L’attentato di Bangkok: chi brandisce la scure sulla Thailandia?

Tony Cartalucci, LD 18 agosto 2015

0013729e431911171b9f02L’attentato del 17 agosto 2015 ha ucciso 20 persone e feritone più di 100, è uno dei peggiori attacchi terroristici nella capitale della Thailandia Bangkok. L’attentato ha colpito un santuario religioso frequentato dai turisti asiatici, in particolare cinesi, che ora costituiscono il più grande gruppo di visitatori in Thailandia. E’ evidente che l’attacco è mirato all’economia della Thailandia, e in particolare a un preciso segmento del mercato turistico della Thailandia. I commentatori hanno ammesso che esistono molti altri obiettivi dalla maggiore concentrazione di turisti a Bangkok. I terroristi hanno colpito in particolare il santuario di Erawan, nel centro di Bangkok. per colpire i turisti asiatici della Thailandia. I media occidentali hanno già diffuso teorie su chi abbia effettuato l’attentato, concentrandosi sui separatisti nel sud delle province della Thailandia in rivolta da anni. Molti notano, tuttavia, che la violenza raramente esce da queste province, e non è mai stata di tale scala, in particolare a Bangkok. Il deposto dittatore Thaksin Shinawatra e i suoi sostenitori sono dei possibili sospetti. Mentre i separatisti del sud non hanno mai compiuto violenze a Bangkok, i seguaci di Shinawatra sì, e spesso. Hanno attuato tumulti che uccisero due negozianti nel 2009. Nel 2010 inviarono 300 militanti pesantemente armati nelle strade di Bangkok, innescando scontri a fuoco che causarono quasi 100 morti, culminando negli incendi dolosi della città. Ancora usarono gli stessi terroristi nel 2013-2014 contro le proteste contro il regime di Shinawatra. Quest’ultimo episodio causò 30 morti e centinaia di feriti. Mentre alcun attacco dei seguaci di Shinawatra rivaleggia con l’attentato, il bilancio delle vittime totali e della carneficina causata dai suoi militanti nel 2010 e nel 2013-2014, certamente è superiore. I media stranieri hanno anche ipotizzato che i terroristi dallo Xinjiang o del cosiddetto “Stato islamico” (SIIL) siano potenzialmente coinvolti, forse per il gran numero di turisti cinesi colpiti dall’attentato, e poiché i terroristi dallo Xinjiang furono invitasi dalla NATO in Siria per combattere a fianco del SIIL. Fu già riportato come Stati Uniti ed alleati, che hanno sostenuto il regime di Shinawatra negli ultimi dieci anni, avessero anche legami con i separatisti filo-statunitensi-sauditi nel sud della Thailandia e con i separatisti uiguri filo-statunitensi-turchi in Cina. Con la politica estera statunitense quale denominatore comune dei possibili sospetti, ci si può chiedere: “Perché la Thailandia?” Cosa porta gli Stati Uniti ad agitarela scure contro la Thailandia?

NumberArrivalsbyCountryI peccati capitali della Thailandia
Mentre la Thailandia è percepita come alleata degli Stati Uniti, ciò risale alla guerra fredda ma non alla realtà moderna. Durante la guerra del Vietnam, la Thailandia fu coinvolta nel conflitto regionale e scelse di fare concessioni agli Stati Uniti piuttosto che affrontarli. La Thailandia già ricorse a una strategia simile durante la seconda guerra mondiale per mitigare la guerra con il Giappone a costi provvisori per la sovranità. Tuttavia, recentemente la Thailandia si allontana da Washington, e non solo nelle relazioni USA-Thailandia ma nel contesto delle ambizioni degli Stati Uniti in Asia e in particolare, in relazione ai piani per circondare, contenere ed “integrare” la Cina nell'”ordine internazionale” degli USA. Per comprendere questo passo, vanno chiariti mezzi, motivazioni e opportunità degli Stati Uniti nell’attacco terroristico.

1) La dirigenza della Thailandia ha sempre resistito, eroso ed infine spodestato il regime fantoccio sostenuto dagli Stati Uniti di Thaksin Shinawatra, dopo oltre un decennio di caos politico.
Shinawatra alla fine degli anni ’90 fu consigliere della famigerata società statunitense di private equity Carlyle Group e si presentava come amico personale della dinastia dei Bush. Promise alla sua nomina che avrebbe continuato a servire da “sensale” tra interessi degli Stati Uniti e risorse della Thailandia. Nel 2001 privatizzò beni e infrastrutture della Thailandia, compreso il conglomerato petrolifero nazionale PTT, venduto ad interessi stranieri, tra cui le compagnie petrolifere occidentali Chevron, Exxon e Shell. Nel 2003 Shinawatra avrebbe inviato truppe thailandesi per l’invasione dell’Iraq, nonostante le diffuse proteste di militari e pubblico tailandesi. Shinawatra inoltre permise alla CIA di utilizzare la Thailandia per il suo aberrante programma di estradizioni. Nel 2004 Shinawatra tentò d’imporre l’Accordo di libero scambio (ALS) US-Thailandia senza l’approvazione del Parlamento, ma con il sostegno del Business Council USA-ASEAN, e poco prima delle elezioni del 2011, che vide la sorella Yingluck Shinawatra andare al potere, ospitò i capi delle sue “camicia rosse” del “Fronte Unito per la Democrazia contro la Dittatura” (UDD) a Washington DC. Dal colpo di stato del 2006 contro il suo regime, Shinawatra fu rappresentato dalle élite aziendali-finanziarie degli USA attraverso propri lobbisti come Kenneth Adelman della Edelman PR (Freedom House, International Crisis Group, PNAC), James Baker della Baker Botts (CFR, Carlyle Group), Robert Blackwill (CFR) della Barbour Griffith & Rogers (BGR), Kobre & Kim, Bell Pottinger (qui) e Robert Amsterdam della Amsterdam & Partners (Chatham House). Dal 2006 ad oggi, gli ambienti politici e mediatici occidentali favoriscono continuamente Shinawatra e i suoi ascari politici, come Freedom House e la sua organizzazione ombrello, il National Endowment for Democracy (NED), per finanziare organizzazioni non governative (ONG) e accademici tailandesi sostenitori di Shinawatra e fomentare una continua sovversione politico-sociale contro la dirigenza della Thailandia. Recentemente, con la nomina di Glyn Davies ad ambasciatore degli Stati Uniti in Thailandia, laureato al War College sull’uso della forza non militare per rovesciare l’ordine socio-politico di una nazione presa di mira, gli USA s’impegnano ancora ad installare Shinawara al potere.

2) La dirigenza della Thailandia, dopo l’estromissione di Shinawatra, persegue la propria politica estera, e in particolare l’allineamento con la Cina.
Dal colpo di stato del 2006 che mandò in esilio Shinawatra, e il colpo di Stato del 2014 che finalmente iniziava il processo di sradicamento totale della sua rete politica, la Thailandia si è sempre più allontanata dal “Secolo del Pacifico americano” e avvicinata alla Cina in ascesa. Nella cooperazione militare, la Thailandia ha invitato la Cina a partecipare per la prima volta alle esercitazioni militari annuali Gold Cobra. Una volta mera esercitazione congiunta statunitense- tailandese, negli anni s’è evoluta riflettendo il cambio della politica estera della Thailandia, includendo la Cina ed indicando il riconoscimento di Bangkok della crescente influenza regionale di Pechino. E mentre la Thailandia è spesso accusata di avere un arsenale di sole armi statunitensi, la maggior parte è antiquata come gli obsolescenti carri armati M60. Prima del golpe della NATO in Ucraina, la Thailandia cercò di acquistare carri armati T-84 da Kiev. Possiede anche quasi 400 trasporto truppe corazzati Tipo 85 cinesi e oltre 200 veicoli da trasporto truppe blindati BTR-3 ucraini, per integrare gli obsolescenti M113 di fabbricazione statunitense. Forse la cosa più importante è l’intenzione della Thailandia di procurarsi una flottiglia di sottomarini d’attacco diesel-elettrici cinesi Tipo 039A. Defense News nell’articolo ‘Thai Chinese Sub Buy Challenges US Pivot” afferma: “La mossa della Thailandia d’acquistare sottomarini cinesi ha esacerbato le tensioni con gli Stati Uniti e rappresenta una sfida al “pivot” di Washington sul Pacifico. La giunta militare, che dichiarò il colpo di Stato nel maggio 2014 e creato il Consiglio Nazionale per la Pace e l’Ordine, potrebbe volgersi alla Cina per sostegno e cooperazione politica e militare, dicono gli analisti. Il Consiglio dei Ministri della giunta ha approvato l’acquisto di tre sottomarini d’attacco Tipo 039A (Yuan) ai primi di luglio”. E ‘chiaro che la Thailandia esce gradualmente dall’egemonia statunitense, dopo anni, con la cacciata di Thaksin Shinawatra e del suo regime, rafforzando i legami con la Cina, creando una disperazione quasi palpabile all’egemonia statunitense in Asia.

3) La dirigenza della Thailandia si rifiuta di prendere parte alla strategia della tensione degli USA sul Mar Cinese Meridionale.
Il “perno sull’Asia” degli USA era volto a creare conflitti sul Mar Cinese Meridionale tra Pechino e le nazioni del sud-est asiatico. Creando la crisi nel sud-est asiatico che non si può risolvere, gli Stati Uniti pensavano di accentuarne la dipendenza militare e politica dall’occidente. Nazioni come Giappone e Filippine hanno deciso di entrare in tale conflitto, spendendosi politicamente, militarmente ed economicamente per affrontare e contenere la Cina, mantenendo l’egemonia regionale degli USA. Altre nazioni come Vietnam, Malesia e Indonesia si sono affacciate sul conflitto, ma spesso con atteggiamento molto più equilibrato tra Pechino e Washington. La Thailandia ha tentato di evitare il conflitto. The Nation nell’articolo, “La Thailandia cammina sul filo del rasoio sul Mar Cinese Meridionale”, riferisce: “La visita dei vertici militari tailandesi in Cina, la prima in 15 anni, ha inviato un messaggio forte agli Stati Uniti e alla regione, alla Cambogia in particolare, che le difese di Thailandia e Cina hanno legami solidi come la roccia e non devono essere oggetto di speculazioni”. In sostanza, la Thailandia agisce d’urto nell’ASEAN per impedirle di adottare un atteggiamento aggressivo verso la Cina sulle tensioni nel Mar Cinese Meridionale. Ciò ha costretto i fantocci degli USA ad agire più unilateralmente verso la Cina, piuttosto che tramite l’ASEAN quale la facciata degli USA, come sostenuto per decenni presso l’immaginario collettivo dai documenti politici degli Stati Uniti.

Thailandia: una falla sulla Grande Muraglia degli USA nell’ASEAN
thediplomat_2015-02-06_16-08-01 Dalla guerra del Vietnam è chiaro che la politica estera statunitense in Asia è incernierata su contenimento dell’ascesa della Cina e sua “integrazione” nell'”ordine internazionale” che i politici statunitensi ammettono creato dall’occidente per l’occidente. Come svelato dai “Pentagon Papers” ciò fu deciso inequivocabilmente, ponendo le basi di decenni di politica estera. I documenti contenevano tre citazioni importanti riguardo ciò; il prima affermava: “...la decisione di bombardare a febbraio il Vietnam del Nord e l’approvazione a luglio della Prima fase d’implementazione, hanno senso solo se a favore della lunga politica degli Stati Uniti per contenere la Cina”. E sosteneva anche: “La Cina, come la Germania nel 1917, come la Germania in occidente e il Giappone in Oriente alla fine degli anni ’30, e come l’URSS nel 1947, si profila come grande potenza che minaccia di minare la nostra importanza ed efficacia nel mondo e, più lontano ma più minacciosamente, di organizzare l’Asia contro di noi”. Infine, si delinea l’immenso teatro regionale che gli Stati Uniti ingaggiano contro la Cina, al momento, affermando: “... ci sono tre fronti dello sforzo a lungo termine per contenere la Cina (rendendosi conto che l’URSS “contiene” la Cina a nord e nord-ovest): a) il fronte Giappone-Corea; b) il fronte India-Pakistan; e c) il fronte del Sud-Est asiatico. La cospirazione per circondare e contenere la Cina nata dai Pentagon Papers del 1967 fu ribadita per decenni da vari successivi documenti politici degli Stati Uniti. Nel 1997, il politico statunitense Robert Kagan, co-autore di molteplici piani di guerra che caratterizzano le aggressioni degli Stati Uniti, scrisse sul Weekly Standard l’articolo “Ciò che la Cina sa di quello che facciamo: il caso della nuova strategia del contenimento”. Qui Kagan rivela che gli Stati Uniti continuano la strategia del contenimento della Cina e afferma: “L’attuale ordine mondiale risponde alle esigenze di Stati Uniti ed alleati per cui è costruito. Ed è poco adatto alle esigenze della dittatura cinese che cerca di mantenere il potere nel Paese e aumentare l’influenza all’estero. I leader cinesi erodono vincoli e si preoccupano di cambiare le regole del sistema internazionale prima che il sistema internazionale cambi loro”. Continua spiegando come i cinesi percepiscono, correttamente, gli USA usare il sud-est asiatico come fronte unito contro Pechino: “Ma i cinesi capiscono benissimo gli interessi degli Stati Uniti, forse meglio di noi. Mentre accolgono la presenza degli Stati Uniti controllando il Giappone, la nazione che temono di più, si vede chiaramente che gli sforzi militari e diplomatici statunitensi nella regione limitano fortemente la loro capacità di diventare l’egemone della regione. Secondo Thomas J. Christensen, che ha trascorso diversi mesi intervistando analisti governativi civili e militari cinesi, i leader cinesi temono che essi “appaiano il Gulliver ai lillipuziani del Sud-Est asiatico, con gli Stati Uniti che forniscono corda e paletti”. Infatti, gli Stati Uniti bloccano le ambizioni cinesi semplicemente sostenendo ciò che ci piace chiamare “norme internazionali” di comportamento. Christensen sottolinea che i pensatori strategici cinesi considerano “le denunce delle violazioni della Cina delle norme internazionali” parte di “una strategia integrata occidentale, guidata da Washington, per impedire alla Cina di diventare una grande potenza”. Kagan rappresentava più semplicemente le proprie osservazioni. La politica del contenimento della Cina proiettando potenza e influenza statunitense alla periferia della Cina, in Pakistan, India, Myanmar, Thailandia, Malesia, Filippine, Giappone e Corea , è un tema ricorrente nel “Filo di perle: la sfida della potenza in ascesa cinese sulle coste asiatiche“, nel 2006 pubblicato dal Strategic Studies Institute, che presenta una mappa che indica il “Filo di perle” della Cina, un corridoio geostrategico che gli Stati Uniti dovrebbero spezzare per controllare lo sviluppo della Cina.
Al di là della Thailandia, la sovversione politica e il terrorismo a bassa intensità finanziati dal dipartimento di Stato USA appare in tutto il corridoio, con i fronti finanziati dalla NED e loro propaggini terroristiche che tentano di bloccare il Porto di Gwadar della Cina nel Baluchistan, in Pakistan; i sostenitori di Aung San Suu Kyi finanziati dalla NED in Myanmar, tentando di rovesciare il governo filo-cinese; i tumulti istigati della NED a Bersih in Malesia e dal loro capo Anwar Ibrahim; nel Mar Cinese Meridionale dove il Comando del Pacifico degli Stati Uniti agita le relazioni regionali. L’ultima affermazione dei piani degli Stati Uniti contro la Cina si presenta sotto forma di documento del suddetto Robert Blackwill, amministratore dell’era Bush e lobbista di Thaksin Shinawatra. Nell’articolo per CFR intitolato “Revisione della grande strategia degli USA verso la Cina”, si afferma: “Poiché lo sforzo statunitense d”integrare’ la Cina nell’ordine liberale internazionale ha ormai generato nuove minacce al primato USA in Asia, che potrebbero tradursi in una sfida conseguente al potere statunitense globale, Washington ha bisogno di una nuova grande strategia nei confronti della Cina, incentrata su bilanciamento del crescente potere cinese, piuttosto che continuare ad assistere all’ascesa”. Non è un caso che negli Stati Uniti i politici incaricati di elaborare le strategie del contenimento della Cina siano anche “lobbisti” dei regimi clienti degli Stati Uniti nel sud-est asiatico, per facilitare l’attuazione di tale “grande strategia”.

L’attentato in Thailandia nell’ambio del grande confronto
Così, l’attentato a Bangkok, se effettuato dal regime filo-USA di Shinawatra, dai terroristi filo-statunitensi-sauditi del sud o dai terroristi che gli Stati Uniti importano da Cecenia, Medio Oriente o Xinjiang, dove gli Stati Uniti attualmente cercano di fomentare l’ennesima insurrezione armata, è un atto di coercizione per allontanare la Thailandia dalla propria politica estera e di nuovo sottomettersi alla politica estera statunitense. In termini di cooperazione militare, economico e commerciale e legami politici, la Thailandia non è l’unica nazione che tenta di sfuggire all’egemonia statunitense. Malaysia e Myanmar hanno combattuto battaglie molto visibili contro i fantocci degli Stati Uniti. Se uno o più di questi Stati si sottrarrà completamente, si creerà un effetto a cascata che abbatterà la “Grande Muraglia dell’ASEAN” degli USA. I BRICS, alleanza geopolitica a favore dell’emergere di un mondo multipolare, devono riconoscere la lotta dell’ASEAN per uscire dall’egemonia occidentale e assisterla anche solo attraverso i media, denunciando i legami tra Stati Uniti e varie fazioni politiche regionali, e i legami tra Stati Uniti, loro alleati ed organizzazioni terroristiche regionali usate quando organizzare proteste è impossibile. Affinché l’ASEAN si affermi, deve resistere alla tentazione di capitolare al terrorismo e deve sostenere le nazioni vicine nel tentativo di preservare la sovranità nazionale. E’ chiaro chi cerca di “brandire la scure” sulla Thailandia. L’unica domanda che rimane è quanto sia grande e quante volte si abbatterà sulla Thailandia prima che coloro che l’agitano ne siano disarmati.o-MAP-570Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La divisione 30 e il fiasco del complotto contro la Siria

James Robertson Crimes of Empire 14 agosto 2015

Chi pensa che Stati Uniti o qualsiasi nazione occidentale “trasmetta valori democratici” ai popoli del Medio Oriente o di qualsiasi altra regione, bombardando e distruggendo gli Stati, nega la realtà.1019483209E’ un momento totemico per l’impero in dissoluzione. Dopo quattro anni di menzogne mediatiche a valanga, numerosi attacchi con armi chimiche sotto falsa bandiera e, infine, alcuni combattenti addestrati negli Stati Uniti e spediti in Siria,… per essere eliminati dal locale ramo di al-Qaida in pochi giorni. Gli Stati Uniti cercavano di utilizzare una combinazione di attacchi aerei e armi distribuite per influenzare la rivolta siriana. Secondo l’Istituto Brookings, l’esercito statunitense ha doppi centri di comando in Giordania e in Turchia da cui i comandanti statunitensi cercano di dirigere l’insurrezione.
Perché Assad sta perdendo del Brookings Institution
“Molti comandanti coinvolti nelle recenti operazioni a Idlib confermano all’autore che la sala operativa degli USA nel sud della Turchia, che coordina il supporto letale e non letale ai gruppi d’opposizione è stato determinante nel facilitarne l’operazione dai primi di aprile in poi. La sala operazioni, insieme ad un altra in Giordania, a sud della Siria, sembra avere aumentato notevolmente assistenza ed intelligence ai gruppi che controllano nelle ultime settimane”.
Il fatto che al-Nusra rimanga il primo gruppo di combattimento nel nord della Siria, mentre gli unici alleati degli Stati Uniti nel nord della Siria, i curdi, sono attaccati dai turchi insieme allo spettacolare fiasco della divisione 30, indicano che tali tentativi di dirigere l’insurrezione sono falliti miseramente. Il caos provocato è una cosa, ma la politica degli Stati Uniti a questo punto è un pasticcio del tutto incoerente. Che altro potrebbe spiegare tale sforzo tiepido in diverse aree? Un programma di formazione che vanta 54 promossi? Non è serio.

Il fiasco della divisione 30
Gli Stati Uniti hanno addestrato e rifornito un presunto gruppo “filo-occidentale” di ribelli siriani chiamato divisione 30 e che aveva il compito, ci viene detto, di lottare contro il SIIL. Il gruppo è stato infiltrato nella Siria del Nord dalla Turchia dove veniva addestrato. Secondo il Washington Post i combattenti furono dotati di attrezzature che gli permettevano d’inviare le coordinate per gli attacchi aerei statunitensi tramite personale statunitense operante in Turchia. Questo era il nuovo sistema “semplificato” che gli Stati Uniti cercavano di attuare secondo Karen de Young del Washington Post, che ha scritto, “Un funzionario statunitense vicino al programma di addestramento, che non è autorizzato a parlare pubblicamente della questione, ha detto che la cattura è stata “sicuramente una battuta d’arresto” per i piani turchi e statunitensi di usare la divisione 30 negli attacchi aerei contro le forze dello Stato islamico e creare una zona sicura per i ribelli nella zona. Il governo di Assad, che utilizza aeromobili per attaccare le forze di opposizione, è relativamente vicino, ed è stato avvertito dall’amministrazione, attraverso un canale già utilizzato presso la missione siriana dell’ONU a New York, di stare lontano dal punto in cui sono stati infiltrati i combattenti addestrati, ha detto un altro funzionario statunitense“. “Anche se le reclute non sono ufficialmente designate osservatori dei prossimi attacchi aerei degli Stati Uniti, hanno avuto apparecchiature che gli avrebbero permesso d’inviare le coordinate dello Stato islamico al personale statunitense sul lato turco del confine. Tale personale avrebbe poi trasmesso le informazioni agli aerei da sorveglianza e al comando operativo, rendendo più veloci e più precisi gli attacchi rispetto al solo utilizzo della sorveglianza aerea. I nuovi combattenti siriani hanno attraversato il confine a Kilis, dalla Turchia alla città di confine siriana di Azaz. Almeno alcuni di loro, l’ufficiale statunitense ha detto, si sarebbero congedati dopo il ritorno in Siria. Hasan, insieme al suo vice, sarebbe stato catturato mentre lasciava una riunione dei comandanti ad Azaz“.

L’illusione della Grandeur persiste a Washington DC
In una dimostrazione di splendida e terribile arroganza imperiale, gli Stati Uniti hanno avuto il coraggio d’informare il governo siriano della posizione di tale forza e dirgli che il gruppo non doveva essere attaccato. Immaginate la risposta degli Stati Uniti se la Russia infiltrasse un gruppo armato nel territorio degli Stati Uniti, il cui obiettivo è il rovesciamento del governo degli Stati Uniti e rivendicare che gli Stati Uniti non hanno il diritto di attaccare gruppi armati illegali che operano sul loro territorio con l’obiettivo di rovesciarne il governo!! Gli Stati Uniti, dopo tutto non hanno alcun diritto di operare in Siria. Non vi è alcuna risoluzione delle Nazioni Unite che autorizza un qualsiasi uso della forza da parte degli USA o di qualsiasi altra nazione contro la Siria. Perciò gli attacchi statunitensi in Siria, a questo punto, sono diretti contro i combattenti jihadisti distruttivi e folli del SIIL e al-Nusra, organizzazioni che non hanno valore giuridico o internazionale, e pochi hanno scelto di disquisire degli attacchi degli Stati Uniti alle forze del governo siriano, che sarebbero violazioni inequivocabili del diritto internazionale.

Gli Stati Uniti dovrebbero decidere se essere o meno uno Stato canaglia
ED-AR204_obagy_G_20130830164816 Esiste un sistema internazionale di regole, leggi e norme. Gli Stati Uniti ne sono firmatari e partecipano alle Nazioni Unite. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha l’autorità giuridica internazionale di autorizzare l’uso della forza, come nel caso della Libia quattro anni fa con risultati disastrosi. Se gli Stati Uniti non credono nel sistema delle Nazioni Unite e del diritto internazionale. dovrebbero lasciarlo e finirla con le pretese ridicole. Al-Nusra attaccò subito l’incontro dei capi della divisione 30 catturandone il capo. Jabhat al-Nusra fu attaccata più volte dagli aerei statunitensi. La sua percezione degli osservatori della divisione 30 come potenziale minaccia non era irragionevole alla luce di ciò. Alcuni giorni dopo, un altro attacco più concertato sul gruppo fece seguito, in sostanza fu l’ultima volta di cui s’è sentito parlare della divisione 30, fuggita in una zona controllata dai curdi e dove sembra semplicemente essere scomparsa. In seguito ci fu il fiasco dell’attacco degli aerei statunitensi al quartier generale di al-Nusra a Azaz, in ciò che sembra il classico gesto futile dal gigante infuriato ma impotente.
La sensibilità della questione è sottolineata dal fatto che per diversi giorni l’US DoD smentiva che tutto ciò fosse accaduto. “Posso dirvi che il personale della nuova forza siriana del nostro programma di addestramento è presenta ed identificato, e nessuno è stato arrestato o catturato“, ha detto il capitano dell’US Navy. Jeff Davis, portavoce del dipartimento della Difesa. Ciò è avvenuto nonostante i video che mostrano i combattenti rilasciati da al-Nusra che ha annientato il gruppetto specializzatosi negli Stati Uniti ed inviato in Siria del Nord con l’istruzione presunta di identificare i combattenti del SIIL ed inviarne le coordinate al personale statunitense in Turchia, che avrebbe poi diretto gli aerei degli Stati Uniti sugli obiettivi. E’ stato affermato che si “presumeva” che al-Nusra vedesse il gruppo come alleato, ciò probabilmente pensando che Jabhat al-Nusra recentemente ha beneficiato enormemente dell’invio di missili anticarro TOW dagli Stati Uniti. Al-Nusra ha ricevuto a maggio tali armi estremamente efficaci dal finto gruppo indipendente Haraqat Hazam. “Un video pubblicato da al-Nusra mostra le armi utilizzate per attaccare le basi siriane di Wadi Dayf e Hamidiyah nella provincia di Idlib“.  Gli statunitensi hanno bombardato al-Nusra assai sporadicamente. Il gruppo Qurasan, secondo molti un’operazione diversiva, era l’obiettivo dichiarato. Se il gruppo Qurasan sia reale o no, il Daily Mail suggerisce che gli Stati Uniti hanno condotto una campagna di attacchi aerei estremamente intermittente contro le postazioni di al-Nusra, da quando iniziarono a bombardare la Siria a fine settembre 2014.

La guerra siriana
Dal 2011, la Siria è attaccata da estremisti jihadisti stranieri ancora sostenuti dall’occidente e dai suoi alleati come la Turchia, membro della NATO. I combattenti estremisti di SIIL e al-Nusra ricevono rifornimenti, addestramento, armi e altri aiuti da Turchia, Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita, Qatar e Stati del Golfo. Per quattro anni i media occidentali hanno in modo netto sostenuto gli sforzi della filiale di al-Qaida, Jabhat al-Nusra, e altri gruppi combattenti islamici, ed hanno apertamente cercato di sopprimere le prove dei loro crimini di guerra, anche quando fornite dai propri giornalisti.

Complotti fallimentari
L’operazione di cambio di regime in Siria non è riuscita per due ragioni principali. La Siria ha alleati e la false flag del Ghuta non ha portato agli attacchi aerei occidentali, necessari per il successo dell’operazione, dopo una serie veramente bizzarra di eventi che coinvolsero il partito Laburista inglese, il segretario di Stato degli USA John Kerry, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e anche il giornalista che pose a John Kerry la domanda che aprì la porta all’intervento diplomatico russo che vide le armi chimiche siriane rimosse.

zabadaniLa False Flag dell’agosto 2013: fine di un sogno impossibile
Il cambio di regime cercato deragliò nell’agosto/settembre 2013 dopo il fallimento della false flag chimica nel Ghuta, per avere il desiderato bombardamento occidentale, ormai di routine, seguito dal rovesciamento violento del governo e dello Stato da parte di mercenari sostenuti dall’occidente. Questo fu il momento in cui il partito della guerra aveva l’occasione, ma l’attacco apparentemente inevitabile non avvenne mai. Il governo siriano aveva mantenuto forti legami con la Federazione russa e la Russia ha una base navale in Siria, la sola nel Mediterraneo. Quindi considerando che la Russia votò a favore del bombardamento della Libia, fu attivamente contraria a qualsiasi attacco alla Siria. L’Iran minacciò gli Stati Uniti con una guerra regionale. A questo punto l’obiettivo del cambio di regime doveva essere ripacchettato. Improvvisamente il SIIL si scatenò in modo massiccio e qualcuno iniziò a produrre in occidente i video delle chiaramente false decapitazioni, siglando un patto con le TV occidentali. Meno di un anno dopo gli Stati Uniti bombardavano l’Iraq, con l’approvazione del governo iracheno e subito informarono il governo siriano che avrebbero bombardando il SIIL anche in Siria. Era solo questione di tempo prima che gli Stati Uniti facessero qualche mossa subdola per consentirgli di attaccare la Siria. La speranza di un corso più razionale è rimasta, ma l’ottimismo era vano.

Il motivo è chiaro
La motivazione di queste operazioni sembra essere la preoccupazione occidentale, israeliana e saudita per la crescente influenza iraniana in Medio Oriente, dovuta in gran parte alla criminale invasione occidentale dell’Iraq nel 2003 e prima dall’altrettanto criminale attacco israeliano al Libano nel 1982. Queste avventure permisero all’Iran di costruire un ampio ponte terrestre con gli alleati, dal confine occidentale dell’Afghanistan al Mediterraneo unendo Iran, Iraq, Siria e Libano, anche se nessuna delle parti è pienamente al potere in Libano o in Iraq, i partiti alleati dell’Iran hanno avuto il sopravvento, militarmente e politicamente. La Siria con il suo leader strano, oltre a un datato Stato di polizia in stile sovietico, la corruzione, forze armate antiquate e una popolazione in gran parte sunnita, era l’obiettivo naturale. Niente di meno che l’autorità della Defense Intelligence Agency osservò nel 2012 che il conflitto siriano è una guerra per procura.
La stima dei morti, secondo l’occidente, sarebbe ora di 240000 persone e milioni di profughi fuggiti per salvarsi la vita. Vaste le regioni del Nord e e dell’Est della Siria fuori dal controllo del governo.

La zona di sicurezza
La Turchia è da tempo sostenitrice dell’idea di una presunta “zona sicura” al confine nord della Siria. Il piano raccoglie di norma l’approvazione entusiastica dalla stampa del partito della guerra come passo importante sulla via del cambio di regime. Secondo il Guardian, la zona di sicurezza si suppone “si estenda per 68 miglia lungo il confine tra Turchia e Siria, da Jarabulus a Maria, per circa 40 miglia di profondità, arrivando alla periferia di Aleppo“. Molte fonti raffreddano l’idea. La ragione di ciò è ovvia, il conflitto di interessi tra Stati Uniti e Turchia sulla situazione. La Turchia si oppone a qualsiasi forma di sovranità curda al confine meridionale, mentre gli USA vedono i combattenti curdi in Iraq e Siria come alleati chiave. Ne è un esempio il fatto che i combattenti curdi nel nord della Siria integrino forze speciali occidentali, cosa scoperta da questa storia: L’attacco della Turchia ai curdi potrebbe trascinarci in un nuovo confronto, temono fonti militari che afferma: “Abbiamo forze speciali statunitensi non lontano da dove i turchi bombardano, che addestrano i peshmerga curdi”.

Retorica e realtà
La Turchia spesso esibisce una retorica esagerata ma le azioni raramente seguono le parole. L’operazione anti-curda nel nord della Siria non è un l’inizio perché gli Stati Uniti non permetterebbero alla Turchia di bombardare i combattenti curdi e i loro “istruttori” delle forze speciali occidentali. La Turchia bombarda il nord dell’Iraq in silenzio e cosi è stato. Uno scherzo. Non vi è alcuna forza di sicurezza disponibile sul terreno per controllare la supposta zona di sicurezza. La Turchia non ha intenzione di inviarvi forze sufficienti per proteggere un’area di 60 per 40 miglia. L’unica forza di sicurezza vitale nella regione sono i gruppi di combattenti curdi violentemente contrari alla Turchia; il tutto crolla sotto il peso di tali contraddizioni. Anche i media statunitensi raffreddano le fantasie sulla zona sicura.
Gli USA abbattono l’idea della zona sicura in Siria
Perché la proposta ‘zona di sicurezza’ della Turchia contro il SIIL in Siria non è così sicura
La zona di sicurezza è solo un’altra idea stupida che non ha concluso nulla. Una delle tante. Altre presumibilmente ne seguiranno e presumibilmente falliranno per la ragione che i cospiratori sono idioti infantili le cui ambizioni non eguagliano mai le capacità.

Conclusioni
La trama si disvelava nel nord della Siria la scorsa settimana, ma i risultati catastrofici e la natura vile dell’operazione divisione 30 ci parlano di un’amministrazione statunitense assai divisa e travolta da una grave guerra politica ogni giorno, dove i falchi dell’impero dei banchieri provano disperatamente ad ostacolare i “Prima gli USA” nel tentativo di “cambiare missione” agendo da punta di lancia d”Israele a vantaggio degli interessi israeliani e contro quelli degli Stati Uniti e della comunità internazionale. Una visione razionale degli Stati Uniti sul Medio Oriente enfatizzerebbe stabilità e riforma cercando di por fine alla follia del settarismo e della guerra per procura. Ma ciò è purtroppo un sogno irrealizzabile. Chi pensa che Stati Uniti o qualsiasi nazione occidentale “trasmetta valori democratici” ai popoli del Medio Oriente o di qualsiasi altra regione, bombardando e distruggendo gli Stati, nega la realtà. Non si tratta di teoria. Conosciamo i risultati delle guerre imperiali per l’illuminazione e la democrazia. Li vediamo tutti i giorni in Iraq, Libia e tutti gli altri luoghi in cui i militari occidentali hanno il compito di distruggere per conto dei banchieri dell’impero.Assad-Nasrallah1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le radici del terrorismo statunitense: come Obama se ne andrà

Ziad A. Fadil Syrian Perspectivedt.common.streams.StreamServer.clsI presidenti si giudicano dal loro curriculum in economia, politica, diplomazia e guerra. Possono anche essere giudicati per quello che avrebbero potuto fare ma non hanno fatto. Tragicamente, il primo presidente afro-americano sarà diffamato dagli storici per quello che ha combinato. Questo sito è dedicato alla guerra in Siria e qualsiasi analisi dell’inettitudine di Obama dovrà concentrarsi sulle miserie che ha aggravato o deliberatamente creato. Quest’uomo non è di sinistra; non è rivoluzionario; non è socialista, né idealista, non è l’umanitario meritevole del Premio Nobel per la Pace. La nostra posizione è che sia solo un imbecille, un uccello che arruffa le piume. Pochi giorni fa, l’urbano ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov era seduto allo stesso tavolo con la controparte dell’Arabia Saudita per una conferenza stampa conclusiva. Un microfono puntato verso la bocca del signor Lavrov ha raccolto qualcosa d’insolito per questo affabile diplomatico di carriera. Mentre il saudita Adil al-Jubayr confutava ogni ipotesi di cooperazione con il governo legittimo del Dottor Bashar al-Assad, Lavrov fu registrato borbottare in russo, senza alcuna sorpresa: “Che fottuto imbecille!” La Cage aux folles degli alleati degli USA in mostra. Fin dall’inizio del conflitto, Obama e la sua squadra di diplomatici dementi e spettrali come Robert Ford, Hillary Clinton e Christopher Stephens, sono complici dello spargimento di sangue che inonda la Siria da marzo 2011 a oggi. Ford, uno dei peggiori criminali di guerra della storia, era intento a sfruttare la cosiddetta “primavera araba” come copertura per un piano covato anni prima per destabilizzare il governo siriano baathista, al fine di allontanare Damasco da Iran e Hezbollah. La trama non aveva niente a che fare con democrazia o libertà di riunione, ma con il crescente potere iraniano e relativa proiezione sul Mediterraneo, riflettendo anche la sensibilità statunitense alle denunce di alleati come Qatar e Arabia Saudita che guardavano gli sviluppi minacciosi nell’energia, che mettono in dubbio il futuro di tali plutocrazie feudali.
sergey-lavrov-adel-jubayrL’Iran, come ho già scritto in un lungo articolo, ha sfidato i complotti di USA/NATO per isolarlo e strangolarne l’economia. Ciò che gli statunitensi hanno ottenuto invece è un Iran che si sviluppa dall’interno basandosi su millenni di realizzazioni scientifiche di un popolo assuefatto a disagio e sfruttamento pragmatico del proprio universo per conquistarlo. L’Iran non è per nulla una nazione di terza categoria composta da tribù e sciamani come gli arabi della penisola. L’Iran osserva dritto l’abisso di Washington negli occhi di Barack Obama e della sua banda di assassini. Tutto, da quel momento, quando Washington si rese conto d’impegnare ideologicamente sul serio Teheran con la propria agenda islamista, ebbe per scopo inserire un cuneo tra l’Iran e la Mezzaluna Fertile. Ecco ciò che guida gli Stati Uniti: il metanodotto che attraversa l’Iraq sciita fino al litorale siriano, mettendo fine alla posizione di vantaggio del Qatar quale principale esportatore di gas. Gli Stati Uniti guardavano al progetto iraniano-russo rafforzare ulteriormente l’influenza di Mosca sull’Europa mentre quella degli USA diminuiva. Gazprom, il monopolio energetico russo, aveva già stipulato accordi con Iran e Siria per trasportare, raffinare e rifornire gas naturale all’Europa. Ciò significa che Gazprom avrebbe controllato i prezzi del gas naturale con una serie di alleanze che gli Stati Uniti stavano disperatamente cercando di sabotare. Questo terrorizzava anche Gran Bretagna e Francia (la vecchia Europa). Dobbiamo aggiungervi il fatto che uno dei principali giacimenti di gas naturale, Mother Lode, al largo delle coste di Siria, Libano, Cipro e la Palestina, sarebbe soggetto ai capricci dei magnati di Gazprom. Con Hezbollah in possesso di missili antinave e l’arsenale formidabile della Siria dotato di missili terra-mare Jakhont, nessuna combinazione di forze navali potrebbe fermare l’evoluzione di una nuova ed economicamente indipendente Siria baathista o del Libano controllato da Hezbollah. Il leader della Turchia, Erdoghan, è pienamente consapevole dei pericoli che ciò pone alla sua programmata rinascita neo-ottomana. Nessuno è più interessato ad impedirlo del leader-stragista della Turchia. Per bloccare tutto questo e preservare l’egemonia statunitense nel Mediterraneo, gli Stati Uniti prima cercarono di rovesciare il Baath. Per non sbagliarsi non solo presero di mira il Dottor Assad, ma l’intera costruzione arabo-nazionalista che aveva fatto della Siria un alleato della Russia e dell’Iran, e un nemico degli Stati Uniti nella Palestina occupata e nell’Iraq invaso dagli USA. Era il Baath, ma quando gli Stati Uniti, nel 2013, capirono che i loro piani per dividere l’esercito siriano fallirono miseramente, decisero una guerra in cui non ci sarebbero stati vincitori, in particolare il Dr. Assad e il mostro di Frankenstein che Stati Uniti e sionismo hanno creato: il SIIL.
Lo sforzo per costruire un’opposizione siriana che rovesciasse Assad fallì. Robert Ford, più di chiunque altro è responsabile del fallimento e delle politiche mefitiche che hanno ucciso decine di migliaia di siriani; tutto a causa di un piano sbagliato e di un universo incompreso. A sud, dove si sperava che l’insurrezione istigata dai giordani creasse uno Stato cuscinetto alleato di Amman (e a maggior ragione degli Stati Uniti), dando impulso all’imminente invasione della capitale della nazione, divenne una guerra di attrito tra l’Esercito Siriano e soprattutto i jihadisti di al-Qaida. Gli sforzi per trovare elementi secolari tra i pochi disposti ad offrirsi volontariamente fallirono lasciando gli Stati Uniti nella non invidiabile posizione di aiutare lo stesso gruppo che glorificava gli attacchi agli Stati Uniti dell’11 settembre. Anche l’opposizione in esilio divenne una barzelletta. Mentre i suoi membri godevano del comfort degli alberghi di prima classe in Europa, finanziati dalle tesorerie saudite o qatariote, l’opposizione non poté costruire relazioni con un qualsiasi gruppo armato in Siria che non fosse l’evanescente esercito libero siriano i cui agenti sono morti o senza gambe. Anche i loro capi, da George “Capitan Canguro” Sabra ad Ahmad Muadh al-Qatib, al curdo irrimediabilmente smarrito Ghasan Hito, fino al ratto turco Qalid Qoja, resistette oltre nel fare ciò che mai poteva fare, suscitando il sarcasmo dello stesso Obama. Senza alcuna possibilità di cambiare corso della guerra affinché la Siria rinunciasse alla propria alleanza e dipendenza da Iran e Russia, gli Stati Uniti sprofondarono ulteriormente nell’abisso della depravazione da quando Ronald Reagan cominciò a chiamare i Contras “Freedom Fighters”.
Il fattore energia è la chiave per comprendere la necessità degli USA di preservare le proprie ambizioni egemoniche regionali, compresa anche la possibilità di bloccare l’avanzata della Marina russa nel Mediterraneo. Ma ci sono altri fattori, oltre l’energia, l’impatto sull’influenza degli Stati Uniti e la sopravvivenza delle alleate preistoriche monarchie feudali. C’è anche la proliferazione della tecnologia missilistica. Pensate a questa proposizione: se Hezbollah ha 100000 razzi nel proprio arsenale, quanti ne avrebbe l’esercito siriano? Quando si considera il fatto che l’85% dei razzi della milizia libanese è prodotto in Siria, si può stimare il numero posseduto dall’EAS? Supponendo che l’EAS abbia più di 100000 missili che vanno dagli SCUD B, C e D, ai FROG, Katjusha e tutte le altre chicche, quanti razzi l’Iron Dome del sionismo potrebbe intercettare? E se l’Iran lancia il suo ancor più grande arsenale sulla Palestina occupata? Che altro dopo? Alcun partito ha maggiormente investito nella carneficina in Siria dello Stato-Ghetto khazaro, la cui vita dipende soprattutto dalla capacità di contrastare l’attacco missilistico dell’alleanza tra Hezbollah, Siria e Iran. Quando Hasan Nasrallah avverte i sionisti in Palestina che le loro città bruceranno con un attacco missilistico totale, non scherza. Per il sionismo, il governo del Baath in Siria va smantellato per ragioni ancora più inquietanti di quelle che occupano le menti delle scimmie saudite. I sauditi sono preoccupati dai soldi che possono continuare a derubare dal proprio popolo. I sionisti si preoccupano per quanto possono ancora sfruttare e asservire il popolo palestinese. Ma cosa può fare Obama? O cosa avrebbe potuto fare se non fosse una donnola smidollata? Obama ha creato, insieme allo Stato colono sionista, il gruppo chiamato SIIL, Daish o Stato islamico. Quant’è intelligente? Come mostro di Frankenstein, il gruppo terroristico era la risposta agli sforzi dell’Iran per estendere il gasdotto in Iraq e Siria, ed attraverso la creazione del califfato sunnita, impedirlo; ma ciò s’è trasformato in una minaccia non solo per le aspirazioni dell’Iran ma anche per le scimmie alleate, ossessionate dall’aiutare il SIIL nel rovesciare il governo della Siria, nemico mortale del SIIL. Quant’è complicato.
1536587Vedete, il SIIL invase l’Anbar con l’assistenza diretta del partito Baath iracheno fedele a Sadam, Stati Uniti, Turchia ed Arabia Saudita. Come, vi chiederete? Semplice. Addestrate i ratti necessari in Turchia con l’aiuto di ufficiali dell’esercito di Sadam, lo stesso esercito che fu devastato dai militari degli Stati Uniti e che fu sciolto dall’idiota immortale L. Paul Bremer. Gente, la politica estera statunitense è piuttosto curiosa, no? Così, con l’aiuto dell’US Air Force, al SIIL fu concesso abbastanza territorio per bloccare l’estensione del gasdotto, senza distruggere l’esercito iracheno che gli Stati Uniti vogliono come cliente per i propri armamenti. Ma ora il SIIL minaccia non solo i piani dell’Iran, ma degli USA e l’esistenza del regime saudita. Ora si arma un’al-Qaida riabilitata. Oh. E la cosa diventa ancora più sordida. I traditori neoconservatori statunitensi, ardenti sionisti dalla doppia cittadinanza “israeliana”-statunitense e i loro vassalli cristiani, fanno di tutto per far apparire al-Qaida il tizio del quartiere da sostenere ardentemente. I sionisti in Palestina li curano, li armano e li riforniscono, per non parlare degli interventi occasionali quando l’Esercito siriano sta per spazzarli via, come nel Qalamun o nel Golan. Il Qatar cerca disperatamente di cambiare il modo con cui Jabhat al-Nusra si presenta al mondo. Se ricordate, Nusra è il franchise di al-Qaida in Siria fedele ad Ayman al-Zawahiri e guidato da Abu Muhamad al-Julani. Finora, per motivi ideologici/teologici, il capo di Nusra non ha ingoiato l’esca tossica che il Qatar gli esibisce, preferendo attenersi alla tossicità della sua interpretazione blasfema dell’Islam. E quando si aggiunsero Gran Bretagna e Francia, fu ancora più complicato. Entrambi i Paesi, non volendo accettare la retrocessione nel cassonetto della storia, cercano di trovare il modo di restaurare i vecchi imperi. Ai traditori di carriera come gli hashemiti di Giordania, un premio come la Siria per mantenere la stentata e fallita idea di Stato governato da una dinastia di second’ordine fallita, lusinga. Dopo tutto, non sarebbe bello avere un regno giordano allargato e doverosamente al servizio degli interessi di Parigi e Londra? Ancora? E così, inglesi e francesi recuperarono il loro vecchio modo di schierarsi con i terroristi, che la stampa occidentale convenientemente chiama “ribelli”, “combattenti”… e la lista continua ad nauseam.
Ma ciò che Obama non può capire è che Russia e Iran sono strategicamente impegnate sulla longevità del governo di Assad, sia pure per ragioni diverse, e a volte per gli stessi motivi. I due Paesi hanno chiarito che non ci sarà alcun “cambio di regime”. Questo dovrebbe bastare come dimostrazione della difficoltà che Stati Uniti ed alleati affronteranno tentando di bloccare il gasdotto, difendere lo Stato colono sionista o ampliare il regno hashemita. Con l’Iraq che ora si coordina con la Siria, Obama potrebbe, quanto meno, smetterla di mascherarsi da uomo della pace e diventare un logico spassionato. Niente da fare. La Russia ha appena consegnato i cruciali aerei MiG-31B Foxhound alla Siria. Ho già scritto che la Siria ha due squadriglie di questi avanzatissimi intercettori, ora attivati fisicamente e contrattualmente per affrontare la crescente minaccia del tiranno folle e disperato della Turchia. Altri missili antiaerei S-300 e batterie di Iskender sono stati consegnati in risposta alle provocazioni turche. Obama avrebbe potuto aver successo se non fosse il buono a nulla che è. Schiavizzato dai sionisti pieni di soldi, il partito politico dipende dal supporto sionista, dai media impegnati nell’agenda sionista, da personalità prive d’indipendenza ed alleati motivati solo dalla baldanza sionista, e il desiderio di lasciare l’eredità del non intervento è divenuto la satira di tutto ciò che sognano tali pagliacci. Invece di lasciare l’incarico senza guerre in attivo, lo lascerà con più guerre all’orizzonte che il successore, e l’umanità, potranno immaginare. La sua presidenza è un fallimento per ciò che avrebbe o non avrebbe potuto fare.0822_syria-assadTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Alessandro Lattanzio: Intervista a Geopolitika (Belgrado)

A cura di Srdjan Novakovich, Geopolitika, 24 luglio 2015

1. 11 settembre: c’è stato un “passaggio di mano” del potere al livello di Stato Profondo negli USA?
11817266L’11 settembre 2001 fu attuata un’operazione militare statunitense nel territorio nazionale. Ciò è dimostrato dalla commissione d’indagine del Congresso e del Senato degli USA che hanno in pratica insabbiano le (scarse) indagini ufficiali governative sull’attentato, e dal fatto che i responsabili della difesa aerea e altri leader militari responsabili della difesa degli USA, furono tutti promossi e nessuno indagato per inefficienza. In sostanza avevano portato a termine ‘con successo’ l’operazione militare dell’11 settembre 2001. Va notato che l’autoattentato ha avuto maggiore impatto negli USA, che all’estero, al di là della retorica sulla Guerra al Terrore. Certo, architettare l’11 settembre solo per invadere Iraq o Afghanistan fu chiaramente eccessivo. L’obiettivo vero erano Iran e Corea democratica popolare. Ma le avventate avventure militari di Washington e dei neo-con in Medio Oriente hanno svelato invece la fragilità estrema della macchina militare statunitense, incapace di conquistare ed occupare i territori devastati di Afghanistan e Iraq. Figurarsi uno scontro militare diretto con l’Iran. Sarebbe stata una catastrofe militare per gli statunitensi, una prospettiva occultata dall’apparato mediatico mondiale di disinformazione e propaganda diretto da New York e Los Angeles (Hollywood). Quindi gli obiettivi geopolitici di Washington, perseguiti tramite l’11 settembre, furono completamente mancati, e l’intervento in Iraq sostanzialmente controproducente, permettendo all’Iran di consolidarsi quale potenza regionale, nonostante Washington utilizzi ancora oggi il territorio iracheno per attuare la sua guerra ‘non-ortodossa’ o asimmetrica tramite lo Stato Islamico, creazione delle intelligence di NATO (Gladio) e Mossad israeliano. Sul piano interno, l’11 settembre ha avuto più successo potendo imporre il Patriot act, una legge che viola la stessa costituzione statunitense, senza opposizione e acutizzando un clima paranoico vigente negli USA, già potentemente coltivato da un sistema mediatico che instilla terrore psicologico nella propria popolazione (una serie infinita di telefilm polizieschi o d’azione ricolmi di cadaveri, violenze, ecc.)

2. Il 2001 ha accelerato la guerra sui gasdotti e i corridoi energetici, il narcotraffico e i cambi di regime geopolitico-energetici?
Gli USA hanno sempre utilizzato i cambi di regime, si pensi a Panama nel 1902, staccato dalla Colombia per poter costruirvi il canale interoceanico; ‘corridoio’ del primo ‘900. Con la caduta dell’URSS si accelerò la guerra sotterranea per il controllo di gasdotti e oleodotti, e da allora non è mai cessata se non nelle zone recuperate all’influenza russa o cinese, come in Asia centrale. L’ultimo esempio di tale guerra ‘energetica’ è lo scontro tra Pravij Sektor (alias Polonia, neocon USA, Gladio) e junta golpista di Kiev (alias Germania, Francia, amministrazione Obama) a Mukachevo, seconda città della Transcarpazia ucraina, regione da cui passano fisicamente tutti i gasdotti ucraini diretti in Europa. La Transcarpazia sarà al centro della futura lotta energetica in Ucraina, dopo una prima sconfitta della NATO, nella guerra per la regione del Donbas, la più importante regione energetica dell’Ucraina.
Il narcotraffico è sempre stato un utile strumento di Washington e della CIA per destabilizzare governi ostili e finanziare i propri ascari: narcoguerriglieri antivietnamiti in Indocina; mujahidin islamisti in Afghanistan, Bosnia e Kosmet; paramilitari in America Latina (Colombia, Messico, Panama, Nicaragua, Paraguay e Venezuela). La storia della simbiosi tra narcotraffico e operazioni coperte statunitensi è ben illustrata dall’esplosione della produzione di eroina nell’Afghanistan post-taliban e della relativa rete di smercio rappresentata dagli staterelli creati dalla NATO in Kurdistan e Kosmet.

3. La Siria e le guerre permanenti dei neocon usraeliani. Qual e’ il ruolo della Turchia di Erdogan?
In Medio Oriente l’amministrazione Obama ha tentato di attuare una politica alternativa a quella dei neocon di Bush II e Cheney. Non più interventi diretti del Pentagono, che come già osservato si sono rivelati costosi e controproducenti svelando definitivamente la debolezza militare degli USA. Qui Washington, con la ‘Primavera araba’, vera e unica carta geopolitica di Obama, ha tentato di sovvertire a proprio vantaggio lo status quo mediorientale utilizzando l’ultima risorsa rimasta a Washington, la propaganda e la disinformazione dei propri apparati ‘mediatico-culturali’, pensatoi o ‘centri studi’ (think tank) e dalla montagna di carta straccia nota come dollari USA. Nei Paesi mediorientali Washington ha applicato la tattica delle ‘rivoluzioni colorate’, con la variante dell’estremismo taqfirita, concessione dovuta al fatto di dover imbarcare nella guerra civile, da scatenare in Medio oriente, gli alleati di Israele, Turchia, Arabia Saudita e Qatar, concedendogli fette di territori e risorse da dominare una volta strappate a Libia, Egitto, Algeria, Yemen, Siria e Iraq. Anche in tale caso, principale obiettivo di Washington era la distruzione dell’Iran. E ancora, come nel caso della ‘Guerra al terrore’, la ‘Primavera araba’ di Washington, dopo un primo ed effimero successo, è collassata nel disastro totale che ne risucchia gli alleati; ad esempio il Qatar è stato emarginato dopo un paio di anni di peana elevati nei riguardi di Doha da un ceto giornalistico-accademico occidentale oramai totalmente prostituitosi ai petrodollari degli emiri del Golfo Persico. Il ‘successo’ libico è un buco nero; in Egitto e Tunisia i regimi-fantoccio dei fratelli musulmani, a libro paga di Doha, sono stati scacciati dalle relative borghesie nazionaliste; Siria, Iraq e Yemen resistono efficacemente alle varie manovre aggressive della NATO (tramite Gladio-B), anzi, l’Arabia Saudita, maggiore risorsa degli USA in Medio Oriente, viene risucchiata dalla guerra immotivata e irrazionale che ha scatenato contro lo Yemen (va rilevato che lo Yemen ha una popolazione superiore a quella saudita), mentre Israele non solo non ha aderito alle sanzioni contro la Russia, imposte per la crisi ucraina, ma cerca evidentemente di entrare nell’area economica che Russia e Cina costruiscono in Eurasia, volendosi porre come polo alternativo all’Iran. Da qui l’apparentemente irragionevole posizione di Netanyhau sull’accordo nucleare con l’Iran e l’apertura a una Grecia minacciata ed emarginata dall’Unione europea. Su questo piano, entra in concorrenza anche la Turchia neo-ottomanista di Erdogan, che vuole fagocitare le zone industriali ed energetiche di Siria e Kurdistan, per trattare poi da posizioni di forza con l’UE e Mosca. Ma anche qui, l’irrazionalità di Erdogan lo danneggia fortemente. In Turchia, ad esempio, sono scoppiati dei tentati pogrom anticinesi, maggiori alleati della Russia, mettendo in forse un ulteriore avvicinamento al Patto di Shanghai, cosa cui Erdogan pare ancora ambire, entrando così in concorrenza diretta con Iran e Israele. In sostanza, il triangolo Tel Aviv – Ankara – Tehran ruota attorno a Mosca e all’area economica eurasiatica che costruisce con Pechino. Una corsa che probabilmente terminerà con la vittoria dell’Iran, avendo maggiori ragioni geopolitiche e storiche dalla propria parte.

4. Il miracolo cinese e il potere deterrente dell’Esercito popolare. Russia-India-Cina, BRICS e SCO. Hezbollah, Songun e i futuri conflitti, quali prospettive?
Il blocco continentale dell’Eurasia va creando il proprio polo militar-strategico oltre che economico-commerciale. La Cina ne è il pilastro economico, ma anche militare (sul piano convenzionale). La politica avviata da Deng, una volta sbarazzatosi del settarismo vigente negli apparati statali e del partito cinese, prevedeva quattro grandi modernizzazioni, consapevole che una grande economia permette una grande società, grande patrimonio tecnico-scientifico e grandi forze armate. Perciò il Partito comunista cinese puntò soprattutto sullo sviluppo economico-industriale negli anni ’80 e ’90, avviando il ‘Grande balzo’ militare solo dal 2001, davanti alle minacce di Washington. Gli ‘esperti’ occidentali guardano la Cina come se fosse ancora negli anni ’80, sottovalutandone i progressi militari degli ultimi 15 anni. Tra l’altro, tali ‘esperti’ continuano a sottovalutare perfino la potenza militare russa attuale, soggiogati dai depliant delle industrie belliche statunitensi, o peggio dalla filmografia di Hollywood. Non va dimenticato che il 90% dei cosiddetti ‘esperti’ militari occidentali sono giornalisti prezzolati dalle grandi industrie belliche occidentali, il cui compito e far credere che bombardare Paesi come Grenada, Afghanistan o la Libia equivalesse a sconfiggere sul campo le forze armate di Russia, Cina o Iran. I risultati di tale ragionamento sono evidenti in Novorossija, Georgia, Siria e Iraq. Come già detto, il blocco eurasiatico si forma attorno all’alleanza tra Russia, Cina e India, tutte grandi potenze nucleari e industriali, tutt’altro che da sottovalutare, e a cui si aggregano altre potenza militari e nucleari come Pakistan, Iran e probabilmente Corea democratica, uno Stato denigrato dalla dozzinale propaganda atlantista e hollywoodiana, ma che nel 2014, grazie alle politiche seguite dal Partito dei Lavoratori, ha perfino registrato una crescita economica superiore a quella dell’eurozona. Un dato che i pagliacci mediatici che infangano di continuo la Corea democratica nascondono accuratamente. Come la Corea del Songun è l’avanguardia del blocco continentale eurasiatico, nella regione dell’Asia-Pacifico, così lo è il movimento di resistenza libanese Hezbollah nel Mediterraneo, costruendo il solido asse Libano-Siria-Iraq-Iran (e Yemen) che doveva essere vittima ultima della cosiddetta ‘Primavera araba’. L’intervento di Hazbollah in Siria ha permesso di porre al servizio dell’Asse della Resistenza, la sua enorme esperienza nella lotta ai terroristi islamisti (Gladio-B, ovvero la NATO) e contro le truppe d’invasione delle IDF e il Mossad israeliani. I martiri di Hezbollah caduti sul campo di combattimento hanno permesso all’organizzazione libanese di acquisire la massima maturità operativa nell’affrontare la potente sovversione taqfirita (atlantista e sionista) in Libano, Siria e Iraq.

5. L’arsenale strategico sovietico e russo. Putin, i cristiano-zionisti e Armageddon. L’Atomo Rosso di Stalin fu l’unico garante della pace nel mondo? Greci, serbi e russi dovranno chiedere scusa ai nazisti tedeschi e pagare risarcimenti?
Riguardo l’Atomo Rosso di Stalin, senza dubbio impedì che l’aggressività di Washington si scatenasse totalmente sul Mondo. Contraccolpo dell’atomica sovietica fu il terrore interno negli USA (Maccartismo), che non ha mai abbandonato la società statunitense, come già ricordato. Un terrore poi opportunamente rinfocolato l’11 settembre 2001. Perciò, avendo l’URSS di Stalin costruito il blocco sovietico dotato di armi nucleari, fu impedita l’imposizione del ‘Nuovo ordine mondiale’ anglosassone agognato da Londra e Washington fin dal fine ‘800. Perciò la propaganda, se non l’odio, contro Stalin e l’URSS che ha imperversato non solo tra i nazisti e i neonazisti (cui bruciava la sconfitta decisiva subita nella guerra di sterminio contro l’URSS); non solo tra le fazioni ideologico-sociali totalmente subordinate al mondo anglosassone; ma anche tra le varie frazioni settarie dell’estrema sinistra, ex-comunisti, anarchici e radicali occidentali che già negli anni ’50 rivendicavano la necessità di dissolvere l’URSS quale ‘necessario passo rivoluzionario’ per combattere l’imperialismo! Ed infatti, perseguendo nella loro sovietofobia e stalinofobia, alla fine le cosiddette forze ‘rivoluzionarie’ o ‘marxiste’ occidentali (in realtà sinistra ultraliberale) si allinearono con la CIA e le forze più reazionarie, come nel caso dell’Afghanistan negli anni ’80, della Bosnia e del Kosmet negli anni ’90, di Libia e Siria negli anni 2010. In realtà, la guerra contro la Jugoslavia degli anni ’90 fu il canto del cigno del ‘radicalismo’ di sinistra occidentale, quando affiancò e supportò l’aggressione della NATO contro le popolazioni jugoslave colpite dal neofascismo croato e dall’integralismo wahhabita. Dopo il crollo del 1989-1990, i settarismi della sinistra occidentale furono abbandonati dall’apparato mediatico occidentale e dalle intelligence atlantiste: non erano più utili nella guerra ideologica condotta contro l’URSS, oramai scomparsa. Infatti, dal 1991, le forze della sinistra radicale occidentale sono semplicemente scomparse, all’improvviso e lasciando in patrimonio null’altro che mera propaganda ultraliberale: matrimoni omossessuali, eco-radicalismo, pacifismo e ‘interventismo’ allineato alla NATO (Tibet, Aung Saa Su Ky, Yoani Sanchez, subcomandante Marcos, rivoluzioni colorate, ecc.), e perfino quel razzismo soft (la guerra in Mali o la soddisfazione per l’omicidio di Gheddafi) che già Jean-Paul Sartre, negli anni ’60, definì “razzismo delle anime belle”. Una sua forma si può vedere nell’aggressione inconsulta e schizofrenica verso Tsipras e Syriza in Grecia, rei di non avere realizzato i sogni di tanti ‘rivoluzionari accomodati’ esistenti in occidente. Un quadro sorprendente, vedendo chi sono i maggiori esponenti ideologici di tale moda anti-Tsipras.

6. Le rivoluzioni colorate di CIA-Soros, dissoluzione della Jugoslavia e creazione di un cordone di statarelli fantoccio in Europa Orientale. L’invasione islamica. La controrivoluzione in Serbia e Ucraina. La situazione in Novorussia.
Non c’è dubbio che l’Europa orientale sia stata l’obiettivo dove Washington ha riscosso i maggiori successi, con l’allargamento della NATO e il saccheggio industriale cui sono stati sottoposti dalla ‘liberazione’ del 1989. Effettivamente la NATO ha steso un ‘cordone sanitario’ in Europa, tra Germania e Russia-Bielorussia. Tralasciando la Polonia, caso patologico di Grande Nazionale dominata da un ceto politico da sempre miserabile, su cui rifulge la figura dell’unico vero statista che la Polonia moderna abbia mai avuto, il Generale Jaruzelsky, che ha riscattato dallo squallore politico-strategico dei generali polacchi come Pilsudsky e successori. Gli altri Stati, soprattutto quelli baltici o la Croazia, perseguono una politica di vero e proprio aparthaid, odio etnico e riabilitazione del collaborazionismo con il Terzo Reich. Uno stile ripreso dall’Ucraina ‘europeista’ di Majdan. Ed in effetti tale forma di ‘europeismo’ è consono anche all’UE medesima, che riabilita i peggiori incubi del passato recente per adattarsi alla campagna revanscista di Washington contro il programma eurasiatico di Putin. Non a caso tale revanscismo, che ricorda poi il ‘cordone sanitario’ creato da Londra e Parigi negli anni ’20, è ispirato dalle centrali ideologiche (think tank) statunitensi, soprattutto da Neocon e Neo-dem (banda della famiglia Clinton, Brzezinski, ecc.), che hanno dichiarato guerra a Mosca rinata potenza globale. E quindi logico che a tale ennesima campagna anti-russa vengano arruolati coloro che ne furono più conseguenti: i nazisti hitleriani e i loro kollabos riciclatisi dopo la seconda guerra mondiale nella Gladio, la rete terroristica della NATO tutt’ora attiva, come l’esempio ucraino dimostra. Ed ecco che rinasce ‘inspiegabilmente’ tale aborrita ideologia. Si tratta sempre delle operazioni da guerra psicologica della NATO, che sfruttano una combinazione di organizzazioni terroristiche (taqfirite, neonziste), resti spionistiche (ONG e think tank) e disinformazione (mass media occidentali e filo-occidentali). Tali operazioni si svolgono anche in Europa occidentale, con la citata questione dell’immigrazione. Ora, le radici di tale fenomeno, attualmente, risiedono nella devastazione attuata dalle potenze occidentali in Africa e contro i popoli africani. L’aggressione alla Libia jamhiriayana, camuffata da rivolta interna e pianificata dalla NATO, soprattutto da USA, Francia e Regno Unito, così come gli interventi imperialisti e neocoloniali contro Costa d’Avorio, Mali, Repubblica Centrafricana, Congo, Sudan e altri, erano volti a bloccare lo sviluppo continentale africano guidato dalla Libia di Gheddafi, Tutto ciò non poteva che destabilizzare la realtà socio-economica e politica dell’Africa, suscitando un ulteriore ondata emigratoria. La Jamahirya libica ospitava 2,5 milioni di lavoratori immigrati, oggi cacciati e spogliati di lavoro, reddito e casa dai ‘rivoluzionari’ libici, spesso trafficanti di esseri umani come la mafia di Bengasi, la mafia ribellatasi al regime libico nel febbraio 2011. Si tratta di schiavisti, come poi si è visto, la cui rivolta fu salutata e celebrata dalle miserabili forze del radicalismo di sinistra e dalle ONG ‘umanitarie’ occidentali che accusarono la Libia di Gheddafi di ‘sfruttare e torturare’ centinaia di migliaia di ‘negri’. Ovviamente era tutto falso, e le ONG ‘umanitarie’ ed ‘antirazziste’ occidentali si erano prestate alla propaganda imperialista, neocolonialista e taqfirita della NATO e degli emiri del Golfo Persico, giustificando la distruzione della Libia jamahiriyana. Va detto, e ne sono personalmente testimone, che anche persone seriamente impegnate nel fronte antimperialista avevano abboccato all’amo propagandistico della NATO, nonostante li avessi messi in guardia. Ecco, ora le stesse ONG ‘umanitarie’ e ‘antirazziste’, che si prestarono all’operazione di aggressione dalla Libia, intervengono sulla questione dell’immigrazione in Europa stavolta per demonizzare e denigrare l’Ungheria di Orban. Un filma visto e rivisto, ma che viene sempre proiettato dagli stessi agitprop della NATO.
Come avevo già accennato, tali ambienti del radicalismo di sinistra occidentale, dirittumanitari a senso unico e sostenitori dell’interventismo della NATO (Perché la NATO non interviene qui o là? Si chiedevano costoro fino a ieri), furono impiegati sul campo dalla NATO e da Gladio per frantumare la Jugoslavia che, nel caso la Russia risorgesse, come effettivamente è accaduto, sarebbe stata un suo notevole alleato in Europa. La Jugoslavia, nonostante tutto, aveva una forte base industriale e un esercito potente. Tutto ciò andava distrutto, e perciò l’UE e gli USA usarono qualsiasi mezzo: neoustascia, integralisti wahhabiti, mafie (Bosnia, Montenegro), separatismo di tipo leghista (Slovenia, Vojvodina), quinte colonne della borghesia compradora in Serbia, e fazioni ultraoccidentaliste o americaniste presenti nei ceti medi di Belgrado. Senza trascurare l’enorme macchina propagandistica-terroristica che ha visto l’intero spettro mediatico occidentale scatenarsi contro il popolo serbo, dipinto come un popolo di mostri da sterminare. Gioie del tanto vantato ‘pluralismo’ ideologico occidentale, dove i settori più scatenati ed efferati furono proprio le solite varie sinistre occidentali. Il risultato di tutto ciò sono dieci anni di guerra civile, l’aggressione della NATO contro le Repubbliche serbe di Bosnia e Croazia, contro il Kosmet, l’instabilità in Macedonia, la mafia al governo in Montenegro, la distruzione del patrimonio economico-industriale della Jugoslavia, similmente a quanto accaduto alla Repubblica Democratica Tedesca e alla Romania, ed infine l’indebolimento militare e della sicurezza di Belgrado. Ed ecco che il palcoscenico di Belgrado, nel 2000, rappresentò quel copione scritto a Langley, sede della CIA, che fu poi ripreso con più o meno successo a Tbilisi, Kiev, Bishkek, Cairo, Bengasi e Sana.

7. La situazione in Novorossia, Lega nord, governo Renzi, scena mediatica e politica italiana.
La questione novorussa s’intreccia con l’Italia, va ricordato che Federica Mogherini, attuale commissario per la politica estera dell’UE, era presente a Kiev nei giorni precedenti al colpo di Stato. Mogherini, e quindi il PD, sapevano che i golpisti stavano preparando non solo il colpo di Stato contro il presidente Janukovich, ma la repressione armata contro gli oppositori e l’aggressione alle popolazioni del sud e dell’est ucraini. Il PD è coinvolto direttamente nella crisi Ucraina, e supporta vari esponenti della junta golpista di Kiev. Ad esempio ha accolto nella propria sede il ministro degli Interni ucraino Avakov, responsabile dell’assassinio e dell’incarcerazione di centinaia di oppositori ucraini al golpe di Gladio a Kiev, nonché uno dei maggiori responsabili dei crimini di guerra e contro l’umanità contro la popolazione di Donestk, Lugansk, Kharkov e Odessa. Non va dimenticato che il Partito Democratico ha svolto e continua a svolgere, tramite le sue reti mediatiche, come il gruppo editoriale Repubblica-Espresso, il Fatto quotidiano e il canale TV Rai Tre, una martellante propaganda a sostegno dell’interventismo armato della NATO, contro Russia, Cina e Iran, e a sostegno del terrorismo di Gladio in Ucraina e Siria. Purtroppo la Lega di Salvini si distingue dalle posizioni del PD per un superficiale e strumentale appoggio alla Russia. Ultimamente i capi della Lega hanno deciso di visitare Israele, in funzione anti-iraniana, e gli USA per sostenere il partito repubblicano contro Obama. Ad esempio la Lega Nord si è coalizzata con forze neofasciste che sostengono Pravij Sektor e le organizzazioni razziste messe fuori legge in Russia. Un’altra forza alleata alla Lega ha svolto propaganda a favore dell’acquisto dei caccia statunitensi F-35. Inoltre, il programma e l’ideologia della Lega Nord e del fronte elettorale che guida è fortemente contrario ai BRICS, demonizzando Cina, India, Iran, principali alleati della Russia. E a proposito di figuri inquietanti nel panorama politico italiano, ricordo alla più grande manifestazione elettorale della Lega, questa primavera, era presente un ex-ministro del governo Monti, ex-ambasciatore italiano negli USA e sostenitore dell’interventismo d’Israele nel Medio Oriente. Ecco, da qui si può evincere la strumentalità della Russofilia di Salvini, una russofilia che sarà gettata via assieme alla maschera anti-europeista che indossa non appena l’amministrazione Obama sarà sostituita da quella di Bush III. In realtà l’azione di Salvini per l’Italia potrebbe risultare perfino più regressiva di quella di Matteo Renzi, il quale non solo ha stipulato accordi con Cina, Vietnam e Kazakstan, ma a Berlino, il 1.mo luglio ha detto, “La Russia deve rispettare sovranità e indipendenza dell’Ucraina, ma considerare l’Europa come contrappeso della Russia è un errore politico e un crimine culturale”. Si tratta di un discorso del premier Renzi, non a caso ignorato in Italia, anche da coloro che fanno finta di seguire la Geopolitica e la politica internazionale.

8. Sulla possibilità del “primo colpo” degli USA alla Russia. USA e UE si preparano all’occupazione armata della Repubblica Serba di Bosnia e della Serbia?
Brevemente, gli USA e l’UE, non solo non hanno la forza militare per scatenare una guerra nucleare contro la Russia (e la Cina), avendo Washington meno testate nucleari della Federazione russa, ma l’esercito statunitense è notevolmente indebolito dalle avventure militari in Medio Oriente e Afghanistan, e non può avventurarsi certo contro il più forte esercito dei Balcani, quello serbo. Washington, nonostante tutto e nonostante i vari proclami sull’espansione delle attività militari statunitensi in Europa orientale, il massimo che può fare e far girare i suoi carri armati più e più volte, proprio come faceva Mussolini negli anni ’30 per fare credere di essere più potente di quanto non fosse in realtà. Obama fa lo stesso, ma i fatti hanno la testa dura, e ad esempio alla Polonia, che insisteva di volere basi permanenti della NATO sul proprio territorio, la NATO e gli USA hanno risposto picche facendo notare che in Polonia saranno schierati a rotazione, come sempre, reparti e distaccamenti delle forze armate degli USA e della NATO. Se la tigre atlantista non è tutta di carta, di sicuro ha artigli e zanne di cartone.

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La portaelicotteri Mistral arriverà in Russia attraverso Egitto o Arabia Saudita?

Valentin Vasilescu, Reseau International 15 agosto 20157775941731_le-navire-mistral-vladivostok-le-15-novembre-2014-a-saint-nazaireAlla cerimonia per l’ampliamento del Canale di Suez a Ismailia, il presidente francese ha annunciato che le due portaelicotteri Mistral che si è rifiutato di consegnare alla Russia, potrebbero essere vendute all’Egitto, ma l’Egitto non ne ha bisogno e non ha i soldi per comprarle. L’Arabia Saudita aveva offerto al governo del Generale Abdalfatah al-Sisi, in un momento difficile, l’assistenza finanziaria per 3,7 miliardi di euro. Immediatamente l’Egitto ha firmato un contratto da 1 miliardo di dollari per acquistare 4 corvette francesi Gowind da 2500 tonnellate. Successivamente, nel febbraio 2015, l’Egitto ha siglato un accordo per l’acquisto da Parigi di 24 Rafale e una fregata FREMM. E’ possibile che l’Egitto sia usato come facciata dell’Arabia Saudita per acquistare le portaelicotteri Mistral? E in questo caso, la domanda è: l’Arabia Saudita ne ha bisogno? La nave da guerra degli Stati Uniti HSV-2 Swift (velocità di 80 kmh) ha partecipato, il 15 luglio 2015, al conflitto nello Yemen sotto bandiera degli Emirati Arabi Uniti. Questa nave ultra veloce può caricare 500 tonnellate e ha due piattaforme per gli elicotteri MH-60. Hanno usato tale stratagemma dato che Emirati Arabi Uniti ed Arabia Saudita non hanno navi da sbarco per la fanteria di Marina. Fino al 3 agosto la nave ha trasportato e sbarcato ad Aden in due settimane una brigata di fanteria meccanizzata degli Emirati Arabi Uniti composta da un battaglione corazzato con 45 carri armati Leclerc, un battaglione di fanteria meccanizzata (40 APC BMP-3M), un battaglione di artiglieria con pezzi autopropulsi Denel G6 da 155mm e un battaglione delle forze speciali di 350 soldati. Dal punto di vista operativo, i marines sauditi dotati di 140 APC spagnoli (BMR-600P) non hanno i mezzi necessari per un gruppo d’assalto basato su una nave d’assalto anfibio (portaelicotteri), perché mancanti degli elementi fondamentali. Il compito principale della nave portaelicotteri d’assalto anfibio è imbarcare, schierare e proiettare all’estero un corpo di spedizione della fanteria di Marina con elicotteri da trasporto, hovercraft e mezzi da sbarco classici. L’Arabia Saudita non ha né hovercraft né mezzi da sbarco convenzionali. Come missione secondaria, la portaelicotteri assicura la superiorità aerea sulla zona dello sbarco e supporto aereo durante lo sbarco, grazie agli elicotteri d’attacco a bordo. La marina saudita non è dotata di elicotteri d’attacco imbarcati. Per proteggere la portaelicotteri e fornire tiro di supporto nella zona dello sbarco, il corpo di spedizione ha bisogno di due cacciatorpediniere con missili mare-terra, mare-mare, mare-aria e di cannoni. La Marina saudita non ne ha. I cacciatorpediniere vanno integrati con due fregate con lo stesso armamento. L’Arabia Saudita ha 3 fregate costruite in Francia della classe al-Riyadh (Lafayette) armate con missili da crociera SCALP EG, missili anti-nave Exocet MM40 Block II, missili antiaerei Aster 15 (30 km di raggio) e cannoni da 100mm e 20mm. Possiamo aggiungere quattro fregate male armate della classe al-Madinah costruite in Francia negli anni ’80. Queste navi non hanno la potenza di fuoco necessaria per supportare le portaelicotteri. Un altro tipo di mezzo d’appoggio essenziale per il gruppo d’assalto anfibio è il sottomarino, per neutralizzare un possibile attacco dei sottomarini nemici. L’Arabia Saudita non ne ha.
La Russia ha ricevuto dall’Armenia 200 milioni di dollari e sta per consegnarle missili Iskander-M. L’Arabia Saudita vuole rafforzare le relazioni con la Russia in tutti i campi, anche militare, ha detto il ministro degli Esteri saudita Adil al-Jubayr durante la visita a Mosca ad agosto. Era giunto con la proposta d’investire 10 miliardi di dollari nell’economia russa. Allo stesso tempo, l’Arabia Saudita ha avuto diversi negoziati con la Russia per l’acquisto di missili Iskander. Il missile Iskander ha una quota di crociera di 50000 m, rendendosi invulnerabile alla maggior parte dei sistemi terra-aria. Inoltre, vola a 7/9000 km/h eseguendo manovre d’evasione in volo. I missili da crociera, anche con tecnologia “stealth” e volando a 800 km/h, possono essere rilevabili a 80 km (anteriormente) e a 145 km (posteriormente) dai velivoli con rilevatori ad infrarossi (IRT). Per decenni i piloti russi del Comando Caccia si addestrarono alle procedure per intercettare e distruggere missili da crociera, ciascuno con almeno quattro tiri reali all’anno presso il poligono di Astrakhan contro aeromobili telecomandati che volavano a bassa quota e di notte, simulando perfettamente il profilo di volo dei Tomahawks.
Non è escluso che l’Arabia Saudita riceva la portaelicotteri Mistral invece dell’Egitto per poi cederla alla Russia in cambio dei sistemi missilistici Iskander. Se accedesse, ci sarebbero due ipotesi al lavoro. La prima riguarda il sistema di guida dei nuovi missili Iskander, con probabile deviazione di 2-5 m su una gittata di 500 km. Gli Stati Uniti, desiderosi di entrare in possesso di questo sistema, potrebbero ottenerlo dall’Arabia Saudita. Per gli Stati Uniti, il fatto che le due portaelicotteri Mistral da 21000 t e 16 elicotteri a bordo, finiscano in Russia non pone alcun pericolo, perché gli Stati Uniti hanno 8 navi d’assalto anfibio classe Wasp da 41335 t, ognuna dotata di 12 elicotteri da trasporto CH-46 Sea Knight, 6 aerei d’attacco al suolo a decollo e atterraggio verticale AV-8B, 4 elicotteri d’attacco AH-1W Super Cobra, 9 elicotteri antisom CH-53 Sea Stallion e 4 elicotteri di soccorso UH-1N Huey. La seconda ipotesi contesta l’equilibrio di potere in Medio Oriente. Forse l’Arabia Saudita prevede la sostanziale avanzata del ruolo della Russia nel Golfo nel prossimo futuro, supportando l’Iran che sfrutta enormi risorse energetiche. La cooperazione russo-iraniana sarebbe esponenziale per la crescita economica e militare dell’Iran, colpendo gravemente i Paesi della penisola arabica. Stati Uniti ed Israele non possono contrastare questa tendenza. Successivamente, l’Arabia Saudita (il più grande esportatore di petrolio al mondo e terzo di gas naturale) sarebbe costretta a cercare protezione volgendosi alla Russia (seconda per riserve di petrolio e prima per riserve di gas naturale). I due Paesi formerebbero un nuovo cartello del petrolio a scapito dell’OPEC (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio), a cui la Russia non appartiene. L’OPEC è subordinata agli interessi dell’occidente, così, imponendo le sanzioni economiche alla Russia, il prezzo del petrolio è sceso artificialmente da 100 a 42 dollari. Ricordiamo che il 14 febbraio 1945 il presidente Franklin Delano Roosevelt incontrò re Abdulaziz bin al-Saud sull’incrociatore USS Quincy, nel Mar Rosso. L’incontro si svolse in segreto e pose le condizioni per una collaborazione che garantisse la stabilità nel Medio Oriente del dopo-guerra. Gli Stati Uniti garantivano la sicurezza dell’Arabia Saudita e un seggio alle Nazioni Unite, e l’Arabia Saudita diveniva, per sempre, alleata degli Stati Uniti, consentendogli ogni speculazione sul mercato del petrolio.RIMPAC 2004Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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