Putin costringe Erdogan a fare marcia indietro sulla Siria

Alexander Mercouris, The Duran 1/12/2016

A seguito della telefonata con il Presidente russo Putin, il presidente turco Erdogan è stato costretto a un umiliante marcia indietro sulle dichiarazioni secondo cui l’obiettivo dell’operazione Scudo dell’Eufrate era rovesciare il Presidente siriano Assad.
putin-erdogan-719002L’ammissione del presidente Erdogan, che l’obiettivo dell’operazione Scudo dell’Eufrate sia il rovesciamento del Presidente siriano Assad, ha provocato furore e decisa reazione in Russia. Dmitrij Peskov, portavoce del Presidente Putin, ha espresso con chiarezza la rabbia della Russia, “La dichiarazione era davvero una notizia, essendo molto grave. In disaccordo con le precedenti dichiarazioni e con la nostra comprensione della situazione. Speriamo che nel prossimo futuro ci siano spiegazioni dai nostri partner turchi. Prima di qualsiasi giudizio, ci aspettiamo che la posizione sia chiarita“. Peskov ha anche chiarito che Erdogan non ha mai detto nulla a Putin sul rovesciamento di Assad, durante la telefonata del 26 novembre 2016. Il resoconto del Cremlino sulla conversazione è tra l’altro sintetico anche per gli standard del Cremlino, dicendo semplicemente, “I due leader hanno continuato lo scambio di opinioni sulla situazione in Siria“. Infatti è noto che Erdogan ha telefonato a Putin per lamentarsi del presunto attacco aereo siriano alle truppe turche a nord di al-Bab, affermando che i turchi hanno avuto morti e diversi soldati feriti. Il reciso resoconto del Cremlino sulla conversazione suggerisce che sia stato uno scambio furioso, con Putin che ricordava ad Erdogan che a differenza delle truppe russe, in Siria legalmente su invito del governo legittimo, le truppe turche sono in Siria illegalmente e contro la volontà del governo legittimo, e perciò i russi non potevano aiutarle.
Le osservazioni di Erdogan sulle truppe turche in Siria per rovesciare il Presidente Assad sono state certamente provocate da questo scambio con Putin. Sembra che Erdogan sia uscito malconcio dal colloquio con Putin e, come suo stile, ha cercato di salvare la faccia dicendo più di quanto non fosse saggio dire da parte sua. Il risultato è stata un’altra telefonata furiosa tra Putin e Erdogan. Il resoconto del Cremlino è ancora breve e conciso, “Il Presidente della Russia ha espresso condoglianze per i bambini uccisi nell’incendio in un dormitorio per ragazze nella città di Adana. I presidenti hanno discusso di questioni sulla relazione russo-turca, compresi contatti bilaterali ai diversi livelli, nel prossimo futuro. Hanno continuato lo scambio di vedute sulla Siria, anche sugli sviluppi ad Aleppo“. Tuttavia, in questa occasione abbiamo più informazioni sulla chiamata dall’aiutante di Putin, Jurij Ushakov, “Posso solo dire che la telefonata tra il nostro presidente ed Erdogan si è svolta ieri, e l’argomento (la presenza turca in Siria) è stata affrontata. Sì, Erdogan ha dato una spiegazione“. Oggi Erdogan ha reso pubblico tale “spiegazione”. Il quotidiano turco Hurriyet riferiva di un incontro con dei capi di villaggio nel palazzo presidenziale di Ankara, “L’obiettivo dell’operazione Scudo dell’Eufrate non sono un Paese o una persona, ma solo le organizzazioni terroristiche. Nessuno dovrebbe dubitarne avendolo detto più e più volte, e nessuno dovrebbe commentarlo in altro modo o cercando di travisarne il senso“. In altre parole, Erdogan ha fatto marcia indietro. Dopo il colloquio con Putin, veniva ora costretto a negare la verità su ciò che aveva detto solo il giorno prima: che cerca di rovesciare il Presidente Assad. Invece ancora una volta viene costretto a far finta che l’obiettivo dell’operazione Scudo dell’Eufrate non sia rovesciare il Presidente Assad, ma sconfiggere lo SIIL e la milizia curda YPG, che definisce entrambi “organizzazioni terroristiche”. In realtà il senso delle precedenti osservazioni di Erdogan era perfettamente chiaro, dicendo indubbiamente la verità, come ammette Hurriyet. Come più volte detto, non vi è alcun dubbio che Erdogan sia impegnato in prima persona nel rovesciare il Presidente Assad. Non solo i suoi commenti, ma tutte le sue azioni, lo confermano. Il fatto che Erdogan sia stato costretto a ritrattare pubblicamente ciò che ha detto, il vero, e che sia stato costretto da Putin a farlo pubblicamente, gli è doppiamente umiliante, mostrando la paura di Erdogan per Putin, e chi comanda tra i due.
Non vi è dubbio che i russi conoscano le vere intenzioni di Erdogan in Siria. Costringendolo a negarle in pubblico, hanno però dimostrato il peso che hanno su di lui. Ciò gli renderà più facile controllarlo in futuro.3006671Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija: Il compagno ‘Texas’ su Strelkov

Russell Bonner Bentley Vip Video Club 28 novembre 2016oho8s_ocdroAgli albori della rivolta che fece nascere le Repubbliche Popolari di Donetsk e Luqansk, m’ispirai a “Strelkov”, pensando che fosse un’ottima persona. Giunsi a Donetsk per servire la bandiera della lotta di cui sosteneva essere la personificazione. Giunsi qui pienamente disposto a seguirne l’esempio e gli ordini. Ma quando all’inizio del dicembre 2014 arrivai a Donetsk, se n’era già andato con mezza RPD, che cedette senza combattere. E una volta qui, appresi la verità su Igor Strelkov, ciò che fece e ciò che fa ancora, e non lo considero più una brava persona. La mia opinione si basa sui fatti, sulle azioni di Girkin e sulle sue stesse parole. Sono qui da 2 anni e in tutto questo tempo non ho detto nulla su Girkin. Ma ora Girkin sta a Mosca dove ha detto pubblicamente che Jarosh e il fascismo non sono così male, che “meritano rispetto” e che sono “fraintesi”. Ho combattuto al fronte del Donbas più di Girkin, e preso servizio in questa Repubblica con parole, opere e sangue da quando è fuggito. E io, a differenza di Girkin, resterò qui fino alla fine. Vittoria o morte. Oggi combatto sul fronte della guerra dell’informazione, ma continuo a tenere “la polvere asciutta” e sono pronto a tornare sul fronte in qualsiasi momento, non appena i compagni chiameranno; non ci arrenderemo né fuggiremo mai, a differenza di Igor Girkin, che siede al sicuro a Mosca “rispettando” Dmitrij Jarosh. Pertanto, anch’io rivendico il diritto, che merito, di dire pubblicamente ciò che penso di Jarosh e del fascismo e di chi pensa che “meritino rispetto”.
Girkin ha detto che Dmitrij Jarosh, il capo di “Settore destro” (organizzazione vietata nella Federazione Russa) “va rispettato” perché “è andato al fronte dove fu ferito”. Quindi lo stesso per Hitler nella Prima guerra mondiale. Così, forse, Girkin rispetta Hitler e crede che dovremmo farlo anche noi? I cannibali dello SIIL (organizzazione vietata nella Federazione Russa), sono anche noti soldati coraggiosi. Girkin li rispetta pure? Che dire di Bandera? E di Poroshenko, Jatsenjuk, Tymoshenko e Kolomojskij? Forse anche loro sono coraggiosi? Non so se siano coraggiosi, e anche in tal caso non m’interessa, né li rispetto. Ma so che loro, i fascisti autentici, cioè killer spietati, ci considerano, qui nel Donbas e come popolo russo, dei subumani che possono per capriccio schiavizzare o uccidere. I nostri nemici mortali, e anche vostri, sono nemici dell’umanità, di tutto il mondo. E qui, il ben noto personaggio crede che “non sono poi così male”. Vi dico perché.
Sa che ora c’è il vuoto di potere a Kiev? I giorni di Poroshenko sono contati, almeno da presidente dell’Ucraina. Chi lo sostituirà? Girkin parla di fascismo e Jarosh in particolare, è un segnale dalla quinta colonna fascista in Russia che sosterrebbe l’ascesa al potere di Jarosh quando cadrà Poroshenko. Ma come Poroshenko, anche Jarosh ha gli stessi padroni, gli stessi dello SIIL e di Girkin. E sono i nemici del Donbas, della Russia e del mondo. Questi nazisti usano agenti come Girkin per ingannare e ottenere ciò che non poterono ottenere sul campo di battaglia con la forza militare e il coraggio.
La “leggenda” fasulla di Girkin rientra in questo inganno. E la verità è che si ritirò senza combattere, consegnando metà del territorio della RPD senza una sola perdita durante la ritirata, come se l’esercito ucraino gli avesse permesso di andarsene. Girkin non solo abbandonò la zona e i cittadini ai “punitori”, abbandonò anche molte armi ed equipaggiamenti (tra cui 12000 Kalashnikov), così come due dozzine di soldati nei checkpoint, che non furono avvertiti che il loro esercito si stava ritirando. I piani di Girkin non erano solo consegnare Slavjansk e Gorlovka ma anche Donetsk. Da “ministro della difesa” fu un piano geniale ritirarsi a Snezhnij, a 20 chilometri dal confine con la Russia. Voi sapete cos’è Snezhnij? Pascoli per mucche. Voleva consegnare oltre il 90% del territorio della repubblica, lasciando milioni di cittadini inermi sotto l’occupazione nazista e, in ultima analisi, prendere una posizione sul campo che non poteva essere difesa e che, inoltre, era abbastanza lontana dal confine con la Russia da poter far distruggere tutte le milizie prima di riuscire a ritirarsi. Se i leader e i comandanti della RPD avessero eseguito il piano di Girkin, oggi non ci sarebbero RPD o RPL, e il popolo di queste repubbliche sarebbe sotto il giogo nazista di Bandera e Jarosh.
Girkin ha molto in comune con John Kerry e John McCain. Usano le credenziali di falsi “eroe di guerra” per interferire negli affari di altri Paesi, ingannando il proprio Paese e collaborando col nemico, il nemico globale, i miliardari, la società dell’1% che ha intenzione di distruggere la maggior parte di noi, e schiavizzare i superstiti. E Girkin, come McCain e Kerry, è un loro strumento. Ho perso troppi amici, ho visto troppi civili, donne e bambini, uccisi e feriti dai nazisti di “Settore destro” del mai rispettato Dmitrij Jarosh. Girkin è un traditore e un vigliacco, un “nazionalista” russo che collabora con i “nazionalisti” ucraini, assicurando che gli stivali fascisti s’impongano in Ucraina, e presto in Russia. Girkin e i “monarchici” pianificavano Majdan a Mosca l’anno scorso. Ora leccano il culo di Jarosh, nella speranza che i nazisti ucraini arrivino a Mosca nel novembre 2017 per fare alla Russia ciò che hanno già fatto all’Ucraina.
Ci si riferisce al fatto che Zakharchenko abbia anch’egli detto di rispettare “Settore destro” dopo aver combattuto a Mukachevo nel luglio 2015. Personalmente penso che Zakharchenko scherzasse o cercasse di attizzare il conflitto tra i nemici. Ho letto ciò che ha detto su questo, e se diceva sul serio, si sbagliava. Ma fu un anno e mezzo fa, e Zakharchenko è ancora qui, ed anche se non è perfetto, fa del suo meglio per dirigere amministrazione e difesa della Repubblica. E non lo direi se non lo pensassi così. Altri si lamentano che io sia influenzato da “Essenza del tempo”, e credono che parli per conto dell’organizzazione. Aderisco ad “Essenza del Tempo” e ne sono fiero, ma qui parlo per conto mio, non a suo nome. “Essenza del Tempo” non mi ha messo in bocca le parole su Girkin, e quando Girkin fuggì, “Essenza del Tempo” con decisione e lealtà si oppose e si oppone ad oggi, combattendo nel Donbas. E io rimarrò fino alla fine, fino alla vittoria o alla morte. Come Zakharchenko, siamo ancora qui nel Donbas, combattendo ancora i nazisti, come l’amico di penna di Girkin, Jarosh, mentre l’unica cosa contro cui combatte Girkin sono gli ingorghi a Mosca.
Sono abbastanza intelligente da sapere di non sapere tutto, ed abbastanza intelligente da capire di potermi sbagliare. So che Girkin ha ancora seguaci qui, in Novorussia, e so che criticarlo può essere pericoloso. Non prendo alla leggera questo articolo e so che c’è il pericolo di un conflitto tra alleati. Ma non credo che Girkin sia un alleato. Non lo rispetto, e neanche Jarosh. Se qualcuno può spiegarmi come la ritirata di Girkin ed i suoi complimenti a Jarosh e il fascismo siano saggi, coraggiosi e patriottici verso RPD, RPL e Russia, l’ascolterò. Ho visto cosa ha fatto Girkin ed ho sentito le sue parole, su ciò baso la mia opinione. Avete visto e sentito cosa penso di ciò che ha lasciato. Sono pronto a vedere e sentire voi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“Erdogan ha paura ed è capace di tutto”

Per lo storico e giornalista Fehim Tastekin, la politica del presidente turco è una fuga in avanti.
Bernard Bridel, TdG 26/11/2016

Dal fallito colpo di Stato del 15 luglio, il presidente turco ha paura di tutto, anche del suo partito e dei familiari. E’ quindi capace di tutto. Improvvisamente, la sua politica interna ed estera è solo una corsa a capofitto“. A Losanna su invito delle comunità turche e curde locali, lo storico e giornalista Fehim Tastekin ha dipinto un quadro molto cupo della politica del capo dello Stato turco.750x-1

Dal 24 agosto, la Turchia si è impegnata direttamente nel conflitto siriano con il lancio dell’operazione “Scudo dell’Eufrate” nel nord-est. Cosa vuole Erdogan dalla Siria?
Direi che l’invio di truppe turche in Siria è il risultato del fallimento politico di Erdogan su due piani: primo, ha voluto abbattere Assad, ma è ancora lì. E soprattutto i curdi della Siria (come in Iraq, d’altronde), sostenuti dagli statunitensi, hanno acquisito tale importanza politica da avere paura che gli contagino il Paese. Quindi, la priorità non è la caduta di Assad e la lotta al gruppo Stato islamico (Daash in arabo), ma la questione curda, l’ossessione dello Stato turco, indipendentemente dal colore del governo.

Che rapporto ha Erdogan con gli statunitensi?
Non hanno gli stessi interessi. Gli statunitensi hanno detto ai turchi “se volete ripulire lo SIIL dalla Siria, i curdi siriani e le forze democratiche se ne occuperanno”. Per motivi d’immagine Erdogan ha dovuto lasciar fare ai curdi. Ma ora è bloccato perché gli statunitensi non gli lasciano fare ciò che vuole contro i curdi, di cui Washington ha bisogno, in Siria e Iraq. E con Donald Trump alla Casa Bianca è ancora troppo presto per trarre conclusioni.

E il riavvicinamento tra Erdogan e Putin?
E’ puramente circostanziale. Sono convinto che, più o meno a lungo termine, i russi si vendicheranno della Turchia. C’è stato un primo segnale ieri con tre soldati turchi uccisi dalla Syrian Arab Air Force (russi?). Era l’anniversario dell’incidente che vide l’aereo russo abbattuto dai turchi. I turchi non capiscono Putin, e questi, che non si fida di Erdogan, usa la crisi per indebolire il legame tra Turchia e NATO, e tra Turchia e Unione europea. Si ricordi che storicamente Russia e Turchia (già dall’impero ottomano) sono sempre stati avversari.

Come analizza le tensioni tra Turchia e Unione europea?
Erdogan gioca in modo pericoloso con l’Europa, perché la metà del commercio estero della Turchia è con l’UE. Vediamo anche in questi giorni il suo primo ministro cercare di ridurre le tensioni con Bruxelles. Sulla minaccia di aprire i confini per far fluire i rifugiati in Europa, non sono sicuro che gli stessi rifugiati se ne vogliano andare…

Sul fronte interno, come giudica la situazione?
Ho detto che dal fallito colpo di Stato Erdogan ha paura e da la caccia a tutti gli avversari, non solo gulenisti. Non si comporta razionalmente e quindi è capace di tutto. Detto ciò, penso che prima o poi le forze gli si ribelleranno contro. Alla fine del tunnel, c’è sempre luce.-Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Colloqui segreti tra Siria, Israele e Giordania?

Pars Today, 30 novembre 2016

130632-004-09a31303Fonti vicine ai servizi segreti israeliani affermano che colloqui segreti avrebbero avuto luogo tra Siria, Israele e Giordania per “garantire i confini meridionali della Siria“. Citando fonti russe e statunitensi, un rapporto cita l’accordo tra tre parti “sul ritorno alla situazione prima del marzo 2011 sulle frontiere tre Siria, Giordania e Israele, soprattutto sul Golan”. Infatti nel marzo 2011 scoppiò la crisi siriana. Il rapporto continua: “Inoltre i rappresentanti, siriani, giordani, israeliani, russi, statunitensi e degli Emirati Arabi Uniti hanno partecipato ai colloqui, L’accordo tripartito prevede, se concluso, il ritorno delle forze multinazionali delle Nazioni Unite sul Golan occupato, responsabili della prevenzione di un qualsiasi confronto nella zona. L’accordo prevede anche, come in passato, la gestione della sicurezza da parte della Siria delle Alture del Golan occupate. La forza multinazionale che dovrà ritornare nel Golan sarà formata da 1000 soldati e 70 osservatori. Ci sarebbe anche una zona smilitarizzata al confine, prevista nel 1974 con l’accordo di cessazione delle ostilità tra Israele e Siria“. “La zona demilitarizzata si estende per 80 chilometri dal Jabal al-Shayq al confine tra Giordania, Siria e Israele, secondo il rapporto che osserva che l’accordo sarebbe conseguenza della vittoria di Trump, avendo insistito per tutta la campagna elettorale a porre fine alla crisi in Siria, convincendo Assad, che aveva detto in un’intervista del 16 novembre di essere pronto ad allearsi con Trump per finirla con lo Stato islamico“.
Quali sono i segnali di questi colloqui? Se hanno avuto luogo, dimostrano una cosa: Israele ha ceduto obiettivi ed interessi che cercava di raggiungere nella Siria meridionale tramite i terroristi di al-Nusra e SIIL. Nessuno può dimenticare infatti la logistica fornita da Israele ai terroristi e l’aiuto a centinaia di loro evacuati e curati negli ospedali israeliani. Che Israele accetti di discutere con la Siria, pochi mesi dopo la riunione assai pubblicizzata di Netanyahu e del suo gabinetto sul Golan occupato, è un’amara confessione del regime israeliano, che vede i suoi cinque anni di tentavi abbandonati miseramente. I terroristi taqfiri di cui Israele ora sembra volersi sbarazzare (se si crede ai rapporti che Israele avrebbe bombardato le posizione del SIIL nel Golan), non hanno potuto regalargli l’ambito Golan. La vera paura d’Israele è vedere Hezbollah, alleato di Damasco, definitivamente alle porte di Israele, sulle strategiche alture del Golan. I colloqui segreti, se veri, indicano che Israele ha abbandonato il Golan e scelto il ritorno allo status quo ante…alture-golan-israelTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi festeggia la distruzione dell’URSS?

Oriental Review 27 novembre 2016

1315175582001Il 25 novembre, il Consiglio Atlantico ha ospitato un curioso seminario a Washington DC dedicato al 25° anniversario della dissoluzione dell’URSS: tre uomini trasandati che personalmente parteciparono al noto incontro clandestino nella foresta Belavezha, in Bielorussia, l’8 dicembre 1991, erano assisi al seminario nella capitale del principale beneficiario di quel colpo di Stato: gli allora segretario di Stato di Boris Eltsin Gennadij Burbulis, il “presidente fondatore” dell’Ucraina Leonid Kravchuk e il presidente del parlamento bielorusso Stanislav Shushkevich. Uno spettacolo triste ed è molto più interessante guardare la storia della loro cospirazione a Viskuli, casino di caccia della nomenklatura sovietica in Bielorussia, a 8 km dal confine polacco, e le conseguenze dirette. Il documento redatto e firmato nella notte era intitolato Accordo sulla fondazione della Comunità degli Stati Indipendenti e dichiarava che l’Unione Sovietica doveva essere sciolta e una nuova associazione non sovranazionale, la CIS, creata. L’incontro avvenne una settimana dopo che l’Ucraina tenne le prime elezioni presidenziali (vinte da Leonid Kravchuk, membro del Politburo del Partito Comunista d’Ucraina, con il 61,6% dei voti), nonché del referendum sull’indipendenza (che avrebbe avuto un’affluenza dell’84,2%, col 90,3% di voti a favore). Gli accordi di Belavezha, resi pubblici la mattina successiva, furono un brusco risveglio per la maggioranza del Paese, nonostante la grave crisi nazionale dovuta a sei anni di politiche miopi di Mikhail Gorbaciov (anche se meritò lodi per aver alleviato le tensioni internazionali e ridotto la minaccia di un conflitto nucleare tra le superpotenze, esse furono travolte dalla catastrofe interna della sua amministrazione). Tuttavia, in pochi giorni gli accordi furono ratificati dai Soviet Supremi (i massimi organi legislativi) di Ucraina, Bielorussia e Russia, senza alcuna discussione pubblica e violando la costituzione vigente della RSFSR, che richiedeva la riunione del Congresso dei deputati del popolo per risolvere eventuali questioni legate al sistema di governo. Tale frettolosa ratifica sconsiderata va imputata alla criminale debolezza della leadership sovietica, alla totale sfiducia del pubblico nella perestrojka, alla crescente recrudescenza dei sentimenti borghesi nazionalisti e di certi gruppi influenti nella società sovietica e, naturalmente, all’ingenuità idealistica del pubblico sulle realtà di ciò che l’attendeva. Ogni angolo del Paese che soffriva presto affrontò le conseguenze storiche delle pigrizia, compiacenza e indolenza delle élites e delle masse sovietiche. I redditi crollarono, piani di privatizzazione draconiani colsero le industrie sovietiche più redditizie e la valanga di criminali sette separatiste ed estremiste violarono i cittadini di ciò che fu poco prima uno Stato sociale, oltre al destino di milioni di russi risvegliatisi residenti in nazioni straniere ostili; calamità che costrinsero Vladimir Putin, esprimendo i sentimenti popolari del momento, a definire la fine dell’URSS “la peggiore catastrofe geopolitica del ventesimo secolo”. Non sorprende che, dopo solo pochi mesi, i protagonisti degli accordi di Belavezha furono severamente condannati dal pubblico, così come dalla crescente opposizione nei nuovi Stati indipendenti.
Nel luglio 1994, Stanislav Shushkevich partecipò alle prime elezioni presidenziali della Bielorussia, ma dovette mollare dopo il primo ballottaggio, avendo ricevuto solo il 10% dei voti. Professore di fisica da più di 40 anni, cercò di dirigere l’insignificante partito socialdemocratico Gromada, ma non ottenne alcun seggio nel parlamento bielorusso. Si dimise ed emigrò in Polonia, dove attualmente guadagna i suoi 30 shekel con lezioni sulla politica.
Leonid Kravchuk fu costretto ad indire elezioni presidenziali anticipate nel giugno del 1994, quando affrontò una grave crisi economica e gli scioperi dei minatori del carbone nel Donbas, iniziati a metà 1993. Perse le elezioni al secondo turno col “padre dell’oligarchia ucraina”, Leonid Kuchma, si sedette alla Verkhovna Rada per 12 anni fin quando il suo Partito socialdemocratico poté superare la soglia del 3%. Il suo maggiore successo fu l’apparizione in una serie di francobolli commemorativi in onore del suo 80° compleanno, nel 2014.
Boris Eltsin, il più fortunato del trio, morì pacificamente nel suo letto nell’aprile 2007. Potente personalità carismatica, non perse mai un’elezione, ma si pentì profondamente del ruolo nel crollo dell’Unione Sovietica e per la conseguente impopolarità; negli ultimi mesi al potere s’impegnò a trovare un successore al Cremlino. Il 31 dicembre 1999 annunciò le dimissioni, chiese perdono e presentò il giovane Premier Vladimir Putin a candidato presidenziale del 2000…
L’aiutante più stretto di Eltsin nel 1991, Gennadij Burbulis, un mezzo lituano nato negli Urali, era docente di materialismo dialettico presso l’Istituto Politecnico di Sverdlovsk (ora Ekaterinburg). Dal 1989, insieme a Boris Eltsin, rappresentò quella città nel Soviet Supremo dell’URSS. Secondo molte fonti, Burbulis fu alla base intellettuale e motivazionale della lotta di Eltsin per il potere e della successiva autorizzazione alla squadra ultraliberista di Egor Gajdar ad effettuare le “riforme” genocide in Russia. Il crollo di quel governo impopolare e le dimissioni di Gajdar, nel dicembre 1992, minarono irrevocabilmente l’influenza di Burbulis su Eltsin. Ottenute diverse sinecure private in Russia fino al 2010, infine creò una scuola di politosofia (suo neologismo) a Mosca, che offre corsi su vaghi soggetti indeterminati. Attualmente appare alquanto sgangherato e, in generale, interpreta il ruolo dello scemo del villaggio. Il suo discorso strano e le smorfie mostrate a Washington dovrebbero interessare più gli psichiatri che i politici statunitensi.
Quindi questi sono i nani politici invitati dal Consiglio Atlantico a celebrare il 25° anniversario degli accordi di Belavezha, l’apogeo del trionfo degli Stati Uniti negli affari sovietici. Insensati oggi, dati i risultati irrisori dopo un quarto di secolo di aspirazioni globaliste nel soggiogare risorse naturali e spirito umano della Russia.%d1%82%d1%80%d0%b8%d0%b3%d1%80%d0%b8%d0%b1%d0%b06

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora