Discorso di apertura di Kim Jong Un al VII Congresso del PLC

Korean Central News Agency, Pyongyang, 6 maggio – Global Securitynorth-korean-leader-hails-nuclear-success-in-opening-congress-1462631361Kim Jong Un, Primo segretario del Partito dei Lavoratori di Corea (PLC), ha fatto il seguente discorso di apertura del Settimo Congresso del PLC:

Cari delegati,
Oggi si tiene lo storico VII Congresso del Partito dei Lavoratori di Corea nella grande lotta in cui tutto il partito, l’intero esercito e tutto il popolo, con nervi saldi e fiducia nella rapida vittoria finale della rivoluzione del Juche, si radunano per marciare coraggiosamente, vanificando ogni minaccia e sfida disperata degli imperialisti. Riflettendo la lealtà infinita e l’ardente rispetto di delegati, militanti, militari e tutto il popolo, vorrei prima estendere il tributo più nobile e la più grande gloria ai grandi compagni Kim Il Sung e Kim Jong Il, fondatore e costruttore del PLC, incarnazioni della potenza invincibile del PLC e leader eterni del nostro partito e del nostro popolo.

Compagni,
Nel periodo in questione il nostro partito e il popolo hanno intrapreso la sacra ardua lotta a difesa del socialismo e per la vittoria della causa della rivoluzione del Juche sotto la sapiente guida del grande Presidente Kim Il Sung e del Generale Kim Jong Il. In questo periodo i ranghi del nostro partito sono stati privati di veterani della guerra rivoluzionaria anti-giapponese come Kim Il, Choe Hyon, O Paek Ryong, O Jin U, Choe Kwang, Rim Chun Chu, Pak Song Chol, Jon Mun Sop e Ri Ul Sol che, tenendo i grandi leader in alta considerazione, si dedicarono interamente al Paese e al popolo sulla lunga via della rivoluzione del Juche. E siamo stati privati di molti compagni e rivoluzionari fedeli, come Ho Tam, Yon Hyong Muk, Kim Jung Rin, Ho Jong Suk, Kim Kuk Thae, Kim Yong Sun, Kim Yang Gon, Jon Pyong Ho, Pak Song Bong, Ri Chan Son, Ri Je Gang, Ri Yong Chol, Kang Ryang Uk, Ri Jong Ok, Kim Rak Hui e An Tal Su che lavorarono con dedizione a rafforzamento e sviluppo del nostro partito e alla vittoria della causa socialista. Abbiamo anche perso Jo Myong Rok, Kim Kwang Jin, Kim Tu Nam, Jon Jae Son, Yun Chi Ho, Ri Tong Chun, Kim Ha Gyu, Ri Jin Su, Sim Chang Wan e altri preziosi compagni d’armi nella rivoluzione del Songun compiendo gesta eroiche nella lotta per rafforzare e sviluppare le Forze Armate rivoluzionarie. Inoltre Ri Sung Gi, Im Rok Jae, Chon Se Bong, Paek In Jun, Yu Won Jun, Ri Sang Byok, Pak Yong Sun e altri accademici, professori, medici, scrittori, artisti e atleti del popolo, che si dedicarono con tutta le loro energie e saggezza a sviluppare scienza, cultura, arte e sport; anche Han Tok Su, Choe Tok Sin, Ri In Mo, Rim On Sik, Kim Kwang Thaek e altri compagni rivoluzionari, indimenticabili figure patriottiche e pro-riunificazione, sono deceduti. Queste persone si dedicarono completamente e senza risparmiarsi alla vittoria della causa della rivoluzione del Juche, alla riunificazione del Paese e alla prosperità nazionale, a sostegno leale del PLC e dei leader; la brillante vittoria della nostra rivoluzione e l’attuale gloria del Paese socialista sono attribuibili ai loro preziosi sangue ed abnegazione. Alla memoria dei veterani della guerra rivoluzionaria anti-giapponese, martiri patriottici, indimenticabili compagni d’armi rivoluzionari del nostro partito e per la riunificazione, figure patriottiche che posero le loro preziose vite a disposizione della lotta per la costruzione del socialismo, la riunificazione nazionale e la causa dell’indipendenza globale, propongo di osservare un minuto di silenzio.

Compagni,
48A03376-CCDE-4C91-B543-D098959E9384_w640_r1_s_cx0_cy5_cw0 Il settimo congresso del PLC è stato convocato in un momento storico in cui la fase del salto in avanti nell’attuazione della causa della rivoluzione Juche si apre. Gli ultimi decenni dal VI Congresso del PLC sono stati caratterizzati da aspre lotte e gloriose vittorie dal nostro partito e del popolo. Nel periodo in esame la situazione della nostra rivoluzione era molto grave e complessa. In tempi duri senza precedenti, in cui il sistema socialista mondiale è crollato e le forze imperialiste concentrarono la loro offensiva antisocialista sulla nostra Repubblica, il nostro partito e il popolo furono costretti a combatterla con una sola mano. Gli imperialisti resero costantemente tesa la situazione per decenni, per impedire che il nostro popolo vivesse in pace neanche per un istante e bloccando ogni via allo sviluppo economico e all’esistenza tramite ogni sorta di blocco, pressione e sanzione. Di fronte alle dure e molteplici difficoltà, a prove difficili e a sofferenze peggiori di quelle di una guerra, il nostro partito e il popolo si sono riuniti saldamente attorno al Comitato centrale del PLC, tenendo il Presidente e il Generale in alta considerazione come centro dell’unità e della leadership, compiendo notevoli sforzi per difendere e far progredire la causa socialista, seguendo solo la linea rivoluzionaria del Juche avanzata dai grandi leader, sfidando la tempesta della storia senza la minima esitazione o indecisione. Con la sapiente guida del Presidente e del Generale e l’unità dei cuori di PLC, esercito e popolo attorno ai leader, abbiamo inciso orgogliose storiche vittorie, sventando i piani delle forze imperialiste per soffocare la Repubblica ad ogni passo e salvaguardare fino all’ultimo la bandiera rossa del socialismo e le conquiste della rivoluzione. Nel periodo in esame, il PLC ha incarnato la linea del Juche nella costruzione del partito del Generale Kim Jong Il divenendo un corpo potente, ideologicamente puro e organizzativamente integrato, in cui fu realizzata l’unità ideologica e di leadership sviluppando un partito materno che si assume la responsabilità del destino delle masse popolari, un partito sempre vittorioso dalla solida e sofisticata arte della leadership, un partito rivoluzionario d’acciaio e promettente. Questo anno, in cui si svolge il VII Congresso del PLC, i nostri militari e il popolo hanno raggiunto grandi successi nella prima prova della bomba all’idrogeno e nel lancio del satellite di osservazione terrestre Kwangmyongsong-4, punti di riferimento nella storia della nazione vecchia di 5000 anni, innalzando dignità e forza della Corea del Juche ai massimi livelli; con alto spirito, hanno guidato la dinamica campagna dei 70 giorni compiendo con lealtà grandi imprese e ottenendo inauditi successi sul lavoro in tutti i settori della costruzione socialista. Tutti i militari e il popolo del Paese hanno mostrato alto spirito dell’attuazione delle politiche del PLC fino alla fine, rispondendo alla richiesta dei militanti di lanciare la campagna dei 70 giorni, compiendo così grandi successi e balzi in avanti in tutti i settori dell’economia nazionale, raggiungendo il risultato brillante del superamento degli obiettivi della campagna decisi dal PLC. Durante la campagna, i settori del trasporto ferroviario elettrico, delle miniere di carbone e delle industrie metallurgiche lavorarono duro per maggiori risultati, realizzando l’aumento della produzione, e molte unità in diversi settori dell’economia nazionale, tra cui metal-meccanica, chimica, costruzioni, industrie leggere e agricoltura, alzarono un forte vento garantendo la modernizzazione della produzione interna e comportando la ripresa della produzione, raggiungendo prima del previsto distinti risultati nell’adempimento dei piani economici nazionali del primo semestre e annuale. La nostra eroica classe operaia, e gli scienziati e i tecnici di Kim Il Sung e Kim Jong Il scatenati nella lotta inflessibile sul principio della priorità all’autosviluppo nel sviluppare e produrre nuove macchine e attrezzature basandosi su lavoro e tecnologia locali, li presentano quali dono al Congresso del Partito. Altri nel Paese, in un breve lasso di tempo, hanno meravigliosamente completato molti grandi programmi di costruzione, assai utili allo sviluppo dell’economia e al miglioramento del tenore di vita del popolo, prima che il Congresso inviasse gli attestati di lealtà al Comitato centrale del PLC. Coloro che nel settore delle scienze della Difesa Nazionale hanno svolto un magnifico all’inizio di quest’anno significativo, con l’esplosione emozionante della prima bomba all’idrogeno della Corea del Juche, continuano a creare miracoli epocali nel difendere le nostre dignità nazionale e sovranità, al culmine della campagna dei 70 giorni ed aprendo la grande porta del Settimo Congresso del PLC, orgoglioso per i vincitori. Tutti i settori e tutte le unità, bruciando di ardente lealtà verso il PLC e con straordinario entusiasmo patriottico, acceleravano la grande marcia rivoluzionaria per celebrare il VII Congresso del PLC quale vertice dei gloriosi vincitori. Questo è pienamente dimostrato dalle salde fede e volontà dei nostri militari e del popolo che trionfalmente costruiscono una nazione prospera davanti gli occhi del mondo, fracassando le malvagie manovre delle forze ostili, volte a sanzioni e strangolamento, dimostrando al mondo spirito indomito, grintosa audacia e forza inesauribile dell’eroica Corea. I numerosi eventi sbalorditivi accadutisi uno dopo l’altro nella preparazione di questo significativo Congresso del PLC, sono permeati dal prezioso sudore, dalla passione ardente e dallo sforzo senza pretese degli aderenti del partito che si sono sempre dedicati con passione al PLC, contrassegnando l’età d’oro della costruzione del socialismo con continui picchi rivoluzionari. Vorrei estendere un grazie ai militanti e un cordiale saluto a nome del Comitato Centrale del PLC a tutti i delegati e aderenti del partito, ai militari dell’Esercito Popolare di Corea e al popolo che hanno contrassegnato la storia sacra del PLC con il sangue e il sudore del patriottismo e compiendo un grande contributo nel celebrare il VII Congresso del PLC quale vertice della vittoria e della gloria, stringendo le armi della rivoluzione, il martello, la falce e la penna, con bruciante convinzione nel percorrere per sempre la strada tracciata dal nostro partito. In occasione del significativo Congresso del nostro partito, i miei cordiali saluti vanno al Fronte antimperialista nazionale democratico, Partito Socialdemocratico coreano, Partito Chondoista Chongu, al popolo sudecoreano, alla Chongryon (Associazione generale dei coreani residenti in Giappone) e ad altre organizzazioni dei coreani all’estero e a tutti i connazionali all’estero che lavorano duramente per la riunificazione e la prosperità del Paese. A nome del Congresso del PLC, rivolgo anche un sentito ringraziamento e saluti ai partiti ed organizzazioni politici, ai gruppi di studio dell’idea del Juche, alle organizzazioni di amicizia e di solidarietà e ai personaggi di tutti i ceti sociali nei diversi Paesi del mondo e ai rappresentanti delle missioni diplomatiche e delle organizzazioni internazionali nella Corea democratica che hanno dato sostegno positivo ed incoraggiamento alla nostra rivoluzione ed inviato messaggi di congratulazioni, lettere e cesti di fiori al Settimo Congresso del PLC.

Compagni,
Il Settimo Congresso del PLC riassumerà i brillanti successi e la preziosa esperienza che il nostro partito e il popolo hanno guadagnato durante il periodo in esame avanzando la linea strategica e le attività che inaugurano il grande periodo d’oro della costruzione socialista e in direzione dell’avanza della nostra rivoluzione. Questo Congresso del PLC sarà un’occasione storica per la creazione di un’altra pietra miliare nella lotta per lo sviluppo del glorioso Partito Kimilsungista-Kimjongilista e il compimento della causa del socialismo. 3467 delegati hanno diritto di voto in questo Congresso e 200 persone hanno diritto di presentare domande; tutti i presenti sono stati eletti alle conferenze del PLC nei diversi livelli. Tra loro 1545 sono delegati dei funzionari di partito e dei lavoratori politici, 719 delegati dei militari, 423 delegati dei funzionari statali amministrativi ed economici, 52 delegati dei funzionari delle organizzazioni popolari, 112 delegati dei funzionari nei settori della scienza, istruzione, pubblica salute, cultura, arte e mass media, 786 delegati della base del Partito coinvolti nel lavoro sul campo, sei veterani della guerra rivoluzionaria anti-giapponese e 24 vecchi ex-prigionieri. 315 sono donne. Sono presenti al congresso anche 1387 osservatori.
Pienamente convinto che questo Congresso del PLC eseguirà i suoi compiti in modo soddisfacente, sostenuto dall’alto entusiasmo politico di tutti i delegati presenti a un incontro storico che lascerà un segno straordinario nello sviluppo del nostro partito e della nostra rivoluzione; incontro per l’avanzata generale e accelerare la vittoria finale della causa della rivoluzione del Juche, dichiaro il Settimo Congresso del PLC aperto.abc45d6fe9af652ae2a1c26b487c578825675dceTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Zjuganov: La Rivoluzione d’Ottobre è stata un punto di svolta nell’evoluzione dell’umanità

Intervista al Presidente del Comitato Centrale del Partito Comunista Zjuganov dell’agenzia di stampa cinese Xinhua
KPRF, 21/04/2016 – Histoire et Societé5784A7F9-C3FC-4533-B120-A1A108E6EE52_cx0_cy8_cw0_mw1024_mh1024_sOggi in Russia valutare il ruolo e il significato della Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre varia dal “colpo di Stato” al “più grande evento del ventesimo secolo”. Come valuta il ruolo storico della rivoluzione e l’importanza per la lotta di liberazione nazionale dei popoli di molti Paesi, tra cui la Cina?
La Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre è un evento importante nella storia del mondo. Vi ricordo: nel 2017 i comunisti e tutte le forze progressiste del mondo ne festeggeranno il centenario. Questo evento è stato un punto di svolta nell’evoluzione umana. È stato l’inizio della transizione dal capitalismo a una formazione socio-economico più progressiva. La rivoluzione socialista teoricamente si basava sulle opere di Karl Marx e Friedrich Engels. La sua attuazione pratica va ai bolscevichi russi, guidati da Vladimir Ilic Lenin, grande pensatore e leader del movimento rivoluzionario internazionale, creatore del primo Stato operaio e contadino del mondo. Va ricordato: l’inevitabilità degli sconvolgimenti rivoluzionari in Russia non fu prevista dai bolscevichi. Un monarchico convinto, Menshikov, ma uomo onesto ed intelligente, annunciò il crollo della monarchia dei Romanov. Dopo la rivoluzione borghese di febbraio scrisse che non dovevamo rimpiangere il passato, condannato a morte all’inizio della prima guerra mondiale. Chi definisce gli eventi dell’ottobre 1917 colpo dall’alto, denota la propria ignoranza completa o faziosità. Nonostante i tentativi di distorcere il valore della prima rivoluzione socialista, è probabile che continuerà finché esiste il capitalismo. Ma dobbiamo capire una cosa: alcuna cospirazione elitaria, anche in caso di successo, può cambiare le basi stesse della vita del Paese, può avere alcun effetto su scala planetaria. È giustamente sottolineato che la valutazione del ruolo della Grande Rivoluzione d’Ottobre nel nostro Paese è diversa. Ci sono coloro che credono, giustamente, che la Russia avrebbe cessato di esistere senza l’arrivo dei bolscevichi al potere. Sarebbe stata frantumate in vari protettorati inglesi, francesi, statunitensi, giapponesi. E questo non è solo un “punto di vista”. È una deduzione basata su fatti storici. Il Partito Comunista è fermo su questa posizione. Ci sono persone che oggi in Russia maledicono i bolscevichi e il regime sovietico. Tuttavia, ciò non è generale. Il popolo russo ha per lo più un giudizio positivo sugli eventi dell’ottobre 1917, sapendo che fu un bene per il Paese. Ciò è confermato da numerosi sondaggi degli ultimi venti anni. La frattura sul passato sovietico nel nostro Paese è tra il popolo da un lato e l'”élite” filo-occidentale dall’altro. Tale “élite” cerca solo di denigrare, diffamare le maggiori conquiste del nostro passato. Nella moderna propaganda russa, notevoli forze sono volte a falsificare la storia sovietica. Purtroppo, circoli liberali continuano ad occupare posizioni influenti nelle sfere politica, economia, informazione e culturale. Conducono una campagna antisovietica rabbiosa e sognano di abbattere dal piedistallo le eccezionali figure storiche di Lenin e Stalin. Attentano anche alla nostra vittoria, alla sacra memoria della Grande Guerra Patriottica. Il partito comunista respinge attivamente questi attacchi insidiosi, difende la verità e la giustizia.
ZuganoffOra il nostro partito si prepara per il 100° anniversario della Grande Rivoluzione d’Ottobre. L’anno scorso abbiamo organizzato a questo proposito due plenum del Comitato Centrale. Ci sarà una serie di eventi commemorativi, anche internazionali. Sottolineando l’importanza della Grande Rivoluzione d’Ottobre, il partito comunista insiste sulla natura non casuale, non fortuita della rivoluzione socialista in Russia. Molto prima dell’ottobre 1917, Lenin ne aveva dimostrato l’inevitabilità. Sviluppando la teoria marxista in modo creativo, analizzò il passaggio allo stadio superiore del capitalismo, l’imperialismo. Le caratteristiche principali di questa nuova fase sono: nascita di monopoli, formazione del capitale finanziario, completamento della divisione coloniale del mondo. In questa configurazione la concorrenza capitalistica continua e comporta lo sviluppo ineguale in diversi Paesi. Su questa base, Lenin trasse un’altra conclusione: l’emergere degli anelli deboli nella catena capitalista. Laddove la catena capitalista può essere rotta. La rivoluzione socialista poté ottenere la prima vittoria in alcuni Paesi o anche in un solo Paese. Ulteriori analisi convinsero Lenin che l’anello più debole della catena dell’imperialismo era l’Impero russo. Il nostro Paese era un groviglio di contraddizioni taglienti tra proletariato e borghesia, tra borghesia e sovrastruttura feudale zarista, tra proprietari terrieri e contadini. Il crescente divario tra i contadini, la questione agraria e la questione nazionale chiedevano una soluzione urgente. La Prima guerra mondiale esacerbò la povertà estrema e la condizione delle classi oppresse. In Russia c’era una situazione rivoluzionaria. Le condizioni oggettive della rivoluzione si riunirono con le azioni di massa della classe avanzata. I suoi migliori rappresentanti si organizzarono in un partito politico, il partito dei bolscevichi. Debuttando con “Iskra” (Scintilla) il bolscevismo di Lenin trovò la forma istituzionalizzata nel Secondo Congresso POSDR nel 1903. Già nella prima rivoluzione russa, confermò in pratica la correttezza della sua linea. Nell’ottobre 1917, il partito di Lenin ebbe il forte sostegno da tutti i lavoratori russi. I bolscevichi sapevano ascoltare, comprendere ed esprimere il linguaggio politico delle aspirazioni del popolo. Tutto il Paese ascoltò le loro parole d’ordine: “Pace al popolo!”, ” Terra ai contadini!”, “Le fabbriche agli operai!”, “Il pane contro la fame!” “Il potere ai soviet!”. Il successo della prima rivoluzione socialista del mondo fu garantito. Così, una delle più importanti realizzazioni di Lenin era aver specificatamente valutato il momento storico per la completa riuscita della rivoluzione socialista in Russia. Prima di allora, l’arena principale della lotta per il socialismo era l’Europa occidentale. Ma sulla base delle conclusioni del libro “Imperialismo, fase suprema del capitalismo”, Lenin brillantemente previde il passaggio di sede del movimento rivoluzionario in Russia. E aveva ragione! La rivoluzione socialista nel nostro Paese vinse. Tuttavia, era necessario non solo prendere il potere, ma anche mantenerlo. Contro la giovane Repubblica sovietica 14 Paesi presero le armi. Basandosi all’interno sulla controrivoluzione, cominciarono a lacerare la Russia dall’estero. La borghesia e i proprietari terrieri russi vendettero gli interessi nazionali a destra e a sinistra. Fu la forza e la volontà del partito bolscevico, facendo leva sulle masse, che salvò il nostro Paese dalla distruzione. Quando gli invasori e i loro complici furono espulsi, un altro compito apparve non meno difficile: garantire la costruzione di una nuova vita. Nei primi mesi del 1921, la Russia sovietica era in una situazione disperata. Il Paese era stato devastato da due guerre: la Prima guerra mondiale e la guerra civile. La produzione industriale scese di quasi cinque volte. Il volume della produzione agricola fu dimezzato. Le vittime di guerre, carestie, epidemie non furono meno di 25 milioni di persone. Oggi si può solo ammirare la saggezza dei bolscevichi, che in quegli anni cercarono diverse opzioni politiche, dal comunismo di guerra alla nuova politica economica e al piano di elettrificazione. Negli anni 1922-1929, poco prima del Primo piano quinquennale, furono costruite più di 2000 grandi imprese industriali. Economicamente, il Paese raggiunse il livello del 1913. Ma una nuova guerra mondiale si stava preparando. In queste circostanze fu necessario fare un enorme balzo in avanti, creare interi settori economici. Senza, la sopravvivenza dell’Unione Sovietica non sarebbe stata possibile. Nei 10 anni che precedettero la guerra, potemmo compiere i progressi compiuti dall’Europa in un secolo. 9000 nuove imprese furono costruite. Il nostro Pese semianalfabeta imparò a leggere e scrivere, e divenne il migliore nel campo delle scienze. Senza, non ci sarebbe la vittoria nella Grande Guerra Patriottica. E quindi non si possono separare le due date importanti: il 1945 e il 1917. Questi due eventi sono tappe strettamente correlate sulla via del socialismo. I risultati eccezionali dei bolscevichi non si espressero solo in campo economico. Posero fine all’oppressione nazionale e crearono una comunità unica, il popolo sovietico. Costruire il socialismo fu opera di tutte le nazionalità dell’URSS. La Rivoluzione d’Ottobre non aveva una dimensione russa. Fu un evento universale. Per il decimo anniversario dell’ottobre, Stalin scrisse, “non possiamo considerare la Rivoluzione d’Ottobre una rivoluzione “entro i confini nazionali”. È soprattutto una rivoluzione mondiale, internazionale, perché è la svolta radicale nella storia del mondo, transizione dal vecchio mondo capitalista al nuovo mondo socialista”. La prima vittoria del socialismo nel pianeta ebbe un’influenza decisiva sul processo storico mondiale. L’esempio fu dato, seguito in molti Paesi. Il movimento di liberazione nazionale dei popoli oppressi ebbe un impulso estremamente potente. La liberazione della schiavitù coloniale era possibile.
Per i cinesi, le idee dell’Ottobre furono di notevole importanza. Nel 1918 il leader del movimento rivoluzionario democratico cinese Sun Yat-sen inviò un telegramma a Lenin e al governo sovietico, in cui augurava ogni successo alla Russia sovietica ed espresse l’auspicio che “i partiti rivoluzionari della Cina e della Russia si uniscano nella lotta comune”. Recentemente mi sono imbattuto in un documento storico interessante: la proclamazione del Consiglio dei Commissari del Popolo della RSFSR al popolo cinese del 25 luglio 1919. Confermava il rifiuto completo da parte del regime sovietico di diritti speciali e privilegi ottenuti dal governo zarista in Cina per via dei trattati ineguali. Nella storia cinese, non ci sono altri casi in cui degli stranieri volontariamente rinunciarono ai propri vantaggi. Il documento, in particolare, dichiarava: “Se i cinesi vogliono diventare come i russi… un popolo libero, devono capire che i loro unici alleati e fratelli nella lotta per la libertà sono gli operai e i contadini russi e la loro Armata Rossa“. Il 1° luglio 1921 a Shanghai fu istituito il Partito Comunista Cinese, ispirato al patrimonio rivoluzionario della Grande Rivoluzione d’Ottobre. Fu un partito politico della classe operaia cinese, basato sui principi del marxismo-leninismo. Il PCC dovette seguire una strada molto ardua. Ma i suoi sforzi ebbero successo. Il partito poté mettersi a capo delle forze progressiste del Paese. Guidando fino alla vittoria il movimento antimperialista e la rivoluzione antifeudale in Cina, ponendo le basi a progressi e realizzazioni della Cina moderna. Vorrei ricordare le parole di Mao Zedong, “Le salve della Rivoluzione d’Ottobre ci hanno portato il marxismo-leninismo. La Rivoluzione d’Ottobre ha aiutato i progressisti di tutto il mondo, anche in Cina, a riconsiderare i propri problemi, applicando l’ideologia proletaria per decidere il destino del proprio Paese“. I comunisti cinesi sono riusciti, come i bolscevichi russi, a unire il Paese e portarlo su un percorso decisamente progressivo Così, la Grande Rivoluzione d’Ottobre, le idee di Lenin e Stalin non sono di proprietà dei soli russi, ma appartengono a tutta l’umanità. Appartengono alla Cina che, guidata del Partito comunista, ha dimostrato al mondo le meraviglie del suo sviluppo socio-economico.ZyuganovCome, in retrospettiva, valuta il ruolo di figure storiche come Lenin, Stalin, Gorbaciov?
La vita socio-politica della Russia moderna mostra chiaramente il confronto tra due principi ideologici, principio creativo e principio distruttivo. Ciascuno di essi è associato, nella mente dei cittadini, all’attività di varie figure storiche. I nomi di Lenin e Stalin sono associati al grande successo del nostro Paese nel ventesimo secolo. Sotto la bandiera della Grande Rivoluzione d’Ottobre fu istituito il primo Stato socialista del mondo, furono trasformate tutte le sfere della vita nella società sovietica, fu sconfitto il fascismo tedesco nella guerra più terribile e fu sconfitto il militarismo giapponese, fu rapidamente ripristinata l’economia nazionale. Poi creammo la parità nucleare con gli Stati Uniti e il primo lancio nello spazio. Tutto questo e molto altro fu il risultato diretto della Rivoluzione dell’Ottobre 1917. Lenin e Stalin furono i fondatori del nostro partito e dello Stato sovietico. Ma i loro personaggi non dovrebbero in alcun modo essere considerati pezzi da museo di un’epoca passata. Ci dovrebbero ispirare nella nostra vita, nella nostra lotta e nel nostro lavoro quotidiano. La loro eredità dovrebbe essere studiata, e le loro idee praticate e sviluppate. In risposta a coloro che cercano di screditare i nomi di questi grandi uomini, vi sono due citazioni. La prima: “Io rispetto Lenin quale uomo che con completa abnegazione fece di tutto per attuare la giustizia sociale… Persone come lui sono i custodi e restauratori della coscienza dell’umanità“. La seconda citazione si riferisce a Stalin: “Personalmente, non sento altro se non la più grande ammirazione per questo grande uomo, il Padre del suo Paese…” Chi fece queste affermazioni? Vi chiedete. L’autore della prima è Albert Einstein, una delle menti più profonde nella storia del mondo. La seconda è di Winston Churchill, che odiava il socialismo, ma ebbe il coraggio di riconoscere la grandezza dei risultati di Stalin. A tutti i pigmei che cercano d’infangare il nome dei giganti Lenin e Stalin, consiglio di memorizzare questi passi. Lenin era un uomo di Stato come nessun altro. È riuscito a creare un partito che si prese il compito di costruire il primo Stato socialista del mondo. Crebbe in una famiglia felice, circondato da amore e prosperità, completò con successo gli studi al liceo. Poteva condurre una vita tranquilla e felice. Ma Lenin si dedicò alla lotta per la giustizia e gli interessi dei lavoratori. Creò uno Stato in cui i valori principali erano umanesimo, lavoro, giustizia e in cui i rappresentanti di ogni nazione, grandi e piccoli, avevano fiducia nel futuro. Oggi troviamo le opere complete di Lenin in qualsiasi libreria seria nel mondo. I suoi scritti sono stati tradotti in quasi tutte le lingue. Dico spesso ai nostri avversari: fatemi un altro esempio di tale genio, pensatore, politico, uomo di Stato. Non ne esistono!
Due delle più gravi crisi del capitalismo hanno portato a due guerre mondiali. Il nostro Paese fu al centro di questi eventi. Dalla prima si ebbe la Rivoluzione d’Ottobre guidata da Lenin, dalla seconda la grande vittoria guidata da Stalin. L’URSS guidata da Stalin passò negli ultimi anni tra le prime tre nazioni più potenti del mondo. Fu istituito un sistema che rese possibile la vittoria sul fascismo. Gli elementi di questo sistema furono lo sviluppo dell’economia, della potenza dell’Armata Rossa e della scuola sovietica che addestrò combattenti coraggiosi, intelligenti e audaci. Hitler conquistò l’Europa continentale con le sue fabbriche, porti, aeroporti, ma si ruppe i denti contro l’eroismo del nostro popolo, del potere scientifico e tecnologico dell’Unione Sovietica. Il talento di leader militare di Stalin è riconosciuto da tutti coloro che collaborarono con lui durante la guerra, Zhukov, Rokossovskij, Konev, Vasilevskij e altri. Come comandante in capo, conosceva la situazione operativa e diresse tutte le principali operazioni offensive. Stalin capì che solo un potente blocco di Paesi socialisti poteva resistere all’aggressione del capitale globale. Il ruolo principale nella sua creazione dopo la seconda guerra mondiale, andava a URSS e Cina. L’Unione Sovietica fu il primo Paese a riconoscere la Repubblica Popolare Cinese, il 2 ottobre 1949, il giorno dopo la proclamazione della Repubblica Popolare Cinese. Pochi mesi dopo, nel febbraio 1950 fu firmato il Trattato di amicizia, alleanza e mutua assistenza sino-sovietico. La leadership di Stalin tese al popolo cinese una mano fraterna per la costruzione dello Stato, dell’esercito, nella formazione di specialisti. L’alleanza strategica tra Mosca e Pechino fu una vera e propria minaccia per l’egemonia degli Stati Uniti d’America.
Quanto a Gorbaciov, non merita nemmeno una semplice menzione accanto a Lenin e Stalin. Gorbaciov, Jakovlev, Shevardnadze, Eltsin e i loro complici commisero il crimine più grave contro il loro popolo e tutta l’umanità, distrussero l’Unione Sovietica. Calpestarono apertamente i risultati del referendum nel marzo 1991. Mentre la stragrande maggioranza dei partecipanti votò per il mantenimento dell’Unione Sovietica. Va ricordato che l’URSS era una civiltà: 190 nazioni e nazionalità, 40 religioni e denominazioni, 10 fusi orari, quasi tutte le zone climatiche. Non esisteva nel mondo un sistema statale-politico più sofisticato. Ignorando tutto questo, Gorbaciov con le sue azioni minò l’unità nazionale e le fondamenta dello Stato. Come risultato, l’URSS fu distrutta. Il Paese sperimentò la vergogna del “ruggenti anni novanta”. Più di 80000 imprese furono distrutte. Uno dopo l’altro conflitti sanguinosi scoppiavano. Le vittime furono centinaia di migliaia e ci furono 9 milioni di rifugiati. Così oggi, quando Gorbaciov parla della restaurazione del capitalismo in Russia senza spargimento di sangue, suscita solo rabbia e risentimento. Basta guardare agli eventi cui sono immersi oggi i nostri fratelli ucraini. Caos, spargimento di sangue, impoverimento delle masse, ciò che vi accade negli ultimi anni. E questo è un risultato diretto del tradimento di Gorbaciov. Il nome di Gorbaciov in Russia oggi è visto come sinonimo di tradimento, simbolo del tradimento della causa socialista e disprezzo degli interessi dei lavoratori. Con questo nome fortemente associato agli eventi della nostra storia recente, come trascurare la negligenza verso il popolo sovietico, l’umiliazione di fronte agli Stati Uniti, l’accettazione delle politiche neo-coloniali dell’occidente. Nella mente popolare la “perestroika” di Gorbaciov è percepita come una serie di sconfitte e di crimini. Nei suoi documenti politici, il Partito Comunista ha dato una valutazione obiettiva delle attività distruttive di tale guitto.1458981961_V-Podmoskov-e-otkrylsya-X-martovskiiy-sovmestnyiy-Plenum-CK-i-CKRK-KPRFDopo il crollo dell’Unione Sovietica e la messa al bando del PCUS, il movimento comunista in Russia ha vissuto momenti difficili. Come lei e i suoi compagni siete riusciti a preservare dignità e fedeltà agli ideali, a superare tutte le difficoltà e ricostruire il partito comunista?
Il momento fu davvero difficile. La controrivoluzione borghese e la distruzione dell’Unione Sovietica furono un banco di prova per il nostro Paese e per il movimento comunista internazionale. Milioni di cittadini sovietici potevano immaginare nei peggiore incubi che la direzione del partito e del Paese prendessero la via del tradimento, la distruzione dello Stato. Tutto questo creò confusione nelle file dei comunisti e dei loro sostenitori. Ma nonostante il tradimento della direzione del partito, molti rimasero fedeli ai loro ideali. I comunisti russi non hanno permesso di seppellire la causa del socialismo nel nostro paese. Hanno ricreato il partito comunista, si sono impegnati con coraggio sulla via della lotta per la rinascita della patria socialista. Vi ricordo che nel periodo da agosto a novembre del 1991, le nuove autorità democratiche russe prima sospesero e poi vietarono le attività del PCUS e la sua organizzazione in Russia, il Partito Comunista della RSFSR. Le proprietà del partito furono confiscate. Nel momento in cui improvvisamente, erano apparentemente scomparsi i riferimenti ideologici e anche morali, molti membri del partito vietato erano demoralizzati. C’era anche chi partecipava alla “crociata” contro il socialismo. Il Paese subì una feroce campagna per screditare il partito e le idee comuniste. In Russia fu montato il “caso del PCUS”. Furono fatti tentativi di organizzare una causa contro il partito e l’ideologia che hanno guidato il popolo sovietico nella vittoria sul fascismo. A quel tempo, la “terapia d’urto” del governo Gajdar aumentò notevolmente la tensione sociale nel Paese. In poche settimane, la maggior parte dei nostri cittadini cadde in povertà. La rabbia del popolo si riversò sulle strade. E poi il nuovo governo presunto “democratico” si rivelò appieno. Eltsin e i suoi scagnozzi fecero ricorso più volte alla forza bruta. Così, il 23 febbraio 1992, anniversario dell’esercito sovietico, la manifestazione dei patrioti di sinistra fu schiacciata nel centro di Mosca. In seguito l’uso della forza contro i manifestanti pacifici cittadini si ripeté regolarmente. Il culmine dello scontro fu l’attacco al Soviet supremo eletto dal popolo della RSFSR e il massacro dei suoi sostenitori nel settembre-ottobre 1993. Per me è chiaro che l’esigenza di giustizia sociale nella società russa fosse molto forte. Ma negli eventi del 1992-1993 chiaramente mancava un nucleo organizzatore. L’obiettivo principale in queste circostanze era far rivivere il partito comunista, forza politica delle masse lavoratrici. I lavori per la sua ricostruzione continuarono senza sosta, nonostante la forte pressione politica, psicologica e amministrativa. Alla Corte costituzionale potemmo sfidare il decreto Eltsin che vietava le attività del partito. Il 13-14 febbraio 1993 si ebbe il II Congresso straordinario dei comunisti russi. Dopo un divieto di quasi un anno e mezzo, si annunciava la ripresa delle attività del partito, che prese il nome di Partito Comunista della Federazione Russa. Nel marzo dello stesso anno, il partito comunista fu ufficialmente registrato presso il Ministero della Giustizia della Russia. Dopo difficoltà, non solo il partito fu ufficialmente riattivato, ma divenne anche forza d’opposizione nel Paese. Naturalmente, la strada non fu facile. Dovemmo lavorare in condizioni particolari. Subimmo appieno la tirannia della macchina repressiva di Eltsin e l’orgia mediatica “democratica”. I nostri attivisti subirono tentativi di corruzione e minacce. Spesso le loro famiglie furono sotto pressione. Ma i nostri compagni hanno resistito con onore. E in queste condizioni difficili, l’esempio della Cina socialista, che si sviluppava rapidamente e con successo, fu molto importante per noi. Nel dicembre 1993, il partito comunista appena ricostituito ebbe il 12% nelle prime elezioni per la Duma di Stato. Solo due mesi dopo l’attacco al Soviet Supremo nei giorni dell”Ottobre nero”. Molti temevano apertamente le rappresaglie dal regime di Eltsin. Condurre la campagna sotto la bandiera del partito comunista dopo il tiro dei carri armati nel centro di Mosca fu un atto che richiese coraggio. E le persone avvicinatesi al partito comunista l’hanno dimostrato pienamente. Nelle elezioni per la Duma di due anni dopo ottenemmo già il 22% dei voti. E nelle elezioni presidenziali combattemmo ad armi pari con Eltsin, nel 1996. Il merito principale va ai militanti di base del Partito comunista, disposti a lavorare in condizioni estremamente difficili. Sollevarono il nostro partito in tutto il Paese, vi sono cellule negli angoli più remoti della Russia. Quando qualcuno solleva la questione del “partito d’oro”, dico con certezza che c’è davvero l’oro. Si tratta di queste persone eccezionali, dei nostri compagni combattenti.

Qual è oggi l’influenza del partito comunista in Russia? Quanti aderenti ha? Quali sono gli obiettivi decisi per le prossime elezioni per la Duma di Stato?
zuga Seguendo il partito bolscevico fondato da Lenin, il partito comunista ha sempre difeso i diritti dei lavoratori e gli interessi nazionali della Russia. Da un quarto di secolo, il nostro partito si batte contro la restaurazione capitalista, utilizzando sia la tribuna parlamentare che il lavoro tra le masse. Il nostro obiettivo strategico è costruire in Russia un rinnovato socialismo, il socialismo del XXI secolo. Nonostante la pressione amministrativa e la costante di propaganda anticomunista, continuiamo ad essere il principale partito di opposizione. A differenza di altri partiti russi, il partito comunista ha una struttura ramificata di organizzazioni in tutto il Paese. Solo il partito “Russia Unita” può essere paragonato a noi. Il partito comunista ha 81 federazioni regionali, più di duemila capitoli locali e quasi 14000 cellule di base. Nelle file del partito ci sono più di 160000 aderenti. Prendo atto presso il lettore cinese che alla vigilia della Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre, il partito bolscevico aveva circa 40000 membri. Oggi, possiamo solo rallegrarci del fatto che i ranghi del partito comunista accettino molti giovani. Per elevare la formazione dei giovani comunisti è stato istituito il Centro per gli studi politici del Comitato centrale del Partito comunista. Per quasi tre anni ha formato più di 600 nostri giovani compagni. Sono loro la riserva dei quadri di partito. Ma il potere del Partito comunista non si ferma lì. Il partito comunista ha milioni di sostenitori di diverse età e professioni. I comunisti operano nella Lega della Gioventù Comunista Leninista, nell'”Unione delle donne russe – Speranza della Russia”, in numerosi sindacati indipendenti, organizzazioni di veterani e organizzazioni patriottiche di sinistra. Insieme, formano una rete di propaganda senza precedenti. I gruppi parlamentari e gli eletti del partito comunista operano nella maggior parte delle regioni, distretti e comuni. I rappresentanti del partito Potomskij e Levchenko guidano le regioni di Orjol e Irkutsk. Il primo si trova nel cuore delle terre nere russe, e il secondo è la porta della Russia su Cina e Mongolia, ha un’industria sviluppata e vaste risorse naturali. Il comunista Lokot è stato eletto sindaco della terza città più grande della Russia, Novosibirsk. Nonostante la crisi economica, i nostri rappresentanti negli organi esecutivi ottengono grandi successi. Le elezioni si terranno il 18 settembre per la camera bassa del parlamento russo, la Duma di Stato. Ci presentiamo alle elezioni con un forte team di professionisti. Il partito comunista ha sviluppato un programma di sviluppo nazionale che assicura la ripresa dalla crisi economica e sociale. Faremo tutto il possibile per inviare questo programma a ciascun elettore, nelle profondità della provincia. Il Partito Comunista non ha solo l’ambizione di mantenere il ruolo di principale forza di opposizione in Russia. Credo che le prossime elezioni siano un’opportunità per tutte le forze nazional-patriottiche di unirsi attorno ad un programma di sviluppo su larga scala del nostro Paese. Vogliamo un risultato che ci permetta d’implementare il nostro programma anti-crisi. Per farlo, dobbiamo raggiungere un nuovo equilibrio di forze nella Duma di Stato, formare un governo di fiducia nazionale. A questo proposito, un buon esempio nella storia moderna della Russia è il governo Primakov-Masljukov creato su nostra iniziativa. A tempo di record superò le conseguenze disastrose della bancarotta del 1998. Oggi è urgente formare un governo di centro-sinistra che attui il programma di uscita dalla crisi del Paese. Il nostro programma anti-crisi comporta il ripristino della sovranità economica della Russia, sottraendosi al controllo del grande capitale occidentale. Allo stesso tempo, cerchiamo di rafforzare le relazioni economiche estere verso est. Crediamo che questo contribuirà allo sviluppo delle regioni remote della Russia e sarà una buona base per il riavvicinamento con la Cina, nostro partner strategico.l9NbFtXXAJNiLAykqKAoPQA8JCol1olSIl partito comunista è un partito di opposizione. Fortemente critico di molti aspetti della politica interna, ma sostiene la politica estera. Come costruite i vostri rapporti personali con il Presidente russo Vladimir Putin?
Prima di tutto voglio chiarire un punto. Noi non critichiamo aspetti specifici delle politiche socio-economiche liberali del governo Medvedev. Rifiutiamo completamente questo corso. Crediamo che abbia portato il Paese in un vicolo cieco e la sua continuazione è carica di conseguenze gravi per la Russia. Il blocco economico del governo difende in realtà interessi non nazionali, ed è la cinghia di trasmissione della distruttiva influenza occidentale. Questa politica liberale è oggi in conflitto con la politica estera attiva della Russia. Il nostro Paese deve difendere i propri interessi, in un momento in cui l’occidente guidato dagli Stati Uniti cerca d’isolare la Russia e provoca tensioni ai nostri confini. La Cina ha, ad esempio, una situazione simile nel Mar Cinese Meridionale, dove le navi della Settima Flotta degli Stati Uniti sono arrivate per compiere provocazioni. Allo stesso tempo, la loro Sesta Flotta viola sfacciatamente la Convenzione di Montreux, cercando di stabilirsi nel Mar Nero al largo delle coste russe. Per quanto riguarda l’Europa orientale, le colonne corazzate della NATO organizzano regolarmente marce di dimostrazione. Il Partito Comunista sostiene in generale gli sforzi della nostra diplomazia tentando di contrastare la politica estera avventurosa degli USA. Allo stesso tempo, il nostro partito è consapevole che per lottare in modo efficace contro l’aggressione dell’imperialismo siano necessarie ampie spalle. Fu così con l’Unione Sovietica nella lotta al fascismo tedesco e al militarismo giapponese. Senza un cambiamento decisivo nella politica socio-economica, sarà difficile contare sul successo in politica estera. I comunisti russi credono che la politica liberale del governo attuale non rifletta le aspirazioni delle masse: operai, contadini, intellettuali, piccole e medie imprese, giovani e pensionati. La politica finanziaria ed economica liberale continua a distruggere il complesso economico del Paese, impone il diritto degli oligarchi a decidere il destino della Russia, mettendola in condizione di dipendenza economica dall’occidente. Crediamo che questa linea sia in profonda contraddizione con la politica estera del Presidente Putin, che implica la tutela degli interessi nazionali della Russia e l’opposizione all’egemonia degli Stati Uniti nel mondo. Con Putin ho sviluppato rapporti di lavoro forti e pacifici. Tuttavia, il partito comunista sottolinea costantemente che le attività del potere centrale in Russia sono piene di contraddizioni. Dell’attuale progresso socio-economico non siamo assolutamente soddisfatti. Rientra del tutto nelle politiche di Eltsin-Gajdar 1990, inaccettabili per noi, così come la sfrenata propaganda antisovietica. In altre parole, la direzione della Russia non è omogenea. È costituita da forze divergenti. Nell’ambito di questo equilibrio complesso, il Partito Comunista cerca di far sì che le tendenze patriottiche prendano il sopravvento. A questo puntano i miei incontri personali con Putin e i membri del governo attuale.79358Lei è più volte stato in Cina e si è incontrato con il Presidente cinese Xi Jinping. Come valuta la natura dei rapporti tra il Partito Comunista Russo e il Partito Comunista Cinese?
Ha assolutamente ragione nel notare la solida natura del nostro rapporto con il Partito comunista cinese. Con il compagno Xi Jinping ci siamo incontrati prima che divenisse Presidente della Repubblica Popolare Cinese. Anche allora notavo la sua apertura, il suo approccio riflessivo e sobrio alle più complesse questioni delle sfere politica, ideologica, economica. Xi Jinping è uno degli statisti più influenti dell’era moderna. Queste persone non solo possono capire il contenuto della fase attuale dello sviluppo umano, ma anche prevedere la direzione dello sviluppo, cercando di sfruttare l’opportunità storica in nome della stabilità e della prosperità della Cina, per il sogno della Cina di un mondo armonioso. I comunisti russi hanno a lungo avuto legami fraterni con le controparti cinesi. Siamo legati da anni di lotta all’imperialismo in condizioni di segretezza, dal trionfo della Grande Rivoluzione d’Ottobre, dalle attività congiunte del Comintern, dalla tutela della libertà e dell’indipendenza delle nostre nazioni durante la Seconda guerra mondiale, dal rilancio economico e culturale dopo la guerra. Oggi siamo uniti dal rifiuto categorico del dominio statunitense sul mondo. Nel tentativo di costruire un ordine mondiale giusto, il Partito Comunista Russo e il Partito Comunista Cinese rafforzano attivamente le simpatie reciproche tra i cittadini di entrambi i Paesi, consolidando l’amicizia tra Cina e Russia. I rapporti tra il Partito Comunista Russo e il PCC hanno il carattere di un forte partenariato strategico. Nel 1990 fu firmato tra le due parti un accordo di cooperazione, regolarmente rinnovato, e il rapporto tra i nostri due Partiti riguarda sempre più aree. I giovani dirigenti del nostro partito vanno regolarmente in Cina per la formazione. Apprendono dall’esperienza unica della Cina applicando queste conoscenze nel Paese d’origine. Le nostre controparti si scambiano continuamente informazioni per sviluppare una visione comune sulle questioni più importanti all’ordine del giorno, bilaterali e internazionali. Oggi i rapporti tra i due partiti entrano in una nuova fase. Abbiamo firmato un memorandum di cooperazione interpartitico. Sviluppiamo scambi di delegazioni. Il Partito Comunista Russo studia attentamente le migliori pratiche del PCC nei programmi economici, sociali e umanitari nella costruzione del partito. I comunisti russi diffondono ampiamente i successi e le conquiste della Cina tra i cittadini russi. Il giornale “Pravda”, la rete del Partito Comunista “linea rossa”, i nostri siti partner seguono regolarmente la vita della Repubblica Popolare Cinese. Il Partito Comunista e il PCC considerano inaccettabili i tentativi di falsificare la storia, in particolare la seconda guerra mondiale e i suoi risultati. Un simbolo della vicinanza dei nostri Paesi fu il 70° anniversario della Vittoria sul fascismo tedesco e il militarismo giapponese. Le truppe cinesi presero parte alla parata del 9 maggio sulla Piazza Rossa, e la grande sfilata del 3 settembre a Pechino fu caratterizzata dalla presenza della leadership russa. Pochi giorni dopo, il 26 settembre a Khabarovsk, vi furono i festeggiamenti organizzati dal Partito comunista russo e dal Partito comunista cinese. Nel complesso, tenemmo la conferenza “70 anni di Vittoria comune. Contributo storico e ruolo dell’Unione Sovietica e della Cina nella seconda guerra mondiale contro il fascismo”. Dopo la conclusione, artisti cinesi e russi diedero un magnifico concerto. Accogliemmo una folta delegazione del Comitato centrale del PCC, guidato dal membro del Politburo, Segretario del Comitato centrale del partito, compagno Liu Qibao. Sono convinto che tali attività dovrebbero essere svolte regolarmente. In generale, siamo pronti a sviluppare ulteriormente il ricco potenziale della cooperazione tra i nostri due partiti, nell’interesse delle relazioni bilaterali tra la Russia e la Cina.

Oggi, molti esperti occidentali prevedono per l’economia cinese un “atterraggio duro”. Cosa ne pensa di tale previsione? Quali sono, a vostro parere, le prospettive per la costruzione della “società moderatamente prospera” della Cina?
zyuganov chavez Sa, possiamo sorridere di certi “esperti da divano” quando salutano la “crisi in Cina”. E’ necessario conoscere la situazione reale. La crescita dell’economia cinese è stata del 7% l’anno scorso, mentre in Europa fu inferiore al 2% e negli Stati Uniti, poco più del 2%, e in Russia fu negativa. Così proclamare dai tetti il collasso dell’economia cinese è a dir poco ridicolo. Naturalmente, a causa della crisi globale, la Cina deve affrontare alcune difficoltà, ma sono sicuro che sono solo temporanee, sono “disturbi della crescita”. Penso che la Cina abbia tutte le ragioni per avere fiducia in un futuro migliore. I comunisti cinesi hanno studiato attentamente l’esperienza del nostro Paese, compresa l’era di Gorbaciov con la sua “perestroika” e il crollo dell’URSS. Il PCC cerca di non ripetere gli errori commessi da noi. Per quanto riguarda l’economia in Cina, è considerata un sistema molto complesso che non permette volontarismi e avventurismi. Tutti i passi sono presi dopo un’attenta analisi delle possibili conseguenze. È possibile garantire continuità, potenza e riforme senza estremizzare. I comunisti cinesi combinano il marxismo-leninismo con il socialismo con caratteristiche cinesi, regolamentazione del governo e opportunità di mercato. A differenza dei liberali russi, i leader cinesi non si basano sulla onnipotenza della “mano invisibile del mercato”. Hanno trovato una relazione controllata tra forme di proprietà statale, proprietà collettiva e privata, senza distruggere il controllo dello Stato in alcuna di queste aree. È interessante notare che l’economia cinese non si basa sulle materie prime. Si osserva la rapida crescita della produzione di macchine utensili, aeromobili, automobili. Il sistema educativo cinese è in fase di sviluppo. Non è sorprendente che in soli due decenni la Cina sia passata da Paese prevalentemente agricolo al ruolo di locomotiva economica globale. Il tenore di vita aumenta. Le garanzie sociali migliorano. Il sistema pensionistico si sviluppa. Assistiamo ai fantastici risultati conseguiti nello sviluppo culturale e spirituale. L’Impero Celeste ha fatto i suoi passi avanti nello spazio, e ha grande successo nella scienza e nello sport. Ricordo bene la mia prima visita a Shanghai di più di venti anni fa. Era una grande città, ma povera con strade strette e baracche. Ora è diventata una grande magnifica metropoli con grattacieli e grande sviluppo infrastrutturale urbano. Basti dire che il numero di stazioni della metropolitana ammonta a quasi 400! Tutto questo è merito diretto del partito comunista e del governo cinesi. Ecco perché sono sicuro che l'”atterraggio duro” dell’economia cinese non sarà domani. Il popolo cinese, saggio e laborioso, continua a seguire con fermezza il percorso dello sviluppo socio-economico, culturale, scientifico e tecnologico, dello sviluppo complessivo del socialismo con caratteristiche cinesi, nella costruzione di una società moderatamente prospera.
A mio avviso, parlare di “atterraggio duro” non ha nulla a che fare con le previsioni. E’ piuttosto un desiderio e lo scopo di certuni. Infatti, Washington evita di accettare l’indebolimento del suo dominio nella politica economia e mondiale. E la Cina reagisce sempre più attivamente agli statunitensi. Naturalmente, il capitale occidentale lotterà per mantenere il dominio, utilizzando, come abbiamo visto, tutti i mezzi, anche i militari. Tuttavia, per la Repubblica Popolare Cinese e la Russia la pressione militare ha poco effetto. Pertanto, la guerra economica e la propaganda continuano ad essere utilizzate contro i nostri Paesi. Ovviamente, il trattato trans-Pacifico degli Stati Uniti ha carattere anti-cinese e anti-russo. E’ molto probabile che i circoli dirigenti degli Stati Uniti cerchino nel prossimo futuro di rafforzare radicalmente la loro politica anti-cinese. E tale politica è ben nota. Si creano artificialmente fattori economici esteri sfavorevoli alla Cina. Gli Stati Uniti creano blocchi economici chiusi ed impongono alte tariffe alle importazioni di molti prodotti cinesi. Washington ostacola l’investimento privato delle aziende cinesi all’estero e cerca d’isolare la Cina dalle fonti estere di materie prime. Queste azioni apertamente ostili verso il popolo cinese costituiscono il quadro generale della politica globalista statunitense. Nelle condizioni di profonda crisi economica globale, una base affidabile per lo sviluppo stabile dell’economia cinese può diventare l’autonomia, la domanda interna, lo sviluppo accelerato delle regioni occidentali del Paese. Un ruolo importante può essere svolto dal progetto della cintura economica della Via della Seta e lo sviluppo accelerato delle relazioni bilaterali con Paesi amici, tra cui la Russia. Cina e Russia sono partner strategici. Le relazioni tra i nostri due Paesi si sviluppano su un piano di parità, tenendo conto degli interessi e degli impegni reciproci. Il potenziale reciprocamente vantaggioso per la cooperazione economica tra Russia e Cina è molto alto. I nostri interessi geopolitici hanno un vettore comune. Nel contesto dell’egemonia aggressiva statunitense, dobbiamo perseguire una politica estera coordinata. Le economie di entrambi i Paesi sono in larga misura complementari. Nonostante un calo temporaneo nel commercio bilaterale lo scorso anno, all’inizio del 2016 questo trend negativo s’è invertito. Le vendite del primo trimestre sono aumentate del 3,6%. Allo stesso tempo, le esportazioni cinesi verso la Russia sono aumentate del 6,2%, mentre le esportazioni russe verso la Cina dell’1,1%. Un approfondimento completo dei nostri rapporti può essere un passo importante nella formazione di un nuovo ordine mondiale basato su principi del rispetto e della considerazione reciproca degli interessi di tutti i partecipanti. Naturalmente, non possiamo dire che la Cina sia esente da problemi. Il governo e il popolo cinesi sono impegnati a risolvere i problemi della corruzione, le contraddizioni tra città e campagna, l’inquinamento dell’ambiente. Ma il merito della leadership cinese è che non sembra lontano da questi problemi e cerca di risolverli. A questo proposito, sono fiducioso a che il 13° Piano quinquennale adottato di recente dalla Cina sia completato con successo. Sarà anche raggiunto l’obiettivo principale del piano, creare nel 2020 una “società moderatamente prospera”. Credo che la Cina oggi abbia tutte le ragioni per essere ottimista sul futuro. Credo che per il centenario della nascita del PCC, il Paese potrà non solo attuare pienamente tutte le decisioni per la costruzione di una società moderatamente prospera, ma anche conseguire nuove vittorie spettacolari nello sviluppo del socialismo con caratteristiche cinesi. Noi comunisti russi, seguendo da vicino lo sviluppo della Cina, non vediamo l’ora di vedere i vostri successi. Auspico di cuore al popolo cinese maggiore successo nel raggiungere i propri obiettivi!695562_1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La paura irrazionale e razzista dell’Occidente verso la Cina

Andre Vltchek, Mondialisation, 11 gennaio 2013
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Iraq, Afghanistan, Palestina e Libia sono in rovina, schiacciati dai pesanti stivali dell’imperialismo occidentale. Ma ci è stato detto che dobbiamo avere paura della Cina.
Tutte le nazioni dell’Indocina sono state bombardate fino alla rovina, poiché i semidei occidentali non erano disposti a tollerare, e pensavano che non dovrebbero tollerare, ciò che alcuni non-popoli asiatici volevano davvero ardentemente. Su Vietnam, Cambogia e Laos furono sganciati milioni di tonnellate di bombe dai famosi bombardieri B-52 e dai cacciabombardieri. Bombe piovvero sui campi sterminando bambini, donne e bufali; milioni di morti. Non ci furono scuse, la colpa non fu accettata e non ci fu alcun compenso dalle nazioni colpevoli. L’Indonesia, leader mondiale dei non-allineati e con un enorme Partito Comunista costituzionale, fu distrutta dal colpo di stato del 1965 dell’alleanza dei governi occidentali e delle élite militari e fasciste indonesiane, così come dei fanatici religiosi della più grande organizzazione musulmana, e dalle Nazioni Unite. Tra 2 e 3 milioni di persone morirono, compresi gli appartenenti alla minoranza cinese. Insegnanti, artisti, pensatori furono tutti uccisi o soffocati. In questo caso l’imperialismo creò un popolo sottomesso, quasi privo della capacità non solo intellettuale, ma anche di analizzare la sua rovina. Ma ora ci viene ordinato di temere la crescita della Cina.
L’America Latina: ripetutamente violentata dal Messico, Repubblica Dominicana, Cuba a Grenada, Panama, Haiti, Brasile, Argentina, Colombia e Cile. Per anni, decenni e secoli. Quasi tutti i paesi dell’America centrale, del Sud America e dei Caraibi sono stati devastati a un certo punto della loro storia, con l’instaurazione della razzista e disgustosa “Dottrina Monroe”. I recenti colpi di stato contro i governi progressisti di Honduras e Paraguay sono state implementate come “soft leadership” dal leader supremo del “difensore occidentale della democrazia liberale globale”: il presidente Barack Obama. Ma ci dicono che dobbiamo contenere la Cina! Non noi, non l’occidente, ma la Cina. In Medio Oriente, regni ed emirati si affrettano per essere più servili e dipendenti dagli interessi occidentali, accettando altre basi militari degli Stati Uniti d’America (USA) nel loro territorio, uccidendo, torturando o perseguitando la maggior parte degli oppositori alla dittatura globale occidentale. Ma è la Cina, ovviamente, che mette illegittimamente in pericolo la legge ancestrale usamericana ed europea di governare il mondo. O, per essere più precisi, il “pericolo” è condiviso da Cina, Russia e America Latina, tre luoghi che sono riusciti a liberarsi delle catene dell’occidente e ad avanzare sui propri percorsi di sviluppo politici, sociali e culturali. Qualsiasi cosa siano, ma i loro! Ma la Cina è anche “peggio”, perché questi popof e latinos ancora ci assomigliano, almeno nella loro maggioranza sono bianchi. Ma immaginate che il paese più importante del mondo sia saldamente collocato in Asia, sarebbe impensabile, inaccettabile e davvero un sacrilegio.
L’Africa, che certamente non ha molta importanza nella situazione di oggi agli occhi dei governi occidentali e delle multinazionali, è abitata dalle specie più umili di “non-persone” (per usare il vocabolario di Orwell), grandi aree geografiche e culturali sono saccheggiate, divise, indebolite e quasi annientate. Sono state erette delle ridicole frontiere, grandi leader popolari come Patrice Lumumba in Congo, sono stati assassinati. Maniaci assassini come Paul Kagame e Museveni sono stati addestrati, armati e messi al potere dall’occidente, e poi sono stati inviati in varie missioni a saccheggiare e mantenere l’ordine in nome degli interessi occidentali. Il Congo ha perso circa 10 milioni di persone durante il genocidio durante il regno del re del Belgio Leopoldo II (attualmente eroe nazionale del Belgio, celebrato da innumerevoli statue in tutta Bruxelles). Oggi perde un numero simile di abitanti, mentre i militari protetti da Washington e Londra in Ruanda e Uganda l’hanno invaso deliberatamente, per rovesciare governi e saccheggiare questa grande nazione vicina. La Somalia è stata praticamente divisa con la forza e regolarmente invasa dagli alleati dell’occidente, Kenya ed Etiopia. Gli europei inviano rifiuti tossici nei pressi della costa per poi dimostrarsi indignati per la pirateria, giustificando l’ulteriore militarizzazione di tutta la regione. La “fiera Cuba africana”, l’Eritrea, viene torturata dalle sanzioni, mentre il paese/base militare di Gibuti viene glorificato e viziato, frustrato e trasformato in grottesco simbolo del militarismo francese e degli Stati Uniti: l’imperialismo occidentale nella regione in cui è nato il genere umano.
In Africa occidentale, Algeria, Angola, Namibia, Congo e Somalia, e in decine di altri paesi dell’Africa, decine di milioni di persone sono state massacrate dagli imperialisti occidentali del XX.mo e del XXI.mo secoli. E il racconto orribile non è stato migliore in passato, con l’olocausto di popolazioni indigene, come i genocidi compiuti dai tedeschi in quella che oggi è la Namibia, la schiavitù, la tortura, lo stupro e il totale disprezzo per le vite umane non di razza bianca. Ma ciò ha permesso che le nazioni occidentali siano più umili, riflessivi e apologetiche? C’è almeno un certo pathos di colpa profonda che susciti una speranza di riconciliazione globale? No, anzi! Non vi è alcun rimorso a Londra, Parigi, Berlino, Bruxelles e Washington, nei territori francesi, nel Midwest e nel Sud degli Stati Uniti. Oppure, se c’è, viene raccolta in piccole aree, prevalentemente urbane, tagliate fuori dai media mainstream. Ma ora accusano la Cina di “fare impresa” con i dittatori africani! E la macchina della propaganda occidentale, i media locali, di proprietà e “addestrati” dall’occidente, fabbricano, gonfiano e individuano la responsabilità della Cina nel cervello delle persone in tutto il mondo. Ad esempio, un incidente in miniera in Zambia. Ogni volta che è coinvolta una società cinese, la situazione viene esagerata per darne proporzioni terribili. Il risultato è che decine di persone morte a causa della negligenza, vengono messe allo stesso livello di decine di milioni di morti a causa dell’imperialismo selvaggio occidentale della tratta degli schiavi, del colonialismo e del neocolonialismo.
Le stesse tattiche di propaganda vengono utilizzate in tutto il mondo. Ad esempio, il Goethe Institut di Jakarta, in Indonesia, ha a lungo tenuto una mostra fotografica degli scontri con la polizia dei lavoratori polacchi a Gdansk, all’epoca di Solidarnosc. Alcune persone morirono. Ma il Goethe Institute non organizza mostre per commemorare i milioni di comunisti, atei, intellettuali e cinesi che morirono nel 1965 in Indonesia! Come dire: “Guarda, questi 3 milioni di indonesiani, dovevano essere sacrificati per evitare che 30 persone morissero in seguito in Polonia.” Logica interessante. Ma se è sostenuta da montagne di soldi, funziona!
Oceania – Polinesia, Melanesia e Micronesia, padroni coloniali inglesi, statunitensi, francesi, spagnoli, tedeschi e altri [olandesi, portoghesi, ecc.], qui hanno compresso e rimodellato il complesso mondo che fino ad allora apparteneva a popoli antichi che vivevano in decine di migliaia di isole, isolotti e atolli nel Pacifico meridionale. I popoli del posto in realtà sono stati ridotti in schiavitù, i loro regni, i loro organismi geopolitici furono suddivisi in colonie e quindi in Stati-Nazioni. I loro capi furono uccisi, ignorati, minacciati e, infine, corrotti e comprati. Le nazioni occidentali si sono combattute nelle isole, hanno condotto test nucleari a spese dei popoli locali e poi hanno inventato la cosiddetta “dottrina di deterrenza strategica”, per garantirsi che nessuna nave “nemica”, nessuna idea inopportuna o ideologia anti-imperialista entrasse in questo mondo terribile, che si estende su una infinita superficie di acqua. Infine, hanno costruito enormi basi militari; statunitensi, inglesi e francesi hanno scaricato tutti i tipi di rifiuti tossici, e atolli protetti come Kwajalein sono stati trasformati in aree per test missilistici.
Radiazioni, spazzatura e cibo spazzatura, hanno portato a innumerevoli emergenze mediche che hanno avuto una tale dimensione, che solo il cambiamento climatico e l’inevitabile conseguente aumento del livello del mare, potrebbero essere considerati simile alla realistica grave minaccia alla sopravvivenza del popolo e degli stati dell’Oceania. Ho vissuto nel Pacifico del Sud per più di 4 anni, ho viaggiato e lavorato in tutti i paesi della regione, ad eccezione di Niue e Nauru. Ho scritto sulla lotta per la sopravvivenza in un’isola del Pacifico del Sud, nel mio saggio Oceania. Diversi paesi – Kiribati, Isole Marshall, Stati federati di Micronesia, e vari isole e atolli che ora appartengono ad altri Stati, stanno rapidamente divenendo inabitabili. L’acqua del mare filtra nelle zone basse e la vegetazione muore. L’occidente è il maggior responsabile della contaminazione, dell’emissione di biossido di carbonio e del riscaldamento globale, ma non ha fatto quasi nulla per salvare questi paesi dall’estinzione. Gli aiuti internazionali di Stati Uniti, l’Unione europea, Australia e Nuova Zelanda sono spesso nocivi come gli stessi gas tossici. Di solito usati per corrompere i funzionari del governo locale, facendoli volare nel mondo in aereo, radicandovi la cosiddetta “mentalità del subito”. Sottomessi e corrotti, i governanti locali non chiedono una vera compensazione o reali soluzioni per il loro paese che soffre. Gli “aiuti esteri” sono anche usati per pagare gli esperti stranieri che gli fanno visita, “analizzando” e scrivendo innumerevoli rapporti quasi sempre inutili. Tutto questo, solo per dare l’impressione che qualcosa viene fatto, e per garantirsi che non sia fatto nulla!
Il popolo dell’Oceania non se ne vuole andare, la maggior parte vuole combattere per la sopravvivenza delle proprie isole. Ho parlato con loro a Kiribati, Tuvalu, FSM, RMI e in altri luoghi. Ma i governi occidentali e locali insistono sugli stupidi progetti di evacuazione per molte ragioni sbagliate. A un certo punto, la Cina iniziò ad assisterli con lo spirito internazionalista che un paese socialista dovrebbe avere. Si è messa al lavoro e ha cominciato a costruire scuole, ospedali, edifici pubblici, strade e stadi, argini e altre infrastrutture per sostenere le zone popolose in pericolo. L’occidente ha attaccato immediatamente tutti questi sforzi, iniettando nichilismo e rendendo vile tutto ciò che è puro e decente. La prima fase della propaganda occidentale, la stessa utilizzata in Africa e in altri luoghi, è stata una raffica di messaggi negativi, come “la Cina non fa mai niente altruisticamente”, perseguendo semplicemente i propri oscuri interessi ed intenzioni egoistiche. Le costruzioni “filosofiche” e propagandistiche sono prevedibili e semplici: “Se noi siamo feccia, se la nostra cultura ci invia a saccheggiare e ridurre in schiavitù il mondo, dobbiamo convincere l’umanità che gli altri hanno la nostra stessa essenza. In questo modo, ciò non sarà considerato straordinario. Siamo tutti esseri umani, alla fine!” Questa è spazzatura, naturalmente, e anche  persone come Gustav Jung consideravano la cultura occidentale eccezionalmente aggressiva, una sorta di patologia. Ma come i propagandisti occidentali, come Joseph Goebbels e Rupert Murdoch hanno spesso rivelato, se la propaganda si ripete mille volte e compriamo abbastanza soggetti corrotti nel mondo per fargli ripetere quello che diciamo, la spazzatura diventa brillante come diamanti della verità e, infine, un’inconfondibile saggezza comune. Ma torniamo alla Cina e all’Oceania.
Quando la guerra-lampo per screditare la Cina non ha dato nessun risultato, o almeno non nei paesi che hanno beneficiato dell’assistenza cinese, l’occidente ha inventato una strategia singolare: è andato a Taipei e ha iniziato a “incoraggiare” Taiwan “a coinvolgersi.” I taiwanesi sono disposti e disponibili, e hanno iniziato a dare tangenti e bustarelle ai funzionari dell’Oceania, in cambio del riconoscimento di Taiwan come paese indipendente. Quando Taiwan è stata “riconosciuta”, qualcosa che perfino gli Stati Uniti e l’Unione europea si rifiutano di fare nella maggior parte dei casi, la Cina si è vendicata troncando i rapporti diplomatici. E tale è senza dubbio il livello di astuzia delle potenze ex-coloniali. Mentre i paesi che non hanno abbandonato la Cina, come Samoa, hanno avuto dighe foranee, stadi ed edifici come il parlamento costruito con la solidarietà e l’ottimismo socialisti, paesi come Kiribati, un luogo che potrebbe facilmente essere descritto come uno dei veri paradisi perduti dell’Oceania, sono stati inondati dal nichilismo inflitto da Taiwan. Il denaro è arrivato, ma non al popolo, ma nelle ampie tasche del governo. Mentre piccoli interi paesi dell’Oceania sono vicini all’estinzione, i loro capi, per lo più istruiti e formatisi in Australia e negli Stati Uniti, si sono impegnati a vendere il loro voto alle Nazioni Unite a sostegno dell’occupazione della Palestina da parte di Israele, a sostegno delle invasioni degli USA in tutto il mondo o contro le risoluzioni che possono avere un diretto effetto ecologico positivo sulla situazione nel proprio paese. “Un giorno una squadra della TV israeliana mi si avvicinò“, ha detto un sacerdote della capitale degli Stati Federati di Micronesia (FSM). “L’opinione pubblica israeliana voleva sapere: Chi sono queste creature che votano in modo coerente a sostegno di Israele, insieme agli Stati Uniti e contro il mondo intero?” Bene: sono coloro che ricevono le navi da guerra di Taiwan e i loro equipaggi suonando inni nazionali sulle spiagge, e che sfilano come manichini mentre alzano bandiere! E coloro che pensano che la Cina non può agire con altruismo, dovrebbero leggere Fidel Castro e le sue parole forti e riconoscenti, descrivendo come Cuba è stata salvata dalla nazione cinese, dopo l’attacco di Gorbaciov e la demenziale orgia di Eltsin, un esaltato alcolizzato promosso dall’occidente, con la distruzione dell’URSS e dei conseguenti terribili anni di impunito saccheggio del mondo da parte dell’imperialismo occidentale.
Quando i media cinesi m’intervistano, spesso mi fanno la stessa domanda: “Che cosa può fare la Cina per placare l’occidente?” E la mia risposta è sempre la stessa: “Niente!” La Propaganda occidentale non cerca di analizzare oggettivamente la Cina, non cerca la buona volontà della Cina. Esiste per distorcere e danneggiare qualsiasi paese che insiste sul proprio modello di sviluppo, aiuta il proprio popolo invece di soccombere docilmente agli interessi dell’occidente e delle multinazionali. L’Occidente sta cercando di distruggere la Cina socialista, come cercava di distruggere il Vietnam, nella “guerra degli Stati Uniti” in Asia. Come ha fatto uno sforzo enorme per rovinare Mosca, subito dopo la rivoluzione del 1917 fino alla fine. Come ha cercato di distruggere tutti i paesi che hanno perseverato nei loro principi: Cuba, Egitto, Indonesia, Cile, Nicaragua, Eritrea e Iran prima dello scià, per citarne solo alcuni. Alcuni, come la Corea del Nord, sono rasi al suolo e poi portati alle estreme conseguenze, causandone la radicalizzazione che ridicolizzano e mostrano sugli schermi televisivi come esempio mostruoso di un strambo paese.
E’ ovvio ciò che l’occidente vuole fare con la Cina, e non è così diverso da suoi piani della “guerra dell’oppio”. La scena perfetta è una nazione che non sia che un ammiratore diviso e sottomesso all’occidente. La cosa migliore sarebbe una sorta di governo Eltsin cinese, disposto a tradire, a smembrare il paese, aprirsi agli oligarchi e agli interessi stranieri, ad annullare tutte le aspirazioni sociali e a bombardare il Parlamento dei rappresentanti del popolo che credono ancora nel socialismo. Poi avremmo potuto “fare affari con la Cina“, e darle pieno sostegno e propaganda ideologica. Il mio solito consiglio ai media cinesi è: “Usate i numeri! Le cifre sono con voi!” Ma sembra che la squadra propagandistica della Cina non sia all’altezza dei burocrati occidentali. La Cina è troppo timida, troppo morbida, lo è in realtà come tutti rispetto ai gangster politici ed economici occidentali. Mentre con una serie di colpi mortali l’occidente può bombardare un paese, avvelenare il suo popolo con l’uranio impoverito, imporre sanzioni che uccidono centinaia di migliaia di donne e bambini indifesi, e quindi iniziare a bombardare, invadere, saccheggiare il posto e garantirsi che le sue aziende guadagnino miliardi di dollari nel processo di ricostruzione che non mostrano, in realtà, alcun risultato. Un simile atteggiamento non può essere paragonato con nessuno, né con la Cina né con l’Unione Sovietica, che ha sempre assicurato ai suoi Stati satelliti un livello di vita superiore a quello di Mosca. Se la Cina non lo fa, lo farò io brevemente.
Usiamo i dati e mostriamoli al mondo, anche ai cittadini occidentali “interessati” su come sia in realtà la Cina. Confrontateli. E facciamolo su base pro capite, che è l’unica strada giusta. Quante persone sono state uccise dall’occidente, fuori dai suoi confini dalla seconda guerra mondiale, nel mondo arabo, in Asia-Pacifico, Africa, America Latina, Oceania? A dire il vero un po d’ovunque. Ho calcolato, e il mio calcolo è minimo, va dai 50 ai 60 milioni di persone. Più altri 200 milioni per azioni indirette. La Cina, poche migliaia di persone nella sua invasione punitiva e fuorviante del Vietnam, dopo che il Vietnam aveva sbarazzato la Cambogia dai Khmer Rossi. Ma questo è il peggio che la Cina ha fatto! Da cui subito si era ritirata. E non ha mai bombardato il Vietnam per mandarlo all’età della pietra! Quindi, si pensi che l’invasione cinese sia costata 10000 vite, mentre l’occidente ha ucciso persone almeno 5000 volte in più rispetto alla Cina. Matematica semplice: no? Quanti governi sono stati rovesciati dall’occidente, compresi quelli che sono stati eletti in processi democratici attenti ed entusiasti? Non ho la pazienza di citarli tutti: Nicaragua, Cile, Brasile, Repubblica Dominicana, Indonesia, Iran, Zaire, Paraguay e decine di altri. Venne semplicemente distrutto ogni governo che non fosse stato approvato dai politici e dalle imprese occidentali. La Cina: zero. L’occidente ha dato davvero grandi lezioni di democrazia al mondo! Ma continuiamo nei nostri confronti.
• Chi utilizza il suo diritto di veto contro le risoluzioni delle Nazioni Unite sulla Palestina e altre questioni cruciali internazionali?
• Chi si trova al di fuori dalla portata dei tribunali internazionali, anche quando minaccia di invadere i Paesi Bassi nel caso siano giudicati i suoi cittadini alla Corte internazionale dell’Aia?
• Chi è il più grande inquinatore pro capite? La Cina non è nemmeno paragonabile alle nazioni scandinave, diventando la seconda minaccia ecologica, dopo gli Stati Uniti, solo se si pensa in termini assoluti, un modo molto strano di utilizzare dati statistici. Utilizzando la stessa logica, dovremmo concludere dicendo che “ci sono più persone che fumano in Francia e nel principato di Monaco.” Anche l’ex vicepresidente statunitense Al Gore, che non si può dire sia un amante della Cina, ha scritto che le norme di protezione ambientale della Cina sono più dure di quelle degli Stati Uniti d’America. Ma torniamo alla difesa, alla “minaccia” che la Cina si suppone arrechi al resto del mondo. Secondo l’Istituto internazionale per la ricerca sulla pace di Stoccolma (SIPRI Yearbook 2012), con una popolazione di 315 milioni di abitanti, gli Stati Uniti (ufficialmente) investono circa 711 miliardi dollari nelle spese militari. Molti analisti sostengono che la cifra sia in realtà di 1000000000000 [un milione di milioni di dollari], altri dicono che l’importo sia addirittura superiore, incalcolabile a causa della complessa e opaca interazione tra il governo degli Stati Uniti e l’industria privata. Ma ci affidiamo a dati ufficiali e l’accettiamo come dato, il calcolo minimo di 711 miliardi. I più stretti alleati degli Stati Uniti sono anche tutti grandi spendaccioni, che avidamente acquisiscono bombe nucleari, missili e aerei da combattimento: il Regno Unito con 63 milioni di persone spende 62,7 miliardi dollari per la “difesa”. La Francia, con 65 milioni di persone, spende 62,5 miliardi. Il Giappone con 126 milioni di abitanti, spende 59,3 miliardi dollari, anche se ufficialmente non avrebbe nemmeno un esercito. Due dei più stretti alleati dell’occidente in Medio Oriente sono ancor più radicali: L’Arabia Saudita, con una popolazione di 28 milioni di abitanti, spende 48,2 miliardi dollari, e Israele, con una popolazione di soli 8 milioni di abitanti, spende 15 miliardi di dollari, con  un importo proporzionalmente simile.
La Cina, il paese più popoloso del mondo, con 1347 milioni di persone, spende 143 miliardi dollari, quasi quanto il Regno Unito e la Francia combinate, ma con una popolazione 10 volte più grande da difendere! Pro capite, gli Stati Uniti spedono per la difesa 21 volte più della Cina. Il Regno Unito più di 9 volte e l’Arabia Saudita più di 16 volte. E dobbiamo chiederci: da chi si “difendono” la Francia e il Regno Unito? Da Andorra, Principato di Monaco o Irlanda? O forse da quel lontano pezzo dell’Europa, l’Islanda? Al contrario, la Cina, che è stata attaccata a più riprese, è stata occupata, colonizzata e depredata dalle potenze occidentali, in particolare Regno Unito e Francia (compreso il leggendario barbaro saccheggio di Pechino), e affronta centinaia di bombardieri strategici e missili nucleari puntati dalle basi di Okinawa e Guam della flotta degli Stati Uniti, nella regione e nelle ex-colonie confinanti dell’Asia centrale dell’ex-Unione Sovietica. Gli Stati Uniti, a dispetto della costituzione delle Filippine, conducono esercitazioni militari nella base Clark e in altre strutture militari sul territorio della sua ex colonia. Hanno una forte presenza militare in Corea del Sud, a pochi passi dalla Cina, e proposte aperte e nascoste in Vietnam, con cui cercano stranamente di noleggiare alcuni delle loro vecchie basi, che furono utilizzate l’ultima volta durante la guerra contro di esso. E non è un segreto che la Mongolia sia oggi uno degli alleati più incondizionati dell’occidente, con migliaia di chilometri di confine con la Cina.
Cosa giustifica una spesa militare così diversa tra l’occidente e la Cina? La risposta è: niente! Come nel caso della “Dottrina Monroe”, l’occidente ha bisogno di giustificazioni ridicole. La sua presunzione di superiorità razziale e culturale, un assunto inespresso, sembra sufficiente per mettere a tacere tutti gli scettici e i critici interni. Le elites “intellettuali” e la maggior parte dei media mondiali sono stati addestrati e pagati per inginocchiarsi e chinare il capo davanti a questa farsa ovvia ma inconfondibile. Cosa stiamo facendo? Formulare queste domande non solo è considerato inaccettabile in Europa e negli Stati Uniti: è insolente! E la Cina, spesso fisicamente aggredita dagli occidentali, è ormai sulla difensiva, accusata di “mostrare il suo potere”, nonostante il suo bilancio della difesa sia sproporzionatamente basso e una storia quasi priva di invasioni e imperialismo. La Cina è una minaccia, mentre sostiene la maggior parte delle nazioni latinoamericane ed è i prima fila, con la Russia, nelle risoluzioni delle Nazioni Unite che bloccano la via all’invasione occidentale della Siria. Agli occhi del regime occidentale, il tentativo di impedire un’invasione equivale a un crimine supremo, quasi al terrorismo. I paesi che rappresentano un ostacolo vengono vilipesi, usando la propaganda più virulenta. Dobbiamo ricordarci che la stessa retorica è stata utilizzata dalla Germania nazista durante la guerra. Tutti i membri della resistenza e le forze della guerriglia di opposizione furono trattati come terroristi. E chi può dimenticare gli insulti gravi riservati alle nazioni che dovevano essere attaccate? O all’Unione Sovietica che affrontava i nazisti che alla fine sconfisse!
Secondo le mie ricerche nella regione, le forze occidentali non solo alimentano l'”opposizione siriana”, ma anche i mercenari jihadisti sauditi e del Qatar, nei cosiddetti “campi profughi” in Turchia, nei pressi di Hatay e della base dell’US Air Force di Adana. Ma chi perdonerà Cina, Russia e America Latina che cercano di evitare un altro scenario terrificante in stile libico? E dopo questo, abbiamo, le isole Spratly, la prodezza della propaganda occidentale.
Le Isole Spratly potrebbero in realtà essere l’unica prova che la Cina è in procinto di “mostrare il suo potere”, o che è disposta a difendere i propri interessi. Il governo delle Filippine, una ex colonia degli Stati Uniti è in prima fila nel criticare la Cina. Ho parlato con docenti universitari filippini, i maggiori esperti a Manila, sono riuscito a intervistarne alcuni. I punti di vista sono stati generalmente simili, come riassunto da Roland G. Simbulan, ricercatore e professore di Studi sullo sviluppo e la Pubblica Amministrazione presso l’Università delle Filippine, che ha detto: “Parlando francamente, le Isole Spratly non sono importanti per noi. Quello che succede è che le nostre élite politiche sono ovviamente incoraggiate dagli Stati Uniti a provocare la Cina, e vi è anche una grande influenza sui militari da parte delle forze armate statunitensi. Direi che l’esercito filippino è molto vulnerabile a questo tipo di “incoraggiamento”. Pertanto gli Stati Uniti alimentano costantemente questi atteggiamenti contrastanti. Ma continuare con questo tipo di atteggiamento potrebbe essere disastroso per il nostro paese. Soprattutto siamo vicini alla Cina, geograficamente e in generale.” In Vietnam, gli Stati Uniti chiaramente sfruttano le vecchie rivalità, creando inimicizia tra due stati socialisti.
E poi vi è il tema dei diritti umani. Anche in questo caso bisogna fare confronti. Ci sono più persone in carcere negli Stati Uniti che in Cina. Non solo di più, ma incomparabilmente più. Secondo il Centro Internazionale di Studi sulle prigioni, gli Stati Uniti d’America hanno più persone in carcere rispetto a qualsiasi altra parte del mondo: 730 per 100000 abitanti! Dei 221 paesi e territori da cui sono stati ottenuti dati, la Cina è al 123.mo posto, con 121 detenuti ogni 100000 abitanti. Sei volte di meno rispetto agli Stati Uniti, e anche meno del Lussemburgo (che occupa il 120° posto con 124 detenuti ogni 100000 abitanti) e l’Australia (che occupa il 113° posto con 129 detenuti ogni 100000 abitanti). E’ un fatto noto che negli USA molte carceri siano privatizzate e che attualmente gestiscono i prigionieri come manodopera a basso costo o gratis. Se non è una violazione dei diritti umani, tenere milioni di persone in carcere per reati di poco conto solo per riempire le casse delle aziende private, quale non lo è? La tortura è accettata e utilizzata dal personale degli Stati Uniti in qualsiasi parte del mondo. La Cina giustizia più persone degli Stati Uniti, anche su base pro capite, un male, ma la quantità di esecuzioni in Cina diminuisce, perché il numero di reati punibili con la morte si riduce. Ma mentre la pena di morte in Cina è spesso citata in riferimento alle violazioni dei diritti umani, raramente viene riferita agli Stati Uniti che effettuano esecuzioni extragiudiziali in diverse parti del mondo, tra cui l’Afghanistan e il Pakistan, ecc. Dove usano i droni per attaccare arbitrariamente sospetti terroristi, tra cui donne e bambini.
E l’ultimo argomento della propaganda, il Tibet? Se si confronta la situazione nei territori governati dagli alleati occidentali, come l’Indonesia e l’India, si arrivano a conclusioni molto scomode. Il regime dell’India in Kashmir può solo essere descritto come un vero e proprio macello, il regime indonesiano in Papua, con più di 120000 morti (un calcolo minimo) non differisce in alcun dal  genocidio. Ma l’India e l’Indonesia non sono mai state descritte come nazioni che dovrebbero cambiare la loro storia di brutali violazioni dei diritti umani. Non è descritta così la maggior parte delle nazioni occidentali, in base ai loro innumerevoli crimini contro l’umanità in tutti i continenti. I diritti sono validi solo per coloro che vivono all’interno di un paese? Non sono “umani” i 50, 60 o 200 milioni di persone che l’occidente ha ucciso, soprattutto nei paesi poveri? E’ ridicolo dire che il razzismo non abbia un ruolo nel modo in cui si dipinge la Cina. Ho amici, che sono anche uomini e donne sensibili e progressisti che quando si parla della Cina non ascoltano e gridano: “No, non voglio andare in questo paese. Questo è terribile!
Comunisti, socialisti o capitalisti, il successo delle nazioni asiatiche viene sempre preso alla leggera in occidente. Chi potrebbe dimenticare il sarcasmo e la “sfiducia” verso il Giappone quando sorpassava, economicamente e socialmente la maggior parte delle nazioni europee. E fino ad oggi, quando qualcuno menziona il fatto che Singapore ha molti indicatori sociali migliori di quelli dell’Australia, viene immediatamente accolto da argomenti deviati, indirizzati alla città-stato tropicale. Singapore e Giappone sono stretti alleati degli occidentali ed economie di mercato sviluppate fortemente integrate al sistema capitalistico mondiale. La Cina è diversa. Sviluppa un proprio modello, si apre e crea il proprio percorso attraverso un territorio sconosciuto. Non è disposta a sottomettersi agli ordini degli altri. E’ troppo grande, la sua cultura è troppo vecchia.
In passato, quando il Giappone e la Cina erano chiusi, vivendo nel loro dominio senza mai essere aggressivi verso gli altri e senza ambizioni espansionistiche, arrivarono gli occidentali e li costrinsero ad aprirsi. Quello che è successo dopo fu spargimento di sangue e inganno, confusione e un lungo periodo di umiliazione e marasma nazionali. Poi vi fu la lotta per l’indipendenza e la rivoluzione. Non senza difficoltà e senza problemi, ma la Cina ha iniziato a crescere, cominciò a rialzarsi, ad educare il suo popolo, fornendo alloggio e salute ai poveri. Ha seguito la sua strada, in un complesso equilibrio tra la propria cultura e le situazioni del mondo, tra il socialismo e la realtà capitalista che domina il mondo. Ha sofferto alcune battute d’arresto, ma ha avuto molti altri successi. E in realtà, non è “cresciuta” soltanto, ma ha cominciato a recuperare il suo posto nel mondo, un luogo che le è stato negato per così tanto tempo, dopo anni di saccheggi e invasioni debilitanti. Si tratta generalmente di una nazione benigna, abitata da persone di buon cuore. Quasi chiunque conosca la Cina è d’accordo. Ma è anche una nazione molto determinata e orgogliosa. E’ saggia e cerca l’armonia, ed è sempre disposta a scendere a compromessi. Provate ad attaccarla, a provocarla, l’attacco sarebbe ingiusto e quasi suicida. Questa volta la Cina non cederà, non quando si tratta di argomenti essenziali. E’ ancora fresca la memoria di ciò che accadde quando lo fece.
L’occidente, congelato dalla paura di poter perdere i privilegi da dittatore, ha fatto l’impensabile: mettere una barra di ferro nella bocca del drago. Qui in Asia, i draghi sono rispettati e amati, sono creature mitiche di grande saggezza e potere. Ma i draghi possono anche essere crudeli quando si spezza la buona volontà e gli invasori minacciano di devastare la nazione. La Cina cresce e cerca di capire il mondo, d’interagire con esso. Il suo popolo si entusiasma per ciò che vede, vuole essere amico. L’antagonismo dell’occidente gioca a provocare una corsa agli armamenti, con la propaganda più virulenta, corrompendo intere nazioni in Asia e Oceania per fargli adottare una posizione anti-cinese. E’ comprensibile che l’occidente non abbia sacrificato milioni di persone in tutto il mondo solo per abbandonare i propri controllo esclusivo e potere dittatoriale. Non ha distrutto decine di paesi in cerca della libertà, non ha bombardato decine di milioni di persone, solo per arrendersi adesso. In futuro non si può escludere un confronto, e chi ne sarà il colpevole è evidente. La Cina non abbandonerà la sua via. Non ci sarà un Eltsin cinese. Dimostrando fermezza, la Cina fornisce un esempio al mondo.
Quando scrivo queste parole, i latino-americani resistono e vincono. La Russia resiste mentre cerca la propria via. Gli altri possono unirvisi. L’Africa sogna la resistenza, ma non osa, è ancora troppo debole. Gli arabi sfidano, ma non hanno ancora deciso in quale direzione mettere i loro sogni. Ma lo scontento aumenta mentre gli stivali schiacciano la libertà. E la Cina non è quella che li calza. L’irrazionalità e il razzismo dell’occidente possono essere controproducenti.

Andre Vltchek CounterPunch, 4-6 gennaio 2013

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sinofobia, la Siria e la “sinistra degenerata”

Return2source 12 dicembre120209040617-china-syria-russia-flags-story-topIl formale riconoscimento del Dipartimento di Stato USA della coalizione dell’opposizione siriana (SOC) non è un piccolo intoppo della campagna mondiale imperialista per rovesciare il presidente siriano Bashar al-Assad. Pretendere, come molti nella sinistra degli Stati Uniti, che gli Stati Uniti e la Francia non combattano attivamente contro Assad sostenendo materialmente i ribelli, non è più possibile, anche dal punto di vista dei tecnicismi. Armi e munizioni continuano a fluire verso i ribelli in Siria, e se tale aiuto letale è opera della Central Intelligence Agency o dei regimi fantoccio nel Golfo Persico, non fa alcuna differenza fondamentale per la missione imperialista in Siria. Gli Stati Uniti non possono lanciare un attacco militare alla Siria, grazie al non trascurabile sostegno di Cina e Russia, che hanno dato solidarietà materiale sotto forma di dissuasione militare, ma i missili cruise di sinistra del The North Star non possono continuare a sostenere che “dal punto di vista dell’alleanza USA-Israele, non ci sarebbero vantaggi o buone opzioni dalla rivoluzione siriana.”(1)
In risposta alle accuse sulle armi chimiche, apparse la scorsa settimana, da parte di Washington, Pham Binh, autore di “Libia e Siria: Quando l’anti-imperialismo sbaglia”, ha scritto un’altra tirata a favore della ribellione denunciando la sinistra anti-imperialista. Binh sostiene che la minaccia di un intervento militare contro la Siria è vuota, ma va oltre nella sua denuncia dell’anti-imperialismo, affermando che gli Stati Uniti e l’Europa occidentale hanno tutto l’interesse a vedere Assad restare al potere. (Vecchia barzelletta già sentita riguardo Gheddafi. I ratti rossi sono monotematici e senza fantasia. NdT.)
L’individuazione, analisi e lotta contro le premesse di base di ciò che Takis Fotopoulos chiama “sinistra degenerata” sono importanti, alla luce della mancanza di unità della sinistra sulla questione della Siria. La maggior parte della sinistra non prende posizioni orribili, come quella di The North Star, ma il rifiuto del marxismo-leninismo come mezzo di comprensione dell’imperialismo ha messo molti, nella sinistra statunitense, dalla parte degli imperialisti. Una delle ragioni principali dell’abbandono dell’anti-imperialismo è la volontà della sinistra degli Stati Uniti di impegnarsi nella sinofobia e di non riconoscere l’importante ruolo della Cina nella politica mondiale. Come seconda più grande potenza economica del mondo, l’avanzata della Cina ha di fatto cambiato il modo di operare dell’imperialismo USA, e svolge oggi il ruolo di contrappeso all’aggressione alla Siria. Anche se il suo ruolo è carico di contraddizioni, identificare la Cina come un nemico piuttosto che come un alleato molto importante del movimento anti-imperialista globale, è un punto di partenza pericoloso che porta a conclusioni ugualmente pericolose, e degenerate.

La sinofobia e la “sinistra degenerata”
Vi è una sezione incredibilmente piccola della sinistra degli Stati Uniti e dell’Europa occidentale, che sostiene la Cina come paese socialista (Workers World Party, Freedom Road Socialist Organization e il Party for Socialism and Liberation sono i tre gruppi marxisti più noti). Vi è una sezione leggermente più grande, della sinistra, che ha una visione ambivalente della Cina e dell’influenza cinese, inclusi ma non limitati al revisionista  Partito Comunista USA e il rifondatore Committee for Correspondence on Democracy and Socialism. Tuttavia, la maggior parte della sinistra degli Stati Uniti ha una visione del tutto negativa della Cina. Gruppi come International Socialist Organization (ISO) e l’International Marxist Tendency condividono la stessa visione della Cina del Wall Street Journal (WSJ) e dell’Economist, che la trattano da paese a capitalismo di stato. Inoltre, di norma l’ISO arriva oltre equiparando la Cina a una potenza imperialista uguale agli Stati Uniti. Anche la Segretaria di Stato Hillary Clinton potrebbe trovare un terreno comune con questa posizione, dato il suo commento in un vertice in Tanzania, lo scorso anno, secondo cui la Cina persegue una politica di “nuovo colonialismo” in Africa. Clinton ha fatto questi commenti senza un pizzico di ironia, così come non vi è alcuna ironia in “Record dell’imperialismo della Cina“, un articolo apparso sul Socialist Worker del 2009. Questo è ovviamente un parere condiviso da The North Star, che chiama la Cina “elemento di sostegno essenziale, forse il supporto essenziale, al dominio capitalista internazionale“. (2) Ciò è un importante punto di partenza per comprendere le basi teoriche della “sinistra degenerata” di cui The North Star fa parte.
Significativamente, nell’ultimo pezzo di Binh non vi è alcuna menzione della deterrenza militare o politica fornita da Cina e Russia sulla Siria. Nel pezzo originale, difendendo l’intervento della NATO in Libia e Siria, Binh fa menzione dell’opposizione della Cina e della Russia all’intervento in stile Libia, dicendo: “Paradossalmente, la vittoriosa campagna della NATO in Libia ha reso una futura campagna USA/NATO in Siria meno probabile. Russia e Cina sono ora determinate a bloccare qualsiasi tentativo di applicare il modello libico in Siria al Consiglio di sicurezza, e l’amministrazione Obama non è disposta a sfidarle avviando un’azione militare unilaterale in stile Bush, per il momento.” Cinque mesi più tardi, il ruolo di Cina e Russia non merita neanche una menzione, anche se Binh ridicolizza la sinistra anti-imperialista che risponde a nuovi segni di aggressione. Al contrario, la spiegazione della riluttanza di Washington ad intervenire direttamente per conto dei ribelli, si riduce a tre punti principali: (1) Washington non ha le truppe necessarie per invadere e occupare la Siria, (2) il Senato degli Stati Uniti limita la capacità di Obama di lanciare una no-fly zone, e (3) gli Stati Uniti fondamentalmente non vogliono vedere rovesciato Assad, perché la ribellione è pro-palestinese e i palestinesi sostengono la ribellione.

Il ruolo della Cina e della Russia come contrappesi all’imperialismo
Cominciamo con il secondo argomento sulla mancanza di sostegno politico interno, al Senato degli Stati Uniti, a una no-fly zone. L’argomento di Binh è risibile dato che Stati Uniti, Francia, e le altre potenze imperialiste hanno già spinto per una no-fly zone attraverso le Nazioni Unite, come hanno fatto un anno fa, per lanciare l’assalto alla Libia, a giugno. Se avessero affrontato le stesse astensioni di Cina e Russia, come è successo con la no-fly zone in Libia, non vi è motivo di ritenere che l’intervento militare non si sarebbe già verificato. Tuttavia, la Cina e la Russia hanno, infatti, posto il veto al Consiglio di sicurezza dell’ONU verso la no-fly zone, riducendo notevolmente la percezione  di un consenso internazionale verso le operazioni militari straniere in Siria.
Ad agosto, il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, “ha avvertito l’occidente a non intraprendere azioni unilaterali contro la Siria, affermando che la Russia e la Cina sono d’accordo che violazioni del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite, vanno vietate.” (3) Sia la Cina che la Russia continuano a supportare la Siria e a spezzare le sanzioni dell’occidente al governo di Assad, con la Russia che si fa avanti aiutando effettivamente il governo siriano nel conflitto. Sia la Cina che la Russia continuano a chiedere una soluzione politica della crisi siriana, e sconfessano esplicitamente la strategia dell’esercito libero siriano di prendere il potere attraverso la guerra. E sia la Cina che la Russia si sono opposte all’escalation degli Stati Uniti, tra cui il recente collocamento di missili Patriot sul confine turco-siriano.
La Cina e la Russia risponderebbero militarmente se l’occidente intervenisse unilateralmente in Siria? E’ difficile dirlo, anche se la Russia è molto più pronta a lanciare un contrattacco per difendere il governo di Assad. Il punto più saliente è che la Cina e la Russia hanno esercitato la loro influenza in contrappeso all’imperialismo occidentale, riguardo la Siria. Le potenze imperialiste occidentali possono ancora intervenire militarmente in Siria, ma vi assicuro che uno dei più grandi ostacoli che li ha tenuti a bada, finora, sono la Cina e la Russia. Che cosa dovremmo pensare dell’astensione della Cina e della Russia al voto per la no-fly zone in Libia, alle Nazioni Unite nel 2011, che ha facilitato il barbaro assalto della NATO contro il popolo libico e la caduta di Muammar Gheddafi? Ritengo che sia la Cina che la Russia la ritengano  un fallimento; un passivo ‘rimorso del compratore’. Martin Beckford del Telegraph ha segnalato questo, “nelle prime settimane dell’attacco della NATO: la Cina, che affronta spesso critiche per la soppressione dei propri movimenti democratici interni, ha detto che “deplora” l’azione militare e rispetta la sovranità della Libia. Un comunicato del Ministero degli Esteri ha dichiarato: “La Cina ha preso atto degli ultimi sviluppi in Libia, ed esprime rammarico per gli attacchi militari contro la Libia. Speriamo che la Libia sia in grado di ripristinare la stabilità nel più breve tempo possibile ed evitare ulteriori vittime civili, a causa dell’escalation del conflitto armato”, ha aggiunto.” (4) La reazione della Russia è stata simile.
La Cina ha raramente usato il suo potere di veto al Consiglio di Sicurezza, e la Russia post-1991 ha seguito questa strada e, nonostante ciò, entrambe hanno supportato in silenzio nazioni indipendenti come la Siria. Tuttavia, l’entità e la ferocia dell’assalto alla Libia ha spinto il Partito Comunista Cinese (PCC) a cambiare posizione, riassumendo la sua inazione come un fallimento di cui “rammaricarsi”.

Scemo e più scemo: la sinofobia e il cinismo fuori luogo della sinistra degenerata
Binh e quelli del The North Star saranno pronti a sottolineare gli interessi  commerciali in Siria di Cina e Russia, insieme alla loro stretta relazione economica con l’Iran. Yusef Khalil dell’ISO, ha descritto il veto della Cina e della Russia a una no-fly zone sulla Siria, come “una [mossa] per proteggere i propri interessi imperialisti nella regione.” (5) La questione della Russia è un argomento altrettanto importante, ma la dovremo riservare per un’altra volta. Certo, la Cina è partner commerciale della Siria e il più grande titolare estero nella partecipazione al petrolio siriano. (6) Dopo l’embargo paralizzante fissato dall’Occidente, la Cina ha continuato ad acquistare petrolio siriano, minando gravemente il successo della ‘guerra delle sanzioni’. (6) Tuttavia, questo inevitabile contro-argomento è difettoso e ridicolo come l’intera premessa secondo cui la Cina sia un paese imperialista. Adel al-Toraifi, capo- redattore di al-Majalla News, dipana gli argomenti di tutti coloro che sostengono che la posizione della Cina sulla Siria sia basata su considerazioni economiche: “…La Cina ha avuto rapporti commerciali con la Siria, e una forte cooperazione economica con il regime di Bashar al-Assad dal 2001, dopo che entrambe le parti hanno firmato un accordo di cooperazione economica e tecnica, il che significa che la Cina è il terzo più importante partner commerciale della Siria. Tuttavia, il volume degli scambi commerciali tra i due paesi, pari a 2,2 miliardi di dollari nel 2010, è nulla in confronto allo scambio commerciale tra la Cina e gli Stati del Golfo, che supera i 90 miliardi di dollari all’anno. Quindi la Cina non è troppo preoccupata per la perdita della Siria come partner economico, ma il problema non è la perdita di utili o di affari, in particolare gli interessi cinesi sono protetti opponendosi alle mosse statunitense ed europea per promuovere un cambiamento di regime nel Medio Oriente.” (7)
Sostenendo che la Cina, un paese che in linea di massima non ha esercitato il suo potere di veto al Consiglio di Sicurezza, improvvisamente segua un capriccio e sostenga un partner commerciale minore come la Siria, sfida la logica. Solo una analisi cruda dei numeri di base, rivela che la Cina aveva oltre 20 miliardi di investimenti nella Libia del governo di Gheddafi, quasi dieci volte l’ammontare degli investimenti in Siria. (8) Il petrolio è un fattore determinante nella diversa linea  della Cina sulla Siria, rispetto la Libia? Ma neanche ci si avvicina. La Siria è un piccolo  produttore di petrolio, per gli standard del Medio Oriente, meno dell’1% delle esportazioni di petrolio siriane va in Cina (meno di 4.000 barili al giorno). (9) La Cina ha importato più di 15000 barili di petrolio libico al giorno con Gheddafi, ovvero circa 37,5 volte la quantità importata dalla Siria. (10)
Potremmo continuare a svelare l’argomento dell’interesse economico della Cina attraverso altri confronti economici. Per il bene del lettore, però, andiamo al sodo: la Cina ha molto meno motivi di partecipare alla difesa della Siria dalle aggressioni occidentali, di quanto abbia fatto con la Libia, ma le due domande hanno suscitato risposte diverse. La sinistra degenerata e la destra degli Stati Uniti condividono un cinismo comune verso le azioni cinesi negli affari mondiali. Tuttavia, la destra usa cinicamente la sinofobia come una tattica di pura propaganda volta a suscitare il nativismo negli Stati Uniti. La sinistra degenerata, d’altra parte, sembra davvero credere a questa farsa, ripetendo le stesse bugie a danno del movimento mondiale anti-imperialista.

La sinofobia della sinistra degenerata la spinge a saltare nel neo-conservatorismo
La politica estera della Cina è un eco lontano dal supporto critico dell’Unione Sovietica alle lotte di liberazione nazionale in tutto il mondo. In realtà, è importante per gli anti-imperialisti notare e criticare gli errori di politica estera commessi da Pechino, durante il conflitto cino-sovietico, che fin troppi gruppi statunitensi del nuovo movimento comunista hanno abbracciato acriticamente. Tuttavia, la sinistra degenerata che paragona la Cina a un interessato concorrente mondiale imperialista degli Stati Uniti, ha trascurato  totalmente le effettive dinamiche in gioco.
Poiché la maggior parte della sinistra occidentale vede nel commercio globale solo un affare diretto da multinazionali, vede il ruolo della Cina nel mercato mondiale come parte della stessa macchina imperialista, contro cui protesta nei propri paesi. Un elemento di opportunismo politico gioca in questa analisi, anche se si considerano le fiammate sinofobe palesemente alimentate da molti sindacati degli Stati Uniti. La sinistra degenerata ha un atteggiamento cinico nei confronti della Cina, anche quando fa qualcosa di incredibilmente lodevole come porre il veto alla risoluzione per la no-fly zone, derivante principalmente dal suo abbraccio della propaganda sinofoba. The North Star, insieme ad altri blog come Politics in the Zeroes, continuano a tacciare la Cina per il “massacro” di Piazza Tiananmen, dicendo che negli USA non sarebbe accaduto. (11) Naturalmente la Cina è sempre falsamente indicata quale potenza imperialista, per il suo rapporto con il Tibet, nonostante gli interessi feudali e imperialisti che alimentano il movimento Free Tibet. (12)
Con tutte le sue contraddizioni, la Cina rimane un paese socialista. Le leve fondamentali dell’economia sono ancora controllate dallo Stato, che è controllato solo dal partito comunista ed è orientato verso gli operai e i contadini. Un settore capitalista si è sviluppato in Cina, dalle riforme di Deng Xiaoping che rispecchiavano la nuova politica economica di Lenin, ma questo settore è del tutto dipendente dallo stato socialista. E anche se la Cina non è più un fautore verbale della rivoluzione mondiale, molti definirebbero questo revisionismo, la sua linea sulla questione siriana dimostra l’impegno costante del PCC nell’anti-imperialismo e nello sviluppo indipendente. Respingendo la Cina e tutta l’esperienza socialista del 20° secolo, la sinistra degenerata accetta già le premesse di base dell’elite di destra e borghese degli Stati Uniti. Naturalmente non si ferma solo alla Cina.
Se si respinge la Cina quale capitalismo di stato, o anche come stato imperialista, allora si deve andare oltre, rifiutando gli stati nazionalisti borghesi, come il governo di Assad in Siria o il governo di Gheddafi in Libia. Ogni tentativo di sostenere contro l’aggressione occidentale questi governi, da parte della Cina, o anche la Russia, viene visto come un’azione inter-imperialista, secondo la sinistra degenerata. Con ciò, i cosiddetti marxisti dei vari gruppi possono rispolverare Lenin, citando fuori contesto alcune sue denunce della Seconda Internazionale, e riprendendole oggi. Alcuni, come Binh, saltano Lenin e arrivano a Malcolm X, stracciando “con ogni mezzo necessario” in modo così grossolanamente fuori contesto, usando uno dei leader più rivoluzionari della liberazione nazionale, per giustificare lo stesso imperialismo contro ha combattuto.
Tutti si compiacciono nella loro soddisfazione di opporsi alla tirannia, nemmeno più il capitalismo, ma il concetto metafisico della tirannia, per conto di un immaginario movimento dei lavoratori ‘dal basso’. Questo ultimo punto, riguardo la semplicistica e completamente anti-dialettica visione del mondo della sinistra degenerata, è molto importante per capire il suo rapporto con il neo-conservatorismo. Perché la Siria è uno stato borghese, con una economia capitalistica, il degenerato vede il governo di Assad e le sue azioni nel vuoto politico. Non vi è alcuna comprensione dialettica delle contraddizioni primarie e secondarie, che rivelano che la lotta delle nazioni oppresse contro le nazioni che opprimono sono la contraddizione principale che affronta il popolo siriano. Invece, Assad è visto dalla sinistra degenerata allo stesso modo con cui Saddam (Hussein) era visto dall’amministrazione Bush: un tiranno che nega la libertà e la democrazia alla propria gente. Secondo questa visione del mondo, Assad non può essere progressista in qualsiasi contesto, perché guida uno stato borghese. Non importa che sia un nazionalista in opposizione all’imperialismo occidentale! Non importa che l’economia siriana sia ancora in gran parte controllata dallo Stato! Non importa che sostenga le lotte di liberazione nazionale in Palestina e in Libano! Opprime il suo popolo; una frase particolarmente condiscendente verso qualsiasi cosa che possa far parlare di sé la gente. E naturalmente non c’è discussione o differenziazione verso i popoli colpiti dalla repressione dello stato siriano (collaboratori e simpatizzanti dell’imperialismo, terroristi).
La Cina è anche uno dei fattori in questa visione tautologica del mondo. Per il degenerato di sinistra, la solidarietà internazionale da uno Stato, ogni Stato, è categoricamente impossibile, perché ritiene che più o meno tutti gli Stati siano capitalisti. Si consideri la tautologia qui all’opera: quando la Cina vieta una risoluzione sulla no-fly zone, è una tirannia che supporta una tirannia. Quando la Cina non vieta la risoluzione sulla no-fly zone in Libia, fornisce un “supporto essenziale, forse il supporto essenziale, al dominio capitalista internazionale.” (2) Quando la Russia posiziona delle navi per compensare i missili Patriot degli Stati Uniti in Turchia, è una potenza imperialista che salvaguarda i suoi interessi strategici e commerciali. Se la Russia non si oppone all’intervento occidentale in Libia, è un partner silenzioso del progetto imperialista. … O forse dobbiamo affrontare la Cina, e la Russia, dialetticamente considerando il loro ruolo in relazione all’imperialismo in un determinato momento della storia!
E’ una sorpresa che molti trotzkisti del 20° secolo, che hanno costruito le loro misere carriere politiche “denunciando tutte le istanze del socialismo come capitalismo di Stato, siano diventati dei neo-conservatori nell’era Reagan?* Cominciamo a capire il caso vergognoso di Christopher Hitchens, guerrafondaio sull’Iraq, quando ci rendiamo conto del suo odio per tutti i paesi socialisti esistenti, che vede come potenze capitaliste e imperialiste, non migliori rispetto agli Stati Uniti.

La Siria, la Cina, gli Stati Uniti e la sinistra
L’intervento militare in Siria sembra più probabile ogni giorno. Tragicamente, la risposta della sinistra degli Stati Uniti sembra ridursi sempre più ad ogni guerra o azione militare lanciata dall’amministrazione Obama. Con i suoi importanti legami economici con gli Stati Uniti e il mercato mondiale, la Cina potrebbe assumere un ruolo più attivo facendo pressione economica sulle potenze imperialiste, affinché non intervengano. In definitiva se la NATO è stata dissuasa da un intervento in stile Libia, sulla questione delle armi chimiche, la presenza militare russa nel Golfo avrà probabilmente più a che fare con ciò. Il punto più saliente è che la sinistra degenerata continua a fiancheggiare le potenze imperialiste, a parole (The North Star) o con i fatti (ISO). La sinistra degli Stati Uniti deve scartare queste teorie fallite e abbracciare l’anti-imperialismo, se spera di costruire una resistenza militante a questi attacchi criminali, un anti-imperialismo che invii un messaggio unificato di supporto ad Assad e all’autodeterminazione siriana, in questo periodo di crisi, come abbiamo scritto lo scorso fine settimana.
Tuttavia, la sinofobia della sinistra degenerata continua a perseguitare i movimenti degli Stati Uniti, impossibilitati a distinguere l’amico dal nemico. Anche la russofobia, un argomento da affrontare un’altra volta, alimenta una visione semplicistica del mondo, aliena dalla teoria leninista dell’imperialismo. In realtà capitalista, la Russia non è ancora una potenza imperialista e, soprattutto, fa da contrappeso all’imperialismo insieme alla Cina. Il coinvolgimento sia della Cina che della Russia nella crisi in Siria ha diverse contraddizioni, ma gli anti-imperialisti riconoscerebbero che questi due paesi hanno reso la sottomissione del popolo siriano al capitale finanziario occidentale più difficile. Né la Cina né la Russia sono i leader del movimento mondiale anti-imperialista. Questa distinzione appartiene alla lotta delle masse  per l’autodeterminazione e la rivoluzione in Colombia, India, Palestina, Filippine, e in tutto il mondo. Ma la sinistra degli Stati Uniti deve riconoscere che la Cina è un amico, non un nemico, del movimento anti-imperialista, e inizierà a vedere questioni come la Siria molto più chiaramente.

Return to the Source ha difeso l’orientamento socialista della Cina e il suo ruolo nel commercio mondiale, e chi è interessato a un esame più approfondito deve fare riferimento a Cina e il socialismo di mercato: Una questione di Stato e rivoluzione.
* In nessun modo questa affermazione dovrebbe essere preso come un atto di accusa a tutti i gruppi che professano il patrimonio ideologico di Lev Trotzkij. Per quanto imperfetto, come noi crediamo, sulla linee e la strategie di organizzazione, molti di questi gruppi, come il Socialist Equality Party, hanno perlopiù confermato una posizione anti-imperialista sulla Siria.

Note
(1) Pham Binh, The North Star, ““Red Line” or Empty Threat? How the Left Gasses Itself on #Syria”, 6 dicembre 2012
(2) Gabriel Levy, The North Star, “The Trouble With Economic Growth”, 2 ottobre 2012
(3) Reuters, “Russia, China warn West against Syria intervention”, 21 agosto 2012
(4) Martin Beckford, The Telegraph, “Libya attacks criticised by Arab League, China, Russia and India”,  21 marzo 2011
(5) Yusef Khalil, Socialist Worker, “A Turning Point in Syria”, 31 maggio 2012
(6) Joel Wuthnow, The National Interest, “Why China would intervene in Syria”, 16 luglio 2012
(7)Adel al-Toraifi, al-Majalla, “Does China truly support Bashar al-Assad?” 16 febbraio 2012
(8) Michael Kan, The African Business Journal, “China’s Investments in Libya
(9) Energy Information Administration, “Country Analysis Briefs: Syria”, Updated August 2011
(10) Deborah Brautigam, “China in Africa: The Real Story, “China’s Oil Imports From Libya”,  23 marzo 2011
(11) Malcolm Moore, The Telegraph, “Wikileaks: No Bloodshead Inside Tianamen Square, cables claim”, 4 giugno 2011
(12) Michael Parenti, “Friendly Feudalism: The Tibet Myth”, gennaio 2007

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

The Italian party is over

Negli ultimi mesi, tanti uccellacci del malaugurio hanno svolazzato sopra le nostre teste, dall’isterico Giulietto Chiesa che, dal 2004, si sveglia ogni mattina sperando in un bombardamento nucleare dell’Iran, al marmagliume confusionario, violento e pericoloso della cosiddetta sinistra radicale italidiota che, salvo poche eccezioni, aveva partecipato militarmente all’assalto dell’ambasciata libica nel febbraio 2011, in strettissimo coordinamento con le frange terroristiche salafito-qatariote, nel quadro di un’alleanza stretta tra la sinistra radicale e fazioni integraliste finanziate dalle petromonarchie del Golfo Persico, e suggellata  tramite la cosiddetta ‘Freedom Flottilla‘. Oggi, parte di quel pantano ‘rivoluzionario’, o pseudo-tale, vedendo la resistenza opposta dal partito Baath di Damasco all’aggressione salafito-atlantista contro la Siria, per ridarsi verginità e una dignità persa da un decennio buono, si riscopre antimperialista e anticolonialista (ma non Laica e Socialista, termini divenuti nella neolingua ‘partigianny correct’ sinonimo di nazifascismo!), e al solo scopo di salvare il salvabile di una bancarotta irreversibile, evidentissima non solo sul piano internazionalista, ma anche e soprattutto sul piano sociale ed economico, dove il panzer-oekonomismus dei Monti-Marchionne e figli, sta liquidando il costrutto marcio e fatiscente che i sindacati, dal 1991, hanno così faticosamente e meschinamente tirato su, fino a inventarsi e manipolare totalmente il famoso referendum sul TFR dei bei tempi andati di Prodi-bis.
Oggi, per contrappasso, dobbiamo sorbirci gli squittì logorroici e irritanti dei Landini e dei Cremaschi, generalicchi senza truppa tanto incompetenti quanti petulanti e fastidiosi. E spiace per gli operai di ILVA, Sulcis e quant’altro. La loro vita da proletariato andreottiano, moroteo, con pizzichi berlingueriani, è finita. Meglio, terminata. Il mercato mondiale, verso cui l’italietta velinara-berluskina dei guitti antiberlusconiani travaglio-savianei ha espresso un sommo disprezzo snobistico, si vendica con sadismo. Gli altri sono andati avanti, perfino gli spagnoli in crisi, se ne usciranno, poiché hanno investito in infrastrutture, aziende, produzione, mentre l’italietta velinara-tottesca imitava il peggio del circo politico statunitense, irridendo il resto del Mondo non-americanizzato. Il risultato lo stiamo vedendo. La Cina e l’India se ne fanno un baffo delle minacce espresse da bimbiminkia come Benetazzo & friends, e hanno macinato tutto quel che c’era da macinare. Anzi. Non gli è stato consentito di vendere auto sul mercato dell’UE; vedi mai che avrebbero potuto liquidare carrozzoni privati a carico pubblico, come la FIAT, prima di venderne la polpa a Obama e sputandone l’osso invendibile sulla testa di Roma. Ma tant’è, l’importante per i militont ‘rivoluzzionari’ e le femministedisotto, è combattere invece per il diritto delle anarcocapitaliste Pussy Riot di danneggiare i beni pubblici pur di vendere la loro mercanzia scaduta e scadente sul mercato delle Hollywood di terza categoria,  mentre se ne fottono altamente di veri artisti dissidenti, come le due aderenti al gruppo rock-folk maoista Grup Yorum, arrestate e pestate dalla polizia turca. Il cosiddetto ‘internazionalismo’ della compagneria italiana, che si ferma regolarmente sui marciapiedi delle basi della NATO.
Già, perché l’importante è, nell’Italia sull’orlo dell’abisso, combattere per le marce gay e salafite, volantinare per il ‘bombardamento umanitario’ di regimi immensamente più degni dei loro sogni sclerotizzati di paradisi hippies, inventarsi gli orchi rosso-bruni per darsi un’identità diafana, afona e fantasmatica, avendo scoperto di essere totalmente escrescenziali, superflui, per quella che una volta, secoli fa, avrebbe dovuto essere il loro riferimento sociale. Dulcis in fundo, per questa massa amorfa di adolescenziali liderini liceali con la pensione assicurata dalla vituperatissima mamma DC, è vitale perpetrare all’infinito, fino alla tomba, il manicomio post-sessantottino e settantasettino. Un passato, senza storia, che non vuole passare.
Saltando a bomba sulle cose serie. Con la schiacciante sconfitta militare, ad opera della Siria, dell’asse atlantista-gulenista-salafita rappresentata dall’alleanza politico-strategica USA-NATO-Qatar-Arabia Saudita*, l’assalto geostrategico elaborato dal clan Brzezinsky, all’interno dell’amministrazione Obama, subisce un colpo tremendo. A ciò, si unisce la reazione della frazione Putin all’interno dei vertici strategici di Mosca: la cacciata, finalmente!, delle ONG statali USA, che per vent’anni hanno avvelenato l’ambiente politico russo ed ex-sovietico, con la loro opera missionaria: finanziamento a gruppi e gruppetti di teppisti, dai neocon come Kasparov e Navalnij, ai ‘comunisti’ di Udaltsov, alle anarco-capitaliste Pussy Riot, al buffone Limonov (il più amato dai nostrani cacciatori di rosso-bruni, che non capiscono che insultano un loro collega della CIA, che con il movimento Eurasiatico non ha una cippa a che fare. Ma vallo spiegare a dei caproni anarcoidi che si credono aquile leniniste). Obama, impegnatissimo sul fronte della campagna presidenziale, cui partecipa abusivamente, ma potentemente appoggiato dal sistema bancario-mediatico, può solo sparare vacue amenità anti-siriane e anti-iraniane, giusto per gasare amici dichiarati dell’impero USA, e amici travestiti da nemici del medesimo impero. Non è mica poi così facile bombardare Stati come Siria e Iran, anche se si è l’America di Capitan Hollywood. E ciò è ben dimostrato sia dall’isterismo della megera Hillary Clinton che del premier israeliano Binyamin Netanyahu.
La vecchia Clinton, in quattro anni da Segretaria di Stato di Washington, non ha portato a casa che l’Honduras e il Paraguay, mentre la succosissima Libia resta ancora aldilà del traguardo. Ciò farà sprofondare la sua carriera politica, mentre, grazie anche a lei, pure il Medio Oriente sprofonderà nel caos dissolvente degli integralisti islamisti al potere, incapaci di gestire  società ben più complesse degli incubi sociali saudita e qatariota. Incubi che nella porno-italietta hanno trovato, purtroppo, diversi estimatori nel milieux dei cosiddetti amici della Palestina, flottigliatori, campantimperialisti et similia. Potenza dei petrodollari. Da parte sua, il vecchio Biniamyn Netanyahu costerna i nemicissimi del sionismo globale mondiale invincibile, dando un sonoro colpo alla loro amata teoria, e che cioè gli ebrei sono dei formidabili manipolatori dei mass-media, dei telegiornali, del cinema, di Hollywood, della radio e della banda larga su Internet. Smentendo che l’umorismo ebraico sia volto alla conquista del mondo, Netanyahu invece ha dimostrato che il senso dell’humor non è presente in tutti gli ebrei, e che le barzellette dagli shtetl possono avere effetti-boomerang. Così, il famigerato capo del formidabile sionismo invincibile e imbattibile, ha dato uno spettacolo che neanche Meyerchold o Mel Brookes (lasciando perdere quella mezzasega gonfiata di Woody Allen), si sarebbero sognati nelle loro più sfrenate fantasie: presentarsi all’Assemblea Generale dell’ONU con un disegno della Bomba usata nei cartoni animati della Warner Bros., per indicare l’imminente minaccia dell’arma atomica iraniana. Uno sputtanamento simile, da far sganasciare, nell’arco di un paio di secondi, tutto il mondo tramite l’internet messoci a disposizione da quel sant’uomo di Bill Gates.
Manco fosse stato intervistato da Fulvio Grimaldi o Massimo Fini.
Con queste premesse, è improbabile un qualsiasi lancio di petardi sionisti su suolo iraniano, siriano o libanese. Con grande disperazione di quegli anti-americani totali assoluti, che hanno sul comodino le opere omnie dei loro guru e santini: Henry Ford, Robert Dukes, Otis Pike e Anthony Sutton. Ovviamente tutti American WASP purissimi. Se Marx e Trotskij non vanno bene perché erano ebrei, Lenin perché mezzo-asiatico, Mao perchè tutto asiatico, ecc. ecc. Allora agli anti-americanisti totali assoluti restano il peggio della politica statunitense, anzi, americana; anche se si passa da Vichy, Preziosi, Pio XII o Goebbels, finiscono tutti nelle pianure del Midwest o sul Ponte dei Frati Neri, a prendere il thè con Ford, Teddy Roosevelt, Churchill e Houston Chamberlein, tutti anglo-sassoni DOC.
Per fortuna, Mosca, Beijing, Minsk, Damasco, Caracas e tante altre capitali hanno forgiato la loro visione del mondo basandosi su analisi e studi che hanno anche radici secolari, come quelle forniteci da Bolivar o Marx, ma che al contrario dei vari adoratori di mummie adusi a mummificare il cervello per rituale, utilizzano per comprendere la realtà di oggi e non per crearsi fumisterie ideologiche a scopo consolatorio. L’abisso tra occidente, tutto, e l’avanguardia più sveglia del resto mondo, sta essenzialmente in ciò. Ed è stato questo, che ha permesso di sventare la mossa anti-eurasiatica e neoegemonistica studiata da vecchi arnesi come Brzezinsky, Kissinger, Rockefeller, queste ‘speranze’ dell’America che assieme totalizzano quasi 300 anni di età…
Un impero senza futuro, che ha giocato le sue ultime carte puntando sulla primavera araba, un fantasmatico fuoco di artificio, originale e creativo, che ha entusiasmato bimbetti, giornalisti d’assalto della RAI** e analisti della supponente mailing lista accademica Sesamo, ma sempre un fuoco d’artificio, che si spegne rapidamente e lascia solo cenere. Turbinio di cenere che, qui nell’Italietta velinaro-saviannea, ci arriverà in faccia.


Canzone militarista, laico-socialista, in sostanza Rosso-Bruna. Compagnetti, tappatevi le orecchie!!

Note
*Intorno cui ruota una immensa galassia di gruppi di giannizzeri, dalla Fratellanza musulmana alle ONG statali degli USA, dai mercenari della Blackwater e della Legione straniera jihadista, ai volenterosi kollabos dei salotti alternativi parigini, londinesi e della Roma sinistra e destra.
** Ricordiamoci del contegno ripugnante tenuto da Gabanelli, Belinguer, Goracci, Iacona, Ricucci, ecc. ecc.

Alessandro Lattanzio

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