia, Cina e Russia, sfidanti militari ed economici al primato e agli imperativi statunitensi. Non cercherò di rispondervi, ma rimanderò il lettore interessato a “The Grand Chessboard: American Primacy and its Geopolitical Imperatives” di Zbigniew Brzezinski, che avanzò il piano diversi anni fa. Cina e Russia stringono legami con Iran, Pakistan e Corea democratica. Queste cinque potenze eurasiatiche condividono capacità economiche, tecnologiche, energetiche e militari (anche nucleari) minacciando l’impero che continua a perseguire l’espansione. Ne discussi nell’articolo pubblicato su Oriental Review nell’aprile 2018. In diversi articoli che ho letto negli ultimi giorni, mentre la suspense si sviluppava sull’accordo, una domanda spiccava: se gli Stati Uniti si rifiutano di negoziare l’accordo P5+1 con l’Iran, quale altro Paese se ne fiderà in ogni rapporto, anche economico e commerciale? Questa domanda verrà ora messa alla prova del nove quando i capi di Corea democratica e Stati Uniti s’incontreranno. Cina e Stati Uniti sono ingarbugliati in una disputa commerciale come lo sono gli Stati Uniti con UE, Canada e Messico. Senza dimenticare l’uscita dalla Trans Pacific Partnership all’inizio del regno dell’imperatore.
Permettetemi di concludere con alcune domande economiche piuttosto importanti che riguardano gli USA. Sono vicini a una disastrosa recessione o probabile depressione. Vanno salvati. I principali beneficiari delle guerre nella storia furono banche e usurai, sia che operassero dal Tempio di Salomone durante l’Impero Romano e che tradissero Gesù di Nazareth o i Medici, e i Rothschild d’Europa o i Rockefeller o Stanley Morgans d’America. Alcuna guerra può essere combattuta senza il loro sostegno. Un articolo piuttosto interessante su come le banche operano intitolato “700 miliardi di volte 10“, di Tim Buchholz, pubblicato su Countercurrents il 4 dicembre 2008, in cui l’autore citava John LeBoutillier (ex-congressista repubblicano di New York, con un solo mandato che chiese “Da dove vengono tutti questi soldi?“) dire che Bloomberg riferiva che la Federal Reserve ha “impegnato/sostenuto/prestato 7,6 trilioni di dollari” per tentare di risolvere la crisi. Gli USA attualmente sono nella seconda più lunga espansione economica post-bellica, da 9 anni. Tale espansione iniziò con incentivi di spesa e tagli fiscali approvati nel 2009 per combattere la Grande Recessione. Probabilmente l’unica altra espansione fu nel 1991-2001, la cui crescita portò il mercato azionario a livelli record, causando lo sviluppo della bolla dei titoli tecnologici. La pressione sull’economia statunitense è ora dovuta alla valuta cinese e alla borsa petrolifera di Shanghai che minacciano il dollaro USA e il suo monopolio sul petrolio.
Nei paragrafi precedenti ho solo brevemente affermato il caso di una recessione d’entità significativa che potrebbe sconvolgere il proverbiale carretto di mele dell’imperatore dell’America first. La guerra è un’opzione degli USA per salvarsi dal disastro economico e salvare il monopolio della propria moneta. Sarà un’opzione con cui gli USA manterrebbero la preminenza, ma non è certamente un’opzione per questa civiltà sprofondare nel buio.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Cina e Corea democratica, sempre amici

Il vertice tra i leader nordcoreano e cinese conferma l’amicizia e la comunanza di obiettivi dei due Paesi
Alexander Mercouris, The Duran 9 maggio 2018Anche se l’imminente incontro del presidente Trump col leader nordcoreano Kim Jong-un continua a essere oggetto di negoziati e speculazioni, il leader nordcoreano ha appena concluso il suo secondo incontro col Presidente Xi Jinping. Gli occidentali continuano a vedere l’imminente il vertice di Kim Jong-un con Donald Trump come obiettivo principale della diplomazia della Corea democratica e il più importante della carriera di Kim Jong-un. Gli incontri di Kim Jong-un con Xi Jinping e il presidente della Corea del Sud Moon Jae-in sono interpretati come passi verso questo obiettivo. Ho una visione diametralmente opposta. Sospetto che, lungi dal vedere l’imminente vertice con Donald Trump come culmine della sua diplomazia, Kim Jong-un vede piuttosto l’incontro con Donald Trump come prezzo da pagare per promuovere la sua diplomazia con la Corea del Sud e la Cina, Paesi confinanti con la Corea democratica. La Cina è il colosso principale garante della sopravvivenza della Corea democratica e suo maggiore, e praticamente unico partner commerciale. Per Kim Jong-un stabilire buone e strette (ma non troppo) relazioni con la Cina, è una priorità assoluta. Sulla Corea del Sud, il governo nordcoreano profondamente nazionalista, non dimentica mai, anche se commentatori e nazioni occidentali lo fanno troppo spesso, che la Corea del Sud rappresenta la maggior parte della nazione coreana da cui la Corea democratica è separata dalla divisione della penisola coreana dalla Seconda guerra mondiale e dalla guerra di Corea. Per la Corea democratica superare la divisione è un’esigenza esistenziale. Per Kim Jong-un è la missione ereditata dal venerato nonno, fondatore della Corea democratica Kim Il-song, e dal padre Kim Jong-il. Perseguire questo è ciò che legittima Kim Jong-un agli occhi del popolo e dell’élite nordcoreani, e tutto ciò che Kim Jong-un ha detto e fatto sin da quando è a capo della Corea democratica dimostra che fa ciò che può per cancellare tale divisione, pur preservando l’attuale sistema politico della Corea democratica, sua priorità.
Sulla Cina, i cinesi non fanno mistero dello sgomento sulla Corea democratica che, contrariamente ai loro desideri espressi pubblicamente, perseguiva il programma per missili balistici e armi nucleari che i cinesi quasi certamente interpretano correttamente come assicurazione della Corea democratica dell’indipendenza dalla Cina. Tuttavia, ciò non ha mai cambiato il fatto che la Cina continui a vedere la sopravvivenza della Corea democratica essenziale agli interessi nazionali Questo per motivi emotivi; il collasso di un altro Stato socialista e alleato cinese sarebbe un duro colpo psicologico per la Cina, e per motivi di sicurezza nazionale, con la Cina che non desidera vedere il crollo della Corea democratica estendendo l’influenza degli Stati Uniti ai confini di una regione in cui la Cina fu per millenni potenza dominante. Ciò significa che non appena si è avviato il riavvicinamento tra Corea democratica e Corea del Sud, con la possibilità che la Corea democratica ridimensionasse o addirittura eliminasse i propri missili balistici e armi nucleari, le relazioni tra la Corea democratica e Cina migliorerebbero. La posizione della Cina fu spiegata in un editoriale del Global Times del 9 marzo 2018, prima del primo vertice Kim-Xi, ma mentre l’organizzazione era in corso. “Il principale interesse della Cina per la penisola coreana sono denuclearizzazione e pace, importanti più delle relazioni della Cina con la Corea e la politica di potenza. Questo perché la regione nord-orientale della Cina è vicina alla Corea democratica, sotto la costante minaccia di attività nucleari e dei disordini di quest’ultima sulla penisola. La Cina è incomparabile cogli Stati Uniti. Gli Stati Uniti sono lontani dalla penisola coreana e hanno molto spazio di manovra. Inoltre, gli Stati Uniti sono alleati della Corea del Sud e possono influenzarla. L’enorme influenza della Cina sulla Corea democratica è cessata. La Cina non posiziona truppe nella Corea democratica dopo aver ritirato i rappresentanti dai negoziati da Panmunjeom a metà degli anni ’90. Cina e Corea democratica hanno relazioni normali, a parte le connessioni ideologiche, e la cooperazione economica è reciprocamente vantaggiosa. E ‘un equivoco che la Cina continui a fornire enormi aiuti economici alla Corea democratica. L’influenza della Cina sulla Corea democratica si basa su crescente forza nazionale e vicinanza geopolitica. La Cina può incidere sulle sanzioni internazionali e rimanere interessata dalla situazione della penisola coreana. Tuttavia, la Cina non può guidare gli sforzi per risolvere i problemi della penisola. Tuttavia, la tendenza della situazione della penisola è nella direzione che la Cina indica dimostrando che i suoi sforzi funzionano. La “sospensione per la sospensione” che la Cina ha sostenuto è apparsa e l’approccio “a doppio binario” prende forma. Ultimamente, la Cina ha fatto parte delle sanzioni internazionali sulla Corea democratica, impedendone nel contempo il blocco ed altre situazioni estreme che potrebbero causare conflitti militari, mantenendo lo spazio per una svolta favorevole tra Stati Uniti e Corea democratica. Non è necessario che la Cina, grande potenza, si preoccupi che la Corea democratica “si rivolga agli Stati Uniti”, poiché non ci sarà nessuno in Cina che si schiererà completamente con gli Stati Uniti. Fin dall’inizio della crisi nucleare della penisola, la Cina ha attivamente spinto al dialogo diretto tra Corea democratica e Stati Uniti e dovremmo continuare a sostenere quest’approccio ora. Se il vertice Kim-Trump contribuirà alla denuclearizzazione e alla pace che la Cina desidera di più, non c’è motivo di esserne infelici. L’attuale basso livello delle relazioni Cina-Corea democratica è dovuto ai test nucleari del Nord, non a cosiddetti fattori storici o culturali o alla personalità del leader nordcoreano, come indicato da alcuni. I legami tra Cina e Corea democratica miglioreranno quando si risolverà la questione nucleare. Con lo sviluppo della tecnologia moderna e il cambiamento delle relazioni internazionali, il ruolo della Corea democratica a cuscinetto geopolitico della Cina s’è notevolmente ridotto. I legami tra Cina e Corea democratica sono più importanti per la Corea democratica che per la Cina. La Cina dovrebbe sostenere i contatti USA-Corea democratica e salutare il vertice Kim-Trump. Nel frattempo, la Cina dovrebbe rispondere attivamente al forte cambiamento della situazione e migliorare le relazioni con la Corea democratica per facilitare ulteriormente il cambiamento. Dovremmo rispettare la Corea democratica. La Cina da un lato sosterrà l’autorità del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, mentre, dall’altro, proteggerà i diritti della Corea democratica quando Pyongyang inizierà i colloqui sulla denuclearizzazione con Washington. La Cina sosterrà il meccanismo di sicurezza internazionale e impedirà che la Corea democratica venga ingannata o schiacciata dagli Stati Uniti una volta iniziato a denuclearizzarsi. Questo è solo l’inizio della pace della penisola, e grande incertezza attende. La Cina dovrà mantenere la calma e difendere i principi e concentrarsi nonostante i drammatici cambiamenti. La Cina non deve perseguire una soluzione rapida o esitare. La Cina accoglierà con favore il dialogo tra Stati Uniti e Corea democratica e sosterrà risolutamente la Corea democratica garantendo i suoi deboli interessi nel processo di denuclearizzazione. Attraverso questi sforzi, gli interessi della Cina non saranno messi da parte”.
Le parole accurate sulla limitata influenza della Cina in Corea democratica dovrebbero essere viste per ciò che sono: assicurazioni ai leader della Corea democratica (che certamente leggono il Global Times) che la Cina non cerca di dominarla o subordinarla. Notate le parole attente: “Dovremo rispettare la Corea democratica”. Allo stesso tempo l’editoriale dice in modo esplicito che “i legami tra Cina e Corea democratica miglioreranno quando si risolverà la questione nucleare“. Questo è ciò si vede ora. La misura in cui le relazioni tra Cina e Corea democratica sono state ripristinate fu chiarita dall’atmosfera straordinariamente rilassata e allegra dell’ultimo vertice tra i due leader. L’agenzia Xinhua pubblicava immagini che mostrano Xi Jinping e Kim Jong-un chiacchierare amabilmente e camminano lungo il mare. Nel frattempo presentava una sintesi delle osservazioni di Xi Jinping ai colloqui che mostrano come concepisce le relazioni tra Cina e Corea democratica, “In un’atmosfera cordiale e amichevole, i massimi leader dei due partiti e dei due Paesi hanno avuto uno scambio di opinioni completo e approfondito sulle relazioni Cina-RPDC e sui principali temi d’interesse comune… Xi notava che lui e Kim avevano il primo storico incontro a Pechino nel marzo di quest’anno, quando ebbero una comunicazione lunga e approfondita, raggiungendo un consenso di principio su quattro aspetti dello sviluppo delle relazioni Cina-RPDC nella nuova era. In primo luogo, l’amicizia tradizionale Cina-Corea democratica è cruciale per entrambi i Paesi. È un principio risoluto e l’unica scelta corretta per entrambi i Paesi per sviluppare relazioni amichevoli e cooperative. In secondo luogo, Cina e Corea democratica sono Paesi socialisti e le loro relazioni bilaterali rivestono un’importanza strategica. Entrambi devono migliorare unità, cooperazione, scambi e apprendimento reciproco. In terzo luogo, gli scambi ad alto livello tra i due partiti svolgono un ruolo insostituibile nel guidare le relazioni bilaterali, secondo Xi. I due partiti dovrebbero mantenere frequenti scambi, rafforzare la comunicazione strategica, approfondire comprensione e fiducia reciproca e salvaguardare gli interessi comuni. In quarto luogo, cementare l’amicizia tra i popoli è un canale importante per far progredire lo sviluppo delle relazioni Cina-RPDC, secondo Xi. I due partiti dovrebbero, con molteplici mezzi, migliorare comunicazione e scambi tra i popoli per creare una solida base nella volontà popolare nel progresso delle relazioni Cina-RPDC. Xi affermava che cogli sforzi concertati di entrambe le parti, questi consensi furono ben attuati… La Cina appoggia l’adesione della Corea democratica alla denuclearizzazione della penisola e sostiene dialogo e consultazione tra RPDC e Stati Uniti per risolvere il problema della penisola, secondo Xi. “La Cina è disposta a continuare a lavorare con tutte le parti interessate e a svolgere un ruolo attivo nel promuovere in modo completo il processo di risoluzione pacifica della questione peninsulare attraverso il dialogo e la realizzazione di pace e stabilità a lungo termine nella regione”, affermava… Xi dichiarava che la Terza Assemblea Plenaria del Settimo Comitato Centrale del PLC avanzava la linea strategica per concentrare tutti gli sforzi sulla costruzione economica socialista e annunciava la decisione di interrompere i test nucleari e di lancio di missili balistici intercontinentali e smantellare il poligono nucleare settentrionale, mostrando la grande importanza che Kim attribuisce all’economia e al miglioramento dei mezzi di sostentamento del popolo e la risoluta determinazione a salvaguardare pace e stabilità regionali. La Cina l’apprezza e sostiene la Corea democratica, portando il proprio interesse strategico verso la costruzione economica e i compagni della RPDC nel prendere la via di sviluppo adatto alla propria situazione nazionale, affermava Xi”.
In altre parole, la Cina è pronta a fare tutto quanto è in suo potere per garantire che la Corea democratica riceva tutte le garanzie sulla sicurezza di cui ha bisogno, con la piena consapevolezza che la Corea democratica intende concentrarsi sullo sviluppo economico, includendo il sostegno all’obiettivo di Kim Jong-un della totale denuclearizzazione della penisola coreana, e secondo Xinhua Kim Jong-un ha detto a Xi Jinping che “la posizione coerente e chiara della Corea democratica, come spiegato molte volte, richiede la rimozione dalla Penisola coreana non solo delle armi nucleari della Corea democratica ma anche delle armi nucleari statunitensi. C’è un grosso equivoco sulle ragioni del governo nordcoreano. In particolare, ogni fantasiosa teorie che aleggia le ragioni per cui la Corea democratica ha intrapreso il programma d’acquisizione di armi nucleari e missili balistici. Tali teorie di solito si fondono su affermazioni secondo cui la leadership nordcoreana è indifferente alla difficile situazione del popolo nordcoreano e non è interessata allo sviluppo economico della Corea democratica. In realtà i nordcoreani non hanno mai nascosto il motivo per cui si sono imbarcati nell’arduo compito di sviluppare armi nucleari e missili balistici: per proteggersi da possibili attacchi degli Stati Uniti. Ciò significa che non appena la Corea democratica non si sentirà più minacciata dagli Stati Uniti, armi nucleari e missili balistici diventeranno inutili e potranno essere eliminati”. Kim Jong-un l’ha ribadito nei colloqui con Xi Jinping, “Finché le parti interessate aboliranno le politiche ostili e rimuoveranno le minacce alla sicurezza della Corea democratica, non è necessario che la Corea democratica sia uno Stato nucleare e la denuclearizzazione può essere realizzata”. Il compito difficile è chiudere “le politiche ostili e le minacce alla sicurezza della Corea democratica” dagli Stati Uniti. A tal fine, Corea democratica e Cina ora collaborano. La Corea del Sud vi si è unita, e la Russia dovrà. Il vertice Kim-Trump è la possibilità per gli Stati Uniti di unirsi al processo ed evitare di essere esclusi.Traduzione di Alessandro Lattanzio