La Francia è in guerra con la Turchia?

Gearóid Ó Colmáin, Global Research 3 aprile 2018Mentre i diplomatici russi vengono espulsi dall’Europa, portando il mondo sull’orlo della guerra, la NATO in Siria sembra disintegrarsi. Il 29 marzo, il presidente francese Emmanuel Macron diceva che la Francia avrebbe inviato truppe ad aiutare i curdi nella Siria settentrionale a combattere le forze turche. La Turchia aveva lanciato l’operazione Olive Branch il 20 gennaio per cacciare le forze curde del PYD-YPD da Ifrin, nel nord della Siria. I gruppi del PYD-YPD furono ribattezzati Forze Democratiche Siriane (SDF) su richiesta degli Stati Uniti per nasconderne i legami col Partito dei Lavoratori Curdi (PKK) in Turchia, che Ankara afferma essere un’organizzazione terroristica.
Ora Ankara accusava Parigi di sostenere il terrorismo contro la Turchia e minacciava di reagire se la Francia inviasse alle SDF truppe. Parigi si era offerta di “mediare” tra governo turco e SDF, offerta respinta con sprezzo da Ankara. In un’intervista a Le Monde , l’ex-presidente francese Francois Hollande descriveva la Turchia alleata nella guerra con un alleato dei francesi. Insisteva, tuttavia, a che la Francia continuasse a sostenere i curdi. Hollande accusava Mosca di permettere alla Turchia d’invadere la Siria per indebolire e dividere la NATO. Il presidente Donald Trump dichiarava che gli Stati Uniti intendono ridurre le operazioni in Siria. Sembra che la Francia stia ora adempiendo ai suoi doveri di Stato-vassallo degli Stati Uniti, fornendo truppe a sostegno delle forze curde della NATO. Quindi, Francia ed Unione europea affronteranno l’ira della Turchia, mentre gli Stati Uniti passano in secondo piano? Secondo il direttore di Stratfor George Friedman, l’esercito turco è più potente degli eserciti francese e tedesco messi insieme. La Turchia di Erdogan ha l’ambizione di far rivivere il passato ottomano. La Turchia è una potenza strategica chiave tra Oriente e occidente. Ankara ha una presenza militare in Qatar e Somalia, dando alla potenza mediterranea accesso ad importanti centri strategici sul Mar Rosso e l’Oceano Indiano. Negli ultimi anni la Turchia ha aumentato investimenti ed impegno nei Paesi africani. Etiopia, Somalia, Sudan, Nigeria, Ghana e Sudafrica sono diventati importanti partner commerciali dei turchi. Una delle ragioni dell’ostilità francese con la Libia di Gheddafi era la determinazione a competere contro l’influenza francese in Africa. La crescente influenza della Turchia in Africa sarà, prima o poi, una preoccupazione per le potenze dell’Europa occidentale, specialmente la Francia. Ma i rapporti franco-turchi non sono sempre stati pessimi. Nel XVI secolo la Francia si appoggiò agli ottomani per contrastare il Sacro Romano Impero. Attraverso l’alleanza cogli ottomani, la Francia ottenne importanti concessioni commerciali (“capitolazioni”) in Medio Oriente. I francesi continuarono a usare l’alleanza cogli ottomani per contenere gli austriaci nel 17° e 18° secolo.

La politica del genocidio
Ma negli ultimi anni la Francia è sembrata decisa ad inimicarsi il vecchio alleato diplomatico. Nel 2016 l’assemblea francese approvava una legge che rende illegale “negare” il genocidio armeno del 1915. Da allora ogni storico che dubiti di aspetti della storia “ufficiale” potrebbe finire in prigione e subire una multa di 45000 euro. La Turchia continua a negare la responsabilità del genocidio armeno. Dato che la legge Gaysot rende illegale mettere in discussione qualsiasi aspetto del genocidio ebraico durante la Seconda guerra mondiale, la storia in Francia rientra sempre più nella giurisprudenza piuttosto che nella storiografia. Il tentativo della Francia di legiferare sulla storia turca era chiaramente una mossa politica volta a colpire un potenziale rivale geopolitico. Il genocidio armeno è diventato une cause célèbre tra attori d’élite ed attivisti della dirigenza imperiale occidentale. Verso la fine del XIX secolo, le potenze occidentali si erano pesantemente infiltrate nell’impero ottomano tramite i contatti con potenti ufficiali armeni. Nazionalisti e socialisti armeni formarono il Comitato Hunchak e la Federazione Rivoluzionaria Armena (ARF). I turchi credono che questi gruppi furono incoraggiati dall’imperialismo europeo e russo a ribellarsi contro il governo ottomano per destabilizzare l’impero. Qualunque sia la verità storica sul genocidio, la causa del genocidio armeno è una caratteristica chiave della politica imperialista occidentale nei confronti della Turchia. Il sostegno della Francia alle cause armena e curda e l’ostilità nei confronti della Turchia nell’Unione europea, indicano con forza che i francesi temono il crescente potere della Turchia. Tuttavia, la Francia è una delle maggiori fonti di investimenti esteri diretti in Turchia e la rottura delle relazioni metterebbe a repentaglio molti potenti interessi.

Il nuovo alleato d’Israele
I curdi hanno amici importanti a Parigi. Il filosofo Bernard Henri-Levy fece grevi pressioni in Francia a loro favore. Bernard Henri-Levy svolse un ruolo chiave per spingere all’intervento francese in Libia nel 2011. Levy non nasconde che la sua fedeltà va ad Israele. Uno Stato curdo in Siria sarebbe negli interessi geopolitici di Israele. Circondati da arabi ostili e turchi, i curdi si affiderebbero inevitabilmente ad Israele, facilitando così l’egemonia israeliana nella regione. Sin dalla Guerra Fredda, la politica statunitense verso la Turchia era usarla contro l’URSS. La Turchia fu un attore centrale nella destabilizzazione e distruzione della Siria. Ma Ankara è entrata in Siria con la sua agenda geo-strategica. Ora gli interessi della Turchia sono minacciati dall’alleanza militare occidentale. La NATO, che finora ha sostenuto migliaia di gruppi terroristici, molti dei quali si combattono, sembra disintegrarsi in Siria. Il presunto “socialismo” dei gruppi curdi in Siria era propaganda dei media occidentali. Non c’è niente che anarchici piccolo-borghesi ed autoproclamati “socialisti rivoluzionari” amino di più della visione delle milizie curde con Guevara e i loro “consigli operai”. La natura acefala delle forze del PYD-YPG (Unione Democratica – Unità di Protezione del Popolo) in Siria rispecchia il genere di rivoluzioni e “rivolte spontanee” fomentate dalla CIA nei Paesi in via di sviluppo, e sempre più nel primo mondo; assicurando il dominio dell’imperialismo sul movimento. Nel 2017 furono formate forze guerrigliere rivoluzionarie internazionali per fornire sostegno anarchico e femminista alla causa curda dell’imperialismo. La diffusione della perversione sessuale nel mondo in via di sviluppo attraverso l’ideologia pseudo- sinistra è diventata, negli ultimi anni, l’autentica avanguardia dell’imperialismo occidentale. I marxisti-leninisti consideravano l’omosessualità un problema sociale che, nella sua manifestazione moderna, era attribuita alla decadenza borghese; ma oggi vi sono pochi marxisti-leninisti che avrebbero il coraggio di dirlo. Il PYD curdo ha stretti legami con la Rosa Luxemburg Stiftung in Germania, decisiva nel colpo di Stato neo-nazista della CIA nel 2014 in Ucraina. Nel mondo, il terrorismo di sinistra postmoderno e il jihadismo taqfirita aprono la strada all’imperialismo.

Imperialismo turco
Dopo la psyop Skripal contro la Russia, Ankara si è rifiutata di espellere i diplomatici russi. Ora sembra che la Turchia non possa più essere utilizzata dall’occidente per colpire la Russia. La Turchia è un impero emergente con propri interessi strategici. Nel XXI secolo non ha molto senso geopolitico per un impero come la Turchia rimanere legato agli interessi dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico: la Turchia non è una potenza atlantica. Come potenza marittima con accesso strategico a Mar Nero, Mediterraneo e ora Mar Rosso e Oceano Indiano, il Neo-ottomanesimo turco è una realtà. Sebbene sia ancora in guerra cogli alleati siriani di Russia e Iran, e profondamente complice del rafforzamento del terrorismo, Ankara gravita sempre più verso l’asse Mosca-Tehran negli ultimi due anni. Nondimeno, la posizione geopolitica intermedia della Turchia la rende un partner inaffidabile per gli eurasiatici. I terroristi uighuri che combattono per l’indipendenza della provincia cinese di Xinyang (Turkestan orientale), sono ancora sostenuti da Ankara; e non vi è alcuna indicazione che il regime turco abbia reciso i legami col terrorismo taqfiro. Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha minacciato l’Europa in passato. Nel 2016 avvertì che la Turchia avrebbe inondato l’Europa di migranti se l’UE non avesse accolto la richiesta di altro denaro per far fronte alla crisi migratoria. Erdogan ancora minaccia l’Europa. Mentre i migranti continuano ad arrivare in massa nelle città europee, con migliaia di terroristi islamici e di al-Qaida tra di loro, la Francia gioca col fuoco andando contro la Turchia. Con l’intensificarsi della crisi migratoria in Francia e nell’Unione europea in rovina, la Francia non potrà combattere guerre all’estero, soprattutto contro behemoth militari in ripresa come la Turchia. Gli analisti statunitensi prevedono che la “Nuova Europa”, anziché la “Vecchia Europa”, intraprenderà tale compito. La Polonia è fuori dal tiro dell’UE. La Polonia comprende che l’immigrazione di cittadini culturalmente dissimili non è nel suo interesse, ed è armata fino ai denti dagli Stati Uniti. Se l’Unione dovesse collassare, ne conseguirebbe il caos. La Francia affronterà lotte indipendentiste in Corsica e terrorismo islamista su larga scala. Solo Ungheria, Austria, Polonia, Repubblica ceca e Slovacchia potranno difendere l’Europa dall’assalto neo-ottomano. Ma non dovremmo illuderci della natura di tale “difesa”. Lo zio Sam sosterrà entrambe le parti fin quando una guerra di tutti contro tutti porterà l’umanità più vicino al governo globale. L’ex-commissario UE Javier Solana affermò che l’Europa è il laboratorio del governo mondiale. Un prolungato periodo di austerità e guerra civile costringerà i cittadini a guardare alle istituzioni globali per avere pace e protezione. Quando i piani per la primavera araba furono annunciati dall’ex-segretaria di Stato statunitense Condoleezza Rice al comitato degli affari pubblici americano-israeliano nel 2005, fece riferimento alla necessità di un “caos creativo” nella riconfigurazione del “nuovo Medio Oriente”. Ciò che ora affrontiamo è il caos creativo che precede la “Nuova Europa” e, soprattutto, il “Nuovo ordine mondiale”…Traduzione di Alessandro Lattanzio

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L’alba della guerra psicografica

Wayne Madsen SCF 26.03.2018Da qualche parte nelle viscere del complesso israeliano di sorveglianza-intelligence-militare, forse in una dozzina o più laboratori informatici altamente protetti a Tel Aviv, Herzliya, Ramat Gan e Petach Tikva, l’idea fu per la prima volta sollevata. Prendendo in prestito gli strumenti psicografici sviluppati dalle società di marketing online e abbinandoli con metodi di propaganda antichissimi e tecniche di guerra psicologica più moderne utilizzate dai servizi militari e d’intelligence, è stato deciso che le elezioni possono essere manipolate, non alle urne, ma influenzando gli elettori. Benvenuti nel mondo della guerra basata sui risultati psicografici o “POW”. Non è più di moda interferire nel conteggio dei voti. Invece, gli esperti di guerra psicografica hanno deciso che è molto più vantaggioso influenzare gli elettori prima di esprimere il voto. Questa forma di guerra informatica apparve nel 2006 dopo lo sviluppo del Megaphone Desktop Tool, un programma software progettato per rispondere a ciò che era considerato contenuto anti-israeliano sul web. Utilizzando feed RSS (Rich Site Summary), Megaphone e un’organizzazione di propaganda ombrello denominata Give Israel Your United Support (GIYUS) poterono sostenere le politiche israeliane votando automaticamente nei sondaggi on-line, rispondendo ai commenti ritenuti negativi nei confronti d’Israele nelle chat room e nei forum online e indirizzando la posta elettronica a varie organizzazioni giornalistiche, tra cui BBC, Independent Television News (ITN) e Reuters. Secondo “The Register” nel Regno Unito, ciò che Megaphone fece fu “un esercizio high-tech sul ballottaggio“. Megaphone fu soprannominato “lobby”. Nel 2007, Megaphone fu riprogrammato per altri usi e una versione riveduta fu commercializzata da Collactive, un’azienda al centro della diffusione di software spamming a rivenditori online senza scrupoli. Il denaro per Collactive fu fornito da Sequoia Capital, una società di capitale di rischio di Menlo Park, in California, attiva nel finanziamento di imprese ad alta tecnologia israeliane. Non è un caso che il quartier generale della Sequoia Capital si trovi a soli 12 km dalla sede centrale di Facebook ad East Palo Alto. Il nesso tra gli sviluppatori di software per lo spamming e le società di datamining sono profonde quanto tra Facebook e Google, quest’ultimo a sole 10 miglia da Sequoia, costituirebbe una seria minaccia per le elezioni in oltre 100 Paesi, regioni e province in tutto il mondo. È ormai noto che Facebook consentiva a Cambridge Analytica, società del Regno Unito, di estrapolare l’onnipresente repository di dati personali dai provider, sviluppare software per il targeting geo-demografico e quindi influenzare gli elettori nel mondo. Lungi dal manomettere le macchine per il voto o di tabulazione dei voti, ciò che Cambridge Analytica ha fatto, insieme alla consociata negli Stati Uniti Cambridge Analytica LLC, era manomettere le menti degli elettori. Ciò fu realizzato utilizzando sofisticati programmi psicografici. Dopo diverse elezioni discutibili negli Stati Uniti, come le elezioni presidenziali del 2000 e 2004, fraudolente in Florida e Ohio, il nuovo metodo di “lancio” delle elezioni risiedeva sulle decisioni degli elettori. Analizzando psicologicamente gli elettori in base ad attività e comportamento, interessi, atteggiamenti, valori sul web, Cambridge Analytica, armata di un software basato sui risultati delle elezioni, poté condurre campagne da guerra psicologica di massa per allontanare gli elettori da determinati candidati, partiti e scelte referendarie popolari. Il fattore determinante nella vittoria elettorale di Trump fu il microtargeting di 230 milioni di elettori statunitensi utilizzando ben 5000 diversi vettori di raccolta dati dai massicci database di Facebook, Twitter, Google e altre applicazioni dei social media. In quasi tutti i casi in cui le elezioni erano influenzate da tali operazioni di manipolazione, i vincitori erano partiti e candidati favorevoli agli interessi israeliani. GIYUS e Megaphone divennero da operazione di propaganda ad operazione d’influenza determinante sull’esito del voto, con un cambiamento comportamentale elettorale in piena regola. Invece di sondaggi on-line che soccombevano ai creatori di tali illeciti, era il voto vero a divenire obiettivo della manipolazione psicologica “Made in Israel“.
La vittoria elettorale di Donald Trump nel 2016 fu favorita da Long Island dal magnate degli hedge fund di New York e scienziato informatico Robert Mercer. Mercer, un prodotto di destra del complesso d’intelligence militare, grazie ai suoi primi lavori sull’intelligenza artificiale per il Laboratorio di armi dell’aeronautica statunitense presso la base militare di Kirtland, nel Nuovo Messico. Mercer poté trasformare l’intelligenza artificiale utilizzata per i sistemi d’arma per prevedere vincitori e perdenti nel mercato azionario. I programmi sviluppati da Mercer l’hanno reso miliardario. La Renaissance Technologies di Mercer era un importante investitore della Cambridge Analytica. Robert Mercer e sua figlia Rebekah Mercer furono anche i principali finanziatori del sito di destra filo-Trump Breitbart News. Cambridge Analytica, lavorando a braccetto con Breitbart e l’unità operativa digitale della campagna presidenziale Trump, impegnata in una campagna da guerra psicologica mai vista nella storia degli Stati Uniti, fu preceduta da operazioni di interferenza elettorale praticamente non dichiarate in Europa, America Latina e Asia. La società madre di Cambridge Analytica, SCL Group di Londra, già Strategic Communication Laboratories (SCL), collegata a Ministero della Difesa inglese, MI-6 e dipartimenti della Difesa e dello Stato degli Stati Uniti, fu fondata nel 1993 da un ex-dirigente della società pubblicitaria Saatchi & Saatchi. Il gigante pubblicitario fu fondato nel 1970 dai fratelli Maurice e Charles Saatchi, che provenivano da una famiglia ebrea molto ricca di Baghdad, in Iraq. I fratelli Saatchi, entrambi ebrei ortodossi, come il genero di Trump Jared Kushner e la figlia Ivanka Trump, sono forti sostenitori di Israele. Le connessioni tra SCL e Cambridge Analytica nelle precedenti operazioni di propaganda sul web sviluppate dall’intelligence israeliana, quindi, non dovrebbero sorprendere. Uno psicologo di Cambridge Analytica, Michal Kosinski, fu coinvolto nella ricerca di un’azienda privata che concluse che gli utenti di Internet che “gradivano” le scarpe Nike e le barrette di cioccolato KitKat erano anche anti-israeliani. Alcuni fondi di Kosinski provenivano dall’Agenzia per la ricerca avanzata di difesa degli Stati Uniti (DARPA), nota operazione di riciclaggio e ricerca di Central Intelligence Agency e National Security Agency.
Né dovrebbe sorprendere che Cambridge Analytica abbia assunto i servizi di due rabbiosi funzionari filo-israeliani nella campagna di Trump e nella prima amministrazione, l’incriminato l’ex-consigliere della sicurezza nazionale di Trump, tenente-generale Michael Flynn, e l’ex-stratega capo di Trump, Steve Bannon. Jared Kushner, il cui ex-detenuto padre Charles Kushner ha stretti legami con l’intelligence israeliana, supervisionò personalmente l’impiego di Cambridge Analytica nella campagna Trump. Infatti, la classica “intelligenza” usata da Cambridge Analytica, sotto la direzione del suo ex-amministratore delegato Alexander Nix, scatenò voci malevoli sull’orientamento sessuale dei candidati politici e su altre abitudini sessuali, oltre a cercare di comprometterli con attraenti prostitute ucraine, tattiche preferite dal Mossad di Israele. Charles Kushner impiegò tattiche d’intrappolamento, con un”honeytrap” omosessuale guidato dall’intelligence israeliano, l’ex governatore democratico del New Jersey Jim McGreevey. Charles Kushner fu anche accusato in tribunale di cercare di usare prostitute per intrappolare il contabile e il cognato, testimoni del governo nel processo federale per corruzione intentatogli contro. Cambridge Analytics aveva almeno 10 dipendenti nelle operazioni digitali della campagna Trump, guidati da Brad Parscale, recentemente nominato capo della campagna elettorale di Trump per il 2020. Ci sono anche collegamenti tra Cambridge Analytica e Palantir, l’azienda fondata con fondi venture capital della CIA e guidata dal caro amico e consigliere economico di Trump Peter Thiel. Con sede a pochi chilometri da Facebook e Google a Palo Alto, Palantir utilizza dati personali e geo-spaziali supportando Pentagono e comunità di intelligence degli Stati Uniti nelle operazioni di guerra psicologica ed “operazioni informative” micro e macro-mirate. Ed è a sole 10 miglia da un’altra azienda che avviata con capitale iniziale della CIA, Oracle, Inc., il nonno dei database relazionali. In un’esposizione su Cambridge Analytica trasmessa da Channel 4, Nix rivelò che l’azienda utilizzava “alcune compagnie israeliane“, che considerava “molto efficaci nella raccolta di informazioni“. Lo sviluppatore dell’applicazione utilizzata da Cambridge Analytica per raccogliere ed estrarre dati personali di 50 milioni di utenti statunitensi di Facebook, per scopi politici e di altro genere, è Aleksandr Kogan, collega di Kosinski. Nato in quella che era la Repubblica socialista sovietica moldava, Kogan e la famiglia erano tra le centinaia di migliaia di ebrei residenti nell’Unione Sovietica che emigrarono negli Stati Uniti negli ultimi anni dell’URSS. In una mossa degna del peggior James Bond, Kogan cambiò nome in Dr. Alexander Spectre. È interessante notare che un programma dannoso che abbatte la sicurezza delle applicazioni informatiche “sicure” è anche noto come “Spectre“. Molti ebrei moldavi fungono da boss in quello che il Federal Bureau of Investigation chiama “mafia euroasiatica”. Il Presidente Vladimir Putin aveva assolutamente ragione quando dichiarò a NBC News che dei russi non sarebbe coinvolti nell’ingerenza delle elezioni statunitensi, ma che potevano essere “ucraini, tartari o ebrei con cittadinanza russa… Forse doppia cittadinanza o visto. O forse gli statunitensi li hanno pagati per questo lavoro“.
Sulla base delle origini di Cambridge Analytica, SCL Group, Renaissance Technologies, Saatchi & Saatchi, Sequoia Capital, Facebook, Google, Palantir, Collactive e Megaphone/GIYUS, non c’è “forse” sul coinvolgimento di ucraini e ebrei ex-sovietici nella psicologia della manipolazione elettorale. Si potrebbe aggiungere alla lista del Presidente Putin, moldavi, israeliani e cittadini inglesi e statunitensi, per non parlare di lettoni, estoni, rumeni, turchi e macedoni. SCL Group ha condotto ricerche classificate per il Ministero della Difesa inglese e la NATO su “Target Audience Analysis” (TAA), sottoinsieme di ciò che le agenzie d’intelligence occidentali chiamano “Population Intelligence“. Piuttosto che avere legami con l’intelligence o il governo russi, Cambridge Analytica e la collegata SCL Group hanno un rapporto diretto con Whitehall, Pentagono, Foggy Bottom, US Defense Intelligence Agency quando era sotto il comando del generale Flynn, quartier generale del partito conservatore del Regno Unito, quartier generale della NATO a Bruxelles e, in particolare, Mossad e ministero della Difesa israeliano a Tel Aviv. L’ex-commissario per la privacy australiano Malcolm Crompton, ha riassunto il modo in cui aziende come Cambridge Analytica e SCL Group interferiscono nelle elezioni. Disse al “Brisbane Times” che i partiti politici, da soli, vanno biasimati. Crompton disse che i partiti usano “macchine molto sofisticate sull’elettorato” che raccolgono informazioni dai contatti cogli elettori. Aggiunse che tali “fonti di informazione potrebbero poi essere combinate con i dati di Facebook per costruire il profilo degli elettori“. La portata delle interferenze elettorali di Cambridge/SCL Group nel mondo è sbalorditiva. Oltre agli Stati Uniti, il conglomerato è stato attivo nelle elezioni in Kenya, India, Trinidad e Tobago, Antigua e Barbuda, Moldova, St. Lucia, Argentina, Repubblica Ceca, Ghana, Lettonia, Italia, Nigeria, St. Kitts-Nevis, Messico, Giamaica, Polonia, Scozia, Lituania, Germania, Francia, Ungheria, Romania, Tailandia, Sud Africa, Brasile, Indonesia, Irlanda del Nord, Kedah, Bihar, Colombia, Dominica, St. Vincent e Grenadine, Islanda, Nepal, Iran, Malesia e nella campagna “Leave” della Brexit nel Regno Unito.
Nel 2015, gli hacker israeliani di Cambridge Analytica, che lavoravano dall’ufficio di Londra, hackerarono le e-mail dell’ex-candidato presidenziale nigeriano Muhammadu Buhari per scovare informazioni personali imbarazzanti sul candidato musulmano. Ciò avrebbe giovato al presidente in carica Goodluck Jonathan, cristiano che sosteneva stretti legami con Israele. Nello stesso anno, gli hacker israeliani hackerarono e-mail e cartelle cliniche del leader dell’opposizione di St. Kitts-Nevis, Timothy Harris, del Partito laburista popolare. Il governo israeliano era noto opporsi ad Harris per la sua politica volta a rafforzare i legami col Venezuela, deciso avversario d’Israele. Harris, contro le probabilità imposte dagli hacker israeliani e da Cambridge, vinse le elezioni. Cambridge Analytica colpì ancora nel 2017, quando sostenne la rielezione del presidente Uhuru Kenyatta in Kenya diffondendo online voci e pettegolezzi sul suo avversario, usando Facebook e l’applicazione Whatsapp. Kenyatta mantenne forti relazioni d’intelligence e militari con Israele. In quasi tutte le elezioni in cui interferirono, Cambridge Analytica e SCL lo fecero per conto di capi e partiti favorevoli allo stretto legame con Israele. Non è una coincidenza. Con tutta l’attenzione sull’integrità elettorale, ora arriva un’azienda che offre tecnologia blockchaining per controllare e autenticare il conteggio dei voti. L’8 marzo 2018, Agora, società di tecnologia blockchain con sede in Svizzera, emise il seguente comunicato stampa, l’8 marzo 2018: “Le elezioni presidenziali della Sierra Leone del 2018, tenutesi il 7 marzo, rappresentano la prima volta nella storia che la tecnologia blockchain viene utilizzata per le elezioni governative. I risultati del West District sono stati registrati sul blockchain ledger di Agora, e il conteggio fu reso disponibile pubblicamente giorni prima del consueto conteggio manuale“. La tecnologia blockchain è al centro delle criptovalute come Bitcoin. Non è un caso, infatti, che dietro l’introduzione della criptovaluta nella Repubblica delle Isole Marshall, stretto alleato diplomatico d’Israele, vi siano le società tecnologiche israeliane. Manipolazione e penetrazione delle elezioni globali a beneficio di Israele non finirà nel prossimo futuro, né i politici, timorosi della Lobby israeliana, accusano i veri colpevoli di violazioni elettorali in oltre 100 Paesi.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Nomine di Pompeo e Bolton: quali conseguenze per la politica dell’amministrazione Trump?

AAFC

Il presidente Donald Trump ha appena sostituito due dei suoi più stretti collaboratori: Mike Pompeo, ex-direttore della CIA, succede a Rex Tillerson a segretario di Stato, e John Bolton diventa consigliere per la sicurezza nazionale in sostituzione del generale HR McMaster. Entrambi hanno la reputazione di “falchi” e la loro nomina solleva domande sulla volontà dell’amministrazione Trump di negoziare con la Repubblica Popolare Democratica di Corea, mentre Trump aveva accettato la proposta del Presidente Kim Jong-un d’incontrarlo.
Nessuno sa perché Trump si sia separato da Tillerson e HR McMaster: entrambi avrebbero espresso apertamente riluttanza a rispondere prontamente all’invito d’ incontrare il Maresciallo Kim Jong-un? Il rapporto di Rex Tillerson con Donald Trump era notoriamente cattivo, col presidente che non esitava a prendere pubblicamente in giro gli sforzi diplomatici del suo segretario di Stato sulla questione nordcoreana. D’altra parte, il generale HR McMaster non era proprio un moderato partigiano del dialogo. Quel che è certo è che Donald Trump ha deciso, con Mike Pompeo e John Bolton, due uomini molto vicini alle sue idee (specialmente nel criticare l’accordo nucleare iraniano della precedente amministrazione democratica), e che non appartengono al serraglio amministrativo mentre il presidente statunitensi vuole liberarsi della tutela dell’apparato statale. Sono suoi uomini, che sa che gli saranno fedeli.
John Bolton è una vecchia conoscenza dell’AAFC, avendo sottolineato quanto tale sostenitore della guerra in Iraq nel 2003 fosse uno dei grandi promotori del rifiuto di ogni dialogo con la Corea democratica e dell’aggressione economica con sanzioni sempre più pesanti al fine di privilegiare l’equilibrio di forze considerando l’opzione militare. Dopo l’annuncio dell’incontro Donald Trump-Kim Jong-un, tuttavia, sosteneva la decisione degli Stati Uniti intervenendo su Fox News, di cui è un analista.

Il video merita di essere analizzato in dettaglio: in primo luogo mostra John Bolton giustificare il vertice col fatto che i missili nordcoreani possono raggiungere il territorio degli Stati Uniti e che era quindi necessario impedire tale scenario. Queste affermazioni sono interessanti in quanto mostrano che il dialogo potrebbe in definitiva essere solo l’ultima alternativa, dal punto di vista di Donald Trump, dopo aver compreso che le sanzioni non hanno impedito il progresso dei programmi nucleari e balistici della RPD di Corea. All’epoca, già, l’amministrazione Bush dovette risolversi ai colloqui a sei dopo aver inizialmente collocato la Corea democratica nell’Asse del Male… questo cambio di linea fu poi denunciato da John Bolton, tra gli altri. Soprattutto, John Bolton su Fox News non sembra mostrare alcun ottimismo od entusiasmo sul prossimo incontro, come se avesse anticipato (e voluto) un fallimento. Se gli statunitensi chiedono ai nordcoreani di disarmare unilateralmente e incondizionatamente, anche prima della parziale revoca delle sanzioni e senza alcuna controparte per la sicurezza immediata della Corea democratica, tale proposta potrà essere solo respinta da Pyongyang. La RDPC, cauta, non ha ancora comunicato pubblicamente l’imminente summit con Donald Trump, quindi sembra prendere in considerazione la possibilità di uno scenario in cui l’incontro non avverrà per mancanza di accordo sui principi base: luogo, data e termini dell’accordo. In ogni caso, sarebbe meglio posticipare l’incontro con Donald Trump (ora previsto entro la fine di maggio 2018) piuttosto che raggiungere un accordo scadente, in cui le parti non saranno d’accordo sulle condizioni, in particolare se si tratta della denuclearizzazione della Corea democratica. La squadra di Donald Trump deve imparare a essere paziente in un lungo e complesso processo diplomatico in cui le aspettative dell’altra parte vanno considerate. Non c’è dubbio che Seoul, Pechino e Mosca richiameranno Washington sui canali appropriati. Solo allora Donald Trump potrà sperare di entrare nella storia come il presidente degli Stati Uniti che pose fine alla disputa con la Corea democratica durata due generazioni, come il suo predecessore Richard Nixon fu uno degli artefici della fine della guerra in Vietnam, dopo aver anche intensificato gli sforzi bellici e la presenza militare statunitense in quella parte del mondo.Traduzione di Alessandro Lattanzio

La Psyop dell’MI6 su Facebook

Dean Henderson, 20/03/2018

Se mai ci fossero prove decisive su chi sia dietro la manipolazione della geopolitica globale, questo è lo scandalo che coinvolge Facebook e Cambridge Analytica. Il caso svela il nodo gordiano che lega le intelligence inglese ed israeliana al servizio dei banchieri della City di Londra. Ho sostenuto a lungo che Facebook di Mark Zuckerberg è un’operazione d’intelligence del Mossad israeliano volta a raccogliere un dossier su ogni persona del pianeta mentre distrugge sia il tessuto sociale necessario a sfidare l’egemonia bancaria con la disinformazione, la divisione e la creazione di conflitti; e il benessere emotivo dell’umanità attraverso una guerra psicologica intelligentemente orchestrata. Cambridge Analytica è una società di “data mining” inglese, il cui logo è un cervello composto da vettori che collegano punti. Nel 2013 fu scorporata dalla società madre SCL (Strategic Communications Laboratories) Group per “partecipare alla politica statunitense“. Le università di Cambridge e Oxford nel Regno Unito sono incubatrici dell’élite bancaria globale, producendo, come ad Harvard e Yale negli Stati Uniti, la classe manageriale degli Illuminati. L’insider di Cambridge Analytica Robert Mercer è stato uno dei primi pionieri dell’intelligenza artificiale ed importante finanziatore di gruppi statunitensi di estrema destra come Heritage Foundation, Cato Institute, Breitbart e Club for Growth. Risiede nella villa “Owl’s Nest” a New York. Mercer è stato anche il principale finanziatore della Brexit, via Nigel Farrage e del partito per l’indipendenza del Regno Unito. Mentre molti vedono la Brexit come emancipazione dalla tirannia europea, ho a lungo sostenuto che fu orchestrata dall’élite per cementare l’alleanza anglostatunitense ed isolare le banche della City di Londra dai regolamenti UE sulle loro sporche attività. Lo stesso Mercer fu nominato direttore di otto diverse società delle Bermuda controllate dalla Corona, implicate nell’evasione fiscale secondo i Paradise Papers. Ma una recente indagine sotto copertura di Channel 4 rivelava attività molto più nefande, che fanno di Cambridge Analytica e Facebook un aspetto simile a una ben orchestrata operazione d’intelligence anglo-israeliana. In realtà, è un esempio da manuale di come l’Impero inglese, ora molto silenzioso, gestisce ancora il mondo usando i suoi surrogati israeliani e statunitensi. In circa 12 minuti d’intervista all’amministratore delegato di Cambridge, Alexander Nix, viene ripresa dalla telecamera vantandosi di come spesso le società inglesi “subappaltano” il lavoro ad imprese israeliane, “molto efficaci nella raccolta d’informazioni“. Il reporter in incognito di Channel 4 News si propose come agente di un cliente facoltoso che sperava di far eleggere certi candidati nello Sri Lanka. Nix disse al giornalista: “…siamo abituati ad operare attraverso diversi mezzi nell’ombra, e non vedo l’ora di costruire una relazione a lungo termine e segreta con voi“. Nix si vantava quindi di come Cambridge e il suo gruppo SCL abbiano manipolato segretamente le elezioni in oltre 200 Paesi nel mondo, tra cui Nigeria, Kenya, Repubblica Ceca, Argentina e India.
Cambridge ha usato bustarelle, prostitute e documenti falsi per elaborare i risultati elettorali. Nix descrive le trappole al miele che la sua azienda attuava per screditare certi candidati dove avrebbero inviato “alcune ragazze nella casa del candidato. Le ucraine sono molto belle. Trovo che funzioni molto bene“. Non è un caso che una delle più grandi operazioni MI6/Mossad negli ultimi anni sia stata il colpo di Stato ucraino che ha portato al potere il miliardario Petro Poroshenko e la sua mafia. La schiavitù bianca è un marchio dell’intelligence inglese, dove la pedofilia dilaga. Lo spinoff della Cambridge nel 2013 ha dato ora agli Illuminati l’accesso diretto per manipolare le elezioni presidenziali statunitensi nel 2016. Mentre la City di Londra diffonde la menzogna sul Russiagate, ed ora sembra che sia stato il Regno Unito a progettare la vittoria di Trump nel tentativo di annullare la rivoluzione americana. L’ha fatto usando un “subappaltatore” israeliano chiamato Facebook, che forniva i dati alla Cambridge, mentre GCHQ era impegnato a monitorare la campagna di Trump per assicurarsi che la loro carta venisse presto giocata, facendo come gli era stato detto. Ma la Cambridge non solo estraeva dati da Facebook. I memo recentemente scoperti rivelano che manipolava i dati con la consapevolezza di Facebook per “creare stati emotivi desiderati” negli utenti. Come Nix si vantava nell’intervista, “Abbiamo solo messo le informazioni nel flusso sanguigno d’Internet, per oi guardarlo crescere, dargli una spintarella ogni tanto… come un telecomando. Deve succedere senza che nessuno pensi, ‘quella è propaganda’, perché nel momento in cui lo pensi la prossima domanda diventa, ‘chi l’ha diffonde?’. Molti dei nostri clienti non vogliono essere visti lavorare con una società straniera… così spesso abbiamo creato, se ci lavoriamo, identità e siti falsi, possiamo essere studenti che svolgono ricerche collegati a un’università, possiamo essere turisti, ci sono così tante opzioni da scegliere. Ho molta esperienza in questo“. Direttamente dalla bocca del “contractor” dell’MI6.

Robert Mercer

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Edward Snowden accusa Facebook di spionaggio

Secondo Snowden Facebook non è altro che una società di sorveglianza spacciata da “social media”
Alex Christoforou, The Duran 19 marzo 2018

Eric Schmidt

L’informatore della NSA ed ex-dipendente della CIA Edward Snowden ha attaccato Facebook con un tweet dopo la sospensione dei Strategic Communication Laboratories (SCL) e della società di analisi dei dati politici Cambridge Analytica, su ciò che secondo Facebook era l’uso improprio dei dati raccolti. Zerohedge spiega che nel 2015 Cambridge Analytica acquistò dati da un professore di psicologia dell’Università di Cambridge, Aleksandr Kogan, che aveva sviluppato l’app “thisisyourdigitallife” che raccoglieva informazioni sugli utenti e i loro contatti. Dopo aver convinto Kogan e Cambridge Analytica a cancellare i dati raccolti dall’app, Facebook ricevette segnalazioni (da fonti che non avrebbe identificato) secondo cui non tutti i dati erano stati cancellati, portando il gigante dei social media a cancellare gli account di Cambridge Analytica e della sua società SCL. “Trasmettendo le informazioni a una terza parte, tra cui SCL/Cambridge Analytica e Christopher Wylie di Eunoia Technologies, violava le nostre norme per la piattaforma. Quando abbiamo appreso di tale violazione nel 2015, abbiamo rimosso l’app da Facebook e richiesto le certificazioni di Kogan e di tutte le parti a cui aveva fornito i dati sulle informazioni che erano state distrutte. Cambridge Analytica, Kogan e Wylie ci hanno certificato di aver distrutto i dati”, Facebook”. Zerohedge nota che Cambridge Analytica lavorava per Ted Cruz e Ben Carson nelle elezioni del 2016, prima di contrattare per la campagna di Trump. Cruz smise di utilizzare CA dopo che la modellazione dei dati non ne identificò i probabili sostenitori. Cambridge Analytica negava qualsiasi illecito con una dichiarazione. In risposta al divieto, Edward Snowden twittava criticando apertamente Facebook, e affermando che la società di social media non è altro che “un’azienda di sorveglianza” impegnata con “un inganno riuscito” a riqualificare se stessa.

Edward Snowden @Snowden
Facebook guadagna sfruttando e vendendo dettagli intimi sulla vita privata di milioni di persone, ben oltre i pochi dettagli che pubblicate volontariamente. Non sono vittime. Sono complici..
21:28 – 17 mar 2018
Christopher Wylie, che ha contribuito a fondare la ditta Cambridge Analytica e vi ha lavorato fino al 2014, ha descritto l’azienda come “arsenale per armi” da guerra culturale, dato che i consulenti di Trump hanno sfruttato milioni di dati di Facebook. Cambridge Analytica ha raccolto informazioni personali da una vasta parte dell’elettorato per sviluppare tecniche successivamente utilizzate nella campagna di Trump. NYTimes

Edward Snowden @Snowden
Le aziende che guadagnano denaro raccogliendo e vendendo dati dettagliati di vite private sono state definite chiaramente “società di sorveglianza”. La loro riqualificazione a “social media” è l’inganno più riuscito da quando il dipartimento della Guerra è diventato il dipartimento della Difesa.
00:12 – 18 mar 2018Julian Assange ha anche definito l’intimo rapporto tra Silicon Valley e le agenzie d’intelligence statunitensi. Nel libro del 2014, “When Google Met WikiLeaks“, Assange descriveva i legami di Google con NSA e Pentagono. “Nello stesso periodo, Google era coinvolto in un programma noto come “Enduring Security Framework” (ESF), che comportava la condivisione di informazioni tra le società tecnologiche della Silicon Valley e le agenzie del Pentagono, “a velocità di rete”. Le e-mail ottenute nel 2014 in base alle richieste del Freedom of Information mostrano Schmidt e il suo collega di Google Sergey Brin dare del tu al capo della NSA generale Keith Alexander su ESF Reportage con e-mail incentrate sulla familiarità nella corrispondenza: “Generale Keith… é così bello sentirci…!” scrisse Schmidt. Ma la maggior parte delle segnalazioni trascura un dettaglio cruciale. “Le tue intuizioni come membro chiave della Defense Industrial Base”, scrisse Alexander a Brin, “sono preziose per garantirci che gli sforzi dell’FSE abbiano un impatto valutabile”.” Julian AssangeKim Dotcom ha parlato ripetutamente della collaborazione dei social media con le agenzie d’intelligence statunitensi, twittando a febbraio… “Sfortunatamente tutte le grandi aziende Internet statunitensi vanno a letto con lo Stato profondo. Google, Facebook, YouTube, Twitter, ecc. Forniscono i backdoor ai vostri dati“.

Kim Dotcom @KimDotcom
Poiché YouTube appartiene a Google e Google è il principale fornitore di dati degli utenti del governo degli Stati Uniti. Tutto ciò che fai su qualsiasi servizio di Google, qualsiasi ricerca, qualsiasi email, finisce nella nube spionistica dell’NSA. E Google offre una tecnologia di ricerca personalizzata al Governo per spiarti meglio. #Pirates. Twitter 
03:24 – 5 feb 2018

Kim Dotcom @KimDotcom
Sfortunatamente tutte le grandi aziende Internet statunitensi vanno a letto con lo Stato profondo. Google, Facebook, YouTube, Twitter, ecc. forniscono i backdoor ai vostri dati. Potreste aver notato che tutti favoriscono i democratici. Perché? Obama li ha fatti sentire speciali condividendo i vostri dati. Privilegi!
02:03 – 28 feb 2018

Kim Dotcom @KimDotcom
@Google ha costruito un motore di ricerca personalizzato per NSA/CIA indicizzando i dati della sorveglianza di massa globale da FVEY. #DontBeEvil #DoTheRightThing
12:51 – 18 mar 2017Infine, Zerohedge aggiungeva che nel 2006, la rivista Wired pubblicò le prove di un tecnico delle comunicazioni AT&T in pensione, Mark Klein, che rivelava una stanza segreta utilizzata per “scomporre” i dati Internet in un ufficio di San Francisco nell’ambito delle tecniche di raccolta dati degli statunitensi utilizzate dall’NSA. “Durante quel lavoro, apprese da un collega che stanze simili venivano installate in altre città, tra cui Seattle, San Jose, Los Angeles e San Diego. I circuiti suddivisi includevano il traffico proveniente da collegamenti peering con altri provider backbone d’Internet, il che significa che AT&T stava anche deviando il traffico indirizzato dalla sua rete da o per altri fornitori nazionali ed internazionali, secondo Klein. “Stanno raccogliendo tutto su tutti”, affermava Klein”. (Wired)

Generale Keith Alexander

Traduzione di Alessandro Lattanzio