Il corridoio Nord-Sud: la Russia espande la propria presenza in Asia

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 30/12/2016

68956055Lo sviluppo dei corridoi dei trasporti internazionali favorisce il commercio e promuove la convergenza politica dei Paesi. La Russia da tempo cerca di rafforzare le relazioni con Stati di Medio Oriente, Asia centrale e sud-est asiatico. Le rotte che collegano i più ricchi Stati eurasiatici attraversano la Federazione Russa. La Russia vanta una rete ben sviluppata di strade e ferrovie. Benedetta da una posizione geografica così favorevole, la Russia può facilmente rivendicare il ruolo d’importante centro del commercio internazionale. Questo è, infatti, un obiettivo fondamentale del North-South International Transport Corridor (ITC). L’idea di costruire un percorso che colleghi le coste sull’Oceano Indiano al Nord Europa, passando per Russia e Iran, non è nuova. Un Accordo per l’Avanzamento dei Trasporti fu firmato da aziende russe, indiane e iraniane nel 1999. Il progetto del Corridoio Nord-Sud fu inaugurato nel 2000 e lanciato ufficialmente nel 2002. Il corridoio comprende diversi rami. Due collegano Russia e Iran, via terra (il ramo orientale attraversa Azerbaigian, l’occidentale Kazakhstan, Uzbekistan e Turkmenistan). Un altro ramo, trans-caspico, costeggia il Mar Caspio. La spina dorsale della sezione russa dell’ITC è la linea ferroviaria che collega il porto di Astrakhan (sul Mar Caspio), Mosca, San Pietroburgo e la stazione ferroviaria Buslovskaj (al confine russo-finlandese), collegandosi alle tentacolari reti autostradali e ferroviarie dell’Europa. Si prevede che l’ITC, con i suoi numerosi vantaggi, divenga uno dei corridoi più popolari in Eurasia. A confronto con altre rotte che collegano l’India all’Europa, il Corridoio Nord-Sud via terra non è solo molto più breve, ma inoltre riduce materialmente i costi dei trasporti. Nonostante i vantaggi del corridoio, però, i Paesi europei per qualche motivo l’hanno ignorato e continuano a inviare beni verso l’India attraverso il Mar Mediterraneo (richiedendo il doppio del tempo). Incoraggiata dall’esempio dell’Europa, l’India ha anche optato per altre vie, rendendo Russia e Iran gli utenti esclusivi dell’ITC North-South. Tuttavia, la via è ancora attiva fornendo alla Russia accesso non solo all’Iran ma anche ad altri Paesi della regione, come Azerbaigian, Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Oman, Siria, ecc.
Nell’agosto 2014, Iran, Oman, Qatar, Turkmenistan e Uzbekistan firmarono un memorandum d’intesa sulla creazione di un corridoio internazionale che collega Asia centrale, Golfo Persico e Golfo di Oman. La nuova via è immediatamente diventata parte integrante del Corridoio Nord-Sud, formando un unico sistema. Il traffico merci dell’ITC aumenta. Nel 2015, ha superato i 25 milioni di tonnellate. Anche se il Corridoio Nord-Sud non è divenuto la via principale a collegare Oceano Indiano ed Europa, dagli inizi degli anni 2000 ha il ruolo di un connettore tra Russia e partner asiatici. Attualmente, Russia, Azerbaijan e Iran aggiornano le infrastrutture ferroviarie per adeguarle agli standard in modo che siano integrate con le infrastrutture ferroviarie di altri Paesi. Inoltre si riesamina il quadro legislativo per snellire le procedure doganali. Negli ultimi anni, grazie agli sviluppi nella regione Asia-Pacifico e nel Medio Oriente, l’ITC North-South ha acquisito un nuovo significato. Conflitti militari ed escalation della minaccia terroristica nei Paesi del mondo arabo hanno messo in discussione l’invio di merce attraverso il Canale di Suez,costringendo molti Stati a ripensare ai sistemi di trasporto delle merci. Allo stesso tempo, la revoca delle sanzioni internazionali all’Iran, all’inizio del 2016, ha contribuito alla crescita dell’economia iraniana e all’ulteriore sviluppo del commercio internazionale. Di conseguenza, il traffico merci dell’ITC North-South è anche aumentato. L’India non è del tutto contraria all’idea. Oggi cerca di diversificare i piani commerciali per via della crescita economica, dell’aumento della domanda dei propri prodotti in altri Paesi e dello sviluppo delle relazioni commerciali con l’Europa. Inoltre, una situazione di tensione nella regione Asia-Pacifico, assieme a maggiore cooperazione marittima dei principali concorrenti dell’India, Cina e Pakistan, potrebbe stimolare un “cambio d’idee dell’India”.
L’8 agosto 2016, il Presidente russo Vladimir Putin si riunì con il Presidente azero Ilham Aliev e il Presidente iraniano Hassan Ruhani. Un progetto ITC North-South aggiornato fu tra i principali temi affrontati. I tre Paesi sono ancora interessati alla sistemazione di una rotta che colleghi le coste dell’Oceano Indiano alla Scandinavia. Perciò, avrebbero bisogno di spianare gli ostacoli doganali e tecnici che paralizzato il piano dall’inizio degli anni 2000. Una rete ITC ad alta tecnologia aggiornata e integrata, combinando vie ferroviarie, stradali e marittime, collegherà Mumbai, Bander-Abbas, Baku, Astrakhan, Mosca e San Pietroburgo all’Europa. Si prevede che le ferrovie russe, azere e iraniane saranno integrate in una rete comune. Quando si discusse del progetto, Putin osservò che favorirà lo snellimento del transito delle merci tra India, Iran, Golfo Persico, Azerbaigian, Russia e quindi Europa settentrionale ed occidentale. Nel dicembre 2016, Mehdi Sanai, ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Repubblica islamica dell’Iran in Russia, fece una dichiarazione in relazione all’ITC North-South, sottolineando che il corridoio tra India e Russia non era mai stato così vicino all’attuazione, sottolineando anche che l’attuale situazione internazionale e regionale rendeva la realizzazione dell’ITC una questione urgente. Tutte le parti coinvolte nel progetto sono d’accordo sulla rapida realizzazione e sono pronte alla sua finalizzazione. Sanai affermava che se Iran e Azerbaigian fanno ogni sforzo per l’attuazione dell’ITC, sono a corto di investimenti e hanno bisogno di assistenza. L’ambasciatore iraniano espresse gratitudine ai colleghi indiani e azeri, nonché al Ministero dei Trasporti russo, per il loro ingresso.
L’ITC North-South promette ampie opportunità in futuro. Per lo meno, favorirà il moltiplicarsi del fatturato commerciale tra Russia e Paesi ricchi come Iran e India. Guardando il quadro, l’ITC ha tutte le possibilità di svolgere il ruolo di fattore unificante tra Russia, Medio Oriente e Asia centrale in un unico blocco economico simile all’Unione economica eurasiatica o al partenariato transpacifico. In realtà, un’infrastruttura comune è di gran lunga più decisiva per il rafforzamento dei legami tra i Paesi della regione che la vicinanza geografica. La Cina attua un progetto infrastrutturale simile, la “Nuova Via della Seta”. Il Corridoio Nord-Sud ha un grande potenziale per la Russia, dandole l’opportunità di espandere la propria presenza economica e politica nella regione asiatica.27442_html_16a34473Dmitrij Bokarev, politologo, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Jun Maeda, il maestro della tristezza

Perché Clannad strappa lacrime
Jacob Hope Chapman, ANN, 25 settembre 2015

Jun Maeda

Jun Maeda

Se le ragazze tristi dai grandi occhi che muoiono lentamente per malattie magiche (spesso sotto la neve) vi hanno mai fatto piangere, probabilmente siete nella mente di Jun Maeda. Combinando il talento come sceneggiatore e musicista, Maeda è divenuto la più potente forza creativa del sostanzioso catalogo di videogiochi della Visual Art/Key, come Aria, Kanon e Clannad. Questi e molti altri sono stati adattati in riuscitissimi anime, catturando i cuori degli otaku di tutto il mondo, portando Jun Maeda a scrivere anime originali come Angel Beats! e Charlotte. Se c’è una cosa che queste storie hanno in comune, è il pianto. Jun Maeda vi soffoca dal pianto, amato od odiato, non si può negare l’enorme impatto del suo lavoro sugli anime. I melodrammi delle sue “ragazze tristi nella neve” hanno creato una nuova definizione di moe presso gli otaku, promuovendo la rinascita del romanzo visivo e mostrando ripetutamente gli “anime più strappalacrime” e le “migliori colonne sonore” degli anime elencati su internet. Anche anni dopo la mania dei giochi bishoujo, Angel Beats! ha pareggiato il successo finanziario di Clannad, ed ha praticamente lanciato la carriera della j-pop star LiSA. Quindi, come fa Jun Maeda a spremere puntualmente lacrime (e contanti) dagli appassionati di anime? Ero curioso di scoprirne i segreti, ma per non rovinare tutto ciò che ha scritto, ho deciso di limitare la mia analisi alle tre storie di Maeda che più mi hanno interessato: Aria, Clannad After Story e Angel Beats! con l’episodio finale imprevedibile di Charlotte proprio dietro l’angolo, forse questo sguardo ai suoi passati successi può dare un’idea di dove vada il suo lavoro in futuro. La prima cosa che ho notato nelle storie di dolore di Maeda, è che in realtà non hanno nulla a che fare con la tristezza…maxresdefaultIniziare con una risata
C’è un principio nell’economia chiamato “legge dei rendimenti decrescenti” che sempre mi ha fatto pensare molto sulla narrazione della società. Questa legge stabilisce che se un fattore di produzione aumenta mentre gli altri fattori rimangono gli stessi, il risultato finale sarà la graduale perdita di valore. Ad essere onesti, non so come ciò funzioni in una grande fabbrica che sputa torte o qualsiasi altra cosa, ma sicuramente so come funziona in un dramma avvincente. Se un personaggio simpatico muore in una storia, rattrista. Se un personaggio simpatico muore e i suoi cari soffrono, rattrista ancor di più. Se un personaggio simpatico muore, e i loro cari ne soffrono, e poi vengono uccisi in uno strano incidente subito dopo che un messaggero corre a dirgli che il cane di famiglia ha tirato le cuoia, inizia ad essere la solita commedia nera (e se il cane è morto per soffocamento mangiando il tuo pesce rosso!) Ciò spezza la legge dei rendimenti decrescenti della narrativa. perché anche le tragedie più tristi non possono essere una continua oppressione di crudeltà mozzafiato. Non si può semplicemente aumentare sempre il fattore tristezza, è necessario aumentare tutti i fattori di ciò che conosciamo della vita, perché riduciamo in storie l’esperienza altrui. Ciò significa che, per rendere le cose più tristi, devono essere felici all’inizio. Proprio come l’umorismo è spesso dovuto al tradimento delle aspettative, la tristezza è il tradimento della felicità possibile, il che significa che dobbiamo avere visto un po’ di vera gioia nella storia. Il pubblico deve vedere la possibilità della bontà e del suo trionfo nel mondo per emozionarsi quando un personaggio non le ha. Tale contrasto lacera il nostro cuore perché siamo davvero combattuti tra le speranze che abbiamo costruito e la realtà che le brucia. Non ci può essere luce senza oscurità, non c’è speranza senza disperazione, e bla bla, per capirlo. Jun Maeda sembra aver preso questo concetto ed usarlo, poiché, anche se si conoscono Aria, Clannad After Story o Angel Beat! per le loro scene di pianto, in realtà essenzialmente sono storie che cercano di far ridere.
main-qimg-a7998e66ca844060ebd84cd93a440428-cPer ogni cinque minuti di pianto in Clannad, ci sono almeno venti minuti di commedia (ed è una stima prudente). Per gli spettatori stranieri, alcune di queste battute si perdono nella traduzione, ma clip e mashup di Clannad fluivano massicci su Nico Nico Douga nel 2008, solo per i due minuti di commedia dell’anime che infuriavano tra gli adolescenti giapponesi e gli otaku duri e puri. Almeno la commedia è ancora universale, grazie al tipico amatore degli anime che Key riesce ad adattare. Ora, ciò non significa che ogni episodio di una seria della Key sia solo una battuta seguita da un dramma, divenendo subito prevedibile, ma Maeda cambia approccio a seconda della situazione. Clannad After Story segue la commedia ad episodi dai sentimentalismi più mirati, prima di sprofondare nella tristezza totale nel corso di 24 episodi. Questo approccio è riuscito perché ha permesso agli spettatori di sentirsi parte della vita di Tomoya. In primo luogo vivendo le avventure frivole della sua giovinezza circondato da amici strambi, per poi passare alla costanza apatica ma piacevole della prima vita matrimoniale, prima della morte della moglie che frantuma tutto ciò che aveva passato per tutto quel periodo. Si cresce con lui in città, tanto che la tragedia familiare oscura quel luogo, rendendo tristi dei ricordi felici, spingendolo ad isolarsi per evitare il dolore. Non c’è bisogno di raccontarne l’angoscia, come in tante altre storie con mogli morte; si è qui per i bei momenti, quindi si comprende.
Ma non è il caso di Angel Beats! dove ignorare la vita di ogni personaggio forma la premessa. Le tragiche storie di questi ragazzi sono intense al massimo, perché sono già morti e non hanno più nulla da perdere. I personaggi vivono la loro vita dopo la morte, in quel momento, in modo che nel dramma concilino i loro errori passati con sé stessi presenti, imparando ad andare avanti. Questa situazione unica indica che gli episodi spesso passino da questo:sadchristmasa questo…fishingtyme…e via così. Ehi, è tutto passato. Sei morto. Divertiti!

Una musica potente
mysongab Maeda ha lavorato come compositore per anni prima di cominciare a scrivere storie per videogiochi Bishoujo, ed è difficile non sostenere che come musicista sia di gran lunga migliore che non come scrittore. Non liquido i suoi testi, ma la sua musica è proprio buona. Naturalmente, il potere della musica come agente strappalacrime nei film e in TV non dovrebbe sorprendere nessuno che ne abbia sopportato la genesi, nel looping delle canzoni di Celine Dion in Titanic, per cinquanta miliardi di volte. Non suggerisco che la musica triste rende tristi, Maeda sicuramente sa come risolvere la cosa, se capite cosa voglio dire. Jun Maeda ha delle fissazioni particolari come compositore, che potrebbero riempire l’articolo, quindi mi limiterò a parlare di due diversi esempi di testi musicali, creati a dieci anni di distanza l’uno dall’altro: “Tori no Uta” di Aria e “My Song” di Angel Beats! (che non hanno praticamente nulla in comune se non fare piangere. Non allego quelle non ufficiali su YouTube, quindi dovrete semplicemente cercarle da soli per confrontarle). Tori no Uta (Poema di un uccello) è una canzone techno, che di solito non si nota per grande profondità emotiva, ma Maeda riesce a fare molto con molto poco. L’ atmosfera della canzone, interrotta solo da una semplice melodia da pianoforte, ricorda subito il volo e ampi cieli blu. In realtà, è quasi troppo, quando i sibili digitali diventano sempre più evidenti e dal suono simile. Tuttavia, come la canzone va avanti, la batteria techno si fa più forte e i suoni atmosferici più bassi di tono, venendo sopraffatti. Questo ci riporta coi piedi per terra, e il resto della canzone è simile ad una forza che cerca, senza riuscirci, di scendere a terra, inciampando e risalendo solo alla fine, seguendo l’atmosfera esaltata più di prima, mentre la base musicale sfuma. I testi nascondono una profondità emozionale sorprendente. Proprio come la musica sottesa, iniziano e finiscono nello stesso vago luogo, alla deriva tra i dettagli concreti a metà della canzone, dipingendo infine un quadro abbastanza chiaro del tragico viaggio. Iniziando con la paura del cambiamento e scegliendo di lasciarsi andare, perché scappare è più facile che affrontare la delusione. Mentre la canzone va avanti, la cantante viene paragonata ad un uccello che non può volare, ma ha ancora la speranza di sfuggire al suo destino. Da qui, sprofonda ulteriormente, mutando ricordi e promesse con l’amico d’infanzia sotto forma di ragazza. E’ tutto molto bello, ma la canzone deve finire nello stesso modo con cui è iniziata, cioè trascinando l’amico d’infanzia con sé mentre “insegue scie di vapore in dissolvenza”, lasciando la terra e divenendo un uccello che può quasi volare di nuovo, promettendo di non lasciarle la mano. Purtroppo, l’ultimo verso è lo stesso del primo: lasciare andare letteralmente significa sacrificare la vita del ragazzo per debolezza, lamentandosi che i cambiamenti del futuro la portano ancora a non poter resistere più. Questo tema musicale della storia che si ripete, non fa ben sperare per la nostra eroina o il suo interesse per l’amore, e più lo spettatore entra nella storia, più disperata e frustrante appare la canzone (mentre appare ancora ottimista). Chi avrebbe saputo che la techno potesse strappare lacrime?
Se la sigla principale di Aria è un esercizio di ben calcolata emozione subliminale, “My Song” di Angel Beat! è una mazzata di emozioni direttamente sulle rotule. Non c’è alcuna produzione molteplice o dalla fantastica metafora lirica qui, solo una ragazza con una chitarra che lamenta i suoi sentimenti. Questo perché la canzone si basa su un contesto specifico, quindi non è a tema nel complesso do Angel Beats!, ma è un brano da riprodurre in un uinico momento del terzo episodio. La cantante, Iwasawa, si suppone canti una robusta canzone j-rock come diversivo mentre i suoi amici compiono la missione segreta, ma la prestazione si rivela così efficace quando il concerto viene interrotto dai professori. Nella foga del momento, Iwasawa decide di continuare la canzone che davvero voleva cantare, prima che la chitarra gli venga tolta. Tutte le altre canzoni della sua band (le Ragazze-mostro Morte) hanno toni selvaggi, roboanti e angoscianti, ma non è il tipo di vita che Iwasawa ha realmente vissuto. Così, per ultimo, strappa via la fantasia e canta la sua breve vita di essere solo e maltrattato, in un mondo in cui sentiva come a tutti gli altri fosse permesso essere felici. Proprio quando si pensa che sia un’altra ballata con una chitarra fraintesa, Iwasawa prorompe con un coro trionfale rivolto direttamente al pubblico, dicendo che chi si sente così è benedetto. “Le lacrime che hai versato dicono che la tua vita è bella, onesta e reale”. L’aldilà le ha insegnato che ognuno vi è solo per ragioni diverse, e lei vuole solo che tutti nella stanza sappiano che va bene così. Mentre ancora canta, è sempre meno una performance e più un invito a chiunque ad esprimere il dolore, senza paura di un giudizio. Alla fine, dice che la canzone sarà il suo dono a chi ne ha bisogno, sperando che dia coraggio, e l’ultima riga della canzone è solo un “grazie”, prima di scomparire verso la prossima vita, avendo finalmente cambiato il pubblico con la sua musica, come sognava di fare prima di morire. I testi sono semplici e quasi improvvisati, ma perfetti nel momento, mutando il pubblico in una folla disordinata per dei motivi completamente diversi da “Tori no Uta“. Pensandoci bene, la canzone di Iwasawa è un buon esempio del prossimo punto…

Angel Beats!

Angel Beats!

È semplicemente ingiusto
Proprio come nel mondo reale, la tragedia nella finzione spesso nasce dall’ingiustizia. La gente ha forti sentimenti su ciò che dovrebbe accadere, ma questi sentimenti non si allineano con la natura e le circostanze quasi mai. L’ingiustizia è, beh, semplicemente non giusta. Le cose brutte accadono alle persone buone in praticamente ogni opera di Jun Maeda, ma il tempismo è tutto. Non tanto il mondo scarica i personaggi, ma sceglie di scaricarli proprio quando li ha accuratamente ingannati. Aria non comincia parlando della tragica profezia sulla “ragazza nel cielo”. Comincia esclusivamente come esempio di speranza. Yukito è un vagabondo che ha perso la madre e ha ereditato solo una frazione dei suoi poteri magici, abbastanza inutili, ma che potrebbero cambiare se mai trovasse la “ragazza nel cielo”. Va bene, probabilmente non diventerà un mago migliore o altro, ma trovare la persona per cui la madre ha speso tutta la sua vita cercandola, dovrebbe essere catartico, così l’anime spende molto tempo nel presentarlo quale ragazzo paziente, bello e divertente, meritevole di un posto tra le nuvole. Finalmente, si rende conto che Misuzu è la sua “ragazza nel cielo” e non solo la ricerca della madre si compie, me se ne innamora! Doppia vittoria! Ma non sa che la “ragazza nel cielo” è maledetta da 1000 anni, dopo i disastrosi tentativi degli antenati di aiutare un suo antenato, essere alato e ultimo della sua specie reincarnatosi più volte in un corpo umano per morire sempre all’età di 15 anni per innamoramento. Questa piccola ripetizione della storia sblocca lo spirito dal suo vero sé, dove il suo potere è troppo forte per essere contenuto da un corpo umano, così Misuzu si perderà, indebolendosi e morendo entro pochi mesi. Tutti ciò che Yukito fa è adempiere alla profezia. Buon lavoro, ragazzo amante! Il libero arbitrio è un’illusione ed ha appena concluso il suo destino.
Clannad After Story e Angel Beats! non sono troppo diversi. Si conosce Nagisa per decine di episodi prima di morire, nella relazione con Tomoya, dal primo incontro al matrimonio e al primo figlio. Il rifiuto iniziale di Tomoya della figlia Ushio è terribile, ma non indifferente. Ha perso l’unica donna che abbia mai amato e ha un bambino che (ovviamente) non ha mai incontrato prima di quel giorno, e la barriera di sicurezza della finzione permette al pubblico di sentirne l’ingiustizia ancora di più. Yurippe subisce un simile destino crudele in Angel Beats! quando si rifiuta di rinunciare al suo tentativo di abbattere Dio prima che possa reincarnarsi, chiedendo giustizia per la morte dei tre fratellini e il trauma conseguente che rovinò il resto della sua breve vita. Anche se il mondo comincia a distaccarsi intorno a lei, continua a sprofondare nel ventre della terra fino a che non trova il sistema “Dio”, danneggiato e abbandonato. Può prenderne il posto e cercare di ricostruire un mondo perfetto con questo sistema, ma costerebbe la vita dei suoi amici. D’altra parte, può distruggere completamente il sistema e salvare i suoi amici, rendendo inutile la missione di tutta la vita post-mortem, non dandole altra scelta che accettare tale perdita e passare alla prossima vita. Prende piuttosto bene il suo Comma-22!
Sappiamo tutti che la vita non è giusta, ma l’ingiustizia della vita è più accettabile per le persone quando non è giusto per loro, nel particolare. Le storie di Maeda danno sempre motivo di farsi investire da una conseguenza positiva prima dello schiaffo della negatività; invece, il personale disarmante tradimento è ciò che fa piangere. Non tutte le lacrime sono tristi, però! A volte le lacrime di gioia sono quelle che si ricordano meglio…b080a5_1e4d08c1fa9c4761b0fcd05f01be386cIl Karma vince sempre
Come si è visto, la quasi totalità dei lavori di Jun Maeda si diletta con lo stile narrativo chiamato “realismo magico”. Bene, come la sua voce su Wikipedia, mostruosamente complicata, vi dirà, le persone che prendono sul serio il realismo magico possono avere qualche problema a definire i racconti di Maeda, perché il genere ha regole severe (che cambiano a seconda di chi ne parla), e le sue opere ne violano una gran quantità. Tuttavia, per rendere le cose semplici, lo chiameremo realismo magico in ogni caso, utilizzando una definizione estremamente semplificata: le storie di Maeda si svolgono in un altro mondo del tutto normale rispetto al mondo reale, con l’eccezione di un paio di elementi soprannaturali che non vengono mai completamente spiegati, ma prontamente accettati dai personaggi della storia.
Aria si svolge in un mondo altrimenti normale, ma con antichi esseri alati, blanda telecinesi e maledizioni magiche. Clannad si svolge in un mondo altrimenti normale collegato ad una dimensione morente che controlla il fato delle persone attraverso il potere dei desideri, di solito con risultati imprevedibili. Angel Beats! si svolge in un liceo apparentemente normale che in realtà è “programmato” da qualche parte nell’aldilà pieno di bug e mai destinato ad essere pienamente compresa. In tutti i casi, i personaggi non sembrano troppo presi dalla magia che opera dietro la loro realtà, se mai la scoprissero. Allora perché Jun Maeda sceglie di spezzare il mondo delle sue storie in modi strani, senza spiegarli? Perché quando si tratta di fare piangere, ciò che si pensa di questo mondo conta assai meno di come lo si sente. Maeda usa la magia per esprimere i sentimenti sull’ingiustizia della realtà, per “romperlo” quel tanto che basta per dare ai suoi personaggi ciò che hanno ottenuto. Se la tragedia è di solito assurdamente ingiusta, perché non si può trionfare con una giustizia altrettanto assurda? Non ci dovrebbe essere scampo per la maledizione di Misuzu in Aria. Se Yukito o uno qualsiasi dei suoi antenati esistono per far innamorare Misuzu, deve accadere. Così Yukito si augura di non esistere per salvare Misuzu, e qualcuno, da qualche parte, lo sa. L’esistenza di Yukito è destinata interamente a farlo reincarnare come corvo, di cui Misuzu non può innamorarsi, ma con cui può ancora restare, compiendo la missione in cui i suoi antenati fallirono 1000 anni prima: riunire la “ragazza nel cielo” con la madre. Non importa come tutto ciò accada, perché funziona. No? Purtroppo, la madre di Misuzu è già morta. Per fortuna, la divinità che permette a Yukito la scappatoia del corvo considera l’amore materno più potente del sangue materno, e gli episodi finali della serie (e ultima route del vidogioco) sono dedicati alla zia irresponsabile di Misuzu, Haruko, che riprendere il contatto con lei come guardiana materna, forgiando un nuovo legame d’amore che spezza la maledizione, permettendo alla “ragazza nel cielo” di morire in pace e, infine, passare al grande al di là di blu.
air13 I tre personaggi sacrificano la loro vita per combattere una maledizione, in modo che la forza magica che combatte nel loro mondo insensibile si decida a mollare. Non scopriremo mai chi o cosa fosse, ma è difficile curarsene tra pacchetti di fazzoletti. Qualunque cosa fosse, prende la decisione giusta. Lo stesso si può dire del ‘Mondo Illusorio’ di Clannad, in cui i contributi magici alla trama sono troppi da menzionare. Sono sempre presenti nella storia, ma sono passivi quasi sempre, invocati dai piccoli scatti delle nobili gesta e delle speranze sincere della brava gente della città di Tomoya. Ogni volta che si vede una sfera di luce alla deriva, sullo sfondo di una scena, si vede il dono del buon karma del mondo illusorio, come il tintinnio di una campana che segnala un prossimo angelo alato. Solo la dolce rassicurazione che qualcosa là fuori lo cerca, e attraverso speranza e persistenza, Tomoya casualmente vince il desiderato premio magico. L’amore e lo sforzo in vita delle persone della città raggiunge la massa critica quando la figlia muore poco dopo la moglie. Implora un miracolo, riprendendo il suo vecchio desiderio di non avere mai incontrato la suo amata, ed esprimendo il rimorso per aver abbandonato la figlia. Tutte le sfere passate in oltre 40 episodi (o miliardi di percorsi nel videogioco) s’illuminano convergendo, e Tomoya ha una seconda possibilità di essere padre di una Nagisa miracolosamente vegeta. A rigor di logica, non dovrebbe mai accadere, ma Maeda vuole farci credere in un mondo in cui può accadere. Vuole far credere che un buon karma può spezzare le leggi del tempo e dello spazio, anche se solo nella finzione, e vedere la sfere di luce che accompagnano i piccoli momenti magici fino a questo punto, aiuta ad abbracciare questa convinzione, almeno per Tomoya e la sua famiglia. Ciò dovrebbe accadere, anche se non è mai possibile, invogliando a battersi il petto mentre le lacrime rigano il proprio volto. Allo stesso tempo, c’è una leggera progressione nel lavoro di Maeda, in cui gli elementi magici sono leggermente più stabiliti di quanto nella trama di Clannad fossero incombenti, e questo modello si vede in Angel Beats! Nel suo mondo, in cui la magia è spesso paragonata alla programmazione, ha senso solo se anche i miracoli karmici di Maeda dalla logica contorta, ancora commuovono, con ciò intendendo che riscaldano il cuore…

Charlotte

Charlotte

Come nei mondi “reali” di Aria e Clannad, l’aldilà di Angel Beats! è frammentato ed ingiusto, anche se non dovrebbe esserlo. È concepito per essere un luogo dove le anime nel limbo trovino la pace prima di passare alla prossima vita, ma “Dio” ha abbandonato la sua creazione, lasciandone i cittadini confusi come nelle vite precedenti. Chiunque scopra da sé il vero scopo di questo mondo, non abbandona senza guida le altre anime perse. Otonashi è una di queste anime, sconvolto dall’inutilità della vita mortale, e dall’impotenza al riguardo. L’unico modo per fermare questo ciclo sarebbe introdurre una forza esterna, un “angelo della misericordia” per così dire. Si tratta di Kanade, una ragazza dai superpoteri che aiuta le anime nell’aldilà fin quando tutti gli altri personaggi vi arrivano. Dopo essersi innamorato di lei e saputo della sua vita, Otonashi diventa partner di Kanade nell’anima-terapia dei personaggi che li circondano, e ne è sempre più contento. Ma Kanade non è qui per motivi divini; è qui come scappatoia. Può salvare Otonashi perché la sua vita “non vissuta” le ha permesso di viverci prima. Pur avendo una vita soddisfacente sulla terra, viene spedita nell’aldilà degli adolescenti perduti, potendo così ringraziare la persona che letteralmente le ha dato il cuore. Otonashi era un donatore di organi, e il suo cuore è nel petto di Kanade. Nella sua attesa, diventa la chiave per reimpostare e correggere l’aldilà, permettendo ai due piccioncini di salvarsi nel tempo e nello spazio, concedendo una salvezza esponenziale al resto del cast, e facendo lacrimare ancor più gli spettatori di quanto dovrebbe la “fatidica contorsione del trapianto di cuore”. (Non giudico, questo è il momento in cui Maeda mi ha colpito nei sentimenti più duramente), E’ emotivamente potente perché, proprio come tutte le altre vittorie karmiche, non è una coincidenza. Il sacrificio accidentale di Otonashi ha insegnato a Kanade che “la vita può essere meravigliosa”, così compiendo un sacrificio propositivo per dimostrare a lui (e a molti altri) la stessa cosa.
Bene, Jun Maeda non potrebbe fa piangere tutti. Se una storia tocca le corde del cuore di qualcuno nel modo sbagliato, il rifiuto di solito è violento. A nessuno piace sentirsi manipolato, in particolare nel sentirsi tristi, così le critiche al suo lavoro sono spesso altrettanti feroci dell’affetto per esso. (La maggior parte ruota sull’assenza di spiegazioni concrete degli innumerevoli miracoli su cui queste storie si basano). Ad ogni modo, sicuramente fa qualcosa di giusto. Una combinazione mistica tra commedia dolce, bella musica, ingiustizia della vita e bontà dello spirito umano, riunendo tutti. Nei momenti chiave più perfettamente strappalacrime, i dettagli non contano tanto. Infatti, quando in Charlotte si ha la spiegazione concreta degli elementi magici, molti spettatori espressero delusione e demotivazione, invece. In realtà ho difficoltà a trovare esempi strappalacrime nel Charlotte di Maeda, perché è diverso da ogni lavoro precedente, spesso più interessato ai dettagli della trama che a sguazzarvi emotivamente. Che ne pensate? Charlotte soddisfa le vostre aspettative dal maestro della tristezza moe? Ne prova la crescita come scrittore, o solo si allontana da suoi punti di forza? Diteci cosa ne pensate nei forum!

Otonashi e Kanade

Otonashi e Kanade

*Angel Beats! tecnicamente fu prodotto per accompagnare un romanzo visuale dallo stesso nome, ma poi il gioco richiese lavoro per ben oltre cinque anni, rendendo il successo incredibile dell’anime in Giappone un fatto a parte. Non ci sono piani per visual novel di Charlotte. Forse la Key ha imparato qualcosa dalle difficoltà di Angel Beats!, causate da un videogioco dalle folli ambizioni (route per 19 personaggi da combinare in qualsiasi ordine per avere risultati completamente diversi ad ogni riavvio del gioco)?

Charlotte

Charlotte

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA soccorrono i Saud nello Yemen

Alessandro Lattanzio, 13/19/2016ap_16282650678469-article-headerIl 13 ottobre 2016, il cacciatorpediniere statunitense USS Nitze lanciava dei missili cruise contro 3 stazioni radar sulle coste dello Yemen; un’azione giustificata da un preteso attacco missilistico al cacciatorpediniere USS Mason e alla nave d’assalto anfibio USS Ponce dell’US Navy, il 9 ottobre. Attacco però smentito dalle forze armate yemenite. In realtà gli Stati Uniti corrono in soccorso dell’Arabia Saudita, impantanata in una guerra che ha voluto e che sta perdendo. Infatti, nel 2015 Washington aveva approvato la vendita di 1,3 miliardi di dollari di armamenti all’Arabia Saudita, e di altri 1,15 miliardi di dollari in armamenti nel settembre 2016, proprio per sostenere Riyadh nell’aggressione allo Yemen. E ancora, la Casa Bianca decideva il 28 settembre 2016 la vendita di aerei da combattimento a Qatar e Quwayt, altri Paesi che partecipano all’aggressione allo Yemen, per 7 miliardi di dollari; e ciò dopo che Israele aveva dato l’assenso a tale vendita. Washington venderà 36 aviogetti da combattimento F-15 al Qatar e 40 aviogetti da combattimento F/A-18E/F SuperHornet al Quwayt. Nel febbraio 2016 Israele si oppose alla vendita degli aerei al Qatar, finché Tel Aviv non ottenne da Washington 38 miliardi di dollari per aggiornare la propria flotta aerea nell’arco di 10 anni. Tale vendita “arriva giusto in tempo per salvare la 40ennale linea di produzione degli F-15 della Boeing, che dal 2014 era a corto di ordinativi”. L’attacco missilistico dell’US Navy allo Yemen non è correlato solo al mantenimento dell’industria bellica statunitense, ma anche al tentativo della fazione islamista della Casa Bianca di offrire una contropartita a Riyadh, dopo l’approvazione unanime al Congresso degli USA della legge JASTA, contro gli sponsor del terrorismo internazionale, che autorizza i parenti delle vittime degli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 a presentare richieste di risarcimento ai governi stranieri coinvolti, presso i tribunali degli Stati Uniti. La decisione dei membri del Congresso causava l’isteria in Arabia Saudita, dove si ritiene che l’adozione di tale legge sia il riconoscimento formale di Riyadh quale sponsor delle organizzazioni terroristiche islamiste, anche dello Stato islamico. Ed infatti i sauditi minacciavano Washington di rispondere ritirando il proprio patrimonio presso l’economia degli Stati Uniti, valutato in circa 1000 miliardi di dollari.
cua5pehwiaakvm6-jpg-large Tra l’altro, gli statunitensi sono implicati anche nel bombardamento della capitale dello Yemen, Sana, dell’8 ottobre 2016, durante i funerali del padre del ministro degli Interni Jalal al-Ruayshan. Il giornalista Muhamad al-Atab affermava che la camera ardente era nella “sala tra le più grandi dello Yemen, di oltre 4000 posti, gremita di persone astanti del funerale. Quando andai negli ospedali dopo l’attacco, vidi molti feriti, parecchi in condizioni critiche. Quando entrai nella sala vidi carne, sangue e cemento frammisti. I corpi erano sparsi a pezzi dappertutto. Era davvero molto difficile immaginarlo. Anche l’odore era insopportabile, perché i sauditi usano missili che bruciano le persone vive“. Gli USA fecero finta di condannare l’attacco terroristico saudita, ma Bishara Ali, a capo del Center for Strategic & International Studies di Sana, afferma che Riyadh gode della “piena impunità da parte di Nazioni unite, dirittumanitaristi, media ufficiali e mondo occidentale“. Ali al-Ahmad, direttore dell’Istituto di Washington per gli Affari del Golfo, dichiarava che la condanna di Washington non era “nulla di ché. Ci sono decine di ufficiali statunitensi nel Ministero della Difesa, nel Comando aeronautico saudita, che indicano agli aerei cosa bombardare. Tali ufficiali statunitensi, che si trovano sei piani sotto terra, nella base del comando dell’aviazione saudita, sono in comunicazione diretta col Comando centrale degli Stati Uniti in Florida, da cui ricevono informazioni. Gli statunitensi continuano a partecipare all’operazione contro lo Yemen. E’ tipico dei funzionari statunitensi parlare di come sia orribile questo o quello, ma non si tratta delle loro sensazioni, ma di persone morte a causa della loro politica. Se l’amministrazione Obama voleva porre fine a tale guerra, Obama avrebbe chiamato re Salam per dirgli di ‘fermare questa guerra’. E’ chiaro che l’amministrazione USA mente, cercando di superare la tempesta“. Il giornalista yemenita Yusif Mury, affermava che “l’Arabia Saudita capisce che sta per sparire, ed uccide innocenti indiscriminatamente perché è semplicemente in pieno stato confusionale. Ha perso la guerra e ora si rende contro che il suo regime è in gioco“. L’attivista al-Buqayti condivide questo punto di vista, “si tratta di frustrazione, perché i sauditi hanno preso di mira l’intero esercito yemenita e non sono riusciti ad impedire che gli Huthi e l’esercito yemenita attacchino il confine saudita, o che lancino missili balistici. Così puniscono il popolo“. Una crisi questa, illustrata anche dalla frattura tra Ryadh e Cairo, che al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite votava la risoluzione russa sulla crisi in Siria. Inoltre, il Ministro degli Esteri egiziano Samah Shuqry e l’omologo iraniano Mohammad Jawad Zarif si incontravano a New York, dopo di che il governo egiziano inviava un nuovo incaricato d’affari in Iran, dove l’Egitto era rappresentato dall’ambasciatore svizzero. Così la riapertura dell’ambasciata egiziana a Teheran diventa questione di tempo, con grande sconforto per il clan dei Saud.yemen-bombing-ft-article-headerRiferimenti:
Sputnik
South Front
South Front
NEO
Navy
Global Research
al-Manar

I sauditi e i missili balistici

Analisis Militares13940423000871_photoiC’era una volta un Paese ideale chiamato Saudilandia, dove i valori democratici brillavano così tanto che fu attaccato dai malvagi yemeniti, lanciando missili sul suo territorio provocando terrore. Ma la fata turchina statunitense gli diede lo scudo antimissile magico distruggendoli tutti, ponendo fine al problema e vivendo felici e contenti.. qualcosa di simile a una favola. Il problema è che le favole restano favole.
Nel mondo reale Ryad da un paio di mesi annuncia di distruggere tutti i missili balistici lanciati dagli yemeniti, e questo nonostante le notizie sugli attacchi alle basi militari che hanno causato delle stragi. Il fatto è che i sauditi continuano, anche se vengono smentiti, in quanto non solo è stato filmato l’impatto di un missile su una base militare saudita, ma vi sono video apparsi nel mondo che riprendono la catena di esplosioni, presso l’impianto, che avrà causato enormi devastazioni, a giudicare dalle immagini. Affermano di aver abbattuto 2 missili dallo Yemen: L’Arabia Saudita dice che ha intercettato 2 missili lanciati dallo Yemen. Ma questo è ciò che i contadini hanno ripreso a Ta’if:

Assieme alla catena di esplosioni presso la base militare di Taif…

Perciò, i sauditi hanno intercettato i 2 missili yemeniti, qualcuno ne dubita? E vissero felici e contenti.1682313_-_main

Il presunto abbattimento di uno Scud yemenita in Arabia Saudita
Analisis Militares  8 giugno 2015

13940316000414_photoiNon se si sa, ma l’Arabia Arabia ha dichiarato di aver intercettato un missile Scud con 2 missili Patriot. La versione saudita sostiene che un missile balistico Scud è stato lanciato da qualche parte dallo Yemen, probabilmente dalla zona di Sada, contro la zona di Qamys al-Mushayt in Arabia Saudita, a circa 200 km di distanza, e che sia stato intercettato da 2 missili del sistema di difesa aerea Patriot del Paese. La versione dell’altra parte dice che 3 missili balistici Scud sono stati lanciati contro la base aerea di Qamis al-Mushayt colpendola e causando panico tra la popolazione che fuggiva dalla zona. Vi è una grande differenza tra le due versioni. Naturalmente, entrambe affermano che vi sia stato l’attacco degli Scud nella zona quel giorno. Naturalmente, la propaganda fa la sua parte… da entrambe le parti:
– i sauditi presentano un quadro d’invulnerabilità contro tali attacchi affermando che il missile era stato intercettato, al 100%.
– gli yemeniti presentano un quadro di vulnerabilità del territorio saudita sostenendo che furono lanciati 3 missili Scud e, utilizzando i dati sauditi, uno veniva intercettato prima dell’impatto, e gli altri due facevano centro. Sarebbe il 33,33%.
Non vi è alcun modo di confermare l’una o l’altra versione, sono perfettamente credibili. Ciò che possiamo fare è paragonarle alle percentuali di missili Scud abbattuti dalle batterie Patriot nel 1991:
– Nel 1991, l’Iraq lanciò 87 missili Scud e ne furono intercettati 29. Una percentuale di circa 33,33%
Nel caso citato, i sauditi affermarono di aver abbattuto il solo missile lanciato. Il 100%. Nella versione yemenita sarebbe stato abbattuto uno dei tre lanciati, il 33,33%. È interessante notare che la versione yemenita espone la stessa percentuale avutasi nella Guerra del Golfo… ciascuno tragga le proprie conclusioni o dia credito alla versione che ritiene opportuna. Questa è tutta l’informazione disponibile.1409048088015_wps_1_saudi_arabia_khamis_musha

L’Arabia Saudita arruola terroristi in Siria per la guerra allo Yemen
FNA

ciru8d4uwaa3dhgI media libanesi riferiscono che Riad arruola terroristi in Siria per respingere gli attacchi dell’esercito yemenita e di Ansarullah. Secondo il quotidiano al-Aqbar, l’agenzia di spionaggio saudita ha iniziato ad arruolare gruppi terroristici operanti nella Siria meridionale, dopo le ultime avanzate dell’esercito yemenita nelle zone confinanti delle province di Jizan, Najran e Asir. Fonti della sicurezza in Siria meridonale affermano al quotidiano libanese che l’agenzia di spionaggio saudita arruola 3000-4000 terroristi nella regione per trasferirli ai confini sauditi-yemeniti per combattere le forze di Abdullah Salah e di Ansarullah, aggiungendo che Giordania ed Arabia Saudita hanno ripreso ad addestrare i terroristi di stanza nella Siria del sud, da fine agosto, presso le basi militari nel nord della Giordania, e nelle basi saudite delle regioni di Arar e Hafr al-Batan, nel nord-est dell’Arabia Saudita, secondo le fonti.
I rapporti indicano che le truppe della Guardia nazionale saudita sono arrivate nella provincia di Najran per controllare i confini del regno contro le rappresaglie dello Yemen, dopo che Riyadh ha ucciso centinaia di civili negli attacchi aerei su Sana di due giorni prima. Il notiziario al-Aqbariah dell’Arabia Saudita trasmetteva video di attrezzature militari inviate nel Najran, e riferiva che nuove unità della Guardia nazionale sauditaerano arrivate nella provincia. “Tali forze dotate di armi avanzate sono state inviate a sostenere le guardie di frontiera saudite“, aggiungeva.
Notizie dalla capitale dello Yemen affermano che oltre 900 persone furono uccise o ferite nei massicci attacchi aerei della coalizione saudita. Gli attacchi aerei miravani a un edificio in cui le persone rendevano l’ultimo omaggio al padre del ministro degli Interni yemenita Jalal al-Ruyshan, capodello staff dell’ex-presidente Ali Abdullah Salah. Un secondo attacco colpiva lo stesso punto in cui la gente si era precipitata a soccorrere i feriti del primo attacco aereo. Inoltre, gli aerei da guerra sauditi effettuavano massicce incursioni aeree contro la casa dello sceicco Abu Shwarab,provocando decine di vittime civili, riunitesi per una cerimonia presso la residenza.
L’Arabia Saudita aggredisce lo Yemen dal marzo 2015 per rimettere al potere il fuggiasco presidente Mansur Hadi, alleato di Riyadh. L’aggressione saudita ha finora ucciso almeno 11300 yemeniti, tra cui centinaia di donne e bambini. Nonostante le dichiarazioni di Riyadh di bombardare posizioni dei combattenti di Ansarullah, i bombardieri sauditi colpiscono aree residenziali e infrastrutture civili. Secondo diversi rapporti, la campagna aerea saudita contro lo Yemen spinge il Paese impoverito verso il disastro umanitario.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Alessandro Lattanzio: I sauditi bombardano i civili nello Yemen perché militarmente hanno perso

YemenTehran (ParsToday Italiano) – Alessandro Lattanzio, saggista e analista delle questioni politiche internazionali, é stato intervistato dalla nostra Redazione sulla strage del regime dei Saud contro la popolazione yemenita. Alessandro Lattanzio ai microfoni di Radio Italia ha esaminato anche il ruolo importante dell’occidente nei crimini del regime saudita in Yemen e nel mondo.
Per ascoltare la versione integrale dell’intervista potete cliccare qui.