Accordo iraniano: implicazioni e lezioni

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 21/07/201592d1723f96feb71e7b0f6a706700392cOra che è stato raggiunto un accordo sulla questione del nucleare iraniano, l’attenzione si rivolge al modo in cui influenzerà la regione e il mondo. L’accordo vede l’Iran accettare misure di trasparenza e limitazioni sull’infrastruttura nucleare, compresi arricchimento dell’uranio, approvvigionamento di tecnologie nucleari e ricerca nucleare. In cambio, la comunità internazionale dovrà togliere le sanzioni che interessano l’economia iraniana, una volta che l’Iran avrà rispettato gli impegni nell’ambito dell’accordo entro un anno. Il mancato raggiungimento dell’accordo annuncerebbe il confronto ed eventualmente azioni militari. L’accordo apre nuove opportunità per migliorare la sicurezza regionale.

Esito a beneficio di tutti
L’Iran ha fatto concessioni significative. Le possibilità di avere l’arma nucleare, date le circostanze sono quasi certamente nulle. Il regime di ispezioni dell’AIEA è abbastanza efficace, ma l’Iran ha raggiunto un accordo migliore rispetto al 2003. Il potenziale nucleare, in particolare il diritto di arricchire l’uranio, supera di gran lunga le esigenze economiche e per la ricerca scientifica. Ci sono tre alternative all’accordo. La prima, una guerra nel Golfo Persico a seguito di attacchi all’Iran impantanando la regione nel caos. Seconda, l’Iran diventa nucleare con tutte le implicazioni conseguenti. Terza, un attacco aereo contro un Iran nucleare sarà seguito da un conflitto regionale nucleare. Per evitare queste tre ipotesi, l’accordo va rigorosamente rispettato da tutte le parti. Il programma dovrà essere ridotto, l’AIEA condurre le sue attività senza ostacoli, la trasparenza garantita e in caso di conformità dell’Iran, dovranno essere tolte le sanzioni riunendosi alla comunità mondiale. Forse saranno necessari ulteriori accordi e coordinamenti degli sforzi in futuro.

Lezioni da trarre
La diplomazia dovrebbe avere la priorità. Questa è una lezione da trarre. Un accordo era possibile nel 2003-2004 tra Iran e Regno Unito, Francia e Germania. L’Iran era pronto al compromesso. L’amministrazione statunitense di George Bush, Jr. irruppe chiedendo la completa capitolazione dell’Iran minacciando una campagna aerea e dicendo che Teheran apparteneva all’asse del male. Tale pressione addirittura portò all’aumento della resistenza e alla vittoria di Mahmud Ahmadinejad nel 2005. Nel 2006 l’Iran tornò all’arricchimento dell’uranio attivando 20 mila centrifughe e accumulando circa 10 mila tonnellate di uranio arricchito, abbastanza per diventare una potenza nucleare in pochi mesi. L’accordo appena raggiunto ridurrà di molto questo potenziale. C’è un’altra lezione importante da trarre. Solo le azioni coordinate tra grandi potenze, occidente, Russia e Cina, possono fermare la proliferazione delle armi nucleari nel mondo contemporaneo, combinando ragionevolmente la diplomazia con le sanzioni del Consiglio di sicurezza (se l’imposizione è giustificata). La linea di fondo è che l’esperienza delle sanzioni a diversi Paesi negli ultimi decenni mostra che se i Paesi colpiti sono disposti a pagarne il prezzo, le sanzioni non li costringeranno a cambiare politica. Cuba, Iraq, Pakistan e Russia sono i casi in questione. L’Iran è un grande Paese con un’ampia classe media istruita e massicce risorse naturali. Ci sono segnali crescenti che il regime di sanzioni multilaterale non sarebbe durato a lungo. Le sanzioni avvicinano Russia e Iran, Cina e India importano più petrolio dall’Iran, la Turchia è disposta a comprare più gas iraniano a un prezzo scontato, le compagnie petrolifere europee e statunitensi desiderano riprendere le attività in Iran.

Le opportunità dell’accordo
L’accordo offre le seguenti opportunità: re-integrazione dell’Iran, Paese con significative capacità nel sistema regionale e globale, potendo facilitare la risoluzione di questioni scottanti. L’isolamento dell’Iran può approfondire ulteriormente i conflitti regionali. L’accordo apre la via alla risoluzione di controversie regionali come contenere l’ascesa dello Stato Islamico, il terrorismo in Pakistan, impedire la vittoria dei taliban in Afghanistan e contrastare il narcotraffico nella regione. L’Europa, compresa la Russia, ha vasti ed estesi interessi su stabilità politica e prosperità economica in Medio Oriente grazie a vicinanza geografica e legami storici. I settori della cooperazione sono molteplici, tra cui commercio, investimenti, migrazione, traffico di droga, sicurezza energetica, non proliferazione delle armi di distruzione di massa e lotta al terrorismo. Sarebbe vantaggioso per tutti. Fare in modo che l’Iran non diventi potenza nucleare senza essere scoperto migliora significativamente la sicurezza d’Israele. Il programma nucleare iraniano rappresenta una minaccia esistenziale per Israele. Se attuato, l’accordo evita ciò.

I passi per favorire il processo
Alcune misure potrebbero essere adottate per favorire ulteriori progressi e individuare i modi più costruttivi per collaborare e ridurre le minacce più gravi e immediate nella regione.
– Riprendere i colloqui sul Medio Oriente libero da armi di distruzione di massa sotto l’egida delle Nazioni Unite;
– Rilanciare la collaborazione regionale sulla gestione del cambiamento climatico, unendo gli sforzi per affrontare problemi come carenza idrica, desertificazione e altre minacce ambientali, minacce più esistenziali delle armi nucleari;
– Avviare la cooperazione regionale sull’energia alternativa, come l’energia nucleare, per il bene dei popoli della regione. Dare impulso alla cooperazione iraniana-saudita con tutte le garanzie internazionali richieste. Data l’esperienza sull’energia nucleare la Russia può dare un contributo importante al processo.

La Russia guadagna dall’accordo
Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato in un comunicato diffuso dal Cremlino che l’accordo significa che le “relazioni bilaterali con l’Iran riceveranno un nuovo impulso e non saranno più influenzate da fattori esterni“.
L’accordo sul nucleare iraniano ha aperto la strada a una “larga” coalizione per combattere lo Stato Islamico, secondo il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. “Rimuove le barriere, in gran parte artificiali, sulla strada di un’ampia coalizione per combattere lo Stato Islamico (IS) e altri gruppi terroristici”, ha detto Lavrov in una dichiarazione sul sito del ministero, il 14 luglio.
La Russia si è sempre opposta allo sviluppo di armi nucleari dell’Iran, così come non sostiene il programma di arricchimento dell’uranio iraniano. Nel 2006-2010 la Russia votò a favore di sei risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (tra cui quattro con sanzioni economiche) per frenare il programma nucleare iraniano. Tuttavia, Mosca non s’è mai espressa ufficialmente sulla natura militare del programma nucleare iraniano e ha dato sempre priorità alla diplomazia, piuttosto che a sanzioni economiche o peggio forza militare, nel risolvere questo problema. Negli ultimi anni Mosca ha mediato tra Iran e Stati Uniti ed ha fatto bene. La fine delle sanzioni economiche contro l’Iran apre altre opportunità economiche per la Russia, compresa la prospettiva di investimenti russi nel settore petrolifero iraniano così come l’aumento delle esportazioni di prodotti russi a Teheran. Prima della rivoluzione islamica del 1979, più di 60 grandi progetti infrastrutturali, tra cui centrali idroelettriche e termoelettriche, gasdotti, fabbriche metallurgiche e impianti metalmaccanici furono costruiti in Iran con l’aiuto dell’Unione Sovietica. Negli ultimi anni le relazioni economiche tra i due Paesi sono crollate a causa delle sanzioni di Nazioni Unite, Unione Europea e Stati Uniti. La quota iraniana del commercio estero della Russia è scesa ai minimi storici, mentre i grandi progetti petroliferi furono cancellati dalle società russe, tra cui Lukoil, Norsk Hydro e Gazprom Neft. Ora le aziende russe hanno in programma importanti investimenti per lo sviluppo dei grandi giacimenti di gas dell’Iran. La Russia prevede inoltre di continuare a sviluppare l’energia nucleare iraniana, dopo aver raggiunto la posizione unica di partner dell’Iran nella costruzione della centrale nucleare di Bushehr, durante l’isolamento internazionale degli ultimi decenni. Accordi da 10 miliardi di dollari sono già stati delineati per la costruzione di centrali idroelettriche e termiche. La cooperazione spaziale appare promettente, mentre l’Iran non può mettere in orbita satelliti, si aspetta di collaborare con la Russia. Un’altra possibilità interessante è l’investimento per l’espansione e la modernizzazione dell’infrastruttura ferroviaria iraniana, un settore in cui la Russia ha vasta esperienza e capacità tecnica. Anche la cooperazione tecnico-militare è un promettente campo di cooperazione. Dalla metà degli anni ’60, l’Unione Sovietica ha fornito all’Iran grandi quantità di blindati e artiglieria, costruito fabbriche per riparare e produrre equipaggiamenti militari (a Isfahan, Shiraz, Dorude e nei pressi di Teheran). Dopo la rivoluzione islamica del 1979, la quota di importazioni militari dell’Iran della Russia salì al 60% e negli anni ’90 l’Iran fu, insieme a Cina e India, un importante acquirente di armi russe tra cui aerei da combattimento (MiG-29, Su-24), elicotteri (Mi-17), missili antiaerei (S-200, TOR-1), sottomarini diesel (Kilo), carri armati (T -72) e veicoli da combattimento per la fanteria (BMP-2).
La Russia ha credenziali e capacità per facilitare e accelerare il processo di re-integrazione della Repubblica islamica nel sistema globale. Questa opportunità unica non va sprecata.

