La lunga marcia della Siria

A cura di Alessandro LattanzioLe grandi vittorie schiaccianti recentemente realizzate dall’Esercito arabo siriano e dalle forze alleate, specialmente nel Ghuta orientale, sono una continuazione della marcia inarrestabile iniziata dagli eroi dell’indipendenza nazionale che combatterono gli occupanti ottomani e francesi, che con gravi sacrifici costrinsero a lasciare la terra natale. La costanza dei siriani oggi è ispirata dall’eredità degli eroi che ottennero l’indipendenza. Le azioni eroiche e valorose di Yusif al-Azmah, dello sceicco Salah al-Ali, del sultano Basha al-Atrash, ed altri, sono una fonte inesauribile d’ispirazione del popolo e dell’esercito siriani nella battaglia contro il terrorismo taqfirita e dei loro sponsor. L’Esercito arabo siriano e le forze alleate reprimono le organizzazioni terroristiche in tutte le città siriane in difesa della Patria e dei valori di giustizia e libertà, scongiurando l’estremismo e la sovversione taqfira. Gli eroi dell’Esercito arabo siriano seguono le orme degli antenati che ottennero l’indipendenza liberando ogni centimetro della patria dal terrorismo esportato in Siria da 83 Stati, allo scopo di distruggere il Paese e suscitare una guerra settaria nel popolo siriano per facilitare il piano sionista contro la Siria e la regione araba. Mentre il popolo siriano celebra il 72° anniversario dell’Indipendenza, è deciso ad intensificare la lotta al terrorismo taqfiro e ai suoi sostenitori. Le celebrazioni di quest’anno coincidono con le vittorie realizzate dagli eroi dell’Esercito arabo siriano contro i terroristi di al-Qaida e SIIL in diverse aree siriane, la più recente delle quali è stata la liberazione del Ghuta orientale e lo sradicamento delle organizzazioni terroristiche ivi presenti da sei anni.
Oggi si ricordano con grande orgoglio i sacrifici di chi si rifiutò d’inchinarsi o arrendersi. La lotta del popolo siriano iniziò immediatamente dopo la decisione dell’esercito francese di entrare in Siria. Dal crollo dell’Impero ottomano, gli Stati colonialisti Francia e Gran Bretagna si divisero immediatamente la patria araba secondo il famigerato Accordo Sykes-Picot, come se fosse una loro eredità. La Francia pose la Siria sotto la propria influenza ed emise il famigerato Ultimatum Guru prima d’inviare lo stesso Guru ad occupare la Siria. I combattenti siriani, guidati dall’allora ministro della Difesa Yusif al-Azmah si riunirono a Maysalun per respingere le forze d’invasione francesi. Sapendo che affrontavano l’esercito francese armato fino ai denti, e nonostante l’accettazione di re Faysal dell’Ultimatum Guru, al-Azmah insistette ad affrontare i francesi a Maysaloun per dirgli che la loro presenza in Siria non sarebbe stata facile come pensavano. Al-Azmah e i suoi affrontarono gli occupanti francesi con armi semplici in confronto alle armi sofisticate dell’esercito invasore francese. Al-Azmah cadde martire insieme a decine di suoi amici, accendendo la scintilla di una lotta incessante. Rivolte e tumulti divamparono nel Paese. Nella costa, lo sceicco Salah al-Ali guidò la rivolta, uno dei primi atti di resistenza alle forze francesi, alleandosi con le altre rivolte nel Paese. Nel tentativo di estinguere le rivolte che divamparono ovunque, i francesi decisero di dividere la Siria in mini-Stati basati su principi religiosi. Ma il popolo siriano respinse ciò, perché tali divisioni minacciavano la coesistenza pacifica che caratterizzata la Siria da sempre. L’inesorabile resistenza siriana culminò nel 1925 quando il sultano al-Atrash annunciò la Grande Rivoluzione Siriana. Nelle battaglie a Qafr, Mazra, Musayfira, Golan e Majdal, le forze francesi furono umiliate. La rivoluzione dilagò in Siria e le battaglie continuarono fino al 1927, quando i francesi furono costretti a riconoscere l’indipendenza della Siria e ad avviare negoziati coi nazionalisti siriani. I colloqui portarono alla firma del trattato del 1936 con cui la Francia riconobbe l’indipendenza della Siria. La Francia, tuttavia, non l’onorò e cercò di imporre il proprio dominio sul Paese con vari metodi. Perciò, la resistenza armata continuò inesorabilmente fino all’aprile 1946.
La storia si ripete. Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna cercano di rianimare i propri sogni colonialisti sostenendo i terroristi taqfiri che operano in Siria con tutti i mezzi possibili. Ma il popolo e l’esercito siriani hanno sventato tale cospirazione. Ispirandosi alle imprese valorose degli eroi dell’indipendenza, il popolo e l’esercito siriani continueranno la lotta fin quando ogni centimetro delle terre siriane sarà libero da ogni terrorista. Il popolo siriano, armato di un’alta consapevolezza e dell’unità nazionale, non permetterà ai cospiratori di minare la Siria e realizzare i loro sinistri tentativi. I grandi raduni che hanno celebrato il Giorno dell’Indipendenza Nazionale e le vittorie dell’Esercito arabo siriano inviano un messaggio chiaro al mondo, il popolo siriano sostiene l’Esercito arabo siriano fino all’eliminazione dell’ultimo terrorista taqfiro. Il popolo e l’esercito siriani adempiono a ciò che gli antenati ottennero, rafforzando l’indipendenza dopo aver eliminato l’ultimo terrorista in patria.70 anni di trame della CIA in Siria
La CIA sostenne un colpo di Stato di destra in Siria nel 1949. Un agente della CIA coinvolto nel colpo di Stato scrisse diversi libri a riguardo. Douglas Little, professore del dipartimento di storia della Clark University osserva: “Dati declassificati di recente… confermano che dal 30 novembre 1948, l’agente della CIA Stephen Meade s’incontrò segretamente col colonnello Zaym almeno sei volte per discutere della “possibilità di una dittatura sostenuta dall’esercito“. (“Guerra fredda e azione segreta: Stati Uniti e Siria, 1945-1958“, Middle East Journal, Winter 1990, p. 55)
Già nel 1949, la repubblica araba, di recente indipendente, rappresentò un’importante base per i primi esperimenti della CIA nelle azioni segrete. La CIA incoraggiò segretamente un colpo di Stato militare di destra nel 1949. Il motivo per cui gli Stati Uniti l’avviarono? Little spiega: “Alla fine del 1945, l’Arabian American Oil Company (ARAMCO) annunciò piani per la costruzione della Trans-Arabian Pipe Line (TAPLINE) dall’Arabia Saudita al Mediterraneo. Con l’aiuto degli Stati Uniti, ARAMCO si assicurò i diritti di passaggio da Libano, Giordania e Arabia Saudita. Il diritto di passaggio siriano fu bloccato in parlamento. In altre parole, la Siria era l’unico ostacolo al redditizio oleodotto”. Nel 1956, i funzionari di NSA e CIA elaborarono l'”Operation Straggle” per attuare un colpo di Stato “anticomunista” appoggiato dagli Stati Uniti in Siria. Nel 1957, la CIA pianificò un altro colpo di Stato, nome in codice “Operation Wappen“. Dopo che la trama fu smascherata, gli Stati Uniti cercarono un altro modo per rovesciare il governo siriano: “Dopo che il tentato di colpo di Stato fu scoperto, governo e media statunitensi iniziarono a descrivere la Siria come “satellite sovietico”. Un rapporto dell’intelligence suggerì che l’Unione Sovietica avesse consegnato “non più di 123 MiG” al Paese. Il reporter Kennett Love in seguito disse che “c’erano davvero” non più di 123 MiG, “Non ce n’erano proprio”. Nel settembre 1957, gli Stati Uniti dispiegarono una flotta nel Mediterraneo, armarono parecchi vicini della Siria e incitarono la Turchia a schierare 50000 soldati al confine. Il segretario di Stato John Foster Dulles suggerì che gli Stati Uniti invocassero la “dottrina Eisenhower”, la rappresaglia alle provocazioni, e tale intenzione fu successivamente confermata da un rapporto militare. Alcun Stato arabo descrisse la Siria come provocatrice e gli schieramenti militari furono ritirati. Sempre nel 1957, il presidente degli USA e il primo ministro inglese si accordarono per avviare ancora un cambio di regime in Siria. Lo storico Little osserva che la trama del colpo di Stato fu scoperta e sventata: “Il 12 agosto 1957, l’esercito siriano circondò l’ambasciata USA a Damasco. Affermando di aver sventato un complotto della CIA per rovesciare il presidente neutralista Shuqri Quwatly ed installare un regime filo-occidentale, il capo del controspionaggio siriano Abdulhamid Saraj espulse tre diplomatici statunitensi…” Il capo del controspionaggio siriano Saraj reagì rapidamente il 12 agosto, espellendo Stone e altri agenti della CIA, arrestandone i complici e ponendo l’ambasciata USA sotto sorveglianza. Ancora più importante, la Siria aveva anche il controllo di una delle principali arterie petrolifere del Medio Oriente, il gasdotto che collegava i giacimenti petroliferi iracheni alla Turchia. Il rapporto diceva che una volta creata la paura necessaria, incidenti di frontiera e scontri di confine inscenati avrebbero dato il pretesto per l’intervento militare iracheno e giordano. La Siria doveva essere “fatta apparire sponsor di complotti, sabotaggi e violenze contro i governi vicini“, dice il rapporto. “CIA e SIS dovevano usare le proprie capacità nel campo psicologico e nell’azione per aumentare le tensioni“. Il piano prevedeva il finanziamento di un “comitato siriano libero” e l’armamento di “fazioni politiche paramilitari ed altri attivisti” in Siria. CIA e MI6 avrebbero istigato rivolte interne, ad esempio da parte dei drusi nel sud, liberando i prigionieri politici detenuti nella prigione di Mazah ed istigando la Fratellanza musulmana a Damasco.
I documenti della CIA del 1983 mostrano che gli Stati Uniti pianificarono: “L’orchestrazione segreta di minacce militari simultanee contro la Siria da tre Stati confinanti ostili: Iraq, Israele e Turchia… Va considerata la possibilità di orchestrare una credibile minaccia militare contro la Siria al fine d’indurre almeno qualche cambiamento moderato nelle sue politiche”. I documenti della CIA mostrano che nel 1986 la CIA elaborò piani per rovesciare la Siria provocando tensioni settarie. I neoconservatori pianificarono nuovamente un cambio di regime in Siria nel 1991. Il generale Wesley Clark, che comandò i bombardamenti della NATO della guerra in Kosovo, disse: “Mi torna in mente… un incontro del 1991 con Paul Wolfowitz. Nel 1991, era sottosegretario alla Difesa per la politica, posizione numero 3 al Pentagono. E io ero andato a vederlo quando ero generale a 1 stella al comando del National Training Center. Dissi: “Signor Segretario, sarà felice dell’esibizione delle truppe con Desert Storm”. E lui disse: “Sì, ma non proprio, perché la verità è che avremmo dovuto sbarazzarci di Sadam Husayn, e non l’abbiamo fatto… Ma una cosa che abbiamo imparato dalla Guerra del Golfo Persico è che possiamo usare il nostro esercito nella regione, in Medio Oriente, e i sovietici non ci fermeranno. E abbiamo circa 5-10 anni per ripulire quei vecchi regimi clienti sovietici; Siria, Iran, Iraq, prima che la prossima grande superpotenza arrivi a sfidarci”.
Nel 1996, neocon statunitensi ed israeliani sostennero: “Indebolimento, contenimento e persino riduzione della Siria…” Il generale Clarke affermò nel 2001 che il Pentagono aveva nuovamente pianificato un cambio di regime contro la Siria: “Ero passato al Pentagono subito dopo l’11 settembre. Circa dieci giorni dopo andai al Pentagono e vidi il segretario Rumsfeld e il vicesegretario Wolfowitz. Scesi di sotto per salutare alcuni dello Stato Maggiore che erano soliti lavorare con me, e uno dei generali mi chiamò. Disse: “Signore, deve entrare per parlarle un secondo”. Dissi, “Beh, sei troppo occupato”. Disse, “No, no. Abbiamo deciso di entrare in guerra con l’Iraq”. Questo fu il 20 settembre. Così tornai a vederlo poche settimane dopo, e in quel momento bombardavamo l’Afghanistan. Dissi: “Stiamo ancora andando in guerra con l’Iraq?” E lui disse: “Oh, è peggio”. Allungò la mano sulla scrivania, prese un pezzo di carta e disse: “L’ho appena fatto scendere dal piano di sopra”, intendendo dall’ufficio del segretario della Difesa, “oggi”, e disse: “Questo è un promemoria che descrive come attaccheremo sette Paesi in cinque anni, a partire dall’Iraq, poi Siria, Libano, Libia, Somalia, Sudan e infine Iran“.” Michel Chossudovsky osserva: “La suddivisione proposta di Iraq e Siria è ampiamente modellata su quella della Federazione Jugoslava divisa in sette “Stati indipendenti” (Serbia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Macedonia (FYRM), Slovenia, Montenegro, Kosovo). Secondo Mahdi Darius Nazemroaya, la nuova divisione dell’Iraq in tre Stati rientra nell’ampio processo per ridisegnare la mappa del Medio Oriente. La suddetta mappa fu preparata dal tenente-colonnello Ralph Peters. Fu pubblicata sul giornale delle forze armate nel giugno 2006, Peters è un colonnello in pensione della National War Academy statunitense. Sebbene la mappa non rifletta ufficialmente la dottrina del Pentagono, fu usata in un programma d’addestramento presso il Defense College della NATO per alti ufficiali“. (Vedasi I piani per ridisegnare il Medio Oriente: il piano per un “nuovo Medio Oriente”, Mahdi Darius Nazemroaya, Global Research, novembre 2006)
Un cablo diplomatico statunitense del 13 dicembre 2006 rivela come il governo USA (USG) cercasse le debolezze del governo di Assad da sfruttate per minarlo. William Roebuck, incaricato d’affari presso l’ambasciata USA a Damasco, disse riassumendo il cablo: “Crediamo che le debolezze di Bashar siano nel modo in cui sceglie di reagire a questioni incombenti, percepite o reali, come il conflitto tra riforme economiche (comunque limitate) e trincerate, forze corrotte, questione curda e minacce al regime dalla crescente presenza di islamisti in transito. Questo cablo riepiloga la nostra valutazione su queste vulnerabilità e suggerisce che potrebbero esserci azioni, dichiarazioni e segnali che l’USG può inviare per ampliare le probabilità che tali opportunità si presentino”. Roebuck sostenne che gli Stati Uniti dovevano destabilizzare il governo siriano coordinandosi strettamente con Egitto ed Arabia Saudita per alimentare le tensioni confessionali tra sunniti e sciiti, anche promuovendo timori “esagerati” sul proselitismo sciita tra i sunniti e preoccupazioni per “la diffusione dell’influenza iraniana” in Siria sotto forma di costruzione di moschee ed attività economiche. Gli Stati Uniti iniziarono a finanziare l’opposizione siriana nel 2006… e ad armarla nel 2007. L’ex-ministro degli Esteri francese Roland Dumas disse che la Gran Bretagna aveva programmato azioni segrete in Siria già nel 2009. Disse alla televisione francese: “Ero in Gran Bretagna due anni prima delle violenze in Siria, per altri affari. Incontrai alti funzionari inglesi che mi confessarono che preparavano qualcosa in Siria. Questo in Gran Bretagna non negli USA. La Gran Bretagna preparava l’invasione della Siria”. Nafeez Ahmed nota: “Le e-mail trapelate dalla società d’intelligence privata Stratfor, incluse le note di un incontro coi funzionari del Pentagono, confermano che dal 2011 l’addestramento delle forze speciali di Stati Uniti e Regno Unito dell’opposizione siriana era ben avviato. L’obiettivo era far “collassare” il regime di Assad “dall’interno“.”La verità di Duma
Il 7 aprile veniva inscenato nella città di Duma, a pochi chilometri da Damasco, un finto attacco chimico, propagandato poi dai “caschi bianchi” che filmarono la scena. I media occidentali accusarono, sulla base di tali video artefatti, la morte di 575 civili per mano del governo siriano. Stati Uniti, Regno Unito e Francia, accusando l’attacco di avere natura chimica ed essere opera di Damasco, il tutto senza avere alcuna prova o attendere alcuna indagine, ma semplicemente affermando di avere dell'”intelligence classificata”, cioè che non poteva essere resa pubblica, che gli dava “certezza” che Damasco avesse lanciato l’attacco chimico, proprio nel momento in cui le forze governative liberavano Duma. Nel frattempo, Mosca avvertiva per diversi giorni che si preparava una provocazione, un falso attacco chimico nel Ghuta orientale inscenato dai “caschi bianchi”, ma da attribuire al governo siriano per giustificare l’attacco militare occidentale a supporto dei terroristi sconfitti sul campo dall’Esercito Arabo Siriano. Sulla base di tali accuse infondate, l’occidente quindi effettuava l'”attacco missilistico” del 14 aprile, condotto da una coalizione di forze statunitensi, inglesi e francesi contro la Siria. L’attacco avvenne poche ore prima che gli investigatori dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per la Proibizione delle Armi Chimiche arrivassero sul luogo del presunto attacco chimico, per determinare se ci fosse stato davvero e ad opera di chi. Ma dopo tale attacco missilistico, fallito, i media occidentali intervistavano dei testimoni residenti a Duma. L’“Agence France-Presse” (AFP) intervistava Marwan Jabar, studente di medicina che aveva assistito al presunto attacco chimico, il quale affermò che, “Alcune vittime soffrivano di asma ed infiammazione polmonare. Ebbero cure di routine e alcune furono persino mandate a casa, non avendo alcun sintomo da attacco chimico. Ma alcuni estranei arrivarono creando caos e cospargendo la gente di acqua, e alcuni di loro filmavano la scena“. Inoltre, il giornalista Robert Fisk, dell’“Independent”, si recava a Duma per parlare col personale medico della città. Qui, un medico siriano, Asim Rahaibani, dichiarava al giornalista inglese Fisk che i pazienti che avevano ricoverato nel locale ospedale non erano avvelenati da gas, ma afflitti da carenza di ossigeno, essendo rimasti chiusi per giorni in tunnel e scantinati pieni di spazzatura, soprattutto quando la notte del 7 aprile, i bombardamenti scatenarono una tempesta di polvere sulla città vicina a Damasco. Rahaibani gestiva la “clinica sotterranea Punto 200″; “Ero con la mia famiglia nel seminterrato di casa a trecento metri da qui, quella notte, ma tutti i dottori sanno cosa successe. Ci fu un pesante bombardamento su Duma, quella notte c’era vento ed enormi nuvole di polvere cominciarono ad infiltrarsi negli scantinati dove vivevano i civili. La gente cominciò ad arrivare soffrendo di ipossia, assenza di ossigeno. Poi qualcuno alla porta, un “casco bianco”, gridò “gas!”, e cominciò il panico. La gente iniziò a gettarsi l’acqua a vicenda. Sì, il video fu girato qui, è vero, ma chi vi appariva erano persone che soffrivano d’ipossia, non d’intossicazione da gas“. I “caschi bianchi”, affermò Fisk, “Sono in parte finanziati dal ministero degli Esteri inglese e la maggior parte degli uffici locali era gestita da gente di Duma. Ho trovato i loro uffici distrutti non lontano dalla clinica del dott. Rahaibani. Una maschera antigas era rimasta fuori da un contenitore di cibo forato e una pila di sporche mimetiche giaceva in una stanza…. Il posto era pieno di capsule, attrezzature mediche e fiale, lenzuola e materassi rotti”. Nel frattempo, sempre a Duma, unità russe trovavano un deposito di sostanze adatte alla produzione di armi chimiche; secondo lo specialista della difesa chimica Aleksandr Rodionov, “Le sostanze scoperte, come il tiodiglicole e la dietanolamina, sono necessarie per la produzione del gas mostarda. Inoltre, nel deposito fu trovato un cilindro contenente cloro, simile a quello usato dai terroristi per allestire la storia del falso attacco chimico. Si può concludere che tale laboratorio fu utilizzato dai gruppi terroristici per la produzione di sostanze velenose“. L’ex-comandante delle forze speciali inglesi (SAS) maggiore-generale Jonathan Shaw intanto dichiarava: “Perché Assad dovrebbe usare armi chimiche in questo momento? Ha vinto la guerra. Non è solo una mia opinione, è condivisa dai comandanti delle Forze Armate statunitensi. Non c’è alcun fondamento logico per un coinvolgimento di Assad. Ha convinto i ribelli a lasciare le aree occupate sugli autobus. Ne ha ripreso il territorio. Allora, perché dovrebbe preoccuparsi di gassarli? I jihadisti e i vari gruppi d’opposizione che combattevano contro Assad avevano più motivi per lanciare un attacco con armi chimiche e farne sembrare Assad responsabile. Il loro motivo era coinvolgere gli statunitensi nella guerra, dopo che Trump aveva detto che gli Stati Uniti avrebbero lasciato la Siria affinché altri risolvano la guerra“. Le stesse opinioni furono espresse dall’ammiraglio Lord West, ex-capo della Royal Navy. “Se dovessi consigliare il Presidente Assad, perché dovrei usare armi chimiche a questo punto? Non ha alcun senso. Ma dei gruppi d’opposizione jihadista potrei capire perché lo farebbero”.Fonti
Daily Mail
Global Research
Independent
Syria Times
The Duran
The Duran

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Attacco missilistico alla Siria: stupidità e irresponsabilità

Jacques Sapir, Russeurope in Exile, 14 aprile 2018 – MondialisationStupidità; questa parola sembra la più appropriata a descrivere l’attacco missilistico alla Siria, effettuato la notte del 13-14 aprile da tre Paesi, Stati Uniti, Gran Bretagna e ahimè Francia. Tale attacco, a quanto pare, aveva effetti molto limitati. I governi siriano e russo non annunciavano vittime. Pertanto, “secondo le informazioni preliminari, nessuna vittima va deplorata tra la popolazione civile o l’Esercito arabo siriano“, dichiarava un portavoce dell’esercito russo. Inoltre, secondo una fonte ufficiale russa, un numero significativo di missili, 71 su 103, fu abbattuto dalla contraerea siriana[1]. È chiaro che tale attacco non cambia di una virgola la politica di Bashar al-Assad. Un’azione le cui conseguenze non possono essere misurate, che può essere descritta stupida. Un’azione le cui conseguenze vanno contro gli obiettivi dichiarati, è certamente stupida. Questo attacco si qualifica come stupido in tutto.

Stupidità tattica
Ricordiamo innanzitutto che, per obiettivi, tale attacco sembra essere stato molto limitato. Si parla solo di un centro “clandestino” per armi chimiche (o che si supponeva tale) e di due siti di produzione. Le installazioni militari, dove ci sono molti soldati e ufficiali russi, sembrano furono accuratamente evitate. Sembra che gli ultimi contatti tra Macron e Vladimir Putin fossero destinati a confermare ai russi che non sarebbero stati presi di mira. Ciò dimostra un certo effetto deterrente della presenza russa su Stati Uniti ed alleati. Questo effetto sarà certamente notato da diversi osservatori e Paesi che potrebbero divenire obiettivi degli Stati Uniti. Tornando all’ipotetica cifra di 71 missili abbattuti su 103. La difesa aerea russa non era entrata in azione perché le truppe russe non sarebbero state prese di mira. Questo dato è estremamente alto, anche se dovrebbe essere ridotta a circa 40 missili, date le capacità dei sistemi antiaerei dell’Esercito arabo siriano. Questi sistemi furono acquistati dall’Unione Sovietica o ne derivano. Quindi, possiamo ragionevolmente pensare che furono modernizzati nel quadro degli accordi con la Russia. Ma ciò non basta a spiegare l’alta percentuale di intercettazioni, qualcosa che l’Esercito arabo siriano non poteva fare, finora. È possibile che le truppe russe, che dispongono di sofisticati sistemi di rilevamento e puntamento in Siria, abbiano trasmesso le informazioni alla contraerea siriana permettendole d’intervenire con sorprendente efficacia. Ciò spiegherebbe il gran numero di missili distrutti; missili, che Donald Trump descrisse come “belli e intelligenti”, discendenti delle V-1 naziste [2], costosi. Un missile Storm Shadow inglese costa 800000 sterline. Se facendo arrivare 32 missili, 71 andavano persi, in altre parole se il tasso di successo era solo del 31%, ci si chiede la capacità di Stati Uniti ed alleati di condurre un’azione di disarmo (come quella contro l’Iraq nel 2003). Affinché tale campagna sia efficace, occorrono centinaia di missili che colpiscono gli obiettivi (da 400 a 1200 a seconda della complessità del sistema di difesa del Paese). Ciò equivale a 1300 – 4000 missili, nel caso di una difesa chiaramente non all’avanguardia, per 1,6 – 4,8 miliardi di dollari. È facile capire che l’efficacia della difesa aerea siriana mette in discussione il modello economico degli attacchi aerei, su cui gli Stati Uniti vivono dalla “Guerra del Golfo” del 1991. Avrebbero compiuto l’attacco, assistiti da Gran Bretagna e Francia, dimostrando che il loro modo d’azione militare è superato. Se pensavano di ripristinare una forma di deterrenza, ovviamente hanno fallito! I tre Paesi hanno effettivamente indebolito le loro posizioni sulla Siria, e ciò è una palese stupidità.

Stupidità strategica
Ma le conseguenze di tale sciopero vanno naturalmente oltre. Jean-Luc Mélenchon twittava: “Gli attacchi alla Siria sono infondati e senza mandato dell’ONU, contro di esso, senza un accordo europeo e senza il voto del Parlamento francese (…) È una vendetta degli USA, un’escalation irresponsabile” [3]. E questo è forse l’aspetto principale. Un attacco militare è un atto di guerra che va inquadrato dalla legge internazionale, o significa che solo la legge del più forte è valida. Ad oggi non sono state fornite prove sull’attacco chimico e la responsabilità del regime di Bashar al-Assad. Dato il pesante carico di menzogne e manipolazioni dei capi di Stati Uniti e Gran Bretagna, niente è scontato. Decidendo di attaccare unilateralmente e senza mandato, i capi dei tre Paesi interessati, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, hanno dimostrato quanto non gli interessi il diritto internazionale e le Nazioni Unite. Ciò può solo convincere vari Paesi ad acquisire armi nucleari per proteggersi da tali azioni. In altre parole, Donald Trump, Theresa May ed Emmanuel Macron hanno solo confermato che la proliferazione nucleare è, per alcuni Paesi, una scelta logica e inevitabile. Tuttavia, va notato che oltre alle potenze nucleari note, sono in possesso dell’arma nucleare Israele (da 200 a 250 testate), India, Pakistan e Corea democratica. Tale attacco consolerà non solo i leader di questi Paesi sulle loro scelte, ma persuaderà altri, si pensi ad Iran, Arabia Saudita, Algeria, Turchia e numerosi Paesi asiatici, ad imitare i Paesi “proliferanti”. Non esserne consapevoli dimostra un’incredibile stupidità strategica. L’attacco deciso da Donald Trump, Theresa May e Emmanuel Macron non renderà il mondo più sicuro o più giusto. In realtà sarà il contrario. Aumenta i rischi d’instabilità internazionale e immerge il mondo nel caos. Non è solo stupidità strategica, ma grossolana irresponsabilità. L’attacco fu deciso per ragioni probabilmente diverse e divergenti dai tre capi responsabili. Gli Stati Uniti potrebbero averlo considerarlo una “salva d’addio” decidendo di abbandonare la Siria. Il Regno Unito segue. La Francia si troverà in una situazione più che delicata, compromessasi cogli Stati Uniti e avendo perso credibilità e onore internazionali, in particolare nella difesa dei principi del diritto internazionale e della sovranità degli Stati. Molto chiaramente, la Francia è il Paese che di gran lunga ci perde. Che Emmanuel Macron non lo capisca è la prova che è un incapace ed inetto all’ufficio, come il predecessore François Hollande.Note:
[1] La contraerea siriano abbatte 71 missili su 103 lanciati
[2] Werrell KP, L’evoluzione dei missili da crociera, Air University Press, Maxwell Air Force Base, Alabama, 1985.
[3] Le Point

Traduzione di Alessandro Lattanzio

“Non è successo niente in Siria; l’occidente è perduto”

Histoire et Societé, 15 aprile 2018
Un’analisi di alto livello di Emmanuel Todd sulla situazione in Siria e l’impero dopo il bombardamento della coalizione occidentale su Damasco.
Sono un po’ rassicurato perché non è successo nulla. Seguendo la stampa anglo-statunitense, come faccio ogni mattina, si era in modalità russofoba. In realtà, ciò che appariva dai traffici inglesi, equivalenti a una narrativa, l’ascesa di una sorta di russofobia totalmente misteriosa, che meriterebbe un’analisi. E gli ultimi sviluppi diplomatici erano statunitensi e Trump che emanavano tweet minacciando un massiccio attacco, ecc. E i russi rispondere, ascoltate bene, se è giusto useremo la nostra difesa antiaerea e questo sistema che fa paura a tutti, l’S-400, presumibilmente il miglior sistema di difesa aerea del mondo. E c’era semplicemente la possibilità di una grande guerra e resa dei conti, cioè la rivelazione della fine del gioco a poker, dato che in realtà non sappiamo di cosa i russi sono capaci. L’S-400 potrebbe distruggere tutto ciò che vola, portando a dieci minuti dalla fine dell’impero statunitense. O ci sarebbe stato il fallimento dell’S-400 scatenando di nuovo gli Stati Uniti. Ma qui, si sparavano petardi per negoziare coi russi. C’era una dinamica anti-russa in ascesa con infine statunitensi, inglesi e francesi bastonati dai russi. Quindi si ritorna al nulla. Allo stato attuale delle informazioni, sono piuttosto rassicurato.

La Russia è una potenza che fa da contrappeso militare agli Stati Uniti
Parlo da un punto di vista a priori favorevole al mondo anglo-statunitense. Sono francese, ma siccome la Francia è intrappolata nell’euro che non controlla e le sua azioni non contano, non hanno importanza. Quindi ciò di cui sono veramente preoccupato quando leggo la stampa occidentale è che impazzita. Cioè, la visione del mondo su cui i cittadini occidentali vengono intrattenuti, su una Russia iperpotente, minacciosa, tentacolare, totalitaria, ecc., è in realtà un’allucinazione. La Russia ha un regime che chiamo democrazia autoritaria. Putin è eletto. C’è un certo controllo degli organi di stampa, ma i russi sono informati. Tutti concordano sul fatto che sono favorevoli alla politica di Putin. La Russia è un Paese che avrebbe poco più di 140 milioni di abitanti, cioè dieci volte meno il cosiddetto mondo occidentale. È un Paese che ha appena trovato stabilità e sicurezza sociale. Il tasso di suicidi collassa, come quello degli omicidi. Una certa fiducia sociale vi è stata appena restaurata. La vera ragione della popolarità di Putin è semplicemente che dopo la crisi per l’uscita comunista, i russi si sentono meglio, hanno un futuro. La fertilità cresce, sebbene si fletta un po’. Ed è vero, questo Paese è tornato alla parità nelle tecnologie militari. Non c’è dubbio che ha compiuto una svolta tecnologica. E infatti, la Russia sembra l’unica forza al mondo in grado di opporsi, ad essere militarmente di contrappeso agli Stati Uniti. Se pensiamo all’equilibrio di potere, se rispettiamo la Costituzione americana, va detto che è un bene comunque! Perché l’idea che solo un Paese al mondo possa fare ciò che vuole non va bene dal punto di vista liberale. Anche se non ci piace la Russia, l’esistenza di un polo di stabilità che non ha reale capacità d’espansione, con una popolazione troppo piccola, dovremmo accettarla come buona notizia.
E in occidente, la Russia, non solo Putin, è un mostro lanciato oltre i criteri antropologici e familiari che non dovrebbero avere nulla a che fare con la geopolitica, come lo status degli omosessuali o qualcosa del genere. C’è una visione estremamente negativa della Russia. Tutti gli interventi russi, tutto ciò che i russi dicono è considerato satanico, bugiardo, ecc.

La febbre assolutamente incredibile delle grandi democrazie occidentali
E poi, ci comportiamo come se fossimo normali. Ma la verità è che nel mondo estremo occidentale, le tre prime democrazie occidentali, Francia, Regno Unito e Stati Uniti, cioè le nazioni che costruirono la democrazia, vanno considerate preda di un isterismo assolutamente incredibile. Un mondo in crisi… La verità è che in tali democrazie c’è instabilità e schizofrenia… Ho letto i testi di Putin e Lavrov, e avuto contatti recenti con l’ambasciata russa; il livello intellettuale dei diplomatici e dei leader russi è molto più alto di quello degli occidentali. Non potere capire la situazione se non notate questa asimmetria. Cioè, in un’intervista a Lavrov o un colloquio con Orlov, ambasciatore russo a Parigi, appaiono di gran lunga superiori alla gente del Quai d’Orsay. Hanno una visione della storia, del mondo, della Russia, dell’equilibrio di potere, dell’autocontrollo, che richiamano professionalità… Se si smette di leggere Le Monde e di crederci, e ci si chiede: beh, dov’è la razionalità, l’intelligenza, l’autocontrollo? Questo è ciò che importa.”Traduzione di Alessandro Lattanzio

Le origini naziste della NATO

Mision Verdad, 10 aprile 2018Sui nazisti ci sono molti miti e persino fantasie, tuttavia alcune storie su ciò che accadde a certi ufficiali, scienziati, intellettuali del Terzo Reich sono state confermate da documenti, rapporti e dossier declassificati. Si trova sul web la storia delle ratlines (linee dei topi), di cui il Vaticano tesse la logistica. Consisteva in una serie di rotte e punti di transizione per alcuni personaggi del nazismo che il governo statunitense volle arruolare, aiutandosi nella clandestinità. Da qui anche il riferimento ai ratti. La riconversione dal nazismo all’occidente contro il comunismo fu solo proforma, poiché già il Terzo Reich cercò nella Seconda guerra mondiale di sconfiggere l’Unione Sovietica. Come si sa, fallì. Ma alti comandanti nazisti furono poi riciclati nella struttura della coalizione transatlantica guidata dagli Stati Uniti contro il blocco sovietico. Di seguito presentiamo brevi profili dei seguenti ufficiali che, da nazisti, divennero importanti ufficiali dell’Organizzazione del Nord Atlantico (NATO).

Adolf Heusinger, al centro, Hitler a destra, a sinistra di Heusinger, Paulus.

– Adolf Heusinger ascese ai vertici delle gerarchie militari del Terzo Reich.
Divenne capo di Stato Maggiore nel 1944 per un breve periodo, e poi fu ridotto a capo della divisione cartografica per una possibile collaborazione all’attentato a Hitler.
Fu coinvolto nei piani d’invasione nazista di Polonia, Norvegia, Danimarca e Francia.
La sua storia è la più interessante, poiché dopo la guerra divenne spia della CIA, braccio destro militare del governo di Konrad Adenauer nel 1957-1961, nella Repubblica Federale di Germania, per poi avere la presidenza del Comitato militare della NATO, il massimo grado militare dell’organizzazione, fino al 1964.

Heusinger alle spalle di Adenauer.

– Hans Speidel fu tenente-generale nazista, Capo di Stato Maggiore e uno dei più importanti ufficiali da campo di Erwin Rommel. Aderì all’esercito tedesco di Adenauer come consigliere e supervisionò l’integrazione della Bundeswehr (forze armate tedesche) nella NATO. Fu poi nominato comandante supremo delle forze alleate della NATO in Europa centrale dal 1957 al 1963.

1944; Speidel, Lang e Rommel

1.12.1955, Heusinger, Blank e Speidel

– Johannes Steinhoff fu uno dei più audaci piloti dell’aviazione militare nazista.
Il suo record di 176 aerei nemici abbattuti, e la sua esperienza in 993 missioni durante la carriera di pilota da combattimento, fu abbattuto 12 volte e sempre salvato, gli valse la decorazione più importante del Terzo Reich durante la guerra: la Croce di Ferro da Cavaliere.
Steinhoff fu capo di Stato Maggiore e comandante delle Forze aeree alleate dell’Europa centrale (1965-1966), capo di Stato Maggiore della Luftwaffe della Bundeswehr (1966-1970) e presidente del Comitato militare della NATO (1971-1974).

Steinhoff e il Generale statunitense JR Holzapple

Steinhoff a sinistra, con Willy Brandt al centro; Bonn

– Johann von Kielmansegg fu ufficiale di Stato Maggiore Generale dell’Alto Comando nazista, dove divenne colonnello e comandò diversi reggimenti sul campo. Dopo la guerra, aderì alla marina tedesca e promosso generale di brigata, scalò i vertici della NATO come comandante in capo delle forze speciali dell’Europa centrale nel 1967.

Kielmansegg, Hoepner, Schoen Angerer e Landgraf, durante l’invasione dell’URSS, presso Leningrado

Il capo di Stato Maggiore USA Lyman Lemnitzer e Johann Adolf Graf von Kielmansegg; 1968

– Jürgen Bennecke faceva parte dello Stato Maggiore del Gruppo d’Armate Centro dei nazisti. Fu promosso generale durante la formazione dell’esercito tedesco nel dopoguerra, e dal 1968 al 1973 fu comandante in capo del Comando delle forze alleate della NATO in Europa centrale.

Jurgen Bennecke col Maresciallo dell’Aria Sir August Walker, comandante della RAF; 1968

– Ernst Ferber fu promosso tenente-colonnello nello Stato Maggiore della Wehrmacht, venne decorato con la Croce di ferro di prima classe. Dopo il reclutamento post-bellico, fu comandante in capo delle forze alleate della NATO in Europa centrale dal 1973 al 1975.

Ernest Feber al centro

– Karl Schnell fu primo ufficiale dello Stato Maggiore di importanti corpi e divisioni e ricevette la Croce di ferro di seconda classe. Successivamente studiò economia aziendale e divenne tenente-generale, sostituendo il generale Ferber a comandante in capo delle forze alleate della NATO in Europa centrale, nel 1975 – 1977.

Karl Schnell, a sinistra

– Franz-Josef Schulze fu tenente nelle forze aeree naziste e comandante di reggimento, ricevette la Croce di ferro di cavaliere. Nella Germania del dopoguerra divenne generale e fu comandante in capo delle f forze alleate della NATO in Europa centrale nel 1977 – 1979.– Ferdinand von Senger und Etterlin combatté come tenente nell’invasione nazista dell’Unione Sovietica (operazione Barbarossa) e partecipò alla battaglia di Stalingrado, una delle più importanti della Seconda guerra mondiale che ribaltò l’equilibrio di forze per gli alleati. Tra le tre decorazioni più importanti c’era la Croce tedesca in oro, ed alla fine della guerra fu assistente del Comando supremo della marina del Terzo Reich. In seguito comandò diversi battaglioni di carri armati divenendo generale e comandante in capo delle forze alleate della NATO in Europa centrale nel 1979 – 1983.Tali ufficiali nazisti hanno parecchie cose in comune, tra cui aver scritto e pubblicato libri sulle loro esperienze da nazisti nella Seconda guerra mondiale, essendo stati catturati (in maggioranza) dalle forze armate statunitensi offrirono i loro servigi agli ordini della struttura più importante che affrontò, durante gli anni della cosiddetta Guerra Fredda, i sovietici e la loro influenza in Europa. L’obiettivo principale della Germania nazista era distruggere il progetto sovietico, così come la NATO aveva intenzione di fare fino alla caduta del muro di Berlino. Questo è il motivo per cui gli ufficiali nazisti con esperienza sul campo di battaglia e conoscenza delle tattiche che la NATO poi usò contro Jugoslavia e Libia, per nominare due casi, furono reclutati dalle élite statunitensi e tedesche per riprendere l’Operazione Barbarossa con modi più sottili e la stessa audacia ideologica. Proprio come l’Organizzazione Gehlen fu attivata da Stati Uniti e Germania Federale nel dopoguerra, partendo dalle reti spionistiche che i nazisti avevano nell’Europa dell’Est, gli stessi ufficiali che ebbero successo nelle campagne militari furono riattivati per adempiere al loro ruolo secondo nuovi tempi ed interessi. La ricapitolazione sulle origini naziste di tale organizzazione transatlantica spiega ciò che molti altri analisti militari a lungo pensano: che il nazismo in Europa si manifesta storicamente oggi nella NATO. Il sogno di Hitler si materializza oggi e punta direttamente contro Russia e progetto eurasiatico.

Hans Landgraf, Georg Reinhardt, ignoto, e von Kielmansegg, a destra, durante l’invasione dell’URSS, estate 1941

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Fallito attacco missilistico: perché gli USA mentono sui loro “successi”

Alessandro Lattanzio, 15/04/2018

Il segretario PCcino ‘Ponzio Pelato’ non ha mai letto il Che fare? di Nikolaj Lenin, ma il Chi? di Alfonso Signorini.

Il Ministero della Difesa russo dichiarava che 95 dei 105 missili lanciati da Stati Uniti, Regno Unito e Francia furono intercettati dalle difese aeree della Siria, impiegando sistemi di difesa aerea S-125, Buk e Kvadrat di fabbricazione sovietica, proteggendo integralmente 4 principali basi aeree siriane; infatti. i 12 missili lanciati sull’aeroporto militare di al-Dumayr furono tutti intercettati, così come i 18 missili contro l’aeroporto militare di Bulayl, i 12 missili contro l’aeroporto militare di Shayrat, i 9 missili contro l’aeroporto militare di Mazah e i 16 missili contro l’aeroporto militare di Homs. Dei 30 missili lanciati su Barzah e Jaramana, a Damasco, solo 7 colpivano l’edificio per la ricerca farmaceutica. Ovviamente, il Pentagono, per nascondere tale imbarazzante fallimento, si esibiva nella conferenza stampa il tenente-generale Kenneth McKenzie, propalando dichiarazioni grottesche tese a nascondere i fatti e a celebrare dei successi che, se fossero veri, sarebbero le mera illustrazione di un piano operativo delirante. “Riteniamo che tutti i nostri missili abbiano raggiunto i loro obiettivi“, dichiarava McKenzie; e cosa significa tale affermazione?
1. I missili lanciati dagli USA colpivano “fabbriche e depositi di armi chimiche” senza preoccupazioni sull’eventuale diffusione di agenti chimici nelle vicine aree abitate; gli USA sapevano che non c’era nulla all’interno. Soprattutto ciò avveniva poco prima che gli ispettori sulle armi chimiche iniziassero le indagini presso Damasco.
2. Gli USA avrebbero sparato 105 missili contro solo tre obiettivi; tale affermazione si commenta da sé. Ovvero, i siriani avevano abbattuto il 90% di tali missili, perciò gli Stati Uniti parlavano di aver voluto attaccare solo i tre obiettivi che erano riusciti effettivamente a colpire, e questo con ben tre ondate di lanci di missili eseguiti con intervalli di circa un’ora…
3. Tre missili “fortunati” avevano colpito fabbriche di armi chimiche di cui gli Stati Uniti non avevano mai parlato in 7 anni (poiché erano nel territorio occupato dai terroristi fino a ieri). Volevano essere sicuri di cancellare le prove?La forza d’aggressione alla Siria era composta da 2 cacciatorpediniere e 1 incrociatore statunitensi, 1 fregata francese, 4 cacciabombardieri Tornado inglesi e 2 bombardieri B-1B statunitensi. L’incrociatore Monterrey aveva lanciato 30 missili Tomahawk, il cacciatorpediniere Higgins 23 Tomahawk, il cacciatorpediniere Laboon 7 Tomahawk, il sottomarino John Warner 6 Tomahawk, i 2 bombardieri B-1 21 missili JASSM, i 4 cacciabombardieri Tornado GR4 16 missili Storm-shadow. Si era parlato di aerei francesi, ma non è vero, poiché di francese c’erano solo i missili Storm-shadow usati dagli inglesi.Secondo gli statunitensi, i 3 impianti “obiettivi ufficiali” furono colpiti da ben 105 missili da crociera:
– 76 missili contro il centro di ricerca di Barzah, a Damasco
– 22 missili contro una non ben definita struttura “chimica”
– 7 missili contro un non ben definito “bunker chimico”
Gli ultimi due si trovavano fino a pochi giorni prima in territorio controllato dai terroristi armati e finanziati da USA, Regno Unito, Francia, Qatar, Turchia ed Arabia Saudita…
Il Centro ricerche di Barzah:Ciò che McKanzie diceva era che questi 3 edifici del centro furono colpiti da 76 missili da crociera!!! “Affermazione ridicola e senza la minima credibilità”. Sarebbero stati colpiti nel modo seguente:In Siria furono attaccate strutture simili con un missile da crociera per edificio. Si può pensare di voler essere sicuri? 2 o 3 andavano bene per edificio; ma qui gli Stati Uniti affermano di averne lanciato 76 contro 3 edifici…
Gli altri due obiettivi attaccati, secondo gli Stati Uniti, erano un deposito ad Him Shinshar:Sempre secondo gli statunitensi, la struttura sarebbe stata colpita da 22 missili da crociera!!! Altra affermazione ridicola e senza la minima credibilità. Tanto più che a differenza di Barzah, si trattava di 3 capannoni in lamiera, cioè strutture fragilissime. Un missile per struttura bastava. Per capire di cosa si parla, si guardi questa foto elaborata per mostrare cosa significherebbe lanciarvi 22 missili da crociera:Come si può vedere dalle immagini satellitari, gli Stati Uniti mentono quando affermano che il sito fu colpito da 22 missili da crociera.Il terzo dei bersagli attaccati, secondo gli Stati Uniti, era il bunker “chimico” di Him Shinshar:Secondo gli statunitensi, l’installazione sarebbe stata colpita da 7 missili da crociera!!! Ancora un’affermazione senza la minima credibilità. Ecco la foto ritoccata per mostrare cosa significherebbero 7 missili da crociera su quest’installazione:Come si può notare non ci sono 7 impatti di missili da alcuna parte.In realtà, la difesa aerea siriana è interconnessa con quella russa che, attraverso i sistemi di collegamento, incrementava l’efficienza della difesa aerea della Siria basata sui sistemi aggiornati Buk, Pantsir, S-200 e S-125 Pechora-M, coordinati da moltiplicatori di forza come aerei AWACS, sistemi ECM, sistemi radar e sistemi delle navi russe. Ad esempio, gli inglesi avevano lanciato i loro missili su Homs, ma furono tutti abbattuti dai sistemi di guerra elettronica siriani. Gli inglesi vi perdevano 50 milioni di dollari di armamenti, e senza colpire nulla. Infine, i sistemi di difesa aerea siriani impiegati per abbattere i missili da crociera statunitensi furono i seguenti: Pantsir-S1, Buk-M2E, S-125/S-125M, Osa, S-75 e cannoni antiaerei, che riuscivano ad abbattere circa 97 missili. Non furono impiegati i missili S-200.Conclusione
Ma ciò che infastidisce più di tutto sono gli espertidiminkia, dai generaloni della NATO-in-pensione-e-in-TV, agli esperti in geominkiate di regime, ospiti fissi dei talk show piddiotizzanti, fino ad arrivare al circo delle pulci neo-ottomaniaci, i paggetti erdoganisti pseudo-eurasiatici che mentre abbaiano contro Egitto e India, che condannano l’aggressione alla Siria, osannano il sultano pazzo Erdogan che invece partecipava a tale aggressione alla Siria. Ebbene, tale ammasso di ciarpame, pur avendo sbattuto la faccia contro i fatti (dalla testa dura) e non sapendo come rigirarsi tale sonora pedata al culo ricevuta dal popolo e dall’esercito della Siria, cerca ogni modo di deformare i fatti e giustificare le proprie avventatezze ideologiche scalando pareti vetrate di grattacieli, pur di non dire che i supermen che albergano al Pentagono, come insegna la propaganda di Raiset-La47, hanno racimolato l’ennesima bastonata, travisata sempre da vittoria dalla suddetta propaganda, con tanto di coretto di corvi catastrofisti filo-imperialisti che, camuffati da eterni finti filo-russi e filo-siriani, sempre denigrano la Russia per l’“immobilismo” mostrato in Siria.
Un esempio? Sono i geniacci che ci dicono che l’attacco era ‘concordato’ tra Trump e Putin; ebbene tale scherzo comprendeva 105 missili da crociera, al modico prezzo di 1,5 milioni di dollari al pezzo. Si facciano i calcoli, e si dica che tale spesa era solo intesa a tirar su uno ‘scherzo’ che copre di ridicolo il Pentagono, la NATO, i governi di tre potenze occidentali, il complesso militar-industriale degli USA, l’intero apparato mediatico del ‘libero’ occidente, ecc.; e non si badi a cosa certi “communists”, col vitalizio e sempre in prima linea nei talk shaw berlusconiani, arrivano a dire (“i russi hanno disattivato le difese antimissile in Siria”) pur di denigrare l’operato dell’alleanza russo-siriana e celebrare i “successoni” immaginari degli USA. Non possono che dire questo, pena l’esclusione dai salotti televisivi da dove condurre una novella immaginosa ‘rivoluzione d’ottobre’…
L’unico scherzo in tutto questo, non è l’attacco missilistico alla Siria, ma l’indecoroso spettacolo messo su da tale torma di geocazzari d’ogni risma e tendenza, affratellati dal comune odio per la Russia e dal tentativo di salvare il grugno lesionato di Trump; nonostante perfino il segretario alla Difesa Mattis e il Capo di Stato Maggiore statunitense Dunford, relazionando sull’attacco missilistico, abbiano chiarito che qualsiasi responsabilità su tutto questo, anche futura, ricadeva solo su Trump, con implicita presa di distanza.Fonti:
Analisi Militares
Bolshaja Igra
The Duran
Wail al-Russi