La fine dell’egemonia anglo-statunitense

Dean Henderson 18 giugno 2014

capital-ppt-map-of-gulf-cooperation-council-countriesGli oligarchi e i loro gendarmi fascisti hanno sequestrato l’Ucraina mentre i ribelli islamisti del SIIS si riprendono le città in Iraq. Le nazioni BRIC, guidate dall’ancora una volta il male Putin, si preparano alla fine dell’impero finanziario anglo-statunitense. L’oligopolio di banche/energia/armi/droga dei Rothschild/Rockefeller, che ha schiavizzato l’umanità e decimato la Terra negli ultimi secoli, va a pezzi. L’arroganza e la stupidità dei sedicenti “illuminati” che operano dalla loro matrice della City di Londra, è chiara a tutti. Tornando alle truppe di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti (EAU) entrate in Bahrayn per aiutare la petro-monarchia al-Qalifa nel reprimere le proteste pro-democrazia; tale intervento, approvato dalle potenze occidentali, rappresenta l’un ultimo tentativo di salvare il Gulf Cooperation Council (GCC), a capo del modus operandi neocoloniale che guida il regime di riciclaggio degli eurodollari di Londra, puntellando sterlina e dollaro. Ma le teste dei monarchi possono ancora cadere. I popoli delle nazioni del GCC sono in fermento, in particolare in Arabia Saudita e Bahrayn. Non a caso i i ribelli siriani finanziati dai Saud vengono inviati a destabilizzare l’Iraq. Gli sceicchi traggono beneficio quando nazionalisti come Assad vengono abbattuti dagli islamisti al soldo degli oligarchi. Gli eventi in Ucraina e la rivolta del SIIS in Iraq sono legati. L’oligarchia globale si basa su tali violenze.

L’islamismo è fascismo. Il fascismo è la religione delle élite, ovunque risiedano
db72a96c-5eeb-4fff-abf6-35c546d0be38 Le sei nazioni del GCC: Arabia Saudita, Quwayt, Bahrayn, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Oman, siedono sul 42% del petrolio mondiale. Le monarchie unifamiliari che le controllano furono radunate dall’impero inglese e collaborano con Israele sottraendo il greggio dal popolo arabo. Non la Cina o il Giappone, ma esse sono i maggiori acquirenti di titoli del Tesoro USA. I loro interessi non sono nel popolo, ma nella City di Londra e Wall Street. L’élite reale dei sei Paesi del GCC ha fortemente investito nelle economie occidentali. L’alto volume della produzione di greggio fa fluire tali investimenti a Wall Street e City di Londra, consentendo alle élite del CCG di vivere in modo opulento. Come il ministro del petrolio saudita Hisham Nazir ha detto, “Siamo legati dai nostri reciproci interessi e sicurezza“. Mentre la dipendenza occidentale dalle risorse del Terzo Mondo aumentava, divenne sempre più necessario ai banchieri internazionali e alle loro aziende includere le cricche elitarie locali nei programmi di accumulazione del capitale, rendendo un piccolo gruppo di indigeni estremamente ricco, in modo che collabori nello svendere risorse locali all’occidente. Un esempio dell’uso delle élite locali come surrogati si può vedere nel caso dell’uomo più ricco del mondo. Hassanal Bolkiah, sultano del Brunei, una piccola enclave petrolifera sull’isola del Borneo, dove Royal Dutch/Shell detiene il quasi monopolio petrolifero e paga bene il sultano per continuare così. Il sultano del Brunei possiede oltre 60 miliardi di dollari e vive in un palazzo di 1778 stanze. Tale élite locale, a sua volta, consegna le proprie ricchezze ai banchieri occidentali per proteggerle da svalutazione e fallimenti bancari. Ma essi derubano il proprio Paese dei capitali necessari, spesso precipitandoli nella svalutazione e crisi debitoria. Gli Stati Uniti stessi sono un Paese debitore, i cui debiti, in parte, appartengono alle élites del Terzo Mondo che possiedono migliaia di miliardi depositati presso le grandi banche statunitensi, mentre i loro connazionali vivono in condizioni di estrema povertà. Le élite egiziane, per esempio, detengono 60 miliardi di ollari di depositi in banche estere, mentre l’egiziano medio guadagna 650 dollari all’anno. Nel caso del GCC, la quantità di petrodollari riciclati che scorre negli investimenti occidentali è davvero sconcertante.
I sauditi hanno più di 600 miliardi di dollari investiti all’estero. Citigroup possiede il 33% della Saudi American Bank controllata dalla Casa di Saud. Nel 1993 il principe saudita al-Walid bin Talal, proprietario della Saudi Commercial Bank, versò 590000000 di dollari alla Citibank. Bin Talal ora possiede il 17,34% di Citigroup, mentre il principe ereditario Abdullah possiede una quota del 5,4%, divenendo i due maggiori azionisti della banca. Bin Talal è anche il secondo maggiore azionista della Rupert Murdoch Newscorp, proprietaria di Fox News e Wall Street Journal. Le operazioni di acquisto saudite di Citigroup furono facilitate dal Gruppo Carlyle di Washington, che per il 20% è di proprietà della famiglia Mellon, che possedeva Gulf Oil e ora possiede una grande quota di Chevron Texaco. Carlyle è guidata dall’ex-segretario alla Difesa di Reagan e Bush, e presidente della NSC di Reagan, Frank Carlucci. George Bush Sr., James Baker III e l’ex-primo ministro inglese John Major erano consulenti e membri del consiglio della Carlyle. Bush Sr. fu Investment Advisor alla Carlyle per la famiglia bin Ladin fino al novembre 2001. Nel 1995 il principe bin Talal collaborò con il finanziere canadese Paul Reichmann, il presidente di Loews Larry Tisch e il finanziere libanese Edmund J. Safra, amico intimo del criminale di guerra Henry Kissinger, per comprare il complesso Canary Wharf di Londra per 1,04 miliardi di dollari. Il monarca dell’UAE shayq Zayad gestisce l’Abu Dhabi Investment Authority. Gran parte del denaro è gestito da una finanziaria privata come Carlyle Group e Donaldson, la Lufkin & Jenrette di proprietà per il 18% del gruppo saudita Olayan. Olayan possiede anche grandi azioni di JP Morgan Chase e CS First Boston. Il direttore dell’Abu Dhabi Investment Authority è consigliere per l’Asia del Carlyle Group. Il Bahrayn svolge un ruolo nel riciclaggio di petrodollari, essendo un importante centro offshore bancario per gli sceicchi del CCG e i loro partner mega-bancari internazionali. Il Bahrayn è anche la base della Quinta Flotta e di un gran numero di raffinerie che lavorano il greggio saudita. Il Libano fu il primo centro bancario del Medio Oriente in passato, ma con Beirut ridotta in macerie dai bombardamenti israeliani, le banche se ne andarono nel porto franco di Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, ora primo mercato dell’oro del pianeta. Le banche d’investimento sono in Quwayt. Ma è il Bahrayn ad ospitare i multi-miliardari mercati fondiari dei derivati dai ricavi in petrodollari di GCC/Quattro Cavalieri. La maggior parte delle banche in Bahrayn è di proprietà straniera e tutte le mega-banche statunitensi vi svolgono operazioni. Molte banche del Bahrayn sono di proprietà delle élite del GCC e sono un importante canale per il riciclaggio dei petrodollari. La Burgan Bank del Quwayt, per esempio, possiede una partecipazione del 28% di una delle più grandi banche del Medio Oriente, la Banca del Bahrayn.
osama-bin-bush L’azienda più potente in Bahrayn è Investcorp, che ha grandi quote del New York Department Store of Puerto Rico, Saks Fifth Avenue, BAT, Tiffany, Gucci, Color Tile, Carvel Ice Cream, Dellwood Foods, Circle K e Chaumet. Investcorp è stata co-fondata nel 1983 dal rampollo della famiglia regnante del Bahrayn shayq Qalifa bin Sulman al-Qalifa, che possedeva anche una grossa fetta dell’infame BCCI. Un recente prospetto dell’Investcorp elenca il ministro delle Finanze del Bahrayn quale proprietario. Il presidente d’Investcorp è Abdul-Rahman al-Atiqi, ex-ministro del Petrolio e delle Finanze del Quwayt. Il suo vicepresidente è Ahmad Ali Qanu della ricca famiglia saudita Qanu, che avrebbe 1,5 miliardi di dollari. L’ex-ministro del petrolio saudita shayq Yamani fu uno dei soci fondatori d’Investcorp insieme a sette membri della famiglia reale saudita. Investcorp ha  la sua sede di otto piani in Bahrayn, oltre a un ufficio a Park Avenue a New York e un ufficio a Mayfair a Londra. Partner dello sceicco al-Qalifa nel lancio d’Investcorp era Namir Qirdar, presidente della banca responsabile delle operazioni del Golfo Persico della Chase Manhattan. Numerosi dirigenti d’Investcorp sono ex-impiegati della Chase. Molti acquisti d’Investcorp si rivelarono dei flop e c’è un lato oscuro della banca. L’esecutivo della gioielleria francese Chaumet, Charles Lefevre, ha detto che Investcorp evitò d’informare gli azionisti di Chaumet mentre tentava di venderne le azioni a un prezzo superiore presso altri investitori del Golfo Persico. Un’altra denuncia sosteneva che Investcorp tentasse di saccheggiare la Saudi European Bank di Parigi. Il membro del consiglio d’Investcorp Abdullah Taha Baqsh, un miliardario saudita, ha investito pesantemente nell’Harken Energy di George W. Bush. Così fece anche lo sceicco del Bahrayn al-Qalifa. Bush e il co-proprietario Dick Cheney trasformarono la loro Arbusto Energy nell’Harken quando l’amico di Bush James Bath gli offrì 50000 dollari per l’avvio. La Skyway Aircrafts di Bath era sotto inchiesta della DEA per aver aiutato gli sceicchi del GCC ad inviare banconote da 100 dollari nelle Isole Cayman. Bath spesso prendeva in prestito denaro dagli sceicchi sauditi Qalid bin Mahfuz, primo azionista della BCCI, e Muhammad bin Ladin, che probabilmente gli diedero i 50000 dollari per lanciare ciò che divenne Harken Energy. Bin Mahfuz e bin Ladin aiutarono l’Harken a firmare un accordo esclusivo per la trivellazione petrolifera in mare, poco prima della Guerra del Golfo. Nel gennaio 1990 il presidente Bush Sr. aveva approvato lo status commerciale preferenziale del regime iracheno. Quello stesso mese Harken Energy s’aggiudicò la più grande concessione petrolifera in mare aperto nel Golfo Persico, al largo del Bahrayn. Altri investitori importanti della Harken furono i fratelli Bass di Ft. Worth, la famiglia sudafricana Rupert, l’Endowment Fund Harvard e il luogotenente dei Rothschild George Soros. Nel 1989 il governo del Bahrayn interruppe bruscamente i colloqui con l’Amoco sulla stessa concessione petrolifera, dopo che l’emiro al-Qalifa decise di concederla alla Harken Energy su richiesta del capo per le operazioni in Medio Oriente di Mobil Michael Ameen. Il finanziamento del progetto fu organizzato dall’amico di Bush Jr. Jackson Stephens, proprietario della Worthen Bank in Arkansas, determinante nel portare la BCCI negli Stati Uniti e che donò 100000 dollari a Bush Sr. per la campagna presidenziale del 1988. L’avvocato Allen Quasha di New York e suo padre William Quasha di Manila, favorirono l’accordo della Harken con il Bahrayn. Nel 1961 Bill Quasha aiutò George Bush Sr. a garantirsi i diritti di perforazione del primo pozzo petrolifero in Kuwait con la Zapata Offshore Oil Company. Più tardi Quasha fu consulente legale nelle Filippine della lavanderia della CIA Nugan Hand Bank. Suo figlio Allen era il maggiore azionista della Harken. Quasha aveva il 21%  di una società svizzera controllata dalla famiglia sudafricana Rupert, principale sostenitrice dell’ex-regime dell’apartheid del Paese.
Appena un mese prima che l’Iraq invadesse il Quwayt, George W. Bush vendette il 66% della sua partecipazione alla Harken Energy con un profitto del 200%. Mentre analisti come Charlie Andrews della 13D Research emettevano raccomandazioni contro gli “acquisti” dalla Harken, il 22 giugno 1990 Bush incassava 840mila dollari dalle azioni Harken, dicendo che “ho venduto per la buona novella“. Bush sapeva che Harken aveva violato i termini dei prestiti ed era ormai alle corde finanziariamente. Cinque settimane dopo Harken subì una perdita di 23 milioni di dollari e il suo prezzo azionario crollò. Bush segnalò la sua tempestiva vendita delle azioni Harken Energy solo nel marzo 1991. Ciò era illegale, ma Bush sostenne che la SEC smarrì i moduli e non fu mai perseguito. Nel 1993 Bush si dimise dal consiglio di amministrazione della Harken. Con il pesante sostegno finanziario della Enron, divenne governatore del Texas. Bush fu difeso nella causa per la truffa Harken dall’avvocato di Baker Botts Robert Jordan, pagato nel 2000 con la nomina ad ambasciatore degli Stati Uniti in Arabia Saudita. Il capo della SEC, clemente durante la debacle Harken, era Richard Breeden, uno dei maggiori sostenitori politici di Bush Sr. Al consiglio della SEC vi era James Doty, altro sostenitore di Bush che aiutò George W. ad acquistare la squadra di baseball dei Texas Rangers. Quando la Harken di George W. Bush si fuse con Spectrum 7 Energy, fu aiutato dall’insider d’Investcorp Abdullah Taha Baqsh, che acquistò il 17,6% della Harken tramite una holding nelle Antille olandesi. Alcuni dicono che Baqsh fosse un uomo dello sceicco Qalid bin Mahfuz. Baqsh fu  un importante investitore d’Investcorp in Bahrayn, avviata da ex-dirigenti della Chase Manhattan. Nel 1988 saccheggiò una banca araba di Londra. Baqsh fu anche accusato di saccheggio della Banca Saudita di Parigi, quando crollò nel 1988, poco prima del sorprendentemente simile crollo della BCCI. Baqsh è azionista della First Group Commercial Financial, una società di trading futures in materie prime di Chicago, sanzionata dalle autorità di regolamentazione degli Stati Uniti per check-kiting e frode. Poco prima della guerra del Golfo, Investcorp vendette il 25,8% delle azioni ad una società irachena, nonostante una legge del Bahrayn  vietasse tali operazioni.
1_23_201111248PM_3528182272 Sauditi e kuwaitiani sono leader negli investimenti del GCC all’estero. La Kuwaiti Investment Authority ha oltre 250 miliardi di dollari investiti all’estero ed è il primo investitore straniero in Giappone e Spagna. Citigroup e JP Morgan Chase gestiscono gli investimenti del Quwayt negli Stati Uniti, dove il clan al-Sabah possiede azioni in ciascuna delle 70 maggiori aziende quotate alla New York Stock Exchange. Le loro aziende statunitensi sono, per il 100% l’Occidental Geothermal, per il 29,8% le Great Western Resources, per il 100% l’Atlanta Hilton Hotel, per il 45% il Phoenician Hotel e per l’11% l’Hogg Robinson. In Germania possiede il 14% di Daimler-Chrysler, il 25% della Hoechst (erede della nazista IG Farben e seconda maggiore azienda farmaceutica del mondo), il 20% di Metallgesellschaft e parte del rivenditore tedesco Asko. In Italia possiede il 6,7% di Afil, l’holding della famiglia Agnelli che possiede FIAT e diverse altre iniziative. Nel Regno Unito possiede St. Martin’s Properties e il 5,4% di Sime Darby. In Malesia la sua società K-10 possiede la più grande testata, New Straits Times Press. Nella vicina Singapore, i kuwaitiani possiedono il 10,6% di Singapore Petroleum, il 37% di Dao Heng Holdings e il 49% della società d’intermediazione mobiliare JM Sassoon. La Kuwait Oil Company (KOC) fu tecnicamente nazionalizzata nei primi anni ’80, ma resta vicina ai suoi creatori Chevron Texaco e BP Amoco, vendendo a questi due cavalieri petrolio scontato. KOC ha reso ricchi gli emiri al-Sabah e la famiglia al-Ghanim, agente della società per decenni. Nel 1966 KOC comprò una controllata danese e divenne la prima compagnia petrolifera mediorientale a vendere benzina al dettaglio in Europa. La KOC fu la società della GCC più aggressiva negli investimenti all’estero. Nel 1982 acquistò centinaia di stazioni di servizio Q8 in tutta Europa. Nel 1987 possedeva più di 5000 rivenditori di benzina in Europa e Asia meridionale. Proprio la scorsa settimana KOC s’è aggiudicata un contratto per costruire le raffinerie di petrolio in Corea del Sud. I kuwaitiani hanno anche comprato in uno dei Quattro Cavalieri, la BP Amoco, di cui nel 1988 possedevano una quota del 22%. Poi ridussero la quota al 9,85%, ma sempre una quota di controllo. Acquistarono le operazioni di raffinazione a Napoli, Italia, della Mobil, possiedono quasi il 4% di ARCO (ora di BP Amoco) e il 2,39% di Phillips Petroleum (ora fusasi con Conoco). In Spagna i kuwaitiani dirigono l’azienda chimica Torras Hostench e in Giappone l’Arabian Oil.
Gli investimenti del GCC in banche e multinazionali occidentali totalizzano migliaia di miliardi. La maggior parte viene investita in titoli di Stato a lungo termine statunitensi e giapponesi. Gli sceicchi del GCC sono cruciali per mantenere l’intero castello di carte dell’economia globale. I loro acquisti sono garantiti dal debito degli Stati Uniti, in gran parte maturato con la spesa per la difesa del Golfo Persico, mantenendo un dollaro forte e impedendo che l’architettura finanziaria internazionale deperisca. Gli emiri e i loro amici elitari finanziano le operazioni segrete della CIA, mentre riequilibrano i loro surplus commerciali con l’occidente attraverso l’acquisto di armi degli Stati Uniti, per proteggere i propri feudi petroliferi. Gli eventi in Ucraina e Medio Oriente dimostrano la posizione disperata dell’oligopolio energetico Rockefeller/Rothschild. Putin ha appena iniziato a giocare potenti carte. Le marionette del GCC sono assediate. La fine dello standard petrolifero può essere scongiurata solo con un guerra permanente. Giorni curiosi.

31590-3x2-940x627Dean Henderson è autore di Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Il suo sito è  Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

The International parte II: The Offshore Petroleum Standard

Dean Henderson  27 febbraio 2014
Henry-Kissinger-e-David-RockefellerIl mercato degli eurodollari controllato da Londra è un veicolo comodo per riciclare gli enormi fondi neri dei petrodollari generati dai Quattro Cavalieri. Un eurodollaro è semplicemente una qualsiasi valuta convertibile esistente in un Paese diverso dal suo Paese di origine. Una caratteristica fondamentale del mercato degli eurodollari è la mancanza di regolamentazione e la segretezza. La forza della sterlina inglese, ingiustificata per motivi puramente economici, ha a che fare con il fondo multi-miliardario in petroeurodollari che Londra attira, in tandem con la serie di banche off-shore nei protettorati inglesi che facilitano il commercio di eurodollari e i mercati di narcotici, diamanti, oro, platino, plutonio e armi. I principali centri bancari offshore come le Isole Cayman, le Bahamas, Bermuda, Turks & Caicos, Antigua, l’isola di Jersey, Isola di Man, Hong Kong, Dubai e Liberia sono tutti sotto il controllo della Corona inglese. La Casa dei Windsor ospita ogni loggia massonica del mondo, sfruttando la segretezza offerta nel guidare i tentativi della nobiltà nera. Gli Stati Uniti hanno miliardi di dollari di debito dovuti al loro esercito spedito in  tutto il mondo a proteggere questi monarchi e il loro bottino. Nel Sud-est asiatico la CIA ha protetto e diffuso le rotte dell’oppio della HSBC della Corona. Dopo la guerra del Vietnam, gli investitori internazionali persero fiducia nel dollaro, scommettendo sul fatto che gli Stati Uniti avrebbe avuto difficoltà nel ripagare il loro enorme debito di guerra ai banchieri internazionali. Nel 1968 il presidente francese Charles de Gaulle aggravò la crisi quando chiese pagamenti in oro al posto dei dollari, per protestare contro il coinvolgimento degli Stati Uniti in Vietnam. Quando Nixon fece uscire gli Stati Uniti dal Gold Standard, enormi quantità di capitale fluirono dalle banche statunitensi ai mercati off-shore di Londra degli eurodollari. Il dollaro s’era diffuso in tutto il mondo durante la guerra del Vietnam, creando un enorme eccesso di offerta non compensata da una domanda altrettanto robusta. Alcuni surplus di dollari furono rastrellati attraverso programmi di prestito, organizzati dalle mega-banche statunitensi tramite la vendita di buoni del Tesoro USA, che contribuirono a sostenere il debito degli Stati Uniti. Ma il surplus del debito di guerra e del dollaro costrinsero gli Stati Uniti a perdere il controllo dell’offerta di moneta nazionale e Nixon fu costretto a svalutare il dollaro dell’11% nel 1971. Le perdite continuarono. Nel 1973 Nixon svalutò il dollaro di un altro 6%. Dato che anche le multinazionali statunitensi, come oggi, producevano all’estero la maggior parte dei loro beni per l’esportazione, i prezzi all’importazione salirono e l’inflazione si aggravò. Nixon rispose imponendo controlli sui prezzi, ma le multinazionali deviarono le scarse materie prime, come il grano, nei mercati d’esportazione in cui poter avere maggiori profitti. I banchieri internazionali persero la pazienza con Nixon.
Subito l’esistenza dei nastri del Watergate fu svelata alla stampa dall’informatore della CIA Alexander Butterfield, il cui compito ufficiale era collegare la Casa Bianca al servizio segreto, ufficialmente un ramo della Federal Reserve. Le trascrizioni dei nastri del Watergate furono consegnate ai giornalisti investigativi Bob Woodward e Carl Bernstein del Washington Post da una fonte della Casa Bianca, identificatasi solo come Gola Profonda. I ricercatori concordano sul fatto che Gola Profonda dovesse essere il segretario di Stato Henry Kissinger o il generale Alexander Haig, che sostituì HR Haldeman a capo dello staff di Nixon negli ultimi giorni della presidenza. Haldeman fu licenziato dal capo del servizio segreto Robert Taylor, che ora comanda la rete di sicurezza privata degli interessi economici della famiglia Rockefeller. Kissinger, che ha sposato un’assistente dei Rockefeller e deposita i suoi preziosi documenti presso la Rockefeller Pocantico Hills, immobiliare di New York, raccomandò Haig a successore di Haldeman. Haig più tardi divenne presidente della Chase Manhattan Bank di David Rockefeller. Il direttore della CIA di Nixon, Richard Helms, fu licenziato da vicedirettore operativo della CIA poco prima che il suo ex-presidente Kennedy venisse assassinato. [781] Gli idraulici del Watergate Hunt, Sturgis, Quintero, Barker, Diego e Martinez che causarono le difficoltà di Nixon, erano tutti coinvolti nell’Operazione 40 della CIA, da cui provenivano gli assassini di JFK. Fu Kissinger, non Nixon, che ideò gli idraulici del Watergate quale unità speciale d’indagine della Casa Bianca. Il procuratore generale di Nixon, John Dean, disse più tardi che fu David Rockefeller a suggerire che Kissinger creasse gli idraulici. Nixon usò la collusione di Helms nell’assassinio di JFK per estorcere il sostegno della CIA al CREEP (Comitato per rieleggere il presidente) e utilizzò Haldeman per controllare Helms. Helms affermò che voleva che Nixon “scomparisse”, mentre la CIA si chinò sui nastri forniti da Butterfield, sperando di sapere che la “pistola fumante” potesse essere usata per sbarazzarsi di Nixon, senza un altro bagno di sangue in stile Dallas. L’assistente della Casa Bianca di Nixon, Charles Colson, voleva che il presidente licenziasse Helms e facesse indagare sul “complotto della CIA contro il presidente”. Colson poi disse che Nixon era un prigioniero dei luogotenenti di Rockefeller, Kissinger e Haig, durante gli ultimi mesi della presidenza. [782] Spinsero Nixon a dimettersi. Quando si rifiutò, il presidente del Joint Chiefs of Staff inviò un messaggio ai comandanti delle forze militari statunitensi nel mondo, dichiarando: “Al ricevimento di questo messaggio non sarà più possibile eseguire alcun ordine della Casa Bianca. Accusare ricevuta“. [783] Nixon si dimise cinque giorni dopo. Il massone 33.mo e talpa dell’FBI nella Commissione Warren, Gerald Ford, di una ricca famiglia del Michigan, fu nominato presidente. Il vice-presidente di Ford fu Nelson Rockefeller. Il suo direttore della CIA fu George Bush Sr. Kissinger rimase segretario di Stato, mentre Alexander Haig venne nominato Comandante supremo delle forze alleate della NATO in Europa. Il colpo di palazzo Rockefeller era compiuto.

Petroleum standard
president-richard-nixon-and-dr-kissingerLa notte dell’infame massacro di Nixon, quando licenziò Archibald Cox, Elliot Richardson e William Ruckleshaus, solo tre giorni prima i membri dell’OPEC si riunirono a Quwayt City per lanciare l’embargo petrolifero del 1973. Quando ministri del petrolio dell’OPEC si riunirono a Teheran, per discutere dei nuovi prezzi del greggio, il fantoccio di Rockefeller, lo Shah dell’Iran, sostenne l’aumento del prezzo del petrolio. Mentre il re saudita Faisal ordinava la riduzione del 25% delle esportazioni di petrolio del suo Paese, per sostenere l’embargo, lo Shah firmò l’accordo di Teheran, che garantì ai Quattro Cavalieri una quantità illimitata di petrolio. Re Faisal fu assassinato poco tempo dopo. Lo stesso Henry Kissinger si diede da fare creando l’Agenzia internazionale dell’energia, cui i francesi si rifiutarono di aderire definendola una macchina da guerra. [784] La scomparsa di Nixon, l’IAE di Kissinger e l’improvviso desiderio dello Scià di alzare il prezzo del petrolio coincisero con l’introduzione nel 1973 del mercato dei futures petroliferi e il rafforzamento del mercato londinese degli eurodollari. I banchieri internazionali potevano manipolare i prezzi del petrolio attraverso il mercato, mentre incanalarono un nuovo torrente di petrodollari dall’embargo ai paradisi fiscali offshore. Ma come potevano i banchieri internazionali fermare il crollo del dollaro? Kissinger guidò un piano del NSC volto a recuperare 20 miliardi di dollari che gli Stati Uniti spesero in petrolio del Medio Oriente. Questo sforzo dei Rockefeller portò alla riunione del FMI del 1973 a Nairobi, in Kenya, dove i funzionari di Morgan Guaranty Trust convinsero il capo della  SAMA, Anwar Ali, a lanciare una banca d’affari saudita con sede a Londra, potendo essere una forza importante nel mercato degli eurodollari. Un secondo incontro voluto dai Rockefeller ebbe luogo a Lagos, in Nigeria nel 1979. Anch’esso coincise con un boicottaggio del petrolio arabo. Il  presidente della Federal Reserve Paul Volcker, che in seguito presiedette la Commissione Trilaterale, andò a Lagos e poi a Quwayt City. Istruì i dittatori nigeriani e kuwaitiani a ridurre il prezzo del loro greggio di alta qualità e ad accettare in pagamento solo dollari statunitensi. Il Bonny Light nigeriano è considerato il migliore greggio del mondo, e il Light Sweet Crude del Quwayt divenne il greggio di riferimento per tutto il mondo. Altri Paesi furono costretti alla dollarizzazione dei loro mercati petroliferi. [785]
Il dollaro USA fu salvo. Attraverso i nodi mercantili del petrolio di New York e Londra i banchieri potevano controllare non solo il prezzo del greggio, ma il valore del dollaro, il cui default veniva ancorato al prezzo del greggio. Big Oil smise di reinvestire i proventi del petrolio in Medio Oriente.  Invece agli sceicchi del GCC dissero di acquistare certificati di dollari di 20 e 30 anni depositati nelle mega-banche controllate dai Quatto Cavalieri, i cui profitti vengono depositati nelle stesse banche come crediti a nome degli sceicchi. Le banche adottarono la politica del prestito a riserva frazionaria, per cui potevano prestare 1 dollaro ogni 66,6 centesimi coniati. Le banche poterono prestare 60 milioni di dollari ai Paesi latino-americani al costo di soli 70000 dollari annui in pagamenti per gli interessi dei titoli posseduti dagli arabi. Il governatore del Texas John Connolly, i fratelli Hunt e il miliardario saudita sceicco Qalid bin Mahfuz, seppero di questa truffa. Raggiunsero il banchiere inglese Jon May nel tentativo di accaparrarsi il mercato dell’argento e utilizzarne il ricavato per lanciare la Banca del Texas, indipendente dai truffatori della Federal Reserve. May nacque in una famiglia inglese benestante e viaggiò per il mondo creando oltre 4000 conti fiduciari. Scoprì la “piccola intesa” che controllava scambio e tassi d’interesse e le politiche bancarie globali. Scoprì che “il prestito o meno del denaro era controllato del tutto“. [786] Il  presidente di Citibank Walter Wriston una volta precisò il gioco pesante svolto dall’intesa quando  dichiarò, senza mezzi termini: “Se Exxon paga l’Arabia Saudita 50 milioni di dollari, tutto ciò che accade è che noi addebitiamo l’Exxon e accreditiamo l’Arabia Saudita. Il bilancio della Citibank rimane lo stesso. E se dicono che non gli piacciano le banche americane, saranno messi nel Credit Suisse. Tutto ciò che facciamo è assegnarlo all’Arabia Saudita e accreditarlo al Credit Suisse. Il nostro bilancio rimane lo stesso. Così, quando le persone corrono in attesa che il cielo cada, non c’è alcun modo che il denaro possa lasciare il sistema. E’ un circuito chiuso“. [787] May cercò d’istituire strutture di finanziamento alternative. Venne molestato dalla polizia in tutto il mondo. A Londra fu perseguitato dall’ispettore generale Goldsworthy. Gli mise un uomo alle costole e scoprì che era coinvolto nel traffico di droga. Andò negli Stati Uniti dove fu incarcerato con accuse fasulle. Molti governi del Terzo Mondo, consapevoli della truffa della FED, contattarono May cercando un nuovo modo con cui prendere in prestito denaro. Lo Scià di Persia aveva appena ottenuto l’aiuto di May quando venne estromesso. May dice che lo Scià era in buona salute fin quando fu portato in una base dell’US Air Force. [788]
Il presidente della Deutsche Bank Alfred Herrhausen fu coinvolto nel tentativo del mercato dell’argento e fu subito assassinato. La versione ufficiale della morte segue la formula P-2 e Gladio, fu accusata la fazione Baader-Meinof dell’Armata Rossa della Germania, ma il colonnello degli Stati Uniti ed assistente di Edward Lansdale al Polo Sud, Fletcher Prouty, pensa che Herrhausen sia stato ucciso dalla CIA per volere dei banchieri internazionali. Herrhausen era un sostenitore della remissione del debito del Terzo Mondo. Aveva ideato un piano di riduzione del debito in una riunione di FMI/Banca Mondiale a Washington due mesi prima della morte. Alla riunione Herrhausen imbarazzò il presidente di Citibank Walter Reed, subendo da lui diverse taglienti critiche pubbliche. [789] Un industriale austriaco che lavorò con Jonathan May fu dichiarato pazzo. La CIA addestrò dei mercenari in Belize, molto probabilmente su un terreno di proprietà dell’amico di Bush e socio di Carlos Marcello Walter Mischer, per assassinare il dittatore nigeriano con cui Volcker stipulò un contratto, perché avevano paura che avrebbe parlato. Jonathan May, che rimane in un carcere del Minnesota, dice che questi stessi mercenari addestrati in Belize furono usati per assassinare Herrhausen. [790] Il 3 ottobre 2005, il Wall Street Journal riportò che i sauditi e le altre nazioni del GCC avevano ancora una volta sorpassato la Cina e il Giappone come maggiori acquirenti di titoli del Tesoro degli Stati Uniti, per via del drammatico aumento dei prezzi del petrolio a quasi 70 dollari al barile. L’alto prezzo del petrolio era necessari per sostenere il traballante dollaro degli Stati Uniti? Nel giugno 2007 le sei nazioni del GCC spesero 1600 miliardi dollari in attività estere. Dubai diventava centro finanziario internazionale rivaleggiante con Londra e aveva acquistato le partecipazioni di Standard Charter, HSBC e Bank Veuthes. Halliburton  trasferì la propria sede a Dubai, nel 2007.

Eurodollari e debito del Terzo Mondo
Con tutti questi meccanismi in atto, una marea di liquidità in petrodollari scorreva nei mercati off-shore degli eurodollari controllati da Londra, cementando il “rapporto speciale” anglo-statunitense che puntella la Casa di Windsor. L’embargo petrolifero arabo del 1973 fu il colpo di grazia al piano. Nel 1976 l’American Jewish Congress individuò JP Morgan e Citibank nei loro “ruoli cardine nella realizzazione del boicottaggio arabo“. I dirigenti di Chemical Bank e Morgan si batterono duramente contro la legislazione anti-boicottaggio al Congresso. [791] Nel 1963 il mercato degli eurodollari era di circa 148 milioni di dollari. Nel 1982 ne valeva 2000 miliardi di dollari. La capacità delle corporazioni e dei ricchi di nascondere i loro miliardi nei mercati dell’euro è un problema cronico sia per il Tesoro degli Stati Uniti che per le sue controparti del Terzo Mondo. Nel 1950 le società statunitensi coprivano il 26% del prodotto fiscale totale degli Stati Uniti. Nel 1990 ne coprivano solo il 9%, contribuendo al massiccio deficit di bilancio e ai 2400 miliardi di dollari di debito degli Stati Uniti. E’ peggio nei Paesi poveri, che prendono in prestito i soldi degli sceicchi dai banchieri internazionali a tassi d’interesse esorbitanti, per poi guardare impotenti mentre i compari degli oligarchi dell’FMI fanno bottino attraverso gli assalti di bankster tipo BCCI, rinviando il denaro di nuovo nel vortice del grande mercato degli eurodollari. Il New York Times ha stimato che nel 1978-1987, la sola America Latina abbia perso 600-800 miliardi di dollari con tale tipo d’evasione dei capitali, un importo quasi pari al debito combinato del Terzo Mondo. Il grande leader rivoluzionario africano e presidente della Tanzania Julius Nyerere, si chiese, “Dovremmo lasciare che la nostra gente muoia di fame per ripagare i nostri debiti?” La risposta dei banchieri internazionali fu un “sì” inequivocabile. Il loro Club di Roma, tra un caviale e un patè, sostiene lo spopolamento del mondo degli indesiderabili poveri. Nel 1982 il debito estero totale del Terzo Mondo era di 540 miliardi di dollari, il 70% del quale dovuto alle mega-banche occidentali. Le prime nove banche statunitensi detengono un debito del Terzo Mondo al 233% del patrimonio iniziale. Nel 1974-1982 il credito bancario internazionale si moltiplicò per cinque, fino a oltre il trilione di dollari. Gli utili derivanti dal prestito di petrodollari al Terzo Mondo delle sette maggiori banche degli Stati Uniti, andavano dal 22% al 60% dei guadagni totali. Le maggiori vittime furono Argentina, Brasile, Messico e Jugoslavia. [792]
Le banche centrali degli Stati Uniti con il loro denaro formarono la Financial Services Holding Company, presentando il fronte unito del cartello dei creditori verso i debitori del Terzo Mondo. Il suo consiglio comprendeva il presidente della Federal Reserve Allen Greenspan della Morgan Guaranty, John LaWare di Chase Manhattan e William Rhodes di Citigroup. Cartelli simili includono l’Istituto per la Finanza Internazionale, il Club di Parigi e la Banca Mondiale, il cui capro espiatorio FMI sfilò via per imporre le condizioni di prestito dell’oligarchia finanziaria. Se i Paesi non possono rimborsare tali prestiti usurari, le loro risorse sono consegnate alle multinazionali clienti delle banche, come nel caso della crisi del debito messicano del 1995. Le banche virarono milioni di dollari nei loro sforzi ardui per la rinegoziazione del debito dal basso tasso messicano di 50 milioni di dollari. I colossi bancari d’investimento Lehman Brothers, UBS Warburg, Lazard Freres, Morgan Stanley, Goldman Sachs, Merrill Lynch e CS First Boston presero l’iniziativa nell’ambito del proficuo default, come consulenti dei governi debitori. Quando le prospettive non sembrano rosee per il recupero di crediti in sofferenza, i banchieri hanno l’abitudine di scaricare i loro crediti inesigibili sui contribuenti statunitensi, tramite il Piano Brady, formulato dal segretario del Tesoro di Bush e banchiere di investimenti della Dillon Read, Nicholas Brady. Il Piano Brady comportava un piccolo ripianamento dei debiti dei Paesi debitori del Terzo Mondo, volto ad attrarre nuovi prestiti ad alto tasso d’interesse. Quantità maggiori di debito furono indicati come oneri speciali nei bilanci delle banche, consentendogli di rivendicare enormi vantaggi fiscali come perdita di capitale, mentre da subito le inutili obbligazioni di Brady furono spacciate all’inconsapevole pubblico statunitense.
Il Gold Standard mondiale fu sostituito da quello del petrolio. Secondo il Tesoro degli Stati Uniti, nel 1974-1980 l’OPEC gettò 117 miliardi di dollari nel mercato degli eurodollari. SAMA prestava direttamente alle multinazionali statunitensi. Nel 1975 AT&T ebbe un prestito di 100 milioni dollari dalla Banca Centrale saudita. Il FMI salì sul succulento treno dei petrodollari, prendendo a prestito 10 miliardi di dollari dalla SAMA nel 1980. [793] I banchieri internazionali si muovevano in mare aperto, spesso in joint-venture, per sfruttare la miniera d’oro dei petrodollari che avevano costruito.  La Manufacturers Hanover Trust si legò via off-shore alla NM Rothschild & Son. La Chase Manhattan a Deutsche Bank, National Westminster Bank e Mitsubishi Bank per formare l’attore degli eurodollari del Gruppo Bancario Orion. Nel 1982 il mercato dell’euro aveva un patrimonio di 2000 miliardi dollari, mentre negli Stati Uniti, l’offerta di moneta M-1 era pari a 442 miliardi di dollari. Il debito degli Stati Uniti saliva alle stelle, mentre i grassi banchieri dispiegano le forze statunitensi per proteggere la loro “crapulenza”. Un anno dopo gli eventi del 1973, le banche centrali internazionali videro i loro asset aumentare del 72%. [794] L’economista John Maynard Keynes raccomandò la creazione di un “pool internazionale monetario”. Il mercato degli eurodollari offshore è la piscina olimpionica dei banchieri illuminati che vi nuotano.

[781] Plausible Denial: Was the CIA Involved in the Assassination of JFK? Mark Lane. Thunder’s Mouth Press. New York. 1991
[782] The Rockefeller File. Gary Allen. 76’ Press. Seal Beac, CA. 1977. p.175
[783] The Robot’s Rebellion: The Story of the Spiritual Renaissance. David Icke. Gateway Books. Bath, UK. 1994. p.219
[784] The Prize: The Epic Quest for Oil, Money and Power. Daniel Yergin. Simon & Schuster. New York. 1991. p.608
[785] Behold a Pale Horse. William Cooper. Light Technology Press. Sedona, AZ. 1991. p.333
[786] Ibid
[787] The Money Lenders: The People and Politics of the World Banking Crisis. Anthony Sampson. Penguin Books. New York. 1981
[788] Cooper. p.333
[789] “CIA Kills Progressive German Banker”. Executive Intelligence Review. 7-17-92. p.36
[790] Cooper. p.333
[791] The House of Morgan. Ron Chernow. Atlantic Monthly Press. New York. 1990. p.609
[792] The Confidence Game: How Un-Elected Central are Governing the Changed World Economy. Steven Solomon. Simon & Schuster. New York. 1995. p.194
[793] The World’s Money: International Banking from Bretton Woods to the Brink of Insolvency. Michael Moffitt. Simon & Schuster. New York 1983 p.126
[794] Hot Money and the Politics of Debt. R.T. Naylor. The Linden Press/Simon & Schuster. New York. 1987. p.50

rockefeller-pyramidDean Henderson è autore di cinque libri: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Iscrivetevi al suo sito DeanHenderson.wordpress.com

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora