L’aereo siriano abbattuto e il fallimento siriano degli USA

Alessandro Lattanzio, 20/6/2017Ad aprile, subito dopo l’attacco missilistico statunitense alla base aerea al-Shayrat, la risposta russa fu lo spegnimento della linea di “de-conflitto”, con conseguente drastica riduzione delle operazioni aeree statunitensi sulla Siria, per non rischiare confronti con la difesa aerea russa in Siria. In quell’occasione, però, i militari russi non intrapresero azioni attive come puntare i radar dei sistemi di difesa aerea contro i velivoli statunitensi. “Gli aerei statunitensi che operano su al-Tabaqah sono già chiaramente nel raggio d’azione del sistema russo S-400 nella base aerea di Humaymin e potremmo vedere la Russia impiegare altre risorse per la difesa aerea della Siria“, affermava Jeremy Binnie, redattore del Jane’s Defense, “Ma se gli Stati Uniti non fanno movimenti che minaccino Assad, allora possono accettare la punizione e continuare“. Dopo settimane di frenetica attività diplomatica, gli Stati Uniti persuasero i russi a ristabilire la linea di “de-conflitto”. Con l’abbattimento del cacciabombardiere Su-22 siriano, avvenuto il 19 giugno presso Tabaqah, i russi chiudevano nuovamente la linea. Tuttavia, questa volta adottavano ciò che non fecero ad aprile, dichiarando di prendere “azioni minacciose dirigendo i radar dei loro sistemi di difesa aerea contro i velivoli statunitensi“. Il Ministero della Difesa della Federazione Russa ora considera obiettivi legittimi tutti i voli nelle aree del gruppo di operazioni aeree russo in Siria. Ogni velivolo, compresi i droni della coalizione internazionale degli USA, rilevato nelle zone operative ad ovest dell’Eufrate dalle forze aeree russe, saranno considerati da aeromobili e sistemi di difesa aerea russi a terra bersagli aerei, dato che il comando della coalizione degli USA non utilizzava la linea di comunicazione tra i comandi aerei della base aerea di al-Udayd in Qatar e della base aerea di Humaymim per impedire l’incidente. “Riteniamo che le azioni del comando statunitense siano un errore deliberato verso i loro obblighi dovuti dal memorandum sulla prevenzione degli incidenti che prevede voli sicuri nelle operazioni in Siria, firmato il 20 ottobre 2015”. I russi annunciavano quindi l’adozione di quei provvedimenti che non presero ad aprile dopo l’attacco statunitense alla base aerea al-Shayrat.
L’area in cui fu abbattuto il Su-22 non si trova in alcuna delle quattro “zone di de-conflitto”, le regioni coperte da un cessate il fuoco garantito a livello internazionale, presenti in Siria. Il Su-22 fu abbattuto durante una missione contro i terroristi dello SIIL presso al-Rasafah, a sud-est di Tabaqah, base delle forze statunitensi che supportano le milizie curde. Avendo liberato al-Rasafah, l’Esercito arabo siriano bloccava i collegamenti degli islamisti tra Raqqa e Dayr al-Zur. Il caccia statunitense che aveva abbattuto il Su-22 siriano sulla provincia di Raqqa, era un F/A-18 Super Hornet forse imbarcato sulla portaerei George HW Bush, dislocata nel Mediterraneo orientale. L’abbattimento del cacciabombardiere siriano va inteso come avvertimento all’Esercito arabo siriano di non liberare al-Rasafah e quindi non avanzare per liberare Dayr al-Zur. I russi, a loro volta, avvertivano duramente gli Stati Uniti che tali minacce alle operazioni dell’Esercito arabo siriano non saranno tollerate. La risposta del Pentagono furono “Misure prudenziali per riposizionare gli aerei sulla Siria per garantire la sicurezza degli equipaggi da note minacce nello spazio di combattimento”, ovvero allontanare le operazioni aeree statunitensi dall’area operativa delle forze siriane, costringendo gli Stati Uniti a ridurre notevolmente la proprie attività aeree sulla Siria. Lo stesso Generale Joe Dunford, presidente dei Capi di Stato Maggiori Riuniti degli USA, riferiva di lavorare coi canali diplomatici e militari per ristabilire la linea di de-conflitto con Mosca. Nel frattempo, l’Australia sospendeva le operazioni aeree in Siria come misura “precauzionale”. Il portavoce del dipartimento della Difesa australiano affermava che “la protezione della forza di difesa australiana viene regolarmente riesaminata in risposta a una serie di potenziali minacce“.

L’Esercito arabo siriano ha salvato il pilota del Su-22 abbattuto, il Tenente Ali Fahd, ora in un ospedale a Damasco per via di una ferita dopo l’abbattimento dell’aereo. al-Watan

Fonti:
Russia Insider
Russia Insider
Russia Insider
The Duran

Il messaggio iraniano ai terroristi e loro sponsor

PressTV 19 giugno 2017Vi sono analisi da ogni dove da quando i missili del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie islamiche colpivano le basi dei terroristi a Dayr al-Zur, in Siria orientale. Sputnik torna sul messaggio che contiene la “risposta importante” non solo verso lo SIIL, ma anche le fazioni che “implicitamente lo sostengono nella regione“. L’Iran potrebbe rispondere in modo diverso agli attacchi terroristici sul suo territorio. Il fatto che si sia scelta una “risposta balistica” ha un suo significato. Ricordiamo bene gli anni della guerra Iran-Iraq, quando gli iraniani lottavano per difendersi. Ma alcun Paese era disposto a vendergli armi. L’Iraq di Sadam colpiva le città iraniane con missili senza che il Paese potesse rispondere adeguatamente. I caccia che lo Scià aveva comprato dagli Stati Uniti non decollavano a causa del boicottaggio imposto da Washington sulla vendita di armi all’Iran. Quel periodo è finito da tempo, ma ebbe il merito di spingere gli iraniani a fabbricare le armi di cui hanno bisogno per difendersi. L’ambizione iraniana ora va molto oltre. Non è Baghdad che l’Iran deve colpire con i missili. I missili iraniani ora sorvolano i cieli iracheni per colpire direttamente le posizioni dei terroristi a diverse centinaia di chilometri di distanza, in Siria. Inoltre non senza ragione gli iraniani hanno scelto le due città curde di Kermanshah e Sanandaj come area di lancio dei missili. Sono città sunnite, ma i sunniti iraniani odiano SIIL e terroristi tanto quanto li odiano gli sciiti. Il commando che compì il duplice attentato a Teheran era composto da curdi iraniani, ma il Kurdistan li odia più di qualsiasi altra provincia iraniana. In questi attacchi balistici, l’Iran ha voluto dimostrare il dominio sulla sicurezza e come controlla tutto. Perché l’Iran potrebbe benissimo utilizzare i caccia per vendicarsi dello SIIL, chiedendo agli alleati iracheni e libanesi in Siria di reagire, ma decideva di agire dal proprio suolo. La risposta è ancora più acuta. Ma quale messaggio l’Iran ha inviato?
1. Il lancio dei missili è innanzitutto la risposta agli attentai dello SIIL.
2. Questa risposta, precisa, dimostra le capacità balistiche dell’Iran: i missili hanno coperto una distanza di 650 chilometri prima di colpire gli edifici alla periferia di Dair al-Zur sede dei terroristi. 650 chilometri è più o meno la distanza tra le città iraniane e Riyadh e Tel Aviv. È anche la stessa distanza che separa le basi militari statunitensi nel Golfo Persico dall’Iran. Basi di cui è ora certo siano nel raggio della potenza balistica iraniana.
3. L’arsenale balistico iraniano include anche missili dalla gittata di 2000 km, il che significa che obiettivi a 2000 chilometri di distanza non sono immuni dalla potenza balistica iraniana.
4. L’attacco è avvenuto appena due ore dopo il discorso del leader supremo iraniano e un paio di ore dopo la riunione del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale. Ciò dimostra l’elevata capacità delle Forze Armate iraniane di rispettare le decisioni delle autorità politiche del Paese.
5. Tempistica e dettagli della risposta meritano una riflessione: l’Iran ha risposto nei termini più netti alle ultime minacce dagli Stati Uniti e alle sanzioni che il Senato ha adottato nei suoi confronti.
6. Ciò è accaduto proprio mentre gli alleati dell’Iran in Siria e in Iraq sfidano la cosiddetta coalizione prendendo il controllo del confine siriano-iracheno nonostante gli avvertimenti di Washington. Si tratta della strada che collega Teheran a Bayrut. Senza controllarla, in precedenza, gli iraniani poterono consegnare più di 100000 razzi a corto e medio raggio ad Hezbollah. Una volta aperta, questa strada permetterà all’Iran di aumentare l’aiuto militare agli alleati Siria e Iraq. E Israele ne sarà interessato, come l’Arabia Saudita e anche gli Stati Uniti con le varie basi militari nella regione del Golfo Persico. Uno o due gradi di differenza basteranno a che i missili colpiscano ognuno dei suddetti bersagli invece che Dayr al-Zur.
7. Secondo gli esperti militari, le batterie antimissile avranno bisogno di almeno 30 secondi per intercettare i missili nemici, e se i missili iraniani saranno collocati in prossimità dei confini di Israele o Arabia Saudita o delle basi USA nella regione, alcun sistema antimissile li neutralizzerà in tempo.
In ogni caso, il molteplice messaggio dell’Iran si riassume in una parola: se l’Iran accede al tavolo delle trattative con l’occidente, non significa che è pronto a capitolare. Se gli Stati Uniti non rispettano gli impegni assunti, l’Iran è pronto a combattere e non sarà esso a subire i danni peggiori. Dato che gli USA usano il pretesto dei missili iraniani, beh, è attraverso essi che l’Iran li sfida. Secondo il Ministro degli Esteri iraniano, “non si minacciano mai gli iraniani, senza il rischio di subirne la risposta“.L’Iran invia un messaggio coi missili in Siria
Emile Naqlah, TCB, 18 giugno 2017
Emile Naqlah, ex-membro della CIA

Il conflitto in Siria ha visto oggi una serie di prime, dato che il Pentagono ha confermato che un aviogetto da combattimento statunitense ha abbattuto un aereo militare siriano vicino Raqqa, e l’esercito iraniano ha dichiarato che il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ha lanciato attacchi missilistici su obiettivi dello SIIL in Siria, in rappresaglia all’attentato a Teheran del 7 giugno. Questi sono i primi attacchi in Siria dall’Iran dall’inizio della guerra nel 2011. Per comprendere il contesto in cui si sono verificati, The Cipher Brief ha parlato con Emile Naqlah, ex-membro della CIA, per discutere degli scopi dell’Iran e a chi sono destinati.

The Cipher Brief: Gli attacchi sono presumibilmente la rappresaglia per l’attentato a Teheran del 7 giugno. Pensa che ce ne saranno altri o l’Iran non andrà oltre?
Emile Naqlah: Sulla base dei rapporti disponibili, l’attacco sembra sia solo la rappresaglia contro lo SIIL per l’attentato a Teheran. Se l’Iran avrà informazioni che colleghino l’attentato a un altro gruppo, ad esempio i Mujahidin e-Khalq (Mujahidin del popolo), l’IRGC potrebbe condurre ulteriori attacchi.

TCB: Ciò cambierà la situazione in Siria? In caso affermativo, come?
Naqlah: L’attacco invia il messaggio che l’IRGC possiede un arsenale di missili terra-terra in Siria.

TCB: Qual è la dimensione di tale arsenale? L’IRGC aveva sempre tale arsenale o l’ha potenziato dopo l’attentato? Ed in questo caso, l’intelligence statunitense ne ha tracciato l’invio in Siria?
Naqlah: L’attacco missilistico non cambia l’equilibrio militare in Siria, ma segnala a Washington che Iran e IRGC hanno una forza di ritorsione sufficiente contro SIIL e altri gruppi, se dovessero condurre ulteriori attentati in Iran.

