Violenta esplosione nella base aerea di Hatzor, in Israele

Reseau International 15 gennaio 2017170114031806035-01Secondo il sito Dimpenews, facendo riferimento a fonti libanesi (al-Dunya TV), una forte esplosione fu sentita il 14 gennaio nella base aerea di Hatzor nel sud di Israele. Per il momento questa informazione è disponibile solo attraverso i twitter di attivisti israeliani. C’è il black-out dell’esercito, delle autorità e dei media. Alcune spiegazioni suggerite su twitter parlavano di problemi tecnici, danni al deposito di carburante della base. Altri vedono la mano di Hezbollah collegandola al recente attacco israeliano alla base siriana di Mazah. I due eventi sono troppo vicini per non pensarci. Inoltre, il silenzio completo sull’esplosione di Hatzor dimostra che non si tratta di incidente. Vi sono morti, feriti, danni? Cosa è successo? Queste sono di solito le informazioni che i giornalisti cercano, a meno che non venga imposto il segreto militare. Sarebbe così nel caso di una risposta siriana, che rivelerebbe l’impotenza della decantata Iron Dome presso l’opinione pubblica israeliana e mondiale. cf87cf87ceb9cebecf83cf871Numerosi attivisti israeliani annunciano che c’è stata un’esplosione nella base aerea di Hatzor, nel sud, Israele. Gli utenti di Twitter del posto hanno sentito queste esplosioni, sottolineando che un problema tecnico si era prodotto nel deposito di carburante degli aerei. Inoltre, resta aperta la possibilità di una risposta di Hezbollah contro Israele, per via del bombardamento dell’aeroporto di Mazah. La stampa israeliana mantiene il silenzio sull’esplosione”.twitterapi459nm02333gh-300x2251Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il segretario di Stato USA Kerry svela che Obama favoriva lo Stato islamico

South Front 06/01/2017

Wikileaks ha pubblicato un audio sull’incontro del segretario di Stato degli USA John Kerry con i membri dell’opposizione siriana, comprovante l’affermazione che Obama è il fondatore dello Stato islamico. Wikileaks pubblicava altre prove dell’asserzione di Donals Trump secondo cui Barack Obama è il fondatore dello SIIL: un audio dell’incontro del segretario di Stato John Kerry con i membri dell’opposizione siriana presso la missione olandese delle Nazioni Unite, il 22 settembre. L’audio è anche la prova che i media ufficiali sono collusi con l’amministrazione Obama sostenendone la narrazione del cambio di regime in Siria e nascondendo la verità su chi arma e finanzia lo SIIL dagli Stati Uniti, svelati nei 35 minuti di conversazione nascosti dalla CNN.
Kerry ammette che l’obiettivo principale dell’amministrazione Obama in Siria era il cambio di regime e la rimozione del Presidente Bahar al-Assad, ma che Washington non aveva calcolato che Assad si rivolgesse alla Russia. Per raggiungere l’obiettivo, la Casa Bianca permise l’ascesa dello Stato islamico (IS). L’amministrazione Obama sperava che il crescente potere dello SIIL in Siria avrebbe costretto Assad a cercare una soluzione diplomatica secondo le condizioni degli Stati Uniti, costringendolo a cedere il potere. A sua volta, al fine di raggiungere tali obiettivi, Washington armò intenzionalmente il gruppo terroristico ed attaccò un convoglio governativo siriano cercando di fermare l’attacco strategico allo SIIL, uccidendo 80 soldati siriani. “E noi sapevamo che lo SIIL avanzava, stavamo a guardare, vedevamo lo SIIL rafforzarsu e pensammo che Assad ne fosse minacciato“, diceva Kerry durante l’incontro. “Pensammo, tuttavia“, continuava: “Potremmo probabilmente costringere Assad a negoziare, ma invece di negoziare ebbe l’aiuto di Putin“. “Persi l’argomento dell’uso della forza in Siria“, concludeva Kerry.
Secondo Wikileaks, “l’audio illumina su ciò che accade al di fuori delle riunioni ufficiali. Si noti che rappresenta la narrazione degli Stati Uniti e non necessariamente l’intera verità“. L’audio fu già pubblicato da New York Times e CNN, tuttavia ne scelsero solo qualche parte, riportando alcuni aspetti ed omettendo i commenti schiaccianti di Kerry. In realtà, cercarono di nascondere le dichiarazioni che permettevano al pubblico di capire ciò che effettivamente avviene in Siria. L’audio completo non fu mai pubblicato dal New York Times, ma scelse solo dei frammenti. La CNN ha cancellato l’audio, spiegandolo come richiesta di alcuni partecipanti preoccupati della loro sicurezza personale.15895175Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

False Flag ed Inside Job ad Istanbul

IR-IS

10491728905 gennaio 2017
Aggiornamento 19: Hasan Qashogi, presunto testimone: Nell’intervista ad al-Arabiya, Khashogi rivelava che c’erano tre assalitori, tra cui una donna. Disse di aver sentito una persona urlare: “Perché vuole ucciderci“, affermando che il loro modo di sparare indicava che fossero ben addestrati. “Non hanno sparato a caso, ma piuttosto camminavano tra i tavoli e puntavano ai clienti”, Hasan Qashogi disse che capiva dal loro accento che non erano arabi, ma stranieri…. “La polizia ci fece sedere con altri sopravvissuti nella stazione vicino al ristorante, e poi ci trasferirono in due bar vicino alla stazione, e ci diedero dell’acqua. Un agente venne e ci disse che uno dei sospetti era seduto tra noi, e chiese a ciascuno di sedersi accanto al proprio compagno, per l’identificazione e l’elaborazione“.

4 Gennaio 2017
Aggiornamento 18: si ricordino le prime relazioni di Reuters e CNN: “Un assalitore era ancora nel night club d’Istanbul dopo l’attentato, la mattina di domenica, e le forze speciali della polizia preparavano l’operazione per entrare nell’edificio, secondo l’emittente televisiva CNN Turk”.

Aggiornamento 17: l’affermazione di Christopher Bollyn secondo cui lo SIIL aveva attaccato il Reina, spiega in dettaglio ciò che anche noi (il 2 gennaio) indicammo quale falsa notizia, perché proveniente da fonti vicine all’intelligence.

Aggiornamento 16: affermazione del testimone: “ci sono voluti 90 minuti alla polizia prima di arrivare sulla scena. Sconcertante, la sua presenza si rivelò di scarso aiuto. Il problema è che la polizia era all’esterno. Non poteva controllare la situazione perché aveva paura che i tiratori avessero delle bombe. Il tiratore poi riuscì a fuggire, dopo di che la polizia finalmente entrò nella discoteca portando i sopravvissuti sul tetto. Aggiungeva che anche a quel punto ancora si sentivano spari per altri dieci minuti”.

Aggiornamento 15: falsa bandiera e lavoro interno: “E’ chiaro che i 3 poliziotti che lavoravano all’ingresso quella sera non c’erano casualmente durante l’attentato“. Non è un caso, però. La società di sicurezza assunta 10 giorni prima dell’attacco, sa esattamente perché quei poliziotti non c’erano quella notte. La possibilità che in effetti fosse una ditta israeliana appare sempre più grande di giorno in giorno, mentre indizi e prove continuano ad accumularsi. Inoltre, “Il terrorista, un cittadino dell’Asia centrale, lasciò un capo di vestiario che indossava dopo l’attentato. L’assalitore non prese la borsa che aveva messo nel bagagliaio del taxi quando giunse ad Ortaköy. Si sostenne che un telefono cellulare dal terrorista era comparso nella borsa“. Ciò significa che si tratta al 100% di una false flag, garantito. Questa volta non fu un passaporto o documento per l’immigrazione a ritrovarsi magicamente sulla scena, ma un telefono cellulare che misteriosamente aveva perfino un video “selfie” salvato, per facilitarne l’identificazione da parte della polizia turca. Dopo di che la “pista di Iakhe Mashrapov” venne falsamente piazzata per far apparire il governo turco incompetente. L’attentato praticamente sembra scritto dal governo israeliano, dall’inizio alla fine. Con la caduta del governo turco che avanza, una nuova “guida” viene pubblicata oggi, sostenendo che il nome in codice del presunto combattente dello “SIIL” sia Abu Muslim Hurasani. Probabilmente riferendosi alla storia persiana e alla brigata terroristica “super-segreta” Qurasan che farebbe presumibilmente apparire lo SIIL come dei boy scout. Qurasan segue anche indirizzi che hanno solo a che fare con Israele, che in tale situazione potrebbe vedere l’avanzata del califfato entro i suoi confini. Molto probabilmente una cosa che porterebbe alla fine dello Stato ebraico. “Eserciti sotto bandiere nere verranno da Qurasan (Afghanistan). Nessuno potrà fermarli e finalmente arriveranno a Gerusalemme dove potranno piantare le loro bandiere“. Ci sono alcune altre verità notevoli nei vecchi insegnamenti del Qurasan, mentre le fazioni arabo-musulmane lotterebbero tra esse per dominare la regione, alcune sostenute da potenze straniere.js117018450_istanbul-nightclub-gunman-suspect-large_trans_nvbqzqnjv4bqk0yzontbxczs9bjrrsalblogzf_swcnztnncph2m-xkAggiornamento 14: La Turchia estende lo stato di emergenza di tre mesi

Aggiornamento 13: Iakhe Mashrapov dalla Repubblica del Kirghizistan sarebbe stato scagionato da accuse o qualsiasi coinvolgimento nella sparatoria al Reina. Sembra che la disinformazione sia stata deliberatamente diffusa da chi ha molto da guadagnare dal collasso della Turchia. Chi ha l’influenza per spacciare notizie false presso le agenzie internazionali? Di sicuro non lo SIIL!

Aggiornamento 12: Informammo i nostri utenti e lettori, il 31 dicembre-gennaio 1, che l’attentato era un attacco false flag e un lavoro interno. Hurriyet: “Le autorità valutano come mai l’attentatore conoscesse tutte le uscite del Reina, comprese le tre porte segrete note solo dal personale che vi lavora. Sapeva anche che le guardie della discoteca non avevano armi, che non erano permesse all’interno del club… L’attentatore avrebbe avuto problemi nel fuggire dalla scena e le autorità valutano se ci sia stato aiuto dall’interno”.

3 gennaio 2017
Aggiornamenti: Non confermato, il sospetto avrebbe usato granate assordanti
Rapporti locali affermano che tre involucri sono stati recuperati per granate assordanti di fabbricazione USA, il sospetto (-i) li ha usati mentre caricava l’AK47. Il sospetto nel video si dice sia entrato in Turchia 15 giorni prima della sparatoria al Reina.

Aggiornamento 10: Passaporto, per ora utilizzano questo
Non è confermato se il passaporto appartenga al tiratore e dove la stampa l’ha preso, ma sembra che seguano questa storia ora. Iakhe Mashrapov dalla Repubblica del Kirghizistan è per ora il primo sospettato.reina-passportAggiornamento 9: “Istanbul, la polizia arresta i familiari dell’attentatore del nightclub Reina
“L’autore dell’attentato al Reina è stato identificato. L’APA cita Milliyyet.com.tr secondo cui è stato identificato come uiguro turco giunto a Konya con la famiglia nel novembre scorso. La polizia ha diffuso i video dell’attentatore. Per non attirare l’attenzione, il terrorista ha portato con sé moglie e figli. La polizia li ha arrestati“.

Aggiornamento 8: S’imbattono nei video originali caricati tra il 31 dicembre e l’1 gennaio
Quindi daremo scacco matto nel seguente modo, mentre si sparge tale continua menzogna: “L’assalto di sette minuti ha lasciato 39 morti e decine di feriti“.reina-witnessAggiornamento 7: Irregolarità sul presunto viaggio del “sospetto”
Affermazione: “Prima dell’attentato, l’uomo armato avrebbe preso un taxi nel quartiere popolare di Zeytinburnu, evitando le telecamere a circuito chiuso sui mezzi pubblici. Scese per via dell’ingorgo vicino al club e camminò per quattro minuti per raggiungere il Reina“. Problema: Zeytinburnu è nella direzione opposta a quella da cui proveniva, mentre sparava coll’AK47 all’ingresso del Reina (nota, hanno manipolato il video originale).reina-mapPoi si sarebbe recato verso nord, a Kuruçesme:
reina-map-2Per poi presumibilmente, sempre viaggiando in direzione opposta, prendere il traghetto per il terminal Yalova e scomparire a Bursa.reina-map-3Aggiornamento 6: Foto: La gente è veramente morta nel nightclub Reina, non è una bufala. Ci siamo specificamente astenuti dal pubblicare queste foto esplicite, ma a quanto pare molte persone sarebbero contente solo quando fanno sensazionalismo, cosa che abbiamo cercato di evitare.

2 gennaio 2017
Aggiornamento 5: aggiornamento molto importante perché documenta come hanno distrutto la propria storia, mentre la fabbricavano sul momento. Li abbiamo inchiodati. Non va. Fine della storia “ufficiale”!
Dal quotidiano Sabah: “L’attentatore avrebbe sparato per sette minuti. Poi andò in cucina e vi rimase per circa 13 minuti prima di cambiarsi i vestiti, togliendosi il cappotto e fuggire tra il panico. Inoltre ripulì l’arma prima di lasciare la scena“.
In primo luogo, la tempistica che diamo più avanti chiaramente neutralizza tale menzogna su uno dei tiratori che in 13 minuti si cambia d’abito. La tempistica qui in realtà indica le 01:23 (ora locale), circa 5 minuti dopo che un tiratore sparò entrando nel locale, durante l’attentato. Questo è un dato di fatto, non lo si può rifiutare o negare. Vedasi la tempistica di seguito.
In secondo luogo, se la polizia fu così veloce ad arrivare, come sostiene la stampa, come mai gli sfuggì il tizio in attesa nella cucina della discoteca, per 13 minuti? Non ha proprio senso. Siamo a questo punto a 20 minuti dall’attacco, secondo la storia ufficiale e dei media principali.

Aggiornamento 4: si dimentichi la rivendicazione dello SIIL, è una “scoperta” del sito di Rita Katz, alias governo israeliano.

Aggiornamento 3: Conosci il tuo bugiardo: tra i media mainstream anglosassoni, il Daily Mail è forse il primo a diffondere la falsa storia dello SIIIL. Alcuna fonte ufficiale in Turchia l’ha riferito.

Aggiornamento 2: The Guardian: “I sopravvissuti hanno tutti detto che c’erano più aggressori, anche se le autorità turche hanno detto che era solo, e alcuni dicono che erano in contatto via walkie talkie“.

Aggiornamento 1: Yunis Turk, un presunto testimone intervistato dalla CNN: “Per 10 minuti non ci furono spari e poi per altri cinque minuti lanciarono le bombe, spararono ancora, poi andarono via“.

Batuhan Aytemur su Facebook: “Sì, due terroristi indossavano il costume di babbo natale e usavano kalashnikov e bombe a mano, uccidendo, infine, 40 persone
Testimoni oculari contrastanti e tempistica documentata puntano ancora a un attentato con diversi terroristi nella discoteca Reina. L’attentato non è una bufala, ma la storia del lupo solitario dello SIIL invece sì. A partire da ora tutto fa credere che si trattasse di un attacco false flag della serie pianificata da agenti di USA e Israele e perpetrata da capri espiatori locali e stranieri. Inoltre, ci sono indizi che suggeriscono fortemente un lavoro interno, come spiegato più avanti.
In primo luogo, le discussioni sugli orari tratti dalle presunte telecamere di sicurezza al Reina, dentro e fuori, e la tempistica della sparatoria non devono andare per lunghe. L’evidenza è chiara. Tutto sommato gli spari durarono circa 5 minuti, ad essere generosi con la versione ufficiale (quando si indaga secondo notizie e “fatti” della stampa dominante). Tra le 1:18 e 1:21 (1 gennaio ora locale) uno dei tiratori apparve entrare nella discoteca Reina, secondo le riprese della videocamera. Alle 01:23, massimo 5 minuti dopo che il terrorista era entrato nel locale durante l’attentato, qualcuno appare cambiarsi di vestito, mentre sembra prepararsi ad uscire dal Reina.

reina

reina-3Qui potete vedere uno dei tiratori togliersi il cappotto, mentre si preparerebbe ad uscire. I video seguono la cronologia.
reina-7

reina-8Ma va capito che le sequenze complete delle CCTV sono state degradate, per quello che se ne sa finora. Il materiale buono in cui si vedono i dettagli e i probabili diversi attentatori e un’esplosione è vietato al pubblico, dimostrando di per sé molto. Nascondono deliberatamente le prove dei video migliori. Inoltre, le testimonianze oculari chiaramente contraddicono la tempistica e la premessa ufficiale su “un solo terrorista”. Ciò è importante perché dimostra che il governo turco, intensamente ricattato da governi esteri come Israele e Stati Uniti, è stato costretto a vendere al mondo la falsa storia di un solo tiratore al Reina, altrimenti….
Ieri abbiamo già mostrato come una donna, presente all’interno, affermasse che più tiratori erano attivi nella discoteca d’Istanbul a capodanno. Inoltre, un altro presunto testimone riferiva: “Ci sono stati colpi di arma da fuoco e dopo due minuti il suono di un’esplosione“. Oggi vi riportiamo il rapporto del “testimone oculare”, il belgo-turco Fatih Kir, che sosteneva che fosse al Reina. Intervistato il 1° gennaio 2017 da una delle maggiori reti TV del Belgio, VTM (Fiandre, Belgio).
Romina Van Camp, per VTM: “Incontro Fatih sulla famosa piazza Taksim a Istanbul, lontano dalla discoteca. Dopo la scorsa notte, un luogo in cui non vuole tornare. Fatih ha visto il tiratore, ma poté fuggire”.
Fatih: “Ho visto e pensato che fosse una di quelle solite esplosioni, ma non era così. Delle persone correvano. Ognuno saltava via e correva. Ho pensato… corro anch’io”.
Romina Van Camp: “Era corso al seminterrato per nascondersi, insieme ad altri.”
Fatih: “Chiudemmo la porta e sentimmo ancora sparare per almeno 15 minuti. Dopo di che, solo dopo 40 minuti sentimmo entrare la polizia. Non avemmo alcun collegamento (con i cellulari), non potemmo chiamare e dovemmo aspettare lì”. (Ciò contraddice completamente Reuters e altri che, per esempio, sostengono, citando Sefa Boydas, che “la polizia arrivò subito”).
Romina Van Camp: “Nel caos Fatih perse due amici, ma li trovò in un secondo momento alla stazione di polizia. Il club Reina è ben protetto. Fatih non pensò mai che vi sarebbe successo qualcosa”.
Fatih: “Abbiamo pensato che fosse sicuro, ma a quanto pare non lo è. Il mio cappotto e il mio passaporto turco sono rimasti lì, non li rivoglio più. Non voglio andarci per molto tempo”.
Romina Van Camp: “E’ a malapena sfuggito la morte, è difficile criticarlo”.
Fatih: “Potevo restarci anch’io. Vi sono attentati come questo in tutto il mondo. A Parigi, Bruxelles. Può succedere ovunque. Deve solo smettere. Non so come, ma deve accadere. Deve solo finire“.
Insieme con il video, con la trascrizione, il seguente articolo fu pubblicato sul sito web della VTM: “Ho visto gente morire“, ecco cosa dice Fatih Kir, 19enne belga di origine turca, che ha visto tutto ciò che era accaduto nella discoteca d’Istanbul. Un tiratore ha aperto il fuoco ieri sera, 39 persone sono morte, di cui una belga. Fatih Kir appena arrivato con alcuni amici nella discoteca Reina, era pronto a festeggiare il nuovo anno. Ma poi si scatenò l’inferno: “Ero lì da dieci minuti e poi sentì i colpi di un Kalashnikov. Ci sparò per tutto il tempo. Ho visto gente morire“, dice al telefono a VTM News.

Kalashnikov
Per diversi minuti l’uomo armato si aggirò intorno, alla fine 39 persone morirono. Inizialmente, Kir non sapeva cosa succedesse o quanti tiratori ci fossero: “Ho visto un uomo con un Kalashnikov. Ero proprio all’ingresso quando l’uomo iniziò a sparare. Spararono per 15 minuti“. Kir poté fuggire con il personale della sicurezza. Nel caos i suoi amici ebbero lievi ferite, ma stanno tutti bene. Ma il dramma gli ha lasciato una profonda impressione. “La gente era… fu davvero un disastro di ieri“, conclude. Chiaramente la sparatoria di 15 minuti non è congrua con la tempistica documentata dalle telecamere di sicurezza e dalle notizie della stampa su un presunto attentato di 7 minuti. Evidentemente qualcuno mente e da quello che appare non sono i testimoni oculari. Su pesante pressione degli Stati Uniti, il governo turco ha ordinato il black-out dei media sulla sparatoria. Solo dichiarazioni ufficiali del governo possono essere pubblicate dalla stampa, per paura che notizie false dominino i notiziari. Le notizie false sarebbero i rapporti critici come quello pubblicato qui.european_council_on_foreign_relations_logo-svgSenza sorprendere nessuno, il Consiglio per le Relazioni Estere europeo, istituito con il sostegno dell”Open Society Foundations di George Soros, condanna fermamente il governo turco per l’attentato: “Nulla di ciò che il governo fa aiuta a rendere la Turchia più sicura. Il giro di vite sui dissidenti destabilizza ulteriormente il Paese, e quando non lo fa accresce una polarizzazione pericolosa“. Quando le testimonianze oculari contraddicono la versione ufficiale, quando più di un tiratore è presente assieme al denaro di George Soros, allora bastano poche spiegazioni per vedere che la Turchia è nel pieno di un cambio di regime pianificato ed eseguito da interessi esteri, di Stati Uniti e Israele. Tanto più che la Turchia è in parte responsabile del cessate il fuoco in Siria, che ha davvero fatto arrabbiare i governi israeliano e statunitense, perché tale sviluppo sabota il loro piano del cambio di regime in Siria per rovesciare Assad.

Lavoro interno
All’inizio fu detto da Hurriyet e Jerusalem Post che il proprietario del club, Mehmet Kocarslan, aveva detto ai giornalisti che la sicurezza del club fu passata a un’entità anonima, pochi giorni prima della sparatoria nel suo club ad Istanbul. “Hurriyet cita il proprietario del Reina, Mehmet Kocarslan, dire che erano state prese misure di sicurezza negli ultimi 10 giorni, dopo che notizie dell’intelligence statunitensi avevano suggerito un possibile attentato“. Ciò fu inizialmente segnalato anche dal Jerusalem Post, ma poi l’articolo fu rimosso.reina-israelCiò indica, sempre più probabilmente, che la sicurezza del club Reina fu ultimamente affidata a una società di sicurezza israeliana. Ciò spiegherebbe perché il Jerusalem Post, di tutti i post, eliminasse quello sull’articolo dopo che domande ardue furono poste. La linea di fondo è che una società di sicurezza israeliana ha facilitato l’attacco e si chiede di poter vedere le prove concrete che distruggerebbero completamente la nostra posizione su questo.

Babbo Natale
Le notizie su almeno uno dei tiratori vestito come Babbo Natale hanno un certo senso, di certo. Molti agenti di polizia in servizio a Istanbul e al Reina erano “mimetizzati” da Babbo Natale, mentre altri erano sotto copertura come venditori ambulanti. Ciò spiegherebbe certamente perché almeno un tiratore fu avvistato, presumibilmente, vestito come Babbo Natale e lasciato passare. Sapendo che la sicurezza del Reina fu compromessa, un Babbo Natale uscì lasciando il Reina minuti (o 15 minuti) dopo la sparatoria, senza problemi, ciò ha senso e sarà difficile confutarlo. Eventuali segnalazioni che spacciano le uscite su un solo attentatore dello SIIL sono invenzioni che non reggerebbero ai fatti schiaccianti qui presentati.

1 gennaio 2017
Indipendentemente da ciò che diranno i media, c’erano tre tiratori nella discoteca Reina a Istanbul, in Turchia, alla vigilia del capodanno. I primi rapporti affermavano che: “dal club fu riferito di aver visto tre attentatori con Kalashnikov” e “due persone sparavano“. Una grave affermazione, ancora oggi, continua a sostenere che, Gli aggressori erano vestiti da Babbo Natale: secondo la CNN, gli attentatori aprirono il fuoco nella discoteca Reina intorno alle 01:15 ed erano vestiti da Babbo Natale. Il New York Times riporta che il proprietario del club Mehmet Kocarslan riferì che gli aggressori usavano fucili Kalashnikov. Gli assalitori non furono identificati: in un rapporto di al-Jazeera, uno degli aggressori si ritiene fosse stato ucciso sul posto. L’esperienza c’insegna che i primi rapporti sono sempre molto più vicini alla verità del successivo mulinello narrativo, quando i vari media riducono le notizie.reina-4Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’attentato di Berlino e la strana morte di Anis Amri

Aanirfan
3b983be900000578-4061478-image-a-15_1482496245951Il quartier generale del Mossad in Italia è a Milano. Hanno cercato di avvertirci.
Il 16 dicembre 2016 il carico del TIR fu caricato a Cinisello Balsamo, prima di recarsi a Berlino. Il 19 dicembre avveniva l’attentato al mercatino di Berlino. “Video mostrano Anis Amri in una moschea locale, il giorno dopo l’attentato“. Secondo la versione ufficiale, dopo l’attentato di Berlino, Anis Amri viaggiò senza problemi in almeno tre Paesi. Il 23 dicembre 2016, Anis Amri sarebbe stato ucciso a Milano, a Sesto San Giovanni. Dailymail/Dailymailok_livex-2All’inizio di dicembre 2016, la NATO effettuava l’esercitazione Summer Tempest/Eagle Meteor. L’esercitazione era diretta da Solbiate Olona, alla periferia di Milano._93056315_036972323-1Sopra la foto del camionista polacco Lukasz Urban.Sopra, il capo di Urban e suo cugino, Ariel Zurawski. Zurawski potrebbe essere un cognome ebraico. Il nome compare nel processo Eichmann.
logogladioIl 12 dicembre 1969, delle bombe esplosero in Italia. 17 persone furono uccise in quello che è nota come la strage di Piazza Fontana, a Milano. Gli attentati avviarono una lunga serie di attentati nota come “Strategia della tensione”. “Il loro obiettivo era evitare che il Paese cadesse nelle mani della sinistra, ingannando il pubblico facendogli credere che gli attentati fossero parte di una rivolta comunista“. (BBC 1969: esplosioni mortali in Italia)
In altre parole, l’idea era mantenere la ricca élite fascista al potere. In Italia, la ricca élite è composta da ricchi massoni fascisti, oligarchi fascisti e ricchi mafiosi. La strategia della tensione era parte dell’Operazione Gladio di CIA e NATO. Paolo Emilio Taviani, ex-ministro della Difesa ed ex-ministro degli Interni. dichiarò nell’agosto 2000: “Mi sembra certo che gli agenti della CIA siano stati tra coloro che diedero i materiali e confusero le indagini“. (Strage di piazza Fontana: Fatti)
Una delle armi utilizzate negli attentati di Parigi del 13 novembre 2015 proviene da un trafficante di armi della Florida, coinvolto nelle operazioni Iran-Contra della CIA. Attentati di Parigi: venditore dice che un’arma proveniva dalla Florida/Arma collegata agli attentati di Parigi porta al trafficante d’armi della Florida implicato nell’Iran-Contras
Che altro sappiamo della strage di piazza Fontana a Milano? Nel 1998, David Carrett, ufficiale della Marina degli Stati Uniti, fu incriminato da un magistrato milanese con l’accusa di partecipazione alla strage di piazza Fontana. (Diritto)
Il giudice aprì un’indagine anche su Sergio Minetto, funzionario italiano della rete d’intelligence USA-NATO. Trent’anni dopo la strage di piazza Fontana, nel corso di un processo ad estremisti di destra, il generale Giandelio Maletti, ex-capo della contro-intelligence italiana, dichiarò che la strage fu effettuata da stay-behind dell’esercito italiano e da terroristi di destra su ordine della CIA. (ISN)
Gli eserciti segreti di Gladio, ‘Gruppi Stay Behind‘, furono svelati nell’agosto 1990, quando il primo ministro Andreotti confermò l’esistenza dell’Operazione Gladio, un gruppo dei servizi di sicurezza che manipolava l’opinione pubblica con il terrorismo. Uno degli agenti di Gladio disse, “Dovevi attaccare i civili, la gente, le donne, i bambini, persone inerme, gente sconosciuta lontano da ogni gioco politico. La ragione era molto semplice. Avrebbero dovuto costringere queste persone, il pubblico italiano, a volgersi allo Stato per chiedere maggiore sicurezza”. anis-amriPagina di Facebook di un uomo che sembrerebbe il fratello di Amri, mostra un recente video di Anis Amri. Il video di sette secondi fu caricato il 26 settembre 2016 e ripreso a May-Ayim-Ufer nei pressi del ponte Oberbaumbrucke di Berlino. (Bellingcat)italian-police-and-forensics-experts-gatQui sopra vediamo un corpo nel punto in cui ‘sarebbe stato ucciso’ Anis Amri. Notare i pantaloni marroni e la giacca nera.italian-police-and-forensics-experts-gat-2Sopra vediamo un membro dei servizi di sicurezza curvo sul corpo. Il membro dei servizi di sicurezza indossa pantaloni marroni e giacca nera.italian-police-and-forensics-experts-sta-3Sopra vediamo un membro dei servizi di sicurezza sulla scena. Indossa giacca nera e pantaloni marroni.amriQui si vede ciò che si suppone fosse Anis Amri morto.
La madre di Anis Amri, Nurahuda Hasani, disse di aver parlato con il figlio il 18 dicembre, il giorno prima dell’attentato a Berlino. Le chiese di cercare di risolvere il problema con la polizia tunisina e di assumere un avvocato per gestire il caso per poter tornare in Tunisia. Anis Amri, il sospetto di Berlino di Natale…
Ad Anis piaceva festeggiare e non ha mai avuto alcun pensiero religioso, uno qualunque“, dice la madre. Reuters riferiva, il 23 dicembre 2016, che il 24enne sospettato Anis Amri era stato ucciso. L’agenzia ANSA riportava che l’uomo ucciso dalla polizia di Milano era il sospettato del mercato natalizio di Berlino Anis Amri. Così, il capro espiatorio sembra essere stato ucciso.shlomo-shpiro-100_v-standard368_9f87d9Il professor Shlomo Shpiro è un esperto di terrorismo dell’Università Bar-Ilan di Tel Aviv. Era al mercatino di Natale di Berlino poco prima dell’attentato. “Solo dieci minuti prima che il camion finisse sulle bancarelle, il professor Shlomo Shpiro, esperto di terrorismo presso l’Università Bar-Ilan di Tel Aviv, passeggiava nello stesso mercatino“. Israelischer Terror-Experte im BILD-intervista über den Anschlag…/Anschlag in Berlin – so erlebte Terrorismus-Experte Shpiro_93044091_a9201445-d035-4d77-8fa3-f31cd54dd220Il primo sospettato dell’attentato a Berlino fu un pachistano. “Chiaramente i veri colpevoli contavano a che la polizia sparasse sul pakistano mentre scappava. Quando ciò non è accaduto, e lui si è rivelato essere innocente, i veri criminali piazzarono la carta d’identità di qualcun altro nel camion per dargli copertura mentre gli autori fuggivano“. “Il passaporto dell’attentatore di Charlie Hebdo fu lasciato nell’auto di fronte al locale di Parigi favorito dal Mossad”. Il sospettato dell’attentato di Berlino e la curiosa questione dei documenti d’identità abbandonati.
lutz-bachmannLutz Bachmann è il capo del partito PEGIDA d’estrema destra e pro-Israele. Bachmann dice che sospettava del tunisino già due ore dopo l’attentato al mercatino di Berlino. Twittò quella notte, subito dopo l’attentato, di avere ‘informazioni per la polizia interna’ secondo cui il sospetto era tunisino. Al momento, la polizia aveva annunciato l’arresto di un pakistano. Fu solo quando il pakistano fu rilasciato che il tunisino Anis Amri venne identificato come il sospettato. ‘Tutto troppo comodo’
israel_flag_pegidaUna manifestazione del PEGIDAc56e1d4c3dc6e700c10ba50b7bdcc0ae78c54828Chi ha effettuato l’attentato al mercatino di Berlino era del gruppo di destra ‘bianco’ collegato ai servizi di sicurezza e ai sionisti? Lutz Bachmann, il capo del PEGIDA ha detto che la Germania deve rimanere ‘ebraico-cristiana’. Sionista.
Bachmann ha precedenti penali per sedici furti, guida in stato d’ubriachezza, cocaina e aggressione. Nel 1998, dopo che Bachmann fu condannato a diversi anni di prigione, fuggì in Sud Africa, ma fu deportato in Germania. Il PEGIDA è davvero sionista. Bachmann, naturalmente, è un sostenitore Trump. Alcuni hanno messo in dubbio la ‘comoda’ scoperta del portafoglio del tunisino, 24 ore dopo che la polizia aveva perquisito il camion. Anis Amri, probabilmente era un agente dei servizi d’intelligence.libreriaweb-reinhard-gehlen-zeichen-der-zeit-d_nq_np_13561-mla2954258400_072012-fChi controlla i servizi segreti tedeschi?
Nel 1956, il generale nazista Reinhard Gehlen divenne il primo capo del servizio d’intelligence della Germania, il BND. Il BND di Gehlen impiegò gli agenti nazisti dell’organizzazione Gehlen. Alla fine della seconda guerra mondiale, la CIA controllava il BND e il suo capo Reinhard Gehlen. Gehlen e i suoi agenti delle SS e della Gestapo lavoravano per la CIA.
Nel 2014 un impiegato della BND fu arrestato per aver consegnato documenti segreti agli Stati Uniti.
Nazisti e sionisti sarebbero alleati. “Un documento interno del giugno 1934, delle SS, sollecitava il sostegno attivo e ampio al sionismo da parte del governo e del partito nazisti“. Sionismo e Terzo Reich

agent-gehlen-left-us-connection-officer-right-in-lucerne-around-1948Gehlen (a sinistra) e il suo contatto degli Stati Uniti (a destra) a Lucerna, nel 1948

Anis Amri “era sorvegliato a Berlino tra marzo e settembre 2016 per sospetta pianificazione di una rapina. La sorveglianza sarebbe stata tolta dopo averlo scoperto… spacciare droga in un parco di Berlino“. Ralf Jaeger, ministro degli Interni del Nord Reno-Westfalia, dice: “Le agenzie di sicurezza scambiavano risultati e informazioni su Anis Amri con il Centro antiterrorismo congiunto, nel novembre 2016“. L’attentato di Berlino: latitante tunisino ‘era sotto sorveglianza’ – BBC News
Sembra che Anis Amri fosse protetto dai servizi segreti. “La Federal Verfassungsschutz (BfV) è l’ente di sicurezza interna della Germania, mentre i vari LFV, equivalenti a livello di lander, svolgono il grosso del lavoro d’intelligence“. La storia condanna l’antiterrorismo tedesco. L’agenzia d’intelligence interna della Germania, BfV, ha collegamenti con i nazisti. Il processo per omicidio ai neonazisti rivela i segreti più oscuri della Germania

3b92b33600000578-0-image-a-7_1482391913371Dalia Elyakim (a sinistra), di Herzliya, Israele, era al mercatino di Berlino, con il marito Rami, quando il camion colpì il mercato. Dailymail. Una israeliana, Dalia Elyakim, ‘è scomparsa dopo l’attentato’. L’attentato di Berlino: latitante tunisino ‘era sotto sorveglianza’ – BBC News
Lo SIIL ha rivendicato l’attentato di Berlino. Chi finanzia lo SIIL? Il dipartimento per lo Sviluppo Internazionale del Regno Unito ha recentemente dato più di 120 milioni di sterline alla Somalia. Una recente ‘revisione’ ha concluso che c’é un ‘certo’ rischio che questo denaro sia utilizzato da gruppi di terroristi legati ad al-Qaida e SIIL. Dailymail
L’attentato al mercato di Berlino del 20 dicembre 2016 appare una ‘false flag, un lavoro interno’. La carta d’identità di Anis Amri, tunisino di 24 anni, “è stata trovata sotto il sedile del camion“. Dailymail.
In altre parole, certi servizi di sicurezza hanno piazzato la carta d’identità del ‘capro espiatorio’ nel camion? Perché c’è voluto così tanto tempo per ritrovarla? Il governo tedesco ha detto che non poteva espellere Anis Amri perché non aveva alcuna carta d’identità. Come ha fatto a comparire magicamente sul camion? Anis Amri “si crede avesse avuto precedenti penali in Tunisia, per aver rapinato auto“. Anis Amri passò quattro anni in un carcere italiano per incendio doloso di una scuola. Nel 2016, Anis Amri fu “apparentemente arrestato dal GBH ma scomparve prima che potesse essere processato“. Nel luglio 2016 “fu accoltellato per droga“. Dailymail
Anis Amri fu arrestato insieme a cinque membri di una rete di reclutamento che operava per conto del Mossad e amici (SIIL). Come poteva Anis Amri svanire, se era un uomo pericoloso?
Prima si leggeva: “Secondo Michael Behrendt, cronista di nera per Die Welt, Berlino: ‘La polizia non sa chi ricercare. Non ha armi, né tracce di DNA“. Dailymail
Poi si leggeva: “La polizia crede di aver trovato il sangue di Anis A. nella cabina del camion“. Dailymail
La polizia prima accusò Naved Baluch dell’attentato. “Ispettori, portarono Naved Baluch da Berlino a Karlsruhe per interrogarlo, perdendo 18 ore prima di capire che Naved Baluch, che non aveva sangue sui vestiti e nessuna ferita, non guidava il camion…Dailymail.
Naved Baluch sarebbe afflitto da handicap mentale.3b884fa700000578-4054140-manhunt_the_isis_killer_behind_germany_s_worst_terror_attack_sin-a-6_1482357416959Il camionista Lukasz Urban guidava a Berlino per consegnare acciaio della ThyssenKrupp. Secondo fonti della polizia Urban era vivo, e nel camion, quando finì tra la folla. DailymailciaTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le 5 stranezze dell’attentato di Berlino

Elena Trojanova, The Duran 22 dicembre 2016

Dato che inchiesta e caccia all’uomo dell’attentatore continua(va)no, ecco cinque cose da considerare.
2016122102868208783-1000x600 1) La reazione di Merkel. Un attentato orrendo su un mercato di Natale a Berlino, il 19 sera, causava 12 morti e 48 feriti. La cancelliera Merkel, tuttavia, solo il giorno successivo, circa 15 ore dopo, ne parlava. “Ero sconvolta, scioccata e profondamente triste per ciò che è successo al Breitscheidplatz”. Merkel ammetteva che non aveva “una risposta semplice su come possiamo vivere con ciò che è successo”, sottolineando anche: “sarebbe particolarmente insopportabile per tutti noi se fosse confermato che un richiedente asilo abbia commesso questo crimine”. Sembra che anticipasse eventuali reazioni, dicendo che la sua politica della porta aperta sia più importante che garantire la sicurezza dei cittadini. Al momento di tale tragedia, ci si aspettavano parole di rassicurazione e un messaggio chiaro che il governo adottava tutte le misure possibili per proteggere i cittadini dal terrorismo in futuro. Invece, Merkel ancora una volta cercava di giustificare la sua politica verso i rifugiati, e il tentativo appare cinico verso i morti e i feriti dell’attentato.
2) Il tizio ‘sbagliato’. Il primo sospetto, un pachistano richiedente asilo, Naved B., veniva arrestato dalla polizia dopo che un testimone oculare l’avrebbe visto guidare il camion, lo seguì per un paio di chilometri e informò la polizia. Naved fu interrogato fino alla sera del giorno successivo, quando la polizia concluse che non vi erano prove sufficienti per trattenerlo. Secondo il giornale Tagesspiegel, Naved fu in precedenza arrestato per violenza sessuale, ma rilasciato dalla polizia. Forse le aggressioni sessuali a donne, dopo tutto, non interessano le autorità tedesche.
3) Una tessera d’identità ben nascosta. Solo il 21 mattina la polizia trovava la carta d’identità del 24enne tunisino richiedente asilo Anis Amri. Il documento trovato in un portafoglio sotto il sedile del conducente, Duldung, indica che Amri aveva chiesto asilo, ma la domanda fu respinta rendendo Amri soggetto a deportazione. Allora perché alla polizia ci vollero 40 ore per scoprire il portafoglio?
4) Una coincidenza? Anis Amri ha trascorso quattro anni in carcere in Italia per aver bruciato una scuola prima di arrivare in Germania nell’estate 2015. Secondo Spiegel, Amri chiese asilo a Kleve, Nord-Reno-Vestfalia, nell’aprile 2016. Nel giugno 2016, la sua domanda di asilo fu respinta come ‘priva di fondamento’. Proprio come altri 200000 richiedenti asilo in Germania, le cui domande di asilo furono respinte, ricevette un documento di conferma che si trattava di soggetto a deportazione, ma poteva rimanere nel Paese fino all’applicazione dell’espulsione. Un richiedente asilo respinto può essere espulso solo se ha un documento valido (passaporto o carta d’identità), e se il suo Paese d’origine collabora con la deportazione. Non era il caso di Amri. La Tunisia non ammise per mesi che Amri fosse davvero un cittadino tunisino. D’altra parte, Amri fu registrato in Germania sotto diverse identità. Il 21, due giorni dopo l’attentato, le autorità tedesche finalmente ricevettero tutti i documenti richiesti dalla Tunisia. Nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Dusseldorf, Ralf Jaeger, il ministro dell’Interno del NRW, si rifiutò di commentarlo, una tempistica che appare davvero sorprendente.
5) Le falle della sicurezza. Anis Amri era sorvegliato dalla polizia da diversi mesi quale simpatizzante dello SIIL. Fu comunicato alle autorità tedesche che Amri fosse collegato a un noto reclutatore dello SIIL, Abu Wala, indicato come alto rappresentante dello SIIL in Germania. Amri cercò di acquistare armi automatiche e di reclutare un complice per un attentato. Secondo Suddeutsche Zeitung, gli investigatori ebbero informazioni che Amri volesse combattere per lo SIIL in Siria e vi si fosse addestrato. E tuttavia, poté rimanere in Germania. Amri era associato ad un gruppo di simpatizzanti dello SIIL, la cui priorità era compiere attentati terroristici in Germania, perciò il viaggio in Siria fu ritardato. Uno dei piani del gruppo era uccidere poliziotti con bombe a mano. Amri fu identificato dalle autorità tedesche come ‘assai pericoloso’, arrestato all’inizio di quest’anno e rilasciato. Per diversi mesi Amri poté muoversi liberamente in tutto il Paese. Era sorvegliato dalla polizia nel Nord-Reno-Westfalia fino a febbraio, e poi a Berlino da marzo a settembre, quando il controllo fu revocato. Con Amri ancora in libertà, il pericolo di un altro attentato restava alto. Ciò che è piuttosto agghiacciante di tutta la tragedia è la domanda: quanti altri terroristi, ben noti alla polizia, sono in attesa di aggredire altre persone inermi?15590839Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora