La Russia e il Nuovo Ordine Mondiale

Andrej Fursov Russie Sujet Geopolitique 22 Giugno 2015

Nel giugno 2015 il sito di Svobodnaja Pressa ha pubblicato un articolo riportato sui siti del Club d’Izborsk e dell‘autore, con il titolo “Il G7 può abbandonare i piani”, contenente un’intervista allo storico e politologo Andrej Fursov. Partendo dall’ultimo vertice del G7 e da premesse storiche, Fursov traccia le prospettive dell’attuazione del nuovo ordine mondiale, come possono ragionevolmente essere viste oggi.Andrey_Fursov_(2)L’ultimo vertice del G7 in Baviera ha dimostrato l’ampliarsi del divario tra Russia e occidente. Mentre alcuni si agitano, altri vi vedono delle opportunità.
Comunque, un nuovo ordine mondiale emerge alla fine di una guerra mondiale. Il sistema di relazioni internazionali chiamato “di Westfalia” apparve dopo la Guerra dei Trent’anni. Il sistema viennese fu introdotto dopo le guerre napoleoniche, quello di Versailles dopo la prima guerra mondiale e di Jalta alla fine della seconda. D’altra parte, l’era delle guerra mondiali avutesi nel ventesimo secolo è finita. Ciò non vuol dire che le guerre mondiali saranno impossibili. Ma piuttosto adotteranno una forma simile a quella della Guerra dei Trent’anni, cioè giustapposizione di conflitti locali influenzata dalla presenza di armi nucleari, biologiche, chimiche ed altre.

Un nuovo ordine mondiale potrà emergere con mezzi pacifici?
Naturalmente è concepibile. Ma la storia dimostra che una volta che un nuovo concorrente all’egemonia, o la creazione di un ordine mondiale alternativo, guadagna forza, l’egemone cerca di soffocarlo. Penso che la questione sia aperta. Ma in ogni caso la Russia dovrebbe almeno contribuire attivamente a creare un mondo multipolare. Tale mondo sta nascendo, ma ne va massimizzato lo sviluppo. Se questo è ciò che vuole la Russia, allora deve conformare la propria politica interna a quella internazionale. E’ impossibile avere sulla scena internazionale una politica che ricorda la grande potenza, e tuttavia continuare ad imporre riforme liberali e impopolari nell’economia, assistenza sanitaria, istruzione, ecc. Una politica da grande potenza e la resistenza all’occidente presuppongono il sostegno massiccio della popolazione, non di una manciata di oligarchi. Le riforme economiche che minano la situazione della popolazione ovviamente indeboliscono questo supporto.

Perché si pensa al nuovo ordine mondiale ora che le circostanze l’impongono?
Alla guida della Russia ci sono due gruppi. Uno desidera “fare i conti” con l’occidente, ritornando alle relazioni dell’era Eltsin. Il secondo gruppo ha una diversa attenzione, capendo che non potrà tornare alle condizioni prevalenti prima della crisi ucraina. L’occidente ritiene che la Russia sia impegnata a riprendersi e a riacquistare la sovranità. La crisi in Ucraina è ovviamente la risposta a questa ripresa della Russia. George Friedman, fondatore e primo direttore di Stratfor, società privata d’intelligence, ha detto qualche anno fa che nessun presidente degli Stati Uniti permetterà l’avanzata della potenza della Russia. Così Mosca ha visto apparire subito alle sue frontiere la crisi ucraina. Friedman aveva ragione. Non sarà possibile trovare una soluzione alla situazione attuale come nel 2008-2010. La possibile alternativa si riduce tra conflitto permanente o capitolazione della Russia. E tale capitolazione sarà seguita dallo smembramento del nostro Paese e dall’introduzione del controllo delle multinazionali su sue diverse parti, frutto della dissoluzione. Mentre alcuni nei nostri ceti superiori nutrono la speranza di accordarsi con l’occidente, e di arrivare a “mettersi d’accordo sul bottino” per cercare di rientrare nell’ordine, si sbagliano tristemente. È un’illusione. L’occidente è giunto alla conclusione che deve smembrare la Russia, cioè terminare ciò che la perestroika non riuscì a compiere e continuare a fare pressione fino a spezzarla.

Perché vogliono spezzare in particolare la Russia e non la Cina?
La Cina non è un Paese teoricamente capace di essere veramente la base del nuovo ordine mondiale. Nonostante tutto il suo potere economico, non è una grande potenza nucleare. Finora, la Russia ha dimostrato di essere l’unico Paese capace d’infliggere danni inaccettabili agli Stati Uniti. Finché c’è questa minaccia, gli Stati Uniti e le strutture di coordinamento e gestione mondiali vicine faranno di tutto per privare la Russia dell’opportunità di avere una politica indipendente.

Il politologo Leonid Savin, direttore della rivista Geopolitika, pensa che l’Unione economica eurasiatica potrà costituire la base del nuovo ordine mondiale. Che ne pensa?
Il recente vertice del G7 potrebbe essere la goccia che fa traboccare il vaso della pazienza della Russia. Storicamente, la Cina punta al multipolarismo. E’ detto nero su bianco nei loro documenti dottrinari e strategici. Hanno creato la Shanghai Cooperation Organization, collaborano con Stati di Africa e America Latina nell’ambito di un formato bilaterale molto efficace. Non impongono la loro visione politica. I BRICS sono un progetto concepito dagli Stati Uniti. Tale idea nasce dal gruppo Goldman Sachs (nel 2001). Motivo per cui la Russia segue questa organizzazione. Se vogliamo realizzare il nostro ordine del giorno, dobbiamo affrontare l’idea di creare l’Unione economica eurasiatica e un più ampio spazio d’integrazione in cui l’UE possa entrare a un certo momento. Si dovrebbero considerare unioni transregionali alternative cui si adattino i BRICS. E’ tempo di uscire dal piano neoliberista utile solo all’occidente, come G7, FMI, Banca Mondiale e organizzazioni sovranazionali come il WTO. Tutti inganni agitati sotto il naso della Russia per attirarla nel club dove sarà costretta a lavorare per gli interessi dell’occidente. Ma dobbiamo difendere i nostri interessi nazionali e aiutare gli altri a fare lo stesso. E’ proprio sulla base dell’alleanza tra Stati sovrani che si creerà un nuovo ordine mondiale.

Perché non abbiamo provato prima a creare un nuovo ordine mondiale. Perché ne parliamo solo ora?
Dopo la caduta dell’Unione Sovietica ha dominato l’idea, più volte espressa tra l’altro dala presidenza di Dmitrij Medvedev, che la Russia doveva integrarsi nel modello politico ed economico occidentale. L’integrazione della Russia nel G8 e la sua adesione all’OMC furono elementi di tale processo. L’occidente ha tentato un approccio simile nei confronti della Cina. Ma gli statunitensi ne furono presto delusi e decisero che era opportuno riesaminare queste relazioni. Tuttavia, ciò non significa che abbandoneranno i loro obiettivi. Cercheranno d’integrare Russia, Cina, Iran e altri Stati nel loro sistema politico. È per questo che dobbiamo creare un contrappeso. Tutti capiscono che gli Stati Uniti non possono più essere il poliziotto del mondo e continuare ad esercitare l’egemonia globale seguendone i loro dissensi interni, taglienti attacchi nelle politica interna ed errori nella diplomazia. La Russia ha quindi la possibilità di offrire al mondo una nuova visione.

Ma come gli Stati Uniti potranno rinunciare al loro ruolo di leader?
Ovviamente, gli Stati Uniti non vogliono mollare le redini e le circostanze che gli hanno permesso di avere il controllo dalla seconda guerra mondiale, mentre l’Europa era in rovina. Nel 1943 organizzarono il sistema monetario di Bretton Woods e avviarono lo sviluppo dei piani di riforma dell’ordine mondiale in cui si attribuivano la leadership. Penso che l’evento o fenomeno capace di formare un ordine mondiale multipolare non potrà essere un’altra guerra, ma piuttosto impedire la terza guerra mondiale. Se riusciremo a superare il punto critico, permettendo che la situazione si normalizzi, tutti i Paesi troveranno un po’ di prosperità e avranno tutti i benefici derivanti dalla globalizzazione.

shutterstock_111730592Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’isolamento progredisce: grande accordo tra Arabia Saudita e Russia

Dedefensa 21/06/2015Russia's President Putin meets with Saudi Arabia's Prince Mohammed bin SalmanTutto ciò non farà che aggiungersi alla dinamica assai rapida e virtuosa del caos trasformato in iperdisordine mondiale, anche quando si tratta di un evento che dovremmo ritenere strutturato. Assieme al vertice economico di San Pietroburgo (Davos orientale) accolto dai sogghigni di Washington, dagli scherni del Financial Times e da una relazione distorta di Bloomberg, Putin ha incontrato una forte delegazione dell’Arabia Saudita composta dalle più potenti figure, oltre al nuovo re, del regno. Estremamente importanti accordi sono stati siglati, anche per stabilizzare il mercato del petrolio e Putin ha ricevuto un sontuoso invito ufficiale a recarsi a Riyadh (naturalmente, anche Putin ha invitato il re a recarsi a Mosca). “Un’alleanza petrolifera tra Arabia Saudita e Russia per stabilizzare il mercato mondiale del petrolio? Sembra improbabile, in particolare con tutte le voci su Stati Uniti ed Arabia Saudita che segretamente accettavano di far collassare l’economia della Russia deprimendo il prezzo del petrolio nel 2014, per non parlare di come i due Paesi abbiano posizioni diametralmente opposte su questioni come Siria, Iran e Yemen…“, scrive Russia Insider il 20 giugno 2015.
Quindi aumenta l’isolamento della Russia… Putin non va al G7 e il re dell’Arabia Saudita non va alla conferenza degli Stati del Golfo convocata un paio di settimane prima da Obama a Camp David; ma Putin andrà a Riyadh e il re andrà a Mosca. Tutto ciò avviene senza che la Russia abbia cambiato di un copeco la sua politica siriana, mentre il blocco BAO, Francia in testa con “maestria”, continua ad invocare la morte di Assad per potersi fare il bagnetto nelle splendide acque del Golfo. A ciascuno la sua strategia, e ad ognuno la dignità che gli si addice, con i risultati meritati. …Rimaniamo ben consapevoli, ed è molto oggi, di dover attendere sviluppi in questo straordinario nuovo capitolo delle relazioni internazionali. Già si sussurra che l’Arabia Saudita veda con interesse la forte espansione dei rifornimenti in armamenti russi, ampliando la constatazione del grande successo dell’attuale politica-sistema del blocco BAO per isolare Mosca e mantenere l’esclusività sui rapporti strategici con l’Arabia Saudita. Attendiamo con interesse di scoprire con quale valuta si svolgerà il commercio russo-saudita, iniziando con un piede così nuovo, e se l’Arabia Saudita un giorno sarà interessata a un posto tra i BRICS o all’adesione alla SCO…
Dal testo di Russian Insider: “…Il caso in questione… l’incontro dello scorso giovedì a San Pietroburgo, dove il Presidente Putin ha ricevuto il principe ereditario saudita e ministro della Difesa Muhamad bin Salman (figlio dell’attuale re Salman), insieme al ministro degli Esteri Adil al-Jubayr e all’onnipotente ministro del Petrolio Ali al-Naymi. Le due parti hanno firmato sei nuovi accordi di cooperazione che includono le sfere nucleare e militare. (…) Nella delegazione saudita, il potere effettivo era, naturalmente, del decantato ministro del Petrolio Ali al-Naymi, che appariva abbastanza fiducioso sull’aumento del prezzo del petrolio nel prossimo futuro. Naymi avrebbe detto: “Sono ottimista sul futuro del mercato nei prossimi mesi, riguardo a un miglioramento continuo e all’aumento della domanda globale di petrolio, così come sul basso livello delle scorte commerciali”. Questo, ha detto il ministro, “dovrebbe migliorare il livello dei prezzi”. Naymi ha continuato a lodare il rafforzamento della cooperazione bilaterale fra Riyad e Mosca affermando che, “Questo, a sua volta, porterà alla creazione di un alleanza petrolifera tra i due Paesi a beneficio del mercato internazionale così come dei Paesi produttori, stabilizzando e migliorando il mercato”. (…) Ma l’Arabia Saudita ha una nuova leadership e non è lo stesso Paese di un anno fa. La delegazione inviata a Russia era di altissimo profilo, e il fatto che la dichiarazione sia stata fatta direttamente da Naymi, al contrario di alcuni fin troppo comuni ‘alti funzionari’ o ‘fonti anonime’, la dice lunga. Naymi, il formidabile 80enne che presiede l’oro nero arabo, è una leggenda vivente del Regno (iniziò la carriera nella Saudi Aramco all’età di 11 anni) ed esercita più potere dopo il re. Le sue dichiarazioni sulla politica energetica saudita non sono pensieri o opinioni. Piuttosto, sono fatti e politica, dichiarazioni che non ci sarebbero mai senza l’approvazione esplicita e l’autorità del re. In parole povere, Naymi ha appena dichiarato una nuova direzione nella politica estera saudita. Questo è solo l’inizio di un nuovo capitolo nelle relazioni saudite-russe. Durante l’incontro con il Presidente Putin, il principe Muhamad ha pubblicamente annunciato che suo padre aveva ufficialmente invitato il presidente russo nel regno, affermando: “Ho l’onore di trasmettere l’invito a visitare il Regno dell’Arabia Saudita, considerando la Russia come uno degli Stati più importanti del mondo contemporaneo, le cui nostre relazioni hanno radici profonde. Il signor Putin ha accettato l’invito del re a visitare il Paese del Golfo e a sua volta ha annunciato di aver invitato il re a Mosca, che il principe ereditario ha confermato esser stato accettato. Questi incontri, se e quando avverranno, saranno da seguire molto da vicino“.pic_9b33ebf4eabdabb3857f8f2bf194781cTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Troika cerca di strangolare la Grecia con qualsiasi mezzo

Ariel Noyola Rodriguez* Russia Today
*Laureato in Economia e Commercio presso l’Università Nazionale Autonoma del Messico.A child sitting on his father's shoulders attends a campaign rally by opposition leader and head of radical leftist Syriza party Alexis Tsipras in Heraklion, on the island of CreteIl 18 giugno i negoziati tra Grecia e Eurogruppo erano in stallo. La troika insiste sul fatto che il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis presenti un piano di riforma “credibile” ai creditori, in altre parole distruggere i diritti dei lavoratori, sostenere l’austerità e quindi dare massima priorità al pagamento del debito. Il tempo stringe e la fiducia riposta su Syriza anche, di conseguenza mai come oggi è chiaro che la Grecia deve cercare respiro fuori dall’unione monetaria.

Grecia: FT, Juncker rifiuta richiesta incontro TsiprasLa Banca centrale della Grecia ha sorpreso tutti con la pubblicazione del suo rapporto sulla politica monetaria 2014-2015. Oltre a rivelare le conseguenze dello “strangolamento economico” imposto da Bruxelles, conclude che se non potrà raggiungere un accordo con i partner europei al più presto possibile, esploderà una crisi di proporzioni enormi. “Una crisi del debito gestibile come quella che affrontiamo con l’aiuto dei nostri partner, diverrebbe incontrollabile con grave rischio per il sistema bancario e la stabilità finanziaria“, riporta (1). E’ la prima volta che l’istituzione contempla seriamente l’uscita della Grecia dalla zona euro. Immediatamente i media mainstream hanno sottolineato che la maggioranza della popolazione è riluttante a lasciare l’unione monetaria; circa il 70% secondo un sondaggio della GPO. Per mantenere la ‘moneta comune’ vanno adottate le norme del Trattato di Maastricht, e la stampa occidentale conclude che il popolo greco è disposto ad accettare i vincoli delle autorità europee: l’austerità è il prezzo per aderire all’area euro. Tuttavia, gli imperi mediatici non ricordano che la stessa maggioranza si oppone alle misure che la Troika (Fondo Monetario Internazionale, Banca centrale europea e Commissione europea) cerca d’imporre. Inoltre, la stessa maggioranza è ormai convinta che il programma di salvataggio originale da 245 miliardi di euro riguardi solo le difficoltà economiche. Aumento di disuguaglianze, povertà, senza fissa dimora, malattie mentali e suicidi sono la prova della ‘crisi umanitaria’ che i greci soffrono tutti i giorni (2). Naturalmente un cambiamento è urgente nell’economia. A tal proposito il governo greco ha insistito sulla soluzione dei bisogni immediati (promozione di investimenti, creazione di posti di lavoro, maggiore distribuzione del reddito, etc.) e su meno discussioni sui termini del debito. Tuttavia, Bruxelles ha bloccato qualsiasi accordo che avanzi la ripresa; il rimborso del debito ha la massima priorità. Il primo ministro Alexis Tsipras è praticamente ‘ammanettato’ all’attuazione di una politica economica alternativa, in una situazione contraria alla sua volontà che diminuisce gradualmente la fiducia nel suo partito, Syriza. Alla vigilia dell’incontro con l’Eurogruppo le accuse tra il governo greco e la troika non si sono fatte attendere. Davanti al suo gruppo parlamentare, Tsipras ha denunciato il Fondo monetario internazionale (FMI) per “responsabilità criminale” nella crisi, ed ha anche ribadito che il suo governo non avrebbe ceduto alle pressioni della troika, volte, secondo lui, ad “umiliare il popolo greco”. Ciò garantisce che i “piani di adeguamento” siano respinti in ogni momento (4).
Sulla stessa linea s’è pronunciato il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, rifiutandosi di presentare proposte all’Eurogruppo che, alla fine, comprendano una serie di impegni ‘credibili’ verso i creditori: alzare l'”avanzo primario”, aumentare le tasse addizionali (IVA), smantellare il sistema pensionistico, ecc.(5) Di conseguenza, i negoziati erano in stallo ancora ieri (18 giugno 2015, NdR). La troika è mantiene la propria intransigenza nell’imporre con qualsiasi mezzo le “riforme strutturali”, mentre Tsipras si rifiuta di tradire le richieste del popolo greco. Pertanto, la controversia viene ancora rinviata. Il governo greco ha 10 giorni di tempo per pagare le 4 rate mensili del FMI (1,54 miliardi di euro) e per l’apertura di un nuovo piano di finanziamento da 5,2 miliardi di euro. A luglio, Atene deve pagare 3,5 miliardi alla Banca centrale europea (BCE), 465 milioni al FMI e 2 miliardi di euro ad altri creditori. Debito ed austerità portano altro debito, una situazione che trascina la Grecia nella ‘spirale depressiva’ che appare infinita. Come poi avrebbe risorse sufficienti per far fronte ai propri impegni?
Grecia: Varoufakis sarà nuovo ministro delle finanze Senza dubbio se Tsipras si decide di uscire dall’euro, a giugno, le conseguenze saranno drammatiche per l’economia greca e le altre economie della regione, tra cui ovviamente Germania e Francia. Berlino teme uno spread su vasta scala. Se la Grecia cede, gli speculatori scommetteranno contro i Paesi dalla maggiore fragilità finanziaria: Finlandia, Spagna, Italia, Paesi Bassi, Portogallo e così via. Notevolmente indebolita da scarsa crescita economica e deflazione (prezzi in calo), la zona euro perderà ulteriormente fiducia presso gli investitori internazionali. La crescente ‘avversione al rischio’ dell’uscita della Grecia potrebbe causare l’aumento dei rendimenti sui titoli sovrani (attualmente a livelli minimi). In situazione di panico, i tassi d’interesse andranno alle stelle, contraendo gravemente la liquidità da un Paese all’altro. L’incertezza aumenterebbe e i flussi di capitale sarebbero vittime dell”effetto farfalla': un lieve aumento della volatilità dei mercati del debito sovrano, lievi ribassi dei mercati azionari o un cambio nella politica monetaria basterebbero ad innescare enormi turbolenze sui circuiti del credito. Tuttavia, la troika sembra decisa ad abbattere il programma economico della sinistra. Syriza ha inaugurato le sconfitte elettorali del neoliberismo in Europa e perciò è la preda preferita dei finanzieri disposti ad imporre la propria volontà ad ogni costo. Tuttavia, i greci devono contare su se stessi, creando alleanze oltre i confini continentali e puntare all’utopia. La democrazia è nata nell’antica Grecia e lì vanno cementate le basi per costruire l’Europa libera dalla “dittatura dei creditori”, avendo un’alternativa…

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Note
1. “Report on Monetary Policy 2014-2015“, The Bank of Greece, June 17, 2015.
2. “Los griegos se alistan para nuevas penurias“, Nektaria Stamouli & Marcus Walker, The Wall Street Journal, 16 giugno 2015.
3. “The Looming Austerity Package“, Costas Lapavitsas, Jacobin, 12 giugno 2015.
4. “Greek exit real prospect as eurozone hardens towards belligerent Athens”, Larry Elliott, Ian Traynor & Helena Smith, The Guardian, 16 giugno 2015.
5. “Greece will not present new reform proposals at Eurogroup: Bild“, Michael Nienaber, Reuters, 16 giugno 2015.
6. “Greek crisis: why policy makers in emerging markets should worry“, Alan Beattie, The Financial Times, 18 giugno 2015.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Grecia sul punto di abbandonare l’euro?

Ariel Noyola Rodríguez* RussiaToday
*Economista laureatosi all’Universidad Nacional Autónoma de México.

Il primo ministro della Grecia, Alexis Tsipras, ancora non ha raggiunto un accordo economico con la troika. Di conseguenza le probabilità che Syriza soddisfi le promesse elettorali sotto il giogo dell’Unione monetaria sono sempre più remote. Se Bruxelles non pone fine alle richieste di austerità, il governo greco affronterà la via dolorosa, ma la sola a permettere di rompere con la ‘dittatura dei creditori’, lasciando l’euro.img1024-700_dettaglio2_partito-Syriza-Alexis-Tsipras-Grecia-reutersGià alcune settimane fa i negoziati tra il governo greco e la troika (comprendente Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e Commissione europea), sono in un vicolo cieco. Determinata a proteggere gli interessi dei creditori, la troika sostiene le politiche di austerità per salvaguardare la fiducia nella moneta ‘comune’, l’euro. Nel frattempo, la Grecia è immersa nel pantano. Nel primo trimestre del 2015 l’attività economica è caduta del 0,20% in termini annui, il peggior dato tra i Paesi dell’Unione europea, superata solo da Lituania (- 0,60%) ed Estonia (- 0,30%). Il tasso di disoccupazione complessivo rimane sopra i 25 punti percentuali, ma la disoccupazione dei giovani tra i 15 e 24 anni è del 52%, secondo i dati pubblicati dall’agenzia Elstat. Nel campo della finanza, la fuga dei depositi dalle banche greche si acutizza. Si stima che le perdite giornaliere varino tra 200 e 500 milioni di euro. La Banca centrale europea (BCE) subordina le banche greche con il programma di assistenza di emergenza alla liquidità (ALS, nell’acronimo inglese) che per inciso, costituisce già un”arma economica, e in cambio della concessione di nuovi ‘fondi di emergenza’ la BCE chiede riforme economiche a favore degli istituti di credito. Infatti, le “riforme strutturali” sono necessarie, e qui vi è piena coincidenza tra governo di Alexis Tsipras e autorità di Bruxelles. La controversia fondamentale è il tipo di “riforme strutturali” ricercate, le condizioni di attuazione e il tempo necessario per valutarne i risultati. Il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis ha chiarito di condividere le intenzioni della troika di aumentare la produttività, promuovere la concorrenza tra imprese, modernizzare la pubblica amministrazione, dell’uso efficiente delle risorse e trasformare i sistemi fiscali e pensionistici (1). Varoufakis, tuttavia, rifiuta il modo con cui Bruxelles collega le “riforme strutturali” al contesto macroeconomico. Per la troika non c’è altra via che la svalutazione interna: ridurre salari e vantaggi sociali dell’occupazione, avanzare il programma di privatizzazione, aumentare tasse e tariffe dei servizi pubblici (acqua, elettricità, ecc)(2). Con tale prospettiva, le autorità europee obbligano la Grecia a mantenere un alto ‘avanzo primario’ (differenza tra reddito e spesa pubblica, esclusi i pagamenti dei debiti) presumibilmente per ridurre l’indebitamento. Quest’anno la troika chiede alla Grecia di avere un avanzo primario dell’1% del PIL, che nel 2018 dovrebbe aumentare al 3,5%. Così Bruxelles impone le stesse misure che non solo fallirono nell’alleviare la crisi iniziata nel 2010, ma in realtà le approfondiscono in Grecia. Se il governo greco accetta i vincoli della troika, supererà le “linee rosse” tracciate da Syriza (opposizione alla riforma del lavoro e al taglio delle pensioni, ecc.), tradendo il mandato popolare. Non si dimentichi che la sinistra ellenica è uscita vittoriosa nelle elezioni del gennaio grazie all’opposizione al capitalismo neoliberista imposto dalla troika. Cercando un’economia alternativa, la vittoria di Syriza si fondava nella speranza. Alexis Tsipras ha promesso cambiamenti profondi, sostenendo che era una priorità raggiungere un accordo sulla redditività economica di lungo termine, adottando pienamente le norme della zona euro, ma senza cadere nella trappola dell”austerità’ come in passato (3). Così la Grecia avrebbe spezzato la ‘spirale depressiva’ che aiuta solo le economie del centro (Germania e Francia), mentre punisce in modo implacabile le economie in situazione critica. Tuttavia, il rifiuto della troika di approvare le richieste minime rivela l’incompatibilità della svolta economica con i principi dell’Unione monetaria. L’euro è sempre più una ‘camicia di forza’ imposta dal capitale finanziario, e sempre meno uno strumento d’integrazione economica che enfatizza solidarietà e benessere tra i popoli (4).
Appena settimana scorsa, dopo un incontro di oltre 10 ore, i negoziati sono finti su un punto morto per la persistenza di “significative” differenze (5). Nei giorni precedenti, sopraffatto dalla contrazione dei finanziamenti, il governo greco annunciava che non al 30 giugno non avrebbe pagato quattro scadenze mensili (1,6 miliardi di dollari) del debito con il Fondo monetario internazionale (FMI), accrescendo i timori di una moratoria dei pagamenti, non per mancanza di volontà di Atene ma per l’intransigenza di Brussels (6). Messo all’angolo, Alexis Tsipras è stato costretto a ridurre la portata delle promesse elettorali. La Grecia ha già deciso l’aumento dell’IVA su alcuni prodotti, di annullare gradualmente i prepensionamenti e privatizzare parte delle infrastrutture (il porto del Pireo, ferrovie Trainose e aeroporti). Pertanto sembra che i creditori potranno concentrare i loro sforzi per sabotare politicamente Syriza dall’interno, minandone la base sociale e quindi il sostegno, aprendo la via a un cambio di regime. A livello regionale, la troika intende inviare il messaggio che, indipendentemente da chi vince le elezioni, il pagamento del debito è al di sopra di qualsiasi agenda economica nazionale. Syriza dovrebbe continuare a combattere (7). Alla fine di questa settimana, il governo ellenico presenterà una nuova proposta all’eurogruppo per poter finalmente sbloccare l’ultima sezione del piano di salvataggio (7,2 miliardi di euro) e così adempiere agli obblighi finanziari.
La Grecia abbandonerà l’euro in tempi brevi? Se Bruxelles continuerà nell’intransigenza, dipenderà fondamentalmente da Alexis Tsipras e dal suo governo difendere le aspirazioni popolari dalla tirannia del capitale finanziario.261310

Note
1. “A New Deal for Greece“, Yanis Varoufakis, Project Syndicate, 23 aprile 2015.
2. “Austerity Is the Only Deal-Breaker“, Yanis Varoufakis, Project Syndicate, 23 maggio 2015.
3. “Non à une zone euro à deux vitesses“, Alexis Tsipras, Le Monde, 31 maggio 2015.
4. “To beat austerity, Greece must break free from the euro“, Costas Lapavitsas, The Guardian, 2 marzo 2015.
5. “Greek default fears rise as ‘11th-hour’ talks collapse“, Peter Spiegel & Kerin Hope, The Financial Times, 14 giugno 2015.
6. “The Greek Bailouts Are Incredibly Stupid“, Daniel Altman, Foreign Policy, 15 giugno 2015.
7. “If the eurozone thinks Greece can be blackmailed, it is wrong“, Costas Lapavitsas, The Guardian, 9 giugno de 2015.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gasdotti e geopolitica: la vera ragione della visita di Putin in Italia

Nikolaj Starikov Fort Russ 15 giugno 2015b9057b08367328d6aa81d7de5c909e5cLa scorsa settimana una serie di eventi strettamente correlati ha avuto luogo. C’è stata la riunione dei capi dei sette Stati occidentali, la visita di Putin in Italia e l’apertura dei “giochi europei” a Baku.
Analizziamo cause e significati di questi eventi. La riunione dei capi dei sette principali Paesi occidentali ha avuto luogo nel quadro della riunione dei capi di otto Stati. La Russia fu aggiunta ai Paesi occidentali. Il nostro Presidente, insieme ai leader di Stati Uniti, Giappone, Italia, Germania, Francia, Canada e Regno Unito discuteva questioni urgenti di politica mondiale. Tale formato non fu formalizzato, ma si aveva solo ogni volta che i leader degli otto Paesi venivano invitati alla riunione. Dopo la crisi in Ucraina, la Russia non è più invitata. Le ragioni sono ovvie, espressione di dispiacere e pressione sul nostro Paese. Non ci sono assolutamente conseguenze per la Russia, semplicemente una piattaforma in meno in cui i capi dell’occidente parlavano a Putin tutti insieme o uno alla volta. Preoccuparsene è una perdita di tempo. Non vi è alcun isolamento internazionale della Russia. La visita di Vladimir Putin in Italia l’ha mostrato chiaramente. Cioè, sapevamo già che il “mondo” che esprime insoddisfazione per la nostra politica rappresenta una piccola parte dell’umanità, che vive per lo più in Europa e Nord America. La visita di Putin in Italia ci ha dimostrato che è difficile parlare d’isolamento anche in Europa. Il 7 e 8 giugno 2015, nella località tedesca di Garmisch-Partenkirchen dove, tra l’altro, nel febbraio 1936 l’occidente permise ad Adolf Hitler di tenere le Olimpiadi, la riunione del cosiddetto “G7″ ha avuto luogo. “I capi del gruppo dei sette annunciavano che le sanzioni saranno rimosse se saranno soddisfatti gli accordi di Minsk, altrimenti, la CNN citava certe fonti, nei prossimi mesi nuove sanzioni contro individui e società finanziarie potranno essere attuate” (1TV).
Nella riunione dei sette capi la Russia è stata regolarmente accusata, anche se è evidente che essa è interessata alla pace in Ucraina. Ma il divertimento iniziava dopo tale incontro. Il 7 e 8 giugno 2015 il primo ministro italiano era nella riunione in Germania, a solidarizzare con i partner, accusando la Russia e concordando sulle necessarie sanzioni. Il 10 e 11 giugno incontrava il Presidente Putin… in Italia. Molto interessante. Se s’immagina che il primo ministro italiano Renzi considera davvero la Russia un “aggressore” e il suo presidente responsabile della crisi in Ucraina, allora era molto strano vederlo un paio di giorni dopo il vertice “G7″, stringere la mano a Vladimir Putin in Italia. Ciò significa che l’Italia non considera la Russia né aggressore né colpevole. In caso contrario, la visita del Presidente della Russia sarebbe stata annullata. Ancora più significativo è stato l’incontro di Putin con il capo dei cattolici. Papa Francesco ha dato al nostro Presidente una medaglia del secolo scorso con l’immagine di un angelo che, secondo il capo della Chiesa cattolica, “porta pace, giustizia, solidarietà e protezione“. E’ evidente che il segnale inviato a 1,5 miliardi di cattolici e alle élite politiche era inequivocabile. Pace con la Russia e fine del confronto. Il nemico numero uno del cristianesimo oggi è il SIIL creato dagli USA e non la Russia. Barack Obama considera la Russia un nemico, e il capo dei cattolici assume una posizione diversa. I risultati della visita di Putin in Italia, sono stati magnificamente espressi da un analista politico italiano: “La visita del presidente russo Vladimir Putin in Italia suggerisce che in occidente ci sia disaccordo nei confronti della Russia, ha detto in un’intervista a RT Francia il capo del programma “Eurasia” dell’Istituto superiore di studi geopolitici italiano Dario Citati. “Prima di tutto, la visita di Putin significa che non esiste una posizione unanime in occidente su questione ucraina e crisi con la Russia”, ha detto. Secondo Citati, questa visita è importante per l’Italia perché gli italiani capiscono che le sanzioni contro la Russia sono controproducenti: non hanno cambiato la posizione della Russia e sono troppo onerose per l’economia italiana… Pertanto tale unanimità, ben osservata quando i Paesi europei parlano in nome dell’UE o in formati come il G7, per così dire s’infrange contro la realtà”, scrive Citati. Il significato dell’incontro del Presidente con il Primo ministro italiano, secondo l’analista, marca le differenze nell’Unione europea, perché ci saremmo aspettati la cancellazione della visita, tuttavia, ma non è stata annullata e, inoltre, una visita è stata dedicata al Vaticano, attore importante nelle relazioni internazionali“. (RIA)
Ora qualche parola sul perché Putin s’è recato in Italia, e perché ora. Parliamo sempre di geopolitica e gasdotti. Una lotta invisibile infuria per le rotte del gas russo verso l’Europa. Obiettivo della Russia è costruire una “condotta” aggirando l’Ucraina privando gli USA della possibilità di ricattare Europa e Russia tramite le marionette di Kiev, chiudendo le forniture di gas attraverso l’Ucraina. L’obiettivo degli Stati Uniti non è non permettere alla Russia di bypassare l’Ucraina, ma fare pressione su Europa e Russia. Dopo il blocco di “South Stream“, Mosca ha fatto un accordo con la Turchia per la costruzione del gasdotto “Turkish stream“. Il piano prevede un gasdotto prima in Turchia e poi in Grecia. Ulteriori piani prevedevano la Macedonia, ma improvvisamente vi è stata una majdan in questo Paese e un attacco di combattenti albanesi dopo di che il primo ministro di Macedonia ha “capito” i suggerimenti e dichiarato che il gasdotto sarà costruito solo dopo la firma dell’accordo tra Commissione della Comunità europea e Gazprom. L’assenza di tale accordo ha ucciso “South Stream” e la Russia cerca nuove opportunità per tracciare il gasdotto. La nostra parte usa l’artiglieria pesante, il nostro Presidente che vola in Italia per spiegare ai colleghi italiani la cosa più ovvia. Dopo la Grecia, il gasdotto andrà in Italia, da dove il gas passerà all’Europa. Per resistere in ciò, la Russia deve… terminare il gasdotto in Grecia, o anche in Turchia. E’ quindi giusto e logico estenderlo in Italia. E’ un’ottima prospettiva per tutta Europa, e per l’Italia è semplicemente perfetto. Non è un caso che durante la visita Putin abbia parlato di relazioni bilaterali con questo Paese con una modalità mai vista nella “Commissione Europea”. “Ha parlato della necessità di mantenere lo slancio nelle relazioni bilaterali in tutti i campi, non permettendo che siano ostaggio delle varie difficoltà attualmente osservate”, ha detto il segretario stampa del presidente russo”. (SPDnevnik)
Come i “partner” italiani abbiano risposto, lo capiremo più tardi. Tuttavia, il prosieguo del viaggio del nostro Presidente è molto eloquente. Il 12 giugno 2015 s’è recato all’apertura dei “giochi europei” nella capitale dell’Azerbaijan. Lo sport è fantastico, la nostra squadra va supportata. Ma la cosa principale per il presidente russo è l’incontro con il capo della Turchia, che ha avuto luogo a Baku a porte chiuse. Tutto molto logico. In primo luogo, parlare con l’Italia sulla destinazione del “Turkish stream“, e poi un faccia a faccia con la Turchia, diretto, senza intermediari né giornalisti. “I grandi progetti energetici, tra cui la costruzione del “Turskish stream”, oggi sono stati discussi dai presidenti Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan a Baku, all’apertura dei primi giochi europei. I colloqui si sono svolti a porte chiuse e dettagli sono noti solo da un’ora… Si potrebbe immaginare di cosa i presidenti di Russia e Turchia abbiano parlato a porte chiuse, guardando la composizione delle delegazioni. La partecipazione ai negoziati dei capi di Gazprom e del Ministero dell’Energia chiaramente lasciano intendere che si parlasse di energia, e più precisamente forniture di gas. Anche di fronte alle telecamere, Putin e Erdogan hanno discusso solo delle ultime novità, l’apertura a Baku dei primi giochi sportivi europei, senza perdere le opportunità di scherzare sull’Europa unita”. (1TV) Nel frattempo, questo scambio a Baku ha un altro aspetto. Turchia e Russia possono discutere del “business del gas” con l’Azerbaigian. Il fatto è che gli statunitensi vogliono utilizzare il gas dall’Azerbaijan come alternativa al gas dalla Russia. “Le forniture di gas dell’Azerbaigian nei prossimi anni sarà l’unica vera alternativa al gas russo per l’Europa… Il “Corridoio meridionale del gas” è uno dei progetti prioritari dell’UE, che prevede il trasporto di gas dalla regione del Caspio attraverso Georgia e Turchia ai Paesi europei. Nella fase iniziale, il gas prodotto dalla seconda fase dello sviluppo del campo gasifero condensato azero “Shah Deniz” è considerato fonte principale del progetto di “Corridoio meridionale del gas”. Successivamente altre fonti potranno collegarsi al progetto. Il gas dal giacimento in seconda fase di sviluppo sarà esportato in Turchia e nei mercati europei ampliando il gasdotto del Caucaso meridionale e con la costruzione delle pipeline Trans-Anatolian (TANAP) e Trans-Adriatico (TAP)”. (Day)
Riassumendo:
• Ancora una volta, come alcuni anni fa, la politica mondiale è concentrata sulla rete dei gasdotti.
• La battaglia è molto intensa e il suo esito è difficile da prevedere. Non abbiamo meno possibilità di vincere rispetto ai nostri rivali.
• Il nostro Presidente è costretto a prendere l’iniziativa nei momenti più difficili e agire d’artiglieria pesante per “sfondare” le posizioni nemiche.
Gli auguriamo il pieno successo, con aiutanti di fiducia per le missioni più importanti…

l43-vladimir-putin-papa-131125203847_bigTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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