Jun Maeda, il maestro della tristezza

Perché Clannad strappa lacrime
Jacob Hope Chapman, ANN, 25 settembre 2015

Jun Maeda

Jun Maeda

Se le ragazze tristi dai grandi occhi che muoiono lentamente per malattie magiche (spesso sotto la neve) vi hanno mai fatto piangere, probabilmente siete nella mente di Jun Maeda. Combinando il talento come sceneggiatore e musicista, Maeda è divenuto la più potente forza creativa del sostanzioso catalogo di videogiochi della Visual Art/Key, come Aria, Kanon e Clannad. Questi e molti altri sono stati adattati in riuscitissimi anime, catturando i cuori degli otaku di tutto il mondo, portando Jun Maeda a scrivere anime originali come Angel Beats! e Charlotte. Se c’è una cosa che queste storie hanno in comune, è il pianto. Jun Maeda vi soffoca dal pianto, amato od odiato, non si può negare l’enorme impatto del suo lavoro sugli anime. I melodrammi delle sue “ragazze tristi nella neve” hanno creato una nuova definizione di moe presso gli otaku, promuovendo la rinascita del romanzo visivo e mostrando ripetutamente gli “anime più strappalacrime” e le “migliori colonne sonore” degli anime elencati su internet. Anche anni dopo la mania dei giochi bishoujo, Angel Beats! ha pareggiato il successo finanziario di Clannad, ed ha praticamente lanciato la carriera della j-pop star LiSA. Quindi, come fa Jun Maeda a spremere puntualmente lacrime (e contanti) dagli appassionati di anime? Ero curioso di scoprirne i segreti, ma per non rovinare tutto ciò che ha scritto, ho deciso di limitare la mia analisi alle tre storie di Maeda che più mi hanno interessato: Aria, Clannad After Story e Angel Beats! con l’episodio finale imprevedibile di Charlotte proprio dietro l’angolo, forse questo sguardo ai suoi passati successi può dare un’idea di dove vada il suo lavoro in futuro. La prima cosa che ho notato nelle storie di dolore di Maeda, è che in realtà non hanno nulla a che fare con la tristezza…maxresdefaultIniziare con una risata
C’è un principio nell’economia chiamato “legge dei rendimenti decrescenti” che sempre mi ha fatto pensare molto sulla narrazione della società. Questa legge stabilisce che se un fattore di produzione aumenta mentre gli altri fattori rimangono gli stessi, il risultato finale sarà la graduale perdita di valore. Ad essere onesti, non so come ciò funzioni in una grande fabbrica che sputa torte o qualsiasi altra cosa, ma sicuramente so come funziona in un dramma avvincente. Se un personaggio simpatico muore in una storia, rattrista. Se un personaggio simpatico muore e i suoi cari soffrono, rattrista ancor di più. Se un personaggio simpatico muore, e i loro cari ne soffrono, e poi vengono uccisi in uno strano incidente subito dopo che un messaggero corre a dirgli che il cane di famiglia ha tirato le cuoia, inizia ad essere la solita commedia nera (e se il cane è morto per soffocamento mangiando il tuo pesce rosso!) Ciò spezza la legge dei rendimenti decrescenti della narrativa. perché anche le tragedie più tristi non possono essere una continua oppressione di crudeltà mozzafiato. Non si può semplicemente aumentare sempre il fattore tristezza, è necessario aumentare tutti i fattori di ciò che conosciamo della vita, perché riduciamo in storie l’esperienza altrui. Ciò significa che, per rendere le cose più tristi, devono essere felici all’inizio. Proprio come l’umorismo è spesso dovuto al tradimento delle aspettative, la tristezza è il tradimento della felicità possibile, il che significa che dobbiamo avere visto un po’ di vera gioia nella storia. Il pubblico deve vedere la possibilità della bontà e del suo trionfo nel mondo per emozionarsi quando un personaggio non le ha. Tale contrasto lacera il nostro cuore perché siamo davvero combattuti tra le speranze che abbiamo costruito e la realtà che le brucia. Non ci può essere luce senza oscurità, non c’è speranza senza disperazione, e bla bla, per capirlo. Jun Maeda sembra aver preso questo concetto ed usarlo, poiché, anche se si conoscono Aria, Clannad After Story o Angel Beat! per le loro scene di pianto, in realtà essenzialmente sono storie che cercano di far ridere.
main-qimg-a7998e66ca844060ebd84cd93a440428-cPer ogni cinque minuti di pianto in Clannad, ci sono almeno venti minuti di commedia (ed è una stima prudente). Per gli spettatori stranieri, alcune di queste battute si perdono nella traduzione, ma clip e mashup di Clannad fluivano massicci su Nico Nico Douga nel 2008, solo per i due minuti di commedia dell’anime che infuriavano tra gli adolescenti giapponesi e gli otaku duri e puri. Almeno la commedia è ancora universale, grazie al tipico amatore degli anime che Key riesce ad adattare. Ora, ciò non significa che ogni episodio di una seria della Key sia solo una battuta seguita da un dramma, divenendo subito prevedibile, ma Maeda cambia approccio a seconda della situazione. Clannad After Story segue la commedia ad episodi dai sentimentalismi più mirati, prima di sprofondare nella tristezza totale nel corso di 24 episodi. Questo approccio è riuscito perché ha permesso agli spettatori di sentirsi parte della vita di Tomoya. In primo luogo vivendo le avventure frivole della sua giovinezza circondato da amici strambi, per poi passare alla costanza apatica ma piacevole della prima vita matrimoniale, prima della morte della moglie che frantuma tutto ciò che aveva passato per tutto quel periodo. Si cresce con lui in città, tanto che la tragedia familiare oscura quel luogo, rendendo tristi dei ricordi felici, spingendolo ad isolarsi per evitare il dolore. Non c’è bisogno di raccontarne l’angoscia, come in tante altre storie con mogli morte; si è qui per i bei momenti, quindi si comprende.
Ma non è il caso di Angel Beats! dove ignorare la vita di ogni personaggio forma la premessa. Le tragiche storie di questi ragazzi sono intense al massimo, perché sono già morti e non hanno più nulla da perdere. I personaggi vivono la loro vita dopo la morte, in quel momento, in modo che nel dramma concilino i loro errori passati con sé stessi presenti, imparando ad andare avanti. Questa situazione unica indica che gli episodi spesso passino da questo:sadchristmasa questo…fishingtyme…e via così. Ehi, è tutto passato. Sei morto. Divertiti!

Una musica potente
mysongab Maeda ha lavorato come compositore per anni prima di cominciare a scrivere storie per videogiochi Bishoujo, ed è difficile non sostenere che come musicista sia di gran lunga migliore che non come scrittore. Non liquido i suoi testi, ma la sua musica è proprio buona. Naturalmente, il potere della musica come agente strappalacrime nei film e in TV non dovrebbe sorprendere nessuno che ne abbia sopportato la genesi, nel looping delle canzoni di Celine Dion in Titanic, per cinquanta miliardi di volte. Non suggerisco che la musica triste rende tristi, Maeda sicuramente sa come risolvere la cosa, se capite cosa voglio dire. Jun Maeda ha delle fissazioni particolari come compositore, che potrebbero riempire l’articolo, quindi mi limiterò a parlare di due diversi esempi di testi musicali, creati a dieci anni di distanza l’uno dall’altro: “Tori no Uta” di Aria e “My Song” di Angel Beats! (che non hanno praticamente nulla in comune se non fare piangere. Non allego quelle non ufficiali su YouTube, quindi dovrete semplicemente cercarle da soli per confrontarle). Tori no Uta (Poema di un uccello) è una canzone techno, che di solito non si nota per grande profondità emotiva, ma Maeda riesce a fare molto con molto poco. L’ atmosfera della canzone, interrotta solo da una semplice melodia da pianoforte, ricorda subito il volo e ampi cieli blu. In realtà, è quasi troppo, quando i sibili digitali diventano sempre più evidenti e dal suono simile. Tuttavia, come la canzone va avanti, la batteria techno si fa più forte e i suoni atmosferici più bassi di tono, venendo sopraffatti. Questo ci riporta coi piedi per terra, e il resto della canzone è simile ad una forza che cerca, senza riuscirci, di scendere a terra, inciampando e risalendo solo alla fine, seguendo l’atmosfera esaltata più di prima, mentre la base musicale sfuma. I testi nascondono una profondità emozionale sorprendente. Proprio come la musica sottesa, iniziano e finiscono nello stesso vago luogo, alla deriva tra i dettagli concreti a metà della canzone, dipingendo infine un quadro abbastanza chiaro del tragico viaggio. Iniziando con la paura del cambiamento e scegliendo di lasciarsi andare, perché scappare è più facile che affrontare la delusione. Mentre la canzone va avanti, la cantante viene paragonata ad un uccello che non può volare, ma ha ancora la speranza di sfuggire al suo destino. Da qui, sprofonda ulteriormente, mutando ricordi e promesse con l’amico d’infanzia sotto forma di ragazza. E’ tutto molto bello, ma la canzone deve finire nello stesso modo con cui è iniziata, cioè trascinando l’amico d’infanzia con sé mentre “insegue scie di vapore in dissolvenza”, lasciando la terra e divenendo un uccello che può quasi volare di nuovo, promettendo di non lasciarle la mano. Purtroppo, l’ultimo verso è lo stesso del primo: lasciare andare letteralmente significa sacrificare la vita del ragazzo per debolezza, lamentandosi che i cambiamenti del futuro la portano ancora a non poter resistere più. Questo tema musicale della storia che si ripete, non fa ben sperare per la nostra eroina o il suo interesse per l’amore, e più lo spettatore entra nella storia, più disperata e frustrante appare la canzone (mentre appare ancora ottimista). Chi avrebbe saputo che la techno potesse strappare lacrime?
Se la sigla principale di Aria è un esercizio di ben calcolata emozione subliminale, “My Song” di Angel Beat! è una mazzata di emozioni direttamente sulle rotule. Non c’è alcuna produzione molteplice o dalla fantastica metafora lirica qui, solo una ragazza con una chitarra che lamenta i suoi sentimenti. Questo perché la canzone si basa su un contesto specifico, quindi non è a tema nel complesso do Angel Beats!, ma è un brano da riprodurre in un uinico momento del terzo episodio. La cantante, Iwasawa, si suppone canti una robusta canzone j-rock come diversivo mentre i suoi amici compiono la missione segreta, ma la prestazione si rivela così efficace quando il concerto viene interrotto dai professori. Nella foga del momento, Iwasawa decide di continuare la canzone che davvero voleva cantare, prima che la chitarra gli venga tolta. Tutte le altre canzoni della sua band (le Ragazze-mostro Morte) hanno toni selvaggi, roboanti e angoscianti, ma non è il tipo di vita che Iwasawa ha realmente vissuto. Così, per ultimo, strappa via la fantasia e canta la sua breve vita di essere solo e maltrattato, in un mondo in cui sentiva come a tutti gli altri fosse permesso essere felici. Proprio quando si pensa che sia un’altra ballata con una chitarra fraintesa, Iwasawa prorompe con un coro trionfale rivolto direttamente al pubblico, dicendo che chi si sente così è benedetto. “Le lacrime che hai versato dicono che la tua vita è bella, onesta e reale”. L’aldilà le ha insegnato che ognuno vi è solo per ragioni diverse, e lei vuole solo che tutti nella stanza sappiano che va bene così. Mentre ancora canta, è sempre meno una performance e più un invito a chiunque ad esprimere il dolore, senza paura di un giudizio. Alla fine, dice che la canzone sarà il suo dono a chi ne ha bisogno, sperando che dia coraggio, e l’ultima riga della canzone è solo un “grazie”, prima di scomparire verso la prossima vita, avendo finalmente cambiato il pubblico con la sua musica, come sognava di fare prima di morire. I testi sono semplici e quasi improvvisati, ma perfetti nel momento, mutando il pubblico in una folla disordinata per dei motivi completamente diversi da “Tori no Uta“. Pensandoci bene, la canzone di Iwasawa è un buon esempio del prossimo punto…

Angel Beats!

Angel Beats!

È semplicemente ingiusto
Proprio come nel mondo reale, la tragedia nella finzione spesso nasce dall’ingiustizia. La gente ha forti sentimenti su ciò che dovrebbe accadere, ma questi sentimenti non si allineano con la natura e le circostanze quasi mai. L’ingiustizia è, beh, semplicemente non giusta. Le cose brutte accadono alle persone buone in praticamente ogni opera di Jun Maeda, ma il tempismo è tutto. Non tanto il mondo scarica i personaggi, ma sceglie di scaricarli proprio quando li ha accuratamente ingannati. Aria non comincia parlando della tragica profezia sulla “ragazza nel cielo”. Comincia esclusivamente come esempio di speranza. Yukito è un vagabondo che ha perso la madre e ha ereditato solo una frazione dei suoi poteri magici, abbastanza inutili, ma che potrebbero cambiare se mai trovasse la “ragazza nel cielo”. Va bene, probabilmente non diventerà un mago migliore o altro, ma trovare la persona per cui la madre ha speso tutta la sua vita cercandola, dovrebbe essere catartico, così l’anime spende molto tempo nel presentarlo quale ragazzo paziente, bello e divertente, meritevole di un posto tra le nuvole. Finalmente, si rende conto che Misuzu è la sua “ragazza nel cielo” e non solo la ricerca della madre si compie, me se ne innamora! Doppia vittoria! Ma non sa che la “ragazza nel cielo” è maledetta da 1000 anni, dopo i disastrosi tentativi degli antenati di aiutare un suo antenato, essere alato e ultimo della sua specie reincarnatosi più volte in un corpo umano per morire sempre all’età di 15 anni per innamoramento. Questa piccola ripetizione della storia sblocca lo spirito dal suo vero sé, dove il suo potere è troppo forte per essere contenuto da un corpo umano, così Misuzu si perderà, indebolendosi e morendo entro pochi mesi. Tutti ciò che Yukito fa è adempiere alla profezia. Buon lavoro, ragazzo amante! Il libero arbitrio è un’illusione ed ha appena concluso il suo destino.
Clannad After Story e Angel Beats! non sono troppo diversi. Si conosce Nagisa per decine di episodi prima di morire, nella relazione con Tomoya, dal primo incontro al matrimonio e al primo figlio. Il rifiuto iniziale di Tomoya della figlia Ushio è terribile, ma non indifferente. Ha perso l’unica donna che abbia mai amato e ha un bambino che (ovviamente) non ha mai incontrato prima di quel giorno, e la barriera di sicurezza della finzione permette al pubblico di sentirne l’ingiustizia ancora di più. Yurippe subisce un simile destino crudele in Angel Beats! quando si rifiuta di rinunciare al suo tentativo di abbattere Dio prima che possa reincarnarsi, chiedendo giustizia per la morte dei tre fratellini e il trauma conseguente che rovinò il resto della sua breve vita. Anche se il mondo comincia a distaccarsi intorno a lei, continua a sprofondare nel ventre della terra fino a che non trova il sistema “Dio”, danneggiato e abbandonato. Può prenderne il posto e cercare di ricostruire un mondo perfetto con questo sistema, ma costerebbe la vita dei suoi amici. D’altra parte, può distruggere completamente il sistema e salvare i suoi amici, rendendo inutile la missione di tutta la vita post-mortem, non dandole altra scelta che accettare tale perdita e passare alla prossima vita. Prende piuttosto bene il suo Comma-22!
Sappiamo tutti che la vita non è giusta, ma l’ingiustizia della vita è più accettabile per le persone quando non è giusto per loro, nel particolare. Le storie di Maeda danno sempre motivo di farsi investire da una conseguenza positiva prima dello schiaffo della negatività; invece, il personale disarmante tradimento è ciò che fa piangere. Non tutte le lacrime sono tristi, però! A volte le lacrime di gioia sono quelle che si ricordano meglio…b080a5_1e4d08c1fa9c4761b0fcd05f01be386cIl Karma vince sempre
Come si è visto, la quasi totalità dei lavori di Jun Maeda si diletta con lo stile narrativo chiamato “realismo magico”. Bene, come la sua voce su Wikipedia, mostruosamente complicata, vi dirà, le persone che prendono sul serio il realismo magico possono avere qualche problema a definire i racconti di Maeda, perché il genere ha regole severe (che cambiano a seconda di chi ne parla), e le sue opere ne violano una gran quantità. Tuttavia, per rendere le cose semplici, lo chiameremo realismo magico in ogni caso, utilizzando una definizione estremamente semplificata: le storie di Maeda si svolgono in un altro mondo del tutto normale rispetto al mondo reale, con l’eccezione di un paio di elementi soprannaturali che non vengono mai completamente spiegati, ma prontamente accettati dai personaggi della storia.
Aria si svolge in un mondo altrimenti normale, ma con antichi esseri alati, blanda telecinesi e maledizioni magiche. Clannad si svolge in un mondo altrimenti normale collegato ad una dimensione morente che controlla il fato delle persone attraverso il potere dei desideri, di solito con risultati imprevedibili. Angel Beats! si svolge in un liceo apparentemente normale che in realtà è “programmato” da qualche parte nell’aldilà pieno di bug e mai destinato ad essere pienamente compresa. In tutti i casi, i personaggi non sembrano troppo presi dalla magia che opera dietro la loro realtà, se mai la scoprissero. Allora perché Jun Maeda sceglie di spezzare il mondo delle sue storie in modi strani, senza spiegarli? Perché quando si tratta di fare piangere, ciò che si pensa di questo mondo conta assai meno di come lo si sente. Maeda usa la magia per esprimere i sentimenti sull’ingiustizia della realtà, per “romperlo” quel tanto che basta per dare ai suoi personaggi ciò che hanno ottenuto. Se la tragedia è di solito assurdamente ingiusta, perché non si può trionfare con una giustizia altrettanto assurda? Non ci dovrebbe essere scampo per la maledizione di Misuzu in Aria. Se Yukito o uno qualsiasi dei suoi antenati esistono per far innamorare Misuzu, deve accadere. Così Yukito si augura di non esistere per salvare Misuzu, e qualcuno, da qualche parte, lo sa. L’esistenza di Yukito è destinata interamente a farlo reincarnare come corvo, di cui Misuzu non può innamorarsi, ma con cui può ancora restare, compiendo la missione in cui i suoi antenati fallirono 1000 anni prima: riunire la “ragazza nel cielo” con la madre. Non importa come tutto ciò accada, perché funziona. No? Purtroppo, la madre di Misuzu è già morta. Per fortuna, la divinità che permette a Yukito la scappatoia del corvo considera l’amore materno più potente del sangue materno, e gli episodi finali della serie (e ultima route del vidogioco) sono dedicati alla zia irresponsabile di Misuzu, Haruko, che riprendere il contatto con lei come guardiana materna, forgiando un nuovo legame d’amore che spezza la maledizione, permettendo alla “ragazza nel cielo” di morire in pace e, infine, passare al grande al di là di blu.
air13 I tre personaggi sacrificano la loro vita per combattere una maledizione, in modo che la forza magica che combatte nel loro mondo insensibile si decida a mollare. Non scopriremo mai chi o cosa fosse, ma è difficile curarsene tra pacchetti di fazzoletti. Qualunque cosa fosse, prende la decisione giusta. Lo stesso si può dire del ‘Mondo Illusorio’ di Clannad, in cui i contributi magici alla trama sono troppi da menzionare. Sono sempre presenti nella storia, ma sono passivi quasi sempre, invocati dai piccoli scatti delle nobili gesta e delle speranze sincere della brava gente della città di Tomoya. Ogni volta che si vede una sfera di luce alla deriva, sullo sfondo di una scena, si vede il dono del buon karma del mondo illusorio, come il tintinnio di una campana che segnala un prossimo angelo alato. Solo la dolce rassicurazione che qualcosa là fuori lo cerca, e attraverso speranza e persistenza, Tomoya casualmente vince il desiderato premio magico. L’amore e lo sforzo in vita delle persone della città raggiunge la massa critica quando la figlia muore poco dopo la moglie. Implora un miracolo, riprendendo il suo vecchio desiderio di non avere mai incontrato la suo amata, ed esprimendo il rimorso per aver abbandonato la figlia. Tutte le sfere passate in oltre 40 episodi (o miliardi di percorsi nel videogioco) s’illuminano convergendo, e Tomoya ha una seconda possibilità di essere padre di una Nagisa miracolosamente vegeta. A rigor di logica, non dovrebbe mai accadere, ma Maeda vuole farci credere in un mondo in cui può accadere. Vuole far credere che un buon karma può spezzare le leggi del tempo e dello spazio, anche se solo nella finzione, e vedere la sfere di luce che accompagnano i piccoli momenti magici fino a questo punto, aiuta ad abbracciare questa convinzione, almeno per Tomoya e la sua famiglia. Ciò dovrebbe accadere, anche se non è mai possibile, invogliando a battersi il petto mentre le lacrime rigano il proprio volto. Allo stesso tempo, c’è una leggera progressione nel lavoro di Maeda, in cui gli elementi magici sono leggermente più stabiliti di quanto nella trama di Clannad fossero incombenti, e questo modello si vede in Angel Beats! Nel suo mondo, in cui la magia è spesso paragonata alla programmazione, ha senso solo se anche i miracoli karmici di Maeda dalla logica contorta, ancora commuovono, con ciò intendendo che riscaldano il cuore…

Charlotte

Charlotte

Come nei mondi “reali” di Aria e Clannad, l’aldilà di Angel Beats! è frammentato ed ingiusto, anche se non dovrebbe esserlo. È concepito per essere un luogo dove le anime nel limbo trovino la pace prima di passare alla prossima vita, ma “Dio” ha abbandonato la sua creazione, lasciandone i cittadini confusi come nelle vite precedenti. Chiunque scopra da sé il vero scopo di questo mondo, non abbandona senza guida le altre anime perse. Otonashi è una di queste anime, sconvolto dall’inutilità della vita mortale, e dall’impotenza al riguardo. L’unico modo per fermare questo ciclo sarebbe introdurre una forza esterna, un “angelo della misericordia” per così dire. Si tratta di Kanade, una ragazza dai superpoteri che aiuta le anime nell’aldilà fin quando tutti gli altri personaggi vi arrivano. Dopo essersi innamorato di lei e saputo della sua vita, Otonashi diventa partner di Kanade nell’anima-terapia dei personaggi che li circondano, e ne è sempre più contento. Ma Kanade non è qui per motivi divini; è qui come scappatoia. Può salvare Otonashi perché la sua vita “non vissuta” le ha permesso di viverci prima. Pur avendo una vita soddisfacente sulla terra, viene spedita nell’aldilà degli adolescenti perduti, potendo così ringraziare la persona che letteralmente le ha dato il cuore. Otonashi era un donatore di organi, e il suo cuore è nel petto di Kanade. Nella sua attesa, diventa la chiave per reimpostare e correggere l’aldilà, permettendo ai due piccioncini di salvarsi nel tempo e nello spazio, concedendo una salvezza esponenziale al resto del cast, e facendo lacrimare ancor più gli spettatori di quanto dovrebbe la “fatidica contorsione del trapianto di cuore”. (Non giudico, questo è il momento in cui Maeda mi ha colpito nei sentimenti più duramente), E’ emotivamente potente perché, proprio come tutte le altre vittorie karmiche, non è una coincidenza. Il sacrificio accidentale di Otonashi ha insegnato a Kanade che “la vita può essere meravigliosa”, così compiendo un sacrificio propositivo per dimostrare a lui (e a molti altri) la stessa cosa.
Bene, Jun Maeda non potrebbe fa piangere tutti. Se una storia tocca le corde del cuore di qualcuno nel modo sbagliato, il rifiuto di solito è violento. A nessuno piace sentirsi manipolato, in particolare nel sentirsi tristi, così le critiche al suo lavoro sono spesso altrettanti feroci dell’affetto per esso. (La maggior parte ruota sull’assenza di spiegazioni concrete degli innumerevoli miracoli su cui queste storie si basano). Ad ogni modo, sicuramente fa qualcosa di giusto. Una combinazione mistica tra commedia dolce, bella musica, ingiustizia della vita e bontà dello spirito umano, riunendo tutti. Nei momenti chiave più perfettamente strappalacrime, i dettagli non contano tanto. Infatti, quando in Charlotte si ha la spiegazione concreta degli elementi magici, molti spettatori espressero delusione e demotivazione, invece. In realtà ho difficoltà a trovare esempi strappalacrime nel Charlotte di Maeda, perché è diverso da ogni lavoro precedente, spesso più interessato ai dettagli della trama che a sguazzarvi emotivamente. Che ne pensate? Charlotte soddisfa le vostre aspettative dal maestro della tristezza moe? Ne prova la crescita come scrittore, o solo si allontana da suoi punti di forza? Diteci cosa ne pensate nei forum!

Otonashi e Kanade

Otonashi e Kanade

*Angel Beats! tecnicamente fu prodotto per accompagnare un romanzo visuale dallo stesso nome, ma poi il gioco richiese lavoro per ben oltre cinque anni, rendendo il successo incredibile dell’anime in Giappone un fatto a parte. Non ci sono piani per visual novel di Charlotte. Forse la Key ha imparato qualcosa dalle difficoltà di Angel Beats!, causate da un videogioco dalle folli ambizioni (route per 19 personaggi da combinare in qualsiasi ordine per avere risultati completamente diversi ad ogni riavvio del gioco)?

Charlotte

Charlotte

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA soccorrono i Saud nello Yemen

Alessandro Lattanzio, 13/19/2016ap_16282650678469-article-headerIl 13 ottobre 2016, il cacciatorpediniere statunitense USS Nitze lanciava dei missili cruise contro 3 stazioni radar sulle coste dello Yemen; un’azione giustificata da un preteso attacco missilistico al cacciatorpediniere USS Mason e alla nave d’assalto anfibio USS Ponce dell’US Navy, il 9 ottobre. Attacco però smentito dalle forze armate yemenite. In realtà gli Stati Uniti corrono in soccorso dell’Arabia Saudita, impantanata in una guerra che ha voluto e che sta perdendo. Infatti, nel 2015 Washington aveva approvato la vendita di 1,3 miliardi di dollari di armamenti all’Arabia Saudita, e di altri 1,15 miliardi di dollari in armamenti nel settembre 2016, proprio per sostenere Riyadh nell’aggressione allo Yemen. E ancora, la Casa Bianca decideva il 28 settembre 2016 la vendita di aerei da combattimento a Qatar e Quwayt, altri Paesi che partecipano all’aggressione allo Yemen, per 7 miliardi di dollari; e ciò dopo che Israele aveva dato l’assenso a tale vendita. Washington venderà 36 aviogetti da combattimento F-15 al Qatar e 40 aviogetti da combattimento F/A-18E/F SuperHornet al Quwayt. Nel febbraio 2016 Israele si oppose alla vendita degli aerei al Qatar, finché Tel Aviv non ottenne da Washington 38 miliardi di dollari per aggiornare la propria flotta aerea nell’arco di 10 anni. Tale vendita “arriva giusto in tempo per salvare la 40ennale linea di produzione degli F-15 della Boeing, che dal 2014 era a corto di ordinativi”. L’attacco missilistico dell’US Navy allo Yemen non è correlato solo al mantenimento dell’industria bellica statunitense, ma anche al tentativo della fazione islamista della Casa Bianca di offrire una contropartita a Riyadh, dopo l’approvazione unanime al Congresso degli USA della legge JASTA, contro gli sponsor del terrorismo internazionale, che autorizza i parenti delle vittime degli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 a presentare richieste di risarcimento ai governi stranieri coinvolti, presso i tribunali degli Stati Uniti. La decisione dei membri del Congresso causava l’isteria in Arabia Saudita, dove si ritiene che l’adozione di tale legge sia il riconoscimento formale di Riyadh quale sponsor delle organizzazioni terroristiche islamiste, anche dello Stato islamico. Ed infatti i sauditi minacciavano Washington di rispondere ritirando il proprio patrimonio presso l’economia degli Stati Uniti, valutato in circa 1000 miliardi di dollari.
cua5pehwiaakvm6-jpg-large Tra l’altro, gli statunitensi sono implicati anche nel bombardamento della capitale dello Yemen, Sana, dell’8 ottobre 2016, durante i funerali del padre del ministro degli Interni Jalal al-Ruayshan. Il giornalista Muhamad al-Atab affermava che la camera ardente era nella “sala tra le più grandi dello Yemen, di oltre 4000 posti, gremita di persone astanti del funerale. Quando andai negli ospedali dopo l’attacco, vidi molti feriti, parecchi in condizioni critiche. Quando entrai nella sala vidi carne, sangue e cemento frammisti. I corpi erano sparsi a pezzi dappertutto. Era davvero molto difficile immaginarlo. Anche l’odore era insopportabile, perché i sauditi usano missili che bruciano le persone vive“. Gli USA fecero finta di condannare l’attacco terroristico saudita, ma Bishara Ali, a capo del Center for Strategic & International Studies di Sana, afferma che Riyadh gode della “piena impunità da parte di Nazioni unite, dirittumanitaristi, media ufficiali e mondo occidentale“. Ali al-Ahmad, direttore dell’Istituto di Washington per gli Affari del Golfo, dichiarava che la condanna di Washington non era “nulla di ché. Ci sono decine di ufficiali statunitensi nel Ministero della Difesa, nel Comando aeronautico saudita, che indicano agli aerei cosa bombardare. Tali ufficiali statunitensi, che si trovano sei piani sotto terra, nella base del comando dell’aviazione saudita, sono in comunicazione diretta col Comando centrale degli Stati Uniti in Florida, da cui ricevono informazioni. Gli statunitensi continuano a partecipare all’operazione contro lo Yemen. E’ tipico dei funzionari statunitensi parlare di come sia orribile questo o quello, ma non si tratta delle loro sensazioni, ma di persone morte a causa della loro politica. Se l’amministrazione Obama voleva porre fine a tale guerra, Obama avrebbe chiamato re Salam per dirgli di ‘fermare questa guerra’. E’ chiaro che l’amministrazione USA mente, cercando di superare la tempesta“. Il giornalista yemenita Yusif Mury, affermava che “l’Arabia Saudita capisce che sta per sparire, ed uccide innocenti indiscriminatamente perché è semplicemente in pieno stato confusionale. Ha perso la guerra e ora si rende contro che il suo regime è in gioco“. L’attivista al-Buqayti condivide questo punto di vista, “si tratta di frustrazione, perché i sauditi hanno preso di mira l’intero esercito yemenita e non sono riusciti ad impedire che gli Huthi e l’esercito yemenita attacchino il confine saudita, o che lancino missili balistici. Così puniscono il popolo“. Una crisi questa, illustrata anche dalla frattura tra Ryadh e Cairo, che al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite votava la risoluzione russa sulla crisi in Siria. Inoltre, il Ministro degli Esteri egiziano Samah Shuqry e l’omologo iraniano Mohammad Jawad Zarif si incontravano a New York, dopo di che il governo egiziano inviava un nuovo incaricato d’affari in Iran, dove l’Egitto era rappresentato dall’ambasciatore svizzero. Così la riapertura dell’ambasciata egiziana a Teheran diventa questione di tempo, con grande sconforto per il clan dei Saud.yemen-bombing-ft-article-headerRiferimenti:
Sputnik
South Front
South Front
NEO
Navy
Global Research
al-Manar

I sauditi e i missili balistici

Analisis Militares13940423000871_photoiC’era una volta un Paese ideale chiamato Saudilandia, dove i valori democratici brillavano così tanto che fu attaccato dai malvagi yemeniti, lanciando missili sul suo territorio provocando terrore. Ma la fata turchina statunitense gli diede lo scudo antimissile magico distruggendoli tutti, ponendo fine al problema e vivendo felici e contenti.. qualcosa di simile a una favola. Il problema è che le favole restano favole.
Nel mondo reale Ryad da un paio di mesi annuncia di distruggere tutti i missili balistici lanciati dagli yemeniti, e questo nonostante le notizie sugli attacchi alle basi militari che hanno causato delle stragi. Il fatto è che i sauditi continuano, anche se vengono smentiti, in quanto non solo è stato filmato l’impatto di un missile su una base militare saudita, ma vi sono video apparsi nel mondo che riprendono la catena di esplosioni, presso l’impianto, che avrà causato enormi devastazioni, a giudicare dalle immagini. Affermano di aver abbattuto 2 missili dallo Yemen: L’Arabia Saudita dice che ha intercettato 2 missili lanciati dallo Yemen. Ma questo è ciò che i contadini hanno ripreso a Ta’if:

Assieme alla catena di esplosioni presso la base militare di Taif…

Perciò, i sauditi hanno intercettato i 2 missili yemeniti, qualcuno ne dubita? E vissero felici e contenti.1682313_-_main

Il presunto abbattimento di uno Scud yemenita in Arabia Saudita
Analisis Militares  8 giugno 2015

13940316000414_photoiNon se si sa, ma l’Arabia Arabia ha dichiarato di aver intercettato un missile Scud con 2 missili Patriot. La versione saudita sostiene che un missile balistico Scud è stato lanciato da qualche parte dallo Yemen, probabilmente dalla zona di Sada, contro la zona di Qamys al-Mushayt in Arabia Saudita, a circa 200 km di distanza, e che sia stato intercettato da 2 missili del sistema di difesa aerea Patriot del Paese. La versione dell’altra parte dice che 3 missili balistici Scud sono stati lanciati contro la base aerea di Qamis al-Mushayt colpendola e causando panico tra la popolazione che fuggiva dalla zona. Vi è una grande differenza tra le due versioni. Naturalmente, entrambe affermano che vi sia stato l’attacco degli Scud nella zona quel giorno. Naturalmente, la propaganda fa la sua parte… da entrambe le parti:
– i sauditi presentano un quadro d’invulnerabilità contro tali attacchi affermando che il missile era stato intercettato, al 100%.
– gli yemeniti presentano un quadro di vulnerabilità del territorio saudita sostenendo che furono lanciati 3 missili Scud e, utilizzando i dati sauditi, uno veniva intercettato prima dell’impatto, e gli altri due facevano centro. Sarebbe il 33,33%.
Non vi è alcun modo di confermare l’una o l’altra versione, sono perfettamente credibili. Ciò che possiamo fare è paragonarle alle percentuali di missili Scud abbattuti dalle batterie Patriot nel 1991:
– Nel 1991, l’Iraq lanciò 87 missili Scud e ne furono intercettati 29. Una percentuale di circa 33,33%
Nel caso citato, i sauditi affermarono di aver abbattuto il solo missile lanciato. Il 100%. Nella versione yemenita sarebbe stato abbattuto uno dei tre lanciati, il 33,33%. È interessante notare che la versione yemenita espone la stessa percentuale avutasi nella Guerra del Golfo… ciascuno tragga le proprie conclusioni o dia credito alla versione che ritiene opportuna. Questa è tutta l’informazione disponibile.1409048088015_wps_1_saudi_arabia_khamis_musha

L’Arabia Saudita arruola terroristi in Siria per la guerra allo Yemen
FNA

ciru8d4uwaa3dhgI media libanesi riferiscono che Riad arruola terroristi in Siria per respingere gli attacchi dell’esercito yemenita e di Ansarullah. Secondo il quotidiano al-Aqbar, l’agenzia di spionaggio saudita ha iniziato ad arruolare gruppi terroristici operanti nella Siria meridionale, dopo le ultime avanzate dell’esercito yemenita nelle zone confinanti delle province di Jizan, Najran e Asir. Fonti della sicurezza in Siria meridonale affermano al quotidiano libanese che l’agenzia di spionaggio saudita arruola 3000-4000 terroristi nella regione per trasferirli ai confini sauditi-yemeniti per combattere le forze di Abdullah Salah e di Ansarullah, aggiungendo che Giordania ed Arabia Saudita hanno ripreso ad addestrare i terroristi di stanza nella Siria del sud, da fine agosto, presso le basi militari nel nord della Giordania, e nelle basi saudite delle regioni di Arar e Hafr al-Batan, nel nord-est dell’Arabia Saudita, secondo le fonti.
I rapporti indicano che le truppe della Guardia nazionale saudita sono arrivate nella provincia di Najran per controllare i confini del regno contro le rappresaglie dello Yemen, dopo che Riyadh ha ucciso centinaia di civili negli attacchi aerei su Sana di due giorni prima. Il notiziario al-Aqbariah dell’Arabia Saudita trasmetteva video di attrezzature militari inviate nel Najran, e riferiva che nuove unità della Guardia nazionale sauditaerano arrivate nella provincia. “Tali forze dotate di armi avanzate sono state inviate a sostenere le guardie di frontiera saudite“, aggiungeva.
Notizie dalla capitale dello Yemen affermano che oltre 900 persone furono uccise o ferite nei massicci attacchi aerei della coalizione saudita. Gli attacchi aerei miravani a un edificio in cui le persone rendevano l’ultimo omaggio al padre del ministro degli Interni yemenita Jalal al-Ruyshan, capodello staff dell’ex-presidente Ali Abdullah Salah. Un secondo attacco colpiva lo stesso punto in cui la gente si era precipitata a soccorrere i feriti del primo attacco aereo. Inoltre, gli aerei da guerra sauditi effettuavano massicce incursioni aeree contro la casa dello sceicco Abu Shwarab,provocando decine di vittime civili, riunitesi per una cerimonia presso la residenza.
L’Arabia Saudita aggredisce lo Yemen dal marzo 2015 per rimettere al potere il fuggiasco presidente Mansur Hadi, alleato di Riyadh. L’aggressione saudita ha finora ucciso almeno 11300 yemeniti, tra cui centinaia di donne e bambini. Nonostante le dichiarazioni di Riyadh di bombardare posizioni dei combattenti di Ansarullah, i bombardieri sauditi colpiscono aree residenziali e infrastrutture civili. Secondo diversi rapporti, la campagna aerea saudita contro lo Yemen spinge il Paese impoverito verso il disastro umanitario.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Alessandro Lattanzio: I sauditi bombardano i civili nello Yemen perché militarmente hanno perso

YemenTehran (ParsToday Italiano) – Alessandro Lattanzio, saggista e analista delle questioni politiche internazionali, é stato intervistato dalla nostra Redazione sulla strage del regime dei Saud contro la popolazione yemenita. Alessandro Lattanzio ai microfoni di Radio Italia ha esaminato anche il ruolo importante dell’occidente nei crimini del regime saudita in Yemen e nel mondo.
Per ascoltare la versione integrale dell’intervista potete cliccare qui.

 

Yemen: una guerra dimenticata

Riyadh e Abu Dhabi lottano per il dominio della regione e finora Ansarullah vince
Evgenij Satanovskij, VPK, 6/10/2016 – Southfrontgulf_of_aden_mapGli eventi in Siria hanno messo in ombra la guerra civile nello Yemen, dove contingenti delle monarchie del Golfo Persico e dei Paesi alleati nel mondo arabo (che su pressione della situazione finanziaria sono costretti a sostenere tale operazione dei “golfini”) e, indirettamente l’Iran, partecipano. Inoltre, le azioni militari non solo sono svolte nello Yemen ma nelle zone di confine dell’Arabia Saudita e, recentemente, nel continente africano, in Eritrea e Somalia, divenute basi di appoggio degli Emirati Arabi Uniti (UAE) e dell’Arabia Saudita (KSA) sul Mar Rosso. Nello Yemen le monarchie del Golfo, che conducono la guerra in Siria contro il governo di Assad usando i loro jihadisti, sono costrette ad usare le proprie forze armate subendo perdite significative. Tuttavia, gli obiettivi che Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti perseguono sono diversi, e ciò facilita in gran parte la situazione ad Ansarullah e sostenitori dell’ex-presidente A. A. Salah. La situazione nello Yemen e area circostante viene analizzata dal materiale preparato per il MEI dalle esperte A. A. Bystrova e P. P. Rjabova.

Riyal e razzi
map-bab-el-mandab-red-seaIl 18 settembre il governo del presidente Hadi subiva un rimpasto. Un decreto fu emesso sul trasferimento della capitale del Paese da Sana, controllata da Ansarullah, ad Aden, sede della Banca centrale. Venivano nominati diversi responsabili, come ad esempio i capi dei ministeri di finanze, informazioni, dotazioni e religione, turismo, istruzione, cultura, università e ricerca scientifica. La Banca centrale era l’unica struttura di governo che collaborasse abbastanza bene con il governo ufficiale ed Ansarullah. Il decreto sul trasferimento delle sue attività ad Aden è il tentativo del KSA di creare un’autorità bancaria alternativa, scacciando gli avversari di A. M. Hadi dalla gestione delle attività estere, tentando di centralizzare il Paese sotto il proprio controllo. Domande sorgono sul contenuto dei nuovi resoconti sulla Banca centrale e il trasferimento di comunicazioni e gestione ad Aden. Finora non un ministro del governo Hadi si è trasferito a Aden, a prescindere degli sforzi di Riyadh nel costringerli a farlo, rafforzando la posizione del “governo legittimo” agli occhi della popolazione e della comunità mondiale. Così Arabia Saudita e coalizione saudita supportano ministri e presidente yemeniti che non sono pronti a ritrovarsi nel Paese, neanche nei territori “liberati” da Ansarullah, ma solo a rimanere nel KSA con i familiari. I cambi nel governo sono un tentativo di Hadi di dimostrare ai sauditi che il governo presto s’insedierà ad Aden. Un’altra versione delle nuove nomine è la risposta di Hadi (e di Riyadh) alla riunione dei leader dell'”Haraqat” dello Yemen del sud e degli ex-leader della Repubblica Popolare Democratica dello Yemen (PDRY) a Dubai, dove l’indipendenza dello Yemen del Sud è stata discussa. L’evento si è svolto sotto gli auspici della dirigenza degli Emirati Arabi Uniti, che sostiene la sovranità dello Yemen del Sud nei confini della PDRY. Ciò non va bene a Riyad e i tentativi di Hadi di trasferire le entità governative ad Aden, sono un segnale ad Abu Dhabi di ciò. Anche fin dove può contare sulle tribù del sud è una questione più che sostanziale. I meridionali non hanno dimenticato il periodo in cui erano liberi da Sana, né il ruolo di Hadi nella repressione dei movimenti separatisti degli anni ’90, quando Salah era ancora l’autorità indiscutibile per coloro che, in seguito, lo rimossero dal potere. Il rimpasto ha avuto luogo anche nel blocco di governo. Dopo l’attentato con un’autobomba del 29 agosto (uccidendo 75 persone) ad Aden, Hadi licenziava il capo della Direzione nazionale della sicurezza, generale Ahmad Said bin Briq, sostituendolo con Abdullah Nasir al-Musawi, che guidava la Direzione della sicurezza politica. Tuttavia, tali enti semplicemente non esistono. I loro apparati hanno subito una trasformazione, ed essendo l’ex-capo della sicurezza politica, generale al-Hamishi, uomo di fiducia dell’ex-presidente Salah, si può supporre che la vecchia guardia e l’agenzia ora lavorino per lui. Tra l’altro, al-Hamishi si dimise due anni dopo Salah su pressione degli statunitensi, o meglio, del direttore della CIA J. Brennan, che l’accusava di collaborare con al-Qaida e delle fughe di informazioni dalla Direzione della sicurezza politica sulle operazioni degli Stati Uniti nel programma degli omicidi mirati dei capi islamisti. Ciò per la questione di quali agenti della sicurezza impiegasse l’ex-presidente dello Yemen Salah per utilizzare i radicali islamici nella destabilizzazione della situazione con attentati terroristici (possibilmente nel caso degli sciiti dell’Arabia Saudita, per provocarne la sollevazione contro il regime al potere). Salah, nonostante le dichiarazioni saudite, può creare molti problemi, come dimostra la presenza di armi pesanti. Ansarullah e sostenitori di Salah a Taiz utilizzano missili tattici e munizioni del sistema Grad sempre più intensamente. Nel Najran, i lanci di missili Scud continuano sul territorio saudita. La maggior parte viene intercettata dalla BMD Patriot ampiamente aggiornata. Un missile ha distrutto una centrale elettrica locale. Con questo, Ansarullah ha il completo controllo di Sana e alture adiacenti, confutando le affermazioni del comando saudita sull’avanzata della relativa coalizione nella capitale yemenita. L’aviazione saudita attacca villaggi e zone residenziali a Sada. Ansarullah ha preso le alture intorno la città saudita di Najran ed attaccato campi di addestramento in Eritrea, che preparavano i mercenari yemeniti da inviare nel Najran e in Siria. Ansarullah non può compiere vaste offensive in profondità nel territorio saudita, ma non ne ha bisogno. Per distogliere significative forze saudite dallo Yemen basta destabilizzare la situazione nel Najran.
Tornando al decreto sul trasferimento della Banca centrale a Aden, si nota che Ansarullah ha bloccato tale decisione e congelato i beni della banca, terrorizzando gli operatori finanziari, confusi dalle direttive contraddittorie ricevute. Vi sono incontri con la dirigenza della Banca centrale per cercare di chiarire la situazione. In tale contesto è interessante ed indicativo notare la posizione della Banca Mondiale, che ufficialmente sostiene il presidente Hadi e il suo governo, ma le operazioni di routine della Banca Centrale avvengono a Sana. La banca non lo pubblicizza, e in una direttiva della leadership, i dipendenti sono istruiti a non esprimere sostegno a una qualsiasi parte nel conflitto. In tutto ciò va ricordato che gli Stati Uniti, a vari livelli, indicano a Riyadh e Hadi che prendere Sana nel modo classico, è inutile. Nel frattempo le riserve valutarie yemenite, da 5,2 miliardi di dollari nel 2014 si sono ridotte a 700 milioni nell’agosto 2016, che nel breve periodo è foriero di gravi problemi umanitari per il Paese. Ciò si spiega con il fatto che lo Yemen doveva spendere la valuta estera acquistando carburante e prodotti alimentari. La situazione è così critica che Ansarullah fa appello alla popolazione affinché doni 50 riyal (20 centesimi di dollaro) al fondo della Banca centrale, ma senza risultati. Il commercio è paralizzato dalla guerra civile, che incide sul mercato interno. Ad essere onesti, lo Yemen non ha mai avuto un’economia normale per gli standard mondiali, ma un forte “settore nero” e uno “bianco” più flessibile. Gli importi circolanti sono di molto superiori alle riserve ufficiali. Ansarullah spera sul sostegno dell’Iran, che deve ancora accordare un intervento finanziario, sotto l’apparenza di programmi umanitari. Inoltre, il decreto del presidente Hadi sul trasferimento della sede della Banca centrale ad Aden, dà a Riyadh la possibilità di trasferire grandi somme di denaro sul suo conto aumentando l’influenza del governo di Hadi sulla popolazione del Paese. Questa è un’altra ragione della strana posizione di Washington, che guida un’attenta politica non solo con Hadi, ma con Ansarullah e l’ex-presidente Salah. Non li respinge come reietti politici, come nel caso della Siria con Assad. Il 21 settembre, il trasferimento dei ministeri yemeniti e dei loro dipendenti dal KSA (in realtà un’espulsione) ad Aden, veniva annunciato. Riyadh si avvia verso la competizione economica con Sana. I sauditi non potendo far tornare Hadi a Sana con mezzi militari, ritengono necessario l’utilizzo di leve economiche, corrompere la popolazione attraverso vari “progetti di governo” che teoricamente minerebbero il dominio di Ansarullah e Salah nel nord del Paese. Ma ciò è costoso e difficilmente avrà effetti rapidi. La scommessa sul trasferimento di Hadi ad Aden è il tentativo degli Emirati Arabi Uniti di unire le forze politiche dello Yemen del Sud in un unico consiglio, indicando un nuovo ciclo di scontro tra Emirati Arabi Uniti e KSA sul diritto di dominare la risoluzione del conflitto.somaliland-horn-africaBerbera per le Mistral
La conclusione della transazione tra il presidente del Somaliland Ahmad Silanyo e la società emirota DP Word (DPW) sulla vendita delle infrastrutture portuali di Berbera ha causato uno scandalo internazionale. Un primo gruppo di ispettori militari di EAU ed Egitto arrivò subito, dimostrando che dietro l’operazione non c’è una società privata, ma la leadership degli Emirati Arabi Uniti. Lo Stato del Somaliland, che alcun governo del mondo riconosce, è un ostacolo alla realizzazione dei piani d’investimento, perché non esiste un quadro giuridico per la risoluzione delle controversie legali. La società ha fatto chiaramente questa transazione su richiesta di Abu Dhabi, calcolandone prima i rischi finanziari. I prerequisiti di ciò, a giudicare dalle lotte tra clan della Somalia, in cui Ahmad Silanyo probabilmente rimarrà ai margini politica, non ci sono. Ma Berbera sembra essere importante per la leadership degli Emirati Arabi Uniti dato che ha permesso un’operazione rischiosa garantendo le compensazioni alla società per eventuali perdite. In questa ex-base aeronavale sovietica possono attraccare navi dal grande dislocamento e ogni aereo da trasporto (due piste sono lunghe più di tre chilometri), trovandosi in una zona che permette il controllo del Mar Rosso e del Corno d’Africa. Ufficialmente funzionari egiziani e emiroti giunsero per preparare una relazione sull’uso della base militare per contenere Ansarullah e sostenitori dell’ex-presidente Salah nello Yemen. Difatti, anche se i due Paesi partecipano alla coalizione saudita, perseguono propri interessi, senza mostrare alcun zelo per il corpo di spedizione sotto l’egida di Riyadh. In parte, gli egiziani ripagano il sostegno finanziario saudita. Non vi è alcun interesse a Cairo nel conflitto yemenita, non essendo preoccupato da minacce sciite e non essendo pronto a sacrificare la vita dei propri soldati per il bene dei Saud. Per gli Emirati Arabi Uniti è più complicato. Per Abu Dhabi avere il dominio sui porti del sud della penisola arabica spinge a separare lo Yemen del Sud nei confini della ex-PDRY. Non vedono un grave pericolo in Ansarullah e Teheran (secondo il rapporto siglato del Comando Generale degli Emirati Arabi Uniti del 2015, la probabilità di aggressione militare dell’Iran è considerata estremamente bassa). Sono più preoccupati dalla minaccia dei Fratelli musulmani. Sul contenimento di Ansarullah, non c’è bisogno di accordarsi su Berbera. Gli Emirati Arabi Uniti hanno una base in Eritrea che può ricevere piccole navi da guerra e aerei, abbastanza per pattugliare mare e coste. La missione di Emirati Arabi Uniti ed Egitto a Berbera è legata molto probabilmente allo studio delle condizioni per ospitare le portaelicotteri “Mistral” acquistate da Cairo, così come aerei militari egiziani ed emiroti, per cui la base in Eritrea non è sufficiente. L’obiettivo principale è controbilanciare il rafforzamento dell’influenza turco-qatariota in Somalia (egiziani ed emiroti ritengono Ankara e Doha i principali sponsor dei Fratelli musulmani). In secondo luogo, l’istituzione della sicurezza per il trasporto marittimo è ciò a cui gli Emirati Arabi Uniti sono interessati. Per l’Egitto avere la base aeronavale nel Somaliland è importante per fare pressione sul governo etiope, costringendolo ad abbandonare i piani di costruzione della grande diga sul Nilo Azzurro, che minaccia la sicurezza alimentare dell’Egitto. A suo tempo, il presidente egiziano Sadat minacciò di bombardare qualsiasi diga sul Nilo Azzurro. Ma ciò è un caso estremo. Finora egiziani ed emiroti utilizzano attivamente le opportunità di Asmara per sponsorizzare i gruppi di opposizione in Etiopia per destabilizzarla. E la base di Berbera, per l’alleanza strategica tra Cairo e Abu Dhabi, è un fattore a lungo termine d’influenza militare su molti punti importanti del Corno d’Africa e dell’Oceano Indiano.

Raid su Assab
assab-10I rappresentanti del movimento d’opposizione eritreo Organizzazione Democratica Afar del Mar Rosso (RSADO), il 21 settembre dichiaravano che Ansarullah aveva attaccato l’aeroporto internazionale della città portuale di Assab, in Eritrea. Gli esperti ritengono che l’attacco fu effettuato con il supporto logistico del RSADO. Il suo leader Ibrahim Harun annunciò che Ansarullah giunse sulle isole yemenite di Hanish e Zuqar per attaccare Assab, utilizzando imbarcazioni blindate da cui, con missili anticarro ed RPG, bombardarono il comando della Marina eritrea, quasi distruggendolo. Dopo di che sbarcarono due gruppi di soldati. Il primo attaccò l’aeroporto di Assab per impedire l’arrivo di forze del regime eritreo per via aerea. Il secondo gruppo, più grande, attaccò il campo di addestramento dei combattenti yemeniti, che i sauditi avevano inviato da Aden e che addestravano in Eritrea con l’aiuto di istruttori locali. Di conseguenza, il campo fu devastato e il numero di istruttori yemeniti e sauditi uccisi non è ancora noto. I militari eritrei non fanno entrare nessuno nel perimetro. 5000 yemeniti furono trasferiti in Eritrea due settimane prima, per un salario mensile di 300 dollari. Dopo l’addestramento di un mese, dovevano essere trasferiti nelle Najran e Jizan per proteggere i confini yemeniti-sauditi contro Ansarullah. I raid di Ansarullah su questi territori si verificano regolarmente. Le forze di protezione delle frontiere saudite non possono nulla contro questi gruppi, da qui l’idea di utilizzare mercenari yemeniti. Ma i nativi dello Yemen del Sud, che costituiscono la maggioranza dei mercenari, non conoscono la zona di confine nel nord del Paese, popolata da tribù zaydite legate ad Ansarullah. Così l’efficacia di tale piano è discutibile. Parte di tale contingente doveva rafforzare le fazioni filo-saudite in Siria, come Jabhat al-Nusra (rinominato Jabhat Fatah al-Sham), dopo aver subito gravi perdite durante i recenti combattimenti ad Aleppo. In precedenza, gli yemeniti furono arruolati da Doha per combattere al fianco dello Stato islamico (con il pretesto di lavorare per le società di sicurezza del Qatar). Ma poi arrivarono notizie nello Yemen sulle enormi perdite in Siria e Libia. Data la reazione negativa delle tribù locali, Doha non ripeté l’esperimento.
Secondo il leader del RSADO, il gioco di Asmara dalla parte della coalizione saudita è guidato da dispute territoriali tra Yemen ed Eritrea sulle isole Hanish e Zuqar, trampolino per gli attacchi. Nel 1998 la Corte di Arbitrato Internazionale riconobbe le isole yemenite, ma l’Eritrea ignorò la decisione. Le isole, infatti, sono controllate da Ansarullah per contrabbandare armi e liquori provenienti dall’Africa e viceversa. In realtà, il supporto di Asmara ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, che hanno ad Assab una base navale (anch’essa bombardata), non è guidato da dispute territoriali, ma da interessi finanziari. Asmara offre territorio e basi eritrei in cambio di investimenti sauditi nelle infrastrutture stradali e portuali. Inoltre, i piani di Abu Dhabi e Cairo comprendono l’uso delle basi logistiche eritree per la sovversione contro l’Etiopia. In ogni caso la dirigenza eritrea ci guadagna denaro, anche se non può piacere agli attivisti antietiopici di Emirati Arabi Uniti ed Egitto. L’attacco di Ansarullah fu inaspettato per Riyadh e Abu Dhabi, che vedono il territorio eritreo come zona sicura e si preparavano ad usarlo come base militare sul Mar Rosso. Tali piani saranno adeguati, richiedendo nuove spese per una maggiore protezione. Ansarullah ha dimostrato che ha un potenziale bellico elevato ed arsenali pieni. Il raid ha illustrato un buon coordinamento, spiegabile con la partecipazione di consiglieri iraniani nella pianificazione dell’operazione. Non sarebbe stato possibile senza i servizi speciali dell’Etiopia, che sovrintendono al RSADO, il cui ruolo in questo caso fu molto probabilmente limitato al supporto ad Ansarullah. Nel raid vi era una importante e precisa intelligence, fornita dai militanti clandestini del RSADO. L’interesse di Addis Abeba è semplice: supportare qualsiasi azione contro Asmara. All’Etiopia non aggrada la trasformazione dell’Eritrea in una base di KSA, Emirati Arabi Uniti ed Egitto, perché ha disaccordi con quest’ultimo sulla costruzione della Grande Diga sul Nilo Azzurro. Ansarullah, volendo consolidare i negoziati sulla sistemazione politica interna, ha dimostrato chiaramente che rimane la principale forza militare nello Yemen. Dietro il raid su Assab si distingue nettamente l’ex-presidente ed alleato di Ansarullah Salah, che ha vecchi legami con pirati e contrabbandieri in questa parte del Mar Rosso, e sa come danneggiare sensibilmente Riyadh.

Ali Abdullah Salah

Ali Abdullah Salah

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora