La Cina rafforza l’influenza sulle frontiere indiane

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 07.01.2018Come è noto, tutti gli Stati che confinano con l’India sonno zone di lotta indo-cinese per il predominio economico, politico e militare (ad eccezione del Pakistan, avversario tradizionale dell’India con o senza Cina). Anche quelli che tradizionalmente hanno collaborato con l’India, come Bangladesh, Repubblica delle Maldive, Nepal e Sri Lanka, gradualmente cambiano campo alleandosi con la RPC. Il Bhutan rimane finora sostenitore fidato dell’India. L’India lo sostiene attivamente nella disputa territoriale con la Cina dimostrandolo inviando militari nella valle di Doklam nell’estate del 2017, con conseguente acuirsi della disputa. Tuttavia, l’India perde con la Cina in altri Stati dell’Asia meridionale. La formula del successo della Cina è l’enorme investimento, che fa o promette, nelle economie dei Paesi cooperanti. Essendo la seconda economia del mondo, può permetterselo. La Cina propone la partecipazione al progetto infrastrutturale globale One Belt-One Road (OBOR) a tutti gli Stati interessati. Il progetto mira a unire le principali rotte commerciali del pianeta in un unico sistema e a promuovere l’integrazione economica globale. Nell’ambito del progetto, la Cina investe fondi nello sviluppo delle infrastrutture dei Paesi partner e propone assistenza nell’attuazione dei propri progetti economici. Nel 2017, la Cina continuava a lavorare sul Port City vicino al porto principale della capitale dello Sri Lanka, Colombo. Port City non è solo un porto marittimo, ma una nuova area residenziale con infrastrutture sviluppate, costruite dalla Cina dal 2016. È stato riferito che i cinesi avrebbero investito circa 1,5 miliardi nel progetto e che sarò il maggiore investimento dall’estero nella storia dello Sri Lanka. Nel dicembre 2017, lo Sri Lanka affittava il porto di Hambantota alla Cina per 99 anni. Questo porto è considerato un sito strategicamente importante nell’Oceano Indiano. La Cina pagherà allo Sri Lanka 1,2 miliardi di dollari a rate per l’affitto. Il primo acconto dell’importo di 292 milioni è già stato dato. Allo stesso tempo, la leadership dello Sri Lanka affermava che l’affitto aiuterà il Paese a pagare i vecchi debiti. Poco dopo, i media riferivano che la Cina potrebbe investire 1 miliardo di dollari nella costruzione del Centro finanziario internazionale di Colombo nel territorio di Port City. La Cina afferma che svilupperà il porto di Hambantota e lo trasformerà nel principale centro logistico. Tuttavia, l’India teme che la Cina crei una base militare a causa dell’importanza strategica del porto. Data la posizione vicina dello Sri Lanka alle coste indiane, la situazione è sfavorevole all’India. Dopo l’affitto di Hambantota, New Delhi accusava Pechino di voler imporre a tutti i Paesi in via di sviluppo che partecipano all’OBOR la schiavitù del debito. Secondo gli indiani, la Cina distribuisce intenzionalmente enormi prestiti che non possono restituire, e la storia del porto di Hambantota, che lo Sri Lanka ha dovuto affittare per i debiti verso la RPC, è un brillante esempio. Allo stesso modo, secondo i rappresentanti indiani, la Cina affittava terreni dal governo di Gibuti per la prima base militare estera aperta nell’agosto 2017, e allo stesso modo la RPC progetta di acquisire e utilizzare il porto keniota di Mombasa, “porta” dell’Africa orientale. Ciononostante, alcuno dei partner dei cinesi si è ancora lamentato, e sempre più Paesi collaborano aderendo al progetto OBOR.
Alla fine del 2017, la RPC ha concluse un accordo di libero scambio con le Maldive. La Repubblica delle Maldive (MR), come lo Sri Lanka, è uno Stato insulare al largo delle coste dell’India. Proprio come lo Sri Lanka, le Maldive hanno legami culturali e di amicizia di lunga data con l’India, ma la Cina controlla le principali fonti di reddito agendo da principale fonte di turismo e principale importatore di frutti di mare maldiviani. Le Maldive prevedono che il libero scambio con la RPC porterà ad un aumento significativo delle entrate. Pertanto, l’accordo sull’ALS è stato firmato nonostante l’indignazione dell’India. La Cina sviluppa attivamente la cooperazione con un altro vicino indiano, il Nepal, piccolo Stato schiacciato tra India e Cina. Come per gli altri Paesi citati, il Nepal ha una vecchia relazione sviluppata con l’India. La posizione geografica del Paese lo fa supporre separato dalla Cina dalla catena montuosa dell’Himalaya. Il confine del Nepal con l’India scorre su un terreno percorribile. Tuttavia, la Cina, come al solito, iniziò a costruire una ferrovia in Himalaya senza badare a spese. Nel novembre 2016, i treni iniziavano a viaggiare regolarmente dalla RPC verso il Nepal. Da luglio 2016 al gennaio 2017, il volume degli investimenti esteri diretti della Cina in Nepal è aumentato di tre volte, raggiungendo i 34 milioni di dollari. Gli investimenti indiani in Nepal sono diminuiti del 76%, a 4 milioni nello stesso periodo. All’inizio di marzo 2017, la capitale del Nepal, Kathmandu, ospitava il Nepal Investment Summit 2017, durante il quale rappresentanti di imprese di diversi Paesi conobbero le possibilità d’investire nell’economia del Nepal. I rappresentanti di 89 aziende cinesi vi parteciparono. Di conseguenza, i cinesi promisero d’investire 8,3 miliardi di dollari (circa il 40% del PIL del Nepal) in vari progetti presentati al vertice. L’assistenza finanziaria non avrebbe potuto arrivare in un momento migliore per il Nepal, uno dei Paesi più poveri del mondo che ha inoltre subito il devastante terremoto nel 2015. Così, nonostante i legami secolari del Nepal con l’India, la Cina ora ha maggior peso in questo Paese. Nell’aprile 2017, la prima esercitazione militare cino-nepalese Sagarmatha Friendship 2017 si svolse in Nepal, durante il quale le forze armate dei due Paesi si esercitarono a contrastare il terrorismo. I rappresentanti dell’esercito nepalese riferirono che queste esercitazioni potevano diventare annuali. Indubbiamente era una notizia dolorosa per l’India. Alla fine del 2017, le elezioni si svolsero per la camera bassa del Parlamento del Nepal. Il primo turno si ebbe il 26 novembre e il secondo il 7 dicembre 2017. La “coalizione di sinistra”, che comprendeva il Partito comunista del Nepal (unito marxista-leninista), fu la più votata, e il Partito comunista unificato del Nepal (Maoista) il secondo. La Cina comunista troverà probabilmente facile essere d’accordo con il nuovo governo del Nepal. I media riferivano che l’India sperava nella vittoria del partito socialdemocratico al potere, il Congresso, ma le aspettative non furono premiate.
Quindi, la Cina aumenta rapidamente l’influenza nei Paesi confinanti con l’India. Questo è allarmante per l’India. Molti anni fa, Mao Zedong progettò d’indebolirne la posizione circondandola con un anello di alleati cinesi. Non ebbe successo al momento. Probabilmente perché agì con la forza delle armi. Tuttavia, la Cina moderna si muove fiduciosamente verso il sogno del “Grande timoniere” usando metodi economici. Forse, l’India lo comprende, ma a giudicare dal calo degli investimenti indiani in Nepal, non ha fondi sufficienti per competere con la Cina, sebbene sia la terza economia dell’Asia. Tuttavia, ora la crescita dell’influenza della Cina nei Paesi confinanti con l’India non è così pericolosa come ai tempi di Mao. Attualmente, l’India ha relazioni internazionali più sviluppate e può avere influenza e potere economico collaborando con Paesi come Singapore e Giappone, insoddisfatti dalla crescita della potenza cinese. Inoltre, lo sviluppo delle relazioni con Iran e Russia promette grandi prospettive per l’India. Tuttavia, la perdita di posizioni nell’Asia meridionale dovrebbe aiutare l’India a capire che l’inazione e il risparmio sugli investimenti comportano perdite.Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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L’Iran aderisce all’Unione economica eurasiatica, addio Brzezinski

Tom Luongo Russia Insider 14/12/2017L’Iran aderisce all’Unione economica eurasiatica (UEE). All’inizio del prossimo anno, a febbraio secondo questo resoconto, l’Iran aderirà all’Unione e aprirà le porte alla Turchia per l’adesione entro la fine del 2018. Tra questa e la fine della guerra in Siria, non è difficile dichiarare la dottrina Brzezinski del caos centroasiatico guidato dagli Stati Uniti esalare gli ultimi respiri. L’Iran che infine aderisce all’UEE risponde a una serie di fattori, il più importante, la continua bellicosità degli Stati Uniti. Le sanzioni economiche estese all’Iran e al leader dell’UEE, la Russia, ha creato la necessità di un maggiore coordinamento su obiettivi economici e di politica estera. E crea la nuova realtà regionale che rimodellerà questo concetto per i prossimi cento anni.

La scommessa nucleare
Negli ultimi giorni dell’amministrazione Obama sembrava che l’obiettivo fosse placare l’Iran per fermarne la svolta verso Russia e Cina. Credo che fosse la forza trainante del negoziato di Obama sul controverso accordo nucleare. In effetti, Obama cercò di scambiare i miliardi congelati degli iraniani detenuti nelle banche occidentali con l’Iran ignorare la disintegrazione della Siria e conseguente disastro totale. Quando si pensa quanto siamo venali? Dopo aver sanzionato l’Iran economicamente, averne congelato i conti, impeditogli la comunicazione interbancaria coi clienti (rimozione dallo SWIFT), indotto l’iperinflazione per istigare il cambio di regime, avrebbe accettato di consegnare l’alleata Siria agli animali wahhabiti. In cambio avrebbe ripudiato la Russia e sarebbe stato grato per l’opportunità di riavere i soldi firmando un accordo che gli vietava di avere armi nucleari? Questa è la “logica” dei ritardati che guidavano la nostra politica estera sotto Obama. Quindi, ora, dopo aver visto Russia ed Esercito arabo siriano sconfiggere lo SIIL, l’Iran fa la mossa intelligente d’integrare l’economia, che ha bisogno di diversificazione ed investimenti, aderendo all’Unione economica che raggrupperà tutti gli interessi dell’Asia centrale lungo un percorso simile. Non c’è altro da dire. Non solo è morto Zbigniew Brzezinski, ma anche la sua strategia. Lasciamo Obama, Hillary Clinton, John McCain e i bambolotti dell’amministrazione di Bush il minorato prima di loro, buffoni raggirati ogni volta da Vladimir Putin, da Xi Jinping e dal Presidente iraniano Hassan Rouhani. E il mondo sarà perciò, presto un posto migliore.

Status di meraviglia
Tutto ciò che riguarda lo status quo degli ultimi trenta anni cambi. La Siria ha chiarito a tutti che gli Stati Uniti non sono infallibili. Di fatto, sono incompetenti militarmente e diplomaticamente. L’intervento russo ha evidenziato le vere radici del conflitto e quanto la nostra leadership mente, inganna e ruba per raggiungere i suoi caotici obiettivi regionali. Il presidente Trump cambia rotta a questa nave, ma è un processo lento e combattuto a tutti i livelli da chi aderisce ai dipartimenti della burocrazia. Ciò detto, l’ingresso dell’Iran nell’UEE a pieno titolo aprirà le porte a nuovi aderenti. La Russia corteggia tutti nella regione mentre l’UEE lavora sulle regole e costruisce l’organizzazione. L’adesione dell’Iran vedrà l’unione crescere rapidamente e contribuire a completare i progetti cinesi della Nuova Via della Seta. Facendo un ulteriore passo avanti, il quadro più ampio viene messo a fuoco con l’istituzione della New Development Bank, sfidando la Banca di sviluppo asiatica guidata dagli Stati Uniti, finanziando i progetti infrastrutturali. Con la raffica di grandi progetti annunciati di recente, compresa la nuova versione dell’IPI, gasdotto Iran/Pakistan/India, questo annuncio non è solo un colpo diplomatico per Putin e la Russia, ma piuttosto un fatto compiuto. Era sempre questione di quando, e non se, l’Iran aderiva all’UEE. E con esso a bordo, Paesi come India, Pakistan e Turchia possono aderirvi, sapendo di avere parità di condizioni su cui negoziare, smorzando animosità e dispute persistenti.

Picco USA
Come sottolineava Federico Pieraccini su Strategic Culture Foundation, anche le tensioni tra India e Cina si sono placate quando è diventato chiaro che gli Stati Uniti sotto Trump non sono disposti né possono mantenere il dominio sull’Asia centrale. “In questo senso, la mancanza d’interesse da parte dell’amministrazione Trump su alcune aree del globo è emblematica. Mentre la chimica tra Trump e Modi sembra buona, le tensioni tra India e Cina, accresciute dalle dispute sui confini, sembrano tuttavia essersi dissolte. In seguito al fallimento dei neocon nel dividere Russia e Cina, anche le tensioni di confine tra India e Cina sembrano ora estinguersi. Inoltre, in Ucraina, anche la decisione d’inviare armi a Kiev è stata minimizzata, e il Paese ora affronta un contro-golpe di Saakashvili (sì, ancora lui). L’Ucraina è un Paese in disordine che vive in prima persona le conseguenze della pessima posizione atlantista con la sua viziata politica anti-russa”. L’argomento di Pieraccini è che Trump è un mix di inettitudine e pragmatismo in politica estera. E questo mix ha portato all’attuale situazione, dove Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita si agitano cercando di rimanere rilevanti. Non andrò così lontano, dato che questi Paesi hanno ancora una mano potente da giocare, se non altro per stabilizzare la maggior parte di ciò che hanno attualmente. E giocheranno tali carte fino in fondo per creare qualcosa che assomigli alla pace. Ma, l’Iran traccia una nuova strada, allontanandosi dalle ferite aperte dall’occidente, verso le opportunità che riposano in ogni altra direzione. Come ho detto recentemente, il quadro per un grande accordo in Medio Oriente è possibile. E l’adesione dell’Iran all’UEE è un forte indizio che vuole aderire alla maggiore economia mondiale da attore affidabile. Putin è diventato di fatto negoziatore degli alleati contro Israele e Trump, che s’impunta anche con Israele. Una volta che l’accordo sarà in vigore e Trump accetterà di rimuovere la presenza militare degli Stati Uniti dalla maggior parte della regione, allora si vedrà come apparirebbe il mondo senza conflitti istigati.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Gazprom e Iran finalmente hanno la pipeline dei sogni

Tom Luongo, 1 novembre 2017Chi segue la geopolitica saprà qualcosa del gasdotto IPI. IPI sta per Iran-Pakistan-India. Potrei scrivere un libro sulle turbolenze della politica estera statunitense e russa sui ritardi di questo gasdotto, rallentato almeno per un decennio. Quindi oggi RT riferisce che: “Mosca e Teheran firmeranno un memorandum d’intesa per avviare un nuovo gasdotto, secondo il Ministro dell’Energia russo Aleksandr Novak. I due Paesi costruiranno un gasdotto di 1200 chilometri dall’Iran all’India, con l’importante ruolo di Gazprom nel sviluppare diversi giacimenti iraniani lungo il futuro gasdotto”. Mentre i dettagli sono scarni, sembra che non si tratti del vecchio gasdotto IPI che collegava l’Iran orientale all’India settentrionale attraverso il porto pakistano di Gwadar e il Baluchistan. Ci sarà, apparentemente, un segmento subacqueo nel Golfo Persico.

Hillary e la storia
Se odio colpire un cane morto, uno dei principali ostacoli all’IPI non era altri che Hillary Clinton. Era un’importante azionista della società che promuoveva la pipeline TAPI (Turkmenistan, Afghanistan , Pakistan, India) sua concorrente (e praticamente mai economica). La pipeline TAPI fu un importante obiettivo della politica estera statunitense dell’amministrazione Clinton e priorità di Bush il minore. Clinton mise al centro del suo mandato da segretaria di Stato completare la TAPI. Ma non ci riusci mai. Infatti, né IPI né TAPI furono costruiti. La TAPI è la ragione principale delle sanzioni all’Iran nel 2012 e relativa esclusione dal sistema SWIFT, non il programma nucleare. Dopo circa 20 anni di contestazioni, tra cui l’invasione dell’Afghanistan, finalmente veniva costruita la TAPI. “La capacità annua del gasdotto sarebbe di 33 miliardi di metri cubi, la lunghezza di 1814 chilometri e il preventivo stimato a 10 miliardi di dollari. Il governo turkmeno aveva affermato che l’azienda statale Turkmengas sarebbe stata il principale investitore della TAPI. Il Turkmenistan iniziò a costruire la sua sezione nel dicembre 2015 e la costruzione dovrebbe durare tre anni. Il quadro temporale delle costruzioni delle sezioni afgana e pakistana non è ancora stato deciso”. Si noti che questa cattedrale nel deserto sarà completata tra almeno 7 anni, se mai accadrà. Non fu mai convincente perché è difficile mettervi d’accordo tutti. Mentre l’Iran costruiva il proprio ramo del gasdotto IPI sotto le sanzioni statunitensi. Clinton avrebbe tratto milioni dalla TAPI e gli USA dedicarono le risorse di quasi tre amministrazioni per costruirla. È una delle ragioni principali per cui non possiamo lasciare l’Afghanistan. I costi della guerra afgana sono sopportati da questo, secondo l’articolo del Wall St. Journal del 2012 che lo chiarisce bene, (nota, il link è su newcentralasia.net, visto che l’articolo originale è a pagamento): “Washington non può aspettare altri cinque anni per ulteriori azioni sulla TAPI. Dopo il ritiro dei militari statunitensi l’anno prossimo, il governo dell’Afghanistan avrà scarse entrate legali. La TAPI può dare a Kabul centinaia di milioni di dollari all’anno e creare circa 50000 posti di lavoro. E ciò darà a tre Stati chiave della regione, Pakistan, India e Iran, un interesse strategico nel successo dell’Afghanistan. I progressi sulla TAPI apriranno anche molti altri progetti trans-afghani, tra cui strade e ferrovie, al centro della strategia della “Nuova Via della Seta” dell’economia afghana. La Casa Bianca dovrebbe capire che se la TAPI non viene costruita, né le sanzioni statunitensi né quelle delle Nazioni Unite impediranno al Pakistan di costruire una pipeline dall’Iran. Questo progetto presumibilmente “pronto” arricchirà Teheran e ne aumenterà notevolmente il peso in Afghanistan e nella regione. Se Washington molla la TAPI, Cina, India e Russia saranno tentate di costruirla. Ciò genererà tensioni tra queste potenze nucleari spesso in competizione ed emarginerà gli Stati Uniti. La Russia ha già iniziato a spingere l’India a partecipare alla TAPI”. Quindi hanno ritardato l’infrastruttura energetica vitale del Pakistan e dell’India per più di 10 anni per impedire all’Iran di avere influenza nella regione. Era più importante subire una guerra per la pipeline piuttosto che convincere la popolazione della regione ad accedere a un’abbondante offerta di energia economica. Inoltre, se c’è la speranza di completare la TAPI, succederà con l’aiuto di Russia, Cina e India nel stabilizzare l’Afghanistan, finalmente ponendo fine al conflitto tra Kabul e i taliban.

L’IPI è morto, lunga vita all’IPI
Il gasdotto IPI è sempre stato la soluzione migliore per l’India che non la TAPI. L’annuncio del Ministro dell’Energia russo dice molte cose indirettamente:
1. L’India non poteva più aspettare sul gasdotto dovendo alleviare gravi necessità energetiche.
2. L’influenza statunitense nella regione, che perde militarmente in Iraq e Siria, svanisce assai rapidamente.
3. L’influenza di Hillary Clinton sulla politica estera è ridotta a zero, essendo stata una delle maggiori sostenitrici della TAPI.
4. Il nuovo gasdotto IPI sarà pronto prima del ramo turkmeno della TAPI.
5. La Russia è, naturalmente, la grande vincitrice e Gazprom può estendere l’influenza sull’Asia centrale.
6. L’Europa ha sempre meno probabilità d’imporre le sanzioni statunitensi alle proprie aziende che lavorano con Iran e Russia sui programmi energetici, data l’impossibilità di controllarne discorso e risultati.
Nelle ultime due settimane, come avevo già notato qui e qui, Iraq e Iran hanno compiuto enormi passi diplomatici oscurando le ritorsioni degli Stati Uniti. Non ne abbiamo. Trump è giustamente dedito alla politica interna e i neocon che gestiscono la politica estera non hanno risposte all’attuale serie di sconfitte. Un deciso ingranaggio dell’iniziativa Fascia e Strada della Cina è stato preso. Gli Stati Uniti non hanno alcuna risposta se non bombardare ancora l’Afghanistan, assicurandosi che la pipeline dei loro sogni non venga mai completata.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Russia e Cina uniscono le forze per l’esplorazione spaziale

Peter Korzun SCF 29.08.2017Cina e Russia hanno intenzione di firmare un accordo storico ad ottobre sull’esplorazione spaziale nel 2018-2022, inviando per la prima volta missioni sulla Luna. L’accordo bilaterale coprirà cinque settori, tra cui esplorazione lunare e cosmica, sviluppo di materiali speciali, collaborazione nei sistemi satellitari, telerilevamento terrestre e ricerca di detriti spaziali. Questo è il primo accordo bilaterale per una partnership di cinque anni. Dovrebbe essere firmato sullo sfondo della gara spaziale che gli Stati Uniti cercano di vincere, per cui i due partner hanno deciso di unire gli sforzi. A febbraio, l’amministrazione Trump chiese alla NASA di esaminare la possibilità di presumere una missione con un vettore pesante da lanciare nel 2018, impostando la prima fase per il ritorno sulla Luna. L’operatore spaziale Glavkosmos lavora con i partner cinesi su esperimenti congiunti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS). La Cina era interessata all’acquisto dei potenti motori a razzo RD costruiti da Energomash, mentre Russian Space Systems ha mostrato interesse per la tecnologia elettronica cinese. Il primo modulo della stazione spaziale cinese dovrebbe essere lanciato nel 2018. Il progetto dovrebbe essere completato nel 2022. Secondo i piani, una missione cinese verrà inviata su Marte nel 2020 per farvi sbarcare un veicolo robotizzato per la ricerca scientifica. L’anno scorso, Pechino attivava il più grande radio telescopio al mondo da mezzo chilometro di diametro. Nel 2014, la Cina raggiunse la Russia avendo lanciato lo stesso numero di satelliti, 117 (più 72% nel 2011-14). La Russia 118 (aumentando del 20% nello stesso periodo).
La Cina prevede d’inviare astronauti sulla Luna prima del 2036. A marzo annunciava piani per lanciare una sonda spaziale per riportare i campioni dalla Luna, prima della fine dell’anno, che i media indicavano concorrenziali con le ambizioni del presidente Donald Trump per rivitalizzare l’esplorazione spaziale degli USA. La sonda Chang’e-5 è in fase di prova finale e dovrebbe attendere il lancio, che coinvolgerà nuove sfide per la Cina nella raccolta dei campioni, scendendo sulla Luna e rientrando ad alta velocità nell’atmosfera terrestre, rendendola “una delle missioni spaziali più complicate e difficili della Cina”, secondo Hu Hao, funzionario del Programma di Esplorazione Lunare. Il Presidente Xi Jinping ha chiesto alla Cina di diventare una potenza dell’esplorazione spaziale. “Non molto tempo fa l’amministrazione Trump rivelava l’ambizione di ritornare sulla Luna. Il nostro Paese ha anche annunciato una serie di piani di esplorazione spaziale“, dichiarava il quotidiano ufficiale della scienza e tecnologia. Le sonde lunari cinesi Chang’e 4, Chang’e 5 e Chang’e 6 hanno molto in comune con le russe Luna 26, Luna 27 e Luna 28. Riunire i progetti faciliterà notevolmente il progresso. La Russia ha grande esperienza e tecnologia all’avanguardia da condividere. La Cina ha proprie tecnologie e risorse finanziarie enormi. È difficile esplorare lo spazio da soli, per cui unire gli sforzi è naturale. Entrambi hanno molto da offrire. Negli anni ’90, il progetto della Stazione Spaziale Internazionale era impensabile senza la Russia, così gli Stati Uniti e le altre nazioni occidentali l’accolsero. La Russia collabora con l’occidente nell’esplorazione spaziale negli ultimi 25 anni, ma le sanzioni e il generale deterioramento delle relazioni portano a un’altra direzione. Per Mosca, Pechino è un partner di fiducia. Visitando il forum OBOR di Pechino (14-15 maggio), il Presidente Putin dichiarava: “Collaboriamo con successo nello spazio e ci sono tutte le possibilità che avanzeremo in questa cooperazione. La fornitura dei nostri motori a razzo alla Cina è all’ordine del giorno. Un motore ad alto potenziale è all’ordine del giorno e questo ci offre l’opportunità di implementare l’idea del nostro velivolo a lungo raggio con i partner cinesi. Ci sono tutte le possibilità per farlo”. Russia e Cina collaborano nel formato BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) per creare un sistema unificato di telerilevamento terrestre. Anche Indonesia, Emirati Arabi Uniti, Vietnam, Iran e altri Paesi sono candidati all’adesione alla ricerca spaziale internazionale.
Non si tratta solo di ricerca spaziale civile. È in corso la corsa agli armamenti spaziali con armi in fase di sviluppo o negli arsenali di Cina, Russia e USA, dotate di jammer satellitari, cannoni laser e a microonde ad alta potenza. I piani statunitensi per l’armamento spaziale e la difesa missilistica globale (BMD) sono ben noti. La Cina ha testato il missile antisatellite DN-3 a fine luglio. Il test fallì ma il programma continua. La Russia ha l’S-500 Prometej, l’arma più efficace del mondo, l’unica in grado di distruggere missili balistici intercontinentali e spaziali, missili ipersonici da crociera e aeroplani che volano ad oltre Mach 5. Russia e Cina collaborano per impedire la militarizzazione dello spazio, ma gli Stati Uniti li hanno sempre ostacolati. Il primo progetto di Trattato sulla prevenzione del posizionamento di armi nello spazio, minaccia od uso della forza contro oggetti spaziali (PPWT) fu ideato dalla Russia e sostenuto dalla Cina nel 2008. Gli Stati Uniti si opposero per preoccupazioni sulla sicurezza dei loro mezzi spaziali, nonostante il trattato affermasse esplicitamente il diritto all’autodifesa. Nel dicembre 2014, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottò la risoluzione russa “Alcun primo collocamento di armi nello spazio“. Stati Uniti, Georgia e Ucraina furono gli unici Paesi che rifiutarono di sostenere l’iniziativa russa. Per anni, Russia e Cina hanno sostenuto la ratifica di un trattato statunitense vincolante che vietasse le armi spaziali, che i funzionari ed esperti degli Stati Uniti hanno ripetutamente rifiutato come interessato impedimento. Gli Stati Uniti non presentarono alcuna iniziativa propria. Piazzare armi nello spazio per avere la supremazia globale è al vertice dell’agenda dell’amministrazione attuale. Si ritiene generalmente che finora sistemi d’arma non siano presenti nello spazio. Le armi di distruzione di massa sono vietate col Trattato Spaziale del 1967. Ma non vieta la collocazione di armi convenzionali in orbita. Non è stato raggiunto alcun accordo internazionale sulle armi non nucleari nello spazio, a causa dell’obiezione di certi Stati guidati dagli Stati Uniti. Con tutte le piroette in politica estera, il presidente Trump ha una politica spaziale dettagliata e ambiziosa. I sistemi BMD basati a terra, la navetta spaziale X-37B e le piattaforme del Geosynchronous Space Situational Awareness Programme (GSSAP) potrebbero divenire strumenti bellici nello spazio. Il segretario alla Difesa degli USA James Mattis ha chiesto maggiori investimenti nell’esplorazione dello spazio per scopi militari. Riferendosi alle armi antisatellite e antimissile nello spazio, il congressista Doug Lamborn dichiarava: “Alcune questioni tecniche su questi concetti vanno concluse, ma ci sono molte opzioni interessanti”. Il progetto di autorizzazione per la difesa nazionale del bilancio 2018 prevede maggiore enfasi sui sistemi di difesa missilistica e l’intensificazione degli sforzi nell’esplorazione spaziale. La militarizzazione dello spazio interferirà con gli strumenti del controllo degli armamenti esistenti. Può scatenare una cosa agli armamenti devastante. Quest’anno è il 50° anniversario del Trattato Spaziale del 1967. E’ piuttosto simbolico che entrasse in vigore in ottobre, il mese in cui l’accordo d’esplorazione spaziale russo-cinese dovrebbe essere firmato. Sarebbe giusto che le nazioni lancino dei colloqui sulla prevenzione della militarizzazione spaziale. È qui che Russia, Cina e Stati Uniti devono collaborare, mettendo da parte le differenze. Questo sarebbe un contributo cruciale nel prevenire l’erosione del controllo degli armamenti attuale. Nel frattempo, Russia e Cina entrano in una nuova fase della cooperazione reciprocamente vantaggiosa, in ciò che un giorno potrebbe diventare l’azione internazionale spaziale guidata da queste due nazioni che si scambiano alta tecnologia ottenendo risultati tangibili.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il ruolo fondamentale dell’Africa nell’attuazione della Nuova Via della Seta

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 17.08.2017L’Africa è una delle regioni d’importanza fondamentale per l’implementazione del progetto ambizioso della Cina Fascia e Via (OBOR). Proprio come in Eurasia, la Cina intende coprire questo continente con una rete di ferrovie e autostrade che si estendono dai porti lungo le coste orientali dell’Africa fino a quelle occidentali. Di conseguenza, prenderà forma la fusione economica euroasiatico-africana, con conseguente creazione della più grande zona di libero scambio nella storia umana. Quindi, Pechino impone l’attuazione del suo piano per il 2016-2018, adottato al Forum di Cooperazione Cina-Africa alla fine del 2015. Nel frattempo, la Cina si impegnerà ad investire complessivamente 60 miliardi di dollari nel continente africano, sviluppando infrastrutture stradali e ferroviarie e porti africani. Si può dire che le opere nel continente sono in piena realizzazione, con autostrade ad alta velocità che si stendono in tutto il continente. Tali autostrade attraversano l’Algeria da est ad ovest. Si tenga presente che l’Algeria è il più grande Stato africano con un ampio litorale mediterraneo. Finora il Mar Mediterraneo è il limite della Via. All’inizio del 2016 le imprese cinesi e algerine firmarono un protocollo di intenti sulla costruzione del più grande porto del Paese, che dovrebbe diventare l’hub marittimo dell’Africa settentrionale, collegando numerosi Stati africani attraverso i progetti infrastrutturali dell’OBOR. Allo stesso tempo, gli specialisti cinesi costruiscono un’altra autostrada che si estenderà nel territorio algerino da nord a sud. Alla fine del 2016, media locali segnalarono il completamento di un tunnel di quindici miglia, che sarà parte importante di questa autostrada. Sul tratto est-ovest, va menzionato l’avvio della costruzione della ferrovia cinese in Kenya, avvenuto a maggio. Collegherà il porto di Mombasa (che costituisce un elemento importante dell’infrastruttura OBOR) con la capitale Nairobi. L’avvio ufficiale della costruzione fu presieduta dal presidente del Kenya Uhuru Kenyatta e dal consigliere di Stato cinese Wang Yong. Secondo loro, la ferrovia darà inizio allo sviluppo dell’integrazione regionale, poiché sarà la piattaforma per creare la rete ferroviaria unificata dell’Africa orientale. Allo stesso tempo, Pechino fa ogni sforzo per migliorare le relazioni diplomatiche con i Paesi della regione. All’inizio del 2017, il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi compiva un tour in Africa visitando Madagascar, Zambia, Tanzania, Congo, Nigeria e Mauritius, incontrandone i leader per discutere i dettagli della partecipazione al progetto OBOR. Il successo complessivo del viaggio fu riferito da Wang Yi al Congresso Nazionale del Popolo di marzo. Tuttavia, è troppo presto per i diplomatici cinesi per celebrarne i risultati, dato che c’è ancora molto lavoro da fare.
Per esempio, v’è l’urgente necessità di migliorare i rapporti cinesi con la Repubblica d’Uganda. I due Stati hanno relazioni amichevoli da oltre mezzo secolo e Pechino rimane uno dei maggiori investitori nell’economia dell’Uganda. Ciò ha permesso a Pechino d’organizzare il primo forum su commercio, cooperazione economica ed investimenti Cina-Uganda, tenutosi nella capitale Kampala lo scorso maggio. Numerosi rappresentanti di imprese cinesi operanti in Uganda vi parteciparono. Al forum era presente il vicepresidente dell’Uganda Edward Ssekandi, insieme al rappresentante della Cina a Kampala, Zheng Zhuqiang e a molti altri rappresentanti del governo ugandese e della comunità imprenditoriale. Il forum discusse i temi generali della cooperazione Cina-Africa, in cui l’Uganda intende svolgere un ruolo attivo, insieme a diversi aspetti delle relazioni Cina-Uganda. Secondo il vicepresidente dell’Uganda, Kampala sviluppa attivamente le proprie infrastrutture e rimane interessata a creare condizioni favorevoli per gli investitori cinesi. Edward Ssekandi aveva anche espresso la speranza che Pechino continui ad aiutare l’Uganda a sviluppare l’economia. Nel giugno 2016, il consigliere di Stato della Cina Wang Yong visitò lo Zambia, dove incontrò il presidente Edgar Lung. Durante l’incontro, si affermò che lo Zambia percepisce Pechino come suo stretto amico e partner, che non esita a fornire supporto agli alleati. E certamente ovvio che lo Zambia preveda di aderire all’OBOR.
La Cina iniziò ad aver influenza in Africa molti decenni fa. Negli anni ’50, il leader cinese Mao Zedong aiutò i governi popolari di una manciata di Paesi africani nella lotta contro i colonizzatori europei. Una volta che gli europei furono cacciati dall’Africa, la Cina iniziò a sviluppare legami economici e politici con tutti gli Stati del continente, aumentando costantemente l’influenza e scacciando i potenziali concorrenti dalla regione. Finora la Cina è il principale partner commerciale del continente africano e ne mantiene anche la stabilità, inviando peacekeeper negli Stati africani in conflitto. Non è un caso che la prima base militare estera della Repubblica popolare cinese sia stata costruita in Africa, nella Repubblica di Gibuti, consentendo a Pechino di assicurare il traffico attraverso lo stretto di Bab al-Mandab, dove passa il grosso del traffico marittimo con Europa e Medio Oriente. Indubbiamente, il Forum di Cooperazione Cina-Africa nel 2015 e il discorso del leader cinese Xi Jinping per presentare il Piano di cooperazione Cina-Africa per gli anni 2016-2018, segnano l’inizio della fase finale del lungo viaggio per rendere la Cina il motore dello sviluppo dell’Africa. Se questo piano avrà successo, nessuno potrà contestare l’influenza della Cina in questo enorme continente, particolarmente ricco di risorse naturali. Ancora oggi quasi il 20% delle importazioni di petrolio greggio cinese proviene dall’Africa. Inoltre, Pechino importa numerosi minerali dall’Africa, insieme a una vasta gamma di prodotti agricoli. Al tempo stesso, l’Africa rappresenta un mercato in espansione per i prodotti della Cina. Ma non è tutto. L’Africa può diventare un collegamento commerciale fondamentale, permettendo un traffico commerciale massiccio sul suo territorio. Non appena l’Africa farà parte integrante dell’OBOR, permetterà ulteriore traffico di merci dall’Oceano Atlantico alle rive dell’America, collegando così l’intero mondo con la Nuova Via della Seta.

Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Le istituzioni finanziarie dei BRICS sosterranno lo sviluppo africano e latinoamericano
Kimeng Hilton Ndukong, People Daily 21 agosto 2017I progetti di sviluppo in Africa e America Latina avranno maggiore attenzione da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, dalle istituzioni finanziarie del BRICS, come New Development Bank, NDB, e Banca d’investimento per l’infrastruttura asiatica, AIIB. Il Professor Chen Fengying, ex-Direttore dell’Istituto di Economia Mondiale, e degli istituti cinesi di relazioni internazionali cinesi, CICIR, commentava il 21 agosto a Pechino, in una conferenza stampa organizzata dall’Associazione dei giornalisti della Cina. Il Professor Chen, ricercatore del CICIR, affermava che “Ci sono molte banche di sviluppo nel mondo oggi, la più grande è la Banca Mondiale. Ma la nuova Banca di sviluppo dei BRICS è l’unica a puntare sui Paesi in via di sviluppo“, aggiungendo che il rafforzamento della cooperazione sud-sud e sud-nord sarà affrontato al summit dei leader BRICS nella città di Xiamen, il 3-5 settembre. “La questione dello sviluppo dei BRICS da allora è andata oltre gli Stati aderenti. La nuova Banca di Sviluppo è attiva, passando da questioni astratte a più concrete. Come piattaforma aperta, i BRICS guardano ad Africa e America Latina; quindi l’influenza dei BRICS sarà più completa“, dichiarava Chen Fengying, aggiungendo che per ampliare l’ambito delle attività e sostenerle a lungo termine, NDB e AIIB estenderanno i loro servizi in Africa e America Latina per finanziare i progetti di sviluppo. Nel frattempo, Kenya e Thailandia sono stati invitati al vertice BRICS del prossimo mese. Rispondendo a una domanda sui piani dei BRICS per creare un’agenzia di rating, il Prof. Chen dichiarava che le probabilità di successo sono esigue perché l’attuale macrofinanza è ancora dominata dal dollaro statunitense, e il sistema di rating attuale è monopolizzato da tre istituzioni statunitensi. Ricordava che Cina, Europa e Giappone in passato tentarono di creare agenzie di rating, senza molto successo. Alla domanda se il conflitto tra Cina e India sarà oggetto del vertice BRICS del mese prossimo, Chen Fengying l’escludeva dicendo che i leader non saranno distratti da “piccole questioni”. Inoltre, la Cina ha già affermato che i problemi relativi alla propria sovranità non possono essere oggetto di compromessi. Inoltre, dichiarava che la politica dei BRICS non è intervenire negli affari interni degli Stati aderenti. Aggiungeva che le sfide che i leader di Sudafrica e Brasile affrontano adesso sono transitorie. Attribuiva i loro problemi ai prezzi delle materie prime in declino e all’instabilità politica ed economica, dicendo che la soluzione è garantire un adeguato sviluppo. “Gli impegni che i leader di Sudafrica e Brasile prenderanno al vertice non saranno messi in discussione perché i leader vanno e vengono, ma le nazioni restano”. Il tema del vertice di quest’anno è “BRICS: partenariato più forte per un futuro più brillante“. Il focus sarà su commercio, finanza, economia, cooperazione sud-sud e sud-nord e iniziativa Via della Seta. Riunioni dei Ministri degli Esteri BRICS e scambi interpersonali e culturali saranno istituzionalizzati al vertice. È stato anche reso noto che i BRICS si difenderanno da ogni tentativo d’introdurre protezioni commerciali come le misure degli USA contro la Cina.

Kimeng Hilton Ndukong, collaboratore di People’s Daily Online, redattore del quotidiano Cameroon Tribune e del Centro Stampa Cina-Africa, CAPC.

L’ANC approva l’avvio della Banca BRICS
ANA Report, 18 agosto 2017

Per troppo tempo i Paesi in via di sviluppo del Sud Globale si sono ritrovati indebitati da istituzioni finanziarie internazionali come Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale (IMF), che impongono condizioni onerose con ricadute sociali e politiche gravi“. Molewa dichiarava che tali dure condizioni di prestito hanno storicamente ostacolato i Paesi in via di sviluppo nel perseguire politiche di sviluppo proficuo nell’interesse dei propri cittadini. BRICS è composto da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. La Nuova Banca di Sviluppo permetterà agli africani e ad altri Paesi di accedere alle strutture di prestito per intraprendere, tra l’altro, investimenti infrastrutturali in settori cruciali come energia, acqua e trasporti.Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora