Russia e Giappone costruiscono la cooperazione economica

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 16.01.2018Come è noto, sia la posizione geografica del Giappone che la necessità d’importare idrocarburi hanno facilitato lo sviluppo delle relazioni del Paese con la Russia. Solo la lunga disputa sulle isole Curili ha impedito al Giappone di diventare uno dei principali partner economici della Russia già diversi decenni fa. Non avendo proprie risorse, la “Terra del Sol Levante”, tuttavia, ha creato una delle industrie più potenti del mondo, importando carburante da vari Paesi. Per cui la Russia, tradizionalmente ricca di petrolio e gas, sebbene vicina al Giappone, non è tra i suoi principali fornitori, a causa dei rapporti annebbiati avutisi tra i due Paesi dopo la Seconda guerra mondiale. Ora, il principale fornitore di idrocarburi del Giappone è il Medio Oriente. L’invio via marittima di grandi vettori energetici lungo le coste meridionali dell’Eurasia è sempre stato difficile e costoso. Negli ultimi anni sono emersi diversi fattori che lo rendono ancora meno conveniente. Si può fare riferimento ad instabilità e minaccia terroristica in Medio Oriente, così come all’Iniziativa One Belt One Road (OBOR). Il Giappone, sconcertato dal rafforzamento delle posizioni della Cina in Asia, non è particolarmente entusiasta dell’OBOR e della “Rotta della Seta del 21° secolo”, che mira a unire tutte le rotte marittime lungo le coste dell’Eurasia in un unico sistema, comprese le rotte da cui il Giappone riceve gli idrocarburi dal Medio Oriente. La Cina mette sotto controllo i principali porti su questa rotta e il Giappone inizia a preoccuparsi della sicurezza energetica. Tutto questo accade con l’indebolimento delle posizioni degli Stati Uniti nella regione Indo-Pacifica, considerati tradizionale alleati e partner dei giapponesi. Ovviamente, tali processi nella loro integrità fanno sì che il Giappone riveda le relazioni con la Russia. Ora, la cooperazione tra Russia e “Terra del Sol Levante” è attivamente promossa nell’energia, nelle finanze e nei trasporti. La fine del 2017 fu notevole per le molte notizie sulla cooperazione russo-giapponese. Ciò è legato alla riunione regolare del capo del Ministero degli Esteri della Federazione russa Sergej Lavrov e Tarou Kouno, del Ministero degli Esteri del Giappone, svoltasi il 24 novembre a Mosca. I due ministri discussero in dettaglio le questioni sull’interazione bilaterale, comprese le prospettive dell’attività economica congiunta sulle isole Curili. Lo stesso giorno si svolse la 13.ma riunione della Commissione intergovernativa russo-giapponese sulle questioni economiche e commerciali, in cui erano presenti il Primo Viceprimo ministro russo Igor Shuvalov e il Ministro degli Esteri del Giappone Tarou Kouno. Furono discussi i temi della cooperazione russo-giapponese nei trasporti, energia e alte tecnologie. Furono trattati i seguenti argomenti: partecipazione del Giappone allo sviluppo dei giacimenti di gas dell’Artico e dell’Estremo Oriente russo, progetti di investimento congiunti e molte altre questioni. A conclusione dell’incontro, Tarou Kouno annunciava che le relazioni russo-giapponesi hanno un enorme potenziale e che è necessario fare tutto il possibile per attuarle. Subito dopo l’incontro di entrambi i capi del Ministero degli Esteri russo e giapponese, e la riunione della Commissione intergovernativa, una notizia dopo l’altra apparve sui mass media, a proposito della cooperazione delle maggiori aziende russe e giapponesi.
All’inizio di dicembre 2017, a Mosca, il Presidente del Comitato di gestione di Gazprom, Aleksej Miller, incontrava Nobuhide Hayashi, Presidente della Mizuho Bank Ltd, una delle più grandi organizzazioni finanziarie del Giappone, con cui Gazprom coopera dal 1999. L’argomento dei negoziati era la possibilità della partecipazione del capitale di Mizuho Bank nei progetti strategici di Gazprom, a cui l’azienda russa inizierà a lavorare nel 2018. Mizuho Bank può investire in progetti come i gasdotti Power of Siberia-1, TurkStream, Nord Stream 2 e l’Amur Gaz Processing Plant ed altro. Allo stesso tempo, i mass media informavano dell’inizio della produzione di gas naturale liquefatto (GNL) sul primo processo di trasformazione del nuovo impianto russo costruito nella penisola di Jamal nell’ambito del progetto “Jamal LNG“. L’impianto è costruito con la partecipazione di compagnie russe e straniere, utilizzando il giacimento Tambej Sud come base delle risorse nel distretto autonomo Jamalo-Nenets della Federazione Russa. L’8 dicembre 2017, il primo carico di GNL partiva su una nave cisterna da Sabetta, il porto artico russo al centro della rotta del Mare del Nord. Il lancio della seconda e terza parte del progetto, noti come processi di trasformazione, è previsto per il 2018-19; tuttavia la capacità operativa già produce 5,5 milioni di tonnellate di GNL all’anno. Le parti della joint venture, le società di costruzioni giapponesi JGC Corporation e Chiyoda Corporation, che hanno completato numerosi progetti nel settore gasifero, hanno partecipato allo sviluppo del progetto Jamal LNG. Come è noto, il Giappone è tra i principali importatori globali di GNL, ed è più vicino alla rotta del Mare del Nord di Cina e Corea del Sud. Forse, la “Terra del Sol Levante” sarà il principale consumatore dello Jamal LNG. Il progetto Jamal (??? ‘Jamal LNG’) è di proprietà a maggioranza della società russa Novatek, secondo produttore di gas nella Federazione Russa. Ha partecipato attivamente allo sviluppo dei giacimenti di gas nell’estremo nord della Russia e allo sviluppo della rotta del Mare del Nord. Novatek persegue la cooperazione strategica con i partner giapponesi: a fine novembre 2017 firmava un memorandum d’intesa con le giapponesi Marubeni Corporation e Mitsui OSK Lines, Ltd. Le tre società hanno intenzione di esplorare opzioni per un complesso per il gas naturale liquefatto in Russia, nella Kamchatka, che prevede trasposto e marketing. Secondo il piano, il GNL trasportato da petroliere rompighiaccio lungo la rotta del Mare del Nord, verrà ricaricato su navi cisterna convenzionali per ridurre il costo del vettore. Da questo punto, il GNL sarà consegnato a tutti i Paesi interessati della regione Asia-Pacifico, e prima in Giappone, territorialmente vicino alla Kamchatka. Si prevede che le società giapponesi effettueranno importanti investimenti nel progetto. Inoltre, è stato riferito che il progetto ha il sostegno del governo della regione Kamchatka, in quanto parte del gas sarà utilizzato per le esigenze di questa regione della Federazione Russa.
Il trasporto è la sfera più importante della cooperazione russo-giapponese. Come accennato in precedenza, la Cina e la “Rotta della Seta del 21° secolo” svolgono un ruolo sempre più significativo nel traffico merci marittimo lungo le coste meridionali dell’Eurasia, in cui il Giappone non desidera partecipare da partner di minoranza. Non è impossibile che la “Terra del Sol Levante” abbia bisogno di vie di comunicazione alternative con i Paesi del continente eurasiatico, liberi dall’influenza cinese. A tale proposito, il Giappone mostra interesse per la ferrovia transiberiana russa e la rotta del Mare del Nord lungo le coste settentrionali dell’Eurasia. All’inizio di dicembre 2017, l’holding Russian Railways annunciava la creazione di uno sportello unico per le società giapponesi che intendono inviare carichi in Russia ed Europa dai porti dell’Estremo Oriente russo, e lungo la Transiberiana. I rappresentanti delle aziende giapponesi possono ricevere tutte le informazioni necessarie sulla gestione dei trasporti sul territorio della Federazione Russa in breve tempo. A metà dicembre 2017, si seppe che le principali società commerciali giapponesi SBI Holdings e Hokkaido Corporation decidevano di unire gli sforzi per assistere le piccole aziende giapponesi che desiderano fare affari in Russia. Le imprese che desiderano aprire strutture e condurre affari sul territorio della Federazione Russa riceveranno supporto finanziario e informativo. Pertanto, si può concludere che le relazioni russo-giapponesi possano prosperare. È auspicabile che le parti consolidino il successo raggiunto e la cooperazione tra Russia e Giappone si sviluppi costantemente con vantaggio reciproco e dell’intera regione Asia-Pacifico.Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Annunci

Evoluzione della cooperazione interregionale tra Russia e Cina

Dmitrij Bokarev New Eastern Outlook 05.01.2018La cooperazione regionale offre maggiore profondità e solidità alle relazioni economiche tra i due Paesi. Dimostra il livello di fiducia reciproca e facilita l’instaurazione di relazioni veramente strette, l’integrazione economica e culturale. Comprendendo ciò, Russia e Cina incoraggiano i contatti tra le loro regioni. Una delle importanti tendenze della cooperazione interregionale russo-cinese è il Progetto Volga-Yangtze. Nel 2013, in accordo con l’approvazione del Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, fu creato il gruppo di lavoro congiunto sulla cooperazione nei settori economico e umanitario per le regioni del distretto federale del Volga della Federazione Russa e le Rotte Superiori e Centrali del fiume Yangtze in Cina. Il Distretto Federale del Volga comprende 14 entità territoriali della Federazione Russa, con quasi 30 milioni di abitanti (20% della popolazione russa). Le zone superiori e medie del fiume Yangtze comprendono cinque province cinesi e Chongqing, un comune autonomo con una popolazione di 360,6 milioni di persone. Entro la fine del 2017, le parti si sono scambiate diverse visite e hanno avuto alcune riunioni congiunte. Sono stati raggiunti accordi di cooperazione commerciale ed economica tra l’amministrazione dell’Oblast di Nizhnij Novgorod (il cui centro amministrativo, Nizhnij Novgorod, è anche il centro amministrativo del distretto federale del Volga) e le province cinesi Anhui e Sichuan. Nel complesso, si può notare che la cooperazione tra queste grandi unità regionali di Russia e Cina si sviluppa abbastanza lentamente. Ciò per via di molti ostacoli legislativi, l’assenza di condizioni favorevoli per gli scambi commerciali e il rigoroso regime dei visti tra i due Paesi. Tuttavia, molti specialisti ritengono che se queste difficoltà venissero rimosse, le relazioni tra Distretto Federale del Volga e Rotte Alta e Media del fiume Yangtze hanno un futuro luminoso. Inoltre, l’interazione tra Cina e Kraj Altaj della Federazione Russa è notevolmente aumentata di recente. La cooperazione nell’economia, nell’istruzione e nella cultura si sviluppa tra la suddetta regione russa e la Cina. La base della cooperazione economica tra Kraj Altaj e Cina è il commercio di prodotti agricoli. Come è noto, il Kraj Altaj è tra le principali entità territoriali della Federazione Russa nell”agricoltura. Il mercato cinese dei prodotti alimentari è uno dei principali mercati per l’esportazione in questa regione. La Grande Cina acquista periodicamente grandi volumi di farina, cereali e miele dell’Altaj Inoltre, il Kraj Altaj è il più grande fornitore di olio vegetale russo della Cina. Nel 2015, la regione vendette alla Cina 5,4 mila tonnellate di farina e più di 26 tonnellate di miele (nove volte la quantità di miele acquistato dai cinesi nel 2014). Nel giugno 2016, l’amministrazione del Kraj Altaj informò dell’aumento del quadruplo del fatturato economico estero con la Cina nell’ultimo anno. Oltre ad altri prodotti, la Cina acquistava centinaia di tonnellate di gelato dall’Altaj. Nel 2017 questa tendenza continuava. Il Kraj Altaj ha il commercio più vivace con la regione autonoma dello Xinjiang Uygur, territorio autonomo nel nord della Cina. Il trasporto di merci avviene su strada attraverso Kazakistan e Mongolia. Tuttavia, l’eccedenza di cereali osservata nel Kraj Altaj e la domanda in costante crescita della Cina di prodotti alimentari di qualità e prodotti agricoli di base richiedono ad entrambe le parti l’espansione del commercio e l’inclusione di nuove regioni della Cina. La crescita delle esportazioni verso la Cina è la principale preoccupazione dell’amministrazione del Kraj Altaj. Va notato che vi sono alcuni ostacoli nella legislazione cinese, che impediscono al commercio russo-cinese di prodotti agricoli di svilupparsi pienamente. Ad esempio, nonostante la crescente popolarità dei prodotti cerealicoli dell’Altaj in Cina, il sistema di quote d’importazione della farina esistente in Cina, impedisce la crescita delle forniture, nonostante la crescente popolarità dei prodotti cerealicoli dell’Alta; queste quote sono solo assegnate alle aziende cinesi.
Oggigiorno, Russia e Cina hanno trattative su annullamento o allentamento delle restrizioni alle importazioni cinesi dei prodotti agricoli, e un certo successo è già stato raggiunto. Pertanto, la Cina è obbligata a sbarazzarsi delle barriere tariffarie entro il 2020, che non corrispondono ai requisiti dell’OMC. Nel novembre 2017 si svolgeva l’incontro tra il Governatore del Kraj Altaj Aleksandr Karlin e Li Hui, l’ambasciatore cinese in Russia, per discutere delle prospettive dello sviluppo del commercio e della cooperazione negli investimenti tra Kraj Altaj e Cina. Oltre ai tradizionali campi, le parti hanno toccato il tema del turismo. Secondo Li Hui, il territorio mostra un notevole potenziale in questa sfera. Nello stesso mese, la delegazione del Kraj Altaj si recava a Shanghai, alla XXI Esposizione Internazionale di Cibo e Bevande, la fiera mondiale cinese su cibo e ospitalità FHC 2017. Gli uomini d’affari e i funzionari cinesi hanno l’opportunità di conoscere i vari prodotti delle Imprese dell’Altaj. In generale, le prospettive della cooperazione economica tra Cina e Kraj Altaj possono essere considerate favorevoli. È noto che l’agricoltura cinese non può soddisfare pienamente le richieste della popolazione del Paese e l’importazione cinese di prodotti alimentari aumenterà nel prossimo futuro. Inoltre, molti cinesi sono preoccupati per l’uso eccessivo di prodotti chimici e alimenti geneticamente modificati, a cui gli agrari cinesi ricorrono per massimizzare i raccolti. Considerando questi fattori, così come i lavori per la liberalizzazione della legislazione commerciale cinese, i produttori russi di prodotti agricoli biologici possono contare su una significativa crescita degli scambi commerciali con la Cina ne prossimo futuro.
Un’altra interessante notizia sulla cooperazione russo-cinese regionale è l’estensione dei contatti tra Cina e Repubblica cecena. Il business petrolifero è la principale sfera della cooperazione economica tra Cecenia e Cina. Nell’aprile 2017, la società cecena OAO “Chechenneftehimprom” e la cinese СРТSA SA firmavano un accordo di cooperazione. I produttori di petrolio cinesi ottenevano l’approvazione per l’esplorazione e lo sviluppo dei giacimenti di petrolio/gas ceceni. Come primo partner straniero della Cecenia nel settore petrolifero, СРТSA SA riceveva la promessa di condizioni operative favorevoli. Secondo le parole del Primo ministro ceceno Abubakar Edelgeriev, le parti s’impegneranno non solo nell’estrazione petrolifera ma anche nella raffinazione del petrolio, influenzando positivamente l’economia cecena. Un’altra sfera d’impegno tra Cina e Cecenia sono le disposizioni sulla sicurezza. Recentemente, la crescita delle minacce terroristiche si notava nella regione autonoma cinese dello Xinjiang Uygur. Per mantenere la sicurezza sul suo territorio, la Cina intende adottare le migliori tattiche antiterrorismo cecene. Con tale visione, nel novembre 2017, la delegazione cinese guidata da Chen Gopin, rappresentante speciale per la lotta al terrorismo e la sicurezza della Repubblica popolare cinese, visitava la Cecenia. Oltre alle questioni sulla sicurezza, i rappresentanti della delegazione discussero dello sviluppo della cooperazione economica coi funzionari ceceni, affermando che la Cecenia è ricca di risorse e ha un notevole potenziale turistico.
In conclusione, si può notare che Russia e Cina sviluppano costantemente la cooperazione tra queste due regioni, che già paga dei dividendi.Dmitrij Bokarev, osservatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Giappone: Shinzo Abe segna una grande vittoria elettorale

Andrej Akulov, SCF, 26.10.2017Dalla seconda guerra mondiale, il Giappone è noto come Paese orientato al pacifismo, che ha negato la guerra come strumento della politica nazionale. Ciò potrebbe cambiare presto. Il 22 ottobre il Primo ministro giapponese Shinzo Abe segnava una vittoria importante nelle elezioni nazionali. Il suo Partito Democratico Liberale e il Partito Komeito, piccolo partito di coalizione, si sono assicurati almeno 312 seggi nella camera bassa da 465 seggi, superando i 310 seggi della maggioranza dei due terzi. L’esito delle elezioni ne continuerà le politiche perseguite dall’incarico nel 2012; linea dura sulla Corea democratica e stretti legami con Washington, specialmente sulla cooperazione nella Difesa. La vittoria aumenta anche le possibilità del primo ministro di vincere il prossimo turno, a settembre, come leader del Partito Liberale Democratico. Questo potrebbe estenderne la premiership al 2021. Adesso Abe è in procinto di diventare il più longevo primo ministro del Giappone dalla Seconda guerra mondiale. Il successo elettorale dà anche al premier più tempo per l’attuazione dei piani per rivedere la costituzione pacifista del Giappone, prerequisito per aumentare capacità ed opzioni militari del Giappone. “Questa è stata la prima elezione in cui abbiamo fatto della trasformazione costituzionale il pilastro della nostra piattaforma politica”, aveva detto il 23 ottobre. La costituzione rinuncia all’uso della forza nei conflitti internazionali, proibendo atti di belligeranza. Mentre l’articolo 9 vieta tecnicamente il mantenimento di forze armate permanenti, è stato interpretato dai successivi governi giapponesi per permettere le forze di autodifesa, come sono note le forze armate, per scopi esclusivamente difensivi. I cambiamenti storici del 2015 consentono una limitata autodifesa collettiva e di aiutare un alleato attaccato. Qualsiasi cambiamento nella costituzione del Giappone, che non è mai stata modificata, richiede l’approvazione innanzitutto di due terzi del parlamento e poi un referendum pubblico. La coalizione di Abe e del partner ha tale maggioranza. Con la “supermaggioranza” in entrambe le camere, il premier ha mano libera legislativa. La modifica costituzionale sarà ancora una dura battaglia, dato che l’opinione pubblica si oppone all’emendamento. Attualmente, la spesa militare del Giappone ammonta a circa l’1% del PIL. La più alta dal 1945. Alcuni legislatori spingono per aumentarla di un 20%, soprattutto alla luce delle preoccupazioni sull’impegno statunitense nella regione. Uno degli obiettivi della sicurezza nazionale del presidente degli Stati Uniti Trump è spingere gli alleati a contribuire maggiormente alla propria difesa. Trump deve visitare il Giappone all’inizio di novembre. Circa 50000 truppe statunitensi sono sul suolo giapponese, tra cui la Settima Flotta, un considerevole contingente dei Marines e il più grande stormo dell’US Air Force. Ogni anno il Giappone spende 2 miliardi di dollari per ospitarli. In futuro, probabilmente sarà possibile introdurre nuove capacità difensive coi sistemi Aegis Ashore o Terminal High Altitude Area, dato che il LDP ha sostenuto ulteriori spese per la difesa a tali scopi.
La coalizione di governo discute la necessità che il Giappone schieri missili superficie-superficie per migliorare la deterrenza nei confronti della Corea democratica, compresa la capacità di neutralizzare i missili balistici nordcoreani sui siti di lancio. Il Giappone ha finora evitato di prendere il controverso e costoso passo di acquisire bombardieri o missili da crociera dal raggio abbastanza ampio da colpire altri Paesi, affidandosi invece agli Stati Uniti per combattere i nemici. Ma la crescente minaccia posta dalla Corea democratica aggiunge peso all’argomento secondo cui il Giappone ha bisogno di una propria capacità di attacco. Sembra che Tokyo cerchi di procurarsi missili da crociera Tomahawk dagli Stati Uniti. I missili sarebbero utilizzati per attaccare lanciamissili e strutture di lancio nordcoreani. I Tomahawk sarebbero probabilmente dispiegati a bordo dei cacciatorpediniere equipaggiati col sistema di lancio verticale Aegis e Mark 41. Significherebbe che il Giappone potrebbe attaccare bersagli situati sul gran parte della massa terrestre. Il Giappone analizza molto attentamente l’acquisto degli Aegis Ashore con capacità di difesa missilistica fissa a terra. Aegis Ashore utilizza lo stesso sistema di lancio verticale Mark 41 (VLS) dei cacciatorpediniere dell’US Navy usati per sparare i BGM-109 Tomahawk. Proprio come i cacciatorpediniere e gli incrociatori statunitensi, che utilizzano il sistema di combattimento Aegis e il suo sistema di Mark 41 VLS, il Giappone potrebbe integrare i Tomahawk nelle proprie strutture Aegis Ashore. Ciò dimostra che la preoccupazione della Russia sulla capacità dei Mk-41 di lanciare missili da crociera in Europa, violando il trattato INF, è giustificata. Se i VLS possono farlo in Giappone, potranno farlo in Romania e Polonia. Dopo l’attacco missilistico, i 42 F-35A Joint Strike Fighters del Giappone potrebbero attaccare per degradare la rete radar e le difese aeree della Corea democratica. Il Giappone potrebbe anche acquistare missili ad alta precisione, come il Joint Air-to-Surface Standoff Missile (JASSM) della Lockheed Martin Corp o il Missile Joint Strike a corto raggio. Il Giappone attualmente prevede di acquistare 3 droni a lunga autonomia RQ-4 dagli Stati Uniti. Ciò consentirebbe all’aviazione delle forze di autodifesa giapponesi di effettuare simultaneamente operazioni di ricerca, tracciamento e valutazione dei danni su tutta la Corea democratica e altrove.
La vittoria elettorale non significa che l’aumento della potenza militare abbia il sostegno pubblico. In questo momento l’opposizione è debole, avendo la maggiore forza d’opposizione, il Partito Democratico, nel caos. L’affluenza del voto è stata del 53,68 per cento, la seconda più bassa dal dopoguerra. La Corea democratica è un pretesto per i piani militari, che altrimenti avrebbero poche possibilità di passare. La posizione dura sulla Corea democratica non è l’unico elemento della politica estera del premier. Gli elettori hanno evidentemente sostenuto la sua politica di confronto con la Cina. La politica sulla Russia è ampiamente sostenuta. Dall’incarico, il premier ha attuato la politica del ravvicinamento con la Russia. Durante la visita ufficiale a Mosca nell’aprile 2013, Russia e Giappone stipularono la dichiarazione congiunta per avviare la cooperazione multilaterale, tra cui la riunione regolare dei ministri degli Esteri e della Difesa per consultazioni nel formato “2+2”. Russia e Giappone si sono riuniti regolarmente. Al vertice di Sochi, nel maggio 2016, Abe annunciò il “nuovo approccio” verso la Russia. Nel settembre 2017, riunitisi al Forum Economico Orientale, i leader discussero la questione delle isole Kurili. Il Presidente Putin incontrerà Shinzo Abe al Vertice Asia-Pacifico (APEC) in Vietnam, nel novembre 2017. Un ulteriore miglioramento delle relazioni Russia-Giappone è cruciale per la politica estera di Shinzo Abe che ha il sostegno degli elettori, rafforzando la posizione del premier prima delle elezioni vinte in modo così spettacolare.Il Giappone indice elezioni parlamentari straordinarie
Vladimir Terehov, New Eastern Outlook 27.10.2017

Come previsto, le elezioni straordinarie alla Camera bassa del Parlamento, tenutesi in Giappone il 22 ottobre, sono culminate nella vittoria del Partito Democratico Liberale. Dal 23 ottobre, sul totale di 465 seggi parlamentari, il destino di due non è ancora chiaro. Tuttavia, non importa dato il risultato delle elezioni, ossia il LDP che insieme al suo “partner minore” Komeito, ottiene la maggioranza qualificata nella camera bassa del Parlamento giapponese. A sua volta, basandosi sui dati della distribuzione dei seggi nel nuovo parlamento, il Primo ministro Shinzo Abe (che aveva avviato le elezioni straordinarie) ha ragione di parlare della forte fiducia che il popolo giapponese gli ha espresso, sia personalmente che sulla politica estera e interna perseguita dal suo governo. Conseguenza importante del risultato delle elezioni è il forte calo del peso degli scandali che si sono moltiplicati intorno al Gabinetto dei Ministri guidato da Abe, e degli attacchi correlati dell’opposizione. Durante una conferenza stampa sui piani immediati, svoltasi il giorno dopo le elezioni, Abe chiariva che non ha intenzione di “perdere tempo” nell’attuale sessione straordinaria del parlamento per esaminare la sostanza delle accuse rivoltegli dall’opposizione, ma che invece la questione sarà rinviata alla prossima sessione regolare, che avrà inizio il prossimo gennaio. Nei prossimi mesi non vuole “perdere troppo tempo” scontrandosi coi parlamentari dell’opposizione.
Con alcuni importanti dubbi, il Primo Ministro riceve carta bianca nell’attuazione di determinate misure in economia, sicurezza e cambiamenti costituzionali. Tuttavia, giudicando dal discorso post-elettorale, Abe non intende escludere la discussione sui cambiamenti costituzionali con l’opposizione, nonostante l’esistenza della maggioranza necessaria al parlamento. Le dimensioni del successo del primo ministro e del LDP che guida, superano le previsioni più ottimistiche degli esperti alla vigilia delle elezioni. Questo successo è particolarmente significativo nel contesto della partecipazione alle elezioni dei 18enni, ammessi per la prima volta al voto elettorale. L’attuale premier è particolarmente popolare tra i giovani. Tuttavia, alcuni esperti concordano sul fatto che la vittoria del LDP sia associata alle peculiarità del sistema elettorale e generalmente mettono in dubbio l’interpretazione dei risultati delle elezioni passate come espressione di sostegno incondizionato della popolazione alla coalizione al governo. La sconfitta dell’opposizione è dovuta al caos completo in cui si trovava alla vigilia delle elezioni. Il partito della Speranza, particolarmente ottimista, formato un mese prima delle elezioni dalla governatrice di Tokyo Yuriko Koike, ha ottenuto solo 50 seggi classificandosi al terzo posto tra i partiti parlamentari. In retrospettiva, si potrebbe sostenere che questo fosse prevedibile tenendo conto della “natura secondaria” del programma del partito della Speranza rispetto al LDP. Per esempio, Yuriko Koike ha cercato di lanciare il termine “giurisprudenza” nell’arena dei meme politici. Ma tale meme però si riferisce direttamente all’originale “abenomics”, la cui apparizione nel 2013 (dopo il ritorno del LDP al potere alla fine del 2012) non era altro che una sintesi giornalistica del nuovo corso economico proclamato da Abe. Contro lei personalmente e il partito che guida, vi è stato anche il rifiuto di Yuriko Koike di lasciare il posto di governatrice di Tokyo per concentrarsi completamente sulle elezioni, alla cui vigilia si recò (citando qualche scusa dignitosa) a Parigi. A giudicare dai risultati delle elezioni, l’elettore valutò negativamente le sue “previsioni”. Yuriko Koike, “stella” ascesa all’improvviso l’anno scorso (nelle elezioni parlamentari locali e a governatore di Tokyo), dopo solo un anno si ferma. Lo dimostra la sua “delusione” per i risultati del proprio partito nelle elezioni nazionali. Ancora meno ottimista è il destino dell’altro aspirante politico Seiji Maehara. Asceso assai giovane agli inizi del Partito Democratico all’opposizione, il 1° settembre ne diventava il leader, avendo così l’occasione unica per affermarsi al vertice politico del Paese. Tuttavia, già a fine settembre, apparentemente influenzato (ancora esistente al momento) dal “fenomeno Yuriko Koike”, invitò i membri del DP a votare il partito della Speranza nelle imminenti elezioni. Tuttavia, Koike, situata politicamente ancora più a destra di Abe, è accetta solo all’ala destra del Partito Democratico. Di conseguenza, il partito di opposizione principale s’è diviso, ed era improbabile che il nuovo leader potesse salvarsi da tale naufragio. Tuttavia, da una situazione così cattiva può nascere una fenice. Questa è il caso del frammentato centro-sinistra dell’ex-DP, denominato Partito Democratico Costituzionale, che ha ottenuto il secondo posto alle elezioni con 55 seggi. Un altro risultato significativo di queste ultime elezioni. Il centro di gravità dell’opposizione sarà ora il CDP e il suo leader, il 53enne Yukio Edano (che ha avuto diversi posti ministeriali nel governo di centro del 2010-2012), diventerà la nuova “stella in ascesa” che rimarrebbe nel cielo politico giapponese molto più a lungo dell’altra “stella”, Yuriko Koike. Tutto sarà deciso dalle prospettiva del “vento di destra” dominante nella politica estera giapponese. La sua forza e durata sono significativamente (e oggi, forse semplicemente decisamente) dipendenti dallo stato delle relazioni cino-giapponesi. Se la relazione tra le due maggiori potenze asiatiche migliora, la “stella” Yukio Edano inevitabilmente continuerà a salire.
Infine, va osservato che il rafforzamento delle posizioni nazionali dell’attuale primo ministro ha avuto luogo durante la preparazione di diversi importanti eventi in politica estera. Tra i più importanti, la visita del presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Tokyo, il 5 novembre, e la successiva partecipazione di Abe a una serie di forum dell’ASEAN. I principali temi politici dei prossimi colloqui statunitensi-giapponesi e il lavoro dei forum dell’ASEAN includeranno le questioni della penisola coreana e del Mar Cinese Meridionale, così come le relazioni con la Cina. Nel complesso, la valutazione degli esperti giapponesi sull’attuale primo ministro come politico di maggior successo del Paese negli ultimi decenni va riconosciuta corretta. Ciò è confermato dal completo successo del nuovo attacco da samurai intrapreso da Abe nella lotta politica interna. L’attacco è stato condotto in condizioni di elevate incertezze e rischi che hanno accompagnato la decisione delle elezioni parlamentari straordinarie.Vladimir Terekhov, esperto della regione Asia-Pacifico, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Disperazione energetica e fallimento di Trump

Caleb Maupin, NEO 24.09.2017Nonostante i discorsi sulla Russia nel 2016 ed argomentazioni ed accuse al riguardo, la politica statunitense verso il Paese più grande della Terra permane. Ciò è dovuto al fatto che la politica è guidata dalla ricerca di Wall Street dei profitti, non da buoni o cattivi desideri dei singoli politici. Nelle elezioni del 2016, sembrava che una delle maggiori differenze tra Donald Trump e Hillary Clinton fosse la posizione sulla Russia. Trump disse “se possiamo andare avanti con la Russia, sarà è molto bello“. Hillary Clinton tentò di collegare Trump al Presidente Vladimir Putin, che definì “Grande padrino del nazionalismo globale“. Dalle elezioni, i dirigenti politici continuano ad allarmare sulla presunta “ingerenza russa” che avrebbe influenzato la votazione.

La guerra fredda soffia all’Assemblea Generale
Proprio come Barack Obama, le relazioni degli Stati Uniti con la Russia non sono migliorate dalla dipartita di Bush, con Trump che calca la mano anti-russa. Nel discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Donald Trump ha fatto del suo meglio nel rilanciare affermazioni nazionalistiche. Ha ripetuto l’amata frase “America First“. Oltre a un passaggio sull’Ucraina, non ha criticato direttamente la Russia, ma questa omissione era un trucco. Trump ha scelto diversi Paesi da criticare e minacciare. Se Trump fosse stato veramente preoccupato dei diritti umani e dell’esportazione del terrorismo, avrebbe criticato l’Arabia Saudita, come fece per le elezioni. Tuttavia, non l’ha criticata. Se Trump fosse stato preoccupato del caos creato dai narcos, avrebbe criticato il governo del Messico, come fece spesso nella campagna elettorale. Tuttavia, non disse niente. Da comandante degli Stati Uniti, non da politico che cerca voti, Trump attacca solo Paesi amici o alleati con la Russia. Trump fece false dichiarazioni sull’economia iraniana, ignorando i grandi successi della Repubblica Islamica e invocava la possibilità di rivedere l’accordo nucleare. Trump attaccava Cuba, ignorando i vasti miglioramenti nel Paese e la notevole reputazione nell’assistenza medica nel mondo. Trump attaccò il governo del Venezuela, accusandone delle difficoltà il governo socialista bolivariano e nient’altro. Da lì, Trump ha continuato a ripetere il cliché ideologico statunitense: “Il problema in Venezuela non è che il socialismo sia stato attuato male, ma che il socialismo è stato attuato fedelmente. Dall’Unione Sovietica a Cuba fino al Venezuela, ovunque sia stato adottato il vero socialismo o il comunismo, ha provocato angosce, devastazioni e fallimenti. Chi predica i principi di queste ideologie screditate contribuisce solo alla continua sofferenza delle persone che vivono in questi crudeli sistemi“. Per gli spettatori internazionali, ciò appare una dichiarazione strana per un discorso delle Nazioni Unite. Non per nulla, pause sparse e tentativi di farsi applaudire illustravano l’ignoranza di Trump della politica internazionale. Dopo tutto, il vago concetto di “socialismo” è l’ideologia dichiarata del Partito laburista inglese, nonché da numerosi governi socialdemocratici in Europa, Africa e altrove vicini agli Stati Uniti e che non hanno alterato il capitalismo. Tuttavia, per milioni di statunitensi che guardano Trump alla CNN, il discorso ha suscitato l’immagine di un Paese in particolare. Quando Trump cominciò a parlare di “ideologie screditate” e di “vero socialismo o comunismo”, l’immagine richiamata negli USA, nonostante il crollo dell’URSS, era un ufficiale russo in colbacco che abbaiava ordini con greve accento. Lanciandosi in fraseologie da guerra fredda accanto alla frase “America First“, Donald Trump invitava gli statunitensi a ricordarsi il discorso sull'”impero del male” di Ronald Reagan. Non menzionava direttamente il governo della Russia, e non badava ai suoi scopi internazionali. A coloro che hanno visto il discorso negli Stati Uniti, Trump, in effetti, riportava gli statunitensi a 40 anni prima, con slogan “Abbasso i russi! Abbasso i russi!

La politica estera statunitense non è cambiata, ecco perché
Il professore di Harvard, Dr. Marshall Goldman, avrebbe detto “è comprensibile perché il popolo russo consideri Vladimir Putin suo salvatore“. Il successo della leadership di Putin in Russia e la base del fanatismo russofobo di USA ed alleati della NATO poggia su due entità: Gazprom e Rosneft. Da studente di dottorato, Vladimir Putin scrisse sul concetto di “campioni nazionali” o aziende che lavorerebbero non solo per i propri profitti, ma a beneficio del Paese. Scrisse: “il processo di ristrutturazione dell’economia nazionale deve avere l’obiettivo di creare società più efficaci e competitive sul mercato nazionale e mondiale“. Mentre andò al potere alla fine del XX secolo, Putin adottò una rapida riforma economica, imponendo la flat tax del 13%, e soprattutto cominciando a costituire due società statali che divenissero centrali nell’economia. Nel 2006, Gazprom, un’impresa controllata dal governo russo, aveva il monopolio sull’esportazione del gas naturale del Paese. British Petroleum, tra gli altri enti controllati dall’estero o da oligarchie, fu espulsa dagli affari. Nel 2011 Gazprom controllava il 17% della produzione di gas naturale del mondo e il 18,4% delle riserve di gas naturale mondiali. Mentre Gazprom fornisce gas alla Russia ad un tasso ridotto stimolando l’economia nazionale, esporta gas in 25 Paesi. Circa il 60% delle entrate di Gazprom proviene dai mercati esteri. Il 38% del gas naturale dell’Unione europea è ora importato dalla Russia. Perché Wall Street odia Gazprom? La ragione è semplice. Ogni oncia di gas naturale che Francia, Italia, Germania, Repubblica Ceca, Turchia, Austria, Romania, Bosnia-Erzegovina, Polonia, Bulgaria, Finlandia, Macedonia, Lettonia e Lituania acquistano dalla Russia è un’oncia di gas naturale che non viene acquistato negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Questo ente statale e produttivo crea entrate per Putin tagliandogli mercato e profitti. Gazprom è stato utilissimo per il popolo russo, che ha visto espandere notevolmente la propria economia, ma è stato dannoso per i miliardari di Stati Uniti e Gran Bretagna. Anche Rosneft, la compagnia petrolifera controllata dallo Stato, si è allargata. È la 51.ma azienda del mondo dal 2016. Rosneft vende petrolio in tutto il pianeta, non solo in Europa, ma anche in India. British Petroleum e altre corporazioni occidentali sono state costrette a collaborare con Rosneft e a vederla esplorare il fondale artico per l’estrazione di petrolio e gas naturale. La Cina ha continuato a crescere rapidamente negli ultimi decenni e ha bisogno di importare più combustibile per alimentare il crescente apparato produttivo. La Russia fornisce quantità crescenti di petrolio e gas naturale. Nel 2014, Gazprom accettò di fornire alla Cina ogni anno 38 miliardi di metri cubi di gas naturale. Nel 2019, il gasdotto Power of Siberia, in fase di costruzione, inizierà a fornire gas naturale alla Repubblica popolare cinese.Disperazione energetica, non “dominio energetico”
Le sanzioni statunitensi adottate contro la Russia il 2 agosto hanno specificamente preso di mira il progetto Nordstream 2, la costruzione di un nuovo gasdotto con cui la Russia aumenterà le esportazioni nei mercati europei. Mentre si preparavano a votare le sanzioni, i legislatori statunitensi cinguettavano cinicamente di “diritti umani”, “Ucraina” e “omosessualità”. Tuttavia, la lingua usata e gli enti che le sanzioni avrebbero dovuto colpire indicano direttamente le vere motivazioni dell’attacco economico. Il relatore Tim Ryan dell’Ohio dichiarava, alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, senza alcuna vergogna o imbarazzo: “Dobbiamo continuare a concentrarci su come vendere il nostro gas agli alleati in Europa”. La traduzione evidente delle sue parole è “gli europei dovranno acquistare gas naturale dalle società statunitensi, non dai russi“. Mentre varie figure della NATO e dell’Unione europea hanno ceduto alla pressione di USA e Gran Bretagna, e si sono detti contrari al Nordstream 2, la Germania no. La Germania ha votato nettamente per il progetto, poiché l’importazione di gas naturale dalla Russia è molto più conveniente che dal Nord America, in un altro continente oltreoceano. Non dovrebbe sorprendere che i funzionari tedeschi fossero furiosi per le nuove sanzioni statunitensi imposte alla Russia. Le politiche dall’amministrazione Trump guardano allo sfruttamento di petrolio e gas naturale con ottimismo. La frase usata è “dominio energetico”. In realtà, si dovrebbe parlare di “disperazione energetica”. Gli Stati Uniti erano una volta dipendenti da Paesi come Arabia Saudita, Venezuela e Nigeria per il petrolio. Nel 1974, il Congresso USA vietò l’esportazione di petrolio in qualsiasi Paese, tranne il Canada, nel boicottaggio dell’OPEC. Ma ciò fu tutto. L’invenzione dell’estrazione idraulica, in cui petrolio e gas naturale possono essere estratti dallo scisto nel sottosuolo statunitense, ha reso gli USA “indipendenti nell’energia”, e con una produzione di petrolio e gas naturale a livelli record, il divieto dell’esportazione è stato rimosso. Gli Stati Uniti non sono più dipendenti dalle importazioni di energia e il prezzo del petrolio e del gas naturale è diminuito. I produttori statunitensi di petrolio e gas naturale hanno più da vendere che mai e quindi hanno disperatamente bisogno di clienti se vogliono mantenere i profitti. La natura “libera del mercato” disorganizzato della produzione petrolifera ha spinto il mercato statunitense ad essere estremamente inefficiente. Le grandi quattro “super”-compagnie petrolifere competono per esempio con piccole imprese come Devon Energy e Haliburton, tra le altre, in un’irrazionale caccia al profitto. Nonostante l’abbondanza nazionale, gli USA continuano ad importare petrolio da Medio Oriente, Africa e America Latina, mentre ne esportano. Donald Trump non è più responsabile solo dei suoi traffici. È il “capo dello Stato” del Paese. Pressione gli viene posta da forze di tutti i settori dell’economia statunitense. Gas e petrolio vanno venduti e vanno trovati nuovi clienti. Mentre Trump potrebbe avere favorito migliori rapporti con la Russia per ragioni politiche, l’economia statunitense urla con “disperazione energetica”. Wall Street vuole profitti, e ciò significa cacciare la Russia dal mercato. Quindi, nessuno si sorprenda vedendo Trump prendere il podio alle Nazioni Unite e condannare numerosi alleati della Russia, suscitando immagini russofobe da guerra fredda nella psiche statunitense. Non sorprenda che molti Paesi attaccati da Trump siano esportatori di petrolio. Il Venezuela è un concorrente dei magnati petroliferi di Wall Street, così come l’Iran. Va notato che Sadam Husayn e Muamar Qadafi guidavano compagnie petrolifere statali in concorrenza con le supermajor occidentali.

La retorica del mercato libero rifiutata dalla storia
La realtà ironica è che quando Trump ha fatto le sue rampogne anti-comuniste, la prova che fossero dichiarazioni false si trovano nella loro motivazione. Negli anni ’90 la Russia abbracciò il liberismo avanzato da FMI, Banca mondiale e Jeffrey Sachs, economista dell’Università della Colombia. Il risultato fu caos e povertà con Boris Yeltsin, l’amato amico di Bill Clinton. Il ripristino della forza economica della Russia è il risultato della proprietà statale e della pianificazione centrale. La Russia si è allontanata dalla povertà e dal caos con lo sviluppo pianificato di Putin dei “campioni nazionali” sotto controllo statale come entità centrali. Mentre le ciance da guerra fredda di Trump erano ovviamente destinate ad evocare sentimenti negativi sulla Russia, un’altra entità presente era la Cina. La Cina è guidata da un Partito Comunista e la sua economia centralizzata e controllata dallo Stato l’ha resa la seconda economia del mondo. La Cina ha cessato d’essere il malato dell’Asia per essere al centro del progresso e dello sviluppo economico. Solo pochi giorni dopo che Trump spiegò al mondo che socialismo e comunismo falliscono sempre, il treno più veloce del mondo, che collega Pechino e Shanghai, è stato inaugurato. Questo “treno-proiettile” è stato creato da un’ente statale, la Chinese Railway Corporation, secondo un “Piano quinquennale”. Si può immaginare una più definitiva confutazione dell’anticomunismo ciarlatano di Trump? All’Assemblea Generale la Cina annunciò che il prossimo Congresso Nazionale del Partito Comunista del 18 ottobre sarà un “momento chiave nello sviluppo del socialismo con caratteristiche cinesi”. Il fatto che i media statunitensi come la CNN abbiano elogiato Trump per il suo discorso da guerra fredda, e si siano concentrati solo sui commenti sul “Rocket Man” della Corea democratica, dimostra che Trump è stato messo in riga. Come capo del governo degli Stati Uniti, Trump fa il suo lavoro cercando di assicurare profitti all’élite miliardaria degli Stati Uniti, come quasi tutti gli altri presidenti. Questo è più difficile, perché nonostante la mitologia nel discorso di Trump, è il capitalismo, in particolare quello neoliberista statunitense, che fallisce.Traduzione di Alessandro Lattanzio

Un accordo ha appena cambiato il quadro energetico globale

La Rosneft fa acquisizioni in India e la Cina entra in Rosneft con un’interessante partnership a tre vie
Dave Forest, Russia Insider 19/9/2017

Uno dei più grandi eventi sull’energia quest’anno è la Rosneft che acquista l’Essar Oil indiana, dando alla società russa l’aggancio a uno dei più grandi mercati petroliferi e gasiferi emergenti del mondo. E questa settimana la storia è diventata più complessa. Con Rosneft che stipula un altro grande accordo, interessando un altro peso massimo nell’energia, la Cina. Rosneft ha annunciato la vendita di una quota significativa del proprio patrimonio a investitori cinesi. In questo caso, la piccola società di esplorazione e produzione CEFC China Energy. Anche se pochi investitori la conoscono, la CEFC porta un importante capitale nell’accordo, accettando di versare 9 miliardi di dollari per acquisire il 14,16% della Rosneft. L’accordo è storico essendo il primo grande acquisto della Cina nell’industria energetica russa (anche se le imprese cinesi finanziano progetti di esportazione di LNG nell’Artico russo), dimostrando la forza dei legami sempre più stretti tra Russia e Cina nell’ambito energetico. Rosneft e CEFC sono al centro di questi rapporti crescenti. Con le due società che hanno firmato un accordo nel settembre scorso, per l’approvvigionamento a lungo termine di greggio russo per la Cina. L’acquisto delle azioni di questa settimana consolida ulteriormente i rapporti commerciali, e dimostra che la Cina vede la Russia come alleato cruciale nel gioco sull’energia. Ma vi sono implicazioni che vanno oltre. Con la Cina ora ha un accesso ai mercati dell’India, attraverso le aziende da Rosneft recentemente acquisite nel Paese. Questo è uno sviluppo cruciale nel quadro energetico mondiale. Dato che le aziende cinesi non hanno direttamente accesso all’India, nonostante la nazione sia uno dei più importanti soggetti emergenti sul piano energetico. La proprietà della Rosneft potrebbe cambiare ciò e potrebbe aprire opportunità in altre parti del mondo, dato che Rosneft attualmente opera dall’Egitto al Brasile al Venezuela.
Una nota intrigante della storia: CEFC acquista la quota di Rosneft da Glencore e dal fondo sovrano del Qatar, che l’avrebbe acquistato solo nove mesi prima per 12 miliardi di dollari. Ciò significa che questi titolari si accollano una perdita del 25% nella vendita, a meno di un anno dall’acquisto. Ma nel frattempo, Glencore ha stipulato un accordo lucroso scambiando il greggio russo della Rosneft, probabilmente per compensare le perdite con la Rosneft e qualcos’altro. Tutto ciò mostra la complessità di questa rapida evoluzione del mondo dell’energia. Osservando altri accordi energetici di Cina e Russia e l’influenza emergente di queste due superpotenze energetiche in altri mercati chiave, come l’India.

L’accordo Rosneft-Cina risponde a molte domande
Tom Luongo Seeking Alpha 13.09.2017Glencore e l’Autorità per gli investimenti del Qatar vendono la quota della Rosneft, azienda petrolifera russa, a una piccola società cinese, CEFC China Energy Co., per 9 miliardi di dollari. Questo accordo pone molte domande ma risponde anche ad altre. La joint venture tra QIA e Glencore si dividerà la maggior parte della quota di Rosneft con Glencore che mantiene lo 0,5% e QIA il 4,7%. CEFC ottiene il rimanente 14,6% dal gigante petrolifero russo. Inoltre, Glencore conserva l’accordo per 220000 barili al giorno dalla Rosneft. I termini dell’operazione sono stati erroneamente segnalati da Zerohedge con QIA e Glencore che acquistano il 25% della quota con l’accordo stipulato a dicembre. Ma l’accordo da 12 miliardi di dollari è ancora in vigore, con la CEFC che acquista il 75% della quota per 9 miliardi di dollari.

Domande sul Qatar
Quindi, la domanda è perché il QIA vende la quota della Rosneft ora? Il collaboratore della Fellow SA Craig Pirro lo studia da ciò che esce dalla Russia, ritenendolo solo una mossa di Putin. Non sono del tutto in disaccordo, ma Pirro non considera i massicci cambiamenti geopolitici negli ultimi dieci mesi dall’accordo originale. In primo luogo, tali accordi sono sempre motivati dal punto di vista geopolitico. Tutto ciò che coinvolge Qatar, Russia e petrolio è prima e soprattutto geopolitica e non politica del profitto/perdita. Il Qatar acquistò Rosneft come passo per far firmare ai russi la riduzione della produzione OPEC incrementata con forza dai sauditi. Inoltre, il Qatar doveva convincere Putin che non finanziava più i gruppi di al-Qaida che combattono il governo di Assad a Idlib. Dopo che l’accordo fu annunciato, la resistenza nella Siria nordoccidentale cominciò a sbriciolarsi, e il Qatar deve trovare amici più grossi prima di finire appeso da qualche parte. L’Arabia Saudita non ha potuto convincere Putin ad accettare le riduzioni perché non aveva nulla da dare alla Russia. Si ricordi che il rublo ora galleggia liberamente, mentre il riyal saudita no, poiché i sauditi sono in crisi finanziaria e politica mentre i russi escono da una recessione che li avrebbe paralizzati se non avessero svincolato il rublo nel novembre 2014. Quindi, il Qatar entrò a mediare l’accordo, come riportato da Bloomberg e Financial Times lo scorso anno, dando a Putin ciò che voleva per firmare il taglio della produzione. Rosneft ottiene molta liquidità, il Qatar guadagna un alleato nella Russia, il prezzo del petrolio si stabilizza e Glencore ottiene un buon accordo sul petrolio russo. Vincono tutti. Arrivando ad oggi, col Qatar che subisce la forte pressione dei sauditi che ne bloccano le attività, gli Stati Uniti che impongono rigorose sanzioni alle banche europee che fanno affari con l’industria energetica russa e la Cina presa di mira dall’amministrazione Trump su più fronti. Quindi, mentre l’economia di questo accordo sul prezzo corrente delle azioni della Rosneft non ha molto senso, come ha sottolineato Pirro, c’è molto più in gioco, per chi ne è interessato, di qualche centinaio di milioni di azioni di un arbitrato che potrebbe cambiare in pochi giorni.

Risposte dalla Cina
La Cina entra qui per salvare non solo BancaIntesa, la banca italiana che ha provveduto a far fluire gran parte del finanziamento per l’accordo, ma anche il Qatar che ottiene una grande infusione di liquidità in dollari assai necessari. La Russia s’integra ulteriormente nel sistema di negoziazione petrolifera della Cina di Shanghai, tra cui i molto discussi contratti futures convertibili in oro (GLD). Ciò scansa l’accordo dalle nuove sanzioni statunitensi. Infatti, compie un perno perfetto da tali sanzioni. Si ricordi che il segretario al Tesoro Steve Mnuchin ha apertamente minacciato, di nuovo, le banche cinesi di espulsione dal sistema SWIFT. Era per la Corea democratica, ma intimamente collegato all’acquisto di petrolio dei cinesi. Tale minaccia è credibile contro le banche del Qatar. Russia e Stati Uniti hanno già scambi così esigui in dollari da essere irrilevanti sul grande piano delle cose. La Russia già sostituisce Visa con il proprio sistema di pagamento interno denominato Mir. La Cina ha già UnionPay. Ma tale minaccia non è semplicemente credibile contro la Cina, il più grande partner commerciale degli Stati Uniti. Sarebbe un atto di autodistruzione dei mercati globali dei capitali. Inoltre, testerebbe il sistema di pagamento interbancario cinese (CIPS) sulla capacità di gestire il finanziamento del commercio della Cina. CIPS è conforme al protocollo SWIFT. Questo accordo consolida ancor più Cina e Russia quali alleati strategici, sempre più vicini e più importanti ad ogni tentativo di punirle per perseguire ciò che ritengono loro interesse nazionale. Inoltre, sottolinea l’impegno della Cina con il Qatar. La Cina è un suo importante partner commerciale. E questo accordo è una dichiarazione importante ai sauditi che la Cina è disposta a correre in difesa di un suo importante fornitore di energia e di dettare i termini. A un certo punto, la Cina smetterà di offrire dollari per il petrolio dell’Arabia Saudita. Compiendo ogni mossa per garantirsi di pagare le fonti in yuan, il cambio col dollaro saudita s’indebolisce. Rosneft su questo accordo è neutrale. È semplicemente un mezzo per le grandi manovre geopolitiche. Per il Qatar è un passo positivo, visto l’ovvio scambio con l’investimento originale di dicembre, per comprarsi alcuni mesi per resistere alla pressione economica saudita, prima di decidere di far fluttuare la propria moneta. Per la Cina, l’accordo è una vittoria netta perché assicura un flusso maggiore di petrolio russo nei propri mercati petroliferi, continuando a consolidare fiducia tra gli investitori e nel tempo. E questa è veramente la vittoria definitiva per tutti loro.Traduzione di Alessandro Lattanzio