Buran: il maggiore successo tecnologico perduto

Intervista di Nina Leontieva Pravda 12/04/2016bbur32buranlogo2Il nome di Jurij Gagarin brillerà nella storia della nostra civiltà per sempre. Eppure, non molti sanno che Gagarin compì uno studio scientifico sul primo veicolo spaziale riutilizzabile al mondo. Pravda intervista sul culmine dello sviluppo della cosmonautica russa il venerabile pilota sperimentale e cosmonauta della Federazione Russa Sergej Tresvjatskij. All’alba dell’esplorazione spaziale, si credeva che i piloti fossero i più preparati alla professione di cosmonauta. Nel 1972, gli Stati Uniti annunciarono la creazione dello space shuttle, che avrebbe semplificato e ridotto i costi per le operazioni di volo spaziale. Le prime navette spaziali degli Stati Uniti (Columbia, Discovery, Challenger, Atlantis) potevano essere utilizzate come vettori d’attacco. Poco dopo, l’Unione Sovietica presentò la più potente e costosa navetta spaziale dall’unico sistema di atterraggio automatico, chiamata Buran. Il 15 novembre 1988 la Buran salì nello spazio con l’unico missile vettore Energija. Pochi anni dopo, l’idea della competizione tra navette spaziali sovietiche e statunitensi si eclissò. Tuttavia, gli statunitensi continuarono il loro programma Space Shuttle. Il progetto Buran fu chiuso, e uno dei più grandi successi dell’alta tecnologia dell’Unione Sovietica andò perduto. Pravda ha la possibilità di parlare con la persona che seguì gli alti e bassi del grande programma spaziale sovietico. Il pilota sperimentale sovietico e russo, Distinguished Test Pilot della Federazione Russa Sergej Tresvjatskij.

“Conosce il programma dall’interno. C’era qualcosa di mistico come molti dicono?”
IMG_6480www “Il lavoro di un numero enorme di persone di talento si concentrò sul progetto del veicolo spaziale riutilizzabile, e i piloti avrebbero dovuto portare questa nave nello spazio raggiungendo l’obiettivo cercato. Fu un’attività psicologica, intellettuale e fisica molto intensa. Il Buran era un programma nazionale a cui tutto il Paese guardava”.

“Ma il grado di segretezza era alto. Tutto il Paese costruiva la nave spaziale, ma non ne sapeva nulla”.
“Sì, la sicurezza era parte del sistema statale. Ci vuole tempo per analizzarlo oggettivamente e non perdere le cose più importanti nell’analisi del recente passato storico. Sappiamo già che ci mancano alcuni elementi del perduto sistema sovietico. Il Buran illustrava lo sviluppo tecnico dell’Unione Sovietica. Nel 1993, il nostro Paese cessò di realizzare programmi nazionali di questa portata. Il progetto Buran fu una testimonianza della grande stagione tecnologica. La fine del programma Buran pose fine alla grande epoca dell’Unione Sovietica”.

“Il numero di equipaggi del Buran era limitato a dieci persone, e sei di loro erano cosmonauti. Cosa dovevano fare?”
“L’equipaggio del Buran consisteva di due piloti: Il comandante e il co-pilota. Il compito era assicurare i voli di prova nello spazio. Li abbiamo integrati generando esperienza con l’addestramento, che di certo non sarebbe stato così esteso per i successivi equipaggi della navetta”.

“Quando il Buran sarebbe decollato col suo primo equipaggio?”
“Otto mesi dopo il primo volo. Ma poi arrivarono altri tempi”.

“Molti dicono che il Buran sovietico fosse molto simile alla navetta spaziale statunitense. Qual era la differenza tra i due progetti?”
“Infatti, molti ancora dicono che il Buran fosse una copia dello Space Shuttle. Tuttavia, nel 1966 Jurij Gagarin lo difese nella tesi dedicata al veicolo spaziale riutilizzabile. Il programma space shuttle degli Stati Uniti iniziò nel 1970. Koroljov, Tsjolkovskij e Zander parlarono del progetto di veicoli spaziali riutilizzabili. Abbiamo creato un sistema spaziale riutilizzabile unico. Il missile vettore Energija fu creato non solo per il Buran, ma per porre in orbita stazioni spaziali e molti altri oggetti. Degno di nota, gli statunitensi non fecero mai volare automaticamente le loro navette spaziali. Nell’URSS, l’atterraggio automatico fu attuato nei numerosi voli sperimentali con i laboratori volanti MiG-25 e Tu-154″.

“Il Buran fu progettato per 20 voli operando automaticamente, entrando nel Guinness dei primati. Perché si era ancora decisi ad impiegare cosmonauti?”
“I piloti erano fortemente contrari ai lanci senza equipaggio. I sistemi automati?i vanno inclusi nel circuito di guida dell’equipaggio, non viceversa”.

“La Russia avrà un proprio veicolo spaziale orbitale riutilizzabile? C’è bisogno di averne?”
“Sì. Questo è un altro passo nello sviluppo dell’esplorazione spaziale. E’ il momento di rivisitare progetti simili dal superiore livello tecnico e tecnologico.”

“Giappone, Cina e Francia cercano di creare veicoli spaziali riutilizzabili senza equipaggio. Chi ha più possibilità di lanciare una navetta spaziale oggi?”
“Credo che la Cina avrà successo, a questo punto. Dobbiamo fare ogni sforzo per non lasciare che le conquiste distruggano la nostra civiltà. Questa è la grave responsabilità delle grandi nazioni, compresa la Cina. Gli statunitensi fermarono il loro programma Space Shuttle nel 2012, era tecnicamente esaurito. Oggi, cercano di spendere meno di quanto non facessero prima. Abbiamo visto una serie di progetti privati che non richiedono grandi infrastrutture. Il missile Antares è uno di questi progetti”.030-Transport-Carriage-buran_an-225_1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Fatti sconosciuti del volo di Gagarin

Victor Sokirko Zvezda TV 12 aprile 2016 – Russia Insidervostok-1-test-4_102455 anni fa il primo uomo volava nel cosmo. Jurij Alekseevich Gagarin scrisse il suo nome tra gli immortali e glorificò il Paese natale, ma aprì anche una nuova era nella storia dell’esplorazione spaziale. All’inizio degli anni ’60 quasi un quarto dei ragazzi appena nati nell’URSS fu chiamato Jurij da Gagarin. Ci furono ampie radunate nelle maternità degli ospedali dopo il 12 aprile 1961: i neonati furono chiamati Jurij. C’è una città (ex-Gzhatsk) e un’area nella regione di Smolensk denominate da Gagarin. Aziende ed organizzazioni, strade e viali, piazze e parchi portano il suo nome. L’attuale coppa hockey KHL porta il nome di Gagarin, come del resto molti altri tornei sportivi e competizioni scolastiche. Sembra che si sappia proprio tutto di Jurij Alekseevich Gagarin, da libri e film, perché Gagarin è il biglietto da visita del nostro Paese, suo orgoglio e fonte di rispetto. La sua biografia è ben nota fino ad ogni minuto dalla nascita (9 marzo 1934) al volo spaziale (12 aprile 1961) alla morte per incidente aereo (27 marzo 1968). Nel ricordare il primo cosmonauta, non ripeteremo i fatti noti della biografia, per quanto possibile, ma ci concentreremo sui forse meno importanti, ma interessanti, dettagli che caratterizzarono anche significativamente Jurij Gagarin; forse svelando alcuni miti e leggende sul più importante cosmonauta della Terra.
Belka_&_Strelka_50_Years_Flight_Stump Gli esperti della NASA, non essendo riusciti ad essere i primi, per lungo tempo contestarono il volo orbitale di Jurij Gagarin. I loro argomenti si basavano su un paio di posizioni, la prima è che ci fu un altro cosmonauta sovietico sconosciuto a volare nello spazio, il cui destino fu ignoto. “Ci fu infatti un predecessore di Gagarin che andò nello spazio per due volte“, rivela la storica della Casa Aeronautica e Cosmonautica Antonina Evgenevna Dementeva. Chiamato “Ivan”, o “Ivan Ivanovich”; era un manichino vestito con una tuta spaziale e dotato di sensori e altri dispositivi, che compì un paio di orbite intorno alla Terra e fornì molte informazioni sugli effetti dell’assenza di peso sugli esseri umani e altri effetti sul corpo durante lancio e volo. Nel secondo lancio di “Ivan”, il 15 marzo 1961, fu dotato di trasmettitore radio con messaggi registrati. Per disorientare gli statunitensi, che cercarono di seguire ogni dettaglio dei voli di prova sovietici, trasmetteva sulla Terra dati non cifrati ma ricette di cucina. Gli statunitensi si arrabattarono per capirne il significato, infine conclusero che il cosmonauta sovietico era impazzito sproloquiando su come cucinare lo shchi (zuppa di cavolo) o il kharcho (zuppa piccante georgiana di carne e verdure), così come cantare canzoni corali!
Furono i cani di fama mondiale Belka e Strelka che precedettero Gagarin nello spazio. Rientrarono al sicuro dopo un volo di tre giorni in orbita. Un’altra mitica cagnolina che orbitò fu la meticcia Lajka, che purtroppo morì durante la missione di prova. Una marca di sigarette fu denominata da Lajka, che durò meno della cagnetta. Il memoriale di Lajka si trova vicino alla stazione della metropolitana Dinamo di Mosca sull’isolato dell’Istituto di Medicina Aerospaziale del Ministero della Difesa della Federazione Russa. Durante le missioni di prova 20 cagnette morirono, Dezik, Tsigan, Lisa… furono scelte per i voli a lungo solo cagnette di sesso femminile perché non dovevano alzare la zampa posteriore per urinare. Il sacrificio dei cani cosmonauti permise il successivo volo di Jurij Gagarin, contribuendo a garantire la sicurezza delle persone.
7(61)Il Consiglio di Stato che scelse il primo cosmonauta in gran parte si aspettava un esito fatale. La navicella spaziale su cui Jurij Gagarin avrebbe dovuto orbitare fu progettata per le testate nucleari, come negli Stati Uniti. Gagarin fu scelto tra una ventina di altre persone. Il Costruttore Generale Sergej Koroljov selezionò i candidati di persona. Altezza, peso e salute erano le caratteristiche più importanti. Sei persone superarono la selezione, tra cui Jurij Gagarin e il suo sostituto, German Titov. Si pensa che al Segretario Generale Krusciov piacesse il gioviale ed amichevole Jurij e che ciò siglasse la scelta finale. Si pensava che il nome non russo di Titov, German, gli impedì di essere il primo. Ma oggettivamente parlando, Titov fu preparato in modo più approfondito, non solo come sostituto, ma per i successivi voli più complessi e più lunghi. Tuttavia, German Stepanovich ovviamente fu deluso dal fatto che non dovesse essere lui il primo a compire il volo spaziale con equipaggio. Un fatto ben noto è che Jurij Gagarin volò nello spazio come Tenente, ma rientrò con un grado più importante, saltando il grado di capitano. Il Ministro della Difesa, il Maresciallo Rodjon Malinovskij, gli diede il grado di maggiore solo due ore più tardi, dopo esser atterrato vicino l’insediamento di Smelovka, nella regione di Saratov. Quando Gagarin fu trasportato in elicottero nella città di Kujbyshev (Samara) il 12 aprile, riferì del completamento della missione presso la residenza privata del Presidente del Consiglio di Stato del Comitato regionale del PCUS Konstantin Rudnev, indossando… un abbigliamento sportivo. Solo il giorno dopo fu visto in uniforme con gradi più grandi sulle spalline. I lavoratori di Commissarij gli portarono scarpe e una confezione di calzette. Tra l’altro, Gagarin era a piedi nudi quando fu a bordo della navicella spaziale per la prima volta. Nove mesi prima del lancio, Sergej Koroljov portò i sei candidati presso lo stabilimento dell’Ufficio Progettazione 1 nella città chiusa di Kaliningrad (Koroljov) nei pressi di Mosca, e gli permise di dare uno sguardo alla cabina. Gagarin chiese di essere il primo, e prima di sedersi nel posto del pilota, si tolse le scarpe. Koroljov ricordò che: “era come entrare in casa“.
Il volo del primo veicolo spaziale Vostok-1 fu condotto in modo completamente automatico. Nessuno poteva garantire che in assenza di gravità il cosmonauta potesse lavorare normalmente. Prima del volo, Jurij Gagarin ebbe un codice speciale per l’attivazione del controllo manuale del veicolo spaziale, in caso di emergenza. In realtà fu solo un trucco psicologico essendo possibile controllare il veicolo spaziale solo dalla Terra. C’era un rischio riguardo lo stato mentale del cosmonauta: poteva svenire o atterrare nel territorio di un altro Stato. In tal caso, la capsula di recupero era minata e la sua distruzione telecomandata. Nel caso in cui il contatto con il veicolo veniva interrotto, la distruzione era programmata automaticamente entro 62 ore dall’entrata nell’atmosfera. Gagarin aveva una pistola, non per suicidarsi, ma per difendersi da animali selvatici se fosse atterrato in un luogo desolato. In seguito, tutti i cosmonauti ebbero armi di difesa personale. Aleksej Leonov e Pavel Beljaev dovettero usarle quando atterrarono nella taiga a nord degli Urali sparando a degli orsi.
alldayru51bu5 C’erano tre messaggi preparati per la TASS prima del lancio della navicella spaziale con equipaggio, per coprire differenti contingenze: la busta contenente il primo messaggio in caso di emergenza a bordo o atterraggio del veicolo fuori dell’URSS; la seconda nel caso di completo successo; e il terzo nel caso di atterraggio forzato su territorio estero. La terza nel caso di una catastrofe. Quando Gagarin raggiunse l’orbita e i primi dati su quota, inclinazione e periodo orbitale furono ricevuti, il Cremlino diede il seguente comando alla TASS: “aprire la seconda busta“. C’era anche una quarta busta a bordo della capsula di recupero. Conteneva il codice segreto per passare al controllo manuale della capsula, ma Gagarin ne fu informato prima del lancio. Jurij Gagarin doveva atterrare non con la capsula di recupero (l’originale è conservata nel museo della Casa Aerospaziale e Cosmonautica) ma paracadutarsi catapultato dalla quota di 6-7 chilometri. L’atterraggio nella capsula era inizialmente prevista, ma Koroljov dubitava che un uomo potesse sopravvivere all’impatto. Allo stesso tempo, secondo le norme accettate dallo speciale accordo internazionale, per richiedere la registrazione della quota, i piloti dovevano rimanere nei loro aeromobili. La decisione fu presa negli ultimi minuti, e Gagarin fu preparato a rimanere nella capsula fino a toccare il suolo. “Ci fu un’altra emergenza, tra le altre undici che verificatesi nel volo“, rivela Antonina Dementeva. “Quando il veicolo spaziale iniziò il rientro, l’atmosfera non disintegrò il cilindro della sezione dei sistemi di bordo dalla capsula di recupero, e le cartucce non scollegarono i fili tra i due blocchi. Ci fu enorme rigonfiamento e oscillazione del veicolo, quindi la velocità aumentò. Solo dieci minuti dopo, i fili intrecciati bruciarono ma l’oscillazione non si fermò. Poi il Centro Controllo della Missione diede il comando per catapultare Gagarin dalla capsula, salvandogli la vita. Ci furono testimoni che assistettero all’atterraggio della capsula. Testimoniarono che rimbalzò in aria tre o quattro volte prima di colpire la terra. Se ci fosse stato un uomo a bordo, non avrebbe praticamente avuto alcuna possibilità di sopravvivere“. A causa di ciò, gli statunitensi tentarono di contestare l’esplorazione spaziale del pilota sovietico. In seguito, tuttavia, riconobbero la superiorità dell’URSS nel volo orbitale con equipaggio.
La popolarità di Jurij Gagarin nel mondo è ben nota, fu accolto come un Dio ovunque andasse. La Regina d’Inghilterra, Elisabetta II, abbandonò il protocollo in presenza del cosmonauta sovietico ed usò il cucchiaio a tavola come Gagarin, non essendo sicuro delle giuste posate da utilizzare. Un giorno, quando la popolare attrice Gina Lollobrigida baciò Jurij Gagarin al festival del cinema di Mosca, notando le sopracciglia alzate della moglie per la sorpresa, sorrise e la rassicurò: “Non era lei, Valjusha, ma tu a vagare con me nel Circolo Polare Artico. Vi apparterrò fino alla morte…” Questa frase dice tutto di Jurij Gagarin, che nonostante la fama rimase una persona semplice e genuina. Questo è il modo in cui l’abbiamo ricordato. “Molte persone eccezionali all’origine del nostro programma spaziale sono morte, ma la loro memoria e il ricordo esaltante che travolse tutti i sovietici, il 12 aprile 1961, rimangono“, dice Georgij Grechko, cosmonauta per due volte insignito della medaglia di Eroe dell’Unione Sovietica. Il ricordo dell’impresa di Jurij Gagarin è vivo, perché il primo volo spaziale con equipaggio fu una vera grande impresa, come anche è vivo il ricordo del sorriso meraviglioso di Gagarin e del suo leggendario “Andiamo!yuri_gagarin_by_zuzahin-d5qob1y

belka_and_strelka_by_foxunk-d30shv8Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina testa un nuovo missile capace di colpire tutti gli USA

Pechino utilizza la mobilità su rotaia per schierare una delle sue armi più letali
Franz-Stefan Gady The Diplomat, 5 gennaio 2016china-missle-graphicIl 5 dicembre la Cina testava con un lancio la nuova versione ferroviaria del missile balistico intercontinentale (ICBM) DF-41 (CSS-X-20), secondo Defence Weekly dell’IHS Jane’s. Il DF-41 effettuò un test di lancio il giorno precedente (4 dicembre), affermava sulla base di informazioni ricevute, il Washington Free Beacon. Il lancio del DF-41 probabilmente ha avuto luogo presso il centro missilistico di Wuzhai nella provincia dello Shanxi, nella Cina centrale. Il test del 5 dicembre riguardava il ‘lancio freddo’ di un DF-41 da un contenitore tramite una carica a gas evitando che il motore del missile venisse acceso. Nel test completo, il motore del missile si accenderebbe qualche microsecondo dopo l’espulsione dal tubo di lancio. Il Ministero della Difesa cinese confermava, a fine dicembre, che le prove si erano svolte, senza entrare nei dettagli. “I test scientifici nel territorio cinese sono condotti secondo i piani“, aveva detto il portavoce del Ministero della Difesa Colonnello Yang Yujun nella conferenza stampa. Secondo Defense Weekly dell’IHS Jane’s, il lancio “aveva probabilmente lo scopo di testare la compatibilità del sistema di lancio con il nuovo veicolo ferroviario“. Washington Free Beacon rileva che uno studio del 2013 dell’Arms Control Project della Georgetown University (istituto collegato alla CIA, NdT), sostiene che il sistema ICBM ferroviario cinese è basato sul progetto ucraino dell’ICBM a combustibile solido e mobile su rotaia RT-23 (SS-24 Scalpel). L’RT-23 è “conosciuto come ‘sistema di lancio sottomarino terrestre’, indicando che il veicolo di lancio utilizza un tubo per l’espulsione del missile dal veicolo del treno, poco prima dell’accensione del motore“, secondo l’articolo. L’RT-23 fu schierato da Mosca dal 1987 al 2005. La Russia attualmente lavora su un altro sistema ICBM ferroviario, che dovrebbe entrare in servizio entro il 2020.
I missili ferro-trasportati cinesi saranno particolarmente difficili da seguire per le agenzie d’intelligence statunitensi. “Se quel treno ospita l’ICBM DF-41 significa che avrà anche un possibile MIRV (veicolo di rientro a testata multipla a puntamento indipendente)“, affermava l’analista della difesa Phillip A. Karber al Washington Free Beacon. “La combinazione di alta mobilità, veicoli di lancio camuffati da treni civili, protezione dei tunnel e ricarica sicura dei missili, insieme alle testate multiple, rende estremamente difficile seguire i sistemi o verificarne il numero“. “Da allora ci sono state segnalazioni secondo cui il 2° Corpo d’Artiglieria della Cina, la forza missilistica, abbia costruito 2000 chilometri di ferrovia ad ampio scartamento per questo sistema“, aggiungeva Karber. Entro il 2050, la Cina potrebbe avere più di 273500 chilometri di binari ferroviari. Come già detto (Vedi: “La Cina testa un nuovo missile in grado di colpire tutti gli Stati Uniti“). “Le agenzie d’intelligence statunitensi ritengono che un missile DF-41 possa trasportare dieci testate termonucleari da 150-300 kilotoni e possa colpire gli interi Stati Uniti continentali. E’ a propellente solido, mobile ed ha una gittata tra 12000 e 15000 km”. Il missile sarà probabilmente schierato tra il 2018 e il 2020 e potrebbe essere armato con un velivolo ipersonico (HGV) DF-ZF (precedentemente noto come Wu-14).

La Cina testa un nuovo missile in grado di colpire tutti gli Stati Uniti
L’arsenale di ICBM di Pechino appare in rapida espansione
Franz-Stefan Gady The Diplomat 19 agosto 2015

Il 6 agosto la Cina ha testato un nuovo missile balistico intercontinentale (ICBM) con due simulacri di testate nucleari, secondo informazioni ottenute dal Washington Free Beacon. Il test di lancio del 6 agosto era il quarto del missile a lungo raggio DF-41 (CSS-X-20) in tre anni, e presumibilmente confermava che il ICBM può trasportare testate multiple. Il primo test del DF-41 a testata multipla (veicolo di rientro multiplo a puntamento indipendente, o MIRV) avrebbe avuto luogo nel dicembre 2014, secondo il Washington Free Beacon. Test precedenti avvennero nel luglio 2012 e nel dicembre 2013, presso il centro spaziale e missilistico Wuzhai, a 400 km a sudovest di Pechino. L’ubicazione del sito del test dell’agosto 2015, tuttavia, rimane sconosciuta. “La tecnologia MIRV della Cina si basa sull’esportazione illegale di tecnologia satellitare dagli USA, trasferita durante l’amministrazione del presidente Bill Clinton. Lockheed Martin fu multata per 13 milioni di dollari nel 2000, nell’ambito delle esportazioni illecite che la Cina deviò sul suo programma per la testata MIRV“, riferiva Free Beacon nel dicembre 2014. Lo sviluppo del missile sarebbe iniziato nel 1986, ma fu abbandonato nei primi anni 2000. Secondo resoconti non confermati, il programma (Progetto 41H) fu rilanciato nel 2009. Tuttavia, la maggior parte dei dettagli sul programma DF-41 e le vere capacità del missile rimangono ammantate di mistero. “Pochi dettagli sulle caratteristiche tecniche del piano di dispiegamento sono attualmente disponibili. Una volta operativo, il DF-41 dovrebbe essere ad oggi il più sofisticato ICBM della PLA“, afferma Mark Stokes, ex-analista del Pentagono, al Free Beacon.
Le agenzie d’intelligence statunitensi ritengono che un missile DF-41 possa trasportare dieci testate termonucleari da 150-300 kilotoni e possa colpire gli interi Stati Uniti continentali. E’ a propellente solido, mobile e ha una gittata tra 12000 e 15000 km. L’ultimo rapporto della Commissione sul riesame della sicurezza ed economica USA-Cina, rileva che il missile potrebbe essere già schierato quest’anno, però l’arco 2018-2020 appare molto più probabile, secondo esperti indipendenti. Rick Fisher, analista presso il Centro di Valutazione e Strategia Internazionale, concorda con la suddetta relazione affermando che il DF-41 è “quasi in fase operativa“. “Il missile mobile a propellente solido DF-41 sarà il secondo ICBM con MIRV ad entrare in servizio nel Secondo Corpo d’Artiglieria della PLA, dopo l’operativo DF-5B, missile a propellente liquido e basato su silo. La linea di fondo è che la Cina potenzialmente inizia una nuova fase in cui il numero di testate nucleari aumenterà rapidamente“, ha detto Fisher in un’intervista a Free Beacon. Secondo il sito web Missile Threat, il DF-41 “rappresenta l’apice della tecnologia della RPC” e “sarà probabilmente il nucleo della forza d’attacco nucleare della Repubblica popolare cinese“. Inoltre il sito web rileva che il “DF-41 è simile al russo RS-12 (SS-27) ed è possibile che la tecnologia dell’RS-12 sia stata acquistata o rubata“. Come avevo riferito a giugno (Vedi: “Sarà questa l’arma cinese capace di affondare una portaerei?“), su Popular Science, discussi della possibilità che i velivoli ipersonici Wu-14 (HGV) fossero installati sul DF-41. Questo, nota l’autore, darebbe a Pechino per la prima volta la capacità di attacco di precisione contro qualsiasi bersaglio nel mondo entro un’ora.df-41-icbmWashington toglie le sanzioni ai missili russi
Ulson Gunnar NEO 07/01/2016

Atlas_V_first_stage_enginesWashington, che ha posto ampie sanzioni contro la Russia nell’intento sempre più vano di isolare e minare la stabilità di Mosca, si umilia e batte in ritirata togliendo il divieto ai motori-razzo RD-180 della Russia. E mentre Washington lo fa, i media statunitensi ancora dipingono la Russia come criminale, anche se gli Stati Uniti sono costretti a comprare razzi da una nazione che sostiene abbia invaso la Crimea, promosso la “guerra ibrida” in Ucraina orientale e bombardare i “ribelli” appoggiati dagli USA in Siria. Va ricordato che i motori-razzo RD-180 della Russia, dalle performance insuperabili a cui le imprese statunitensi devono ancora rispondere, sarà utilizzato per lanciare carichi in orbita per conto del dipartimento della Difesa statunitense. Popular Science, nell’articolo “il Congresso si muove per togliere il divieto di utilizzare i motori-razzo russi” afferma: “Dopo che la Russia ha invaso la Crimea, il Congresso ha giurato di bandire i motori-razzo russi. Ma il divieto di utilizzarli per lanciare carichi militari nello spazio era forse un po’ affrettato. Un nuovo disegno di legge approvato dal Congresso trova il modo di annullare il divieto. United Launch Alliance (ULA), joint venture di Boeing e Lockheed Martin, da tempo primo contraente dei lanci spaziali del dipartimento della Difesa, usa gli RD-180 di fabbricazione russa. ULA ha recentemente rifiutato l’offerta per un contratto di lanci data la limitata offerta di motori-razzo, e il Pentagono non ne è contento. Anche se ULA sviluppa un nuovo motore, il BE-4 è anni di distanza dal raggiungere la rampa di lancio. Dopo tutto, si parla di scienza”.
Mentre la Russia non ha “invaso la Crimea”, Popular Science ha ragione nel sottolineare che la sostituzione del russo RD-180 è questione di anni prima che sia realtà. Popular Science suggerisce anche un altro motivo che potrebbe essere dietro l’eliminazione delle sanzioni ai razzi russi: “ULA ha avuto a lungo il monopolio dei lanci spaziali militari. SpaceX recentemente ha avuto il permesso di utilizzare il razzo Falcon 9 per i lanci di carichi militari, proprio mentre ULA mollava il bando. Se il divieto sarà tolto, ULA e SpaceX prenderanno parte al primo concorso per un lancio militare dal 2006, che potrebbe comportare dei risparmi per il governo degli Stati Uniti”. Ironia della sorte, il desiderio dell’ULA di mantenere il monopolio, e tutto il potere ingiustificato e la ricchezza connessi, l’ha costretta ad accordarsi con una delle nazioni che vari altri interessi particolari a Wall Street, Washington e Londra cercano di minare, dividere e distruggere da decenni. SpaceX cerca di ostacolare e decentrare l’industria aerospaziale, una minaccia diretta per Boeing e Lockheed Martin, a breve e a lungo termine. Sembra che nel breve e lungo termine la strategia di tali interessi particolari di Wall Street, Washington e Londra sia incoerente e controproducente. Nel tentativo di isolare e minare Mosca, gli USA si scoprono minacciati dal business dirompente e innovatore interno. Per ridurre la concorrenza interna, tali interessi si spingono ad eliminare le sanzioni contro concorrenti esteri. Impotenti e incoerenti, gli Stati Uniti sono riusciti a fare più male a se stessi che alla Russia. Se la Russia certamente subisce le sanzioni, superandole sarà invece più forte e più autosufficiente. Per gli Stati Uniti invece, vincendo o perdendo contro la Russia, comunque ne saranno danneggiati. Per l’opinione pubblica globale, invasa quotidianamente da notizie ed editoriali sulla minaccia Russia alla pace e alla stabilità globale, il fatto che il dipartimento della Difesa statunitense ancora compri razzi dalla Russia per mettere i propri satelliti in orbita, dovrebbe far ricordare che nulla di simile a principi, fatti od onestà guida la politica estera degli USA, come viene detto dai media occidentali.
Se gli Stati Uniti non riescono a giustificare le sanzioni sui razzi russi, utilizzati in compiti vitali per il mantenimento della propria difesa, come continueranno a giustificare le rimanenti sanzioni alla Russia? Tali sanzioni restano semplicemente perché le aziende occidentali ne sarebbero colpite senza il potente lobbying di Boeing e Lockheed Martin? E ci si aspetta di continuare a credere che la Russia sia una “minaccia”, anche se rimane la socia principale degli USA nel lancio di satelliti per la difesa, per non parlare degli astronauti statunitensi ed europei e delle missioni di rifornimento della Stazione Spaziale Internazionale? Infatti, il balletto sulle sanzioni dovrebbe indicare alle varie parti interessate a Washington e Londra che l’ordine internazionale sembra meno un’impresa globale organizzata e più un tropismo cieco nella ricerca di profitti ovunque, anche oltre il bordo della scogliera. Per tali soggetti sarebbe il momento di prendere in considerazione la cessione e/o diversificazione, guardando sul serio con mente aperta al futuro e al vero progresso.RD180_ULAUlson Gunnar, un analista geopolitico sede a New York e scrittore soprattutto per la rivista online “Nuovo Outlook orientale“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Come la Russia raggiungerà le stelle

Andrew Korybko (USA) Oriental Review 30 aprile 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroravostochnyPersa tra i reportage occidentali manipolati per la nuova guerra fredda, vi è la copertura del recente annuncio della Russia su ambiziosi piani spaziali, indicando una strategia chiara e volta ancora a divenire la prima potenza mondiale in questo campo. Una certa componente della strategia della Russia è motivata dalla necessità di contrastare la militarizzazione dello spazio degli Stati Uniti e, considerando ciò, ci si aspetta che riceva accese e fuorvianti critiche nel prossimo futuro. Comunque, l’altro interesse della Russia è puramente altruistico, con Mosca che cerca di perpetrare l’eredità dei successi spaziali e di favorire il progresso dell’umanità.

Dalla Terra…
La nuova strategia spaziale russa ha avuto inizio con la costruzione di Vostochnij Bajkonur, avviata nel 2011. Questo ambizioso progetto è volto a creare un avanzato sito spaziale al confine cinese, nell’Oblast dell’Amur. Tale posizione è strategica in quanto probabilmente prevede che anche il maggiore alleato della Russia, la Cina, possa trovarvi un utilizzo. Inoltre, il posizionamento della grande infrastruttura strategica di Vostochnij vicino al confine con la Cina, dimostra l’alto livello di sicurezza e fiducia della Russia verso la Cina, fornendo ulteriori prove degli stretti legami alla base del partenariato strategico russo-cinese, così come la previsione a lungo termine di Mosca secondo cui tali rapporti continueranno in futuro. Oltre alla costruzione di Vostochnij, la Russia vuole anche creare la prima industria mondiale dei motori a razzo, consolidando le risorse produttive del Paese in questo settore ed accelerandone la collaborazione. Tale mossa va vista nell’ambito di una grande strategia superiore agli interessi nazionali della Russia, poiché se il piano avrà successo, Mosca potrà vendere queste unità ad altre potenze spaziali, stabilite o emergenti. Già partecipe in questo settore (in particolare con gli Stati Uniti ), ma assieme a un più efficiente processo di produzione e un aumentato interesse da molti Stati nell’esplorazione dello spazio e/o lanci di satelliti, la Russia potrà divenire decisamente la nazione guida globale in questa tecnologia, come nel caso dell’industria dell’energia nucleare.

Al cielo
map-russia.jpg__600x0_q85_upscale Una delle decisioni spaziali più significative della Russia è creare una propria stazione spaziale entro il 2023, annunciata dal Presidente Putin nell’ultima sessione con il pubblico. Tale entità sarà la versione della Federazione russa della Mir sovietica, la prima stazione spaziale al mondo interamente sotto la sovranità di Mosca. Il significato di questa decisione non va separato dal contesto politico e strategico. La Guerra Fredda figura in primo piano nella decisione, ma probabilmente qualche preparazione era stata avviata in Russia anche prima dell’esplodere ‘ufficiale’ delle tensioni durante euromajdan. Eppure, da ancor prima, Washington è impegnata nella militarizzazione dello spazio attraverso il programma segreto dell’X37. Tale progetto fu inizialmente avviato dalla NASA nel 1999, prima di essere trasferito al DARPA nel 2004, dopo di che fu classificato scomparendo da ogni notiziario fino al primo test nel 2010 (ancora avvolto dal segreto). Gli USA sono fermamente convinti che sia la Cina, non essi, ad aver iniziato la militarizzazione dello spazio con i test delle armi antisatellite di Pechino nel 2007, ma va ricordato che gli Stati Unit abbatterono per primi un satellite nel 1984, con l’ASAT ASM-135. Visto con il prisma delle guerre spaziali e l’eventuale uso di armi antisatellite e loro proliferazione presso gli Stati Uniti ed alleati e associati della NATO, ragionevolmente la Russia vuole una propria stazione spaziale in orbita per osservarne gli sviluppi e rispondere di conseguenza. In realtà, la Russia ovviamente non è l’unica potenza multipolare minacciata dall’antagonismo spaziale degli Stati Uniti, e di conseguenza si prepara a proporre ai partner dei BRICS di lanciare in cooperazione una propria stazione orbitante. Questo passo non avrà scopo militare (anche se potrebbe avere un certo contrappeso all’occidente), ma dimostrare che la cooperazione multilaterale e pacifica nello spazio è certamente possibile, e che il progresso umano nel cosmo non va ostacolato da disaccordi politici sulla Terra. Mentre vi sono certamente diversi limiti alla proposta (non ultima la rivalità spaziale tra India e Cina), sarà l’idea provocatoria che potrebbe eventualmente trasformarsi in una struttura spaziale russo-cinese congiunta invece, soprattutto se l’India si esclude e Brasile e Sud Africa affrontano ostacoli di bilancio. Non importa quale sia la direzione, il fatto stesso che la Russia sollevi la questione della cooperazione multipolare nello spazio dovrebbe eloquentemente dimostrare che lo sviluppo geopolitico degli ultimi decenni può prospetticamente trascendere la Terra stessa.

E oltre!
Le più lontane ambizioni russe vanno oltre la Terra e il suo campo gravitazionale, verso i vicini corpi celesti della Luna e di Marte. La Russia prevede d’iniziare una missione con equipaggio in orbita attorno alla Luna nel 2025, seguito poco dopo dall’atterraggio umano reale nel 2029. Inoltre, comprendendo la multipolarità integrale e il partenariato strategico russo-cinese nella politica estera di Mosca, questi due concetti vengono riuniti in quello interstellare e, da quando è stato appena annunciato dal Viceprimo Ministro russo Dmitrij Rogozin, le due potenze eurasiatiche pensano di cooperare per una base lunare comune. La Cina non è il solo socio spaziale della Russia, tuttavia, dato che è stato appena rivelato che Roscosmos e NASA collaborano su un programma di voli verso la Luna e Marte. Questo gesto amichevole dimostra che la Russia non evita di cooperare con chiunque nell’interesse dell’umanità, nonostante le attuali tensioni da Guerra Fredda, e ciò dovrebbe anche essere visto quale ammissione degli Stati Uniti della necessità di rapporti pragmatici con la Russia. Quest’ultimo è particolarmente specifico qui, tuttavia, poiché gli Stati Uniti finora non l’hanno dimostrato sulla Terra. Può darsi che l’intenzione degli USA di cooperare con la Russia su Luna e Marte sia legato all’implicita consapevolezza di non poter condurre unilateralmente tali missioni, o che devono ancora acquisire quel concreto peso militare per poi precludere tale cooperazione, usando qualsiasi mezzo necessario per divenirlo unilateralmente. Solo il tempo può dire cosa gli Stati Uniti abbiano in mente lavorando con la Russia nello spazio, ma finora è chiaro che l’intento della Russia è dare un esempio positivo alle future prospettive spaziali dell’umanità, e che la praticità trionfa sulla politica quando ciò è imperativo.

cosmodromAndrew Korybko è analista politico e giornalista di Sputnikm attualmente vive e studia a Mosca, in esclusiva per Oriental Review.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La scienza russa dei missili molla il programma spaziale USA

Rakesh Krishnan Simha RBTH 22 novembre 2014

Il doppio smacco delle sanzioni russe e del fallimento del missile Antares illustrano la totale dipendenza degli USA dalla tecnologia russa.RD-180L’ambizioso programma spaziale degli Stati Uniti crolla. Con Mosca che vieta l’uso dei suoi motori a razzo per scopi militari e il missile pesante Antares, che utilizza i motori russi, che esplode sulla piattaforma di lancio in Virginia, il previsto assalto spaziale degli USA appare sempre più improbabile. Il doppio smacco ha rivelato la reale portata della dipendenza statunitense dalla Russia in campo spaziale. Gli Stati Uniti usano due potenti motori realizzati in Russia, RD-180 e NK-33. I motori a razzo RD-180 sono importati dall’United Launch Alliance (ULA), una joint venture tra le principali aziende belliche Lockheed-Martin e Boeing, per spingere i suoi missili Atlas. ULA è l’unico fornitore di vettori spaziali del Pentagono, il che significa che i militari statunitensi usano i missili Atlas per posizionare i loro satelliti spia nello spazio. Ecco come gli Stati Uniti hanno perso la testa. La ditta che produce gli RD-180 si chiama NPO Energomash e fa parte dell’industria aerospaziale russa, guidata dal Viceprimo ministro Dmitrij Rogozin. A marzo, il Tesoro USA ha sanzionato Rogozin perché stretto consigliere del Presidente Vladimir Putin. La risposta di Mosca è stata rapida. In pochi giorni Rogozin ha dichiarato che la Russia non avrebbe più esportato motori a razzo negli Stati Uniti per lanciare satelliti militari. D’ora in poi, i motori russi saranno utilizzati solo per lanciare carichi civili.
RD-180-engines Perché gli USA vogliono i razzi made in Russia? Per cominciare l’RD-180 è un motore a razzo da 5,5 tonnellate, 11,5 metri di altezza e 10,25 metri di diametro, dalla progettazione meravigliosamente semplice, affidabile, potente ed economica. Secondo la rivista Wired: “Non solo l’RD-180 è più potente di qualsiasi omologo di fabbricazione statunitense, ma a differenza dei motori statunitensi, può essere acceso e spento durante il volo rendendo il volo molto più regolare ed efficiente”. E aggiunge: “I russi non si preoccupano della cosmesi o dell’impacchettamento. Costruiscono e testano per eliminare i difetti. Il motore è costato 10 milioni di dollari e produce quasi mezzo milione di kg di spinta. Cose che non può fare un motore di fabbricazione statunitense“. Strategy Page riferisce: “Alcuni esperti statunitensi (come Charles Vick) sospettavano che durante la Guerra Fredda che la Russia avesse motori a razzo economici, potenti e affidabili come questo, ma le sue affermazioni furono respinte dalla maggior parte degli esperti statunitensi. Dopo la fine della guerra fredda nel 1991, gli Stati Uniti osservarono i motori a razzo russi e capirono che Vick aveva ragione. Alla fine degli anni ’90 gli Stati Uniti stilarono un contratto per acquistare versioni modificate (per il missile statunitense Atlas V) dell’RD-18 dalla Russia e una licenza per costruirli negli Stati Uniti (con alcuni componenti russi che sarebbe molto più costoso produrre negli USA)“. Gli Stati Uniti attualmente hanno due anni di forniture di motori RD-180 e la licenza per produrli. Per avviarne la produzione è necessario prima di avere forniture occidentali di tutte le componenti fornite dalla Russia. “Ciò richiederà cinque anni“, dice Strategy Page. “Al meglio costerà agli Stati Uniti altri 2,5 miliardi di dollari impostare la produzione e fornire servizi di lancio più costosi nel frattempo. Dato che il migliore dei casi è una rarità, è probabile che ci vorranno sette anni per produrre RD-180 ed ulteriori 5 miliardi di dollari per pagarsi lanci alternativi. Il lancio di molti satelliti potrebbe essere ritardato di tre anni o più“. Gli Stati Uniti in origine avevano due missili, Atlas e Delta. Ma per via dell’RD-180, l’Atlas V è più attraente per prestazioni e prezzo del Delta IV.
N1 L’altro motore russo, NK-33, è il nucleo del missile pesante Antares, chiave del futuro programma di esplorazione spaziale statunitense. L’NK-33 è stato costruito negli anni ’60 per le missioni lunari con equipaggio russo ma, in armonia con la natura opaca del processo decisionale sovietico, fu smantellato quando gli statunitensi sbarcarono sulla Luna. Il programma fu chiuso e tutti i lavori sul progetto distrutti. Tuttavia, un burocrate russo che conosceva il valore di questi motori li nascose in un magazzino. Quando l’Unione Sovietica si dissolse alcuni diplomatici russi eccessivamente filo-occidentali regalarono i gioielli dell’industria spaziale russa a visitatori statunitensi, molti dei quali erano senza dubbio spie. Uno dei motori finì negli USA, dove gli scienziati capirono che non avevano nulla di simile. Una richiesta d’importazione fu fatta, e a metà degli anni ’90 la Russia vendette 36 motori alla General Aerojet per la miseria di 1,1 milioni di dollari ciascuno. La società acquisì anche una licenza di produzione dei nuovi motori, e il primo missile Antares con l’NK-33 fu lanciato con successo dalla Virginia il 21 aprile 2013.
L’esplosione del 28 ottobre dell’Antares avrà un impatto diretto sul futuro dell’esplorazione spaziale degli Stati Uniti. La NASA ha elaborato grandi progetti ma senza saper innestare motori a razzo russi sull’Antares, tali piani non decolleranno. Il fallimento dell’ultimo test indica che gli scienziati statunitensi non sanno padroneggiare le tecnologie complesse trasferite dai russi. Da ora Rogozin vieta l’uso militare dei motori a razzo. La Russia continuerà a spedire RD-180 perché ha bisogno di soldi. Da quando l’avanzata industria spaziale sovietica è crollata, il profitto dalle vendite di RD-180 ha mantenuto a galla diverse aziende russe. Tuttavia, se le sanzioni colpiranno l’economia russa, Mosca non avrà niente da perdere nell’imporre il divieto totale all’esportazione del motore a razzo. Danneggiando gli statunitensi ulteriormente non avendo oggi missili. I loro enormi satelliti spia Big Bird resteranno a terra, lasciando i servizi d’intelligence degli Stati Uniti senza il loro grande occhio celeste. Gli Stati Uniti hanno bisogno anche della Russia per le navette spaziali. La loro flotta di shuttle, in realtà elefanti bianchi, è radiata e gli Stati Uniti contano totalmente sui missili russi, come i Sojuz, per rifornire la Stazione Spaziale Internazionale. Senza rifornimenti regolari dalla Russia, l’ISS dovrebbe essere abbandonata e forse distrutta.
Nel loro precipitarsi gli statunitensi non sono riusciti a capire che le sanzioni possono essere un’arma a doppio taglio. La reazione russa è del tutto in linea con i principi della reciprocità. Se Mosca è interessata, farà pagare giustamente ai furfanti della nuova guerra fredda la loro impudenza.

NK-33Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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