Alessandro Lattanzio a Parstoday: accordo militare USA-Arabia Saudita, 3000 bombe per colpire lo Yemen (AUDIO)

Teheran (Pars Today Italian)Alessandro Lattanzio, saggista e analista delle questioni politiche internazionali, intervistato dalla nostra Redazione. Con Lattanzio abbiamo parlato del recente accord militare degli USA con l’Arabia Saudita. Per ascoltare la versione integrale dell’intervento di Alessandro Lattanzio potete cliccare qui.

In faccia a Trump, il Presidente al-Sisi denuncia i veri sostenitori del terrorismo


In faccia a Trump, il Presidente al-Sisi denuncia i sostenitori del terrorismo


Trump Dancing With The Devil


Le ‘predizioni’ del film “Obiettivo mortale” (1982)

La Cina smantella le operazioni della CIA

Alexander Mercouris, The Duran 21/5/2017

Il New York Times conferma che tra il 2010 e il 2012 la Cina ha smantellato un’operazione spionistica della CIA in Cina, imprigionando e giustiziando varie spie.
Il New York Times, basandosi su 10 agenti della CIA, afferma che tra il 2010 e il 2012 la Cina ha smantellato l’intera operazione della CIA in Cina, arrestando ed eliminando 20 spie. Sembra che in un caso i cinesi giustiziassero una delle spie catturate nel cortile di un edificio pubblico davanti ai colleghi con cui lavorava, per avvertirli dei rischi dello spionaggio per la CIA. Sembra che sia stata la peggiore disfatta che la CIA abbia subito dalla fine della guerra fredda e finora gli agenti sono divisi sulle cause, con alcuni che accusano una talpa (i loro sospetti puntano su un individuo che ora vivrebbe in un Paese asiatico) mentre altri accusano la gestione dei responsabili della CIA a Pechino. Indipendentemente dal fatto che l’episodio causi recriminazioni nella comunità d’intelligence degli Stati Uniti ancora oggi, e mettendo da parte la questione di come la Cina abbia scoperto e distrutto questa rete spionistica, vi sono numerosi spunti da questo episodio.
Il primo è che, sebbene il New York Times affermi che nel 2013 la Cina avrebbe perduto la capacità d’individuare le spie statunitensi, la sconfitta sembra così devastante che è improbabile che l’operazione della CIA in Cina sia stata riportata ai livelli di prima del 2010.
Il secondo è che, anche se i cinesi hanno agito decisamente e spietatamente per distruggere la rete della CIA, hanno agito anche discretamente. Contrariamente a quanto si sa della vicenda e del totale silenzio della Cina, vi è l’enorme sconcerto negli Stati Uniti sui cosiddetti “illegali russi”, arrestati dall’FBI nello stesso periodo. Contrariamente a certe rivendicazioni, gli “illegali” non erano spie ma agenti che l’intelligence russa cercò d’insediare negli Stati Uniti per sostenere future operazioni di spionaggio. Poiché nessuno di loro era effettivamente una spia, le accuse furono relativamente minori e furono tutti subito deportati in Russia, venendo scambiati con vere spie statunitensi che la Russia aveva arrestato. Malgrado nessuno degli “illegali” fosse una spia, la vicenda dominò l’informazione per diversi giorni con una delle arrestate, Anna Chapman, corriere dell’intelligence non ‘illegale’, diventata star dei media notturni. Il contrasto tra la pubblicità degli Stati Uniti sullo smascheramento di questa rete e il silenzio della Cina sui passi assai più drastici presi nello stesso periodo, eliminando ciò che era chiaramente una rete spionistica, colpisce. Bisogna chiedersi se la pubblicità straordinaria che gli Stati Uniti diedero allo smascheramento dei “illegali” russi fosse una forma di compensazione psicologica per l’enorme sconfitta in Cina.
Il terzo punto segue il secondo, uno dei motivi per cui i cinesi, e anche gli USA, mantennero segreto questo affare fu evitare l’enorme danno che avrebbero subito le relazioni tra Stati Uniti e Cina se ciò diveniva pubblico. È facile vedere come la rivelazione della portata dello spionaggio statunitense in Cina sarebbe stato uno shock per il popolo cinese e la sua leadership ovviamente decise di non avvelenare ulteriormente le relazioni della Cina con gli Stati Uniti pubblicizzando la cosa.
Il quarto punto è che malgrado la preoccupazione cinese, la dimensione dell’operazione spionistica statunitense in Cina e la feroce reazione alla scoperta dimostrano che i due Paesi, per quanti convenevoli si scambino, sono rivali e avversari, non “partner” o amici.
Il quinto punto è che i cinesi reagiscono chiaramente molto più spietatamente alla scoperta di spie dei russi. Nei lunghi anni della guerra fredda tra USA e URSS, e dalla fine della guerra fredda tra Stati Uniti e Russia, si sviluppò una serie chiara di regole. Le spie che lavorano per un Paese, quando catturate dall’altro Paese, salvo circostanze estreme, non venivano più giustiziate, anche se al momento nell’URSS vi era ancora la pena di morte. Invece si trovavano in carcere fino ad essere scambiate. Chiaramente non è così tra Stati Uniti e Cina.
Il sesto punto è che questo episodio evidenzia ancora una volta l’importanza dello spionaggio, cioè dell'”intelligence umana” nel gioco dell’intelligence. Con tutta l’ampia macchina dell’intelligence elettronico di cui sentiamo così tanto parlare, la spiccata vecchia tradizione ha ancora un suo posto, e gli Stati Uniti, insieme alle altre grandi potenze, non fanno eccezione.
Il settimo e ultimo punto è che la fuga su questa storia al New York Times viene ufficialmente sancita, presumibilmente dal nuovo capo della CIA Mike Pompeo, e ci si deve chiedere perché. Può darsi che lui e Trump abbiano deciso di evidenziare la grande sconfitta dell’intelligence che gli Stati Uniti subirono durante l’amministrazione Obama, inviando un messaggio a chi orchestra l’affare Russiagate? Se è così, la fuga di questa storia potrebbe essere il primo passo del contrattacco del presidente Trump, con forse altre rivelazioni come questa.

Anna Chapman

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Macron: cavallo di Troia degli USA

Wayne Madsen, SCF, 17.05.2017Il nuovo presidente francese Emmanuel Macron, impegnato nelle presidenziali francesi in contrappeso pro-europeo per impedire l’elezione della leader del Partito Nazionale Marine Le Pen, sembra avere più di un rapporto casuale con gli Stati Uniti. Mentre lavorava al Ministero dell’Economia da ispettore speciale e ministro, Macron supervisionò il furto virtuale delle industrie strategiche francesi da parte delle imprese statunitensi dai forti legami con l’intelligence. L’hackeraggio dei computer del movimento di Macron “En Marche!” da parte di soggetti sconosciuti ha prodotto materiale interessante. I difensori di Macron sostengono che i file rilasciati erano o “falsi” o estranei. Tuttavia, una serie di file sul furto virtuale del gigante tecnologico dell’informazione francese da individui collegati alla CIA è esattamente ciò che ci si aspetterebbe dalla campagna di Macron. Il primo incarico di Macron nel governo francese era proteggere gli interessi delle società francesi dalla concorrenza estera e, soprattutto, dall’acquisizione. La mossa dei servizi d’intelligence statunitensi acquisendo la leader francese della tecnologia delle smart card, Gemplus International, iniziò nel 2001 e l’operazione fu completata entro il 2004, anno in cui Macron divenne ispettore delle finanze nel Ministero dell’Economia francese. L’industria francese è da tempo obiettivo della sorveglianza e/o acquisizione dalle società statunitensi e la CIA ha svolto un ruolo importante in tali operazioni di “guerra economica”. Ad esempio, la società di elettronica francese Thomson-CSF è stata a lungo l’obiettivo principale dell’agenzia statunitense per la sicurezza nazionale e della sorveglianza della CIA. I documenti riguardanti la riuscita acquisizione della Gemplus, insieme alla principale fabbrica di Gemenos, Bouches-du-Rhône, in Francia, dall’impresa statunitense Texas Pacific Group (TPG) rientra nella tranche degli archivi prelevati dai computer di “En Marche!”. TPG acquisì le azioni della Gemplus nel febbraio 2000. Nel 2006 Gemplus si fuse con Axalto per formare Gemalto completando l’efficace controllo statunitense sull’impresa. Nel settembre 2002, Alex Mandl, statunitense residente a Vienna, Austria ed ex-presidente di AT&T, presidente e amministratore delegato di Teligent, membro del consiglio di amministrazione della società della CIA IN-Q-TEL e membro del consiglio di amministrazione del neoconservatore American Enterprise Institute, fu nominato CEO della Gemplus International. Continua ad essere presidente esecutivo della Gemalto.
A seguito delle comunicazioni dell’ex-contraente dell’NSA Edward Snowden, è ormai noto che il Centro di comunicazioni del governo (GCHQ) inglese, collaborando con l’NSA, penetrava con successo le carte SIM utilizzate dalla Gemalto. GCHQ/NSA intercettarono le comunicazioni dei cellulari utilizzando le carte SIM Gemalto abilitate per la crittografia in Afghanistan, Yemen, India, Serbia, Iran, Islanda, Somalia, Pakistan e Tagikistan. L’attacco di GCHQ-NSA fu anche indirizzato contro i centri di personalizzazione della carta SIM Gemalto in Giappone, Colombia e Italia. La pirateria di NSA e GCHQ dei chip SIM Gemalto tramite il loro Mobile Handset Exploitation Team (MHET), fu forse la più grande operazione d’intercettazione dell’NSA nella storia, che vide migliaia di chiamate e messaggi di testo intercettati e decodificati da NSA e dal partner inglese. Molto sinistra fu l’inclusione dei dati d’identificazione della carta SIM Gemalto nel database della CIA dei cellulari presi di mira negli attacchi dei droni statunitensi. I documenti interni di “En Marche” puntano a quattro agenzie governative francesi che condussero le indagini sull’acquisizione della Gemplus: “Renseignements généraux” (RG) (Intelligence Generale), “Direction de la sûreté du territoire” (DST), Ministero dell’Industria e Ministero dell’Economia di Macron. La stampa francese, che celebra Macron ex-banchiere dei Rothschild, afferma che i documenti della Gemplus non hanno nulla a che fare con Macron. I media francesi sostengono che Macron era un semplice studente all’accademia elitaria dei servizi pubblici francesi, l’École nationale d’administration (ENA) fino al diploma nel 2004. Tuttavia, come indicano chiaramente i documenti fuoriusciti, l’acquisizione della Gemplus era ancora indagata dal governo francese quando Macron divenne ispettore del Ministero dell’Economia nel 2004. Dato che Macron ebbe il compito di assicurare che le società francesi non subissero tentativi stranieri di contrastare la crescita economica francese, la sua performance, come si vede dalla perdita di posti di lavoro francesi per gli interessi stranieri, fu abissale. È molto probabile che i file di “En Marche” sull’acquisizione della Gemplus dovessero avere informazioni riservate pronte, nel caso in cui il ruolo di Macron nel coprire i dettagli dell’acquisizione statunitense divenissero pubblici. Ogni partito dev’essere disposto a fronteggiare le rivelazioni dalle “ricerche dell’opposizione” sui loro candidati. Va anche notato che una delle liste pubblicate da “En Marche” afferma che la politica di Macron era “monitorare” ma non impedire la proprietà straniera su industrie e imprese strategiche francesi.
Nel 2008, Macron lasciò il governo per entrare nella Rothschild&Cie Banque. Divenne anche capo della Fondazione francese-statunitense pesantemente neocon che conta Hillary Clinton, generale Wesley Clark e l’ex-presidente della Banca mondiale Robert Zoellick. La questione operativa su Macron è: cosa sapeva dell’acquisizione della Gemplus e quando? I file della Gemplus di “En Marche”, contenuti in una cartella denominata “Macron” e che si occupano dell’acquisizione statunitense, si leggono come un romanzo di spionaggio di John LeCarré. Un file, contrassegnato “Confidential” e inviato a Stefan Quandt della famiglia miliardaria Quandt delle note BMW e Daimler in Germania, si occupa del valore dei titoli della Gemplus nel 2001, tra “rapporti estremamente tesi e scontri tra i principali ai vertici, nella rottura delle comunicazioni con il personale. Di conseguenza, la maggior parte di essi è completamente inedita oggi”. Da ispettore del Ministero dell’Economia, è stupefacente che Macron non sapesse della violazione delle leggi verificatasi con l’acquisizione statunitense della Gemplus. Ciò è descritto anche in un altro file della Gemplus dalla sua campagna, che indica la situazione post-acquisizione statunitense della Gemplus: “Dichiarazioni irresponsabili, spesso seguite da chiusura di siti e licenziamento del personale, anche prima di consultarne i rappresentanti (come la legge e il senso comune richiedono)”. I Quandt sono molto discreti e per una buona ragione. Guenther Quandt fabbricò fucili Mauser e missili antiaerei per il Terzo Reich. Divorziò dalla prima moglie, Magde Quandt, dopo aver avuto un figlio, Harald Quandt. Magde poi sposò il ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels. Stefan Quandt, coinvolto nella presa di Gemplus, è figlio del fratellastro di Harald, Herbert Quandt. Le informazioni negative sulla Gemplus portarono a una relazione della Goldman Sachs del 24 gennaio 2002 che spinse l’azienda a continuare con la ristrutturazione diretta dagli statunitensi per mantenersi sul mercato. Anche se era allievo all’ENA all’epoca, non esiste alcuna informazione su quali progetti Macron fu assegnato dal 2001 al 2003 dai professori del servizio civile. Altri file correlati con la Gemplus nella cartella “En Marche!” comprendono quelli collegati a uno dei capi di Gemplus, Ziad Takieddine, broker franco-libanese druso e diplomato dell’università americana di Beirut collegata alla CIA. Takieddine aiutò a progettare l’acquisizione statunitense con l’aiuto di Herr Quandt. Takieddine contribuì a concludere importanti trattative sulle armi francesi con Libia, Siria, Arabia Saudita e Pakistan. Accusato di riciclaggio di denaro nelle Isole Vergini inglesi dall’ex-moglie, Takieddine è anche lo zio di Amal al-Amudin, moglie dell’attore George Clooney. Takieddine è anche un feroce nemico dell’ex-presidente Nicolas Sarkozy, che perse le presidenziali nel 2017 rispetto al rivale conservatore François Fillon. Macron superò Fillon al primo turno delle elezioni presidenziali, arrivando al secondo turno con Fillon al terzo posto.
Takieddine, Quandt e una società sospetta della CIA, Texas Pacific Group (TPG), erano tutti chiaramente parte di una cospirazione per sbarazzarsi del co-fondatore francese della Gemini Marc Lassus e dei dirigenti francesi dell’azienda. La decisione di licenziare Lassus e colleghi francesi fu presa in una riunione del consiglio di amministrazione della Gemplus tenutasi a Washington DC, non in Francia, il 15 dicembre 2001. Un altro responsabile dell’acquisizione statunitense della Gemplus fu Lee Kheng Nam, dirigente di Singapore e titolare di un master su operazioni di ricerca e analisi di sistema della scuola post-laurea della Marina statunitense di Monterey, California. Il co-fondatore di TPG, David Bonderman di Fort Worth, in Texas, fu coinvolto nell’acquisizione ostile della Gemplus. L’acquisizione delle azioni della Gemplus da parte di TPG avvenne attraverso una società finta praticamente sconosciuta e registrata a Gibilterra, chiamata “Zensus”. Bonderman, ebreo, fece una mossa politica nel 2012 in Egitto quando incontrò Qayrat al-Shatar, vicedirettore della Fratellanza musulmana e membro del governo di Muhamad Mursi. Bonderman dichiarò di cercare un'”opportunità di investimento” in Egitto. In un documento word senza data trovato nei computer di “En Marche”, Lassus viene citato dire: “Sono convinto che l’investimento della TPG abbia qualche accordo con il governo per spostare la sede centrale in California. Ci riprovarono di nuovo nel gennaio 2002”. I sindacati dei lavoratori della Gemplus previdero che la produzione dell’impresa passasse dalla Francia alla Polonia. Il maggiore sindacato francese, “Confédération générale du travail” (CGT), dichiarò che l’acquisizione della Gemplus doveva eliminare la Francia dalla leadership tecnologica delle smart card. Gemplus impiegava 7000 lavoratori francesi prima dell’acquisizione da parte degli statunitensi. Il documento word si riferisce anche alle agenzie governative francesi che “avviarono indagini” e cercarono “informatori interni”. Macron svolse un ruolo sia nelle indagini del Ministero dell’Economia sia nella ricerca presso la Gemplus di “informatori interni” per i suoi amici statunitensi? Quando la società statunitense General Electric acquisì la società francese per turbine e tecnologia nucleare Alstom, il Ministro dell’Economia Macron affermò di aver approvato tali acquisizioni perché “l’intervento statale nell’industria avviene solo in Venezuela”. Questa è musica per le orecchie dei miliardari nell’amministrazione Trump.La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Trump svela che Stato islamico e CIA sono “partner” contro la Russia

John Helmer, 16 maggio 2017Un giornalista del Washington Post ha rivelato che la storia dei computer portatili dello Stato islamico (SIIL), che il presidente Donald Trump ha descritto il 10 maggio al Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov alla Casa Bianca, proveniva dallo SIIL tramite la CIA. Il motivo della fuga contro Trump, seguita da Post e media anglo-statunitensi, fu divulgato sempre dal Post. La CIA e almeno un funzionario del Consiglio di Sicurezza Nazionale, che informò la CIA di ciò che Trump aveva detto, si arrabbiarono col presidente per aver rivelato la collaborazione tra terroristi dello SIIL e loro gestori statunitensi negli attacchi contro obiettivi russi, comprese le compagnie aeree russe. L’articolo dal Washington Post affermava che Trump aveva “rivelato informazioni altamente classificate al Ministro degli Esteri russo Lavrov e all’Ambasciatore Sergej Kisljak, nella riunione alla Casa Bianca della settimana prima, secondo funzionari statunitensi che hanno detto che le divulgazioni di Trump mettevano in pericolo una fonte cruciale dell’intelligence nello Stato islamico“. La fonte, secondo il Post, era “un partner degli statunitensi grazie a un accordo di condivisione delle informazioni considerate così sensibili che i dettagli non sono forniti agli alleati e sono strettamente limitati anche nel governo degli Stati Uniti”, dichiaravano i funzionari. Il partner non aveva concesso agli Stati Uniti l’autorizzazione a condividere il materiale con la Russia, e i funzionari dichiaravano che la decisione di Trump di farlo metteva in pericolo la cooperazione con un alleato che ha accesso alle attività interne allo Stato islamico“. L’articolo non si riferiva al “partner” come Paese, governo o agenzia d’intelligence straniera. Invece vi si riferiva come “partner chiave” affermando che “Trump ha rivelato la città nel territorio dello Stato islamico dove il partner dell’intelligente statunitense ha rilevato la minaccia“. Ciò significa che la posizione geografica in cui il “partner” opera sia nel “territorio” dello SIIL. L’articolo aveva anche rivelato che fu concesso l’accesso alla trascrizione verbale di ciò che Trump aveva detto nell’incontro con Lavrov, definendo la fonte “un funzionario che sa dello scambio“. Uno dei giornalisti che ha scritto la storia apparve in un’intervista pubblicata dal Post dopo l’uscita dell’articolo. È Greg Miller, californiano che ha lavorato per il Los Angeles Times prima di trasferirsi a Washington nel 2010, per “seguire le agenzie d’intelligence e il terrorismo“. Ascoltando attentamente, Miller divulga le sue fonti tra i funzionari del Consiglio di Sicurezza Nazionale (NSC) e della CIA. Dal minuto 1:52, Miller identifica ciò che ha saputo e come da membri del Consiglio di Sicurezza di Trump, funzionari di alto livello che hanno letto i resoconti. Chiamarono il direttore della CIA e il capo dell’NSA per avvisarli: “Guardate, ciò che è accaduto nell’incontro con i russi vi va detto. Perciò erano in parte allarmati e preoccupati dalle conseguenze. Sono le agenzie, come la CIA, che avrebbero comunicato direttamente o trattato con il partner straniero. Ne sarebbero le più preoccupate“. Miller non nomina i funzionari che hanno letto le trascrizioni Trump-Lavrov del 10 maggio su cosa si sono detti.
Due funzionari direttamente interessati alle operazioni statunitensi contro la Russia in Siria e nel mondo sono Fiona Hill, direttrice per la Russia del NSC, e Gina Haspel, nominata il 2 febbraio vicedirettrice della CIA, ex-capo del terrorismo e delle operazioni clandestine della CIA. Sui collegamenti di Hill con la Russia, leggasi questo. Haspel è un ufficiale della CIA, le cui posizioni ed operazioni rimangono segrete; non vi sono foto di lei. Secondo il Washington Post, “dopo la riunione di Trump, i funzionari della Casa Bianca avviarono misure per contenere i danni, chiamando CIA e NSA“. I funzionari della Casa Bianca, tra cui Trump stesso e il consigliere della sicurezza nazionale generale HR McMaster, hanno contestato tali “danni”. Secondo McMaster, “il presidente e il ministro degli Esteri hanno esaminato le minacce comuni dalle organizzazioni terroristiche, incluse quelle all’aviazione“. Secondo il quotidiano, “il Washington Post trattiene la maggior parte dei dettagli, tra cui il nome della città, i funzionari che hanno avvertito che rivelarli potrebbero compromettere l’importante intelligence“. Il Post aggiungeva senza indicare la fonte: “Per chiunque nel governo, discutere di tali questioni con un avversario sarebbe illegale“. McMaster rispose il giorno dopo: “La premessa di tale articolo è falsa“.
La differenza tra le due versioni, del generale e del giornale, è che il “partner” statunitense è gestito dalla CIA nelle operazioni dello SIIL contro la Russia. La “minaccia comune” a cui McMaster si riferisce, complotto dello Stato islamico contro i viaggiatori statunitensi e russi, è il complotto che i funzionari di NSC e CIA non vogliono rivelare al loro vero avversario, che secondo Miller e le sue fonti tra i funzionari statunitensi non è lo Stato islamico, ma la Russia. Nel video, Miller rivela che la sua fonte nel NSC chiamò prima la CIA e poi lui. Ciò significa che almeno un insider, probabilmente due, nell’ufficio NSC della Casa Bianca e presso la CIA, diedero al Post una storia volta a danneggiare Trump. La ragione, secondo tali fonti vicine alle operazioni terroristiche contro la Russia, è che Trump aveva identificato un legame statunitense con lo Stato islamico, operativo contro obiettivi russi. Che l’amministrazione Obama e la CIA facessero questo non è un segreto. Né, in prospettiva, che Stato islamico e CIA tramino contro l’aviazione russa ed internazionale sia un segreto. Miller rivela anche un tentativo di coprire, e poi denunciare ciò che lui, la direzione del suo giornale e le sue fonti nel governo statunitense credono sia dannoso per il loro collaboratore dello Stato islamico. Tra i minuti 0:55 e 1:02 del video, Miller dice che “il problema è che gli Stati Uniti conoscono queste informazioni per via dell’intelligence proveniente da un partner di un altro Paese“. Non c’è nulla nel testo pubblicato che dica che il “partner” fosse di “un altro Paese”; cioè un governo o un servizio d’intelligence di un altro Paese. Nel video, Miller non menziona più la parola “Paese”.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora