Macron dice ciò che Merkel non può su Siria e Russia

L’Europa ripensa al suo ruolo in Siria e Macron può dire ciò che Merkel non può senza causare tensioni nella NATO
Tom Luongo, Russia Insider 22/6/2017La dichiarazione del presidente francese Emmanuel Macron cambierà il gioco sulla Siria. Fino a ieri la Francia era la più violenta sostenitrice del cambio di regime statunitense in Siria. Ora ne è la critica più pragmatica. Ciò indica vari cambiamenti geopolitici. Innanzitutto, è in sintonia con l’affermazione della cancelliera tedesca Angela Merkel che l’Unione europea non dovrebbe più considerare gli Stati Uniti partner affidabile negli affari esteri. L’Unione europea infatti persegue una politica estera più indipendente. Ma ancora più importante, apre la porta all’avvicinamento con la Russia, iniziato da Merkel subito dopo l’incontro con Donald Trump a marzo. Appare la crepa sulla diga in Europa sfidando la politica statunitense su Medio Oriente e Russia. Mentre la narrativa dell’oligarchia statunitense si sgretola, la leadership dell’UE vede l’opportunità di mollare e salvare la reputazione lasciando gli Stati Uniti al loro destino. Se i rapporti sono veri, l’Iran sarebbe pronto a svelare le prove che gli Stati Uniti sostengono lo SIIL in Siria (che è comunque cosa confermata), respingendo il cambio di regime per una semplice buona politica. Merkel sa che ‘antipatia per la Russia, con cui è andata avanti quando gli Stati Uniti sembravano vincere, è perdente per la sua rielezione, ma va anche contro gli interessi della Germania. La pipeline Nordstream 2 ci sarà e le nuove sanzioni del Senato degli USA sono un passo troppo lungo nella definizione della politica dell’UE. Queste non saranno gradite agli elettori tedeschi. In secondo luogo, e soprattutto, secondo me ciò segnala un cambio fondamentale della politica dell’UE sull’immigrazione. La virtuosità segnalata sui diritti umani è inutile quando la Russia di Putin non viene assalita quotidianamente da violenze perpetrate da immigrati come in Germania, Francia e Regno Unito. Ammettendo che uno Stato siriano fallito non è più desiderato, Macron dice “mai più” al caos previsto dall’oligarchia statunitense. L’UE non supporterà più la politica che aumenta il flusso di rifugiati nel suo territorio. E la tempistica su ciò è cruciale. Le turbolenze sulla penisola araba ora minacciano di allargarsi al Golfo Persico. Con Muhamad bin Salman, responsabile della politica saudita, con una visione irrazionale sull’Iran che la conforma, la probabilità di un grande conflitto aumenta drasticamente. E dato che la multinazionale petrolifera francese Total sta per firmare un grande accordo con l’Iran, la minaccia del conflitto è d’ostacolo.
La fine rapida della guerra in Siria è pubblicamente auspicabile per l’Unione europea, poiché l’avanzata dell’Esercito arabo siriano lo garantisce sul campo. La questione è se sia solo tattica negoziale per convincere Putin a rinunciare all’integrità territoriale della Siria in cambio della fine delle sanzioni. L’UE fa rumore sulla normalizzazione delle relazioni in cambio della rapida fine delle ostilità, che consentono agli Stati Uniti di consolidare le conquiste ad est dell’Eufrate. Lo si saprà quando Merkel e Macron cominceranno a parlare dell’indipendenza curda. Comunque, il compito di Macron è dire ciò che Merkel non può senza causare tensioni nella NATO.Macron purga François Bayrou
Alexander Mercouris, The Duran 22/6/2017

Non appena le elezioni parlamentari in Francia sono finite lasciando la maggioranza parlamentare al “partito” En Marche, Emmanuel Macron ha lanciato la purga che scaccia dal governo di coalizione Francois Bayrou e quattro ministri del partito alleato. Dico “purga” anche se naturalmente non viene presentata così. Invece, abbiamo il gioco abituale, che ha accompagnato l’ascesa di Macron, accuse di corruzione su appropriazione indebita di fondi pubblici, diffuse dal settimanale satirico Le Canard enchaîné, indagini e rimozione dalla scena politica degli interessati. In ogni caso, Macron ovviamente non ne ha alcuna parte, anche se in qualche modo si rivela sempre esserne avvantaggiato. Macron aveva bisogno dell’aiuto di Bayrou per ottenere la presidenza e, ancora di più, la maggioranza del proprio partito al parlamento. Con la maggioranza assicurata, non ne ha più bisogno, quindi può dimetterlo. Molto comodamente, subito dopo le elezioni, appare lo “scandalo” che porta alle dimissioni Bayrou. La bellezza di ciò è che in ogni caso le accuse sono vere. La dirigenza francese coraggiosamente corrotta ha sempre saputo prendersi cura di sé. Ha preso Macron, e chi per lui, per trasformare questo fatto in un vantaggio politico. Macron deve comunque stare attento. Non entusiasma la Francia. Il tasso di astensione nelle elezioni parlamentari è stato così alto che il suo partito ha avuto la maggioranza dei seggi del parlamento con il 14% dei voti dell’elettorato. Nel frattempo, vecchie figure dell’élite politica francese come Fillon, Juppé, Valls, Bayrou, Sarkozy e il resto, non sarebbero umane se non avessero risentito della meteora Macron e del modo spietato con cui li ha sbarazzati, anche se a volte si sono sentiti obbligati ad aiutarlo. I due autentici outsider Mélenchon e Le Pen, sono ancora lì, anche se Le Pen è stata significativamente indebolita dal fallimento nelle presidenziali e dallo scarso risultato del suo partito nelle elezioni parlamentari. Nel frattempo, il partito di Macron, rappattumato nell’ultimo anno, appare improvvisato e vulnerabile a pressioni. Se l’andazzo gli si rivoltasse contro, cosa che in Francia accade sempre, Macron potrebbe trovarsi con una base politica inconsistente e pericolosamente a corto di amici.

François Bayrou

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia comprende che ‘dialogare’ con Washington è inutile

Mosca è stata più che paziente
Russia Insider 22/6/2017Evidentemente, la Russia ha finalmente capito che invitare i funzionari statunitensi per discutere di capricci e fantasie che di solito Washington soffia sul momento, è inutile ed è una perdita di tempo totale. Secondo AP, la Russia ha annullato i colloqui decisi per il 23 giugno tra il Viceministro degli Esteri russo Sergej Rjabkov e il diplomatico n°3 statunitense Thomas A. Shannon, Jr. Rjabkov ha affermato che “la situazione non è favorevole a tale dialogo“, criticando gli Stati Uniti per “non aver offerto… nulla” di cui discutere. “Abbiamo detto fin dall’inizio della politica eccezionalmente distruttiva di Washington applicando le sanzioni antirusse, che tali misure non possono e non avranno l’effetto desiderato dagli Stati Uniti su nostri individui o entità“, dichiarava Rjabkov. Rjabkov ha anche aggiunto che Mosca “giudicherà la politica dell’amministrazione USA verso la Russia per le azioni” piuttosto che da dichiarazioni, promesse o “suggerimenti“, e le ultime mosse “parlano da sole“. Questa è la risposta all’annuncio di Washington di aver imposto sanzioni a quasi 40 individui e aziende russi per le attività russe in Ucraina. La portavoce del dipartimento di Stato degli Stati Uniti, Heather Nauert, ha affermato che le sanzioni “non sono nascono dal nulla“. Ha continuato a dire che le sanzioni rimarranno in vigore finché la Russia non onorerà gli accordi relativi all’Ucraina e smetterà di occupare la Crimea. Aggiungendo ulteriori sciocchezze, ha detto che le ultime sanzioni sono volte a “contrastare i tentativi di aggirare le nostre sanzioni“. Ah, sì, ulteriore atteggiamento sanzionatorio di Washington con altri vaneggiamenti, sognando di rendere la vita “difficile” a un altro Paese con certe severe sanzioni su una moto che piace a Putin. (Spiacente, bimbetto, dovrai solo fare l’uomo). Fortunatamente, la Russia ne ha abbastanza delle “sottigliezze” di piani e politiche di Washington. Come Putin ha detto: “Se non ci fossero state situazioni come Crimea e altri problemi, avrebbero inventato qualcos’altro per contenere la Russia“. Naturalmente la pretesa di Washington è che tutto ciò che fa è per la pretesa di combattere lo SIIL, fingendo di combattere la guerra al terrore per mantenere lo status di non invitata in una nazione sovrana a vantaggio del complesso militare statunitense; fingendo di preoccuparsi dei diritti degli individui mente miete migliaia di vite innocenti in nome della guerra al terrore, e persistere. Fingere, mentire, imbrogliare, distruggere e lasciare che gli altri ne subiscano le conseguenze, la chiave di Washington.

Rjabkov e Assad

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come la Casa Bianca volge in farsa

Ziad Fadil, Syrian Perspective, 16/6/2017Trump fa un ottimo lavoro sparandosi ai piedi, in testa e, probabilmente, nella bocca aperta. Se credo ancora di aver fatto la giusta cosa votandolo e sollecitando altri a fare lo stesso, lo feci per paura che l’alternativa, insoddisfazione, malumore e collera di Hillary Clinton, fosse assai peggio. Avevo ragione? Certamente quando penso al mio interesse principale, la Siria. Ma, vedendo le cose in modo corretto, dobbiamo turarci il naso e guardare Trump, giorno dopo giorno, agire secondo un copione scritto da Oscar Wilde, diretto da John Waters e prodotto da Mel Brooks. Questa è la Casa Bianca come “objet de dedain”, un racconto in evoluzione di un buffone patentato, non meno famoso di Emmett Kelly, la cui ricchezza ereditaria l’ha portato ad ingaggiarsi nella televisione “reality” dove mostrava “machismo” licenziando persone per qualità come sciatteria, sconsideratezza, logorrea o semplicemente allegra stupidità, tutte caratteristiche che ha chiaramente adottato in un mondo chiuso e popolato da sicofanti e ratti di fogna.
Che fare con il generale Mike Flynn? Perché licenziarlo! Intrigava con i russi e mentiva all’immacolato vicepresidente Mike Pence, la cui moglie dalla testa immersa nella bibbia può confidare nel fatto che il marito, che è solo uno che respira alla Casa Bianca, non siederà con nessuna donna a meno che non sia presente. Questo, apparentemente, impedisce che la sessualità illimitata e l’irresistibile virilità lo scatenino svergognando e accusando d’ipocrisia la buona scuderia di famiglia. Ad oggi nessuno sa veramente che cosa abbia fatto Flynn e non lo dirà se il Congresso non gli darà l’immunità. Altra classe.
Che fare con Jim Comey, uomo molto più rispettabile di Mike Pence? Perché licenziarlo! Non avrebbe accolto il suggerimento di Trump e dare a Flynn un “pass” sulla questione di questi fastidiosi legami con i russi. Trump, agendo da “padrino”, ha ordinato a tutti gli invitati di uscire dalla stanza della Casa Bianca, incluso il procuratore generale, il consigliori Jeff Sessions, che effettivamente faceva del suo meglio aspettando che Trump, alias “Mister Dodo”, facesse qualcosa per spararsi sui piedi. Pensando alla Trilogia del Padrino, Donald Trump è come “Fredo” o Luca Brazzi.
E quando Steve Bannon, che personalmente ha portato alla vittoria Trump su Madame Serpente, ostacolava il genero assolutamente incapace di Trump, l’ebreo osservante Jared Kushner, lo licenziò usando ancora la scusa di avere scettici coccodrillati come i vostri: roteando i bulbi oculari con totale convinzione. Proprio così, il signor Bannon, che non è un appassionato sionista, si oppose al negatore di Cristo, principe germano-polacco-russo e marito della “gentile”, venendo gettato in una condizione tale da chiedere pietà al Patriarca Trump. Bannon è un pagano indesiderato e questa è la televisione prodotta da Cecil B. DeMille.
E quando Sally Yates, la Procuratrice Generale di allora, rifiutò di far valere l’ordine di Trump di bandire tutti i viaggiatori di sette Paesi musulmani, anche lei fu licenziata. Ciò che molti non sanno è che investigava pure lei Mike Flynn. La stessa maledizione che siede in cima ad ogni dissacratore di Assad, che evidentemente accompagna chiunque turbi il buon nome di Donald Drump.
Dopo aver licenziato tutti gli agenti di Obama, con un’azione alla Stalin, s’incontrò con l’avvocato generale del Distretto meridionale di New York, “il più degno dei gentiluomini orientali”, l’avatar di Shiva, il bigotto di Goa, l’illustre Preet Bharara e l’implorò di rimanere; questo solo per rompergli il cesto dei cobra quando fu licenziato casualmente pochi giorni dopo, lasciandolo suonare il flauto sotto il lungomare di Coney Island.
E poi, naturalmente, la promettente promessa di non più intromettersi negli affari interni altrui. Perché parole come “isolazionismo” e “naturalismo” furono bandite dalla stampa confermando che i giorni dell’eccezionalismo statunitense erano finiti. Sarebbe stato amico di Assad dato che il presidente siriano combatte lo SIIL, e di Putin che rispettava; si sarebbe sbarazzato NATO e membri; uscito dal trattato del Pacifico; promesso di andare contro la Cina per manipolazione della moneta. Promise di vendicarsi delle politiche commerciali ed industriali egoistiche del Giappone. Avrebbe castigato la “Schlampe” preferita della Germania; costruito un muro tra Stati Uniti e Messico; reintrodotto i combustibili fossili che aumentano l’inquinamento per garantirsi un più rapido arrivo dell’Armageddon; negato senza sosta l’effetto serra e il riscaldamento globale; promesso di annullare l’Obamacare e di sostituirlo con qualcosa di migliore, e non riesce nemmeno ad avere Reince Priebus a sostenerlo con una faccia compita (qualunque fosse il piano di Trump). Le molteplici dichiarazioni e promesse esprimono gli aspetti più lamentevoli di New York: esibizione, volgarità, ostentazione, esagerazione, casinismo…Priebus, qui rigirarsi per rispondere sul perché il suo principale agisce come un Drago di Komodo ai barbiturici, figlio di padre tedesco e madre greca, nato nel Sudan. Sarà presto licenziato. Divertente, non sembra sudanese.

Bene, gente, l’affetto per il Dottor Assad sembra svanito e, in ogni caso, non rispettato. Trump è così impegnato a mantenere la carica che ha ceduto ogni responsabilità sulla Siria agli stessi neo-con traditori e agenti sionisti che infestavano il regime di Obama. E, per quanto evitare di ficcanasare negli affari interni all’estero, ha aumentato le forze statunitensi nella Giordania compradora; ha ordinato di aumentare le truppe in Afghanistan dopo 15 anni di pestaggi con le popolazioni del Paese; aumentato il coinvolgimento nella guerra genocida dell’Arabia Saudita nello Yemen; inviato altre truppe statunitensi alle frontiere russe solo per assicurarsi che Vlad non abbia l’idea d’invadere lo stesso continente di cui Trump aborriva prima. E tutto questo mentre la storia chiarisce che la Russia fu invasa, dalla Francia di Napoleone e dalla Germania di Hitler; e che non ha invaso l’Europa a prescindere da ciò che si possa pensare degli alleati vittoriosi che nel secondo dopoguerra si divisero il mondo. Non ci ha impiegato molto il segretario di Stato ed ex-amministratore delegato di Exxon-Mobil a sputare finalmente lo stesso mantra noioso sulla longevità del Dottor Assad a Damasco. “No, deve andarsene”. Sbadiglio. In tutte le conversazioni che ho avuto negli ultimi 6 mesi in bar, caffè, parchi, ovunque, la gente è indifferente all’esistenza della Siria e del suo Presidente, o è stupite dagli Stati Uniti che sostengono i terroristi che lo combattono. Sembra che la stessa demonizzazione continui negli Stati Uniti di Trump, è come se il regime di Trump affronti questioni che interessano a nessuno e il programma si auto-rigeneri ogni giorno con prevedibilità robotica e con la stessa coerenza dei batteri. Dato che non ha ancora nominato un giudice federale diverso da un Gorsuch alla Corte Suprema, come ci si può aspettare da qualcuno che si occupa di trivialità insulse come le perseverante falsità nei media. Attacca i media su come lo considerano, ma non ha mai affrontato il continuo ciarpame emanato dalle macchine della menzogna aziendali su una costellazione di soggetti.
Con la Russia, Trump è impacciato nel sottolineare il suo rispetto per Putin. Partito Democratico e sostenitori lo spingerebbero ad assaltarlo in tutto il mondo per danneggiare ulteriormente il presidente. Se pensate, come me, che Jared Kushner, un attivo “katsa” del Mossad, è il più grande colpo sionista da Jonathan Pollard, immaginate come i media agognano annunciare il colpo del neo-KGB piazzato alla Casa Bianca. Una spia degna del titolo di Candidato Manciuriano. E, ulteriore orrore, sembra che il segretario alla Difesa, Cane Pazzo Mattis, sia infettato dalla rabbia! Partecipava a un piano per creare forze terroristiche a nord del confine giordano per combattere suppostamente lo SIIL. Ma, l’evidenza contraria è straordinaria. Lo SIIL riceve aiuti logistico, materiale e finanziario dagli Stati Uniti. In ogni caso, quando l’Esercito arabo siriano era sul punto di atterrare i cannibali supportati dai turchi, Stati Uniti ed alleati l’impedirono bombardando le nostre forze ad al-Tharda e ad est di al-Tanaf, tra l’altro. Abbiamo riportato numerose volte la curiosa avventura dei gestori inglesi che davano ordini ad individui rivelatisi ratti di SIIL e al-Qaida mentre attaccavano le forze governative. La pretesa anglo-franco-statunitense di combattere il terrorismo è stata promossa da farsa a Grand Guignol. I media statunitensi hanno presentato la liberazione di Aleppo non come vittoria di un popolo sovrano sulla tirannia, ma come avvento di qualcosa di peggio dello SIIL. Ogni volta che i media sono colti mentire, si rifiutano di ammetterlo. Non c’è mai una correzione presso NYT, WP o WSJ, non quando si tratta della loro propaganda sulla Siria. Mentre i media traggono acqua da sordide sentine, continuano ad esaurirsi praticando ciò che nemmeno i cani proverbialmente fanno, rotolarsi a terra come se verità e fattualità siano principi applicabili solo alla fisica, come se l’umanità non possa trarre profitto da integrità, onestà o gentilezza. I media collusi con l’agonia del popolo siriano si comportano come se la pena sia meritevole esclusivamente per deboli, poveri e profughi, mentre i ricchi nello Stato profondo si rilassano in un bagno solare di impunità, invincibilità e soggezione.
I sondaggi su Trump si allineano a quelli su Hollande in Francia. Nonostante i sospetti che gli statunitensi possano avere riguardo la goffaggine del loro capo (per molti è un idiota saggio, per altri è solo un idiota), non sono apparentemente molto preoccupati dalle sciocche politiche che segue nel Vicino Oriente. I media avanzano un programma contro di lui che ne riflette l’agenda sionista. Trump viene battuto dai media liberali, e anche in una certa misura dai cosiddetti media “conservatori” come Fox News, solo per estorcergli concessioni, e non finiranno finché non si piegherà e consegnerà il governo degli Stati Uniti al complesso sionista-militare-industriale per fare ciò che ritiene appropriato per se e l’Abominevole Stato dell’Apartheid. Trump è facile da manipolare; a soli 6 mesi del suo primo (e ultimo) mandato, lotta per evitare un’indagine inquietante sul fatto che sia o meno la talpa del Cremlino nella Casa Bianca. La sua campagna era vittoriosa perché i russi lo vollero? Tale narrazione è così sconfortante che quasi domina la questione se il popolo statunitense, da sé, sia solo il pubblico di una stupida sit-com destinata ad essere annullata. Mentre tale sfizioso casino favorisce la compromessa stampa statunitense, il Pentagono, evidentemente ricevendo carta bianca, alza la posta in una guerra che tutti i generali statunitensi sanno di non poter vincere. I lanciarazzi HIMARS avvistati tra i numerosi gruppi terroristici che oggi gli USA sponsorizzano a nord del confine giordano. L’Iran, deciso a finirla con la sceneggiata di Washington sulla Siria, invia centinaia di truppe nella zona, armate di armi nuove e migliori. La Russia ha avvertito gli Stati Uniti sui razzi che descrive, in “termini diplomatici”, “inutili”. Mentre il popolo statunitense è ipnotizzato da un panorama televisivo blando, mediocre e inconsistente in cui il nostro presidente è a capo di ogni trucco miserabile, Stati Uniti e Russia si avvicinano al momento cruciale che potrebbe porre fine alla civiltà e al Super Bowl come li conosciamo.
Mentre il mondo di Trump gli si sbriciola attorno; mentre gli assai atipici abitati musulmani di Londra vanno in fiamme; mentre l’Europa cozza con la brutta realtà dei terroristi che ritornano dopo essere stati addestrati da tizi in rosa in Siria, Iraq e Turchia; mentre le aziende dei trasporti in Francia guardano attentamente chi vuole affittare un veicolo solo per spiaccicare i comodi e obesi borghesi liberali che passeggiano piacevolmente su e giù per i lungomare, baciandosi, in Francia, cantando la Marsigliese come un coro di castrati; mentre Trump persiste nel voler nominare i più incapaci nei posti di comando; oggi il figlio, il pianificatore di nozze Eric, è stato nominato capo dell’Housing and Urban Development anche se non ha mai vissuto in una casa (he-he) e ancor meno in un ambiente urbano; mentre gli alienati sostenitori di Bernie bramano il sangue repubblicano nelle partite di baseball di beneficenza; e mentre i kardashiani continuano ad arricchire il mondo con la loro inutile inutilità, le truppe statunitensi ad al-Tanaf, in Siria, perdono il controllo dello sfintere aspettando solo che la Resistenza libanese avvii la guerra contro il Regno del Terrore d’America. Le truppe giordane hanno appena ucciso 5 civili che cercavano di avvicinarsi alle loro posizioni dalla città di confine siriana. I giordani hanno semplicemente aperto il fuoco pensando che fossero attentatori suicidi addestrati dagli stessi statunitensi. Gli ordini sono semplici: prima spara, poi fai le domande. È una strategia vincente. Gli Stati Uniti l’usano da 2 secoli.
Quindi cosa fanno gli statunitensi ora che l’autostrada Baghdad-Damasco è sicura? Possono andare a nord? No. Non è possibile. E, fa così caldo lì. Non quanto alla Casa Bianca, probabilmente avete pensato. Beh, se non riuscite a sopportare il caldo, uscite dalla cucina. Giusto?… Che farsa! Mueller sta sniffando intorno al cordone sanitario alzato e solitario di Trump, come un segugio. Il presidente viene inghiottito da uno staff di idioti, incapaci e sprovveduti. Non ha possibilità. Ma la banda suona. La registrazione delle risate non si ferma. Questa sit-com non finirà bene. Non vorrei rivederla.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

E il giudice si tolse la toga: “Non sopportavo più l’idiozia di troppi colleghi”

Per 42 anni al servizio dello Stato, 80mila sentenze e mai un giorno d’assenza. Sei volte davanti al Csm per le critiche alla corporazione: “Sempre prosciolto”
Stefano Lorenzetto Il Giornale 18/09/2011Magistrati, alzatevi! Stavolta gli imputati siete voi e a processarvi è un vostro collega, il giudice Edoardo Mori. Che un anno fa, come in questi giorni, decise di strapparsi di dosso la toga, disgustato dall’impreparazione e dalla faziosità regnanti nei palazzi di giustizia. «Sarei potuto rimanere fino al 2014, ma non ce la facevo più a reggere l’idiozia delle nuove leve che sui giornali e nei tiggì incarnano il volto della magistratura. Meglio la pensione».
Per 42 anni il giudice Mori ha servito lo Stato tutti i santi i giorni, mai un’assenza, a parte la settimana in cui il figlioletto Daniele gli attaccò il morbillo; prima per otto anni pretore a Chiavenna, in Valtellina, e poi dal 1977 giudice istruttore, giudice per le indagini preliminari, giudice fallimentare (il più rapido d’Italia, attesta il ministero della Giustizia), nonché presidente del Tribunale della libertà, a Bolzano, dov’è stato protagonista dei processi contro i terroristi sudtirolesi, ha giudicato efferati serial killer come Marco Bergamo (cinque prostitute sgozzate a coltellate), s’è occupato d’ogni aspetto giurisprudenziale a esclusione solo del diritto di famiglia e del lavoro.
Con un’imparzialità e una competenza che gli vengono riconosciute persino dai suoi nemici. Ovviamente se n’è fatti parecchi, esattamente come suo padre Giovanni, che da podestà di Zeri, in Lunigiana, nel 1939 mandò a farsi friggere Benito Mussolini, divenne antifascista e ospitò per sei mesi in casa propria i soldati inglesi venuti a liberare l’Italia.
Mori confessa d’aver tirato un sospirone di sollievo il giorno in cui s’è dimesso: «Il sistema di polizia, il trattamento dell’imputato e il rapporto fra pubblici ministeri e giudice sono ancora fermi al 1930. Le forze dell’ordine considerano delinquenti tutti gli indagati, i cittadini sono trattati alla stregua di pezze da piedi, spesso gli interrogatori degenerano in violenza. Il Pm gioca a fare il commissario e non si preoccupa di garantire i diritti dell’inquisito. E il Gip pensa che sia suo dovere sostenere l’azione del Pm».
Da sempre studioso di criminologia e scienze forensi, il dottor Mori è probabilmente uno dei rari magistrati che già prima di arrivare all’università si erano sciroppati il Trattato di polizia scientifica di Salvatore Ottoleghi (1910) e il Manuale del giudice istruttore di Hans Gross (1908). Le poche lire di paghetta le investiva in esperimenti su come evidenziare le impronte digitali utilizzando i vapori di iodio. Non c’è attività d’indagine (sopralluoghi, interrogatori, perizie, autopsie, Dna, rilievi dattiloscopici, balistica) che sfugga alle conoscenze scientifiche dell’ex giudice, autore di una miriade di pubblicazioni, fra cui il Dizionario multilingue delle armi, il Codice delle armi e degli esplosivi e il Dizionario dei termini giuridici e dei brocardi latini che vengono consultati da polizia, carabinieri e avvocati come se fossero tre dei 73 libri della Bibbia.
Nato a Milano nel 1940, nel corso della sua lunga carriera Mori ha firmato almeno 80.000 fra sentenze e provvedimenti, avendo la soddisfazione di vederne riformati nei successivi gradi di giudizio non più del 5 per cento, un’inezia rispetto alla media, per cui gli si potrebbe ben adattare la frase latina che Sant’Agostino nei suoi Sermones riferiva alle questioni sottoposte al vaglio della curia romana o dello stesso pontefice: «Roma locuta, causa finita». Il dato statistico può essere riportato solo perché Mori è uno dei pochi, o forse l’unico in Italia, che ha sempre avuto la tigna di controllare periodicamente com’erano andati a finire i casi passati per le sue mani: «Di norma ai giudici non viene neppure comunicato se le loro sentenze sono state confermate o meno. Un giudice può sbagliare per tutta la vita e nessuno gli dice nulla. La corporazione è stata di un’abilità diabolica nel suddividere le eventuali colpe in tre gradi di giudizio. Risultato: deresponsabilizzazione totale. Il giudice di primo grado non si sente sicuro? Fa niente, condanna lo stesso, tanto – ragiona – provvederà semmai il collega in secondo grado a metterci una pezza. In effetti i giudici d’appello un tempo erano eccellenti per prudenza e preparazione, proprio perché dovevano porre rimedio alle bischerate commesse in primo grado dai magistrati inesperti. Ma oggi basta aver compiuto 40 anni per essere assegnati alla Corte d’appello. Non parliamo della Cassazione: leggo sentenze scritte da analfabeti».
Soprattutto, se il giudice sbaglia, non paga mai. «La categoria s’è autoapplicata la regola che viene attribuita all’imputato Stefano Ricucci: “È facile fare il frocio col sedere degli altri”. Le risulta che il Consiglio superiore della magistratura abbia mai condannato i giudici che distrussero Enzo Tortora? E non parliamo delle centinaia di casi, sconosciuti ai più, conclusi per l’inadeguatezza delle toghe con un errore giudiziario mai riparato: un innocente condannato o un colpevole assolto. In compenso il Csm è sempre solerte a bastonare chi si arrischia a denunciare le manchevolezze delle Procure».
Il dottor Mori parla con cognizione di causa: ha dovuto subire ben sei provvedimenti disciplinari e tutti per aver criticato l’operato di colleghi arruffoni e incapaci. «Dopo aver letto una relazione scritta per un pubblico ministero pugliese, con la quale il perito avrebbe fatto condannare un innocente sulla base di rivoltanti castronerie, mi permisi di scrivere al procuratore capo, avvertendolo che quel consulente stava per esporlo a una gran brutta figura. Ebbene, l’emerita testa mi segnalò per un procedimento disciplinare con l’accusa d’aver “cercato di influenzarlo” e un’altra emerita testa mi rinviò a giudizio. Ogni volta che ho segnalato mostruosità tecniche contenute nelle sentenze, mi sono dovuto poi giustificare di fronte al Csm. E ogni volta l’organo di autogoverno della magistratura è stato costretto a prosciogliermi. Forse mi ha inflitto una censura solo nel sesto caso, per aver offuscato l’immagine della giustizia segnalando che un incolpevole cittadino era stato condannato a Napoli. Ma non potrei essere più preciso al riguardo, perché, quando m’è arrivata l’ultima raccomandata dal Palazzo dei Marescialli, l’ho stracciata senza neppure aprirla. Delle decisioni dei supremi colleghi non me ne fregava più nulla».Perché ha fatto il magistrato?
«Per laurearmi in fretta, visto che in casa non c’era da scialare. Fin da bambino me la cavavo un po’ in tutto, perciò mi sarei potuto dedicare a qualsiasi altra cosa: chimica, scienze naturali e forestali, matematica, lingue antiche. Già da pretore mi documentavo sui testi forensi tedeschi e statunitensi e applicavo regole che nessuno capiva. Be’, no, a dire il vero uno che le capiva c’era: Giovanni Falcone».

Il magistrato trucidato con la moglie e la scorta a Capaci.
«Mi portò al Csm a parlare di armi e balistica. Ma poi non fui più richiamato perché osai spiegare che molti dei periti che i tribunali usavano come oracoli non erano altro che ciarlatani. Ciononostante questi asini hanno continuato a istruire i giovani magistrati e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ma guai a parlar male dei periti ai Pm: ti spianano. Pensi che uno di loro, utilizzato anche da un’università romana, è riuscito a trovare in un residuo di sparo tracce di promezio, elemento chimico non noto in natura, individuato solo al di fuori del sistema solare e prodotto in laboratorio per decadimento atomico in non più di 10 grammi».

Per quale motivo i pubblici ministeri scambiano i periti per oracoli?
«Ma è evidente! Perché i periti offrono ai Pm le risposte desiderate, gli forniscono le pezze d’appoggio per confermare le loro tesi preconcette. I Pm non tollerano un perito critico, lo vogliono disponibile a sostenere l’accusa a occhi chiusi. E siccome i periti sanno che per lavorare devono far contenti i Pm, si adeguano».

Ci sarà ben un organo che vigila sull’operato dei periti.
«Nient’affatto, in Italia manca totalmente un sistema di controllo. Quando entrai in magistratura, nel 1968, era in auge un perito che disponeva di un’unica referenza: aver recuperato un microscopio abbandonato dai nazisti in fuga durante la seconda guerra mondiale. Per ottenere l’inserimento nell’albo dei periti presso il tribunale basta essere iscritti a un ordine professionale. Per chi non ha titoli c’è sempre la possibilità di diventare perito estimatore, manco fossimo al Monte di pietà. Ci sono marescialli della Guardia di finanza che, una volta in pensione, ottengono dalla Camera di commercio il titolo di periti fiscali e con quello vanno a far danni nelle aule di giustizia».Sono sconcertato.
«Anche lei può diventare perito: deve solo trovare un amico giudice che la nomini. I tribunali rigurgitano di tuttologi, i quali si vantano di potersi esprimere su qualsiasi materia, dalla grafologia alla dattiloscopia. Spesso non hanno neppure una laurea. Nel mondo anglosassone vi è una tale preoccupazione per la salvaguardia dei diritti dell’imputato che, se in un processo si scopre che un perito ha commesso un errore, scatta il controllo d’ufficio su tutte le sue perizie precedenti, fino a procedere all’eventuale revisione dei processi. In Italia periti che hanno preso cantonate clamorose continuano a essere chiamati da Pm recidivi e imperterriti, come se nulla fosse accaduto».

Può fare qualche caso concreto?
«Negli accertamenti sull’attentato a Falcone vennero ricostruiti in un poligono di tiro – con costi miliardari, parlo di lire – i 300 metri dell’autostrada di Capaci fatta saltare in aria da Cosa nostra, per scoprire ciò che un esperto già avrebbe potuto dire a vista con buona approssimazione e cioè il quantitativo di esplosivo usato. È chiaro che ai fini processuali poco importava che fossero 500 o 1.000 chili. Molto più interessante sarebbe stato individuare il tipo di esplosivo. Dopo aver costruito il tratto sperimentale di autostrada, ci si accorse che un manufatto recente aveva un comportamento del tutto diverso rispetto a un manufatto costruito oltre vent’anni prima. Conclusione: quattrini gettati al vento. Nel caso dell’aereo Itavia, inabissatosi vicino a Ustica nel 1980, gli esami chimici volti a ricercare tracce di esplosivi su reperti ripescati a una profondità di circa 3.500 metri vennero affidati a chimici dell’Università di Napoli, i quali in udienza dichiararono che tali analisi esulavano dalle loro competenze. Però in precedenza avevano riferito di aver trovato tracce di T4 e di Tnt in un sedile dell’aereo e questa perizia ebbe a influenzare tutte le successive pasticciate indagini, orientate a dimostrare che su quel volo era scoppiata una bomba. Vuole un altro esempio di imbecillità esplosiva?».

Prego. Sono rassegnato a tutto.
«Per anni fior di magistrati hanno cercato di farci credere che il plastico impiegato nei più sanguinosi attentati attribuiti all’estrema destra, dal treno Italicus nel 1974 al rapido 904 nel 1984, era stato recuperato dal lago di Garda, precisamente da un’isoletta, Trimelone, davanti al litorale fra Malcesine e Torri del Benaco, militarizzata fin dal 1909 e adibita a santabarbara dai nazisti. Al processo per la strage di Bologna l’accusa finì nel ridicolo perché nessuno dei periti s’avvide che uno degli esplosivi, asseritamente contenuti nella valigia che provocò l’esplosione e che pareva fosse stato ripescato nel Benaco dai terroristi, era in realtà contenuto solo nei razzi del bazooka M20 da 88 millimetri di fabbricazione statunitense, entrato in servizio nel 1948. Un po’ dura dimostrare che lo avessero già i tedeschi nel 1945».Ormai non ci si può più fidare neppure dell’esame del Dna, basti vedere la magra figura rimediata dagli inquirenti nel processo d’appello di Perugia per l’omicidio di Meredith Kercher.
«Si dice che questo esame presenti una probabilità d’errore su un miliardo. Falso. Da una ricerca svolta su un database dell’Arizona, contenente 65.000 campioni di Dna, sono saltate fuori ben 143 corrispondenze. Comunque era sufficiente vedere i filmati in cui uno degli investigatori sventolava trionfante il reggiseno della povera vittima per capire che sulla scena del delitto era intervenuta la famigerata squadra distruzione prove. A dimostrazione delle cautele usate, il poliziotto indossava i guanti di lattice. Restai sbigottito vedendo la scena al telegiornale. I guanti servono per non contaminare l’ambiente col Dna dell’operatore, ma non per manipolare una possibile prova, perché dopo due secondi che si usano sono già inquinati. Bisogna invece raccogliere ciascun reperto con una pinzetta sterile e monouso. I guanti non fanno altro che trasportare Dna presenti nell’ambiente dal primo reperto manipolato ai reperti successivi. E infatti adesso salta fuori che sul gancetto del reggipetto c’era il Dna anche della dottoressa Carla Vecchiotti, una delle perite che avrebbero dovuto isolare con certezza le eventuali impronte genetiche di Raffaele Sollecito e Amanda Knox. Non è andata meglio a Cogne».

Cioè?
«In altri tempi l’indagine sulla tragica fine del piccolo Samuele Lorenzi sarebbe stata chiusa in mezza giornata. Gli infiniti sopralluoghi hanno solo dimostrato che quelli precedenti non erano stati esaustivi. Il sopralluogo è un passaggio delicatissimo, che non consente errori. Gli accessi alla scena del delitto devono essere ripetuti il meno possibile perché ogni volta che una persona entra in un ambiente introduce qualche cosa e porta via altre cose. Ma il colmo dell’ignominia è stato toccato nel caso Marta Russo».

Si riferisce alle prove balistiche sul proiettile che uccise la studentessa nel cortile dell’Università La Sapienza di Roma?
«E non solo. S’è preteso di ricostruire la traiettoria della pallottola avendo a disposizione soltanto il foro d’ingresso del proiettile su un cranio che era in movimento e che quindi poteva rivolgersi in infinite direzioni. In tempi meno bui, sui libri di geometria del ginnasio non si studiava che per un punto passano infinite rette? Dopodiché sono andati a grattare il davanzale da cui sarebbe partito il colpo e hanno annunciato trionfanti: residui di polvere da sparo, ecco la prova! Peccato che si trattasse invece di una particella di ferodo per freni, di cui l’aria della capitale pullula a causa del traffico. La segretaria Gabriella Alletto è stata interrogata 13 volte con metodi polizieschi per farle confessare d’aver visto in quell’aula gli assistenti Giovanni Scattone e Salvatore Ferraro. Uno che si comporta così, se non è un pubblico ministero, viene indagato per violenza privata. Un Pm non può usare tecniche da commissario di pubblica sicurezza, anche se era il metodo usato da Antonio Di Pietro, che infatti è un ex poliziotto».Un sistema che ha fatto scuola.
«La galera come mezzo di pressione sui sospettati per estorcere confessioni. Le manette sono diventate un moderno strumento di tortura per acquisire prove che mancano e per costringere a parlare chi, per legge, avrebbe invece diritto a tacere».

Che cosa pensa delle intercettazioni telefoniche che finiscono sui giornali?
«Non serve una nuova legge per vietare la barbarie della loro indebita pubblicazione. Quella esistente è perfetta, perché ordina ai Pm di scremare le intercettazioni utili all’indagine e di distruggere le altre. Tutto ciò che non riguarda l’indagato va coperto da omissis in fase di trascrizione. Nessuno lo fa: troppa fatica. Ci vorrebbe una sanzione penale per i Pm. Ma cane non mangia cane, almeno in Italia. In Germania, invece, esiste uno specifico reato. Rechtsverdrehung, si chiama. È lo stravolgimento del diritto da parte del giudice».

Come mai la giustizia s’è ridotta così?
«Perché, anziché cercare la prova logica, preferisce le tesi fantasiose, precostituite. Le statistiche dimostrano invece che nella quasi totalità dei casi un delitto è banale e che è assurdo andare in cerca di soluzioni da romanzo giallo. Lei ricorderà senz’altro il rasoio di Occam, dal nome del filosofo medievale Guglielmo di Occam».

In un ragionamento tagliare tutto ciò che è inutile.
«Appunto. Le regole logiche da allora non sono cambiate. Non vi è alcun motivo per complicare ciò che è semplice. Il “cui prodest?” è risolutivo nel 50 per cento dei delitti. Chi aveva interesse a uccidere? O è stato il marito, o è stata la moglie, o è stato l’amante, o è stato il maggiordomo, vedi assassinio dell’Olgiata, confessato dopo 20 anni dal cameriere filippino Manuel Winston. Poi servono i riscontri, ovvio. In molti casi la risposta più banale è che proprio non si può sapere chi sia l’autore di un crimine. Quindi è insensato volerlo trovare per forza schiaffando in prigione i sospettati».

Ma perché si commettono tanti errori nelle indagini?
«I giudici si affidano ai laboratori istituzionali e ne accettano in modo acritico i responsi. Nei rari casi in cui l’indagato può pagarsi un avvocato e un buon perito, l’esperienza dimostra che l’accertamento iniziale era sbagliato. I medici i loro errori li nascondono sottoterra, i giudici in galera. Paradigmatico resta il caso di Ettore Grandi, diplomatico in Thailandia, accusato nel 1938 d’aver ucciso la moglie che invece si era suicidata. Venne assolto nel 1951 dopo anni di galera e ben 18 perizie medico-legali inconcludenti».E si ritorna alla conclamata inettitudine dei periti.
«L’indagato innocente avrebbe più vantaggi dall’essere giudicato in base al lancio di una monetina che in base a delle perizie. E le risparmio l’aneddotica sulla voracità dei periti».

No, no, non mi risparmi nulla.
«Vengono pagati per ogni singolo elemento esaminato. Ho visto un colonnello, incaricato di dire se 5.000 cartucce nuove fossero ancora utilizzabili dopo essere rimaste in un ambiente umido, considerare ognuna delle munizioni un reperto e chiedere 7.000 euro di compenso, che il Pm gli ha liquidato: non poteva spararne un caricatore? Ho visto un perito incaricato di accertare se mezzo container di kalashnikov nuovi, ancora imballati nella scatola di fabbrica, fossero proprio kalashnikov. I 700-800 fucili mitragliatori sono stati computati come altrettanti reperti. Parcella da centinaia di migliaia di euro. Per fortuna è stata bloccata prima del pagamento».

In che modo se ne esce?
«Nel Regno Unito vi è il Forensic sciences service, soggetto a controllo parlamentare, che raccoglie i maggiori esperti in ogni settore e fornisce inoltre assistenza scientifica a oltre 60 Stati esteri. Rivolgiamoci a quello. Dispone di sette laboratori e impiega 2.500 persone, 1.600 delle quali sono scienziati di riconosciuta autorità a livello mondiale».

E per le altre magagne?
«In Italia non esiste un testo che insegni come si conduce un interrogatorio. La regola fondamentale è che chi interroga non ponga mai domande che anticipino le risposte o che lascino intendere ciò che è noto al pubblico ministero o che forniscano all’arrestato dettagli sulle indagini. Guai se il magistrato fa una domanda lunga a cui l’inquisito deve rispondere con un sì o con un no. Una palese violazione di questa regola elementare s’è vista nel caso del delitto di Avetrana. Il primo interrogatorio di Michele Misseri non ha consentito di accertare un fico secco perché il Pm parlava molto più dello zio di Sarah Scazzi: bastava ascoltare gli scampoli di conversazione incredibilmente messi in onda dai telegiornali. Ci sarebbe molto da dire anche sulle autopsie».

Ci provi.
«È ormai routine leggere che dopo un’autopsia ne viene disposta una seconda, e poi una terza, quando non si riesumano addirittura le salme sepolte da anni. Ciò dimostra solamente che il primo medico legale non era all’altezza. Io andavo di persona ad assistere agli esami autoptici, spesso ho dovuto tenere ferma la testa del morto mentre l’anatomopatologo eseguiva la craniotomia. Oggi ci sono Pm che non hanno mai visto un cadavere in vita loro».Ma in mezzo a questo mare di fanghiglia, lei com’è riuscito a fare il giudice per 42 anni, scusi?
«Mi consideri un pentito. E un corresponsabile. Anch’io ho abusato della carcerazione preventiva, ma l’ho fatto, se mai può essere un’attenuante, solo con i pregiudicati, mai con un cittadino perbene che rischiava di essere rovinato per sempre. Mi autoassolvo perché ho sempre lavorato per quattro. Almeno questo, tutti hanno dovuto riconoscerlo».

Non è stato roso dal dubbio d’aver condannato un innocente?
«Una volta sì. Mi ero convinto che un impiegato delle Poste avesse fatto da basista in una rapina. Mi fidai troppo degli investigatori e lo tenni dentro per quattro-cinque mesi. Fu prosciolto dal tribunale».

Gli chiese scusa?
«Non lo rividi più, sennò l’avrei fatto. Lo faccio adesso. Ma forse è già morto».

Intervistato sul Corriere della Sera da Indro Montanelli nel 1959, il giorno dopo essere andato in pensione, il presidente della Corte d’appello di Milano, Manlio Borrelli, padre dell’ex procuratore di Mani pulite, osservò che «in uno Stato bene ordinato, un giudice dovrebbe, in tutta la sua carriera e impegnandovi l’intera esistenza, studiare una causa sola e, dopo trenta o quarant’anni, concluderla con una dichiarazione d’incompetenza».
«In Germania o in Francia non si parla mai di giustizia. Sa perché? Perché funziona bene. I magistrati sono oscuri funzionari dello Stato. Non fanno né gli eroi né gli agitatori di popolo. Nessuno conosce i loro nomi, nessuno li ha mai visti in faccia».

Si dice che il giudice non dev’essere solo imparziale: deve anche apparirlo. Si farebbe processare da un suo collega che arriva in tribunale con Il Fatto Quotidiano sotto braccio? Cito questa testata perché di trovarne uno che legga Il Giornale non m’è mai capitato.
«Ho smesso d’andare ai convegni di magistrati da quando, su 100 partecipanti, 80 si presentavano con La Repubblica e parlavano solo di politica. Tutti espertissimi di trame, nomine e carriere, tranne che di diritto».Quanti sono i giudici italiani dai quali si lascerebbe processare serenamente?
«Non più del 20 per cento. Il che collima con le leggi sociologiche secondo cui gli incapaci rappresentano almeno l’80 per cento dell’umanità, come documenta Gianfranco Livraghi nel suo saggio Il potere della stupidità».

Perché ha aspettato il collocamento a riposo per denunciare tutto questo?
«A dire il vero l’ho sempre denunciato, fin dal 1970. Solo che potevo pubblicare i miei articoli unicamente sul mensile Diana Armi. Ha chiuso otto mesi fa».

Anche i giudici, i magistrati (o magist-ratti), i PM (o PR del PD), hanno un cuore, ma solo per mafiosi, terroristi, pedofili, fascisti, casalingue di al-Qaida, spacciatori, infanticidi, assassini di vecchiette importati e/o dagli argomenti convincentemente lunghi e duri, ecc…

Macron: cavallo di Troia degli USA

Wayne Madsen, SCF, 17.05.2017Il nuovo presidente francese Emmanuel Macron, impegnato nelle presidenziali francesi in contrappeso pro-europeo per impedire l’elezione della leader del Partito Nazionale Marine Le Pen, sembra avere più di un rapporto casuale con gli Stati Uniti. Mentre lavorava al Ministero dell’Economia da ispettore speciale e ministro, Macron supervisionò il furto virtuale delle industrie strategiche francesi da parte delle imprese statunitensi dai forti legami con l’intelligence. L’hackeraggio dei computer del movimento di Macron “En Marche!” da parte di soggetti sconosciuti ha prodotto materiale interessante. I difensori di Macron sostengono che i file rilasciati erano o “falsi” o estranei. Tuttavia, una serie di file sul furto virtuale del gigante tecnologico dell’informazione francese da individui collegati alla CIA è esattamente ciò che ci si aspetterebbe dalla campagna di Macron. Il primo incarico di Macron nel governo francese era proteggere gli interessi delle società francesi dalla concorrenza estera e, soprattutto, dall’acquisizione. La mossa dei servizi d’intelligence statunitensi acquisendo la leader francese della tecnologia delle smart card, Gemplus International, iniziò nel 2001 e l’operazione fu completata entro il 2004, anno in cui Macron divenne ispettore delle finanze nel Ministero dell’Economia francese. L’industria francese è da tempo obiettivo della sorveglianza e/o acquisizione dalle società statunitensi e la CIA ha svolto un ruolo importante in tali operazioni di “guerra economica”. Ad esempio, la società di elettronica francese Thomson-CSF è stata a lungo l’obiettivo principale dell’agenzia statunitense per la sicurezza nazionale e della sorveglianza della CIA. I documenti riguardanti la riuscita acquisizione della Gemplus, insieme alla principale fabbrica di Gemenos, Bouches-du-Rhône, in Francia, dall’impresa statunitense Texas Pacific Group (TPG) rientra nella tranche degli archivi prelevati dai computer di “En Marche!”. TPG acquisì le azioni della Gemplus nel febbraio 2000. Nel 2006 Gemplus si fuse con Axalto per formare Gemalto completando l’efficace controllo statunitense sull’impresa. Nel settembre 2002, Alex Mandl, statunitense residente a Vienna, Austria ed ex-presidente di AT&T, presidente e amministratore delegato di Teligent, membro del consiglio di amministrazione della società della CIA IN-Q-TEL e membro del consiglio di amministrazione del neoconservatore American Enterprise Institute, fu nominato CEO della Gemplus International. Continua ad essere presidente esecutivo della Gemalto.
A seguito delle comunicazioni dell’ex-contraente dell’NSA Edward Snowden, è ormai noto che il Centro di comunicazioni del governo (GCHQ) inglese, collaborando con l’NSA, penetrava con successo le carte SIM utilizzate dalla Gemalto. GCHQ/NSA intercettarono le comunicazioni dei cellulari utilizzando le carte SIM Gemalto abilitate per la crittografia in Afghanistan, Yemen, India, Serbia, Iran, Islanda, Somalia, Pakistan e Tagikistan. L’attacco di GCHQ-NSA fu anche indirizzato contro i centri di personalizzazione della carta SIM Gemalto in Giappone, Colombia e Italia. La pirateria di NSA e GCHQ dei chip SIM Gemalto tramite il loro Mobile Handset Exploitation Team (MHET), fu forse la più grande operazione d’intercettazione dell’NSA nella storia, che vide migliaia di chiamate e messaggi di testo intercettati e decodificati da NSA e dal partner inglese. Molto sinistra fu l’inclusione dei dati d’identificazione della carta SIM Gemalto nel database della CIA dei cellulari presi di mira negli attacchi dei droni statunitensi. I documenti interni di “En Marche” puntano a quattro agenzie governative francesi che condussero le indagini sull’acquisizione della Gemplus: “Renseignements généraux” (RG) (Intelligence Generale), “Direction de la sûreté du territoire” (DST), Ministero dell’Industria e Ministero dell’Economia di Macron. La stampa francese, che celebra Macron ex-banchiere dei Rothschild, afferma che i documenti della Gemplus non hanno nulla a che fare con Macron. I media francesi sostengono che Macron era un semplice studente all’accademia elitaria dei servizi pubblici francesi, l’École nationale d’administration (ENA) fino al diploma nel 2004. Tuttavia, come indicano chiaramente i documenti fuoriusciti, l’acquisizione della Gemplus era ancora indagata dal governo francese quando Macron divenne ispettore del Ministero dell’Economia nel 2004. Dato che Macron ebbe il compito di assicurare che le società francesi non subissero tentativi stranieri di contrastare la crescita economica francese, la sua performance, come si vede dalla perdita di posti di lavoro francesi per gli interessi stranieri, fu abissale. È molto probabile che i file di “En Marche” sull’acquisizione della Gemplus dovessero avere informazioni riservate pronte, nel caso in cui il ruolo di Macron nel coprire i dettagli dell’acquisizione statunitense divenissero pubblici. Ogni partito dev’essere disposto a fronteggiare le rivelazioni dalle “ricerche dell’opposizione” sui loro candidati. Va anche notato che una delle liste pubblicate da “En Marche” afferma che la politica di Macron era “monitorare” ma non impedire la proprietà straniera su industrie e imprese strategiche francesi.
Nel 2008, Macron lasciò il governo per entrare nella Rothschild&Cie Banque. Divenne anche capo della Fondazione francese-statunitense pesantemente neocon che conta Hillary Clinton, generale Wesley Clark e l’ex-presidente della Banca mondiale Robert Zoellick. La questione operativa su Macron è: cosa sapeva dell’acquisizione della Gemplus e quando? I file della Gemplus di “En Marche”, contenuti in una cartella denominata “Macron” e che si occupano dell’acquisizione statunitense, si leggono come un romanzo di spionaggio di John LeCarré. Un file, contrassegnato “Confidential” e inviato a Stefan Quandt della famiglia miliardaria Quandt delle note BMW e Daimler in Germania, si occupa del valore dei titoli della Gemplus nel 2001, tra “rapporti estremamente tesi e scontri tra i principali ai vertici, nella rottura delle comunicazioni con il personale. Di conseguenza, la maggior parte di essi è completamente inedita oggi”. Da ispettore del Ministero dell’Economia, è stupefacente che Macron non sapesse della violazione delle leggi verificatasi con l’acquisizione statunitense della Gemplus. Ciò è descritto anche in un altro file della Gemplus dalla sua campagna, che indica la situazione post-acquisizione statunitense della Gemplus: “Dichiarazioni irresponsabili, spesso seguite da chiusura di siti e licenziamento del personale, anche prima di consultarne i rappresentanti (come la legge e il senso comune richiedono)”. I Quandt sono molto discreti e per una buona ragione. Guenther Quandt fabbricò fucili Mauser e missili antiaerei per il Terzo Reich. Divorziò dalla prima moglie, Magde Quandt, dopo aver avuto un figlio, Harald Quandt. Magde poi sposò il ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels. Stefan Quandt, coinvolto nella presa di Gemplus, è figlio del fratellastro di Harald, Herbert Quandt. Le informazioni negative sulla Gemplus portarono a una relazione della Goldman Sachs del 24 gennaio 2002 che spinse l’azienda a continuare con la ristrutturazione diretta dagli statunitensi per mantenersi sul mercato. Anche se era allievo all’ENA all’epoca, non esiste alcuna informazione su quali progetti Macron fu assegnato dal 2001 al 2003 dai professori del servizio civile. Altri file correlati con la Gemplus nella cartella “En Marche!” comprendono quelli collegati a uno dei capi di Gemplus, Ziad Takieddine, broker franco-libanese druso e diplomato dell’università americana di Beirut collegata alla CIA. Takieddine aiutò a progettare l’acquisizione statunitense con l’aiuto di Herr Quandt. Takieddine contribuì a concludere importanti trattative sulle armi francesi con Libia, Siria, Arabia Saudita e Pakistan. Accusato di riciclaggio di denaro nelle Isole Vergini inglesi dall’ex-moglie, Takieddine è anche lo zio di Amal al-Amudin, moglie dell’attore George Clooney. Takieddine è anche un feroce nemico dell’ex-presidente Nicolas Sarkozy, che perse le presidenziali nel 2017 rispetto al rivale conservatore François Fillon. Macron superò Fillon al primo turno delle elezioni presidenziali, arrivando al secondo turno con Fillon al terzo posto.
Takieddine, Quandt e una società sospetta della CIA, Texas Pacific Group (TPG), erano tutti chiaramente parte di una cospirazione per sbarazzarsi del co-fondatore francese della Gemini Marc Lassus e dei dirigenti francesi dell’azienda. La decisione di licenziare Lassus e colleghi francesi fu presa in una riunione del consiglio di amministrazione della Gemplus tenutasi a Washington DC, non in Francia, il 15 dicembre 2001. Un altro responsabile dell’acquisizione statunitense della Gemplus fu Lee Kheng Nam, dirigente di Singapore e titolare di un master su operazioni di ricerca e analisi di sistema della scuola post-laurea della Marina statunitense di Monterey, California. Il co-fondatore di TPG, David Bonderman di Fort Worth, in Texas, fu coinvolto nell’acquisizione ostile della Gemplus. L’acquisizione delle azioni della Gemplus da parte di TPG avvenne attraverso una società finta praticamente sconosciuta e registrata a Gibilterra, chiamata “Zensus”. Bonderman, ebreo, fece una mossa politica nel 2012 in Egitto quando incontrò Qayrat al-Shatar, vicedirettore della Fratellanza musulmana e membro del governo di Muhamad Mursi. Bonderman dichiarò di cercare un'”opportunità di investimento” in Egitto. In un documento word senza data trovato nei computer di “En Marche”, Lassus viene citato dire: “Sono convinto che l’investimento della TPG abbia qualche accordo con il governo per spostare la sede centrale in California. Ci riprovarono di nuovo nel gennaio 2002”. I sindacati dei lavoratori della Gemplus previdero che la produzione dell’impresa passasse dalla Francia alla Polonia. Il maggiore sindacato francese, “Confédération générale du travail” (CGT), dichiarò che l’acquisizione della Gemplus doveva eliminare la Francia dalla leadership tecnologica delle smart card. Gemplus impiegava 7000 lavoratori francesi prima dell’acquisizione da parte degli statunitensi. Il documento word si riferisce anche alle agenzie governative francesi che “avviarono indagini” e cercarono “informatori interni”. Macron svolse un ruolo sia nelle indagini del Ministero dell’Economia sia nella ricerca presso la Gemplus di “informatori interni” per i suoi amici statunitensi? Quando la società statunitense General Electric acquisì la società francese per turbine e tecnologia nucleare Alstom, il Ministro dell’Economia Macron affermò di aver approvato tali acquisizioni perché “l’intervento statale nell’industria avviene solo in Venezuela”. Questa è musica per le orecchie dei miliardari nell’amministrazione Trump.La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora