L’attacco a Trump fallisce

Moon of Alabama 13 gennaio 201716113896Il racconto delle accuse fasulle sull’influenza russa sulle elezioni presidenziali degli Stati Uniti diventa sempre più avvincente ogni giorno che passa. Fa parte della guerra tra gruppi della “élite”, ma include lotte intestine tra le organizzazioni governative statunitensi. Sappiamo come ci sia la pesante influenza ucraina al fianco di Clinton nelle elezioni e nella campagna diffamatoria contro Trump e Russia. Ma certamente non c’è solo l’Ucraina alla base di ciò. Vi sono altri collegamenti internazionali. L'”ex”-funzionario per la Russia nell’MI6 Christopher Steele è colui che ha preparato le 35 pagine di evidenti false affermazioni sui collegamenti russi e del kompromat di Trump. Vi sono così tante incongruenze in tali pagine che qualcuno informato del modo di operare di Mosca potrebbe immediatamente identificare come false. Putin ha personalmente iniziato a lavorare su Trump cinque anni fa, quando Trump non aveva alcun ruolo politico o speranza? Un socio di Trump incontrò funzionari russi a Praga, anche se non è mai stato nella Repubblica Ceca? Steele spacciò falsi alla stampa di Washington DC, ma alcun media le pubblicò perché erano chiaramente falsità. Steele quindi decise di consegnare le carte all’FBI e di parlarne con i suoi agenti sperando di avviare un’indagine ufficiale. Avvertì della mossa (o gli fu ordinato di procedere?) il vertice del governo inglese: “Il Daily Telegraph avrebbe saputo durante un incontro con una fonte assai a dentro a Washington DC, lo scorso ottobre, che l’FBI aveva contattato Steele chiedendo se potevano discuterne i risultati. La fonte disse che Steele parlò ai funzionari di Londra per chiedere il permesso di parlare con l’FBI, debitamente concesso, e che Downing Street ne fu informata…. Una volta concessogli il via libera, incontrò un agente dell’FBI in un altro Paese europeo, dove discusse il contesto in cui aveva compilato il dossier. Il suo contatto con l’FBI sarebbe iniziato a luglio dello scorso anno e concluso ad ottobre, per frustrazione della lentezza del bureau”.
Quando la prima mossa di Steele con l’FBI ad ottobre non diede i risultati sperati, tentò di rifilarglielo attraverso il senatore John McCain. Un “ex”-ambasciatore inglese a Mosca organizzò il passaggio: “Un ex-ambasciatore inglese in Russia ha rivelato di aver giocato un ruolo significativo nel portare il ‘dossier sporco’ su Donald Trump all’attenzione dei servizi segreti statunitensi. Sir Andrew Wood disse che parlò al senatore repubblicano John McCain ad una conferenza sulla sicurezza internazionale, a novembre, dell’esistenza di materiale che potesse compromettere il neopresidente. McCain successivamente consegnò il documento contenente accuse di squallido comportamento sessuale di Trump negli alberghi russi, al capo del FBI”. L’MI6 è ben noto per il lancio di falsi per conto del governo inglese. Anche la seconda consegna ufficiale all’FBI non scatenò l’auspicata pubblicazione delle accuse. Ma da quel momento Clinton si aspettava ampiamente di vincere le elezioni in ogni caso, quindi non furono prese ulteriori misure. Dopo che Trump inaspettatamente vinse le elezioni, fu lanciato il tentativo di pubblicare le denigrazioni. Il direttore della National Intelligence decise (o gli fu ordinato) di “avvicinare” Presidente, presidente eletto e Congresso sulle accuse, chiaramente discutibili. Fu questa la decisione che permise ai documenti di essere finalmente pubblicati. Come il New York Times osservò: “Cosa ha spinto i funzionari dell’intelligence statunitensi a trasmettere una sintesi delle accuse non provate ad Obama, Trump e Congresso? I funzionari hanno detto di aver sentito che il presidente eletto dovesse sapere dei memo, circolati ampiamente a Washington. Ma trasmettendo il riassunto di un rapporto diffuso a più persone nel Congresso e nell’esecutivo, rese molto probabili le fughe.” Solo dopo che Clapper o altri passarono alla CNN i rapporti per Obama, Trump e Congresso, la CNN pubblicò le 35 pagine: “I documenti classificati presentati la scorsa settimana al presidente Obama e al presidente eletto Trump includono accuse su agenti russi che sostengono di avere compromettenti informazioni personali e finanziarie su Trump, dicono alla CNN altri funzionari degli Stati Uniti a conoscenza diretta dei rapporti… I rapporti classificati la scorsa settimana sono stati presentati dai quattro capi dell’intelligence degli Stati Uniti, il direttore della National Intelligence James Clapper, il direttore dell’FBI James Comey, il direttore della CIA John Brennan e il direttore della NSA ammiraglio Mike Rogers… la CNN ha esaminato le 35 pagine dei memo, da cui sono state tratte due pagine di sinossi. I promemoria da allora sono stati pubblicati da Buzzfeed. I memo sono nati dalla ricerca dell’opposizione, per prima commissionata dai repubblicani anti-Trump, e in seguito dai democratici. A questo punto, la CNN non inviò rapporti sui dettagli delle note, in quanto non poté confermare in modo indipendente le accuse specifiche”. L’ultima parte della frase fa parte della campagna di diffamazione. Quando il DNI Clapper cercò di discolparsi dalla tempesta di merda che aveva creato, si eclissò allo stesso modo: “L’IC non crede che le informazioni contenute in questo documento siano affidabili…” Come dire: “L’IC non crede che l’informazione sulla cittadinanza keniana di Barack Obama sia affidabile…”
Qualsiasi media o agenzia di intelligence che afferma di poter o meno giudicare il contenuto di 35 pagine evita di dargli altro peso. Il contenuto è facilmente verificabile ed è così evidentemente falso che le poche affermazioni non immediatamente verificabili non possono essere prese sul serio. I media e Clapper lo sanno e, se fossero sinceri, lo direbbero. L’attacco a Trump (e alla Russia) è fallito. Trump l’ha liquidato con un paio di tweet e frasi alla conferenza stampa. L’attacco non ha fermato le procedure del Congresso o altrove, necessarie ad installare la nuova amministrazione. Non ha cambiato la politica. Il governo e l’MI6 inglesi ne escono squalificati. I capi di DNI e CIA pure. L’attacco è stato un tentativo dello Stato profondo d’inscenare un colpo di Stato contro Trump: “Trump ha deliberatamente scosso lo Stato profondo con le critiche feroci sui risultati dell’intelligence degli Stati Uniti sull’hackeraggio russo. Il governo invisibile non sta a guardare, come David Runciman ha scritto recentemente sulla London Review of Books, ma si lascia stracciare dai nuovi arrivati. Il presidente eletto ha nemici interni a profusione che praticano l’arte della fuga di notizie. Possono non aver avuto qualche ruolo ufficiale nel tentativo di organizzare il colpo di Stato contro Trump prima della nomina, ma devono aver salutato la volgarità di BuzzFeed mentre affilano i coltelli per la sua amministrazione”. Questo blog ha segnalato e avvertito un mese fa di tali tentativi di golpe “elitari”. La lotta è sempre più aspra. Ma quest’attacco è fallito. Trump resiste alle “notizie false” create dalle 35 pagine. Il tentativo di denigrazione era troppo evidente. Ci si chiede il motivo per cui è stato tentato. Chi s’è spaventato? Il presidente Obama, i principali capi dell’ntelligence degli Stati Uniti, i neoconservatori, il governo inglese, i circoli ucraini “nazionalisti (fascisti) e la campagna di Clinton cospirano contro Trump e cercano di sabotarne i cambiamenti politici annunciati. Trump ha sostenuto di voler migliorare le relazioni con la Russia e di concentrarsi a combattere in Siria e in Iraq lo ISIS e altri taqfiriti ed islamisti. Questo mette in pericolo l’eredità di Obama, la nuova guerra fredda con la Russia e le coccole ad al-Qaida e SIIL per rovesciare il governo siriano.
Vi sono due lotte nel governo degli Stati Uniti che si combattono in un contesto più ampio. Una è la lotta tra CIA ed esercito sulle competenze su spionaggio ed operazioni letali. Il direttore della CIA Brennan, consigliere di Obama e agente saudita, ha intrapreso campagne militari in Afghanistan, Yemen, Iraq, Siria e molti altri Paesi. Gli assassini della CIA con i droni sono un problema operativo, che i militari credono debbano controllare in modo esclusivo. Dall’altra parte i militari delle forze speciali hanno ostacolato l’intelligence della CIA. Il supporto della CIA all’addestramento dei terroristi taqfiriti in Siria, Iraq e Libia è contro l’interesse dei soldati, che alla fine dovranno combattere questi gruppi. Il prossimo consigliere della Sicurezza Nazionale Flynn mise in guardia dalla politica della CIA, nel 2012, quando guidava la Defense Intelligence Agency. Le forze speciali degli Stati Uniti hanno poi sabotato le operazioni della CIA in Siria. Con Flynn prossimo consigliere della Sicurezza Nazionale, la CIA rischia di perdere in questa lotta. Flynn sosterrà che la CIA debba solo raccogliere ed analizzare e probabilmente cercherà di assegnare tutte le operazioni ai militari del Joint Operational Special Command. Oggi la CIA ha utilizzato (di nuovo) il suo portavoce non ufficiale, per avvertire Flynn. Scrivendo sul blog di Jeff Bezos, David Ignatius ha stenografato la minaccia: “Secondo un alto funzionario del governo degli Stati Uniti, Flynn ha telefonato all’ambasciatore russo Sergej Kisljak più volte il 29 dicembre, il giorno in cui l’amministrazione Obama annunciò l’espulsione di 35 funzionari russi, così come altre misure in rappresaglia per l’hackeraggio. Cosa ha detto Flynn, e se ha minimizzato le sanzioni degli Stati Uniti? La legge Logan (anche se mai applicata) impedisce ai cittadini degli Stati Uniti dal corrispondere con l’intenzione di influenzare un governo straniero su “controversie” con gli Stati Uniti. È stato violato il suo spirito?” (Se le telefonate di Flynn sono sorvegliate dalla FISA, non sarebbero classificate? Come qualcun altro potrebbe saperlo? Quante leggi hanno violato per fare queste accuse tramite Ignatius?)
Una seconda area di conflitto interno è sul direttore dell’FBI Comey. E’ stato o meno sufficientemente deferente verso la cabala di Obama e la campagna di Clinton. Ha lanciato e pubblicamente annunciato un’indagine sui chiari comportamenti illegali di Clinton sul suo server di posta elettronica privata, ma si astenne dall’annunciare ed indagare le accuse evidentemente false contro Trump che gli furono spacciate. Tale slealtà richiede una punizione: “L’ispettore generale del dipartimento di Giustizia ha detto che avrebbe aperto una vasta indagine su come il direttore dell’FBI, James B. Comey, ha gestito il caso sulle email di Hillary Clinton… L’ufficio dell’ispettore generale ha detto che è stata avviata l’inchiesta in risposta ai reclami dai membri del Congresso e dell’opinione pubblica per le azioni di FBI e dipartimento di Giustizia durante la campagna, che potrebbero essere viste come politicamente motivate“. L’ispettore generale fa un piacere al presidente. Sarà licenziato non appena Trump andrà in carica. E a meno che non si unisca alla cabala contro Trump, Comey non ha nulla da temere. Ma la guerra contro Trump non è finita. Trump dovrebbe e deve essere combattuto, ma la lotta dovrebbe riguardare le importanti questioni economiche e sociali a cui la gente bada e sente molto. Trump ha la sua cricca, miliardari libertari come i fratelli Koch, alcuni generali nel suo gabinetto e arcisionisti come Adelson Ma gli scagnozzi di questa cabala non sono ancora al governo. È importante ostacolare tale infestazione.
La lotta per come è condotta oggi è un tentativo di riorientare la politica estera di Trump e generalmente impartire la lezione della potente politica estera. Tale lotta è stata già persa durante la campagna. Ogni tentativo di accusare Trump di questo o quell’oltraggio con la “Russia” non ha nulla a che fare con la vita dell’elettore medio, a cui non interessa semplicemente. Questi pseudo-scandali combattuti dai media delle “élite” lo rendono solo più forte. Ma la cabala non lo capiva durante la campagna e neanche ora lo capisce. Continuerà i suoi tentativi e diminuirà il proprio potere attraverso i suoi fallimenti. Gli sforzi dei lealisti di Obama contro Trump iniziarono subito dopo il giorno delle elezioni: “Negli ultimi 10 anni, gli ex-seguaci di Obama hanno occupato il governo, il mondo della difesa e le parti influenti del settore privato, anche Google e Facebook. Ciò significa che ci sono molte risorse da sfruttare”. Ulteriori attacchi a Trump arriveranno anche quando Trump sarà la potere e comincerà a far pulizie. Ma coloro che lavorano apertamente contro di lui saranno in pericolo. Gli attacchi continui e aperti mettono a nudo i diversi attori dietro di loro. Saranno tutti schivati ed ogni nuovo attacco aperto contro Trump eliminerà un centro di potere installato dall’amministrazione Obama. Se tali attacchi disperati continueranno pochi ne rimarranno per intraprendere in silenzio la resistenza paziente contro l’amministrazione Trump, necessaria a ridurre i danni che creerà. Per ora attaccare Trump, Flynn, Comey o anche Putin è fatuo e vacuo. Impedisce solo di raggiungere i loro obiettivi a lungo termine. Ci si chiede quindi perché continui tale panico della cabala dello Stato profondo. Quali sporcizie che ha nascosto teme emergano?

Aggiornamento: il direttore dell’FBI Comey ha sbroccato con i democratici alla fine di un’udienza classificata al Congresso, oggi. Questo il giorno dopo che il dipartimento di Giustizia di Obama ha aperto un caso contro di lui (vedi sopra). Si potrebbe immaginare che Comey ne abbia abbastanza o sia ormai certo del sostegno di Trump. The Hill riporta: “Un certo numero di deputati democratici ha lasciato la conferenza riservata sulla pirateria russa, irritati dalle azioni del direttore dell’FBI James Comey e convinti che sia inadatto a guidare l’agenzia. “Non avevo opinione fino agli ultimi 15 minuti. Non vi ripongo più fiducia”, ha detto il Rep. Tim Walz (D-Minn) del Comitato affari dei veterani, mentre lasciava la riunione in Campidoglio. “Alcune delle cose che sono state rivelate in questo briefing classificato, hanno scosso la mia fiducia”…15937065Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Centro informazioni e coordinamento di Baghdad nella guerra in Medio Oriente

Sul coordinamento diplomatico e d’intelligence nelle guerre del Medio Oriente
Colonel Cassad 12 gennaio 2017979798_900Alla vigilia dell’operazione militare russa in Siria, 21 settembre 2015, con un accordo delle leadership militari e politiche di Russia, Iraq, Siria e Iran, veniva creata una struttura di coordinamento chiamata Centro Informazione e Coordinamento Quadripartito (Marqaz Tabadul Malumat al-Rubai) nella capitale della Repubblica dell’Iraq, Baghdad, il cui scopo è raccolta, analisi e scambio di informazioni sui movimenti dello SIIL e di altre organizzazioni terroristiche in Siria e Iraq. Gli sforzi principali del centro mirano a trovare ed identificare gli obiettivi terroristici per distruggerli, operando per disturbare le comunicazioni; identificare le rotte di terroristi, armi e munizioni e le vie del contrabbando del petrolio; trovare centri di comando e controllo, depositi, officine per la produzione di armi e munizioni, laboratori per la produzione di armi chimiche dello “stato islamico” sul territorio della Repubblica dell’Iraq. Le informazioni vengono trasferite allo Stato Maggiore ed usate per colpire i terroristi in Siria a supporto dell’EAS. Inoltre, il CIC controlla e sorveglia i movimenti di terroristi al confine siriano-iracheno ed organizza attacchi aerei sugli obiettivi individuati. Ad esempio, durante le operazioni delle forze governative della Repubblica d’Iraq per la liberazione di Falluja, a fine luglio 2016, venne rivelato l’area del traffico verso il confine siriano di un folto raggruppamento di terroristi. Grazie alle informazioni fornite dal Centro, furono eseguiti attacchi dalle forze aerospaziali della Federazione Russa e dall’Aeronautica Militare della Repubblica araba siriana, distruggendo il raggruppamento presso il valico di frontiera di Abu Qamal. al confine tra Siria e Iraq.

Tenente-Generale Aleksandr Kuralenko

Tenente-Generale Aleksandr Kuralenko

Il 2 ottobre 2015 il capo della delegazione russa, Tenente-Generale Aleksandr Kuralenko, fu intervistato da RT, sul lavoro del Centro e i suoi compiti. Aspetti interessanti:
– Lavoro congiunto sull’intelligence nel rispetto del principio di uguaglianza di tutti i partecipanti
– Lavoro comune che mira a distruggere lo Stato Islamico, e il CIC può risolvere altri problemi in Medio Oriente
– La raccolta di informazioni avviene in Siria e in Iraq
– Le parti coordinano il lavoro nella lotta ai rifornimenti a terroristi e mercenari in Siria e in Iraq
– Il centro è aperto alla possibile adesione di altri Paesi pronti a combattere il terrorismo internazionale
In realtà, il CIC (Baghdad Information Center) è un elemento importante della diplomazia nel quadro della coalizione militare russo-iraniana in Medio Oriente, collegata non solo al sostegno del governo siriano, ma anche all’interazione con il governo iracheno, sperimentando problemi molto simili nella lotta al terrorismo internazionale e allo Stato islamico, basandosi sull’interazione dei servizi speciali di questi Paesi per combattere il califfato. Non sorprende che le attività del CIC siano ignote: la cooperazione, prima di tutto, avviene nell’intelligence e nella condivisione delle informazioni; e in modo che le attività della coalizione non siano pubblicizzate; solo occasionalmente vi sono notizie al riguardo, allo scopo di sviluppare il coordinamento dei Paesi in guerra con il califfato. Naturalmente, questa attività irrita seriamente gli statunitensi, per i quali l’Iraq dal 2003 è di proprietà, oltre a pressioni politiche sul governo iracheno, che secondo Washington non condurrebbe la guerra correttamente, impedendo agli statunitensi di silurare il lavoro del CIC per indebolire l’influenza dell’Iran e di Mosca negli affari iracheni.
Il 14 settembre 2016 The Baghdad Post pubblicò un articolo intitolato “La morte improvvisa dell’alleanza del male Mosca-Teheran-Damasco-Bagdad”. “Fonti dei media hanno riferito che la cosiddetta “quadrialleanza” tra Russia, Iraq, Iran e Siria, la cui istituzione fu annunciata nel settembre 2015, è morta. Era evidente dalla partenza degli ultimi tre consiglieri russi a Baghdad, a metà agosto, che gli iracheni non furono nemmeno avvisati. Non vi è alcun accenno di ulteriore cooperazione e coordinamento tra i quattro Stati su suolo iracheno, come indicato dalle dichiarazioni della coalizione. In primo luogo, alcune parole sulla nascita della coalizione. Il 28 settembre 2015 ne fu annunciata l’istituzione e il 26 ottobre 2015 si attivò dopo l’arrivo dei rappresentanti del Ministero della Difesa della Federazione Russa e dell’Iran a Baghdad, dove fu annunciato la creazione del “consiglio comune di Baghdad”. Fu deciso d’istituire un centro informazioni per coordinare la lotta allo SIIL comprendenti i rappresentanti degli Stati Maggiori dei quattro Paesi. Nonostante le affermazioni iniziali che il centro si sarebbe alternato ad intervalli di 3 mesi in ogni Paese, la sede dell’alleanza rimase nel primo Paese, l’Iraq. Allo stesso tempo, altri Stati aderenti, Damasco, Teheran e Mosca, non compirono una singola istruzione, cosa più o meno negata. Secondo le informazioni di un ministro iracheno, a metà agosto, gli ultimi tre consiglieri russi se ne erano andati e, improvvisamente, l’ufficio associato rimase vuoto. Sottolineò che “il dialogo tra Mosca e Baghdad è tornato al livello solito: dell’addetto militare russo presso l’ambasciata a Baghdad”. Inoltre sottolineò che “la causa della fine di questa alleanza era sulla comprensione delle precedenti relazioni USA-Russia. Inizialmente, Washington non voleva interferire negli affari di Mosca sul suolo iracheno. Ma poi i sunniti e curdi si rifiutarono di cooperare con l’alleanza, mentre i curdi si rifiutano di cooperare con la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti”. A questo proposito, alti ufficiali dell’esercito iracheno confermarono che la “quadrialleanza” è morta e dimenticata. Non vi è alcuna cooperazione nello scambio di informazioni nell’intelligence o in campo militare, oltre all’attuazione degli accordi conclusi tra il 2011 e il 2014; la fornitura di munizioni e armi dalla Federazione Russa, cosa pubblica, all’arsenale iracheno. Attualmente consegnate solo per il 51% del totale. Nell’ottobre 2015, il primo ministro al-Abadi espresse il desiderio della partecipazione della Russia agli attacchi aerei contro lo SIIL in Iraq. Lo scorso febbraio, vi furono segnalazioni dagli Stati Uniti sull’esistenza della coalizione. In particolare, preoccupazioni sull’avanzata della presenza iraniana e russa in Iraq dagli Stati Uniti. In precedenza il capo del comitato di sicurezza e difesa del Parlamento, Hamid al-Mutlaq chiamò l’alleanza quadripartita “alleanza del male, che non ha portato nulla a iracheni e siriani, tranne che rovina”. D’altra parte, il vicepresidente del blocco parlamentare “Unione del Kurdistan”, Muhsan Sadun, disse che la “quadrialleanza non ha fatto alcun progresso significativo in Iraq fin dalla sua formazione”, sottolineando che la coalizione filo-statunitense aveva fatto molto per l’Iraq. Allo stesso tempo, la partecipazione a una o l’altra coalizione non interessava“.
Il 9 settembre 2016 il Dipartimento Informazioni e Stampa del Ministero degli Esteri russo smentiva tali notizie: “Nel contesto degli sforzi dell’antiterrorismo russo per combattere lo SIIL in collaborazione con i nostri partner regionali, tramite il Baghdad Information Center (CIC), la partecipazione dei militari di Russia, Siria, Iran e Iraq ha attirato l’attenzione di una nota fonte internet, “The Baghdad Post”, con un articolo dal titolo molto rivelatore, “Sulla morte improvvisa dell’alleanza del male Mosca-Teheran-Damasco-Baghdad”. Citando fonti anonime si afferma che le attività del CIC siano cessate, tra cui la fine dello scambio delle informazioni dell’antiterrorismo. È interessante notare che tale affermazione sia stata immediatamente ripresa da numerosi media locali e internazionali. Notiamo che tale nota non è altro che disinformazione palese che non ha nulla a che fare con la realtà. Lo scopo è creare confusione tra i nostri amici e colleghi, seminando dubbi sul consolidamento del Centro con la partecipazione russa. Sottolineiamo che il CIC è uno strumento importante per la cooperazione con gli altri attori della lotta allo SIIL, tenendo presente che l’interesse per il mantenimento e lo sviluppo di tale cooperazione è confermata da tutti i nostri partner del Centro. La corrispondente smentita di tale “informazione” è stata diffusa dall’agenzia di stampa irachena Nina“.
4bk140e1accafb2w86_620c350E’ simbolico che i fantocci degli statunitensi chiamino l’alleanza anti-califfato “alleanza del male”, mentre il regime di Raqqa e Mosul sembra nel frattempo essere percepito come “buono”; l’intensificarsi dei rapporti con Russia e Iran ha spezzato molti gravi piani relativi allo SIIL in Medio Oriente. Non è difficile vedere come l'”alleanza del male” tra Russia, Siria e Iran, come tracciato nel caso dell’Iraq, sia una questione di seria preoccupazione per i fantocci degli statunitensi nelle strutture governative dell’Iraq e del Kurdistan iracheno, mentre Russia e Iran in realtà colmano il vuoto formatosi per l’indebolimento dell’influenza degli Stati Uniti in Medio Oriente, avanzando piani di guerra contro il califfato e il terrorismo internazionale, bypassando i soliti piani statunitensi. In questa fase, l’attività è legata al coordinamento diplomatico e d’intelligence dei quattro Stati.
Il 24 settembre 2016, in un’intervista alla televisione RT il capo del raggruppamento russo del Centro, Maggiore-Generale Aleksandr Smolov, confutava le affermazioni del “Baghdad Post”. Tuttavia Smolov dava una serie di dettagli interessanti. “…E’ chiaro che vi sono forze che impediscono il lavoro del Centro, di conseguenza, tali dichiarazioni sono lontane dalla verità. Il lavoro del centro informazioni è continuo e va migliorando. Siamo costantemente alla ricerca di nuove fonti di informazioni e supportiamo attivamente le forze dell’ordine della Repubblica dell’Iraq. In particolare, lo scambio di dati è regolare sui terroristi dalla Federazione Russa e dai Paesi della CSI che combattono in Iraq e Siria. Abbiamo scoperto le rotte per le zona di guerra, i campi di addestramento e le fonti di finanziamento dei terroristi. In questo processo, sosteniamo attivamente le forze dell’ordine della Repubblica dell’Iraq, indicando grande fiducia e stretta collaborazione… Siamo disponibili a lavorare con tutti per la rapida vittoria sul terrorismo e la stabilizzazione del Medio Oriente. La partecipazione al lavoro del Centro attrae interesse da altre potenze regionali e globali… Vorrei sottolineare che il Centro di informazioni si basa sull’uguaglianza di tutte le parti e conferma l’apertura del Centro all’adesione di altri Stati interessati a sradicare il terrorismo… Oggi il Centro non si adatta più al quadro del mero scambio di informazioni. Vediamo il futuro di questo ente di amministrazione militare quale Comitato di coordinamento regionale, come originariamente previsto. Ed è attraverso questo comitato si coordineranno tutte le parti volte a distruggere i gruppi terroristici, anche al confine iracheno-siriano…
Non è difficile vedere i piani dell’interazione dei servizi speciali di Russia, Iran, Siria e Iraq estendersi oltre il semplice scambio di informazioni e l’attivazione sulle questioni militari connesse con le operazioni, nel 2017-2018, per liberare dal califfato il confine siriano-iracheno, e il generale incremento del ruolo del CIC negli affari del Medio Oriente. A fine dicembre 2016, il Consigliere per gli affari perla sicurezza nazionale del primo ministro dell’Iraq, Falah Fayad (collega iracheno di Patrushev) visitò la Russia per 10 giorni.
faleh-al-fayadSecondo il portale dell’Hashd al-Shab, vi fu una riunione in cui partecipò anche il Viceministro degli Esteri della Russia ed inviato speciale del presidente russo in Medio Oriente e Africa, Mikhail Bogdanov. Inoltre, al-Fayad portò un messaggio a Vladimir Putin del primo ministro iracheno Haydar al-Abadi. Dal 2014, Baghdad gestisce il Centro che comprende Russia, Iran, Iraq e Siria, e si ritiene che ospiti rappresentanti di “Hezbollah”, secondo esperti turchi in una conferenza a Ankara del Centro di studi strategici del ministero degli Esteri turco, senza che ciò causasse alcuna irritazione, mentre, naturalmente, sarebbe stato percepito diversamente dalle monarchie del Golfo. Nel 2014 il leader spirituale dell’Iraq, ayatollah Ali al-Sistani, accolse con favore l’aiuto della Russia, che rimane relativo a causa della posizione degli Stati Uniti. Tuttavia, va notato l’importante ruolo svolto dalla Russia nella lotta contro lo SIIL nel momento in cui l’esercito iracheno subiva sconfitte. La Russia inviò materiale militare in Iraq, soprattutto velivoli Su-25, Mi-28NE e Mi-35M, permettendo agli iracheni di resistere allo SIIL alle porte di Bagdad. Questo assunse una particolare importanza, dato che gli Stati Uniti non diedero rapidamente un supporto simile agli alleati di Baghdad. Il materiale russo fu trasferito nel quadro dell’accordo firmato tra Mosca e Baghdad, per 4,2 miliardi di dollari, nel 2013. In Russia vi è la positiva esperienza con l’Iraq nella cooperazione tecnico-militare. Come nella riunione tra al-Fayad e Nikolaj Patrushev e l’invio di armi pesanti. Tuttavia, non furono gli unici casi. Di recente, il presidente della Russia nominava un nuovo ambasciatore, indicando un cambiamento di rotta. Probabilmente si tratta di rivitalizzare le azioni della Russia in Iraq. Tuttavia, va considerata la situazione politica in Iraq e la sua interazione con forze estere. Dall’invasione degli USA nel 2003 e il rovesciamento del regime di Sadam Husayn, l’Iraq è sotto il controllo quasi diretto degli Stati Uniti. Tuttavia, ciò permise l’incremento del ruolo dell’Iran nell’agenda politica interna, e con il ritiro delle truppe statunitensi nel 2011, passò sotto l’influenza dell’Iran. Nonostante il fatto che gli Stati Uniti abbiano modo d’influenzare Baghdad, l’Iran oggi è uno degli attori più attivi in Iraq. Nel 2017 si avranno le elezioni in Iraq. Da varie forze politiche irachene filo-iraniane dipende il cambio del processo politico. La cooperazione russo-iraniana in Siria ha portato a compimento un anno di lavoro attivo da parte degli esperti russi nel Paese. Fu il sostegno della Russia che permise all’Esercito arabo siriano di stabilizzare e migliorare la situazione in diversi sensi. Tuttavia, per tutto questo tempo, l’aiuto in risorse umane proveniva da iraniani, Hezbollah e milizie irachene come l’Hashd al-Shaab. In ogni caso, tutto questo può svolgersi grazie a cooperazione russo-iraniana, Hashd al-Shaab e sue attività in Iraq e Siria, così come l’invio di armi russe. Per maggior chiarezza, la personalità di Falah al-Fayad può aiutare.

Hashd al-Shab
image11 L’organizzazione Hashd al-Shab (“Masse del popolo”), in conformità con la legge del 26 novembre 2016, approvata dal Consiglio dei rappresentanti iracheni, fa parte delle forze armate dell’Iraq e risponde direttamente al comandante in capo, il Primo Ministro dell’Iraq. La struttura dell’organizzazione comprende 67 unità. Nell’ambito dell’organizzazione Hashd al-Shab, combattono di regola volontari sciiti che rispettano la fatwa (decreto religioso) della “lotta adeguata”. In seguito, durante la liberazione delle province irachene di Salahudin, Anbar, Niniwa, l’Hashd al-Shab comprende rappresentanti di altre religioni e movimenti religiosi: alcune milizie tribali sunnite, cristiane, turcomanne e curde. Ufficialmente, la data di nascita dell’Hashd al-Shab è il 13-15 giugno 2014, quando furono pubblicate le importanti fatwa. Tuttavia, lo status ufficiale dell’organizzazione si ebbe il 26 novembre 2016. Il numero approssimativo di aderenti delll'”Hashd al-Shab” è di 60-90mila uomini, mentre i seguaci dell’organizzazione sono 3 milioni. L’organizzazione opera nelle province di Anbar, Babil, Baghdad, Diyala, Qirquq, Niniwa, Salahudin e di regola in queste province istituisce corpi speciali; l’Hashd al-Shaab controlla i “consigli” locali, subordinati alla sede centrale dell’Hashd al-Shab. L’armamento è di origine iraniana, statunitense, russa. Partecipò alle operazioni: per la liberazione del Jarf al-Nasr (24/10/2014, Baghdad – Babil), battaglia di Amarli (11/06 – 08/3/20.16, provincia di Salahudin), liberazione di al-Dalya (28-30/12/2014, provincia di Salahudin), liberazione di Tiqrit (02/03 -01/04/2015, provincia di Salahiudin), battaglia di Baiji (23/12/2014 – 22/10/2015, provincia di Salahudin), battaglia di Ramadi (07/12/2015 – 09/02/2016), liberazione dell’isola di Samara (2015, provincia di Salahudin), operazione “spaccaterrorismo” per la liberazione di Faluja e aree circostanti (23/05-26/06/2016, Anbar), liberazione dell’isola Qalijia (30/07-29/08/2016, Anbar), liberazione di Sharqata (dal 20/09/2016), operazione “liberazione di Niniwa” (dal 16/10/2016, provincia di Niniwa), e varie altre operazioni minori.img23073684L’organizzazione dell’Hashd al-Shab
Falah Fayad, capo dell’organizzazione, consigliere per la sicurezza del Consiglio dei Ministri dell’Iraq. Nato nel 1956, nel 1977 si laureò ingegnere elettrico presso l’Università di Mosul. S’iscrisse al partito della “chiamata islamica” (Hizb al-Dawa al-Islyami). Il 24/12/1980 fu arrestato dalla polizia di Sadam Husayin e rimase nella prigione di Abu Gharib per cinque anni con l’accusa di appartenenza al partito “chiamata islamica”. Ha ricoperto i seguenti incarichi: Responsabile per l’Amministrazione del Vicepresidente della Repubblica, deputato dell’Assemblea nazionale irachena, membro del Consiglio dei Rappresentanti del blocco “Accordo Nazionale Iracheno” (Qutlu al-Iatilyaf al-Watan al-Iraqi), nel 2005 fu membro del Supremo Comitato di Riconciliazione Nazionale, viceconsigliere nella provincia di Diyala, fu membro di diverse delegazioni e della Commissione sulla formazione del governo iracheno, deputato dell'”Alleanza Nazionale” (Tahalyuf al-Watan)
Falah Fayad ebbe assegnati numerosi compiti:
– riconciliazione nazionale;
– relazioni con i Paesi vicini e altri Paesi arabi;
– normalizzazione dei rapporti tra le varie forze politiche in Iraq;
– capo del comitato superiore della comunicazione e informazione della sicurezza;
– vicecapo dell’organizzazione nazionale per il coordinamento dell’intelligence e responsabile delle trasmissioni sull’identità irachena nazionale;
– ministro dell’agenzia di sicurezza dello Stato;
– capo del comitato misto delle nuove trasmissioni irachene;
Partecipò a numerosi congressi e delegazioni di riconciliazione in Finlandia, Giordania, Turchia, Egitto, Libano, Emirati Arabi Uniti. Partecipò a numerosi convegni organizzati dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati.

1455222378Abu Mahdi al-Muhandis (vero nome: Jamal Jafar Muhamad Ali al-Ibrahim), Vicecapo dell’organizzazione e direttore delle operazioni, è nato nel 1954 ad al-Sumayr, nel vecchia Basra. Nel 1977 si diplomò presso l’Istituto Tecnologico d’Ingegneria di Baghdad. Dopo aver completato il servizio militare organizzò la principale acciaieria di Basra, dove lavorò come ingegnere. Più tardi si laureò in scienze politiche ed ebbe un dottorato nello stesso campo. Aderì al partito “chiamata islamica”. In connessione con la persecuzione politica dei membri del partito “chiamata islamica” da parte del Baath al potere e la morte dell’ayatollah Muhamad Baqr al-Sadr, nel 1980 Abu Mahdi al-Muhandis fu costretto all’esilio in Quwayt, da cui passò in Iran come soldato semplice, divenendo poi comandante del Corpo Badr nel 1985. Inoltre fu membro del Consiglio Supremo Islamico e poi del Consiglio degli otto comandanti, agli ordini di Muhamad Baqr al-Haqim. In questo consiglio fu incaricato delle questioni politiche, mentre era impegnato negli affari militari come comandante del Corpo Badr. Poco prima del cambio di regime in Iraq, si dimise e lavorò come esperto indipendente, senza perdere i suoi contatti. Poi passò definitivamente alla vita politica del Paese, in particolare unendosi alla costituzione del “Consenso nazionale comune” e poi dell'”Accordo nazionale iracheno”, e infine all’attuale “Alleanza Nazionale”. Washington ne chiese l’estradizione con l’accusa di effettuare operazioni militari contro le truppe degli Stati Uniti, costringendolo ad abbandonare il seggio in Parlamento e attendere il ritiro delle truppe degli USA dall’Iraq. Oggi svolge un ruolo cruciale nella condotta delle operazioni militari contro lo SIIL, lavorando a stretto contatto con Qasim Sulaymani (capo della divisione speciale Quds dei Basij iraniani) e Hadi al-Amiri (capo dell’organizzazione Badr dell'”Hashd al-Shab“). È il responsabile della pianificazione e condotta delle operazioni militari e delle forze speciali dell’Hashd al-Shab.

673542_900Abu Mahdi al-Muhandis e il Generale Qasim Sulaymani discutono delle operazioni nella zona di Faluja.

Nel corso della visita a Mosca, Fayad fu intervistato da RT, su rapporti tra Iraq e Russia, aspettative del viaggio, prospettive di cooperazione. Dal video di circa un’ora, un estratto sul CIC (07:00-10:40):
Giornalista: Parlando di cooperazione tecnico-militare tra Mosca e Baghdad. Del Centro di Baghdad, nei primi mesi dalla fondazione, abbiamo sentito parlare molto della sua attività, ma per ragioni di sicurezza, il Centro riferisce poco. Ci può parlare di eventuali cambiamenti?
Falah Fayad: In realtà, il Centro dell’intelligence di Baghdad opera costantemente e va sviluppandosi. Ma resta sempre volto alla ricognizione.
Giornalista: Sì.
FF: Ora tutti i servizi segreti iracheni collaborano con il Centro, che scambia le informazioni utili. Credo che le linee militari e d’intelligence dopo l’istituzione del Centro abbiano ricevuto impulso, sviluppando la cooperazione bilaterale tra Russia e Iraq, soprattutto alla luce di come la Russia, Stato grande e potente, sia interessata alla lotta al terrorismo. La sua presenza nella regione, il suo ruolo efficace, la cooperazione e collaborazione con la Russia sono di particolare importanza, e riguardano anche altri campi della cooperazione.
Giornalista: Ora il Centro comprende Russia, Iran, Iraq e…
FF: Siria.
Giornalista: Si, la Siria. Tuttavia, la lotta al terrorismo coinvolge tutti gli Stati. Avete pensato al coinvolgimento di altri Paesi o potenze regionali? Soprattutto alla luce del miglioramento tangibile dei rapporti tra Ankara e Mosca, e di come i turchi comprendano la necessità di combattere il terrorismo, come vediamo in Siria.
FF: In realtà, l’Iraq è aperto alla cooperazione. Abbiamo canali con tutte le parti che lottano apertamente ed efficacemente contro il terrorismo. Scambiamo informazioni con molti Paesi su diverse questioni: scambio di liste di ricercati, ricerca delle reti terroristiche. Non è un segreto che il terrorismo sia diventato una rete globale che utilizza i benefici della civiltà moderna per danneggiarla, in particolare Internet e le reti sociali, per non parlare di altri mezzi tecnici moderni. Abbiamo stabilito la cooperazione con Paesi vicini, ma collaboriamo con la Russia perché ha più risorse, e la sua presenza nella regione è positiva. Penso, come il primo ministro (Haydar al-Abadi) che condivide questo punto di vista, che la Russia ha influenza e opportunità di super-persuasione su altri Paesi, coinvolgendoli nella lotta al terrorismo…
maxresdefaultIn generale, si può dire che Russia ed Iran sviluppano le strutture di coordinamento connesse al sostegno della Siria, conducendo una politica più ambiziosa associata all’espansione dell’influenza nei Paesi del Medio Oriente attraverso lo scambio strategico e delle informazioni con i servizi speciali di altri Stati interessati alla lotta unitaria al califfato e agli altri gruppi terroristici. Questo vale per la collaborazione con i servizi segreti in Iraq e i contatti con l’intelligence turca. Un aspetto notevole di questa attività è la dichiarata uguaglianza di diritti tra i partecipanti, il contenuto del lavoro e l’assenza di inerzia specifica nel trattare i casi. E’ anche interessante notare che una struttura simile esiste nella sfera d’influenza degli Stati Uniti, ma bypassa le strutture organizzative esistenti, dirigendo in modo egemonico la coalizione internazionale. L’Iraq, a questo proposito, infatti, comunica contemporaneamente con Russia e Iran, oltre che con la coalizione degli USA. Ciò riflette la dualità della situazione militar-politica in Medio Oriente, in cui vi sono due guerre contro il califfato, da parte di due coalizioni in concorrenza per l’influenza in Medio Oriente, e i governi locali, in un modo o nell’altro, devono tener conto della situazione mutata, come indicano i movimenti osservati in Turchia e Iraq.44Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Libia: golpismo occidentale e asse Mosca-Tobruq

Alessandro Lattanzio, 13/1/2017

Qalifa Ghwal, personaggio colluso con la presidente del Senato Boldrini.

Qalifa Ghwal, figuro colluso con la presidente del Senato Boldrini.

L’11 gennaio, mentre il Presidente del Consiglio Fayaz Saraj era a Cairo ad incontrare il Presidente Abdalfatah al-Sisi, la brigata dei rivoluzionari di Tripoli di Haytham Tajuri, che sostiene Qalifa Ghwal e il suo governo di salvezza nazionale, occupava i ministeri della difesa, del lavoro e delle famiglie dei martiri, feriti e scomparsi. Ghwal dichiarava che l’accordo di Sqirat, che aveva portato alla nascita del governo Saraj, era morto, essendo stato imposto dagli stranieri; “Il governo di salvezza nazionale è aperto alla cooperazione con tutte le formazioni militari nel determinare l’autorità dello Stato“. L’amministrazione di Fataz Saraj è afflitta da vari problemi: stipendi non pagati, mancanza di liquidità presso le banche, gelo, inondazioni, scarsità idriche, interruzioni di corrente e comunicazione, assenza di sicurezza.

Qalifa Haftar a bordo della Kuznetsov

Qalifa Haftar a bordo della Kuznetsov

Nel frattempo sulla portaerei Admiral Kuznetsov, scortata dall’incrociatore pesante lanciamissili a propulsione nucleare Pjotr Velikij, in navigazione nel Mar Mediterraneo, giungeva il comandante della Libyan National Army, Generale Qalifa Balqasim Haftar. “A bordo della portaerei, il comandante dell’esercito nazionale libico veniva accolto dal Viceammiraglio Sokolov. Dopo un breve giro a bordo, il Generale Haftar partecipava a una videoconferenza con il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu, discutendo di questioni urgenti sulla lotta ai gruppi terroristici internazionali in Medio Oriente“. Al termine della visita, prima di rientrare a Tobruq, il comandante dell’esercito nazionale libico riceveva un carico di medicinali per i militari e i civili libici.c167-6awqakynav

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Fonti:
Colonel Cassad
Geopolitics Alert
Interfax
Libya Herald

Stato profondo contro Donald Trump, la traccia ucraina

 Moon of Alabama – 11 gennaio 2017 15578774Come osservato il 6 gennaio: Quando Hillary Clinton fu sconfitta nelle elezioni presidenziali degli Stati Uniti i relativi poteri lanciarono la campagna per delegittimare il Presidente eletto Donald Trump. L’obiettivo finale della cabala è scacciarlo dalla carica e assegnarla a un sostituto affidabile, come il vicepresidente eletto Pence. Se non fosse possibile, si sperava che la delegittimazione rendesse impossibile a Trump cambiare i principali indirizzi politici, soprattutto in politica estera. Un grosso problema è il nuovo orientamento del complesso militare degli Stati Uniti e dei suoi agenti della NATO dalla guerra al terrore al confronto diretto con le grandi potenzi, come Russia e Cina. La campagna dello Stato profondo contro Trump ha aperto nuovi fronti oggi, con la pubblicazione di affermazioni anonime completamente false e quindi non verificabili, come la faccenda di Trump che faceva baldoria in un albergo di Mosca, che i servizi segreti russi usano per manipolarlo. Come molte storie contro Trump diffuse dagli agenti della campagna presidenziale di Clinton, queste ultime sembrano originare da fonti correlate ai putschisti “nazionalisti” ucraini (fascisti). Le nuove affermazioni su Trump sono disponibili in 35 pagine di “relazioni” di un anonimo ex-agente dei servizi segreti inglesi che lavorava per una società privata statunitense dal 20 giugno al 13 dicembre 2016, affermando che la Russia ha alcuni video di Trump che guardava giochi sessuali nel 2013, sostenendo che funzionari della campagna di Trump coordinarono le fughe su Clinton con la Russia e che il Presidente Putin era coinvolto in tutto questo. Ecco come il presunto ex-agente dell’intelligence descrive le sue fonti in questi “rapporti”: “Parlando ad un connazionale fidato nel giugno 2016, secondo le fonti A e B, un ex-funzionario del Ministero degli Esteri russo ed un ex-ufficiale dei servizi segreti russi ancora attivo al Cremlino, le autorità russe coltivavano e sostenevano il candidato repubblicano alla presidenza Donald Trump da almeno cinque anni. La fonte B affermava che l’operazione su Trump era sostenuta e diretta dal Presidente Vladimir Putin”. L’ex-agente inglese sentì da un anonimo presunto compatriota che due fonti anonime affermarono di avere accesso ai circoli russi affermando di aver sentito da qualche parte che era successo qualcosa al Cremlino. Affermavano che Trump era sostenuto e diretto da Putin da cinque anni, mentre un anno prima nessuno avrebbe scommesso un centesimo su Trump che otteneva una qualche posizione di rilievo politico e addirittura la presidenza. C’è molta più insulsaggine in questi nuovi diari di Hitler, fasulli dalla A alla Z.
Il senatore neocon John McCain, amico dei fascisti ucraini e nemico di Trump, passò il “rapporto” all’FBI e, quindi, divenne un documento ufficiale. Anche se sono evidenti falsi, l’FBI cercò di utilizzare tali “rapporti” per avere il mandato dal Foreign Intelligence Surveillance Court (FISA) per spiare i funzionari della campagna di Trump. La corte lo negò, per fortuna o per lo meno respinse la richiesta. I primi “rapporti” furono creati nell’ambito della ricerca dell’opposizione pagata da un candidato repubblicano alle primarie contro Trump. In seguito furono prodotti e pagati dalla campagna democratica. Vennero comprati a Washington per diversi mesi. NYT, WSJ, CNN e FBI ne studiarono le affermazioni. Nonostante le loro notevoli risorse non ne verificarono neanche una. Tutti si astennero dal pubblicarli durante la campagna, perché non vi era alcuna prova a sostegno. Buzzfeed ora l’avanza nonostante dica che non vi abbia trovato nulla di verificabile. Ancora peggio il direttore della National Intelligence Clapper (che un tempo sostenne che le inesistenti armi di distruzione di massa di Saddam furono spedite in Siria), li presentò al Congresso e al presidente eletto Trump come “allegato” al rapporto infondato dell’intelligence degli USA sulla “pirateria russa”. Un’anteprima torbida delle affermazioni fu data da David Corn su Mother Jones, ad ottobre. Parlò con il cosiddetto autore dei “rapporti”: “Iniziò come richiesta abbastanza generale”, dice l’ex-spia che chiese di non essere identificato. Ma quando cercò su Trump, osservò, trovò informazioni preoccupanti che indicavano connessioni tra Trump e il governo russo. Secondo le sue fonti, “ci fu uno scambio di informazioni tra la campagna di Trump e il Cremlino, con reciproco vantaggio“.
a9e2df30-9950-11e6-9184-5331be1440bf_ximage1 La pubblicazione di tal cumulo di stronzate si ha il giorno dopo che i membri del gabinetto Trump furono confermati dal Congresso ed ore prima della prevista conferenza stampa. Era quindi destinata a far passare in secondo piano il buon inizio della presidenza Trump. Vi sono segnali che i “rapporti” furono scritti da qualche nazionalista ucraino antisemita. Basta considerare questo passaggio del “rapporto” del 26 luglio: “Nell’assunzione dell’FSB di operatori informatici capaci, idealmente, di svolgere in segreto operazioni cibernetiche offensive, uno specialista russo con diretta conoscenza riportò, nel giugno 2016, che ciò fu fatto spesso usando coercizione e ricatto. Per gli agenti stranieri, l’FSB avvicinava cittadini statunitensi di origine russa (ebraica) in viaggio d’affari in Russia”. Tali tropi sono tipici della narrazione antisemita “nazionalista” (nazista) ucraina. (“Tutti gli ideologi comunisti/funzionari sovietici sono ebrei“). I servizi russi, a differenza del Mossad, non recluterebbero hacker secondo relazioni etniche o credenze “ebraiche”. Assumerebbero qualcuno competente di cui pensano di potersi fidare. Abbiamo visto vari “nazionalisti” ucraini coinvolti nelle affermazioni propagandistiche sugli “hacker russi”. Nel luglio 2016 Michael Isikoff scrisse per Yahoo (megafono della campagna di Clinton): “Poche settimane dopo aver iniziato la preparazione dei dossier di ricerca dell’opposizione sul presidente della campagna presidenziale di Donald Trump, Paul Manafort, la scorsa primavera, la consulente Alexandra Chalupa del Democratic National Committee ricevette un’allerta quando entrò sul suo account di posta elettronica personale su Yahoo. …Chalupa, redasse appunti e scrisse e-mail sul collegamento di Manafort coi leader politici filo-russi in Ucraina, allertò rapidamente gli alti funzionari della DNC… “Ero fuori di me”, Chalupa, direttrice dell'”impegno etnico” della DNC, dice a Yahoo News in un’intervista, notando che era in stretto contatto con le fonti a Kiev, in Ucraina, tra cui numerosi giornalisti investigativi, che l’informavano sui rapporti politici e affaristici di Manafort in quel Paese e in Russia”. Chalupa è anche presente nella lista ProPornOT promossa dal Washington Post, dei presunti siti di propaganda filo-russi. Questo sito, MoonofAlabama, è presente su tale lista 🙂. (Purtroppo però non ho mai ricevuto un centesimo, o qualsiasi altra cosa, da fonti russe, critico le politiche economiche neoliberiste di Putin e fui plagiato da Russia Today finanziato dal governo russo, senza alcun compenso.) L’account Twitter di ProPornOT dice che è “ucraino-statunitense” e fa il saluto fascista ucraino delle bande assassine dell’OUN-Bandera, “Slava Heroiam!” quando gli hacker ucraini attaccano la Russia. L’elenco ProPornOT si basa sul modello ucraino usato per aggredire media e giornalisti ucraini antifascisti. Chalupa è una grossa promotrice dell’accusa “la Russia ha hackerato i democratici” senza alcuna prova. Fu definita dallo stesso Isikoff di Yahoo una delle 16 persone che modellarono le elezioni del 2016. Chalupa è anche: “fondatrice e presidente del gruppo lobbistico ucraino “coalizione USA con l’Ucraina”, che fece pressioni dure per far passare un disegno di legge nel 2014 per aumentare prestiti e aiuti militari all’Ucraina, imporre sanzioni alla Russia e allineare gli interessi geostrategici di Stati Uniti e Ucraina”. Inoltre Chalupa coordinò la sua campagna anti-Trump/anti-russa con l’ambasciata ucraina a Washington DC: “Funzionari del governo ucraino hanno cercato di aiutare Hillary Clinton e di minare Trump mettendo in discussione pubblicamente la sua idoneità alla carica. Inoltre diffusero documenti che accusavano un aiutante di Trump di corruzione, suggerendo che stavano indagando, solo per far marcia indietro dopo le elezioni. Aiutarono gli alleati di Clinton nel cercare informazioni dannose su Trump e i suoi consiglieri, un’indagine che Politico scovò. Un’agente ucraino-statunitense (Alexandra Chalupa), consulente del Comitato Nazionale Democratico, incontrò alti funzionari dell’ambasciata ucraina a Washington nel tentativo di svelare i legami tra Trump, il suo assistente Paul Manafort e la Russia, secondo le persone con conoscenza diretta della situazione”. Chalupa va classificata agente ucraina o almeno fantoccio manipolato dal governo ucraino e vederla così di conseguenza. L’influenza straniera sulla corsa presidenziale attraverso la connessione ucraina (fascista) alla campagna di Clinton è quindi molto più ancorata alla realtà dei presunti, ma completamente non provati collegamenti russi alla campagna di Trump. C’è un’operatrice nazionalista ucraino-statunitense della campagna democratica che promuove pretese anti-russe e anti-Trump in collaborazione con il governo ucraino, la lista nera ucraino-statunitense di ProPornOT per infangare i siti accusati “di propaganda russa” e i tropi fascio-ucraini utilizzati nei “rapporti” vacui volti a denigrare Trump come burattino dei russi. Soprattutto c’è la comunità d’intelligence degli Stati Uniti che combatte la presidenza Trump che rischia di tagliarne varie escrescenze ed eccessi.
51oa5iwh02l-_sy344_bo1204203200_ CIA, MI-6 e BND tedesco (controllato dalla CIA) hanno coccolato e promosso gli ancora molto attivi circoli fascisti ucraini anti-russi (almeno) dalla fine degli anni ’40. Un libro dell’US National Archive, Le ombre di Hitler, criminali di guerra nazisti, US Intelligence e guerra fredda (PDF) nota: “Le operazioni inglesi con i banderisti si ampliarono. Ai primi del 1954 la sintesi dell’MI6 osservò che, “l’aspetto operativo di tale collaborazione (inglese coi banderisti) si sviluppa in modo soddisfacente. A poco a poco il controllo completo fu ottenuto sulle operazioni d’infiltrazione e anche se il dividendo dell’intelligence è basso si è ritenuto opportuno procedere…. Nel giugno 1985 il General Accounting Office menzionò Lebed in un rapporto pubblico sui nazisti e collaborazionisti stabilitisi negli Stati Uniti con l’aiuto delle agenzie d’intelligence degli Stati Uniti. L’Ufficio delle indagini speciali (OSI) e il dipartimento della Giustizia iniziarono a studiare Lebed lo stesso anno. La CIA preoccupata che il controllo pubblico su Lebed compromettesse QRPLUMB e che la sua mancata protezione innescasse l’indignazione nella comunità degli immigrati ucraini. Quindi Lebed fu protetto negando qualsiasi collegamento con i nazisti e sostenendo che fosse un combattente per la libertà ucraino. La verità, naturalmente, era più complicata. Ancora nel 1991 la CIA cercò di dissuadere l’OSI dall’avvicinare i governi tedesco, polacco e sovietico per avere i registri di guerra dell’OUN. L’OSI infine abbandonò il caso, non potendo avere documenti definitivi su Lebed. Mykola Lebed, capo dei banderisti in Ucraina durante la guerra, morì nel 1998. È sepolto nel New Jersey, e le sue carte si trovano presso l’Istituto di Ricerca ucraino dell’Harvard University”. C’è ancora un collegamento diretto tra i tre elementi anti-russi/anti-Trump, il movimento ucro-fascista e lo Stato profondo della CIA di John Brennan. Consiste nei toni e nel messaggio comune di certe storie tra il putsch in Ucraina del 2014 e il collegamento con personale ucraino-statunitense della campagna di Clinton. Ma anche questo va oltre le asserzioni infondate della “pirateria russa” nei rapporti d’intelligence del DNI e le ormai note denigrazioni dell’MI-6. Vista da lontano, la “Comunità d’Intelligence” è più compromessa da tali “fughe di notizie” che non il Presidente eletto Trump. Non è prevedibile chi vinca questa battaglia, la cabala dello “Stato profondo”, che vuole mantenere gli Stati Uniti su una rotta anti-russa, o il tendenzialmente isolazionista Trump. La mia scommessa è sull’artista delle stronzate Trump. Nel quadro internazionale c’è la stessa lotta, e per come appare, sembrano che gli Stati Uniti siano destinati a diventare una repubblica delle banane.mccain_tyahnybok_public_app_kiev_ap91999496228Aggiornamenti:
Il reporter della BBC da Washington Paul Wood, su BBC Radio oggi:
– vide il “rapporto” ad ottobre
– gli fu detto ad agosto che servizi segreti di Stati Uniti e capi dell’intelligence dell’Europa dell’Est (!) affermavano che la Russia avesse un kompromat su Trump
– Vi sarebbero audio e video a Mosca e San Pietroburgo che nessuno ha visto.
S’indovini di quale servizio d'”intelligence est-europeo” parlava…
C’è chi sostiene che la storia di sesso su Trump nelle 35 pagine proviene dai circoli 4chan dell’alt-destra. Ma non si adatta alla tempistica. I “rapporti” circolarono da agosto. L’affermazione sul sesso fa parte del rapporto di luglio. La storia di 4chan è apparsa a novembre (per quanto possa dire) e fu avanzata su 4chan da un politico vicino al partito democratico. Ma erano vecchie notizie e ciò di rilevante era già noto. E’ molto probabile che la storia di 4chan sia solo un rimaneggiamento della già nota storia del “rapporto” e non abbia alcuna validità.
Paul Wood della BBC ne ha ancora: Le ‘compromettenti’ affermazioni di Trump: Come e perché siamo arrivati qui?
– Nulla delle pagine 35 s’è dimostrato vero
– Vi sono indicazioni su pagamenti di (una banca) russa a qualcuno (non Trump direttamente, ma probabilmente correlato) negli Stati Uniti
– Le domande di pagamento furono usate per delle domande di mandato dal FISA, respinte per due volte(!), ma ad ottobre furono firmate da un nuovo giudice.
– Le domande di pagamento provengono dal servizio segreto di “uno Stato Baltico”.
Altri media mescolano tali domande di pagamento alle 35 pagine. Ma sono questioni diverse. Ieri sera Clapper del DNI aveva un colloquio con Trump, non è chiaro dalla dichiarazione di Clapper di quali problemi abbiano esattamente parlato. Sembrava alludere alle richieste di pagamento, non alle 35 pagine.

Il direttore della National Intelligence James Clapper

Il direttore della National Intelligence James Clapper

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La biografia occulta della famiglia Obama al servizio della CIA

Wayne Madsen Voltairenet 30 agosto 2010

Il giornalista investigativo Wayne Madsen ha consultato diversi archivi della CIA per stabilire i collegamenti tra l’Agenzia e le istituzioni e le persone che hanno avuto stretti rapporti con Barack Obama, i suoi genitori, la nonna e il patrigno. La prima parte del suo caso evidenzia la partecipazione di Barack Obama Senior nelle azioni adottate dalla CIA in Kenya. Queste operazioni erano volte a contrastare l’ascesa del comunismo e l’influenza cino-sovietica sui circoli degli studenti, e non solo, hanno anche avuto lo scopo di ostacolare l’emergere di leader africani non allineati. Nella seconda parte della sua indagine, Wayne Madsen s’è interessato alla biografia della madre e del patrigno del presidente Barack Obama. Traccia il loro percorso di agenti della CIA iniziando dall’Università delle Hawaii, dove vennero elaborato alcuni dei più cupi progetti dell’Agenzia, all’Indonesia, mentre gli Stati Uniti preparavano l’enorme strage di simpatizzanti comunisti. La loro carriera s’inserisce  in questo periodo, che vide l’inizio della globalizzazione in Asia e nel resto del mondo. A differenza della dinastia Bush, Barack Obama è riuscito a nascondere i suoi legami con la CIA, in particolare, quelli della sua famiglia, fino ad oggi. Madsen conclude con la domanda: “Che cosa nasconde ancora Barack Obama?”

presidentobamadeliversstatementciaheadquartersckrydgkvpjwxDal 1983 al 1984, Obama ha lavorato come analista finanziario nell’International Business Corporation, nota come società di facciata della CIA.

La Business International Corporation, la facciata della CIA in cui ha lavorato il futuro presidente degli Stati Uniti, organizzava conferenze tra i leader più potenti e impiegava i giornalisti come agenti all’estero. Il lavoro che vi ha svolto Obama, dal 1983, è coerente con le missioni di spionaggio per conto della CIA svolte da sua madre, Stanley Ann Dunham, negli anni ‘60, dopo il colpo di stato in Indonesia, per conto di altre società di facciata della CIA, tra cui il East-West Center dell’Università delle Hawaii, l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (US Agency for International Development, USAID) [1] e la Fondazione Ford [2]. Dunham conobbe e sposò Lolo Soetoro, il patrigno di Obama, presso l’East-West Center nel 1965. Soetoro fu richiamato in Indonesia nel 1965, come alto ufficiale per assistere il generale Suharto e la CIA nel rovesciamento cruento del presidente Sukarno [3].
Barack Obama senior incontrò Dunham nel 1959, al corso di russo presso l’Università delle Hawaii. Egli fu tra i pochi fortunati di un volo aereo tra l’Africa orientale e gli Stati Uniti, per fare entrare 280 studenti presso diversi istituti accademici statunitensi. Secondo un rapporto della Reuters di Londra del 12 settembre 1960, questa operazione avrebbe beneficiato di un semplice “aiuto” della sola Fondazione Joseph P. Kennedy. Essa mirava a formare e indottrinare futuri agenti d’influenza in Africa, un continente che diveniva il luogo della lotta di potere tra gli Stati Uniti, l’Unione Sovietica e la Cina, per influenzare i regimi dei paesi nuovamente indipendenti, o in procinto di diventarlo.
Nella scelta degli studenti espatriati, Masinda Muliro, Vice-Presidente del Kenya African Democratic Union (KADU), ha denunciato le preferenze tribali, che favorivano la maggioranza Kukuyu e la minoranza etnica del gruppo Luo. Questo favoritismo privilegiava i sostenitori del Kenya African National Union (KANU), guidato da Tom Mboya, ex sindacalista e nazionalista. Fu Mboya che scelse d’inviare Barack Obama senior a studiare presso l’Università delle Hawaii. Obama senior, allora sposato, padre di un bambino e in attesa di un secondo bambino in Kenya, sposò Dunham sull’isola di Maui il 2 febbraio 1961. Dunham era incinta di tre mesi di Barack Obama, al momento del suo matrimonio con Obama Senior. Questi divenne il primo studente africano ad integrarsi in una università degli Stati Uniti.
Sempre secondo Reuters, Muliro avrebbe anche detto di voler inviare una delegazione negli Stati Uniti per indagare sugli studenti kenioti che ricevevano “regali” dagli statunitensi e di “assicurare che le donazioni agli studenti, in futuro, (fossero) gestiti da persone sinceramente preoccupate per lo sviluppo del Kenya“.

Kennedy e Tom Mboya

Kennedy e Tom Mboya

La CIA avrebbe reclutato Tom Mboya nell’ambito di un programma chiamato “liberazione selettiva”, generosamente finanziata con l’obiettivo di isolare il presidente Kenyatta, il fondatore della Repubblica del Kenya, considerato dall’agenzia di intelligence degli Stati Uniti una persona “di cui non ci si può fidare“.

Mboya ricevette all’epoca una sovvenzione di 100.000 dollari dalla Fondazione Joseph P. Kennedy, nel quadro del programma di invito degli studenti africani, dopo aver rifiutato la stessa offerta dal Dipartimento di Stato. Chiaramente, Mboya era preoccupato di suscitare sospetti di una assistenza diretta degli Stati Uniti in Kenya, presso i politici filo-comunisti, già sospettosi dei suoi legami con la CIA. Il programma fu finanziato dalla Fondazione Joseph P. Kennedy e dalla Fondazione degli studenti afro-americani. Obama senior non faceva parte del primo gruppo che volò negli Stati Uniti, ma di uno seguente. Questo programma di aiuti agli studenti africani, organizzato da Mboya nel 1959, includeva studenti da Kenya, Uganda, Tanganika, Zanzibar, Rhodesia del Sud e del Nord e Nyasaland (oggi Malawi). Reuters riporta anche che Muliro accusava il favoritismo presente alla selezione dei beneficiari degli aiuti americani, “per ostacolare e irritare gli altri studenti africani“. Muliro affermava che “il beneficio venne dato alle tribù maggioritarie [i Kikuyu e i Luo] e che molti studenti selezionati dagli Stati Uniti fallirono gli esami di ammissione, mentre altri studenti non selezionati si dimostravano degni delle migliori raccomandazioni“.

100104obamasrSubito spedito dalla CIA nelle Hawaii, Barack Obama Senior (indossando i leis hawaiani, la tradizionale collana di fiori) posa con Stanley Dunham (a sinistra di Obama senior), il nonno materno del presidente Barack Obama.

obamaseniorObama senior era un amico di Mboya e un nativo della tribù dei Luo. Dopo l’assassinio di Mboya nel 1969, Obama senior testimoniò al processo del presunto assassino. Obama Senior sosteneva di essere stato l’obiettivo di un tentato omicidio in strada, dopo la sua comparizione in tribunale. Obama Senior lasciò le Hawaii per Harvard nel 1962, e divorziò nel 1964 da Dunham. Sposò una studentessa di Harvard, Ruth Niedensand, una ebrea statunitense, con il quale tornò in Kenya ed ebbe due figli. Il loro matrimonio finì con un divorzio. Obama ha lavorato al Ministero delle Finanze e al Ministero dei Trasporti del Kenya, così come in una compagnia petrolifera. Obama senior morì in un incidente d’auto nel 1982, i principali politici del Kenya parteciparono al suo funerale, Robert Ouko, che divenne ministro dei trasporti, fu assassinato nel 1990.
I documenti della CIA dimostrano che Mboya è stato un importante agente di influenza per conto della CIA, non solo in Kenya, ma in tutta l’Africa. Secondo un rapporto settimanale segreto della CIA (CIA Current Intelligence Weekly Summary) datato 19 novembre 1959, Mboya sorvegliava gli estremisti alla seconda Conferenza Pan-Africana tenutasi a Tunisi (All-African People’s Conference, AAPC). Il documento riferiva che “[gravi attriti si erano] sviluppati tra il Primo Ministro del Ghana, Kwame Nkrumah e il nazionalista keniano Tom Mboya, che [aveva] partecipato attivamente, nel dicembre [1958], per controllare gli estremisti nella prima Conferenza Pan-Africana, ad Accra”. I termini “ha partecipato attivamente” suggeriscono che Mboya collaborava con la CIA, il cui rapporto fu stabilito con i suoi agenti sul campo, ad Accra e a Tunisi. Fu durante questo periodo di “collaborazione” con la CIA ad Accra e a Tunisi, che Mboya assegnò a Obama una borsa di studio di alto livello e gli offrì l’opportunità di andare all’estero e di entrare all’Università delle Hawaii, dove conobbe e sposò la madre dell’attuale presidente degli Stati Uniti. In un più datato rapporto settimanale segreto della CIA, del 3 Aprile 1958, appaiono queste parole: “[Mboya] rimane uno dei più promettenti leader dell’Africa.” La CIA, in un altro rapporto settimanale segreto datato 18 dicembre 1958, descrisse il nazionalista keniano Mboya come un “giovane portavoce dinamico e capace”, durante la sua partecipazione ai lavori della Conferenza Panafricana, era considerato un avversario di “estremisti” come Nkrumah, sostenuto dai “rappresentanti sino-sovietici”.
In un documento declassificato della CIA sulla Conferenza panafricana del 1961, il conservatorismo di Mboya, come quello del tunisino Slim Taleb, furono chiaramente definiti un contrappeso alla politica di sinistra del clan Nkrumah. Il filo-comunisti furono eletti a capo del comitato organizzatore della Conferenza Pan-Africana, alla conferenza del Cairo del 1961, a cui assistette Mboya. Nel rapporto della CIA, i nomi di alcuni di questi leader sono citati: quello del Senegalese Abdoulaye Diallo, segretario generale della Conferenza panafricana; dell’algerino Ahmed Bourmendjel, dell’angolano Mário de Andrade, di Ntau Mokhele del Basutoland (ora Lesotho), del camerunese Kingue Abel, di Antoine Kiwewa del Congo Belga (ora Repubblica Democratica del Congo), del Ghanese Kojo Botsio, del Guineano Ismail Touré, di TO Dosomu Johnson della Liberia, del Malino Modibo Diallo, del marocchino Mahjoub Ben Seddik, di Djibo Bakari del Niger, del Nigeriano Tunji Otegbeya, di Kanyama Chiume del Nyasaland, del somalo Abdullahi Ali, di Makiwane Tennyson del Sud Africa e di Mohamed Fouad Galal degli Emirati Arabi Uniti. I soli partecipanti che hanno ricevuto l’approvazione della CIA erano Mboya (il che è evidente poiché era un informatore della CIA), Joshua Nkomo, originario della Rhodesia del Sud, B. Munanka del Tanganyika, il tunisino Abdel Magid Shaker e l’ugandese John Kakonge. Nkrumah fu alla fine abbattuto nel 1966, dopo un colpo di stato militare organizzato dalla CIA, durante una visita di Stato in Cina e Vietnam del Nord. Questa operazione venne attuata un anno dopo che l’agenzia condusse contro il presidente Sukarno un altro colpo di stato militare, in cui la famiglia della madre di Obama ebbe un ruolo. Alcuni dati suggeriscono che l’assassinio di Mboya, nel 1969, sia stato organizzato da agenti cinesi che agivano per conto delle fazioni governative incaricati dal presidente del Kenya, Jomo Kenyatta, di combattere Mboya e di eliminare, in tal modo, un politico africano filo-statunitense di primo piano. Tutte le ambasciate a Nairobi avevano messo le loro bandiere a mezz’asta, in omaggio a Mboya, tranne una, quello della Repubblica popolare cinese.

Kwame Nkrumah

Kwame Nkrumah

L’influenza esercitata da Mboya sul regime di Kenyatta continuerà a lungo dopo la sua morte, finchè Obama senior era ancora vivo. Nel 1975, Josiah Kariuki, membro socialista del KANU (il partito che contribuì a creare con Mboya e Obama senior) venne assassinato. Dopo l’omicidio, Kenyatta licenziò dal governo tre ministri ribelli, che erano “personalmente collegati sia a Kariuki che a Mboya.” Tali informazioni sono state originariamente classificate come segrete (classificazione livello Umbra), e apparvero in più memo della CIA sul Medio Oriente, l’Africa e il Sud Africa. In seguito fu trasmesso sulla rete COMINT il 24 giugno 1975. Le informazioni contenute in questo rapporto, come dimostra il suo livello di classificazione, provenivano dalle intercettazioni effettuate del ministro degli Interni keniano. Nessuno fu mai stato accusato di aver ucciso Kariuki.
Le intercettazioni degli alleati di Mboya e Kariuki sono la prova che la NSA e della CIA mantennero sotto sorveglianza Barack Obama senior, un individuo, che come straniero negli Stati Uniti, poteva prestarsi a qualche intercettazione legale, di cui si incarica la NSA e il Government Communications Headquarters (GCHQ, l’intelligence elettronica del governo britannico).

US Democratic presidential candidate Barack Obama is seen as a child in a family snapshotIl giovane “Barry” Obama Soetoro, allora di 10 anni, con il suo patrigno Lolo Soetoro, sua madre, Ann Dunham Soetoro Obama, e la sorellastra Maya Soetoro. (Foto di famiglia, pubblicato da Bloomberg News)

static2-politico-comNella prima parte della presente relazione speciale, il Wayne Madsen Report (WMR) ha rivelato i legami tra Barack Obama Senior e il viaggio aereo tra l’Africa e gli Stati Uniti di un gruppo di 280 studenti provenienti dalle nazioni dell’Africa del Sud e dell’Africa orientale, indipendenti o sul punto di divenirlo. Assegnandogli i diplomi universitari, gli Stati Uniti si assicurò la simpatia dei felici prescelti, e sperarono di usarli contro i progetti simili attuati dall’Unione Sovietica e dalla Cina. Barack Obama Senior  stato il primo studente straniero ad iscriversi all’Università di Hawaii. Obama senior e la madre di Obama, Stanley Ann Dunham, si sono incontrati in un corso di russo nel 1959, e si sposarono nel 1961.
Il programma d’invito per gli studenti africani era gestito dal leader nazionalista Tom Mboya, un mentore e amico di Obama senior, e come lui un nativo della tribù dei Luo. I documenti della CIA citati nella prima parte dell’articolo, indicano la collaborazione attiva di Mboya con la CIA per evitare che i nazionalisti filo-sovietici e filo-cinesi prendessero il sopravvento sui movimenti nazionalisti pan-africani, negli ambienti politici, studenteschi e dei lavoratore.  Uno degli avversari più accaniti di Mboya, è stato il primo Presidente della Repubblica del Ghana, Kwame Nkrumah, spodestato nel 1966 durante un’operazione montata dalla CIA. L’anno seguente, Barack Obama e sua madre si unirono a Lolo Soetoro in Indonesia. Ann Dunham e Soetoro si erano incontrati nel 1965 presso l’Università delle Hawaii, quando il giovane Barack aveva quattro anni. Così nel 1967, Barack e sua madre si stabilirono a Jakarta. Nel 1965, Lolo Soetoro era stato richiamato dal generale Suharto a servire negli alti comandi militari e ad assistere alla pianificazione, con il sostegno della CIA, del genocidio degli indonesiani sino-indonesiani e filo-comunisti in tutto il paese. Suharto consolidò il potere in Indonesia, nel 1966, l’anno in cui la CIA ha aiutato Mboya a trovare il necessario sostegno tra i nazionalisti panafricani, per rovesciare il Presidente Nkrumah in Ghana.

Sukarno e Suharto

Sukarno e Suharto

Il Centro Est-Ovest presso l’Università delle Hawaii e il colpo di Stato della CIA contro Sukarno
pkiposterAnn Dunham e Lolo Soetoro s’incontrarono presso il Centro Est-Ovest dell’Università delle Hawaii. Il centro era da lungo tempo collegata alle attività della CIA in Asia/Pacifico. Nel 1965, anno in cui Dunham conobbe e sposò Lolo Soetoro, fu nominato un nuovo preside del Centro Est-Ovest Howard P. Jones, che era stato l’ambasciatore degli Stati Uniti in Indonesia nei sette anni capitali per il paese, tra il 1958 e il 1965. Jones era presente a Jakarta, quando Suharto e i suoi ufficiali agivano per conto della CIA, pianificando il rovesciamento di Sukarno, accusato, come il PKI (Partito Comunista Indonesiano), d’essersi alleato dalla Cina [1]. Il 10 ottobre 1965, quando era preside dell’East-West Center, Jones pubblicò un articolo per il Washington Post in cui difendeva Suharto per il colpo di stato contro Sukarno. Il Post lo ha invitato a commentare il colpo di stato, descritto come un “contro-golpe” per riconquistare il potere dalle mani dei comunisti. Jones disse che Suharto aveva risposto a un colpo di stato comunista contro Sukarno, guidato dal tenente-colonnello Untung, “un capitano di battaglione relativamente sconosciuto, in servizio nella Guardia Presidenziale“. Jones, le cui dichiarazioni riflettono il contenuto delle relazioni della CIA provenienti dall’ambasciata USA a Jakarta, continuava il suo articolo affermando che il presunto colpo di stato comunista del 30 settembre 1965, “era quasi riuscito, dopo l’assassinio di sei ufficiali del Comando Supremo. Sarebbe riuscito se il ministro della Difesa, Nasution, e una serie di altri generali, non avessero reagito con sufficiente rapidità organizzando uno spettacolare contro-colpo di stato.” Naturalmente, ciò che Jones evitava d’informare i lettori del Post, era che Suharto era fortemente appoggiato dalla CIA. Né Sukarno, né il governo indonesiano, in cui sedevano i leader di secondo e terzo rango del PKI, rimproverarono i comunisti di aver compiuto questi omicidi. Non possiamo escludere l’ipotesi che questi omicidi siano stati un’operazione false flag organizzata dalla CIA e da Suharto, destinati a scaricare la colpa sul PKI. Due giorni dopo il golpe di Suharto, i partecipanti in un evento orchestrato dalla CIA, incendiarono la sede della PKI a Jakarta. Marciando davanti l’ambasciata statunitense, che ospitava anche un ramo della CIA, scandivano le parole: “Viva gli USA!” Untung disse che quando si accorse che Suharto e la CIA stavano preparando un colpo di stato per il giorno della parata dell’esercito indonesiano, 5 Ottobre 1965, Sukarno e lui, seguiti dai militare a loro leali, sarebbero passati per primi all’azione. Jones rispose che vedeva in questa versione “la tradizionale propaganda comunista“. Suharto attaccò Sukarno il 1 ottobre. Jones aveva ribadito che “non c’era un briciolo di verità nelle accuse contro la CIA di aver agito contro Sukarno.” Gli storici hanno dimostrato il contrario. Jones aveva accusato i comunisti di sfruttare la fragile salute di Sukarno di escludere qualunque candidato che avrebbe potuto succedergli. Il loro obiettivo, secondo Jones, era quello di imporre DN Aidit, il capo del PKI, alla successione di Sukarno. Sukarno morì solo nel 1970, quando era agli arresti domiciliari. Un documento della CIA, precedentemente classificato segreto e senza data, menzionava che “Sukarno [voleva] tornare alla configurazione pre-colpo di stato. Egli [rifiutava] di accusare il PKI e il Movimento 30 settembre [del tenente colonnello Untung]; si [appellava], invece all’unità del popolo indonesiano e lo [dissuase] dai velleità di vendetta. Ma non [riuscito] a impedire all’esercito di continuare le sue operazioni contro il PKI; [agiva] nello loro senso nominando il generale Suharto a capo dell’esercito“. Suharto e il patrigno di ‘Barry’ Obama Soetoro, Lolo Soetoro, ignorarono gli appelli di Sukarno alla calma, come gli indonesiani avrebbero scoperto molto rapidamente.
nixonsuhDopo il fallito colpo di stato militare attribuito agli ufficiali di sinistra nel 1965, Suharto (a sinistra) scatenò una sanguinosa purga anti-comunista, in cui un milione di civili venne ucciso. Il massacro delle popolazioni Cino-Indonesia a opera di Suharto, è citata nei documenti della CIA attraverso la descrizione del partito Baperki: “I sostenitori del partito di sinistra Baperki, che ha una forte presenza nelle aree rurali, sono prevalentemente di etnia sino-indonesiana”. Una nota della CIA declassificata, datata 6 ottobre 1966, mostra il grado di controllo e la supervisione esercitata dalla CIA nel golpe contro Sukarno, molti furono gli agenti intermediari con le unità armate di Suharto poste intorno al palazzo presidenziale di Bogor e a varie ambasciate in tutto il paese, compreso il Consolato degli Stati Uniti a Medan. Questo consolato sorvegliava i sostenitori di sinistra in questa città, sull’isola di Sumatra, secondo una nota della CIA del 2 ottobre 1965, portando all’attenzione dell’Agenzia che “il console sovietico aveva pronto un piano per evacuare da Sumatra i cittadini sovietici.” La nota del 6 ottobre raccomandava anche di impedire a Untung di raccogliere ampi appoggi anche tra le popolazioni dell’interno dell’isola di Java. Un rapporto settimanale declassificato della CIA, riguardo l’Indonesia, datato 11 agosto 1967 e intitolato “Il Nuovo Ordine in Indonesia”, rivela che nel 1966 l’Indonesia ristrutturò la sua economia per soddisfare i criteri di ammissibilità per gli aiuti del FMI. In questa relazione, la CIA si felicitava per il nuovo triumvirato al potere in Indonesia, nel 1967: Suharto, il ministro degli Esteri Adam Malik e il sultano di Yogyakarta [2], che fu anche Ministro dell’Economia e delle Finanze. La CIA si felicitava anche per il divieto del PKI, ma ammetteva che “tuttavia molti sostenitori si erano riuniti nelle regioni centro-orientali di Java“, ed è in queste regioni, quindi, che Ann Dunham Soetoro focalizzò le sue attività in nome dell’USAID (U. S. Agency for International Development), della Banca mondiale e della Fondazione Ford, la società di facciata della CIA. La sua missione era quella di “vincere i cuori e le menti” degli agricoltori e degli artigiani giavanesi. In una nota declassificata della CIA del 23 luglio 1966, il partito musulmano Nahdatul Ulama (NU), il partito più forte in Indonesia, era chiaramente visto come un alleato naturale degli Stati Uniti e del regime di Suharto. La relazione affermava che Suharto aveva beneficiato di assistenza per rovesciare i comunisti durante il contro-colpo di stato, in particolare laddove il NU era meglio radicato: Java Est, Sumatra settentrionale e molte aree dell’isola del Borneo. Un’altra nota declassificata dalla CIA, datata 29 Aprile 1966, si riferisce al PKI: “Gli estremisti islamici hanno superato l’esercito nel perseguitare e uccidere i membri del [PKI] e degli altri gruppi affiliati usati come copertura“.

Distruzione del Partito Comunista Indonesiano

Distruzione del Partito Comunista Indonesiano

Dunham e Barry Soetoro a Jakarta e le attività segrete dell’USAID
mth-2-2-c7a9fIncinta di Barack Obama, nel 1960 Dunham abbandonò gli studi presso l’Università delle Hawaii. Barack Obama Senior lasciò le Hawaii nel 1962 per studiare ad Harvard. Dunham e Obama Senior divorziarono nel 1964. Nell’autunno del 1961, Dunham s’iscrisse presso l’Università di Washington e crebbe il suo bambino. Lei rientrò all’Università delle Hawaii tra il 1963 e il 1966. Lolo Soetoro, che si unì con Dunham nel marzo 1965, lasciò l’Indonesia per le Hawaii il 20 luglio 1965, tre mesi prima dell’inizio delle operazioni della CIA contro Sukarno. Chiaramente Soetoro, un colonnello di Suharto, fu richiamato a Jakarta per partecipare al colpo di stato contro Sukarno, dei torbidi che causarono la morte di circa un milione di indonesiani tra la popolazione civile. Il presidente Obama preferirebbe che la stampa ignorasse ciò che successe nel passato; come ha fatto durante la campagna per le primarie e le elezioni presidenziali del 2008.
Nel 1967, dopo il suo arrivo in Indonesia con Obama Junior, Dunham ha insegnato inglese presso l’ambasciata Usa a Jakarta, che era una delle antenne più importanti della CIA in Asia, sostenuta da importanti operazioni svoltesi a Surabaya, Java orientale, e a Medan, sull’isola di Sumatra. Jones lasciò il suo incarico di preside presso l’Università delle Hawaii nel 1968. In realtà, la madre di Obama insegnava inglese per conto dell’USAID, una grande organizzazione che serviva come copertura per le operazioni segrete della CIA in Indonesia e nel sud-est asiatico, in particolare Laos, Vietnam del sud e Thailandia. Il programma dell’USAID è noto come Pembinaan Lembaga Manajemen Pendidikan. Anche se suo figlio e le persone che hanno lavorato con lei alle Hawaii, descrivono la Dunham come uno spirito libero e una “figlia degli anni Sessanta”, le attività esercitate in Indonesia contraddicono la tesi che fanno di lei una ‘hippy’. Il russo che la Dunham aveva appreso alle Hawaii, in seguito dovette essere stato molto utile, per la CIA, in Indonesia. In una nota declassificata, in data 2 agosto 1966, il suo autore, il segretario generale del Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti, Bromley Smith, ha osservato che, come Giappone, Europa Occidentale, Australia, Nuova Zelanda, Malesia e Filippine, l’Unione Sovietica e i suoi alleati in Europa orientale avevano ben accolto la notizia del colpo di stato di Suharto, poiché creava una Indonesia non allineata, che “rappresentava un contrappeso in Asia alla Cina comunista.” Le registrazioni mostrano che, come Ann Dunham, diversi agenti della CIA, con base a Jakarta, prima e dopo il golpe del 1965, parlavano correntemente russo. Quando viveva in Indonesia, poi in Pakistan, Dunham Soetoro lavorava per la Fondazione Ford, la Banca Mondiale, la Banca Asiatica di Sviluppo, la Banca Rakyat (banca pubblica indonesiano, di proprietà del governo) e l’USAID. L’USAID fu coinvolta nelle operazioni segrete della CIA nel Sud-Est asiatico. Il 9 febbraio 1971, il Washington Star pubblicò l’informazione che funzionari dell’USAID in Laos, sapevano che il riso fornito dall’USAID destinato all’esercito Laotiano, veniva venduto ai militari Nord-vietnamiti nel Laos stesso. Il rapporto rivela che gli Stati Uniti tolleravano la vendita di riso proveniente dall’USAID ai militari del Laos, poiché così non avrebbero avuto più timore degli attacchi dal Vietnam del Nord e dagli alleati comunisti del Pathet Lao. L’USAID e la CIA utilizzarono la fornitura di riso per forzare le tribù Meo del Laos ad aderire al campo degli Stati Uniti, nella guerra contro i comunisti. I fondi dell’USAID, che avevano lo scopo di aiutare i civili feriti e ad istituire un sistema di assicurazione sanitaria in Laos, furono dirottati e utilizzati per scopi militari.
Nel 1971, il Centro di studi vietnamiti presso l’Università dell’Illinois a Carbondale, finanziato dall’USAID, fu accusato di essere una società di facciata della CIA. I progetti finanziati dall’USAID attraverso il consorzio delle università del Midwest per le attività internazionali (Midwest Universities Consortium for International Activities, MUCIA), che comprendeva le Università di Illinois, Wisconsin, Minnesota, Indiana e Michigan, erano sospettati di essere dei progetti segreti della CIA. Tra questi, figuravano i programmi di “istruzione agraria” in Indonesia e altri progetti in Afghanistan, Mali, Nepal, Nigeria, Tailandia e Vietnam del Sud. Le accuse furono fatte  nel 1971, quando Ann Dunham lavorava per l’USAID in Indonesia. In un articolo del 10 luglio, 1971, il New York Times accusava l’USAID e la CIA di aver “perso” 1.700 milioni di dollari devoluti al programma CORDS (Civil Operations e Revolutionary Development Support). Questo programma era parte dell’Operazione Phoenix, in base al quale la CIA procedeva alla tortura e all’uccisione di molti civili, monaci buddisti e anziani nei villaggi del Vietnam del Sud [3]. Grandi somme di denaro dell’USAID, inoltre, furono ricevute da una compagnia aerea di proprietà della CIA nel Sud-Est asiatico, Air America. In Thailandia, il finanziamento dell’USAID ha accelerato lo sviluppo del Programma di Sviluppo Rurale accelerato (Accelerated Rural Development Program), che nascondeva le operazioni contro la guerriglia comunista. Allo stesso modo, nel 1971, nei mesi precedenti lo scoppio della terza guerra indo-pakistana, i fondi dell’USAID per dei progetti di lavori pubblici nella parte orientale del Pakistan, furono utilizzati per il consolidamento militare della frontiera con l’India. Tali deviazioni sono contrari alle leggi degli Stati Uniti, che vietano l’uso dei fondi dell’USAID per i programmi militari.
obama_with_gramps_ann_maya_1975Nel 1972, in un’intervista a Metromedia News, il direttore di USAID, il dottor John Hannah, aveva ammesso che l’USAID era usato come società di facciata della CIA per le sue operazioni segrete in Laos. Hannah disse che l’USAID era solo una società di copertura solo in Laos. Tuttavia, USAID è stato usata come copertura anche in Indonesia, Filippine, Vietnam del Sud, Thailandia e Corea del sud. I progetti di USAID nel sud est asiatico dovevano essere approvato dal SEADAG (Southeast Asian Development Advisory Group), un gruppo di sviluppo dei progetti pubblici in Asia, che in realtà sia allineava ai pareri della CIA.  Nel 1972 fu dimostrato che il Food for Peace, amministrata dall’USAID e dal Dipartimento dell’Agricoltura statunitense, aveva ricevuto finanziamenti per dei progetti con scopi militari in Cambogia, Corea del Sud, Turchia, Vietnam del Sud, Spagna, Taiwan e Grecia. Nel 1972, l’USAID ha mandato i soldi solo nella parte meridionale dello Yemen del Nord, al fine di armare le forze dello Yemen del Nord contro il governo dello Yemen del Sud, allora guidato dai socialisti, contrari l’egemonia statunitense nella regione. Uno degli enti collegati al lavoro dell’USAID in Indonesia è la Fondazione Asia (Asia Foundation), creata negli anni ‘50 con l’aiuto della CIA, per combattere l’espansione comunista in Asia. Il consiglio di amministrazione del Centro Est-Ovest presso l’Università delle Hawaii è stato finanziato dalla Fondazione Asia. Obama Senior ha soggiornato in questo ostello all’arrivo dal Kenya, che beneficiava del programma di assistenza per studenti africani organizzato da un agente di influenza della CIA in Africa, Tom Mboya. Dunham visse anche in Ghana, Nepal, Bangladesh, India e Thailandia, nel contesto di progetti di microfinanza. Nel 1965, Barack Obama Senior lasciò Harvard e tornò in Kenya, accompagnato dalla nuova moglie statunitense. Obama Senior si mise in contatto con il suo vecchio amico, il “golden boy” della CIA Tom Mboya, e altri politici Luo, la tribù di Obama Senior. Philip Cherry era a capo della stazione CIA di Nairobi, nel 1964-1967. Nel 1975 fu nominato capo della stazione CIA a Dacca, in Bangladesh. L’ambasciatore statunitense nel Bangladesh all’epoca, Eugene Booster, accusò Cherry di essere coinvolto nell’assassinio del primo presidente del Bangladesh, Sheikh Mujiur Rahman e di altri membri della sua famiglia. L’esecuzione della famiglia del presidente del Bangladesh sarebbe verosimilmente stata ordinata dal Segretario di Stato Henry Kissinger. Il Bangladesh è stato anche un passaggio nell’itinerario seguito da Ann Dunham per conto della CIA, nei progetti di micro e macro-finanza.

120430732-0c004b81-462c-4b3e-a194-0d56d69a6ed5Obama e i suoi nonni materni, Madelyn e Stanley Dunham, nel 1979. Sua nonna era una vice-presidente della Banca delle Hawaii, una banca utilizzata da varie società di copertura della CIA.

Le banche della CIA e le Hawaii
ann_dunham_with_father_and_children_enhancedAnn Dunham è rimasta in Indonesia, quando il giovane Obama tornò alle Hawaii nel 1971, affidando il figlio alla madre, Madelyn Dunham. Quest’ultima è stata la prima donna a ricoprire la carica di vice-presidente della Banca delle Hawaii di Honolulu. Diverse società di facciata della CIA hanno poi utilizzato la Banca delle Hawaii. Madelyn Dunham curava la gestione dei conti nascosti che la CIA utilizzava per trasferire fondi a favore dei dittatori in Asia, come il Presidente della Repubblica delle Filippine, Ferdinand Marcos, il Presidente della Repubblica del Viet Nam, Nguyen Van Thieu e il Presidente della Repubblica di Indonesia, generale Suharto. Infatti, la Banca delle Hawaii era responsabile del riciclaggio di denaro da parte della CIA, per nascondere l’attenzione prestata dalla CIA nel sostenere i suoi leader politici preferiti in Asia-Pacifico. A Honolulu, una delle società bancarie più utilizzati dalla CIA per il riciclaggio di denaro era la BBRDW (Bishop, Baldwin, Rewald, Dillingham & Wong). Nel 1983, la CIA ha dato la sua approvazione per la liquidazione della BBRDW, sospettata di essere che uno schema Ponzi. In questa occasione, il senatore Daniel Inouye – un membro della commissione Intelligence del Senato USA (US Senate Select Committee on Intelligence) e uno dei migliori amici in parlamento dell’ex senatore dell’Alaska, Ted Stevens – disse che il ruolo della CIA nel BBRDW era “insignificante.” Successivamente, abbiamo scoperto che Inouye mentiva. In realtà, la BBRDW era profondamente coinvolta nel finanziamento delle attività segrete della CIA in tutta l’Asia, compresi quelli per lo spionaggio industriale in Giappone, le vendite di armi ai guerriglieri anti-comunisti mujahidin afgani e a Taiwan. John C. “Jack” Kindschi è stato uno dei capi della BBRDW, prima di ritirarsi nel 1981, era stato capo della stazione CIA a Honolulu. Il diploma universitario che orna la parete dell’ufficio del Presidente della BBRDW, Ron Rewald, era un falso degli esperti in falsificazioni della CIA, il suo nome era stato aggiunto anche negli archivi degli ex studenti. Il passato della BBRDW era stato riscritto dalla CIA per fare credere l’esistenza della banca nelle Hawaii dall’annessione dell’isola come territorio degli Stati Uniti [4]. Il presidente Obama sta attualmente combattendo contro le accuse secondo cui i suoi diplomi e le sue note di corso siano falsi, così come il numero della previdenza sociale del Connecticut, e alcuni elementi che impreziosiscono il suo curriculum. La scoperta di documenti falsificati della BBRDW sarebbero alla base dei problemi che si affacciano sul passato di Barack Obama? La BBRDW èra installata nel quartiere degli affari di Honolulu, vicino alla sede della Banca delle Hawaii, dove Madelyn Dunham, la nonna di Obama, teneva nascosti i conti gestiti dalla CIA. La Banca delle Hawaii ha curato molte transazioni finanziarie segrete effettuate dalla BBRDW.

Suharto e il figlio del primo presidente indonesiano Habibie

Suharto e il figlio del primo presidente indonesiano Habibie

Soetoro-Obama e “Un anno vissuto pericolosamente” [5] a Jakarta
madelyn_toot_dunham_and_stanley_ann_dunham_the_president_mother1E’ chiaro che Ann Dunham Soetoro e suo marito indonesiano, Lolo Soetoro, il patrigno del Presidente Obama, erano strettamente correlati alle attività della CIA volte a neutralizzare l’influenza cino-sovietica in Indonesia, nell’”anno vissuto pericolosamente”, dopo la cacciata di Sukarno. Il Wayne Madsen Report ha scoperto che i funzionari di grado elevato della CIA erano stati ufficialmente e ufficiosamente nominati a posizioni di copertura in Indonesia, durante lo stesso periodo, delle coperture fornite, tra l’altro, da USAID, Corpi della pace e USIA (Agenzia d’Informazione degli USA). Uno dei più stretti contatti della CIA di Suharto, fu Kent B. Crane, che era stato tra gli agenti della CIA di stanza presso l’ambasciata USA a Jakarta. Crane era così vicino a Suharto, che dopo il suo “pensionamento” della CIA, era uno dei pochi uomini d’affari “privati” ad avere un passaporto diplomatico dal governo di Suharto in Indonesia. La società Crane, il Gruppo Crane, forniva armi di piccolo calibro alle forze militari degli Stati Uniti, indonesiane e di altri paesi. Crane è stato il consigliere per gli affari esteri del Vice-Presidente degli Stati Uniti, Spiro Agnew, che fu successivamente nominato ambasciatore statunitense in Indonesia dal presidente Ronald Reagan. Questa nomina restò lettera morta, per via dei suoi legami sospetti con Suharto. John Holdridge, stretto collaboratore di Kissinger, fu nominato al suo posto, alla sua partenza per Jakarta, Paul Wolfowitz lo rimpiazzò. I pupilli di Suharto, che annoveravano anche Mokhtar e James Riady del Gruppo Lippo, furono accusati di aver iniettato più di un milione di dollari, attraverso i contributi illegali esteri, nei conti della campagna di Bill Clinton del 1992. In due occasioni, il presidente Obama ritardò la sua visita ufficiale in Indonesia, forse per paura che un tale viaggio potesse destare l’interesse nel rapporto tra la madre e il patrigno con la CIA?
Negli anni ‘70 e ‘80, Dunham ha curato i progetti di microcredito in Indonesia per la Fondazione Ford, il Centro Est-Ovest e l’USAID. Il dottor Donald Gordon junior era uno di quelli di stanza presso l’ambasciata degli Stati Uniti. Ha contribuito a proteggere gli edifici delle ambasciate durante le violente proteste studentesche anti-USA, durante il periodo del colpo di Stato contro Sukarno. Aggregato all’Ufficio affari economici, Donald è stato il responsabile del programma di microfinanza dell’USAID per gli agricoltori indonesiani, lo stesso programma cui Dunham ha lavorato, in collaborazione con l’USAID, negli anni ’70, dopo aver insegnato lingua inglese in Indonesia, ancora una volta a nome dell’USAID. Nel libro Who’s Who della CIA, pubblicato nel 1968 in Germania Ovest, Donald è descritto come un agente della CIA che ha anche servito a Lahore, in Pakistan, una città che nella quale Dunham avrebbe soggiornato più avanti, in una suite all’Hilton, per gestire, per cinque anni, i progetti di microfinanza per lo sviluppo della Banca asiatica. Tra gli uomini di stanza a Jakarta, il Who’s Who della CIA fa comparire Robert F. Grealy; che sarebbe divenuto il direttore delle relazioni internazionali per l’Asia-Pacifico della J. P. Morgan Chase, il direttore della Camera di Commercio per gli Stati Uniti e l’Indonesia. Il CEO di J. P. Morgan Chase, Jamie Dimon, inoltre è stata recentemente citato come un potenziale sostituto di Richard Geithner, segretario al Tesoro, il cui padre, Peter Geithner ha lavorato presso la Fondazione Ford e aveva l’ultima parola per l’assegnazione di fondi per i progetti di microfinanza della Dunham.onaka-usaid-dunham-1024I programmi occulti della CIA e le Hawaii
mag-24obama-t_ca1-jumboDurante la permanenza in Pakistan, Ann Dunham ha ricevuto la visita di suo figlio Barack nel 1980 e nel 1981. Obama è andato nello stesso tempo a Karachi, Lahore e nella città indiana di Hyderabad. Durante questo stesso periodo, la CIA intensificava le sue operazioni in Afghanistan dal territorio pakistano. Il 31 gennaio 1981, il vice direttore dell’Ufficio per la ricerca e le relazioni della CIA (ORR Office Research and Relations) trasmise al direttore della Central Intelligence, Allen Dulles, una lunga nota, classificata con il codice segreto NOFORN [6] e ora declassificata. Vi era la relazione di una accurata raccolta di dati effettuata tra il 17 novembre e 21 dicembre 1957 in Estremo Oriente, Sud Est asiatico e Medio Oriente. Il capo della ORR faceva riferimento al suo incontro con la squadra del generale in pensione Jesmond Balmer, alto funzionario della CIA nelle Hawaii, su richiesta del capo dell’US Pacific Command, per “la raccolta di informazioni complete che richiedono approfondite ricerche”. Il capo della ORR ha poi fatto riferimento alla ricerca, svolta dalla CIA, per reclutare “studenti dell’Università delle Hawaii sinofoni, in grado di effettuare missioni di intelligence”. Ha poi affrontato le discussioni svoltesi nel corso di un seminario sulla contro-intelligence verso l’Organizzazione del Trattato nel Sud- est Asiatico, che si era tenuto a Baguio tra il 26 e il 29 novembre 1957. Il Comitato innanzitutto aveva discusso dei “fondi per lo sviluppo economico” per combattere le “attività sovversive svolte dal blocco sino-sovietico nella regione”, prima di “prendere in considerazione tutte le reazioni che possono essere attuate.” Le delegazioni tailandese e filippina fecero grandi sforzi per ottenere i finanziamenti dagli Stati Uniti per un fondo di sviluppo economico, che avrebbe innescato gli altri progetti dell’USAID nella regione, dello stesso tipo di quelle in cui Peter Geithner e la madre di Barack Obama s’impegnavano  pesantemente. Esiste una importante letteratura sugli aspetti geopolitici delle operazioni segrete della CIA condotte dall’Università delle Hawaii, non è lo stesso per gli elementi più vergognosi della raccolta di dati e operazioni del tipo MK-ULTRA, che non sono stati associati in modo coerente con l’Università delle Hawaii. Diverse note declassificate dalla CIA, datate 15 Maggio 1972, riguardano la partecipazione dell’ARPA (Advanced Research Projects Agency) del Dipartimento della Difesa e l’Università delle Hawaii in un programma di studi sul comportamento della CIA. Queste note sono state scritte da Bronson Tweedy, allora vice direttore della CIA, il direttore del PRG (Program Review Group) della US Intelligence Community e il direttore della CIA, Robert Helms (Richard. NdT). Queste note hanno per tema la “ricerca condotta dall’ARPA in materia di intelligence.” La valutazione del direttore del PRG affronta una conferenza a cui hanno partecipato il Tenente-colonnello Austin Kibler, direttore degli studi comportamentali dell’ARPA, 11 maggio 1972. Kibler ha curato la ricerca ARPA sui cambiamenti comportamentali e il monitoraggio remoto. Il memo del direttore del PRG cita alcuni alti ufficiali: Edward Proctor, vice direttore responsabile dell’intelligence della CIA, Carl Duckett, il vice direttore responsabile scienza e tecnologia della CIA e John Huizenga, Direttore dell’Office of National Estimates [7].
obamacaneNel 1973, dopo che James Schlesinger, allora direttore della CIA, aveva ordinato un’inchiesta amministrativa su tutti i programmi della CIA, l’Agenzia ha prodotto una serie di documenti sui vari programmi, denominati “gioielli di famiglia.” La maggior parte di questi documenti sono stati pubblicati nel 2007 e, nello stesso tempo, abbiamo saputo che Helms ha ordinato al dottor Sidney Gottlieb di distruggere le registrazioni relative alle ricerche che stava conducendo; quest’ultimo è stato il direttore del progetto MK-ULTRA, un programma di ricerca della CIA sui cambiamenti del comportamento, il lavaggio del cervello e l’iniezione di droga. In una nota scritta dall’agente della CIA Ben Evans, e inviato a William Colby, direttore della CIA, datato 8 maggio 1973, Duckett confidò la sua opinione: “Sarebbe sbagliato che il direttore si dichiari al corrente di questo programma“, in riferimento agli esperimenti condotti da Gottlieb per il progetto MK-ULTRA. Dopo la pubblicazione dei “gioielli di famiglia”, diversi membri dell’amministrazione del presidente Gerald Ford, il cui capo dello staff della Casa Bianca, Dick Cheney e il segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld, hano fatto in modo che nessuna rivelazione veisse fatta sui programmi di modificazione comportamentale e psicologica, che comprendeva i progetti MK-ULTRA e ARTICHOKE (carciofo). Molti dei memo del 15 maggio 1972 si riferiscono al progetto SCANATE, avviato lo stesso anno. Questo è uno dei prima programmi di ricerca da guerra psicologica della CIA, in particolare, sull’uso di psicofarmaci per il monitoraggio remoto e la manipolazione psicologica. Vi è anche menzionato Kibler dell’ARPA e il “suo” sub-appaltatore, e più tardi si è appreso che questa era la Stantford Research Institute (SRI), con sede a Menlo Park, California. Helms aveva inviato una comunicazione a, tra gli altri, Duckett, Huizenga, Proctor e al Direttore dell’Agenzia d’Intelligence Militare (Defense Intelligence Agency, DIA) – quest’ultima, poi, ha ereditato il progetto della CIA “GRILL FLAME”, di monitoraggio remoto. Helms ha insistito a che l’ARPA supportasse, “per un certo numero di anni”, la ricerca sul comportamento e le potenziali applicazioni di cui ne potrebbe beneficiare l’intelligence, “con la partecipazione di MIT, Yale, Università del Michigan, UCLA, University of Hawaii e altre istituzioni o gruppi di ricerca.”
La collaborazione dell’Università delle Hawaii con la CIA, nel campo della guerra psicologica, continua ancora oggi. La Dr.ssa Susan Brandon, direttore del programma in corso di studi comportamentali condotti dal Centro di controspionaggio e d’intelligence (Defence Counterintelligence and Human Intelligence Center, DCHC) all’interno della DIA, ha ricevuto il suo Ph.D. in Psicologia all’Università delle Hawaii. Brandon è stata coinvolta in un programma segreto, frutto della collaborazione della ABS (American Psychological Association), della RAND Corporation e della CIA, volto a “migliorare i metodi di interrogatorio“, l’oggetto della sua ricerca si è concentrata sulla privazione del sonno e della percezione sensoriale, la sopportazione a forti dolori e al completo isolamento, sui procedimenti attuati sui prigionieri della base aerea di Bagram, in Afghanistan e in altre prigioni segrete [8]. La Brandon è stata anche vicedirettrice del Dipartimento di Scienze sociali comportamentali ed educativi, presso l’Ufficio della Scienza e della Tecnologia dell’amministrazione di George W. Bush. I legami tra la CIA e l’Università delle Hawaii non si affievoliscono neanche nei tardi anni ‘70, quando l’ex rettore dell’Università delle Hawaii, tra il 1969 e il 1974, Harlan Cleveland, fu invitato a tenere una conferenza al quartier generale della CIA, il 10 maggio 1977. Prima di prendere il suo posto presso l’Università delle Hawaii, Cleveland era segretario dell’Ufficio di Presidenza nei casi relativi alle organizzazioni internazionali (Bureau of International Affairs Organization) 1965-1969. Una nota del direttore dell’Agenzia d’intelligence, in data 21 Maggio 1971, indica che la CIA aveva reclutato un ufficiale della Marina che aveva iniziato il secondo ciclo di studi presso l’Università delle Hawaii.barack_obama_junior_with_ann_dunham_in_cambridgeLa famiglia Obama e la CIA
Molti documenti sono disponibili sul rapporto di George H. W. Bush con la CIA, e sulle attività di suo padre e dei suoi figli, tra cui l’ex presidente George W. Bush, per conto della CIA. Barack Obama, nel frattempo, è riuscito a nascondere le tracce dei suoi legami con l’Agenzia, così come quelle dei suoi genitori, del patrigno e della nonna (molto poco si sa suo nonno, Stanley Dunham Armour, e si suppone che si sia dedicato al business mobiliare alle Hawaii, dopo aver prestato servizio in Europa durante la seconda guerra mondiale). Presidenti e vicepresidenti degli Stati Uniti non sono soggetti ad alcuna indagine di fondo, prima di assumere le funzioni, a differenza di altri membri del governo federale. Questa attività di indagine è lasciata alla stampa. Nel 2008, i giornalisti hanno miseramente fallito nel loro compito di indagare sulle informazioni troppo superficiali, riguardo l’uomo che sarebbe entrato alla Casa Bianca. Il rapporto dei genitori con l’Università delle Hawaii e il ruolo delle università nei progetti MK-ULTRA e ARTICHOKE, invitano a questa domanda: “Che cosa nasconde ancora Barack Obama?6a00d8341c009153ef00e551df41368834-640wiNote
[1] Di questi eventi, si veda anche l’articolo “1965: Indonésie, laboratoire de la contre-insurrection” di Paul Labar, Voltairenet, 25 Maggio 2004.
[2] N.d.T. o Yogyakarta
[3] Sull’Operazione Phoenix vedi anche: “Opération Phénix: le modèle vietnamien appliqué en Irak”, di Arthur Lepic, Voltairenet, 16 novembre 2004.
[4] N.d.T. 1898
[5] N.d.T. Il film ‘Un anno vissuto pericolosamente’ di Peter Weir, è stato pubblicato nel 1982. Si svolge durante il tentato colpo di stato attribuito ai comunisti in Indonesia, nel 1965.
[6] N.d.T. per “no foreign dissemination”, nessuna divulgazione di informazioni ai servizi esteri
[7] N.d.T. ufficio incaricato di valutare l’intelligence americana, ora National Intelligence Council.
[8] A questo proposito si veda anche l’articolo “Il segreto di Guantanamo“, di Thierry Meyssan
barack-obama-foto-52Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora