Siria, i turchi sconfitti ad al-Bab e i “ribelli” si ammazzano tra di loro

Moon of Alabama, 18 febbraio 2017

16425852Questa settimana il presidente turco Erdogan visitava gli Stati del Golfo, chiedendo altri investimenti in Turchia e contanti per il suo programma di occupazione della Siria. Una settimana prima Erodgan affermò: ““Al-Bab sta per essere catturata. Manbij e Raqqah sono le prossime”, aggiungendo che la priorità numero uno era formare una zona sicura nel Paese”. E questa settimana il suo Capo di Stato Maggiore Araq dichiarava vittoria. Diversi media vicini ad Erdogan in Turchia (e chi altro è rimasto?) riferivano: “L’operazione Eufrate Shield è entrata in una nuova fase ad al-Bab, essendo l’offensiva finita ora che la città è in gran parte stata presa allo SIIL. “L’operazione di al-Bab è finita”, ha detto il Capo di Stato Maggiore Generale Hulusi Akar in una conferenza stampa in Qatar, durante il viaggio del presidente Recep Tayyip Erdogan nei Paesi del Golfo… Il silenzio ora domina la zona che un tempo era luogo di scontri pesanti. I carri armati turchi pattugliano le strade di al-Bab e l’opposizione siriana ha compiuto un grande passo avanti”. Tale affermazione era una bugia colossale. Mentre le forze turche avevano preso alcuni punti alla periferia di al-Bab e affermato di controllare il 40% della città, furono bloccate e successivamente erano in piena ritirata. Il 16 febbraio le forze turche perdevano l’ospedale al-Hiqma e la panetteria che avevano in precedenza catturato, e si ritiravano da tutti i quartieri interni di al-Bab. Almeno il 90% di al-Bab è ancora nelle mani dello Stato islamico. Video di Stato islamico e forze filo-turche mostrano che i turchi sono tornati al punto di partenza, alla periferia della città. Ben 430 civili siriani sono stati uccisi dalle forze turche e dai loro ausiliari. Proprio la scorsa settimana l’Osservatorio siriano sponsorizzato dall’MI-6 ha detto che i bombardamenti turchi hanno ucciso più di 60 civili ad al-Bab, confermati dai video dello Stato islamico che mostrano bambini morti e case distrutte. A differenza dei morti per gli scontri tra taqfiri ed Esercito arabo siriano, alcun media mainstream “occidentale” ne ha parlato.
La Turchia ha invaso la Siria tra Aleppo e l’Eufrate esattamente sei mesi fa. L’obiettivo era evitare che i curdi siriani occupassero il corridoio est-ovest al confine con la Turchia. Se veniva chiuso la Turchia perdeva influenza sulla Siria. I turchi avevano assunto alcuni “ribelli”, che avevano sostenuto contro il governo siriano, per combattere lo Stato islamico e i curdi. I taqfiri di Ahrar al-Sham sono le loro truppe d’assalto. I primi tre mesi hanno visto dei rapidi progressi. Lo Stato islamico veniva corrotto affinché lasciasse le aree nel nord della Siria e i turchi vi entrassero. Ma a dicembre arrivarono ad al-Bab, città ad est di Aleppo che aveva 60000 abitanti. Ci fu resistenza da parte dello Stato Islamico e l’avanzata turca si fermò. I blindati turchi, spesso piazzati senza copertura sulla prima linea, venivano distrutti dai missili anticarro dello Stato islamico. Le vittime aumentarono e i mercenari dell’ELS si rifiutarono di continuare a combattere. Al 16 febbraio, le perdite erano almeno 64 soldati turchi uccisi e 386 feriti. Gli ausiliari dell’ELS ebbero almeno 469 uccisi e 1712 feriti. Una dozzina di carri armati era andata perduta. Fonti non ufficiali affermano che oltre 30 carri armati turchi sono stati distrutti, così come più di 20 blindati per la fanteria, quasi 2 battaglioni sprecati senza alcuna avanzata significativa. I mercenari dell’ELS che Erdogan ha assunto per combattere curdi e Stato islamico sono inutili. Non combattono in modo efficace, ma sprecano abbondantemente le munizioni per dare spettacolo.
Per compensare ciò, la Turchia ha inviato le proprie forze speciali e ora ha circa 3000 soldati partecipi nell’operazione. Ma non è servito, le perdite continuano e non si hanno progressi. Altri 5000 soldati turchi vengono inviati per partecipare all’operazione. Veniva anche annunciato che la Turchia prevede di costruire tre presidi in Siria. Oltre a prendere al-Bab, Erdogan ora vuole anche prendere Raqqa allo Stato islamico e Manbij ai curdi. Ma chi prende sul serio tali annunci? Dopo il presunto colpo di Stato subito, Erdogan ha cacciato ogni ufficiale che non gli fosse, a suo avviso, sufficientemente fedele. La sua aviazione è la più danneggiata. Presumibilmente solo 0,4 piloti qualificati per aereo sono disponibili invece dei normali 2-3. Ci vogliono dieci anni per addestrare nuovi piloti. L’esercito è in una forma leggermente migliore, ma anche se è il secondo più grande della NATO non è più la forza di una volta. L’intera operazione turca è allo sbando. Inoltre non c’è un piano a medio termine o una qualsiasi strategia di uscita. Decisioni e annunci cambiano di giorno in giorno. Gli attuali piani turchi contraddicono gli accordi di Astana conclusi con Russia, Siria e Iran. Solo un breve e temporaneo ruolo per le forze turche è stato concordato. Al-Bab doveva essere liberata dalle forze siriane. La Siria ha ufficialmente protestato presso le Nazioni Unite contro l’invasione turca. Ma né Siria, Russia o Iran combattono le forze turche. “Basta lasciare i turchi sanguinare”, sembra essere il loro pensiero attuale. Erdogan ha deciso la data del referendum in Turchia per la nuova costituzione. Il voto di aprile legalizzerebbe i suoi quasi poteri dittatoriali. Ma il pantano in Siria e la situazione di stallo ad al-Bab gli costeranno, perché scegliere un dittatore incline a perdere le sue guerre? Voci non confermate sosterrebbero che Erdogan stia cercando di corrompere lo Stato Islamico affinché lasci al-Bab. Tale mossa si adatterebbe alle motivazioni di Erdogan, che avendo bisogno di una vittoria non si sottrarrebbe da metodi altrimenti illegittimi.
A sud di al-Bab l’Esercito arabo siriano avanza verso l’Eufrate, tagliando la strada alle forze turche per Raqqa e Manbij. Nel nord-est della Siria, i taqfiri sponsorizzati dai turchi si combattono tra di loro. Jund al-Aqsa, alleato dello Stato islamico, massacra i “ribelli moderati” alleati di al-Qaida. Centinaia di combattenti e prigionieri “ribelli” hanno perso la vita in tali lotte intestine. Nel sud, i “ribelli moderati” e al-Qaida cercano di attaccare Dara, tenuta dalle forze siriane regolari. Gli attacchi sono falliti e la Giordania ha chiuso i confini e non ricovera più i “ribelli” feriti. Il centro delle operazioni militari in Giordania ha chiuso rifornimenti e pagamenti alle forze antisiriane. Solo Israele ancora le aiuta in segreto. Le forze governative siriane eliminano le isolate roccaforti ribelli presso Damasco. Alcune forze dell’Esercito arabo siriano vanno riprendendosi Palmyra. La guarnigione siriana di Dayr al-Zur, isolata e attaccata dallo Stato Islamico, è ancora fuori portata. Le maggiori operazioni contro i taqfiri nel sud e nel nord-ovest sono già pianificate, ma la mossa intelligente ora è sedersi e lasciare che i nemici, taqfiri e turchi, continuino ad autodistruggersi.ealeppo20160215Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Follie sull’attacco degli Stati Uniti nello Yemen

Moon of Alabama, 2 febbraio 2017

yemen1-871x1024Tra le accuse fasulle a Trump vi sono quelle sull’assalto della forza speciale degli Stati Uniti nello Yemen, accaduto poche ore prima: “La casa della famiglia di un capo tribale, vicino a membri yemeniti di al-Qaida, fu perquisita da un commando per operazioni speciali. Un convertiplano statunitense fu abbattuto durante il raid. Un soldato ucciso e diversi feriti. I commando statunitensi risposero con il consueto panico, uccidendo a vista e bombardando qualsiasi caseggiato nelle vicinanze. Secondo fonti locali tra 30 e 57 yemeniti sono stati uccisi, tra cui otto donne e otto bambini. L’esercito statunitense affermava, come sempre, che non vi erano civili feriti nel raid. Una bambina uccisa era la figlia di 8 anni del propagandista di al-Qaida Anwar al-Awlaki”. La prima descrizione regge bene contro le successive di NBC, Washington Post e New York Times. L’incidente è andato come descritto. Ma una questione resta aperta, il motivo del raid. Militari e amministrazione parlano d’intelligence, sequestro di portatili, hard-drive e simili. Ma non è una buona spiegazione per un raid complesso per cui erano necessarie molte risorse e supporto. Si è notato che “fonti yemenite affermano che almeno due uomini furono arrestati dai militari degli Stati Uniti”. Il Comando Centrale degli Stati Uniti sostiene di non aver preso prigionieri ma solo materiale per l’intelligence. Ma pochi giorni prima affermò che non c’erano stati civili feriti, ed ora l’ammette. L’istinto dice che se ne sentirà parlare.
Vi sono anche certe teorie cospirative sul raid. Marcy Wheeler, alias Emptywheel, titolava: Trump soddisfa un’altra promessa elettorale: uccide una bambina americana, e chiedeva “Era questo il punto?” Una teoria folle e impossibile. Trump era in carica da meno di dieci giorni. Il “raid” con il Team 6 dei SEAL, le forze speciali dell’UAE, elicotteri d’attacco, convertiplani MV-22, diversi droni e mezzi d’intelligence dei marines, più una nave al largo della costa che ha fatto decollare aviogetti Harrier e chissà che altro. Un’organizzazione come l’esercito statunitense non può assolutamente controllare, organizzare e coordinare tale massa di mezzi differenti senza diverse settimane di intensi preparativi. E’ impossibile che Trump abbia ordinato questo raid in pochissimi giorni e solo per uccidere una ragazzina. Inoltre, la gerarchia militare avrebbe molto probabilmente rifiutato tale ordine. Si può presentare il pezzo di Marcy nella dissezione sui Liberali sull’orlo di una crisi di nervi. Nota: un fanfarone alla Casa Bianca non fa cadere il cielo.
Un altro pezzo folle è stato pubblicato da Reuters: “Ufficiali statunitensi hanno detto a Reuters che Trump approvò la sua prima operazione antiterrorismo segreta senza abbastanza intelligence, supporto a terra o preparativi adeguati. Perciò, i tre ufficiali hanno detto, la squadra SEAL è finita su una base di al-Qaida rinforzata da mine, cecchini e un contingente più grande del previsto di estremisti islamici armati fino ai denti”. Ci si chiede se questi tre “ufficiali statunitensi” cerchino di tradire Trump e i suoi consiglieri. Gli assaltatori sicuramente ebbero l’intelligence, precedente e attuale, e sicuramente abbastanza forze a terra e in aria. E molto supporto, ricevuto nel momento necessario. I “tre ufficiali” mentivano anche sulla “base rinforzata di al-Qaida“. Le immagini mostrano alcune case di un piccolo villaggio tribale. Tutte le notizie dallo Yemen parlano di famiglie di uomini del posto arruolati dai sauditi come combattenti anti-Huthi. A volte si allineano ai gruppi di al-Qaida locali, supportati sempre dai sauditi, ma senza farne dei terroristi. L’attacco nello Yemen sarà stato programmato dall’amministrazione Obama per ragioni che probabilmente non sapremo. Fu poi ritardato e consegnato “chiavi in mano” all’amministrazione Trump. Ciò che mi chiesi giorni fa è ciò che ora riporta il New York Times: “cenando con il suo neo-segretario alla Difesa e il presidente del Joint Chiefs of Staff, al presidente Trump si presentò la prima di molte decisioni vitali (…) anche il vicepresidente Mike Pence e Michael T. Flynn, consigliere per la sicurezza nazionale, partecipavano alla cena… Obama non agì perché il Pentagono voleva lanciare l’attacco in una notte senza luna e la successiva si sarebbe avuta dopo la fine del suo mandato… Mesi di pianificazione dettagliata, durante l’amministrazione Obama (…) del dipartimento della Difesa, hanno portato alla revisione legale delle operazioni che Trump ha approvato e che un avvocato del Pentagono aveva controfirmato”. Gli “ufficiali statunitensi” che Reuters cita dovrebbero saperlo. Perché spacciano falsità e, quindi, incolpano non solo Trump, ma anche Mattis, Dunford e Flynn, ex-generali che hanno approvato la missione? C’è qualche sciocchezza su un tentato “colpo di Stato militare” amatoriale contro Trump, su cui Rosa Books fantastica?
L’attacco nello Yemen era una cattiva idea. Uccidere alcuni yemeniti che lavoravano per l'”alleato” degli Stati Uniti, l’Arabia Saudita, per cosa? Per farsi odiare darispettivi famiglie, clan e alleati tribali per i prossimi decenni? Poi c’è l’inefficienza operativa. Secondo New York Times e altri, i SEAL furono rilevati all’inizio, riconosciuto ciò, procedettero. L’effetto sorpresa era sparito e finirono in un’imboscata. L’operazione avrebbe dovuto essere interrotta non appena notato che non andava come previsto. S’incasinarono proprio come il loro comando, fino ai vertici, Obama e Trump. Basti pensare alla lotta tra gli “alleati” locali nella guerra nello Yemen. Dal mio commento sul sito di Marcy: “si consideri il quadro. I sauditi vogliono uno Yemen unito sotto il loro pieno controllo. Gli Emirati Arabi Uniti (che si dicono alleati dei sauditi) supportano il separatismo nel sud dello Yemen. Dubai Port (DPWorld) vuole i diritti esclusivi su Aden e i terminali petroliferi nel sud dello Yemen. (Per evitare i problemi strategici dello stretto di Hormuz). Dopo che le forze degli Emirati Arabi Uniti presero Aden, furono attaccate da al-Qaida (e SIIL) sostenuta dai sauditi. L’esercito statunitense sostiene gli Emirati Arabi Uniti in questa lotta intestina, perché non gradisce il supporto saudita ad al-Qaida. L’attacco di Stati Uniti ed Emirati Arabi Uniti a una banda di mercenari sauditi “allineati ad al-Qaida”, era più contro i sauditi che contro al-Qaida”. A meno che non vi sia davvero un grande segreto ancora da svelare, il raid fu pianificato ed effettuato con (tipica di Obama) meschinità più che per necessità strategica. Che Trump fosse d’accordo è stato uno stupido errore di cui oramai probabilmente si rammarica. Tutto può e va criticato. Ma non servono teorie cospirative infondate su alcune incursioni spontanee che Trump non ha ordinato per cattiveria o incompetenza. Ci sono molte ragioni per attaccarlo, ma inventarsi storie sul “vincitore malvagio”, alla fine l’aiuta.c3v4yn5wmaaryan-696x392Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra islamo-islamista in Siria

Alessandro Lattanzio, 1/2/2017

1-91shkhtemkwn2kjgc9u4cwIntensi scontri si svolgono tra i gruppi terroristici Jabhat al-Nusra e Ahrar al-Sham in Siria, dove la nuova formazione Hayat al-Tahrir al-Sham (Consiglio di Liberazione del Levante), sostenuta dai wahhabiti (Arabia Saudita, Qatar e Quwayt), combatte il raggruppamento terroristico filo-turco Ahrar al-Sham.
Qatar e Arabia Saudita hanno rilanciato il supporto ai loro gruppi ascro-terroristici, soprattutto Jabhat al-Nusra (ora rinominatosi Jabhat Fatah al-Sham), formando la nuova coalizione allo scopo di distruggere il gruppo terroristico rivale Ahrar al-Sham, armato dalla Turchia, in risposta alla partecipazione di Ankara ai colloqui di pace di Astana. Centinaia di membri di Ahrar al-Sham hanno rotto con il gruppo aderendo all’Hayat Tahrir al-Sham. Le defezioni da Ahrar al-Sham erano causate dall’adesione del gruppo terroristico all’operazione “Eufrate Shield” della Turchia, contrapponendosi a Jabhat Fatah al-Sham, alleata dello SIIL, contro cui ‘ufficialmente’ si svolge l’operazione turca. Ahrar al-Sham subiva anche la defezione del suo capo supremo che si alleava con i gruppi terroristici Suqur al-Sham, Jaysh al-Islam, Jaysh al-Mujahidin, Tajamu Istaqam Qama Amarat, Jabhat al-Shamiyah e altri gruppetti.
Jabhat al-Nusra creava l’Hayat al-Tahrir al-Sham rappattumando Nuradin al-Zinqi, Jaysh al-Sunah, Jabhat Ansar al-Din, liwa al-Haq, Ajnad al-Sham, Suqur al-Sham, Jabhat al-Shami, Tajamu al-Istaqim, Faylaq al-Rahman, Jaysh al-Islam e Jabhat Ahl al-Sham. Qui convergono le forze mercenarie-terroristiche assoldate da Arabia Saudita, Qatar e Quwayt.
A sua volta Ahrar al-Sham creava assieme ai gruppi terroristici Faylaq al-Sham (dei Fratelli musulmani, armato direttamente dagli USA), Jaysh al-Izah (armato direttamente dagli USA), Hizb Islami al-Turqistani (fazione uigura di al-Qaida) e liwa al-Tamaqin un’altra colazione chiamata, Jabhat al-Tahrir (Fronte della Liberazione), formando un nuovo fronte islamista al servizio della Turchia.
Riyadh ha sempre finanziato i gruppi jihadisti-salafiti che rivendicano la creazione di uno stato teocratico nella sola Siria e che non mettono in discussione la legittimità del regno saudita. Fu l’Arabia Saudita che nel 2013 finanziò e coordinò la coalizione del Jaysh al-Islam (Fronte Islamico), costituito da 7 gruppi salafiti, il cui obiettivo è imporre la legge islamica in Siria.
Nel marzo 2015, Ryadh finanziò anche la creazione del Jaysh al-Fatah, assieme a Turchia e Qatar; l’operazione aveva lo scopo di organizzare l’occupazione della provincia siriana di Idlib. Il Jaysh al-Fatah era incentrato sul ramo siriano di al-Qaida, Jabhat al-Nusra, ma l’altro membro più importante della coalizione era proprio il gruppo jihadista-salafita Ahrar al-Sham. Anche se Jabhat al-Nusra e Ahrar al-Sham combattevano assieme ad Idlib, la provincia è suddivisa tra le zone da essi occupate, con gli organi di governo del Jaysh al-Fatah che di fatto non funzionano. Quando Obama parlò al telefono con il re suadita Salman cinque giorni dopo l’occupazione di Idlib da parte di Jabhat al-Nusra, non vi fu alcuna traccia d’insoddisfazione per il ruolo saudita nel finanziare l’organizzazione di al-Qaida. Invece Obama discusse con Salman delle “attività di destabilizzazione nella regione” dell’Iran… Va ricordato che nel maggio 2015 l’amministrazione Obama approvò il finanziamento di Arabia Saudita e Qatar di Jabhat al-Nusra e la decisione degli Stati membri del Consiglio del Golfo, ovvero i petroemirati, d’intensificare gli aiuti ai gruppi estremisti in Siria. Ma oggi, con l’avvento della presidenza Trump, il sostegno di Washington al terrorismo inizierà a svanire, limitandosi a sostenere il secessionismo curdo; tale passaggio ha quindi spinto i mandanti dei terroristi a riorganizzarli in vista della riduzione delle risorse a loro destinate, scatenando i conflitti intestini nella nebulosa islamista, allo scopo di occupare il posto in cima alla lista dei futuri aiuti, ridotti, promessi dall’Arabia Saudita, che va esaurendosi nello Yemen, e dagli insignificanti staterelli petrowahhabiti Qatar e Quwayt, che oltre al denaro non possono permettersi aiuti di altro genere.

Schema sintetico del terrorismo contro la Siria
Jabhat al-Nusra è quindi al-Qaida nel Levante, organizzazione terroristica salafita che vuole fare della Siria uno Stato islamico. L’uomo d’affari e accademico qatariota Abdurahman al-Nuaymi trasferì nel 2013 366000 sterline al “rappresentante di al-Qaida in Siria” (Jabhat al-Nusra) Abu Qalid al-Suri, che era anche un capo di Ahrar al-Sham. Ministero degli Esteri, Ministero della Difesa, agenzia d’intelligence e ufficio dell’emiro del Qatar coordinavano i finanziamenti e l’invio di armi a Jabhat al-Nusra assieme alla Turchia.
Haraqat Ahrar al-Sham al-Islamiya è una coalizione di gruppi terroristici wahhabiti supportata da Arabia Saudita, Turchia, Quwayt e Qatar.
Gli altri gruppi terroristici sono:
Asala wal-Tamiya, un’alleanza di gruppi islamisti supportata dagli Stati Uniti e Arabia Saudita, e il cui gruppo più importante era l’haraqat Nuradin al-Zinqi che faceva anche parte del Jaysh al-Mujahidin. Ha ricevuto dagli USA i missili anticarro BGM-71 TOW, che poi consegnò allo SIIL.
Jabhat al-Shamyah è un’alleanza di 19 gruppi collegati alla Fratellanza musulmana.
Jaysh al-Mujahidin è un’alleanza di gruppi islamisti che nel settembre 2014 ricevette dagli USA i missili anticarro BGM-71 TOW e addestramento in Qatar. Nel 2015 annunciò il sostegno alla Turchia contro il Partito dei Lavoratori del Kurdistan e nel dicembre 2016 si fuse con Thuwar al-Sham e Bayariq al-Islam per formare il Jabhat Ahl al-Sham. Il 23 gennaio 2017 Jabhat al-Nusra occupava le basi di Jabhat Ahl al-Sham ad Atarib e Idlib, e il gruppo sconfitto aderiva ad Ahrar al-Sham.
Ajnad al-Sham è un’altra coalizione di gruppi salafiti, come liwa Habib al-Mustafa, Amjad al-Islam, liwa al-Sahaba, qatiba Shabab al-Huda, liwa Dar al-Asima e Faylaq al-Rahman. Stretto alleato di Jabhat al-Nusra.
Jaysh al-Islam è un’altra coalizione di gruppi islamisti salafiti e principale gruppo terroristico sostenuto dall’Arabia Saudita dopo Ahrar al-Sham. Il raggruppamento vuole creare uno Stato dominato dalla sharia. Il Jaysh al-Islam è designato organizzazione terroristica da Siria, Russia, Iran ed Egitto.13886969Fonti:
The Daily Beast
Telegraph
Globalo
Foreign Policy
Foreign Policy
FNA
Aymenn Jawad
Ahram

L’Esercito arabo siriano libererà Idlib senza sparare un colpo

FNA, 24 gennaio 2017

idlibL’analista arabo Dr. Jamil Shahin definiva un piano intelligente, quello dell’Esercito arabo siriano per trasferire ad Idlib terroristi dalle diverse ideologie, che comporterebbe alla fine la resa della provincia nord-occidentale alle forze governative senza sparare nemmeno un proiettile. Shahin ha scritto in un articolo sul sito del Firil Research Center che la politica del governo siriano di trasferimento dei terroristi nella provincia di Idlib, è stato uno dei piani segreti più intelligenti del mondo, aggiungendo che alcuni funzionari governativi avevano criticato il piano di Damasco, ma la la decisione di spostare decine di migliaia di terroristi in una regione limitata, probabilmente porterà alla liberazione di Idlib senza sparare nemmeno un proiettile. Shahin ha detto che decine di migliaia di terroristi di 128 gruppi di 59 diverse etnie e regioni ora sono riuniti a Idlib. “Ogni gruppo ha il proprio capo. I gruppi non ricevono sostegno finanziario e militare da una sola fonte. Hanno obiettivi e ideologie diverse. Ora come può tale adunata di terroristi disuniti prendere una decisione unitaria“, si chiede Shahin.
L’articolo di Shahin rivela anche che più di 1780 terroristi sono stati uccisi negli scontri tra Jabhat Fatah al-Sham (già noto come Jabhat al-Nusra) e Jund al-Aqsa e Ahrar al-Sham, negli ultimi due mesi. Jabhat Fatah al-Sham ha assaltato le posizioni di Ahrar al-Sham e Jaysh al-Mujahidin, gruppi terroristici rivali, nelle province di Aleppo e Idlib. Jabhat Fatah al-Sham ha attaccato le posizioni degli altri gruppi terroristici dopo averli accusati di tradimento nei combattimenti ad Aleppo e d’infiltrazione di membri corrotti. Fatah al-Sham assaltava le posizioni di Jabhat al-Shamiyah nelle città di Anadan, Hayan e Qafr Hamara a nord di Aleppo, espugnandone le basi. Fatah al-Sham assediava i terroristi rivali anche nella città di al-Dana, presso Idlib, e bloccava l’accesso degli altri gruppi terroristici ai servizi civili e ad internet nei territori che occupa tra Aleppo e Idlib. Alcune fonti vicine ai gruppi terroristici rivelavano che Nuradin al-Zinqi inoltre aiutava i terroristi di Fatah al-Sham ad attaccare i gruppi rivali.
Nel frattempo, il centro operativo del Jaysh al-Mujahidin, affiliato al Free Syrian Army filo-Ankara schierato ad ovest di Aleppo, annunciava l’adesione ad Ahrar al-Sham dopo che Fatah al-Sham aveva attaccato le posizioni dei terroristi nelle città di Mar Shurin, Hazanu e Batabu. Nel frattempo, Jabhat al-Shamiyah annunciava che tutte le posizioni di al-Tamurah, nei pressi di Jamiyat al-Zahra e al-Rashidin, erano minacciate dall’imminente attacco dell’Esercito arabo siriano, avendo Fatah al-Sham tagliatogli le linee di rifornimento per queste zone. Jabhat Fatah al-Sham annunciava in un comunicato che Jund al-Aqsa, altro gruppo terroristico, veniva depennato dall’elenco degli alleati. La dichiarazione di Fatah al-Sham afferma di aver rotto i rapporti con Jund al-Aqsa per il mancato rispetto, da parte del gruppo terroristico, dell’accordo firmato tra le due parti e per l’intensificazione degli scontri tra terroristi di Jund al-Aqsa e gruppi rivali nelle province di Idlib e Hama. La dichiarazione inoltre aggiungeva che le lotte intestine tra Jund al-Aqsa e Ahrar al-Sham aprono la vai all’Esercito arabo siriano nell’acquisizione del controllo di vaste regioni, mentre Fatah al-Sham si preparava alla seconda fase dell’operazione per togliere l’assedio dell’Esercito arabo siriano su Aleppo est.idlib-mapTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Alessandro Lattanzio: le esecuzioni in Bahrayn indicano la paura di al-Qalifa e sauditi (Audio)

Teheran (Radio Italia IRIB)
bahrein Alessandro Lattanzio, saggista e analista di questioni politiche internazionali, viene intervistato dalla nostra Redazione. Nell’intervento a Radio Italia, Lattanzio parla della repressione del governo di al-Qalifa in Bahrayn contro l’opposizione.
Per ascoltare la versione integrale dell’intervento di Alessandro Lattanzio potete cliccare qui.