Gli USA non “cambiano priorità” in Siria, hanno perso

Tony Cartalucci, LD 18 aprile 2017Gli Stati Uniti, secondo fonti occidentali, hanno mutato le priorità in Siria non concentrandosi sul cambio di regime a Damasco. In realtà, non si tratta del cambio delle priorità, ma del riconoscimento che le ambizioni degli Stati Uniti in Medio Oriente sono state completamente sconvolte dalla risoluzione siriana, russa e iraniana. Gli Stati Uniti devono ora ricorrere ad azioni secondarie, non meno dannose negli intenti o nel risultato finale rispetto al piano originale, lasciando una regione in guerra dal 2011, con decine di migliaia di morti e la vita comunque sconvolta di milioni di altri. Reuters intitolava “Le priorità degli USA sulla Siria non puntano più a ‘cacciare Assad’: Haley“, indicando che: “La diplomazia degli Stati Uniti sulla Siria per ora non è più volta a far cadere il presidente del Paese devastato dalla guerra, Bashar al-Assad, ha detto l’ambasciatrice degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, allontanandosi dalla posizione iniziale e pubblica dell’amministrazione Obama sul destino di Assad. Il punto di vista dell’amministrazione Trump è in contrasto con le potenze europee, che insistono che Assad deve dimettersi. Il cambio ha attirato un forte rimprovero da almeno due senatori repubblicani”. E se alcuni hanno preso tale annuncio come “prova” che la Casa Bianca ha mantenuto la promessa di ritirarsi dall’avventurismo estero, l’ambasciatrice degli USA alle Nazioni Unite Nikki Haley continuava: “Pensiamo che sia un ostacolo? Sì. Ci siederemo per studiare come cacciarlo? No. Ciò che faremo è fare pressione in modo da poter avviare un cambio in Siria”. “Il cambio in Siria“, tuttavia è alla lettera la divisione della nazione avviata dalla precedente amministrazione Obama. È essenzialmente l’obiettivo secondario tracciato dai politici finanziati dalle multinazionali statunitensi già nel 2012, quando i primi tentativi di cambio di regime alla velocità della luce fallirono e il conflitto siriano divenne una guerra protratta assai distruttiva. Un documento del 2012 della Brookings Institution, intitolato, “Memo 21 sul Medio Oriente: Salvataggio della Siria: valutazione delle opzioni per il cambio di regime“, rivelando che i politici degli Stati Uniti dichiarano apertamente l’intenzione di creare “zone franche”, afferma: “Un’alternativa agli sforzi diplomatici per concentrarsi su come porre fine alle violenze e far accedere gli aiuti umanitari, come avviene sotto la guida di Annan. Questo porterebbe alla creazione di zone franche e corridoi umanitari che dovrebbero essere sostenuti da una forza militare limitata. Ciò,naturalmente non coglie gli obiettivi degli Stati Uniti sulla Siria e manterrebbe Assad al potere. Da questo punto di partenza, tuttavia, è possibile che una vasta coalizione con l’appropriato mandato internazionale potrebbe aggiungere ulteriore azione coercitiva agli sforzi”. Il documento quindi ammette apertamente che, non potendo rovesciare il governo siriano, danneggiare la nazione sarebbe un’alternativa accettabile, sostenendo: “Gli Stati Uniti potrebbero armare l’opposizione pur sapendo che probabilmente non sarà abbastanza potente da rimuovere Assad. Washington potrebbe scegliere di farlo semplicemente nella convinzione che dare al popolo oppresso una certa capacità di resistere agli oppressori sia meglio che non fare niente, anche se tale sostegno ha poche possibilità di trasformare la sconfitta in vittoria. In alternativa, gli Stati Uniti potrebbero decidere che valga ancora la pena colpire e danneggiare il regime di Assad, mantenendo un avversario regionale debole ed evitando i costi dell’intervento diretto”.
A riaffermare l’impegno degli Stati Uniti a tale politica è il segretario di Stato degli USA Rex Tillerson. L’articolo del Guardian, “Rex Tillerson dice che gli USA istituiranno zone di sicurezza per i profughi dallo SIIL“, osserva: “Rex Tillerson ha detto che gli Stati Uniti avrebbero istituito “zone intermedie di stabilità” per aiutare i rifugiati a tornare a casa nella prossima fase della lotta contro Stato islamico e al-Qaida in Siria e Iraq. Il segretario di Stato non ha chiarito dove queste zone vadano istituite. Riuniva 68 Paesi e organizzazioni a Washington per discutere come accelerare la battaglia contro lo SIIL”. L’idea che gli Stati Uniti siano in Siria per “combattere lo Stato Islamico” è un’assurdità documentata. Sono Stati Uniti ed alleati, per loro stessa ammissione, che volevano creare un “principato salafita” in Siria orientale, proprio dove ora c’è lo Stato islamico. Il fantoccio islamista ha un’immensa forza possibile solo tramite una altrettanto immensa sponsorizzazione da vari Stati, Stati Uniti e Europa attraverso gli alleati regionali del Golfo Persico, soprattutto Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti (EAU). L’invio di armi, rifornimenti e terroristi allo Stato Islamico passa da anni dal membro della NATO Turchia, che mantiene estese reti logistiche che collegano i mandati stranieri allo Stato islamico sul territorio siriano che occupa. Al momento dell’entrata della Russia nel conflitto, alla fine del 2015, queste reti logistiche furono devastate dalla forza aerea russa, interrompendole e contribuendo direttamente alla ritirata dello Stato islamico nella regione. L’intervento degli Stati Uniti ora ha due scopi, mantenere la partizione de facto del territorio siriano a cui la presenza dello Stato islamico ha contribuito, sostituendo lo Stato islamico sconfitto con forze statunitensi, e fare sembrare che gli Stati Uniti “sconfiggono” l’ascaro terroristico che hanno creato e mantenuto finché logisticamente, politicamente e militarmente possibile.
La riaffermazione del segretario di Stato Tillerson della politica dell’amministrazione Obama è un altro esempio di “continuità del programma”, e di quanto siano gli interessi speciali di Wall Street, e non i politici di Washington, a dirigere la politica in patria e all’estero, spiegando come due presidenti apparentemente politicamente diametralmente opposti continuino la stessa politica da sei anni. E mentre gli Stati Uniti hanno chiaramente perso nel tentativo di rovesciare il governo della Siria, continuano a perseguire un ordine del giorno per dividere e distruggere lo Stato siriano con ogni mezzo a disposizione. La continua denuncia e resistenza a tali obiettivi ed interessi particolari è essenziale per garantirsi che tale aspetto delle ambizioni degli Stati Uniti in Medio Oriente fallisca comunque. Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’attentato di al-Qaida uccide più di 150 tra bambini e donne, a chi importa?

Moon of Alabama 16 aprile 2017

Tra chi ci protegge dagli attacchi delle milizie di Assad ci sono anche i combattenti di Al Nusra, la brigata jihadista…A me non interessa la loro politica: quello che posso dire con certezza è che a livello umanitario sono i numeri uno”.
Fonte: Voci dal Suq

L’opera di bene degli “umanitari numeri uno”.

Max Abrahms @MaxAbrahms – 2:07 PM – 16 aprile 2017
Dopo aver letto decine di storie sul massacro di sciiti in Siria sono giunto alla conclusione che non ci siano colpevoli.

The War Nerd @TheWarNerd – 11:53 – 16 aprile 2017
Troviamo che “almeno 112” rifugiati sciiti sono stati uccisi. Da chi? Oh, è un vero e proprio giallo secondo la Reuters

Due piccole cittadine nel nord del governatorato d’Idlib occupato dai “ribelli”, Fuah e Qafraya, sono assediate dai “ribelli” da oltre due anni. Le forze filo-governative locali le difendono. Gli abitanti sono sciiti e sono visti dai settari “ribelli” sunniti quali infedeli degni solo di morire. Le città sono rifornite dagli elicotteri governativi. Nel frattempo due città occupate dai “ribelli”, vicino a Damasco, Zabadani e Madaya, sono accerchiate dalle forze governative, scarsamente rifornite dai convogli di Nazioni Unite e Croce Rossa. Negli anni vi sono state vendette collegate al destino delle quattro città. In totale circa 20-30000 persone ne sono interessate. Era necessario un accordo di ampio respiro per risolvere una situazione insostenibile. A dicembre un accordo permise lo scambio di civili feriti. Quando autobus portavano via anziani e feriti dalle due città del nord, furono bruciati dai gruppi ribelli. Nuovi autobus furono inviati, ma alla fine lo scambio avvenne. La scorsa settimana un nuovo accordo fu raggiunto sul completo scambio di popolazione delle città. Tutti gli abitanti della città del nord dovevano essere portati nelle aree governative. Tutti gli abitanti delle città del sud nelle aree occupate dai “ribelli”. L’Iran parlava per il governo siriano, e il Qatar protettore dei “ribelli” radicali, negoziava l’accordo. Ci sono molte altre questioni sulla trattativa tra cui gli ostaggi del Qatar detenuti da gruppi sciiti in Iraq, grandi tangenti del Qatar ai gruppi (al-Qaida) e altri aspetti nascosti. I gruppi “ribelli” ad Idilb o allineati con al-Qaida in Siria o con Ahrar al-Sham sponsorizzato dal Qatar. Ahrar al-Sahm è il gruppo responsabile dello scambio della popolazione. Parti di al-Qaida sono pubblicamente in disaccordo.
Ieri circa 5000 abitanti delle città del nord, soprattutto donne e bambini, venivano trasportati dal convoglio di autobus ad Aleppo, ma furono fermati mentre erano ancora nella zona controllata dai “ribelli”. Gli abitanti della città meridionale erano stati portati ad Aleppo e sorvegliati dal governo. Alcuni ulteriori negoziati su un problema minore erano in corso. I civili nei loro autobus, per lo più anziani, donne e bambini, erano sorvegliati dai “ribelli” di Ahrar al Sham. Erano affamati. Qualcuno comparì a distribuire patatine. Quando i bambini vi si affollarono attorno, un’auto blu giunse e si ebbe la grande esplosione. Quattro autobus pieni di gente e numerose auto furono completamente distrutti.

Lo scimmione trump e le vacche che ha per moglie e figlie, non avranno nulla da dire.

127 del civili, a soli uno o due km dalla zona di sicurezza del governo, furono uccisi dall’attacco suicidio, tra cui 95 bambini. Molti di più furono feriti. Un numero imprecisato di “ribelli” di Ahrar al-Sham fu ucciso. Non v’è alcun serio disaccordo su ciò che è successo. E’ ovvio che l’attacco suicida è stato commesso da al-Qaida in Siria. Nessun elemento governativo avrebbe potuto attraversare il territorio occupato dai terroristi. Le forze governative non hanno mai effettuato attacchi suicidi, mentre al-Qaida e Ahrar al-Sham ne hanno commessi centinaia. Questo era un attacco suicida dei “ribelli”, probabilmente al-Qaida, contro i profughi filo-governativi. Ma BBC, CNN e altri media occidentali non lo diranno. La CNN ha definito il massacro “incidente di percorso“. Il primo articolo da Washington era illustrato con una scena bucolica di “sciiti” in un campo. Gli articoli nascondono al lettore medio gli autori della strage. Non dicono chi fossero i probabili colpevoli e alcuni insinuano, contro ogni logica, che sia il governo. L’ultimo articolo della BBC sul massacro è uno dei peggiori di tale propaganda. Si supponga per un momento di non aver letto quanto sopra, solo il seguente:
Siria: ‘Almeno 68 bambini tra i 126 uccisi’ nell’attentato ai bus
Almeno 68 bambini sono tra le 126 persone uccise nell’attentato agli autobus che trasportavano gli evacuati dalle città assediate, dicono gli attivisti. Un veicolo imbottito di esplosivo ha colpito il convoglio nei pressi di Aleppo”.
L’80% dei lettori leggerà solo il titolo e forse le prime righe. Chi li ha uccisi? Chi ha effettivamente letto saprà che alcune vittime erano sciiti e che “gli evacuati dalle città governative sono stati uccisi insieme a operatori umanitari e soldati ribelli“. (Da quando i predoni tagliagole di Ahrar sono “soldati”? Come lo era questo tizio? Anche lui un “soldato”). La storia della BBC continua ad insinuare che il governo l’ha fatto perché i “ribelli” non lo farebbero: “E’ successo quando un veicolo carico di cibo è arrivato ed ha iniziato a distribuire patatine, attirando molti bambini prima di esplodere, dice la corrispondente della BBC Lina Sinjab. Ha detto che non era chiaro come il veicolo potesse raggiungere la zona senza il permesso del governo. Ma non c’è neanche alcuna prova che i ribelli siano coinvolti nell’attacco, come il governo sostiene. Non sarebbe nell’interesse dei ribelli, secondo la nostro corrispondente, mentre attendevano che i propri sostenitori venissero evacuati dalle altre città”. Ho letto un sacco di propaganda anti-siriana, ma mai roba così ignobile. “Non era chiaro come il veicolo avrebbe potuto raggiungere la zona senza il permesso del governo.” Bene, un veicolo da quella zona potrebbe arrivare alla sede della BBC a Londra, esplodere e uccidere molte persone senza il “permesso del governo siriano”. (Forse dovrebbe. Solo a scopo dimostrativo). E il territorio occupato dai “ribelli” ha le frontiere aperte con la Turchia da cui vengono riforniti. Qualsiasi gruppo “ribelle” che ha commesso attentati suicidi negli ultimi anni vi ha libero accesso. La corrispondente della BBC e i suoi editori lo sanno bene. Sanno anche che “i ribelli” non sono uniti e che hanno interessi divergenti. E’ del tutto chiaro chi ha commesso tale massacro. Ma la BBC insinua che “il governo l’ha fatto”. Vi sono sono morte più persone che nell’incidente chimico di Qan Shayqun, che ha ucciso alcune persone in una zona occupata dai terroristi. L’incidente fu probabilmente un attacco false flag inscenato dai “ribelli” senza alcun coinvolgimento del governo. Un rapporto a Trump del NSC mentiva su prove che il governo siriano fosse colpevole di tale incidente e gli Stati Uniti bombardarono uno degli aeroporti siriani. 95 bambini sono stati bruciati e maciullati dall’attacco suicida e non saranno onorati quali “bellissimi bambini”, come Trump definì due bambini biondi in una foto di Qan Shayqun. I bambini uccisi ieri erano sfollati “pro-regime” (secondo la CNN) e non meritano tale onore. Le vittime della strage di ieri avranno assai meno seguito mediatico delle quattro vittime realmente documentate dell’incidente di Qan Shayqun. Quel che riceveranno sarà vilipendio di cadavere, con la BBC che offende il popolo siriano che sostiene il proprio governo. Damasco ha deciso che l’accordo e l’evacuazione continuino, nonostante il massacro. Le due città di Idlib sono indifendibili contro un ampio attacco. Alcuna grande operazione del governo su Idlib può avvenire mentre sono tenute in ostaggio.
Eliah J. Magnier indica ulteriori dettagli sull’accordo di scambio delle “4 città”. Ne ha twittato i passi principali: “Elijah J. Magnier @EjmAlrai
L'”accordo della quattro città” comprende ostaggi del Qatar, denaro, prigionieri di guerra, prigionieri e corpi.
Si è conclusa la prima fase (evacuare i civili di età inferiore ai 15 anni).
Il secondo passaggio evacuerà tutti i terroristi.
Il terzo sarà lo scambio di prigionieri e cadaveri detenuti da Damasco, Hezbollah e al-Qaida.
Il quarto sarà la liberazione degli ostaggi del Qatar detenuti in Iraq (non ancora rilasciati) e il pagamento di un riscatto ad al-Qaida”.

Mentana, goracci, formigli, santoro, paccoquotidaino e raiberlusky24orediballe, e altri fantocci di regime, non diranno mai che l’attentato è opera dei ‘ribbbelli moderati’, e cercheranno di attribuirlo all’Esercito arabo siriaino, come da velina della CIA e della sua sciacquetta, il contessino gentiglione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Trump e T.Rex estingueranno gli USA

Alessandro Lattanzio

In realtà, oltre Trump, sono disperati anche i ratti neocon; Rex Tillerson (T.Rex per gli amici) è corso a Mosca minacciando, e portandosi dietro i pecoroni del G7 (paesi tutti guidati da mezzeseghe e fenomeni da baraccone come gentiloni e trudeau); ma in realtà vuole implorare la Russia di fargli vincere la partita in Siria. Ma il rifiuto di Putin d’incontrare questa feroce nullità di Tillerson è già di per sé un segnale inequivocabile. Gli USA si sono messi in un angolo, e il caprone Trump, con la sparata su al-Shayrat, ha in un colpo disintegrato le posizioni residuali degli USA e pure il quadretto della presunta potenza bellica statunitense, con i suoi missili abbattuti a decine. Questa massa d’imbecilli viene magnificata, paradossalmente, dai presunti antiamericani geopolitici, che scambiano per furbizia democristiana le convulsioni di un suicida.
Come detto, l’attacco su Shayrat ha rafforzato le posizioni della Corea democratica, e della Cina, insultata da questo caprone di Tillerson che ha diffuso la menzogna che Xi avesse approvato l’attacco, facendo infuriare ancor più Pechino. Pensano sul serio di aver a che fare con Gheddafi o Hussain? E per di più credono alle menzogne che i media riferiscono su loro stesso ordine! Alienati messi in un angolo, fanno sembrare un Obama uno statista. Il resto, le varie cacate su cluster bombs e napalm spalmati sui ratti e i loro covi, possono indignare il frociume sinistro occidentale, ma nessun altro, visto che gli USA sono sempre i primi a usare tali armi contro i civili, e non certo contro i loro agenti camuffati da terroristi islamisti.

Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov dichiarava che il segretario di Stato degli USA Rex Tillerson non incontrerà il Presidente Vladimir Putin durante la visita a Mosca, Peskov aveva anche dichiarato che l’aggressione alla Siria dimostra la totale mancanza di volontà di Washington di collaborare e che i rinnovati inviti al Presidente Bashar al-Assad a dimettersi non aiutano a risolvere la crisi. “Non c’è alternativa ai colloqui di pace a Ginevra e Astana”, concludeva Peskov. A Lucca, i capi europei erano ansiosi di sentirsi dire da Washington che s’impegna a rovesciare Assad e a sanzionare la Russia. Infatti Italia, Germania, Francia e Gran Bretagna invitavamo i ministri degli esteri di Turchia, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Giordania e Qatar per discutere della distruzione della Siria. Il fronte islamo-atlantista è al gran completo, con tanti saluti ai deliri di Dugin e seguaci, prostitute dichiarate dei servizi segreti turchi e della NATO. Anche il segretario alla Difesa degli USA, l’ex-generale James Mattis, cantava vittoria arrivano a sostenere che l’attacco missilistico del Pentagono alla base aerea di al-Shayrat avrebbe distrutto 92 aerei dell’Aeronautica araba siriana (SAAF), imitando Schwarzkopf nell’elencare gli strabilianti (e sempre farlocchi) successi militari statunitensi in Iraq nel 1991. Ma nonostante tale “strabiliante successo” statunitense, la base aera di al-Shayrat tornava pienamente operativa 24 ore dopo l’attacco missilistico. Ciò mentre il Comando Centrale (CENTCOM ) degli Stati Uniti si esibiva in un contorsionismo ridicolo per giustificare l’esibizione d’impotenza e fallimento nell’attacco missilistico su al-Shayrat. Il fallimento dei 59 missili da crociera Tomahawk lanciati contro la base della SAAF di Shayrat (un 60.mo missile non era neanche riuscito a decollare), crea forte nervosismo nel Pentagono. Di conseguenza, i media mainstream con le loro “fonti della difesa USA anonime”, e lo stesso Trump, cercavano di spiegare le dimensioni di tale “successo”. Il CENTCOM arrivava a dire che nella base siriana fossero presenti “depositi di armi chimiche”, e che l’US Navy gli aveva “evitati”; ovviamente il CENTCOM evitava pure di dimostrare la presenza di tali “depositi di armi chimiche”. I capi degli Stati Uniti difatti hanno compreso di aver commesso un passo falso, e ora cercano di spacciarlo da mossa riuscita. In realtà, il comportamento dei militari statunitensi dimostra gravi carenze.
L’attacco missilistico non avevano inflitto gravi danni, sebbene i missili avessero seguito una rotta attraversando prima lo spazio aereo libanese e, una volta in quello siriano, costeggiando il confine tra Giordania e Siria per poi volgere a nord per colpire Shayrat, dato che la rotta che sorvolava la costa siriana, tra Tartus e Lataqia, è ultraprotetta dai sistemi di difesa aerei russi schierati nella base aerea di Humaymim e presso la base navale di Tartus. Grazie alla manovra contorta seguita dai missili da crociera Tomhawk, gli S-300 siriani non poterono intercettarli tutti per via della complessa topografia della regione sorvolata da tali missili. Nella base aerea, i missili statunitensi distruggevano effettivamente un solo MiG-23ML, e danneggiavano altri cinque velivoli dell’Aeronautica siriana. Tutti velivoli fuori uso e in manutenzione. I missili da crociera erano degli RGM/UGM-109E, Block4, dotati di una testata semi-penetrante WDU-36/B in titanio dal peso di 317 kg. Tale ogiva permette di aumentare la gittata del missile a 1600 km, ma ne riduce la potenza esplosiva, rendendo i missili inefficaci contro gli hangar protetti di al-Shayrat. L’US Navy dispone dei vecchi BGM-109C con testata da 440 kg e BGM-109D con testata a submunizioni. Non furono impiegati per via dell’attuazione frettolosa dell’attacco: questi missili da crociera dovevano essere  inviati nel Mediterraneo. Nel frattempo, gli statunitensi preparano le forze dei loro agenti locali, le “Forze democratiche siriane” (SDF), per accerchiare Raqqa e Tabaqa. Ma tale operazione dipende dalle forze aeree degli Stati Uniti, e le operazioni aeree statunitensi sulla Siria dipendono dalla volontà della Russia, che ha già abrogato il memorandum sulla prevenzione degli incidenti aerei. Infatti, il Pentagono ha ridotto le sortite aeree nella regione di Raqqa.Fonti:
South Front
Sputnik
Sputnik
Zerohedge

I fagiani, anche dal ciuffo dorato, finiscono in pentola comunque.

L’ammiraglia Nora W. Tyson, la cui flotta minaccia la Corea Democratica

Attacco missilistico: gli S-300 hanno funzionato e gli USA sospendono i voli sulla Siria

Attacco USA: gli S-400 hanno funzionato
Infosdanyfr 09/04/2017

Dal lancio dei 59 missili Tomahawk contro un aerodromo di Homs, una domanda continua ad emergere in ogni analisi: 23 dei 59 missili da crociera degli Stati Uniti hanno colpito il bersaglio. E il resto? Cos’è successo agli altri 34 Tomahawk sparati dalle due navi da guerra statunitensi dispiegate nel Mediterraneo? La risposta sarebbe nel video diffuso da al-Alam: la contraerea siriana intercettava e distruggeva 34 missili Tomahawk prima che raggiungessero la base aerea Shayrat. L’informazione evidenzia il decreto della presidenza siriana per intercettare e abbattere i missili degli Stati Uniti fin dal primo minuto dell’attacco. Altri analisti indicano il ruolo dei radar russi che sarebbero subito entrati in azione dopo il lancio del primo missile. Si tratta degli S-300 siriani o degli S-400 russi schierati in Siria? Perché nascondere questa “risposta pungente” e riferirla due giorni dopo l’attacco? Il video pubblicato da fonti militari siriane dimostra una cosa: se la Siria e l’alleata Russia ne hanno evitato la diffusione a poche ore dagli attacchi degli Stati Uniti, lo era per evitare un’escalation. Ma con l’intensa campagna di minacce a Siria e Russia non ci sarebbe forse motivo di non rivelare “le debolezze missilistiche degli Stati Uniti” e “la potenza della difesa aerea siriana“.
Gli Stati Uniti annunciarono, tramite il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer, di non avere preavvertito la Russia dell’attacco contro il territorio siriano. All’inviata di Fox News, il portavoce diceva che “non avemmo alcun contatto con la leadership politica russa“, il che significa che gli Stati Uniti in realtà volevano “anticipare” i russi. Ma la sorpresa non sembra “esser andata bene!” Gli analisti dicono ancora che la Russia, le cui navi da guerra tornano nel Mediterraneo, ha dimostrato moderazione evitando una “guerra balistica” che poterebbe alla “guerra nucleare”.

Le forze siriane disperdono gli aerei da combattimento
Infosdanyfr 09/04/2017

La Syrian Arab Air Force ha deciso di rischierare i propri aerei da combattimento per impedire di essere distrutti da nuovi attacchi con missili da crociera. I caccia Mikojan MiG-29SM sono stati trasferiti ad Humaymim. Altri velivoli d’attacco venivano sparsi su vari aeroporti secondari. Damasco ha tratto insegnamento da iraniani e iracheni. Durante la seconda guerra del Golfo, nel 1991, l’Iraq trasferì i suoi migliori aerei da combattimento in Iran, con cui fu in guerra fino al 1988. Questi velivoli non furono mai restituiti. Il 16 gennaio 1991 gli Stati Uniti scatenarono una grande guerra aerea contro l’Iraq, dal risultato controverso. L’Iraq poi avrebbe fatto ricorso a uno stratagemma molto vecchio con esche a basso costo che le forze della coalizione di Washington si affrettarono a bombardare con missili e munizioni dal valore in peso d’oro. L’attacco con i missili da crociera degli Stati Uniti su ordine di Trump contro una base aerea siriana, ha molte incognite.
Il destino dei missili Tomahawk “perduti”, 30 unità su 59 sparate dalle navi di superficie dell’US Navy dal Mediterraneo orientale, rimane un enigma. Il resto dei missili colpì una zona di 300-4000 metri presso la base al-Shayrat; solo 10 missili Tomahawk raggiunsero un hangar fortificato della base, distruggendo un radar e 7 aerei da combattimento, per lo più Mikojan MiG-23 non operativi. 10 civili e 4 soldati furono uccisi nella città omonima adiacente alla base attaccata.

Gli USA hanno paura di bombardare la Siria dopo che la Russia ha interrotto le comunicazioni
Le missioni di bombardamento degli Stati Uniti sulla Siria sono crollate dopo l’attacco missilistico del 6 aprile
Marko Marjanovic, Russia Insider 10/04/2017

Colpendo le forze siriane il 6 aprile con missili da crociera, gli Stati Uniti dimostravano ‘determinazione’. Tanta ‘determinazione’ che ora temono di sorvolare la Siria per timore che i russi li abbattano.
Ufficiali degli USA hanno detto al New York Times: “La task force statunitense che combatte lo Stato islamico ha drasticamente ridotto gli attacchi aerei sui terroristi in Siria, mentre i comandanti valutano se le forze del governo siriano o degli alleati russi hanno intenzione di rispondere all’attacco con i missili da crociera degli Stati Uniti sulla base aerea siriana, della scorsa settimana, dicono gli ufficiali statunitensi”. A parte la dimostrazione di quanto sia duro Trump, l’attacco degli Stati Uniti ha tolto agli ascari degli USA in Siria il supporto di cui godevano prima, mentre la battaglia per Raqqa s’intensifica. Gli USA adesso si limitano ai soli attacchi essenziali, scortandoli con costosi caccia F-22 (il Belgio nel frattempo ha sospeso le operazioni).
L’insicurezza degli Stati Uniti non è solo causata dall’attacco con i missili da crociera, ma più specificamente dalla reazione russa. Subito dopo, i russi sospendevano la linea telefonica di “deconflitto” con gli statunitensi, che ora devono indovinare le intenzioni dei russi. Non v’è stato un simile calo degli attacchi aerei siriani e russi. Infatti numerosi attacchi alle posizioni dei terroristi venivano riportati nel fine settimana. È interesse russo e statunitense che la linea di deconflitto sia ripristinata, ma gli statunitensi ne hanno un bisogno più urgente e i russi vi faranno leva. Lungi dal potenziare il prestigio degli Stati Uniti, l’attacco del 6 aprile e le sue conseguenze si ridimensionano agli occhi degli osservatori più attenti.

Le icone rosse indicano le operazioni russe, quella blu le operazioni statunitensi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA proposero un piano per attacchi chimici contro la Siria e accusarne Assad

Louise Boyle, Daily Mail 29 gennaio 2013

Le email trapelate dimostrerebbero che la Casa Bianca diede il via libera ad un attacco con armi chimiche in Siria da poter attribuire al regime di Assad e istigare l’azione militare internazionale nel Paese devastato. Un rapporto contiene lo scambio di email tra i due alti funzionari e un imprenditore in Gran Bretagna, la Britam defense, delineando un piano ‘approvato da Washington’ e spiegando che il Qatar avrebbe finanziato l’acquisto di armi chimiche da parte dei terroristi in Siria. Barack Obama chiariva al Presidente siriano Bashar al-Assad il mese precedente che gli Stati Uniti non avrebbero tollerato che la Siria usasse armi chimiche contro il proprio popolo. Secondo Infowars.com, l’e-mail del 25 dicembre fu inviata dal Business Development Director della Britam David Goulding al fondatore dell’azienda Philip Doughty. Si legge:
Phil… Abbiamo una nuova offerta. Si tratta ancora della Siria. Il Qatar propone un accordo attraente e giura che l’idea è stata approvata da Washington. Dovremo fornire una CW (arma chimica NdT) a Homs, una g-shell di origine sovietica della Libia, simile a quelle che Assad dovrebbe avere. Ci vogliono far schierare nostro personale ucraino che dovrebbe parlare russo e girarvi un video. Francamente, non credo che sia una buona idea, ma gli importi proposti sono enormi. La tua opinione?
Cordiali saluti, David
Britam Defense non rispose a una richiesta di commento del MailOnline. Le e-mail furono diffuse da un hacker malese che ottenne anche i curricula e le copie dei passaporti dei dirigenti tramite un server aziendale non protetto, secondo Cyber War News. Il profilo Linkedin di Dave Goulding l’annovera come Business Development Director della Britam Defense Ltd., nella Sicurezza e Investigazioni. Un profilo della rete di business indica Phil Doughty Chief Operating Officer della Britam, Emirati Arabi Uniti, nella Sicurezza e Investigazioni. Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti non rispose a una richiesta di commento sui presunti messaggi di posta elettronica del MailOnline. Tuttavia l’uso di armi chimiche fu sollevato a una conferenza stampa a Washington il 28 gennaio. Un portavoce disse che gli Stati Uniti aderiscono alla Comunità internazionale nell’“impostare linee rosse comuni sulle conseguenze dell’utilizzo di armi chimiche”. Un cablo del governo degli Stati Uniti rivelava che fosse probabile che l’Esercito siriano avesse usato armi chimiche nell’attacco ad Homs nel dicembre (2012). Il documento, rivelato da The Cable, indicava i risultati di un’indagine di Scott Frederic Kilner, console generale degli Stati Uniti a Istanbul, sulle accuse secondo cui l’esercito siriano avrebbe usato armi chimiche nell’attacco del 23 dicembre. Un funzionario dell’amministrazione Obama che ebbe accesso al documento avrebbe detto: “Non possiamo sicuramente dirlo al 100 per cento, ma i contatti siriani (i terroristi? NdT) sono convincenti sull’uso dell’Agente-15 ad Homs il 23 dicembre”. L’indagine di Kilner includeva interviste con civili, medici e terroristi presenti all’attacco, così come all’ex-capo generale del programma ADM siriano Mustafa al-Shayq. Il Dr. Nashuan Abu Abdu, un neurologo a Homs, disse che furono utilizzate alcune armi chimiche. Aveva detto a The Cable: “Era un’arma chimica, ne siamo sicuri perché il gas lacrimogeno non può causare la morte di persone”. Testimonianze rivelavano che un carro armato avrebbe lanciato armi chimiche e causato nelle persone esposte nausea, vomito, dolori addominali, delirio, convulsioni e difficoltà respiratorie. I sintomi indicano che il composto Agente-15 ne fosse responsabile. La Siria negava l’uso di armi chimiche e affermava che non l’avrebbe mai usate contro i propri cittadini.
Parlando ai giornalisti del Pentagono, il segretario alla Difesa Leon Panetta aveva detto che la sua maggiore preoccupazione era come Stati Uniti ed alleati potevano rendere sicuri i siti di armi chimiche e biologiche in Siria e garantirsi che i componenti non finissero nelle mani sbagliate se il regime cadesse, soprattutto in condizioni violente. Forze governative e ribelli venivano accusati da gruppi per i diritti umani di attuare una guerra brutale in 22 mesi di conflitto, causando più di 60000 morti.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora