Soros, creatore di crisi in Medio Oriente

Phil Butler, NEO, 22/06/201656c34d7dc461887f328b45d1La supposta filantropia di George Soros è in realtà funzionale agli investimenti. In nessun punto ciò è più chiaro che nei tentativi in Medio Oriente del miliardario degli hedge fund. Come ha detto un ricercatore, “i gruppi finanziati da Soros aumentano le tensioni in questa regione tormentata”. Ecco uno sguardo sul modo con cui tale ormai noto istigatore di conflitti e cambi di regime mette in crisi le nazioni che circondano Israele. Non sono il primo analista ad indagare e riferire sulle nefaste macchinazioni di George Soros. Abbiamo tutti sentito parlare dell’oscuro passato della leggenda finanziaria degli hedge fund, il suo sostegno ai nazisti in Ungheria da adolescente, l’assalto alla Banca d’Inghilterra e i miliardi fatti con le crisi finanziarie che impoveriscono le masse. Gli sforzi di Soros di creare crisi nel mondo sono ormai leggende metropolitane. La sua complicità o l’intervento diretto nei cambi di regime e nello sconvolgimento sociale di intere regioni, sembrano oltre la portata di ciò che la maggior parte delle persone può capire. Il potere di Soros, e di quelli dietro di lui, è quasi incredibile, anche per coloro che lo sanno. Per quanto mi riguarda, sono sorpreso dalla quotidiana presenza dell’uomo. Oggi, un articolo del 2013 di Alexander H. Joffe dell’NGO Monitor fa altre rivelazioni. Più in particolare, la vastità della rete degli sforzi filantropici di Soros è straordinaria, ancora più grande di quanto immaginato. I singoli casi di “investimento”, come i 100 milioni di dollari donati per supposta filantropia nel 2010 a Human Eight Watch sono pochi nel quadro completo. Se il lettore avesse a che fare con il termine “influenza inimmaginabile” pensando a Soros, il resto dell’articolo renderà ciò molto più chiaro.

“Cattivo Israele”, buono per gli affari sul conflitto
naf-251x240 Citando Kenneth Roth di Human Rights Watch, l’articolo dell’NGO Monitor su Soros lo bolla con il marchio indelebile di sovversivo. L’uomo incaricato di monitorare i diritti umani nel mondo dice: “Dobbiamo poter plasmare la politica estera di queste potenze emergenti, tanto come abbiamo tradizionalmente fatto con le potenze occidentali“. Quanto più chiare sono possibili le missioni di Soros o di Human Rights Watch confessando di plasmare la politica delle nazioni, con o senza il mandato del popolo? Ma il ruolo di Human Rights Watch, e altre ONG supportate da Soros, è più complesso di quanto si possa immaginare. L’articolo del Dr. Joffe rivela l’ampiezza dei giochi conflittuali di Soros, ma anche la terza dimensione della nuova strategia complessiva mondiale, il ruolo del conflitto globale. Utilizzando Human Rights Watch come strumento chirurgico per creare crisi, Soros e i suoi controllori sono l’ultima crociata per garantire Gerusalemme ancora una volta capitale del grande Israele in terra santa. Ciò può essere illustrato semplicemente. Soros finanzia Human Rights Watch come PR esentasse per rendere il mondo un posto migliore (PR). Poi Human Rights Watch diventa il peggiore critico di Israele al di fuori di Gaza. Il rapporto di NGO Monitor dice: “Negli ultimi anni Human Rights Watch ha scritto molte più condanne di Israele per violazioni del diritto internazionale di qualsiasi altro Paese della regione“. Senza trascinare l’utente sul contorto viale delle organizzazioni sostenute da Soros, basti dire che le Fondazioni Open Society di Soros e altre organizzazioni sono su entrambi i lati della crisi arabo-israeliana. Human Rights Watch fa la parte del leone del fronte palestinese, così come una ventina di ONG di Gaza simpatizzanti palestinesi, che alimentano il malcontento presso i vecchi nemici d’Israele. Una di queste entità, chiamata “Nuovo Fondo d’Israele”, ricevette regalie per più di 200 milioni negli ultimi due decenni. Tale organizzazione promuove anche l’idea di Israele Stato dell’apartheid, finanzia borse di studio e promuove altre attività che danneggiano la reputazione di Israele. Il rapporto Joffe e NGO Watch indicano altre ONG sostenute da Soros come Amnesty International, Media Matter, Institute for American Progress, Rabbini per i Diritti Umani, Centro Palestinese per i Diritti Umani, Mada al-Carmel – Centro arabo per la ricerca sociale, Institute for Policy Studies e molte altre istituzioni pro-palestinesi e critiche verso Israele. E poi il rapporto diventa veramente interessante.

Un nuovo mondo coraggioso
cover_9 Soros crea il conflitto, e con l’aiuto di dipartimento di Stato degli Stati Uniti e agenzie come la CIA, e tramite il supporto delle élite finanziarie, assalta il cuore della crisi in Medio Oriente finanziando anche istituzioni come il Consiglio nazionale iraniano-statunitense e una cosa chiamata “New America Foundation”, come se il nome delle convenzioni non sia più chiaro. Iran e Israele sono acerrimi nemici da sempre. Così il lettore deve chiedersi; “Perché un miliardario ebreo finanzia l’opposizione ad Israele?” La risposta è ovvia, ma risponderemo a breve. Concentriamoci su questa “New America” che Soros vuole. La “New America Foundation” fu creata nel 1999. L’ONG di Washington DC dice che affronta le “sfide delle prossime generazioni” degli Stati Uniti. L’ONG Watch illumina su un esponente della New America Foundation Iran Initiative, l’ex-funzionario della CIA e del dipartimento di Stato Flynt Leverett. Per riassumere, la NAF sostiene Hamas, ed è tutto detto. La lunga coda del sentimento apparentemente anti-israeliano e il denaro vanno molto più in profondità, ma Soros finanzia l’opposizione israeliana proprio con i soldi fatti con le speculazioni valutarie pianificate con le crisi. Senza l’odiato Israele nel Medio Oriente, non c’è guerra, non c’è crisi, e gente come Soros non ne trarrebbe profitto, assieme a roba avviata come l’assalto alla Siria o la Primavera araba in generale. Per capire chi ci sia dietro Soros, si pensi davvero in grande, mentre allo stesso tempo si segue la logica degli hedge fund. Gli dei di Wall Street come Soros, Rockefeller, Goldman Sachs e tutto il resto, amano giocare ai vincitori e vinti. E le crisi finanziarie sono il gioco più vecchio. Leggendo libri come “Golpe: Il secolo del cambio di regime americano, dalle Hawaii all’Iraq”, dell’ex-caporedattore del New York Times di Berlino Stephen Kinzer. In un’intervista del 2010 ad Imagineer Magazine, Kinzer inquadra il mio discorso condannando gli sforzi degli Stati Uniti in America Latina: “Gli effetti dell’intervento degli Stati Uniti in America Latina sono stati nettamente negativi, rafforzando sistemi sociali brutali e ingiusti e schiacciando i popoli che lottano per ciò che si chiamerebbero in realtà ‘valori americani’. In molti casi, se si prendono Cile, Guatemala o Honduras per esempio, i governi rovesciati in realtà avevano principi simili ai nostri, sostituendo quei leader democratici, quasi-democratici o nazionalisti con chi detesta tutto ciò che gli Stati Uniti rappresentano“. In Medio Oriente le attività di Soros coincidono con il suo contributo al disastro ucraino, sconvolgendo la periferia dell’UE e soprattutto con i rifugiati dal Medio Oriente che letteralmente invadono le capitali europee. Sotto gli auspici della decenza e dei diritti umani, Soros e altri neocon giocano un gioco mortale che uccide, distrugge famiglie, sradica società e rimodella la geografia del mondo. La crisi, questo è il dio dell’élite mondiale degli investimenti. Su Israele, Soros ha ancora una volta tradito il giudaismo come fece quando i nazisti occuparono l’Ungheria nella seconda guerra mondiale. Diffondere sempre rabbia e distrazione con la guerra, questo è lo scopo degli sforzi della Fondazione Soros. L’accusa del primo ministro ungherese Viktor Orban (Bloomberg) di Soros quale importante membro di un circolo di “attivisti” che cerca di minare le nazioni europee con i rifugiati quale arma, è tutto ciò che si deve sapere delle Open Society Foundations e di ciò ad esse associato. Infine tali “attivisti” lavorano per fare trarre soldi a Soros dalle crisi. Soros, che ora sostiene la candidata democratica e psicopatica di Bengasi Hillary Clinton, vuole che l’UE spenda 34 miliardi di euro all’anno per aiutare gli stessi rifugiati che fa spedire in Europa. E come i cittadini europei possono permettersi tale impresa? Soros dice: “Quando lasciare la tripla A del credito dell’UE se non nel momento del pericolo di vita? Nella storia, i governi hanno emesso obbligazioni in risposta alle emergenze nazionali. Questo è il caso dell’Europa di oggi”. Debito. Finanziamento. Ecco la risposta al “perché” Soros ha tradito Israele e i palestinesi. Soros non ha orgoglio od identità nazionale, il denaro è la sua nazione e il suo Dio. Non badate a me su tutto questo, fate voi una breve ricerca. L’articolo del Guardian è un buon punto di partenza sulle recenti rivelazioni su come i banchieri manipolano il sistema economico, e come si crea debito a loro profitto. L’articolo di Mother Jones racconta degli affari dell’ex-vicepresidente Dick Cheney con la guerra all’Iraq. Anche Time Magazine ci rivela come funzionano i profitti delle aziende belliche, e gli interessati ad incentivare la costruzione di crisi acute. Infine, ho dovuto dare la caccia letteralmente alla notizia, ma il Jerusalem Post ha riferito che la Casa Bianca offrirà il più grande supporto militare ad Israele nella storia recente. Proprio così, il presidente ed altri politici di Washington che Soros e sostenitori hanno piazzato in carica, sono costretti a difendere un Israele ancora circondato da nemici. Se ai nemici d’Israele mancava il sostegno finanziario, o si riduceva l’attrito tra le nazioni invece dell’escalation, allora non ci sarebbe bisogno di fondi e del debito che li accompagna. Spero che il lettore possa capire perché così tanti criticano George Soros.new-america-foundation-officePhil Butler, è un ricercatore e analista politica, politologo ed esperto di Europa orientale, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi ha paura di Donald Trump? La “sinistra” sta con Hillary?

Boris Kagarlitskij, Global Research, 19 giugno 20164200131_origSullo sfondo delle numerose discussioni su agenda, aspetto e vocabolario politico dei candidati che concorrono alle elezioni presidenziali statunitensi, non c’è praticamente domanda su un argomento: qual è la natura di classe e la base sociale di ogni politico? Questo approccio sembra del tutto naturale per la destra e i media liberali, ma perché l’argomento è completamente estraneo a sinistra? Il motivo sembra che le risposte che si avrebbero, ponendo la questione sul serio, non sarebbero per nulla appetibili a sinistra. Per molti intellettuali statunitensi le dichiarazioni provocatorie e politicamente scorrette di Donald Trump sono un altro pretesto ideologico che gli consente di esprimere “sostegno critico” all’ordine esistente, incarnato da Hillary Clinton. Il fatto che Hillary sia la candidata del capitale finanziario e che intenda attuare una politica estera estremamente aggressiva, non è un segreto per nessuno. Ma tutto questo è assai meno importante della correttezza politica. Dopo tutto, Hillary non si permette mai d’insultare qualsiasi minoranza, o meglio, non negli ultimi due decenni, quando la correttezza politica è diventata norma a Washington. In tale contesto, le accuse di Donald Trump di “fascismo” sono un ritornello della campagna di Clinton. Paradossalmente, tali accuse non sono rivolte a Trump, ma piuttosto contro Bernie Sanders e i suoi sostenitori. Dato che Trump è il “male assoluto”, tutti dovrebbero unirsi intorno al “male minore” rappresentato da Hillary, mentre il senatore del Vermont, che si consolida, deve lasciare la scena. È significativo che tale sentimento sia espresso non solo dal noto economista Paul Krugman, che improvvisamente ha dimenticato tutte le dure condanne alla politica neoliberista dei democratici, ma anche da Noam Chomsky, senza dubbio autorità morale della sinistra. La differenza tra Krugman e Chomsky è ovviamente enorme. Il primo chiaramente aspira a un posto nella nuova amministrazione. Il suo attacco aggressivo alla campagna di Sanders e sostenitori ha già provocato uno scandalo e minato la reputazione dell’economista. Chomsky, al contrario, esprime continuamente rispetto e simpatia per Sanders, ma ribadisce che, in nome della lotta a Trump, sosterrà Clinton, non importa quanto disgustosa sia la sua politica, quanto orribili le conseguenze di tale scelta. In realtà, la discussione è su come mantenere e rafforzare l’attuale male dominante per impedire, certo, un ipotetico male di cui non si sa null’altro se non che noi stessi lo definiamo peggiore, ovviamente. Il punto non è solo il lato morale della questione. Gli intellettuali dotati di spirito critico in gran parte sono divenuti ostaggi del sistema esistente, e non solo istituzionalmente, dato che sono parte del sistema, in un modo o nell’altro, ma ciò che è di gran lunga peggiore, lo sono intellettualmente. Mentre proclamano utopie e “alternative”, non sanno pensare in termini di politica pratica, senza rendersi conto che la rottura con l’ordine stabilito comporta rischi, drammi e sfide che richiedono un coraggio notevole. Il comfort intellettuale e morale è garantito dal conservatorismo pratico che costoro nascondono a se stessi, ripetendo insensati mantra “progressisti”.
Hillary: Release the X-Files, Not Stuff About Me Nel momento in cui l’élite intellettuale di sinistra è confusa e divisa, i gruppi settari cercano solo d’ignorare ciò che accade proclamando che non vi è alcuna differenza tra i due candidati nelle primarie democratiche. Tuttavia, non è un caso che la leadership del Partito Democratico faccia di tutto per bloccare la campagna Bernie Sanders, nonostante nei sondaggi sembri molto più attraente come candidato in lotta con Trump. Anche la macchina repubblicana combatte attivamente Trump, anche se con meno successo: non può o non vuole applicare il “gioco sporco” a cui i loro colleghi e rivali del Partito Democratico ricorrono. E’ impossibile spiegare cosa succeda nelle esclusive macchinazioni di Hillary per compiere tutto ciò che le serve per diventare presidente degli Stati Uniti. La storia delle “misteriose” trascrizioni delle osservazioni fatte da Clinton ai capi della Goldman Sachs ci fornisce alcuni indizi che aiutano a capire cosa succede. Nonostante che il rifiuto di pubblicare il testo del discorso infligga un duro colpo alla sua reputazione, e sia costantemente usato dagli avversari, ha sempre rifiutato di farlo. Ovviamente il contenuto delle trascrizioni è così compromettente che è meglio perdere voti col rifiuto di divulgarle, che perdere ogni possibilità di vittoria in caso di pubblicazione. Tuttavia, le informazioni sul contenuto delle trascrizioni s’insinua a poco a poco nei media. I dipendenti di Goldman Sachs presenti alla presentazione dicono che l’ex-first lady in realtà discusse coi banchieri di come spartirsi il bilancio nazionale. Anche se Goldman Sachs da tempo riceve direttamente o indirettamente ingenti fondi pubblici (indipendentemente da chi sia al potere, democratici o repubblicani), il riconoscimento pubblico di tale collusione, soprattutto ora, può non solo rovinare la reputazione della candidata, ma anche danneggiare la banca. Sembra che Clinton ne sia preoccupata, non meno del proprio futuro politico. Le trascrizioni delle osservazioni presso la Goldman Sachs rappresentano il vero e proprio programma politico, non solo di Clinton, ma anche delle istituzioni di Washington, indipendentemente dalle differenze di partito. Tuttavia, gli avversari di Clinton non sono legati al capitale finanziario e, in caso di vittoria, senza dubbio limiterebbero, se non fermare, la “distribuzione” dei fondi nazionali, motivo per cui le principali banche fioriscono nella crisi economica. Sanders è diventato famoso pochi anni fa, quando organizzò un audit della Federal Reserve per scoprire come quasi 13 miliardi di dollari si dispersero nei meccanismi “grigi” delle banche interessate. Trump, che esprime gli interessi edili e del capitale industriale, è interessato a costringere i banchieri a prestare alla produzione interna con bassi interessi, e perciò gli è necessario porre fine alla politica sul denaro prestato alle banche dallo Stato per i mercati speculativi. Il significato di lotta di classe è chiaro. Se Sanders potesse, forse per la prima volta nella storia degli Stati Uniti si avrebbe un blocco social-democratico formato da dipendenti e classe operaia con una giovane classe media arrabbiata, e Trump capeggerebbe la rivolta della borghesia industriale contro il capitale finanziario, anche con il supporto di gran parte degli operai. L’unica differenza è che nel caso di Sanders si vedrebbe un movimento basato sulla solidarietà di classe (orizzontale), mentre Trump offrirebbe solidarietà aziendale (verticale).
2D643BC400000578-0-image-a-68_1444785571343 Tale situazione è del tutto naturale per la classe operaia, che non solo ha interessi sociali comuni, ma rientra nel sistema di relazioni professionali e industriali che, in certe situazioni, le farebbe sostenere certi gruppi della borghesia legati alla classe operaia in virtù della produzione aziendale e delle logiche di mercato. Dal punto di vista dell’ideologia di sinistra, la prima opzione solidaria è progressiva, mentre la seconda è reazionaria. Ma entrambe le rivolte sono pericolose per il capitale finanziario. Si parla di blocco delle liquidità per miliardi di dollari che consente a banche e loro politici corrotti di vivere da parassiti a spese dell’economia reale. La politica di Clinton è un classico esempio di suddivisione della società in numerosi gruppi d’interesse, impedendo l’integrazione orizzontale. Non è un caso che la crisi del movimento operaio e della politica di classe in occidente prosegue celebrando multiculturalismo e correttezza politica. E la diffusione della correttezza politica, a sua volta, storicamente coincide con la “finanziarizzazione” dell’economia, in altre parole con la massiccia redistribuzione delle risorse a favore del settore bancario. Da un lato, il capitale trionfa sul lavoro, derubato di una parte significativa delle conquiste sociali del ventesimo secolo. Ma dall’altra parte, la classe capitalista aveva la propria redistribuzione della ricchezza, e le élite finanziarie s’è appropriata di quasi tutti i frutti di tale vittoria. Non sorprende che tale situazione avanzi non solo nella classe operaia, ma anche in parte della borghesia. E gli attacchi di Trump alla correttezza politica non sono affatto manifestazione di sentimenti, sfrenatezza e maleducazione personali; ma è una strategia consapevole per consolidarsi in quei gruppi sociali che hanno sofferto la dittatura del politicamente corretto, colpiti praticamente e finanziariamente dalla perdita di reddito, posti di lavoro e ricavi. La propaganda di Trump è abbastanza razionale e non è efficace perché, come gli intellettuali pensano, sfrutta sentimenti e pregiudizi della gente, ma perché ne riflette i reali interessi, anche se espressi in forma distorta. Il miliardario sbeffeggia solo i gruppi che non lo voteranno comunque. Ma consolida le voci di milioni di bianchi (e in realtà non solo bianchi) della classe lavoratrice stanchi della correttezza politica. E anche con le dichiarazioni di Trump, che appaiono a molti abbastanza ridicole e aneddotiche, come ad esempio la promessa di costruire un muro per recintare il Messico, in effetti non lo sono. Dopo tutto, se la costruzione del muro iniziasse davvero, creerebbe centinaia di migliaia di posti di lavoro non solo negli Stati Uniti ma anche dall’altra parte del confine. In realtà, questo è un altro programma keynesiano, anche se abbastanza assurdo per la logica ordinaria. Quindi la dichiarazione di Trump che il Messico finanzierà il muro non è infondata. Per l’economia degli Stati settentrionali del Messico il progetto non sarà solo vantaggioso, ma farà risparmiare. Non ferma la migrazione illegale dall’altra parte del confine, naturalmente, ma creerà incentivi per lo sviluppo della produzione regionale, il cui sostentamento attualmente dipende principalmente da traffico di droga ed immigrazione clandestina.
La storia è più complicata delle offese alle donne. Da un lato, in realtà provoca indignazione tra i bianchi istruiti statunitensi abituati ad atteggiamenti completamente diversi. Ma dall’altra parte pone la questione: queste donne lo voterebbero anche se Donald mostrasse più tatto? Allo stesso tempo, nonostante tali dichiarazioni (o forse a causa di esse), il bullo Trump si guadagna la reputazione di “vero uomo”, rude ma sincero, su cui fare affidamento e che può attrarre tra le donne meno istruite della società. Naturalmente, non c’è nulla di progressivo nell’ideologia di Trump. Ma non si tratta di ideologia, che oggi non serve da fattore di mobilitazione sociale, ma come strumento di manipolazione. La sconfitta del capitale finanziario, a prescindere da chi lo consegua, aprirebbe una nuova era nello sviluppo della società occidentale, e creerebbe inevitabilmente le condizioni per rafforzare la posizione della classe operaia e la ripresa delle sue organizzazioni. In altre parole, Hillary incarna il progetto più reazionario nel quadro del moderno sviluppo capitalistico, e l’assenza di volontà dei sostenitori di Bernie a votarla, se il candidato socialista se ne uscisse, non è solo emotiva, ma del tutto razionale, politicamente, socialmente e moralmente. Nel contesto dell’attuale situazione politica, il tentativo di fare di Trump il “male assoluto” non è altro che un tentativo di mobilitare la gente per proteggere lo status quo solo per evitare qualsiasi cambiamento. Ma il cambiamento c’è, non solo per logica politica e sociale, ma anche perché la possibilità di mantenere il modello neoliberista del capitalismo è oggettivamente esaurita. E se la sinistra non vuole e non può combattere, sarà il populista di destra Donald Trump negli Stati Uniti o Marine Le Pen in Francia ad infliggere un colpo fatale a tale ordine. In questo caso, sarà possibile, naturalmente, indignarsi per i “pregiudizi” e l'”irresponsabilità” della classe operaia, ma la vera responsabilità morale ricade sugli intellettuali di sinistra che, in tempi di crisi, hanno mostrato la loro posizione di classe, agendo da sostenitori delle idee e difensori degli interessi del capitale finanziario.trump-rallyTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

George Soros è collegato al terrorismo

Soros è un importante sostenitore di Hillary Clinton
Wayne Madsen, Infowars 23 maggio 2016

cia_clandestine_ops_v139_400xIn un’epoca di continue “false flag” terroristiche, un documento Top Secret della Central Intelligence Agency, il National Intelligence Daily del 4 febbraio 1987, suggerisce un legame tra George Soros e un attentato terroristico nell’ex-Cecoslovacchia.
Nel 1986-1987 si videro i primi effetti della glasnost di Mikhail Gorbaciov che entrava in vigore in Europa orientale. George Soros, la cui speculazione monetaria ne fece uno dei pochi vampiri di Wall Street a sfruttare finanziariamente il “crash dell’ottobre 1987”, cominciò ad approfittare della situazione in Europa orientale. Due settimane dopo il “Lunedì nero” del 1987, Soros cortocircuitò il dollaro statunitense col suo Quantum Fund che chiuse con un guadagno del 13 per cento. Soros riciclò il denaro presso dei gruppi in Europa orientale, i cui fondi della CIA erano chiamati “cash kosher”. Soros voleva indebolire i governi comunisti di allora. Uno dei primi obiettivi fu la Cecoslovacchia. Soros, che aveva già legami con la CIA avendo partecipato e finanziato vari gruppi della CIA, tra cui il Council on Foreign Relations, inviò molto contante a gruppi di pressione “pro-democrazia” come Charta 77 in Cecoslovacchia o Solidarnosc, ora noti come null’altro che facciate della CIA. Infatti, la Fondazione Charta 77 ricevette un terzo dei finanziamenti da Soros, e una notevole quantità del finanziamento residuo da enti legati alla CIA come il National Endowment for Democracy (NED). Soros iniziò ad infiltrasi in Europa orientale nel 1984, quando la sua Fondazione di New York firmò un accordo con l’Ungheria per creando la Fondazione Soros di Budapest. Infine, la Fondazione Soros di Budapest si fuse con il fronte della guerra fredda della CIA a Parigi, la filiale francese del Congresso per la libertà della cultura. Il campionario di “rivoluzioni” a tema di Soros con la pratica della piazza “non violenta” ha spesso portato i gruppi di Soros a commettere violenze. Questo s’è visto a Kiev, Tbilisi, Caracas, Cairo, Sana e Damasco. Agenti e soldi di Soros inondarono la Cecoslovacchia a sostegno di Carta 77 e dei capi Vaclav Havel e Karel Schwarzenberg dell’opposizione ceca a Vienna.
Soros alzò la posta contribuendo a finanziare attentati terroristici in Cecoslovacchia? Il rapporto della CIA afferma che “il recente attentato al quartier generale del Partito Comunista cecoslovacco a Ceske Budejovice e i successivi attentati ad edifici del partito in altre città allarmavano le autorità, aumentando la sicurezza delle strutture nel Paese a livelli senza pari (scriveva la fonte delle informazioni della CIA)“. La CIA rivela che l’allora governo di Praga accusò agitatori stranieri che agivano tramite “bande giovanili”. I principali finanziatori dei gruppi di agitazione giovanili contro il governo comunista, all’epoca erano Soros e NED. La domanda resta: George Soros autorizzò atti di terrorismo contro il governo cecoslovacco? Se è così, perché Soros non è in carcere per favoreggiamento del terrorismo in Europa? L’analisi della CIA degli attentati terroristici concluse che le violenze fossero opera di un “gruppo estero”. Ancora una volta, il dito puntava su Soros. Un intero paragrafo della relazione sugli attentati cecoslovacchi è ancora censurato dalla CIA, che riteneva che gli attentati furono attuati per mobilitare la popolazione cecoslovacca “di solito apatica”. La CIA ha una sua sordida storia nel risvegliare le popolazioni apatiche con l’utilizzo di attentati terroristici false flag. Soros è un importante contribuente della campagna di Hillary Clinton. Le possibili attività di Soros nel 1986 e 1987 possono finalmente dimostrare che la campagna di Clinton è finanziata dal cassiere del terrorismo.30634_1Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mattis contro Trump

Thierry Meyssan, Rete Voltaire, al-Watan Damasco (Siria)

Mentre i media trattano le primarie degli Stati Uniti come una competizione tra Trump e Cruz da un lato, tra Clinton e Sanders dall’altra, una macchina si forma per bloccare l’immobiliarista che minaccia gli interessi della classe dominante WASP. Thierry Meyssan espone qui la posta in gioco di cui nessuno parla pubblicamente, per ora. Quest’articolo è volto a un pubblico consapevole.Cassidy-Donald-Trump-Americas-Muslims-1200Le primarie statunitensi che dovevano preparare il confronto tra repubblicani e democratici progressivamente diventano una competizione sul controllo del partito repubblicano. Mentre tra i democratici il duello tra Hillary Clinton e Bernie Sanders si riassume nell’esperienza al servizio dei ricchi contro l’idealismo al servizio della maggioranza, l’attenzione si concentra sulla battaglia tra i repubblicani Donald Trump e Ted Cruz. Cruz è un prodotto delle “operazioni psicologiche” di un’agenzia militare privata. Sulla politica estera si è circondato di un team di guerrieri freddi creato intorno al senatore Henry Scoop Jackson, istericamente antisovietico. Ha preso posizioni contro ogni forma di limitazione giuridica del potere degli Stati Uniti, quindi contro il principio stesso del diritto internazionale.
Fino alla scorsa settimana, s’ignoravano le posizioni di Donald Trump. Tutto quello che si era visto erano le dichiarazioni contraddittorie sulla questione israeliana. Denunciava con forza la polarizzazione pro-israeliana delle varie amministrazioni, dichiarandosi neutrale sul conflitto israelo-palestinese, per poi fare professione di fede ultra-sionista davanti l’AIPAC. In ultima analisi, a Trump è stato chiesto, la scorsa settimana, da The National Interest di pronunciare il suo primo discorso in politica estera. La rivista è stata fondata dal Centro Nixon che riunisce i sopravvissuti della squadra di Henry Kissinger. Tra la sorpresa generale, ma probabilmente non degli organizzatori, “the” Donald non ha adottato posizioni su vari temi per soddisfare questa o quella lobby, ma ha declinato una vera e propria analisi della politica degli Stati Uniti, descrivendone la propria completa revisione. Secondo lui, è un errore fondamentale tentare di esportare con la forza il modello democratico occidentale ai popoli cui non hanno alcun interesse. Così ha criticato l’ideologia neo-conservatrice, al potere dal colpo di Stato dell’11 settembre 2001. Pertanto, si comprende meglio perché la scena sia stata organizzata dagli amici di Henry Kissinger, sostenitori della politica “realista” (realpolitik) e capri espiatori dei neoconservatori. Dopo aver denunciato l’enorme danno umano ed economico nei Paesi interessati, nonché negli stessi Stati Uniti, attaccava indirettamente il “complesso militare-industriale” denunciando le troppe armi presenti nel mondo. Nessuno s’inganni: per la prima volta dall’assassinio di John Kennedy, un candidato presidenziale denunciava l’onnipotenza dell’industria bellica che ha inghiottito quasi tutta l’industria statunitense. Può sembrare sorprendente prendere il toro per le corna di fronte agli amici di Henry Kissinger, che contribuirono più di altri nel sviluppare questo complesso. Tuttavia, la storia recente degli Stati Uniti spiega tale inversione. Tutti coloro che hanno combattuto il complesso militare-industriale furono bloccati o rimossi: John Kennedy fu assassinato quando si oppose alla guerra contro Cuba; Richard Nixon fu bloccato col Watergate per aver concluso la pace in Vietnam e avviato la distensione con la Cina; Bill Clinton fu paralizzato dalla vicenda Lewinsky quando cercò di opporsi al riarmo e alla guerra in Kosovo. Con una certa provocazione, Donald Trump ha presentato il suo nuovo programma di politica estera con lo slogan “America First”, in riferimento all’associazione omonima precedente la Seconda guerra mondiale. Questo gruppo è ancora ricordato come una lobby nazista che cercava di fermare la “terra della libertà” dal salvare gli inglesi attaccati dai genocidi degli ebrei. Infatti, “America First”, in realtà venne distolta dalla sua missione dall’estrema destra statunitense, ma in origine era una grande associazione fondata dai quaccheri che denunciò la Prima guerra mondiale come scontro tra potenze imperialiste, rifiutandosi perciò di entrarvi. Quindi gli avversari hanno falsamente definito Donald Trump un isolazionista, come Ron Paul, ma non lo è assolutamente, essendo un realista. Donald Trump non ha fatto politica finora, è stato immobiliarista, commerciante e presentatore televisivo. La mancanza di retroterra politica gli permette di considerare il futuro in modo completamente nuovo, senza essere vincolato da alcun impegno. È un affarista come l’Europa ne ha conosciuti con Bernard Tapie in Francia e Silvio Berlusconi in Italia. Due uomini, non senza colpe, che hanno rinnovato la politica nel proprio Paese sfidando le classi dirigenti.
Per far cadere Donald Trump, il partito repubblicano ha organizzato un’alleanza tra Ted Cruz e l’ultimo candidato, l’ex-presentatore televisivo John Kasich, che hanno accettato di rinunciare alla candidatura alla presidenza e di unire le forze per impedire che Trump abbia la maggioranza assoluta dei delegati alla Convenzione. Così, il partito potrà proporre alla convention un nuovo candidato, finora sconosciuto al grande pubblico. Sondaggi riservati sono già stati fatti, fondi sono stati raccolti e una squadra elettorale è stata formata intorno al generale James Mattis, anche se giura con la mano sul cuore di non avere pensato alla carriera politica. Tuttavia, ovviamente, l’ex-capo del CentCom potrebbe vedersi come nuovo Einsehower. Infatti, nel 1952, il vincitore della Seconda guerra mondiale non partecipò alle primarie perché era ancora comandante delle forze in Europa. S’infilò nella competizione verso la fine e in modo schiacciante venne nominato dalla convenzione del partito repubblicano a rappresentarlo. Il generale Mattis è considerato un intellettuale. Ha raccolto una vasta e famosa biblioteca privata di strategia militare, ma sembra essersi interessato alla storia solo su questo aspetto. Oggi ricercatore della Hoover Institution (Stanford University) è venuto a Washington per consultazioni e tenere una conferenza al CSIS. Tale pensatoio, tradizionalmente vicino all’industria petrolifera, è oggi finanziato principalmente dall’Arabia Saudita. Dopo aver annunciato un futuro “orribile” per il Medio Oriente, il “monaco-soldato” (soprannome datogli dai subordinati) denuncia il pericolo della rivoluzione iraniana e invoca la guerra contro l’Iran. In tal modo, ha ripreso il programma cui George W. Bush e Dick Cheney furono costretti a rinunciare per la rivolta degli altri generali.
Di fatto, il confronto incombente oppone un sostenitore collaterale della realpolitik di Henry Kissinger, impegnata a rispettare i principi della pace di Westfalia, cioè l’ordine internazionale basato sugli Stati-nazione, ai sostenitori della democratizzazione complessiva dei neocon, cioè della distruzione delle identità nazionali e dell’imposizione di un sistema di governo universale. In una parola, la visione di Richard Nixon contro i golpisti dell’11 settembre.

Da ricordare:
– Donald Trump, candidato alla presidenza degli Stati Uniti, vuole limitare il potere del complesso militare industriale, prendendo il posto di John Kennedy (assassinato), Richard Nixon (Watergate) e Bill Clinton (Lewinsky).
– Secondo Trump, è dannoso per gli Stati Uniti e i popoli esteri tentare di esportare con la forza il modello democratico occidentale che non corrisponde alle loro aspirazioni.
– Il complesso militare-industriale prepara la candidatura del generale James Mattis e la guerra contro la rivoluzione iraniana.103120109-e1407959884523Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Panama Papers: sospetto e inganno

Christopher Balck, Global Research, 9 aprile 2016dae9a140-f829-11e5-b60e-3f87f579b6e2_unspecified-1Umberto Eco nel suo ultimo libro, Numero Zero, nel descrivere la realtà della manipolazione e dei media occidentali manipolati, a un direttore di giornale fa dire, “devi solo spacciare sospetti. Qualcuno è coinvolto in attività losche, e anche se non sappiamo quali, possiamo spaventarlo. Questo basta per i nostri scopi. Poi sui contanti, il nostro proprietario incasserà quando sarà il momento giusto”. E questo è esattamente ciò che accade con la comparsa contemporaneamente su tutti i media occidentali, il 3 aprile, di ciò che sono chiamati Panama Papers. La storia attribuita a un’oscura organizzazione chiamata Coalizione internazionale dei giornalisti investigativi (ICIJ), ha tutte le caratteristiche di un’operazione dei servizi segreti occidentali per tentare di sovvertire certi governi. L’obiettivo principale è, naturalmente, il Presidente Putin, per influenzarne le prossime elezioni e tentare ulteriormente di ritrarlo agli occhi dei popoli occidentali come un criminale. Ma obiettivi sono anche gli amministratori della FIFA, ancora molestati dal governo degli Stati Uniti per tenere la Russia fuori dai prossimi mondiali; Lionel Messi è uno dei migliori giocatori di calcio al mondo, forse perché rifiutò la richiesta delle figlie del presidente Obama di incontrarlo quando Obama visitò l’Argentina; Jackie Chan viene punito per il suo sostegno al Partito comunista cinese; e varie persone sono nella lista nera degli Stati Uniti per accordi con Corea democratica, Iran, Hezbollah, Siria e altri nemici degli USA. Vi è anche il presidente ucraino Poroshenko, forse per indicare che ne sono stanchi; il primo ministro dell’Islanda, costretto a dimettersi, senza dubbio per aver incarcerato banchieri, sequestratone le banche e dato al popolo una compensazione per le perdite subite nella crisi finanziaria del 2008; Hosni Mubaraq accusò gli Stati Uniti di cercare di rovesciarlo; Gheddafi assassinato, e Xi Jinping, il Presidente della Cina. Non ci sono statunitensi o capi della NATO, anche se il padre di David Cameron compare, forse uno schiaffo a Cameron per aver consentito il referendum in Gran Bretagna se restare nell’Unione Europea, riducendo l’influenza statunitense in Europa. In sostanza queste persone sono tutte considerate dal governo degli Stati Uniti nemici o critici, in un modo o nell’altro, o partner non più affidabili.
icij-320x310Il posizionamento immediato del Presidente Putin come primo bersaglio di tale storia, nonostante il fatto che non sia menzionato nei documenti insieme alla tempistica, portano un osservatore ragionevole a concludere che tali informazioni siano state diffuse non per informare, ma per sovvertire e screditare governi legittimi; ovvero è un’operazione di propaganda che utilizza informazioni che attraggono l’attenzione delle masse. I ricchi che nascondono denaro è sempre un buon modo per generare rabbia tra la gente e provocare disordini per destabilizzare i governi, come s’è visto in Islanda. Non importa se le informazioni siano vere o no. Alcune informazioni possono esserlo, ma lo studio legale dal quale sono state rubate fa capire che tale storia sia falsa. Ma non ha molta importanza, perché la storia è ciò che importa, e questo è tutto quello che la gente vede. Questa conclusione è tanto più ineludibile quando la vera natura dell’ICIJ si rivela. Per capire cosa sia tale storia, è importante sapere che l’ha diffusa, con chi è collegato e chi paga. La chiave è la lista dei membri del Consiglio consultivo, del Consiglio di Amministrazione e dei finanziatori dell’organizzazione madre, il Centro per l’Integrità Pubblica (CFPI). Il ICIJ afferma sul suo sito di essere un’organizzazione senza scopo di lucro, che tecnicamente può essere vero, ma evita di aggiungere che agisce per il profitto di coloro che lo finanziano e che controllano le sue operazioni. I finanziatori del CFPI sono il Fondo per la Democrazia, la Fondazione Carnegie, la Fondazione Ford, la Fondazione MacArthur, l’Open Society Foundations di George Soros, il Fondo dei fratelli Rockefeller, il Fondo della famiglia Rockefeller e molti altri dallo stesso pedigree. I donatori singoli sono persone come Paul Volcker, ex-presidente della Federal Reserve degli Stati Uniti e molti altri dei potenti dell’élite aziendale e finanziaria degli Stati Uniti. Nel Consiglio consultivo vi sono Geoffrey Cowan, direttore di Voice of America, nominato dal presidente Clinton nel 1994, e nel 1994-96 direttore associato dell’United States Information Agency. Ora è presidente della Fondazione Annenberg che ospita i presidenti degli Stati Uniti nel ritiro in California, un doppione di Camp David, tra cui il presidente Obama. E’ anche membro del Council on Foreign Relations, il think tank statunitense a cui aderiscono diversi ex-capi della CIA, segretari di Stato e figure dei media, col ruolo di promuovere globalizzazione, libero scambio e altre politiche economiche ed estere vantaggiose per i ricchi e potenti degli USA. Il Consiglio consultivo comprende anche Hodding Carter III, ex-assistente del segretario di Stato del presidente Carter e poi giornalista dei principali media occidentali come BBC, ABC, CBC, CNN, NBC, PBS, Wall Street Journal, ed attuale presidente della Fondazione Knight. C’è Edith Everett, presidentessa della Gruntal and Company, una delle più antiche e grandi banche d’investimento di New York; Hebert Hafif, avvocato della dirigenza; Kathleen Hill Jamieson, preside dell’Annenberg School for Communication, esperta nell’uso dei media per scopi politici, come influenzare le elezioni politiche; e Sonia Jarvis, avvocatessa che lavorò con il presidente Clinton. Vi sono anche Harold Koh Hongji, consulente legale del dipartimento di Stato nel 2009-2013, nominato dal presidente Obama, e che nel marzo 2010 intervenne a sostegno della legittimità degli omicidi con i droni. C’è Charles Ogletree, professore di diritto di Harvard e amico intimo del presidente Obama; Allen Pusey, direttore dell’American Bar Association Journal; Ben Sherwood, co-presidente di Disney Media, ex-presidente di ABC News e altro membro del Council on Foreign Relations. Paul Volcker non solo è un sostenitore finanziario ma è anche presente nel Consiglio. A parte la posizione di ex-presidente della Federal Reserve (1979-1987), è stato anche presidente del Consiglio consultivo economico degli Stati Uniti, nominato dal Presidente Obama (2009-2011), ex-presidente della Commissione Trilaterale, ha lavorato per la Chase Manhattan Bank ed è molto vicino alla famiglia Rockefeller. Ci sono anche Harold Williams, ex-presidente dell’US Securities and Exchange Commission (1977-1981) e membro del consiglio di amministrazione di decine di aziende; William Julius Wilson, professore di sociologia presso Harvard e, non meno importante, Christiane Amanpour, a capo della propaganda di guerra della CNN, dove pochi giorni prima era apparsa recitando una farsa d’intervista a un membro dello staff del ICIJ sui Panama Papers, facendo finta di non saperne nulla. Infatti intervistava un membro della sua organizzazione, ma non l’ha mai detto agli spettatori. Per qualche motivo il suo nome non compare sul sito del CFPI ma appare nell’ultimo rapporto annuale dell’organizzazione, del 2014-15. Il Consiglio di Amministrazione comprende Peter Beale, ex-capo di CNN.com, ex-agente di Reuters, redattore del Times di Londra e direttore editoriale di Microsoft; così come Arianna Huffington, presidentessa del Post Media, e Bill Kovach, giornalista del New York Times, per citare solo alcune delle figure istituzionali presenti.
ICIJ supportersIl punto è questo, non si tratta di un gruppo scandalistico indipendente dedito a verità e democrazia, ma è un gruppo di propagandisti che, sotto la maschera del giornalismo, inganna per conto del governo e dei servizi segreti degli USA. Infatti, nella relazione annuale citano il presidente Obama che gli approva l’operato. A gennaio tale gruppo attaccò il governo della Cina con un’altra storia di “fughe” di documenti finanziari implicanti la leadership cinese, ed hanno ripreso tale storia, senza dubbio nell’ambito del “pivot in Cina”. Quindi avete le informazioni necessarie per capire, ma che CNN, The Guardian, la BBC, CBC, New York Times e tutto il resto si rifiutano di fornire per poter valutare correttamente la storia diffusa mondialmente dai media. Il ruolo dei media occidentali non è informare il pubblico ma, come dice Umberto Eco, “insegnare alla gente come pensare“, manipolando opinione e azione. La soppressione di tali informazioni è una menzogna e come un altro grande scrittore, José Saramago, scrisse, usano “la menzogna come arma, come avanguardia dei carri armati e dei cannoni, la menzogna su rovine e cadaveri, sulle miserabili e perennemente frustrate speranze dell’umanità”. È il caso che costoro siano denunciati per ciò che sono e siano chiamati a rispondere del raggiro verso le persone che pretendono di servire, quale peggiore crimine ci può essere che ingannare il popolo?Psyop-2016-04-06-at-11.23.20-PMChristopher Black è un avvocato penalista internazionale di Toronto e aderente della Law Society of Upper Canada, noto per vari importanti casi sui diritti umani e crimini di guerra, in esclusiva per la rivista on-line “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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