Come la Russia raggiungerà le stelle

Andrew Korybko (USA) Oriental Review 30 aprile 2015
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAuroravostochnyPersa tra i reportage occidentali manipolati per la nuova guerra fredda, vi è la copertura del recente annuncio della Russia su ambiziosi piani spaziali, indicando una strategia chiara e volta ancora a divenire la prima potenza mondiale in questo campo. Una certa componente della strategia della Russia è motivata dalla necessità di contrastare la militarizzazione dello spazio degli Stati Uniti e, considerando ciò, ci si aspetta che riceva accese e fuorvianti critiche nel prossimo futuro. Comunque, l’altro interesse della Russia è puramente altruistico, con Mosca che cerca di perpetrare l’eredità dei successi spaziali e di favorire il progresso dell’umanità.

Dalla Terra…
La nuova strategia spaziale russa ha avuto inizio con la costruzione di Vostochnij Bajkonur, avviata nel 2011. Questo ambizioso progetto è volto a creare un avanzato sito spaziale al confine cinese, nell’Oblast dell’Amur. Tale posizione è strategica in quanto probabilmente prevede che anche il maggiore alleato della Russia, la Cina, possa trovarvi un utilizzo. Inoltre, il posizionamento della grande infrastruttura strategica di Vostochnij vicino al confine con la Cina, dimostra l’alto livello di sicurezza e fiducia della Russia verso la Cina, fornendo ulteriori prove degli stretti legami alla base del partenariato strategico russo-cinese, così come la previsione a lungo termine di Mosca secondo cui tali rapporti continueranno in futuro. Oltre alla costruzione di Vostochnij, la Russia vuole anche creare la prima industria mondiale dei motori a razzo, consolidando le risorse produttive del Paese in questo settore ed accelerandone la collaborazione. Tale mossa va vista nell’ambito di una grande strategia superiore agli interessi nazionali della Russia, poiché se il piano avrà successo, Mosca potrà vendere queste unità ad altre potenze spaziali, stabilite o emergenti. Già partecipe in questo settore (in particolare con gli Stati Uniti ), ma assieme a un più efficiente processo di produzione e un aumentato interesse da molti Stati nell’esplorazione dello spazio e/o lanci di satelliti, la Russia potrà divenire decisamente la nazione guida globale in questa tecnologia, come nel caso dell’industria dell’energia nucleare.

Al cielo
map-russia.jpg__600x0_q85_upscale Una delle decisioni spaziali più significative della Russia è creare una propria stazione spaziale entro il 2023, annunciata dal Presidente Putin nell’ultima sessione con il pubblico. Tale entità sarà la versione della Federazione russa della Mir sovietica, la prima stazione spaziale al mondo interamente sotto la sovranità di Mosca. Il significato di questa decisione non va separato dal contesto politico e strategico. La Guerra Fredda figura in primo piano nella decisione, ma probabilmente qualche preparazione era stata avviata in Russia anche prima dell’esplodere ‘ufficiale’ delle tensioni durante euromajdan. Eppure, da ancor prima, Washington è impegnata nella militarizzazione dello spazio attraverso il programma segreto dell’X37. Tale progetto fu inizialmente avviato dalla NASA nel 1999, prima di essere trasferito al DARPA nel 2004, dopo di che fu classificato scomparendo da ogni notiziario fino al primo test nel 2010 (ancora avvolto dal segreto). Gli USA sono fermamente convinti che sia la Cina, non essi, ad aver iniziato la militarizzazione dello spazio con i test delle armi antisatellite di Pechino nel 2007, ma va ricordato che gli Stati Unit abbatterono per primi un satellite nel 1984, con l’ASAT ASM-135. Visto con il prisma delle guerre spaziali e l’eventuale uso di armi antisatellite e loro proliferazione presso gli Stati Uniti ed alleati e associati della NATO, ragionevolmente la Russia vuole una propria stazione spaziale in orbita per osservarne gli sviluppi e rispondere di conseguenza. In realtà, la Russia ovviamente non è l’unica potenza multipolare minacciata dall’antagonismo spaziale degli Stati Uniti, e di conseguenza si prepara a proporre ai partner dei BRICS di lanciare in cooperazione una propria stazione orbitante. Questo passo non avrà scopo militare (anche se potrebbe avere un certo contrappeso all’occidente), ma dimostrare che la cooperazione multilaterale e pacifica nello spazio è certamente possibile, e che il progresso umano nel cosmo non va ostacolato da disaccordi politici sulla Terra. Mentre vi sono certamente diversi limiti alla proposta (non ultima la rivalità spaziale tra India e Cina), sarà l’idea provocatoria che potrebbe eventualmente trasformarsi in una struttura spaziale russo-cinese congiunta invece, soprattutto se l’India si esclude e Brasile e Sud Africa affrontano ostacoli di bilancio. Non importa quale sia la direzione, il fatto stesso che la Russia sollevi la questione della cooperazione multipolare nello spazio dovrebbe eloquentemente dimostrare che lo sviluppo geopolitico degli ultimi decenni può prospetticamente trascendere la Terra stessa.

E oltre!
Le più lontane ambizioni russe vanno oltre la Terra e il suo campo gravitazionale, verso i vicini corpi celesti della Luna e di Marte. La Russia prevede d’iniziare una missione con equipaggio in orbita attorno alla Luna nel 2025, seguito poco dopo dall’atterraggio umano reale nel 2029. Inoltre, comprendendo la multipolarità integrale e il partenariato strategico russo-cinese nella politica estera di Mosca, questi due concetti vengono riuniti in quello interstellare e, da quando è stato appena annunciato dal Viceprimo Ministro russo Dmitrij Rogozin, le due potenze eurasiatiche pensano di cooperare per una base lunare comune. La Cina non è il solo socio spaziale della Russia, tuttavia, dato che è stato appena rivelato che Roscosmos e NASA collaborano su un programma di voli verso la Luna e Marte. Questo gesto amichevole dimostra che la Russia non evita di cooperare con chiunque nell’interesse dell’umanità, nonostante le attuali tensioni da Guerra Fredda, e ciò dovrebbe anche essere visto quale ammissione degli Stati Uniti della necessità di rapporti pragmatici con la Russia. Quest’ultimo è particolarmente specifico qui, tuttavia, poiché gli Stati Uniti finora non l’hanno dimostrato sulla Terra. Può darsi che l’intenzione degli USA di cooperare con la Russia su Luna e Marte sia legato all’implicita consapevolezza di non poter condurre unilateralmente tali missioni, o che devono ancora acquisire quel concreto peso militare per poi precludere tale cooperazione, usando qualsiasi mezzo necessario per divenirlo unilateralmente. Solo il tempo può dire cosa gli Stati Uniti abbiano in mente lavorando con la Russia nello spazio, ma finora è chiaro che l’intento della Russia è dare un esempio positivo alle future prospettive spaziali dell’umanità, e che la praticità trionfa sulla politica quando ciò è imperativo.

cosmodromAndrew Korybko è analista politico e giornalista di Sputnikm attualmente vive e studia a Mosca, in esclusiva per Oriental Review.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La scienza russa dei missili molla il programma spaziale USA

Rakesh Krishnan Simha RBTH 22 novembre 2014

Il doppio smacco delle sanzioni russe e del fallimento del missile Antares illustrano la totale dipendenza degli USA dalla tecnologia russa.RD-180L’ambizioso programma spaziale degli Stati Uniti crolla. Con Mosca che vieta l’uso dei suoi motori a razzo per scopi militari e il missile pesante Antares, che utilizza i motori russi, che esplode sulla piattaforma di lancio in Virginia, il previsto assalto spaziale degli USA appare sempre più improbabile. Il doppio smacco ha rivelato la reale portata della dipendenza statunitense dalla Russia in campo spaziale. Gli Stati Uniti usano due potenti motori realizzati in Russia, RD-180 e NK-33. I motori a razzo RD-180 sono importati dall’United Launch Alliance (ULA), una joint venture tra le principali aziende belliche Lockheed-Martin e Boeing, per spingere i suoi missili Atlas. ULA è l’unico fornitore di vettori spaziali del Pentagono, il che significa che i militari statunitensi usano i missili Atlas per posizionare i loro satelliti spia nello spazio. Ecco come gli Stati Uniti hanno perso la testa. La ditta che produce gli RD-180 si chiama NPO Energomash e fa parte dell’industria aerospaziale russa, guidata dal Viceprimo ministro Dmitrij Rogozin. A marzo, il Tesoro USA ha sanzionato Rogozin perché stretto consigliere del Presidente Vladimir Putin. La risposta di Mosca è stata rapida. In pochi giorni Rogozin ha dichiarato che la Russia non avrebbe più esportato motori a razzo negli Stati Uniti per lanciare satelliti militari. D’ora in poi, i motori russi saranno utilizzati solo per lanciare carichi civili.
RD-180-engines Perché gli USA vogliono i razzi made in Russia? Per cominciare l’RD-180 è un motore a razzo da 5,5 tonnellate, 11,5 metri di altezza e 10,25 metri di diametro, dalla progettazione meravigliosamente semplice, affidabile, potente ed economica. Secondo la rivista Wired: “Non solo l’RD-180 è più potente di qualsiasi omologo di fabbricazione statunitense, ma a differenza dei motori statunitensi, può essere acceso e spento durante il volo rendendo il volo molto più regolare ed efficiente”. E aggiunge: “I russi non si preoccupano della cosmesi o dell’impacchettamento. Costruiscono e testano per eliminare i difetti. Il motore è costato 10 milioni di dollari e produce quasi mezzo milione di kg di spinta. Cose che non può fare un motore di fabbricazione statunitense“. Strategy Page riferisce: “Alcuni esperti statunitensi (come Charles Vick) sospettavano che durante la Guerra Fredda che la Russia avesse motori a razzo economici, potenti e affidabili come questo, ma le sue affermazioni furono respinte dalla maggior parte degli esperti statunitensi. Dopo la fine della guerra fredda nel 1991, gli Stati Uniti osservarono i motori a razzo russi e capirono che Vick aveva ragione. Alla fine degli anni ’90 gli Stati Uniti stilarono un contratto per acquistare versioni modificate (per il missile statunitense Atlas V) dell’RD-18 dalla Russia e una licenza per costruirli negli Stati Uniti (con alcuni componenti russi che sarebbe molto più costoso produrre negli USA)“. Gli Stati Uniti attualmente hanno due anni di forniture di motori RD-180 e la licenza per produrli. Per avviarne la produzione è necessario prima di avere forniture occidentali di tutte le componenti fornite dalla Russia. “Ciò richiederà cinque anni“, dice Strategy Page. “Al meglio costerà agli Stati Uniti altri 2,5 miliardi di dollari impostare la produzione e fornire servizi di lancio più costosi nel frattempo. Dato che il migliore dei casi è una rarità, è probabile che ci vorranno sette anni per produrre RD-180 ed ulteriori 5 miliardi di dollari per pagarsi lanci alternativi. Il lancio di molti satelliti potrebbe essere ritardato di tre anni o più“. Gli Stati Uniti in origine avevano due missili, Atlas e Delta. Ma per via dell’RD-180, l’Atlas V è più attraente per prestazioni e prezzo del Delta IV.
N1 L’altro motore russo, NK-33, è il nucleo del missile pesante Antares, chiave del futuro programma di esplorazione spaziale statunitense. L’NK-33 è stato costruito negli anni ’60 per le missioni lunari con equipaggio russo ma, in armonia con la natura opaca del processo decisionale sovietico, fu smantellato quando gli statunitensi sbarcarono sulla Luna. Il programma fu chiuso e tutti i lavori sul progetto distrutti. Tuttavia, un burocrate russo che conosceva il valore di questi motori li nascose in un magazzino. Quando l’Unione Sovietica si dissolse alcuni diplomatici russi eccessivamente filo-occidentali regalarono i gioielli dell’industria spaziale russa a visitatori statunitensi, molti dei quali erano senza dubbio spie. Uno dei motori finì negli USA, dove gli scienziati capirono che non avevano nulla di simile. Una richiesta d’importazione fu fatta, e a metà degli anni ’90 la Russia vendette 36 motori alla General Aerojet per la miseria di 1,1 milioni di dollari ciascuno. La società acquisì anche una licenza di produzione dei nuovi motori, e il primo missile Antares con l’NK-33 fu lanciato con successo dalla Virginia il 21 aprile 2013.
L’esplosione del 28 ottobre dell’Antares avrà un impatto diretto sul futuro dell’esplorazione spaziale degli Stati Uniti. La NASA ha elaborato grandi progetti ma senza saper innestare motori a razzo russi sull’Antares, tali piani non decolleranno. Il fallimento dell’ultimo test indica che gli scienziati statunitensi non sanno padroneggiare le tecnologie complesse trasferite dai russi. Da ora Rogozin vieta l’uso militare dei motori a razzo. La Russia continuerà a spedire RD-180 perché ha bisogno di soldi. Da quando l’avanzata industria spaziale sovietica è crollata, il profitto dalle vendite di RD-180 ha mantenuto a galla diverse aziende russe. Tuttavia, se le sanzioni colpiranno l’economia russa, Mosca non avrà niente da perdere nell’imporre il divieto totale all’esportazione del motore a razzo. Danneggiando gli statunitensi ulteriormente non avendo oggi missili. I loro enormi satelliti spia Big Bird resteranno a terra, lasciando i servizi d’intelligence degli Stati Uniti senza il loro grande occhio celeste. Gli Stati Uniti hanno bisogno anche della Russia per le navette spaziali. La loro flotta di shuttle, in realtà elefanti bianchi, è radiata e gli Stati Uniti contano totalmente sui missili russi, come i Sojuz, per rifornire la Stazione Spaziale Internazionale. Senza rifornimenti regolari dalla Russia, l’ISS dovrebbe essere abbandonata e forse distrutta.
Nel loro precipitarsi gli statunitensi non sono riusciti a capire che le sanzioni possono essere un’arma a doppio taglio. La reazione russa è del tutto in linea con i principi della reciprocità. Se Mosca è interessata, farà pagare giustamente ai furfanti della nuova guerra fredda la loro impudenza.

NK-33Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Object 2014-28E, detrito spaziale o arma anti-satellite russa?

Sam Jones, FT, 17 novembre 2014
141118-orbit_87E’ un racconto che potrebbe provenire dalla guerra fredda. Un oggetto misterioso lanciato dall’esercito russo viene monitorato dalle agenzie spaziali occidentali, alimentando timori sul rilancio del defunto piano del Cremlino per distruggere satelliti. Nelle ultime settimane, gli astronomi amatoriali e i cacciatori di satelliti russi e occidentali seguono le insolite manovre di Object 2014-28E, vedendolo dirigersi verso altri oggetti spaziali russi. Le attività sembravano culminare lo scorso fine settimana con l’incontro con i resti del missile che l’aveva lanciato. L’oggetto era stato inizialmente classificato come detrito spaziale finito in orbita come parte di un missile russo lanciato a maggio per porre in orbita tre satelliti per telecomunicazioni Rodnik di una costellazione militare. L’esercito statunitense lo traccia sotto la denominazione Norad 39.765. Il suo scopo è sconosciuto e potrebbe essere civile: un progetto per aspirare spazzatura spaziale, per esempio. O un veicolo per riparare o rifornire altri satelliti. Ma l’interesse è suscitato dal fatto che la Russia non ne ha dichiarato il lancio, e dai movimenti particolari dell’oggetto, molto attivi e precisi nei cieli. La Russia aveva abbandonato ufficialmente il programma di armi anti-satellite Istrebitel Sputnikov o caccia anti-satelliti, dopo la caduta della cortina di ferro anche se le competenze non sono scomparse. Infatti, gli ufficiali hanno pubblicamente affermato in passato che avrebbero riavviato la ricerca in caso di deterioramento delle relazioni con gli Stati Uniti sui trattati di difesa antimissile. Nel 2010, Oleg Ostapenko, Comandante delle forze spaziali russe, e ora a capo dell’agenzia spaziale, ha detto che la Russia sviluppa ancora satelliti da “ricognizione” e “attacco”. Il ministero della Difesa di Mosca non ha risposto immediatamente alle richieste di commenti.
poletdh2Qualunque cosa sia, (Object 2014-28E) sembra sperimentale“, ha detto Patricia Lewis, research director del think-tank Chatham House ed esperta in sicurezza dello spazio. “Potrebbe avere numerose funzioni, civili e militari. C’è la possibilità che sia una sorta di raccoglitore o che possa sparare proiettili cinetici contro un altro satellite, o forse condurre un attacco o disturbo informatico anti-satellite“. Questa settimana, mentre la sonda dell’Agenzia spaziale europea Rosetta atterrava su una cometa, le peregrinazioni di 2014-28E potrebbero sembrare insignificanti, ma evidenzia la crescente, anche se finora poco pubblicizzata, preoccupazione degli strateghi della difesa: la militarizzazione dello spazio. Avere la capacità di distruggere o degradare le comunicazioni via satellite dell’avversario è considerata una capacità militare potente da quando la corsa allo spazio è iniziata, ma dopo il crollo della cortina di ferro, molti programmi di ricerca segreti su cui sovietici e statunitensi stavano lavorando furono accantonati. Negli ultimi anni, tuttavia, l’interesse per le armi spaziali rivive. “Sarebbe strano se lo spazio dovesse rimanere quella zona su cui (i militari) non mettano le mani“, dice Lewis. Attacchi informatici ai satelliti sono già una realtà, nota: la scorsa settimana, hacker legati al governo cinese hanno infiltrato i satelliti meteorologici degli USA. La Russia in passato era in prima linea negli sforzi per avere un trattato internazionale per evitare che armi siano dispiegate nello spazio, ma furono inutili. Tra i rapidi progressi delle altre potenze straniere e il recente deterioramento delle relazioni tra Mosca e l’occidente, intende rilanciare il programma IS strategico, ha detto un esperto militare russo. Già nel 2007 i cinesi dimostrarono di avere la capacità di abbattere satelliti con missili e nel 2008 negli Stati Uniti dimostrarono la stessa capacità. Ultimamente, a maggio, il satellite cinese Shijian 15 mostrava una propulsione insolita e alla fine intercettava un altro satellite cinese, Shijian 7. “L’esperimento era legato al possibile uso di un braccio di acquisizione remota e per operazioni ravvicinate“, ha detto Max White, del gruppo astronomico Kettering che s’illustrò negli anni ’60 individuando la posizione dei satelliti spia sovietici. “Possono avere caratteristiche civili e militari, come rifornimenti spaziali e disattivare il carico di una nazione estera, possibilmente senza causare detriti. Se i russi sentano il bisogno di dimostrare tale capacità, è una questione da dibattere”, ha aggiunto White, che segue le attività dell’Object 2014-28E.
Come segnale della sensibilità internazionale sulla prospettiva di tecnologie anti-satellite in rapido sviluppo, un test missilistico cinese quest’anno ha suscitato la risposta particolarmente infuocata del Pentagono. Le autorità statunitensi hanno detto di esser “assai convinti” che il lancio di luglio sia stato un test per un’arma anti-satellite, accusando i cinesi di “azioni destabilizzanti”. Il test della Cina fu poi condannato anche dall’Unione europea.1293109607_1252326726_005spiral22Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Abbandonare l’ISS: la Russia creerà la sua stazione spaziale?

RTHistoire et Societé 18 novembre 2014

Come dobbiamo interpretare la notizia che non solo indica un programma autonomo, ma che parte dal nord della Russia, cioè vicino la Cina? Il cosmodromo sovietico di Bajkonur in Kazakistan sarà utilizzato fino al termine del programma internazionale, ma altre opzioni sono esplorate.

389450main_image_1479_1024-768L’Agenzia Spaziale Russa valuta la costruzione di una stazione spaziale nel 2017. Ciò significa che Mosca si libererà dell’ISS dal 2020, quando i suoi obblighi nell’ambito del programma saranno assolti. Il Kommersant ha riferito che il programma della stazione spaziale con equipaggio fino al 2050 prevede l’installazione di una nuova stazione spaziale scientifica, citando fonti dell’Istituto Centrale di Ricerca per l’Ingegneria e la Tecnologia dell’Agenzia Spaziale Roskosmos, istituto di ricerca scientifica spaziale. La differenza principale con la Stazione Spaziale Internazionale attualmente operativa è l’orbita alta della nuova stazione russa, con un’inclinazione di 64,8 gradi, rendendo il 90 per cento del territorio russo visibile da bordo, compresi i mari artici. Dall’ISS, che ha un’inclinazione orbitale di 51,6 gradi, non più del 5 per cento del territorio russo è attualmente visibile. Inoltre, la nuova stazione sarà meglio posizionata per i voli spaziali dalle strutture russe di Bajkonur e Vostokhnij, che vedrà il primo lancio alla fine del 2015. Un volo con equipaggio per l’ISS da Vostokhnij, se accadesse oggi, comporterebbe qualche rischio in caso d’improvvisa cancellazione della missione. In questo caso la rotta vedrebbe il modulo scendere in mare, mentre dalla nuova stazione scenderebbe a terra, riferisce Kommersant. Il cosmodromo militare di Plesetsk, nel nord della Russia sarà usata per inviare carichi alla nuova stazione spaziale. L’uso del cosmodromo ex-sovietico di Bajkonur in Kazakistan continuerà come al solito. “La configurazione iniziale sarà composta da un modulo nodale accoppiato a un laboratorio multiuso di ricerca spaziale OKA-T”, citava Kommersant una fonte dell’Istituto Centrale di Ricerca per l’Ingegneria e la Tecnologia. La nuova stazione sarà rifornita con vettori in fase di sviluppo: il Progres-MS (primo lancio nella seconda metà del 2015) e Sojuz-MS (primo lancio maggio 2016). Una volta attivata la stazione, Roskosmos intende iniziare a testare motori e moduli per il futuro programma lunare. “In realtà si tratta di creare una testa di ponte: prima l’equipaggiamento spaziale sarà inviato alla stazione e poi sulla Luna“, ha detto la fonte.
815f15eecd496ea5b2686d78cd81e6e71-446x257 Il nuovo programma di esplorazione spaziale con equipaggio viene affinato dagli istituti scientifici guidati da Roskosmos. L’Istituto Centrale di Ricerca per l’Ingegneria e la Tecnologia, ha rifiutato di commentare su RT la costruzione della nuova stazione spaziale. Roskosmos valuta diverse opzioni per la nuova stazione spaziale nazionale in sostituzione dell’ISS, ha confermato Denis Lyskov, segretario dell’Agenzia Spaziale Federale, all’agenzia stampa ITAR-TASS. “Esaminiamo una serie di opzioni” ha detto. Senza entrare nei dettagli, Lyskov ha criticato le notizie sulla stazione in circolazione sui media. “Le opzioni premature non dovrebbero essere pubblicate sui media“, ha sottolineato. Il Viceprimo Ministro Dmitrij Rogozin aveva annunciato a maggio che Roskosmos riceve scarso vantaggio commercialmente interessante dalla Stazione Spaziale Internazionale, nonostante la spesa del 30 per cento del suo bilancio annuale sul progetto. “Il nostro profitto è molto basso, quindi non abbiamo alcun interesse commerciale in essa (nell’ISS)”, ha detto Rogozin, aggiungendo che la Russia è disposta ad adempiere ai suoi obblighi internazionali verso l’ISS. “Ci sono voci che la Russia abbandonerà il progetto ISS. Non è vero, il programma è impostato per operare fino al 2020 e ci atterremo ai nostri obblighi internazionali. Sull’estensione fino al 2024 vi sono fondati dubbi”, ha detto Rogozin. La scorsa settimana il capo di Roskosmos Oleg Ostapenko aveva detto all’amministratore della NASA Charles Bolden, all’Airshow della Cina (Zhuhai 2014 NdT), che la decisione sul futuro dell’ISS, dopo il 2020, si avrà alla fine dell’anno.
L’industria spaziale degli Stati Uniti, che utilizza le russe Sojuz per inviare i suoi astronauti sull’ISS, enfatizza l’uso dell’ISS almeno fino al 2024. Gli altri partecipanti al progetto, come il Giappone, hanno espresso interesse a mantenere l’operatività della stazione per un periodo più lungo. Nel 2013 gli Stati Uniti spesero 3 miliardi di dollari per l’ISS, sei volte più della Roskosmos, mentre la Russia ha diritto di formarne metà dell’equipaggio. Il progetto ISS è iniziato nel 1998 con la Russia che fornì i primi moduli necessari per la costruzione. Prima dell’ISS, Roskosmos aveva la propria stazione sovietica Mir, operativa per 15 anni dal 1986 al 2001, prima che abbandonasse l’orbita affondando nell’Oceano Pacifico.

cosmodrome-vostochny-construction-site-russia-3Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia nell’odissea nello spazio dell’India

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 27 settembre 2014

1420Il successo della Mars Orbiter Mission ha messo l’India sulla scena mondiale come potenza spaziale. E’ l’unico Paese asiatico che ha effettuato con successo una missione su Marte, e l’unico Paese al mondo che riesce in tale missione nel primo tentativo. Il successo dello sviluppo della tecnologia nazionale e il suo uso nell’esplorazione spaziale, negli ultimi anni, sono davvero sorprendenti. Quest’anno è anche il trentesimo anniversario del volo dell’unico astronauta indiano, Rakesh Sharma, sulla stazione spaziale sovietica Saljut-7 dal cosmodromo di Bajkonur. La storia della cooperazione spaziale indo-russa (sovietica) effettivamente iniziò molto prima. L’Unione Sovietica fu il primo Paese non solo ad inviare un astronauta indiano nello spazio, ma anche a lanciarne i satelliti, come Aryabhatta nel 1970. Il crollo dell’Unione Sovietica incise sulle relazioni bilaterali, anche nella cooperazione spaziale. La controversia sulla tecnologia criogenica ne fu una questione. Tuttavia, la cooperazione spaziale fu ripresa gradualmente. Nel 2004, entrambi i Paesi firmarono un accordo per l’esplorazione pacifica dello spazio e un altro per lo sviluppo del sistema di navigazione satellitare GLONASS e il lancio di veicoli spaziali russi con missili indiani. Vi furono anche discussioni sullo sviluppo congiunto di apparecchiature per le sonde solari, la costruzione dell’osservatorio spaziale solare per studiare la radiazione a raggi X, e la ricerca sui motori elettrici per veicoli spaziali. Nel 2005 fu firmato un accordo sulla tecnologia di sicurezza, e uno per l’attuazione della cooperazione a lungo termine sullo sviluppo congiunto, operatività ed uso del sistema GLONASS. Tale accordo prevede il lancio di satelliti GLONASS usando il vettore indiano GSLV, e a sua volta la Russia fornisce l’accesso al sistema GLONASS agli indiani. E’ inoltre previsto lo sviluppo congiunto di apparecchiature per lo sfruttamento dei segnali per scopi commerciali. L’accordo apre la strada all’attuazione di un accordo del 2004 sulla progettazione congiunta e il lancio dei satelliti per comunicazione GLONASS, utilizzabili da entrambi i Paesi per scopi civili e militari. Fu firmato un accordo di cooperazione nel campo della fisica solare e le relazioni terrestri-solari nell’ambito del progetto Coronas-Photon, del 2005. Il progetto era volto alla ricerca nel campo della fisica solare e delle relazioni terrestri solari. L’accordo inoltre permise l’integrazione dei carichi indiani RT-2 sulla sonda Coronas-Photon e l’esperimento spaziale congiunto utilizzando le attrezzature RT-2. L’accordo fece rivivere il progetto sovietico Coronas-Photon con cui sei strumenti fabbricati presso l’Istituto Tata di ricerca fondamentale dell’India, furono installati sul satellite russo Photon. Nel 2007, l’agenzia spaziale dell’India ISRO e l’agenzia spaziale russa Roscosmos firmarono un accordo per lo sviluppo congiunto della missione indiana Chandrayana-2. Il veicolo spaziale venne lanciato nel 2013. Nel 2008, entrambi i Paesi firmarono un memorandum d’intesa sul programma di volo spaziale umano. La lista è infatti lunga, indicando il desiderio di entrambi i Paesi di voler sviluppare congiuntamente programmi spaziali con reciproco vantaggio.

2014: anno promettente
00-glo-3russia-india-flag-glonass.3 Quest’anno s’è dimostrato promettente per la cooperazione spaziale bilaterale. Nel febbraio 2014, il viceprimo ministro della Russia, e anche co-presidente della Commissione inter-governativa russo-indiana per la cooperazione culturale commerciale, economica, scientifica e tecnica, Dmitrij Rogozin, durante la sua visita in India ha ricordato la passata cooperazione spaziale ed ha sostenuto che v’è un ‘enorme potenziale’ per la cooperazione bilaterale spaziale, rivelando anche un nuovo accordo: “Abbiamo concordato una serie di consultazioni tra le nostre agenzie spaziali per coinvolgere i nostri partner indiani nei piani e progetti intrapresi dall’United Rocket and Space Corporation“. Nell’aprile 2014, il capo dell’agenzia spaziale russa Oleg Ostapenko ha ribadito l’interesse della Russia a sviluppare la cooperazione spaziale con India e Cina. Recentemente, la Russia ha annunciato una serie di programmi spaziali da miliardi di dollari. L’India può essere interessata a partecipare ad alcuni di questi programmi. Ciò rafforzerà la cooperazione bilaterale, fornendo all’India la tecnologia spaziale necessaria e alla Russia il capitale, rafforzandone la cooperazione spaziale. Oltre alla cooperazione tra governi, è anche fondamentale promuovere la cooperazione pubblico-privato e tra privati nel settore spaziale. Già vi sono esempi come la Sistema Shyam Teleservices Ltd. Anche se alcuni problemi sono emersi a causa di una truffa in India, i funzionari di entrambi i Paesi li maneggiano con destrezza. A luglio la società indiana Aniara ha firmato un accordo per la progettazione e produzione di satelliti per telecomunicazioni con la società russa Dauria Aerospace. Il progetto vale 210 milioni di dollari. Insieme a un’altra società, Dauria attuerà il progetto, responsabile per l’analisi del volo e controllo a terra della missione. La cooperazione congiunta si allargherà alla commercializzazione di Aniara, consentendole di entrare nei mercati della radiotelediffusione e comunicazione via satellite di altri Paesi. E’ necessario che i partenariati pubblici e privati siano incoraggiati. I milionari in India aumentano, e i nuovi ricchi indiani possono svolgere un ruolo chiave nel dare impulso alla cooperazione spaziale bilaterale.

Andare avanti
Le agenzie spaziali indiane e russe, tuttavia, devono risolvere le differenze in modo reciprocamente vantaggioso. Le differenze su progetti come Chandrayana-2 o il programma di volo spaziale umano avrebbero potuto essere meglio affrontate. Lo scorso ottobre, il capo dell’agenzia spaziale indiana ha espresso insoddisfazione per la lentezza degli sviluppi del programma e dichiarato l’intenzione dell’India di continuare da sola. Forse i problemi riguardanti il programma avrebbero potuto essere meglio gestiti se i funzionari che si occupano del programma avessero resistito alla tentazione di rendere pubbliche i dettagli delle differenze, tentando di risolverle nei forum bilaterali. Potrebbe essere possibile che il programma sia sviluppato congiuntamente e lanciato entro il 2016 o 2017, con la Russia che fornisce il lander e l’India che costruisce rover e orbiter. L’Odissea nello spazio dell’India non sarebbe stata possibile senza la cooperazione russa (sovietica). Sebbene i rapidi progressi spaziali dell’India non sarebbero stati possibili senza la cooperazione russa, non è utile aver nostalgia del passato, ignorando il presente. Entrambi i Paesi devono sinergizzarsi tenendo presenti le dinamiche mutevoli. E’ possibile che il prossimo Forum dell’Innovazione a Mosca, ad ottobre, sia testimone di alcuni sviluppi positivi nella cooperazione spaziale bilaterale.

sat6-IRNSSTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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