Unirsi, prerequisito per il successo
Il presidente russo Vladimir Putin e il presidente degli USA Barack Obama hanno parlato il 15 luglio congratulandosi sull’accordo nucleare con l’Iran. I leader hanno convenuto che sia nell’interesse del mondo. La conversazione telefonica ha avuto luogo su iniziativa degli Stati Uniti. Le due parti hanno sottolineato il ruolo del dialogo russo-statunitense per garantire sicurezza e stabilità mondiale. “Le parti hanno sottolineato che l’accordo globale sul programma nucleare iraniano risponde agli interessi della comunità internazionale, contribuendo a rafforzare il regime di non proliferazione nucleare e diminuendo le tensioni in Medio Oriente. A questo proposito, i presidenti hanno sottolineato il ruolo del dialogo russo-statunitense per garantire sicurezza e stabilità nel mondo”, afferma la dichiarazione. Putin e Obama “hanno espresso la volontà di continuare a collaborare nell’interesse della realizzazione durevole degli accordi di Vienna, così come su altre questioni internazionali come la lotta al terrorismo internazionale”, sottolinea la dichiarazione. I due leader si sono anche “congratulati su una data speciale delle relazioni russo-statunitensi: il 40° anniversario del volo orbitale Sojuz-Apollo”. In una relazione, la Casa Bianca ha detto che Obama ha ringraziato Putin per il ruolo della Russia nei negoziati nucleari iraniani. “I dirigenti si sono impegnati a rimanere in stretto coordinamento mentre (l’accordo) diventa operativo ed hanno anche espresso il desiderio di collaborare per ridurre le tensioni regionali, soprattutto in Siria”, secondo la Casa Bianca. Ha aggiunto che Obama e Putin hanno deciso di rimanere in stretto contatto mentre l’accordo con l’Iran viene attuato e avrebbero collaborato per ridurre le tensioni in Medio Oriente, in particolare in Siria. Questo è veramente importante, entrambi le parti hanno accettato di cooperare ulteriormente in Medio Oriente. L’accordo testimonia il fatto che Russia, Stati Uniti e occidente in generale possono e devono mettere da parte le differenze sull’Ucraina e cooperare efficacemente in altri campi affrontando temi scottanti di reciproco interesse a beneficio di tutti. I commenti in merito all’“isolamento” internazionale della Russia sono piuttosto ridicoli, date le circostanze. I colloqui sull’accordo con l’Iran hanno ancora una lunga strada da percorrere. L’attuazione dell’accordo è su una strada accidentata, ed è impossibile adempiere la missione divisi; solo combinando gli sforzi si arriva al successo, come l’accordo con l’Iran dimostra.186584870La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria, le operazioni dal 5 al 13 luglio 2015

Siria, le operazioni dal 5 al 13 luglio 2015CJzcwdNUcAAMFLXIl 5 luglio, ad al-Zabadani la 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS ed Hezbollah eliminavano 177 terroristi di Jabhat al-Nusra in 24 ore di combattimenti. Nelle fattorie al-Nishabiya l’EAS eliminava una fabbrica di munizioni, 1 blindato, 2 tecniche e 10 terroristi, mentre altri 14 venivano arrestati. Tra al-Zibdin, Bala, Haza, Ayn Turma e Harasta, nel Ghuta orientale, l’EAS eliminava 51 terroristi. A Duma l’EAS eliminava 24 terroristi di Faylaq al-Rahman e Itihad al-Islami li-Ajnad al-Sham. A Jubar l’EAS distruggeva un tunnel con 17 terroristi di Faylaq al-Rahman all’interno, presso la fabbrica di sapone. I genieri dell’EAS avevano impiegato un minirobot carico di esplosivo. A Jaydur Huran l’EAS distruggeva 4 pickup armati e 1 autoveicolo dei terroristi di liwa Jaydur Huran, liwa Hamza Asadulah e liwa Ansar al-Muhajirin, eliminandone 12. A Sayda l’EAS distruggeva tre basi di Jabhat al-Nusra e sulla strada Tafas – Muzayrib la SAAF distruggeva 4 autocarri carichi di munizioni provenienti dalla Giordania.
10409558Il 6 luglio, le milizie islamiche di Ansar al-Shariah assaltavano il quartiere al-Zahra di Aleppo, ma l’attacco veniva respinto dall’Esercito arabo siriano che eliminava oltre 20 terroristi. In seguito l’Esercito arabo siriano, in coordinamento con le Forze di difesa nazionale (NDF) e la Liwa al-Quds (Brigata Gerusalemme), riprendeva il controllo dell’edificio centrale del Centro di ricerca scientifica di Aleppo. Nel quartiere di Jamiyat al-Zahra, un autocarro-bomba della qatiba Sayfulah al-Shishani di Jabhat al-Nusra veniva distrutto dall’EAS mentre si avvicinava alle postazioni siriane. Nel resto della città furono eliminati altri 14 terroristi. Oltre 500 terroristi erano stati eliminati ad Aleppo in due giorni di combattimento con le truppe governative siriane. Nel governatorato di Dair al-Zur, la 137.ma Brigata della 17.ma Divisione dell’EAS bombardava i convogli del SIIL diretti verso la provincia di al-Hasaqah. Ad al-Hawiqa, l’esercito siriano eliminava 25 terroristi e 2 tecniche dei taqfiriti. Nel quartiere al-Rashidiyah la 137.ma Brigata e la 113.ma Brigata dell’EAS distruggevano una grande base del SIIL, eliminando almeno 17 terroristi. La Syrian Arab Air Force (SAAF) bombardava i convogli del SIIL sull’autostrada Dair al-Zur – Qamishli eliminando decine di terroristi, tra cui i capi del SIIL Salah Qalif al-Ghalib e Basam Abu Azam Gharbiyah. Le forze di difesa druse liberavano il jabal Shaiq al-Husayn, Tal Suqaqah e Suqaqah al confine con il governatorato di al-Suwayda.
Il 7 luglio, la 67.ma Brigata della 18.ma Divisione corazzata, in coordinamento con Liwa Suqur al-Sahra e NDF liberava al-Bayarat, presso Tadmur, eliminando 19 terroristi del SIIL. Ad Aleppo, Ansar al-Shariah attaccava ancora il quartiere Jamyiat al-Zahra, venendo respinto da EAS, Liwa al-Quds ed Hezbollah che eliminavano 25 terroristi di Ansar al-Sharia. Presso Tadmur, a Qasr al-Hayir, la SAAF eliminava 35 terroristi e 3 tecniche del SIIL, e la 67.ma Brigata della 18.ma Divisione corazzata dell’Esercito arabo siriana, in coordinamento con le Quwat al-Numer e le NDF, liberava Jabal al-Qalat, Tal Marmala, Burj al-Ishara, Bathar al-Mazra, Abu al-Furas, Ruisiyah Abu al-Furas, Dhuhur al-Hayal, le fattorie Nazl Hayal e al-Qadri, Thaniyat al-Rajma e Abu Haris, eliminando 130 terroristi del SIIL.
L’8 luglio, la 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’Esercito arabo siriano ed Hezbollah liberavano metà di al-Zabadani dopo sei giorni di intensi combattimenti contro Jabhat al-Nusra, ELS, liwa Suqur al-Zabadani e haraqat Ahrar al-Sham, e liberavano anche il villaggio al-Jamiyat, eliminando oltre 25 terroristi di Jabhat al-Nusra ed ELS. Ad al-Hasaqah, il SIIL lanciava un nuovo assalto con diverse autobombe, mentre la SAAF distruggeva mezza dozzina di tecniche degli islamisti. La 154.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata e la 104.ta Brigata aeroportata della Guardia repubblicana dell’Esercito arabo siriano, le Forze di Difesa Nazionale (NDF) e la tribù Shaytat liberavano il quartiere al-Liliyah, la centrale elettrica, la parte orientale del quartiere di al-Ghuwayran e la cittadella sportiva. L’8 luglio, nel governatorato di Lataqia, a Drushan, Rubayah e al-Dura, l’EAS eliminava 59 terroristi e 2 loro tecniche. Presso Damasco, l’EAS eliminava 16 terroristi e 7 loro autoveicoli. Ad al-Zabadani, la 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’Esercito arabo siriano, NDF ed Hezbollah eliminavano 47 terroristi di Jabhat al-Nusra, haraqat Ahrar al-Sham ed ELS, liberando al-Barada Street, la villa Abu Ali Qanan, Qastal al-Zahra, la moschea al-Bardah, Jamal Abdal Nasser Street e la stazione degli autobus. Ad al-Zabadani, inoltre, Hezbollah distruggeva la base principale del gruppo terroristico Ahrar al-Sham con un’operazione speciale, eliminando tre capi e altri 35 terroristi del gruppo. L’area di al-Zabadani, sul confine libanese-siriano, veniva utilizzata dai terroristi per i rifornimenti di armi e munizioni.
Il 9 luglio, presso Tadmur, la 67.ma Brigata della 18.ma Divisione corazzata, la Quwat al-Nimr del Capitano Luay Sulaytan e la Liwa Suqur al-Sahra dell’Esercito arabo siriano, e le Forze di Difesa Nazionale (NDF), eliminavano 65 terroristi del SIIL alle porte di Tadmur (Palmira), liberando Tal Dawat e Tal Hiqmat, alla periferia nord-occidentale di Palmira. Ad al-Hasaqah la 154.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata e la 104.ta Brigata aeroportata della Guardia repubblicana dell’Esercito arabo siriano, la tribù Shaytat e le NDF eliminavano 25 terroristi del SIIL nel quartiere al-Liliyah, mentre la 123.ma Brigata della 3.za Divisione corazzata dell’Esercito arabo siriano e le NDF liberavano i tre quarti del Distretto Industriale. Sempre ad al-Zabadani, l’Aeronautica militare siriana distruggeva il principale deposito di armi dei terroristi, 2 lanciarazzi, 1 pezzo di artiglieria e 1 pickup armato. La 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata e la 67.ma Brigata dell’EAS, NDF ed Hezbollah, liberavano Qastal al-Zahra eliminando 19 terroristi di Jabhat al-Nusra e haraqat Ahrar al-Sham. A Duma l’EAS liquidava 14 terroristi del Jaysh al-Islam e altri 35 a Jubar. A Misraba le forze speciali siriane facevano esplodere un auto con a bordo 4 capi del Jaysh al-Islam.
Il 10 luglio, ad al-Hasaqah, la 154.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata e la 104.ta Brigata aeroportata della Guardia repubblicana dell’Esercito arabo siriano, in coordinamento con NDF e milizia Shaytat liberavano il quartiere al-Zuhur e il deposito della Posta. Ad Aleppo, l’EAS eliminava oltre 30 terroristi di Ansar al-Sharia nel quartiere Jamyiat al-Zahra. Presso Tadmur, la 67.ma Brigata della 18.ma Divisione corazzata, Quwat al-Nimr e Liwa Suqur al-Sahra dell’EAS liberavano il villaggio Muqasim, a 3,5 km da Palmyra.
480101L’11 luglio, 400 terroristi del SIIL tentavano di entrare nel quartiere al-Ghuwayran, ad al-Hasaqah, scontrandosi con la 104.ta Brigata dell’EAS, e le milizie assira e Shaytat. Oltre 60 terroristi furono eliminati assieme a 3 tecniche. Presso Dara, ELS e Jabhat al-Nusra attaccavano Hadar e Tal Hamar, venendo respinti dal Fuj al-Julan dell’EAS, e le cittadine al-Hamidiyah, al-Samdaniyah, Al-Rawadi, e al-Ajram, venendo sconfitti anche qui dalla Liwa Suqur al-Qunaytra e dalle NDF. Ad al-Manashiyah, la 5.ta Divisione corazzata dell’EAS eliminava oltre 20 terroristi. Presso Tadmur, mentre i terroristi iniziavano a ritirarsi dalla città, l’EAS liberava Qastun, dove eliminava decine di terroristi di Jabhat al-Nusra ed arrivava a 1,5 km da Palmyra, dove liberava la scuola al-Siyaqah eliminando almeno 30 terroristi del SIIL. Nel frattempo nel Ghuta orientale, presso Damasco, l’EAS eliminava 14 terroristi del Jaysh al-Islam. Nel governatorato di Hama, ad al-Latamina, l’EAS eliminava 6 tecniche e 9 terroristi, del Jaysh al-Fatah, altri 23 terroristi venivano arrestati. A Qastun l’EAS eliminava 11 terroristi e altri 10 ad al-Zaqat. Presso Idlib, tra al-Tamanyah e Has, l’EAS eliminava altri 19 terroristi del Jaysh al-Fatah. A Raqqa, un capo del SIIL e tre sue guardie del corpo, tutti sauditi, venivano eliminati da un attacco aereo siriano, mentre ad al-Hasaqah l’assalto di 400 terroristi del SIIL veniva respinto con l’eliminazione di oltre 60 islamisti, oltre a un deposito di armi e 4 loro tecniche. Presso Tadmur la Liwa Suqur al-Sahra liberava le fattorie Abu al-Fawaris nella periferia nord di Tadmur. A sud delle fattorie la 67.ma Brigata della 18.ma Divisione corazzata dell’Esercito arabo siriano e le NDF eliminavano oltre 20 terroristi e 3 tecniche del SIIL. Le forze armate siriane avanzavano su due direzioni verso le posizioni del SIIL a Palmyra.
Il 12 luglio il SIIL tentava di penetrare nel quartiere al-Ghuwayran di al-Hasaqah, venendo respinto con l’eliminazione di oltre 30 terroristi. L’87.ma Brigata dell’11.ma Divisione corazzata dell’Esercito arabo siriano liberava Tal Shaiq Qatab, presso Jisr al-Shughur, nel governatorato di Idlib, dopo aver eliminato una dozzina di terroristi. Tre ore dopo Jabhat al-Nusra, haraqat Ahrar al-Sham e Ansar al-Sham tentavano la controffensiva per riconquistare la collina, venendo respinti con la perdita di 3 tecniche ed oltre 50 terroristi, tra cui il capo dell’assalto, il saudita Abu Abdullah al-Jazrawi. La 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’Esercito arabo siriano, NDF ed Hezbollah, appoggiati dagli elicotteri Mi-24 Hind della Syrian Arab Air Force, liberavano il quartiere al-Zalah di al-Zabadani, che ospitava le scorte di alimentari dei terroristi di Jabhat al-Nusra, haraqat Ahrar al-Sham e liwa Suqur al-Zabadani. Presso Tadmur, a Maqali al-Qadima, la Quwat al-Nimr e la Liwa Suqur al-Sahra dell’EAS eliminavano 49 terroristi del SIIL, e altri 52 ad Ayn al-Abasiya, a sud-est di Palmyra. Anche 6 pickup armati degli islamisti vi furono distrutti. Presso al-Bayarat, ad ovest di Palmiya, la SAAF distruggeva decine di autoveicoli del SIIL. Presso al-Hasaqah, ad al-Basira, l’Esercito arabo siriano eliminava 36 terroristi del SIIL. Ad al-Zabadani l’EAS ed Hezbollah distruggevano una base di Jabhat al-Nusra e Ahrar al-Sham eliminando 16 terroristi. La 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’EAS, Hezbollah e le NDF liberavano al-Sultani Street dopo aver eliminato 28 terroristi di Jabhat al-Nusra, tagliando i collegamenti dei terroristi di liwa Suqur al-Zabadani dell’ELS, Jabhat al-Nusra, haraqat Ahrar al-Sham e Stato Islamico d’Iraq e al-Sham (SIIL) tra al-Zabadani e la loro base principale di Madaya, a sud. Ad Irbin, l’artiglieria dell’EAS eliminava 22 terroristi.
Il 13 luglio, ad al-Zabadani la 63.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata dell’Esercito arabo siriano ed Hezbollah eliminavano 26 terroristi di Jabhat al-Nusra, liwa Suqur al-Zabadani e haraqat Ahrar al-Sham. Lo Stato Islamico dell’Iraq e al-Sham (SIIL) attaccava il quartiere al-Ghuwayran, ad al-Hasaqah, venendo respinto dalla 104.ta Brigata aeroportata della Guardia Repubblicana dell’Esercito arabo siriano, che eliminava 35 terroristi.

CJ0OxNfUkAAMPFD

Siria: operazioni del 3-4 luglio 2015

Le operazioni dell'Esercito siriano e di Hezbollah contro i terroristi a Zabadani.

Le operazioni dell’Esercito siriano e di Hezbollah contro i terroristi a Zabadani.

Il 3 luglio, Ansar al-Sharia attaccava ad Aleppo le postazioni dell’Esercito arabo siriano (EAS) e delle Forze di Difesa Nazionale (NDF) ad al-Zahra, al-Qalidiyah e al-Ashrafīyah. L’assalto veniva respinto con l’eliminazione di oltre 140 terroristi e 14 tecniche. Le forze armate siriane liberavano il quartiere di al-Salahudin e distruggevano un deposito di armi di haraqat Ahrar al-Sham ad al-Buraj. La Syrian Arab Air Force (SAAF) bombardava le posizioni islamiste ad Halisa, al-Jabul, Ayn al-Hanish, Dair al-Hafir, Musqanah, Tal Alam, Tal Turiqas, Haruytan, al-Qastal e al-Layramun. Ad al-Qastal EAS e PDC (Comitati di Difesa Popolare) eliminavano 80 terroristi nell’imboscata tesa a un convoglio di Ansar al-Sharia. A Masqana l’EAS eliminava 8 terroristi e altri 10 a Tal al-Shuwayhana. L’87.ma Brigata dell’11.ma Divisione corazzata e la 106.ma Brigata della Guardia repubblicana dell’Esercito arabo siriano, e le NDF, eliminavano 25 terroristi di Jabhat al-Nusra e haraqat Ahrar al-Sham liberando Qabr al-Fadah, al-Ramlah, al-Ashrafiyah e al-Hawiz, a nord-ovest di Hama, sulle pianure al-Ghab. La SAAF aveva lanciato 40 attacchi aerei su Qafr Zita, al-Dalaq, al-Lahaya, Aydun, Qanayfis, al-Qrim, Qastun e Tal al-Hamar, nel governatorato di Hama, distruggendo vari automezzi islamisti. Ad al-Qrim l’Esercito arabo siriano eliminava 7 terroristi di Jabhat al-Nusra. Nel Ghuta orientale, a Jubar, l’EAS eliminava 20 terroristi che avevano bombardato dei quartieri di Damasco, uccidendo un civile. Nel governatorato di Lataqia, l’EAS eliminava oltre 110 terroristi di Jabhat al-Nusra, presso la città di Shalaf. Il 4 luglio, la 154.ma Brigata della 4.ta Divisione meccanizzata e la 123.ma Brigata dell’Esercito arabo siriano, in coordinamento con NDF e Liwa Suturo (milizia assira), sgombravano il quartiere al-Nishwa dalla presenza del SIIL ed avanzavano sul quartiere al-Liliyah eliminando oltre 40 terroristi e 3 loro tecniche. Ad Aleppo, le forze islamiste di Ansar al-Sharia attaccavano il Centro di ricerca scientifica nel Nuovo Distretto, venendo respinte da Liwa al-Quds e Forze di Difesa Nazionale che eliminavano 25 terroristi e ne arrestavano altri 8. Ad al-Zabadani, la 4.ta Divisione meccanizzata dell’Esercito arabo siriano, in coordinamento con Hezbollah e Forze di Difesa Nazionale (NDF), eliminava 33 terroristi e 4 tecniche di Jabhat al-Nusra, haraqat Ahrar al-Sham e liwa Suqur al-Zabadani liberando Qalat al-Tal, Qalat al-Zahra, Bin al-Quwayt e al-Jamiyat. Almeno 60 terroristi di Jabhat al-Nusra venivano eliminati da una forte esplosione ad Ariha, presso Idlib, scatenata da un attentatore suicida del SIIL. Nel governatorato di al-Suwayda, a Shaqa, Tal Sad, Maqab al-Nifiyat e Tal Bashayna, NDF e Jaysh al-Muwahidin (milizia drusa) eliminavano oltre 30 terroristi e 3 tecniche del SIIL.

CHL_Iw-UwAAifTN

Guerra saudita-yemenita, la risposta di Sana

Alessandro Lattanzio, 11/6/201525690634La guerra non è finita, ma ci sono vari tentativi di trovare una soluzione politica“, aveva detto Abdulqalaq Abdulla, professore di scienze politiche dell’Università degli Emirati Arabi Uniti. Gli aerei sauditi avevano effettuato 2450 sortite sullo Yemen in 29 giorni di aggressione. Infatti gli attacchi aerei sauditi sullo Yemen continuavano, il 23 aprile, i bombardamenti sauditi uccidevano 23 persone a Dalah, 10 a Taiz e 6 ad Aden. I sauditi colpivano anche la provincia di Marib, la base aerea di Hudaydah, Yarim nella provincia di Ib, dove gli aerei sauditi colpivano l’università. A Lahj e Dalah le incursioni saudite distruggevano scuole ed edifici pubblici.
Il 21 aprile re Salman ordinava alla Guardia nazionale saudita, meglio attrezzata dell’esercito del regno, a partecipare alle operazioni contro lo Yemen, finora effettuate solo dall’aeronautica e dall’esercito che rispondono al ministero della Difesa. La Guardia nazionale è una struttura militare con un proprio ministero, responsabile del controllo delle frontiere e delle regioni sciite. L’esercito saudita conta 75000 effettivi su 3 brigate corazzate, 5 brigate meccanizzate, 1 brigata aerea, 1 brigata della Guardia reale, 8 battaglioni di artiglieria e 2 brigate aeree. “L’Arabia Saudita ha chiesto agli alleati di evitare ogni avventurismo minacciando l’Iran, perché altrimenti si aprirebbero le porte dell’inferno. Le forze iraniane possono distruggere l’Arabia Saudita in 24 ore“, confessava invece il principe saudita Qalid bin Talal bin Abdulaziz al-Saud all’emittente Fox. I principi sauditi erano divisi sull’aggressione allo Yemen. Alcuni si erano opposti all’intervento militare nello Yemen, quando il 23 aprile gli attacchi aerei sauditi erano ripresi. Tra gli oppositori vi erano il principe ereditario dell’Arabia Saudita, Muqrin bin Abdulaziz, e il ministro della Guardia nazionale Mutayb bin Abdullah. Inoltre, Qalid bin Talal bin Abdulaziz aveva criticato il monarca saudita, Salman bin Abdulaziz al-Saud, per aver ordinato il bombardamento dello Yemen senza ricorrere alle Nazioni Unite. Sempre secondo Qalid bin Talal bin Abdulaziz “il ministro della Difesa saudita principe Muhamad bin Salman e il principe Muhamad bin Nayaf influenzano le decisioni di re Salman, come avveniva con il defunto re Abdullah bin Abdulaziz che seguiva sempre il capo dell’intelligence Bandar bin Sultan e il ministro degli Esteri Saud al-Faysal“. Secondo un alto dirigente di Ansarullah, Husayn al-Izi, “I contrasti si sono intensificati nella famiglia al-Saud nel corso degli attacchi aerei contro lo Yemen“, osservando che diverse regioni saudite sono preda del caos dall’inizio dell’aggressione allo Yemen, “Le insicurezze si sono intensificate” facendo temere ad alcuni governanti sauditi che la guerra yemenita possa suscitare caos interno, tanto più che il parlamento pakistano votava no all’ingerenza militare nello Yemen e la Turchia evitava di unirsi alla coalizione, mentre vi è forte opposizione in Egitto contro la decisione del presidente egiziano sullo Yemen. Mentre l’agenzia marocchina al-Masai Press, principi e consorti sauditi erano fuggiti dalle regioni meridionali del Paese temendo rappresaglie dall’esercito yemenita, Qalid bin Talal bin Abdulaziz riconosceva che l’Arabia Saudita aveva fallito l’offensiva iniziata il 26 marzo, non avendo indebolito il movimento yemenita Ansarullahm ed inoltre dichiarava che per gli attacchi aerei contro lo Yemen, Riyadh utilizza piloti statunitensi, francesi, pakistani, egiziani e indiani a cui vengono corrisposti 7500 dollari per ogni missione. “Dopo che i nostri alleati ci hanno lasciati soli rifiutando di partecipare ai bombardamenti contro lo Yemen, i nostri soldati hanno perso coraggio e alcuni hanno disertato”, aveva detto il principe saudita. Con la nuova campagna Riyadh sostiene di voler condurre “operazioni antiterrorismo” in Yemen cercando una ‘soluzione politica’, continuando il blocco navale e bombardando le posizioni dell’esercito yemenita e di Ansarullah. Intanto secondo il sito Qabar, l’ex-principe ereditario saudita Muqrin bin Abdulaziz sarebbe stato arrestato dopo che re Salman bin Abdulaziz l’aveva sostituito con Muhamad bin Nayaf, ministro degli Interni. All’inizio di maggio 2015, vi sarebbe stato un tentativo di assassinare il re saudita, portando all’arresto di Muqrin bin Abdulaziz e all’esecuzione del capo del protocollo della corte e dei suoi sostituti. Secondo fonti irachene, tra 4000 e 10000 effettivi sauditi dell’esercito e della Guardia nazionale avrebbero abbandonato le basi presso la frontiera con lo Yemen, “secondo l’intelligence occidentale, i militari sauditi hanno abbandonato basi, centri comando e posti di blocco presso il confine con lo Yemen“.041411130444k6fxb67Il 26 marzo, poche ore dopo l’attacco saudita allo Yemen, l’aeronautica yemenita non aderiva totalmente all’appello di Ansarullah, dato che la maggior parte del personale rifiutava di prenderne gli ordini; inoltre la manutenzione dei velivoli era interrotta dal rovesciamento di Salah nel 2012. Quindi, nel marzo 2015 l’aeronautica yemenita (YAF) era in una situazione caotica con la maggior parte del personale che aveva disertato e i velivoli privi di manutenzione, impedendole d’intervenire nel conflitto. Nei primi attacchi aerei sauditi contro le strutture della base aerea di al-Daylami furono distrutti 1 velivolo cargo CN-235-300M, 1 velivolo da collegamento Beechcraft Super King Air, 1 elicottero AB-412 e 1 elicottero UH-1H. Tuttavia, i 10 caccia MiG-29 dispersi intorno la base o negli hangar corazzati, non furono colpiti così come una pista di 2500m che avrebbe potuto essere utilizzata dalla YAF. Il 15 aprile 2015 i sauditi avrebbero distrutto 2 cacciabombardieri Su-22 e 1 caccia F-5 parcheggiati all’aperto di al-Daylami, e il 4 maggio 1 aereo da trasporto Il-76TD yemenita veniva distrutto al Sana International Airport.
L’aeronautica yemenita, sulla carta, disporrebbe di:
18 caccia multiruolo Mikojan MiG-29SMT e 4 MiG-29UBT
40 caccia intercettori Mikojan MiG-21bis/MF e 12 MiG-21U/UM
6 caccia Northrop F-5E e 2 F-5F
34 cacciabombardieri Sukhoj Su-22M/M-2/M-4 e 3 Su-22UM-3K
2 velivoli da trasporto Iljushin Il-76
1 velivolo cargo Antonov An-12BP
2 velivoli cargo Lockheed C-130H Hercules
2 velivoli cargo Antonov An-24RV
5 velivoli cargo Antonov An-26
2 aerei di linea Jakovlev Jak-40
22 aerei d’addestramento Aero L-39 Albatros
14 aerei d’addestramento Jakovlev Jak-11
12 aerei d’addestramento Zlin Z-142
12 aerei d’addestramento SB-7L-360 Seeker
12 elicotteri d’attacco Mil Mi-24D/F
15 elicotteri d’assalto Mil Mi-171Sh, 10 Mil Mi-8T
2 elicotteri antisom Mil Mi-14
2 elicotteri Agusta-Bell AB204B, 4 Agusta-Bell AB206B, 2 Agusta-Bell AB212 Twin Huey, 2 Agusta-Bell AB214
3 elicotteri Bell UH-1H-II Huey II
2 aerei da ricognizione Cessna 208N-ISR Caravan
3 aerei da ricognizione Beechcraft Super King Air-350ER
12 UAV Boeing ScanEagle
La difesa aerea yemenita disporrebbe di 1300 missili antiaerei obsoleti e privi di pezzi di ricambio (400 3M9/2K12, 300 Strela-1, 216 V-75/S-75, 100 5V27/S-125, 460 Strela-2). I sauditi avrebbero distrutto un sistema S-75, 1 S-125 e 1 2K12 Kub. Le basi aeree sono l’aeroporto internazionale di Aden, le basi di al-Anad, al-Ghaydah con 21 hangar, al-Ataq, al-Hudaydah con 27 hangar, Riyan, Sana con 53 hangar, Taiz Ganad, Sayun e Sada.
CBlL9q9VEAAeAiT_risultatoQuando il 17 aprile, al-Qaida nella penisola araba occupò Muqala, capitale della provincia di Hadramaut, la città era difesa dalla 27.ma Brigata di fanteria comandata da Muhamad Ali Muhsan, comandante della regione militare orientale comprendente i governatorati di Hadramaut e al-Mahra. Ali Muhsan era fuggito in Arabia Saudita, essendo un aderente alla Fratellanza Musulmana yemenita, Islah, sostenuta dai sauditi. Su ordine di Ryadh, Ali Muhsan sabotò qualsiasi resistenza all’occupazione di al-Qaida che, dopo aver occupato aeroporto, edifici governativi e raffineria di al-Muqala, iniziava a farsi chiamare “Comitato popolare dei Figli dell’Hadhramaut”. L’ambasciatore saudita negli Stati Uniti, Adil al-Jubayr, affermava che l’Arabia Saudita inviava armi proprio ai cosiddetti “comitati popolari” yemeniti che combattevano gli sciiti zayditi e soprattutto Asarullah, che Ryadh qualifica come “gruppo estremista”.
Il 23 aprile, un aereo di linea iraniano carico di aiuti umanitari, diretto a Sana, veniva dirottato da caccia sauditi prima di entrare nello spazio aereo yemenita. Il Viceministro degli Esteri iraniano per gli affari arabi e africani, Hossein Amir Abdollahian, sottolineava che l’invio di aiuti umanitari nello Yemen era una priorità di Teheran. Il vicedirettore per gli affari internazionali e umanitari della Mezzaluna Rossa Iraniana (IRCS), Shahabeddin Mohammadi Araqi, dichiarava “siamo pronti a inviare aiuti umanitari nello Yemen, ma purtroppo l’Arabia Saudita l’impedisce. Siamo in contatto con la Mezzaluna Rossa e il Ministero della Salute dello Yemen, che hanno indicato la necessità di nuovi invii“. L’Iran aveva già inviato 69 tonnellate di aiuti medici e beni di consumo. All’inizio di aprile, il Capo della Mezzaluna Rossa yemenita Muhamad Ahmad al-Qabab, in una lettera all’omologo iraniano Seyed Amir Mohsen Ziayee, aveva ringraziato l’Iran per gli aiuti umanitari e medici. L’Iran aveva sottolineato che alimentando il settarismo nei Paesi musulmani si favorivano solo gli interessi delle potenze egemoni e del regime sionista d’Israele, mentre Teheran faceva del suo meglio per preparare il terreno a una soluzione pacifica delle controversie tra Stati mediorientali, ed intensificava gli sforzi per mediare i colloqui tra i diversi gruppi yemeniti per stabilire la pace e avviando una proposta d’iniziativa di pace per lo Yemen al segretario generale delle Nazioni Unite. Secondo l’Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite, gli sfollati per la guerra erano 150000, almeno 1080 persone erano state uccise, tra cui 115 bambini, e altre 4352 erano state ferite, tra il 19 marzo e il 20 aprile. Inoltre 4,8 milioni di persone soffrivano per la penuria di alimenti.
Il 25 aprile, i sauditi bombardavano Sana, Aden, Sada e Hija, mentre negli scontri tra l’esercito yemenita e le milizie filo-saudite a Lahij, Abyan e Adhali rimavano uccisi 50 miliziani filo-sauditi e di al-Qaida. Negli scontri a Marib, l’esercito yemenita assediava le roccaforti delle forze filo-saudite. Navi da guerra saudite bombardavano la città di al-Muala, nella provincia di Aden, dopo che l’esercito yemenita e Ansarullah avevano sconfitto le locali forze filo-saudite. Ansarullah avanzava su Ataq, nella provincia di Shabwah, catturando grandi quantitativi di armi e infliggendo gravi perdite alle forze filo-saudite. Il 15 aprile, i combattenti popolari yemeniti sequestravano un enorme carico di armi paracadutato dai sauditi nella provincia di Marib, e un altro carico di armi paracadutato dai sauditi nella provincia di Lahij, veniva catturato da Ansarullah. Il 26 aprile i sauditi bombardavano Safra, provincia di Sada, uccidendo 4 persone, e Taiz, colpendo una scuola. Inoltre i sauditi bombardavano Sahar, Faj Atan, al-Nahdin, Sana, Ludar, nella provincia di Abyan, Marib, uccidendo altre 4 persone, e Aden. Il 29 aprile l’esercito yemenita e le forze popolari eliminavano 20 terroristi di al-Qaida respingendone l’attacco sull’aeroporto di Aden, mentre l’esercito yemenita eliminava ad al-Atif una base di al-Qaida e una di al-Islah. Ansarullah eliminava un’altra base di al-Qaida nel governatorato di Marib. I sauditi bombardavano l’aeroporto di Hudaydah, il quartiere orientale di Qurmaqsar ad Aden e la città di Harat.
t1_8Il 1° maggio, gli aerei sauditi bombardavano un ospedale e un campo medico, nel sud-ovest dello Yemen, uccidendo almeno 58 civili e ferendone almeno 67. Gli Stati Uniti ampliavano il supporto dell’intelligence all’Arabia Saudita nelle operazioni contro lo Yemen. “Cerchiamo di fargli avere una migliore visione del campo di battaglia e dell’avanzata delle forze huthi”. Affermava un ufficiale dell’intelligence statunitense. Gli aerei sauditi avevano anche bombardato due autocarri carichi di cibo presso Sada, oltre ad effettuare altri attacchi, il 2 maggio, presso Malahidh, vicino al confine saudita, e nel Wadi Lyah. Il 4 maggio l’esercito yemenita entrava nel quartiere al-Tawahi di Aden mentre combattenti tribali yemeniti attaccavano otto postazioni militari saudite a Jazan e Najran, eliminando 5 soldati sauditi. Aerei sauditi bombardavano Sahar, presso Sada con 50 missili, mentre l’artiglieria saudita bombardava Dhahar, sempre nella provincia di Sada, e Harad, nella provincia di Hajah, causando 43 morti e 140 feriti tra i civili. Le truppe saudite si ritiravano dalla provincia di Jizan dopo seri scontri con truppe tribali yemenite che occupavano quattro postazioni dell’esercito saudita. Ansarullah attaccava le posizioni dei miliziani filo-sauditi a Dar al-Sad e al-Tawahi, ad Aden, distruggendo diversi autoveicoli e catturando un deposito di armi dei filo-sauditi. In precedenza un gruppo di 50 militari sauditi sbarcava ad Aden con compiti di coordinamento tra l’esercito saudita e le milizie filo-saudite, per occupare l’aeroporto locale, la missione però falliva. Infine, un’imbarcazione della Marina saudita sarebbe stata catturata al largo di Aden, mentre i sauditi bombardavano il quartiere Jazirat al-Umal di Aden. Il 5 maggio, mentre i sauditi bombardavano la base aerea di al-Anad, nella provincia di Lahij, distruggendo la pista dell’aeroporto, l’esercito yemenita liberava i quartieri Dar Sad al-Bariqa e al-Tawahi di Aden, eliminando diversi miliziani filo-sauditi, tra cui il generale Ali Nasir Hadi. Il 7 maggio, gli yemeniti abbattevano un elicottero d’attacco AH-64 Apache saudita, ad al-Baqa, nella provincia di Sada. Le truppe tribali yemenite catturavano 60 soldati sauditi ad Ahad al-Masariha, nella provincia saudita di Jizan, dopo uno scontro a fuoco di 3 ore. Inoltre, gli yemeniti sequestravano anche 22 Hummer, 17 jeep, armi e munizioni. Il 9, 10 e 11 maggio i sauditi lanciavano 140 attacchi aerei sullo Yemen durante i quali 1 caccia F-16 marocchino veniva abbattuto dalla difesa yemenita nel Wadi Nushur, provincia di Sada, “Uno degli F-16 della Forza Armata Reale (FAR) a disposizione della coalizione guidata dall’Arabia Saudita per ristabilire la legittimità nello Yemen, è scomparso il 10 maggio alle 18:00 ora locale“, dichiarava la FAR. Il 12 maggio, secondo la TV araba al-Mayadin, gli impianti petroliferi dell’Aramco, a Zahran Asir, nell’Arabia Saudita meridionale, venivano bombardati e incendiati dalle forze tribali dello Yemen.
Il ministro della Difesa malese Datukseri Hishammuddin Hussein e il comandante delle Forze Armate della Malaysia, Generale Tansri Zulkifeli Mohdzin, smentivano la notizie secondo cui la Malaysia aderiva alla coalizione saudita contro lo Yemen, affermando che le truppe malesi in Arabia Saudita erano presenti per evacuare i civili malesi e non per partecipare all’aggressione contro lo Yemen, “2 aerei da trasporto C-130 della Royal Malaysian Air Force saranno posizionati presso la Forward Operating Base (FOB) della Prince Sultan Air Base (PSAB) di Riyadh, Arabia Saudita. La FOB è stata istituita quale ‘piattaforma’ per avviare l’evacuazione dei nostri cittadini, per farli rientrare al sicuro in Malesia“.
CELMMTjUUAAiW4M Il 19 maggio aerei sauditi bombardavano Sada e Sana, provocando decine di morti e feriti tra i civili. Il 21 maggio 18 soldati sauditi venivano eliminati al confine con lo Yemen, a Tal Tuwan, nel corso di un attacco di Ansarullah, che ne occupava anche la caserma. Il 22 maggio, nella provincia di Raymah, i bombardamenti sauditi uccidevano cinque civili e altri tre civili ad al-Hudaydah, mentre nella regione saudita di al-Tawal le milizie tribali yemenite bombardavano le postazioni e un deposito dell’esercito saudita. Il 23 maggio, a Bani Harith, le truppe yemenite abbattevano 1 cacciabombardiere F-15S saudita. Un altro velivolo saudita veniva abbattuto a Qataf, provincia di Sada. Numerosi militari sauditi abbandonavano le postazioni di frontiera e la base di Mazab all’avanzare dell’esercito yemenita, che occupava al-Qumri in Arabia Saudita e il jabal al-Arus nella provincia di Taiz, al confine saudita-yemenita. Il 25 maggio, nella città saudita di Jizan, si svolgeva una battaglia che portava alla distruzione di 4 blindati e all’eliminazione di 9 soldati sauditi da parte dell’artiglieria yemenita. Altri 3 mezzi sauditi furono distrutti a Tawliq, eliminando 10 soldati sauditi. Negli attacchi aerei sauditi a Taiz e Haja venivano uccisi 15 civili. Il 26 maggio, l’Arabia Saudita ritira le truppe a 20km dal confine yemenita, “fino all’arrivo di rinforzi e nuovi equipaggiamenti”. Tale decisione veniva presa dopo diverse settimane di intensi combattimenti con l’esercito e le forze popolari yemeniti che avevano catturato diverse postazioni e strutture militari in territorio saudita. Gli yemeniti controllavano otto postazioni nella regione meridionale dell’Arabia Saudita e avevano attaccato il comando della 7.ma Divisione dell’esercito saudita, saccheggiando grandi quantità di munizioni. L’esercito e le forze popolari dello Yemen avevano distrutto 2 blindati sauditi nella base di al-Shobhah, nel Dhahran al-Junub in Arabia Saudita e 1 blindato a Taqyah, e colpito con i mortai le posizioni militari saudite di al-Radif. Le forze di sicurezza yemenite arrestavano anche le 40 guardie dell’ambasciata saudita a Sana, che prendevano sotto controllo.
Il 30 maggio, gli attacchi aerei sauditi uccidevano 23 civili a Qitaf, provincia di Sada. Il 26 maggio altre 39 persone furono uccise dagli attacchi aerei sauditi su Aden, Sana, Hajah, Ib e al-Hudaydah. Il 5 giugno diversi soldati sauditi a bordo di un autoveicolo furono eliminati con una bomba posta lungo la strada per la base militare di Tuwaylaq, nel Jizan saudita. L’azione avveniva poco dopo che i comitati popolari yemeniti avevano occupato la base. L’esercito yemenita, i comitati popolari e Ansarullah bombardavano il sistema di comunicazione della base militare di Mazhaf, sempre nella regione saudita di Jizan. Inoltre oltre 30 razzi colpivano le postazioni militari saudite di Zahran, nella regione saudita di Asir, eliminando 2 soldati sauditi. Nel frattempo le incursioni aeree saudite facevano sei vittime a Sana. Il 6 giugno, l’esercito yemenita lanciava dalla zona di Sada 3 missili Kometa contro la base aerea saudita “Principe Qalid bin Abdulaziz” di Qamis al-Mushayt, nel sud-ovest del regno. Il comandante della Royal Saudi Air Force, tenente-generale Muhamad Ahmad al-Shalan, sarebbe deceduto nell’attacco missilistico yemenita. “Questo passo è un avviso ai criminali aggressori sauditi-statunitensi contro il popolo yemenita, per la loro brutalità inaudita“, dichiaravano i responsabili politici di Ansarullah, che inviava una delegazione a Muscat per contatti con diplomatici degli Stati Uniti, e una a Mosca su invito del Ministero degli Esteri russo. Inoltre le forze popolari yemenite bombardavano con 80 razzi le postazioni saudite a Jizan e Najran, nel distretto di Tuwaylaq, eliminando almeno 4 soldati sauditi, mentre l’esercito yemenita lanciava 5 missili contro la raffineria saudita dell’Aramco che produce un ottavo dei barili di petrolio di tutto il mondo, e altri 13 missili contro la base militare saudita di Dhahran al-Asha. Le azioni avvenivano dopo che aerei sauditi avevano bombardato Bani Sayah e Sahar nella provincia di Sada, uccidendo oltre 70 civili, altri 11 civili nelle province di Shabwa e Hajah e tre a Sada. Il 7 giugno i raid sauditi colpivano il quartier generale dell’esercito a Sana, uccidendo almeno 45 persone, compresi 20 civili. Altri quattro civili furono uccisi e 20 feriti nel bombardamento di Taiz. Le forze yemenite bombardavano le basi militari saudite di Ayn al-Harah, Malhamah e al-Sharafa, e le posizioni saudite sul jabal al-Duqan, a sud di Jizan.KhamizMushaitUn ufficiale saudita, prigioniero del movimento Ansarullah, confessava che l’intelligence saudita “ha chiesto ai pirati somali di contrabbandare armi ai terroristi nello Yemen e compiervi azioni terroristiche“, riferiva Isa Walad Hasan al-Umri di Ansarullah, “l’Arabia Saudita ha fornito ai pirati intelligence militare e geografica per organizzare attacchi terroristici, tra cui un’esplosione presso l’Università di Sana“. Ryadh organizzava anche il contrabbando di armi e munizioni nello Yemen per i terroristi di al-Qaida operanti nello Yemen contro Ansarullah. 16 autocarri carichi di armi e munizioni, destinate ai terroristi di al-Qaida, erano entrati nello Yemen dal valico di Wadia, nella provincia yemenita di Hadramaut.JizanNote:
al-Masdar
al-Masdar
Analisis Militares
Analisis Militares
Contrainjerencia
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
Fars
HispanTV
HispanTV
HispanTV
Global Research
Janes
Japan Times
Marine Forum
Moon of Alabama
Moon of Alabama
Reseau International
Reseau International
Reuters
PressTV
Sputnik
Sputnik
Strategic culture
Tactical Report
Veterans Today
X Airforces

In vista della controffensiva siriano-irachena

Alessandro Lattanzio, 3/6/2015FGi2ngELe forze alleate dell’asse Iran-Iraq-Siria-Hezbollah si riorganizzano preparando le operazioni per contrastare l’offensiva islamo-atlantista cogestita da Turchia (fazione Erdoghan) e Arabia Saudita, sostenitori di Jabhat al-Nusra (al-Qaida), e da NATO, Israele e Turchia (fazione Gulen), sostenitori dello Stato Islamico (Gladio-B). Le operazioni anti-terroriste organizzate dalle forze armate iraniane e siriane, e dalle milizie popolari irachene e libanesi riguarderanno probabilmente almeno due offensive coordinate tra esse sul fronte siriano (probabilmente Tadmur) e sul fronte iracheno (Ramadi), per ridurre l’aggressività dello Stato islamico, ultimamente celebrato e propagandato quale organizzazione taqfirita invincibile da al-Jazeera e dai media sauditi ed occidentali. Propaganda che, anche nel caso di ‘vittorie’ sul campo, non corrisponde quasi mai alla realtà dei fatti (si veda il caso della Jamahiriya Libica).

iraq-tikrit_customL’operazione per la liberazione di Ramadi, capitale della provincia di Anbar, in Iraq occidentale, è stata battezzata dalle Hashid al-Shabi (Forze popolari), “Operazione Labaiq Ya Iraq” (Siamo al servizio dell’Iraq). Il Pentagono esprimeva delusione per la prevalenza delle milizie sciite irachene in un’operazione nel cuore sunnita dell’Iraq. Con incredibile ipocrisia, il portavoce del Pentagono, colonnello Steven Warren, aveva detto che “la chiave della vittoria, il tasto per espellere il SIIL dall’Iraq è un Iraq unificato. Un Iraq unificato senza divisioni settarie, unito contro questa comune minaccia operando per espellere il SIIL dall’Iraq. La soluzione è un governo iracheno unito“. Gli statunitensi erano riluttanti ad inviare le milizie sciite nell’Anbar, una provincia prevalentemente sunnita, ma la presa di Ramadi infliggeva un duro colpo alla coalizione guidata dagli USA spingendo Baghdad ad approvava l’immediato invio delle milizie popolari, di cui Washington diffidava, “Molte milizie non sono sotto il controllo del governo centrale” iracheno, diceva Warren. Infatti Obama aveva suggerito al governo iracheno di attivare le milizie tribale sunnite per contrastare, con il sostegno dell’Aeronautica degli Stati Uniti, l’assalto del SIIL. Ma Baghdad invece inviava 25000 miliziani delle Brigate Hezbollah, Imam Ali e Badr, e la 30.ma Brigata meccanizzata dell’8.va Divisione dell’esercito iracheno nella base militare di Habaniyah, in vista della controffensiva contro il SIIL.
Per occupare Ramadi, presidiata ca circa 7000 soldati iracheni, lo Stato islamico aveva utilizzato almeno 30 autobombe, di cui 10 camion-bomba del tipo utilizzato nell’attentato di Oklahoma City nel 1995, rivelando una mano molto nordamericana in tale tipo di operazioni terroristiche. In precedenza, il 18 maggio, il ministro della Difesa iraniano Generale Hossein Dehqan e il ministro della Difesa iracheno, Qalid al-Ubaydi, s’incontravano a Baghdad per organizzare la difesa contro il SIIL, mentre aerei da trasporto iracheni C-130J Hercules si recavano a Teheran per trasportare i rifornimenti militari iraniani.
Tra la fine di maggio e l’inizio di giugno 2015, tramite un accordo siriano-iraniano-iracheno oltre 20000 soldati iraniani, iracheni e libanesi sarebbero stati inviati nella zona di Idlib. Secondo il quotidiano libanese al-Safir, “La mobilitazione nel nord della Siria non ha precedenti dallo scoppio della guerra quattro anni fa. Una mobilitazione di tali dimensioni interrompe la tacita comprensione turco-iraniana per evitare il confronto diretto sulla Siria“. Il comandante della Forza al-Quds delle Guardie Rivoluzionarie iraniane, Generale Qasim Sulaymani, si era recato sul fronte di Jurin, dove le forze siriane si preparano ad affrontare l’assalto islamista-atlantista, promettendo “sorprese” per la NATO e gli USA. “Il mondo sarà sorpreso da ciò che noi e la leadership militare siriana prepariamo per i prossimi giorni“. Il comandante iraniano aveva incontrato il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito arabo siriano e i comandanti di Hezbollah durante la visita segreta in Siria.
CE5DsudUIAAZzHI Infatti, il ripiegamento delle forze siriane nella provincia di Idlib e da Tadmur rientra in un cambio di strategia di Damasco che prevede di rafforzare la presenza militare siriana nelle aree principali governative, da Lataqia ad Aleppo, da Homs a Damasco. Difatti, come dimostra il sito filo-islamo-atlantista Oryx, le truppe siriane avevano lasciato Tadmur dopo aver ritirato il grosso del materiale bellico; difatti nella base aerea di Tadmur i terroristi del SIIL poterono catturare solo 5 pezzi di artiglieria, qualche arma antiaerea e mezza dozzina di veicoli siriani inutilizzabili, oltre che 5/6 radar risalenti agli anni ’60/’70 e delle carcasse di 2 elicotteri distrutti. In realtà Tadmur è in pieno deserto, l’intenzione dello Stato islamico sarebbe stata quella di collegare il ‘califfato’ dal Mosul ad Homs; ma più probabilmente era distrarre risorse e mezzi dal fronte del Qalamun, dove il SIIL ha subito una pesante sconfitta; così come nei fronti ancora aperti, come Dayr al-Zur, Aleppo oppure Hasaqah, dove ha perso il controllo su oltre un 100 di villaggi. Invece di seguire una strategia, accumulando uomini e mezzi su tali ultimi fronti, lo Stato islamcio aveve deciso di lanciarsi al centro della Siria, allungando le linee di rifornimento nel deserto, e questo mentre a Ramadi incominciano a incontrare la resistenza delle forze irachene. Tutto ciò nella speranza che occupando o facendo credere di occupare Tadmur, Damasco di distraesse dai fronti del Qalamun e di Idlib, dove il SIIL e le altre organizzazioni terroristiche subiscono sconfitte o sono bloccate, disperdendo mezzi e uomini preziosi per la difesa della frontiera con Libano, Israele e Giordania, da cui tagliare i rifornimenti per le organizzazioni terroristiche attive in Siria. “Gli accuratamente selezionati resoconti dei media occidentali continuano a presentare lo Stato islamico quale fattore nella regione settentrionale dell’Afghanistan al confine con l’Asia centrale. Radio Free Europe e Radio Liberty, collegate all’intelligence degli Stati Uniti e che svolsero un ruolo chiave nella Guerra Fredda, la scorsa settimana avevano diffuso un pezzo inquietante sullo Stato islamico, praticamente dandogli un peso in Afghanistan assai lontano dalla realtà sul campo”. Va ricordato che Radio Free Europe e Radio Liberty sono emittenti della CIA finanziate da Soros, completamente gestite da neonazisti dichiarati e dedite alla propaganda anti-siriana, anti-iraniana e anti-russa. Il pubblico di queste radio è composto da nazisti fanatici e da nostalgici delle junte militari latinoamericane; basta fare un giro sulle loro pagine facebook per incontrarvi solo tale feccia. Inoltre, al quadro si aggiunge la propaganda filo-islamista e anti-sciita di Human Rights Watch, ONG finanziata dal governo statunitense, che accusa le milizie popolari irachene di rappresaglie e saccheggi contro i civili sunniti; lo scopo ultimo di tale propaganda è giustificare l’invio di truppe statunitensi in Iraq, invocato dal senatore statunitense John McCain, presidente del Comitato forze armate del Senato, e da Frederick Kagan, artefice della “Spinta” militare del 2007 in Iraq, e che dichiara che la caduta di Ramadi “sabota completamente” i piani per liberare Mosul, “Credo che la battaglia per Ramadi sarà abbastanza difficile“. L’ex-generale dei marines Gregory Newbold, consigliere di Obama nel 2008, disapprovava la strategia statunitense in Iraq, invocando l”escalation della campagna aerea e delle forza di terra statunitensi. “Quello che dobbiamo fare… dev’essere così decisivo ed avere un effetto tale che lo Stati islamico ne esca umiliato, come ideologia e come forza”.
Ma la ‘strategia’ statunitense in realtà ha sempre favorito la sua creatura, il ramo mediorientale di Gladio, ovvero Gladio-B, pubblicamente presentato dai media islamo-atlantisti come ‘Stato islamico’. A ribadirlo era la dichiarazione del primo ministro iracheno Haydar al-Abadi, che ammetteva che il SIIL a Mosul, nel giugno 2014, aveva catturato 2300 autoveicoli Humvee, 40 carri armati M1A1, un centinaio di blindati, 52 obici M198 e 74000 fucili d’assalto e armi automatiche. Un arsenale di fatto ceduto ai terroristi taqfiri dagli statunitensi e dai loro alleati ex-baathisti della fazione Husayn, presenti nell’amministrazione e nelle forze armate irachene. Intanto, presso Mosul, a conferma del coinvolgimento di Gladio nelle operazioni terroristiche in Medio Oriente, un agente dei servizi segreti turchi (MIT) operativo nel SIIL veniva catturato dai peshmerga, durante i combattimenti del 24 maggio nel villaggio di Sehelil, presso Mosul, che avevano lasciato 17 peshmerga e 35 terroristi morti. L’agente del MIT proveniva dalla provincia di Erzurum dove fu arrestato in Turchia per omicidio e condannato a 30 anni di carcere, poi rilasciato solo per aderire al SIIL come agente dei servizi segreti turchi. L’agente turco veniva consegnato al comando centrale dell’intelligence curda di Zerevani.

L'agente dell'intelligence turca dello Stato islamico catturato dalla mizlia curda

L’agente dell’intelligence turca dello Stato islamico catturato dalla milizia curda


Terroristi dello Stato islamico catturati dalle forze irachene

Riferimenti:
Analisi Militares
Anfenglish
Cassad
Mondialisation
NEO
RussiaToday
StopWar
Uskowi on Iran
Uskowi on Iran
Uskowi on Iran
Zerohedge

In Iraq, le forze iraniane schierano un nuovo sistema lanciarazzi multiplo (MLRS)

In Iraq, le forze iraniane schierano un nuovo sistema lanciarazzi multiplo (MLRS)

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 1.899 follower