Turchia e Stato islamico: una cooperazione anti-cinese

Ruben Kruglov, EoT, 18/2/2016

Se lo “Stato islamico” riuscisse ad occupare rapidamente i territori controllati in Afghanistan e Pakistan dai taliban ed annetterli all’autoproclamato “califfato”, la minaccia della destabilizzazione sarebbe alle porte della Cina.7062304455_c395eeaa32_bGli ultimi mesi hanno dimostrato quanto profondamente la Turchia sia coinvolta con lo SIIL. La Turchia ha inscenato gli eventi dello “Stato islamico” per molto tempo, favorendone la attività non solo indirettamente o ufficiosamente. Tuttavia, una dichiarazione ufficiale avvenne nell’autunno 2015 ad Istanbul, che potrebbe essere vista come dichiarazione turca sullo “Stato islamico”. La dichiarazione fu fatta dal capo dell’Organizzazione nazionale dell’intelligence della Turchia Hakan Fidan, che di solito non fa apparizioni pubbliche. Fidan dichiarò: “Lo ‘Stato islamico’ è una realtà. Dobbiamo riconoscere che non possiamo debellare un’organizzazione così radicata e popolare, come lo “Stato islamico”. E perciò esorto i nostri partner occidentali a riconsiderare le precedenti nozioni sui rami politici dell’Islam e mettere da parte la loro mentalità cinica, e insieme annullare i piani di Vladimir Putin per sopprimere la rivoluzione islamica in Siria“. In base a ciò Hakan Fidan trasse la seguente conclusione: è necessario aprire un ufficio o un’ambasciata permanente dello SIIL ad Istanbul, “La Turchia ci crede fortemente”. La storia della dichiarazione del capo dell’Organizzazione nazionale dell’intelligence è curiosa. In primo luogo comparve sui media on-line il 18 ottobre 2015, ma non ebbe molta attenzione. La dichiarazione di Hakan Fidan divenne famosa quando fu ripubblicata sui siti web delle agenzie di stampa il 13 novembre, alla vigilia degli attacchi terroristici di Parigi, nella notte tra il 13 e il 14 novembre. Il caso volle che la Turchia esortasse l’occidente a riconoscere un quasi-Stato che, da parte sua, si rifiuta di riconoscere il diritto degli altri Stati ad esistere. In sostanza, era un appello ad accettare le richieste del terrorismo globale dello SIIL. La pretesa è ben chiara, il giuramento di fedeltà al nuovo califfato.
983033-cpec-1446339827 Cosa significa la partecipazione diretta della Turchia nella vita del promesso “Stato islamico” per il mondo islamico e i suoi vicini (Russia compresa)? Questa domanda diventa più importante oggi, dopo che migliaia di rifugiati sono stati trasportati, non senza la partecipazione della Turchia, dal Medio Oriente all’Europa; dopo l’incidente con l’aereo russo che bombardava lo SIIL, abbattuto dalla Turchia; dopo le ampie affermazioni dei funzionari turchi. A questo proposito va ricordato un altro aspetto importante della politica mediorientale. La caduta del regime di Mubaraq in Egitto e la distruzione dello Stato gheddafino in Libia, all’inizio della “primavera araba”, quasi fecero crollare i legami economici di questi Paesi con la Cina, la cui presenza economica era in rapida crescita. In questo modo, è comprensibile come gli eventi della “primavera araba” abbiano creato una barriera all’espansione economica cinese in Medio Oriente e Africa, che minacciava gli Stati Uniti. In altre parole, la “primavera araba” era anche uno strumento efficace nelle mani degli Stati Uniti nella competizione globale con la Repubblica Popolare Cinese. Ora, studiando i collegamenti tra Turchia e SIIL, è necessario discutere cosa significhi l’espansione dello “Stato islamico” per la Cina.
Nell’autunno 2015, i media riferirono che le agenzie d’intelligence turche preparavano i terroristi uiguri cinesi. Si potrebbe pensare che il motivo qui siano i tradizionalmente forti legami tra i popoli turchi, oltre alla Turchia interessata a rafforzare l’influenza sulla parte orientale del mondo turcofono, il Turkestan. Tutto questo, naturalmente, è vero. Ma non è tutto. Si tratta anche dei gruppi uiguri addestrati e armati nelle fila dello SIIL. Vi sono sempre più prove della presenza di tali gruppi in Siria. Pertanto, lo SIIL è un nuovo strumento, migliorato dalla “primavera araba”, per destabilizzare il principale concorrente degli Stati Uniti, la Cina. Se lo “Stato islamico” riuscisse a catturare rapidamente i territori controllati dai taliban in Afghanistan e Pakistan e annetterli al loro autoproclamato “califfato”, la minaccia della destabilizzazione sarebbe alle porte della Cina. Le capacità dell’organizzazione califista che vi comparirebbe, con la prospettiva di raggiungere gli uiguri, renderebbero tale destabilizzazione inevitabile. Tuttavia, lo SIIL non è riuscito ad avanzare rapidamente nella zona afghano-pakistana. Ricordiamo cosa scrisse il quotidiano Daily Beast nell’ottobre 2015 con un articolo intitolato “Un’alleanza talebano-russa contro lo SIIL?” Il giornale scrisse che i rappresentanti dei taliban andarono in Cina più volte per discutere il problema degli uiguri del Xinjiang che vivono nel sud dell’Afghanistan. The Daily Beast citò uno dei rappresentanti dei taliban: “Gli abbiamo detto che (degli uiguri) sono in Afghanistan, e che gli abbiamo impedito di compiere attività anti-cinesi“. Gli esperti insistono sul fatto che il Pakistan (le cui agenzie d’intelligence hanno giocato un ruolo decisivo nella creazione dei taliban) passano dagli Stati Uniti alla Cina. Dato che le prospettive di cedere le aree pashtun, proprie e afghani, allo “Stato islamico”, che non si fermerebbe, sono inaccettabili per il Pakistan. Questo è ciò che, ovviamente, ha causato la svolta del Pakistan verso la Cina. E questa volta è stata così drastica che le conseguenze creano una nuova minaccia agli Stati Uniti con l’espansione dell’influenza della Cina.
Durante il Forum sulla Sicurezza di Xiangshan, dell’ottobre 2015, il ministro della Difesa, Acqua ed Energia pakistano, Khawaja Muhammad Asif, annunciò la messa al bando dei terroristi uiguri del “Movimento islamico del Turkestan Orientale” dicendo: “Credo fossero pochi nelle zone tribali, e che siano stati tutti cacciati o eliminati. Non ce ne sono più“. Asif aggiunse che il Pakistan è pronto a combattere contro il “Movimento islamico del Turkestan Orientale”, perché non è solo nell’interesse della Cina, ma anche del Pakistan. Successivamente, nella prima metà di novembre 2015, il giornale cinese China Daily annunciava che la compagnia statale cinese China Overseas Port riceveva dal governo pakistano 152 ettari di terreno nel porto di Gwadar, in affitto per 43 anni (!). Forse è giunto il momento di ammettere che la Cina ha quasi raggiunto il Mare Arabico attraverso la regione d’importanza strategica pakistana del Baluchistan (dove si trova Gwadar) e che il progetto di ampliamento dello SIIL ad oriente non è riuscito ad evitarlo? E’ ovvio che la lotta degli Stati Uniti contro la Cina continuerà in questo senso, motivo per cui la Cina si affretta a consolidare i risultati raggiunti e a creare una propria zona economica nei pressi dello Stretto di Hormuz. China Daily ha scritto: “Nell’ambito dell’accordo, la società cinese di Hong Kong sarà incaricata del Porto di Gwadar, il terzo più grande porto del Pakistan“. C’è un dettaglio degno di nota in questa storia: Gwadar è considerata la punta meridionale del grande corridoio economico cino-pakistano. Questo corridoio inizia nella regione autonoma uigura dello Xinjiang nella Repubblica Popolare Cinese. Ciò significa che la necessità di destabilizzare la Cina diventa ancor più acuta per i suoi concorrenti.
13940407000518_photoi Dato che il Pakistan e i taliban rifiutano di radicalizzare i cinesi uiguri (più di 9 milioni dei quali vivono in Cina), questo ruolo va a, da un lato, alla Turchia come patrona degli uiguri, e dell’altro allo SIIL, in quanto islamista ultra-radicale. Poi, se il corridoio afgano-pakistano per rifornire i gruppi radicali in Cina viene bloccato, per il momento, significa che ne serve un altro. Quale? Ovviamente, il mondo turco, dalla Turchia ai Paesi turcofoni dell’Asia centrale e gli uiguri cinesi. E’ più che probabile che la regione del Volga e il Caucaso del Nord dovranno fare parte del corridoio che serve a Turchia e SIIL per collegarsi agli uiguri. I media cinesi lo sottolinearono alla fine del 2014. A quell’epoca il sito web Want China Times pubblicò un articolo intitolato “I separatisti del ‘Turkestan orientale’ vengono addestrati dallo SIIL e sognano di tornare in Cina“. Il sito riprendeva i dati pubblicati dal media cinese Global Times. Secondo questi dati, i radicali uiguri fuggivano dal Paese per unirsi allo SIIL, addestrarsi e combattere in Iraq e Siria. I loro obiettivi soono avere un ampio riconoscimento dai gruppi terroristici internazionali, stabilire dei canali di contatto ed acquisire esperienza nei combattimenti reali prima di esportare le loro conoscenze in Cina. Global Times riferiva, citando esperti cinesi, che uiguri dello Xinjiang entravano nello SIIL in Siria e Iraq, o nelle sue divisioni nei Paesi del Sud-Est asiatici. Inoltre, la pubblicazione informava che, dato che la comunità internazionale aveva lanciato la campagna anti-terroristica, lo SIIL ora evitava il reclutamento di nuovi membri secondo la propria “base”, preferendo separarli inviandoli in piccole cellule in Siria, Turchia, Indonesia e Kirghizistan.
Il problema uiguro complicò i rapporti turco-cinesi nell’estate 2015. Tutto iniziò in Thailandia. Le autorità decisero di espellere oltre 100 uiguri in Cina. Nella notte tra l’8 e il 9 luglio, gli uiguri turchi attaccarono l’ambasciata cinese a Istanbul, per protestare contro questa decisione. In risposta, le autorità della Thailandia cambiarono posizione e dichiararono che gli emigranti uiguri non sarebbero stati deportati in Cina senza le prove dei loro crimini. Invece… furono deportati direttamente in Turchia! Non fu una decisione nuova, deportazioni di uiguri in Turchia già si erano avute. 60mila uiguri vivono in Turchia. Ciò significa che non si parla di singoli casi di espulsione, ma di concentrazione consistente di gruppi uiguri dai vari Paesi asiatici in Turchia. A luglio il sito arabo al-Qanun citò Tong Bichan, alto funzionario del Ministero di Pubblica Sicurezza cinese, dire: “I diplomatici turchi nel sud-est asiatico hanno dato carte d’identità turche ai cittadini uiguri della provincia dello Xinjiang, inviandoli in Turchia a prepararsi alla guerra contro il governo siriano a fianco dello SIIL“. Infine, solo di recente la risorsa propagandistica dello “Stato islamico” ha registrato una canzone in lingua cinese. La canzone contiene l’appello a svegliarsi diretta ai fratelli musulmani cinesi. Tali appelli fanno parte della campagna anti-cinese lanciata dallo SIIL. Un altro video dei califisti mostra un 80enne predicatore musulmano dello Xinjiang esortare i compatrioti musulmani ad unirsi allo SIIL. Il video mostra poi una classe di ragazzi uiguri, di cui uno promette di alzare la bandiera dello SIIL nel Turkestan. Tutto questo porta alla conclusione che tra gli obiettivi che lo SIIL cerca di raggiungere in cooperazione con la Turchia, vi è l’avvio della “Primavera cinese” in termini piuttosto chiari. Tale obiettivo richiede “collaboratori” presenti nei territori vicini alla Cina, in primo luogo negli Stati turcofoni dell’Asia centrale. Ad esempio, il Kirghizistan, a questo proposito, chiaramente dovrebbe diventare il luogo di concentramento e addestramento dei gruppi radicali.
La grande riformulazione del Medio Oriente cerca di volgersi ad est, in direzione della Cina. Il che significa che nuove gravi fasi di tale guerra non sono lontane.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La strategia confusa di Trump permette un’altra piroetta ad Erdogan

Moon of Alabama 23 febbraio 2017c4piaw9xuaan_re-jpg-largeVi sono due nuovi sviluppi sul fronte siriano. Lo Stato islamico improvvisamente cambia tattica e il presidente turco Erdogan cambia ancora una volta rotta politica. Nelle ultime 24 ore gli annunci sulle vittorie contro lo Stato islamico (SIIL) si susseguivano:
– le forze curde, ascari degli USA in Siria (SDF), hanno annunciato di aver raggiunto la riva nord dell’Eufrate tra Raqqa e Dayr al-Zur, tagliando le linee di comunicazione dello SIIL tra le due città.
– le forze turche e i loro mercenari “ribelli siriani” attaccavano al-Bab ad est di Aleppo per quasi quattro mesi, compiendo pochi progressi e subendo perdite enormi. Il 23 febbraio improvvisamente entravano nella città prendendone il controllo. Diverse fonti sostengono che vi è stato un accordo tra le forze turche e lo SIIL per evacuare al-Bab illeso e con le armi. Non è ancora noto quale prezzo abbia pagato la Turchia per l’accordo.
– a sud di al-Bab, l’Esercito arabo siriano avanzava ad est verso l’Eufrate liberando diversi villaggi. La mossa siriana è in gran parte volta a tagliare la strada tra le forze turche presso al-Bab e le forze dello Stato islamico a Raqqa. (Questo potrebbe comportare una corsa).
– più a sud un altro gruppo dell’Esercito arabo siriano avanza su Palmyra.
– nella città orientale di Dayr al-Zur, il presidio dell’Esercito arabo siriano è assediato dalle forze dello Stato islamico. Poche settimane prima la situazione sembrava disastrosa, ma con rinforzi arrivati in elicottero e la massiccia interdizione dell’Aeronautica russa, la posizione resiste abbastanza bene. Nei giorni scorsi i difensori hanno preso diverse colline allo SIIL in ritirata.
– in Iraq, esercito, polizia e milizie governative avanzano da sud su Mosul. Il 23 febbraio, l’aeroporto della città cadeva nelle loro mani dopo qualche combattimento. Come ovunque, lo SIIL ha cessava la resistenza e si ritirava. Solo poche retroguardie oppongono una blanda resistenza.
Anche se lo SIIL era sotto pressione ovunque, la ritirata improvvisa su tutti i fronti nelle ultime 24 ore è sorprendente e suggerisce qualche sincronicità. Un ordine centrale deve esser stato emanato per ritirarsi nelle aree tra Raqqa in Siria e a sud di Mosul in Iraq. Ma lo SIIL non ha dove andare in quelle zone. Mosul è completamente circondata e Raqqa in sostanza isolata. Dopo i massacri che hanno commesso ovunque, i combattenti dello SIIL non possono aspettarsi alcuna pietà. Si sono fatti nemici dappertutto e a parte qualche (in Arabia Saudita) chierico radicale, non hanno amici che possano aiutarli. Le ultime ritirate probabilmente non sono che i segnali della resa. Lo SIIL continuerà a combattere finché non sarà completamente distrutto. Ma per ora i capi dello SIIL hanno deciso di preservare le forze. Ci si chiede cosa abbiano intenzione d’inscenare per il loro ultimo spettacolo. Un atrocità di massa contro i civili nelle città che occupano?
Quando verso la fine del 2016 la sconfitta delle forze ascare dei “ribelli siriani” ad Aleppo est era prevedibile, il presidente turco Erdogan passò dal sostenere i radicali nel nord-ovest della Siria a una posizione più indulgente verso la Siria e gli alleati Russia e Iran. La mossa fece seguito a un mese di alterne sollecitazioni dalla Russia e vani tentativi di Erdogan di avere maggior sostegno dagli Stati Uniti. A fine dicembre, i colloqui di pace furono avviati tra Siria, Russia, Turchia e Iran escludendo Stati Uniti ed Unione europea. Ma dopo che l’amministrazione Trump è entrata in carica, la posizione turca cambiava di nuovo. Erdogan ora torna a scommettere su un forte intervento degli Stati Uniti in Siria che favorirebbe i suoi piani per installare in Siria un governo islamico controllato dai turchi: “Ankara sa oggi che Trump è aggressivo nei confronti dell’Iran e ha dato la sua benedizione all’Arabia Saudita. Pertanto Erdogan assume una nuova posizione: si nasconde dietro l’Arabia Saudita, imitando l’ostilità degli Stati Uniti verso l’Iran e, in effetti, fa dichiarazioni ancora una volta contro il Presidente siriano Bashar Assad”. La nuova posizione turca è stata confermata dalla visita del senatore John McCain alle YPG curde e alle forze speciali statunitensi ad Ayn al-Arab. McCain ha attraversato la Turchia. Le precedenti visite alle YPG dell’inviato speciale Brett McGurk furono condannate da Ankara. Senza un vero accordo, tali buffonate di McCain non sarebbero permesse. Gli Stati Uniti sono alleati con le YPG curde in Siria sorelle del gruppo curdo PKK in Turchia, che il governo turco combatte da decenni. I combattenti delle YPG sono bravi a affidabili combattenti. Collaborano con le forze speciali degli Stati Uniti e sono ben considerati. La Turchia promette d’inviare truppe di terra con le forze saudite per liberare Raqqa dallo SIIL. “L’esperienza dimostrata dai militari sauditi nello Yemen combinata al valore militare turco nell’operazione “Eufrate Shield” in Siria, sicuramente sarà salutata dai militari degli Stati Uniti”. Ma ci sono grandi questioni strategiche in gioco e un certo accordo tra Stati Uniti, Turchia e Arabia Saudita è stato trovato: “L’improvviso cambio della posizione turca si è verificato dopo una lunga conversazione con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e con la visita del capo dell’intelligence degli Stati Uniti (CIA). Un rimescolamento di carte ha avuto luogo, inducendo un’altra svolta di Ankara sul caso siriano… Le nuove intese USA-Turchia rilanciano un ponte tra il presidente Erdogan e il vecchio alleato degli Stati Uniti, grazie all’escalation delle ostilità verso l’Iran e la ricostituzione di un “asse sunnita” guidato dal presidente turco, compresa la creazione di una zona cuscinetto in Siria come preludio alla partizione della Siria”.
È essenzialmente il ritorno alle posizioni dell’amministrazione Obama del 2011/12. Gli insegnamenti tratti dovranno essere riscoperti. I segnali dai militari degli Stati Uniti ora suggeriscono l’invio di ulteriori truppe regolari a sostegno degli ascari degli Stati Uniti e un’eventuale enclave protetta degli Stati Uniti nella Siria orientate. Le YPG sono l’unica forza di ascari affidabile a disposizione degli Stati Uniti ed hanno bisogno di maggiore sostegno militare per occupare Raqqa. La presenza degli statunitensi sul campo in Medio Oriente non è mai stata una soluzione, e garantisce ampliamento della guerra ed eventuali fallimenti. La visione strategica è contraddittoria. Gli Stati Uniti vogliono combattere le forze radicali sunnite che l’Arabia Saudita cresce e coccola. Anche se lo SIIL viene eroso, nuove forze già avanzano in Iraq. Qualsiasi strategia anti-radicale basata sulla cooperazione con i sauditi fallirà. E’ impossibile che Turchia e YPG/PKK combattano fianco a fianco, visita di McCain o meno. Gli Stati Uniti perderebbero la loro unica forza di affidabili ascari in Siria, se facessero causa comune con Erdogan nella lotta per Raqqa. Qualsiasi “zona di sicurezza” anti-curda turco-statunitense, nel nord della Siria, finirà sotto il fuoco da ogni dove sul campo. Qualsiasi base degli USA in Siria sarà bersaglio di varie forze regolari e irregolari. A lungo termine, i nuovi piani sono condannati e l’ultima inversione di Erdogan difficilmente porterà vantaggi. Ma fino ad allora ci si possono aspettare maggiori spargimenti di sangue e combattimenti in Siria. Come Eljah Magnier osserva: “La politica degli Stati Uniti in Siria sembra frenetica e inverosimile, senza alleati potenti ed efficienti non può riprendere le città allo SIIL con i soli ascari curdi. E la “luna di miele” tra Washington e Riyadh avrà certamente un effetto negativo sostanziale sulla guerra in Siria. Ciò consentirà di ravvicinare ancor più Russia e Iran, e la tensione tra Stati Uniti e Russia dovrebbe aumentare: da un lato (gli Stati Uniti) vogliono la partizione e dall’altra (la Russia) vuole una Siria unita senza al-Qaida e SIIL, e senza la Turchia che ne occupi il nord e il ritorno dell’Arabia Saudita nel Bilad al-Sham. A questo punto è difficile speculare su ciò che tale scontro su obiettivi incompatibili produrrà sul campo in Siria”.13022017Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Putin al consiglio del Servizio di Sicurezza Federale

Kremlin 16 febbraio 2017

Vladimir Putin ha partecipato a una riunione annuale allargata del Consiglio del Servizio di Sicurezza Federale (FSB) per discutere i risultati del FSB nel 2016, nonché i compiti prioritari per garantire la sicurezza nazionale della Russia.fsb-putinPresidente della Russia Vladimir Putin: Buon pomeriggio.
Questi incontri annuali del Consiglio del FSB ci danno la possibilità d’incontrarci e non solo di analizzare a fondo e rivedere i risultati dei lavori dell’Agenzia nel periodo, ma anche di discutere a lungo le più importanti questioni della sicurezza nazionale in generale e delinearne le priorità per il futuro immediato e a lungo termine. L’FSB ha un ruolo chiave nella protezione del nostro ordine costituzionale e la sovranità del nostro Paese, e nel proteggere il nostro popolo dalle minacce in patria e all’estero. Lasciatemi dire fin dall’inizio che i risultati dello scorso anno sono stati positivi e mostrano un buon sviluppo. Ciò riguarda il vostro lavoro nel contrastare il terrorismo e l’estremismo, una serie di riuscite operazioni di controspionaggio, i vostri sforzi nel combattere la criminalità economica, e in altre campi. Viene assicurato un elevato standard di sicurezza nei grandi eventi pubblici, tra cui le elezioni della Duma di Stato e le elezioni regionali e locali. Vorrei ringraziare dirigenti e personale per l’atteggiamento coscienzioso verso il lavoro e la tempestività ed efficienza prestata nelle loro funzioni. Allo stesso tempo, le esigenze verso qualità e risultati del vostro lavoro crescono costantemente. La situazione globale non è divenuta più stabile o migliorata nell’anno passato. Al contrario, molte minacce e sfide sono diventate più acute. La rivalità politico-militare ed economica tra i responsabili delle politiche globali e regionali e tra i singoli Paesi è aumentata. Vediamo sanguinosi conflitti continuare in numerosi Paesi in Medio Oriente, Asia e Africa. Gruppi terroristici internazionali, in sostanza eserciti terroristici, che ricevono sostegno tacito e talvolta anche aperto da certi Paesi, prendono parte attiva in questi conflitti.
Al vertice della NATO lo scorso luglio, a Varsavia, la Russia è stata dichiarata principale minaccia dell’Alleanza per la prima volta dal 1989; la NATO ha ufficialmente proclamato che contenere la Russia è la sua nuova missione. E’ con tale obiettivo che la NATO continua ad espandersi. Questa espansione era già in atto, ma ora credono di avere più serie ragioni per farlo. Hanno intensificato il dispiegamento di armi strategiche e convenzionali oltre i confini degli Stati membri principali della NATO. Ci provocano costantemente e cercano di attirarci nel confronto. Vediamo continui tentativi d’interferire nei nostri affari interni, nel tentativo di destabilizzare la situazione politica e sociale nella stessa Russia. Vediamo anche la recente grave fiammata nel sud-est dell’Ucraina. Questa escalation persegue il chiaro obiettivo d’impedire agli accordi di Minsk di andare avanti. Le attuali autorità ucraine, ovviamente, non vogliono una soluzione pacifica a questo problema molto complesso e hanno deciso di optare per l’uso della forza, invece. Per di più, si parla apertamente di organizzare sabotaggio e terrorismo, in particolare in Russia. Ovviamente, è una questione di grave preoccupazione.
Gli eventi e le circostanze che ho menzionato richiedono che i nostri servizi di sicurezza e d’intelligence, in particolare al Servizio di Sicurezza Federale, concentrino al massimo attenzione e impegno sul compito fondamentale della lotta al terrorismo. Abbiamo già visto i nostri servizi d’intelligence assestare potenti colpi ai terroristi e loro complici. I risultati dello scorso anno lo confermano: il numero di crimini connessi al terrorismo è diminuito. Il lavoro di prevenzione ha portato anche risultati. Il FSB e le altre agenzie di sicurezza, con il Comitato Nazionale Antiterrorismo in qualità di coordinatore, hanno impedito 45 reati connessi al terrorismo, di cui 16 attentati pianificati. Meritano speciale gratitudine per questo. È necessario continuare gli sforzi attivi per identificare e bloccare l’attività dei gruppi terroristici, eliminarne la base finanziaria, impedire le attività dei loro emissari provenienti dall’estero e le attività pericolose su Internet, e prendere in considerazione, in questo lavoro, l’esperienza russa e internazionale nel campo. L’omicidio del nostro ambasciatore in Turchia è stato un crimine terribile che in particolare sottolinea la necessità di proteggere i nostri cittadini e le missioni all’estero. Vi chiedo di collaborare con il Ministero degli Esteri e il Servizio d’Intelligence Estero per adottare ulteriori misure per garantirne la sicurezza. Si deve anche lavorare per portare la nostra cooperazione nell’antiterrorismo con i partner esteri ad un nuovo livello, nonostante le difficoltà che vediamo nei vari ambiti della vita internazionale. E’ una priorità, naturalmente, intensificare il lavoro con i nostri partner nelle organizzazioni come Nazioni Unite, CSTO e Organizzazione per la cooperazione di Shanghai. E’ nel nostro interesse comune ripristinare il dialogo con i servizi segreti degli Stati Uniti e degli altri Paesi membri della NATO. Non è colpa nostra che tali legami siano stati tagliati e non si sviluppino. E’ molto chiaro che tutti i Paesi responsabili e gruppi internazionali dovrebbero collaborare nell’antiterrorismo, perché anche semplicemente lo scambio di informazioni su canali e fonti di finanziamento dei terroristi e persone coinvolte o sospettate di legami con il terrorismo, migliorano sensibilmente i risultati dei nostri sforzi comuni.
Le nostre priorità comprendono saldamente la soppressione dell’estremismo. I metodi della protezione devono andare di pari passo con il continuo lavoro di prevenzione. E’ essenziale impedire che l’estremismo trascini i giovani nelle sue reti criminali, e imporre un fermo rifiuto globale a nazionalismo, xenofobia e radicalismo aggressivo. In questo contesto, di grande importanza è il dialogo aperto con le istituzioni della società civile e i rappresentanti delle religioni tradizionali della Russia. I servizi di controspionaggio affrontano maggiori richieste oggi. I dati operativi dimostrano che l’attività dei servizi segreti stranieri in Russia non è diminuita. L’anno scorso, i nostri servizi di controspionaggio hanno fermato 53 funzionari e 386 agenti dei servizi segreti stranieri. E’ importante neutralizzare gli sforzi dei servizi segreti stranieri per accedere a informazioni riservate, in particolare le informazioni riguardanti le nostre capacità tecnico-militari. Ciò rende prioritario migliorare il nostro sistema di protezione delle informazioni classificate comprese nel segreto di Stato, in particolare dato che le agenzie usano il sistema elettronico di circolazione dei documenti. Vorrei sottolineare che il numero di attacchi informatici alle risorse informative ufficiali si è triplicato nel 2016 rispetto al 2015. In questo contesto, ogni agenzia deve sviluppare il proprio segmento del sistema statale per individuare e impedire gli attacchi informatici alle risorse informative ed eliminarne le conseguenze.
Il pubblico si aspetta maggiori risultati in settori chiave come la sicurezza economica e la lotta alla corruzione. Vi chiedo in particolare un approfondimento nel monitoraggio dei fondi stanziati per gli appalti della Difesa dello Stato (un argomento di cui ho già parlato), i grandi progetti infrastrutturali, la preparazione di grandi eventi internazionali e l’attuazione dei programmi federali socialmente mirati ed importanti. Purtroppo, vediamo ancora molti casi di fondi statali sottratti o indebitamente appropriati. La protezione affidabile dei nostri confini statali ha un ruolo importante nel garantire la sicurezza globale del nostro Paese. La priorità è chiudere i canali attraverso cui membri di gruppi terroristici ed estremisti internazionali entrano in Russia, e porre fine a ogni forma di contrabbando, dalle armi alle droghe e a varie risorse biologiche. Naturalmente, dobbiamo continuare il lavoro per sviluppare le infrastrutture di confine non ancora sufficientemente sviluppate, in particolare in Estremo Oriente e nella regione artica.
Colleghi, vorrei sottolineare che continueremo a sostenere i rami centrali e regionali del FSB e ad assicurarci che abbiano le armi e le attrezzature più avanzate. Continueremo anche a prestare attenzione alle disposizioni in materia sociale per il personale del FSB e i loro familiari. Vi auguro di riuscire a proteggere i nostri interessi nazionali e la sicurezza del nostro Paese e del nostro popolo. Sono certo che continuerete a lavorare sui vostri obiettivi con dignità.
Grazie per l’attenzione.CRIMEA-UKRAINE-RUSSIA-POLITICS-CRISIS-HISTORY-WWIITraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli intrighi contro Trump

Larry Chin, Global Research, 20 febbraio 2017rt_trump_pence_3_jt_160716_4x3_992Con Donald Trump, nulla è come sembra. L’episodio di Michael Flynn esemplifica la natura sfuggente, imprevedibile e letale del conflitto dall’alta posta in gioco che continua a svolgersi. Ciò che è evidente e fuori discussione è che il presidente Trump sia in guerra con lo Stato profondo in tutte le sue forme, comprese significative fazioni della comunità d’intelligence e delle forze dell’ordine. I media mainstream (in gran parte controllati dalla CIA) e praticamente l’intera dirigenza politica. Trump è visto chiaramente come minaccia esistenziale per i loro crimini. Quest’apparato, ad ogni livello, è impegnato in un colpo di Stato. Ciò che non è chiaro, ed è estremamente difficile valutare, è la natura della risposta di Trump ai nemici. Inoltre non è chiara la situazione nella sua amministrazione. Nemici e alleati sono in bilico.

Flynn: il parafulmine
Michael Flynn era centrale per la politica estera di Trump. Flynn era a capo della Defense Intelligence Agency sotto Obama, e ha portato un patrimonio di conoscenze nella comunità d’intelligence nella sua breve ma ricca azione da consigliere per la sicurezza nazionale. Flynn, democratico, era un aperto critico della politica estera di Obama/Clinton e dell’uso deliberato da parte della CIA dei terroristi di al-Qaida/SIIL/al-Nusra in Siria. Ha voluto importanti riforme per la comunità d’intelligence politicizzata. Ha spinto a migliorare le relazioni con la Russia e ha cercato di denunciare e annullare i rapporti dell’amministrazione Obama con l’Iran. Il controverso Flynn è un eroe per la base di Trump, per aver detto di “rinchiudere” Hillary Clinton e “prosciugare la palude”. Trump rispetta Flynn, e sembrava avere problemi con il suo stile combattivo. Era controverso durante il mandato sotto Obama prima di appoggiare Trump, e controverso durante la campagna e le elezioni. Trump ha sfruttato Flynn come consigliere per la sicurezza nazionale invece che in un altro posto di gabinetto, per evitare a Flynn di dover essere brutalmente approvato dal Congresso (e probabilmente non sarebbe passato). Cosa è cambiato?

Dimissioni curiose
L’episodio Flynn è stato descritto come un’insabbiatura senza un crimine. Flynn non ha violato alcuna legge. E’ stato approvato dal FBI, come descritto in questo articolo del Washington Post. (Il Washington Post è uno dei principali organi anti-Trump). Flynn ha agito in modo appropriato ed entro l’autorità di consigliere per la sicurezza nazionale, e non ha (come afferma la propaganda dell’opposizione) negoziato le sanzioni al telefono con l’ambasciatore russo. Le trascrizioni lo confermano. Trump stesso ha più volte sostenuto che Flynn ha fatto il suo lavoro. Perché a Flynn è stato chiesto di dimettersi? Secondo la linea ufficiale della Casa Bianca, Trump e il vicepresidente Mike Pence non erano soddisfatti dalle modalità comunicative di Flynn. Le dimissioni di Flynn sono semplicemente una questione di protocollo interno? Un problema di chimica o di lotta per il potere nella cerchia di Trump? Se sì, qual è la natura del problema e perché non è gestito internamente? Chi e cosa ha reso pubblico uno scandalo drammatico e dannoso?309126432_0-0785“Sangue nell’acqua”
Come succintamente descritto da Julian Assange di Wikileaks, “una battaglia incredibile per il dominio si svolge tra il governo degli Stati Uniti eletto e la comunità d’intelligence che si considera il “governo permanente””. La cacciata Flynn è il risultato di una “campagna di destabilizzazione di spie statunitensi, democratici e stampa”. Dal punto di vista dello Stato profondo, una grande vittoria è stata ottenuta con la cacciata di Flynn, decapitando l’amministrazione Trump ancor prima di esser completamente formata. Trump ha perso un membro chiave della sua cerchia, e il resto cadrà presto. Trump ha dimostrato gravi debolezze, e queste vengono attaccate con gusto e violenza. Secondo il Wall Street Journal, la comunità d’intelligence non riceve informazioni da Trump. (Trump e il suo ODNI lo negano). I lealisti di Obama, in particolare, lavorano contro. Secondo Glenn Greenwald , i rivelatori dello Stato profondo che hanno denunciato Flynn ci sono riusciti compiendo dei reati. Lo Stato profondo è ora ancora più incoraggiato e potente. Secondo l’ex-congressista Dennis Kucinich, “qualcosa di sbagliato succede nella comunità d’intelligence, che vuole riaccendere la guerra fredda tra Stati Uniti e Russia, in modo che l’asse militare, industriale e d’intelligence ci guadagni“. “Svegliati America!” Secondo Eli Lake di Bloomberg, l’episodio di Flynn è un “assassinio politico”, dove Trump “ha ceduto all’opposizione burocratica e politica“. La CNN (la voce della CIA e della dirigenza politica) ha dichiarato che la rete non cede alla narrativa russa e di Flynn. Ovviamente ne avrà il materiale per il crescente tentativo d’impeachment dei democratici e repubblicani anti-trump. Uno dopo l’altro, CIA/media potranno semplicemente denigrare tutti i membri del gabinetto Trump, e lo stesso Trump, finché sarà rimosso. C’è “sangue nell’acqua”. Come piranha, i nemici di Trump sono in frenesia. Ma Trump, difatti, è “alle corde”? O Trump come Muhammad Ali “li metterà alle corde”?

Cambio di carte
Dopo una giornata di attacchi dei media, Trump ha preso a Twitter ed ha rapidamente istituito una conferenza stampa, durante cui ha invertito pubblicamente la narrazione in maniera aggressiva. Le fughe sono la vera storia. Trump: la vera storia è la fuga illegale. Le fughe, non Flynn, i problemi nell’amministrazione, la “Russia”. “Le fughe sono reali. La notizia è falsa“.

E’ una provocazione?
La speculazione intrigante, non riportata dai media mainstream, è che l’intero caso Flynn sia una complessa provocazione, una trappola tesa deliberatamente da Trump per smascherare i rivelatori, nell’ambito di un’operazione contro lo Stato profondo. Questa operazione, a sua volta, fa parte del programma “Prosciugare la palude”; la pulizia radicale e tanto attesa per scovare la dirigenza politica. Vi sono diversi resoconti che sostengono in modo convincente che si tratti di una provocazione:
Le dimissioni del generale Flynn sono un elaborato stratagemma per smascherare i rivelatori
Le dimissioni di Flynn sono una provocazione?
Attenti, rivelatori (Diario dell’operazione delle fughe di Trump)
Secondo un’analisi dettagliata (citando fonti del’intelligence russa), l’episodio Flynn era una classica “trappola canarino” ideata da Trump e Flynn in coordinamento con l’FBI e altri rami dell’intelligence e delle forze dell’ordine, per esporre e cogliere i rivelatori e le corrotte figure dei media che lavorano per lo Stato profondo: Il cambio del FBI terrorizza i media statunitensi.
Flynn aveva diretto contemporaneamente le operazioni contro le principali reti del narcotraffico internazionale legate a CIA, islamisti e Clinton. Robin Townley, aiutante di Flynn impegnato in questa operazione, si vide improvvisamente negare il nulla osta della sicurezza dalla CIA, nonostante Townley l’avesse avuto per anni. La CIA ha creato lo scandalo Flynn/Russia per ritorsione. “L’ombra” del generale Michael Flynn di Trump. Secondo il resoconto, Flynn e la sua squadra sarebbero rimasti operativi, lavorando nell’Ufficio informazione e ricerca. Ciò suggerisce che Flynn non sia stato davvero “licenziato”, ma trasferito a un ruolo più segreto, per motivi pratici. La sanzione ufficiale del Tesoro degli USA sul caso contro la rete di Samark Jose Lopez Bello, guidata da Flynn, il 13 febbraio 2017, può essere letta qui. L’operazione/trappola di Flynn non finisce qui (i media non hanno smesso di diffondere materiale appositamente trapelato), e non sarebbe l’unica provocazione che l’amministrazione Trump attua. Secondo Jack Posobiec dei Cittadini per Trump e suo forte sostenitore, Trump ha utilizzato con successo le provocazioni nella campagna presidenziale e nell’elezione. Secondo Posobiec, la storia del piano di Trump di utilizzare la Guardia Nazionale per rastrellare gli immigrati era intenzionale. The Associated Press c’è cascata. Ulteriori prove della tanto attesa massiccia campagna di pulizia per “drenare la palude” comprende il “bagno di sangue” del 7.mo piano del dipartimento di Stato da parte del segretario di Stato Rex Tillerson, e il licenziamento di numerosi dipendenti, presumibilmente per non aver superato i controlli. Craig Deare, alto funzionario del NSC, è stato appena licenziato per aver espresso opinioni in contrasto con l’agenda di Trump.3caeec8900000578-4174310-image-a-15_1485839768432Yemen
Il ruolo di Flynn nell’incursione nello Yemen potrebbe anche aver innescato la rappresaglia della CIA. Questa operazione rischiosa ha provocato la morte di 14 militanti di al-Qaida (inclusi dei capi operativi), di 25 civili e del Navy Seal William “Ryan” Owens, e il ferimento di sei soldati statunitensi. Anche se i dettagli rimangono oscuri, il raid nello Yemen sembra aver scontrato le Forze Speciali dei Navy Seals con al-Qaida. Dato che al-Qaida è una facciata della CIA, il conflitto è essenzialmente tra la squadra militare-intelligence di Trump e la CIA. L’obiettivo sembra essere stato avvertito, portando la squadra delle Forze Speciali dei Navy Seal ad affrontare una fiera resistenza. (Forse la CIA aveva avvertito i propri agenti nello Yemen?) Anche se pesantemente criticato dai media mainstream come “pasticciato” e “disastroso”, l’amministrazione l’ha visto come un “grande successo”, raggiungendo l’obiettivo principale, i documenti dell’intelligence a supporto delle future campagne antiterrorismo. La squadra dei Navy Seal ha portato via un “tesoro” d’intelligence su cd per computer, telefoni cellulari e file. Flynn e la sua squadra agisco secondo l’intelligence contenuta nei file? Ciò ha fatto infuriare ulteriormente la CIA, accelerando la campagna contro di lui?

Il collegamento con la pedofilia
Aggiungendo bizzarria sulla cacciata di Flynn, vi è il collegamento alla pedofilia, o Pizzagate. Dopo la cacciata di Flynn, Hillary Clinton non ha potuto resistere dal postare un greve commento su Twitter, rilanciato dal suo funzionario Philippe Reines: “Cari Mike Flynn e Mike Flynn Jr, fatevi un giro su COMET. E avrete la vostra ossessione sulla pizza… jobs.dominos.com/dominoscareer… Hillary Clinton: Philippe ha il suo modo di dire le cose, ma ha ragione sulle reali conseguenze delle false notizie…” A cosa si riferiva? Nel novembre 2016 Flynn espresse sostegno all’indagine del Dipartimento di Polizia di New York sulle prove e-mail del possibile coinvolgimento di Hillary Clinton in “reati di riciclaggio e sesso con bambini“. Il figlio, Michael G. Flynn (primogenito di Flynn e suo braccio destro) espresse sostegno alle indagini. I messaggi di posta elettronica di John Podesta svelati da Wikileaks indicano ciò che appare una significativa prova sulla rete di pedofili di alto livello della dirigenza di Washington, e più precisamente la parte di una rete che coinvolge Podestà, agenti del Partito Democratico e dei Clinton, e la rete delle pizzerie nel Paese, in particolare Comet ping-pong e Pizza di Washington DC. Numerosi ricercatori indipendenti hanno continuato a cercare tenacemente queste prove, nonostante il forte e pericoloso insabbiamento politico e un grave contraccolpo. Clinton avrebbe potuto scegliere di rimanere in silenzio, ma non poteva resistere dall’insultare Flynn, non più sulla “Russia” o su Trump, ma sul Pizzagate. Perché se n’è uscita richiamando l’attenzione su questo? Flynn ha subito “conseguenze reali” per qualcosa che non è “reale”?

Turbolenze nella cerchia di Trump: opinioni contrastanti
Nonostante gli avvertimenti continui dei lealisti Trump si è circondato di coloro che sembrano essere dei nemici: neocon repubblicani e anti-Trump; ha riempito la “palude” invece che “prosciugarla”. Trump crede che cooptare e conquistare la dirigenza lo ponga in una posizione più forte? Quanto pesa questo calcolo rispetto ai desideri della base anti-globalista/anti-dirigenza? C’è disaccordo anche fra la base di Trump su ciò che accade. La perdita di Flynn è un duro colpo. Trump è circondato da neoconservatori guidati da Pence. Steve Bannon e Kellyanne Conway sono gli ultimi lealisti rimasti a Trump nella cerchia interno. L’amministrazione Trump è inquinata e compromessa? Il capo dello staff Reince Priebus, ex-presidente del RNC, è visto da sempre più lealisti di Trump come la principale minaccia interna. Secondo Breitbart, Priebus è la talpa, accusato di non volere attuare gli ordini esecutivi, rallentando la conferma dei candidati di gabinetto, e di non fare nulla contro la rete delle “cellule dormienti” di Obama che continua a sovvertire l’amministrazione. Trump, secondo Breitbart, ha lavorato attivamente per sostituire Priebus. Pence e Priebus decisero di estromettere Flynn, secondo Fox News, nonostante le obiezioni di Bannon e Conway, che credevano che Flynn dovesse restare. Secondo Jerome Corsi di Infowars, Priebus non è solo una talpa, ma il “capo dei rivelatori”, e dovrebbe essere il prossimo ad andarsene. Mike Cernovich così come Alex Jones e Roger Stone, vedono Priebus come una minaccia. La fedeltà di Priebus va ai neocon repubblicani e lavora attivamente contro Trump. Il vicecapo dello staff Katie Walsh è stata identificata come possibile rivelatrice ed è indagata. Il 19 febbraio, apparendo alla conferenza stampa della NBC, Priebus si è assunto la colpa sul caso Flynn, definendolo disonesto.

Reince Priebus

Reince Priebus

La minaccia di Pence
Il vicepresidente Mike Pence non è solo un neocon repubblicano, ma un neocon di Bush. Pence ha recentemente partecipato al Super Bowl con George HW Bush, verso cui è servile e che sostiene d’idolatrare. Di cosa Pence ha discusso con Poppy Bush l’arcicriminale e capo dell’apparato criminale che non esita nel voler distruggere Trump? Pence supporta su tutto Bush. Il suo profilo è quello di un nemico di Trump. Ha sostenuto il Patriot Act, la guerra in Iraq, la tortura (si oppone alla chiusura di Guantanamo), la guerra in Medio Oriente e la linea dura con la Russia. Ha sostenuto il rovesciamento della Libia e ringraziato Hillary Clinton di ciò. Sostiene la globalizzazione e il libero scambio, la NAFTA e il CAFTA. È per le grandi aziende e si oppone alle riforme sulla finanza bancaria e in campagna ha elogiato la criminale sentenza della Corte Suprema sul caso Cittadini Uniti a favore delle corporazioni. Lui e Trump sono apertamente in disaccordo sulla Russia, contrasti che l’amministrazione ha respinto blandamente. Pence voleva far fuori Flynn. Pence decide la politica estera di Trump? Pence era contro le operazioni segrete di Flynn? Pence ignora Tillerson, Mattis, ecc.? Il 18 febbraio, nel discorso alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera, Pence vantava che gli Stati Uniti saranno “costanti” nell’impegno per la NATO, che “staranno con l’Europa” ed ha anche minacciato la Russia: “Sappiate questo: gli Stati Uniti continueranno ad accusare la Russia“. Tale presa di posizione bellicosa sovverte la retorica di Trump (riecheggiata da Flynn) che chiede il miglioramento delle relazioni con la Russia, ed antagonizza la NATO, che definiva “obsoleta”. La visione di Pence è in netto contrasto con la frustrazione di Trump nel migliorare le relazioni con Mosca, indebolite dalla propaganda russofoba. Ma è il suo vicepresidente che vomita tale propaganda. La contraddizione Trump-Pence sarebbe uno stratagemma “poliziotto buono/poliziotto cattivo”, o c’è un vero conflitto? Pence è nella posizione ideale per fare di Trump ciò che George HW Bush fece di Ronald Reagan, o Lyndon B. Johnson di John F. Kennedy. Se Trump viene rimosso, l’amante di Bush e russofobo Pence sarà presidente. (E chi avrebbe il presidente Pence come suo vice? Jeb Bush?)

L’esplosiva previsione di un ex-agente della CIA
In una intervista esplosiva per Alex Jones Show, l’ex-agente della CIA Robert David Steele ha espresso i seguenti pareri:
– La NSA ha spiato i cittadini, mentre la CIA causa le fughe di notizie, ed entrambi partecipano al colpo di Stato.
– Reince Priebus è il “Giuda alla Casa Bianca”, permettendo e coprendo la pedofilia. (Nota: in una precedente intervista per RT, Steele definì Priebus agente della CIA presso Trump.)
– Julian Assange “può abbattere il partito repubblicano e Priebus in particolare“.
– Avendo indagato sulla pedofilia per oltre un decennio, Steele dichiarava che “la pedofilia è una tendenza acquisita dai democratici“, e che gente come John Podesta sono “pedofili all’acqua di rose” rispetto a repubblicani, élite bancaria e sauditi.
– La pedofilia è il tallone d’Achille del sistema, e “Trump l’ha capito”.
– Le fondazioni delle corporation e i loro anarchici pianificano massicci disordini a primavera e in estate, tra cui una grande manifestazione a Washington DC a maggio.
In particolare, riguardo Michael Flynn:
– “Flynn è finito nei guai perché diventato troppo arrogante e ha cercato di dire a Mattis e Tillerson cosa fare“. Ma il motivo per cui è stato licenziato, secondo Steele, era che Flynn voleva smascherare la lista dei pedofili di Washington. Uno dei nomi sulla lista era “il migliore amico di Mike Pence“. Steele non l’ha nominato. Chi è?

Tutto va bene secondo Trump
L’amministrazione Trump ha fermamente respinto tutte le critiche e i sospetti sul suo gabinetto. Nella conferenza stampa del 16 febbraio, Trump ha sostenuto che la sua amministrazione “gira come una macchina messa a punto“, che vi è “zero caos” ed ha anche ripetuto l’ampia fiducia in Reince Priebus, che “fa un lavoro fenomenale“. Nell’ultimo Twitter, Trump ha scritto: “Non credo al flusso di (false) notizie dei media. La Casa Bianca opera molto bene. Ho ereditato un pasticcio e lo sto risolvendo“. Trump ha continuato ad attaccare i media, nel comizio del 19 febbraio. Secondo The Hill, Bannon è indignato dalle pretese che lui e Priebus siano in contrasto, e respinge le osservazioni avanzate da Breitbart, la sua ex-pubblicazione. L’ex-agente dell’intelligence Steve Pieczenik respinge la cacciata di Flynn come mossa pragmatica di routine. Secondo Pieczenik, tutto il personale è alla fine “usa e getta”, e ritiene che Flynn non doveva rimanere in carica per molto. A suo avviso, la polemica è esagerata. Il senatore Paul Ryan, capo dei repubblicani e considerato un aspro anti-Trump e nemico dai lealisti di Trump, diffonde voci concilianti, come se fosse con Trump. L’intervista di Ryan su Fox con Sean Hannity è la prima in cui parla positivamente dell’ordine del giorno di Trump. Quando gli è stato chiesto da Hannity che lui e Trump sono considerati in contrasto, Ryan l’ha liquidata come “passato”. Perché Ryan è improvvisamente conciliante? Chi sostituisce ora Flynn come consigliere per la sicurezza nazionale di Trump? Un altro neocon. La lista si restringe a tre candidati: l’attuale sostituto consigliere per la sicurezza nazionale Keith Kellogg, lo stratega militare HR McMaster, e il maniacale ex-ambasciatore alle Nazioni Unite di George W. Bush John Bolton. Robert Harward (Lockheed Martin, ex-funzionario della NSC di George W. Bush) ha rifiutato dopo aver chiesto di avere il proprio personale (Trump ha rifiutato di licenziare il team di Flynn, tra cui KT McFarland).

Verso l’inaspettato
Lo Stato profondo non è “profondo”. Il governo ombra non è nascosto. La criminalità è alla luce del sole come non mai, ed è tutta contro Trump. L’aperta sedizione e il tradimento sono pubblicamente incoraggiati e “sponsorizzati dal governo”. Vi sono inviti aperti a colpi di Stato, anarchia, terrorismo e isteria di massa. Trump è in pericolo, o controlla? Viene rovesciato o guida con successo una guerra di inganno e agguati? Siamo entrati in un territorio inesplorato, con il futuro dell’umanità in gioco. Tutto è in gioco. Nulla è chiaro.ct-trump-pence-huppke-20160715Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Generale McMaster: pappagallo del complesso militar-industriale

Tony Cartalucci, NEO 22/02/2017

635799907110060403-arm-2014-ausa47Recentemente è stato annunciato che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha scelto il Tenente-Generale dell’US Army Herbert Raymond McMaster come Consigliere per la Sicurezza Nazionale. Il New York Times nell’articolo, “Trump sceglie HR McMaster consigliere della sicurezza nazionale”, riferisce: “Il Presidente Trump ha nominato il Tenente-Generale HR McMaster come suo nuovo consigliere per la sicurezza nazionale, accogliendo uno stratega militare ampiamente rispettato e noto nel sfidare il pensiero convenzionale, contribuendo a far svoltare la guerra in Iraq nei giorni più bui”. In realtà, ciò che il Presidente Trump ha fatto è scegliere un uomo che porterà ben poco dei propri pensieri. Invece, testualmente, ripete i discorsi che riflettono l’ordine del giorno che serve gli interessi che guidano la manica di think tanks finanziate dalle corporation finanziarie che da decenni suggeriscono, dopo averla definita, la politica estera di Stati Uniti-Unione europea.

Cosa rappresenta il Generale McMaster
In un discorso tenuto in uno di tali think tank, il Centro di Studi Strategici e Internazionali, finanziato da aziende come ExxonMobil, Hess, Chevron e Boeing, e presieduto da individui come il segretario di Stato del Presidente Trump Rex Tillerson, e da rappresentanti di Lockheed Martin, Raytheon e Betchel, il Generale McMaster sciorina un passo ben studiato che riflette la visione e gli obiettivi collettivi del mondo non solo del CSIS, ma certamente di Brookings Institution, Council on Foreign Relations e una miriade di altri pensatoi politici guidati da interessi precisi. Il discorso, pubblicato sul canale YouTube del CSIS nel maggio del 2016, vede il Generale McMaster nella sua uniforme accusare la Russia d'”invadere l’Ucraina” e la Cina di “sfidare gli interessi degli Stati Uniti ai confini della potenza americana“. Nel descrivere la Cina “sfidare” gli interessi degli Stati Uniti, presenta una mappa della Cina e del Mar cinese meridionale, decisamente non proprio luoghi vicino agli Stati Uniti o in qualsiasi ambito logico e legittimamente vicino alla sfera d’influenza di Washington da poterne giustificare il controllo. Il Generale McMaster accusa Russia e Cina di minacciare gli “interessi degli Stati Uniti” all’estero, non la sicurezza nazionale, sfidando l’ordine internazionale post-Seconda Guerra Mondiale, un ordine certamente creato da e per gli Stati Uniti e gli alleati europei, concedendogli egemonia unipolare militare, socio-politica e finanziaria sul pianeta. Indica prevedibilmente Corea democratica e Iran come minacce per gli Stati Uniti, nonostante non abbiamo mai attaccato gli USA o desiderato o potuto farlo. Accusa l’Iran, in particolare, di “combattere una guerra per procura contro di noi dal 1979“, riferendosi a quando gli iraniani finalmente rovesciarono la dittatura brutale insediata e sostenuta dagli Stati Uniti di Mohammad Reza Shah Pahlavi, nel 1979. Il Generale McMaster accusa l’Iran di “costruire milizie” fuori dal controllo dei governi del Medio Oriente, di sostenerle ed anche di usarle come leva contro di essi, non diversamente da come gli Stati Uniti fanno con le forze di occupazione dispiegate nella regione e con i gruppi terroristici armati, finanziati, addestrati e diretti da Stati Uniti e alleati del Golfo Persico, dal Nord Africa al Medio Oriente, come in Iraq, Yemen, Siria e Libano. Nel discorso del 2016, McMaster passa ad affrontare lo “Stato islamico” (SIIL), presentando una diapositiva dell’estensione territoriale dello SIIL, indicando in modo chiaro le linee dei rifornimenti che vanno direttamente dal membro della NATO Turchia in Siria e Iraq, con una linea secondaria promanante dall’alleata degli USA Giordania. Non fa menzione di chi combatte lo SIIL, raffigurando il conflitto come il cartone animato che i media statunitensi-europei spacciano presso il pubblico. Il Generale McMaster presenta al pubblico una strategia di difesa basata su “deterrenza dell’interdizione e deterrenza alle frontiere a spese dei potenziali avversari“, riferendosi a regioni del pianeta a migliaia di miglia dalle coste degli Stati Uniti, dove cercano di mantenere o riaffermare potere e influenza, o di proiettarle in regioni finora indipendenti da Wall Street e Washington.

Un’agenda perenne
La scelta del Presidente Trump del Generale McMaster a Consigliere per la Sicurezza Nazionale assicura che la sicurezza nazionale resti dominio dei think tanks aziendal-finanziari che hanno definito, deciso e dominato la politica estera degli USA per decenni. I documenti politici che il Generale McMaster cita sempre in ogni suo discorso in un think tank aziendal-finanzierio dopo l’altro, sono i prodotti degli stessi think tank. Che il Generale McMaster identifichi Russia, Cina e Iran come “minacce” agli Stati Uniti non perché cercano di danneggiarli nel proprio territorio o nella logica sfera d’influenza, ma perché semplicemente cercano di proteggere le proprie sfere d’influenza dal sistematico e palese sovvertimento degli Stati Uniti tramite influenza e accerchiamento, indica la continuazione della devastante guerra globale già vista con le amministrazioni di numerosi altri presidenti, come Obama, Bush, Clinton, Bush padre, Reagan e anche Carter. Mentre gli Stati Uniti posano da nazione “democratica” guidata dagli interessi del popolo, è evidente che gli interessi di Wall Street e Washington hanno un ordine del giorno proprio che trascende presidenti “eletti” dal popolo e le politiche che chi ha eletto questi presidenti crede svolgano. I sostenitori del Presidente Trump nel mondo del lavoro subiscono l’illusione che rigetti l’aggressione e il cambio di regime nel mondo degli Stati Uniti, mentre ha appena nominato il Generale McMaster come suo consigliere per sicurezza nazionale, un uomo che apertamente e ripetutamente sostiene la ricerca dell’egemonia globale degli USA, indicando ancora una volta l’inganno perpetrato e come tale preciso ordine del giorno avanzi senza sosta.herbert-raymond-mcmaster-donald-trumpTony Cartalucci, ricercatore e scrittore geopolitico di Bangkok, in esclusiva per la rivista on-line “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora