L’isterismo neo-maccartista negli Stati Uniti

Andre Damon, World Socialist Web Site, 15 febbraio 2018

Dan Coats

L’audizione del comitato d’intelligence del Senato sulle “minacce globali e la sicurezza nazionale” è stata una dimostrazione d’isteria di destra intesa a promuovere l’affermazione che ogni opposizione sociale negli Stati Uniti sia il prodotto della sovversione straniera. Tale inganno viene avanzato per giustificare censura e repressione dello stato di polizia. Dalla caccia alle streghe maccartista degli anni ’50 il Congresso non vede una denuncia così violenta della presunta sovversione straniera. La Russia, secondo il direttore dell’Intelligence Nazionale Dan Coats, “ha percepito i suoi sforzi passati (nel manipolare le elezioni del 2016) come un successo e considera le elezioni a medio termine degli Stati Uniti del 2018 potenziale obiettivo“. È necessario “informare il popolo americano che ciò è reale”, proclamava Coats, e che “è necessaria resilienza per opporci e dire che non permetteremo ai russi di dirci come votare, come dovremmo gestire il nostro Paese”. Uno dopo l’altro, i senatori hanno spinto i funzionari dell’intelligence su presunti complotti russi e cinesi per “seminare divisioni” nella società statunitense, invitando le agenzie d’intelligence a collaborare con le aziende per censurare Internet e impedire la diffusione di “contenuti divisivi”. Gli studenti cinesi venivano denunciati come potenziali spie e sovversivi e gli statunitensi venivano istruiti a non comprare smartphone da compagnie cinesi. Tali accuse furono fatte senza la minima prova, perché semplicemente false. La pretesa dei bugiardi e truffatori di Capitol Hill è che gli Stati Uniti sarebbero una democrazia pacifica e sana se non fosse per le nefande operazioni di Vladimir Putin e Xi Jinping. L’assurdità di tale affermazione s’è vista ancora una volta quando a Parkland, in Florida, si svolse la 18.ma sparatoria in una scuola nelle sette settimane del 2018. Russia e Cina sono responsabili della decadenza sociale che produce tali atrocità con orribile regolarità?
La preoccupazione della classe dirigente statunitense non è la “sovversione” russa o cinese, ma la crescita dell’opposizione sociale negli Stati Uniti. La narrativa dell'”intromissione russa” viene usata per giustificare una campagna sistematica per censurare Internet e soppressione la libertà di parola. L’esibizione del senatore Mark Warner, democratico del comitato, fu particolarmente oscena. Warner, il cui patrimonio netto è stimato in 257 milioni di dollari, sembrava la migliore imitazione del senatore Joe McCarthy, dichiarando che la sovversione straniera opera ed è indistinguibile dalle “minacce alle nostre istituzioni… qui a casa“. Alludendo alla pubblicazione del cosiddetto memo di Nunes, che documentava il carattere fraudolento dell’indagine condotta dai democratici sulla “collusione” della Casa Bianca con la Russia, Warner osservava, “Ce ne sono alcuni, aiutati da bot e troll russi su Internet, che attaccano l’integrità di FBI e dipartimento di Giustizia“. Rispondendo a Warner, il direttore dell’FBI Christopher Wray elogiava il “maggiore” impegno e la “partnership” delle agenzie d’intelligence degli Stati Uniti con i privati, concludendo, “Non possiamo controllare completamente i social media, quindi dobbiamo collaborare per poterli controllare“. Wray si riferiva alle misure radicali prese dalle compagnie dei social media, collaborando con le agenzie d’intelligence statunitensi per imporre la censura, anche assumendo decine di migliaia di “revisori dei contenuti”, molti dal passato nell’intelligence, per segnalare ed eliminarli.
L’attacco ai diritti democratici è sempre più collegato ai preparativi a una grande guerra, che aggraverà ulteriormente le tensioni sociali negli Stati Uniti. Coats aveva dichiarato che “il rischio di un conflitto tra Stati, anche grandi potenze, è più alto che mai dalla fine della Guerra Fredda“. Durante l’udienza, diverse agenzie riportavano che forse centinaia di contractor russi erano stati uccisi in un attacco aereo statunitense in Siria. Ciò poche settimane dopo la pubblicazione della strategia di difesa nazionale del Pentagono, che dichiara, “La competizione strategica tra Stati, non il terrorismo, è ora la principale preoccupazione per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti“. Tuttavia, le implicazioni di tale conflitto tra grandi potenze non sono solo esterne alla “patria” Stati Uniti. Il documento sostiene che “la patria non è più un santuario” e che “l’America è un bersaglio” della “sovversione politica e informativa delle “potenze revisioniste” Russia e Cina. Poiché “l’esercito statunitense non ha diritto innato alla vittoria sul campo di battaglia“, l’unico modo con cui gli Stati Uniti possono vincere è con la “perfetta integrazione di molteplici elementi del potere nazionale”, tra cui “informazione, economia, finanza, intelligence, forze dell’ordine e militari“. In altre parole, la supremazia statunitense nel nuovo conflitto mondiale tra grandi potenze richiede la subordinazione di ogni aspetto della vita alle esigenze belliche. In tale incubo totalitario, già molto avanzato, polizia, forze armate ed agenzie d’intelligence si uniscono alle aziende mediatiche e tecnologiche per formare un’unica entità, il cui potere deve manipolare l’opinione pubblica e sopprime il dissenso politico. Il carattere dittatoriale delle misure in preparazione appariva dallo scambio tra Wray e il senatore repubblicano Marco Rubio, che chiedeva se gli studenti cinesi fossero spie di Pechino. “Qual è il rischio per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti dagli studenti cinesi, in particolare nei programmi avanzati di scienze e matematica?“, chiedeva Rubio. Wray rispose, “L’uso di fonti non tradizionali, specialmente in ambito accademico, che siano professori, scienziati, studenti, lo vediamo in quasi tutti gli uffici che l’FBI ha nel Paese, non solo nelle grandi città, anche nelle cittadine, in praticamente ogni disciplina”. Tale campagna, dalle sfumature razziste, richiama la difesa ufficiale della “sicurezza nazionale” usata per giustificare l’internamento di circa 120000 persone di origini giapponesi durante la Seconda guerra mondiale.
Nella lettera aperta per la coalizione dei siti socialisti, contro la guerra e progressisti contro la censura di Internet, il World Socialist Web Site notava che “La classe dominante ha identificato Internet come minaccia mortale al proprio monopolio dell’informazione e capacità di promuovere la propaganda bellica e la legittimazione dell’oscena concentrazione di ricchezza e dell’estrema disuguaglianza sociale”. È tale minaccia mortale, e la paura della crescita del conflitto di classe, a motivare bugie ed ipocrisia esibite all’audizione del Comitato sull’Intelligence del Senato.

Christopher Wray

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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La tentazione neocon per l’impero universale

Dan Sanchez, 27 ottobre 2015Abbracciando il lato oscuro delle ambizioni galattiche
Quando Bill Kristol guarda i film Star Wars, tifa Impero Galattico. Il neocon ha recentemente causato caos sui social media della Forza quando ha twittato questa predilezione per il Lato Oscuro dopo il debutto del trailer finale di Star Wars: The Force Awakens. Kristol vede l’Impero come una sorta di estrapolazione galattica di ciò che da lungo tempo desidera abbiano gli Stati Uniti sulla Terra: ciò che ha definito “un’egemonia globale benevola”. Kristol, fondatore ed editore della rivista neoconservatrice The Weekly Standard, ha risposto a critici scandalizzati collegandosi a un saggio del 2002 del blog dello Standard che giustifica anche le peggiori atrocità di Darth Vader. In “The Case for the Empire”, Jonathan V. Last pose la tesi kristoliana secondo cui non si può fare un’omelette dell'”egemonia benevola” senza rompere qualche uovo. E se quelle uova rotte fossero dei civili, come lo zio e la zia di Luke Skywalker uccisi dagli imperiali nella loro casa sul pianeta arido di Tatooine, dall’aspetto mediorientale (girato in Tunisia)? Come discusso sinceramente, lo zio Owen e la zia Beru nascosero Luke e ospitarono i droidi fuggitivi R2D2 e C3P0; quindi erano “traditori” che aiutavano la ribellione e meritavano di essere giustiziati sul campo. Un anno dopo Kristol pubblicò il saggio di Last, un gran numero di civili furono uccisi dagli Stormtroopers imperiali statunitensi nell’arida terra mediorientale dell’Iraq, grazie in gran parte in parte all’influenza diretta di neocon come Kristol e Last. Quella guerra fu similmente giustificata in parte dalla falsa affermazione che il governante Sadam Husayn ospitasse e aiutasse i nemici terroristi dell’impero come Abu Musab al-Zarqawi. L’assedio col massacro di Falluja, uno dei più brutali episodi della guerra, è stato specificamente giustificato dalla falsa affermazione che la città ospitasse Zarqawi. In realtà, Sadam Husayn aveva emesso la condanna a morte di Zarqawi, che si nascondeva dalle forze di sicurezza irachene sotto l’egida protettrice dell’Aeronautica degli USA nella regione autonoma curda dell’Iraq. Fu solo dopo che l’Impero fece precipitare nel caos l’Iraq che la squadra di Zarqawi poté prosperare e diventare al-Qaida in Iraq (AQI). E dopo che l’Impero accelerò il caos in Siria, AQI divenne al-Qaida siriana (che conquistato buona parte della Siria) e SIIL (che conquistò gran parte di Siria e Iraq). E se l’omelette dell'”egemonia benevola” richiede la rottura di “uova” della dimensione di mondi interi, come l’alto ufficiale imperiale Wilhuff Tarkin fece con la Morte Nera annientando il pianeta Alderaan? Per la verità, infine, anche Alderaan probabilmente meritò quel destino, poiché potrebbe essere stato “un fronte dell’attività ribelle o almeno sede di molte altre spie e ribelli...” Costui sosteneva che la principessa Leila probabilmente mentiva quando disse al Comandante della Morte Nera che il pianeta non aveva “armi”.
Mentre Last stava scrivendo la sua apologia del genocidio globale, i suoi camerati neoconservatori discutevano senza prove di Sadam Husayn che mentiva dicendo che l’Iraq non aveva un programma di armi di distruzione di massa (WMD). Soprattutto su tale base, l’annientamento dell’intero Paese iniziò l’anno seguente. E un anno dopo, il presidente Bush interpretò una commedia sulla sua incapacità di trovare le armi di distruzione di massa irachene in una cena coi corrispondenti di radio e televisione. Gli hacker mediatici del pubblico, che avevano aiutato l’ossessiva amministrazione Bush dominata dai neocon, mentono sul Paese in guerra, ridendo a crepapelle mentre migliaia di cadaveri si accumulavano in Iraq e Arlington. Uno spettacolo così disgustoso di decadenza e degradazione imperiale non si vedeva forse da giochi gladiatori della Roma imperiale. Questa è la “benevolenza” egemonica e la “grandezza nazionale” su cui sbava Kristol. “Benevolente egemonia globale” fu coniato da Kristol e dal camerata neocon Robert Kagan nell’articolo su Foreign Affairs del 1996 “Verso una politica estera neo-reazionaria”. In quel saggio, Kristol e Kagan cercavano di vaccinare sia il movimento conservatore che la politica estera USA dall’isolazionismo di Pat Buchanan. La minaccia sovietica era scomparsa e la Guerra Fredda con essa. I neocon erano terrorizzati all’idea che il pubblico statunitense cogliesse al volo l’opportunità di deporre gli oneri imperiali. Kristol e Kagan esortarono i lettori a resistere a tale tentazione, ed invece a capitalizzare la nuova preminenza impareggiabile degli USA, facendoli diventare un grande poliziotto globale, ipervigilante, iperattivo. Il ritrovato predominio doveva dominare ovunque ed ogni volta possibile. In questo modo, eventuali futuri concorrenti sarebbero stroncati sul nascere, e il nuovo “momento unipolare” durare per sempre. Ciò che rendeva possibile tale sogno neocon era l’indifferenza della Russia post-sovietica. L’anno dopo la caduta del muro di Berlino, la guerra del Golfo persico contro l’Iraq fu il debutto dell'”azione di polizia” unipolare del “Team America, Polizia Mondiale”. Paul Wolfowitz, l’architetto neocon della guerra in Iraq, lo considerò una prova riuscita. Come Wesley Clark, ex-comandante supremo della NATO in Europa, ricordò: “Nel 1991, [Wolfowitz] era il sottosegretario alla Difesa per la politica, posizione numero 3 al Pentagono. E io ero andato a vederlo quando ero un generale a 1 stella, al comando del National Training Center. (…) E dissi: “Signor Segretario, dev’essere contento dell’esibizione delle truppe a Desert Storm”. E lui: “Sì, ma non proprio, perché la verità è che dovremmo esserci sbarazzati di Sadam Husayn, e non lo abbiamo fatto… Ma una cosa che abbiamo imparato è che possiamo usare i nostri militari nella regione, in Medio Oriente, e i sovietici non ci fermeranno. Abbiamo 5 o 10 anni per ripulire questi vecchi regimi clienti dei sovietici, Siria, Iran, Iraq, prima che la prossima grande superpotenza arrivi a sfidarci“.
L’articolo “Neo-reaganiani” del 1996 faceva parte di un’ondata di attività letteraria neocon di metà anni ’90. Nel 1995 Kristol e John Podhoretz fondarono The Weekly Standard col finanziamento del magnate dei media di destra Rupert Murdoch. Sempre nel 1996, David Wurmser scrisse un documento strategico per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Intitolato “Una sosta netta (A Clean Break): una nuova strategia per la protezione del regno”, co-firmato dai neocon e colleghi di Wurmser e futuri architetti della guerra in Iraq Richard Perle e Douglas Feith. “A Clean Break” chiese il cambio di regime in Iraq come “mezzo” per “indebolire, contenere e persino respingere la Siria”. La Siria stessa era un obiettivo perché “sfida Israele sul suolo libanese”. Principalmente ciò avviene assieme all’Iran, sostenendo il gruppo paramilitare Hezbollah, nato negli anni ’80 dalla resistenza all’occupazione israeliana del Libano, e che continuamente sminuisce le ambizioni di Israele in quel Paese. Più tardi, nello stesso anno, Wurmser scrisse un altro documento strategico, questa volta per la diffonderlo nei centri di potere statunitensi ed europei, intitolato “Far fronte agli Stati in rovina: una strategia di bilanciamento del potere occidentale ed israeliano nel Levante”. In “A Clean Break”, Wurmser aveva inquadrato il cambio di regime in Iraq e Siria come ambizioni regionali israeliane. In “Far Fronte”, Wurmser adattò il suo messaggio al pubblico occidentale rifondendo le stesse politiche in un quadro da Guerra Fredda. Wurmser descrisse il cambio di regime in Iraq e in Siria (entrambi governati da regimi baathisti) come “accelerare il crollo caotico” del nazionalismo arabo-laico in generale, e del baathismo in particolare. Era d’accordo con re Husayin di Giordania che “il fenomeno del Baathismo” era, fin dall’inizio, “un agente straniero, cioè della politica sovietica”. Naturalmente re Husayn era un po’ prevenuto dalla sua famiglia reale hashemita, che una volta governava Iraq e Siria. Wurmser sostenne che: “…la battaglia per l’Iraq rappresenta un tentativo disperato dei residuali alleati del blocco sovietico in Medio Oriente di bloccare l’estensione in Medio Oriente del crollo imminente che il resto del blocco sovietico affrontò nel 1989“. Wurmser derise ulteriormente il Baathismo in Iraq e in Siria come ideologia in uno Stato “fatiscente e senza il patrono sovietico” e “non più di una reliquia del nemico della Guerra Fredda in libertà vigilata”. Wurmser consigliò all’occidente di por fine alla miseria di questo avversario anacronistico, e così, in modo kristoliano, sospingere la vittoria della Guerra Fredda degli USA al culmine finale. Il baathismo doveva essere soppiantato da ciò che chiamò “opzione hashemita”. Dopo il caotico collasso, Iraq e Siria sarebbero stati nuovamente possedimenti hashemiti. Entrambi sarebbero stati dominati dalla casa reale della Giordania, che a sua volta appare dominata da Stati Uniti ed Israele. Wurmser osservò che la demolizione del Baathismo dev’essere la principale priorità nella regione. Il nazionalismo arabo-secolare non dovrebbe avere pace, nemmeno, aggiunse, per arginare la marea del fondamentalismo islamico. Così vediamo uno dei principali motivi per cui i neocon furono così grettamente anti-sovietici durante la Guerra Fredda. Non solo come post-trotzkisti, i neocon avevano risentimento verso Josif Stalin per aver assassinato Lev Trotzkij in Messico con un piccone. L’odio dei neocon-Prima Israele verso i sovietici era che, nelle varie dispute e conflitti che coinvolgevano Israele, la Russia si schierò coi regimi nazionalisti arabi laici dal 1953 in poi. I neoconservatori erano democratici nel governo Big War di Harry Truman e Henry “Scoop” Jackson. Dopo la guerra del Vietnam e l’ascesa della Nuova Sinistra contro la guerra, l’impegno del Partito Democratico per la Guerra Fredda diminuì, così i neocon disgustati si convertirono ai repubblicani. Secondo il giornalista investigativo Jim Lobe, i neocon ebbero il primo assaggio di potere nell’amministrazione Reagan, in cui posizioni erano occupate da neoconservatori come Wolfowitz, Perle, Elliot Abrams e Michael Ledeen. Erano particolarmente influenti durante il primo mandato di Reagan con rumor di sciabole, guerre clandestine e spese per la difesa dissolute che Kristol e Kagan ricordavano con affetto nel loro manifesto “Neo-reaganiano”. Fu allora che i neoconservatori stilarono la “Dottrina Reagan”. Secondo l’editorialista neoconservatore Charles Krauthammer, che ha coniato il termine nel 1985, la Dottrina Reagan era caratterizzata dal sostegno alle forze anticomuniste (in realtà spesso semplicemente antisinistra) nel mondo. Dato che il sostegno era clandestino, l’amministrazione Reagan fu in grado di aggirare la “Sindrome del Vietnam” e di proiettare potenza nonostante la costante stanchezza per la guerra del pubblico. (Fu lasciato al successore di Reagan, il primo presidente Bush, annunciare in seguito alla sua “splendida piccola” guerra del Golfo che, “per Dio, abbiamo preso a calci la sindrome del Vietnam una volta per tutte!“)
Operando di nascosto, i reaganiani potevano anche usare qualsiasi gruppo anticomunista che ritenessero utile, non importa quanto spietato e brutale fosse: dagli squadroni della morte dei Contra in Nicaragua ai mujahidin fondamentalisti islamici in Afghanistan. Abrams e Ledeen furono entrambi coinvolti nell’affare Iran-Contra, e Abrams fu condannato (anche se in seguito perdonato) per i crimini connessi. Il coautore di Kristol di “Neo-reaganiani”, Robert Kagan diede alla dottrina un’interpretazione ancora più ampia e ambiziosa nel suo libro A Twilight Struggle: “La dottrina Reagan fu ampiamente intesa nel senso di mero supporto alla guerriglia anticomunista che combatte contro i regimi filo-sovietici, ma fin dall’inizio la dottrina aveva un significato più ampio. Il sostegno ai guerriglieri anticomunisti era la conseguenza logica, non l’origine, di una politica di sostegno alla riforma o rivoluzione democratica ovunque, in Paesi governati da dittatori di destra così come da partiti comunisti“. Come questa descrizione rende evidente, la politica neocon, dagli anni ’80 ad oggi, è stata altrettanto fanatica, crociata e rivoluzionaria mondiale quanto il comunismo rosso lo era nella propaganda neocon del passato, e l’Islam nella propaganda neocon di oggi. I neocon attribuiscono alla belligeranza di Reagan la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Ma in realtà la guerra è la salvezza dello stato e la guerra fredda era la salvezza dello stato sovietico. I sovietici a lungo usarono la minaccia statunitense per spaventare il popolo russo mobilitandolo attorno allo Stato per chiedere protezione. Dopo che i neoconservatori persero forza nell’amministrazione Reagan verso “realisti” come George Schultz, iniziò la successiva distensione Reagan-Thatcher-Gorbaciov. Fu solo dopo che la distensione tolse l’atmosfera d’assedio russo e placò gli incubi nucleari esistenziali, che il popolo russo si sentì abbastanza sicuro da richiedere un cambio della guardia. Nel 1983, lo stesso anno in cui finì la prima trilogia di Star Wars, Reagan diffamò la Russia sovietica in un linguaggio che i fan di Star Wars avrebbero potuto comprendere definendolo “Impero del Male”. Anni dopo, avendo, nelle parole di Kristol, “sconfitto l’impero del male”, i neoconservatori che Reagan innalzò al potere iniziarono a chiedere a gran voce l’egemonia globale “neo-reaganiana”. E pochi anni dopo, gli stessi neoconservatori iniziarono ad indicare l’impero galattico da fantascienza che Reagan implicitamente paragonò ai sovietici come modello adorabile per gli USA! Rapidamente tornò a fiorire la letteraria neocon a metà degli anni ’90. Nel 1997, l’anno dopo aver scritto “Verso una politica estera neo-reazionaria”, Bill Kristol e Robert Kagan co-fondarono il Progetto per un nuovo secolo americano (PNAC). Il XX secolo è spesso chiamato “secolo americano”, in gran parte perché fu un secolo di guerre e “vittorie” statunitensi: le due guerre mondiali e la guerra fredda. I neoconservatori cercarono di assicurarsi che attraverso l’infinito esercizio della forza militare, l’egemonia globale statunitense raggiunta con quelle guerre sarebbe durasse altri cento anni, e che anche il 21° secolo sarebbe stato “americano”. La dichiarazione dei principi fondativi dell’organizzazione richiedeva “una politica reazionaria di forza militare e chiarezza morale” e si legge come un riassunto esecutivo del saggio “Neo-reaganiani” del duo fondatore. Fu firmato da neocon come Wolfowitz, Abrams, Norman Podhoretz e Frank Gaffney; da futuri funzionari dell’amministrazione Bush come Dick Cheney, Donald Rumsfeld, Lewis “Scooter” Libby; e da altri alleati neocon, come Jeb Bush. Sebbene il PNAC abbia chiesto interventi dalla Serbia (per ridurre l’influenza russa in Europa) a Taiwan (per rallentare l’influenza cinese in Asia), la principale preoccupazione era di avviare la ristrutturazione del Medio Oriente immaginata in “A Clean Break” e “Far Fronte”, sostenendo il primo passo: cambio di regime in Iraq. Le parti più rilevanti di questo sforzo furono due “lettere aperte” pubblicate nel 1998, una a gennaio indirizzata al presidente Bill Clinton, e un’altra a maggio indirizzata ai leader del Congresso. Come con la dichiarazione di principi, PNAC poté raccogliere firme per queste lettere da una vasta gamma di luminari politici, inclusi neocon (come Perle), alleati dei neocon (come John Bolton) e altri non neocon (come James Woolsey e Robert Zoellick). Le lettere aperte definivano l’Iraq “una minaccia in Medio Oriente più grave di qualsiasi altra che mai conosciuta dalla fine della Guerra Fredda”, e sostenne tale ridicola affermazione con le ormai familiari accuse a Sadam che costruiva un programma per le ADM. Grazie in gran parte alla pressione del PNAC, il cambio di regime in Iraq divenne la politica ufficiale degli Stati Uniti ad ottobre, quando il Congresso passò, e il presidente Clinton firmò, l’Iraq Liberation Act del 1998. (Si noti la nomea di “umanitario interventista” di Clinton, nonostante la politica dalle origini conservatrici guerrafondaie).
Dopo che la Corte Suprema consegnò a George W. Bush la presidenza, i neocon tornarono sulla sella imperiale nel 2001: giusto in tempo per far diventare realtà il loro “Project for a New American Century” di “Egemonia Globale Neo-reaganiana”. Il primo ordine del giorno, naturalmente, fu l’Iraq. Ma alcuni fastidiosi funzionari della sicurezza nazionale non stavano seguendo il programma e continuavano a cercare di distrarre l’amministrazione con la preoccupazione di personaggi come Usama bin Ladin e la sua al-Qaida. Apparentemente lavoravano all’idea pedestre che il loro compito fosse proteggere il popolo statunitense e non conquistare il mondo. Ad esempio, quando il capo antiterrorismo del Consiglio di sicurezza nazionale Richard Clarke diede freneticamente l’allarme su un imminente attacco terroristico contro gli USA, Wolfowitz non capiva. Come ricorda Clarke, l’allora Vicesegretario alla Difesa obiettò: “Semplicemente non capisco perché parliamo solo di questo uomo, bin Ladin“. Clarke l’informò che: “parliamo di una rete di organizzazioni terroristiche denominata al-Qaida, guidata da bin Ladin, e ne parliamo perché rappresenta da sola una minaccia immediata e seria agli Stati Uniti“. Questo semplicemente non rientrava nella visione del mondo dei neocon che guidava Wolfowitz, che rispose: “Beh, ce ne sono anche altri che lo fanno, almeno altrettanto. Il terrorismo iracheno per esempio”. E come Peter Beinhart ha recentemente scritto: “Durante lo stesso periodo (2001), anche la CIA dava l’allarme. Secondo Kurt Eichenwald, ex-reporter del New York Times che ebbe accesso ai Daily Briefs preparati dalle agenzie d’intelligence per il presidente Bush nella primavera ed estate 2001, la CIA dichiarò alla Casa Bianca il 1° maggio che “un gruppo attualmente negli Stati Uniti pianificava un attacco terroristico”. Il 22 giugno, il Daily Brief avvertiva che gli attacchi di al-Qaida potrebbero essere “imminenti”. Ma gli stessi funzionari del dipartimento della Difesa che ascoltarono gli avvertimenti di Clarke si scagliarono contro la CIA. Secondo le fonti di Eichenwald, “i capi neoconservatori che avevano recentemente assunto il potere al Pentagono avvertivando la Casa Bianca che la CIA era stata ingannata; secondo questa teoria, Bin Ladin semplicemente fingeva di pianificare un attacco per distrarre l’amministrazione da Sadam Husayn, che i neoconservatori vedevano come minaccia maggiore“. Quando Clarke e la CIA attirarono l’attenzione dell’amministrazione Bush, era troppo tardi per seguire uno qualsiasi dei chiari indizi che avrebbero potuto essere seguiti per impedire gli attacchi dell’11 settembre. Gli attacchi terroristici di fondamentalisti sunniti, per lo più sauditi, non si adattano all’agenda neoconservatrice sui regimi nazionalisti arabi laici di Iraq e Siria e della Repubblica sciita iraniana, specialmente perché nemici mortali di tipi come bin Ladin. Ma gli aggressori erano, come gli iracheni, una specie di musulmani provenienti dall’area generale del Medio Oriente. E questo andava abbastanza bene per il governo idiocratico statunitense. Essendo fin da giovani consumati dal lavorio da parte dello stato, la maggior parte degli statunitensi è così istupidito ed insicuri che una relazione così insignificante, accresciuta da qualche “intelligence” inventata, era più che sufficiente per far precipitare la spettrale mandria statunitense a sostegno della guerra in Iraq. Come disse una volta Benjamin Netanyahu, “gli USA sono una cosa che potete gestire facilmente“. Se guidare il Paese in guerra fosse facile o no, c’erano solo le mani dei neocon sulla plancia. Al Pentagono c’erano Wolfowitz e Perle, con Perle-ammiratore di Rumsfeld come Segretario della Difesa. Feith era anche alla Difesa, dove creò due nuovi uffici con lo scopo speciale di spacciare “intelligence” per collegare Sadam ad al-Qaida e tessere fantasiose foto di programmi segreti delle ADM irachene. Lo stesso Wurmser lavorò in uno di tali uffici, seguito da collaborazioni con lo Stato che aiutava l’alleato dei neocon Bolton, e nell’ufficio del Vicepresidente amico dei neocon Cheney, insieme a Scooter Libby. Il condannato per l’Iran-Contra Abrams era al Consiglio di sicurezza nazionale, aiutando Condoleezza Rice. E Kristol e Kagan diedero l’assalto sui media e i pensatoi. E ci riuscirono. Wurmser finalmente ottenne il suo “caotico collasso” dell’Iraq. E Kristol alla fine ebbe la sua invincibile, irresistibile egemonia iperattiva che incombeva sul mondo come la Morte Nera. Il lancinante impero statunitense post-9/11 ebbe persino il ringhioso Dick Cheney col suo Imperatore Palpatine a preparare gli statunitensi ad accettare le torture dicendo: “Dobbiamo anche lavorare, comunque, in un certo senso, se volete“.
La guerra in Iraq finì per ritorcersi contro i neocon. Si creò un nuovo regime a Baghdad che non era più favorevole verso Israele e molto più favorevole nei confronti dei nemici d’Israele, Iran e Siria. Ma la cosa importante era che la Morte Nera du Kristol fu lanciata in orbita. Finché era ancora in modalità proattiva, non c’era nulla che i neocon non potessero risolvere con la sua terribile potenza. Questo sembrava vero anche durante la presidenza Obama. Oltre a Iraq e Afghanistan, sotto Obama la Morte Nera statunitense demolì Yemen e Somalia, ed anche Siria e Libia, dove continua il piano di Wurmser per accelerare il crollo caotico del nazionalismo arabo-secolare. Gruppi terroristici islamici, tra cui al-Qaida e ISIS, prosperavano in quel caos, ma la Morte Nera statunitense fino ad oggi ha aderito alla de-priorizzazione della minaccia islamista di Wurmser. Come diceva Yoda, “La paura è la via per il Lato Oscuro“. I neocon poterono usare la paura generata dal massiccio attacco terroristico islamico per perseguire la loro vendetta sanguinaria contro i nazionalisti arabi laici, anche a beneficio dei fondamentalisti islamici che ci hanno attaccato, perché anche dopo 12 anni gli statunitensi sono ancora troppo bigotti e ignari per distinguere i due gruppi. Inoltre, Obama andò oltre le ambizioni regionali di Wurmser e adempì ai sogni trafficati di Kristol sull’egemonia globale in misura molto maggiore di quanto Bush non abbia mai fatto. Per placare i generali e i mercanti di armi preoccupati per il possibile ritiro dai teatri iracheno e afgano, Obama lanciò il “perno” imperiale in Asia e l’invasione furtiva dell’Africa. Il ritiro fu interrotto, ma i “perni” continentali rimasero. Così le pretese di Obama a presidente di pace contribuirono a rendere il suo regime il più ambiziosamente imperialista e mondialista che la storia abbia mai visto. Ma i neocon potrebbero aver esagerato con la loro sparatoria dalla Morte Nera, perché un’altra grande potenza ora sembra decisa a fermarla. E chi attacca l’impero del male dei neocon? Nient’altro che l’originale “Impero del Male”: la vecchia nemesi dei neocon, la Russia.
Nel 2013, Putin ha frustrato diplomaticamente il tentativo dei neocon di dare il colpo di grazia al regime siriano con una guerra aerea statunitense. Poco dopo, la moglie di Robert Kagan, Victoria Nuland, strappò l’Ucraina dalla sfera d’influenza della Russia organizzando un sanguinoso colpo di Stato a Kiev. Putin contrastò annettendo senza scrupoli la provincia ucraina della Crimea. Seguì una guerra per procura tra la giunta militare e occidentale finanziata dagli Stati Uniti a Kiev e i separatisti filo-russi nell’est del Paese. Gli Stati Uniti continuano ad intervenire in Siria, sponsorizzando pesantemente un’insurrezione dominata da estremisti come al-Qaida e SIIL. Ma recentemente, la Russia decideva d’intervenire militarmente. All’improvviso, la lezione di Wolfowitz della Guerra del Golfo andava in fumo. I neocon non possono fare militarmente ciò che vogliono in Medio Oriente e credere che la Russia rimanesse ferma. All’improvviso l’arrogante sogno di Wolfowitz/Wurmser di sgretolare ed eliminare i “vecchi regimi clienti sovietici” e le “reliquie dei nemici della guerra fredda” è andato perduto. Putin decideva che la Siria sarebbe stata una “reliquia della Guerra Fredda” trasformata in parco giochi dei terroristi di troppo. L’ingresso della Russia in Siria ha messo in crisi tutti i piani dei neocon. Lavorando per distruggere al-Qaida e SIIL, invece di fare finta, come Stati Uniti e loro alleati, la Russia minaccia di eliminare lo spauracchio, le cui buffonate brutali trasmesse su Live Leak rinnovano continuamente negli statunitensi il terrore che alimenta la guerra dell’11 settembre. E dopo che Putin tolse l’opzione dell’attacco aereo degli Stati Uniti, al-Qaida e SIIL erano gli strumenti più potenti dei neoconservatori per far cadere il regime siriano. E ora la Russia minacciava di portar via anche questi giocattoli.
Se Hezbollah e Iran, con la copertura aerea della Russia, riusciranno a salvare ciò che resta della Siria dagli psicopatici salafiti, avranno più prestigio che mai in Siria e Libano, ed Israele potrebbe non poter dominare i suoi vicini settentrionali. I neocon sono lividi. Dopo i conflitti in Siria e Ucraina nel 2013, avevano già iniziato a denigrare Putin. Ora la demonizzazione è accelerata. Un esempio di tale ambiente era l’articolo di Matthew Continetti nel sito neocon che pubblica, The Washington Free Beacon. Intitolato “Dottrina Reagan per il Ventunesimo Secolo”, ovviamente intende seguire “Verso una politica estera neo-reazionaria” di Kristol e Kagan. A quanto pare, l'”impero del male” russo non è stato sconfitto, dopo tutto: ha solo dormito. E così il manifesto reaganiano aggiornato di Continetti è sottotitolato, “Come affrontare Vladimir Putin”. Le forze armate statunitensi potrebbero essere sconcertate in tutto il pianeta, come un colosso gonfio e ubriaco. Eppure, Continetti ancora diligentemente spaccia tutti i tropismi kristoliani sulla necessità dell’assertività militare (più bellicosità da ubriachezza), massiccia spesa per la difesa (più gonfiore) e “nuovo secolo americano”. Il reaganismo è necessario ora come nel 1996, confessa: infatti, lo è doppiamente, la Russia è riemersa come: “…la peggiore minaccia militare ed ideologica ali Stati Uniti e all’ordine mondiale che hanno costruito per decenni come garante della sicurezza internazionale“. Giusto, guardate tutta questa sicurezza che germoglia dai bombardamenti che gli Stati Uniti hanno fatto in gran parte del mondo. Oh aspettate no, quelli sono terroristi. Il bimbominkia Continetti, collaboratore del Weekly Standard, è piuttosto l’apprendista Sith di Lord Kristol, a giudicare dalla sua ardente fede nel dogma “Egemonia Globale Benevolente”. In effetti, condivide persino l’entusiasmo di Lord Kristol per “Egemonia Galattica Benevolente”. Fu Continetti a dare il via alla recente pantomima su Star Wars/politica estera quando twittò: “Faccio il tifo per l’Impero dal 1983“. Ciò suscitò la risposta concomitante da Kristol, che è ciò che ha reso twitter twitter. Naturalmente l’intera faccenda era probabilmente un sceneggiata coordinata tra i due neocon. Sfortunatamente per loro, demonizzare Putin sulla Siria non è facile come demonizzare Putin sull’Ucraina. Con l’Ucraina, c’è stata una narrativa abbastanza semplice (anche se falsa) per costruire una grande Russia prepotente e una perdente disgraziata Ucraina. Tuttavia, è piuttosto difficile tenere a bada il fatto che la Russia attacchi al-Qaida e SIIL, insieme a tutti gli alleati jihadisti addestrati dalla CIA che si trovano nelle vicinanze. Ed è sconvenientemente sconveniente che la dirigenza della politica estera degli Stati Uniti sia così deformata nell’attaccare la Russia che bombarda i nemici del popolo statunitense, anche se ciò salva un dittatore che alla maggior parte degli statunitensi non interessa. E ora la sfrenata e popolare carta da joker Donald Trump che scatena lo sgradito buon senso sulle sue legioni di seguaci su come retrocedere e lasciare che la Russia bombardi i terroristi anti-americani sia meglio che iniziare la terza guerra mondiale. E questo oltre al fatto che Trump sgonfia la campagna di Jeb Bush gettando ombra sull’eredità neocon di suo fratello, dai fallimenti dell’11 settembre alla disastrosa decisione di cambiare il regime in Iraq. E il pupazzo dei neocon Marco Rubio, che in realtà ha adottato “A New American Century” come suo slogan elettorale, non fa alcun progresso contro Trump. E il coinvolgimento della Russia in Siria continua a peggiorare per i neocon. Washington minacciava di ritirare il sostegno al governo iracheno se avesse accettato l’aiuto della Russia contro lo SIIL. L’Iraq comunque accettava l’aiuto russo. Baghdad inviava anche le milizie a combattere sotto la protezione aerea russa a fianco delle forze siriane, iraniane e di Hezbollah. Persino la Giordania, forza preferita nei sogni d’Israele di dominio regionale, iniziava a coordinarsi con la Russia, nonostante i miliardi di dollari all’anno di aiuti annuali da Washington. Ci sei Giordania?!
Apparentemente non ci sono abbastanza banconote della Federal Reserve nell’immaginazione di Janet Yellen per pagare Iraq e Giordania affinché tollerino un vita in mezzo a una tempesta di binladinite. E cosa farà Washington se l’intera regione avrà legami più stretti con la Russia? Cosa faranno gli statunitensi al riguardo? Un colpo di Stato in Giordania? Spenderanno più sangue e soldi per rovesciare lo stesso governo iracheno per cui abbiamo già perso sangue e denaro? Iniziare una guerra suicida con la Russia nucleare? E i sogni imperiali dei neocon si disgregano anche di fuori delle zone di guerra. Il nuovo Primo Ministro del Canada ha appena annunciato che si ritirerà dalla guerra statunitense nel Levante. L’Europa vuole scendere a compromessi con la Russia sia in Ucraina che in Siria, e questa volontà crescerà con la crisi dei rifugiati che sta affrontando. Obama ha stretto un accordo nucleare con l’Iran e ha iniziato la detenzione con Cuba. E, peggio di tutto, per i neocon, l’occupazione israeliana della Palestina viene delegittimata dal movimento BDS e dalle immagini della sua brutalità che si diffondono sui social media, insieme alle traduzioni della sua odiosa retorica. I neocon hanno morso più di quanto possono masticare e il loro impero galattico cade a pezzi prima ancora di poter conquistare completamente il primo pianeta. Quasi tutti gli imperi finiscono a causa dell’eccessiva estensione. Se persone coraggiose da Ottawa a Baghdad dicono semplicemente “basta” entro un breve lasso di tempo, è sperabile che questo impero si dissolva pacificamente come fece l’impero sovietico, lasciando intatta la sua civiltà ospite, invece di trascinarla nel dimenticatoio insieme come l’impero romano. Ma attenzione, il partito della guerra imperiale non se ne andrà silenziosamente in una notte, a meno che noi, loro base fiscale nazionale, non insistiamo sul fatto che non c’è altra via. Se, nella disperazione, iniziano a dire cose come altri stivali sul terreno, ripristinare la leva, o dichiarare la Terza Guerra Mondiale a Russia ed alleati mediorientali, dobbiamo opporci fermamente, dicendo quanto segue: “No. Non avrai mio figlio per le tue guerre. E non abbandoneremo più la nostra libertà. Non cederemo più a un regime guidato da una cricca di neocon che minaccia di estinguere la razza umana. La vostre fantasia di potere da impero universale è finita. Lasciate perdere. Oppure, come fece Anakin quando l’imperatore venne per suo figlio, scaglieremo la vostra tirannia nell’abisso”.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Totalitarismo liberale e diversione di Trump

Ajamu Baraka, Global Research 3 febbraio 2018Il circo politico in corso nella capitale dell’impero più potente del mondo si apre quasi quotidianamente con un nuovo atto che da una dimostrazione sempre più bizzarra e rivelatrice del marciume interno di una cultura e di un sistema politico in declino. Il giorno prima del primo discorso sullo stato dell’Unione di Donald Trump, il dramma del Russia-gate prendeva una svolta inaspettata e pericolosa col voto del Comitato d’Intelligence della Camera per rilasciare un memo ora classificato che sostiene che i dirigenti del Federal Bureau of Investigations (FBI) avrebbero ingannato l’US Foreign Intelligence Surveillance Court (tribunale FISA) per ottenere un mandato per impegnare ciò che i repubblicani affermano essere uno sforzo politicamente motivato per spiare la campagna di Trump, prima delle elezioni del 2016, e tentare d’indebolirne la presidenza. I democratici neoliberisti di destra impegnatisi in una vigorosa difesa delle agenzie d’intelligence dello Stato sono preoccupati dall’eventuale ricaduta pubblica. Sostengono che i repubblicani minacciano deliberatamente la fiducia nelle istituzioni statunitensi con accuse irresponsabili che sostengono la crescente percezione dell’opinione pubblica secondo cui governo ed individui nelle istituzioni governative siano intrinsecamente corrotti. I repubblicani ora si riferiscono a questo come “FBI-gate” e contro i democratici facendo appello alla dubbia idea che l’FBI sia una specie di forza politica neutrale popolata da irreprensibili, che non s’impegnerebbero mai nella cruda partigianeria asserita dai repubblicani al Congresso. Persino i congressisti del Black Caucus, l’unico caucus tradizionalmente sempre diffidente nei confronti dell’FBI per i suoi noti abusi contro gli attivisti neri, tra cui il Rev. Dr. Martin Luther King, Jr, sostengono tale istituzione e il suo ex-direttore Robert Mueller. La nuova favola su integrità e neutralità dell’FBI si basa sul presupposto che la maggioranza del pubblico abbia dimenticato o non sappia della famigerata storia dell’FBI e del suo fondatore, J. Edgar Hoover, simpatizzante razzista antisemita e fascista, che condivise il suo ossessivo anticomunismo e antisemitismo con Heinrich Himmler, capo della Gestapo di Hitler, con cui corrispose personalmente e mantenne tra la corrispondenza dell’FBI fino alla vigilia dell’invasione nazista della Polonia nel 1939. Come polizia politica della nazione, l’FBI fu al centro della repressione e della manipolazione politica per decenni. Dall’inizio della carriera di Hoover come assistente speciale del Procuratore generale A. Mitchell Palmer, quando a Hoover fu data la responsabilità di pianificare ed eseguire le famigerate “incursioni Palmer” in cui migliaia di persone furono arrestate in ventitré Stati per “attività sovversive”, al ruolo dell’FBI nel primo periodo della repressione di McCarthy, negli anni ’50, fino al programma COINTELPRO contro il movimento contro la guerra, di liberazione dei neri e per i diritti civili. La raccolta di informazioni e il ruolo controinsurrezionale dell’FBI furono coerenti.
Quando la storia e il ruolo dell’FBI sono oggettivamente intesi come componente centrale dell’apparato repressivo dello Stato, non è inverosimile accettare il senso del messaggio dell’agosto 2016 Peter Strzock, direttore della divisione controspionaggio dell’FBI, inviato a Lisa Page, funzionaria di alto livello con cui era sentimentalmente legato. In questo messaggio, è chiaro che Strzock pensava che fosse prudente sviluppare una strategia per indebolire la presidenza Trump, anche quando la possibilità che Trump venisse eletto sembrava impossibile a molti. Strzock citava in un SMS per Page su un dispositivo sicuro: “Voglio credere alla strada che hai indicato di prendere in considerazione nell’ufficio di Andy, che non è possibile che Trump venga eletto, ma temo che non possiamo correre questo rischio. È come una polizza assicurativa nell’improbabile evento in cui muori prima di 40 anni”. Questa citazione rivela due cose: (1) il pensiero di individui che detengono il potere istituzionale ed esperti nell’uso del potere istituzionale “extra-democratico”, o ciò che alcuni definiscono potere dello Stato profondo; e (2) la logica specifica per adottare ciò che sembra un classico piano del controspionaggio per influenzare, manipolare e controllare un processo politico, in questo caso l’elezione per la presidenza degli Stati Uniti. In risposta alle informazioni sul memorandum e alle accuse esplosive sulla disonestà del governo, il rappresentante Adam Schiff, membro del Partito democratico al Comitato d’Intelligence della Camera, fece la ridicola affermazione che il voto per rilasciare il memo “politicizza il processo dell’intelligence”. Forse Schiff sperava che il pubblico avesse dimenticato tutti i casi d’intelligence politicizzata prodotti a sostegno della risoluzione del Golfo del Tonchino fino all’esistenza di armi di distruzione di massa che giustificasse il disastroso attacco all’Iraq. Ma ciò di cui Schiff e certi repubblicani si preoccupano è come il pubblico risponda all’esistenza dello sforzo massiccio e coordinato per imporre un potere politico non eletto. Sono preoccupati dalla portata del coordinamento tra Stato ed elementi finanziari e aziendali svelando la realtà nascosta di come il potere reale venga esercitato a Washington e nel centro finanziario di New York, potere dietro i meccanismi atrofizzati della responsabilità e del controllo democratici.Oltre il circo: rafforzare i meccanismi ideologici e politici del dominio
È ironico, o forse solo un riflesso del potere della propaganda, che ora diventa evidente mentre l’attenzione della gente è mobilitata e diretta su fittizie fonti estere dell’interferenza elettorale da parte dei russi, che i veri colpevoli che minano una democrazia limitata esistono da sempre negli Stati Uniti e sono in bella vista. Sono coloro che hanno autorizzato l’estensione della sezione FISA 702 che consente allo Stato di raccogliere le comunicazioni dei cittadini statunitensi e persino di accedere ai database di aziende come Google per raccogliere informazioni senza un mandato. Hanno supportato l’adozione delle disposizioni “Controversia sulla propaganda straniera e la legge sulla disinformazione” della Legge sull’autorizzazione alla difesa nazionale del 2017 (NDAA), tra gli ultimi atti legislativi di Obama. Rimasero in silenzio mentre il governo perseguiva i whistleblower con lo Spionage Act, che giustificava l’estensione della sorveglianza della National Security Agency (NSA) e s’invocava la testa dell’ex-contraente federale divenuto informatore Edward Snowden. Pensano che sia una buona idea che Facebook imponga controlli “contro l’espressione” e che Google aggiusti gli algoritmi per seppellire siti alternativi e fonti di analisi “radicali”. E mentre Trump è un utile idiota dello Stato Profondo, è importante identificare chiaramente le forze che guidano tale processo dandogli legittimità politica, i liberali democratici!
Nonostante le false notizie sulla prosperità economica uscite dal discorso sullo stato dell’Unione di Trump, i membri più perspicaci e “responsabili” dell’élite al potere riconoscono il potenziale esplosivo della reale opposizione all’agenda delle élite e comprendono che la crisi di fiducia e legittimità del sistema continuerà ad aggravarsi. Il riconoscimento di ciò ha portato elementi della classe dirigente ad unirsi in un’area molto importante, la “sicurezza nazionale interna”. Ciò non riguarda la minaccia degli “attacchi terroristici” o altre minacce fisiche, ma la sicurezza che la classe dominante tenta di acquisire per sé rafforzando l’apparato statale repressivo contro il popolo. Usando il dono del “Russiagate” portato dai democratici, lo Stato, in collaborazione con l’industria della comunicazione capitalista, tenta di rafforzare la presa ideologica sul pubblico limitandogli le informazioni disponibili. La destra neoliberale ha sempre capito molto meglio della sinistra cosa intendesse il rivoluzionario cubano José Marti quando affermava che “le trincee delle idee sono più potenti delle armi“.
Quindi, mentre siamo intrattenuti dalla teatralità di Trump e rabbrividiamo di orrore dopo la sua ultima farsa, le vere forze del totalitarismo operano proprio sotto i nostri occhi, normalizzando la dittatura capitalista nel nome della difesa della libertà.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Che cos’è il “Safari Club II” e come può cambiare la dinamica del Medio Oriente

Wayne Madsen SCF 26.01.2018Durante la Guerra Fredda, la Central Intelligence Agency convinse alcuni alleati europei e mediorientali a stabilire un’alleanza d’intelligence informale i cui legami con gli Stati Uniti sarebbero stati “plausibilmente negati” nel tipico linguaggio della CIA. Nel 1976, un gruppo di direttori di agenzie d’intelligence filo-occidentali s’incontrò di nascosto al Mount Kenya Safari Club di Nanyuki, in Kenya, per organizzare un patto informale destinato a limitare l’influenza sovietica in Africa e Medio Oriente. Il gruppo si riunì sotto gli auspici del trafficante di armi e miliardario saudita Adnan Khashoggi, del presidente keniota Jomo Kenyatta e del segretario di Stato degli USA Henry Kissinger. Sebbene Khashoggi fosse presente al primo incontro di ciò che presto divenne noto come “Safari Club“, Kenyatta e Kissinger non erano presenti al raduno inaugurale delle spie. A firmare la carta di origine del Safari Club in Kenya c’erano il conte Alexandre de Marenches, direttore del servizio d’intelligence estero Service de Documentation Extérieure et de Contre-Espionnage (SDECE) francese; Kamal Adham, capo del Muqabarat al-Amah, il servizio d’intelligence saudita; il Direttore del servizio d’intelligence egiziano, generale Qamal Hasan Aly; Ahmad Dlimi, capo del servizio d’intelligence del Marocco e il generale Nematollah Nassiri, a capo dell’agenzia d’intelligence SAVAK iraniana. Ci sono indicazioni, ma nessuna prova effettiva, che il capo del Mossad Yitzhak Hofi avesse preso parte al primo incontro del Safari Club in Kenya. Il Mount Kenya Safari Club, fondato nel 1959, era di comproprietà del magnate del petrolio dell’Indiana Ray Ryan, individuo collegato a CIA e Mafia; di Carl W. Hirschmann Sr., fondatore svizzero della Jet Aviation, società aerea commerciale globale dagli stretti legami con la CIA e venduta alla General Dynamics nel 2008; e l’attore William Holden. Il 18 ottobre 1977, dopo che il Safari Club aveva trasferito il quartier generale operativo al Cairo, Ryan fu ucciso da un’autobomba ad Evansville, nell’Indiana. Holden morì solo nel suo appartamento a Santa Monica, in California, il 12 novembre 1981, dopo che, secondo quanto riferito, era inciampato sul tappeto accanto al letto, colpendo con la testa un comodino ed emorragia successiva. L’omicidio di Ryan rimane un caso aperto, mentre domande continuano a circondare la morte solitaria di Holden.
Nel 1977, Khashoggi approfittò dei problemi fiscali di Ryan col governo degli Stati Uniti e degli stessi problemi finanziari di Hirschmann per acquistare il pieno controllo del Mount Kenya Safari Club poco prima dell’omicidio di Ryan. Grazie alla sua posizione a Cairo, il Safari Club fu un elemento chiave nel reclutamento di irregolari arabi per combattere l’Unione Sovietica in Afghanistan. Khashoggi fu un attore chiave nel finanziamento della “Legione Araba” in Afghanistan, grazie al sostegno della famiglia reale saudita e del sultano Hassanal Bolkiah del Brunei. Il Mount Kenya Safari Club continuò a svolgere un ruolo utile nelle riunioni clandestine del Safari Club, tra cui quello del 13 maggio 1982 tra il ministro della Difesa israeliano Ariel Sharon; il presidente del Sudan Jafar al-Nimayri; del capo dell’intelligence sudanese Umar al-Tayab; del miliardario statunitense-israeliano Adolph “Al” Schwimmer, del fondatore delle Israel Aerospace Industries Yaacov Nimrodi, dell’ex-ufficiale di collegamento del Mossad a Teheran con la SAVAK e vicedirettore del Mossad, David Kimche. Il capo effettivo del Safari Club era, secondo alcuni resoconti di alcuni addetti ai lavori, George “Ted” Shackley che, in qualità di vicedirettore aggiunto per le operazioni della CIA, era il capo delle operazioni clandestine della CIA sotto George HW Bush. Shackley, il cui soprannome era “Blond Ghost“, fu licenziato dal direttore della CIA di Jimmy Carter, ammiraglio Stansfield Turner. Tuttavia, Shackley fu richiamato dal capo della CIA di Ronald Reagan, William Casey. Agendo da agente d’intelligence privato, Shackley fu determinante nel mobilitare la vecchia rete SAVAK del Safari Club in Europa, per creare il famigerato affare Iran-contra. Il Safari Club era responsabile di gran parte delle operazioni clandestine dell’occidente contro l’Unione Sovietica nelle zone di conflitto che si estendevano dall’Afghanistan alla Somalia e dall’Angola al Nicaragua. È ironico che un gruppo di servizi segreti e di guerriglie che supportano gli huthi nello Yemen stiano ora riprendendo il vecchio Safari Club per combattere Stati Uniti, Arabia Saudita, Israele e i loro agenti in Yemen, Corno d’Africa e Medio Oriente.
Il movimento anti-saudita Huthi nello Yemen, i cui membri aderiscono alla setta zaidita dell’Islam, si oppone alle rigide pratiche fondamentaliste del wahhabismo saudita. Gli huthi, vicini religiosamente e politicamente all’Iran sciita, hanno istituito un servizio d’intelligence estero diretto da Abdarab Salah Jarfan. Emulando il Safari Club, l’intelligence huthi ha stipulato accordi informali con il Corpo dei guardiani della rivoluzione islamica (IRGC) o Pasdaran; il Servizio di sicurezza preventiva (PSS) della Palestina; i tre rami dell’intelligence di Hezbollah, come l’Unità 1800, ramo delle operazioni speciali dell’intelligence di Hezbollah, e l’intelligence di Hamas, che ha sede a Gaza ma ha agenti in tutto il Medio Oriente. Ora che il presidente siriano Bashar al-Assad ha sbaragliato la maggior parte degli eserciti jihadisti dal suo Paese, con l’assistenza del personale inviato dagli huthi, la Siria è nella posizione migliore per dare assistenza militare alla coalizione huthi nello Yemen. Insieme, questa alleanza di forze antisioniste e anti-wahhabite, che potrebbe essere chiamata “Safari Club II“, può violare il confine saudita-yemenita e condurre operazioni contro obiettivi militari e governativi sauditi nella provincia di Asir in Arabia Saudita.
Da quando la coalizione guidata dai sauditi, che comprende anche truppe provenienti da Emirati Arabi Uniti, Pakistan, Egitto, Quwayt, Marocco, Sudan, Giordania e Bahrayn, è intervenuta nella guerra civile yemenita nel 2015 a nome del governo fantoccio filo-saudita, gli huthi hanno portato la guerra presso i sauditi. Le forze huthi sono entrate in tre regioni di confine saudite, Asir, Jizan e Najran. Gli huthi, con il sostegno dell’intelligence dei Pasdaran e di Hezbollah, crearono un gruppo secessionista saudita, l’Ahrar al-Najran, o “I liberi della regione del Najran”. Il Najran, fino al 1934, faceva parte del regno dello Yemen, il regno mutuaqilita governato da un monarca zaidita fino al 1962, quando il regno yemenita fu rovesciato. Gli irredentisti sul versante saudita del confine volevano unirsi allo Yemen. La tribù yemenita Hamdanid, che fornì il nucleo del sostegno all’ex-monarca yemenita zaidita, giurava fedeltà alla coalizione guidata dagli huthi nello Yemen. L’intelligence huthi ha anche condotto ricognizioni sulle basi navali israeliane nel Mar Rosso e in Eritrea, nell’arcipelago Dahlak e nel porto di Massawa. Gli huthi hanno anche sorvegliato le operazioni militari saudite ed emiratine nella città portuale eritrea di Assab. Nel 2016, le forze huthi avrebbero attaccato il quartier generale della Marina eritrea dopo che le forze saudite arrivarono nella città portuale. Gli huthi potrebbero essere stati aiutati da un altro alleato del Safari Club II, il gruppo d’opposizione eritreo Organizzazione Democratica Afar del Mar Rosso (RSADO), sostenuto anche dall’Etiopia. Nel 2016, gli huthi effettuarono con successo un’incursione nell’Asir e catturarono una base militare saudita, insieme a un deposito di armi statunitensi e canadesi. La sponsorizzazione del Safari Club II del movimento secessionista in Arabia Saudita è simile al sostegno dell’originale Safari Club a vari gruppi di insorti, tra cui UNITA in Angola, RENAMO in Mozambico e contras in Nicaragua.
Gli sconvolgimenti politici nello Yemen e in Arabia Saudita hanno portato a nuove alleanze tra la coalizione saudita e i membri del Safari Club II. Il 4 novembre 2017, il principe ereditario dell’Arabia Saudita, Muhamad bin Salman, consolidava il potere politico arrestando diversi principi della Casa dei Saud, così come importanti ministri, ecclesiastici e uomini d’affari. Un elicottero che trasportava il principe Mansur bin Muqrin, vicegovernatore della provincia di Asir, e altri sette alti funzionari sauditi, si schiantò vicino Abha, nella provincia di Asir, al confine con lo Yemen settentrionale controllato dagli huthi. Ci furono diversi rapporti secondo cui l’elicottero fu abbattuto dai sauditi dopo aver appreso che volava verso lo Yemen controllato dagli huthi, dove il principe e il suo partito avrebbero ricevuto asilo politico. Un principe saudita che si univa agli huthi sarebbe stato un grande colpo del Safari Club II. Allo stesso tempo, gli huthi si schieravano nella confusione all’interno della Casa dei Saud, l’intelligence huthi, aiutata dalle impressionanti capacità nell’intelligence elettronica di Hezbollah, intercettò una serie di messaggi tra l’ex-presidente yemenita Ali Abdullah Salah, ex-alleato degli huthi, e gli Emirati Arabi Uniti e la Giordania, alleati dei sauditi. Si scoprì che Salah stava negoziando un accordo separato con la coalizione saudita-emiratina, un atto visto come tradimento dagli huthi, che assaltarono la residenza di Salah nella capitale yemenita Sana, giustiziandolo sul posto. Va notato, oltre l’ironia, che il Safari Club II combatte contro molti membri del Safari Club originale. Ad eccezione dell’Iran, ora membro del Safari Club II, i vassalli degli Stati Uniti Arabia Saudita, Israele, Francia, Egitto, Marocco e Sudan. Henry Kissinger, patrono del Safari Club originale, ora consiglia il genero di Donald Trump, Jared Kushner, agente presso la Casa Bianca del Mossad, sui frequenti rapporti col principe ereditario saudita ed altri attori regionali nel Medio Oriente, compresi gli israeliani. Il Safari Club II ha qualcosa che mancava al primo Safari Club: il supporto popolare. La convergenza di interessi dei popoli oppressi di Yemen, Libano, Cisgiordania e Gaza, con le preoccupazioni geopolitiche e di sicurezza dell’Iran, e più recentemente, come risultato dei sotterfugi degli Emirati Arabi Uniti, del Qatar, fornisce al Safari Club II un vantaggio nella propaganda. Originariamente membro della coalizione saudita nello Yemen, col boicottaggio economico da parte di Arabia Saudita, Bahrayn, Quwayt ed Emirati contro il Qatar, l’alleanza Safari Club II otteneva un simpatizzante a Doha, capitale del Qatar. La Cina, che collaborò con l’originale Safari Club nelle operazioni in Afghanistan e Angola, ha ricevuto le delegazioni huthi a Pechino. La Cina inoltre arma la coalizione huthi nello Yemen attraverso l’Iran. L’Oman, rimasto neutrale nella guerra civile yemenita, fu scoperto nel 2016 fornire armi agli huthi su camion con targhe omanite. Il governo iracheno guidato da sciiti è anche noto sostenitore degli huthi.
La CIA e i suoi alleati della Guerra Fredda, nel formare l’originale Safari Club, diedero un modello inestimabile alle popolazioni assediate di Yemen, Corno d’Africa e Medio Oriente. Il Safari Club II da a sauditi, israeliani, statunitensi, egiziani, marocchini ed altri, come lo Stato islamico e al-Qaida nello Yemen finanziati dai sauditi, un assaggio della propria amara medicina.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Cambogia si rivolge alla Russia

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 29.01.2018L’Unione Sovietica collaborò attivamente con l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN), sostenendola nelle lotta per l’indipendenza e nell’opposizione alle politiche occidentali. Dopo la caduta dell’URSS e la fine della “Guerra fredda”, la cooperazione tra l’URSS (e successori) e ASEAN diminuì significativamente. Tuttavia, negli ultimi anni la leadership russa ha adottato una serie di importanti misure per ripristinare le relazioni con l’ASEAN. Come in passato, queste misure riguardano cooperazione economica ed unione delle forze per resistere ai tentativi occidentali d’imporsi all’ASEAN. Esempio di Paese dell’ASEAN con cui la Russia sviluppa le relazioni è la Cambogia. Il regno di Cambogia si trova nella parte meridionale della penisola indocinese ed è uno dei Paesi meno sviluppati economicamente nella regione. Tuttavia, la Cambogia ha diritto di voto nell’ASEAN, che ne fa un partner attraente per i Paesi che desiderano influenzare il gruppo. L’occidente cerca di sviluppare la cooperazione con Phnom Penh, ma dato che l’influenza degli Stati Uniti nella regione Asia-Pacifico diminuisce, mentre quella della Cina aumenta, la Cambogia in misura crescente sceglie di lavorare con quest’ultima. La Cina chiaramente adotta misure attive per rafforzare le posizioni in Cambogia, sviluppando legami commerciali ed investendo ingenti somme nella sua economia. Tuttavia, la Russia presta molta attenzione alla Cambogia ed amplia le relazioni economiche, così come politiche, con questo Paese. Va sottolineato che anche l’URSS cooperò attivamente con la Cambogia e fornì una quantità significativa di aiuti. Una questione importante nelle attuali relazioni tra Cambogia e Russia sono i colloqui sulla cancellazione, o almeno riduzione, del debito da 1,5 miliardi di dollari della Cambogia. Considerando le relazioni amichevoli tra i due Paesi, ci sono motivi per sperare che il debito venga cancellato. Un segno dell’alto livello raggiunto dalle relazioni politiche tra Mosca e Phnom Penh è la nomina della Russia a principale osservatore delle imminenti elezioni nazionali cambogiane, che si terranno nel luglio 2018. Assumendo questo ruolo la Russia fornisce un importante servizio al governo cambogiano del Primo ministro Hun Sen. Il fatto è che nel settembre 2017 fu arrestato Kem Sokha, capo del principale partito di opposizione cambogiano, il National Rescue Party (CNRP), per tradimento. Nell’ottobre 2017, il governo intentò una causa per sciogliere il CNRP, per attività anti-statali. Nel novembre 2017, tale partito annunciò lo scioglimento, anche se prima aveva previsto di candidarsi alle elezioni del 2018. Stati Uniti, UE e vari altri Paesi immediatamente accusavano il governo cambogiano di perseguitare il primo partito d’opposizione del Paese affermando che ciò automaticamente invalidasse le prossime elezioni. Chiesero anche sanzioni contro la Cambogia. È difficile prevedere fino a che punto si sarebbe arrivati se la Russia non fosse intervenuta.
Secondo i media, l’accordo per consentire agli osservatori russi di monitorare le elezioni cambogiane è stato concluso dal Primo ministro Dmitrij Medvedev in persona. Questo accordo fu raggiunto incontrando Hun Sen al summit dell’ASEAN del novembre 2017 a Manila, capitale delle Filippine. Dmitrij Medvedev osservò le lunghe e ricche relazioni tra Cambogia e Russia, risalenti al 1956, quando le relazioni diplomatiche tra i due Paesi furono ufficialmente stabilite. Il primo ministro russo annunciava che i due Paesi continuavano a comunicare ai massimi livelli, come dimostrato dai frequenti incontri con Hun Sen tra il 2014 e il 2016. Secondo Dmitrij Medvedev, la vicinanza delle relazioni tra Russia e Cambogia è dimostrata da varie cooperazioni economiche, tra cui gli scambi tra i due Paesi e la popolarità della Cambogia come meta per i turisti russi. Dal tono del discorso del Primo Ministro russo sulle relazioni tra Russia e Cambogia, sembra probabile che la valutazione degli osservatori russi delle elezioni cambogiane sarà positiva, anche se gli osservatori dell’OSCE hanno un’opinione diversa. Secondo gli analisti, il partito nazionale al governo in Cambogia, guidato da Hun Sen, è il probabile vincitore delle elezioni.
La cooperazione con potenti attori internazionali come Russia e Cina sarà di grande valore per la Cambogia se l’influenza occidentale nel suo territorio continua a diminuire. Nonostante gli Stati Uniti restino il principale partner commerciale, la Cambogia continua a sviluppare relazioni coi partner eurasiatici e a collaborarvi, anche in settori come la vendita di armi. Nel novembre 2017, due navi della Flotta del Pacifico russa, Admiral Panteleev e Boris Butoma, attraccarono nel porto cambogiano di Kampongaon, in visita informale nella crociera nei mari del sud-est asiatico e dell’Asia orientale, volta a rafforzare la cooperazione con le forze navali di Cina ed ASEAN. Durante la permanenza in Cambogia, i marinai russi parteciparono alle manovre congiunte con la Marina cambogiana. Secondo i media, Mosca e Phnom Penh discutono la possibilità che la Cambogia conceda alla Marina russa il diritto di utilizzare i porti su base permanente. Va ricordato che nel 2017 la Cambogia si ritirò dalle esercitazioni congiunte con gli Stati Uniti. Altra area in cui Russia e Cambogia cooperano è l’energia nucleare. La Cambogia intende sviluppare questo settore e si affida all’assistenza russa per costruire la prima centrale nucleare. Nel 2015, il governo cambogiano e Rosatom, società statale russa per la tecnologia nucleare, firmarono un memorandum d’intesa sulla cooperazione relativa agli usi pacifici dell’energia nucleare. Da allora, non ci sono stati sviluppi significativi nella collaborazione tra Russia e Cambogia sul nucleare. Tuttavia, data la crescente cooperazione tra i due Paesi e il ruolo della Russia come osservatrice alle elezioni cambogiane, ci si augura che tutti i progetti congiunti dei due Paesi siano presto completati.
Considerando quanto sopra, si può concludere che la Cambogia si avvicina sempre più alla Russia, mentre si allontana da Stati Uniti ed UE. Poiché la Cambogia è un membro a pieno titolo del gruppo ASEAN, la cooperazione con essa aumenterà l’influenza della Russia in tutti gli Stati aderenti all’importante organizzazione del Sud-Est asiatico.Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio