I 10 motivi per cui l’occidente ha ucciso la Guida libica Muammar Gheddafi

Panafricain 20 maggio 201625304-26tyxxL’ex-leader libico Muammar Gheddafi fu ucciso “perché pensava che l’Africa era matura per sfuggire alla povertà coi propri mezzi, svolgendo il proprio ruolo nella governance globale“, aveva detto il presidente del Ciad Idris Deby, in un’intervista. Secondo il Capo di Stato ciadiano, era essenziale “farlo tacere”, aggiungendo che “la storia registrerà che gli africani non hanno fatto molto. Ci hanno ignorato e non fummo consultati. Gheddafi era sconvolto e imbarazzato“. “Fu lo stesso con Patrice Lumumba, in Congo. Perché l’uccisero? Perché Gheddafi fu ucciso? (…) Siamo fornitori di materie prime. Ma guardate dove siamo? Siamo molto arretrati“, ha detto il leader del Ciad da Abeche, la seconda città del Ciad.
Ecco in 10 punti perché Gheddafi doveva morire:ras1_continental_world1) – Il primo satellite africano RASCOM-1
Fu la Libia di Gheddafi ad offrire la prima vera rivoluzione in Africa dei tempi moderni: assicurando la copertura universale del continente per telefonia, televisione, radio e molte altre applicazioni come telemedicina e istruzione a distanza; per la prima volta, una connessione a basso costo diventava disponibile nel continente, anche nelle zone rurali, con il sistema del ponte radio WMAX. La storia inizia nel 1992, quando 45 Paesi africani crearono la società RASCOM per avere un satellite africano e ridurre i costi di comunicazione nel continente. Le chiamate da e verso l’Africa allora avevano le tariffe più costose del mondo, perché c’era una tassa di 500 milioni di dollari che l’Europa incassava ogni anno dalle conversazioni telefoniche, anche all’interno dei Paesi africani, per il transito dei satelliti europei come Intelsat. Il satellite africano costava solo 400 milioni da pagare una sola volta, senza mai più pagare 500 milioni di affitto all’anno. Quale banchiere non finanzierebbe un progetto del genere, ma l’equazione più difficile fu: come lo schiavo si sbarazza dello sfruttamento servile dal padrone se cerca aiuto da quest’ultimo per raggiungere questo obiettivo? Così, Banca mondiale, Fondo monetario internazionale, Stati Uniti, Unione europea ingannarono questi Paesi per 14 anni. Nel 2006, Gheddafi pose fine all’inutile agonia dell’elemosina dai presunti benefattori occidentali che praticano prestiti a tassi usurari; la Guida libica mise sul tavolo 300 milioni di dollari, la Banca di Sviluppo africana 50 milioni, la Banca per lo Sviluppo dell’Africa occidentale 27 milioni, così l’Africa dal 26 dicembre 2007 ebbe il suo primo satellite per telecomunicazioni della storia. Nel processo, Cina e Russia s’inserivano, questa volta vendendo la loro tecnologia e permettendo il lancio di nuovi satelliti sudafricani, nigeriani, angolani, algerini e anche di un secondo satellite africano, lanciato nel luglio 2010. Ci aspettiamo per il 2020 il primo satellite al 100% tecnologicamente costruito sul suolo africano, in particolare in Algeria. Il satellite competerà con i migliori del mondo, ma a un costo 10 volte inferiore, una vera e propria sfida. Ecco come un piccolo semplice gesto simbolico di 300 milioni può cambiare la vita di un intero continente. La Libia di Gheddafi è costata all’occidente non solo 500 milioni di dollari all’anno, ma miliardi di dollari di debito ed interessi che tale debito avrebbe generato all’infinito e in modo esponenziale, mantenendo il sistema occulto per spogliare l’Africa.rascom-1__12) – Base monetaria dell’Africa, Banca centrale africana, Banca di investimenti africana
I 30 miliardi di dollari sequestrati da Obama appartengono alla Banca centrale libica, previsti dalla Libia per la creazione della federazione africana attraverso tre progetti faro:

3) – Banca di investimenti africana a Sirte, in Libia e creazione nel 2011 del Fondo monetario africano con capitale di 42 miliardi di dollari a Yaounde,

4) – Banca centrale africana ad Abuja, in Nigeria, la cui prima emissione monetaria africana significava la fine del franco CFA attraverso cui Parigi domina alcuni Paesi africani da 50 anni.

5) – E’ comprensibile dunque ancora una volta la rabbia di Parigi contro Gheddafi. Il Fondo monetario africano doveva sostituire eventualmente tutte le attività sul suolo africano con cui il Fondo monetario internazionale, con solo 25 miliardi di dollari di capitale, ha saputo piegare un intero continente con privatizzazioni discutibili, obbligando i Paesi africani a passare dai monopoli pubblici a quelli privati. Sono gli stessi Paesi occidentali che chiesero di divenire membri del Fondo monetario africano e, unanimemente, il 16-17 dicembre 2010 a Yaounde gli africani respinsero tali lussuriosi, decidendo che solo i Paesi africani fossero membri del FMA.

I cinque fattori che motivarono Nicolas Sarkozy a combattere la guerra contro la Libia, secondo David Ignatius del Washington Post, “Blumenthal ricevette le informazioni sulla Libia da un ex-agente della CIA:
6) – Desiderio di una maggiore quota di petrolio libico;
7) – Aumentare l’influenza francese in Nord Africa;
8) – Migliorare la situazione politica interna in Francia;
9) – Offrire all’esercito francese la possibilità di ripristinare la sua posizione nel mondo;
10) – Rispondere alle preoccupazioni dei suoi consiglieri sui piani a lungo termine di Gheddafi per soppiantare la Francia come potenza dominante in Africa occidentale”.
Su quest’ultimo punto, il memorandum menziona l’esistenza del tesoro di Gheddafi, 143 tonnellate d’oro e quasi altrettanto di argento, trasferite da Tripoli a Sabha nel sud della Libia, una quindicina di giorni dopo l’avvio dell’operazione militare. “Quest’oro fu accumulato prima della ribellione e aveva lo scopo di creare della valuta panafricana supportata dal dinaro d’oro libico. Questo piano doveva fornire ai Paesi africani francofoni l’alternativa al franco CFA“.detteTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Alessandro Lattanzio sulle e-mail segrete di Hillary Clinton riguardo al-Qaida (AUDIO)

creepsTeheran (Radio Italia IRIB) – Alessandro Lattanzio, saggista, redattore della Rivista Eurasia è intervistato dalla nostra Redazione per esaminare le nuove rivelazioni apparse sui media internazionali riguardo il fatto che Hillary Clinton era al corrente della creazione di gruppi terroristici come al-Qaida. Per ascoltare la versione integrale dell’intervista potete cliccare qui.

Scontro al Cremlino sulle email segrete di Hillary Clinton

What Does It Mean 6 maggio 2016

largeUn intrigante rapporto del Consiglio di Sicurezza che circola al Cremlino suggerisce che una “guerra di parole” sia scoppiata tra il Direttore del Servizio di Sicurezza Federale (FSB) Aleksandr Bortnikov e la Presidentessa del Consiglio della Federazione Valentina Matvienko sulla questione della diffusione ai media occidentali di decine di migliaia di e-mail classificate top secret ottenute dall’Intelligence Estera (SVR) dal computer (server di posta elettronica) privato ma non protetto dell’ex-segretaria di Stato e candidata presidenziale degli USA Hillary Clinton. Secondo il rapporto, dal 2011 gli analisti della SVR hanno seguito “seriamente” l’hacker rumeno Marcel Lazar Lehel (alias Guccifer) dopo che aveva tentato, senza successo, di entrare nel sistema informatico della Rete TV della Federazione RT. A seguito del monitoraggio del SVR sugli hacker internazionali, continua il rapporto, le attività di Guccifer furono seguite e registrate (sia fisicamente che elettronicamente) permettendo agli analisti dell’intelligence, nel 2013, non solo di rilevare la violazione del computer privato della segretaria Clinton, ma di copiarne tutto il contenuto. Poco dopo che il SVR aveva ottenuto decine di migliaia di messaggi di posta elettronica classificati top secret dal computer privato della segretaria Clinton, nota la relazione, la presidentessa di RT Matvienko ne autorizzava personalmente la pubblicazione “parziale”, il 20 marzo 2013, pubblicando l’articolo “Piratate le email su Bengasi di Hillary Clinton: articolo completo, ma che i media mainstream occidentali quasi ignorarono all’epoca. Non fu che lo scorso gennaio (2016), la relazione rileva, che i media statunitensi riferivano della fuga sulle e-mail della segretaria Clinton, quando Vice News pubblicava l’articolo intitolato Petrolio libico, oro e Gheddafi: la strana email di Sidney Blumenthal ad Hillary Clinton del 2011 che confermava il nostro rapporto del 1° agosto 2014 su ciò che realmente spinse la segretaria Clinton ad ordinare la distruzione della Libia. Il direttore dell’FSB Bortnikov era “assai furioso” verso la presidentessa Matvienko per l’autorizzazione della pubblicazione dei messaggi di posta elettronica della segretaria Clinton, continua il rapporto, per via dei timori che gli statunitensi potessero scoprire la fonte originale della violazione al sistema, come gli Stati Uniti fecero esattamente aiutando il governo rumeno nelle indagini che provocarono l’arresto di Guccifer in Romania, il 22 gennaio 2014, perseguito anche negli Stati Uniti a giugno dello stesso anno. Dopo l’arresto, Guccifer, secondo il rapporto, fu condannato per pirateria informatica a 7 anni di carcere in Romania. Nel marzo (2016), il rapporto continua, la presidentessa Matvienko “suggeriva” ai “colleghi” che, per via delle “opinioni” del Presidente Putin favorevoli al candidato presidenziale Donald Trump, il Consiglio di Sicurezza della Federazione doveva considerare la pubblicazione di tutte le mail top secret della segretaria Clinton, nel tentativo di aiutarlo contro una persona (Hillary Clinton) le cui catastrofi globali sono ben documentate e che è anche “odiata” dal popolo russo.
Pochi giorni dopo che la presidentessa Matvienko aveva espresso il suo pensiero al Consiglio di Sicurezza sulle email della segretaria Clinton, nota il rapporto, il regime di Obama, il 31 marzo scagliava Guccifer dalla cella in Romania agli Stati Uniti dove rimane imprigionato in attesa di un processo o di una trattativa su ciò che sa dei fatti nascosti al popolo statunitense da NBC News. Dopo che il regime di Obama ha preso Guccifer in Romania, secondo il rapporto, gli Stati Uniti lanciavano un contrattacco disinformativo contro la Federazione diffondendo, il 15 aprile, i documenti trattati dalla CIA denominati Panama Papers, diffondendo accuse infondate e non documentate contro molti uomini d’affari e politici della Federazione, e che l’FSB descrive come “avvertimento” al Cremlino che la pubblicazione di messaggi di posta elettronica classificati top secret della segretaria Clinton creerebbe ancor più danni al popolo russo. Anche se il rapporto del Consiglio di Sicurezza non dimostra in modo conclusivo chi vincerà questo braccio di ferro sulla pubblicazioni delle email top secret della segretaria Clinton, porrebbe alcune domande sull’effetto che potrebbero avere (se pubblicate) non solo sulle presidenziali negli Stati Uniti, ma anche sulle relazioni USA-Russia.usru4Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Bugie e delirio ad Aleppo

Alessandro Lattanzio, 6/5/2016

us_army_psychological_operations_regimental_corps_crest_1492_1_1_grandeIl governo inglese aveva coordinato e pianificato la guerra delle informazioni contro la Siria, volta a migliorare la reputazione della cosiddetta “opposizione armata moderata”, ovvero le varie fazioni terroristiche sostenute dalla NATO. Contraenti privati assunti da ministero degli Esteri e ministero della Difesa del Regno Unito animavano gli uffici stampa e dirigevano la produzione mediatica collegati ai gruppi terroristici della cosiddetta ‘opposizione’ siriana. Il materiale prodotto veniva trasmesso sui media arabi o veniva pubblicato su internet, occultandone l’origine governativa inglese. L’Ufficio sicurezza e antiterrorismo del ministero degli Interni inglese agiva in parallelo nel Regno Unito per “cambiare comportamento e atteggiamento” dei musulmani inglesi dedicandosi alla produzione “su scala e ritmo industriali” di messaggi rivolti alla comunità musulmana nazionale. In entrambe le operazioni di propaganda, all’estero e in patria, il ruolo del governo inglese veniva nascosto dato che tale propaganda veniva diffusa con la copertura di organizzazioni “indipendenti” nel Regno Unito e dei gruppi armati attivi in Siria. In effetti il ministero della Difesa del Regno Unito riteneva l’informazione elemento essenziale nei conflitti, e quindi aveva sviluppato la dottrina che prevedeva che l’informazione “fosse abbondante, potente e ineludibile quanto il contesto strategico sul terreno o le condizioni meteo“, spiegando come vadano gestite “le comunicazioni strategiche”. Tale operazione di propaganda iniziò quando il governo inglese non riuscì a convincere il Parlamento a sostenere l’operazione militare contro Damasco, nel settembre 2013, intraprendendo un’operazione segreta per influenzare la percezione dei terroristi nella guerra alla Siria. Attraverso il Fondo Conflitti e Stabilità, il governo spese 2,4 milioni di sterline assumendo aziende private che da Istanbul provvedevano “alle operazioni di comunicazione e ai media strategici in sostegno dell’opposizione armata moderata siriana“, nell’ambito di un’ampia operazione propagandistica contro la Siria volta a promuovere “i valori moderati della rivoluzione” e a contribuire a creare una vulgata contro il governo baathista e contro lo SIIL. Il tentativo di fondo era fare identificare presso l’opinione pubblica il legittimo governo siriano con i terroristi dello Stato islamico, ovvero Gladio-B, l’operazione di guerra non-ortodossa attuata dalla NATO contro l’asse Siria-Iraq-Iran, salvaguardando le altre organizzazioni terroristiche islamiste finanziate sempre dalla NATO e dagli Stati wahhabiti del Golfo Persico. Il governo inglese domandò alle aziende private di “selezionare e formare un portavoce in grado di rappresentare tutte le organizzazioni dell’opposizione armata moderata come una sola voce” e di animare un “ufficio centrale dei media dell’opposizione armata moderata attivo 24h, con capacità mediatica“. Una fonte vicina al governo spiegava che il governo inglese controllava il “servizio stampa dell’esercito libero siriano“. L’azienda assunta per provvedere alla propaganda della cosiddetta “opposizione armata moderata” era di Regester Larkin, ex-tenente-colonnello dell’esercito inglese, specialista della comunicazione strategica del ministero della Difesa Regno Unito, che aveva creato la società Innovative Communications & Strategies, o InCoStrat, assunta dal governo inglese, nel novembre 2014. Il portavoce di InCoStrat confermava “InCoStrat fornisce supporto su media e comunicazione all’opposizione moderata siriana per aiutare i siriani a conoscere la realtà della guerra e coloro che ne sono coinvolti“. La società sottolineava la stretta supervisione della sua azione da parte del governo inglese. Un membro aveva parlato anche di “stretto controllo” degli agenti del ministero della Difesa, che incontravano i responsabili dell’azienda tre volte la settimana. “Sapevano fino all’ultima parola“. Gran parte della propaganda creata e diffusa con tali contratti sono bollettini sulle “vittoriose operazioni militari” o video dei terroristi che distribuiscono cibo. Alcuni media, tuttavia, hanno un’ulteriore funzione militare. Per esempio i video su missili superficie-aria portatili che distruggono un elicottero siriano, servono a dire ai terroristi attivi in Siria che i loro gruppi sono ben armati ed efficienti, oltre a trasmette il messaggio, a coloro che armano i gruppi, “che si fa una buona operazione di relazioni pubbliche verso il Pentagono“. I documenti contrattuali indicavano come gruppi appartenenti “all’opposizione armata moderata” organizzazioni come haraqat al-Hazam, che riceveva armi dagli Stati Uniti che poi consegnava ad al-Qaida, e il Jaysh al-Islam, organizzazione terroristica creata dai sauditi.
Esempi di tali operazioni di propaganda volte a supportare l’aggressione all Siria dei terroristi islamo-atlantisti, sono le varie “notizie” allarmistiche quanto fasulle sui “bombardamenti aerei del regime siriano e dei russi” su campi profughi od ospedali civili:
Il 5 maggio, i soliti ‘osservatori dei diritti umani’ affermavano che 28 persone erano state uccise da attacchi aerei su un campo profughi al confine con la Turchia, a Sarmada, nel territorio occupato dai terroristi, nel nord-ovest della provincia di Idlib. Dei video mostravano tende carbonizzate nel campo. “Abu Ibrahim al-Sarmai, un attivista, ha detto che “due attacchi aerei” hanno colpito il campo degli sfollati.… Nidal Abdul Qadir, un funzionario dell’opposizione che vive a circa un chilometro dal campo, ha detto che circa 50 tende e una scuola erano bruciate”. Ora, si dia un’occhiata al video di propaganda diffuso dai terroristi.airstrike2

airstrike3Il campo si trova in una piuttosto ampia e piatta zona. Tende e strutture con teli di plastica sono a 15-30 metri di distanza tra esse, ma i video mostrano i resti di una sola tenda bruciata. I vigili del fuoco, con attrezzature costose, spengono dei fuochi. Si tratta dei “caschi bianchi” finanziati dai governi di Stati Uniti e Regno Unito nell’ambito della loro propaganda anti-siriana. La tenda bruciata dimostrerebbe l’attacco aereo, ma le altre tende, a 10-20 metri di distanza, non presentano alcun danno. Perfino le coperture in plastica sono intatte, e non compaiono persone tranne i “soccorritori”. Niente vittime, né ambulanze, né un solo civile che cerca parenti o beni da recuperare. Non ci sono crateri né frammenti di bombe. “Se questo è stato un attacco aereo, il pilota avrebbe lanciato dei petardi dalla cabina di pilotaggio. Una bomba o un missile aria-terra avrebbe creato un’esplosione che avrebbe spazzato via le tende e scavato dei crateri tutto intorno”. Cos’è successo? Niente, solo un “giornalista” e un paio di “caschi bianchi” che inscenano una farsa, che i media occidentali prendono per oro colato senza alcuna prova del presunto attacco aereo o di ancor più presunte vittime.
Ancora, il Ministero della Difesa russo dimostrava che alcun ospedale fu bombardato da aerei russi o siriani ad Aleppo il 27 aprile, “La notizia del bombardamento dell’ospedale al-Quds spacciata da numerosi media internazionali quale esempio di violazione degli accordi USA-Russia sul cessate il fuoco, è stata analizzata ed oggi vi presentiamo la realtà dei fatti“, dichiarava il Generale di Brigata Igor Konachenkov.
Questa foto, scattata nell’aprile 2016, mostra l’ospedale al-Quds distrutto.
1024741108Quest’altra foto dell’ospedale fu scattata nell’ottobre 2015 e mostra l’edificio sempre nello stesso stato, dimostrando che non ha subito bombardamenti dall’ottobre 2015.1024741575Infatti, l’ONG che supporta i terroristi, MSF (‘Menteurs’ Sans Frontières), parlò di attacco aereo sull’ospedale al-Quds di Aleppo, affermando che 50 persone vi erano morte, tra cui medici e pazienti. Gli Stati Uniti accusarono subito le autorità siriane pretendendo da Mosca che facesse pressione su Damasco. Ma nei giorni precedenti e successivi al presunto bombardamento, ad Aleppo i terroristi bombardarono i quartieri governativi della città, uccidendo più di 100 civili, di cui i media e le pseudo-ONG della NATO (MSF, Amnesty international, HRW ed altra spazzatura ‘umanitaria’) non hanno mai fatto cenno. Tali storie, come tutte le altre relative ad Aleppo (come la storia sui 400000 siriani pronti a fuggire da Aleppo se l’Esercito Arabo Siriano liberasse la città), sono un diversivo dai continui attentati compiuti dai terroristi “moderati” di al-Qaida e Jaysh al-Fatah contro i quartieri governativi di Aleppo.352px-First_Information_Operations_Command_Logo.svgFonti:
Moon of Alabama
Reseau International
Reseau International

La geopolitica del massacro di Odessa

Katehon, 02/05/2016

"Ricordiamo, non dimentichiamo, non ci arrendiiamo, ci vendicheremo!!! Genocidio!"

“Ricordiamo, non dimentichiamo, non ci arrendiamo, ci vendicheremo!!! Genocidio!”

Il 2 maggio 2014 i neonazisti ucraini, con la connivenza diretta delle autorità ucraine, uccisero e carbonizzarono più di 100 persone a Odessa. Secondo alcune stime il numero delle vittime del massacro arriva a 300. Tra le vittime vi erano donne, bambini e anziani. La predeterminata tragedia di Odessa fu un’ulteriore escalation del conflitto nell’Ucraina orientale e dell’inizio delle operazioni nel Donbas.

Golpe filo-occidentale: il primo sangue
Prima degli eventi del 2 maggio 2014, Odessa era uno dei centri di resistenza al colpo di Stato con cui i capi della proteste di piazza pro-UE nella capitale del paese, Kiev, salirono al potere. I politici sostenuti dall’occidente (UE e USA) provocarono scontri con le forze di sicurezza a Kiev. Come risultato di tali provocazioni, il primo sangue fu versato. Cecchini non identificati molto probabilmente subordinati al capo della “difesa” di Majdan Andrej Parubij, provocarono scontri armati con più di un centinaio di morti. Gruppi neonazisti unificatisi a Maidan nell’organizzazione “settore destro” parteciparono attivamente al colpo di Stato. Dmitrij Jarosh, l’allora capo di settore destro, era anche assistente dell’ex-capo del servizio di sicurezza ucraino, Valentin Najvalichenko, noto per gli stretti legami con la CIA.

Il Sud-Est reagisce
I nuovi capi ucraini decisero di sottomettere completamente la politica estera del Paese all’occidente. Il parlamento, da cui i deputati dell’ex-dirigente “Partito delle Regioni” furono cacciati, cominciarono a piazzare nei ministeri neonazisti dichiarati. La legge che protegge lo status regionale della lingua russa e delle altre lingue delle minoranze nazionali fu abolita. Di conseguenza, la maggioranza russofona del sud-est del Paese, che si considera parte del mondo russo, riconobbe le intenzioni del governo chiaramente ostili. Ampie proteste iniziarono nel sud-est dell’Ucraina, e nel marzo 2014 la Crimea tenne un referendum sovrano sulla secessione unendosi alla Federazione Russa, che non poteva lasciare questa strategicamente importante penisola all’incerto futuro geopolitico dell’Ucraina. Nell’aprile 2014, i ribelli nella regione di Donetsk procedettero a creare la resistenza armata a Kiev. Odessa rimase una delle città più strategicamente importanti dove la maggioranza della popolazione non si considera ucraina e non ha alcun desiderio di vivere sotto la nuova Ucraina nazionalista.

L’importanza geopolitica di Odessa
La nuova dirigenza ucraina riconobbe che la perdita di Odessa significava la catastrofe geopolitica che inevitabilmente avrebbe provocato, tramite l’effetto domino, il collasso del Paese. Tale prospettiva si realizzava difatti nella situazione di Odessa: dalla primavera 2014, le forze filo-russe ad Odessa avevano attivamente invitato gli abitanti di Odessa a ripetere lo scenario della Crimea riecheggiando il leader crimeano Aksjonov. Inoltre, Odessa è in prossimità della Transnistria filo-russa, con una base militare russa e forze armate di 15000 militari. Se necessario, la Russia poteva trasferire truppe a Odessa dalla Crimea. Al momento, Odessa rimane l’ultimo grande porto dell’Ucraina, con l’eccezione di Nikolaev e Marjupol il cui destino al momento era in bilico. La flotta ucraina, partita da Sebastopoli ora russa, si basa ad Odessa. Quindi, la perdita di Odessa avrebbe immediatamente comportato la perdita di Nikolaev e l’esclusione dell’Ucraina dal mare. Queste considerazioni spiegano perché i neonazisti ucraini ebbero carta bianca per intimidire la popolazione di Odessa, approfittandone. L’agonia di più di 100 persone, per cui nessuno colpevole è stato punito, fu soprattutto un’intimidazione. Dopo la strage del 2 maggio a Odessa, il movimento pro-russo fu praticamente distrutto.

Il ruolo degli eventi Odessa nell’escalation del conflitto
Tuttavia, il massacro di Odessa portò anche alcune conseguenze impreviste per gli autori. Con la tragedia, l’idea nazionale ucraina si era chiaramente dimostrata mostruosa e disumana. Il fatto che una parte significativa di ucraini abbia accolto con gioia la dolorosa morte di oltre un centinaio di concittadini, dimostra ancora una volta il carattere nichilistico e distruttivo del nazionalismo ucraino. Ciò contribuì all’asprezza delle contrapposizione e scissione definitiva dalla società ucraina. Fu la tragedia di Odessa che di fatto contribuì al radicalismo nel Donbas, fattore principale che ispirò la popolazione e la maggioranza dei volontari delle altre regioni d’Ucraina e dei Paesi della CSI a prendere le armi. Gli autori del massacro di Odessa conservano temporaneamente Odessa, ma persero il Donbas. Per una parte della popolazione ucraina, ciò che successe a Odessa fu un punto di orgoglio. Per gli altri, fu un crimine terribile che dimostra che non avrebbero mai potuto coesistere nel Paese a meno che l’Ucraina sia de-nazificata.

La crescita dei sentimenti anti-ucraini in Russia
Gli eventi ad Odessa e i conseguenti crimini di guerra commessi dagli ucraini contribuivano all’isolamento dell’Ucraina dalla Russia, non solo a livello statale ma anche sociale. Per la prima volta nella storia, l’Ucraina viene percepita distante dalla Russia, e solo negativamente. In precedenza, la dirigenza ucraina poté sfruttare i rimanenti miti dell’era sovietica dell'”amicizia dei popoli” e della vicinanza dei due Paesi, ma in seguito agli eventi di Donbas e Odessa tale meccanismo non funzionava più. La volontà della leadership russa di dialogare con Poroshenko quale “male minore” fu complicata dal rifiuto della società russa di dialogare con gli ucraini. Così, la memoria del massacro di Odessa ostacola gli sforzi della sesta colonna in Russia nel reintegrare il Donbas all’Ucraina.

Martiri del totalitarismo liberale
Da una prospettiva globale, il massacro di Odessa è uno dei tanti episodi in cui l’occidente (Europa e Stati Uniti) ha commesso i peggiori crimini a vantaggio di forze e alleanze geopolitiche. Ciò va di pari passo al sostegno dei terroristi in Siria. Tale politica non è una novità, la natura selvaggia di simili crimini sanguinari fu denunciata la prima volta nella pulizia etnica contro i serbi in Kosovo. Nel complesso, tali crimini dimostrano la vacuità delle promesse “umanitarie” del liberalismo europeo e statunitense.

Poroshenko copre gli assassini di Odessa

Poroshenko copre gli assassini di Odessa

11139009Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 2.259 follower