Siria, le operazioni dal 5 al 13 luglio 2015

Siria, le operazioni dal 5 al 13 luglio 2015CJzcwdNUcAAMFLXIl 5 luglio, ad al-Zabadani la 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS ed Hezbollah eliminavano 177 terroristi di Jabhat al-Nusra in 24 ore di combattimenti. Nelle fattorie al-Nishabiya l’EAS eliminava una fabbrica di munizioni, 1 blindato, 2 tecniche e 10 terroristi, mentre altri 14 venivano arrestati. Tra al-Zibdin, Bala, Haza, Ayn Turma e Harasta, nel Ghuta orientale, l’EAS eliminava 51 terroristi. A Duma l’EAS eliminava 24 terroristi di Faylaq al-Rahman e Itihad al-Islami li-Ajnad al-Sham. A Jubar l’EAS distruggeva un tunnel con 17 terroristi di Faylaq al-Rahman all’interno, presso la fabbrica di sapone. I genieri dell’EAS avevano impiegato un minirobot carico di esplosivo. A Jaydur Huran l’EAS distruggeva 4 pickup armati e 1 autoveicolo dei terroristi di liwa Jaydur Huran, liwa Hamza Asadulah e liwa Ansar al-Muhajirin, eliminandone 12. A Sayda l’EAS distruggeva tre basi di Jabhat al-Nusra e sulla strada Tafas – Muzayrib la SAAF distruggeva 4 autocarri carichi di munizioni provenienti dalla Giordania.
10409558Il 6 luglio, le milizie islamiche di Ansar al-Shariah assaltavano il quartiere al-Zahra di Aleppo, ma l’attacco veniva respinto dall’Esercito arabo siriano che eliminava oltre 20 terroristi. In seguito l’Esercito arabo siriano, in coordinamento con le Forze di difesa nazionale (NDF) e la Liwa al-Quds (Brigata Gerusalemme), riprendeva il controllo dell’edificio centrale del Centro di ricerca scientifica di Aleppo. Nel quartiere di Jamiyat al-Zahra, un autocarro-bomba della qatiba Sayfulah al-Shishani di Jabhat al-Nusra veniva distrutto dall’EAS mentre si avvicinava alle postazioni siriane. Nel resto della città furono eliminati altri 14 terroristi. Oltre 500 terroristi erano stati eliminati ad Aleppo in due giorni di combattimento con le truppe governative siriane. Nel governatorato di Dair al-Zur, la 137.ma Brigata della 17.ma Divisione dell’EAS bombardava i convogli del SIIL diretti verso la provincia di al-Hasaqah. Ad al-Hawiqa, l’esercito siriano eliminava 25 terroristi e 2 tecniche dei taqfiriti. Nel quartiere al-Rashidiyah la 137.ma Brigata e la 113.ma Brigata dell’EAS distruggevano una grande base del SIIL, eliminando almeno 17 terroristi. La Syrian Arab Air Force (SAAF) bombardava i convogli del SIIL sull’autostrada Dair al-Zur – Qamishli eliminando decine di terroristi, tra cui i capi del SIIL Salah Qalif al-Ghalib e Basam Abu Azam Gharbiyah. Le forze di difesa druse liberavano il jabal Shaiq al-Husayn, Tal Suqaqah e Suqaqah al confine con il governatorato di al-Suwayda.
Il 7 luglio, la 67.ma Brigata della 18.ma Divisione corazzata, in coordinamento con Liwa Suqur al-Sahra e NDF liberava al-Bayarat, presso Tadmur, eliminando 19 terroristi del SIIL. Ad Aleppo, Ansar al-Shariah attaccava ancora il quartiere Jamyiat al-Zahra, venendo respinto da EAS, Liwa al-Quds ed Hezbollah che eliminavano 25 terroristi di Ansar al-Sharia. Presso Tadmur, a Qasr al-Hayir, la SAAF eliminava 35 terroristi e 3 tecniche del SIIL, e la 67.ma Brigata della 18.ma Divisione corazzata dell’Esercito arabo siriana, in coordinamento con le Quwat al-Numer e le NDF, liberava Jabal al-Qalat, Tal Marmala, Burj al-Ishara, Bathar al-Mazra, Abu al-Furas, Ruisiyah Abu al-Furas, Dhuhur al-Hayal, le fattorie Nazl Hayal e al-Qadri, Thaniyat al-Rajma e Abu Haris, eliminando 130 terroristi del SIIL.
L’8 luglio, la 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’Esercito arabo siriano ed Hezbollah liberavano metà di al-Zabadani dopo sei giorni di intensi combattimenti contro Jabhat al-Nusra, ELS, liwa Suqur al-Zabadani e haraqat Ahrar al-Sham, e liberavano anche il villaggio al-Jamiyat, eliminando oltre 25 terroristi di Jabhat al-Nusra ed ELS. Ad al-Hasaqah, il SIIL lanciava un nuovo assalto con diverse autobombe, mentre la SAAF distruggeva mezza dozzina di tecniche degli islamisti. La 154.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata e la 104.ta Brigata aeroportata della Guardia repubblicana dell’Esercito arabo siriano, le Forze di Difesa Nazionale (NDF) e la tribù Shaytat liberavano il quartiere al-Liliyah, la centrale elettrica, la parte orientale del quartiere di al-Ghuwayran e la cittadella sportiva. L’8 luglio, nel governatorato di Lataqia, a Drushan, Rubayah e al-Dura, l’EAS eliminava 59 terroristi e 2 loro tecniche. Presso Damasco, l’EAS eliminava 16 terroristi e 7 loro autoveicoli. Ad al-Zabadani, la 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’Esercito arabo siriano, NDF ed Hezbollah eliminavano 47 terroristi di Jabhat al-Nusra, haraqat Ahrar al-Sham ed ELS, liberando al-Barada Street, la villa Abu Ali Qanan, Qastal al-Zahra, la moschea al-Bardah, Jamal Abdal Nasser Street e la stazione degli autobus. Ad al-Zabadani, inoltre, Hezbollah distruggeva la base principale del gruppo terroristico Ahrar al-Sham con un’operazione speciale, eliminando tre capi e altri 35 terroristi del gruppo. L’area di al-Zabadani, sul confine libanese-siriano, veniva utilizzata dai terroristi per i rifornimenti di armi e munizioni.
Il 9 luglio, presso Tadmur, la 67.ma Brigata della 18.ma Divisione corazzata, la Quwat al-Nimr del Capitano Luay Sulaytan e la Liwa Suqur al-Sahra dell’Esercito arabo siriano, e le Forze di Difesa Nazionale (NDF), eliminavano 65 terroristi del SIIL alle porte di Tadmur (Palmira), liberando Tal Dawat e Tal Hiqmat, alla periferia nord-occidentale di Palmira. Ad al-Hasaqah la 154.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata e la 104.ta Brigata aeroportata della Guardia repubblicana dell’Esercito arabo siriano, la tribù Shaytat e le NDF eliminavano 25 terroristi del SIIL nel quartiere al-Liliyah, mentre la 123.ma Brigata della 3.za Divisione corazzata dell’Esercito arabo siriano e le NDF liberavano i tre quarti del Distretto Industriale. Sempre ad al-Zabadani, l’Aeronautica militare siriana distruggeva il principale deposito di armi dei terroristi, 2 lanciarazzi, 1 pezzo di artiglieria e 1 pickup armato. La 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata e la 67.ma Brigata dell’EAS, NDF ed Hezbollah, liberavano Qastal al-Zahra eliminando 19 terroristi di Jabhat al-Nusra e haraqat Ahrar al-Sham. A Duma l’EAS liquidava 14 terroristi del Jaysh al-Islam e altri 35 a Jubar. A Misraba le forze speciali siriane facevano esplodere un auto con a bordo 4 capi del Jaysh al-Islam.
Il 10 luglio, ad al-Hasaqah, la 154.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata e la 104.ta Brigata aeroportata della Guardia repubblicana dell’Esercito arabo siriano, in coordinamento con NDF e milizia Shaytat liberavano il quartiere al-Zuhur e il deposito della Posta. Ad Aleppo, l’EAS eliminava oltre 30 terroristi di Ansar al-Sharia nel quartiere Jamyiat al-Zahra. Presso Tadmur, la 67.ma Brigata della 18.ma Divisione corazzata, Quwat al-Nimr e Liwa Suqur al-Sahra dell’EAS liberavano il villaggio Muqasim, a 3,5 km da Palmyra.
480101L’11 luglio, 400 terroristi del SIIL tentavano di entrare nel quartiere al-Ghuwayran, ad al-Hasaqah, scontrandosi con la 104.ta Brigata dell’EAS, e le milizie assira e Shaytat. Oltre 60 terroristi furono eliminati assieme a 3 tecniche. Presso Dara, ELS e Jabhat al-Nusra attaccavano Hadar e Tal Hamar, venendo respinti dal Fuj al-Julan dell’EAS, e le cittadine al-Hamidiyah, al-Samdaniyah, Al-Rawadi, e al-Ajram, venendo sconfitti anche qui dalla Liwa Suqur al-Qunaytra e dalle NDF. Ad al-Manashiyah, la 5.ta Divisione corazzata dell’EAS eliminava oltre 20 terroristi. Presso Tadmur, mentre i terroristi iniziavano a ritirarsi dalla città, l’EAS liberava Qastun, dove eliminava decine di terroristi di Jabhat al-Nusra ed arrivava a 1,5 km da Palmyra, dove liberava la scuola al-Siyaqah eliminando almeno 30 terroristi del SIIL. Nel frattempo nel Ghuta orientale, presso Damasco, l’EAS eliminava 14 terroristi del Jaysh al-Islam. Nel governatorato di Hama, ad al-Latamina, l’EAS eliminava 6 tecniche e 9 terroristi, del Jaysh al-Fatah, altri 23 terroristi venivano arrestati. A Qastun l’EAS eliminava 11 terroristi e altri 10 ad al-Zaqat. Presso Idlib, tra al-Tamanyah e Has, l’EAS eliminava altri 19 terroristi del Jaysh al-Fatah. A Raqqa, un capo del SIIL e tre sue guardie del corpo, tutti sauditi, venivano eliminati da un attacco aereo siriano, mentre ad al-Hasaqah l’assalto di 400 terroristi del SIIL veniva respinto con l’eliminazione di oltre 60 islamisti, oltre a un deposito di armi e 4 loro tecniche. Presso Tadmur la Liwa Suqur al-Sahra liberava le fattorie Abu al-Fawaris nella periferia nord di Tadmur. A sud delle fattorie la 67.ma Brigata della 18.ma Divisione corazzata dell’Esercito arabo siriano e le NDF eliminavano oltre 20 terroristi e 3 tecniche del SIIL. Le forze armate siriane avanzavano su due direzioni verso le posizioni del SIIL a Palmyra.
Il 12 luglio il SIIL tentava di penetrare nel quartiere al-Ghuwayran di al-Hasaqah, venendo respinto con l’eliminazione di oltre 30 terroristi. L’87.ma Brigata dell’11.ma Divisione corazzata dell’Esercito arabo siriano liberava Tal Shaiq Qatab, presso Jisr al-Shughur, nel governatorato di Idlib, dopo aver eliminato una dozzina di terroristi. Tre ore dopo Jabhat al-Nusra, haraqat Ahrar al-Sham e Ansar al-Sham tentavano la controffensiva per riconquistare la collina, venendo respinti con la perdita di 3 tecniche ed oltre 50 terroristi, tra cui il capo dell’assalto, il saudita Abu Abdullah al-Jazrawi. La 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’Esercito arabo siriano, NDF ed Hezbollah, appoggiati dagli elicotteri Mi-24 Hind della Syrian Arab Air Force, liberavano il quartiere al-Zalah di al-Zabadani, che ospitava le scorte di alimentari dei terroristi di Jabhat al-Nusra, haraqat Ahrar al-Sham e liwa Suqur al-Zabadani. Presso Tadmur, a Maqali al-Qadima, la Quwat al-Nimr e la Liwa Suqur al-Sahra dell’EAS eliminavano 49 terroristi del SIIL, e altri 52 ad Ayn al-Abasiya, a sud-est di Palmyra. Anche 6 pickup armati degli islamisti vi furono distrutti. Presso al-Bayarat, ad ovest di Palmiya, la SAAF distruggeva decine di autoveicoli del SIIL. Presso al-Hasaqah, ad al-Basira, l’Esercito arabo siriano eliminava 36 terroristi del SIIL. Ad al-Zabadani l’EAS ed Hezbollah distruggevano una base di Jabhat al-Nusra e Ahrar al-Sham eliminando 16 terroristi. La 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS, Hezbollah e le NDF liberavano al-Sultani Street dopo aver eliminato 28 terroristi di Jabhat al-Nusra, tagliando i collegamenti dei terroristi di liwa Suqur al-Zabadani dell’ELS, Jabhat al-Nusra, haraqat Ahrar al-Sham e Stato Islamico d’Iraq e al-Sham (SIIL) tra al-Zabadani e la loro base principale di Madaya, a sud. Ad Irbin, l’artiglieria dell’EAS eliminava 22 terroristi.
Il 13 luglio, ad al-Zabadani la 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’Esercito arabo siriano ed Hezbollah eliminavano 26 terroristi di Jabhat al-Nusra, liwa Suqur al-Zabadani e haraqat Ahrar al-Sham. Lo Stato Islamico dell’Iraq e al-Sham (SIIL) attaccava il quartiere al-Ghuwayran, ad al-Hasaqah, venendo respinto dalla 104.ta Brigata aeroportata della Guardia Repubblicana dell’Esercito arabo siriano, che eliminava 35 terroristi.

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Il vertice BRICS/SCO di Ufa segna l’inizio dell’Ordine Mondiale di Seta

Mahdi Darius Nazemroaya Strategic Culture Foundation 10/07/2015354737Preparatevi a sconvolgenti terremoti geopolitici. All’incrocio tra Asia ed Europa s’è deciso che la città russa di Ufa sarà il punto di convergenza di tutte le iniziative e i progetti commerciali e d’integrazione dell’Ordine Mondiale di Seta che Cina e Russia guidano. Ufa, capitale del Bashkortostan in Russia, ospita contemporaneamente i vertici straordinari dei BRICS, sempre più forum alternativo al G7, e della Shanghai Cooperation Organization (SCO), rispettivamente dall’8 al 9 luglio e dal 9 al 10 luglio 2015.

L’incontro tra Eurasia e altrove
I vertici congiunti di BRICS e SCO di Ufa sono organizzati da Mosca essendo alla presidenza temporanea di BRICS e SCO. Non è un caso, tuttavia, che il settimo vertice dei BRICS e il quindicesimo vertice della SCO sono stati uniti in un grande vertice internazionale. Il Cremlino sfrutta la possibilità di riunire i partner della Russia nell’ambito del processo d’integrazione dell’Ordine Mondiale di Seta. Ci saranno sessioni congiunte di BRICS e SCO e molti scambi e discussioni sul nuovo archetipo mondiale. Una sessione informale a Ufa non solo include i membri di BRICS e SCO, ma anche dell’Unione economica eurasiatica (UEE), secondo le informazioni dell’assistente del Presidente russo Putin, Jurij Ushakov fornite ai media prima del vertice di Ufa. A parte Brasile e Sud Africa, tutti i membri di BRICS e SCO si trovano in Eurasia, e il Cremlino ha ritenuto pertinente che l’UEE sia coinvolta nelle discussioni sullo sviluppo dello spazio eurasiatico. In sostanza ciò significa che l’Armenia sarà presente ai vertici BRICS e SCO nel Bashkortostan, dato che tutti gli altri aderenti dello spazio economico eurasiatico sono membri a pieno titolo della SCO o, nel caso della Bielorussia, interlocutori della SCO. Secondo l’Istituto di Studi cinesi Mercator (Merics) di Berlino, i colloqui BRICS-SCO-UEE sono “un segno che la Russia punta a politiche di blocco”, la Repubblica di Azerbaigian e il Turkmenistan parteciperanno alla riunione informale di BRICS, SCO e UEE. [1] Le convergenze eurasiatiche e globali a Ufa sono chiare. Usando i legami già esistenti, la Nuova Via della Seta cinese e l’Unione economica eurasiatica dei russi avvieranno i passi per unificarsi nel Bashkortostan quale perno dello spazio eurasiatico. E’ la continuazione delle discussioni di vertice annunciati dal presidente cinese Xi Jinping e da Putin l’8 maggio all’arrivo di Xi Jinping a Mosca, per le celebrazioni del Giorno della Vittoria del 9 maggio 2015. Dopo tentativi falliti, il primo ministro indiano Narendra Modi e il presidente iraniano Hassan Rohani finalmente s’incontrano a Ufa. India e Iran riaprono i rapporti strategici trascurati dal governo del predecessore di Modi, il primo ministro Manmohan Singh. L’uso del porto iraniano di Chabahar da parte dall’India per accedere a Russia e Asia centrale attraverso il Corridoio Nord-Sud, sicuramente sarà discusso dai funzionari indiani e iraniani a Ufa.

Il Nuovo Ordine Mondiale di Seta viene svelato a Ufa
Mentre la Nuova Via della Seta e l’UEE si fondono a Ufa, i BRICS tracceranno un piano di sviluppo e la SCO illustrerà i piani di espansione con nuovi membri a pieno titolo. Saranno affrontate le domande di India, Iran e Pakistan per la piena adesione. Inoltre, Egitto e molti altri Paesi hanno chiesto di aderire alla SCO in futuro. A Ufa si traccia la tabella di marcia del “secolo eurasiatico” e dell’Ordine Mondiale di Seta che va oltre l’Eurasia, comprendendo di tutto, dalla megarete ferroviaria transcontinentale che collega la penisola iberica al Mar Cinese Meridionale e ciò che viene definita la “città moderna del continente eurasiatico” in Bielorussia. Gli Stati Uniti sono chiaramente preoccupati dalla nascita dell’Ordine Mondiale di Seta, e iniziano a ostacolarla con ogni mezzo, corteggiando il Brasile alla vigilia del vertice di Ufa o chiedendo all’Unione europea di non partecipare al progetto bancario cinese. La Strategia Militare 2015 del Pentagono, che prevede la possibilità di uno scontro della versione aggiornata dell’“Asse del Male” composto da Cina, Russia, Iran e Corea democratica, si adatta alla propensione di Washington nell’affrontare i Paesi che sfidano l’ordine internazionale dominato dagli Stati Uniti. Mentre Washington e NATO invocano la chiamata generale alle armi, i cinesi sono occupati nel realizzare reti infrastrutturali civili e dei trasporti. In Bielorussia i cinesi costruiscono la prima “città moderna del continente eurasiatico” nelle foreste vicino all’aeroporto di Minsk, in ciò che Bloomberg definisce “trampolino di lancio industriale tra Unione europea e Russia”. [2] Al termine, la nuova città volta all’esportazione della Bielorussia, in costruzione sulla strada europea che collega Berlino, Varsavia, Minsk e Mosca, sarà il maggiore parco industriale in Europa.

Il dollaro USA e Bretton Woods sono finiti
L’Ordine Mondiale di Seta che si forma a Ufa vedrà l’attuale architettura finanziaria di Bretton Woods spianata e sostituita da una non più dominata dalla trilaterale Stati Uniti, Europa occidentale e Giappone. Il monopolio di Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, che ha avvantaggiato Washington, è alla fine. Il dollaro USA come valuta commerciale è cancellata da BRICS, SCO ed UEE, e l’inondazione dei mercati petroliferi da parte di Washington era in parte volta a deragliare ciò imponendo una rinnovata dipendenza dal dollaro statunitense nel commercio energetico. La nuova Banca di sviluppo dei BRICS (NDB) è la prima istituzione BRICS lanciata da Brasile, Cina, India, Russia e Sud Africa. Ad essa si affiancano la Banca di sviluppo della SCO e la Banca di investimento infrastrutturale asiatica recentemente lanciata all’assalto di Bretton Woods. Sono finiti i giorni del dominio statunitense incontrastato. L’architettura del dopo-seconda guerra mondiale, o ordine globale post-1945, è ora in agonia, sul punto di finire. Con o senza Washington, il Nuovo Ordine Mondiale di Seta emerge e il suo avvento viene celebrato a Ufa rafforzando la SCO e istituzionalizzando i BRICS a pietra angolare del nuovo ordine mondiale multipolare.

Note
[1] Gabriel Domínguez, “Cosa aspettarsi dal vertice SCO e BRICS in Russia”, Deutsche Welle, 6 luglio 2015.
[2] Aliaksandr Kudrytski, “La Cina costruisce la testa di ponte comunitaria con una città da 5 miliardi di dollari in Bielorussia”, Bloomberg, 26 maggio 2013.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Russian President Putin, Indian Prime Minister Modi, Brazil's President Rousseff, Chinese President Xi and South African President Zuma walk after the welcoming ceremony during the BRICS Summit in UfaElenco delle discussioni al vertice BRICS
Russia Insider 10 luglio 2015

• La cooperazione con la Mongolia sembra destinata ad aumentare. Putin ha sottolineato il grande potenziale della cooperazione sino-mongolo-russa.
• Il presidente della Mongolia ha chiesto che Cina e Russia ripensino il gasdotto Siberian-2 e ne considerino invece uno attraverso la Mongolia, che sarebbe meno costoso e più rapido da costruire di quello pianificato, che passa per la regione montagnosa dell’Altaj.
• I BRICS avviano un fondo valutario di riserva da 100 miliardi di dollari.
• L’India sembra proiettata ad entrare ufficialmente nella Shanghai Cooperation Organization (SCO).
• Alcuni accordi sono stati presi sullo sviluppo del gruppo. Si tratta di decidere alcuni progetti infrastrutturali e innovativi già previsti, che rientrano soprattutto nella “Nuova Via della Seta”. Maggiori dettagli in futuro.
• I BRICS ricercano un maggiore approccio comune nella lotta al terrorismo.
• Si lavora su strategie alimentari per le comunità più vulnerabili.
• Blindare in comune le economie contro forti fluttuazioni dei prezzi del petrolio.
• Un approccio multilaterale (cooperazione) nelle sfide globali (egemonia statunitense e NATO).
• Suggerimenti secondo cui i BRICS accolgano l’Iran, o almeno guardino ad una crescente cooperazione con esso. Turchia, Indonesia, Messico, Egitto, Argentina, Nigeria e Grecia si sono dichiarati interessati ad aderire ufficialmente ai BRICS. Per la Grecia sarebbe impossibile se rimane nell’UE.
• Forse più importante, i BRICS si preparano ad espandere l’uso delle monete nazionali nel commercio reciproco. I BRICS partecipano al 75% del commercio mondiale (interno o coinvolgente una nazione BRICS), con percentuale crescente nel commercio tra nazioni BRICS. Gli scambi commerciali tra Russia e Cina aumenteranno a circa 100 miliardi dollari nel 2015. L’uso delle monete nazionali nel commercio tra le due nazioni è aumentato di oltre l’800%.
• Le nazioni dei BRICS decidono di cooperare per impedire la ‘revisione’ della storia.
• La banca di sviluppo dei BRICS avvierà progetti già nel 2016.

5111-0294RTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina avverte la Russia dello “Stato di Guerra” con gli USA

What Does it Mean 4 luglio 2015the_daily_edit_05.10.15_11Il Ministero degli Esteri (MoFA) riporta oggi che la Federazione è stata informata dal Consiglio di Stato della Repubblica Popolare della Cina (PRC) dello stato “di Guerra” de facto esistente tra la nazione asiatica e gli Stati Uniti d’America. Secondo questo rapporto, a seguito di “disposizioni e protocolli” dell’Accordo russo-cinese sulla cyber-sicurezza dell’8 maggio 2015, che dichiara che un firmatario del patto che prevede le ostilità deve informare immediatamente la controparte in modo che provveda “ai preparativi di guerra” necessari per proteggere le infrastrutture critiche, quindi la PRC ha informato la Federazione che “ora esistono tali condizioni”. A portare a tale grave avvertimento della Repubblica popolare cinese, spiega la relazione, è stata la perdita catastrofica di oltre 3700 miliardi di dollari sui mercati azionari cinesi in due settimane, che hanno visto un crollo di oltre il 30% e portato il panico tra investitori finanziari e semplici cittadini. Sulle cause di tale devastante crollo, continua la relazione, gli esperti della RPC hanno dichiarato che “malvagie” forze di mercato erano vicine a rovinare l’economia cinese, sospettando “predatori” di investimenti occidentali in agguato dietro a disordini, citando anche il gigante bancario degli Stati Uniti Morgan Stanley. Inoltre, questa relazione rileva che cinque importanti professori universitari della Cina hanno ampiamente diffuso una lettera pubblica, il 2 luglio, sulle sinistre forze di mercato che sfruttano le debolezze del sistema finanziario cinese per profitto, paragonando la situazione in cui il “burattinaio” del presidente Obama, il finanziere George Soros, e altri, scommisero contro le valute asiatiche orientali durante la crisi finanziaria asiatica del 1997-1998.
3472788141Ciò che ha precipitato tale devastante attacco finanziario alla PRC da parte del regime Obama, secondo gli esperti del MOFA per la presente relazione, fu specificato il mese scorso dal Washington Post News Service che diceva: “Gli hacker che lavorano per lo Stato cinese hanno violato il sistema informatico della direzione del personale a dicembre, hanno detto funzionari statunitensi (il 4 giugno), e l’agenzia informava circa 4 milioni di attuali ed ex dipendenti federali che i loro dati personali erano compromessi. L’hackeraggio è stato la più grande violazione dei dati dei dipendenti federali negli ultimi anni. La seconda grande intrusione nella stessa agenzia da parte della Cina in meno di un anno, e la seconda significativa violazione estera delle reti governative statunitensi negli ultimi mesi“. Sulla saggezza del regime Obama di attaccare i mercati finanziari della RPC in rappresaglia per il presunto hackeraggio dei server del governo degli Stati Uniti, la relazione continua, sembra essere “infantile” ed “affrettata” avendo la Cina una partecipazione di oltre 4000 miliardi di dollari in riserve estere, in confronto ai 121 miliardi di dollari degli Stati Uniti… mentre i cittadini cinesi hanno un sconcertante risparmio di 21000 miliardi di dollari rispetto ai soli 614 miliardi di dollari delle controparti statunitensi… molto più con cui preparare una risposta. Rendendo la situazione ancora più pericolosa, gli esperti del MoFA in questo rapporto avvertono che come ulteriore risposta agli attacchi del regime Obama, due alti ufficiali cinesi hanno invitato l’Esercito di Liberazione del Popolo a rafforzare la propria capacità navale e la prontezza al combattimento davanti a maggiori rischi di “una guerra alle porte”. In un articolo di 5000 parole pubblicato sul Quotidiano del Popolo, giornale di punta del Partito comunista, il Generale Cai Yingting, comandante della regione militare di Nanjing, e il suo commissario politico Generale Zheng Weiping, avvertivano che l’EPL doveva apprendere le lezioni della guerra con il Giappone, conclusa 70 anni fa. I generali cinesi inoltre dichiaravano: “Ci sono profonde dispute territoriali alla periferia del nostro Paese, competizione geopolitica tra grandi potenze e attriti etnico-religiosi. Le tensioni nei circostanti punti caldi aumentano, e il rischio di caos e guerra alle nostre porte è aumentato. Dovremmo essere più vigili… e prepararci mentalmente al combattimento“. Su come il regime di Obama “risponde/prepara” la guerra con la Cina, tuttavia questa relazione nota che la Terza Guerra Mondiale è la prima notizia calda al Pentagono mentre il Wall Street Journal ha appena recensito “The Ghost Fleet” di Peter Singer e August Cole. Singer, “preminente futurologo degli Stati Uniti” ora è “nelle sale del Pentagono a presentare un sinistro avvertimento ai capi militari statunitensi: la terza guerra mondiale con la Cina è imminente“. In realtà, Singer avvertiva anche che i nuovi avanzati jet da combattimento F-35 possono essere “spazzati via dai cieli avendo microchip di fabbricazione cinese, che gli hacker cinesi possono facilmente infiltrarsi nei servizi d’intelligence militari… e l’esercito cinese un giorno potrebbe occupare le Hawaii “. Speculazione? No, Dion Nissenbaum del Wall Street Journal ha ricordato ai lettori che gli hacker cinesi hanno già preso i “computer della Casa Bianca, i piani dell’industria della difesa e milioni di file segreti governativi degli Stati Uniti“. Inoltre è importante notare, la relazione continua, che la Cina ha superato gli Stati Uniti quale prima economia del mondo e come, forse meglio ne scrive Vanity Fair News Service: “Quando la storia del 2014 sarà scritta, si dovrà notare che grandi fatti hanno ricevuto poca attenzione: il 2014 è stato l’ultimo anno in cui gli Stati Uniti potevano pretendersi la più grande potenza economica del mondo. La Cina entra nel 2015 al vertice, dove probabilmente rimarrà per molto tempo se non per sempre. Così ritorna nella posizione che ha avuto per la maggior parte della storia umana“.
E su chi vincerà una guerra tra Repubblica popolare cinese e Stati Uniti, questa relazione conclude che Market Watch News Service nell’articolo intitolato “Fuochi del 4 luglio: la terza guerra mondiale con la Cina si avvicina“, riassume meglio scrivendo: “Quando la Rand pubblicò un rapporto nel 2000 descrivendo il potenziale esito di un conflitto sino-statunitense su Taiwan, gli Stati Uniti vincevano facilmente. Nove anni dopo, il think tank nonpartisan rivide l’analisi, assegnando a Pechino l’aggiornamento della forza aerea, l’attenzione sulla guerra cibernetica e la capacità di usare missili balistici per eliminare i satelliti statunitensi. La conclusione della Rand nel 2009 fu: “Gli Stati Uniti finirebbero per perdere la guerra aerea, e il conflitto generale sarebbe più duro e costoso di quanto molti avevano immaginato“.cuw3Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin e i suoi nemici

Rostislav Ishenko, Fort Russ 8 luglio 2015140318-putin-4a_d3fe04d325fd593814d1483ce833f769_0E’ noto che la politica estera sia un’estensione della politica interna. Pertanto dato che Putin guida una politica di riconciliazione nazionale, non sorprende che la politica estera sia anch’essa decisamente pacifica. Ciò irrita molti, irritati dal radicalismo insufficiente interno ed estero. Si è arrivati al punto che il presidente, i cui sforzi hanno permesso alla Russia di ristabilirsi come superpotenza, sia accusato di essere debole e pronto a piegarsi all’occidente. E’ davvero così? Penso che Khodorkovskij, Gusinskij, Berezovskij e altri simili casi di meno noti pericolosi compari indichino che il Presidente della Federazione Russa sa chiaramente dove sia la linea che separa compromesso e capitolazione. Ed ogni compromesso di Putin è andato a vantaggio di Putin. La direzione dei cambiamenti non lascia alcun dubbio che l’obiettivo finale sia “dirigere” l’economia ed essere sempre più attivi a livello internazionale, sostenendosi a una necessaria e sufficiente forza militare. Putin ha passato questi quindici anni di governo perseguendo una strategia multiforme consistente nei seguenti elementi:
Garantire la stabilità politica interna attraverso il perseguimento di una politica di compromesso nazionale (gli oligarchi, a parte i più rapaci, non andavano “de-kulakizzati”, ma indotti a un patto di non aggressione conservando i loro beni in cambio dell’estraneità politica e della volontà di adottare, senza condizioni, politiche aziendali al servizio degli interessi nazionali, punendone i violatori severamente).
Creare favorevoli condizioni politiche internazionali attraverso una politica di opposizione limitata all’occidente (la Russia ha risposto alle sfide ma senza lasciare le norme della “decenza”, non consentendosi di fare più di Francia e Germania e, in generale, preservano la retorica amichevole verso l’occidente).
Guadagnare tempo, circa dieci anni, per ripristinare e sviluppare l’economia e le forze armate, preparare il riorientamento dei rapporti economici (motivo per cui le sanzioni non funzionano) e dissociare il sistema finanziario nazionale dal dollaro (si confronti la situazione dell’Ucraina, dove è chiaramente visibile che una volta crollata la grivna, quasi tutti i prezzi sono cresciuti in proporzione, ma in Russia un segmento significativo dei prezzi in rubli, in altre parole le merci che non dipendono dalle importazioni, è rimasto fermo o entro i limiti dell’inflazione).
Creare alleanze economiche e politiche, cercando partner per la cooperazione militare.
Si potrebbero aggiungere altri 10 punti secondari ma credo che questi siano i principali. L’obiettivo della strategia russa in questi anni è stato guadagnare tempo per rafforzare la posizione interna ed estera dello Stato, che inevitabilmente entrerà in conflitto mortale con gli Stati Uniti. La maggior parte degli sforzi del team della leadership negli ultimi 15 anni, fu dedicata al raggiungimento di questi obiettivi per guadagnare tempo e preservare la stabilità. In linea di principio, sono l’ABC della politica, se si può raggiungere l’obiettivo senza scontro e destabilizzazione, vuol dire che scontro e destabilizzazione sono dannosi. A nessuno piacciono i teppisti e gli avventurieri in politica interna o estera. Alla fine, appare come gli Stati Uniti, in ciò che gli scacchisti chiamano questioni di di tempo per giocare una partita a lungo termine strangolando la Russia proprio come Reagan e Bush padre fecero con l’URSS di Gorbaciov, abbiano avviato lo scontro e promosso instabilità fino al punto di creare problemi ai propri alleati. Gli Stati Uniti intimidiscono e controllano l’Europa (anche se non tutto il mondo), e cosa più importante, scontano perciò la crescita mondiale dell’antiamericanismo. Tra l’altro, se gli alleati sono semplici satelliti e non amici posti su un piano di parità, ma per imposizione di una potenza superiore, la potenza va esibita continuamente (costringendo gli Stati Uniti a sovraccaricare le risorse militari e spremere troppo il bilancio), perché non appena si mostra debolezza, si sarà traditi dagli alleati che corrono dall’avversario.
Non è sorprendente che oggi Putin continui la politica estera che s’è già dimostrata di successo. La Russia non cerca lo scontro, ma delinea chiaramente i limiti del compromesso. Washington è consapevole che tale compromesso metterà Putin al comando assoluto della situazione in Europa, Nord Africa e Medio Oriente, mentre la Russia scaccerebbe gli Stati Uniti da Asia, Africa sub-sahariana e America Latina, in collaborazione con altri Paesi BRICS. Pertanto gli Stati Uniti cercano di provocare un conflitto. E lo provocheranno prima o poi. Ma ogni giorno guadagnato rende la Russia più forte e gli Stati Uniti più deboli. In queste condizioni, con una diretta opposizione a un nemico forte e pericoloso la Russia verrebbe pugnalata alla schiena da chi si definisce “patriota”, e che definisco “militaristi” per non confonderli con i veri patrioti. Incolpano vilmente astratte autorità russe e una altrettanto astratta “quinta colonna” (hanno anche introdotto il termine “sesta colonna”, che non ha attecchito), così come accusano vari membri del team presidenziale di tradire gli interessi nazionali. E’ vile perché è chiaro che puntano al presidente. Decide la politica estera del Paese, avendone la responsabilità (anche del lavoro della sua squadra), e non hanno mai negato che Putin abbia messo il Paese sulla strada giusta, ma hanno paura di dichiararsi oppositori di Putin, il suo sostegno è troppo grande come la fiducia popolare. Pertanto mordono le gambe dello sgabello presidenziale mentre professano lealtà al presidente e comandante in capo. I “militaristi” conducono anche una propaganda dannosa perché operano dalle stesse posizioni del presidente, ma più radicali. Come tutti i cospiratori in Russia (dall’antichità ai nostri giorni) sono disposti a destabilizzare e persino al conflitto civile per perseguire un nobile obiettivo, “Salvare la Russia”, stravolgendo la società, cosa non difficile in condizioni di profonda crisi internazionale e di complesse manovre di politica estera, che potrebbero porre la base della ribellione. Si veda l’esempio ucraino, cosa succede quando persone certe del loro diritto esclusivo al patriottismo e dell’utilità delle esecuzioni per garantire l’integrità e il benessere del Paese, vanno al potere. Questi patrioti avevano anche creduto che le autorità non fossero sufficientemente patriottiche. Presero i fucili e cacciarono Janukovich. Poi, dopo aver scoperto che non tutti condividono la loro idea di patriottismo, hanno iniziato la guerra civile ed ora sono sull’orlo della guerra totale. Tuttavia, una volta che si scambia la legge con un Kalashnikov, per cacciare la maggioranza “sbagliata” dal potere (perché non ci sarebbe bisogno di Kalashnikov se si avesse la maggioranza), si seguirà tale strada fino alla fine, prima si spara ai compagni di viaggio, poi ai compagni di partito, e infine ai più stretti collaboratori, perché esistono sempre differenze di opinione e i “militaristi” hanno un solo modo di affrontare i problemi; chi spara per primo ha ragione. A tal proposito, gli pseudo-patrioti “militaristi” russi non sono diversi da Settore destro. L’unica differenza è una parola. Si cambi ucraino con russo e non si vedrà la differenza. I loro metodi, mera violenza, rifiuto delle libertà costituzionali e terrore, sono identici e i “militaristi” russi non devono mai prendere il potere, il risultato sarebbe l’Ucraina e anche (considerando dimensioni e diversità della Russia) peggio.
Le autorità russe non hanno dato alcun motivo, negli ultimi 15 anni, di sospettare sentimentalismo, incompetenza o miopia. Come ho già scritto, Putin ha sempre reagito istantaneamente e con decisione ad eventuali minacce reali. I liberali oggi sono emarginati e deboli, per di più qualsiasi attività liberale pro-USA effettivamente beneficia i militaristi perché convalida la loro tesi della necessità di misure dure. Non è un caso che liberali e militaristi spesso convergano sugli stessi eventi. Allo stesso tempo, i militaristi pretendono di non volere il potere in sé, ma il diritto esclusivo di dettare alle autorità ciò che dovrebbero fare. Volenti o nolenti, i “militaristi” violano i patti, attaccano la politica del compromesso nazionale la cui distruzione porterebbe alla guerra civile e alla distruzione dello Stato russo. Non è difficile immaginare chi sarà il maggior bersaglio delle misure di stabilizzazione del governo (in realtà anti-Maidan). Perché solo i patrioti sono saltati su Maidan e tutti per interesse nazionale. Alcuna “quinta colonna” è stata invitata. Tutti gli altri, tutti coloro che non supportano Maidan sono la “quinta colonna”. Per inciso, gli studenti di Tiananmen avevano le migliori intenzioni. Qualcosa mi dice che se Putin dovesse scegliere tra i metodi di Gorbaciov e quelli di Deng Xiaoping, gli sarà facile seguire le orme del vecchio saggio cinese. Ma la Russia ha bisogno di stabilità interna ed anche la rapida distruzione della peggiore opposizione “militarista” è una forma di destabilizzazione. Pertanto sarebbe preferibile evitare misure contro i “militaristi”, quelle che i militaristi oggi vorrebbero usare contro gli avversari.vladimir-putin-foto-rojters-ueslei-marcelino-1413182242-580647Traduzione di Alessandro Lattanzio – SioAurora

Oxi!

Jacques Sapir, Russeurope, 6 luglio 2015oxiLa vittoria del “no” al referendum è un evento storico, una svolta. Nonostante le molte pressioni a votare “sì” da media greci e capi dell’Unione europea, nonostante l’organizzazione da parte della BCE del panico bancario, il popolo greco ha parlato, facendo sentire la sua voce contro le menzogne diffuse continuamente sulla situazione in Grecia, nelle ultime settimane. Abbiamo qui un pensiero per quei cronisti che volutamente mascheravano la realtà facendo credere un legame tra Syriza ed Alba Dorata. Queste bugie non ci sorprendono, ma non si dimenticano. Il popolo ha fatto sentire la sua voce con forza insolita, dato che al contrario di quanto i sondaggi facevano credere, agli exit poll la vittoria del “No” aveva un ampio margine, quasi il 60%. Ciò rafforza ovviamente il governo di Alexis Tsipras e deve far riflettere i suoi interlocutori. Vedremo cosa accadrà, ma va detto subito che le reazioni di Martin Schulz del Parlamento europeo e Jean-Claude Juncker della Commissione [1] o di Sigmar Gabriel, ministro dell’Economia o dell’SPD alleato di Merkel in Germania [2], lasciano poco spazio all’ottimismo. La vittoria del “No”, e questo è ovvio, ha anche particolare risonanza in Francia quasi dieci anni dopo l’altra vittoria del “No” nel nostro Paese (e nei Paesi Bassi). Allora, nel 2005, si trattò del progetto di trattato costituzionale europeo, respinto nel nostro Paese con oltre il 54% dei voti. Ancora una volta la campagna mediatica dei sostenitori del “sì” aveva passato tutte le misure e superato i limiti. I sostenitori del “no” furono sepolti da insulti e minacce [3] ma resistettero. Da quel momento il divorzio, sempre più ampio, tra francesi e casta mediatica, si legge sulle statistiche del declino della stampa “ufficiale” e dall’esplosione dei blog come questo. Il voto ha segnato la significativa differenza tra ciò che pensano gli elettori della classe operaia e quelli delle classi superiori [4]. Fu chiamata “vittoria della plebe sui bobos” [5]. Sembra che si assista a un fenomeno simile in Grecia, dato che se la periferia elegante di Atene ha votato “Sì” per oltre l’80%, in modo inversamente proporzionale il “No” ha prevalso nei quartieri popolari. Il “no” greco è un’eco diretta di quello francese. Eppure, dopo varie manovre, un testo quasi simile, il “Trattato di Lisbona”, fu adottato a “congresso” un paio di anni dopo grazie all’alleanza senza scrupoli tra UMP e PS. Da lì risale certamente la frattura tra élite politiche e dei media ed elettori. Tale negazione della democrazia, questo furto del voto sovrano, è una ferita profonda per molti francesi. La vittoria del “No” greco risveglia quell’incidente e potrebbe spingere gli elettori a rendere conto di un passato che non passa proprio.

Il significato del “No”
Ma va capito il significato profondo di questo “No”, in opposizione al comportamento assai antidemocratico dei capi di Eurogruppo, Commissione europea e Parlamento europeo, screditando soggetti come Jean-Claude Juncker, Dijssenbloem o Martin Schulz, Presidente del Parlamento europeo. Si oppone soprattutto alla logica seguita dal 27 giugno quando Dijssenbloem, presidente dell’Eurogruppo, decise di escludere Varoufakis, ministro delle Finanze greco, dal vertice. Tale gesto incredibile significò escludere la Grecia dalla zona euro. Dobbiamo sottolineare la passività sorprendente del ministro francese Michel Sapin. Accettando di rimanervi fu complice dell’abuso di Dijssenbloem. Anche se il governo francese dice ora che vuole che la Grecia rimanga nella zona euro, il comportamento di uno dei suoi membri di spicco, vicino al Presidente della Repubblica, se non smentisce mette in dubbio la realtà di tale impegno. Il governo greco non poteva non prenderne nota. In realtà, fummo esclusi da una battaglia in cui la Germania, direttamente o indirettamente, ha in gran parte ispirato le posizioni europee. Il fatto che la BCE nella settimana del 28 giugno – 5 luglio ha presieduto lo strangolamento finanziario delle banche greche, provocando un’emozione molto comprensibile nelle persone, è la prova che le istituzioni europee non intendono proseguire i negoziati con Alexis Tsipras ma cercarne le dimissioni o il rovesciamento con quei congressi fantoccio possibili con un sistema parlamentare come quello greco. Il referendum è stato anche un tentativo di opporsi a tali manovre. La vittoria del “no” garantisce che, per un certo tempo, il governo Tsipras sia immune a tali tentativi.

E’ possibile la ripresa dei negoziati?
Ma ciò non significa che i negoziati sulla questione del debito greco, necessarie e giustificate come ricordato da un rapporto del FMI [6] pubblicato opportunamente nonostante i tentativi d’insabbiarlo da parte dell’Eurogruppo, riprenderanno. Tutti gli economisti che hanno lavorato al problema, personaggi illustri come Paul Krugman e Joseph Stiglitz (premio Nobel), esperti internazionali come James Galbraith e Thomas Piketty, hanno spiegato per settimane che senza la ristrutturazione del debito accompagnato dalla cancellazione di una porzione di esso, la Grecia non potrà riprendere il cammino della crescita. Sarebbe quindi logico concedere alla Grecia ciò che fu concesso nel 1953 alla Germania. Ma dobbiamo agire in fretta, probabilmente entro 48 ore, e non è detto che le istituzioni europee, che hanno cercato di impedire la pubblicazione del rapporto del Fondo monetario internazionale, siano d’accordo. La dichiarazione di Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, o di Sigmar Gabriel secondo cui i ponti sono rotti, non fa ben sperare. La decisione di Yannis Varoufakis di dimettersi da ministro delle Finanze ha sorpreso molti. E’ infatti uno dei grandi vincitori del referendum, ma questa decisione è abbastanza logica. La sua sostituzione con Euclide Tsakalotos va al di là della semplice concessione tattica ai “creditori”. Così, quindo, anche per questo Varoufakis s’è dimesso [7], ma il nuovo ministro potrebbe anche indicare l’arrivo di un uomo più deciso alla rottura. Tsakalotos non nasconde di essere un “euroscettico”. S’è visto a Bruxelles che in realtà Varoufakis era appassionatamente dedito all’Euro e all’idea europea, ma non Tsakalotos. Ciò potrebbe avere conseguenze importanti nei prossimi giorni. Se la BCE non si decide rapidamente ad aumentare il massimale dell’Accordo sulla liquidità d’emergenza (ELA), la situazione diverrà rapidamente critica in Grecia e le trattative perderanno ogni significato. Questo è ciò che Alexis Tsipras ha detto la sera della vittoria del “No”. Un accordo sarà possibile se entrambe le parti lo vogliono. Ma appunto è ragionevole avere dubbi, e ancora di più, sulle intenzioni delle istituzioni europee. In tal caso, se la BCE non aumenta la quota dell’ELA, il governo greco non avrà altra scelta. Dovrà emettere “certificati di pagamento” costituendo una valuta parallela, o prendere il controllo della Banca centrale per decreto (cioè requisirla) e costringerla a mettere in circolazione le banconote della riserva, come quelle nelle banche commerciali, sotto sua autorizzazione. Se un cambio di gestione della Banca centrale sarà pienamente giustificata dal comportamento di BCE ed Eurogruppo, che consapevolmente violano la lettera dei trattati, è tuttavia probabile che sarà scelta la prima soluzione. In ogni caso non era la posizione di Yanis Varoufakis. Non sappiamo oggi quale sia la posizione di Tsakalotos. Se il governo greco decide di emettere certificati di pagamento, presto si avrà un sistema con due monete in Grecia, e in poche settimane è probabile che una delle due valute scomparirà. Ci troveremmo di fronte all’uscita dall’euro, la “Grexit“. Va detto che l’uscita dell’euro sarà totalmente e completamente imputabile alle istituzioni europee.

L’uscita della Grecia dall’Euro è in corso?
Va ricordato che uscire dall’euro non necessariamente avverrà con decisione chiara e determinata. Ciò è stato particolarmente sottolineato da Francesca Coppola in un articolo pubblicato dalla rivista Forbes [8]. Potrebbe derivare dalla logica delle circostanze e dalle reazioni del governo greco al doppio gioco di Eurogruppo e BCE per strangolarlo finanziariamente. Ancora una volta, una banca centrale inedita come la BCE, legalmente responsabile della stabilità del sistema bancario nei Paesi della zona euro, in realtà organizza lo strangolamento delle banche e il loro fallimento. È un fatto incredibile, ma non inedito [9]. Qui dobbiamo tornare alla tragica storia del ventesimo secolo. Nel 1930, in Germania, il presidente della Reichsbank (Banca centrale della Germania) Hjalmar Schacht, impedì il finanziamento degli Stati Uniti al governo tedesco di Weimar, provocando la corsa agli sportelli [10]. Il panico causò la caduta della coalizione al governo e le dimissioni del ministro delle Finanze, il socialista Rudolph Hilferding. Dopo aver ottenuto quello che voleva, Schacht tolse gli ostacoli, dimostrando che l’azione antidemocratica di una banca centrale ha un precedente, un tragico precedente. Con l’arrivo del cancelliere Bruening la Germania scelse l’austerità insensata che portò alcuni anni dopo i nazisti al potere. Ciò fece della Reichsbank un potere parallelo al governo. Il termine “Nebenregierung” o “governo parallelo” entrò nel discorso tecnico e storico in Germania. Così abbiamo il diritto di chiederci se l’uscita della Grecia dalla zona euro non sia iniziata una settimana fa su iniziativa della BCE e per il peso della Germania nella BCE. Ma è chiaro, allora, che l’uscita è solo causata da Eurogruppo e BCE. Questo è in realtà una deportazione, atto scandaloso e illegale che legittimerebbe l’uso da parte delle autorità greche delle misure più radicali. E’ qui che la Francia potrebbe avere un peso. Un incontro tra Francois Hollande e Angela Merkel era previsto il 6 luglio. Ma, diciamo la verità, affinché l’incontro mutasse la posizione della Germania, la Francia doveva gettare il suo peso sulla bilancia e minacciare di lasciare la zona euro se la Germania persegue le sue azioni e politica. Scommettiamo che Francois Hollande non farà nulla. Nonostante dichiarazioni rassicuranti, il nostro Presidente ci tiene troppo a ciò che immagina essere la “coppia franco-tedesca”. Non ha probabilmente il coraggio di trarne le conseguenze, tutte, dal comportamento pericoloso e scandaloso della Germania. In tal modo e controvoglia trascinerà non solo l’euro nella sconfitta, che non sarà grave, ma anche probabilmente l’Unione Europea, che sarà assai più importante.

La grande paura dei sacerdoti dell’Euro
Diciamo che l’unica cosa che terrorizza i capi europei è la Grecia che dimostra che c’è vita fuori dall’euro, e che questa vita può, a determinate condizioni, essere migliore di quella sotto l’euro. Questa è la loro peggiore paura che li terrorizza. Mostrando così a tutti, portoghesi, spagnoli, italiani e francesi la via da seguire, svelando la grande truffa rappresentata dall’euro, che non è uno strumento di crescita o addirittura di stabilità dei Paesi che l’hanno adottato, ma la ragione tirannica del potere non eletto di Eurogruppo e BCE. E’ quindi possibile, anzi probabile, che i capi di Eurogruppo e BCE faranno di tutto per provocare il caos in Grecia. Hanno già iniziato tale sporco lavoro la scorsa settimana. E’ quindi necessario che il governo greco, mentre cerca di negoziare con fermezza, come fece nel febbraio 2015, prepari le misure che assicurino la stabilità nel Paese e il normale funzionamento di economia ed istituzioni, pertanto dovrà prendersi delle libertà con la lettera dei trattati. Forse è questo il senso delle dimissioni di Yannis Varoufakis, che vivrebbe il comportamento di Germania ed Eurogruppo come una tragedia, e della sua sostituzione con Euclide Tsakalotos. Dopo tutto, la Grecia non è la prima che dissolve trattati, e va considerata che l’azione di Eurogruppo e BCE di una settimana fa sono atti contrari e in violazione delle basi e forme dei suddetti trattati. Tale rottura reca con sé la fine della zona euro. Qualunque politica decida Alexis Tsipras, è ormai chiaro che questo è l’orizzonte della crisi attuale.

Euclid Tsakalotos

Yanis Varoufakis e Euclides Tsakalotos

Note
[1] Europa
[2] Le Obs, “Grèce, un non qui passe mal en Allemagne” , 6 luglio 2015
[3] Si rimanda agli archivi del sito Acrimed, e Lordon F., “La procession des fulminants
[4] B. Brunhes, “La victoire du non relève de la lutte des classes“, intervista di François-Xavier Bourmaud, Le Figaro, 2 giugno 2005.
[5] J. Sapir, La Fin de l’Eurolibéralisme, Parigi, Le Seuil, 2006.
[6] The Guardian, “IMF says Greece needs extra €60bn in funds and debt relief“, 2 luglio 2015
[7] Yanis Varoufakis
[8] F. Coppola, “The Road To Grexit” Forbes, 3 luglio 2015
[9] Ringrazio uno dei miei corrispondenti, Christoph Stein, che ha portato la mia attenzione su questo punto.
[10] H. Müller, Die Zentralbank – als eine Nebenregierung Reichsbankpräsident Politiker Schacht der Weimarer Republik, Westdeutscher Verlag, Opladen 1973.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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