TCB: Può aiutarci a comprendere il contesto dell’attacco, era un messaggio a Stati Uniti e Arabia Saudita?
Naqlah: L’attacco invia più messaggi: agli Stati Uniti, l’Iran non prevede di aumentare il coinvolgimento militare in Siria, ma non ignorerà alcuna provocazione o attacchi alla propria sovranità. L’attacco, dalla prospettiva di Teheran, è di autodifesa. All’Arabia Saudita, si dice di non andare oltre la retorica al vetriolo contro l’Iran. Se i sauditi s’impegnano in azioni militari che minaccino la sicurezza dell’Iran, l’IRGC ha i mezzi e la potenza di ritorsione regionale. L’Iran si considera una potenza regionale responsabile, da status quo e non tollera l’acutizzazione del conflitto nel Golfo. L’attacco è anche un segnale ai sauditi a che recedano dall’assedio al Qatar, affinché la situazione non degeneri.

TCB: C’è qualche relazione con le nuove sanzioni sul programma missilistico dell’Iran appena approvate dal Senato degli Stati Uniti?
Naqlah: Non credo che l’attacco sia in alcun modo in rappresaglia alle sanzioni che il Congresso ha approvato.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Teheran è da sempre obiettivo degli USA e quindi dello Stato islamico

Tony Cartalucci, LD, 10 giugno 2017Molti i morti e i feriti negli attentati coordinati nella capitale iraniana di Teheran. Sparatorie e bombardamenti contro il parlamento iraniano e la tomba dell’Ayatollah Khomeini. Secondo Reuters, il cosiddetto “Stato islamico” ha rivendicato l’attentato, svoltosi pochi giorni dopo un altro attentato a Londra. Lo Stato islamico avrebbe anche rivendicato le violenze a Londra, nonostante le prove che i tre sospetti fossero ben noti alle agenzie di sicurezza ed intelligence inglesi, semplicemente autorizzati ad attuare gli attentati. È assai meno probabile che il governo di Teheran abbia radunato i terroristi, impegnato da anni a combatterli alle frontiere e in Siria nella feroce guerra da sei anni alimentata con armi, soldi e combattenti da statunitensi, europei e arabi del Golfo.

Le violenze a Teheran sono l’obiettivo dichiarato dei politici statunitensi
I recenti attentati a Teheran sono la manifestazione letterale della politica estera statunitense. La creazione di una forza di ascari per combattere l’Iran e creare un santuario fuori dall’Iran sono una politica statunitense da tempo dichiarata. L’attuale caos che consuma Siria e Iraq, e in misura minore la Turchia sudorientale, è il risultato diretto degli Stati Uniti che tentano di assicurarsi una base operativa per lanciare una guerra per procura direttamente contro l’Iran. Nel documento del 2009 della Brookings Institution intitolato “Quale percorso per la Persia? Opzioni per una nuova strategia americana verso l’Iran”, l’uso dell’organizzazione terroristica Mujahedin-e Khalq (MEK) per far esplodere l’insurrezione armata come avvenuto in Siria, veniva discusso in dettaglio. La relazione dichiarava espressamente: “Gli Stati Uniti potrebbero anche tentare di promuovere gruppi esteri d’opposizione iraniani fornendogli il sostegno per passare all’insurrezione piena e persino sconfiggere militarmente le forze del regime clericale. Gli Stati Uniti potrebbero collaborare con gruppi come il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (NCRI) e la sua ala militare Mujahedin-e Khalq (MeK), aiutandone migliaia che, sotto il regime di Sadam Husayn, furono armati e condussero operazioni di guerriglia e terroristiche contro il regime clericale. Anche se il NCRI è oggi disarmato, potrebbe esserlo rapidamente”. I politici della Brookings ammettono nel rapporto che il MEK è responsabile dell’omicidio di militari statunitensi e iraniani, politici e civili con un chiaro terrorismo. Nonostante ciò e l’ammissione che il MEK sia indiscutibilmente un’organizzazione terroristica, si raccomandava di toglierla dal registro delle Organizzazioni Terroristiche Estere del dipartimento di Stato degli USA affinché possa essere ancor più aiutata nel cambio di regime armato. Sulla base di tali raccomandazioni e di un lobbismo intenso, il dipartimento di Stato degli USA tolse finalmente il MEK nel 2012 e il gruppo ebbe un aperto sostegno significativo dagli Stati Uniti, come il supporto di molti membri della squadra elettorale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, tra cui Rudy Giuliani, Newt Gingrich e John Bolton. Tuttavia, nonostante tali sforzi, il MEK non è riuscita nell’obiettivo d’istigare l’insurrezione contro Teheran, richiedendo l’uso di altri gruppi armati. Il documento della Brookings del 2009 menzionava altri candidati nella sezione intitolata “potenziali ascari etnici”, identificando gruppi arabi e curdi come possibili candidati per una guerra per procura statunitense contro Teheran. Nella sezione intitolata “Trovare una via e un santuario sicuri”, la Brookings osserva: “Di uguale importanza (e potenziale difficoltà) è trovare un Paese vicino disposto a servire da canale degli aiuti statunitensi al gruppo insorto, nonché un santuario in cui il gruppo possa addestrarsi, pianificare, organizzare, risollevarsi e rifornire”. Nella guerra per procura statunitense contro la Siria, Turchia e Giordania hanno tale ruolo. Per l’Iran è chiaro che gli sforzi statunitensi dovrebbero concentrarsi sulla creazione di via e santuari dal Baluchistan sud-occidentale in Pakistan e dalle regioni curde di Iraq settentrionale, Siria orientale e Turchia sudorientale, proprio dove gli sconvolgimenti attuali sono alimentati dagli Stati Uniti sia apertamente che di nascosto. La Brookings rilevava nel 2009 che: “Sarebbe difficile trovare o costruire un’insurrezione dall’alta probabilità di successo. I candidati esistenti sono deboli e divisi, e il regime iraniano è molto forte rispetto ai potenziali oppositori interni ed esteri”. Un gruppo non citato da Brookings nel 2009, ma che esiste nella stessa regione e che gli Stati Uniti cercano di rifornire e dare un santuario per la guerra per procura contro l’Iran, è lo Stato islamico. Nonostante le affermazioni che sia un’organizzazione terroristica indipendente e alimentata da vendite di petrolio, riscatti e imposte locali, per capacità di combattimento, reti logistiche e portata operativa dimostra un’ampia sponsorizzazione da Stati.

L’ascaro finale, il canale perfetto e il santuario
Lo Stato islamico che arriva in Iran, Russia meridionale e anche Cina occidentale non è solo possibile, ma inevitabile nella progressione logica della politica statunitense, come affermato dalla Brookings nel 2009 e chiaramente attuato da allora. Lo Stato islamico è l”ascaro’ perfetto, occupando il canale ideale e il santuario sicuro per l’esecuzione della guerra per procura degli USA contro l’Iran e altrove, circondandolo con uno Stato islamico sostenuto dalle basi militari statunitensi, anche quelle illegali nella Siria orientale. Se gli Stati Uniti saranno in guerra con l’Iran nel prossimo futuro, probabilmente queste risorse “per coincidenza” si coordineranno contro Teheran proprio come ora contro Damasco. L’uso del terrorismo, degli estremisti e degli ascari per conto della politica estera statunitense, come gli estremisti indottrinati di Stato islamico e al-Qaida, fu dimostrato negli anni ’80 quando gli Stati Uniti con l’aiuto di Arabia Saudita e Pakistan usarono al-Qaida contro le forze sovietiche in Afghanistan. Tale esempio è menzionato esplicitamente dai politici della Brookings come modello per la nuova guerra per procura contro l’Iran. Per gli Stati Uniti non c’è migliore sostituto di al-Qaida che il successore Stato islamico. I politici statunitensi hanno dimostrato la volontà di utilizzare le organizzazioni terroristiche per vincere le guerra per procura contro gli Stati-nazione presi di mira, come in Afghanistan, chiaramente organizzato dal gioco geopolitico sull’Iran per facilitare l’agenda del 2009. Con i terroristi che uccidono a Teheran, è semplice verificare come tale ordine del giorno avanzi. Il coinvolgimento dell’Iran nel conflitto siriano dimostra che Teheran è ben consapevole di tale cospirazione e se ne difende attivamente sia all’interno che all’estero. La Russia è altresì un obiettivo della guerra per procura in Siria ed è altresì coinvolta nella soluzione per impedirle di dilagare. Il piccolo ma espansivo ruolo della Cina nel conflitto è legato direttamente all’inevitabilità dell’instabilità che si estende alla provincia occidentale del Xianjiang.
Mentre il terrorismo in Europa, incluso l’ultimo attentato a Londra, viene spacciato come prova di come l’occidente sia “anche” nel mirino dello Stato islamico, le prove suggeriscono altrimenti. Gli attentati sono probabilmente un esercizio per creare la negazione plausibile. In realtà, lo Stato islamico, come al-Qaida, dipende dalla grande sponsorizzazione di diversi Stati; Stati Uniti, Europa e alleati regionali del Golfo Persico. Peraltro una sponsorizzazione che possono, in qualsiasi momento di loro scelta, denunciare e chiudere, semplicemente scegliendo di non cercare l’egemonia regionale e globale. Il documento della Brookings del 2009 è una confessione aperta della propensione dell’occidente all’uso del terrorismo come strumento geopolitico. Mentre le testate dell’occidente insistono su come Iran, Russia e Cina compromettano la stabilità globale, è chiaro che esso lo crea perseguendo l’egemonia globale.

Maryam Rajavi, capo dei Mojahedin e-Khalq, ricatterebbe i suoi amici Rudi Giuliani, John Bolton e Newt Gingrich.

Tony Cartalucci, ricercatore e autore geopolitico a Bangkok.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I terroristi inglesi erano collegati alle operazioni segrete in Siria e Libia

Mark Curtis, 7 giugno 2017

Telegraph riferisce che l’attentatore di Londra Rashid Riduan combatté nella guerra della NATO del 2011 contro Gheddafi, così come Salman Abadi, l’attentatore di Manchester, aderì a una milizia che continua ad inviare terroristi in Siria. In Libia, si crede abbia combattuto con la liwa al-Umah. [1] La liwa al-Umah fu formata da un vice di Abdulhaqim Bilhaj, ex-emiro del gruppo di combattimento islamico libico di al-Qaida. Nel 2012, la liwa al-Umah in Siria si fuse con l’esercito libero siriano (FSA) [2], costituito nell’agosto 2011 da disertori in Turchia [3] con l’obiettivo di abbattere Assad. In Siria, la liwa al-Umah fu spesso definita unità del FSA [4] e talvolta collaborava con al-Nusra, il ramo ufficiale di al-Qaida in Siria. [5] Il Regno Unito avrebbe sostenuto in segreto al-Nusra in Siria. [6] Inoltre, il Regno Unito sosteneva e riforniva il FSA. Nel febbraio 2012 la Gran Bretagna inviò attrezzature avanzate per le comunicazioni al FSA per coordinare le forze. [7] Nell’agosto 2012, le autorità inglesi avrebbero “saputo e approvato al 100%” che le informazioni raccolte dalle basi inglesi in Cipro passassero al FSA attraverso la Turchia [8]. Nell’agosto 2013, il Regno Unito annunciò aiuti per un milione di sterline al FSA sotto forma di sistemi di comunicazione ed altri. [9] Il FSA fu armato segretamente da Stati Uniti e Paesi del Golfo [10] e addestrato dalla Turchia [11] nell’ambito dell’operazione segreta sostenuta dal Regno Unito per far cadere Assad, iniziata nel 2011. Vi sono prove che suggeriscono che i combattenti anti-Gheddafi combatterono per la Gran Bretagna eliminando Gheddafi nel 2011, e a cui le autorità inglesi permisero la “porta aperta” per recarsi dal Regno Unito alla Libia, e poi semplicemente in Siria. Nel dicembre 2011 fu riferito che “con l’esplicito consenso del presidente del Consiglio nazionale di transizione (TNC)” (sostenuto da Regno Unito e NATO) “600 elementi assai motivati nel rovesciamento del regime di Gheddafi” furono spediti in Siria per combattere al fianco del FSA. “I libici liberi ebbero accesso alle armi degli immensi depositi militari di Gheddafi o delicatamente “donati” da NATO e Qatar” [12].Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

False Flag a Londra, con spogliarello di poliziotti

Aanirfan 4 giugno 2017

Sopra vediamo due dei presunti attentatori di Londra, il 3 giugno.

I poliziotti si tolgono i vestiti in strada, durante le operazioni contro i terroristi (min. 3:30)…

Il video suggerisce un lavoro tra terroristi e polizia? Due uomini furono fotografati da Gabriele Sciotto dopo che gli avrebbero sparato in testa! Nell’attentato sotto falsa bandiera ci sono (1) ‘veri attentatori’ (che operano per i servizi di sicurezza) e (2) ‘zimbelli’ (persone falsamente incriminate).

Un attentatore fu “colpito alla testa” dalla polizia. The Sun

La polizia dopo gli attentati al London Bridge e al Borough Market. La polizia di Londra è famosa per ‘proteggere Elm Guest House’. Il suo capo è un idiota, secondo quanto riferito.1. Come per tutte le operazioni sotto falsa bandiera, c’era stata un’esercitazione antiterrorismo prima dell’evento. Un’unità delle SAS, la squadra “Blue Thunder“, aveva testato per mesi scenari terroristici, incluso l’eliminazione di lupi solitari e altri jihadisti pericolosi. Daily MailLe forze di Usama bin Ladin furono addestrate dalle SAS nelle colline introno Criffel, a Dumfries e Galloway. BBC
Le SAS ebbero un ruolo nell’operazione Gladio, uccidendo civili in atti di terrorismo sotto falso bandiera. Gladio, SAS/Bologna 1980
Le SAS addestrarono i Khmer Rossi.

2. Come nei precedenti attentati “false flag”, gli attentatori vengono identificata come musulmani. La banda urlava “Questo è per Allah“.

Soldato tedesco – Attacco sotto falsa bandiera / SIIL, porno e abusi sessuali / Religione di pace

3. Perché la polizia non si occupò degli attentatori? Tre uomini armati di coltelli ferivano numerose persone prima che la polizia agisse.4. Gli attentatori sono stati descritti ‘di origine mediterranea ‘, il che potrebbe significare che fossero del Mossad.Sopra, uno dei presunti assalitori.5. Perché un attentato sotto falsa bandiera avvantaggerebbe “un nuovo potere”? “I conservatori della prima ministra Theresa May hanno un vantaggio di un solo punto percentuale sul partito laburista d’opposizione, prima delle elezioni dell’8 giugno, secondo un sondaggio della Survation condotto per conto del quotidiano Mail on Sunday“.

6. L’attentato al Borough Bridge Market è collegato a Barking di Londra. Barking è legato a Margaret Hodge (nata Oppenheimer), nei circoli di abuso su minori e gangsterismo. Jordan Horner è uno musulmani pazzi di Barking. Jordan Horner, alaias Jamal Udin, era membro del gruppo islamista di Anjam Chudary. Il clerico musulmano Anjam Choudary avrebbe reclutato terroristi “musulmani” e sarebbe anche un agente del MI5. (Daily Mail)
Anjam Choudary, SIIL, MI5

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora