I megaprogetti nei Balcani spianano la via alla Grande Eurasia

Andrew Korybko (USA) Oriental Review 11 luglio 2016

Oriental Review pubblica in esclusiva l’intervista all’esperto di guerra ibrida Andrew Korybko del giornalista Stefan Raskovski di “Vecer” concessa a fine giugno. Si parla della strategia nei Balcani dell’R-TCR degli Stati Uniti (torsione del regime – cambio di regime – ricambio del regime), e degli sforzi di Russia e Cina per stabilizzare l’Eurasia.map1Siamo a Skopje dove una cosiddetta “rivoluzione colorata” è in corso da due mesi. Quali sono le sue vere ragioni ed obiettivi, nel contesto delle costellazioni geopolitiche regionali?
La “rivoluzione colorata” attualmente è in corso nella Repubblica di Macedonia null’altro che una rivoluzione colorata mascherata da “legittimo” movimento della società civile. E’ solo un tentativo di cambio di regime eterodiretto che impiega le avanzate tecnologie politiche ispirate dagli insegnamenti di Gene Sharp, il padrino di tale stratagemma. Alcuni partecipanti e osservatori internazionali sul serio credono che ciò che accade a Skopje sia un’iniziativa organica, ma altri sanno della sua natura artificiale nella ricerca di secondi fini. Non ci vuole molto per qualsiasi osservatore neutrale scoprire quali forze controllino i manifestanti, dato che molte informazioni sono diffuse pubblicamente dagli elementi patriottici dei media macedoni sul coinvolgimento della Fondazione Soros e lo stretto coordinamento tra manifestanti e ambasciata degli USA. Soros e le sue numerose organizzazioni “finanziano l’avviamento” del vasto assortimento di “ONG” che guida il movimento antigovernativo, e il filantropo miliardario controlla le finanze che permettono all’SDSM di pagare l’invio dei manifestanti con autobus a Skopje da tutto il Paese. Tali manifestanti, naturalmente, sono o “utili idioti” o cospiratori volenterosi, come già detto. Partecipano a tali manifestazioni per alcune ragioni, che potrebbero potenzialmente sovrapporsi a seconda dell’individuo interessato:
* L’ideologia “liberal-democratica”, con cui Zaev e i suoi padroni hanno cercato di condizionare la popolazione controllando vari media, è riuscita a ingannare una minoranza, alcuni attratti dall’idea “romantica” di prendere parte a una “rivoluzione” ed egoisticamente assaporare la possibile attenzione dei media mainstream e social che riceverebbero;
* Alcuni hanno un incentivo finanziario immediato, ricevendo uno stipendio solo per un paio di ore di lavoro, attivo o passivo, come ad esempio “protestare” o partecipare a “laboratori”, “seminari di formazione”, ecc, e vedersi pagata la partecipazione alla rivoluzione colorata quale lavoretto che potrebbe continuare all’infinito;
* Altri sono semplicemente opportunisti che vogliono capitalizzare su ciò che credono sarà una riuscita operazione di cambio di regime ed utilizzare tale occasione per ingraziarsi i potenti che verranno portati al potere sulle spalle di sciocchi “manifestanti” fuorviati e comprati, sperando li aiutino a vincere.
E’ importante sottolineare oggi che gli Stati Uniti perseguono tre obiettivi strategici interconnessi sostenendo la rivoluzione colorata. Dal relativamente mite al più estremo, sono:
* Torsione de regime, o emanazione di concessioni governative, senza immediatamente cambiare il capo dello Stato e/o il partito al governo;
* Cambio di regime, o rovesciamento delle autorità democraticamente elette e legittime con mezzi “costituzionali” (Brasile) o incostituzionali (Ucraina);
* E ricambio di regime, o cambiando la costituzione (come ad esempio attraverso il “Federalismo”, che opera in molti casi come frattura interna), o riscrivendo completamente le ‘regole del gioco’.

Oltre alla Macedonia, vediamo proteste in Serbia, Montenegro, R. Srpska, Croazia… Vi sono tumulti nei Paesi balcanici proprio nel periodo in cui Mosca e Pechino promuovono i due principali progetti economici del Turkish Stream e della ferrovia da Budapest a Atene. Qual è la connessione tra destabilizzazione e questi progetti?
political-crisis-in-macedonia-raises-fears-of-ethnic-violence-1431986325 Naturalmente, il piano di riserva finale degli Stati Uniti è devastare i Balcani con un’altra guerra regionale se non possono controllarne il territorio geostrategico da cui dovranno passare il Balkan Stream russo e la Via della Seta balcanica cinese, ma si potrebbe credere che possano ulteriormente perseguire il loro obiettivo con investimento poco costoso a lungo termine nei ritocchi o cambi di regime “costituzionali”, quindi opterebbero per tale scenario. Ripetendo il precedente ordine degli obiettivi dal relativamente mite al più estremo, e comprendendo che in tale particolare contesto, dispiegando in prospettiva violenze semplicemente passando da una fase all’altra seguendo un calendario prefissato, si può prevedere cosa promuoveranno gli Stati Uniti:
* Torsione del regime mettendo lo SDSM di nuovo al governo alle condizioni di Washington, in modo da smantellare i successi nazionali e internazionali del VMRO e controllare le principali istituzioni dello Stato (giudiziarie, intelligence, militari, ecc.), a sua volta aiutando lo SDSM nei brogli delle future elezioni per “legittimare” il ‘golpe morbido’;
* Cambio di regime per sbarazzarsi completamente del VMRO e di conseguenza istigare un conflitto civile tra patrioti e sostenitori del colpo di Stato del SDSM, che prevedibilmente diverrebbe una guerra ampia evocando la forte idea di uno “scontro di civiltà” eterodiretto coinvolgendo i terroristi sostenitori della “Grande Albania”;
* Un ricambio totale di regime imponendo la “soluzione federale” alla Repubblica di Macedonia dividendola tra macedoni ortodossi e albanesi musulmani ed infine erodendo l’identità macedone, prevedibilmente arrivando a mutarne il nome costituzionale in “federale”, suddividendola a livello internazionale tra Grande Albania e Grande Bulgaria.
Tale approccio in tre fasi viene avanzato negli Stati Uniti dalla forte determinazione dei loro strateghi nel spezzare, influenzare o controllare il gasdotto (attualmente sospeso) Balkan Stream della Russia e il progetto ferroviario ad alta velocità della Via della Seta balcanica cinese, da Budapest al porto greco del Pireo (e possibilmente Varsavia, Riga e San Pietroburgo). Un governo servile dell’VMRO, ormai dimostratosi del tutto impossibile per gli Stati Uniti, fu concepito come loro agente d’influenza per avere una presenza indiretta sullo snodo vitale attraverso cui dovrebbero passare questi due progetti, e perfino di poter un giorno cancellarli o controllarli completamente. Dato che tale opzione non è più praticabile per gli Stati Uniti, cercano direttamente un cambio di regime tramite una rivoluzione colorata o un graduale cambio di regime tramite la pressione della torsione di regime (indotta dalla rivoluzione colorata o da una possibile guerra ibrida) che si tradurrebbe nel pieno controllo dello Stato da parte degli agenti nel SDSM di Washington. Se tale piano di riserva fallisse, allora gli Stati Uniti potrebbero probabilmente istigare uno “scontro di civiltà” tra macedoni ortodossi e albanesi musulmani (sia con una coordinata operazione di cambio di regime che con azioni distinte), per imporre un radicale programma di ricambio di regime per riconfigurare totalmente lo Stato macedone e preparane l’eventuale smantellamento ad opera di Albania e Bulgaria. Riguardo l’attuale fase negli altri Stati balcanici, c’è uno strettissimo collegamento con la formula già indicata su torsione di regime, cambio di regime e ricambio di regime. In relazione alla Republika Srpska, l’obiettivo è rovesciare Milorad Dodik e installarvi un surrogato filo-occidentale compatibile che smantellerebbe la sovranità della repubblica autonoma, annettendola alla neo-imperiale Bosnia dominata da Bruxelles. La situazione confusa in Serbia è simile, le proteste patriottiche contro la NATO volte a fare pressione in modo costruttivo sul governo per invertirne il corso filo-occidentale, sono rapidamente divenute manifestazioni sospette che oggi potrebbero essere l’arma per spingere la Serbia ad allontanarsi più da Russia e Cina che da UE e USA. È sempre più evidente come gli Stati Uniti abbiano dirottato la “torsione di regime” per scopi positivi delle proteste anti-NATO, tramite gli agenti filo-occidentali “liberal-democratici” destinati ad essere complementari “dal basso” all’azione coercitiva dall’alto che Washington ora esercita su Belgrado. La Serbia è un obiettivo ambito dagli Stati Uniti per la posizione nei mega-progetti balcanici di Russia e Cina. Anche se la Repubblica di Macedonia occupi uno spazio molto importante, e nel caso ancora una volta riesca a respingere la minaccia della guerra ibrida, è prevedibile che gli Stati Uniti favoriscano la destabilizzazione a valle, in questo caso in Serbia. Pertanto, ciò che si ha oggi è una sorta di ‘polizza assicurativa’ strategica che gli Stati Uniti preparano per ogni evenienza nel perseguire tale scenario. Inoltre, l’interesse della Serbia ad aderire al blocco commerciale russo dell’Unione Economica Eurasiatica spaventa Stati Uniti ed Unione europea, capendo che il modo più pratico per degli Stati non contigui d’interagire è la via balcanica della Via della Seta della Cina che trasporta merci da Belgrado al Pireo via ferrovia, per poi spedirli in Russia via mare. Ciò sottolinea ulteriormente l’importanza fondamentale che il mondo multipolare pone su questa linea ferroviaria ad alta velocità quale via d’accesso preferita all’entroterra continentale, cominciando dalla Serbia per poi estendersi sul resto dell’Europa centrale e orientale; ma tale visione, al contrario, ‘giustificherebbe’ ancor più il motivo per cui gli Stati Uniti siano interessati a destabilizzare la Serbia, sabotando la vitalità di questo progetto. Inoltre, si dice che la Russia possa costruire il cosiddetto gasdotto Poseidon dal Mar Nero a Bulgaria, Grecia, Mar Adriatico ed Italia. Se questo progetto mai vedesse la luce, è probabile che un ramo seguirebbe il tragitto del South Stream estendendosi in Serbia, dove era previsto l’hub del precedente progetto. Supponendo almeno la possibilità che ciò possa accadere, quindi anche se il progetto Balkan Strean rimane congelato in modo definitivo, la Serbia potrebbe ancora aderire ai megaprogetti cinese e russo, divenendo così un bersaglio irresistibile per gli Stati Uniti. Per completare la prospettiva della destabilizzazione interna della Serbia, gli Stati Uniti sembrano pronti a suscitare una crisi internazionale in Bosnia, perciò sono così netti nel creare scompiglio nella Repubblica Srpska. Washington sa che la sicurezza di Belgrado è direttamente collegata alla stabilità di Banja Luka, e se la sua entità fraterna in Bosnia è minacciata, allora tutta la Serbia ne sarà indirettamente influenzata. Prevedendo che i torbidi in Serbia possano esaurirsi, gli Stati Uniti già preparano il “piano B” concentrandosi sulla Republika Srpska per creare tensione in Serbia e possibilmente coinvolgerla, ottenendo il risultato atteso, che Belgrado s’impantani disastrosamente in un altro conflitto regionale comportandogli gravi rovesci strategici.

Il Presidente Putin ha visitato la Serbia nel 2015 e di recente si è seduto sul trono bizantino di Athos, mentre il Presidente Xi Jinping ha visitato Belgrado una settimana fa. Qual è la sua opinione su questi eventi e quali sono le implicazioni politiche future per i Paesi dei Balcani?
E’ altamente simbolico che i leader russo e cinese trovino i Balcani degni della loro attenzione, e questo rafforza l’importanza strategica della regione come ho sottolineato in più interviste l’anno scorso. I due pilastri del partenariato strategico cino-russo collaborano attivamente nel corteggiare gli Stati balcanici con il mutuo riconoscimento delle necessità d’adempiere alla visione comune promuovendo la multipolarità nella regione e poi nel resto d’Europa . La Russia ha il patrimonio di civiltà e le risorse energetiche necessarie per avere la benevolenza della maggioranza dei popoli della regione, rifornendone le industrie, mentre la Cina ha il capitale d’investimento necessario per i grandi progetti di sviluppo. La Russia cerca anche d’investire nella regione e sicuramente può farlo, ma solo la Cina ha l’esperienza nella costruzione dei corridoi commerciali che saranno di grande beneficio per Mosca e Pechino. L’interesse cooperativo russo e cinese nei Balcani non dovrebbe essere visto come una competizione (anche se questo è precisamente ciò che i media e le organizzazioni non governative unipolari cercheranno di ritrarre maliziosamente), ma piuttosto come mutuo aiuto. Oltre all’Asia centrale, non c’è altra regione nel mondo che abbia tale potenziale nel riunire le due potenze dei Balcani, e non c’è dubbio che la regione vedrà un maggiore coinvolgimento russo e cinese nei prossimi anni.

In questo senso, quanto sono importanti i Balcani per il mondo multipolare e come la Macedonia vi sia adatta?
I Balcani sono la ‘porta sul retro’ geostrategica dell’Europa, o in altre parole, il punto di accesso che le principali potenze multipolari Russia e Cina vogliono usare per evitare il “cordone sanitario” che Stati Uniti e NATO allestiscono in Europa orientale e sull’accesso diretto al cuore del continente. I megaprogetti nei Balcani, Balkan Stream della Russia e Via della Seta nei Balcani della Cina, sono piani compatibili che rafforzeranno la regione facendone lo snodo di uno straordinario corridoio economico nord-sud che collega Europa centrale ed orientale. Con il passare del tempo e la corretta pianificazione ciò potrebbe prevedibilmente liberare la regione dall’influenza unipolare e sostituirla con la controparte multipolare, idealmente una zona di libero scambio supercontinentale tra Lisbona e Vladivostok. L’annuncio del Presidente Putin al San Petersburg International Economic Forum, secondo cui la Russia è ancora interessata a un accordo commerciale con l’UE, va collegato con la proposta del Primo ministro Medvedev, a fine 2015, per l’integrazione multilaterale tra Unione eurasiatica, SCO e ASEAN. Nell’insieme, questa strategia emisferica è pari a quella chiamata “Grande zona di libero scambio eurasiatica” o GEFTA, ma la chiave per assicurarvi la partecipazione dell’Europa è attualizzare i megaprogetti nei Balcani per dimostrarne la fattibilità della connessione infrastrutturale. Qui la Repubblica di Macedonia ha un ruolo insostituibile nel collegare Oriente (Russia, Cina) e occidente (UE), proprio come fece Alessandro millenni fa, anche se in modo completamente diverso, naturalmente. Mentre il progetto del Balkan Stream della Russia è sospeso per il momento e nonostante la recente idea del gasdotto Poseidon che bypassi il Paese collegandosi direttamente all’hub serbo di South Stream, la Macedonia è ancora la strettoia da cui deve passare il progetto ferroviario ad alta velocità della Via della Seta balcanica della Cina, ed è questa componente della politica balcanica del partenariato strategico russo-cinese la più rivoluzionaria nel portare la multipolarità in Europa. Dopo tutto, per quanto importanti siano i corridoi energetici, sono sempre sovrastati da quelli per lo sviluppo dell’economia reale, ed è ciò che il progetto della Cina aspira a realizzare. Affinché la Via della Seta balcanica diventi un corridoio nord-sud transregionale collegando l’ampio spazio tra Pireo e San Pietroburgo e facilitando l’eventuale adesione dell’Europa alla GEFTA, deve prima attraversare la Macedonia, rendendo il piccolo Paese sproporzionatamente importante per gli affari strategici mondiali, spiegando il motivo per cui gli Stati Uniti dedicano così tanto tempo per destabilizzarlo. Se la Macedonia respingerà tale aggressione asimmetrica e rimarrà stabile, allora sarà la base geografica della Via della Seta balcanica e il fondamento strategico della riunione dell’Eurasia tramite l’effetto positivo dell’adesione dell’UE alla GEFTA. Anche se si tratta di strategia a lungo termine, non va dimenticato che ogni piano di vasta portata inizia abbastanza in sordina. Anche se alcuni osservatori non possono ancora riconoscere l’importanza strategica globale della Repubblica di Macedonia, nel quadro della nuova guerra fredda e della GEFTA, non per questo è meno importante nella realtà, e non averne consapevolezza è semplicemente la copertura per distrarre il pubblico dalle vere intenzione delle ultime destabilizzazioni.rgin-1311-TEN-T mapAndrew Korybko è commentatore politico statunitense dell’agenzia Sputnik. È dottorando all’Università MGIMO ed autore della monografia “Guerra Ibrida: L’approccio adattivo indiretto al cambio di regime” (2015). Questo testo sarà incluso nel prossimo libro sulla teoria della guerra ibrida.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Geopolitica dei Balcani: Cina e Serbia espandono la cooperazione strategica ed economica

Zivadin Jovanovic, Global Research, 26 maggio 2016Bookfair_InSerbia-0036Serbia e Cina coltivano una lunga amicizia e fiducia reciproca basata sulla cooperazione reciprocamente vantaggiosa. Attualmente, quando certi Paesi europei, americani e altri competono per la cooperazione cinese, la Serbia ha già capacità e base per rafforzare la cooperazione con la seconda potenza economica nel mondo e migliorare le mutue relazioni a livello strategico. In realtà, questo è esattamente ciò che la Serbia fa. L’imminente visita del Presidente cinese Xi Jinping e l’attesa firma di un accordo generale sulla relazione strategica certamente accelererà la cooperazione in tutti i campi.
Cina e Serbia si percepiscono stabili e soldi partner affidabili. La Serbia, anche se dall’economia relativamente piccola, ha notevole capacità di sviluppo futuro, in particolare nelle infrastrutture, energia e produzione alimentare. Inoltre, la Serbia occupa una posizione geopolitica favorevole essendo allo stesso tempo nel Sud Europa, Europa centrale e Paese danubiano, crocevia di diverse regioni e persino continenti; la Serbia è porta e ponte per altre destinazioni della cooperazione economica con l’Europa. Non è una semplice coincidenza che nel dicembre del 2014 Belgrado abbia ospitato il vertice del gruppo “Cina + 16” comprendente i Paesi dell’Europa centrale e del sud-est che partecipano congiuntamente all’attuazione del mega-progetto “Via e Cintura”, meglio noto come Nuova Via della Seta del 21° secolo. Finora la Cina ha stanziato 13 miliardi di dollari per progetti in questi Paesi, di cui 1,5 miliardi per la Serbia. Le imprese cinesi hanno già costruito il ponte “Mihailo Pupin”sul fiume Danubio, a Belgrado, oltre a 21 km di autostrada d’ingresso. I piani per la costruzione del secondo ponte sul Danubio, nei pressi di Vinca, lungo il X Corridoio europeo, e per un ponte sul fiume Sava, vicino ad Obrenovac, sono in fase avanzata. La Chinese Hessteel Co., secondo maggiore produttore di acciaio al mondo, ha recentemente acquistato l’acciaieria Smederevo che impiega 5050 lavoratori ed ha un porto sul Danubio e una fabbrica di stagno a Shabac (sul fiume Sava). È stato raggiunto un ulteriore accordo con i partner cinesi per costruire la centrale termoelettrica “Kosotolac-B”. Questo progetto prevede anche la costruzione di un altro porto sul Danubio e una sezione di 18 km di ferrovia per trasportare le attrezzature necessarie. Pertanto, in termini economici, le aziende cinesi si sono già insediate nel Danubio aumentando così il peso di queste acque interne presso lo strategico VII Corridoio europeo.
Il partenariato tripartito Serbia, Ungheria e Cina ha avviato la costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità che collega Belgrado e Budapest. Il progetto è solo una parte delle ferrovie strategiche del X Corridoio dai porti mediterranei di Pireo e Salonicco, in Grecia, a Macedonia, Serbia, Ungheria e Paesi dell’Europa centrale e del nord fino al Mar Baltico. Prendendo in considerazione i piani d’impegno cinese nella modernizzazione delle linee dei trasporti che collegano Belgrado e il porto di Bar (Adriatico, Montenegro), l’interesse delle compagnie cinesi nella privatizzazione di numerose aziende serbe, e quindi potenzialità e prospettive della cooperazione economica tra i due Paesi, diventa molto più chiara. Sembra che l’importanza del rapido aumento della cooperazione economica con la Cina vada oltre il sostanziale input della crescita del PIL e dell’occupazione, anche se sono parametri molto significativi. A condizione che l’attuale tendenza continui, e non c’è motivo di aspettarsi altrimenti, influenzerebbe seriamente i piani degli interessi economici della Serbia a livello internazionale, orientandoli su una posizione più equilibrata. Negli ultimi anni l’Unione europea era occupata a trattare con se stessa, soffrendo grave crisi di sistema, avanzata di nazionalismo e particolarismo, stagnazione tecnologica ed economica, crisi dell’eurozona, deflusso di capitali, migranti, “Brexit” ed altre “uscite”, ed “incoraggiamenti” transatlantici per aumentare la spesa militare (troncati al vertice G7 di Hannover). Gli Stati Uniti si preoccupano d’intimidire gli alleati utilizzando una volta il “pericolo” russo, un’altra volta cinese. La Russia affronta il declino dei prezzi del petrolio, con la necessità di modernizzare la struttura economica e alleviare le conseguenze delle sanzioni degli Stati Uniti attuate dai “partner europei”, costringendola a spendere di più per la difesa. Il mondo testimonia l’allargamento drammatico della divisione tra masse di poveri e una manciata di estremamente ricchi, con povertà, disoccupazione e miseria che dominano il mondo. La Cina tende una mano amichevole offrendo collaborazione, connessione, innovazione e mutuo vantaggio in tutti i quattro angoli del mondo. Ogni tanto, ci si chiede perché l’occidente senta la necessità di lamentarsi pubblicamente sul “rallentamento della crescita economica cinese” che apparentemente cade dal 9% all’attuale ‘mero’ 7,5%! Chi in realtà fa meglio in tale prolungata crisi economica globale?2013112685446631734_20Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Segnali di pericolo: l’artificiosa rivoluzione macedone in corso

Phil Butler New Eastern Outlook 25/04/2016Macedonia-Protests-1Skopje, in Macedonia, è in subbuglio, l’ultimo obiettivo della crisi e del cambio di regime creato in Europa. Migliaia di persone sono scese per le strade in dissenso per la grazia del Presidente Gjorge Ivanov verso alcuni funzionari. Come abbiamo visto in Ucraina e altrove, il vecchio gioco della Guerra Fredda continua. Una nazione all’apice della crisi occidentale contro l’est che potrebbe presto combattere, non per la libertà, ma per diventare l’ennesima pedina di un gioco mortale. Il lettore più attento non sarà sorpreso dal trovare volti familiari nella folla in fermento che circonda un governo. I macedoni vengono trascinati in un vortice da cui non potranno mai uscire. Ecco un altro sguardo su come Stati Uniti e alleati hanno truccato la scacchiera. “Il potere non è un mezzo, è un fine. Non instaurare una dittatura per salvaguardare la rivoluzione; ma fare la rivoluzione, per instaurare la dittatura“. George Orwell
Trovare i loghi dell’Open Society Foundations di George Soros in Macedonia, e quello dell’USAID accanto non dovrebbe sorprendere chi studia il caos mondiale di questi giorni. Entrambe le entità collaborano offrendo borse di studio per acquistare una nuova legione di studenti “compiacenti” e futuri capi della Macedonia. Il piano per la società civile in Macedonia è la testimonianza di come il sistema di Soros e colleghi s’è attivato in tutte le repubbliche ex-sovietiche. Se l’Open Society Foundations di Soros non può essere accusata di corruzione palese, “comprare” l’amore della gente in queste nazioni certamente lo dimostrerebbe. Attraverso iniziative e partnership come quella della Youth Educational Forum (YEF), l’edificio politico di Soros in Macedonia si rispecchia in ciò che ho già indicato in Lettonia, Georgia e Libia. E’ dovuto alla manipolazione sociale se vediamo giovani sostenere l’ulteriore americanizzazione, quando decenni di UE e influenza occidentale non hanno portato nulla alla Macedonia. Il PIL del Paese rimane basso, uno dei più bassi dei Paesi in via di sviluppo in Europa e Asia. Ancora una volta, Soros e il dipartimento di Stato degli Stati Uniti sono immersi fino al collo nel controllo dei regimi. Il Presidente Gjorge Ivanov che guarda a Mosca è al centro dell’attuale caos in Macedonia, e agli alleati dell’UE travolti dal disastro dei rifugiati serve il momento opportuno per siglare il destino della Macedonia. La lettera del 14 aprile delle 84 organizzazioni guidate dall’Open Society Foundation al Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, urla eversione nella mia mente. Ramadan Ramadani, membro del Consiglio dell’Open Society Foundation è in prima linea nel movimento, e l’elenco dei partner dell’organizzazione di Soros è ampio e radicato, così come in altri Paesi in crisi. I manifestanti davanti l’edificio del governo macedone sono in effetti istigati dai partner dei tentativi macedoni di Soros. L’elenco comprende; Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale – USAID, Missione UE in Macedonia, Direzione dello sviluppo e cooperazione – DSC, Fondazione dei Bambini Pestalozzi – Svizzera, Fondo per l’Istruzione dei Rom – Ungheria e Istituto per la politica europea di Berlino. Ancora una volta troviamo i cospiratori intrecciati con i beneficiari inconsapevoli della rete delle fondazioni di Soros. Grazie ai miliardi degli hedge funds, Soros ha creato tali reti per il cambio nelle “società aperte”, con Soros azionista di maggioranza, e altri investitori e partner che si fanno carico del resto del finanziamento. L’organizzazione non fa mistero della “fase auto-sostenibile” che ogni piano deve raggiungere. E’ interessante e un po’ deprimente che il contingente in Macedonia dei tentativi di Soros-USAID abbia forse involontariamente rivelato altre operazioni. Forse a causa della barriera linguistica isolante dell’organizzazione? Comunque l’Open Society Foundation in Macedonia delinea chiaramente i settori d’influenza e sono; istruzione, informazione, sanità, media, riforma della pubblica amministrazione, legge, Programma Est-Est: Partnership Cross Border, programma della società civile e Programma Promozionale Regionale della Ricerca (RRPP). Citando le pagine dei “media” delle fondazioni si riconoscono noti inquilini. L’obiettivo principale dell’aspetto mediatico si prefigge:
– di migliorare il dibattito informato su temi relativi all’UE e contribuire alla promozione dei valori dell’UE;
– garantire la copertura mediatica delle problematiche connesse all’adesione all’UE, elezioni, contenziosi sull’adesione con la Grecia e la NATO;
– monitorare e sostenere lo sviluppo del quadro giuridico e normativo adeguato ai media e monitorarne l’attuazione in conformità con gli standard internazionali, compreso il funzionamento degli organismi di regolamentazione competenti;
In conclusione, struttura, forza, sostegno e completezza dei fili delle ONG corporativo-governative sono tirati da dipartimento di Stato, ambasciata del Regno Unito, Soros e altri componenti, rendendo relativamente impotente qualsiasi vera forma di democrazia libera nella regione. Se la grazia o meno del Presidente Gjorge Ivanov ai funzionari elettorali indagati aggrada, è l’aspetto meno importante per i macedoni rispetto alla grande cospirazione per controllare i cittadini e la società. Le operazioni di Soros e dell’USAID, che operano sotto la copertura della filantropia e dell’altruismo, sono machiavelliche fino alle estreme conseguenze. Come ho già mostrato in altri esempi, ONG ed egemonia degli Stati Uniti giocano molto sporco per dominare. Vorrei mettere in guardia il popolo della Macedonia almeno indagando sulle mie affermazioni.687474703a2f2f72656470696c6c74696d65732e636f6d2f77702d636f6e74656e742f75706c6f6164732f323031352f30352f536f726f732d4d616365646f6e69612e6a7067Phil Butler è ricercatore ed analista politica, politologo ed esperto di Europa orientale, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook” .

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina si prepara al Pivot in Medio Oriente

Peter Korzun Strategic Culture Foundation 17/01/2016134669117_14434827447911nLa prima visita ufficiale del presidente cinese Xi Jinping la prossima settimana in Medio Oriente è un segnale della volontà di Pechino di essere un attore importante nel Medio Oriente. Sullo sfondo di estremamente intensi contatti internazionali dall’assunzione della presidenza nel marzo 2013, il primo tour di Xi Jinping in Medio Oriente, il 19 – 23 gennaio, comprenderà Arabia Saudita, Egitto e Iran. Il leader cinese ha scelto il Medio Oriente come prima destinazione estera del 2016, generalmente indicando la Cina concentrarsi su una particolare regione o Paese. I preparativi per la visita sono iniziati un anno prima dello scontro Arabia Saudita-Iran, e molte cose sono successe da allora. I colloqui sul nucleare iraniano hanno portato a un accordo, la Russia ha lanciato le operazioni militari in Siria e la situazione di stallo tra sunniti e sciiti si è aggravata. Fino a poco prima, la politica in Medio Oriente della Cina si riduceva prevalentemente all’acquisto di petrolio in cambio di investimenti. Senza una presenza militare e coinvolgimento militare diretto, Pechino è diventato il maggiore consumatore di idrocarburi. Ma il programma della prima visita del leader cinese dall’inizio delle agitazioni regionali va ben oltre la sicurezza energetica. Ora Pechino viene ampiamente coinvolta nella regione. La cooperazione economica, la crisi dei rifugiati e, in particolare, il terrorismo sono i primi temi all’ordine del giorno del viaggio. Poco prima del viaggio del Presidente Xi, la Cina ha pubblicato il documento sulla politica araba, ribadendo l’importanza strategica che Pechino attribuisce alla regione. Afferma che la Cina s’impegna a consolidare e approfondire l’amicizia tradizionale tra Cina e arabi. Il coinvolgimento della Cina negli affari del Medio Oriente è un fattore per influenzare significativamente gli eventi. Senza avere alcun Paese particolare come alleato, Pechino cerca di creare un favorevole clima geopolitico, e questo è positivo. “Se può fare la differenza in Medio Oriente, verrà considerato un grande Paese. La Cina deve affrontare restrizioni in Medio Oriente, ma è pronta a svolgere il suo ruolo”, ha detto Li Shaoxian, Vicepresidente dell’Istituto di relazioni internazionali contemporanee, un think tank governativo.
La visita di Xi Jinping in Egitto è prevista per il 20-22 gennaio, la prima visita di un leader cinese in 12 anni. Durante la visita del presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi in Cina, alla fine del 2014, le due parti aggiornarono il loro rapporto in “partenariato strategico globale”. Gli accordi della visita, tra cui un progetto elettrico ferroviario e la costruzione di una nuova centrale elettrica a Suez, furono finalizzati quando il presidente egiziano presenziò alla parata militare per commemorare il 70° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale. L’Egitto ha anche indicato che cercherà investimenti e la partecipazione cinese al progetto del Nuovo Canale di Suez. L’Egitto è vicino all’Arabia Saudita, ma non è parte della coalizione anti-Iran. Il presidente egiziano Abdalfatah Said Husayn Qalil al-Sisi è andato a Mosca e Pechino per partecipare ai V-Day. Il commercio tra Cina ed Europa attraversa il Canale di Suez egiziano. L’Iran è un caso speciale. Una visita in Iran era prevista da un anno. Xi Jinping sarà il primo leader cinese a visitare l’Iran da quando il Presidente Jiang Zemin vi effettuò una visita di Stato nel 2002. Comprando petrolio dall’Iran, la Cina fornisce armi, investimenti e tecnologia. Pechino partecipa alla costruzione del gasdotto Iran-Pakistan di 2775 km di lunghezza, noto anche come gasdotto della pace, per rifornire di gas il Pakistan. Per l’Iran, la Cina è una fonte di investimenti cruciali, consumatrice affidabile e Paese di grande importanza geopolitica. Con le sanzioni che si prevede di togliere presto, l’Iran ha la prospettiva di una maggiore cooperazione con Cina e Russia, Paesi con interessi simili in Iran. Teheran ha il desiderio di aderire alla Shanghai Cooperation Organization (SCO) e fare parte dell’alleanza politica ed economica guidata da Russia e Cina. Con le sanzioni revocate, l’Iran può essere invitato a far parte della SCO questa estate, divenendone membro a pieno titolo dopo un anno. Lo stesso vertice dovrebbe permettere la piena adesione di India e Pakistan, creando così l’asse Mosca-Pechino-Delhi. Il tour includerà il primo vertice Cina-Arabia Saudita dal 2009, da quando Cina e Arabia Saudita allacciarono relazioni diplomatiche nel 1990. Tuttavia, da allora i legami si sono ampliati rapidamente dato che la dipendenza della Cina dal petrolio estero è cresciuta. Nell’autunno 2013 la Cina ha superato gli Stati Uniti ufficialmente come maggiore importatore netto di petrolio. In particolare, la Cina dovrebbe diventare presto il primo importatore di petrolio dall’OPEC, con conseguente maggior affidamento sulle nazioni dell’OPEC, tra cui l’Arabia Saudita. Mentre la cooperazione energetica rimane un baluardo delle relazioni Cina-Arabia Saudita, è chiaro che i due Paesi cercano di espandere i rapporti. I legami storici dell’Arabia Saudita con gli Stati Uniti si sono sfilacciati negli ultimi anni, in parte per la risposta degli Stati Uniti alla primavera araba e per il risultato dell’accordo nucleare con l’Iran, a cui il Regno si opponeva. La maggiore cooperazione Cina-Arabia Saudita ha senso per Pechino e Riyadh. Mentre la dipendenza della Cina dal petrolio straniero cresce, Pechino dovrà garantire buoni rapporti con i potenti Paesi produttori di petrolio del Medio Oriente. L’Arabia Saudita è il più importante di essi. Inoltre, un buon rapporto con Riyadh permetterebbe alla Cina non solo di garantire le importazioni di petrolio di Riyadh, ma di creare una partnership volta a “stabilizzare” la regione, permettendo idealmente a tutto il petrolio del Medio Oriente di fluire senza intoppi. Recentemente Riyadh ha compiuto numerose azioni per bilanciare la politica estera, evitando un eccessivo affidamento sul sostegno dagli Stati Uniti.
La Cina affianca la Russia sulle principali questioni del Medio Oriente, compreso il sostegno al governo di Bashar Assad in Siria. Se la pace sarà mai ripristinata, gli investimenti cinesi e russi giocheranno un ruolo importante nel recuperare il Paese. Iran, Russia e Cina sono nella stessa barca sull’Afghanistan. Pechino sa che il sogno della Nuova Via della Seta non potrà mai avverarsi senza una stabile Asia centrale e il Pakistan. Per Russia e Iran, la stabilità nella regione è questione di importanza vitale trovandosi ad affrontare ostilità in prossimità delle proprie frontiere. Il consenso tra Russia e Cina sembra consentire la ricerca di un ulteriore coordinamento delle azioni in Medio Oriente. Tale consenso comprende Siria, Iran, opposizione alla strategia del “cambio di regime” e delle “rivoluzioni colorate”. Mosca e Pechino hanno interesse comune nella lotta a terrorismo, estremismo e separatismo. Gli estremisti musulmani in Russia e regione autonoma del Xinjiang cinese ingrossano le fila dello Stato islamico e rappresentano una vera e propria minaccia in caso tornassero a casa. Russia e Cina sono i denominatori comuni nel mondo contemporaneo. Entrambe sono attrici importanti nel processo di pace siriano. Il recente ritorno della Russia in Medio Oriente e l’emergere della Cina come attivo attore in Medio Oriente, sono un contrappeso all’influenza degli Stati Uniti nella regione. Coordinandosi, entrambi i Paesi possano colmare il vuoto lasciato dal recente fallimento della politica statunitense in Medio Oriente e dare un contributo significativo nell’allontanare la regione dal baratro del caos e dei conflitti permanenti.2014122410330567335Le relazioni della Cina con Medio Oriente e Paesi Arabi: Presidente Xi Jinping
Quotidiano del Popolo, Global Research, 18 gennaio 2016iranchinaIl presidente cinese Xi Jinping visiterà Arabia Saudita, Egitto e Iran il 19-23 gennaio. Xi ha fatto una serie di osservazioni importanti sul rapporto tra Cina e Medio Oriente e Paesi arabi, di grande importanza nel promuovere il processo di pace in Medio Oriente e far avanzare le relazioni della Cina con questi Paesi.

1. Tutte le nazioni in Medio Oriente hanno uguale diritto a vita e sviluppo.
Il Medio Oriente è assediato dalla guerra e da disordini sociali, ormai. Pace, stabilità e sviluppo sono aspirazioni comuni dei Paesi del Medio Oriente. Risolvere le controversie con mezzi politici è una scelta strategica nell’interesse di tutte le parti. Tutte le nazioni in Medio Oriente, incluso Israele, hanno ugualmente diritto a vita e sviluppo. Solo quando i legittimi diritti di tutti i Paesi sono garantiti, e tutti i Paesi rispetteranno le reciproche preoccupazioni, ci potrà essere pace duratura e stabilità nella regione. Ha detto Xi incontrando il Primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a Pechino, il 9 maggio 2013.

2. La Cina sostiene un Golfo denuclearizzato.
La regione del Golfo e la situazione in Medio Oriente hanno influenza globale e tutti i membri hanno responsabilità regionali sulla salvaguardia di sicurezza e stabilità del Golfo. La Cina ha sempre sostenuto la giusta causa del popolo palestinese e continuerà ad agevolare i colloqui di pace. La Cina sostiene un Golfo denuclearizzato e continuerà a promuovere a lungo termine, la soluzione completa e adeguata alla questione nucleare iraniana. Aveva detto Xi incontrando il principe ereditario saudita Salman bin Abdulaziz al-Saud, vicepremier e ministro della difesa, a Pechino il 13 marzo 2014.

3. La Cina e gli Stati arabi devono portare avanti lo spirito della Via della Seta.
Per migliaia di anni, la Via della Seta portava lo spirito di pace e cooperazione, di apertura e inclusività, imparando gli uni dagli altri i vantaggi e risultati reciproci, trasmessi di generazione in generazione. I popoli della Cina e del mondo arabo si sostengono a vicenda nella battaglia a difesa della dignità e della sovranità nazionali, si aiutano a vicenda per ringiovanire le nazioni, imparano gli uni dagli altri approfondendo gli scambi culturali e promuovendo la prosperità delle culture nazionali. Portare avanti lo spirito della Seta agevolando la comprensione reciproca tra le civiltà. Portare avanti lo spirito della Via della Seta aderendo a una cooperazione vantaggiosa per tutti. Portare avanti lo spirito della Via della Seta sostenendo il dialogo e la pace. Aveva detto Xi all’apertura della sesta Conferenza ministeriale del Forum di cooperazione degli Stati arabi-Cina a Pechino il 5 giugno 2014.

4. Cina e Stati arabi dovrebbero compiere sforzi congiunti nella costruzione della Cintura economica della Via della Seta e della Via della Seta marittima del 21° secolo.
La Cina e gli Stati arabi riconoscono e sono amici attraverso la Via della Seta, che li rende partner naturali nella costruzione della Cintura economica Via della Seta e della Via della Seta Marittima del 21° secolo. Nella costruzione della “One Belt and One Road”, Cina e Stati arabi devono rispettare il principio della costruzione congiunta attraverso la consultazione per soddisfare gli interessi di tutti. Cina e Stati arabi devono essere al tempo stesso ambiziosi e con i piedi per terra. Cina e Stati arabi devono poter contare su e promuovere la loro tradizionale amicizia. Aveva detto Xi alla cerimonia di apertura della sesta Conferenza ministeriale del Forum di cooperazione Cina- Stati arabi a Pechino, il 5 giugno 2014.

5. La Cina si oppone a qualsiasi discriminazione e pregiudizio di uno specifico gruppo etnico o religioso.
Alcuna civiltà umana è superiore alle altre. Pari scambi rendono la civiltà umana ricca e colorata, proprio come l’abbinamento di colori diversi porta a maggiore bellezza e la combinazione di strumenti musicali differenti crea armonia e pace. La Cina sostiene fermamente i Paesi arabi nel mantenere proprie culture e tradizioni nazionali, e si oppone a qualsiasi discriminazione e pregiudizio verso uno specifico gruppo etnico o religioso. Dobbiamo fare sforzi congiunti nel chiedere civiltà e tolleranza, impedendo a forze e pensieri estremisti di creare una frattura tra civiltà diverse. Aveva detto Xi alla cerimonia di apertura della sesta Conferenza ministeriale del Forum di cooperazione Cina-Stati arabi a Pechino, il 5 giugno 2014.

6. La Cina insiste sulle “quattro aderenze”.
La Cina apprezza i rapporti con gli Stati arabi e ha sempre considerato le relazioni Cina-Stati arabi da una prospettiva strategica di lungo periodo. Presso i nostri amici arabi, insistiamo sulle “quattro aderenze”. La prima è l’adesione al sostegno ai processi di pace in Medio Oriente e alla tutela dei diritti e legittimi interessi dei popoli arabi. La seconda è l’adesione all’agevolazione della soluzione politica e promozione di pace e stabilità nella regione. La terza è l’adesione all’idea di sostenere i Paesi arabi nell’esplorare il modello di sviluppo indipendente ed aiutarli. La quarta è l’adesione al valori perseguiti promuovendo il dialogo tra le civiltà e sostenendo un nuovo ordine civile. Siamo disposti a camminare mano nella mano con i Paesi arabi sulla via della rispettiva rivitalizzazione nazionale. Aveva detto Xi incontrando i capi delle delegazioni arabe alla sesta Conferenza ministeriale del Forum di cooperazione Cina-Stati arabi a Pechino, il 5 giugno 2014.

7. Il processo di pace in Medio Oriente ha bisogno di saggezza e sforzi di tutte le parti.
Le questioni Palestina-Israele, Siria e Iraq si sono intrecciate e s’influenzano. “La violenza contro la violenza” non può risolvere il problema israelo-palestinese. Per promuovere il processo di pace in Medio Oriente c’è bisogno della saggezza e degli sforzi di tutte le parti. La Cina continuerà a sostenere gli sforzi per la conciliazione delle Nazioni Unite e del Segretario generale, promuovendo tutte le parti in Siria trovando la “giusta via”. Aveva detto Xi incontrando il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon il 16 agosto 2014.

8. La Cina ha, come sempre, visto le relazioni Cina-Stati arabi nella prospettiva strategica di lungo periodo.
Allo stato attuale, le relazioni Cina-Stati arabi sono in corso volgendosi verso un nuovo inizio di pace e cooperazione, apertura e inclusività, reciproca comprensione, vantaggi e risultati reciproci. Da grande attenzione allo sviluppo delle relazioni Cina-Stati arabi. La Cina ha, come sempre, visto le relazioni Cina-Stati arabi nella prospettiva strategica di lungo periodo, ed è pronta a collaborare con gli Stati arabi elevando al massimo le relazioni di cooperazione strategica tra Cina e Paesi arabi caratterizzando a tutto tondo la cooperazione e lo sviluppo comune. Aveva detto Xi nella lettera di congratulazioni per l’anno dell’amicizia Cina-Paesi arabi e al 3° Festival delle arti arabe il 10 settembre 2014.

9. La comunità internazionale dovrebbe sostenere i popoli del Medio Oriente nel cercare la via giusta in conformità alle proprie condizioni nazionali.
Ci sono molti problemi e contraddizioni complesse in Medio Oriente. Una soluzione politica è l’unico modo realistico per risolvere le controversie nella regione. Non importa quanto sia difficile, dobbiamo avere la massima pazienza e fornire il massimo spazio a una soluzione politica. Paesi e popoli della regione hanno la maggiore voce in capitolo sulle vie allo sviluppo che dovrebbero seguire. La comunità internazionale dovrebbe sostenerne gli sforzi cercando la via giusta in conformità alle proprie condizioni nazionali. Aveva detto Xi incontrando shayq Tamim bin Hamad al-Thani, emiro del Qatar, a Pechino nel novembre 3,2014.

10. Cina e Stati arabi sono amici fiduciosi e partner che camminano mano nella mano.
Cina e Stati arabi sono amici dalla fiducia reciproca e stretti partner nella realizzazione dello sviluppo reciproco. La Cina, aderendo ai risultati della Via della Seta dello spirito di pace e della cooperazione, dell’apertura e dell’inclusività, della reciproca comprensione e del mutuo vantaggio, collaborerà con tutti i Paesi del mondo, anche arabi, facilitandone lo sviluppo reciproco e migliorando il benessere dei popoli di tutti i Paesi del mondo. Aveva detto Xi in una lettera di congratulazioni all’Expo Cina-Stati arabi del 10 settembre 2015.Egypt's President Sisi shakes hands with Chinese President Xi during a signing ceremony in the Great Hall of the People in BeijingTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Guerra ibrida per spezzare i Balcani?

Andrew Korybko (USA) Oriental Review 27 novembre 2015turkish-streamNello spirito della nuova guerra fredda e dopo il suo successo nel smantellare South Stream, gli Stati Uniti danno priorità agli sforzi per ostacolare il gasdotto russo Balkan Stream, in gran parte riuscito, purtroppo, per il momento. La prima sfida è il tentativo di rivoluzione colorata in Macedonia nel maggio 2015, che per fortuna fu respinto dalla cittadinanza patriottica del Paese. Poi nell’agenda della destabilizzazione vi fu il fermento politico che minacciava di occupare la Grecia nella fase di preparazione e dopo il referendum sull’austerità, con l’idea che se Tsipras veniva deposto, Balkan Stream veniva sostituito da un progetto gradito agli Stati Uniti. Ancora una volta, i Balcani resistettero e il complotto statunitense fu sventato, ma la terza e più direttamente antagonista manovra ha cassato sul nascere e messo da parte indefinitamente il progetto.

Il ‘fortunato’ numero tre:
L’azione scatenante s’è avuta il 24 novembre, quando la Turchia ha abbattuto un cacciabombardiere dell’operazione antiterrorismo russa sui cieli siriani, e il progetto in corso fu vittima della reazione del deterioramento politico tra le due parti. Dato che ovviamente la cooperazione energetica sarebbe stata vittima delle crescenti tensioni russo-turche, gli Stati Uniti istigarono appositamente la Turchia a provocare tale reazione a catena, rottamando Balkan Stream. Sia come sia (e sembra abbastanza convincente sia così), non significa che il progetto strategico sia stato annullato, ma sia più precisamente accantonato temporaneamente. La Russia comprensibilmente non vuole rafforzare la posizione di uno Stato che le si dimostra così sfacciatamente aggressivo, ma tale sentimento vale solo per l’attuale governo, nel contesto attuale. E’ certamente possibile che un cambio fondamentale nella posizione della Turchia (per quanto improbabile appaia nel breve termine) potrebbe portare ad una distensione che rigeneri Balkan Stream, ma uno scenario più probabile sarebbero masse ostili e/o militari turbati che rovesciano il governo.

Inversione turca?:
Entrambe le possibilità non sono così improbabili quando si riconosce il crescente risentimento verso il governo di Erdogan e la situazione precaria in cui ha posto le forze armate. E’ ben noto come abbia insoddisfatto una massa significativamente crescente di turchi (soprattutto nel pieno della crescente insurrezione curda), ma ciò che è poco discusso è la situazione strategicamente svantaggiosa dei militari in questo momento. Come l’autore ha scritto ad ottobre, le forze turche sono mal distribuite tra le operazioni contro i curdi nel vasto est, proteggere il centro da attentati terroristici di SIIL ed estrema sinistra, interventi nel nord dell’Iraq, e allerta al confine con la Siria. Gestire tale situazione è già troppo per qualsiasi militare, e l’ultima cose di cui i loro leader hanno bisogno oggi è affrontare un’immaginaria e completamente inutile ‘minaccia’ russa ideata da Erdogan. La pressione potrebbe rivelarsi troppo alta e nell’interesse della sicurezza nazionale, e rispondendo in modo adeguato al ruolo costituzionale nel salvaguardare l’integrità territoriale dello Stato, potrebbero rovesciarlo nonostante i cambiamenti sistemici varati nel decennio passato per difendersi da un tale evento.

La strada avanti:
C’è la possibilità molto reale che Balkan Stream sia scongelato e il progetto vada avanti un giorno, perché è troppo importante strategicamente per la Russia, e anche la Turchia, per tenerlo da parte a tempo indeterminato. E’ del tutto possibile che un cambio politico si abbia n Turchia, sia nella mentalità dell’attuale leadership o più probabilmente con un nuovo governo rivoluzionario/colpo di Stato, il che significa che è troppo presto per Russia e Stati Uniti cedere sulle rispettive politiche sul Balkan Stream. Pertanto, le grandi potenze avanzano una sorta di strategia di garanzia geopolitica in ogni caso incentrata sulla Via della Seta balcanica della Cina. Dal punto di vista statunitense, gli USA devono continuare a destabilizzare i Balcani, dato che anche se il progetto russo viene fermato con successo, dovranno fare la stessa cosa con la Cina. Finché continua a costruire la Via della Seta nei Balcani, la Russia sarà un magnete multipolare col suo partner strategico principale, potendovi concentrare l’influenza che coltivava finora. Nel caso in cui Balkan Stream sia ripreso, la Russia può immediatamente rientrare, come se non avesse mai lasciato, congiungendo le forze strategiche con l’alleato cinese, come originariamente previsto, ed è contro questo scenario da incubo che gli Stati Uniti ricorrono alla Guerra Ibrida, nel disperato tentativo di distruggere la Via della Seta balcanica. Come è già stato detto, l’approccio russo si concentra maggiormente sulla situazione economica e militare e la diversificazione politica che dovrebbe accompagnare l’infrastruttura fisica energetica che voleva costruire. Invece del gasdotto formare la nuova spina dorsale dei Balcani, sembra sarà la ferroviaria ad alta velocità della Via della Seta balcanica ad aver questo ruolo, ma in entrambi i casi si tratta di un megaprogetto multipolare che fungerà da calamita dell’influenza russa. Nell’attuale configurazione, la Russia ha relativamente meno influenza nel decidere direttamente la costruzione dell’infrastruttura, ma allo stesso tempo è indispensabile per la Cina. Pechino non ha quasi alcun legame con i Balcani oltre a rapporti puramente economici (e anche quelli sono relativamente nuovi), così il coinvolgimento privilegiato della Russia nel sostenere il progetto e investire sulla rotta della Via della Seta dei Balcani (che doveva essere parallela a Balkan Stream, comunque comportando investimenti) ne rafforza il sostegno regionale e locale presentandolo con il volto amichevole e familiare con cui i decisori erano già abituati a lavorare. Ciò non vuol dire che la Cina non può attuare il progetto da sé o che non ci sia un sostegno legittimo nei Balcani a tale iniziativa, ma la partecipazione diretta della Russia rassicura l’élite locale che una civiltà vicina e un partner ultra-influente sia con esse, anche visibilmente, puntando alto nel programma e dimostrando fiducia nel suo successo sperato.

Pechino è l’ultima spiaggia dei Balcani
Finora era chiaro che il partenariato strategico russo-cinese sia destinato a rivoluzionare il continente europeo con l’avanzata dell’influenza multipolare lungo il corridoio balcanico, che supporterebbe Balkan Stream e Via della Seta dei Balcani. Purtroppo, però, gli Stati Uniti sono temporaneamente riuscito a mettervi un freno al primo, il che significa quindi che la Via della Seta dei Balcani è il solo megaprogetto multipolare previsto attraverso la regione. Perciò, è la Cina, non la Russia, che regge la fiaccola della multipolarità nei Balcani, anche se Pechino dipende naturalmente dall’influenza della Russia per proteggere l’obiettivo geostrategico comune e realizzarlo. In ogni caso, la Via della Seta dei Balcani probabilmente è più importante di Balkan Strena al momento, e come tale è degno di attenzione per i dettagli strategici, compendendo meglio perché rappresenti l’ultima speranza multipolare dei Balcani.

Fondamenta istituzionali:
Il concetto di Via della Seta dei Balcani è di un paio di anni fa, e deve la genesi a Via e Fascia della Cina, la politica di costruzione delle infrastrutture connettive nel mondo (“Nuova via della seta”). Questo sforzo è stato pensato al fine di risolvere il duplice problema di creare opportunità d’investimento cinesi e aiutare le regioni geostrategiche a liberarsi aderendo al multipolarismo. Nell’area oggetto di studio, la Via della Seta dei Balcani è la manifestazione regionale di questo ideale, in realtà parte di un ampio impegno della Cina con i Paesi dell’Europa centrale e orientale. Il formato della loro interazione multilaterale fu formalizzato nel 2012 con il primo Vertice di Varsavia tra Cina e Paesi centro-orientali europei (Cina-PECO), e l’evento di due anni dopo, a Belgrado, producendo l’idea per un progetto ferroviario ad alta velocità Budapest-Belgrado-Skopje-Atene (la cui descrizione colloquiale dell’autore è Via della Seta dei Balcani) volto ad approfondire l’interconnessione economica delle parti. Il vertice del 2015 a Suzhou produsse un programma a medio termine per il 2015-2020 che, tra l’altro, propone la creazione di una società di finanziamento congiunta per fornire credito ed investimenti a questo e altri progetti. La Via della Seta dei Balcani viene anche ufficialmente descritta come “China-Eurasia Land-Sea Express Line” suggerendo l’integrazione nel nuovo Corridoio Economico Eurasiatico in futuro, il che implica che Pechino vorrebbe Paesi più pragmaticamente cooperativi con la Russia (in primo luogo la Polonia). È importante sottolineare che, come Xinhua ha riferito, i partecipanti decisero di completare la fase Budapest-Belgrado del progetto entro il 2017.

Contesto strategico:
Ciò che tutto questo significa è che la Cina ha accelerato le relazioni diplomatiche, istituzionali e economiche con l’Europa centrale e orientale in un paio di anni, divenendo incredibilmente un attore di primo ministro nella regione, quasi mezzo mondo lontano e in parte nel blocco unipolare. Ciò si può spiegare unicamente dall’attrazione economica della Cina sui PECO che trascende ogni confine politico, nonché dall’ambizione complementare che il supergigante orientale ha nell’approfondire la presenza nel mondo. Questi due fattori si combinano in una componente formidabile della grande strategia della Cina, che si sforza di utilizzare esche economiche inevitabili nel condurre i partner (in particolare coloro che rappresentano il mondo unipolare) sul percorso di un tangibile cambio geopolitico in una generazione. Facendo nuovamente riferimento alla Via della Seta dei Balcani, rappresenta il principale veicolo di Pechino nel realizzare la strategia a lungo termine e la logica geo-economica sottesa che sarà spiegata più avanti. Prima di procedere, tuttavia, è importante ricordare ciò che è stato indicato in precedenza sugli imperativi egemonici degli Stati Uniti, dato che spiegano perché gli Stati Uniti hanno così paura dell’impegno economico della Cina in Europa da arrivare ad inventarsi guerre ibride distruttive per impedirlo.

Ragioni geo-economiche:
La ragione geoeconomica della Via della Seta dei Balcani è evidente, e può essere facilmente spiegata esaminando lo spazio europeo centrale e orientale che s’intende collegare. La penisola del sud-est europeo sfocia direttamente su queste due regioni, e Budapest si trova geograficamente al centro di questo ampio spazio. Attualmente non c’è un corridoio nord-sud affidabile che colleghi Ungheria e mercati vicini (cioè Germania e Polonia) ai porti greci sul Mediterraneo, il che significa quindi che il commercio marittimo cinese con queste economie leader deve circumnavigare fisicamente tutta l’Europa. La Via della Seta dei Balcani cambia tutto questo e riduce di inutili giorni il tempo di trasporto della merci dall’Europa centrale e orientale al porto greco del Pireo, a portata di Suez, attraversato da navi cinesi. Ciò consente di risparmiare tempo e denaro, rendendo la rotta più redditizia ed efficiente per tutti gli interessati. In futuro, le economie dell’Europa centrale ed orientale potrebbero inviare i loro prodotti dalla Russia alla Cina attraverso il Ponte Eurasiatico, ma potrebbe essere vantaggioso dal punto di vista di produttori e consumatori, ma non per i rivenditori che si basano sulla riesportazione dei prodotti in altre parti del mondo. Per usufruire degli sviluppi economici dinamici attualmente in corso in Africa orientale e Asia meridionale (sia vendendo in quei mercati che costruiendovi fisicamente una presenza), è meglio per gli attori o parti imprenditoriali collegarsi tra di essi con un nodo marittimo che consenta efficienza e rapidità nell’imbarcare o sbarcare determinate merci da trasbordare. Geo-economicamente parlando, non c’è posto migliore che il Pireo, in quanto è il porto europeo più vicino al Canale di Suez, attraversato per accedere alle suddette destinazioni, con o senza trasbordo (ad esempio se gli imprenditori dell’UE decidessero di esportarvi i prodotti direttamente senza l’intermediazione cinese). Per il collegamento al Pireo, il corridoio ferroviario ad alta velocità, noto come Via della Seta balcanica, è un presupposto infrastrutturale e il suo completamento comporterebbe che una quota significativa del commercio europeo sia proficuamente reindirizzato verso la Cina e altri Paesi non occidentali in forte espansione, come India ed Etiopia. Gli Stati Uniti temono di perdere la posizione di principale partner commerciale dell’UE, sapendo che la tendenza strategica che potrebbe presto seguire comporterebbe il rapido disfacimento della loro egemonia. Visto dal punto di vista opposto, la Via della Seta dei Balcani è l’ultima speranza dell’UE per un futuro multipolare indipendente dal controllo totale statunitense, ecco perché è così geopoliticamente necessario per Russia e Cina completate il progetto. L’inevitabile scontro da Nuova Guerra Fredda che si presenta e la straordinariamente alta posta in gioco, indicano che i Balcani saranno uno dei principali focolai di tale pericoloso scontro indiretto, nonostante lo scambio di gerarchia dei protagonisti multipolari.Satellite-view-of-the-Balkans-1024x773Andrew Korybko è commentatore di politica statunitense dell’agenzia Sputnik. L’intervento è un capitolo tratti dal suo secondo libro sull’applicazione geopolitica delle Guerre Ibride. Il capitolo è stato aggiornato in modo da riprendere l’apparente sospensione del Turkish Stream.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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