George Soros è collegato al terrorismo

Soros è un importante sostenitore di Hillary Clinton
Wayne Madsen, Infowars 23 maggio 2016

cia_clandestine_ops_v139_400xIn un’epoca di continue “false flag” terroristiche, un documento Top Secret della Central Intelligence Agency, il National Intelligence Daily del 4 febbraio 1987, suggerisce un legame tra George Soros e un attentato terroristico nell’ex-Cecoslovacchia.
Nel 1986-1987 si videro i primi effetti della glasnost di Mikhail Gorbaciov che entrava in vigore in Europa orientale. George Soros, la cui speculazione monetaria ne fece uno dei pochi vampiri di Wall Street a sfruttare finanziariamente il “crash dell’ottobre 1987”, cominciò ad approfittare della situazione in Europa orientale. Due settimane dopo il “Lunedì nero” del 1987, Soros cortocircuitò il dollaro statunitense col suo Quantum Fund che chiuse con un guadagno del 13 per cento. Soros riciclò il denaro presso dei gruppi in Europa orientale, i cui fondi della CIA erano chiamati “cash kosher”. Soros voleva indebolire i governi comunisti di allora. Uno dei primi obiettivi fu la Cecoslovacchia. Soros, che aveva già legami con la CIA avendo partecipato e finanziato vari gruppi della CIA, tra cui il Council on Foreign Relations, inviò molto contante a gruppi di pressione “pro-democrazia” come Charta 77 in Cecoslovacchia o Solidarnosc, ora noti come null’altro che facciate della CIA. Infatti, la Fondazione Charta 77 ricevette un terzo dei finanziamenti da Soros, e una notevole quantità del finanziamento residuo da enti legati alla CIA come il National Endowment for Democracy (NED). Soros iniziò ad infiltrasi in Europa orientale nel 1984, quando la sua Fondazione di New York firmò un accordo con l’Ungheria per creando la Fondazione Soros di Budapest. Infine, la Fondazione Soros di Budapest si fuse con il fronte della guerra fredda della CIA a Parigi, la filiale francese del Congresso per la libertà della cultura. Il campionario di “rivoluzioni” a tema di Soros con la pratica della piazza “non violenta” ha spesso portato i gruppi di Soros a commettere violenze. Questo s’è visto a Kiev, Tbilisi, Caracas, Cairo, Sana e Damasco. Agenti e soldi di Soros inondarono la Cecoslovacchia a sostegno di Carta 77 e dei capi Vaclav Havel e Karel Schwarzenberg dell’opposizione ceca a Vienna.
Soros alzò la posta contribuendo a finanziare attentati terroristici in Cecoslovacchia? Il rapporto della CIA afferma che “il recente attentato al quartier generale del Partito Comunista cecoslovacco a Ceske Budejovice e i successivi attentati ad edifici del partito in altre città allarmavano le autorità, aumentando la sicurezza delle strutture nel Paese a livelli senza pari (scriveva la fonte delle informazioni della CIA)“. La CIA rivela che l’allora governo di Praga accusò agitatori stranieri che agivano tramite “bande giovanili”. I principali finanziatori dei gruppi di agitazione giovanili contro il governo comunista, all’epoca erano Soros e NED. La domanda resta: George Soros autorizzò atti di terrorismo contro il governo cecoslovacco? Se è così, perché Soros non è in carcere per favoreggiamento del terrorismo in Europa? L’analisi della CIA degli attentati terroristici concluse che le violenze fossero opera di un “gruppo estero”. Ancora una volta, il dito puntava su Soros. Un intero paragrafo della relazione sugli attentati cecoslovacchi è ancora censurato dalla CIA, che riteneva che gli attentati furono attuati per mobilitare la popolazione cecoslovacca “di solito apatica”. La CIA ha una sua sordida storia nel risvegliare le popolazioni apatiche con l’utilizzo di attentati terroristici false flag. Soros è un importante contribuente della campagna di Hillary Clinton. Le possibili attività di Soros nel 1986 e 1987 possono finalmente dimostrare che la campagna di Clinton è finanziata dal cassiere del terrorismo.30634_1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mattis contro Trump

Thierry Meyssan, Rete Voltaire, al-Watan Damasco (Siria)

Mentre i media trattano le primarie degli Stati Uniti come una competizione tra Trump e Cruz da un lato, tra Clinton e Sanders dall’altra, una macchina si forma per bloccare l’immobiliarista che minaccia gli interessi della classe dominante WASP. Thierry Meyssan espone qui la posta in gioco di cui nessuno parla pubblicamente, per ora. Quest’articolo è volto a un pubblico consapevole.Cassidy-Donald-Trump-Americas-Muslims-1200Le primarie statunitensi che dovevano preparare il confronto tra repubblicani e democratici progressivamente diventano una competizione sul controllo del partito repubblicano. Mentre tra i democratici il duello tra Hillary Clinton e Bernie Sanders si riassume nell’esperienza al servizio dei ricchi contro l’idealismo al servizio della maggioranza, l’attenzione si concentra sulla battaglia tra i repubblicani Donald Trump e Ted Cruz. Cruz è un prodotto delle “operazioni psicologiche” di un’agenzia militare privata. Sulla politica estera si è circondato di un team di guerrieri freddi creato intorno al senatore Henry Scoop Jackson, istericamente antisovietico. Ha preso posizioni contro ogni forma di limitazione giuridica del potere degli Stati Uniti, quindi contro il principio stesso del diritto internazionale.
Fino alla scorsa settimana, s’ignoravano le posizioni di Donald Trump. Tutto quello che si era visto erano le dichiarazioni contraddittorie sulla questione israeliana. Denunciava con forza la polarizzazione pro-israeliana delle varie amministrazioni, dichiarandosi neutrale sul conflitto israelo-palestinese, per poi fare professione di fede ultra-sionista davanti l’AIPAC. In ultima analisi, a Trump è stato chiesto, la scorsa settimana, da The National Interest di pronunciare il suo primo discorso in politica estera. La rivista è stata fondata dal Centro Nixon che riunisce i sopravvissuti della squadra di Henry Kissinger. Tra la sorpresa generale, ma probabilmente non degli organizzatori, “the” Donald non ha adottato posizioni su vari temi per soddisfare questa o quella lobby, ma ha declinato una vera e propria analisi della politica degli Stati Uniti, descrivendone la propria completa revisione. Secondo lui, è un errore fondamentale tentare di esportare con la forza il modello democratico occidentale ai popoli cui non hanno alcun interesse. Così ha criticato l’ideologia neo-conservatrice, al potere dal colpo di Stato dell’11 settembre 2001. Pertanto, si comprende meglio perché la scena sia stata organizzata dagli amici di Henry Kissinger, sostenitori della politica “realista” (realpolitik) e capri espiatori dei neoconservatori. Dopo aver denunciato l’enorme danno umano ed economico nei Paesi interessati, nonché negli stessi Stati Uniti, attaccava indirettamente il “complesso militare-industriale” denunciando le troppe armi presenti nel mondo. Nessuno s’inganni: per la prima volta dall’assassinio di John Kennedy, un candidato presidenziale denunciava l’onnipotenza dell’industria bellica che ha inghiottito quasi tutta l’industria statunitense. Può sembrare sorprendente prendere il toro per le corna di fronte agli amici di Henry Kissinger, che contribuirono più di altri nel sviluppare questo complesso. Tuttavia, la storia recente degli Stati Uniti spiega tale inversione. Tutti coloro che hanno combattuto il complesso militare-industriale furono bloccati o rimossi: John Kennedy fu assassinato quando si oppose alla guerra contro Cuba; Richard Nixon fu bloccato col Watergate per aver concluso la pace in Vietnam e avviato la distensione con la Cina; Bill Clinton fu paralizzato dalla vicenda Lewinsky quando cercò di opporsi al riarmo e alla guerra in Kosovo. Con una certa provocazione, Donald Trump ha presentato il suo nuovo programma di politica estera con lo slogan “America First”, in riferimento all’associazione omonima precedente la Seconda guerra mondiale. Questo gruppo è ancora ricordato come una lobby nazista che cercava di fermare la “terra della libertà” dal salvare gli inglesi attaccati dai genocidi degli ebrei. Infatti, “America First”, in realtà venne distolta dalla sua missione dall’estrema destra statunitense, ma in origine era una grande associazione fondata dai quaccheri che denunciò la Prima guerra mondiale come scontro tra potenze imperialiste, rifiutandosi perciò di entrarvi. Quindi gli avversari hanno falsamente definito Donald Trump un isolazionista, come Ron Paul, ma non lo è assolutamente, essendo un realista. Donald Trump non ha fatto politica finora, è stato immobiliarista, commerciante e presentatore televisivo. La mancanza di retroterra politica gli permette di considerare il futuro in modo completamente nuovo, senza essere vincolato da alcun impegno. È un affarista come l’Europa ne ha conosciuti con Bernard Tapie in Francia e Silvio Berlusconi in Italia. Due uomini, non senza colpe, che hanno rinnovato la politica nel proprio Paese sfidando le classi dirigenti.
Per far cadere Donald Trump, il partito repubblicano ha organizzato un’alleanza tra Ted Cruz e l’ultimo candidato, l’ex-presentatore televisivo John Kasich, che hanno accettato di rinunciare alla candidatura alla presidenza e di unire le forze per impedire che Trump abbia la maggioranza assoluta dei delegati alla Convenzione. Così, il partito potrà proporre alla convention un nuovo candidato, finora sconosciuto al grande pubblico. Sondaggi riservati sono già stati fatti, fondi sono stati raccolti e una squadra elettorale è stata formata intorno al generale James Mattis, anche se giura con la mano sul cuore di non avere pensato alla carriera politica. Tuttavia, ovviamente, l’ex-capo del CentCom potrebbe vedersi come nuovo Einsehower. Infatti, nel 1952, il vincitore della Seconda guerra mondiale non partecipò alle primarie perché era ancora comandante delle forze in Europa. S’infilò nella competizione verso la fine e in modo schiacciante venne nominato dalla convenzione del partito repubblicano a rappresentarlo. Il generale Mattis è considerato un intellettuale. Ha raccolto una vasta e famosa biblioteca privata di strategia militare, ma sembra essersi interessato alla storia solo su questo aspetto. Oggi ricercatore della Hoover Institution (Stanford University) è venuto a Washington per consultazioni e tenere una conferenza al CSIS. Tale pensatoio, tradizionalmente vicino all’industria petrolifera, è oggi finanziato principalmente dall’Arabia Saudita. Dopo aver annunciato un futuro “orribile” per il Medio Oriente, il “monaco-soldato” (soprannome datogli dai subordinati) denuncia il pericolo della rivoluzione iraniana e invoca la guerra contro l’Iran. In tal modo, ha ripreso il programma cui George W. Bush e Dick Cheney furono costretti a rinunciare per la rivolta degli altri generali.
Di fatto, il confronto incombente oppone un sostenitore collaterale della realpolitik di Henry Kissinger, impegnata a rispettare i principi della pace di Westfalia, cioè l’ordine internazionale basato sugli Stati-nazione, ai sostenitori della democratizzazione complessiva dei neocon, cioè della distruzione delle identità nazionali e dell’imposizione di un sistema di governo universale. In una parola, la visione di Richard Nixon contro i golpisti dell’11 settembre.

Da ricordare:
– Donald Trump, candidato alla presidenza degli Stati Uniti, vuole limitare il potere del complesso militare industriale, prendendo il posto di John Kennedy (assassinato), Richard Nixon (Watergate) e Bill Clinton (Lewinsky).
– Secondo Trump, è dannoso per gli Stati Uniti e i popoli esteri tentare di esportare con la forza il modello democratico occidentale che non corrisponde alle loro aspirazioni.
– Il complesso militare-industriale prepara la candidatura del generale James Mattis e la guerra contro la rivoluzione iraniana.103120109-e1407959884523Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Panama Papers: sospetto e inganno

Christopher Balck, Global Research, 9 aprile 2016dae9a140-f829-11e5-b60e-3f87f579b6e2_unspecified-1Umberto Eco nel suo ultimo libro, Numero Zero, nel descrivere la realtà della manipolazione e dei media occidentali manipolati, a un direttore di giornale fa dire, “devi solo spacciare sospetti. Qualcuno è coinvolto in attività losche, e anche se non sappiamo quali, possiamo spaventarlo. Questo basta per i nostri scopi. Poi sui contanti, il nostro proprietario incasserà quando sarà il momento giusto”. E questo è esattamente ciò che accade con la comparsa contemporaneamente su tutti i media occidentali, il 3 aprile, di ciò che sono chiamati Panama Papers. La storia attribuita a un’oscura organizzazione chiamata Coalizione internazionale dei giornalisti investigativi (ICIJ), ha tutte le caratteristiche di un’operazione dei servizi segreti occidentali per tentare di sovvertire certi governi. L’obiettivo principale è, naturalmente, il Presidente Putin, per influenzarne le prossime elezioni e tentare ulteriormente di ritrarlo agli occhi dei popoli occidentali come un criminale. Ma obiettivi sono anche gli amministratori della FIFA, ancora molestati dal governo degli Stati Uniti per tenere la Russia fuori dai prossimi mondiali; Lionel Messi è uno dei migliori giocatori di calcio al mondo, forse perché rifiutò la richiesta delle figlie del presidente Obama di incontrarlo quando Obama visitò l’Argentina; Jackie Chan viene punito per il suo sostegno al Partito comunista cinese; e varie persone sono nella lista nera degli Stati Uniti per accordi con Corea democratica, Iran, Hezbollah, Siria e altri nemici degli USA. Vi è anche il presidente ucraino Poroshenko, forse per indicare che ne sono stanchi; il primo ministro dell’Islanda, costretto a dimettersi, senza dubbio per aver incarcerato banchieri, sequestratone le banche e dato al popolo una compensazione per le perdite subite nella crisi finanziaria del 2008; Hosni Mubaraq accusò gli Stati Uniti di cercare di rovesciarlo; Gheddafi assassinato, e Xi Jinping, il Presidente della Cina. Non ci sono statunitensi o capi della NATO, anche se il padre di David Cameron compare, forse uno schiaffo a Cameron per aver consentito il referendum in Gran Bretagna se restare nell’Unione Europea, riducendo l’influenza statunitense in Europa. In sostanza queste persone sono tutte considerate dal governo degli Stati Uniti nemici o critici, in un modo o nell’altro, o partner non più affidabili.
icij-320x310Il posizionamento immediato del Presidente Putin come primo bersaglio di tale storia, nonostante il fatto che non sia menzionato nei documenti insieme alla tempistica, portano un osservatore ragionevole a concludere che tali informazioni siano state diffuse non per informare, ma per sovvertire e screditare governi legittimi; ovvero è un’operazione di propaganda che utilizza informazioni che attraggono l’attenzione delle masse. I ricchi che nascondono denaro è sempre un buon modo per generare rabbia tra la gente e provocare disordini per destabilizzare i governi, come s’è visto in Islanda. Non importa se le informazioni siano vere o no. Alcune informazioni possono esserlo, ma lo studio legale dal quale sono state rubate fa capire che tale storia sia falsa. Ma non ha molta importanza, perché la storia è ciò che importa, e questo è tutto quello che la gente vede. Questa conclusione è tanto più ineludibile quando la vera natura dell’ICIJ si rivela. Per capire cosa sia tale storia, è importante sapere che l’ha diffusa, con chi è collegato e chi paga. La chiave è la lista dei membri del Consiglio consultivo, del Consiglio di Amministrazione e dei finanziatori dell’organizzazione madre, il Centro per l’Integrità Pubblica (CFPI). Il ICIJ afferma sul suo sito di essere un’organizzazione senza scopo di lucro, che tecnicamente può essere vero, ma evita di aggiungere che agisce per il profitto di coloro che lo finanziano e che controllano le sue operazioni. I finanziatori del CFPI sono il Fondo per la Democrazia, la Fondazione Carnegie, la Fondazione Ford, la Fondazione MacArthur, l’Open Society Foundations di George Soros, il Fondo dei fratelli Rockefeller, il Fondo della famiglia Rockefeller e molti altri dallo stesso pedigree. I donatori singoli sono persone come Paul Volcker, ex-presidente della Federal Reserve degli Stati Uniti e molti altri dei potenti dell’élite aziendale e finanziaria degli Stati Uniti. Nel Consiglio consultivo vi sono Geoffrey Cowan, direttore di Voice of America, nominato dal presidente Clinton nel 1994, e nel 1994-96 direttore associato dell’United States Information Agency. Ora è presidente della Fondazione Annenberg che ospita i presidenti degli Stati Uniti nel ritiro in California, un doppione di Camp David, tra cui il presidente Obama. E’ anche membro del Council on Foreign Relations, il think tank statunitense a cui aderiscono diversi ex-capi della CIA, segretari di Stato e figure dei media, col ruolo di promuovere globalizzazione, libero scambio e altre politiche economiche ed estere vantaggiose per i ricchi e potenti degli USA. Il Consiglio consultivo comprende anche Hodding Carter III, ex-assistente del segretario di Stato del presidente Carter e poi giornalista dei principali media occidentali come BBC, ABC, CBC, CNN, NBC, PBS, Wall Street Journal, ed attuale presidente della Fondazione Knight. C’è Edith Everett, presidentessa della Gruntal and Company, una delle più antiche e grandi banche d’investimento di New York; Hebert Hafif, avvocato della dirigenza; Kathleen Hill Jamieson, preside dell’Annenberg School for Communication, esperta nell’uso dei media per scopi politici, come influenzare le elezioni politiche; e Sonia Jarvis, avvocatessa che lavorò con il presidente Clinton. Vi sono anche Harold Koh Hongji, consulente legale del dipartimento di Stato nel 2009-2013, nominato dal presidente Obama, e che nel marzo 2010 intervenne a sostegno della legittimità degli omicidi con i droni. C’è Charles Ogletree, professore di diritto di Harvard e amico intimo del presidente Obama; Allen Pusey, direttore dell’American Bar Association Journal; Ben Sherwood, co-presidente di Disney Media, ex-presidente di ABC News e altro membro del Council on Foreign Relations. Paul Volcker non solo è un sostenitore finanziario ma è anche presente nel Consiglio. A parte la posizione di ex-presidente della Federal Reserve (1979-1987), è stato anche presidente del Consiglio consultivo economico degli Stati Uniti, nominato dal Presidente Obama (2009-2011), ex-presidente della Commissione Trilaterale, ha lavorato per la Chase Manhattan Bank ed è molto vicino alla famiglia Rockefeller. Ci sono anche Harold Williams, ex-presidente dell’US Securities and Exchange Commission (1977-1981) e membro del consiglio di amministrazione di decine di aziende; William Julius Wilson, professore di sociologia presso Harvard e, non meno importante, Christiane Amanpour, a capo della propaganda di guerra della CNN, dove pochi giorni prima era apparsa recitando una farsa d’intervista a un membro dello staff del ICIJ sui Panama Papers, facendo finta di non saperne nulla. Infatti intervistava un membro della sua organizzazione, ma non l’ha mai detto agli spettatori. Per qualche motivo il suo nome non compare sul sito del CFPI ma appare nell’ultimo rapporto annuale dell’organizzazione, del 2014-15. Il Consiglio di Amministrazione comprende Peter Beale, ex-capo di CNN.com, ex-agente di Reuters, redattore del Times di Londra e direttore editoriale di Microsoft; così come Arianna Huffington, presidentessa del Post Media, e Bill Kovach, giornalista del New York Times, per citare solo alcune delle figure istituzionali presenti.
ICIJ supportersIl punto è questo, non si tratta di un gruppo scandalistico indipendente dedito a verità e democrazia, ma è un gruppo di propagandisti che, sotto la maschera del giornalismo, inganna per conto del governo e dei servizi segreti degli USA. Infatti, nella relazione annuale citano il presidente Obama che gli approva l’operato. A gennaio tale gruppo attaccò il governo della Cina con un’altra storia di “fughe” di documenti finanziari implicanti la leadership cinese, ed hanno ripreso tale storia, senza dubbio nell’ambito del “pivot in Cina”. Quindi avete le informazioni necessarie per capire, ma che CNN, The Guardian, la BBC, CBC, New York Times e tutto il resto si rifiutano di fornire per poter valutare correttamente la storia diffusa mondialmente dai media. Il ruolo dei media occidentali non è informare il pubblico ma, come dice Umberto Eco, “insegnare alla gente come pensare“, manipolando opinione e azione. La soppressione di tali informazioni è una menzogna e come un altro grande scrittore, José Saramago, scrisse, usano “la menzogna come arma, come avanguardia dei carri armati e dei cannoni, la menzogna su rovine e cadaveri, sulle miserabili e perennemente frustrate speranze dell’umanità”. È il caso che costoro siano denunciati per ciò che sono e siano chiamati a rispondere del raggiro verso le persone che pretendono di servire, quale peggiore crimine ci può essere che ingannare il popolo?Psyop-2016-04-06-at-11.23.20-PMChristopher Black è un avvocato penalista internazionale di Toronto e aderente della Law Society of Upper Canada, noto per vari importanti casi sui diritti umani e crimini di guerra, in esclusiva per la rivista on-line “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Hillary-Soros, la coppia demoniaca

Philippe Grasset, Dedefensa, 13 marzo 2016Donald TrumpGrande è l’errore di credere che Soros non faccia parte dell'”arcipelago della cospirazione”, di cui Patrick Buchanan dà buona descrizione. (Ma accetta, se non conferma, la nostra ipotesi che avrebbe dovuto esserci Soros…): “…Così Breitbart.com è contento, il 9 marzo, di trasmettere la felice notizia. Ricorda l’essenza della lista di invitati, cercando invano il nome di Soros, che sembrava non essere stato invitato. Ed ecco invece un grande errore strategico“. In realtà era presente, come un’ombra ispiratrice, tale strano personaggio la cui caratteristica essenziale è ovviamente satanica e sembra ispirare tutti gli altri suoi ben noti personaggi di speculatore e manipolatore ideologico. È vero, Clinton-Soros è ovviamente presente in questa avventura della candidata Hillary Clinton, che si può immaginarla meglio come “coppia” satanica decisa a vincere le elezioni, e soprattutto a distruggere chiunque si metta di traverso alla candidata Clinton, accusandolo di corruzione senza prove, segnandolo con scandali e minacciose accuse, carattere archetipico dipendente dal sistema spinta all’estremo da un’arroganza disastrosa, venale e allucinata da hybris affettiva. Certo, perché no un Soros candidato vicepresidente che traffica col suo certificato di nascita, scoprendo miracolosamente una nazionalità americanista poco dopo la nascita in Ungheria? Infine, se lo prevedevamo da subito, è perché vi è la tesi molto ben documentata sui disordini fomentati (prima a Chicago il 11 marzo, poi nche a Dayton e Cleveland il giorno successivo, in attesa di altri) cercando di distruggere l’azione pubblica e populista del candidato Trump, che appaino ben orchestrati da Hillary-Soros, mentre prima la responsabilità sembrava attribuibile a Bernie Sanders, dato che i manifestanti anti-Trump lo salutavano. Ecco il nodo dell’operazione…
ZeroHedge riassume il 12 marzo i commenti trasmessi da Infowars.com lo stesso giorno, su alcune osservazioni minacciose su futuri eventi fatte da Ilya Sheyman, direttore esecutivo di MoveOn.org Political Action, organizzazione finanziata da George Soros e la cui azione politica (come dice la parola?) è in gran parte orientata dallo stesso Soros. “(Sheyman) ha promesso che violenze e scontri si verificheranno nelle futuri manifestazioni elettorali di Trump”. Trump e i capi repubblicani che lo sostengono, che hanno una retorica carica di odio, sono stati avvertiti dopo gli eventi di questa sera”, dice la pagina web MoveOn, finanziata da George Soros. “A tutti coloro scesi in strada a Chicago, diciamo grazie per esservi alzati per dire basta. A Donald Trump e al GOP diciamo, benvenuti nelle elezioni generali”. La manifestazione violenta di Chicago rappresenterebbe un avvertimento sul tipo di attività che l’organizzazione svolgerebbe cercando di “spegnere” i nemici politici ed eleggere Hillary Clinton o Bernie Sanders. Venerdì sera molti manifestanti gridavano “Bernie!” portando cartelli che annunciano il loro sostegno al socialista democratico. Il gruppo agisce come facciata dei ricchi democratici, fondato con l’aiuto del finanziere George Soros che donò 1,46 milioni di dollari per creare l’organizzazione. Linda Pritzker della famiglia Hyatt diede al gruppo una donazione di 4 milioni”.
Campaign For America's Future Holds Take Back America ConferenceInfowars.com poi evolve in particolare sull’interpretazione nella trasmissione televisiva del direttore Alex Jones, che riceveva Roger Stone, un tirapiedi ed noto investigatore del partito repubblicano. L’interesse dell’intervento di Stone è che dà un’assai sostanziata interpretazione documentata sugli aggressori anti-Trump a Chicago, che non sarebbero stati ispirati e diretti da Sanders, ma indirettamente da Clinton-Soros. Questa versione è stata completamente ripresa dallo storico Eric Zuesse sul Washington blog, sempre il 12 marzo. Anche in questo caso, come nel caso di Jones, inizialmente si sosteneva la tesi della responsabilità di Sanders, ma l’accettazione delle valutazioni di Stone è significativa per l’assenza di pregiudizi da filiazione ideologica: Zuesse inizia dicendo che non condivide l’ideologia di Stone, che non gli piace e non gli piacciono i metodi, ma ne riconosce l’abilità investigativa. (“In altri termini: anche se non mi piace l’uomo e non sono d’accordo con la sua idea politica, rispetto le sue informazioni“). Zuesse riprende dal DVD la trasmissione di Jones, dandone una trascrizione rapida, permettendoci di capire meglio i dettagli della tesi. Secondo Stone, si tratterebbe di un’operazione montata da Clinton-Soros, la coppia pensa di far passare l’operazione anti-Trump come opera di Sanders dividendo completamente gli elettori di Sanders da quelli di Trump, per scoraggiarli dal votarlo nelle elezioni generali. (Le posizioni di Trump sul libero scambio (trattati TPP e TPIP) sono molto vicine a quelle di Sanders, soprattutto nella campagna del Michigan, facendo temere, nel campo della Clinton più precisamente, la diserzione in massa per Trump degli elettori democratici di Sanders, se si opporranno alle elezioni generali, come è probabile ora, Clinton e Trump). Ecco le note che Zuesse trascrive dall’intervista a Stone:
Stone: “Penso che tutti nel Paese ormai sappiano di queste proteste violente (al raduno di Trump) incolpandone i sostenitori di Bernie Sanders…. è una falsa bandiera. Questi manifestanti sventolano una falsa bandiera. Non sono per nulla sostenitori di Sanders. È un’operazione diretta dai sostenitori di Hillary Clinton, pagati da George Soros e Move-On, da David Brock di Media Matters for America, finanziato sempre da Soros, e anche dal miliardario solitario Jonathan Lewis. Ora Lewis è stato indicato dal Miami New Times come l”uomo del mistero’. Ha ereditato circa un miliardo di dollari dal padre Peter Lewis… (fondatore della Progressive Insurance Company). Di Jonathan Lewis è interessante notare che ha ritirato il sostegno al Comitato Nazionale Democratico per il disegno di legge sull’immigrazione che pensa sia ingiusta per i gay. In ogni caso, è un’operazione di Hillary Clinton. L’idea qui, molto chiaramente, è dividere gli elettori economici di Sanders da quelli di Trump. In altre parole, gli elettori che hanno perso il lavoro a causa del NAFTA e degli altri accordi commerciali internazionali avviati dai globalisti di questo Paese, che ora si rendono conto che questi elettori sono potenzialmente, quando Sanders sarà fuori gioco, voti per Trump, e questo è il motivo per cui si denigra Trump, definendolo razzista e bigotto; essenzialmente tutta una bufala. Si tratta di una mossa diretta, tra l’altro, da Brock. Brock era una volta mio amico e compagno di lotta per la libertà; ma si avvicinò al lato oscuro, ai Clinton, pagandolo con molti, molti, molti soldi; e questo è, purtroppo, il suo piccolo sporco trucco, purtroppo per loro vi sono fughe sulla loro operazione, le mie fonti sono tra le migliori. L’intera manovra di Chicago è un’operazione di Hillary Clinton. E, francamente, non vedo Bernie Sanders averne a che fare. Non sono d’accordo con Bernie, ma lo rispetto, e questo non è opera sua o della sua campagna.
Jones qui continua a spiegare il motivo per cui rispetta i rapporti investigativi di Stone, quindi dice: “Quando ho visto tutte queste magliette con Bernie e i sostenitori di Bernie dire ‘Attacchiamo!’ e che, si sa, sparano in aria con le pistole dicendo ‘Sosteniamo Bernie!’, chiaramente è un modo per attaccarlo, facendolo apparire un rivoluzionario radicale, e per mettere sotto buona luce Hillary, e anche far sembrare Trump un razzista, cosa su cui media giocano. Hai assolutamente ragione…. Per chiarirsi: si hanno fonti interne che dicono che ciò sia opera di Media Matters di Soros/Brock, che ammettono sia gestito dalla Casa Bianca dove hanno incontri settimanali con l’ex-capo della transizione di Obama…. Abbiamo visto la corsa alla guerra questa estate, quest’autunno, per cercare di offuscare l’intera elezione; è a questo che si vuole arrivare; è questa la salva di apertura…”
Stone: “Penso che Hillary sappia che Trump perderebbe i voti di certi dirigenti repubblicani se fosse candidato. D’altra parte, non importa, a causa della sua sovrapposizione. In questo momento in Ohio, democratici e indipendenti della valle di Mahoning, dove queste persone hanno perso il lavoro a causa dei grandi accordi commerciali globalisti, sono in coda per votare Donald Trump nelle primarie repubblicane, cosa legale in Ohio con alcuni documenti. E abbiamo visto questa stessa sovrapposizione nel Michigan. Così si c’erano sostenitori della Clinton essere elettori economici di Bernie, non tra gli elettori di estrema sinistra, dove lei non passa; ma non tifano per Hillary, sono operai che hanno solo capito di esser stati espulsi dall’economia del nuovo ordine mondiale, un bersaglio ovvio per Trump; già si vede che ne è pietrificata; così, questa piccola manovra, questo sporco trucco di David Brock risolve due problemi in una volta: aiuta ad abbattere Bernie, coinvolgendo tutte queste persone nelle violenze; e squalifica anche Trump nel voto futuro, dipingendolo come razzista o bigotto. Il tutto è una danza kabuki. E penso che sia molto importante che Trump capisca che non è la campagna di Sanders che interrompe le sue manifestazioni; è un’operazione di Hillary Clinton”.
Jones chiede maggiori dettagli… Stone continua: “Hillary Clinton ha dato mandato a certi membri del Congresso per avvicinarsi al miliardario John Lewis per fargli pagare parte di tale programma globale. Non solo a Chicago. Adesso vedremo tali dimostranti falsi, tali agenti, presentarsi in altre manifestazioni di Trump…. Questo è quanto sono pronto a dire…
hillary-georgesoros-020302 Da qui si deduce che gli avversari di Trump, in questo caso e in questo senso, non si nascondo più, ma è più importante individuare con chiarezza e capirne le posizioni, e speculare sui loro obiettivi. Che sia MovOn.org o MediaMatters.org si tratta di organizzazioni del “Fronte” di Soros, dove Soros ha il segreto dell’organizzazione. Il fatto è che tali organizzazioni a malapena nascondono i loro piani per una campagna d’intimidazione che può essere definito “terrorismo”, a malapena soft. Tale sfacciataggine e tali azioni, data la popolarità di Trump, rendono difficile credere che tali istigatori possano sperare di fermarne all’improvviso la corsa alle primarie; possiamo anche considerare l’ipotesi opposta, che gli attacchi posano rafforzare la popolarità di Trump (dopo la riunione annullata di Chicago), dopo tale attacco Trump ha attirato grandi folle in Ohio (20000 persone a Dayton, 25000 a Cleveland) dandogli una copertura mediatica nazionale straordinaria. Inoltre, (gli stessi avversari) sembrano dare per scontato che Trump andrà all’elezione finale e quasi non ne nascondono la soddisfazione; quando Sheyman afferma su MovOn.org: “a Donald Trump e al GOP diamo il benvenuto alle elezioni generali” (cioè, nella fase finale delle elezioni presidenziali), sembra fare una dichiarazione di guerra più che sfidare al confronto elettorale. Così si pone la questione se il vero obiettivo, almeno di Soros, non sia un’altra guerra civile, ma certamente va oltre la competizione elettorale. (È sicuro che il campo di Trump non rimarrà a lungo senza prendere provvedimenti, che Trump lo voglia o meno; già proposte per costituire milizie per proteggere i raduni pro-Trump circolano su Internet.) Soros, dietro ogni sovversione del sistema, ha già dimostrato di saper indurire la formula iniziale (passando dalle “rivoluzioni colorate” abbastanza soft all’“istigazione” di quelle molto più hard, come Majdan); perché non dovrebbe inasprirla seguendo la formula di Kiev? A quale scopo tutto ciò? Dato che Soros è coinvolto, molte cose sono possibili, anche la mera volontà satanico-nichilistica di distruzione… finalmente si cominciano a misurare le implicazioni del grande collasso della crisi generale del sistema.Clinton-Soros-Sanders

Perché George Soros ha incontrato lo zar sullo SIIL di Obama?
Il miliardario George Soros non si limita a interferire nella politica interna delle nazioni dell’Europa orientale, ma dice anche all’amministrazione Obama cosa fare con lo SIIL
Brent Scher, The Washington Free Beacon, 4 marzo 2016

malley620Il miliardario liberale George Soros si era recato alla Casa Bianca, nel 2015, per incontrare il controverso consigliere sullo SIIL del presidente Obama, secondo il registro dei visitatori della Casa Bianca. Soros, assieme all’assistente Michelle Vachon e al politologo bulgaro Ivan Krastev, incontrava alla Casa Bianca lo zar sullo SIIL Rob Malley, nel tardo pomeriggio dell’8 ottobre 2015, all’Executive Office Building, secondo l’aggiornamento del registro. La Casa Bianca non ha risposto a una richiesta di commento sul tema dell’incontro con Malley, il consigliere del presidente per la campagna contro lo SIIL in Iraq e Siria. Anche se Malley non fu nominato zar sullo SIIL che qualche settimana dopo, la forza terroristica era quasi certamente l’argomento di discussione della riunione. Krastev, presidente di un think tank di politica estera europeo, ha pubblicato un editoriale sul New York Times il giorno prima della riunione, che analizzava la lotta di potere tra Russia e Stati Uniti in Siria. Soros è attivo sul come coinvolgere la Russia nella campagna contro lo SIIL. E’ sorprendente che Soros abbia accesso a Malley. Il miliardario siede nel consiglio di amministrazione ed è importante finanziatore dell’International Crisis Group, dove Malley fu direttore per il Medio Oriente prima di essere nominato dall’amministrazione Obama. Fu il lavoro di Malley all’ICG che lo portò ad essere licenziato dalla campagna 2008 di Obama, una volta saputo che era entrato in negoziati diretti con Hamas, classificato gruppo terrorista dal dipartimento di Stato. Malley aveva detto al New York Times che aveva accettato di lasciare la campagna “perché era una distrazione per me e la campagna del senatore Obama, e per evitare qualsiasi errata percezione, o per meglio dire false dichiarazioni, nella posizione del candidato sul movimento islamista“. I critici evidenziarono un “pregiudizio pro-palestinese ed anti-israeliano”, evidente in molti dei suoi scritti, secondo NBC News. Nel 2006, per esempio, Malley sostenne che l’ascesa di Hamas al potere nella Striscia di Gaza “non era necessariamente una sconfitta fatale” per la diplomazia. “Anche sul fronte diplomatico, la vittoria di Hamas non è necessariamente una sconfitta fatale“, disse allora Malley. “L’approccio degli islamisti è più in sintonia con il pensiero israeliano attuale che mai col più nobile obiettivo (dell’Autorità Palestinese) di una pace permanente negoziata“. Nel 2002 sostenne che l’esercito israeliano aveva danneggiato strutture sanitarie e scuole con la scusa dei “problemi sulla sicurezza“. “La logica di tali azioni sembra avere meno a che fare con la sicurezza d’Israele che con i suoi obiettivi politici“, scrisse Malley.
Malley precedentemente era nel consiglio consultivo di J Street, una frangia liberale finanziata anche da Soros. Fu la 13.ma volta che Soros era ufficialmente ospite della Casa Bianca, secondo i registri dei visitatori. Incluse le volte per parlare con il presidente Obama nello Studio Ovale e il vicepresidente Joe Biden alla West Wing. Il miliardario di 85 anni è fortemente coinvolto nella politica liberale, versando milioni di dollari ai suoi gruppi favoriti.A-Sith-Lords-RegretsTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’eccezionalismo americano presenta elezioni infernali

William Blum, Anti-Empire Report# 144, 11 marzo 2016477131531Se le elezioni presidenziali statunitensi finiscono con Hillary Clinton contro Donald Trump, e il mio passaporto viene confiscato e in qualche modo vengo costretto a scegliere o sono pagato per farlo, pagato bene… voterei per Trump. La mia preoccupazione principale è la politica estera. La politica estera statunitense è la peggiore minaccia a pace, prosperità e ambiente mondiali. E quando si tratta di politica estera, Hillary Clinton è un disastro diabolico. Da Iraq e Siria a Libia e Honduras il mondo è un posto assai peggiore per causa sua; tanto è vero che la chiamerei criminale di guerra che andrebbe perseguita. E non molto meglio ci si può aspettare sulle questioni interne di questa donna pagata 675000 dollari da Goldman Sachs, una delle più reazionarie aziende anti-sociali di questo triste mondo, per quattro discorsi, e ancor più con donazioni politiche in questi ultimi anni. Aggiungasi la disponibilità di Hillary ad essere per sei anni nel consiglio di amministrazione di Wal-Mart, mentre il marito era governatore dell’Arkansas. Possiamo aspettarci che cambi il comportamento delle imprese da cui prende soldi?
Il Los Angeles Times ha pubblicato un editoriale il giorno dopo le varie elezioni primarie del 1° marzo che iniziava: “Donald Trump non è adatto ad essere il presidente degli Stati Uniti“, e poi dichiarava: “La realtà è che Trump non ha nessuna esperienza di governo“. Quando devo aggiustare la mia auto cerco un meccanico con esperienza sul modello della mia auto. Quando ho un problema medico preferisco un medico specializzato nella parte del corpo malata. Ma quando si tratta di politici, l’esperienza non significa nulla. L’unica cosa che conta è l’ideologia della persona. Tra chi votare per una persona per 30 anni al Congresso di cui non si condivide alcuna opinione politica e sociale, e vi si è anche ostili, e qualcuno che non ha mai avuto un incarico pubblico prima, ma è un compagno ideologico su ogni importante questione? I 12 anni di Clinton ai vertici del governo non mi significano nulla. The Times ha continuato su Trump: “Ha una vergognosamente scarsa conoscenza delle questioni del Paese e del mondo”. Anche in questo caso, la conoscenza è ingannata (non intesa) dall’ideologia. Da segretaria di Stato (gennaio 2009-febbraio 2013), con ampie conoscenze, Clinton svolse un ruolo chiave nel 2011 nel distruggere il moderno Stato sociale e laico della Libia, schiantandola nel caos più totale da Stato fallito, disperdendo nel caotico Nord Africa e Medio Oriente il gigantesco arsenale che il leader libico Muammar Gheddafi aveva accumulato. La Libia è ora un santuario dei terroristi, da al-Qaida allo SIIL, mentre Gheddafi ne era stato uno principali nemici. Saperlo cos’è servito alla segretaria di Stato Clinton? Le bastava sapere che la Libia di Gheddafi, per diverse ragioni, non sarebbe mai stato uno Stato cliente obbediente a Washington. Fu così che gli Stati Uniti, insieme alla NATO, bombardarono il popolo della Libia ogni giorno per più di sei mesi, avendo come scusa che Gheddafi stava per invadere Bengasi, il centro dei suoi avversari, e così gli Stati Uniti salvarono la gente di quella città dal massacro. Il popolo e i media statunitensi, naturalmente ingoiarono questa storia, anche se alcuna prova convincente del presunto massacro imminente è mai stata presentata. (La cosa più vicina a un resoconto ufficiale del governo degli Stati Uniti sulla questione, un rapporto del Congressional Research Service sugli eventi in Libia dell’epoca, non fa alcuna menzione su minacce di massacri) (1). L’intervento occidentale in Libia fu ciò che il New York Times disse che Clinton “sosteneva”, convincendo Obama a “ciò che fu probabilmente il momento di maggiore influenza da segretaria di Stato” (2). Tutta la conoscenza che aveva non le impedì l’errore disastroso in Libia. E lo stesso si può dire del sostegno a un cambio di regime in Siria, il cui governo è in lotta contro SIIL e altri gruppi terroristici. Ancora più disastrosa fu l’invasione statunitense dell’Iraq nel 2003, che da senatrice supportò. Tali politiche sono naturalmente delle chiare violazioni del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite.
this-is-the-one-thing-that-sets-donald-trump-apart-from-other-negotiatorsUn’altra politica estera di “successo” della Clinton, i cui svenevoli seguaci ignorano, i pochi che lo sanno, fu il colpo di Stato per abbattere ila moderatamente progressiva Manuel Zelaya in Honduras nel giugno 2009. Una storia vista molte volte in America Latina. Le masse oppresse finalmente misero al potere un leader impegnato a cambiare lo status quo, determinato a cercare di porre fine a due secoli di oppressione… e in poco tempo i militari rovesciarono il governo democraticamente eletto, mentre gli Stati Uniti, se non la mente dietro il colpo di Stato, non fecero nulla per punire il regime golpista, in quanto solo gli Stati Uniti possono punire. Nel frattempo i funzionari di Washington fecero finta di essere molto turbati da questo “affronto alla democrazia“. (Vedasi Mark Weisbrot su la “Top Ten dei modi con cui si può dire da che parte il governo degli Stati Uniti fu attivo nel colpo di Stato militare in Honduras“) (3). Nel suo libro di memorie, “Scelte difficili”, del 2014, Clinton rivela quanto indifferente fosse al ritorno di Zelaya alla sua carica legittima: “Nei giorni successivi (al colpo di Stato) parlai con i miei omologhi in tutto l’emisfero… preparammo un piano per ristabilire l’ordine in Honduras e garantire che elezioni libere ed eque si svolgessero in modo rapido e legittimo, rendendo la questione di Zelaya discutibile”. La domanda di Zelaya era tutt’altro che irrilevante. I leader latino-americani, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e altri organismi internazionali con veemenza ne chiesero l’immediato ritorno in carica. Washington, tuttavia, subito riprese normali relazioni diplomatiche con il nuovo Stato di polizia di destra, e l’Honduras da allora è diventato un importante fonte di bambini migranti che attualmente si versano negli Stati Uniti. Il titolo dell’articolo della rivista Time sull’Honduras alla fine dello stesso anno (3 dicembre 2009) riassume così: “La politica in America Latina di Obama sembra quella di Bush“.
E Hillary Clinton si presenta da conservatrice. E da molti anni; almeno dagli anni ’80, quando era la moglie del governatore dell’Arkansas, quando sosteneva con forza i torturatori degli squadroni della morte noti come Contras, l’esercito di ascari dell’impero in Nicaragua. (4) Poi, durante le primarie presidenziali del 2007, la venerabile rivista conservatrice degli USA, National Review di William Buckley, pubblicò un editoriale di Bruce Bartlett. Bartlett fu consigliere politico del presidente Ronald Reagan, funzionario del Tesoro col presidente George HW Bush e ricercatore presso due dei principali think-tank conservatori, Heritage Foundation e Cato Institute. Cogliete il quadro? Bartlett diceva ai lettori che era quasi certo che i democratici avrebbero vinto la Casa Bianca nel 2008. Allora, cosa fare? Sostenere il democratico più conservatore. Scrisse: “La destra disposta a guardare oltre, cerca ciò che probabilmente ha le sue identiche visioni tra i candidati democratici, ed è abbastanza chiaro che Hillary Clinton è la più conservatrice”. (5) Nelle stesse primarie vedemmo sulla rivista leader della più ricca corporatocrazia degli USA, Fortune, la copertina con foto della Clinton e il titolo: “Hillary ama il Business“. (6) E cosa abbiamo nel 2016? Tutti i 116 membri della comunità di sicurezza nazionale del Partito Repubblicano, molti dei quali veterani delle amministrazioni Bush, firmare una lettera aperta minacciando che, se Trump viene nominato, diserteranno e alcuni passerebbero a Hillary Clinton! “Hillary è il male minore, con ampio margine“, dice Eliot Cohen del dipartimento di Stato di Bush II. Cohen aiuta i neocon a firmare il manifesto “Dump-Trump”. Un altro firmatario, l’ultra-conservatore autore di politica estera Robert Kagan, dichiara: “L’unica scelta sarà votare per Hillary Clinton“. (7) L’unica scelta? Cosa c’è di sbagliato in Bernie Sanders o Jill Stein, il candidato del Partito Verde?… Oh, capisco, non sono abbastanza conservatori.
E Trump? Molto più di un critico della politica estera degli Stati Uniti di Hillary o Bernie. Parla di Russia e Vladimir Putin come forze positive e alleate, e vi sarebbero assai meno probabilità di entrare in guerra contro Mosca che non con Clinton. Dichiara che sarebbe “imparziale” nel risolvere il conflitto israelo-palestinese (al contrario del sostegno illimitato di Clinton ad Israele). S’è opposto a chiamare il senatore John McCain “eroe” perché fu catturato. (Quale altro politico oserebbe dire una cosa del genere?) Definisce l’Iraq “un completo disastro”, condannando non solo George W. Bush, ma i neocon che lo circondavano. “Hanno mentito. Hanno detto che c’erano armi di distruzione di massa e non c’erano. E sapevano che non ce n’erano. Non c’erano armi di distruzione di massa“. Ed alla domanda se “Bush ci ha tenuti al sicuro”, risponde che “Che piacesse o no Saddam, uccideva i terroristi“. Sì, è personalmente antipatico. Avrei avuto molta difficoltà ad essergli amico. Ma che importa?hillary-libya

Il motto della CIA: “Orgogliosamente tentiamo di rovesciare il governo cubano dal 1959
imagesCiaOra cosa? Forse si pensa che gli Stati Uniti siano finalmente cresciuti capendo che possono in realtà condividere l’emisfero col popolo di Cuba, accettando la società cubana senza discuterla come fa col Canada? Il Washington Post (18 febbraio) riferiva: “Nelle ultime settimane, i funzionari dell’amministrazione hanno chiarito che Obama si recherà a Cuba solo se il suo governo fa ulteriori concessioni nei diritti umani, accesso ad internet e liberalizzazione del mercato“. Immaginate se Cuba insistesse sul fatto che gli Stati Uniti facciano “concessioni sui diritti umani”; questo potrebbe significare che gli Stati Uniti s’impegnino a non ripetere roba come questa:
Invadere Cuba nel 1961 con la Baia dei Porci.
Invadere Grenada nel 1983 e uccidere 84 cubani, principalmente operai edili.
Far esplodere un aereo passeggeri cubano nel 1976. (Nel 1983, la città di Miami tenne una giornata in onore di Orlando Bosch, una delle due menti dell’atto terribile, l’altro autore, Luis Posada, è protetto a vita nella stessa città)
Dare agli esuli cubani, per usarlo, il virus della peste suina africana, costringendo il governo cubano a macellarne 500000.
Infettare i tacchini cubani con un virus che produce la fatale malattia di Newcastle, provocandone la morte di 8000.
Nel 1981 un’epidemia di febbre emorragica dengue afflisse l’isola, la prima grande epidemia di DHF mai avutasi in America. Gli Stati Uniti da tempo ne sperimentavano l’utilizzo come arma. Cuba chiese agli Stati Uniti il pesticida per debellare la zanzara responsabile, ma non l’ebbe. Oltre 300000 casi furono segnalati a Cuba con 158 decessi.
Questi sono solo tre esempi della pluridecennale guerra chimica e biologica (CBW) della CIA contro Cuba. (8) Dobbiamo ricordare che il cibo è un diritto umano (anche se gli Stati Uniti l’hanno ripetutamente negato) (9). Il blocco di Washington su beni e denaro per Cuba è ancora forte, un blocco che il consigliere per la Sicurezza Nazionale del presidente Clinton, Sandy Berger, nel 1997 definì “le sanzioni più pervasive mai imposte a una nazione nella storia del genere umano”. (10) Tentò di assassinare il Presidente cubano Fidel Castro in numerose occasioni, non solo a Cuba, ma a Panama, Repubblica Dominicana e Venezuela (11). Con un piano dopo l’altro negli ultimi anni, l’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale (AID) di Washington cercò di provocare il dissenso a Cuba e/o di fomentare la ribellione, con l’obiettivo finale del cambio di regime. Nel 1999 una causa cubana chiese 181,1 miliardi di risarcimento agli Stati Uniti per morte e ferimento di cittadini cubani in quattro decenni di “guerra” di Washington contro Cuba. Cuba chiese 30 milioni in risarcimento diretto per ciascuna delle 3478 persone che dice furono uccise dalle azioni degli Stati Uniti e 15 milioni ciascuno per i 2099 feriti, ha anche chiesto 10 milioni per ciascuna delle persone uccise e 5 milioni per ciascuno dei feriti, per ripagare la società cubana dei costi che ha dovuto subire. Inutile dire che gli Stati Uniti non hanno pagato un centesimo.
Una delle critiche yankee più comuni allo stato dei diritti umani a Cuba era l’arresto di dissidenti (anche se la grande maggioranza fu rapidamente rilasciata). Ma molte migliaia di manifestanti anti-guerra ed altri furono arrestati negli Stati Uniti negli ultimi anni, come in ogni momento della storia statunitense. Durante il movimento Occupy, iniziato nel 2011, più di 7000 persone furono arrestate il primo anno, molte furono picchiate dalla polizia e maltrattate durante la detenzione, i loro gazebo e librerie fatti a pezzi (12); il movimento Occupy continuò fino al 2014; così il dato di 7000 è un eufemismo). Inoltre, va ricordato che con tutte le restrizioni alle libertà civili che vi possano essere a Cuba, rientrano in un contesto particolare: la nazione più potente nella storia del mondo è a sole 90 miglia di distanza ed ha giurato, con veemenza e ripetutamente, di rovesciare il governo cubano. Se gli Stati Uniti erano semplicemente e sinceramente interessati a fare di Cuba una società meno restrittiva, la politica di Washington sarebbe chiara:
– Fermare i lupi, i lupi della CIA, i lupi dell’AID, i lupi ruba-medicine, i lupi ladri di giocatori di baseball.
– Pubblicamente e sinceramente (se i capi statunitensi ricordano ancora cosa significa questa parola) rinunciare ad utilizzare CBW e agli omicidi. E chiedere scusa.
– Cessare l’incessante ipocrita propaganda, sulle elezioni, per esempio. (Sì, è vero che le elezioni cubane non hanno Donald Trump o Hillary Clinton, né dieci miliardi di dollari, e neanche 24 ore di pubblicità, ma non è un motivo per ignorarle?)
– Pagare le compensazioni, molte.
– Sine qua non, la fine del blocco demoniaco.
Per tutto il periodo della rivoluzione cubana, dal 1959 ad oggi, l’America Latina ha assistito a una terribile sfilata di violazioni dei diritti umani, torture sistematiche; legioni di “scomparsi”; squadroni della morte sostenuti dal governo che uccidevano individui prescelti; stragi di contadini, studenti e altri. I peggiori autori di tali atti in quel periodo furono le squadre paramilitari e associate ai militari di El Salvador, Guatemala, Brasile, Argentina, Cile, Colombia, Perù, Messico, Uruguay, Haiti e Honduras. Tuttavia, neppure i peggiori nemici di Cuba accusano il governo dell’Avana di simili violazioni; e se si considera istruzione e sanità, “entrambi”, ha detto il presidente Bill Clinton, “funzionano meglio (a Cuba) che nella maggior parte degli altri Paesi” (13), garantiti da “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani” delle Nazioni Unite e dalla “Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”, sembrerebbe che in oltre mezzo secolo di rivoluzione, Cuba ha goduto delle migliori condizioni sui diritti umani in tutta l’America Latina. Ma mai abbastanza buono per i capi statunitensi per parlarne in alcun modo; la citazione di Bill Clinton è un’eccezione in effetti. E’ una decisione difficile normalizzare le relazioni con un Paese la cui polizia uccide i propri civili inermi quasi quotidianamente. Ma Cuba deve farlo. Forse può civilizzare un po’ gli statunitensi, o almeno ricordargli che per più di un secolo furono i massimi torturatori al mondo.60f7df315Note
1. “Libia: transizione e politica degli Stati Uniti“, 4 marzo 2016
2. New York Times, 28 febbraio 2016
3. Mark Weisbrot, “La Top Ten dei modi con sui si può dire da che parte il governo degli Stati Uniti si è attivato sul colpo di Stato militare in Honduras“, Common Dreams, 16 dicembre 2009
4. Roger Morris, ex-membro del Consiglio Nazionale di Sicurezza, Partners in Power (1996), p.415. 5. Per una panoramica completa su Hillary Clinton, vedasi il nuovo libro di Diane Johnstone, Queen of Chaos.
6. National Review, 1 maggio 2007
7. Fortune, 9 luglio 2007
8. Patrick J. Buchanan, “Gli oligarchi uccideranno Trump?“, Creators, 8 marzo 2016
9. William Blum, Il libro nero degli Stati Uniti. Guida all’unica superpotenza del mondo (2005), capitolo 14
10. Ibid., p.264
11. Casa Bianca, conferenza stampa, 14 novembre 1997, US Newswire
12. Fabian Escalante, Azione esecutiva: 634 modi per uccidere Fidel Castro (2006), Ocean Press (Australia)
13. Huffington Post, 3 maggio 2012
14. Miami Herald, 17 ottobre 1997, p. 22A

Ogni parte dell’articolo può essere diffuso senza autorizzazione, a condizione dell’attribuzione a William Blum e di un link a Williamblum.org.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 2.261 follower